Speculatori, cartelli e miti della scarsità

Dean Henderson 15 aprile 2014

Shell+Sign+LogoMentre ai governi di tutto il mondo viene detto di “stringere la cinghia”, le economie contratte e il mito della scarsità (radice della parola: paura) incoraggiano la corsa al ribasso per le masse globali.  Accanto a tali pretese di austerità, continua la concentrazione storica di potere dell’élite globale ben pasciuta. Il cartello energetico e i trafficanti di petrolio evasori dei Rockefeller/Rothschild a Zug, in Svizzera, diffusero la menzogna del picco del petrolio, sapendo bene che mentre il petrolio si aggira sui 100 dollari al barile sui casinò internazionali, le compagnie petrolifere pagano circa 18 dollari al barile il greggio estratto dalla terra. Big Oil trae il solito utile record trimestrale, mentre gli speculatori guidati da Goldman Sachs e Morgan Stanley strappano altri 50 dollari al barile prima che la gente si piazzi alla pompa di benzina. Nell’aprile 2011, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti riferì che il principale deposito di petrolio degli USA di Cushing, Oklahoma, aveva 41,9 milioni di barili di greggio, molto vicino alla sua capacità di 44 milioni di barili. In altre parole, gli Stati Uniti sono inondati di greggio. Ora siamo un esportatore netto, eppure i prezzi del petrolio rimangono elevati. Nello stesso momento l’USDA annunciava che gli agricoltori del Sud Dakota prevedono di piantare ulteriori 850000 ettari di mais rispetto al 1931. Secondo il bollettino dell’USDA del 10 marzo 2011, il raccolto di mais del Brasile è stato di 2 milioni di tonnellate superiore rispetto allo scorso anno. Eppure, i futures sul mais alla Chicago Mercantile Exchange sono scambiati a prezzi record. I prezzi del cibo sono alti per le stesse ragioni: concentrazione e speculazioni. Secondo lo stesso rapporto dell’USDA, “le ultime scorte di grano statunitense per il 2010/11 balzano in alto questo mese, data la prospettiva di ridotte esportazioni. Le esportazioni si sono abbassate di 25 milioni di bushel date le maggiori forniture mondiali di frumento di alta qualità, in particolare dell’Australia, e il ritmo delle spedizioni commerciali di frumento statunitense, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, è più lento del previsto. “Ma ancora i futures sul grano sono vicini a livelli record”. Non c’è nulla di allarmante nel rapporto sulle forniture di carne bovina, pollame, uova, latte, zucchero o riso. Eppure, i prezzi alimentari continuano a salire alle stelle. Le élite globali sanno che cibo ed energia sono essenziali per la vita. Il controllo su questi due beni elementari significa controllo sui popoli.
Dopo le acquisizioni nel 2008 di Swift, Smithfield e National Beef Packers da parte dell’azienda brasiliana di scatolame JBS, vi sono tre conglomerati che controllano oltre l’80% di carne bovina in scatola negli Stati Uniti: Tyson, Cargill e JBS. Queste stesse aziende controllano la maggior parte della fiorente industria del bestiame allevato concentrata nel Kansas e in Colorado. Dominano anche le industrie dei maiali, polli e tacchini. Cargill è il maggiore processore di grano sul pianeta,  gestendo al completo metà delle forniture globali di cereali. Quattro colossi non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Nel mio libro, Big Oil e i suoi banchieri… li ho definiti i Quattro Cavalieri: Royal Dutch/Shell, Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco. Queste imprese controllano il greggio dal pozzo saudita alla pompa di benzina americana, traendo profitto da ogni fase di lavorazione, trasporto e commercializzazione. Mentre i repubblicani reazionari accusano gli ambientalisti per l’assenza di produzione petrolifera negli Stati Uniti, questi giganti del petrolio hanno chiuso i pozzi consentiti in Texas e Louisiana e spostato la produzione in Medio Oriente, dove i lavoratori bangleshi, filippini e yemeniti sono pagati un dollaro al giorno per lavorare negli impianti petroliferi. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil sono i più integrati verticalmente dei Quattro Cavalieri. Questi colossi guidano la carica all’integrazione orizzontale dell’industria energetica, investendo molto su gas, carbone e uranio.
ExxonMobilCon la caduta del muro di Berlino, Europa dell’est, Russia, Balcani e Asia centrale furono aperti a Big Oil. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri si sono scatenati sui nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, vedendo l’incremento patrimoniale, nel 1988-94, seguente: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. Il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha più che raddoppiato il proprio patrimonio collettivo in sei anni. Russia e Asia Centrale hanno oltre la metà delle riserve di gas naturale del mondo. Royal Dutch/Shell hanno aperto la pista all’estrazione di queste riserve, formando una joint venture con l’Uganskneftegasin per l’enorme giacimento di gas in Siberia in cui Shell detiene una quota del 24,5%. Shell è stato il maggiore produttore mondiale di gas naturale dal 1985, spesso attraverso joint venture con Exxon Mobil. Nel campo del gas naturale al dettaglio negli Stati Uniti, Chevron Texaco possiede Dynegy, mentre Exxon Mobil possiede Duke Energy.  Entrambi sono stati protagonisti, assieme ad Enron, nel 2000 dei picchi sul gas naturale che hanno sconvolto l’economia della California, portando al fallimento del principale ente dello Stato, Pacific Gas & Electric. Exxon Mobil ha vasti interessi negli impianti energetici di tutto il mondo, tra cui la piena proprietà della China Light & Power di Hong Kong.
Negli anni ’70 Big Oil investì 2,4 miliardi dollari per l’esplorazione dell’uranio. Controlla ora oltre la metà delle riserve mondiali di uranio, fondamentali per alimentare le centrali nucleari. Chevron Texaco e Shell hanno anche sviluppato una joint venture per costruire reattori nucleari. Exxon Mobil è il primo produttore di carbone negli Stati Uniti e ha le seconde maggiori riserve di carbone dopo la Burlington Resources, l’ex-controllata delle ferrovie BN che nel 2005 fu acquistata dalla Conoco Phillips della famiglia DuPont. Royal Dutch/Shell possiede miniere di carbone nel Wyoming attraverso la controllata ENCOAL e in West Virginia attraverso l’Evergreen Mining. Chevron Texaco possiede Pittsburgh e Midway Coal Mining. Sette dei primi quindici produttori di carbone negli Stati Uniti sono compagnie petrolifere, mentre l’80% delle riserve di petrolio degli Stati Uniti sono controllate dalle nove maggiori aziende. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil stanno frettolosamente comprando altre riserve di carbone. La concentrazione di potere nello spettro  energetico non si limita agli USA. In Colombia, Exxon Mobil possiede enormi miniere di carbone, BP Amoco possiede vasti giacimenti di petrolio e Big Oil controlla tutte le vaste risorse non rinnovabili del Paese. Nel 1990 Exxon Mobil importava il 16% del suo greggio estero dalla Columbia. I Quattro Cavalieri hanno investito pesantemente in altre imprese minerarie. Shell detiene i contratti a lungo termine con diversi governi per la fornitura di stagno attraverso la sua controllata Billiton, che possiede miniere in luoghi come Brasile ed Indonesia, dov’è il maggiore produttore di oro del Paese. Billiton s’è fusa con le Broken Hill Properties in Australia diventando il maggiore conglomerato minerario del mondo: BHP Billiton. Shell gode di calde relazioni con la seconda società mineraria del mondo, Rio Tinto, attraverso direzioni storicamente intrecciate. La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell. Shell ha recentemente iniziato ad investire pesantemente nel settore dell’alluminio. Shell Canada è il primo produttore di zolfo del Canada. Shell gestisce gli interessi del legname in Cile, Nuova Zelanda, Congo e Uruguay e una vasta industria dei fiori con aziende agricole in Cile, Mauritius, Tunisia e Zimbabwe. Recentemente, il ramo della Shell BHP Billiton ha annunciato un tentativo di acquisizione ostile da 38,6 miliardi di dollari della canadese Potash Corp. BHP Billiton già possiede Anglo Potash e Athabasca Potash. La proprietà di Potash Corp. gli darebbe il controllo di oltre il 30% del mercato globale del potassio, componente necessaria in qualsiasi coltura agricola. BP Amoco, attraverso la controllata ARCO, è diventata uno dei sei maggiori produttori mondiali di bauxite, da cui l’alluminio è derivato. Ha miniere in Giamaica e in altre nazioni caraibiche. Chevron Texaco controlla oltre il 20% del grande gruppo minerario AMAX, principale produttore di tungsteno negli Stati Uniti e con grandi aziende agricole in Sud Africa e Australia. Exxon Mobil Oil possiede Superior e Falconbridge Mining, grandi produttori canadesi di platino e nichel. Exxon possiede anche Hecla Mining, uno dei maggiori produttori di rame e argento di tutto il mondo, e Carter Mining, uno dei primi cinque produttori di fosfato al mondo, con miniere in Marocco e Florida. I fosfati sono necessari per raffinare l’uranio, mentre l’acido fosforico è la chiave per la produzione petrolchimica, che sempre i Quattro Cavalieri controllano.
shellUn altro strumento dell’egemonia dei Quattro Cavalieri nel settore energetico è la joint venture. Per decenni prima che Chevron si fondesse con Texaco nel 2001, le società hanno commercializzato prodotti petroliferi in 58 Paesi sotto il marchio Caltex. Hanno inoltre creato le joint venture Amoseas e Topco prima di fondersi. Caltex possiede raffinerie in Sud Africa, Bahrain e Giappone. Nelle Filippine, Caltex e Shell controllano il 58% del settore petrolifero. Quando il dittatore filippino Ferdinand Marcos impose la legge marziale nel 1972, il vicepresidente della Caltex Frank Zingaro commentò: “La legge marziale ha notevolmente migliorato il clima per gli affari”. Exxon e Mobil condivisero molte joint ventures in tutto il mondo, prima della loro fusione nel 1999, tra cui PT Stanvav Indonesia. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil crearono una joint venture sul Mare del Nord chiamata Shell Expro, nel 1964, mentre nel 1972 la Shell si legò con la Mitsubishi in Brunei per la fornitura di petrolio al Giappone. Shell detiene il 34% della Petroleum Development Oman in partnership con Exxon Mobil. Saudi Aramco, Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company, Kuwait Oil Company e ADCO degli Emirati Arabi Uniti sono tutti collusioni dei Quattro Cavalieri. In Iran, Iraq e Libia questi cartelli furono nazionalizzati, ecco perché il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha fatto pagare ai contribuenti degli Stati Uniti l’invasione di Iraq e Libia, continuando a minacciare l’Iran. Il primo contratto petrolifero in Iraq andò a Royal Dutch/Shell, il secondo a BP e il terzo a Exxon Mobil. Così avete il quadro.
Cibo ed energia sono di fondamentali per la vita, ecco perché il Congresso dovrebbe chiudere i casinò degli speculatori come Chicago Mercantile Exchange e NYMEX, e nazionalizzare il monopolio delle industrie alimentari dei Quattro Cavalieri. Dobbiamo formare una Società per l’Energia degli Stati Uniti e una US Food Processing Company che si concentri sulle energie rinnovabili e una dieta diversificata più sana. Tutte cose possibili se mostriamo volontà politica e non siamo spaventati. Dobbiamo rifiutare il “picco del petrolio” e il mito relativo della scarsità di cibo, e affrontare i veri problemi: la concentrazione del potere corporativo e la speculazione.

