Le ONG statunitensi in Ucraina: strumenti della politica estera di Washington

Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 23/04/2014
10256449Il vicepresidente John Biden è venuto a Kiev per vedere con i propri occhi l’evolversi degli eventi nel Paese. Qui è importante affermare il fatto che l’Ucraina serve a irritare Mosca, che può divenire sua nemica ed è l’unica cosa che Washington vuole dall’Ucraina. La situazione nel Paese è peggiorata al punto da portarlo sull’orlo della guerra civile, ma a Washington non importa. La cosa principale è mantenere al potere il regime fantoccio. Biden è l’autore della politica delle “rivoluzioni colorate” e responsabile di disordini in altri Paesi. Per lui, l’Ucraina è solo un altro banco di prova, come il Nord Africa… Gli statunitensi non sono persone incline alla fantasia, hanno sempre un modello da seguire e misurano tutte le altre nazioni con il loro “criterio democratico” ignorando caratteristiche razziali e religiose. La stessa cosa si ripete a Kiev. La Casa Bianca dice che Biden incontrerà i capi della società civile per discuterne il ruolo nel rafforzamento delle istituzioni democratiche. Non è un caso che le ONG siano al centro della sua attenzione, miliardi di dollari vengono spesi per tenerle a galla per produrre i risultati previsti. Il governo dell’Ucraina ha utilizzato ogni occasione per sottolineare la sua indipendenza, mentre è abbastanza docile e remissivo verso tutte le organizzazioni non governative e le agenzie speciali straniere che agiscono nel territorio dell’Ucraina. Non importa che le ONG statunitensi sottolineino sempre quanto aperte, democratiche e trasparenti siano, in realtà agiscono come un club dai criteri di arruolamento  normalmente praticati dalla CIA quando sceglie gli agenti per le missioni per rafforzare l’influenza statunitense. Come regola generale, le posizioni principali sono detenute da soggetti appositamente selezionati e pronti a rappresentare gli interessi degli Stati Uniti in altri Paesi, l’Ucraina nel caso specifico, in cambio di una remunerazione finanziaria. Cercano di coinvolgere esperti ed élite ucraini nelle loro attività, mentre conferenze e seminari vengono utilizzati per raccogliere informazioni su politica, potenziale militare, economia, così come vita religiosa e sociale del Paese. Successivamente i dati vengono inviati ai corrispondenti centri di elaborazione delle informazioni e  analisi negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti rappresentano la maggior parte delle ONG straniere in Ucraina, tra cui ad esempio le ben note NDI (National Democratic Institute), IRI (International Republican Institute), e NED (National Endowment for Democracy). L’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina è attivamente coinvolta nel finanziamento estero e nella distribuzione di sovvenzioni. L’internazionale “Vozrozhdenie” è tenuta in speciale considerazione, incaricata di 500-600 progetti. L’organizzazione è un’idea del magnate finanziario George Soros. Per meriti eccezionali “Vozrozhdenie” è incaricata dei fondi destinati a media, assistenza sanitaria, sociologia e altre necessità. La Polonia ha ricordato di recente che alcuni territori dell’Ucraina le appartenevano in passato, quindi ha avviato un’attiva propaganda nelle zone di confine. Non svolge tali attività in modo indipendente; gli Stati Uniti usano le ONG polacche come strumenti della loro politica estera.  Il ruolo della Polonia è limitato all’espansione della presenza delle ONG statunitensi in Ucraina. La missione è la stessa, raccogliere informazioni e inviarle agli Stati Uniti, così come creare fonti informative al servizio degli interessi degli Stati Uniti nella regione. Oltre la russofobia, Polonia e Stati Uniti istigano e provocano l’ostilità degli ucraini verso la Russia. Le ONG polacche hanno diffuso una rete di filiali operanti formalmente nell’ambito della società civile. I nazionalisti radicali di Pravy Sektor hanno la loro parte nelle attività. La Polonia opera costantemente per penetrare Stato e strutture pubbliche ucraini. Si prenda la Fondazione degli aiuti ai polacchi in Oriente (Fundacja Pomoc Polakom na Wschodzie), fondata nel 1992 da Ministero delle Finanze, Ministero degli Esteri, Senato e Ministero della Cultura  polacchi. Gli obiettivi ufficialmente dichiarati è  prestare aiuto alla diaspora dei Kresy (“confini orientali), sviluppando lingua, cultura, spirito nazionale e coscienza di sé dei polacchi, creando condizioni favorevoli ai progetti politici, cooperando con organizzazioni polacche all’estero per collegarle con i gruppi polacchi. Ma basta dare uno sguardo a coloro che dirigono la Fondazione per capirne lo stretto collegamento con lo Stato: i suoi servizi speciali e l’apparato della propaganda. Ora Varsavia ha mano libera per espandere la propria influenza in Ucraina, mentre il governo ucraino ha dimenticato che governa un Paese indipendente, consentendo a Stati Uniti e Polonia di fare ciò che vogliono sul suolo ucraino. L’Ucraina è diventata una base sicura per le ONG che propagano estremismo, separatismo e nazionalismo, e sono coinvolte nella manipolazione delle persone fino alla vera e propria ingerenza negli affari interni. Secondo diverse stime, ci sono oltre 500 ONG internazionali che utilizzano Internet come strumento operativo principale. Molto spesso assumono il ruolo di giudici della politica statale e dell’opinione pubblica. Agiscono in base a ciò che gli Stati Uniti gli dettano per divenire una forza radicale. Vi sono gruppi speciali interagenzia della comunità d’intelligence USA che coordinano le attività delle ONG in Ucraina. Per esempio, il National Intelligence Council (NIC) controlla la National Intelligence per la Russia e l’Eurasia nella sua struttura. L’unità è sottoposta al direttore della National Intelligence ed è responsabile del National Intelligence Estimate, il rapporto redatto in base alle informazioni da fonti aperte, regolarmente trasmessa al presidente degli Stati Uniti. Insieme ad altri servizi operativi guida le attività delle ONG occidentali e filo-occidentali in Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica, creando una rete d’influenza multi-stadio.
Gli ucraini passano dei momenti difficili imposti del modello straniero di democrazia, mentre  Washington s’ingerisce grossolanamente negli affari interni di uno Stato a migliaia di chilometri dal CONUS. La Casa Bianca ha assunto il ruolo di tutore del regime di Kiev, rendendosi responsabile dei crimini commessi dai provvisori governanti ucraini contro il loro popolo. Cerca di distogliere l’attenzione dal fallimento del regime ucraino incitando l’odio contro i russi. La storia delle due nazioni fraterne è distorta, i russofoni sono oppressi mentre la lingua russa è stata bandita, i russi vengono dichiarati minoranza nazionale ed i patrioti ucraini nel Sud-Est che scendono in piazza per protesta insieme alle loro famiglie, vengono definiti separatisti. I golpisti al potere hanno le mani sporche del sangue dei loro compatrioti. Ma tutti coloro che si rifiutano di piegarsi a loro vengono posti fuorilegge. Ci sono milioni di persone che violerebbero la legge, e che rappresentano la maggioranza della popolazione del Paese. Migliaia di giovani ucraini sono perduti nel mondo contemporaneo avendo perso senso morale. Il risveglio spirituale e la rottura con l’ideologia imposta dall’estero è ciò di cui l’Ucraina di oggi ha bisogno più di tutti. Le ONG finanziate dagli USA non hanno alcun ruolo da svolgere. Il vicepresidente Biden chiama tali organizzazioni “leader della società civile”, mentre discute del loro ruolo nel rafforzare il regime che combatte il proprio popolo.
