Provaci ancora Barack: Hong Kong

Alessandro Lattanzio, 1/10/2104

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI capi del movimento “Occupy Central” ad Hong Kong sono stati addestrati presso l’Hong Kong-American Center, dove esperti internazionali gli hanno insegnato le tattiche delle azioni di protesta, le strategie di negoziazione con le autorità, come suscitare sommosse ed individuare i singoli punti politici richiesti che mai dovrebbero essere abbandonati. Il capo del Hong Kong-American Center, controllato dal National Endowment for Democracy (NED), un’emanazione del dipartimento di Stato USA, è Morton Holbrook. Nominatovi alla fine del 2013. Holbrook è una spia con circa 30 anni di esperienza nelle agenzie d’intelligence statunitense. Lui e l’oligarca di Hong Kong Jimmy Lai, altro sponsor dell’“opposizione”, sono vicini all’ex-viceministro della Difesa degli USA Paul Wolfowitz. “Si ha l’impressione che l’Hong Kong-American Center degli Stati Uniti cerchi di sfruttare l’esperienza delle rivoluzioni colorate dell’est Europa per influenzare la situazione interna della Cina popolare“. Infatti, l’Ufficio del Commissario del Ministero degli Esteri presso l’autorità di Hong Kong, ha discusso della riunione dell’oligarca Jimmy Lai Chee-ying, proprietario della taiwanese Next Media Group e di Apple Daily, con l’ex-vicesegretario della Difesa dell’amministrazione Bush, Paul Wolfowitz. La coppia si era incontrata sullo yacht privato di Lai per cinque ore, a fine maggio. Wolfowitz, ex-presidente della Banca Mondiale nel 2005-2007, è un ben noto neo-con statunitense, membro dell’American Enterprise Institute. Assieme ai due si erano incontrati anche l’ex-capo del Partito democratico Martin Lee Chu-ming e Mark Simon, direttore di Next Media Group. Prima di trasferirsi a Hong Kong nel 1992, Simon aveva lavorato per tre anni al Pentagono come analista dei sottomarini. Inoltre, Benny Tai, fondatore e capo di “Occupy Central“, ha lavorato per il dipartimento di Stato degli Stati Uniti per anni, mentre i due co-fondatori del movimento, Audrey Eu Yuet-mee e Martin Lee, incontrarono il Vicepresidenmte degli USA Joe Biden alla Casa Bianca, quest’anno.
La NED ad Hong Kong finanzia le seguenti organizzazioni sovversivo-spionistiche:
Centro Americano per la Solidarietà Internazionale del Lavoro, a cui ha versato nel 2012 139532 dollari USA. La funzione è creare dei sindacati gialli filo-statunitensi allo scopo di sabotare la produzione locale e creare il caos tra le organizzazioni sindacali antimperialiste, ed infine permettere l’infiltrazione diretta degli interessi statunitensi nell’economia locale; com’è accaduto in Italia con la creazione dei sindacati gialli atlantisti CISL e UIL.
Hong Kong Human Rights Monitor, ha ricevuto 155000 dollari USA nel 2012 per diffondere propaganda anti-cinese utilizzando l’usurata e trita tematica dei ‘diritti umani’, che ha ancora presa sugli ambienti delle sinistre anarcoliberali filo-occidentali e occidentali.
National Democratic Institute for International Affairs, nel 2012 ha ricevuto 460000 dollari USA per occuparsi appunto dell’attivazione della ‘rivoluzione colorata’ ad Hong Kong sotto il pretesto del “processo di riforma costituzionale e per sviluppare la capacità dei cittadini”.
Secondo Edward Snowden, la CIA paga le triadi mafiose attive ad Hong Kong, tramite la stazione della CIA presso il consolato USA di Hong Kong. Snowden, parlando della sua fuga dagli USA, spiegava il suo passaggio ad Hong Kong, affermando “che la Cina è un nemico degli Stati Uniti. Voglio dire, vi sono conflitti tra il governo degli Stati Uniti e il governo della Repubblica popolare cinese, … ma il governo di Hong Kong è in realtà più indipendente rispetto a molti importanti governi occidentali”.

NED57272_900Note:
China Daily Asia
Genius
Moon of Alabama
NED
Pravda

Oggi in Siria e Libia contro gli islamisti, domani in Ucraina contro i banderisti?

Alessandro Lattanzio, 24/9/2014

Ciò che ricevono oggi dagli USA i loro ex-alleati islamisti, in Siria e Iraq, è un monito per ciò che subiranno, domani, i futuri ex-alleati degli USA e della NATO: i banderisti locali e i loro camerati gladiatori atlantisti.

10341569Operazioni in Siria 19-23 settembre
Il 19 settembre, alle ore 11.00 a Raqqa, era previsto un incontro tra i capi del SIIL. L’intelligence militare siriana apprese della riunione ed infiltrò nella città un commando per le operazioni speciali il cui compito era fornire le coordinate del luogo della riunione, che avvenne presso l’Agricultural Research Building. Il commando trasmise le coordinate e piazzò un dispositivo di puntamento radio presso l’edificio. Alle 11:10, la SAAF compì una serie di sortite con attacchi di precisione sul luogo dell’incontro, dove erano presenti anche 8 tra ex-ufficiali dell’esercito iracheno e membri del Baath di Sadam Husayn, oltre ai capi del SIIL. 15 medici furono portati nella zona occupata dal SIIL, tra cui un medico statunitense e uno turco, per soccorrere i sopravvissuti, che furono poi trasferiti presso l’ex base militare di al-Manaqar, prontamente bombardata dalla SAAF sempre su indicazione del commando siriano. I terroristi, tra cui un alto responsabile del SIIL, e i 15 medici furono eliminati.
Il 20 settembre, la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana siriana liberava le Torri Fitina a Jubar, dopo aver eliminato 25 terroristi del Jaysh al-Islam. Il capo militare di Jabhat al-Nusra, Abu Abdalrahman al-Baqa, veniva eliminato da Hezbollah a Falita, presso Yabrud. L’EAS e l’Esercito di liberazione della Palestina (ELP) assaltavano le posizioni di Jabhat al-Islamiya ad Adra, eliminando decine di terroristi, tra cui 2 capi di Jabhat al-Islamiya, Hani al-Musa e Anad al-Halmi. L’EAS subiva 9 caduti. Il 21 settembre presso Idlib, l’EAS e le NDF liberavano la città di al-Aziziya, le fattorie Abu Ruayda e Rawdha al-Jalma, i villaggi al-Turaymisa e Luwaybida, le località di Zuru Abu Zayd, Hajiriya al-Saman, Qafr al-Uwayna, al-Qaramita, al-Husayniya, al-Huwayr e la città di Jibin. L’esercito siriano sgomberava così 130 chilometri quadrati, liberando la rotabile Maharda – Salamiya. Il 22 settembre, a Dair al-Zur la SAAF distruggeva le basi del SIIL nei distretti di al-Mayadin e Abuqamal, eliminando 120 terroristi e distruggendo 3 tecniche. Gli attacchi aerei si ebbero in concomitanza dell’attacco della 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana dell’EAS alle posizioni del SIIL nel quartiere di Dair al-Zur di al-Hawiqa, eliminando 23 terroristi. Ad Arsal, Hezbollah effettuava un attacco aereo tramite un drone contro una base dei terroristi di Jabhat al-Nusra, eliminandone almeno 23. Le truppe di Hezbollah continuarono l’offensiva sulle basi dei terroristi, eliminando Layth Abu al-Shami, capo di Jabhat al-Nusra in Libano. Inoltre, la SAAF colpiva una postazione dei terroristi nei pressi di un valico di frontiera di al-Zamarani, tra Siria e Libano, eliminando 10 jihadisti. Altri 11 terroristi furono eliminati quando le truppe siriane distrussero una fabbrica di ordigni esplosivi a Sarqah, nella provincia di Idlib.
In concomitanza con l’avanzata dell’EAS, gli USA intervenivano allo scopo di ostacolare i progressi dell’esercito siriano, e il 23 mattina l’US Air Force e Giordania, Arabia Saudita, Bahrayn, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, effettuavano oltre 40 raid su 20 obiettivi del SIIL a Raqqa, Aleppo, al-Hasaqah, Dair al-Zur, Abu Qamal ed Idlib, utilizzando aerei da combattimento F-22, F-15E, F-16 e F-18, bombardieri strategici Rockwell B-1, droni Reaper e 47 missili da crociera Tomahawk sparati dalle navi della flotta statunitense Arleigh Burke e Philippine Sea. Le operazioni erano dirette dal CAOC (Combined Air Operations Center) della base statunitense di al-Udayd in Qatar, sede del Comando aereo avanzato del CENTCOM (Central Command) degli USA. 14 attacchi furono compiuti su Raqqa, “capitale del califfato” del SIIL, contro campi d’addestramento, centri comando, depositi di armi e munizioni, strutture per la produzione di esplosivi e diversi autoveicoli. Furono eliminati 60 terroristi del SIIL quando un Tomahawk centrò l’ospedale di al-Tabqa. Venne anche bombardato un gruppo di Jabhat al-Nusra, il cosiddetto “gruppo Qurasan“, presso Aleppo, eliminando altri 50 terroristi, tra cui un capo di Jabhat al-Nusra, Muhsan al-Fadli al-Quwayt. Va ricordato che Jabhat al-Nusra era stata pagata dal Qatar per rilasciare 40 terroristi del SIIL, in cambio della liberazione dei 46 diplomatici turchi sequestrati dal SIIL a Mosul, nel giugno 2014. Inoltre, la Turchia impiegava il SIIL per contrastare il PKK nel Kurdistan siriano. I terroristi del SIIL avevano le loro basi in Turchia, da dove avviavano i loro assalti contro le cittadine curde nella Siria settentrionale. “Siamo pronti a colpire obiettivi del SIIL in Siria degradandone le capacità“, aveva dichiarato in precedenza il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, “Questa non sarà simile alla campagna shock-and-awe, perché semplicemente il SIIL non è organizzato, ma ci sarà una campagna persistente e durevole“. Il segretario alla Difesa degli USA Chuck Hagel disse che il piano “comprende azioni mirate contro i santuari del SIIL in Siria, tra cui infrastrutture di comando e controllo e della logistica“. Finora gli Stati Uniti avevano lanciato circa 190 attacchi aerei contro il SIIL in Iraq. Il Ministero degli Esteri della Siria affermava che gli Stati Uniti aveva informato l’inviato di Damasco alle Nazioni Unite poche ore prima degli attacchi aerei contro il SIIL in Siria. Intanto le IDF (Forze di Difesa Israeliane) abbattevano un caccia MiG-21UM siriano utilizzando il sistema di difesa aerea Patriot. I due piloti a bordo riuscivano a lanciarsi dall’aereo, abbattuto mentre compiva una missione sulla zona di Qunaytra contro le postazioni dei terroristi islamisti protetti dagli israeliani. Il Ministero degli Esteri russo si dichiarava “profondamente preoccupato” dall’incidente, che “aggrava una situazione già tesa. Chiediamo a tutti i Paesi della regione, e altrove, di mostrare la massima moderazione“, aggiungendo che era di fondamentale importanza non aprire un nuovo “fronte”, ma unire gli sforzi di tutte le parti interessate per combattere la minaccia islamista.
Il 24 settembre, a Tripoli, in Libia, esplodeva la rivolta contro gli islamisti, mentre almeno sei attacchi aerei centravano le postazioni degli islamisti di “Alba della Libia” nel sud della capitale. Molti islamisti furono eliminati assieme a diversi blindati. Il primo ministro Abdullah Abdurahman al-Thani, da Tobruq, invocava la sollevazione “in risposta all’appello dei residenti di Tripoli per liberarli dai militanti“.

