Iraq: situazione dal 16 al 20 giugno

Alessandro Lattanzio, 21/6/2014

10459962Il 16 giugno, l’aeronautica irachena colpisce le posizioni del SIIS a Tal Afar. Il governatore di Mosul è il baathista colonnello Hashim al-Jamas.
17 giugno il governo iracheno accusa l’Arabia Saudita di sostenere il SIIS, “Riteniamo l’Arabia Saudita responsabile del sostegno finanziario e morale a tali gruppi. Il governo saudita dovrebbe essere ritenuto responsabile dei crimini commessi da tali pericolosi gruppi terroristici“. I ribelli sono formati da tre elementi: gli islamisti del SIIS e altri gruppi islamisti, il Consiglio militare formato da ex-ufficiali dell’esercito iracheno, ex-collaboratori degli statunitensi, e l’ordine dei naqshabandi dell’ex-baathista Izat Ibrahim al-Duri. A Mosul il Consiglio militare ha chiesto al SIIS di ritirare i suoi combattenti stranieri, mentre i poster di Sadam Husayn suscitano tensioni tra SIIS e naqshabandi. Assalto a Baquba con pesanti combattimenti, mentre nel villaggio turkmeno di Bashir, 15 chilometri a sud di Kirkuk, il SIIS si scontra con i servizi di sicurezza turkmeni e forze curde. 6 guardie curde restano uccise negli scontri. Arshad Sahili, presidente del Fronte Turkmeno Iracheno dichiara che se i curdi “si rifiutano di restituire Kirkuk al governo iracheno, ci batteremo di nuovo“, annunciando la creazione di una nuova milizia turkmena. Il governo regionale curdo (KRG) apre una base militare a Kirkuk. Baghdad invia 1200 combattenti della Brigata d’Oro, unità di élite, a Tal Afar a rinforzare le truppe governative che resistono all’assedio del SIIS, mentre Ghasem Soleimani, comandante della Forze speciali iraniane al-Quds, sarebbe in Iraq. Nechirvan Barzani, premier curdo, dichiara che non si tornerà allo status quo precedente, sostenendo la partizione dell’Iraq su linee etniche, suggerendo di chiedere ai sunniti iracheni se vogliono un loro Stato indipendente. Il SIIS controlla alcuni villaggi nella provincia di Diyala, mentre funzionari dell’amministrazione locale hanno chiesto al governo di Baghdad di consentire ai peshmerga di entrarvi per lottare contro il SIIS. Baiji a nord di Samara è nelle mani del SIIS, ma non la raffineria di petrolio, nelle mani del governo. 6 attentati terroristici a Baghdad causano 17 morti e 34 feriti. La polizia scopre i corpi di 18 soldati assassinati presso Samara. Yuval Steinitz, il ministro israeliano per gli affari strategici, avverte che “l’Iran non dovrebbe essere aiutato ad espandere la propria influenza in Iraq“. Nasrallah dichiara: “Siamo pronti a sacrificare martiri in Iraq cinque volte più di quanto ne abbiamo sacrificato in Siria, per proteggerne i santuari molto più importanti dei luoghi santi in Siria“.
96008618 giugno, le milizie sciite respingono i ribelli a Baquba. Pesanti combattimenti a Tal Afar, dove l’esercito ha aviotrasportato truppe. La città di Qaratapa, nella provincia di Diyala, a 110 km a nord di Baquba è sotto controllo dei peshmerga. Scontri tra peshmerga e SIIS a Jalawla, cittadina a 70 km a nord di Baquba. Saqlawiyah, una cittadina a nord di Fallujah, è nelle mani del governo, dove le sue forze di sicurezza hanno eliminato 250 terroristi, mentre l’aviazione irachena attacca una parata militare del SIIS a Falluja, eliminando 270 terroristi e 7 loro autoveicoli. Altri 56 terroristi eliminati a Baghdad, 70 a Samarra e 17 a Baquba. L’assalto del SIIS alla raffineria di Baiji viene respinto con l’eliminazione di 40 terroristi. Altri 21 militanti del SIIS eliminati ad Anbar, 20 a Tiqrit e 19 a Idhaym. Le forze governative recuperano Bala, Dhuluiya e Ishaqi. Masud Barzani, presidente del KRG, annuncia la mobilitazione generale delle forze peshmerga. I turchi ritengono che una volta fuori servizio la raffineria di Baiji, l’Iraq sarebbe costretto ad importare prodotti petroliferi raffinati dalla Turchia. La raffineria di Baiji copre il 25% del fabbisogno iracheno. Il governo turco rimuove il Fronte al-Nusra, un ramo di al-Qaida in lotta contro il governo siriano, dalla lista delle organizzazioni terroristiche che rientrano nella categoria “al-Qaida in Iraq“, e ha designato il gruppo come separata organizzazione terroristica. Il giorno prima l’ideologo di al-Qaida Abu Mohammad al-Maqdisi veniva scarcerato in Giordania. I suoi scritti ed insegnamenti salafiti hanno ispirato terroristi come Abu Musab al-Zarqawi, defunto capo di al-Qaida in Iraq, e Ayman al-Zawahiri, successore di Usama bin Ladin alla guida di al-Qaida. Maqdisi è un sostenitore di Jabhat al-Nusra, il cui obiettivo è rovesciare il governo baathista di Damasco e creare uno califfato della Sharia. La rimozione di Jabhat al-Nusra, permetterà che acceda nuovamente al supporto logistico turco.
19 giugno, secondo gli iraniani la disinformazione ha avuto un ruolo cruciale nella caduta di Mosul. Le voci della caduta della città si diffusero prima che accadesse effettivamente, in linea con la disinformazione che diede Tripoli caduta 48 ore prima dell’assalto definitivo alla città. PetroChina evacua parte del suo personale dall’Iraq. La Cina rinnova l’offerta di aiutare il governo di Baghdad. Infatti Pechino è il maggiore investitore e cliente dell’industria petrolifera irachena. Maliqi annuncia la corte marziale per 59 ufficiali accusati di abbandono dei loro doveri. Il premier turco Tayip Erdogan chiede agli Stati Uniti di non bombardare il SIIS, mentre il leader supremo dell’Iran, Ayatollah Khamenei, afferma che il SIIS è uno strumento di Washington. Gli Emirati Arabi Uniti richiamano il loro ambasciatore in Iraq accusandone il governo di settarismo. Combattimenti tra SIIS e peshmerga curdi a Kirkuk. Abu Qabib al-Jazirim, saudita ed importante capo del SIIS, viene eliminato a Tiqrit dalle forze di sicurezza irachene. 150 australiani combattono nel SIIL.
iraqi-army-soldiers-aboard-m1114-humvee-stocktrek-images20 giugno, 12 morti nei combattimenti tra forze curde e SIIS alla periferia di Kirkuk, nel villaggio Mala Abdallah e nella città di Bashir, dove si sono avuti attacchi aerei governativi. Muhammad al-Qaldi, braccio destro dello speaker sunnita del Parlamento Usama al-Nujaifi, afferma, “Abbiamo chiesto a USA, Gran Bretagna, Turchia, Arabia Saudita e Iran d’impedire ad al-Maliqi un nuovo mandato. Il blocco sciita deve sostituirlo“. A Baiji, la raffineria resta nelle mani del governo, i terroristi si ritirano dopo aver incontrato una forte resistenza. Il leader della tribù di Sadam Husayn, shayq Hasan al-Nasiri, afferma “Coloro che prendono parte a tale lotta non sono veri seguaci di Sadam Husayn o del partito Baath, un movimento con principi e ideologia che non hanno nulla a che fare con al-Qaida“. Scontri tra forze governative e terroristi del SIIS a Tal Afar, Baiji, Tiqrit, Samara, Falluja, Kirkuk e Baquba. Alcuni dei gruppi alleati con il SIIS sono l’Esercito naqshabandi a Kirkuk e Mosul; la Brigata della Rivoluzione 1920, formata da ex-ufficiali, a Diyala; i salafiti a Falluja e nella provincia di Ninive; il Consiglio rivoluzionario tribale di Anbar; l’Esercito Islamico in Iraq, a Baghdad, guidato da shayq Ahmad Husayn Dabash Samir al-Batawi, noto anche come Ahmad al-Dabash, finanziatore del terrorismo in Iraq, in particolare degli attentati alla città santa sciita di Qarbala del 2 marzo 2004, dove oltre 140 iracheni furono uccisi e centinaia feriti. Dabash sarebbe anche responsabile dell’attentato alla moschea sciita di al-Tawhid e di altri attacchi terroristici a Baghdad. Dabash è vicino ad al-Qaida. La maggior dei valichi di frontiera tra le regioni curde di Siria e Iraq sono sotto controllo curdo. A Mosul, il SIIS giustizia 29 civili. L’ambasciatore  statunitense a Baghdad Robert S. Beecroft, e Brett McGurk, alto funzionario del dipartimento di Stato per l’Iraq e l’Iran, hanno incontrato Usama al-Nujaifi,  a capo del blocco sunnita Uniti per la Riforma, e Ahmad Shalabi, candidato a primo ministro. “Brett e l’ambasciatore si sono incontrati con Nujaifi e sono d’accordo di non volere che Maliqi rimanga“, ha detto Nabil al-Qashab, consigliere di Nujaifi. Va infine ricordato che i terroristi del SIIS furono addestrati dal 2012 da istruttori statunitensi presso basi segrete in Giordania. Secondo funzionari giordani, decine di terroristi del SIIS furono addestrati segretamente nell’ambito del programma di Stati Uniti, Turchia e Giordania per gestire basi di addestramento dei terroristi nella città giordana di Safawi. Secondo la rivista tedesca Spiegel, circa 1200 terroristi furono addestrati dagli statunitensi presso due basi in Giordania e un campo di addestramento presso l’Incirlik Air Base in Turchia, dove è presente personale statunitense. Da tali basi migliaia di terroristi del SIIS si sono infiltrati in Iraq attraverso la Siria. Il Kurdistan iracheno ha completato l’oleodotto che collega Kirkuk alla Turchia, consentendo ai curdi di avviare le esportazioni di greggio da Kirkuk scavalcando Baghdad. Le esportazioni di petrolio curde saliranno a 250000 barili al giorno a luglio, e poi a 400000 alla fine dell’anno. Il petrolio della regione autonoma del Kurdistan iracheno arriva al terminale petrolifero turco di Ceyhan, i cui depositi sono quasi pieni. Circa 100000 barili al giorno di petrolio curdo iracheno sono stati esportati in Turchia finora. Secondo l’editorialista Kadri Gursel del quotidiano turco Milliyet, “E’ un passo verso l’indipendenza del Governo regionale del Kurdistan, che mette in discussione l’integrità dell’Iraq“. Con tali accordi i curdi iracheni puntano a una maggiore cooperazione con Ankara; infatti la Turchia è coinvolta in numerosi progetti di sviluppo nella provincia curda, dagli aeroporti ad alberghi, strade, supermercati.

