Provaci ancora Barack: Hong Kong

Alessandro Lattanzio, 1/10/2104

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI capi del movimento “Occupy Central” ad Hong Kong sono stati addestrati presso l’Hong Kong-American Center, dove esperti internazionali gli hanno insegnato le tattiche delle azioni di protesta, le strategie di negoziazione con le autorità, come suscitare sommosse ed individuare i singoli punti politici richiesti che mai dovrebbero essere abbandonati. Il capo del Hong Kong-American Center, controllato dal National Endowment for Democracy (NED), un’emanazione del dipartimento di Stato USA, è Morton Holbrook. Nominatovi alla fine del 2013. Holbrook è una spia con circa 30 anni di esperienza nelle agenzie d’intelligence statunitense. Lui e l’oligarca di Hong Kong Jimmy Lai, altro sponsor dell’“opposizione”, sono vicini all’ex-viceministro della Difesa degli USA Paul Wolfowitz. “Si ha l’impressione che l’Hong Kong-American Center degli Stati Uniti cerchi di sfruttare l’esperienza delle rivoluzioni colorate dell’est Europa per influenzare la situazione interna della Cina popolare“. Infatti, l’Ufficio del Commissario del Ministero degli Esteri presso l’autorità di Hong Kong, ha discusso della riunione dell’oligarca Jimmy Lai Chee-ying, proprietario della taiwanese Next Media Group e di Apple Daily, con l’ex-vicesegretario della Difesa dell’amministrazione Bush, Paul Wolfowitz. La coppia si era incontrata sullo yacht privato di Lai per cinque ore, a fine maggio. Wolfowitz, ex-presidente della Banca Mondiale nel 2005-2007, è un ben noto neo-con statunitense, membro dell’American Enterprise Institute. Assieme ai due si erano incontrati anche l’ex-capo del Partito democratico Martin Lee Chu-ming e Mark Simon, direttore di Next Media Group. Prima di trasferirsi a Hong Kong nel 1992, Simon aveva lavorato per tre anni al Pentagono come analista dei sottomarini. Inoltre, Benny Tai, fondatore e capo di “Occupy Central“, ha lavorato per il dipartimento di Stato degli Stati Uniti per anni, mentre i due co-fondatori del movimento, Audrey Eu Yuet-mee e Martin Lee, incontrarono il Vicepresidenmte degli USA Joe Biden alla Casa Bianca, quest’anno.
La NED ad Hong Kong finanzia le seguenti organizzazioni sovversivo-spionistiche:
Centro Americano per la Solidarietà Internazionale del Lavoro, a cui ha versato nel 2012 139532 dollari USA. La funzione è creare dei sindacati gialli filo-statunitensi allo scopo di sabotare la produzione locale e creare il caos tra le organizzazioni sindacali antimperialiste, ed infine permettere l’infiltrazione diretta degli interessi statunitensi nell’economia locale; com’è accaduto in Italia con la creazione dei sindacati gialli atlantisti CISL e UIL.
Hong Kong Human Rights Monitor, ha ricevuto 155000 dollari USA nel 2012 per diffondere propaganda anti-cinese utilizzando l’usurata e trita tematica dei ‘diritti umani’, che ha ancora presa sugli ambienti delle sinistre anarcoliberali filo-occidentali e occidentali.
National Democratic Institute for International Affairs, nel 2012 ha ricevuto 460000 dollari USA per occuparsi appunto dell’attivazione della ‘rivoluzione colorata’ ad Hong Kong sotto il pretesto del “processo di riforma costituzionale e per sviluppare la capacità dei cittadini”.
Secondo Edward Snowden, la CIA paga le triadi mafiose attive ad Hong Kong, tramite la stazione della CIA presso il consolato USA di Hong Kong. Snowden, parlando della sua fuga dagli USA, spiegava il suo passaggio ad Hong Kong, affermando “che la Cina è un nemico degli Stati Uniti. Voglio dire, vi sono conflitti tra il governo degli Stati Uniti e il governo della Repubblica popolare cinese, … ma il governo di Hong Kong è in realtà più indipendente rispetto a molti importanti governi occidentali”.

NED57272_900Note:
China Daily Asia
Genius
Moon of Alabama
NED
Pravda

Oggi in Siria e Libia contro gli islamisti, domani in Ucraina contro i banderisti?

Alessandro Lattanzio, 24/9/2014

Ciò che ricevono oggi dagli USA i loro ex-alleati islamisti, in Siria e Iraq, è un monito per ciò che subiranno, domani, i futuri ex-alleati degli USA e della NATO: i banderisti locali e i loro camerati gladiatori atlantisti.

10341569Operazioni in Siria 19-23 settembre
Il 19 settembre, alle ore 11.00 a Raqqa, era previsto un incontro tra i capi del SIIL. L’intelligence militare siriana apprese della riunione ed infiltrò nella città un commando per le operazioni speciali il cui compito era fornire le coordinate del luogo della riunione, che avvenne presso l’Agricultural Research Building. Il commando trasmise le coordinate e piazzò un dispositivo di puntamento radio presso l’edificio. Alle 11:10, la SAAF compì una serie di sortite con attacchi di precisione sul luogo dell’incontro, dove erano presenti anche 8 tra ex-ufficiali dell’esercito iracheno e membri del Baath di Sadam Husayn, oltre ai capi del SIIL. 15 medici furono portati nella zona occupata dal SIIL, tra cui un medico statunitense e uno turco, per soccorrere i sopravvissuti, che furono poi trasferiti presso l’ex base militare di al-Manaqar, prontamente bombardata dalla SAAF sempre su indicazione del commando siriano. I terroristi, tra cui un alto responsabile del SIIL, e i 15 medici furono eliminati.
Il 20 settembre, la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana siriana liberava le Torri Fitina a Jubar, dopo aver eliminato 25 terroristi del Jaysh al-Islam. Il capo militare di Jabhat al-Nusra, Abu Abdalrahman al-Baqa, veniva eliminato da Hezbollah a Falita, presso Yabrud. L’EAS e l’Esercito di liberazione della Palestina (ELP) assaltavano le posizioni di Jabhat al-Islamiya ad Adra, eliminando decine di terroristi, tra cui 2 capi di Jabhat al-Islamiya, Hani al-Musa e Anad al-Halmi. L’EAS subiva 9 caduti. Il 21 settembre presso Idlib, l’EAS e le NDF liberavano la città di al-Aziziya, le fattorie Abu Ruayda e Rawdha al-Jalma, i villaggi al-Turaymisa e Luwaybida, le località di Zuru Abu Zayd, Hajiriya al-Saman, Qafr al-Uwayna, al-Qaramita, al-Husayniya, al-Huwayr e la città di Jibin. L’esercito siriano sgomberava così 130 chilometri quadrati, liberando la rotabile Maharda – Salamiya. Il 22 settembre, a Dair al-Zur la SAAF distruggeva le basi del SIIL nei distretti di al-Mayadin e Abuqamal, eliminando 120 terroristi e distruggendo 3 tecniche. Gli attacchi aerei si ebbero in concomitanza dell’attacco della 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana dell’EAS alle posizioni del SIIL nel quartiere di Dair al-Zur di al-Hawiqa, eliminando 23 terroristi. Ad Arsal, Hezbollah effettuava un attacco aereo tramite un drone contro una base dei terroristi di Jabhat al-Nusra, eliminandone almeno 23. Le truppe di Hezbollah continuarono l’offensiva sulle basi dei terroristi, eliminando Layth Abu al-Shami, capo di Jabhat al-Nusra in Libano. Inoltre, la SAAF colpiva una postazione dei terroristi nei pressi di un valico di frontiera di al-Zamarani, tra Siria e Libano, eliminando 10 jihadisti. Altri 11 terroristi furono eliminati quando le truppe siriane distrussero una fabbrica di ordigni esplosivi a Sarqah, nella provincia di Idlib.
In concomitanza con l’avanzata dell’EAS, gli USA intervenivano allo scopo di ostacolare i progressi dell’esercito siriano, e il 23 mattina l’US Air Force e Giordania, Arabia Saudita, Bahrayn, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, effettuavano oltre 40 raid su 20 obiettivi del SIIL a Raqqa, Aleppo, al-Hasaqah, Dair al-Zur, Abu Qamal ed Idlib, utilizzando aerei da combattimento F-22, F-15E, F-16 e F-18, bombardieri strategici Rockwell B-1, droni Reaper e 47 missili da crociera Tomahawk sparati dalle navi della flotta statunitense Arleigh Burke e Philippine Sea. Le operazioni erano dirette dal CAOC (Combined Air Operations Center) della base statunitense di al-Udayd in Qatar, sede del Comando aereo avanzato del CENTCOM (Central Command) degli USA. 14 attacchi furono compiuti su Raqqa, “capitale del califfato” del SIIL, contro campi d’addestramento, centri comando, depositi di armi e munizioni, strutture per la produzione di esplosivi e diversi autoveicoli. Furono eliminati 60 terroristi del SIIL quando un Tomahawk centrò l’ospedale di al-Tabqa. Venne anche bombardato un gruppo di Jabhat al-Nusra, il cosiddetto “gruppo Qurasan“, presso Aleppo, eliminando altri 50 terroristi, tra cui un capo di Jabhat al-Nusra, Muhsan al-Fadli al-Quwayt. Va ricordato che Jabhat al-Nusra era stata pagata dal Qatar per rilasciare 40 terroristi del SIIL, in cambio della liberazione dei 46 diplomatici turchi sequestrati dal SIIL a Mosul, nel giugno 2014. Inoltre, la Turchia impiegava il SIIL per contrastare il PKK nel Kurdistan siriano. I terroristi del SIIL avevano le loro basi in Turchia, da dove avviavano i loro assalti contro le cittadine curde nella Siria settentrionale. “Siamo pronti a colpire obiettivi del SIIL in Siria degradandone le capacità“, aveva dichiarato in precedenza il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, “Questa non sarà simile alla campagna shock-and-awe, perché semplicemente il SIIL non è organizzato, ma ci sarà una campagna persistente e durevole“. Il segretario alla Difesa degli USA Chuck Hagel disse che il piano “comprende azioni mirate contro i santuari del SIIL in Siria, tra cui infrastrutture di comando e controllo e della logistica“. Finora gli Stati Uniti avevano lanciato circa 190 attacchi aerei contro il SIIL in Iraq. Il Ministero degli Esteri della Siria affermava che gli Stati Uniti aveva informato l’inviato di Damasco alle Nazioni Unite poche ore prima degli attacchi aerei contro il SIIL in Siria. Intanto le IDF (Forze di Difesa Israeliane) abbattevano un caccia MiG-21UM siriano utilizzando il sistema di difesa aerea Patriot. I due piloti a bordo riuscivano a lanciarsi dall’aereo, abbattuto mentre compiva una missione sulla zona di Qunaytra contro le postazioni dei terroristi islamisti protetti dagli israeliani. Il Ministero degli Esteri russo si dichiarava “profondamente preoccupato” dall’incidente, che “aggrava una situazione già tesa. Chiediamo a tutti i Paesi della regione, e altrove, di mostrare la massima moderazione“, aggiungendo che era di fondamentale importanza non aprire un nuovo “fronte”, ma unire gli sforzi di tutte le parti interessate per combattere la minaccia islamista.
Il 24 settembre, a Tripoli, in Libia, esplodeva la rivolta contro gli islamisti, mentre almeno sei attacchi aerei centravano le postazioni degli islamisti di “Alba della Libia” nel sud della capitale. Molti islamisti furono eliminati assieme a diversi blindati. Il primo ministro Abdullah Abdurahman al-Thani, da Tobruq, invocava la sollevazione “in risposta all’appello dei residenti di Tripoli per liberarli dai militanti“.

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Una modesta proposta: la Russia dovrebbe colpire il SIIL in Siria!

