Le economie di UE e Stati Uniti vicine al punto di non ritorno

Igor Kalinovskij, ExpertReseau International 22 ottobre 2014

fedBuilding-grassLe economie di Europa e Stati Uniti hanno urgente bisogno di nuovi incentivi e liquidità, o scivoleranno in una spirale deflazionistica. La sempre più debole domanda dei consumatori evidenzia i sospetti sugli investitori che avevano previsto un futuro fin troppo positivamente. Il crollo del mercato del petrolio crea problemi non solo per i Paesi le cui economie dipendono da questo prodotto, dicono gli esperti. La situazione nei mercati di Europa e Stati Uniti è peggiorata notevolmente e ora le speranze non si fondano sulla ripresa economica, ma su azioni rapide e decisive delle autorità monetarie. Se ci si attarda ancora, il punto di non ritorno sarà superato, queste sono le stime pubblicate dalla revisione analitica della società d’investimento IT Invest.

La BCE senza risorse
Il 22 ottobre, i mercati azionari europei hanno registrato un significativo calo di circa il 3%. Il mercato azionario greco s’è particolarmente distinto, con un calo del 6,25%. “Vedendo che tutti gli indici azionari in Europa sono scesi a un nuovo minimo annuale, ci si domanda: dov’é la ripresa moderata di cui il capo della Banca Centrale europea Mario Draghi parla negli ultimi tre trimestri? Il rallentamento economico nella zona euro continua ad aggravarsi e la deflazione resta imbattuta“, ha detto Vasilij Olejnik, analista della società IT Invest. I dati pubblicati ieri hanno sottolineato la debolezza della ripresa economica dell’UE e mostrano che l’inflazione in Germania non è aumentata a settembre. L’indice delle aspettative economiche in Germania è sceso inaspettatamente. L’istituto di ricerca ZEW ha detto che non esclude la possibilità di una recessione della maggiore economia europea nel terzo quadrimestre. Gli indicatori dell’inflazione in Francia, Italia e Spagna sono al di sotto delle aspettative dimostrando anche la debole crescita dei prezzi al consumo. I dati del Regno Unito suggeriscono una situazione simile, il mese scorso il tasso d’inflazione annuale è sceso inaspettatamente all’1,2%. La sterlina è scesa dello 0,7%, a 1,6 dollari, vicino al minimo in 11 mesi rispetto al biglietto verde. Tutti i mercati azionari europei sembrano aspettarsi il lancio del promesso programma di acquisto di asset, simile al QE della Federal Reserve degli Stati Uniti, ma non ha ancora risolto la questione dei poteri del regolatore, afferma Vasilij Olejnik. “Mentre la corte decide se la BCE abbia il diritto di acquistare grandi asset con il suo bilancio, gli investitori diventano nervosi. Considerando che i tedeschi erano fortemente contrari all’introduzione di un tale programma, la situazione sembra ammorbarsi. Draghi non ha più assi nella manica, e il tasso più basso e la distribuzione di crediti a buon mercato non possono salvare le banche. Possiamo solo aspettare, sperare e credere. Il lancio del programma di riacquisto è stato deciso per la seconda metà di ottobre, ma finora nessuno ne conosce i parametri. Se il volume del programma è trascurabile, si riesce a smorzare il panico provvisoriamente e, prima o poi, la BCE dovrà ancora seguire il percorso della FED. La situazione si riscalda assai rapidamente, quindi è probabile che le autorità della zona euro non abbiano tempo“, ha detto.

Si spinge la FED alla flessibilità
La situazione negli USA peggiora. Il protocollo della riunione della FED di settembre, pubblicato la scorsa settimana, ha modificato l’atteggiamento degli investitori globali sul dollaro. L’accento si pone sul rallentamento dell’economia globale e il rafforzamento del dollaro è una potenziale minaccia per gli Stati Uniti. Gli investitori hanno concluso che la FED non ha fretta di restringere la politica monetaria. Ma vi è un grande vantaggio per gli investitori e il motore principale della crescita di tutti i mercati azionari, ha detto Vasilij Olejnik. “Il 22 ottobre scorso, la riduzione dei principali indici statunitensi ha raggiunto il 3%, il declino massimo giornaliero negli ultimi due anni. Al termine della sessione di contrattazione, gli indici riuscivano a riguadagnare la maggior parte delle perdite. La rapida caduta dei prezzi del petrolio e un dollaro più forte porterebbero immediatamente al calo dell’inflazione negli Stati Uniti. Con tale scenario, gli Stati Uniti rischiano di precipitare in una spirale deflazionistica, seguita dalla recessione, così come in Europa. La cosa buona è che presto spariranno tutti i timori di un aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, ed è probabile che la FED dovrà riflettere sulle nuove misure di stimolo che gli investitori salutano, visto che il rischio d’inflazione passa in secondo piano. Ora possiamo già scommettere che alla prossima riunione la retorica del regolatore cambierà divenendo più accomodante, e alcune sorprese e cenni positivi non sono esclusi. Anche se la FED riduce sicuramente il programma di acquisto attivo di asset, potrà ancora acquistare attivi con gli interessi sulle obbligazioni in bilancio per un ammontare di 10-15 miliardi di dollari“, dice.
La caduta di ieri nelle borse degli Stati Uniti è dovuta ai cattivi dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, ha detto l’analista di VTB24 Stanislav Klechev. Le vendite, escluse le automobili, di settembre hanno mostrato un calo del 0,2%. Il primo calo da gennaio, quando il degrado era dovuto al freddo. “La domanda dei consumatori è inaspettatamente debole, motore principale dell’economia statunitense, scatenando la reazione naturale degli investitori già avvertiti dalla FED su un rischio significativo per l’economia nazionale, come il dollaro a buon mercato e il rallentamento dell’economia globale. Tuttavia, un rischio interno, le cui cause sono ancora da indagare, si aggiunge a tali rischi esterni“, ha detto. Nel frattempo la vendita nel mercato azionario passava alla rapida crescita del mercato del debito, e gli investitori iniziavano a comprare a colpo sicuro titoli del Tesoro come rifugio per i loro capitali. I rendimenti delle obbligazioni a 10 anni sono scesi al di sotto del 2% annuo. Ieri la sola diffusione dell’informazione della riunione a porte chiuse ha impedito il crollo del mercato azionario statunitense. La presidentessa della FED Janet Yellen ha apparentemente confermato la convinzione che l’economia statunitense raggiungerà l’obiettivo della crescita del PIL al 3%, mentre l’inflazione tornerà al livello voluto del 2%. “La menzione di quest’ultimo fatto, che non vi sia alcun rischio di deflazione, s’è rivelata molto importante in quanto i dati di ieri sull’indice dei prezzi alla produzione, al netto degli alimentari e dell’energia, hanno mostrato una crescita zero. E’ la prima volta dalla primavera dello scorso anno, generando un timore ben fondato su un crescente senso deflazionistico“, ha detto l’analista. A suo parere, non c’è nulla di nuovo nei propositi del capo della FED nella riunione riservata. Questo punto di vista appare nelle proiezioni ufficiali del regolatore. Ma il mercato aveva bisogno di emozioni positive, anche inventate, per fermare il panico. Tuttavia, la questione del completamento della correzione sul mercato statunitense resta aperta.

Tutti uguali davanti al petrolio
Il crollo del mercato del petrolio è un motivo in più per pensare ad ulteriori incentivi non solo per i Paesi le cui economie dipendono da questi prodotti, ma anche per gli USA, ha detto Vasilij Olejnik. La redditività della produzione di petrolio in molti pozzi negli Stati Uniti è ormai vicina agli 80 dollari al barile, per non parlare dello scisto bituminoso la cui produzione è più costosa. “Negli ultimi anni gli Stati Uniti aumentano la produzione di petrolio in vista di un’entrata nei mercati esteri come esportatori avendo una fonte di reddito supplementare nel bilancio, ma tutti questi piani potrebbero fallire. Resta per le autorità degli Stati Uniti una cosa: ancora una volta cominciano a sostenere l’economia stampando moneta, indebolendo il dollaro ed aumentando il costo delle materie prime. Più il petrolio rimarrà al livello attuale, più rapidamente l’eccesso di offerta sul mercato scomparirà e più il prezzo salirà. Si consiglia di acquistare “oro nero” vicino ai livelli attuali, attendendo un aumento di 10 dollari“, dice l’esperto di IT Invest. Nel frattempo, secondo il capo del dipartimento analisi della società Golden Hills Kapital AM, Natalja Samojlova, i prezzi del petrolio non saranno lontani dal minimo da diversi anni e possono continuare a scendere verso l’obiettivo degli 80 dollari al barile, nelle prossime settimane.

rtx12cgv.siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina: lo sviluppo della Repubblica Popolare è una dichiarazione di guerra agli Stati Uniti

La Cina ha fiducia in sé, osa delle riforme e la nuova dirigenza vuole consolidarne il successo
Fortune 19 gennaio 2014

