L’alleanza blasfema tra i mercenari della Blackwater e i governanti degli Emirati Arabi Uniti

Habib Siddiqui Mediamonitors 23 maggio 2011

“… Non ci vuole uno scienziato per capire la logica dietro la diffusione di R2 negli Emirati Arabi. Le autorità hanno paura di questi lavoratori a basso reddito e dei loro diritti legittimi di cui vengono derubati. La diabolica alleanza con un odiato gruppo di omicidi dal grilletto facile, come la Blackwater, ha molto a che fare con il contenere le potenziali agitazioni dei lavoratori, e quindi per evitare catastrofi come quelli occorsi all’ex Shah nell’Iran, a Zine Ben Ali in Tunisia e a Hosni Mubarak in Egitto. Ma come la storia ha mostrato, per tanti volte è arrivato il momento in cui nessun gruppo di mercenari è in grado di proteggere un regime impopolare.”

Ricordate la Blackwater USA, il gruppo militare privato che ha lavorato come contractor per il Dipartimento di Stato USA? Dal giugno 2004, è stata pagata più di 320milioni di dollari dal budget del Dipartimento di Stato per il suo servizio mondiale di protezione individuale, proteggendo funzionari degli Stati Uniti e alcuni funzionari stranieri, nelle zone di conflitto. Solo in Iraq, in una sola volta, impiegava non meno di 20.000 forze di sicurezza armate. Nell’Iraq post-Saddam, avevano tratto molta notorietà per il loro grilletto facile, dall’atteggiamento da Gung Ho. Tra il 2005 e il settembre 2007, il personale di sicurezza della Blackwater è stato coinvolto in 195 scontri a fuoco, in 163 di questi casi, il personale della Blackwater ha sparato per primo.
Nel 31 marzo 2004, gli insorti iracheni a Falluja attaccarono un convoglio con quattro contractor della Blackwater. Secondo i resoconti iracheni, gli uomini fecero irruzione in una casa e violentarono alcune donne. I quattro contractor furono attaccati e uccisi con granate e armi leggere. Più tardi i loro corpi vennero appesi a un ponte che attraversa l’Eufrate. Nell’aprile del 2005, sei contractor indipendenti della Blackwater furono uccisi in Iraq quando il loro elicottero Mi-8 venne abbattuto.
Il 16 febbraio 2005, quattro guardie della Blackwater di scorta ad un convoglio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in Iraq, spararono 70 colpi su un’auto. Una ricerca condotta dal servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato concluse che la sparatoria non era giustificata e che i dipendenti della Blackwater fornirono dichiarazioni false agli investigatori. Le false dichiarazioni sostenevano che uno dei veicoli della Blackwater era stato colpito dagli spari dei ribelli, ma l’indagine aveva rivelato che una delle guardie della Blackwater aveva effettivamente sparato al proprio veicolo per sbaglio. Tuttavia, John Frese, alto funzionario della sicurezza dell’ambasciata degli Stati Uniti in Iraq, non volle punire la Blackwater o le guardie di sicurezza, perché credeva che eventuali azioni disciplinari abbassassero il morale del gruppo di mercenari.
Il 6 febbraio 2006, un cecchino impiegato dalla Blackwater Worldwide aveva aperto il fuoco dal tetto del ministero della giustizia iracheno, uccidendo tre guardie che lavoravano per l’Iraqi Media Network statale. Molti iracheni presenti alla scena dissero che le guardie non avevano sparato contro il ministero della giustizia. La vigilia di Natale 2006, una guardia di sicurezza del vicepresidente iracheno venne uccisa, mentre era in servizio all’esterno del compound del primo ministro iracheno, da un dipendente della Blackwater USA. Cinque contractor della Blackwater furono uccisi il 23 gennaio 2007, quando il loro elicottero venne abbattuto sull’Haifa Street di Baghdad. Alla fine di maggio del 2007, i contractor della Blackwater aprirono il fuoco per le strade di Baghdad, per due volte in due giorni, uno degli incidenti provocò una  situazione di stallo tra i contractor della sicurezza e i commando del ministero dell’interno iracheno. Il 30 maggio 2007, i dipendenti della Blackwater uccisero un civile iracheno di cui fu detto che stesse “guidando troppo vicino” ad un convoglio del Dipartimento di Stato che veniva scortato dai contractor della Blackwater.
Il governo iracheno revocò la licenza di operare in Iraq alla Blackwater, il 17 settembre 2007, a causa della morte di diciassette iracheni. Gli infortuni mortali si verificarono mentre una Blackwater Security Detail (PSD) privata stava scortando un convoglio di veicoli del Dipartimento di Stato statunitense, in viaggio per una riunione, nella parte occidentale di Baghdad, con dei funzionari dell’USAID. Come in molti altri casi precedenti, anche in questo si era riscontrato che le guardie della Blackwater avevano aperto il fuoco senza provocazione e con un uso eccessivo della forza. L’incidente aveva causato almeno cinque indagini, e una inchiesta della FBI aveva rilevato che i dipendenti della Blackwater usarono incautamente una forza letale. La licenza venne ripristinata dal governo statunitense nell’aprile 2008, ma all’inizio del 2009 gli iracheni annunciarono di aver rifiutato di estendere tale licenza.
I documenti ottenuti dalla fuga di informazioni sulla guerra in Iraq, sostengono che i contractor della Blackwater hanno commesso gravi abusi in Iraq, uccidendo anche dei civili. Nell’autunno del 2007, un rapporto del Comitato di Vigilanza della Camera del Congresso, aveva rilevato che la Blackwater aveva intenzionalmente “ritardato e ostacolato” le indagini sulla morte dei contractor (del 31 marzo 2004).
Così negativa era la percezione pubblica del gruppo di mercenari, che ha dovuto cambiare il suo nome due volte – prima nell’ottobre 2007 come Blackwater Worldwide e poi come Xe Services LLC, nel febbraio del 2009.
Dopo tutti questi incidenti gravi di non provocate orge omicide di civili inermi in Iraq, da parte dei mercenari dal grilletto facile che lavoravano come contractor per il Dipartimento di Stato USA, nel periodo post-Saddam, abbiamo pensato che avremmo visto per l’ultima la Blackwater e il suo CEO Erik Prince. Ma ci sbagliavamo. Assolutamente sbagliato! Ci siamo dimenticati che il male si vende alla grande! Un brutto mostro è tanto più preferibile di un Don della mafia quanto un affascinante uomo dall’animo candido.
Erik Prince si è stabilito ad Abu Dhabi e vi ha aperto una filiale dei mercenari. Ha preso il nome di Reflex Responses. La società, spesso chiamata R2, è stata autorizzata nel marzo scorso (2011). Oltre a statunitensi, inglesi, francesi e alcuni colombiani, R2 ha reclutato un plotone di mercenari sudafricani, inclusi alcuni veterani di Executive Outcomes, una società sudafricana nota per avere preparato dei tentativi di golpe o la soppressione di ribellioni contro dittatori africani negli anni ’90.
La scorsa settimana il New York Times (NYT) ha avuto un rapporto dettagliato su questo gruppo di mercenari, che viene impiegato – da chi altri questa volta se non – il principe Sheik Mohamed bin Zayed al-Nahyan di Abu Dhabi, emirato zuppo di petrolio, per proteggere la sceiccato dalle minacce. L’affare redditizio vale 529 milioni dollari. R2 spende circa 9 milioni di dollari al mese per mantenere il battaglione, comprendendo tra le spese gli stipendi dei dipendenti, per le munizioni e i salari per decine di lavoratori domestici che cucinano i pasti, lavano i panni e puliscono il campo.
Le legge degli emirati vieta la divulgazione dei documenti riguardanti le imprese, che tipicamente indicano le cariche sociali, ma richiede di pubblicare i nomi delle società sugli uffici e le vetrine. Nell’ultimo anno, il cartello fuori la suite è cambiato almeno due volte – ora dice Management Consulting Assurance.
Ci viene detto che la forza militare straniera era prevista mesi prima delle cosiddette rivolte della primavera araba, che molti esperti ritengono improbabile che si diffonda tra il popolo degli Emirati Arabi Uniti; funzionari statunitensi di R2 e coinvolti nel progetto, hanno detto ai giornalisti del NYT che gli emirati erano interessati allo schieramento del battaglione R2 per rispondere agli attacchi terroristici e per reprimere le insurrezioni all’interno dei campi di lavoro presenti in ogni angolo del paese, che ospitano pakistani, filippini e altri stranieri che costituiscono il grosso della forza lavoro del paese.
Vale la pena sottolineare che gli Emirati Arabi Uniti sono il fondo abissale della democrazia nel mondo arabo di oggi. Attraverso la loro infinita ricchezza si sono trasformati in una nuova federazione high-tech popolata da due comunità dal basso profilo – un corpo di modernisti capitalisti arabi (21% della popolazione) e occidentali (8% in totale), che hanno ben pochi contatti con il grande corpo dell’Islam, e una massa di lavoratori stranieri immigrati (per un totale del 71%) – 27% indiani, 20% pakistani, 8% bengalesi e 16% di altri asiatici – non pagati o sottopagati, senza documenti o passaporti (confiscati), che lavorano tutto il giorno, in ogni condizione, senza assistenza medica o supervisione. Come gli schiavi egizi dei tempi biblici che hanno costruito le piramidi, i lavoratori migranti – negatigli i fondamentali diritti umani – sono gli schiavi moderni che hanno costruito il Burj Khalifah (l’edificio più alto del mondo) e continuano a costruire il parco giochi per l’elite capitalista del mondo – una zona senza regole e senza timore di ricorso alla legge. Come sottolineato recentemente da Shaykh Abdal Qadir as-Sufi, “Non ci sono kamikaze negli Emirati Arabi Uniti, solo il suicidio settimanale di un lavoratore in preda alla disperazione per il suo stipendio, le sue condizioni di lavoro, il suo squallido dormitorio e il suo futuro.”
Gli Emirati Arabi Uniti, come molti dei Paesi del Golfo, hanno una scala dei redditi altamente discriminatoria, che si basa sulla nazionalità. Ad esempio, i salariati più pagati sono i bianchi occidentali (da Stati Uniti, Europa, Australia e Nuova Zelanda), seguiti dai cittadini del GCC, asiatici orientali (da Giappone, Corea), Sud-est asiatici (da Singapore, Filippine, Thailandia), sud-asiatici (da India, Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh) e altri paesi africani (in questo ordine).
Mentre principi e sceicchi corrotti vivono una opulenta vita da parassiti, beneficiando delle prestazioni del dono di Dio alla nazione – la risorse in petrolio e gas naturale – e del frutto del lavoro dei loro lavoratori schiavi, che lavorano in quei giacimenti di petrolio e di gas naturale, nell’industria delle costruzioni e nei negozi o centri commerciali; questi lavoratori sono pagati con dei salari tra i più bassi immaginabili. Gli operai edili lavorano 12 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, e sono pagati circa 370 AED (100 dollari USA) al mese. I ‘lavoratori’ sono vincolati dal sistema Kafala a non spostarsi dal loro lavoro ad un altro e vengono ‘legati’ al datore di lavoro. I lavoratori sono ospitati dai datori di lavoro nei dormitori conosciuti come campi di lavoro, di solito ai margini delle zone urbane. Ad al-Quoz e a Sonopar, a Dubai, la tipica abitazione di un operaio edile medio è una piccola sala (40 mq) che deve ospitare fino a otto lavoratori. Al-Quoz Camp ospita 7.500 lavoratori migranti che condividono 1.248 camere. La ritenuta dei salari, in totale disprezzo delle regole islamiche, è un luogo comune. Agli avidi datori di lavoro non piace che i loro lavoratori musulmani digiunino durante il Ramadhan, temendo che la loro efficienza sul lavoro ne risenta.
Nel maggio 2010, centinaia di lavoratori hanno marciato dal loro campo di lavoro a Sharjah al Ministero di Dubai, chiedendo di essere rimandati a casa. Avevano affermato che erano rimasti senza assegni per oltre sei mesi ed erano stati mantenuti nello squallore. Le autorità finalmente ne mandarono a casa 700 dei bloccati nel campo di lavoro Sharjah al-Sajar.
Quindi, non ci vuole uno scienziato per capire la logica dietro la diffusione di R2 negli Emirati Arabi. Le autorità hanno paura di questi lavoratori a basso reddito e dei loro diritti legittimi di cui vengono derubati. La diabolica alleanza con un odiato gruppo di omicidi dal grilletto facile, come la Blackwater, ha molto a che fare con il contenere le potenziali agitazioni dei lavoratori, e quindi evitare catastrofi come quelli occorsi all’ex Shah nell’Iran, a Zine Ben Ali in Tunisia e a Hosni Mubarak in Egitto. Ma come la storia ha mostrato, per tante volte è arrivato il momento in cui nessun gruppo di mercenari è in grado di proteggere un regime impopolare.
Negli ultimi anni, il governo degli emirati ha inondato le aziende della difesa statunitensi, con miliardi di dollari per contribuire a rafforzare la sicurezza del paese. Una società gestita da Richard A. Clarke, ex consigliere dell’antiterrorismo durante la amministrazioni Clinton e Bush, ha vinto diversi contratti lucrativi di consulenza, negli Emirati Arabi Uniti, su come proteggere le loro infrastrutture.
Gli ufficiali degli emirati avevano promesso che se il primo battaglione R2 di Erik Prince fosse stato un successo, sarebbe stata acquisita una brigata intera di diverse migliaia di uomini. I nuovi contratti sarebbero miliardari, e avrebbero aiutato il prossimo grande progetto di Prince: un complesso di addestramento nel deserto per le truppe straniere, modellato sul compound della Blackwater di Moyock, Carolina del Nord
In una notte della scorsa primavera, dopo mesi di stanza nel deserto, i mercenari della R2 salirono su un autobus non marcato e furono inviati in un hotel nel centro di Dubai. Lì, alcuni dirigenti della R2 avevano organizzato il loro passatempo serale con le prostitute. In quale altro luogo nel mondo arabo se non negli Emirati Arabi Uniti, si può trovare tale esposizione di immoralità?
In un noto hadith, Muhammad (S), il Profeta dell’Islam, ha detto: “Allah l’Altissimo dice: ‘Ci saranno tre persone contro cui mi batterò nel Giorno del Giudizio: (1) la persona che fa una promessa con un giuramento nel mio nome e poi lo rompe, (2) la persona che vende un uomo libero come schiavo e si appropria dei proventi della vendita, e (3) la persona che impiega un operaio e dopo aver beneficiato appieno del suo lavoro, non riesce a pagargli i suoi debiti.” [Bukhari: Abu Hurayrah (RA)].
Muhammad (S) disse anche: “Date il suo salario al lavoratore prima che il suo sudore si asciughi.” [Ibn Majah: Abdullah b. Umar (RA)] Umar (RA)]
Qualcosa è profondamente sbagliato nel mondo arabo. Una una volta dotati di cammelli e di tenda-dimora, ed ora che volano su jet e hanno ricche abitazioni moderne, gli arabi del deserto sono così occupati a godere delle modalità e dei valori delle moderne tecno-società che hanno completamente perso il cuore di tutta la loro identità civica e spirituale. Hanno dimenticato che la migliore sicurezza non viene dai mercenari, ma da una forza lavoro soddisfatta che sia trattata equamente e umanamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Note sull’RQ-170 e le vertigini nebbiose sull’Iran

Dedefensa 9.12.2011

Così, sembra che gli iraniani abbiano mostrato al mondo il RQ-170 in condizioni superbe, la prova della qualità della macchina, mentre era parcheggiata in un hangar, lontano dalla ricognizione  elettronica di un altro RQ-170 che volasse nel cielo iraniano (la CIA ne ha un numero). Il DVD ormai famoso può essere trovato, per rintracciare la fonte, su PressTV.com dell’8 dicembre 2011:
«L’Iran ha pubblicato il video del più avanzato drone da ricognizione statunitense, abbattuto dall’esercito iraniano nella parte orientale della Repubblica islamico all’inizio di questa settimana».
Il filmato ha immediatamente innescato una valanga di commenti, valutazioni e ipotesi. Il sospetto si confonde con lo scetticismo, il catastrofismo con le suggestioni dei cambiamenti enormi che questo evento potrebbe causare nei piani del blocco BAO, e naturalmente, negli Stati Uniti in particolare.

L’RQ-170 dell’Iran è un “falso autentico“?
Uno degli assi originali(?) dei commenti era: Questo è un RQ-170 “falso”. In questo caso, tanto di cappello agli iraniani per sapere cosi rapidamente realizzare un “falso” di così buona fattura, oppure, un’altra ipotesi, ciò dimostrerebbe che loro stessi hanno un proprio pseudo RQ-170, vero o falso, chi lo sa… È particolarmente la Danger Room, l’8 Dicembre 2011, che sviluppa questa tesi. Ci sono vari argomenti che vengono sviluppati, tra cui il famigerato tradimento degli iraniani (in contrasto con il comportamento leale del blocco BAO), sempre pronti a ingannare il blocco BAO.
«Avvertenze. Quando si tratta di notizie dall’Iran – in particolare in materia di imprese militari – le false e sciocche storie ufficiali devono essere prese con una sana dose di scetticismo quale ingrediente necessario».
AOL.Defense.com dell’8 dicembre 2011 va nella stessa direzione. Il sito, tuttavia, ha i suoi esperti, e parlano anche della pittura stessa per mostrare l’inganno iraniano.
«Il nostro esperto è, beh, molto esperto. Ecco cosa ha detto in una e-mail dopo che gli ho inviato il link al filmato iraniano. “Sembra un falso”, ha scritto. “Non sembra un velivolo che ha perso il controllo. Colore è anche sbagliato, e non mostrano il carrello di atterraggio o la parte inferiore del velivolo … e le saldature sulle giunture delle ali sono difficilmente furtive…” Al fine di evitare i radar, le saldature sugli aerei stealth deve essere molto vicino alla superficie della struttura ed estremamente lisce».

L’RQ-170 è “autenticamente reale“?
Oltre a questo, o piuttosto il contrario, per molti altri commentatori si tratta, infatti del vero RQ-170. Intervistato dalla CNN, Bill Sweetman di Aviation Week & Space Technology, ha detto che gli sembrava che questo sia il vero RQ-170. La stessa CNN ha rilasciato un breve messaggio del suo giornalista Chris Lawrence, il 9 dicembre 2011, per noi in Europa, dove ha fornito un primo risultato della sua indagine – dal momento che è su Tweeter, è necessariamente  conciso – su questo nuova polemica nella polemica: “Ufficiale degli Stati Uniti dice @clawrencecnn “Non vi è ragione di ritenere il drone del video iraniano  falso“.
Tutti hanno un esperto e un “ufficiale”, così sappiamo anche che la CIA sta studiando attentamente il video iraniano. Per il colmo della villania, il video mostra che gli iraniani hanno avvolto la parte inferiore dell’unità (carrello di atterraggio) con una strana bandiera statunitense, necessariamente smisurata, allungata per la sua lunghezza. Così si perdono dettagli preziosi.
Va notato tuttavia che il prestigioso esperto Loren B. Thompson che aveva annunciato che gli iraniani, con questa “preda”, avevano in mano un mucchio di rottami senza valore, non mette in discussione l’autenticità della cosa mostrata dal video iraniano (su Forbes, l’8 dicembre 2011).
«Tuttavia, la televisione iraniana ha oggi trasmesso le prime immagini di quello che dice di essere il drone abbattuto, e l’aereo sembra essere quasi del tutto intatto. In effetti, uno dei funzionari militari nel film si vede far scivolare una parte delicata, dentro e fuori dai suoi slot sulla cellula, indicando praticamente l’assenza di alcun danno. A prima vista, sembra che gli iraniani siano davvero in possesso del drone, e saranno in grado di esaminarlo attentamente per capire come la comunità dell’intelligence USA ha spiato la loro nazione. Se è così, questo è un colpo significativo per la comunità dell’intelligence statunitense, cosa che porterà sicuramente ad un’indagine prolungata in cui un tale sensibile sistema di raccolta di intelligence sia letteralmente caduto nelle mani dell’Iran…»
(Seguendo un numero di argomenti per mostrarci che questo “terribile colpo” inflitto al segreti degli Stati Uniti, non è granché, per motivi numerosi quanto le argomentazioni.)

Il caso del raid per distruggere l’RQ-170
Oltre a questa controversia nella controversia, un’altra polemica nella polemica, che riguarda la reazione dell’amministrazione Obama. In una parola, l’amministrazione Obama prevedeva di lanciare un raid delle forze speciali “con l’aiuto di agenti statunitensi infiltrati nelle forze iraniane” (che è una ammissione inedita), o un attacco aereo per distruggere il RQ-170 catturato, abbandonando infine l’idea dicendo che questa azione sarebbe considerata “un atto di guerra”, con possibili conseguenze incalcolabili. Il Wall Street Journal aveva riferito della questione il 4 dicembre. Il New York Times l’ha confermato, il 7 dicembre 2011: «Due funzionari hanno detto che gli Stati Uniti hanno brevemente considerato di recuperare il drone abbattuto, o di distruggerlo, come per primo è stato riportato dal Wall Street Journal, ma l’operazione è stata ritenuta troppo rischiosa» – ciò, prima di dare ulteriori dettagli.
Questi sono i dettagli di particolare interesse per DEBKAFiles.com dell’8 dicembre 2011. Il sito israeliano riferisce le informazioni del New York Times e, in particolare, ne espone stati, secondo esso, le conclusioni tratte dagli israeliani che avrebbero “seguito intensamente” le deliberazioni statunitensi sulla questione. DEBKAFiles.com ritiene che questa decisione dell’amministrazione Obama abbia rafforzato il partito dei duri in Israele, e convinto i leader israeliani che non dovrebbero contare sugli Stati Uniti per attaccare l’Iran.
«Le discussioni interne all’amministrazione Obama su come gestire la perdita dell’importante drone da ricognizione sono intensamente seguite a Gerusalemme. Le decisioni adottate contro l’avvio di una missione per recuperare o distruggere il top-secret Sentinel, sono percepite in Israele come sintomatico della più ampia decisione di annullare la guerra occulta che gli USA stanno conducendo da alcuni mesi contro il programma per la bomba nucleare dell’Iran – almeno fino a quando i danni causati dall’incidente del  RQ-170 saranno pienamente valutati. Un alto funzionario della sicurezza israeliana ha detto questo: “Tutto quello che è successo riguardo il RQ-170 dimostra che quando si tratta di Iran e del suo programma nucleare, l’amministrazione Obama e Israele hanno obiettivi diversi. Su questo problema, ogni paese ha bisogno di andare per la sua strada.”»

L’RQ-170 e i piani per attaccare l’Iran
Ma l’aspetto più interessante nell’articolo di DEBKAfiles, sono le affermazioni sul carico operativa dell’RQ-170, una compilation del possibile piano di attacco attraverso gli obiettivi che sono stati identificati nelle informazioni a disposizione del drone.
«Alti diplomatici e di sicurezza israeliani che seguono la discussione a Washington, hanno concluso che, non agendo, l’amministrazione ha lasciato all’Iran non solo i segreti dei rivestimento furtivi del Sentinel, i suoi sensori e telecamere, ma anche i dati memorizzati nel computer di bordo sugli obiettivi segnalati per l’attacco degli Stati Uniti e/o d’Israele. Le fonti militari dicono che questa conoscenza costringe Stati Uniti e Israele a rivedere i loro piani di attacco per interrompere il programma nucleare iraniano…»
…Quindi, secondo la stessa analisi, la vera “catastrofe” di questa avventura (oltre alla necessità di rivedere i piani di attacco), che ha rivelato una enorme debolezza del sistema, quale sarebbe il fallimento dell’autodistruzione in caso di perdita di controllo. In questo caso di presenza di queste informazioni, è necessaria la revisione completa di questi sistemi a bordo dei droni statunitensi; “in questo caso”, si direbbe con un certo scetticismo, se il caso è confermato; ma la stessa ipotesi rimane un’incertezza e la burocrazia dell’intelligence del blocco BAO potrebbe basarsi sull’incertezza, anche se estremamente esigua? Il mondo del sistema tecnologico, nel grado di affermazione e di eccesso in cui si trova, non può essere soddisfatto che della perfezione in tale campo. Si tratta allora, per esempio, dell’ossessione per la perfezione, che è comprensibilmente una ricerca senza fine, dove l’ossessione trionfa sempre sulla perfezione…
Contro la tesi di DEBKAfile, ci sono quelli, come mostrato dalla Danger Room, che minimizzano questo aspetto delle informazioni trasportate dall’RQ-170, affermando che la “crittografia” delle informazioni che aveva, è assolutamente inviolabile per gli iraniani. Oppure … In questo argomento, si opporrà lo stesso argomento dell’”ossessione per la perfezione [...] dove l’ossessione trionfa sempre sulla perfezione…” Si deve essere perfettamente sicuri (che gli iraniani non possano decifrarli) ebbene, quindi, nulla è certo.

L’ossessione per la perfezione, o l’ossessione contro la perfezione
Il caro Loren B., nell’articolo citato, “ride bene” al pensiero degli innumerevoli esperti nella burocrazia dell’intelligence che si fanno una “bella risata” dopo aver letto tutte queste congetture e le ipotesi del sistema di comunicazione (esperti ‘indipendenti’, giornalisti, propagandisti, ecc), incluso i propri, in realtà – mentre tutte queste brave persone sanno poco dei vasti segreti di questa stessa burocrazia. Quindi, non ci sarebbe, in ultima analisi, nulla da temere…
«Gli operativi dell’intelligence statunitense devono essersela spassata alla grande vedendo la della copertura mediatica di questa settimana, riguardante il supposto abbattimento dall’Iran di un drone da ricognizione statunitense top-secret. Il governo ha rivelato alcuni dettagli sul velivolo senza pilota RQ-170 Sentinel, ad esempio la quantità di cui ne possiede o che tipo di missioni il di sistema è in grado di eseguire. Dal momento che i giornalisti non sono titolari di una qualsiasi delle autorizzazioni di sicurezza pertinenti, la loro copertura è necessariamente congetturale».
… Beh, non condividiamo la sana gioia di Loren B., sempre in virtù della famosa equazione che abbiamo proposto tra “perfezione” e “ossessione”. Il sistema del tecnologismo, nella sua  maestosa superpotenza, può infatti, come abbiamo detto, andare sul sicuro non lasciando spazio ad alcuna ipotesi, a caso, probabilità, anche estremamente limitata, anche infinitamente minima. Il sistema del tecnologismo abbraccia il mondo, quindi, può essere soddisfatto solo dalla perfezione nel suo campo, che deve  controllare in modo assoluto, la ricerca della perfezione è necessariamente una ricerca senza fine, perché non c’è un riferimento assoluto che assicuri la perfezione, e la ricerca della perfezione diventa ossessione, cioè una patologia della psicologia, che implica confusione, ansia e così via, sviluppandosi in misura inversa al progresso nella riduzione del dubbio implicito che questa ricerca della perfezione richiesta dal sistema del tecnologismo… Più si crede di avvicinarsi alla perfezione nella sua ricerca, che comporta la certezza del compimento perfetto della superpotenza del sistema del tecnologismo, più questa ricerca alimenta la paura del dubbio che non possiamo eliminare completamente, alla fine, il più piccolo granello di sabbia che, in ultima analisi, vi farà dubitare di questa stessa perfezione, esattamente quando la ragione vi dice che l’avete raggiunta… Dio Dubita di Dio, per così dire.
Certo, la nebbia iraniana, non rende le cose più facili.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ‘complotto iraniano’ è statunitense?

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Beirut (Libano) 18 ottobre 2011

L’amministrazione Obama ha lanciato una nuova accusa contro l’Iran. Questa volta Teheran avrebbe ordinato un piano per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington. Nonostante i dettagli forniti alla stampa, le cancellerie si mostrano riservate. Il tempo in cui gli alleati si sentivano obbligati ad aderire pienamente alle bugie statunitensi sembra finita.

La mediatizzazione del caso è stata organizzata con cura. L’amministrazione Obama ha chiaramente lo scopo di sfruttarla al meglio. Martedì 11 ottobre 2011, il Segretario alla Giustizia (Attorney General) Eric Holder, affiancato dal direttore dell’FBI Robert Mueller, ha annunciato l’incriminazione di due statunitensi di nazionalità iraniana, per aver richiesto a un cartello della droga messicano l’assassinio dell’ambasciatore saudita a Washington.  In questo comunicato stampa, il  Segretario Holder afferma che l’imputato, Manssor Arbabsiar, ha riconosciuto i fatti. Ha ammesso di lavorare per conto di un ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, Gholan Shakur, che ha già inviato circa 100000 dollari agli assassini come acconto di un contratto stimato a 1,5 milioni di dollari. Holder ha detto che gli Stati Uniti considerano l’Iran responsabile della cospirazione.
Da parte sua, il vice segretario al Tesoro, responsabile del terrorismo e dell’intelligence finanziaria, David S. Cohen, annuncia delle sanzioni contro cinque persone coinvolte nel complotto: Manssor Arbabsiar, Qasem Soleimani (Comandante delle Guardie Rivoluzionarie), Hamed Abdollahi (ufficiale della Guardia rivoluzionaria), Shahla Abdul Reza (“il cugino”) e Gholam Ali Shakur (“ufficiale di collegamento”). Da notare che solo due dei cinque nomi figurano sull’atto d’accusa, gli altri tre sono stati aggiunti dall’intelligence, e non si sa su quali prove si basa [1]. Quindici minuti dopo queste dichiarazioni, l’imputato è presentato alla Corte di New York e l’accusa è distribuita ai giornalisti [2]. Apprendiamo che Arbabsiar Manssor sarebbe andato il 24 maggio, 23 giugno e 14 Luglio 2011, a Città del Messico, per incontrare un rappresentante del cartello e chiedergli di assassinare l’ambasciatore. Ma l’interlocutore era un informatore pagato che si è affrettato ad avvertire le autorità USA.
Entrambi gli appuntamenti del suo ultimo viaggio sarebbero stati registrati dall’informatore, all’insaputa del convenuto, e così anche due conversazioni telefoniche. Durante la sua detenzione, l’iraniano avrebbe  autenticato le registrazioni e avrebbe confessato. Secondo le trascrizioni, Manssor Arbabsiar avrebbe riferito di lavorare per conto di suo cugino, un generale della Forza al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie, che è ricercato negli Stati Uniti probabilmente per gli attacchi in Iraq. Il generale l’avrebbe reclutato a causa dei suoi frequenti viaggi di lavoro in Messico, con l’intenzione originaria di rapire l’ambasciatore piuttosto che ucciderlo. Il messicano avrebbe detto di disporre di quattro uomini per eseguire il contratto e di aver effettuato una ricognizione. Avrebbe descritto poi gli orari, le abitudini e il dispositivo di sicurezza dell’ambasciatore. In definitiva, avrebbe deciso di porre dell’esplosivo C4 in un ristorante di lusso frequentato dall’ambasciatore e fdi farlo esplodere durante il pasto, anche se il ristorante era frequentato da 100-150 clienti, tra cui dei Senatori degli Stati Uniti, col rischio di una carneficina. Il generale avrebbe inviato negli Stati Uniti un funzionario di collegamento, probabilmente un colonnello, di nome Gholam Shakur, per effettuare i versamenti di denaro liquido.
In definitiva, l’attentato avrebbe dovuto avvenire a fine settembre. Manssor Arbabsiar intendeva andare in Messico per assicurarsi dell’operazione e pagarla una volta realizzata. Tuttavia, gli è stato negato l’accesso al territorio messicano il 28 settembre ed è tornato negli Stati Uniti, dove è stato arrestato all’arrivo all’aeroporto JFK di New York. Durante la sua custodia, Manssor Arbabsiar ha accettato di fare diverse telefonate a Teheran per contattare Gholam Shakur. Ha fatto capire che il ritardo era dovuto alle nuove esigenze finanziarie degli assassini. Il “Colonnello”, in un primo momento, ha rifiutato di prendere in considerazione un aumento citando possibili contratti futuri, e ha dichiarato di voler contattare i superiori al fine di valutare il da farsi. In questo modo, gli investigatori hanno ritenuto che il contratto sia stato effettivamente promosso dalle Guardie Rivoluzionarie.
Altri elementi sono apparsi sulla stampa e che non sono elencati nell’atto di accusa. Il New York Times ha citato una fonte anonima ufficiale secondo cui si tratterebbe del cartello messicano Los Zetas. I congiurati avrebbero anche progettato di far saltare in aria l’ambasciata israeliana a Washington e le ambasciate di Israele e Arabia Saudita a Buenos Aires. La stessa fonte cita la consegna di tonnellate di oppio dagli iraniani al cartello [3]. Secondo l’Associated Press, il generale Abdul Reza Shahla che l’amministrazione Bush reputa responsabile di un attentato a Kerbala (Iraq), il 20 gennaio 2007, in cui sono stati uccisi cinque soldati statunitensi e altri tre feriti [4]. Infine, il Washington Post pensa di avere identificato il ristorante, sarebbe il Café Milano, dove d’abitudine si reca l’ambasciatore [5].
Il caso sembra chiaro. Eppure, contro ogni previsione, l’avvocato dell’imputato, Sabrina Shroff, in una dichiarazione al Palazzo di Giustizia, afferma Bloomberg News, che il suo cliente si dichiara innocente [6]. Secondo la CNN [7], Manssor Arbabsiar, un venditore di auto usate, non sembra avere alcuna idea politica. La sua fedina penale mostra che è stato condannato a 90 giorni di carcere per mancato soccorso nel 1987, e fu di nuovo condannato nel 2004 per guida senza patente, e nel 2007 per eccesso di velocità. E’ stato discolpato, nel 2001, dall’accusa di furto, segnala KIII-TV. Quindi un profilo poco coerente con il rigore delle Guardie rivoluzionarie. Un amico ha detto all’Associated Press che Manssor non può essere il cervello di una simile operazione, perché è troppo pigro per esserlo [8].

L’escalation
Seguendo un piano di comunicazione altamente organizzato, i funzionari statunitensi intervengono a raffica per commentare e amplificare le parole del Segretario alla giustizia.
Mercoledì 12 mattina, il vice presidente Joe Biden è onnipresente in tv a rullare il tamburo: commenta il “complotto iraniano” su ABC (Good Morning America), CBS (The Early Show) e NBC (Today). Ovunque, insiste sul fatto che gli iraniani hanno attraversato la linea, che violano il diritto internazionale e saranno ritenuti responsabili. Tuttavia, non riesce a accusare direttamente l’ayatollah Khamenei e Ahmadinejad, lasciando qualche dubbio su eventuali crepe nel “regime”.
Il servizio stampa della Casa Bianca dice che il presidente Obama ha raggiunto per telefono re Abdullah dell’Arabia Saudita. “Il presidente e il re sono d’accordo che questo complotto rappresenta una grave violazione delle norme fondamentali internazionali, dell’etica e del diritto. Hanno inoltre elogiato il lavoro delle agenzie di intelligence e delle forze dell’ordine che hanno fermato questo complotto, e hanno ribadito l’impegno congiunto di Stati Uniti e Arabia Saudita a dare una risposta internazionale forte e unitaria affinché i responsabili di questa cospirazione, rispondano delle loro azioni“. [9] [10] Allo stesso tempo, funzionari di FBI, NCTC, CIA, del Tesoro e del Dipartimento di Stato, hanno presentato a porte chiuse, informazioni più dettagliate ai membri della Commissione del Senato sull’Intelligence. Lasciando la riunione, il Presidente della Commissione, Dianne Feinstein, non faceva che imprecare contro l’Iran. In particolare la senatrice ha ripetuto due volte piuttosto che che questo complotto non può essere isolato e dovrebbe essere studiato per scoprire altre trame in altri paesi [11].
Si apprezzerà l’eleganza del metodo: l’incontro è stato a porte chiuse, ma le reazioni sono pubbliche. Presentano informazioni segrete, impossibili da valutare e verificare. la senatrice Feinstein può dire qualsiasi cosa senza timore di essere smentita. In questo caso, l’essenziale è chiaramente a preoccupare l’estero per mobilitare gli alleati.
La segretaria di Stato Hillary Clinton, parlando a una conferenza al Center for American Progress afferma: “Questo complotto, fortunatamente sventato dall’eccellente lavoro della nostra polizia e dai nostri professionisti dell’intelligence, è stata una violazione flagrante del diritto internazionale e degli Stati Uniti, e una pericolosa escalation nell’uso inveterato del governo iraniano della violenza politica e della sponsorizzazione del terrorismo. Non si tratta solo, tuttavia, dell’Iran e degli Stati Uniti, o anche dell’Arabia Saudita. Prendere di mira un ambasciatore viola la Convenzione sulla protezione e la repressione dei reati contro le persone che godono della protezione internazionale che, certamente, comprende i diplomatici. L’Iran è firmatario di questa convenzione. L’Iran è anche tenuto dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza a farle rispettare. Questo tipo di atto sconsiderato mina le norme internazionali e il sistema internazionale. L’Iran deve esserne ritenuto responsabile. In aggiunta alle misure annunciate dal Procuratore Generale, ieri, gli Stati Uniti hanno aumentato le nostre sanzioni contro individui del governo iraniano che sono coinvolti in questa cospirazione e nel supporto al terrorismo dell’Iran. Lavoreremo a stretto contatto con i nostri partner internazionali per aumentare l’isolamento dell’Iran e la pressione sul suo governo, e chiamare altri paesi ad unirsi a noi nel condannare questa minaccia contro la pace e la sicurezza” [12] [13].
Al briefing quotidiano alla Casa Bianca, Jay Carney, il portavoce, ha ripetuto lo slogan “Si tratta di una pericolosa escalation nell’uso inveterato della violenza da parte del governo iraniano. E riteniamo che un tentativo di assassinare un diplomatico negli Stati Uniti costituisca una violazione flagrante del diritto internazionale” [14] [15].
Il senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione del Senato sulle forze armate, drammatizza un po’ di più. Descrive il “complotto iraniano” come un “atto di guerra” contro gli Stati Uniti d’America [16]. Diversi membri repubblicani lo seguono facendo a gara, come Michael McCaul, Mark Kirk e Peter King.
Presso il Dipartimento di Stato, la portavoce Victoria Nuland ha annunciato che Hillary Clinton e il suo aggiunto William Burns hanno aumentato i contatti telefonici non solo con la loro controparte saudita e gli amici messicani, ma con le grandi cancellerie, per mobilitarle contro l’Iran. [17] Sul suo account Twitter, la rappresentante permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Sussan Rice, annuncia: “Con un team di esperti degli Stati Uniti, ho contattato uno a uno ormai i membro del Consiglio di Sicurezza sul complotto smantellato dell’Iran” [18].
Giovedì 13, la cose camminavano a dovere, una audizione era in programma da lungo tempo, alla commissione del Senato per le banche sul tema: “Protezione contro le possibili minacce iraniane: le prospettive per l’amministrazione di implementare nuove sanzioni, un anno dopo” [19]. Wendy Sherman, ex assistente di Madeleine Albright è diventata Sottosegretaria di Stato per le relazioni col Congresso (Sottosegretario di Stato per gli affari politici), aggiorna sulle sanzioni in atto contro l’Iran per dissuaderlo dal sviluppare un programma nucleare militare e spiegare il nuovo sforzo degli Stati Uniti. Indica che importanti funzionari del Dipartimento di Stato si sono mobilitati per convincere tutti i partner del mondo a vietare i movimenti delle Guardie rivoluzionarie e le loro attività all’estero. Ecco, questo è in gioco in tutta questo affare: evitare che l’Iran esporti la sua rivoluzione.

Il movente introvabile
Quando era intervenuto a fianco del Segretario alla Giustizia, il direttore dell’FBI aveva paragonato il caso a “una sceneggiatura di Hollywood.” Questo parallelo colpisce tutti i commentatori. Infatti, i film d’azione non sono sempre coerenti, ma con una buona suspense e gli inseguimenti, lo spettatore non ha il tempo di pensare. Questa volta l’accusa contro l’Iran è troppo grande per non essere controllata. Per cominciare, qual è il movente?
Interrogato dal Washington Post, lo specialista dell’Iran alla Rand Corporation, Alireza Nader, ha espresso scetticismo. Ha detto che lo scenario di questo caso non corrisponde a nulla. Soprattutto, “Perché l’Iran dovrebbe assassinare l’ambasciatore saudita a Washington?” [20]. E’ davvero assurdo, l’ambasciatore Adel A. al-Jubeir è un confidente del re Abdullah con il quale l’Iran sta lavorando per mantenere le migliori relazioni possibili. Un tale attentato indebolirebbe inevitabilmente la monarchia a favore del clan Sudairi, acerrimi nemici di Teheran. In breve, per l’Iran, sponsorizzare il suo omicidio sarebbe come sparandosi in un piede.
Stessa storia con un altro esperto della Rand, il professor Rasool Nafisi della Strayer University, intervistato da The New York Times. Secondo lui in nessun modo la Guardia Rivoluzionaria opera sul suolo statunitense. E poi, osserva, l’ultima operazione attribuita all’Iran dagli Stati Uniti, risale al travagliato periodo della rivoluzione nel 1980 con l’assassinio di un oppositore.
Sulla CNN, i professori Jamsheed K. e Carol EB Choksy spiegano questa contraddizione. Riferendosi ad una fonte anonima degli Stati Uniti, gli esperti indicano che le Guardie Rivoluzionarie avrebbero agito per conto proprio per sabotare il riavvicinamento Iran-USA voluto dal presidente Mahmoud Ahmadinejad e dal suo nuovo ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi, e annunciato da loro a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il complotto sarebbe stato sponsorizzato dai generali Qassem Soleimani e Ali Jafari, comandanti delle Guardie Rivoluzionarie, dal generale Rostam Ghasemi, ministro del petrolio, tutti e tre fedeli seguaci di Ali Khamenei [21].
Questo tipo di commento rileva la scelta per la propaganda di guerra o per la frode intellettuale in ciò che sembra saggio, ma non è in alcun modo motivato.  Indipendentemente da ciò, piace ai media e convince gli spettatori distratti. Seguendo la serie dei talk show durante cui degli esperti s’ingolfano sulle orme di Eric Holder e Joe Biden: l’incoerenza del complotto non attesta che si tratta di una montatura, ma di una guerra tra i leader iraniano. Immediatamente, le differenze di opinione e di rivalità tra le figure politiche iraniano devono essere presentata e sovra-interpretate in modo americanocentrico, come se si basassero sulla pace e sulla guerra tra Washington e Teheran. Questi commenti inducono l’idea che alcuni elementi canaglia iraniani, desiderino lo scontro armato e che, in queste condizioni, gli Stati Uniti devono agire senza aspettare che questi elementi siano pronti.

Una sceneggiatura hollywoodiana? Ovviamente, ma per un B-movie
Nonostante tutti questi sforzi, la messa in scena del “complotto iraniano” si sgonfia. Certo, il principe Saud al-Faisal, Ministro degli Affari Esteri saudita, ha denunciato le ingerenze iraniane nel mondo. Il primo ministro britannico David Cameron, i ministri degli esteri francese, olandese e del Kosovo, hanno espresso la loro profonda preoccupazione. Poi più nulla. Solo il silenzio imbarazzato di molte cancellerie stanche degli spettacoli americani. Per la CNN, l’ex capo del dossier iraniano del Consiglio di sicurezza nazionale, Gary Sick ha osservato, “l’Iran non ha effettuato – o apparentemente anche cercato – un assassinio o un attacco negli Stati Uniti, ed è difficile credere che si baserebbe su una banda non-islamica, per compiere questa missione, tra le più sensibili possibili. In questo caso, avrebbero assunto  un dilettante e un cartello della droga messicano, conosciuto per essere infiltrati dalle intelligence ufficiali messicana e statunitense” [22] [23]. Infatti, Los Zetas è formato da ex militari messicani, alcuni dei quali erano noti per essersi formati negli Stati Uniti, presso la Scuola delle Americhe.
Ancor più banalmente, l’ex agente della CIA Robert Baer, habitué dei media, si fa beffe presso il Time Magazine di questo scenario grottesco. Come può l’amministrazione Obama sperare di far credere che un gruppo elitario come la forza al-Quds abbia dato in appalto questa operazione a un venditore di auto e a una organizzazione criminale messicana? Questo sembro per lo più  disinformazione dei Mujahedeen e-Khalq [24], di cui hanno fatto una specialità e che Washington sostiene con entusiasmo [25].
Se ognuno capisce che l’amministrazione Obama inventa o recupera false accuse per indurire il tono nei confronti di Teheran, ci rendiamo anche conto che la sua politica è di contenimento, non di guerra. Paradossalmente, questa febbre improvvisa mostra che gli Stati Uniti non hanno la capacità di confrontarsi con l’Iran e preferiscono arringare i loro partner affinché rinuncino a un qualsiasi rapporto con l’Iran.
In breve, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha concluso su al-Jazeera: “In passato, l’amministrazione americana ha detto che vi erano armi di distruzione di massa in Iraq. Loro [gli americani] l’hanno detto con grande forza, hanno presentato dei documenti e tutti dicevano: ‘Sì, noi ci crediamo, siamo d’accordo (…) E se oggi gli si chiedesse se queste affermazioni sono vere? Hanno trovato armi di distruzione di massa in Iraq? Hanno fabbricato una manciata di carte. E’ difficile da fare? La verità [circa il presunto complotto] finirà per scoppierà e tutto andrà bene per noi, in quel momento.”

Documenti allegati
Atto d’accusa. Gli Stati Uniti d’America contro Manssor Arbabsiar e Gholam Ali Shakur (11 ottobre 2011) (PDF – 2,5 MB)

Note
[1] “Treasury Sanctions Five Individuals Tied to Iranian Plot to Assassinate the Saudi Arabian Ambassador to the United States”, US Department of Treasury, 11 ottobre 2011.
[2] Cfr. documento scaricabile in fondo a questa pagina.
[3] “US Accuses Iranians of Plotting to Kill Saudi Envoy”, Charlie Savage e Scott Shane, The New York Times, 11 ottobre 2011.
[4] “How an alleged plot to assassinate Saudi ambassador was discovered along the Mexican border”, Associated Press, 12 ottobre 2011.
[5] “Iranian plot may have involved ambassador’s favorite restaurant. Cafe Milano?”, Roxanne Roberts e Amy Argetsinger, The Reliable Source, The Washington Post, 11 ottobre 2011.
[6] “Iran behind alleged terrorist plot, US says”, Jerry Markon e Karen DeYoung, The Washington Post, 11 ottobre 2011.
[7] “Friend: Man accused in Saudi assassination plot likes to be called ‘Jack’”,  Ed Payne, CNN, 12 ottobre 2011.
[8] “Friend: Suspect in ambassador plot ‘no mastermind’”, Associated Press, 12  Ottobre 2011.
[9] “The President and the King agreed that this plot represents a flagrant violation of fundamental international norms, ethics, and law. They also praised the work of intelligence and law enforcement agencies that led to the disruption of this plot, and reiterated the joint commitment on the part of the United States and Saudi Arabia to pursue a strong and unified international response that holds those responsible accountable for their actions“.
[10] “Summary of Obama’s Call with King Abdullah of Saudi Arabia”, Casa Bianca, 12 ottobre 2011.
[11] “Sen. Dianne Feinstein on Iranian Plot: ‘There May Be a Chain of These Things’”, Sunlen Miller, ABC News, 12 ottobre 2011.
[12] “This plot, very fortunately disrupted by the excellent work of our law enforcement and intelligence professionals, was a flagrant violation of international and US law, and a dangerous escalation of the Iranian Government’s longstanding use of political violence and sponsorship of terrorism. This is not just, however, about Iran and the United States or even just about Saudi Arabia. Targeting an ambassador violates the Convention on the Protection and Punishment of Crimes against Internationally Protected Persons, which, of course, includes diplomats. Iran is also in agreement with the Security Council resolutions to implement it. This kind of reckless act undermines international norms and the international system. QIran must be held accountable for its actions. In addition to the steps announced by the attorney general yesterday, the United States has increased our sanctions on individuals within the Iranian Government who are associated with this plot and Iran’s support for terrorism. We will work closely with our international partners to increase Iran’s isolation and the pressure on its government, and we call upon other nations to join us in condemning this threat to international peace and security“.
[13] “American Global Leadership at the Center for American Progress”, Hillary Rodham Clinton, US Department of State, 12 ottobre 2011.
[14] “It’s a dangerous escalation of the Iranian government’s longstanding use of violence. And we consider an effort to assassinate a diplomat in the United States to be a flagrant violation of international law“.
[15] “White House Press Briefing”, Jay Carney, 12 ottobre 2011.
[16] “A top Senate Dem says Iran plot may be act of war”, Associated Press, 12 ottobre 2011.
[17] “Daily Press Briefing”, Victoria Nuland, Département d’État, 12 ottobre 2011.
[18] “Together with a team of US experts, I’m briefing individual members of the #UN Security Council today on the disrupted #Iran plot
[19] “Addressing Potential Threats from Iran: Administration Perspectives on Implementing New Economic Sanctions One Year Later”, Banking Senate Commitee, 13  ottobre 2011.
[20] Washington Post, op cit.
[21] “Terror plot aids Iran hardliners, fuels enmity with US”, Jamsheed K. Jamsheed Choksy e Carol EB Choksy, CNN. 12 ottobre 2011.
[22] “Iran has never conducted — or apparently even attempted — an assassination or a bombing inside the US And it is difficult to believe that they would rely on a non-Islamic criminal gang to carry out this most sensitive of all possible missions. In this instance, they allegedly relied on at least one amateur and a Mexican criminal drug gang that is known to be riddled with both Mexican and US intelligence agents“.
[23] “Did Iran launch a plot against the US?”, CNN, 12 ottobre 2011.
[24] Cfr. il nostro file sui Mujahidin-e Khalq.
[25] “Washington Bombing Plot Is Out of Character for Iran’s Professional Killers”, Robert Baer, Time Magazine, 12 ottobre 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo siriano ha ragione, gruppi armati operano in Siria

Infosyrie

Vi proponiamo la traduzione di un articolo pubblicato il 3 agosto sul blog di Joshua Landis, Syria Comment, uno dei più acuti sulla questione, assai  consultato dai giornalisti statunitensi e anglosassoni, Landis ha scritto per i media e i giornali più prestigiosi degli Stati Uniti – CNN, New York Times, Wall Street Journal, Washington Post, ecc. Joshua Landis, uno statunitense sposato con una siriana, affronta qui il problema dei gruppi armati, la cui esistenza è costantemente negata in generale – o ignorata – dai media occidentali. Il suo articolo è stato scritto dopo l’uscita del famosa e terribile video che mostra dei manifestanti chiaramente islamiti e certamente anti-regime, appendere dei cadaveri insanguinati dal ponte sul fiume Oronte, ad Hama. Si riferisce anche a un altro video – pubblicato il 3 agosto da Infosyrie.fr - che mostra due camion dell’esercito siriano cadere in un’imboscata a Banias, ad aprile: è uno dei nove soldati uccisi in questa occasione era un cugino della moglie di Landis, il tenente colonnello Yasser Qash’ur. Questo dramma familiare, ma anche attento esame degli elementi esistenti di altre prove del coinvolgimento di gruppi armati dell’opposizione a Jisr al-Shoughour o Hama, porta Joshua Landis a concludere che le versioni fornite dalle autorità siriane su questi incidenti sanguinosi sono corrette, e che la stampa occidentale ha sempre rifiutato di vedere la verità in faccia, per motivi legati alla buona coscienza e alla conformità ideologica. Sì, ripete Landis, ci sono gruppi armati che operano in Siria, che tentano, con successo finora, di coinvolgere il noto e fatale ciclo “provocazione-repressione“, ben noto ai professionisti delle rivolte e della destabilizzante.
Questa conclusione di un esperto riconosciuto di questioni siriane, tanto più che la seconda parte dell’articolo di Landis non è altro che favorevole al regime baathista: afferma che troppi siriani attualmente soffrono la povertà e un totale mancanza di prospettive, e sono quindi ideali per essere reclutati dai gruppi armati eversivi: avremo riserve sul quadro molto desolante di Landis sul regime che ha comunque suscitato molti anni di progresso sociale ed economico.  Ma la sua tesi, preoccupante, sulla frangia radicale degli oppositori e dell’irrigidimento parallelo dei sostenitori del regime è credibile: lo spettro della guerra civile in Iraq è iniziata ha profilarso in Siria, nei pressi di Hama e Homs. I pompieri piromani della France – il tandem Juppé-Sarkozy – e altrove – che spalleggiano l’Unione europea o, talvolta precedono i desideri del Pentagono, del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca – ne devono essere ben consapevoli.

La controversia sui gruppi armati
Joshua Landis 4 agosto 2011

Ho parlato della “polemica sui gruppi armati” nei miei ultimi due articoli. Nella sezione commenti, i siriani hanno discusso se l’opposizione  accoglie nelle sue fila elementi attivisti che uccidono i soldati siriani. Un certo numero di analisti, tra cui un tale Majd Eid, si univano al dibattito di ieri su France24, sostengono che è una rivolta non violenta. Essi insistono sul fatto che le truppe siriane uccidano altri soldati, non elementi dell’opposizione.  Questi massacri avvengono quando le forze di sicurezza rifiutano gli ordini di sparare sulla folla, insistono. Ad oggi, non ci sono prove che l’esercito siriano abbia ucciso suoi commilitoni per aver rifiutato un ordine diretto. Al contrario, la maggior parte delle prove disponibili rafforza le affermazioni del governo, secondo cui elementi armati dell’opposizione sparano alle forze di sicurezza.
Questa polemica è nata ad aprile durante le proteste di Banias, quando nove soldati sono stati uccisi sulla strada principale, su due veicoli al di fuori della città. Gli attivisti hanno annunciato che i soldati erano stati assassinati a Banias da altri soldati per essersi rifiutati di sparare sulla folla. Questa storia s’è dimostrata falsa, ma è stata trasmessa dalla maggior parte della stampa occidentale e non è mai stata corretta. Ho scritto un articolo su questa polemica il 14 aprile con il titolo: La stampa occidentale esagera – Chi ha ucciso i nove soldati di Banias? Non le forze di sicurezza siriane. La ragione per cui mi sono interessato a questo caso è che il cugino di mia moglie, il tenente colonnello Yasir Qash’ur, è stato uno dei nove soldati uccisi quel 10 aprile. Noi lo conoscevamo bene. Abbiamo parlato con il fratello di Yasser, il colonnello ‘Uday Ahmad, che era seduto nella parte posteriore del camion in cui sono stati uccisi Yasir e diversi soldati. ‘Uday ci ha detto che i loro due camion militari sono stati attaccati mentre stavano attraversando un cavalcavia, da uomini bene armati nascosti dietro le barriere e le piante, sui tetti degli edifici, lungo la strada. Hanno tempestato il convoglio con armi da fuoco automatiche, uccidendo nove persone. L’incidente non aveva niente a che fare con soldati che rifiutano gli ordini. La sua descrizione dei fatti era in contraddizione con tali le storie che ho letto sulla stampa, ed ho iniziato a scavare sull’argomento. Un video successivo sullo scontro a fuoco è stato trovato e mostrato alla televisione siriana. Ha confermato il racconto di ‘Uday. La stampa occidentale e gli analisti non sono disposti a riconoscere che elementi armati sono diventati attivi. Hanno preferito raccontare una bella favola di “buoni” che combattono dei “cattivi”. Non vi è dubbio che la maggior parte dell’opposizione è pacifica ed è stata presa di mira da soldati e da cecchini egualmente assassini. Ci si chiede solo perché questa storia non poteva essere raccontata tenendo conto della realtà – che elementi armati che sono venuti per uccidere, hanno anche un ruolo.
Durante gli scontri sanguinosi di Jisr al-Shoughour, la stampa occidentale per la maggior parte ha ripetuto le affermazioni dell’opposizione, che aveva annunciato che 100 soldati erano stati uccisi, non da elementi dell’opposizione, ma da altri soldati. I giornali hanno insistito che i militari siriani erano stati uccisi in questa città da altri soldati per aver rifiutato gli ordini di sparare sulla gente. Le dichiarazioni del governo, che dicono che i soldati sono stati uccisi da elementi armati che hanno teso un agguato, furono sistematicamente ignorate. Oggi, ecco un video che supporta la versione  degli eventi del governo: i soldati di stanza in città sono stati attaccati da un’opposizione armata e organizzata. Ecco un video che mostra alcuni di questi soldati prima che fossero uccisi. I primi minuti mostrano i soldati dopo che sono stati uccisi. Ecco il video originale, inedito, i corpi prima di essere messi sul camion.
Nella battaglia di Hama, il video che mostra i corpi gettati da un ponte in un fiume è stato oggetto di controversie. Questo video, realizzato mettendo a confronto la vista del ponte da Google Earth con quello che abbiamo visto nel video, dimostra che il film è nuovo, viene da Hama e mostra elementi dell’opposizione gettare i corpi dei soldati dal ponte autostradale sul fiume ‘Asi, a nord di Hama, sull’autostrada per Aleppo.
Qual è il significato dell’emergere degli elementi dell’opposizione armata? Un dei principali attivisti anti-governativi, parlando alla CNN, l’ha ben spiegato. Ecco la storia di Arwa Damon e Nada Husseini, trasmessa alla CNN il 2 agosto:
Un importante attivista anti-governativo, che ha chiesto di non essere nominato a causa dei pericoli associati alla divulgazione di queste informazioni, ha detto alla CNN che la relazione sulla televisione di stato siriana era corretta. I corpi sono quelli dei membri della polizia segreta uccisi da miliziani siriani provenienti dall’Iraq per unirsi alla lotta contro il governo, ha spiegato l’attivista, che ottiene informazioni relative agli eventi da una vasta rete di corrispondenti.
“L’attivista stesso ha sottolineato che questi estremisti non sono rappresentativi del movimento di protesta. Elementi marginali violenti sono emersi per fomentare i torbidi in Siria. Secondo uno studio dell’International Crisis Group, rilasciata il mese scorso, alcuni elementi anti-governativi hanno preso le armi. Tuttavia, afferma il rapporto, “la stragrande maggioranza delle perdite riguarda manifestanti pacifici, e la stragrande maggioranza della violenza è stata perpetrata dai servizi di sicurezza. L’attivista ha anche detto che la pubblicazione di questo video è come una spada a doppio taglio per gli avversari.
“Da un lato, dice, i manifestanti pacifici devono essere consapevoli dell’esistenza di questi elementi marginali. Questo dovrebbe incoraggiare più persone a rifiutare sia il regime che questo tipo di aggressione armata, e conservare gli obiettivi di una protesta pacifica. Ma a llo stesso tempo, ha detto, gli incidenti danno credito alle affermazioni del governo siriano, secondo cui attacca solo “bande armate”. Una tale violenza (da parte degli attivisti, ndr), dice ancora una volta, potrebbe far sì che la comunità internazionale sia riluttante nell’aumentare la pressione sul regime siriano“.
Molti sostenitori del movimento rivoluzionario hanno risposto a questi video, chiedendo: “Cosa si aspettavano? I siriani aspetterebbero di farsi uccidere? Naturalmente la violenza genera violenza. Questo è normale e l’unica sorpresa è che si ci sia voluto tanto tempo per scoppiare.”
E’ un argomento incontestabile. L’opposizione siriana è stata lenta a prendere le armi nel tentativo di rovesciare il regime baathista. Il Movimento degli ufficiali liberi è sempre più importante. Il video più recente pubblicato dal MUL mostra che il numero dei membri è cresciuto, anche se l’organizzazione è ancora balbettante. Il suo leader dice che difenderà i civili contro le “azioni barbariche del regime e dei suoi Shabbiha (giovani delinquenti della comunità alawita nella regione costiera del nord del paese, che si ritiene abbiano avuto un ruolo nella repressione di determinate manifestazioni dell’opposizione, ndr) “. Altre organizzazioni armate sono scese in strada, ma nessuno ha ufficialmente dichiarato la loro esistenza o obiettivi politici definiti. Questo dovrebbe certamente essere fatto nei prossimi mesi.
Fin dall’inizio, abbiamo avuto una guerra dei video. Quello di una donna che dice addio al marito, ucciso a Hama il 2 agosto, è patetico. Questi video sono come una chiamata alle armi.
Il regime si batterà fino alla fine e ha ancora uno spirito combattivo. I militari hanno molti vantaggi rispetto ad un’opposizione divisa. E’ improbabile che il sistema “collassi“, come previsto da alcuni attivisti, o evapori alla maniera di quello di Ceaucescu. Se deve essere sconfitto, sarà sul terreno e con la forza. E’ difficile immaginare un esito diverso. Naturalmente, se Damasco e Aleppo manifestano in massa assieme, la rottura potrebbe essere accelerato, ma l’esercito e il Baath non rinunceranno alla partite. Le divisioni della Siria sono troppo profonde. La paura della vendetta e della pulizia etnica rafforzerà la determinazione di tutti coloro che hanno sostenuto il regime in vigore per decenni. Se la leadership siriana avesse voluto passare il potere pacificamente e  stabilire una sorta di accordo costituzionale, lo avrebbe fatto.
La povertà e la perdita di dignità sperimentata da molti siriani sono una dimensione molto pesanti della realtà in questo paese. Il 22% dei siriani vive con due dollari al giorno o meno. Questo è un fatto sorprendente. Sarà molto peggio quando le difficoltà economiche e la perdita di posti di lavoro cominceranno a moltiplicarsi. La Siria è piena di persone che hanno poco da perdere, che hanno un basso livello di istruzione e poche prospettive per una vita migliore e più dignitosa. Il potenziale di violenza e criminalità è importante. Ancora più preoccupante è la mancanza di leadership delle forze dell’opposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Global Governance – Dominique Strauss-Kahn, l’uomo ‘prezzemolo’ del FMI

