La tragedia della tensione
marzo 10, 2013 Lascia un commento
Dedefensa 9 marzo 2013
Si cercheranno di analizzare gli eventi italiani, soprattutto la vittoria del Movimento 5 Stelle (M5S) e di Beppe Grillo, il 25 febbraio (vedi in particolare 26 febbraio 2013), dal momento che questo evento, secondo un approccio generalista e anti-sistema, ci pone in particolare relazione all’attuale posizione dell’Italia, ma anche in relazione al suo sviluppo storico, secondo la posizione molto importante dell’Italia nel sistema europeo, come si è creato nel 1945-1950. (Per “sistema europeo” s’intende questo tipo di conglomerato di influenze e pressioni, dirette e indirette, degli Stati Uniti e della NATO, e poi dei federalisti europei, con l’allineamento di molti di questi federalisti agli Stati Uniti, delle istituzioni europee pienamente integrate nel sistema dell’economia generale e, infine, delle principali entità nazionali.)
L’Italia è stata, fin dall’inizio, una delle principali aree di intervento per l’attuazione di questo sistema, soprattutto a causa della sua importanza strategica, della potenza della presenza alleata (USA) nel corso della guerra, del delicato equilibrio tra le forze filo-occidentali da un lato (democristiani (DC) soprattutto con i loro legami con la mafia) e un potente partito comunista dall’altro. L’intervento massiccio della CIA, nelle elezioni del 1948, per consentire alla DC di vincere, istituzionalizzò questa importanza italiana fin da allora, così come l’intervento della CIA difatti divenne “istituzionale”. Nei decenni successivi, l’Italia rimaneva un importante punto di stress del Sistema, in particolare attraverso le attività delle reti Gladio della NATO, soprattutto dal 1970. La nostra idea principale è che questa tensione sia un fattore chiave per comprendere e analizzare, anche e forse più che mai oggi, la situazione italiana. (La tensione attuale si riferisce al termine “strategia della tensione”, soprattutto riguardante in particolare l’Italia. Questa “strategia della tensione” è stata utilizzata dalle forze che costituiscono il potere nel sistema europeo, descrivendo la tattica della provocazione e della disgregazione in Italia, negli anni ’70, gli “anni di piombo”, che terminarono con la morte di Aldo Moro, nel maggio 1978).
Da qui, l’interesse a fare affidamento su testi e commenti dell’ex deputato e analista Richard Cottrell, in particolare dopo le elezioni del 25 febbraio. I suoi interventi servono come punto di partenza per la nostra analisi. Con Cottrell, si può avere una visione di uno specialista “dissidente” confermato e polemico, ma in genere ben informato anche se a volte un po’ troppo fantasioso, soprattutto e in particolare sulle diverse manipolazioni di Gladio in Europa. Tenteremo di avere un quadro di riferimento per una valutazione della situazione in Italia, che è diventata il nuovo centro della crisi del Sistema, “sezione europea”. (Abbiamo accennato più volte a Cottrell, soprattutto sulla Grecia il 17 maggio 2012, o sulla Turchia il 15 ottobre 2012, di volta in volta sullo sfondo della questione delle reti Gladio. Nel testo finale del 15 ottobre 2012, identifichiamo Cottrell e lo qualifichiamo in questo modo: “Un altro autore, intenditore degli arcani della storia segreta, soprattutto europea nel suo caso [...] Questo autore è Richard Cottrell, ex deputato al Parlamento europeo (conservatore inglese) specialista della “guerra segreta” della NATO (reti Gladio) e in questo contesto ottimo conoscitore della storia segreta della Turchia…” Cottrell è l’autore del recentissimo (giugno 2012) Gladio: Il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa.