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Una modesta proposta: la Russia dovrebbe colpire il SIIL in Siria!

Ziad Fadil Syrian Perspective 22 settembre

547483Il fallimento della politica estera e militare statunitense è ben illustrato da ciò che gli Stati Uniti non dicono. Ho visto Leon Panetta, Scott Pelley e re Abdullah di Giordania umiliarsi nei più patetici momenti di 60 Minutes’ in 40 anni. Durante tutto la puntata, curiosamente limitata all’impavida campagna curda per bloccare il SIIL (i curdi sono alleati degli Stati Uniti, ora, e se lo meritano) e sui fallimenti di Obama ad armare l'”opposizione moderata” (come no!) siriana quando avrebbe dovuto, senza mai menzionare l’attore che potrebbe risolvere tutti i purulenti problemi del calderone chiamato “Pianificazione americana”. Con tutto il parlare del possibile attacco statunitense in Siria contro il SIIL e dell’impetuoso Obama che in TV dice come non esiterebbe a colpire tale organizzazione sociopatica ovunque si trovi, nessuno ha mai pensato a menzionare i russi. Ammettiamolo, Damasco non avrebbe alcun timore di un attacco delle forze armate russe. Mentre Vlad si cura degli affari in giro e l’esercito siriano scaccia i terroristi sul campo, gli Stati Uniti e i loro ritrovati amici curdi potrebbero essere visti sostenere l’esercito iracheno riprendere a contrastare il Califfone, e tutto senza truppe da combattimento statunitensi in Iraq o Siria! SyrPer è sempre all’avanguardia nel pensiero creativo, quando la capitale della nazione dorme o galleggia sul mare dell’irrilevanza. Con i francesi che dichiarano l’indisponibilità ad attaccare i virulenti parassiti del SIIL in Siria, probabilmente per paura di vedersi i loro jet Rafale abbattuti come tanti moscerini fastidiosi dagli S-300, e gli inglesi che zittiscono al parlamento il loro Miles Gloriosus, l’illustre David “Wellington” Cameron, ci sono davvero poche opzioni. Un osservatore mi aveva strappato una risata incontrollabile quando scrisse che i possibili candidati per l’attacco aereo in Siria potevano essere Arabia Saudita ed Emirati! Suggerendo anche la presenza di soldati arabi sul terreno. (Per favore non incolpatemi se vi rovesciate dal ridere. Non rimborserò il pranzo). Costui ovviamente ignora la sospetta assenza di addestrati da sauditi e arabi in tale viavai, (mercenari pakistani esclusi).
A meno che non si voglia impiegare la vantata aeronautica del Libano, davvero non c’è molto da scegliere. Ma Vlad è sempre lì a risolvere il problema che lasci. Con così tanto parlare di violazione del diritto internazionale da parte statunitense, perché il dr. Assad non invita la flotta di Vlad ad inviare i nuovissimi Sukhoj e MiG presso la base aerea di Mazah. I piloti russi acquisirebbero esperienza contro bersagli reali senza il disturbo dei noiosi occidentali che abbaiano “male!”… O qualcosa del genere alle proteste per l’occupazione sovietica dell’Afghanistan o per l’attuale Ucraina. Non vi sembra una soluzione plausibile? Possiamo salvare la faccia dei sauditi facendogli pagare carburante e manutenzione. Come ulteriore incentivo per i sauditi, tutte le parti potranno osservare con sospetto il prossimo trambusto se i sauditi decidessero di usare la loro impressionante potenza militare invadendo il truculento Qatar, liberando il mondo da tale pernicioso batterio. Ma sarebbe troppo semplice e facile. Gli Stati Uniti sostengono pubblicamente il coinvolgimento della Russia mentre segretamente fanno di tutto per sabotarlo. Oh, e Obama accusa i russi di trattare con un regime “illegittimo”, accusando i russi esattamente di ciò che tutti accusano fare gli statunitensi; usare il SIIL per attaccare l’Esercito siriano, anche se diverrebbe un sotterfugio moscovita attaccare il SIIL per farla finita con gli eroi statunitensi del gruppo al-Nusra! Non vi sembra così bizantino? I neocon sionisti avranno continue coliche renali contorcendosi sui freddi pavimenti nella capitale nazionale, trasudando urina e bile e spuntando veleno. “Non può farlo, Capo. Non può!” Hillary avrebbe una giornata campale condannando il malvagio Vlad e John McCain preannuncerebbe la Terza Guerra Mondiale mentre sarebbe misericordioso con il popolo dell’Arizona con una gradita e solitaria dipartita. Già. E’ meglio non pensarci troppo. Le buone idee in questi giorni sono per i piccioni. Vorrei solo che gli statunitensi sappiano quanto ottuso e noioso sia il loro governo.

