NATO, Russia: armi o diplomazia

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/04/2014

10172725La NATO deve avere una presenza costante nei Paesi che si sentono “vulnerabili” alla Russia, ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 26 marzo in una riunione con i capi europei a Bruxelles. Obama ha insistito sul fatto che i piani d’emergenza dovevano essere esaminati ed “aggiornati” per “fare più nell’assicurare la presenza regolare della NATO in alcuni di quei Stati che possano sentirsi vulnerabili”. Le osservazioni sono state fatte durante il tour in Europa del presidente degli Stati Uniti. Gli alleati della NATO scattarono sull’attenti, battendo i tacchi e dicendo: “Sissignore”. L’1-2 aprile 2014 i ministri degli Esteri si sono riuniti per la prima volta da quando la Crimea ha aderito alla Russia. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che le azioni della Russia indicano che non si “continuerà come prima”. “Così oggi, sospendiamo ogni cooperazione pratica con la Russia, militare e civile”, ha detto in conferenza stampa. La NATO ha rilasciato una forte dichiarazione che condanna l’“annessione illegale” alla Russia della regione di Crimea dell’Ucraina. L’alleanza ha sospeso ogni forma di cooperazione pratica con la Russia per l’Ucraina e ordinato ai pianificatori militari di elaborare misure volte a rafforzarne le difese e rassicurare i membri est europei. Le misure potrebbero includere l’invio di soldati ed equipaggiamento della NATO negli alleati dell’Europa orientale, ulteriori esercitazioni, garantendo che la forza di reazione rapida della NATO sia dispiegata più velocemente e rivedere i piani militari della NATO. I pianificatori militari torneranno con proposte dettagliate tra poche settimane. Vi è una vasta gamma di opzioni da studiare. Ad esempio, si prevede di aprire basi militari permanenti negli Stati baltici. L’aviazione della NATO prenderà parte a pattugliamenti aerei nella regione dopo che le esercitazioni di routine hanno assunto nuovo significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, compresi Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno offerto altri aerei militari. La NATO offre all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni dell’alleanza e sostegno per lo sviluppo dell’esercito. L’operazione congiunta di addestramento antidroga in Afghanistan si concluderà dopo che la sessione attuale scadrà. Il programma per la fornitura di pezzi di ricambio e addestramento per gli elicotteri di fabbricazione russa forniti alle forze afghane finiranno anche. L’iniziativa congiunta di condivisione dei dati radar tra i Paesi ai confini della NATO vedrà spenta la parte russa dell’operazione. La missione della Russia presso la NATO rimarrà aperta e il blocco è disposto a parlare con i russi a livello di ambasciatori od oltre, ma è chiaro che se ci dovessero essere futuri colloqui, l’Ucraina sarà in cima all’ordine del giorno. In un comunicato congiunto che annuncia la sospensione della cooperazione, i ministri hanno detto che il dialogo politico in seno al Consiglio NATO-Russia potrebbe continuare, “se necessario a livello di ambasciatori e soprattutto per permettere di scambiare punti di vista, prima di tutto su questa crisi”. I capi della politica estera europei hanno anche detto che avrebbero rivisto le relazioni della NATO con la Russia nella prossima riunione di giugno.
La NATO e l’Ucraina intensificheranno la cooperazione e promuoveranno le riforme della Difesa in Ucraina attraverso addestramento e altri programmi. L’Ucraina ha dato alla NATO una lista dei desideri delle “attrezzature tecniche” necessarie alle proprie forze armate, che non comprende armi, come ha detto il ministro degli Esteri dell’Ucraina Andrej Deshitsja in conferenza stampa dopo l’incontro con i ministri della NATO. Ha detto che la NATO avrebbe inviato degli esperti a Kiev la prossima settimana per vedere di cosa ha bisogno l’Ucraina. Europa e Stati Uniti collaborano per ridurre la dipendenza dell’Ucraina dall’energia russa sviluppando fonti alternative di gas naturale. Il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry ha detto: “lavoriamo in sincronia per aiutare l’Ucraina a trasportare gas naturale in Polonia e Ungheria e sviluppare una rotta attraverso la Slovacchia”, aggiungendo che gli Stati Uniti sperano anche di esportare più gas naturale in futuro. “Gli sviluppi in Ucraina hanno messo i problemi della sicurezza energetica sulla ribalta e dimostrano la necessità di rafforzare la sicurezza energetica in Europa”, ha detto una dichiarazione congiunta rilasciata dal Consiglio energetico UE-USA tenutosi a Bruxelles, a fianco dei colloqui NATO. Separatamente, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha votato in massa sostenendo un disegno di legge che fornisce aiuti all’Ucraina e impone sanzioni alla Russia per la Crimea. Il disegno di legge passa ora al presidente Barack Obama per la firma. In un comunicato, la Casa Bianca ha detto che il presidente ha accolto con favore la mossa. “Questa legislazione ci permetterà di fornire un sostegno fondamentale all’Ucraina attraverso garanzie sui prestiti che faciliteranno l’accesso ai finanziamenti necessari per l’Ucraina, mentre ci vogliono passi essenziali per ripristinare la stabilità economica e riavere crescita e prosperità”, si leggeva. Nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto che Washington avrebbe intensificato la cooperazione militare con la Polonia e gli Stati baltici per mostrare solidarietà agli alleati nella crisi in Ucraina. “Il dipartimento della Difesa avanza misure per sostenere i nostri alleati”, ha detto Hagel al Comitato dei Servizi Armati del Senato.

Pianificazione militare
I pianificatori militari hanno avuto dai ministri degli esteri della NATO l’ordine di studiare le opzioni militari. La possibilità di potenziali installazioni per le forze di terra, mare e aria viene studiata. L’elemento aereo ha già iniziato con il rafforzamento dei pattugliamenti della NATO sulle repubbliche baltiche e le esercitazioni dell’US Air Force con il suo omologo polacco. Altri  aeromobili potrebbero presto essere inviati. Secondo Der Spiegel, la Germania valuta se inviare 6 velivoli per il pattugliamento dello spazio aereo dell’Europa orientale, e il numero totale di aerei NATO nella regione sarà almeno raddoppiato, dice l’articolo. Il portavoce del ministero della Difesa tedesco ha detto a Reuters che tale questione sarà decisa dai politici, ma ha confermato che l’esercito potrebbe prendere parte ai pattugliamenti degli aerei AWACS dello spazio aereo di Romania e Polonia, così come ai voli di addestramento nell’ambito della missione di polizia aerea della NATO sul Baltico. L’alleanza cerca come poter utilizzare le sue forze navali e anche come dispiegare le forze di terra. L’elenco delle opzioni dovrebbe essere pronto entro il 15 aprile. Il generale Philip Breedlove, comandante supremo alleato della NATO in Europa e capo del Comando europeo delle forze armate USA, ha detto che “monitora il pieno impiego delle prossime esercitazioni della NATO” per vedere se si possono rafforzare. Il presidente romeno Traian Basescu ha detto che gli Stati Uniti avevano chiesto di aumentare il numero di truppe e aerei di stanza in una base aerea nel Paese, che confina con l’Ucraina. Nei prossimi giorni, 175 marine di Camp Lejeune in North Carolina saranno inviati in Romania, nell’ambito dello sforzo per rinforzare la presenza del Corpo dei marine in Europa per affrontare imprevisti. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha detto che il ritmo con cui la NATO aumenta la sua presenza militare in Polonia è insoddisfacente. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, che ha detto in precedenza che sarebbe stato soddisfatto se la NATO inviasse due brigate pesanti in Polonia, ha detto nella riunione della NATO che avrebbe accolto tutte le forze della NATO stanziatevi.
Come il Guardian ha riferito, un documento riservato di sette pagine diffuso dal settimanale tedesco Der Spiegel, propone esercitazioni e addestramento congiunti tra l’alleanza e tre Paesi (Armenia, Azerbaigian e Moldavia) per migliorare l’“interoperabilità” dei militari con la NATO ed espanderne la partecipazione alle operazioni di “difesa intelligente” della NATO. Il documento ha inoltre proposto l’apertura di un ufficio di collegamento della NATO in Moldova, di fornire addestramento all’Armenia e dei programmi in Azerbaigian per assicurare i giacimenti di petrolio e di gas sul Mar Caspio. Un certo numero di esercitazioni si svolgerà in Ucraina quest’anno, tra cui: l’esercitazione di squadriglie aeree ucraino-polacche, le esercitazioni ucraino-polacche Ordine 2014 di unità di polizia militare, le esercitazioni ucraino-statunitensi Rapid Trident 2014, le esercitazioni aeree ucraino-polacche Cieli sicuri 2014, le esercitazioni ucraino-statunitensi Sea Breeze 2014, le esercitazioni multinazionali Light Avalanche 2014, le esercitazioni multinazionali delle unità di fanteria di montagna Carpazi 2014, e le esercitazioni Sud 2014 di unità meccanizzate ucraino-moldavo-rumene.

Il miele è dolce, ma le api pungono
A seguito della riunione della NATO, il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski, il cui Paese ha guidato lo sforzo per avvicinare Kiev all’UE, ha detto ai giornalisti che “il resto d’Europa non è sempre con noi”. Praticamente nessuno nei circoli ufficiali dell’UE, dell’Est o dell’Ovest, vuole la NATO in Ucraina. La Russia è il quarto partner commerciale della Germania, al di fuori dell’Unione europea, e suo maggiore fornitore di energia. Tra le aziende francesi con investimenti in Russia c’è la Renault, in parte di proprietà del governo francese. Attraverso una partnership con Nissan, quest’anno Renault ha avviato l’aumento di quasi il 75 per cento della partecipazione nella grande fabbrica automobilistica della Russia. Il 2 aprile, il quotidiano estone Ohtuleht ha pubblicato un editoriale che esprime preoccupazione sui legami economici tra la Russia e le economie dell’Europa occidentale dipendenti dalle sue forniture di gas. “Quale governo oserà suggerire ai propri elettori di trascorrere il prossimo inverno in un appartamento freddo solo per una penisola che nessuno sa indicare sulla mappa?” Andrejs Pildegovics, segretario di Stato per gli Esteri della Lettonia, ha detto che la sua nazione cerca di costruire il consenso alla soluzione diplomatica, mantenendo “le sanzioni sul tavolo”. “L’Ucraina non è un membro della NATO, non è sotto l’ombrello nucleare e non ci sono obblighi di proteggerla”, ha detto. Il Washington Post avverte che l’occidente può essere controbilanciato. Dice che la Russia concentrerà le risorse sul lancio dell’Unione eurasiatica, il prossimo anno. L’articolo nota, “Questa nuova alleanza non è il ritorno dell’Unione Sovietica, è geograficamente molto più ambiziosa, le esportazioni russe di petrolio e materiale militare aiuteranno l’Unione Eurasiatica ad assemblare un capitale geopolitico ben oltre i confini europei”, sottolineando un punto molto importante con cui fare i conti trattando la questione, “Pochissime nazioni possono produrre le armi e l’energia di cui hanno bisogno. Tra queste la Russia. India e Cina, ad esempio, hanno grandi forze militari che dipendono dalla tecnologia russa. Gazprom mette a punto un massiccio accordo sul gas con la Cina, basandosi su un accordo petrolifero precedente, e Rosneft ricerca un accordo a lungo termine con l’India. Nessuna di esse è stata in disaccordo con la Russia sulla scena internazionale; entrambe sono tra le 69 nazioni che non hanno condannato il “referendum” della Crimea alla Nazioni Unite”. Il Washington Post osserva che la Russia è ampiamente supportata in Europa dalle forze di destra e conservatrici. Potranno uscire vincenti nel voto di maggio per il Parlamento europeo, formando un dirompente blocco anti-EU e pro-Russia. Il giornale sollecita, “l’UE demoralizzata e divisa contrasterà la promessa  lanciata dall’Unione Eurasiatica. Il suo appello andrebbe ben al di là dei benefici commerciali e di traffico, magari promuovendo una valuta di riserva alternativa minando le istituzioni internazionali dominate dall’occidente”. La Russia ha ampi legami con India, Cina e Vietnam, fornisce grande supporto materiale a Siria, Iran e Venezuela e guida i rapporti con i Paesi BRICS. Insieme, questi Paesi rappresentano oltre il 20 per cento della produzione economica globale. Il giornale avverte che “la loro cooperazione potrebbe trasformarsi in un’alleanza militare con capacità di proiezione”.

La Russia invoca la ragione: far lavorare la diplomazia
Il 2 aprile, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato per telefono con il segretario di Stato USA John Kerry. Esprimendo preoccupazione per le decisioni prese dalla NATO “che non aiutano l’attuazione di questi compiti”. Lavrov non ha annunciato alcuna misura di ritorsione, e ha sottolineato la necessità di sforzi congiunti per promuovere il “dialogo in Ucraina” sull’unità nazionale. Un alto funzionario del dipartimento di Stato ha detto che Kerry ha ribadito l’obiettivo della de-escalation della crisi e ha chiesto colloqui tra i governi russo e ucraino. “Il linguaggio delle dichiarazioni assomiglia piuttosto alla giostra verbale della Guerra Fredda”, ha detto in un comunicato il portavoce del ministero degli Esteri Aleksandr Lukashevich, osservando che la NATO prese tale decisione nella guerra della Russia contro la Georgia nel 2008, e poi riprese la cooperazione di sua spontanea volontà. “Non è difficile immaginare chi ci guadagnerà dalla sospensione della cooperazione tra la Russia e la NATO nella lotta a minacce e sfide moderne alla sicurezza internazionale ed europea, in particolare nella lotta contro terrorismo, pirateria, catastrofi naturali e di origine antropica”, ha detto Lukashevich. “In ogni caso, non saranno certamente la Russia o gli Stati membri della NATO”. Nel frattempo Mosca ha respinto le accuse della NATO che la Russia stia rimuginando piani aggressivi contro i Paesi occidentali. “Le rivendicazioni sui piani presumibilmente aggressivi di Mosca che minacciano i Paesi della NATO sono assolutamente infondate”, così l’agenzia Interfax citava l’inviato russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Grushko ha aggiunto: “le mosse della NATO per proteggere i Paesi dell’Europa orientale non hanno senso”. La NATO ha iniziato le esercitazioni aeree il 1° aprile sulla repubblica ex-sovietica della Lituania con atterraggi di emergenza ed operazioni di ricerca e salvataggio. “Lo scopo di tali esercitazioni è risvegliare gli istinti da Guerra Fredda e dimostrare la necessità della NATO nelle condizioni di sicurezza attuali”, ha detto Grushko, aggiungendo che la Russia “in ogni caso” prenderà tutte le misure necessarie per garantire in modo affidabile la propria sicurezza. “Gli istinti da guerra fredda si sono risvegliati nella NATO, adottandone la retorica conseguente”, citava Aleksandr Grushko la pagina Twitter ufficiale della missione della Russia presso la NATO. “‘L’alleanza è in pericolo!’ Sembra che i contribuenti dovranno pagare i giochi militari”, ha detto. “L’ultima volta (nel 2008) ci fu un congelamento di tre mesi, e lo scongelamento a dicembre”, ha detto riferendosi alla breve guerra della Russia con la Georgia. “Cosa posso dire: è una guerra fredda, quindi sono ancora congelati”, ha scritto su Twitter.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che la Russia voleva risposte dalla NATO sulle attività dell’alleanza militare occidentale in Europa orientale. “Abbiamo rivolto domande all’alleanza militare del Nord Atlantico. Non solo aspettiamo risposte, ma che siano completamente basate sul rispetto delle regole concordate”, ha detto Lavrov in una conferenza congiunta con l’omologo kazako. Ha detto che la Russia ha il diritto di spostare truppe sul suo territorio e che le forze attualmente vicine al confine con l’Ucraina sarebbero rientrare nelle loro basi permanenti dopo aver compiuto le esercitazioni militari.
Bisogna fare i conti la realtà e i fatti della vita. La NATO dovrebbe pensarci seriamente prima di seguire il sentiero del confronto aperto con la Russia, invece di usare la diplomazia per risolvere le differenze e trovare un terreno comune per affrontare la questione ucraina in modo positivo.

