Barzani incoronato per salvare Kobané e il nuovo progetto di Erdogan per salvare il SIIL

Nasser Kandil Mondialisation, 23 ottobre 2014
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

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“Verso il complicato Oriente, volavo con idee semplici”
(Charles de Gaulle, Memorie di guerra)

Chi oggi può vantare semplici idee su questo Oriente, che sembra sempre più complicato? Chi è disposto a credere a coloro che vivono le tragedie che lo sconvolgono e a diffidare di coloro che diffondono menzogne? Le analisi di Nasser Kandil, sviluppate sulla rete TV siriana al-Fadaiya, dovrebbero rientrare nella categoria delle “opinoni” o dei fatti? Ai lettori giudicare. (NdT)

1. Signor Kandil, vede alcuna efficacia negli attacchi aerei quotidiani della “coalizione internazionale” in Iraq e Siria, e pensa che esista un ordine del giorno degli Stati Uniti che non ha nulla a che fare con la lotta al terrorismo?
È certo che a livello locale ed internazionale ci avviciniamo a un periodo post-SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante). In ogni caso, ciò che viene fuori dal discorso di Obama, mi sembra vero non per l’importanza del SIIL, ma perché ciò ha comportato la nascita dell’organizzazione terroristica e pertanto l’emergere della “Coalizione internazionale contro il SIIL” sotto la bandiera della lotta al terrorismo, è il risultato di un’equazione emersa dopo tre anni di guerra concentrata sulla Siria. Infatti, a meno di un imprevisto, la tendenza è verso la vittoria dell’Esercito arabo siriano e della Resistenza libanese in diverse regioni. E’ un dato di fatto per la maggior parte degli analisti, perché se andiamo indietro di sei mesi ricordando la sconfitta dei gruppi armati nel Qalamun (Siria occidentale), gruppi divenuti il SIIL contando elementi di Jabhat al-Nusra, ELS e molte altre brigate, alcune delle quali ormai dimenticate o sterminate, come il gruppo Ahrar al-Sham, ecc. Così come le loro sconfitte a Qara, Nabaq, Yabrud… possiamo parlare di un effetto valanga accompagnato dal loro crollo morale e militare. Non lo dico io ma la stampa estera come l’Independent, ecc, che credono che la Siria si sbarazzerà in 1/3 mesi dei gruppi armati. Ciò significa che esce da questa guerra da vincitrice, cosa che John Kerry ha cercato di evitare quando disse a una riunione annuale tenutasi nel luglio 2013 nella Sala dei Congressi del Mar Morto, in Giordania, “Vogliamo evitare una situazione con vincitori e vinti nella regione, in quanto ciò darebbe, in un modo o nell’altro, all’asse vittorioso un segno religioso e a quello sconfitto un altro segno, per cui sarà difficile trovare un compromesso internazionale“. In altre parole, nonostante il braccio di ferro continuo tra Stati Uniti e Russia, c’è la necessità di una situazione win-win, impossibile nella nostra regione: l’Iran dalla parte dei vincitori, mentre l’Arabia Saudita non potrà che uscire perdente ed Israele impotente. E ciò è ancora più vero un anno dopo (la dichiarazione di John Kerry) per l’Arabia Saudita dopo gli eventi in Yemen e la guerra d’Israele a Gaza, e le successive vittorie dell’esercito della Siria sui gruppi terroristici; cosa che gli Stati Uniti non possono tollerare. Qui mi limiterò a ricordare ciò che disse Richard Perle, il principale organizzatore dei neoconservatori statunitensi che portarono George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti con il “Progetto per un Nuovo Secolo Americano” del 1998 [1] e divenuto ufficiale per il Pentagono nel 2000. Da membro della Commissione responsabile della politica della Difesa degli Stati Uniti, Perle disse in sostanza: “Gli interessi degli Stati Uniti e la loro supremazia nel mondo dipendono dal controllo delle fonti di gas e petrolio e dalle modalità strategiche per trasportali“. E’ quindi chiaro che l’invasione di Afghanistan e Iraq soddisfacesse tali interessi, ma gli Stati Uniti sono bloccati, tra le altre cose, dal “complesso del Vietnam”. Da qui l’idea che il processo “sarà probabilmente lungo, in assenza di un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor“. [2] E poi improvvisamente e per puro caso, avvenne l’attacco dell’11 settembre giustificando l’invasione di entrambi i Paesi. E ora che gli USA hanno bisogno di un equivalente per riequilibrare una situazione vincitori-perdenti, improvvisamente e per puro caso, appare il SIIL!
Il SIIL è un’entità creata per colpire tutti, impantanandoli in un vicolo cieco ove cercare una soluzione per uscirsene. Ricordate i titoli dei media: “Se la Siria esce vittoriosa in breve tempo, cosa accadrà se i mujahidin occidentali, come si dice, tornassero all’ovile?“. Tutti temono il loro ritorno e prendono misure per proteggersi iniziando dall’Arabia Saudita, ma anche Gran Bretagna, Olanda, Australia, Canada, ecc. Cosa fare quando si teme il loro ritorno? Risposta: creare un “sogno seducente” che mantenga quelli già nella nostra regione e attrarre coloro che sono ancora in occidente. Un’altra regola dice: “Se non potete creare ulteriori motivi per una vostra vittoria, potete organizzarvi per creare ulteriori motivi per trascinare il vostro avversario nelle crisi.” La “crisi di bilanciamento” diventa la soluzione che compensa l’incapacità di spezzare le difese del nemico. Così Israele può spezzare la deterrenza della Resistenza in Libano e Palestina, continuando a creare problemi simili al suo. Da qui, come fare il possibile affinché Arabia Saudita e Turchia siano, in ultima analisi, gli unici due Paesi fuori dalla crisi? Affinché Iran, Siria e Resistenza subiscano la stessa crisi? Come? Risposta: inventando il SIIL! Ma il SIIL incontra anche il secondo requisito imposto dal fatto che vi sono due blocchi nella nostra regione, da un lato Iran, Siria e Resistenza; dall’altro il blocco guidato dagli Stati Uniti. Anche se gli Stati Uniti svolgono un gioco win-win con la Russia a livello internazionale, rimangono ancora meno “perdenti” su scala regionale, anche se i loro alleati lo sono. Chi altro agirebbe da terzo assegnando a vittoria agli alleati degli Stati Uniti, se non il SIIL? Così, alla fine di questo lungo film statunitense, Arabia Saudita e Turchia ne usciranno “vincitrici” perché hanno partecipato alla vittoria contro il SIIL. Ciò non impedisce a Stati Uniti e alleati di cercare pur sempre di sconfiggere la Siria e il nostro campo utilizzando il SIIL, anche se non sono arrivati ad unire le forze con Qatar, Israele, Francia, NATO, al-Qaida e Fratelli musulmani (…). In sintesi, il SIIL è stato prodotto per soddisfare il desiderio d’invadere la Siria, coprendo altre esigenze: crisi di bilanciamento, soccorrere gli alleati perdenti, “sogno seducente” che aliena i terroristi che minacciano la sicurezza nazionale di tutti. Quest’ultimo requisito è di gran lunga il più importante (…). Poi dicono che la Coalizione internazionale è qui per sterminare il SIIL? No! Quale sarebbe l’interesse degli Stati Uniti? Sterminare il SIIL equivale a riconoscere la vittoria della Siria e rischiare il ritorno dei “mujahidin” nel Paese di origine (…). Sono stati inviati per essere uccisi. Sono disposti a morire per una storia inventata, credendo a tutte le stronzate che gli si dicono, le urie che li attendono in cielo, il pranzo alla destra del Profeta… Coloro che comandano sono dell’intelligence e in contatto con il centro che li ha creati, ma non può controllarli. Sono gli aerei da guerra statunitensi a occuparsene. Così hanno dovuto cacciarli da Irbil, a meno che gli USA non li abbiano indirizzati su questa città per raddrizzare Masud al-Barzani e portarlo dalla loro parte. Sono al confine giordano e sono uno spaventapasseri per i sauditi, a cui viene suggerito che attaccheranno subito dopo la festa di al-Adha, e quindi questi si precipitano a mendicare la protezione e pagare 30 miliardi di dollari in apparecchiature elettroniche made in USA.
In conclusione: il SIIL è stato creato per uno scopo. Vietato eliminarlo e le sue azioni sono controllate dal centro degli USA. Da cui lo scopo della coalizione.

2. Oggi al centro della scena c’è Ayn al-Arab (Kobané). Perché proprio questa città e quali sono le equazioni che governano tale battaglia?
Comincio col dire un punto importante che potrebbe sorprendere molti analisti. La propaganda vuole che il SIIL sia collegato a una setta religiosa precisa, e la presenta come protettore degli uni e pericolo degli altri. Alcuni ancora ingollano tale favola. In realtà siamo passati da una fase in cui gli Stati Uniti fomentavano il conflitto settario in Iraq, Siria e Libano, a una nuova fase in cui non è più questione di partizione su basi religiose. Il gioco è diventato troppo pericoloso per l’Arabia Saudita, che cadrebbe. In questo caso, i 10 milioni di barili estratti nella regione di Qatif sotto l’autorità morale di shayq al-Namir [3] andrebbero persi per gli USA e i sauditi. Allo stesso modo, quando Masud al-Barzani annunciò di voler indire un referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, dopo l’improvvisa offensiva del SIIL del 9 giugno 2014, trovò solo Netanyahu a congratularsi con lui. Gli Stati Uniti dissero ‘stop’ e vietarono la partizione dell’Iraq e la creazione dello Stato curdo, perché la stessa cosa sarebbe accaduta in Turchia. In breve, ci sarebbe stato un “suicidio” contro cui avvertì l’ex-segretario generale della NATO Rasmussen alla riunione di Francoforte del 2012, discutendo la proposta di partizione del Medio oriente dello storico Bernard Lewis; il progetto era basato sull’esplosione delle componenti sociali ed etniche del mondo arabo e musulmano, spingendo i popoli a uccidersi a vicenda su basi settarie e dottrinali. [4] Così si vuol far saltare i confini disegnati da Sykes e Picot e creare il “caos” costruttore o distruttore, chiamatelo come vi pare.