ExxonMobil_SunPhoto_retouch_cropped_959_487_90_c1Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

The International: petrolio, droga, armi e Kissinger Associates

Dean Henderson 19 febbraio 2014

La recente epidemia di suicidi tra i banchieri internazionali ricorda l’intimità tra dell’intesa tra la finanza controllata dalle otto famiglie e la comunità d’intelligence.

JPMorganAl nadir del regime di riciclaggio armi-petrodollari-droga del Consiglio di Cooperazione del Golfo/CIA sedevano tranquillamente i bankster internazionali dei quattro cavalieri. Attraverso ogni grande scandalo e dietro ogni regime dispotico si trova l’oligarchia finanziaria globale che si avvantaggia della dipendenza del mondo da petrolio, armi e droga. La ricchezza petrolifera generata nella regione del Golfo Persico è la principale fonte di capitali di tali banchieri. Vendono agli sceicchi del GCC buoni del tesoro 30ennali all’interesse del 5%, quindi prestano i petrodollari degli sceicchi ai governi del Terzo Mondo e dei consumatori occidentali con interessi del 15-20%. Nel processo questi signori della finanza che non producono nulla, usano il debito economico importato come leva per consolidare il controllo sull’economia globale.

I padroni dei petrodollari e dei narcodollari
jpmorgan-chase-bank-1I banchieri internazionali sorvegliano la ricchezza petrolifera del Golfo Persico generata dai  tentacoli di Big Oil. La Chase Manhattan colpì la Banca centrale Markazi dell’Iran, poi saccheggiò il Tesoro iraniano con gli insiders di Rockefeller, Kissinger e McCloy quando lo Shah loro fantoccio fu cacciato. Chase aveva stretti legami con la banca centrale saudita SAMA e la banca centrale del Venezuela, dove la Exxon-Mobil di Rockefeller “è la CIA”. Chase lanciò il Fondo per lo sviluppo industriale saudita, che diede alle multinazionali di proprietà della Chase i contratti per la modernizzazione saudita, poi acquistò la Saudi Investment Banking Corporation, che fece esattamente la stessa cosa. [1] I presidenti della Banca Mondiale Eugene Black e John McCloy provenivano dalla Chase. Morgan Guaranty Trust presiedeva il petrolio dei Saud. SAMA, divenuta Banca Centrale del regno quando si stava ancora asciugando l’inchiostro dell’accordo sulla sicurezza USA/Arabia Saudita, era guidata da Goon Anwar Ali del FMI, e gestita dai “tre saggi” o “padri bianchi”, il più potente dei quali era John Meyer, presidente della divisione internazionale di Morgan Guaranty Trust e successivamente presidente della Morgan Guaranty. Meyer trasferì le royalties in petrodollari della SAMA alla Morgan, essendo consigliere per gli investimenti della SAMA. [2] Morgan era il banchiere di Bechtel e Aramco. Stephen Bechtel sedette nel CdA della Morgan Guaranty, come fecero alla Chevron-Texaco gli insider del CFR George Schultz e Sulayman Olayan, l’uomo di paglia della Bechtel, cruciale nel riciclaggio dei petrodollari del Golfo Persico nelle banche internazionali. Olayan possedeva metà Saudi Bechtel e molte azioni di Chase Manhattan, Occidental Petroleum e CS First Boston, dove fu direttore fino al 1995. Olayan fondò la Saudi-British Bank, un grande attore occulto nel mercato degli eurodollari. Aveva un’oscura partnership caraibica con Barclays e Jardine Matheson, che controllano la finanza israeliana ed HSBC rispettivamente. Fu membro della direzione di American Express insieme a Henry Kissinger e Edmund Safra, la cui fallimentare Republic Bank finì nel pozzo nero della HSBC. Il gruppo bancario di Olayan comprende CS First Boston, Saudi-British Bank, Saudi Holland Bank (controllata dalla ABN Amro, ora Royal Bank of Scotland) e Chase. [3] Attraverso queste relazioni Olayan fu il collante tra i Saud e i loro padroni delle famiglie dei Quattro Cavalieri statunitensi, inglesi e olandesi.
Nel 1975 Morgan Guaranty ebbe una partecipazione del 20% nella Saudi International Bank di Londra, il cui direttore esecutivo era il direttore di Morgan Guaranty Trust Peter de Roos. SAMA possedeva una quota del 50%, mentre Bank of Tokyo, Deutsche Bank, Banque de Nationale de Paris, National Westminster Bank e Union Bank of Switzerland avevano ognuna una proprietà del 5%. [4] Citibank acquistò il 33% della Saudi American Bank. SAMA era assistita da Merrill Lynch e Baring Brothers (ora della Royal Bank of Scotland), garantendo a New York e a Londra il controllo sui proventi del petrolio. I Padri Bianchi avevano saldamente le redini dei proventi petroliferi dell’Aramco dei Saud. Di Morgan Guaranty era il consigliere per gli investimenti dell’Abu Dhabi Investment Authority, la banca centrale degli Emirati Arabi Uniti, dove il monarca e principale azionista della BCCI, shayq Zayad detiene i cordoni della borsa. Morgan Grenfell, il braccio londinese della Morgan, è consulente dei governi della GCC del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, e del mercato dell’oro dell’emirato di Dubai. Grenfell ora della Deutsche Bank, controllava  una larga fetta della Banca Centrale della Giordania e finanziava la vendita di armi a Oman, Giordania e Arabia Saudita. Quando il trafficante d’armi saudita della Lockheed Adnan Khasshoggi comprò l’Arizona-Colorado Land & Cattle Company, nel 1974, il ramo degli investimenti statunitense Morgan Stanley fece un affare. Quando Khasshoggi comprò un caseificio di 17000 ettari e un ranch da un milione di acri per il bestiame in Sudan, Morgan Stanley l’aiutò di nuovo.
Nel 1984 Morgan Grenfell spinse per l’esplorazione petrolifera nel Mare del Nord. Sir John Stevens della Grenfell consigliava la Banca Markazi dell’Iran. Stevens era un insider della Banca d’Inghilterra, dove il presidente della Royal Dutch/Shell Sir Robert Clark era membro del consiglio. Morgan Stanley occupava i primi 16 piani dell’edificio della Exxon a New York. Gestì nel 1977 la vendita delle azioni della BP da parte del governo inglese al clan al-Sabah del Quwayt. [5]
Il presidente della Jardine Matheson David Newbigging siede nel consiglio consultivo internazionale di Morgan Guaranty ed è probabilmente l’uomo più potente di Hong Kong. Il presidente di Morgan et Cie, divisione internazionale della banca, era Lord Cairncatto, che sedeva nel Comitato di Londra della HSBC, era presidente della Morgan Grenfell e membro del Consiglio interno del Royal Institute of International Affairs. [6] HSBC e Kleinwort Benson hanno il controllo del monopolio dell’oro Sharps Pixley Ward di Hong Kong. HSBC Bank possiede la British Bank of the Middle East, che monopolizza il fiorente mercato dell’oro di Dubai, la Republic Bank of New York di Edmund Safra, che dominava i vecchi mercati dell’oro libanesi e Midland Bank, agente di compensazione del narco-governo panamense. Fino a poco prima Sharps Pixley e Samuel Montagu, filiali della HSBC, si fusero con la Mocatta Metals della Standard Chartered, fondata da Cecil Rhodes, Johnson Matthey e NM Rothschild & Sons di Londra per fissare ogni giorno unilateralmente il prezzo dell’oro. Gli ultimi due monopoli hanno CdA che s’intrecciano sia con la HSBC che con il conglomerato Anglo-American controllato da Oppenheimer, la cui controllata Engelhardt monopolizza la raffinazione mondiale dell’oro. [7] Gli Oppenheimer controllano anche Rio Tinto e DeBeers, fondata da Cecil Rhodes, che monopolizza il commercio mondiale dei diamanti. La controllata Anglo-American delle Bermuda, Minorco, gioca un ruolo importante nel ciclo oro/diamanti/droga della Silver Triangle. Il taglio dei diamanti è finanziato dalla famiglia belga Lambert, cugini dei Rothschild, e dalla Barclays Bank, nel cui CdA siedono Sir Harry Oppenheimer e altri quattro membri dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme della Regina Elisabetta, più che in qualsiasi azienda nel mondo. [8] I giganti bancari canadesi Bank of Nova Scotia, Bank of Montreal, Royal Bank of Canada, Toronto Dominion Bank e Canadian Imperial Bank of Commerce, si sono uniti ai giganti inglesi National Westminster, Barclays, Lloyds e HSBC, nel presiedere la Silver Triangle dei Caraibi che ricicla narcodollari. Bank of Nova Scotia è il rivenditore d’oro più grande dei Caraibi e possiede 200 tonnellate di oro recuperate dai depositi sotto le macerie del World Trade Center nel 2001. La banca d’investimento più grande dei Caraibi è nota come ITCO, una joint venture tra Anglo-american, Barclays, NM Rothschild e Royal Bank of Canada. Il direttore della Lloyds, ADF Lloyd, è cognato del 10° conte di Airlie, presidente della Banca Schroeder della Warburg, che finanziò Hitler. La moglie di Earl è nipote di Otto Kahn, partner di primo piano di Kuhn Loeb. La suocera di Winston Churchill era una Airlie. Il cugino di Churchill, il visconte Cowdray, ha una grande partecipazione nella Lazard, usata dalla famiglia Kennedy. [9] Lazard controlla Financial Times, The Economist e Penguin Books.
La Citigroup dei sauditi e la Texas Commerce della Baker, ora JP Morgan Chase, aiutaron Raul Salinas a derubare il Tesoro messicano. Bank of America dei Rothschild fondò la Banca d’Italia sotto il paravento della Transamerica di Amadeo Giannini, con una joint venture da 3 miliardi di dollari con il Banco Ambrosiano, che acquistò la saccheggiata Continental Bank, finanziando la BCCI ed ripulendo gli affari della BNL. All’epoca Bank of America era la maggiore banca del mondo. [776] Secondo il ricercatore di Chicago Sherman Skolnick, Bank of America incanalava il denaro sporco generato dal finanziere latitante svizzero-israeliano del Mossad Marc Rich, e il cui denaro facile scomparve nel pozzo nero della Enron. Skolnick aggiunge che la Nugan Hand Bank divenne Household International, un prestatore di sub-prime di Chicago, il cui avvocato, fino al suo misterioso incidente in canoa, era l’ex-direttore della CIA Bill Colby. [10] Household è ora una controllata di HSBC. La Banque de Credit Internationale di Ginevra di Tibor Rosenbaum (BCI) predette la BCCI, ricevendo i profitti dei casinò di Meyer Lansky e i proventi della droga per finanziare gli imbrogli di MI6 e Mossad, tra cui la Permindex. [11] Lansky avviò i suo crimine organizzato con l’aiuto finanziario della famiglia Rothschild. Robert Vesco decollò con la Mary Carter Paint Company finanziata dai Rockefeller. Santos Trafficante è il loro successore. La CS First Boston fu fondata dalla famiglia Perkins di Boston con i proventi dell’oppio e finanziò sia l’omicidio di JFK che il tentativo di assassinio del presidente francese Charles de Gaulle. Richard Holbrooke, l’inviato di Obama in Afghanistan e capo architetto degli accordi di Dayton, e Dick Thornburgh, procuratore generale di Bush durante il cover-up della BNL, lavorarono per la CS First Boston al fianco di Sulayman Olayan. La banca collaborò con BP Amoco per arraffare il 20% della russa Lukoil.

KissAss
2239374_300Tra i clienti di Kissinger Associates vi erano la Banca nazionale della Georgia della BCCI di proprietà della BNL, che collaborò con la Banca centrale irachena armando l’Iraq attraverso i conti cifrati presso Bank of America, Bank of New York, Chase Manhattan e Manufacturers Hanover Trust. Agente di compensazione della BNL in tali operazioni era Morgan Guaranty Trust. Il Consiglio di Amministrazione della Chase Manhattan Bank rifletteva il Consiglio di Amministrazione Consultivo internazionale della BNL. Henry Kissinger era legato a Chase Manhattan e a Goldman Sachs, aiutando le narco-banche Bank of New York e CS First Boston a saccheggiare il Tesoro della Russia. Quando la banda della CIA saccheggiò le S&L (cassa depositi e prestiti. NdT), Goldman Sachs spazzolò via miliardi di attività in un colpo. Il Comitato consultivo internazionale della Chase Manhattan comprendeva Y. K. Pao della Hong Kong Worldwide Shipping, Ian Sinclair della narcotrafficante Canadian Pacific e GA Wagner della Royal Dutch/Shell. [12] Pao fu vicepresidente di HSBC.
Il CdA della Kissinger Associates è ancora più oscuro e potente, il lapsus freudiano massonico della KissAss è espresso dal vecchio denaro. Il co-fondatore Lord Carrington, membro del consiglio di Barclays e Hambros, presiede il Gruppo Bilderberg e l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali. Il membro del CdA della KissAss è Mario d’Urso della dinastia dei banchieri Kuhn Loeb, è a capo della Jefferson Insurance, la joint venture tra Assicurazioni Generali (AG) e Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS) negli Stati Uniti. L’AG di Venezia custodisce le immense fortune delle antiche famiglie di banchieri veneziani che finanziarono le crociate e il Sacro Romano Impero. Il suo CdA includeva Elie de Rothschild, il barone August von Finck, l’uomo più ricco della Germania, il barone Pierre Lambert, cugino dei Rothschild e finanziatore della Drexel Burnham Lambert, Jocelyn Hambro, la cui famiglia possiede Hambros Bank, che possedeva la metà della Banca Privata di Michele Sindona; Pierpaolo Luzzato Fegiz della potente famiglia italiana dei Luzzato che aveva legami con il Banco Ambrosiano di Sindona e Franco Orsini Bonacossi della potente famiglia Orsini, i cui membri sedevano nell’antico senato dell’impero romano. I maggiori azionisti di AG sono Lazard Freres e Banque Paribas. [13] Paribas, ora la maggiore banca del mondo, è controllata dalla famiglia Warburg, mentre Lazard è dominata dalle famiglie Lazard e David-Weill. I Lazard inglesi fanno ora parte del conglomerato Pearson, che possiede Financial Times, Economist, Penguin e Viking Books, Madame Tussaud e ampi interessi negli Stati Uniti. La francese Lazard Freres è occultata nell’holding denominata Eurafrance. Lazard gestisce il denaro dell’élite globale come gli Agnelli italiani, i Boels belgi, gli inglesi Pearson e gli statunitensi Kennedy. Membri del consiglio della RAS sono i membri della famiglia Giustiniani, discendenti dall’imperatore romano Giustiniano, della famiglia Doria, finanzieri genovesi dei sovrani asburgici spagnoli, e il duca d’Alba, che discende dalla monarchia asburgica spagnola.
Un altro potente elemento del CdA della KissAss era Nathaniel Samuels, altro vecchio sgherro della Kuhn Loeb del clan di Samuel, che controlla gran parte di Royal Dutch/Shell e Rio Tinto. Samuel fu presidente della Banque Louis-Dreyfus Holding Company di Parigi, derivante dalla dinastia di commercianti in granaglie Louis Dreyfus, uno dei Quattro Cavalieri del Grano. Lord Eric Roll è un altro membro della KissAss. Roll è presidente della banca d’investimento della famiglia Warburg, la SG Warburg. Il potente membro asiatico del consiglio della KissAss è Sir Y. K. Kan di Hong Kong, che rappresenta quattro vecchie famiglie bancarie cinesi che controllano la Bank of East Asia. Le radici massoniche del cliente piduista BNL della KissAss risalgono alla Banca Commerciale d’Italia, dove fu fondata la P-2. La filiale svizzera della banca, la Banca della Svizzera, acquistò il 7% di Lehman Brothers nel 1970. La famiglia Lehman fece fortuna vendendo armi alle forze confederate mentre contrabbandava l’oppio inglese nell’Unione dalle piantagioni di cotone di famiglia. Quando il cliente della Lehman Brothers, Enron, crollò, l’UBS Warburg piombò per comprarsi Enron OnLine per 0 dollari. Quando Lehman fallì nel 2008, Barclays banchettò con la sua carcassa.

Note
[767] The Chase: The Chase Manhattan Bank N. A.: 1945-1985. Harvard Business School Press. Boston. 1986. p.231
[768] The House of Morgan. Ron Chernow. Atlantic Monthly Press. New York. 1990. p.606
[769] “The Olayan Group: Fifty Years of Forging Business Partnership”. Advertisement. Forbes. 7-7-97
[770] “Now the Desert Kingdom’s are Thirsty for Cash”. John Rossant. Business Week. 3-18-91. p.32
[771] Chernow. p.612
[772] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992. p.125
[773] Ibid. p.194
[774] Ibid. p.200
[775] Ibid. p.445
[776] “A System out of Control, Not Just One Bank”. George Winslow. In These Times. October 23-29, 1991. p.8
[777] “The Enron Black Magic: Part III”. Sherman Skolnick. 1999.
[778] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.22
[779] The Editors of Executive Intelligence Review. p.339
[780] Ibid. p.98

hsbc--621x414Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix e The Federal Reserve Cartel. Il suo settimanale è Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hitler era un agente inglese?

Hitler controllava le masse
Aangirfan 28 ottobre 2013

Hitler e Hanfstaengl

Hitler e Hanfstaengl

Dal novembre 1912 ad aprile 1913 Hitler soggiornò in un appartamento a Liverpool, nel Regno Unito, con la famiglia del fratellastro Alois. Hitler visse per qualche mese a Liverpool
C’è la convinzione che, mentre era in Gran Bretagna, Hitler fu arruolato da una fazione di destra dei servizi di sicurezza del Regno Unito. Hitler può aver avuto un gestore inglese 
Se Hitler era collegato a una cabala oscura del Regno Unito e degli Stati Uniti d’America, questo potrebbe spiegare:
Perché Hitler fu finanziato dalla famiglia Bush ed altri.
Perché Hitler lasciò 335.000 soldati alleati fuggire da Dunkerque.
Perché la sede dell’IG Farben a Francoforte non fu mai bombardata.
Hitler era un agente degli Illuminati?

ITA00331_01Molti delle élite videro in Hitler qualcuno che potesse tenere le masse sotto controllo. “Nel 1919 Hitler era un ufficiale dell’intelligence che l’esercito tedesco incaricò di spiare il piccolo Partito del lavoro tedesco, diventandone il leader. Il fratello del fondatore dell’US Federal Reserve, Max Warburg, era il capo dei servizi segreti tedeschi. Entrambi furono dirigenti della IG Farben. Hitler fu sponsorizzato dall’oligarchia bancaria, e il nazismo ricevette milioni di dollari da New York e Londra.
Nazismo e sionismo sponsorizzati dallo stesso cartello bancario degli Illuminati
Alla potente cabala che sostenne Hitler non piacevano i lavoratori organizzati, i liberali, la democrazia o qualsiasi altra cosa che sfidasse il sistema feudale. Alla fine della seconda guerra mondiale il sistema feudale era ancora in vigore. La mafia dell’elite fascista-nazista-sionista continuò a governare attraverso il gruppo Bilderberg, e organizzazioni simili, come il Bohemian Grove. La origini naziste della NATO
Il totalitarismo prosperò in Russia e in Europa orientale.
Gli autori inglesi Gerrard Williams e Simon Dunstan, nel loro libro Grey Wolf: The Escape of Adolf Hitler, sostengono che verso la fine della guerra Hitler fuggì in Sudamerica. Secondo il libro Grey Wolf:
Hitler fuggì da Berlino su un aereo da trasporto Junkers Ju-52.
Hitler, dopo lo sbarco in Danimarca, volò in Spagna, dove il generale Franco gli fornì un aereo per portarlo alle isole Canarie. Da lì, Hitler prese un sottomarino per l’Argentina.
Hitler morì in Argentina il 13 febbraio 1962, all’età di 73 anni.
Il giornalista argentino Abel Basti, sostiene che Williams e Dunstan hanno plagiato la sua ricerca.  “Basti non ha in alcun modo inventato l’idea di Hitler vivo in Argentina“, dice Williams. “Libri sull’argomento esistevano già nel 1953 e nel 1987. Non ho mai plagiato il lavoro di nessuno“. (E se per questo anche nel 1948. NdT)

hitlerhawaiipreviewI potenti vogliono farci credere che Hitler è morto a Berlino nel 1945. Sul Daily Mail, l’autore Guy Walters scrive che “L’idea che Hitler possa essere fuggito, e nascosto, sembra farsesca… “Negli anni immediatamente successivi alla guerra, non vi era alcuna prova reale che Hitler fosse, difatti, morto. Uno dei problemi che gli investigatori incontrarono fu la mancanza di qualsiasi prova fisica della sua morte. L’esistenza di frammenti di cranio, trovato dai russi vicino al bunker del Fuhrer e che si ritiene siano suoi, non era nota in occidente fino al 1968. Poi, nel 2009, la prova del DNA delle ossa ha rivelato che in realtà appartenevano a una donna… Questo ha dato ai fantasisti le munizioni per sostenere che Hitler non sia morto nel bunker. Nel periodo immediatamente successivo alla guerra, i servizi d’intelligence statunitensi e inglesi ricevettero innumerevoli rapporti che suggerivano che l’ex leader nazista fosse stato visto vivo e in circolazione… Per molto tempo i russi credettero che gli alleati avessero dato rifugio a Hitler, e diffusero queste storie fasulle nel tentativo di far venire a galla ciò che pensavano fosse la verità… Anche il generale Eisenhower, ex-comandante supremo alleato, sembrò esserci cascato. Nel 1952 disse: ‘Non siamo stati in grado di portare alla luce la minima prova tangibile della morte di Hitler. Molte persone credono che sia fuggito da Berlino.‘…”

trevor-roper-portr_2101960bHugh Trevor-Roper, la cui reputazione fu danneggiata nel 1983 quando autenticò i Diari di Hitler per conto del quotidiano The Sunday Times, che si rivelarono successivamente falsi.
Dopo la guerra, lo storico e ufficiale dell’MI6 Hugh Trevor-Roper fu incaricato d’indagare sulla morte di Hitler. Parlò con molti di coloro che erano presenti nel bunker durante quegli ultimi giorni fatali. Dissero tutti la stessa cosa: Hitler si era ucciso, e il suo corpo e quello di Eva Braun furono cremati con la benzina.”