1920174La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS svolgono un ruolo di bilanciamento globale

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 26 marzo 2014

531981I ministri degli Esteri dei Paesi BRICS hanno ribadito, durante il loro incontro a margine del vertice sulla sicurezza nucleare a L’Aja, la loro posizione contro le sanzioni come strumento per risolvere il conflitto sull’Ucraina. Ancora più importante, come membri del corpo economico globale dei G20, si oppongono a qualsiasi idea di vietare alla Russia di prendere parte al prossimo vertice. Sostengono la decisione che l’organismo multilaterale non può agire unilateralmente. I BRICS possono giocare un ruolo di collegamento tra la Russia e l’occidente. Brasile, India, Cina e Sud Africa, insieme alla Russia, hanno ribadito la loro posizione comune nel disinnescare la crisi. La dichiarazione congiunta del gruppo dell’Aja n’è un chiaro riflesso. Le sanzioni potranno causare ritorsioni, così anche la forza. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ammesso che le sanzioni avranno un “effetto dirompente” sull’economia globale. L’intensificazione delle sanzioni e delle controsanzioni può avere un impatto sulla situazione economica della Russia, ma anche l’occidente, Europa compresa, sarà colpito dalle ripercussioni. L’Europa è fortemente dipendente dall’energia russa. Anche la situazione economica ucraina si deteriorerà con le sanzioni, essendo il Paese fortemente dipendente dalle risorse energetiche e dal mercato russi.
Un fattore importante da seguire è il ruolo del BRICS nella crisi. I BRICS sono relativamente un fenomeno recente. Non c’erano durante la Guerra Fredda. Sarebbe forse un esercizio fruttuoso a posteriori valutare l’impatto dei BRICS o di un gruppo simile sulla politica della Guerra Fredda. L’affermazione del gruppo sul dialogo e la riconciliazione, l’accento sul ruolo delle Nazioni Unite e l’opposizione alle sanzioni non solo ne aumentano visibilità e ruolo internazionali, ma anche ne fanno un attore globale. I ministri degli Esteri del raggruppamento, nella loro dichiarazione congiunta, hanno affermato, “L’escalation di linguaggio ostile, sanzioni, contro-sanzioni e forza non contribuisce a una soluzione durevole e pacifica secondo il diritto internazionale, compresi i principi e le finalità della Carta delle Nazioni Unite“. Alla proposta del ministro degli Esteri australiano di escludere la Russia dalla riunione di novembre del G20, a Brisbane, i ministri hanno dichiarato: “I ministri hanno rilevato con preoccupazione le ultime dichiarazione nei media sul prossimo vertice del G20 che si terrà a Brisbane, nel novembre 2014. L’adesione al G20 appartiene ugualmente a tutti gli Stati membri e nessuno Stato membro può deciderne unilateralmente natura e  carattere“. I membri dei BRICS hanno un ruolo cruciale nella formazione del G20 e delle sue decisioni e agenda. Nella riunione di San Pietroburgo in Russia a settembre, i membri del gruppo si sono impegnati “a continuare a cooperare nel rafforzare l’economia globale” .
I recenti sviluppi nella crisi non sono così negativi. Il ministro degli Esteri russo ha incontrato il ministro degli Esteri ad interim ucraino all’Aja. L’incontro, primo tra i più alti funzionari dalla crisi, è stato salutata da molti come passo positivo verso l’attenuazione della crisi. Secondo un articolo, Lavrov ha delineato i passi che il nuovo governo ucraino deve fare per disinnescare la crisi. Il ministro russo ha anche incontrato il suo omologo statunitense. Le visite programmate del Presidente Putin in Germania ad aprile e a maggio in Francia, sono ancora previste. La situazione in Ucraina e l’emergente confronto ricordano la guerra fredda, quando il confronto Est-Ovest era una parola spesso ripetuta nella politica internazionale. Uno dei diplomatici di quel periodo, Henry Kissinger, in un recente editoriale ha sostenuto che tale degrado non sarà redditizio per nessuno. La crisi ucraina deve essere vista con “calma ed equilibrio” (usando una frase dalla dichiarazione congiunta dei ministri BRICS), pur tenendo in considerazione gli interessi di tutte le parti coinvolte. Gli interessi della Russia nel suo estero vicinanze, tra cui l’Ucraina, non sono solo geopolitici, ma anche storici e culturali. Kissinger ha affermato che per la Russia, “L’Ucraina non può mai essere un Paese straniero. La storia russa iniziò da ciò che si chiamava Rus di Kiev. La religione russa si diffuse da lì. L’Ucraina ha fatto parte della Russia per secoli, e la loro Storia è intrecciata anche prima di allora“. Le parti coinvolte nel conflitto devono tener conto di queste dinamiche, e allo stesso tempo vi è la necessità di affrontare il conflitto dal punto di vista non-violento e  pacifico.
I BRICS possono essere un sistema di bilanciamento dei valori tra l’Oriente e l’occidente. Possono anche rafforzare dialogo e decisioni, mentre allo stesso tempo hanno un ruolo nel compensare  politiche volte a destabilizzare l’ordine mondiale. L’idea di escludere la Russia dal G20 contribuirebbe ad alimentare il conflitto, invece di risolverlo. Bisogna menzionare che il G20, in cui Paesi emergenti ed economie sviluppate sono membri, s’è dimostrato più rappresentativo ed efficace nell’affrontare le questioni economiche globali. Con tutti i Paesi BRICS membri del G20, il raggruppamento, che ha approccio e politica equilibrati, è nella posizione migliore per svolgere un ruolo maggiore nella risoluzione dei conflitti.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano su conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e sugli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’asse Mosca-Pechino a tutta velocità contro il dollaro