Costruire-Città-Città-Villaggio-Night-View-alto-edificio-di-Shanghai-CinaIl contrasto non potrebbe essere più grande: da un lato del Pacifico, la potenza sempre egemone che affronta gravi problemi economici e politici, dall’altro, la superpotenza che batte tutti i record economici, nonostante i profeti di sventura, ed ha piena fiducia nel futuro. Questo non sorprende: tre decenni e mezzo dopo l’avvio della politica di riforma e apertura voluta da Deng Xiaoping, successore di Mao Zedong, questo cambiamento rivoluzionario ha dato frutti in molte aree. Lo Stato dei contadini poveri, con milioni di “formiche blu”, è diventato un Paese moderno con edifici prestigiosi e ha sviluppato l’industria della moda, che ora accede alle “passerelle” di Parigi e Milano. Anche Hollywood ne è sconvolta poiché, infatti, l’industria cinematografica statunitense ha tutte le ragioni di temere l’emergere di un concorrente serio in Estremo Oriente. Perché? Wang Jianlin, l’uomo più ricco della Repubblica popolare cinese sta costruendo a Tsingtao (ex-colonia tedesca) i più grandi studi cinematografici del mondo. Questo gigantesco progetto costerebbe più di otto miliardi di euro e sarà completato nel 2017. Potremmo anche elencarne molte come questa, a conferma dello sviluppo esponenziale della Cina moderna. Eppure, quando la nuova leadership cinese è salita al potere nel novembre 2012, diverse voci annunciavano l’imminente declino della Cina, la stessa voce, del resto, l’aveva ripetuto precedentemente.
Come il “New York Times” o “Spiegel”, i media occidentali all’unisono evocavano scenari catastrofici: una bolla immobiliare stava per scoppiare, seguita da una bolla del credito, o che poi il Paese sarebbe crollato per la corruzione, mentre l’inquinamento la devastava le persone non avrebbero tollerato le differenze tra ricchi e poveri. Il desiderio generale di libertà avrebbe fatto cadere la leadership comunista, se riforme rapide e ampie non fossero state tradotte in realtà e se la dirigenza non avesse ceduto il monopolio del potere. Niente di tutto ciò è accaduto dopo che Xi Jinping (capo di Stato e del partito) e Li Keqiang (Primo ministro) si sono insediati nel novembre 2012, per rimanervi per dieci anni. Non vediamo il motivo per cui caos politico e crollo economico dovrebbero colpire la Cina nel prossimo decennio, decennio in cui la Repubblica Popolare, secondo l’OCSE, sorpasserà gli Stati Uniti quale prima potenza economica del pianeta. Il nuovo presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, ha previsto per la Cina uno sviluppo positivo da metà ottobre: “La Repubblica Popolare cresce certamente più lentamente, ma continua le riforme. Il Paese s’impone una grande trasformazione, passa da  esportatore e investitore a un’economia orientata al consumo. La sua dirigenza ha intenzione di attenersi a questa politica, nonostante le difficoltà. È un modello per gli altri“.
Due nuove istituzioni dovranno contribuire a consolidare la strada scelta dal governo cinese: una sola autorità, soggetta al governo, ha ricevuto la missione, su decisione del Comitato Centrale, “di evitare conflitti sociali e risolverli in modo efficiente“, per garantire la sicurezza interna dello Stato.  L’emergere di questa autorità, in primo luogo, è volta a risolvere i problemi che si celano dietro le molte proteste e talvolta violente manifestazioni nel Paese contro gli eccessi di funzionari locali, dall’altra rispondere ad ulteriori sabotaggi, come il recente attentato che ha colpito Pechino. A fine ottobre, davanti la Porta della Pace Celeste, tre uiguri avevano travolto, con la loro auto carica di benzina, una folla uccidendo due passanti con loro. Non possiamo dire con certezza se fosse un piano terroristico islamista, come affermato dal governo. Una cosa è certa: in Tibet come nel Xinjiang, popolato da uiguri, gli incidenti aumentano, mentre gli abitanti di queste vaste regioni si sentono minacciati dalla crescente immigrazione di cinesi Han. La seconda autorità che emergerà, si chiama “Central Management Group” e sarà sottoposta al Comitato centrale del Partito comunista cinese. Supervisionerà e pianificherà le riforme, per  garantirne una “profondità complessiva”.
Con queste decisioni, che il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha preso all’inizio di novembre 2013, dopo quattro giorni di discussioni, Xi Jinping e il suo compagno d’armi, l’elegante Li Keqiang, hanno imposto la loro politica alle forze ortodosse del partito. Infatti, il testo della risoluzione dice che il mercato non avrà un “ruolo fondamentale”, ma un ruolo “decisivo” nell’allocazione delle risorse. La proprietà dello Stato e la proprietà privata sono ormai componenti essenziali della “economia socialista di mercato”. Importanti riforme sociali sono state decise. Così, la politica del figlio unico verrà allentata, al fine di arrestare il processo d’invecchiamento che ostacola lo sviluppo economico. Finora le coppie che vivono in aree urbane potevano avere un secondo figlio se entrambi i genitori non avevano fratelli. Ora, nelle città cinesi le coppie possono avere un secondo figlio se un genitore non ha né fratello, né sorella. È stato anche annunciata l’abolizione dei campi di lavoro dove, dal 1957, piccoli criminali e oppositori del regime potevano essere “rieducati” per un periodo massimo di quattro anni, senza una decisione del giudice.
Il fallimento del piano di ricostruzione cinese, che causerebbe disordini interni neei prossimi anni, è una chimera spacciata dai media occidentali. Molti cinesi ora beneficiano della politica del governo. Ogni visitatore straniero scopre facilmente, camminando per le strade delle città cinesi, che non sono più soltanto i leader politici comunisti ad aver l’auto con autista. Oggi, milioni di cinesi, orgogliosi, guidano la propria nuova auto statunitense, tedesca, giapponese o sudcoreana. Inoltre, più di 90 milioni di cinesi sono andati all’estero quest’anno. Non sono solo amanti dei paesaggi, ma campioni internazionali di “shopping”. Nel 2012, i turisti cinesi all’estero hanno speso quasi 102 miliardi di dollari, più di qualsiasi altra nazione al mondo.
Praticamente sconosciuta al resto del mondo, Pechino inizia la lotta sul piano energetico. Secondo i media cinesi, il governo prevede per i prossimi cinque anni 280 miliardi di dollari per finanziare le misure per il risparmio energetico e per ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento. Questo assieme ai 220 miliardi già investiti nelle energie rinnovabili. Ancora più importante, a medio termine, la leadership cinese vuole liberalizzare lo yuan (la moneta cinese), abbinarlo all’oro e detronizzare il dollaro da valuta globale.

46364Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e il mondo che cambia

Vladimir Putin parla della sua politica estera (Parte 2)
Vladimir V. Putin, Réseau Voltaire 9 marzo 2012

Nella seconda parte del suo articolo sulla politica estera, Putin ha fornito un aggiornamento sulle relazioni della Russia con l’Asia e il nuovo partenariato con la Cina, affronta il problema dello scudo missilistico degli USA, della crisi in Europa e il progetto di Unione Economica Eurasiatica, l’adesione della Russia all’OMC e il soft-power russo nel mondo. La politica estera intesa da Vladimir Putin, dimostrata dalla posizione di Mosca al Consiglio di sicurezza, tiene conto degli interessi della Russia, ma apre anche una via ai paesi che cercano di liberarsi dal dominio imperiale.

L’Asia-Pacifico acquista una nuova dimensione
La Cina, centro nevralgico dell’economia globale, è un vicino della Russia. Le deliberazioni sul suo futuro ruolo nell’economia globale e negli affari internazionali sono oramai oggi di voga. L’anno scorso, la Cina è salita al secondo posto al mondo in termini di PIL, e a breve termine, secondo gli esperti internazionali, tra cui statunitensi, supererà gli Stati Uniti in questo indice. La potenza globale della Repubblica popolare cinese è in ascesa, compresa la sua capacità di proiettare le proprie forze in varie regioni.
Quale atteggiamento la Russia dovrebbe adottare nel contesto del fattore cinese che è in rapida crescita?
In primo luogo, sono convinto che la crescita dell’economia cinese non sia una minaccia, ma una sfida che ha un enorme potenziale nella cooperazione nel campo degli affari, e la possibilità anche di gonfiare le “vele” dell’economia russa con il “vento cinese”. La Russia dovrebbe stabilire più attivi legami di collaborazione con la Cina, che unisce il potenziale tecnologico e industriale dei due paesi e sfruttando, ovviamente in modo intelligente, il potenziale della Cina per la ripresa economica della Siberia e dell’estremo oriente della Russia.
In secondo luogo, la politica della Cina sulla scena mondiale non offre alcun pretesto per accusare Pechino di cercare di dominare il pianeta. La voce della Cina è, infatti, sempre più udibile in tutto il mondo, e la Russia si rallegra, perché Pechino condivide la visione russa di un ordine mondiale equilibrato, in fase di sviluppo. I due paesi continueranno ad aiutarsi a vicenda a livello internazionale, regolando congiuntamente i problemi  regionali e globali più acuti, rafforzando la cooperazione in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la Shanghai Cooperation Organization (SCO), il G20 e altre agenzie multilaterali.
E in terzo luogo, la Russia ha risolto tutti i problemi cruciali nelle relazioni politiche con la Cina, il più grande dei quali era la disputa sui confini. Un meccanismo forte e supportato da documenti giuridicamente vincolanti, è stato istituito nelle relazioni bilaterali. I due governi hanno raggiunto un livello di fiducia senza precedenti nelle loro relazioni. In questo modo la Russia e la Cina agiranno con spirito di autentico partenariato, basato sul pragmatismo e il riconoscimento dei reciproci interessi. L’attuale modello delle relazioni sino-russe sembra estremamente promettente.
Detto questo, le relazioni tra la Russia e la Cina non sono certo prive di problemi. Degli attriti nascono di volta in volta. Gli interessi commerciali di entrambi gli Stati in paesi terzi, non sempre coincidono, la Russia non è pienamente soddisfatta dalla struttura  commerciale e del basso livello degli investimenti reciproci. La Russia si sta preparando a monitorare i flussi migratori dalla Cina.
Tuttavia, la mia idea chiave è questa: la Russia ha bisogno di una Cina prospera e stabile, e sono fiducioso che la Cina, a sua volta, abbia bisogno di una Russia forte e prospera.
Un altro gigante asiatico, l’India, è anch’esso in rapida crescita. Russia e India sono tradizionalmente vincolate da rapporti di amicizia ed entrambi i governi le descrivono come il partenariato strategico privilegiato. Il suo rafforzamento darà beneficio a entrambi i nostri paesi, come all’intero sistema policentrico in fase di sviluppo, in tutto il mondo.
Stiamo assistendo non solo alla crescita della Cina e dell’India, ma al ruolo maggiore della regione dell’Asia-Pacifico nel suo complesso. In questo contesto, nuove prospettive di lavoro fruttuoso si offrono nel quadro della presidenza russa nella Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC). Nel settembre del 2012, la Russia ospiterà il summit APEC a Vladivostok, dove si stanno rapidamente sviluppando infrastrutture moderne, contribuendo così allo sviluppo della Siberia e dell’Estremo Oriente della Russia, e a consentire alla Russia di raggiungere i processi dinamici d’integrazione nella “Nuova Asia”.
La Russia sta lavorando e continuerà in futuro a dare massima priorità alle relazioni con i suoi partner dei BRICS. Questa struttura unica, creata nel 2006, è la dimostrazione più spettacolare della transizione da un sistema unipolare a un ordine mondiale più equilibrato. Il gruppo  riunisce cinque paesi la cui popolazione è pari a quasi tre miliardi di persone, e sono dotati delle economie emergenti più importanti, di enormi risorse naturali e del lavoro, e di colossali mercati nazionali. Dopo l’adesione del Sud Africa, i BRICS hanno ottenuto una dimensione veramente globale, e generano già oltre il 25% del PIL mondiale.
I membri del gruppo si stanno abituando a collaborare in questa struttura e ad adattarsi l’uno con gli altri. Si tratta, in particolare, di stabilire un migliore coordinamento nella politica internazionale e di cooperare più strettamente in seno all’ONU. Tuttavia, dopo aver raggiunto la loro velocità di crociera, i BRICS, con i suoi membri cinque, influiranno notevolmente nell’economia e politica mondiali.
Negli ultimi anni, la diplomazia e la comunità imprenditoriale russe hanno iniziato ad attribuire maggiore importanza allo sviluppo della cooperazione con i paesi asiatici, dell’America Latina e Africa. In queste zone, la Russia gode ancora di simpatia sincera. Credo che uno degli obiettivi del prossimo periodo, sarà l’intensificazione degli scambi e della cooperazione economica tra la Russia e questi paesi, così come la realizzazione di progetti congiunti nei settori dell’energia, delle infrastrutture, degli investimenti, delle scienza e tecnologia, delle banche e del turismo.
Il ruolo crescente delle regioni summenzionate nel sistema democratico di gestione economica e della finanza globale, si riflette nell’attività del G20. Penso che questo gruppo diventerà presto uno strumento di importanza strategica, non solo nella gestione delle crisi, ma anche nelle riforme a lungo termine dell’architettura finanziaria ed economica del pianeta. La Russia presiederà il G20 nel 2013. Certo, il paese dovrebbe utilizzare la sua presidenza per migliorare, tra l’altro, l’interazione tra il G20 e le altre strutture multilaterali, in particolare il G8 e, naturalmente, le Nazioni Unite.