Ziad Fadil Syrian Perspective 22 settembre

547483Il fallimento della politica estera e militare statunitense è ben illustrato da ciò che gli Stati Uniti non dicono. Ho visto Leon Panetta, Scott Pelley e re Abdullah di Giordania umiliarsi nei più patetici momenti di 60 Minutes’ in 40 anni. Durante tutto la puntata, curiosamente limitata all’impavida campagna curda per bloccare il SIIL (i curdi sono alleati degli Stati Uniti, ora, e se lo meritano) e sui fallimenti di Obama ad armare l'”opposizione moderata” (come no!) siriana quando avrebbe dovuto, senza mai menzionare l’attore che potrebbe risolvere tutti i purulenti problemi del calderone chiamato “Pianificazione americana”. Con tutto il parlare del possibile attacco statunitense in Siria contro il SIIL e dell’impetuoso Obama che in TV dice come non esiterebbe a colpire tale organizzazione sociopatica ovunque si trovi, nessuno ha mai pensato a menzionare i russi. Ammettiamolo, Damasco non avrebbe alcun timore di un attacco delle forze armate russe. Mentre Vlad si cura degli affari in giro e l’esercito siriano scaccia i terroristi sul campo, gli Stati Uniti e i loro ritrovati amici curdi potrebbero essere visti sostenere l’esercito iracheno riprendere a contrastare il Califfone, e tutto senza truppe da combattimento statunitensi in Iraq o Siria! SyrPer è sempre all’avanguardia nel pensiero creativo, quando la capitale della nazione dorme o galleggia sul mare dell’irrilevanza. Con i francesi che dichiarano l’indisponibilità ad attaccare i virulenti parassiti del SIIL in Siria, probabilmente per paura di vedersi i loro jet Rafale abbattuti come tanti moscerini fastidiosi dagli S-300, e gli inglesi che zittiscono al parlamento il loro Miles Gloriosus, l’illustre David “Wellington” Cameron, ci sono davvero poche opzioni. Un osservatore mi aveva strappato una risata incontrollabile quando scrisse che i possibili candidati per l’attacco aereo in Siria potevano essere Arabia Saudita ed Emirati! Suggerendo anche la presenza di soldati arabi sul terreno. (Per favore non incolpatemi se vi rovesciate dal ridere. Non rimborserò il pranzo). Costui ovviamente ignora la sospetta assenza di addestrati da sauditi e arabi in tale viavai, (mercenari pakistani esclusi).
A meno che non si voglia impiegare la vantata aeronautica del Libano, davvero non c’è molto da scegliere. Ma Vlad è sempre lì a risolvere il problema che lasci. Con così tanto parlare di violazione del diritto internazionale da parte statunitense, perché il dr. Assad non invita la flotta di Vlad ad inviare i nuovissimi Sukhoj e MiG presso la base aerea di Mazah. I piloti russi acquisirebbero esperienza contro bersagli reali senza il disturbo dei noiosi occidentali che abbaiano “male!”… O qualcosa del genere alle proteste per l’occupazione sovietica dell’Afghanistan o per l’attuale Ucraina. Non vi sembra una soluzione plausibile? Possiamo salvare la faccia dei sauditi facendogli pagare carburante e manutenzione. Come ulteriore incentivo per i sauditi, tutte le parti potranno osservare con sospetto il prossimo trambusto se i sauditi decidessero di usare la loro impressionante potenza militare invadendo il truculento Qatar, liberando il mondo da tale pernicioso batterio. Ma sarebbe troppo semplice e facile. Gli Stati Uniti sostengono pubblicamente il coinvolgimento della Russia mentre segretamente fanno di tutto per sabotarlo. Oh, e Obama accusa i russi di trattare con un regime “illegittimo”, accusando i russi esattamente di ciò che tutti accusano fare gli statunitensi; usare il SIIL per attaccare l’Esercito siriano, anche se diverrebbe un sotterfugio moscovita attaccare il SIIL per farla finita con gli eroi statunitensi del gruppo al-Nusra! Non vi sembra così bizantino? I neocon sionisti avranno continue coliche renali contorcendosi sui freddi pavimenti nella capitale nazionale, trasudando urina e bile e spuntando veleno. “Non può farlo, Capo. Non può!” Hillary avrebbe una giornata campale condannando il malvagio Vlad e John McCain preannuncerebbe la Terza Guerra Mondiale mentre sarebbe misericordioso con il popolo dell’Arizona con una gradita e solitaria dipartita. Già. E’ meglio non pensarci troppo. Le buone idee in questi giorni sono per i piccioni. Vorrei solo che gli statunitensi sappiano quanto ottuso e noioso sia il loro governo.

10702010Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I veri eroi del cessate il fuoco di Kiev

F. William Engdahl New Eastern Outlook 23/09/201410469740Il governo di Kiev del presidente Petro Poroshenko ha improvvisamente accettato, tra tutte le cose, una proposta di cessate il fuoco quasi identica alla proposta presentata dal presidente russo Vladimir Putin. Il cessate il fuoco, che sembra essere più o meno tenere da diversi giorni, ha colto di sorpresa Washington e costretto i falchi dell’amministrazione Obama a fare pressione sull’UE nell’ultimo vertice concordando nuove sanzioni contro la Russia in ogni caso. Tutto sottolinea la natura ipocrita della guerra in Ucraina, una mossa dei falchi di Washington per dividere la Russia dall’Unione europea, in particolare dalla Germania, e imporre una nuova guerra fredda con la Russia, ancora una volta “Impero del Male”. Ma non funziona come previsto, comunque. Alcune settimane prima Poroshenko e il regime di Kiev annunciarono con grande spavalderia il lancio della loro “operazione anti-terrorista” per schiacciare la rivolta armata in varie parti dell’Ucraina orientale che esigevano autonomia e diritti, compreso il diritto a continuare a parlare e scrivere in russo. Ora, circa quattro mesi dopo ciò che è divenuta una guerra civile, un blogger ben informato afferma: “L'(esercito ucraino) non si ritira da uno, due o tre direzioni, si ritira da ovunque (tranne a nord di Lugansk). Interi battaglioni lasciano il fronte agli ordini dei loro comandanti di battaglione e senza l’approvazione dei capi della junta. Almeno un comandante di battaglione è già stato condannato per diserzione. L’intera leadership ucraina sembra preda del panico, soprattutto Jatsenjuk e Kolomojskij, mentre i nazisti sono incazzati neri verso l’amministrazione Poroshenko. Vi sono voci di un colpo di Stato anti-Poroshenko degli indignati nazisti… Al 4 settembre, secondo fonti ucraine, le seguenti unità delle Forze Armate dell’Ucraina erano state distrutte:
1.ma Brigata corazzata con 50 carri armati T-64 Bulat e altri veicoli blindati. L’unica unità ucraina dotata della versione modernizzata T-64BM “Bulat”. (76 unità dall’ottobre 2011). Era sul fronte settentrionale di Lugansk.
24.ma Brigata meccanizzata Javorov, oblast di Lvov. Un battaglione distrutto nella sacca meridionale. Gli altri due battaglioni distrutti il 12-14 agosto nelle battaglie per Saur-Mogila. I resti della brigata sono stati dichiarati “disertori” e processati a Melitopol.
30.ma Brigata meccanizzata Novograd-Volinskij, oblast di Zhitomir. 1° e 3° battaglione distrutti nella regione di Krasnij Lutz, nella prima metà di agosto. Il 2° battaglione distrutto a Stepanovka il 12-14 agosto. Di 4000 soldati solo 83 ne sopravvivono. Altre unità si ritirarono dal territorio il 27 agosto.
51.ma Brigata meccanizzata Vladimir-Volin, regione di Volin. Parzialmente distrutta nella sacca meridionale all’inizio di agosto. Il terzo battaglione distrutto a Ilovajsk alla fine di agosto. I resti, 500 uomini, hanno collaborato con la 92.ma Brigata, ma sono stati distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
72.ma Brigata meccanizzata Bila Tserkva, regione di Kiev. Distrutta completamente nella sacca meridionale all’inizio di agosto. I circa 400 superstiti dichiarati “disertori” e dispersi in luoghi diversi.
79.ma Brigata aeromobile Nikolaev e Belgorod, regione di Odessa. Distrutta nella sacca meridionale ad inizio agosto. I restanti 400 uomini sono rientrati nella loro base.
92.ma Brigata meccanizzata Klugie-Maskirovka, regione di Kharkov, fronte di Lugansk. Un battaglione nella zona di Kharkov. Un convoglio di rifornimenti subì un’imboscata dei partigiani il 29 agosto, che distrussero diversi veicoli e uccisero due soldati. Un gruppo tattico di 2500 uomini, 16 carri armati, artiglierie semoventi, corazzati da trasporto truppa e camion, circa un centinaio di mezzi in totale, fu inviato sul fronte di Ilovajsk il 23 agosto. Tutti distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
Poi le seguenti unità hanno subito gravi perdite nelle ultime battaglie:
25.ma Brigata aeroportata, regione di Dnepropetrovsk. Ad aprile sei blindati BMD con gli equipaggi disertavano a Slavjansk. L’unità fu “sciolta” su ordine del presidente ad interim Aleksandr Turchinov. Un Il-76 fu abbattuto sull’aeroporto di Lugansk, con conseguenti 49 decessi. Un battaglione distrutto nella battaglia di Shakhtjorsk all’inizio di agosto. Un altro battaglione distrutto un paio di giorni fa nella zona Marinovka-Kozhevnij.
95.ma Brigata aeromobile Zhitomir. Partecipò alle battaglie fin dall’inizio, attualmente l’unità dell’esercito ucraino più esperta ed efficiente. Intrappolata nella sacca di Amvrosievka dal 24 agosto.
17.ma Brigata corazzata Krivoj Rog. Numerosi carri armati distrutti o catturati. Alcune unità eliminate ad Ilovajsk.
128.ma Brigata meccanizzata Mukachevo, regione di Zakarpazia (fanteria di montagna). Sul fronte di Lugansk. Ha perso tutto l’equipaggiamento nella sacca meridionale. Un battaglione è stato trasferito di nuovo in Transcarpazia per sedarvi la rivolta. Più morta che viva.
Questo elenco chiarisce il motivo per cui l’oligarca Poroshenko, presidente dell’Ucraina, ha accettato il cessate il fuoco. Qualunque cosa il deposto Presidente Janukovich possa aver fatto con la sua polizia all’inizio di Piazza Majdan e delle altre proteste antiregime nel novembre 2013, non ha mai ordinato a una forza militare così massiccia di schiacciare l’occupazione da parte di cittadini degli edifici governativi. Gli edifici governativi furono occupati, è importante ricordare, subito dopo che il regime golpista a Kiev s’era installato, con dei neo-nazisti apertamente dichiarati in posti chiave come i ministeri degli Interni e della Difesa, e un Primo ministro scelto dagli USA, Jatsenjuk, capo del governo che discuteva come vietare la lingua russa e altre misure restrittive contro l’etnia russa nell’est. Una volta che i cittadini di Crimea hanno votato il referendum del 16 marzo, con più del 93% di approvazione all’adesione alla Federazione russa e l’approvazione del Parlamento russo, i russi e altri timorosi del nuovo regime a Kiev iniziarono a protestare chiedendo un sistema federale ucraino che garantisse la libertà di lingua e altri diritti. La risposta del regime gangsteristico di Jatsenjuk a Kiev, appoggiato dagli USA, fu la bruta forza militare.

La guerra etnica di Kiev
Il regime golpista di Kiev ha proceduto dal 22 febbraio 2014 a scatenare una guerra di sterminio e pulizia etnica in Ucraina orientale, supportato ampiamente dall’esercito privato dei neo-nazisti di Pravij Sektor, che gestiva la sicurezza in piazza Maidan e imposto il terrore contro gli ucraini russofoni. I battaglioni sono formati da neo-nazisti e altri mercenari che hanno ricevuto lo status di soldati della “Guardia Nazionale ucraina” dallo Stato, e finanziamenti dal boss mafioso e miliardario oligarca ucraino Igor Kolomojskij, in parte dal miliardario oligarca Rinat Akhmetov e da Oleg Ljashko, truffatore e politico di Kiev. Tali mercenari hanno intrapreso una guerra selvaggia in Ucraina da marzo 2014, uccidendo indiscriminatamente, bombardando i villaggi per scacciarne la popolazione, e in ultima analisi, cercare di provocare fino alla fine l’invasione militare russa, per permettere a Washington di utilizzarlo come pretesto per mobilitare la NATO trasformando la mappa politica di Europa, Russia, Cina e del mondo. Dall’inizio di ciò che Kiev chiama provocatoriamente “operazione anti-terrorsimo” (ATO), contro i ribelli dell’Ucraina orientale, nell’aprile 2014, 2593 persone sono morte negli scontri, mentre oltre 6033 sono state ferite. Secondo le Nazioni Unite, il numero di ucraini sfollati ha raggiunto i 260000, e altri 814000 si sono rifugiati in Russia. La guerra ha imperversato nelle roccaforti ribelli di Lugansk, Slavjansk, Donetsk e Marjupol sul Mar d’Azov.

