Il ‘Pivot’ asiatico degli USA passa per la Malesia

 Tony Cartalucci, Land Destroyer 8 maggio 2013

malaysiaLe ambizioni egemoniche in Asia di Wall Street e Londra, centrate sull’installazione di regimi fantoccio in tutto il Sud-Est asiatico e sull’utilizzo del blocco sovranazionale ASEAN per circondare e contenere la Cina, hanno subito un duro colpo questa settimana, quando l’opposizione filo-occidentale, del partito del leader malese Anwar Ibrahim, ha perso nelle elezioni generali. Mentre il partito di opposizione di Anwar Ibrahim, il Pakatan Rakyat (PR) o “Alleanza del Popolo”, ha tentato di sfruttare una piattaforma anti-corruzione per la sua campagna, che invece assomigliava ai tentativi ispirati dall’occidente di sovvertire politicamente i governi in tutto il mondo, tra cui recentemente in Venezuela e in Russia nel 2012.
Proprio come in Russia dove la cosiddetta agenzia di monitoraggio delle elezioni “indipendente” GOLOS, si rivelò essere completamente finanziata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti attraverso il National Endowment for Democracy (NED), il cosiddetto centro di monitoraggio elettorale della Malesia, il Merdeka Centre for Opinion Research, è parimenti finanziato direttamente dagli Stati Uniti attraverso il NED. Nonostante ciò i media occidentali, nel perseguimento della promozione dell’Alleanza popolare filo-occidentale, hanno ripetutamente presentato il Merdeka come “indipendente”. La BBC nel suo articolo, “Le elezioni in Malaysia vedono il record di affluenza alle urne“, delinea le ben collaudate grida sulle “elezioni rubate” utilizzate dall’occidente per minare la legittimità delle elezioni dove teme che i suoi candidati  possano perdere, citando il Centro Merdeka finanziato dagli USA, nei tentativi per sostenere queste affermazioni. Il finanziamento estero e la scarsa obiettività non sono mai menzionate:
Le accuse di frode elettorale sono spuntate prima delle elezioni. Alcuni di quelli che hanno già votato, hanno detto alla BBC News che l’inchiostro indelebile, che dovrebbe durare per giorni, viene facilmente lavato via. L’inchiostro indelebile può essere lavato via facilmente, solo con l’acqua, in pochi secondi”, un elettore, Lo, ha detto alla BBC News da Skudai. Un altro elettore ha scritto: “Ho votato e sono stato contrassegnato con “inchiostro indelebile” alle 10:00, e alle 12:00 l’inchiostro era già scomparso. Se fossi anche registrato sotto un altro nome e numero ID in una circoscrizione vicina, sarei in grado di votare di nuovo prima delle 17:00!L’opposizione ha accusato il governo di finanziare i voli dei supporter negli Stati chiave, cosa che il governo nega. Il sondaggista indipendente Merdeka Center ha ricevuto rapporti non confermati da cittadini stranieri di aver ricevuto gli ID e il permesso di votare.”
Tuttavia, un organismo di controllo elettorale finanziato da un governo straniero, che cerca apertamente di rimuovere l’attuale partito di governo in Malesia, a favore del vecchio servo di Wall Street, Anwar Ibrahim, certamente non é più “indipendente”. I legami tra l’”Alleanza del Popolo” di Anwar Ibrahim e il dipartimento di Stato degli Stati Uniti non si esauriscono con il Merdeka Center, ma continuano nel movimento di piazza dell’opposizione Bersih. Affermando di lottare per elezioni “pulite e giuste”, Bersih in realtà è un veicolo progettato per mobilitare le proteste di piazza in nome del partito d’opposizione di Anwar. La presunta leader di Bersih, Ambiga Sreenevasan, ha lei stessa ammesso che la sua organizzazione ha ricevuto denaro direttamente dagli Stati Uniti attraverso il National Endowment for Democracy, il National Democratic Institute (NDI) e l’Open Society del criminale riconosciuto George Soros.
Il Malaysian Insider ha riferito, il 27 giugno 2011, che il capo del Bersih, Ambiga Sreenevassan, “…ha ammesso di ricevere soldi da due organizzazioni statunitensi, il National Democratic Institute (NDI) e l’Open Society Institute (OSI), per altri progetti, che ha sottolineato non erano collegati alla marcia del 9 luglio“. Una visita al sito dell’NDI ha rivelato, infatti, che il finanziamento e l’addestramento erano forniti dall’organizzazione statunitense NDI, che quindi ha preso nota delle informazioni e le ha sostituite con una versione più benigna e interamente purgata da qualsiasi menzione del Bersih. Per le innocue affermazioni di Ambiga sui finanziamenti, l’NDI si è precipitato a nascondere i possibili legami con la sua organizzazione, suggerendo così che qualcosa di molto più sinistro è in gioco.
Il sostanziale e attentamente occultato supporto che l’occidente ha prestato ad Anwar, non dovrebbe essere una sorpresa per coloro che hanno familiarità con le vicende di Anwar. Quando Anwar Ibrahim era presidente del Comitato per lo Sviluppo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 1998, ha ricoperto incarichi di docenza presso la Scuola di studi internazionali avanzati della Johns Hopkins University, è stato consulente per la Banca Mondiale, e  consulente del ‘Democracy Award‘ della filo-neocon National Endowment for Democracy, e partecipe ad una cerimonia di donazione della NED, la stessa organizzazione degli Stati Uniti che finanzia e sostiene Bersih e la cosiddetta agenzia “indipendente” di monitoraggio delle elezioni Merdeka, dipingendo il quadro di un’opposizione in corsa per le elezioni in Malesia non per il popolo malese, ma chiaramente per gli interessi finanziari aziendali di Wall Street e Londra.
In realtà, la leadership del Bersih, assieme ad Anwar e alla miriade di loro sponsor stranieri, cercano di galvanizzare le reali rimostranze del popolo malese e di sfruttarle per andare al potere. Mentre molti possono essere tentati di suggerire che le “elezioni pulite e giuste” sono veramente gli obiettivi del Bersih e di Anwar, e che i finanziamenti degli Stati Uniti tramite l’NDI, la NED e l’Open Society del criminale bankster miliardario George Soros sono del tutto innocui, un esame approfondito di queste organizzazioni, di come funzionano e della loro dichiarata agenda, rivela la rupe proverbiale verso cui Anwar e Bersih trascinano i loro seguaci e la Malesia. Mentre il Bersih mobiliterà prevedibilmente le piazze per conto del partito di opposizione di Anwar, a seguito del suo completo fallimento delle elezioni generali della Malesia del 2013, è importante per i malesi capire la vera natura delle organizzazioni occidentali che finanziano i tentativi di indebolire politicamente il partito al governo e di dividere i malesi, mettendoli l’uno contro l’altro; e il reale motivo per cui ciò viene fatto, nel più ampio ambito egemonico degli Stati Uniti in Asia.

I sostenitori di Anwar e del Bersih del dipartimento di Stato degli USA
Il NED e il NDI del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sono certamente dei promotori non benevoli della democrazia e della libertà. Un rapido sguardo al consiglio di amministrazione del NED rivela un milieu di fascio-aziendalisti e di guerrafondai:
• William Galston: Brookings Institution (Il consiglio di fondazione può essere trovato a pagina 35).
• Moises Naim: Carnegie Endowment for International Peace (finanziamenti aziendali).
• Robert Miller: avvocato aziendale.
• Larry Liebenow: Camera di Commercio degli Stati Uniti (importante sostenitore di SOPA, ACTA, e CISPA), Centro Internazionale per l’Impresa Privata (CIPE).
• Anne-Marie Slaughter: Dipartimento di Stato USA, Council on Foreign Relations (membri aziendali), direttrice di Citigroup, McDonald Corporation e Political Strategies Advisory Group.
• Richard Gephardt: rappresentante degli Stati Uniti, lobbista di Boeing, Goldman Sachs, Visa, Ameren Corp e Waste Management Inc., lobbista, consulente aziendale, consulente e ora direttore di Ford Motor Company, sostenitore dell’invasione militare e dell’occupazione dell’Iraq nel 2003.
• Marilyn Carlson Nelson: CEO di Carlson, direttrice della Exxon Mobil.
• Stephen Sestanovich: Dipartimento di Stato USA, Carnegie Endowment for International Peace, CFR.
• Judy Shelton: direttrice di Hilton Hotels Corporation e Atlantic Coast Airlines.
• Francis Fukuyama: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC.
• Zalmay Khalilzad: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC
• Will Marshall: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC
• Vin Weber: neocon guerrafondaio, sostenitore pro-egemonico del PNAC
Possono Boeing, Goldman Sachs, Exxon, la SOPA, ACTA, CISPA, sponsor della Camera di Commercio degli Stati Uniti e degli istituti guerrafondai neocon, curarsi di promuovere la democrazia in Malesia? O espandono i loro interessi corporativi-finanziari in Asia con il pretesto di promuovere la democrazia? Chiaramente è quest’ultima. Il NDI, da cui il capo del Bersih Ambiga Sreenevasan ammette ricevere fondi per la sua organizzazione, è parimenti presieduto da una collezione sgradevole di interessi fascisti aziendali.
Alcuni membri scelti includono:
• Robin Carnahan: formalmente della Export-Import Bank degli Stati Uniti, dove “ha esplorato le soluzioni innovative per aiutare le aziende statunitensi ad incrementare le vendita di beni e servizi all’estero“. L’ingerenza del NDI nelle nazioni straniere, in particolare in occasione delle elezioni, per conto dei candidati filo-occidentali che favoriscono il libero scambio, e i precedenti legami della Carnahan con una banca che ha cercato di ampliare gli interessi aziendali all’estero, costituiscono un allarmante conflitto di interessi.
• Richard Blum: banchiere d’investimento della Blum Capital, CB Richard Ellis. Impegnato nell’affarismo bellico assieme ai neocon del Carlyle Group, quando le azioni di entrambi furono acquistati dalla EG&G, cui in seguito venne assegnato un contratto da 600.000.000 di dollari dai militari, durante le prime fasi dell’invasione dell’Iraq.
• Bernard W. Aronson: fondatore di ACON Investments, in precedenza era consigliere della Goldman Sachs e faceva parte dei consigli di amministrazione di Fifth & Pacific Companies, Royal Caribbean International, Hyatt Hotels Corporation, Chroma Oil & Gas e Northern Tier Energy. Aronson è anche membro del Council on Foreign Relations (CFR), che a sua volta rappresenta gli interessi collettivi di alcune delle più grandi aziende sulla Terra.
• Sam Gejdenson: il profilo del NDI pretende che Gejdenson sia “responsabile” della Sam Gejdenson International che proclama dal suo sito web il “Commercio Senza Frontiere“, o in altre parole, il monopolo del grande business tramite il libero scambio. Nel suo profilo autobiografico, afferma di aver promosso le esportazioni degli Stati Uniti come democratico della Commissione per le relazioni internazionali della Camera. Ecco un altro caso di conflitto di interessi tra l’ingerenza del NDI in politica estera e i membri del consiglio precedentemente coinvolti nella “promozione delle esportazioni statunitensi.”
• Nancy H. Rubin: membro del CFR.
• Vali Nasr: membro del CFR e senior fellow presso il grande petroliere e banchiere Belfer Centre di Harvard.
• Rich Verma: partner della Steptoe & Johnson LLP di Washington, uno studio legale internazionale aziendale e governativo che rappresenta per Verma una moltitudine di conflitti d’interessi e di potenziali improprietà. Setptoe & Johnson è attivo in molte delle nazioni in cui il NDI opera, aprendo la porta alla manipolazione di entrambe le parti per favorire l’altra.
• Lynda Thomas: investitrice privata, formalmente senior manager/CPA presso Deloitte Haskins & Sells di New York, e della Coopers & Lybrand Deloitte di Londra. Tra i suoi clienti vi erano le banche internazionali.
• Maurice Tempelsman: presidente del Consiglio di Amministrazione di Lazare Kaplan International Inc., la più grande azienda per il “taglio ideale” dei diamanti negli Stati Uniti. Inoltre,  senior partner di Leon Tempelsman & Son, coinvolto nel settore minerario, negli investimenti e nello sviluppo del business e del commercio di minerali in Europa, Russia, Africa, America Latina, Canada e Asia. Ancora un altro immenso potenziale di interessi in conflitto, dove Tempelsman trae profitto direttamente, finanziariamente e politicamente, manipolando i governi stranieri attraverso il NDI.
• Elaine K. Shocas: presidente della Madeleine Albright, Inc., una società di investimento privata. Era a capo del personale al dipartimento di Stato degli USA e della missione degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, durante il mandato di Madeleine Albright, Segretaria di Stato e ambasciatrice alle Nazioni Unite, illustra la particolarmente vertiginosa “porta girevole” tra il governo e le grandi imprese.
• Madeleine K. Albright: cattedra alla Albright Group Stonebridge e presidente dell’Albright Capital Management LLC, una società di consulenza di investimenti, direttamente affiliata al membro del consiglio del NDI Elaine Shocas, rappresenta la relazione incestuosa affari/governo con evidenti conflitti d’interesse. Infame la dichiarazione della Albright sulle sanzioni contro l’Iraq che  portarono direttamente alla morte per fame di mezzo milione di bambini: “ne è valsa la pena“.
Il malese medio, che potrebbe essere privato dell’attuale governo, non può assolutamente credere che queste persone finanzino e puntellino delle ONG chiaramente in malafede, sostenendo  direttamente il compromesso Anwar Ibrahim nell’interesse della Malesia.
La conclusione, per gli Stati Uniti, di un governo dell’Alleanza popolare di Anwar Ibrahim sarebbe una Malesia che capitola agli Stati Uniti sia sul regime di libero scambio che sulla politica estera. Nel caso della Malesia, ciò lascerà che l’ampia indipendenza economica raggiunta sfuggendo al dominio britannico, venga distrutta, mentre le risorse della nazione verrebbero sottratte allo sviluppo interno e utilizzate per fungere da ascaro nello scontro con la Cina, così come è già accaduto per Corea, Giappone e Filippine.

