Il ‘Pivot’ asiatico degli USA passa per la Malesia

 Tony Cartalucci, Land Destroyer 8 maggio 2013

malaysiaLe ambizioni egemoniche in Asia di Wall Street e Londra, centrate sull’installazione di regimi fantoccio in tutto il Sud-Est asiatico e sull’utilizzo del blocco sovranazionale ASEAN per circondare e contenere la Cina, hanno subito un duro colpo questa settimana, quando l’opposizione filo-occidentale, del partito del leader malese Anwar Ibrahim, ha perso nelle elezioni generali. Mentre il partito di opposizione di Anwar Ibrahim, il Pakatan Rakyat (PR) o “Alleanza del Popolo”, ha tentato di sfruttare una piattaforma anti-corruzione per la sua campagna, che invece assomigliava ai tentativi ispirati dall’occidente di sovvertire politicamente i governi in tutto il mondo, tra cui recentemente in Venezuela e in Russia nel 2012.
Proprio come in Russia dove la cosiddetta agenzia di monitoraggio delle elezioni “indipendente” GOLOS, si rivelò essere completamente finanziata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti attraverso il National Endowment for Democracy (NED), il cosiddetto centro di monitoraggio elettorale della Malesia, il Merdeka Centre for Opinion Research, è parimenti finanziato direttamente dagli Stati Uniti attraverso il NED. Nonostante ciò i media occidentali, nel perseguimento della promozione dell’Alleanza popolare filo-occidentale, hanno ripetutamente presentato il Merdeka come “indipendente”. La BBC nel suo articolo, “Le elezioni in Malaysia vedono il record di affluenza alle urne“, delinea le ben collaudate grida sulle “elezioni rubate” utilizzate dall’occidente per minare la legittimità delle elezioni dove teme che i suoi candidati  possano perdere, citando il Centro Merdeka finanziato dagli USA, nei tentativi per sostenere queste affermazioni. Il finanziamento estero e la scarsa obiettività non sono mai menzionate:
Le accuse di frode elettorale sono spuntate prima delle elezioni. Alcuni di quelli che hanno già votato, hanno detto alla BBC News che l’inchiostro indelebile, che dovrebbe durare per giorni, viene facilmente lavato via. L’inchiostro indelebile può essere lavato via facilmente, solo con l’acqua, in pochi secondi”, un elettore, Lo, ha detto alla BBC News da Skudai. Un altro elettore ha scritto: “Ho votato e sono stato contrassegnato con “inchiostro indelebile” alle 10:00, e alle 12:00 l’inchiostro era già scomparso. Se fossi anche registrato sotto un altro nome e numero ID in una circoscrizione vicina, sarei in grado di votare di nuovo prima delle 17:00!L’opposizione ha accusato il governo di finanziare i voli dei supporter negli Stati chiave, cosa che il governo nega. Il sondaggista indipendente Merdeka Center ha ricevuto rapporti non confermati da cittadini stranieri di aver ricevuto gli ID e il permesso di votare.”
Tuttavia, un organismo di controllo elettorale finanziato da un governo straniero, che cerca apertamente di rimuovere l’attuale partito di governo in Malesia, a favore del vecchio servo di Wall Street, Anwar Ibrahim, certamente non é più “indipendente”. I legami tra l’”Alleanza del Popolo” di Anwar Ibrahim e il dipartimento di Stato degli Stati Uniti non si esauriscono con il Merdeka Center, ma continuano nel movimento di piazza dell’opposizione Bersih. Affermando di lottare per elezioni “pulite e giuste”, Bersih in realtà è un veicolo progettato per mobilitare le proteste di piazza in nome del partito d’opposizione di Anwar. La presunta leader di Bersih, Ambiga Sreenevasan, ha lei stessa ammesso che la sua organizzazione ha ricevuto denaro direttamente dagli Stati Uniti attraverso il National Endowment for Democracy, il National Democratic Institute (NDI) e l’Open Society del criminale riconosciuto George Soros.
Il Malaysian Insider ha riferito, il 27 giugno 2011, che il capo del Bersih, Ambiga Sreenevassan, “…ha ammesso di ricevere soldi da due organizzazioni statunitensi, il National Democratic Institute (NDI) e l’Open Society Institute (OSI), per altri progetti, che ha sottolineato non erano collegati alla marcia del 9 luglio“. Una visita al sito dell’NDI ha rivelato, infatti, che il finanziamento e l’addestramento erano forniti dall’organizzazione statunitense NDI, che quindi ha preso nota delle informazioni e le ha sostituite con una versione più benigna e interamente purgata da qualsiasi menzione del Bersih. Per le innocue affermazioni di Ambiga sui finanziamenti, l’NDI si è precipitato a nascondere i possibili legami con la sua organizzazione, suggerendo così che qualcosa di molto più sinistro è in gioco.
Il sostanziale e attentamente occultato supporto che l’occidente ha prestato ad Anwar, non dovrebbe essere una sorpresa per coloro che hanno familiarità con le vicende di Anwar. Quando Anwar Ibrahim era presidente del Comitato per lo Sviluppo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 1998, ha ricoperto incarichi di docenza presso la Scuola di studi internazionali avanzati della Johns Hopkins University, è stato consulente per la Banca Mondiale, e  consulente del ‘Democracy Award‘ della filo-neocon National Endowment for Democracy, e partecipe ad una cerimonia di donazione della NED, la stessa organizzazione degli Stati Uniti che finanzia e sostiene Bersih e la cosiddetta agenzia “indipendente” di monitoraggio delle elezioni Merdeka, dipingendo il quadro di un’opposizione in corsa per le elezioni in Malesia non per il popolo malese, ma chiaramente per gli interessi finanziari aziendali di Wall Street e Londra.
In realtà, la leadership del Bersih, assieme ad Anwar e alla miriade di loro sponsor stranieri, cercano di galvanizzare le reali rimostranze del popolo malese e di sfruttarle per andare al potere. Mentre molti possono essere tentati di suggerire che le “elezioni pulite e giuste” sono veramente gli obiettivi del Bersih e di Anwar, e che i finanziamenti degli Stati Uniti tramite l’NDI, la NED e l’Open Society del criminale bankster miliardario George Soros sono del tutto innocui, un esame approfondito di queste organizzazioni, di come funzionano e della loro dichiarata agenda, rivela la rupe proverbiale verso cui Anwar e Bersih trascinano i loro seguaci e la Malesia. Mentre il Bersih mobiliterà prevedibilmente le piazze per conto del partito di opposizione di Anwar, a seguito del suo completo fallimento delle elezioni generali della Malesia del 2013, è importante per i malesi capire la vera natura delle organizzazioni occidentali che finanziano i tentativi di indebolire politicamente il partito al governo e di dividere i malesi, mettendoli l’uno contro l’altro; e il reale motivo per cui ciò viene fatto, nel più ampio ambito egemonico degli Stati Uniti in Asia.

I sostenitori di Anwar e del Bersih del dipartimento di Stato degli USA
Il NED e il NDI del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sono certamente dei promotori non benevoli della democrazia e della libertà. Un rapido sguardo al consiglio di amministrazione del NED rivela un milieu di fascio-aziendalisti e di guerrafondai:
• William Galston: Brookings Institution (Il consiglio di fondazione può essere trovato a pagina 35).
• Moises Naim: Carnegie Endowment for International Peace (finanziamenti aziendali).
• Robert Miller: avvocato aziendale.
• Larry Liebenow: Camera di Commercio degli Stati Uniti (importante sostenitore di SOPA, ACTA, e CISPA), Centro Internazionale per l’Impresa Privata (CIPE).
• Anne-Marie Slaughter: Dipartimento di Stato USA, Council on Foreign Relations (membri aziendali), direttrice di Citigroup, McDonald Corporation e Political Strategies Advisory Group.
• Richard Gephardt: rappresentante degli Stati Uniti, lobbista di Boeing, Goldman Sachs, Visa, Ameren Corp e Waste Management Inc., lobbista, consulente aziendale, consulente e ora direttore di Ford Motor Company, sostenitore dell’invasione militare e dell’occupazione dell’Iraq nel 2003.
• Marilyn Carlson Nelson: CEO di Carlson, direttrice della Exxon Mobil.
• Stephen Sestanovich: Dipartimento di Stato USA, Carnegie Endowment for International Peace, CFR.
• Judy Shelton: direttrice di Hilton Hotels Corporation e Atlantic Coast Airlines.
• Francis Fukuyama: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC.
• Zalmay Khalilzad: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC
• Will Marshall: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC
• Vin Weber: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC
Possono Boeing, Goldman Sachs, Exxon, la SOPA, ACTA, CISPA, sponsor della Camera di Commercio degli Stati Uniti e degli istituti guerrafondai neocon, curarsi di promuovere la democrazia in Malesia? O espandono i loro interessi corporativi-finanziari in Asia con il pretesto di promuovere la democrazia? Chiaramente è quest’ultima. Il NDI, da cui il capo del Bersih Ambiga Sreenevasan ammette ricevere fondi per la sua organizzazione, è parimenti presieduto da una collezione sgradevole di interessi fascisti aziendali.
Alcuni membri scelti includono:
• Robin Carnahan: formalmente della Export-Import Bank degli Stati Uniti, dove “ha esplorato le soluzioni innovative per aiutare le aziende statunitensi ad incrementare le vendita di beni e servizi all’estero“. L’ingerenza del NDI nelle nazioni straniere, in particolare in occasione delle elezioni, per conto dei candidati filo-occidentali che favoriscono il libero scambio, e i precedenti legami della Carnahan con una banca che ha cercato di ampliare gli interessi aziendali all’estero, costituiscono un allarmante conflitto di interessi.
• Richard Blum: banchiere d’investimento della Blum Capital, CB Richard Ellis. Impegnato nell’affarismo bellico assieme ai neocon del Carlyle Group, quando le azioni di entrambi furono acquistati dalla EG&G, cui in seguito venne assegnato un contratto da 600.000.000 di dollari dai militari, durante le prime fasi dell’invasione dell’Iraq.
• Bernard W. Aronson: fondatore di ACON Investments, in precedenza era consigliere della Goldman Sachs e faceva parte dei consigli di amministrazione di Fifth & Pacific Companies, Royal Caribbean International, Hyatt Hotels Corporation, Chroma Oil & Gas e Northern Tier Energy. Aronson è anche membro del Council on Foreign Relations (CFR), che a sua volta rappresenta gli interessi collettivi di alcune delle più grandi aziende sulla Terra.
• Sam Gejdenson: il profilo del NDI pretende che Gejdenson sia “responsabile” della Sam Gejdenson International che proclama dal suo sito web il “Commercio Senza Frontiere“, o in altre parole, il monopolo del grande business tramite il libero scambio. Nel suo profilo autobiografico, afferma di aver promosso le esportazioni degli Stati Uniti come democratico della Commissione per le relazioni internazionali della Camera. Ecco un altro caso di conflitto di interessi tra l’ingerenza del NDI in politica estera e i membri del consiglio precedentemente coinvolti nella “promozione delle esportazioni statunitensi.”
• Nancy H. Rubin: membro del CFR.
• Vali Nasr: membro del CFR e senior fellow presso il grande petroliere e banchiere Belfer Centre di Harvard.
• Rich Verma: partner della Steptoe & Johnson LLP di Washington, uno studio legale internazionale aziendale e governativo che rappresenta per Verma una moltitudine di conflitti d’interessi e di potenziali improprietà. Setptoe & Johnson è attivo in molte delle nazioni in cui il NDI opera, aprendo la porta alla manipolazione di entrambe le parti per favorire l’altra.
• Lynda Thomas: investitrice privata, formalmente senior manager/CPA presso Deloitte Haskins & Sells di New York, e della Coopers & Lybrand Deloitte di Londra. Tra i suoi clienti vi erano le banche internazionali.
• Maurice Tempelsman: presidente del Consiglio di Amministrazione di Lazare Kaplan International Inc., la più grande azienda per il “taglio ideale” dei diamanti negli Stati Uniti. Inoltre,  senior partner di Leon Tempelsman & Son, coinvolto nel settore minerario, negli investimenti e nello sviluppo del business e del commercio di minerali in Europa, Russia, Africa, America Latina, Canada e Asia. Ancora un altro immenso potenziale di interessi in conflitto, dove Tempelsman trae profitto direttamente, finanziariamente e politicamente, manipolando i governi stranieri attraverso il NDI.
• Elaine K. Shocas: presidente della Madeleine Albright, Inc., una società di investimento privata. Era a capo del personale al dipartimento di Stato degli USA e della missione degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, durante il mandato di Madeleine Albright, Segretaria di Stato e ambasciatrice alle Nazioni Unite, illustra la particolarmente vertiginosa “porta girevole” tra il governo e le grandi imprese.
• Madeleine K. Albright: cattedra alla Albright Group Stonebridge e presidente dell’Albright Capital Management LLC, una società di consulenza di investimenti, direttamente affiliata al membro del consiglio del NDI Elaine Shocas, rappresenta la relazione incestuosa affari/governo con evidenti conflitti d’interesse. Infame la dichiarazione della Albright sulle sanzioni contro l’Iraq che  portarono direttamente alla morte per fame di mezzo milione di bambini: “ne è valsa la pena“.
Il malese medio, che potrebbe essere privato dell’attuale governo, non può assolutamente credere che queste persone finanzino e puntellino delle ONG chiaramente in malafede, sostenendo  direttamente il compromesso Anwar Ibrahim nell’interesse della Malesia.
La conclusione, per gli Stati Uniti, di un governo dell’Alleanza popolare di Anwar Ibrahim sarebbe una Malesia che capitola agli Stati Uniti sia sul regime di libero scambio che sulla politica estera. Nel caso della Malesia, ciò lascerà che l’ampia indipendenza economica raggiunta sfuggendo al dominio britannico, venga distrutta, mentre le risorse della nazione verrebbero sottratte allo sviluppo interno e utilizzate per fungere da ascaro nello scontro con la Cina, così come è già accaduto per Corea, Giappone e Filippine.