La NATO è il vero problema
Il problema più profondo di questa guerra viene sistematicamente oscurato da tutti i principali media in Germania, UE e Stati Uniti. Il vero problema è la minaccia dell’espansione verso est della NATO, l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti che, secondo tutte le norme, avrebbe dovuto essersi dissolta venti anni fa, dopo che l’Unione Sovietica chiuse il Patto di Varsavia. Invece di ridurre il profilo della NATO, in violazione degli impegni solenni di Washington verso la Russia, i falchi neo-conservatori statunitensi, durante gli anni di Clinton, iniziarono l’espansione della NATO verso est in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e oltre. Nel 2004 Washington avviò con successo la rivoluzione colorata per i cambi di regime in Ucraina e nella vicina Georgia, installando presidenti impegnati a trascinare nella NATO questi due Stati ai confini russi. Le crescenti minacce dell’espansione della NATO alla sovranità russa, andarono oltre la ragione, come si è visto a Mosca, quando all’inizio del 2007 l’amministrazione del presidente George W. Bush annunciò che gli Stati Uniti, in effetti, volevano ciò che il Pentagono chiama supremazia nucleare, la capacità di lanciare impunemente un primo attacco nucleare contro la Russia. Bush aveva ordinato l’installazione di basi per missili antibalistici e speciali stazioni radar phased-array statunitensi in Polonia e Repubblica ceca, permettendo agli Stati Uniti di distruggere qualsiasi risposta nucleare russa al primo attacco nucleare contro silos missilistici e basi della difesa russi. Funzionari di Bush mentirono apertamente affermando che miravano a un inesistente attacco missilistico dall’Iran “canaglia”. Miravano esattamente alla Russia. Già nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin ne parlò all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco in Germania, già Conferenza Wehrkunde. Con un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, Putin dichiarò:
La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini… E’ ovvio che l’espansione della NATO non ha alcuna relazione con la modernizzazione dell’alleanza o con la sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce la fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiederci: contro chi viene intesa tale espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?
Parlando al quartier generale della NATO nel marzo 2007, il capo dell’US Ballistic Missile Defense, generale Henry Obering, disse che Washington voleva creare un sistema radar antimissile nel Caucaso, molto probabilmente nelle repubbliche ex-sovietiche di Georgia e Ucraina. In particolare, uno dei pochi capi occidentali al momento espresse allarme per l’annuncio degli Stati Uniti dei piani per costruire le difese missilistiche in Polonia e Repubblica Ceca, fu l’ex-cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Schroeder s’era guadagnato lo status di ‘nemico’ de facto dell’amministrazione Bush per la sua decisa opposizione alla guerra in Iraq nel 2003. Parlando a Dresda l’11 marzo del 2007, alcuni giorni dopo le osservazioni a Monaco di Baviera del Presidente Putin, Schroeder dichiarò che gli sforzi degli USA per piazzare il proprio sistema antimissile in Europa orientale rientravano nel perseguimento “della folle politica di accerchiamento della Russia“. Schroeder avvertì che si rischiava una nuova corsa agli armamenti mondiale. La preoccupazioni di Schroeder erano fin troppo precise, come gli eventi successivi hanno ormai dimostrato. Fallito il primo tentativo di rivoluzione colorata per trascinare Ucraina e Georgia nella NATO, Washington segretamente preparò la “rivoluzione” di piazza Majdan del febbraio 2014, installando un regime di psicopatici dichiarati. La loro guerra spietata al proprio popolo, lungo i confini con la Russia in Ucraina orientale, così come le minacce di tagliare i gasdotti russi per l’Europa occidentale, sono stati accuratamente progettati per trascinare la Russia in un errore che potesse dare alla NATO il pretesto per agire. Noi tutti dovremmo ringraziare Dio che ciò non sia avvenuto, e che la Russia abbia agito con notevole moderazione. Invece, la milizia dei cittadini dell’Ucraina orientale combatte per le proprie case, terre, famiglie e amici, in parte aiutata dai russi, combattendo una battaglia incredibile; una battaglia per fermare la follia messa al potere a Kiev dai neoconservatori del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, come l’assistente del segretario Victoria “Fuck the EU” Nuland e il direttore della CIA John Brennan, e altri dell’amministrazione Obama. L’obiettivo della fazione guerrafondaia di Washington era ed è ancora perpetuare la nuova agenda bellica neo-conservatrice, dividendo Russia e Eurasia dall’UE, in particolare dalla Germania, accerchiare ed infine distruggere la minaccia emergente dell’alleanza Russia-Cina, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai e l’organizzazione correlata BRICS. Infine, con la dichiarazione di Poroshenko di un cessate il fuoco in Ucraina, è il momento di riconoscere il debito di gratitudine che tutti gli amanti della pace e i popoli civili nel mondo devono ai cittadini dell’Ucraina orientale, il cui rifiuto di consentire la distruzione delle loro vite per mano di una banda di barbari criminali finanziati dagli USA a Kiev, ha contribuito ad evitare la guerra mondiale.
L’aspetto più allarmante della crisi in Ucraina oggi è l’ignoranza totale nella stampa dell’Europa occidentale, a causa della censura de facto della NATO, sulla vera posta in gioco nella guerra in Ucraina. Niente di meno che la possibile dissoluzione termonucleare, non di Washington, i cui falchi hanno avviato l’espansione della NATO e la minaccia del primo colpo nucleare, ma dell’Europa occidentale. Tale guerra trasformerebbe l’Europa occidentale, dalla Polonia e Repubblica Ceca ad oltre, nel campo di battaglia nucleare di quel che alla fine sarebbe una nuova guerra mondiale. Ciò almeno dovrebbe meritare un dibattito sobrio e aperto sui media mainstream.

10489922F. William Engdahl è consulente di rischi strategici e docente, è laureato in politica presso la Princeton University ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, da Washington a Minsk

Alessandro Lattanzio, 22/9/2014

tjPISeaCXVoIl 14 settembre si svolgevano pesanti scontri presso l’aeroporto di Donetsk, dove i rinforzi majdanisti per le truppe accerchiate furono bloccati e distrutti. Combattimenti a Debaltsevo, mentre Gorlovka-Pantelejmonovka veniva liberata. Bombardamenti su Zhdanovka. A nord di Pervomajsk, una colonna di majdanisti veniva distrutta presso il villaggio Novotoshovskij. Nella settimana precedente, presso Marjupol, i majdanisti persero in due imboscate tese dai federalisti 24 carri armati T-64 (6 catturati), 4 BTR e 14 autoveicoli. Nel tentativo di occupare Telmanovo a 45 km a nord-est di Marjupol, gli ucraini persero 9 blindati KrAZ Cugar, catturati dai federalisti. Le FAN consolidavano le difese con fortificazioni e fossati anticarro presso Makeevka, Marinka, Peski, Karlovka, Kharzysk, Zugres e Stepano-Krinka, inoltre fondavano vari di centri di addestramento per sminatori, genieri, artiglieri, squadre speciali e per le manovre rapide di contrattacco, ed infine riparavano circa 220 mezzi blindati. Presso l’aeroporto di Donetsk, il 1.mo Battaglione d’Artiglieria Kalmjus delle FAN bombardava i majdanisti, eliminando 9 nazisti del battaglione Dnepr, la metà dei membri del Corpo Volontari di Pravij Sektor e del battaglione banderista dell’OUN, e 20 soldati dei resti della 93.ma brigata ucraina.
Il 15 settembre, a Donetsk oltre 20 civili venivano uccisi dai bombardamenti dei majdanisti. Gli ucraini bombardavano anche il villaggio di Petrovskoe, uccidendo un civile. Tra Gorlovka e Makeevka, le FAN accerchiavano un gruppo dell’esercito ucraino. A Stakhanov, l’assalto di forze blindate majdaniste veniva respinto con la totale distruzione dei mezzi corazzati ucraini. Bombardate Kirovskoe, Elenovka, Makeevka, Shakhtjorsk, Khartsyzsk e Dokuchaevsk.
Il 16 settembre, le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk avrebbero istituito formalmente le Forze Armate di Novorossija, con a capo il presunto Tenente-Generale Ivan Anatolevich Korsun. A Donetsk venivano eliminati tre gruppi di sabotatori ucraini.
Il 17 settembre, a nord di Lugansk, continuavano gli scontri presso Shastie, Stanitsa Luganskaja, Slavjanoserbsk e Veselaja Gora. I neonazisti danneggiavano la centrale elettrica di Lugansk, lasciando senza elettricità la maggior parte della regione. La junta naziatlantista di Kiev continuava a distruggere le infrastrutture locali del Donbas. Infine, i nazisti ucraini, gli ‘ucrofascisti’, assassinarono 55-60 civili, tra il 6 e il 17 settembre, con i loro bombardamenti su Donestk. Scontri a Trojtskoe, Debaltsevo, Peski, aeroporto di Donetsk, Spartak, Oktjabrsk, Shakhtjorsk, Marinka, Enakievo, Zhdanovka, Zuevka, Pervomajsk, Komissarovka, Chernukhino, Komunar e Antratsit. A Novotrojtskoe, Fashevka e Redkodub la milizia scacciava gli ucraini. A Novojadar, un gruppo di cecchini majdanisti giungeva a bordo di un elicottero. L’esercito di Novorossija (FAN) respingeva i majdanisti da Makeevka e Jasinovataja. Parte delle unità ucraine finiva nella sacca di Debaltsevo, un’altra parte si ritirava a nord.
A Peski, l’assalto dei majdanisti circondati presso l’aeroporto di Donetsk veniva respinto infliggendo 9 perdite tra gli effettivi ucraini.
Il 18 settembre, le FAN accerchiavano circa 2500 soldati ucraini presso Debaltsevo, nella zona Pantelejmonovka – Krinishna. Granitnoe, Novolapsa e Starolapsa, presso Marjupol, venivano liberate dalle FAN.
Il 19 settembre, i majdanisti bombardavano Donetsk, Marinka, Zuevka, Zhdanovka, Uglegorsk, Rozovka, Enakievo, Debaltsevo, Kirovskoe, Novoorlovskoe, Marjupol e Kharzyzsk, mentre Dokuchaevsk veniva liberata dalla milizia federalista. A Donetsk arrivava il terzo convoglio umanitario russo.
Il 20 settembre Zhdanovka veniva liberata dalle FAN. 2 missili Tochka-U sparati dai majdanisti colpivano un deposito di sostanze chimiche a Krasnogorovka, presso Donetsk. Le truppe majdaniste, nelle operazioni contro Lugansk e Donestk, avevano lanciato 74 missili 9M79 e 9M79M (Tochka-U), di cui 28 solo contro la città di Donetsk, sul totale di circa 90 di cui disponevano. A Stakhanovets, le milizie distruggevano dei blindati ucrofascisti. Pervomajsk veniva bombardata dai majdanisti, uccidendo tre civili. A Nizhnjaja Krinka, la milizia catturava equipaggiamenti dell’esercito ucraino e liberava il villaggio Monakhovo. I majdanisti, infine, si ritiravano da Komunar. I majdanisti bombardavano Kanzhenkovo, Gornjak, Novozaovsk, Marjupol e Petrovskij.
Il 21 settembre, a Vostochnij e Mirnij, presso Marjupol, si svolgevano dei combattimenti dove i majdanisti subivano perdite in effettivi e blindati. I neonazisti ucraini abbandonavano Juzhnokomunarsk, Verkhnjaja e Nizhnjaja Krinka, Rozovka e Uglegorsk, per ricongiungersi con le altre unità ucrofasciste accerchiate a Debaltsevo.
hvPcrDEmnz0L’assistente del ministro della Difesa ucraino Aleksandr Daniljuk confermava ufficialmente che la NATO inviava armi a Kiev, mentre Valerij Geletej, ‘ministro’ della Difesa del regime golpista di Kiev, si vantava presso la Reuters: “I Paesi della NATO ci consegnano armi per la lotta contro i separatisti filo-russi e “fermare” il presidente russo Vladimir Putin”. Una delegazione ucraina aveva visitato Israele per acquisire materiale bellico, tra cui droni da usare contro i federalisti. Il ministero della Difesa sionista aveva dato il via libera, ma quello degli Esteri pose il veto, temendo la che Mosca reagisse vendendo altre armi a Siria e Iran. In un’intervista dopo l’incontro con Obama, il 18 settembre, Poroshenko dichiarava che Obama “ha detto no” alla sua richiesta di assegnare uno status “speciale” all’Ucraina presso la NATO. La junta di Kiev non riusciva più ad accumulare forze militari presso i confini di Novorossija, potendo solo rafforzare le unità superstiti delle operazioni precedenti, reintegrandole parzialmente. Infatti il valore operativo di tali unità era fortemente degradato riguardo personale e materiale. In sostanza, la 4.ta mobilitazione era fallita e quindi la junta non poteva portare avanti la riorganizzazione dell’attacco alla Novorossija, essendo afflitta da gravi difficoltà nel racimolare i mezzi militari necessari. La junta di Kiev, infatti, aveva perso il 70% dei mezzi militari pesanti utilizzati contro il Donbas, e di cui oltre 220 blindati e carri armati catturati venivano integrati dalle FAN.
Il 19 settembre, veniva firmato il memorandum di Minsk, che chiedeva:
1. Il cessate il fuoco.
2. La sospensione dei movimenti di unità e formazioni militari.
3. Divieto d’impiego di un qualsiasi tipo di arma e delle operazioni offensive.
4. Ritirare entro 24ore l’artiglieria di calibro superiore a 100mm a distanze comprese tra i 9 e i 120km:
• cannoni MT-12 da 100mm: 9km;
• mortai da 120mm: 8km;
• obici D-30 e 2S1 Gvozdika da 122mm: 16km;
• obici da 152mm e sistemi d’artiglieria semoventi 2S5 Giatsint-S, 2S3 Akatsija, 2S19 Msta-S e 2S65 Msta-B: 33km;
• MLRS 9K51 Grad: 21km;
• MLRS 9K57 Uragan: 36km;
• MLRS 9K58 Smerch: 70km;
• MLRS Tornado-G: 40km;
• MLRS Tornado-U: 70km;
• MLRS Tornado-S: 120km;
• sistemi missilistici tattici (Tockha): 120km.
5. Divieto di piazzare armi pesanti e materiale militare nella zona di sicurezza tra Komsomolskoe, Kumachevo, Novoazovsk e Sakhanka, sotto il controllo dell’OSCE.
6. Divieto di piazzare campi minati entro i confini della zona di sicurezza e obbligo di rimuovere i campi minati ivi già posizionati.
7. Divieto dei sorvoli di aerei da combattimento e droni ad eccezione dei droni utilizzati dalla missione OSCE.
8. Dispiegamento nell’area del cessate il fuoco, ampia 30 kam, della missione OSCE composta da gruppi di osservatori entro 24ore dall’adozione del memorandum.
9. Ritiro dei gruppi armati, materiale militare, militanti e mercenari stranieri dal territorio dell’Ucraina.
Il 19 settembre, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev firmava il decreto che introduceva i dazi all’importazione di beni ucraini.
Il 16 settembre, le unità russe delle 29.ma, 36.ma, 35.ma e 5.ta Armata dell’esercito russo, per un totale di 100000 militari, si spostavano dal Distretto Militare Orientale di Trans-Bajkal, Kamchatka, Primorskij, Sakhalin e Chukotka a quello Meridionale russo. Le truppe si spostavano via rotaia (20 convogli ferroviari) e aerea per oltre 4000 chilometri. “Circa 100 aerei da guerra ed elicotteri da combattimento si erano trasferiti a una distanza di 4000 chilometri“, dichiaravano il Comando delle Forze Aeree e delle Truppe della Difesa aerea del Distretto Militare orientale e il Comando dell’Aeronautica Militare russa. La Flotta del Baltico russa conduceva esercitazioni tattiche nella Regione di Kaliningrad, con oltre 1000 soldati della Fanteria motorizzata e della Fanteria di marina della Flotta, assieme a 250 mezzi militari tra veicoli da combattimento della fanteria BMP-2, veicoli da trasporto truppa BTR-82A, carri armati T-72, obici d’artiglieria semoventi Akatsija, Gvozdika e Nona, sistemi di artiglieria contraerea Shilka e sistemi lanciarazzi multipli Grad. “Dopo aver marciato per molti chilometri dai luoghi di schieramento permanente fino al sito, le truppe costiere hanno condotto una serie di azioni di difesa e offesa, migliorando l’abilità nell’impiego di armi ed equipaggiamenti, spostandosi sul campo di battaglia e creando fortificazioni“. Le truppe furono attivate il 16 settembre. Le esercitazioni si componevano di operazioni offensive e difensive in risposta ad attacchi e incursioni aeree e di artiglieria, ed effettuando tiri reali.

