L’esclusione della Russia dal G7, istituzione superata, inutile e ridicola

Il bluff delle sanzioni occidentali contro la Russia sulla Crimea
Parte 3/4: L’esclusione della Russia dal G7, istituzione superata, inutile e ridicola
Jean-Paul Pougala, Babone (Camerun) 06/05//2014
SILVIO_popIeri 4 giugno 2014 s’è tenuta a Bruxelles una cena di lavoro tra i capi di Stato e di governo dei Paesi del G7: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada. Sono anche definiti i Paesi più ricchi del mondo, anche se non è vero. Dal 1974 è una menzogna. Fino al marzo 2014 si chiamavano G8 con la Russia e l’incontro originariamente previsto a Sochi. Dopo la riunione del 20 marzo annunciarono trionfalmente l’esclusione della Russia dal G8 e soprattutto la cancellazione del previsto incontro a Sochi, in Russia, per giugno 2014. Cos’era il G8? Secondo i suoi inventori, il club riuniva i Paesi più potenti della terra. E chi decide chi è potente e chi no? Gli Stati Uniti naturalmente. Basta guardare la composizione del G8. Oltre alla Russia, appena esclusa, tutti i Paesi membri hanno una particolarità: sono indebitati. Si tratta di Paesi che languono sotto il peso del debito pubblico; vi troviamo per esempio Canada e Italia. Domanda: il Canada è dunque più potente della Cina? E l’Italia è più potente del Brasile o dell’India? Mistero!
Questo ci porta al vero problema che manifesta l’inutilità di tale organizzazione: quali sono le decisioni di ciò che è oggi ancora il G7? Nessuna. Sì, avete capito niente. Perché è evidente che queste anatre zoppe non possono prendere decisioni e attuarle, gli mancano quei soldi che non hanno. Peggio, sono pecoroni inconsapevoli di non avere il potere di costringere le potenze reali, come India, Brasile, Messico e Cina, alle loro decisioni. In un articolo del quotidiano economico e finanziario inglese, Financial Times (FT) del 13 giugno 2013, ci si fa grandi beffe dei fannulloni del club. Non lo dico io ma il Financial Times del 17/06/2013 che scriveva: “Il G8 non conta nulla, non rappresenta nessuno e non decide nulla, ma è il simbolo del comitato esecutivo occidentale“. In altre parole, secondo il quotidiano finanziario inglese, per capire come l’occidente ha raggiunto il capolinea è sufficiente ricordare che il suo comitato esecutivo, il suo cervello, è rappresentato da un’organizzazione che non vale e decide nulla, il G7+1. Perché l’ultima, la Russia, non è mai stata accettata pienamente in tale club. Alle riunioni dei ministri dell’economia del G8, la Russia non veniva mai invitata. Questo è il motivo per cui non ho mai creduto nel G8, ma nel G7+1, come molti analisti statunitensi hanno smesso di chiamarla dopo l’entrata della Russia.

Perché il G7+1è un’organizzazione inutile?
A margine della preparazione del G7+1 de L’Aquila, in Italia, il presidente del Consiglio italiano era alla Casa Bianca del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il 15 giugno 2009. Alla conferenza stampa seguente, Obama comunicò i 4 punti all’ordine del giorno del G7+1 de L’Aquila: lotta contro il terrorismo, riduzione degli armamenti nucleari, lotta contro la crisi economica e infine lotta per la sicurezza alimentare e la cancellazione della miseria nel mondo. Basta prendere l’ultimo punto del programma. Sono anatre zoppe che pretendevano per due giorni, in una città in rovina distrutta dal terremoto in Italia, di risolvere il problema della fame nel mondo. Per salvare l’Africa, quando devono salvare se stessi. 6 aprile 2009, 03:32, un terremoto d’intensità 6,3 Mw causa 309 morti, 1500 feriti gravi e circa 10 miliardi di euro di danni. Siamo lontani dai 6000 morti del terremoto del 1703. Durante il 35.mo summit del G8, dall’8 al 10 luglio 2009 a L’Aquila, i 7 capi gareggirono in impegni sulla ricostruzione della città. Fu il presidente Obama a vincere il premio delle promesse più grandi, seguito dal presidente francese Sarkozy che promise 3 milioni di euro per la ricostruzione della Chiesa delle Anime Sante e Angela Merkel promise di ricostruire un’altra chiesa nella città di Onna. Né Obama né Sarkozy si ricorderanno delle loro promesse, tanto meno Merkel. Mi sono chiesto perché tra tutte le chiese distrutte a L’Aquila, la cancelliera tedesca avesse tanto bisogno di parlare della chiesa di un piccolo villaggio vicino L’Aquila? Poi scoprì l’ennesimo cinismo dei Paesi democratici: il 2 giugno 1944, la resistenza italiana uccise un ufficiale tedesco e per rappresaglia i tedeschi presero 25 persone a caso ad Onna e le fucilarono. Il 7 giugno 1944, un altro ufficiale tedesco fu ucciso dai resistenti, per rappresaglia i tedeschi presero a caso 17 adolescenti in questo piccolo villaggio, ragazzi e ragazze, e li fucilarono. Nonostante il peso della storia e delle emozioni, ancora oggi questa chiesa non è stata ricostruita. Nessuno ha visto il becco dei 3 milioni di euro promessi da Sarkozy. Nessuno ha visto il denaro così tanto promesso da Obama. La città è ancora in ginocchio per mancanza di soldi per la ricostruzione.
Quando scrivo queste parole, 6 maggio 2014, a L’Aquila tutto è in rovina come nei giorni del G8, per mancanza di soldi. Quindi se non riuscivano ad aiutare una loro città, livida e distrutta da un terremoto, poche settimane prima della riunione del G8, perché dovrebbero essere più sensibili al problema della fame di persone nel mondo che non conoscono? Euronews nella sua edizione del 10 gennaio 2014, tornava a scoprire cos’era successo alle promesse del G7 per il salvataggio dei 70000 senzatetto del sisma del 6 aprile 2009. Zero! Riferiva tre osservazioni molto interessanti. La prima di un residente, Pierluigi Lo Marco, che si lamentava di aver ricevuto solo le bollette per il  riscaldamento, 5000-7000 euro, senza sapere dove prendere quei soldi, poiché gli edifici sono mal fatti. Questa è la mafia che ha vinto la gara d’appalto e che non ha fatto nulla. Pierluigi riassume la qualità di alcune case prefabbricate con tali parole: “infiltrazioni d’acqua, materiali fragili, scarso isolamento“. Il secondo personaggio è l’eurodeputato Søren Bo Søndergaard, della commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, che in una relazione al Parlamento europeo nel novembre 2013 non era affatto rassicurante. In questo rapporto, scopriamo che gran parte dei 493 milioni di euro dei fondi europei di solidarietà per alloggi di emergenza de L’Aquila fu data ad  imprese legate alla mafia, che usano ampiamente il metodo della sovrafatturazione. Il terzo personaggio è il sindaco de L’Aquila. Prima delle dimissioni poche settimane dopo l’intervista, il sindaco disse ad Euronews che per ricostruire la sua città servirebbero 5 miliardi di euro, e nessuno sa dove trovarli. La cortina fumogena del G7 è di un cinismo sconcertante. “Abbiamo trovato un modo per raccogliere fondi per la ricostruzione, perché ci vogliono molti soldi (…) con un prestito 40ennale da un pool di banche, per esempio“. Ecco in quale scompiglio oggi si trova L’Aquila che ha ospitato il vertice G7+1 nel 2009, nonostante le promesse generose dei presunti più potenti del mondo, che non trovano di meglio che cercare disperatamente prestiti 40ennali dalle banche per ricostruire la città dignitosamente. Se non possono aiutare se stessi, come possono salvare l’umanità? È necessario essere uno scienziato per capire che questa cosa chiamata G7 è un vero bluff mediatico? Torniamo al 2009, al vertice de L’Aquila.
6 presidenti africani furono invitati tra cui il presidente dell’Unione africana Muammar Gheddafi, che promise 20 miliardi di euro in tre anni per fare dell’Africa un continente sviluppato. Appena due anni dopo, i membri di questo G7, incapaci di mantenere le loro false promesse, assassinarono l’allora presidente dell’Unione africana. Nel 2014, cinque anni dopo, si può vede che dei 20 miliardi di euro promessi nulla è stato versato a chicchessia nel continente africano, confermando che il G7 è principalmente un club di bugiardi annoiati. Il più ridicolo del circo era il presidente del Consiglio italiano che durante la stessa conferenza stampa alla Casa Bianca disse: “Gli Stati Uniti metteranno a disposizione di vari Paesi poveri una quantità enorme di moneta per garantire il raggiungimento dell’obiettivo della sicurezza alimentare”. Analizzate bene tali parole, avanzate alla Casa Bianca da un italiano che le attribuisce al presidente degli Stati Uniti, propositi che non mantiene, davanti alla stampa nella conferenza dei due tizi. Se Obama voleva dare ai cosiddetti Paesi poveri una quantità enorme di denaro, perché non si prendeva il piacere di annunciarlo lui stesso? Ma c’è di peggio: cos’è una “quantità enorme di denaro”? Questi sono i due Paesi più indebitati al mondo, che sarebbero lieti di trovare una quantità enorme di denaro per i Paesi africani. Domanda: perché non hanno usato parte di quell’enorme quantità di denaro per ripagare i loro debiti pubblici? O anche per ricostruire L’Aquila. Queste erano promesse del 2009, cinque anni fa. C’è un solo esempio al mondo di Paese che ha risolto il suo problema alimentare con questa presunta enorme quantità di denaro di Obama? Non lo so. È un bluff, ma ha almeno il merito d’impressionare i creduloni. Infatti, al G8 de L’Aquila ci fu una vergognosa processione di certi capi di Stato africani sedotti da false promesse.

Statistiche comparative dei debiti per Paese
Secondo i dati più recenti del CIA World Factbook 2011, ecco la situazione dei debiti dei G7+1:
Giappone: 205,50% del PIL (243,20% nel 2013)
Italia: 120,10% del PIL (132,5% nel 2013)
Canada: 87,40% del PIL (89,10% nel 2013)
Francia: 86,10% del PIL (93,90% nel 2013)
Regno Unito 85,30% del PIL (90,10% nel 2013)
Germania 80,60% del PIL (78,10% nel 2013)
USA: 67,80% del PIL (104,50% nel 2013)
Russia: 8,30% del PIL (9,10% nel 2013)
Possiamo scoprire che secondo i dati diffusi dai servizi segreti statunitensi (CIA) da Washington, la Russia è il Paese meno indebitato e ha 8 volte meno debito rispetto al più virtuoso del circolo, gli Stati Uniti. I dati 2013 vennero forniti da ciascuno Stato nei primi mesi del 2014 e confermano la tendenza prevista dalla CIA. Rispetto al famoso G7, secondo la stessa fonte e lo stesso anno, la Guinea Equatoriale ha un debito del 5,10% rispetto al PIL, l’Algeria dell’8,30% , il Camerun dell’13,90%, la Nigeria del 17,80% e l’Angola del 18,10%. Come possono Paesi il cui debito pubblico è maggiore della loro ricchezza totale pretendere di decidere il futuro del mondo e dirigerlo? Sono Paesi con una cattiva gestione delle finanze pubbliche, invece di nascondersi e tacere pretendono d’insegnare il buon governo ai Paesi più virtuosi. Come può un Paese come l’Italia, che dal 2001 ha visto la scomparsa di 120000 aziende in tutti i settori, pretendere di essere più potente della Cina che languisce sotto le enormi riserve valutarie derivanti dalle esportazioni in tutto il mondo? In conclusione, l’annullamento della riunione del G8 del giugno 2014 a Sochi è l’annullamento della nullità. E poiché per definizione se si moltiplica qualsiasi variabile per zero, si ottiene zero, se si divide un numero per zero, è fantastico si ha sempre zero. Non tenere il G7+1 a Sochi non influisce sul mondo. Escludere la Russia dal G8 non fa né freddo né caldo al cittadino russo, tanto meno a quello della Crimea. E sulle dichiarazioni di Obama al suo arrivo a Bruxelles, il 6 giugno, che non potrà mai abbandonare la Crimea, possiamo solo chiederci se non deliri. O è solo accecato dall’odio anti-russo?