10702010Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I veri eroi del cessate il fuoco di Kiev

F. William Engdahl New Eastern Outlook 23/09/201410469740Il governo di Kiev del presidente Petro Poroshenko ha improvvisamente accettato, tra tutte le cose, una proposta di cessate il fuoco quasi identica alla proposta presentata dal presidente russo Vladimir Putin. Il cessate il fuoco, che sembra essere più o meno tenere da diversi giorni, ha colto di sorpresa Washington e costretto i falchi dell’amministrazione Obama a fare pressione sull’UE nell’ultimo vertice concordando nuove sanzioni contro la Russia in ogni caso. Tutto sottolinea la natura ipocrita della guerra in Ucraina, una mossa dei falchi di Washington per dividere la Russia dall’Unione europea, in particolare dalla Germania, e imporre una nuova guerra fredda con la Russia, ancora una volta “Impero del Male”. Ma non funziona come previsto, comunque. Alcune settimane prima Poroshenko e il regime di Kiev annunciarono con grande spavalderia il lancio della loro “operazione anti-terrorista” per schiacciare la rivolta armata in varie parti dell’Ucraina orientale che esigevano autonomia e diritti, compreso il diritto a continuare a parlare e scrivere in russo. Ora, circa quattro mesi dopo ciò che è divenuta una guerra civile, un blogger ben informato afferma: “L'(esercito ucraino) non si ritira da uno, due o tre direzioni, si ritira da ovunque (tranne a nord di Lugansk). Interi battaglioni lasciano il fronte agli ordini dei loro comandanti di battaglione e senza l’approvazione dei capi della junta. Almeno un comandante di battaglione è già stato condannato per diserzione. L’intera leadership ucraina sembra preda del panico, soprattutto Jatsenjuk e Kolomojskij, mentre i nazisti sono incazzati neri verso l’amministrazione Poroshenko. Vi sono voci di un colpo di Stato anti-Poroshenko degli indignati nazisti… Al 4 settembre, secondo fonti ucraine, le seguenti unità delle Forze Armate dell’Ucraina erano state distrutte:
1.ma Brigata corazzata con 50 carri armati T-64 Bulat e altri veicoli blindati. L’unica unità ucraina dotata della versione modernizzata T-64BM “Bulat”. (76 unità dall’ottobre 2011). Era sul fronte settentrionale di Lugansk.
24.ma Brigata meccanizzata Javorov, oblast di Lvov. Un battaglione distrutto nella sacca meridionale. Gli altri due battaglioni distrutti il 12-14 agosto nelle battaglie per Saur-Mogila. I resti della brigata sono stati dichiarati “disertori” e processati a Melitopol.
30.ma Brigata meccanizzata Novograd-Volinskij, oblast di Zhitomir. 1° e 3° battaglione distrutti nella regione di Krasnij Lutz, nella prima metà di agosto. Il 2° battaglione distrutto a Stepanovka il 12-14 agosto. Di 4000 soldati solo 83 ne sopravvivono. Altre unità si ritirarono dal territorio il 27 agosto.
51.ma Brigata meccanizzata Vladimir-Volin, regione di Volin. Parzialmente distrutta nella sacca meridionale all’inizio di agosto. Il terzo battaglione distrutto a Ilovajsk alla fine di agosto. I resti, 500 uomini, hanno collaborato con la 92.ma Brigata, ma sono stati distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
72.ma Brigata meccanizzata Bila Tserkva, regione di Kiev. Distrutta completamente nella sacca meridionale all’inizio di agosto. I circa 400 superstiti dichiarati “disertori” e dispersi in luoghi diversi.
79.ma Brigata aeromobile Nikolaev e Belgorod, regione di Odessa. Distrutta nella sacca meridionale ad inizio agosto. I restanti 400 uomini sono rientrati nella loro base.
92.ma Brigata meccanizzata Klugie-Maskirovka, regione di Kharkov, fronte di Lugansk. Un battaglione nella zona di Kharkov. Un convoglio di rifornimenti subì un’imboscata dei partigiani il 29 agosto, che distrussero diversi veicoli e uccisero due soldati. Un gruppo tattico di 2500 uomini, 16 carri armati, artiglierie semoventi, corazzati da trasporto truppa e camion, circa un centinaio di mezzi in totale, fu inviato sul fronte di Ilovajsk il 23 agosto. Tutti distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
Poi le seguenti unità hanno subito gravi perdite nelle ultime battaglie:
25.ma Brigata aeroportata, regione di Dnepropetrovsk. Ad aprile sei blindati BMD con gli equipaggi disertavano a Slavjansk. L’unità fu “sciolta” su ordine del presidente ad interim Aleksandr Turchinov. Un Il-76 fu abbattuto sull’aeroporto di Lugansk, con conseguenti 49 decessi. Un battaglione distrutto nella battaglia di Shakhtjorsk all’inizio di agosto. Un altro battaglione distrutto un paio di giorni fa nella zona Marinovka-Kozhevnij.
95.ma Brigata aeromobile Zhitomir. Partecipò alle battaglie fin dall’inizio, attualmente l’unità dell’esercito ucraino più esperta ed efficiente. Intrappolata nella sacca di Amvrosievka dal 24 agosto.
17.ma Brigata corazzata Krivoj Rog. Numerosi carri armati distrutti o catturati. Alcune unità eliminate ad Ilovajsk.
128.ma Brigata meccanizzata Mukachevo, regione di Zakarpazia (fanteria di montagna). Sul fronte di Lugansk. Ha perso tutto l’equipaggiamento nella sacca meridionale. Un battaglione è stato trasferito di nuovo in Transcarpazia per sedarvi la rivolta. Più morta che viva.
Questo elenco chiarisce il motivo per cui l’oligarca Poroshenko, presidente dell’Ucraina, ha accettato il cessate il fuoco. Qualunque cosa il deposto Presidente Janukovich possa aver fatto con la sua polizia all’inizio di Piazza Majdan e delle altre proteste antiregime nel novembre 2013, non ha mai ordinato a una forza militare così massiccia di schiacciare l’occupazione da parte di cittadini degli edifici governativi. Gli edifici governativi furono occupati, è importante ricordare, subito dopo che il regime golpista a Kiev s’era installato, con dei neo-nazisti apertamente dichiarati in posti chiave come i ministeri degli Interni e della Difesa, e un Primo ministro scelto dagli USA, Jatsenjuk, capo del governo che discuteva come vietare la lingua russa e altre misure restrittive contro l’etnia russa nell’est. Una volta che i cittadini di Crimea hanno votato il referendum del 16 marzo, con più del 93% di approvazione all’adesione alla Federazione russa e l’approvazione del Parlamento russo, i russi e altri timorosi del nuovo regime a Kiev iniziarono a protestare chiedendo un sistema federale ucraino che garantisse la libertà di lingua e altri diritti. La risposta del regime gangsteristico di Jatsenjuk a Kiev, appoggiato dagli USA, fu la bruta forza militare.

La guerra etnica di Kiev
Il regime golpista di Kiev ha proceduto dal 22 febbraio 2014 a scatenare una guerra di sterminio e pulizia etnica in Ucraina orientale, supportato ampiamente dall’esercito privato dei neo-nazisti di Pravij Sektor, che gestiva la sicurezza in piazza Maidan e imposto il terrore contro gli ucraini russofoni. I battaglioni sono formati da neo-nazisti e altri mercenari che hanno ricevuto lo status di soldati della “Guardia Nazionale ucraina” dallo Stato, e finanziamenti dal boss mafioso e miliardario oligarca ucraino Igor Kolomojskij, in parte dal miliardario oligarca Rinat Akhmetov e da Oleg Ljashko, truffatore e politico di Kiev. Tali mercenari hanno intrapreso una guerra selvaggia in Ucraina da marzo 2014, uccidendo indiscriminatamente, bombardando i villaggi per scacciarne la popolazione, e in ultima analisi, cercare di provocare fino alla fine l’invasione militare russa, per permettere a Washington di utilizzarlo come pretesto per mobilitare la NATO trasformando la mappa politica di Europa, Russia, Cina e del mondo. Dall’inizio di ciò che Kiev chiama provocatoriamente “operazione anti-terrorsimo” (ATO), contro i ribelli dell’Ucraina orientale, nell’aprile 2014, 2593 persone sono morte negli scontri, mentre oltre 6033 sono state ferite. Secondo le Nazioni Unite, il numero di ucraini sfollati ha raggiunto i 260000, e altri 814000 si sono rifugiati in Russia. La guerra ha imperversato nelle roccaforti ribelli di Lugansk, Slavjansk, Donetsk e Marjupol sul Mar d’Azov.

La NATO è il vero problema
Il problema più profondo di questa guerra viene sistematicamente oscurato da tutti i principali media in Germania, UE e Stati Uniti. Il vero problema è la minaccia dell’espansione verso est della NATO, l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti che, secondo tutte le norme, avrebbe dovuto essersi dissolta venti anni fa, dopo che l’Unione Sovietica chiuse il Patto di Varsavia. Invece di ridurre il profilo della NATO, in violazione degli impegni solenni di Washington verso la Russia, i falchi neo-conservatori statunitensi, durante gli anni di Clinton, iniziarono l’espansione della NATO verso est in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e oltre. Nel 2004 Washington avviò con successo la rivoluzione colorata per i cambi di regime in Ucraina e nella vicina Georgia, installando presidenti impegnati a trascinare nella NATO questi due Stati ai confini russi. Le crescenti minacce dell’espansione della NATO alla sovranità russa, andarono oltre la ragione, come si è visto a Mosca, quando all’inizio del 2007 l’amministrazione del presidente George W. Bush annunciò che gli Stati Uniti, in effetti, volevano ciò che il Pentagono chiama supremazia nucleare, la capacità di lanciare impunemente un primo attacco nucleare contro la Russia. Bush aveva ordinato l’installazione di basi per missili antibalistici e speciali stazioni radar phased-array statunitensi in Polonia e Repubblica ceca, permettendo agli Stati Uniti di distruggere qualsiasi risposta nucleare russa al primo attacco nucleare contro silos missilistici e basi della difesa russi. Funzionari di Bush mentirono apertamente affermando che miravano a un inesistente attacco missilistico dall’Iran “canaglia”. Miravano esattamente alla Russia. Già nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin ne parlò all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco in Germania, già Conferenza Wehrkunde. Con un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, Putin dichiarò:
La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini… E’ ovvio che l’espansione della NATO non ha alcuna relazione con la modernizzazione dell’alleanza o con la sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce la fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiederci: contro chi viene intesa tale espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?
Parlando al quartier generale della NATO nel marzo 2007, il capo dell’US Ballistic Missile Defense, generale Henry Obering, disse che Washington voleva creare un sistema radar antimissile nel Caucaso, molto probabilmente nelle repubbliche ex-sovietiche di Georgia e Ucraina. In particolare, uno dei pochi capi occidentali al momento espresse allarme per l’annuncio degli Stati Uniti dei piani per costruire le difese missilistiche in Polonia e Repubblica Ceca, fu l’ex-cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Schroeder s’era guadagnato lo status di ‘nemico’ de facto dell’amministrazione Bush per la sua decisa opposizione alla guerra in Iraq nel 2003. Parlando a Dresda l’11 marzo del 2007, alcuni giorni dopo le osservazioni a Monaco di Baviera del Presidente Putin, Schroeder dichiarò che gli sforzi degli USA per piazzare il proprio sistema antimissile in Europa orientale rientravano nel perseguimento “della folle politica di accerchiamento della Russia“. Schroeder avvertì che si rischiava una nuova corsa agli armamenti mondiale. La preoccupazioni di Schroeder erano fin troppo precise, come gli eventi successivi hanno ormai dimostrato. Fallito il primo tentativo di rivoluzione colorata per trascinare Ucraina e Georgia nella NATO, Washington segretamente preparò la “rivoluzione” di piazza Majdan del febbraio 2014, installando un regime di psicopatici dichiarati. La loro guerra spietata al proprio popolo, lungo i confini con la Russia in Ucraina orientale, così come le minacce di tagliare i gasdotti russi per l’Europa occidentale, sono stati accuratamente progettati per trascinare la Russia in un errore che potesse dare alla NATO il pretesto per agire. Noi tutti dovremmo ringraziare Dio che ciò non sia avvenuto, e che la Russia abbia agito con notevole moderazione. Invece, la milizia dei cittadini dell’Ucraina orientale combatte per le proprie case, terre, famiglie e amici, in parte aiutata dai russi, combattendo una battaglia incredibile; una battaglia per fermare la follia messa al potere a Kiev dai neoconservatori del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, come l’assistente del segretario Victoria “Fuck the EU” Nuland e il direttore della CIA John Brennan, e altri dell’amministrazione Obama. L’obiettivo della fazione guerrafondaia di Washington era ed è ancora perpetuare la nuova agenda bellica neo-conservatrice, dividendo Russia e Eurasia dall’UE, in particolare dalla Germania, accerchiare ed infine distruggere la minaccia emergente dell’alleanza Russia-Cina, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai e l’organizzazione correlata BRICS. Infine, con la dichiarazione di Poroshenko di un cessate il fuoco in Ucraina, è il momento di riconoscere il debito di gratitudine che tutti gli amanti della pace e i popoli civili nel mondo devono ai cittadini dell’Ucraina orientale, il cui rifiuto di consentire la distruzione delle loro vite per mano di una banda di barbari criminali finanziati dagli USA a Kiev, ha contribuito ad evitare la guerra mondiale.
L’aspetto più allarmante della crisi in Ucraina oggi è l’ignoranza totale nella stampa dell’Europa occidentale, a causa della censura de facto della NATO, sulla vera posta in gioco nella guerra in Ucraina. Niente di meno che la possibile dissoluzione termonucleare, non di Washington, i cui falchi hanno avviato l’espansione della NATO e la minaccia del primo colpo nucleare, ma dell’Europa occidentale. Tale guerra trasformerebbe l’Europa occidentale, dalla Polonia e Repubblica Ceca ad oltre, nel campo di battaglia nucleare di quel che alla fine sarebbe una nuova guerra mondiale. Ciò almeno dovrebbe meritare un dibattito sobrio e aperto sui media mainstream.

10489922F. William Engdahl è consulente di rischi strategici e docente, è laureato in politica presso la Princeton University ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistral e Rafale sotto lo sguardo dell’India