1043039210383679Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Bertrand du Donbas
Bertrand du Donbas
Israel National News
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Novorossia
Novorossia
Novorossia
Novorossia
RIAN
RIAN
Vineyard Saker
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
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Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Zerohedge

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Mistral e Rafale sotto lo sguardo dell’India

Dedefensa 17 settembre 2014akerfrance520Il 24 luglio 2014, Jean-Paul Baquiast aveva correttamente paragonato la consegna della portaelicotteri francese Mistral alla Russia ai 126 Rafale francesi ordinati dall’India, osservando che l’eventuale fallimento del primo minacciava il conseguimento del secondo. Tale legame s’è ulteriormente rafforzato quando s’è potuta distinguere una somiglianza, dato l’ultimo episodio (4 settembre 2014) del pero-presidente francese che annuncia la “sospensione” dell’attuazione della prima parte del contratto (consegna del primo esemplare) fino a novembre, dipendendo (la consegna della Mistral) dalla situazione in Ucraina. È ragionevole vedere nella nostra sfera di cristallo che qualcosa, un grave incidente, un attacco ai gentili, la distruzione di una aereo con pensionati occidentali o immigrati nordafricani nello spazio aereo violato dell’Ucraina, l'”invasione” di “omini verdi” su camion umanitari “tutti bianchi”, “qualcosa” che si dice accada in Ucraina orientale, verso la fine di ottobre, con cui accusare indignati i russi e da confermare alla corte della comunità internazionale, con la testimonianza-pera della mancata consegna della Mistral. A cosa acquisita (la mancata consegna), il presidente Obama s’è congratulato con il presidente Hollande. Infine, prendendola per ciò che vale, la nostra sfera di cristallo s’è dimostra inaffidabile, incapace di sviluppare una narrazione che abbia un senso. Tuttavia, possiamo concludere a favore della sfera di cristallo, se non è vero… L’ipotesi… della cosa (la relazione incestuosa tra due contratti) è in gran parte confermata da un articolo di Aleksandr Korablinov su RIR (Russia and India Report), rivista interessata a relazioni e iniziative tra Russia e India, riflettendo le opinioni dei commentatori indiani e russi sugli eventi internazionali.
Il 5 settembre 2014, Korablinov presentava una notiziola tratta da varie fonti, alimentando l’idea della triste e netta possibilità di un ripensamento dell’India sulla prospettiva di completare l’ordine dei Rafale. Un esperto francese dell’IRIS, parlando al sito russo Delovoj Peterburg, sarebbe stato citato, così come fonti indiane, su una dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare indiana all’Hindustan Times del 3 settembre 2014. Parlando del rifiuto di consegnare la Mistral francese, Korablinov osservava: “…La maggiore ripercussione sarebbe la perdita di reputazione della Francia come fornitrice affidabile, ha detto Arnaud Dubien, ricercatore presso l’Institut de Relations Internationales et Strategiques. “I funzionari del ministero della Difesa francese, in conversazioni private riconoscono che se non consegnano la Mistral alla Russia, la Francia perderà i contratti per la fornitura di 126 aerei da combattimento all’India”, ha detto Dubien. Dubien ritiene che la decisione del presidente francese Francois Hollande di sospendere la consegna della Mistral non è definitiva, ed è stata presa sotto la tremenda pressione di Stati Uniti e Germania. Ha aggiunto che una decisione definitiva sarà presa entro novembre, e molto dipenderà da come la situazione in Ucraina evolverà. Una fonte del ministero della Difesa indiano ha detto che l’India “guarda da vicino gli sviluppi”. La fonte ha aggiunto che è troppo presto per dire se ciò influenzerà il governo nella firma del contratto. “Quando dopo notevoli somme di denaro, un fornitore fa geopolitica ritardando o sospendendo le consegne, disturba” ha detto la fonte, che non era autorizzata a parlare ai media. Non è stato possibile raggiungere Ministero della Difesa indiano per un commento ufficiale. [...] il maresciallo dell’Aria indiano Arup Raha ha detto ad Hindustan Times che un accordo sul Rafale “sarà stipulato presto”. Gli osservatori del settore a Delhi però, dicono che ci sarà una crescente pressione a riconsiderare la Francia, dato il voltafaccia di questa settimana, riguardo la fornitura delle Mistral alla Russia”.
Questi piccoli e interessanti dettagli sul sentimento degli indiani verso Francia, Mistral e Rafale ci è data, attraverso un debito collegamento, da un altro autore di RIR, l’esperto indiano Rakesh Krishnan Simha, con un articolo del 13 settembre 2014. Simha analizza la logica delle sanzioni antirusse e soprattutto i loro effetti negativi sui “sanzionatori”; assai negativi. Il testo è anche interessante per riecheggiare i possibili sentimenti indiani in tal senso. Una sezione è dedicata agli affari militari con una constatazione sull’incomprensibilità del comportamento francese (e tedesco), come se la Francia cessi di essere un fornitore di armi indipendente, principale se non unica alternativa agli USA (anglosassoni) nel blocco BAO, per coloro che vogliono acquisire armi avanzate… Ma comunque, la Francia ha almeno il “matrimonio per tutti”!
Indica lo scarso pensiero strategico di Francia e Germania, così facilmente influenzati da USA-UK nel sabotare contratti militari già firmati con la Russia. Sanzioni a parte, la violazione del contratto mette in allarme altri acquirenti. Se Germania e Francia hanno in programma di cacciare i loro clienti, fanno un buon lavoro. Ma vediamola così: forse è proprio ciò che Stati Uniti e Regno Unito pianificano attirando gli acquirenti delusi. Nella sua modernizzazione militare, la Russia aveva chiesto alla Rheinmetall tedesca di costruire una moderna struttura di addestramento militare. Ma sotto la pressione degli Stati Uniti, la Germania ha annullato il contratto da 134 milioni di dollari. Strategy Page dice che la Russia può volgersi alla Cina per costruire il centro di addestramento, avendo la Cina ottenuto, o meglio trafugato, la tecnologia e costruito il proprio. “La crescente lista delle sanzioni contro la Russia ha colpito l’industria delle armi russe in modo particolarmente duro, perché le nuove armi russe dipendono dai fornitori occidentali per alcuni componenti di alta tecnologia”, dice Strategy Page. “La Cina ne approfitta facendo notare di essere un importante produttore di componenti elettronici e meccanici di fascia alta, e probabilmente sostituirà i fornitori occidentali per via delle sanzioni. Mentre la Russia non compra armi straniere compra componenti high-tech (soprattutto elettronici) dall’occidente. Molti di tali elementi sono prodotti a duplice uso che Cina e altri Paesi dell’Asia orientale fabbricano. La Cina sostiene i russi (sull’Ucraina) ed è ostile alle sanzioni (cui è stata sottoposta per decenni). Pechino ritiene di poter sostituire numerosi fornitori occidentali in Russia, creando circa 1 miliardo di dollari all’anno di attività aggiuntive per le imprese cinesi”. Inoltre, l’India guarda, tra divertimento e sgomento, la Francia piegarsi agli Stati Uniti abbandonando l’accordo da 1,6 miliardi di dollari sulle Mistral alla Russia. La Francia era un fornitore affidabile di sistemi di combattimento di qualità e non aveva mai stracciato un accordo con l’India. Tuttavia, ciò in passato, quando la Francia aveva scelto di non aderire alla NATO. Con Parigi che sincronizza la propria politica estera con i signori della guerra di Washington, i militari indiani saranno cauti verso la tecnologia ‘Made in France’…
rafale_omnirole Ciò che è notevole in questo articolo, è che l’esperto indiano ripete, nella rivista rivolta ad un pubblico internazionale, sopratutto in Russia e India naturalmente, nell'”internazionalizzazione” del pubblico, il grande timore espresso da alcuni esperti francesi sulle conseguenze per le esportazioni di armi francesi del comportamento della Francia sul caso delle Mistral. In qualche modo, si può dedurre, inciso sul piano cronologico, che il danno è già fatto con la “reputazione” della Francia appannata se non decisamente minata dal comportamento del presidente francese. La decisione di sospendere la decisione sulla consegna (delle Mistral), proprio per il vertice della NATO, è stata ampiamente apprezzata dagli ambienti interessati nei Paesi interessati, cioè dai clienti tradizionali e potenziali della Francia dalla politica nazionale indipendente, segno che la politica francese non ha nulla d’indipendente, e di come è ridotta, sul caso delle Mistral, a manovre vergognose da garzone beccato con le mani nel sacco. Anche se le Mistral saranno consegnate, la reputazione francese è già offuscata completamente, e ci vorrà un ampio cambio politico (qualcosa come l’uscita della NATO) per invertire tale devastante giudizio. La posizione indiana è alquanto delicata. È in procinto di completare il contratto sui Rafale, e tecnicamente e operativamente la scelta dell’aereo francese è parte essenziale della riconversione in termini tecnici, militari e industriali. Sul versante politico, la posizione è assai imprecisa, in quanto il Rafale ha due avversari su entrambi i lati: da una parte, non è una novità, i concorrenti anglosassoni principalmente, se non esclusivamente, vogliono sabotare il contratto, ben inteso facendo pressioni; se la pressione fallisce sul piano diretto, sarà un pessimo elemento perpetuo, soprattutto se la Francia avrà difficoltà politiche per la perduta reputazione d’indipendenza, come in tale caso… Dall’altro lato, vi sono circoli politici indiani che riflettono la nuova politica del Primo ministro Modi, che vuole una linea più indipendente per l’India, cioè in uscita dalle norme del Sistema (a preponderanza statunitense). Il paradosso inestinguibile è che tale linea favorisce chiaramente la Francia tradizionale nota gli indiani, cioè la Francia gollista; non questa straordinaria caricatura di Hollande illustratasi agli occhi di tutti facendo pensare che la Francia sia percepita totalmente sottomessa agli Stati Uniti. Se ciò è coerente con la vera situazione o meno, non importa dato che l’essenziale è la percezione degli osservatori. L’articolo di Simha in questo senso ne è un segno tangibile.
Concretamente, dove porre la verità reale della situazione, dal lato indiano e dell’ordine dei Rafale? E’ difficile dire se tra l’abbandono dell’ordine o la sua firma. Forse qualcosa in mezzo, secondo fonti indipendenti indiane. Questa l’ipotesi: l’India richiederebbe straordinarie clausole politiche di garanzia, mettendo a grave repentaglio (se non offensiva, per coloro che ricordano ciò che fu il Paese) certa politica francese, reale o virtuale; anche alludendo al precedente delle Mistral, e con l’incognita degli indiani che aspettano di vedere se i francesi le consegneranno; alludendo anche alla questione dei vecchi legami con la Russia. Qualcuno potrebbe pensare che alcune di tali condizioni potrebbero imbarazzare gravemente la Francia verso gli Stati Uniti da un punto di vista strettamente politico; Stati Uniti non più politicamente imbarazzati dall’intervenire senza resistenze negli affari francesi e, quindi, ritenendo di non poter vendere armi senza i requisiti politici pretesi dell’acquirente, immaginandosi quali e con quali condizioni. Tali condizioni potrebbero imbarazzare la Francia, pur ponendo il Paese davanti la necessità di una possibile scelta politica visibile e pubblica verso l’alleanza con gli Stati Uniti, che sarebbe portata a negare e denunciare se desiderosa di stipulare il contratto sui Rafale… Ma sembra che tali azioni possano essere, al momento, un pio desiderio; scritto ciò pensando che, oggi, le cose vanno molto, molto veloci.