kurdistan_gas_and_oil_nov_2013Fonti:
e-Kurd
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Reseau International
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
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WND

Il Vertice Russia-Cina di Shanghai: innegabile successo

Aleksandr Salitzki Strategic Culture Foundation 24/05/2014
xijinping-putin-0520-netLa visita del Presidente Putin in Cina è finita. Senza dubbio è stato un evento d’importanza storica.  I leader russi e cinesi dovrebbero conoscersi meglio, hanno una lunga strada da percorrere nel rafforzare la cooperazione bilaterale. Il livello di comprensione reciproca è senza precedenti. Le prospettive per l’Eurasia sono potenziate in modo incredibile dalla cooperazione globale tra la Russia e la Cina…
I progressi nello sviluppo delle relazioni bilaterali sono parte dell’estremamente complicato processo internazionale che prevede il passaggio dal mondo occidentocentrico a uno mondo policentrico. Sono passati 20 anni dal crollo dell’Unione Sovietica. Ora la Russia apre una nuova pagina della sua storia. Chiunque abbia giudizio si rende conto che questo passo è obbligato. Il rapporto Russia-Cina è un altro passo per fare vedere all’occidente la realtà e tornare al dialogo costruttivo. Uno degli obiettivi perseguiti dalla politica estera russa è facilitare la creazione di relazioni internazionali tra Russia, Stati Uniti e Cina sulla base di obblighi reciproci, tra cui il controllo degli armamenti e la gestione delle crisi in cooperazione con altri Stati. Ad esempio, la comparsa dell’alleanza dei “tre grandi” Russia, Stati Uniti e Cina servirebbe allo scopo. Il “triangolo dell’amicizia USA-Russia-Cina” a vantaggio di tutto il mondo era il sogno ambito di Franklin Delano Roosevelt. La Russia persegue una politica estera equilibrata, che presuppone relazioni normali con Stati Uniti, Unione europea e Giappone. India, Corea del Sud e ASEAN sono interessati. Il rapporto speciale con la Cina facilita l’attuazione di questo concetto. Il corso in linea di massima corrisponde alla politica di Pechino. L’apparizione degli Stati falliti sottolinea l’importanza della completa cooperazione internazionale nel superare gli aspetti negativi della globalizzazione. La profonda crisi della statualità dell’Ucraina è probabilmente una delle sfide internazionali più pericolose. E’ importante per Russia e Cina allineare le posizioni sulla questione.
La visita ha portato alla tanto attesa svolta nella cooperazione energetica bilaterale. Gazprom aiuta il drago cinese afflitto dallo smog del carbone. La Cina avvia un grande sforzo per ripulire la propria aria. Prevede di cambiare drasticamente la situazione in 20 anni. Aleksej Miller, a capo di Gazprom, ha detto che è solo l’inizio, “Grande impulso sarà dato ad interi settori economici, in particolare metallurgia, gasdotti e metalmeccanica. Oggi abbiamo iniziato la prima pagina di un grande libro, la storia affascinante della cooperazione russo-cinese nell’industria del gas, e molti capitoli essenziali devono ancora essere scritti”. Riempire le pagina significa creare circa 12 mila nuovi posti di lavoro nel territorio russo, a est degli Urali, 55 miliardi di dollari di investimenti nello sviluppo dei nuovi giacimenti di gas e nuovi contratti nella metallurgia, ingegneria e costruzione di gasdotti russi.
Pepe Escobar ha coniato il termine Pipelineistan nella sua relazione dedicata al corridoio energetico (gasdotto chiave) dal Mar Caspio all’Europa attraverso Georgia e Turchia, e il Grande Gioco di accordi, diplomazia e guerra per procura tra Russia e Stati Uniti che l’accompagna. Oggi la Pipelineistan dell’Eurasia lega saldamente i membri della Shanghai Cooperation Organization e un processo di ulteriore integrazione è in pieno svolgimento. I flussi degli investimenti cinesi nell’economia russa sono intensificati. La casa automobilistica di Tula avrà oltre mezzo miliardo di dollari di investimenti da Chancheng. Il maggiore accordo energetico della storia prevede investimenti nelle infrastrutture economiche della parte orientale della Russia. Le case automobilistiche russe trarranno grandi vantaggi dalla cooperazione con la Cina. La società petrolchimica russa Sibur ha firmato l’accordo sul secondo progetto di ampia cooperazione per stabilire una joint venture nella produzione di nitrile e gomma isoprene nella zona di Shanghai, in Cina. La joint venture utilizzerà brevetti e tecnologie della Sibur. Non ci sono dubbi, la cooperazione Russia-Cina ha un grande futuro. La Russia deve proteggersi dall’espansione commerciale dei produttori asiatici. L’amicizia presuppone lo scambio di osservazioni critiche e  rimostranze giustificate. L’industria russa è troppo debole in alcuni aspetti e deve essere protetta. Un problema più acuto va notato quando aspetti sfavorevoli influiscono sul rapporto. Le agenzie cinesi incontrano difficoltà nel trovare controparti in Russia. Ad esempio, la Commissione Nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina non riesce a trovare un interlocutore. Vi sono altri organi dello Stato che si occupano di scienza e industria che possono indicare con chi stabilire contatti. La Banca della Cina popolare ha una controparte russa, formalmente un ente indipendente anche se è difficile dire cosa significhi questa indipendenza e da chi esattamente sia indipendente. La lista può andare avanti. La Russia ha bisogno di modifiche per cogliere le opportunità offerte dalla rapida crescita della collaborazione con il suo partner numero uno.
La pianificazione e la capacità di fare valutazioni e previsioni, ciò di cui il mondo contemporaneo ha bisogno e di cui è privo, laddove la Russia ha ancora molta strada da fare. L’esperienza della Cina in questo campo ne fa un leader e un’alternativa al caos che imperversa in altri Paesi. Da tempo la Cina ha abbandonato la politica di distinzione tra aziende pubbliche e private o tra economie amministrativamente pianificata e di mercato. E’ tutto passato e dimenticato. Uno Stato forte, pianificazione ed economia di mercato sviluppata possono ben coesistere, ma è opportuno agevolare il progresso delle grandi imprese nazionali, mentre la supervisione delle loro attività deve renderle funzionali agli interessi dell’economia nazionale.
Il mondo avanza rapidamente a grandi passi nel XXI secolo. Il modello costruito sulla base “centro-periferia” è spezzato lasciando larghe crepe che possono influenzare negativamente l’occidente. Ciò incrementerà il ruolo degli Stati nazionali e dello loro relazioni, rendendo l’umanità più responsabile. Può essere opportuno guardare ciò che furono i venti anni del secondo dopo-guerra. Giorni di forte crescita economica, aiuti ai Paesi con economie deboli e concorrenza tra progetti sociali di diverso tipo. Con tutte le irregolarità, era un modello equilibrato di progresso comune.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