3. Ma quali sono le conseguenze?
Molti mini-Stati sciiti sulle coste del Golfo Persico dipendenti dall’Iran e mini-Stati alawiti sulle coste Mediterraneo. Angoli confessionali che gli Stati Uniti non hanno particolarmente apprezzato, soprattutto perché questi due valori geostrategici si trovano nell’alleanza guidata dall’Iran. L’obiezione di Rasmussen, presa in considerazione da Henry Kissinger alla riunione del “Comitato dei saggi” presieduto da Madeleine Albright, delegata dalla NATO, lo portò a proporre una nuova teoria per sfruttare le tensioni demografiche e settarie spezzando le società locali e indebolendo gli Stati, senza arrivare alla partizione. Pertanto SIIL e Jabhat al-Nusra hanno tale compito dividendosi su basi settarie più appropriate. Infatti, se la preoccupazione di SIIL e Jabhat al-Nusra fosse confessionale, cosa li avrebbe portati a scegliere Qunaytra, Mosul e Ayn al-Arab? Qunaytra non ha un colore religioso, ma geograficamente è collegata alla sicurezza d’Israele. Analogamente Mosul, scelta come sede del califfato di uno Stato islamico presunto, è lontano da Baghdad, che sarebbe più appropriata in ciò. E perché no Tiqrit? Perché più vicina al confine turco? Pertanto è ora di tracciare nuovi confini. Per provarlo, basta individuare le posizioni di SIIL e Jabhat al-Nusra; per inciso quest’ultima organizzazione è in procinto di essere considerata “il fronte anti-Assad moderato”, mentre è il ramo ufficiale di al-Qaida, che non riconosce il SIIL.
Posizioni di Jabhat al-Nusra:
• Confine tra Libano e Siria
• Confine tra Libano e Palestina
• Confine tra Siria e Palestina
Posizioni del SIIL:
• Confine tra Siria e Iraq
• Confine tra Siria e Turchia
• Confine tra Iraq e Turchia
• Confine tra Iraq e Giordania
• Confine tra Iraq e Arabia Saudita
Riguardo l’invasione di Ayn al-Arab, è volta a chiudere i confini tra Siria e Turchia.
Osserviamone il gioco. Il SIIL si avvicinava ad Irbil (capitale della regione autonoma del Kurdistan in Iraq) con un’espansione che non ha quindi nulla a che vedere con gli sciiti. Se così fosse, sarebbe stato più logico se il SIIL si dirigesse su Samara, ma Samara è una linea rossa. E se il SIIL voleva occupare una zona contestata, sarebbe stato più logico che i suoi combattenti avanzassero su Kirkuk, uno dei più grandi centri petroliferi dell’Iraq. Ma preferì Irbil, un’altra linea rossa, perché, come affermato dal New York Times, una volta che Obama ne fu informato inviò immediatamente i bombardieri B-1 per creare un “muro di fuoco” contro tale avanzata. Risultato: il SIIL è stato utile per denunciare i Peshmerga che presenziarono senza muoversi alla disfatta delle truppe dell’esercito iracheno [5] e Masud al-Barzani (presidente del Governo Regionale del Kurdistan in Iraq e leader del Partito Democratico del Kurdistan PDK) ottemperasse alla volontà degli Stati Uniti. Abbandonò l’idea di uno Stato curdo indipendente in Iraq? Mise i Peshmerga sotto la tutela esclusiva degli Stati Uniti, venendo elogiato dagli israeliani e dai turchi? E’ sempre “protetto” ed è la sua bandiera a sventolare su Ayn al-Arab, non quella della Turchia o del PYD siriano (Partito dell’Unione Democratica Curdo presieduto da Salah Muslim). Questo perché le Unità di protezione del popolo (YPG da Yekineyen Parastina Gel, che formano l’ala armata del PYD) sono una miscela di movimenti indipendenti, spiegando perché agiscono correttamente o sbagliano. Le dichiarazioni del tipo “Siamo all’opposizione, ma non vogliamo colpire la Siria o l’esercito siriano, non vogliamo essere strumenti degli stranieri, perché la Siria è il nostro Paese e non possiamo dimenticare i suoi benefici”, non fanno parte del dizionario degli Stati Uniti, in particolare quando gli Stati Uniti non supportano tale molteplicità di attori e vorrebbero limitarne il numero. Sul gioco curdo, il SIIL ha dovuto abbandonare grandi città come Aleppo e Idlib per entrare ad Ayn al-Arab che, ancora una volta, non è di grande interesse per il loro progetto apparentemente confessionale. Ma qui, a differenza di Irbil, abbiamo avuto spiegazioni dallo Stato Maggiore degli Stati Uniti che ci dice che le condizioni sul terreno gli impedivano di bombardarlo per salvare Ayn al-Arab (…).

4. Non hanno detto che non era la loro missione?
Infatti, John Kerry ha detto che “Kobané non è un obiettivo strategico“. [6] Nel frattempo le forze curde che difendono la città sono state dissanguate e ripiegano, ed Abdullah Ocalan ha invocato l’unità dei curdi [7] per salvare Kobané. Tutti vanno da Barzani, illustrata dalla foto ricordo dei 12 leader politici curdi che gli dichiarano fedeltà. Masud al-Barzani è stato incoronato “capo dei curdi”. La missione per Ayn al-Arab è adempiuta. Indubbiamente non deve cadere in mano al SIIL. I bombardamenti statunitensi sono divenuti più efficaci. [8] Le equazioni vengono modificate e la Turchia deve sedersi al tavolo dei negoziati.

5. Perché la Turchia si astiene dal partecipare alla coalizione internazionale? Come spiegare le condizioni che portano al suo coinvolgimento e in particolare all’accanimento contro il presidente siriano? Come spiegare le dichiarazioni di Erdogan che rifiuta di armare il PYD trattandolo da partito terrorista?
Per me Turchia e Stati Uniti agiscono d’accordo (…). Gli Stati Uniti hanno il loro piano e la Turchia il suo, ma rimane comunque al centro del piano degli Stati Uniti. Il SIIL nasce su richiesta degli Stati Uniti e la Turchia lo gestisce su delega. E’ ormai risaputo che il governo turco e il Qatar sono etichettati Fratelli musulmani, e il piano di metterli al potere in Egitto, Tunisia, Libia, Siria e Iraq è stato assegnato a Hilary Clinton ministra degli Esteri degli Stati Uniti, per por terminare alla Resistenza nella nostra regione (…). Non importa il sacrificio di alleati come Hosni Mubaraq e Zin al-Abidin. Non importava l’uccisione di Muammar Gheddafi. Dovevano piegare Bashar al-Assad e scegliere il più adatto alla bisogna (…). Erdogan sa che non è più il soggetto del momento. Quindi non attribuiscono troppa importanza alle sue parole d’ordine, il suo nuovo piano è diverso ed ha sorpreso i delegati statunitensi che l’hanno visitato la scorsa settimana ad Ankara. Sebbene il SIIL sia una creazione di Stati Uniti e Turchia, è lui che lo controlla e può sempre usarlo come spaventapasseri, alimentando o svezzandolo a seconda delle circostanze, decidendo che sarebbe un peccato fare a meno dei suoi servizi. Quindi parlò ai visitatori della nuova missione del SIIL, carte alla mano. Tale nuova missione è concentrare le forze del SIIL nella zona tra Siria e Iraq, tra Tigri ed Eufrate, evitando Baghdad, occupando il corridoio che va dal deserto alla Giordania. Così pensa di poter far passare il gasdotto del Qatar per l’Europa senza dover combattere con i governi siriano e iracheno. E così pensa di accontentare Stati Uniti ed Europa liberandoli dalla dipendenza dal gas russo (…). I delegati statunitensi risposero che il SIIL deve avere una scadenza, perché è impossibile giustificare l’occupazione di questi territori da parte di terroristi, né presso i militari, né verso l’opinione pubblica, anche se l’hanno creato, e che non è il caso di scherzare in quel modo con l’organizzazione dei Paesi esportatori di gas e petrolio. Ecco il disaccordo tra Turchia e l’amministrazione degli USA, apparire dopo il palese fallimento degli altri alleati sul campo di battaglia (…). Ed è per questo che può, in qualsiasi momento, essere liberato da ogni responsabilità lasciandoli affrontare la crisi da perdenti. Non basta che Erdogan alzi la posta affinché Joe Biden ricordi agli alleati regionali gli ordini ricevuti [9] nel famoso discorso ad Harvard?

