I veri rosso-bruni: il PD e i nazisti del battaglione Azov

Alessandro Lattanzio, 17/9/2014

L'ex-pornogiornale ufficiale del PD, l'Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, ora appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’ex-pornogiornale ufficiale del PD, l’Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’inglobamento dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica mette a serio repentaglio la sicurezza energetica ed economica dell’UE, che vedrebbe naufragare la possibilità di rafforzare la propria economia tramite l’integrazione di un Paese dalle enormi potenzialità umane, agricole, industriali come l’Ucraina
Matteo Cazzulani, responsabile del Partito Democratico metropolitano per i rapporti con il dissenso ucraino

E sì, certamente la Russia di Putin ha rivitalizzato un atteggiamento di egemonia regionale che accentua la competizione con “l’Occidente”, senza dubbio alcuno“.
Federica Mogherini, ministra degli Esteri del PD nel governo Renzi

International Conference on Libya“Il responsabile dell’Ufficio Affari  Internazionali dei Democratici di Sinistra (DS) e parlamentare Luciano Vecchi, nell’aprile 2006 discusse del chiaro arretramento democratico della Russia, come dimostra il suo crescente  coinvolgimento nella politica interna di Bielorussia e Ucraina e l’oppressione interna delle ONG. Vecchi raccontò come prevedesse d’incontrare un contatto russo membro di un piccolo partito di opposizione, ma che poco prima cancellò l’incontro perché “Putin aveva appena firmato un decreto eliminando il nostro partito“. Vecchi dichiarò che la Russia è un punto interrogativo perché è strategicamente molto importante per l’Italia come partner energetico, ma vi erano preoccupazioni sul suo arretramento democratico. Come osservò Vecchi, vi è purtroppo assai poca differenza tra la Russia moderna e la Russia totalitaria: prima c’era un solo partito, ora ce sono molti, ma solo una conta. Vecchi era accompagnato da Federica Mogherini”. Wikileaks

Per chi votano i banderisti in Italia?
“Per le elezioni Europee del 25 maggio vogliamo segnalarvi dei nomi di politici Italiani che si sono impegnati per la causa Ucraina. Lo facciamo in maniera bipartisan così che ogniuno possa scegliere senza tradire la propria fede politica. Sono politici del PD, Forza Italia e Partito Radicale. Altri non sono stati inserite in quanto hanno posizioni non a favore o comunque non siamo venuti a conoscenza della loro attività in supporto della democrazia in Ucraina.

imagesWOS250K4ORESTE ROSSI
Forza Italia, è il parlamentare Italiano con il 100% delle presenze in Parlamento. Ha dimostrato sensibilità verso l’Ucraina interessandosi al nuovo corso democratico e presentando alcune delle nostre proposte al Parlamento Europeo in tema di sicurezza ma anche riguardo la problematica dei Marshrutka. Si è attivato presso una grande azienda farmaceutica per il nostro progetto dei farmaci oncologici. Si presenta nelle circoscrizioni di Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.

0GIANNI PITTELLA
Partito Democratico, è stato il primo politico a giungere a Kiev nel mese di Gennaio e a portare la sua solidarietà al popolo Ucraino dal palco di Maidan, si è sempre espresso a favore del nuovo corso. E’ stato vice Presidente del Parlamento Europeo e si presenta a queste elezioni nella CIRCOSCRIZIONE MERIDIONALE

patrizia-toiaPATRIZIA TOIA
Partito democratico si presenta nella circoscrizione Nord Ovest e collabora con Matteo Cazzulani nostro personale amico e grande difensore in Europa dell’Ucraina. Pertanto invitiamo tutti coloro che si riconoscono in questi due partiti a scrivere il voto di preferenza dei candidati sopra citati alla lista collegata (e nelle circoscrizioni ove si presentano) in quanto potremo avere degli interlocutori diretti all’Europarlamento per poter veicolare le nostre proposte o proporre delle problematiche.
Essendo il nostro gruppo Apartitico è gradito evitare polemiche tra appartenenti di partiti differenti (almeno in questa occasione), in questa fase cerchiamo solo di supportare i pochi che hanno dimostrato sensibilità e vicinanza al nostro comune interesse che si chiama UCRAINA.”

voerzio3Sul sito dei banderisti in Italia, sotto l’appello a sostenere la raccolta fondi per la Guardia Nazionale (gli squadroni della morte neonazisti ucraini), vi era il programma della Festa dell’’Unità Ucraina’ (ovvero, lo sterminio dei russofoni e degli oppositori ucraini antifascisti ed antigolpisti), il programma della kermesse vedeva l’intervento di Anna Zafesova, giornalista russofoba, dei neonazisti Mauro Voerzio e Fabio Prevedello ed infine di Matteo Cazzulani, “analista, saggista, esperto di politica dell’Europa Centro-Orientale e di questioni energetiche… delegato del PD metropolitano milanese per i rapporti con il dissenso ucraino, ha fatto parte della missione a Kyiv del Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella”; in sostanza aveva partecipato alla pianificazione del golpe atlantista (Gladio) a Kiev, dove gli elementi neonazisti locali stavano ‘mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza’, come ci spiega compiaciuta della sua esperienza golpista, la nostra ministra degli Esteri Federica Mogherini (BlogMog).
L’unità più famosa della Guardia nazionale ucraina, il battaglione Azov, per conto del quale il nazista Fontana, intervenuto alla kermesse di Milano dei banderisti del 14 settembre, tra una spiegazione di come traesse godimento spirituale nel bruciare vive le persone nella casa dei sindacati di Odessa o di come rivivesse la gioventù perduta bombardando le case con gente inerme dentro, lanciava un appello lacrimevole in aiuto dei ‘bisognosi’ tirapiedi armati dell’oligarca mafioso Kolomojskij, “C’è urgenza di tutto, dagli anfibi alle mimetiche, ai giubbotti antiproiettile. Ho visto i combattenti del battaglione Kiev. Vanno in trincea con le scarpe da ginnastica” (Fonte: Popoff Quotidiano)

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Fontana (Stan Ruinas) si vanta di aver partecipato al massacro di Odessa.

Cazzulani, assieme ai giovani fascisti di majdan: ""

Cazzulani, esponente del PD arringa i fascisti di Majdan: “un giovane deputato di uno dei partiti di opposizione … ci spiega con disinvoltura inconsapevole che stanno mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza.”

Cos’è il PD? Un partito di nazisti, agenti di Gladio e impiegati di Soros
Di seguito discorso di Matteo Cazzulani, responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con il dissenso ucraino, pronunciato durante il dibattito alla prima Festa dell’Unità ucraina assieme alla giornalista Anna Zafesova, al saggista Massimiliano Di Pasquale, al reduce del Maidan Mauro Voerzio e al Presidente dell’Associazione Maidan Fabio Prevedello.
«logogladioEssere europei significa non solo battersi affinché nel proprio orticello i principi fondanti dell’Unione Europea siano rispettati, ma anche perché Democrazia, Libertà, Pace e Diritti Umani e Civili siano valori estesi e condivisi anche da popoli europei per storia, cultura e tradizione che, per motivi di ordine geopolitico ed energetico, ancora non appartengono all’UE. Ho sempre disprezzato l’atteggiamento della gran parte degli italiani, che per ogni guerra prende le parti di una o dell’altra fazione con la medesima leggerezza con la quale si sceglie quale squadra tifare allo stadio. Non ho neppure mai tollerato l’etichetta di “filoucraino” che mi è stata posta da molti giornalisti invidiosi della mia indipendenza e persino da alcuni compagni di Partito gelosi della mia competenza specifica su un’Area geografica, l’Europa Centro-Orientale, di cui in Italia poco si sa e male si parla. Sostengo la causa degli ucraini, che si difendono dall’aggressione militare di Putin, proprio perché non sono “filoucraino”. Sono un europeo che, da convinto europeista, è consapevole che la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina – Paese europeo per storia, cultura e tradizioni – rappresenta una minaccia politica a cui l’Europa non può non dare una risposta risoluta schierandosi a favore del Diritto all’Indipendenza del popolo ucraino. Sono dalla parte dell’Ucraina, e contro l’aggressione militare di Putin nel Donbas, anche perché sono “filorusso”: la vittoria della Rivoluzione della Dignità, con cui gli ucraini hanno posto fine all’epoca autoritaria di Yanukovych, ha permesso non solo agli ucraini, ma anche agli stessi russi di sperare in un futuro di libertà e progresso.
L’indipendenza di un’Ucraina libera e pienamente integrata nell’UE e nella NATO è condicio sine qua non per l’evoluzione della Russia dal regime autocratico di Putin a una democrazia liberale che possa finalmente portare i russi a vivere in pace con i suoi vicini e, una volta superata per sempre la sua tradizionale tendenza imperiale – tipica dell’epoca zarista, sovietica e putiniana – a integrarsi appieno nel sistema politico e culturale europeo. Stare dalla parte dell’Ucraina aggredita da Putin, oggi significa sostenere il pieno Diritto alla Libertà, alla Democrazia e alla Pace sia per il popolo ucraino che per quello russo: un Diritto inalienabile che appartiene a tutti, senza distinzione alcuna di etnia, sesso e religione.
Il sostegno all’Ucraina non è una posizione di odio verso la Russia, ma una questione di civiltà che deve vedere tutti noi europei coinvolti affinché l’Ucraina sia in grado di guardare al futuro – chiamato UE e NATO – senza il timore di essere aggredita da un autocrate, Putin, che legge il presente con le lenti del passato sovietico e zarista. Inoltre, sostenere gli ucraini significa supportare un processo di democratizzazione che può finalmente portare anche la Russia ad abbracciare gli ideali della Comunità Euroatlantica e a considerare l’Europa e la NATO come un partner leale con cui è possibile, e opportuno, collaborare per un futuro di pace e progresso condiviso».


La democratizzazione ucraina secondo Cazzulani, applicata a un deputato antigolpista.


I capi responsabili del massacro di Odessa, camerati e sodali di Voerzio, Prevedello, Fontana e Cazzulani


Odessa, un passaggio che il nazipiddino Cazzulani ignora, ma con cui i suoi camerati di Euromajdan tengono a mostrarci il concetto di democrazia, civiltà e amore euro-atlantici.

La dmeocrazia piove su Donestk

La democrazia promessa da Cazzulani piove su Donetsk

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

La popolazione di Donestk e del Doinbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulati, l'amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito del terrorista mercenario Fontana

La popolazione di Donetsk e del Donbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulani, l’amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito disinteressato del terrorista mercenario Fontana

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Il 'saggista' Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

Il ‘saggista’ Massimiliano Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

nazi-soldier-shaking-hands“Abbiamo scelto Slaviansk in quanto città simbolo di questa guerra, occupata per alcuni mesi dai terroristi del Donbass e poi liberata dall’esercito Ucraino. Noi non chiederemo alle persone se parlano russo od Ucraino, non gli chiederemo se parteggiano per gli uni o per gli altri, NOI porteremo un messaggio di solidarietà e fratellanza universale che speriamo possa riscaldare i loro cuori.Italia-ucraina
(Mettendo sullo stesso piano i russi e gli Ucraini, chi con la prima lettera maiuscola e chi con quella minuscola).

Slovjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell'associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Slavjansk, donna riscaldata dal ‘gran cuore’ dell’associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Qui di seguito è descritto cosa sia il battaglione ‘Azov‘, per cui il Partito Democratico, tramite il figuro Cazzulani, suo esponente ufficiale lombardo, si sbraccia per fargli avere finanziamenti dai cittadini italiani.