Geostrategie 16 maggio 2011

Si è costruito un’immagine positiva di uomo della sinistra, preoccupato per il benessere dei poveri. Ma allora, come ha fatto a diventare CEO del Fondo monetario internazionale, l’organizzazione internazionale che ha istituzionalizzato il saccheggio del Sud? Thierry Meyssan risponde rivelando tutto ciò che la stampa mainstream nasconde da anni sulle relazioni di DSK con gli Stati Uniti.
La nomina trionfale di Dominique Strauss-Kahn alla direzione generale del Fondo monetario internazionale (FMI), il 28 settembre 2007, ha dato luogo a due messaggi contraddittori. Da una parte, la stampa occidentale esalta la capacità del blocco atlantico di imporre il suo candidato sfidando quello della Russia, Josef Tosovskij, dall’altra parte, essa afferma che la missione primaria del signor Strauss-Kahn coinvolgerà più ampiamente nelle decisioni i paesi del Sud, cioè a porre fine al dominio del blocco atlantico.
Con sciovinismo, la stampa francese si felicita che i francesi siano ora a capo di quattro importanti organizzazioni internazionali. Infatti, oltre a Dominique Strauss-Kahn al Fondo monetario internazionale, vi sono Pascal Lamy a capo del Organizzazione mondiale del commercio (OMC), Jean Lemierre presiede la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) e Jean-Claude Trichet è alla Banca centrale europea (BCE). Ma dovremmo mettere queste quattro istituzioni sullo stesso piano? E, soprattutto, dobbiamo rallegrarci in una situazione che, lungi dal dimostrare il posto della Francia nel mondo, illustra l’integrazione delle élite francesi nella globalizzazione, vale a dire, il loro desiderio di distruggere il loro paese come Stato nazionale, un quadro politico che ritengono superato?
L’ultima impresa è sconcertante: il FMI è una delle organizzazioni internazionali più criticate al mondo. Ha pesantemente finanziato l’installazione di dittature nei paesi del Sud, tra cui Argentina, Brasile, Indonesia, Nigeria, Filippine, Thailandia, ecc… Inoltre, le sue improvvise esigenze per il rimborso immediato dei prestiti, hanno costretto gli Stati a sacrificare il loro futuro con la svalutazione e chiudendo scuole ed ospedali. I suoi avversari lo accusano di aver così provocato, con l’oppressione e la carestia, centinaia di milioni di morti in mezzo secolo, vale a dire molto di più delle aggressioni militari degli Stati Uniti durante lo stesso periodo. Da parte sua, il Fondo monetario internazionale ritiene che le sue politiche di “aggiustamento strutturale“, lungi dall’essere la causa di questi disastri, vi abbiano messo fine. Premio Nobel per l’economia così diversi come il neo-keynesiano Joseph Stiglitz o il libertario Milton Friedman hanno accusato il FMI di essere il grande organizzatore dello squilibrio tra nord e sud. Infatti, l’azione principale del FMI è stata la finanziarizzare l’economia globale, consentendo agli speculatori del nord di arricchirsi sfruttando il lavoro, più ancora che le risorse, del Sud del mondo. Se non fosse per la venerazione che la società dei consumi dedica ai suo banchieri, da molto tempo il FMI sarebbe stato dichiarato una organizzazione criminale. Eppure, è proprio questa istituzione che il socialista Dominique Strauss-Kahn  ambiva a dirigere, ed è il signor Strauss-Kahn ha ottenuto un forte sostegno tra i grandi banchieri del mondo, pressato da ogni parte dalle multinazionali meno scrupolose.
Se si lascia da parte l’interesse personale di Dominique Strauss-Kahn, che è diventato l’alto funzionario più pagato a Washington, con uno stipendio base annuo di 461.510 dollari al netto delle imposte, dobbiamo farci delle domande sui suoi obiettivi politici. Per rispondervi, diamo uno sguardo alla sua biografia e scopriremmo ciò che i media nascondono per anni: il suo rapporto con i leader chiave dell’amministrazione statunitense.
Nato in una famiglia benestante di sinistra, DSK è stata allevato in Marocco e a Monaco. Ha ricevuto un’educazione ebraica – più sefardita che ashkenazita – che attribuisce maggiore importanza alla culturale che alla religione. Si è laureato in Scienze Poltiche a Parigi, ex studente della HEC, una laurea in legge e associati in scienze economiche. Era destinato ad essere un avvocato d’affari.
Entra nel 1976 nel Partito socialista (PS), dove fu attivo a Ceres, la corrente socio-statalista guidata da Jean-Pierre Chevènement. Non tarda a separarsene per  avvicinarsi a Lionel Jospin e Jean-Christophe Cambadelis, i due seguaci francesi di Irving Brown, l’ufficiale di collegamento della CIA con la sinistra europeo occidentale [1]. Jospin e Cambadelis provengono da un piccolo partito trotzkista (i Lambertisti), tradizionalmente legati alla CIA. Con un centinaio di compagni, hanno infiltrato il PS e sono riusciti a prenderne le redini.
Entra nel 1986 all’Assemblea Nazionale grazie alla rappresentanza proporzionale, all’epoca da poco introdotta. Scelse di stabilirsi, nel 1988, in una circoscrizione di Val d’Oise, a Sarcelles, che ha una numerosa comunità ebraica.  Si fa eleggere giocando sul riflesso identitario. Diventa presidente della commissione finanze dell’Assemblea, e nel 1991, Ministro delegato per il Commercio Estero e l’Industria presso il Ministro dell’Economia, Pierre Beregovoy. Due uomini agli antipodi: DSK è un dilettante brillante che vive tra grandi fortune, come un pesce nell’acqua, mentre Béré è uno sgobbone lacerato, diviso tra i suoi ideali operaistici e il suo bisogno di un riconoscimento personale da parte del mondo della finanza. DSK si diverte a dirsi socialista mentre fa il contrario, mentre Béré è affranto.
Mentre era ministro dell’Industria, seppe dei problemi incontrati dal suo amico Jean Peyrelevade, alla guida del Credit Lyonnais. Intervenne personalmente per sostenere le varie operazioni a rischio, effettuate a favore del suo amico Frank Ullman-Hamon. Questo uomo d’affari è noto per avere anche fatto diversi interventi a favore di Israele in America Latina, e di essere socio del fondatore della rivista Marianne, Jean-François Kahn. Le operazioni di Ullman Hamon con le filiali del Credit Lyonnais costeranno decine di milioni di franchi ai contribuenti francesi.
Al tempo stesso, Dominique Strauss-Kahn si sposa in sinagoga – con la terza moglie – una star di rara bellezza, Anne Sinclair, la giornalista preferita dei francesi. La coppia ha scelto di tenere la stampa lontana dalla cerimonia, ma danno brillantezza alla festa all’interno della comunità ebraica, dove si affermano come personalità brillanti. I loro due testimoni al matrimonio sono la professoressa di filosofia Elisabeth Badinter (erede del Groupe Publicis e moglie del ministro della Giustizia, Robert Badinter) e la giornalista Rachel Assouline (moglie del barone della stampa Jean-François Kahn).
Nel 1987, si distacca da François Mitterrand, e guida una delegazione del Partito Socialista in Israele e si reca dal sindaco di Gerusalemme, che considera la capitale dello stato ebraico. Nel 1991 ha partecipato a un viaggio di solidarietà per Israele organizzata dal Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia (CRIF), nel bel mezzo della Guerra del Golfo.
Nel 1994, utilizzando la sua posizione di ex ministro dell’Industria, ha fondato il Circolo dell’Industria, con cui è riuscito a entrare, in sei mesi, in 48 dei 50 maggiori patronati francesi. La metà di loro pagava una quota annuale di almeno 200.000 Franchi  francesi affinché i loro interessi siano rappresentati a Bruxelles. Lascia la presidenza della associazione degli imprenditori a Raymond Levy (ex amministratore delegato dalla Renault) e si garantisce la vice-presidenza. Per inciso, lo stesso Raymond Levy sarà nominato capo del Consorzio di realizzazione, responsabile della liquidazione degli investimenti fallimentari del Credit Lyonnais e, incidentalmente, soffocare gli affari di Ullman-Hamon.
Contemporaneamente, DSK è consulente degli stessi imprenditori e avvocato d’affari, e apre il suo ufficio nella sede del Circolo. Cogema, Sofres e EDF, tra gli altri, gli pagano tariffe esorbitanti per un consiglio o una soffiata a un potente di questo mondo. Questa attività poco rischiosa gli assicura un fatturato di oltre 2.000.000 di Franchi all’anno [2].
Successivamente, ha insegnato presso l’università, a Stanford e a Casablanca, oltre a conferenze qua e là, sempre pagate regalmente.
In particolare, negli Stati Uniti, a Stanford, il bastione dei Repubblicani. E’ lì che hanno il loro centro di ricerca, la Hoover Institution [3]. A quel tempo, il prevosto di Stanford – vale a dire la persona che negozia l’ingaggio di Dominique Strauss-Kahn – non è niente meno che Condoleezza Rice, [4]. Sul posto, Dominique Strauss-Kahn ha fatto la conoscenza di George P. Schultz e degli accademici che costituiscono il pool di Bush.
Nel 1995, scrisse la piattaforma economica del programma elettorale di Lionel Jospin, candidato alla Presidenza della Repubblica, ‘Proposte per la Francia’. Difende poi il principio della “Tobin Tax” sulle transazioni valutarie, che poi ha detto essere impraticabile.
Deputato di Sarcelles, ne è anche brevemente il sindaco, prima di affidare le chiavi al suo fedele François Pupponi. Il tempo di “gemellare il più ebreo dei comuni francesi con il più francese dei comuni di Israele”, Netanya.
Dal 1997 al 1999 è stato Ministro dell’Economia e delle Finanze. Guida il passaggio all’euro e la privatizzazione di France Telecom. Soprattutto, ha portato la Francia nel processo di finanziarizzazione dell’economia, moltiplicando le misure settoriali demagogiche. L’adozione della settimana di 35 ore riduce significativamente il numero di ore lavorate, mentre l’esenzione dalle tasse sulle stock option, sposta il reddito dei manager dal lavoro alla finanza. Il risultato di questa politica è che l’inizio del declino della produzione francese viene equilibrata, statisticamente, dallo sviluppo dei profitti finanziari. Tuttavia, in ultima analisi, il potere d’acquisto delle classi medie viene eroso in maniera significativa.
Dominique Strauss-Kahn frequenta i circoli più prestigiosi del potere. Dal 1993, lo si vede al Forum di Davos. Anne Sinclair l’introduce al Siècle, l’associazione più alla moda di Parigi. Poi Antoine e Simone Veil lo fanno entrare al Club Vauban. Nel 2000, la NATO l’invita al Bilderberg Club, dove incontra Pascal Lamy e Jean-Claude Trichet, che occupano con lui, oggi, le più prestigiose poltrone delle istituzioni internazionali.
Dominique Strauss-Kahn è intrappolato dal suo costante mix di lobbying pagato e impegni politici. E’ oggetto di un’accusa, in un caso riguardante la principale assicurazione studentesca, il MNEF, poi in un’altra legata ai fondi neri della società petrolifera nazionale Elf. In definitiva i giudici ritengono che le sue attività fossero legittimi, anche se non morali.
Ma le indagini penali e una commissione parlamentare d’inchiesta, riveleranno i suoi metodi poco ortodossi. Lionel Jospin, quando era Ministro della Pubblica Istruzione, aveva modificato il tasso dei rimborsi alla MNEF dalla sicurezza sociale, trasformandosi in una vera e propria pompa finanziaria del PS. Poi aveva esteso le attività del MNEF ai campus, sempre per rastrellare altri soldi. Dominique Strauss-Kahn stesso percepiva una retribuzione consistente per dei servizi immaginari. Più tardi, aveva attribuito lo stipendio della sua segretaria del Circolo dell’industria (o del suo gabinetto, è quasi impossibile distinguerli) al gruppo Elf.
Dietro modi educati, il gusto per il buon cibo e le belle donne, Dominique Strauss-Kahn è un assassino: quando apparve, a titolo postumo, la registrazione video del promotore immobiliare Jean-Claude Mery, che accusava Jacques Chirac, non ci volle molto a scoprire che lui era uno degli organizzatori di questo furto.
Si sottrae alla legge, abbandonando in tempo la scena politica. Durante la sua attraversava del deserto, sua moglie, Anne Sinclair, dimostrerà compostezza e dignità, perorando in suo favore presso il pubblico, per il suo atteggiamento da solo.
Operando per il suo gran ritorno nel 2001, dopo aver ricevuto il non-luogo a procedere, prende in mano lo sviluppo della Fondazione Jean Jaures, il partner del National Endowment for Democracy (NED) per la sinistra francese [5]. La cosa è ancora più facile ora che, dopo Stanford, conosce il nuovo Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Condoleezza Rice, e che sua sorella adottiva [6] Madeleine Albright, dirige il National Democratic Institute (NDI), un paravento del NED, responsabile della consegna dei sussidi del  Dipartimento di Stato USA ai quadri del partito socialista francese.
Nel 2003, il German Marshall Fund of the United States, una delle principali officine  atlantiste, crea un forum sul commercio e la povertà. DSK diventa uno dei sei direttori, pagato come al solito [7]. Ha scritto, o per lo meno firma, i vari rapporti in favore del libero scambio assoluto.
Lo stesso anno, ha costretto un esperto del Partito socialista, Pascal Boniface, a dimettersi. Questo specialista nelle relazioni internazionali ha avuto il coraggio di sottolineare che il cieco sostegno del partito a Israele, è ideologicamente incompatibile ed elettoralmente controproducente, mentre il PS deve aspirare a riunire i sei milioni di cittadini francesi di cultura araba.
Inoltre, Dominique Strauss-Kahn guidava la creazione del Circolo Léon Blum all’interno del Partito Socialista, il cui scopo è garantire il sostegno del partito al movimento sionista.
Nel 2004, ha detto in un’intervista a France-Inter: “Penso che ogni ebreo della diaspora e della Francia dovrebbe dare il suo aiuto a Israele. Questo la ragione per cui è importante che gli ebrei si assumano delle responsabilità politiche. In somma, nei miei doveri e nella mia vita quotidiana, attraverso tutte le mie azioni, cerco di portare la mia modesta pietra per la costruzione di Israele“. [8]
Nel 2005 ha lanciato il club A sinistra in Europa (AG2E) a favore del “” al referendum per l’approvazione del progetto del Trattato costituzionale europeo.  Ha lavorato in collaborazione con il Policy Network (UK) e la Fondazione Friedrich Ebert (Germania). Ma il voto dei francesi fu “no“.
Nel 2007, mentre lo scrittore Claude Ribbe apriva un dibattito sulle attuali conseguenze sociali della schiavitù e della colonizzazione, DSK era attivamente coinvolto nella creazione del Consiglio rappresentativo dei neri di Francia (CRAN), un organismo che riceve consigli tecnici da specialisti israeliani e riproduce il modello del Consiglio rappresentativo degli ebrei in Francia (CRIF) [9]. Non riuscendo a trovare un’eco tra i neri in Francia, questa iniziativa sarà un successo mediatico, come pochi anni prima fu la creazione di SOS Racisme per impedire la strutturazione dei beurs (immigrati nordafricani di seconda-terza generazione. NdT).
Quando si apre la competizione per nominare il candidato del Partito Socialista per le elezioni presidenziali del 2007, Dominique Strauss-Kahn apparve sia come il candidato nella posizione migliore per affrontare il suo rivale dichiarato, l’ex primo ministro Laurent Fabius, sia come il candidato ufficiale degli Stati Uniti presso la sinistra francese.
Così, diede un’intervista alla rivista neoconservatrice Le Meilleur des mondes, in cui sbeffeggia la  politica araba della Francia e auspica un riavvicinamento con Washington e Tel Aviv [10].
Tutto sembra preparato fin dall’inizio. Le quote d’iscrizione al partito socialista sono ridotte ad un importo trascurabile, in modo che poche migliaia di membri del partito lambertista potessero acquisire le tessere, solo per partecipare al voto per la designazione interna del candidato. La manovra è stata organizzata dal luogotenente di DSK, Jean-Christophe Cambadelis, egli stesso un ex leader del partito e che abbiamo già visto circa i suoi rapporti con la CIA.
Eppure, contro ogni previsione, è una outsider, Segolene Royal, che viene nominata. A Washington c’è un altro progetto: mettere Nicolas Sarkozy all’Eliseo. Per questo, conviene mettergli di fronte un concorrente poco credibile. In cambio del suo ritiro in silenzio, DSK sarà ampiamente ricompensato con la direzione del FMI.
Poco dopo la sua ascesa alla presidenza della Repubblica, Nicolas Sarkozy ha presentato la candidatura di DSK a Washington, e Condoleezza Rice lo sosteneva. Durante la partecipazione alla creazione dell’European Council on Foreign Relations (E-CFR) [11], ha viaggiato per il mondo, apparentemente per convincere gli Stati del Sud a sostenere ancora la sua candidatura. In realtà, il loro voto era irrilevante, dal momento che gli Stati Uniti e l’Unione europea da soli hanno il 48% dei voti. La campagna do viene pagata dalla Francia e organizzata dalla agenzia di PR, TD International. Cosa che il gabinetto del signor Strauss-Kahn minimizza, sostenendo di lavorare solo col corrispondente francese dell’agenzia. TD Internationalvenderà” alla stampa la leggenda di un DSK inattivo, chiamando il primo ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker, durante la conferenza a Yalta, con cui gli avrebbe suggerito di aspirare al FMI. In realtà, Dominique Strauss-Kahn e Christine Ockrent parteciparono al Yalta European Seminar, con i 7.000 euro di spese a testa pagati indirettamente da George Soros. Questa conferenza mirava a sostenere la “rivoluzione arancione” e l’adesione dell’Ucraina alla NATO. Tuttavia, TD International è un paravento della CIA, incaricato soprattutto della costruzione dell’immagine pubblica della “rivoluzione arancione“. E’ diretta da William A. Green III, un celebre agente che non era né più né meno che il capo dello stay-behind in Francia, che fu espulso nel 1995 per ragioni di estrema gravità, che non sono mai state rese note al pubblico.
Hugo Chavez, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nel frattempo, non era stato convinto dallo spettacolo di Dominique Strauss-Kahn. Ha confermato il ritiro dal suo paese del FMI “prima che ci derubino“, ed ha invitato tutti gli stati del sud che possono, a fare lo stesso.

