Le milizie appoggiate dalla CIA collegate all’attacco a Bengasi, in Libia

Patrick Martin WSWS 30 dicembre 2013
130507Feature2Photo1-650_429Un lungo reportage in prima pagina sul New York Times fornisce un’ulteriore conferma che l’attacco a un complesso statunitense a Bengasi, in Libia, nel settembre 2012 sia stato il risultato dell’impiego da parte dell’amministrazione Obama dei terroristi islamisti nella guerra contro il regime libico di Muammar Gheddafi. L’articolo del Times, basato su decine di interviste a Bengasi, afferma che l’attentato che uccise quattro statunitensi, tra cui l’ambasciatore Christopher Stevens, fu effettuato da libici già alleati del governo degli Stati Uniti nella guerra del 2011 che rovesciò e uccise Gheddafi. Il corrispondente del Times David D. Kirkpatrick, scrive che l’attacco non fu organizzato da al-Qaida o da qualche altro gruppo esterno alla Libia, ma “da combattenti che avevano beneficiato direttamente della potenza aerea e del supporto logistico della NATO durante la rivolta contro il Colonnello Gheddafi.”
La principale base statunitense a Bengasi non era il piccolo edificio della missione in cui Stevens e  un suo aiutante morirono, ma un complesso più ampio definito “la filiale” e che ospitava almeno 20 agenti dalla CIA. Due guardie di sicurezza di questo edificio furono uccise da una colpo di mortaio, otto ore dopo l’attentato che uccise Stevens. La disparità di personale tra la sede della CIA e l’avamposto diplomatico, dice che la missione principale del governo degli Stati Uniti a Bengasi era l’operazione della CIA, che aveva guidato la campagna contro Gheddafi nel 2011, ma che nel 2012 era dedita a una diversa e ancor più sanguinosa operazione: il reclutamento di mercenari e l’invio di armi per la guerriglia islamista contro il regime siriano di Bashar al-Assad. Come il World Socialist Web Site ha riferito, nei giorni degli omicidi di Bengasi: “Ci sono tutte le ragioni per credere che la robusta presenza della CIA a Bengasi, dopo la caduta di Gheddafi, riguardi ben più che la semplice sorveglianza. Gli islamisti libici costituiscono la maggiore componente dei “combattenti stranieri” che svolgono un ruolo sempre più dominante nella guerra settaria sostenuta dagli USA in Siria, con l’obiettivo di rovesciare il governo del Presidente Bashar al-Assad. Secondo alcune stime, si afferma che da 1200 a 1500 dei 3500 combattenti infiltrati in Siria provengono da Cecenia e Pakistan.”
L’articolo del Times individua un leader della milizia, Ahmad Abu Qatala, quale figura principale nell’attacco Bengasi, anche se Qatala ha ammesso di essere stato all’esterno dell’edificio, al momento. Fa anche il nome di un altro leader della milizia, Abdul Salam Bargathi, capo della brigata di sicurezza preventiva, indicato come colui che disse alle guardie libiche dell’impianto statunitense di fuggire al momento dell’attacco. Questi individui, e molti altri nominati nel pezzo del Times, collaborarono strettamente con la CIA e lo stesso Stevens durante i sei mesi di bombardamenti della NATO e di lotta altalenante culminata nel rovesciamento del governo libico e nell’omicidio di Gheddafi. Tali islamisti erano spesso veterani della guerriglia in Afghanistan, sia quella sostenuta dagli USA nella guerra contro l’esercito sovietico, negli anni ’80, che nella guerra in corso contro il regime di occupazione USA-NATO creato nel 2001. Avevano combattuto sia a favore che contro il governo degli Stati Uniti, ed erano in procinto di cambiare nuovamente lato.
Un importante obiettivo del articolo del Times è rafforzare l’amministrazione Obama nel suo continuo conflitto con i repubblicani al Congresso, che cercarono di sfruttare il fiasco di Bengasi sostenendo che i funzionari dell’amministrazione mentirono sugli eventi per evitare danni alla campagna per la rielezione di Obama. L’ultima sezione di questo articolo è una virtuale puntuale confutazione delle affermazioni dei leader repubblicani, come il presidente del Comitato sull’intelligence del Congresso Mike Rogers e di quello di vigilanza sul governo Darrell Issa, secondo cui Bengasi fu una grande operazione di al-Qaida pianificata con largo anticipo. Tale disputa tra democratici e repubblicani è un baraccone politico architettato per nascondere le questioni fondamentali degli eventi di Bengasi, e in particolare la connessione con l’attuale sovversione degli Stati Uniti in Siria. L’attacco alla missione degli Stati Uniti è stato un classico caso di “ritorno di fiamma”. La CIA aveva mobilitato i fondamentalisti islamici, tra cui veterani di al-Qaida e dei taliban della guerra in Afghanistan, per combattere Gheddafi, e che recluta anche per la nuova guerra contro Assad. A un certo punto, alcuni di questi islamisti litigarono con i loro finanziatori imperialisti. Potrebbe anche essere stato esattamente questo, una disputa sul denaro in cui gli islamisti si sentirono disprezzati e discriminati, l’anno dopo il rovesciamento di Gheddafi.
L’articolo del Times inizia con un aneddoto suggestivo, descrivendo una riunione del 9 settembre 2012 tra un funzionario statunitense e i leader delle milizie di Bengasi. I leader delle milizie mostrarono ostilità e dissero allo statunitense che Bengasi non era sicura e che doveva lasciarla al più presto possibile, scrive Kirkpatrick. “Eppure, mentre i miliziani facevano uno spuntino con merendine assieme ai loro ospiti statunitensi, espressero gratitudine per il sostegno del presidente Obama alla loro rivolta contro il colonnello Muammar Gheddafi, sottolineando di voler costruire un partenariato con gli Stati Uniti, in particolare con maggiori investimenti. Chiesero specificamente per Bengasi dei punti vendita per McDonald e KFC. Il funzionario statunitense riassunse le loro opinioni affermando che volevano che l’amministrazione Obama facesse maggiori ‘pressioni’ sulle imprese statunitensi affinché investissero a Bengasi.
L’articolo del Times tocca anche un altro dubbio incidente nel torbido intervento degli Stati Uniti in Libia: l’omicidio del generale Abdul Fatah Yunis, nel luglio 2011, quando il comandante principale delle forze ribelli appoggiate dagli USA era a Bengasi. Yunis, ex-ministro degli interni di Gheddafi, che aveva disertato per unirsi ai ribelli, era odiato dai fondamentalisti islamici. Secondo il Times, Yunis fu sequestrato dagli islamisti e detenuto la notte nella sede della milizia comandata da Abu Qatala. Il giorno dopo, i corpi crivellati di pallottole di Yunis e di due suoi aiutanti furono trovati in una strada presso la città. Non ci fu alcuna seria indagine su circostanze e motivazioni di tale assassinio, sia da parte dei “ribelli” libici che dei loro sponsor USA-NATO.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuovi documenti rivelano che il Venezuela è al centro dello spionaggio USA