Obama e l’odio anti-russo
Noi africani conosciamo la discriminazione basata sul colore della pelle. Quello che non sappiamo è che in Europa c’è una discriminazione ancora più forte non basata sulla razza o tribù, ma sulla lingua. Così il problema ucraino è sostanzialmente l’epilogo della discriminazione dei russofoni in tutta l’Unione europea. Sì, si capisce che nei Paesi dell’Unione europea parlare russo è un crimine. Parlare russo è peggio del deicidio ebraico. La discriminazione contro gli ebrei in Europa si basa sulle bugie della Bibbia secondo cui gli ebrei uccisero il figlio di Dio. Basti notare che non c’è un Dio per capire che si tratta di discriminazione basata su menzogne. Per i russi è anche peggio. L’accusa non esiste, ma se parlate russo siete per forza il demonio. E l’Unione europea lascia fare, che dico? L’UE incoraggia la discriminazione, dato che chiude gli occhi e fa finta di non vedere. In Lettonia, ad esempio, quando il Paese proclamò l’indipendenza dalla Russia nel 1991, quest’ultima non si oppose. Ma ciò che fece per ringraziare la non interferenza della Russia, è stupefacente: il Paese neo-indipendente conferiva la nuova cittadinanza lettone a tutti coloro che non parlano russo. E i russofoni? Senza diritti. Sì oggi nel 2014 con l’approvazione dell’Unione Europea, la popolazione russofona della Lettonia non ha cittadinanza, né passaporto e non può lasciare il Paese per recarsi all’estero. A meno che non ci s’infila in un percorso ad ostacoli per dimostrare di meritarsi il titolo di lettone. Ciò è certamente quello che è accaduto all’attuale sindaco della capitale Riga, Nils Usakovs. La sua storia sembra presa da un film dell’orrore. Questo giovane molto intelligente e attivo è il più giovane sindaco della Lettonia. Dice  nella sua biografia che aveva solo 23 anni quando ottenne la cittadinanza lettone. Ma il peggio è che sua madre, fino ad oggi, non ha la cittadinanza; le autorità lettoni non la trovano abbastanza in forma per essere una lettone. Risultato, è un’apolide. Il suo unico difetto: parla lettone non molto chiaramente, con accento russo. Perché la Russia non può darle un passaporto russo? Risposta: perché l’Unione Europea e la NATO insorgerebbero immediatamente accusandola d'”interferenza negli affari di un Paese democratico, membro dell’Unione europea e della NATO“. Scrive nella sua biografia: “Mio padre era apolide, mia madre non ha ancora la cittadinanza lettone, questo problema è qualcosa di molto personale per me“. Nel 2009, il partito politico che ha creato vinse le elezioni, ma non sarà mai Primo ministro della Lettonia, perché tutti gli altri partiti politici lettoni, che hanno perso le elezioni, saranno d’accordo per escluderlo dal potere. Così si accontenta del consiglio municipale di Riga, dove tali accordi non sono previsti dalla legge. In tale città, il 60% della popolazione parla russo. Così vinse le elezioni comunali e divenne il sindaco più giovane del Paese. C’era la crisi economica e per salvare la sua città, aveva bisogno di fondi, si rivolge a Mosca, dove si reca regolarmente per esaltare le virtù della sua città a turisti e funzionari russi. I turisti russi si affollano, le casse municipali si riempiono e si creano gelosie. Viene quindi accusato di essere una spia di Putin. Nella stampa lettone, venne pubblicata la sua corrispondenza con un dipendente dell’ambasciata della Federazione Russa in Lettonia, un certo Aleksandr Gapilov, chiedendo di favorire l’arrivo dei turisti russi in città. Ecco ciò che dice nella sua biografia: “Chi altro dovrebbe partecipare? Non c’erano alternative alla Russia (…) Il mio compito era pubblicizzare Riga e creare un clima politico favorevole, facendo arrivare i turisti e il denaro degli imprenditori russi, e questo era utile alla città“. Se tutte queste calunnie non hanno funzionato, è solo perché ha potuto condurre una gestione finanziaria molto sana e rigorosa del comune. Onestà che anche i suoi più duri avversari gli riconoscono. E’ chiaro che l’Unione europea che assegna il premio Sakharov a vincitori da Paesi dittatoriali non potrà mai dare il premio al giovane Nils Usakovs: svolge una buona azione nel Paese sbagliato. Se fosse stato in Russia, Repubblica Democratica del Congo, Cina o Zimbabwe, non c’è dubbio che avrebbe avuto oggi il Premio Nobel per la Pace. E il sostegno di tutte le cosiddette ONG per i diritti umani. In un articolo dedicatogli da due giornalisti: Tomas Ancytis e Vaidas Saldziunas della rivista “Lietuvos Rytas” di Vilnius, si legge: “Allora, da dove provengono le lamentele di certi lettoni verso il politico russofono? Ovviamente, la “lealtà”. Questo termine appare frequentemente nelle discussioni dei lettoni. Non si fidano dei politici russi, e questo è tutto (…) ma sembra che tali sospetti siano meno necessari. Nils Usakovs è un politico il cui nome non è mai stato associato ad alcun scandalo”.

Conclusione
L’esclusione della Russia dal G7 è meno importante della rivincita della lotta contro il razzismo che il presidente russo Vladimir Putin lancia in Europa per riconquistare la dignità di coloro che morirono per la leggendaria democrazia. L’occidente ha la sfortuna di affrontare il 21° secolo con dei capi politici del tutto sfasati rispetto ai vari conflitti. Gli abbiamo visti sostenere in Siria gli stessi che al ritorno compiono attentati in Belgio. Hollande minacciava di bombardare la Siria, senza mai chiedersi se potesse sopportare la potenza di fuoco della Russia in Siria. Finiremo per rimpiangere la guerra fredda. C’era più tensione, ma almeno avevamo anche dei leader molto bravi e coriacei per affrontarla. Oggi i capi occidentali non conoscono nemmeno i problemi che pretendono di risolvere. La catastrofe libica ci ha svegliato su ciò. Il G7 è un’organizzazione troppo inutile, anacronistica e composta da Stati indebitati per spaventare anche una mosca. Deve semplicemente sparire al più presto. La Russia è soprattutto un Paese europeo. Ho l’impressione, quando ascolto il presidente degli Stati Uniti Obama parlare dei russi, che parli di un Paese di Marte. Si può essere indulgenti verso Obama sapendo che gli statunitensi non sono bravi in geografia; ma che dire di François Hollande e David Camerun che s’arrabattano nell’incomprensione totale della palude politica internazionale che loro e i loro consiglieri non capiscono, per quanto è complicata.

Babone (Camerun) 06/05/2014
Jean-Paul Pougala, ex-cameriere

G8:LEADER OSSERVERANNO MINUTO DI SILENZIO PER VITTIME SISMATraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Sistema tra il clown e l’ex comico

