Quando la Cina incontra l’India

He Fan, The BRICS Post,19 maggio 2013

india_china_flagIl presidente cinese Xi Jinping ha scelto la Russia quando ha compiuto la sua prima visita di Stato.  Ora Li Keqiang, il nuovo premier, ha scelto l’India come prima tappa del suo debutto all’estero.  Entrambe le scelte echeggiano la politica della costruzione dei “nuovi rapporti tra grandi potenze”, una frase coniata di recente dalla nuova dirigenza. Ma cosa significa esattamente “nuovi rapporti tra grandi potenze” per la Cina e l’India? Le due nazioni sono così vicine, eppure così poco familiari. E’ quasi come se la Cina venisse da Marte e l’India da Venere. La Cina e l’India condividono un confine di oltre 2.000 chilometri, separati dall’Himalaya innevata. La prima visita di Li Keqiang in India, dopo che la secolare disputa di confine sull’Himalaya occidentale è divampata a metà aprile, quando l’India e la Cina vi hanno trasferito truppe. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid ritiene che questo stallo sia solo “l’acne che può essere risolto semplicemente applicando un unguento”. Probabilmente ha ragione, ma c’è da chiedersi perché ciò sia descritto soltanto come un esercizio “giovanile” tra due Paesi, due antiche civiltà confinanti che vantano una storia di 5000 anni.
La cooperazione economica è sempre stata convenientemente chiamata ad appianare le dispute di confine. Per coloro interessati al commercio e agli investimenti, la disputa di confine è insignificante. Il commercio bilaterale tra i due è aumentato da 2,9 miliardi dollari di dollari nel 2000 a circa 80 miliardi di dollari nel 2012. La Cina è ora il terzo partner nelle esportazioni dall’India e la più grande fonte di importazioni indiane.  L’India è il settimo partner nelle esportazioni dalla Cina e il 20° nelle importazioni cinesi. I leader di entrambi i Paesi hanno fiduciosamente proposto l’obiettivo di incrementare il commercio bilaterale a 100 miliardi di dollari entro il 2015. Secondo le nostre stime, il commercio bilaterale tra la Cina e l’India potrebbe raggiungere i 500-700 miliardi entro il 2020. Gli investimenti bilaterali, inoltre, sono aumentati in modo significativo dopo il 2000. Gli investimenti diretti della Cina in India sono aumentati di diciassette volte dal 2006 al 2011, e gli investimenti dell’India in Cina sono aumentati rapidamente dal 2000 al 2008, ma sono diminuiti dopo la crisi finanziaria globale. La relazione economica tra la Cina e l’India, tuttavia, è piuttosto asimmetrica. L’India ha un ampio deficit commerciale con la Cina, passando ai 27 miliardi dollari nel 2011 dai 4,3 miliardi nel 2006. E gli investimenti bilaterali, in particolare, sono insignificanti, considerando le economie emergenti dei due vicini. Gli investimenti in India della Cina sono circa lo 0,01-0,05 per cento degli investimenti esteri globali della Cina e gli investimenti dell’India in Cina corrispondono soltanto a circa lo 0,2 per cento degli investimenti esteri dell’India. Cercando di ridurre il crescente squilibrio commerciale con la Cina, l’India ha più volte avviato indagini anti-dumping sulle importazioni dalla Cina. D’altra parte, le imprese cinesi spesso lamentano la politica discriminante dell’India contro gli investimenti cinesi. E’ in questa prospettiva che la visita del premier cinese assume un ruolo importante.
La visita a Delhi di Li Keqiang offre un’occasione d’oro ad entrambi i Paesi per scrivere un nuovo e più positivo capitolo nelle relazioni Cina-India e non deve essere sprecata. Non può essere trascurato che le basi per forgiare legami più forti tra Pechino e New Deli dovrebbero poggiare sui vantaggi comparati dei due Paesi. Il settore manifatturiero della Cina è molto competitivo, anche per gli standard internazionali. Ma con l’aumento del costo del lavoro in Cina, e la politica dell’”andare all’estero” che incoraggia le imprese cinesi a investire in modo più aggressivo nei mercati