Tamara Pearson, Venezuelanalysis, 6 novembre 2013

CBD5BD70E18CD2129969E79B45B631Secondo documenti della NSA degli Stati Uniti fatti trapelati da Edward Snowden e pubblicati di recente dal New York Times, il Venezuela è stato uno degli obiettivi principali dell’Agenzia di spionaggio. Gli Stati Uniti sembravano particolarmente interessati all’influenza regionale del Venezuela. Il New York Times (NYT) ha pubblicato un documento ufficiale dell’NSA, il 2 novembre, che riassume le priorità dell’agenzia nel 2007 per i successivi 12-18 mesi riguardo la signal intelligence (SIGINT) o le intercettazioni.
Il documento o “Lista delle missioni strategiche” dettaglia le 16 priorità “tematiche” come  terrorismo, sicurezza nazionale e armi di distruzione di massa, oltre a sei “obiettivi duraturi“. Gli obiettivi duraturi sono sei Paesi che secondo la NSA bisognava “indirizzarsi in modo olistico per la loro importanza strategica”. Il  Venezuela era menzionato come uno dei sei “obiettivi duraturi“, così come in molte delle 16 aree tematiche. L’obiettivo della NSA verso il Venezuela, nel 2007, quale “obiettivo duraturo” era “impedire politicamente (sic) al Venezuela di raggiungere l’obiettivo della leadership regionale e di perseguire politiche che influiscano negativamente sugli interessi globali degli Stati Uniti“. La NSA si focalizzava nel fornire dati SIGINT “ai decisori degli Stati Uniti per una prospettiva olistica delle tendenze e degli sviluppi regionali, con una valutazione/previsione su direzione, piani, intenzioni e capacità strategici che colpissero gli interessi degli Stati Uniti“.
La NSA s’è, in generale, incentrata sulla potenza regionale del Venezuela e “sul progresso di (Hugo) Chavez nelle sue iniziative volte a perseguire obiettivi regionali di politica energetica, economica ed ideologica“. La NSA quell’anno decise anche di concentrarsi sulla valutazione della “stabilità del regime, in particolare nel settore energetico” del Venezuela e sulla “profondità e ampiezza” dei suoi rapporti con Iran, Cuba, Cina e Russia. Gli altri Paesi scelti quali “obiettivi duraturi” furono Cina,  Corea democratica, Iran, Iraq e Russia. Il Venezuela è stato anche uno dei principali Paesi nelle 16 aree tematiche. Nell’area stabilità statale/politica, l’obiettivo della NSA era fornire “l’avvertimento dell’imminente instabilità dello Stato“, in Venezuela e Bolivia, e “gli sviluppi latinoamericani bolivariani” furono una priorità nel monitoraggio delle “attività politiche interne che potrebbero sfociare in una crisi“. Allo stesso modo, il documento elencava il Venezuela come uno dei settori in cui la NSA “monitorava le tensioni regionali che potrebbero degenerare in conflitto/crisi“, notando la preoccupazione su come una tale crisi, in Venezuela, potesse “avere un impatto sulla regione circostante”. Nel topic “Information Operations“, è chiaro che la NSA era impegnata in “inganno militare” (MILDEC), “operazioni psicologiche” (PSYOP) e “comunicazioni strategiche inter-agenzia… per influenzare il comportamento e le attività dei bersagli“, al fine d’indurre in errore i cosiddetti avversari in Venezuela, Iran, Corea democratica e Cina. Il Venezuela era anche nella lista della NSA dei Paesi in cui “viene assicurato il vantaggio diplomatico nella politica estera degli Stati Uniti” attraverso il monitoraggio delle comunicazioni diplomatiche.
Nel suo articolo sui documenti trapelati, il NYT ha descritto una presentazione PowerPoint dell’agosto 2010 sullo “Sviluppo della missione economica venezuelana“. Secondo il New York Times, “l’NSA monitorava il flusso di miliardi di dollari tra Caracas e Cina (sistemi radar e  perforazione petrolifera), Russia (aerei da combattimento MiG e missili spallegiabili) e Iran (fabbrica per la produzione di droni)”. Il giornale afferma anche che la NSA sorvegliò il Ministero delle Finanze e della Pianificazione del Venezuela, controllando la posta elettronica governativa e dei primi 10 funzionari economici venezuelani. “Un ufficiale della NSA in Texas, in altre parole, veniva pagato per esaminare ogni giorno i messaggi privati di oscuri burocrati venezuelani, a caccia di curiosità (sic) che potessero offrire un qualche misero vantaggio politico“, dichiarava il New York Times.

La reazione del governo venezuelano
Ieri il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha reagito alla nuova fuga. “E’ inaccettabile spiarci… e anche qualsiasi altro governo”, ha detto. “Non è una sorpresa, lo sapevamo, e proprio (queste cose) hanno fatto sì che il rapporto tra Venezuela e Stati Uniti siano al livello attuale“. Venezuela e  Stati Uniti non hanno ambasciatori dal 2010. Nell’ottobre di quest’anno il Venezuela ha anche espulso tre diplomatici statunitensi, tra cui il suo incaricato d’affari, accusandoli di complottare per destabilizzarlo. Il giorno dopo gli Stati Uniti espulsero tre diplomatici venezuelani, tra cui l’incaricato d’affari Calixto Ortega. Rodrigo Cabezas, ex-ministro delle finanze nel 2007 e quindi probabilmente uno dei dieci funzionari spiati, ha detto: “Per noi è chiaro che il sistema di spionaggio nordamericano viola l’articolo 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani… ogni Paese dell’America Latina e dei Caraibi… dovrebbe prendere precauzioni per garantirsi che… le multinazionali che gestiscono le informazioni non si prestino a spiare i cittadini e i loro governi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi di al-Qaida infiltrati in Siria dalle forze speciali statunitensi e dalla CIA

Tony Cartalucci, Land Destroyer 1 novembre 2013

1150898Un recente articolo del Daily Telegraph rivela che l’esercito terrorista di al-Qaida usa un membro della NATO, la Turchia, come trampolino di lancio per l’invasione della vicina Siria. La NATO  dirige la cosiddetta “guerra al terrore” iniziata nel 2001, dopo che terroristi di al-Qaida avrebbero diretto quattro aerei di linea contro vari obiettivi sulla costa orientale degli Stati Uniti, come le torri del World Trade e il Pentagono. Quasi 3.000 persone morirono in un solo giorno. L’invasione dell’Afghanistan, prontamente seguita, si basava sulla finzione del voler “scovare” i membri di al-Qaida. L’invasione e la quasi decennale occupazione dell’Iraq, seguirono poco dopo. Eppure, nonostante tutto ciò, la Turchia, membro della NATO dai primi anni ’50, sembra essere colpevole del grave crimine che avrebbe causato l’invasione dell’Afghanistan e la sua attuale occupazione, cioè ospitare i terroristi di al-Qaida. L’esercito di al-Qaida (da quasi 3 anni) usa la Turchia meridionale come santuario da cui avviare l’invasione della Siria, che viene maliziosamente ritratta dai media occidentali come “guerra civile”. Peggio, questi terroristi, che letteralmente portano la bandiera di al-Qaida in battaglia, passano dagli avamposti della CIA, dai campi di addestramento per le operazioni speciali statunitensi, inglesi e francesi, e dai campi profughi finanziati dagli occidentali, per poi commettere vaste atrocità in Siria.
Ciò sfida ogni spiegazione, tranne una, la “Guerra al Terrore” è una frode e gli stessi terroristi che hanno ucciso migliaia di soldati occidentali inseguendoli in tutto il pianeta, sono armati, finanziati, addestrati, appoggiati e ricostituiti dall’occidente stesso, per avere la scusa per continuare l’aggressione perpetua, l’occupazione globale e  guerre dagli immensi profitti finanziari e  geopolitici. Il Daily Telegraph, nel suo articolo, “Le reclute di al-Qaida entrano in Siria dai  nascondigli in Turchia“, ha recentemente riportato: “Centinaia di reclute di al-Qaida vengono accolte nei santuari nel sud della Turchia, prima d’infiltrasi oltre confine per condurre “jihad” in Siria, ha appreso il Daily Telegraph. La rete di nascondigli permette il costante flusso di combattenti stranieri, tra cui inglesi, nella guerra civile nel Paese, secondo alcuni volontari. Questi jihadisti stranieri hanno grandemente eclissato l’ala “moderata” dei ribelli dell’esercito libero siriano sostenuto dall’occidente. La capacità di al-Qaida di utilizzare il territorio turco solleva interrogativi sul ruolo che il membro della NATO gioca nella guerra civile in Siria. La Turchia ha sostenuto i ribelli sin dall’inizio, e il suo governo è stato costretto a condividere le preoccupazioni dell’occidente su al-Qaida. Ma gli esperti dicono che vi è la crescente paura che le autorità turche possano aver perso il controllo sulle nuove reclute del movimento di al-Qaida, o forse anche chiuso un occhio”.
Naturalmente, il Telegraph inganna i suoi lettori. L’utilizzo di al-Qaida quale ascaro contro la Siria non è un caso imprevedibile e sfortunato del conflitto siriano, ma rientra invece nel ben documentato piano occidentale, svelato già nel 2007 dal giornalista vincitore del Pulitzer, Seymour Hersh, nel suo articolo “Il reindirizzamento“, dove afferma: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.” Chiaramente, l’unica cosa di cui NATO, Turchia e stampa occidentale hanno “perso il controllo” è la favola usata per ingannare il pubblico.

La CIA non solo supervisiona al-Qaida, ma l’arma
Il New York Times, nel suo articolo del marzo 2013: “Il ponte aereo per armare i ribelli in Siria si espande, con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e turco hanno fortemente aumentato il loro supporto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria, negli ultimi mesi, espandendo il ponte aereo segreto per armare e attrezzare la rivolta contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo dati del traffico aereo, interviste a funzionari di diversi Paesi e resoconti dei comandanti ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012 e proseguito ad intermittenza fino allo scorso autunno, s’è ampliato in un costante e grande flusso alla fine dello scorso anno, indicano i dati. E’ cresciuto fino a più di 160 voli dei cargo militari giordani, sauditi e qatarioti che atterrano a Esenboga vicino Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani”. Il pezzo del New York Times tenta di ridurre il ruolo degli USA nell’armamento dei militanti in Siria. Il Times continua affermando: “Il governo statunitense era coinvolto, ha detto un ex-funzionario, in parte perché c’era la sensazione che altri Stati avrebbero armato i ribelli comunque. Il ruolo della CIA nelle spedizioni, ha detto, ha permesso agli Stati Uniti una certa influenza sul processo, compreso il tentativo di allontanare le armi dai gruppi islamici e di convincere i donatori a trattenere i missili antiaerei portatili che potrebbero essere usati in futuri attacchi terroristici contro aeromobili civili”. Proprio come il Telegraph, il Times mente apertamente ai lettori. I cosiddetti “islamisti” costituiscono il grosso dell’aggressione armata contro il governo siriano, come specificamente delineato dai piani esposti da Hersh nel 2007, oggi attuati dalla CIA nel territorio del membro della NATO Turchia, lungo il confine turco-siriano.