Dedefensa  22 marzo 2014

45Il 21 marzo 2014, il sito Zero Hedge annuncia l’imminente firma di ciò che chiama Santo Graal del gigantesco accordo sul gas tra Russia e Cina, visto in parallelo a un massiccio attacco contro i petrodollari. Tyler Durden pone il contratto come segno fondamentale del ribaltamento del potere a scapito del blocco BAO.
Se c’è l’intento occidentale di spingere la Russia e la Cina, una superpotenza delle risorse naturali (anche se “un po’ usurata”) e l’altra superpotenza del capitale fisso/lavoro produttivo (ance se “con capitale sbilanciato e credito gonfiato”) a marginalizzare il dollaro e incoraggiare l’uso di rublo e renminbi nel commercio bilaterale, allora le cose vanno sicuramente “secondo i piani”. Per ora non ci sono stati importanti sviluppi in conseguenza dello spostamento dell’asse geopolitico che ha visto l’influenza globale degli Stati Uniti, oltre al Gruppo dei 7 (Paesi più insolventi), declinare  precipitosamente a seguito del tentato intervento pasticciato in Siria e dell’incruenta annessione russa della Crimea, ma presto tutto cambierà. Perché mentre l’occidente si concentra giorno per giorno sugli sviluppi in Ucraina e su come fermare l’espansione russa con un appeasement (difficilmente una tattica vincente come gli eventi negli anni ’30 hanno dimostrato), la Russia ancora una volta pensa tre passi avanti… e un bel po’ di passi a est. Mentre l’Europa si agita furiosamente per trovare fonti alternative all’energia che Gazprom potrebbe staccare dalla rete d’esportazione del gas in Germania ed Europa (con l’imminente aumento del 40% dei prezzi del gas in Ucraina, probabilmente la migliore indicazione di ciò che succederà), la Russia si prepara all’annuncio del “Santo Graal” dell’accordo energetico con nientemeno che la Cina, una mossa dalle potenti onde d’urto geopolitiche in tutto il mondo che lega le due nazioni in un asse basato sul commercio. Come alcuni, specie in queste pagine, hanno suggerito getterebbe le basi per una nuova valuta basata sui rapporti commerciali aggirando il dollaro, qualcosa che la Russia implicava momenti fa, quando il suo ministro delle Finanze Siluanov ha detto che la Russia può riprendersi i prestiti esteri quest’anno. Tradotto: i russi saltano l’acquisto di debito occidentale, finanziato dall’acquisto cinese di buoni del Tesoro degli Stati Uniti, per andare direttamente alla fonte”.
L’accordo potrebbe essere firmato a maggio, quando Putin sarà a Pechino, stabilendo un rapporto strutturale fondamentale tra il primo produttore di gas e il maggiore consumatore di gas, in cima ai  rapporti tra i due Paesi considerando le proprie attività legate all’energia. (Si aggiunga l’elemento di quest’anno, la Cina è diventata il maggiore importatore di petrolio russo superando la Germania). Un esperto russo della Cina, Vasilij Kashin, dell’Istituto di analisi strategie e tecnologie (CAST) infatti, ritiene che in tali condizioni sia completamente assurdo parlare di “isolamento” della Russia, anzi si può ritenere invece che sia il blocco BAO che si trova sulla via dell’isolamento, tanto più che Durden continua: “Bingo! E ora si aggiungano gli scambi bilaterali in rubli e renminbi, si aggiungano Iran, Iraq, India e presto Arabia Saudita (la prima fonte estera di greggio della Cina, il cui principe ha anche incontrato il Presidente Xi Jinping la scorsa settimana, per espandere ulteriormente i rapporti commerciali) e saluti ai petrodollari“. Durden fa una panoramica delle relazioni della Russia con i principali Paesi alternativi al blocco BAO (Cina, India, ecc.) valutando che le loro relazioni con la Russia sono in via di una positiva stabilizzazione sulla scia dello shock costituito dalla crisi ucraina. Durden aggiunge che misure altamente simboliche e significative sono in preparazione in altri settori della cooperazione, (“Kashin di CAST ha detto che le prospettive che la Russia offra i jet da combattimento Sukhoj Su-35 alla Cina, in discussione dal 2010, crescerà”).
Punchline: “Una forte alleanza s’impone su entrambi i Paesi (Russia e Cina) in risposta agli Stati Uniti”. Un’alleanza che non si limita ad essere un prolungamento delle attuali tendenze a stretti rapporti bilaterali, tra cui non solo investimenti nelle infrastrutture, ma anche forniture militari… In sintesi: mentre il maggiore terremoto geopolitico dai tempi della guerra fredda accelera l’inevitabile consolidamento dell’”asse asiatico”, l’occidente monetizza il debito e si crogiola nella ricchezza di carta creata da un mercato azionario assai manipolato, mentre allo stesso tempo cerca di spiegare il motivo per cui il 6,5% di disoccupazione in realtà indichi un’economia debole, incolpando il tempo per ogni deludente dato economico, e affliggendo ogni singola persona nel cercare un aereo scomparso”.
Ciò che è più impressionante in questa analisi, che rafforza diverse voci,  prospettive, dichiarazioni di funzionari russi, ecc., è l’espansione accelerata della crisi ucraina, in questo caso passando al problema fondamentale del ruolo/status del dollaro il cui peso sul dispositivo egemonico del sistema è noto. Si tratta di misurare come e quanto velocemente questa crisi passa da una dimensione regionale ad una globale, in tutte le aree, mettendo in discussione tutti i rimanenti fattori  piuttosto stabili nelle relazioni internazionali, e ciò in un senso sistematicamente sfavorevole al blocco BAO. Nel frattempo, il blocco segue una dinamica in senso opposto, in particolare nel contesto dello sviluppo delle sanzioni antirusse. Quindi, in tale caso, c’è il fenomeno sorprendente di una sorta di “provincialismo” della globalizzazione. L’immagine non è esagerata o caricaturale quando si riferisce a ciò che riecheggiano le organizzazioni europee, immerse nei dettagli più banali accordando le sanzioni calcolate al millimetro e all’euro, per cercare di soddisfare tutte le parti interessate, i Paesi membri naturalmente, ma anche lobby, industriali e varie forze. (Indicativo a tale senso l’esempio, per la sua dimensione grottesca, di una piccola azienda austriaca molto efficace nel lobbying, mentre il suo Paese è assai riluttante nelle sanzioni, che ha un ordine di 30 milioni di euro dalla Russia; protestando contro tale perdita e minacciando vie legali, riesce ad ottenere un risarcimento da 30 milioni di euro dalle istituzioni UE in cambio della rinuncia dell’attività di lobbying, delle recriminazioni e dei piani per rivolgersi a un tribunale, e così via… Questo è il livello del “micro-management”, la frammentazione folle a cui le misure prospettate si riducono…)
Un altro fenomeno semantico appare nel testo Durden, ed è la considerazione della Crimea quale schiacciante sconfitta geopolitica degli Stati Uniti, così come lo fu in precedenza la crisi siriana di agosto-settembre 2013 (“…lo spostamento dell’asse geopolitico che ha visto l’influenza globale degli Stati Uniti, oltre al Gruppo dei 7 (Paesi più insolventi) naturalmente, declinare precipitosamente a seguito del tentato intervento pasticciato in Siria e dell’incruenta annessione russa della Crimea“). Ancora, si tratta della grande estensione della crisi ucraina, questa volta nel campo della percezione e comunicazione. Naturalmente, tale estensione viene completamente ignorata dal blocco BAO, perché completamente imbambolato dalla travolgente narrativa in corso nel blocco, che non è mai stata così pesante, pervasiva, impudente e che ingloba ogni pensiero ufficiale (che parli ad alta voce, o che eventualmente appaia nei punti di discussione e nelle relazioni finali, in meno di una pagina, su un determinato aspetto della crisi, ecc.). Ancora una volta, la differenza tra il blocco BAO e “l’altro lato” della crisi (Russia, ma probabilmente molto più della Russia) è sconcertante. Per buona misura e considerando l’atmosfera da microgestione in cui sono immersi tutti gli strumenti di potere del blocco BAO, sembra altamente improbabile che il blocco sappia esattamente ciò che accade, in generale, con l’accordo qui commentato (L’asse Russia-Cina e i petrodollari), come in altre aree del sistema globale del blocco.
Per parafrasare Durden e non necessariamente limitandosi alla sola Russia, “la Russia (…) pensa tre passi avanti“… ci si accorge di quale sia la vera preoccupazione dei cittadini statunitensi (vedi 22 marzo 2014), così rafforzando la logica della situazione, che rende tale circostanza un fattore antisistema supplementare (gli statunitensi contro il sistema dell’americanismo/contro il Sistema) all’azione russo-cinese, delineando ciò che potrebbe comportare una generale rivolta antisistema. Certo, sarebbe un’opportunità e un ulteriore tentativo in questa direzione, ma ancor più serio di quelli precedenti, tanto più serio per via di tali fattori, che si ha il diritto di pensare che ci sia un’opportunità così forte e dinamica da essere quasi decisiva.

1-s2.0-S030142150900593X-gr6Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: sanzioni russe e isolamento occidentale