Ovviamente, è molto probabile che, come ex deputato, in particolare come partecipe delle commissioni del Parlamento europeo su Gladio, e molto vendicativo verso esso, Cottrell avrà formato una rete di fonti che certamente danno credito a molte delle sue informazioni e, soprattutto, sono alla base del suo lavoro di documentazione personale. Ciò non impedisce eccessi o errori, ma questa struttura analizza e si differenzia fortemente da molti “complottisti” che hanno scarse fonti dirette e esperienze documentarie molto limitate, se non nulle). L’interesse in questa circostanza è che Cottrell ha pubblicato cinque articoli sull’Italia dopo le elezioni del 25 febbraio, che mostrano l’evoluzione, la diversificazione e l’espansione della sua analisi della situazione. (In qualità di specialista di Gladio, Cottrell è necessariamente interessato all’Italia, essendo stato uno dei Paesi europei più colpiti dalle attività di Gladio, e il Paese da cui è partito, il 24 ottobre 1990, lo svelamento al pubblico, da parte del Presidente del consiglio Giulio Andreotti, dell’esistenza di queste reti. L’Italia, attraverso la voce inaspettata del più duro, ma anche del più ambiguo rappresentante della sua costituzione, è il Paese che ha messo pubblicamente in questione le reti Gladio).
• Nel primo testo sul sito EndtheLie.com (come su altri), del 26 febbraio 2013, Cottrell semplicemente registra i commenti sulla vittoria di M5S e dei Grillini. La sua valutazione è riassunto dal titolo in riferimento al fenomeno degli Stati Uniti: “Il Tea Party in Italia compie la svolta“. (In un certo senso simbolico, più circostanziale, vi è una caratteristica generale molto specifica che avvicina il M5S al Tea Party: l’assenza istituzionale di un dirigente. Era una cosa nota per il Tea Party. Nel caso del M5S, agisce la personale vicenda di Grillo. L’M5S rifiuta, nella sua “carta d’intenti”, l’elezione a parlamentari di persone con una fedina penale sporca, come nel caso di Grillo, che è stato condannato a 18 mesi di carcere per omicidio colposo negli anni ’80, per tre passeggeri morti in un incidente automobilistico di cui è stato ritenuto responsabile; quindi non si è presentato ed è assente dal principale campo di battaglia politico, il Parlamento; inoltre, questa circostanza si presenta come corrispondente alla filosofia del M5S che rifiuta la struttura dei partiti tradizionali, ma Grillo ha un’influenza determinante nell’insieme).
In questo articolo del 26 febbraio, Cottrell fa piuttosto un quadro del clima generale in Italia, dopo le elezioni, e ricorda le minacce di Gladio. “L’atmosfera generale in Italia da la sensazione che per tutti la politica sia finalmente emozionante, incerta e imprevedibile, un senso profondo di cui gli italiani stessi parlano, in modo forte e chiaro. C’è la sensazione che i giovani siano nello stato d’animo di riprendersi l’Italia. Se ci riusciranno, le conseguenze potranno essere sorprendenti: ma ricordate sempre la terribile tendenza delle rivoluzioni a consumarsi definitivamente. La luna di miele del movimento con il popolo italiano potrebbe dimostrarsi ancora una volta tragicamente breve. Certamente le forze del contrattacco si stanno già accumulando. L’Italia ha una lunga storia di violenze politiche. Nel mio recente lavoro su questo argomento, ho sottolineato la famosa ‘strategia della tensione’ degli anni ’70 e ’80, un altro momento di grande crisi politica. Questo fu un periodo di attentati mortali, sparatorie e uccisioni di perfetti innocenti, sempre attribuiti a guerriglieri urbani che si definivano Brigate Rosse. Oggi sappiamo che si trattava assai più di violenze orchestrate dallo Stato profondo, in combutta con i neo-fascisti e la criminalità organizzata, volti a spaventare gli italiani e portarli tra le braccia sicure dei governi di destra, quindi della ‘strategia della tensione’. Coloro che ora si sentono colpiti dall’usurpazione di Grillo, non staranno fermi. Grillo fa frequenti riferimenti pubblici ai reati dei politici commessi in passato. Sa bene di doversi guardare le spalle costantemente.”