esteri, sempre più aziende cinesi aumenteranno gli investimenti esteri. L’India può cogliere l’occasione per incoraggiare gli investimenti cinesi. Il vantaggio principale di avere maggiori investimenti cinesi non è l’acquisizione di tecnologie d’avanguardia, ma la creazione di maggiori opportunità di lavoro, soprattutto per i lavoratori non qualificati. Un altro settore chiave nell’incontro Cina-India dall’enorme potenziale sia negli investimenti che nelle infrastrutture. Negli ultimi anni, il famigerato “Made in China” affronta la grande sfida della nuova etichetta “Costruito dalla Cina”. Le dimensioni inaudite del nuovo sviluppo che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni, ciò che alcuni hanno definito “miracolo cinese”, evidenziano ancora una volta l’importanza degli investimenti. Viaggiando in Cina vedrete grandi autostrade, ferrovie ad alta velocità, aeroporti e fantastici edifici moderni sorgere dappertutto. L’India ha ribadito in modo analogo l’importanza degli investimenti nel raggiungimento della crescita. Secondo il dodicesimo piano quinquennale dell’India, gli investimenti aumenteranno a 1,2 trilioni di dollari, rappresentando l’8-8,5 per cento del suo PIL. Un obiettivo così ambizioso ha bisogno di essere corretto dal sostegno degli investimenti esteri. L’India ha bisogno di espandere notevolmente le fonti e il volume del finanziamento per le infrastrutture disponibili.
Con il forte calo degli investimenti da Stati Uniti e Europa dopo la crisi finanziaria globale, l’India deve contare di più sulla cooperazione Sud-Sud e la Cina dovrebbe essere il partner più logico. Dei fondi d’investimento bilaterali o multilaterali India-Cina per le infrastrutture possono essere stabiliti per investire in settori quali l’energia, il trasporto, le telecomunicazioni e l’urbanistica. Se la Cina è chiamata la ‘fabbrica del mondo’, l’India è l”ufficio del mondo’. L’India ha aggiornato il suo assai dinamico settore dei servizi, soprattutto nel settore IT, in modo significativo dal 2000. L’India ha anche la sua nicchia nel settore farmaceutico da 26 miliardi di dollari nell’industria indiana dei farmaci generici che fornisce la gran parte delle medicine accessibili al mondo in via di sviluppo. Curiosamente, il nuovo corso delle riforme strutturali in Cina sottolinea anch’esso lo sviluppo del proprio settore dei servizi. IT e assistenza sanitaria sono tra le priorità del programma di riforme della nuova amministrazione cinese. Sarà abbastanza sorprendente vedere che tipo di cooperazione Cina e India possono concludere in queste aree. Uno sforzo congiunto qui, sicuramente, toccherebbe le leve di un nuovo tipo di rivoluzione industriale.
Entrambi i Paesi hanno la carta vincente, sotto forma di ampio serbatoio di ingegneri e scienziati di alta qualità, ma ancora dal relativamente basso salario, e di spinta dei grandi mercati nazionali. Non sarebbe sorprendente, allora, vedere la Cina e l’India compiere balzi per vincere nella concorrenza in molti settori dell’alta tecnologia. Tuttavia, vi sono questioni cruciali da affrontare prima di scatenare l’enorme potenziale della cooperazione reciproca tra le due dinamo della crescita. Per cominciare, l’India deve costruire una base produttiva più matura, e la Cina deve aprire il suo settore dei servizi. Un programma di cooperazione multi-paradigma a pieno titolo tra la Cina e l’India, avrebbe effetti tettonici di vasta portata e posizionerebbe le relazioni tra Cina e India su un’orbita diversa. Potrebbe anche aprirsi la strada a un coordinamento più stretto, negli affari internazionali e regionali, tra le due potenze più importanti della regione. E sarebbe una benedizione per l’Asia e il mondo intero, se i due vicini potessero farlo rispettando le reciproche preoccupazioni.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale dell’editore.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le forze strategiche dell’India