Dedefensa 26 febbraio 2013 – Bloc notes

0Italia ci fa grande nel darci la sua versione della famosa “resilienza” anti-sistema dei gruppi che sono in grado di opporsi al Sistema. Le elezioni di domenica hanno mostrato la capacità immaginativa dell’Italia, soprattutto in termini di psicologia e d’inconscio anti-sistema nel corso e nella distribuzione dei voti, formando dei risultati che mostrano un blocco a tre livelli…
• Il primo livello, il più pomposo e pomposamente umiliante per il sistema, è l’esito nefasto del molto serio e competente signor Monti, l’uomo dell’Unione europea e della Goldman Sachs (e dei Bilderberg, Coca-cola, ecc.). La sua “coalizione” (a sua volta dei liberali ottimamente “liberomercatisti”, qualche democristiano sparso, degli ex-neofascisti allo sbando) ottiene circa il 10% dei voti. L’austero Monti non è insoddisfatto del risultato che la realtà qualificherebbe “austero”. “Il suo fallimento è il prezzo degli impopolari aumenti fiscali e delle riforme che l’amministrazione Monti ha imposto con vigore fin dal suo insediamento nel novembre 2011. Monti ha insistito di essere felice dei risultati, avendo creato un programma che presentava agli elettori come una via “realistica” per il Paese. “Il nostro è un risultato soddisfacente”, ha detto in conferenza stampa.” (The Guardian, 26 febbraio 2012)
• Il secondo livello è il ritorno del pagliaccio Berlusconi, diventato fin dalla sua partenza l’orrore ultimo per la politica-Sistema: applicando fino alla nausea le buone maniere più grossolane del Sistema, ma annegandole, fino al soffocamento, in una valanga di scappatelle commentate con un cinismo sfrenato e beffardo, con il solo effetto di ridicolizzare il Sistema; e con un effetto d’inversione molto originale… Tuttavia è tornato, con abbastanza potenza elettorale per bloccare il normale funzionamento del Sistema, rappattumando una specie di coalizione-Sistema, poco meno “austera” di Monti, ma utile. L’odio della sinistra-Sistema (il “centro-sinistra” per le dame) verso Berlusconi dovrebbe essere utile nel perpetuare il blocco di questo punto di vista (l’incapacità di fare un governo o un governo di equilibristi, pronti a cadere alla prima misura impopolare). Il rapporto tra i due sarà veramente stretto. Secondo l’AFP, del 25 febbraio 2013: “Per quanto riguarda Silvio Berlusconi, ha mollato tra i fischi nel novembre 2011, lasciando l’Italia sull’orlo dell’asfissia finanziaria, ma ha compiuto una rimonta spettacolare, promettendo di abbassare le tasse e anche di ripagare l’impopolare tassa immobiliare restaurata da Monti. La coalizione di sinistra di Pier Luigi Bersani, data al 30,3% dai risultati parziali dei tre quarti dei seggi, dovrebbe essere in grado di avere la maggioranza dei seggi alla Camera, con un sistema che dà il 54% dei seggi alla prima coalizione. Ma al Senato, dove il premio di maggioranza viene assegnato su base regionale, i risultati parziali indicano che il centro-sinistra è lontano dalla maggioranza assoluta di 158 seggi. Le ultime stime del quotidiano La Repubblica, indicano 104/105 seggi, e l’alleanza di destra di Silvio Berlusconi in testa, con 113/123 seggi, ma senza possibilità di formare una maggioranza. “E’ certo che, se si avrà una maggioranza alla Camera e un’altra al Senato, non ci sarà nessun governo”, ha osservato con disgusto Stefano Fassina, economista del Partito Democratico, assalito dalle domande al quartier generale elettorale del PD.”
• Il terzo livello del blocco è ciò che AFP ha elegantemente definito “il bum del movimento dell’ex comico Beppe Grillo.” Non è chiaro se Beppe sia un “ex-comico” (perché “ex”?), ma offre prestazioni di altissima comicità, quasi geniali, se si osserva un po’ dall’alto, verso le ambizioni “austere e serie” del Sistema. Beppe è la star delle elezioni, anche a cinque stelle, se necessario, con il suo “Movimento 5 Stelle” (M5S nel dialetto anglosassone raggiunge la superba lingua italiana in questo caso). M5S ottiene “più del 23,5% al Senato e del 25,5% alla Camera dei Rappresentanti, diventando il più grande partito in Italia, prima del Partito Democratico.” Così AFP, riferisce  sobriamente di ciò: “L’Italia sembra dirigersi verso un punto morto, con una Camera dei Deputati e un Senato rimasti senza una maggioranza, con le elezioni che segnano il boom del movimento dell’ex comico Beppe Grillo. “Il voto dà una scossa al Parlamento bloccato”, probabilmente senza maggioranza, titolava sul suo sito web il Corriere della Sera, quotidiano della dirigenza italiana, che riflette le preoccupazioni dei partner della terza più grande economia della zona euro. Il solo vero vincitore delle elezioni, Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle, denunciato come “populista” dai suoi avversari, ha saputo sedurre navigando sul rifiuto della classe politica e la rabbia contro l’austerità. Secondo i risultati parziali, avrebbe ottenuto tra il 24 e il 25% in ciascuna delle due camere, diventando il secondo partito politico italiano dopo il Partito Democratico, la prima forza della sinistra.”
• Tre livelli di blocco sono molti, e promettono bene. Le conclusioni generali sono assolutamente frustranti ed estremamente interessate. La Borsa, come nel periodo tra le due guerre, è a disagio e i corsi misurano il disagio con la solita caduta del… In ogni caso, nulla da fare, Beppe occupa il centro della scena dei commenti… Secondo il Guardian:Né destra, né sinistra, hanno la maggioranza assoluta alla camera alta, l’ago della bilancia sarà il Movimento cinque stelle di Beppe Grillo (M5S). Grillo ha escluso il sostegno ad entrambi i partiti, per spazzare via i partiti politici esistenti in Italia e la loro cultura cronachistica, una sensazione che sembra ribadire dopo il conteggio dei voti, insistendo che M5S non ha alcuna intenzione di “fare accordi, grandi o piccoli” e attaccando gli elettori di Berlusconi per aver commesso “un crimine contro la galassia.” “In un messaggio audio trasmesso in diretta on-line, Grillo ha detto che, dopo i “risultati eccezionali del suo movimento, i principali partiti sono finiti, e lo sanno.” “Abbiamo iniziato una guerra di generazioni… Sono rimasti per 25 a 30 anni e hanno portato il Paese al disastro”, ha detto. “Ci sarà una forza straordinaria… ce ne saranno 110 all’interno [del Parlamento] e milioni fuori.””
• Tutti i commentatori del Sistema, vale a dire, i commentatori seri, evidenziano come tutti i dirigenti-Sistema del tipo europeo siano “inorriditi” dalle elezioni italiane e, in particolare, secondo la dialettica del borborigmo-Sistema standard, dall'”ascesa del populismo” (maledetto Beppe). The Independent del 26 febbraio 2013 riassume tutti e tre gli scenari, via via sempre più pessimisti, con il terzo che, secondo il quotidiano londinese, molto probabilmente porterà assai velocemente a nuove elezioni (Beppe, vorrebbe un referendum, o penserebbe ad una seconda “marcia su Roma”, dopo il primo successo di questa domenica): “Il centro-sinistra conquista la Camera ma non forma la coalizione necessaria per far approvare le leggi al Senato. Ieri sera, questo risultato appariva sempre più probabile, mentre il Partito Democratico non è riuscito a farsi strada nei “swing-state” delle regioni di Lombardia, Veneto e Campania. Questa amministrazione azzoppata, potrebbe zoppicare per pochi mesi, ma nuove elezioni saranno praticamente certe. E l’instabilità finanziaria in Italia e non solo, è un pericolo molto reale.”
Tutto questo, comprensibilmente, è davvero e notevolmente anti-sistema. Non si tratta di distribuire virtù, perché l’anti-sistema è per definizione incostante e relativo, e non ha nulla a che fare con la virtù, se non che è assolutamente “rivoluzionario” (caso unico in cui questa parola obsoleta ha ancora ha un senso), trovandosi in una posizione anti-sistema in una circostanza essenziale. Questo è il caso del clown (Berlusconi), sufficiente a impedire un governo stabile o ad interdirlo e, nel caso dell’ex-comico, come lo chiamano, imponendo una ventilata vittoria, immediatamente demonizzata come “populista”. La povertà del linguaggio-Sistema nel screditare coloro che si trovano in una posizione anti-sistema, involontariamente o intenzionalmente, ciclicamente o strutturalmente, è indicativo della brevità della cosa (il Sistema), quasi esausta per le sue trasformazioni quasi transessuali, dalla dinamica di superpotenza alla dinamica dell’auto-distruzione. (Soprattutto quando i due si combinano e aggiungono i loro effetti a vantaggio necessariamente delle dinamiche dell’auto-distruzione, dal momento che solo uno dei due ha uno scopo. Così il sistema esegue la sua trasformazione transessuale rivelandosi ermafrodita, risolvendo il dilemma “sociale” del matrimonio gay.)
Ora, naturalmente, cosa fare? Normalmente, l’artiglieria pesante sarà scatenata e schierata in primo luogo contro Beppe. Le munizioni non mancano: “populista”, si è detto, ma anche “fascista” (perché no?) “Gaucho-anarchico” (per il bene della pluralità), “nichilista” (dopo tutto …), e così via. (Non  si arriverà nemmeno a trattarlo da “comico”, ma comunque….) Tesi fioriranno anche da parte dei commentatori anti-sistema che sognano di scoprire le insidie del Sistema: l’ex-comico sarà un “provocatore” e “manipolatore” o “provocatore manipolato” o (questo equivale a questo e quell’altro), una sorta di remake degli “anni di piombo” versione comica, con l’attivazione delle reti Gladio ed altro, che si potrebbero quindi innescare…Non mancheranno, inoltre, alcuni che sognano l’intervento militare per mettere ordine in tutto ciò: è allora non finiremmo di ridere del loro “disordine creativo”. Nel frattempo, contentiamoci di sottolineare la nostra stima per le vie estreme, esotiche e sorprendenti che prende la “resilienza” della resistenza anti-Sistema. Devo dire che la stupidità abissale delle politiche settoriali oppressive che la politica-Sistema impone ai robot che l’attivano in tutta austerità e in colletto e cravatta, senza cravatta, è un potente aiuto al fenomeno che tende a caratterizzare la frase immortale di Mao sui “Cento Fiori”, questo fiorire in ogni senso degli eventi che s’impongono da sé in una posizione anti-Sistema così piacevole ed efficace, questa fioritura si rinnova continuamente, sempre in contrasto all’avanzata superpotente-distruttiva del Sistema. Questo episodio ci ricorda le virtù della democrazia, che proviene dalla saggezza greca, se correttamente applicata, e la gloria d’Italia, che proviene dalla grandezza romana, se gestita con cura: la modernità non ha completamente distrutto l’essenza di questi due grandi momenti dei tempi antichi.
Ma… dove porta tutto questo? Esclamerebbe qualcuno. E’ vero che il programma di Beppe e delle cinque stelle non è privo di fascino e spirito di appropriatezza, in tutti i casi, al momento   sperando che possa essere mantenuto: non fare nulla e bloccare tutto. Questo è in realtà la lezione che apprendiamo da questa bellissima resilienza anti-sistema, in generale, il 9 novembre 2012, in particolare, non aspettatevi di vedere o sapere cosa verrà fuori da esso, ma al contrario, capire che non sapere nulla e non comprendere nulla è un segno di saggezza, vale a dire: “Le dinamiche all’opera non costruiscono un mondo migliore secondo la dialettica della comunicazione del Sistema, che aggiunge e scuote sempre questo rumore sul “domani che verrà” entro i propri limiti; semplicemente si accontenta di resistere e di dare una traiettoria a questo flusso della resistenza necessariamente strutturante. Questo movimento è ovviamente e necessariamente impercettibile alla coscienza presente, e non ha senso che da un punto di vista che supera il Sistema. Questa è una situazione che avrà un ruolo fondamentale quando si verificheranno altri eventi, mentre altri eventi che non sono identificati formalmente sono già all’opera, i cui effetti indiretti saranno tradotti dal carattere sempre più irregolare, sempre più nichilista e sempre più distruttivo, di per sé, della politica-Sistema“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: conflitto USA-Russia ed ecatombe di agenti dei servizi segreti

Sami Kleib, Global Research, 10 novembre 2012
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Dall’inizio della cosiddetta “Primavera araba” numerosi ufficiali dei servizi segreti nella regione sono stati allontanati o abbattuti. Da cui sorge una fastidiosa domanda: scherzo del destino e delle coincidenze, o segnali di una lotta segreta in preparazione di nuove linee nella politica internazionale in Medio Oriente?
Ieri (6 novembre), il principe Mohammed bin Nayef è stato nominato ministro degli interni dell’Arabia Saudita, a seguito di significativi mutamenti nei servizi segreti guidati dal principe saudita Bandar bin Sultan. Ciò accade nel contesto di una serie di attentati nel regno, alcuni dei quali tenuti segreti o nascosti per evitare sospetti. Le tendenze del principe Mohammed bin Nayef in fatto di sicurezza sono ben note. Egli stesso è stato obiettivo di un attentato degli estremisti islamici. Ma non si sa granché di quello che si ci aspetta nel prossimo passo, se non che vi è un forte calo nel dominare il vento del cambiamento che soffiava in tutto il regno, nel tentativo di placare la situazione, perché il risentimento non è limitato alla sola regione orientale del paese. In particolare, la cattiva salute di re Abdullah e l’assenza di due principi influenti, Sultan e Nayef, aggravano una situazione sempre più tesa.
In Libano, il generale Wissam al-Hassan è stato liquidato ed è assolutamente impossibile escludere che tale liquidazione non sia correlata all’asse che collega l’Arabia Saudita a Libano, Giordania, Stati Uniti e alcune capitali dell’Occidente e dei paesi del Golfo. Tale sospetto è condiviso da molti osservatori, secondo cui Wissam al-Hassan era direttamente coinvolto non solo nel conflitto che consuma la Siria, ma anche in conflitti internazionali e regionali. Questo omicidio è stato preceduto dalla morte del capo dei servizi segreti e vicepresidente egiziano Omar Suleiman [1], dall’assassinio del Viceministro della Difesa e dei funzionari della sicurezza in Siria [attentato a Damasco del 18 Luglio 2012. NdT], seguito dall’accantonamento di Ali Mamlouk, capo della sicurezza nazionale siriana, sospettato di aver complottato nel caso di Michel Samaha in Libano, mentre il vicedirettore dei servizi segreti turco Hakan Fidan è stato assassinato a sua volta, e Mohammed al-Zahabi, ex capo dei servizi segreti giordani, è stato arrestato per corruzione finanziaria.
E’ difficile capire cosa stia succedendo, senza collegare questi eventi ai dossier principali su Iran, Siria, movimenti salafiti, e concorrenza politica ed economica tra Russia e Stati Uniti. Il conflitto tra le varie coalizioni regionali e internazionali è al suo apice. L’Occidente, l’Arabia Saudita, il Qatar e altri Paesi del Golfo Persico hanno sostanzialmente sostenuto alcuni partiti dell’opposizione siriana. Solo per il Qatar, stiamo parlando di circa 11 miliardi di dollari. Il numero di insorti armati e le tonnellate di armi inviati in Siria hanno raggiunto un livello che impedisce alla Russia di raccogliere i frutti del suo sostegno al governo del presidente Bashar al-Assad, ma che comunque non bastano a rovesciarlo.
Nel frattempo, diversi ministri russi, come quelli della Difesa e degli Affari Esteri, non esitano a dichiarare ad alta voce il loro sostegno alle autorità siriane e il loro rifiuto ad abbandonare il presidente al-Assad. Mosca diventa una sorta di scudo per il governo siriano. Accusa l’Occidente, critica l’opposizione e ripete instancabilmente che c’è una soluzione mediante i negoziati, in cui il presidente siriano deve partecipare. Infine, è riuscita a contrastare i piani dell’Occidente per  modificare il potere in Siria.
Washington, approfittando della crisi siriana, ha inasprito l’escalation aggressiva contro l’Iran. Ha  adottato tutte le sanzioni contro di esso, strangolato l’economia e ha contribuito con alcuni dei suoi alleati a esacerbare il fanatismo settario contro questo paese e Hezbollah allo stesso tempo. Ma il signor Obama è arrivato a fine mandato senza scacciare il Presidente siriano, che invoca da più di un anno e mezzo. Al-Assad è ancora al suo posto e l’esercito siriano combatte da quasi due anni. D’altra parte, la stessa coalizione anti-siriana è riuscita a raggiungere il suo obiettivo di compromettere la Turchia nella sua guerra contro la Siria, che ha risposto lasciando che gli scontri  raggiungessero i suoi confini, e anche il suo centro, attraverso curdi, alawiti e la provincia di Hatay.
Le possibilità di intesa tra i paesi del Golfo e le autorità siriane sono ridotte a nulla. Si dice che l’emiro del Qatar abbia visitato Gaza per ristabilire la sua popolarità tra gli arabi, tramite la causa palestinese, dopo averne perso parecchia nei “paesi della primavera araba”. Ma si è anche detto che questa visita dovrebbe servire da copertura per la preparazione di una successiva operazione, politica o militare, contro la Siria. L’operazione potrebbe iniziare a nord, con la creazione di una zona cuscinetto aumentando l’armamento dell’opposizione e formando un governo in esilio. Inoltre, l’emiro del Qatar aveva promesso ai suoi alleati occidentali di calmare l’ardore del presidente palestinese Mahmoud Abbas riguardo al riconoscimento di uno Stato palestinese da parte delle Nazioni Unite.
Dal lato opposto, l’Iran, la Siria e la Russia, in larga misura, sono riusciti ad attirare l’Iraq nel loro campo. Preoccupazioni, esterne e interne, sono sufficienti a trascinare la Giordania ad una neutralità minima, mentre il Libano subisce l’impatto della guerra contro la Siria e può solo pagare un prezzo più alto, se la guerra continua. Al culmine dei tentativi per soffocare l’economia iraniana, e la Siria con le armi, tre paesi vedono la loro sicurezza interna minacciata: Arabia Saudita, Bahrain e Turchia. La situazione politica in Giordania pone dei problemi. Il tono torna a salire negli Emirati Arabi Uniti, con il capo della polizia di Dubai che accusa i Fratelli musulmani[2], mentre molti responsabili nei paesi del Golfo invitano a ulteriori precauzioni contro di loro, e altri sono preoccupati per l’espansione iraniana in Yemen e ai confini dell’Arabia Saudita.
Pertanto, è probabile che abbiamo assistito ad una guerra tra i vari servizi segreti, ma è certo che la regione è sull’orlo della guerra. Nessuno osa premere il grilletto per primo, ma la situazione è intollerabile. E’ difficile immaginare che l’Iran rimanga in silenzio quando è economicamente asfittico. E’ ancora più difficile immaginare che la Siria rimanga pigramente in attesa dell’arrivo di missili antiaerei nelle mani dei ribelli che dilagano in tutto il paese. Senza contare che l’Occidente ha cominciato a preoccuparsi seriamente dei suoi interessi e di quelli d’Israele, davanti all’espansione del movimento salafita jihadista dall’Iraq alla Siria attraverso la Giordania e il Libano settentrionale, e nel Sinai egiziano! E’ quindi necessaria una guerra o un accordo. Entrambi sono più che mai possibili, tanto più che gli Stati Uniti hanno rieletto il presidente. Nessuno può permettersi di fallire in questa battaglia delle coalizioni, poiché chi perderà, perderà tutto!

Sami Kleib, giornalista libanese di nazionalità francese, laureato in Comunicazione, Filosofia del Linguaggio e Linguaggio politico, è stato direttore dell’Ufficio di Parigi del quotidiano libanese as-Safir, e redattore del Journal of RMC-Moyen Orient. Responsabile del programma “Visita speciale” su al-Jazeera, ha dato le dimissioni in segno di protesta contro l’orientamento politico della rete TV.

Vedasi anche:
[1] 19 Juillet 2012, le jour où la CIA s’est moquée de nous et du monde
[2] La Syrie se renforce… le Liban s’affaiblit!

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’11 Vendemmiaio della Santa rivoluzione siriana

Fida Dakroub, Mondialisation.ca, 4 settembre 2012

Generale
E’ certamente bello servire il proprio paese, ma il merito di dirlo non è da disprezzare. In politica come in letteratura, sulla barricata come al computer, è possibile illustrarsi; e coloro che compiono delle belle azioni, come quelli che le scrivono, ottengono lodi. Tuttavia, secondo me, anche se non si arriva alla persona che scrive la storia, la stessa gloria di quello che la fa, il suo compito non è meno difficile. In questo senso, non è sufficiente che la narrazione storica risponda alla grandezza delle azioni storiche, ma deve anche salire al rango delle loro apoteosi, altrimenti i vostri lettori accuseranno la vostra scrittura come prosaica e semplicistica. Ciò richiede la necessità di presentare una storia gloriosa nel caso di un evento così maestoso come l’11 Vendemmiaio [1] della Santa rivoluzione siriana, ossia il secondo giorno del mese di ottobre 2011. Questo giorno è stato onorato dalla nascita di un patto sui principi costituzionali che avrebbe elaborato, per così dire, i contorni della Siria di domani.
Come introduzione, la maggior parte dei miei lettori mi pongono due domande che mi sono diventate familiari. Coloro che leggono regolarmente i miei articoli sulla Siria, chiedendomi perché quando parlo della cosiddetta “rivoluzione” siriana, da una parte, e della “coalizione” che si è creata tra l’imperialismo occidentale, l’islamismo del califfato turco e l’oscurantista dispotismo arabo, d’altra parte, usi delle denominazioni che non sono vendute nel mercato dei media, come ad esempio “Santa Rivoluzione” e “Santa Alleanza”.
La risposta alla prima domanda non necessariamente implica l’utilizzo di schemi metafisici o di astratte equazioni geometriche. Basta in questo contesto esaminare il discorso politico dei dirigenti atlantisti e arabi sulla Siria dopo gli eventi dei primi di marzo 2011, per indicare la “corona di luce” intorno la loro testa, e cogliere la “Santità” che irradia.
Per quanto riguarda la seconda domanda, è necessario specificare se sia davvero una semplice alleanza o coalizione, come quella che è stata fondata durante la Seconda Guerra del Golfo (1990 – 1991), quando le principali potenze imperialiste, e i loro subordinati arabi, entrarono in una coalizione globale, limitata nel tempo e nello spazio, cui finalità e obiettivi sono stati chiaramente definiti: detronizzare l’ultimo re di Babilonia, Nabucodonosor [2] Saddam Hussein, bruciare il suo tempio e mettere il suo popolo in cattività. La coalizione finiva una volta che aveva raggiunto i suoi obiettivi. Tuttavia, nel contesto della Siria, la realtà delle cose è diversa dai casi sopra menzionati, non si tratta qui di una coalizione di interessi ciclica e limitata nel tempo e nello spazio, ma piuttosto di una combinazione di interessi strutturale, radicata nel tempo e nello spazio, e che raccoglie, sotto la Sacra Veste [3], tutte le potenze imperialiste e colonialiste da un lato, e i loro subordinati dall’altra parte, come ad esempio l’Islamismo del Califfato Turco, il dispotismo oscurantista arabo islamico e le sue manifestazioni wahabite. In altre parole, lo Spirito Santo della reazione mondiale.
Così, la democrazia democratica, che si eleva così in alto sopra la massa araba, sentiva una infinita pietà per essa. Tanto la democrazia democratica ama la Massa araba, che le ha mandato il suo unico Figlio – la primavera araba – in modo che tutti coloro che credono in essa non siano perduti, ma che abbiano una vita democratica.

La visita di Davutoglu a Damasco, e il messaggio che ha consegnato
Infatti, dal primo giorno della guerra imperialista contro la Siria, ho concepito l’idea di scrivere, in frammenti distinti, la storia della Santa rivoluzione siriana, scegliendo gli eventi che sembravano degni di memoria. Tuttavia, per l’intensità della propaganda imperialista contro la Siria, e per la rinnovata protervia dei media, ho dovuto aspettare un paio di mesi affinché la cospirazione si precisasse e i congiurati si smascherassero, prima di poter raccogliere i dati pertinenti.
Tuttavia, all’inizio dell’agosto 2011, il processo della guerra imperialista contro la Siria prese una dimensione diversa, con la visita a Damasco del capo della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu, che era arrivato nella capitale omayyade per portare un messaggio “determinato”, secondo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Due mesi dopo, una folla di oppositori si riunì a Istanbul, battezzata la Mecca di tutti coloro che covano rancore contro il governo siriano, per creare una finestra politica dietro la quale si nascondevano i veri sceneggiatori e registi della Santa rivoluzione siriana. Così nacque il CNS.
A mio parere, questo evento ha segnato una svolta decisiva nella guerra imperialista contro la Siria, perché dopo il parto cesareo del CNS, i congiurati non nascosero il loro ruolo nelle violenze, e l’ingerenza arabo-atlantista negli affari interni di questo paese divenne oramai ufficiale e diretta. E’ stato proprio questo significativo evento che mi ha spinto a realizzare il mio progetto e a svilupparne il significato: trattare brevemente e con la massima precisione possibile la guerra imperialista contro la Siria.

Tra quali angosce il CNS è stato elevato dagli Arcangeli
Innanzitutto, si deve rilevare che la creazione del CNS e la dichiarazione del patto “di dignità e libertà”, come piaceva chiamarlo ai messia del CNS, è stata offerta a tutte le opposizioni estere, al coordinamento locale interno, ai Fratelli Musulmani, ai partiti curdi e assiri e a una serie di formazioni politiche e tribali. Così vi fu l'”Ascensione al Cielo” del Consiglio nazionale siriano (CNS), che ha riunito sotto lo stesso burqa gli islamisti salafiti, gli sciovinisti, dei cosiddetti comunisti, dei liberali borghesi e, senza dubbio, gli arrivisti, evidentemente. In questa folla, abbiamo visto per primi i wahhabiti salafiti demonizzare l’Occidente e le sue strutture sociali e culturali, rifiutando il popolo quale fonte del potere legittimo, perché per loro il cielo è l’unica fonte di tutto il potere; poi abbiamo visto i borghesi e i piccolo-borghesi liberali, affascinati dall’adempimento della democrazia occidentale borghese, dalle sue istituzioni politiche e sociali, credendo nell’esperienza occidentale come all’ultima forma di paradiso terrestre, cose che li mette contro ovviamente la precedente componente, quella dei Fratelli Musulmani; poi abbiamo visto i presunti marxisti “rivoluzionari”, disperati e dispersi ai quattro angoli del mondo, residui della guerra fredda e sottoprodotti della smembramento dell’Unione Sovietica, che si dissociano ideologicamente e discorsivamente dagli islamisti e dai liberali, e abbiamo infine visto gli sciovinisti arabi, curdi e assiri, tra i quali, da un lato abbiamo sentito le grida dei sciovinisti arabi nasseriani, semi-socialisti e semi-islamisti appellarsi alla Grande Nazione pan-araba, la cui istituzione richiederebbe necessariamente la distruzione delle minoranze etniche in Siria, in particolare dei curdi; tra costoro abbiamo sentito, dall’altra parte, i nazionalisti curdi festeggiare il Naurouz e gridare Evviva il Grande Kurdistan!, la cui istituzione, certamente, minaccerebbe l’unità della Grande Nazione pan-araba; tra questi e quelli abbiamo sentito anche l’etnia assira esaltare la Santa Assiria e il suo nume tutelare Assur, vero maestro di Ninive [4], le cui mitiche radici risalgono alla storia antica del secondo millennio prima della nostra era comune. In breve, era una straordinaria miscela di contraddizioni, la cui incapacità di incontrarsi su un solo punto comune ideologico non passa inosservato neanche a un plebeo [5] ripiegato sul suo Aventino [6].
Tuttavia, è stato proprio questo amalgama alchemico, sperimentato negli alambicchi dei centri di potere imperialista, che ha elevato gli oppositori della Siria a un livello superiore, al più alto stadio di sviluppo delle idee e pratiche rivoluzionarie, quella della Santa Rivoluzione siriana.
Certo, questi gentiluomini borghesi [7] del CNS condividono due punti comuni abbastanza fragili: 1) l’alloggio in Occidente, 2) l’assenza di un programma di riforme specifico. Per contro, si sono incontrati su un obiettivo: rovesciare il presidente Assad a qualsiasi costo, e dopo di lui che sia il diluvio, non importa il caos, non importa la distruzione del paese!
Infatti, il potenziamento del CNS, questo eroismo vanesio dei suoi membri privi di ogni modestia, l’ascesa al rango degli Arcangeli, questo trionfo momentaneo della forza brutale del terrorismo “universale” benedetto dall’Impero e dai suoi vassalli, tutto [8] è volto all’annientamento di ogni illusione e chimera sulla cosiddetta “rivoluzione” siriana, con la disintegrazione totale del discorso “filantropico” imperialista sulla sua natura pacifica, come sulla sua legittimità rivoluzionaria. Per contro, questa nuova creatura alla Frankenstein, questo Cerbero [9] non sarebbe stato utile che nel contesto di un’acutizzazione dell’aggressività contro la Siria.

Che cosa è successo al CNS e come si è trasformato in Cerbero
Fu proprio in questo periodo critico dello sviluppo della guerra imperialista contro la Siria, che il CNS si è trasformato in Cerbero, quando i suoi creatori rivoluzionari decisero di dichiarare un “patto di libertà e dignità” evocando spaventosamente gli spiriti delle grandi rivoluzioni europee del XIX secolo e la nascita dell’Islam alla Mecca, nel VII secolo, prendendone in prestito i nomi, gli slogan, i discorsi filantropici, le parole d’ordine sociali e politiche, e anche i costumi, per apparire come la nuova tappa della storia di questo travestimento rispettabile, degno per qualsiasi “rivoluzionario” che abbia creduto allo Spirito delle leggi di Montesquieu, al Contratto sociale di Rousseau e alla Giustizia sociale nell’Islam di Sayyid Qutb, e certamente, con il linguaggio preso in prestito dalla prima rivoluzione francese.
Burhan Ghalioun, Bassma Kodmani, Abdel Basset Sayda, tutti i 190 moschettieri del CNS, come pure i partiti nazionalisti curdi, una massa di tribù e di clan di beduini del deserto siriano, e i quarantaquattro di Ali Baba, tutti avvolti nel costume della prima rivoluzione francese, utilizzano una fraseologia presa in prestito dai filosofi dell’Illuminismo [10], con il compito di completare le idee rivoluzionarie, vale a dire il patto dell’11 Vendemmiaio; così Abdel Basset Sayda si è identificato con Robespierre, Bassma Kodmani si traveste da Danton e Burhan Ghalioun ha svolto il ruolo di Camille Desmoulins.
Inoltre, leggendo i principi della dichiarazione del CNS, diventa sempre più difficile liberarsi dall’idea persistente che gli autori di questo accordo “storico”, come la chiama il signor Ghalioun, abbiano l’intenzione di iniziare a scrivere un concerto per pianoforte in Si bemolle minore [11], glorioso quanto l’evento stesso da cui il patto è nato, la Santa rivoluzione siriana. Tuttavia, qualsiasi osservatore casuale, anche senza aver seguito ogni passo del cammino della Santa rivoluzione siriana nei corridoi delle potenze imperialiste, sospetterebbe che la rivoluzione sia destinata a un collasso inaudito. Bastava ascoltare, in questo senso, le urla di trionfo prive di pudore con cui questi signori del Consiglio nazionale siriano (CNS), allora presieduto da Burhan Ghalioun, avevano accolto, felicitandosi l’un con l’altro, gli effetti miracolosi dell’11 Vendemmiaio o del secondo giorno del mese di ottobre 2011.

Secolarismo, materialismo, islamismo, e quello che è divenuto il patto del CNS
Certo, annunciando la sua unificazione nel CNS, l’opposizione siriana aveva compiuto un passo decisivo verso la completa subordinazione alle potenze imperialiste. E’ stato sufficiente che il CNS ricevesse, il 10 ottobre, il sostegno del suo similare Consiglio nazionale di transizione (CNT) libico, per fare in modo che noi ci facessimo una prima idea del futuro che attenderebbe la Siria; e la sera stessa, il CNS ha ricevuto anche la benedizione dell’Unione europea (UE), che si era precipitata a salutare “gli sforzi della popolazione siriana per creare una piattaforma unita, chiedendo alla comunità internazionale di fare lo stesso”. [12]
In primo luogo, in questo patto grandioso, l’inevitabile dichiarazione delle libertà civili (libertà personale, libertà di stampa, di parola, di espressione, di associazione, di riunione, istruzione, culto, ecc.) viene presentato con una divisa costituzionale che la rendeva invulnerabile. Il patto, così sottilmente reso inviolabile, che potrebbe essere derivato dallo sviluppo storico delle idee rivoluzionarie, tuttavia aveva, come Achille, il punto vulnerabile non nel tallone, ma nella testa, o meglio nelle tre teste in cui si perdeva: 1) il discorso liberale borghese di Burhan Ghalioun, 2) il discorso islamista dei Fratelli musulmani, 3) il discorso socialista di alcuni residui della guerra fredda. Poi, come conseguenza di questo tripolarità discorsiva, ciascuna di queste libertà viene proclamata come diritto assoluto del cittadino siriano, ma con la condizione costante che non sia in contraddizione con la rivelazione divina, che si manifesta nel credo islamico dell’era Sahifa [13]. Poi l’inaugurazione di questo patto ha avuto inizio insistendo sul significato storico della “rivoluzione” siriana, che secondo gli autori del patto, metterà la Siria allo stesso livello delle nazioni civili. Infine, il patto termina con una truffa verso l’aspetto universale cosmopolita della Santa rivoluzione siriana, fedele alle anime immortali dei martiri. Prendiamo, per esempio, il primo principio del patto:
La rivolta-rivoluzione in Siria è un punto di svolta nella storia della società e dello Stato siriani. Compie, come tutte le rivoluzioni della “primavera araba”, un salto di qualità, un messaggio umano e un insieme di valori universali, che rappresentano le comuni aspirazioni del popolo siriano e la riconoscenza del sacrificio dei martiri“. [14]
A nostro parere, gli autori del suddetto principio danno grande importanza nel dimostrare la loro “realtà” come risultato logico e normale dell’evoluzione delle lotte rivoluzionarie in Siria, mentre prendono in prestito il linguaggio dal loro patrimonio marxista, e precisamente dal materialismo storico. Lo rivela la frase in prestito “salto di qualità”, dovuto evidentemente a un lungo processo di accumulazione di piccoli salti quantitativi. Tuttavia, tale principio preso in prestito dal materialismo storico, viene immediatamente seguito da un altro, il cui effetto di contrasto non poteva passare inosservato neanche a un apprendista rivoluzionario; perché siamo gettati dal vertice dell’era dell’illuminismo giù all’era dell’Hijrah. Improvvisamente ci ritroviamo in un ambiente disarmonico, quello della Mecca del VII secolo. Leggiamo il seguente principio:
Dal patto di Sahifa stabilito dal Profeta al suo arrivo a Medina, alle dichiarazioni dei diritti umani in tempi moderni, alleanze, accordi e contratti regolavano la vita comune tra i cittadini di uno stesso paese. Il loro contenuto è il passo necessario e indispensabile, soprattutto in tempi di cambiamento, transizione e costruzione. Le loro regole sono dei parametri di riferimento per la società nelle sue diverse componenti, e le basi di uno Stato che difende le libertà fondamentali e ne garantisce la sovranità. Queste regole sono immutabili, qualunque sia la maggioranza elettorale, politica o sociale. Nessuno di esse può essere omessa o parziale“. [15]
Senza dubbio possibile, prendendo la Sahifa come punto di partenza storico, il patto del CNS non solo reca con sé i semi della propria miseria, ma annuncia anche le sue vere intenzioni. Prima di ogni altra cosa, che cosa è il patto di Sahifa? Si tratta di un trattato di pace tra i musulmani, gli arabi non musulmani e gli ebrei di Medina. Il trattato è stato messo per iscritto e ratificato da tutte le parti, verso l’anno 622. Tuttavia, con la presenza più invasiva dei musulmani, le tribù ebraiche cominciarono a irritarsi. Fu l’inizio di un conflitto violento e sanguinoso tra le due comunità.
Ovviamente, il riferimento al Sahifa lascia la fedeltà della “Seconda Repubblica”, come promessa dal CNS, nell’ambiguità; e dei problemi si svelano qui: la Repubblica da dove riceverebbe la sua legittimità, dal popolo o dalla legge divina? Qui, l’amalgama non può essere realizzato, perché si negano reciprocamente, a meno che gli autori di questo patto abbiano voluto attuare i principi della Dialettica della Natura [16].
Meglio ancora, se la “Seconda Repubblica” riceve la sua legittimità dal popolo, ciò dovrebbe portare, sottinteso, a uno stato laico che non aderirebbe ad alcuna religione particolare, che si tratti di una maggioranza o di una minoranza. In questo caso, i Fratelli musulmani, fedeli al credo islamico, si troverebbero distinti nei confronti della società e dello Stato, cosa che porterebbe, ovviamente, a un nuovo conflitto, questa volta più violento e sanguinoso, tra gli islamisti e i moschettieri della “Seconda Repubblica”. Per contro, se la “Repubblica” ricevesse la sua legittimità dalla legge divina, come previsto con l’inserimento della Sahifa, qui tutto il discorso sui diritti umani, le libertà civili, la parità tra le varie componenti della società siriana, sarebbero solo chiacchiere, un dialogo tra pappagalli, perché in una situazione del genere, qualsiasi gruppo che abbia un credo diverso da quello derivante dalla legge divina, perderebbe l’una o l’altra delle libertà e delle dignità promesse dal patto delle “libertà e dignità” del CNS. Inoltre, i diritti umani e quelli delle minoranze (religiose, etniche, linguistiche, sessuali o emotive), non sarebbero al riparo dall’oppressione della Legge divina. Il destino delle minoranze cristiane in Iraq, dopo l’occupazione statunitense, massicciamente e sistematicamente eliminati da gruppi di fanatici, come pure gli attentai quotidiani contro i cristiani copti in Egitto, sono un buon esempio di quello che potrebbe essere il futuro delle minoranze etniche e religiose in Siria, non appena il CNS, con la sua tripolarità discorsiva, prendesse il potere.
Così, Damocle alzò gli occhi e vide una spada che pendeva su di lui, che era trattenuta da un crine di cavallo di Dioniso. [17]