mmrca-finalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’incombente pantano statunitense in Iraq e in Siria

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/09/2014

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McCain e l’ex-capo dell’ELS Salim Idris; cerchiato, al-Baghdadi

Mentre l’amministrazione Obama cerca alleati affidabili per affrontare lo Stato islamico in Siria e Levante (SIIL) e il dipartimento della Difesa nomina ufficialmente il nuovo spauracchio islamista radicale, eclissando “al-Qaida”, a “nemico pubblico numero uno” globale, gli Stati Uniti sono sull’orlo di un altro pantano mediorientale. Più si scava nelle operazioni riguardo lo “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (ISIL) o come viene variamente chiamato “Stato Islamico in Iraq e al-Sham” (SIIS), “al-Dawlah” (Stato) o “Daiish” (“al-Dawla al-Islamiya fi Iraq wa al-Sham“), più collegamenti tra il gruppo islamista e i servizi segreti occidentali e israeliani vengono svelati. Il SIIL deriva dall’organizzazione della Base della Jihad nel Paese dei due Fiumi o al-Qaida in Iraq (AQI), guidata da Abu Musab al-Zarqawi. Come sull’attuale capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, interrogativi circondano Zarqawi. Come detto su una pagina PowerPoint della Forza multinazionale in Iraq (MNFI), Zarqawi era una figura minacciosa creata da operazioni psicologiche, attività multimediali e operazioni speciali del Pentagono per sfruttare la xenofobia di gruppi etnici e religiosi iracheni, come sciiti, sunniti moderati, sufi e curdi. In una diapositiva del 2004 dal titolo “Risultato”, la MNFI si vantava che la sua minaccia fasulla Zarqawi avesse conseguito i risultati desiderati: “Abu Musab al-Zarqawi rappresenta oggi:
a. il terrorismo in Iraq
b. combattenti stranieri in Iraq
c. sofferenza del popolo iracheno (attentati alle infrastrutture)
d. negazione alle aspirazioni irachene (dirompente perdita di sovranità)
La pagina si conclude con la descrizione degli effetti della promozione di Zarqawi a massima minaccia terroristica all’Iraq, e cioè: “Eliminare il sostegno popolare a una rivolta potenzialmente supportata, impedendo all’insurrezione di ‘mettere radici’ tra la popolazione“.
Secondo il Washington Post, il generale Mark Kimmitt, direttore degli affari pubblici del Comando Centrale degli Stati Uniti in Iraq, dichiarò in una conferenza del 2004 presso il CENTCOM che “Il programma psyop Zarqawi è la campagna d’informazione di maggior successo fino ad oggi.” Dopo la debacle in Iraq, molti terroristi di Zarqawi controllati dall’intelligence USA passarono in Siria, dove minacciarono il governo del Presidente Bashar al-Assad. Alcuni di tali elementi infiltrarono il confine della Siria minacciando il governo sciita a Baghdad e il governo regionale curdo di Irbil. L’ultimo spauracchio è Abu Baqr al-Baghdadi, ex-aiutante di Zarqawi, proclamatosi “emiro” del nuovo califfato in Iraq e Siria. Il vero nome di Zarqawi era Ahmad Fadil Nazal al-Qalaylah, nato nella città giordana di Zarqa. Abu Musab al-Zarqawi fu un alias quanto Abu Baqr al-Baghdadi è un alias dell’attuale capo del SIIL. Al-Baghdadi, nativo di Samara in Iraq, è in realtà Ibrahim ibn Awad Ibrahim ibn Ali ibn Muhammad al-Badri al-Samarai. Prima di unirsi ai mujahidin contro i sovietici, Zarqawi era un noto ubriacone e drogato, difficilmente roba per islamisti finanziati da Arabia Saudita ed emirati del Golfo. Come Baghdadi, Zarqawi si proclamò “emiro di al-Qaida nel Paese dei due Fiumi“, cioè l’Iraq. Alcune fonti d’intelligence statunitensi hanno affermato che Zarqawi era un “mito” inventato dai neocon per giustificare le operazioni militari statunitensi in Iraq. I leader sunniti e sciiti iracheni sono raramente d’accordo, ma tuttavia, un capo degli insorti sunniti disse al Daily Telegraph che credeva che Zarqawi fosse un agente statunitense o israeliano e il leader sciita iracheno Muqtada al-Sadr affermò che Zarqawi era un falso le islamista taqfirista alle dipendenze degli Stati Uniti.
zarqawi_narrowweb__200x294Mentre Zarqawi veniva spacciato come uno dei più pericolosi nemici degli USA, l’uomo che gli succedette a capo del SIIL in Siria, Abu Baqr al-Baghdadi, è uno degli alleati più fidati degli USA. Al-Baghdadi, insieme ai capi del Fronte al-Nusra, inizialmente sottopose le sue forze all’esercito libero siriano. Tuttavia, vi sono indicazioni che al-Baghdadi sia una creatura della CIA, come Zarqawi. Nabil Naim, ex-capo di al-Qaida e fondatore del Partito Democratico della Jihad islamica in Libano, disse alla rete televisiva al-Maydin di Beirut che il SIIL è una creazione di CIA e Mossad. Naim dichiarò anche che lo scopo del SIIL è attuare la politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu del “Clean Break” o Taglio netto: la nuova strategia per stabilire il Reame, nel 1996 ideato dai neoconservatori sionisti statunitensi. Il Taglio netto gettò le basi per l’US Syrian Accountability Act del 2003, il piano interventista statunitense in Siria per rovesciare Assad. Al-Baghdadi sarebbe stato addestrato dal Mossad ed istruito sulla teologia islamista in Israele per un anno. Naim ha anche detto che il capo del Fronte al-Nusra, Muhammad al-Julani, che ha giurato fedeltà al SIIL, è un agente della CIA. Il discorso videoregistrato di al-Baghdadi alla Grande Moschea al-Nuri di Mosul, in cui afferma di essere il califfo di tutti i musulmani, è ritenuto un falso da un funzionario del governo iracheno. L’Esercito libero siriano (ELS) e il suo Fronte dei rivoluzionari in Siria (SRF), sostenuti da neo-conservatori statunitensi come i senatori John McCain e Lindsey Graham, così come da ONG neocon come la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, hanno stretti legami con SIIL e al-Nusra. Il capo del SRF, Jamal Maruf*, dichiarò pubblicamente che il SRF combatterà il SIIL ma non “al-Qaida: anche se ci sono poche prove in Siria e Iraq che indichino differenze tra i due gruppi“. ELS e SIIL si unirono nell’invasione del Libano e nella battaglia di Arsal ad agosto. SIIL e ELS presero diversi ostaggi dopo aver attaccato le unità dell’esercito libanese e la polizia locale. I capi dell’ELS dichiararono che i terroristi di SIIL e al-Nusra si unirono per attaccare le unità libanesi ad Arsal e nel Qalamun.
Ci sono tutte le prove che il SIIL abbia legami significativi con Israele. Anche se vi sono affermazioni contrarie, il SIIL ha assorbito la maggior parte dei terroristi islamisti di Jabhat al-Nusra, affiliato ad al-Qaida in Siria. Il Fronte al-Nusra ha coordinato l’occupazione di posizioni dell’esercito siriano sul Golan con la Forza di Difesa israeliana (IDF). Piuttosto che colpire le posizioni di al-Nusra sul lato siriano del Golan, gli israeliani attaccarono le postazioni dell’esercito siriano, sostenendo le campagne di al-Nusra in particolare e del SIIL in generale. Vi sono notizie secondo cui l’esercito israeliano avrebbe dato le coordinate dell’esercito siriano, di Hezbollah e dei “Comitati di Difesa della Patria” delle milizie alawite, sciite, cristiane e druse, ad al-Nusra/SIIL lanciando missili e droni dal lato israeliano del confine. Gli israeliani sono ottimisti verso il SIIL, il quotidiano israeliano Haretz ha riferito che le autorità israeliane permettono ai turisti israeliani, armati di macchine fotografiche e binocoli, di visitare le alture del Golan e la valle di Qunaytra per testimoniare la lotta dei jihadisti di al-Nusra/SIIL contro l’esercito siriano. Israele ha anche fornito telescopi per seguire i combattimenti nella valle. Gli israeliani si portano pranzo, caffè e sdraio trascorrendo l’intera giornata a guardare gli arabi uccidersi.
In Germania, un volontario musulmano tedesco, Kreshnik Berisha, è sotto processo per appartenenza al SIIL. Berisha, prima di entrare nel SIIL, giocava per la TuS Makkabi di Francoforte, la prima squadra di calcio ebraica della Germania. La compiacenza israeliana verso i jihadisti suggerisce un accordo tra il governo israeliano e i jihadisti siriani per non far debordare il conflitto dal Golan in Israele. In cambio, i jihadisti siriani ricevono un certo tipo di controllo operativo da Mossad e IDF, con l’ordine tassativo di non attaccare obiettivi israeliani. Israele maschera l’infiltrazione e l’esfiltrazione dei guerriglieri di al-Nusra/SIIL in Siria sostenendo di fornire assistenza medica ai ribelli siriani feriti. Tali attività furono notate dai peacekeeper delle Nazioni Unite di Filippine e Fiji, che furono attaccati da al-Nusra/SIIL. I terroristi presero in ostaggio 45 peacekeeper delle Fiji e non li rilasciarono finché il Qatar pagò un grosso riscatto, arricchendo così le casse già considerevoli del SIIL. Un altro gruppo siriano “moderato”, che riceverebbe aiuti da Arabia Saudita e Israele, è il “fronte meridionale”, raggruppamento guidato da un certo Bashar al-Zubi. Nelle battaglie interne in Iraq, Siria, Libano e probabilmente presto in Giordania e Sinai, lealtà mutevoli, grandi tasche degli arabi del Golfo e rapporto sempre più stretto tra sionisti di destra israeliani e casa dei Saud, forniscono gli ingredienti per un pantano. Grazie ai neocon che precipitano gli Stati Uniti in un altro pasticcio assoluto, gli USA non vedranno terminare il flusso di sacchi per cadaveri all’obitorio della Dover Air Force Base, in Delaware.

caliphate-isis-terrorism-state*Maruf è stato eliminato dall’aeronautica militare siriana il 18 settembre, assieme ai vertici della sua organizzazione terroristica. NdT

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I veri rosso-bruni: il PD e i nazisti del battaglione Azov

Alessandro Lattanzio, 17/9/2014

L'ex-pornogiornale ufficiale del PD, l'Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, ora appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’ex-pornogiornale ufficiale del PD, l’Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’inglobamento dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica mette a serio repentaglio la sicurezza energetica ed economica dell’UE, che vedrebbe naufragare la possibilità di rafforzare la propria economia tramite l’integrazione di un Paese dalle enormi potenzialità umane, agricole, industriali come l’Ucraina
Matteo Cazzulani, responsabile del Partito Democratico metropolitano per i rapporti con il dissenso ucraino

E sì, certamente la Russia di Putin ha rivitalizzato un atteggiamento di egemonia regionale che accentua la competizione con “l’Occidente”, senza dubbio alcuno“.
Federica Mogherini, ministra degli Esteri del PD nel governo Renzi

International Conference on Libya“Il responsabile dell’Ufficio Affari  Internazionali dei Democratici di Sinistra (DS) e parlamentare Luciano Vecchi, nell’aprile 2006 discusse del chiaro arretramento democratico della Russia, come dimostra il suo crescente  coinvolgimento nella politica interna di Bielorussia e Ucraina e l’oppressione interna delle ONG. Vecchi raccontò come prevedesse d’incontrare un contatto russo membro di un piccolo partito di opposizione, ma che poco prima cancellò l’incontro perché “Putin aveva appena firmato un decreto eliminando il nostro partito“. Vecchi dichiarò che la Russia è un punto interrogativo perché è strategicamente molto importante per l’Italia come partner energetico, ma vi erano preoccupazioni sul suo arretramento democratico. Come osservò Vecchi, vi è purtroppo assai poca differenza tra la Russia moderna e la Russia totalitaria: prima c’era un solo partito, ora ce sono molti, ma solo una conta. Vecchi era accompagnato da Federica Mogherini”. Wikileaks

Per chi votano i banderisti in Italia?
“Per le elezioni Europee del 25 maggio vogliamo segnalarvi dei nomi di politici Italiani che si sono impegnati per la causa Ucraina. Lo facciamo in maniera bipartisan così che ogniuno possa scegliere senza tradire la propria fede politica. Sono politici del PD, Forza Italia e Partito Radicale. Altri non sono stati inserite in quanto hanno posizioni non a favore o comunque non siamo venuti a conoscenza della loro attività in supporto della democrazia in Ucraina.

imagesWOS250K4ORESTE ROSSI
Forza Italia, è il parlamentare Italiano con il 100% delle presenze in Parlamento. Ha dimostrato sensibilità verso l’Ucraina interessandosi al nuovo corso democratico e presentando alcune delle nostre proposte al Parlamento Europeo in tema di sicurezza ma anche riguardo la problematica dei Marshrutka. Si è attivato presso una grande azienda farmaceutica per il nostro progetto dei farmaci oncologici. Si presenta nelle circoscrizioni di Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.