Alessandro Lattanzio, Eurasia 16 maggio 2012

image descriptionSecondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L’ex ufficiale dell’intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l’India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno, grazie ai sei reattori non inclusi nell’accordo nucleare tra India e Stati Uniti.

Missili schierati dall’India
Sono stati prodotti in serie, finora, solo i missili di teatro Prithvi-Danush (circa 75/100 unità schierate), mentre per quanto riguarda gli altri sistemi missilistici a gittata intermedia, non è chiaro se sia mai stata avviata una produzione in grande serie.

Prithvi
Il Prithvi è un missile balistico a corto raggio autocarrato, a singolo stadio e a propellente liquido. La progettazione del missile è iniziata nel 1983 ed è stato testato la prima volta nel 1988. Il missile ha una lunghezza di 9 metri, un diametro di 1,1 metri ed ha una gittata di 150-250km e trasporta una testata di 1000kg. Il Dhanush è la versione navale del Prithvi, è uno dei cinque sistemi missilistici sviluppato dalla Research Defence & Development Organization (DRDO) nell’ambito dell’Integrated Guided Missile Development Program (IGMDP). Il lavoro di progettazione del missile è iniziato nel 1988 e le prime prove sono state effettuate nel novembre 1990. Il Danush ha una gittata di 300-350 km e trasporta una testata di 500 kg.

Agni
L’Agni-I è un missile balistico a medio raggio (MRBM), ha un’altezza di 15 metri, pesa 12 tonnellate ed ha un solo stadio a propellente solido. Il missile può trasportare una testata nucleare di 1 tonnellata sugli obiettivi in Pakistan, senza dover essere schierato alle frontiere. Le testate atomiche possono essere rapidamente montate dal BARC (Bhaba Atomic Research Centre) e dal DRDO (Defense Research & Development Organisation), secondo il principio dichiarato dall’India del ‘non primo impiego‘. L’Agni-I è inoltre progettato per essere lanciato sia da un lanciatore mobile su rotaia, che si può spostare normalmente nel sistema ferroviario, che da un sistema di lancio autocarrato. Il DRDO di Ahmednagar e il Centro di Ricerca & Sviluppo di Pune hanno svolto un ruolo importante nella creazione del veicolo di trasporto e lancio. Infatti, il sistema missilistico mobile riduce la vulnerabilità del sistema d’arma e ne consente una maggiore flessibilità operativa. L’Agni-II è un Missile Balistico a Raggio Intermedio (IRBM), il cui sviluppo è iniziato nel 1979. Nel 1983 divenne parte dell’Integrated Missile Development Program Guide (IGMDP) dell’India. Il primo test dell’Agni-II avvenne il 22 maggio 1989, e altri due test furono condotti il 29 maggio 1992 e il 19 febbraio 1994. Questi test hanno coinvolto dei banchi di prova tecnologici (TTB) per sviluppare la struttura, l’integrazione, la navigazione e controllo, la dinamica del volo del missile e la tecnologia dei veicoli di rientro. L’Agni-II ha una lunghezza di 20 metri, un diametro di 1,3 metri e pesa 16 tonnellate, ha una gittata di 2500km e trasporta una testata di 1000kg, rappresentando così un netto miglioramento rispetto al suo predecessore. Sono in corso di sviluppo delle varianti successive, come l’Agni-III, un missile balistico a raggio intermedio, con gittata di 3000 – 5500km e che dovrebbe essere armato con una testata da 200Kt. L’Agni-III è stato testato con successo il 12 aprile 2007, da Wheeler Island, al largo della costa di Orissa, e il 7 maggio 2008, l’India ha ancora una volta testato, con successo, questo missile. Infine sono in fase di studio i missili balistici intercontinentali (ICBM) Agni-V, con una gittata di 5000 km, e Agni-VI, con una gittata di 6000 km.

Sagarika
Il K-15 Sagarika è un missile balistico lanciabile da sottomarini (SLBM), a due stadi a propellente solido, con una gittata di 700 chilometri. Lo sviluppo del missile K-15 è iniziato alla fine degli anni ’90, con l’obiettivo di costruire un missile balistico per i sottomarini a propulsione nucleare della classe Arihant. Il Sagarika ha una lunghezza di 10 metri, un diametro di 0,74 metri, pesa 17 tonnellate e può trasportare un carico utile di 1000kg. E’ stato sviluppato presso il complesso missilistico DRDO di Hyderabad. Il missile farà parte della forza di deterrenza nucleare indiana, fornendo la capacità di effettuare la rappresaglia a un attacco nucleare. Il missile è stato testato con successo sei volte, e il 26 febbraio 2008 è stato lanciato da un pontone sommerso a 50 metri, al largo delle coste di Visakhapatnam. Una versione terrestre del Sagarika è stata testata con successo il 12 novembre 2008.
Il DRDO sta sviluppando anche il missile sublanciato K-4, che dovrà avere una gittata di 3000 km.