Le disavventure del CNS
In ultima analisi, la creazione del CNS ha avuto un ruolo specifico, ma diverso da quella indicata sul Proskenion [18]. Non è un segreto qui che la dichiarazione dell’11 Vendemmiaio miri ad aumentare la pressione sul regime siriano e a portare la campagna contro la Siria a un livello più avanzato. La creazione del CNS mira a fornire anche alla Santa Alleanza una vetrina politica locale, dietro la quale si nascondono i veri congiurati. Inoltre, la Santa alleanza si rende conto fin dall’inizio che la Santa rivoluzione rimane estranea al popolo siriano, e che certamente è destinata alla sconfitta; questo ha creato la necessità di far uscire la Santa rivoluzione dall’impasse in cui si trova, dopo che non è riuscita a mettere radici nel paesaggio siriano. In questo modo, la Santa alleanza ha aumentato, infatti, la pressione contro la Siria e ha creato il nucleo di un futuro governo, che riceverebbe il riconoscimento dai paesi coinvolti nella Santa alleanza come “unico rappresentante legittimo del popolo siriano.”
Tuttavia, a un anno e mezzo della campagna imperialista, la Siria è ancora forte e resiste nell’arena del confronto, più determinata che mai a ottenere una vittoria decisiva, nonostante le atrocità e la barbarie della congiura.

Fida Dakroub, Ph.D
Per contattare l’autrice: FidaDakroub.net

Note:
[1] Il giorno di Vendemmiaio è il primo giorno del Calendario Repubblicano Francese. Corrisponde ai giorni (a seconda dell’anno) del periodo che va dal 22 settembre al 21 ottobre del calendario gregoriano. Così, l’11 vendemmiaio corrisponde al 2 ottobre.
[2] Nabucodonosor II fu re di Babilonia dal 604 al 562 aC. Deve la sua fama al fatto che ha governato il più grande impero mai dominato da Babilonia, dopo il duro assedio di Gerusalemme. Prese la città, bruciò il tempio costruito da Salomone e la casa del re, e conquistò il regno di Giuda. Condusse il popolo ebraico in cattività a Babilonia. Questo è riportato nella Bibbia, nel secondo libro dei Re.
[3] Galbiano (Galbios) e Candido (Candios), due patrizi di Costantinopoli fecero un pellegrinaggio in Terra Santa. Riposarono presso una vecchia ebrea di nome Anna che aveva in suo possesso il vestito di Maria, che aveva lasciato in eredità alla sua serva, il giorno della Dormizione.
[4] Ninive era una città antica dell’Assiria, nel nord della Mesopotamia. Fu un importante crocevia delle rotte commerciali che attraversavano il Tigri. Occupava una posizione strategica sulla strada principale tra il Mar Mediterraneo e l’altopiano iraniano, che le ha portato prosperità, diventando una delle più grandi città della regione.
[5] La plebe (latino plebs, plebis) è una parte del popolo (populus) romano, vale a dire, i cittadini romani distinti dagli schiavi. La plebe – i plebei – si opponeva ai patrizi o alla successiva nobilitas: questa è la parte del popolo che si opponeva all’organizzazione oligarchica della città. Nel linguaggio comune, la plebe è la popolazione.
[6] Il termine si riferisce ad un episodio della prima storia romana, nel 494 aC., durante la rivalità tra patrizi e plebei. È stato riferito da Tito Livio. Oggi, si dice di un uomo irritato, che ignora una situazione su cui non ha alcun controllo, o che si avvolge nel proprio orgoglio dopo un errore, ritirandosi sull’Aventino.
[7] “Le Bourgeois gentilhomme” è una commedia-balletto di Molière, in cinque atti, rappresentata per la prima volta il 14 ottobre 1670, alla corte di Luigi XIV al Chateau de Chambord dalla compagnia di Molière. Il borghese Jordan intende acquisire i modi degli aristocratici. Decide di ordinare un vestito nuovo, più in linea con la sua nuova condizione, e comincia ad imparare l’uso delle armi, la danza, la musica e la filosofia, tutte cose che gli sembrano essenziali per la propria condizione di gentiluomo.
[8] Uso classico del pronome indefinito “tutto” che viene utilizzato per recuperare e sintetizzare una serie di nomi usati in precedenza.
[9] Cerbero era il figlio di Echidna, dal corpo di serpente e il volto di donna, e di Tifone, spesso indicato come un mostro sputa fuoco, che persino gli dei dell’Olimpo temevano. La descrizione di Cerbero nella mitologia greca e nell’arte, lo rappresentava con tre teste, una criniera di serpenti come i capelli di Medusa e la coda di serpente.
[10] L’Illuminismo è una scuola di pensiero che va dagli anni 1720-1730 agli anni 1775-1785, durante il quale si sviluppa lo Sturm und Drang. Questo movimento intellettuale è spesso identificato con l’era dei Lumi.
[11] Il Concerto per pianoforte No. 1 in si bemolle minore, op. 23, di Pjotr Il’ich Chajkovskij fu composta tra il 1874 e il febbraio 1875. La partizione venne rivista durante l’estate del 1879 e di nuovo nel dicembre 1888.
[12] Radio Canada, 10 ottobre 2011. Il Consiglio nazionale siriano riceve ulteriore sostegno, 24 agosto 2012
[13] Il patto di Sahifa dichiarato dal Profeta al suo arrivo a Medina.
[14] Gresh, Alain. 7 ottobre 2011. Syrie, l’opposition à Damas. Le Monde diplomatique. 24 agosto 2012
[15] op. cit.
[16] Friedrich Engels aveva intenzione di scrivere un grande lavoro sulla dialettica nella natura. La prima idea di Engels era dimostrare, sotto forma di critica del materialismo volgare e sulla base della scienza più moderna, la contraddizione tra il pensiero metafisico e pensiero dialettico.
[17] Damocle è la figura chiave in un episodio della storia antica greca a cui si può fare riferimento, come la leggenda della spada di Damocle. Da questa leggenda deriva la frase “Avere la spada di Damocle sopra la testa“, usato per indicare “un pericolo costante che ci può piombare addosso“, come la spada della storia, “che in qualsiasi momento, la situazione è pericolosa.”
[18] Proskenion è il palcoscenico sul quale recitavano gli attori dell’antico teatro greco.

Dottoressa in Studi francesi (UWO 2010), Fida Dakroub è scrittrice e ricercatrice del “Gruppo di Ricerca e Studio sulle letterature e le culture francofone” (GRELCEF) presso l’University of Western Ontario. È un’attivista per la pace e i diritti civili. Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I nervi tesi di Hillary l’allucinata

