Perché Putin non ha scelto l’opzione offensiva in Ucraina

Valentin Vasilescu Reseau International 23 marzo 2014
1962785Alcuni si chiedono perché non ha combattuto l’esercito ucraina per la Crimea. Altri si chiedono  dove Putin si fermerà e se rimarrà qualcosa dell’Ucraina. Cercheremo di rispondere a queste domande nelle righe seguenti.
Dopo anni di disoccupazione, nel 2013 la società Ukroboronprom, che rappresenta l’industria della difesa dell’Ucraina, ha visto spuntare un’incredibile opportunità, in conseguenza dell’abbandono da parte della Russia di alcuni grandi contratti (nel mercato dell’India, suo maggiore importatore), già  firmati e che dovevano essere onorati in tempo. Questi contratti di 3-4 anni del valore di 5 miliardi di dollari, principalmente riguardavano i blindati (assieme a motori, cambi e altri pezzi di ricambio), il lotto più importante erano 110 carri armati per il Pakistan, 99 carri armati per l’Etiopia, così come vario materiale bellico per la fanteria irachena e tailandese, e semoventi d’artiglieria per l’Armenia. L’Ucraina produce materiale militare tecnologico simile a quello della Russia, perciò l’Ukroboronprom riavviò l’impianto Malisev di Kharkov. Così nel 2013 l’Ucraina riuscì ad ottenere una prima tranche di 1,4 miliardi dollari. Per avere un’idea, il bilancio annuale della difesa dell’Ucraina è di 1,8 miliardi di dollari. E la capacità della fabbrica di Kharkov, in Ucraina orientale, è addirittura ridicola. La responsabilità della difesa del sud-est dell’Ucraina, che comprendeva la Crimea, fu assegnato al 6° Corpo dell’esercito ucraino, costituito da una brigata di carri armati, tre brigate meccanizzate, una di artiglieria leggera e una di paracadutisti, tutte in buona parte smantellate. Sulla carta, il 6° Corpo d’Armata ha quasi 1000 carri armati e generali dai nomi ucraini come Gajduz o Basarab, tutti legati ai ministri, di nomina politica o dovuta a tangenti, come in Romania. Così tre quarti  dei corazzati del 6° Corpo restano nei cortili della fabbrica a Kharkov, dove vengono smantellati, smontati, demoliti dopo che certi dispositivi venivano rimossi per essere montati su altri carri pronti a prendere la via dell’esportazione.
Dopo che il presidente Janukovich aveva assicurato Mosca sulle condizioni per il prestito di 15 miliardi di dollari, subito si volse a trattare segretamente con i rappresentanti occidentali. Ma l’escalation delle violenze di Euromaidan, e temendo la vendetta Putin più che il golpe dell’opposizione, Janukovich ordinò al 13.mo Corpo d’armata, che si trovava nell’Ucraina occidentale, di spostarsi in treno e schierarsi sul confine orientale e sud-orientale dell’Ucraina. Il Pentagono, rilevava la manovra via satellite e credendo che l’esercito venisse inviato a Kiev contro Euromaidan, convocò il Capo di Stato Maggiore dell’esercito ucraino per rispedire le unità nelle caserme. Così, senza volerlo, gli Stati Uniti hanno contribuito all’annessione della Crimea alla Russia, interrompendo le operazioni dell’esercito ucraino, e ora tutti gli occhi sono rivolti sulla Russia per sanzioni. Ingiustamente demonizzato dall’occidente per l’annessione della Crimea, Vladimir Putin è stato costretto a prendere una decisione un po’ a scapito della Russia, proteggendo così la popolazione dell’Europa da una catastrofe senza precedenti.