Il fattore europeo
La Russia è parte integrante ed organica della Grande Europa, della civiltà europea nel senso più ampio. I cittadini russi si considerano europei. Siamo ben lungi dall’essere indifferenti verso l’evoluzione dell’Unione europea.
Per questo motivo la Russia avvia la trasformazione dello spazio tra l’Atlantico e l’Oceano Pacifico in una entità economica e umanitaria unificata, che gli esperti russi descrivono come Unione dell’Europa, e che rafforzerà ulteriormente i mezzi e le posizioni della Russia nel quadro della sua svolta economica verso la “Nuova Asia”.
Nel contesto della crescita di Cina, India e altre economie emergenti, gli shock finanziari ed economici che hanno scosso l’Europa, un tempo oasi di stabilità e ordine, non ci lasciano indifferenti. La crisi nell’area dell’euro incide naturalmente sulla Russia, soprattutto perché l’UE è il principale partner economico e commerciale del nostro paese. Ovviamente, la situazione in Europa è largamente determinante per le prospettive di sviluppo del sistema economico globale nel suo complesso.
La Russia ha aderito attivamente allo sforzo internazionale per sostenere le economie europee in difficoltà, partecipa costantemente al processo decisionale collettivo in seno al Fondo monetario internazionale (FMI). La Russia non esclude in linea di principio la possibilità di offrire, in alcuni casi, assistenza finanziaria diretta.
Tuttavia, credo che apporti finanziari provenienti dall’estero possano essere solo una soluzione parziale. La risoluzione completa del problema richiede forti misure sistemiche. I leader europei devono affrontare la necessità di attuare riforme radicali, per rivedere ampiamente i meccanismi finanziari ed economici tesi a garantire una vera e propria disciplina fiscale. La Russia ha interesse ad avere a che fare con una forte Unione europea, corrispondente alla visione di Germania e Francia, perché ci rendiamo conto del grande potenziale del partenariato tra la Russia e l’UE.
L’interazione attuale della Russia con l’Unione europea non è ancora all’altezza delle sfide globali, soprattutto in termini di rafforzamento della competitività del nostro comune continente. Suggerisco ancora una volta, uno sforzo per creare un’armoniosa comunità delle economie da Lisbona a Vladivostok. Alla fine, sui tratta della creazione di una zona di libero scambio, o anche più sofisticati meccanismi di integrazione economica. Questo ci permetterebbe di godere di un mercato continentale comune, pari a diverse migliaia di miliardi di euro. C’è qualcuno che può mettere in dubbio che ciò sarebbe una grande idea, e che questo corrisponda  agli interessi russi ed europei?
Una più stretta cooperazione nel settore energetico, fino alla creazione di un complesso energetico unito d’Europa, è un altro argomento di discussione. Le tappe più importanti per arrivare a ciò sono la costruzione del gasdotto Nord Stream attraverso il Baltico e del South Stream attraverso il Mar Nero. Entrambi i progetti hanno ricevuto il sostegno di numerosi governi, e le più grandi compagnie energetiche dell’Europa vi partecipano. Dopo aver avviato il pieno sfruttamento di questi oleodotti, l’Europa avrà un sistema di approvvigionamento di gas affidabile, flessibile e indipendente dal capriccio politico di chiunque. Sarà un contributo reale, non artificiale, alla sicurezza energetica del continente. Tuttavia, questo problema è particolarmente importante, data la decisione di alcuni paesi europei di ridurre o abbandonare completamente l’energia nucleare.
Sono costretto a dichiarare apertamente che il terzo pacchetto dell’energia, di cui la Commissione europea ha assicurato un lobbying volto ad escludere dal mercato le aziende integrate russe, non contribuisce a rafforzare le nostre relazioni. Inoltre, poiché la destabilizzazione dei fornitori di petrolio altri  dalla Russia, aggrava i rischi sistemici che minacciano il settore energetico europeo ed è un potenziale ostacolo agli investimenti in nuovi progetti infrastrutturali. Molti politici europei che si intrattengono con me, sono critici verso il pacchetto. Si tratta di avere il coraggio di eliminare questo ostacolo dal percorso della cooperazione reciprocamente vantaggiosa.
Credo che un vero partenariato tra la Russia e l’Unione europea sia impossibile senza l’eliminazione degli ostacoli ai contatti economici e umani, in primo luogo, quello del regime dei visti. L’introduzione di un regime senza visti darebbe un forte impulso ad una reale integrazione della Russia e dell’UE, sarebbe utile per ampliare i contatti commerciali e culturali, soprattutto tra le piccole e medie imprese. La minaccia per l’Europa di un afflusso di cosiddetti migranti economici dalla Russia, è in gran parte una fantasia. I russi hanno la possibilità di usare la loro professionalità nella loro patria, e la gamma di queste possibilità si sta allargando.
Nel dicembre del 2011, la Russia ha concertato con l’Unione europea di sviluppare azioni comuni per stabilire un regime senza visti. Può  e deve essere attuato senza ulteriori indugi. La mia intenzione è di continuare a dedicarmi a questo problema nel modo più attivo.

Le relazioni russo-statunitensi
Negli ultimi anni, molti sforzi sono stati fatti per sviluppare le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Tuttavia, la matrice di questi rapporti non è ancora stata radicalmente cambiata, e continuano ad esservi alti e bassi. Tale instabilità del partenariato tra la Russia e gli Stati Uniti è dovuta in parte alla resistenza di certi stereotipi e fobie. Il modo con cui la Russia viene percepita dal Congresso degli Stati Uniti è particolarmente rivelatore. Tuttavia, il problema fondamentale risiede nel fatto che il dialogo bilaterale e la cooperazione non sono basati su una solida base economica. Il commercio è ben lungi dall’essere all’altezza delle potenzialità delle economie della Russia e degli Stati Uniti. Lo stesso vale per gli investimenti bilaterali. Così la rete di protezione che eviterebbe alle nostre relazioni le oscillazioni cicliche, non è stata ancora tessuta. Si tratta di crearla.
La comprensione reciproca tra i due paesi non sta migliorando, non più dati gli sforzi regolari degli Stati Uniti nel condurre una ‘”ingegneria politica”, in particolare nelle zone tradizionalmente importanti per la Russia, e anche durante la campagna elettorale della Russia.
Ripeto che l’iniziativa degli Stati Uniti di creare l’ABM europeo solleva  preoccupazioni da parte nostra, del tutto legittime. Perché la Russia è più allarmato rispetto ad altri paesi? Il fatto è che l’ABM europeo influenza le forze strategiche di deterrenza nucleare, che solo la Russia possiede in questo teatro, sconvolgendo il l’equilibrio politico e militare raffinato per decenni.
Il legame inestricabile tra l’ABM e armi strategiche offensive è sancito dal nuovo trattato di riduzione delle armi nucleari START, firmato nel 2010. Il trattato è entrato in vigore e si dimostra efficace. Questo è un risultato fondamentale della politica internazionale. La Russia è pronta a prendere in considerazione vari elementi possibili dell’agenda russo-statunitense  sul controllo degli armamenti, per il prossimo periodo. La regola immutabile in questo campo è il rispetto dell’equilibrio del potere e l’abbandono dei tentativi di utilizzare i colloqui per assicurarsi vantaggi unilaterali.
Permettetemi di ricordare che nel 2007 ho proposto al presidente George W. Bush, a Kennebunkport, di risolvere il problema dell’ABM. Se fosse stato approvato, la mia iniziativa avrebbe modificato la natura tradizionale delle relazioni Russia-USA, e avrebbe dato un impulso positivo al processo. Inoltre, realizzando all’epoca un progresso nel campo dell’ABM, avremmo letteralmente spianato la strada alla creazione di un modello fondamentalmente nuovo di cooperazione, una stretta alleanza, soprattutto in diverse altre aree sensibili.
Questo non successe. Sarebbe certamente utile esaminare la registrazione dei colloqui a Kennebunkport. Negli ultimi anni, il governo russo ha fatto anche altri sforzi per trovare un terreno comune riguardo l’ABM. Tutte queste proposte restano valide.
In ogni caso, non avremmo messo una croce sulla ricerca di un compromesso per risolvere il problema dell’ABM. Vorremmo evitare che il sistema statunitense venga schierato a una tale scala, che richiederebbe l’attuazione delle contromisure che la Russia ha reso pubbliche.
Recentemente ho incontrato il signor Kissinger. Ci incontriamo regolarmente. E sono completamente d’accordo con questo vero professionista, secondo cui la stretta collaborazione e uno spirito di fiducia tra Mosca e Washington, siano particolarmente necessari, quando il mondo sta attraversando un periodo turbolento.
Nel complesso, la Russia è pronta a fare uno sforzo molto importante per sviluppare le relazioni con gli Stati Uniti e per ottenere un miglioramento qualitativo, a condizione che gli statunitensi mettano in pratica il principio di un partenariato equo e reciprocamente rispettoso.