Dopo mesi dal nostro ritorno in Crimea, siamo stati allertati dal presidente degli esperantisti dell’Ucraina, un ebreo, su tale personaggio abominevole. Ciò che non dice l’articolo seguente è che a Majdan, come rilevato dal quotidiano israeliano Haaretz, c’erano ad inquadrare i battaglioni nazisti degli ex-agenti del Mossad prossimi a Kolomojskij. Né i legami tra Bernard Henry Levy e tale spazzatura sono svelati, quando recentemente BHL s’è recato in TV per presentare tale putredine; inoltre lo stesso BHL ha fatto uno spettacolo sulla coscienza intellettuale europea (lui stesso) ad Odessa, la città dove l’oligarca ha compiuto la sua Oradour sur Glane nella casa dei sindacati. Personalmente ho completamente rotto con certi israeliani socialdemocratici che difendono “la pace ora”, o sono vicini a J. Call, che riprende compiaciuto la propaganda di Kolomojskij, sostenendo sulla loro rete la tesi del falso opuscolo antisemita prodotto da tale spazzatura. Proprio allora faceva assassinare il sindaco di Kharkov (ebreo come lui), ma rifiutando il fascismo banderista. Il paradosso di chi riprende tale spazzatura presso la socialdemocrazia israeliana, come nella sinistra intellettuale si riprende BHL. In Francia, la socialdemocrazia pubblica le menzogne sull’Ucraina e la virtù democratica di questi bastardi. La cosa triste sono i comunisti che si fanno travolgere da tali torbidi senza dire nulla e senza lottare a fianco di coloro che si difendono, lasciando alla destra e all’estrema destra la cura di rivelare i fatti e nel senso che immaginiamo. Danielle Bleitrach, Histoire et Societé

I frutti della collaborazione tra PD e neonazisti italiani in Ucraina:

Pittella e Cazzulati

Pittella e Cazzulani

I bisognosi che il nazista Voerzio e il piddino Cazzulani aiutano.

I bisognosi che l’ex-vigile urbano nazista Voerzio e il giovane piddino Cazzulani aiutano.

L'opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

L’opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

Battaglione Azov, milizia neonazista internazionale finanziata dall’oligarca israelo-ucraino I. Kolomojskij
Solidarité Internazionale 17 settembre 2014

BotspkyCYAA9-Nw.jpg largePropaganda mediatica è ben definita, anche se caricaturale: i combattenti per la libertà europeisti in marcia per schiacciare gli infidi separatisti filo-russi. I nostri amici di Junge Welt e di altri giornali interessati all’obiettività, hanno studiato i “battaglioni di volontari”, riportando storie edificanti.
Cosa accade in Ucraina? La confusione regna in un Paese in cui il popolo è ostaggio di rivalità inter-imperialiste, calcoli di oligarchi corrotti ora tutti allineati nel campo filo-occidentale, pronti a finanziare orde fasciste per conservare i propri privilegi. Di fronte alle fragile coesione e morale dei militari ucraini, le autorità utilizzano gruppi paramilitari: oltre alla carta bianca a servizi segreti (SBU), compagnie mercenarie statunitensi (ad esempio, Blackwater), la “Guardia Nazionale” viene integrata da combattenti dei gruppi di estrema destra, i “battaglioni di volontari” civili. Tali “battaglioni” furono autorizzati dal ministro dell’Interno Arsen Avakov nell’aprile 2014, permettendo la creazione di gruppi paramilitari per 12000 uomini (le dimensioni di una divisione di fanteria!). Ora si valuta la loro integrazione nell’esercito regolare. Il battaglione ‘Azov‘ con i battaglioni ‘Dnepr‘ e ‘Donbass‘ fa parte di tali battaglioni di volontari. E’ indicativo del contenuto politico controrivoluzionario di tali gruppi fascisti, così come dei calcoli di coloro che li finanziano.

Il braccio armato del partito nazista “raggruppamento nazionalsociale”
Il battaglione Azov si compone di circa 500 combattenti, tutti civili dalle stesse convinzioni: quella di un “nuovo ordine” basato sulla superiorità della razza bianca, una “rivoluzione nazionale” antidemocratica, antisemita, anticomunista, ma dietro Stati Uniti ed Unione europea. La spina dorsale del battaglione è composta da attivisti dell'”Adunata nazionalsociale” (SNA), tra cui il capo del battaglione Andrej Belitzkij, che non è altro che il capo del ramo paramilitare della SNA “Patrioti ucraini”. SNA fu fondata nel 2008 e si dichiara apertamente nazista, è nata dalla fusione di alcuni gruppuscoli neo-nazisti. Ha apertamente criticato il partito fascista Svoboda per la sua moderazione, la sua parte “liberale” (sic), ma anche i neo-nazisti di “Settore destro”, accusati di debolezza, anche se il rapporto tra SNA e Settore destro è stretto. SNA ufficialmente, come si può vedere sul loro sito, mira a “guidare la rivoluzione nazionale” e la “pulizia etnica dell’Ucraina”, “guidando i popoli bianchi nella lotta mondiale per la sopravvivenza, contro il nemico subumano, i semiti”. Sulla base del programma nazista, Andrej Belitzkij può impostare obiettivi più concreti: “la missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche in una crociata finale per la sopravvivenza“.

I simboli del battaglione: wolfsangel, sole nero, divisa banderista
Il battaglione Azov ha scelto come simbolo il “wolfsangel” su sfondo bianco, il simbolo della SNA e vecchio riferimento iconografico nazista, preso dalla 2° divisione SS Panzer “Das Reich“, responsabile del massacro di Oradour-sur-Glane. Su tale emblema: oltre ai colori ucraini (blu e giallo) e il simbolo nazista “wolfsangel”, vi sono anche il sole nero sullo sfondo, presumibilmente ideato dal capo nazista Heinrich Himmler, che rappresenta le tre svastiche divenire un’identità e mitico riferimento dei gruppi neonazisti degli ultimi decenni. Il motto del battaglione: “Morte al nemico!” adottato come saluto dalle truppe del nazionalista ucraino Stepan Bandera, che collaborò con i nazisti nel 1941: “Gloria all’Ucraina” paragonabile a “Gloria agli eroi”. Le forze neo-naziste come SNA passano ora all’offensiva, non solo militare ma anche politica, illustrando la fascistizzazione dell’Ucraina in cui l’estrema destra continua a radicalizzarsi: Svoboda, Settore Destro e infine SNA.

Il battaglione Azov al servizio di Ljashko, il deputato di estrema destra che vuole distruggere il Partito Comunista!
L’ascesa di tale battaglione è correlata a quello della nuova stella politica ucraina, Oleg Ljashko, capo del populista Partito Radicale di estrema destra, che ha avviato il procedimento per bandire il partito comunista. Ljashko appare spesso mentre insulta poliziotti, minaccia funzionari di arresto o assassinio sul posto, costringendo sindaci a cedergli i poteri. Spesso è accompagnato dal “battaglione Azov“, di cui è il padrino politico. Il ruolo militare del “battaglione Azov” è ancora più oscuro. La maggior parte dei combattenti non ha un vero e proprio addestramento militare, se non il loro fanatismo ideologico. Hanno partecipato alla presa di Marjupol, dove uccisero una ventina di persone. Sembra che l’esercito usi i battaglioni di volontari per “sgombrare il terreno” nel corpo a corpo, come nella periferia di Donetsk, preferendo combattere a distanza. In ogni caso è ciò che dice il capo del battaglione Andrej Belitzkij. Si sappia che Andrej Belitzkij fu condannato per comportamento violento durante una manifestazione a sostegno del suo camerata del SNA Igor Mosijchuk colpevole di un attentato dinamitardo nel 2011, come Belitzkij, Mosijchuk è stato graziato dal nuovo potere. Il deputato fascista populista Oleg Ljashko di recente ha detto che più della metà dei combattenti del battaglione “Azov” sono ex-detenuti o criminali: “Preferisco che tali ex-prigionieri combattano tale guerra che delle persone innocenti muoiono per mano del nemico“.

Brigate internazionali del fascismo
495px-SS-Panzer-Division_symbol_svg Da dove provengono questi combattenti? Sono ancora per la maggior parte ucraini, anche se un numero crescente proviene non solo dalla Russia, ma anche da Paesi occidentali: Svezia, Italia, Irlanda, Francia, Finlandia, Norvegia. Il battaglione Azov ha anche lanciato una campagna di reclutamento internazionale di “volontari” per l’Ucraina, un appello che impressiona i gruppuscoli neo-nazisti di tutta Europa. Il reclutatore è il francese Gaston Besson. Mercenario e militante di estrema destra, ha combattuto in Laos, Cambogia, Birmania, Suriname e soprattutto in Croazia. Ha partecipato alla guerra in Bosnia a fianco delle HOS (Hrvastke Obrambene Snage), le forze di difesa croate, ala paramilitare del fascista “Partito croato dei diritti”, nostalgici dei collaborazionisti ustasha dei nazisti. Sostiene di ricevere “15, 16 domande al giorno, anche se solo 2-3 sono serie“. Chi vuole impegnarsi riceve da Besson una risposta scritta che l’informa che non sarà pagato e che resterà a lungo lontano dalla famiglia. Ancora più importante, chiarisce il senso politico: “Non dimentichiamo che siamo il braccio armato del SNA, e che siamo vicini a “Settore destro”. Siamo socialisti, nazionalisti, radicali“. Tale messaggio ha attirato i combattenti fascisti da tutto il mondo.
Due ritratti sintomatici di tale “brigata internazionale” di estrema destra. Il primo è lo svedese Mikael Skillt, cecchino dell’esercito e della guardia nazionale. È un attivista noto di Svenskarnas Party (svedese), organizzazione neonazista fondata nel 2008 sulle ceneri del “Fronte Socialista Nazionale”. Skillt mostra con orgoglio i suoi tatuaggi nazisti, presi in prestito dalla mitologia norrena, presentato dalla BBC come ‘combattente’ per il potere bianco innamoratosi degli indignati di Majdan con i loro scudi di legno e sbarre di ferro. Balzò da Stoccolma ad Azov. Il secondo, Francesco Saverio Fontana, sulla cinquantina. è italiano, fa parte di “Casa Pound“, organizzazione neo-fascista relativamente influente a Roma. Fontana è stato da giovane in Avanguardia Nazionale, gruppo terroristico di destra degli anni ’70, ramo giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), successore del Partito Nazionale Fascista italiano. Fontana dice di essere stato sedotto dalle barricate di Kiev, che gli ricordavano la giovinezza in Avanguardia nazionale, incoraggiandolo a riprendere servizio in Ucraina.

Igor Kolomojskij, l’oligarca israelo-ucraino dietro tali battaglioni
Chi finanzia questi gruppi? Un nome, quello dell’oligarca miliardario Igor Kolomojskij, il secondo più ricco del Paese, l’uomo più potente del Paese dopo l'”oligarca sanguinario” Rinat Akhmatov. Kolomojskij è stato nominato governatore della regione chiave di Dnepropetrovsk, nel processo di feudalizzazione del Paese, mentre un altro oligarca, Sergej Taruta, è a capo della regione di Donetsk. La Russia accusa del finanziamento del ‘battaglione Azov‘ l’oligarca Kolomojskij, non solo via stampa (Voce della Russia), ma da parte del ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Anche se dobbiamo stare attenti, come in qualsiasi propaganda di guerra, tale informazione non sorprende, Kolomojskij è noto per i suoi stretti legami con la formazione neo-nazista “Settore destro“. Il nuovo governatore di Donetsk, Sergej Taruta, fu costretto a lamentarsi il 20 agosto sul sito “LB.ua” di un “governatore pubblicamente associato al capo di Settore destro, Dmitrij Jarosh”. Fonti meno probabili di alimentare la propaganda filo-russa, il Wall Street Journal, ha recentemente confermato che Kolomojskij ha finanziato diversi battaglioni oltre ad Azov, come il Dnepr soprannominato “battaglione Kolomojskij”. È istruttiva che tale alleanza tra virulenti antisemiti e un sionista convinto non sia un problema per la milizia neo-nazista, o per il miliardario che orgogliosamente sostiene Israele (ha anche fondato un enigmatico “Parlamento ebraico” nel 2011!). Quanto tempo durerà la propaganda occidentale, basata su menzogne, ipocrisie, contraddizioni tra ideologia e pratica? In tempi bui, il “coraggio” è “cercare la verità e dirla”.