In quanto detto sopra, bisogna aggiungere che il morale dell’esercito ucraino era ed è molto basso, essendo diffidente verso la nuova leadership politica di Euromaidan, che s’affrettava a nominare comandanti fedeli, ma dall’incompetenza spaventosa; ed è privo di attrezzature e motivazione, riceve in ritardo gli stipendi e non ha alcuna preoccupazione nel rinnovare gli equipaggiamenti. Inoltre, il Presidente Putin ordinò l’avvio delle esercitazioni militari al confine con l’Ucraina delle unità dei Comandi Strategici Occidentale e Centrale. Così l’esercito russo poteva, subito dopo la caduta di Janukovich, condurre un’operazione offensiva in Ucraina. La questione chiave è il motivo per cui Putin non l’ha fatto? Possiamo trovarne la risposta delineando le caratteristiche delle più probabili operazioni offensive e delle conseguenze che ne sarebbero derivare. Nei primi 30 minuti, la Russia poteva ottenere la supremazia aerea su tutta l’Ucraina, neutralizzando l’aviazione ucraina. Ciò significava che l’esercito russo poteva effettuare una manovra verticale in maniera massiccia con le truppe aviotrasportate e occupare i punti chiave della metà orientale dell’Ucraina (ponti, snodi ferroviari, porti, aeroporti, ecc.). L’assenza dei blindati del 6° Corpo ucraino avrebbe consentito alle truppe di terra russe di avanzare senza combattere nella parte orientale, centrale e meridionale dell’Ucraina. Sei ore dopo l’inizio dell’offensiva, l’esercito russo poteva passare la foce del Danubio, al confine con la Romania, collegandosi con il contingente di forze di pace russe in Transnistria e raggiungere  Kiev, occupando più di metà del territorio dell’Ucraina. Ma dopo sei ore, la Polonia, governata da politici imprevedibili e ossessionati dall’idea di provocare un conflitto con la Russia, poteva prendere una decisione che avrebbe trascinato l’Europa nella catastrofe. L’esercito polacco completato il concentramento di forze e mezzi, entrava in Ucraina. L’articolo 5 del Trattato NATO si riferisce al sostegno a uno Stato membro, a condizione che il territorio di tale Stato sia invaso militarmente. Nel 1999, in Jugoslavia, la NATO dimostrò di non rispettare le norme internazionali, tranne quando si tratta degli altri, com’è più chiaro oggi. E grazie all’adesione della Polonia alla NATO, organizzazione che ha un piano di emergenza o di risposta, l’esercito polacco impegnandosi contro l’Ucraina avrebbero chiamato in soccorso le unità tedesche e statunitensi di stanza in Germania. La Romania, che ha rifiutato il piano di emergenza della NATO, con un esercito di forze di pace, anche se lo avesse voluto non avrebbe interferito né sarebbe stato difeso da nessuno.
In circostanze normali, l’esercito polacco non è un problema per i russi. Il terreno in Ucraina occidentale, tuttavia, appare accidentato, meno accessibile di quello dell’est, permettendo di organizzare una difesa più efficace, portando a spezzare il ritmo dell’avanzata dell’esercito russo. E da quel momento la Russia avrebbe perso l’iniziativa, e l’iniziale conflitto per l’Ucraina si sarebbe trasformato nella guerra tra la Russia e la NATO. Ciò avrebbe portato all’uso limitato di armi nucleari da parte della NATO, obbligando la Russia a rappresaglie in una zona dove sarebbe stata superiore. E a differenza della maggior parte dei Paesi europei della NATO, la Russia come gli Stati Uniti ha innumerevoli mezzi di protezione balistica in grado di neutralizzare le armi nucleari della NATO lanciate sul suo territorio.

untitledValentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare dell’aeroporto Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La tragedia della tensione

Dedefensa 9 marzo 2013

Beppe_Grillo-e1346315633785Si cercheranno di analizzare gli eventi italiani, soprattutto la vittoria del Movimento 5 Stelle (M5S) e di Beppe Grillo, il 25 febbraio (vedi in particolare 26 febbraio 2013), dal momento che questo evento, secondo un approccio generalista e anti-sistema, ci pone in particolare relazione all’attuale posizione dell’Italia, ma anche in relazione al suo sviluppo storico, secondo la posizione molto importante dell’Italia nel sistema europeo, come si è creato nel 1945-1950. (Per “sistema europeo” s’intende questo tipo di conglomerato di influenze e pressioni, dirette e indirette, degli Stati Uniti e della NATO, e poi dei federalisti europei, con l’allineamento di molti di questi federalisti agli Stati Uniti, delle istituzioni europee pienamente integrate nel sistema dell’economia generale e, infine, delle principali entità nazionali.)
