Perché il riarmo del Giappone non è un problema

Ulson Gunnar New Oriental Outlook 25/07/2014
japon-604x272Acrimonia ed esaltazione sono esplose su lati opposti della crescente frattura geopolitica nel Pacifico, dopo la decisione del Giappone di eludere la costituzione e cercare una postura globale più aggressiva. AP ha riferito che “il governo del Giappone ha approvato una reinterpretazione alla pacifista Costituzione postbellica del Paese permettendo ai militari di difendere alleati ed altri “in stretta relazione” con il Giappone, in ciò che è nota come “autodifesa collettiva”.” Chi ricorda quando il Giappone esercitò la forza militare oltre i suoi confini, protesta per la recente fase che vede quale ennesimo tentativo di militarizzare l’isola e spingerla a partecipare a un altro scontro armato disastroso. Ciò include non solo le nazioni vittime dell’imperialismo giapponese durante la seconda guerra mondiale, ma anche gli stessi giapponesi che pagarono tremendamente con sangue e risorse il loro tentativo mal concepito di avere l’egemonia sul Pacifico. Qualunque lezione i manifestanti possano aver appreso dalla storia, sembra sparire con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il cui discorso in Australia sembrava sospetto quanto i vari discorsi vergati per i politici statunitensi sul “Pivot verso l’Asia” degli Stati Uniti. Ma pur per tutta la postura che l’annuncio prevede, il tentativo del Giappone di far tintinnare le sciabole è reale?

Perché non sarebbe importante
Il Giappone è una nazione in declino. La sua popolazione invecchia e si contrae mentre l’economia è stagnante. Volgendosi a una maggiore militarizzazione o a coltivare rapporti conflittuali con i vicini, come la Cina, può essere il tentativo di radunare la popolazione intorno alla bandiera, ma  una tale misura sembra anche causare guai al Giappone. I contributi militari del Giappone verso  qualsiasi nazione, tramite l’”autodifesa collettiva”, sono discutibili, considerando che molti di tali alleati sono in declino permanente, come gli Stati Uniti. E’ improbabile che i contributi del Giappone permetteranno agli Stati Uniti di completare i suoi calcoli sul Pacifico. Il tentativo del  “pivot verso l’Asia” vive molti contrattempi e ritardi, tra cui la ritirata dei regimi alleati nella regione e la continua espansione della sfera d’influenza cinese rispetto al declino dell’egemonia statunitense. In realtà, la rimilitarizzazione del Giappone può solo distrarre ulteriormente dall’elaborare riforme socioeconomiche sostenibili necessarie alla ripresa della nazione, per non parlare di ciò di cui ha bisogno per prosperare ed espandersi. L’altro possibile movente del tintinnio di sciabole del Giappone può essere un altro sforzo collettivo degli occidentali e dei loro alleati regionali di forzare la mano della Cina a una stressante corsa agli armamenti e a passi falsi di stile sovietici, verso uno sperato crollo dell’attuale ordine politico di Pechino. La paranoia e la pessima intelligenza dovrebbero avere la meglio a Pechino, per spingere la Cina a reazioni esagerate alle provocazioni politiche e tattiche ai suoi confini e sfere d’influenza. Va notato che simile tintinnio di sciabole del Giappone s’è già avuto decenni fa. Retorica simile si poté sentire nel 1989, quando Giappone e Stati Uniti cercavano un modo di uscire dalla recessione economica. Più recentemente, il Giappone fece simili annunci militaristi in dichiarazioni accompagnate da stesse condanne e manifestazioni lungo linee di faglia politiche prevedibili. Può darsi che la condizione socio-economica del Giappone sia ancora una volta abbastanza terribile da giustificare l’ennesima distrazione.

Cosa la Cina dovrebbe fare
La Cina deve per primo investire saggiamente nell’intelligence, perché sarà l’intelligence a dirle  quanto preoccuparsi in realtà della questione delle mosse del Giappone, e delle maggiori alleanze, che tale contestata mossa dovrebbe promuovere. La Cina deve misurare le proprie forze in modo realistico rispetto a quelle di Giappone e Stati Uniti, sia internamente che più specificamente nella regione del Pacifico. La Cina deve anche operare internamente per sviluppare modelli socioeconomici sostenibili che contrastino e divergano da quelli che hanno più volte gettato i suoi rivali nella recessione. Per la Cina è una questione di stabilità nazionale interna, nonché di resistenza all’aggressione straniera. Se la Cina costruisce un fondamento socio-economico capace di sconfiggere gli Stati Uniti e i loro partner del Pacifico, i contributi minimi del Giappone alla presenza statunitense, già sfuggente nel Pacifico, saranno resi irrilevanti. Mentre titoli e notizie sollecitano la rinascita del “Giappone imperiale”, la realtà probabilmente sarà di gran lunga inferiore. Se non altro tale atto esterno di “forza militare” del Giappone sembra dimostrare, invece,  debolezza socio-economico nazionale e nell’ambito delle varie alleanze occidentali, in cui afferma di volere un ruolo maggiore.

Per i giapponesi
I giapponesi non avranno alcun beneficio dal ricordare al mondo il loro passato oscuro e minaccioso, con possibili ritorsioni. Né trarranno beneficio dal deviare risorse nazionali in avventure militari perseguite nel dubbio nome dell’”autodifesa collettiva”. Le tensioni regionali impediscono, non promuovono, progresso ed opportunità economiche. Il desiderio degli USA di avere divisioni nella regione da poter manipolare, costerà all’Asia proprio quell’ingerenza degli Stati Uniti che danneggia Europa dell’Est, Africa e Medio Oriente. I giapponesi già protestano contro un governo che sembra rappresentare i principi e gli interessi di Washington più che quelli giapponesi. I giapponesi devono continuare a protestare. Giappone e Cina avranno interesse reciproco nel rimuovere il ruolo egemonico degli Stati Uniti dalla regione. Mentre gli Stati Uniti sostengono che la loro presenza è necessaria per la stabilità, la pace e la prosperità, l’unica minaccia a questi tre risultati desiderabili è proprio l’ingerenza statunitense. La rimozione di tale elemento d’instabilità sarà fondamentale per Cina e Giappone nel perseguire i propri interessi, indipendentemente da quanto divergenti o compatibili possano essere. Un vero equilibrio di potere potrà essere deciso senza l’ingerenza insidiosa di nazioni che si trovano letteralmente dall’altra parte del mondo.

jsdf_female_soldiersUlson Gunnar, analista geopolitico di New York, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sorveglia le esercitazioni dell’US Navy

Tyler Durden Zerohedge 21/07/2014
Beijixing 851La Cina ne ha abbastanza della diplomazia. Poco dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che “un conflitto tra Cina e Stati Uniti sarebbe sicuramente un disastro per i due Paesi e il mondo“, gli apparentemente stonati USA hanno risposto scatenando ancor più forze militari nel cortile della Cina, annunciando lo sviluppo di nuove tattiche militari per scoraggiare l’avanzata  lenta, ma costante, della Cina nel Mar Cinese Meridionale, anche con l’uso più aggressivo degli aerei di sorveglianza e delle operazioni navali nei pressi di aree contese. Il messaggio è chiaro: i convenevoli sono grandi, ma sospendete immediatamente le eventuali ambizioni territoriali che influenzano gli alleati regionali degli statunitensi. Beh, la Cina ha risposto, ma non nel modo con cui gli Stati Uniti avrebbero voluto. Secondo Bloomberg, la Cina ha inviato una nave per sorveglianza al largo delle Hawaii, anche se il Paese partecipa per la prima volta alla più grande esercitazione navale internazionale del mondo guidata dagli Stati Uniti. La nave opera a sud dell’isola hawaiana di Oahu, nei pressi del gruppo d’attacco (CSG) della portaerei USS Ronald Reagan (CVN-76) e del grosso di 50 navi che partecipano all’esercitazione, diverse fonti confermano all’USNI News. La nave d’intelligence si trova presso le acque territoriali degli Stati Uniti, entro le 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva, ha detto in una e-mail il capitano Darryn James, portavoce della flotta del Pacifico degli Stati Uniti. La nave non è associata all’esercitazione Rim del Pacifico, o RIMPAC, attualmente in corso, ha detto. “Le forze navali statunitensi controllano costantemente tutte le attività marittime nel Pacifico, e ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi per sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“, ha detto James. L’ironia, naturalmente, è che questa volta sono gli statunitensi ad essere concilianti con la Cina, invitandola a partecipare a RIMPAC per la prima volta. La Cina ha risposto inviando il secondo maggiore contingente di RIMPAC, quest’anno. “Programmata per favorire la cooperazione internazionale marittima, la Cina espande le sue capacità e la presenza della nave di sorveglianza solleva dubbi tra alcuni Paesi partecipanti“. Mentre la Cina partecipa a RIMPAC, le sue forze sono escluse dalla maggior parte delle principali esercitazioni al combattimento. Il Paese ha inviato quattro navi, il cacciatorpediniere lanciamissili Haikou, la fregata Yueyang, la nave rifornimento Qiandaohu e la nave ospedale Peace Ark. Inutile dire che gli Stati Uniti ne sono dispiaciuti: “Invia un pessimo segnale“, ha detto Ben Schreer, analista per la strategia della difesa presso l’Istituto di pianificazione strategica australiano di Canberra. “C’era molta buona volontà da parte statunitense, che afferma ‘nonostante ciò che avete fatto nei Mar Cinese Orientale e Meridionale di recente, vi abbiamo invitato a queste prestigiose esercitazioni, e avete palesemente inviato questa nave spia nella zona.’
La Cina ha preso posizioni più decise sulle questioni territoriali con il Giappone nel Mar Cinese orientale e le Filippine e il Vietnam nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le tensioni regionali. “Non è la prima volta che siamo sorvegliati mentre operiamo o ci esercitiamo“, ha detto Per Rostad, ufficiale del nave della marina norvegese Fridtjof Nansen. “Tuttavia, si potrebbe dire che si fa del romanzo quando si partecipa a un’esercitazione con delle unità“, ha detto Rostad che ha cooperato con la marina cinese nel trasporto delle armi chimiche dalla Siria. USNI News aggiunge: “La Cina è un’ospite non invitata nella maggiore esercitazione navale del mondo. Gli Stati Uniti hanno invitato quattro navi della Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare (PLAN) all’esercitazione Rim del Pacifico 2014, una mossa salutata come segno di miglioramento delle relazioni militari tra i due Paesi. Ma la Cina ha inviato anche una nave da sorveglianza elettronica per monitorare i segnali navali nell’esercitazione. La flotta del Pacifico degli Stati Uniti ha seguito la nave da sorveglianza della marina cinese che opera in prossimità delle Hawaii, presso le acque territoriali degli Stati Uniti“, ha detto il capitano Darryn James, portavoce dell’US Pacific Fleet, ad USNI News. “Ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi in modo da sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“. James ha detto che la nave non fa parte dell’esercitazione e non specula sulla finalità della nave, ma ha detto che è apparsa nei pressi delle Hawaii una settimana prima. “Tutte le domande sulle intenzioni o capacità della nave dovranno essere affrontate Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare“, ha detto.  La nave è una nave ausiliaria d’intelligenza generale (AGI) classe Dongdiao, una classe di tre navi progettata per raccogliere dati elettronici e di comunicazione da navi e aerei circostanti, fonti hanno confermato ad USNI News.
Lo spione sulla Cina Andrew Erikson ha detto che la nave probabilmente è la più esperta della PLAN, in un’intervista ad USNI News. “Questa AGI è probabilmente il vascello per l’intelligence Beijixing (codice 851) Tipo 815 della classe Dongdiao, assegnato alla Flotta del Mar Orientale“, ha detto Erickson, professore associato presso il Naval War College. “Beijixing è il migliore vascello della classe di AGI più avanzate della PLAN. Sulla base delle foto su internet e dei resoconti dei media e del governo giapponese, Beijixing è l’AGI cinese che più ha navigato, avendo operato frequentemente nei pressi e nella zona economica esclusiva (ZEE) del Giappone“. La classe Dongdiao al largo delle Hawaii opera nella ZEE degli Stati Uniti, ma non in acque territoriali, ha detto James. “La presenza della nave AGI della marina cinese è conforme al diritto internazionale in materia di libertà di navigazione“, ha detto. “L’US Navy opera al largo delle acque territoriali delle nazioni costiere di tutto il mondo, nel rispetto del diritto internazionale e delle norme, e all’AGI della Cina è permesso fare lo stesso”. In altre parole, la Cina fa ciò che sa fare meglio: rispondere a modo richiamando le varie nazioni alla loro ipocrisia: il ministero della Difesa della Cina ha detto che i movimenti della nave cinese in acque internazionali sono conformi al diritto internazionale, ha riferito Global Times. “La Cina rispetta i diritti di tutti gli Stati costieri interessati al diritto internazionale, e auspica che i Paesi interessati rispettino i diritti delle navi cinesi secondo la legge“, avrebbe affermato un funzionario del dipartimento stampa del ministero.

Perché?
La Cina da tempo lamenta la sorveglianza degli Stati Uniti al largo delle coste cinese, all’interno della zona economica esclusiva del Paese. Nel 2009, la Cina disse che una nave di sorveglianza dell’US Navy era attiva nella zona economica esclusiva del Paese, sul Mar Giallo, violando le leggi internazionali e cinesi. L’USNS Victorious non chiese il permesso della Cina, disse allora la portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu.

In sintesi:
1. La Cina avverte gli USA di non provocarla, minacciando un nuovo “conflitto globale”.
2. Gli USA provocano inviando prontamente navi da sorveglianza nel Mar Cinese meridionale.
3. La Cina risponde alla provocazione degli USA inviando la propria nave da sorveglianza nelle Hawaii, durante ciò che dovrebbero essere esercitazioni navali amichevoli.
4. ???

203_65051_894134Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giappone e Corea democratica devono costruire nuovi ponti fondati sulla comprensione reciproca

Ri Kuk-Chol e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times
1003728Giappone e Corea democratica hanno avuto rapporti gelidi per troppo tempo, pertanto si spera che i funzionari di entrambe le nazioni pongano la prima pietra per una vera svolta nel 2014. Certo, le aspettative non sono troppo alte per via degli innumerevoli ostacoli. Tuttavia, se i funzionari di Giappone e  Corea democratica supereranno le preoccupazioni genuine e almeno inizieranno a “camminare insieme”, anche se non in completo unisono, allora ciò sarà positivo. La Corea democratica deve capire che i rapporti negativi con il Giappone servono solo ai nemici di Pyongyang. Allo stesso modo, i leader politici in Giappone hanno recentemente assistito alla”svolta nazionalista” in Cina e Corea del Sud verso il Giappone. Pertanto, è chiaro che l’unico “grande amico” del Giappone nella regione sia Taiwan, ma essendo nell’orbita economica della Cina non può modificare questa realtà, in futuro. La Federazione russa è una nazione centrale nella realtà geopolitica del nord-est asiatico e in tutta l’Asia. Dopo tutto, le élite politiche a Mosca comprendono appieno l’importanza geopolitica dell’Asia centrale sviluppando forti legami con Cina e India. Allo stesso tempo, l’importanza geopolitica della Mongolia è pienamente compresa dalla Federazione Russa. Pertanto, il Giappone dovrebbe superare le sue piccole tendenze nazionaliste nei confronti di questa grande potenza e cercare una soluzione sulle zone contese che ostacolano una vera amicizia tra le due nazioni. Inoltre, il Giappone non dovrebbe seguire l’agenda del G-7 imposta contro la Federazione russa per la crisi in Ucraina.
Tornando ai recenti colloqui tra Giappone e Corea democratica, è evidente che entrambe le nazioni devono “spezzare le rispettive catene”. Il nuovo leader politico della Corea democratica (dove i leader politici che restano al potere per molto tempo) può dimostrare al mondo di esser aperto a cambiamenti geopolitici radicali, oltre a sostenere autentiche riforme economiche con l’aiuto di Cina e Federazione russa. Data questa realtà, Kim Jong-un può veramente cercare di raggiungere le masse seguendo le analoghe motivazioni di Deng Xiaoping in Cina. Pertanto, è imperativo che la questione dei rapimenti non sia manipolata, nonostante la gravità del problema. In altre parole, le élite politiche a Tokyo devono muoversi verso un approccio più ampio. Sicuramente, altre questioni più importanti come nucleare, preoccupazioni geopolitiche, manovre militari e ponti economici devono superare continui ostacoli, per via soprattutto della questione dei rapimenti. Una volta che altri sviluppi andranno avanti, naturalmente la Corea democratica sarà più disponibile. Il Giappone deve capire che milioni di coreani morirono difendendo il loro nazionalismo dall’imperialismo giapponese e poi contro l’aggressione statunitense durante la guerra di Corea. Dopo la brutale guerra di Corea gli Stati Uniti sostennero governi autoritari in Corea del Sud prima della democrazia in questa nazione. E’ troppo facile puntare il dito contro la Corea democratica, ma la realtà è che tutte le nazioni hanno la loro storia e forze esterne inocularono la mentalità da assedio a Pyongyang, ma tale mentalità non si basa su capricci, ma su fatti storici importanti  (gli USA sganciarono le bombe nucleari sul Giappone e l’agente chimico arancione su Vietnam e altre nazioni della regione senza che gli USA fossero nemmeno in guerra).
Giappone e Corea democratica devono rinunciare agli ostacoli storici e politici modificando radicalmente la situazione. In un altro articolo su Tokyo Modern Times sulle relazioni tra Giappone e Corea democratica è stato affermato che: “Alcuni analisti indicano che la Corea democratica è esclusa per via delle tensioni attuali tra il Giappone e altre nazioni regionali per questioni territoriali. Ad esempio, i commenti negativi spesso emessi dalla Corea del Sud verso il Giappone. Tuttavia, ciò è troppo cinico perché il nuovo leader della Corea democratica debba essere giudicato riguardo la sua leadership mentre chiaramente la vecchia guardia ha un’enorme potere“. Gli analisti in Giappone e Corea democratica attendono con ansia l’esito dei recenti colloqui. Allo stesso modo, le grandi potenze della regione osserveranno da vicino gli eventi. Si spera quindi che i leader politici in Giappone e Corea democratica vadano avanti, mostrando sincerità e reciproco rispetto.

Japan's PM Abe meets Russia's President Putin during a bilateral session on the sidelines of the APEC leaders summit in SydneyIl Giappone toglie parte delle sanzioni alla Corea democratica migliorando le relazioni
Christof Lehmann, Nsnbc 04/07/2014

Il primo ministro Shinzo Abe del governo giapponese ha deciso di revocare alcune sanzioni unilaterali del Giappone nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) nel  disgelo delle relazioni relativi ai sequestri che per lungo tempo hanno sottolineato le relazioni bilaterali.

south-korea-mapLa decisione dell’amministrazione Abe di togliere alcune sanzione relative alla questione è stata presa dopo gli accordi per avviare la nuova inchiesta sul problema da parte di squadre di esperti per giungere a conclusioni su ciò che realmente accadde nei presunti rapimenti negli anni ’70 e ’80. La questione è stata a lungo uno dei principali ostacoli al ristabilimento delle piene relazioni diplomatiche tra i due Paesi e l’accordo per avviare le indagini con le squadre di esperti è stata presa nel vertice nella capitale cinese Pechino. Il giorno dopo la riunione, la Corea democratica annunciava che l’inchiesta globale inizierà il giorno in cui il nuovo comitato speciale d’inchiesta sarà creato. Il Comitato avrà un mandato speciale dalla Commissione di Difesa Nazionale della Corea democratica, guidata dal capo di Stato Kim Jong-Un. Il Comitato è presieduto dal Consigliere della Commissione di Difesa Nazionale So Tae Ha. Tra i circa trenta elementi del Comitato vi è anche Pak Yonk Sik, direttore del Dipartimento del ministero della Sicurezza del Popolo.
Il Giappone, da parte sua, ha deciso che una parte delle sanzioni sarà tolta permettendo ai cittadini  e alle navi registrate nella Corea democratica di entrare in Giappone, da cui fu escluso per scopi umanitari il traghetto Mangyongbong-92. Il Giappone toglie anche il controllo e il consiglio di astenersi ai cittadini giapponesi dal visitare la Corea democratica. Il disgelo nelle relazioni bilaterali potrebbe indicare un passo verso l’eventuale ripresa dei colloqui a sei, anche se gli Stati Uniti hanno una decisiva influenza, non necessariamente positiva al riguardo.

Traduzioni di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I politici giapponesi sperano nel gasdotto con la Federazione russa

Michiyo Tanabe e Nuray Lydia Oglu Modern Tokyo Times 29 maggio 2014

japan_russia_natural_gas01Se gli USA venissero esclusi dall’equazione delle questioni geopolitiche, Giappone e Federazione russa amplierebbero i rapporti per via degli interessi condivisi. Questi interessi riguardano maggiore interazione culturale, sviluppo economico, questioni geopolitiche, maggiore collaborazione su energia e altre risorse naturali, più stretti legami militari, e altre notevoli aree. Pertanto, si spera che il governo del primo ministro Abe ascolti attentamente i 33 deputati giapponesi che desiderano che un nuovo importante gasdotto colleghi le due nazioni. Lee Jay Walker afferma a Modern Tokyo Times:In effetti, la Federazione russa nel settore dell’energia e delle risorse naturali è di grande importanza per tutte le nazioni dell’Asia nordorientale. Questa realtà è evidente per la Cina e ciò la lega anche all’Asia centrale, dove l’influenza della Federazione Russa rimane significativa, per non dire altro. Naturalmente, per la Cina è anche di grande importanza, tra i mediatori del potere di Pechino, l’aspetto militare e tecnologico spaziale nelle relazioni con la Federazione russa. Allo stesso modo, Corea democratica e Corea del Sud comprendono l’importanza di sviluppare buone relazioni con Mosca. Infatti, a differenza di altre nazioni nella regione, la Federazione Russa è vista come una potenza neutrale in tutta la regione, in cui le élite politiche di Mosca possano svolgere un ruolo molto importante nei momenti di tensione nel nord-est asiatico“.
Il nuovo gasdotto proposto collegherebbe l’isola di Sakhalin (Federazione Russa) con la prefettura di Ibaraki (Giappone). Ovviamente, questo incrementerà l’economia regionale del nord del Giappone e a Ibaraki, perché molte aziende vi guadagnerebbero in vario modo. Inoltre, data la crisi interna in Giappone nel settore dell’energia, per via della crisi nucleare scoppiata dopo il potente terremoto di magnitudo 9.0 che innescò uno tsunami brutale, chiaramente i 33 parlamentari giapponesi hanno un valido punto. Non solo, con la firma dell’importante accordo energetico della Federazione Russa con la Cina appare altrettanto essenziale che il Giappone aumenti i suoi interessi economici, politici e geopolitici con i mediatori del potere di Mosca. Naokazu Takemoto, persona influente nel gruppo dei parlamentari, rende noto che discuterà della questione con il leader del Giappone. E’ di buon auspicio anche che i leader del Giappone e della Federazione russa abbiano solide relazioni, quindi si spera che Abe non soccomba a una qualsiasi possibile ingerenza di Washington. Dopo tutto, mentre Giappone e USA hanno un rapporto speciale, è altrettanto chiaro che non si dovrebbe mai mettere tutte le uova nello stesso paniere. Pertanto, il Giappone ha bisogno di concentrarsi sullo sviluppo di legami più forti con la Federazione russa, e le élite politiche di Mosca devono avere maggiore comprensione degli interessi del Giappone. Il Presidente Vladimir Putin dovrebbe visitare il Giappone questo autunno, quindi è una grande opportunità per entrambi i leader per cementare i legami tra le due nazioni a un livello assai più elevato. Questa realtà significa che Takemoto ha bisogno di sostegno e si spera che gli altri parlamentari giapponesi s’imbarchino. L’accordo può apparire minore dopo che Cina e Federazione russa hanno recentemente concordato un’offerta da 400 miliardi di dollari per il gas russo che contribuirà a rilanciare l’economia della Cina, consentendo con questo accordo un flusso energetico verso quest’ultima nazione per i prossimi 30 anni. Nonostante ciò, il piano da 5,9 miliardi di dollari proposto tra Giappone e Federazione russa potrebbe avviare altri nuovi progetti nel prossimo futuro.
Negli ultimi tre anni, dopo la crisi nucleare di Fukushima è noto che la spesa per le importazioni di gas naturale liquefatto è ormai poco più che raddoppiata rispetto a prima dell’11 marzo 2011. Naturalmente, il Ministero delle Finanze comprende pienamente la necessità di attuare una nuova politica energetica al fine di soddisfare le esigenze aziendali. Si spera che Abe ascolti Takemoto e tutti i membri del gruppo che sostiene l’accordo tra Giappone e Federazione russa. In un altro articolo su Modern Tokyo Times si diceva: “La Federazione russa è una forza vincolante che unisce Eurasia e Asia centrale, e quindi le élite politiche di Tokyo devono concentrarsi su geopolitica e interessi nazionali. Allo stesso tempo, con le relazioni tra Cina e Giappone a dir poco gelide, è chiaro che Mosca sarebbe un mediatore onesto. Allo stesso modo, la penisola coreana è molto complessa, ma una volta di più la Federazione Russa è vista positivamente, perché diplomatica verso tutte le potenze regionali. Allo stesso modo, il Giappone del Nord ha bisogno di maggiori investimenti economici ed i legami naturali tra oriente russo e nord nipponico sono chiari a tutti. Pertanto, le realtà di cui sopra e l’importanza delle questioni energetiche e delle altre risorse naturali, di cui il Giappone ha bisogno, devono essere valutate pienamente dalle élite politiche di Tokyo”. Il ministro degli Esteri del Giappone, Fumio Kishida, ha commentato in passato che “…La cooperazione tra Giappone e Russia, quali attori chiave nella regione dell’Oceano Pacifico, è importante per fortificare la pace e la stabilità nella regione“. Pertanto, si spera che i 33 parlamentari giapponesi dei partiti di governo in Giappone abbiano grande impatto su Abe. Dopo tutto, il Giappone deve sempre mettere gli interessi nazionali avanti piuttosto che soccombere ai capricci degli USA.

putin-abeLee Jay Walker ha contibuito all’articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il rafforzamento delle relazioni Russia-Cina

Konstantin Penzev New Oriental Outlook 20/05/2014
L'incontro%20tra%20Putin%20e%20Xi%20Jinping%20a%20ShangaiRussia e Cina perseguono attivamente il riavvicinamento, negli ultimi tempi, in numerose aree di primaria importanza, tra cui quelle economiche, diplomatiche, militari e politiche. Iniziando con l’esempio più notevole, citerò la cooperazione navale di quest’anno assieme alle regolari esercitazioni marittime congiunte. Sono ormai diventate una tradizione, come le esercizi bilaterali e multilaterali della serie Missione di Pace. L’area della cooperazione navale cambia ogni anno. Nel 2012, le manovre si svolsero dal 22 al 27 aprile nel Mar Giallo, al largo delle coste di Qingdao, nella provincia di Shandong della Cina orientale. Coinvolsero 25 navi, 13 aerei, 9 elicotteri e due distaccamenti di forze speciali di entrambe le parti. Nel 2013, le manovre hanno avuto luogo dall’8 al 10 luglio nel Golfo di Pietro il Grande. Le esercitazioni di quest’anno si terranno da fine maggio ai primi di giugno nella parte settentrionale del Mar Cinese Orientale, nei pressi delle contestate isole Senkaku, conosciute come Diaoyu in Cina. Coinvolgeranno 20 navi, tra cui l’incrociatore lanciamissili Varjag, la nave antisom Admiral Panteleev, la grande nave d’assalto anfibio Admiral Nevel e altre. Ecco come la proverbiale “minaccia cinese” viene vista.
Il South China Morning Post ha riferito che Pechino non è contenta di ciò che ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama durante la sua ultima visita in Asia orientale. “Usare il Mar Cinese Orientale per le esercitazioni è chiaramente un gesto politico per protestare contro le sanzioni degli Stati Uniti alla Russia e l’interferenza di Washington nelle dispute territoriali tra Cina e Giappone“, ha detto l’esperto Li Jie della redazione del giornale. Un’altra notizia è la seguente: “Vladimir Putin  visiterà la Cina il 20-21 maggio. Durante la prossima visita del Presidente Vladimir Putin in Cina, a maggio, China National Petroleum Corporation e Gazprom firmeranno un contratto per la costruzione di un gasdotto dalla Russia alla Cina e anche un contratto per la fornitura di gas russo“, ha detto in un’intervista con l’agenzia Interfax Zhang Di, capo consigliere economico dell’ambasciatore cinese in Russia. David Andelman di USA Today ha detto che il tema principale dell’agenda della visita è un accordo 30ennale per la fornitura di grandi quantità di gas alla Cina.  Almeno 38 miliardi di metri cubi di gas fluiranno in Cina ogni anno dal 2018. Questa è all’incirca la stessa quantità che tutta l’Unione europea (con l’eccezione della Germania) acquista dalla Russia. Come ha osservato il Viceprimo ministro Arkadij Dvorkovich ad aprile, durante una visita operativa a Pechino, le squadre russa e cinese avevano raggiunto un accordo preliminare su un certo numero di contratti (o almeno accelerato i preparativi per alcuni di essi) prima della visita del leader russo in Cina. Dvorkovich ha detto che i principali argomenti trattati saranno i contratti su gas e fornitura di gas dalla Russia alla Cina attraverso la via orientale. Il contratto per il progetto Jamal LNG della Novatek è pronto. Rosneft ha alcuni altri progetti interessanti. Si parla di aumentare le esportazioni di gas dalla Russia attraverso la via marittima per diversi milioni di tonnellate all’anno, così come lo sviluppo congiunto di una serie di giacimenti a Sakhalin e nella Siberia orientale. Inoltre, colloqui preliminari sono indirizzati alla cooperazione nella produzione del carbone. In particolare, le parti hanno discusso l’estrazione dai giacimenti di carbone, la costruzione di centrali presso le miniere di carbone e la possibilità di generare più elettricità per la Cina. Hanno deciso di accelerare i lavori sulla raffineria di Tianjin.
La visita di Putin in Cina non è indotta da un qualsiasi avvenimento politico, per esempio le minacce delle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea, i problemi con l’Ucraina e così via. La visita del presidente russo s’inserisce nella politica generale della Russia, che prevede l’approfondimento dei legami economici con la regione Asia-Pacifico. Questa politica si basa su commercio e vantaggi. In questi giorni, il Cremlino non si occupa delle pretese egemoniche globali e della propaganda su quale sistema di valori sia migliore. I leader russi visitano la Cina quasi ogni anno, e la serie di questioni che Mosca e Pechino discutono rimane sostanzialmente invariata. Una dinamica particolare viene data alle relazioni Russia-Cina dalla politica statunitense, tanto aggressiva quanto stupida. Michael McFaul, ex-ambasciatore statunitense in Russia, ha detto questa primavera che “tenere a distanza i cinesi da una Russia revisionista è particolarmente importante“. Per promuovere tale obiettivo, Washington lavora per sovvertire e contrapporre le Russia e la Cina, e ciò è così ovvio. La grande strategia degli USA, molto intelligente. Si sappia che se la propaganda anticinese di certi media russi dilagasse, farebbe felice la Casa Bianca. Storie verrebbero ancora una volta diffuse affermando che “ci sono troppi cinesi che vogliono stabilirsi a Magadan e Jakuzia“. Il comportamento di Washington in realtà avvicina Russia e Cina, dice il caporedattore di The National Interest Galen Carpenter. Secondo lui, gli Stati Uniti sono sul punto di commettere un enorme errore in politica estera, mettendosi contro due potenze mondiali allo stesso tempo. Lo scontro è evidente nelle relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Pechino e Mosca, e in questo momento si svolge ai massimi livelli. In ogni caso, però, l’influenza che gli Stati Uniti esercitano sulle relazioni russo-cinesi non dovrebbe essere sopravvalutata. Il riavvicinamento tra Cina e Russia si verifica soprattutto in risposta a considerazioni oggettive, la più importante delle quali è l’economia. La Russia possiede un vasto giacimento di risorse energetiche e la produzione globale di beni di consumo ad alta richiesta passa da UE e Giappone alla Cina. Gli imprenditori cinesi ora possiedono molti marchi di beni di consumo di fama mondiale. Allora perché Russia e Cina non dovrebbero aumentare il volume degli scambi a ben 200 miliardi di dollari entro il 2020? Gli scambi potrebbero non essere pagati in dollari, ma nelle valute dei due Paesi. A Suifenhe, dove vi è un vivace commercio transfrontaliero, il rublo gode del pieno riconoscimento come valuta.
Infine, non dobbiamo trascurare un altro fattore fondamentale che contribuisce ad avvicinare i popoli di Russia e Cina: i legami culturali ed istruttivi. Ilija Rjasnov, studioso di studi culturali di Novosibirsk, osserva nel suo articolo “La cooperazione culturale tra Russia e Cina nel 21° secolo” che la cultura intellettuale russa ha avuto un enorme impatto sulla cultura nazionale cinese in letteratura, teatro, danza, musica e altre forme d’arte. Nel 20° secolo, l’immigrazione russa in Cina è stata seguita dalla fase socialista dell’interazione culturale. Ciò ha contribuito a costruire le fila dell’intellighenzia cinese e ha contribuito potentemente alla modernizzazione della Cina. Il rapporto non può essere riportato allo stato precedente, ma un nuovo modello di cooperazione culturale tra i due Paesi è diventato possibile. Si tratta solo di cooperare e conservare l’unicità di ogni cultura. Questa nuova fase dell’interazione probabilmente diverrà un dialogo. La Cina è una civiltà estremamente affascinante e meravigliosa che custodisce conoscenze e conserva valori tradizionali.

Konstantin Penzev, scrittore e storico, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

10403080Russia-Cina iniziano le esercitazioni navali congiunte 2014
The BRICS Post 21 maggio 2014

Il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo russo Vladimir Putin hanno partecipato all’avvio delle esercitazioni navali congiunte russo-cinesi di una settimana nel Mar Cinese Orientale al largo di Shanghai. In quella che sarà una prima assoluta per la marina cinese, l’esercitazione vedrebbe entrambe unire le forze e non operare separatamente, segnale indicativo della crescente fiducia politica e militare tra i due Paesi. Tutte le navi cinesi e russi dell’esercitazione congiunta saranno raggruppate in tre gruppi diversi, comandate da comandanti cinesi e russi. Le marine dei due Paesi uniranno le forze per simulare la difesa delle basi, assalti anfibi, combattimenti antisommergibile, difesa aerea, identificazione, salvataggio e missioni di scorta. In totale 14 navi, 2 sottomarini, 9 aerei ad ala fissa ed elicotteri, e forze speciali prendono parte all’esercitazione “Joint Sea-2014“.
Xi ha detto che l’esercitazione congiunta mostra la risolutezza delle due parti nel rispondere a minacce e sfide, nonché nella salvaguardia della sicurezza e della stabilità regionale. Mostrerà anche il nuovo livello di reciproca fiducia strategica e di coordinamento tra i due Paesi, ha detto. Nel Mar Cinese orientale si trova il controverso arcipelago chiamato Diaoyu in cinese e Senkaku in giapponese, rivendicato da Pechino e Tokyo. Putin, intanto, ha notato che i legami militari sono una parte importante del coordinamento globale nel partenariato strategico Russia-Cina.
L’esercitazione navale congiunta Cina-Russia è la terza del genere dopo le esercitazioni congiunte al largo delle coste della Russia in Estremo Oriente, nel luglio 2013, e nel Mar Giallo nell’aprile 2012.

133348531Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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