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Gazprom firma con la Cina un contratto 30ennale da 400 miliardi di dollari
Aleksej Lossan, RIR, 22 maggio 2014

GETTY_52114_RussiaChinaLa visita in Cina di questa settimana della delegazione russa, s’è rivelata un enorme successo, portando alla firma di decine di accordi economici. I titoli sono dominati dall’enorme contratto stipulato da Pechino e il gigante del gas russo Gazprom, ma i colloqui hanno prodotto anche piani per creare un concorrente di Boeing e Airbus, la costruzione di un primo grande ponte e forniture energetiche record. Ma è stato l’enorme accordo con Gazprom che ha avuto i maggiori titoli. Durante la visita della delegazione russa a Shanghai, il 21 maggio, Gazprom e CNPC hanno firmato un accordo 30ennale del valore di 400 miliardi di dollari per l’acquisto e la vendita di gas naturale. Le esportazioni dovrebbero iniziare nel 2018, e vedranno 38 miliardi di metri cubi all’anno inviati  in Cina a 350 dollari per 1000 metri cubi. “Questo è il più grande contratto della Gazprom. Un contratto del genere non è mai stato firmato da alcuna società“, ha detto il capo esecutivo del gigante gasifero russo Aleksej Miller, secondo Interfax.

Co-produzione nel settore del trasporto aereo
L’accordo più importante dopo l’affare della Gazprom è il progetto congiunto russo-cinese per la realizzazione congiunta di un aeromobile a lungo raggio, futuro concorrente di Boeing e Airbus. Secondo i partecipanti ai negoziati, il progetto richiederà un investimento di 10 miliardi di dollari, ma è ancora nelle prime fasi di sviluppo. I dati di base preliminari del progetto saranno presentati ai ministeri dell’economia dei due Paesi nell’estate del 2014. Il progetto dovrebbe svilupparsi in joint venture, in cui le quote dei diritti verranno distribuite equamente tra Russia e Cina. La Russia ha già maturato esperienza nella collaborazione internazionale per la realizzazione di nuovi aerei passeggeri: il Sukhoj SuperJet 100 prodotto da una joint-venture russo-italiana con la Finmeccanica, gruppo aziendale italiano. Un altro progetto congiunto prevede il lancio di un impianto in Russia. Nel 2017, un produttore cinese di autoveicoli fuoristrada, Great Wall Motors, lancerà un impianto nella parte europea della Russia, nella regione di Tula. Gli investimenti nel progetto ammonteranno a 18 miliardi di rubli (522 milioni dollari) all’anno, e la società potrà produrre fino a 150000 veicoli con il marchio Haval. Inoltre, il nuovo impianto creerà 2500 posti di lavoro. Un’altra iniziativa in cantiere riguarda la costruzione di una fabbrica di gomma in Cina. La società petrolchimica russa Sibur e la compagnia petrolifera cinese Sinopec apriranno un impianto di produzione di gomma a Shanghai, con una capacità produttiva di 50000 tonnellate all’anno. La quota maggiore del progetto sarà di proprietà della Sinopec (74,9 per cento), mentre Sibur avrà una quota del 25,1 per cento.
Nella joint venture, la società russa fornirà principalmente tecnologia. Nel 2013, i partner hanno aperto una joint venture a Krasnojarsk per la produzione di gomma in Siberia: la partecipazione di Sinopec nel progetto è del 25 per cento più una azione del patrimonio netto. Al momento, la gomma prodotta dall’impianto viene fornita al mercato cinese.

Forniture per la Cina
Nonostante l’ampliarsi della cooperazione bilaterale in vari settori, l’esportazione principale della Russia in Cina continuerà ad essere l’energia, principalmente petrolio e gas. Pechino è già il maggiore acquirente di petrolio russo: nel 2009-2038, Rosneft, la prima compagnia petrolifera pubblica del mondo, consegnerà circa 665 milioni di tonnellate di petrolio alla Cina. Inoltre con l’accordo blockbuster della Gazprom, la Russia fornirà alla Cina anche gas liquefatto. Jamal LNG ha siglato un accordo con CNPC per la fornitura di 3 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Il progetto prevede la costruzione dell’impianto GNL nel nord russo, con una capacità produttiva di 16,5 milioni di tonnellate, e lo sviluppo del giacimento di Sud Tambejskoe. Come base, Gazprom prevede di concentrarsi sui prezzi del GNL fornito al Giappone attraverso lo sviluppo di Sakhalin-2, nell’Estremo Oriente russo. Lo scorso anno il prezzo del GNL in Giappone era circa 512 dollari per 1000 metri cubi. Inoltre, Gazprom ha offerto alle imprese cinesi la partecipazione a un altro simile progetto russo, Vladivostok GNL, e contratti per acquistare gas naturale liquefatto. Il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg TV che gli investitori cinesi possono anche partecipare alla privatizzazione della statale Rosneft. Tuttavia, la dimensione del pacchetto che può essere acquistato deve ancora essere divulgata. Gli investitori cinesi sono già inclusi nel capitale di Rosneft dal 2006, quando CNPC acquistò una quota dello 0,6 per cento nella società russa durante l’offerta pubblica iniziale.

Ponti e strade
Uno dei principali settori della cooperazione con la Cina attrarrà le imprese cinesi nei progetti infrastrutturali. Nel 2013, il volume annuale del traffico attraverso i valichi di frontiera tra Russia e Cina è aumentato dell’8 per cento, per un totale di 30,5 milioni di tonnellate. Nei prossimi mesi inizierà la costruzione del primo ponte sul fiume Amur, in Siberia, tra la Russia e la Cina. Sarà il primo collegamento di questo tipo tra Russia e Cina: non ci sono ponti tra i due Paesi, né su strada né per ferrovia. Secondo la parte russa, il nuovo ponte consentirà il trasporto di 21 milioni di tonnellate di merci ogni anno e accorcerà le distanze di 700 chilometri. A sua volta, il monopolio russo sul mercato ferroviario, le Ferrovie Russe, e l’operatore ferroviario dello Stato cinese, la China Railway Corporation, hanno concordato la costruzione di centri logistici, lo sviluppo del traffico passeggeri e la riduzione delle tariffe.
La Cina aiuterà la Russia a ridurre la dipendenza dal dollaro nei pagamenti: i Paesi prevedono di aumentare i pagamenti in valuta nazionale secondo l’accordo firmato dalla VTB Bank russa e dalla corporation bancaria cinese Bank of China. Attualmente, i banchieri cinesi hanno emesso prestiti per la Rosneft in rubli, riducendo la dipendenza dell’economia russa dai tassi di cambio. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, il volume totale dei progetti congiunti russo-cinesi nei settori prioritari è di circa 40 miliardi di dollari. Tuttavia, il Paese prevede di aumentare questa cifra a 200 miliardi entro il 2020.

china russia flagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ascesa eurasiatista e rovina occidentale

Alessandro Lattanzio, 23/5/2014

La debacle occidentale è tale che dall’accerchiamento geostrategico dell’Eurasia, via Afghanistan, Siria e Corea del Sud, Washington e stati clienti sono costretti a passare all’accerchiamento virtuale, votando con brogli una ex-barbie barbuta austriaca o ricevendo al Congresso degli USA due prostitute ex-russe da cui avere ‘consigli strategici’.