William Hitler, unico discendente di Adolf
Aangirfan

William Patrick HitlerWilliam Hitler nacque a Liverpool, nel Regno Unito, era il figlio del fratello di Hitler, Alois e della moglie di origine irlandese Bridget Dowling.

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Bridget Dowling

Rudolph Hess. Notare la somiglianza con Bridget

Rudolph Hess. Notare la somiglianza con Bridget Dowling, un caso?

I genitori di William si incontrarono a Dublino, quando Alois ci viveva nel 1909, si sposarono a Marylebone e tornarono a Liverpool, dove William nacque nel 1911. Nel 1933, William Hitler si recò nella Germania nazista, nella speranza di beneficiare dell’ascesa al potere dello zio. “Viaggiò in Gran Bretagna nel 1937, dove rilasciò un’intervista al Daily Express dichiarando, con il suo forte accento inglese, di essere ‘l’unico discendente legale della famiglia Hitler’, adottando pose simili a quelle dello zio… William si rifiutò di rinunciare al passaporto inglese in cambio di un posto di lavoro al vertice del regime. Poi cercò di ricattare il Führer. I dettagli emersero anni dopo, al processo di Norimberga. Hans Frank, ex-avvocato nazista, responsabile di milioni di morti quando era Governatore Generale della Polonia, rivelò come William avesse scritto allo zio alla fine degli anni ’30 minacciando di svelare ‘l’insolita storia della famiglia di Hitler’. Fu una velata minaccia che avrebbe confermato la vecchia voce che il nonno paterno di Hitler fosse, difatti, un commerciante ebreo, Leopold Frankenberger, che aveva avuto una relazione con sua nonna, Maria, quando era al servizio della sua famiglia a Graz“. William minacciò di rivelare alla stampa che il nonno paterno di Hitler era un mercante ebreo. Nel 1939, William fuggì dalla Germania con l’ausilio di un agente inglese. Nel 1944 William si arruolò nella Marina degli Stati Uniti.

article-2182382-1455D90F000005DC-511_634x472William Hitler (a sinistra)

williams_sonsI figli di William Hitler

Durante i lavori di ristrutturazione della ex casa di William Hitler negli USA, furono scoperti dei beni di famiglia, tra cui apparecchiature per un laboratorio di emodialisi sotto il portico posteriore. I tre tranquilli fratelli di Long Island, parenti di Hitler… 

L’agente inglese che controllava Hitler
Il barone William de Ropp era il gestore inglese di Hitler?
Henry Makow, 11 gennaio 2013

992852Il nome del barone William de Ropp non è noto. C’è solo una foto disponibile, e solo una breve voce su Wikipedia. Eppure era l’agente inglese che potrebbe avere diretto Hitler. Gli “audaci” colpi diplomatici e militari di Hitler, che stupirono il mondo, si basavano sulle previsioni delle intenzioni inglesi fornite da de Ropp. Ciò aggiunge credito alla tesi che gli Illuminati crearono Hitler per fomentare la guerra mondiale. Secondo Ladislao Farago, William de Ropp è stato “uno dei più misteriosi e influenti agenti clandestini” dell’epoca.
Nato in Lituania nel 1877, istruitosi in Germania, si trasferì in Inghilterra nel 1910. Dopo aver combattuto con gli inglesi nella prima guerra mondiale, si trasferì a Berlino e contattò il camerata baltico, il teorico nazista Alfred Rosenberg, che lo presentò a Hitler. De Ropp collaborò strettamente con Rosenberg, che guidava il ministero degli Esteri del partito nazista. I nazisti lo consideravano il loro agente in Inghilterra, dove organizzò il supporto alla causa nazista nel potente segmento dell’élite inglese, noto come “Cliveden Set“. Organizzò le visite di alti funzionari e scambi di informazioni. In questo clima conviviale, la Luftwaffe ingenuamente aprì i suoi segreti agli inglesi. Ciò faceva parte di un più ampio piano degli Illuminati (“appeasement“) per far creder a Hitler che l’Inghilterra l’avrebbe sostenuto nella sua conquista della Russia comunista.
Farago: “Uno stretto rapporto personale si sviluppò tra il Fuehrer e de Ropp. Hitler lo volle come suo consulente riservato sugli affari inglesi, illustrandogli francamente i suoi grandiosi piani… una fiducia cui nessun altro straniero godé fino a quel punto” (“The Game of the Foxes” p.88)
In “King Pawn or Black Knight,” (1995) Gwynne Thomas scrive: “Il leader nazista ebbe simpatia immediata per lui, soprattutto quando scoprì che de Ropp aveva forti legami nella società inglese ed era ben informato su ciò che accadeva a Londra. De Ropp non solo godeva della fiducia (di Hitler), ma ne divenne il portavoce nei rapporti con i vertici inglesi, che Hitler intendeva influenzare… c’era la chiara prova che de Ropp fosse stato determinante nella raccolta di fondi presso la City di Londra per finanziare molte campagne elettorali dei nazisti, che alla fine del 1933 permisero al partito nazista di imporsi e avere il controllo totale.” (p.25)
Un agente inglese finanziava, consigliava e rappresentava Hitler. Fino a che punto lo stesso Hitler era un agente “inglese”?

Una linea sottile
dark%20agesDopo che gli Illuminati misero al potere Hitler, lo usarono per sabotare l’opposizione tedesca. Il 4 maggio 1938, Ludwig Beck, capo di stato maggiore tedesco aveva invocato il rovesciamento di Hitler, avvertendo che il Paese stava andando verso il disastro. Il 10 maggio 1938, il primo ministro Chamberlain tenne una conferenza alla Cliveden House affermando che la Gran Bretagna cercava un patto con la Germania e l’Italia, e favoriva la frammentazione della Cecoslovacchia. In conseguenza a tale acquiescenza inglese, l’esercito tedesco abbandonò la resistenza ai piani di guerra di Hitler. Nel 1939, de Ropp precisò l’opposizione inglese nel caso di un attacco tedesco alla Polonia. “Gli inglesi dissero a Rosenberg che avrebbero combattuto una ‘guerra’ difensiva, cioè non avrebbero attuato alcuna azione in difesa della Polonia o in rappresaglia per l’attacco della Germania al Paese. In particolare, non ci sarebbe stato alcun bombardamento aereo del territorio tedesco, e i tedeschi decisero di ricambiare, una decisione che mantennero per tutto il periodo della ‘guerra fasulla’”. “Questo ‘accordo’ tra de Ropp e Rosenberg avrebbe lasciato aperta la possibilità di por termine subito alla guerra perché, disse de Ropp, ‘né l’impero inglese, né la Germania vorrebbero rischiare il loro futuro per il bene di uno Stato che ha cessato di esistere‘.” Così, con una doppia croce sui polacchi, gli Illuminati della Gran Bretagna riuscirono a dare ai nazisti una frontiera in comune con Stalin. Era solo questione di tempo prima che la guerra scoppiasse tra loro.
Il compito ora era intrappolare Hitler in una guerra su due fronti, provocando un attacco a ovest. Forse, il barone de Ropp gli assicurò che inglesi e francesi si sarebbero ritirati. Dopo l’inizio della guerra, de Ropp piazzò la sua base operativa nella neutrale Svizzera ma, secondo Ladislao Farago, “più volte durante la guerra fu chiamato da Hitler per consultazioni.” (p.89) Si ricordi, William de Ropp era un agente inglese. La questione rimane, Hitler era egli stesso un agente cosciente (degli Illuminati)? La mia sensazione è che gli Illuminati sponsorizzano le persone ingannandole, i cui obiettivi naturalmente sono in linea con l’agenda degli Illuminati, guidandoveli. Ma è altrettanto possibile che Hitler fosse un agente cosciente e de Ropp il suo gestore.
Nel libro sponsorizzato da Lyndon Larouche, “The New Dark Ages Conspiracy: Britain’s Plot to Destroy Civilization” (1980), l’autore Carol White scrive, “La verità su Hitler è che non fu solo creato dalle reti inglesi e alleate, ma che il governo inglese di Winston Churchill continuò ad usare Hitler durante la guerra. Se questo fatto non è stato ben compreso dalle forze alleate, fu fortemente sospettato nella stessa Germania.” (p.126) White prosegue elencando le numerose aperture dell’esercito tedesco verso gli inglesi riguardo il rovesciamento di Hitler. Furono tutte respinte. “Quando Churchill fu interrogato in Parlamento sul mancato sostegno inglese agli sforzi dell’esercito tedesco per rovesciare Hitler, rispose che il governo seguiva la politica di non trattare con i leader nazionalisti tedeschi considerati un male maggiore di Hitler.” (p.144) Riguardo l’obiettivo degli Illuminati ebraici di distruggere la Germania quale forza indipendente nel mondo, ciò fu molto rivelatore. Gli Illuminati proteggevano Hitler. Era il loro uomo.