Alessandro Lattanzio, 22/3/2014809px-krim_of_Russia-grayIl presidente russo Vladimir Putin ha firmato la legge sull’adesione di Crimea e Sebastopoli alla Russia e sulla formazione delle due nuove regioni russe, che il 20 marzo la Duma ha ratificato, con 443 voti contro uno, e il Consiglio Federale ha approvato con 155 su 166 senatori che hanno votato a favore. Il trattato tra la Crimea e la Russia è stato firmato al Cremlino il 18 marzo dal Presidente Vladimir Putin, dal presidente del Consiglio Supremo di Crimea Vladimir Konstantinov, dal Primo ministro di Crimea Sergej Aksjonov e dal sindaco di Sebastopoli Aleksej Chaly. “Il trattato si basa sulla libera espressione e volontà del popolo di Crimea nel referendum tenutosi nella Repubblica Autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli il 16 marzo 2014, durante cui il popolo di Crimea ha deciso di riunirsi con la Russia“, dice una nota del trattato. La Federazione Russa garantisce il diritto a conservare la lingua madre e s’impegna a creare le condizioni per studiare e sviluppare la lingua natia di tutti i popoli della Repubblica di Crimea e della città federale di Sebastopoli. Russo, ucraino e tartaro sono state dichiarate lingue ufficiali della Repubblica di Crimea. La frontiera terrestre della Repubblica di Crimea con l’Ucraina è il confine di Stato della Federazione Russa. Le acque di Mar Nero e Mar d’Azov sono delimitate in base a trattati internazionali, norme e principi del diritto internazionale. Dal giorno dell’adesione di Crimea alla Russia, i cittadini ucraini e apolidi che risiedono permanentemente nella repubblica o a Sebastopoli devono essere riconosciuti cittadini russi, ad eccezione di coloro che dichiarino entro un mese il desiderio di conservare un’altra cittadinanza. La Corte Costituzionale russa ha indicato che il trattato internazionale dell’adesione della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli alla Federazione russa è in linea con la Costituzione, ha detto il presidente della Corte Costituzionale russa Valerij Zorkin. “La Corte Costituzionale riconosce che il Trattato corrisponde alla Costituzione russa“. I primi passaporti sono stati consegnati dopo che il trattato di adesione “è stato firmato… E tutti coloro che in Crimea hanno fatto appello al Servizio federale dell’immigrazione, riceveranno i loro passaporti. Questo lavoro è iniziato. Alcuni passaporti sono stati emessi oggi“, dichiarava Konstantin Romodanovskij, direttore del Servizio federale dell’immigrazione. Romodanovskij ha anche detto che la Russia è interessata dai sintomi di un’imminente “catastrofe umanitaria” in Ucraina. “Un segnale è il numero più che raddoppiato di anziani e bambini che entrano in Russia. Abbiamo condiviso tali preoccupazioni con l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. In una certa misura, le nostre preoccupazioni sono state comprese e abbiamo iniziato un’interazione con l’organizzazione“. Inoltre il Ministero del Lavoro porterà le pensioni della Crimea al livello russo. “Tutti i cittadini della Russia devono essere posti nelle medesime condizioni. Come, è vostro affare. Ci pensino i deputati della Duma di Stato e lo facciano. Non devono esserci ritardi. Lo si faccia al più presto possibile“, ha detto il Presidente Putin al ministro del Lavoro Maksim Topilin. Secondo Topilin, attualmente vi sono 677000 pensionati in Crimea, che ricevevano circa 160 dollari dallo Stato ucraino. “È significativamente inferiore alla media in Russia”, ha sottolineato Topilin, aggiungendo che sono la metà di quelle in Russia.
Le forze di autodifesa di Crimea aderiranno alle forze armate russe, “Dopo che Crimea e Sebastopoli si sono unite alla Russia, le forze di autodifesa dovrebbero divenire parte del Distretto Militare del Sud della Russia“, ha detto Vladimir Komoedov, presidente della commissione Difesa nella camera bassa del Parlamento russo. Komoedov, ex-comandante della Flotta del Mar Nero della Russia, ha sottolineato che il passaggio dovrebbe essere accelerato data la mobilitazione dei riservisti in Ucraina e la necessità di garantire la sicurezza della Crimea. Comunque, 72 unità militari ucraine di stanza in Crimea, tra cui 25 navi della marina, hanno issato la bandiera russa. “72 unità militari quasi a piena forza hanno deciso di unirsi alle forze armate russe. Ora trattiamo del servizio e della cittadinanza di ufficiali e soldati di queste unità“, ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. In effetti, la bandiera di Sant’Andrea della Marina militare russa è stata issata anche sull’unico sottomarino dell’Ucraina, il Zaporozhja. Il Capitano Anatolij Varochkin, comandante della flottiglia sottomarini della Flotta del Mar Nero, ha detto che “Metà dell’equipaggio del sottomarino è pronto a servire la Russia e ad adempiere ai propri compiti. Sa di essere sulla sua nave e continuerà il servizio“. Anche la 36.ma Brigata della guardia costiera della Marina ucraina, di stanza a Perevalnoe, provincia di Simferopoli in Crimea, ha deciso di aderire alle Forze armate russe. “L’unità ha innalzato la bandiera della Russia“, sottolineava il comando dell’unità. Circa 100 soldati saranno trasferiti in altre regioni d’Ucraina, ma gli altri 400 continueranno ad operare nell’esercito russo.
1606880Secondo il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev, Kiev deve restituire 16 miliardi di dollari di prestiti russi. “Penso che sia perfettamente legittimo sollevare la questione del ritorno di questi fondi dal bilancio dell’Ucraina, che può avvenire tramite tribunali, in base alle regole dell’accordo. Certo, si tratta di misure dure, ma (…) abbiamo fatto un accordo. I nostri partner ucraini devono capire che devono pagare“. In base all’accordo di Kharkov la Russia concedeva all’Ucraina uno sconto di 100 dollari ogni 1000 metri cubi di gas in cambio della permanenza della Flotta russa del Mar Nero in Crimea. “In effetti, è stato un passo avanti, in accordo con le disposizioni speciali di quel periodo. E in fondo, non avremmo dovuto pagare, ma l’abbiamo fatto tenendo conto dei termini del contratto, aiutando lo Stato ucraino. Ma nelle nuove circostanze questo prestito deve essere restituito“. Nel corso della riunione straordinaria del Consiglio della Federazione, Putin ha detto che la Russia aveva concesso all’Ucraina uno sconto sul gas anticipato, “considerando il prolungamento della permanenza della flotta iniziato nel 2017. Voglio dire, abbiamo dato questi soldi. L’importo totale delle passività (ucraina) raggiunge una cifra notevole”. Il debito totale dell’Ucraina con la Russia è di 16 miliardi di dollari. “L’Ucraina ha un grande debito nei confronti della Federazione russa, sia pubblico che aziendale (…) Crediamo di non permetterci di perdere quei soldi, dato che il nostro budget subisce delle difficoltà. Anche tenendo a mente i 3 miliardi di finanziamento concesso recentemente concesso, con i nostri accordi, sotto forma di acquisto di eurobond. Il debito accumulato verso Gazprom è di circa 2 miliardi. Pertanto, l’importo totale del debito (ucraina) é di 16 miliardi di dollari“.
Kiev invece continua ad istigare violenze contro i cittadini russofoni dell’Ucraina orientale. In un discorso televisivo il “premier” di Scientology Arsenij Jatsenjuk ha minacciato le popolazioni delle città dell’Ucraina orientale, dicendo che Kiev avrebbe fatto in modo che “il terreno bruci sotto i loro piedi”, e difatti i funzionari vengono minacciati dai neonazi di Fazione Destra che li rimuove fisicamente dai loro incarichi. Il 14 marzo, il sindaco di Poltava Aleksandr Mamaj è stato aggredito, picchiato, rapito e costretto a firmare le dimissioni. Il “candidato presidenziale” Oleg Ljashko ha rapito un parlamentare filo-russo dell’Oblast di Lugansk, mentre un altro ducetto nazista, Aleksandr Muzichko, ha minacciato le autorità dell’Oblast di Rovno, un procuratore locale e il parlamento regionale, brandendo un AK-47. Secondo l’agenzia ceca CTK, il governo ceco organizzerà l’emigrazione dei cechi dalla Volinja ucraina. Secondo il presidente del parlamento Jan Hamacek, il rimpatrio deve essere preparato in fretta. Emma Snidevic, presidente della comunità ceca di Volin, nella regione di Zhitomir in Ucraina, afferma che 40 famiglie hanno già chiesto formalmente alle autorità ceche di essere rimpatriate. Sempre secondo Snidevic, la situazione in Ucraina peggiora di giorno in giorno.