060322_Russia_China_gas_routesRichard Nixon era riuscito ad accordarsi con il leader stalinista Mao Zedong e in quel momento la Russia era contro Cina e Stati Uniti. Obama è riuscito a fare il contrario nel giro di una settimana. Ora Russia e Cina sono contro gli Stati Uniti. L’enorme stupidità della politica estera statunitense”.
La politica aggressiva della Washington decadente di Obama, istruita da oligarchi come Soros e Kissinger, decisa da una schiera di russofobi e sinofobi ottusi guidati da Brzezinski mescolando la politica del ‘Roll Back’ anti-russo, quella del contenimento verso la Cina, l’interventismo hardcore dei neo-con e softcore delle ONG hollywoodiane, con relativo codazzo colorato, non può che aver portato ai noti risultati disastrosi (per gli USA e le sue varie cheerleaders imperialistiche, dall’Unione europea alle satrapie wahhabite del Golfo Persico; dai fascisti europei agli islamisti e al sionismo; dalla sinistra occidentale al protestitismo travestito del tipo ‘Movimento 50 Stelle’, ecc.)
La sovraestensione imperialista praticata da Washington fin dal 1992, da parte delle amministrazioni dei presidenti Clinton, Bush minus e Obama, su ordine dell’apparato imperialista-finanziario diretto da Wall Street e dalla City of London, ha solo esaurito le risorse e la capacità dell’asse atlantista rhodesiano-rockefelleriano nel condurre le proprie svariate guerre simmetriche e asimmetriche, come preteso dalla teoria del ‘Dominio a Pieno Spettro’ ideata dal Pentagono alla fine degli anni ’90. Inoltre, tale esaurimento materiale trascina con sé l’esaurimento ideologico e intellettuale dell’autoproclamata ‘superiore civiltà occidentale’. Difatti, mentre i Mattoni del mondo multipolare si vanno assemblando, partendo dalle fondamenta Russia, Cina e India, il mondo atlantista è preda dell’aggravatasi schizofrenia psicopolitica che l’ha sempre caratterizzato fin dalle sue prime incursioni colonialiste. Per due/tre secoli l’occidente era al centro della storia mondiale, o così credeva, ma con l’evolversi politico-economico dell’Asia e dell’Eurasia a partire dall’ultimo scorcio del XX secolo, la mappa geopolitica subisce un drammatico mutamento di prospettiva. Lo sguardo mondiale si apre sempre più a est, e a sud, che dalle colline di Hollywood dove oramai giace una usurata e irritante meschina macchina propagandistica.
L’asse della schizofrenia atlantista da una parte arma, finanzia, addestra e supporta direttamente i vari agenti geopolitici del caos: integralisti islamisti, taqfiriti, jihadisti e altri settarismi armati in Medio Oriente e Asia, narcos, paramilitari e mafie in America Latina, fascisti e xenofobi in Europa. Tutte espressioni delle miserabili borghesie compradores locali, da sempre indispensabili quinte colonne dell’imperialismo occidentale. Ma la stessa macchina che idea e propaga simili mostri, oggi si rivolge alla sua opinione pubblica interna sproloquiando di pseudo-accoglienza totalitaria di profughi (proprio quelli generati dalla schizofrenia occidentale all’esterno), di diritti da assegnare ad ogni sorta di deviazione psicopatologica, di un ultra-liberalismo vacuo e fatuo che accompagna la sistematica distruzione di qualsiasi garanzia che l’occidente capitalista ha sempre fatto vanto di apportare: diritti individuali al lavoro, al benessere, alla prosperità e alla stabilità materiale e morale. Tutto finito, non potendo garantire stabilità materiale, la dirigenza atlantista-finanziaria che guida l’occidente, oggi promette solo instabilità morale, diffusa a piene mani da un sistema mediatico-disinformativo così gonfiato da essere sul punto di esplodere. Ogni giorno l’occidente, mentre diffonde la sua ‘cultura’, assomiglia sempre più a una vecchia baldracca che rimembra i giorni che furono. Da Mackinder e Mahan s’è passato a Samantha Power e Victoria Nuland, da Mozart e Leonardo a Wurst e alle Pussy Riot, da Solgenitzin alle Femen… inutile aggiungere altro.
L’occidente è in pieno deliquio da ‘matrimonio per tutti’, espresso dal  nullismo integrale delle proprie ‘produzioni’ massmediatiche e culturali, e applicato con i cosiddetti ‘bombardamenti umanitari’. Tutto ciò, inoltre, viene propagandato e celebrato in prima fila proprio dalla putrefattissima sinistra europea, da mezzo secolo rottasi ad ogni sorta di gioco osceno con le ideologie ultra-indivualistiche statunitensi cui s’è legata pur di distaccarsi dal ponderato ‘piombo’ del Marx-pensiero, (ovviamente il Marx maturo, il filosofo divenuto scienziato dell’economia, non il fasullissimo Marx ‘giovane’ filosofo, che lasciamo alle meteorine del micragnoso circo accademico locale). Ma è un deliquio autoindotto, perché le cosiddette élites si rendono conto che nulla possono davanti a un mondo extra-occidentale risvegliatosi dalla trance post-guerra fredda, disingannato dalle meschinità del dirittumanitarismo di cartapesta e quindi deciso a sbarazzarsi dell’influenza del blocco atlantista-occidentale e dei suoi locali valletti (ripeto, dai satrapi oscurantisti wahhabiti ai ‘giovani’ manifestanti borghesi compradores). Non potendo più affermare una ‘superiorità’ sul piano concreto dell’economia, della politica diplomatica, della scienza e tecnologia, della produzione ideologica-mediatica, perfino militare, l’occidente si rifugia nel mondo fatato delle barbie con barba e dei nazisti democratici per poter affermare, nel vuoto del puramente virtuale, quella superiorità che non vanta nella realtà. La debacle occidentale è tale che dall’accerchiamento geostrategico dell’Eurasia, via Afghanistan, Siria e Corea del Sud, Washington e stati clienti sono costretti a passare all’accerchiamento virtuale, votando con brogli una ex-barbie barbuta austriaca o ricevendo al Congresso degli USA due prostitute ex-russe da cui avere ‘consigli strategici’.

10170840L’accordo russo-cinese sul gas determinerà i prossimi 30 anni di cooperazione nello sviluppo dei giacimenti di gas in Siberia ed Estremo Oriente russo. Secondo Aleksej Miller, CEO della Gazprom, il valore del contratto è di 400 miliardi di dollari, per un volume di gas da esportare di oltre un trilione di metri cubi. L’accordo diverrà operativo una volta completata la costruzione del gasdotto “Forza della Siberia” che collegherà i giacimenti di gas dell’Estremo oriente russo e della Siberia occidentale con la Cina. La partecipazione della Russia a tale realizzazione viene stimata pari a 55 miliardi di dollari, quella dei cinesi a 22 miliardi. Aleksandr Birman, giornalista specializzato in questioni energetiche, scrive sul quotidiano russo Izvestija, “Dopo essersi assicurata energia a buon mercato, la Cina riafferma la propria posizione di fabbrica più competitiva del mondo“. Per la Russia, la diversificazione delle esportazioni energetiche è una necessità vitale, poiché l’accordo apre a Gazprom anche i mercati di Giappone e Corea del Sud,  permettendole di diventare un attore anche del mercato del Gas Naturale Liquefatto (GNL). “Politicamente, il contratto russo-cinese è un successo“, dice Grigorij Vygon, direttore del Centro Energia della Business School di Skolkovo, Mosca. “I rischi ucraini e la posizione dell’Europa rendono la diversificazione una necessità vitale“. Osserva a sua volta il giornalista Dmitrij Babich, “Si potrebbe aggiungere che Obama s’è rivelato (involontariamente) il migliore lobbista del riavvicinamento russo-cinese nelle sue ultime visite nei Paesi con dispute territoriali con la Cina. Sostenendo direttamente la “rivoluzione” a Kiev e gli sfidanti della Cina nel Mar Cinese, Obama ha aiutato Mosca e Pechino a colmare le loro divergenze sui prezzi del gigantesco accordo. E un’altra cosa che probabilmente entrerà nei libri di testo della diplomazia è l’enorme stupidità delle sanzioni imposte al capo della prima compagnia gas-petrolifera russa, Igor Sechin, e a poche settimane dal viaggio in Cina. … Si tratta di un fallimento storico per l’Unione europea e anche per gli Stati Uniti, perché cedere il gas siberiano russo alla Cina è un fallimento storico. L’UE sapeva che Putin sarebbe andato in Cina. Così, invece di lottare per il gas russo, molto importante per l’economia europea, ha creato un conflitto dal nulla sul desiderio di Janukovich di rinviare la firma dell’accordo di associazione con l’UE. E ora sembra che il gas russo sia perduto per l’Europa. Se le relazioni tra la Russia e l’UE fossero state buone, sarebbe stato molto più conveniente inviare il gas all’Europa, perché le infrastrutture per l’esportazione russe sono orientate verso l’Europa. Invece, sono riusciti ad allontanare la Russia e nonostante un prezzo piuttosto basso proposto inizialmente dalla Cina, la Russia ha comunque concluso tale accordo”.

bildeDichiarazione di Vladimir Putin sulle relazioni Russia-Cina, 20 maggio 2014, Shanghai:
Presidente Xi Jinping, onorevoli colleghi, amici,
Oggi, in un ambiente tradizionalmente accogliente e fattivo, abbiamo adempiuto al vasto programma della cooperazione russo-cinese, ponendoci obiettivi ambiziosi e traguardi a lungo termine. Abbiamo firmato una serie di importanti documenti bilaterali. Le relazioni tra la Russia e la Repubblica popolare cinese si sviluppano con successo e hanno raggiunto un nuovo livello di partenariato globale e cooperazione strategica. Durante i negoziati, abbiamo prestato particolare attenzione alle questioni economiche. La Cina è il principale partner commerciale estero della Russia. L’anno scorso il fatturato commerciale tra i nostri Paesi è stato di quasi 90 miliardi di dollari, e lavoreremo per portarlo a 100 miliardi. Abbiamo tutto quello che serve per raggiungere questo obiettivo. Un Comitato d’investimento russo-cinese è stato istituito per continuare l’espansione degli investimenti reciproci. V’è una serie di importanti iniziative imprenditoriali nel settore energetico. Lavoriamo in tutti i settori, e progrediamo in tutto il mondo.
Nel corso della riunione, abbiamo anche considerato i modi per diversificare gli scambi commerciali riducendo la dipendenza dalla situazione economica globale. Promuoveremo la cooperazione in settori ad alta intensità tecnologica come l’aviazione civile. Abbiamo buone prospettive, i progetti per realizzare aeromobili wide-bodies ed elicotteri pesanti civili. Sviluppiamo anche la cooperazione nella produzione delle auto. La cooperazione tra le banche è in crescita e continuerà a sviluppare l’infrastruttura finanziaria. Si lavora per aumentare i versamenti reciproci in valuta nazionale, e abbiamo intenzione di considerare nuovi strumenti finanziari. La cooperazione tecnologica militare, sotto la supervisione dei ministeri della Difesa dei nostri Paesi, è una questione separata. È un fattore importante per la stabilità e la sicurezza regionale e mondiale. Vediamo un grande futuro nell’espansione della cooperazione tra le singole regioni dei nostri Paesi. Numerose regioni russe, comprese le città metropolitane di Mosca e San Pietroburgo, così come la regione del Volga ed altre, collaborano direttamente con partner cinesi. I legami umanitari sono sempre più importanti. A marzo abbiamo lanciato i mutui scambi annuali d’amicizia della gioventù. Abbiamo anche deciso di creare una università russo-cinese basata sull’Università Statale di Mosca e la Beijing University of Technology.
Il Signor Presidente ha già detto che la memoria storica del grande eroismo dei nostri popoli nella seconda guerra mondiale, avvicina ancora più Russia e Cina. Abbiamo deciso di tenere celebrazioni congiunte per il 70° anniversario della Vittoria. Nel corso del nostro scambio dettagliato, abbiamo anche seguito le questioni internazionali. Prendo atto che le posizioni di Russia e Cina in gran parte coincidono. Condividiamo le stesse priorità globali e regionali. Abbiamo concordato un più stretto coordinamento delle nostre azioni in politica estera, anche nel quadro delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai, dei BRICS, APEC e della Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia, che inizia la sua riunione stasera. Sono grato al Presidente della Cina e a tutti i nostri amici e partner cinesi per l’incontro molto costruttivo tenutosi oggi e in precedenza, quando abbiamo preparato la visita. Grazie per l’invito a visitare la Repubblica popolare cinese e ad assistere ai prossimi eventi. Sono felice di accettare.
Grazie”.
Il Presidente Vladimir Putin quindi ribadiva non solo che Russia e Cina nei loro rapporti economico-finanziari abbandonano l’uso del dollaro USA, ma anche l'”intenzione di prendere in considerazione nuovi strumenti finanziari…” I rapporti commerciali tra Cina e Russia si basano sempre più su meccanismi che vanificano le sanzioni economiche occidentali contro i due Paesi continentali. Inoltre, il Presidente Xi Jinping ha proposto la creazione di una nuova organizzazione asiatica per la cooperazione nella sicurezza, con la partecipazione di Iran e Russia, alla Quarta Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA, forum di 24 Paesi volto a rafforzare la cooperazione per la pace, la sicurezza e la stabilità in Asia), a Shanghai, Cina. “Dobbiamo rinnovare la nostra cooperazione per la sicurezza ed istituire una nuova architettura nella cooperazione per la sicurezza regionale“, ha detto Xi al vertice cui partecipavano anche il presidente iraniano Hassan Rouhani e il presidente russo Vladimir Putin. Il presidente cinese ha detto che le nazioni asiatiche dovrebbero rispondere collettivamente a problemi gravi come criminalità transnazionale, sicurezza informatica ed energetica, terrorismo e catastrofi naturali. “Dovremmo avere tolleranza zero per terrorismo, separatismo ed estremismo, dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale e intensificare la lotta contro tali “tre forze”.” Il presidente cinese ha anche avvertito gli Stati Uniti contro la loro espansione militare in Asia: “Rinforzare le alleanze militari contro una terza parte non favorisce la sicurezza regionale.”
Inoltre, da oggi le società russe partecipano alle realizzazione del gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI). Il vicepremier russo Arkadij Dvorkovich ha dichiarato al Congresso sul gas in Turkmenistan, “Lo sviluppo del ‘vettore orientale’ e la sicurezza e la stabilità energetiche sono le nostre priorità“. Dvorkovich ritiene che la cooperazione con i Paesi della regione Asia-Pacifico sia promettente. La Russia è pronta a fare invitare il Turkmenistan al Gas Exporting Countries Forum (GECF) in Qatar, nel novembre 2014. “La partecipazione del Turkmenistan nel forum degli esportatori gasiferi può avvantaggiare la repubblica dell’Asia centrale“. Afghanistan, Pakistan e India sono acquirenti del gas turkmeno, e la creazione del consorzio TAPI Ltd ne è una logica conseguenza. La richiesta di accelerare la realizzazione del progetto è stata discussa in una riunione tra il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov e i funzionari indiani. La costruzione dovrebbe essere completata nel 2018, permettendo al Turkmenistan di fornire 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno ai suoi tre clienti.
putin-and-xi-jinpingIn definitiva, Obama ha contribuito a concretizzare l’incubo di sir Halford Mackinder, ovvero la coesione politica di un’Eurasia che riesce a sottrarsi alle manipolazioni geostrategiche e geopolitiche atlantiste sviluppando ampie infrastrutture per i trasporti e le comunicazioni terrestri attraverso l’Heartland. Reti ferroviarie, viarie, gasdotti, oleodotti e addirittura canali, sviluppati dagli anni ’30 in poi, permettono oggi all’Eurasia di non essere minacciata alle linee di approvvigionamento del suo sviluppo economico-sociale, sottraendosi a quel predominio talassocratico che è alla base delle passate fortune dell’impero inglese e di quello statunitense. E in futuro, più si approfondirà l’integrazione eurasiatica, più diminuirà l’influenza monopolare di Washington e meno instabili risulteranno varie realtà geopolitiche regionali e mondiali.

Fonti:
Global Research
Global Research
PressTV
RBTH
The BRICS Post

Le pipelines della Rosneft verso e attraverso la Mongolia

Mendee Jargalsaikhany, Eurasia Daily MonitorModern Tokyo Times

Mongolia-physical-mapGli eventi in Ucraina creano incertezze e opportunità per Ulaanbaatar. Gli equilibri del potere in Europa e legami più stretti tra le due potenze regionali, Russia e Cina, certamente creano nuove incertezze per la Mongolia. Con il destino “regionale” del loro Paese che dipenda dai due giganti, i politici a Ulan Bator sono cauti nelle loro osservazioni sugli eventi in Europa orientale, anche se chiaramente danno priorità alla stabilità politica. Anche l’ambasciatore degli Stati Uniti in Mongolia, che ha inviato sui social media i mongoli a sostenere l’Ucraina, non ha ispirato molta eccitazione in questo Paese asiatico senza sbocco sul mare. Ma sul lato economico, i mongoli si aspettano alcuni effetti vantaggiosi dalle maggiori attività economiche tra Russia e Cina, per via della spaccatura tra la Russia e i suoi partner europei. Mosca e Ulaanbaatar sono da anni attivamente impegnati nel dialogo bilaterale per incrementare commercio, investimenti e scambi culturali. Ma l’effettiva attuazione di eventuali grandi piani è stata lenta. L’importazione in Mongolia di combustibile dalla Russia rimane la più importante, anche se è una questione estremamente complessa nelle riunioni intergovernative di qualunque livello tra i due Stati confinanti. Eppure, presumibilmente con la recente visita in Mongolia di Igor Sechin, il presidente del colosso petrolifero russo Rosneft, i colloqui sull’energia potrebbero finalmente accelerare. Durante il suo soggiorno ad Ulaanbaatar il 17 marzo 2014, Sechin ha incontrato il Presidente Tsakhiagiin Elbegdorj, il Primo Ministro Norovyn Altankhuyag e il Ministro delle Miniere Davaajav Gankhuyag. Il Presidente della Rosneft ha informato i suoi ospiti della volontà della Russia di fornire a lungo termine petrolio alla Mongolia via pipeline, e ha anche discusso la possibilità di inviare greggio dalla Russia alla Cina attraverso il territorio mongolo. Nel 2013, la Mongolia ha importato 700000 tonnellate di greggio dalla Russia, pari al 54 per cento del suo consumo totale interno (news.mn 19 marzo).
Ci sono diverse ragioni chiare per cui il governo russo sia così prossimo alla Mongolia. Per primo, il Paese senza sbocco sul mare è ancora considerato un mercato piccolo ma crescente e affidabile per le esportazioni di petrolio dalla Russia, per via dell’aumento delle attività agricole e minerarie della Mongolia, in aggiunta al numero crescente di singoli consumatori (principalmente operatori di autoveicoli). In secondo luogo, tutti i governi precedenti della Mongolia hanno cercato di ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni di benzina e prodotti petroliferi russi; siglarono accordi  con Cina, Kazakistan e altre potenziali fonti per i bisogni energetici della Mongolia (Xinhua, 17 maggio 2013; news.mn, 6 gennaio, 2009). Inoltre sono in corso di esplorazione e ricerca nuove fonti di energia in Mongolia, come il petrolio di scisto. L’improvviso interesse della Russia verso la Mongolia è dunque probabilmente un riflesso della riluttanza a perdere una quota di mercato per le esportazioni di benzina russe. In terzo luogo, dopo lungo dibattito, la Mongolia ha finalmente iniziato a costruire la prima raffineria petrolifera del Paese a Darkhan City, che sarà  completata entro il 2015. La nuova raffineria produrrà 2 milioni di tonnellate di petrolio all’anno dal greggio del giacimento Tamsag nella Mongolia orientale. Questa nuova raffineria importerà anche greggio da Angarsk in Russia (english.news.mn 19 marzo). Al fine di mantenere la sua posizione dominante nel mercato dei carburanti mongolo, nel 2011 la Russia s’era offerta di creare 100 stazioni di benzina in Mongolia (vedi EDM, 11 novembre 2013). Ma la proposta innescò bruschi dibattiti protezionistici tra i politici, i distributori di carburante e il pubblico della Mongolia. Questa volta, la parte russa ha offerto di fornire prodotti petroliferi e petrolio greggio mediante gli oleodotti per via dell’inefficienza dei collegamenti ferroviari interstatali russo-mongoli. Oltre ad un oleodotto in Mongolia, la parte russa ha anche indicato di voler riconsiderare la rotta pianificata per il gasdotto dalla Russia alla Cina (infomongolia.com, 17 marzo). Al culmine degli sforzi congiunti dei governi russo e cinese nel ridurre gli interessi degli Stati Uniti in Asia centrale, nel 2005 Russia e Cina decisero di costruire un oleodotto che avrebbe bypassato la Mongolia, anche se il percorso mongolo è considerato più breve, più sicuro e, quindi, economicamente più efficiente degli oleodotti dall’Asia centrale o da Siberia/Manciuria. Negli anni questo è stato una delle ripetute richieste di Ulan Bator a Pechino e Mosca. L’accordo sul gasdotto dovrebbe essere concluso il prossimo maggio in occasione del vertice Cina-Russia.
Anche se la Mongolia è in molti modi geopoliticamente vincolata ai suoi potenti vicini, eventuali svolte, amichevoli od ostili, tra Cina e Russia presenterebbero sfide e opportunità per la Mongolia. Durante il periodo di relazioni amichevoli tra Mosca e Pechino, negli anni ’50, fu costruita la prima ferrovia trans-mongola, collegamento ferroviario tra Russia e Cina per il trasporto di merci e persone. D’altra parte, nel periodo di ostilità negli anni ’60 tra Mosca e Pechino, la Mongolia poté beneficiare degli aiuti sovietici e l’eredità di tale assistenza, la miniera di rame di Erdenet, continua a rappresentare una parte sostanziale del PIL della Mongolia (FMI Country Report No. 07/30-Mongolia: 2006, gennaio 2007). Oggi la Russia cerca urgentemente a est i mercati per le sue esportazioni di energia per via delle tensioni con l’occidente sull’Ucraina. Perciò, la Mongolia potrà probabilmente posizionarsi per ospitare il gasdotto petrolifero Russia-Cina.

Igor_Sechin_and_Norovyn_Altankhuyag_-_EDM_May_1__2014Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le sanzioni occidentali intensificano la cooperazione Russia-Cina