1014046Nasser Kandil, 19/10/2014
Nasser Kandil è un ex-deputato libanese, direttore di TopNews-Nasser Kandil e direttore del quotidiano libanese al-Bina

Fonte:

Video al-Fadaiya TV (Siria): Nasser Kandil intervistato dalla signora Rasha al-Qasar

Note:
[1] Progetto per il Nuovo Secolo Americano
[2] Strategia Imperiale per un Nuovo Ordine Mondiale: Le origini della Terza Guerra Mondiale.
[3] La pena di morte in Arabia all’oppositore politico e religioso shayq Baqir al-Nimr
[4] Lo storico Bernard Lewis, la “primavera araba” e i nuovi assassini
[5] I curdi sognano, grazie a ciò che fa il SIIL
[6] Perché Kobané non è una città strategica per gli USA
[7] I curdi uniti per salvare Kobané
[8] Siria: I curdi controllano gran parte di Kobané
[9] SIIL, il non-presidente statunitense Joe Biden, mangia la foglia!

syria-map2Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IlManifesto e il fascinoso nazismo ucraino

Alessandro Lattanzio, 20/10/2014800_externalIl fecciume di sinistra italiano continua a tessere elogi alle strappone naziste di George Soros e Federica Mogherini, come dimostra l’accoglienza entusiastica che i pornofilm propagandistici delle Femen, presentati all’ennesimo festival ‘cinofilo’ di Bologna, ricevono da parte del pornoquotidiano virtuale ilmanifesto, ultimo sopravvissuto della serie di testate della sinistra integralista anticomunista, come Liberazione e l’Unità, sempre in prima linea, assieme ai camerati de ilfattoquotidiano, nell’aggredire e infangare chiunque si trovi sulla strada dell’impero statunitense, come Jugoslavia, Libia, Siria, Iran e ultimamente Novorossija. Oggetto del pezzaccio di propaganda pecoreccio-hollywoodiana del fantasma virtuale manifestarolo (scritto dall’ennesima esimia nullità lgbt e ripreso acriticamente dai vari lerci siti post-sessantottini fluttuanti sul nulla virutale che esprimono), è la propaganda autoelogiativa delle attività delle ‘kompagne’ Femen, che si descrivono così, “Noi siamo un piccolissimo gruppo che catalizza la forza di una piazza intera piena di gente che protesta per gettare in faccia al potere la sua violenza, mettendo al centro la questione gender. Quanto sta accadendo in Ucraina, a loro avviso, è un po’ la grande eco della resistenza che le Femen avevano iniziato nell’aprile 2008, con migliaia di azioni anche fuori dal loro paese, subendo una repressione di violenza inaudita. Per esempio in Bielorussia, dove ad azione nemmeno iniziata sono state caricate su un furgone dalla polizia, scortate al confine e lasciate in mezzo al nulla dopo essere state picchiate duramente. A piedi e al buio hanno dovuto orientarsi per arrivare nel paese oltreconfine, mentre Kitty è stata trattenuta per ore in un ufficio del Kgb di Minsk”. Quindi, ecco cosa scriveva l’11 giugno 2014 lo squallido e nauseante porno-giornalaccio sorosiano ilmanifesto, sempre prodigo e attivo nel supportare qualsiasi crimine atlantista nel mondo, e che ora si aggrappa alle tette delle troie della NATO per istigare ulteriormente la propaganda naziatlantista contro la Novorossija e la rinascita della Russia. Rivoltante e stomachevole fogliaccio, cui il ‘sommo solone’ Manlio Dinucci presta la penna per legittimare da ‘sinistra’, dal fianco ‘antimperialista’, tale cloaca, de ilmanifesto, che continua a traboccare di propaganda atlantista e marketing ideologico sorosiano. Ripeto, l’articoletto è stato scritto l’11 giugno 2014 quando era chiaramente noto a chiunque cosa siano le Femen e la loro partecipazione attiva e diretta al massacro di Odessa; crimine che non ha smosso il fard e il liner del vladimirluxurismo vigente nella redazione de ilmanifesto e nelle menti bacate della vecchia oltraggiosa ciabatta Rossanda e dei due vecchi ipocriti Dinucci e Parlato.

Evgenija Krajzman, una duecetta delle Femen mentre sollazza la stragressivistà del pornogiornale il Manifesto.

Evgenija Krajzman, una ducetta delle Femen, a Odessa il 2 maggio 2014, davanti alla Casa dei sindacati incendiata dai nazisti di Gladio. Krajzman qui sollazza la ‘stragressività’ cercata ed esaltata dal pornogiornale di punta della sinistra ilmanifesto. Sulla pagina fb è scritto: Avanti Odessa, avanti Ucraina! Per l’unità del Paese, sottolineando un totale entusiastico appoggio alla strage di Odessa. Manlio Dinucci, solone ‘antimperialista’, presta la sua firma alla cloaca imperialista de ilmanifesto, che per mezzo dei testi di una scribacchina nazi-lesbica, supporta una campagna mediatica russofoba, atlantista e filo-nazista in Italia.

Riferimenti:
Les Crises
Indybay

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Tra gli amici di Krajzman, nome ebraico, compare ovviamente Pravij Sektor. Krajzman rappresentava le Femen al massacro di Odessa. Ilmanifesto non ha mai condannato tale crimine, essendo partecipe al circuito della propaganda naziatlantista ucraina, alimentata anche dall’oligarca sionista mafioso Kolomojskij. Dinucci e Parlato svolgono la funzione di proteggere a ‘sinistra’ l’infiltrazione e la diffusione di tale propaganda naziatlantista.

Il fascino discreto dei nazisti ucraini
Vladimir Novkov, Nevskoe VremjaNovorossia

10659277Uno dei miei colleghi giornalisti si lamentava con amara ironia dei tanti presi dalla febbre della guerra dell’informazione che paragonano i radicali ucraini ai nazisti. Presumibilmente è propaganda, ma non si dovrebbe perdere completamente il buon senso! Molti di noi hanno, se non genitori, amici o parenti in Ucraina. Rimangono come sempre gente semplice che lavora, visita gli amici, si innamora, hanno figli. Quindi di quali nazisti preoccuparsi? In risposta ho chiesto al mio collega, come lui immagini i nazisti veri? Si suppone abbiano corna e zanne, artigli? Oppure vadano in giro con un’uniforme nazista ornata di svastiche ogni giorno a sparare a qualunque cosa che si muova con le loro “Schmeissers”? I tedeschi divennero nazisti dal 1933, ma allo stesso tempo non cambiarono esternamente e neanche internamente. Continuavano ad amare come prima i loro figli e le loro mogli, ascoltavano buona musica e poesia. Probabilmente aiutavano le vecchiette ad attraversare la strada. È difficile dire cosa li rese diversi da ciò che erano prima di divenire nazisti. In un primo momento rimasero persone abbastanza normali e anche rispettabili. E’ solo ora, con il senno del poi vediamo che non erano normali. La caratteristica dei nazisti tedeschi era la loro fede nella loro eccezione, la convinzione di essere il popolo eletto. Eletti non per ricchezza o per talento, ma solo perché appartenevano alla grande razza tedesca, la schiatta degli “ariani”. La seconda caratteristica distintiva è la totale assenza di rimorso e compassione per coloro che non avevano il loro stesso sangue. Al contrario, l”inferiore’ umiliava il vero ariano testimoniandone origini dubbie. Penso che non valga la pena di continuare ad elencare altri tratti, tutti sanno la Storia. Ma torniamo ai nostri affari ucraini. Sono d’accordo con il mio collega che sull’Ucraina spesso si parli dei nazisti in modo spiritoso, o in assenza di argomenti. Dove è più facile attaccare un’etichetta per arrivare al fondo delle cose. Gli ucraini che ho incontrato puntano l’indice alla testa e si chiedono se siamo diventati matti in Russia, prendendoli per nazisti. No, non siamo pazzi. Io onestamente cerco di vedere chiaramente e sapere se ci sono nazisti nell’Ucraina contemporanea. Penso che ci siano, non perché qualche moccioso di “Pravij Sektor” o dei cosiddetti ultras del calcio usino simboli nazisti leggermente camuffati, riprendano l’uniforme della Wehrmacht con berretto, giacca, cintura. Non perché sia stato tradotto in ucraino il saluto nazista “Sieg Heil!”, come “Gloria all’Ucraina-Gloria agli eroi”. E’ solo il mimetismo di un senso di debolezza e infantilismo: presumibilmente, se vi piacciono i grandi e terribili soldati nazisti, ereditereste parte della loro gloria e forza.
Uomini e donne seri e rispettabili, che lavorano onestamente in ufficio e in fabbrica, pagano le tasse, crescono i figli, non indossano svastiche ma camicie ricamate, al massimo. E almeno non si ritengono dei nazisti. Sono solo convinti della loro superiorità sui “vatniks” (“piumini” indumenti indossati in Russia d’inverno dai lavoratori che lavorano all’esterno, e soprannome dato al popolo della regione mineraria del Donbas, in riferimento alle sue origini proletarie) e “dorifora” (alludendo ai colori del nastro di San Giorgio, emblema patriottico russo) in altri termini ai russi tout court, pur essendo ucraini. Oggi, per un vero ucraino i russi non sono abbastanza umani, proprio come gli schiavi per gli ariani. E come gli ariani, oramai estinti, compassione o semplice comprensione per i “vatniks” sono una vergogna, quasi un tradimento. Le donne ucraine sono sinceramente preoccupate per i loro mariti e figli inviati a combattere, e piangono ad ogni notifica di morte dall’area in cui si svolge l’operazione antiterrorismo (eufemismo di Kiev per evitare di parlare di guerra civile), una semplice reazione umana e normale. Ma quando bruciano vivi coloro che manifestavano contro Majdan nella Casa de sindacati di Odessa, quando strangolato donne in gravidanza, quando uccidono i feriti con mazze da baseball, queste madri e mogli, con i loro mariti e figli fanno gli spiritosi scambiandosi sui social network battute su “grigliate come Odessa” o “bistecche ben cotte”. Mentre i quotidiani assassini di “terroristi” nel sud-est, compresi bambini, sono motivo d’orgoglio per la classe media ucraina. Andava bene quando s’invocava lo sterminio di milioni di persone del proprio Paese pur di non avere più impedimenti ad essere orgogliosamente degli europei, che agli occhi degli ucraini “di coscienza”, sono sinonimo di razza suprema. E non solo per gli ucraini “di coscienza”. Molto prima di Majdan a Kiev, la fede nella superiorità intrinseca dei valori europei divenne un’ossessione per i popoli baltici. “Il vaccino contro il nazismo”, come ha osservato Vladimir Putin, perde la sua efficacia in certi Paesi d’Europa. E ciò non si vede sempre. Apparentemente, gli ucraini che ci sono così vicini e cari, sono rimasti gli stessi di prima: non indossano una divisa nera, si possono sempre visitare, possiamo parlare russo in pace per le strade di Kiev e Lvov. Forse non tutti diventano nazisti, o meglio non tutti hanno partecipato alla Marzabotto di Odessa. Ma qual è la differenza tra i nazisti convinti e coloro che li supportano? Per coloro che vengono uccisi, nessuna. Così non s’inquietano.

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Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disnformazione diosorientamento, dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell'imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d'aggressione e gli interventi 'umanitari' della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l'Unità e Liberazione.

Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disinformazione dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell’imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d’aggressione e gli interventi ‘umanitari’ della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l’Unità e Liberazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iran e la guerra per procura in Kurdistan

Eric Draitser New Eastern Outlook 16/10/2014

tumblr_mqep8m3Mwo1s6c1p2o1_1280Nella guerra contro il SIIL (Stato islamico) che si svolge in Iraq e Siria, un eventuale cambio di alleanze, che potrebbe modificare sostanzialmente l’equilibrio di potere nella regione, si svolge senza che nessuno sembri notarlo. In particolare, il rapporto nascente tra Repubblica islamica dell’Iran e regione semi-autonoma del Kurdistan del nord dell’Iraq può mutare il panorama politico del Medio Oriente. Naturalmente, un tale sviluppo è parte di una più ampia azione geopolitica dall’Iran, e avrà conseguenze significative per tutti gli attori regionali. Tuttavia, Turchia, monarchie del Golfo e Israele avranno più da perdere da tale sviluppo. Mentre l’Iran ha vecchie controversie con elementi della propria minoranza curda, ha palesemente preso l’iniziativa di favorire i curdi iracheni nella guerra contro gli estremisti del SIIL. Come il presidente curdo Massud Barzani ha spiegato a fine agosto, “La Repubblica islamica dell’Iran è stato il primo Stato ad aiutarci… fornendoci armi e attrezzature”. Questo fatto da solo, insieme ad accuse plausibili anche se non confermate, del coinvolgimento militare iraniano nell’Iraq curdo, dimostra chiaramente l’alta priorità che Teheran concede alla cooperazione con il governo di Barzani e il popolo curdo nella lotta ai militanti filo-sauditi e filo-qatariori del SIIL. La domanda è perché? Cosa spera di ottenere l’Iran da un coinvolgimento in questa lotta? Cosa rischia di perdere? E come potrebbe cambiare la regione?

L’equazione iraniana
Mentre molte sopracciglia si aggrottano sul coinvolgimento iraniano al fianco dei curdi nella lotta contro il SIIL, forse non dovrebbe sorprendere. Teheran ha costantemente puntellato le sue relazioni con Irbil, sia come genuino desiderio di formare un’alleanza che come contromisura alla cacciata dell’alleato e partner ex-primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi. Dalla guerra statunitense in Iraq iniziata nel 2003, e soprattutto dopo che le truppe statunitensi l’hanno lasciato nel 2011, l’Iran si è posizionato come attore chiave, e per certi versi dominante, in Iraq. Non solo aveva un’influenza significativa con Maliqi e il suo governo, ma vedeva l’Iraq come opportunità per spezzare l’isolamento imposto da Stati Uniti, Unione europea e Israele per il controverso programma nucleare. Per l’Iran, l’Iraq di Maliqi era un ponte fisico (collegando l’Iran ai suoi alleati Siria e in Libano meridionale) e politico (da intermediario nei negoziati con l’occidente). Inoltre, l’Iraq di Maliqi doveva essere il fulcro di una nuova strategia economica che includeva il proposto gasdotto Iran-Iraq-Siria, un progetto che avrebbe fornito all’Iran accesso al mercato europeo dell’energia, consentendo così alla Repubblica islamica di togliere al Qatar il dominio regionale nell’esportazione del gas all’Europa. Inoltre, l’Iraq era in prima linea nella continua lotta dell’Iran contro i gruppi terroristici filo-occidentali, il più infame dei quali è il Mujahidin-e-Khalq (MeK). Fu il governo di Maliqi che chiuse Camp Ashraf, la base da cui il famigerato MeK operava conducendo una continua guerra terroristica contro l’Iran. Naturalmente non è un segreto che il MeK sia il beniamino della dirigenza neocon, lodato da quasi ogni architetto, supporter e attuatore della guerra in Iraq di Bush. Visto così, l’Iraq era una necessità economica e politica per l’Iran, che non poteva semplicemente far scivolare di nuovo nell’orbita di Washington. E così, con l’emergere del SIIL e il conseguente rovesciamento del governo Maliqi tramite pressioni e propaganda globali occulte, che lo ritraevano come un dittatore brutale pari a Sadam Husayn, l’Iran chiaramente dovette ricalcolare la propria strategia. Sapendo di non poter fidarsi del nuovo governo di Baghdad, più o meno scelto dagli Stati Uniti, Teheran vede chiaramente una nuova opportunità nel Kurdistan.

Perché il Kurdistan?
Mentre gli imperativi per l’Iran ad impegnarsi in Iraq sono chiari, rimane la domanda su ciò che specificamente il Kurdistan offre a Teheran come necessità strategica e geopolitica della proiezione di potenza. Per capire il movente iraniano, si deve esaminare come curdi e Kurdistan rientrano nelle relazioni nazionali ed internazionali dell’Iran. Prima di tutto l’Iran, come Iraq, Siria e Turchia, ospita una considerevole minoranza curda costantemente manipolata da Stati Uniti e Israele, ed usata come pedina nella partita a scacchi geopolitica con la Repubblica islamica. Con il caos in Iraq e Siria, e la continua oppressione ed emarginazione della minoranza curda in Turchia, sembra che un Kurdistan indipendente che possa modificare sostanzialmente la mappa regionale sia una possibilità sempre più praticabile. Quindi, al fine di evitare ogni possibile destabilizzazione curda dell’Iran e del suo governo, Teheran sembra aver iniziato un alleanza, invece che di contrastare, con gli interessi curdi in Iraq. Probabilmente l’Iran vede in questa alleanza un tacito, se non palese, accordo che una qualsiasi indipendenza curda non venga usata come arma contro Teheran. In secondo luogo, schierandosi con il governo di Barzani e fornendogli sostegno materiale e tattico, l’Iran chiaramente manovra per posizionarsi contro i rivali regionali. Da un lato, l’Iran riconosce la minaccia rappresentata dal membro della NATO Turchia, il cui governo guidato da Erdogan e Davutoglu è intimamente coinvolto nella guerra contro la Siria e nell’armamento e finanziamento del SIIL e degli altri gruppi terroristici nel Paese. Mentre Ankara ha pubblicamente rifiutato di partecipare ad operazioni militari in Siria, le sue azioni dimostrano il contrario. Ospitando e rifornendo i terroristi tramite CIA ed altre agenzie d’intelligence, fomentando la guerra civile in Siria, la Turchia si è dimostrata parte integrante del tentativo USA-NATO-GCC di effettuare un cambio di regime. Ovviamente non sfugge ai curdi esattamente ciò che la Turchia ha fatto e continua a fare. Non solo conduce una guerra ultradecennale contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), ma ha sempre rifiutato di considerare la propria minoranza curda come qualcosa di diverso da cittadini di seconda classe. E ora, dato il ruolo centrale che Erdogan, Davutoglu & Co. giocano nel fomentare la guerra in Siria, permettono ai loro ascari terroristici del SIIL di massacrare altri curdi. Non dovrebbe quindi sorprendere che molti curdi vedano la Turchia, e non Siria o Iran, come grave minaccia e nemico del proprio popolo. E così l’Iran colma il vuoto, offrendo ai curdi non solo sostegno materiale, ma anche politico e diplomatico. Dal punto di vista di Teheran, la Turchia continua ad essere il rappresentante dell’agenda USA-NATO-GCC; Ankara ha svolto un ruolo chiave nel bloccare lo sviluppo economico iraniano, in particolare sull’esportazione di energia. Va ricordato che la Turchia è uno dei principali attori nella corsa all’energia nel Caspio, fornendo gli oleodotti necessari sia al TANAP (Trans-Anatolian Pipeline) che al progetto di gasdotto Nabucco ovest, tra gli altri. Tali progetti sono sostenuti dagli Stati Uniti in concorrenza al South Stream della Russia (gasdotto russo verso l’Europa meridionale) e alla proposta pipeline Iran-Iraq-Siria. In sostanza quindi la Turchia dovrebbe essere un potente pezzo degli scacchi utilizzato per bloccare le mosse iraniane verso l’indipendenza economica e l’egemonia regionale.
Le aperture iraniane verso i curdi e il coinvolgimento nella lotta contro il SIIL in generale, devono essere interpretati come un passo contro i rivali regionali dell’Iran, Arabia Saudita e Qatar. Entrambi implicati nell’organizzazione e finanziamento di gruppi e reti di terroristi operanti sotto la bandiera del SIIL, usato come ascaro per spezzare l'”Asse della Resistenza” tra Hezbollah, partito Baath siriano e Iran. Gli interessi economici e politici di Arabia Saudita e Qatar, in particolare delle famiglie regnanti di tali Paesi, sono evidenti; la loro presa sul potere è possibile solo mantenendo il dominio sul commercio dell’energia. Nell’Iran, le monarchie del Golfo vedono una potente e ricca nazione che, data l’opportunità di svilupparsi economicamente, probabilmente li eliminerebbe quali leader regionali. Quindi, naturalmente, devono attivare le loro reti jihadiste per privare l’Iran dei suoi due alleati strategici Iraq e Siria, spezzando così il legame con Hezbollah e rompendo l’arco sciita. Una politica di potenza, in sostanza, grazie a cui ora i curdi pagano con la propria vita le aspirazioni meschine dei monarchi del Golfo. Infine, l’azione in Kurdistan degli iraniani rappresenta una nuova fase della lunga guerra per procura tra Iran e Israele. Non è un segreto che, come detto sopra, alcune fazioni e organizzazioni curde siano state a lungo assai vicine a Tel Aviv. In realtà, il rapporto ultradecennale tra i due è uno dei motivi principali dell’acquiescenza curda ai piani occidentali contro Iraq e Iran. Come il blogger filo-israeliano e auto-proclamatosi “saggio prodigioso” Daniel Bart ha scritto: “Ci fu un assai stretta cooperazione tra Israele e KDP nel 1965-1975. In quel periodo vi erano di solito circa 20 specialisti militari di stanza in una località segreta nel sud del Kurdistan. Rehavam Zeevi e Moshe Dayan erano tra i generali israeliani che prestarono servizio in Kurdistan… Gli israeliani addestrarono l’esercito curdo di Mustafa Barzani e persino ne guidarono le truppe in battaglia… La cooperazione “segreta” tra Kurdistan e Israele fu principalmente in due campi. Il primo nell’intelligence e questo è difficilmente notevole avendo avuto la metà del mondo, tra cui molti Stati musulmani, tali rapporti con Israele. Il secondo è l’influenza a Washington”. Bart, basandosi sul lavoro dello scrittore e ricercatore israeliano Shlomo Nakdimon, ha ragione nel sottolineare che l’intelligence israeliana, tra cui alcuni dei più celebri (o famigerati, a seconda della prospettiva) leader israeliani, ebbe rapporti con la leadership curda per più di mezzo secolo. Anche se le prove sono scarse, coloro che seguono da vicino la vicenda in generale credono che la cooperazione tra Tel Aviv e Irbil sia aumentata drammaticamente, soprattutto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, infatti Israele ha probabilmente agenti segreti e ufficiali dei servizi segreti in Kurdistan, e da qualche tempo. Questo non è certamente un segreto per gli iraniani, convinti (e probabilmente a ragione) che molti degli omicidi, attentati e altri atti terroristici perpetrati da Israele siano stati pianificati e organizzati dal territorio curdo. Tale pensiero è sostenuto dalle indagini del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh che notò nel 2004: “Gli israeliani hanno avuto lunghi legami con i clan Talabani e Barzani (in) Kurdistan e molti ebrei curdi emigrati in Israele hanno ancora molti contatti. Ma a un certo momento, prima della fine dell’anno (2004), non mi è chiaro esattamente quando, sicuramente direi sei/otto mesi fa, Israele ha iniziato a collaborare con alcuni commando curdi, apparentemente con l’idea di alcuni comandanti israeliani di unità d’élite antiterrorismo, o terroristiche a seconda dei punti di vista, di accelerare l’addestramento dei curdi”. I leader iraniani sono profondamente consapevoli della presenza di forze speciali ed intelligence israeliane in Kurdistan, sapendo che in ultima analisi Teheran è nel mirino. Così l’Iran ha chiaramente approfittato di un’opportunità per affermare la propria influenza sul Kurdistan, inserendosi in quello che era, finora, un dominio degli israeliani. Resta da vedere come Tel Aviv risponderà.
Mentre il mondo guarda con orrore la continua avanzata del SIIL in Iraq e Siria, c’è un’altra storia che si svolge, quella di come l’Iran, da tempo demonizzato come paria regionale, trasformi un caos volto a distruggerlo con i suoi alleati in un possibile trampolino per una futura cooperazione. E’ la storia di ex-nemici che terrorismo e guerra per procura hanno avvicinato, esponendo al mondo il tradimento dei governi una volta visti come alleati. E’ la storia di alleanze mutevoli come la sabbia del deserto. Ma in questa storia, il prossimo capitolo deve ancora essere scritto.

000_mvd6580355_03Eric Draitser è analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org, ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la teoria della cospirazione Putin-oligarchi è uno strumento per destabilizzare la Russia

Rostislav Ishenko, Presidente del Centro per l’analisi e la previsione sistemica – Actual Comment10696311Nelle ultime settimane, internet è inondata da contenuti che sviluppano e giustificano la teoria del complotto secondo cui, su pressione degli oligarchi, Putin (vorrei sottolineare Putin piuttosto che il governo russo), ha accettato di eliminare la Novorossija e ora, nel quadro del processo di Minsk, presumibilmente completerà la distruzione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Mentre la situazione peggiora a Kiev dove i media locali e radicali accusano Poroshenko dell’accordo di Minsk, un “tradimento dell’Ucraina”, numerose pubblicazioni russe su internet sono dedite al tema del “tradimento” della Novorossija di Putin.
Lo formula di tale accusa si compone di tre parti:
1. Si segnala che le sanzioni occidentali hanno causato perdite enormi agli oligarchi russi che fanno pressione su Putin per por termine alla politica estera attiva e fare della Russia un dominio statunitense.
2. L’arresto dell’offensiva d’agosto e l’inizio del processo di Minsk, in contrasto con i fatti, sono dettati dalla volontà malvagia di Mosca che trama alle spalle della milizia con l’occidente. Ignorando l’incapacità della milizia di sviluppare una vera offensiva di grande profondità, gli ‘addetti ai lavori’ la pretendono che alcuni miliziani “avrebbero preso Marjupol in due giorni”, sebza spiegare perché non presero l’aeroporto di Donetsk (davvero ben fortificato da Stalin) e le città di Shastje e Stanitsa Luganskaja, e non poterono chiudere definitivamente la sacca di Debaltsevo. Inoltre, in questa parte si accentua il ruolo di Strelkov che a mani quasi nude per molti mesi avrebbe combattuto orde blindati di Kiev. Inoltre, contrariamente ai fatti, si sostiene che una volta rimosso dal Donbas, gli altri comandanti iniziarono a subire sconfitte.
3 Infine, l’ultima parte della tesi è che il governo russo e Putin personalmente hanno tradito e ingannato non solo la Novorossija, ma anche la Russia e i patrioti, e di conseguenza sia naturale un necessario cambio di potere al Cremlino, da Putin a un patriota russo. Il patriota nuovo come viene spesso definito, è Strelkov.
Tale campagna anti-Putin si diffonde sulla rete come un incendio boschivo e inghiotte molti blogger rispettati. E’ evidente che gran parte delle persone interessate (tra cui molto probabilmente Strelkov con i suoi posse e fan) ne sono ignare e sbagliano onestamente, trasmettendo le loro idee sbagliate ad altri. Tuttavia, la campagna per screditare Putin non è iniziata per caso e ha come obiettivo ben definito l’indebolimento (e idealmente il rovesciamento) delle autorità russe. Entro la fine dell’estate è apparso chiaro che gli Stati Uniti hanno subito una pesante sconfitta in Ucraina. Il crollo del regime sotto il peso dei propri crimini e della catastrofe economica è questione di tempo (sempre più vicino). Il riconoscimento della natura nazista delle autorità ucraine, almeno in l’Europa, fermenta. Kiev non può più contare sui mezzi militari per risolvere il problema della Novorossija: i poteri di Kiev si dividono in fazioni in guerra e gli insorti nazisti sono meno inclini ad obbedire ai politici di Majdan. Reclamano il potere e sono pronti ad uccidere i loro alleati liberali. In generale, non ci resta che aspettare e l’Ucraina cadrà dritto nelle mani di Putin come un frutto maturo. L’occidente deve quindi non solo accettare, ma anche benedire un tale risultato. Le sanzioni non hanno avuto alcun impatto serio sull’economia russa. Il calo dei prezzi del petrolio potrebbe non essere troppo profondo e prolungato per devastare le finanze russe, perché con un prezzo inferiore agli 80 dollari al barile, i sauditi e le compagnie petrolifere statunitensi verrebbero espulsi assai più velocemente rispetto al settore petrolifero e gasifero russo.
I liberali non possono con i loro slogan anti-corruzione e “universali” nelle piazze raccogliere granché persone. Sono una folla di bohémien con i loro “Rain” e “Echo” ancora più utile al governo russo, dimostrando ilo volto sgradevole dell’opposizione. Non sono ipnotizzatori, ma dilettanti avidi che pensano che il popolo russo sia bestiame e che odiano perché non li adora. Con il loro ordine del giorno non possono scuotere la situazione politica interna in Russia. Ma in Russia ci sono sempre i patrioti. Il campo patriottico riunisce persone da tutto lo spettro politico e ideologico. Ci sono i comunisti (dai moderni comunisti liberali agli irriducibili stalinisti e leninisti, i fautori del ritorno agli insegnamenti di Marx nella forma originaria, non offuscata dalle opere dei leader della rivoluzione russa). Vi sono gli anarchici di tutte le sfumature possibili, i monarchici (dai costituzionalisti ai sostenitori della restaurazione ai fan della vita politica russa pre-Pietro il Grande). Ci sono gli ortodossi (vocerkovlene e nevocerkovlene, clericali e rinnovatori, centurie nere e vecchi credenti). Ci sono anche i nazisti russi, alcuni dei quali combattono con Kiev, mentre altri sostengono la milizia. Tutto sommato è una società molto colorata, i cui membri in altri momenti erano disposti a combattersi fino all’ultima goccia di sangue, ma che ora sono uniti nella lotta per gli interessi nazionali della Russia. Hanno un problema: vogliono una vittoria immediata. Sono avversari delle manovre politiche e credono che Putin debba semplicemente “calpestarsi i piedi” e respingere gli statunitensi nelle Montagne Rocciose e nelle foreste del Vermont, e la milizia dovrebbe essere rafforzata dall’esercito russo in modo che, entro una settimana o due, prenda Kiev.
Tutto sommato, si tratta delle stesse persone che nell’agosto 1914, in stato di torpore patriottico, saccheggiarono l’ambasciata tedesca esprimendo sostegno all’amato monarca che iniziava la guerra, e che due anni e mezzo dopo, nel febbraio 1917, con non meno furia rovesciarono lo stesso monarca incapaci di accettare relativamente piccole difficoltà e perdite militari. Queste persone sono il bersaglio di una propaganda contro la cauta e misurata politica Estera di Putin, che già da quindici anni ha permesso alla Russia, pur essendo in una posizione debole sulla scena internazionale, di conquistare vittoria dopo vittoria rafforzandone l’autorità a costi minimi. Sono convinti che possiamo vincere presto e subito, che la Russia non ha ancora eliminato la rivolta nazista in Ucraina solo perché la leadership è intimidita ed è incantata da certi oligarchi. Nella sua versione ‘light’ tale campagna dovrebbe indebolire il sostegno pubblico a Putin, e opporlo ai quei patrioti suoi alleati naturali. La variante più greve presume che patrioti armati, combattenti in Novorossija, si gettino contro Putin rafforzati dalle masse patriottiche di Mosca scontente del “debole governo”. Con l’aiuto di esperti combattenti di strada delle organizzazioni patriottiche, e idealmente aiutati dai volontari armati della Novorossija, Putin dovrebbe affrontare tali problemi politici interni, dimenticando l’Ucraina.
La Russia di nuovo deve essere distrutta per mano dei patrioti russi impazienti, precipitando il Paese nel conflitto civile. E il fatto che “i patrioti impazienti vogliono il meglio e più giustizia” non è giustificato. Una volta lessi le memorie di un artigliere che criticò aspramente Stalin per la dura pianificazione e le improprie operazioni strategiche nella seconda guerra mondiale. L’artigliere spiegò che era in prima linea e sapeva meglio del Comandante-in-capo “come combattere correttamente”. I patrioti impazienti appaiono ridicoli come l’artigliere, ma possono fare assai più danni nella loro ingenuità. Mentre spezzano l’unione tra Putin e il pubblico patriottico (e alcuni ripetono lo slogan “Strelkov for President!” senza rendersi conto che spacciano solo fumo, l’immagine mediatica di un eroe e non di una persona reale), i patrioti impazienti aiutano l’ambasciatore Tefft a risolvere l’irrisolvibile paradigma liberale, compito universale per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca. I 15 anni di successi di Putin non sono abbastanza convincenti. Preferiscono vivere tra le proprie fobie e i propri complessi infantili, ma è il momento di crescere.

Altra figura dell'estremismo anti-Putin (un rasputiniano), è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi con elementi neocon come Garry Kasparov, (l'altro personaggio nella foto)

Altra figura dell’estremismo anti-Putin (un rasputiniano) è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi ad elementi come il neocon Garry Kasparov, (l’altro personaggio nella foto) e diversi figuri comprati dalle ONG statunitensi e dalla CIA per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca, nel dicembre 2011-marzo 2012, volta ad impedire l’elezione di Putin.

Strelkov e il blogger el-Murid, ovvero

Strelkov e il noto blogger russo el-Murid, ovvero Anatolij Nesmejanov. El-Murid durante l’aggressione alla Libia, svolse un’efficace informazione sugli eventi a supporto della Resistenza della Jamahiriya, finchè alla vigilia dell’invasione di Tripoli, nell’agosto 20’11, capovolse totalmente posizione indondando disinformazione e vera e propria merda mediatica dal suo blog, arrivando ad irridere e disprezzare ciò che difendeva solo 24 ore prima.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

ANPI, la Gladio dei neocon dall’Iran all’Ucraina

Nazipiddini in rotta confessano: “tutta colpa di Aurora
Alessandro Lattanzio, 15/10/2014

La verità sarà rivelata un giorno. La verità non muore mai. Non m’interessa quello che succede. Ho avuto tre infarti e non ho figli, quindi se vogliono mandarmi in tribunale o in prigione, ne vale la pena per la verità“.

Campagna promozionale dell'ANPI a Kharkov a sostegno dei camerat...  compagni diversamente antifascisti in Ucraina.

Campagna promozionale dell’ANPI a Kharkov a sostegno dei camerat… compagni diversamente antifascisti in Ucraina.

voerzio3L’ANPI di Vittorio Veneto infine ripiega dal proposito di indire un’inziativa in sostegno ai golpisti naziatlantisti a Kiev, probabilmente un rigurgito di nostalgismo per le operazioni combinate anti-jugoslave tra X MAS, brigata partigiana anticomunista Osoppo, cosacchi del generale ex-sovietico traditore Vlassov, unità di CIC, SOE, Abwehr e Brandenburg, indicendo per il 18 ottobre tale “iniziativa”, in linea con la kermesse naziatlantisa tenutasi il 14 settembre a Buscate (Milano), sotto il patrocinio del PD-PdL-Lega, dove si raccoglievano sia fondi per finanziare le bande neonaziste ucraine, sia le appassionate testimonianze del mercenario neo-fascista Fontana, preso dall’entusiasmo che provava nel bruciare vive persone ad Odessa e ad uccidere donne e anziani a Donetsk. Fontana viaggia tranquillamente tra “fronte interno” italiano e “prima linea” ucraina con il beneplacito dei servizi segreti italiani (legatissimi al PD, che ne ha nominato i vertici), tramite la rete Gladio, cui aderiscono non solo i nazisti Voerzio, Prevedello e Di Pasquale ma anche “giornalisti freelance” come Attanasio e soprattutto l’agente d’influenza statunitense Cazzulani, giovane promessa del PD, “esperto” di Europa orientale, Ucraina, Polonia, ecc. oltre che “pasionario” portavoce in Italia della “pasionaria” Julija Timoshenko, oligarca mafiosa, mandante di omicidi e una delle principali responsabili del disastro socio-economico ucraino; ma non per questo lo “spirito di solidarietà democratico” del PD viene meno, e il legalismo può anche andare all’inferno se si tratta di seguire gli ordini della CIA e della sua agente nel governo italiano Federica Mogherini.
Matteo Cazzulani, in partenza per gli Stati Uniti, destinazione Filadelfia, dove svolgerà attività di collaborazione con istituzioni democratiche italo-americane, è stato negli anni scorsi un giovane giornalista attento osservatore dei fatti di Polonia e Ucraina. Ha scritto sulla rivoluzione arancione, ha seguito come corrispondente da Kyiv il processo contro la Tymoshenko. In questo libro offre una chiave interpretativa fondamentale per capire la crisi dell’Ucraina di oggi, cerniera energetica tra Europa e Russia”. Le perle si saggezza dell’agente della sovversione statunitense Matteo Cazzulani, come questa, “La mentalità sovietica e l’anti americanismo culturale sono i più solidi alleati della propaganda di Putin”, ricordano abbastanza caninamente le perle di saggezza dell’agente della CIA Mogherini: “E sì, certamente la Russia di Putin ha rivitalizzato un atteggiamento di egemonia regionale che accentua la competizione con “l’Occidente”, senza dubbio alcuno”.

Matteo Cazzulani, 'esperto' di Ucraina e braccio destro di Gainni Pittalla

Matteo Cazzulani, ‘esperto’ di Ucraina e braccio molto destro dell’eurodeputato PD Gianni Pittella

A proposito di giornalisti e free-lance, ecco cosa ne dice il giornalista tedesco, con 25 anni di carriera, Udo Ulfkotte sulle menzogne diffuse dai mass media. Afferma che lui stesso fu convinto a mentire, ed oggi denuncia la propaganda di guerra dei media contro la Russia. “Stanco delle menzogne ​e di vivere in una repubblica delle banane senza una vera stampa indipendente. Alcuni suoi colleghi fanno parte di organizzazioni atlantiche che sostengono la propaganda degli Stati Uniti. Molti giornalisti sono “agente sotto copertura non ufficiali“. Udo Ulfkotte infatti ha lavorato sia per la Frankfurter Allgemeine Zeitung che per la CIA. Il suo compito era diffondere la propaganda filo-USA e filo-UE. (Ricorda un certo Cazzulani e un certo Attanasio?) “Organizzazioni atlantiste invitano i giornalisti, corteggiandoli pagandogli i viaggi e quindi corrompendoli, divenendo progressivamente “agenti sotto copertura non ufficiali” di cui la CIA può negare qualsiasi legame, se necessario. Ciò é particolarmente vero per i giornalisti tedeschi, inglesi, israeliani, australiani, neozelandesi e naturalmente francesi” (e italiani). Peggio, il giornalista dice che gli venne recapitato un articolo già scritto su Gheddafi e gli chiesero di firmarlo per pubblicarlo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. (Cazzulani ha un ‘negro’ alla casa Bianca?) L’articolo era stato scritto dall’intelligence tedesca BND. “La verità sarà rivelata un giorno. La verità non muore mai. Non m’interessa quello che succede. Ho avuto tre infarti e non ho figli, quindi se vogliono mandarmi in tribunale o in prigione, ne vale la pena per la verità“. Tanto di cappello Signor Ulfkotte. Fawkes

Ma ovviamente il “partigiano” Antonini, che dovrebbe quindi avere circa novant’anni, ci tiene ad indicare che il nemico sono i ‘rosso-bruni’, come insegna il famoso bardo dell’“antifascismo” targato Mondadori, (della nota famiglia rossa dei Berlusconi), Valerio Evangelisti.

Il counicato del compagno 'diversamente' antifascista Di Pasquale.

Il comunicato del compagno ‘diversamente’ antifascista Di Pasquale.

Annullato il Convegno di Vittorio Veneto sulla crisi ucraina
Il Convegno intitolato Ucraina: terra di confine? previsto per sabato prossimo e organizzato dalla sez. Anpi di Vittorio Veneto, con la partecipazione di giornalisti e opinionisti vicini alla causa del nazionalismo ucraino, senza contrappesi e contraddittori, è stato annullato. Le motivazioni sono state addotte nel comunicato stampa diramato l’11 u. s. dal Direttivo della sezione stessa. La notizia aveva comprensibilmente suscitato clamore e proteste: per una volta ancora, a seguito del Convegno di Cadoneghe del 17 febbraio su Foibe e Confine orientale, invece tenutosi, articolazioni locali della nostra Associazione esprimevano il proposito di legittimare personaggi e sodalizi da sempre ostili all’Antifascismo, danneggiando seriamente l’immagine dell’Anpi. All’esterno non è contemplabile che si tratti di iniziative locali, ragion per cui, specialmente oggi con i social, ove tutto diviene fonte autorevole, si è immediatamente passati a trarre delle conclusioni generali sull’Associazione. Ne sono sortiti lettere e interventi, non tutti, va da sé, disinteressati. Se in molti sostengono giustamente che l’Anpi non debba in alcun modo supportare un nazionalismo come quello ucraino, coi suoi diretti, e fattivi, riferimenti al collaborazionismo filonazista nella Seconda guerra mondiale (si pensi alle famigerate SS ucraine che hanno seminato terrore e morte in tutta Europa, Italia compresa); altri, cui l’Antifascismo non può interessare di meno, hanno colto l’occasione per intorbidire le acque e infangare. È il caso del provocatore e calunniatore Alessandro Lattanzio, il cui post sul suo blog rossobruno “Aurora”, intitolato Anche l’Anpi al fianco dei nazisti ucraini, è stato il più condiviso e divulgato nella rete. (Bingo!)
Non bisogna dar pretesti a questi diffamatori. L’annullamento di questo Convegno è un passo avanti. È bene che l’Anpi promuova una seria riflessione sull’argomento in oggetto e, in linea con le sue prerogative e il suo Statuto, sostenga la causa delle organizzazioni antifasciste che si stanno battendo contro la giunta golpista di Kiev, nel ricordo dell’immenso tributo di sangue dato dalle popolazioni sovietiche per la sconfitta del nazifascismo.

Silvio Antonini
Presidente Cp Anpi Viterbo

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Sì, perché se non fosse stato per il sito Aurora del “calunniatore e provocatore” Alessandro Lattanzio, il convegno di supporto ai nazisti attivi in Ucraina si sarebbe tenuto tranquillamente, con Antonini (e quelli come lui) che sempre tranquillamente avrebbe applaudito all’espressione di democrazia dell’ANPI in supporto della propaganda di coloro che in Ucraina uccidono e perseguitano antifascisti e comunisti, abbattono statue di Lenin, distruggono monumenti all’Amata Rossa e ai Partigiani che, al contrario del “partigiano” Antonini e dei suoi camerati della miniburocrazia nazipiddina, combatterono (e combattono) realmente il fascismo invasore in Ucraina. Ma non è la prima volta che l’ANPI, che Antonini dipinge come baluardo della democrazia e della resistenza, agisce da cinghia di trasmissione della sovversione atlantista, fiancheggiandone le reti terroristiche come Gladio. Tralasciando lo squallidissimo spettacolo dell’ANPI che supporta esplicitamente sionismo e azioni belliche d’Israele, qui e qui. E tralasciando le infinite kermesse dell’ANPI a supporto della sovversione atlantista-sionista in Medio Oriente e delle guerre civili scatenate dagli islamisti eterodiretti dalle intelligence della NATO, qui.
Maryam20Rajavi203 L’ANPI s’é scagliata anche contro l’Iran. Difatti va ricordato che l’ANPI, che blatera in continuazione di resistenza e lotta per la democrazia, seguendo sempre gli ordini del Mossad e della CIA trasmessi via PD, presenziò e sostenne la campagna propagandistica in Italia dell’organizzazione terroristica dei Mujahidin e-Kalq. I Mujahidin e-Kalq è un’organizzazione dedita al terrorismo stragista in Iran dove, su ordine del Mossad e delle intelligence statunitensi, compie agguati contro le forze dell’ordine locali, assassina ricercatori e scienziati iraniani ed iracheni, piazza bombe ed autobombe in località pubbliche, per terrorizzare la popolazione iraniana che supporta la propria Patria. La provincia di Cuneo, con il supporto dell’ANPI, infatti, organizzò un evento ospitando degli esponenti del MeK, “Rahimi ha risposto alle numerose domande dei presenti, tratteggiando il volto della Resistenza, che vede in prima linea proprio le donne, non a caso alla guida del Consiglio nazionale della Resistenza con Maryam Rajavi, di stanza a Parigi. Un’istanza immediatamente accolta dall’assessora provinciale alle Pari opportunità, Anna Mantini, moderatrice dell’incontro, che ha promesso la presentazione a breve di un apposito ordine del giorno provinciale per invocare il rispetto dei diritti universali in Iran (qui)”. Maryam Rajavi, così elogiata dai miserabili burocratelli nazipiddini dell’ANPI/PD, è il capo di tale l’organizzazione terroristico-stragista, una setta di estremisti armati e appoggiati dai vari nemici dell’Iran, da Sadam Husayn ai neocon statunitensi e al Mossad (qui).
All’inizio del 2013 il MeK aveva aperto un ufficio a Washington, registrandosi sotto lo pseudonimo di Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), come lobby. È interessante notare che la registrazione include la dichiarazione che non riceve soldi da governi stranieri, sollevando la domanda se il MeK prenda denaro negli Stati Uniti”. (qui)

La compagna 'partigiana' iraniana dell'ANPI  Maryam Rajavi con Ileana Ros-Lehtinen, deputata neocon statunitense, è a capo della fazione anti-iraniana estremista del Congresso USA.

La compagna ‘partigiana’ iraniana dell’ANPI Maryam Rajavi con Ileana Ros-Lehtinen, deputata neocon statunitense, a capo della fazione anti-iraniana estremista del Congresso USA.

Maryam Rajavi e il rabbino Daniel Zucker, a capo del gruppo Americans for Democracy in the Middle East, accanito supporter sionista del the MEK

Maryam Rajavi e il rabbino Daniel Zucker, a capo del gruppo Americans for Democracy in the Middle East, accanito supporter sionista del MeK

Quindi è comprensibile l’irritazione di Antonini e degli altri mercenari burocratici nazipiddini per le “calunnie” del sottoscritto “rosso-bruno” contro l’ANPI, ente che pretende di onorare la Resistenza organizzando convegni per legittimare e supportare i vari arnesi della sovversione atlantista: gladiatori italiani, islamisti mediorientali, nazisti ucraini e terroristi sionisti. Insomma la feccia della Storia con cui Antonini, Cazzulani e camerati del PD si accompagnano, supportandone e legittimandone di fatto i crimini, in coerenza con la linea geopolitica dettata da CIA e Mossad.

L'ANPI nella realtà.

L’ANPI nella realtà.

logogladio

PS: Venghino siori, Venghino, iscrivetevi laddove nazipididni e nazisti senza complessi si danno la mano: Boicottiamo Aurora e Alessandro Lattanzio. Più gente entra, più bestie si vedono.

Katjusha, proteggimi tu (attenzione ai deboli di cuore e di animo, questo è un anime rosso-bruno):

SIIL d’Israele

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 13/10/2014

wpid-israel-likeisis__articleIl flagello noto come Stato “islamico” dell’Iraq e del Levante (SIIL), noto anche come Stato Islamico dell’Iraq e Sham (SIIS) e Stato islamico (IS), è stato da tempo istruito nei think tank e uffici di pianificazione militare d’Israele. All’idea di un gruppo come il SIIL contro gli Stati nazionali arabi del Medio Oriente erano consacrato due piani politici israeliani: “La strategia d’Israele negli anni Ottanta” scritto nel 1982 dall’ex-funzionario del ministero degli Esteri israeliano Oded Yinon e “Un taglio netto: una nuova strategia per la protezione del reame”, in gran parte scritto dal falco guerrafondaio neoconservatore statunitense Richard Perle per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e pubblicato nel 1996, che includeva contributi di agenti d’influenza israeliani compari di Perle dentro e vicini a sensibili cariche governative negli Stati Uniti: Douglas Feith e David e Meyrav Wurmser. Il gruppo di neocons assunto da Netanyahu, noto come “Gruppo di studio per la nuova strategia israeliana per il 2000”, ha tracciato la politica statunitense in Medio Oriente per oltre vent’anni ed è tale gruppo responsabile delle disastrose politiche degli Stati Uniti che hanno portato all’occupazione dell’Iraq e al coinvolgimento nelle rivolte islamiste in Libia e Siria. I pentoloni politici che hanno contribuito alla fondazione del SIIL in Siria e in Iraq, attuando il piano Yinon e il Taglio netto, si trovano nella grande Washington DC, nelle organizzazioni non-profit pro-israeliane come l’Istituto Ebraico per la Sicurezza Nazionale (JINSA), l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente (WINEP), e l’Istituto per la Strategia Avanzata e gli Studi Politici (IASPS).
La politica del Taglio netto fu studiata da tempo da Netanyahu, che per primo lanciò l’idea di un Grande Israele o “Eretz Israel” che domini i vicini arabi attraverso guerre civili intestine, alla Conferenza di Gerusalemme sul terrorismo internazionale convocata dal Jonathan Institute il 2 luglio 1979. L’Istituto Jonathan prende il nome dal fratello di Netanyahu, il commando Jonathan Netanyahu ucciso nel raid israeliano del 1976 nell’aeroporto di Entebbe in Uganda, per liberare gli ostaggi di un aereo di linea Air France dirottato. Documenti segreti inglesi in seguito rivelarono che Netanyahu è morto in un’operazione false flag progettata dal Mossad per creare simpatia per Israele in Francia e in altri Paesi. Il Piano Yinon, come il “Taglio netto”, fu ideato dal brain trust di neocon ebraico-statunitensi di Netanyahu, chiamati a demolire l’intero processo di pace palestinese ed annettere e assorbire Cisgiordania, Gerusalemme Est, alture del Golan e Gaza. Le ultime proposte israeliane per reinsediare forzatamente i palestinesi di Gaza e Cisgiordania nel deserto del Sinai in Egitto, sotto sovranità quasi-israeliana, indica che Israele continua a prevedere una striscia di Gaza spopolata con la forza dai suoi residenti palestinesi. Il piano Yinon, pubblicato sul Kivunim giornale per l’ebraismo e il sionismo, prevede la dissoluzione di Libano, Siria, Iraq, Egitto e Arabia Saudita in mini-Stati etno-settari in guerra tra essi, tra cui almeno uno Stato sunnita, uno sciita e uno curdo in Iraq. Il piano Yinon afferma: “l’Iraq, ricco di petrolio e lacerato internamente, è sicuramente un candidato degli obiettivi d’Israele. La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. … Ogni confronto inter-arabo ci aiuterà nel breve periodo e accorcerà la strada all’obiettivo più importante, spezzare l’Iraq in domini come Siria e Libano. In Iraq, la divisione in province lungo linee etno-religiose, come in Siria durante il periodo ottomano, è possibile. Così esisteranno almeno tre Stati attorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e le aree sciite del sud si separeranno dal nord sunnita e curdo. … L’intera penisola arabica è un candidato naturale della dissoluzione su pressioni interne ed esterne, e la questione è inevitabile soprattutto per l’Arabia Saudita”.
zionists-promised-land-eretz-israel La comparsa sulla scena del SIIL con il supporto logistico, militare, finanziario e d’intelligence d’Israele, soddisfa i piani di Yinon e Netanyahu. Israele ora è pronta a capitalizzare il caos creato dal SIIL. Per alcuni aspetti, Netanyahu ha modificato i piani Yinon e Taglio netto. Il SIIL è intento a stabilire un unico califfato sunnita su Iraq e Siria, mentre sottopone curdi, sciiti e altre minoranze a conversioni forzate alla setta wahabita o, in caso contrario, all’esecuzione. Vi sono anche rapporti secondo cui il SIIL deporta bambini profughi da Siria e Iraq agli insediamenti in Cisgiordania per aumentarne la popolazione israeliana. L’idea che i coloni israeliani, molti dei quali sostengono apertamente il SIIL agitandone le bandiere in Cisgiordania, Gerusalemme e Tel Aviv, giudaizzino forzatamente cristiani, sciiti, sunniti, alawiti, drusi e yazidi siriani e iracheni per vivere come cittadini israeliani nella West Bank, rivaleggia con le peggiori politiche etno-demografiche del Terzo Reich nazista. Vi sono state segnalazioni dalla provincia irachena di Anbar, da cui le forze del SIIL puntano su Baghdad, che commando israeliani consegnino armi alle forze del SIIL. Inoltre, almeno un adolescente ebreo francese sarebbe andato in Siria per unirsi alle forze del SIIL che combattono contro il governo del Presidente Bashar al-Assad. Le truppe israeliane presenziano all’esfiltrazione dalla Siria del SIIL e dell’alleato Jabhat al-Nusra sulle alture del Golan per l’assistenza medica e logistica. Aerei da guerra israeliani hanno bombardato le forze governative siriane mentre erano bloccate in battaglie con le forze di SIIL e al-Nusra. Gli illegali coloni israeliani della Cisgiordania hanno promosso il SIIL nei raduni tenuti a Gerusalemme e Tel Aviv. Attivisti della destra israeliana, principale sostenitrice del governo Netanyahu, indossavano le blasfeme t-shirt nere del SIIL con il sigillo del Profeta Maometto e sventolavano la bandiera nera del SIIL con lo stesso sigillo. L’intelligence iraniana ritiene che ci sia un coordinamento nelle operazioni anti-governative in Iraq tra SIIL e il gruppo terroristico iraniano Mohajedin-e-Khalq (MEK), fortemente sostenuto da famosi neocon statunitensi come Richard Perle e Rudolph Giuliani. I rapporti su unità del SIIL che attraversano il confine con l’Iran si sommano ai rapporti sulle accresciute attività del MEK al confine iracheno-iraniano. Non c’è dubbio che Israele coordini le attività transfrontaliere di SIIL e MEK in Iran. Vi sono anche rapporti secondo cui SIIL e MEK hanno avuto colloqui informali in Francia, a conoscenza del primo ministro Manuel Valls. Si suppone che i francesi supervisionino le operazioni militari contro SIIL in Siria e in Iraq. La moglie di Valls, Anne Gravoin, è una nota sostenitrice d’Israele, essendo di origine ebraico-moldava.
Anche se il SIIL riceve gran parte dei finanziamenti da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati del Golfo, il suo mentore ideologico rimane Israele. Nessun politico e capo militare israeliano ha suggerito che il SIIL rappresenti una minaccia per lo Stato ebraico. Gli apprendisti raramente minacciano i loro padroni. Il principe saudita Walid bin Talal, finanziatore del neocon Rupert Murdoch e della sua fanaticamente filo-israeliana News Corporation, ha indicato l’esistenza dell’alleanza tra Israele, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Quwayt. Tale diabolica alleanza utilizza il SIIL come avanguardia per cercare di ridisegnare i confini del Medio Oriente secondo Yinon e Taglio netto. Tale vero “asse del male” minaccia Iran ed Egitto nel breve termine e, nel lungo Russia e Cina.

10441421La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia negozia con la Cina l’alternativa al sistema bancario SWIFT

William Engdahl New Eastern Outlook 10/10/2014 C520N0021H_N71_copy1Russia e Cina, due strategiche nazioni eurasiatiche, punatno chiaramente a liberarsi infine dalla morsa del sistema del dollaro. Il 10 settembre colloqui ad alto livello hanno avuto luogo tra i due Paesi per la creazione di un sistema monetario interbancario indipendente dal sistema di pagamenti SWIFT, controllato dagli USA. Se approvato sarà un passo importante in difesa delle rispettive economie dall’ultima arma ideata da Washington nella guerra finanziaria contro i Paesi che non si comportano come certi ambienti potenti pretendono. Il 10 settembre, il primo Vicepremier russo Igor Shuvalov ha incontrato a Pechino le controparti cinesi per discutere la creazione di un sistema interbancario di compensazione delle transazioni internazionali che dovrebbe o potrebbe, in caso di aggravarsi delle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea, sostituire il meccanismo di pagamento interbancario SWIFT. Secondo Shuvalov dopo i colloqui a Pechino, ha dichiarato alla stampa: “Sì, ne abbiamo discusso e abbiamo approvato questa idea”. La Russia reagisce all’attuale escalation della guerra finanziaria avviata dalle sanzioni economiche di Washington verso importanti leader russi, nell’ambito del programma di Washington per ricreare tensioni e scontri da Guerra Fredda, nel tentativo d’inserire un cuneo sanguinoso tra l’Unione europea, in particolare la Germania, e la Russia. Lo scorso marzo, su forte pressione degli Stati Uniti, l’UE ha adottato all’unanimità una serie di sanzioni contro importanti individui russi vicini al Presidente Putin. Le sanzioni sono una risposta al referendum per l’indipendenza della Crimea in cui la stragrande maggioranza, circa il 93%, degli elettori, ha deciso di chiedere l’adesione alla Federazione russa e la secessione dall’Ucraina.
La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, SWIFT, è uno dei collegamenti principali della Russia al sistema finanziario internazionale. Bloomberg ha riferito che il 30 agosto, per ironia della sorte proprio dopo che la Russia aveva proposto a Minsk i termini del cessate il fuoco tra il governo di Kiev ed i ribelli dell’Ucraina orientale, il governo del primo ministro David Cameron proponeva che l’UE degenerasse la guerra delle sanzioni alla Russia escludendo le banche russe da SWIFT. Se ciò accadesse, equivarrebbe alla dichiarazione della guerra economica tra UE e Russia. Le conseguenze per l’UE sarebbero chiaramente devastanti, qualcosa di cui i circoli dominanti di Wall Street e Washington senza dubbio ridacchierebbero in sorta di Schadenfreude. Le sanzioni UE imposte dagli Stati Uniti contro la Russia hanno danneggiato l’economia tedesca in modo significativo. Escludere la Russia dal sistema SWIFT sarebbe molto grave e causerebbe ugualmente dure ritorsioni dalla Russia. Escludendola da SWIFT, si causerebbero problemi nel settore bancario transfrontaliero che perturberebbero il commercio. Gli ultimi colloqui di Pechino rivelano che Mosca sa delle intenzioni di certi circoli di Washington d’aumentare la pressione sulla Russia per una nuova guerra fredda, o addirittura calda. Cina e Russia discutono anche la creazione di una nuova agenzia di rating internazionale indipendente dalle agenzie statunitensi, politicamente manipolate, come Moody e Standard & Poors. Queste mosse dei due principali Paesi del Consiglio di Cooperazione Eurasiatica di Shanghai, e anche principali Paesi dei BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, seguono la decisione di luglio, in Brasile, di tutti i BRICS di voler fondare l’alternativa al FMI e alla Banca mondiale, controllati da Washington, creando l’Infrastructure Bank e il fondo valutario dei BRICS. Parallelamente alle azioni per sganciarsi dalla presa del sistema del dollaro, Russia e Cina negoziano accordi per condurre importanti scambi energetici con le proprie valute e non, come prassi accettata dalla creazione nel 1944 del sistema di Bretton Woods, con il dollaro degli Stati Uniti. Dall’agosto 1971, quando il presidente Nixon decise di spezzare il legame giuridico tra dollaro e oro, il potere degli Stati Uniti riposa su un sistema in cui, che il dollaro salga o crolli, tutte le nazioni sarebbero costrette ad utilizzarlo nel commercio di petrolio, materie prime ed ordinario. Quando l’euro contestò il ruolo di “valuta di riserva” del dollaro USA, dopo la crisi finanziaria del 2008, Wall Street e l’unità da guerra economica dell’amministrazione Obama, il gruppo di lavoro sui mercati finanziari di Washington noto come “Plunge Protection Team” guidato dal segretario del Tesoro, comprendente il presidente della Federal Reserve, il presidente della SEC e il presidente della Commodity Futures Trading Commission, coordinarono ciò che divenne la “crisi greca”, di fatto la grande guerra finanziaria di Washington e Wall Street contro la stabilità dell’euro, con Federal Reserve, agenzie di rating, speculatori di hedge fund di Wall Street e Tesoro degli Stati Uniti che generarono la crisi dell’euro. Il dollaro è drammaticamente inflazionato per via delle economie di eurolandia devastate e indebolite da allora.
Chiaramente Cina e Russia e altre economie emergenti hanno compreso la nuova arma da guerra finanziaria di Washington, perfezionata con le misure finanziarie dell’11 settembre 2001, presumibilmente contro il riciclaggio di denaro dei terroristi internazionali, ma chiaramente applicabile a tutte le banche del mondo. Il mondo si avvicina a un decisivo “punto di non ritorno” economico e finanziario, e alla creazione di una joint alternativa russo-cinese a SWIFT, piantando un grosso chiodo sulla bara del dollaro. Difficilmente Washington e Wall Street accetteranno quel chiodo senza reagire. Siamo nell’era di una nuova guerra globale, dal golpe in Ucraina finanziato dagli USA nel febbraio 2014.

30871_large_Obama_Watching_WideF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, si è laureato in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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