Russia e Iran uniti contro il SIIL in Iraq

Dedefensa, 28 ottobre 2014339487_Rouhani-Iran-RussiaDa un canale di comunicazione complesso arriva la notizia che Russia e Iran hanno creato, presso l’hotel al-Rashid di Baghdad, un centro congiunto per la lotta agli islamisti di SIIL/SI. La notizia, estremamente breve, è data da un’agenzia di Baku, in Azerbaigian (Temkin Jafarov, agenzia Trend, 23 ottobre 2014), rilanciando un’agenzia iraniana. Nonostante la brevità, i dati sono sufficienti per un’informazione credibile e per ritenerla riflettere una situazione significativa. Inoltre, conferma le voci precedenti, da fonti irachene, che evocavano vagamente i termini di una cooperazione operativa tra Iran e Russia. Ecco il dispaccio della Trend riguardante esattamente questo “Comando congiunto” Iran-Russia … “Iran e Russia hanno creato un comando operativo unito per combattere l’organizzazione terroristica in Iraq dello Stato Islamico (SI), ha riferito l’agenzia iraniana Tasnimnews citando una fonte irachena. Secondo quanto riferito, esperti militari iraniani e russi aiutano i comandi iracheni nella lotta contro lo SI. “Oltre 60 esperti militari russi e iraniani hanno creato un quartier generale operativo nell’hotel al-Rashid, nella capitale irachena Baghdad”, dice il rapporto“. Si tratta di una notizia assai significativa, nonostante la brevità, in termini di potenza della comunicazione, per via della situazione che c’illustra. Ciò contrasta con il frastuono della comunicazione, avutosi dall’attacco del SIIL in Iraq nel giugno scorso, sulla possibile cooperazione tra Iran e Stati Uniti che alla fine s’è ridotta ad episodio senza seri contatti strutturali. Così la notizia permette di avanzare alcune osservazioni come ipotesi ampiamente sostantivate…
•Iran e Russia decidono di agire con la massima discrezione, soprattutto quando si tratta dell’eventuale cooperazione, dopo diversi anni in cui i due Paesi, vicini per posizioni e concezioni politiche, si erano allontanati per l’atteggiamento della Russia (mancata consegna dei missili da difesa aerea S-300). La Russia entrava, de facto, nella “comunità internazionale” che richiedeva il cambio nella politica nucleare dell’Iran. La crisi in Ucraina vi ha posto fine: i russi affrontano le sanzioni del blocco BAO e si avvicinano ancora più all’Iran, sia operativamente che intellettualmente (“ci comprendiamo meglio”). In ogni caso, la Russia ha ufficialmente chiarito che ora segue una politica di non-cooperazione con il blocco BAO (17 ottobre 2014).
• Tuttavia, la cooperazione Russia-Iran assume un’andatura puntuale e un tono molto discreto, ben rientrando nelle modalità dei due Paesi. Si tratta, per primo, di determinare l’interesse comune, che Russia e Iran trovano nella lotta contro lo SI; ma una volta stabilito questo interesse comune, la cooperazione diventa rapidamente efficace, efficiente, altamente efficiente… Ciò potrebbe diventare una “partnership strategica” estremamente realistica preservando le rispettive indipendenze di primaria importanza; ad esempio se i due Paesi determinano in un caso operativo o in un altro, che il blocco BAO sia il nemico comune “dichiarato”, e se sia indispensabile reagire in modo netto.
• Questi vari risultati confermano la tesi opposta a quella, diffusa e favorita da Stati Uniti e Arabia Saudita, che l’Iran evolva così rapidamente verso il blocco BAO da potersi inserire in varie infrastrutture come decisivo concorrente della Russia nelle forniture di gas all’Europa. Tale idea era stata decisamente respinta dal ministro degli Esteri iraniano spiegando che, in ogni caso, la questione della creazione di infrastrutture è tale che nulla può essere fatto per diversi anni. Tale semi-smentita tecnica riguardava anche, per l’Iran, la semi-smentita implicita del ruolo prestato, al fianco del blocco BAO, partecipando alla crociata antirussa per isolare e sanzionare la Russia.
• Queste relazioni discrete Iran-Russia, che potrebbero altrettanto tranquillamente materializzarsi con forniture di armi russe, mentre sono già in via d’attuazione con l’accordo di scambio energetico al di fuori dell’area del dollaro, in netto contrasto con le relazioni del blocco BAO con l’Iran. Il maggiore piano degli Stati Uniti, la riconciliazione con l’Iran e la sua “reintegrazione” nella “comunità internazionale” (idem, per la coalizione anti-russa del blocco BAO agli ordini degli Stati Uniti), è ora, come è usuale nel caso degli Stati Uniti, un gran rumore comunicativo seguito da, praticamente, nessun effetto. E’ assai probabile che la stessa cosa valga anche per i grandi e presumibilmente finali colloqui sul nucleare con l’Iran di novembre, che dovrebbero portare a questo grande accordo. Noi crediamo che, come in tutti gli altri casi importanti, la paralisi e l’impotenza del potere di Washington in questo caso, siano il nocciolo della questione. In tale caso, è la pressione anti-iraniana di Israele e AIPAC, con la loro influenza sul Congresso, ad agire; ma ciò è circostanziale e si esercita su una situazione in cui il potere degli Stati Uniti è strutturalmente, senza un’azione esterna necessaria, in stato d’impotenza e paralisi totale, come segnalato.
• …Certo, ci si aspetta che la Russia, senza trionfalismi, come nelle questioni di politica estera in cui la politica russa, per evitare qualsiasi danno che assomigli più o meno a delle interferenze, riduca in modo significativo la collaborazione costruttiva nei negoziati sulla questione nucleare iraniana. I russi propendono sempre più in favore dell’Iran, rafforzando le esigenze sovraniste del Paese contro il blocco BAO e la sua politica invadente. Una volta di più, si converrà che il blocco BAO, fonte di tali molteplici cambi di atteggiamento, segua imperturbabilmente una politica volta a creare il maggior numero possibile di reazioni contrarie. Le sanzioni, soprattutto quando sono volte contro una potenza come la Russia, in questo senso sono estremamente efficaci, auto-distruttive in modo infernale.

Iranian-IntelligenceTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soros e CIA subiscono una grave sconfitta in Brasile

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/10/2014
331La Central Intelligence Agency e i suoi “manipolatori della democrazia” pagati da George Soros in Brasile hanno subito una grave sconfitta con la rielezione a presidente del Brasile dell’Alfiere del Partito dei lavoratori ed ex-guerrigliera marxista Dilma Rouseff. Nelle ore precedenti alla rielezione di Rousseff, i media occidentali ancora indicavano che le elezioni erano “troppo ravvicinate per una dichiarazione” mentre i primi dati indicavano che Rousseff avrebbe battuto il suo avversario conservatore, appoggiato da CIA e Soros, Aecio Neves, con almeno 2 punti percentuali. New York Times, Globe and Mail, Reuters e altri media erano ovviamente delusi dalla vittoria di Rousseff, dato che tali organi di Wall Street mascherati da aziende giornalistiche indicavano che il “centrista” Neves “per un pelo” aveva perso con Rousseff. L‘Associated Press ha scritto malinconicamente, “non ci sono abbastanza voti da conteggiare da permettere al rivale (Neves) di raggiungerla (Rousseff). E Alberto Ramos, capo economista di Goldman Sachs per l’America Latina, ha avvertito che Rousseff dovrebbe abbandonare le sue politiche alleviando la scarsa “fiducia dei mercati” del Brasile o avrebbe continuato a soffrirne. Bloomberg News ha predetto che il valore della moneta brasiliana, il reale, avrebbe continuato a indebolirsi con la vittoria di Rousseff, e quando i mercati hanno aperto il 27 ottobre, i desideri di Bloomberg si sono realizzati. Il Financial Times di Londra riferiva felice che il real era sceso del 3,1 per cento rispetto al dollaro, e che la sua performance era peggiore del Metical mozambicano, che pure è stato sgonfiato dagli avvoltoi bancari globali dopo che il governo del Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO) di sinistra aveva vinto le elezioni contro la Resistenza Nazionale del Mozambico (RENAMO) creata dalla CIA e finanziata da Soros e dai banchieri. Per i manipolatori della democrazia di Soros e della CIA, le notizie sulle elezioni nelle capitali lusofone di Brasilia e Maputo non sono certo incoraggianti.
I “soliti sospetti” Goldman Sachs, Bloomberg e il New York Times piangevano di rabbia per la vittoria decisiva di Rousseff su Neves. Il neo-conservatore Wall Street Journal di proprietà di Rupert Murdoch si lamentava che il Brasile avesse scelto di continuare con lo “statalismo”, che per i capitalisti avvoltoi di Wall Street che adorano il Journal come se fosse un rotolo talmudico, è una bestemmia. Neves era consigliato in politica economica, durante la campagna, da Arminio Fraga Neto, ex-dirigente degli hedge fund Quantum di Soros e in politica estera da Rubens Barbosa, direttore dell’ufficio di San Paolo dell’Albright Stonebridge Group dell’ex-segretaria di Stato statunitense Madeleine Albright (ASG). La reazione di Wall Street e Londra svalutando immediatamente la valuta del Brasile dopo la vittoria di Rousseff, indica la strategia dei capitalisti globali verso il Brasile. Senza dubbio, il Brasile deve essere sottoposto allo stesso tipo di guerra economica riservata al Venezuela dopo la vittoriosa elezione, lo scorso anno, del presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro. Il Venezuela ha subito pressioni con carenze artificiali di prodotti di base e problemi di transazione estera per via del sabotaggio dell’economia venezuelana da parte di Wall Street e della CIA. I pesanti interessi di CIA e Soros nel sconfiggere Rousseff avevano lo scopo di far deragliare l’emergente alleanza economica BRICS tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa che indebolirebbe il dominio che i banchieri globali e i loro intrinsecamente corrotti Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (FMI) esercitano sull’economia mondiale. I banchieri e i loro centurioni della CIA credevano che con Neves o Marina Silva, agente del Partito Verde curata da Soros, in carica il Brasile avrebbe abbandonato i BRICS e sarebbe rientrato nella comunità bancaria globale “svendendo” i beni dello Stato brasiliano, come la compagnia petrolifera Petrobras. Soros e i suoi amici della CIA non sono riusciti a capire che i poveri in Brasile devono la loro relativa nuova posizione sociale alle politiche economiche statali di Rousseff e dell’icona del Partito dei lavoratori Luiz Inácio Lula da Silva. Con Rousseff ora rieletta, i BRICS continueranno a sviluppare la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e i suoi 100 miliardi di dollari di riserva di valuta (CRA) o paniere di valute, da cui i Paesi membri possono attingere prestiti, allontanandosi così da Banca Mondiale e FMI sotto il controllo politico occidentale. La rielezione di Rousseff consentirà anche ai BRICS, che rischiavano di perdere il Brasile quale membro, se Rousseff avesse perso le elezioni, di espandere la propria base associativa. L’Argentina, che ha affrontato una campagna economica concertata dall’avvoltoio capitalista di New York, il sionista di destra Paul Singer, per la confisca di beni argentini, ha espresso forte interesse all’adesione ai BRICS. Il ministro degli Esteri argentino Héctor Timerman ha dichiarato che gli argentini intendono aderire ai BRICS e i recenti accordi commerciali tra Argentina, Cina, Russia e India, indicano che gli argentini saranno i benvenuti nel “Club” anti-USA delle emergenti potenze economiche. Iran, Indonesia ed Egitto hanno anche espresso interesse ad aderire ai BRICS. Il nuovo presidente indonesiano Joko Widodo è un membro del partito dell’ex-presidentessa Megawati Sukarnoputri, la figlia del presidente Sukarno, spodestato dalla CIA nel sanguinoso colpo di Stato del 1965, aiutato e spalleggiato dal patrigno indonesiano del presidente Barack Obama, Lolo Soetoro e dalla madre Ann Dunham Soetoro, impiegata di USAID/CIA. La politica estera sukarniana indonesiana si allea con i BRICS con un allineamento naturale.
Le forze interventiste di CIA e Soros ora cercano di consolarsi della vittoria elettorale in America Latina, esercitando pressioni su Brasile e Argentina. Al presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica, ex-guerrigliero marxista Tupamaro, viene impedito di partecipare alla rielezione e l’alfiere del suo Fronte Ampio è il suo predecessore Tabare Vasquez. Ottenendo il 45 per cento dei voti al primo turno delle elezioni del 26 ottobre, lo stesso giorno delle elezioni in Brasile, Vasquez è ora costretto al ballottaggio con il candidato presidenziale di destra del Partito nazionale Luis Lacalle Pou, figlio dell’ex-presidente conservatore uruguaiano Lacalle Herrera che mise l’Uruguay sotto il controllo economico di Banca Mondiale e FMI. Proprio come la CIA puntava su Neves, il nipote dell’ex-presidente del Brasile Tancredo Neves, morto per una malattia sospetta appena prima di prestare giuramento come presidente, nel 1985. CIA e Soros scommettono su Pou per sconfiggere Vasquez e vantarsi che la base progressista dell’America Latina delle nazioni non è permanente. Pedro Bordaberry, terzo classificato in Uruguay, che ora sostiene Pou proprio come Silva sosteneva Neves in Brasile dopo aver perso il primo turno, è il figlio del brutale dittatore uruguayano installato dalla CIA Juan Maria Bordaberry, arrestato nel 2005 per aver ordinato l’assassinio di due deputati uruguaiani. Ironia della sorte, Vasquez, che come Mujica favorisce la legalizzazione e il controllo governativo della vendita della marijuana, affronta l’opposizione dal suo avversario, finanziato da Soros, contrario alla legalizzazione della marijuana, citando statistiche nebulose e infondate sull’aumento della criminalità sotto le presidenze del Fronte Ampio. Soros passa come favorevole alla legalizzazione della marijuana, tuttavia, compromette la sua posizione in Paesi come l’Uruguay, dove gli interessi suoi e della CIA impongono l’opposizione alla legalizzazione della marijuana.
In Brasile e Uruguay i candidati sostenuti da CIA e Soros e i loro principali sostenitori rappresentano le forze reazionarie che vogliono riportare indietro l’orologio dell’America Latina, ai giorni del dominio fascista. L’elezione brasiliana ostacola i piani di CIA e Soros. Il ballottaggio uruguaiano del 30 novembre darà alla coppia letale John Brennan della CIA e George Soros un’altra occasione per ostacolare l’avanzata dell’America Latina verso un governo progressista, ma anche i piani dell’alleanza BRICS d’espansione come forza economica e politica che possa continuare a sfidare il neo-imperialismo del vero “asse del male”: Washington-Londra-Bruxelles-Israele.

Dilma-Cristina-hgLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giornalista tedesco: I media europei scrivono menzogne su ordine della CIA

Sottotitoli in italiano

Udo Ulfkotte, giornalista tedesco ed ex-redattore del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, racconta come la CIA corrompe e sottomette i media europei per svolgere propaganda favorevole agli Stati Uniti e contraria alla Russia. I non allineati perdono il posto di lavoro. Ulfkotte ha rilasciato questa intervista ad RT e Russia Insider.

Barzani incoronato per salvare Kobané e il nuovo progetto di Erdogan per salvare il SIIL

Nasser Kandil Mondialisation, 23 ottobre 2014
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

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“Verso il complicato Oriente, volavo con idee semplici”
(Charles de Gaulle, Memorie di guerra)

Chi oggi può vantare semplici idee su questo Oriente, che sembra sempre più complicato? Chi è disposto a credere a coloro che vivono le tragedie che lo sconvolgono e a diffidare di coloro che diffondono menzogne? Le analisi di Nasser Kandil, sviluppate sulla rete TV siriana al-Fadaiya, dovrebbero rientrare nella categoria delle “opinoni” o dei fatti? Ai lettori giudicare. (NdT)

1. Signor Kandil, vede alcuna efficacia negli attacchi aerei quotidiani della “coalizione internazionale” in Iraq e Siria, e pensa che esista un ordine del giorno degli Stati Uniti che non ha nulla a che fare con la lotta al terrorismo?
È certo che a livello locale ed internazionale ci avviciniamo a un periodo post-SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante). In ogni caso, ciò che viene fuori dal discorso di Obama, mi sembra vero non per l’importanza del SIIL, ma perché ciò ha comportato la nascita dell’organizzazione terroristica e pertanto l’emergere della “Coalizione internazionale contro il SIIL” sotto la bandiera della lotta al terrorismo, è il risultato di un’equazione emersa dopo tre anni di guerra concentrata sulla Siria. Infatti, a meno di un imprevisto, la tendenza è verso la vittoria dell’Esercito arabo siriano e della Resistenza libanese in diverse regioni. E’ un dato di fatto per la maggior parte degli analisti, perché se andiamo indietro di sei mesi ricordando la sconfitta dei gruppi armati nel Qalamun (Siria occidentale), gruppi divenuti il SIIL contando elementi di Jabhat al-Nusra, ELS e molte altre brigate, alcune delle quali ormai dimenticate o sterminate, come il gruppo Ahrar al-Sham, ecc. Così come le loro sconfitte a Qara, Nabaq, Yabrud… possiamo parlare di un effetto valanga accompagnato dal loro crollo morale e militare. Non lo dico io ma la stampa estera come l’Independent, ecc, che credono che la Siria si sbarazzerà in 1/3 mesi dei gruppi armati. Ciò significa che esce da questa guerra da vincitrice, cosa che John Kerry ha cercato di evitare quando disse a una riunione annuale tenutasi nel luglio 2013 nella Sala dei Congressi del Mar Morto, in Giordania, “Vogliamo evitare una situazione con vincitori e vinti nella regione, in quanto ciò darebbe, in un modo o nell’altro, all’asse vittorioso un segno religioso e a quello sconfitto un altro segno, per cui sarà difficile trovare un compromesso internazionale“. In altre parole, nonostante il braccio di ferro continuo tra Stati Uniti e Russia, c’è la necessità di una situazione win-win, impossibile nella nostra regione: l’Iran dalla parte dei vincitori, mentre l’Arabia Saudita non potrà che uscire perdente ed Israele impotente. E ciò è ancora più vero un anno dopo (la dichiarazione di John Kerry) per l’Arabia Saudita dopo gli eventi in Yemen e la guerra d’Israele a Gaza, e le successive vittorie dell’esercito della Siria sui gruppi terroristici; cosa che gli Stati Uniti non possono tollerare. Qui mi limiterò a ricordare ciò che disse Richard Perle, il principale organizzatore dei neoconservatori statunitensi che portarono George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti con il “Progetto per un Nuovo Secolo Americano” del 1998 [1] e divenuto ufficiale per il Pentagono nel 2000. Da membro della Commissione responsabile della politica della Difesa degli Stati Uniti, Perle disse in sostanza: “Gli interessi degli Stati Uniti e la loro supremazia nel mondo dipendono dal controllo delle fonti di gas e petrolio e dalle modalità strategiche per trasportali“. E’ quindi chiaro che l’invasione di Afghanistan e Iraq soddisfacesse tali interessi, ma gli Stati Uniti sono bloccati, tra le altre cose, dal “complesso del Vietnam”. Da qui l’idea che il processo “sarà probabilmente lungo, in assenza di un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor“. [2] E poi improvvisamente e per puro caso, avvenne l’attacco dell’11 settembre giustificando l’invasione di entrambi i Paesi. E ora che gli USA hanno bisogno di un equivalente per riequilibrare una situazione vincitori-perdenti, improvvisamente e per puro caso, appare il SIIL!
Il SIIL è un’entità creata per colpire tutti, impantanandoli in un vicolo cieco ove cercare una soluzione per uscirsene. Ricordate i titoli dei media: “Se la Siria esce vittoriosa in breve tempo, cosa accadrà se i mujahidin occidentali, come si dice, tornassero all’ovile?“. Tutti temono il loro ritorno e prendono misure per proteggersi iniziando dall’Arabia Saudita, ma anche Gran Bretagna, Olanda, Australia, Canada, ecc. Cosa fare quando si teme il loro ritorno? Risposta: creare un “sogno seducente” che mantenga quelli già nella nostra regione e attrarre coloro che sono ancora in occidente. Un’altra regola dice: “Se non potete creare ulteriori motivi per una vostra vittoria, potete organizzarvi per creare ulteriori motivi per trascinare il vostro avversario nelle crisi.” La “crisi di bilanciamento” diventa la soluzione che compensa l’incapacità di spezzare le difese del nemico. Così Israele può spezzare la deterrenza della Resistenza in Libano e Palestina, continuando a creare problemi simili al suo. Da qui, come fare il possibile affinché Arabia Saudita e Turchia siano, in ultima analisi, gli unici due Paesi fuori dalla crisi? Affinché Iran, Siria e Resistenza subiscano la stessa crisi? Come? Risposta: inventando il SIIL! Ma il SIIL incontra anche il secondo requisito imposto dal fatto che vi sono due blocchi nella nostra regione, da un lato Iran, Siria e Resistenza; dall’altro il blocco guidato dagli Stati Uniti. Anche se gli Stati Uniti svolgono un gioco win-win con la Russia a livello internazionale, rimangono ancora meno “perdenti” su scala regionale, anche se i loro alleati lo sono. Chi altro agirebbe da terzo assegnando a vittoria agli alleati degli Stati Uniti, se non il SIIL? Così, alla fine di questo lungo film statunitense, Arabia Saudita e Turchia ne usciranno “vincitrici” perché hanno partecipato alla vittoria contro il SIIL. Ciò non impedisce a Stati Uniti e alleati di cercare pur sempre di sconfiggere la Siria e il nostro campo utilizzando il SIIL, anche se non sono arrivati ad unire le forze con Qatar, Israele, Francia, NATO, al-Qaida e Fratelli musulmani (…). In sintesi, il SIIL è stato prodotto per soddisfare il desiderio d’invadere la Siria, coprendo altre esigenze: crisi di bilanciamento, soccorrere gli alleati perdenti, “sogno seducente” che aliena i terroristi che minacciano la sicurezza nazionale di tutti. Quest’ultimo requisito è di gran lunga il più importante (…). Poi dicono che la Coalizione internazionale è qui per sterminare il SIIL? No! Quale sarebbe l’interesse degli Stati Uniti? Sterminare il SIIL equivale a riconoscere la vittoria della Siria e rischiare il ritorno dei “mujahidin” nel Paese di origine (…). Sono stati inviati per essere uccisi. Sono disposti a morire per una storia inventata, credendo a tutte le stronzate che gli si dicono, le urie che li attendono in cielo, il pranzo alla destra del Profeta… Coloro che comandano sono dell’intelligence e in contatto con il centro che li ha creati, ma non può controllarli. Sono gli aerei da guerra statunitensi a occuparsene. Così hanno dovuto cacciarli da Irbil, a meno che gli USA non li abbiano indirizzati su questa città per raddrizzare Masud al-Barzani e portarlo dalla loro parte. Sono al confine giordano e sono uno spaventapasseri per i sauditi, a cui viene suggerito che attaccheranno subito dopo la festa di al-Adha, e quindi questi si precipitano a mendicare la protezione e pagare 30 miliardi di dollari in apparecchiature elettroniche made in USA.
In conclusione: il SIIL è stato creato per uno scopo. Vietato eliminarlo e le sue azioni sono controllate dal centro degli USA. Da cui lo scopo della coalizione.

2. Oggi al centro della scena c’è Ayn al-Arab (Kobané). Perché proprio questa città e quali sono le equazioni che governano tale battaglia?
Comincio col dire un punto importante che potrebbe sorprendere molti analisti. La propaganda vuole che il SIIL sia collegato a una setta religiosa precisa, e la presenta come protettore degli uni e pericolo degli altri. Alcuni ancora ingollano tale favola. In realtà siamo passati da una fase in cui gli Stati Uniti fomentavano il conflitto settario in Iraq, Siria e Libano, a una nuova fase in cui non è più questione di partizione su basi religiose. Il gioco è diventato troppo pericoloso per l’Arabia Saudita, che cadrebbe. In questo caso, i 10 milioni di barili estratti nella regione di Qatif sotto l’autorità morale di shayq al-Namir [3] andrebbero persi per gli USA e i sauditi. Allo stesso modo, quando Masud al-Barzani annunciò di voler indire un referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, dopo l’improvvisa offensiva del SIIL del 9 giugno 2014, trovò solo Netanyahu a congratularsi con lui. Gli Stati Uniti dissero ‘stop’ e vietarono la partizione dell’Iraq e la creazione dello Stato curdo, perché la stessa cosa sarebbe accaduta in Turchia. In breve, ci sarebbe stato un “suicidio” contro cui avvertì l’ex-segretario generale della NATO Rasmussen alla riunione di Francoforte del 2012, discutendo la proposta di partizione del Medio oriente dello storico Bernard Lewis; il progetto era basato sull’esplosione delle componenti sociali ed etniche del mondo arabo e musulmano, spingendo i popoli a uccidersi a vicenda su basi settarie e dottrinali. [4] Così si vuol far saltare i confini disegnati da Sykes e Picot e creare il “caos” costruttore o distruttore, chiamatelo come vi pare.

3. Ma quali sono le conseguenze?
Molti mini-Stati sciiti sulle coste del Golfo Persico dipendenti dall’Iran e mini-Stati alawiti sulle coste Mediterraneo. Angoli confessionali che gli Stati Uniti non hanno particolarmente apprezzato, soprattutto perché questi due valori geostrategici si trovano nell’alleanza guidata dall’Iran. L’obiezione di Rasmussen, presa in considerazione da Henry Kissinger alla riunione del “Comitato dei saggi” presieduto da Madeleine Albright, delegata dalla NATO, lo portò a proporre una nuova teoria per sfruttare le tensioni demografiche e settarie spezzando le società locali e indebolendo gli Stati, senza arrivare alla partizione. Pertanto SIIL e Jabhat al-Nusra hanno tale compito dividendosi su basi settarie più appropriate. Infatti, se la preoccupazione di SIIL e Jabhat al-Nusra fosse confessionale, cosa li avrebbe portati a scegliere Qunaytra, Mosul e Ayn al-Arab? Qunaytra non ha un colore religioso, ma geograficamente è collegata alla sicurezza d’Israele. Analogamente Mosul, scelta come sede del califfato di uno Stato islamico presunto, è lontano da Baghdad, che sarebbe più appropriata in ciò. E perché no Tiqrit? Perché più vicina al confine turco? Pertanto è ora di tracciare nuovi confini. Per provarlo, basta individuare le posizioni di SIIL e Jabhat al-Nusra; per inciso quest’ultima organizzazione è in procinto di essere considerata “il fronte anti-Assad moderato”, mentre è il ramo ufficiale di al-Qaida, che non riconosce il SIIL.
Posizioni di Jabhat al-Nusra:
• Confine tra Libano e Siria
• Confine tra Libano e Palestina
• Confine tra Siria e Palestina
Posizioni del SIIL:
• Confine tra Siria e Iraq
• Confine tra Siria e Turchia
• Confine tra Iraq e Turchia
• Confine tra Iraq e Giordania
• Confine tra Iraq e Arabia Saudita
Riguardo l’invasione di Ayn al-Arab, è volta a chiudere i confini tra Siria e Turchia.
Osserviamone il gioco. Il SIIL si avvicinava ad Irbil (capitale della regione autonoma del Kurdistan in Iraq) con un’espansione che non ha quindi nulla a che vedere con gli sciiti. Se così fosse, sarebbe stato più logico se il SIIL si dirigesse su Samara, ma Samara è una linea rossa. E se il SIIL voleva occupare una zona contestata, sarebbe stato più logico che i suoi combattenti avanzassero su Kirkuk, uno dei più grandi centri petroliferi dell’Iraq. Ma preferì Irbil, un’altra linea rossa, perché, come affermato dal New York Times, una volta che Obama ne fu informato inviò immediatamente i bombardieri B-1 per creare un “muro di fuoco” contro tale avanzata. Risultato: il SIIL è stato utile per denunciare i Peshmerga che presenziarono senza muoversi alla disfatta delle truppe dell’esercito iracheno [5] e Masud al-Barzani (presidente del Governo Regionale del Kurdistan in Iraq e leader del Partito Democratico del Kurdistan PDK) ottemperasse alla volontà degli Stati Uniti. Abbandonò l’idea di uno Stato curdo indipendente in Iraq? Mise i Peshmerga sotto la tutela esclusiva degli Stati Uniti, venendo elogiato dagli israeliani e dai turchi? E’ sempre “protetto” ed è la sua bandiera a sventolare su Ayn al-Arab, non quella della Turchia o del PYD siriano (Partito dell’Unione Democratica Curdo presieduto da Salah Muslim). Questo perché le Unità di protezione del popolo (YPG da Yekineyen Parastina Gel, che formano l’ala armata del PYD) sono una miscela di movimenti indipendenti, spiegando perché agiscono correttamente o sbagliano. Le dichiarazioni del tipo “Siamo all’opposizione, ma non vogliamo colpire la Siria o l’esercito siriano, non vogliamo essere strumenti degli stranieri, perché la Siria è il nostro Paese e non possiamo dimenticare i suoi benefici”, non fanno parte del dizionario degli Stati Uniti, in particolare quando gli Stati Uniti non supportano tale molteplicità di attori e vorrebbero limitarne il numero. Sul gioco curdo, il SIIL ha dovuto abbandonare grandi città come Aleppo e Idlib per entrare ad Ayn al-Arab che, ancora una volta, non è di grande interesse per il loro progetto apparentemente confessionale. Ma qui, a differenza di Irbil, abbiamo avuto spiegazioni dallo Stato Maggiore degli Stati Uniti che ci dice che le condizioni sul terreno gli impedivano di bombardarlo per salvare Ayn al-Arab (…).