SSBN
I sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Arihant, in corso di sviluppo per la Marina militare indiana, costituiranno la terza componente della triade nucleare di New Delhi. L’INS Arihant è stato presentato al pubblico il 26 luglio 2009. L’Arihant è il primo sottomarino nucleare progettato e costruito in India. La classe sarà costituita da quattro battelli che entreranno in servizio nella Marina indiana a partire dal 2015. Lo SSBN Arihant ha un dislocamento di 6.000 tonnellate, è lungo 112 metri, raggiunge la quota di 300 metri di profondità, e sarà armato di 6 tubi lanciasiluri da 533mm, con 30 siluri, missili o mine, e di 4 tubi di lancio per SLBM, con 12 SLBM K15 (3 in ogni tubo di lancio) o 4 SLBM K-4.

Velivoli strategici
L’Indian Air Force dispone di diversi velivoli con capacità nucleare: 51 Dassault 2000H Mirage. 110 Sukhoj Su-30MKI, 14 HAL Tejas e 113 MiG-29. Inoltre l’India possiede centinaia di SEPECAT Jaguar e di MiG-27M che possono essere impiegati per trasportare bombe nucleari a gravità. Il Su-30MKI è l’unico velivolo di teatro a disposizione dell’India, avendo una autonomia di oltre 3.000 km senza rifornimento, permettendo di attaccare in modo efficace obiettivi molto distanti, in sostituzione dei sistemi missilistici come l’Agni.
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Riferimenti:
Bharat-rakshak
FAS.org

