La tragedia della tensione

Dedefensa 9 marzo 2013

Beppe_Grillo-e1346315633785Si cercheranno di analizzare gli eventi italiani, soprattutto la vittoria del Movimento 5 Stelle (M5S) e di Beppe Grillo, il 25 febbraio (vedi in particolare 26 febbraio 2013), dal momento che questo evento, secondo un approccio generalista e anti-sistema, ci pone in particolare relazione all’attuale posizione dell’Italia, ma anche in relazione al suo sviluppo storico, secondo la posizione molto importante dell’Italia nel sistema europeo, come si è creato nel 1945-1950. (Per “sistema europeo” s’intende questo tipo di conglomerato di influenze e pressioni, dirette e indirette, degli Stati Uniti e della NATO, e poi dei federalisti europei, con l’allineamento di molti di questi federalisti agli Stati Uniti, delle istituzioni europee pienamente integrate nel sistema dell’economia generale e, infine, delle principali entità nazionali.)
L’Italia è stata, fin dall’inizio, una delle principali aree di intervento per l’attuazione di questo sistema, soprattutto a causa della sua importanza strategica, della potenza della presenza alleata (USA) nel corso della guerra, del delicato equilibrio tra le forze filo-occidentali da un lato (democristiani (DC) soprattutto con i loro legami con la mafia) e un potente partito comunista dall’altro. L’intervento massiccio della CIA, nelle elezioni del 1948, per consentire alla DC di vincere, istituzionalizzò questa importanza italiana fin da allora, così come l’intervento della CIA difatti divenne “istituzionale”. Nei decenni successivi, l’Italia rimaneva un importante punto di stress del Sistema, in particolare attraverso le attività delle reti Gladio della NATO, soprattutto dal 1970. La nostra idea principale è che questa tensione sia un fattore chiave per comprendere e analizzare, anche e forse più che mai oggi, la situazione italiana. (La tensione attuale si riferisce al termine “strategia della tensione”, soprattutto riguardante in particolare l’Italia. Questa “strategia della tensione” è stata utilizzata dalle forze che costituiscono il potere nel sistema europeo, descrivendo la tattica della provocazione e della disgregazione in Italia, negli anni ’70, gli “anni di piombo”, che terminarono con la morte di Aldo Moro, nel maggio 1978).
Da qui, l’interesse a fare affidamento su testi e commenti dell’ex deputato e analista Richard Cottrell, in particolare dopo le elezioni del 25 febbraio. I suoi interventi servono come punto di partenza per la nostra analisi. Con Cottrell, si può avere una visione di uno specialista “dissidente” confermato e polemico, ma in genere ben informato anche se a volte un po’ troppo fantasioso, soprattutto e in particolare sulle diverse manipolazioni di Gladio in Europa. Tenteremo di avere un quadro di riferimento per una valutazione della situazione in Italia, che è diventata il nuovo centro della crisi del Sistema, “sezione europea”. (Abbiamo accennato più volte a Cottrell, soprattutto sulla Grecia il 17 maggio 2012, o sulla Turchia il 15 ottobre 2012, di volta in volta sullo sfondo della questione delle reti Gladio. Nel testo finale del 15 ottobre 2012, identifichiamo Cottrell e lo qualifichiamo in questo modo: “Un altro autore, intenditore degli arcani della storia segreta, soprattutto europea nel suo caso [...] Questo autore è Richard Cottrell, ex deputato al Parlamento europeo (conservatore inglese) specialista della “guerra segreta” della NATO (reti Gladio) e in questo contesto ottimo conoscitore della storia segreta della Turchia…” Cottrell è l’autore del recentissimo (giugno 2012) Gladio: Il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa.
Ovviamente, è molto probabile che, come ex deputato, in particolare come partecipe delle commissioni del Parlamento europeo su Gladio, e molto vendicativo verso esso, Cottrell avrà formato una rete di fonti che certamente danno credito a molte delle sue informazioni e, soprattutto, sono alla base del suo lavoro di documentazione personale. Ciò non impedisce eccessi o errori, ma questa struttura analizza e si differenzia fortemente da molti “complottisti” che hanno scarse fonti dirette e esperienze documentarie molto limitate, se non nulle). L’interesse in questa circostanza è che Cottrell ha pubblicato cinque articoli sull’Italia dopo le elezioni del 25 febbraio, che mostrano l’evoluzione, la diversificazione e l’espansione della sua analisi della situazione. (In qualità di specialista di Gladio, Cottrell è necessariamente interessato all’Italia, essendo stato uno dei Paesi europei più colpiti dalle attività di Gladio, e il Paese da cui è partito, il 24 ottobre 1990, lo svelamento al pubblico, da parte del Presidente del consiglio Giulio Andreotti, dell’esistenza di queste reti. L’Italia, attraverso la voce inaspettata del più duro, ma anche del più ambiguo rappresentante della sua costituzione, è il Paese che ha messo pubblicamente in questione le reti Gladio).
• Nel primo testo sul sito EndtheLie.com (come su altri), del 26 febbraio 2013, Cottrell semplicemente registra i commenti sulla vittoria di M5S e dei Grillini. La sua valutazione è riassunto dal titolo in riferimento al fenomeno degli Stati Uniti: “Il Tea Party in Italia compie la svolta“. (In un certo senso simbolico, più circostanziale, vi è una caratteristica generale molto specifica che avvicina il M5S al Tea Party: l’assenza istituzionale di un dirigente. Era una cosa nota per il Tea Party. Nel caso del M5S, agisce la personale vicenda di Grillo. L’M5S rifiuta, nella sua “carta d’intenti”, l’elezione a parlamentari di persone con una fedina penale sporca, come nel caso di Grillo, che è stato condannato a 18 mesi di carcere per omicidio colposo negli anni ’80, per tre passeggeri morti in un incidente automobilistico di cui è stato ritenuto responsabile; quindi non si è presentato ed è assente dal principale campo di battaglia politico, il Parlamento; inoltre, questa circostanza si presenta come corrispondente alla filosofia del M5S che rifiuta la struttura dei partiti tradizionali, ma Grillo ha un’influenza determinante nell’insieme).
In questo articolo del 26 febbraio, Cottrell fa piuttosto un quadro del clima generale in Italia, dopo le elezioni, e ricorda le minacce di Gladio. “L’atmosfera generale in Italia da la sensazione che per tutti la politica sia finalmente emozionante, incerta e imprevedibile, un senso profondo di cui gli italiani stessi parlano, in modo forte e chiaro. C’è la sensazione che i giovani siano nello stato d’animo di riprendersi l’Italia. Se ci riusciranno, le conseguenze potranno essere sorprendenti: ma ricordate sempre la terribile tendenza delle rivoluzioni a consumarsi definitivamente. La luna di miele del movimento con il popolo italiano potrebbe dimostrarsi ancora una volta tragicamente breve. Certamente le forze del contrattacco si stanno già accumulando. L’Italia ha una lunga storia di violenze politiche. Nel mio recente lavoro su questo argomento, ho sottolineato la famosa ‘strategia della tensione’ degli anni ’70 e ’80, un altro momento di grande crisi politica. Questo fu un periodo di attentati mortali, sparatorie e uccisioni di perfetti innocenti, sempre attribuiti a guerriglieri urbani che si definivano Brigate Rosse. Oggi sappiamo che si trattava assai più di violenze orchestrate dallo Stato profondo, in combutta con i neo-fascisti e la criminalità organizzata, volti a spaventare gli italiani e portarli tra le braccia sicure dei governi di destra, quindi della ‘strategia della tensione’. Coloro che ora si sentono colpiti dall’usurpazione di Grillo, non staranno fermi. Grillo fa frequenti riferimenti pubblici ai reati dei politici commessi in passato. Sa bene di doversi guardare le spalle costantemente.”