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 25/04/2014
0002224395Funzionari della Commissione europea a Bruxelles hanno distribuito relazioni sigillate agli ambasciatori degli Stati membri dell’UE che descrivono il potenziale impatto delle sanzioni UE-Russia sui loro Paesi, se i piani procedono. Nuove sanzioni degli Stati Uniti per punire la Russia per le sue azioni in Ucraina sono annunciate per il 25 aprile. Il prossimo turno probabilmente colpirà  aziende o persone influenti in settori quali servizi energetici, ingegneria e finanziaria, come precisato in un ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti Obama, emesso il mese scorso. La diplomazia statunitense inoltre lavora dietro le quinte. Secondo il quotidiano russo Kommersant, gli Stati Uniti, senza successo, tentano di far aderire la Cina alle sanzioni contro la Russia. Il servizio stampa della Casa Bianca ha rifiutato di commentare, ma non nega. E’ un fatto ben noto che il presidente Obama ha discusso la possibilità di fare aderire la Cina all’occidente, il 24 marzo, rispondendo al leader cinese Xi Jinping durante il vertice G7 a L’Aia. Visitando la Cina il 15 aprile, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ringraziato la Cina per la sua “posizione imparziale sull’Ucraina” aggiungendo che i legami Pechino-Mosca avevano raggiunto un’“altezza senza precedenti”. La visita del presidente russo Putin in Cina è prevista per il 20 maggio…
La Cina ha reso nota la propria intenzione d’investire in grandi imprese in Crimea dopo che la regione s’è riunita alla Russia. I piani includono due importanti progetti in Crimea: il gasdotto “Potenza della Siberia” e un porto in acque profonde in Crimea. Il gasdotto è un mega-progetto per prelevare 60 miliardi di metri cubi di gas ogni anno dai giacimenti di Kovykta e Chajandinskoe, nell’Estremo Oriente della Russia, dove una diramazione ne trasporterà 38 miliardi di metri cubi l’anno alla Cina. Il massimo produttore di gas naturale russo, Gazprom, prevede di iniziare la fornitura alla Cina di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno, circa un quarto delle esportazioni della Russia verso l’Europa. L’ambasciatore della Russia presso l’UE, Vladimir Chizhov, ha detto ad EUobserver, il 16 aprile, che Gazprom e la cinese CNPC hanno un accordo “giuridicamente vincolante” dal 2013 e che lo sfruttamento del campo Chajandinskoe dovrebbe iniziare nel 2019. “Il progetto si rivolge principalmente al trasporto del gas alle regioni russe e allo sviluppo dell’industria nell’Estremo Oriente russo. L’esportazione del gas è considerata in questo contesto fattore che migliora (significativamente, si deve ammettere) l’economia del progetto, ma non è un prerequisito indispensabile per la sua realizzazione”, ha osservato. Il 14 aprile il vicepremier russo Arkadij Dvorkovich, subito dopo i colloqui con le controparti cinesi, ha confermato che Russia e Cina  concluderanno i colloqui sulle forniture di gas. Secondo lui, la Cina è interessata a progetti sull’energia alternativa in Crimea. “I colloqui sul gas vanno a termine. C’è la volontà comune di completare i lavori prima della visita del presidente russo in Cina a maggio”, così Interfax citava Dvorkovich, aggiungendo che Russia e Cina prevedono di rafforzare la cooperazione su petrolio e prodotti petroliferi, così come nelle forniture di carbone ed energia elettrica. Secondo lui, la compagnia petrolifera russa Rosneft intende triplicare le forniture di petrolio alla Cina dagli oltre 300000 barili al giorno inviati l’anno scorso. “Sono state prese decisioni fondamentali, ma i partner cinesi e noi abbiamo il desiderio di rafforzare la cooperazione”.
Russia e Cina continueranno con i piani delle imprese cinesi per costruire un porto profondo 25 metri in Crimea, nell’ambito del nuovo corridoio dei trasporti dall’Asia all’Europa chiamato “cintura economica della Grande Via della Seta”. I costruttori cinesi scaveranno un enorme fossato nei pressi della città crimeana di Frunze per riempirlo d’acqua di mare demolendo una diga. La prima fase da 3 miliardi di dollari comporterà la costruzione di un porto in acque profonde e la ricostruzione del porto di Sebastopoli, in base al materiale fornito dalla Società amministrativa del Canale interoceanico di Pechino. Una seconda fase, da 7 miliardi di dollari, dovrebbe includere un aeroporto, un terminale GNL e un cantiere. La Cina abbandona il previsto impianto di energia solare da 5 miliardi di dollari in Nevada e invece investe in Crimea. Inoltre, vi sono piani per affittare circa 10000 ettari di terreni agricoli in Crimea. L’11 aprile il vicecapo della Roscosmos, Sergej Savelev, ha detto in una videoconferenza dedicata al Giorno della Cosmonautica che Russia e Cina coordineranno i futuri principali programmi di ricerca spaziale, “c’è già la cooperazione russo-cinese. L’anno scorso abbiamo deciso di discuterne l’espansione, per lavorare su uno, due o tre progetti di ricerca su larga scala, e ora abbiamo proposte e attendiamo aggiornamenti da entrambe le parti”, ha detto. Savelev ha suggerito che l’accordo di partenariato dovrebbe essere lo stesso del programma ExoMars con l’Europa. “Dobbiamo dividerci le responsabilità, e ciascuna parte finanzierà la parte che sviluppa. E i risultati saranno utilizzati senza limiti da entrambe le parti”, ha concluso Savelev. Il 3 aprile la statunitense NASA ha annunciato la sospensione della cooperazione con la Russia in relazione alla situazione in Ucraina, con l’eccezione della Stazione Spaziale Internazionale. Molti funzionari della NASA hanno espresso disappunto per la decisione, rilevando che la cooperazione scientifica non dovrebbe essere politicizzata.
Il 18 aprile, il viceprimo ministro russo Dmitrij Rogozin ha preso parte ad un incontro dei co-presidenti del comitato russo-cinese per la preparazione delle riunioni periodiche tra primi ministri dei Paesi, che ha avuto luogo a Vladivostok. Ha detto ai giornalisti che Russia e Cina vedono le prospettive di cooperazione relative ai sistemi di navigazione satellitare GLONASS e Beidou a sostegno dello sviluppo dei chip regionali. Russia e Cina sono andati abbastanza lontano nel  programma congiunto per la creazione di un grande aereo a lungo raggio, ha detto Dmitrij Rogozin. Vari progetti e piani dettagliati del programma per istituire la joint venture sono stati presentati durante l’evento. Rogozin ha notato che si tratta di un progetto strategico per la Russia. “Oggi un progetto dettagliato del programma è stato presentato. Vi sono alcune varianti”, ha detto il vicepremier, aggiungendo che “Un progetto operativo per una joint venture è stato prodotto”. Secondo Rogozin, la creazione di questo aereo di linea consentirà all’industria aeronautica  nazionale un nuovo salto qualitativo. “Se il programma sarà attuato, e non dubito che sarà così, in generale questo ci aprirà la via alla produzione di una serie di velivoli di varie classi, sulla base della modularità”, ha aggiunto Rogozin. Ha osservato che i partner hanno grandi prospettive unendosi nell’attuazione dei progetti industriali aerospaziali, come la produzione congiunta di un elicottero da trasporto pesante.
L’occidente sembra soffrire con le sanzioni contro la Russia, mentre i legami multilaterali tra Russia e Cina ricevono un impulso potente a vantaggio di entrambe le nazioni. Con una serie di progetti comuni da realizzare, la cooperazione bilaterale è in pieno svolgimento. Non c’è niente che USA e loro alleati occidentali possano fare al riguardo.
ESPO_2013_0La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una pipeline dalla Russia all’India attraverso la Cina

Rossijskaja Gazeta, Global Research, 17 aprile 2014

17495I colloqui sulla costruzione del progettato oleodotto Russia all’India dovrebbero concludersi entro la metà del 2014, secondo i funzionari dell’ONGC. Così la Russia cambia direzione politica nell’esportazione energetica mentre la forte domanda di idrocarburi, sia in Cina che in India, tra le maggiori economie del mondo, continua a crescere. I vantaggi sono evidenti, anche quelli relativi ai piani dell’India per divenire membro della Shanghai Cooperation Organization (SCO). La Cina appoggia i rifornimenti via oleogasdotti per l’India, cosa non sorprendente. Una delle opzioni del progetto è la costruzione di un gasdotto dalla regione di Altai al nord dell’India attraverso il nord-ovest della Cina. Il direttore del Centro per gli Studi Strategici sull’Energia della Repubblica popolare cinese, Xia Yishan, dice: “Il progetto è vantaggioso per l’India e la Cina, in quanto consentirà alla Cina di diventare una rotta per il petrolio, oltre ad avere lo ‘status’ di consumatrice del petrolio russo. “Per la Russia, un’ulteriore vantaggio del progetto è rifornire di petrolio il mercato della SCO”. “La Russia e l’India hanno concordato la costituzione di un gruppo congiunto per studiare la possibilità di trasportare direttamente via terra gli idrocarburi” afferma la dichiarazione congiunta di Vladimir Putin e Manmohan Singh di dicembre. La discussione del progetto iniziò nel 2005. Alla fine dello scorso anno, ONGC ne ha sostenuto l’attuazione dicendo: “Il gasdotto dalla Russia appare adeguato. I dettagli del progetto saranno chiariti con i partner russi“. Secondo il direttore dell’agenzia del gas Mikhail Ermolovich, il progetto potrà essere associato alla creazione di una joint venture petrolchimica russo-indiana in Gujarat. Gli investimenti in questa impresa sono stimati 450 milioni di dollari e la sua capacità in 100000 tonnellate di prodotti finiti all’anno. In generale, l’India programma l’aumento significativo delle sue riserve di oro nero, per via dell’aumento della domanda interna. Il segretario del Ministero degli Esteri indiano Ajay Bisaria ha detto che “nel 2013, gli acquisti di petrolio in Russia ammontavano a 176 milioni di dollari, ma l’India intende acquistarne di più. Ciò richiede una rotta via terra“. Fino al 35 per cento del gasdotto passa in territorio montagnoso. Il costo preliminare del progetto sarebbe di 30 miliardi di dollari e il completamento della costruzione è previsto per il 2020-2022.
Riguardo il mercato occidentale, per via della crisi nell’eurozona la domanda di petrolio è assai volatile. Inoltre, se vuole “fare pressione” su Mosca, l’UE può aumentare l’importazione di greggio da Norvegia, Nord Africa, Golfo e Trinidad, ma questo è un problema dell’UE. In aggiunta a ciò, l’UE si lamenta dei prezzi interni bassi di petrolio e gas in Russia, è per questo molte merci prodotte in Russia vengono tassate con restrizioni antidumping. Timur Nigmatullin, analista d’Investkafe ha detto: “L’uso delle cosiddette rettifiche sull’energia da parte dell’Unione europea, appare un tentativo di ridurre uno dei principali vantaggi competitivi della nostra economia. Tale approccio ha introdotto dazi antidumping ingiustificati, motivo per cui le aziende russe ogni anno perdono più di 600 milioni di dollari“. In breve, vi è la necessità di nuovi mercati, in particolare quelli in cui si sviluppano i processi d’integrazione con la partecipazione della Russia. Si tratta soprattutto della SCO. “La crescita dei mutui investimenti in Russia e Cina è accompagnata dalla maggiore attività del business russo e cinese negli altri Paesi della SCO”, ha detto il presidente dell’Organizzazione internazionale dei creditori Robert Abdullin. “La crescita economica in questi Paesi è più favorevole di quanto lo sia nei Paesi industrializzati”. Paesi come India, Pakistan, Mongolia, Vietnam e loro vicini sarebbero naturalmente attratti dalla stretta collaborazione con la SCO, comprese le partnership nell’energia.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sanzioni contro la Russia: il loro impatto negativo sulla sicurezza energetica globale

Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc
baltic_pipelineDopo una serie di dichiarazioni da testata sulla possibilità di “orientare” i consumatori europei verso il gas statunitense, i media degli USA si sono affrettati ad annunciare l’offensiva del petrolio e del gas di Obama contro la Russia. In realtà l’UE non è attualmente disposta, né tecnicamente né in termini di prezzi, ad acquistare risorse energetiche dagli Stati Uniti. Ci vorrebbero almeno dieci anni per adeguare anche il tecnicamente avanzato sistema energetico tedesco all’uso del gas statunitense. Nelle crisi, quando è particolarmente urgente avere un rapido ritorno degli investimenti, tali progetti sono irrealistici.
Se l’industria tedesca sia pronta a pagare di più il gas estero solo per il dubbio piacere di “punire” qualcuno, è una grande domanda. A differenza dei funzionari dell’UE, il governo tedesco non mette pubblicamente in discussione i suoi contratti a lungo termine con la Russia o il futuro del gasdotto South Stream. Il 13 marzo 2014, il presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, Aleksej Miller, ha partecipato a un incontro con il vicecancelliere e ministro dell’Economia e dell’Energia della Germania Sigmar Gabriel. “La Germania è il primo partner della Russia nel mercato del gas e dell’energia in Europa“, ha dichiarato Miller. “Il gas russo rappresenta il 40% di tutte le importazioni tedesche. E persino si nota l’aumento delle forniture di gas dalla Russia. Lo scorso anno, le esportazioni ammontavano ad oltre 40 miliardi di metri cubi, con un aumento annuale del 20%“. Guardando queste statistiche, è chiaro che tutte le chiacchiere sulla solidarietà atlantica non hanno alcun effetto sul razionale processo decisionale del governo tedesco. “Non abbiamo bisogno di un’escalation del conflitto“, ha affermato Sigmar Gabriel nella tavola rotonda degli esperti in politica energetica di fine marzo. “La Russia ha rispettato gli obblighi previsti dai contratti sul gas anche negli anni più bui della guerra fredda“. Sigmar Gabriel sa di cosa parla. Per l’Europa poter utilizzare pienamente le forniture di gas dagli Stati Uniti, sarà necessario costruire impianti costosi per decomprimere e immagazzinare il gas. Inoltre, al fine d’integrare il gas “americano” nei sistemi energetici locali, i Paesi europei avrebbero bisogno di costruire nuove stazioni di pompaggio.  L’infrastruttura associata ne aumenterà il prezzo al consumatore. Né i padroni dell’industria tedesca, né i leader politici responsabili, sosterranno tale politica.

Quindi chi c’è dietro la pretesa di punire la Russia?
Barack Obama continua a guardare all’Europa per fare pressione su Mosca. Non è un caso che le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti in politica energetica coincidano con la sua visita in Arabia Saudita. Il presidente Obama è venuto a Riyadh per abbattere i prezzi, in cambio dello sviluppo delle strutture saudite per estrarre e liquefare il gas da inviare in Europa. E’ improbabile che anche lo stesso Charles Maurice de Talleyrand possa convincere i sauditi a riversare la maggior quantità di risorse possibile sul mercato e solo in cambio della nebulosa  promessa di un aiuto statunitense nell’avere nuovi impianti gasiferi, in un imprecisato futuro. Anche la posizione del Qatar deve essere considerata. Vi sono gravi disaccordi tra i sauditi e l’ex-emiro del Qatar, ipersensibile come nessuno in Medio Oriente sul bisogno di un nuovo concorrente nel settore del gas. Il tentativo di Obama di ripetere il trucco petrolifero di Ronald Reagan in Medio Oriente “abbattendo” i prezzi globali, dovrà affrontare molti ostacoli. L’abbattimento del prezzo del petrolio a 80 dollari susciterebbe un altro problema, la vera polemica nella campagna per la rielezione di Obama, e cioè cosa fare dell’Iraq. Anche un calo del 10% del prezzo del petrolio potrebbe eliminare l’economia irachena, ancora scossa dall’invasione degli Stati Uniti. E Israele osserva i tentativi della Casa Bianca di avviare il riavvicinamento con l’Iran. Se lo Zio Sam tenta d’imporre sanzioni energetiche contro la Russia per le sue posizioni politiche in Medio Oriente, presto scoprirà di aver caricato la pistola solo per spararsi ai piedi.
Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Ernest Moniz, incaricato da Obama e appassionato di scisto, s’è esaltato nel dibattito su come “punire” la Russia. Ha promesso di prendere in considerazione nuovi sforzi per le navi metaniere dagli Stati Uniti all’Europa. In questo caso particolare, il suo intervento difficilmente rifletterebbe la posizione dei CEO delle major petrolifere.  Sanno molto bene che un vera svolta dei prezzi nel settore non si avvicina a quella di 30 anni fa, per via dell’inflazione e dei costi operativi sempre più elevati. Solo il terminale Sabine Pass da 10 miliardi di dollari, una struttura della Cheniere di Cameron Parish, ha l’approvazione necessaria dal dipartimento dell’Energia e dalla Regulatory Commission della Federal Energy statunitensi. Ai primi di marzo, l’economista statunitense Philip Verleger, che ha lavorato alla Casa Bianca e al Tesoro degli Stati Uniti negli anni ’70, ha parlato da esperto sulla questione di come usare l’energia per “punire” la Russia. Nella newsletter del 3 marzo 2014 che pubblica per i suoi clienti, Verleger ha scritto che gli Stati Uniti dispongono di uno strumento per influenzare la Russia, la sua Strategic Petroleum Reserve (SPR). La riserva statunitense attualmente è pari a circa 700 milioni di barili di petrolio, cinque milioni dei quali sono stati immessi sul mercato durante la visita a Washington del primo ministro ad interim ucraino Arsenij Jatsenjuk. “E’ quasi una sfida alla logica pensare non ci sia un legame“, ha osservato John Kingston, direttore della divisione notizie della Platts. Toccare l’SPR per manipolare il mercato globale sarebbe una decisione assai straordinaria. L’unico modo per esercitare una reale pressione sui prezzi mondiali del petrolio sarebbe cedere almeno il 50% di tutta la SPR e concedere licenze di esportazione a chiunque lo volesse. Il DoE statunitense non è ovviamente pronto a tali misure draconiane. Guardando il Rapporto 2014 scritto dagli analisti del DoE, noti per la loro fede quasi religiosa nelle energie alternative, il prezzo minimo per il petrolio nel 2015 sarà di 89,75 dollari/barile. Il bilancio nazionale russo, nel 2014, gravato dalle spese per le Olimpiadi, è stato redatto sulla base di un prezzo medio di 93 dollari al barile. Ergo, anche 80-90 dollari non sarebbero affatto un disastro per Mosca, tanto meno 100 dollari al barile. Inoltre, la pressione “non di mercato” dagli Stati Uniti potrebbe essere bilanciata dalle nazioni esportatrici. Ad esempio, con l’idea della “moneta energetica”, a lungo tema caldo presso l’OPEC e il Gas Exporting Countries Forum (GECF).
Per la prima volta nella storia delle relazioni USA-Russia, assistiamo a un dibattito pubblico sulla minaccia di sanzioni economiche che può avere ampi effetti negativi sulla sicurezza energetica globale. L’amministrazione Obama si comporta come se seguisse un vecchio libro di testo di economia politica sovietico. Al momento, a quanto pare, il dogma sacro del libero mercato, da Samuelson a Friedman, può essere comodamente trascurato solo per punire una nazione sovrana. Quando il capo dello Stato più influente del mondo parla di manipolazione dei prezzi di mercato per punire attori recalcitranti, di che tipo di “libero mercato globale” e fair play parla per davvero?

09670350-8cd2-45af-ac1c-2ea3331d3383Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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