Il secondo SED India-Cina

Prashant Kumar Singh IDSA 30 novembre 2012

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Il secondo dialogo strategico economico (SED) India-Cina è stato convocato a New Delhi il 26 novembre 2012. Montek Singh Ahluwalia, Vicepresidente della Commissione per la pianificazione dell’India, e Zhang Ping, Presidente della Commissione del Nazionale lo sviluppo e la riforma (NDRC), hanno rispettivamente guidato le delegazioni indiana e cinese. Il formato SED è abbastanza recente e, probabilmente, il più recente forum di contatto tra i funzionari indiani e cinesi. Il primo SED si è tenuto in Cina nel settembre 2011. In effetti, l’idea che i due paesi dovrebbero tenere un dialogo economico strategico regolare, emerse quando il premier Wen Jiabao visitò  l’India nel 2010. Tra l’altro unico paese con cui la Cina detiene questo tipo di dialogo sono gli Stati Uniti. Il messaggio uscito dal secondo SED è che le economie dell’India e della Cina continueranno a tracciare il loro corso indipendente, libere dalle preoccupazioni della sicurezza.
L’obiettivo principale del dialogo economico strategico è rafforzare la cooperazione in settori di fondamentale importanza, quali infrastrutture e alta tecnologia. Tuttavia, il quadro del SED è abbastanza ampio. La gestione congiunta dell’attuale situazione economica mondiale, la cooperazione internazionale nei sistemi monetari e finanziari, i mercati mondiali delle materie prime, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e alimentare sono stati i grandi temi discussi durante il secondo SED. [1] Alla luce di questi grandi temi, questioni importanti come “rafforzare la comunicazione sulle politiche macroeconomiche, approfondendo e ampliando il commercio e gli investimenti e promuovendo la cooperazione bilaterale nei settori finanziario e delle infrastrutture“, sono stati discussi nell’occasione. [2]
A seguito del primo SED nel 2011, cinque gruppi di lavoro si sono formati. Il lavoro svolto da questi gruppi è stato deliberato dal secondo SED. I cinque gruppi di lavoro riguardano il coordinamento politico, le infrastrutture, l’energia, la tutela dell’ambiente e l’alta tecnologia. Il gruppo di lavoro sul coordinamento delle politiche puntava sui temi “dello sviluppo delle competenze e del parco industriale”, del miglioramento dell’”ambiente per gli investimenti” e dello “sviluppo delle competenze per l’occupazione”. Il gruppo di lavoro sulle infrastrutture si è occupato “del programma di sviluppo ferroviario ad alta velocità, del trasporto pesante e dello sviluppo delle stazioni”.
Il gruppo di lavoro sull’energia ha esplorato le opportunità e le sfide sottolineate dal settore dell’energia eolica, ed ha anche esaminato il potenziale economico degli impianti energetici  per i produttori cinesi in India. Il gruppo di lavoro per la tutela ambientale ha lavorato sull’efficienza energetica. Il gruppo di lavoro sull’alta tecnologia ha approvato la cooperazione nel settore dell’Information Technology e Information Technology Enabled Services (IT/ITES), per condurre studi commerciali congiunti in questo campo. È importante sottolineare che questo gruppo di lavoro ha deciso di sviluppare “standard comuni per la TV digitale, i codec audiovideo e la tecnologia per la comunicazione mobile”. [3] Sulla linea delle relazioni e dei suggerimenti dei gruppi di lavoro, circa 11 protocolli d’intesa sono stati firmati dai governi, nonché dai privati, in occasione del secondo SED.