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS ìHoenstaufenì

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS Hoenstaufen

Stemma di Gladio/Stay Behind

Stemma di Gladio/Stay Behind

Fonti:
Wall Street Journal, 27 giugno 2014: “Ukraine’s secret weapon : feisty oligarch Ihor Kolomoisky”;
The Daily Telegraph, 11 agosto 2014: “Ukraine crisis: the neo-nazi brigade fighting pro-russian separatists”;
Frankfurter Rundschau, 10 agosto 2014: “Neonazis in Haüserkampf”;
La voix de la Russie, 15 giugno 2014: “Moscou exige de punir les auteurs de l’attaque contre l’ambassade de la Russie”;
La voix de la Russie, 13 agosto 2014: “Les symboles nazis des forces armées d’Ukraine et des bataillons de Kiev”;
LB.ua, 20, 20 agosto 2014: intervista a Sergej Taruta;
Junge Welt, 25 agosto 2014: “Kreuzzug für Weiße Rassen”;
Junge Welt, 12 settembre 2014: “Die stimmung sinkt”;

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico golpista di Kiev, andato al potere con l'aiuto del PD

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico governo golpista di Kiev, andato al potere con l’aiuto del PD.

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Un’altra opportunità del nazista Fontana, sodale di Cazzulani, responsabile dei rapporti con la ‘dissidenza’ ucraina del Partito Democratico

Madre e figlia liberate da Mogherini/Pittella/Cazzulani

Madre e figlia liberate dal battaglione Mogherini/Pittella/Cazzulani

Ecco la beneficienza ucraina del nazipiddino Cazzulani e dei suoi camerati di Pravij Sektor Prevedello&Voerzio
L’arciprete di Lugansk Vladimir Moretskij, rapito dall’esercito della giunta ucraina e recentemente liberato, ha raccontato in quali condizioni lui ed i suoi compagni venivano tenuti durante la prigionia. Il sacerdote ha raccontato che i prigionieri venivano sistematicamente torturati.
“Se vi dico che ci picchiavano è come non dire niente. In realtà ci massacravano. Ci hanno pestati, ci hanno spaccato le ossa, per colpirci non usavano solo le mani e le gambe ma anche il calcio dei loro fucili” – ha raccontato Moretskij. L’ex prigioniero ha anche raccontato che Nadezhda Savchenko, militare e pilota dell’aviazione ucraina attualmente in stato di arresto in Russia (accusata di complicità nell’uccisione di 3 giornalisti Russi), divenuta eroina e povera vittima per i media del regime ucraino, si è fatta notare in modo particolare per il suo sadismo e la sua cattiveria: “E’ stata lei ad aver suggerito di usare tutto il nostro gruppo di prigionieri per poter tirare su dei soldi con il traffico di organi. Quando gli altri si sono rifiutati di darci via per gli organi, ha suggerito di spararci e di non sprecare soldi per consegnarci all’SBU (Servizi di sicurezza Ucraini). La Savchenko ha preso parte personalmente alle nostre torture. Aveva l’abitudine di farci una lezioncina dopo che ci aveva picchiati. Non potrò mai dimenticare la sua voce” – ha aggiunto Vladimir Moretskiy. Il prete ha anche riferito che i prigionieri venivano sempre tenuti con le mani legate mentre venivano torturati. Venivano posti faccia al muro e poi colpiti dai soldati ucraini. Il sacerdote Vladimir Moretskij era stato catturato dagli sgherri della giunta lo scorso mese di maggio e accusato di preparare “un gruppo terroristico” sul territorio dell’Ucraina. A giugno i media ucraini avevano chiesto il rilascio di Moretskij che però è stato liberato solo pochi giorni fa.

Video con l’intervista (in Russo) a Vladimir Moretskiy

Il battaglione Aydar, finanziato e capeggiato dall’oligarca ucraino Igor Kolomoisky, ha iniziato la distruzione della centrale di Lugansk
Il 17 settembre, è stata fatta saltare in aria una parte della centrale termoelettrica di Schastye, vicino Lugansk. E’ stato riferito dal servizio stampa del Consiglio Comunale della città di Lugansk. “Alle 17:00 ci sono state delle esplosioni nella centrale termoelettrica di Lugansk. La centrale fornisce energia elettrica a circa il 98 per cento della regione di Lugansk. E’ stata distrutta? Ancora non lo sappiamo” – ha riferito la nota del servizio stampa del Consiglio Comunale. Ricordiamo che lo scorso 3 settembre, Sergej Melnichuk, comandante del nazi-battaglione “Ajdar” aveva riferito davanti ad una telecamera che nel caso in cui la città di Shastie fosse stata liberata dalla Resistenza, il suo battaglione avrebbe fatto saltare in aria la centrale termoelettrica. I criminali del battaglione di Igor Kolomojskij, cittadino d’Israele, sono ormai noti per le loro azioni terroristiche. Saccheggiano tutto ciò che possono e danneggiano le infrastrutture civili, facendo “terra bruciata” ovunque passino. Gli stessi modi operativi che Israele ha messo in atto in Palestina.
Di seguito il video del 3 settembre con la dichiarazione di Sergej Melnichuk, lo sgherro di Kolomoisky che comanda il battaglione Ajdar. Riascoltiamo le parole di questo terrorista.

L’ultima lettera di Anna Mogova, giornalista della Crimea che ha lavorato nel Donbas, a suo fratello Andrej
“I nazisti sono capaci di uccidere gli uomini, stuprare le donne nelle loro case e portare via i loro figli …” Anna Mogova, giornalista della agenzia di stampa Vector Crimea, lo scorso 24 agosto è stata catturata dai nazisti ucraini su una strada vicino alla città di Makeevka, nella Repubblica di Donetsk. In macchina insieme a lei c’era un altro giornalista, Aleksej Shapovalov. Dalle informazioni pervenute, Anna Mogova si troverebbe tra le mani dell’SBU ucraina nella città di Kharkov. L’SBU della giunta di Kiev opera come la Gestapo ai tempi del reich. Ad Anna Mogova non è stato concesso nemmeno di chiamare i suoi familiari od il suo giornale. Non si hanno notizie di Alexey Shapovalov. Questa è la sua ultima lettera prima che venisse rapita dai boia della giunta ucraina: “Andrej, puoi immaginare degli uomini armati che arrivano improvvisamente a casa tua ed appiccano il fuoco? Puoi immaginare che violentano tua moglie, uccidono nostra madre e portano tua figlia in un collegio speciale per ragazzi disadattati? Queste persone stanno facendo tutto questo nel silenzio e senza che nessuno lo sappia, e lo fanno ogni volta che vogliono, perché i rappresentanti dell’esercito e del governo li copriranno dicendo che stanno combattendo contro il terrorismo! Ho delle fotografie di case nelle quali fino al 5 agosto abitavano delle persone. Il 6 agosto, in quelle case la vita è stata messa in silenzio. Per sempre. L’ottanta per cento dei miliziani del Donbas sono locali. In un gruppo trovi idraulici, persone che conoscono molte lingue, persone con un master e anche criminali. Molti di loro hanno perso le loro case a causa di quello che sta facendo il governo, molti hanno perso i loro parenti più stretti, ma nonostante questo non si sono abbandonati al dolore e mantengono il coraggio e la loro umanità. Non si mettono in fila tra i rifugiati, le lacrime non sono per loro e non si girano i pollici. Molti di loro non hanno mai servito nell’esercito, ma, quando li si guarda, credimi, puoi esser certo che formano il miglior esercito del mondo. E giustamente! Si dice che il lupo è più pericoloso quando non ha più nulla da perdere. Qui ci sono tante persone così ed è per questo che non li spezzeranno”. Crimea Vector

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Vita Zaveruga

Vita Zaveruga

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

L’ucrofascista Vita Zaveruga ha partecipato, assieme al mercenario neonazista Francesco Fontana, al massacro di Odessa, e oggi partecipa, con il nazibattaglione Ajdar, alla devastazione della Repubblica Popolare di Lugansk. Il nazibattaglione Ajdar fa parte della Guardia nazionale ucraina, organizzazione armata irregolare di stampo nazi-fascista che riceve finanziamenti dalle associazioni benderiste di Voerzio e Prevedello, e legittimità politico-ideologica dal PD tramite il burocratello lombardo Cazzulani e i suoi mandanti, l’eurodeputato Pittella e la ministra degli Esteri Mogherini.

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (servizio di spionaggio italiano all’estero)

Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi
Histoire et Societé 17 settembre 2014

Oggi veniamo a sapere della creazione dell’esercito unificato di Novorossija che unisce le forze delle repubbliche di Donetsk e di Lugansk. Dobbiamo sostenere il Donbas, in cui lavoratori, intellettuali e contadini non solo hanno preso le armi per impedire che il proprio popolo venisse assassinato come ad Odessa, moderna Oradour sur Glane perpetrata da individui che indossano i simbolo di coloro che avevano fatto le stesse cose in Francia.

L’emittente pubblica tedesca ZDF, che per questo è minacciata di una grossa multa, ha trasmesso il video di soldati ucraini con simboli nazisti. Nel telegiornale della sera di qualche giorno fa, trasmise i video di soldati ucraini con simboli nazisti sui loro elmetti. Ora viene perseguitata per una disposizione che vieta la pubblicazione di simboli nazisti, una vergogna che dimostra il grado di ipocrisia dei media occidentali e su chi e per cosa s’impone la censura. Il corrispondente Bernhard Lichte ha mostrato le immagini di un soldato che indossa un elmetto con le infami rune “SS” del corpo d’élite di Hitler. Un altro soldato aveva una svastica sul suo equipaggiamento del battaglione Azov con il Sole Nero. Il video è stato ripreso la scorsa settimana in Ucraina da un team dell’emittente norvegese TV2. Il battaglione Azov è la maggiore unità di volontari che combatte contro il popolo della Nuova Russia. Fu fondato dall’Assemblea nazionale socialista, un’alleanza di partiti di destra ultra-nazionalisti. Molti membri del battaglione Azov sono probabilmente neonazisti. Nei colori del battaglione nazista Azov c’è un emblema simile al wolfsangel usato durante il nazismo. Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi.

