Rubare il petrolio della Siria: il consorzio petrolifero UE-al-Qaida

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 1 maggio 2013
stevebell512La decisione dell’Unione europea di sostituire l’embargo sulle esportazioni di energia del governo siriano con l’importazione di petrolio dell”opposizione armata’ è un’altra flagrante violazione del diritto internazionale. Viola la dichiarazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1962 sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, ed è l’ennesima violazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull’inammissibilità dell’intervento e l’ingerenza negli affari interni degli Stati. Ma è molto più di una violazione tecnica della legge. Segna la discesa della civiltà nella barbarie. Londra e Parigi, più di Washington, sono in prima linea nell’aggressione contro la Siria.  Nonostante il fatto che sia stato ora confermato dalla maggior parte dei media, che l”opposizione  siriana’ è al-Qaida, Londra e Parigi persistono nella loro follia di armare i terroristi, utilizzando l’argomento spurio che se non armano i ‘moderati’, gli ‘estremisti’ occuperebbero il Paese. Tuttavia, nelle parole del New York Times, ‘in nessuna parte controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica degna di questo nome‘. [1] Il fatto che i “ribelli” siriani sono di fatto al-Qaida, è stata anche ammessa dal bellicista quotidiano francese Le Monde. [2] Così, Parigi e Londra  spingono all’ulteriore armamento di al-Qaida e alla legalizzazione del commercio petrolifero con i terroristi jihadisti. In parole povere questo significa che la rete terroristica nota al mondo come al-Qaida sarà presto uno dei partner dell’UE nel business del petrolio. Un nuovo assurdo capitolo nell’era del terrore sta per aprirsi.

Il diritto internazionale e le sue violazioni
La risoluzione 1803 delle Nazioni Unite del 1962, sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, afferma: ‘La violazione dei diritti dei popoli e delle nazioni alla sovranità sulle proprie ricchezze e risorse naturali è in contrasto con lo spirito e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ostacola lo sviluppo della cooperazione internazionale e il mantenimento della pace‘ [3]. Jabhat al-Nusra e altri gruppi affiliati ad al-Qaida non rappresentano in alcun modo il popolo siriano, e non costituiscono uno Stato sovrano secondo il diritto internazionale. L”opposizione armata’ è al-Qaida, pertanto la decisione dell’Unione europea di acquistare ufficialmente petrolio dalle bande terroristiche che attualmente occupano territori della Repubblica araba siriana, costituisce un crimine odioso ed è un’ulteriore beffa ai principi base che regolano i rapporti tra gli Stati.
Il documento ONU del 1981 condanna esplicitamente: ‘La crescente minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale a causa del frequente ricorso a minaccia o uso della forza, aggressione, intimidazione, intervento e occupazione militare, escalation della presenza militare e tutte le altre forme di intervento o di interferenza, diretta o indiretta, palese o occulta, minacciando la sovranità e l’indipendenza politica degli altri Stati membri, con l’obiettivo di rovesciarne i governi‘. La dichiarazione continua condannando categoricamente il dispiegamento di “bande armate” e “mercenari” da parte degli Stati, per utilizzarli nel rovesciare i governi di altri Stati sovrani: ‘Consapevole del fatto che tali politiche mettono in pericolo l’indipendenza politica degli Stati, la libertà dei popoli e la sovranità permanente sulle loro risorse naturali, danneggiando in tal modo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Consapevoli anche della necessità indispensabile che qualsiasi minaccia di aggressione, qualsiasi arruolamento, qualsiasi utilizzo di bande armate, in particolare dei mercenari, contro Stati sovrani deve terminare definitivamente, al fine di consentire ai popoli di tutti gli Stati di determinare il proprio sistema politico, economico e  sociale, senza interferenze o controllo esterno.’ [4]
I governi occidentali, che per molti anni hanno apertamente e spudoratamente violato tutti i principi noti e concordati del diritto internazionale, armando bande di terroristi che uccidono e mutilano civili, finanziando criminali comuni, narcotraffico e reclutamento di bambini-soldato, sono oramai scesi ancor più in basso acquistando petrolio e gas da queste bande di terroristi, delle risorse naturali giuridicamente di proprietà della Repubblica araba siriana e dei suoi cittadini.

La collusione dei governi dell’UE con i terroristi
La discesa dell’Europa nella turpitudine morale e nell’illegalità assoluta è ulteriormente confermata dal fatto che le autorità europee non fanno nulla per impedire che giovani musulmani soggiogati vadano in Siria a combattere la guerra della NATO. Tuttavia, i funzionari degli Stati dell’UE ammettono che centinaia se non migliaia di jihadisti provenienti da Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi e altri Stati, abbiano raggiunto le fila dei cosiddetti ‘ribelli siriani’. Ma ammettono anche che la loro unica preoccupazione è che questi terroristi possano essere una minaccia alla sicurezza europea, se mai ritornassero. Il fatto che questi terroristi piazzino bombe in piazze affollate, auto, università, scuole, ospedali e moschee in tutta la Siria, che persino i report del dipartimento di Stato confermano, non sembra preoccupare i governi dell’UE. La loro unica preoccupazione è che potrebbero finalmente mordere la mano che li nutre. [5] Il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE, Gilles de Kerchove, racconta alla BBC: “Non tutti sono radicali quando se ne vanno, ma assai probabilmente molti di loro saranno radicalizzati laddove saranno addestrati. E come abbiamo visto, questo potrebbe portare ad una seria minaccia quando ritorneranno“. [6]
Sappiamo da fonti dell’intelligence israeliana che la maggior parte dei terroristi vengono addestrati nelle basi militari USA/NATO in Turchia e Giordania. [7] Quindi, perché il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE fa finta di non saperlo? Questo è il responsabile della protezione dell’Europa dal terrorismo? Come ho riferito prima, il magistrato dell”anti-terrorismo’ francese ha ammesso, alla radio di Stato francese, l’11 gennaio, che il governo francese era al fianco di al-Qaida in Siria: “Ci sono molti giovani jihadisti che vanno al confine turco per entrare in Siria a combattere il regime di Bashar, ma l’unica differenza è che lì non è la Francia il nemico. Quindi non lo vediamo allo stesso modo. Vediamo giovani che in questo momento combattono Bashar al-Assad, che saranno forse pericolosi in futuro, ma per il momento combattono Bashar al-Assad e la Francia è dalla loro parte, finché non ci attaccheranno’.’ [8]
Il cinico doppio standard secondo cui tutti i territori al di fuori dell’UE sono barbari e quindi al di fuori della sfera del diritto internazionale, è ormai diventata una politica che passa inosservata alle masse ipnotizzate dell’Europa. Le potenze euro-atlantiche si comportano non solo come dei criminali, ma ora vantano apertamente loro criminalità. Si dovrebbe anche notare che il governo francese ha deciso di chiamare il presidente siriano con il suo nome. Chiamare un ufficiale di Stato con il suo nome è un segno di profonda mancanza di rispetto, nell’etichetta francese. Dal regime di Sarkozy, la diplomazia francese è stata trascinata nel fango, con il corpo diplomatico della Francia che si comporta come un incrocio tra mocciosi viziati e squadristi fascisti.

La geopolitica petrolifera della Siria
La ricerca di fonti di energia a basso costo è uno dei contesti geopolitici che guida la guerra in Siria.  Christof Lehmann ha scritto che la scoperta del giacimento di gas di Pars, dell’Iran, nel 2007 e il piano di Teheran del gasdotto per il Mediterraneo orientale da costruire attraverso l’Iraq e la Siria, ha la possibilità di trasformare l’Iran in una potenza economica mondiale, dando a Teheran un’enorme effetto leva sulla politica in Medio Oriente dell’UE. Questo sviluppo potrebbe costituire una minaccia per l’entità sionista. Costituirebbe una minaccia esistenziale per i dispotici emirati del Golfo, che dipendono dalla potenza del petro-dollaro per la loro sopravvivenza. [9] Questo è uno dei motivi per cui la NATO e il Consiglio di cooperazione del Golfo usano terroristi di al-Qaida per spezzare l’alleanza sciita tra Iran, Iraq, Siria e Hezbollah in Libano. Come il geografo italiano Manlio Dinucci ha riferito, contrariamente ai pareri diffusi, la Siria ha enormi giacimenti di idrocarburi. Dinucci scrive: ‘La strategia di Stati Uniti/NATO si concentra sul supporto ai ribelli nell’occupare i campi petroliferi con un duplice scopo: privare lo Stato siriano delle entrate da esportazioni, già fortemente diminuite a seguito dell’embargo UE, e garantirsi che i giacimenti più grandi passino in futuro, attraverso i “ribelli”, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere occidentali‘. [10]
La prima implementazione dell’ideologia dell”intervento umanitario’ avvenne durante i bombardamenti NATO della Serbia nel 1999. Da allora, l’entità amorfa nota come Kosovo è diventata lo Stato criminale numero uno dell’Europa, gestito da un criminale condannato per traffico di droga e di organi umani, e per strage, Hashim al-Thaci, un protetto di Bruxelles e Washington. Questo è il tipo di anti-Stato narco-mafioso che la NATO ha installato in Libia dopo la guerra lampo contro quel Paese nel 2011, ed è il tipo di regime criminale che dominerà la Siria se la NATO riuscisse a bombardarla. Si possono leggere centinaia di articoli della stampa ufficiale sulla criminalità del regime kosovaro e gli articoli che descrivono il caos nella Libia post-Gheddafi non sono pochi. Ma gli stessi media ignorano sistematicamente il fatto che sono stati loro a tifare per l’Esercito di liberazione del Kossovo della CIA, durante la distruzione della Jugoslavia. Le stesse prostitute ora spingono ad armare ulteriormente i terroristi in Siria e all’intervento militare della NATO.

L’ottundimento europeo
I pontificatori dell’integrazione europea e del ruolo dell’Europa nel mondo, aggiungono pepe ai loro discorsi con pomposi riferimenti allo ‘Stato di diritto’ e all’universalità dei ‘valori europei’. Questa retorica spocchiosa viene incessantemente inculcata agli studenti europei nelle università e negli istituti di istruzione superiore, e viene ripetuto fino alla nausea dai mass media. Le persone che utilizzano il terrorismo di al-Qaida per favorire i loro interessi in Medio Oriente, insegnano nei corsi di prestigiose università europee sulle ‘relazioni internazionali’. Non c’è da meravigliarsi che le persone normali siano incapaci di vedere e capire quello che sta accadendo davanti ai loro occhi.  La portata e la complessità delle reti istituzionali globali, costruite su un impero di menzogne, ipocrisia e inganno, sono semplicemente troppo opprimenti per essere comprese da un intelletto incolto. Qualcosa che la nostra mente cerca di rifiutare, quando l’orrore della realtà supera i nostri orizzonti di tolleranza e intelligibilità. Quindi, la mente indietreggia, filtra il reale, preferendo invece vedere nei nostri maestri l’espressione di politiche complesse, contraddittorie e arcane, il cui contenuto morale è consegnato agli studi di “esperti” e “specialisti”, essi stessi prodotti e propagandisti delle stesse istituzioni corrotte.
Ora ci sono tante istituzioni accademiche, conferenze, fondazioni, gruppi di riflessione, istituti  politici e corsi universitari che proclamano le virtù dell”intervento umanitario’, che ha acquisito lo status di dogma. La ripetizione e la riproduzione di questo dogma da parte degli insegnanti del mondo accademico neoliberista ha trasformato ciò di cui la ragione critica normalmente si fa beffe, in un principio a priori della ‘governance globale’. Nel capitolo 22 del suo lavoro sul diritto internazionale De Juri Belli ac Pacis, (Sulla Legge di Guerra e pace), il grande giurista olandese del 17° secolo Ugo Grozio, scrisse: ‘Alcune guerre sono fondate su motivazioni reali ed altre solo su pretesti coloriti. Questa distinzione è stata notata da Polibio, che chiama i pretesti profaseis e le cause reali aitias. Così Alessandro fece guerra a Dario con il pretesto di vendicare le mancanze compiute dai persiani ai greci. Ma il vero motivo di quell’eroe coraggioso e intraprendente era la facile acquisizione di ricchezza e dominio, come le spedizioni di Senofonte e Agesilao gli avevano fatto capire‘. [13]
Poco è cambiato dai tempi di Alessandro Magno. Le guerre sono ancora combattute per saccheggiare e promuovere l’impero. Il vocabolario di Polibio su ‘profaseis’ e ‘aitias’ sarà ancora utile. Dall’inizio dell’incubo siriano nel 2011, il ‘profaseis’ propagato dalle agenzie mediatiche aziendali, che chiede l’intervento militare in Siria, sarebbe il desiderio di ‘proteggere i civili’ da un ‘regime brutale’. Solo gli ingenui e gli ignoranti possono ancora difendere queste sciocchezze mentre le stesse agenzie mediatiche hanno finalmente ammesso che l”opposizione’ è di fatto formata da al-Qaida, un dato fattuale che i media alternativi sottolineano dall’inizio delle violenze a Daraa, nel marzo 2011. L”Aitias” della NATO in questo conflitto è chiaro: spezzare e distruggere uno Stato sovrano indipendente, saccheggiarne tutte le risorse, stuprare e terrorizzare i suoi cittadini fino alla sottomissione scatenando sulla popolazione squadroni della morte di drogati e ipnotizzati, incolpando di tutto ciò costantemente il ‘regime’, per poi finire il Paese con una campagna di bombardamenti aerei intensi prima di insediare una mafia a governare il Paese. Infine, definire questo olocausto libertà e chiamare l’olocausto democrazia, è una formula collaudata che ora viene diffusa in tutto il mondo dalla megalomania della NATO che punta alla supremazia globale.
Ancora Grozio: “Altri pretesti fabbricati, anche se plausibili a prima vista, non sopporterebbero l’esame e la prova della rettitudine morale e, quando spogliati del loro travestimento, tali pretesti saranno trovati issati sull’ingiustizia. In tali conflitti, dice Livio, non è la prova della giustizia, ma un qualche oggetto di ambizione segreta e indisciplinata, che agisce come molla principale. La maggior parte delle potenze, dice Plutarco, impiegano le situazioni relative di pace e di guerra come una specie di moneta, per acquisire tutto ciò che ritengono opportuno.” Nell’Europa del 17° secolo di Ugo Grozio, devastata dalla guerra, stabilire la distinzione tra profaseis e aitias oppure tra pretesti e motivazioni reali per la guerra non era considerato eresia nel rigoroso dominio del discorso giuridico. Oggi, coloro che fanno tali distinzioni vengono tacciati di essere dei “complottisti paranoici”. In una intervista dal titolo ‘Il pensiero critico come solvente della Doxa’, il sociologo francese Loic Wacquant sostiene che ‘mai prima d’ora il falso pensiero e la falsa scienza sono stati così prolissi e onnipresenti.’ [14]
In questa epoca d’illegalità tecnologica, i precetti fondamentali del diritto internazionale e nazionale vengono smantellati. Con la promulgazione del Patriot Act e ora del National Defense Authorization Act, gli Stati Uniti regrediscono al tipo di tirannia giuridica che ha preceduto la stesura della Petizione dei Diritti in Inghilterra nel 1628, un documento che denunciava la detenzione senza processo, le torture e la legge marziale e forniva le basi giuridiche e morali per la rivoluzione inglese del 1640.

Conclusione
È necessario, dunque riflettere sulla guerra in corso nel Levante. Quello a cui assistiamo è la distruzione del sistema statale di Westfalia e un ritorno al caos della guerra dei trent’anni del 17° secolo, ma questa volta ai confini dell’Europa, dove il principio del bellum se ipsum alet, la guerra alimenterà se stessa, viene sfruttato dalle società militari private, da narcobande, reti terroristiche e organizzazioni criminali internazionali legate, direttamente e indirettamente, agli apparati ideologici statali delle potenze atlantiche. E così, l’UCK ha addestrato l”Esercito libero siriano’, mentre il Gruppo combattente islamico libico ha anche aderito alla ‘guerra santa’ in Siria. Come nella guerra dei Trent’anni, le bande armate mercenarie si finanziano saccheggiando le economie locali e vendendo il loro bottino di contrabbando. Intere fabbriche in Siria sono state smontate e rubate dai mercenari al servizio di Turchia e Qatar, mentre il commercio di droga è ora in forte espansione come mai prima. Quando un Paese viene distrutto e ridotto in feudi ed emirati dispotici, le società occidentali si muovono con le loro imprese militari private e procedono a saccheggiare le risorse del Paese, senza essere ostacolate dalle norme e dai regolamenti dello Stato Sovrano. Le orde del terrorismo poi passano al successivo Paese sulla lista nera della NATO. Questa è la strategia del caos della NATO, una forma di guerra liquida che si sta diffondendo rapidamente in tutto il Sud del mondo.
Data la criminalità delle compagnie petrolifere occidentali, in passato, forse non è del tutto sorprendente che oggi, sotto forma di UE, procedano apertamente all’acquisto di petrolio da  organizzazioni terroristiche. Ciò che è sorprendente, tuttavia, è la morbosa spensieratezza delle popolazioni in Europa. Come possono esserci così tante persone “rispettabili” nei nostri media e nelle istituzioni accademiche pronte a collaborare con i mafiosi? Perché ci sono state poche  manifestazioni di rilievo contro la NATO? Come è possibile che i poteri forti siano sempre autorizzati a farla franca con tale criminalità assoluta? Il poeta latino Orazio scrisse ‘neglecta solent incendia sumere vires’, un fuoco trascurato raccoglie sempre forza. Dalla distruzione della Repubblica Democratica dell’Afghanistan a opera dei terroristi mujahidin filo-occidentali, nel 1979, gli Stati sovrani sono caduti preda di mercenari e bande terroristiche sostenute dall’imperialismo occidentale, mentre le libertà civili sono state ridotte, in America e in Europa, in nome della ‘guerra al terrorismo’. Il fuoco allora si è diffuso nell’ex Jugoslavia, Ruanda, Costa d’Avorio, Sudan, Somalia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Cecenia, Libia e ora Siria. Se i popoli non si svegliano e mobilitano contro i criminali che pianificano queste guerre, le fiamme della distruzione alla fine ritorneranno sotto forma di legge marziale, e un fascista panopticon stato di polizia sarà ritenuto necessario, durante il perseguimento di una terza guerra mondiale contro l’Iran, la Russia e la Cina. Se questo fuoco del terrorismo non verrà spento in Siria, si propagherà in Caucaso, Asia centrale, Russia e Cina orientale fino a quando qualsiasi ostacolo alla corsa della NATO al ‘dominio ad ampio spettro’ verrà eliminato e un iper-Stato tirannico aziendale dominerà il pianeta.
Le guerre mondiali sono esplose in passato, e data la scellerata volontà-di-potenza dei nostri attuali governanti, non vi è ragione di credere che una guerra mondiale non scoppi più. Molti in occidente, abituati alla violenza televisiva e all’indifferenza verso guerre lontane, hanno la tendenza a credere che la politica sia un campo che non li riguardi. Ma come dice il politico francese Charles de Montalambert, ‘Vous avez beau ne pas vous occuper de politique, la politique s’occupe de vous tout de même.’ [E' facile per voi non occuparvi della politica, ma la politica, tuttavia, si occuperà di voi lo stesso]. Alla luce degli eventi attuali, tale affermazione merita una riflessione.

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14]

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria e l’esaurimento psicologico washingtoniano

Dedefensa, 30 aprile 2013

603046L’articolo di Ben Hubbard, sul New York Times del 28 aprile 2013, ha causato scalpore. Tutti trattengono il fiato e continuano a rimbombargli  nella testa la frase centrale e simbolica del testo: “Da nessuna parte, nelle zone controllate dai ribelli, vi è una fazione combattente laica degna di questo nome”. Ciò significa che i ribelli che combattono Assad, in Siria, oggi non sono in generale che gruppi estremisti islamici, compresi quelli che i pianificatori washingtoniani riconoscono essere molto più pericolosi dello stesso Assad. Lo spettacolo descritto da Hubbard agghiaccia gli editorialisti del Sistema, e noi crediamo che sia stato scritto con questo intento…
Nella seconda città più grande della Siria, Aleppo, i ribelli allineatisi con al-Qaida controllano la centrale elettrica, i panifici e una corte che applica la legge islamica. Altrove, hanno occupato giacimenti di petrolio del governo, che potrebbero riattivare subito beneficiando del greggio che producono. In tutta la Siria, aree controllate dai ribelli sono punteggiate da tribunali islamici gestiti da avvocati e chierici, e da brigate combattenti guidate da estremisti. Anche il Consiglio supremo militare, l’organizzazione ombrello delle formazioni ribelli, con cui l’occidente sperava di emarginare i gruppi radicali, è pieno di comandanti che vogliono imporre la legge islamica con un futuro governo siriano. In nessuna parte controllata dai ribelli in Siria c’è una forza combattente secolare di cui parlare. Questo è il paesaggio che il Presidente Obama affronta mentre pensa a come rispondere alla crescente evidenza che ufficiali siriani hanno usato armi chimiche, attraversando la “linea rossa” che aveva tracciata. Più di due anni di violenze hanno radicalizzato l’opposizione armata che combatte il governo del Presidente Bashar al-Assad, lasciando pochi gruppi che condividono la visione politica degli Stati Uniti e che hanno la forza militare per andare avanti.”
Due giorni dopo, il 30 aprile 2013, il pomposo e maestoso quotidiano di riferimento giunge al culmine con un editoriale che simbolicamente afferma la posizione del giornale, dettagliando senza necessariamente voler essere appariscente, ma in modo particolare, le contraddizioni della posizione degli Stati Uniti (e del blocco BAO) in Siria, e quindi la paralisi che ne risulta. Considerando per lo meno contraddittorio e irresponsabile la posizione dei falchi al Congresso, tra cui i due amigos inevitabili Graham e McCain, l’editoriale nota che BHO ha agito con cautela, finora, ma che è intrappolato dalla visualizzazione della “linea rossa” per un intervento più deciso degli Stati Uniti, nel caso di uso di armi chimiche; e che se si scoprisse che vi è stato uso di queste armi, bisognerebbe agire per BHO; e questo sarebbe necessariamente a favore dei ribelli, ma ciò potrebbe essere catastrofico, perché è ormai chiaro, come abbiamo visto, che i “ribelli combattenti” islamisti sono più pericolosi di Assad…
A differenza di McCain e Graham, che hanno accusato il presidente Obama perfino del ritiro delle truppe dall’Iraq e che hanno cercato di indurlo ad un atteggiamento più militarista contro l’Iran, il presidente cerca di districare gli Stati Uniti dai conflitti d’oltremare e, di conseguenza, è stato molto cauto sul coinvolgimento militare in Siria. Ma potrebbe cambiare idea, ora che le forze di Assad vengono accusate di usare armi chimiche. Lo stesso Obama si è messo con le spalle al muro quando ha avvertito il leader siriano che l’uso di armi chimiche costituirebbero una “linea rossa” e un “punto di svolta”, suggerendo fortemente, forse incautamente, che attraversando quella riga scatterebbe qualche tipo di azione statunitense. L’incapacità di agire ora potrebbe essere fraintesa da Assad, come dai leader di Iran e Corea del Nord, i cui programmi nucleari sono sul radar degli Stati Uniti.  Obama deve agire solo se ha una documentazione convincente che il gas sarin sia stato utilizzato in un attacco da parte delle forze siriane, e che non sia il risultato di un incidente o di fertilizzanti. Il Financial Times ha riferito che la prova si basa su due distinti campioni prelevati dalle vittime degli attacchi. Con la guerra civile in Siria, che ora entra nel terzo anno e il bilancio delle vittime a oltre 70.000, la posizione è peggiorata. Assad resta al potere, le divisioni settarie si sono intensificate e i rifugiati nei Paesi limitrofi sono destabilizzanti. Ancor più preoccupante, i jihadisti legati ad al-Qaida sono diventati la forza di combattimento dominante e, come Ben Hubbard ha riportato su The Times, ci sono pochi gruppi di ribelli che condividono la visione politica degli Stati Uniti e che hanno la forza militare per andare avanti. Non ci sono mai stati facili opzioni per gli Stati Uniti in Siria, che non sono migliorate nel tempo. E la Russia e l’Iran che supportano Assad, meritano una particolare condanna. Senza il loro sostegno Assad non sarebbe durato così a lungo. Eppure, il Paese è importante per la stabilità regionale. Obama deve presto chiarire come ha intenzione di usare l’influenza americana nel trattare la minaccia jihadista e il finale di partita in Siria“.
In precedenza, un altro articolo sullo stesso giornale del 28 aprile 2013, attaccava le posizioni dei “consulenti [che] non sono pagatori“, di vari parlamentari e di altri che raccomandano “una forte azione” in Siria, sulla base di informazioni sull’uso di armi chimiche di cui è nota la poetica verità, ma che ognuno si sente in dovere di darvi un qualche credito. Si tratta, in questo caso, soprattutto per i falchi del Congresso come Graham-McCain e pochi altri, di avere come risultato un pasticcio enorme.
“...Domenica scorsa, molti repubblicani, tra cui i senatori Lindsey Graham del South Carolina e John McCain dell’Arizona, entrambi membri del Comitato per i Servizi Armati, che fanno le loro usuali apparizioni nei talk show televisivi avvertendo che l’assenza di un intervento in Siria favorirebbe nazioni come l’Iran e la Corea del Nord. “Se manteniamo questo approccio inattivo verso la Siria, con l’attuale indecisione verso la Siria, con questa sorta di azione senza scopo, inizieremmo una guerra con l’Iran perché l’Iran considererà la nostra inazione in Siria come una nostra mancanza di serietà sul loro programma di armi nucleari”, ha detto Graham al programma della CBS “Face the Nation”. Graham ha aggiunto: “Non c’è niente che si può fare in Siria senza rischi, il rischio maggiore è uno Stato fallito le cui armi chimiche cadano nelle mani degli islamisti radicali, che si stanno riversando in Siria.[...] Il senatore Saxby Chambliss, repubblicano della Georgia, anch’egli nel Comitato di servizi armati, ha detto a “Face the Nation” che aveva parlato la settimana prima con il re Abdullah II di Giordania di una no-fly zone, mentre il rappresentante Mike Rogers, repubblicano del Michigan e presidente del Comitato per l’Intelligence della Camera, ha detto che i deputati hanno ricevuto informazioni classificate che suggeriscono che il governo di Assad abbia usato armi chimiche negli ultimi due anni. “Il problema è, come si sa, che il presidente ha tracciato la linea,” ha detto Rogers al programma dell’ABC “This Week. “E non può essere una linea tratteggiata. Non può essere altro che una linea rossa. E più che la Siria, è l’Iran presta attenzione a ciò. La Corea del Nord presta attenzione a ciò”. I repubblicani convengono che gli Stati Uniti non dovrebbero mandare le truppe di terra. “La cosa peggiore che gli Stati Uniti potrebbero fare in questo momento è inviare truppe sul terreno in Siria”, ha detto  McCain al programma della NBC “Meet the Press”. “Cosa che metterebbe il popolo contro di noi”. I democratici, tra cui la senatrice Claire McCaskill del Missouri e il deputato Keith Ellison del Minnesota, sembrano meno propensi ad intensificare gli aiuti militari e ad aspettare che venga fornita assistenza umanitaria ai siriani che hanno abbandonato la lotta“.
Certamente non pretendiamo, con queste varie citazioni e i commenti che li accompagnano, di apportare nulla di nuovo a fatti ed eventi, come abbiamo visto altrove non sono che materiale sfuggente e improbabile per una guerra delle comunicazioni di cui nessuno controlla il senso e ne comprende davvero gli obiettivi. Piuttosto, si misura l’evoluzione del clima di Washington, che diffonde la sua schizofrenia indiscriminatamente, indubbiamente perché non è più possibile nascondere l’impotenza che ha portato questo stato. Il New York Times non esita più a descrivere la verità catastrofica della situazione sul terreno, e a scrivere editoriali dove ciò che viene scritto viene contraddetto, in successione, chiedendo di fare qualcosa in Siria ma che è impossibile fare qualcosa in Siria. Anche un’illuminata esaltata come Lindsay Graham, non si è nemmeno presa la briga di rimuovere o anche ridurre gli argomenti che contraddicono immediatamente la sua tesi guerrafondaia, citandoli subito dopo. Così dice che è necessario intervenire in modo netto in Siria (l’”utilizzazione” di armi chimiche) se no, Assad, Kim della Corea del Nord ed i mullah iraniani potranno facilmente schernire il potere americanista, aggiungendo subito che il peggior disastro (“il rischio peggiore“) è che i ribelli islamici catturino le armi chimiche (e non Assad che rimane al potere?), cosa che accadrebbe indubbiamente se gli USA saranno coinvolti “nettamente” in Siria, cioè aiutando i ribelli contro Assad, dal momento che gli unici ribelli combattenti, dice il New York Times, sono gli islamisti.
Ciò che è notevole non è il regno del sofismo, come abbiamo già descritto: si sapeva, naturalmente, e lo sapevamo. (Potremmo chiamarlo “sofisma siriano”, non avendo lo spirito di parlare di “sofismo libico” quando le stesse circostanze si manifestarono in Libia.) Ciò che è notevole è che Washington non prova nemmeno a rimuovere l’uno o l’altro dei suoi termini per argomentare meglio il suo caso, ma sembra abbandonare ogni speranza di contenere questa ondata di contraddizioni che alimenta proprio i sofismi in cui sono immersi gli USA (blocco BAO), dopo due anni di attività del tutto irresponsabili, o meglio infraresponsabili, intorno la Siria. Questo clima speciale che  miscela un’eruttazione belligeranza, ma usurata, e di paura alquanto esaurita dalle conseguenze di questo bellicismo, viene evidenziato con particolare forza dall’affermazione di McCain che gli Stati Uniti non invieranno nessuna truppa sul terreno in Siria (“La cosa peggiore che gli Stati Uniti potrebbero fare in questo momento, è inviare truppe sul terreno in Siria“). Questo è, però, un’opzione già ampiamente discussa dagli estremisti del Partito della Guerra di cui McCain è una delle fonti d’ispirazione più forte. (Per aggiungere la solita ciliegina sulla torta, necessaria e inevitabile quando si parla di Siria, riportiamo il giudizio di Shamus Cooke su Antiwar.com del 30 aprile 2013, secondo cui Obama, ancora molto misurato nelle sue opzioni interventiste, viene ampiamente superato “a sinistra” dai militari che sono più che mai contrari a qualsiasi intervento.) Questa specie di decomposizione delle trincee dialettiche e consolidate di Washington, che si è avuta finora, sembra indicare un interessante avanzamento del processo di dissoluzione, se non di entropizzazione dei giudizi sulla situazione in Siria e sulle opzioni politiche degli Stati Uniti. La psicologia dei leader americanisti comincia a sembrare seriamente infettata dai fattori dissolventi della “guerra siriana.” Ed alla luce dell’allarme “vero-falso” sull’uso, manipolato o meno, delle armi chimiche, in un momento in cui si misura l’intensa fatica psicologica di questi vari figuranti del Sistema, permettendo all’infezione di penetrare facilmente; questa intensa stanchezza, prossima all’esaurimento psicologico, grazie a una crisi che non giunge a determinare un parossismo che interessa il sistema, ma che s’impantana e l’impantana (“pantano critico”), in una sorta di amorfismo per loro incomprensibile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Parigi fa marcia indietro sulla Siria?

Thierry Meyssan, Mondialisation, 8 aprile 2013

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IRIB – Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, è tra i più forti sostenitori dell’eliminazione dell’embargo sulle armi ai ribelli siriani. Ma proprio di recente, ha detto che il suo Paese non ha ancora deciso la revoca dell’embargo sulle armi, perché la Francia teme che queste armi finiscano nelle mani degli estremisti. Come si spiega la recente presa di posizione di Fabius?
TM – Allora, un primo punto semantico. Quando Fabius parla di “ribelli siriani”, sembra non essere informato del fatto, attestato da tutta la stampa che gli è favorevole, che la maggioranza di coloro che vengono chiamati ribelli non sono per nulla siriani. Seconda osservazione: quando Fabius ha detto che vuole togliere l’embargo sulle armi, per poterle inviare in Siria, si ignora il fatto che questo già accade: la Francia ha inviato un gran numero di armi in Siria, nel corso degli ultimi due anni, ma l’ha fatto segretamente e illegalmente. Quando dice che vuole “toglierne il divieto”, vuol dire che vuole renderlo legale e, probabilmente, sviluppare e intensificare la pratica illegale già perseguita dalla Francia.
Allora perché oggi, dopo essersi assai impegnato a Bruxelles (e anche all’ONU) per portare avanti queste sue idee, ha fatto marcia indietro? Penso che ci siano diverse ragioni. La prima è che la Francia abbia raggiunto, a livello internazionale, un certo grado di ridicolo. Offrendosi allo stesso tempo di votare a New York un nuovo accordo per frenare il traffico internazionale di armi, la Francia a New York dispiega un certo numero di argomenti, mentre in Siria fa l’esatto opposto di quello che sostiene di combattere in nome del diritto internazionale. Poi vi è certamente la pressione esterna. La Francia come Regno Unito, Turchia, Qatar, Arabia Saudita, fa parte del campo della rabbia, assolutamente desideroso di aggredire la Siria e di continuare la distruzione sistematica delle sue infrastrutture. Ma gli Stati Uniti, nel frattempo, che hanno ampiamente contribuito ad alimentare questo traffico di armi negli ultimi due anni, come essi stessi affermano attraverso rivelazioni organizzate prima sul New York Times e poi in diversi altri giornali, nelle ultime tre settimane, cercano invece di cambiare politica e dimostrare che, avendo causato solo disastri, se continuano, sarà peggio. Quindi, con ogni probabilità, Washington ha chiesto a Londra e Parigi d’abbandonare questo piano di legalizzare l’invio di armi in Siria.

IRIB – Il ministro degli Esteri francese dice che se non ci sarà una decisione, se non vi sarà una transizione politica nel Paese, la Siria sarà divisa in due campi: l’arco siriano-iraniano da un lato e  al-Qaida dall’altro lato. Pensa che Fabius in realtà stia cercando di nuovo di usare la minaccia di al-Qaida per giustificare la furia di Parigi verso la Siria?
TM – A quanto pare Fabius è sempre disordinato quando parla, perché dire che la Siria sarà divisa tra l’Iran da una parte e al-Qaida dall’altra, non ha molto senso. Oggi, infatti, quando si riferisce al Fronte al-Nusra (vale a dire, il ramo levantino di al-Qaida) come a un “pericolo”, dimentica le sue stesse parole dei mesi precedenti. Vi ricordo che quando il Fronte al-Nusra è stato classificato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, fu proprio Laurent Fabius, durante la conferenza degli “Amici della Siria” in Marocco, che difese il Fronte al-Nusra dicendo che “la gente di al-Qaida fa un buon lavoro” (cito testualmente). Oggi, essendo stato bacchettato dagli Stati Uniti, ha iniziato a cambiare registro dicendo che, in effetti, quelle di al-Nusra sono persone pericolose. E’ bene esserne consapevoli, perché se continuano a fornirgli armi, molte di queste persone continueranno a uccidere soldati francesi in Mali. Ora, c’è la prova che le armi inviate dalla Francia in Siria sono state utilizzate in Mali contro i soldati francesi. Il problema [che ci poniamo] sulle dichiarazioni e le azioni di Fabius non è capire cosa vuol fare, perché cambia idea da un momento all’altro, ma cercare la coerenza di ciò che fa e di come se ne assume le conseguenze.

IRIB – Riguardo la pressione esterna che ha appena citato, la Francia sta anche affrontando l’intransigenza di Russia e Cina.
TM – Il termine “intransigenza”, quando si tratta di rispettare il diritto internazionale è (beh, è il termine usato da Fabius e da Araud, l’ambasciatore alle Nazioni Unite) dunque un termine alquanto ridicolo, eh, finora non ci si mostra “intransigenti” quando si tratta di far rispettare la legge, si tratta  solo di rispettarla. Fabius, per giustificare le sue azioni, spiega che “ripristinerebbe l’equilibrio”, mentre la Russia, l’Iran (e altri) inviano armi allo Stato siriano per difendersi dall’aggressore israeliano, e per questo invierebbe munizioni ai gruppi armati stranieri attivi in Siria. Certo, per continuare a distruggere lo Stato siriano nell’interesse d’Israele. Fino a prova contraria, non si possono mettere sullo stesso piano di parità le armi desinate alla difesa della nazione, consegnate a uno Stato, con le armi leggere da consegnare a un gruppo non statale. Fabius non ha un solo argomento convincente, in alcun modo. Fino a prova contraria, non ha mai potuto portare alcuna prova che dimostri che la Russia, l’Iran e altri Paesi abbiano consegnato armi allo Stato siriano per uccidere e distruggere l’opposizione interna. Ciò non è mai stato dimostrato. Mi sembra che armi come gli S-300, non siano assolutamente suscettibili di essere utilizzate contro l’opposizione interna, in quanto servono solo ad abbattere i bombardieri nemici…

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Smascherare i Fratelli musulmani in Siria, Egitto e altrove

Eric Draitser, Global Research, 12 dicembre 2012

546799La complessità della primavera araba e della lotta per la libertà politica in tutto il mondo arabo, non deve far dimenticare ciò che è ormai assolutamente essenziale comprendere per tutti gli anti-imperialisti: la Fratellanza musulmana è una delle armi più potenti della classe dirigente occidentale nel mondo musulmano. Mentre potrebbe essere una pillola difficile da digerire per alcuni, per ragioni emotive o psicologiche, bisogna guardare oltre, sul ruolo insidioso che l’organizzazione sta giocando in Siria e sugli abusi di potere contrari ai diritti umani del governo egiziano.
Nella guerra USA-NATO contro il governo Assad, la Fratellanza musulmana è emersa quale forza dominante sanzionata dall’occidente come avanguardia dell’assalto imperialista. Mentre in Egitto il presidente Morsi e il governo della Fratellanza cercano di distruggere ciò che era stata, poco più di un anno fa, la promessa della rivoluzione.

I Fratelli musulmani in Siria
La creazione, questa settimana, del Comando supremo militare responsabile di tutti gli aiuti militari e del coordinamento ai ribelli, dimostra in modo inequivocabile il ruolo della leadership dei Fratelli musulmani nel cambio di regime in Siria. Come Reuters riferisce: “Il comando unificato comprende molti collegamenti con i Fratelli musulmani e i salafiti… escludendo gli ufficiali che hanno disertato dal campo militare di Assad“. [1] Questa struttura di comando, costituita per volontà e con il patrocinio di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, tra gli altri, non si limita a includere i membri della Fratellanza musulmana ma è, difatti, dominata da loro. E’ possibile che le potenze imperiali occidentali semplicemente non si accorgano che il gruppo che stanno formando sia composto da questi elementi? Suggerire una cosa del genere, equivarrebbe accusare alcuni dei principali “statisti” del mondo (Hillary Clinton, William Hague, Laurent Fabius, Ahmet Davutoglu, ecc) di essere degli stupidi. Ahimè, non è così. Invece, questi individui hanno collaborato per creare una forza delegata alla Fratellanza musulmana in Siria, che può essere controllata ed è dipendente dagli ordini dell’occidente.
Tuttavia, non è sufficiente dire che i Fratelli musulmani dirigano questa nuova struttura militare, perché sarebbe come dire che non hanno giocato un ruolo fondamentale in tutto questo tempo. Piuttosto, l’organizzazione è stata fondamentale per la destabilizzazione della Siria dall’inizio del conflitto armato. Il Consiglio nazionale siriano, in origine la facciata dell’”opposizione” sostenuta dall’occidente, era dominato da dietro le quinte dai Fratelli musulmani. Come l’ex leader dei Fratelli musulmani Ali Sadreddin ha dichiarato riguardo il CNS, “Abbiamo scelto questo volto, accetto all’occidente… Abbiamo nominato [l'ex capo del CNS Burhan] Ghalioun come un fronte di azione nazionale. Ora non ci muoviamo come Fratellanza, ma come parte di un fronte che comprende tutte le correnti.”[2]
Essenzialmente, quindi, vediamo che l’organizzazione ha fin dall’inizio mantenuto un elevato grado di controllo dell’opposizione all’estero, nettamente diversa dall’opposizione interna  dei Consigli di coordinamento nazionale e di altri gruppi. La Fratellanza musulmana, una macchina politica internazionale e paramilitare, vuole condurre la battaglia contro il governo Assad. In effetti, la Fratellanza Musulmana ha fornito molte forme di leadership e assistenza all’opposizione estera sostenuta da elementi stranieri, al di là della semplice leadership diretta. Fornendo copertura diplomatica e politica, supporto tattico sul terreno come il contrabbando di armi, il reclutamento di combattenti e altre responsabilità necessarie, l’organizzazione è giunta a permeare ogni aspetto di ciò che, in occidente, convenientemente viene definito come i “ribelli”.
Già nel maggio 2012, i Fratelli musulmani in Egitto, al centro dell’organizzazione, stavano già fornendo sostegno politico e diplomatico ai ribelli, necessario per rovesciare il regime di Assad. Mentre stavano per vincere le elezioni egiziane, la Fratellanza si era impegnata a fare commenti pubblici sulla necessità dell’intervento militare occidentale in Siria. Il portavoce dell’organizzazione, Mahmoud Ghozlan, aveva dichiarato, “I Fratelli musulmani invitano i governi arabi, islamici e internazionali ad intervenire… per far cadere il regime [Assad]“. [3] Questa sfacciata dichiarazione pubblica smentisce tutte le argomentazioni che sostengono che la Fratellanza musulmana sia in qualche modo anti-imperialista, opponendosi al dominio occidentale del mondo arabo. Al contrario, anche se si presentano come avversari dell’occidente, essi sono, difatti, strumenti delle potenze imperiali utilizzati per distruggere le nazioni indipendenti che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente. Questo sostegno politico e diplomatico è solo un aspetto del coinvolgimento della Fratellanza nella distruzione della Siria.
Il New York Times del giugno 2012, scriveva “Agenti della CIA operano segretamente in Turchia meridionale, aiutando gli alleati a scegliere quali combattenti dell’opposizione siriana, oltreconfine, riceveranno armi… per mezzo di un’oscura rete di intermediari dei Fratelli musulmani in Siria“. [4] L’uso dei Fratelli musulmani per contrabbandare armi ai ribelli in Siria, non dovrebbe sorprendere, se si tiene in considerazione il fatto che le monarchie sunnite della regione (Arabia Saudita e Qatar in primo luogo), sono state le voci più rumorose nel sostenere con ogni mezzo necessario il cambiamento di regime in Siria. Il rapporto tra queste monarchie e la Fratellanza musulmana è evidente: condividono convinzioni religiose simili e sono nemici giurati di ogni forma di sciismo. Inoltre, sono parte integrante del sistema egemonico degli Stati Uniti, che stringe tutta la regione nella sua morsa da decenni. Molti hanno sostenuto in passato che, anche se condividono ideologie e “simboli” identici, il ramo siriano della Fratellanza musulmana è in qualche modo indipendente di Fratelli musulmani principali. Questa affermazione assurda si contrappone al semplice fatto che ogni posizione pubblica dei Fratelli musulmani siriani si è allineata direttamente alle dichiarazioni pubbliche di Cairo.
Come l’articolo del Carnegie Middle East Center sui Fratelli musulmani in Siria dimostra, fin dall’inizio della rivoluzione, la “Fratellanza ha sostenuto che l’intervento straniero sia l’unica soluzione possibile alla crisi in Siria. Nell’ottobre 2011, aveva anche invitato la Turchia a intervenire e a stabilire zone umanitarie protette in territorio siriano“. [5] Quando due entità portano lo stesso nome, hanno gli stessi sponsor e prendono le stesse posizioni, è espressione di malafede  sostenere che in qualche modo non sono la stessa entità o, più precisamente, che non prendono ordini dagli stessi padroni. Ma chi sono questi padroni?

Le potenze dietro i Fratelli musulmani
Nell’esaminare il ruolo assolutamente insidioso che la Fratellanza musulmana sta giocando in Siria, si deve cominciare comprendendo il rapporto storico tra i Fratelli musulmani e l’imperialismo occidentale. L’organizzazione è stata fondata da Hassan al-Banna nel 1928 con l’intenzione di ristabilire una forma pura dell’Islam, così come era esistita secoli prima. Tuttavia, questo era solo il rivestimento religioso creato per mascherare le intenzioni politiche dell’organizzazione. Come spiegato nell’articolo di Mother Jones intitolato “Chi sono i Fratelli musulmani e conquisteranno  l’Egitto?“, l’autore spiega che “I Fratelli musulmani servono da ariete contro nazionalisti e comunisti, nonostante l’Islam dei Fratelli sia basato sull’antiimperialismo, il gruppo spesso è finito per fare causa comune con il colonialismo britannico. Ha svolto il ruolo di servizio segreto, infiltrandosi nei gruppi di sinistra e nazionalisti“. [6] Questo fatto è indiscutibile, la Fratellanza musulmana ha operato, fin dai suoi primi giorni, come braccio dei servizi segreti occidentali; ciò è fondamentale per comprendere il suo sviluppo e attuale potere politico.
Tuttavia, ci sono coloro che sostengono che, nonostante questa “coincidenza” di obiettivi e di ordini del giorno, i Fratelli musulmani non potrebbero mai essere collegati direttamente alla comunità d’intelligence. Tuttavia, come Robert Dreyfuss, autore dell’articolo di Mother Jones indica chiaramente, ci sono ampie prove che legano la leadership dei Fratelli musulmani direttamente alla CIA: “Da allora [1954], il capo dell’organizzazione internazionale del gruppo, e il più noto dei dirigenti, era Said Ramadan, genero di Hassan al-Banna. Ramadan sapeva sia della CIA che dell’MI-6, i servizi segreti britannici. Nelle ricerche per il mio libro… mi sono imbattuto in una fotografia insolita che mostrava Ramadan con il presidente Eisenhower nello Studio Ovale. A quel punto, o poco dopo, Ramadan venne probabilmente arruolato come agente della CIA. Ian Johnson del Wall Street Journal da allora ha documentato gli stretti legami tra Ramadan e vari servizi di intelligence occidentali… Johnson scrive: ‘Alla fine del decennio, la CIA sosteneva apertamente Ramadan’“. [7]
Il fatto che la figura centrale nell’organizzazione internazionale fosse un noto agente della CIA, conferma le affermazioni fatte da innumerevoli analisti e investigatori, secondo cui la Fratellanza sia stata usata come arma contro Nasser e, di fatto, contro tutti i leader arabi socialisti che, a quel tempo, facevano parte della crescente ondata del nazionalismo arabo che cercava, come fine ultimo, l’indipendenza dal dominio imperiale occidentale. Al fine di comprendere appieno quanto la Fratellanza sia diventata l’organizzazione che conosciamo oggi, si deve comprendere la relazione tra essa e la famiglia reale dell’Arabia Saudita.
In realtà, i sauditi sono stati i finanziatori principali della Fratellanza per decenni e per gli stessi motivi per cui gli Stati Uniti e le potenze occidentali ne avevano bisogno: l’opposizione al nazionalismo arabo e la crescente “insolenza” degli stati sciiti. Dreyfuss scrive: “Fin dai suoi primi giorni, la confraternita è stata finanziata generosamente dal regno dell’Arabia Saudita, che ha apprezzato la sua politica ultra-conservatrice e il suo odio virulento verso i comunisti arabi“. [8] In sostanza, appena gli Stati Uniti hanno cominciato ad esercitare la loro egemonia in tutta la regione, fin dal dopoguerra, i Fratelli musulmani era già presenti quali beneficiari disponibili ed umili servitori nel seminare l’odio tra sunniti e sciiti, sposando in pieno l’ideologia salafita dell’odio, predicando l’inevitabilità del conflitto e della guerra tra i rami dell’Islam. Naturalmente, a tutto vantaggio delle potenze occidentali, che si sono curate poco della sua ideologia, ma molto con denaro e risorse.

Uno strumento attuale delle potenze occidentali?
Si sostiene spesso che, anche se la documentazione storica dimostra inequivocabilmente che la Fratellanza sia intimamente connessa ai servizi segreti occidentali, in qualche modo l’organizzazione sia cambiata, diventando una forza di pace per il progresso politico nel mondo arabo. Come i recenti avvenimenti in Egitto hanno dimostrato, nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Con la presa del potere non democratica, tentata dal presidente egiziano Morsi, il ridimensionamento delle libertà civili, dei diritti delle donne e delle minoranze religiose ed etniche, la Fratellanza musulmana dimostra di essere poco più che una forza politica reazionaria, spacciata  sotto forme “progressiste”.
Se ci fossero dubbi circa le vere intenzioni e motivazioni dei Fratelli musulmani una volta al potere in Egitto, è necessario guardare oltre, alla sua posizione verso le istituzioni del capitale finanziario globale, in particolare il Fondo Monetario Internazionale. In una delle prime decisioni prese dal governo Morsi e dei Fratelli musulmani, Cairo ha stabilito che avrebbe, di fatto, accolto i prestiti condizionati del FMI [9], per salvarsi dalla prospettiva di una perdurante crisi economica. Tuttavia, nell’ambito delle condizioni del prestito, il governo Morsi dovrà ridurre drasticamente le sovvenzioni, i regolamenti e altri “restrizioni del mercato”, mentre aumenterà le tasse alla classe media. In sostanza, ciò significa che la Fratellanza ha accettato il solito cocktail di austerità che è già stato somministrato dagli agenti del capitale finanziario così tante volte, in tutto il mondo. Questo, naturalmente, pone l’inevitabile domanda: era questo il fine della rivoluzione? Infatti, in molti nelle piazze di Cairo si pongono la stessa domanda. O, per essere più precisi, conoscono già la risposta.
In Egitto, come in Siria, i Fratelli musulmani si sono trasformati in un’appendice della classe dominante imperialista occidentale. Si sono doverosamente serviti di questi interessi, nel corso dei decenni, anche se i nomi, i volti e la propaganda sono cambiati negli anni. Mentre guardiamo le tragiche immagini provenienti dalla Siria o le decine di migliaia di persone per le strade di Cairo, ci si deve chiedere perché ci sia voluto tanto tempo affinché questa perfida organizzazione venisse smascherata o anche compresa. La risposta è, come al solito, perché serve agli interessi del capitale globale mantenere il resto del mondo confuso su chi siano i veri nemici del progresso.
Rivelandone la vera natura, le vere forze della pace e del progresso in tutto il mondo possono respingere la Fratellanza musulmana e il sistema imperiale, in tutte le sue forme palesi o occulte.

Eric Draitser è fondatore di StopImperialism.com. È un analista indipendente di geopolitica di New York City ed assiduo collaboratore di RussiaToday, PressTV, GlobalResearch.ca e altri media.

Note
[1]  [2]  [3]  [5]  [6]  [7]  [8]  [9]

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Srebrenica: genocidio o propaganda?

De-Construct 4 maggio 2007
Il ‘genocidio di Srebrenica’ è una bufala?
Aleksandar Pavic WorldNetDaily

3678_mudzahedini_5Per più di 10 anni, il termine “Srebrenica” è stato usato per indicare il massacro di “musulmani innocenti” per mano di cristiani, specificamente dall’esercito serbo-bosniaco, secondo cui si presume siano stati massacrati, secondo la versione attualmente accettata dalla maggior parte dei principali media, “tra 7.000 e 8.000 musulmani” quando presero quel paesino nella Bosnia orientale, a metà del luglio 1995. Secondo la leggenda, i serbi di Bosnia catturarono questa “zona protetta dall’ONU” e  procedettero a deportare e giustiziare migliaia di uomini, donne e bambini nel giro di pochi giorni, per poi seppellirli nelle fosse comuni, che sono ancora ricercate dopo quasi 12 anni.

1. Numeri truccati
Lo storico e ricercatore di Belgrado Milivoje Ivanisevic, che ha documentato le vittime della guerra civile jugoslava per più di un decennio, ha recentemente contestato le rivendicazioni in un nuovo opuscolo, “La carta d’identità di Srebrenica“, che documenta che centinaia dei corpi sepolti nel Srebrenica Memorial non furono uccisi nel luglio 1995, quando il presunto genocidio avrebbe avuto luogo, ma che si trattava di persone decedute di morte naturale ben 13 anni prima che gli eventi avessero avuto luogo. L’ultima prova offerta da Ivanisevic indica che il numero di coloro che sono sepolti presso il Complesso Memoriale di Srebrenica, non solo non sono stati uccisi nel luglio del 1995, ma in realtà sono morti molto prima, perfino nei primi anni ’80, più di 10 anni prima che iniziasse la guerra civile in Jugoslavia.

2. I morti votano
Secondo Ivanisevic, a partire dal marzo 2007, più di 12 anni dopo l’evento, un totale di 2.442 corpi vennero sepolti al Memorial. Tra questi, un 914, oltre il 37 per cento, erano sulle liste elettorali delle elezioni del 1996 in Bosnia, tenutesi un anno dopo il presunto “genocidio”. Le liste elettorali furono approvate e controllate dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa [OSCE], che curò le elezioni.

3. I musulmani “massacrati” sono morti di cause naturali
Una seconda scoperta ancora più significativa, indicava il fatto che “almeno 100 persone” sepolte nel Memoriale sono morte per cause naturali. Ivanisevic afferma che i numeri sarebbero ancora più alti se gli fosse stato consentito l’accesso ai registri anagrafici di Srebrenica e delle città circostanti. Tuttavia, tra i diversi nomi, con date di nascita, morte e luogo di morte, vi sono: Fetahija (Nazif) Hasanovic, n. 1955 – m. 15 dicembre 1996, Srebrenica, Sukrija (Amil) Smajlovic, n.1946 – m. 2 maggio 1996, Zaluzje; Maho (Suljo) Rizvanovic, n.1953 – m. 3 gennaio 1993, Glogova; Mefail (Meho) Demirovic, n.1970 – m. 10 maggio 1992, Krasanovici; Redzic (Ahmet) Asim, n.1949 – m. 22 aprile 1992, Bratunac.

4. Presunte “vittime di Srebrenica” uccise prima di Srebrenica
In terzo luogo, Ivanisevic afferma che diverse centinaia di soldati e civili sono stati trasferiti al Memorial di Srebrenica da altri cimiteri e riseppelliti con rituali musulmani. Uno di questi è il corpo di Hamed (Hamid) Halilovic, trasferito dal vicino cimitero di Kazani, che a quanto pare è morto ben 13 anni prima del “genocidio” di Srebrenica. Altri corpi trasferiti da Kazani al Memoriale di Srebrenica comprendono quelli di Osman (Ibro) Halilovic, Nurija (Smajo) Memisevic, Salih (Saban) Alic, Mujo (Hasim) Hadzic, Ferid (Ramo) Mustafic e Hajrudin (Ismet) Cvrk. In quarto luogo, utilizzando registri catturati all’esercito musulmano-bosniaco, Ivanisevic elenca più di una dozzina di nomi di soldati alle cui famiglie furono concessi alloggio e servizi sociali dovuti ai familiari dei soldati uccisi in azione prima dell’11 novembre 1993, quando i documenti vennero catturati dall’esercito serbo-bosniaci. In quinto luogo, sulla base dei documenti acquisiti nello stesso modo, Ivanisevic fornisce i nomi di decine di combattenti dell’esercito musulmano-bosniaco uccisi prima del 7 marzo 1994.

5. I macellai della Jihad camuffati da vittime innocenti
Ivanisevic continua a fornire i nomi dei soldati bosniaci musulmani sepolti presso il Memoriale di Srebrenica implicati in numerosi massacri di civili serbi nella zona vicina, in cui vennero uccisi oltre 3.000 serbi. È interessante notare che il comandante della forze dell’esercito bosniaco a Srebrenica, Naser Oric, fu condannato a due anni dal Tribunale penale internazionale per la Jugoslavia, o ICTY, nel giugno 2006 per la sua partecipazione a questi omicidi, alcuni dei quali ripresi in video e diffusi dal giornalista del Washington Post John Pomfret, che lo incontrò nella “zona di sicurezza delle Nazioni Unite” nel 1994. [Bill Schiller sul Toronto Star del Canada]

Il Dipartimento di Stato della Clinton, ancora in carica, condivide il mito
Negli anni ’90, l’amministrazione Clinton ha utilizzato il preteso “genocidio di Srebrenica” per intervenire nella guerra civile bosniaca dalla parte dei musulmani bosniaci e applicare il successivo accordo di pace di Dayton per la Bosnia-Erzegovina, nel novembre 1995, con il riconoscimento reciproco tra Jugoslavia (ora Serbia), Croazia e Bosnia. Più in generale, la burocrazia del Dipartimento di Stato della Clinton ha utilizzato il “genocidio di Srebrenica”, come da allora è stato definito a seguito delle controverse sentenze pronunciate dal Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia a L’Aia, per giustificare il suo sostegno ai movimenti politici musulmani non solo in Bosnia, ma in Macedonia e nella regione del Kosovo della Serbia, che attualmente cerca l’indipendenza. E poiché la maggior parte degli indirizzi della Clinton è affidata al Sottosegretario di Stato per gli affari politici Nicholas Burns, che continua l’esecuzione della strategia degli Stati Uniti nei Balcani, la sua azione politica è rimasta tale fino ad oggi.
Così, anche se l’indipendenza albanese del Kosovo è pesantemente sostenuta dagli Stati Uniti, dagli inglesi e dai tedeschi, ai serbo-bosniaci, infelici per la prospettiva di rimanere chiusi dentro una Bosnia a maggioranza musulmana, è stata negata l’indipendenza, grazie al “genocidio di Srebrenica” utilizzato come argomento principale, vale a dire che i vantaggi della guerra conseguiti attraverso il “genocidio” non possono essere sanzionati. Molti osservatori, tra cui una recente analisi del Bollettino G2, collega il sostegno occidentale dei musulmani nei Balcani a spese dei cristiani, nel quadro di una più ampia politica per placare i regimi “moderati” sunniti in Medio Oriente, nell’ambito di una coalizione anti-iraniana.

Srebrenica trasformata in un santuario per la Jihad
Tra gli elementi radicali bosniaci musulmani, il racconto di Srebrenica è stato utilizzato non solo per ottenere il sostegno alla causa generale della jihad, suscitando il sentimento tra i musulmani di essere oppressi e perseguitati dai non-musulmani, ma per costruire ciò che alcuni chiamano il “primo santuario musulmano in Europa”, un luogo di ritrovo per i musulmani di tutto il mondo con intenzioni anti-occidentali, anti-europee e anti-cristiane. Il complesso del memoriale di Srebrenica ora serve come luogo di pellegrinaggio dove i musulmani possano vedere, in prima persona, i risultati di quello che credono essere un’atrocità senza precedenti contro i loro compagni di fede.

I mass media occidentali perpetuano il mito
L’intero racconto di Srebrenica è stato supportato fondamentalmente dai media mainstream occidentali, con in testa New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Wall Street Journal e i principali media britannici, tedeschi e francesi, che hanno collegato le notizie dai Balcani, nel corso degli anni, con riferimenti al “genocidio di Srebrenica” definendolo, tra le altre cose, “la peggiore atrocità in Europa dalla seconda guerra mondiale“, e “macchia sulla coscienza dell’Occidente“, ecc. Fin dall’inizio, numerose voci di dissenso, sia in occidente che in ex-Jugoslavia, hanno contestato sia i mass media occidentali, sia le accuse e le sentenze dell’ICTY connesse a Srebrenica, ma non hanno ricevuto quasi nessuna pubblicità di sorta.

Il Gruppo di Ricerca su Srebrenica demistifica la menzogna
Nell’estate del 2005, nel 10° anniversario della manifestazione, il “Gruppo di Ricerca su Srebrenica” composto in gran parte de figure accademiche e mediatiche anglo-statunitensi e, così come gli ex funzionari civili ed osservatori militari delle Nazioni Unite, con esperienza sull’ex-Jugoslavia, creò  un sito web in cui l’intera storia del “massacro di Srebrenica” è stata riconsiderata e demistificata. Invece sul dato di 7-8000, i funzionari delle Nazioni Unite e gli esperti del Congresso degli Stati Uniti parlano di “700-800″, “poche centinaia”, “un totale di circa 2.000 musulmani e serbi”, ecc. Henry Wieland, capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha passato diversi giorni ad intervistare i profughi di Srebrenica nel luglio 1995, avrebbe detto che non aveva trovato “nessuno che avesse visto con i propri occhi una qualsiasi atrocità.”

I risultati e i verdetti forensi dell’ICTY contestati
I risultati forensi vennero richiamati all’ordine e venne affermato che l’intero processo di scavo e identificazione dei corpi era stato controllato da un’organizzazione fondata dal defunto leader islamico bosniaco Alija Izetbegovic. E un professore canadese di diritto internazionale smontò i verdetti del ICTY su Srebrenica, dimostrando, tra le altre cose, che il generale serbo-bosniaco Radoslav Krstic, condannato a 46 anni, è stato, nel verdetto del tribunale, assolto dalla partecipazione o anche dalla conoscenza del massacro, invece di essere condannato in base alla ricostruzione dell’ICTY della sua “responsabilità di comandante”.
Il testimone dell’accusa, Drazen Erdemovic, un croato bosniaco che misteriosamente apparve nelle file dell’esercito serbo-bosniaco dopo aver precedentemente combattuto nei ranghi dell’esercito musulmano bosniaco, che sostenne di aver partecipato al massacro di 1.200 musulmani a Srebrenica, venne esentato dal contro-interrogatorio perché ritenuto dalla stessa corte “mentalmente instabile” e, in definitiva, ebbe una condanna a cinque anni per la sua “cooperazione”. Eppure, i media, senza eccezioni, hanno ignorato i risultati del gruppo, anche quelli che citano i rapporti degli stessi media presenti sul terreno in quel momento.

Istituto olandese: Srebrenica era un rifugio sicuro per diverse migliaia di armati musulmani bosniaci che devastavano i villaggi serbi nei dintorni
L’Istituto olandese per la documentazione di guerra ha pubblicato un ampio rapporto, nel 2002: “Srebrenica, uno spazio ‘sicuro’“, che dettaglia tra le altre cose che Srebrenica, anche se dichiarata “zona di sicurezza delle Nazioni Unite“, in realtà non è stata mai smilitarizzata, e che molte migliaia di truppe musulmane bosniache vi erano di stanza, da dove organizzavano numerose incursioni letali contro i villaggi serbi nelle vicinanze. L’accusa è stata ulteriormente corroborata dalla relazione del segretario generale dell’ONU all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 15 novembre 1999. Il libro di Ivanisevic sarà presto tradotto in inglese.
Resta da vedere se i mass media occidentali aziendali continueranno ad ignorare questa e altre prove che sfatano l’affermazione che un “genocidio” anti-musulmano ha avuto luogo a Srebrenica, nel luglio del 1995. Alcuni personaggi pubblici nei Balcani hanno chiesto che una commissione internazionale su Srebrenica riesamini le prove e faccia una nuova valutazione più equilibrata e indipendente di ciò che accadde nella Bosnia orientale, durante le ultime fasi della guerra civile, nell’estate del 1995.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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