Il Giappone dovrebbe concentrarsi sulla Russia e non sui capricci statunitensi sull’Ucraina

Galina Zobova, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 19 aprile 2014treaty-stall-years-japan.siLa Federazione Russa è d’importanza strategica fondamentale per il Giappone e se le relazioni tra Tokyo e Washington sono estremamente forti, ciò non significa che il Giappone non debba avere relazioni speciali con Mosca. In termini di risorse naturali, complessa geopolitica del nord-est asiatico, mutuo flusso degli investimenti per sviluppare l’Hokkaido e l’Estremo Oriente russo, e altri fattori importanti, è il momento per il Giappone di concentrarsi maggiormente sulla Federazione russa. Infatti, se il Giappone ha molti problemi territoriali con le nazioni vicine, tra cui la Federazione Russa, è imperativo per le élite politiche di Tokyo accordarsi con Mosca. Purtroppo, se il governo del Primo ministro Abe si fa trascinare nell’attuale crisi in Ucraina, è comunque chiaro che Washington tira le fila. Certo, il Giappone non adottando cattive intenzioni verso la Federazione russa o l’Ucraina, deve avere una posizione neutrale. Dopo tutto, la crisi in Crimea e la situazione attuale nel sud-est dell’Ucraina è iniziata dopo il violento colpo di Stato a Kiev. In altre parole, le azioni di USA e Unione europea (UE) hanno allettati i nazionalisti, coinvolgendo agenti segreti nell’improvvisare tumulti dopo che il leader dell’Ucraina aveva scelto l’aiuto economico della Federazione Russa. Una volta che la violenza politica è stata usata per rovesciare il governo a Kiev, compresi i cecchini, allora ne sono seguite altre minacce antirusse. Non sorprende, data la storia della Crimea, che la maggioranza russa abbia deciso il referendum per rispettare la volontà del popolo. Il risultato è che la Crimea, tramite il voto, a differenza del colpo di Stato a Kiev che ha violato ogni procedura democratica, abbia deciso di “ritornare a casa”, nella Federazione russa. Naturalmente le masse in Crimea hanno deciso questa strada per via della Storia e del reale timore di essere oppresse dalle nuove élite nazionaliste illegali a Kiev. Il Giappone deve riconoscerlo e ritirarsi dal G-7 anti-Russia. Dopo tutto, non c’è nulla di democratico nelle nuove élite a Kiev che impongono i propri capricci sulla società, senza essere elette. Inoltre, mentre l’Ucraina è in bancarotta i nuovi mediatori del potere a Kiev minacciano militarmente i propri cittadini. Pertanto, sembrerebbe che la mano di NATO e USA sia dietro tale realtà, data la debolezza di Kiev. Tuttavia, cosa farebbe il Giappone se molti cittadini giapponesi si sentissero minacciati da élite illegali che invocano politiche antigiapponesi volgendosi ad entità estere? Tale è la realtà che affronta la Federazione russa, poiché le élite illegali a Kiev minacciano militarmente i cittadini nel sud-est dell’Ucraina. Infatti, diverse persone sono state uccise e chiaramente nella crisi attuale solo la Federazione russa cerca di calmare la situazione. Va ricordato che le nuove élite illegali a Kiev usano violenza, per avere il potere e fare improvvise affermazioni che vanno oltre il loro mandato. Ciò vale per il desiderio di trascinare l’Ucraina nella NATO (nonostante molti siano contrari), fare un nuovo accordo sui prestiti dall’UE (perché l’UE non ne accordò uno adeguato prima della crisi?), invocare truppe delle Nazioni Unite, rivolgersi al Fondo monetario internazionale (FMI), minacciare di far processare gli ex-leader nei tribunali internazionali, e sottoporre l’Ucraina ai capricci degli USA. In altre parole, gli illegali nazionalisti ucraini a Kiev hanno deciso di alienarsi russi e oppositori ucraini alle loro “politiche d’asservimento”. Non sorprende che ciò abbia suscitato enormi convulsioni e che la Federazione russa abbia dovuto imporsi sulla Crimea e appoggiare i cittadini ucraini che temono una vera oppressione e l’emarginazione dal sistema politico.
russia JapanInfatti, è ironico che le nuove élite a Kiev seguano i dettati di UE, FMI, NATO, USA, tribunali internazionali e altri soggetti esteri. Sembra che le élite a Kiev si scavino la propria fossa, poiché introducendo le dure politiche del FMI e altre questioni relative ad entità estere, appare chiaro che ciò avrà un impatto assai negativo sui cittadini ucraini. Dopo tutto, basta guardare la crisi in Grecia e in altri Paesi dell’Unione europea rovinati da diktat economici, elevata disoccupazione, povertà crescente e sensazione crescente che la sovranità sia del tutto perduta. Pertanto, l’Ucraina ha bisogno di buone relazioni con la Federazione russa sul piano geopolitico, commerciale, energetico e dei legami naturali, perché questa nazione, più di qualsiasi altra, ha contribuito a stabilizzare l’Ucraina dal crollo dell’Unione Sovietica. Nonostante ciò, le nuove élite a Kiev sono intente ad alienarsi i russi con dichiarazioni belligeranti contro la Federazione russa, con enormità retoriche e minacciando il caos regionale su ordine della propaganda NATO e USA. Il Giappone, pertanto non deve tacere con Washington né seguirne gli obiettivi antirussi. Invece Abe dovrebbe concentrarsi su relazioni favorevoli con la Federazione russa e autentiche preoccupazioni geopolitiche, a favore dei cittadini giapponesi. La Federazione Russa è la forza vincolante che unisce Eurasia e Asia centrale su cui le élite politiche di Tokyo devono concentrare geopolitica ed interessi nazionali. Allo stesso tempo, con le relazioni tra Cina e Giappone quanto meno gelide, è chiaro che Mosca sarebbe un mediatore onesto. Allo stesso modo, la penisola coreana è molto complessa, ma una volta di più la Federazione Russa ha un ruolo positivo tramite la sua diplomazia verso tutte le potenze regionali. Allo stesso modo, il Giappone del Nord ha bisogno di maggiori investimenti economici, e i legami naturali tra oriente russo e nord del Giappone sono chiari a tutti. Pertanto, tale realtà e l’importanza delle questioni energetiche e delle altre risorse naturali di cui il Giappone ha bisogno, devono essere valutati seriamente dalle élite politiche di Tokyo. Il Giappone, naturalmente, deve promuovere buone relazioni con i futuri leader democratici dell’Ucraina. Inoltre, è comprensibile il motivo per cui il Giappone aiuta economicamente l’Ucraina. Dopo tutto, il Giappone non approva le nuove élite politiche a Kiev, ma cerca di aiutare una nazione in difficoltà economica. Tuttavia, il Giappone deve assentarsi dal G-7 anti-Federazione russa, perché l’attuale crisi in Ucraina è estremamente complessa. Inoltre, la destabilizzazione di questa nazione è iniziata quanto l’élite a Kiev ha preso il potere con minacce e violenze. Tale realtà significa che il Giappone deve fare un passo indietro e mantenere i canali con la Federazione russa sulla base della sincerità, pur concentrandosi su egoismi e geopolitica nazionali. Fumio Kishida, ministro degli Esteri del Giappone, ha commentato in passato che “…La cooperazione tra Giappone e Russia, essendo attori chiave nella regione dell’Oceano Pacifico, è importante per rafforzare pace e stabilità regionali“.
In poche parole, la Federazione russa è di grande importanza strategica per il Giappone e lo stesso vale per le questioni sull’energia e altre aree importanti. Pertanto, il Giappone non deve bruciare i ponti per i capricci degli USA.

000_dv862321.siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’avanzata del drago cinese in Eurasia

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 19 mar 2014 China US HackingMentre gli Stati Uniti ruotano militarmente nella regione Asia-Pacifico, i cinesi avanzano verso occidente semplicemente con realizzazioni commerciali e programmi economici. I cinesi hanno terminato la costruzione del tunnel principale del corridoio di trasporto montano da Turpan a Kurla, collegandosi al Pakistan. Il corridoio è parte della Karakoram Highway nell’ambito del progetto per reintegrare la parte occidentale della Repubblica Popolare della Cina con le aree occidentali dell’Eurasia. Pechino crea proprie infrastrutture di trasporto ed energetiche in Eurasia, e le infrastrutture in costruzione saranno il motore della rinascita economica avviata. I cinesi sono ora presenti su tutta la vecchia Via della Seta e le antiche rotte commerciali marittime nell’Oceano Indiano per il commercio di spezie e metalli preziosi. La Cina s’è occupata della costruzione di porti in acque profonde e baie, ferrovie, autostrade, tunnel e snodi di trasporto in tutta la regione. Nonostante pressioni e tentativi di militarizzare e controllare le rotte marittime dell’Oceano Indiano degli Stati Uniti, i cinesi hanno creato una rete di infrastrutture che si estende fino a Gwadar, vicino al Golfo Persico, in Pakistan, ad Hambantota in Sri Lanka, a Chittagong in Bangladesh e a Kyaukphyu in Myanmar. Mentre gli Stati Uniti sconfortati si vedono emarginare nell’area, questi progetti cinesi tessono l’integrazione eurasiatica.

Le guerre segrete di Washington contro la Cina in Xinjiang e Tibet
Gli Stati Uniti hanno cercato e continuano a cercare d’indebolire la Cina. I tentativi di Washington d’indebolire la Cina includono lo sfruttamento delle tensioni etniche e delle divisioni tra i cinesi Han, che compongono la maggioranza della popolazione cinese, e i cittadini non-Han della Cina. Ciò include fomentare tensioni nel Turkestan orientale tra Han e i musulmani turcofoni uiguri  indigeni della regione autonoma dello Xinjiang. Gli Stati Uniti hanno inoltre continuamente istigato  proteste e la secessione del Tibet. Anche se il Dalai Lama e il suo governo in esilio pretendono che i disordini siano risultato del malcontento verso Pechino, le squadre dell’US Central Intelligence Agency (CIA) con la pianificazione degli Stati Uniti e l’addestramento della CIA, parteciparono nell’istigazione e nella manipolazione del malcontento tibetano scoppiato a Lhasa alla vigilia delle Olimpiadi estive di Pechino 2008. Han e i musulmani Hui, gruppo etnico composto da Han fusisi con i viaggiatori e commercianti della Via della Seta nel corso dei millenni, furono presi di mira e uccisi durante tale ondata di agitazioni anti-Pechino. Durante il 110th Annual Meeting dell’American Anthropological Association nel 2011 (dal 16 al 20 novembre a Montréal), un antropologo ammise che, per scopi di ricerca, ebbe accesso privilegiato al programma d’addestramento della CIA che fece esplodere i disordini del 2008 in Tibet. La CIA ha anche campi di addestramento per guerriglieri tibetani sul suolo statunitense, nascosti nelle Montagne Rocciose.
Nonostante le smentite di Washington, vi sono anche testi che parlano apertamente delle operazioni segrete in Tibet di Washington. L’attivista tibetano Jamyang Norbu ha scritto un capitolo in un libro pubblicato nel 1994 e curato dal professore della Columbia University e specialista del Tibet Robert Barnett, sulla resistenza e riforma in Tibet, apertamente dettagliando il ruolo della CIA in Tibet contro il governo cinese. ‘Il movimento di resistenza tibetano e il ruolo della CIA’ è il titolo del capitolo di Norbu. Nella letteratura più recente vi è il libro di Kenneth Conboy e dell’ex-agente della CIA James Morrison pubblicato nel 2002 dalla University Press of Kansas, ‘La guerra segreta della CIA in Tibet’. Tali autori rivelano apertamente come gli Stati Uniti hanno condotto una guerra segreta contro la Cina, incoraggiando la secessione del Tibet e controllando la guerriglia tibetana in lotta contro Pechino.

Marcia verso ovest
Washington inasprisce i problemi tra la Cina e i Paesi confinanti nel sud, nell’Est e sui mari. I funzionari statunitensi sognano di riavviare l’Asiatic Treaty Organization Southeast (SEATO). La SEATO è la defunta NATO dell’Asia orientale che doveva espandersi in parallelo all’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), proprio come la NATO e l’Unione Europea si sono allargati in coppia sull’Europa, parte occidentale dell’Eurasia. C’è anche il segmento asiatico del progettato scudo missilistico globale che il Pentagono costruisce vicino alla frontiere orientali densamente popolate della Cina. Ciò rientra nella strategia di accerchiamento eurasiatico contro la Cina e la Russia. Ciò porta al cosiddetto ‘Pivot asiatico’ che Hillary Clinton annunciò nel 2011, quando affermò che gli Stati Uniti puntavano alla regione Asia-Pacifico dal Medio Oriente e dall’Afghanistan presidiato dalla NATO. Pechino non c’è cascata, sapendola lunga. Gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di lasciare il Medio Oriente o il poligono militare del Pentagono dell’Afghanistan. Invece i cinesi continuano con il loro programma di lento sviluppo della rete di infrastrutture commerciali diretta verso ovest, le coste del Mar Caspio e del Mediterraneo mediorientali. Foreign Policy, la rivista basata sullo ‘scontro di civiltà’ di Samuel Huntington, ha dato un assaggio di ciò che è ovvio in Cina; Yun Sun del Stimson Center East Asia, nel 2013: “Mentre gli USA ruotano ad est, la Cina marcia nell’altra direzione“, spiegava ai lettori.

L’impero predatore degli USA contro l’impero commerciale cinese
Gli Stati Uniti non hanno mai smesso di cercare di fermare i cinesi nel loro percorso. Il Trans-Pacific Partnership (TPP) è solo un altro piano degli USA per farlo. L’obiettivo del TPP è isolare i cinesi imponendo restrizioni commerciali tra Pechino e il resto della regione Asia-Pacifico. Pechino, tuttavia, ha altri piani. La Cina avanza i suoi progetti, perché indifferente alle operazioni di pressione e destabilizzazione di Washington. L’ombra che l’aquila statunitense proietta sull’Eurasia svanisce diminuendo costantemente. La Via della Seta è stata ricostruita in Eurasia dal Drago cinese e dai suoi alleati. Marco Polo verso l’altro verso. Il Drago e i suoi alleati, l’Orso russo e il Leone iraniano, hanno idee diverse sulla gestione della loro parte del mondo. La gestione dell’Eurasia sarà svolta sul posto e non dagli USA. Questa è la base del florilegio alfabetico delle diverse organizzazioni regionali, dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica (ECO) all’Unione eurasiatica alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). È solo la punta dell’iceberg.
La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT), che ha escluso l’Iran dal sistema bancario internazionale nel 2012 su ordine dello Zio Sam, ha riferito alla fine del 2013 che la moneta nazionale cinese ha soppiantato l’euro come seconda maggiore valuta mondiale dopo il dollaro statunitense. L’8,66 per cento del commercio mondiale si svolge in yuan cinesi. È solo l’inizio. L’uso dello yuan aumenterà nelle transazioni internazionali.
Nonostante i tentativi degli Stati Uniti di frenare Pechino globalmente, l’influenza cinese in Africa e in America Latina aumenta. Gli Stati Uniti hanno diviso il Sudan, attaccato la Libia e creato l’Africa Command (AFRICOM), mentre i loro barboncini francesi hanno cominciato a reimporsi militarmente su tutta l’Africa sotto Nicolas Sarkozy, nel tentativo di cacciare i cinesi dall’Africa. I risultati, tuttavia, sono scarsi e l’influenza cinese continua a crescere in Africa. In tutta l’America Latina si parla di aumentare gli scambi commerciali con la Cina. I cinesi si preparano ad iniziare a costruire un megacanale in Nicaragua per soddisfare le crescenti richieste di scambi dall’America Latina. Allo stesso tempo, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), riorientano l’America Latina  dagli Stati Uniti verso la Cina e i suoi partner eurasiatici. La presenza cinese è inoltre sentita sia nel Polo Nord che nel Polo Sud. Pechino è in trepidante attesa dell’apertura di una Arctic Silk Road dei programmi di esplorazione in Antartide. Pechino, inoltre, è un osservatore permanente presso il Consiglio Artico ed ha investito molto nella ricerca, nei programmi di sviluppo dell’Artico e nelle esplorazioni dei Paesi che si affacciano sul Polo Nord. L’obiettivo finale di Pechino è sviluppare una rete di trasporti e accedere alle riserve energetiche nell’Artico.
Il Pentagono vede nella Cina la maggiore minaccia agli Stati Uniti. La minaccia, tuttavia, non è di natura militare, ma economica. Il soft power cinese aggira l’hard power degli Stati Uniti. A differenza di Washington e dei suoi amici dell’Europa occidentale, il capitalismo cinese non è sostenuto dalla forza militare. Mentre Washington continua a fare la guerra e a rubare la ricchezza delle nazioni vinte, i cinesi continuano a fare affari in tutto il mondo, mentre continuano la loro marcia verso l’ovest dell’Eurasia, verso le rive del Mar Caspio e del Mediterraneo. In altre parole, la Cina lavora mentre gli USA tirano pugni.

china-sources-of-oilArticolo originariamente pubblicato da Russia Today il 17 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: HEARTLAND: Energia e Politica nell’Eurasia del XXI secolo

La crisi ucraina vista dalla Cina

Valentin Vasilescu Reseau International 19 marzo 2014

9highres_00000401419611Il progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, elaborato dagli Stati Uniti, sul referendum in Crimea è stato respinto con veto russo. La Cina, uno dei cinque membri permanenti non ha votato come la Russia, ma si è astenuta. La Crisi ucraina ha creato una frattura nel rapporto tra le due maggiori potenze mondiali? La cooperazione nella produzione della Difesa tra l’Ucraina e la Cina è forte e durevole. Nei primi anni dell’indipendenza, l’Ucraina ha venduto ai cinesi uno dei prototipi del Sukhoj Su-33, versione imbarcata del Su-27, e contribuito a copiarlo con il nome di J-15. Questo velivolo è già in servizio sulla portaerei cinese Varjag (classe Admiral Kuznetsov), acquistata dall’Ucraina nel 1998. Durante la progettazione del nuovo velivolo da trasporto pesante Y-20, i cinesi hanno anche beneficiato dell’esperienza della celebre società ucraina Antonov. Sappiamo che la marina cinese ha ordinato quattro hovercraft d’assalto anfibio classe Zubr, i primi due sono già stati costruiti in Ucraina e consegnati alla Cina. La costruzione degli altri due avverrà nei cantieri cinesi con parti ucraine e sotto la supervisione ucraina. L’hovercraft è il più grande al mondo ed è può sbarcare su una spiaggia tre carri armati, 10 veicoli APC, MLT o 500 fanti di marina.
L’astensione sulla Crimea permette flessibilità alla Cina. In primo luogo, garantisce che gli ucraini continuino a lavorare con essa, almeno sui progetti delle navi classe Zubr. D’altra parte, la Cina non si opporrebbe a una decisione degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei d’intervenire militarmente a favore dell’Ucraina, o di armare gli ucraini con armi di nuova generazione, direttamente o con intermediari, come i ribelli islamici in Siria. Perché così la Cina ha mano libera per intervenire militarmente nel Sud-Est asiatico, citando il precedente ucraino. Le attrezzature militari acquistate dall’Ucraina sono di vitale importanza per la Cina, un Paese che alla fine di quest’anno sarà la prima economia mondiale e che cerca il pretesto opportuno per ridurre la leadership militare degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Ciò può essere fatto solo rompendo il blocco imposto dagli Stati Uniti con i suoi alleati nella regione, assumendo così il controllo delle rotte marittime che permettano il libero accesso della Cina agli oceani Indiano e Pacifico. La direzione strategica principale per garantire l’accesso della Cina all’oceano Pacifico è il controllo delle rotte marittime nell’area tra l’arcipelago giapponese di Okinawa (Ryukyu) e Taiwan. Le isole Senkaku, sono situate tra Miyako Island e Taiwan, e sono costituite da otto isole appartenenti al Giappone, reclamate di recente in modo più aggressivo dalla Cina. I cinesi hanno ampliato la loro area di azione nel Mar Cinese Orientale, tra Giappone e Taiwan, sulle isole Senkaku (giapponesi) creando una zona di sorveglianza marittima e aerea con l’aiuto di 78 droni da media ed alta quota.
Con l’arcipelago Senkaku, tra gli obiettivi della Cina vi è anche Taiwan, alleato chiave degli Stati Uniti nella regione, abitata da cinesi e appartenente alla Cina fino alla seconda guerra mondiale.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare presso l’aeroporto di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370: Inside job?

Aangirfan 16 marzo 20141
no-clue-about-malaysia-airlines-mh370Il 16 marzo 2014, l’esperta di antiterrorismo inglese dr.ssa Sally Leivesley avrebbe detto che, nel caso MH370, sembra che vi sia la pianificazione di qualcuno dalle ampie ed avanzate conoscenze ingegneristiche. I dirottatori avrebbero cambiato velocità, altitudine e rotta dell’MH370 inviando segnali radio al sistema di controllo del volo di bordo. Possono averlo fatto atterrare o schiantare via telecomando. Tra i possibili colpevoli una potenza straniera.
James R. ha detto: “L’annuncio che l’MH 370 era ancora in volo e che venne rilevato sul radar alle 08:11, indica che le ricerche sul mare della Cina meridionale siano state una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente non fece nulla, lasciando che l’inutile ricerca continuasse per quasi una settimana. Le informazioni rilasciate dalle autorità malesi indicano che l’aereo fu dirottato via telecomando. L’equipaggio non poteva nascondere l’aeromobile ai radar. Il radar non dipende da alcuna attrezzatura sull’aereo, non può essere spento. Solo notevoli capacità di guerra elettronica possono far scomparire un aereo dai radar sull’oceano… quasi certamente gli Stati Uniti o una società alleata sotto il loro controllo (hanno fatto sparire l’aereo)“. Come riportato dal Telegraph, è emersa la prova di un possibile complotto della CIA in stile 11/9 riguardo l’MH370. Sajid Muhammad Badat di origine inglese, un agente ‘CIA-MI6-al-Qaida‘, ha recentemente detto in tribunale che 4-5 malesi progettavano di dirottare un aereo usando una bomba nascosta in una scarpa per abbattere la porta della cabina di guida. Saajid Muhammad Badat ha detto che aveva incontrato agenti malesi di CIA-MI6-al-Qaida, uno dei quali pilota, in Afghanistan dandogli una bomba-scarpa da utilizzare per prendere il controllo di un aeromobile. La possibilità di un tale complotto, ordito dalle menti della CIA degli attacchi dell’11/9 alle Torri Gemelle di New York, è stata sostenuta dall’ammissione di Najib Razak, primo ministro della Malesia, secondo cui i sistemi di comunicazione del Boeing 777 furono deliberatamente spenti “da qualcuno a bordo”. I genitori di Sajid  Muhammad Badat, Muhammad Badat e Zubayda Patel, giunsero in Gran Bretagna dal Malawi, dove facevano parte della comunità asiatica portatavi per governare il Paese quando era una colonia inglese. Suo padre è un giornalaio e ancora gestisce l’edicola. Badat frequentò il ginnasio Cript nel Regno Unito, dove ebbe il diploma.

article-2134056-02397C260000044D-390_634x427Il 15 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak ha detto:
1. il Volo 370 è stato probabilmente dirottato da qualcuno a bordo
2. il Volo 370 ha volato per più di sette ore, e potrebbe aver raggiunto il Kazakhstan
Il primo ministro Najib Razak ha detto che anche se i movimenti fossero stati coerenti con atti deliberati, ciò non confermava che l’aereo fosse stato dirottato. In relazione all’MH370, funzionari e altri hanno fatto dichiarazioni contrastanti, suggerendo che alcuni di loro possano avere qualcosa da nascondere.
1. Una teoria, avanzata dalla Professional Pilots Rumour Network, afferma che l’MH 370 è stato colpito da missili e che i Paesi limitrofi sono coinvolti in una cover-up o cospirazione. Tuttavia, i satelliti statunitensi non avrebbe rintracciato alcuna esplosione.
2. C’erano voci secondo cui l’MH370 era atterrato in Cina, a Xian o Nanjing. Queste voci sono state smentite dalle Malaysian Airlines.
3. Le Malaysia Airlines inizialmente dissero che l’MH370 perse il contatto con il controllo del traffico aereo alle 02:40. Le Malaysia Airlines più tardi disse che il contatto fu perso alle 01:30, come mostrano i dati sui siti web di monitoraggio dei voli.
4. Il governo malaysiano ha detto, il giorno della scomparsa dell’MH370, che c’erano indicazioni che l’aereo aveva ‘tentato di rientrare’. Giorni dopo, un ufficiale avrebbe detto che i militari avevano rilevato quello che poteva essere l’aereo sulle registrazioni radar della difesa aerea, indicando che l’aereo potrebbe aver volato sullo Stretto di Malacca. Il generale malese Rodzali Daud più tardi disse che “non fece tali dichiarazioni“.
5. Funzionari malesi, inizialmente dissero che quattro o cinque passeggeri avevano fatto il check-in per il volo, ma non salirono a bordo e il loro bagaglio fu sbarcato dall’aereo. Giorni dopo, i funzionari malesi dissero che nessun bagaglio era stato rimosso.
6. Il ministro degli Interni malese Ahmad Zahid Hamidi inizialmente descrisse i due passeggeri con i passaporti rubati dai lineamenti asiatici. Il giorno dopo, il capo dell’aviazione civile della Malesia, Azharuddin Abdul Rahman, sembrava indicare che uno di questi passeggeri fosse nero. I due uomini furono successivamente identificati dall’Interpol come iraniani. Le foto dei due uomini diffuse dalla polizia malese, dalle gambe identiche, si sono rivelate manipolate digitalmente. La risposta malese al volo scomparso MH370
7. Il Wall Street Journal ha detto che investigatori dell’aviazione e funzionari della sicurezza nazionale statunitensi credevano che l’aereo, dopo la scomparsa, avesse volato per cinque ore, secondo i dati scaricati automaticamente dai motori dell’aereo. Tuttavia, il 14 marzo 2014, la Rolls-Royce avrebbe detto di essere d’accordo con il governo malese, secondo cui l’MH370 non può aver volato per ore dopo la scomparsa.

Missing Malaysian Airways.jpgSopra, vediamo la distanza minima, circa 2500 chilometri, che l’MH370 può aver coperto dopo la ‘scomparsa’.
La Rolls-Royce concorda con la Malaysia sui dati dei motori del jet scomparso

Army-bases-online_2614912aLe principali basi militari. 8) Brunei, 10) Corea del Sud, 11) Giappone
L’MH370 avrebbe potuto raggiungere alcune delle basi militari qui sopra.
12) Guam – Andersen Air Force Base.
14) Diego Garcia.
C’è una base militare nelle isole Andamane
L’MH370 potrebbe essere stato costretto ad atterrare a Guam? Guam potrebbe essere stato il bersaglio di un complotto terroristico con questo aereo? Nel febbraio 2014, sull’Andersen Air Force Base di Guam, più di 1800 effettivi e circa 50 aeromobili di US Air Force, US Navy, Japan Air Self-Defense Force, Royal Australian Air Force e Republic of Korea Air Forces si riunirono per un’esercitazione militare. L’esercitazione era caratterizzata da velivoli comando e controllo (AWACS) di Stati Uniti, JASDF e RAAF. Cope Nord 2014 inizia sull’Andersen AFB a Guam

Foreign Observers/Valiant ShieldAndersen Air Force Base, Guam: Colonnello Charles McMillan, Comandante del 36.th Contingency Response Group, saluta i membri del ministero della Difesa cinese ad Andersen, 19 giugno 2006. Più di 40 osservatori di diversi Paesi, tra cui Cina, Australia, Giappone, India, Singapore, Repubblica di Corea e Russia assistettero a Valiant Shield, esercitazione che mostrava la capacità degli Stati Uniti e l’interoperabilità nella cooperazione come forza congiunta. Valiant Shield
Alcune domande sul Malaysia Air Flight 370

adamanL’ultima traccia sui radar militari suggerisce che l’aereo volava verso le isole Andamane dell’India, un arcipelago tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.I dati dei radar: esclusivo
L’India ha una base navale nelle isole Andamane. Nel 2013, gli Stati Uniti avrebbero avuto dei piani per una base aerea nelle Isole Andamane. I piani per una base militare degli Stati Uniti nelle isole Andamane
L’ambasciatore malese in Cina ha ricevuto conferma che i militari malesi avevano rilevato un jet ignoto solo un’ora dopo che il volo MH370 era svanito. Jet Rogue

NATO-E-3-AWACSSi ritiene che il Volo 377 delle compagnie aeree malesi sarebbe stato dirottato da un aereo AWACS dell’aviazione statunitense. L’11/9 aerei AWACS furono visti osservare o controllare i crash contro le torri gemelle. (JimStone freelance)
Gli Stati Uniti hanno basi per aerei AWACS in Asia. AWACS significa ‘Allarme e controllo precoce aeroportato’.

04119845-1024x958I due uomini con “passaporti rubati”. Malaysia Airlines e il caso delle gambe mancanti
Il Wall Street Journal ha riportato che gli investigatori statunitensi sospettano che il jet di linea malese scomparso abbia volato per 4-5 ore una volta perso il contatto con i controllori del traffico aereo. Ciò sulla base di dati provenienti dai motori dell’aereo, che vengono scaricati e trasmessi a terra automaticamente nei programmi di manutenzione ordinaria. L’aereo scomparso delle Malaysia Airlines ha ‘volato per quattro ore’ dopo la scomparsa dai radar…
Il 13 marzo 2014, le autorità malesi hanno detto che non vi era alcuna prova che l’aereo di linea avesse volato per ore dopo aver perso il contatto con i controllori del traffico aereo, continuando a trasmettere i dati tecnici. La Malaysia dice che non c’è alcuna prova che l’aereo scomparso abbia volato per ore dopo aver perso i contatti

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Uesaka Sumire: verso degli anime eurasiatisti?

Intervista alla doppiatrice Uesaka Sumire: il suo amore per la Russia e le aspirazioni per il futuro
Sakurai Takamasa, Asianbeat 22/08/2012

Nlbm0sY4RMMDi tutti i posti che ho visitato per il mio lavoro, Mosca è un po’ speciale. Una cosa che il mio lavoro nella diplomazia culturale mi ha insegnato è che alcune cose si devono solo sperimentare. Non avevo idea di quanto siano noti gli anime giapponese in Arabia Saudita fin quando la visitai nel marzo 2008, e certamente non mi aspettavo l’accoglienza felice che ho ricevuto dagli appassionati di anime in Myanmar durante la mia visita nel settembre 2008. Dopo aver collaborato con il consolato giapponese a Mosca e in varie controparti, fu deciso che avremmo creato un evento sulla cultura popolare giapponese a Mosca, concentrandosi sugli anime e la moda. L’evento divenne il Festival di Cultura Popolare del Giappone (J-FEST), il primo evento si tenne nel novembre 2009. Quel giorno la temperatura esterna era sotto lo zero, ma non impedì agli appassionati di cultura pop giapponese di fare la fila fuori dal centro congressi, per più di cinque ore. Dietro le quinte dell’Harajuku Fashion Show, le ragazze scelte per le audizioni comparirono sul palco ringraziandomi all’unisono: “Arigato” (grazie) in giapponese. E alla fine dello spettacolo il pubblico acclamò “tornare“, “Vi aspettiamo per il prossimo anno.” Numerose volte, quando ero sul palco, mi sentivo pronto a piangere. Non avevo idea di quanti giovani a Mosca adorino il Giappone, erano molti di più di quanto mi aspettassi ed ero al settimo cielo. Promisi di ritornare a vederli tutti l’anno successivo.
uesaka-sumire.jpeg w=560L’atmosfera e l’eccitazione al Japan Pop Culture Festival 2010 non doveva essere da meno del precedente, e non vedevo l’ora di tornare in Giappone per dirlo a tutti. Così, dopo il ritorno in Giappone ho scritto un articolo sul festival per lo Yomiuri Shimbun e in risposta ricevetti un messaggio estremamente positivo sul mio account twitter da una ragazza giapponese. E così che incontrai la doppiatrice Uesaka Sumire. Mi ha detto quanto amava la Russia e dell’importanza di questo evento per le relazioni Giappone-Russia. Sono rimasto colpito da qualcuno che potesse trasmettere i suoi sentimenti in modo così abile in 140 caratteri. Per qualcuno che vive scrivendo, come me, potrei dire solo quanto fosse appassionata. Può essere nata nell’era Heisei, ma Uesaka Sumire ha un forte rispetto per l’era Showa e Meiji. Guardando la sua pagina Twitter, non ha interesse solo per la Russia, ma per gli anime e la moda Lolita. Sul suo profilo aveva scritto, “Agitatrice per tutti coloro che amano l’Unione Sovietica e la Russia più di ogni altra cosa.” Mi piaceva il suo uso delle parole e poi seppi che compiano il compleanno lo stesso giorno. Così fu attraverso Twitter che iniziai a comunicare con Uesaka Sumire e non posso credere che un anno e mezzo siano già passati. Aveva 18 anni all’epoca e ora è al suo terzo anno alla Sophia University, studiando e laureandosi in lingua russa. Diventare doppiatrice era un suo sogno fin dalla tenera età e la sua carriera cominciò quando ebbe il ruolo di una delle eroine dell’anime “Papa no Iu koto wo Kikinasai!” (Listen To Me Girls. I Am Your Father!).
Come ho scritto in un articolo precedente, Uesaka lavora come me al programma radio FM “Tokyo No.1 Kawaii Radio” (o “Kawaraji” in breve) trasmesso sulla rete JFN da 27 stazioni in tutto il Giappone. Le connessioni sono cose misteriose e dovrebbero essere considerate con cura.  Bilanciare studio e lavoro non è facile, non quando si tratta di studiare russo e lavorare da doppiatrice. Ma Uesaka riesce a destreggiarsi continuando ad esprimere amore senza limiti per la Russia e gli anime. “Con gli anime sento che non ci siano confini tra il Giappone e il resto del mondo. Gli appassionati di anime sono uguali, non importa dove tu vada.” L’amore di Uesaka per la Russia e gli anime scorre in lei e dal nostro incontro abbiamo avuto numerose discussioni sul Giappone e l’estero.
Allora, cosa ne pensi dei rapporti del Giappone con il resto del mondo?
Fino a 200 anni fa, il Giappone era chiuso al mondo, ma ancora oggi penso che ci sia ancora la forte idea che il “mondo” sia solo un posto lontano. Ma la realtà è che c’è tanta gente là fuori che ha grande interesse e profondo amore per il Giappone. L’ho scoperto quando andai a Mosca con un gruppo dalla mia università. Penso che le uniche persone che non ne siano consapevoli siano i giapponesi stessi. Se avrò la possibilità mi piacerebbe partecipare alla diplomazia culturale. Voglio parlare con la popolazione locale nei loro Paesi e cambiare la mia impressione iniziale su questi Paesi. Voglio sfidarmi nel capire come migliorare la visione della gente del Giappone.
La Russia è il Paese che ci ha fatto incontrare, ma se si segue solo ciò che si dice sulla Russia, naturalmente, se ne avrebbe un’impressione molto diversa di quella che abbiamo. Ma le cose segnalate sui media e la realtà sono molto diverse. L’ho già detto, negli articoli precedenti e nei colloqui che ho avuto in numerose occasioni. Dopo tempo, mi ricordo ancora chiaramente Uesaka rispondere a uno dei miei tweet dicendo: “I rapporti tra Paesi non passano solo sui vantaggi che si possono avere con questi rapporti.” E’ esattamente come dice. “Non basta giudicare la Russia da quello che si vede a colpo d’occhio. Ho molta voglia d’informare le persone sulla cultura russa e del fatto che ci sono tutte queste persone in Russia che adorano il Giappone. Penso che il popolo russo, come i giapponesi, abbia un lato oscuro, ma non in senso negativo però. Forse anche perché ci sono così tanti giapponesi che amano la letteratura russa. L’aspirazione nel vedere la bellezza nella miseria. Non c’è alcun motivo per cui Russia e Giappone non possano andare d’accordo. Le informazioni sulla Russia sono assai scarse in Giappone. Penso che ci sia la reale necessità per gli esperti in relazioni internazionali di modificare il modo d’informare“.
Fu dopo aver ascoltato l’inno nazionale dell’Unione Sovietica, quando era al primo anno di scuola superiore, che cominciò ad interessarsi della Russia. Iniziò a studiare la società e la storia russa da sola e disse che non poteva studiare qualcosa di diverso dalla lingua russa, quando arrivò all’università.
Allora, cosa s’aspetta il Giappone da Uesaka che racconta della sua amata Russia?
523bd95a9fbcbLa mentalità e l’abilità giapponesi di prendere normali articoli per la casa rendendoli più compatti o più kawaii (carini. NdT), e l’intricata capacità di prendere le emozioni più sottili ed esprimerle attraverso i ‘moe’ (anime, ecc.)
Proprio come nella sua professione di doppiatrice, è con l’attenzione al più piccolo dei dettagli che gli animatori danno vita ai loro personaggi.
Ho sempre voluto diventare doppiatrice. Quando diventai attrice vocale, la mia conoscenza degli anime cambiò completamente. La quantità di informazioni dietro ogni sequenza, la sensazione di distanza dallo schermo, ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo“.
Oggi siamo nella situazione in cui il Giappone deve adottare un ruolo più assertivo sulla scena mondiale e credo che ciò di cui il Giappone ha bisogno è altra gente dalla mentalità come la sua. Il Giappone non ha ideato gli anime con l’intento di rivolgersi al pubblico straniero. Ma, come s’è scoperto, gli anime hanno un enorme successo oltreoceano. Così ora l’industria degli anime si trova ad affrontare la questione chiave di come creare opere che continuino il successo nel mercato internazionale. Ho intervistato registi e parlato con molti rappresentanti delle case di produzione di anime negli anni, e questo è ciò che più tendono a dire.
Mi piacerebbe imparare il russo nei prossimi due o tre anni e dopo mi piacerebbe provare ad imparare il cinese. Sono molto interessata anche al cinese“.
Uesaka Sumire certamente guarda al futuro.

sp_profileTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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