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Patrioti di Novorossija. In Italia s’è scatenata presso l’estrema sinistra una campagna denigratoria contro le Repubbliche Popolari di Novorossija, bollandole come fasciste, mentre tacciono sui crimini dei naziatlantisti ucraini, quando non li approvano apertamente. Le punte di lancia di tale miserabile azione di supporto al golpe di Gladio in Ucraina sono quasi tutte le sigle presunte ‘trotzkiste’, i sionisti di contropiano e militant, aut e altri anarchici che supportano i makhnoisti galiziani affiancati ai banderisti, le varie sigle della sinistra pacifinta che predicano pace e amore tra massacratori e massacrati, il fatto quotidiano, organo ufficiale di tale palude sinistra. Altri, come Gino Strada e il suo feudo Emergency, mantengono un silenzio plumbeo dopo aver esaltato la ‘rivoluzione’ golpista. Tutti costoro, stelline della costellazione social-colonialista nostrana, sono allineati alla sovversione nazitatlantista in Ucraina e sono sostenitori delle spedizioni punitive contro i lavoratori e la popolazione di Novorossija.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi c’è dietro le decapitazioni dello Stato islamico (SIIL)? Il Group Intelligence SITE

James F. Tracy, Global Research, 15 settembre 2014
web_revue--672x359Da metà agosto 2014 le principali agenzie di stampa trasmettono dei video che sarebbero stati trovati on-line dal Group Intelligence SITE. Non sorprende che gli stessi media omettano di chiedersi cosa sia tale società privata, in realtà, e se il materiale che promuove debba essere accreditato.
Il Search for International Terrorist Entities Intelligence Group (SITE) fu co-fondato da Rita Katz nel 2001. Nel 2003 Katz scrisse il libro Terrorist Hunter: La storia straordinaria di una donna che s’infiltrò nei gruppi radicali islamici operanti in America, che pubblicò con lo pseudonimo “Anonymous“. Nel libro, Katz spiega come assunse i crismi da donna musulmana per infiltrarsi nelle riunioni dei terroristi islamici radicali. La trama è improbabile, soprattutto se si considera che tali riunioni segrete tra fondamentalisti sono quasi sempre divisi lungo linee di genere e nessuna donna, anche coperta, avrebbe accesso senza che la sua identità sia fermamente stabilita.
Il SITE Intelligence Group è costituito da Katz e due “consiglieri”, uno dei quali è Bruce Hoffman, responsabile antiterrorismo e controinsurrezione alla RAND Corporation ed ex-direttore dell’ufficio di Washington DC della RAND. Il Group Intelligence SITEmonitora costantemente internet e media tradizionali su materiale e propaganda dei gruppi jihadisti e loro sostenitori”, annuncia il sito della società. “Una volta ottenuto, SITE traduce immediatamente il materiale e fornisce l’intelligence oltre all’analisi contestuale che spiega la fonte del materiale e la sua importanza ai nostri abbonati“. [1] Nel 2003 e 2004, SITE ricevette finanziamenti dal governo degli Stati Uniti. Anche nel 2000 SITE stipulò un contratto di consulenza per l’FBI. [2] Sembrerebbe che SITE abbia abbandonato il suo status di no-profit e si basi su abbonamenti aziendali e individuali per le entrate. Nel 2005 la compagnia mercenaria Blackwater salutò SITE come “risorsa preziosa”. [3] La maggior parte dei “gruppi jihadisti, operano su più media producendo e pubblicando “prodotti multimediali e, in alcuni casi, stampa e riviste“, spiega sul suo sito SITE. “Queste unità multimediali coinvolgono team di produzione e corrispondenti che riportano direttamente dal campo di battaglia, e la propaganda per indottrinare e reclutare nuovi combattenti per i gruppi“. SITE fornisce collegamenti diretti a siti di gruppi jihadisti o alle loro produzioni multimediali dalla propria piattaforma. [4] Katz descrive SITE come rivolta alla jihad islamica internazionale, “Noi di SITE da oltre un decennio ricerchiamo e studiamo i jihadisti on-line”, spiega. Abbiamo studiato e monitorato i jihadisti online, sempre più sofisticati, seguendone le tecniche e studiandoli. E sulla base di ciò, possiamo prevedere dove caricheranno i loro video. Dopo tutto, dobbiamo ricordare che gran parte di questa propaganda va on-line. Le loro versioni vengono diffuse in linea [sic]. Così possiamo rilevare i punti per caricare i loro video prima della pubblicazione”. [5]
Anche se abitualmente trascurato nel turbinio delle prime pagine dei media corporativi assegnate ai tre video delle decapitazioni, l’ultima del cooperante scozzese David Cawthorne Haines, è noto che SITE riceve gli inquietanti dichiarazioni e video dei terroristi ben prima dei tanti servizi segreti degli Stati Uniti così generosamente finanziati. Ad esempio, il Washington Post riportava nel 2007, “Una piccola azienda d’intelligence privata che monitora i gruppi terroristici islamici ha avuto il nuovo video di Usama bin Ladin prima della sua pubblicazione ufficiale, il mese scorso, alle 10 del 7 settembre… due alti funzionari vi accedettero a condizione di non rivelarlo prima della diffusione da parte di al-Qaida. In 20 minuti, una serie di agenzie di intelligence lo scaricavano dal sito della società. A metà pomeriggio di quel giorno, il video e una trascrizione della sua traccia audio erano trapelate dall’amministrazione Bush ai notiziari via cavo e trasmessi in tutto il mondo“. [6] Il video poi si rivelò fasullo. Con in mente quanto sopra, ci si può chiedere se nell’amministrazione presidenziale degli Stati Uniti o nel dipartimento di Stato abbiano cercato di ignorare il possibile ampio controllo della comunità d’intelligence su tali questioni, fornendo al tempo stesso il mezzo per propagandarli efficacemente presso il pubblico statunitense; per fini più ampi, quale modo migliore che contrarre i servizi di un’agenzia quale SITE?
Se c’è qualche merito nella valutazione di cui sopra, la disposizione viene ora spinta all’estremo dall’amministrazione Obama spianando la strada verso l’obiettivo a lungo cercato: la guerra al regime di Bashar al-Assad in Siria. Infatti, servizi come SITE sono un mezzo potente e prezioso per dirigere l’opinione pubblica, come nelle ultime settimane sull’azione militare contro lo Stato islamico. Lungo tali linee, una decina di anni fa, John Kerry e George W. Bush accreditarono la rielezione di quest’ultimo con la surrettizia apparizione di Usama bin Ladin su un video alcuni giorni prima del voto. [7] Giocando un ruolo simile a SITE, INTELCENTER agiva da intermediario tra il presunto braccio mediatico di al-Qaida, al-Sahab, e i principali media. In altre parole, “acquistano i video e li trasmettono alla stampa, avendo anche previsto quando sarebbero stati diffusi“, riferisce Paul Joseph Watson. “INTELCENTER è gestito da Ben Venzke, ex-direttore dell’intelligence della società iDefense, della Verisign. iDefense è una società di sicurezza di rete che monitora l’intelligence sui conflitti in Medio Oriente e si concentra su minacce informatiche, tra l’altro. E’ anche fortemente infarcita di ex-funzionari dell’intelligence militare”. [8] Come notato, le agenzie di stampa raramente ritengono opportuno analizzare attentamente SITE o Katz sulle loro attività di ricerca sulla propaganda terroristica. Una ricerca di LexisNexis su SITE Intelligence negli articoli dei giornali statunitensi e delle principali pubblicazioni mondiali, negli ultimi due anni, produce 317 articoli, cifra bassa data l’importanza delle rivelazioni di SITE. Eppure una ricerca simile solo su “Steven Sotloff” porta ad oltre 1000 articoli di giornale e 600 trascrizioni di trasmissione, suggerendo l’uso sensazionalistico e l’effetto dei dati di SITE, così come né SITE né Katz sono chiamati a spiegare i loro metodi specifici e i risultati. Infatti, una ricerca simile su “SITE Intelligence” e “Rita Katz” da solo 26 voci in due anni. Di queste, 14 appaiono sul Washington Post, ben collegato all’intelligence degli Stati Uniti. Quattro articoli del New York Times presentano i dati combinati.

Alla CNN, sulla scia della decapitazione di Sotloff, Katz spiega come SITE ha curiosamente superato le capacità di tutta la comunità d’intelligence statunitense nell’intercettare il video di Sotloff. “Il video mostra la decapitazione di Steven Sotloff“, Katz inizia con cautela dopo essere stata interrogata sull’autenticità del documento. “Il punto da cui il video è stato preso è un luogo in cui il SIIL di solito carica i video originali [sic]. Il video è un chiaro messaggio del SIIL, che segue quello precedente. Ed in effetti in un breve arco di tempo dalla nostra pubblicazione, i dati del SIIL sui social media indicavano che a breve avrebbe pubblicato il video, solo che in realtà già avevamo quel video e l’abbiamo preceduto nel pubblicarlo”. Questa affermazione insolita sulle notevoli capacità di SITE, dovrebbe mettere le agenzie di stampa in guardia sulla sua affidabilità. Indubbiamente è difficile chiedere ciò a media che troppo spesso orientano l’opinione pubblica verso la guerra, prodezza che ancora una volta adempiono con l’aiuto di SITE. Gli interessi e le alleanze delle entità transnazionali che possiedono i media le rendono pronte ad approfittare dei piani geopolitici elaborati dai clienti aziendali e governativi di SITE, il più importante dei quali sarebbe cercare di allargare il conflitto mediorientale. Senza dubbio, l’accettazione su vasta scala di tale propaganda è anche dovuto alle capacità critiche assai diminuite del grande pubblico, come avviene ormai da diversi decenni.

enterpriseNote:
[1] “Services” SITE Intelligence Group
[2] Berni McCoy, “So, a ‘Charitable Organization’ Released the bin Laden Video”, Democratic Underground
[3] “SITE Institute”, Sourcewatch.org, Center for Media and Democracy, s.d.
[4] “Media Groups”, SITE Intelligence Group, s.d.
[5] Karl Penhaul, Pamela Brown, Alisyn Camerota, Don Lemon, Paul Cruickshank, “Joan Rivers on Life Support; Chilling Words From ISIS Terrorist; How to Fight Radical Recruitment”, CNN, 2 settembre 2014.
[6] Joby Warrick, “Leak Severed a Link to Al Qaeda Secrets”, Washington Post, 9 ottobre 2007.
[7] Paul Joseph Watson, “Another Dubious Osama Tape Appears When the Neo-Cons Need It Most”, Prisonplanet.com, 16 luglio 2007.
[8] Ibid. Vedasi Kurt Nimmo, “Sotloff Video Found by Group Responsible For Releasing Fake Osama Bin Laden Video”, Infowars.com, 3 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le probabilità di un’aggressione alla Siria