• Il 27 febbraio 2013 Cottrell espande la sua argomentazione. Passa bruscamente alla questione delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, vale a dire, secondo lui, alla crisi profonda della Chiesa, e così Roma diventa la scena di due drammi paralleli, di diversi drammi: “Tintinnio di sciabole a Roma: il Vaticano si sbriciola mentre il principe pagliaccio [Beppe Grillo] afferra il cappello del partito.” Nelle sue tesi e ricerche, Cottrell ha sempre legato gli scandali del Vaticano, tra cui la Banca del Vaticano, al caso della Loggia P2 e, più in generale, alle attività di Gladio. Il nesso intercorrente tra la crisi della Chiesa, considerata di natura quasi scismatica, e la crisi politica italiana con l’M5S, diventa logico, se non ovvio, anche se diventa difficile da identificare,  o anche indiretto e circostanziato… E la crisi interna della Chiesa, che si riflette nel contesto ristretto della crisi della religione davanti all’anticlericalismo, s’inserisce subito nell’ambito molto più ampio della crisi di civiltà e di senso (quindi, della crisi del Sistema). “Lo scisma, quindi, è potenzialmente all’ordine del giorno in Vaticano e nel Parlamento italiano. Per fortuna di Grillo, sembra che Roma, per un certo tempo almeno, avrà il privilegio di avere tre sacerdoti in città nello stesso tempo.” (Poi, il 5 marzo 2013, Cottrell completa il dossier sulla crisi in Vaticano, esponendo le “dimissioni forzate” di Benedetto XVI, le pressioni dell’Opus Dei in Vaticano, e così via.)
• Il 28 febbraio 2013, Cottrell si occupa dell’allarme generale lanciato delle elezioni del 25 febbraio. Per lui, l’analogia con la dialettica degli “anni di piombo” riappare in un documento del servizio di intelligence militare italiano, il Servizio Informazioni Difesa. A proposito di Grillo, che Cottrell ha rapidamente battezzato “il Castro del Mediterraneo“… “Meno di 24 ore dopo la conferma giunge un rapporto del ‘Dipartimento d’informazioni sulla sicurezza’ e del suo direttore nazionale, Giampiero Massolo, che indica lo scoppio di “Potenzialmente massicci disordini sociali, del dissenso e dell’antagonismo in vaste aree della società italiana.” [...] Visto da Bruxelles, Francoforte e Washington, ciò rende Grillo niente di meno che il Castro del Mediterraneo.”
• Il 3 marzo 2013, Cottrell ritorna su M5S e Beppe Grillo, questa volta in modo ottimistico. Da un lato, analizza l’M5S come movimento dal futuro brillante, forse con una maggioranza sufficiente per formare rapidamente un governo (in caso di nuove elezioni), promettendo anche di creare movimenti simili in Europa. (“Praticamente ignorata dai media in Europa e Nord America, una straordinaria rivoluzione è in corso in Italia. A dir poco una rivoluzione popolare che, non riuscendo a perdere velocità e forza di trazione, come accade alla maggior parte di queste dopo la prima alba luminosa, sembra guadagnare terreno in tutte le componenti della società italiana.”) D’altra parte, fa notare che anche alcuni segmenti della dirigenza cominciano a prendere in considerazione Grillo in modo più favorevole… “Uno dei giornali più conservatori del Paese, il Corriera della Sera, stampato a Milano, la vera City d’Italia, ha stupito i lettori esprimendo ammirazione per la ‘rivoluzione silenziosa’, con l’avvertenza, naturalmente, che ‘non vincerà’. [...] Per la prima volta un tale messaggio risuona nel media più conservatore d’Italia, come un testo alternativo che supporti l’austerità. Gli italiani di tutte le classi risentono dell’imposizione di Mario Monti, ex commissario europeo, a dittatore effettivo del Paese, governando con un gruppo di compari selezionati con cura.”
La questione del caso italiano è definita, nel suo contesto più ampio possibile, da Cottrell nei suoi tre articoli. In generale, tiene in conto, in questo caso, del rapporto tra la situazione attuale, la politica di austerità, la situazione dell’euro, che spinge alla distruzione della sovranità degli Stati dell’Unione europea e, al logico antagonista, la spinta implicita al recupero di questa sovranità, posta al centro del movimento anti-sistema dell’M5S. Ma tornando alla dimensione di Gladio, e al suo aspetto più grande, che coinvolge le sorti della Chiesa, Cottrell invita efficacemente ad affrontare la questione, sollevando domande circa l’attivismo di Gladio oggi, così come il legame tra la situazione attuale e il periodo di massima attività di Gladio stessa (nel caso italiano, gli anni di piombo). (Inoltre, vediamo un altro innegabile specialista di Gladio, lo studioso Daniele Ganser, confermare la presenza di Gladio oggi, in una forma o nell’altra. Si vedano due testi, 27 dicembre 2005 e 27 dicembre 2005). Noi apprezziamo Gladio come struttura e concetto, e pertanto riteniamo che Gladio, o la sua emanazione dopo la fine della guerra fredda, sia rimasta attiva nel caso specifico dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa. Questo è il caso soprattutto della questione della “scelta” del JSF da parte dell’Olanda, nel 2002, o della “gestione della scelta” come dovremmo dire piuttosto.
ZONDAG 10 JAAR TERUG DAT PIM FORTUYN OVERLEEDQuesto caso ha avuto luogo in un’atmosfera drammatica, con l’assassinio del capo populista Pim Fortuyn. Abbiamo notato, in quel momento, aspetti estremamente fastidiosi del caso (vedi 30 giugno 2002), nel momento in cui non era saggio farlo. Abbiamo ripreso questi elementi nelle ‘Note sullo sviluppo egemonico’ riguardante l’imposizione “obbligatoria” all’Europa del velivolo JSF, in cinque paesi europei (Danimarca, Olanda, Italia, Norvegia, Regno Unito). L’abbiamo notato nel testo del 18 novembre 2009 ; (in questo testo, “SB” significa Stay-Behind, un’altra designazione di Gladio): “…Il risultato di questa implementazione crea i mercati europei, con l’eccezione della Francia, un territorio conquistato da gestire. L’esempio olandese e la scelta del JSF illustrano tale gestione. Nel 1998, un incontro segreto tra i vertici militari olandesi (senza mandato politico) e i loro  omologhi industriali statunitensi, raggiunse un accordo per la scelta del JSF. Nel marzo 2002, il governo prese una decisione in tal senso, che il Parlamento doveva ratificare. Il 5 maggio 2002, il capo populista Pym Fortuyn, probabile vincitore delle elezioni del 16 maggio, incontrava una delegazione statunitense guidata dall’ambasciatore Clifford Sorel, dove vi erano anche dei generali olandesi. Fortuyn comunicò il rifiuto di votare il programma JSF, il che significava la sconfitta del programma in Parlamento. Il giorno dopo, Fortuyn fu assassinato in condizioni assai contestate. Fu sostituito dallo sconosciuto populista Herben Mat, che si scoprì aver lavorato per 22 anni nei servizi di informazione della difesa, un ramo dell’intelligence militare olandese. Broos Schnez, alla direzione del partito populista, dichiarò il 28 giugno 2002, dopo che il suo partito fu portato da Herben a votare per il JSF: “Siamo rimasti sbalorditi. I Paesi Bassi hanno bisogno di sapere che tipo di persona sia e se non sia onesto. E’ un ex-ufficiale del ministero della difesa e il suo compito era infiltrarsi. Forse un’operazione per spingere il partito a votare per il caccia, contro cui siamo stati sempre contro. L’ho consigliato di andare da un buon avvocato e ripulire il suo nome, ma non è successo niente, e questo è strano. Avviata l’adesione al programma JSF, Herben si dimise dalla direzione del partito fondato da Fortuyn e scomparve. Il caso è stato chiuso. Fu un’operazione notevole eseguita nello stile SB, la cui gestione dell’intelligence olandese (da cui proveniva Herben) fin dalla fine degli anni ’40 è ben documentata. Se questa è la manifestazione più drammatica delle attività di questa rete europea/NATO d’influenza degli Stati Uniti, non è meno esemplare. Troviamo questo tipo di modello in molti paesi europei. La sua efficacia non ha mai vacillato.”
Questa valutazione collega il caso del JSF con le attività della rete Gladio in Italia. Nel secondo governo di centro-sinistra Prodi (maggio 2006-maggio 2008), i suggerimenti per mettere in discussione l’acquisto del JSF fatti a questa squadra presuntamente europea, ricevettero un rifiuto terrorizzato. Bisogna sempre suggerire che secondo i contatti avuti in quel momento dal governo italiano, un ritorno sulla scelta del JSF era impensabile, queste affermazioni indicano che fu davvero un caso in cui sono vennero minacciati di morte. Il riferimento a Fortuyn/Paesi Bassi non è inutile… La scelta del JSF rimane una pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via del terrorismo e dell’illegalità totale, in questo contesto, del programma JSF, che ha una dimensione globale ed egemonica che va ben oltre il semplice status di programma di armamenti, ma che ha anche una dimensione tragica dal punto di vista del destino europeo, come noi lo concepiamo. La sua vicinanza alle attività di Gladio si basa su questo aspetto, e riferendosi all’Italia quale Paese dalla singolare importanza, probabilmente la più grande tragedia europea è la distruzione del principio della sovranità del continente, provocando la disgregazione delle nazioni e la dissoluzione del conseguente principio.