L’Italia è stata, fin dall’inizio, una delle principali aree di intervento per l’attuazione di questo sistema, soprattutto a causa della sua importanza strategica, della potenza della presenza alleata (USA) nel corso della guerra, del delicato equilibrio tra le forze filo-occidentali da un lato (democristiani (DC) soprattutto con i loro legami con la mafia) e un potente partito comunista dall’altro. L’intervento massiccio della CIA, nelle elezioni del 1948, per consentire alla DC di vincere, istituzionalizzò questa importanza italiana fin da allora, così come l’intervento della CIA difatti divenne “istituzionale”. Nei decenni successivi, l’Italia rimaneva un importante punto di stress del Sistema, in particolare attraverso le attività delle reti Gladio della NATO, soprattutto dal 1970. La nostra idea principale è che questa tensione sia un fattore chiave per comprendere e analizzare, anche e forse più che mai oggi, la situazione italiana. (La tensione attuale si riferisce al termine “strategia della tensione”, soprattutto riguardante in particolare l’Italia. Questa “strategia della tensione” è stata utilizzata dalle forze che costituiscono il potere nel sistema europeo, descrivendo la tattica della provocazione e della disgregazione in Italia, negli anni ’70, gli “anni di piombo”, che terminarono con la morte di Aldo Moro, nel maggio 1978).
Da qui, l’interesse a fare affidamento su testi e commenti dell’ex deputato e analista Richard Cottrell, in particolare dopo le elezioni del 25 febbraio. I suoi interventi servono come punto di partenza per la nostra analisi. Con Cottrell, si può avere una visione di uno specialista “dissidente” confermato e polemico, ma in genere ben informato anche se a volte un po’ troppo fantasioso, soprattutto e in particolare sulle diverse manipolazioni di Gladio in Europa. Tenteremo di avere un quadro di riferimento per una valutazione della situazione in Italia, che è diventata il nuovo centro della crisi del Sistema, “sezione europea”. (Abbiamo accennato più volte a Cottrell, soprattutto sulla Grecia il 17 maggio 2012, o sulla Turchia il 15 ottobre 2012, di volta in volta sullo sfondo della questione delle reti Gladio. Nel testo finale del 15 ottobre 2012, identifichiamo Cottrell e lo qualifichiamo in questo modo: “Un altro autore, intenditore degli arcani della storia segreta, soprattutto europea nel suo caso [...] Questo autore è Richard Cottrell, ex deputato al Parlamento europeo (conservatore inglese) specialista della “guerra segreta” della NATO (reti Gladio) e in questo contesto ottimo conoscitore della storia segreta della Turchia…” Cottrell è l’autore del recentissimo (giugno 2012) Gladio: Il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa.
Ovviamente, è molto probabile che, come ex deputato, in particolare come partecipe delle commissioni del Parlamento europeo su Gladio, e molto vendicativo verso esso, Cottrell avrà formato una rete di fonti che certamente danno credito a molte delle sue informazioni e, soprattutto, sono alla base del suo lavoro di documentazione personale. Ciò non impedisce eccessi o errori, ma questa struttura analizza e si differenzia fortemente da molti “complottisti” che hanno scarse fonti dirette e esperienze documentarie molto limitate, se non nulle). L’interesse in questa circostanza è che Cottrell ha pubblicato cinque articoli sull’Italia dopo le elezioni del 25 febbraio, che mostrano l’evoluzione, la diversificazione e l’espansione della sua analisi della situazione. (In qualità di specialista di Gladio, Cottrell è necessariamente interessato all’Italia, essendo stato uno dei Paesi europei più colpiti dalle attività di Gladio, e il Paese da cui è partito, il 24 ottobre 1990, lo svelamento al pubblico, da parte del Presidente del consiglio Giulio Andreotti, dell’esistenza di queste reti. L’Italia, attraverso la voce inaspettata del più duro, ma anche del più ambiguo rappresentante della sua costituzione, è il Paese che ha messo pubblicamente in questione le reti Gladio).
• Nel primo testo sul sito EndtheLie.com (come su altri), del 26 febbraio 2013, Cottrell semplicemente registra i commenti sulla vittoria di M5S e dei Grillini. La sua valutazione è riassunto dal titolo in riferimento al fenomeno degli Stati Uniti: “Il Tea Party in Italia compie la svolta“. (In un certo senso simbolico, più circostanziale, vi è una caratteristica generale molto specifica che avvicina il M5S al Tea Party: l’assenza istituzionale di un dirigente. Era una cosa nota per il Tea Party. Nel caso del M5S, agisce la personale vicenda di Grillo. L’M5S rifiuta, nella sua “carta d’intenti”, l’elezione a parlamentari di persone con una fedina penale sporca, come nel caso di Grillo, che è stato condannato a 18 mesi di carcere per omicidio colposo negli anni ’80, per tre passeggeri morti in un incidente automobilistico di cui è stato ritenuto responsabile; quindi non si è presentato ed è assente dal principale campo di battaglia politico, il Parlamento; inoltre, questa circostanza si presenta come corrispondente alla filosofia del M5S che rifiuta la struttura dei partiti tradizionali, ma Grillo ha un’influenza determinante nell’insieme).