• Il 27 febbraio 2013 Cottrell espande la sua argomentazione. Passa bruscamente alla questione delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, vale a dire, secondo lui, alla crisi profonda della Chiesa, e così Roma diventa la scena di due drammi paralleli, di diversi drammi: “Tintinnio di sciabole a Roma: il Vaticano si sbriciola mentre il principe pagliaccio [Beppe Grillo] afferra il cappello del partito.” Nelle sue tesi e ricerche, Cottrell ha sempre legato gli scandali del Vaticano, tra cui la Banca del Vaticano, al caso della Loggia P2 e, più in generale, alle attività di Gladio. Il nesso intercorrente tra la crisi della Chiesa, considerata di natura quasi scismatica, e la crisi politica italiana con l’M5S, diventa logico, se non ovvio, anche se diventa difficile da identificare, o anche indiretto e circostanziato… E la crisi interna della Chiesa, che si riflette nel contesto ristretto della crisi della religione davanti all’anticlericalismo, s’inserisce subito nell’ambito molto più ampio della crisi di civiltà e di senso (quindi, della crisi del Sistema). “Lo scisma, quindi, è potenzialmente all’ordine del giorno in Vaticano e nel Parlamento italiano. Per fortuna di Grillo, sembra che Roma, per un certo tempo almeno, avrà il privilegio di avere tre sacerdoti in città nello stesso tempo.” (Poi, il 5 marzo 2013, Cottrell completa il dossier sulla crisi in Vaticano, esponendo le “dimissioni forzate” di Benedetto XVI, le pressioni dell’Opus Dei in Vaticano, e così via.)
• Il 28 febbraio 2013, Cottrell si occupa dell’allarme generale lanciato delle elezioni del 25 febbraio. Per lui, l’analogia con la dialettica degli “anni di piombo” riappare in un documento del servizio di intelligence militare italiano, il Servizio Informazioni Difesa. A proposito di Grillo, che Cottrell ha rapidamente battezzato “il Castro del Mediterraneo“… “Meno di 24 ore dopo la conferma giunge un rapporto del ‘Dipartimento d’informazioni sulla sicurezza’ e del suo direttore nazionale, Giampiero Massolo, che indica lo scoppio di “Potenzialmente massicci disordini sociali, del dissenso e dell’antagonismo in vaste aree della società italiana.” [...] Visto da Bruxelles, Francoforte e Washington, ciò rende Grillo niente di meno che il Castro del Mediterraneo.”
• Il 3 marzo 2013, Cottrell ritorna su M5S e Beppe Grillo, questa volta in modo ottimistico. Da un lato, analizza l’M5S come movimento dal futuro brillante, forse con una maggioranza sufficiente per formare rapidamente un governo (in caso di nuove elezioni), promettendo anche di creare movimenti simili in Europa. (“Praticamente ignorata dai media in Europa e Nord America, una straordinaria rivoluzione è in corso in Italia. A dir poco una rivoluzione popolare che, non riuscendo a perdere velocità e forza di trazione, come accade alla maggior parte di queste dopo la prima alba luminosa, sembra guadagnare terreno in tutte le componenti della società italiana.”) D’altra parte, fa notare che anche alcuni segmenti della dirigenza cominciano a prendere in considerazione Grillo in modo più favorevole… “Uno dei giornali più conservatori del Paese, il Corriera della Sera, stampato a Milano, la vera City d’Italia, ha stupito i lettori esprimendo ammirazione per la ‘rivoluzione silenziosa’, con l’avvertenza, naturalmente, che ‘non vincerà’. [...] Per la prima volta un tale messaggio risuona nel media più conservatore d’Italia, come un testo alternativo che supporti l’austerità. Gli italiani di tutte le classi risentono dell’imposizione di Mario Monti, ex commissario europeo, a dittatore effettivo del Paese, governando con un gruppo di compari selezionati con cura.”