Hanfstaengl
101304“Putzi” Hanfstaengl (1887-1975) è un altro personaggio misterioso che si identificava come agente statunitense nelle sue memorie. Forse aveva origine tra gli Illuminati, forse la madre era ebrea, una “Heine”. Era in confidenza con FDR e altri membri dell’élite statunitense di Harvard e successivamente a New York, dove diresse gli affari artistici del padre. Si trasferì in Germania negli anni ’20 e fu presentato a Hitler dall’addetto militare statunitense a Berlino, Truman Smith. Smith gli chiese di “tenere d’occhio Hitler.” Hanfstaengl entrò nella cerchia ristretta di Hitler, spesso sollazzando il Fuhrer con il suo pianoforte. Più materialmente, Hanfstaengl finanziò la creazione del quotidiano nazista. Compose la marcia nazista, basandosi sugli inni del football di Harvard. Nascose Hitler dopo il fallito putsch della birreria e la bella moglie impedì a un Fuhrer sconvolto di suicidarsi. Hanfstaengel fu il capo ufficio stampa estera di Hitler nel 1933-1937.
Ancora, quest’uomo era un agente statunitense. Infine, Truman Smith merita una menzione. Anche se membro del dipartimento di Stato, organizzò il sostegno nazista negli Stati Uniti. Organizzò il tour di Charles Lindbergh presso le strutture della Luftwaffe. Quindi a Washington organizzò l’opposizione politica e militare alla partecipazione degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. (Farago, pp.556-557)
In sostanza, Hanfstaengl e Smith, ebbero un ruolo parallelo a quello del barone de Ropp. Incoraggiarono Hitler (e i tedeschi in generale) a credere di avere il sostegno della dirigenza anglo-statunitense (cioè degli Illuminati) nella loro avventata crociata contro la Russia.

Conclusioni
Il barone William de Ropp, Hanfstaengl e Smith erano l’ulteriore prova che la seconda guerra mondiale fu escogitata dagli Illuminati per distruggere gli Stati-nazione d’Europa e dare una spiegazione razionale ad Israele. Con Illuminati mi riferisco alla società segreta satanica della massoneria che esegue l’agenda del cartello bancario centrale. Dai telegiornali ai film, da Internet alle classi, la nostra percezione della realtà è creata dagli Illuminati ebraici (cabalisti) del cartello bancario. La storia è una sceneggiatura di questi psicopatici che degradano e schiavizzano l’umanità, aumentando i propri potere e ricchezza.

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Nota: Il figlio di William de Ropp, Robert de Ropp, un biochimico, è l’autore di un classico degli anni ’60 sulla spiritualità e l’espansione della coscienza, “The Master Game.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I Quattro Cavalieri dietro le guerre per il petrolio

Dean Henderson – 31 agosto 2013

Mentre gli statunitensi sono in fila alla pompa di benzina per la loro spennatura dell’annuale Giornata del Lavoro, Exxon Mobil ha riferito utili per 44,9 miliardi dollari nel 2012. E qualcosa come 300 milioni di dollari di profitto aziendale, il record di tutti i tempi. Quel record appartiene, indovinate, ad Exxon Mobil. Così tanto per la Festa del Lavoro. Il capitale monopolistico globale ora vuole la guerra in Siria, ed è saldamente alla guida.