Usare l’ASEAN per rappattumare i regimi fantoccio nella lotta contro la Cina
L’idea che obiettivo degli Stati Uniti sia utilizzare la Malesia e altri Paesi del Sudest asiatico contro la Cina, non è solo una speculazione. E’ il fondamento di una cospirazione documentata risalente al 1997, e ribadita recentemente dalla segretaria di Stato statunitense Hillary Clinton, nel 2011. Nel 1997, lo scribacchino Robert Kagan del Brookings Institution finanziato da Fortune 500 (pagina 19)  scrisse: “Ciò che la Cina sa che noi non sappiamo: il caso di una nuova strategia di contenimento“, che enunciava che la politica di Wall Street e Londra erano già in via di attuazione anche allora, anche se in modo alquanto nebuloso. Nel suo saggio, Kagan afferma letteralmente: “L’attuale ordine mondiale risponde alle esigenze degli Stati Uniti e dei loro alleati, che l’hanno costruito. Ed è poco adatto alle esigenze di una dittatura cinese che cerca di mantenere il potere interno e di aumentare la sua influenza all’estero. I leader cinesi sentono i vincoli su di loro e si preoccupano di dover cambiare le regole del sistema internazionale, prima che il sistema internazionale li cambi”. Qui Kagan ammette apertamente che “l’ordine mondiale”, o l’”ordine internazionale”, è semplicemente gestito dall’egemonia globale statunitense, dettata da interessi statunitensi. Questi interessi, dovrebbe essere tenuto in mente, non sono quelli del popolo statunitense ma sono gli immensi interessi corporativi-finanzieri dell’establishment anglo-statunitense. Kagan continua: “In verità, il dibattito sul fatto se si debba o meno contenere la Cina è un po’ sciocco. Stiamo già contenendo la Cina, non sempre consapevolmente e non del tutto correttamente, ma abbastanza per infastidire i leader cinesi e ostacolarne le ambizioni. Quando i cinesi utilizzarono le manovre militari e i test dei missili balistici, nel marzo scorso, per intimidire gli elettori di Taiwan, gli Stati Uniti risposero inviando la Settima Flotta. Con questa dimostrazione di forza, gli Stati Uniti dimostrarono a Taiwan, Giappone e al resto dei nostri alleati asiatici, che il nostro ruolo come difensore nella regione non era diminuito tanto quanto si sarebbe temuto. Così, in risposta ad una singola dimostrazione di forza cinese, i legami del contenimento divennero visibili e serrati. La nuova Cina insiste sul fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno di spiegare ai cinesi che il loro obiettivo è semplice, come scrive [Robert] Zoellick, evitare “il dominio dell’Asia orientale di una potenza o un gruppo di potenze ostili agli Stati Uniti.” I nostri accordi con Giappone, Corea del Sud, Filippine, Thailandia e Australia, e le nostre forze navali e militari nella regione, mirano solo alla stabilità regionale, non all’accerchiamento aggressivo. Ma i cinesi capiscono gli interessi degli Stati Uniti benissimo, forse meglio di noi. Mentre accolgono la presenza degli Stati Uniti come un controllo sul Giappone, la nazione che temono di più, si può vedere chiaramente che gli sforzi militari e diplomatici statunitensi nella regione limitano gravemente la loro capacità di diventare la potenza egemone regionale. Secondo Thomas J. Christensen, che ha trascorso diversi mesi intervistando gli analisti militari e civili del governo cinese, i leader cinesi temono che “giochino a Gulliver con i lillipuziani del Sud-Est asiatico, con gli Stati Uniti che forniscono la corda e la posta in gioco.” In effetti, gli Stati Uniti bloccano le ambizioni cinesi semplicemente sostenendo quello che ci piace chiamare “norme internazionali” di comportamento. Christensen fa notare che i pensatori strategici cinesi considerano le “denunce delle violazioni delle norme internazionali della Cina” componente di “una strategia integrata occidentale, guidata da Washington, per evitare che la Cina diventi una grande potenza“.”
Ciò di cui Kagan parla è mantenere la supremazia statunitense in tutta l’Asia e produrre una strategia della tensione per dividere e limitare il potere di ogni singolo giocatore verso l’egemonia di Wall Street e Londra. Kagan continua: “I cambiamenti nel comportamento esterno e interno dell’Unione Sovietica, alla fine degli anni ’80, hanno provocato almeno in parte, una strategia statunitense che potrebbe essere definita “integrazione attraverso il contenimento e pressione per il cambiamento”. Tale strategia deve essere applicata in Cina oggi. Finché la Cina mantiene la sua forma attuale di governo, non può essere pacificamente integrata nell’ordine internazionale. Per i leader attuali della Cina, è troppo rischioso giocare secondo le nostre regole, ma la nostra mancanza di volontà d’imporgli di giocare con le nostre regole è troppo rischioso per la salute dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti non possono né devono essere disposti a sconvolgere l’ordine internazionale nella convinzione errata, che un accordo è il modo migliore per evitare un confronto con la Cina. Dovremmo tenere la linea, invece, e lavorare per il cambiamento politico a Pechino. Ciò significa rafforzare le nostre capacità militari nella regione, migliorando i nostri legami di sicurezza con amici e alleati, e rendendo chiaro che risponderemo con la forza se necessario, quando la Cina utilizza l’intimidazione o l’aggressione militare per realizzare le sue ambizioni regionali; ciò significa anche non commerciare con l’esercito cinese o fare affari con aziende possedute o gestite dai militari. Significa imporre sanzioni rigide quando scopriamo la Cina impegnarsi nella proliferazione nucleare. Una strategia del contenimento di successo richiederà l’aumento, e non la diminuzione, delle nostre capacità globali di difesa. Eyre Crowe ha avvertito nel 1907 che “più si parla della necessità di economizzare sui nostri armamenti, più i tedeschi crederanno saldamente che avremo difficoltà nella lotta e che vinceranno andando avanti.” Oggi, la percezione del nostro declino militare sta già delineando i calcoli cinesi. Nel 1992, un documento interno del governo cinese affermava che la “forza degli USA è in relativo declino e che ha limiti su ciò che può fare.” Questa percezione deve essere dissipata il più rapidamente possibile.”
Il discorso di Kagan sul “rispondere” all’espansione della Cina, chiaramente si manifesta oggi in una serie di crescenti conflitti per procura tra il Giappone e le Filippine sostenuti dagli USA, e in misura minore tra Nord e Sud Corea, e addirittura comincia a mostrarsi in Myanmar. I governi di questi Paesi hanno capitolato agli interessi degli Stati Uniti e al loro desiderio di svolgere il ruolo di procuratori degli statunitensi nella regione, anche a proprie spese; non è una sorpresa. Per espandere ciò, però, gli Stati Uniti prevedono una piena integrazione del Sud-Est asiatico con l’installazione di regimi fantocci e, quindi, usare le loro risorse e i loro popoli contro la Cina. Nel 2011, l’allora segretaria di Stato Hillary Clinton svelò la copertura della cospirazione di Kagan del 1997. Pubblicò sulla rivista Foreign Policy un pezzo intitolato “Il secolo del Pacifico dell’America” dove afferma esplicitamente: “Nei prossimi 10 anni, dobbiamo essere intelligenti e sistematici su dove investire tempo ed energie, in modo che ci mettiamo nella posizione migliore per sostenere la nostra leadership, proteggere i nostri interessi e far avanzare i nostri valori. Uno dei compiti più importanti del governo americano, nel prossimo decennio, sarà impegnarsi nella sostanziale avanzata degli investimenti – diplomatici, economici, strategici e altrove – nella regione Asia-Pacifico”.
Sostenere la nostra leadership“, “proteggere i nostri interessi” e “far avanzare i nostri valori“, sono chiaramente affermazioni egemoniche, e indicano l’obiettivo degli Stati Uniti di un “sostanziale aumento degli investimenti“, tra cui l’acquisto di ONG e partiti di opposizione in Malaysia, utili  direttamente alla leadership, agli interessi e ai “valori” degli Stati Uniti, non all’interno dei confini degli Stati Uniti, ma al di fuori di essi, soprattutto in Asia.
Clinton continua: “In un momento in cui nella regione si costruisce una più matura architettura economica promuovendo stabilità e prosperità, l’impegno degli Stati Uniti è essenziale. Contribuirà a costruire l’architettura e a pagare i dividendi della continua leadership americana per tutto il secolo, proprio come il nostro impegno post-bellico per la costruzione di una rete globale duratura di istituzioni e relazioni transatlantiche ci ha ripagato molte volte, e continua a farlo.” L’”architettura” sovranazionale è il blocco ASEAN, e di nuovo Clinton conferma che l’impegno degli Stati Uniti in questo processo è volto non a sollevare l’Asia, ma a mantenere la propria egemonia in tutta la regione, e in tutto il mondo. Clinton poi ammette apertamente che gli Stati Uniti cercano di sfruttare la crescita economica in Asia: “Sfruttare la crescita e il dinamismo in Asia è centrale per gli interessi economici e strategici americani e una priorità chiave per il presidente Obama. L’apertura dei mercati in Asia fornisce agli Stati Uniti un’opportunità senza precedenti per gli investimenti, il commercio e l’accesso a una tecnologia all’avanguardia. La nostra ripresa economica interna dipenderà dalle esportazioni e dalla capacità delle imprese americane di sfruttare la vasta e crescente base consumatrice in Asia.”
Naturalmente, lo scopo di un’economia è soddisfare le esigenze di coloro che vivono al suo interno. L’economia asiatica pertanto dovrebbe soddisfare le esigenze e gli interessi degli asiatici, non un impero egemonico sull’altro lato del Pacifico. L’articolo di Clinton potrebbe facilmente riprendere la dichiarazione del re d’Inghilterra Giorgio e le sue intenzioni di svuotare il Nuovo Mondo. E nessun impero è completo senza stabilire una guarnigione militare permanente in un territorio appena conquistato. Clinton spiega: “Con ciò in mente, il nostro lavoro sarà procedere lungo sei linee d’azione fondamentali: rafforzare le alleanze di sicurezza bilaterali; approfondire i nostri rapporti di collaborazione con le potenze emergenti, tra cui la Cina, impegnarsi con le istituzioni multilaterali regionali, nell’espansione del commercio e degli investimenti; forgiare una larga presenza militare e promuovere la democrazia e i diritti umani.” Naturalmente, per “promuovere la democrazia e i diritti umani,” Clinton indica la continuazione del finanziamento delle pseudo-ONG che sfruttano maliziosamente i diritti umani e la promozione della democrazia per minare politicamente governi presi di mira nel perseguimento dell’installazione di regimi-fantocci più obbedienti.
Il pezzo è lungo, e mentre molti lettori potrebbero essere tentati dal sorvolare su alcuni dei più brutti  aspetti, apertamente imperiali della dichiarazione di Clinton, la prova delle vere intenzioni degli USA in Asia può essere vista chiaramente oggi, manifestatasi con l’incoraggiamento intenzionale delle provocazioni tra Corea democratica e Corea del Sud, con l’ampliarsi del confronto tra la Cina e i delegati degli Stati Uniti, Giappone e Filippine, e con le folle che scendono in piazza in Malesia, nella speranza di rovesciare le elezioni che il candidato degli USA, Anwar Ibrahim, non ha avuto alcuna possibilità di vincere.

Elezioni pulite e giuste?
Mentre il grido di battaglia di Anwar Ibrahim, della sua Alleanza del popolo e del Bersih sono “elezioni pulite e giuste”, in realtà, le accuse di frode sono piovute molto prima che le elezioni fossero anche iniziate. Questo non perché il partito d’opposizione di Anwar avesse le prove di tale frode, ma si trattava d’impiantarne l’idea nella mente delle persone, molto prima delle elezioni, e abbastanza profondamente per giustificare la pretesa sulle elezioni rubate, non importa cosa le urne, infine, hanno sentenziato. A un certo punto durante le elezioni, addirittura prima che le schede fossero contate, Anwar Ibrahim ha dichiarato vittoria, una mossa che gli analisti in tutta la regione hanno notato come provocatoria, pericolosa e incredibilmente irresponsabile. Anche in questo caso, non ci poteva essere alcuna prova che Anwar avesse vinto, perché gli scrutini non erano ancora stati contati. E’ stata ancora una volta una mossa destinata a manipolare l’opinione pubblica e a preparare il terreno per contestare l’inevitabile sconfitta di Anwar, mandando per le strade le folle e scatenando il caos tipico della rivoluzione colorata sostenuta dall’occidente.
Bisogna seriamente chiedersi, considerando i sostenitori stranieri di Anwar, le intenzioni dichiarate di quei sostenitori sull’Asia, e le irresponsabili affermazioni infondate di Anwar, prima, durante e dopo le elezioni, che cosa ci sia di “pulito e giusto” in tutto questo? Anwar Ibrahim è una frode, un palese fantoccio degli interessi stranieri. Le sue ONG satellitari, tra cui l’insidioso movimento Bersih apertamente finanziato da interessi corporativi-finanziari stranieri, e l’altrettanta insidiosa ONG elettorale Merdeka, che si dipinge come “indipendente” nonostante sia finanziata direttamente da un governo straniero, sono anch’essi delle frodi, trascinando persone in buona fede grazie a un marketing ingannevole, proprio come fanno le aziende di sigarette. E come le aziende di sigarette che vendono ciò che per milioni di persone è essenzialmente una lenta e dolorosa condanna a morte umiliante, che li lascerà in rovina finanziariamente e spiritualmente prima di ucciderli una volta per tutte, l’opposizione appoggiata dagli USA di Anwar venderà alla Malesia una lenta, dolorosa e umiliante morte. Purtroppo, come con le sigarette, le persone ben intenzionate, ma impressionabili, non comprendono tutti i fatti e invece basano il loro appoggio solo su marketing, espedienti, slogan, e trucchi di una ben oliata macchina politica manipolativa.
Per questa follia, la Malesia potrebbe pagare un prezzo pesante, un giorno, ma Anwar e il suo partito d’opposizione, oggi, hanno perso le elezioni, e il rivestimento a buon mercato della “promozione della democrazia” del pizzo statunitense si sta rapidamente staccando. Per ora, gli USA hanno spostato a metà il perno della propria agenda egemonica verso l’Asia, con il governo della Malesia che fornisce un modello per le altre nazioni della regione, qualora fossero interessate alla sovranità e al progresso indipendente, non importa quanto imperfetto o lento possano essere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il mistero delle bombe di Boston passa per la CIA

Aangirfan

DSC_0115-Edit-3-EditZbigniew Brzezinski, ideatore di al-Qaida

Il 23 aprile 2013, un corpo è stato trovato “nell’India Point Park di Providence Harbor“, presso l’hotel Wyndham Garden di Providence, Rhode Island. Era il cadavere di Tamerlan Tsarnaev? La famiglia della moglie di Tamerlan è di Rhode Island. “Il corpo sembra quello di un maschio ventenne che era stato in acqua per un po’ di tempo”, ha detto il comandante Thomas Oates del dipartimento di polizia di Providence… L’ufficio del medico legale di Rhode Island cerca di determinare se il corpo tratto dal fiume sia dello studente della Brown University scomparso, Sunil Tripathi, che era stato erroneamente collegato dai social media agli attentati di Boston la scorsa settimana. L’autopsia è stata condotta sul corpo, ma è improbabile che una identificazione positiva sua effettuata oggi, secondo Dara Chadwick, portavoce dell’ufficio del medico legale.“  Un corpo nel fiume, forse è…

untitledSunil Tripathi

Sunil Tripathi, 22 anni, era uno studente della Brown University scomparso dal marzo 2013. Le autorità sperano di rivelare l’identità del corpo oggi, ma il tenente della polizia Joseph Donnelly ha detto al Boston Globe che ‘e’ molto, molto probabile’ che si tratta di Tripathi. Alcune persone avevano sostenuto che il nome di Sunil era stato fatto dalla radio della polizia. Dailymail

untitled2Tamerlan Tsarnaev

Un sosia di Michael Jackson fingeva di essere il Re del Pop per tappare ultimo tour della stella, afferma la famiglia”. Il falso Jacko che ingannava i fan. “Il sosia sarebbe stato utilizzato a Londra, all’Arena O2… “La famiglia afferma anche clip che mostrano la star fare i provini per Thriller, in seguito utilizzato in un film, era interpretato da un sosia. Le accuse rientrano nella richiesta di 26 miliardi di sterline contro i promotori dei concerti del cantante. I Figli di Jacko, Paris e Prince, entrambi di 16 anni, e della loro nonna Katherine, 82 anni, dicono che i capi del tour assunsero il sosia. L’esperta del linguaggio del corpo Bianca Cobb ha detto: “L’uomo della clip non è Michael Jackson”.”
Tamerlan Tsarnaev era sposato con Katherine Russell, il cui padre Warren Russell appare al liceo nell’elitario college del New Hampshire, la Phillips Exeter Academy e nel college di Yale (collegato alla Skull and Bones e alla CIA). La madre di Katherine è Judith Russell.

katherine-russellKatherine Russell, moglie di Tamerlan Tsarnaev

Presumibilmente, Tamerlan Tsarnaev era circondato da persone ‘spettrali’? Tamerlan ha sposato una ragazza statunitense di nome Katherine Russell. Katie è cresciuta a Rhode Island ed è sempre rimasta vicino ai genitori e alle sorelle, così come alla sua famiglia allargata. Katie incontrò Tsarnaev in un nightclub. Tsarnaev si stava vedendo con un’altra donna al momento. Dailymail
A Tamerlan, da rigoroso musulmano, piacevano le ragazze e le discoteche. Durante la scuola, e  anni dopo, Luis Vasquez pensò al suo compagno di classe Tamerlan Tsarnaev come a ‘un grande, gigante buono’. “Stava progettando di rappresentare New England in un concorso nazionale di boxe“. Dailymail

uncle-ruslan2Ad un certo punto, Tamerlan sembra essere stato ‘influenzato’ dalla CIA. Lo zio di Tsarnaev, Ruslan, ha lavorato per l’organizzazione della CIA, l’USAID. Lo zio Ruslan Tsarnaev, che avrebbe lavorato per la CIA, dice che Tamerlan Tsarnaev era influenzato da un armeno-statunitense di nome Misha. Misha, un ‘falso’ convertito all’Islam, potrebbe essere stato un agente della CIA che cercava di controllare mentalmente Tamerlan? Secondo Ruslan, Misha “ha affermato di essere un esorcista che combatte i demoni… Tamerlan era assolutamente in suo possesso”. Dailymail.

ArmeniaLa delegazione guidata dal Primo Viceministro della Difesa dell’Armenia ha partecipato alle consultazioni bilaterali per la difesa armeno-statunitensi tenutosi a Washington DC nel 2011. L’esercito statunitense ha stretti legami con l’Armenia.

Commenti anonimi:
Il collegamento Armeno – La notte degli spari e delle bombe a mano, stavo ascoltando la radio della polizia di Boston. I poliziotti hanno detto che stavano recando presso la Chiesa armena. Sembrava che stessero allestendo un posto di comando lì. La madre di Tamerlan dice dei suoi figli: “Sono stati incastrati, l’FBI li ha seguiti per anni“, La madre dei Tsarnaev a RussiaToday
ALQQ41P5likwBMHvSecondo i documenti ricevuti dalle Izvestija, Tamerlan Tsarnaev è stato reclutato dal Caucasus Fund della Georgia, un’organizzazione gestita dalla Fondazione Jamestown. I documenti sono trapelati dagli archivi del ministero degli Interni della Georgia, dipartimento del controspionaggio. L’articolo delle Izvestija indica che tra gennaio e luglio del 2012, Tamerlan Tsarnaev, accusato delle bombe alla maratona di Boston, ha partecipato ai seminari gestiti dal Caucasus Fund“. Per saperne di più. La Fondazione Jamestown è una copertura della CIA.

CIA magLa rivista della CIA Inspire

La rivista Inspire ha pubblicato un articolo su come costruire una bomba con una pentola a pressione: ‘Costruisci una bomba nella cucina di tua madre.’ Il famigerato FBI sostiene che Dzhokhar Tsarnaev, nell’ospedale israeliano di Boston, “ha ammesso che lui e suo fratello avevano piazzato due bombe alla gara, e avevano imparato a farlo leggendo la rivista Inspire“.
Degli ordigni basati su pentole a pressione sono stati utilizzati nel 2006 negli attentati ai treni di Mumbai, in India, uccidendo 209 persone e ferendone centinaia. Queste esplosioni erano ‘un lavoro interno’, condotto da agenti governativi. L’8 novembre 2008, la squadra antiterrorismo del Maharashtra rivelò che il Colonnello indiano Srikant Purohit era stato coinvolto in un esplosione che aveva ucciso delle persone a Malegaon, nel settembre 2007. La squadra antiterrorismo accusò Purohit di aver fornito l’RDX utilizzato nelle esplosioni. (Le indagini della ATS dimostrano che Purohit ha procurato l’RDX/ Ufficiale indiano arrestato per gli attentai) E’ stato riportato che il tenente-colonnello Srikant Prasad Purohit, l’ufficiale dell’esercito arrestato nel caso Malegaon, era coinvolto anche in altri attentati.
Altri detenuti come Purohit per la serie di attentati del Nanded, nel 2006.

Di seguito lo zaino che avrebbe contenuto la bomba.
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Il ragazzo con lo zaino, identico a quello che ha fatto saltare in aria la bomba, è un… Navy SEAL!
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Dzhokhar Tsarnaev è innocente
Perché i Tsarnaev hanno detto alla vittima del furto dell’auto che erano responsabili delle bombe, come la polizia sostiene? Non ha senso. Le bombe inesplose trovate nell’appartamento del fratello maggiore di Tamerlan? Non vivevano insieme. Come poteva Jahar scappare più in fretta se l’avrebbe fatto con “diverse armi e centinaia di munizioni?” Che dire di questo video con 350.000 contatti dove sembra che avesse ancora lo zaino dopo che le bombe erano esplose? The Daily Beast
La pagina di FacebookDzhokhar Tsarnaev è innocente“, sostiene che il governo degli Stati Uniti, e non Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, sia dietro gli attentati di Boston. “Ciò è dello stesso genere di teorie del complotto propugnati sull’11/9 da Alex Jones, fondatore di Infowars, sito web preferito da Tamerlan Tsarnaev”, secondo Associated Press.

20110202_CIAMBTamerlan Tsarnaev ha partecipato a un seminario promosso dalla Fondazione Jamestown legata alla CIA, secondo le Izvestija. Il quotidiano russo cita documenti prodotti dal dipartimento del controspionaggio del ministero degli Interni della Georgia, confermando che l’ONG “Caucasus Fund” tenne un seminario nell’estate del 2012 frequentato da Tsarnaev. Il Caucasus Fund è stato creato nel novembre 2008, dopo il conflitto geoergiano-osseto. Scopo principale dell’organizzazione, secondo Izvestija, è “reclutare giovani intellettuali del Caucaso del Nord per aggravare l’instabilità e diffondere l’estremismo nelle regioni meridionali della Russia.” La Fondazione Jamestown è una nota facciata della CIA. Ed “è solo un elemento di una macchina enorme, controllata dalla Freedom House e collegata alla CIA“, scrive la Rete Voltaire.In pratica, è diventata un’agenzia di stampa specializzata in Stati comunisti e post-comunisti e nel terrorismo.” Il direttore della CIA William Casey e il dissidente russo Arkadij Shevchenko contribuirono alla creazione dell’organizzazione. Nel consiglio di amministrazione della Jamestown vi è Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter. Brzezinski, un operativo di alto livello del globalismo, avviò il reclutamento dei mujahidon della CIA per l’Afghanistan, che in ultima analisi produsse al-Qaida e i taliban.

Tamerlan Tsarnaev seguiva i corsi sponsorizzati dalla CIA
Il giudice Napolitano sulle false cellule terroristiche del governo

Boston 1Le nuove immagini del video di sorveglianza di Boston mostrano le agghiaccianti immagini di ‘Red Bull e Doritos’. Dailymail. Tamerlan Tsarnaev ha frequentato la stessa scuola degli attori Matt Damon e Ben Affleck. Gli amici descrivono Dzhokhar Tsaraev come un mite fumatore di spinelli, e sembrano veramente scioccati dal fatto che abbia potuto essere coinvolto in violenze. Secondo i racconti di Dzhokhar su Twitter, Dzhokhar sognava cheeseburger, scherza con gli amici su come ottenere voti alti, trovare ragazze e guardare la saga fantasy “Game of Thrones” in TV. Il giorno dopo l’attentato, ha scritto su Twitter: ‘Sono un ragazzo stressato’. Nella notte seguente gli attentati si era recato in palestra. Molti dei suoi amici hanno lanciato campagne su Facebook e Twitter proclamando la sua innocenza e sostenendo che era all’università. Altri hanno detto che credono così fortemente nel suo buon carattere che avrebbero testimoniato per lui al processo. Daily Mail

SquarciniSquarcini

Secondo quanto riferito, Tamerlan Tsarnaev era un terrorista islamico “come il francese Mohammed Merah, morto in una sparatoria con la polizia un anno fa, dopo… una serie di sparatorie a Tolosa…” Alcuni alti funzionari dell’intelligence francese hanno suggerito che Mohamed Merah, il presunto killer di Tolosa, abbia lavorato per l’intelligence francese. Merah era collegato alla Direzione Centrale d’Intelligence Interna (DCRI), gestito da Bernard Squarcini, molto vicino all’ex presidente Nicolas Sarkozy. Squarcini ha ammesso che Merah aveva ripetutamente visitato gli uffici della DCRI. Yves Bonnet, ex capo dei servizi segreti, dice di Merah: “Era conosciuto alla DCRI… perché li aveva il suo contatto dell’intelligence interna.” Secondo fonti d’intelligence che hanno parlato con Il Foglio, La Direzione Generale di Sicurezza Esterna francese permise l’ingresso in Israele di Merah, nel 2010, presentandolo come informatore.
Il pistolero di Tolosa era un informatore dei servizi segreti francesi?Articoli indicano che il pistolero di Tolosa fosse un attivo dell’intelligence francese

Tania Head Bloomberg Giuliani Ground ZeroTania Head con Bloomberg e Giuliani

Tania Head è la fondatrice e capo del Network dei superstiti World Trade Center. Tania dice che l’11 settembre si trovava al 78° piano della torre sud, quando l’aereo l’ha colpita. Dice che giaceva sul pavimento quando un uomo con una bandana rossa le spense le fiamme sulla schiena. In realtà, Tania Head l’11 settembre 2001, era a Barcellona. Il vero nome di Tania Head è Alicia Esteve Head, ed è la figlia di un uomo d’affari spagnolo finito in prigione per appropriazione indebita. Nel 2007, mentre il New York Times stava per smascherarla, confessò le sue bugie. Si potrebbe sospettare che Tania Head lavorasse per la CIA e che il suo lavoro fosse diffondere disinformazione e fare in modo che i veri sopravvissuti dell’11 settembre subissero il lavaggio del cervello. Tania Head è diventata amica della sopravvissuta Linda Gormley. Head costrinse Gormley a prendere parte a un trattamento chiamato ‘flooding’ per poter affrontare il suo stress post-traumatico. Il trattamento della Head costringeva Gormley ad ascoltare un nastro in cui Head descrive degli incubi legati agli attentati. Sul nastro, Head ripeteva: “Lei non ha la testa. Oh mio Dio!! Non riesco a respirare! La mia pelle sta bruciando! Sono tutti morti, tutti morti!!Sembra il lavaggio del cervello, progettato dalla CIA per avere il controllo della mente di qualcuno.

Se cercate i terroristi di Boston, guardare la Boston irlandese che ha finanziato l’IRA in Irlanda del Nord.

Aangirfan - Aangirfan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yoani María Sánchez – Blogger del dipartimento di Stato e della CIA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 3/01/2013

502826_yoani%20sanchez%20passaportoTutte le agenzie occidentali assieme segnalano la notizia che Yoani María Sánchez Cordero, una blogger cubana di 37 anni, ha ottenuto il permesso di lasciare Cuba. Ha cercato di ottenerlo da cinque anni, ora l’ha avuto. Sánchez era un po’ delusa dal fatto che la sua partenza era ben lungi dall’essere un evento al centro dell’attenzione pubblica. Nessuna azione drammatica: non ci sono interrogazioni, ne richieste, non c’era nulla da utilizzare per denigrare il “regime dei fratelli  Castro”.
Yoani viaggerà per 80 giorni in dieci paesi, tra cui Spagna, Svizzera, Germania, Italia e Stati Uniti. Il Brasile è il Paese da cui ha iniziato… La sua prima apparizione si è dimostrata un errore: un gruppo di manifestanti di sinistra ha manifestato contro la proiezione di un documentario dal titolo calunnioso “Cuba-Honduras Connection”, dedicato al contenimento della libertà di espressione nei Paesi governati da “regimi dittatoriali”. Yoani Sánchez ha un ruolo, raccontare la lotta per la democrazia a Cuba, usando dei social network per adunare i giovani. Ha una avversione verso la vita a Cuba e sogna “una vera democrazia per tutti”.
La blogger è frustrata per il fatto che dei “sostenitori del regime dei fratelli Castro in Brasile” hanno interrotto la proiezione. Ha chiesto al governo di Dilma Rousseff di avere una posizione “più energica e più dura” sulla questione dei diritti umani verso il governo di Raúl Castro. Secondo lei, “C’è mancanza di durezza o di franchezza quando si parla del tema dei diritti umani sull’isola. C’è stato troppo silenzio. La gente non deve dimenticare”. La sua guardia del corpo è stata rafforzata dopo il primo incidente. Alcuni media hanno riferito che La Habana era pronta ad usare qualsiasi mezzo al fine di interrompere il tour della blogger. Il ministro degli Esteri brasiliano Patriota ha smentito tali voci. Ha detto che non ci sono ostacoli alla visita. Yoani si è fermata nell’hotel più alla moda, reputato tra i più sicuri, per i cittadini degli Stati Uniti. Il suo soggiorno è a spese (per gentile concessione dell’ospite) dell’associazione degli hotel brasiliana.
La fama acquisita da Yoani grazie ai social network è una questione di particolare attenzione. Come poteva una blogger quasi ordinaria che critica i servizi comunali e i problemi di trasporto dell’Habana, diventare una figura chiave nelle campagne propagandistiche lanciate dal dipartimento di Stato USA e dalla CIA contro Cuba? Era emigrata in Svizzera nel 2002, dopo un matrimonio fittizio. Probabilmente i servizi speciali degli Stati Uniti hanno messo gli occhi su di lei come promettente agente d’influenza. Molti latino-americani vivono in Svizzera e la CIA vi è sempre stata ben collegata e ben posizionata. Aveva tutti gli ingredienti per l’operazione. Laureata in filologia, ambiziosa e con una particolare attitudine per l’analisi e l’improvvisazione. La blogger ha cercato di compensare la sua mancanza di attrazione fisica con l’abilità intellettuale e i successi in politica e nel giornalismo. Gli agenti della CIA l’hanno usata a loro vantaggio, promettendole “carriera sicura”, fama internazionale e protezione dalle “repressioni” del governo cubano.
Diventata esperta di computer in Svizzera, fu introdotta alla programmazione e ad altre qualifiche. Tale formazione è stata utile in seguito. Ha detto che in un certo numero di occasioni ha finto di essere una turista tedesca per avere accesso alle connessioni internet in hotel destinati agli stranieri. Non una volta ha nascosto il riconoscimento di avere le necessarie informazioni dalle riunioni di partito. La blogger era capace di scomparire quando veniva osservata e seguita, in modo di poter incontrare il suo collegamento della missione degli interessi degli Stati Uniti a L’Avana. Ma non sempre ha usato l’arte della cospirazione per le sue riunioni con gli statunitensi. Più di una volta li ha incontrati in pieno giorno, nel suo appartamento: comportamento del tipo “non ho nulla da nascondere e faccio tutto apertamente”. Sanchez tornò a Cuba nell’estate del 2004.
Nell’aprile 2007 lanciò il blog Generazione Y pieno di riflessioni sferzanti sulla vita cubana. Fin dall’inizio era rivolto principalmente ai giovani. Yoani si presenta come una giovane cubana che rimugina sulle ragioni giuste e sbagliate delle “dure condizioni di vita”. Ha detto, in un’intervista, che una volta aveva “molti problemi e storie mai discusse sulla stampa o in televisione. Era tutto molto confuso con lo scetticismo…, il blog ha permesso di sbarazzarmi di molti demoni: apatia, paura, inerzia. Con la terapia del blog ha fatto breccia in molti cuori catturati dagli stessi demoni”.
Il dipartimento di Stato e la CIA hanno fatto del loro meglio per promuovere il blog nel più breve tempo possibile. I post della blogger sono stati tradotti in venti lingue. I testi sono stati raccolti e archiviati secondo i temi, e poi resi pubblici sotto forma di libri. Quattro ingombranti volumi sono stati pubblicati nel 2010-2011. Il numero di questioni affrontate è cresciuto col passare del tempo. Lo stato dell’economia cubana, sentimenti pubblici, voci su possibili cambiamenti al vertice, il blog viene indicato come fonte d’informazione più attendibile dai media occidentali. Huffington Post, Miami Herald, New York Times, lo spagnolo el Pais e il Clarin argentino hanno iniziato a collaborare con lei. Un flusso di prestigiosi riconoscimenti internazionali ha fatto seguito. Nell’aprile del 2008 ha vinto il premio giornalistico Ortega y Gasset del quotidiano spagnolo el País. In poco tempo ha ricevuto una ventina di premi per un totale pari a oltre 250 mila dollari. Il Times degli Stati Uniti non perse tempo ad inserire il suo nome nell’elenco annuale delle 100 persone più influenti del pianeta, Foreign Policy l’ha definita uno dei dieci più importanti intellettuali latino-americani.
I rapporti della missione degli Stati Uniti a La Habana, resi pubblici da Wikileaks, parlano di promettenti giovani dissidenti “non tradizionali”, come Yoani Sánchez, in grado d’influenzare la vita sociale e politica cubana dopo che i fratelli Castro non ci saranno. Questo spiega perché il presidente Obama presti tanta attenzione a ciò che fa Sánchez. Nel 2007 ha risposto a sette domande della blogger. Questo è ciò che sembrava, in pratica. La missione degli Stati Uniti ha posto le domande e le risposte in nome del presidente. Poi le ha inviate a Washington per l’approvazione da parte del dipartimento di Stato e della Casa Bianca. Dopo che il documento è tornato alla missione, li ha rinviati a Sánchez. Nel 2011, Sanchez ha ricevuto il premio International Women of Courage dalla segretaria di Stato USA. Michelle Obama e Hillary Clinton presero parte alla cerimonia. Secondo lei, non importava la persecuzione delle autorità cubane, Sanchez seguiva la sua strada dicendo cose che non potevano essere raccontate da altri.
Nel 2012 la blogger è stata candidata al Premio Nobel della Pace dal partito spagnolo Unione, Progresso e Democrazia (Unión Progreso y Democracia). Il premio è andato all’Unione europea. Senza dubbio sarà nominata di nuovo. Le sue probabilità aumenteranno in caso di repressione da parte del governo. Ma la leadership cubana è riservata, anche nel caso della guerra dell’informazione intermittente condotta nei suoi confronti dalla blogger. Ma lei ha il supporto sull’Isola? Scarso. I cubani conoscono bene gli esempi degli altri Paesi che hanno rifiutato il socialismo.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La “primavera araba” ha inventato la guerra “low cost”

Ahmed Bensaada 15 novembre 2012
Intervista condotta da Nordine Azzouz (“Reporter“)
Questa intervista è stata pubblicata nella rivista “Reporter” del 11 novembre 2012

Gli sconvolgimenti che caratterizzano da più di due anni molti paesi arabi vengono variamente analizzati. Per alcuni, queste “rivoluzioni” non sono né più né meno che il prodotto dei laboratori specializzati nella destabilizzazione degli Stati della regione, tra cui le politiche d’interferenza degli interessi delle potenze occidentali e degli Stati Uniti in particolare. Per altri, sono il risultato della fine dei regimi dittatoriali. Ahmed Bensaada, un ricercatore del Canada, sostiene la necessità di una lettura che sia una sintesi delle due teorie.

Un libro di prossima uscita sul tema della primavera araba. Di cosa tratta?
Il libro in questione è intitolato “Il lato oscuro delle rivoluzioni arabe” delle Edizioni Ellipses, sarà pubblicato a Parigi il 4 dicembre 2012. Questo libro, a cui ho contribuito, è un’opera collettiva diretta da Eric Denece, direttore del Centro francese per la Ricerca sull’Intelligence (CF2R). Non meno di 24 autori provenienti da ambienti diversi vi hanno partecipato, il che lo rende un libro molto ricco e ben documentato, che certamente contribuirà alla comprensione di ciò che viene comunemente chiamata “primavera araba”. Così, possiamo leggere testi scritti da ricercatori, giornalisti, filosofi e politici. Il libro è diviso in tre parti: a) Analisi e decostruzione delle rivoluzioni nazionali, b) Il ruolo degli attori stranieri e c) Le conseguenze internazionali della primavera araba. Questo lo rende uno dei primi lavori con una panoramica sui vari aspetti delle rivolte che hanno scosso le piazze arabe per quasi due anni.

Voi contribuite: quale tesi difendete?
La tesi che svolgo è il coinvolgimento degli Stati Uniti nelle rivolte delle piazze arabe attraverso una rete di agenzie statunitensi specializzate nell’”esportazione” della democrazia. In quanto tali, si possono citare l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), il National Endowment for Democracy (NED), l’International Republican Institute (IRI), il National Democratic Institute for International Affairs (NDI), la Freedom House (FH) e l’Open Society Institute (OSI). Queste stesse organizzazioni hanno contribuito al successo delle rivoluzioni colorate che hanno avuto luogo in alcuni paesi dell’Europa orientale o ex repubbliche sovietiche: Serbia (2000), Georgia (2003), Ucraina (2004) e Kirghizistan (2005).  Il coinvolgimento degli Stati Uniti può essere diviso in due distinti aspetti ma complementari: un è il cyberspazio e l’altro è lo spazio reale. Il primo riguarda la formazione di cyberattivisti arabi (nell’ambito di ciò che viene comunemente chiamato la “Lega Araba della rete”) per controllare il cyberspazio. Il secondo riguarda le tecniche di controllo della lotta nonviolenta teorizzate dal filosofo statunitense Gene Sharp e praticate dal ‘Center for Applied Non Violent Action and Strategies’ (CANVAS), guidato da ex dissidenti serbi che parteciparono alle rivoluzioni colorate. Argomenti come questi, con decine di riferimenti, vengono presentati sia nel mio libro “Arabesco americano: il ruolo degli Stati Uniti nelle rivolte di piazza arabe” (Edizioni Michel Brûlé, Montreal, 2011; Edizioni Synergy, Algeri, 2012) che in un capitolo intitolato “Il ruolo degli Stati Uniti nella primavera araba” del nuovo libro di prossima uscita “Il lato oscuro delle rivoluzioni arabe”. Si noti che in questo secondo libro, alcune informazioni sono state aggiornate, mentre altre riguardanti la Libia e la Siria sono state aggiunte. In effetti, all’uscita del primo libro, le rivolte in entrambi i paesi erano ancora all’inizio.

Oggi si dice oggi che la “primavera araba” sia stata progettata nei laboratori senza la volontà del popolo, sebbene nei vari paesi della regione vi sia un vero problema di governance e di deficit democratico?
Certo, non sono gli Stati Uniti che hanno suscitato la “primavera” araba. Le rivolte che hanno spazzato la piazza araba sono una conseguenza della mancanza di democrazia, giustizia sociale e fiducia tra i leader e i loro popolo. Tutto ciò costituisce una destabilizzazione “fertile”. Il terreno è composto da uomini e donne che hanno perso fiducia nei loro leader, e la cui permanenza deleteria non lasciava alcuna speranza. Per loro, il fine giustifica i mezzi. Tuttavia, il coinvolgimento degli Stati Uniti in questo processo non è banale, tutt’altro. Gli importi investiti, la formazione offerta, l’impegno militare e l’atteggiamento diplomatico di alto livello lo confermano. Inoltre, la loro partecipazione non è iniziata con le rivolte di strada arabe, ma molto tempo prima. Ad esempio, si stima che tra il 2005 e il 2010 non meno di 10.000 egiziani siano stati formati dalle organizzazioni di cui sopra. Queste organizzazioni hanno speso quasi 20 milioni di dollari all’anno in Egitto, raddoppiando l’importo nel 2011. E’ per questo motivo che nel 2012, alcune di queste organizzazioni sono state perseguite dalla magistratura egiziana, che le ha accusate di “finanziamento illecito”. Ricordiamo a questo proposito che 19 statunitensi furono coinvolti nel caso, tra cui Sam LaHood, direttore dell’IRI in Egitto e figlio di Ray LaHood, Segretario ai Trasporti degli Stati Uniti.

Perché i “pacchetti” della stessa borsa di “primavera” non hanno funzionato nello stesso modo; in Egitto dove Mubarak e il suo regime sono stati abbattuti, ha funzionato bene, e la Siria invece rischia la frammentazione, oggi?
E’ vero che le rivolte hanno una loro dinamica. Quelle in Tunisia e Egitto sono molto simili. Per  contro, anche se sono iniziate in modo simile alle prime due, le rivolte libica e siriana si sono  rapidamente trasformate in guerre civili “classiche”, con la palese interferenza straniera. Va sottolineato che gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo centrale in tutti questi casi, anche se negli ultimi due la collaborazione di alcuni paesi della NATO (Francia, Gran Bretagna, Turchia) e arabi (Qatar e Arabia Saudita) è notevole. Dall’analisi delle rivolte della “primavera” araba, due lezioni si possono trarre. La prima è che i paesi occidentali (aiutati da collaboratori arabi) possono supportare il cambiamento dei regimi e dei governi arabi, con rischio quasi zero di perdere vite umane e con investimenti molto redditizi. In Libia, ad esempio, decine di migliaia di persone sono state uccise, mentre le perdite occidentali sono stati pari a zero, nonostante decine di migliaia di attacchi aerei della NATO. D’altra parte, il ministro della difesa francese ha detto che il costo totale delle operazioni in Libia, per la Francia, potrebbe essere stimato a 320 milioni al 30 settembre 2011. Inezie se confrontiamo queste cifre con, ad esempio, il costo di un intervento occidentale in Iraq e Afghanistan, dove le vittime della coalizione e gli investimenti erano molto più coerenti. Con la “primavera araba”, il concetto di guerra “low cost” viene inventata. Ovviamente, il costo è basso per l’occidente e non gli arabi. La seconda lezione da trarre è che i paesi occidentali possono passare, senza scrupoli, dall’approccio non violento di Gene Sharp alla guerra aperta (sotto l’egida delle Nazioni Unite o meno) con i mezzi militari della NATO, mentre brandiscono, di volta in volta, lo spettro della Corte penale internazionale (CPI).

Non siamo in linea con la tesi del ‘complotto dell’occidente’?
Lo sviluppo di una tesi sul ruolo degli Stati Uniti nelle rivolte arabe è tre volte problematico per uno scrittore. In primo luogo, può essere etichettato come cospirazionista paranoico ossessionato da visioni antiamericane. In secondo luogo, può farlo sembrare un protettore o un ammiratore di leader autocratici megalomani e tirannici, che hanno per troppo tempo usurpato il potere. In terzo luogo, non è impossibile farsi tacciare di nemico della “nobile e grande rivoluzione popolare.” Infatti, non appena vi è un discorso intellettuale diverso da quello dei media principali, si viene automaticamente indicati “flirtare con la teoria del complotto.” Nel caso specifico delle rivolte arabe, il complotto è tirato in ballo piuttosto dai media “mainstream” che vogliono farci credere nella spontaneità delle rivolte arabe. Mi ricordo di una citazione di FD Roosevelt: “In politica nulla accade per caso. Se succede qualcosa, potete scommettere che è stato progettato per questo.”
Le informazioni contenute nei due libri si basano su fatti i cui riferimenti sono stati tutti verificati. Vi ricordo che i principali media che creano e diffondono informazioni, provengono dai paesi maggiormente coinvolti nella “primaverizzazione” araba. Tutti presentano la stessa storia sollevando un belligerante al rango di eroe (colui che è contro l’attuale governo) e assegnando all’altro il ruolo di carnefice. La verità è molto più complessa e non può semplicemente essere ritratta in bianco e nero. Un lavoro giornalistico integro e onesto si proporrebbe piuttosto, di analizzare le diverse sfumature di grigio. Un’altra favola narrata dai media è che ciò che interessa agli occidentali è portare il Vangelo in questi paesi, sotto forma di democrazia. In tal caso, perché gli occidentali non aiutano i cittadini del Bahrain a godere, anche loro, della democrazia, mentre da mesi la rivolta scuote il regno? E paesi come il Qatar e l’Arabia Saudita che vogliono costruire la democrazia nei paesi arabi, perché non iniziano da essi stessi? Così, finché i giornalisti non faranno il loro lavoro, saremo noi, senza alcuna affinità con i belligeranti, ad avere il compito di svelare la verità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

USAID: destabilizzazione e spionaggio, pilastri della guerra globale

Un miliardo di dollari investiti annualmente in operazioni d’interferenza di USAID/CIA
Jean-Guy Allard, Mondialisation, 2 ottobre 2012, michelcollon.info

Gli Stati Uniti investono un miliardo di dollari, ogni anno, in operazioni “umanitarie” in America Latina e nei Caraibi attraverso la sua Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ha rivelato Mark Feierstein, direttore dell’agenzia dello stato nordamericano accusata di essere una facciata della dirigenza nordamericana. Feierstein, un impiegato federale con un passato legato alle attività d’interferenza, ha detto a Miami che Haiti, dove l’USAID ha compiuto attività controverse – Colombia, Messico, America Centrale e Perù sono nella “lista delle priorità” dell’organizzazione.

In un momento di eccessiva gioia celebrativa del “successo” di questa società controllata del Dipartimento di Stato, Feierstein ha apertamente dichiarato che “cinque milioni” saranno destinati  per la “democrazia” in Venezuela, quest’anno. Tuttavia, l’USAID si è ritirata dal paese per paura della legge per la difesa della sovranità e l’autodeterminazione politica nazionale. Questa legge vieta, dalla fine del 2010, i finanziamenti esteri ai partiti politici. Un “settore molto importante di questa agenzia è legato alla democrazia e ai programmi sviluppati per rafforzare le istituzioni nella maggior parte dei paesi della regione“, si giustifica, senza riferirsi alla violazione della legge. Nel caso del Venezuela, cinque milioni di dollari saranno stanziati all’assistenza tecnica per la “promozione e tutela della democrazia e dei diritti umani“, ha insistito Feierstein.

“Stratega” di un candidato assassino
Nel 2002, il capo regionale dell’USAID, specialista in interferenze, è stato lo stratega della campagna dell’ex presidente boliviano Gonzalo “Goni” Sánchez de Lozada e del suo Movimento rivoluzionario nazionalista (MNR). “Goni” è colui che ordinò un massacro durante la famosa “guerra del gas” nell’ottobre 2003. Risultato: 67 morti e 400 feriti, per lo più civili. Latitante fuggito dalla giustizia boliviana, ora vive negli Stati Uniti. Gli ideali di Feierstein sono così umanitari che è stato successivamente nominato, negli anni ’90, “Project Manager” in Nicaragua, nell’operazione del National Endowment for Democracy (NED), filiale dell’USAID; direttore per l’America Latina e i Caraibi del National Democratic Institute, un altro strumento di interferenza imperiale finanziato dall’USAID; e Consigliere speciale dell’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS).
Lo stesso giorno della conferenza stampa dell’ufficiale statunitense, il presidente boliviano Evo Morales ha denunciato gli Stati Uniti che, attraverso l’USAID, spiano “la Bolivia e altri paesi dell’America Latina“. “Sono convinto che alcune ONG, in particolare quelle finanziate dall’USAID, siano la quinta colonna dello spionaggio, non solo in Bolivia, ma in tutta l’America Latina“, ha accusato Evo Morales nel corso di una conferenza stampa ad Oruro.

In Messico, il potenziale impatto sugli Stati Uniti
Per quanto riguarda Colombia e Messico, Feierstein ammette che la sua organizzazione “fornisce assistenza su questioni di sicurezza”, senza esplicitare. “In Messico, dice, la battaglia è contro il traffico di droga“, mentre in Colomba cerca “di consolidare i progressi in termini di sicurezza.” “Questi problemi sono diventati prioritari per l’USAID“, ha confessato Feierstein. In Messico, l’organismo degli Stati Uniti moltiplica le attività, “perché il potenziale impatto può essere importante per gli Stati Uniti, in caso di instabilità dovuta alle violenze criminali“. Non ha menzionato l’onnipresenza, nel paese azteco, confermata da queste stesse agenzie di sicurezza, di FBI, DEA e CIA… l’USAID destina circa 180 milioni dollari in Colombia e 50-60 milioni in Perù, Messico, Honduras e Guatemala, secondo il funzionario. “Siamo molto soddisfatti” per i progressi compiuti ad Haiti, ha detto, affermando che “nel campo della produzione agricola, l’USAID ha lavorato con gli agricoltori” (sic). L’USAID “potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare la produzione degli ultimi due anni.” Ha mostrato grande entusiasmo per un parco industriale che sarà avviato nel nord di Haiti da società statunitensi. Tuttavia, evita di ricordare che l’USAID, prima e dopo il terremoto, ha organizzato, diretto e finanziato diverse organizzazioni politiche del paese, in coordinamento con il Dipartimento di Stato e in parallelo alla presenza di 10000 uomini del Comando Sul del Pentagono.  L’USAID ha anche giocato un ruolo chiave nel rovesciamento del presidente Jean-Bertrand Aristide, nel 2004.
A Cuba, dove l’USAID spende i suoi milioni in operazioni di destabilizzazione che affida ad imprenditori, i fondi sono distribuiti da Mark Lopes, vice amministratore e “rappresentante personale” del senatore cubano-statunitense Bob Menendez, degno esponente della mafia cubano-americana del Campidoglio di Washington, complice di tutte le “iniziative” legislative ostili a Cuba e Venezuela. Negli ultimi anni è stata segnalata, nell’America Latina, la presenza dell’USAID in Bolivia, Brasile, Colombia, Cuba, Ecuador, Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Perù, Repubblica Dominicana e Venezuela. In molte occasioni, è stato dimostrato che l’USAID oltre a fornire una copertura ai funzionari della CIA, ha reclutato, addestrato e finanziato elementi che si sono poi dimostrati agenti al servizio degli interessi degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio –  SitoAurora

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