Secondo la dichiarazione della Casa Bianca, la visita del vicepresidente Joe Biden in Ucraina è volta a mostrarne il sostegno degli Stati Uniti. Washington sa che il governo provvisorio a Kiev è sull’orlo del collasso. Ma la sua caduta equivarrebbe a una sconfitta degli Stati Uniti. Biden è atterrato a Kiev per salvare la faccia agli USA e definire le modalità della ritirata in caso di necessità. Con il pretesto degli impegni globali, la Casa Bianca s’è focalizzata sulla missione locale mantenendo al potere in Ucraina i suoi burattini… Il Paese è allo sbando; il piano per convertirlo in un trampolino di lancio antirusso non è riuscito. Un altro fallimento globale degli Stati Uniti che Biden deve coprire con dichiarazioni sulla “difesa dell’unità e dell’indipendenza dell’Ucraina e la restaurazione del suo onore ed orgoglio nazionali”. Ma i risultati della visita raccontano una storia diversa.
In primo luogo, nessuno ha dubbi, ora, che gli impostori a Kiev dipendano completamente da Washington. La crisi in Ucraina si diffonde su tutta la nazione. La situazione richiede misure urgenti. Gli statunitensi commettono un altro errore cercando di sostituire la gestione globale della crisi nazionale con la dichiarata “de-escalation” in Oriente.
In secondo luogo, appare chiaro a Washington che i governanti a Kiev non possono difenderne gli interessi in Ucraina, come previsto. L’influenza statunitense riguarda solo un numero limitato di singoli politici ucraini dalla scarsa popolarità. La frustrazione degli Stati Uniti è stata dimostrata dal modo in cui le cosiddette elezioni previste per maggio sono state discusse dai partiti. Alcuna campagna elettorale è possibile da quando il potere centrale ha occupato intere regioni con la forza. L’intero processo elettorale si riduce a una lunga lista di candidati, ma non c’è nessuno su cui gli Stati Uniti possono contare. Come potrebbe una vittoria “democratica” essere garantita quando la maggioranza della popolazione non ha voglia di esprimere la propria volontà? Ma il vicepresidente Biden ha detto a Kiev di andare avanti con la missione.
In terzo luogo, va ricordato che Biden è personalmente responsabile del crollo dello Stato ucraino. Alla fine di gennaio, Biden esortò il presidente ucraino Janukovich a rispondere alle preoccupazioni legittime dei manifestanti e a proteggere le libertà democratiche. Biden disse allora che le violenze da qualsiasi lato erano inaccettabili ma che solo il governo dell’Ucraina poteva por fine alla crisi. Il vicepresidente disse anche a Janukovich che ulteriori violenze avrebbero avuto conseguenze nei rapporti dell’Ucraina con gli Stati Uniti, che valutava sanzioni. Oggi ha un’altra faccia, esortando i nuovi governanti a Kiev ad usare la forza in Ucraina orientale. A gennaio Biden chiedeva di rispondere alle richieste dei manifestanti pacifici sottolineando l’importanza del dialogo con l’opposizione e la necessità di trovare una via d’uscita dalla crisi sulla base di un compromesso. Ora vuole impedire di venire incontro all’Oriente. Secondo lui, la volontà del popolo scuote le “fondamenta della società democratica”. Solo persone assai ingenue non possono vedervi lo sfacciato ipocrita che è.
In quarto luogo, le sue osservazioni alla Verkhovna Rada (parlamento) erano insolitamente dure. Ancora una volta ha sottolineato che l’ingerenza della Russia negli affari interni dell’Ucraina è inaccettabile. Solo pochi giorni prima del referendum in Crimea, Kerry minacciava che “i mezzi diplomatici per gestire la crisi potrebbero esaurirsi presto”. Gli avvertimenti degli Stati Uniti non hanno prodotto i risultati attesi. E’ il momento per l’amministrazione statunitense di re-impostare l’approccio nei confronti della Russia. Joe Biden ha condiviso la sua visione del posto della Russia sulla scena internazionale, in un’intervista con il Wall Street Journal. Secondo lui, la situazione nel mondo cambia, mentre la Russia cerca di attaccarsi a un passato traballante rischiando di perdere faccia e postura imperiale. Ammise che Washington doveva agire con cautela, citando anche  suo padre che gli disse di non mettere mai un uomo in un angolo senza via di scampo, puntandosi un dito sulla testa. Ma Biden Jr. porta gli Stati Uniti in un vicolo cieco in Ucraina, vicolo cieco lungi dal lasciare una via di fuga. Non c’è nulla di concreto che il curatore di Kiev possa offrire.
Quinto luogo, intervenendo ad un incontro con i deputati ucraini, Biden ha detto che gli Stati Uniti sostengono l’Ucraina di fronte a “minacce umilianti”, intendendo la Russia. Eppure, molti parlamentari ucraini che non hanno simpatia per la Russia trovano l’aiuto economico offerto dagli Stati Uniti imbarazzante. Gli Stati Uniti fornirebbero 50 milioni di dollari per le riforme politiche ed economiche in Ucraina, tra cui 11 milioni per le elezioni presidenziali del 25 maggio, e ancora 8 milioni per l’assistenza militare non letale, come apparecchiature per lo sminamento e radio. Nulla in confronto a ciò che è stato speso per il colpo di Stato. Gli ucraini sono sconvolti da tali briciole offerte dalla tavola del padrone. Kiev ricorda ancora l’importo degli aiuti economici ricevuti dalla Russia fin dal crollo dell’Unione Sovietica, di circa 250 miliardi di dollari.
In sesto luogo, la visita ha mostrato che gli Stati Uniti sono inclini a discutere dietro le quinte del destino del Paese con le autorità illegittime. La cecità di Kiev è stupefacente. Guarda la patria attraverso il prisma delle ostilità nei confronti della Russia. L’ottica russofoba distorce la realtà al di là del dovuto. Gli appelli del vicepresidente di “smettere di parlare e cominciare ad agire” perseguono l’unico obiettivo di far collassare l’Ucraina trasformandola in un satellite degli USA per minacciarne i vicini. Non solo la Russia, ma tutti i vicini. Gli USA non si preoccupano dell’opinione degli alleati europei. Non è venuto in mente al vicepresidente di tenere consultazioni preliminari con i partner dell’Unione europea. Si ha l’impressione che non abbia mai letto la dichiarazione finale di Ginevra sull’Ucraina firmata dagli europei. L’avvertimento di Biden alla Russia che un ulteriore “comportamento provocatorio” porterebbe ad un “maggiore isolamento”, sembra assai arcaico, qualcosa che non ha alcuna relazione con i recenti tentativi diplomatici di gestire la crisi ucraina. Parlando di “de-escalation” Biden continua a spingere Kiev ad iniziare una guerra contro il proprio popolo.