La questione del caso italiano è definita, nel suo contesto più ampio possibile, da Cottrell nei suoi tre articoli. In generale, tiene in conto, in questo caso, del rapporto tra la situazione attuale, la politica di austerità, la situazione dell’euro, che spinge alla distruzione della sovranità degli Stati dell’Unione europea e, al logico antagonista, la spinta implicita al recupero di questa sovranità, posta al centro del movimento anti-sistema dell’M5S. Ma tornando alla dimensione di Gladio, e al suo aspetto più grande, che coinvolge le sorti della Chiesa, Cottrell invita efficacemente ad affrontare la questione, sollevando domande circa l’attivismo di Gladio oggi, così come il legame tra la situazione attuale e il periodo di massima attività di Gladio stessa (nel caso italiano, gli anni di piombo). (Inoltre, vediamo un altro innegabile specialista di Gladio, lo studioso Daniele Ganser, confermare la presenza di Gladio oggi, in una forma o nell’altra. Si vedano due testi, 27 dicembre 2005 e 27 dicembre 2005). Noi apprezziamo Gladio come struttura e concetto, e pertanto riteniamo che Gladio, o la sua emanazione dopo la fine della guerra fredda, sia rimasta attiva nel caso specifico dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa. Questo è il caso soprattutto della questione della “scelta” del JSF da parte dell’Olanda, nel 2002, o della “gestione della scelta” come dovremmo dire piuttosto.
Questo caso ha avuto luogo in un’atmosfera drammatica, con l’assassinio del capo populista Pim Fortuyn. Abbiamo notato, in quel momento, aspetti estremamente fastidiosi del caso (vedi 30 giugno 2002), nel momento in cui non era saggio farlo. Abbiamo ripreso questi elementi nelle ‘Note sullo sviluppo egemonico’ riguardante l’imposizione “obbligatoria” all’Europa del velivolo JSF, in cinque paesi europei (Danimarca, Olanda, Italia, Norvegia, Regno Unito). L’abbiamo notato nel testo del 18 novembre 2009 ; (in questo testo, “SB” significa Stay-Behind, un’altra designazione di Gladio): “…Il risultato di questa implementazione crea i mercati europei, con l’eccezione della Francia, un territorio conquistato da gestire. L’esempio olandese e la scelta del JSF illustrano tale gestione. Nel 1998, un incontro segreto tra i vertici militari olandesi (senza mandato politico) e i loro omologhi industriali statunitensi, raggiunse un accordo per la scelta del JSF. Nel marzo 2002, il governo prese una decisione in tal senso, che il Parlamento doveva ratificare. Il 5 maggio 2002, il capo populista Pym Fortuyn, probabile vincitore delle elezioni del 16 maggio, incontrava una delegazione statunitense guidata dall’ambasciatore Clifford Sorel, dove vi erano anche dei generali olandesi. Fortuyn comunicò il rifiuto di votare il programma JSF, il che significava la sconfitta del programma in Parlamento. Il giorno dopo, Fortuyn fu assassinato in condizioni assai contestate. Fu sostituito dallo sconosciuto populista Herben Mat, che si scoprì aver lavorato per 22 anni nei servizi di informazione della difesa, un ramo dell’intelligence militare olandese. Broos Schnez, alla direzione del partito populista, dichiarò il 28 giugno 2002, dopo che il suo partito fu portato da Herben a votare per il JSF: “Siamo rimasti sbalorditi. I Paesi Bassi hanno bisogno di sapere che tipo di persona sia e se non sia onesto. E’ un ex-ufficiale del ministero della difesa e il suo compito era infiltrarsi. Forse un’operazione per spingere il partito a votare per il caccia, contro cui siamo stati sempre contro. L’ho consigliato di andare da un buon avvocato e ripulire il suo nome, ma non è successo niente, e questo è strano. Avviata l’adesione al programma JSF, Herben si dimise dalla direzione del partito fondato da Fortuyn e scomparve. Il caso è stato chiuso. Fu un’operazione notevole eseguita nello stile SB, la cui gestione dell’intelligence olandese (da cui proveniva Herben) fin dalla fine degli anni ’40 è ben documentata. Se questa è la manifestazione più drammatica delle attività di questa rete europea/NATO d’influenza degli Stati Uniti, non è meno esemplare. Troviamo questo tipo di modello in molti paesi europei. La sua efficacia non ha mai vacillato.”
Questa valutazione collega il caso del JSF con le attività della rete Gladio in Italia. Nel secondo governo di centro-sinistra Prodi (maggio 2006-maggio 2008), i suggerimenti per mettere in discussione l’acquisto del JSF fatti a questa squadra presuntamente europea, ricevettero un rifiuto terrorizzato. Bisogna sempre suggerire che secondo i contatti avuti in quel momento dal governo italiano, un ritorno sulla scelta del JSF era impensabile, queste affermazioni indicano che fu davvero un caso in cui sono vennero minacciati di morte. Il riferimento a Fortuyn/Paesi Bassi non è inutile… La scelta del JSF rimane una pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via del terrorismo e dell’illegalità totale, in questo contesto, del programma JSF, che ha una dimensione globale ed egemonica che va ben oltre il semplice status di programma di armamenti, ma che ha anche una dimensione tragica dal punto di vista del destino europeo, come noi lo concepiamo. La sua vicinanza alle attività di Gladio si basa su questo aspetto, e riferendosi all’Italia quale Paese dalla singolare importanza, probabilmente la più grande tragedia europea è la distruzione del principio della sovranità del continente, provocando la disgregazione delle nazioni e la dissoluzione del conseguente principio.
Dalla “strategia della tensione” alla tragedia della tensione
Come notato da Cottrell, Beppe Grillo è ben consapevole della “storia moderna” d’Italia, comprese le attività d’insediamento di Gladio, che rappresentano una maledizione per l’Italia. Si legga una breve cronaca sul blog di Grillo, che torna ai testi attuali di questo blog, si tratta di un testo datato 19 novembre 2011 dal titolo, per analogia al libro di Malaparte, “Tecnica del colpo di stato“. (Malaparte è anche ampiamente citato nel testo.)
Grillo ha espresso il parere che l’Italia si è trovata in una situazione di “permanente colpo di Stato“, in particolare dagli anni ’70. Cita, naturalmente, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro come uno degli eventi che segnarono questo “colpo di Stato permanente”, il caso archetipico tragico del periodo della “strategia della tensione” e quindi di ogni sospetto e intuizione sulle azioni di Gladio in Italia. Renzo Martinelli, regista dell’eccellente film del 2003, Piazza delle cinque lune, a proposito della morte di Aldo Moro, trattata in maniera assai aderente alla realtà, ha detto che l’evento ha avuto sull’Italia lo stesso effetto dell’assassinio di Kennedy begli USA: “Il caso Moro ha influenzato la storia, la vita politica e culturale di questo Paese per molti decenni“, vale a dire, fino ad oggi e fino alle elezioni del 25 febbraio…
Così si può considerare come un modello storico, con la sua dimensione tragica, prenda l’aspetto metastorico definendo meglio l’importanza degli eventi del 25 febbraio in Italia. Nello stesso testo, già citato dal suo blog, Grillo arriva al cuore della sua argomentazione con la definizione del “colpo perfetto” con l’avvento di Monti e di chi lo sostiene. (Monti, divenuto primo ministro il 16 novembre 2011, non è mai nominato da Grillo nel suo testo, ma un primo piano del suo volto domina il testo e mette in evidenza il titolo, in modo da non lasciare incertezze, trasformando l’accusa in simbolo.) “Il colpo di Stato è la negazione della democrazia. Il colpo di Stato che s’ignora, quello in cui il cittadino esulta per un cambiamento che lo spossessa di ogni partecipazione pubblica, è il colpo di Stato perfetto“.)