4. Non hanno detto che non era la loro missione?
Infatti, John Kerry ha detto che “Kobané non è un obiettivo strategico“. [6] Nel frattempo le forze curde che difendono la città sono state dissanguate e ripiegano, ed Abdullah Ocalan ha invocato l’unità dei curdi [7] per salvare Kobané. Tutti vanno da Barzani, illustrata dalla foto ricordo dei 12 leader politici curdi che gli dichiarano fedeltà. Masud al-Barzani è stato incoronato “capo dei curdi”. La missione per Ayn al-Arab è adempiuta. Indubbiamente non deve cadere in mano al SIIL. I bombardamenti statunitensi sono divenuti più efficaci. [8] Le equazioni vengono modificate e la Turchia deve sedersi al tavolo dei negoziati.

5. Perché la Turchia si astiene dal partecipare alla coalizione internazionale? Come spiegare le condizioni che portano al suo coinvolgimento e in particolare all’accanimento contro il presidente siriano? Come spiegare le dichiarazioni di Erdogan che rifiuta di armare il PYD trattandolo da partito terrorista?
Per me Turchia e Stati Uniti agiscono d’accordo (…). Gli Stati Uniti hanno il loro piano e la Turchia il suo, ma rimane comunque al centro del piano degli Stati Uniti. Il SIIL nasce su richiesta degli Stati Uniti e la Turchia lo gestisce su delega. E’ ormai risaputo che il governo turco e il Qatar sono etichettati Fratelli musulmani, e il piano di metterli al potere in Egitto, Tunisia, Libia, Siria e Iraq è stato assegnato a Hilary Clinton ministra degli Esteri degli Stati Uniti, per por terminare alla Resistenza nella nostra regione (…). Non importa il sacrificio di alleati come Hosni Mubaraq e Zin al-Abidin. Non importava l’uccisione di Muammar Gheddafi. Dovevano piegare Bashar al-Assad e scegliere il più adatto alla bisogna (…). Erdogan sa che non è più il soggetto del momento. Quindi non attribuiscono troppa importanza alle sue parole d’ordine, il suo nuovo piano è diverso ed ha sorpreso i delegati statunitensi che l’hanno visitato la scorsa settimana ad Ankara. Sebbene il SIIL sia una creazione di Stati Uniti e Turchia, è lui che lo controlla e può sempre usarlo come spaventapasseri, alimentando o svezzandolo a seconda delle circostanze, decidendo che sarebbe un peccato fare a meno dei suoi servizi. Quindi parlò ai visitatori della nuova missione del SIIL, carte alla mano. Tale nuova missione è concentrare le forze del SIIL nella zona tra Siria e Iraq, tra Tigri ed Eufrate, evitando Baghdad, occupando il corridoio che va dal deserto alla Giordania. Così pensa di poter far passare il gasdotto del Qatar per l’Europa senza dover combattere con i governi siriano e iracheno. E così pensa di accontentare Stati Uniti ed Europa liberandoli dalla dipendenza dal gas russo (…). I delegati statunitensi risposero che il SIIL deve avere una scadenza, perché è impossibile giustificare l’occupazione di questi territori da parte di terroristi, né presso i militari, né verso l’opinione pubblica, anche se l’hanno creato, e che non è il caso di scherzare in quel modo con l’organizzazione dei Paesi esportatori di gas e petrolio. Ecco il disaccordo tra Turchia e l’amministrazione degli USA, apparire dopo il palese fallimento degli altri alleati sul campo di battaglia (…). Ed è per questo che può, in qualsiasi momento, essere liberato da ogni responsabilità lasciandoli affrontare la crisi da perdenti. Non basta che Erdogan alzi la posta affinché Joe Biden ricordi agli alleati regionali gli ordini ricevuti [9] nel famoso discorso ad Harvard?

1014046Nasser Kandil, 19/10/2014
Nasser Kandil è un ex-deputato libanese, direttore di TopNews-Nasser Kandil e direttore del quotidiano libanese al-Bina

Fonte:

Video al-Fadaiya TV (Siria): Nasser Kandil intervistato dalla signora Rasha al-Qasar

Note:
[1] Progetto per il Nuovo Secolo Americano
[2] Strategia Imperiale per un Nuovo Ordine Mondiale: Le origini della Terza Guerra Mondiale.
[3] La pena di morte in Arabia all’oppositore politico e religioso shayq Baqir al-Nimr
[4] Lo storico Bernard Lewis, la “primavera araba” e i nuovi assassini
[5] I curdi sognano, grazie a ciò che fa il SIIL
[6] Perché Kobané non è una città strategica per gli USA
[7] I curdi uniti per salvare Kobané
[8] Siria: I curdi controllano gran parte di Kobané
[9] SIIL, il non-presidente statunitense Joe Biden, mangia la foglia!

syria-map2Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ottawa false flag?

Aanirfan 22 ottobre 2014_78456282_canadagallery2Michael Joseph Hall è accusato dell’attentato nella capitale del Canada Ottawa. Secondo quanto riferito, ha ucciso il caporale Nathan Cirillo. La sparatoria ha avuto luogo presso il Monumento ai Caduti.

images7XIDFIQHSecondo quanto riferito, Hall è stato poi ucciso nel Parlamento canadese dal sergente Kevin Vickers, che ha lavorato per la polizia canadese per 29 anni. Naturalmente, nessun membro del parlamento è stato colpito. Quanto è facile entrare in parlamento con un’arma dopo aver ucciso un soldato? La madre di Hall, Susan Bibeau, è un alto funzionario pubblico federale dell’ufficio immigrati e rifugiati. Sembra probabile che Hall abbia subito il lavaggio del cervello mentre era in prigione. Hall aveva una lunga fedina penale e fu condanno a due anni per rapina, nel 2003. Le autorità sembravano proteggere Hall. Nel 2011 fu accusato di rapina, ma passò solo un giorno in carcere. Hall si sarebbe convertito all’Islam ribattezzandosi Zehaf-Bibeau. Dailymail.
Il 22 ottobre 2014, la foto di Hall è stata twittata su un account collegato al SIIL, ‘Islamic Media‘. Essendo il SIIL gestito dalla CIA e prossimi, si può supporre che gli eventi di Ottawa siano stati organizzati da CIA e prossimi? Un giornalista dell’Ottawa Citizen, Jordan Press, dal Parlamento ha scritto su twitter che il sospettato era in sovrappeso. Alcuni testimoni hanno detto che il sospettato sembrasse sudamericano. Dailymail.

parliament-attack-shootingCome in simili operazioni “false flag”, c’erano molti fotografi pronti a riprendere molte foto dal ‘vivo’. D’altra parte, gli agenti di polizia di Ottawa hanno puntato le pistole su certi giornalisti ordinandogli di mettersi a terra. “I giornalisti sono stati bloccati nell’androne della Camera dei Comuni“, riporta Josh Wingrove del Globe and Mail.
La sparatoria di Ottawa sembra un’operazione di Gladio. “La sparatoria di Ottawa non deve essere un pretesto per spogliarsi delle libertà civili”.