Note:
[1] Nelle stesse parole di Irving Brown, in Éminences grises, di Roger Faligot & Rémi Kauffer, Fayard 1992. Sulla rete USA, Stay-behind: les réseaux d’ingérence américains, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire (20 agosto 2001).
[2] Dominique Strauss-Kahn, 1993-1997, profession – conseil, Laurent Mauduit, Caroline Monnot & Martine Orange, Le Monde (11 dicembre 1999). Influents dans le monde de l’entreprise, Bérengère Mathieu de Heaulme, Le Figaro (22 gennaio 2002).
[3] La Hoover Institution, archives réservées aux Républicains, Réseau Voltaire (26 ottobre 2004.)
[4] La fulgurante intégration de Condoleezza Rice, Arthur Lepic & Paul Labarique, Réseau Voltaire (8 febbraio 2005).
[5] La NED, nébuleuse de l’ingérence démocratique, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire (22 gennaio 2004).
[6] Op. cit.
[7] Le German Marshall Fund, un reliquat de la Guerre froide?, Réseau Voltaire (5 ottobre 2004).
[8] Citato in Encyclopédie politique française, Tome 2, Facta éd., 2005.
[9] Les Nègres de la République, Claude Ribbe, Jean-Paul Bertrand éd., 2007.
[10] MM. Sarkozy et Strauss-Kahn affichent leurs allégeances, Cédric Housez, Réseau Voltaire (7 novembre 2006). Articolo plagiato. La posizione di Dominique Strauss-Kahn è condiviso dal primo segretario del PS, François Hollande, France: le Parti socialiste s’engage à éliminer les diplomates pro-arabes, Réseau Voltaire (9 gennaio 2006). Le dichiarazioni di Holland in questi ultimi articoli sono stati negati dall’interessato, ma sono stati mantenuti sul sito del CRIF.
[11] Création accélérée d’un Conseil européen des relations étrangères, Réseau Voltaire (3 ottobre 2007).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 38 other followers