0GIANNI PITTELLA
Partito Democratico, è stato il primo politico a giungere a Kiev nel mese di Gennaio e a portare la sua solidarietà al popolo Ucraino dal palco di Maidan, si è sempre espresso a favore del nuovo corso. E’ stato vice Presidente del Parlamento Europeo e si presenta a queste elezioni nella CIRCOSCRIZIONE MERIDIONALE

patrizia-toiaPATRIZIA TOIA
Partito democratico si presenta nella circoscrizione Nord Ovest e collabora con Matteo Cazzulani nostro personale amico e grande difensore in Europa dell’Ucraina. Pertanto invitiamo tutti coloro che si riconoscono in questi due partiti a scrivere il voto di preferenza dei candidati sopra citati alla lista collegata (e nelle circoscrizioni ove si presentano) in quanto potremo avere degli interlocutori diretti all’Europarlamento per poter veicolare le nostre proposte o proporre delle problematiche.
Essendo il nostro gruppo Apartitico è gradito evitare polemiche tra appartenenti di partiti differenti (almeno in questa occasione), in questa fase cerchiamo solo di supportare i pochi che hanno dimostrato sensibilità e vicinanza al nostro comune interesse che si chiama UCRAINA.”

voerzio3Sul sito dei banderisti in Italia, sotto l’appello a sostenere la raccolta fondi per la Guardia Nazionale (gli squadroni della morte neonazisti ucraini), vi era il programma della Festa dell’’Unità Ucraina’ (ovvero, lo sterminio dei russofoni e degli oppositori ucraini antifascisti ed antigolpisti), il programma della kermesse vedeva l’intervento di Anna Zafesova, giornalista russofoba, dei neonazisti Mauro Voerzio e Fabio Prevedello ed infine di Matteo Cazzulani, “analista, saggista, esperto di politica dell’Europa Centro-Orientale e di questioni energetiche… delegato del PD metropolitano milanese per i rapporti con il dissenso ucraino, ha fatto parte della missione a Kyiv del Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella”; in sostanza aveva partecipato alla pianificazione del golpe atlantista (Gladio) a Kiev, dove gli elementi neonazisti locali stavano ‘mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza’, come ci spiega compiaciuta della sua esperienza golpista, la nostra ministra degli Esteri Federica Mogherini (BlogMog).
L’unità più famosa della Guardia nazionale ucraina, il battaglione Azov, per conto del quale il nazista Fontana, intervenuto alla kermesse di Milano dei banderisti del 14 settembre, tra una spiegazione di come traesse godimento spirituale nel bruciare vive le persone nella casa dei sindacati di Odessa o di come rivivesse la gioventù perduta bombardando le case con gente inerme dentro, lanciava un appello lacrimevole in aiuto dei ‘bisognosi’ tirapiedi armati dell’oligarca mafioso Kolomojskij, “C’è urgenza di tutto, dagli anfibi alle mimetiche, ai giubbotti antiproiettile. Ho visto i combattenti del battaglione Kiev. Vanno in trincea con le scarpe da ginnastica” (Fonte: Popoff Quotidiano)

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Fontana (Stan Ruinas) si vanta di aver partecipato al massacro di Odessa.

Cazzulani, assieme ai giovani fascisti di majdan: ""

Cazzulani, esponente del PD arringa i fascisti di Majdan: “un giovane deputato di uno dei partiti di opposizione … ci spiega con disinvoltura inconsapevole che stanno mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza.”

Cos’è il PD? Un partito di nazisti, agenti di Gladio e impiegati di Soros
Di seguito discorso di Matteo Cazzulani, responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con il dissenso ucraino, pronunciato durante il dibattito alla prima Festa dell’Unità ucraina assieme alla giornalista Anna Zafesova, al saggista Massimiliano Di Pasquale, al reduce del Maidan Mauro Voerzio e al Presidente dell’Associazione Maidan Fabio Prevedello.
«logogladioEssere europei significa non solo battersi affinché nel proprio orticello i principi fondanti dell’Unione Europea siano rispettati, ma anche perché Democrazia, Libertà, Pace e Diritti Umani e Civili siano valori estesi e condivisi anche da popoli europei per storia, cultura e tradizione che, per motivi di ordine geopolitico ed energetico, ancora non appartengono all’UE. Ho sempre disprezzato l’atteggiamento della gran parte degli italiani, che per ogni guerra prende le parti di una o dell’altra fazione con la medesima leggerezza con la quale si sceglie quale squadra tifare allo stadio. Non ho neppure mai tollerato l’etichetta di “filoucraino” che mi è stata posta da molti giornalisti invidiosi della mia indipendenza e persino da alcuni compagni di Partito gelosi della mia competenza specifica su un’Area geografica, l’Europa Centro-Orientale, di cui in Italia poco si sa e male si parla. Sostengo la causa degli ucraini, che si difendono dall’aggressione militare di Putin, proprio perché non sono “filoucraino”. Sono un europeo che, da convinto europeista, è consapevole che la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina – Paese europeo per storia, cultura e tradizioni – rappresenta una minaccia politica a cui l’Europa non può non dare una risposta risoluta schierandosi a favore del Diritto all’Indipendenza del popolo ucraino. Sono dalla parte dell’Ucraina, e contro l’aggressione militare di Putin nel Donbas, anche perché sono “filorusso”: la vittoria della Rivoluzione della Dignità, con cui gli ucraini hanno posto fine all’epoca autoritaria di Yanukovych, ha permesso non solo agli ucraini, ma anche agli stessi russi di sperare in un futuro di libertà e progresso.
L’indipendenza di un’Ucraina libera e pienamente integrata nell’UE e nella NATO è condicio sine qua non per l’evoluzione della Russia dal regime autocratico di Putin a una democrazia liberale che possa finalmente portare i russi a vivere in pace con i suoi vicini e, una volta superata per sempre la sua tradizionale tendenza imperiale – tipica dell’epoca zarista, sovietica e putiniana – a integrarsi appieno nel sistema politico e culturale europeo. Stare dalla parte dell’Ucraina aggredita da Putin, oggi significa sostenere il pieno Diritto alla Libertà, alla Democrazia e alla Pace sia per il popolo ucraino che per quello russo: un Diritto inalienabile che appartiene a tutti, senza distinzione alcuna di etnia, sesso e religione.
Il sostegno all’Ucraina non è una posizione di odio verso la Russia, ma una questione di civiltà che deve vedere tutti noi europei coinvolti affinché l’Ucraina sia in grado di guardare al futuro – chiamato UE e NATO – senza il timore di essere aggredita da un autocrate, Putin, che legge il presente con le lenti del passato sovietico e zarista. Inoltre, sostenere gli ucraini significa supportare un processo di democratizzazione che può finalmente portare anche la Russia ad abbracciare gli ideali della Comunità Euroatlantica e a considerare l’Europa e la NATO come un partner leale con cui è possibile, e opportuno, collaborare per un futuro di pace e progresso condiviso».
(La “democratizzazione che la Russia deve abbracciare assieme agli ideali della Comunità Euroatlantica).


La democratizzazione ucraina secondo Cazzulani, applicata a un deputato antigolpista.


I capi responsabili del massacro di Odessa, camerati e sodali di Voerzio, Prevedello, Fontana e Cazzulani


Odessa, un passaggio che il nazipiddino Cazzulani ignora, ma con cui i suoi camerati di Euromajdan tengono a mostrarci il concetto di democrazia, civiltà e amore euro-atlantici.

La dmeocrazia piove su Donestk

La democrazia promessa da Cazzulani piove su Donetsk

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

La popolazione di Donestk e del Doinbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulati, l'amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito del terrorista mercenario Fontana

La popolazione di Donetsk e del Donbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulani, l’amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito disinteressato del terrorista mercenario Fontana

gladio

Il 'saggista' Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

Il ‘saggista’ Massimiliano Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

nazi-soldier-shaking-hands“Abbiamo scelto Slaviansk in quanto città simbolo di questa guerra, occupata per alcuni mesi dai terroristi del Donbass e poi liberata dall’esercito Ucraino. Noi non chiederemo alle persone se parlano russo od Ucraino, non gli chiederemo se parteggiano per gli uni o per gli altri, NOI porteremo un messaggio di solidarietà e fratellanza universale che speriamo possa riscaldare i loro cuori.Italia-ucraina
(Mettendo sullo stesso piano i russi e gli Ucraini, chi con la prima lettera maiuscola e chi con quella minuscola).

Slovjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell'associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Slavjansk, donna riscaldata dal ‘gran cuore’ dell’associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Qui di seguito è descritto cosa sia il battaglione ‘Azov‘, per cui il Partito Democratico, tramite il figuro Cazzulani, suo esponente ufficiale lombardo, si sbraccia per fargli avere finanziamenti dai cittadini italiani.

Dopo mesi dal nostro ritorno in Crimea, siamo stati allertati dal presidente degli esperantisti dell’Ucraina, un ebreo, su tale personaggio abominevole. Ciò che non dice l’articolo seguente è che a Majdan, come rilevato dal quotidiano israeliano Haaretz, c’erano ad inquadrare i battaglioni nazisti degli ex-agenti del Mossad prossimi a Kolomojskij. Né i legami tra Bernard Henry Levy e tale spazzatura sono svelati, quando recentemente BHL s’è recato in TV per presentare tale putredine; inoltre lo stesso BHL ha fatto uno spettacolo sulla coscienza intellettuale europea (lui stesso) ad Odessa, la città dove l’oligarca ha compiuto la sua Oradour sur Glane nella casa dei sindacati. Personalmente ho completamente rotto con certi israeliani socialdemocratici che difendono “la pace ora”, o sono vicini a J. Call, che riprende compiaciuto la propaganda di Kolomojskij, sostenendo sulla loro rete la tesi del falso opuscolo antisemita prodotto da tale spazzatura. Proprio allora faceva assassinare il sindaco di Kharkov (ebreo come lui), ma rifiutando il fascismo banderista. Il paradosso di chi riprende tale spazzatura presso la socialdemocrazia israeliana, come nella sinistra intellettuale si riprende BHL. In Francia, la socialdemocrazia pubblica le menzogne sull’Ucraina e la virtù democratica di questi bastardi. La cosa triste sono i comunisti che si fanno travolgere da tali torbidi senza dire nulla e senza lottare a fianco di coloro che si difendono, lasciando alla destra e all’estrema destra la cura di rivelare i fatti e nel senso che immaginiamo. Danielle Bleitrach, Histoire et Societé

I frutti della collaborazione tra PD e neonazisti italiani in Ucraina:

Pittella e Cazzulati

Pittella e Cazzulani

I bisognosi che il nazista Voerzio e il piddino Cazzulani aiutano.

I bisognosi che l’ex-vigile urbano nazista Voerzio e il giovane piddino Cazzulani aiutano.

L'opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

L’opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

Battaglione Azov, milizia neonazista internazionale finanziata dall’oligarca israelo-ucraino I. Kolomojskij
Solidarité Internazionale 17 settembre 2014

BotspkyCYAA9-Nw.jpg largePropaganda mediatica è ben definita, anche se caricaturale: i combattenti per la libertà europeisti in marcia per schiacciare gli infidi separatisti filo-russi. I nostri amici di Junge Welt e di altri giornali interessati all’obiettività, hanno studiato i “battaglioni di volontari”, riportando storie edificanti.
Cosa accade in Ucraina? La confusione regna in un Paese in cui il popolo è ostaggio di rivalità inter-imperialiste, calcoli di oligarchi corrotti ora tutti allineati nel campo filo-occidentale, pronti a finanziare orde fasciste per conservare i propri privilegi. Di fronte alle fragile coesione e morale dei militari ucraini, le autorità utilizzano gruppi paramilitari: oltre alla carta bianca a servizi segreti (SBU), compagnie mercenarie statunitensi (ad esempio, Blackwater), la “Guardia Nazionale” viene integrata da combattenti dei gruppi di estrema destra, i “battaglioni di volontari” civili. Tali “battaglioni” furono autorizzati dal ministro dell’Interno Arsen Avakov nell’aprile 2014, permettendo la creazione di gruppi paramilitari per 12000 uomini (le dimensioni di una divisione di fanteria!). Ora si valuta la loro integrazione nell’esercito regolare. Il battaglione ‘Azov‘ con i battaglioni ‘Dnepr‘ e ‘Donbass‘ fa parte di tali battaglioni di volontari. E’ indicativo del contenuto politico controrivoluzionario di tali gruppi fascisti, così come dei calcoli di coloro che li finanziano.