De Defensa 7 luglio 2012

I nervi di Hillary Clinton – ci dispiace, ma non sono riuscito a rigettare questo giudizio pseudo-medico, – diventano molto imbarazzanti. Sono sballati, incontrollabili e fanno sembrare gli incontri internazionali all’ora libera nelle strutture psichiatriche. Bisogna dire che se non ci fosse quel tipo di intrattenimento (ovvero, i nervi di Hillary), le riunioni degli “Amici della Siria” sarebbero eventi molto imbarazzanti per la noia che genera il vuoto instancabilmente alimentato dalla ripetizione del racconto ipnotico, ed anche allucinato, dei ripetitori del blocco BAO.
Esprimiamo la nostra convinzione intuitiva che “i nervi di Hillary“, allo stesso tempo sono, naturalmente, un caso unico e personale, e riflettono anche lo stato psicologico di una comunità burocratica, il Dipartimento di Stato in questo caso, che sembra anche essere una così convincente illustrazione dello stato psicologico delle leadership politiche del blocco BAO. La presenza al suo fianco, nel ruolo d’influenza essenziale di portavoce, Victoria Nuland, la moglie del neocon Robert Kagan ed ex ambasciatrice statunitense alla NATO, lei stessa passionaria del neoconservatorismo, unito a un iperliberalismo convulsamente interventista di tendenza femminista, è una garanzia della potenza e dell’estensione di questo stato psicologico presso l’ufficio della Segretaria di Stato Clinton. (Certamente non parliamo di “forma mentis“, che sarebbe un grande onore per tale pollame). (Per Hillary e Nuland, sono la perspicace fermezza e la capacità di manovra delle donne in politica a essere sostituite dall’isteria femminista, sempre in transito verso la radicalizzazione estrema.) Non si è ancora finito di misurare le devastazioni della pandemia psicologica degli isterici falchi liberali, di cui Hillary è il rappresentante emblematico, nelle strutture di un ministero che, da George Kennan a James Baker e allo scialbo Warren Christopher (Segretario di Stato dal 1993 al 1997), aveva saputo coltivare la misura e una certa tenuta senza rinunciare mai al cinismo e al pseudo-idealismo americanista, così efficaci.
In breve, in attesa di altro, e oltre, ciò introduce l’intervento e le attività della piromane Hillary Clinton, in occasione della pomposa riunione degli “Amici del popolo siriano”, come si dicono ufficialmente, ieri a Parigi. La diplomazia che si pretende dalla tradizione molto grande e pomposamente seria, in tutti i suoi stati ipomaniacali, costituisce uno spettacolo straordinario e avido dell’era postmodernista. Vediamolo, per esempio con Russia Today (lasciando il sistema della stampa impolverarsi), il 6 luglio 2012.
• L’intervento di Hillary ha fatto particolare sensazione per le sue osservazioni estremamente aggressive contro la Russia e la Cina: “La Russia e la Cina devono pagarla per la loro opposizione alla caduta di Assad” … Alcuni notano che durante la guerra fredda, nessun segretario di Stato ha fatto commenti così aggressivi contro la Russia (URSS). Niente di cui stupirsi. “Non credo che la Russia e la Cina stiano pagando alcun prezzo per niente – niente – appoggiando il regime di Assad. L’unico modo per cui ciò cambi, è che ogni nazione presente qui, chiarisca direttamente e con urgenza a Russia e Cina che la pagheranno“, ha avvertito Clinton.
Il viceministro degli esteri della Russia, Sergej Rjabkov, ha detto che l’Occidente opera nel quadro dei termini amico-o-nemico, che ha definito superato. “Rifiutiamo categoricamente che tale questione sia anche posta riguardo la situazione attuale in Siria e il ‘sostegno’ della Russia al presidente Bashar Assad. Non è questione di supportare qualche figura o dirigente politico. È una questione di gestione di una crisi nel paese dentro un quadro politico normale“, ha detto Rjabkov. “Purtroppo, non siamo in grado di avere la comprensione necessaria dei nostri partner occidentali. L’Occidente trova ancora attraente i termini “amico-nemico”. Consideriamo tale terminologia una cosa del passato“, ha spiegato Rjabkov.
• Un altro punto rilevante dell’intervento di Clinton è che è emerso il famoso caso degli elicotteri russi venduti, anni fa, alla Siria, e rispediti in Russia per manutenzione e ristrutturazione, e che erano sulla via del ritorno in Siria quando la controversia è scoppiata tre settimane fa, a causa di Hillary Clinton. (Vedasi 15 giugno, 21 e 22 giugno 2012.) “La segretaria di Stato USA ha ulteriormente criticato la Russia per la manutenzione degli elicotteri della Siria di fabbricazione sovietica. Due settimane fa Hillary Clinton si è scagliata contro la Russia per la riparazione di tre elicotteri siriani, dicendo che la loro presenza “aumenterà il conflitto in maniera drammatica.” Il Ministero degli Esteri russo ha smentito rapidamente le accuse. “Nel 2008 ci fu un contratto per ripararli. Dovranno ancora essere assemblati, dopo la consegna“, ha detto Lavrov. “Per questo intero processo ci vorranno almeno tre mesi. Quindi, sei si parla di qualcosa che abbiamo appena venduto alla Siria, e che dovrebbe essere messo in azione, non si dice affatto il vero“, ha aggiunto.
• In un altro articolo, commentando ciò, Russia Today ha intervistato due commentatori statunitensi. I loro commenti, assieme alla relazione sull’intervento di Clinton, è sufficiente a completare la documentazione del dossier. (Articolo del 6 luglio 2012.) “Ma se la riunione di Parigi ha rivelato che gli Stati Uniti possono ancora detenere una propria soluzione al problema siriano, e non sono disposti al compromesso“, dice Mark Almond, professore di Relazioni Internazionali presso l’Università Bilkent in Turchia. “La signora Clinton converte un problema regionale, una crisi [Tra] la Siria e i suoi vicini, in un problema potenzialmente globale“, ha detto Almond a RT. “Quei paesi che non sono d’accordo con ogni parola della signora Clinton, sono considerati sostenitori della tirannia e nemici del bene. Ciò crea una risposta globale molto più pericolosa.” […] “Forse la signora Clinton parla semplicemente per la frustrazione del fatto che la sua politica non ha ancora raggiunto l’obiettivo di rovesciare Assad“, ha sostenuto il professor Almond, aggiungendo che Clinton è conosciuta per l’uso di una aspra retorica verso chi non le piace.
Questa sembra una svolta che dovrebbe essere sconcertante, se ci fosse il senso che l’accordo raggiunto, la scorsa settimana, quello che gli Amici della Siria oggi vogliono attuare nel paese arabo. Questo dimostra ancora una volta che, fin dall’inizio di questa crisi, l’obiettivo era quello di rimuovere Bashar al-Assad e il suo governo“, ha detto a RT James Corbett, redattore del sito The Corbett Report. [...] [A Parigi] “Clinton ha chiesto a altre 60 nazioni del  gruppo degli Amici della Siria, di aderire all’azione per far capire a Cina e Russia che subiranno dei contraccolpi per le loro azioni in Siria“, dice Corbett. “Ciò indica che gli Stati Uniti non hanno una grande leva diplomatica da usare direttamente contro Russia e Cina.”
… In aggiunta a tutte queste osservazioni e questi commenti interessanti, l’informazione che Clinton ha anche “minacciato” (è questo il termine?) di proporre una terza risoluzione alle Nazioni Unite per consentire una “No-Fly Zone“, o un trucco del genere, per mascherare l’intervento straniero. Infatti, è in piena inversione della logica diplomatica … Dopo aver insultato russi e cinesi, “minacciandoli” anche di una terza risoluzione delle Nazioni Unite, che avrebbe bisogno dei loro voti per passare, mentre oppongono il loro veto come  dito medio di prassi, ecco che appare un nuovo tipo di diplomazia, diciamo: “diplomazia ipomaniacale”. Probabilmente, l’assai fico presidente BHO, ricordandosi dell’esistenza del mondo tra le cene per raccogliere dai sostenitori centinaia di migliaia di dollari per la sua rielezione, le consiglierà di dimenticare questa “minaccia”, per non subire una terza sconfitta alle Nazioni Unite.
In breve, c’è pochissimo da imparare seguendo l’intervento di Hillary Clinton da un punto di vista politico. Colei che abbracciava Lavrov il 29 giugno, e che lo insultava sette giorni più tardi, non va sottoposta ad una qualsiasi analisi.  Da quando minaccia il mondo intero di attaccare la Siria, e considerando che gli Stati Uniti di solito non hanno bisogno del permesso di nessuno per questo tipo di sport, possiamo concludere che il Pentagono prende assai poco seriamente le “minacce” di Clinton. (In effetti, vorrebbe consigliargli, dopo tutto, di attaccare la Siria come i suoi soci e collaboratori hanno fatto nel 2001, in Afghanistan, e in Iraq nel 2003, e lei stessa attraverso suo marito Bill, in Kosovo nel 1999, passando con la benedizione dell’ONU e il consenso dei russi. Ma è ancora necessario avere il peso della potenza, in mancanza dell’audacia per farlo.)
Perciò, è l’aspetto psichiatrico – pardon psicologico, – a cui siamo interessati. In questo caso, non è l’insulto minaccioso lanciato ai russi e ai cinesi che appare essere il fatto più notevole della questione, ma la riemersione dell’affare degli elicotteri. Questo caso è abbastanza documentato da poter essere considerato chiuso; regolato sia dalla reazione del Pentagono che dalla reazione russa, si è rivelato un errore tecnico della squadra del Dipartimento di Stato, causato dal suo zelo pubblicitario ed ideologico; ma che sia usato ancora una volta, passando dall’approccio del comprensibile errore nel rigore alla menzogna assolutamente provata e usata in nome di una logica implacabilmente emotiva e manipolatrice della ragione, ci illumina ampiamente sullo stato psicologico prevalente presso il Dipartimento di Stato, e presso la Segretaria di Stato stessa. È positivo che il contributo di Hedi Doukhar compaia questo 7 luglio 2012, concentrandosi sull’aspetto psicologico, – depressione maniacale, terrore, ecc., – che sviluppiamo per studiare il comportamento delle dirigenze politiche del blocco BAO. E’ da questa parte che ci si deve muovere per comprendere il comportamento di Clinton, psicologicamente esausta, che assorbe di fatto le menzogne come una droga, permettendole di tenere a galla la sua narrazione, eventualmente con l’aggiunta di droghe vere, acutizzando la sua aggressività come la sua continua incapacità a piegare la realtà alla sua volontà.
Forse la signora Clinton parla semplicemente di frustrazione per il fatto che la sua politica non ha ancora raggiunto l’obiettivo di rovesciare Assad” suggerisce il professor Almond. Infatti, professore, siamo per il principio della cosa, ben al di là della sua operatività. Ciò che è notevole nel progresso dello stato psicologico delle leadership politiche del blocco BAO, illustrato dalla Clinton, che n’è il caso più estremo, è l’indebolimento considerevole osservato constatando un tale scoppio che lega l’incapacità di controllare se stessi e la completa indifferenza nel dimostrare pubblicamente l’impotenza in cui vi si trovano. Questa esplosione, che si presuppone consapevole e attentamente valutata, sotto forma di un discorso preparato, e non di un momentaneo slancio del temperamento, aggiunge pessimismo alla diagnosi. Non solo queste persone non si controllano più e mostrano la loro impotenza completa, ma procedono in maniera artificiale, che prevede l’esposizione di questo stato senza cogliere le conseguenze derivanti; strutturano la dimostrazione del loro crollo psicologico, raggiungendo il climax del paradosso di strutturare con pugno di ferro la loro stessa decostruzione. La loro patologia psicologica non è più distinguibile come tale, è la loro psicologia è diventata pura patologia, come una cosa naturale, con l’uso confessato e senza alcuna dissimulazione dell’arsenale di questa malattia; menzogne, invettive, irresponsabilità. Sono completamente immersi nel racconto terrorizzato trascritto in termini di aggressività sfrenata.
In effetti, queste persone sono capaci di tutto. In generale, questa non è la ricetta per la vittoria decisiva di una causa, ma piuttosto l’accelerazione decisiva del disastro derivante dalla collisione tra la narrativa vigente e la verità del mondo. Aspettiamo per vedere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giornalismo come arma nella guerra di Libia

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 29 Giugno 2011

La verità è stata capovolta in Libia. La NATO e il governo libico stanno dicendo cose contraddittorie. La NATO afferma che il regime libico cadrà nel giro di pochi giorni, mentre il governo libico afferma che i combattimenti a Misurata si concluderanno in circa due settimane.
Durante la notte il rumore dei jet della NATO che sorvolano Tripoli può essere ascoltato nelle città costiere del Mediterraneo. Tripoli non è stata bombardata da alcuni giorni, ma i i sorvoli sono stati numerosi. L’Alleanza Atlantica sceglie deliberatamente la notte come mezzo per disturbare il sonno dei residenti, nel tentativo di diffondere la paura. I bambini piccoli in Libia hanno perso parecchio sonno durante questa guerra. Questa è parte della guerra psicologica. Ha lo scopo di spezzare lo spirito della Libia. Tutto ciò si aggiunge alle gravi ferite inflitte alla Libia, con falsità e sedizione.
Nello stesso contesto, la guerra mediatica contro la Libia è continuata. L’Hotel Rixos nella capitale libica di Tripoli, dove si trova la maggior parte della stampa internazionale, è un nido di menzogne e di deformazione, in cui i giornalisti stranieri distorcono la realtà, mistificano i fatti e pubblicano articoli inesatti per giustificare la guerra della NATO contro la Libia. Ogni relazione e dispaccio di agenzia viene inviato dalla Libia, dai reporter internazionali, deve essere attentamente controllo incrociato e analizzato. I giornalisti stranieri hanno messo parole in bocca ai libici e sono volontariamente ciechi. Hanno ignorato i civili morti in Libia, i crimini di guerra perpetrati chiaramente contro il popolo libico, ed i danni alle infrastrutture civili, dagli hotel agli ospedali e alle banchine.
Un gruppo di giovani libici ha spiegato, in una conversazione privata, che quando si parla con i giornalisti dovrebbero intervistare a due a due. Uno porrebbe la domanda seguito immediatamente dall’altro. Nel processo, la risposta alla prima domanda, verrebbe utilizzata come risposta per la seconda.  Negli ospedali libici i report esteri cercano di non riprendere le immagini dei feriti e dei moribondi. Vanno negli ospedali solo per dipingersi un’immagine di imparzialità, ma praticamente non rapportano sui nulla e ignorano quasi tutto ciò che faccia notizia. Si rifiutano di raccontare l’altro lato della storia.  Sfacciatamente di fronte a civili gravemente feriti, il tipo di domande che molti giornalisti stranieri pongono a medici, infermieri e personale ospedaliero è se hanno curato personale militare e della sicurezza negli ospedali.
La CNN ha anche pubblicato un rapporto da Misurata di Sara Sidner, che mostra la sodomizzazione di una donna con un manico di scopa, che è stato compiuto dai militari libici (che attribuisce alle truppe di Gheddafi, come strumento di demonizzazione). In realtà il video è stato un caso nazionale e da prima del conflitto. In origine si è svolto a Tripoli e l’uomo ha anche un accento di Tripoli. Questo è il tipo di invenzioni che i media mainstream portano avanti per sostenere la guerra e l’intervento militare.
Ora ci sono indagini in corso per dimostrare che l’uranio impoverito è stato usato contro libici. L’uso di uranio impoverito è un crimine di guerra assoluto.  Non è solo un attacco al presente, ma lascia anche una traccia radioattiva che attacca i bambini non ancora nati di domani. Le generazioni future saranno ferite da queste armi. Queste future generazioni sono innocenti. L’uso di uranio impoverito è come se gli Stati Uniti avessero lasciato delle armi nucleari in Germania o in Giappone, durante la seconda guerra mondiale, e lasciando che i timer le facessero esplodere nel 2011. Questo è un tema importante e degno di nota in Libia, e tutti i giornalisti stranieri ne hanno sentito parlare, ma quanti ne hanno effettivamente parlato?
La Ionis, una nave di Bengasi che è attraccato a Tripoli il 26 giugno 2011, trasportava oltre 100 persone che volevano lasciare Bengasi e ricongiungersi con le loro famiglie a Tripoli. I reporter stranieri erano lì in massa, giunti da tutto il mondo. CNN, RT e Reuters erano tra loro. Tra i giornalisti stranieri c’erano molti che non avevano alcun indizio circa la situazione in Libia, e stavano lavorando sulla base della disinformazione sostenuta dai loro rispettivi network e paesi. Ad una discussione informale, quando questi giornalisti sono sfidati sulla base delle loro valutazioni, non riuscono a rispondere e sembrano ridicoli. Un giornalista occidentale ha detto che le defezioni governative a Tripoli sono una valanga, ma quando viene sfidato da un collega a spiegare, ha potuto solo citare la cosiddetta defezione di un atleta libico.
L’arrivo della nave passeggeri è stato significativa, perché è un sintomo che la partizione politica della Libia è in corso. Quando le famiglie e gli individui sono trasportati in diverse parti della Libia, c’è l’indicazione che una sorta di linea di demarcazione sarà tracciata in modo temporaneo o permanente.
La Chiesa cattolica romana in Libia è stato distrutta e ferita. La posizione di padre Giovanni Martinelli, vescovo di Tripoli, è in contraddizione con quella degli Stati Uniti e della NATO. Il contatto con le chiese cattolica e le comunità a Bengasi e dintorni è stato perso. Mons. Martinelli ha anche perso dei cari amici nella guerra, che non avevano niente a che fare con qualsiasi sorta di combattimento o ostilità. Quali giornalisti e agenzie di stampa stranieri ha parlato di ciò?
I giornalisti hanno la responsabilità di dire la verità e segnalare tutte le notizie. Alcuni lo fanno, ma le loro storie o sono modificate o non vengono mai pubblicate o trasmesse. Altri non dicono nulla e invece inventano storie. E’ ora responsabilità del pubblico leggere i report che escono dalla Libia da tutti le parti cum grano salis. La diversità delle notizie è solo un inizio.

Mahdi Darius Nazemroaya è un ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG). Attualmente è in Libia come osservatore internazionale e membro di un gruppo internazionale di giornalisti e scrittori provenienti da Europa, Nord America e il Medio Oriente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Europa unita contro la “barbarie russa”: il 70° anniversario dello scoppio della Grande Guerra Patriottica

Olga Chetverikova Strategic Culture 22/06/2011

In netto contrasto, l’Europa aveva commemorato pomposamente il 70.esimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale e della firma del Patto Molotov-Ribbentrop, ma sembra al momento ignorare un’altra data chiave storica – il 22 giugno, il 70° anniversario della inizio della grande guerra patriottica della Russia che ha avuto inizio con l’invasione fascista dell’Unione Sovietica … Una circostanza chiave da tener presente, nel contesto che il 22 giugno 1941, la Russia finì sotto l’attacco lanciato dall’Europa unita guidata Berlino, e inchinata all’ordine mondiale nazista, piuttosto che dalla sola Germania. Come risultato, l’anniversario tragico della Russia – il 22 giugno – dovrebbe confrontarsi con la classe dirigente europea con memorie storiche inquietanti come, ad esempio, quelle evocate dal 30 settembre, una data altrettanto sconosciuta, su cui l’Occidente ha inflitto su se stessa una disgrazia senza precedenti, suggellando con Hitler il famigerata Patto di Monaco.
Nell’estate del 1941, l’elenco delle conquiste tedesche contava 11 paesi: Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia, Jugoslavia e Grecia, che furono tutti divisi e stesero degli status allineati con i disegni di Berlino. Alcuni dei paesi e territori – Austria, Sudeti, Danzica, la Prussia, Poznan, Slesia, Lussemburgo, Eupen e Malmedy del Belgio, Alsazia, Mosella, e Nord della Slovenia – furono occupati e annessi. Altri sono stati messi sotto diretta amministrazione tedesca, militare o civile, come il Governatorato generale polacco, Norvegia, Paesi Bassi e Francia settentrionale, o gestiti da regimi fantoccio come il Protettorato di Boemia e Moravia, Slovacchia, Danimarca, Francia di Vichy, Croazia, Serbia, Montenegro, e Grecia. Tra gli altri paesi la cui indipendenza de facto evaporò, Italia, Finlandia, Ungheria, Romania e Bulgaria divennero i cosiddetti satelliti della Germania all’interno di un blocco aggressivo e che contribuirono alla forza militare inviata al fronte orientale, mentre gli altri, nominalmente neutrali – Spagna, Portogallo, Svezia, Svizzera, Irlanda – in vari modi cooperarono con Berlino. La Svezia fornì minerali, cuscinetti a sfera e anche i canoni alla Germania, e la Svizzera fornì ai tedeschi prodotti  ottici, cannoni automatici e da difesa aerea. Oltre a questo, la Svizzera fornì una considerevole assistenza finanziaria alla Germania e un corridoio di transito attraverso le Alpi. Il Portogallo esportò in Germania wolframio e servì come hub di transito chiave dei quest’ultima. La Spagna aveva anche inviato la Divisione Azzurra per combattere contro l’Armata Rossa, e rivendette alla Germania del petrolio importato dall’America Latina, senza in particolare incontrare nessuna resistenza dagli Anglo-Sassoni.
Forze Norvegese, slovacco, croato, danese, olandese, e francesi (il reggimento SS Charlemagne) combatterono contro l’Armata Rossa insieme alla Wehrmacht. Come recenti studi hanno mostrato, il contributo polacco alla causa nazista fu seriamente sottovalutato: secondo un articolo su Gazeta Wyborcza di Ryszard Kaczmarek, l’autore dei ‘Polacchi nella Wehrmacht‘, dell’Università della Slesia, all’epoca 2-3 milioni di polacchi dovrebbero essere consapevoli del fatto che qualcuno dei loro antenati servì nell’esercito tedesco. Kaczmarek stima il numero dei polacchi morti al fronte orientale a 250.000.
Pertanto, l’Unione Sovietica affrontò l’assalto di praticamente tutta l’Europa sottoposta al controllo dell’enorme complesso militare-industriale della Germania, un paese con una strategia volta a creare una barriera tra Europa e Asia, di cui, secondo Hitler, la Russia era parte. Nelle parole dello stesso Hitler, il piano nazista era “spingere questa frontiera (tra Europa e Asia), più a est possibile e se necessario, al di là degli Urali … Pietroburgo, il nido velenoso da cui per tanto tempo il veleno asiatica è stato sputato nel Baltico, deve scomparire dalla superficie della terra … Gli asiatici e i bolscevichi devono essere cacciati dall’Europa, l’era di 250 anni di asiaticità era giunta al termine“.
Quanto sopra mostra l’essenza della missione che Churchill intendeva prendere da Hitler. Il leader britannico scrisse, nell’ottobre 1942, un memorandum segreto: “Sarebbe un disastro smisurato  se la barbarie russa si sovrapponesse alla cultura e all’indipendenza degli antichi stati d’Europa. Difficile sarebbe dirlo ora, confido nella famiglia europea, che possa agire unita come sotto un Consiglio d’Europa. Prevedo gli Stati Uniti d’Europa“. La missione ascese al vertice del programma della Gran Bretagna nel 1944, quando l’Armata Rossa attraversò il confine sovietico, liberando l’Europa dal fascismo. Descrivendo l’epoca nelle sue memorie, Churchill sottolineò che dal momento in cui l’approccio alla strategia e alla tattica doveva essere premessa dalle seguenti ipotesi: “la Russia sovietica era diventata un pericolo per il mondo libero … Un nuovo fronte deve essere creato contro la sua schiacciante avanzata… Questo fronte in Europa deve essere il più possibile a Oriente … “L’intensificazione dei preparativi degli Stati Uniti e dei britannici per l’apertura del secondo fronte, che si materializzò in Francia nel giugno 1944, fu interamente attribuibile alle osservazioni di sopra. Gli “sforzi per l’unificazione”  di Churchill, culminarono nel marzo 1945, quando il piano per l’Operazione Unthinkable – un attacco contro l’Unione Sovietica con 112-113 divisioni, compresi quelle della Wehrmacht, avrebbe dovuto iniziare il 1° luglio 1945 – venne ideato. Ad oggi, l’esistenza del piano, originariamente misterioso, è un segreto di Pulcinella.
L’inevitabile conclusione è che mentre la guerra in Europa era in gran parte un “conflitto familiare” sul primato, l’Unione Sovietica ha combattuto la sua grande guerra patriottica in nome della sopravvivenza della Russia e dei russi.  La commemorazione dello scoppio della Grande Guerra Patriottica dovrebbe automaticamente mettere sotto i riflettori la questione dolorosa della responsabilità delle élite occidentali nel scatenare il conflitto globale e, soprattutto, non può essere dissociata da una condanna ferma e inequivocabile del fascismo, mentre la sua riabilitazione sorprendente, è in corso in tutto l’Occidente. Il processo cammina in forma mascherata in Europa orientale, ed ha la forma del revisionismo strisciante – la rianimazione dell’ideologia che giustifica il diritto di una cerchia di eletti di esercitare la governance globale – in Occidente.
La verità da affrontare è che stiamo assistendo all’ordine mondiale testato nella Germania fascista e sul resto dell’Europa occupata nazista, che viene applicato su scala molto più ampia. Fin da quando Z. Brzezinski l’ha ammesso, l’attuale nuovo ordine mondiale è costruito a spese della Russia, contrario agli interessi della Russia e, infatti, sulle rovine della Russia, le élite occidentali sono determinate a escludere la Russia dal processo decisionale nella grande partita giocata dalle loro regole arbitrarie. La situazione era lucida nel 2009, quando l’Assemblea parlamentare dell’OSCE approvò una risoluzione che metteva su un piano di parità l’Unione Sovietica e la Germania nazista, come due paesi che presumibilmente condividono la responsabilità di aver scatenato la seconda guerra mondiale. Ad oggi, il comportamento dell’Europa è altrettanto odioso – il 9 giugno, il Parlamento europeo è intervenuto negli affari interni della Russia con una risoluzione che include tutta una serie di dichiarazioni intrusive, che vanno dalle espressioni di malcontento presso le norme che devono essere osservate dai partiti di opposizione in Russia, all’appello per il ritiro delle forze russe dall’Abkhazia e dall’Ossezia del Sud, o per la “rettifica di contrasti commerciali, come l’unione doganale Russia-Kazakistan-Bielorussia“. L’Europa sta cercando di schiaffare la Russia nel ruolo di partner minore, che deve rendere conto all’Occidente di ogni suo passo.
Stiamo commemorando il 70° anniversario dell’inizio della Grande Guerra Patriottica nel momento in cui l’Occidente lancia apertamente l’aggressione alla Libia. La pratica compromessa di placare l’aggressore non funziona – l’aggressione contro un paese sovrano deve essere condannato verbalmente e con estrema chiarezza. In questi giorni, nei circoli dominanti Europei si sentono liberi di calpestare il diritto internazionale e noi, russi, tradiamo la memoria dei nostri padri e nonni, non esprimendo opposizione agli atti illeciti e immorali che causano morti tra i civili e che rischiano catastrofi umanitarie, capitolando davanti le forze contro cui, le generazioni precedenti russe, combatterono audacemente e con spirito di sacrificio.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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