shellNel 1975 lo scrittore britannico Anthony Sampson scrisse ‘Le sette sorelle’, conferendo un nome collettivo a un cartello petrolifero oscuro che per tutta la sua storia ha cercato di eliminare i concorrenti e di avere il controllo delle risorse petrolifere mondiali. Il nome “Sette Sorelle” di Sampson fu dato dal petroliere indipendente italiano Enrico Mattei. Mattei nel 1960 iniziò a negoziare con l’Algeria, la Libia e altri Stati nazionalisti dell’OPEC che volevano vendere il loro petrolio internazionalmente senza avere a che fare con le Sette Sorelle. L’Algeria ha una lunga storia di sfide a Big Oil, una volta governata dal Presidente Huari Bumedienne, uno dei più grandi leader socialisti arabi di tutti i tempi, presentò idee originali per un mondo più giusto, per un “nuovo ordine economico internazionale”, nei suoi accesi discorsi alle Nazioni Unite, dove incoraggiava i cartelli di produttori a seguire il modello dell’OPEC per emancipare il Terzo Mondo. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex agente dell’intelligence francese Thyraud de Vosjoli dice che l’intelligence francese ne era coinvolta. William McHale del Time, che seguiva il tentativo di Mattei di spezzare il cartello di Big Oil, morì anche lui in circostanze strane. Una marea di fusioni a cavallo del millennio trasformò le Sette Sorelle di Sampson, Royal Dutch/Shell, British Petroleum, Exxon, Mobil, Chevron, Texaco e Gulf, in un cartello strettamente controllato che nel mio libro ‘Big Oil e i suoi banchieri’, definisco i Quattro Cavalieri: Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell.
Alla fine del 1800 John D. Rockefeller era diventato popolarmente noto come “il Mercante dell’illuminazione” quando il petrolio alimentava le lampade di ogni famiglia statunitense. Rockefeller capì che era la raffinazione del petrolio in vari prodotti finiti, e non la produzione di greggio, ad essere effettivamente la chiave per il controllo dell’industria. Nel 1895 la sua società Standard Oil deteneva il 95% di tutte le raffinerie negli Stati Uniti, mentre espandeva le operazioni oltremare. Riassumendo il suo atteggiamento verso il suo nuovo monopolio petrolifero, Rockefeller una volta dichiarò, “é arrivata l’era della combinazione per rimanere. L’individualismo non tornerà“. La Standard Oil Trust di Rockefeller cominciò ad illuminare il Nuovo Mondo con il finanziamento delle famiglie dei banchieri Kuhn Loeb e Rothschild. Mentre i Rockefeller lavoravano nella parte statunitense della matrice energetica, i Rothschild consolidarono il loro controllo sulle risorse petrolifere del vecchie mondo. Nel 1892 la Shell Oil, sotto la direzione di Marcus Samuel, iniziò il traffico della SouthSeacrude attraverso il nuovo canale di Suez, per rifornire le fabbriche d’Europa. La Shell prese il nome dall’abbondanza di conchiglie sulle coste dell’arcipelago controllato dagli olandesi qual’era l’Indonesia. La famiglia Samuel controllava la più grande banca d’affari di Londra, la Hill Samuel, insieme con la casa commerciale di Samuel Montagu. Nel 1903 la Nobel svedese e la Far East Trading della Rothschild francese, finanziati da re Guglielmo III, combinandosi con la Shell Oil di Samuel e Oppenheimer formarono l’Asiatic Petroleum Company. Nel 1927, la Royal Dutch Petroleum scoprì il petrolio a Seria, al largo delle coste del Brunei, il cui sultano sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo grazie alla sua fedeltà alla Royal Dutch. I monarchi olandesi e inglesi che controllavano la Royal Dutch fusero la loro compagnia con la Shell Oil di Oppenheimer e Samuel, la Nobel e la Far East Trading di Rothschild, costituendo la Royal Dutch/Shell. La regina Beatrice della casa olandese degli Orange e Lord Victor Rothschild ne furono i due maggiori azionisti.
250px-standardoillogoNel 1872 il barone Julius du Reuter ebbe in concessione per 50 anni l’Iran. Nel 1914 il governo inglese prese il controllo della compagnia anglo-persiana ribattezzandola Anglo-Iranian, poi British Petroleum, BP. La casa inglese dei Windsor controlla una grande quota della BP Amoco, mentre la monarchia del Kuwait ne possiede il 9,5%. Nel 1906 il governo statunitense ordinò lo scioglimento della Standard Oil Trust di Rockefeller, con l’accusa che la Standard aveva violato il nuovo Sherman Anti-Trust Act. Il 15 maggio 1911, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò, “Sette uomini e una macchina aziendale hanno cospirato contro i loro concittadini. Per la sicurezza della Repubblica oggi decretiamo che questa pericolosa cospirazione deve finire entro il 15 novembre“. Ma la frattura della Standard Oil lungo i confini degli Stati, servì solo ad aumentare la ricchezza della famiglia Rockefeller, che mantenne il 25% in ogni nuova azienda. Presto le nuove compagnie iniziarono a reintegrarsi. La nuova Standard Oil of New York si fuse con la Vacuum Oil per formare Socony-Vacuum, che divenne Mobil nel 1966. La Standard Oil of Indiana si unì con Standard Oil of Nebraska e Standard Oil of Kansas, e nel 1985 divenne Amoco. Nel 1972 la Standard Oil ofNew Jersey divenne Exxon. Nel 1984 la Standard Oil of California si unì alla Standard Oil Kentucky per diventare Chevron. La Standard Oil of Ohio (Sohio) mantenne il marchio standard fino a quando fu acquistata da BP, che aveva acquisito anche il piccolo trust Atlantic Richfield (ARCO). Così i Rockefeller arrivarono a possedere un grande pezzo di BP.
Nel 1920 Exxon, BP e Royal Dutch/Shell dominavano il business del petrolio mondiale in forte espansione, che assieme alle famiglie Rockefeller, Rothschild, Samuel, Nobel e Oppenheimer, e i reali inglesi e olandesi, possedevano la maggior parte delle loro azioni. Due altri figli di Rockefeller, Mobil e Chevron, non erano molto lontani dai Big Tre. La famiglia Murchison del Texas, frequentata dai Rockefeller, controllava la Texaco, mentre la famiglia Mellon, con i suoi legami con il patrimonio dei Rockefeller, controllava la Settima Sorella Gulf Oil. Il primo tentativo noto dalle Sette Sorelle di soffocare la concorrenza si ebbe nel 1928, quando Sir John Cadman della British Petroleum, Sir Henry Deterding della Royal Dutch/Shell, Walter Teagle della Exxon e William Mellon della Gulf si riunirono nel castello dei Cadman presso Achnacarry, in Scozia. Qui fu raggiunto un accordo che avrebbe diviso le riserve mondiali e i mercati del petrolio. L’accordo di Achnacarry divenne noto agli addetti del settore come L’Accordo, per il fatto che suo scopo era mantenere lo status quo con cui le Sette Sorelle controllavano il petrolio mondiale attraverso accordi sulle quote di mercato, la condivisione degli impianti di raffinazione e stoccaggio, e accordi per limitare la produzione per mantenere alti i prezzi. Big Oil firmò altri tre accordi nei successivi sei anni. Il protocollo d’intesa per i mercati europei del 1930 fu seguito nel 1932 dall’accordo per la distribuzione e nel 1934 dalla bozza di protocollo sui principi.
Tra il 1931 e il 1933 i Quattro Cavalieri ridussero spietatamente il prezzo del Foreast Texas crude da 0,98 a 0,10 dollari il barile. Molti produttori indipendenti del Texas furono espulsi dal mercato. Coloro che rimasero furono costretti ad accettare rigide quote di produzione sotto la minaccia di essere rovinati dalle major; quote che ancora oggi esistono. Sono questi contingenti, non “gli ambientalisti” (come sostiene la destra reazionaria) che mantengono gli Stati Uniti dipendenti dal petrolio del Golfo Persico, dove Big Oil domina il gioco. Occupando l’industria petrolifera internazionale, cosa che richiede miliardi di capitale, i Quattro Cavalieri continuano a tenere a bada gli sfidanti indipendenti alla loro egemonia. Hanno anche espulso migliaia di lavoratori del petrolio degli Stati Uniti dal mercato in Texas e Louisiana. John D. Rockefeller stesso non controllava le riserve di greggio. Invece investì molto nella raffinazione e ruppe gli accordi con le ferrovie controllate da Morgan per tagliare le spese di spedizione. I produttori indipendenti del Texas dovettero pagare molto di più per inviare il loro petrolio. Non possedevano né la conoscenza esoterica della raffinazione del greggio, né i capitali per costruire costose raffinerie. Tutto il loro denaro era legato agli impianti di perforazione, che non erano nemmeno convenienti. Oggi la fortuna della famiglia Rockefeller è ancora più pesantemente investita nelle attività petrolifere a valle, come materie plastiche e petrolchimiche, nonché nelle industrie che dipendono dal petrolio come quella bancaria, aerospaziale e automobilistica. Negli anni ’80 il presidente della Chase Manhattan David Rockefeller investì 35 miliardi dollari a Singapore, che da allora è diventato un importante centro di raffinazione e di stoccaggio. La più grande singola raffineria della Royal Dutch/Shell si trova a Pulau Bukom, Singapore. Nel 1991, mentre le tigri asiatiche cominciarono a ruggire, la Exxon Mobil introdusse la benzina senza piombo in Thailandia, Malesia, Hong Kong e Singapore, costruendo la sua gigantesca raffineria di Jurong a Singapore.
indexI Quattro Cavalieri seguirono i soldi a valle. Sono i più grandi raffinatori e venditori di greggio al mondo in tutte le varie forme di prodotto finale. Royal Dutch/Shell è leader nel marketing e nella raffinazione del greggio, ed attualmente produce uno di ogni dieci barili di prodotto raffinato, in tutto il mondo. La sua linea di fondo ne ha beneficiato ampiamente da questa mossa a valle, e l’azienda ha mostrando profitti record dal 1988 e per molti anni di seguito. Il settanta per cento dei profitti della Shell proviene da prodotti petrolchimici. La Shell possiede anche il più grande complesso di raffinazione del mondo nell’isola di Aruba, delle Antille olandesi, al largo della coste venezuelane. Nel 1991, la Shell aveva venduto una raffineria obsoleta sulla vicina isola di Curaçao mentre aggiornava le sue strutture di Aruba. Il completamento di questo enorme complesso fece divenire  il greggio venezuelano molto più importante nella fornitura mondiale di petrolio. Anche il greggio di Paesi africani come Nigeria e Angola viene raffinato presso l’impianto Shell di Aruba, che si trova accanto alla massiccia raffineria Exxon Mobil chiamata Lago, dal lago di Maracaibo in Venezuela, dove si produce la maggior parte del greggio venezuelano. Royal Dutch/Shell attualmente si concentra sullo sviluppo dei mercati del gas, investendo pesantemente negli impianti per la distillazione media di sintesi (MDS) che convertono il gas naturale liquefatto in potenti prodotti liquidi. Nel 1996 aveva costruito impianti MDS in Malesia, Nigeria e Norvegia. Nel 1993 la Shell si unì a Mitsubishi e Exxon Mobil in un progetto da 3 miliardi di dollari sul gas in Venezuela ed avviò l’espansione da 1,1 miliardi dollari del petrolchimico in Brasile. Lo stesso anno la BP Amoco scoprì enormi giacimenti petroliferi nella vicina Colombia.
Nel 1969 l’Exxon possedeva 67 raffinerie di petrolio in 37 Paesi. Oltre il 60% dei profitti del 1991 dell’Exxon proveniva dalle operazioni a valle. Nel primo trimestre di quell’anno, Exxon ottenne 2,4 miliardi dollari di profitto, il più alto profitto trimestrale da quando Rockefeller fondò la Standard Oil of New Jersey nel 1882. Non è un caso che la guerra del Golfo fu voluta in quel periodo, con l’Exxon che rispondeva alla maggior parte della domanda generata dai militari degli Stati Uniti e dei loro alleati. Nei primi anni ’90 Exxon acquistò la divisione materie plastiche di Allied Signal ed  entrò in joint venture con Dow e Monsanto nel campo dell’elastomero termoplastico. Secondo i 10mila documenti dell’Exxon Mobil archiviati presso la SEC, l’azienda ottenne 17 miliardi di dollari nel 2000. Nel 2003-2006, durante l’occupazione americana dell’Iraq, l’azienda superò regolarmente  il proprio record di più alto profitto trimestrale di una qualsiasi società nella storia degli Stati Uniti.
Recentemente i Quattro Cavalieri sono risaliti a monte, diventando i primi quattro rivenditori di gas negli Stati Uniti. Possiedono tutti i più importanti gasdotti del mondo e la stragrande maggioranza delle petroliere. Royal Dutch/Shell ha 114 navi nella sua flotta. Recentemente la società ha aggiunto sette gigantesche navi-cisterna per il gas naturale liquefatto. Shell ha 133.000 dipendenti nel mondo e nel 1991 vantava un patrimonio di 105 miliardi dollari. La piattaforma petrolifera della Shell, la Bullwinkle nel Golfo del Messico, è il più alto edificio del mondo. Exxon Mobil è all’avanguardia nella produzione di oli lubrificanti di base e i suoi scienziati hanno inventato la gomma butilica. È presente in 200 Paesi ed è l’unica azienda che opera nel difficile Mare di Beaufort, dove ha costruito 19 isole d’acciaio per perforarlo. Exxon possiede la maggior parte della terra di Yemen (5,6 milioni di acri) Oman e Ciad. Nel 1991 i suoi beni valevano 87 miliardi dollari. La prima ondata di fusioni dell’industria petrolifera iniziò nei primi anni ’60. Otto delle prime venticinque compagnie petrolifere negli anno ’60 si fusero negli anni ’70. Exxon