Il Cremlino ha infine annunciato sanzioni contro nove politici statunitensi: i senatori John McCain e Daniel Coats, il presidente della Camera dei rappresentanti John Boehner, Caroline Atkinson, viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, i consiglieri di Barack Obama Benjamin Rhodes e Daniel Pfeiffer, Harry Reid, leader della maggioranza democratica del Senato, Robert Menendez, presidente della commissione Esteri del Senato e la senatrice Mary Landrieu. “In risposta alle sanzioni annunciate dal governo degli Stati Uniti il 17 marzo 2014 contro alcuni alti funzionari e membri del Parlamento Federale russi, come “punizione” per il sostegno al referendum in Crimea, la Russia ha annunciato l’introduzione di sanzioni sulla base della reciprocità verso lo stesso numero di alti funzionari e legislatori statunitensi. Abbiamo ripetutamente avvertito che l’uso delle sanzioni è un’arma a doppio taglio per gli Stati Uniti“, ha detto il Ministero degli Esteri russo. “È inaccettabile e controproducente parlare con il nostro Paese in questo modo. Gli Stati Uniti continuano a credere ciecamente nell’efficacia di tali metodi, presi dall’arsenale del passato e non vogliono ammettere l’ovvio: che nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, i residenti di Crimea hanno democraticamente votato per la riunificazione con la Russia, e la Russia ha accettato e rispettato questa volontà. Non ci dovrebbe essere alcun dubbio che risponderemo in modo adeguato ad ogni ostilità“.
Gli USA hanno intanto preso nuove misure contro altri funzionari che secondo Washington supporterebbero le azioni del governo russo. Obama ha aggiunto una banca russa alla lista dei sanzionati. Il portavoce del governo degli Stati Uniti ha specificato che la nuova lista comprende 20 funzionari russi. Obama ha detto di aver firmato anche un nuovo ordine esecutivo che consente all’amministrazione statunitense di applicare sanzioni contro settori chiave dell’economia russa. Tuttavia, il presidente ha riconosciuto che l’applicazione di tali misure potrebbe avere un impatto negativo sull’intera economia mondiale. Inoltre, il documento permette d’introdurre misure punitive nei confronti di persone e organizzazioni che operano nell’interesse dell’industria militare della Russia, oltre che a fornire sostegno materiale alle persone incluse nella lista nera. A sua volta, Vitalij Katsenelson, CEO dell’Investment Management Associates, dice: “La comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, può mostrare il proprio sdegno, ma le opzioni si limitano a togliere l’amicizia alla Russia su Facebook o, nel peggiore dei casi, se le cose davvero degenerano, smettere di seguire la Russia su Twitter“. L’autore Simon Jenkins sul Guardian scrive “La Russia è ormai un serio attore economico, anche se non del peso della Cina. Ma non si tratta di Iraq, Afghanistan o Myanmar, piccoli Paesi poveri che i governi occidentali possono facilmente impoverire per soddisfare i loro capricci morali. La Russia può almeno rispondere con un certo grado di caos, come indicato nel memorandum trapelato (e sensibile) di Downing Street. La Germania, sempre punto di salute mentale nella diplomazia europea, si oppone chiaramente al taglio rapporti con la Russia sulla Crimea. I rapporti commerciali sono di totale interesse per l’Europa, ed a lungo termine ridurranno l’attrito tra Europa e Russia“. L’ex segretario alla Difesa USA Robert Gates, aveva detto, il 9 marzo, “Penso che i russi si riprenderanno un territorio che gli apparteneva, e non credo che la Crimea gli sfuggirà dalle mani“. Gates ha osservato che la questione non è se l’incursione russa in Crimea sia “aggressiva” o “illegittima”, ma se “qualcuno possa farci nulla“.
523596Il Parlamento PanAfricano (PAP) ha espresso sostegno alla posizione della Russia sulla Crimea, affermando che nessuno ha il diritto di ignorare la volontà del popolo di Crimea, espresso nel referendum in questione, ha dichiarato Mikhail Margelov, inviato speciale del presidente russo per la cooperazione con l’Africa e a capo del Comitato per gli affari esteri del Consiglio della Federazione. L’ex-Presidente del Ghana Jerry Rawlings “Ha dato il suo sostegno pieno e assoluto alla posizione della Russia in Crimea. I deputati lo hanno applaudito. Dopo di che, è venuto da me e mi ha stretto la mano. Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha detto lo stesso in una conversazione privata“. I deputati panafricani gli hanno detto che i giorni del mondo unipolare sono finiti perché la Russia era di nuovo forte: “Siete la nostra speranza“. Il Parlamento panafricano riunisce i 54 Paesi africani ed è l’organo legislativo principale dell’Unione Africana, i cui “deputati hanno sottolineato che nessuno può sfidare la volontà popolare espressa nel referendum e che nessuno ha cancellato il diritto delle nazioni all’autodeterminazione. I parlamentari africani hanno criticato l’occidente per la sua politica del doppio standard, che gli Stati africani subiscono. E’ di vitale importanza per essi che la Russia difenda i propri interessi nazionali. Questo è la mia maggiore impressione da questa sessione“, ha sottolineato Margelov. “Gli africani sono disposti a partecipare al St. Petersburg International Economic Forum. Se l’occidente decide di tagliare i rapporti con la Russia, siamo pronti a discutere su come orientarci verso l’Africa e continuare il dialogo che il presidente russo Vladimir Putin ha iniziato con i 20 leader africani a margine del vertice BRICS tenutosi in Sud Africa nel 2013. Gli africani ritengono che possiamo collaborare sul piano dell’economia e del commercio“. Le isole Malvinas sono sempre appartenute all’Argentina come la Crimea è sempre appartenuta alla Russia, ha detto a sua volta la Presidentessa dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, aggiungendo che la situazione in Ucraina dovrebbe essere risolta nel quadro di un negoziato politico. “Non si può essere d’accordo con l’integrità territoriale in Crimea e in disaccordo con l’integrità territoriale dell’Argentina. O si è d’accordo con tutti sull’integrità territoriale e il rispetto della sovranità e della storia di tutti i Paesi… rispettando gli stessi principi per tutti, o vivremo in un mondo senza legge, dove non c’è rispetto per ciò che diciamo, ma solo rapporti fondamentalmente brutali. Se non ha nessun valore il referendum in Crimea, a pochi chilometri dalla Russia, tanto meno l’ha in una colonia a 13000 chilometri di distanza“. Da questa duplice posizione, ha insistito la presidentessa dell’Argentina, riferendosi ai Paesi occidentali, “non si può continuare a cercare di presentarsi da garanti di un governo mondiale“.
Secondo Nikolaj Stolpkin, l’obiettivo principale dell’occidente, piaccia o no, è fermare l’avanzata della Cina indebolendo il suo principale alleato, la Russia, e la Siria e l’Ucraina vanno chiaramente in quella direzione. Non è un caso che l’area d’influenza della NATO in questi ultimi anni si sia progressivamente estesa. Cina e Russia, quindi, sono obbligate ad affrontare l’ingegneria geopolitica delle forze occidentali guidate dagli Stati Uniti in collaborazione con l’UE, volte al controllo assoluto delle fonti di energia. Non affrontandole, le proiezioni economiche future di Russia e Cina potrebbero essere pregiudicate, come è stato dimostrato in Iraq e Libia, e con il rallentamento economico che ha colpito Siria e Iran. Il motivo per cui  l’occidente non affronta direttamente Cina e Russia è dovuto solo ai forti interessi economici tra la Russia e l’Europa e tra Cina e USA-UE. Un segnale deciso di un confronto verso l’ingegneria geopolitica occidentale sarebbe lo sviluppo di un organo o struttura simile alla NATO, per proteggere gli interessi del blocco orientale e frenare l’avanzata di USA e UE sulle sue aree d’influenza. Cina e Russia sono chiamate a proseguire su questa strada se vogliono espandersi economicamente e soddisfare il loro crescente bisogno di energia. Vale lo stesso per i Paesi dalla grande mobilità economica (“emergenti“) che potrebbero essere ostacolati dal blocco occidentale (con attacchi militari o blocchi economici). Un’azione collettiva avrà un impatto maggiore che non l’azione di una sola potenza. Cina e Russia devono fornire maggiore sicurezza alle loro proiezioni e agire di slancio con i loro alleati. Il blocco capitalista per natura aspira al dominio nello scenario economico, pertanto non sarebbe illogico rispondere su tutto ciò che riguarda i propri interessi di blocco. Il blocco orientale deve agire in maniera collettiva come avviene presso il suo omologo, dovrebbe anche direttamente appropriarsi dei due cavalli da tiro dell’occidente nel legittimare le proprie azioni: l’uso del termine “comunità internazionale” e penetrazione multimediale orientale in occidente. L’Est, mentre cresce, ha il dovere di costringere l’occidente ad accettare il proprio declino economico.
Wang Yiwei, scrive sul Quotidiano del Popolo cinese, che l’Ucraina è il campo di battaglia finale della “guerra fredda”, e c’è la possibilità che la crisi attivi una seconda “guerra fredda”. Il braccio di ferro tra Russia e Paesi occidentali ci insegna quattro cose.
Il conflitto geostrategico conduce alla tragedia della politica delle grandi potenze: la crisi finanziaria ha causato un conflitto di civiltà, spingendo l’Ucraina sull’orlo della bancarotta e della frammentazione, creando un vuoto che ha fornito alle grandi potenze l’incentivo per immischiarsi negli affari dell’Ucraina.
La super-dipendenza dell’Ucraina dalla Russia, è il ventre molle della sua sicurezza nazionale: negli ultimi anni i Paesi occidentali sono riusciti a promuovere diversi cambi di regime. L’Ucraina è sull’orlo del default e del fallimento. L’eccessiva dipendenza economica dell’Ucraina dalla Russia è il ventre molle della sua sicurezza nazionale. I Paesi occidentali hanno approfittato di questo punto debole nel promuoverne il cambio di regime.
Il fallimento dei Paesi occidentali nel capire le lezioni del passato: il crollo dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda ha generato una certa compiacenza in occidente. Con l’ascesa del neo-conservatorismo e del neo-imperialismo, gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq e l’Afghanistan. Questi punti di stress sono il risultato dell’incapacità occidentale di comprendere le lezioni della storia.
I doppi standard dei Paesi occidentali ne dimostrano l’ipocrisia: alcuni Paesi occidentali sostennero il referendum sull’indipendenza della provincia autonoma di Kosovo e Metohija, ma ora obiettano sul referendum in Crimea. In passato hanno sostenuto il diritto all’autodeterminazione contro la sovranità, ora sostengono la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Tale doppiopesismo occidentale è interamente determinato da interessi”.
4BRICSPer Viktor Kuzmin, Russia e India hanno ricevuto l’inaspettata opportunità di aumentare notevolmente il commercio bilaterale. Le sanzioni economiche che gli Stati Uniti e l’Unione europea preparano contro la Russia costringeranno Mosca a riorientarsi verso l’Oriente. Nel 2012 la Russia tenne il vertice APEC a Vladivostok, gettando le basi per la cooperazione con le economie dei Paesi asiatici, e scambi di visite con Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Vietnam e altri Paesi della regione divenuti partner importanti. Queste iniziative contribuiranno a preservare la stabilità economica di Mosca. Inoltre New Delhi potrebbe diventare il principale beneficiario avendo Russia e India notevoli relazioni commerciali. Mosca sarà interessata ad una significativa intensificazione della cooperazione commerciale con Delhi, secondo Maksim Pleshkov, analista presso l’agenzia di rating RusRating. Il primo passo è stato la creazione di un gruppo di ricerca speciale, la CECA (Accordo di cooperazione economica globale), per studiare come aprire una zona di libero scambio tra l’India e l’Unione doganale. I suoi obiettivi sono la definizione del concetto di zona, la sua portata, le principali aree di negoziazione e le conseguenze economiche previste. L’India potrebbe essere interessata ai prodotti high-tech e alla tecnologia avanzata russe. Questo vale soprattutto per armi, navi, aerei, tecnologia missilistica e sviluppo congiunto di sistemi missilistici, così come la cooperazione nell’energia nucleare. A febbraio i due Stati hanno confermato i piani per incrementare la cooperazione nell’energia nucleare, per la costruzione di altre unità per il Kudankulam Nuclear Power Project (KNPP) e in altre regioni dell’India. Inoltre, l’India e la Russia firmeranno un accordo finalizzato alla costruzione di un gasdotto. Organizzazioni russe possono inoltre partecipare alla creazione e ricostruzione delle infrastrutture indiane, come autostrade, metropolitane, oleodotti e gasdotti. “Il settore dell’estrazione del carbone e l’industria meccanica indiane hanno un buon potenziale. Inoltre, l’India ha partecipato alla ricostruzione del porto commerciale di Novorossijsk, aziende farmaceutiche indiane hanno investito nel settore farmaceutico russo, così come nella lavorazione dei diamanti, nei tessuti, tè, tabacco e altri prodotti agricoli. Sullo sfondo della svalutazione del rublo, è possibile la crescita del commercio della Russia con i Paesi asiatici in molti segmenti dei beni di consumo“, afferma il Direttore Generale della Sovtransavtoekspeditsij Leonid Shljapnikov. La società russe possiedono una quota sostanziale del mercato di nichel, oro e platino: “limitando l’offerta di platino nel mercato possono danneggiare l’industria automobilistica europea, in quanto comporterà l’aumento dei costi delle componenti. E ci sarà un impatto positivo sul settore agricolo indiano, con la Russia che si concentrerà sull’esportazione di concimi minerali“. Nel 2012, il volume del commercio bilaterale ha raggiunto gli 11 miliardi e nel 2013 l’importazione dell’India di armi russe ha raggiunto i 4,78 miliardi di dollari. Un settore che attira l’India sono le armi intelligenti prodotte dalla russa Morinformsystem-Agat Concern.
Il 18 marzo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peshkov ha affermato che la Russia dovrebbe passare a nuovi partner in caso di sanzioni economiche dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, sottolineando che il mondo moderno non è unipolare e la Russia ha forti legami con altri Stati. Questi “nuovi partner” sono i BRICS, (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) che rappresentano il 42 per cento della popolazione mondiale e un quarto dell’economia mondiale. Un blocco dal peso globale. I Paesi BRICS sostengono il ruolo centrale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i principi del non-uso della forza nelle relazioni internazionali. Tuttavia, la cooperazione tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa va oltre gli aspetti politici, come dimostrato dal commercio dinamico e dai progetti in diversi settori. Oltre 20 iniziative di cooperazione nei Paesi BRICS sono attive. Ad esempio, a febbraio è stato raggiunto un accordo sulla cooperazione scientifica e tecnica in 11 campi, dall’aeronautica alla bio-nanotecnologie. Al fine di modernizzare il sistema economico globale è stata creata l’Alleanza borsistica dei BRICS e si lavora alla creazione di una banca di sviluppo per il finanziamento dei grandi progetti infrastrutturali. Mentre l’occidente cerca di colpire la Russia, questa è pronta a passare ad altri mercati, aumentando il volume degli scambi con i Paesi del BRICS. Infatti, la Russia acquista una notevole quantità di prodotti provenienti da Stati membri della NATO. Tuttavia la Russia intensifica i propri rapporti economici con il mondo in via di sviluppo. Durante l’ultimo anno, le relazioni tra la Russia e la Cina si sono sviluppate attivamente in vari ambiti. Nel 2013 hanno firmato 21 accordi commerciali, tra cui un nuovo accordo sulla fornitura di 100 milioni di tonnellate di petrolio alla cinese Sinopec. Nell’ottobre 2013, l’agenzia Xinhua ha anche riferito che i due governi avevano firmato un accordo per costruire una raffineria di petrolio a Tianjin, ad est di Pechino, mentre la Cina ha promesso 20 miliardi di dollari di investimenti nei progetti nazionali in Russia, come infrastrutture per i trasporti: autostrade, porti e aeroporti. Nel 2013 il volume degli scambi tra i due Stati ha raggiunto gli 89 miliardi di dollari, puntando ad arrivare ai 100 miliardi entro il 2015. Nel 2013 il maggiore produttore indipendente di gas naturale della Russia, Novatek, ha firmato un memorandum preliminare con la CNPC per vendere almeno 3 milioni di tonnellate di GNL all’anno. La Rosneft, per il 75 per cento di proprietà dello Stato, espande notevolmente i suoi progetti sul GNL concentrandosi sui mercati orientali, come il Giappone e la Cina. Nel 2014,  Russia e Cina hanno un’ampia agenda sulla cooperazione bilaterale, che comprende non solo commercio ma anche energia, costruzione di aeromobili, ingegneria meccanica, cooperazione militare e scientifica, turismo e rapporti culturali. I leader di Russia e Cina hanno anche deciso di preparare congiuntamente gli eventi per celebrare il 70° anniversario della vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese nel 2015. Un altro aspetto importante della cooperazione tra Russia, Cina e India riguarda l’Afghanistan, che potrebbe diventare un fattore importante per la leadership afgana dopo il ritiro degli Stati Uniti, oltre ad essere fondamentale per la sicurezza regionale di Russia, Cina e India. Un altro aderente ai BRICS, il Brasile esporta in Russia anche caffè, zucchero, succhi di frutta e alcool ed importa principalmente fertilizzanti. Ad esempio, nel 2012 la Russia ha comprato il 41 per cento della carne bovina dal Brasile. Mosca e Brasilia si sono impegnati a sviluppare la cooperazione globale in diversi altri settori. Ad esempio, nel dicembre del 2012 hanno firmato un trattato per la forniture di elicotteri russi al Brasile. Il volume totale degli scambi tra la Russia e il Brasile nel 2013 arrivava a 5,7 miliardi di dollari. L’indice commerciale nel gennaio 2014 aveva già raggiunto i 438,9 milioni dollari.
Non sarà razionale per Stati Uniti ed Unione europea isolare la Russia: la Russia è il maggiore produttore di petrolio e gas nel mondo; investe massicciamente nel mercato finanziario statunitense, di conseguenza, se la Russia decidesse di ritirare i suoi investimenti in risposta alle sanzioni occidentali, danneggerebbe seriamente l’economia degli Stati Uniti. Infine, il mercato russo è uno dei più grandi mercati di sbocco per le merci dell’UE. In caso di peggioramento delle relazioni tra la Russia e l’occidente, l’UE subirebbe danni permanenti con la cancellazione delle sue joint-ventures con la Russia.

0_0_1_brics_summitFonti:
English Russia
FBII
ITAR-TASS
Nsnbc
People Daily
Poder en la Red
RBTH
RussiaToday
RussiaToday
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
RIR
Russia Today
Russia Today
Voice of Russia
Voice of Russia
Voice of Russia
Voice of Russia

India e Cina possono svolgere un ruolo positivo nella crisi ucraina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 13 marzo 2014

Per Nuova Delhi e Pechino è difficile giocare un ruolo di equilibrio nella crisi di Crimea, tanto più che la questione interessa direttamente l’alleata Russia.
(1)INDIA-NEW DELHI-SINGH-PUTIN-MEETLe potenze emergenti India e Cina hanno forti legami con la Russia e sono anche membri di gruppi come RIC e BRICS, in cui la Russia è un attore chiave. E’ naturale che questi Paesi ritengano gli sviluppi in Ucraina importanti per la comunità internazionale. Alti funzionari di entrambi i Paesi hanno finora seguito un percorso prudente. Per questi due Paesi, è difficile avere un ruolo  equilibrato tanto più che la questione interessa direttamente la Russia. Mentre il conflitto in Crimea si dispiega, il consigliere della Sicurezza Nazionale dell’India Shiv Shankar Menon ha osservato: “Vediamo ciò che accade in Ucraina con preoccupazione… La prima questione è conciliare i diversi interessi in gioco come, dopo tutto, quelli legittimi russi ed altri interessi, sperando che siano discussi, negoziati e vi sia una soluzione soddisfacente per tutti“. Il Ministero degli Esteri dell’India, tuttavia, ha adottato un approccio più moderato e ha chiesto “sforzi diplomatici sinceri e costanti per garantire che i problemi tra l’Ucraina e i Paesi vicini siano risolti attraverso un dialogo costruttivo.” L’India è anche preoccupata dall’instabilità in Ucraina, essendovi circa 5000 indiani, per la maggior parte studenti. Qualsiasi instabilità e violenza preoccupa l’India.
La Cina s’è opposta all’idea dell’imposizione di sanzioni contro la Russia per l’Ucraina. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Qin Gang ha affermato, “La Cina si è sempre opposta alla facilità d’uso delle sanzioni nelle relazioni internazionali, o a usarle come minaccia“. La Cina attualmente è il maggiore partner commerciale dell’Ucraina. Ma allo stesso tempo non sarà interessata ad abbandonare le relazioni con uno dei suoi maggiori partner commerciali e strategici, la Russia. I responsabili politici cinesi, quindi, chiedono una soluzione pacifica del conflitto. Il presidente cinese Xi Jinping ha detto al presidente russo Vladimir Putin, “La Cina ritiene che la Russia possa coordinarsi con le altre parti per una soluzione politica della questione, in modo da salvaguardare la pace e la stabilità regionale e mondiale. La Cina sostiene le proposte e i tentativi di mediazione della comunità internazionale favorevoli alla riduzione della tensione“. In quanto alleati l’India e la Cina non vorrebbero vedere gli interessi della Russia ostacolati dalla crisi attuale. Né preferirebbero che l’Ucraina diventi punto di conflitto e terreno dell’estremismo. India e Russia hanno un partenariato strategico e anche i rapporti della Cina con la Russia sono speciali. La Russia è la prima fonte di armi e munizioni dell’India, e sono coinvolte in molti programmi comuni. Le relazioni India-Russia, nonostante gli ondeggiamenti, sono cordiali, e in particolare dalla firma del documento di partnership strategica nel 2000, i rapporti crescono. Allo stesso modo, le relazioni Russia-Cina sono cresciute notevolmente negli ultimi anni. Il Presidente Xi della Cina partecipò alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Sochi, lo scorso mese, mostrando solidarietà all’omologo russo.
La discesa dell’Ucraina nel caos non è nell’interesse di nessuno, né di Russia, India o Cina, neanche dell’occidente. Il governo di Viktor Janukovich aveva raggiunto un accordo con l’opposizione il mese scorso. In base a tale accordo il governo aveva acconsentito a quasi tutte le richieste dell’opposizione, tra cui l’amnistia per tutti i manifestanti, diluizione del potere presidenziale ed elezioni anticipate. L’accordo fu mediato dai ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia.  Ma nel giro di pochi giorni il governo è stato rovesciato. Molto non è ancora chiaro di come fu deposto nonostante l’accordo. Il Presidente Putin e il presidente statunitense Barack Obama hanno avuto diversi colloqui telefonici sulla crisi ucraina, le differenze sono apparse crudamente. Il presidente russo ha sottolineato gli interessi della Russia in Ucraina. In particolare la popolazione russa in Ucraina è un fattore nel processo decisionale della Russia verso l’Ucraina. Non bisogna  menzionare che una percentuale significativa della popolazione ucraina è di etnia russa. Il ministro degli esteri della Russia e il segretario di Stato statunitense hanno avuto colloqui. Si riuniranno di nuovo il 14 marzo, nell’ultimo tentativo di risolvere le divergenze attraverso il dialogo. La cancelliera della Germania, Angela Merkel ha avuto l’idea di formare il Gruppo di contatto come mezzo utile per affrontare la crisi. Ma il rapido sviluppo degli eventi in Ucraina probabilmente affliggerà questa idea. Mentre il parlamento della Crimea ha dichiarato l’intenzione di aderire alla Russia, ed ha in programma un referendum il 16 marzo su questa politica, la situazione in Ucraina volge verso la divisione del Paese.
India e Cina non vorrebbero che l’Ucraina diventi il punto di un nuovo grande gioco, o centro di un conflitto violento. Vogliono un’Ucraina stabile dove gli interessi russi non siano ostacolati. Tutti i Paesi interessati hanno un tessuto multietnico e pluralistico secolare. Tuttavia, nel caso ucraino è emersa recentemente la frattura nella sua struttura pluralistica. India e Cina possono usare le loro relazioni con la Russia e svolgere un ruolo costruttivo in Ucraina. Fin dall’inizio sottolineano che l’unica soluzione al conflitto è il dialogo e la deliberazione. Perciò tutte le parti devono impegnarsi nel dialogo e tener conto degli interessi dei vari attori.

132820961_61nDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse riguardano conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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