In questo articolo del 26 febbraio, Cottrell fa piuttosto un quadro del clima generale in Italia, dopo le elezioni, e ricorda le minacce di Gladio. “L’atmosfera generale in Italia da la sensazione che per tutti la politica sia finalmente emozionante, incerta e imprevedibile, un senso profondo di cui gli italiani stessi parlano, in modo forte e chiaro. C’è la sensazione che i giovani siano nello stato d’animo di riprendersi l’Italia. Se ci riusciranno, le conseguenze potranno essere sorprendenti: ma ricordate sempre la terribile tendenza delle rivoluzioni a consumarsi definitivamente. La luna di miele del movimento con il popolo italiano potrebbe dimostrarsi ancora una volta tragicamente breve. Certamente le forze del contrattacco si stanno già accumulando. L’Italia ha una lunga storia di violenze politiche. Nel mio recente lavoro su questo argomento, ho sottolineato la famosa ‘strategia della tensione’ degli anni ’70 e ’80, un altro momento di grande crisi politica. Questo fu un periodo di attentati mortali, sparatorie e uccisioni di perfetti innocenti, sempre attribuiti a guerriglieri urbani che si definivano Brigate Rosse. Oggi sappiamo che si trattava assai più di violenze orchestrate dallo Stato profondo, in combutta con i neo-fascisti e la criminalità organizzata, volti a spaventare gli italiani e portarli tra le braccia sicure dei governi di destra, quindi della ‘strategia della tensione’. Coloro che ora si sentono colpiti dall’usurpazione di Grillo, non staranno fermi. Grillo fa frequenti riferimenti pubblici ai reati dei politici commessi in passato. Sa bene di doversi guardare le spalle costantemente.”
• Il 27 febbraio 2013 Cottrell espande la sua argomentazione. Passa bruscamente alla questione delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, vale a dire, secondo lui, alla crisi profonda della Chiesa, e così Roma diventa la scena di due drammi paralleli, di diversi drammi: “Tintinnio di sciabole a Roma: il Vaticano si sbriciola mentre il principe pagliaccio [Beppe Grillo] afferra il cappello del partito.” Nelle sue tesi e ricerche, Cottrell ha sempre legato gli scandali del Vaticano, tra cui la Banca del Vaticano, al caso della Loggia P2 e, più in generale, alle attività di Gladio. Il nesso intercorrente tra la crisi della Chiesa, considerata di natura quasi scismatica, e la crisi politica italiana con l’M5S, diventa logico, se non ovvio, anche se diventa difficile da identificare,  o anche indiretto e circostanziato… E la crisi interna della Chiesa, che si riflette nel contesto ristretto della crisi della religione davanti all’anticlericalismo, s’inserisce subito nell’ambito molto più ampio della crisi di civiltà e di senso (quindi, della crisi del Sistema). “Lo scisma, quindi, è potenzialmente all’ordine del giorno in Vaticano e nel Parlamento italiano. Per fortuna di Grillo, sembra che Roma, per un certo tempo almeno, avrà il privilegio di avere tre sacerdoti in città nello stesso tempo.” (Poi, il 5 marzo 2013, Cottrell completa il dossier sulla crisi in Vaticano, esponendo le “dimissioni forzate” di Benedetto XVI, le pressioni dell’Opus Dei in Vaticano, e così via.)
• Il 28 febbraio 2013, Cottrell si occupa dell’allarme generale lanciato delle elezioni del 25 febbraio. Per lui, l’analogia con la dialettica degli “anni di piombo” riappare in un documento del servizio di intelligence militare italiano, il Servizio Informazioni Difesa. A proposito di Grillo, che Cottrell ha rapidamente battezzato “il Castro del Mediterraneo“… “Meno di 24 ore dopo la conferma giunge un rapporto del ‘Dipartimento d’informazioni sulla sicurezza’ e del suo direttore nazionale, Giampiero Massolo, che indica lo scoppio di “Potenzialmente massicci disordini sociali, del dissenso e dell’antagonismo in vaste aree della società italiana.” [...] Visto da Bruxelles, Francoforte e Washington, ciò rende Grillo niente di meno che il Castro del Mediterraneo.”