La diplomazia economica
Nel dicembre del 2011, la Russia ha aderito all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) dopo una lunga epopea durata diversi anni. Vorrei far notare che nell’ultimo passo di questo processo, l’amministrazione Barack Obama e i leader di varie potenze europee, hanno contribuito attivamente alla finalizzazione degli accordi.
In tutta onestà, questo processo lungo e faticoso spesso ci ha spinto a “sbattere la porta” e a lasciare tutto. Tuttavia, la Russia non ha ceduto alle emozioni. In definitiva, il nostro paese ha raggiunto un compromesso vantaggioso: gli interessi dei produttori industriali ed agricoli  russi sono stati soddisfatti, in attesa di una maggiore concorrenza da società straniere. Gli operatori economici russi potranno beneficiare di notevoli nuove opportunità per accedere al mercato mondiale ed essere in grado di proteggere i loro diritti in modo civile. Per me, questo è ciò che costituisce il principale risultato e non il fatto simbolico dell’adesione della Russia al “club” mondiale del commercio.
La Russia sarà conforme alle norme dell’OMC, così in tutti gli altri suoi impegni internazionali. Mi aspetto un analogo rispetto delle regole del gioco da parte dei nostri partner. Mi si permetta di notare di passaggio, che abbiamo già inserito i principi del WTO sulla base giuridica dello Spazio economico comune, che comprende Russia, Bielorussia e Kazakhstan.
Analizzando il nostro modo di promuovere gli interessi delle imprese russe sulla scena mondiale, ci rendiamo conto che siamo ancora nella fase d’apprendimento in modo sistemico e coerente. A differenza dei nostri partner occidentali, non abbiamo ancora la tecnologia per promuovere correttamente le azioni a favore delle compagnie russe, sulle piattaforme dove si effettueranno gli scambi del commercio internazionale.
Tuttavia, è nostra responsabilità il compito di risolvere i problemi critici in questo settore, tenendo a mente che lo sviluppo innovativo è una priorità per la Russia. Si tratta di garantire eque posizioni della Russia nel sistema attuale di relazioni economiche globali, e di ridurre al minimo i rischi inerenti l’integrazione del paese nell’economia globale, in particolare nel contesto della menzionata adesione all’OMC, e dell’imminente adesione della Russia all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).
Il presupposto necessario è un accesso più aperto e non discriminatorio della Russia ai mercati esteri. Al momento non affrontiamo l’estero con gli operatori economici russi. Affrontiamo restrizioni di natura politica e commerciale, si erigono barriere che svantaggio le aziende russe nella concorrenza.
Lo stesso in materia di investimenti. La Russia cerca di attirare capitale straniero nella sua economia, mediante l’apertura delle zone più interessanti e offrendo veri e propri “pezzi scelti”, in particolare nel settore dell’energia e degli idrocarburi. Tuttavia, gli investitori russi non sono ben accolti all’estero, o vengono spesso ostentatamente respinti.
Gli esempi sono innumerevoli. Basti ricordare la storia della Opel tedesca, che gli investitori russi non sono stati, in ultima analisi, in grado di acquisire anche nonostante l’approvazione della transazione da parte del governo della Repubblica federale di Germania e la risposta positiva dei sindacati tedeschi. Ci sono anche casi scandalosi, in cui alle compagnie russe sono negati il godimento dei diritti d’investitore, dopo aver investito forti somme in attività estere. Questi esempi sono particolarmente comuni nell’Europa centrale e orientale.
Tutto questo ispira l’idea della necessità di rafforzare il sostegno politico e diplomatico delle società russe sui mercati esteri. e di fornire un sostegno più solido ai nostri grandi progetti, recanti un’importanza simbolica. Non bisogna dimenticare che di fronte a una concorrenza sleale, la Russia è in grado di reagire in modo simmetrico.
Il governo e le associazioni degli operatori economici russi dovrebbero coordinare i loro sforzi più precisamente, nella scena internazionale, promuovendo al meglio gli interessi delle società russe e assistendole nell’implementazione nei nuovi mercati.
Vorrei anche richiamare l’attenzione su un fatto importante, che determina in gran parte il ruolo e il posto della Russia nel rapporto delle forze politiche ed economiche presenti e future, a livello internazionale. Si tratta dell’immenso territorio del nostro paese. Sicuramente non corrisponde più a un sesto della superficie terrestre, tuttavia la Federazione Russa rimane lo stato più grande e più ricco di risorse del mondo. Io non parlo solo di petrolio e gas, ma anche di boschi, campi agricoli e riserve d’acqua dolce pura.
In altre parole, il territorio russo è la sorgente della forza potenziale della Russia. In precedenza, l’immensa distesa del territorio russo ha principalmente garantito la protezione della Russia contro le invasioni straniere. Oggi, applicando una buona strategia economica, potrebbe diventare la base fondamentale per far accrescere la competitività del paese.
Voglio ricordare in particolare che la carenza di acqua dolce è in rapida crescita in tutto il mondo. Si può prevedere, a breve termine, che ciò darà luogo a una competizione geopolitica per le risorse idriche e alla capacità di realizzare prodotti che richiedono un elevato utilizzo di acqua. La Russia ha un grande vantaggio. Ma essa è consapevole della necessità di gestire questa ricchezza con parsimonia e facendo calcoli strategici.

Il supporto ai russi all’estero e la cultura russa nel contesto internazionale
Il rispetto per la propria patria è particolarmente condizionata dalla capacità di quest’ultima di proteggere i suoi cittadini e le persone appartenenti allo stesso gruppo etnico all’estero. E’ importante non dimenticare mai gli interessi di milioni di russi paesi che vivono all’estero o visitano altri paesi, in congedo o in missione. Vorrei sottolineare che il Ministero degli affari esteri russo, e tutte le rappresentanze diplomatiche e consolari, sono tenute a fornire aiuto e assistenza concreti ai russi, 24 ore su 24. I diplomatici devono rispondere immediatamente, senza attendere che i media lancino l’allarme, agli scontri che si verificano tra i nostri cittadini e le autorità locali, nonché a eventuali incidenti.
Agiremo con la massima determinazione, per ottenere dai governi lettoni ed estoni l’attuazione delle molte raccomandazioni dalle più importanti organizzazioni internazionali in materia di rispetto dei diritti, generalmente accettati, delle minoranze etniche. Lo status infame di “non-cittadino” è inaccettabile. Come possiamo anche accettare il fatto che un lettone su sei ed un estone su tredici siano dei “non-cittadini” privi di diritti politici, elettorali e sociali, e anche della possibilità di utilizzare liberamente la lingua russa.
Prendiamo ad esempio il referendum che si è tenuto recentemente in Lettonia sullo status della lingua russa. Ha ancora chiarito alla comunità mondiale la gravità del problema. Il fatto è che più di 300.000 “non cittadini” si sono visti, ancora una volta, negare il diritto al voto. E il rifiuto della Commissione elettorale centrale della Lettonia di concedere alla camera sociale russa lo status di osservatore, in occasione del referendum, è assolutamente disgustoso. Tuttavia, le organizzazioni internazionali incaricate di far rispettare le regole democratiche, sembrano essersi murate nel loro silenzio.
In generale, mentre le questioni relative ai diritti umani vengono sfruttate nel contesto delle relazioni internazionali, è improbabile che soddisfino la Russia. In primo luogo, gli Stati Uniti e altri paesi occidentali cercano di monopolizzare la tutela dei diritti umani, politicizzandoli e rendendole completamente un mezzo per fare pressione. Nel frattempo, non tollerano le critiche contro di essi, e reagiscono in modo estremamente malsano. In secondo luogo, la scelta degli oggetti per il monitoraggio dei diritti umani, è selettiva. Invece di applicare criteri universali, gli Stati che hanno “privatizzato” questo argomento, fanno quello che vogliono.
La Russia si sente vittima dalla parzialità, dai pregiudizi, dal partito preso e dall’aggressività delle critiche malintenzionate cui è soggetta, e che spesso superano ogni limite. Le critiche giustificate dei difetti non possono che essere accolte con favore e portare a conclusioni appropriate. Ora, di fronte a critiche infondate, che si abbattono onda dopo onda, e mirano a manipolare sistematicamente gli atteggiamenti dei cittadini di un paese nei confronti della Russia, e di influenzare direttamente la situazione politica in Russia, ci rendiamo conto che questi sforzi non sono motivati dai principi democratici della più alta moralità.
Il campo dei diritti umani non dovrebbe essere monopolizzato da nessuno. La Russia è una democrazia giovane, e si mostra spesso estremamente modesta per risparmiare l’orgoglio dei suo partner più agguerriti. Ma la Russia ha qualcosa da dire: nessuno è perfetto per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Le democrazie consolidate hanno anch’esse commesso gravi violazioni in questo campo, e non dobbiamo ignorarlo. Certamente, non si tratta di uno scambio insulso delle accuse stupidamente offensive, sapendo che tutte le parti beneficiano di una discussione costruttiva sulle questioni relative ai diritti umani.
Alla fine del 2011, il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato la sua prima relazione sulla situazione dei diritti umani in alcuni paesi. Credo che questa attività debba essere intensificata, in particolare per contribuire a una maggiore e più leale cooperazione nella totalità delle questioni umanitarie e alla promozione dei principi fondamentali della democrazia e dei diritti umani.
A questo proposito, i fatti citati sono solo una parte delle attività di accompagnamento informativo e di propaganda delle attività diplomatiche e internazionali della Russia, e della creazione di un’immagine obiettiva della Russia all’estero. Siamo costretti a riconoscere che i nostri successi in questo settore non sono numerosi. Spesso siamo battuti sul campo dell’informazione. Questo è un problema sfaccettato, a cui ci si deve impegnare seriamente.
La Russia ha ereditato una grande cultura riconosciuta sia in Occidente che Oriente. Ma il nostro investimento nelle industrie culturali e nella loro promozione sul mercato mondiale è ancora basso. La rinascita dell’interesse globale nella cultura e nelle idee, che porta al coinvolgimento delle società e delle economie della rete dell’informazione globale, offre nuove opportunità alla Russia, con talenti qualificati nella produzione di valori culturali.
La Russia non è solo in grado di mantenere la sua cultura, ma di utilizzarla come un potente fattore di promozione sui mercati mondiali. La lingua russa è diffusa praticamente in tutti i paesi dell’ex URSS e in una parte significativa dell’Europa orientale. Non si tratta di un impero, ma di espansione culturale. Non sono i cannoni, né l’importazione di regimi politici, ma l’esportazione dell’istruzione e della cultura, che contribuiranno a creare un ambiente favorevole ai prodotti, servizi e idee della Russia.
La Russia ha bisogno di rafforzare di molto la sua presenza nel mondo in materia di istruzione e cultura, e di accrescerla soprattutto nei paesi in cui una parte della popolazione parla o capisce il russo.
E’ necessario discutere seriamente il modo più efficace per migliorare la percezione oggettiva della Russia, attraverso l’organizzazione nel nostro paese di grandi eventi internazionali, vale a dire il vertice della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) nel 2012, i vertici del G20 e del G8 nel 2013 e nel 2014, le Universiadi del 2013 a Kazan, le Olimpiadi Invernali del 2014 e la Coppa del Mondo di Hockey e calcio nel 2016 e nel 2018.
La Russia è disposta a continuare a garantire la sicurezza e la difesa dei suoi interessi nazionali attraverso una sua partecipazione più attiva e più costruttiva nella politica mondiale e nella risoluzione dei problemi globali e regionali. Il nostro Paese è aperto alla cooperazione seria e reciprocamente vantaggiosa, così come al dialogo con tutti i suoi partner stranieri. Stiamo lavorando per capire e prendere in considerazione gli interessi dei nostri partner, ma vi chiediamo anche di rispettare i nostri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra Valutaria: Quali sono i veri obiettivi dell’embargo petrolifero dell’UE contro l’Iran?