Dedefensa 17 settembre 2014akerfrance520Il 24 luglio 2014, Jean-Paul Baquiast aveva correttamente paragonato la consegna della portaelicotteri francese Mistral alla Russia ai 126 Rafale francesi ordinati dall’India, osservando che l’eventuale fallimento del primo minacciava il conseguimento del secondo. Tale legame s’è ulteriormente rafforzato quando s’è potuta distinguere una somiglianza, dato l’ultimo episodio (4 settembre 2014) del pero-presidente francese che annuncia la “sospensione” dell’attuazione della prima parte del contratto (consegna del primo esemplare) fino a novembre, dipendendo (la consegna della Mistral) dalla situazione in Ucraina. È ragionevole vedere nella nostra sfera di cristallo che qualcosa, un grave incidente, un attacco ai gentili, la distruzione di una aereo con pensionati occidentali o immigrati nordafricani nello spazio aereo violato dell’Ucraina, l'”invasione” di “omini verdi” su camion umanitari “tutti bianchi”, “qualcosa” che si dice accada in Ucraina orientale, verso la fine di ottobre, con cui accusare indignati i russi e da confermare alla corte della comunità internazionale, con la testimonianza-pera della mancata consegna della Mistral. A cosa acquisita (la mancata consegna), il presidente Obama s’è congratulato con il presidente Hollande. Infine, prendendola per ciò che vale, la nostra sfera di cristallo s’è dimostra inaffidabile, incapace di sviluppare una narrazione che abbia un senso. Tuttavia, possiamo concludere a favore della sfera di cristallo, se non è vero… L’ipotesi… della cosa (la relazione incestuosa tra due contratti) è in gran parte confermata da un articolo di Aleksandr Korablinov su RIR (Russia and India Report), rivista interessata a relazioni e iniziative tra Russia e India, riflettendo le opinioni dei commentatori indiani e russi sugli eventi internazionali.
Il 5 settembre 2014, Korablinov presentava una notiziola tratta da varie fonti, alimentando l’idea della triste e netta possibilità di un ripensamento dell’India sulla prospettiva di completare l’ordine dei Rafale. Un esperto francese dell’IRIS, parlando al sito russo Delovoj Peterburg, sarebbe stato citato, così come fonti indiane, su una dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare indiana all’Hindustan Times del 3 settembre 2014. Parlando del rifiuto di consegnare la Mistral francese, Korablinov osservava: “…La maggiore ripercussione sarebbe la perdita di reputazione della Francia come fornitrice affidabile, ha detto Arnaud Dubien, ricercatore presso l’Institut de Relations Internationales et Strategiques. “I funzionari del ministero della Difesa francese, in conversazioni private riconoscono che se non consegnano la Mistral alla Russia, la Francia perderà i contratti per la fornitura di 126 aerei da combattimento all’India”, ha detto Dubien. Dubien ritiene che la decisione del presidente francese Francois Hollande di sospendere la consegna della Mistral non è definitiva, ed è stata presa sotto la tremenda pressione di Stati Uniti e Germania. Ha aggiunto che una decisione definitiva sarà presa entro novembre, e molto dipenderà da come la situazione in Ucraina evolverà. Una fonte del ministero della Difesa indiano ha detto che l’India “guarda da vicino gli sviluppi”. La fonte ha aggiunto che è troppo presto per dire se ciò influenzerà il governo nella firma del contratto. “Quando dopo notevoli somme di denaro, un fornitore fa geopolitica ritardando o sospendendo le consegne, disturba” ha detto la fonte, che non era autorizzata a parlare ai media. Non è stato possibile raggiungere Ministero della Difesa indiano per un commento ufficiale. [...] il maresciallo dell’Aria indiano Arup Raha ha detto ad Hindustan Times che un accordo sul Rafale “sarà stipulato presto”. Gli osservatori del settore a Delhi però, dicono che ci sarà una crescente pressione a riconsiderare la Francia, dato il voltafaccia di questa settimana, riguardo la fornitura delle Mistral alla Russia”.
Questi piccoli e interessanti dettagli sul sentimento degli indiani verso Francia, Mistral e Rafale ci è data, attraverso un debito collegamento, da un altro autore di RIR, l’esperto indiano Rakesh Krishnan Simha, con un articolo del 13 settembre 2014. Simha analizza la logica delle sanzioni antirusse e soprattutto i loro effetti negativi sui “sanzionatori”; assai negativi. Il testo è anche interessante per riecheggiare i possibili sentimenti indiani in tal senso. Una sezione è dedicata agli affari militari con una constatazione sull’incomprensibilità del comportamento francese (e tedesco), come se la Francia cessi di essere un fornitore di armi indipendente, principale se non unica alternativa agli USA (anglosassoni) nel blocco BAO, per coloro che vogliono acquisire armi avanzate… Ma comunque, la Francia ha almeno il “matrimonio per tutti”!
Indica lo scarso pensiero strategico di Francia e Germania, così facilmente influenzati da USA-UK nel sabotare contratti militari già firmati con la Russia. Sanzioni a parte, la violazione del contratto mette in allarme altri acquirenti. Se Germania e Francia hanno in programma di cacciare i loro clienti, fanno un buon lavoro. Ma vediamola così: forse è proprio ciò che Stati Uniti e Regno Unito pianificano attirando gli acquirenti delusi. Nella sua modernizzazione militare, la Russia aveva chiesto alla Rheinmetall tedesca di costruire una moderna struttura di addestramento militare. Ma sotto la pressione degli Stati Uniti, la Germania ha annullato il contratto da 134 milioni di dollari. Strategy Page dice che la Russia può volgersi alla Cina per costruire il centro di addestramento, avendo la Cina ottenuto, o meglio trafugato, la tecnologia e costruito il proprio. “La crescente lista delle sanzioni contro la Russia ha colpito l’industria delle armi russe in modo particolarmente duro, perché le nuove armi russe dipendono dai fornitori occidentali per alcuni componenti di alta tecnologia”, dice Strategy Page. “La Cina ne approfitta facendo notare di essere un importante produttore di componenti elettronici e meccanici di fascia alta, e probabilmente sostituirà i fornitori occidentali per via delle sanzioni. Mentre la Russia non compra armi straniere compra componenti high-tech (soprattutto elettronici) dall’occidente. Molti di tali elementi sono prodotti a duplice uso che Cina e altri Paesi dell’Asia orientale fabbricano. La Cina sostiene i russi (sull’Ucraina) ed è ostile alle sanzioni (cui è stata sottoposta per decenni). Pechino ritiene di poter sostituire numerosi fornitori occidentali in Russia, creando circa 1 miliardo di dollari all’anno di attività aggiuntive per le imprese cinesi”. Inoltre, l’India guarda, tra divertimento e sgomento, la Francia piegarsi agli Stati Uniti abbandonando l’accordo da 1,6 miliardi di dollari sulle Mistral alla Russia. La Francia era un fornitore affidabile di sistemi di combattimento di qualità e non aveva mai stracciato un accordo con l’India. Tuttavia, ciò in passato, quando la Francia aveva scelto di non aderire alla NATO. Con Parigi che sincronizza la propria politica estera con i signori della guerra di Washington, i militari indiani saranno cauti verso la tecnologia ‘Made in France’…
rafale_omnirole Ciò che è notevole in questo articolo, è che l’esperto indiano ripete, nella rivista rivolta ad un pubblico internazionale, sopratutto in Russia e India naturalmente, nell'”internazionalizzazione” del pubblico, il grande timore espresso da alcuni esperti francesi sulle conseguenze per le esportazioni di armi francesi del comportamento della Francia sul caso delle Mistral. In qualche modo, si può dedurre, inciso sul piano cronologico, che il danno è già fatto con la “reputazione” della Francia appannata se non decisamente minata dal comportamento del presidente francese. La decisione di sospendere la decisione sulla consegna (delle Mistral), proprio per il vertice della NATO, è stata ampiamente apprezzata dagli ambienti interessati nei Paesi interessati, cioè dai clienti tradizionali e potenziali della Francia dalla politica nazionale indipendente, segno che la politica francese non ha nulla d’indipendente, e di come è ridotta, sul caso delle Mistral, a manovre vergognose da garzone beccato con le mani nel sacco. Anche se le Mistral saranno consegnate, la reputazione francese è già offuscata completamente, e ci vorrà un ampio cambio politico (qualcosa come l’uscita della NATO) per invertire tale devastante giudizio. La posizione indiana è alquanto delicata. È in procinto di completare il contratto sui Rafale, e tecnicamente e operativamente la scelta dell’aereo francese è parte essenziale della riconversione in termini tecnici, militari e industriali. Sul versante politico, la posizione è assai imprecisa, in quanto il Rafale ha due avversari su entrambi i lati: da una parte, non è una novità, i concorrenti anglosassoni principalmente, se non esclusivamente, vogliono sabotare il contratto, ben inteso facendo pressioni; se la pressione fallisce sul piano diretto, sarà un pessimo elemento perpetuo, soprattutto se la Francia avrà difficoltà politiche per la perduta reputazione d’indipendenza, come in tale caso… Dall’altro lato, vi sono circoli politici indiani che riflettono la nuova politica del Primo ministro Modi, che vuole una linea più indipendente per l’India, cioè in uscita dalle norme del Sistema (a preponderanza statunitense). Il paradosso inestinguibile è che tale linea favorisce chiaramente la Francia tradizionale nota gli indiani, cioè la Francia gollista; non questa straordinaria caricatura di Hollande illustratasi agli occhi di tutti facendo pensare che la Francia sia percepita totalmente sottomessa agli Stati Uniti. Se ciò è coerente con la vera situazione o meno, non importa dato che l’essenziale è la percezione degli osservatori. L’articolo di Simha in questo senso ne è un segno tangibile.
Concretamente, dove porre la verità reale della situazione, dal lato indiano e dell’ordine dei Rafale? E’ difficile dire se tra l’abbandono dell’ordine o la sua firma. Forse qualcosa in mezzo, secondo fonti indipendenti indiane. Questa l’ipotesi: l’India richiederebbe straordinarie clausole politiche di garanzia, mettendo a grave repentaglio (se non offensiva, per coloro che ricordano ciò che fu il Paese) certa politica francese, reale o virtuale; anche alludendo al precedente delle Mistral, e con l’incognita degli indiani che aspettano di vedere se i francesi le consegneranno; alludendo anche alla questione dei vecchi legami con la Russia. Qualcuno potrebbe pensare che alcune di tali condizioni potrebbero imbarazzare gravemente la Francia verso gli Stati Uniti da un punto di vista strettamente politico; Stati Uniti non più politicamente imbarazzati dall’intervenire senza resistenze negli affari francesi e, quindi, ritenendo di non poter vendere armi senza i requisiti politici pretesi dell’acquirente, immaginandosi quali e con quali condizioni. Tali condizioni potrebbero imbarazzare la Francia, pur ponendo il Paese davanti la necessità di una possibile scelta politica visibile e pubblica verso l’alleanza con gli Stati Uniti, che sarebbe portata a negare e denunciare se desiderosa di stipulare il contratto sui Rafale… Ma sembra che tali azioni possano essere, al momento, un pio desiderio; scritto ciò pensando che, oggi, le cose vanno molto, molto veloci.

mmrca-finalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’incombente pantano statunitense in Iraq e in Siria

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/09/2014

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McCain e l’ex-capo dell’ELS Salim Idris; cerchiato, al-Baghdadi

Mentre l’amministrazione Obama cerca alleati affidabili per affrontare lo Stato islamico in Siria e Levante (SIIL) e il dipartimento della Difesa nomina ufficialmente il nuovo spauracchio islamista radicale, eclissando “al-Qaida”, a “nemico pubblico numero uno” globale, gli Stati Uniti sono sull’orlo di un altro pantano mediorientale. Più si scava nelle operazioni riguardo lo “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (ISIL) o come viene variamente chiamato “Stato Islamico in Iraq e al-Sham” (SIIS), “al-Dawlah” (Stato) o “Daiish” (“al-Dawla al-Islamiya fi Iraq wa al-Sham“), più collegamenti tra il gruppo islamista e i servizi segreti occidentali e israeliani vengono svelati. Il SIIL deriva dall’organizzazione della Base della Jihad nel Paese dei due Fiumi o al-Qaida in Iraq (AQI), guidata da Abu Musab al-Zarqawi. Come sull’attuale capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, interrogativi circondano Zarqawi. Come detto su una pagina PowerPoint della Forza multinazionale in Iraq (MNFI), Zarqawi era una figura minacciosa creata da operazioni psicologiche, attività multimediali e operazioni speciali del Pentagono per sfruttare la xenofobia di gruppi etnici e religiosi iracheni, come sciiti, sunniti moderati, sufi e curdi. In una diapositiva del 2004 dal titolo “Risultato”, la MNFI si vantava che la sua minaccia fasulla Zarqawi avesse conseguito i risultati desiderati: “Abu Musab al-Zarqawi rappresenta oggi:
a. il terrorismo in Iraq
b. combattenti stranieri in Iraq
c. sofferenza del popolo iracheno (attentati alle infrastrutture)
d. negazione alle aspirazioni irachene (dirompente perdita di sovranità)
La pagina si conclude con la descrizione degli effetti della promozione di Zarqawi a massima minaccia terroristica all’Iraq, e cioè: “Eliminare il sostegno popolare a una rivolta potenzialmente supportata, impedendo all’insurrezione di ‘mettere radici’ tra la popolazione“.
Secondo il Washington Post, il generale Mark Kimmitt, direttore degli affari pubblici del Comando Centrale degli Stati Uniti in Iraq, dichiarò in una conferenza del 2004 presso il CENTCOM che “Il programma psyop Zarqawi è la campagna d’informazione di maggior successo fino ad oggi.” Dopo la debacle in Iraq, molti terroristi di Zarqawi controllati dall’intelligence USA passarono in Siria, dove minacciarono il governo del Presidente Bashar al-Assad. Alcuni di tali elementi infiltrarono il confine della Siria minacciando il governo sciita a Baghdad e il governo regionale curdo di Irbil. L’ultimo spauracchio è Abu Baqr al-Baghdadi, ex-aiutante di Zarqawi, proclamatosi “emiro” del nuovo califfato in Iraq e Siria. Il vero nome di Zarqawi era Ahmad Fadil Nazal al-Qalaylah, nato nella città giordana di Zarqa. Abu Musab al-Zarqawi fu un alias quanto Abu Baqr al-Baghdadi è un alias dell’attuale capo del SIIL. Al-Baghdadi, nativo di Samara in Iraq, è in realtà Ibrahim ibn Awad Ibrahim ibn Ali ibn Muhammad al-Badri al-Samarai. Prima di unirsi ai mujahidin contro i sovietici, Zarqawi era un noto ubriacone e drogato, difficilmente roba per islamisti finanziati da Arabia Saudita ed emirati del Golfo. Come Baghdadi, Zarqawi si proclamò “emiro di al-Qaida nel Paese dei due Fiumi“, cioè l’Iraq. Alcune fonti d’intelligence statunitensi hanno affermato che Zarqawi era un “mito” inventato dai neocon per giustificare le operazioni militari statunitensi in Iraq. I leader sunniti e sciiti iracheni sono raramente d’accordo, ma tuttavia, un capo degli insorti sunniti disse al Daily Telegraph che credeva che Zarqawi fosse un agente statunitense o israeliano e il leader sciita iracheno Muqtada al-Sadr affermò che Zarqawi era un falso le islamista taqfirista alle dipendenze degli Stati Uniti.
zarqawi_narrowweb__200x294Mentre Zarqawi veniva spacciato come uno dei più pericolosi nemici degli USA, l’uomo che gli succedette a capo del SIIL in Siria, Abu Baqr al-Baghdadi, è uno degli alleati più fidati degli USA. Al-Baghdadi, insieme ai capi del Fronte al-Nusra, inizialmente sottopose le sue forze all’esercito libero siriano. Tuttavia, vi sono indicazioni che al-Baghdadi sia una creatura della CIA, come Zarqawi. Nabil Naim, ex-capo di al-Qaida e fondatore del Partito Democratico della Jihad islamica in Libano, disse alla rete televisiva al-Maydin di Beirut che il SIIL è una creazione di CIA e Mossad. Naim dichiarò anche che lo scopo del SIIL è attuare la politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu del “Clean Break” o Taglio netto: la nuova strategia per stabilire il Reame, nel 1996 ideato dai neoconservatori sionisti statunitensi. Il Taglio netto gettò le basi per l’US Syrian Accountability Act del 2003, il piano interventista statunitense in Siria per rovesciare Assad. Al-Baghdadi sarebbe stato addestrato dal Mossad ed istruito sulla teologia islamista in Israele per un anno. Naim ha anche detto che il capo del Fronte al-Nusra, Muhammad al-Julani, che ha giurato fedeltà al SIIL, è un agente della CIA. Il discorso videoregistrato di al-Baghdadi alla Grande Moschea al-Nuri di Mosul, in cui afferma di essere il califfo di tutti i musulmani, è ritenuto un falso da un funzionario del governo iracheno. L’Esercito libero siriano (ELS) e il suo Fronte dei rivoluzionari in Siria (SRF), sostenuti da neo-conservatori statunitensi come i senatori John McCain e Lindsey Graham, così come da ONG neocon come la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, hanno stretti legami con SIIL e al-Nusra. Il capo del SRF, Jamal Maruf*, dichiarò pubblicamente che il SRF combatterà il SIIL ma non “al-Qaida: anche se ci sono poche prove in Siria e Iraq che indichino differenze tra i due gruppi“. ELS e SIIL si unirono nell’invasione del Libano e nella battaglia di Arsal ad agosto. SIIL e ELS presero diversi ostaggi dopo aver attaccato le unità dell’esercito libanese e la polizia locale. I capi dell’ELS dichiararono che i terroristi di SIIL e al-Nusra si unirono per attaccare le unità libanesi ad Arsal e nel Qalamun.
Ci sono tutte le prove che il SIIL abbia legami significativi con Israele. Anche se vi sono affermazioni contrarie, il SIIL ha assorbito la maggior parte dei terroristi islamisti di Jabhat al-Nusra, affiliato ad al-Qaida in Siria. Il Fronte al-Nusra ha coordinato l’occupazione di posizioni dell’esercito siriano sul Golan con la Forza di Difesa israeliana (IDF). Piuttosto che colpire le posizioni di al-Nusra sul lato siriano del Golan, gli israeliani attaccarono le postazioni dell’esercito siriano, sostenendo le campagne di al-Nusra in particolare e del SIIL in generale. Vi sono notizie secondo cui l’esercito israeliano avrebbe dato le coordinate dell’esercito siriano, di Hezbollah e dei “Comitati di Difesa della Patria” delle milizie alawite, sciite, cristiane e druse, ad al-Nusra/SIIL lanciando missili e droni dal lato israeliano del confine. Gli israeliani sono ottimisti verso il SIIL, il quotidiano israeliano Haretz ha riferito che le autorità israeliane permettono ai turisti israeliani, armati di macchine fotografiche e binocoli, di visitare le alture del Golan e la valle di Qunaytra per testimoniare la lotta dei jihadisti di al-Nusra/SIIL contro l’esercito siriano. Israele ha anche fornito telescopi per seguire i combattimenti nella valle. Gli israeliani si portano pranzo, caffè e sdraio trascorrendo l’intera giornata a guardare gli arabi uccidersi.
In Germania, un volontario musulmano tedesco, Kreshnik Berisha, è sotto processo per appartenenza al SIIL. Berisha, prima di entrare nel SIIL, giocava per la TuS Makkabi di Francoforte, la prima squadra di calcio ebraica della Germania. La compiacenza israeliana verso i jihadisti suggerisce un accordo tra il governo israeliano e i jihadisti siriani per non far debordare il conflitto dal Golan in Israele. In cambio, i jihadisti siriani ricevono un certo tipo di controllo operativo da Mossad e IDF, con l’ordine tassativo di non attaccare obiettivi israeliani. Israele maschera l’infiltrazione e l’esfiltrazione dei guerriglieri di al-Nusra/SIIL in Siria sostenendo di fornire assistenza medica ai ribelli siriani feriti. Tali attività furono notate dai peacekeeper delle Nazioni Unite di Filippine e Fiji, che furono attaccati da al-Nusra/SIIL. I terroristi presero in ostaggio 45 peacekeeper delle Fiji e non li rilasciarono finché il Qatar pagò un grosso riscatto, arricchendo così le casse già considerevoli del SIIL. Un altro gruppo siriano “moderato”, che riceverebbe aiuti da Arabia Saudita e Israele, è il “fronte meridionale”, raggruppamento guidato da un certo Bashar al-Zubi. Nelle battaglie interne in Iraq, Siria, Libano e probabilmente presto in Giordania e Sinai, lealtà mutevoli, grandi tasche degli arabi del Golfo e rapporto sempre più stretto tra sionisti di destra israeliani e casa dei Saud, forniscono gli ingredienti per un pantano. Grazie ai neocon che precipitano gli Stati Uniti in un altro pasticcio assoluto, gli USA non vedranno terminare il flusso di sacchi per cadaveri all’obitorio della Dover Air Force Base, in Delaware.