Le forze speciali occidentali addestrano i terroristi di al-Qaida
Oltre alla CIA, le forze speciali occidentali cooperano insieme in Siria. Nel giugno 2013 l’articolo del LA Times intitolato “Gli USA hanno addestrato e armato segretamente i ribelli in Siria fin dal 2012“, ammetteva: “Agenti della CIA e truppe per le operazioni speciali hanno addestrato i ribelli sulle armi anticarro e antiaereo in Giordania e in Turchia”. Il LA Times proseguiva: “Agenti della CIA e truppe speciali degli USA hanno segretamente addestrato i ribelli siriani sulle armi anticarro e antiaeree dalla fine dell’anno scorso, mesi prima che il presidente Obama approvasse l’intenzione di armarli direttamente, secondo funzionari statunitensi e comandanti ribelli. L’addestramento segreto  degli Stati Uniti presso le basi in Giordania e in Turchia, con la decisione di Obama di questo mese d’inviare armi e munizioni ai ribelli, ha risollevato le speranze dell’opposizione siriana assediata, secondo cui infine Washington avrebbe inviato anche armi pesanti. Finora i ribelli dicono di non avere le armi di cui hanno bisogno per riprendere l’offensiva nell’aspra guerra civile nel Paese”.
Il fronte al-Nusra di al-Qaida s’è affermato sui campi di battaglia della Siria presumibilmente grazie alle sue capacità marziali, in contrasto con i maldestri “moderati” presumibilmente addestrati dalle forze speciali statunitensi. Come è possibile che l’occidente e i suoi partner regionali come Arabia Saudita e Qatar, armino, finanzino e certamente addestrino gli eserciti dei “moderati”, mentre al-Qaida riesce a prevalere? Chi l’arma, la finanzia e l’addestra? La risposta è semplice, non ci sono mai stati “moderati”, nonostante le manipolazioni dei media occidentali che insistono sul contrario, è l’occidente che aiuta intenzionalmente al-Qaida, proprio come previsto nel 2007. Migliaia di soldati occidentali sono morti e continuano a morire nella cosiddetta “guerra al terrore”. Molti di più sono stati mutilati e/o psicologicamente segnati. L’evidenza suggerisce che non vi sia stata soluzione di continuità tra l’appoggio degli USA ad al-Qaida nell’Afghanistan degli anni ’80 ed oggi, e che anche se le truppe USA hanno combattuto in Iraq, l’occidente e i suoi partner Arabia Saudita, Qatar e Israele armano e inviano terroristi nel Paese per alimentarne la violenza settaria volta specificamente ad avviare le attività strategiche necessarie per una guerra segreta/per procura contro Iran, Siria e Libano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La disintegrazione della Libia

Polina Lavrenteva, Rete Voltaire, Mosca (Russia), 9 ottobre 2013

Nel 2011, Thierry Meyssan assicurava che non vi era alcuna primavera araba in Libia, che la popolazione non si era rivoltata contro Muammar Gheddafi, ma che gli occidentali usavano il movimento separatista della Cirenaica. Due anni dopo, il gioco è fatto: Tripoli ha perso il controllo di Cirenaica e Fezzan, come hanno osservato gli inviati speciali delle Nazioni Unite. La ricchezza del Paese è ora solo nelle mani delle bande e delle multinazionali statunitensi.

Ali Zaydan, Premier della Libia e fantoccio di Obama, assieme al segretario di Stato USA John Kerry.

Ali Zaydan, Premier della Libia e fantoccio di Obama, assieme al segretario di Stato USA John Kerry.

Non si può fermare il processo di disintegrazione della Libia iniziato dall’assassinio di Muammar Gheddafi. Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite dice: sullo sfondo della separazione della province della Libia “liberata dal dittatore”, avvengono esecuzioni affrettate, una massiccia oppressione politica e torture. Secondo la relazione congiunta della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) [1] e dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, circa 27 persone sono morte in carcere nel Paese solo alla fine del 2011 [2]. 8000 persone sono detenute nelle carceri del Paese. Sono state definite, nel 2011, “partigiani di Gheddafi”. La maggior parte di loro non è stata nemmeno formalmente indagata e nessuno sa per quanto tempo rimarranno in carcere, perché il sistema giudiziario non funziona quasi più.
Il New York Times suggerisce che le persone siano state arrestate per motivi religiosi o etnici, o perché sospettate di non essere fedeli alla “democrazia”. I detenuti con cui gli ispettori delle Nazioni Unite hanno potuto parlare, hanno riferito di essere picchiati e torturati dal fuoco e dalla fame, nelle carceri. Nell’aprile di quest’anno, è stata approvata una legge in Libia per impedire la tortura e condannare i rapimenti. Ma non viene applicata. Questa è solo una parte del quadro della disintegrazione dello Stato libico. Le regioni si ritirano gradualmente, come ci aspettavamo due anni fa su queste pagine. E questo non accade senza spargimento di sangue. Il 27 settembre, il Fezzan ha dichiarato l’indipendenza, o almeno la sua piena autonomia, [3] i leader tribali hanno deciso così “per via dello scarso lavoro del Congresso.” A giugno, è stata la regione (ricca di petrolio) della Cirenaica [4] che s’è ripresa la sua libertà. Delle tre regioni storiche della Libia, solo la tripolitania ne fa ancora parte. Per ora, non c’è forza in grado di riunire questi tre Stati storici che formavano la Libia dal 1951.

Fonte: Odnako (Federazione Russa) settimanale d’Informazione generale. Caporedattore: Mikhail Leontev.

[1] Sito della MANUL
[2] “Tortura e morte nelle carceri della Libia“, relazione Unismil, ottobre 2013
[3] “La ‘nuova Libia': la regione del Fezzan dichiara la sua indipendenza“, Irib, 27 settembre 2013
[4] “Ливии официально больше нет.  Восток объявил “нефтяное государство” “(la Libia è ufficialmente finita, l’oriente si dichiara petro-Stato) Odnako, 7 marzo 2012

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Libia: il primo ministro di Obama preso dai filo-Gheddafi
Jean-Paul Pougala 10/10/2013

Laurent Gbagbo, Presidente della Costa d'Avorio, sequestrato all'Aia dalla Corte penale internazionale della NATO

Laurent Gbagbo, Presidente della Costa d’Avorio, sequestrato all’Aia dalla Corte penale internazionale della NATO

Se qualcuno si autodefinisce primo ministro e vive in un albergo e non nella residenza del primo ministro perché ha paura, e se inoltre viene rapito non potendo proteggere se stesso, chi dunque in tutta la Libia può sentirsi al sicuro con questo governo che Obama ha installato con Sarkozy? Si è riusciti a destabilizzare il continente africano, ma per cosa? Quali benefici nel breve e medio periodo la Francia trae dalla distruzione completa della Libia? Paracadutare a capo della Libia due primi ministri con passaporto statunitense, con il risultato catastrofico che si sa, non è la prova del dilettantismo dell’amministrazione Obama sul piano internazionale? Se la Russia non avesse mostrato i muscoli, la Siria ora sarebbe nello stesso caos. Ma nel caso della Siria, mi stupisce ancora come Obama sia in grado di finanziare i gruppi terroristici jihadisti che traumatizzano cacciando dai loro villaggi le comunità cristiane di Siria, terra che occupavano prima della nascita dell’Islam?
In Libia, dopo l’assassinio a Bengasi dell’ambasciatore degli Stati Uniti, dopo il rapimento della  figlia 24enne del ministro della Difesa, dopo il botto di questa mattina del rapimento del primo ministro in persona, ci aspettiamo che Obama tiri fuori il Joker che tiene nella manica per ripristinare l’ordine in Libia, quando ne uccise il Presidente. Il presidente statunitense ci dice che oggi vende il petrolio libico; a chi e come? Dove va il denaro della vendita? Dove sono i 30 miliardi di dollari dei libici sequestrati e i vari progetti per la federazione africana? O pensa che la priorità per noi è ricevere il suo inviato speciale Kofi Annan, che gira l’Africa per convincere i capi di Stato africani a non abbandonare in massa la Corte penale internazionale accusata di razzismo, ma che esiste solo per umiliare gli africani. Gli schiavi di corte, come Annan, come sappiamo da ben documentati libri di Storia, non saranno mai nel cuore del popolo africano, ma in posti ben lontani.
Il presidente Obama, inviando Kofi Annan ad elogiare la Corte penale internazionale, ritiene che gli africani di dimentichino del Presidente Gbagbo ancora sotto sequestro? Pensa che si siano guarite le profonde ferite dell’umiliazione che ci ha inflitto in Costa d’Avorio tramite Sarkozy? Il rapimento del capo di Stato africano dalla sua residenza, come un bandito comune, sarà per sempre radicato nella nostra memoria sotto la firma di Obama.
Quindi, è sorprendente che dopo aver completato questo quadretto, non si possa nemmeno proteggere il proprio primo ministro insediato in Libia. C’è differenza tra il rapimento di questa mattina del primo ministro di Obama della Libia e il sequestro del presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo ad opera di Obama? Io non la vedo, tranne che il secondo è stato scelto dal suo popolo a guidare il suo Paese, mentre il primo è stato insediato al potere da Obama.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attività della CIA in Siria: gli USA compiono sempre gli stessi errori