Ghaleb Kandil New Orient News 12/09/2014
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal – Reseau International
10151331Molti sostenitori della Resistenza si preoccupano legittimamente delle manovre degli Stati Uniti con il pretesto della lotta al terrorismo, dopo aver per anni assemblato e sostenuto economicamente e logisticamente le reti terroristiche per colpire e distruggere lo Stato siriano. Tutte le marionette locali delle agenzie d’intelligence occidentali e miliardi di dollari sono stati messi a disposizione della coppia terroristica internazionale David Petraeus e Bandar bin Sultan, per la campagna contro la Siria. Tuttavia, queste due eminenti figure dell'”intelligence occidentale e del Terzo Mondo” hanno perso la scommessa ed infine sono stati licenziato per il fallimento totale dei loro tentativi davanti la solidità dello Stato, del popolo, dell’esercito nazionale e del suo comandante, il Presidente Bashar al-Assad. Ma ora ci chiediamo, ancora una volta, se l’impero statunitense sconfitto e il suo seguace saudita minacciato dal “cataclisma del SIIL”, non useranno la loro guerra al terrorismo per coprire l’aggressione alla Siria, i raid dell’aviazione degli Stati Uniti sulle posizioni dell’esercito nazionale siriano faciliterebbero l’avanzata dei gruppi terroristici nella regione, che saranno addestrati in Arabia Saudita [1], oltre a quelli già addestrati in Giordania [2] avendo l’incarico di staccare la striscia di confine adiacente le alture del Golan e le Fattorie di Shebaa al comando di agenti segreti sionisti. [3] La risposta è ovvia e immediata, ogni sciocchezza è possibile da parte delle potenze coloniali e delle forze reazionarie ad esse asservite, quando affrontano disperazione e sconfitta. Pertanto, la prima cosa da fare è prepararsi al peggio, ed è ciò che è sempre all’ordine del giorno della Direzione siriana e del suo Esercito, e sempre considerato dall’Asse della Resistenza e dai suoi alleati Russia, Cina, India e Paesi BRICS. Infatti, una tale stupida e potenzialmente assai pericolosa avventura è ancora più probabile dato che circostanze e ragioni che costrinsero Obama ad annullare l’assalto minacciato alla Siria, lo scorso anno, sono ancora più gravi oggi; la potenza dell’Esercito nazionale siriano s’è rafforzato in tutti i settori, compresa la Difesa aerea, per ammissione del Capo di stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey, e il partenariato e la cooperazione militare tra Repubblica araba siriana, Federazione Russa ed Iran s’è rafforzata. La Russia, che aveva espresso la propria disapprovazione intercettando dei missili diretti sulla Siria nel settembre 2013 [4], ha ulteriori motivi per lanciare messaggi più forti e seri; il confronto USA-Russia in Ucraina e la sanzioni occidentali l’hanno ancora più convinta della correttezza della visione siriana sulla mentalità coloniale di Stati Uniti e NATO che minaccia il mondo intero! Per l’Iran, la posizione è ancor più chiara essendo la Siria considerata baluardo del Medio Oriente libero!
Non è un caso che il “circo degli Stati Uniti” a Jidah [5] coincide con l’annuncio dell’aumento di dieci volte del commercio russo-iraniano e con la dichiarazione di Mosca di sostenere la strategia per sviluppare l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), facendone un’alleanza internazionale attiva [6] in tutte le regioni, in particolare con l’Iran. Inoltre, la stessa griglia di lettura va applicata alle notizie provenienti da Russia, Cina e Iran [7]: un avvertimento netto contro qualsiasi attacco alla sovranità degli Stati; implicitamente anche la sovranità della Repubblica araba siriana. Dichiarazioni che saranno tradotte efficacemente sul suolo siriano, con il sistema di cooperazione militare e di sicurezza con gli alleati della Siria che sarà attivato e sviluppato a tempo debito. Ciò è necessario per scoraggiare gli Stati Uniti dalla loro orgia brutale contro uno Stato che si batte contro il terrorismo da solo, al posto di alleati e nemici! Detto ciò, e in previsione di uno stupido attacco, in ogni caso è necessario ricordare la dichiarazione del ministro siriano Walid Mualam, che sinteticamente ha detto che qualsiasi operazione aerea in territorio siriano senza previo coordinamento con il governo della Siria, sarà considerato un attacco che richiederà la legittima risposta difensiva. [8] Gli Stati Uniti, nella loro cosiddetta guerra al terrorismo, ideata per colpire la Siria, hanno scelto di continuare ad armare e finanziare altri gruppi terroristici per demolirla e ostacolarla. Vestono i loro agenti e mercenari di mille maschere, in collaborazione con i governi turco, qatariota e saudita, impantanati fino alla testa nel terrorismo taqfirista. Ciò conferma che “l’alleanza di Jidah” non è volta a contenere il terrorismo o a distruggerlo, ma ad usarlo ancora! Inoltre, l’evasività della Turchia [9] e la riluttanza inglese e tedesca offuscano il quadro della situazione. Naturalmente, la visita di Staffan de Mistura (nuovo inviato delle Nazioni Unite in Siria) a Damasco e il suo incontro con il Presidente Bashar al-Assad, sottolineano la priorità della lotta al terrorismo, parallelamente alla carnevalata della conferenza di Jidah, suggerendo a molti osservatori che gli Stati Uniti cercano di rassicurare Damasco. Alcuni credono che abbiano finalmente deciso di domare i loro agenti prima di mutare copione con lo Stato siriano. Ma la storia ci spinge a considerare le sempre cattive intenzioni degli Stati Uniti e a comportarci di conseguenza, in primo luogo. E se mai si dovesse stringerne la mano e sorridergli, nulla vieta di mostrare le zanne, come la Siria può fare al lupo americano e alle sue iene regionali, se necessario!

Note:
[1] L’Arabia Saudita ospiterà campi di addestramento per i ribelli siriani
[2] Washington parteciperà all’addestramento dei ribelli siriani [in Giordania]
[3] Israele in terra siriana: una striscia di confine fino a Damasco: “L’Asse della Resistenza osserva da vicino le pendici orientali del monte Hermon. Fonti attendibili indicano che Israele ha intenzione di occupare la striscia di confine dei villaggi drusi che si estende fino al Rif di Damasco, apparentemente per difendersi dai massacri commessi dai gruppi terroristici siriani… Allo stesso tempo, Israele non si risparmia nel rifornire armi ai terroristi di “Jabhat al-Nusra”, assieme ad assistenza chirurgica e supporto logistico, al fine d’imporre il dominio sulle posizioni dell’Esercito nazionale siriano nella zona centrale di Qunaytra. Insomma, l’Asse della Resistenza si prepara ad affrontare una situazione già vista con l'”esercito di Lahd” nel sud del Libano“. (Antoine Lahd ex-generale dell’esercito libanese, tra il 1984 e il 2000 fu il capo dell’ASL, la milizia libanese alleata dell’esercito israeliano nel sud del Libano).
[4] Il retroscena del lancio di due missili nel Mediterraneo
[5] Coalizione contro l’IS: i Paesi del Golfo si sono riuniti a Jidah
[6] La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo; i primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
[7] La guerra contro l’IS: Washington vuole “violare la sovranità degli stati”, secondo Teheran
[8] Mualam: la Siria è disposta a collaborare regionalmente e internazionalmente nella lotta al terrorismo
[9] La Turchia non parteciperà alle operazioni contro i jihadisti dell’IS

syria-harra-falls-as-syrian-army-continues-advance-01-jan-14Ghaleb Kandil direttore del Centre New Orient News (Libano)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qualcuno già combatte il SIIL: l’Esercito Arabo Siriano

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 15/09/2014

13921221000486_PhotoI1Dal 2011, l’Esercito Arabo Siriano (EAS) ha intrapreso una guerra implacabile sul territorio siriano contro ciò che fin dall’inizio ha chiamato invasione di estremisti settari armatissimi ed eterodiretti. In retrospettiva, la natura ridicola degli articoli del Guardian, come “I ribelli siriani si uniscono per cacciare Assad e sostenere la democrazia” è chiara. L’articolo riporta affermazioni sulla Siria in linea con le storie raccontate in occidente, affermando: “In uno degli scontri più feroci dall’insurrezione, le truppe siriane finalmente hanno preso il controllo della città di Rastan, dopo cinque giorni di intensi combattimenti con i disertori dell’esercito schieratisi con i manifestanti. Le autorità siriane hanno detto che combattono bande terroriste”. Col senno del poi, e dopo aver esaminato l’evidente situazione sui campi di battaglia della Siria oggi, le autorità siriane hanno chiaramente ragione. Poco dopo che la NATO effettuò con successo il “cambio di regime” in Libia nel 2011, sotto il falso pretesto dell'”intervento umanitario”, armando, finanziando e sostenendo via aerea i mercenari settari in Libia, ha iniziato ad infiltrarli costantemente in Siria dal confine settentrionale con il membro della NATO Turchia. I terroristi dell’organizzazione terroristica, secondo il dipartimento di Stato, del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), contattò ufficialmente i terroristi che combattono in Siria per offrirgli armi, denaro, addestramento e combattenti. Il London Telegraph riferiva nell’articolo “I capi libici islamici incontrano il libero gruppo dell’opposizione armata siriana“, che: “Gli incontri indicano i crescenti legami tra il nuovo governo della Libia e l’opposizione siriana. Il Daily Telegraph ha rivelato che le nuove autorità libiche avevano offerto denaro e armi alla crescente insurrezione contro Bashar al-Assad. Belhaj ha anche discusso l’invio di combattenti libici per addestrare le truppe, ha detto la fonte”. Infatti, i vertici, anche nel lontano 2011-2012, dei cosiddetti “ribelli moderati” erano legati ad al-Qaida, confermando le dichiarazioni del governo siriano di lottare contro il terrorismo straniero, e non una “rivolta pro-democrazia”. Oggi, l’occidente ha espunto ogni retorica “pro-democrazia”, con l’estremismo settario che chiaramente guida i militanti dalle frontiere della Siria con Libano e Iraq. Invece, l’occidente non s’è rassegnato ai tentativi di distinguere i gruppi come al-Nusra affiliati ad al-Qaida. e la loro controparte dello Stato islamico (SIIL), sostenendo che quest’ultimo deve essere affrontato con urgenza, anche a costo di cooperare ancora con l’ex-organizzazione terroristica designata dal dipartimento di Stato USA.

La lunga guerra della Siria
77829 Mentre i combattimenti feroci in Siria iniziarono nel 2011, la guerra dell’estremismo settario eterodiretto iniziò una generazione prima. Nel 1976-1982 il padre del presidente siriano Bashar al-Assad, Hafiz al-Assad, avviò la grande guerra ai Fratelli musulmani. Dopo la dissoluzione dell’organizzazione in Siria, fuggirono e successivamente furono ricostituiti da Stati Uniti e Arabia Saudita, divenendo al-Qaida nelle montagne dell’Afghanistan, combattendo l’Unione Sovietica. Nella relazione del 2008 del Centro antiterrorismo (CTC) dell’US Army di West Point, “Dimamitardi, conti bancari e sangue: al-Qaida da e per l’Iraq“, affermava inequivocabilmente che: “Nella prima metà degli anni ’80 il ruolo dei combattenti stranieri in Afghanistan era trascurabile ed ignorato dagli osservatori esteri. Il flusso di volontari provenienti dal centro dei Paesi arabi era solo un rivolo, anche se c’erano legami significativi tra i mujahidin e i musulmani dell’Asia centrale, soprattutto tagiki, uzbeki e kazaki. Individui come il suddetto Abu al-Walid, furono reclutati con campagne di sensibilizzazione ad hoc avviate in Afghanistan, ma nel 1984 le risorse versate nel conflitto da altri Paesi, in particolare Arabia Saudita e Stati Uniti, aumentò come l’efficacia e la raffinatezza dei reclutamenti. Solo allora gli osservatori stranieri notarono la presenza di volontari stranieri. La repressione dei movimenti islamici in Medio Oriente contribuì ad accelerare la partenza dei combattenti arabi per l’Afghanistan. Un processo importante fu la brutale campagna del regime siriano di Hafiz Assad contro il movimento jihadista in Siria, guidato dall'”avanguardia combattente” (al-Talia al-Muqatila) dei Fratelli musulmani siriani. Il giro di vite avviò l’esodo dei militanti dell’avanguardia negli Stati arabi confinanti. Nel 1984, molti di loro si diressero da Arabia Saudita, Quwayt e Giordania al sud-est Afghanistan per combattere i sovietici”. Nonostante termini come “repressione” e “brutale campagna,” è chiaro che il CTC si riferisce ai pesantemente armati e militarizzati movimenti estremisti su cui gli USA presumibilmente conducono “repressive e brutali” campagne in tutto il pianeta, anche nel vicino Iraq. E’ anche chiaro che la Siria combatte l’estremismo settario da decenni, di cui l’attuale violenza protratta è semplicemente l’ultimo capitolo. E’ anche chiaro che Stati Uniti ed Arabia Saudita certamente puntellano l’estremismo regionale dei Fratelli musulmani e delle sue varie fazioni armate, come di al-Qaida e quindi del SIIL. La Siria combatte una lunga guerra contro gli ascari dell’imperialismo, i terroristi armati fino ai denti ed infiltrati che agiscono da mercenari e da pretesto, se tutto il resto fallisse, per i loro Stati-sponsor d’intervenire direttamente per fermare il caos sparso dai loro piani.

C’è solo un logico alleato nella guerra al SIIL
Se l’occidente fosse veramente interessato a combattere il SIIL, avrebbe un solo alleato nella regione, l’Esercito Arabo Siriano che combatte ferocemente il SIIL ed i suoi affiliati dal 2011, e i suoi predecessori da decenni. Ciò che l’occidente invece propone è aumentare l’armamento e il finanziamento dei cosiddetti “moderati” del SIIL, al-Nusra e innumerevoli altre fazioni estremiste, svelando l’ipocrisia e la doppiezza assoluta delle sue intenzioni in Medio Oriente e Nord Africa (MENA). Si tratta di geopolitici incendiari che cercano di spegnere le fiamme dei loro crimini gettando benzina sull’inferno che infuria. Infatti, dal 2011 i cosiddetti “moderati” dell'”esercito libero siriano” collaborano apertamente con il LIFG, organizzazione terroristica per gli Stati Uniti. Sarebbe inoltre confermato che l'”esercito libero siriano” combatte al fianco della filiale di al-Qaida (se non sua componente integrale) al-Nusra nel territorio che ora sarebbe controllato dal SIIL. Il SIIL infatti non nasce da moderati idealisti, solo il racconto per nascondere l’esistenza e l’entità degli aiuti esteri al SIIL in Siria, e ora in Iraq e in Libano, è cambiato. Fin dall’inizio, e in effetti, prima della guerra in Siria, una grossa forza mercenaria genocida e settaria fu prevista per devastare la regione per conto degli Stati Uniti e dei loro partner regionali, il piano fu svelato già nel 2007. Il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh avvertì, in un profetico articolo sul New Yorker del 2007, intitolato “The Redirection, la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” che: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione collabora con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli USA inoltre partecipano ad operazioni clandestine contro l’Iran e la sua alleata Siria. Sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti dalla visione militante dell’Islam ed ostili agli USA, e inclini verso al-Qaida”. Non si può più negare che l’occidente sia la causa, non la soluzione, del caos che lentamente devasta tutto il Medio Oriente e oltre. Non si può negare che l’unica vera forza regionale che combatte al-Qaida e la miriade di suoi alias sia il governo siriano con l’appoggio degli alleati Libano, Iraq, Iran e anche della Russia. L’occidente che posa da “nemico” del SIIL creando una coalizione composta dagli stessi patrocinatori dell’organizzazione terroristica, illustra l’audacia concessa all’occidente con i suoi immensi potere ed influenza ingiustificati, potere ed influenza che devono essere ridimensionati per risolvere veramente le violenze in Medio Oriente ed evitare che un caos simile sia istigato in altre parti del mondo.

1852Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica a Bangkok, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Contro” lo Stato islamico, chi c’è dietro il califfato?

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 12 settembre 201410660359Lo Stato islamico (IS) viene ritratto come nemico degli USA e del mondo occidentale. Con il supporto indefettibile dell’alleato inglese, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ordinato una serie di bombardamenti sull’Iraq presumibilmente al fine di sconfiggere l’esercito ribelle dello Stato islamico (IS). “Non vacilleremo dalla nostra determinazione a contrastare lo Stato islamico… Se i terroristi pensano d’indebolirci con le minacce, non fanno che sbagliarsi al massimo“. (Barack Obama e David Cameron, Rafforzare la NATO, London Times, 4 settembre 2014) Ma chi c’è dietro lo Stato islamico? Con amara ironia, fino a poco prima i ribelli dello Stato islamico, già noto come Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), vennero presentati come “combattenti per la libertà” in Siria impegnati a “ripristinare la democrazia” e a scalzare il governo laico di Bashar al-Assad. E chi c’è dietro l’insurrezione jihadista in Siria? Chi ha ordinato i bombardamenti è lo stesso che pianifica il califfato. La milizia dello Stato islamico (IS), che sarebbe obiettivo dei bombardamenti “antiterrorismo” di USA-NATO, era sostenuta e continua ad essere sostenuta segretamente da Stati Uniti e alleati. In altre parole, lo Stato islamico (IS) è una creazione dell’intelligence degli Stati Uniti, con il sostegno di MI6 inglese, Mossad israeliano, Inter-Services Intelligence (ISI) pakistano e Presidenza dell’intelligence generale (GIP o Ryasat al-Istiqbarat al-Amah), saudita. Inoltre, secondo fonti dell’intelligence israeliana (Debka) la NATO, in collegamento con l’Alto Comando turco, è coinvolta nel reclutamento di mercenari jihadisti fin dall’inizio della crisi siriana, nel marzo 2011. In relazione alla rivolta siriana, i combattenti dello Stato Islamico, insieme alle forze di al-Qaida dei jihadisti del fronte al-Nusra, sono la fanteria dell’alleanza militare occidentale, segretamente sostenuti da USA-NATO-Israele. Il loro compito è l’insurrezione terroristica contro il governo di Bashar al-Assad. Le atrocità commesse dai combattenti Stato Islamico in Iraq sono simili a quelle commesse in Siria. Il risultato della disinformazione dei media è un’opinione pubblica occidentale che non sa che i terroristi dello Stato islamico dall’inizio sono sostenuti da Stati Uniti e alleati. L’assassinio dei civili da parte dei terroristi dello Stato Islamico in Iraq è usato come pretesto e giustificazione per l’intervento militare USA. I bombardamenti ordinati da Obama, tuttavia, non hanno lo scopo di eliminare lo Stato islamico, che costituisce una “risorsa dell’intelligence” degli Stati Uniti, al contrario, gli Stati Uniti prendono di mira la popolazione civile assieme al movimento di resistenza irachena.

Il ruolo di Arabia Saudita e Qatar
L’ampiamente documentato supporto segreto di USA-NATO allo Stato islamico avviene attraverso gli alleati più fedeli: Qatar e Arabia Saudita. È riconosciuto dai media occidentali che Riyadh e Doha agiscono d’intesa e per conto di Washington svolgendo (e continuando a svolgere) un ruolo centrale nel finanziamento dello Stato islamico (IS), così come nel reclutamento, addestramento e indottrinamento dei mercenari terroristi schierati in Siria. Secondo il londinese Daily Express “Loro [i terroristi dello Stato islamico] ricevono soldi e armi da Qatar e Arabia Saudita”.

Il legame USA-saudita
La prima fonte di finanziamento del SIIL finora proviene dai Paesi del Golfo, soprattutto l’Arabia Saudita, ma anche Qatar, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti“, (secondo il dr. Günter Meyer, direttore del Centro di ricerca sul mondo arabo presso l’Università di Mainz, Germania, Deutsche Welle). Il denaro arriva ai terroristi del SIIL che combattono contro le forze governative in Siria: “Attraverso gli alleati degli occidentali Arabia Saudita e Qatar, i gruppi dei ribelli filo-occidentali da allora sono divenuti il SIIL e le milizie di al-Qaida”. (Daily Telegraph, 12 giugno 2014) Secondo Robert Fisk, il piano del califfato dell’IS “è finanziato dall’Arabia Saudita”: “...l’ultimo contributo mostruoso dell’Arabia Saudita alla storia mondiale: il califfato islamico sunnita dell’Iraq e Levante, conquistatore di Mosul e Tiqrit, Raqqa in Siria, e forse Baghdad, umiliando l’ultimo Bush ed Obama. Da Aleppo nella Siria settentrionale al confine iracheno-iraniano, i jihadisti del SIIL e dei vari gruppuscoli comprati dai wahhabiti sauditi e dagli oligarchi del Quwayt governano migliaia di chilometri quadrati“. (Robert Fisk, The Independent, 12 giugno 2014) Nel 2013, nell’ambito del reclutamento dei terroristi, l’Arabia Saudita prese l’iniziativa di liberare i prigionieri nel braccio della morte delle carceri saudite. Un memorandum segreto rivelò che i prigionieri venivano “reclutati” per le milizie jihadiste (al-Nusrah e SIIL) che combattono contro le forze governative in Siria. I prigionieri avrebbero avuto offerto un accordo, rimanere ed essere giustiziato o combattere contro Assad in Siria. L’accordo offrvia ai ai prigionieri “perdono e stipendio mensile alle famiglie, autorizzate a rimanere nel regno sunnita”. I funzionari sauditi a quanto pare gli diedero una scelta: decapitazione o jihad? In totale, i detenuti da Yemen, Palestina, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Giordania, Somalia, Afghanistan, Egitto, Pakistan, Iraq e Quwayt scelsero di combattere in Siria. (Global Research, 11 settembre 2013)

“Voltafaccia”: una svolta
L’11 settembre 2014, in coincidenza con la commemorazione del 9/11, il re dell’Arabia Saudita con i re del Golfo annunciavano il loro impegno inflessibile a sostenere la guerra santa di Obama contro lo Stato islamico (IS), che continua ad essere finanziato da Qatar e Arabia Saudita con un’operazione d’intelligence accuratamente pianificata. Arabia Saudita e Stati del Golfo, che hanno attivamente finanziato lo Stato islamico, per non parlare del reclutamento ed addestramento dei terroristi per conto di Washington, sono impegnati a sostenere inflessibilmente la campagna di Obama per “degradare e distruggere” lo Stato islamico. La dichiarazione di sostegno del comunicato impegna “gli Stati arabi a collaborare con gli Stati Uniti ad interrompere il flusso di combattenti stranieri e fondi allo Stato islamico“, confermando inoltre di aver discusso “una strategia per distruggere il ISIL ovunque sia, in Iraq e anche in Siria”. L’Arabia Saudita ha capito che il gruppo dello Stato islamico è una seria minaccia, come pure che non segue la tradizione sunnita. Il piano di Obama mira a minare le rivendicazioni ideologiche e religiose islamiche dei militanti dello Stato islamico. L’amministrazione spera che Riyadh usi la sua influenza tra i capi religiosi islamici. (Voice of America, 11 settembre 2014)

Reclutamento di “terroristi moderati”
Nell’ambito dell’accordo, la Casa dei Saud “ospiterà una struttura per addestrare migliaia di ribelli siriani per combattere sia lo Stato islamico che il regime del Presidente Bashar al-Assad”. Fino al 9 settembre, “ufficialmente” l’Arabia Saudita sosteneva lo Stato islamico contro il governo di Bashar al-Assad e ora deve reclutare i jihadisti per combattere lo Stato islamico. Una proposizione assurda e falsa, ma i media non uniscono i puntini per scoprire la menzogna. Si tratta di un piano diabolico: Gli architetti dello Stato islamico informano il mondo che “colpiranno” i propri terroristi, nell’operazione antiterrorismo. Anche se tali azioni sono intraprese sotto la bandiera della “guerra globale al terrorismo”, gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di colpire le proprie brigate terroristiche dell’IS integrate da forze speciali e agenti dei servizi segreti occidentali. In realtà l’unica campagna significativa ed efficace contro i terroristi dello Stato islamico è condotta dalle forze governative siriane. Inutile dire che il sostegno di Stati Uniti, NATO, Arabia Saudita e Qatar e relativo finanziamento dello Stato islamico, continueranno. L’obiettivo non è distruggere lo Stato islamico come promesso da Obama, ma un processo sponsorizzato dagli USA per destabilizzare e distruggere l’Iraq e la Siria. La campagna contro lo Stato islamico è utilizzata per giustificare i bombardamento di entrambi i Paesi, colpendo soprattutto i civili. Il fine è destabilizzare l’Iraq come Stato-nazione e scatenarne la partizione in tre entità separate. L’obiettivo strategico di USA-NATO è destabilizzare l’intera regione del Medio Oriente-Nord Africa-Asia Centrale e Meridionale, compresi Iran, Pakistan e India.