In qualche modo, secondo Grillo, potremmo scoprire che il “colpo perfetto” di Monti sia finito, sperando di bloccare per un periodo di tre o quattro decenni il “colpo di stato permanente”, dove l’agitazione, presumendo che un artefatto di Gladio sia sulla poltrona, ostacoli l’applicazione del sistema, ma non certamente la sua preparazione. Infine, Monti è arrivato, ed è stato il “colpo perfetto” senza complotto, secondo le normali regole, diciamo pseudo-democratiche. Tuttavia, questa normalità è eccezionale, come il “golpe perfetto”, che ci fa scoprire il motivo centrale e di grande peso che l’ha permesso. Così l’evidenza s’impone: il “colpo di stato perfetto” è un successo, ma in un senso assai carico di senso!, perché non vi è più uno Stato… Questo è esattamente ciò che dimostra il pseudo-complotto di Monti (pseudo perché non è segreto, né illegale): la mancanza di Stato, quindi la mancanza di principio… Questa è la sua debolezza mortale, come quella del sistema, questa mancanza di principi. Il “golpe perfetto” effettuato sul quasi-nulla (lo Stato ridotto alle sue procedure, al voto alla camera, al discorso delle autorità-Sistema della repubblica, ecc., lo Stato completamente castrato dei suoi principi, lo Stato-eunuco).
Il “golpe perfetto” in realtà ha completato un’inversione perfetta, dimostrando e realizzando l’annientamento perfetto dello Stato. Scoprendo subito, in pieno giorno, l’applicazione spudoratamente rabbiosa, sprezzante e insultante di una politica supportata dal Sistema che è, ovviamente, senza alcuna legittimità. Mentre per la gente della sua risma e del suo partito, Monti è l’esempio perfetto di uomo molto intelligente che fa cose molto stupide: una tecnica perfetta per applicare un criterio necessariamente inapplicabile, perché lo priva del sigillo della legittimità, che sola può permettere al popolo di chiedere uno sforzo eroico. Qui, Beppe ha tecnicamente ragione, ma non del tutto, riferendosi dopo tutto all’idea di Malaparte, prendendola troppo frettolosamente in considerazione, secondo cui il colpo di Stato è una “tecnica”. In realtà, lasciandola in questo ruolo e in questo campo della tecnica perfetta, il golpe di Monti è perfetto. Ma viene applicato secondo la nozione di un altro italiano (lo storico e filosofo della storia Guglielmo Ferrero) di potenza ideale che, in sostanza, respinge la perfezione ignorando la necessità del principio e, quindi, guastando subito la perfezione del colpo di Stato con la sua politica assurda, assurda proprio perché opera senza alcuna legittimità, priva com’è di ogni principio…
C’è da meravigliarsi se da parte sua, Monti, che proviene direttamente dai centri di potere quali sono le “banche”, l’Unione europea e tutti quanti, tutti questi poteri perfettamente privi di legittimità, e così investiti del solo ideale del potere, siano del tutto estranei all’ideale della perfezione che solo comprende la necessità della posizione di principio? (I due concetti, di Ferrero, sono esplicitati in entrambi i testi di riferimento.) Vorremmo anche dire che Monti, dopo il suo “golpe perfetto”, è stato un “dittatore perfetto”, senza la necessità di forze di polizia, coercizione brutale, saluti diversi, pugni o mani alzati, stivali e elmetti; lasciato in questo ambito “tecnico” e puramente perfetto, molto più efficace della vera-falsa dittatura in cui veniamo trascinati fino alla nausea in difesa permanente dei diritti umani. Ma se vi è la “dittatura perfetta”, ciò accade perché non vi è più uno Stato, un principio, niente di niente.
