L’uranio del Niger: un crocevia strategico

Julien Teil, Global Research, 17 gennaio 2013

Niger e Françafrique
NIGERIl Niger è ancora considerato dall’UNDP (United Nations Development Programme) il Paese più povero del mondo. (1) Questa povertà è principalmente il risultato dell’incapacità del popolo nigerino di esprimere la propria sovranità attraverso il suo apparato statale. Per la Francia, la questione del Niger è molto antica e risale al periodo coloniale. Nel 1956, studi geologici rivelarono la presenza di miniere di uranio di grandi dimensioni nel Sahara, in particolare nel Sahel: in Niger.
Il Sahel è la zona di transizione tra il deserto del Sahara e la savana. Secondo il periodo e gli autori, questa zona era considerata separatamente o dipendente dal Sahara. Evento spesso dimenticato, nel 1957 la Francia volle migliorare il suo impero coloniale con la creazione di un unico Stato del Sahara: l’OCR (Organizzazione Comune delle Regioni del Sahara). Fu un progetto per lo sviluppo economico della regione (o meglio una nazionalizzazione de facto delle risorse), presentata al parlamento francese da Houphouet Boigny. L’OCR centralizzava a Parigi la gestione economica di 8 territori distinti dell’Unione francese (che venivano così privati di questo privilegio, ma potevano aspettarsi in cambio maggiori e razionali investimenti).
La creazione dell’OCR corrispondeva con quello di un ministero del Sahara e un comando del Sahara: il ministro della regione univa le sue funzioni a quello di Segretario Generale dell’OCR. Si trattava infine di creare un Sahara francese, uno Stato autonomo nell’Unione francese. L’OCR, che comprendeva il sud dell’Algeria, fu sciolto con l’indipendenza dell’Algeria nel 1962. (2) Ma il 7 aprile 1961, la Francia legò le sue ex colonie con accordi sulla difesa “che davano accesso esclusivo alle risorse africane, tra cui l’uranio del Niger”. Hamani Diori, allora leader del Niger e del suo partito, rimase al potere per quasi 14 anni.
Vi era la guerra fredda e gli Stati Uniti avevano bisogno di un alleato cui esternalizzare i loro interessi in Africa. La Francia del Generale de Gaulle, colta nel bel mezzo degli scontri geopolitici est-ovest, decise di lanciare un programma che doveva garantirle l’indipendenza energetica e lo sviluppo economico. A tal fine, vennero create le reti franco-africane e un’incredibile politica non ufficiale permise alla Francia di sfruttare illegalmente le risorse delle sue ex colonie africane. Nel frattempo, le rivoluzioni comuniste in Africa venivano continuamente annientate dai diversi leader africani sostenuti dalla diplomazia francese, visibilmente a favore dei sovrapposti interessi franco-statunitensi. Questi interessi, appena visibili sulla scena diplomatica, furono svelati in seguito dalle indagini dell’associazione Survie e del suo compianto fondatore e presidente François-Xavier Verschave. (3)
Ciò metteva in evidenza i rilevanti collegamenti tra la rete franco-africana del SAC (Servizio di Azione Civica), la milizia personale del Generale de Gaulle, di cui Charles Pasqua e Jacques Daniel Léandri Foccart furono i fondatori, e le reti anticomuniste statunitensi. D’ora in poi queste reti non apparivano come risultanti dal sovranismo anti-americano, ma come occulto compromesso “diplomatico” che permise alla Francia di mantenere la sua sfera di influenza contro l’Unione Sovietica e la Cina. Tuttavia, Washington cogestiva progressivamente assieme a Londra l’area africana anglofona, le cui motivazioni non erano più dettate semplicemente dalla Guerra Fredda. Una trasmissione lenta ma diretta del “complesso Fashoda” a favore degli Stati Uniti, ebbe luogo. Sul versante francese, accordi informali erano chiaramente collegati alla valorizzazione delle ex colonie francesi.
Questi accordi evidenziarono accordi illegali per lo meno sorprendenti. Per esempio, nel caso del petrolio angolano che la Elf condivise con la Chevron. (4) Si può includere anche la scelta di “Mr. Africa” di François Mitterrand, François Durand de Grossouvre, in precedenza responsabile della Stay-Behind francese, unità costituita congiuntamente dalla CIA e dalla NATO. (5) Nonostante questi legami inestricabili, nacque gradualmente una rivalità tra la Francia e gli Stati Uniti, questi ultimi con illimitate ambizioni imperiali.

Rivalità franco-statunitense e primo shock petrolifero
In primo luogo, questa rivalità si espresse nelle differenze sull’integrazione europea: de Gaulle voleva un’Europa indipendente dagli Stati Uniti e quindi propose un accordo in tal senso con la Germania. Ma gli Stati Uniti cortocircuitarono questo processo e Willy Brandt, l’allora ministro degli esteri della Germania, progressivamente eliminò la proposta del generale De Gaulle. Anche se i due uomini erano d’accordo su alcuni punti, Willy Brandt sostenne instancabilmente l’ingresso della Gran Bretagna nel Mercato comune e il mantenimento di forti relazioni transatlantiche. (6)
Questa opposizione tra l’idea di una Europa Stati Uniti-centrica e un federalismo europeo voluto dalla Francia fu alla base di numerose decisioni in politica estera francese. Infatti, per mantenere la propria indipendenza e beneficiare così del ruolo di oppositore, la Francia doveva garantirsi il tergo. In particolare, il controllo dell’uranio sarebbe stato cruciale per la sua autonomia energetica.
Gli Stati Uniti nel frattempo attraversavano una profonda crisi economica. Ma questa crisi fu causata dalla strategia di Washington che intendeva utilizzare l’abbandono della conversione oro-dollaro, per far pesare sull’economia globale le conseguenze economiche della guerra del Vietnam, cosa che de Gaulle respinse. La conversione oro-dollaro venne abbandonata nel 1971, con Pompidou. A quel tempo, si profilava una nuova politica energetica e il corso dell’uranio prese il volo. Nel frattempo, il Niger, la cui principale risorsa è l’uranio, attraversava una dolorosa crisi umanitaria. Hamani Diori, consapevole dell’inganno francese, decise di aggiornare il prezzo dell’uranio del Niger. Firmò la propria condanna, ma la sua caduta, il 15 aprile 1974, conteneva alcune indicazioni:
La sesta riunione speciale delle Nazioni Unite si tenne dal 9 aprile al 2 maggio 1974 a New York. Diori fu rovesciato solo due giorni prima della sua partenza in rappresentanza degli interessi del Niger. Questa sessione affrontò due diverse questioni essenziali che opponevano gli Stati Uniti alla Francia: la questione del progressivo abbandono degli accordi di Bretton Woods, in favore di un “nuovo ordine economico internazionale”, e la questione delle risorse energetiche, del neo-colonialismo e della sovranità dei Paesi in via di sviluppo. In quell’occasione, una commissione speciale venne creata e il suo presidente non fu altri che il Primo ministro iraniano Fereydoun Hoveyda, il cui appoggio dagli Stati Uniti è ben documentato. (7)
Hamanai Diori aveva deciso di gettare il sasso nello stagno, invocando pubblicamente il problema dell’uranio del Niger? Dovevano essere a margine della riunione gli incontri che avrebbero potuto creare nuove e più promettenti opportunità? Molte fonti ne parlano. La preoccupazione di Hamani Diori per liberarsi dal dominio francese sulla risorsa principale del proprio Paese, viene spesso citata come l’unica causa della sua caduta con il colpo di stato militare.

Piano Mesmer contro Piano statunitense
Alla vigilia della crisi petrolifera del 1973, l’80% dell’energia francese veniva importata, il petrolio ne copriva i 2/3. Tenuto conto di questa dipendenza, solo lo sviluppo nucleare avrebbe permesso alla Francia di emanciparsi. Per ottenere ciò, doveva anche controllare una efficace ed efficiente tecnologia per l’arricchimento dell’uranio. Gli Stati Uniti aveano tale tecnologia di arricchimento, di oltre il 3%, basata sui reattori PWR (Pressurized Water Reactor), e poi dominavano lo sviluppo dell’energia nucleare civile. Da parte francese, nel 1945, il Generale de Gaulle creò il CEA (Commissariat à l’Energie Atomique). Da cui risultò nel 1948, la prima pila atomica francese, la pila ZOE. Nel 1954, venne creata la prima centrale statunitense, e nel 1956 la prima centrale francese venne costruita a Marcoux. Quest’ultima operava con tecnologia francese basata su un reattore ad uranio non-arricchito, del tipo gas-grafite (GCR), voluto dallo Stato francese e fortemente difeso da de Gaulle.
Nel 1958, Schneider stipulò un accordo con gli Stati Uniti per importarne la tecnologia in Francia, ma fu rifiutato dal Generale de Gaulle. Lo stesso anno, le intenzioni franco-statunitensi portarono alla fondazione della Framatome (Società franco-americana di costruzioni atomiche), nata dalla fusione di diversi gruppi: Schneider, Merlin Gerin e Westinghouse. Venne emesso un bando di gara per un reattore ad acqua pressurizzata (PWR) per una centrale franco-belga. Nel 1959, l’EDF desiderava sperimentare la tecnologia statunitense, ma il generale De Gaulle si oppose ancora. Così, quindi, l’esperienza venne fatta in Belgio. Nel 1969, de Gaulle non era più al potere e il suo successore, Pompidou, decide di autorizzare il reattore PWR a condizione che la Francia ottenesse l’indipendenza tecnologica al più presto, permettendo all’EDF di costruire il PWR. Nel 1973, la Francia lanciava il piano Mesmer, firmando la costruzione di 16 unità nucleari.
Da parte loro, anche gli Stati Uniti aspiravano a sviluppare al massimo il nucleare civile per la loro nazione. A quel tempo, le previsioni dicevano che vi sarebbero state 210 unità nucleari nel 2000. Ma il disastro di Three Mile Island, nel 1979, e la recessione economica, costrinsero gli Stati Uniti ad abbandonare tale idea. (8)

Areva e il rilancio del piano nucleare civile statunitense
Il Protocollo di Kyoto nel 1997, a poco a poco sospinse la questione nucleare sulla scena internazionale. Gli Stati Uniti cercarono di sollecitare Areva, nel 2003, tramite il segretario all’Energia del presidente Bush, Spencer Abraham. (9) Negli anni successivi la consapevolezza ambientale sulle presunte emissioni globali di CO2, fece nascere, tra l’altro, l’idea che l’energia nucleare sia la più pulita. Questa teoria venne ulteriormente favorita da una relazione della Commissione Trilaterale del 2007, scritta da Anne Lauvergeron (presidente e CEO di Areva) John M. Deutch (10) (direttore della CIA sotto l’amministrazione Clinton, accusato di avere trattenuto informazioni relative alla sicurezza interna, prima di essere graziato da Bill Clinton nel suo ultimo giorno in carica); Widhyawan Prawiraatmadja (CEO della società petrolifera indonesiana PT Pertamina). Si tratta di un rapporto dalla classica visione della Commissione Trilaterale, quindi, considerando le questioni energetiche nei tre centri economici di Europa, Asia e Stati Uniti; questi ultimi sono il punto centrale della strategia: giungere a una soluzione globalista della questione a vantaggio degli interessi energetici e ambientali degli Stati Uniti e dei suoi alleati. (11)
Areva è il leader mondiale nel nucleare civile, e non poteva esserci interlocutore migliore e possibile partner per rilanciare il piano nucleare degli Stati Uniti, fallito nel 1979, rafforzando nel contempo le normative strategiche globali richieste dagli Stati Uniti. Tuttavia, non è chiaro se i cambiamenti in Areva siano semplicemente il risultato di una pressione degli Stati Uniti, o se siano il risultato di alleanze strategiche. In primo luogo, si ricordi che Areva è nata dalla fusione di Framatome e COGEMA nel 2000, sotto l’autorità di Anne Lauvergeon. Fu quindi una frattura profonda rispetto alle prospettive gaulliste sullo sviluppo nucleare francese, accettando adesso la collaborazione con gli Stati Uniti.
- Il primo segno di questi cambiamenti fu quindi la nomina di Anne Lauvergeon a capo della Cogema. Venne reclutata da Edouard Stern della Lazard, in seguito al suo lavoro di consigliere economico di Mitterrand. Questo le permise di vendere il suo libro di ordini pubblico ai privati. Dopo aver trascorso alcuni mesi presso lo Studio Lazard Frères & Co. di New York, ne divenne managing partner nel 1995. Durante questo passaggio presso Lazard nel 1996, Anne Lauvergeon venne reclutata come junior leader della FAF (Fondazsione Francese-Americana). Poi Edouard Stern rinviò Anne Lauvergeon alla Lazard, quando entrò nel Consiglio di Amministrazione di Pechiney, ma non prima di aver venduto la sua influenza presso Lazard durante la privatizzazione della Pechiney, per occupare questa carica. Fu poi nominata dal governo della sinistra plurale a capo della Cogema (una decisione dovuta principalmente a Dominique Strauss-Kahn).
- Nathalie Koszisuco-Morizet, a sua volta venne assegnata alle questioni ambientali ed energetiche  del governo francese del 1997. Durante il secondo termine di Jacques Chirac, venne nominata relatrice della Carta ambientale, approvata al congresso del 28 febbraio 2005. Vi contribuì in modo particolare Bertrand Collomb, allora presidente del WBCSD (Consiglio Mondiale per lo Sviluppo Sostenibile). Nello stesso anno fu anche al FAF come junior leader. Sempre nel 2005, un secondo elemento accelerò le incursioni statunitensi nella gestione della vita politica ed economica francese. Infatti, Christine Lagarde, ministra del commercio estero del governo De Villepin, aprì la strada a diverse possibilità per l’industria statunitense. (12) Allo stesso tempo, fu membro del Comitato per l’ampliamento euro-atlantico del CSIS.
- Nel 2006, Spencer Abraham venne nominato da Anne Lauvergeon a capo della filiale statunitense di Areva. (13) Questi era l’ex segretario per l’Energia dell’amministrazione Bush. Venne poi convocato in occasione della riunione annuale del gruppo Bilderberg a Ottawa, e invitato a Sitges nel 2010, quando entrò a far parte della Commissione Trilaterale Europa. Nel 2006, Frédéric Lemoine, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Areva (che lasciò nel 2009) venne altresì assunto come junior leader della FAF. Infine, fu la volta di François Xavier Rouxel, nel 2009, vicepresidente esecutivo di Areva.
La CEA, che fu creata per garantire l’indipendenza energetica della Francia e rafforzare il ruolo dello Stato nella gestione del capitale nucleare francese, rimane aggregato al governo. Lo Stato francese mantiene la maggiore partecipazione su Areva attraverso la CEA (73,3%), l’Alto Commissario è nominato dal Consiglio dei ministri. Nel 2009, Nicolas Sarkozy nominò Catherine Cesarsky Alto Commissario della CEA, occupandosi del futuro del nucleare francese. La carriera esemplare di Catherine Cesarsky la portò ad avere un dottorato di ricerca in astronomia presso l’Harvard University nel 1971. Nel 1977, entrò a far parte del Weizmann Institute, centro di ricerca universitario di fama mondiale, situato a Revohot, in Israele. Entrò nella CEA nel 1985, dove guidò il dipartimento di astrofisica, poi continuò la carriera diventando direttrice delle scienze della materia nel 1994, prima di esserne nominata alla sua guida. E’ anche membro della National Academy of Science, che dipende direttamente dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
Il 14 novembre 2010, Nathalie Kosciusko-Morizet venne naturalmente nominata ministra dell’Ecologia, dello sviluppo sostenibile, dei trasporti e dell’edilizia abitativa nel governo Fillon II. Andò alla conferenza di Cancun del dicembre 2010, ma prima compì una breve deviazione in India con Nicolas Sarkozy, per vendere due centrali nucleari allo Stato indiano per conto di Areva. Una volta a Cancun, fu accompagnata da Brice Lalonde (14), la presidente messicana l’incaricò del gruppo di lavoro sul trasferimento tecnologico, il clima e le energie rinnovabili. Sul suo blog personale, riassume il suo ruolo nel gruppo di lavoro con queste parole: “Quello che abbiamo qui delineato, è un percorso per lo sviluppo sostenibile che i Paesi possono adottare; se seguiranno oggi lo stesso percorso degli Stati Uniti, senza dubbio provocheranno la distruzione vera e propria del nostro mondo. Bisogna che i Paesi si sviluppino, e bisogna trasferire una tecnologia per lo sviluppo  “pulito”, oggi. Questo è ciò che siamo stati in grado di includere nel testo sottoposto al consenso internazionale.” (15)
Si tratta quindi di sostenere la strategia degli Stati Uniti per ridefinire la politica energetica globale, a scapito dei Paesi in via di sviluppo, mentre s’impongono le tecnologie nelle mani delle potenze alleate degli Stati Uniti. Il 23 dicembre 2010, l’assemblea degli azionisti approvava l’apertura del capitale di società di Areva a 900 milioni di euro, a beneficio del fondo sovrano del Kuwait (KIA) e dello Stato francese (600 milioni dal KIA, 300 milioni dallo Stato francese). KIA detiene il 4,8% del capitale di Areva, diventandone il terzo azionista (dopo la CEA e lo Stato francese). (16)
Il 2011 segna la fine del regno di Anna Lauvergeon su Areva, precisamente a giugno. Nel dicembre 2010, Alexander Juniac era andato alla guida di Areva. Era capo dello staff della ministra dell’Economia Christine Lagarde, ed era anche junior leader della FAF (classe 2002). Questa candidatura venne respinta dallo Stato perché sarebbe stata in contrasto con la sua missione presso Christine Lagarde. Da allora, molti nomi circolano per sostituire Anne Lauvergeon: Denis Ranque (membro della Trilateral Comission Europe), Marwan Lahoud, junior leader della FAF (1999), membro del Consiglio di sorveglianza dell’Aspen Institut France e fratello di Emile Lahoud, il famoso “corvo” della vicenda Clearstream II. Nicolas Sarkozy sostiene invece la candidatura di Henri Proglio.
La riconciliazione tra gli interessi degli Stati Uniti e quelli di Areva, grazie in particolare a Christine Lagarde, rivelano la visione carrierista di gran parte della élite politica ed economica francese, senza il quale queste cose avrebbero potuto essere fatte. Tuttavia, questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro degli istituti statunitensi che hanno cercato di cooptare coloro che sarebbero poi stati dalla loro parte. Pertanto, la strategia per creare un’organizzazione mondiale ambientale USA-centrica viene ora supportata da Areva e dalla Francia, come NKM ha dichiarato: “Sento che il mondo è finalmente maturo per la creazione dell’Organizzazione Mondiale dell’Ambiente. Ne abbiamo bisogno. Ritengo inoltre che il nostro Paese sia in grado di supportare attivamente questo progetto.” (17)

Conclusioni
Visti i fatti presentati, sarebbe facile indovinare le intenzioni degli Stati Uniti. E’ comunque certo che de Gaulle aveva intuito il rischio dell’egemonia statunitense e tentato di mantenere una relativa indipendenza della Francia durante la Guerra Fredda. Questa politica fu in parte basata sugli accordi franco-africani e le reti informali che vi ruotavano attorno, ma anche su una politica nazionale di cui Cogema e CEA sono stati dei simboli così potenti. Per quanto riguarda il know-how francese acquisito nel settore civile dell’energia nucleare, gli Stati Uniti hanno attirato Areva nelle loro reti. Ma riguardo l’uranio del Niger di cui Areva beneficia da molti anni? Il processo europeo ha forzato l’ingresso della Francia nell’orbita statunitense, la gestione delle ex colonie francesi potrebbe finalmente essere consegnata agli Stati Uniti. Questo è ciò che vedremo nella seconda parte.

Note
1 Priorità dello sviluppo delle Nazioni Unite in Niger
2 Mali-Francia breve storia condivisa; GEMDEV, Università del Mali, 2005
3 Noir Silence, François-Xavier Verschave, 2000
4 La seconda compagnia petrolifera degli Stati Uniti controllata da Condoleezza Rice nel 1991-2000
5 Suicidio di Stato all’Eliseo, Eric Raynaud – 2009
6 Willy Brandt, Ricordi, Albin Michel, Paris, 1996. Horst Möller / Maurice Vaisse (sd), Willy Brandt und Frankreich, Oldenbourg, Monaco di Baviera, 2005
7 Quest’ultimo poi ottenne la cittadinanza degli Stati Uniti e morì nel 2006 negli Stati Uniti, dove ha proclamato vivacemente la sua opposizione al regime di Mahmoud Ahmadinejad.
8 Sull’impatto del primo shock petrolifero su entrambi i lati dell’Atlantico, Bertrand Barré Engineers Journal – Marzo / Aprile 2008
9 Comunicato stampa Areva: Bush vuole ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti, l’energia nucleare è a favore, 21 novembre 2003
10 Direttore della CIA sotto l’amministrazione Clinton, è stato accusato di conservare delle informazioni relative alla sicurezza interna prima di essere graziato da Bill Clinton, nel suo ultimo giorno in ufficio
11 Sicurezza energetica e cambiamento climatico, Commissione Trilaterale, 2007
12 Con Christine Lagarde, l’industria USA entra nel governo francese, Réseau Voltaire, 22 giugno 2005
13 L’ex segretario dell’Energia dell’amministrazione Bush, Spencer Abraham, è stato nominato direttore della filiale americana di Areva, Rete Voltaire, 9 marzo 2006
14 Nel 1971 Brice Lalonde crea la filiale francese degli Amici della Terra. Legato alla ricca famiglia Forbes, ed è anche partner della Coudert Brothers di Parigi, studio legale alleato con la famiglia Rockefeller.
15 Blog di Nathalie Kosciusko-Morizet, Rendezvous Cancun, 14 dicembre 2010
16 Assemblea Nazionale; affari economici della Commissione, 14 dicembre 2010, verbale n° 27; Audizione della signora Anne Lauvergeon, CEO di Areva.
17 op.cit. Rendezvous Cancun

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Una bomba nell’anno del Serpente

Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 14/02/2013

A North Korean soldier stands guard at the launch site for the Unha-3 long-range rocket.Tutto ciò che riguarda la Corea del Nord deve essere speculativo. Questo è stato ed è ancora il problema principale. Ma una speculazione sembra finire, finalmente. Si tratta dell’ambivalenza apparente della Cina verso il programma nucleare della Corea del Nord. Sempre più spesso Pechino esce dal ‘lato giusto della storia’. Che a sua volta avrebbe scatenato una serie di profonde conseguenze per la sicurezza della regione Asia-Pacifico e per la politica globale nel suo complesso e, cosa più importante, quel futuro di cui il nuovo leader della Cina Xi Jinping ha enigmaticamente accennato, ma lasciato indefinito, con il suo concetto delle “due grandi potenze” durante la visita negli Stati Uniti dello scorso anno, quando era ancora un semplice ‘principino’.
In effetti, mentre la ‘notizia straordinaria’ tradotta dai bit d’informazione e dalle notizie su un terremoto oscuro in Corea del Nord, la mattina del 12 febbraio, che informava il mondo che il regno eremita aveva probabilmente effettuato il suo terzo test nucleare sotterraneo, tutti gli occhi si sono puntati sulla Cina. Per gli osservatori della Cina, nel complesso, si tratta di una vera e propria festa per la mente, con la nuova leadership della Cina che affronterebbe una grande sfida nella politica estera; una seconda sfida, allo stesso tempo in effetti, se si dovesse aggiungere la faida tra Cina e Giappone sulle isole contese nel Mar Cinese Orientale.
Alla fine emerge che il predecessore di Xi, Hu Jintao, dava consigli di moderazione a Pyongyang, ma che anche manteneva l’economia della Corea del Nord rifornendola ininterrottamente di cibo, carburante e investimenti, praticamente mantenendo a bada la comunità internazionale, limitandone l’imposizione di sanzioni punitive. In effetti, sembra inevitabile l’impressione che la Corea del Nord sia stata tenuta al riparo dalle proteste internazionali da Hu, che tacitamente ha tollerato il programma nucleare della Corea del Nord. Poi è arrivato il lancio dei missili a lunga gittata della Corea del Nord, a dicembre, e la decisione sorprendente di Pechino di affiancarsi agli Stati Uniti nel sostenere le sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang. La saggezza convenzionale, a quel punto, era che la Cina sarebbe poco dopo ritornata alla sua “posizione di blocco” sulla Corea del Nord, come aveva fatto molte volte in passato. La cosa interessante, a posteriori, è che le cose non sono esattamente andate così. Al contrario, quando Pyongyang scatena un feroce attacco contro Pechino per aver sostenuto le sanzioni volute dagli USA al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e minacciato un test nucleare, la Cina ha pubblicamente rimproverato la Corea del Nord, anche se limitandosi ai media in lingua inglese, destinati all’opinione pubblica mondiale.
Non vi è alcun dubbio che l’editoriale del quotidiano statale Global Times della settimana scorsa, scritto da Zhang Liangui, esperto della Corea del Nord e consigliere del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, deve essere preso sul serio. L’editoriale si basava sul presupposto che Pyongyang sarebbe andata avanti con il test nucleare a qualsiasi costo, e guardando in profondità avvertiva che la Corea del Nord “pagherebbe un alto prezzo” in termini di buona volontà della Cina. Il fondo della nota redazionale è il suo avvertimento inequivocabile che Pyongyang sbaglierebbe calcoli se pensasse di mettere la Cina contro gli Stati Uniti, “Pyongyang non deve sbagliarsi sulla Cina. La Cina non metterà le sue relazioni con Pyongyang sopra agli altri interessi strategici“. Chiaramente, il rapporto politico della Cina con Pyongyang ha toccato un punto basso. Ma allora, quali sono le priorità a lungo termine della Cina? Questi sono: nessuna guerra nella penisola coreana; nessuna destabilizzazione del regime nordcoreano e, una penisola coreana libera dalle armi nucleari. La Cina potrebbe indurirsi, ma rimarranno le considerazioni umanitarie e il rapporto a lungo termine non può essere abbandonato così. Inoltre, la Corea del Nord ha agito come zona cuscinetto cruciale contro le truppe degli Stati Uniti di stanza in Corea del Sud e Giappone. Inoltre, sullo sfondo del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti e delle relazioni difficili della Cina con il Giappone, Pechino ha bisogno di una copertura e può, quindi, nella migliore delle ipotesi permettersi di premere il tasto pausa su questo punto.
D’altra parte, c’è anche il grande quadro da considerare, il “nuovo tipo di rapporto tra due grandi potenze“, di cui Xi ha parlato durante la sua visita negli Stati Uniti. Così, in molti modi, non tutto si riduce a come Xi visualizza i rapporti USA-Cina nel loro complesso. C’è qualche ragione per  credere che la nuova dirigenza di Pechino sia alla ricerca di un buon guanxi (o buone reti di relazione) con la nuova amministrazione statunitense nel secondo mandato del presidente Barack Obama, che si è appena assestato. Infatti, un buon guanxi si basa sulle affinità e la fiducia personali ed ha il potenziale di creare situazioni “win-win“, soprattutto se portano alla conclusione di  contratti d’affari. La grande domanda è se la leadership cinese cercherà un buon guanxi da sviluppare con l’amministrazione Obama sul problema della Corea del Nord.

Morso geopolitico
I commentatori statunitensi stimano che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come e quando nuove sanzioni economiche contro la Corea del Nord saranno discusse in risposta al suo ultimo test nucleare, la Cina potrebbe sostenere tali misure. In realtà, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che le imprese della Corea del Nord e le imprese governative che operano in Cina hanno ritirato il denaro dai loro conti bancari cinesi. Al contrario, come ha preso atto l’editoriale del Global Times, c’è sempre la possibilità che gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud stiano probabilmente cercando di fomentare la discordia tra la Cina e la Corea del Nord, e “come trappola sembra verosimile“. Si dice addirittura che gli Stati Uniti potrebbero collaborare con la Corea del Sud e imporre un blocco marittimo alla Corea del Nord, senza preoccuparsi di avere un qualsiasi mandato dalle Nazioni Unite per un atto aggressivo che, ovviamente metterebbe seriamente in difficoltà la leadership cinese. Inoltre, il test nucleare della Corea del Nord avviene in un momento politicamente delicato, in cui vi sono stati cambiamenti nelle leadership di Cina, Giappone e Corea del Sud. In particolare, la neoeletta presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, è la figlia dell’ex presidente Park Chung-hee, che la Corea del Nord una volta tentò di assassinare, finendo per ucciderne la moglie (madre della nuova presidente).
Neanche la Cina può permettersi di farsi distrarre da una nuova crisi nella politica estera vicina, quando gli attuali crescenti problemi interni richiedono grande attenzione. Chiaramente, la Cina si trova tra l’incudine e il martello con il test nucleare nordcoreano. Per una curiosa coincidenza, il test nucleare ha avuto luogo con il capodanno dell’anno del serpente. L’anno del serpente ha storicamente avuto un morso geopolitico: Pearl Harbor (1941), massacro di Piazza Tienanmen (1989), attentati a New York e Washington dell’11 settembre (2001). Tra l’altro, lo stesso Xi è nato nell’anno del serpente del 1953.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il cancro di Chavez è causato da un complotto statunitense?

Contrainjerencia 6 gennaio 2013

gty_hugo_chavez_ll_110929_wblogNel dicembre 2011, il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva detto gli Stati Uniti potrebbero aver sviluppato la tecnologia per indurre il cancro su alcuni leader latino-americani, dopo che alla sua alleata e omologa dell’Argentina, Cristina Fernandez, era stato diagnosticato il male. “E’ molto, molto, molto strano che il cancro abbia colpito il presidente (del Paragay, Fernando) Lugo, e Dilma (Rousseff, presidente del Brasile). Grazie a Dio, Lugo ha superato il male (…) poi è toccato a me e “bam”, entrando in un anno elettorale, un paio di giorni dopo Lula e ora Cristina“, aveva detto Chavez alla televisione. Oggi che il leader bolivariano è ricoverato in ospedale a L’Avana, in una situazione descritta come “delicata”.
Il sito Contrainjerencia che individua e denuncia l’ingerenza straniera in America Latina, chiede ai lettori di rispondere a un sondaggio la cui domanda è la seguente: “Considerando ciò che ha subito il leader venezuelano Hugo Chávez, e l’ostilità imperiale verso di lui… pensi che il cancro possa essere il risultato di un complotto statunitense?
In quel discorso del 2011, Chavez aveva invitato i leader della Bolivia, Evo Morales, e dell’Ecuador, Rafael Correa, ad essere attenti alla salute. “La buona volontà si prenderà molta cura di Evo, Evo attenzione, attenzione Correa, naturalmente non si sa (…) quante cose siano state sviluppate dai paesi più potenti“. “Stanno cercando di destabilizzare nientedimeno che la Russia, una potenza nucleare mondiale, vedendo fino a che punto arriva la follia dell’impero, e tutta l’orchestra dei media internazionali scommette contro il candidato presidenziale Vladimir Putin“, aveva detto.

L’esercito USA ha pensato di uccidere dei leader con le radiazioni, durante la Guerra Fredda
Robert Burns – The Associated Press 9 ottobre 2007
Army Times

clip_image011In uno dei più lunghi segreti della Guerra Fredda, l’esercito ha esplorato la possibilità di usare veleni radioattivi per assassinare “persone importanti”, come capi militari o civili, secondo dei documenti recentemente declassificati ottenuti dall’Associated Press. Approvato ai più alti livelli dell’esercito nel 1948, il ben occultato piano, perseguito dai militari nel “nuovo concetto di guerra”, usava materiale radioattivo prodotto con la bomba atomica, per contaminare il territorio o basi militari, fabbriche o formazioni di truppe del nemico. Gli storici militari che hanno svolto ricerche sul grande programma di guerra radiologica, hanno detto che non avevano mai avuto prima una prova che esso includesse la ricerca di un’arma per assassinio. Mirare a personaggi pubblici, in questi attacchi, non è una cosa inaudita.
L’anno scorso, un ignoto aggressore aveva usato una piccola quantità di polonio radioattivo-210 per uccidere il critico del Cremlino Alexander Litvinenko, a Londra. Non sono citate persone vittime dell’arma per assassinio, nei documenti governativi declassificati in risposta ad una richiesta del Freedom of Information Act presentata dall’AP nel 1995. I documenti vecchi di decenni sono stati rilasciati di recente all’AP, pesantemente censurati dal governo per rimuovere le note relative agli agenti della guerra radiologica e altri dettagli. La censura riflette la preoccupazione per il potenziale utilizzo di veleni radioattivi come arma; si tratta  più di una nota storica, ma si crede che ciò venga studiato dagli attuali terroristi per attaccare obiettivi statunitensi. I documenti non danno alcuna indicazione se l’arma radiologica per l’assassinio mirato di individui di alto rango sia mai stata usata o addirittura sviluppata dagli Stati Uniti, e resta poco chiaro fino a che punto sia arrivato il programma dell’esercito.
Una nota del dicembre 1948 delinea il programma, e un altro promemoria di quel mese indicava che era avviato. Le sezioni principali di diverse relazioni successive, nel 1949, sono state rimosse dalla censura prima del rilascio all’AP. Lo sforzo più ampio sugli usi offensivi della guerra radiologica apparentemente finì nel 1954, almeno in parte a causa della condanna del Dipartimento della Difesa, secondo cui le armi nucleari erano una scommessa migliore. Se il lavoro è passato a un’altra agenzia, come la CIA, non è chiaro. Il progetto è stato definitivamente approvato nel novembre 1948 ed iniziò il mese successivo, solo un anno dopo la creazione della CIA, nel 1947. Fu un periodo turbolento della scena internazionale. Nell’agosto 1949, l’Unione Sovietica testò con successo la sua prima bomba atomica, e due mesi dopo i comunisti di Mao Zedong trionfarono nella guerra civile cinese.
Mentre gli scienziati statunitensi sviluppavano la bomba atomica, durante la seconda guerra mondiale, venne riconosciuto che agenti radioattivi, utilizzati o creati nel processo di produzione, avevano un potenziale letale. La prima relazione pubblica del governo sul progetto della bomba, pubblicata nel 1945, rilevava che i prodotti radioattivi della fissione di un reattore alimentato ad uranio, avrebbero potuto essere estratti e utilizzati “come forma particolarmente crudele di gas velenosi.” Tra i documenti comunicati all’AP, vi è una nota dell’esercito del 16 dicembre 1948, etichettata segreto, che descrive un programma accelerato per sviluppare una varietà di materiali radioattivi per scopi militari. I lavori per un’”arma sovversiva per l’attacco di individui o di piccoli gruppi” venne indicata come una priorità secondaria, da limitarsi a studi di fattibilità e a sperimentazioni. Le priorità indicate erano:
• Armi per contaminare “zone popolate o comunque critiche per lunghi periodi di tempo.”
• Munizioni combinanti esplosivi ad alto potenziale con materiale radioattivo “per infliggere danni fisici e contaminazione radioattiva nello stesso tempo.”
• Armi aeree e/o di superficie che avrebbero diffuso contaminazione su una zona da evacuare, rendendola così inutilizzabile da parte delle forze nemiche.
L’obiettivo dichiarato era produrre un prototipo per la prima e la seconda arma prioritaria, entro il 31 dicembre 1950. La quarta priorità riguardava “munizioni per attaccare singoli individui” con agenti radioattivi per i quali non vi è “alcuna possibilità di terapia.” “Questa classe di munizioni venne proposta per l’utilizzo da parte di agenti segreti o unità sovversive, in attacchi letali contro piccoli gruppi di individui importanti, ad esempio, in occasione di riunioni di leader civili o militari“, ha detto.
L’assassinio di figure straniere da parte di agenti del governo degli Stati Uniti non era esplicitamente vietata per legge, fino a quando il presidente Gerald R. Ford firmò un ordine esecutivo nel 1976, in risposta alle rivelazioni che la CIA aveva tentato, nel 1960, di uccidere il presidente cubano Fidel Castro, anche per avvelenamento. Il 16 dicembre 1948, l’appunto indicava che un attacco letale contro individui, utilizzando materiale radioattivo, doveva essere eseguito in modo da rendere impossibile rintracciarne il coinvolgimento del governo degli Stati Uniti; un concetto noto come “negazione plausibile”, fondamentale per le azioni segrete statunitensi. “L’origine della munizione, il fatto che un attacco è stato effettuato e il tipo di attacco non devono essere determinabili, se possibile”, diceva. “La munizione non deve essere appariscente e deve essere facilmente trasportabile.”
Agenti radioattivi furono ritenuti ideali per questo impiego, indica il documento, a causa della loro elevata tossicità e per il fatto che gli individui interessati non potevano sentirne l’odore, il gusto o comunque percepire l’attacco. “Dovrebbe essere possibile, ad esempio, sviluppare una munizione molto piccola che potrebbe funzionare in modo impercettibile e che avrebbe creato un’invisibile ma altamente letale concentrazione in una stanza, con gli effetti evidenziabili solo dopo l’attacco“. “Il periodo per gli effetti letali potrebbe, si ritiene, essere controllato dalla quantità di agente radioattivo disperso. Le tossicità dovrebbero essere tali che dovrebbero richiedere concentrazioni relativamente elevate, in base al peso, per dei primi effetti letali, e che anche tali concentrazioni possano essere maneggiabili.”
Tom Bielefeld, un fisico di Harvard che ha studiato il problema delle armi radiologiche, ha detto che mentre non aveva mai sentito parlare di questo progetto, gli obiettivi tecnici sembravano fattibili. Bielefeld ha osservato che il polonio, l’agente radioattivo usato per uccidere Litvinenko nel novembre 2006, è il solo ad avere le caratteristiche adatte per la missione letale descritta nella nota del 16 dicembre 1948. Barton Bernstein, professore di storia della Stanford che ha fatto ricerche approfondite sugli sforzi militari degli Stati Uniti nella guerra radiologica, ha detto di non credere che questo aspetto sia già venuto alla luce. “Questo è uno di quegli elementi che ci sorprende, ma non ci deve scandalizzare, perché nella guerra fredda tutti i modi di uccidere le persone, in ogni modo disumano, barbaro e peggio ancora, venivano periodicamente contemplati agli alti livelli del governo statunitense, in quello che veniva visto come una guerra giusta contro un nemico odiato e odioso“, ha detto Bernstein.
“Il progetto era gestito dal Corpo Chimico dell’US Army, comandato dal Magg. Gen. Alden H. Waitt, e supervisionato dall’ormai defunta agenzia delle Forze Armate, Programma per le Armi Speciali. Il Primo capo del progetto fu il Maggior-Generale Leslie R. Groves, capo dell’esercito nel Progetto Manhattan che realizzò le prime bombe atomiche. Il progetto radiologico venne approvato dal successore di Groves“, il Maggior-Generale Kenneth D. Nichols. I documenti rilasciati erano nei dossier del Programma Armi Speciali delle Forze Armate, in possesso dei National Archives.
Tra i funzionari indicati nella nota del 16 dicembre vi erano Herbert Scoville, Jr., direttore tecnico del Programma Armi Speciali delle Forze Armate e successivamente vicedirettore della CIA per la ricerca, e Samuel T. Cohen, fisico della Rand Corp. che aveva lavorato al Progetto Manhattan. Il primo via libera all’esercito nel proseguire il programma di armi radiologiche venne dato nel maggio 1948, un momento della storia degli Stati Uniti, dopo il riuscito bombardamento atomico del Giappone alla fine della seconda guerra mondiale, in cui l’esercito era impaziente di esplorare le implicazioni della scienza atomica nella guerra futura.
Una nota del luglio 1948 delinea l’intento del programma, prima di specificare di aver ricevuto l’approvazione finale, il cui obiettivo chiave era la contaminazione di lunga durata di aree terrestri di grandi dimensioni, in cui i residenti, a meno che le aree non fossero state abbandonate, probabilmente sarebbero morti per le radiazioni tra uno e 10 anni. “Si pensi che si trattava di un nuovo concetto di guerra, i cui risultati non potevano essere previsti“, affermava.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La Cina è una minaccia militare? Perché la Cina è innervosita dal Perno di Obama

F. William Engdahl, Global Research, 21 novembre 2012

Leggendo i media mainstream occidentali, si potrebbe concludere che la Cina è diventata un gigante economico intenzionato a mostrare la sua forza militare, avviando una massiccia corsa agli armamenti. La Cina ha designato il suo nuovo presidente, Xi Jinping, che ha appena sostituito il  predecessore Hu Jintao sia al vertice del partito comunista che della potente Commissione militare centrale, dando a Xi il controllo completo delle forze armate e del partito. Una recente analisi della BBC, nell’articolo intitolato “La Cina estende la portata militare“, nella tipica copertura mediatica occidentale del programma militare della Cina: “La prima portaerei della Cina inizierà le prove in mare entro la fine dell’anno. Alla fine dell’anno scorso, erano trapelate le prime immagini del prototipo del nuovo caccia “stealth” di Pechino. E gli esperti militari statunitensi ritengono che la Cina abbia iniziato a schierare il primo missile balistico a lungo raggio in grado di colpire una nave in movimento in mare“. [1]
In Giappone, i politici nazionalisti, come l’ambizioso governatore di Tokyo Shintaro Ishihara e Toru Hashimoto, sindaco di Osaka, ottengono popolarità con la retorica anti-cinese, sostenendo che il Giappone deve sviluppare le capacità per opporsi alla supremazia militare cinese. A maggio l’autorevole New York Times ha pubblicato un articolo allarmante sull’annunciato “incremento a due cifre” delle spese militari della Cina. Nell’articolo si parla di un aumento dell’11% rispetto al bilancio precedente, di gran lunga inferiore perfino al tasso di inflazione. Tuttavia, quando si esamina in dettaglio il reimpiego effettivo e le mosse militari delle forze armate statunitensi nella regione dell’Asia, dopo l’annuncio del presidente Obama dell’”Asia Pivot”, per una nuova  ridefinizione delle capacità militari degli Stati Uniti passando dall’Europa occidentale alla regione dell’Asia, diventa chiaro che la Cina reagisce allo scopo di affrontare le future molto reali minacce alla sua sovranità, piuttosto che agire aggressivamente.
Il semplice fatto che il presidente al potere Obama, nel corso dei dibattiti presidenziali televisivi nazionali, abbia etichettato la Cina come “avversario” è indicativo del cambiamento della posizione militare degli Stati Uniti. La profondità e la natura del perno degli Stati Uniti sulla Cina è cristallino quando si guardano più da vicino i recenti sviluppi dello schieramento asiatico dell’US Missile Defense, chiaramente rivolto contro la Cina e nessun altro. La Cina ufficialmente spende appena il 10% di quello che gli Stati Uniti spendono per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari, e se alcune importazioni di armi e altri costi vi sono inclusi, forse si arriva a 111 miliardi di dollari all’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è chiaro che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, partendo da una base militare-tecnologica di gran lunga inferiore rispetto agli Stati Uniti.
Il bilancio della difesa degli Stati Uniti non è solo di gran lunga il più grande del mondo. Domina tutti gli altri, ed è del tutto indipendente da qualsiasi minaccia percepibile. Nel XIX.mo secolo, la Royal Navy inglese costruì la sua flotta in base alle flotte dei due potenziali nemici più potenti della Gran Bretagna; gli strateghi del bilancio della difesa degli USA, affermano che sarebbe una “catastrofe” se gli Stati Uniti avessero una marina meno di cinque volte superiore a quelle di Cina e Russia messe insieme.[2]
Se includiamo la spesa da parte della Russia, il più forte alleato della Cina nella Shanghai Cooperation Organization, la loro spesa totale annuale combinata per la difesa sarebbe di quasi 142 miliardi dollari. Le dieci prime nazioni al mondo per spesa per la difesa, oltre agli Stati Uniti, la più grande, e la Cina, la seconda più grande del Mondo, sono Regno Unito, Francia, Giappone, Russia, Arabia Saudita, Germania, India e Brasile. Nel 2011, la spesa militare degli Stati Uniti era pari a uno sbalorditivo 46% della spesa totale di un mondo di 171 stati, quasi la metà del mondo intero. [3]
Chiaramente, con tutta la sua retorica sulle missioni di mantenimento della pace e per la promozione della “democrazia”, il Pentagono sviluppa ciò che i suoi pianificatori chiamano “Full Spectrum Dominance”, il controllo totale globale aereo, terrestre, marittimo, spaziale, cosmico e ora cyberspaziale. [4] E’ chiaramente determinato a usare la sua forza militare per garantirsi il dominio o l’egemonia globale. Nessun altra interpretazione è possibile. La Cina di oggi, per via della sua dinamica crescita economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, e solo perché esiste, sta diventando “l’immagine del nemico” o il nuovo avversario del Pentagono, sostituendo l’”immagine del nemico” non più utile dell’islam, usata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono. Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto “il perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare Sud-Est asiatico, cioè, la Cina.

Parte II: la ‘Dottrina Obama’ e il BMD asiatico
Fino ad oggi il cuore delle fasi iniziali del Perno Cinese comporterà la costruzione di un massiccio anello antimissile intorno alla Cina per neutralizzarne il potenziale d’attacco nucleare. Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito la nuova dottrina della minaccia e della prontezza militare degli Stati Uniti sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, mentre era in Australia, il Presidente degli Stati Uniti ha presentato ciò che viene chiamata ‘Dottrina Obama’. [5]
Le seguenti sezioni del discorso di Obama in Australia valgono d’essere citate in dettaglio: “Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e più di metà del genere umano, l’Asia in gran parte definirà se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione… In qualità di Presidente ho quindi preso una decisione deliberata e strategica… gli Stati Uniti giocheranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro… ho indicato alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nel Pacifico-Asia una priorità assoluta… Preserveremo la nostra unica capacità di proiettare potenza e scoraggiare le minacce alla pace… Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico e siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando la postura difensiva dell’America nell’Asia-Pacifico. …Vediamo la nostra nuova postura qui in Australia… credo che si possano affrontare sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [6]
Il 24 agosto, 2012, il Wall Street Journal di New York riportava che l’amministrazione Obama, nell’ambito della sua nuova politica imperniata sulla Cina, amplierà il suo scudo di difesa missilistica, la difesa antimissile balistico o BMD, come è noto in campo militare, alla regione dell’Asia-Pacifico. [7] La ragione ufficiale del Pentagono per il nuovo dispiegamento della sua BMD nel teatro asiatico è proteggere Giappone, Corea del Sud e altri paesi alleati degli Stati Uniti nella regione contro un attacco missilistico nucleare della Corea del Nord. Questo argomento non regge ad un attento esame. In realtà, secondo numerose segnalazioni, Washington ha deciso di investire su una grande rete per la difesa antimissile in Giappone, Corea del Sud e Australia. Il vero obiettivo del sistema BMD non è la Corea del Nord, ma piuttosto la Repubblica Popolare Cinese, l’unica potenza nella regione a possedere anche una potenziale minaccia nucleare con grandi capacità di lancio a lungo raggio. Fa parte della nuova strategia del Pentagono imporre il pieno controllo sullo sviluppo futuro della Cina. L’offensiva della BMD di Washington deve essere vista anche alla luce della tempestiva decisione, del governo giapponese, di provocare deliberatamente le tensioni con la Cina sulle controverse isole Diaoyu nel Mar Cinese orientale, una regione ritenuta enormemente ricca di gas. [8]

Parte III: Giappone, chiave della difesa antimissile
Nel settembre 2012, il segretario alla difesa Leon Panetta annunciava che gli Stati Uniti e il Giappone avevano raggiunto un importante accordo per schierare un secondo grande avanzato radar della difesa antimissile sul territorio giapponese. [9] Nel suo annuncio Panetta dichiarava: “Lo scopo di ciò è rafforzare la nostra capacità di difendere il Giappone. È stato inoltre progettato per aiutare le avanguardie delle forze americane e inoltre sarà efficace nel proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia dei missili balistici nordcoreani“. [10] Uno sguardo alla mappa mostra i buchi nucleari della dichiarazione di Panetta. I siti missilistici cinesi sono appena oltre il confine coreano, entro la gittata della nuova installazione della BMD di Stati Uniti-Giappone. La decisione di Washington di installare infrastrutture avanzate della BMD in Giappone è stata presa tempo fa, nell’ambito della strategia per il dominio globale militare degli Stati Uniti.
La cooperazione nella BMD con il Giappone iniziò il 19 dicembre 2003, quando il governo giapponese emise il decreto governativo “Introduzione del sistema della Ballistic Missile Defense e altre misure.” Da allora, l’istituzione di un robusto sistema di difesa missilistica è stata la priorità per la sicurezza nazionale del Giappone. Secondo l’interpretazione del governo giapponese dell’articolo 9 della Costituzione del Giappone, la partecipazione del Giappone a un sistema di difesa collettivo è vietata, in quanto utilizza le capacità della difesa antimissile per difendere un paese terzo, anche se è un alleato come gli Stati Uniti. Shinzo Abe, capo del Partito LiberalDemocratico, quasi certo di divenire primo ministro dopo le elezioni del 16 dicembre per la Camera Bassa, è un forte sostenitore della BMD e della modifica dell’articolo 9. Ciò significa che ci si può aspettare un grande cambiamento verso una posizione militare ulteriormente anticinese du Tokyo. [11]
Secondo i resoconti della stampa militare statunitense, la caratteristica più importante del nuovo progetto BMD giapponese sarà l’installazione di un potente radar di preallarme ‘X-band’, della Raytheon Co. E’ “un grande centro di controllo del tiro ‘phased array’, con capacità di rilevamento di precisione e di sostegno all’intercettazione”, progettato per contrastare le minacce degli ‘stati canaglia’. Sarà installato su un’anonima isola meridionale giapponese. [12] Il ministro della difesa del Giappone Satoshi Morimoto ha confermato che Tokyo e Washington “hanno avuto varie discussioni sulla difesa antimissile, tra cui modalità di schieramento del sistema radar in banda-X degli Stati Uniti“. [13] il Giappone ospita già un radar in banda X nella prefettura settentrionale di Aomori, dal 2006. E’ fortemente contrastato dai residenti locali che temono, non senza ragione, che la presenza del radar li renda un bersaglio per dei potenziali attacchi nemici. [14]

Parte IV: La BMD in tutta l’Asia
La decisione degli Stati Uniti di dare priorità all’installazione della sua BMD in Asia coinvolge non solo il Giappone. Washington sta anche aiutando l’India a migliorare il suo nuovo sistema di difesa missilistica. Gli indiani vogliono costruire una rete multi-livello di difesa missilistica con l’aiuto degli Stati Uniti. Pubblicamente il governo indiano cita il Pakistan come causa. In privato, è la Cina. L’India ha testato il suo missile balistico a gittata intermedia Agni-V, all’inizio di quest’anno e la stampa indiana ha apertamente citato la capacità del sistema di colpire qualsiasi parte della Cina, come sua caratteristica più importante. [15] Secondo Steven Hildreth, un esperto di difesa antimissile del Congressional Research Service di Washington, negli Stati Uniti, ciò “getta le basi” per un sistema di difesa antimissile regionale che consisterebbe nelle difese contro i missili balistici degli USA in combinazione con quelle delle potenze regionali, in particolare Giappone, Corea del Sud e Australia. Anche se presumibilmente finalizzata a contenere le minacce dalla Corea del Nord, Hildreth ha anche affermato, “la realtà è che stiamo anche guardando, a lungo termine, all’elefante nella stanza, cioè la Cina.”
Secondo un rapporto del Wall Street Journal, il radar in banda-X permetterebbe agli Stati Uniti di ‘sbirciare più in profondità’ in Cina, oltre alla Corea del Nord. [16] Come pure vi sono relazioni da parte di anonimi funzionari del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, su un terzo radar in banda-X che verrebbe posizionato nelle Filippine, permettendo al Pentagono di monitorare con precisione i missili balistici lanciati dalla Corea del Nord, ma anche da buona parte della Cina. [17] Oltre al Giappone, Washington ha invitato la Corea del Sud e l’Australia a partecipare al programma asiatico della BMD. Il quotidiano ufficiale cinese in lingua inglese, Global Times, ha sottolineato “Tra le potenze nucleari, la Cina ha il minor numero di armi nucleari. E’ anche l’unico paese ad essersi impegnato nella dottrina del ‘non primo uso’. L’installazione di un sistema di difesa missilistico in Asia non rispetta la politica nucleare della Cina.” L’articolo del Global Times osserva ancora: “Se Giappone, Corea del Sud e Australia aderiscono al sistema, una viziosa corsa agli armamenti in Asia potrebbe accendersi. Non è ciò che la Cina vuole, ma dovrà fare i conti con la corsa agli armamenti, se accadesse. Gli Stati Uniti stanno sconvolgendo l’Asia. La regione in futuro può vedersi intensificare i conflitti. La Cina dovrebbe fare tutti gli sforzi possibili per impedirlo, ma deve preparasi al peggio”. [18]

Parte V: la BMD incoraggia il Primo Attacco nucleare
La strategia della BMD degli Stati Uniti in Asia segue una decisione presa dalle amministrazioni Bush e Obama per lo schieramento del primo anello della BMD che circonda la Russia con installazioni in Polonia, Repubblica Ceca e Turchia, mirato contro l’arsenale russo dei missili balistici intercontinentali. Mentre alti ufficiali in pensione delle forze armate USA hanno messo in guardia che lo schieramento della difesa antimissili balistici contro un potenziale avversario nucleare, come Russia, Cina, Corea del Nord o Iran, sarebbe una follia in stretti termini di strategia militare. Con anche un primitivo scudo di difesa missilistica, gli Stati Uniti potrebbero lanciare un primo attacco contro i silos dei missili e le flotte dei sottomarini russi o cinesi, con meno timore di ritorsioni efficaci; ma i pochi missili nucleari russi o cinesi rimasti sarebbero in grado di lanciare una risposta sufficientemente distruttiva.
Durante la Guerra Fredda, la capacità del Patto di Varsavia e della NATO per annientarsi reciprocamente aveva portato ad una situazione di stallo nucleare, soprannominata dagli strateghi militari MAD-mutua distruzione assicurata. Era spaventoso ma, in un certo senso bizzarramente più stabile di quello che sarebbe accaduto con la ricerca unilaterale degli Stati Uniti della supremazia nucleare. La MAD era basata sulla prospettiva della reciproca distruzione nucleare, senza alcun vantaggio decisivo per nessuna delle parti, ma ha portato ad un Mondo in cui la guerra nucleare era diventata ‘impensabile’. Ora gli Stati Uniti, con la BMD in Europa contro la Russia e in Asia contro la Cina, perseguono la possibilità di una guerra nucleare come ‘pensabile.’ Questa è una vera e propria ‘pazzia.’ La prima nazione con scudo ‘difesa’, con la difesa antimissile balistico (BMD), avrebbe di fatto la ‘capacità del primo colpo,’ facendo della BMD un sistema non difensivo ma offensivo all’estremo. Il Tenente-Colonnello Robert Bowman, direttore del Programma di Difesa Antimissile dell’aviazione degli degli Stati Uniti, durante l’era Reagan, ha recentemente definito la difesa missilistica, “l’anello mancante per un Primo Attacco.” [19] La BMD fornisce l’incentivo per attuare il primo colpo nucleare, qualcosa di mai prima immaginabile a causa dell’incertezza che la nazione non divenisse  un cumulo di macerie radioattive. In termini militari, la BMD è offensiva, non difensiva come dice il nome, e dovrebbe correttamente essere chiamata Attacco dei Missili Balistici.

Note ulteriori: Bowman
Sotto Reagan e Bush I, si chiamava Strategic Defense Initiative Organization (SDIO). Sotto la presidenza di Clinton, è diventata la Ballistic Missile Defense Organization (BMDO). Ora Bush II ha creato la Missile Defense Agency (MDA) e gli ha dato la libertà di vigilanza e di controllo precedentemente goduto solo dai programmi neri o top secret. Se il Congresso non agisce subito, questa nuova agenzia indipendente può prendersi un bilancio essenzialmente illimitato e spendere al di fuori del controllo pubblico e del Congresso, in armi di cui non sapremo nulla fino a quando saranno nello spazio. In teoria, quindi, i guerrieri spaziali governerebbero il mondo, potendo distruggere qualsiasi bersaglio sulla Terra senza preavviso. Saranno queste nuove superarmi a dare  sicurezza al popolo statunitense? Difficilmente. [20]
Lo schieramento principale della BMD di Washington in tutta l’Asia, è una delle probabili ragioni principali per l’improvvisa decisione di ritardare il 18.mo Congresso del Partito fino a dopo le elezioni degli Stati Uniti, per vedere se la Cina avrebbe avuto di fronte il presidente Romney o il presidente Obama. Ciò si concretizza in termini di decisioni militari degli USA, nei pochi mesi da quando Obama ha proclamato la sua Dottrina del Perno in Asia, chiarendo perché la Dottrina Obama rende la Cina sempre più nervosa per il ‘perno’ di Obama.

F. William Engdahl è economista e analista geopolitico. Maggiori informazioni su i suoi vari libri e articoli si possono trovare su www.williamengdahl.com

Note:
[1] Jonathan Marcus, China extending military reach, 14 giugno 2011
[2] Winslow Wheeler, The Military Imbalance: How The US Outspends the World, 16  marzo 2012.
[3] Ibid.
[4] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, 2010, edition.engdahl, Wiesbaden.
[5] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[6] Ibid.
[7] Brian Spegele et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, The Wall Street Journal, 24 agosto 2012.
[8] Kazunori Takada, Japanese firms shut China plants, US urges calm in islands row, Reuters, 17 settembre 2012.
[9] Thom Shanker and Ian Johnson, US Accord With Japan Over Missile Defense Draws Criticism in China, The New York Times, 17 settembre 2012
[10] Chris Carroll, US, Japan Announce Expanded Missile Defense System, 17 settembre 2012, Stars and Stripes
[11] Masako Toki, Missile defense in Japan, Bulletin of the Atomic Scientists, 16 gennaio 2009
[12] RT, Shield revealed US spreads missile defenses East, Russia Today, 24 agosto 2012.
[13] Brian Spegele, et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, Wall Street Journal, 24 agosto 2012
[14] Ibid.
[15] Trefor Moss, Asia’s New Arms Race: Missiles, Missile Defenses, 27 agosto 2012.
[16] RT, op. cit.
[17] Brian Spegele, op. cit.
[18] Global Times, US missile shield fosters Asian arms race, Beijing, Global Times, 29 marzo 2012.
[19] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, edition.engdahl,Wiesbaden, 2009, p. 162.
[20] Ibid., p. 161.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Accerchiamento militare e Dominio Globale: La Russia contrasta dal mare lo scudo antimissile degli USA

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 4 novembre 2012

Il Pentagono sta lavorando per circondare l’Eurasia e la Triplice Intesa eurasiatica formata da Cina, Russia e Iran. Per ogni azione, tuttavia, vi è una reazione. Nessuna di queste tre potenze eurasiatiche resterà un obiettivo passivo davanti gli USA. Pechino, Mosca e Teheran prendono le proprie contromisure per contrastare la strategia del Pentagono dell’accerchiamento militare. Nell’Oceano Indiano i cinesi stanno sviluppando le loro infrastrutture militare secondo quello che il Pentagono chiama “collana di perle” cinese. L’Iran procede nell’espansione navale, che vede il dispiegamento delle sue forze marittime sempre più lontano dalle acque nazionali, nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. Tutte e tre le potenze eurasiatiche, insieme a molti loro alleati, inviano anche navi da guerra al largo delle coste dello Yemen, di Gibuti e della Somalia nel contesto geo-strategico dell’importante corridoio marittimo del Golfo di Aden. Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti è una componente della strategia del Pentagono per circondare l’Eurasia e queste tre potenze. Nel primo caso, il sistema militare è volto a stabilire il primato nucleare degli Stati Uniti, neutralizzando qualsiasi risposta nucleare russa o cinese a un attacco dagli Stati Uniti o dalla NATO. Lo scudo missilistico globale è volto a impedire qualsiasi reazione o “secondo attacco” nucleare dei russi e dei cinesi ad un “primo colpo” nucleare del Pentagono.

Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti contro l’espansione navale russa
Tutti i nuovi rapporti sulle ramificazioni dello scudo missilistico degli Stati Uniti, trasferitesi in altre parti del mondo, sono sensazionalistici, in quanto ritraggono la sua espansione geografica come un nuovo sviluppo. Questi rapporti ignorano il fatto che lo scudo antimissile è stato progettato per essere un sistema globale, con le componenti posizionate strategicamente in tutto il mondo fin dall’inizio. Il Pentagono aveva previsto questo nel 1990 e forse molto prima. Il Giappone e gli alleati della NATO del Pentagono sono più o meno partecipi del piano militare fin dall’inizio. Anni fa sia i cinesi che i russi erano già a conoscenza delle ambizioni globali del Pentagono per lo scudo missilistico, e resero dichiarazioni comuni che lo condannavano come progetto destabilizzante che potrebbe turbare l’equilibrio di potere strategico globale. Cina e Russia rilasciarono congiuntamente anche dichiarazioni multilaterali, nel luglio 2000, assieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan,  mettendo in guardia sulla creazione dello scudo missilistico globale del Pentagono, che avrebbe danneggiato la pace internazionale e violato il trattato Anti-Ballistic Missile (ABM). Il governo degli Stati Uniti è stato più volte avvertito che le misure che prendeva avrebbero polarizzato il mondo nelle ostilità che avrebbero ricordato la guerra fredda. L’avvertimento è stato ignorato con arroganza.
I russi ora contrastano lo scudo missilistico globale del Pentagono attraverso passi molto concreti. Questi passaggi implicano l’ampliamento della presenza del loro paese negli oceani e nell’aggiornamento delle loro capacità navali. Mosca prevede di aprire nuove basi navali al di fuori delle proprie acque interne e al di fuori delle coste del Mar Nero e del Mar Mediterraneo. La Federazione russa ha già due basi navali al di fuori del territorio russo: una è nel porto ucraino di Sebastopoli, nel Mar Nero, e l’altra è nel porto siriano di Tartus, nel Mar Mediterraneo. Il Cremlino ora guarda a Mar dei Caraibi, Mar Cinese Meridionale e alla costa orientale dell’Africa (in prossimità del Golfo di Aden) come luoghi adatti per delle nuove basi russe. Cuba, Vietnam e le Seychelles sono i principali candidati ad ospitare le nuove basi navali russe in queste acque. I russi erano già presenti in Vietnam, a Cam Ranh Bay, fino al 2002. Il porto vietnamita ospitava i sovietici dal 1979 e poi ha ospitato le forze russe dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. La Russia ha continuato ad avere una presenza militare post-sovietica a Cuba fino al 2001, attraverso la base di sorveglianza elettronica di Lourdes, che monitorava gli Stati Uniti. Il Cremlino sta inoltre sviluppando le sue infrastruttura militari della costa artica. Nuovi basi navali nel nord artico stanno per essere aperte. Ciò fa parte della strategia russa, attenta ad includere il Circolo Polare Artico. È stata redatta in funzione di un duplice scopo. Uno è proteggere gli interessi territoriali ed energetici russi contro gli Stati della NATO, sul Lomonosov Ridge. L’altro è sostenere la strategia marittima mondiale russa.
Mosca si rende conto che gli Stati Uniti e la NATO vogliono espellere le sue forze navali dal Mar Nero e dal Mar Mediterraneo. Le mosse degli Stati Uniti e dell’UE volte a controllare e a limitare l’accesso marittimo russo in Siria, sono un indicatore di tali tendenze ed obiettivi strategici. Le mosse strategiche per limitare le forze marittime russe sono uno dei motivi per cui il Cremlino vuole delle basi navali nei Caraibi, nel Mar Cinese Meridionale e nelle coste orientali dell’Africa. Lo sviluppo delle infrastrutture navali della Russia artica e l’apertura di basi navali russe in luoghi come Cuba, Vietnam e Seychelles virtualmente garantirebbero la presenza globale delle forze navali russe. Le navi russe avrebbero diversi punti da cui accedere alle acque internazionali e fissare delle basi di appoggio all’estero. Queste basi forniranno le strutture di attracco permanente ai russi sia nell’Oceano Atlantico che nell’Oceano indiano. Le future basi navali all’estero, come quella in Siria, non vengono indicate come “basi navali” dai funzionari russi, ma con altri termini. Mosca chiede dei “punti di rifornimento” o basi logistiche, per farle sembrare assai meno minacciose. La nomenclatura non ha molta importanza. Le funzioni di queste strutture navali, tuttavia, hanno gli scopi militari strategici che vengono descritti.
I russi al momento hanno soltanto le basi permanenti di attracco delle loro coste nazionali sul Mar Glaciale Artico e sull’Oceano Pacifico. Inoltre, le infrastrutture navali nell’Estremo Oriente russo, sulle rive dell’Oceano Pacifico, hanno il più ampio accesso alle acque internazionali. Le infrastrutture navali di Mosca sul Baltico, geograficamente un ambiente limitato potrebbero essere immobilizzate, come le infrastrutture navali russe nel Mar Nero, nel caso di un confronto con gli Stati Uniti e la NATO. Aggiungendo delle infrastrutture navali in luoghi come Cuba, si potrebbe effettivamente garantire alle forze navali della Russia la libertà di navigazione, ed evitare di essere circondate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

La Nuova Postura Nucleare navale della Russia
Storicamente, il mandato delle forze navali russe è stato quello di proteggere le coste russe. Sia la Russia che l’Unione Sovietica hanno basato le loro strategie difensive sulla lotta contro una grande invasione terrestre. Per questo motivo le caratteristiche delle forze navali russe e sovietiche si sono sempre basate su funzioni volte ad appoggiare il contrasto ad una invasione terrestre. Così, la flotta navale russa non è stata strutturata come una forza d’attacco offensivo. Ciò, tuttavia, sta cambiando nell’ambito della reazione di Mosca alla strategia di accerchiamento del Pentagono. La Russia, come la Cina e l’Iran, si concentra sulla potenza navale. La Russia potenzia ed espande la sua flotta navale nucleare. I media russi ne riferiscono come di una nuova possibilità per il “predominio navale” del loro Paese. L’obiettivo di Mosca è stabilire la superiorità nucleare della sua flotta navale, basandosi sulle relative capacità di attacco nucleare. Questa è una reazione diretta allo scudo missilistico globale del Pentagono e all’accerchiamento della Russia e dei suoi alleati. Più di 50 nuove navi da guerra e più di 20 nuovi sottomarini saranno aggiunti alla flotta russa, entro il 2020. Circa il 40% dei nuovi sottomarini russi avranno letali capacità di attacco nucleare. Questo processo è iniziato dopo che Bush jr. ha cominciato a prendere le misure per creare lo scudo missilistico USA in Europa. Negli ultimi anni, le contromisure della Russia allo scudo antimissile degli Stati Uniti hanno cominciato a manifestarsi. Le prove in mare del sottomarino classe Borej nel Mar Bianco della Russia, dove si trova il porto di Arcangelo (Arkhangelsk), hanno avuto inizio nel 2011. Nello stesso anno è stato annunciato lo sviluppo del missile balistico nucleare sublanciato Liner, che sarebbe in grado di penetrare lo scudo antimissile statunitense. Un sottomarino russo avrebbe segretamente testato il Liner dal Mare di Barents, nel 2011.

Verso una futura crisi dei missili a Cuba?
Se si raggiunge un accordo con L’Avana, c’è sempre la possibilità che la Russia possa schierare missili a Cuba, come già fecero  i sovietici. Parlando ipoteticamente, questi missili russi avrebbero molto probabilmente delle testate nucleari. Semplificando, questo può presentarsi come un replay dello scenario che aveva portato alla crisi dei missili tra Stati Uniti, Unione Sovietica e Cuba, nel 1962. C’è molto di più, però, sullo sfondo di questa storia da guerra fredda e dei relativi cause ed effetti. L’autore principale della crisi dei missili di Cuba fu il governo degli Stati Uniti. Il dispiegamento di missili nucleari sovietici a Cuba era stata una mossa strategica asimmetrica per controbilanciare l’impiego segreto di missili nucleari degli USA in Turchia, da cui avrebbero colpito le città e i cittadini sovietici. Il governo degli Stati Uniti non fece sapere ai suoi cittadini che i suoi missili nucleari erano in Turchia puntati contro la popolazione sovietica, perché ciò avrebbe portato a molte domande da parte dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, su chi fossero i veri aggressori e su chi ricadesse per davvero la colpa di aver avviato la crisi nel 1962. L’utilizzo delle armi nucleari russe, a Cuba, sarebbe stata anche una reazione alle armi nucleari con cui il Pentagono stava circondano la Russia e i suoi alleati.
Come nel 1962, il governo degli Stati Uniti sarebbe il responsabile ultimo, ancora una volta, se i missili nucleari venissero schierati a Cuba, giungendo a una crisi. Finora, non ci sono trattative in corso, ma solo una rinnovata presenza russa a Cuba. Nulla è stato concordato in termini concreti tra i governi di L’Avana e Mosca, e non vi è stata alcuna menzione di voler schierare missili russi a Cuba. Eventuali commenti sulle mosse russe a Cuba sono solo speculazioni. Gli aggiornamenti nucleari cui la Russia sottopone la sua marina sono molto più significativi di qualsiasi futura base russa a Cuba o altrove. La nuova postura nucleare navale della Russia permette effettivamente di dislocare armi nucleari in postazioni, molto più mobili, attorno agli Stati Uniti. In altre parole, la Russia ha diverse “Cuba” sotto la forma della sua flotta navale nucleare in grado di schierarsi in tutto il Mondo. Questo è anche il motivo per cui la Russia sta sviluppando delle infrastrutture navali all’estero. La Russia avrà la possibilità di circondare o di contrastare gli Stati Uniti con le proprie forze di attacco nucleare navale. La strategia navale della Russia ha lo scopo di contrastare abilmente lo scudo antimissile globale del Pentagono. In questo processo è compresa l’adozione di una politica di attacco nucleare preventivo da parte del Cremlino, in reazione all’aggressiva dottrina dell’attacco nucleare preventivo post-Guerra Fredda del Pentagono e della NATO.
Nello stesso anno, mentre veniva testato il Liner dai russi, il comandante delle Forze Strategiche Missilistiche della Federazione Russa, Colonnello-Generale Karakaev, ha detto che i missili balistici intercontinentali della Russia sarebbero diventati “invisibili” nel prossimo futuro. Il Mondo è sempre più militarizzato. Le mosse e le azioni degli Stati Uniti costringono gli altri attori internazionali a ridefinire e rivalutare le loro dottrine militari e strategie. La Russia è semplicemente solo uno di loro.

Per saperne di più sul piano dello scudo antimissile globale degli Stati Uniti e sulla militarizzazione degli Oceani, vedasi il recente libro di Mahdi Darius Nazemroaya: La globalizzazione della NATO (Clarity Press). Può essere ordinato direttamente da GlobalResearch  Online Store, è disponibile anche su Amazon e nelle migliori librerie.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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