Cina e India: partnership e cooperazione strategiche

Vladimir Odintsov New Oriental  Outlook 07/10/2014
10390931Cina e India sono due superpotenze in rapido sviluppo legati da relazioni piuttosto complesse. Formalmente parlando, entrambe le nazioni hanno lo status di grandi nazioni in via di sviluppo  regionali, ciascuna concentrata sulla “propria” regione: l’India è focalizzata sull’Asia meridionale, dov’è uno dei principali membri dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) mentre la Cina guarda verso l’Est asiatico. A questo proposito, relazioni bilaterali attivamente sviluppate tra Cina e India si sono osservate nelle ultime settimane, avviate a una crescita stabile e dinamica senza effettivamente accrescere l’attenzione su se stesse. Negli anni la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’India e il volume degli scambi tra questi Paesi cresce annualmente ad una velocità pazzesca. I Paesi hanno deciso di aumentare gli scambi dagli attuali 80 miliardi di dollari a 100 miliardi entro il 2015. Le imprese cinesi svolgono un ruolo importante nel miglioramento delle infrastrutture indiane e hanno una posizione stabile sul mercato indiano in settori come elettricità, comunicazioni e metallurgia. Negli ultimi anni, attraverso BRICS, BASIC, G20 e altre associazioni, Cina e India hanno perseguito una cooperazione efficace in settori come la lotta alla crisi finanziaria e al cambiamento climatico, sostegno al mondo multipolare, democratizzazione delle comunicazioni internazionali, nonché tutela dei diritti dei Paesi in via di sviluppo. Questi due Paesi sono le potenziali superpotenze di domani, e si contenderanno la leadership globale. Le fondamenta di questa rivalità sono già visibili in molti settori, in particolare nei mercati degli idrocarburi così come delle materie prime e degli investimenti. Oltre l’economia, reciproca rivalità e cautela accresciuta sono esibite negli ambiti militari e politici, in gran parte dovute alle conseguenze della guerra sino-indiana del 1962.
L’India a lungo era allarmata dal costante sviluppo e riarmo dell’Esercito di liberazione del popolo cinese, dai piani di sviluppo della flotta oceanica cinese e dalla creazione del “filo di perle”, la serie di basi militari dell’Esercito di liberazione del popolo cinese nell’Oceano Indiano, che numerosi strateghi della difesa indiani vedono come escalation ulteriore della superiorità militare cinese  sull’India. Per certi ambienti politici indiani contrastare la Cina è più importante che opporsi al nemico secolare pakistano. Tale atteggiamento prudente viene periodicamente intensificato dalla partecipazione attiva della Cina nella modernizzazione delle forze armate pakistane, spingendo la corsa agli armamenti e costringendo il Paese a concentrare un folto gruppo militare ai confini. Tuttavia, negli ultimi 15 anni, la Cina ha avuto una posizione neutrale sul conflitto indo-pakistano sul Kashmir, proponendo un dialogo costruttivo con l’India. A sua volta, la Cina è preoccupata dalla cooperazione militare tra India e Paesi che temono l’ascesa della Cina, mirando a creare un sufficiente contrappeso geopolitico al regno celeste. Tuttavia, nonostante la presenza di alcuni problemi e contrasti nelle relazioni sino-indiane, ciò che dovrebbe essere notato è l’assenza della predisposizione ad essere nemici. Oggi, lo sviluppo del contesto economico e politico globale dipende in modo significativo dalle relazioni tra questi due Paesi, ancora basate sulla rivalità regionale e internazionale. L’attuale battaglia ha visto un certo vantaggio di Pechino, che non solo è avanti New Delhi con un PIL superiore di 4,5 volte, ma che dimostra anche una totale indipendenza da Washington e dall’occidente. Un segno di ciò è stata la prima visita ufficiale all’estero della nuova amministrazione cinese, svoltasi non negli Stati Uniti ma a Mosca, portando alla conclusione di una serie di contratti impressionanti tra Cina e Russia su energia, commercio, economia e difesa.
Per ora, l’India non mostra alcuna indipendenza dall’occidente. Con le varie dichiarazioni sul “corso indipendente”, New Delhi, con un chiaro sguardo verso gli Stati Uniti, sostiene “l’unificazione delle forze democratiche in Asia” sotto l’auspicio di Washington, pur essendo consapevole che tale unificazione “ha chiare motivazioni anticinesi”. Tale ambito giustifica l’accresciuto interesse verso lo sviluppo dei contatti indo-cinesi delle ultime settimane, ben oltre i limiti della comunicazione quotidiana e sempre più dall’importanza globale e concreta, nella regione e altrove. Le comunicazioni tra i due Paesi dimostrano che la Cina è particolarmente attiva in materia. La Cina dimostra anche di percepire l’India come partner naturale per la cooperazione regionale e internazionale, aprendo nuove opportunità ad entrambe le nazioni, in particolare alla Cina. L’ambasciatore cinese a New Delhi Wei Wei ha avviato una discussione abbastanza dettagliata sulla tesi di Pechino per sviluppare i legami con l’India, nell’intervista al quotidiano indiano Hindi. In particolare, ha rilevato le seguenti aree di interesse nelle relazioni bilaterali in sviluppo:
Sviluppare attivamente gli scambi in politica estera ai vertici governativi, come in particolare la visita ufficiale a New Delhi del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, l’8 giugno, inviato speciale di Pechino per stabilire contatti diretti con la nuova amministrazione indiana, nonché la riunione dei leader a margine del vertice BRICS in Brasile.
Promuovere una pragmatica cooperazione bilaterale in tutti i settori, soprattutto nello sviluppo di infrastrutture, produzione, agricoltura, soprattutto sui grandi programmi come i trasporti ferroviari e i parchi industriali.
Pechino promuove l’espansione degli investimenti cinesi in India e l’India promuove ulteriormente l’interesse delle imprese indiane per il mercato cinese.
Sviluppo di scambi culturali e umanitari tra le nazioni, intensificare la cooperazione tra città gemellate.
Promuovere la cooperazione negli affari regionali e internazionali, stretto coordinamento delle posizioni su questioni chiave nell’ambito di BRICS, cooperazione Cina-Russia-India, G20 e East Asia Summit.
Ulteriori sforzi per risolvere le differenze tra i due Paesi per mantenere pace e tranquillità nelle zone di confine, e per risolvere la questione dei confini da definire.
Pechino vede il neoeletto premier indiano Narendra Modi un “manager efficace” che si concentrerà sugli aspetti economici del partenariato e il rispetto degli interessi nazionali approfondendo le riforme, migliorando l’economia e aumentando il benessere della popolazione. Queste aree di cooperazione bilaterale erano al centro dei colloqui di giugno avviati dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, accuratamente osservati dalle comunità politica ed economica non solo nella regione, ma anche occidentali. La particolare importanza del viaggio del ministro degli Esteri cinese a New Delhi è sottolineata anche dal fatto che è stata la prima visita ufficiale all’estero di un alto funzionario in India, dopo l’elezione di Narendra Modi al governo indiano.
Con palese delusione, la Casa Bianca ha dovuto ammettere che la visita a New Delhi dell’assistente del segretario di Stato per gli affari dell’Asia meridionale e centrale, Nisha Biswal, nello stesso momento, non era paragonabile a quella del ministro cinese, sia in termini di qualità dei contatti che del contenuto della visita. Washington si rende conto che il nuovo governo indiano cerca di affermarsi negli affari interni, soprattutto nella propria regione, avvicinando la posizione di leader del Movimento dei Paesi Non Allineati all’”autonomia strategica” e concentrandosi sulla risoluzione delle questioni relative alla sviluppo interno, principali obiettivi dell’India nella ricerca di partner stranieri per rafforzare la propria leadership regionale e ampliare i contatti sulla scena mondiale. Lo sviluppo attivo dei legami bilaterali tra Cina e India, avutosi negli ultimi giorni, può anche essere un importante elemento di prova affinché Washington rivaluti l’approccio politico verso Pechino e New Delhi, così come della declinante influenza statunitense nella regione e, sempre più, in altre regioni, dovuta alla politica perdente perseguita dalla Casa Bianca negli ultimi anni.

20120630_ASD001_0Vladimir Odintsov, commentatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Oriental  Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’India dovrebbe seguire l’esempio di Vladimir Putin sulle ONG

Rakesh Krishnan Simha RBTH 15 giugno 2014

Le ONG indiane in combutta con i loro controllori a Washington e Londra lavorano alacremente per ostacolare l’ascesa dell’India a grande potenza. Come ha fatto Putin in Russia lo scorso anno, anche l’India deve reprimerne le attività antinazionali.
narendra_modi-621x414-621x414E ‘ufficiale. I governi occidentali lavorano instancabilmente dietro le quinte nel tentativo di arrestare la crescita economica dell’India e tenerla in uno stato di perenne sottosviluppo. L’Intelligence Bureau (IB), importante agenzia di sicurezza interna dell’India, ha presentato una relazione al neo-eletto Primo Ministro Narendra Modi, individuando diverse organizzazioni non governative finanziate dall’estero (ONG) che “incidono negativamente sullo sviluppo economico“. La relazione d’IB rivela che “numerose ONG indiane, finanziate da alcuni donatori da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Olanda e Paesi scandinavi, utilizzano certi problemi sociali creando un ambiente adatto a bloccare i programmi di sviluppo“. Inoltre, nel 2014 le ONG hanno intenzione di alzare la posta contro programmi vitali come il Delhi-Mumbai Industrial Corridor, la regione ad investimenti speciali del Gujarat e il Par Tapi Narmada River Interlinking Project. Il rapporto aggiunge: “i finanziatori stranieri spingano le ONG locali a fornire relazioni sul campo utilizzate contro l’India e come strumenti degli interessi strategici della politica estera occidentale“. Certo, non è la prima volta che il Paese viene messo in guardia sulla ‘mano straniera’. Nel febbraio 2012, al culmine delle proteste contro la centrale nucleare costruita dai russi a Kudankulam, Tamil Nadu, l’ex-primo ministro Manmohan Singh insolitamente si scagliò contro i manifestanti, dicendo che il programma elettronucleare dell’India subiva difficoltà a causa delle ONG soprattutto statunitensi. Il giorno dopo il commento del primo ministro, il ministro V. Narayanaswamy difese il premier dicendo che la contestazione si basava su un’indagine del ministero degli interni. Disse che le proteste contro l’impianto russo “sono finanziate da organizzazioni di Stati Uniti e Paesi scandinavi“. Dopo l’accusa del premier, il Ministero degli Interni non perse tempo congelando i conti di quattro ONG, tra cui un gruppo cristiano indiano, Tuticorin Diocese Association.

Nemici tra noi
Il problema delle ONG è che è difficile distinguerle. L’Unione Popolare per le Libertà Civili (PUCL), il più grande e antico gruppo per i diritti umani del Paese, fu mentore nientemeno che di Rajindar Sachar, ex-giudice dell’Alta Corte, famoso per aver diretto un comitato che relazionò sullo status dei musulmani indiani. Il rapporto del Comitato Sachar fu ampiamente stroncato per aver evidenziato la povertà dei musulmani, ignorando il fatto che la povertà era diffusa anche tra gli indù. Nel 2010, un rapporto dell’IB spazzò via la patina di altruismo del PUCL. Secondo il rapporto, PUCL è un’”organizzazione di facciata” dei terroristi maoisti. Dice il comunicato IB: “E’ la facciata di enti che hanno avviato attività armate“.

Deriva pericolosa
Il decennale dominio di Sonia Gandhi e della sua emanazione Manmohan Singh ha enormemente facilitato l’ascesa delle ONG occidentali, in particolare i gruppi ecclesiali in India. Nel 2010 la rivista Tehelka pubblicò una relazione esaustiva sulla penetrazione statunitense in India tramite gruppi evangelici. “Le missioni evangeliche finanziate dagli USA hanno creato una rete che collega indiani e missioni evangeliche internazionali che operano con la loro benedizione e sostegno, ma a cui non si può facilmente risalire direttamente“, dice il rapporto. “Probabilmente, è una struttura flessibile che permette alle missioni evangeliche finanziate dagli USA di operare in India senza attirare l’attenzione delle agenzie d’intelligence e della polizia“.

La soluzione russa
Non è missilistica gestire le ONG. La soluzione russa è etichettare semplicemente le ONG impegnate in attività politiche come “agenti stranieri”, agendo chiaramente nell’interesse di uno Stato straniero. Questo non significa necessariamente che siano agenti stranieri. Per alcuni potrebbe sembrare dura, ma tale etichettatura è utile a controllare una potenziale quinta colonna. In ogni caso, la legge s’ispira a quelle statunitensi. Negli Stati Uniti, le ONG devono presentare una relazione sulle loro attività ogni sei mesi, produrre copie di tutti i loro contratti e accordi verbali nei termini appropriati. La recente storia russa suggerisce che tali misure sono effettivamente necessarie. E’ noto che Washington, Londra e Bruxelles versavano miliardi di dollari nella Russia post-sovietica per corrompere funzionari e politici, al fine di avere un governo sottomesso all’occidente. La corruzione di uomini d’affari e politici occidentali svergognò perfino i criminali russi più incalliti. L’occidente è riuscito a fare breccia nel Cremlino e installarvi marionette come Andrej Kozirev, che di fatto si rifiutò d’incontrare l’inviato del primo ministro indiano PV Narasimha, Mani Dixit, a Mosca, dicendo sdegnosamente che la Russia non avrebbe d’ora in poi trattato l’India da amica. Le conseguenze di tale affronto si fanno sentire ancora oggi dall’industria della Difesa russa che vide molti contratti indiani andare ad imprese statunitensi. Gli statunitensi devono aver avuto i crampi ridendo dell’ingenuità di Kozirev.

Contro Modi
Non dimentichiamo che fu la Commissione sulla libertà religiosa internazionale degli USA, un’agenzia finanziata dagli USA che lavorava con le ONG indiane, responsabile del bando sul visto agli Stati Uniti del Primo ministro Narendra Modi. Fu un atto meschino che colpì implicitamente  anche l’India, un affronto da cui l’India deve esigere le scuse degli Stati Uniti. Certo, vi sono decine di migliaia di organizzazioni non governative che non sono al soldo dell’occidente. Ma ci sono altre, come Citizen Initiative, che hanno svolto un ruolo attivo nell’infangare il nome di Modi mentre lavorano per i loro padroni occidentali. Devono essere sorvegliate, avvertite e quindi fermate. Perché, come diceva Cicerone, lo statista romano, “Una nazione può sopravvivere agli sciocchi e agli ambiziosi. Ma non può sopravvivere al tradimento. Il traditore marcisce l’anima della nazione… infettandone il corpo politico in modo da non poter più resistere. Un assassino è meno pericoloso“.

India_SATELLITETraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370 – Inside job Parte III

Aangirfan 1 aprile 2014

1395952528000-XXX-Sarah-BajcPhilip Wood e Sarah Bajc

James R: “Secondo quanto riferito, Philip Wood, un passeggero sull’MH370, ha postato un messaggio e una foto su un forum dopo la scomparsa. Presumibilmente, il messaggio è stato emesso il 19 marzo da un ‘anonimo’ che dice che il suo nome è ‘Philip Wood’, intitola il messaggio ‘aiuto’ e prosegue dicendo: “Sono ostaggio di militari sconosciuti dopo che il mio volo è stato dirottato (bendato). Lavoro per l’IBM e sono riuscito a nascondere il mio cellulare durante il dirottamento. Sono stato separato dagli altri passeggeri e sono in una cella. Il mio nome è Philip Wood. Penso di essere stato drogato e non riesco a pensare con chiarezza.” Messaggio ‘Aiuto’ su Internet afferma che l’aereo è stato dirottato?
Secondo quanto riferito, la foto è completamente nera; le informazioni codificate nella foto appaiono cliccando col tasto destro sul file e selezionando Proprietà e poi Dettagli, forniscono l’accesso a una serie di dettagli su quando e dove la foto sia stata scattata. Ciò indica che la foto è stata scattata in un posto con coordinate quasi identiche a quelle di Diego Garcia. Ma potrebbe essere un falso. Un grosso problema è che la partner di Wood, Sarah Bajc, chiaramente non ci crede, come la famiglia a quanto pare.

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Phillip Wood di Diego GarciaSopra, vediamo i dettagli della foto ‘nera’.

Stroppy Me ha detto: “Wood può aver inviato il messaggio a un contatto telefonico, che l’ha aperto con Photoshop per vedere se riusciva a capire che cosa ci fosse, e poi l’ha postata su 4plebs. Le coordinate GPS della foto portano direttamente a un edificio a Diego Garcia (a sud della pista e nell’entroterra). Naturalmente ciò non esclude il fatto che qualcuno di stanza nella base si stia facendo una risata. Data la riluttanza degli Stati Uniti a partecipare ai soccorsi, e almeno fin quando ogni altro Paese non fornirà i propri dati segreti, tale teoria è ancora la più probabile”.

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Diego Garcia Airport and MH370Matthias Chang, segretario politico e consigliere dell’ex-primo ministro malese Mahathir Muhammad, si chiede: “C’erano armi sul MH370 prima del volo per Pechino? Se sì, quali erano previste per tale missione: armi biologiche, bombe sporche? Pechino/Cina ne erano il bersaglio e se sì perché? All’aereo è stato ordinato di rientrare, se sì chi ha dato l’ordine? Perché alcuna domanda è stata posta se la rotta dell’MH 370 rientrasse nei parametri geografici dell’intelligence di Diego Garcia? Perché gli aerei schierati a Diego Garcia non hanno intercettato l’aereo “non identificato”, che ovviamente poneva  una minaccia alla base militare di Diego Gracia? WantaChinaTimes di Taiwan ha riferito: “Gli Stati Uniti hanno approfittato della ricerca dei dispersi del volo Malaysia Airlines per testare le capacità dei satelliti della Cina e giudicare la minaccia dei missili cinesi contro le loro portaerei… Erich Shih, caporedattore del mensile militare cinese Defense International ha detto che gli Stati Uniti, che hanno più e migliori satelliti, non hanno preso parte alla ricerca del volo MH370… Shih ha affermato che gli Stati Uniti si tengono in disparte perché vogliono vedere quali informazioni i satelliti della Cina avrebbero fornito“. La scomparsa del volo Malaysian Airlines MH370: La domanda da un trilione di dollari degli Stati Uniti e dei loro servizi d’intelligence

borntoloselivetowin-435x390fair-500x21627 marzo, un’operazione del Pentagono che coinvolge un Boeing 777 in volo dall’Asia a Seattle. La coincidenza del Boeing 777

BjrvYcLCMAATlxiYoichi Shimatsu, ex-redattore di The Japan Weekly Times, scrive che un minuscolo microchip sarebbe il motivo probabile per il dirottamento dell’MH370 da parte del Pentagono. Secondo Yoichi Shimatsu: Freescale Semiconductors, in Texas, ha centri di progettazione a Kuala Lumpur e Cina. Nel febbraio 2013, Freescale ha presentato Kinesis KL02, un piccolo dispositivo chiave per le guerre di prossima generazione. Ha anche usi civili e potrebbe portare molti soldi. Kinesis KL02 è prodotto a Kuala Lumpur Il Pentagono non vuole che la Cina o la Russia mettano le mani su Kinesis KL02. Freescale Malaysia si stava preparando a testare Kinesis KL02 in Cina. Freescale ha connessioni con il Carlyle Group, ed è finanziariamente controllato da Blackstone tra i cui maggiori investitori vi sono i Rothschild. A novembre, Joanne Maguire, che ha legami con il Pentagono, è entrata nel Consiglio di Amministrazione di Freescale. “Il gruppo oggetto del dirottamento si restringe sui 20 dipendenti che lavorano per Freescale” a bordo dell’MH370. Un piccolo microchip è il motivo probabile del dirottamento dell’MH370 del Pentagono

Bh-RbL3IYAAyYQlStephen Allen Schwarzman, presidente e amministratore delegato del gruppo Blackstone. Lui e George W. Bush erano entrambi nella Skull and Bones.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370 – Inside job II Parte

Aangirfan

849411Aeroporto Cotswold (già RAF Kemble), Regno Unito, 2012. Flickr/Airport-dataIl 26 ottobre 2012, vediamo il Boeing 737-4H6 della Malaysia Airlines por fine alla propria esistenza nel Regno Unito. Fu deviato a Gatwick per via della nebbia nella sua destinazione di Kemble. Abbiamo già sentito, di prima mano, come l’aereo volasse sulla sua rotta oblbigatoria. Così sappiamo che il team della Rolls Royce può dirci entro 30 metri dove i motori furono spenti, eppure non hanno mai detto una parola. L’accetto come prova che un’agenzia d’intelligence inglese sappia del destino del volo 370. Questo è un fatto“. Il Volo MH370 della Malaysia scomparso – Pagina 120

article-2589365-1C87F9EE00000578-69_634x350Un articolo suggerisce che il pilota dell’MH370 potrebbe essersi suicidato, ma il pubblico non si fa ingannare. Il pilota dell’MH370 sconvolto per la separazione dalla moglie
Commenti del pubblico al Daily Mail Online:
1. “Questo articolo s’incentra su affermazioni fatte da “Un caro amico che vuole rimanere anonimo” e “Una fonte dell’industria aeronautica che vuole rimanere anonima”. “Rimanendo anonimi non c’è modo di verificare se dicano la verità su chi siano, o se in realtà siano tirapiedi globalisti prestatisi alla disinformazione dei media per occultare i fatti.
2. “Scodinzoliamo? Voglio dire dopo quasi un mese si menziona che il pilota avesse divorziato  prima di salire sull’aereo e che ne era afflitto? Ma via!”
3. “Non ci sarebbe stato alcun bisogno di salire a 15000 piedi per depressurizzare l’aereo e far svenire i passeggeri. Lo stesso effetto sarebbe stato raggiunto alla normale quota di crociera, anche se l’ipossia avrebbe richiesto diverse decine di secondi piuttosto che pochi. Il pilota avrebbe dovuto saperlo, quindi perché perdere tempo con la salita? Inoltre, il transponder è stato spento, come hanno misurato con precisione l’altitudine del velivolo?
C’è una serie di ragioni per credere che il pilota dell’MH370 non si sia suicidato. Per esempio:
1. La rotta lungo i punti intermedi di navigazione non collima con la storia del suicidio.
2. L’esperto di aviazione australiano Neil Hansford accusa il governo malese di essere evasivo in merito a questioni quali le procedure d’imbarco e i passaporti rubati. Dice che i dati indicano che l’equipaggio dell’aereo ne sia coinvolto. Dailymail/News Sky
3. Prima del volo, il passeggero Paul Weeks si tolse anello nuziale ed orologio e li diede alla moglie con istruzioni rigorose di passarli ai figli se gli fosse successo qualcosa. L’aereo scomparso: ‘Già mi manchi’ – ultimo testo di Lost Kiwi/ I passeggeri delle Malaysia Airlines
4. “L‘annuncio che MH 370 era ancora in volo ed individuato sui radar malesi alle 08:11 indica che  la ricerca nel mare della Cina meridionale fu una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente ha lasciato che una ricerca inutile continuasse per quasi una settimana“. In altre parole, vi è stato il tentativo deliberato delle autorità di ingannare  il pubblico.

Etihad 777 flightIl 777/200 è un aereo ‘fly by wire’ con controlli che consentono alla CIA di teleguidarlo… La CIA assieme ai comandi militari ha… rintracciato il Volo 370, monitorandolo di continuo, monitorando l’assassinio dei suoi passeggeri, l’atterraggio, il rifornimento e sapendo esattamente dove si trova“. Volo 370, menzogna della CIA
Il 24 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak annunciava che, sulla base delle analisi di dati satellitari della società inglese Inmarsat, l’MH370 delle Malayian Airlines era finito nell’Oceano Indiano meridionale, e nessuno a bordo è sopravvissuto. Come la società satellitare inglese Inmarsat ha rintracciato MH370
Nel 2006, un ex-collaboratore di Najib Razak, Abdul Razak Baginda, fu accusato di favoreggiamento dell’omicidio di Altantuya, l’ex-amante mongola. Abdul Razak Baginda e tre membri dell’unità antiterrorismo della Polizia malese che lavoravano per l’allora viceprimo ministro Najib Razak, furono arrestati per l’omicidio.

Altantuya

Altantuya

Altantuya aveva lavorato come traduttrice di Najib Razak su un ‘losco affare’ per l’acquisto di sottomarini dalla Francia. (Omicidio in Malesia) (2.1.1.1 accuse di corruzione per l’acquisto di sottomarini) Najib Razak ha studiato al Malvern College, una scuola privata nel Regno Unito, e presso l’Università di Nottingham nel Regno Unito. Poco prima del decollo, il pilota dell’MH370, il capitano Zaharie Ahmad Shah ricevette una telefonata da una donna misteriosa. La chiamata fu fatta con una scheda telefonica acquistata da una donna con documenti falsi. Il pilota dell’MH370 ha ricevuto una chiamata da una donna misteriosa/MH370: 23 marzo live – Telegraph/Una donna sconosciuta ha utilizzato un documento falso nell’acquistare un telefonino
Questa scoperta suggerisce un altro possibile legame tra il capitano Zaharie e la CIA. Shah era legato all’agente della CIA Anwar Ibrahim. Al momento dell’acquisto di una scheda SIM prepagata  in Malesia si deve compilare un modulo con il numero della carta d’identità o del passaporto. La polizia ha scoperto che la carta SIM fu acquistata ‘di recente’ in un negozio di Kuala Lumpur. Il 23 marzo 2014 si segnala che, stranamente, la moglie di Shah, Faizah Khan, non era stata ancora formalmente interrogata dalla polizia. Il simulatore di volo di Shah, sequestrato in casa sua, aveva certi programmi cancellati. Un programma gli permetteva di atterrare sulla base aerea USA di Diego Garcia. L’FBI ha preso l’attrezzatura relativa ai file cancellati. Il ministro della Difesa malese,  nonché ministro dei Trasporti responsabile della crisi MH370, è Hishammuddin Hussein, che presumibilmente è gay.

chuck_hagel_us_defence_secretary_hishammuddin_hussein_malaysian_defense_minister_640_001Il presunto gay Hishammuddin Hussein con il suo amico Chuck Hagel, segretario della Difesa degli Stati Uniti.

L’esperto di aviazione australiano Neil Hansford accusa il governo malese di non raccontare la storia completa di ciò che è successo. Ha detto a Sky News: “Trovo in ogni intervista con i malesi che c’è un bel po’ di vaghezza, negazione delle procedure di imbarco e controllo dell’elenco dei passaporti rubati, e continue incoerenze“. Secondo Neil Hansford: “Nulla di ciò che sento mi dice alcunché dei due passeggeri dai passaporti rubati” ha detto. “Se si dirigevano in  Germania, perché dovevano essere su un aereo malese per la Cina? Semplicemente non ha senso“.
Neil Hansford presidente di Strategic Solutions Aviation, dice:
1. Ciò che è successo all’MH370 non è stato un incidente.
2. Le prove indicano che l’equipaggio dell’aereo è coinvolto.
3. La scomparsa “è stata ben studiata e pianificata”.
4. Gli investigatori malesi non hanno mai avuto il controllo dell’incidente.
Daily Mail

ADF assistance to Malaysia Airlines MH370.Tony Ryals (Wolfblitzzer0) ci ha allertato su Paul Weeks, un passeggero sull’MH370. Il neozelandese Paul Weeks è un ingegnere meccanico di Perth, Australia. Prima del volo, Weeks si tolse anello nuziale e orologio che diede alla moglie con l’istruzione rigorosa di passarli ai figli se gli fosse successo qualcosa. La signora Weeks ha detto che suo figlio Lincoln di 3 anni le disse: “Sai papà è andato via… e sulla strada papà si è perso“. I media descrivono Weeks come un ex-soldato della Nuova Zelanda. Poco prima d’imbarcarsi sul volo MH370 volo, Weeks inviò un messaggio alla moglie dicendo che i loro figli significavano tutto per lui. I passeggeri delle Malaysia Airlines
Tony Ryals osserva che vi è un Paul Weeks ingegnere meccanico specializzato in Boeing 777. Paul Weeks – LinkedIn
E che dire del pilota e di sua moglie? Secondo quanto riferito, la moglie e i tre figli del pilota del volto MH370 Zaharie Shah sparì di casa il giorno prima del volo. Il pilota Zaharie Shah dell’MH370 Malaysia Airlines
Il pilota dell’ MH370 Zaharie Ahmad Shah era legato ad Anwar Ibrahim, che sarebbe un agente della CIA. Anwar Ibrahim, CIA, bar gay

diego-garcia-to-Iran01Secondo quanto riferito la CIA dispone di prigioni segrete a Diego Garcia.

Cinque grandi aziende di comunicazione tecnologica high-tech legate ai militari avevano dipendenti e dirigenti sulla lista passeggeri dell’MH370. Le aziende sono: “China Telecom, Business Machines Corp., Freescale di Austin, International Business Machines (IBM), ZTE Corp. e Huawei Technologies Co. In totale, 26 esperti di alta tecnologia sulla lista dei passeggeri”. Il dirigente di China Telecom Hualian Zhang, vicepresidente della rete pianificazione di Global China Telecom, appariva sulla lista dei passeggeri. Il dipendente della ZTE Li Yanlin, un ingegnere che fa parte del team di installazione e manutenzione attrezzature delle telecomunicazioni della società appare sulla lista dei passeggeri. La società di telecomunicazioni cinese Huawei, con legami militari, ha due dipendenti nella lista, ma ha rifiutato di identificarli”. Spie sull’aereo della Malaysia
La National Security Agency degli Stati Uniti (NSA) ha creato “porte” nelle reti gestite dalla società di telecomunicazioni cinese Huawei, secondo un rapporto. Il rapporto proviene da un documento dell’ex-contractor della NSA Edward Snowden e fu divulgato da New York Times e Der Spiegel. Huawei spia per la Cina, afferma l’ex-capo della CIA Michael Hayden. La Freescale Semiconductor, una società degli Stati Uniti, aveva 20 dirigenti a bordo del Malaysia Airlines MH370. Dodici erano malesi, mentre otto erano cittadini cinesi. Il 3 marzo 2014, appena cinque giorni prima che l’MH370 scomparisse, Freescale lanciava un nuovo elemento da guerra elettronica per i sistemi radar militari. Gli azionisti di Freescale includono gli investitori di private equity del il Gruppo Carlyle, i cui passati consiglieri inclusero l’ex-presidente USA George Bush Sr e tra i cui investitori in passato vi era la famiglia bin Ladin. Aereo malese: 20 a bordo lavoravano per la guerra elettronica…
Secondo quanto riferito, “i 20 nerd tecnologici a bordo capita che lavorassero per la Cina nella progettazione ‘classificata’ dei principali software di controllo per calcolatori di bordo/internet, di cui trasportavano l’hardware adatto sull’aereo… Il jet sarebbe atterrato a Diego Garcia, e l’hardware e il software scaricati con i nerd“. Il Volo MH370 scomparso della Malaysia – pagina 83 – David Icke

diego_garciaIl 20 marzo 2014, un funzionario della ricerca e soccorso australiano ha detto che aerei furono inviati a controllare due oggetti eventualmente legati al volo scomparso delle Malaysia Airlines, avvistati su immagini satellitari nell’Oceano Indiano a circa 2500 chilometri a sud-ovest di Perth. Fu previsto che “il relitto dell’aereo sarebbe stato poi attentamente depositato (presumibilmente da un aereo) lontano da Diego Garcia…Dirottato verso gli USA?
Da Diego Garcia agli USA? “Se supponiamo che l’aereo sia stato dirottato a Diego Garcia, è ragionevole supporre che l’aereo e i suoi passeggeri non sarebbero stati trattenuti lì a tempo indeterminato“. Il Volo 370 della Malaysia Airlines dirottata a Diego Garcia e poi in South Carolina?
Se dobbiamo seguire la logica di alcuni teorici della cospirazione che seguono questo e altri forum, l’aereo e i suoi passeggeri sarebbero volati verso la costa orientale degli Stati Uniti, sopra l’Oceano Atlantico per sfuggire al controllo (e relativamente meno distante). Certo, la livrea dell’aereo sarebbe stato ridipinta. Il relitto dell’aereo sarebbe poi stato attentamente depositato  (presumibilmente un aereo) lontano da Diego Garcia… Quattro giorni dopo la scomparsa dell’MH370, una curiosa esercitazione ebbe luogo nelle coste sud-orientali degli Stati Uniti. “Aerei da caccia avrebbero ‘scortato’ un aereo.” Dirottato verso gli USA?
I membri della Carolina Air National Guard del Sud conducono un’esercitazione della difesa aerea lungo la costa. Il sergente maggiore della Guardia Edward Snyder dice che le persone potrebbero vedere jet da combattimento scortare un aereo civile sulle aree di North Charleston e Myrtle Beach.” La SC Air National Guard pianifica esercitazioni costiere
MH370: l’ambasciata indonesiana deplora l’articolo di Utusan Malesia. Carolina Mason lo collega all’attentato del centro commerciale in Kenya

map_of_diego_garciaGli investigatori hanno scoperto che Diego Garcia è uno dei 5 aeroporti nell’Oceano Indiano caricati nel simulatore di volo del capitano Zaharie Ahmad Shah. Base militare statunitense e aeroporti dell’Asia meridionale nel simulatore del pilota dell’MH370
Diego Garcia è una base militare degli Stati Uniti. Il simulatore del capitano Zaharie Ahmad Shah è stato rimosso da casa ed è stato rivelato oggi che i dati furono cancellati.

tumblr_inline_n2kagsCjSF1suyqf0E’ chiaro, controllando la rotta SIA68, che l’MH370 si è accodato sulla scia di SIA68 alle 18:00 UTC circa, e nei successivi 15 minuti l’ha seguito… il Volo 68 delle Singapore Airlines l’ha proceduto sul Mar delle Andamane nel Golfo del Bengala e, infine, nello spazio aereo dell’India… E’ mia convinzione che MH370 probabilmente seguiva la scia SIA68 sullo spazio aereo di India e Afghanistan...” Il volo 370 delle Malaysian Airlines scomparso dietro il SIA68/SQ68

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’avanzata del drago cinese in Eurasia

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 19 mar 2014 China US HackingMentre gli Stati Uniti ruotano militarmente nella regione Asia-Pacifico, i cinesi avanzano verso occidente semplicemente con realizzazioni commerciali e programmi economici. I cinesi hanno terminato la costruzione del tunnel principale del corridoio di trasporto montano da Turpan a Kurla, collegandosi al Pakistan. Il corridoio è parte della Karakoram Highway nell’ambito del progetto per reintegrare la parte occidentale della Repubblica Popolare della Cina con le aree occidentali dell’Eurasia. Pechino crea proprie infrastrutture di trasporto ed energetiche in Eurasia, e le infrastrutture in costruzione saranno il motore della rinascita economica avviata. I cinesi sono ora presenti su tutta la vecchia Via della Seta e le antiche rotte commerciali marittime nell’Oceano Indiano per il commercio di spezie e metalli preziosi. La Cina s’è occupata della costruzione di porti in acque profonde e baie, ferrovie, autostrade, tunnel e snodi di trasporto in tutta la regione. Nonostante pressioni e tentativi di militarizzare e controllare le rotte marittime dell’Oceano Indiano degli Stati Uniti, i cinesi hanno creato una rete di infrastrutture che si estende fino a Gwadar, vicino al Golfo Persico, in Pakistan, ad Hambantota in Sri Lanka, a Chittagong in Bangladesh e a Kyaukphyu in Myanmar. Mentre gli Stati Uniti sconfortati si vedono emarginare nell’area, questi progetti cinesi tessono l’integrazione eurasiatica.

Le guerre segrete di Washington contro la Cina in Xinjiang e Tibet
Gli Stati Uniti hanno cercato e continuano a cercare d’indebolire la Cina. I tentativi di Washington d’indebolire la Cina includono lo sfruttamento delle tensioni etniche e delle divisioni tra i cinesi Han, che compongono la maggioranza della popolazione cinese, e i cittadini non-Han della Cina. Ciò include fomentare tensioni nel Turkestan orientale tra Han e i musulmani turcofoni uiguri  indigeni della regione autonoma dello Xinjiang. Gli Stati Uniti hanno inoltre continuamente istigato  proteste e la secessione del Tibet. Anche se il Dalai Lama e il suo governo in esilio pretendono che i disordini siano risultato del malcontento verso Pechino, le squadre dell’US Central Intelligence Agency (CIA) con la pianificazione degli Stati Uniti e l’addestramento della CIA, parteciparono nell’istigazione e nella manipolazione del malcontento tibetano scoppiato a Lhasa alla vigilia delle Olimpiadi estive di Pechino 2008. Han e i musulmani Hui, gruppo etnico composto da Han fusisi con i viaggiatori e commercianti della Via della Seta nel corso dei millenni, furono presi di mira e uccisi durante tale ondata di agitazioni anti-Pechino. Durante il 110th Annual Meeting dell’American Anthropological Association nel 2011 (dal 16 al 20 novembre a Montréal), un antropologo ammise che, per scopi di ricerca, ebbe accesso privilegiato al programma d’addestramento della CIA che fece esplodere i disordini del 2008 in Tibet. La CIA ha anche campi di addestramento per guerriglieri tibetani sul suolo statunitense, nascosti nelle Montagne Rocciose.
Nonostante le smentite di Washington, vi sono anche testi che parlano apertamente delle operazioni segrete in Tibet di Washington. L’attivista tibetano Jamyang Norbu ha scritto un capitolo in un libro pubblicato nel 1994 e curato dal professore della Columbia University e specialista del Tibet Robert Barnett, sulla resistenza e riforma in Tibet, apertamente dettagliando il ruolo della CIA in Tibet contro il governo cinese. ‘Il movimento di resistenza tibetano e il ruolo della CIA’ è il titolo del capitolo di Norbu. Nella letteratura più recente vi è il libro di Kenneth Conboy e dell’ex-agente della CIA James Morrison pubblicato nel 2002 dalla University Press of Kansas, ‘La guerra segreta della CIA in Tibet’. Tali autori rivelano apertamente come gli Stati Uniti hanno condotto una guerra segreta contro la Cina, incoraggiando la secessione del Tibet e controllando la guerriglia tibetana in lotta contro Pechino.

Marcia verso ovest
Washington inasprisce i problemi tra la Cina e i Paesi confinanti nel sud, nell’Est e sui mari. I funzionari statunitensi sognano di riavviare l’Asiatic Treaty Organization Southeast (SEATO). La SEATO è la defunta NATO dell’Asia orientale che doveva espandersi in parallelo all’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), proprio come la NATO e l’Unione Europea si sono allargati in coppia sull’Europa, parte occidentale dell’Eurasia. C’è anche il segmento asiatico del progettato scudo missilistico globale che il Pentagono costruisce vicino alla frontiere orientali densamente popolate della Cina. Ciò rientra nella strategia di accerchiamento eurasiatico contro la Cina e la Russia. Ciò porta al cosiddetto ‘Pivot asiatico’ che Hillary Clinton annunciò nel 2011, quando affermò che gli Stati Uniti puntavano alla regione Asia-Pacifico dal Medio Oriente e dall’Afghanistan presidiato dalla NATO. Pechino non c’è cascata, sapendola lunga. Gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di lasciare il Medio Oriente o il poligono militare del Pentagono dell’Afghanistan. Invece i cinesi continuano con il loro programma di lento sviluppo della rete di infrastrutture commerciali diretta verso ovest, le coste del Mar Caspio e del Mediterraneo mediorientali. Foreign Policy, la rivista basata sullo ‘scontro di civiltà’ di Samuel Huntington, ha dato un assaggio di ciò che è ovvio in Cina; Yun Sun del Stimson Center East Asia, nel 2013: “Mentre gli USA ruotano ad est, la Cina marcia nell’altra direzione“, spiegava ai lettori.

L’impero predatore degli USA contro l’impero commerciale cinese
Gli Stati Uniti non hanno mai smesso di cercare di fermare i cinesi nel loro percorso. Il Trans-Pacific Partnership (TPP) è solo un altro piano degli USA per farlo. L’obiettivo del TPP è isolare i cinesi imponendo restrizioni commerciali tra Pechino e il resto della regione Asia-Pacifico. Pechino, tuttavia, ha altri piani. La Cina avanza i suoi progetti, perché indifferente alle operazioni di pressione e destabilizzazione di Washington. L’ombra che l’aquila statunitense proietta sull’Eurasia svanisce diminuendo costantemente. La Via della Seta è stata ricostruita in Eurasia dal Drago cinese e dai suoi alleati. Marco Polo verso l’altro verso. Il Drago e i suoi alleati, l’Orso russo e il Leone iraniano, hanno idee diverse sulla gestione della loro parte del mondo. La gestione dell’Eurasia sarà svolta sul posto e non dagli USA. Questa è la base del florilegio alfabetico delle diverse organizzazioni regionali, dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica (ECO) all’Unione eurasiatica alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). È solo la punta dell’iceberg.
La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT), che ha escluso l’Iran dal sistema bancario internazionale nel 2012 su ordine dello Zio Sam, ha riferito alla fine del 2013 che la moneta nazionale cinese ha soppiantato l’euro come seconda maggiore valuta mondiale dopo il dollaro statunitense. L’8,66 per cento del commercio mondiale si svolge in yuan cinesi. È solo l’inizio. L’uso dello yuan aumenterà nelle transazioni internazionali.
Nonostante i tentativi degli Stati Uniti di frenare Pechino globalmente, l’influenza cinese in Africa e in America Latina aumenta. Gli Stati Uniti hanno diviso il Sudan, attaccato la Libia e creato l’Africa Command (AFRICOM), mentre i loro barboncini francesi hanno cominciato a reimporsi militarmente su tutta l’Africa sotto Nicolas Sarkozy, nel tentativo di cacciare i cinesi dall’Africa. I risultati, tuttavia, sono scarsi e l’influenza cinese continua a crescere in Africa. In tutta l’America Latina si parla di aumentare gli scambi commerciali con la Cina. I cinesi si preparano ad iniziare a costruire un megacanale in Nicaragua per soddisfare le crescenti richieste di scambi dall’America Latina. Allo stesso tempo, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), riorientano l’America Latina  dagli Stati Uniti verso la Cina e i suoi partner eurasiatici. La presenza cinese è inoltre sentita sia nel Polo Nord che nel Polo Sud. Pechino è in trepidante attesa dell’apertura di una Arctic Silk Road dei programmi di esplorazione in Antartide. Pechino, inoltre, è un osservatore permanente presso il Consiglio Artico ed ha investito molto nella ricerca, nei programmi di sviluppo dell’Artico e nelle esplorazioni dei Paesi che si affacciano sul Polo Nord. L’obiettivo finale di Pechino è sviluppare una rete di trasporti e accedere alle riserve energetiche nell’Artico.
Il Pentagono vede nella Cina la maggiore minaccia agli Stati Uniti. La minaccia, tuttavia, non è di natura militare, ma economica. Il soft power cinese aggira l’hard power degli Stati Uniti. A differenza di Washington e dei suoi amici dell’Europa occidentale, il capitalismo cinese non è sostenuto dalla forza militare. Mentre Washington continua a fare la guerra e a rubare la ricchezza delle nazioni vinte, i cinesi continuano a fare affari in tutto il mondo, mentre continuano la loro marcia verso l’ovest dell’Eurasia, verso le rive del Mar Caspio e del Mediterraneo. In altre parole, la Cina lavora mentre gli USA tirano pugni.

china-sources-of-oilArticolo originariamente pubblicato da Russia Today il 17 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: HEARTLAND: Energia e Politica nell’Eurasia del XXI secolo

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