Così il paradosso supremo, il “paradosso perfetto” è che Monti ha dimostrato tutto ciò; nella creazione di tutte queste perfezioni invertite dall’ideale del potere, ma in contrasto con l’ideale della perfezione, mostrando “tecnicamente” e perfettamente sia la sua illegittimità assoluta, sia l’”impostura perfetta” che è stato. La batosta elettorale ne è conseguita, impeccabilmente. Questa è la perfezione dell’operazione, che ha necessariamente portato Monti alla sua caduta, senza fanfare, senza rivolte, senza violenze, attraverso le urne, onorevoli colleghi, come vuole la democrazia tale e quale.
Il golpe di Monti non era ideologico, era dominio del principio, vale a dire anti-principio come si suol dire, contrariamente ai suoi avversari anti-Sistema, contro il principio di sovranità e, naturalmente, di legittimità… E a questo punto appare Beppe. Si, Beppe intervenendo in questa situazione di illegittimità e inversione delle autorità stabilite, emerge come motore anti-Sistema potendo portare con sé la rivendicazione della restaurazione dei principi. È allora che Grillo e i suoi Grillini possono realizzare ciò che può essere indicato come un “contro-golpe perfetto”, e questa volta con una perfezione totalmente assunta, poiché attivata dall’ideale di perfezione che è il principio, per definizione, contro l’ideale del potere che ha dimostrato il suo “inganno perfetto”. Il fatto che appare essenziale, in tal caso, è la storia stessa dei suoi attori (sconfitta del “golpe perfetto”, bloccando per tre o quattro decenni del “colpo di Stato permanente”), insinuando nel suo significato la stessa prospettiva dei 3-4 decenni precedenti. Questa è la tragica storia d’Italia, che avevamo citato riguardo alla tragedia politica dell’Europa, nella sua battaglia tra l’arbitrarietà dell’austerità (grande potere) e la resistenza anti-Sistema dei popoli (con le elezioni del 25 febbraio, l’ideale di perfezione).
Qui è dove abbiamo potuto, malgrado le avventure, giungere rapidamente (tra cui, forse, nuove elezioni che potrebbero mettere il leader del M5S al vertice), e veder mescolarsi nell’attuale battaglia dell’austerità, tutta la tragica storia d’Italia degli ultimi quaranta anni. La possibile coincidenza delle due cose può essere esplosiva, al di là di tutto. Allora… ecco gli elementi che per il momento sono ancora un enigma. L’instabilità assai insolita dell’Italia, dal 25 febbraio, con l’elemento Beppe Grillo che si mescola con elementi eccezionali, come la crisi in Vaticano e potenzialità che non sono da meno. Naturalmente, abbiamo insistito sull’elemento Gladio collegandolo all’elemento del JSF, perché circostanze destabilizzanti possono sorgere e integrare gli eventi, accelerando in questo settore la crisi generale e il crollo del Sistema che stiamo osservando. Quindi possiamo isolare tre di questi elementi della crisi italiana:
• La crisi del Vaticano e della Chiesa è stata resa operativa dalle dimissioni di Benedetto XVI. Il più delle volte visto, dal punto di vista dei commentatori anticlericali, come uno scontro all’interno del sistema, nel quadro generale delle polemiche definite “sociali” che nascondono la crisi fondamentale, che sta mutando significato e s’inserisce nella crisi fondamentale. Che abbia (acquisisca) o no una connessione con la crisi italiana, la crisi della Chiesa è impegnata ad evolvere verso una terribile manifestazione di ciò che costituisce la crisi generale del senso. In questo Paese cattolico, il simbolo ha una forza notevole, nel contesto italiano e in generale nel quadro della crisi del collasso del Sistema: vi s’incarna l’idea della caduta (questa volta della Chiesa stessa) e s’inserisce non più nel contesto della crisi della religione, ma come elemento chiave della crisi di civiltà, per noi la crisi di dissoluzione del Sistema.
• Il caso di Gladio si situa naturalmente tra le risposte alle minacce al Sistema nella crisi italiana. Può anche essere considerato, dal punto di vista operativo e dal punto di vista del simbolo della tragedia italiana. In quest’ultimo caso, quello che preferiamo, aiuta a rafforzare e aumentare il significato e la potenza della crisi italiana.