Dalla “strategia della tensione” alla tragedia della tensione
GladioEmblemCome notato da Cottrell, Beppe Grillo è ben consapevole della “storia moderna” d’Italia, comprese le attività d’insediamento di Gladio, che rappresentano una maledizione per l’Italia. Si legga una breve cronaca sul blog di Grillo, che torna ai testi attuali di questo blog, si tratta di un testo datato 19 novembre 2011 dal titolo, per analogia al libro di Malaparte, “Tecnica del colpo di stato“. (Malaparte è anche ampiamente citato nel testo.)
Grillo ha espresso il parere che l’Italia si è trovata in una situazione di “permanente colpo di Stato“, in particolare dagli anni ’70. Cita, naturalmente, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro come uno degli eventi che segnarono questo “colpo di Stato permanente”, il caso archetipico tragico del periodo della “strategia della tensione” e quindi di ogni sospetto e intuizione sulle azioni di Gladio in Italia. Renzo Martinelli, regista dell’eccellente film del 2003, Piazza delle cinque lune, a proposito della morte di Aldo Moro, trattata in maniera assai aderente alla realtà, ha detto che l’evento ha avuto sull’Italia lo stesso effetto dell’assassinio di Kennedy begli USA: “Il caso Moro ha influenzato la storia, la vita politica e culturale di questo Paese per molti decenni“, vale a dire, fino ad oggi e fino alle elezioni del 25 febbraio…
Così si può considerare come un modello storico, con la sua dimensione tragica, prenda l’aspetto metastorico definendo meglio l’importanza degli eventi del 25 febbraio in Italia. Nello stesso testo, già citato dal suo blog, Grillo arriva al cuore della sua argomentazione con la definizione del “colpo perfetto” con  l’avvento di Monti e di chi lo sostiene. (Monti, divenuto primo ministro il 16 novembre 2011, non è mai nominato da Grillo nel suo testo, ma un primo piano del suo volto domina il testo e mette in evidenza il titolo, in modo da non lasciare incertezze, trasformando l’accusa in simbolo.) “Il colpo di Stato è la negazione della democrazia. Il colpo di Stato che s’ignora, quello in cui il cittadino esulta per un cambiamento che lo spossessa di ogni partecipazione pubblica, è il colpo di Stato perfetto“.)
In qualche modo, secondo Grillo, potremmo scoprire che il “colpo perfetto” di Monti sia finito, sperando di bloccare per un periodo di tre o quattro decenni il “colpo di stato permanente”, dove l’agitazione, presumendo che un artefatto di Gladio sia sulla poltrona, ostacoli l’applicazione del sistema, ma non certamente la sua preparazione. Infine, Monti è arrivato, ed è stato il “colpo perfetto” senza complotto, secondo le normali regole, diciamo pseudo-democratiche. Tuttavia, questa normalità è eccezionale, come il “golpe perfetto”, che ci fa scoprire il motivo centrale e di grande peso che l’ha permesso. Così l’evidenza s’impone: il “colpo di stato perfetto” è un successo, ma in un senso assai carico di senso!, perché non vi è più uno Stato… Questo è esattamente ciò che dimostra il pseudo-complotto di Monti (pseudo perché non è segreto, né illegale): la mancanza di Stato, quindi la mancanza di principio… Questa è la sua debolezza mortale, come quella del sistema, questa mancanza di principi. Il “golpe perfetto” effettuato sul quasi-nulla (lo Stato ridotto alle sue procedure, al voto alla camera, al discorso delle autorità-Sistema della repubblica, ecc., lo Stato completamente castrato dei suoi principi, lo Stato-eunuco).
Il “golpe perfetto” in realtà ha completato un’inversione perfetta, dimostrando e realizzando l’annientamento perfetto dello Stato. Scoprendo subito, in pieno giorno, l’applicazione spudoratamente rabbiosa, sprezzante e insultante di una politica supportata dal Sistema che è, ovviamente, senza alcuna legittimità. Mentre per la gente della sua risma e del suo partito, Monti è l’esempio perfetto di uomo molto intelligente che fa cose molto stupide: una tecnica perfetta per applicare un criterio necessariamente inapplicabile, perché lo priva del sigillo della legittimità, che sola può permettere al popolo di chiedere uno sforzo eroico. Qui, Beppe ha tecnicamente ragione, ma non del tutto, riferendosi dopo tutto all’idea di Malaparte, prendendola troppo frettolosamente in considerazione, secondo cui il colpo di Stato è una “tecnica”. In realtà, lasciandola in questo ruolo e in questo campo della tecnica perfetta, il golpe di Monti è perfetto. Ma viene applicato secondo la nozione di un altro italiano (lo storico e filosofo della storia Guglielmo Ferrero) di potenza ideale che, in sostanza, respinge la perfezione ignorando la necessità del principio e, quindi, guastando subito la perfezione del colpo di Stato con la sua politica assurda, assurda proprio perché opera senza alcuna legittimità, priva com’è di ogni principio…
C’è da meravigliarsi se da parte sua, Monti, che proviene direttamente dai centri di potere quali sono le “banche”, l’Unione europea e tutti quanti, tutti questi poteri perfettamente privi di legittimità, e così investiti del solo ideale del potere, siano del tutto estranei all’ideale della perfezione che solo comprende la necessità della posizione di principio? (I due concetti, di Ferrero, sono esplicitati in entrambi i testi di riferimento.) Vorremmo anche dire che Monti, dopo il suo “golpe perfetto”, è stato un “dittatore perfetto”, senza la necessità di forze di polizia, coercizione brutale, saluti diversi, pugni o mani alzati, stivali e elmetti; lasciato in questo ambito “tecnico” e puramente perfetto, molto più efficace della vera-falsa dittatura in cui veniamo trascinati fino alla nausea in difesa permanente dei diritti umani. Ma se vi è la “dittatura perfetta”, ciò accade perché non vi è più uno Stato, un principio, niente di niente.
Così il paradosso supremo, il “paradosso perfetto” è che Monti ha dimostrato tutto ciò; nella creazione di tutte queste perfezioni invertite dall’ideale del potere, ma in contrasto con l’ideale della perfezione, mostrando “tecnicamente” e perfettamente sia la sua illegittimità assoluta, sia l'”impostura perfetta” che è stato. La batosta elettorale ne è conseguita, impeccabilmente. Questa è la perfezione dell’operazione, che ha necessariamente portato Monti alla sua caduta, senza fanfare, senza rivolte, senza violenze, attraverso le urne, onorevoli colleghi, come vuole la democrazia tale e quale.
Il golpe di Monti non era ideologico, era dominio del principio, vale a dire anti-principio come si suol dire, contrariamente ai suoi avversari anti-Sistema, contro il principio di sovranità e, naturalmente, di legittimità… E a questo punto appare Beppe. Si, Beppe intervenendo in questa situazione di illegittimità e inversione delle autorità stabilite, emerge come motore anti-Sistema potendo portare con sé la rivendicazione della restaurazione dei principi. È allora che Grillo e i suoi Grillini possono realizzare ciò che può essere indicato come un “contro-golpe perfetto”, e questa volta con una perfezione totalmente assunta, poiché attivata dall’ideale di perfezione che è il principio, per definizione, contro l’ideale del potere che ha dimostrato il suo “inganno perfetto”. Il fatto che appare essenziale, in tal caso, è la storia stessa dei suoi attori (sconfitta del “golpe perfetto”, bloccando per tre o quattro decenni del “colpo di Stato permanente”), insinuando nel suo significato la stessa prospettiva dei 3-4 decenni precedenti. Questa è la tragica storia d’Italia, che avevamo citato riguardo alla tragedia politica dell’Europa, nella sua battaglia tra l’arbitrarietà dell’austerità (grande potere) e la resistenza anti-Sistema dei popoli (con le elezioni del 25 febbraio, l’ideale di perfezione).
Qui è dove abbiamo potuto, malgrado le avventure, giungere rapidamente (tra cui, forse, nuove elezioni che potrebbero mettere il leader del M5S al vertice), e veder mescolarsi nell’attuale battaglia dell’austerità, tutta la tragica storia d’Italia degli ultimi quaranta anni. La possibile coincidenza delle due cose può essere esplosiva, al di là di tutto. Allora… ecco gli elementi che per il momento sono ancora un enigma. L’instabilità assai insolita dell’Italia, dal 25 febbraio, con l’elemento Beppe Grillo che si mescola con elementi eccezionali, come la crisi in Vaticano e potenzialità che non sono da meno. Naturalmente, abbiamo insistito sull’elemento Gladio collegandolo all’elemento del JSF, perché circostanze destabilizzanti possono sorgere e integrare gli eventi, accelerando in questo settore la crisi generale e il crollo del Sistema che stiamo osservando. Quindi possiamo isolare tre di questi elementi della crisi italiana:
• La crisi del Vaticano e della Chiesa è stata resa operativa dalle dimissioni di Benedetto XVI. Il più delle volte visto, dal punto di vista dei commentatori anticlericali, come uno scontro all’interno del sistema, nel quadro generale delle polemiche definite “sociali” che nascondono la crisi fondamentale, che sta mutando significato e s’inserisce nella crisi fondamentale. Che abbia (acquisisca) o no una connessione con la crisi italiana, la crisi della Chiesa è impegnata ad evolvere verso una terribile manifestazione di ciò che costituisce la crisi generale del senso. In questo Paese cattolico, il simbolo ha una forza notevole, nel contesto italiano e in generale nel quadro della crisi del collasso del Sistema: vi s’incarna l’idea della caduta (questa volta della Chiesa stessa) e s’inserisce non più nel contesto della crisi della religione, ma come elemento chiave della crisi di civiltà, per noi la crisi di dissoluzione  del Sistema.
• Il caso di Gladio si situa naturalmente tra le risposte alle minacce al Sistema nella crisi italiana. Può anche essere considerato, dal punto di vista operativo e dal punto di vista del simbolo della tragedia italiana. In quest’ultimo caso, quello che preferiamo, aiuta a rafforzare e aumentare il significato e la potenza della crisi italiana.
• Il caso del JSF, spesso indicato come infinitamente più importante di un semplice programma di armamenti, ha noti legami con Gladio e con il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Europa. (Come abbiamo scritto sopra: “La scelta del  JSF rimane la pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via dei suoi mezzi terroristici e totalmente illegali.”) Lo stesso JSF è in profonda crisi, crisi del collasso anche per esso, riflettendo così le fondamenta della crisi del tecnologismo e dell’americanismo. Nelle circostanze note della crisi in Italia, il suo caso può finire in qualsiasi momento al centro del dibattito politico, e quindi essere visto come un caso drammatico si rottura tra l’Italia (Europa) e gli Stati Uniti d’America. Allora, ciò implicherebbe che, da questo punto di vista, si potrebbe vedere la messa in discussione dell’omogeneizzazione del blocco BAO come avviata fin dal 2008, così come l’abbiamo definita il 10 dicembre 2012, e la disintegrazione e la dissoluzione finale di questo gruppo, generate dalla crisi di dissoluzione del Sistema.
logoUno dei documenti più interessanti e più rivelatori di Gladio è un documentario della BBC della serie Time Watch (Operazione Gladio, in tre episodi), realizzato nel 1992, ma pubblicato dopo un ritardo significativo (disponibile su YouTube, dal 10 giugno 1992). Il documentario è incentrato sulle attività di Gladio in Belgio e in Italia, anche se abbraccia l’intero concetto. (Ne abbiamo parlato in particolare, il 20 gennaio 2005). C’è un momento caratterizzante, che conclude la serie con le scarse ultime parole di Federico Umberto Amato, presentato come il “capo della polizia politica del ministero degli Interni italiano, 1972-1974“, piccolo brav’uomo, probabilmente, dal sorriso cinico che avrebbe rappresentato il beffardo d’altri tempi. Ormai in pensione, aveva on sé un paio di “automi” assai diffusi nei salotti del XVIII.mo secolo, dell’epoca beffarda. Le teorie meccanicistiche di Cartesio avevano i loro sostenitori, e l’automa rappresenterebbe il vero sapiens, sembra suggerire il beffardo ex-poliziotto italiano, presentando “Il Giocoliere”. Parlando di misteri, manipolazioni, doppi e tripli giochi, sembrava suggerire che Gladio gestisse tutto, finendo per chiedersi se le persone che affermano di agire in buona fede, per conto di Gladio o secondo Gladio, non siano state, secondo lui, inclusi nel “tutti”.
Gladio prende, nel documentario, una dimensione mitica e tragica, improvvisamente percepito come entità che manipola “tutti”, tra cui questa voce beffarda… Queste parole concludevano la serie, mentre risuonano nelle orecchie, assieme alla musica aspra e meccanica, il sottofondo del documentario, l’Agnus Dei e l’Hostias del solenne, terribile ed enigmatico Requiem Opera 5 di Berlioz o “Grande Messa dei morti“… Quindi, riteniamo che si tratti di una tragedia che va oltre la sua epoca, perché suggerisce l’idea di perdita del controllo del proprio destino da parte della specie sapiens, come nel caso della crisi di dissoluzione del Sistema. Sentiamo questo uomo beffardo ghignare in questo documentario, come se il dramma sbiadisca nel tempo, collegando e fondendo le tragedie passate con ciò che conosciamo…
Questa tragedia arriva fino a noi, in modo molto logico, allargandosi alla situazione italiana, andando oltre la situazione europea, arrivando al cuore della crisi di dissoluzione del sistema, offrendo una circostanza diversa che potrebbe accelerare questa crisi con un attacco destrutturante, dissolvendo il blocco BAO istituito nel 2008. Si tratterebbe dell’estensione ultima della fase finale del collasso del sistema.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha ucciso Slobodan Miloševic e perché

7 dicembre 2012 De-construct

Slobodan-MilosevicXL’improvvisa morte sospetta del presidente jugoslavo e serbo Slobodan Miloševic in una cella del tribunale dell’Aja, continua a suscitare interrogativi tra i ricercatori e i media indipendenti sei anni dopo. Robin de Ruiter, pubblicista e storico olandese cresciuto in Spagna, ha scritto un libro affascinante (di prossima pubblicazione in Serbia, ma non ancora disponibile in italiano), che non mette in discussione se l’ex presidente della Serbia sia stato ucciso a L’Aja, ma si concentra sui mandanti e gli esecutori di questo crimine.

Demonizzazione brutale tesa all’omicidio premeditato
De Ruiter utilizza fatti verificabili per smantellare il mito occidentale del “macellaio dei Balcani”, ed esamina le ragioni dietro la brutale propaganda di demonizzazione volta a trasformare l’ex presidente serbo in un mostro, insieme all’intera nazione serba. Utilizzando un metodo semplice, mettendo insieme il ritratto di una persona reale e i fatti storici, andando oltre le caricature grottesche create dall’occidente, l’autore presenta una forte prova sulla ragione principale per cui la NATO e e le potenze occidentali guidate da Washington, hanno voluto far tacere per sempre Miloševic.
Contrariamente a quanto sostenuto in generale e alle premesse dell’imputazione del tribunale dell’Aja, “l’obiettivo politico di Miloševic era mantenere il Kosovo all’interno dei confini della Serbia e impedire alla maggioranza albanese di scacciare la minoranza serba dal Kosovo. Non vi era alcun incitamento all’odio nazionalista, né è stata effettuata una pulizia etnica. Al contrario, i membri del Partito socialista di Milosevic hanno sempre sottolineato i vantaggi della multietnicità per la Serbia“, scrive Robin de Ruiter. L’autore, che si sentiva obbligato a scrivere questo libro “per amore della verità”, cita una serie di giuristi, storici e giornalisti investigativi indipendenti che l’hanno aiutato nella sua ricerca approfondita, mettendo insieme il materiale presentato.

Un aspirina al giorno toglie il medico di torno
L’11 marzo 2006, alle 10:00, a 65 anni, Miloševic veniva trovato morto nella sua cella situata a  Scheveningen, all’Aja, Paesi Bassi, mentre il suo processo per presunti crimini di guerra era in pieno svolgimento, con la presentazione delle prove della difesa. Secondo i patologi olandesi, la causa della morte fu un arresto cardiaco. Oltre alla autopsia, un’analisi tossicologia venne richiesta. Secondo i funzionari dell’Aja, la salute di Miloševic aveva iniziato a peggiorare bruscamente e progressivamente quando era iniziato il processo, ed era sotto costante supervisione da parte di “personale medico altamente qualificato”.
L’autore, tuttavia, ha scoperto il fatto che solo un medico generico e un infermiere componevano l’intera squadra del centro di detenzione dell’Aja composto da ‘personale medico altamente qualificato’. De Ruiter rivela anche che la ‘terapia’ che Miloševic ricevette durante il primo anno di detenzione, consisteva in una singola aspirina al giorno, nonostante il fatto che fosse noto che soffrisse di problemi cardiaci e di pressione alta. L’avvocato di Miloševic, Zdenko Tomanovic, afferma che d’allora la salute del suo cliente venne sistematicamente erosa.
Quando il presidente Miloševic morì, lo specialista russo Dr. Leo Bokeria, del famoso Istituto Bakulev, rivelò ai media: “Negli ultimi tre anni abbiamo sempre insistito, senza successo, che Miloševic venisse ricoverato in un ospedale per essere correttamente diagnosticato. Se a Miloševic fosse stato consentito l’accesso a una qualsiasi clinica specialistica, avrebbe avuto un trattamento adeguato e avrebbe vissuto molti anni.”
All’inizio di maggio 2003, un gruppo di tredici medici tedeschi inviarono al tribunale un testo, esprimendo la loro preoccupazione per la salute di Miloševi? e l’assenza di un trattamento adeguato. Ma tutti i suggerimenti dei medici specialisti vennero scartati e una terapia adeguata rimase indisponibile. Inoltre, non vi fu alcuna risposta a questa e ad altre proteste scritte dallo stesso gruppo di medici.

Farmaci sconosciuti nel sangue di Miloševic
Dopo un anno di trattamento della miracolosa aspirina quotidiana come panacea per malattie cardiovascolari, un gruppo di medici messo su dai burocrati del tribunale emise la seguente diagnosi: danni secondari a vari organi e pressione estremamente alta che in determinate condizioni potrebbe portare a ictus, arresto cardiaco e coronarico o morte prematura. In contrasto con questi risultati, il procuratore generale dell’Aja Carla del Ponte, che sembrava saperne di più, affermò che secondo lei Miloševic “stava eccezionalmente bene”.
L’analisi medica nel 2005 aveva mostrato la presenza di sostanze chimiche “sconosciute” presenti nei sangue di Miloševic, che annullavano gli effetti dei farmaci per la pressione alta. A causa di questa scoperta, Miloševic chiese di essere curato da specialisti russi. Anche se il governo russo il 18 gennaio 2006 offrì la garanzia che Miloševic sarebbe stato messo a disposizione del tribunale, dopo le cure, la richiesta di Miloševic venne negata a febbraio. Poche settimane dopo era già troppo tardi: Miloševic subì l’annunciato e atteso infarto. Tra gli altri, De Ruiter cita la conclusione della rivista olandese Obiettivi:Il fatto stesso che i giudici [Robinson, Kwon e Bonomy] si rifiutassero di dar seguito alla sua richiesta di cure, è sufficiente motivo per sporgere denuncia contro il Tribunale per omicidio premeditato.”
Ulteriori sospetti vennero sollevati dal fatto che le ripetute richieste della famiglia di Miloševic, di un’autopsia indipendente al di fuori dei Paesi Bassi, vennero negate e ignorate. Robin de Ruiter cita anche la dichiarazione di Hikeline Verine Stewart di Amnesty International, che ha sottolineato che la morte prematura di Miloševic era stata conseguenza diretta dei farmaci controindicati trovati nel suo sangue. “Siamo certi che siano la causa della morte. La morte per cause naturali è assolutamente fuori questione“, disse.