Il volume d’affari complessivo di questi protocolli d’intesa è di circa 5 miliardi di dollari (27.865 crore di rupie). I protocolli d’intesa firmati nel secondo SED si sono focalizzati per consentire alle istituzioni finanziarie dei due paesi un mutuo accesso ai rispettivi mercati. Inoltre, numerosi MoU si focalizzano sulle infrastrutture critiche. L’India Reliance Power e il China Ming Yang Wind Power Group investiranno 3 miliardi di dollari per sviluppare progetti per 2.500 MW di energia rinnovabile. La China Development Bank fornirà il project financing per la Ming Yang Wind Power Group. Lanco Infratech e China Development Bank hanno firmato un patto in base al quale la China Development Bank fornirà 600 milioni di dollari di finanziamenti al progetto da 4×660 MW Anpara – fase II della Lanco. La NIIT investirà 800 milioni di dollari per la creazione di un parco IT ad Hainan, per il quale la NIIT e il governo provinciale di Hainan hanno firmato un accordo. I governi cinese e indiano hanno espresso interesse per la cooperazione in settori come “i treni ad alta velocità, l’ammodernamento delle stazioni ferroviarie, l’efficienza energetica e i settori IT, dell’acqua, del riciclaggio, della scienza digitale e della micro-irrigazione“.
L’ufficio indiano per l’efficienza energetica e il NDRC della Cina, così come i ministeri delle ferrovie indiano e cinese, hanno firmato dei protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione tecnica in alcune di questi settori. Tra l’altro, la questione del miglioramento e del rafforzamento dei collegamenti e dei trasporti è stata anch’essa discussa. La NASSCOM, l’associazione dell’industria IT dell’India e la China Software Industry Association (CSIA) hanno firmato protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione nel settore IT e degli ITES (servizi per l’attivazione dell’IT). [4] Costruire e attuare migliori pratiche nel commercio, nello scambio di informazioni e nello sviluppo delle competenze in altri settori figuravano anche nelle discussioni. La Commissione per la pianificazione dell’India ha firmato un protocollo d’intesa con la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina, per effettuare studi congiunti a questo proposito. [5] Ahluwalia ha ribadito che gli affari tra i due paesi aumenteranno con il regime di libero scambio. Il SED inoltre ha deciso di rafforzare il commercio bilaterale da 74 miliardi a 100 miliardi di dollari. [6]
Il SED tra l’India e la Cina assume importanza nel contesto delle frizioni su questioni territoriali tra la Cina e i suoi vicini, che stanno venendo alla ribalta ancora una volta. In realtà, solo un paio di giorni prima del SED, la Cina ha iniziato a rilasciare passaporti elettronici con una mappa raffigurante la quasi totalità del Mare del Sud della Cina e il Chin Akasi. La mossa ha suscitato le proteste di paesi come il Vietnam e le Filippine. Anche se il problema è stato evidenziato anche dai media indiani, il consigliere per la sicurezza nazionale Shivshankar Menon ha chiarito che tali questioni non devono essere esagerate e dovrebbero essere viste considerando che le dispute territoriali esistono e i due paesi hanno le loro contese. [7]
Montek Singh Ahluwalia ha inoltre chiarito che la questione della mappa non è stata discussa al SED. Ha anche affermato categoricamente che l’India non ha “alcun specifico problema di sicurezza con la Cina” ed ha affermato che “La sicurezza è rilevante non solo nei confronti della Cina. Non è specifica. Misure di sicurezza generali sono state prese“. [8] Ciò che è più importante nel contesto del SED sono le preoccupazioni dell’India sullo squilibrio commerciale con la Cina e gli ostacoli che le imprese indiane affrontano nell’accesso al mercato cinese. Il primo ministro Manmohan Singh ha sollevato la questione durante il suo recente incontro con il premier Wen Jaibao a Phnom Penh. Ha chiesto che le imprese indiane abbiano un maggiore accesso ai mercati cinesi dell’IT/ITES e farmaceutico, e ha anche dichiarato che la Cina dovrebbe aumentare i propri investimenti nel settore delle infrastrutture in India. Acquietando tali preoccupazioni indiane, il premier cinese ha risposto che tutti questi problemi saranno risolti gradualmente. [9]
Infine, il SED è un forum importante che può rendere un servizio prezioso alla causa della maggiore cooperazione economica tra India e Cina. Menon e Ahluwalia hanno scelto  parole sagge per allontanare l’ombra dei problemi della sicurezza. Si consiglia di continuare a farlo. In effetti, i risultati potrebbero potenzialmente contribuire all’efficace rafforzamento della reciproca fiducia.