• Il caso del JSF, spesso indicato come infinitamente più importante di un semplice programma di armamenti, ha noti legami con Gladio e con il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Europa. (Come abbiamo scritto sopra: “La scelta del JSF rimane la pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via dei suoi mezzi terroristici e totalmente illegali.”) Lo stesso JSF è in profonda crisi, crisi del collasso anche per esso, riflettendo così le fondamenta della crisi del tecnologismo e dell’americanismo. Nelle circostanze note della crisi in Italia, il suo caso può finire in qualsiasi momento al centro del dibattito politico, e quindi essere visto come un caso drammatico si rottura tra l’Italia (Europa) e gli Stati Uniti d’America. Allora, ciò implicherebbe che, da questo punto di vista, si potrebbe vedere la messa in discussione dell’omogeneizzazione del blocco BAO come avviata fin dal 2008, così come l’abbiamo definita il 10 dicembre 2012, e la disintegrazione e la dissoluzione finale di questo gruppo, generate dalla crisi di dissoluzione del Sistema.
Uno dei documenti più interessanti e più rivelatori di Gladio è un documentario della BBC della serie Time Watch (Operazione Gladio, in tre episodi), realizzato nel 1992, ma pubblicato dopo un ritardo significativo (disponibile su YouTube, dal 10 giugno 1992). Il documentario è incentrato sulle attività di Gladio in Belgio e in Italia, anche se abbraccia l’intero concetto. (Ne abbiamo parlato in particolare, il 20 gennaio 2005). C’è un momento caratterizzante, che conclude la serie con le scarse ultime parole di Federico Umberto Amato, presentato come il “capo della polizia politica del ministero degli Interni italiano, 1972-1974“, piccolo brav’uomo, probabilmente, dal sorriso cinico che avrebbe rappresentato il beffardo d’altri tempi. Ormai in pensione, aveva on sé un paio di “automi” assai diffusi nei salotti del XVIII.mo secolo, dell’epoca beffarda. Le teorie meccanicistiche di Cartesio avevano i loro sostenitori, e l’automa rappresenterebbe il vero sapiens, sembra suggerire il beffardo ex-poliziotto italiano, presentando “Il Giocoliere”. Parlando di misteri, manipolazioni, doppi e tripli giochi, sembrava suggerire che Gladio gestisse tutto, finendo per chiedersi se le persone che affermano di agire in buona fede, per conto di Gladio o secondo Gladio, non siano state, secondo lui, inclusi nel “tutti”.
Gladio prende, nel documentario, una dimensione mitica e tragica, improvvisamente percepito come entità che manipola “tutti”, tra cui questa voce beffarda… Queste parole concludevano la serie, mentre risuonano nelle orecchie, assieme alla musica aspra e meccanica, il sottofondo del documentario, l’Agnus Dei e l’Hostias del solenne, terribile ed enigmatico Requiem Opera 5 di Berlioz o “Grande Messa dei morti“… Quindi, riteniamo che si tratti di una tragedia che va oltre la sua epoca, perché suggerisce l’idea di perdita del controllo del proprio destino da parte della specie sapiens, come nel caso della crisi di dissoluzione del Sistema. Sentiamo questo uomo beffardo ghignare in questo documentario, come se il dramma sbiadisca nel tempo, collegando e fondendo le tragedie passate con ciò che conosciamo…
Questa tragedia arriva fino a noi, in modo molto logico, allargandosi alla situazione italiana, andando oltre la situazione europea, arrivando al cuore della crisi di dissoluzione del sistema, offrendo una circostanza diversa che potrebbe accelerare questa crisi con un attacco destrutturante, dissolvendo il blocco BAO istituito nel 2008. Si tratterebbe dell’estensione ultima della fase finale del collasso del sistema.
Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora











