L’avanzata del drago cinese in Eurasia

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 19 mar 2014 China US HackingMentre gli Stati Uniti ruotano militarmente nella regione Asia-Pacifico, i cinesi avanzano verso occidente semplicemente con realizzazioni commerciali e programmi economici. I cinesi hanno terminato la costruzione del tunnel principale del corridoio di trasporto montano da Turpan a Kurla, collegandosi al Pakistan. Il corridoio è parte della Karakoram Highway nell’ambito del progetto per reintegrare la parte occidentale della Repubblica Popolare della Cina con le aree occidentali dell’Eurasia. Pechino crea proprie infrastrutture di trasporto ed energetiche in Eurasia, e le infrastrutture in costruzione saranno il motore della rinascita economica avviata. I cinesi sono ora presenti su tutta la vecchia Via della Seta e le antiche rotte commerciali marittime nell’Oceano Indiano per il commercio di spezie e metalli preziosi. La Cina s’è occupata della costruzione di porti in acque profonde e baie, ferrovie, autostrade, tunnel e snodi di trasporto in tutta la regione. Nonostante pressioni e tentativi di militarizzare e controllare le rotte marittime dell’Oceano Indiano degli Stati Uniti, i cinesi hanno creato una rete di infrastrutture che si estende fino a Gwadar, vicino al Golfo Persico, in Pakistan, ad Hambantota in Sri Lanka, a Chittagong in Bangladesh e a Kyaukphyu in Myanmar. Mentre gli Stati Uniti sconfortati si vedono emarginare nell’area, questi progetti cinesi tessono l’integrazione eurasiatica.

Le guerre segrete di Washington contro la Cina in Xinjiang e Tibet
Gli Stati Uniti hanno cercato e continuano a cercare d’indebolire la Cina. I tentativi di Washington d’indebolire la Cina includono lo sfruttamento delle tensioni etniche e delle divisioni tra i cinesi Han, che compongono la maggioranza della popolazione cinese, e i cittadini non-Han della Cina. Ciò include fomentare tensioni nel Turkestan orientale tra Han e i musulmani turcofoni uiguri  indigeni della regione autonoma dello Xinjiang. Gli Stati Uniti hanno inoltre continuamente istigato  proteste e la secessione del Tibet. Anche se il Dalai Lama e il suo governo in esilio pretendono che i disordini siano risultato del malcontento verso Pechino, le squadre dell’US Central Intelligence Agency (CIA) con la pianificazione degli Stati Uniti e l’addestramento della CIA, parteciparono nell’istigazione e nella manipolazione del malcontento tibetano scoppiato a Lhasa alla vigilia delle Olimpiadi estive di Pechino 2008. Han e i musulmani Hui, gruppo etnico composto da Han fusisi con i viaggiatori e commercianti della Via della Seta nel corso dei millenni, furono presi di mira e uccisi durante tale ondata di agitazioni anti-Pechino. Durante il 110th Annual Meeting dell’American Anthropological Association nel 2011 (dal 16 al 20 novembre a Montréal), un antropologo ammise che, per scopi di ricerca, ebbe accesso privilegiato al programma d’addestramento della CIA che fece esplodere i disordini del 2008 in Tibet. La CIA ha anche campi di addestramento per guerriglieri tibetani sul suolo statunitense, nascosti nelle Montagne Rocciose.
Nonostante le smentite di Washington, vi sono anche testi che parlano apertamente delle operazioni segrete in Tibet di Washington. L’attivista tibetano Jamyang Norbu ha scritto un capitolo in un libro pubblicato nel 1994 e curato dal professore della Columbia University e specialista del Tibet Robert Barnett, sulla resistenza e riforma in Tibet, apertamente dettagliando il ruolo della CIA in Tibet contro il governo cinese. ‘Il movimento di resistenza tibetano e il ruolo della CIA’ è il titolo del capitolo di Norbu. Nella letteratura più recente vi è il libro di Kenneth Conboy e dell’ex-agente della CIA James Morrison pubblicato nel 2002 dalla University Press of Kansas, ‘La guerra segreta della CIA in Tibet’. Tali autori rivelano apertamente come gli Stati Uniti hanno condotto una guerra segreta contro la Cina, incoraggiando la secessione del Tibet e controllando la guerriglia tibetana in lotta contro Pechino.

Marcia verso ovest
Washington inasprisce i problemi tra la Cina e i Paesi confinanti nel sud, nell’Est e sui mari. I funzionari statunitensi sognano di riavviare l’Asiatic Treaty Organization Southeast (SEATO). La SEATO è la defunta NATO dell’Asia orientale che doveva espandersi in parallelo all’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), proprio come la NATO e l’Unione Europea si sono allargati in coppia sull’Europa, parte occidentale dell’Eurasia. C’è anche il segmento asiatico del progettato scudo missilistico globale che il Pentagono costruisce vicino alla frontiere orientali densamente popolate della Cina. Ciò rientra nella strategia di accerchiamento eurasiatico contro la Cina e la Russia. Ciò porta al cosiddetto ‘Pivot asiatico’ che Hillary Clinton annunciò nel 2011, quando affermò che gli Stati Uniti puntavano alla regione Asia-Pacifico dal Medio Oriente e dall’Afghanistan presidiato dalla NATO. Pechino non c’è cascata, sapendola lunga. Gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di lasciare il Medio Oriente o il poligono militare del Pentagono dell’Afghanistan. Invece i cinesi continuano con il loro programma di lento sviluppo della rete di infrastrutture commerciali diretta verso ovest, le coste del Mar Caspio e del Mediterraneo mediorientali. Foreign Policy, la rivista basata sullo ‘scontro di civiltà’ di Samuel Huntington, ha dato un assaggio di ciò che è ovvio in Cina; Yun Sun del Stimson Center East Asia, nel 2013: “Mentre gli USA ruotano ad est, la Cina marcia nell’altra direzione“, spiegava ai lettori.

L’impero predatore degli USA contro l’impero commerciale cinese
Gli Stati Uniti non hanno mai smesso di cercare di fermare i cinesi nel loro percorso. Il Trans-Pacific Partnership (TPP) è solo un altro piano degli USA per farlo. L’obiettivo del TPP è isolare i cinesi imponendo restrizioni commerciali tra Pechino e il resto della regione Asia-Pacifico. Pechino, tuttavia, ha altri piani. La Cina avanza i suoi progetti, perché indifferente alle operazioni di pressione e destabilizzazione di Washington. L’ombra che l’aquila statunitense proietta sull’Eurasia svanisce diminuendo costantemente. La Via della Seta è stata ricostruita in Eurasia dal Drago cinese e dai suoi alleati. Marco Polo verso l’altro verso. Il Drago e i suoi alleati, l’Orso russo e il Leone iraniano, hanno idee diverse sulla gestione della loro parte del mondo. La gestione dell’Eurasia sarà svolta sul posto e non dagli USA. Questa è la base del florilegio alfabetico delle diverse organizzazioni regionali, dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica (ECO) all’Unione eurasiatica alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). È solo la punta dell’iceberg.
La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT), che ha escluso l’Iran dal sistema bancario internazionale nel 2012 su ordine dello Zio Sam, ha riferito alla fine del 2013 che la moneta nazionale cinese ha soppiantato l’euro come seconda maggiore valuta mondiale dopo il dollaro statunitense. L’8,66 per cento del commercio mondiale si svolge in yuan cinesi. È solo l’inizio. L’uso dello yuan aumenterà nelle transazioni internazionali.
Nonostante i tentativi degli Stati Uniti di frenare Pechino globalmente, l’influenza cinese in Africa e in America Latina aumenta. Gli Stati Uniti hanno diviso il Sudan, attaccato la Libia e creato l’Africa Command (AFRICOM), mentre i loro barboncini francesi hanno cominciato a reimporsi militarmente su tutta l’Africa sotto Nicolas Sarkozy, nel tentativo di cacciare i cinesi dall’Africa. I risultati, tuttavia, sono scarsi e l’influenza cinese continua a crescere in Africa. In tutta l’America Latina si parla di aumentare gli scambi commerciali con la Cina. I cinesi si preparano ad iniziare a costruire un megacanale in Nicaragua per soddisfare le crescenti richieste di scambi dall’America Latina. Allo stesso tempo, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), riorientano l’America Latina  dagli Stati Uniti verso la Cina e i suoi partner eurasiatici. La presenza cinese è inoltre sentita sia nel Polo Nord che nel Polo Sud. Pechino è in trepidante attesa dell’apertura di una Arctic Silk Road dei programmi di esplorazione in Antartide. Pechino, inoltre, è un osservatore permanente presso il Consiglio Artico ed ha investito molto nella ricerca, nei programmi di sviluppo dell’Artico e nelle esplorazioni dei Paesi che si affacciano sul Polo Nord. L’obiettivo finale di Pechino è sviluppare una rete di trasporti e accedere alle riserve energetiche nell’Artico.
Il Pentagono vede nella Cina la maggiore minaccia agli Stati Uniti. La minaccia, tuttavia, non è di natura militare, ma economica. Il soft power cinese aggira l’hard power degli Stati Uniti. A differenza di Washington e dei suoi amici dell’Europa occidentale, il capitalismo cinese non è sostenuto dalla forza militare. Mentre Washington continua a fare la guerra e a rubare la ricchezza delle nazioni vinte, i cinesi continuano a fare affari in tutto il mondo, mentre continuano la loro marcia verso l’ovest dell’Eurasia, verso le rive del Mar Caspio e del Mediterraneo. In altre parole, la Cina lavora mentre gli USA tirano pugni.

china-sources-of-oilArticolo originariamente pubblicato da Russia Today il 17 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: HEARTLAND: Energia e Politica nell’Eurasia del XXI secolo

MiG-31: Un caccia in anticipo sui tempi

Ekaterina Turysheva, RIR, 21 febbraio 2014 VPK - Rossijskaja Gazeta

1174718Lo spazio aereo russo è custodito da un aereo unico, in grado di intercettare qualsiasi bersaglio, dai missili da crociera furtivi ai satelliti, con giorno e notte, pioggia o sole, e a qualsiasi velocità. Gli  analisti della difesa ritengono che nessun altro aeromobile potrà competere con ciò che la NATO chiama Foxhound nei prossimi 10 o 15 anni.

Barriera Artica
Il caccia-intercettore biposto supersonico denominato Foxhound dalla NATO, è il primo aereo da combattimento sovietico di quarta generazione. Alla fine degli anni ’60, c’erano due ragioni per costruire questo aereo, interna ed estera. Da un lato, gli Stati Uniti misero in servizio i missili da crociera strategici e il bombardiere FB-111. Questi potevano sorvolare il Polo Nord e raggiungere i confini dell’URSS a bassa quota, seguendo l’orografia ed evitando la sorveglianza dei nostri satelliti. D’altra parte, c’era un vuoto nella barriera radar nel nord della Russia. Al fine di colmare questa lacuna ed intercettare eventuali “ospiti indesiderati”, Mosca decise di costruire un aereo in grado di monitorare lo spazio aereo su un ampio fronte e ad alta quota. Questi aerei furono i nuovi MiG costruiti dall’Artjom Mikojan Experimental Design Bureau (oggi Russian Aircraft Corporation MiG). Dopo la loro assegnazione a compiti operativi, i ricognitori statunitensi volarono meno frequentemente oltre i confini dell’URSS. Ora, quando la questione della tutela degli interessi russi nella regione artica è diventata sempre più importante, l’esperienza “Artica” del MiG-31 può essere di grande aiuto per le formazioni settentrionali dell’esercito russo.
Il MiG-31 può intercettare e distruggere qualsiasi bersaglio dai satelliti a bassa quota ai missili da crociera. Un gruppo di intercettori può controllare una grande porzione di spazio aereo, indirizzando i caccia su qualsiasi bersaglio, così come i missili antiaerei a terra. Questo aereo viene chiamato “radar volante” dai piloti, per le sue capacità avioniche uniche. Questo complesso si basa sul sistema di controllo ‘Barriera’, dotato della prima al mondo antenna phased array. Questa PAA differisce dal classico radar potendo spostare il fascio con un antenna fissa, così da creare il necessario numero di raggi d’inseguimento simultaneo di bersagli multipli. Barriera è in grado di rilevare 24 oggetti ad una distanza di 200 chilometri. Il computer di bordo sceglie i quattro obiettivi più pericolosi e vi punta contro i missili aria-aria a lungo raggio. Altri quattro obiettivi (il numero massimo di obiettivi simultanei che possono essere attaccati è otto) vengono distrutti dai missili a medio raggio e a corto raggio, o le loro coordinate vengono trasmesse ai caccia e ai missili antiaerei a terra.
Gli esperti dicono che nei prossimi 10 o 15 anni non ci sarà nessun sistema aeronautico integrato che possa affrontare il MiG-31. Tutti i caccia moderni (ad eccezione dei caccia di quinta generazione) non sono completamente supersonici, in quanto il loro periodo di volo supersonico è limitato a 5-15 minuti, per via di varie restrizioni nella progettazione della cellula. La durata del volo supersonico del MiG-31 è limitata solo dalla quantità di combustibile. Inoltre, il MiG-31 può superare la barriera del suono in volo livellato e in cabrata, mentre la maggior parte degli aerei supersonici supera la velocità di Mach 1 in leggera picchiata.

1570741Storia a decollo corto
La produzione del MiG-31 è iniziata nel 1981 presso lo stabilimento Sokol di Gorkij (oggi Nizhnij Novgorod). Entro la fine del 1994, più di 500 velivoli furono costruiti, quindi la loro produzione fu ridotta. Oggi circa un centinaio è operativo. La modernizzazione dei MiG-31, avviato nel 1984, portò alla creazione del MiG-31M, considerato la migliore invenzione e creazione nella storia dell’aviazione militare sovietica, con alcune informazioni ancora confidenziali oggi. E’ noto che il MiG-31M, alla velocità massima, è più veloce di qualsiasi aeromobile nel mondo di almeno 500 chilometri all’ora. Nell’agosto 1995, il velivolo fu mostrato al MAKS-95 Air Show di Zhukovskij e fece scalpore. Tuttavia, il MiG-31M non è andato in produzione di serie. Tuttavia, presso l’impianto Sokol e gli impianti di riparazione esiste ancora la capacità di produzione, il personale e la documentazione necessaria per la ripresa del lavoro. I professionisti dell’aviazione ritengono che tutti questi fattori ridurranno di un terzo i costi di produzione e recupero di un così promettente aeromobile.

v_dmitrenko_savasleyka_07Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un anno di riforme militari, esercitazioni e grande riarmo

Dmitrij Litovkin, RIR, 20 dicembre 2013
181055184Test completi sulla prontezza al combattimento delle Forze Armate, un riarmo su vasta scala, nuove basi militari dell’Esercito e della Marina nell’Artico e l’accento sulla deterrenza nucleare contro un potenziale nemico; questi sono i principali risultati delle attività del Ministero della Difesa russo nel 2013. Ciò definisce non solo la direzione dello sviluppo dell’esercito russo, ma anche la crescita delle ambizioni geopolitiche di Mosca.
Sergej Shojgu ha assunto la carica di Ministro della Difesa della Russia in una situazione molto difficile. Il suo predecessore Anatolij Serdjukov aveva letteralmente spezzato il solido e comprovato modulo bellico “sovietico” delle forze armate. Allo stesso tempo, Shojgu è divenuto il responsabile dell’efficienza di tali decisioni. Ecco perché il comandante supremo, il Presidente Vladimir Putin, ha deciso di condurre inattesi test di prontezza al combattimento dell’Esercito e della Marina per la prima volta in 20 anni. Erano “inaspettati”, nel senso letterale della parola, mentre al Ministro della Difesa veniva ordinato di porre “in allerta al combattimento” il Distretto Militare Centrale, a metà febbraio, quando era in volo all’estero. Dopo il Distretto Militare Centrale, azioni simili si svolsero nei distretti militari occidentali e meridionali. A luglio, la prontezza al combattimento fu improvvisamente testata nel Distretto Militare Orientale, e in ottobre si valutarono la prontezza nel respingere un eventuale attacco nucleare delle forze nucleari, della difesa aerospaziale, della marina e dell’aviazione a lungo raggio. Tipicamente, ogni prova veniva accompagnata dall’ampio rischieramento di truppe ed equipaggiamenti da un capo all’altro del Paese. Secondo i militari, tali test hanno offerto l’opportunità non solo di valutare oggettivamente il livello di preparazione dell’esercito e della marina, di praticare la cooperazione tra tutti i loro elementi, ma anche di rivelare i problemi della riforma dell’esercito. Il Presidente Putin è soddisfatto dei risultati dei test. Tuttavia, a dicembre ha fissato una serie di priorità per Sergej Shojgu e il Collegio del Ministero della Difesa, la principale delle quali è il riarmo accelerato dell’esercito con nuove armi ed attrezzature militari.

Acquistare prodotti nazionali
Nella riforma dell’esercito, diretta da Anatolij Serdjukov, vi era una situazione paradossale. La Russia, leader mondiale nella vendita di armi ed equipaggiamento militare, preferiva le attrezzature occidentali per il proprio esercito. Sergej Shojgu ha cambiato radicalmente la situazione in meno di un anno. Durante questo periodo, l’esercito ha ricevuto due reggimenti missilistici con i nuovi sistemi missilistici strategici Jars. Due brigate missilistiche delle forze di terra sono state riarmate con i complessi missilistici Iskander. Due basi aeree hanno ricevuto i recenti bombardieri di prima linea Su-34, aerei d’addestramento Jak-130 ed elicotteri Mi-28N e Mi-35M. La marina ha ricevuto due nuovi sottomarini lanciamissili strategici tipo Projekt 955 Borej. Sei brigate di fanteria meccanizzata e una brigata di carri armati sono state riarmate con i moderni carri armati T-90 e sistemi d’artiglieria Msta-S. Trentasei unità militari hanno ricevuto moderni sistemi di comunicazione e sei brigate di fanteria meccanizzata nuove apparecchiature di guerra elettronica. Grazie a ciò, il ministero è riuscito ad aumentare la quota di moderni sistemi d’arma ed equipaggiamenti militari al 17 per cento, nel 2013. Ciò arriverà al 30 per cento entro il 2015 e al 70-100 per cento entro il 2020.

I freddi calcoli di Mosca
L’anno in corso s’è dimostrato più di ogni altro quello in cui la trasformazione dell’esercito è stato  raggiunto. Mosca ha apertamente riconosciuto di aver schierato una brigata di sistemi missilistici tattici Iskander nella regione di Kaliningrad. Questi missili possono colpire obiettivi ben difesi a  500 km dal confine con la Russia: aeroporti, depositi di munizioni, personale e attrezzature del nemico, così come le postazioni dei sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti. Inoltre, la Russia ha quasi completamente ristrutturato il sistema di allerta precoce antimissile nazionale, quest’anno.  Ha attivato 4 delle 8 stazioni radar Voronezh-DM attualmente in costruzione, che possono seguire tutto ciò che accade nello spazio aereo intorno alla Russia per una distanza di 6000 km. Un comando operativo è stato istituito nel Mediterraneo, a giugno, per tutelare gli interessi nazionali della Russia. Ora formazioni navali russe sono costantemente presenti in questa zona. La capacità operativa delle truppe aviotrasportate è stata rafforzata con l’inserimento di tre brigate d’assalto aereo delle forze di terra, che permetteranno a Mosca di rispondere più efficacemente ad eventuali minacce alla sicurezza ai suoi confini. Tuttavia, forse la mossa più forte è stata la creazione di una rete di basi militari nella regione artica. Questa sarà pronta l’anno prossimo. I piani prevedono lo schieramento di unità di difesa aerea in Novaja Zemlja, la creazione di brigate di risposta rapida e navi da combattimento della marina in servizio d’allerta permanente sulle rotte dell’Artico. Così Mosca sosterrà le sue affermazioni per l’ampliamento della piattaforma continentale, garantendosi i diritti sui nuovi giacimenti di petrolio e gas sul fondo dell’Oceano Artico, così come il nuovo corridoio tra il Pacifico e l’Atlantico.

578984Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra all”Impero Rosso’

David Gerrie, DailyMail, 21 settembre 2011

Come negli anni ’30 gli USA programmarono l’attacco alla Gran Bretagna con bombardamenti e armi chimiche. L’emergente potenza mondiale temeva la reazione inglese alle sue ambizioni. Il Piano Rosso era il codice per una grande guerra all’impero inglese. Il documento top-secret era  considerato il ‘più delicato sulla Terra’. 57 milioni di dollari furono stanziati per la costruzione di basi aeree segrete sul confine canadese, per attaccare le forze inglesi ivi basate.

originalI dettagli di un sorprendente piano militare statunitense per cancellare con un attacco buona parte dell’esercito inglese, vengono sono oggi rivelati per la prima volta. Nel 1930, a soli nove anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale, gli USA elaborarono una proposta specificamente volta a eliminare tutte le forze terrestri inglesi in Canada e Nord Atlantico, distruggendo così la capacità commerciale della Gran Bretagna, per metterla in ginocchio. Movimenti di truppe senza precedenti furono avviati per aprirsi la via all’invasione del Canada, che doveva comprendere massicci bombardamenti di obiettivi industriali chiave e l’uso di armi chimiche, quest’ultimo approvato al massimo livello da nientemeno che il leggendario generale Douglas MacArthur. I piani, rivelati in un documentario di Canale 5, rientravano in una serie di piani predisposti per contingenze militari contro una serie di nemici potenziali, dai Caraibi alla Cina. Ce n’era anche uno per sopprimere una rivolta negli Stati Uniti. Infine, il presidente Franklin D. Roosevelt sottoscrisse quello noto come Piano di Guerra Rosso. Invece i due Paesi divennero i più saldi alleati nella 2GM. Un’alleanza spesso tesa che continua finora. Eppure, è affascinante sapere che ci fossero abbastanza persone nell’establishment politico-militare statunitense che pensarono che una tale guerra fosse fattibile. Mentre fuori dagli USA, Churchill e Hitler pensarono a una tale possibilità negli anni ’30, in un momento di profonda incertezza economica e politica.
Nel 1931, il governo degli Stati Uniti autorizzò l’eroe della trasvolata atlantica, e noto simpatizzante nazista, Charles A. Lindbergh, a recarsi segretamente a spiare la sponda occidentale della baia di Hudson, per indagare la possibilità di utilizzare idrovolanti per la guerra e cercare brecce da usare quali potenziali teste di ponte. Quattro anni dopo, il Congresso degli Stati Uniti autorizzò 57 milioni di dollari da destinare alla costruzione di tre basi aeree segrete sul lato statunitense della frontiera canadese, con prati copri-piste di atterraggio, per nasconderne il vero scopo. Tutti i governi fanno piani di emergenza per gli ‘scenari peggiori’, tenuti nascosti al pubblico. Questi documenti furono rinvenuti sepolti nei National Archives statunitensi di Washington, DC, un documento top-secret considerato come il più sensibile sulla Terra. Fu nel 1930, che gli USA tracciarono il primo piano di guerra contro ‘l’impero rosso’, l’impero più pericoloso. Ma il nemico degli USA in tale piano di guerra non era la Russia o il Giappone, e neanche la Germania nazista in divenire. Il Piano Rosso era il codice per una guerra apocalittica contro la Gran Bretagna e tutti i suoi domini.
Dopo l’armistizio del 1918, e per tutti gli anni ’20, i sentimenti storicamente anti-inglesi degli USA, tramandati fin dal 19.mo secolo, furono pericolosamente alti, a causa del debito verso gli Stati Uniti di 9 miliardi di sterline, per il loro intervento nella Grande Guerra. Il sentimento inglese verso gli USA era notoriamente reciproco. Nel 1930, gli USA videro lo spettacolo inquietante delle marce di simpatizzanti nazisti lungo Park Avenue a New York, convergendo verso una manifestazione pro-Hitler al Madison Square Garden. Dall’altra parte dell’Atlantico, la Gran Bretagna aveva il più grande impero del mondo, per non parlare della marina più potente. In questo contesto, alcuni statunitensi videro la loro nazione emergente quale potenziale leader mondiale e sapevano fin troppo bene come la Gran Bretagna aveva affrontato questi parvenu, in passato, aggredendoli e  neutralizzandoli. Ora, gli USA si vedevano come i perdenti in uno scenario simile.
Nel 1935, l’America avviò le sue più grandi manovre militari in assoluto, spostando truppe e installando depositi di munizioni a Fort Drum, a mezz’ora di strada dal confine con il Canada orientale. Da qui sarebbe stato lanciato l’attacco iniziale agli inglesi di Halifax, Nova Scotia, primo obiettivo. ‘Questo avrebbe significato che sei milioni di soldati avrebbero combattuto sul litorale orientale degli Stati Uniti’, dice Peter Carlson, direttore della rivista American History. ‘Sarebbe stato come a Verdun,’ alludendo al brutale conflitto tra le truppe tedesche e francesi nel 1916, che provocò un numero di vittime pari a 306.000. Anche Winston Churchill disse, mentre altri  consideravano una guerra contro gli Stati Uniti inconcepibile, che non lo fosse. ‘Gli USA sentirono che la Gran Bretagna gli avrebbe spacciati pur di rimanere al comando‘, dice il professor Mike Vlahos, dell’US Naval War College. ‘Gli Stati Uniti furono costretti a contemplare qualsiasi misura per tenere a bada la Gran Bretagna.’ Anche Hitler pensava che una tale guerra fosse inevitabile, ma sorprendentemente voleva che la Gran Bretagna vincesse, credendo che sarebbe stato il miglior risultato per la Germania, dato che il Regno Unito poteva unirsi alle sue forze per attaccare gli Stati Uniti. ‘Bisogna ricordare che gli Stati Uniti nacquero dalla lotta rivoluzionaria contro la Gran Bretagna nel 1776‘, dice il dottor John H. Maurer, dell’US Naval War College.
Utilizzando i piani disponibili di questa guerra, esperti militari e navali moderni ritengono oggi che il risultato più probabile di tale conflitto sarebbe stata una grande battaglia navale nel Nord Atlantico, con pochissimi morti ma che avrebbe costretto la Gran Bretagna a consegnare il Canada agli Stati Uniti, pur di preservare le rotte commerciali più vitali. Tuttavia, il 15 giugno 1939, lo stesso anno dell’invasione tedesca della Polonia, una nota interna degli Stati Uniti affermava che questi piani per l’invasione erano ‘totalmente inapplicabili’, ma comunque ‘dovevano essere conservati’ per il futuro. Ciò è oggi visto come alba e ragione principale della ‘relazione speciale’ tra i due Paesi.

Isolazionismo, prosperità e declino: gli USA dopo la Prima guerra mondiale
Franklin-D-Roosevelt-1Stretti alleati in numerosi conflitti, Gran Bretagna e USA godettero a lungo di una ‘relazione speciale’. Da Churchill e Roosevelt fiorì fino a Thatcher e Reagan, Clinton e Blair, la Regina e Obama. Sappiamo ora che FDR infine respinse l’invasione del Canada come ‘del tutto inapplicabile’.  Ma quanto era speciale quel rapporto, nel decennio che precedette la Seconda guerra mondiale?
Nei primi anni ’20, l’economia statunitense era in piena espansione. I ‘Ruggenti anni venti’ furono un’epoca di aumento della spesa dei consumi e della produzione di massa. Ma dopo la Prima guerra mondiale, l’opinione pubblica statunitense diventava sempre più isolazionista. Ciò si riflesse nel rifiuto di aderire alla Società delle Nazioni, la cui missione principale era mantenere la pace nel mondo. In politica estera, gli Stati Uniti continuarono a isolarsi dal resto del mondo e,  nel corso di tale periodo, imposero dazi sulle importazioni per proteggere i produttori nazionali. Anche il loro approccio liberale verso l’immigrazione cambiò. Milioni di persone, soprattutto dall’Europa, furono in precedenza accolti negli USA alla ricerca di una vita migliore. Ma dal 1921 furono  introdotte  le quote e, dal 1929, solo 150.000 immigrati all’anno vennero ammessi.
Dopo un decennio di prosperità e ottimismo, gli USA sprofondarono nella disperazione quando il mercato azionario crollò nell’ottobre 1929, segnando l’inizio della Grande Depressione. Il conseguente disagio economico e la disoccupazione di massa decisero il destino del presidente Herbert Hoover, e Franklin D. Roosevelt s’impose con la vittoria nel marzo 1933. Affrontò un’economia sull’orlo del collasso: le banche erano state chiuse in 32 Stati e vi erano almeno 17 milioni di disoccupati, quasi un terzo della forza lavoro adulta. E la realtà di una depressione economica mondiale e la necessità di una maggiore attenzione ai problemi interni, servirono solo a rafforzare l’idea che gli Stati Uniti dovessero isolarsi dalle preoccupazioni in Europa. Tuttavia, questo punto di vista era in contrasto con la visione di FDR. Si rese conto della necessità per gli Stati Uniti di partecipare più attivamente agli affari internazionali, ma il sentimento isolazionista rimase elevato al Congresso. Nel 1933, il presidente Roosevelt propose al Congresso un provvedimento che gli avrebbe concesso il diritto di consultarsi con le altre nazioni per premere sugli aggressori, nei conflitti internazionali. Il disegno di legge subì una forte opposizione dai leader isolazionisti del Congresso. Mentre le tensioni aumentavano in Europa con l’avanzata dei nazisti, il Congresso propose una serie di atti di neutralità per impedire agli USA di immischiarsi nei conflitti esteri. Anche se Roosevelt non era a favore di tale politica, acconsentì avendo ancora bisogno del sostegno del Congresso per i suoi programmi del New Deal, volti a far uscire il Paese dalla depressione.
Nel 1937, la situazione in Europa peggiorava e la seconda guerra sino-giapponese era iniziata in Asia. In un discorso, paragonò l’aggressione internazionale a una malattia a cui le altre nazioni dovevano imporre la ‘quarantena’. Ma ancora, gli statunitensi non erano disposti a rischiare la vita per la pace all’estero, anche quando scoppiò la guerra in Europa nel 1939. Il lento cambiamento dell’opinione pubblica limitò gli aiuti degli Stati Uniti agli alleati. E poi l’attacco giapponese a Pearl Harbor, nel dicembre del 1941, cambiò tutto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Europa occidentale nelle mani di Putin

Valentin Vasilescu, Ruvr.ruRéseau International, 29 settembre 2013

L’Europa occidentale deve fare subito una scelta cruciale. O attaccare la Russia per catturare e sfruttare le risorse di idrocarburi nell’Artico, o accettare la totale dipendenza dal gas russo, secondo il modello tedesco. Su una mappa delle riserve mondiali conosciute di petrolio e di gas del 2000, vediamo che l’economia dell’Europa occidentale (in misura minore Francia, Portogallo, Spagna e Italia) dipende dagli idrocarburi del mare Nord.

800px-usgs_world_oil_endowmentSu una mappa con la delimitazione delle zone economiche esclusive, si osserva che il petrolio e il gas nel Mare del Nord appartengono principalmente a Regno Unito e Norvegia, una piccola parte a Danimarca e Paesi Bassi e pochissimo alla Germania. La BP detiene il monopolio sello sfruttamento in collaborazione con l’Amoco e l’Apache statunitensi e la società statale norvegese Statoil.

north_sea_eezE’ interessante notare che dal 2007 al 2012, il petrolio e il gas nei Paesi Bassi si sono ridotti di 2,5 volte. Ciò dimostra che, dopo 50 anni di spietato sfruttamento, la riserve di petrolio del giacimento nel Mare del Nord saranno completamente esaurite nei prossimi due anni. Ciò genererà una crisi energetica che causerà il collasso dell’economia dell’UE. La Germania è stata la prima a tentare di risolvere il problema in anticipo, collaborando con la Russia per la costruzione del gasdotto North Stream.

nord-stream-map-2La stampa internazionale ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin se avesse dei piani a lungo termine. Ha detto che per lui la Russia non è un progetto, la Russia è un destino. Con la scoperta del vasto giacimento russo di Juzhno-Karskij, che si trova a nord del Mare di Barents, che raccoglie il 75% di petrolio e gas nell’Artico, gli Stati membri della NATO, in questa zona d’Europa, potrebbero avere la tentazione di usare la forza, violando il diritto di proprietà sovrana della Russia, credendo che gli Stati Uniti vengano in loro aiuto. Ma l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949, recita quanto segue: “Le parti concordano che, in caso di attacco armato contro una di esse, ciascuna deciderà singolarmente e/o congiuntamente con altre parti di sostenere la parte attaccata con qualsiasi azione che giudicherà necessaria, compreso l’uso della forza armata“. Quindi, in caso di aggressione contro la zona artica della Russia di un Paese della NATO, gli Stati Uniti non necessariamente interverrebbero, e se lo facessero, subirebbero subito la sconfitta più umiliante della loro storia. Perché l’esercito statunitense si basa su una flotta in grado di proiettarne la forza militare vicino al nemico. Ma l’Artico russo non è la Jugoslavia, l’Iraq, la Libia e la Siria, e portaerei, navi d’assalto anfibio del Corpo dei Marines (portaelicotteri), cacciatorpediniere e navi da rifornimento non possono operare nel mare ghiacciato. E il raggio di azione degli aerei a bordo della portaerei, schierate nelle basi della NATO in Nord Europa, non è sufficiente per poter colpire un qualsiasi bersaglio nell’Artico russo. Tuttavia, la Russia è pronta ad ogni evenienza, avendo nella zona un imponente schieramento militare terrestre, navale e aereo.

Valentin Vasilescu, pilota ed exvice comandante della base militare di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest, nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MiG-31 in difesa della regione artica russa!

Zebra Station Polaire RIA Novosti, Mosca, 25 settembre 2012

Questo potrebbe essere il titolo di una nuova avventura di Buck Danny, ma sarà una realtà strategica, proprio per gli Stati Uniti, tra un paio di settimane: la Russia schiererà dei MiG-31 per colmare il vuoto nello strategico fronte artico, in attesa dell’entrata in servizio dei nuovi radar di allarme antimissile Voronezh-M e Voronezh-DM. L’annuncio arriva al termine di un’importante esercitazione combinata tra la marina e la difesa costiera russe.

La Russia schiererà entro il 2013, un gruppo di caccia-intercettori a grande raggio MiG-31 nell’arcipelago della Novaja Zemlja, nel Mar Glaciale Artico della Russia, per proteggere il territorio contro un possibile attacco da Nord, informa il quotidiano Izvestia facendo riferimento al Ministero della Difesa. “Si prevede che questo gruppo sia una componente della difesa aerea e  missilistica russa in via di realizzazione. Il MiG-31 è in grado di intercettare non solo aerei nemici, ma anche missili da crociera a testata nucleare nello spazio tra il Mar di Barents e il Mar di Laptev“, riferiva una fonte del Ministero della Difesa russo. Il su citato giornale ha, inoltre, spiegato che nel nord della Russia la rete radar non è abbastanza densa. Lo schieramento nel settore dei MiG-31, in grado di individuare un bersaglio a una distanza di 200 km, è quindi di grande attualità. Il gruppo aereo in questione sarà schierato sulla base aerea di Rogachevo, in Novaja Zemlja.

Nota del redattore:
1 – Attualmente vi è un “vuoto strategico” lungo il fronte artico russo. Non è coperto dalla rete dei radar Voronezh. Solo il radar Darjal della stazione di Pechora, nella Repubblica di Komi, fornisce una copertura parziale del fronte artico della Russia. Secondo i piani del Ministero della Difesa russo, i lavori per sostituirlo con un radar tipo Voronezh-VP devono iniziare nel 2015, trovandosi tra le aree coperte dai radar di Irkutsk e Leningrado. Se delle polemiche “controverse” riguardano la gittata e le capacità di rilevazione del nuovo radar Zaslon-AM e il processore dei segnali Baget-55 dei 10 MiG-31 modernizzati allo standard BM – Bolshaja Modernizatsija (Grande Modernizzazione), che devono essere completati questo mese; la loro mobilità e capcità di rifornimento in volo possono farne delle eccellenti piattaforme di allarme avanzato. Un gruppo di quattro MiG-31 è sufficiente a coprire uno spazio aereo di 900 km di estensione. Con il rifornimento in volo, lo squadrone sulla base di Novaja Zemlja può pattugliare l’area dal Mare di Barents al Mare di Laptev.
2 – Ancora una volta, non è un “progetto aggressivo” della Russia, ma una risposta alla militarizzazione della regione da parte della NATO; Stati Uniti e Canada in questo caso. All’inizio di aprile 2012, un bombardiere strategico statunitense B-2 ha sorvolato il Polo Nord, principale via per un attacco strategico contro la Russia, per effettuare dei test in volo delle attrezzature speciali per le regioni polari. Se le dichiarazioni ufficiali indicano dei programmi di test di resistenza delle apparecchiature elettroniche e dei software, è anche probabile che questa missione faccia parte di un programma di controllo degli equipaggiamenti per la navigazione nelle latitudini boreali, nel caso di un attacco attraverso il Polo Nord contro la Russia, secondo uno schema sviluppato dal generale Curtis LeMay, alla fine degli anni ’40. Il Canada prevede di dotarsi di UAV RQ-4 Block-30 Hawk per le missioni di spionaggio globale sulla regione artica.
3 – La base di Rogachevo, che ha ospitato fino al 1993 uno squadrone di Su-27, il 63° Reggimento Caccia della Guardia, si trova vicino ai grandi centri di produzione di idrocarburi nell’Artico della Russia: la penisola di Jamal [600 km], la Siberia occidentale [1300 km], la regione di Timan-Pechora [500 km]. La Novaja Zemlja è situata lungo la Rotta Marittima del Nord, o Sevmorput, tra le due regioni petrolifere off-shore più promettenti: il Mare di Barents per il gas naturale e il Mare di Kara per il petrolio. L’infrastruttura aerea, così come gli edifici per gli aviatori e le loro famiglie, sono pienamente operativi.
4 – I MiG-31 operativi sul fronte artico rientreranno nel sistema di difesa antimissile, in particolare contro i missili da crociera a testata nucleare. Saranno equipaggiati, perciò, con i missili aria-aria R-40 e R-33, ma anche con i missili di nuova generazione progettati per il PAK-FA Sukhoj T-50.
5 – Allo stesso momento dello schieramento dei MiG-31, il Ministero della Difesa russo annunciava  lo svolgimento dal 21 al 27 settembre 2012 le esercitazioni con più di 7000 militari, 20 navi di superficie, tra cui la Portaerei Admiral Kuznetsov, l’incrociatore Pjotr Velikij, le navi anfibie Aleksandr Otrakovskij e Kondopoga, le navi anti-som Admiral Chabanenko e Vitse-admiral Kulakov, sottomarini, 30 aerei e 150 veicoli da combattimento. Queste esercitazioni riguardano il Mare di Barents, Mare di Kara e Mare di Laptev e la zona costiera di Pechenga, nell’Oblast di Murmansk. Le manovre avevano lo scopo di verificare la prontezza al combattimento di queste unità nella difesa degli impianti di produzione di petrolio in mare aperto, nel proteggere la Rotta Marittima del Nord e le strutture on-shore (stazioni di ricerca, impianti di perforazione, centri produzione e trasporto di energia presenti nell’Artico), contro minacce terroristiche e convenzionali. Le unità anfibie dovrebbero quindi prendere il controllo di una regione costiera tenuta da forze ostili.
Va notato qui, che si ebbero dei combattimenti in alcuni di questi teatri delle esercitazioni, durante la seconda guerra mondiale e l’invasione nazista, e che queste aree strategiche continuano a mantenere, lungo il corso della Storia, il loro carattere strategico; perciò queste esercitazioni anfibie sono molto prossime a una situazione di aggressione reale. Allo stesso modo, le condizioni meteorologiche in rapida evoluzione sulla costa artica spesso richiedono il mutamento degli scenari.
Un attento osservatore del video noterà, sia in termini climatici che di disposizione tattica, una situazione Malvina!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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