• Il 3 marzo 2013, Cottrell ritorna su M5S e Beppe Grillo, questa volta in modo ottimistico. Da un lato, analizza l’M5S come movimento dal futuro brillante, forse con una maggioranza sufficiente per formare rapidamente un governo (in caso di nuove elezioni), promettendo anche di creare movimenti simili in Europa. (“Praticamente ignorata dai media in Europa e Nord America, una straordinaria rivoluzione è in corso in Italia. A dir poco una rivoluzione popolare che, non riuscendo a perdere velocità e forza di trazione, come accade alla maggior parte di queste dopo la prima alba luminosa, sembra guadagnare terreno in tutte le componenti della società italiana.”) D’altra parte, fa notare che anche alcuni segmenti della dirigenza cominciano a prendere in considerazione Grillo in modo più favorevole… “Uno dei giornali più conservatori del Paese, il Corriera della Sera, stampato a Milano, la vera City d’Italia, ha stupito i lettori esprimendo ammirazione per la ‘rivoluzione silenziosa’, con l’avvertenza, naturalmente, che ‘non vincerà’. [...] Per la prima volta un tale messaggio risuona nel media più conservatore d’Italia, come un testo alternativo che supporti l’austerità. Gli italiani di tutte le classi risentono dell’imposizione di Mario Monti, ex commissario europeo, a dittatore effettivo del Paese, governando con un gruppo di compari selezionati con cura.”
La questione del caso italiano è definita, nel suo contesto più ampio possibile, da Cottrell nei suoi tre articoli. In generale, tiene in conto, in questo caso, del rapporto tra la situazione attuale, la politica di austerità, la situazione dell’euro, che spinge alla distruzione della sovranità degli Stati dell’Unione europea e, al logico antagonista, la spinta implicita al recupero di questa sovranità, posta al centro del movimento anti-sistema dell’M5S. Ma tornando alla dimensione di Gladio, e al suo aspetto più grande, che coinvolge le sorti della Chiesa, Cottrell invita efficacemente ad affrontare la questione, sollevando domande circa l’attivismo di Gladio oggi, così come il legame tra la situazione attuale e il periodo di massima attività di Gladio stessa (nel caso italiano, gli anni di piombo). (Inoltre, vediamo un altro innegabile specialista di Gladio, lo studioso Daniele Ganser, confermare la presenza di Gladio oggi, in una forma o nell’altra. Si vedano due testi, 27 dicembre 2005 e 27 dicembre 2005). Noi apprezziamo Gladio come struttura e concetto, e pertanto riteniamo che Gladio, o la sua emanazione dopo la fine della guerra fredda, sia rimasta attiva nel caso specifico dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa. Questo è il caso soprattutto della questione della “scelta” del JSF da parte dell’Olanda, nel 2002, o della “gestione della scelta” come dovremmo dire piuttosto.
ZONDAG 10 JAAR TERUG DAT PIM FORTUYN OVERLEEDQuesto caso ha avuto luogo in un’atmosfera drammatica, con l’assassinio del capo populista Pim Fortuyn. Abbiamo notato, in quel momento, aspetti estremamente fastidiosi del caso (vedi 30 giugno 2002), nel momento in cui non era saggio farlo. Abbiamo ripreso questi elementi nelle ‘Note sullo sviluppo egemonico’ riguardante l’imposizione “obbligatoria” all’Europa del velivolo JSF, in cinque paesi europei (Danimarca, Olanda, Italia, Norvegia, Regno Unito). L’abbiamo notato nel testo del 18 novembre 2009 ; (in questo testo, “SB” significa Stay-Behind, un’altra designazione di Gladio): “…Il risultato di questa implementazione crea i mercati europei, con l’eccezione della Francia, un territorio conquistato da gestire. L’esempio olandese e la scelta del JSF illustrano tale gestione. Nel 1998, un incontro segreto tra i vertici militari olandesi (senza mandato politico) e i loro  omologhi industriali statunitensi, raggiunse un accordo per la scelta del JSF. Nel marzo 2002, il governo prese una decisione in tal senso, che il Parlamento doveva ratificare. Il 5 maggio 2002, il capo populista Pym Fortuyn, probabile vincitore delle elezioni del 16 maggio, incontrava una delegazione statunitense guidata dall’ambasciatore Clifford Sorel, dove vi erano anche dei generali olandesi. Fortuyn comunicò il rifiuto di votare il programma JSF, il che significava la sconfitta del programma in Parlamento. Il giorno dopo, Fortuyn fu assassinato in condizioni assai contestate. Fu sostituito dallo sconosciuto populista Herben Mat, che si scoprì aver lavorato per 22 anni nei servizi di informazione della difesa, un ramo dell’intelligence militare olandese. Broos Schnez, alla direzione del partito populista, dichiarò il 28 giugno 2002, dopo che il suo partito fu portato da Herben a votare per il JSF: “Siamo rimasti sbalorditi. I Paesi Bassi hanno bisogno di sapere che tipo di persona sia e se non sia onesto. E’ un ex-ufficiale del ministero della difesa e il suo compito era infiltrarsi. Forse un’operazione per spingere il partito a votare per il caccia, contro cui siamo stati sempre contro. L’ho consigliato di andare da un buon avvocato e ripulire il suo nome, ma non è successo niente, e questo è strano. Avviata l’adesione al programma JSF, Herben si dimise dalla direzione del partito fondato da Fortuyn e scomparve. Il caso è stato chiuso. Fu un’operazione notevole eseguita nello stile SB, la cui gestione dell’intelligence olandese (da cui proveniva Herben) fin dalla fine degli anni ’40 è ben documentata. Se questa è la manifestazione più drammatica delle attività di questa rete europea/NATO d’influenza degli Stati Uniti, non è meno esemplare. Troviamo questo tipo di modello in molti paesi europei. La sua efficacia non ha mai vacillato.”
Questa valutazione collega il caso del JSF con le attività della rete Gladio in Italia. Nel secondo governo di centro-sinistra Prodi (maggio 2006-maggio 2008), i suggerimenti per mettere in discussione l’acquisto del JSF fatti a questa squadra presuntamente europea, ricevettero un rifiuto terrorizzato. Bisogna sempre suggerire che secondo i contatti avuti in quel momento dal governo italiano, un ritorno sulla scelta del JSF era impensabile, queste affermazioni indicano che fu davvero un caso in cui sono vennero minacciati di morte. Il riferimento a Fortuyn/Paesi Bassi non è inutile… La scelta del JSF rimane una pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via del terrorismo e dell’illegalità totale, in questo contesto, del programma JSF, che ha una dimensione globale ed egemonica che va ben oltre il semplice status di programma di armamenti, ma che ha anche una dimensione tragica dal punto di vista del destino europeo, come noi lo concepiamo. La sua vicinanza alle attività di Gladio si basa su questo aspetto, e riferendosi all’Italia quale Paese dalla singolare importanza, probabilmente la più grande tragedia europea è la distruzione del principio della sovranità del continente, provocando la disgregazione delle nazioni e la dissoluzione del conseguente principio.

Dalla “strategia della tensione” alla tragedia della tensione
GladioEmblemCome notato da Cottrell, Beppe Grillo è ben consapevole della “storia moderna” d’Italia, comprese le attività d’insediamento di Gladio, che rappresentano una maledizione per l’Italia. Si legga una breve cronaca sul blog di Grillo, che torna ai testi attuali di questo blog, si tratta di un testo datato 19 novembre 2011 dal titolo, per analogia al libro di Malaparte, “Tecnica del colpo di stato“. (Malaparte è anche ampiamente citato nel testo.)
Grillo ha espresso il parere che l’Italia si è trovata in una situazione di “permanente colpo di Stato“, in particolare dagli anni ’70. Cita, naturalmente, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro come uno degli eventi che segnarono questo “colpo di Stato permanente”, il caso archetipico tragico del periodo della “strategia della tensione” e quindi di ogni sospetto e intuizione sulle azioni di Gladio in Italia. Renzo Martinelli, regista dell’eccellente film del 2003, Piazza delle cinque lune, a proposito della morte di Aldo Moro, trattata in maniera assai aderente alla realtà, ha detto che l’evento ha avuto sull’Italia lo stesso effetto dell’assassinio di Kennedy begli USA: “Il caso Moro ha influenzato la storia, la vita politica e culturale di questo Paese per molti decenni“, vale a dire, fino ad oggi e fino alle elezioni del 25 febbraio…
Così si può considerare come un modello storico, con la sua dimensione tragica, prenda l’aspetto metastorico definendo meglio l’importanza degli eventi del 25 febbraio in Italia. Nello stesso testo, già citato dal suo blog, Grillo arriva al cuore della sua argomentazione con la definizione del “colpo perfetto” con  l’avvento di Monti e di chi lo sostiene. (Monti, divenuto primo ministro il 16 novembre 2011, non è mai nominato da Grillo nel suo testo, ma un primo piano del suo volto domina il testo e mette in evidenza il titolo, in modo da non lasciare incertezze, trasformando l’accusa in simbolo.) “Il colpo di Stato è la negazione della democrazia. Il colpo di Stato che s’ignora, quello in cui il cittadino esulta per un cambiamento che lo spossessa di ogni partecipazione pubblica, è il colpo di Stato perfetto“.)
In qualche modo, secondo Grillo, potremmo scoprire che il “colpo perfetto” di Monti sia finito, sperando di bloccare per un periodo di tre o quattro decenni il “colpo di stato permanente”, dove l’agitazione, presumendo che un artefatto di Gladio sia sulla poltrona, ostacoli l’applicazione del sistema, ma non certamente la sua preparazione. Infine, Monti è arrivato, ed è stato il “colpo perfetto” senza complotto, secondo le normali regole, diciamo pseudo-democratiche. Tuttavia, questa normalità è eccezionale, come il “golpe perfetto”, che ci fa scoprire il motivo centrale e di grande peso che l’ha permesso. Così l’evidenza s’impone: il “colpo di stato perfetto” è un successo, ma in un senso assai carico di senso!, perché non vi è più uno Stato… Questo è esattamente ciò che dimostra il pseudo-complotto di Monti (pseudo perché non è segreto, né illegale): la mancanza di Stato, quindi la mancanza di principio… Questa è la sua debolezza mortale, come quella del sistema, questa mancanza di principi. Il “golpe perfetto” effettuato sul quasi-nulla (lo Stato ridotto alle sue procedure, al voto alla camera, al discorso delle autorità-Sistema della repubblica, ecc., lo Stato completamente castrato dei suoi principi, lo Stato-eunuco).
Il “golpe perfetto” in realtà ha completato un’inversione perfetta, dimostrando e realizzando l’annientamento perfetto dello Stato. Scoprendo subito, in pieno giorno, l’applicazione spudoratamente rabbiosa, sprezzante e insultante di una politica supportata dal Sistema che è, ovviamente, senza alcuna legittimità. Mentre per la gente della sua risma e del suo partito, Monti è l’esempio perfetto di uomo molto intelligente che fa cose molto stupide: una tecnica perfetta per applicare un criterio necessariamente inapplicabile, perché lo priva del sigillo della legittimità, che sola può permettere al popolo di chiedere uno sforzo eroico. Qui, Beppe ha tecnicamente ragione, ma non del tutto, riferendosi dopo tutto all’idea di Malaparte, prendendola troppo frettolosamente in considerazione, secondo cui il colpo di Stato è una “tecnica”. In realtà, lasciandola in questo ruolo e in questo campo della tecnica perfetta, il golpe di Monti è perfetto. Ma viene applicato secondo la nozione di un altro italiano (lo storico e filosofo della storia Guglielmo Ferrero) di potenza ideale che, in sostanza, respinge la perfezione ignorando la necessità del principio e, quindi, guastando subito la perfezione del colpo di Stato con la sua politica assurda, assurda proprio perché opera senza alcuna legittimità, priva com’è di ogni principio…
C’è da meravigliarsi se da parte sua, Monti, che proviene direttamente dai centri di potere quali sono le “banche”, l’Unione europea e tutti quanti, tutti questi poteri perfettamente privi di legittimità, e così investiti del solo ideale del potere, siano del tutto estranei all’ideale della perfezione che solo comprende la necessità della posizione di principio? (I due concetti, di Ferrero, sono esplicitati in entrambi i testi di riferimento.) Vorremmo anche dire che Monti, dopo il suo “golpe perfetto”, è stato un “dittatore perfetto”, senza la necessità di forze di polizia, coercizione brutale, saluti diversi, pugni o mani alzati, stivali e elmetti; lasciato in questo ambito “tecnico” e puramente perfetto, molto più efficace della vera-falsa dittatura in cui veniamo trascinati fino alla nausea in difesa permanente dei diritti umani. Ma se vi è la “dittatura perfetta”, ciò accade perché non vi è più uno Stato, un principio, niente di niente.