Quebec Military StruckLa sparatoria di Ottawa segue un incidente in Quebec dove due soldati canadesi sono stati travolti da un’auto guidata da un malintenzionato che, secondo gli agenti, recentemente si sarebbe convertito all’Islam radicale. Una delle vittime poi è deceduta, hanno riferito.

imageCercando di non sorridere, il capo del servizio di sicurezza canadese, Richard Fadden (secondo da destra) lascia l’area della sparatoria sulla collina del Parlamento, a Ottawa, 22 ottobre 2014 (Adrian Wyld/Canadian Press) CTVNews

ottawa-shooting-locationsCome per le precedenti “false flag”, vi sono notizie contrastanti sull’evento. I primi rapporti indicano un possibile altro tiratore. Uno dei luoghi della sparatoria sarebbe stato il Rideau Centre Mall, centro commerciale vicino al Parlamento. Inizialmente un tiratore al Rideau Centre è stato confermato dalla polizia, ma poi ciò è stato ritrattato, secondo The Epoch Times.

977713-b3b936f4-5923-11e4-821d-5da22c4f991dIl primo ministro del Canada Stephen Harper è sospettato essere un agente d’Israele. Ci sarebbe stata una esercitazione delle autorità prima dell’attacco? Il personale della sicurezza del Parlamento era stato addestrato allo scenario del 22 ottobre 2014. “Hanno anche provato a nascondersi dietro le colonne di marmo che vedete in cima alle scale e a rispondere al fuoco“, ha detto Craig Oliver di CTV.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’epidemia di ebola collegata alla CIA

Kurt Nimmo Global Research, 21 ottobre 2014ebola-ciaIl giornalista investigativo ed ex-funzionario della NSA Wayne Madsen ha detto a PressTV che l’ultima epidemia di ebola in Africa potrebbe collegarsi a precedenti epidemie legate alla CIA. “S’è visto nel 1976 quando gli Stati Uniti violarono una legge del Senato che proibiva agli USA d’impegnarsi nella guerra civile angolana, utilizzando lo Zaire come esca della CIA, quindi si vede l’epidemia di ebola in Zaire. Lo stesso anno in cui George HW Bush era direttore della CIA“, ha detto Madsen. “Negli anni ’80 si vide l’esplosione del virus HIV in Zaire e Angola, dove la CIA operava. Penso che ciò che si debba vedere è un’indagine sull’intenso programma di guerra biologica della CIA in Zaire e Angola nel 1976 – 1980; ciò che ha colpito Sierra Leone e altri Paesi è il ceppo di ebola dello Zaire“. Madsen ha detto che la militarizzazione statunitense per l’ebola in Africa occidentale è sospetta. “E’ assai strano che gli Stati Uniti inviano militari quando ovviamente sono necessari operatori sanitari e medici“, ha detto.
Il coinvolgimento militare di CIA e Stati Uniti nell’uso di agenti patogeni biologici come armi è ben documentato. Nel 1970, prove furono svelate dal Comitato Church. “Anche se tale ricerca militare era altamente classificata, nel 1975 la preoccupazione per le rivelazioni sulle miriadi di abusi dell’intelligence comportarono l’indagine completa del Comitato Church, del Senato degli Stati Uniti, che pubblicò un memorandum della CIA che elencava agenti chimici e tossine mortali stoccate a Fort Detrick, tra cui antrace, encefalite, tubercolosi, veleno letale di serpente, tossine dei crostacei e una mezza dozzina di veleni alimentari letali, alcuni dei quali, il comitato seppe, furono spediti negli anni ’60 in Congo e a Cuba per gli infruttuosi tentativi della CIA di assassinare Patrice Lumumba e Fidel Castro“, scrivono Ellen Ray e Willam H. Schaap in Bioterrorismo: la via americana alla guerra.
Citando gli esperimenti di sifilide a Tuskegee e gli esperimenti di epatite-B del 1978 come precedenti, i ricercatori ritengono che anche la CIA sia responsabile dell’epidemia di AIDS nell’Africa centro-occidentale. Molti leader africani, tra cui l’ex-presidente sudafricano Thabo Mbeki e Wangari Mathai, vincitore del Premio Nobel per la Pace, credono che la CIA ne sia responsabile. Negli anni ’80, John Stockwell, ex-paramilitare e agente dell’intelligence della CIA di stanza in Angola, disse che vi erano prove circostanziali che la CIA fosse coinvolta nella diffusione del virus mortale. Stockwell suggerì che l’origine dell’AIDS possa collegarsi ad una vaccinazione contro il vaiolo condotta dall’OMS e che la malattia sia stata utilizzata dall’agenzia intenzionalmente per colpire gay e consumatori di droga.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brasile sotto pressione della CIA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/10/2014BrazilPresidentDilmaRousseff_largeOltre duemila attivisti politici brasiliani, intellettuali e artisti hanno firmato un manifesto per il 26 ottobre evidenziando le azioni ostili di Washington volte ad impedire la vittoria elettorale di Dilma Rousseff. Il documento, diffuso sulle reti sociali, afferma che l’avvento al potere di Aécio Neves del Partido da Social Democracia Brasileira – PSDB, serve gli interessi dei magnati ed infliggerà danni irreparabili al Paese, eliminando ogni ostacolo all’interferenza diretta degli Stati Uniti negli affari interni brasiliani. Neves è uno strumento obbediente del governo degli Stati Uniti. Washington farà di tutto per raggiungere tale obiettivo e portare il suo candidato al potere, alcune cose sono fatte di nascosto, alcuni trucchi sono usati in modo clandestino. Tutte le informazioni e la propaganda della CIA vengono utilizzate per supportare Neves. Circa 80 milioni di brasiliani hanno accesso ad internet, 150 milioni sono utenti di telefonia cellulare. I servizi speciali statunitensi hanno perfetta padronanza delle tecniche di destabilizzazione. Le recenti proteste e i disordini sociali in Brasile, che hanno minacciato la Coppa del Mondo, dimostrano che tali forze sono pronte a reagire con una “rivoluzione colorata” da attuare in qualsiasi momento. Le attività delle organizzazioni non governative non sono limitate in alcun modo; i loro membri hanno stretti legami con l’ambasciata e il consolato degli Stati Uniti, così come l’USAID. L’intelligence umana è usata per screditare la politica del governo di Dilma Rousseff. Le menzogne sulla sua inefficacia sono sparse con tutti i mezzi disponibili. “Esperti” prevedono crolli nel caso in cui la presidentessa abbia un altro termine. Diffondono risultati discutibili su “valutazione dei sondaggi” complicando la visione della realtà. Pubblicazioni della propaganda sono dedicate a previsioni che spesso usano il termine “piano tecnico”, offrendo molte opportunità alla CIA di manipolare e falsificare i fatti per rafforzare le possibilità del candidato alla presidenza che gli Stati Uniti vogliono veder vincere. Alcuni anni fa, la stessa cosa è avvenuta in Messico. Enrique Penha Nieto, candidato appoggiato dagli USA concorse contro Lopez Obrador, populista e sostenitore di Hugo Chavez. Manipolazioni e manovre per far vincere Penha si diffusero e molti messicani ancora dubitano della sua vittoria, ma Washington disse che l’elezione fu trasparente ed onesta.
Rubens Antonio Barbosa è primo consulente di Aécio Neves su affari internazionali e candidato a ministro degli Esteri. I sostenitori di Rousseff credono che sia il principale agente d’influenza della CIA. E’ stato ambasciatore degli Stati Uniti a Londra. Ora dirige il Consiglio Superiore del Commercio Estero della Federazione delle Industrie dello Stato di Sao Paulo. In conformità con il suo orientamento pro-USA, chiede la “depoliticizzazione della politica estera” e di “riconsiderare le priorità strategiche degli Stati Uniti in relazione a Stati Uniti e Cina”. Dopo lo scandalo spionistico, quando la registrazione della CIA delle telefonate di Dilma Rousseff, del governo, della leadership militare e degli alti dirigenti dei servizi speciali emerse e fu seguita dal rifiuto del presidente Obama di chiedere scusa, il Brasile rafforzò i rapporti con la Cina, principale partner commerciale dal mandato dell’ex-Presidente Lula da Silva. Ora Barbosa dice che in caso Neves vinca gli Stati Uniti occuperanno un (predominante) giusto posto nelle priorità della politica estera del Brasile. C’è una frase di Barbosa che fornisce un indizio di come l’aspirante ministro del Brasile agirà. Ha detto che la tutela degli interessi nazionali non sarà più passiva. La Bolivia ha espropriato due raffinerie della Petrobraz e il governo non ha fatto nulla per proteggere gli interessi del Brasile. Neves e Barbosa promettono di fornire accesso alle compagnie petrolifere statunitensi all’estrazione di petrolio dalla piattaforma continentale brasiliana. La gente di Neves dice che la politica sarà “più pragmatica” e completamente priva dell’approccio ideologico tipico del Partito dei Lavoratori. La posizione su questioni come i rapporti con Mercosur (Mercato comune del Sud, un blocco sub-regionale), BRICS ed altri gruppi internazionali sarà corretta.
Washington si prepara in modo approfondito alle elezioni in Brasile; ed è nella fase finale ora. Il dipartimento di Stato ed i servizi speciali degli Stati Uniti inviano decine di agenti esperti nel Paese, dalla ricca esperienza in operazioni simili svolte nel mondo. Ad esempio, Liliana Ayalde, l’attuale ambasciatrice statunitense in Brasile, ha fatto un buon lavoro in Paraguay facendo del suo meglio per contenere la diffusione dell’“ideologia populista”. Il Brasile è il prossimo. I protagonisti coinvolti nella cospirazione contro Dilma sono i funzionari dell’ambasciata e del consolato degli Stati Uniti in Brasile: Alexis Ludwig (consigliere politico), Paloma Gonsalez (funzionaria politica della sezione economica), Samantha Carl-Yoder (capo della sezione consolare), Kathryn Hoffman (funzionaria politica del Consolato Generale di San Paolo) e Amy Radetzky (capo politico ed economico, Consolato degli Stati Uniti di Rio de Janeiro). E’ sufficiente guardare alla carriera di Radetzky per capire che Washington ha preparato una situazione “non standard” per il Brasile. Nel dipartimento di Stato fu responsabile del controllo degli eventi in Brasile per vedere come influenzassero le relazioni bilaterali e come attuare una politica verso questo Paese. Supervisionava i messaggi dall’ambasciata statunitense nella capitale brasiliana. Poi diresse la speciale sorveglianza su nascita e sviluppo delle crisi nella regione e la preparazione di relazioni sulla situazione per la squadra del segretario di Stato John Kerry al dipartimento di Stato. Ora è stata inviata d’urgenza a Rio! La situazione di crisi ha spinto Radetzky ad andare in Brasile? Lo studioso di politica del Venezuela Eleazar Díaz Rangel definisce l’eventuale sconfitta di Dilma un “disastro”. I governi di Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno reso la vita migliore a decine di milioni di persone in Brasile, prive anche dell’elettricità, in precedenza. Il Partito dei Lavoratori ha avviato drastici cambiamenti positivi nel continente sudamericano. Secondo Rangel, l’amministrazione Obama ha mobilitato tutte le forze d’opposizione in Brasile e in altri Paesi dell’America Latina, tutti i media e le agenzie per evitare la rielezione di Dilma. Ci sono fondi per sostenere Neves alle presidenziali. Influenti ambienti finanziari ed economici degli Stati Uniti partecipano al sostegno di Neves.
I brasiliani si mobiliteranno evitando il disastro previsto da Eleazar Díaz Rangel? Lo sapremo tra una settimana.

Liliana Ayalde

Liliana Ayalde

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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