caliphate-isis-terrorism-state*Maruf è stato eliminato dall’aeronautica militare siriana il 18 settembre, assieme ai vertici della sua organizzazione terroristica. NdT

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi c’è dietro le decapitazioni dello Stato islamico (SIIL)? Il Group Intelligence SITE

James F. Tracy, Global Research, 15 settembre 2014
web_revue--672x359Da metà agosto 2014 le principali agenzie di stampa trasmettono dei video che sarebbero stati trovati on-line dal Group Intelligence SITE. Non sorprende che gli stessi media omettano di chiedersi cosa sia tale società privata, in realtà, e se il materiale che promuove debba essere accreditato.
Il Search for International Terrorist Entities Intelligence Group (SITE) fu co-fondato da Rita Katz nel 2001. Nel 2003 Katz scrisse il libro Terrorist Hunter: La storia straordinaria di una donna che s’infiltrò nei gruppi radicali islamici operanti in America, che pubblicò con lo pseudonimo “Anonymous“. Nel libro, Katz spiega come assunse i crismi da donna musulmana per infiltrarsi nelle riunioni dei terroristi islamici radicali. La trama è improbabile, soprattutto se si considera che tali riunioni segrete tra fondamentalisti sono quasi sempre divisi lungo linee di genere e nessuna donna, anche coperta, avrebbe accesso senza che la sua identità sia fermamente stabilita.
Il SITE Intelligence Group è costituito da Katz e due “consiglieri”, uno dei quali è Bruce Hoffman, responsabile antiterrorismo e controinsurrezione alla RAND Corporation ed ex-direttore dell’ufficio di Washington DC della RAND. Il Group Intelligence SITEmonitora costantemente internet e media tradizionali su materiale e propaganda dei gruppi jihadisti e loro sostenitori”, annuncia il sito della società. “Una volta ottenuto, SITE traduce immediatamente il materiale e fornisce l’intelligence oltre all’analisi contestuale che spiega la fonte del materiale e la sua importanza ai nostri abbonati“. [1] Nel 2003 e 2004, SITE ricevette finanziamenti dal governo degli Stati Uniti. Anche nel 2000 SITE stipulò un contratto di consulenza per l’FBI. [2] Sembrerebbe che SITE abbia abbandonato il suo status di no-profit e si basi su abbonamenti aziendali e individuali per le entrate. Nel 2005 la compagnia mercenaria Blackwater salutò SITE come “risorsa preziosa”. [3] La maggior parte dei “gruppi jihadisti, operano su più media producendo e pubblicando “prodotti multimediali e, in alcuni casi, stampa e riviste“, spiega sul suo sito SITE. “Queste unità multimediali coinvolgono team di produzione e corrispondenti che riportano direttamente dal campo di battaglia, e la propaganda per indottrinare e reclutare nuovi combattenti per i gruppi“. SITE fornisce collegamenti diretti a siti di gruppi jihadisti o alle loro produzioni multimediali dalla propria piattaforma. [4] Katz descrive SITE come rivolta alla jihad islamica internazionale, “Noi di SITE da oltre un decennio ricerchiamo e studiamo i jihadisti on-line”, spiega. Abbiamo studiato e monitorato i jihadisti online, sempre più sofisticati, seguendone le tecniche e studiandoli. E sulla base di ciò, possiamo prevedere dove caricheranno i loro video. Dopo tutto, dobbiamo ricordare che gran parte di questa propaganda va on-line. Le loro versioni vengono diffuse in linea [sic]. Così possiamo rilevare i punti per caricare i loro video prima della pubblicazione”. [5]
Anche se abitualmente trascurato nel turbinio delle prime pagine dei media corporativi assegnate ai tre video delle decapitazioni, l’ultima del cooperante scozzese David Cawthorne Haines, è noto che SITE riceve gli inquietanti dichiarazioni e video dei terroristi ben prima dei tanti servizi segreti degli Stati Uniti così generosamente finanziati. Ad esempio, il Washington Post riportava nel 2007, “Una piccola azienda d’intelligence privata che monitora i gruppi terroristici islamici ha avuto il nuovo video di Usama bin Ladin prima della sua pubblicazione ufficiale, il mese scorso, alle 10 del 7 settembre… due alti funzionari vi accedettero a condizione di non rivelarlo prima della diffusione da parte di al-Qaida. In 20 minuti, una serie di agenzie di intelligence lo scaricavano dal sito della società. A metà pomeriggio di quel giorno, il video e una trascrizione della sua traccia audio erano trapelate dall’amministrazione Bush ai notiziari via cavo e trasmessi in tutto il mondo“. [6] Il video poi si rivelò fasullo. Con in mente quanto sopra, ci si può chiedere se nell’amministrazione presidenziale degli Stati Uniti o nel dipartimento di Stato abbiano cercato di ignorare il possibile ampio controllo della comunità d’intelligence su tali questioni, fornendo al tempo stesso il mezzo per propagandarli efficacemente presso il pubblico statunitense; per fini più ampi, quale modo migliore che contrarre i servizi di un’agenzia quale SITE?
Se c’è qualche merito nella valutazione di cui sopra, la disposizione viene ora spinta all’estremo dall’amministrazione Obama spianando la strada verso l’obiettivo a lungo cercato: la guerra al regime di Bashar al-Assad in Siria. Infatti, servizi come SITE sono un mezzo potente e prezioso per dirigere l’opinione pubblica, come nelle ultime settimane sull’azione militare contro lo Stato islamico. Lungo tali linee, una decina di anni fa, John Kerry e George W. Bush accreditarono la rielezione di quest’ultimo con la surrettizia apparizione di Usama bin Ladin su un video alcuni giorni prima del voto. [7] Giocando un ruolo simile a SITE, INTELCENTER agiva da intermediario tra il presunto braccio mediatico di al-Qaida, al-Sahab, e i principali media. In altre parole, “acquistano i video e li trasmettono alla stampa, avendo anche previsto quando sarebbero stati diffusi“, riferisce Paul Joseph Watson. “INTELCENTER è gestito da Ben Venzke, ex-direttore dell’intelligence della società iDefense, della Verisign. iDefense è una società di sicurezza di rete che monitora l’intelligence sui conflitti in Medio Oriente e si concentra su minacce informatiche, tra l’altro. E’ anche fortemente infarcita di ex-funzionari dell’intelligence militare”. [8] Come notato, le agenzie di stampa raramente ritengono opportuno analizzare attentamente SITE o Katz sulle loro attività di ricerca sulla propaganda terroristica. Una ricerca di LexisNexis su SITE Intelligence negli articoli dei giornali statunitensi e delle principali pubblicazioni mondiali, negli ultimi due anni, produce 317 articoli, cifra bassa data l’importanza delle rivelazioni di SITE. Eppure una ricerca simile solo su “Steven Sotloff” porta ad oltre 1000 articoli di giornale e 600 trascrizioni di trasmissione, suggerendo l’uso sensazionalistico e l’effetto dei dati di SITE, così come né SITE né Katz sono chiamati a spiegare i loro metodi specifici e i risultati. Infatti, una ricerca simile su “SITE Intelligence” e “Rita Katz” da solo 26 voci in due anni. Di queste, 14 appaiono sul Washington Post, ben collegato all’intelligence degli Stati Uniti. Quattro articoli del New York Times presentano i dati combinati.

Alla CNN, sulla scia della decapitazione di Sotloff, Katz spiega come SITE ha curiosamente superato le capacità di tutta la comunità d’intelligence statunitense nell’intercettare il video di Sotloff. “Il video mostra la decapitazione di Steven Sotloff“, Katz inizia con cautela dopo essere stata interrogata sull’autenticità del documento. “Il punto da cui il video è stato preso è un luogo in cui il SIIL di solito carica i video originali [sic]. Il video è un chiaro messaggio del SIIL, che segue quello precedente. Ed in effetti in un breve arco di tempo dalla nostra pubblicazione, i dati del SIIL sui social media indicavano che a breve avrebbe pubblicato il video, solo che in realtà già avevamo quel video e l’abbiamo preceduto nel pubblicarlo”. Questa affermazione insolita sulle notevoli capacità di SITE, dovrebbe mettere le agenzie di stampa in guardia sulla sua affidabilità. Indubbiamente è difficile chiedere ciò a media che troppo spesso orientano l’opinione pubblica verso la guerra, prodezza che ancora una volta adempiono con l’aiuto di SITE. Gli interessi e le alleanze delle entità transnazionali che possiedono i media le rendono pronte ad approfittare dei piani geopolitici elaborati dai clienti aziendali e governativi di SITE, il più importante dei quali sarebbe cercare di allargare il conflitto mediorientale. Senza dubbio, l’accettazione su vasta scala di tale propaganda è anche dovuto alle capacità critiche assai diminuite del grande pubblico, come avviene ormai da diversi decenni.