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 31.01.2012

Contro chi è in realtà volto, il cosiddetto “embargo petrolifero contro l’Iran” dell’Unione europea? Si tratta di una importante questione geo-strategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell’UE contro l’Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell’Unione Europea che l’embargo petrolifero contro l’Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che l’Iran. Teheran ha così avvertito i leader dei paesi dell’Unione europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e di blocco, ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto?

L’embargo petrolifero contro l’Iran è nuovo?
L’embargo del petrolio contro l’Iran non è una cosa nuova. Nel 1951, l’amministrazione del primo ministro iraniano Mohammed Mossadegh, con il sostegno del parlamento iraniano, nazionalizzò l’industria petrolifera iraniana. In risposta al programma di nazionalizzazione del Dr. Mossadegh, gli inglesi bloccarono militarmente  le acque territoriali e i porti nazionali dell’Iran con la Royal Navy inglese, e impedirono all’Iran di esportare il suo petrolio. Inoltre impedirono militarmente il commercio iraniano. Londra congelò anche beni iraniani e iniziò una campagna per isolare l’Iran con le sanzioni. Il governo del Dr. Mossadegh era democratico e non poteva essere facilmente diffamato internamente dagli inglesi, così cominciarono a ritrarre Mossadegh come una pedina dell’Unione Sovietica che avrebbe trasformato l’Iran in un paese comunista con i suoi alleati politici marxista.
L’embargo illegale navale internazionale britannico fu seguito da un cambio di regime a Teheran, attraverso un colpo di stato progettato dagli anglo-statunitensi nel 1953. Il colpo di stato del 1953 trasformò lo Scià di Persia da figura costituzionale a monarca assoluto e in un dittatore, come i sovrani di Giordania, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. L’Iran fu trasformato in una notte da monarchia costituzionale democratica in dittatura.
Oggi, un embargo petrolifero imposto militarmente contro l’Iran non è possibile, come lo fu nei primi anni ’50. Invece Londra e Washington usano il linguaggio della giustizia e si nascondono dietro i falsi pretesti sulle armi nucleari iraniane. Come negli anni ’50, l’embargo sul petrolio contro l’Iran è legato al cambio di regime. Eppure, ci sono anche più ampi obiettivi che vanno oltre i confini dell’Iran, legati al progetto di Washington d’imporre un embargo petrolifero contro gli iraniani.

L’Unione europea e la vendita del petrolio iraniano
Il principale cliente del petrolio iraniano è la Repubblica popolare cinese. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) di Parigi, che fu creata dopo l’embargo petrolifero arabo del 1973 come ala strategica del Blocco occidentale dell’organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), l’Iran esporta 543.000 barili di petrolio al giorno verso la Cina. Gli altri clienti di grandi dimensioni dell’Iran sono India, Turchia, Giappone e Corea del Sud. L’India importa 341.000 barili al giorno dall’Iran, la Turchia 370.000 barili al giorno, il Giappone 251.000 barili e la Corea del Sud 239.000 barili al giorno.
Secondo il ministero iraniano del Petrolio, l’Unione europea rappresenta solo il 18% delle esportazioni di petrolio iraniano, il che significa meno di un quinto delle vendite di petrolio iraniano. Solo “collettivamente” l’Unione europea è il secondo cliente più grande dell’Iran. In tutto i paesi dell’UE importano 510.000 barili al giorno dall’Iran. La posizione collettiva che tutti i paesi dell’UE importatori di petrolio iraniano hanno, è stato evidenziato da coloro che vogliono sottolineare l’efficacia dell’embargo petrolifero dell’Unione europea contro l’Iran.
L’Iran può sostituire le vendite di petrolio verso l’Unione europea attraverso nuovi acquirenti o incrementando le vendite ai clienti esistenti, come Cina e India. Un accordo iraniano per cooperare con la Cina per lo stoccaggio delle riserve strategiche cinesi, riempirebbe gran parte del vuoto lasciato dall’Unione europea. Così, l’embargo del petrolio contro l’Iran avrà minimi effetti diretti contro l’Iran. Piuttosto, è più probabile che uno qualsiasi degli effetti che l’economia iraniana subirà, sarà legato alle conseguenze globali dell’embargo petrolifero contro l’Iran.

L’Iran e la guerra globale delle valute
Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), sia il dollaro che l’euro costituiscono insieme l’84,4% delle riserve valutarie mondiali scambiate alla fine del 2011. Il dollaro statunitense da solo, compone il 61,7% di questo dato, costituendo la maggior parte delle riserve valutarie mondiali scambiate nel 2011. La vendita di energia è una parte importante di questa equazione, perché il dollaro statunitense è legato al commercio del petrolio. Così, il commercio di petrolio attraverso quello che viene chiamato petro-dollaro, aiuta a sostenere il prestigio internazionale del dollaro statunitense. I paesi di tutto il mondo sono stati praticamente costretti a utilizzare il dollaro statunitense per mantenere le loro esigenze commerciali e le loro transazioni energetiche.
Per evidenziare l’importanza del commercio internazionale del petrolio per gli Stati Uniti, tutti i membri del Gulf Cooperation Council (GCC) – Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Kuwait, Oman ed Emirati Arabi Uniti – hanno le loro valute nazionali ancorate al dollaro statunitense e sostengono il petro-dollaro col commercio petrolifero in dollari statunitensi. Inoltre, le valute di Libano, Giordania, Eritrea, Gibuti, Belize e di diverse isole tropicali nel Mar dei Caraibi, sono anch’esse tutte ancorato al dollaro statunitense. A parte i territori d’oltremare degli Stati Uniti, anche El Salvador, Ecuador e Panama ufficialmente utilizzano il dollaro statunitense come moneta nazionale.
L’euro invece è contemporaneamente sia un rivale del dollaro statunitense che una valuta alleati. Entrambe le valute lavorano insieme contro le altre valute, in molti casi, e sembrano essere sempre più controllati da centri di potere finanziario in fusione. A parte i diciassette membri dell’Unione europea, che utilizzano l’euro come moneta propria, il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano hanno la concessione di diritti e anche il Montenegro e la provincia serba a maggioranza albanese del Kosovo usano l’euro come valuta nazionale. Al di fuori dell’area dell’euro (zona euro), le valute di Bosnia, Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, in Europa, e le valute di Capo Verde, Comore, Marocco, Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe e le due zone CFA in Africa, e le valute di diverse colonie occidentali extraeuropee, come la Groenlandia, sono tutte ancorate all’euro.
Diverse zone monetarie sono direttamente legate all’euro. In Oceania, il franco Comptoirs Français du Pacifique (PCP), chiamato semplicemente Franco del Pacifico (franc pacifique), utilizzato in un’unione monetaria alle dipendenze francesi di Polinesia francese, Nuova Caledonia e Territorio delle Isole Wallis e Futuna è ancorato all’euro. Come accennato in precedenza, le zone CFA in Africa sono anch’esse ancorate all’euro. Così, sia il franco della Comunità Finanziaria dell’Africa (Communauté financière d’Afrique, CFA) o franco CFA dell’Africa occidentale, viene utilizzato da Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo – che il franco della Cooperazione Finanziaria dell’Africa centrale (Coopération financière en Afrique centrale, CFA) o franco CFA dell’Africa centrale – viene utilizzato da Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo (Congo-Brazzaville), Guinea Equatoriale e Gabon -, hanno il loro destino legato al valore monetario dell’euro.
L’Iran non è alla ricerca di un confronto militare tra le crescenti ostilità con gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Nonostante la narrazione deformata che viene presentata, Teheran ha detto che chiuderebbe lo Stretto di Hormuz come ultima risorsa. Gli iraniani hanno anche detto che non lasceranno che le navi degli Stati Uniti o nemiche, attraversino le acque territoriali iraniane, loro diritto legale, e che invece le navi ostili possono attraverso le acque territoriali dell’Oman nello Stretto di Hormuz. Come nota a margine, tra l’altro, il problema per gli Stati Uniti e gli altri avversari dell’Iran, è che le acque dell’Oman nello Stretto di Hormuz sono troppo basse.
Invece di un confronto militare, Teheran sta reagendo  economicamente in diversi modi. Il primo passo, iniziato prima del 2012, sono stati la diversificazione della vendita e degli scambi internazionali del petrolio iraniano, riguardo le rispettive valute di transazione. Questo fa parte di una mossa calcolata dall’Iran per abbandonare l’utilizzo del dollaro statunitense, proprio come Saddam Hussein in Iraq fece nel 2000, come mezzo per combattere contro le sanzioni imposte all’Iraq. In questo contesto, l’Iran ha creato una borsa internazionale dell’energia in competizione con il New York Mercantile Exchange (NYMEX) e l’International Petroleum Exchange (IPE) di Londra, che operano entrambe con il dollaro statunitense per le transazioni. Questa borsa dell’energia, chiamata Kish Oil Bourse, è stata ufficialmente inaugurata nell’agosto del 2011 sull’isola di Kish nel Golfo Persico. Le sue prime operazioni sono state effettuate utilizzando l’euro e il dirhem degli Emirati.
Nel contesto delle rivalità tra di euro e dollaro statunitense, gli iraniani in origine volevano mettere l’euro in un sistema di petro-euro, con la speranza che la competizione tra il dollaro statunitense e l’euro potesse rendere l’Unione europea un alleato dell’Iran e scollegare l’Unione europea dagli Stati Uniti. Con le tensioni politiche crescenti con l’UE, il petro-euro è diventato sempre meno allettante per Teheran. L’Iran ha capito che l’Unione europea è sottomessa agli interessi degli Stati Uniti ed è guidata da capi corrotti. Così, in misura minore, l’Iran ha anche cercato di allontanarsi dall’euro.
Inoltre, l’Iran ha ampliato il proprio abbandono dell’uso del dollaro statunitense e dell’euro, come politica nelle relazioni commerciali bilaterali. Iran e India discutono di pagamenti in oro per il petrolio iraniano. Il commercio iraniano-russo viene condotto in rial iraniani e rubli russi, mentre il commercio iraniano con la Cina e altri paesi asiatici, viene effettuato utilizzando il renminbi cinese, Rial iraniano, yen giapponese e altre valute che non siano il dollaro e l’euro.
Mentre l’euro avrebbe potuto essere il grande vincitore in un sistema di petro-euro, le azioni dell’Unione europea hanno lavorato contro ciò. L’embargo petrolifero dell’Unione europea contro l’Iran ha solo piantato i chiodi nella bara. A livello globale, la matrice emergente del commercio e delle transazioni eurasiatici e internazionali al di fuori degli ombrelli del dollaro statunitense e dell’euro, sta indebolendo entrambe queste valute. Il Parlamento iraniano ha appena passato una legge che tagliare le esportazioni di petrolio ai membri dell’Unione europea che faranno parte del regime di sanzioni, fino alla revoca delle sanzioni petrolifere all’Iran. La mossa iraniana sarà un duro colpo per l’euro, soprattutto perché l’Unione europea non avrà il tempo di prepararsi per i tagli energetici iraniani.
Ci sono diverse possibilità che possono emergere. Uno di queste è che ciò potrebbe essere parte di quello che Washington vuole, e che potrebbe essere giocata contro l’Unione europea. Un altro è che gli Stati Uniti e specifici Stati membri dell’UE, stanno lavorando insieme contro i rivali strategici economici e altri mercati.

Chi se ne avvantaggia? Gli obiettivi economici non sono l’Iran…
La fine delle esportazioni di petrolio iraniano verso l’Unione europea e il declino dell’euro vanno direttamente a beneficio degli Stati Uniti e del loro dollaro. Ciò che l’Unione europea sta facendo è semplicemente indebolire se stessa e consentire al dollaro statunitense di avere il sopravvento nella sua rivalità nei confronti dell’euro. Inoltre, qualora vi fosse il crollo dell’euro, il dollaro statunitense riempirà rapidamente gran parte del vuoto. Nonostante il fatto che la Russia possa beneficiare dei prezzi del petrolio e di una maggiore leva sulla sicurezza energetica dell’Unione europea come fornitrice, il Cremlino ha anche messo in guardia l’Unione europea che sta lavorando contro i propri interessi, subordinandosi a Washington.
Molte importanti questioni sono in gioco, circa le conseguenze economiche dell’aumento dei prezzi del petrolio. L’Unione europea sarà in grado di resistere alla tempesta economica o al collasso della valuta? Ciò che l’embargo petrolifero dell’Unione europea contro l’Iran farà sarà destabilizzare l’euro e creare una valanga globale, danneggiando le economie extra-UE. A questo proposito, Teheran ha avvertito che gli Stati Uniti mirano a danneggiare le economie concorrenti mediante l’adozione delle sanzioni petrolifere dell’UE contro l’Iran. All’interno di questa linea di pensiero, questa è la ragione per cui gli Stati Uniti stanno cercando di costringere Cina, India, Corea del Sud e Giappone in Asia, a ridurre o tagliare le importazioni di petrolio iraniano.
Nell’Unione europea, saranno le economie dei membri più fragili e in lotta, come la Grecia e la Spagna, che saranno ferite dall’embargo  petrolifero dell’UE contro l’Iran. Le raffinerie di petrolio nei paesi dell’Unione europea che importano petrolio iraniano, dovranno trovare nuovi venditori come fonti e saranno costrette ad adeguare le loro operazioni. Piero De Simone, uno dei leader dell’Unione Petrolifera d’Italia, ha avvertito che circa settanta  raffinerie di petrolio dell’UE potrebbero essere chiuse e che i paesi asiatici potrebbero iniziare a vendere petrolio raffinato iraniano all’Unione europea a scapito delle raffinerie locali e della locale industria petrolifera. Nonostante le rivendicazioni politiche in sostegno all’embargo petrolifero contro l’Iran, l’Arabia Saudita non sarà in grado di colmare il vuoto delle esportazioni petrolifere iraniane verso l’Unione europea o altri mercati. Una carenza di forniture di petrolio e i cambiamenti della produzione potrebbero avere effetti a spirale nell’Unione europea e sui costi di produzione industriale, dei trasporti e sui prezzi di mercato. La previsione è che che l’UE effettivamente aggraverà la crisi nella zona euro o eurozona.
Inoltre, l’aumento continuo dei prezzi, che vanno dal cibo ai trasporti, non sarà limitato all’Unione europea, ma avrà ramificazioni globali. Coll’aumentare dei prezzi su scala globale, le economie in America Latina, Caraibi, Africa, Medio Oriente, Asia e Pacifico si troveranno ad affrontare nuove difficoltà, mentre il settore finanziario negli Stati Uniti e di molti dei suoi partner – tra cui i membri dell’Unione europea – potrebbe capitalizzare attraverso l’acquisizione di alcuni settori e mercati. Il FMI e la Banca Mondiale, in rappresentanza di Bretton Woods a Wall Street, potrebbero gettarsi nella mischie e imporre altri programmi di privatizzazione a vantaggio dei settori finanziari degli Stati Uniti e dei loro principali partner. Inoltre, come l’Iran decide di vendere il 18% del petrolio e di smettere di vendere ai membri dell’UE, sarà inoltre un fattore di mediazione.

I fantasmi della embargo petrolifero arabo del 1973: la Libia e l’Agenzia internazionale dell’energia
Mentre i paesi in Africa o del Pacifico non hanno riserve strategiche di petrolio e saranno alla mercé degli aumenti dei prezzi mondiali, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno lavorato strategicamente cercando di isolarsi da questi scenari. Questo è dove l’International Energy Agency (IEA) di  Parigi entra in scena. Le riserve di petrolio libico sono anch’esse un fattore delle ostilità e della petro-politica che coinvolgono l’Iran.
L’AIE è stata creata dopo l’embargo petrolifero arabo del 1973. Come accennato in precedenza, si tratta dell'”ala strategica Blocco occidentale dell’organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico (OCSE).” L’OCSE è un club di paesi che comprende Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Italia, Belgio, Danimarca, Giappone, Canada, Corea del Sud, Turchia, Australia, Israele e Nuova Zelanda. Si basa essenzialmente sui contorni del blocco occidentale, che è composto da alleati e satelliti degli USA. A parte Israele, Cile, Estonia, Islanda, Slovenia, e Messico, tutti i membri dell’OCSE, sono membri dell’AIE.
Dalla sua creazione nel 1974, uno dei compiti dell’IEA è quello di stoccare riserve strategiche di petrolio per i paesi OCSE. Durante la guerra della NATO contro la Libia, l’AIE in realtà ha aperto le sue riserve strategiche di petrolio per compensare il vuoto lasciato dalla mancanza di esportazioni di petrolio libico. Le uniche altre due volte cui questo è accaduto, fu nel 1991, quando Washington ha guidato la coalizione militare nella sua prima guerra contro l’Iraq, e nel 2005, quando l’uragano Katrina ha devastato gli Stati Uniti.
La guerra in Libia aveva molti scopi. I fini perseguiti sono stati i seguenti: (1) impedire l’unità africana, (2) scacciare la Cina fuori dall’Africa, (3) controllare le riserve strategiche energetiche più importanti, e (4) preservare le forniture di petrolio nello scenario di conflitti degli USA contro la Siria e l’Iran. Ciò che la guerra della NATO alla Libia aveva come scopo, era assicurarsi la produzione petrolifera dalla Libia, perché c’era la possibilità che la Libia del Colonnello Muammar Gheddafi potesse sospendere le vendite di petrolio all’Unione europea, a sostegno della Siria o dell’Iran in possibili conflitti con gli Stati Uniti, la NATO e Israele. E’ anche interessante notare che una delle figure libiche nelle Nazioni Unite, che hanno contribuito a permettere la guerra contro la Libia, vi è Sliman Bouchuiguir, il capo della Lega libica per i diritti umani (LLHR) e attuale ambasciatore libico in Svizzera, che ha lavorato a formulare una strategia per impedire che il petrolio venisse usato come arma strategica, per assicurarsi che la crisi petrolifera del 1973 si ripeta mai per gli Stati Uniti e i loro alleati.
A parte l’Iran, i siriani sono stati una fonte di importazioni di petrolio per l’Unione europea. Come l’Iran, l’UE ha anche bloccato il petrolio siriano attraverso un regime di sanzioni progettato dal governo statunitense. Con il petrolio iraniano e siriano escluso dall’UE, il valore strategico del petrolio libico aumenta. A questo proposito, le relazioni circa il dispiegamento di migliaia di soldati degli Stati Uniti nei giacimenti di petrolio libici, possono essere analizzate come coordinato o collegato alla crescente ostilità degli Stati Uniti e dell’Unione europea verso la Siria e l’Iran. Dirottare l’invio di petrolio libico verso l’UE prima destinato alla Cina, può anche essere parte di tale strategia.

La guerra psicologica
In realtà, il regime di sanzioni progettato dal governo statunitense contro l’Iran è andato fin dove può andare. Tutti gli interventi sull’isolamento iraniani sono bravate e sono lontane dalla realtà delle attuali relazioni e commercio internazionali. Brasile, Russia, Cina, India, Iraq, Kazakistan, Venezuela e altri paesi dello spazio post-sovietico, Asia, Africa e America Latina, hanno tutti rifiutato di aderire alle sanzioni contro l’economia iraniana.
L’embargo petrolifero dell’Unione europea, insieme alle più ampie sanzioni contro l’Iran, ha un aspetto più ampiamente psicologico. L’Iran e il suo alleato siriano, affrontano una guerra multi-dimensionale che ha scopi economici, occulti, diplomatici e psicologici. La guerra psicologica, che coinvolge i media mainstream come strumento di politica estera e di guerra, è un’opzione molto economica per gli Stati Uniti, a causa del suo costo molto basso. Maggiore enfasi viene inoltre data ad essa, nel contesto dell’attuale situazione economica del mondo.
Eppure, la guerra psicologica può essere combattuta su entrambi i lati. Gran parte del potere degli Stati Uniti è psicologico e legato alla paura. Come la geografia del Golfo Persico, il tempo è dalla parte dell’Iran e lavora contro gli Stati Uniti. Se l’Iran continua il suo corso attuale e resterà insensibile alle sanzioni, questo l’aiuterà a spezzare la soglia psicologica che scoraggia globalmente i paesi ad opporsi agli Stati Uniti. Nel caso in cui molti altri paesi continuino a rifiutarsi ad inchinarsi all’amministrazione Obamam, nell’imporre sanzioni contro l’Iran, questo sarà anche un duro colpo per il prestigio e il potere degli Stati Uniti, che si tradurrà nei campi economico e finanziario.
Inoltre, alla fine l’embargo petrolifero dell’UE colpirà l’UE invece dell’Iran. Nel lungo termine potrebbe anche danneggiare gli Stati Uniti. Strutturalmente, gli effetti dell’embargo dell’UE sul petrolio radicherà ulteriormente l’Unione europea nell’orbita di Washington, ma questi effetti catalizzeranno una crescente opposizione sociale a Washington, che alla fine si manifesteranno in ambito politico ed economico.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama, la guerra finanziaria e l’eliminazione di DSK

Thierry Meyssan* Voltairenet 26 maggio 2011

Non si può capire la caduta di Dominique Strauss-Kahn senza inserirla nel contesto del progetto che incarnava la creazione di una nuova valuta di riserva internazionale, in programma per oggi 26 maggio 2011. Paradossalmente, un progetto atteso dagli stati emergenti, come pure dalla finanza apolide, ma rifiutata dai complesso militar-industriale israelo-statunitense. Thierry Meyssan alza il velo sul colpo di mano di Obama, per non dovere mantenere gli impegni assunti.

I francesi hanno assistito con stupore all’arresto negli Stati Uniti del loro leader politico più popolare, Dominique Strauss-Kahn. L’ex ministro dell’economia, l’uomo che era diventato l’alto funzionario più pagato del mondo (stipendio base annuo, bonus e spese esclusi: 461510 USD) e che era sul punto, si diceva, di avvicinarsi alla presidenza della Repubblica. Questa personalità calorosa, nota per il suo appetito a tavola e a letto, a volte accusata di fare politica con dilettantismo mentre amava prendere del tempo per godersi la vita, è imputata di aver violentato selvaggiamente una cameriera in un albergo di Manhattan.
Per sei giorni, i francesi sono rimasti attaccati ai loro teleschermi, a guardare inebetiti l’accanimento giudiziario nei confronti di un uomo che erano abituati a considerare come il rimedio possibile, dopo il disastroso quinquennio di Nicolas Sarkozy. La sua caduta è stata anche la fine delle loro illusioni.
Lo spettacolo di questo destino spezzato assomiglia a una tragedia greca. Il detto romano “Arx tarpeia Capitoli proxima” torna sulle labbra: la Rupe Tarpea, dove i condannati a morte venivano lanciati nel vuoto, era così vicina al Campidoglio, luogo simbolo del potere e degli onori.
Indipendentemente da ogni considerazione sulla sua innocenza o colpevolezza, il maltrattamento di una simile elevata personalità non può che causare ansia tra i semplici cittadini: se questi non riescono a difendersi, come possiamo sperare di farlo se fossimo accusati noi come lui?

Ascesa e caduta
Ma i francesi sono un popolo politicizzato, nutrito dalle lezioni di Machiavelli, senza averlo mai letto, si sono affrettati a mettere in discussione la fondatezza delle accuse contro il loro concittadino, DSK. Il 57% di loro, secondo i sondaggi, non crede a questa sordida storia che i media statunitensi si dilettano a raccontare. Alcuni hanno cominciato a immaginare gli scenari di possibili manipolazioni, mentre altri si chiedevano “Cui bono?” (A chi giova?).
In questo gioco, il primo nome che viene in mente è quello di Nicolas Sarkozy. Come non pensarlo, quando ci si ricorda che è diventato presidente presentando una denuncia contro il suo principale rivale, Dominique de Villepin, e trascinandolo in un caso rocambolesco di documenti falsi. Allora perché non un nuovo complotto per far fuori un nuovo concorrente?
E non importa che i due uomini avevano bisogno l’uno dell’altro per preparare i prossimi vertici internazionali, né che erano entrambi asserviti al Signore Supremo degli Stati Uniti. Sappiamo che i peggiori crimini richiedono il sangue di amici o meglio, dei parenti.
Inoltre, i francesi ignorano i legami di DSK [1], come hanno ignorato quelli di Nicolas Sarkozy, quando l’hanno eletto [2]. Mai la stampa li aveva informati che negli anni ’90, durante la sua traversata del deserto politico, è stato assunto come professore alla Stanford University da una certa Condoleezza Rice. Non sapevano che lui e i suoi luogotenenti Pierre Moscovici e Jean-Christophe Cambadelis erano responsabili del finanziamento del Partito Socialista e della Fondation Jean-Jaurès dal National Endowment for Democracy, la facciata legale della CIA [3]. Non hanno seguito i suoi numerosi lavori e contratti con i think tank atlantisti, il German Marshall Fund of the United States [4] o il Bilderberg Group [5]. In definitiva, non sanno nulla del suo impegno per l’integrazione della Francia e dell’Europa in un mercato unico transatlantico, dominato dagli Stati Uniti.
I francesi non conoscevano i suoi stretti legami con Israele. Guidava, in seno al Partito Socialista, il Circolo Blum, dal nome di un ex primo ministro ebraico. Questa discreta e potente lobby sorveglia, lontano dalla scena politica, tutti coloro che vorrebbero contestare il progetto sionista. Così fa cadere delle teste, come il politologo Pascal Boniface, che ha evidenziato il carattere elettoralmente controproducente del supporto a Tel Aviv, in un paese dove il 10% della popolazione è di cultura araba. DSK non lo nasconde. Afferma senza mezzi termini: “Credo che ogni ebreo della diaspora e della Francia dovrebbe fornire un aiuto a Israele. É perciò importante che gli ebrei si assumano delle responsabilità politiche. Insomma, nelle mie funzioni e nella mia vita quotidiana, attraverso tutte le mie azioni, cerco di apportare la mia modesta pietra all’edificio di Israele“. Strano per qualcuno che è in corsa per la presidenza francese. Poco importa, è così gioviale.
Tuttavia, nulla è stato risparmiato a Dominique Strauss-Khan e a coloro che lo amano: mentre lui è stato posto in custodia cautelare, poi in detenzione, senza aver mai la possibilità di parlare, il Procuratore di New York ha fatto distribuire ai media un atto d’accusa dettagliato.
Vi si legge la descrizione freddamente clinica dei reati imputati: “L’imputato ha tentato di avere, con la forza, sesso orale e anale con una terza persona; l’imputato ha cercato, con la forza, di avere rapporti vaginali con una terza persona, l’imputato ha forzato una terza persona a un contatto sessuale; l’imputato ha rapito una terza persona; l’imputato ha costretto una terza persona al contatto sessuale senza consenso; l’imputato ha intenzionalmente e senza giustificati motivi, toccato i genitali ed altre parti intime di una terza persona, al fine di umiliare la persona e abusare di lei, e al fine di soddisfare i desideri sessuali dell’accusato.
Questi crimini sono stati commessi nelle seguenti circostanze: Il sottoscritto dichiara di essere stato informato da qualcuno conosciuto dall’ufficio del procuratore che l’ha accusato di 1) aver chiuso la porta della stanza e impedito la denunciante di lasciare quella camera, 2) di essersi seduto sul petto della denunciante, senza il suo consenso, 3) ha cercato di rimuovere con la forza i collant di questa persona e di toccarle i genitali con la forza, 4) costretto la bocca della denunciante a toccare il suo pene per due volte, 5) aver commesso questi atti usando la forza fisica.”
Tutto questo sventolato per giorni sul telegiornale delle 20:00, con grande dettaglio, sotto gli occhi spalancati di genitori che rientrano dal lavoro, e di fronte a bambini terrorizzati che abbassano il loro naso sul piatto della minestra.

Lo shock culturale
Nessuno sa chi è il più traumatizzato: l’economista brillante che avrebbe salvato l’umanità dalla crisi finanziaria, viene improvvisamente ridotto al rango di criminale infame, o le persone che aspiravano al riposo e stavano pensando a scegliere un leader, e si vedono costrette ad osservare ancora una volta la violenza degli Stati Uniti.
A questo proposito, i francesi sono in cerca di scuse al sistema giuridico anglo-sassone che scoprono. Certo, avevano già visto queste parodie di giustizia nelle serie televisive, ma non hanno mai pensato che ciò fosse vero. E il sistema extragiudiziale, Guantanamo e le prigioni segrete, di cui non hanno mai voluto saperne. Alcuni commentatori hanno tentato di spiegare la durezza della polizia e del primo giudice come il desiderio di trattare allo stesso modo i potenti e i deboli. Eppure, tutti hanno letto le opere di famosi sociologi che dimostrano che in questo sistema iniquo il denaro regna, e la giustizia è di classe.
I francesi, inoltre, hanno accettato acriticamente le critiche anglo-sassoni. Tutto questo è colpa della stampa francese, si poteva leggere, che non ha mai indagato sulla vita sessuale sfrenata di Strauss-Kahn, in nome del rispetto della sua privacy. Tuttavia, continuano i puritani, colui che seduce apertamente le donne, e anche la stampa, a volte sbanda, è un potenziale stupratore. “Chi ruba un uovo, ruba un bue!“. Sulla copertina, Time Magazine presenta DSK e altri come lui, come un maiale. Nessuno ha rilevato che l’imputato era il direttore del FMI a Washington, da 3 anni senza che la stampa anglosassone, che impartisce lezioni, abbia indagato sui suoi presunti vizi occulti.
L’accusa aveva il sospetto aperto, tutti si ricordano, ma un pò tardi, che nel 2002 DSK aveva cercato di abusare di una bella giornalista, Tristane Banon. Quando lei aveva chiesto una intervista, era stata invitata in un appartamento privato, situato nel quartiere storico del Marais, a Parigi. Aveva accolto la giovane donna in un grande loft, privo di mobili ad eccezione di un letto. E siccome questa bellezza non cedeva al libertino, l’aveva picchiata.
Forse a New York, questa violenza aveva travolto l’uomo galante, e l’aveva trasformato in un criminale?
Nulla permette di immaginarlo, tanto più che DSK non è un celibe frustrato. E’ sposato con una star televisiva, Anne Sinclair, che era la giornalista favorita dai francesi, prima di abbandonare il suo lavoro per accompagnarlo nella sua carriera. I francesi l’hanno ritrovata al tribunale, quando Dominique Strauss-Kahn è apparso, ancora più bella e volitiva, nonostante gli anni in più. Nipote di un grande mercante d’arte, ha una fortuna familiare notevole. Senza esitare, è venuta da Parigi per pagare un milione di dollari di cauzione e offrire cinque milioni di dollari in garanzie bancarie aggiuntive. In quel momento, questa donna di denari era pronta a cedere tutto per salvare il marito dalle grinfie laceranti della giustizia degli Stati Uniti. Era tanto più ammirevole. É lei che non si alterava per le sue buffonate, e che amava accompagnarlo alla Chandelle, un club per scambisti parigini.
In ogni nazione degna di questo nome, non si sarebbe sopportato vedere una celebrità che puntava ad essere eletta presidente e incarnare il paese, apparire ammanettata tra i poliziotti dell’FBI e gettata nella parte posteriore di un’auto, come un delinquente, esposta in tribunale senza essersi potuta fare la barba. Probabilmente si sarebbe assediata l’Ambasciata USA, cantando inni patriottici. Non in Francia. Qui si ammirano troppo gli “americani“. Li si contempla come il coniglio è ipnotizzato dal cobra. Ed è difficile ammettere che non si è al centro del mondo, che se c’è complotto, non è nato sulle rive della Senna, ma sulle rive del Potomac.

Il sequestro
DSK è colpevole di stupro o è vittima di un complotto? Basta pensarci per risolvere la questione.
L’imputato avrebbe passato la notte con una ragazza squillo. Avrebbe violentato la cameriera al brunch della mattina, e poi presumibilmente è andato tranquillamente a fare colazione con sua figlia, una studentessa della Columbia University. Infine, avrebbe preso il suo aereo prenotato da alcuni giorni per incontrarsi con la Cancelliera Angela Merkel a Berlino. Era comodamente seduto in uno aereo dell’Air France, quando è stato arrestato, dieci minuti prima del decollo.
Secondo l’equipaggio, gli agenti del Nucleo Vittime Speciali (della serie Law and Order SVU [6]) non hanno chiesto ai loro omologhi dell’aeroporto di procedere all’indagine, ma hanno insistito nel farlo loro stessi, nonostante il rischio di arrivare troppo tardi. Per evitare che DSK non fosse preavvertito, hanno chiesto che si disturbassero i telefoni in quella zona dell’aeroporto, il tempo necessario al loro arrivo [7]. Tuttavia, tale interferenza non era responsabilità di una squadra normale. Questa è proprio una questione di sicurezza nazionale.
Quando l’indagato è stato preso in custodia, è stato escluso da qualsiasi contatto esterno se non con i suoi avvocati, come prevede la legge negli Stati Uniti. Ma quando la giudice Melissa Jackson l’ha preso in custodia, è stato nuovamente isolato dall’esterno. Senza motivo. Il fermo era stato spiegato necessario, perché il convenuto poteva fuggire in Francia, con la quale lo Stato di Washington non ha concluso alcun trattato di estradizione, e che ha protetto un altro imputato accusato di stupro, il regista Roman Polanski. Questa decisione non è stata presa per isolare l’imputato e impedirgli di influenzare i testimoni. Ma il giudice ha deciso di farlo rinchiudere a Rikers Island, una delle più grandi prigioni del mondo, con 14.000 detenuti, e uno delle più sordide. Un inferno sulla Terra. “Per la sua protezione“, lo si è poi premiato con una camera singola e tenuto in isolamento.
Insomma, per 10 giorni, l’amministratore delegato del FMI è stato sequestrato. Per 10 giorni, il funzionamento delle istituzioni internazionali è stato bloccato per la mancanza della sua firma. Per 10 giorni, i problemi dell’euro e del dollaro, il crollo della Grecia, e molte altre questioni, sono rimasti in sospeso a causa del capriccio di polizia, giudici e guardie carcerarie.
Secondo la giurisprudenza degli Stati Uniti DSK, che non ha precedenti penali ed è domiciliato a Washington, non avrebbe dovuto essere tenuto in custodia cautelare, ma avrebbe dovuto essergli concessa la libertà. Probabilmente ha rapidamente analizzato la situazione. Attraverso uno dei suoi avvocati, è riuscito a mandare al FMI una lettera di dimissioni. Il giorno dopo, contro ogni previsione, un nuovo giudice ha aderito alla sua richiesta di libertà vigilata.  Non era, infatti, più utile tenerlo in custodia poiché il FMI aveva recuperato la sua capacità di agire.
Christine Lagarde, Ministro francese dell’Economia, che ha fatto carriera negli Stati Uniti difendendo gli interessi del complesso militare-industriale [8], punta a succedere all’accusato nella direzione del FMI, nonostante le grida di sdegno di Russia e Cina.
In realtà, il secondo suo avvocato, Benjamin Brafman, non è venuto a vederlo in prigione e non ha partecipato alla seconda udienza. La star dei tribunali di New York si era recata precipitosamente in Israele. Ufficialmente per celebrare una festa religiosa in famiglia [9]. Ma per chiedere il suo onorario tasse, il signor Brafman non ha dovuto accontentarsi di accendere i fuochi del Lag Ba’omer, ma ha dovuto negoziare con il suo cliente.

Il progetto Zhou
Perché schierare dei mezzi hollywoodiani per bloccare il FMI per 10 giorni? Due risposte sono possibili, e possono essere collegate.
In primo luogo, il 29 marzo 2009, il governatore della banca centrale cinese Zhou Xiaochuan ha sfidato il predominio del dollaro come valuta di riserva. Deplorando il progetto dell’economista John Maynard Keynes, di creare una moneta internazionale (il Bancor) che non è stato raggiunto alla fine della seconda guerra mondiale, ha proposto di utilizzare i Diritti Speciali di Prelievo del FMI per giocare questo ruolo [10].
Cedendo alle pressioni, gli Stati Uniti accettano la triplicazione delle risorse del FMI e il rilascio, da parte del FMI, dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del valore di 250 miliardi dollari, nel corso del vertice del G20 a Londra, del 2 aprile 2009. Hanno anche accettato il principio di un Consiglio di Stabilità Finanziaria, cui saranno associati i grandi stati emergenti.
Questa idea è stata discussa al vertice del G8 a L’Aquila (Italia), l’8 luglio 2009. Spingendo il pedone più lontano, la Russia propose di non accontentarsi di una moneta virtuale, ma di stamparla. Dmitrij Medevedev, che aveva fatto coniare simbolicamente prototipi di questa moneta, ne mise alcune sul tavolo. Da un lato c’erano i volti degli otto capi di Stato e dall’altra la valuta, recava la scritta in inglese “Unity in Diversity” [11].
Il progetto è presentato agli esperti della Divisione Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite. Il loro rapporto, a cui partecipò il professor Vladimir Popov della New Economic School di Mosca, è studiato il 25 aprile 2010 in una riunione congiunta del FMI e della Banca mondiale [12].
Il processo dovrebbe concludersi oggi, 26 maggio 2011, in occasione del vertice G8 di Deauville (Francia). Il dollaro ha cessato di essere la moneta di riferimento sullo sfondo dell’insolvenza del governo federale degli Stati Uniti. Washington avrebbe rinunciato al finanziamento della sua superpotenza militare con il debito, per perseguire la propria ristrutturazione interna.

Il granello di sabbia
Purtroppo, durante gli ultimi mesi di questo processo, le iniziative politiche e  militari hanno sconvolto questo piano. Alcuni stati, tra cui Russia e Cina, sono stati truffati. L’arresto di DSK dimostra che Washington ha agito in mala fede e che le sue concessioni miravano a guadagnare tempo.
Anche se i dettagli esatti dell’idea progettata da Dominique Strauss-Kahn di creare questa nuova valuta di riserva sostenuta dai Diritti Speciali di Prelievo del FMI sono segreti, sembra che la Libia stesse giocando un ruolo chiave: a titolo esperimentale, la Banca Centrale della Libia era la prima a decidere di basare la propria valuta, il dinaro, sull’oro e poi sul DSP. La cosa è tanto più importante poiché la Libia ha un fondo sovrano tra i più dotati del mondo (è anche un po’ più ricco di quello della Russia).
Tuttavia, entrando in guerra contro la Libia, Francia e Regno Unito hanno congelato teoricamente i beni non solo della famiglia Gheddafi, ma dello Stato libico. Peggio, Parigi e Londra hanno inviato dei dirigenti della banca HSBC a Bengasi, per creare una Banca Centrale dei ribelli della Libia e tentare di sequestrare dei beni nazionali [13]. Senza che si sappia se Nicolas Sarkozy e David Cameron si siano lasciati rapire dal loro potere o abbiano agito su istruzioni dei loro mandanti a Washington, il fragile edificio progettato da Dominique Strauss-Kahn è crollato.
Secondo i nostri contatti a Tripoli, al momento del suo arresto, DSK stava partendo per Berlino per trovare una soluzione con la Cancelliera Angela Merkel. Doveva poi partire con un emissario della Merkel per negoziare con i rappresentanti del colonnello Gheddafi, e forse con lui direttamente. La firma del leader libico era necessaria per sbloccare la situazione.
Vi è ora una guerra finanziaria di proporzioni senza precedenti: mentre la situazione economica degli Stati Uniti vacilla e il dollaro potrebbe facilmente diventare carta straccia, l’accordo approvato al G8 e al G20, attuato dal FMI in coordinamento con la Banca mondiale e la comunità bancaria internazionale di cui DSK era il campione, è sospeso. Il predominio del dollaro è intatto anche se più artificiale che mai; questo dollaro che gli stati emergenti volevano relativizzare, ma su cui il complesso militare-industriale israelo-statunitense consolida il proprio potere.
In questo contesto chi è un uomo d’onore?

*Thierry Meyssan
Intellettuale francese, fondatore e presidente del Réseau Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica estera nella stampa araba, latinoamericana e russa. Ultimo libro in francese: L’Effroyable imposture: Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007)

Fonte: Komsomolskaja Pravda (Russia)

La versione originale di questo articolo che è stata pubblicata in un importante quotidiano, non includeva le note a piè di pagina. Questi sono stati aggiunti dal curatore del Réseau Voltaire per facilitare l’approfondimento del tema da parte dei lettori.

Note
[1] «Dominique Strauss-Kahn, l’uomo “Prezzemolo” del FMI», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire,  5 ottobre 2007.
[2] «Opération Sarkozy: comment la CIA a placé un de ses agents à la présidence de la République française», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 19 luglio 2008.
[3] «La NED, vetrina legale della CIA», Thierry Meyssan, 6 ottobre 2010.
[4] «Le German Marshall Fund, un reliquat de la Guerre froide?», Réseau Voltaire, 5 ottobre 2004.
[5] «Quel che non sapete del Gruppo Bilderberg», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 9 aprile 2011.
[6] Serie televisiva di Dick Wolf per la NBC, trasmesso in Francia con il titolo di New York: unità speciale e  in Quebec con il titolo The Law & Order: Special Victims Unit.
[7] «Les derniers mots de DSK avant son arrestation», Michel Colomès, Le Point, 19 maggio 2011.
[8] «Avec Christine Lagarde, l’industrie US entre au gouvernement français»,  Réseau Voltaire, 22 giugno 2005.
[9] «Strauss-Kahn’s lawyer to Haaretz: Former IMF chief will be acquitted», Chaim Levinson, Haaretz, 22 maggio 2011.
[10] «La Chine commence à s’écarter du dollar», Réseau Voltaire, 22 Maggio 2009
[11] «La Russie et la Chine proposent une monnaie commune globale», Réseau Voltaire, 11 luglio 2009.
[12] «Plan de réforme du système financier international» (Estratto del rapporto «World Economic and Social Survey 2010: Retooling Global Development»), Christina Bodouroglou, Nazrul Islam, Alex Julca, Manuel Montes, Mariangela Parra Lancourt, Vladimir Popov, Shari Spiegel e Rob Vos Réseau Voltaire, 6 luglio, 2010.
[13] «La rapina del secolo: l’assalto dei volonterosi ai fondi sovrani libici» e «Dietro l’attacco alla Libia: le strategie della guerra economica», Manlio Dinucci, Réseau Voltaire, 22 aprile e 2 maggio 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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