1779264La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line  della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli interessi aziendali dietro il golpe in Ucraina

JP Sottile ConsortiumNews 16 marzo 2014

Dietro il colpo di Stato sostenuto dagli USA che ha spodestato il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina vi sono gli interessi economici delle multinazionali, da Cargill a Chevron, che vedono il Paese come potenziale “miniera d’oro” di profitti nello sfruttamento agricolo ed energetico, afferma JP Sottile.
0,,17488968_303,00Il 12 gennaio si disse che 50000 ucraini “pro-occidentali” scesero in piazza Indipendenza a Kiev per protestare contro il governo del Presidente Viktor Janukovich. Alimentato in parte da un attacco al capo dell’opposizione Jurij Lutsenko, la protesta segnava l’inizio della fine del governo di Janukovich. Quello stesso giorno, il Financial Times riportava un importante accordo del gigante agroalimentare statunitense Cargill. Nonostante le turbolenze della politica ucraina, dopo che Janukovich aveva respinto l’importante accordo commerciale con l’Unione europea, appena sette settimane prima, Cargill era abbastanza fiduciosa sul futuro da sborsare 200 milioni di dollari per acquistare una partecipazione nell’UkrLandFarming dell’Ucraina. Secondo il Financial Times, UkrLandFarming è l’ottavo maggiore coltivatore di terra del mondo e secondo produttore di uova.  E quelle non sono le uniche uova nel sempre più ampio cesto della Cargill. Il 13 dicembre, Cargill annunciava l’acquisto della partecipazione di un porto del Mar Nero. Il porto di Cargill a Novorossijsk, ad est della strategicamente e storicamente importante base navale in Crimea della Russia, fornisce un importante punto di accesso ai mercati russi e aggiungendosi alla lista delle aziende Big Ag che investono nei porti del Mar Nero, in Russia e Ucraina. Cargill per oltre due decenni in Ucraina ha investito in silo e acquisito un’importante società di mangimi ucraina nel 2011. E in base al suo investimento nell’UkrLandFarming, Cargill era decisamente fiduciosa nel  caos post-accordo UE. E’ un accostamento stridente con l’allarme suonato dai media statunitensi, dai politici bellicosi di Capitol Hill e dai politici perplessi della Casa Bianca. E’ ancora più netto rispetto all’ansia espressa da Morgan Williams, Presidente e CEO dell’USA-Ukraine Business Council, che “promuove i rapporti commerciali USA-Ucraina dal 1995”. Secondo il suo sito Williams, intervistato dall’International Business Times il 13 marzo, nonostante la buona volontà dimostrata di Cargill, disse: “L’instabilità ha costretto le imprese a seguire solo le attività quotidiane e a non fare progetti per futuri investimenti, espansione e assunzione di altri dipendenti”. In realtà, Williams, che è anche direttore degli affari governativi della società di private equity SigmaBleyzer, ha affermato: “I business plan sono a un punto morto“. A quanto pare non sapeva degli investimenti di Cargill, il che è strano dato che avrebbe potuto semplicemente chiamare Van A. Yeutter, vicepresidente per gli Affari Societari di Cargill, e chiedergli dell’assai attivo business plan della sua azienda. Non c’è dubbio che Williams ne abbia il numero di telefono, perché Yuetter fa parte del Comitato Esecutivo dell’USA-Ukraine Business Council. Un piuttosto accogliente club per investimenti. Secondo il suo profilo sul sito di SigmaBleyzer, Williams “ha iniziato a lavorare sull’Ucraina nel 1992” e da allora ha comunicato che gli agro-alimentari statunitensi “investono nell’ex-Unione Sovietica“. Da esperto agente di Big Ag, deve essere abbastanza vicino a suoi CdA.

I luminari di Big Ag
E il comitato è il vero e proprio gotha di Big Ag. Tra i luminari che lavorano instancabilmente e senza dubbio disinteressatamente per una migliore e più libera Ucraina, vi sono:
- Melissa Agustin, Direttrice, International Government Affairs & Trade di Monsanto
- Brigitte Dias Ferreira, Consigliere, International Affairs per John Deere
- Steven Nadherny, Direttore, Institutional Relations for agriculture equipment-maker CNH Industrial
- Jeff Rowe, Direttore regionale per DuPont Pioneer
- John F. Steele, Direttore Affari Internazionali di Eli Lilly & Company
E naturalmente Van A. Yeutter della Cargill. Ma Cargill non è il solo ad avere caldi sentimenti verso l’Ucraina. Come Reuters ha riferito nel maggio 2013, Monsanto, la maggiore azienda di sementi al mondo, progetta di costruire un impianto di sementi di mais “non-GM (non geneticamente modificati) in Ucraina”  da 140 milioni dollari. E subito dopo l’accordo commerciale dell’UE, Jesus Madrazo, Vicepresidente per la Corporate Engagement della Monsanto ha ribadito “l’impegno verso  l’Ucraina” della sua azienda e “l’importanza nel creare un ambiente favorevole che incoraggi l’innovazione e favorisca il continuo sviluppo dell’agricoltura“. La strategia di Monsanto comprende anche pubbliche relazioni per “cuori e menti”. Sulla scia delle affermazioni di Madrazo, la Monsanto ha annunciato “un programma di sviluppo sociale dal titolo “Grain Basket of the Future” per aiutare gli abitanti dei villaggi rurali del Paese a migliorare la loro qualità di vita“. L’iniziativa elargisce sovvenzioni per 25000 dollari per sviluppare programmi che offrano “opportunità d’istruzione, rafforzamento della comunità e sviluppo delle piccole imprese“. Il ben congegnato nome “Grain Basket of the Future” dice perché, una volta, l’Ucraina fosse nota come “il granaio” dell’Unione Sovietica. La CIA indicava, durante l’era sovietica, che l’Ucraina era seconda solo alla Madre Russia come “componente economicamente più importante dell’ex-Unione Sovietica“.
In molti modi, i terreni agricoli dell’Ucraina furono la spina dorsale dell’URSS. La sua “terra nera fertile” generava più di un quarto dell’agricoltura dell’URSS. Esportava “notevoli quantità” di cibo nelle altre repubbliche e le sue aziende erano quattro volte più produttive della “repubblica prima in classifica”. Sebbene la produzione agricola dell’Ucraina sia crollata nel primo decennio dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il settore agricolo è cresciuto in modo spettacolare negli ultimi anni. Mentre l’Europa lotta per scrollarsi dalla Grande Recessione, il settore agricolo dell’Ucraina è cresciuto del 13,7% nel 2013. L’economia agricola dell’Ucraina è attiva. Quella della Russia no.  Ostacolata dagli effetti del cambiamento climatico e da 25 milioni di ettari di terreno agricolo incolto, la Russia è in ritardo rispetto il suo antico granaio. Secondo il Centro per gli Studi Orientali, le esportazioni agricole ucraine sono aumentate da 4,3 miliardi di dollari nel 2005 a 17,9 miliardi nel 2012 e come nell’apogeo dell’URSS, l’agricoltura rappresenta attualmente il 25 per cento del totale delle esportazioni. L’Ucraina è anche il terzo maggiore esportatore mondiale di grano e mais. E il mais non è solo cibo. E’ anche etanolo.

Nutrire l’Europa
1207Ma la gente deve mangiare, in particolare in Europa. Come Frank Holmes dell’US Global Investors ha stimato nel 2011, l’Ucraina è pronta a diventare la macelleria dell’Europa. La carne è difficile da spedire, ma l’Ucraina è in posizione perfetta per sfamare l’Europa. Appena due giorni dopo che la Cargill ha acquistato l’UkrLandFarming, Global Meat News (sì, “Global Meat News” esiste) ha riferito di un possibile enorme picco in “tutte” le esportazioni di carne ucraina, con un incremento dell’8,1% complessivo e un sconcertante picco del 71,4% nelle esportazioni di carne di maiale. Non c’è da stupirsi che Eli Lilly sia rappresentata nel Comitato Esecutivo dell’US-Ukraine Business Council. La sua unità Elanco Animal Health è un importante produttore di integratori alimentari. Ed è anche noto che l’impianto dei semi previsto da Monsanto sia non-OGM, forse anticipando l’emergente mercato europeo no-OGM e il crescente appetito dell’Europa per gli alimenti biologici. Quando si parla del futuro redditizio di Big Ag in Europa, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Per la Russia e la sua economia agricola ostacolata, è un’altra di una lunga serie di perdite dovute all’invasione degli Stati Uniti, dall’espansione della NATO verso l’Europa orientale alla presenza militare degli Stati Uniti nel sud e all’importante accordo di sviluppo del gas di scisto recentemente firmato dalla Chevron in Ucraina.
Quindi, perché Big Ag è così fiduciosa sull’Ucraina, anche di fronte a tanta incertezza e alla prevedibile reazione della Russia? La risposta è che i semi della svolta dell’Ucraina dalla Russia furono piantati negli ultimi due decenni dalla persistente alleanza da guerra fredda tra aziende e politica estera. Si tratta di una versione dello “Stato profondo”, di solito associata alle industrie del petrolio e della difesa, ma esiste anche nell’altro settore fortemente sovvenzionato degli USA, l’agricoltura. Morgan Williams è il nesso dell’alleanza tra Big Ag e la politica estera degli Stati Uniti. Cioè, l’agente di SigmaBleyzer Williams collabora con “varie agenzie del governo degli Stati Uniti, membri del Congresso, commissioni del Congresso, l’ambasciata dell’Ucraina negli Stati Uniti, istituzioni finanziarie internazionali, think tank e altre organizzazioni US-Ucraina dedite a imprese, commercio, investimenti e sviluppo economico“. In qualità di presidente dell’USA-Ukraine Business Council, Williams ha accesso al cortigiano del Consiglio David Kramer, presidente di Freedom House. Ufficialmente organizzazione non governativa, è palesemente collegata ai segreti tentativi “democratici” in luoghi dove la porta non è aperta agli interessi statunitensi, cioè alle aziende statunitensi.
Freedom House, National Endowment for Democracy e National Democratic Institute finanziarono e sostennero la “rivoluzione arancione” ucraina nel 2004. Freedom House è finanziata direttamente dal governo degli Stati Uniti tramite National Endowment for Democracy e dipartimento di Stato USA. David Kramer è un ex-vicesegretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici e, secondo la sua pagina web di Freedom House, “ex-senior fellow presso il Progetto per il Nuovo Secolo Americano”.

Il ruolo della Nuland
Ciò mette Kramer e, a una certa distanza, l’agente di Big Ag Morgan Williams in compagnia del co-fondatore del PNAC Robert Kagan, che casualmente è sposato con Victoria “Fottiti UE” Nuland, l’assistente dell’attuale segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Curiosamente Nuland parlò alla Fondazione USA-Ucraina il 13 dicembre esaltando le virtù del movimento Euromajdan quale incarnazione dei “principi e valori capisaldi di tutte le democrazie libere“. Nuland ha anche detto al gruppo che gli Stati Uniti avevano investito oltre 5 miliardi di dollari a sostegno delle “aspirazioni europee” dell’Ucraina, cioè nel sottrarre l’Ucraina alla Russia. Commentava da una pedana dallo sfondo decorato dal logo della Chevron. Inoltre, il suo collega e compare di telefonata, l’ambasciatore USA in Ucraina Geoffrey Pyatt ha aiutato Chevron a stipulare l’accordo 50.ennale sul gas shale proprio nel cortile della Russia. Anche se Chevron ha sponsorizzato l’evento, non è indicato quale sostenitore della fondazione. Ma la fondazione indica Coca-Cola Company, ExxonMobil e Raytheon come suoi sponsor principali. E per chiudere il cerchio dell’influenza, l’USA-Ukraine Business Council è anche elencata come sostenitrice.

Cosa porta la storia dell’agente Big Ag Morgan Williams
Anche se era cupo sullo stato attuale degli investimenti in Ucraina, sfuma nel roseo quando guarda al futuro, quando dice ad International Business Times che “Il potenziale per agricoltura/agroalimentare è incredibile… la produzione potrebbe raddoppiare. Il mondo ha bisogno del cibo che l’Ucraina potrebbe produrre in futuro. L’agricoltura dell’Ucraina potrebbe essere una vera miniera d’oro“. Naturalmente la sua priorità è garantire che il pane delle imprese ben ammanicate sia generosamente imburrato nell’ex-granaio della Russia. E niente è meglio ammanicato nel gruppo collegato alle società interessate all’Ucraina che l’agroalimentare statunitense. Data l’entità del coinvolgimento ufficiale degli Stati Uniti nella politica ucraina, tra cui il fatto interessante che l’ambasciatore Pyatt abbia promesso l’assistenza degli Stati Uniti al nuovo governo nelle indagini per sradicare la corruzione, la strategia degli investimenti apparentemente rischiosa di Cargill, probabilmente non lo è dopo tutto.