enterpriseNote:
[1] “Services” SITE Intelligence Group
[2] Berni McCoy, “So, a ‘Charitable Organization’ Released the bin Laden Video”, Democratic Underground
[3] “SITE Institute”, Sourcewatch.org, Center for Media and Democracy, s.d.
[4] “Media Groups”, SITE Intelligence Group, s.d.
[5] Karl Penhaul, Pamela Brown, Alisyn Camerota, Don Lemon, Paul Cruickshank, “Joan Rivers on Life Support; Chilling Words From ISIS Terrorist; How to Fight Radical Recruitment”, CNN, 2 settembre 2014.
[6] Joby Warrick, “Leak Severed a Link to Al Qaeda Secrets”, Washington Post, 9 ottobre 2007.
[7] Paul Joseph Watson, “Another Dubious Osama Tape Appears When the Neo-Cons Need It Most”, Prisonplanet.com, 16 luglio 2007.
[8] Ibid. Vedasi Kurt Nimmo, “Sotloff Video Found by Group Responsible For Releasing Fake Osama Bin Laden Video”, Infowars.com, 3 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le probabilità di un’aggressione alla Siria

Ghaleb Kandil New Orient News 12/09/2014
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal – Reseau International
10151331Molti sostenitori della Resistenza si preoccupano legittimamente delle manovre degli Stati Uniti con il pretesto della lotta al terrorismo, dopo aver per anni assemblato e sostenuto economicamente e logisticamente le reti terroristiche per colpire e distruggere lo Stato siriano. Tutte le marionette locali delle agenzie d’intelligence occidentali e miliardi di dollari sono stati messi a disposizione della coppia terroristica internazionale David Petraeus e Bandar bin Sultan, per la campagna contro la Siria. Tuttavia, queste due eminenti figure dell'”intelligence occidentale e del Terzo Mondo” hanno perso la scommessa ed infine sono stati licenziato per il fallimento totale dei loro tentativi davanti la solidità dello Stato, del popolo, dell’esercito nazionale e del suo comandante, il Presidente Bashar al-Assad. Ma ora ci chiediamo, ancora una volta, se l’impero statunitense sconfitto e il suo seguace saudita minacciato dal “cataclisma del SIIL”, non useranno la loro guerra al terrorismo per coprire l’aggressione alla Siria, i raid dell’aviazione degli Stati Uniti sulle posizioni dell’esercito nazionale siriano faciliterebbero l’avanzata dei gruppi terroristici nella regione, che saranno addestrati in Arabia Saudita [1], oltre a quelli già addestrati in Giordania [2] avendo l’incarico di staccare la striscia di confine adiacente le alture del Golan e le Fattorie di Shebaa al comando di agenti segreti sionisti. [3] La risposta è ovvia e immediata, ogni sciocchezza è possibile da parte delle potenze coloniali e delle forze reazionarie ad esse asservite, quando affrontano disperazione e sconfitta. Pertanto, la prima cosa da fare è prepararsi al peggio, ed è ciò che è sempre all’ordine del giorno della Direzione siriana e del suo Esercito, e sempre considerato dall’Asse della Resistenza e dai suoi alleati Russia, Cina, India e Paesi BRICS. Infatti, una tale stupida e potenzialmente assai pericolosa avventura è ancora più probabile dato che circostanze e ragioni che costrinsero Obama ad annullare l’assalto minacciato alla Siria, lo scorso anno, sono ancora più gravi oggi; la potenza dell’Esercito nazionale siriano s’è rafforzato in tutti i settori, compresa la Difesa aerea, per ammissione del Capo di stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey, e il partenariato e la cooperazione militare tra Repubblica araba siriana, Federazione Russa ed Iran s’è rafforzata. La Russia, che aveva espresso la propria disapprovazione intercettando dei missili diretti sulla Siria nel settembre 2013 [4], ha ulteriori motivi per lanciare messaggi più forti e seri; il confronto USA-Russia in Ucraina e la sanzioni occidentali l’hanno ancora più convinta della correttezza della visione siriana sulla mentalità coloniale di Stati Uniti e NATO che minaccia il mondo intero! Per l’Iran, la posizione è ancor più chiara essendo la Siria considerata baluardo del Medio Oriente libero!
Non è un caso che il “circo degli Stati Uniti” a Jidah [5] coincide con l’annuncio dell’aumento di dieci volte del commercio russo-iraniano e con la dichiarazione di Mosca di sostenere la strategia per sviluppare l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), facendone un’alleanza internazionale attiva [6] in tutte le regioni, in particolare con l’Iran. Inoltre, la stessa griglia di lettura va applicata alle notizie provenienti da Russia, Cina e Iran [7]: un avvertimento netto contro qualsiasi attacco alla sovranità degli Stati; implicitamente anche la sovranità della Repubblica araba siriana. Dichiarazioni che saranno tradotte efficacemente sul suolo siriano, con il sistema di cooperazione militare e di sicurezza con gli alleati della Siria che sarà attivato e sviluppato a tempo debito. Ciò è necessario per scoraggiare gli Stati Uniti dalla loro orgia brutale contro uno Stato che si batte contro il terrorismo da solo, al posto di alleati e nemici! Detto ciò, e in previsione di uno stupido attacco, in ogni caso è necessario ricordare la dichiarazione del ministro siriano Walid Mualam, che sinteticamente ha detto che qualsiasi operazione aerea in territorio siriano senza previo coordinamento con il governo della Siria, sarà considerato un attacco che richiederà la legittima risposta difensiva. [8] Gli Stati Uniti, nella loro cosiddetta guerra al terrorismo, ideata per colpire la Siria, hanno scelto di continuare ad armare e finanziare altri gruppi terroristici per demolirla e ostacolarla. Vestono i loro agenti e mercenari di mille maschere, in collaborazione con i governi turco, qatariota e saudita, impantanati fino alla testa nel terrorismo taqfirista. Ciò conferma che “l’alleanza di Jidah” non è volta a contenere il terrorismo o a distruggerlo, ma ad usarlo ancora! Inoltre, l’evasività della Turchia [9] e la riluttanza inglese e tedesca offuscano il quadro della situazione. Naturalmente, la visita di Staffan de Mistura (nuovo inviato delle Nazioni Unite in Siria) a Damasco e il suo incontro con il Presidente Bashar al-Assad, sottolineano la priorità della lotta al terrorismo, parallelamente alla carnevalata della conferenza di Jidah, suggerendo a molti osservatori che gli Stati Uniti cercano di rassicurare Damasco. Alcuni credono che abbiano finalmente deciso di domare i loro agenti prima di mutare copione con lo Stato siriano. Ma la storia ci spinge a considerare le sempre cattive intenzioni degli Stati Uniti e a comportarci di conseguenza, in primo luogo. E se mai si dovesse stringerne la mano e sorridergli, nulla vieta di mostrare le zanne, come la Siria può fare al lupo americano e alle sue iene regionali, se necessario!

Note:
[1] L’Arabia Saudita ospiterà campi di addestramento per i ribelli siriani
[2] Washington parteciperà all’addestramento dei ribelli siriani [in Giordania]
[3] Israele in terra siriana: una striscia di confine fino a Damasco: “L’Asse della Resistenza osserva da vicino le pendici orientali del monte Hermon. Fonti attendibili indicano che Israele ha intenzione di occupare la striscia di confine dei villaggi drusi che si estende fino al Rif di Damasco, apparentemente per difendersi dai massacri commessi dai gruppi terroristici siriani… Allo stesso tempo, Israele non si risparmia nel rifornire armi ai terroristi di “Jabhat al-Nusra”, assieme ad assistenza chirurgica e supporto logistico, al fine d’imporre il dominio sulle posizioni dell’Esercito nazionale siriano nella zona centrale di Qunaytra. Insomma, l’Asse della Resistenza si prepara ad affrontare una situazione già vista con l'”esercito di Lahd” nel sud del Libano“. (Antoine Lahd ex-generale dell’esercito libanese, tra il 1984 e il 2000 fu il capo dell’ASL, la milizia libanese alleata dell’esercito israeliano nel sud del Libano).
[4] Il retroscena del lancio di due missili nel Mediterraneo
[5] Coalizione contro l’IS: i Paesi del Golfo si sono riuniti a Jidah
[6] La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo; i primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
[7] La guerra contro l’IS: Washington vuole “violare la sovranità degli stati”, secondo Teheran
[8] Mualam: la Siria è disposta a collaborare regionalmente e internazionalmente nella lotta al terrorismo
[9] La Turchia non parteciperà alle operazioni contro i jihadisti dell’IS

syria-harra-falls-as-syrian-army-continues-advance-01-jan-14Ghaleb Kandil direttore del Centre New Orient News (Libano)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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