Quando la Cina incontra l’India
maggio 21, 2013 Lascia un commento
He Fan, The BRICS Post,19 maggio 2013
Il presidente cinese Xi Jinping ha scelto la Russia quando ha compiuto la sua prima visita di Stato. Ora Li Keqiang, il nuovo premier, ha scelto l’India come prima tappa del suo debutto all’estero. Entrambe le scelte echeggiano la politica della costruzione dei “nuovi rapporti tra grandi potenze”, una frase coniata di recente dalla nuova dirigenza. Ma cosa significa esattamente “nuovi rapporti tra grandi potenze” per la Cina e l’India? Le due nazioni sono così vicine, eppure così poco familiari. E’ quasi come se la Cina venisse da Marte e l’India da Venere. La Cina e l’India condividono un confine di oltre 2.000 chilometri, separati dall’Himalaya innevata. La prima visita di Li Keqiang in India, dopo che la secolare disputa di confine sull’Himalaya occidentale è divampata a metà aprile, quando l’India e la Cina vi hanno trasferito truppe. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid ritiene che questo stallo sia solo “l’acne che può essere risolto semplicemente applicando un unguento”. Probabilmente ha ragione, ma c’è da chiedersi perché ciò sia descritto soltanto come un esercizio “giovanile” tra due Paesi, due antiche civiltà confinanti che vantano una storia di 5000 anni.
La cooperazione economica è sempre stata convenientemente chiamata ad appianare le dispute di confine. Per coloro interessati al commercio e agli investimenti, la disputa di confine è insignificante. Il commercio bilaterale tra i due è aumentato da 2,9 miliardi dollari di dollari nel 2000 a circa 80 miliardi di dollari nel 2012. La Cina è ora il terzo partner nelle esportazioni dall’India e la più grande fonte di importazioni indiane. L’India è il settimo partner nelle esportazioni dalla Cina e il 20° nelle importazioni cinesi. I leader di entrambi i Paesi hanno fiduciosamente proposto l’obiettivo di incrementare il commercio bilaterale a 100 miliardi di dollari entro il 2015. Secondo le nostre stime, il commercio bilaterale tra la Cina e l’India potrebbe raggiungere i 500-700 miliardi entro il 2020. Gli investimenti bilaterali, inoltre, sono aumentati in modo significativo dopo il 2000. Gli investimenti diretti della Cina in India sono aumentati di diciassette volte dal 2006 al 2011, e gli investimenti dell’India in Cina sono aumentati rapidamente dal 2000 al 2008, ma sono diminuiti dopo la crisi finanziaria globale. La relazione economica tra la Cina e l’India, tuttavia, è piuttosto asimmetrica. L’India ha un ampio deficit commerciale con la Cina, passando ai 27 miliardi dollari nel 2011 dai 4,3 miliardi nel 2006. E gli investimenti bilaterali, in particolare, sono insignificanti, considerando le economie emergenti dei due vicini. Gli investimenti in India della Cina sono circa lo 0,01-0,05 per cento degli investimenti esteri globali della Cina e gli investimenti dell’India in Cina corrispondono soltanto a circa lo 0,2 per cento degli investimenti esteri dell’India. Cercando di ridurre il crescente squilibrio commerciale con la Cina, l’India ha più volte avviato indagini anti-dumping sulle importazioni dalla Cina. D’altra parte, le imprese cinesi spesso lamentano la politica discriminante dell’India contro gli investimenti cinesi. E’ in questa prospettiva che la visita del premier cinese assume un ruolo importante.
La visita a Delhi di Li Keqiang offre un’occasione d’oro ad entrambi i Paesi per scrivere un nuovo e più positivo capitolo nelle relazioni Cina-India e non deve essere sprecata. Non può essere trascurato che le basi per forgiare legami più forti tra Pechino e New Deli dovrebbero poggiare sui vantaggi comparati dei due Paesi. Il settore manifatturiero della Cina è molto competitivo, anche per gli standard internazionali. Ma con l’aumento del costo del lavoro in Cina, e la politica dell’”andare all’estero” che incoraggia le imprese cinesi a investire in modo più aggressivo nei mercati esteri, sempre più aziende cinesi aumenteranno gli investimenti esteri. L’India può cogliere l’occasione per incoraggiare gli investimenti cinesi. Il vantaggio principale di avere maggiori investimenti cinesi non è l’acquisizione di tecnologie d’avanguardia, ma la creazione di maggiori opportunità di lavoro, soprattutto per i lavoratori non qualificati. Un altro settore chiave nell’incontro Cina-India dall’enorme potenziale sia negli investimenti che nelle infrastrutture. Negli ultimi anni, il famigerato “Made in China” affronta la grande sfida della nuova etichetta “Costruito dalla Cina”. Le dimensioni inaudite del nuovo sviluppo che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni, ciò che alcuni hanno definito “miracolo cinese”, evidenziano ancora una volta l’importanza degli investimenti. Viaggiando in Cina vedrete grandi autostrade, ferrovie ad alta velocità, aeroporti e fantastici edifici moderni sorgere dappertutto. L’India ha ribadito in modo analogo l’importanza degli investimenti nel raggiungimento della crescita. Secondo il dodicesimo piano quinquennale dell’India, gli investimenti aumenteranno a 1,2 trilioni di dollari, rappresentando l’8-8,5 per cento del suo PIL. Un obiettivo così ambizioso ha bisogno di essere corretto dal sostegno degli investimenti esteri. L’India ha bisogno di espandere notevolmente le fonti e il volume del finanziamento per le infrastrutture disponibili.
Con il forte calo degli investimenti da Stati Uniti e Europa dopo la crisi finanziaria globale, l’India deve contare di più sulla cooperazione Sud-Sud e la Cina dovrebbe essere il partner più logico. Dei fondi d’investimento bilaterali o multilaterali India-Cina per le infrastrutture possono essere stabiliti per investire in settori quali l’energia, il trasporto, le telecomunicazioni e l’urbanistica. Se la Cina è chiamata la ‘fabbrica del mondo’, l’India è l”ufficio del mondo’. L’India ha aggiornato il suo assai dinamico settore dei servizi, soprattutto nel settore IT, in modo significativo dal 2000. L’India ha anche la sua nicchia nel settore farmaceutico da 26 miliardi di dollari nell’industria indiana dei farmaci generici che fornisce la gran parte delle medicine accessibili al mondo in via di sviluppo. Curiosamente, il nuovo corso delle riforme strutturali in Cina sottolinea anch’esso lo sviluppo del proprio settore dei servizi. IT e assistenza sanitaria sono tra le priorità del programma di riforme della nuova amministrazione cinese. Sarà abbastanza sorprendente vedere che tipo di cooperazione Cina e India possono concludere in queste aree. Uno sforzo congiunto qui, sicuramente, toccherebbe le leve di un nuovo tipo di rivoluzione industriale.
Entrambi i Paesi hanno la carta vincente, sotto forma di ampio serbatoio di ingegneri e scienziati di alta qualità, ma ancora dal relativamente basso salario, e di spinta dei grandi mercati nazionali. Non sarebbe sorprendente, allora, vedere la Cina e l’India compiere balzi per vincere nella concorrenza in molti settori dell’alta tecnologia. Tuttavia, vi sono questioni cruciali da affrontare prima di scatenare l’enorme potenziale della cooperazione reciproca tra le due dinamo della crescita. Per cominciare, l’India deve costruire una base produttiva più matura, e la Cina deve aprire il suo settore dei servizi. Un programma di cooperazione multi-paradigma a pieno titolo tra la Cina e l’India, avrebbe effetti tettonici di vasta portata e posizionerebbe le relazioni tra Cina e India su un’orbita diversa. Potrebbe anche aprirsi la strada a un coordinamento più stretto, negli affari internazionali e regionali, tra le due potenze più importanti della regione. E sarebbe una benedizione per l’Asia e il mondo intero, se i due vicini potessero farlo rispettando le reciproche preoccupazioni.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora