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation, 05.10.2013

1376478Secondo il Washington Post (La CIA amplia il programma segreto di addestramento dei ribelli siriani moderati, 3 ottobre), la CIA espande l’operazione clandestina per addestrare i combattenti dell’opposizione in Siria, come hanno detto funzionari statunitensi. Il giornale riporta che la missione della CIA è stata definita dalla volontà della Casa Bianca di cercare una soluzione politica, basandosi sullo scenario di un’eventuale stallo tra le fazioni in guerra, piuttosto che di un netto vincitore. Di conseguenza, funzionari statunitensi hanno detto che i limiti all’autorità dell’agenzia le consentono di fornire il sostegno sufficiente per contribuire a garantire che le milizie politicamente moderate, supportate degli USA, non perdano, ma non abbastanza da vincere. Il Washington Post informa che i funzionari degli Stati Uniti, parlando in condizione di anonimato, avevano detto che l’agenzia ha inviato ulteriori squadre paramilitari in basi segrete in Giordania, nelle ultime settimane, nell’offensiva per raddoppiare il numero di combattenti ribelli addestrati e armati dalla CIA, prima di essere rispediti in Siria. Lo sforzo condotto dalla CIA è stato descritto come il tentativo urgente di sostenere le milizie siriane moderate per poter sfidare seriamente Assad. La CIA “allarga e amplia la sua operazione”, ha detto un funzionario USA a conoscenza delle operazioni in Siria, perché “è chiaro che l’opposizione sta perdendo, e non solo tatticamente ma  anche strategicamente”…
Tornando allo schieramento a giugno dei sistemi di difesa aerea Patriot e dei jet da combattimento F-16 degli Stati Uniti in Giordania, nell’ambito dell’esercitazione militare annuale chiamata “Eager Lion”, erano rimasti 700 truppe attrezzate e 200 consiglieri militari in Giordania per assistere, con una pianificazione a lungo termine, le forze giordane in caso di crisi sulle armi chimiche o di una grande missione di soccorso umanitario. Poi gli Stati Uniti annunciarono che avrebbero inviato armi leggere ai ribelli. A settembre il New York Times pubblicava un interessante articolo, Il presidente ottiene l’appoggio di McCain nell’attacco alla Siria, che diceva, “I funzionari hanno detto che nella stessa conversazione, assieme al senatore repubblicano della Carolina del Sud Lindsey Graham, Obama ha indicato che un’operazione segreta degli Stati Uniti per armare e addestrare i ribelli siriani, cominciava a dare risultati: la prima cellula di 50 combattenti, addestrati dalla CIA, si era intrufolata in Siria.” A maggio vi furono notizie che questo programma fosse già in corso da qualche tempo, e il LA Times, a giugno, rivelava che il programma era iniziato almeno dal novembre 2012, nelle basi degli USA in Giordania e in Turchia. Il 23 agosto, il francese Le Figaro aveva riferito che i ribelli addestrati dalla CIA avevano attraversato il confine con la Siria della Giordania. Erano stati addestrati per diversi mesi in un campo al confine giordano-siriano, da agenti della CIA nonché da commando giordani e israeliani, dice il giornale. Il primo gruppo di 300 soldati dell’esercito libero siriano aveva attraversato il confine il 17 agosto, nella regione di Daraa, e un secondo gruppo era stato inviato il 19 agosto, riferiva il giornale. Il giornale citava un ricercatore, dell’Istituto per l’analisi strategica francese, dire che il gruppo dei ribelli addestrati passava da Ghuta, sulla strada per Damasco.

Le attività della CIA oggi
L’addestramento della CIA è incentrato in Giordania. Il programma è volto a consolidare la capacità di combattimento delle unità del Consiglio supremo militare, l’organizzazione guidata dal generale Idris, destinatario principale del sostegno degli Stati Uniti. L’addestramento è guidato da piccole squadre di operatori provenienti dalla Divisione Attività Speciali della CIA, il ramo paramilitare che impiega molti contractor ed ex-membri delle forze speciali USA. I funzionari hanno detto che l’istruzione è rudimentale e in genere dura quattro-sei settimane. L’amministrazione Obama ha esplorato l’idea di usare l’esercito statunitense per espandere il programma di addestramento in ciò  che alcuni funzionari hanno descritto “forza industriale”. Non è chiaro se la Giordania sia favorevole a una tale presenza militare degli Stati Uniti, il che significherebbe la conversione di un programma segreto in uno ufficialmente riconosciuto dagli Stati Uniti. Vi sono anche ostacoli giuridici, tra cui una misura nota come legge Leahy che richiederebbe la determinazione che i destinatari dell’assistenza militare degli Stati Uniti non abbiano commesso violazioni dei diritti umani. I funzionari hanno detto che l’agenzia aveva inviato altre squadre paramilitari nelle basi segrete in Giordania, nelle ultime settimane, per lo sforzo di raddoppiare il numero di combattenti ribelli addestrati e armati dalla CIA, prima di essere rimandati in Siria. La CIA “allarga e amplia la sua operazione”, ha detto un funzionario degli USA a conoscenza delle operazioni in Siria, perché “è chiaro che l’opposizione sta perdendo, e non solo tatticamente ma anche a livello strategico“. La CIA ha rifiutato di commentare. L’ultima battuta d’arresto s’è avuta il mese scorso, quando le più grandi fazioni armate in Siria, tra cui alcune sostenute dagli Stati Uniti, hanno annunciato la formazione di un’alleanza con l’obiettivo di creare uno Stato islamico.

Tendenze nelle fila dell’opposizione siriana
Il 24 settembre 2013 è suonata la campana a morto per l’opposizione armata filo-occidentale in Siria. 13 principali organizzazioni dell’opposizione armata in Siria hanno deciso di unire i loro sforzi sotto la bandiera islamista jihadista dell”Alleanza islamista’, che pretende di rappresentare oltre il 75 per cento dei ribelli che combattono l’amministrazione Assad. L’alleanza vuole diffondere la sharia in tutta la Siria, respingendo formalmente la Coalizione nazionale siriana (Cns) filo-occidentale quale legittimo rappresentante. Significativamente, il gruppo include alcuni dei più grandi elementi dell’ELS ostentatamente moderati così come organizzazioni affiliate ad al-Qaida. Il supremo leader di al-Qaida ha calorosamente approvato la nuova alleanza, con uno speciale comunicato. “Un gruppo di potenti unità mujahidin ha rifiutato l’autorità della leadership filo-occidentale dell’opposizione siriana all’estero e ha chiesto di riorganizzarsi sotto un quadro islamico”. Non è solo una grave battuta d’arresto, ma piuttosto il fallimento totale e assoluto degli Stati Uniti e dell’occidente in generale nell’influenzare l’opposizione, così come di tutta la politica in Siria e nel presentare all’opinione pubblica la maggioranza dell’opposizione siriana come liberale e moderata, come aveva detto il segretario di Stato degli USA John Kerry. I funzionari dell’amministrazione degli Stati Uniti hanno fuorviato l’opinione pubblica e il Congresso sulla composizione delle forze ribelli siriane, minimizzando volutamente il ruolo dei gruppi islamici nell’opposizione.
L’unificazione dei radicali è diventata una tendenza chiara. L’Esercito dell’Islam è divenuto un altro attore islamista. Le brigate ribelli che operano dentro e attorno a Damasco hanno annunciato alla fine di settembre, di aver unito sotto un unico comando 50 gruppi con migliaia di combattenti. La formazione dell’Esercito dell’Islam rafforza i jihadisti salafiti, influenzati dell’Arabia Saudita, di un altro gruppo radicale, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), un ramo di al-Qaida che nelle ultime settimane ha sottratto il controllo del territorio di altre forze islamiste nel nord e nell’est della Siria. Tutti questi gruppi riconoscono formalmente la sharia come “unica fonte di legislazione”. In sostanza, sono sempre stati tutti islamisti. Qualcosa su cui la Russia aveva più volte messo in guardia l’occidente. La miope politica occidentale in Siria ha portato l’islam radicale ad avere il sopravvento nell’opposizione in Siria, mettendo in pericolo l’Europa e l’intero Medio Oriente. Un nuovo santuario per i jihadisti di al-Qaida e i radicali locali, viene istituito nel nord e nell’est della Siria minacciando il vicino Iraq. L’obiettivo è un emirato sunnita sul Mediterraneo e al confine con la Turchia. I veterani un giorno ritorneranno nei Paesi dell’Europa occidentale o nello spazio ex-sovietico. In Iraq cercano di far rivivere la guerra civile tra sunniti e sciiti, con un’ondata di attentati suicidi, qualcosa che è diventata una notizia banale in TV. Suscitano anche tensioni nei Paesi limitrofi, tra cui il Libano, la Giordania e la Turchia. Questo è un problema universale, una minaccia per Stati Uniti, NATO, Unione europea, Russia e molti altri Stati. E in ciò è coinvolta la CIA, in attività volte a fare della Siria un santuario e una base di al-Qaida, che piaccia o no, ma è una realtà. Il governo del Presidente Assad ora è l’unica forza in grado di resistere all’offensiva dei radicali in Siria. Russia e Stati Uniti discuteranno la questione al massimo livello a margine del vertice Asia-Pacifico, la prossima settimana a Bali. Hanno molto di cui parlare. Mi chiedo se il segretario di Stato degli Stati Uniti dirà se, date le sue precedenti affermazioni dell’opposizione siriana, le attività della CIA migliorano le capacità dell’opposizione moderata o degli islamisti.
C’è anche un altro problema da discutere, ancora una minaccia all’attività delle Nazioni Unite sullo sfondo delle rivelazioni su ciò che la CIA fa. Il 3 ottobre, l’inviato del presidente russo in Medio Oriente, Mikhail Bogdanov, ha detto che la Russia teme che l’opposizione radicale in Siria prepari delle provocazioni sul programma per eliminare le armi chimiche. “Obiettivamente questo non può essere escluso, e non abbiamo certo la comprensione dei nostri partner occidentali in questo aspetto, in cui vi sono rischi reali e diversi tipi di provocazioni, perché i terroristi e gli estremisti non sono interessati a una soluzione pacifica della crisi siriana e potrebbero piazzare diversi ostacoli, piuttosto gravi, nel processo per eliminare le armi chimiche”, ha detto Bogdanov, viceministro degli Esteri. Ha spiegato che, “si possono avere depositi controllati dal governo in regioni controllate dall’opposizione”. “È per questo che si pone la questione su come attraversare queste regioni e garantire la sicurezza degli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche che vi lavoreranno”, ha aggiunto Bogdanov. La CIA aiuta coloro che pongono tale minaccia.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nell”opposizione siriana’ non ci sono ‘ribelli moderati’

Tony Cartalucci Global Research, 20 settembre, 2013

1010582Le ultime trovate occidentali, che tentano di ritrarre i “ribelli moderati” bloccati nei combattimenti con orde di militanti di al-Qaida, sono un escamotage per giustificare l’ulteriore armamento dei terroristi, e persino l’intervento diretto in Siria. Fermato, poco prima d’intervenire direttamente, dalle manovre geopolitiche siriano-russe, l’occidente tenta di economizzare l’agenda per sovvertire la Siria con una varietà di modi. Gli Stati Uniti ora starebbero infiltrando ufficialmente terroristi in Siria, dopo avervi per anni inviato semi-segretamente migliaia di tonnellate di armi e miliardi in contanti, direttamente e indirettamente, attraverso Arabia Saudita, Turchia, Giordania e Qatar. L’obiettivo, in parte, è sabotare qualsiasi tentativo d’intervento dell’ONU in Siria per verificare e disarmare le armi chimiche della Siria, usate, fallendo, per giustificare presso le Nazioni Unite l’intervento militare diretto.
Inoltre, una nuova narrativa prende forma mentre il governo siriano ristabilisce l’ordine in tutta la sua nazione devastata dalla guerra. L’occidente sostiene che i combattenti “moderati” che ha sponsorizzato dal 2011, sono bloccati in combattimenti contro i terroristi di al-Qaida in tutto il Paese, e questo dopo numerosi tentativi di negare che al-Qaida fosse anche presente in Siria, o presente in numero insignificante. Negli Stati Uniti d’America, l’articolo dal titolo “Kerry: i ribelli siriani non sono deviati dagli estremisti“, riferisce che: “I gruppi estremisti costituiscono tra il 15% e il 25% dei ribelli che combattono contro il leader siriano Bashar Assad, ma le forze moderate sono sempre più forti a causa del sostegno degli alleati regionali, ha detto al Congresso il segretario di Stato John Kerry. “Non sono d’accordo che la maggior parte sia di al-Qaida e pessima”, ha detto Kerry in una testimonianza davanti alla Commissione Affari Esteri della Camera. “Non è vero.” Ma oggi i media occidentali ammettono che sono effettivamente presenti in Siria, e che travolgono i “sempre più forti” militanti armati da USA-Arabia Saudita che, secondo Kerry, costituiscono la stragrande maggioranza della cosiddetta “opposizione”. L’articolo del Washington Post, “I combattenti legati ad al-Qaida conquistano la città siriana di Azaz ai ribelli moderati“, afferma: “I militanti di al-Qaida hanno sequestrato una città chiave settentrionale siriana ai ribelli, mentre aumentano gli attriti tra anti-governativi estremisti e moderati, esplode il conflitto tra le fazioni dell’opposizione filo-occidentale”. Il Post riferisce anche: “‘C’è un enorme espansione dello Stato islamico in Iraq e nel Levante’, ha detto il colonnello Maliq al-Qurdi, comandante dell’esercito libero siriano, secondo cui gli estremisti avevano anche sequestrato la città di Qafarnaje. Con lo Stato islamico ben finanziato e armato, “il potere dell’ELS decresce”, ha detto.”
Ma se il cosiddetto “Esercito libero siriano” (ELS) è stato finanziato, armato, addestrato e sostenuto dalle risorse combinate di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Giordania, Israele e altri membri della NATO, com’è possibile che lo “Stato islamico” e altre fazioni estremiste, come il ramo siriano di al-Qaida, al-Nusra, abbiano ancora più denaro e armi? La risposta, come verrà spiegato più in dettaglio qui di seguito, è che non ci sono mai stati, né vi sono “moderati” che operano in Siria. L’occidente ha intenzionalmente armato e finanziato al-Qaida e altri estremisti settari in quanto, già nel 2007, preparava un bagno di sangue settario a vantaggio degli interessi di USA-Arabia Saudita-Israele. L’ultimo tentativo di ritrarre i terroristi, che operano uniti in Siria, “divisi” dalla linea estremisti/moderati è uno stratagemma per giustificare il continuo flusso di denaro e armi occidentali in Siria, per perpetuare il conflitto, creando così le condizioni in Siria con cui i partner degli occidentali, Israele, Giordania e Turchia, possano giustificare l’intervento militare diretto.

Non ci sono, né ci sono stati mai ‘moderati’ a combattere in Siria
Con un’ammissione sorprendente, il New York Times confermava, in un articolo dell’aprile 2013, che la cosiddetta “opposizione siriana” è interamente diretta da al-Qaida e letteralmente afferma: “In nessuna zona controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica di cui parlare.” Fin dall’inizio, era chiaro agli analisti geopolitici che il conflitto in Siria non era una manifestazione “pro-democrazia”, ma l’attuazione di una cospirazione ben documentata tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita per armare e dirigere gli estremisti settari, affiliati ad al-Qaida, contro il governo siriano. Ciò fu documentato già nel 2007, ben 4 anni prima che iniziasse la “primavera araba” del 2011, dal premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, nel suo articolo sul New Yorker dal titolo, “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” che dichiarava espressamente: “Per indebolire l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, che è sunnita, nelle operazioni clandestine destinate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro Iran e Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam, e che sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.” Per oltre due anni Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania e Turchia hanno inviato miliardi di dollari e migliaia di tonnellate di armi in Siria, assieme a ben noti terroristi di Libia  Cecenia,  Libano, Giordania e Iraq.
In articolo del Telegraph dal titolo “Stati Uniti ed Europa, ‘il ponte aereo delle armi ai ribelli siriani passa da Zagabria’“, si segnalava: “Ha sostenuto che fin da novembre, 3.000 tonnellate di armi dell’ex-Jugoslavia furono inviate con 75 voli cargo, dall’aeroporto di Zagabria ai ribelli, in gran parte passando dalla Giordania”. L’articolo confermava le origini ex-jugoslave delle armi viste in numero crescente in mano ai ribelli, nei video online, come avevano descritto il mese scorso The Daily Telegraph e altri giornali, ma suggerendo quantità di armi di gran lunga più grandi di quanto precedentemente sospettato. Le spedizioni sarebbero state pagate dall’Arabia Saudita per ordine degli Stati Uniti, con l’assistenza, nell’organizzazione della distribuzione delle armi, di Turchia e Giordania, i confinanti della Siria. L’articolo aggiungeva che oltre dalla Croazia, le armi provenivano “da molti altri Paesi europei, tra cui la Gran Bretagna“, senza specificare se fossero armi fornite o procurate dagli inglesi. Consiglieri militari inglesi, tuttavia, sarebbero operativi nei Paesi confinanti con la Siria, insieme a francesi e statunitensi, addestrando i capi dei ribelli ed ex-ufficiali dell’esercito siriano. Gli statunitensi avrebbero anche fornito addestramento sulla sicurezza dei depositi di armi chimiche in Siria. Inoltre, il New York Times nel suo articolo, “Il ponte aereo delle armi per i ribelli in Siria, si espande con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e la Turchia hanno notevolmente aumentato il loro aiuto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria, negli ultimi mesi, con l’espansione del ponte aereo segreto per armi e attrezzature destinate alla rivolta contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo i dati del traffico aereo, le interviste a funzionari di diversi paesi e i resoconti dei comandanti ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012, e proseguito ad intermittenza nello scorso autunno, si è ampliato in un costante e molto più pesante flusso, alla fine dello scorso anno, come mostrano i dati.  E’ cresciuto fino a comprendere più di 160 voli di aerei cargo militari giordani, sauditi e qataroti, che atterravano a Esenboga presso Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani. Il dipartimento di Stato degli USA aveva anche annunciato l’invio di centinaia di milioni di dollari in più in aiuti, attrezzature e anche veicoli blindati ai militanti che operano in Siria, insieme alle richieste ai loro alleati di “unirsi” al finanziamento per raggiungere l’obiettivo di oltre un miliardo di dollari”. Il NYT avrebbe riferito, nell’articolo “Kerry dice che gli USA raddoppieranno gli aiuti ai ribelli in Siria“, che: “Con la promessa di nuovi aiuti, l’importo totale del contributo non letale da parte degli Stati Uniti alla coalizione dei gruppi civili nel Paese, è di 250 milioni di dollari. Durante l’incontro, Kerry aveva esortato le altre nazioni ad intensificare la loro assistenza, con l’obiettivo di fornire un miliardo di dollari di aiuti internazionali.”
Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno ammesso ufficialmente d’inviare equipaggiamento e terroristi in Siria. L’articolo del Washington Post, “Le armi statunitensi arrivano ai ribelli siriani“, riferiva: “La CIA ha iniziato a consegnare armi ai ribelli in Siria, dopo mesi di ritardo nell’inviare gli aiuti letali promessi dall’amministrazione Obama, secondo i funzionari statunitensi e i dati siriani. Le spedizioni hanno cominciato ad arrivare nel Paese nel corso delle ultime due settimane, insieme con invi separati, del dipartimento di Stato, di veicoli e altri equipaggiamenti; un flusso di materiale che segna la grande escalation del ruolo degli Stati Uniti nella guerra civile in Siria.”

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ammesso che al-Qaida è la principale forza combattente in Siria
E mentre questo torrente astronomico in denaro, armi e attrezzature viene apertamente inviato dall’occidente in Siria, e continua fino ad oggi, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sin dall’inizio delle violenze, sa bene che il più importante gruppo combattente operativo in Siria è al-Qaida, precisamente il fronte al-Nusra. Il comunicato stampa ufficiale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dal titolo “Designazione dei terroristi del Fronte al-Nusra, alias al-Qaida in Iraq“, affermava esplicitamente che: “Dal novembre 2011 il Fronte al-Nusra ha rivendicato quasi 600 attentati, da più di 40 attentati suicidi di piccole dimensioni alle operazioni con ordigni esplosivi improvvisati, nei principali centri urbani di Damasco, Aleppo, Hama, Dara, Homs, Idlib e Dayr al-Zur”. Durante questi attentati sono stati uccisi numerosi civili siriani. Il dipartimento di Stato ammette che, fin dall’inizio al-Qaida ha condotto centinaia di attentati in tutte le principali città della Siria. Chiaramente, per chi legge il pezzo di Hersh sul New Yorker del 2007, e poi vede l’ascesa di al-Qaida in Siria, la spiegazione è abbastanza semplice: l’occidente ha intenzionalmente e sistematicamente finanziato e armato l’avvento di al-Qaida in Siria, per rovesciare il governo siriano con un inaudito bagno di sangue settario e conseguente catastrofe umanitaria, proprio come è stato pianificato anni fa.

Se gli Stati Uniti e i loro alleati finanziano i “moderati”, chi finanzia al-Qaida? (Gli Stati Uniti)
Tuttavia, ora, secondo i leader occidentali, l’opinione pubblica dovrebbe credere che, nonostante Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Siria e Turchia l’inondino di miliardi di dollari e migliaia di tonnellate di armi, tutti inviati esclusivamente ai “moderati laici”, in qualche modo, al-Qaida sia riuscita a conquistare la supremazia nell'”opposizione”. Come può essere? Se un asse di sette nazioni spende notevoli quote delle proprie risorse per sostenere i “moderati laici” nella regione, chi ha maggiori risorse per sostenere al-Qaida? La risposta è semplice. Non ci sono mai stati “moderati laici”, un dato di fatto che il New York Times ha ormai pienamente riconosciuto. Nell’articolo intitolato “I ribelli islamici creano un dilemma politico sulla Siria“, il New York Times ammette: “In tutta la Siria, aree controllate dai ribelli sono infestate da tribunali islamici con avvocati e chierici, e brigate combattenti guidate da estremisti. Anche il Consiglio supremo militare, l’organizzazione ombrello dei ribelli, con la cui formazione l’occidente sperava d’emarginare i gruppi radicali, ha rifornito i comandanti che vogliono instaurare la legge islamica con un futuro governo siriano. In nessuna parte controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica di cui parlare”. Tuttavia, con una spiegazione che sfida la ragione, l’articolo afferma: “Il carattere islamista dell’opposizione riflette la costituzione principale della ribellione, fondata fin dall’inizio sulla maggioranza sunnita della Siria, per lo più in emarginate zone conservatrici.  La discesa nella brutale guerra civile ha indurito le differenze settarie, e il fallimento degli altri gruppi ribelli tradizionali nel garantirsi regolari rifornimenti di armi, ha permesso agli islamisti di riempirne il vuoto e di avere sostenitori.” “Assicurarsi regolari rifornimenti di armi” da chi? Secondo l’occidente, ha rifornito ai “principali gruppi ribelli” miliardi di contanti e migliaia di tonnellate di armi, e ora secondo la BBC, anche l’addestramento. Dove, se non intenzionalmente e direttamente nelle mani di al-Nusra, vanno tutto questo denaro, queste armi e l’addestramento?
Il NYT ammette anche: “Di maggiore preoccupazione per gli Stati Uniti è il Fronte Nusra, il cui leader ha recentemente confermato che il gruppo collabora con al-Qaida in Iraq ed ha promesso fedeltà al capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahri, il vice di Usama bin Ladin. Nusra ha rivendicato una serie di attentati suicidi ed è il gruppo scelto dai jihadisti stranieri che si riversano in Siria.

Non solo il governo siriano combatte dei dichiarati terroristi di al-Qaida, ma terroristi che non sono nemmeno di origine siriana
Più scandaloso, comunque, è il New York Times che ammette pienamente che dai campi petroliferi, a cui l’Unione europea ha revocato le sanzioni e da cui acquista petrolio siriano (vedasi “BBC: L’UE toglie l’embargo petrolifero alla Siria per aiutare l’opposizione“), sono completamente controllati da al-Qaida, il che significa che l’Unione europea scambia volutamente contanti con noti terroristi internazionali colpevoli di atrocità orribili, in cambio del petrolio. Il NYT riferisce: “Altrove, (al-Nusra) ha sequestrato i campi petroliferi del governo, mettendo i dipendenti al lavoro e approfittando del greggio che producono”. E: “Nelle province petrolifere di Deir al-Zur e Hasaqa, i combattenti di Nusra hanno sequestrato i giacimenti petroliferi del governo, mettendone alcuni sotto il controllo delle milizie tribali e gestendone altri loro stessi”. Il Times continua ammettendo: “La mano di Nusra si fa sempre più sentire ad Aleppo, dove il gruppo ha allestito un campo in un ex-ospedale per bambini e ha collaborato con altri gruppi ribelli per istituire una Commissione della Shariah nell’ospedale, per governare i vicini quartieri ribelli della città. La commissione guida una forza di polizia e un tribunale islamico che infligge pene come frustate, anche se non amputazioni o esecuzioni, come fanno alcuni tribunali islamici in altri Paesi. I combattenti di Nusra controllano anche la centrale e distribuiscono la farina per mantenere attivi i panifici della città”. Questo ultimo punto, “e distribuiscono la farina per mantenere attivi i panifici della città“, è di estrema importanza, perché quella “farina” che “distribuiscono” proviene certamente, direttamente dagli Stati Uniti d’America.

Gli USA alimentano al-Qaida…
Un articolo del Washington Post, “Gli USA alimentano i siriani, ma di nascosto“, si sostiene che: “Nel cuore del territorio controllato dai ribelli nella provincia settentrionale siriana di Aleppo, un piccolo gruppo di intrepidi occidentali intraprende una missione in grande clandestinità. Vivono in anonimato in una piccola comunità rurale, viaggiano quotidianamente su auto civette sfidando attacchi aerei, bombardamenti e la minaccia del sequestro di persona per consegnare cibo e altri aiuti ai siriani bisognosi, tutti pagati dal governo degli Stati Uniti”. Il Washington Post sostiene poi che la maggior parte dei siriani crede che al-Qaida/al-Nusra forniscano gli aiuti: “L’America non ha fatto nulla per noi. Niente di niente”, ha detto Muhammad Fuad Waisi, 50 anni, sputando fuori le parole con enfasi nel suo piccolo negozio di alimentari di Aleppo, che confina con una panetteria dove si compra il pane tutti i giorni. Il panificio è completamente rifornito con farina pagata dagli Stati Uniti. Ma Waisi accredita Jabhat al-Nusra, un gruppo di ribelli che gli Stati Uniti hanno designato organizzazione terroristica, per via dei suoi legami con al-Qaida, del rifornimento di farina nella regione, anche se ha ammesso che non era sicuro da dove provenisse”. Chiaramente, il puzzle è completo. Infatti il signor Muhammad Fuad Waisi ha ragione, Jabhat al-Nusra, un’organizzazione terroristica secondo il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, fornisce farina alle persone, ricevendo tonnellate di farina direttamente e intenzionalmente dagli Stati Uniti, in netta contraddizione con le proprie leggi antiterrorismo, quelle internazionali e le frequenti smentite del dipartimento di Stato degli Stati Uniti che starebbe rafforzando i terroristi in Siria.
Chiaramente gli Stati Uniti e i loro alleati puntellano il terrorismo, e peggio ancora l'”aiuto” che forniscono al popolo siriano, sembra essere usato come arma politica da al-Qaida, permettendole di occupare, controllare e soggiogare in modo permanente un territorio siriano. Va notato, ancora una volta, che il New York Time stesso ammette che le fila di al-Nusra sono piene di combattenti stranieri, non siriani. La narrativa degli USA mira a “salvare” degli inesistenti “moderati” da quei terroristi di al-Qaida che volutamente armano. Rivelando una cospirazione così insidiosa, così scandalosa e una rete di bugie così aggrovigliata, i governi occidentali forse contano sul fatto che le loro popolazioni non crederanno che le loro tasse siano utilizzate per finanziare e armare intenzionalmente il terrorismo selvaggio, mentre volutamente alimentano un bagno di sangue settario, dove il numero di morti aumenta ogni giorno fino a livelli astronomici. Le carte sono scoperte, gli Stati Uniti mostrano nel modo più trasparente il loro finanziamento, armamento e  rifornimento di al-Qaida in Siria da oltre due anni, che a sua volta è direttamente responsabile della morte, delle atrocità e delle catastrofi umanitarie che ha provocato in Siria.
Mentre gli Stati Uniti tentano di spacciare l’intervento militare per conto di al-Qaida in Siria, con il fragile pretesto familiare delle “armi chimiche “, sembra che prima ancora che uno stivale statunitense tocchi ufficialmente il suolo siriano, un crimine contro l’umanità, già orribile e dalle storiche proporzioni, sia stato commesso dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro il popolo siriano. Questo è un crimine contro l’umanità che l’occidente intende aggravare pienamente, con la sua nuova favola dei “moderati” che combattono al-Qaida. L’obiettivo è giustificare il continuo torrente di denaro e di armi in Siria, volto ad alimentare il conflitto e, forse, per avere “zone sicure” da imporre in Siria con il pretesto dell'”eliminazione” di al-Qaida. Certo, al-Qaida continuerà ad essere armata e finanziata dagli interessi dei molti “che la gestiscono” sempre più in Siria.
E’ importante capire due innegabili fatti verificati. In primo luogo non ci sono moderati in Siria e, secondo, l’ascesa di al-Qaida in Siria è il risultato diretto della sua intenzionale infiltrazione da parte dell’occidente, che la finanzia, addestra, rifornisce con un supporto logistico tattico e strategico, nonché un finanziamento tramite il commercio con i campi petroliferi controllati da al-Qaida. La comprensione di questi fatti toglie il velo riguardo l’ultima serie di menzogne e falsificazioni dell’occidente, intenzionato a riprendersi l’iniziativa dopo oltre due anni di premeditata aggressione contro la Siria.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Commettere un crimine di guerra per coprirne un altro?

La velenosa menzogna dell’attacco chimico in Siria è stata diffusa dal Mossad
William Bowles Global Research, 28 agosto 2013

536980Qui è dove tutto è iniziato: la facciata dell’intelligence israeliana Debkafile è all’origine della storia che accusa il governo di Assad e il suo esercito dell’attacco con i gas a Ghuta est, che ora costituisce la base per la guerra alla Siria. Le fonti militari di DEBKAfile affermano che, proprio come i fratelli Assad hanno orchestrato l’attacco chimico ai civili siriani, così aveva fatto anche il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, attaccando Israele con i razzi. ‘I proiettili con il sarin sparati su Damasco, dalla 155.ma Brigata della 4a Divisione siriana, furono seguiti dai razzi su Israele e dalle autobombe in Libano‘, DEBKAfile, 24 agosto 2013.
Cerchiamo di riassumere ciò che sappiamo:
Il 21 agosto, da un sobborgo di Damasco, Duma, allora sotto il controllo dei ‘ribelli’, vengono sparati due razzi contro un altro sobborgo di Damasco controllato dai ‘ribelli’, Ghuta est, uccidendo un numero imprecisato di persone, compresi dei bambini. Si presume ora che qualche tipo di gas nervino o gas velenoso sia stato usato. Il New York Times l’ha documentato qui, anche se modifica alcuni luoghi sulla mappa. A questo proposito, come fa il NYT a conciliare la sua tesi sull’origine dei razzi con la versione del Mossad, che parla di proiettili di artiglieria sparati dalle montagne a sud (vedi la versione del Mossad). Ciò è confermato dall’articolo di Pepe Escobar sulle prove satellitari russe. In poche ore, o addirittura minuti, i video dei presunti effetti dell’attacco circolavano sul web e senza pausa (per non parlare di una qualsiasi prova), il Regno Unito seguito dappresso dalla Francia, accusava il governo di Assad dell’attacco e faceva pressione per un attacco immediato alla Siria, con o senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Per saperne di più si veda questo Wiki, dove i dettagli relativi al lancio dei due razzi possono essere trovati. Non è esattamente una presentazione coerente, in quanto si tratta di un insieme di link e descrizioni, ma sembra che i razzi siano stati lanciati da una base delle forze speciali siriane a Duma, poi occupata dai “ribelli”.

La ‘prova’
Per diversi giorni, difatti fino al 28 agosto, non vi era alcuna prova avanzata dai media ufficiali che confermasse le accuse di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Poi un resoconto pubblicato dal servizio d’intelligence israeliano Mossad sulla rivista tedesca Focus del 24 agosto, veniva ripreso dai media mainstream. Il 28 agosto un articolo del quotidiano londinese The Guardian ci dice che la ‘prova’ era di origine israeliana, in particolare dell’unità d’intelligence 8200 delle Forze di Difesa Israeliane; “Specializzata nella sorveglianza elettronica, intercettava una conversazione tra ufficiali  siriani riguardo l’uso di armi chimiche, ha detto a Focus un anonimo ex-funzionario del Mossad. Il contenuto della conversazione venne recapitato agli Stati Uniti, ha detto l’ex-funzionario“. The Guardian, 28 agosto 2013.
Un articolo più completo sulla connessione israeliana può essere trovato su Times del 27 agosto: “Fu Brun, analista dell’intelligence delle IDF, che ad aprile aveva scioccato la comunità internazionale dichiarando che l’esercito era abbastanza certo che Assad avesse usato armi chimiche contro le forze ribelli in Siria, a marzo. Anche questa volta, l’intelligence militare israeliana avrebbe  giocato un ruolo chiave nel fornire prove sull’uso di armi chimiche da parte di Assad. Venerdì scorso, Canale2 d’Israele riferiva che le armi erano state usate dalla 155.ma Brigata della 4a Divisione corazzata dell’esercito siriano, una divisione sotto il comando del fratello del presidente siriano, Mahir Assad. I proiettili con gas nervino furono sparati da una base militare nella catena montuosa a ovest di Damasco”, affermava il servizio televisivo. L’articolo non precisava la fonte delle sue informazioni. Ma successivamente, la rivista tedesca Focus riferiva che un’unità d’intelligence israeliana stava ascoltando degli alti ufficiali siriani discutere dell’attacco chimico. Secondo l’articolo di Focus, una squadra specializzata in intercettazioni della prestigiosa unità d’intelligence 8200 delle IDF, intercettava una conversazione tra alti ufficiali del regime riguardo l’uso di agenti chimici, al momento dell’attacco. L’articolo, che citava un anonimo ex-funzionario del Mossad, affermava che la conversazione intercettata dimostrava che il regime di Assad era responsabile dell’uso di armi non convenzionali. “Giora Inbar, l’ex-capo dell’unità di collegamento dell’esercito israeliano nel sud del Libano, ha detto che l’intelligence militare israeliana aveva come priorità lo spionaggio in Siria, che era molto ben informata ed ampiamente attendibile. Gli Stati Uniti sono “consapevoli” dell’intelligence d’Israele contro gli atti del regime siriano, ha detto in un’intervista a Canale2, “e si basa su di essa”; l’intelligence israeliana è ritenuta fondamentale dagli Stati Uniti nel caso della Siria”, Time of Israel.
Ecco una traduzione del relativo passaggio dall’articolo di Focus:
Mossad: “razzi chimici delle forze governative siriane”
Secondo la comunità d’intelligence israeliana, il presidente siriano Bashar al-Assad è responsabile dell’attacco chimico a Damasco. Un’unità del Military Intelligence Service, l’Amam, specializzata in spionaggio radio, l'”Unità 8200″, controllava (spiava?) al momento dell’attacco chimico le comunicazioni dell’esercito siriano. Un ex ufficiale del Mossad ha detto a Focus che l’analisi ha chiaramente dimostrato che il bombardamento con i razzi chimici fu compiuto dalle forze governative siriane.” L’ONU chiede alla Siria di consentire l’accesso agli ispettori sulle armi chimiche, Focus, 24 agosto 2013
Penso che sia evidente che il Mossad abbia utilizzato un meccanismo abbastanza comune quando governi ed agenzie d’intelligence vogliono diffondere una storia fasulla; pubblicarla su una rivista relativamente sconosciuta e attendere che venga ripresa dai media aziendali. Dopo tutto, se la ‘traccia’ dell’Unità 8200 fu effettivamente ascoltata il 21 agosto, “al momento dell’attacco”, alla radio dell’esercito siriano, perché non dirlo immediatamente al mondo (anche se è successo!)? Non è ciò che io o voi avremmo fatto con quel tipo d’informazione esplosiva? Poi c’è stato il panico, il 24 agosto, nell’US/UK per cercare di annullare la visita del gruppo d’ispezione delle Nazioni Unite in Siria. Ora che significa tutto questo? L’US/UK sostiene che parlarne è ‘troppo tardi’ e che il regime di Assad ha ‘ripulito’ (una zona allora non controllata dal governo siriano). Era troppo tardi per scoprire se centinaia di persone erano state gasate? L’improvvisa inversione e la palese ostilità verso l’indagine delle Nazioni Unite, che coincide con le indicazioni secondo cui l’amministrazione progetta un grande attacco militare contro la Siria, nei prossimi giorni, suggerisce che l’amministrazione vede l’ONU come un ostacolo ai suoi piani d’attacco. “Kerry aveva affermato di aver avvertito il ministro degli Esteri siriano Muallam, giovedì scorso, che la Siria concedesse alla squadra ONU accesso immediato al sito e fermasse i bombardamenti, che secondo lui “distruggevano sistematicamente le prove”. Ora definiva l’accordo Siria-ONU per consentire agli investigatori un accesso illimitato, “troppo tardivo per essere credibile”. ‘Nella corsa per attaccare la Siria, gli Stati Uniti cercano di far deragliare l’indagine dell’ONU’, Gareth Porter, IPS, 28 Agosto 2013
Un’altra versione della storia del Mossad, si legge sul sito israeliano Tikum Olam: “[Ynet del 27 agosto] dice che tre alti ufficiali militari e d’intelligence israeliani sono attualmente a Washington a informare i loro omologhi statunitensi sulle intercettazioni dell’Unità 8200. Il documento sostiene inoltre che la prova principale su cui l’occidente basa le proprie accuse al governo della Siria, sono le intercettazioni segrete dell’IDF. Questo mi rende nervoso per diversi motivi: uno, perché le affermazioni delle IDF sono notoriamente inaffidabili. Ciò riporta alla mente le notoriamente fasulle “prove” del Mossad offerte regolarmente all’AIEA per “provare” l’intenzione dell’Iran di sviluppare armi nucleari. Due, mi domando quali secondi fini Israele possa perseguire agendo in questo modo.” L’NSA d’Israele accusa il governo della Siria degli attacchi chimici, Richard Silverstein, Tikum Olam, 26 agosto 2013. E che dire del mandato delle Nazioni Unite, che vietava al gruppo d’ispezione di accusare qualcuno, se poteva farlo? Tutto sembrava destinato a fallire, se non l’opzione dei bombardamenti.

Perché la corsa alla guerra?
E alla fine, perché la corsa alla guerra senza prove, se non falsificate, in questa fase tardiva? Sicuramente, se il giorno dell’attacco gli israeliani avevano rilasciato le informazioni di un presunto attacco con i gas da parte del governo siriano, avrebbero dato agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, una (seppur contorta) giustificazione per attaccare, invece di basarsi su “fede” e “buon senso”, come Hague e Kerry affermano? Non ho mai pensato che avrei visto l’intelligence privata del governo degli USA, Stratfor, pronunciarsi nel modo seguente, ma penso che sia un altro indizio di una operazione sotto falsa bandiera andato seriamente male, e che soltanto un attacco immediato alla Siria avrebbe potuto mascherare: “Il lavoro di Stratfor è analizzare il mondo il più oggettivamente possibile, e la situazione in Siria è tra le più difficili che abbiamo visto. Il problema è che davvero non sappiamo cosa sia successo. Generalmente si ritiene che il presidente siriano Bashar Assad abbia ordinato l’uso di armi chimiche contro i suoi nemici. Il problema è cercare di capire perché lo avrebbe fatto. Non perde la guerra civile. In realtà, ha ottenuto un certo successo militare limitato di recente. Sapeva che il presidente statunitense Obama aveva detto che l’uso di armi chimiche avrebbe attraversato una linea rossa. Eppure Assad l’ha fatto. Ma l’ha fatto? Potrebbero i ribelli aver inscenato l’attacco in modo da portare a un attacco contro al-Assad? Potrebbero le immagini essere state falsificate? Possono dei terzi, sperando nell’impantanarsi degli Stati Uniti in un’altra guerra, averlo fatto? Le risposte a queste domande sono importanti, perché comportano la risposta degli Stati Uniti e dei loro alleati. La spiegazione ufficiale potrebbe essere assolutamente oscura”. Email di Stratfor del 28 agosto 2013
Non c’è da stupirsi che Stratfor sia cauta sulle cause dell’attacco chimico. Peggio ancora, arriva anche a dubitare del governo degli Stati Uniti, quando dice: “La spiegazione ufficiale potrebbe essere assolutamente oscura“. Se, come afferma Gareth Porter, gli Stati Uniti volevano che il gruppo d’ispezione venisse ritirato perché, presumo, non voleva bombardarli assieme agli sfortunati siriani, ne consegue che, indipendentemente dalle prove, l’impero aveva programmato di spargere morte e distruzione sulla Siria, cosa che pianifica dallo scorso anno. Si è poi presentata l’occasione perfetta finché questi maledetti ispettori dell’ONU si sono messi in mezzo! La guerra eviterebbe l’imbarazzo di scoprire realmente cosa sia successo e, come sappiamo, il vincitore scrive la storia. Con il tempo le teste più fredde avranno una chiara visione dei fatti, su tutta la ‘storia’.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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