Il braccio armato del partito nazista “raggruppamento nazionalsociale”
Il battaglione Azov si compone di circa 500 combattenti, tutti civili dalle stesse convinzioni: quella di un “nuovo ordine” basato sulla superiorità della razza bianca, una “rivoluzione nazionale” antidemocratica, antisemita, anticomunista, ma dietro Stati Uniti ed Unione europea. La spina dorsale del battaglione è composta da attivisti dell'”Adunata nazionalsociale” (SNA), tra cui il capo del battaglione Andrej Belitzkij, che non è altro che il capo del ramo paramilitare della SNA “Patrioti ucraini”. SNA fu fondata nel 2008 e si dichiara apertamente nazista, è nata dalla fusione di alcuni gruppuscoli neo-nazisti. Ha apertamente criticato il partito fascista Svoboda per la sua moderazione, la sua parte “liberale” (sic), ma anche i neo-nazisti di “Settore destro”, accusati di debolezza, anche se il rapporto tra SNA e Settore destro è stretto. SNA ufficialmente, come si può vedere sul loro sito, mira a “guidare la rivoluzione nazionale” e la “pulizia etnica dell’Ucraina”, “guidando i popoli bianchi nella lotta mondiale per la sopravvivenza, contro il nemico subumano, i semiti”. Sulla base del programma nazista, Andrej Belitzkij può impostare obiettivi più concreti: “la missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche in una crociata finale per la sopravvivenza“.

I simboli del battaglione: wolfsangel, sole nero, divisa banderista
Il battaglione Azov ha scelto come simbolo il “wolfsangel” su sfondo bianco, il simbolo della SNA e vecchio riferimento iconografico nazista, preso dalla 2° divisione SS Panzer “Das Reich“, responsabile del massacro di Oradour-sur-Glane. Su tale emblema: oltre ai colori ucraini (blu e giallo) e il simbolo nazista “wolfsangel”, vi sono anche il sole nero sullo sfondo, presumibilmente ideato dal capo nazista Heinrich Himmler, che rappresenta le tre svastiche divenire un’identità e mitico riferimento dei gruppi neonazisti degli ultimi decenni. Il motto del battaglione: “Morte al nemico!” adottato come saluto dalle truppe del nazionalista ucraino Stepan Bandera, che collaborò con i nazisti nel 1941: “Gloria all’Ucraina” paragonabile a “Gloria agli eroi”. Le forze neo-naziste come SNA passano ora all’offensiva, non solo militare ma anche politica, illustrando la fascistizzazione dell’Ucraina in cui l’estrema destra continua a radicalizzarsi: Svoboda, Settore Destro e infine SNA.

Il battaglione Azov al servizio di Ljashko, il deputato di estrema destra che vuole distruggere il Partito Comunista!
L’ascesa di tale battaglione è correlata a quello della nuova stella politica ucraina, Oleg Ljashko, capo del populista Partito Radicale di estrema destra, che ha avviato il procedimento per bandire il partito comunista. Ljashko appare spesso mentre insulta poliziotti, minaccia funzionari di arresto o assassinio sul posto, costringendo sindaci a cedergli i poteri. Spesso è accompagnato dal “battaglione Azov“, di cui è il padrino politico. Il ruolo militare del “battaglione Azov” è ancora più oscuro. La maggior parte dei combattenti non ha un vero e proprio addestramento militare, se non il loro fanatismo ideologico. Hanno partecipato alla presa di Marjupol, dove uccisero una ventina di persone. Sembra che l’esercito usi i battaglioni di volontari per “sgombrare il terreno” nel corpo a corpo, come nella periferia di Donetsk, preferendo combattere a distanza. In ogni caso è ciò che dice il capo del battaglione Andrej Belitzkij. Si sappia che Andrej Belitzkij fu condannato per comportamento violento durante una manifestazione a sostegno del suo camerata del SNA Igor Mosijchuk colpevole di un attentato dinamitardo nel 2011, come Belitzkij, Mosijchuk è stato graziato dal nuovo potere. Il deputato fascista populista Oleg Ljashko di recente ha detto che più della metà dei combattenti del battaglione “Azov” sono ex-detenuti o criminali: “Preferisco che tali ex-prigionieri combattano tale guerra che delle persone innocenti muoiono per mano del nemico“.

Brigate internazionali del fascismo
495px-SS-Panzer-Division_symbol_svg Da dove provengono questi combattenti? Sono ancora per la maggior parte ucraini, anche se un numero crescente proviene non solo dalla Russia, ma anche da Paesi occidentali: Svezia, Italia, Irlanda, Francia, Finlandia, Norvegia. Il battaglione Azov ha anche lanciato una campagna di reclutamento internazionale di “volontari” per l’Ucraina, un appello che impressiona i gruppuscoli neo-nazisti di tutta Europa. Il reclutatore è il francese Gaston Besson. Mercenario e militante di estrema destra, ha combattuto in Laos, Cambogia, Birmania, Suriname e soprattutto in Croazia. Ha partecipato alla guerra in Bosnia a fianco delle HOS (Hrvastke Obrambene Snage), le forze di difesa croate, ala paramilitare del fascista “Partito croato dei diritti”, nostalgici dei collaborazionisti ustasha dei nazisti. Sostiene di ricevere “15, 16 domande al giorno, anche se solo 2-3 sono serie“. Chi vuole impegnarsi riceve da Besson una risposta scritta che l’informa che non sarà pagato e che resterà a lungo lontano dalla famiglia. Ancora più importante, chiarisce il senso politico: “Non dimentichiamo che siamo il braccio armato del SNA, e che siamo vicini a “Settore destro”. Siamo socialisti, nazionalisti, radicali“. Tale messaggio ha attirato i combattenti fascisti da tutto il mondo.
Due ritratti sintomatici di tale “brigata internazionale” di estrema destra. Il primo è lo svedese Mikael Skillt, cecchino dell’esercito e della guardia nazionale. È un attivista noto di Svenskarnas Party (svedese), organizzazione neonazista fondata nel 2008 sulle ceneri del “Fronte Socialista Nazionale”. Skillt mostra con orgoglio i suoi tatuaggi nazisti, presi in prestito dalla mitologia norrena, presentato dalla BBC come ‘combattente’ per il potere bianco innamoratosi degli indignati di Majdan con i loro scudi di legno e sbarre di ferro. Balzò da Stoccolma ad Azov. Il secondo, Francesco Saverio Fontana, sulla cinquantina. è italiano, fa parte di “Casa Pound“, organizzazione neo-fascista relativamente influente a Roma. Fontana è stato da giovane in Avanguardia Nazionale, gruppo terroristico di destra degli anni ’70, ramo giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), successore del Partito Nazionale Fascista italiano. Fontana dice di essere stato sedotto dalle barricate di Kiev, che gli ricordavano la giovinezza in Avanguardia nazionale, incoraggiandolo a riprendere servizio in Ucraina.

Igor Kolomojskij, l’oligarca israelo-ucraino dietro tali battaglioni
Chi finanzia questi gruppi? Un nome, quello dell’oligarca miliardario Igor Kolomojskij, il secondo più ricco del Paese, l’uomo più potente del Paese dopo l'”oligarca sanguinario” Rinat Akhmatov. Kolomojskij è stato nominato governatore della regione chiave di Dnepropetrovsk, nel processo di feudalizzazione del Paese, mentre un altro oligarca, Sergej Taruta, è a capo della regione di Donetsk. La Russia accusa del finanziamento del ‘battaglione Azov‘ l’oligarca Kolomojskij, non solo via stampa (Voce della Russia), ma da parte del ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Anche se dobbiamo stare attenti, come in qualsiasi propaganda di guerra, tale informazione non sorprende, Kolomojskij è noto per i suoi stretti legami con la formazione neo-nazista “Settore destro“. Il nuovo governatore di Donetsk, Sergej Taruta, fu costretto a lamentarsi il 20 agosto sul sito “LB.ua” di un “governatore pubblicamente associato al capo di Settore destro, Dmitrij Jarosh”. Fonti meno probabili di alimentare la propaganda filo-russa, il Wall Street Journal, ha recentemente confermato che Kolomojskij ha finanziato diversi battaglioni oltre ad Azov, come il Dnepr soprannominato “battaglione Kolomojskij”. È istruttiva che tale alleanza tra virulenti antisemiti e un sionista convinto non sia un problema per la milizia neo-nazista, o per il miliardario che orgogliosamente sostiene Israele (ha anche fondato un enigmatico “Parlamento ebraico” nel 2011!). Quanto tempo durerà la propaganda occidentale, basata su menzogne, ipocrisie, contraddizioni tra ideologia e pratica? In tempi bui, il “coraggio” è “cercare la verità e dirla”.

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS ìHoenstaufenì

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS Hoenstaufen

Stemma di Gladio/Stay Behind

Stemma di Gladio/Stay Behind

Pravij Sektor

Stemma di Pravij Sektor

Fonti:
Wall Street Journal, 27 giugno 2014: “Ukraine’s secret weapon : feisty oligarch Ihor Kolomoisky”;
The Daily Telegraph, 11 agosto 2014: “Ukraine crisis: the neo-nazi brigade fighting pro-russian separatists”;
Frankfurter Rundschau, 10 agosto 2014: “Neonazis in Haüserkampf”;
La voix de la Russie, 15 giugno 2014: “Moscou exige de punir les auteurs de l’attaque contre l’ambassade de la Russie”;
La voix de la Russie, 13 agosto 2014: “Les symboles nazis des forces armées d’Ukraine et des bataillons de Kiev”;
LB.ua, 20, 20 agosto 2014: intervista a Sergej Taruta;
Junge Welt, 25 agosto 2014: “Kreuzzug für Weiße Rassen”;
Junge Welt, 12 settembre 2014: “Die stimmung sinkt”;

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico golpista di Kiev, andato al potere con l'aiuto del PD

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico governo golpista di Kiev, andato al potere con l’aiuto del PD.

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Un’altra opportunità del nazista Fontana, sodale di Cazzulani, responsabile dei rapporti con la ‘dissidenza’ ucraina del Partito Democratico

Madre e figlia liberate da Mogherini/Pittella/Cazzulani

Madre e figlia liberate dal battaglione Mogherini/Pittella/Cazzulani

Ecco la beneficienza ucraina del nazipiddino Cazzulani e dei suoi camerati di Pravij Sektor Prevedello&Voerzio
L’arciprete di Lugansk Vladimir Moretskij, rapito dall’esercito della giunta ucraina e recentemente liberato, ha raccontato in quali condizioni lui ed i suoi compagni venivano tenuti durante la prigionia. Il sacerdote ha raccontato che i prigionieri venivano sistematicamente torturati.
“Se vi dico che ci picchiavano è come non dire niente. In realtà ci massacravano. Ci hanno pestati, ci hanno spaccato le ossa, per colpirci non usavano solo le mani e le gambe ma anche il calcio dei loro fucili” – ha raccontato Moretskij. L’ex prigioniero ha anche raccontato che Nadezhda Savchenko, militare e pilota dell’aviazione ucraina attualmente in stato di arresto in Russia (accusata di complicità nell’uccisione di 3 giornalisti Russi), divenuta eroina e povera vittima per i media del regime ucraino, si è fatta notare in modo particolare per il suo sadismo e la sua cattiveria: “E’ stata lei ad aver suggerito di usare tutto il nostro gruppo di prigionieri per poter tirare su dei soldi con il traffico di organi. Quando gli altri si sono rifiutati di darci via per gli organi, ha suggerito di spararci e di non sprecare soldi per consegnarci all’SBU (Servizi di sicurezza Ucraini). La Savchenko ha preso parte personalmente alle nostre torture. Aveva l’abitudine di farci una lezioncina dopo che ci aveva picchiati. Non potrò mai dimenticare la sua voce” – ha aggiunto Vladimir Moretskiy. Il prete ha anche riferito che i prigionieri venivano sempre tenuti con le mani legate mentre venivano torturati. Venivano posti faccia al muro e poi colpiti dai soldati ucraini. Il sacerdote Vladimir Moretskij era stato catturato dagli sgherri della giunta lo scorso mese di maggio e accusato di preparare “un gruppo terroristico” sul territorio dell’Ucraina. A giugno i media ucraini avevano chiesto il rilascio di Moretskij che però è stato liberato solo pochi giorni fa.

Video con l’intervista (in Russo) a Vladimir Moretskij

Il battaglione Ajdar, finanziato e capeggiato dall’oligarca ucraino Igor Kolomojskij, ha iniziato la distruzione della centrale di Lugansk
Il 17 settembre, è stata fatta saltare in aria una parte della centrale termoelettrica di Schastye, vicino Lugansk. E’ stato riferito dal servizio stampa del Consiglio Comunale della città di Lugansk. “Alle 17:00 ci sono state delle esplosioni nella centrale termoelettrica di Lugansk. La centrale fornisce energia elettrica a circa il 98 per cento della regione di Lugansk. E’ stata distrutta? Ancora non lo sappiamo” – ha riferito la nota del servizio stampa del Consiglio Comunale. Ricordiamo che lo scorso 3 settembre, Sergej Melnichuk, comandante del nazi-battaglione “Ajdar” aveva riferito davanti ad una telecamera che nel caso in cui la città di Shastie fosse stata liberata dalla Resistenza, il suo battaglione avrebbe fatto saltare in aria la centrale termoelettrica. I criminali del battaglione di Igor Kolomojskij, cittadino d’Israele, sono ormai noti per le loro azioni terroristiche. Saccheggiano tutto ciò che possono e danneggiano le infrastrutture civili, facendo “terra bruciata” ovunque passino. Gli stessi modi operativi che Israele ha messo in atto in Palestina.
Di seguito il video del 3 settembre con la dichiarazione di Sergej Melnichuk, lo sgherro di Kolomoisky che comanda il battaglione Ajdar. Riascoltiamo le parole di questo terrorista.

L’ultima lettera di Anna Mogova, giornalista della Crimea che ha lavorato nel Donbas, a suo fratello Andrej
“I nazisti sono capaci di uccidere gli uomini, stuprare le donne nelle loro case e portare via i loro figli …” Anna Mogova, giornalista della agenzia di stampa Vector Crimea, lo scorso 24 agosto è stata catturata dai nazisti ucraini su una strada vicino alla città di Makeevka, nella Repubblica di Donetsk. In macchina insieme a lei c’era un altro giornalista, Aleksej Shapovalov. Dalle informazioni pervenute, Anna Mogova si troverebbe tra le mani dell’SBU ucraina nella città di Kharkov. L’SBU della giunta di Kiev opera come la Gestapo ai tempi del reich. Ad Anna Mogova non è stato concesso nemmeno di chiamare i suoi familiari od il suo giornale. Non si hanno notizie di Aleksej Shapovalov. Questa è la sua ultima lettera prima che venisse rapita dai boia della giunta ucraina: “Andrej, puoi immaginare degli uomini armati che arrivano improvvisamente a casa tua ed appiccano il fuoco? Puoi immaginare che violentano tua moglie, uccidono nostra madre e portano tua figlia in un collegio speciale per ragazzi disadattati? Queste persone stanno facendo tutto questo nel silenzio e senza che nessuno lo sappia, e lo fanno ogni volta che vogliono, perché i rappresentanti dell’esercito e del governo li copriranno dicendo che stanno combattendo contro il terrorismo! Ho delle fotografie di case nelle quali fino al 5 agosto abitavano delle persone. Il 6 agosto, in quelle case la vita è stata messa in silenzio. Per sempre. L’ottanta per cento dei miliziani del Donbas sono locali. In un gruppo trovi idraulici, persone che conoscono molte lingue, persone con un master e anche criminali. Molti di loro hanno perso le loro case a causa di quello che sta facendo il governo, molti hanno perso i loro parenti più stretti, ma nonostante questo non si sono abbandonati al dolore e mantengono il coraggio e la loro umanità. Non si mettono in fila tra i rifugiati, le lacrime non sono per loro e non si girano i pollici. Molti di loro non hanno mai servito nell’esercito, ma, quando li si guarda, credimi, puoi esser certo che formano il miglior esercito del mondo. E giustamente! Si dice che il lupo è più pericoloso quando non ha più nulla da perdere. Qui ci sono tante persone così ed è per questo che non li spezzeranno”. Crimea Vector

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Anna Mogova, giornalista crimeana rapita dai nazisti dell’SBU, la polizia politica banderista

Vita Zaveruga

Vita Zaveruga

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

L’ucrofascista Vita Zaveruga ha partecipato, assieme al mercenario neonazista Francesco Fontana, al massacro di Odessa, e oggi partecipa, con il nazibattaglione Ajdar, alla devastazione della Repubblica Popolare di Lugansk. Il nazibattaglione Ajdar fa parte della Guardia nazionale ucraina, organizzazione armata irregolare di stampo nazi-fascista che riceve finanziamenti dalle associazioni benderiste di Voerzio e Prevedello, e legittimità politico-ideologica dal PD tramite il burocratello lombardo Cazzulani e i suoi mandanti, l’eurodeputato Pittella e la ministra degli Esteri Mogherini.

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (servizio di spionaggio italiano all’estero)

Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi
Histoire et Societé 17 settembre 2014

Oggi veniamo a sapere della creazione dell’esercito unificato di Novorossija che unisce le forze delle repubbliche di Donetsk e di Lugansk. Dobbiamo sostenere il Donbas, in cui lavoratori, intellettuali e contadini non solo hanno preso le armi per impedire che il proprio popolo venisse assassinato come ad Odessa, moderna Oradour sur Glane perpetrata da individui che indossano i simbolo di coloro che avevano fatto le stesse cose in Francia.

L’emittente pubblica tedesca ZDF, che per questo è minacciata di una grossa multa, ha trasmesso il video di soldati ucraini con simboli nazisti. Nel telegiornale della sera di qualche giorno fa, trasmise i video di soldati ucraini con simboli nazisti sui loro elmetti. Ora viene perseguitata per una disposizione che vieta la pubblicazione di simboli nazisti, una vergogna che dimostra il grado di ipocrisia dei media occidentali e su chi e per cosa s’impone la censura. Il corrispondente Bernhard Lichte ha mostrato le immagini di un soldato che indossa un elmetto con le infami rune “SS” del corpo d’élite di Hitler. Un altro soldato aveva una svastica sul suo equipaggiamento del battaglione Azov con il Sole Nero. Il video è stato ripreso la scorsa settimana in Ucraina da un team dell’emittente norvegese TV2. Il battaglione Azov è la maggiore unità di volontari che combatte contro il popolo della Nuova Russia. Fu fondato dall’Assemblea nazionale socialista, un’alleanza di partiti di destra ultra-nazionalisti. Molti membri del battaglione Azov sono probabilmente neonazisti. Nei colori del battaglione nazista Azov c’è un emblema simile al wolfsangel usato durante il nazismo. Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi.

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Patrioti di Novorossija. In Italia s’è scatenata presso l’estrema sinistra una campagna denigratoria contro le Repubbliche Popolari di Novorossija, bollandole come fasciste, mentre tacciono sui crimini dei naziatlantisti ucraini, quando non li approvano apertamente. Le punte di lancia di tale miserabile azione di supporto al golpe di Gladio in Ucraina sono quasi tutte le sigle presunte ‘trotzkiste’, i sionisti di contropiano e militant, aut e altri anarchici che supportano i makhnoisti galiziani affiancati ai banderisti, le varie sigle della sinistra pacifinta che predicano pace e amore tra massacratori e massacrati, il fatto quotidiano, organo ufficiale di tale palude sinistra. Altri, come Gino Strada e il suo feudo Emergency, mantengono un silenzio plumbeo dopo aver esaltato la ‘rivoluzione’ golpista. Tutti costoro, stelline della costellazione social-colonialista nostrana, sono allineati alla sovversione nazitatlantista in Ucraina e sono sostenitori delle spedizioni punitive contro i lavoratori e la popolazione di Novorossija.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

PS: il ‘fotogiornalista’, la donna assassinata e il marito grasso e calvo

Slovjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell'associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Slavjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell’associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Al di là delle opinioni personali che si possono condividere o meno, ritengo l’articolo profondamente offensivo nei confronti di persone che non conosco personalmente e anche nei miei confronti.
Sono l’autore della foto del corpo della donna in terra con i cartoni che la ricoprono, la foto è stata scattata non a Slavyansk come dice la didascalia che avete (spero in buona fede) messo voi ma a Donetsk il 26 Maggio, proprio all’inizio delle operazioni ATO.
Quel giorno ci furono diverse sparatorie nei pressi della stazione ferroviaria che hanno visto diversi civili morti, noi giornalisti (io, alcuni colleghi francesi e un altro collega italiano) nel tornare indietro verso la stazione visto che abbiamo tentato di raggiungere le linee filorusse siamo stati nel mirino di qualche cecchino, sopra le nostre teste volavano i proiettili, non so dire se fossero per ucciderci o per spaventarci (io onestamente propendo per la seconda ipotesi), al nostro ritorno davanti la stazione ferroviaria ci siamo ritrovati davanti lo “spettacolo” orrendo di questa donna colpita alla testa e di un signore grasso e calvo che affermava di essere suo marito (ma non era abbastanza disperato per essere uno che ha perso la propria moglie in quella maniera) e che incolpava Bandera e Pravy Sektor dell’uccisione della moglie.
Il signore grasso e calvo, così come molte persone nel Donbass non sono riusciti a spiegarmi il motivo di cotanta sicurezza nell’affermare che siano stati gli ukraini ad uccidere la moglie visto che a tutt’ora (21 Settembre 2014) ancora non sono riusciti ad entrare nel centro della città.
Non ero presente quando la donna è stata colpita ma il giorno dopo, prima della fuga dalla città ho potuto guardare la scena e (pur non avendo la certezza matematica) credo che il colpo che ha ucciso la donna fosse partito dal tetto della stazione.
Nel caso vogliate verificare quanto dico di seguito posto il link
Chiedo pertanto un azione di rettifica da parte Vostra.
Certo di una Vostra gentile risposta invio:
Distinti Saluti
Cosimo Attanasio

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Cosimo Attanasio, ‘fotogiornalista’, scrive ciò sulla foto relativa alla donna uccisa a Slavjansk, e al relativo marito ‘grasso’ che non piangeva abbastanza per i suoi gusti; il senso dell’affermazione di Attanasio è voler raccontarci che i golpisti ucraini (majdanisti, naziguardie e neonazisti vari) non uccidono civili, non bruciano persone, non bombardano città, che la strage di Odessa è colpa dei ‘pro-russi’, e nel caso specifico, arrivare ad insinuare che la moglie del marito ‘grasso e calvo’ sia stata uccisa dai ‘pro-russi’ per ingannare la presunta imparzialità di Attanasio stesso.
Ora, Primo: Attanasio si sente offeso per i giudizi espressi dall’articolo verso ‘persone che non conosce'; ma tali persone le conosce benissimo e probabilmente Attanasio avrà anche avuto a che fare con il neonazista Voerzio, di cui è un fan come si evince dalla sua pagina facebook tutt’altro che equivocabile, dove tra l’altro appare il suo entusiasmo per le puttane atlantiste anarco-sorosiane Pussy Riot. Attanasio è nettamente schierato con i neonazisti e golpisti di Gladio; quindi può dire ciò che vuole, ma la sua parola vale infinitamente meno di quelle del marito ‘grasso e calvo’ della donna assassinata, con la cui tragedia Attanasio costruisce la sua carriera di fotografo ‘indipedente’ (nome in codice, presso la NATO, per propagandista embedded). Infatti, se si va nella pagina delle foto di Attanasio sulle proteste a Odessa contro il massacro della casa dei Sindacati, Attanasio non ci pensa due volte a descrivere la manifestazione di cittadini odessiti come ‘assalto alla polizia di Odessa’, volendo attribuire ai ‘pro-russi’ intenti aggressivi con cui giustificare il massacro compiuto dai suoi amici ucrofascisti. Infatti, lo stesso sito che ospita tale serie di foto, Demotix, ci tiene a far sapere che il titolo scelto da Attanasio esprime soltanto un suo pregiudizio: “Please note: the text contained in “Assault on police headquarters – Odessa” has not been corrected, edited or verified by Demotix and is the raw text submitted by the photojournalist. All views and opinions expressed are that of the independent photojournalist and do not represent the views of Demotix Ltd. These details have been included in order to provide as much information as possible to the Media buyer” (Demotix). Demotix stessa prende le distanze da ciò che appare chiaramente un pregiudizio politicamente orientato di Attanasio. Come è un suo pregiudizio affermare che la donna assassinata (lui dice a Donetsk, ma a questo punto è lecito dubitare delle affermazioni di tale figuro filo-banderista), sarebbe stata uccisa dai separatisti pro-russi, come vorrebbe insinuare. Si tratta delle solite propaganda di guerra e guerra d’informazione cui ‘giornalisti’ e ‘fotogiornalisti’ occidentali, sempre più embedded alle intelligence della NATO, si prestano a diffondere e perpetuare con entusiasmo.
A conferma dei ‘pregiudizi’ (eufemismo) di Attanasio, basta questo passaggio sulla sua ‘esperienza’, guarda caso, a Slavjansk: “Quella di Slaviansk viene presentata come una sollevazione dal basso, ma i capi e le persone che presidiano gli ingressi non sono del posto e neppure soldati semplici russi: sono forze speciali di Mosca. Col tempo s’impara a riconoscerli. Al comando dove ci hanno portati c’erano anche donne che preparavano il tè e aiutavano gli uomini. È lì che hanno controllato il nostro lavoro“. LaStampa
Lui riusciva a distinguere i russi di Russia dai russi di Novorossija? Addirittura a capire che erano Speznats? O erano i suoi accompagnatori ucrofascisti a raccontarglielo? Avrà denunciato all’SBU, la polizia politica banderista con cui il suo amico Voerzio ha stretti contatti, le donne che davano il thè agli ‘invasori russi’?
Piccoli James Bond marciscono.

Alessandro Lattanzio


A Slavjansk, i camerati di Attanasio non hanno fatto nulla di male.

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