acquistò Monterey Oil e Honolulu Oil. Chevron la Standard Oil of Kentucky. Atlantic Oil si fuse con Richfield Refining per formare ARCO, che poi inghiottì la Sinclair. Marathon Oil comprò Plymouth Refining. Un’altra ondata di fusioni seguì negli anni ’80. Chevron acquistò Gulf nel 1984. Texaco acquistò Getty Oil. Mobil comprò Superior Oil. BP prese Britoil e Sohio (Standard Oil of Ohio). ARCO comprò City ServiceUS Steel acquistò Marathon Oil. La scoperta del petrolio del Mare del Nord, nel 1984, consolidò la posizione di Big Oil, specialmente di Royal Dutch/Shell ed Exxon, la cui joint venture Shell Expro piazzò le prime concessioni. Nel 1985 Shell acquistò gli interessi colombiani di Occidental Petroleum. Nel 1988 rilevò le attività della Tenneco in quel Paese. Il 1990 ha visto Amoco (Standard Oil of IN) salire suoi vagoni della BP per formare BP Amoco. Nel 1999 BP Amoco acquistò ARCO, consegnando alla società il 72% della proprietà dell’Alaskan Pipeline. Exxon acquistò Texaco Canada e la Compania General de Lubricantes del Messico nel 1991. Conoco fu acquistata da DuPont. Nel marzo 1997, Texaco e RD/Shell fusero le loro operazioni di raffinazione negli Stati Uniti. L’ondata finale e più drammatica del consolidamento vide la fusione di Exxon con Mobil nel novembre 1999. Nello stesso anno Chevron acquistò la Rutherford-Moran Oil della Thailandia e la Petrolera Argentina San Jorge. Nel luglio 2000 Chevron fuse il proprio business petrolchimico con quello della Phillips per formare la Chevron Phillips Chemical Company. Nello stesso anno Chevron si legò alla Texaco. Il 30 agosto 2002, la fusione di Conoco con Phillips Petroleum fu approvata creando Conoco Phillips che nel 2005 ha acquistato il gigante del carbone Burlington Resources. Nel 2002 Royal Dutch/Shell acquistò la precedente fusione Pennzoil/Quaker State così come la più grande compagnia petrolifera indipendente restante della Gran Bretagna, l’Enterprise Oil. Nel 2005 Chevron Texaco acquistò Unocal. E i quattro cavalieri cavalcarono in avanti.
exxon-mobil_LogoI Quattro Cavalieri hanno diretti legami con le mega-banche internazionali. Exxon Mobil condivide consiglieri con JP Morgan Chase, Citigroup, Deutsche Bank, Royal Bank of Canada e Prudential. Chevron Texaco ha legami con Bank of America e JP Morgan Chase. BP Amoco condivide direttori con JP Morgan Chase. RD/Shell ha legami con Citigroup, JP Morgan Chase, NM Rothschild & Sons e la Banca d’Inghilterra. L’ex-presidente di Citibank Walter Shipley si sedeva nel CdA della Exxon Mobil, come Wayne Calloway di Citigroup e Allen Murray di JP Morgan Chase. Willard Butcher di Chase sedeva nel consiglio di Chevron Texaco. L’ex presidente della Fed Alan Greenspan proviene dal Morgan Guaranty Trust e fece parte del consiglio di Mobil. Il direttore di BP Amoco Lewis Preston è diventato presidente della Banca Mondiale. Altri dirigenti di BP Amoco furono Sir Eric Drake, il secondo uomo del più grande operatore portuale del mondo P&O Nedlloyd e direttore di Hudson Bay Company e Kleinwort Benson. William Johnston Keswick, la cui famiglia controlla la centrale elettrica di Hong Kong Jardine Matheson, e sedeva anche nel consiglio di BP Amoco. Il figlio di Keswick è un dirigente di HSBC. Il collegamento con Hong Kong è ancora più forte presso la Royal Dutch/Shell. Lord Armstrong di Ilminster sedeva nei consigli di Royal Dutch/Shell, NM Rothschild & Sons, Rio Tinto e Inchcape. Il proprietario di Cathay Pacific Airlines ed insider di HSBC, Sir John Swire, fu un direttore di Shell, così come Sir Peter Orr, che assieme ad Armstrong era nel CdA di Inchcape. Il direttore della Shell Sir Peter Baxendell era assieme ad Armstrong nel consiglio di Rio Tinto, mentre Sir Robert Clark della Shell fa parte del consiglio della Banca d’Inghilterra.
In conseguenza della mania della deregolamentazione, le società statunitensi non devono più  riferire dei loro maggiori azionisti alla SEC. Secondo i 10mila documenti depositati alla SEC dai Quattro Cavalieri, la combinazione bancaria Rothschild, Rockefeller e Warburg ancora controlla Big Oil. I Rockefeller esercitano il controllo attraverso le mega-banche di New York e il Trust Bancario, che nel 1999 fu acquistato dalla Deutsche Bank controllata da Warburg, nel tentativo di diventare la più grande banca del mondo. Nel 1993 Trust Bancario su il primo azionista di Exxon. Chemical Bank il quarto e JP Morgan il quinto. Entrambi oggi fanno parte di JP Morgan Chase. Trust Bancario fu anche leader azionista della Mobil. La BP aveva Morgan Guaranty come suo più grande proprietario, nel 1993, mentre Amoco aveva Trust Bancario come suo secondo azionista. Chevron aveva Trust Bancario come quinto azionista, mentre Texaco aveva la JP Morgan come suo quarto proprietario e Trust Bancario come nono. Così Deutsche Bank e JP Morgan Chase, le banche dei Warburg e Rockefeller, aumentarono le azioni di Exxon Mobil, BP Amoco e Chevron Texaco. La Bank of America e la Wells Fargo dei Rothschild esercitano il controllo su Big Oil della costa occidentale, mentre la Mellon Bank rimane un grande operatore. Wells Fargo e Mellon Bank erano tra i primi 10 azionisti di Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco nel 1993. Informazioni su Royal Dutch/Shell sono ancora più difficili da ottenere, in quanto è registrata nel Regno Unito e in Olanda, e non è tenuta a redigere le relazioni per la SEC. Per il 60% è di proprietà della Royal Dutch Petroleum dell’Olanda e per il 40% della Shell Trading & Transport del Regno Unito. La società ha solo 14.000 azionisti e pochi dirigenti. Secondo i ricercatori, la Royal Dutch/Shell è ancora controllata dalle famiglie Rothschild, Oppenheimer, Nobel e Samuel insieme ai Windsor e alla Casa olandese degli Orange. La regina Beatrice della casa olandese degli Orange e Lord Victor Rothschild sono i due maggiori azionisti. La madre della regina Beatrice, Giuliana, era una volta la donna più ricca del mondo e madrina dei movimenti occulti di destra. Il Principe Bernhard, che  sposò Giuliana nel 1937, fu membro del Movimento Giovanile di Hitler, delle SS naziste e un dipendente del gruppo nazista IG Farben. Si sedette nei CdA di oltre 300 aziende europee e ha fondato i Bilderberg.
Quando sei derubato, è sempre una buona idea saper identificarne il colpevole. Ora, se solo potessimo portarli ai poliziotti…

url-2Dean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix.  Puoi iscriverti gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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