004JP Sottile è un giornalista freelance, co-conduttore radio, documentarista ed ex-produttore di notiziari di Washington, DC. Il suo show settimanale, Inside the Headlines w/The Newsvandal, co-ospitato da James Moore, va in onda ogni venerdì su Kruu-FM a Fairfield, Iowa ed è disponibile online. Il suo blog è Newsvandal.com e lo si può seguire su Twitter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La diplomazia del cambio di regime

Eric Draitser New Oriental Outlook 10/02/2014

usaid_omar_pppaLa registrazione recentemente diffusa dell’assistente del segretario di Stato USA, Victoria Nuland, che cospira con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina per fabbricare un nuovo governo del Paese, rivela quanto gli Stati Uniti s’infiltrino direttamente negli affari di nazioni sovrane. Tuttavia, invece di un episodio isolato, ciò rientra nella ricca storia degli Stati Uniti della “diplomazia” come mezzo di cambio di regime.
Il 6 febbraio 2014, la conversazione telefonica registrata tra l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Geoffrey Pyatt,viene svelato. Durante tale telefonata, i due discutono una serie di questioni, tra cui come dovrebbe costituirsi il nuovo governo ucraino e del ruolo specifico dei capi dell’opposizione. La registrazione svela il fatto che, nonostante la retorica su “democrazia” e “autodeterminazione”, l’intenzione di Washington in Ucraina è usare la crisi politica per imporre un governo favorevole agli interessi occidentali e apertamente ostile a Mosca. Durante la conversazione, Pyatt afferma: “Cerchiamo una lettura molto veloce su dove (Klishko) stia in questa roba… (Una telefonata a Klishko) è la prossima chiamata da fare… Sono contento che tu metta (Jatsenjuk) laddove avviene questo scenario.” Nuland risponde: “Non credo che Klish(ko) debba andare al governo… non credo sia una buona idea… Jats(enjuk) è quello giusto, ha esperienza...” Questo breve estratto della telefonata illustra molto chiaramente che, piuttosto che limitarsi a sostenere l’opposizione, Nuland e i suoi superiori a Washington la gestiscono direttamente per imporre un governo di loro scelta. Inoltre, dimostra il fatto inevitabile che, con tutta la sua retorica sulla “democrazia”, l’amministrazione Obama, come quelle precedenti, semplicemente l’usa come scusa dell’agenda del cambio di regime volta ad averre vantaggi geopolitici. Anche se molti osservatori e analisti politici sanno che da decenni gli Stati Uniti utilizzano tali tattiche, ancora molti in politica e nei media corporativi occidentali si rifiutano di riconoscerlo, liquidandolo come mera “speculazione”. La fuga dimostra definitivamente, attraverso prove concrete ed incontrovertibili, che gli Stati Uniti manipolano cinicamente movimenti politici e sociali a livello internazionale.

Paesi diversi, stessa strategia
In tutto il mondo, gli Stati Uniti usano la diplomazia come copertura per la destabilizzazione dei governi che ritiene ostili. Un esempio particolarmente eclatante sono i ripetuti tentativi di rovesciare il governo del Presidente Mugabe e del suo partito ZANU-PF del Zimbabwe. Washington sostiene da tempo l’agente statunitense Morgan Tsvangirai e il suo partito di opposizione noto come  Movimento per il cambiamento democratico (MDC-T), per la loro volontà di attuare ciò che viene eufemisticamente definita “liberalizzazione economica”, linguaggio in codice per collaborazione con il capitale finanziario neoliberista, così come la sua dedizione nel minare il governo cinese, alleato di Mugabe. Nel 2010, WikiLeaks diffuse i dispacci diplomatici tra l’ex ambasciatore USA in Zimbabwe, Christopher Dell, e i suoi superiori a Washington. I cabli rivelano come gli Stati Uniti abbiano lavorato attivamente a preparare il cambiamento di regime in Zimbabwe. L’ambasciatore Dell scrisse che: “La nostra politica funziona aiutando il cambio qui. Ciò che è richiesto è semplicemente grinta, determinazione e attenzione nel vederlo. Poi, quando finalmente arriva il cambio, dobbiamo essere pronti a muoverci rapidamente per consolidare il nuovo regime… (Tsvangirai) è indispensabile per il cambio di regime, ma forse un peso una volta al potere”. I cabli mostrano il rapporto intimo esistente tra la cosiddetta opposizione e i suoi sostenitori occidentali. Anche se non è un segreto in Zimbabwe, è una novità per molti in occidente, accuratamente indotti a credere che l’MDC-T e Tsvangirai rappresentino un cambiamento sostanziale e un passo verso una maggiore democrazia. Purtroppo, lo Zimbabwe non è il solo ad essere preso di mira dagli Stati Uniti con un cambio di regime sotto il pretesto della “democratizzazione”.
Il Venezuela è il bersaglio principale del cambio di regime degli Stati Uniti, una volta eletto presidente Hugo Chavez. Giustamente visto come minaccia all’egemonia politica ed economica degli Stati Uniti in Venezuela e tutta l’America Latina, Chavez e il suo governo socialista bolivariano furono oggetto di una serie di strategie volte a destabilizzarlo e rovesciarlo. A parte il colpo di Stato del 2002 che, temporaneamente (per qualche ora) depose Chavez e mise al suo posto un governo di destra filo-USA, Washington fece una serie di tentativi di cambio di regime con la vasta rete di ONG e altre organizzazioni finanziate dall’estero. In un dispaccio diplomatico pubblicato da Wikileaks, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, William Brownfield,  dettaglia la miriade di modi con cui gli Stati Uniti tentavano di infiltrarsi nella base politica di Chavez per crearvi divisioni che potessero essere sfruttate per distruggere il movimento bolivariano.  Brownfield spiegò in dettaglio come gli Stati Uniti utilizzano l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), l’Ufficio Iniziative di Transizione (OTI) e altre organizzazioni per distribuire fondi e fornire assistenza tecnica a una varietà di organizzazioni non governative che lavoravano attivamente contro il legittimo governo di Chavez. A testimonianza di tale impegno costante, basta guardare l’articolo scritto per il Council on Foreign Relations dall’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela Patrick Duddy, in cui presenta una serie di scenari per la destabilizzazione del governo di Chavez dopo le elezioni del 2012. Uno degli scenari più sinistri vede l’uso delle violenze nei giorni successivi alle elezioni per delegittimarne i risultati. Ciò fu esattamente quel che avvenne, anche se Chavez e il suo partito poterono mantenere il controllo. Inoltre, si tratta di un segreto di pulcinella che l’opposizione della Democratic Unity Roundtable (MUD) sia solo un burattino della Camera di Commercio e di altri interessi degli Stati Uniti, e che il loro candidato Henrique Capriles sia solo un surrogato di Washington.
Il Venezuela non è certo l’unica nazione latino-americana guidata da un presidente di sinistra carismatico e popolare preso di mira dagli Stati Uniti per un cambio di regime. Bolivia ed Ecuador sono entrambi sulla lista dei nemici di Washington. In realtà, il presidente boliviano Evo Morales compì il passo straordinario di espellere l’USAID, affermando che non vi sono “null’altro che istituzioni statunitensi che cospirano contro il nostro popolo e soprattutto contro il governo nazionale, motivo per cui cogliamo l’occasione per annunciare… che abbiamo deciso di espellere l’USAID“. Morales sottolineò che i programmi dell’USAID hanno “fini politici piuttosto che sociali“. Nonostante le vigorose smentite dei funzionari dell’USAID e della dirigenza politica degli Stati Uniti, vi sono ampie prove a sostegno delle affermazioni del presidente boliviano. Come in Africa e America Latina, gli Stati Uniti cercarono di manipolare l’opposizione politica per il cambio di regime in Russia. Durante le proteste contro il presidente russo Vladimir Putin, nel 2011-2012, accuse emersero sull’ambasciatore statunitense Michael McFaul secondo cui guidava dall’ombra i capi del movimento d’opposizione. Anche se il dipartimento di Stato e McFaul negarono, la prova fu resa pubblica verificando le accuse. In un video virale caricato su youtube, si vede Boris Nemtsov (co-presidente del partito di opposizione RPR-PARNAS) ed altri esponenti dell’opposizione davanti l’ambasciata USA a Mosca dopo un incontro con l’ambasciatore. Il rapporto tra l’opposizione russa e gli Stati Uniti si vede in tali associazioni personali, ma anche nell’assistenza finanziaria fornita da organi statunitensi come il National Endowment for Democracy (NED). Ciò era ovviamente parte del programma degli Stati Uniti per destabilizzare il governo di Putin e sostituirlo con un governo fantoccio degli Stati Uniti.
Queste rivelazioni dipingono un quadro assai brutto della politica estera degli Stati Uniti, basata sulla cinica manipolazione di istituzioni apparentemente democratiche. Utilizzando una varietà di tattiche politiche e diplomatiche, Washington proietta il suo potere in nazioni che ritiene essere “contrarie”. In tal modo, gli Stati Uniti rivelano ipocrisia pretendendo di “promuovere la democrazia” mentre operano attivamente nel mondo per minare governi democraticamente eletti.

Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City. È il fondatore di StopImperialism.org e opinionista di RT , in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le FEMEN legate all’estrema destra ucraina e ai think tank degli USA

Joe Lecorbeau 22 gennaio 2014

femen cavalleTale articolo è una bomba per tutti gli appassionati e sostenitori del controverso movimento delle FEMEN. In primo luogo, Joelecorbeau.com loda il lavoro eccezionale di Olivier Pechter che ha contribuito ad evidenziare il passato “nauseante” (riprendendo i mass media) di tali attiviste femministe. Lavoro che presenteremo con informazioni aggiuntive.

image002Inizio comunista
Come abbiamo visto nella prima parte del suo articolo “la faccia nascosta delle FEMEN”, queste attiviste sono delle note transfughe, passate dai movimenti giovanili comunisti a quelli ultranazionalisti, ma anche come “tecnologia politica: una manipolazione politica estrema. Gli strumenti sono familiari: narrazione, disinformazione, e interpolazione...” marketing ed organizzazione dei media sarebbe il termine oggi appropriato. Tra costoro troviamo Oksana Chashko (co-fondatrice delle FEMEN), Anna Hutsol (co-fondatrice delle FEMEN) e Viktor Svjatskij (l’uomo presentato come uno dei burattinai nell’ombra del movimento FEMEN ).

Il passaggio alla Grande Ucraina
In seguito ai risultati catastrofici del Partito comunista ucraino nel 2006, Anna Hutsol e Viktor Svjatskij, che crearono nel frattempo “due movimenti studenteschi alla fine del 2005, il Centro per le prospettive della gioventù (un sindacato) e Nuova Etica, prefigurando l’organizzazione delle FEMEN (che sarà guidata da Sasha Shevchenko, altra co-fondatrice delle FEMEN), si avvicinarono al partito della Grande Ucraina di Igor BerkutLa “Grande Ucraina” è un partito social-patriottico e vagamente di sinistra, quindi appartenente come il Partito Comunista al campo filo-russo. Il suo supporto deciso alla pena di morte gli valsero la mediatizzazione, e le proposte anti-immigrati (comprendenti il posizionamento al confine di “circoli militari-patriottico”) interessarono i forum di destra. Nel 2010, si dichiarò (sul serio) per una “buona dittatura democratica”.”

24103_3_image002-33741Viktor Svjatskij (Centro di prospettiva/Grande Ucraina), Sasha Shevchenko (che poi diresse Nuova Etica, e futura co-fondatrice delle FEMEN) e Igor Berkut (Grande Ucraina) ottobre 2007.

Quando le FEMEN furono avviate a Kiev, nella primavera 2008, Andrej Kolomets (“Andrew Kolomyjec”), uno dei quadri di Grande Ucraina (movimento rosso-bruno da cui provengono le FEMEN) entrò subito nel consiglio d’amministrazione. Sarà uno dei più “costanti sostegni finanziari” delle attiviste. “Al fine di garantirne l’indipendenza”, disse molto seriamente … aggiungendo che il movimento “non era mai scaduto nel razzismo”. Vedasi Mickael Orlyuk un altro quadro del partito, e anche partecipe delle proteste delle FEMEN.
Un certo numero di tesi della Grande Ucraina viene ripreso delle FEMEN. Immigrazione: l’esenzione dei visti per i cittadini europei che visitano l’Ucraina è un disastro, dovrebbero chiudere le frontiere. La Grande Ucraina denuncia le “centinaia di migliaia di immigrati clandestini (che) ci minacciano”. Le FEMEN si ponevano al suo fianco, con l’aiuto dell’influenza aviaria “all’ingresso di stranieri nel nostro Paese.” “Xenofobia? Forse”, rispose Anna Hutsol. Sull’esempio della Grande Ucraina, le FEMEN sostengono la pena di morte per i ‘sadici’.” Infine, ci sono i turchi contro cui Igor Berkut (leader di Grande Ucraina) ritiene che la guerra sia inevitabile. Le FEMEN, da parte loro, li hanno avuti a lungo come primi nemici, in nome della lotta al turismo sessuale.”

Il riavvicinamento con l’estrema destra ucraina
Tra le reclute del movimento FEMEN, troviamo Darija Stepanenko, membro del gruppo identitario  Confraternita di San Luca, che sostiene “la rivoluzione nel mondo ortodosso”, ramo del partito Bratstvo (“Fratellanza”).

24103_11-19962Inna e Sasha Shevchenko tengono per mano Darija Stepanenko, altra figura pubblicizzata dalla confraternita.

Le FEMEN appaiono accanto a Bogdan Titskij, capo del Comitato Nero, organizzazione di estrema destra ucraina i cui membri furono condannati per l’incendio doloso “di un ostello per studenti africani e per aver attaccato un centro della comunità ebraica“.

24103_13-e3d2aDa sinistra a destra: l’ultra-destra Anna Sinkova (a capo della Confraternita di San Luca), Sasha Shevchenko, Anna Hutsol, un’attivista delle FEMEN e Bogdan Titskij (responsabile del Comitato Nero), all’uscita da un interrogatorio della polizia (agosto 2013)

Le FEMEN sostengono un poster del partito di estrema destra Svoboda, fondato come Partito Nazionalsocialista d’Ucraina (in riferimento ai nazisti.) Il partito ottenne 36 seggi nelle elezioni parlamentari del 2012, divenendo il quarto del Paese. Membro del Fronte Nazionale Europeo che comprende, tra gli altri, l’NDP (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), un partito neo-nazista  tedesco.

24103_14-ff16f“Viva la Bielorussia indipendente! Viva la libera Ucraina!” “No al terrore rosso!”

Le FEMEN manifestano soprattutto con l’UNA-UNSO o Assemblea Nazionale ucraina – Autodifesa ucraina, il maggiore partito di destra, difensore della Chiesa ortodossa in Ucraina (Patriarcato di Kiev). Conoscendo l’odio delle FEMEN verso la religione, non c’è una contraddizione?

24103_15-d411cInna e Sasha Shevchenko, sullo sfondo Viktor Svjatskij

Concludiamo questa lista sui collegamenti tra FEMEN e le organizzazioni di estrema più radicali osservandone le connessioni trans-atlantiche.

24103_8-65ebdCollegamento con l’Open World Leadership Center
Il movimento delle FEMEN avrebbe ricevuto sostegno estero (soprattutto da Washington) per sviluppare il movimento? L’articolo di Olivier Pechter indica la strada. “Anna Hutsol (fondatrice delle FEMEN) fu infatti invitata negli Stati Uniti da un’agenzia del Congresso degli Stati Uniti, l’Open World Leadership Institute, che descrisse come “una studentessa”.” Nel report del 2008, Anna Hutsol viene chiaramente menzionata sulla settima pagina (link PDF):
Coordinate del centro:
The Library of Congress, 101 Independence Avenue., SE Camera LM 611, Washington DC, 20540-1026, USA Tel: (202) 707-8943 Fax: (202) 252-3464 E-mail: RLP@loc.gov, sito http://www.openworld.gov

Qual è l’obiettivo del centro?
L’Open World Leadership Center è descritto come: “Il programma Open World permette ai leader russi di sperimentare la democrazia e la libera impresa in azione nelle comunità degli Stati Uniti in una visita di 10 giorni. I partecipanti al World Open studiano ruoli e relazioni tra i tre diversi livelli e rami del governo degli Stati Uniti. Esaminano anche in che modo il settore privato e no-profit negli Stati Uniti contribuiscano a soddisfare le esigenze sociali e civiche.”

Billington-2A pagina 3 del report del 2008, trovate il discorso del presidente del consiglio d’amministrazione dell’Open World Leadership Center, l’”onorevole” James H.  Billington. Chi è costui? Secondo  Wikipedia, James Hadley Billington è un accademico e bibliotecario statunitense, fu membro del consiglio del comitato di redazione della rivista Foreign Affairs. Un bimestrale internazionale, pubblicato a New York dal Council on Foreign Relations, che appartiene a David Rockefeller! Ecco, trovato il think tank statunitense dietro le FEMEN. Poche righe dopo, gli ultimi dubbi scompaiono quando viene confermato che James Hadley Billington è membro del Council on Foreign Relations!

James H. BillingtonIl presidente George W. Bush consegna la Presidential Citizen Medal a James H Billington. Questa decorazione viene assegnata a qualsiasi cittadino degli Stati Uniti “che ha compiuto un servizio esemplare per il Paese o i cittadini di questo Paese.”

Associated Press, una seconda connessione?
Il 24 febbraio 2013, durante le elezioni presidenziali in Italia, tre membri delle FEMEN avviarono un’operazione mediatica per colpire, senza successo, Silvio Berlusconi mentre andava a votare a Milano. L’operazione mediatica riuscì potendosi avvicinare a Berlusconi con lo slogan sul petto “Basta Berlusconi”. Tuttavia, come poterono le FEMEN arrivare così vicino al loro obiettivo?
Le FEMEN avevano documenti contraffatti dell’agenzia di stampa statunitense Associated Press. Legalmente dovrebbero essere perseguite per falsificazione e uso di falsi. Tuttavia, nessuna inchiesta preliminare è stata aperta. Perché Associated Press non ha presentato una denuncia contro tale usurpazione? Forse la risposta è nel nome del proprietario di tale agenzia? In un articolo pubblicato nel maggio 2011, Fox News rivelava che l’Associated Press è di proprietà del miliardario George Soros! George Soros, oltre che per le speculazioni nelle valute estere è noto come il burattinaio delle rivoluzioni colorate in Serbia nel 2000, in Georgia nel 2003, Kirghizistan nel 2005 e anche in Ucraina nel 2004, passata al campo russo nel 2010 con la vittoria di Viktor Janukovich alle elezioni presidenziali.
Il ruolo dell’Open Society Institute di Soros è determinante nel passaggio degli ex-satelliti dell’URSS al campo atlantista. Vedasi il documentario: Gli USA alla conquista dell’Est. Open Society Institute finanzia Reporters Sans Frontières di Robert Ménard. Leggasi il libro di Maxime Vivas “La face cachée de Reporters sans frontières : de la CIA aux faucons du Pentagone

george_soros_4_13_2012George Soros, specialista in sovversioni e interferenze. Le FEMEN furono appoggiate dall’Associated Press di George Soros? Resta da determinare. Ma i primi tesserini (della stampa) furono gettati via.

In conclusione
E’ ormai chiaro che le FEMEN sono agenti delle sovversione per imporre l’ideale liberal-libertario anti-religioso e anti-tradizionale. Ideale nel servire interessi stranieri, se non atlantisti. Un servizio per la sovversione e la destabilizzazione invocando diritti umani, democrazia e libertà in Paesi come la filo-russa Ucraina e la Russia di Vladimir Putin, nell’ambito della partita geopolitica statunitense contro questi Paesi, grandi principi che portarono alla “guerra contro il terrorismo” e all’attacco all’Iraq nel 2003, con il risultato che tutti conosciamo.
Abbiamo sintetizzato il lavoro di Olivier Pechter combinandolo con le informazioni di Joelecorbeau.com, indicando il passato di transfughi ed estremisti delle FEMEN che, misteriosamente, non viene affrontato nel documentario di Foufou (Caroline Fourest): “I nostri seni, le nostre armi”, dove dice di ospitare Inna Shevchenko, la leader più estremista del movimento, Fufu s’è bruciata! Manuel Valls ha vietato lo spettacolo di Dieudonné in nome della dignità umana, mentre concede asilo politico alle FEMEN, gruppo affiliato all’estrema destra ucraina! Dire che i merdia hanno fatto tutto un gran baccano sul presunto antisemitismo e razzismo di Dieudonné, mentre puntano i riflettori sulle FEMEN, dimostra dove sia l’odio. Amici, non esitate a inviare queste informazioni a tutti coloro che sostengono le FEMEN. Tale organizzazione deve smetterla di danneggiare il nostro Paese e il mondo. Facciamo presente il loro passato “nauseante”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le “rivoluzioni colorate” sono spontanee?

Vladimir Platov New Oriental Outlook 23/01/2014

1017542Per oltre 3 anni, i Paesi del mondo arabo hanno vissuto sotto l’influenza delle “rivoluzioni” che hanno scosso le fondamenta politiche di numerosi Stati regionali, determinando il cambio della classe dirigente e la nascita di nuovi partiti e movimenti politici. Nei media locali, ed esteri, si discute instancabilmente della domanda fondamentale: chi ha avvantaggiato tali “rivoluzioni” e chi ne è il vero istigatore? Queste domande vengono poste dai giornalisti seguendo la nascita e lo sviluppo delle “rivoluzioni colorate” in altre regioni del mondo, in particolare in Ucraina, che vede una recrudescenza ultimamente. Gli esperti sono particolarmente perplessi di fronte alle azioni dei politici europei e statunitensi, che chiedono all’opposizione ucraina maggiori azioni contro il governo legalmente eletto del Paese, con il quale, per inciso, l’Unione europea e i mandatari degli Stati Uniti hanno relazioni diplomatiche, come ufficialmente attestato dai governanti di Kiev. La questione non si limita solo agli appelli del senatore John McCain degli Stati Uniti, & company, a rovesciare il regime ucraino attuale, ma si estende anche al sostegno finanziario organizzato per i singoli “leader” dell’opposizione, che indubbiamente sono ospitati negli Stati Uniti e nei Paesi dell’UE, “per servizi rivoluzionari”.
Un primo esempio di ciò è il “leader” dell’opposizione ucraina Klischko, che ha la residenza negli Stati Uniti e in Germania. In tale contesto, le conclusioni degli esperti del noto Centro francese per la ricerca sull’Intelligence (CF2R) possono rivelarsi particolarmente interessanti: domandandosi se le “rivoluzioni colorate” siano spontanee o il risultato di operazioni coordinate. Gli esperti francesi ritengono che gli attivisti rivoluzionari nei Paesi dell’Europa orientale e del mondo arabo, in particolare il movimento giovanile 6 aprile che spodestò il presidente egiziano Hosni Mubaraq, e persino in Sud America, furono istruiti nei seminari sulla strategia della “rivoluzione nonviolenta”, tenuti in Serbia dalla celebre organizzazione CANVAS (Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies), nata nel 2001 dal soggetto politico serbo Otpor!, diventando un centro di formazione per l’”azione nonviolenta” dopo l’abbattimento del regime di Slobodan Milosevic. Gli esperti del  CF2R hanno rintracciato le attività dei “consiglieri” di CANVAS nel preparare la rivoluzione delle rose in Georgia e la rivoluzione arancione in Ucraina, così come i loro stretti legami con l’organizzazione bielorussa Zubr (“Bisonte“) fondata nel 2001 con l’obiettivo di rovesciare il regime di Aleksandr Lukashenko. Hanno anche scoperto i legami di CANVAS con l’opposizione venezuelana.
Durante l’inverno del 2011 le bandiere con gli emblemi di CANVAS, ereditate da Otpor!, furono sventolate dagli studenti egiziani del movimento giovanile 6 aprile, giocando un ruolo attivo nelle manifestazioni per le strade del Cairo. CF2R presta particolare attenzione alle fonti del finanziamento dichiarato da CANVAS, dato che le attività di questa struttura necessitano di un sostegno finanziario sostanziale. Secondo il direttore di CANVAS, Srda Popovic, l’organizzazione opera “esclusivamente con donazioni private”. Gli autori dello studio, tuttavia, dipingono un quadro abbastanza diverso. Secondo fonti francesi informate, due organizzazioni statunitensi finanziano attivamente CANVAS, l’International Republican Institute (IRI) e Freedom House. L’International Republican Institute è un’organizzazione politica associata al Partito Repubblicano degli Stati Uniti, fondata nel 1983 dopo il discorso del presidente statunitense Ronald Reagan al parlamento inglese  a Westminster, dove offrì a partiti politici e organizzazioni estere aiuto nel creare “infrastrutture per la democrazia”. E’ ben noto che l’IRI sia finanziato dal governo degli Stati Uniti (in particolare, da dipartimento di Stato, Agenzia per lo sviluppo internazionale – USAID e National Endowment for Democracy). Le sue attività comprendono “fornire ampia assistenza ai partiti politici e formazione dei loro attivisti”. Gli esperti francesi, tuttavia, indicano chiaramente che l’International Republican Institute, infatti, non sia altro che una copertura della CIA. In tali circostanze, vale la pena notare che il famoso attivista di Euromaidan a Kiev, il senatore statunitense John McCain, non è solo un rappresentante del Partito Repubblicano degli Stati Uniti, ma anche un campione dell’IRI. Alla  domanda su chi possa guidare le sue azioni, le informazioni rispondono da sé.
Riguardo la Freedom House, la sua attività principale è l’”esportazione dei valori americani”. Tale  organizzazione non governativa fu fondata nel 1941 e svolge attività di ricerca sullo stato delle libertà politiche e civili in diversi Paesi. Tra il 60 e il 80 per cento del suo bilancio è costituito da sovvenzioni del governo degli Stati Uniti (principalmente dipartimento di Stato e USAID). Fino al 2005 il suo direttore era l’ex capo della CIA James Woolsey indicando chiaramente, secondo il parere degli esperti di CF2R, il coinvolgimento dell’intelligence USA nelle attività di Freedom House. Un fatto molto notevole, trovato dai francesi, è l’invito di Freedom House al famoso blogger egiziano Abdel Fatah Isra, co-fondatore del movimento giovanile 6 aprile, a partecipare a un evento organizzato dall’organizzazione, dove seguì un programma di addestramento alle “riforme politiche e sociali”. Tutte le attività erano finanziate da USAID.
La partecipazione finanziaria di IRI e Freedom House, così come delle forze speciali statunitensi dietro di esse, può essere rintracciata nelle “attività rivoluzionarie” non solo in Egitto, ma anche in Tunisia, Libia, Siria e altri Stati del Medio Oriente. Come notato dai francesi, è estremamente difficile in tali condizioni non notare il ruolo degli Stati Uniti e la loro manipolazione degli eventi in Medio Oriente in questi ultimi anni, anche in mancanza di riferimenti diretti in tali attività dell’amministrazione Obama. Ancora più sorprendente è il fatto che la stampa occidentale sia stata e continui ad essere assai discreta sul tema (con rare eccezioni), e taccia sul rapporto tra gli eventi in corso nel mondo arabo e i “consiglieri” degli Stati Uniti. “Anche coloro che di solito sono prossimi alle “teorie del complotto”, restano stranamente silenziose“, rilevano gli esperti francesi. Dato che le attività di IRI, Freedom House, l’USAID e le altre organizzazioni fortemente utilizzate da Washington nelle “riforme politiche”, continuano ad essere sfruttate (e non solo in Medio Oriente), non possiamo aspettarci un rapido declino dei movimenti “rivoluzionari” nel mondo, neanche in Medio Oriente, Ucraina e altrove.

Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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