Br6tNcQCEAAG8AeL’Iran sospetta della coalizione anti-IS degli USA
Xinhua 13/09/2014

14975Gli Stati Uniti cercano di violare la sovranità dei Paesi con il pretesto della lotta al terrorismo, ha detto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano Ali Shamkhani. Gli Stati Uniti tentando di creare una coalizione antiterrorismo in coordinamento con numerosi Paesi sospetti, avrebbe detto Shamkhani secondo l’agenzia IRNA. La nuova mossa degli Stati Uniti ha lo scopo di deviare l’opinione pubblica internazionale dal “loro ruolo centrale nel sostenere e armare i terroristi in Siria con la copertura degli aiuti per rovesciare i governanti siriani“. Shamkhani ha detto che la coalizione contro lo Stato islamico (IS) è volta ritrarre i funzionari statunitensi quali eroi che salvano gli Stati Uniti dalla propria crisi. Il portavoce del Majlis (parlamento) iraniano Ali Larijani ha detto a Press TV che la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti che combatterebbe i militanti dell’IS, non ha la capacità di risolvere i problemi del Medio Oriente. La coalizione degli Stati Uniti per contrastare i militanti dell’IS non riuscirà a sradicare il gruppo terroristico e innescherebbe l’odio nella regione, avrebbe detto Larijani. Secondo lui gli Stati Uniti non possono sradicare il gruppo terrorista dell’IS con attacchi aerei. Inoltre, il presidente iraniano Hassan Ruhani ha detto a Teheran che l’idea di sradicare il terrorismo con gli attacchi aerei è “ingenua” e non basta ad eliminarlo. Senza la partecipazione degli Stati regionali, gli assalti aerei non risolveranno il problema del terrorismo nel Medio Oriente, ha detto Ruhani al 14° vertice della Shanghai Cooperation Organization nella capitale tagika Dushanbe. “Combattere il terrorismo esige pianificazione, cooperazione bilaterale e multilaterale ed eliminazione di povertà economica e culturale“, ha detto il presidente, esortando i Paesi regionali ad utilizzare il loro potenziale per combattere il terrorismo. La risoluzione del problema del terrorismo richiede impegno internazionale, ha aggiunto. Inoltre, un alto comandante iraniano ha detto che la cooperazione tra Iran e Stati Uniti nella lotta contro l’IS è impossibile. “Tale cooperazione non è possibile perché l’Iran resiste all’IS mentre gli Stati Uniti l’hanno creato“, ha detto il Vicecapo di Stato Maggiore iraniano Masud Jazayeri, citato da Press TV. I militanti dell’IS non possono avvicinarsi ai confini dell’Iran, in quanto si troveranno di fronte la potenza delle forze armate iraniane, ha aggiunto Jazayeri.
Un mese dopo il lancio degli attacchi aerei contro l’IS in Iraq, il presidente Barack Obama ha promesso che “non esiterà a prendere provvedimenti” contro l’IS in Siria e in Iraq, aggiungendo che Washington lavorerà con i suoi amici e alleati a “degradare e in ultima analisi distruggere” le forze dell’IS, osservando che gli Stati Uniti guideranno un’ampia coalizione che userà il potere aereo laddove tali forze “esistano”, eliminando la minaccia terroristica per i cittadini di Iraq e Siria, così come quelli del Medio Oriente, tra cui personale e strutture statunitensi. Ma la portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha detto che “ci sono dubbi sulla serietà della coalizione nata dopo il recente vertice NATO, nella lotta contro i terroristi.” La portavoce iraniana ha criticato ciò che chiama il “doppio standard dell’occidente” verso terrorismo ed estremismo, dicendo che l’azione occidentale contro il terrorismo non comporterà “nessun risultato se non la diffusione di terrorismo ed estremismo, nonché la nascita di loro nuove filiali in diverse parti del mondo“. Afkham ha detto che alcuni membri della cosiddetta coalizione sono sostenitori finanziari e militari dei terroristi in Iraq e in Siria, ed altri non sono riusciti ad agire secondo le loro responsabilità internazionali verso l’Iraq e la Siria. L’IS ha suscitato allarme dopo lo sconfinamento in vaste aree del territorio di Iraq e Siria nel tentativo di creare un proprio Stato-nazione governato da leggi islamiche radicali. I terroristi hanno ucciso bambini, giustiziato prigionieri e schiavizzato vittime. Hanno anche scioccato il mondo con la decapitazione di due giornalisti statunitensi postando i video della loro orribile morte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’obbligo di combattere il SIIL

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 14/09/2014

350307dIl presidente Obama e il segretario di Stato John Kerry tentano di realizzare una cosiddetta “coalizione dei volenterosi” per aiutare gli Stati Uniti a combattere lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (ISIL) in Iraq e Siria. Obama ha solo avuto il sostegno del nuovo fragile governo iracheno, del martoriato governo regionale del Kurdistan nel nord dell’Iraq, e dell’Arabia Saudita. Quest’ultimo “socio”, l’Arabia Saudita, è il benefattore principale del SIIL. Obama ha anche stupidamente detto di voler armare l’“esercito libero siriano”, anche se molti dei suoi membri originali si sono uniti al SIIL e al suo alleato, il Fronte al-Nusra, dopo essere stati addestrati e armati da CIA e squadre militari statunitensi in Giordania e Turchia. Tra i Paesi che Obama e Kerry avevano avvicinato per la loro coalizione, Giordania e Turchia hanno detto di no a lanciare attacchi sulla Siria dal proprio territorio. Anche il Regno Unito ha detto che non avrebbe partecipato agli attacchi alle posizioni del SIIL in Siria. Ben 300 cittadini inglesi combatterebbero con il SIIL in Siria e Iraq. Per via della pressione della lobby israeliana negli Stati Uniti, gruppo che mette sempre avanti gli interessi d’Israele, assai diversi e spesso contrapposti agli interessi degli Stati Uniti, Obama ha perso l’occasione di creare una coalizione veramente efficace che potesse attuare il suo desiderio di “distruggere” il SIIL. Obama e Kerry continuano ad aggrapparsi all’idea di poter contemporaneamente distruggere il SIIL in Siria e abbattere il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. Tali idee sono fantasiose e slegate dalla realtà. I sauditi sono all’origine degli attacchi con cloro e sarin ai civili siriani ed è l’Arabia Saudita a rifornire al-Nusra e SIIL. L’idea che alcuni disertori governativi siriani, che vivono in costosi hotel a Istanbul grazie alle carte di credito saudite, rappresentino un qualche “esercito”, è ridicola. E’ anche chiaro che Arabia Saudita e Israele coordinano i loro sforzi per sostenere il SIIL in Siria, soprattutto intorno le alture del Golan, dove il personale delle Forze di Difesa israeliane fornisce supporto ai guerriglieri del SIIL che occupano posizioni dell’esercito siriano, come pure siti delle forze di pace delle Nazioni Unite. Il direttore della CIA John O. Brennan, uno dei principali sostenitori del regno saudita, avrebbe partecipato a discussioni tra il consigliere per la sicurezza nazionale saudita, principe Bandar bin Sultan, uno dei maggiori sostenitori di al-Qaida negli Stati Uniti, prima del 9/11, come precisato nelle 28 pagine di una relazione del Comitato dell’Intelligence del Senato, il capo dell’intelligence saudita, principe Qalid bin Bandar e il capo del Mossad israeliano Tamir Pardo. Nel suo ultimo discorso televisivo Obama ha detto che voleva limitare il supporto al SIIL. Tuttavia, può farlo solo minacciando severe sanzioni e altre pene ad Arabia Saudita e Israele, i due principali amici del SIIL in Medio Oriente, manna propagandistica per gli israeliani. Yuli Edelstein della Knesset ha detto al primo ministro ceco Bohuslav Slobotka, a Praga, che l’Europa presto capirà i problemi d’Israele con Hamas perché il SIIL arriva in Europa. Edelstein usa il SIIL, creazione di Israele e Arabia Saudita per rovesciare il governo di Damasco, per minacciare l’Europa di attacchi terroristici. Edelstein ha anche avvertito il primo ministro ceco dal migliorare le relazioni con l’Iran. L’unica arma d’Israele è spaventare per intimidire non solo i Paesi più piccoli, come Repubblica ceca, Irlanda e Montenegro, ma i Paesi più grandi come Germania, Francia e Stati Uniti.
Per il presidente Obama c’è solo una coalizione utile per sradicare il SIIL. Una coalizione che necessariamente non può includere l’Arabia Saudita, addestrando volontariamente i membri dell’“Esercito libero siriano” a combattere il SIIL. È più appropriato dire che l’Arabia Saudita arruola il personale dell’esercito libero siriano per inserirlo nel SIIL, non combatterlo. Obama vuol fare credere che l’esercito e la guardia nazionale saudite wahabite prendano le armi contro i wahabiti del ISIL. In realtà, l’esercito saudita esiste per una sola ragione, proteggere la famiglia reale saudita, niente di più e niente di meno. I partner naturali della coalizione contro il SIIL sono coloro che hanno già dimostrato disponibilità ad affrontare i taqfiri wahabiti: le forze armate siriane, libanesi ed Hezbollah che combattono i radicali sunniti in Siria; le forze peshmerga del Kurdistan; l’Iran e le Guardie Rivoluzionarie iraniane che aiutano curdi e turcomanni a combattere il SIIL in Iraq; la Russia e il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov che minaccia di distruggere i “bastardi” del SIIL. Obama potrebbe arruolare l’Egitto se abbandona la pretesa di attaccare il SIIL in Siria e nello stesso tempo arruolare i siriani dell’opposizione “moderata” per rovesciare Assad. L’esercito egiziano, che governa l’Egitto, è un solido alleato del governo siriano di Hafiz e Bashar Assad. Ci sono altri possibili alleati per una campagna realistica per liberare il mondo dal SIIL. Gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare i malconcepiti piani per rifederare lo Yemen nell’ambito di una stupida elaborazione dei neocon del dipartimento di Stato strettamente legati ad Israele. In questo modo porterebbero le forze indipendentiste dello Yemen del Sud e i ribelli sciiti zaidi huthi dello Yemen del nord dalla parte degli USA, spazzando via al-Qaida nella Penisola Araba (AQAP) che rifornisce di uomini ed altri elementi il SIIL.
Il senatore John McCain e la sua “ombra” Lindsey Graham, insieme alle loro lobby neocon, israeliana e di spacciatori filo-sauditi griderebbero contro qualsiasi riavvicinamento alle forze sciite islamiche di Iran, Iraq, Yemen, Libano e Siria per combattere il SIIL, dove gli interessi di Israele e Arabia Saudita sono diametralmente opposti a quelli degli Stati Uniti. Il presidente Obama, che non deve affrontare un’altra elezione, è nella posizione unica di usare il suo “pulpito” della presidenza degli Stati Uniti per mettere a posto McCain, Graham, l’American Israel Public Affairs Comittee (AIPAC), il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo entourage, i saudofili della lobby dell’American Petroleum Institute. Tali individui e gruppi vorrebbero solo che gli Stati Uniti inviassero ulteriori militari e risorse per perseguire le proprie politiche da spacciatori mediorientali volte solo a proteggere gli interessi di Israele e del regno saudita. Abbandonando la cooperazione con i ricchi petro-potentati della penisola arabica, gli USA, dopo aver sconfitto il ISIL, potrebbero dedicarsi a sradicare gli islamisti che controllano Tripoli, in Libia. Per fare ciò non dovrebbero coinvolgere gli espatriati libici tirati fuori dalle comodità finanziate dalla CIA nel nord della Virginia, Parigi e Inghilterra, divenendo il nuovo governo libico dopo la brutale caduta del leader libico Muammar Gheddafi. Piuttosto, gli USA devono riportare al potere in Libia i principali sostenitori di Gheddafi. I funzionari di Gheddafi devono essere liberati dal carcere. Una Libia stabile potrebbe quindi essere il trampolino di lancio per attaccare i wahabiti che controllano parti del nord della Nigeria e del Camerun sotto la bandiera di Boko Haram, impegnati in attentati terroristici brutali in Mali. Gli Stati Uniti devono anche fare causa comune con i tuareg del Mali che rivogliono la loro Patria Azawad. Questi sono i passi che devono essere adottati per correggere gli errori commessi dagli interventisti incompetenti di Obama che hanno sconvolto il Medio Oriente.