Usare l’ASEAN per rappattumare i regimi fantoccio nella lotta contro la Cina
L’idea che obiettivo degli Stati Uniti sia utilizzare la Malesia e altri Paesi del Sudest asiatico contro la Cina, non è solo una speculazione. E’ il fondamento di una cospirazione documentata risalente al 1997, e ribadita recentemente dalla segretaria di Stato statunitense Hillary Clinton, nel 2011. Nel 1997, lo scribacchino Robert Kagan del Brookings Institution finanziato da Fortune 500 (pagina 19)  scrisse: “Ciò che la Cina sa che noi non sappiamo: il caso di una nuova strategia di contenimento“, che enunciava che la politica di Wall Street e Londra erano già in via di attuazione anche allora, anche se in modo alquanto nebuloso. Nel suo saggio, Kagan afferma letteralmente: “L’attuale ordine mondiale risponde alle esigenze degli Stati Uniti e dei loro alleati, che l’hanno costruito. Ed è poco adatto alle esigenze di una dittatura cinese che cerca di mantenere il potere interno e di aumentare la sua influenza all’estero. I leader cinesi sentono i vincoli su di loro e si preoccupano di dover cambiare le regole del sistema internazionale, prima che il sistema internazionale li cambi”. Qui Kagan ammette apertamente che “l’ordine mondiale”, o l’”ordine internazionale”, è semplicemente gestito dall’egemonia globale statunitense, dettata da interessi statunitensi. Questi interessi, dovrebbe essere tenuto in mente, non sono quelli del popolo statunitense ma sono gli immensi interessi corporativi-finanzieri dell’establishment anglo-statunitense. Kagan continua: “In verità, il dibattito sul fatto se si debba o meno contenere la Cina è un po’ sciocco. Stiamo già contenendo la Cina, non sempre consapevolmente e non del tutto correttamente, ma abbastanza per infastidire i leader cinesi e ostacolarne le ambizioni. Quando i cinesi utilizzarono le manovre militari e i test dei missili balistici, nel marzo scorso, per intimidire gli elettori di Taiwan, gli Stati Uniti risposero inviando la Settima Flotta. Con questa dimostrazione di forza, gli Stati Uniti dimostrarono a Taiwan, Giappone e al resto dei nostri alleati asiatici, che il nostro ruolo come difensore nella regione non era diminuito tanto quanto si sarebbe temuto. Così, in risposta ad una singola dimostrazione di forza cinese, i legami del contenimento divennero visibili e serrati. La nuova Cina insiste sul fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno di spiegare ai cinesi che il loro obiettivo è semplice, come scrive [Robert] Zoellick, evitare “il dominio dell’Asia orientale di una potenza o un gruppo di potenze ostili agli Stati Uniti.” I nostri accordi con Giappone, Corea del Sud, Filippine, Thailandia e Australia, e le nostre forze navali e militari nella regione, mirano solo alla stabilità regionale, non all’accerchiamento aggressivo. Ma i cinesi capiscono gli interessi degli Stati Uniti benissimo, forse meglio di noi. Mentre accolgono la presenza degli Stati Uniti come un controllo sul Giappone, la nazione che temono di più, si può vedere chiaramente che gli sforzi militari e diplomatici statunitensi nella regione limitano gravemente la loro capacità di diventare la potenza egemone regionale. Secondo Thomas J. Christensen, che ha trascorso diversi mesi intervistando gli analisti militari e civili del governo cinese, i leader cinesi temono che “giochino a Gulliver con i lillipuziani del Sud-Est asiatico, con gli Stati Uniti che forniscono la corda e la posta in gioco.” In effetti, gli Stati Uniti bloccano le ambizioni cinesi semplicemente sostenendo quello che ci piace chiamare “norme internazionali” di comportamento. Christensen fa notare che i pensatori strategici cinesi considerano le “denunce delle violazioni delle norme internazionali della Cina” componente di “una strategia integrata occidentale, guidata da Washington, per evitare che la Cina diventi una grande potenza“.”
Ciò di cui Kagan parla è mantenere la supremazia statunitense in tutta l’Asia e produrre una strategia della tensione per dividere e limitare il potere di ogni singolo giocatore verso l’egemonia di Wall Street e Londra. Kagan continua: “I cambiamenti nel comportamento esterno e interno dell’Unione Sovietica, alla fine degli anni ’80, hanno provocato almeno in parte, una strategia statunitense che potrebbe essere definita “integrazione attraverso il contenimento e pressione per il cambiamento”. Tale strategia deve essere applicata in Cina oggi. Finché la Cina mantiene la sua forma attuale di governo, non può essere pacificamente integrata nell’ordine internazionale. Per i leader attuali della Cina, è troppo rischioso giocare secondo le nostre regole, ma la nostra mancanza di volontà d’imporgli di giocare con le nostre regole è troppo rischioso per la salute dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti non possono né devono essere disposti a sconvolgere l’ordine internazionale nella convinzione errata, che un accordo è il modo migliore per evitare un confronto con la Cina. Dovremmo tenere la linea, invece, e lavorare per il cambiamento politico a Pechino. Ciò significa rafforzare le nostre capacità militari nella regione, migliorando i nostri legami di sicurezza con amici e alleati, e rendendo chiaro che risponderemo con la forza se necessario, quando la Cina utilizza l’intimidazione o l’aggressione militare per realizzare le sue ambizioni regionali; ciò significa anche non commerciare con l’esercito cinese o fare affari con aziende possedute o gestite dai militari. Significa imporre sanzioni rigide quando scopriamo la Cina impegnarsi nella proliferazione nucleare. Una strategia del contenimento di successo richiederà l’aumento, e non la diminuzione, delle nostre capacità globali di difesa. Eyre Crowe ha avvertito nel 1907 che “più si parla della necessità di economizzare sui nostri armamenti, più i tedeschi crederanno saldamente che avremo difficoltà nella lotta e che vinceranno andando avanti.” Oggi, la percezione del nostro declino militare sta già delineando i calcoli cinesi. Nel 1992, un documento interno del governo cinese affermava che la “forza degli USA è in relativo declino e che ha limiti su ciò che può fare.” Questa percezione deve essere dissipata il più rapidamente possibile.”
Il discorso di Kagan sul “rispondere” all’espansione della Cina, chiaramente si manifesta oggi in una serie di crescenti conflitti per procura tra il Giappone e le Filippine sostenuti dagli USA, e in misura minore tra Nord e Sud Corea, e addirittura comincia a mostrarsi in Myanmar. I governi di questi Paesi hanno capitolato agli interessi degli Stati Uniti e al loro desiderio di svolgere il ruolo di procuratori degli statunitensi nella regione, anche a proprie spese; non è una sorpresa. Per espandere ciò, però, gli Stati Uniti prevedono una piena integrazione del Sud-Est asiatico con l’installazione di regimi fantocci e, quindi, usare le loro risorse e i loro popoli contro la Cina. Nel 2011, l’allora segretaria di Stato Hillary Clinton svelò la copertura della cospirazione di Kagan del 1997. Pubblicò sulla rivista Foreign Policy un pezzo intitolato “Il secolo del Pacifico dell’America” dove afferma esplicitamente: “Nei prossimi 10 anni, dobbiamo essere intelligenti e sistematici su dove investire tempo ed energie, in modo che ci mettiamo nella posizione migliore per sostenere la nostra leadership, proteggere i nostri interessi e far avanzare i nostri valori. Uno dei compiti più importanti del governo americano, nel prossimo decennio, sarà impegnarsi nella sostanziale avanzata degli investimenti – diplomatici, economici, strategici e altrove – nella regione Asia-Pacifico”.
Sostenere la nostra leadership“, “proteggere i nostri interessi” e “far avanzare i nostri valori“, sono chiaramente affermazioni egemoniche, e indicano l’obiettivo degli Stati Uniti di un “sostanziale aumento degli investimenti“, tra cui l’acquisto di ONG e partiti di opposizione in Malaysia, utili  direttamente alla leadership, agli interessi e ai “valori” degli Stati Uniti, non all’interno dei confini degli Stati Uniti, ma al di fuori di essi, soprattutto in Asia.
Clinton continua: “In un momento in cui nella regione si costruisce una più matura architettura economica promuovendo stabilità e prosperità, l’impegno degli Stati Uniti è essenziale. Contribuirà a costruire l’architettura e a pagare i dividendi della continua leadership americana per tutto il secolo, proprio come il nostro impegno post-bellico per la costruzione di una rete globale duratura di istituzioni e relazioni transatlantiche ci ha ripagato molte volte, e continua a farlo.” L’”architettura” sovranazionale è il blocco ASEAN, e di nuovo Clinton conferma che l’impegno degli Stati Uniti in questo processo è volto non a sollevare l’Asia, ma a mantenere la propria egemonia in tutta la regione, e in tutto il mondo. Clinton poi ammette apertamente che gli Stati Uniti cercano di sfruttare la crescita economica in Asia: “Sfruttare la crescita e il dinamismo in Asia è centrale per gli interessi economici e strategici americani e una priorità chiave per il presidente Obama. L’apertura dei mercati in Asia fornisce agli Stati Uniti un’opportunità senza precedenti per gli investimenti, il commercio e l’accesso a una tecnologia all’avanguardia. La nostra ripresa economica interna dipenderà dalle esportazioni e dalla capacità delle imprese americane di sfruttare la vasta e crescente base consumatrice in Asia.”
Naturalmente, lo scopo di un’economia è soddisfare le esigenze di coloro che vivono al suo interno. L’economia asiatica pertanto dovrebbe soddisfare le esigenze e gli interessi degli asiatici, non un impero egemonico sull’altro lato del Pacifico. L’articolo di Clinton potrebbe facilmente riprendere la dichiarazione del re d’Inghilterra Giorgio e le sue intenzioni di svuotare il Nuovo Mondo. E nessun impero è completo senza stabilire una guarnigione militare permanente in un territorio appena conquistato. Clinton spiega: “Con ciò in mente, il nostro lavoro sarà procedere lungo sei linee d’azione fondamentali: rafforzare le alleanze di sicurezza bilaterali; approfondire i nostri rapporti di collaborazione con le potenze emergenti, tra cui la Cina, impegnarsi con le istituzioni multilaterali regionali, nell’espansione del commercio e degli investimenti; forgiare una larga presenza militare e promuovere la democrazia e i diritti umani.” Naturalmente, per “promuovere la democrazia e i diritti umani,” Clinton indica la continuazione del finanziamento delle pseudo-ONG che sfruttano maliziosamente i diritti umani e la promozione della democrazia per minare politicamente governi presi di mira nel perseguimento dell’installazione di regimi-fantocci più obbedienti.
Il pezzo è lungo, e mentre molti lettori potrebbero essere tentati dal sorvolare su alcuni dei più brutti  aspetti, apertamente imperiali della dichiarazione di Clinton, la prova delle vere intenzioni degli USA in Asia può essere vista chiaramente oggi, manifestatasi con l’incoraggiamento intenzionale delle provocazioni tra Corea democratica e Corea del Sud, con l’ampliarsi del confronto tra la Cina e i delegati degli Stati Uniti, Giappone e Filippine, e con le folle che scendono in piazza in Malesia, nella speranza di rovesciare le elezioni che il candidato degli USA, Anwar Ibrahim, non ha avuto alcuna possibilità di vincere.

Elezioni pulite e giuste?
Mentre il grido di battaglia di Anwar Ibrahim, della sua Alleanza del popolo e del Bersih sono “elezioni pulite e giuste”, in realtà, le accuse di frode sono piovute molto prima che le elezioni fossero anche iniziate. Questo non perché il partito d’opposizione di Anwar avesse le prove di tale frode, ma si trattava d’impiantarne l’idea nella mente delle persone, molto prima delle elezioni, e abbastanza profondamente per giustificare la pretesa sulle elezioni rubate, non importa cosa le urne, infine, hanno sentenziato. A un certo punto durante le elezioni, addirittura prima che le schede fossero contate, Anwar Ibrahim ha dichiarato vittoria, una mossa che gli analisti in tutta la regione hanno notato come provocatoria, pericolosa e incredibilmente irresponsabile. Anche in questo caso, non ci poteva essere alcuna prova che Anwar avesse vinto, perché gli scrutini non erano ancora stati contati. E’ stata ancora una volta una mossa destinata a manipolare l’opinione pubblica e a preparare il terreno per contestare l’inevitabile sconfitta di Anwar, mandando per le strade le folle e scatenando il caos tipico della rivoluzione colorata sostenuta dall’occidente.
Bisogna seriamente chiedersi, considerando i sostenitori stranieri di Anwar, le intenzioni dichiarate di quei sostenitori sull’Asia, e le irresponsabili affermazioni infondate di Anwar, prima, durante e dopo le elezioni, che cosa ci sia di “pulito e giusto” in tutto questo? Anwar Ibrahim è una frode, un palese fantoccio degli interessi stranieri. Le sue ONG satellitari, tra cui l’insidioso movimento Bersih apertamente finanziato da interessi corporativi-finanziari stranieri, e l’altrettanta insidiosa ONG elettorale Merdeka, che si dipinge come “indipendente” nonostante sia finanziata direttamente da un governo straniero, sono anch’essi delle frodi, trascinando persone in buona fede grazie a un marketing ingannevole, proprio come fanno le aziende di sigarette. E come le aziende di sigarette che vendono ciò che per milioni di persone è essenzialmente una lenta e dolorosa condanna a morte umiliante, che li lascerà in rovina finanziariamente e spiritualmente prima di ucciderli una volta per tutte, l’opposizione appoggiata dagli USA di Anwar venderà alla Malesia una lenta, dolorosa e umiliante morte. Purtroppo, come con le sigarette, le persone ben intenzionate, ma impressionabili, non comprendono tutti i fatti e invece basano il loro appoggio solo su marketing, espedienti, slogan, e trucchi di una ben oliata macchina politica manipolativa.
Per questa follia, la Malesia potrebbe pagare un prezzo pesante, un giorno, ma Anwar e il suo partito d’opposizione, oggi, hanno perso le elezioni, e il rivestimento a buon mercato della “promozione della democrazia” del pizzo statunitense si sta rapidamente staccando. Per ora, gli USA hanno spostato a metà il perno della propria agenda egemonica verso l’Asia, con il governo della Malesia che fornisce un modello per le altre nazioni della regione, qualora fossero interessate alla sovranità e al progresso indipendente, non importa quanto imperfetto o lento possano essere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra in Oriente: come Khalkhin-Gol ha cambiato il corso della seconda guerra mondiale

Rakesh Krishnan Simha Indrus 7 maggio 2013

Nel 1939 un generale sconosciuto di nome Georgij Zhukov, sconfisse il Giappone nella battaglia di Khalkhin-Gol nelle steppe della Mongolia, spostando la traiettoria dell’espansionismo giapponese verso Pearl Harbour e le colonie asiatiche dell’Europa.

soldat_0Le ragioni delle spettacolari vittorie sovietiche in Europa durante la seconda guerra mondiale, possono essere ricondotte a una poco nota, ma significativa, battaglia che ebbe luogo in Asia ben due anni prima che Adolf Hitler invadesse l’Unione Sovietica. Nell’agosto del 1939, poche settimane prima che Hitler e Stalin invadessero la Polonia, l’Unione Sovietica e il Giappone combatterono una massiccia battaglia tra carri armati a Khalkhin-Gol, al confine con la Mongolia. Fu la più grande battaglia di carri armati nel mondo fino a quel momento. Khalkhin-Gol cambiò radicalmente il corso della seconda guerra mondiale, e quindi la Storia. Ossessionati dalla schiacciante sconfitta, i giapponesi strapparono i loro piani per annettersi l’Estremo Oriente russo e la Siberia. Invece decisero che sarebbe stato più facile espandersi verso il Pacifico e il Sud-Est asiatico. Il risultato: Pearl Harbor e l’invasione giapponese delle colonie asiatiche dell’Europa.

Offensive e contrattacchi
Se si avesse l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo, si cerchi di evitare la Russia nel 1917.  Alcune cose davvero terribili stavano succedendo lì: la caduta dello zar, la rivoluzione bolscevica e una guerra civile intercontinentale. Tutto questo nel bel mezzo di una guerra mondiale durante la quale l’esercito tedesco arrivò a 500 km da St. Pietroburgo. (Sì, questo era prima che riapparissero nei paraggi durante la seconda guerra mondiale). Vedendo il vicino gigante in difficoltà, i giapponesi occuparono le sue province dell’Estremo Oriente e parti della Siberia nel 1918. Tuttavia, l’avventurismo giapponese non durò a lungo. Nel 1922, i comunisti poterono concentrare le loro forze e costrinsero Tokyo a ritirarsi da quei territori. Ma nel 1931 il Giappone ritornò occupando la Manciuria dove creò lo Stato fantoccio del Manchukuo. Ciò era abbastanza allarmante dal punto di vista dei russi, perché la Transiberiana, il loro unico legame con l’Estremo Oriente russo, adesso era  alla portata del territorio occupato dai giapponesi. Un altro temibile fattore fu il patto anti-comunista firmato nel 1936 tra la Germania e il Giappone, e successivamente raggiunto da altri Paesi, tra cui Italia, Spagna, Turchia, Croazia, Ungheria e Finlandia.

Motivazioni e paure del Giappone
GV8UG2aTTupiNDOYTZNOZHaV20kI giapponesi avevano validi motivi per espandersi in Asia. Uno, si era ancora nell’età degli imperi. Se i nazisti parlavano di Lebensraum (spazio vitale in più per i tedeschi dagli occhi azzurri) a occidente, dall’altra parte del globo il Giappone spacciava la sua Grande Asia Orientale-Sfera di coprosperità, un eufemismo per la propria versione di Lebensraum. Il secondo fattore furono le risorse naturali, tra cui il petrolio. L’Estremo Oriente della Russia, per esempio, essendo sotto-abitato, sotto-difeso e sovrabbondante di risorse, era semplicemente troppo allettante.
Essendo potenze sul Pacifico, Russia e Giappone erano rivali da decenni. Nella guerra russo-giapponese del 1905, il Giappone aveva affondato l’intera flotta russa che aveva imprudentemente circumnavigato il mondo dal Mar Baltico. Il Giappone aveva anche occupato Vladivostok durante la guerra civile russa. Ma dal 1930 la Russia risorse. Lo Stato Maggiore Generale Imperiale di Tokyo era particolarmente preoccupato per la minaccia dei sommergibili sovietici alle rotte giapponesi, e per la possibilità che i bombardieri sovietici di Vladivostok potessero colpire l’entroterra giapponese.
Il Giappone aveva due opzioni strategiche. Il Gruppo dei generali per l’Attacco a Nord dell’esercito giapponese voleva occupare la Siberia fino al Lago Bajkal, per via delle sue risorse. Il Gruppo per l’Attacco al Sud, sostenuto dalla Marina giapponese, cercava le ricche terre del sud-est asiatico, che erano sotto il dominio traballante di potenze europee come Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia.

Colpire in Cina e in Mongolia
Il Gruppo per l’Attacco a Nord prevalse. Nel 1937, i giapponesi, convinti che le purghe di Stalin del 1935-1937 avessero paralizzato il corpo degli ufficiali sovietici, entrarono in Cina. Il Paese era nel bel mezzo di una guerra civile e non avrebbe potuto reagire. L’invasione occupò rapidamente Shanghai e Nanchino, dove furono uccisi milioni di civili cinesi. I russi, temendo l’accerchiamento da parte del Giappone e della Germania, agirono rapidamente. Conclusero un trattato con la Cina, fornendo aiuti finanziari e militari; 450 piloti e tecnici e 225 aerei da guerra furono inviati in Cina nel 1937. Ma la vera posta in gioco venne puntata sulle steppe mongole. Nei mesi di luglio e agosto 1938, il Giappone e l’URSS si scontrarono ripetutamente al confine tra  Mongolia (alleato dei sovietici) e Manciuria. Dopo aspre battaglie aero-terrestri, i giapponesi infine decisero per lo scontro totale. Scelsero la zona remota del Khalkhin-Gol, il fiume tra la Mongolia e la Manciuria. Nel maggio 1939 i giapponesi occuparono la zona intorno al villaggio di Nomonhan, sperando di sfidare la Russia. L’esercito giapponese era fiducioso che la propria forza d’attacco avrebbe colpito il nemico “come la mannaia del macellaio smembra un pollo“.
Il comando delle forze sovietiche fu affidato a un generale relativamente sconosciuto, che era sfuggito alle sanguinose purghe di Stalin per puro caso. Questi era il 42enne Comandante di Corpo Georgij Zhukov. A metà agosto, Zhukov aveva raccolto 50.000 soldati, 216 pezzi di artiglieria e 498 veicoli blindati tra cui carri armati. Il supporto aereo era fornito da 581 velivoli. Alle 05:00 del 20 agosto 1939, Zhukov colpì. Iniziarono 200 bombardieri sovietici che martellarono le posizioni giapponesi. Quando i bombardieri si ritirarono, un massiccio sbarramento di artiglieria iniziò, durando quasi tre ore. Nel frattempo, gli aerei tornarono per un secondo bombardamento. Infine, Zhukov ordinò all’artiglieria un tiro di sbarramento di 15 minuti sui concentramenti delle truppe giapponesi. “I giapponesi erano rannicchiati nelle loro trincee sotto il bombardamento più pesante a cui qualsiasi unità giapponesi era mai stata sottoposta“, scrive Stuart D. Goldman in Nomonhan 1939: la vittoria dell’Armata Rossa che decise la seconda guerra mondiale. “L’artiglieria sparava 2-3 colpi al secondo. Terra e cielo pulsavano.”
Con la propria artiglieria eliminata, i giapponesi erano indifesi contro i carri armati dotati di lanciafiamme, che un ufficiale giapponese descrisse “sputare dardi rossi come lingue di serpenti“.  Un comandante d’artiglieria giapponese descrisse il bombardamento, riverberante come “i gong dell’inferno“. L’effetto, fisicamente e psicologicamente, fu sconvolgente. L’epilogo si ebbe quando i soldati giapponesi, traumatizzati, erano così a corto di acqua che per disperazione bevettero il liquido dei radiatori dei loro veicoli, immobilizzandoli. Ciò che seguì fu un assalto combinato. La fanteria sovietica attaccò il centro giapponese e i corazzati circondarono i fianchi giapponesi.  Nell’11.mo giorno della battaglia, la forza giapponese era decimata e circondata. Poche unità giapponesi riuscirono a rompere l’accerchiamento, ma coloro che rimasero furono finiti dagli attacchi aerei e dall’artiglieria. Il 16 settembre la guerra non dichiarata venne dichiarata finita.

Cambiare il corso della storia
Georgi-ZhukovKhalkhin-Gol ebbe due importanti risultati. Uno, assicurò le retrovie della Russia. I militaristi imperialisti del Giappone si resero conto di aver gravemente sottovalutato i sovietici. Non avrebbero mai più minacciato l’URSS. Ed infatti quando la Germania attaccò, i giapponesi, nonostante la tentazione e la pressione di Hitler, ne rimasero alla larga. Zhukov assicurò che la Germania e il Giappone non avessero mai la possibilità di collegare le loro aree conquistate attraverso la Russia. I militari sovietici, oberati, furono in grado di concentrare le proprie forze su un solo fronte. Poterono muovere 15 divisioni di fanteria, tre divisioni di cavalleria, 1.700 carri armati e 1.500 aerei dall’Estremo Oriente al fronte europeo. Questi rinforzi trasformarono l’andamento nella battaglia di Mosca nel 1941 (Ma non è vero! NdT). La battaglia catapultò Zhukov ai vertici militari sovietici. Molti dei suoi compagni di trincea a Khalkhin-Gol, in seguito, divennero importanti comandanti in tempo di guerra. S. I. Bogdanov, Capo di Stato Maggiore di Zhukov, continuò a comandare la Seconda Armata corazzata della Guardia, una delle formazioni meccanizzate d’élite che giocarono un ruolo importante nella sconfitta della Germania. Khalkhin-Gol dimostrò la fattibilità delle tattiche militari sovietiche. Un anno dopo aver contrattaccato respingendo i tedeschi da Mosca, Zhukov pianificò ed eseguì la sua offensiva nella battaglia di Stalingrado, utilizzando una tecnica simile a Khalkhin-Gol. In questa battaglia, le forze sovietiche mantennero il nemico al centro, costruendo una forza massiccia nelle zone inosservate, e lanciò un attacco a tenaglia intrappolando i tedeschi.
In secondo luogo, i pianificatori della guerra giapponesi cominciarono a guardare ai possedimenti coloniali inglesi, francesi e olandesi nel sud-est asiatico, che offrivano maggiori prospettive di espansione. Mentre gli eserciti europei venivano sonoramente battuti dalla Germania, il Gruppo per l’Attacco a Sud discese spazzando e occupando le loro colonie uno a uno, con la più spettacolare vittoria avutasi nella battaglia di Singapore, dove sconfissero 135.000 truppe inglesi. L’umiliazione degli ufficiali e dei soldati inglesi di fronte ai popoli asiatici assoggettati, giocò un ruolo enorme nel porre fine al colonialismo in Asia. La marcia d’inversione del Giappone, inoltre, lo gettò a capofitto nella guerra contro gli Stati Uniti, con il susseguente brillante, anche se in definitiva controproducente, attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Il resto, come si dice, è storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Note su un meteorite, due Tu-95 e il disordine ordinato

Dedefensa 18 febbraio 2013
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Il 15, 16 e 17 febbraio 2013 si è assistito a notevoli sviluppi di ogni tipo d’informazione che meritano attenzione, prima sull’esplosione del meteorite sugli Urali, i cui diversi sviluppi portano ad una serie di ipotesi e asserzioni, per finire poi con la nuova incursione di due Tu-95 russi vicino e intorno all’isola di Guam, nel Pacifico centrale, dove gli Stati Uniti hanno una grande base militare. (Guam è la chiave di volta strategica della potenza militare degli Stati Uniti nel Pacifico centrale, tra l’America e l’Asia.) Cercheremo di collegare gli eventi tra di loro, in modo che s’illuminino a vicenda suggerendo la strana catena sviluppata dal sistema della comunicazione… In realtà, la parola “prova” è superflua, perché il sistema della comunicazione è, in questo caso, una guida sicura dalla brillante e innegabile creatività.

L’Apocalisse arriva il 15 febbraio 2013?
Per iniziare, ricordate questo. Da quasi un anno (si veda qui 5 marzo 2012), è stato annunciato il passaggio molto vicino alla Terra, da far temere un possibile impatto assolutamente devastante, di un asteroide. Il D-Day fu posto il 15 febbraio 2013 (precisione da calendario) e l’asteroide è stato nominato “2012AD14″ (poesia stellare). Abbiamo scritto, scaltri: “…la conferma da parte della NASA della traiettoria molto pericolosa dell’asteroide “2012AD14″, in relazione alla Terra, con un impatto probabile, e forse peggio, il 15 febbraio 2013. L’asteroide ha una dimensione di 60 metri e la notizia indulge a parlare di “nuova Apocalisse” (su Russia Today del 3 marzo 2012). Tutto questo può essere eccessivo o inappropriato, o anche realistico, ma ciò che è importante in questi tempi, pieno di rumori sulla Fine dei Tempi e il calendario Maya, è il simbolismo della cosa, un fattore psicologico di reale importanza.”

Meteoriti ignoti
“2012AD14″ è arrivato poco prima del momento previsto, nella distanza specificata, senza deviare dalla sua rotta, come alcuni temevano (ma notizie rassicuranti furono date al riguardo un paio di giorni fa). Ma questo passaggio è andato completamente inosservato, perché la mattina dello stesso giorno un asteroide è passato sugli Urali, provocando un notevole esplosione, una grande onda d’urto, detriti, oltre un migliaio di feriti, notevoli danni, ecc. Con una velocità degna di lode, se crediamo che il sistema funzioni bene, l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e la NASA hanno annunciato subito che il meteorite non aveva nulla, ma proprio niente, a che vedere con “AD 2012 14″ in questo caso; quindi che non si pensi che “2012AA14″ sia stata una bufala… (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite caduto su Cheljabinsk, negli Urali, non ha nulla a che fare con l’asteroide 2012AD14 che è passato vicino alla Terra la stessa sera, ha dichiarato l’agenzia spaziale statunitense (NASA). [...] L’agenzia spaziale europea (ESA) ha già negato che vi sia un legame tra la caduta del meteorite a Cheljabinsk e il passaggio imminente dell’asteroide DA14, a 27700 km dalla Terra.”

Un cielo affollato
Va da sé che alcuni hanno giudicato questo caso (entrambi i meteoriti) disturbante (no, nessuna relazione tra i due). Si può pertanto concludere che ci sia una gran folla in cielo, e vi è anche il sospetto che un altro meteorite sia esploso nel cielo della California la sera del 15 febbraio (Novosti, 16 febbraio 2013), e un altro lo stesso 15 febbraio a Cuba, o prima, chi lo sa… In quest’ultimo caso, la notizia, riferita da Xinhu citando una stazione TV locale del 15 febbraio 2013 (“Un oggetto sarebbe caduto dal cielo al centro di Cuba, nella notte del 14 febbraio, trasformandosi in una palla di fuoco “più grande del sole” prima che esplodesse, riferiva un canale TV cubano, citando testimoni oculari.”) sembrava unirsi come significativo elemento non controllato alla valanga incontrollata di notizie. Il sito Infowars.com, che non si ferma davanti a nessuna notizia, se viene da esso stesso, ha perfino ritenuto, e assai virtuosamente, d’obbligo avvertire i suoi lettori che non giurava sulla sua veridicità, riferendo la notizia (16 febbraio 2013): “Nota del redattore: c’è parecchia disinformazione su questo evento. Nessun video o immagine della presunta meteora proviene da fonti attendibili, al momento della stesura.”)

Dio ci parla…
Non è certo che il clero ortodosso ritenga che questo meteorite sugli Urali, un partner straniero di “2012 DA 14″, sia un atto di disinformazione divina. Al contrario, il metropolita della città di Cheljabinsk, la città più colpita dall’esplosione, ha confermato che era davvero un “avvertimento di Dio”. (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite che ha provocato centinaia di feriti nella regione di Cheljabinsk, in Russia, è stato “il messaggio del Signore all’umanità”, ha detto un anziano sacerdote locale. “Dalle Scritture, sappiamo che il Signore manda spesso segnali e avvertimenti ai popoli attraverso le forze della natura”, ha detto Zlatoust Feofan, Metropolita di Cheljabinsk, in una dichiarazione rilasciata il 15 febbraio. “Penso che non solo i residenti della [regione] degli Urali, ma l’intera umanità, sia destinataria del meteorite, ricordandoci che viviamo in un mondo fragile e imprevedibile”, ha detto il sacerdote.”

Fioriscono i complotti
Tutto ciò suggerisce a Max Fisher, del Washington Post, sul suo blog nel sito del giornale, il 15 febbraio 2013, essere piuttosto frustrante… Per fortuna, Fisher ha fatto colazione con un amico di origine ucraina che l’aveva messo in guardia dalla profonda superstizione della popolazione arretrata della Russia (“Quando ho preso il caffè stamattina con un collega giornalista nato in Ucraina e che era appena tornato da un viaggio di reportage a Mosca, mi ha detto che l’unica cosa che dovrei tenere a mente sulla reazione del pubblico alla meteora che ha sorvolato la Russia centrale oggi, è la profonda superstizione il quel Paese…”). Fisher l’ha confermato immediatamente: le “teorie della cospirazione” fioriscono bene presso il popolo russo, grezzo e superstizioso, a differenza di quello degli Stati Uniti, di è cui nota l’indifferenza a queste cose stravaganti?… O no. Fisher, infine, ha buon gioco riconoscendo che tutti sono d’accordo pensando a un complotto.
Il sito RussiaSlam, che monitora i social media russi, raccoglie i commenti sul web nel Paese. Fino ad ora, le teorie sono l’Apocalisse biblica e un’invasione aliena. Un sondaggio sul sito web dell’agenzia Ridus mostra che il 51 per cento degli intervistati ritiene che la meteora sia l’inizio di un’invasione aliena, secondo RussiaSlam. “Per essere chiari, a giudicare dai commenti che RussiaSlam ha raccolto finora, la maggioranza degli utenti d’internet sembra ritenere la meteora soltanto un incidente, con qualche roteare d’occhi verso le teorie strambe. Ogni Paese, compresi gli Stati Uniti, ha la sua quota di strambe teorie del complotto. Momenti come questo possono fornire un’idea interessante di queste teorie…”

Zhirinovskij trepida di furia e informazioni
Infatti, era inutile andare su Internet. Basta ascoltare Zhirinovskij, vice-presidente della Duma, parlare in televisione. Voce della Russia ne ha riferito il 15 febbraio 2013. “La meteora che ha colpito gli Urali era in realtà un test militare condotto dagli statunitensi, ha detto Vladimir Zhirinovskij, vice-presidente della Duma di Stato russa. “Non era un meteorite, ma il test di nuove armi statunitensi. Kerry [John Kerry, il segretario di Stato degli USA] voleva avvertire Lavrov [Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo], che era in missione. Kerry ha voluto avvertire su una provocazione da parte degli Stati Uniti, che potrebbe influenzare la Russia”, ha detto Zhirinovskij, noto per le sue scioccanti dichiarazioni“. Russia Today del 15 febbraio 2013, ha ripreso le dichiarazioni di Zhirinovskij, mettendo enfasi sul lato farsesco, vale a dire, che Zhirinovskij non è serio: “un provocatore perenne che non è estraneo alle controversie.”
(A proposito, dobbiamo rassicurarci sul movimento continuo del sistema informativo, in ogni modo, rispetto a ciò che viene definita prudenza da Sioux sulla “realtà”… Alcuni, come Anthony Wile dell’assai serio sito The Daily Bell, e forse un po’ Paul Craig Robert, ben conosciuto su Internet e collaboratore di The Daily Bell, sospettano che Russia Today faccia parte con Soros, CFR e banda, di una cospirazione globalista, di cui uno degli aspetti è che sia anti-libertaria… Vedasi soprattutto ed ampiamente 13 dicembre 2012: “Elite neonaziste… Russia Today (RT) media controllato da Matrix e tassazione del governo globale“, e anche 23 dicembre 2012: “Ora Paul Craig Roberts si pone domande su RT“).

Precisazioni su Victoria Nuland
Colunque siano le profezie di Zhirinovskij, una almeno ha l’apparenza necessaria per essere qualificata “reale”. Lo strano tentativo mancato di Kerry di contattare per telefono Lavrov mentre era in Africa, irraggiungibile; impossibile per lui trovare cinque minuti per rispondere a Kerry, per almeno tre giorni, mentre Kerry avrebbe voluto, dopo un paio di parole sulla Siria, avvertirlo su una “provocazione”, probabilmente dei neocon o del Pentagono, nei bei cieli tersi degli Urali. Il giorno prima del meteorite, Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato aveva confermato la chiamata senza risposta di Kerry a Lavrov. (14 febbraio 2013): “Beh, come sapete, il tema della Siria è uscito con qualche dettaglio, nella loro conversazione introduttiva. Il segretario ha chiamato il ministro degli Esteri Lavrov un paio di giorni fa, principalmente per parlare della Corea del Nord, ma cerchiamo sempre di parlare con la nostra controparte russa sulla Siria, quando ci incontriamo. Il ministro degli Esteri ha scelto di non rispondere ancora alla chiamata.”)
Sulla “provocazione” di Zhirinovskij, invece, non una parola. Ancora, Nuland non ha mancato di smentire anche la “notizia”, incontrata qua e là, secondo cui Kerry aveva o avrebbe previsto, niente di meno, di incontrare Bashar al-Assad in Siria (di Kerry, seguito assai vicino dal Mossad, si dice abbi, o abbia avuto, un rapporto di amicizia con Assad). Si dice, e cosa non si dice?, che la voce di questo previsto “incontro”, vera o appropriatamente presunta, sia stata lanciata dai neocon per silurarlo pubblicamente. Nuland, che fa parte del team di Clinton, è una nota neocon, per gusto e alleanza (il marito è Robert Kagan), non è proprio gradita a Kerry. Deve lasciare il suo lavoro al dipartimento di Stato, alla fine del mese.

I Tu-95 all’assalto di Guam
Quasi allo stesso tempo, il 15 febbraio 2013, gli amici di Nuland pubblicavano sul Washington Free Beacon di Washington, sito notoriamente neocon e cinghia di trasmissione di Kristol (di The Weekly Standard), un articolo di Bill Gertz su un’incursione di due bombardieri russi lanciamissili da crociera a testata nucleare, Tu-95 Bear-H, dei veterani sempre arzilli, più attivi che mai, che volavano verso l’isola di Guam e le sue enormi basi degli Stati Uniti, nel Pacifico centrale. Gertz aveva effettivamente illustrato il caso, come al solito, suscitando la reazione del portavoce delle Forze aeree nel Pacifico, che ha confermato la cosa. (Gertz è lo steso tizio che ha pubblicato il caso dei sottomarini russi Akula e Sierra al largo della Florida; si veda in particolare l’8 novembre 2012.)
Due bombardieri russi dotati di armi nucleari si sono diretti verso l’isola di Guam nel Pacifico occidentale, questa settimana, quale ultimo segnale della crescente assertività strategica di Mosca verso gli Stati Uniti. I bombardieri strategici russi Tu-95 Bear-H sono dotati di missili da crociera a testata nucleare e sono stati seguiti da jet statunitensi mentre circumnavigavano Guam, il 12 febbraio, ore prima del discorso del presidente Barack Obama sullo stato dell’unione. “Il capitano dell’USAF Kim Bender, portavoce per l’aeronautica nel Pacifico, alle Hawaii, ha confermato l’incidente al Washington Free Beacon, dicendo che jet F-15 dell’USAF basata sull’Andersen Air Force Base, a Guam, “sono decollati e hanno seguito l’aereo.” “I Tu-95 sono stati intercettati ed hanno lasciato l’area in direzione nord. Nessuna ulteriore azione si è verificata”, ha detto. Bender non avrebbe rilasciato altri dettagli “per ragioni di sicurezza operativa.” “L’incidente è considerato assai insolito. I bombardieri strategici russi non sono noti per aver eseguito tali operazioni, in passato, nel Pacifico del sud partendo dalle basi dei bombardieri nell’Estremo Oriente russo, a migliaia di chilometri di distanza, e sorvolando sugli oceani.”
Aggiungiamo che l’informazione è stata raccolta da Russia Today (16 febbraio 2013), con un’illustrazione. Solo la vignetta è interessante, con due soldati di guardia a Guam che puntano un riflettore sui Tu-95, e uno di loro dice all’altro “Verranno a salvarci dal sequestro“; un’allerta, anche se ben montata, potrebbe essere un argomento per i parlamentari… Alla fine, questo funziona ancora. In questo senso, dobbiamo riconoscere gli sforzi del Washington Free Beacon, che presenta l’incursione dei Tu-95 come un prologo molto aggressivo della Russia (come della Cina…). “Guam è una delle principali basi strategiche militari statunitensi, nella nuova politica del “pivot” in Asia dell’amministrazione Obama. Di conseguenza, è un obiettivo di Cina e Corea del Nord. Entrambe hanno missili in grado di colpire l’isola, che si trova a circa 1700 km a est delle Filippine, nell’arcipelago delle Marianne. I voli dei bombardieri di questa settimana sono un segno che i russi prendono di mira l’isola, ha detto un funzionario della difesa…”

Sorcha ha detto la sua
Certo, abbiamo organizzato una catena di “informazioni” dal valore diverso, a partire da “2012AD14″, che non ha causato l’Apocalisse, ai due Tu-95 che hanno svolazzato su Guam… Ma come chiudere questa stringa unendo le due estremità? Possiamo contare su sorella Sorcha. (Non abbiate paura di consultare sorella Sorcha, si sa che non morde. Nel complesso, non dice più sciocchezze di Nuland e dei suoi amici neocon, e profetizzare il disastro di “2012AD14″ non è più avventuroso della virtuosa democratizzazione del Medio Oriente attaccando l’Iraq.) Tuttavia, è necessario accogliere la flessibilità con cui Sorcha si adatta notevolmente collegando l’esplosione del meteorite all’incursione dei due Tu-95, nella sequenza dei due eventi in 24 ore (vedasi 15 febbraio 2013 e 16 febbraio 2013).
Potendo collegare tutte le voci e tutti i fatti intorno alla sua narrazione su una estesa campagna di test di misteriose intercettazione di meteoriti nello spazio tramite UFO (Unindentified Flying Object) del Comando Strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM); citando alla rinfusa le telefonate perdute di Kerry, l’esplosione del meteorite di Cuba, la fonte indiscutibile e alquanto originale di Zhirinovskij, e l’annuncio dell’incursione dei due Tu-95, preludio secondo il Washington Free Beacon della lotta per il Pacifico e l’Asia, a partire dall’invasione di Guam…
“…Due bombardieri strategici nucleari Tu-95 messi in allerta da Putin, dicono fonti degli Stati Uniti, si sono diretti verso Guam immediatamente prima del “test” dell’USSTRATCOM, ricorrendo a diversi “rifornimenti multipli”, spingendo al decollo aerei da combattimento sia statunitensi che giapponesi per bloccarli. A parte la rabbia di Putin su questo “test” dell’USSTRATCOM, la relazione dice che il ministro degli Esteri Lavrov ha così “incensato la follia spaziale degli americani” che ha rifiutato di rispondere alle chiamate effettuate la scorsa settimana dal segretario di Stato John Kerry, anche se i diplomatici russi dicono che potranno incontrarsi a marzo. Riguardo il brutto esito del “test” dell’USSTRATCOM, la presente relazione afferma che si è trattato del primo tentativo di “raggio traente” statunitense, il 13 febbraio, che è fallito quando l’”oggetto celeste” che stavano cercando di “dirigere” verso l’Artico, s’è immerso nell’atmosfera esplodendo con grandi effetti distruttivi sulla città cubana di Rodas, presso Cienfuegos…”

L’obsolescenza della “realtà”
Così i “fatti”, e possiamo confondere vacche grasse con vacche magre, ovvero camuffare da mucche dei cavalli per venderne la carne meno tenera e meno costosa. Ora, possiamo concludere traendone il midollo sostanziale… Quale midollo sostanziale, mentre il Gargantua di Rabelais ci sembra una “fonte” più sicuro di tutto ciò che è sfilato nel flusso del sistema di comunicazione, tra il 15 e il 17 febbraio? S’impone quindi la consapevolezza che nulla in questa catena di “informazioni” che si riesce a chiudere, permetta una sua eventuale archiviazione.
Si può certamente adottare la cosiddetta politica della “razionalità”, separare tutto ciò, spezzettarlo, e dire che nulla ha a che fare con nulla e che, pertanto, ogni speculazione è inutile. Questo per quanto riguarda la conclusione: sarà che “nulla è realmente accaduto” e “niente di nuovo sotto il sole”…
Il sistema funziona, con meteoriti e ministri vistosamente assenti, e così via. Questa è l’opzione conservativa dello struzzo che seppellisce la testa sotto la sabbia per scoprire che tutti i grani sono equivalenti tra loro e la sabbia è sempre sabbia. Lasciamo questa virtù sospetta alla pigrizia mentale volta ad accettare le informazioni di sistema. Si conclude, quindi, che tutto diventa credibile in questo flusso di informazioni, dal livello più alto a quello più basso possibile, comprese la paranoia e schizofrenia di ognuno di esse, dal livello più alto possibile al più basso possibile. Inoltre, tutti sanno che la paranoia e la schizofrenia di ognuno di esse, e la misinformazione e la disinformazione, hanno diritto di citazione nell’evoluzione di un sistema segnato dalla maniaco-depressione. Allora, qual è la realtà in tutto questo?

“Puntare sulla la verità, non sulla precisione”
La risposta a questa domanda risiede in un’altra sequenza, una serie di domande: È utile distinguere la realtà? C’è ancora una “realtà” nel senso classico e consapevole della cosa, che merita di essere ricercata? Non dovremmo cercare di distinguerla dalle altre “realtà” che non lo sono in base alla comune comprensione, ma sono più vicine alla verità di quanto possa la “realtà nel senso classico e attuale delle cose“?
In una recensione entusiastica della serie House of cards, su cui ritorneremo, Ari Melber si dilunga (The Atlantic del 12 febbraio 2013) in merito alle critiche che potrebbero essere fatte in situazioni e azioni prese in prestito dai singoli personaggi rispetto alla situazione della leadership politica del Sistema di Washington. Poi taglia, in modo netto e chiaro: “l’obiettivo che avrebbe perso il punto. House of Cards punta alla verità, non alla precisione“. Ecco: la precisione dei fatti e delle circostanze è la “realtà” che non ha nulla a vedere con la verità. Questo tratto riassunto dell’apostrofo di Melber è più che mai costitutivo del nostro tempo, un punto in cui si trasforma la natura dei concetti e della “realtà” in un modo che i poveri di spirito giudicano perfettamente accurati che, spesso, sempre più spesso, formano una propria nuova natura, una verità falsamente ingannevole. Bisogna accettare quest’osservazione, che non definisce un nuovo mondo, ma un passaggio che caratterizza il mondo (o il “tempo”), nella crisi della dissoluzione in cui il sistema di comunicazione ha un ruolo fondamentale.
Così, in questa nuova serie, in cui abbiamo inserito questa nota d’analisi, è preferibile prestare la massima attenzione alla sequenza stessa, alla facilità con cui viene resa, supportandosi a vicenda volontariamente o meno, falsamente o meno, aprendo le psicologie a ogni interpretazioni che gli si offre, piuttosto che al significato pseudo-”fattuale” della “realtà”. La conclusione è quindi una conferma di ciò che constatiamo regolarmente, ancora e ancora…
• Il disordine, come definizione dominante del mondo, il disordine senza la necessaria violenza o agitazione, misura se stessa innanzitutto come indicazione potente della verità del mondo. E il disordine è presente tanto nel fatto che un meteorite che non era correlato al “2012DA14″ che certuni vedevano apocalittico,  arrangiandosi ad esplodere nello stesso giorno sugli Urali, che nella conferenza stampa di Nuland in partenza o nei voli spaziali di sorella Sorcha. Il disordine, quindi, come una definizione del mondo, vale a dire l’essenza della crisi del collasso in divenire.
• La potenza assolutamente dominante, travolgente, dell’onnipresente sistema di comunicazione, come creatore di una forma indistinta e sfuggente il cui ruolo principale è rendere ridicoli e risibili i tentativi di distinguere questa cosa obsoleta e ridicola chiamata “realtà”, con tutti i suoi dettagli quasi-scientifici e così rassicuranti. “Ciò farebbe perdere il punto. ["Il sistema di comunicazione"] punta alla verità, non alla precisione.”
• Quest’insieme assolutamente sfuggente rende sempre più obsoleto e senile la ragione sovvertita dal sistema, che vorrebbe incasellare tutti i fatti e tutti gli atti per nascondere il quadro generale della crisi del collasso; questo insieme indistinto della comunicazione nuovamente coinvolta nella dissoluzione di varie forme, o strutture rotte, derivanti dalla disintegrazione decisiva della nostra cosiddetta civiltà, compiuta nell’”epoca” precedente (1999/2001-2007).
Da questo punto di vista, la catena degli eventi del 15-17 febbraio è del tutto comprensibile, rivelatrice mediante conferma, completamente in linea. Quindi… possiamo concludere questa recensione di questo strano fine settimana del 2013, con tale domanda strana, succosa ed educativa dopo tutto, senza troppo indugiare a rispondere e senza alcun interesse reale nel cercare una risposta: quindi, Victoria Nuland è molto, molto più “seria” di sorella Sorcha? (E di Dedefensa.org, alla fine?)

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il missile balistico anti-nave cinese e la cattura del drone RQ-170 Sentinel

AviationIntel 26 gennaio 2012

Dong Feng 21D missiles
Il misterioso programma dei missili balistici antinave della Cina Dongfeng-21D, presumibilmente è in grado di colpire portaerei e le loro navi di scorta statunitensi fino a circa 4.000 km. Il DF-21D utilizza il concetto balistico inviando il suo carico mortale a grande gittata e con un veicolo manovrabile di rientro nella fase terminale di attacco. Se ne è comprovata l’operatività, il DF-21D ha il potenziale di interdire i gruppi di portaerei degli Stati Uniti, negandogli totalmente l’accesso strategicamente imperativo nel Mar Cinese Meridionale. Questo sistema d’arma potenzialmente rivoluzionario, è descritto nel seguente articolo di The Diplomat.
La grande domanda è quanto sia realmente efficace questo sistema d’arma “killer di portaerei”? È un mortale missile strategico anti-portaerei verso cui gli Stati Uniti hanno scarsa difesa, o è solo un sogno, solo un’altra parte della partita strategica giocata dalla Cina contro gli Stati Uniti? E’ molto difficile cercare di stimare l’affidabilità reale e provata del missile “stando fuori a guardare”; ma possiamo dare un’occhiata all’altro meno glamour ma altrettanto importante pezzo di questo sistema missilistico balistico anti-nave, nella capacità della Cina di colpire con precisione i Gruppi di portaerei statunitensi oltre l’orizzonte, per valutare la validità di un tale concetto di così vasta portata. Inoltre, i recenti avvenimenti che riguardano la fuga della tecnologia di avanguardia statunitense degli Unmanned Aerial Vehicles, può aiutarci a meglio prevedere esattamente quanto realisticamente possa diventare efficace il sistema d’arma. Inizialmente il rilevamento dei Gruppi di portaerei statunitensi può essere fatto utilizzando una varietà di metodi, come un avanzato radar ‘oltre l’orizzonte’ (che la Cina sta sviluppando attivamente), il tradizionale velivolo da pattugliamento marittimo, pattugliamenti di sottomarini, navi di sorveglianza e da combattimento di superficie, sorveglianza satellitare e forse dai più efficienti e resistenti Unmanned Aerial Vehicles (UAV).
Per aumentare la possibilità di trovare ciò che equivale ad un ago in un pagliaio, un velivolo da pattugliamento marittimo utilizzerebbe il radar per rilevare inizialmente una flottiglia statunitense, mentre i satelliti potrebbero utilizzare gli infrarossi o i radar di sorveglianza ad apertura sintetica, e i sottomarini potrebbero utilizzare i sonar sia nel ruolo passivo che attivo. Inoltre, quasi tutte le piattaforme di cui sopra potrebbero teoricamente essere in grado di rilevare, inizialmente su un piano generale, un gruppo di battaglia, utilizzando sistemi di rilevamento elettronici (ESM), che potrebbero passivamente rilevare un gruppo di portaerei “ascoltandone” le emissioni elettroniche. In realtà esiste un cocktail iniziale di capacità di rilevamento dei bersagli, quando si tratta di localizzare le flotte statunitensi in navigazione nella vastità del Pacifico. Tuttavia, la capacità che sembra essere di grande interesse per i militari cinesi, così come in tutto il Mondo, è l’uso di un sistema di sorveglianza di ampie aree marittime (BAMS), impiegndo dei Unmanned Aerial Vehicles del tipo High Altitude Long Endurance (HALE). Qualcosa di simile allo statunitense RQ-4 Global Hawk, una piattaforma che con un radar ad apertura sintetica (SAR) ad alta risoluzione e capacità Moving Target Indicator (MTI), e con potenti sistemi elettro-ottici per seguire e condurre la scansione di fasce massicce del Pacifico, in cui navigano le navi da combattimento di superficie statunitensi. Inoltre, questo aereo, volando a oltre 20.000 metri, sarebbe in grado di controllare a grandi distanze le zone in cui si sospetta operi la flotta degli Stati Uniti, rendendolo un mezzo capace di sopravvivere al contrario dei prevedibili satelliti e dei meno efficienti aeromobili da pattugliamento marittimo con equipaggio, che sono più facili da distruggere durante una guerra.
La realtà è che la Cina ha costruito e fatto volare una cellula simile all’RQ-4 Global Hawk, così come una versione a getto analogo al Predator-B, altrimenti noto come MQ-9 Reaper statunitense, così come altre versioni di UAV più piccoli. Sembrerebbe che la progettazione e la produzione di cellule per la Cina non sia un problema, quanto utilizzare le funzionalità avanzate dei velivoli senza equipaggio. In realtà, sembrerebbe che sia il Global Hawk della Cina che l’UAV HALE simile al Predator-B, siano in realtà più avanzate aerodinamicamente rispetto ai loro equivalenti statunitensi. Questo può essere visto dall’impiego nell’UAV HALE cinese di un avanzata e sfalsata ala a forma romboidale, ottimizzata per l’efficienza aerodinamica ad alta quota, contrariamente alla semplice sottile ala diritta in stile U-2 del Global Hawk. Inoltre, un piccolo UAV, simile al ben noto MQ-9, viene testato attivamente dalla PLAAF. La principale differenza tra questo e il suo cugino statunitense, sembra essere l’utilizzo di un motore a reazione e di una cellula dalla resistenza aerodinamica inferiore, che pone l’aereo tra l’MQ-9 Reaper e il nuovo Predator-C a getto e furtivo, noto anche come Avenger, della General Atomics (creatrice dei velivoli della serie Predator), e questo per quanto riguarda la sola progettazione della cellula. Sono apparse delle foto di quello che sembra essere un UAV cinese molto simile, nella configurazione, al furtivo RQ-170 Sentinel e al relativo P-175 Polecat, anche se non ci sono informazioni interne di dominio pubblico in merito alla situazione dei test, o perfino delle vere dimensioni di questa macchina. Dove la Cina sembra avere carenze tecnologiche riguardo gli UAV, è nel campo delle trassmisioni dati avanzati, dei controlli di volo autonomi e, nel caso del concetto BAMS, di un potente radar di sorveglianza a bassa probabilità di intercettazione (LPI).
Cioè laddove il RQ-170 Sentinel, atterrato in modo morbido nel territorio iraniano, può rivelarsi estremamente utile per i cinesi. L’Iran ha già dichiarato che i russi e i cinesi hanno esaminato il drone, più di un mese prima, ma ci si può immaginare che ci sarà una vera e propria guerra delle offerte su chi, effettivamente, metterà le mani sul Sentinel per eseguire una ‘reverse engineering’. Visto che i cinesi sono davvero i migliori retro-ingegneri del Mondo ed hanno portafogli capienti, è quasi un dato certo che otterranno dati di prima mano, facendo tesoro di ciò che è nascosto all’interno della liscia carlinga a boomerang della “Bestia di Kandahar”. Indipendentemente da quanto sia invisibile ai radar il design dell’RQ-170, è ciò che vi è impacchettato all’interno che gli permette di realizzare delle missioni uniche e altamente stimolanti, e potrebbe essere proprio ciò di cui la Cina ha bisogno per produrre un suo UAV, attualmente, mentre sviluppa i giochi strategici per il Teatro del Pacifico, soprattutto se esso viene abbinato al nascente programma di missili balistici anti-nave. I data link furtivi dell’RQ-170 sono molto probabilmente i pezzi più avanzati in dotazione che permettono al velivolo di rischiare missioni clandestine altamente sensibili, essendo in grado di operare in modo semi-autonomo, mentre rinvia continuamente e in tempo reale informazioni ai controllori di terra, molto probabilmente in tutto il mondo, senza essere rilevato dalle postazioni nemiche in ascolto. Si tratta davvero di uno dei più grandi aspetti del Sentinel. Non vi può essere dubbio che come minimo, l’hardware che permette ciò, compreso ciò che si trova sotto le sue due “gobbe” per le telecomunicazioni, siano rimasti in gran parte intatti dopo la sua sfortunata caduta dietro le linee nemiche. Tale hardware sarà prezioso per gli ingegneri cinesi, che hanno un grande bisogno di integrare il data link LPI nel BAMS del loro HALE/UAV, al fine di consentirgli di rimanere inosservato mentre vola lontano da casa, permettendogli così di sopravvivere in un  conflitto.
Come abbiamo detto in passato, l’RQ-170 molto probabilmente utilizza la stessa architettura di controllo dell’RQ-4 Global Hawk, in particolare la sua avanzata stazione di terra costruita dalla Northrop Grumman. Poter comprendere da un lato questo collegamento circolare delle comunicazioni, senza dubbio aiuterà i cinesi a produrre l’interfaccia umano dall’altro lato. Eppure, per i cinesi, il pezzo più importante dell’hardware a bordo dell’RQ-170 caduto, molto probabilmente è il radar miniaturizzato ad apertura sintetica a bassa probabilità di intercettazione ed il suo avanzato indicatore di movimento dei bersagli. Un pezzo dell’equipaggiamento che può veramente permettere al DF-21D la distruzione di una portaerei. L’RQ-170 ha avuto dei lontani predecessori, come il Tacit Blue  e il Darkstar (molto di più si può leggere, riguardo all’oscuro albero genealogico del Sentinel, alla fine di questo articolo), che certamente sono stati costruiti per sfuggire ai radar di sorveglianza di o presso un territorio interdetto. Che cosa ha a che fare tutto ciò con il missile balistico antinave della Cina DF-21D? Molto in realtà. Se, infatti, l’RQ-170 sfoggia un così efficiente radar, come sembra essere dalle ultime foto ad alta risoluzione scattate mentre operava fuori dalla sua base a Kandahar, che si tratti di un avanzato radar a scansione elettronica attiva (AESA), o anche un più datato radar a scansione passiva dotato di funzionalità LPI, può solo far compiere un salto necessario alla Cina nella capacità d’intercettazione oltre l’orizzonte e di quasi invisibilità del suo programma dei missili balistici antinave DF-21D. Ciò che è più sorprendente, nella possibilità dei cinesi d’impadronirsi del drone RQ-170 perduto, non sono necessariamente i singoli sistemi di bordo, ma  il sistema di targeting in tempo reale e le capacità di collegamento dati che possiede e che potrebbero essere quasi direttamente adattati alla cellula dei loro droni HALE/BAMS. Un velivolo senza dubbio concepito per supportare il missile balistico anti-nave DF-21D in tempo reale, capace di restare in volo in modo continuo, con capacità avanzate di poter inseguire i movimenti degli obiettivi, e di cui hanno un così disperato bisogno per rendere efficace l’intero sistema. Quando si tratta di inseguire oggetti in movimento a grande distanza, l’alta qualità dei dati forniti su un bersaglio remoto è in grado di fornire la migliore possibilità che l’arma colpisca tale bersaglio, soprattutto se lanciato da migliaia di chilometri di distanza e centrandolo. Se la Cina ha infatti accesso ai sistemi di collegamento dati, di controllo del volo e ai sensori dell’RQ-170, non ci può essere alcun dubbio che la qualità dei dati sarà tale che la capacità dei loro UAV di raccogliere e trasmetterli farà un balzo in vanti di anni, se non di decenni.
Nel caso del DF-21D non è chiaro come il missile, volando a velocità ipersonica con testate indipendenti (un singolo missile DF-21D sarebbe in grado di trasportare più veicoli di rientro (MRV)) mentre punta verso le sue vittime marittime in movimento, possa in realtà individuare o agganciare gli obiettivi. Inizialmente, una sorgente di targeting, in questo caso un UAV di sorveglianza marittima a lungo raggio ad alta quota, ritrasmetterebbe le precise coordinate del bersaglio al centro comando e controllo, passando le coordinate a un sistema di lancio mobile terrestre, o possibilmente navale, di un DF-21D. Minuti dopo il lancio, mentre il missile è al suo apogeo e prima che la testata si separi, un aggiornamento dei dati in fase di volo può essere trasmesso dall’UAV collegandosi al missile tramite un satellite, per rendere più precisa la regolazione della fase finale del volo. Prima che la testata si separi, deve continuare a manovrare verso il suo obiettivo, cosa che equivale a colpire un francobollo che galleggia in uno dei Grandi Laghi. Un dispositivo di tracking terminale a bordo della testata, quindi entra in azione. Questo è il momento in cui le capacità reali del DF-21D diventano un mistero. Un attacco terminale guidato potrebbe essere realizzato utilizzando un sensore a infrarossi nel naso della testata o ‘veicolo di rientro’, che guiderebbe la fase finale dell’attacco. Avverrebbe così, dopo che le coordinate iniziali del target sono state inviate al momento del lancio e aggiornate, possibilmente, nel corso della fase di volo a “metà percorso” del missile. Il sistema di ricerca a infrarossi passivo di bordo, non essendo ad energia elettromagnetica, dovrebbe essere utilizzato per illuminare il bersaglio. Il sensore a infrarossi acquisirebbe l’area in cui la nave è più probabile che navighi, durante gli ultimi secondi di volo, nella speranza di bloccarsi sulla firma di calore della portaerei che manovra rapidamente. La portaerei statunitense cambierebbe rapidamente rotta e velocità, mentre i satelliti di allerta precoce per il rilevamento del lancio di missili balistici sicuramente rileverebbero la fase di spinta iniziale del DF-21, allertando il gruppo della portaerei del missile in arrivo, o più probabilmente, dei missili. Anche gli incrociatori e cacciatorpediniere lanciamissili classe AEGIS, del gruppo d’attacco della portaerei, tenterebbero di monitorare e inseguire il missile con le loro limitate capacità di difesa antimissili balistici.
Un altro modo per agevolare la fase finale dell’attacco del missile balistico antinave DF-21D è utilizzare i collegamenti dei dati non solo riportando le coordinate iniziali del bersaglio al lanciatore del missile, ma trasmettendone continuamente la posizione esatta mentre si muove nel tempo e nello spazio, via satellite, al missile, finché avvia l’attacco finale sul suo bersaglio. Ciò massimizza il data-linking e il radar dell’UAV, e la loro tecnologia per tracciare il movimento dei bersagli. Una piccola antenna che può resistere ai violenti effetti atmosferici al rientro di una testata, può essere in grado di fornire, in tempo reale, i dati necessari inviati da un UAV che utilizzi tecnologia derivata dal RQ-170, per colpire con precisione una portaerei in manovra, e con un elevato grado di affidabilità. In questo caso l’UAV, o qualsiasi altra piattaforma per il rilevamento a distanza, potrebbe letteralmente dire alla testata dove andare, tramite il collegamento dati, fino a quando non trapassa il ponte della portaerei volando a Mach 10. Un altro metodo, molto probabilmente, potrebbe utilizzare un sistema di ricerca radar attivo o passivo. Un ricercatore radar attivo, in pratica un piccolo radar come quello utilizzato per i missili aria-aria a medio raggio, potrebbe essere efficace, anche se la sensibilità del sistema è limitata, essendo fragile e complesso e suscettibile di inceppamenti. Un’alternativa più probabile, in questa fase della capacità tecnologica della Cina, almeno sarebbe di far puntare la testata, nella sua fase finale, sul bersaglio mentre attraversa l’atmosfera usando un vecchio, ma più robusto, sistema di guida radar terminale, noto come radar homing “semi-attivo”. Il radar homing “semi-attivo”, a volte chiamato “fascio a onda”, funziona in modo simile al già accennato radar dei missili aria-aria, come l’AIM-7 Sparrow, resosi popolare in Vietnam e con Desert Storm. Questa forma di targeting via radar utilizza una potente fonte radio per “dipingere” un bersaglio con una certa banda e frequenza di energia elettromagnetica. Poi lo stesso missile, dotato di una rudimentale testata di ricerca, sintonizzata per “vedere” l’energia riflessa del radar d’inseguimento lontano, semplicemente riconosce e insegue le onde radar riflesse dal target “dipinto”, fino al punto d’impatto o fino a quando si attiva il radar di bordo. Questa forma semplice, collaudata e affidabile di puntamento richiederebbe una fonte secondaria, in questo caso un UAV HALE/BAMS dotato di un radar potente, che traccia l’obiettivo per la testata attaccante, durante gli ultimi momenti del volo d’attacco. Utilizzando tecnologia ad alta potenza, ma compatta, AESA o ESA, dove un fascio di energia molto potente può individuare un bersaglio a grande distanza, si consentirebbe a un tale sistema di operare in modo efficiente. Inoltre, il potente radar degli UAV armati dovrebbe solo “dipingere” un obiettivo per un periodo di tempo continuo molto breve, solo pochi secondi, mentre la testata compie l’avvicinamento finale a velocità ipersonica.
Una volta che l’attacco è completato, il sistema di puntamento dell’UAV può passare alle “emissioni silenziose” e cambiare rotta per sfuggire alla rappresaglia, anche se sarebbe molto probabilmente oltre la portata di una squadra statunitense, in primo luogo. Inoltre, se la Cina può rigenerare i sistemi derivati dall’hardware del Sentinel per un tale compito, le informazioni da tale cellula furtiva permetterebbero al velivolo di avvicinarsi ulteriormente a una squadra statunitense. Anche se l’UAV venisse abbattuto da ciò che resta di un gruppo di portaerei, dopo un massiccio tiro di sbarramento di DF-21D, sarebbe un prezzo esiguo da pagare per quello che sarebbe l’attacco antinave di maggior successo in 70 anni. Tra le possibilità di targeting di cui sopra, alla fine, tra una decina di anni si potrà vedere un DF-21D dotato di una serie variabile di sistemi di guida terminale e di targeting, al fine di aumentarne le probabilità di successo quando ne viene sparata una raffica contro delle unità di superficie nemiche. In effetti, questo renderebbe più difficile per la nave presa di mira sapere quale tipo di attacco verrebbe perseguito contro di essa. Inoltre, l’uso di diversi metodi di guida terminale complicherebbe gravemente l’attuazione delle contromisure, come razzi direzionali agli infrarossi, dispositivi “accecanti” per le testate dotate di homing IR, o di chaff per testate dotate di homing radar.
Alla fine, la bassa probabilità di intercettazione dei collegamenti dati, sia per per il funzionamento dell’UAV che per indirizzare il missile nella fase iniziale e per guidarne la testata durante la sua fase terminale di volo, sarebbe il “Sacro Graal” di tale sistema d’arma, molto difficile da ingannare o confondere. A quel punto, solo una difesa basata su armi laser attive o “hit to kill” sarebbe in grado di respingere un attacco del genere, che potrebbe essere efficace contro un DF-21DS in rientro, e durante una bella giornata, ma inutile contro uno sbarramento massiccio. Un targeting a lungo raggio che utilizzi un UAV tipo High Altitude Long Endurance (HALE) in operazioni semi-autonome di tipo sorveglianza marittima su grandi aree (BAMS), dotato di data link a bassa probabilità di intercettazione (LPI) e radar di acquisizione ad alta potenza e ad alta risoluzione, sarebbe senza dubbio l’attivatore e il moltiplicatore di forza definitivo che permetterebbe al missile balistico antinave cinese DF-21D di raggiungere il suo pieno potenziale. Con la recente perdita di un avanzatissimo drone degli Stati Uniti, che quasi certamente era dotato di tutti i componenti sopra citati, i cinesi potrebbe compiere l’enorme salto tecnologico di cui hanno bisogno proprio al momento giusto, rendendo efficace tale pericolosa sistema d’arma d’interdizione di area. Un sistema volto a colpire al cuore la potenza degli Stati Uniti: i loro gruppi di portaerei.
Con tutta la sua potenza, un gruppo di portaerei statunitense è efficace solo se i suoi obiettivi rientrano nella gittata dei suoi aerei da combattimento e missile cruise. Un arsenale operativo di DF-21D, accoppiato a una efficace assistenza di targeting oltre l’orizzonte, negherebbe agli statunitensi la prossimità utile per colpire le coste cinesi e i mari circostanti, e con un margine enorme. La necessità di una robusta e resiliente forza di puntamento e sorveglianza a lungo raggio è così importante per il sistema DF-21D, che mi spingerei a dire che l’RQ-170 catturato dagli iraniani si presenta come una grande opportunità per la difesa della Cina, e un enorme aumento del rischio potenziale per la Marina degli Stati Uniti, di cui non c’è davvero alcun precedente noto. In sostanza, le capacità del RQ-170, se riprodotte in modo esatto, o anche in modo più rudimentale, possono benissimo aver dato ai progettisti cinesi il prezioso “anello mancante” che cercavano di avere per fare del loro pregiato DF-21D un vero “Carrier Killer” realmente operativo.

Potete leggere tutta la mia copertura sul RQ-170, nel link seguente, compresa la mia analisi fotografica e la serie sulle “Origini dell’RQ-170“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il secondo SED India-Cina

Prashant Kumar Singh IDSA 30 novembre 2012

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Il secondo dialogo strategico economico (SED) India-Cina è stato convocato a New Delhi il 26 novembre 2012. Montek Singh Ahluwalia, Vicepresidente della Commissione per la pianificazione dell’India, e Zhang Ping, Presidente della Commissione del Nazionale lo sviluppo e la riforma (NDRC), hanno rispettivamente guidato le delegazioni indiana e cinese. Il formato SED è abbastanza recente e, probabilmente, il più recente forum di contatto tra i funzionari indiani e cinesi. Il primo SED si è tenuto in Cina nel settembre 2011. In effetti, l’idea che i due paesi dovrebbero tenere un dialogo economico strategico regolare, emerse quando il premier Wen Jiabao visitò  l’India nel 2010. Tra l’altro unico paese con cui la Cina detiene questo tipo di dialogo sono gli Stati Uniti. Il messaggio uscito dal secondo SED è che le economie dell’India e della Cina continueranno a tracciare il loro corso indipendente, libere dalle preoccupazioni della sicurezza.
L’obiettivo principale del dialogo economico strategico è rafforzare la cooperazione in settori di fondamentale importanza, quali infrastrutture e alta tecnologia. Tuttavia, il quadro del SED è abbastanza ampio. La gestione congiunta dell’attuale situazione economica mondiale, la cooperazione internazionale nei sistemi monetari e finanziari, i mercati mondiali delle materie prime, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e alimentare sono stati i grandi temi discussi durante il secondo SED. [1] Alla luce di questi grandi temi, questioni importanti come “rafforzare la comunicazione sulle politiche macroeconomiche, approfondendo e ampliando il commercio e gli investimenti e promuovendo la cooperazione bilaterale nei settori finanziario e delle infrastrutture“, sono stati discussi nell’occasione. [2]
A seguito del primo SED nel 2011, cinque gruppi di lavoro si sono formati. Il lavoro svolto da questi gruppi è stato deliberato dal secondo SED. I cinque gruppi di lavoro riguardano il coordinamento politico, le infrastrutture, l’energia, la tutela dell’ambiente e l’alta tecnologia. Il gruppo di lavoro sul coordinamento delle politiche puntava sui temi “dello sviluppo delle competenze e del parco industriale”, del miglioramento dell’”ambiente per gli investimenti” e dello “sviluppo delle competenze per l’occupazione”. Il gruppo di lavoro sulle infrastrutture si è occupato “del programma di sviluppo ferroviario ad alta velocità, del trasporto pesante e dello sviluppo delle stazioni”.
Il gruppo di lavoro sull’energia ha esplorato le opportunità e le sfide sottolineate dal settore dell’energia eolica, ed ha anche esaminato il potenziale economico degli impianti energetici  per i produttori cinesi in India. Il gruppo di lavoro per la tutela ambientale ha lavorato sull’efficienza energetica. Il gruppo di lavoro sull’alta tecnologia ha approvato la cooperazione nel settore dell’Information Technology e Information Technology Enabled Services (IT/ITES), per condurre studi commerciali congiunti in questo campo. È importante sottolineare che questo gruppo di lavoro ha deciso di sviluppare “standard comuni per la TV digitale, i codec audiovideo e la tecnologia per la comunicazione mobile”. [3] Sulla linea delle relazioni e dei suggerimenti dei gruppi di lavoro, circa 11 protocolli d’intesa sono stati firmati dai governi, nonché dai privati, in occasione del secondo SED.
Il volume d’affari complessivo di questi protocolli d’intesa è di circa 5 miliardi di dollari (27.865 crore di rupie). I protocolli d’intesa firmati nel secondo SED si sono focalizzati per consentire alle istituzioni finanziarie dei due paesi un mutuo accesso ai rispettivi mercati. Inoltre, numerosi MoU si focalizzano sulle infrastrutture critiche. L’India Reliance Power e il China Ming Yang Wind Power Group investiranno 3 miliardi di dollari per sviluppare progetti per 2.500 MW di energia rinnovabile. La China Development Bank fornirà il project financing per la Ming Yang Wind Power Group. Lanco Infratech e China Development Bank hanno firmato un patto in base al quale la China Development Bank fornirà 600 milioni di dollari di finanziamenti al progetto da 4×660 MW Anpara – fase II della Lanco. La NIIT investirà 800 milioni di dollari per la creazione di un parco IT ad Hainan, per il quale la NIIT e il governo provinciale di Hainan hanno firmato un accordo. I governi cinese e indiano hanno espresso interesse per la cooperazione in settori come “i treni ad alta velocità, l’ammodernamento delle stazioni ferroviarie, l’efficienza energetica e i settori IT, dell’acqua, del riciclaggio, della scienza digitale e della micro-irrigazione“.
L’ufficio indiano per l’efficienza energetica e il NDRC della Cina, così come i ministeri delle ferrovie indiano e cinese, hanno firmato dei protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione tecnica in alcune di questi settori. Tra l’altro, la questione del miglioramento e del rafforzamento dei collegamenti e dei trasporti è stata anch’essa discussa. La NASSCOM, l’associazione dell’industria IT dell’India e la China Software Industry Association (CSIA) hanno firmato protocolli d’intesa per rafforzare la cooperazione nel settore IT e degli ITES (servizi per l’attivazione dell’IT). [4] Costruire e attuare migliori pratiche nel commercio, nello scambio di informazioni e nello sviluppo delle competenze in altri settori figuravano anche nelle discussioni. La Commissione per la pianificazione dell’India ha firmato un protocollo d’intesa con la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina, per effettuare studi congiunti a questo proposito. [5] Ahluwalia ha ribadito che gli affari tra i due paesi aumenteranno con il regime di libero scambio. Il SED inoltre ha deciso di rafforzare il commercio bilaterale da 74 miliardi a 100 miliardi di dollari. [6]
Il SED tra l’India e la Cina assume importanza nel contesto delle frizioni su questioni territoriali tra la Cina e i suoi vicini, che stanno venendo alla ribalta ancora una volta. In realtà, solo un paio di giorni prima del SED, la Cina ha iniziato a rilasciare passaporti elettronici con una mappa raffigurante la quasi totalità del Mare del Sud della Cina e il Chin Akasi. La mossa ha suscitato le proteste di paesi come il Vietnam e le Filippine. Anche se il problema è stato evidenziato anche dai media indiani, il consigliere per la sicurezza nazionale Shivshankar Menon ha chiarito che tali questioni non devono essere esagerate e dovrebbero essere viste considerando che le dispute territoriali esistono e i due paesi hanno le loro contese. [7]
Montek Singh Ahluwalia ha inoltre chiarito che la questione della mappa non è stata discussa al SED. Ha anche affermato categoricamente che l’India non ha “alcun specifico problema di sicurezza con la Cina” ed ha affermato che “La sicurezza è rilevante non solo nei confronti della Cina. Non è specifica. Misure di sicurezza generali sono state prese“. [8] Ciò che è più importante nel contesto del SED sono le preoccupazioni dell’India sullo squilibrio commerciale con la Cina e gli ostacoli che le imprese indiane affrontano nell’accesso al mercato cinese. Il primo ministro Manmohan Singh ha sollevato la questione durante il suo recente incontro con il premier Wen Jaibao a Phnom Penh. Ha chiesto che le imprese indiane abbiano un maggiore accesso ai mercati cinesi dell’IT/ITES e farmaceutico, e ha anche dichiarato che la Cina dovrebbe aumentare i propri investimenti nel settore delle infrastrutture in India. Acquietando tali preoccupazioni indiane, il premier cinese ha risposto che tutti questi problemi saranno risolti gradualmente. [9]
Infine, il SED è un forum importante che può rendere un servizio prezioso alla causa della maggiore cooperazione economica tra India e Cina. Menon e Ahluwalia hanno scelto  parole sagge per allontanare l’ombra dei problemi della sicurezza. Si consiglia di continuare a farlo. In effetti, i risultati potrebbero potenzialmente contribuire all’efficace rafforzamento della reciproca fiducia.

Note
[1] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[2] Ibid
[3] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[4] “India, China ink 11 MoUs entailing $ 5.2 billion investment”, The Economic Times, 26 novembre 2012   “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 novembre 2012; “India, China agree to cooperate in energy, railways, IT sectors”, The Tribune, 27 novembre 2012;
[5] “India, China agree on steps to boost strategic economic dialogue”, ZEENEWS, 26 novembre 2012
[6] “India, China favour joint economic strategy”, The Hindu, 26 novembre 2012
[7] “NSA Shivshankar Menon plays down China map row”, The Times of India, 27 novembre, 2012
[8] “India, China pledge $5.2bn in investments”, The Times of India, 27 November 2012
[9] “PM conveys concerns over trade imbalance with China to Wen”, The Economic Times, 19 novembre 2012

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Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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