Purè di patate con rifampicina
L’autore prende in esame una serie di speculazioni circa l’avvelenamento prolungato dell’ex presidente, nel centro di detenzione di Scheveningen, e conclude che sono tutt’altro che infondate. Nel 2002 si scoprì che a Miloševic venivano somministrati farmaci sbagliati che alzavano la pressione già alta. De Ruiter cita il quotidiano olandese NRC Hadelsblad dal 23 novembre 2002: “Slobodan Miloševic assumeva farmaci sbagliati nel centro di detenzione di Scheveningen, che  aumentavano la sua pressione sanguigna. Questo fu il motivo per cui il processo all’ex presidente jugoslavo dovette essere sospeso all’inizio di novembre. Uno dei commentatori del tribunale sosteneva che questo non era un errore. Rifiutò ulteriori commenti.”
Una delle prove che dimostra che Miloševic è stato probabilmente avvelenato durante il suo processo, fu un incidente alla fine di agosto 2004, quando il personale di Scheveningen fu assai  allarmato dopo aver scoperto che un altro detenuto aveva ricevuto la cena di Miloševic. Nel settembre 2004, durante il processo, Miloševic citò questo episodio: “Per tre anni i medici di qui mi hanno considerato in salute e in grado di condurre la mia difesa. E poi qualcosa di veramente strano ha avuto luogo: tutto ad un tratto un ‘medico indipendente’ arrivato dal Belgio, paese in cui ha sede la NATO, annunciava che la mia salute non era abbastanza buona perché continuassi la mia difesa. E tutti i medici qui furono improvvisamente d’accordo in modo unanime su ciò [...] Sentitevi liberi di raggiungere le vostre conclusioni, ma vi prego di tenere presente che sto usando farmaci che i medici hanno prescritto. Io non sono molto sicuro di quello che sta succedendo qui, ma potrei chiamare il personale di guardia a testimoniare su tutto ciò che è accaduto quando mi è stato dato un pasto preparato per una persona dell’altro lato del corridoio. Ci fu un grande clamore per darmi del cibo che era stato preparato specificatamente per me, anche se tutti i pasti sembrano esattamente uguali. Non ne ho fatto un problema, non avevo idea di ciò che stava accadendo. Ma ho alcune ipotesi che possono essere giustificate o meno, ma non vi è una chiara prova…” A quel punto, il giudice Robinson fece tacere Miloševic chiudendo il suo microfono.
Questo incidente allarmante non è mai stato discusso o indagato. Nel frattempo, la salute di Miloševic continuava a deteriorarsi rapidamente e quotidianamente. Aveva riferito un malessere quotidiano, una terribile pressione dietro gli occhi e nelle orecchie. L’ex ambasciatore canadese James Bissett testimoniò, dopo aver visitato il presidente serbo Milosevic a Scheveningen, che improvvisamente era diventato terribilmente rosso in faccia e che si prese la testa fra le mani. Miloševic disse che la testa riecheggiava quando parlava, come una pentola di metallo.
Nel marzo 2006, Miloševic espresse le sue preoccupazioni per l’ennesima volta: “Nel corso di cinque anni di detenzione non ho preso un solo antibiotico, non ho avuto infezioni, tranne un’influenza e ancora, nel referto medico del 12 gennaio 2006 [che ricevette due mesi dopo] diceva che vi era un farmaco nel mio sangue, usato per trattare la tubercolosi e la lebbra, la Rifampicina.” Commentando questi risultati dei test che avevano rilevato la rifampicina, altamente tossica, nel sangue di Miloševic, Verine Stewart disse: “E’ un mistero inspiegabile perché dessero a Miloševic e ai suoi avvocati i risultati dei suoi test medici del 12 gennaio, solo due mesi dopo, il 7 marzo.”
Un’altra domanda rimasta senza risposta era perché la morte di Milosevic venne scoperta così tardi, nel più sicuro centro di detenzione, il più tecnologicamente avanzato e dotato di telecamere in ogni cellula, e con controlli ogni mezz’ora. Alla conferenza stampa seguente Carla del Ponte sostenne che non vi furono controlli ogni mezz’ora, durante la notte in cui Miloševic morì. Inoltre, per qualche ragione, tutte le telecamere erano spente quella notte. Quando gli chiesero perché, Del Ponte semplicemente rispose che “non era responsabile delle cose che accadono in prigione“.

L’ambasciatore tedesco: le accuse a Miloševic non valgono la carta su cui sono scritte
Nel frattempo, secondo De Ruiter, emerse una serie di dichiarazioni ufficiali dal mondo del diritto internazionale e degli esperti di crimini di guerra, che sottolineava che il processo a Miloševic, in un primo momento annunciato come il ‘processo del secolo’, si era trasformato in un processo segreto. Secondo l’ex ambasciatore tedesco Ralph Hartmann, “già nel suo discorso di apertura, Miloševic ha rivelato fatti sensazionali, dimostrando il ruolo attivo di Stati Uniti, Germania ed altri paesi della NATO giocato nello smembramento e nelle guerre della ex-Jugoslavia. Si può ignorare la verità, ma non la si può sconfiggere“. Mentre il processo progrediva divenne evidente che l’accusa del tribunale dell’Aja valeva solo la carta su cui era scritta.

Meglio … se muore nella sentenza
Molti giuristi, in tutto il mondo, criticarono la sciarada dell’Aja, sottolineando pubblicamente che il  tribunale dell’Aja chiaramente non aveva alcuna prova reale contro Miloševic e che le accuse contro di lui sfumavano senza tanti complimenti. Un certo numero di commentatori, alcuni dei quali citati da De Ruiter, in realtà avevano sottolineato che l’unico modo per l’Aja di uscire da quella situazione era che Miloševic morisse.
Sarebbe meglio se Miloševic muore mentre si è ancora in ballo, disse James Gaw, esperto e consulente del tribunale per i crimini di guerra dell’Aja. Perché, se il processo continua fino alla fine l’unica cosa che può eventualmente essere condannata è una violazione secondaria della legge”, disse Gaw. L’autore conclude che il tribunale può senza dubbio essere accusato di omicidio colposo, e forse anche di omicidio premeditato per cui, come alcuni resoconti dei media hanno affermato, dovrebbe rispondere. Non vi è alcun dubbio che la responsabilità per la morte di Miloševic ricada in pieno sul Tribunale dell’Aja e su Washington, scrive De Ruiter.

Effetto boomerang
Il 25 agosto del 2005 il procuratore dell’Aja Geoffrey Nice, annunciava che Miloševic non era più accusato del tentativo di creare la mitologica ‘Grande Serbia’. La rimozione di un elemento importante dell’accusa contro il presidente serbo aveva leso radicalmente l’intera costruzione. In effetti, le fondamenta su cui tutte le accuse dell’Aja contro Slobodan Miloševic riposavano e si reggevano tutti insieme, era la premessa che tutto ciò che aveva fatto Miloševic avrebbe avuto un unico obiettivo: creare la ‘Grande Serbia’.
Dolorosamente, il Tribunale comprese che la possibilità di ottenere una condanna anche nominalmente credibile, stava diventando sempre più esigua. L’avvocato olandese NMP Steijnen disse: “Il caos è sempre più evidente. Le accuse cominciano a rivoltarsi contro i pubblici ministeri, come un boomerang. Il tribunale teme che Miloševic e i suoi testimoni riveleranno il ruolo svolto dall’occidente nello smembramento della Jugoslavia, e come l’occidente ha sistematicamente diffuso bugie sulla presunta unità serba per la ‘Grande Serbia’, ed i crimini commessi dalla NATO nella guerra di aggressione contro la Jugoslavia e la Serbia e, quindi, che Miloševic e i suoi testimoni avrebbero in conclusione dimostrato chi doveva essere trascinato davanti ai giudici. Miloševic presentò più e più volte, e con l’aiuto di testimoni occidentali, le prove patenti che il Kosovo non affrontava una ‘catastrofe umanitaria’, alla vigilia del bombardamento NATO della Jugoslavia nel 1999. Non era Miloševic che stava perdendo il processo, ma il tribunale“.
In un articolo, il signor Steijnen scrisse: “Nel corso degli anni del processo, in 466 sessioni, i pubblici ministeri portarono centinaia di testimoni contro Milosevic, accumulando più di 5.000 documenti su di lui, e non hanno dimostrato nulla. Questa assenza di dati reali, la condiscendente  contrattazione dell’azione penale verso sospetti che si rifiutarono di testimoniare contro Miloševic per ottenere riduzioni di pena in cambio, tutto ciò poteva solo danneggiare il tribunale. Gli adoratori del tribunale, nel loro ruolo di reporter, fecero attentamente di tutto per impedire al pubblico di sapere che Miloševic, con i suoi testimoni, aveva inflitto colpi mortali a ciò che restava delle accuse.”

Seri motivi per un omicidio a sangue freddo
De Ruiter prende atto che il tribunale dell’Aja era già in guai seri, ma le cose sarebbero di molto peggiorate quando sarebbe stato finalmente il turno di Miloševic per la sua difesa. I testimoni che avrebbero testimoniato in difesa di Miloševic, senza eccezione, erano eminenti, autorevoli e credibili, e avrebbero causato gravi mal di testa al tribunale, soprattutto se si tiene presente il fatto che diverse testimonianze dell’accusa ‘erano state smontate e dimostrate delle falsità, a volte fino al punto di diventare ridicole e grottesche.
La situazione era diventata estremamente tesa quando, alla fine di febbraio 2006, Miloševic aveva annunciato che avrebbe chiamato Wesley Clark e Bill Clinton alla sbarra. Aveva intenzione di dimostrare, al di là di ogni dubbio, che gli Stati Uniti avevano condotto una guerra illegale contro la Jugoslavia, e consapevolmente e volutamente bombardato obiettivi civili, presentando in tal modo il vero crimine contro l’umanità. Secondo De Ruiter, l’intenzione di Miloševic non era solo inaccettabile per la NATO, ma anche per il tribunale, che sarebbe stato completamente distrutto se tali prove venivano presentate.
James Bissett, ambasciatore del Canada nell’ex Jugoslavia dal 1990-1992, disse: “Sono sempre stato scettico nei confronti di tribunale, perché sono convinto che è uno strumento utilizzato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per mascherare i propri errori nella tragedia dei Balcani. Il tribunale serve per presentare Miloševic e la nazione serba come i responsabili di tutti i mali che colpirono quello sfortunato paese.” Il Generale russo Leonid Ivashov disse: “Slobodan Miloševic era l’unico che potesse testimoniare  nettamente e in modo chiaro sul ruolo che gli Stati Uniti hanno svolto nel sanguinoso smembramento della Jugoslavia degli anni novanta, e che avrebbe potuto farlo completamente e fino al più piccolo dettaglio. Questo è esattamente ciò per cui aveva combattuto mentre era sotto processo.” Secondo il Generale Ivashov, se Miloševic veniva dichiarato innocente, tale sentenza avrebbe avuto conseguenze di vasta portata sia per il tribunale che per la NATO. Il Generale Ivashov ritiene che fu questo il motivo dell’omicidio di Miloševic. “Si tratta di un assassinio politico su mandato”, disse Ivashov.
Slobodan Miloševic è morto nella sua cella proprio nel momento in cui la sua difesa era in pieno svolgimento. Era preoccupato per la sua salute, ma bruciava dal desiderio di esporre la verità su ciò che era realmente avvenuto nei Balcani. Non aveva motivo di suicidarsi. D’altra parte, il tribunale dell’Aja aveva un motivo evidente e considerevole per l’omicidio. La NATO, creatrice e finanziatrice del tribunale, stava perdendo il controllo del caso Miloševic. Miloševic doveva essere messo a tacere prima di poter esercitare il proprio diritto di parlare?”, si chiede De Ruiter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il boom economico dell’Eurasia e la Geopolitica: il ponte terrestre della Cina verso l’Europa: L’alta velocità ferroviaria Cina-Turchia

F. William Engdahl,Global Research, 27 aprile 2012

La prospettiva di un boom economico eurasiatico senza precedenti, che duri fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano. I primi passi che vincolano il vasto spazio economico sono stati fatti con numerosi e poco pubblicizzati collegamenti ferroviari che connettono Cina, Russia, Kazakistan e parti dell’Europa occidentale. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte a un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Le infrastrutture ferroviarie sono una chiave importante per la costruzione di nuovi grandi mercati economici, in tutta l’Eurasia.
Cina e Turchia sono in trattative per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Turchia. Se completato, sarebbe il più grande progetto ferroviario del paese, compreso anche il collegamento ferroviario Berlino-Baghdad precedente alla prima guerra mondiale. Il progetto è stato forse il punto all’ordine del giorno più importante, molto più della Siria durante i colloqui a Pechino tra il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e la leadership cinese, ai primi di aprile. Il collegamento ferroviario proposto passerebbe da Kars, al confine orientale con l’Armenia, e attraverso la Turchia fino ad Istanbul, dove si collegherà al tunnel ferroviario Marmaray, attualmente in costruzione, che corre sotto lo stretto del Bosforo. Poi continuerà fino a Edirne, vicino al confine con Grecia e Bulgaria dell’Unione europea. Costerà una cifra stimata a 35 miliardi di dollari. La realizzazione del collegamento turco completerebbe il progetto cinese del ponte ferroviario Trans-Eurasia che porterebbe merci dalla Cina a Spagna e Inghilterra. (1)
La linea Kars-Edirne dovrebbe ridurre i tempi di viaggio attraverso la Turchia di due terzi, da 36 ore a 12. In base ad un accordo siglato tra la Cina e la Turchia, nell’ottobre 2010, la Cina ha acconsentito a concedere prestiti per 30 miliardi di dollari per la prevista rete ferroviaria. (2) Inoltre, una ferrovia Baku-Tbilisi-Kars (BTK) che collega la capitale dell’Azerbaijan Baku a Kars è in costruzione, aumentando notevolmente l’importanza strategica della linea Edirne-Kars. Per la Cina, ciò inserirebbe una nuova linea critica alla sua infrastruttura ferroviaria, che attraversa l’Eurasia fino ai mercati d’Europa e oltre.
La visita di Erdogan a Pechino è stata significativa per altri motivi. E’ stato il primo viaggio ad alto livello di un Primo Ministro turco in Cina, dal 1985. Il fatto che Erdogan abbia inoltre fissato un incontro ad alto livello con il vicepresidente cinese Xi Jinping, l’uomo che potrebbe essere il prossimo presidente cinese, e che gli sia stata concessa una visita straordinaria nella ricca zona petrolifera della Cina, la provincia dello Xinjiang, mostra anche l’alta priorità che la Cina sta mettendo nelle sue relazioni con la Turchia, una forza strategica chiave emergente in Medio Oriente.
Lo Xinjiang è una parte molto sensibile della Cina, in quanto ospita circa 9 milioni di uiguri che condividono un patrimonio turco con la Turchia, nonché l’adesione nominale al ramo turco sunnita dell’Islam. Nel luglio 2009 il governo degli Stati Uniti, agendo attraverso il National Endowment for Democracy, l’ONG che finanzia i cambi di regime, ha sostenuto una grande rivolta degli uiguri, in cui furono uccisi o feriti molti proprietari di negozi cinesi Han. Washington a sua volta, aveva accusato dei disordini Pechino, come parte di una strategia di crescente pressione sulla Cina. (3) Durante i disordini degli uiguri nello Xinjiang, del 2009, Erdogan accusò Pechino di “genocidio” e attaccò i cinesi sui diritti umani, un problema rischioso per la Turchia, dato i suoi problemi con i curdi. Chiaramente le priorità economiche di entrambe le parti hanno, ora, cambiato i calcoli politici.

Costruire il più grande mercato del mondo
Contrariamente al dogma di Milton Friedman e dei suoi seguaci, i mercati non sono mai “liberi.” Sono sempre prodotti dall’uomo. L’elemento essenziale per creare nuovi mercati è la costruzione di infrastrutture e la massa enorme dei collegamenti ferroviari dell’Eurasia è essenziale per questi nuovi mercati.  
Con la fine della Guerra Fredda nel 1990, il grande spazio terrestre sotto-sviluppato dell’Eurasia è diventato di nuovo aperto. Questo spazio contiene il 40 per cento della superficie totale nel mondo, in gran parte terra incontaminata principalmente dedita all’agricoltura, che contiene tre quarti della popolazione mondiale, un patrimonio di valore incalcolabile. Si compone di 88 paesi del mondo e dei tre quarti delle risorse energetiche mondiali conosciute, così come di ogni minerale noto necessario per l’industrializzazione. L’America del Nord come potenziale economico, ricco com’è, impallidisce al confronto.
La discussione sulla linea ferroviaria Turchia-Cina è solo una parte di una vasta strategia cinese, volta a tessere una rete di collegamenti ferroviari interni in tutto il continente eurasiatico. L’obiettivo è creare letteralmente il più grande nuovo spazio economico del mondo e, a sua volta, un nuovo grande mercato non solo per la Cina, ma per tutti i paesi eurasiatici, il Medio Oriente e l’Europa occidentale. Un servizio ferroviario diretto è più veloce e meno costoso delle navi o dei camion, e molto meno rispetto agli aerei. Per i  prodotti cinesi o altri eurasiatici, i collegamenti ferroviari del ponte terrestre creano una grande attività economica di scambio su tutta la linea ferroviaria.
Due fattori hanno fatto realizzare questa prospettiva per la prima volta, dalla Seconda Guerra Mondiale. Prima, il crollo dell’Unione Sovietica ha aperto lo spazio terrestre dell’Eurasia in modi completamente nuovi, come ha fatto l’apertura della Cina verso la Russia e i suoi vicini eurasiatici, superando decenni di diffidenza. Questo risponde all’ampliamento ad est dell’Unione europea verso i paesi dell’ex Patto di Varsavia.
La domanda di un trasporto ferroviario più veloce sulle grandi distanze eurasiatiche è chiara. L’attività dei porti dei contenitori della Cina e quella delle sue destinazioni europee e del Nord America, sta raggiungendo un punto di saturazione con i volumi del traffico dei contenitori che balzano sulla doppia cifra. Singapore ha recentemente sostituito Rotterdam come più grande porto del mondo in termini di volume. Il tasso di crescita dei porto per container nella Cina, nel 2006, prima dello scoppio della crisi finanziaria mondiale, era circa il 25% annuo. Nel 2007, i porti cinesi rappresentavano circa il 28 per cento di tutto il traffico nei porti per container del mondo. (4) Tuttavia c’è un altro aspetto delle strategie cinese e, in una certa misura russa, per il ponte terrestre. Spostando i flussi commerciali via terra, li rende più sicuri di fronte alle crescenti tensioni militari tra le nazioni della Shanghai Cooperation Organization, in particolare Cina e Russia, e la NATO. Il trasporto marittimo deve attraversare stretti passaggi altamente vulnerabili, o colli di bottiglia, come lo Stretto di Malacca malese.
La ferrovia turca Kars-Edirne sarebbe parte integrante di una intera rete di corridoi ferroviari cinesi, avviata in tutto il continente eurasiatico. Seguendo l’esempio di come le infrastrutture ferroviarie hanno trasformato lo spazio economico dell’Europa, e più tardi dell’America, nel corso del tardo 19° secolo, il governo cinese, che oggi si pone come costruttore di ferrovie più efficiente del mondo, ha tranquillamente esteso i suoi collegamenti ferroviari in Asia centrale e oltre, per diversi anni. Ha proceduto per segmenti, uno dei motivi per cui l’ampia ambizione della propria grande infrastruttura ferroviaria abbia attirato così poco attenzione, fino ad oggi, in Occidente, al di fuori del settore dei trasporti marittimi.

La Cina costruisce il secondo ponte eurasiatico
Entro il 2011 la Cina aveva completato un secondo ponte terrestre eurasiatico, che va dal porto cinese di Lianyungang sul Mar Cinese Orientale, fino a Druzhba in Kazakistan, e in Asia centrale, Asia occidentale e in Europa con varie destinazioni europee e, infine, a Rotterdam, il porto dell’Olanda sulla costa atlantica.
Il secondo ponte eurasiatico è una nuova linea ferroviaria che collega il Pacifico e l’Atlantico che è stato completato dalla Cina a Druzhba, in Kazakhstan. Questo nuovo ponte terrestre dell’Eurasia si estende nell’ovest della Cina attraverso sei province – Jiangsu, Anhui, Henan, Shaanxi, Gansu e regione autonoma di Xinjiang, che rispettivamente confinano con la provincia dello Shandong, la provincia dello Shanxi, la provincia di Hubei, la provincia del Sichuan, la provincia di Qinghai, la Regione Autonoma Ningxia Hui e la Mongolia Interna. Coprendo circa 360.000 chilometri quadrati, il 37% dello spazio totale terrestre della Cina. Circa 400 milioni di persone vivono nella zona, rappresentando il 30% della popolazione totale del paese. Al di fuori della Cina, il ponte terrestre copre oltre 40 paesi e regioni, sia in Asia che in Europa, ed è particolarmente importante per i paesi dell’Europa centrale e dell’Asia occidentale che non hanno sbocchi sul mare.
Nel 2011 il vice premier cinese Wang Qishan aveva annunciato che i piani per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Kazakhstan, collegando le città di Astana e Almaty, sarebbero stati pronti nel 2015. La linea Astana-Almaty, con una lunghezza totale di 1050 chilometri, impiegando l’avanzata tecnologia ferroviaria della Cina, consentirà ai treni ad alta velocità di viaggiare ad una velocità di 350 chilometri all’ora.
La DB Schenker Rail Automotive trasporta ricambi auto da Lipsia a Shenyang, nel nordest della Cina, per la BMW. I treni carichi di parti e componenti partono dal terminale carichi della DB Schenker, a Lipsia, per un viaggio di tre settimane, 11.000 km, verso lo stabilimento BMW di Shenyang nella provincia di Liaoning, in cui vengono utilizzati i componenti per l’assemblaggio dei veicoli BMW. A partire dalla fine del novembre 2011, i treni con destinazione Shenyang partivano da Lipsia una volta al giorno. “Con un tempo di transito di 23 giorni, i treni diretti sono due volte più veloci del trasporto marittimo, seguito dal trasporto stradale verso l’entroterra cinese“, dice il Dott. Karl-Friedrich Rausch, membro del consiglio di amministrazione della la divisione logistica e trasporto della DB Mobility Logistics. Il percorso raggiunge la Cina passando per la Polonia, la Bielorussia e la Russia. I contenitori devono essere trasferiti da gru di portata diversa per due volte, prima per lo scartamento russo, al confine tra Polonia e Bielorussia, poi di nuovo, per lo scartamento normale al confine Russia-Cina di Manzhouli. (5)
Nel maggio 2011, un servizio diretto di trasporto merci ferroviario quotidiano venne avviato tra il porto di Anversa, il secondo porto più grande in Europa, e Chongqing, il polo industriale nel sud-ovest della Cina. Ciò ha notevolmente velocizzato il trasporto ferroviario di merci dall’Eurasia all’Europa. Rispetto ai 36 giorni per il trasporto marittimo dai porti ad est della Cina all’ovest dell’Europa, il servizio di trasporto ferroviario delle merci Anversa-Chongqing occupa ora da 20 a 25 giorni, e l’obiettivo è quello di ridurlo da 15 a 20 giorni. I cargo verso occidente includono beni automobilistici e tecnologici, le spedizioni in direzione est per lo più sostanze chimiche. Il progetto è una priorità importante per il porto di Anversa e il governo belga, in cooperazione con la Cina e altri partner. Il servizio è gestito dal fornitore di servizi logistici intermodale svizzero Hupac, e dai partner russi Russkaja Trojka e Eurasia Good Transport su una distanza di più di 10.000 km, con partenza dal porto di Anversa, attraverso Germania e Polonia, e in seguito Ucraina, Russia e Mongolia prima di arrivare a Chongqing, in Cina. (6)
Il secondo ponte eurasiatico ha 10.900 chilometri di lunghezza, circa 4.100 km in Cina. All’interno della Cina la linea corre parallela ad una delle antiche rotte della Via della Seta. La linea ferroviaria continua in tutta la Cina, fino a Druzhba dove si collega con le linee ferroviarie a scartamento più ampio del Kazakistan. Il Kazakhstan è il paese interno più grande del mondo interno. Da quando le ferrovie e autostrade cinesi si sono espanse ad ovest, il commercio tra Kazakistan e Cina è in pieno boom. Da gennaio a ottobre 2008, le merci che attraversavano il porto di Khorgos tra le due nazioni, aveva raggiunto le 880.000 tonnellate, oltre 250% di crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Gli scambi commerciali tra la Cina e il Kazakistan sono destinati a crescere da 3 a 5 volte entro il 2013. A partire dal 2008, solo l’1% delle merci spedite dall’Asia all’Europa sono state consegnate per vie terrestri, ovvero la possibilità di espansione è considerevole. (7)
Dal Kazakhstan le linee attraversano la Russia, la Bielorussia e la Polonia fino ai mercati dell’Unione europea.
Un’altra linea va a Tashkent, in Uzbekistan, la più grande città dell’Asia centrale, con circa due milioni di abitanti. Un’altra linea va ad ovest, verso Asgabat capitale del Turkmenistan, e al confine con l’Iran. (8) Con alcuni investimenti aggiuntivi, questi collegamenti, oltre a collegare la vastità e i mercati della Cina, potrebbero aprire nuove possibilità economiche nelle regioni in gran parte trascurate dell’Asia Centrale. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) potrebbe fornire un veicolo adatto al coordinamento di un ampio collegamento delle infrastrutture ferroviarie eurasiatiche, massimizzando questi primi collegamenti ferroviari. I membri della SCO, formata nel 2001, includono Cina, Kazakhstan, Russia, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan con Iran, India, Mongolia e Pakistan quali paesi con status di osservatore.

Il ponte terrestre della Russia
La Russia è ben posizionata per trarre notevoli benefici da una tale strategia della SCO. Il primo ponte eurasiatico corre attraverso la Russia lungo la Transiberiana, completata nel 1916 per unificare l’impero russo. La Transiberiana rimane la più lunga linea ferroviaria unica al mondo, con 9.297 chilometri, un omaggio alla visione del russo Sergej Witte, nel 1890. La Transiberiana, chiamata anche Corridoio settentrionale Est-Ovest, va dal porto dell’oriente russo di Vladivostok e si collega al porto di Rotterdam in Europa, dopo circa 13.000 chilometri. Al momento è il meno attraente per il trasporto merci Pacifico-Atlantico, a causa dei problemi di manutenzione e della velocità massima di 55 km/h.
Ci sono tentativi di utilizzare meglio il ponte terrestre Transiberiano. Nel gennaio 2008, un servizio di trasporto ferroviario merci su lunga distanza eurasiatica, la “Pechino-Amburgo Container Express” fu testato con successo dalle ferrovie tedesche Deutsche Bahn. Ha completato il viaggio di 10.000 km in 15 giorni, collegando la capitale cinese alla città portuale tedesca, passando per Mongolia, Federazione Russa, Bielorussia e Polonia. In nave, per gli stessi mercati, ciò richiede il doppio del tempo o circa 30 giorni. Questo percorso, di cui è iniziato il servizio commerciale nel 2010, comprende la sezione dell’esistente Transiberiana , un collegamento ferroviario con uno scartamento più ampio di quello dei treni cinesi o europei, vale a dire scarico e ricarico su altri treni, al confine tra Cina e Mongolia e, di nuovo, al confine Bielorussia-Polonia.
Il percorso ferroviario della Transiberiana in tutto lo spazio eurasiatico russo è stato ammodernato e ampliato per accogliere il traffico ad alta velocità delle merci, ciò aggiungerà una nuova dimensione economica significativa allo sviluppo economico delle regioni interne della Russia. La Transiberiana è a doppio binario ed elettrificata. Ciò necessita di minime migliorie ad alcuni segmenti, per assicurare una migliore integrazione di tutti gli elementi e per renderlo un’opzione più attraente per il trasporto di merci eurasiatiche verso ovest.
Ci sono forti indicazioni che la nuova presidenza Putin farà più attenzione all’Eurasia. La modernizzazione del primo ponte terrestre eurasiatico sarebbe un modo logico di realizzare parecchio sviluppo, creando letteralmente nuovi mercati e nuove attività economiche. Con i mercati obbligazionari degli Stati Uniti e dell’Europa inondati di rifiuti tossici e dai timori di bancarotta statali, l’emissione di titoli di stato russi per l’ammodernamento o addirittura una nuova parallela linea ferroviaria ad alta velocità, collegando il ponte terrestre al traffico merci in sicura crescita in tutta l’Eurasia, avrebbe poca difficoltà a trovare investitori desiderosi.  
La Russia attualmente discute con la Cina e i costruttori ferroviari cinesi, che avanzano offerte per un programma di costruzioni da 20 miliardi, di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità russa, da completare prima che i russi ospitino la Coppa del Mondo di calcio del 2018. L’esperienza della Cina nella costruzione di circa 12.000 km di ferrovia ad alta velocità in tempi record, è una risorsa importante per l’offerta della Cina. Significativamente, la Russia prevede di raccogliere 10 miliardi di dollari mediante l’emissione di buoni per la nuova ferrovia. (9)

Un terzo ponte eurasiatico?
Nel 2009 in occasione del V Forum per la cooperazione e lo sviluppo del Delta Pan-Regionale del Fiume delle Perle (PPRD), un evento sponsorizzato dal governo, il governo provinciale dello Yunnan aveva annunciato la sua intenzione di accelerare la costruzione di infrastrutture necessarie per costituire un terzo ponte terrestre continentale eurasiatico, che collegherà il sud della Cina a Rotterdam passando per la Turchia. Questo è parte di ciò che Erdogan e il primo ministro cinese Wen Jiabao hanno discusso a Pechino, lo scorso aprile. La rete di strade interne per il ponte terrestre nella provincia di Yunnan, sarà completata entro il 2015, ha detto il governatore dello Yunnan, Qin Guangrong.  Il progetto parte dai porti costieri del Guangdong, con il più importante porto di Shenzhen. E in ultima analisi passerà, attraverso Kunming, in Myanmar, Bangladesh, India, Pakistan e Iran, entrando in Europa dalla Turchia. (10)
Il percorso avrebbe ridotto di circa 6.000 km il viaggio per mare tra il Delta del Fiume delle Perle e Rotterdam, consentendo ai prodotti dei centri di produzione della Cina orientale di raggiungere Asia, Africa ed Europa. La proposta prevede il completamento di una serie di tratte mancanti e di moderni collegamenti autostradali, per un totale di circa 1.000 Km, cosa che non è inconcepibile. Nella vicina Myanmar, solo 300 km di ferrovie e autostrade mancano al fine di collegare le ferrovie della Yunnan con la rete autostradale del Myanmar e del Sud Asia. Ciò aiuterà la Cina ad aprire la strada per la costruzione di un canale terrestre verso l’Oceano Indiano.
Il terzo ponte terrestre eurasiatico attraverserà 20 paesi di Asia ed Europa, ed avrà una lunghezza totale di circa 15.000 chilometri, cioè da 3.000 a 6.000 chilometri più corta della via del mare che entra dall’Oceano Indiano, dalla costa sud-orientale attraverso lo Stretto di Malacca. Il volume totale del commercio annuo delle regioni che la rotta attraversa, era quasi pari a 300 miliardi di dollari nel 2009. In definitiva, il piano è una linea del ramo che dovrebbe anche partire in Turchia, attraversare la Siria e la Palestina, e alla fine arrivare in Egitto, facilitando il trasporto dalla Cina all’Africa. È chiaro che la rivolta della Primavera araba, sostenuta dal Pentagono e dall’AFRICOM USA, impatta direttamente contro tale estensione, anche se per quanto tempo, a questo punto, non è chiaro. (11)

La dimensione geopolitica
Non tutti i principali attori internazionali sono soddisfatti dei crescenti legami che legano le economie dell’Eurasia con l’Europa occidentale e l’Africa. Nel suo ormai famoso libro del 1997, “La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici”, l’ex consigliere presidenziale Zbigniew Brzezinski notava, “In breve, per gli Stati Uniti, la geo-strategia Eurasiatica comporta la gestione mirata di stati dinamici geo-strategicamente… Per dirla in una terminologia che richiama l’età più brutale degli antichi imperi, i tre grandi imperativi della geo-strategia imperiale sono impedire la collusione, mantenere la dipendenza della sicurezza tra i vassalli, mantenere i tributari docili e protetti, e impedire ai barbari di coalizzarsi.” (12)
I “barbari” cui si riferisce Brzezinski sono la Cina e la Russia, e tutto quello che c’è in mezzo. Il termine di Brzezinski per “geo-strategia imperiale” si riferisce alla politica estera strategica degli Stati Uniti. I “vassalli”, sono identificati nel libro in paesi come Germania, Giappone e altri “alleati” della NATO degli Stati Uniti. Tale nozione geopolitica di Brzezinski, resta la politica estera statunitense di oggi. (13)
La prospettiva di un boom senza precedenti dell’economica eurasiatica che perdurerà fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano.
I primi tendini per legare il vasto spazio economico sono stati messi in atto o sono stati costruiti con questi collegamenti ferroviari. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, è stata la decisione di Berlino di costruire un collegamento ferroviario attraverso la Turchia ottomana, da Berlino a Baghdad, ad essere stata il catalizzatore degli strateghi britannici per incitare gli eventi che gettarono l’Europa nella guerra più distruttiva della storia, a tale data.  Questa volta abbiamo la possibilità di evitare un simile destino con lo sviluppo eurasiatico. Sempre più le economie stressate dell’UE stanno cominciando a guardare ad est, e meno all’ovest, oltre Atlantico, per il futuro economico dell’Europa.

* F. William Engdahl è autore di molti libri sulla geopolitica contemporanea tra cui A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order. E’ raggiungibile tramite il suo sito web, all’indirizzo Engdahl.oilgeopolitics.net

Note:

1 Sunday’s Zaman, Turkey, China mull $35 bln joint high-speed railway project, Istanbul, 14 aprile 2012
2 Ibid.
3 F. William Engdahl, Washington is Playing a Deeper Game with China, Global Research, 11 luglio 2009
4 UNCTAD, Port and multimodal transport developments, 2008
5 Joseph O’Reilly, BMW Rides Orient Express to China, Global Logistics, ottobre 2011
6 Aubrey Chang, Antwerp-Chongqing Direct Rail Freight Link Launched, 12 maggio 2011
7 CNTV, Eurasian land bridge, 12 marzo 2011.
8 Shigeru Otsuka, Central Asia’s Rail Network and the Eurasian Land Bridge, Japan Railway & Transport Review, 28 settembre 2001, pp. 42-49.
9 CNTV, Russian rail official: Chinese bidder competitive, 21 novembre 2011
10 Xinhua, Yunnan accelerates construction of third Eurasia land bridge, 2009 
11 Li Yingqing e Guo Anfei, Third land link to Europe envisioned, 2 luglio 2009
12 Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, 1997, Il Saggiatore, pag. 40. Vedasi F. William Engdahl, A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order, Wiesbaden, 2011, edition.engdahl, per i dettagli del ruolo del tedesco collegamento ferroviario Baghdad nella prima guerra mondiale
13 Zbigniew Brzezinski, op. cit. p.40. 
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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