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La Minaccia. Sulla maglietta nera: ‘politica estera irresponsabile di Obama’.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua in guerra

Alessandro Lattanzio, 14/9/2014

00-donetsk-dnr-soldiers-06-09-14Nonostante la tregua, il 6 settembre si registravano scontri a Pervomajsk, Marjupol e Kirovsk, e bombardamenti su Amrosievka, Donetsk, Dzerzhinsk, Gorlovka, Jasinovataja, Kirovsk, Makeevka, Markov Jar, Shastie, Volonovakha e Zolotoe. Le FAN liberavano i villaggi di Sakhanka, Sartana, Shirokino, Talakhovka e Zemljanoe presso Marjupol. Una colonna di carri armati ucraini tentava di entrare a Volnovakha, venendo però fermata dalla milizia alla periferia della città. Telmanovo veniva ripresa dalle truppe ucraine dopo un attacco a sorpresa. Telmanovo era stata prima bombardata e poi assalita da una grande colonna di veicoli blindati della naziguardia. La milizia distrusse diversi BTR-3E ucraini. Comunque, nel pomeriggio del 6 settembre, dopo aver subito notevoli perdite, i majdanisti si ritiravano da Telmanovo. Qui le truppe ucraine furono colpite dall’artiglieria federalista che distrusse 7 BTR, 1 carro armato T-64 e 2 autocarri, eliminando 70 majdanisti a bordo del convoglio. Anche una colonna di blindati ucraini del battaglione neonazista Ajdar venne distrutta, con l’eliminazione di 35 naziguardie, mentre cercava di rompere l’accerchiamento presso Shastie. A Donetsk i bombardamenti dei naziatlantisti uccidevano 4 civili e ne ferivano altri 10.
Il 7 settembre, presso Volnovakha, gli ucraini bombardavano per errore una colonna della Guardia Nazionale, mentre presso Krasnij Luch una colonna majdanista finiva su un proprio campo minato.
L’8 settembre i golpisti bombardavano Enakievo, Frunze, colle Veselaja, Jasinovataja, Krasnij Partizan, Ocheredino, Shirokino, Spartak e Donetsk. Le truppe majdaniste si ritiravano da Shastie, Privetnoe, Pankovo, Stukalova Balka, Svetloe, Oboznoe, Khristovo, Markovka, Novopskov, Belovodsk, Novoajdar, Severodonetsk, Starobelsk e Svatovo.
Il 9 settembre, a Mariupol, la milizia distruggeva 1 carro armato e un checkpoint ucraini, eliminando 3 naziguardie. Presso Donetsk, 30 soldati dell’esercito ucraino venivano uccisi dalla propria artiglieria. I soldati ucraini avevano deciso di arrendersi presso Elenovka, tuttavia furono bombardati dalle milizie di ‘Pravij Sektor‘. 2 aerei cargo Hercules atterravano nell’aeroporto di Kharkov scaricando 2 MLRS Larom romeni e 1 MLRS Teruel-3 spagnolo assieme a grandi quantità di munizioni.
380650_600 Il 10 settembre, scontri a Popasnoe, Debaltsevo, Uglerdosk, Amrosievka, Marjupol, Shastie, Stanitsa-Luganskaja, Krasnij Luch, Donetsk, Enakievo, Shakhtjorsk, Karlovka e Dokuchaevsk. Combattimenti a Volnovakha. Pervomajskoe, presso Telmanovo, veniva liberato dalla milizia della RPD, così come Stanitsa Luganskaja e Uspenka da parte della milizia della RPL. Alcune unità ucraine venivano circondate dalla milizia a Debaltsevo.
Il 12 settembre, l’ennesimo tentativo dei majdanisti di uscire dall’aeroporto di Donetsk veniva respinto nei pressi del villaggio Tonenkoe. Le Forze Armate di Novorossia (FAN) liquidavano la sacca presso Starobeshevo liberando Patrjotichnoe, nel distretto di Novoazovsk, dove i resti delle unità delle naziguardie si erano trincerate. Presso Volnovakha il battaglione territoriale majdanista Kharkov-1 subiva gravi perdite. Scontri presso Jasinovataja con l’impiego di carri armati e semoventi di artiglieria da parte degli ucraini. Lo scopo dell’offensiva era salvare le truppe majdaniste accerchiate dalle milizie presso Zhdanovka.
Il 13 settembre, i majdanisti bombardavano Makeevka e Kirovskoe, dove uccidevano 30 civili. Nella regione di Kharkov veniva distrutto un treno carico di carburante per le truppe majdaniste. I majdanisti perdevano 200 effettivi nei combattimenti presso Ilovajsk, dove alcuni battaglioni ucraini della Guardia nazionale e dei volontari neonazisti furono accerchiati dalle milizie. Un nuovo convoglio umanitario russo arrivava a Lugansk.
Delle unità operative dell’esercito ucraino, la 72.ma e la 79.ma brigata devono essere ricostituite avendo subito notevoli perdite. Ciò che resta della 25.ma brigata rimane circondato (assieme ai resti della 24.ma) presso il confine con la Russia. La 95.ma brigata ha subito perdite significative, tanto che se si ripristinassero almeno parte dei suoi battaglioni, avrebbero un’efficienza assai inferiore ai precedenti, soprattutto riguardo ai blindati. La 80.ma brigata ha subito perdite significative, soprattutto in materiali. La maggior parte si trovava ad ovest di Lugansk, insieme ai resti della 1.ma brigata corazzata e della 30.ma brigata. Il 3.zo e l’8.vo reggimenti speciali erano stati trasformati in brigate (1.ma e 2.nda), dotate di pochi e scadenti blindati, utili come unità per il presidio di centri urbani. Una brigata si trovava presso Marjupol. La 28.ma brigata è stata posta in riserva il 17 agosto, essendo stata annientata tra Savroka e Ilovajsk, assieme al 92.mo battaglione. Della 51.ma brigata era rimasto intatto solo il comando. La 93.ma brigata era l’ultima unità rimasta efficiente nell’esercito ucraino. La 30.ma brigata aveva subito la perdita di due battaglioni su tre e della maggioranza dei propri mezzi. Probabilmente il comando della brigata sarebbe stato posto in riserva assieme ai comandi della 80.ma e della 1.ma brigate. La 2.nda brigata aveva perso 2 battaglioni e la 128.ma brigata aveva subito perdite a nord da Lugansk, conservando comunque l’ossatura dell’unità. Il 1.mo e 17.mo battaglione venivano utilizzati come riserve, pur avendo subito perdite. Infine, il battaglione ucraino Cherkassij, composto da 400 naziguardie dell’Ucraina occidentale e centrale, disertava a Volnovakha.
Dopo la firma della tregua a Minsk, Igor Plotnitskij, a capo della di Repubblica Popolare Lugansk (RPL), dichiarava “Ho già detto che qualsiasi tentativo di usare il protocollo di Minsk contro di noi non funzionerà. Abbiamo firmato il protocollo come accordo sulla coesistenza. Non possiamo essere isolati o strangolati. Non consegneremo i nostri confini con la Russia al controllo nemico. Siamo pronti ad affrontare economicamente l’Ucraina. Presto il mondo intero vedrà che l’Ucraina è destinata a povertà e degrado, senza l’industrioso Donbas”. La dichiarazione di Plotnitskij rispondeva a Jurij Lutsenko, consigliere di Poroshenko, che aveva detto che il protocollo di Minsk non prevedeva uno statuto speciale per le regioni di Donetsk e Lugansk. “Il consigliere di Poroshenko fa trapelare i piani del suo capo? O parla per sé? Minaccia il Donbas d’isolamento? La rivoluzione e l’amicizia con il vicepresidente USA Joe Biden non sfameranno un solo uomo. Altri territori ucraini presto vorranno vivere liberamente come noi. Se Poroshenko vuole il dialogo, faccia chiudere il becco ai suoi consiglieri chiacchieroni”.
JykXbn3ZxTE La Polonia forniva a Kiev il gas acquistato dalla Russia, violando il contratto con Gazprom. La Russia avrebbe risposto abbassando il volume del gas fornito alla Polonia. Mentre 34 carri armati tedeschi Leopard-2 operavano presso Ternopol nell’ambito dell’esercitazione NATO “Rapid Trident” con 1000 soldati atlantisti, il ministro della Difesa golpista Geletej affermava che “Ho incontrato i ministri della Difesa dei Paesi più importanti del mondo, che a porte chiuse ci hanno sentito iniziando a consegnarci armi”. Il consigliere del presidente ucraino Jurij Lutsenko dichiarava che tali Paesi erano Stati Uniti, Francia, Italia, Polonia e Norvegia e che avevano deciso d’inviare in Ucraina anche consiglieri militari oltre alle armi.
Il 9 settembre, il ministero della Difesa russo dichiarava che 15 navi, 10 aerei ed elicotteri e l’artiglieria costiera avevano preso parte alle esercitazioni di Sebastopoli, con il lancio di missili antinave K-300P Bastion. “Il lancio nel poligono a sud-est di Sebastopoli è stato effettuato da un avanzato complesso Bastion. Gli obiettivi, simulati da uno squadrone della marina, furono attaccati da quattro cacciabombardieri Su-24. Tutti i missili hanno colpito gli obiettivi, distruggendoli“, comunicava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, l’11 settembre le truppe nell’Estremo Oriente della Russia venivano poste in allerta per partecipare alle esercitazioni con 100000 militari, “Nel quadro di una verifica della prontezza al combattimento delle truppe del distretto militare orientale. Le unità di stanza nella regione orientale della Federazione Russa hanno completato l’attuazione delle misure per adottare il massimo grado di prontezza al combattimento”, dichiarava il Ministero della Difesa russo. Le manovre coinvolgevano il 3° Comando dell’Aeronautica e della Difesa Aerea, il Comando della Flotta del Pacifico e il Comando Aereo Strategico. L’esercitazione era stata avviata alle 10:00 dell’11 settembre su ordine del Comandante Supremo delle Forze armate russe, Presidente Vladimir Putin. L’esercitazione a sorpresa “prevedeva la partecipazione a pianificazione e controllo dei combattimenti dei comandi di distretto militare, armata, brigata, delle unità della fanteria meccanizzata, da ricognizione, trasmissioni e logistiche, navi, sottomarini e mezzi ausiliari, così come delle unità strategiche, da trasporto e tattiche dell’Aeronautica“, secondo il Generale Nikolaj Bogdanovskij, a capo del gruppo comando e controllo.

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Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RIAN
RussiaToday
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