Note
[1] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[2] Ibid
[3] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[4] “India, China ink 11 MoUs entailing $ 5.2 billion investment”, The Economic Times, 26 novembre 2012   “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 novembre 2012; “India, China agree to cooperate in energy, railways, IT sectors”, The Tribune, 27 novembre 2012;
[5] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[6] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[7] “NSA Shivshankar Menon plays down China map row”, The Times of India, 27 novembre, 2012
[8] “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 November 2012
[9] “PM conveys concerns over trade imbalance with China to Wen”, The Economic Times, 19 novembre 2012

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Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Lo scenario BRICS e l’ordine mondiale

D. Aurobinda Mahapatra, RIR, 12 novembre 2012

Nonostante l’ordine mondiale economico sia colpito dalla crisi, i cosiddetti BRICS vanno bene economicamente. L’Economist Intelligence Unit (EIU) prevede che entro il 2022, i paesi BRIC domineranno il mercato internazionale del dettaglio, diventando quattro dei sei più grandi mercati al dettaglio. Secondo la relazione, da quell’anno il mercato cinese al dettaglio varrà 8.300 miliardi di dollari. Lo studio suggerisce, inoltre, che l’India rappresenterà i 4 trilioni di dollari di vendite, la Russia 1.500 miliardi di dollari e il Brasile 1.200 miliardi dollari di vendite. Anche se alcuni articoli mettono in dubbio il potenziale di crescita del gruppo, sembra che questi paesi, a meno di qualche drastico ribasso, prenderanno posto in un processo di rapido sviluppo della loro crescita economica, che a sua volta avrà implicazioni globali. Quest’anno testimonia importanti sviluppi nella politica internazionale.
Questo mese, la Cina sarà testimone di un cambiamento della leadership dopo un decennio, con Xi Jinping probabile sostituto di Hu Jintao come leader del paese. Anche se alcuni casi di corruzione evidenti sembrano influenzare l’immagine della classe dirigente, il passaggio della potenza al livello successivo di leadership è probabile che avvenga tranquillamente. All’inizio di quest’anno, la Russia ha visto il cambiamento di leadership con Vladimir Putin sostituire Dmitrij Medvedev alla presidenza del paese. Dall’altra parte dello spettro, l’elettorato negli Stati Uniti, la scorsa settimana, ha deciso di dare al presidente Obama un altro mandato alla Casa Bianca. Quale impatto ciò avrà sugli sviluppi della politica internazionale? I paesi BRICS saranno interessati da questi sviluppi? E quale sarà o dovrebbe essere la loro futura linea di condotta? Ci sono molte possibilità che necessitano di ulteriori studi. I paesi BRICS hanno perso parte del loro slancio negli ultimi mesi, ma sarebbe esagerato scrivere un necrologio del raggruppamento.
Alcuni recenti testi di ben note riviste, tra cui l’attuale numero di Foreign Policy, hanno previsto che il gruppo perderà gradualmente di lucentezza. Le ragioni addotte sono: il gruppo non ha un coordinamento tra i membri, una scarsità di energia che rallenta l’economia di questi paesi, in particolare India e Cina, i paesi dovranno affrontare una graduale carenza di forza lavoro e della crescita della popolazione e, infine, l’Occidente prenderà slancio grazie agli sviluppi tecnologici e all’aumento di forza lavoro qualificata in quei paesi. Ci sono alcuni elementi di verità, da questi dati, ma non possono essere considerati assoluti. Vi sono molti argomenti che possono essere contraddetti. Per esempio, l’argomento secondo cui il commercio bilaterale tra i paesi si indebolisce, non può essere suffragato da dati. Nel complesso gli scambi bilaterali tra questi paesi sono aumentati. Ad esempio, nel periodo 2011-2012, il commercio bilaterale tra l’India e il Brasile hanno registrato una crescita del 34 per cento.
La sicurezza energetica sarà un grande problema per i paesi membri, in particolare per India e Cina, nei prossimi anni. Degli articoli suggeriscono che entro il 2025 i paesi BRIC rappresenteranno quasi il 38 per cento della domanda mondiale di energia primaria, rispetto al 27 per cento nel 2005. Mentre paesi come la Russia e il Brasile sono nella posizione migliore per soddisfare la domanda di energia, l’India e la Cina non sono benedette da ricche risorse energetiche. La rapida industrializzazione e l’accrescersi sempre più veloce della classe media in questi due paesi, aumenta la domanda di energia. I paesi fornitori di petrolio del Golfo Persico hanno aumentato la produzione, ma la crescente domanda interna in questi paesi ha avuto un impatto sulla loro capacità di esportazione. A proposito, il venti per cento del fabbisogno energetico dell’India è soddisfatto dall’Arabia Saudita. Ma il tasso di aumento del consumo di energia spingerà i paesi, l’India e la Cina, alla ricerca di fonti alternative. C’è un un modello possibile di cooperazione tra i paesi BRICS, per poter affrontare queste sfide. Russia e Brasile sono ricchi di risorse energetiche. Vi sono accordi bilaterali tra i paesi BRICS su petrolio e gas, che possono essere ulteriormente rafforzati. La recente offerta della Russia all’India di esplorare le risorse energetiche del campo Madagan-2, nella parte settentrionale del Mare di Okhotsk, è uno sviluppo positivo che deve essere ulteriormente esteso ad altri giacimenti di petrolio e di gas. India e Brasile hanno accordi commerciali bilaterali sul petrolio, che possono essere ulteriormente allargati. La Cina ha perseguito una forte politica d’importazione di petrolio e gas dai paesi dell’Asia centrale e da altre regioni. Lo sviluppo di un approccio politico coerente tra questi paesi, in materia di sicurezza energetica, li aiuterà a vincere le sfide energetiche. Tale cooperazione energetica reciproca aiuterà, inoltre, a sviluppare un’impostazione coordinata in altre aree con ramificazioni internazionali.
La banca centrale dei BRICS non si è ancora materializzata. Il gruppo ha proposto di istituire una nuova banca per lo sviluppo, a sostegno del finanziamento di progetti a lungo termine delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo. I paesi in via di sviluppo hanno difficoltà a ottenere prestiti da organismi finanziari internazionali, come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, per finanziare progetti di sviluppo, come strade, ferrovie, elettricità. Nel giugno 2012, il raggruppamento ha istituito un gruppo di lavoro volto a mettere in comune le risorse  valutarie, per 240 miliardi di dollari, per proteggere i membri dalle pressioni a breve termine sulla liquidità. Queste idee non si sono ancora materializzate. La mancata costituzione della banca è percepita, in molti ambienti, come una debolezza del gruppo e una situazione di incertezza economica. I BRICS forniscono una piattaforma alternativa in politica internazionale. Hanno svolto un ruolo cruciale nel processo decisionale nell’ambiente internazionale, sia nel G-20 che presso le Nazioni Unite. La loro debolezza o fallimento indebolirà le prospettive del multilateralismo nel decidere su questioni internazionali critiche, come il cambiamento climatico, la riforma degli organismi internazionali, la pace e la stabilità nelle situazioni di conflitto come l’Afghanistan. La nuova leadership cinese dovrà svolgere un ruolo fondamentale nel dare sinergia al raggruppamento. Il ruolo della Cina nel mantenimento della pace e della stabilità in Asia-Pacifico e nel Mondo, sarà fondamentale nei prossimi anni. E i vicini della Cina, India e Russia, insieme a giocatori come il Brasile e il Sud Africa, dovranno sviluppare un programma coordinato per la pace e lo sviluppo non solo per se stessi, ma anche per altre regioni del mondo.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse includono le relazioni India-Russia, i conflitti, la pace e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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