Così il paradosso supremo, il “paradosso perfetto” è che Monti ha dimostrato tutto ciò; nella creazione di tutte queste perfezioni invertite dall’ideale del potere, ma in contrasto con l’ideale della perfezione, mostrando “tecnicamente” e perfettamente sia la sua illegittimità assoluta, sia l’”impostura perfetta” che è stato. La batosta elettorale ne è conseguita, impeccabilmente. Questa è la perfezione dell’operazione, che ha necessariamente portato Monti alla sua caduta, senza fanfare, senza rivolte, senza violenze, attraverso le urne, onorevoli colleghi, come vuole la democrazia tale e quale.
Il golpe di Monti non era ideologico, era dominio del principio, vale a dire anti-principio come si suol dire, contrariamente ai suoi avversari anti-Sistema, contro il principio di sovranità e, naturalmente, di legittimità… E a questo punto appare Beppe. Si, Beppe intervenendo in questa situazione di illegittimità e inversione delle autorità stabilite, emerge come motore anti-Sistema potendo portare con sé la rivendicazione della restaurazione dei principi. È allora che Grillo e i suoi Grillini possono realizzare ciò che può essere indicato come un “contro-golpe perfetto”, e questa volta con una perfezione totalmente assunta, poiché attivata dall’ideale di perfezione che è il principio, per definizione, contro l’ideale del potere che ha dimostrato il suo “inganno perfetto”. Il fatto che appare essenziale, in tal caso, è la storia stessa dei suoi attori (sconfitta del “golpe perfetto”, bloccando per tre o quattro decenni del “colpo di Stato permanente”), insinuando nel suo significato la stessa prospettiva dei 3-4 decenni precedenti. Questa è la tragica storia d’Italia, che avevamo citato riguardo alla tragedia politica dell’Europa, nella sua battaglia tra l’arbitrarietà dell’austerità (grande potere) e la resistenza anti-Sistema dei popoli (con le elezioni del 25 febbraio, l’ideale di perfezione).
Qui è dove abbiamo potuto, malgrado le avventure, giungere rapidamente (tra cui, forse, nuove elezioni che potrebbero mettere il leader del M5S al vertice), e veder mescolarsi nell’attuale battaglia dell’austerità, tutta la tragica storia d’Italia degli ultimi quaranta anni. La possibile coincidenza delle due cose può essere esplosiva, al di là di tutto. Allora… ecco gli elementi che per il momento sono ancora un enigma. L’instabilità assai insolita dell’Italia, dal 25 febbraio, con l’elemento Beppe Grillo che si mescola con elementi eccezionali, come la crisi in Vaticano e potenzialità che non sono da meno. Naturalmente, abbiamo insistito sull’elemento Gladio collegandolo all’elemento del JSF, perché circostanze destabilizzanti possono sorgere e integrare gli eventi, accelerando in questo settore la crisi generale e il crollo del Sistema che stiamo osservando. Quindi possiamo isolare tre di questi elementi della crisi italiana:
• La crisi del Vaticano e della Chiesa è stata resa operativa dalle dimissioni di Benedetto XVI. Il più delle volte visto, dal punto di vista dei commentatori anticlericali, come uno scontro all’interno del sistema, nel quadro generale delle polemiche definite “sociali” che nascondono la crisi fondamentale, che sta mutando significato e s’inserisce nella crisi fondamentale. Che abbia (acquisisca) o no una connessione con la crisi italiana, la crisi della Chiesa è impegnata ad evolvere verso una terribile manifestazione di ciò che costituisce la crisi generale del senso. In questo Paese cattolico, il simbolo ha una forza notevole, nel contesto italiano e in generale nel quadro della crisi del collasso del Sistema: vi s’incarna l’idea della caduta (questa volta della Chiesa stessa) e s’inserisce non più nel contesto della crisi della religione, ma come elemento chiave della crisi di civiltà, per noi la crisi di dissoluzione  del Sistema.
• Il caso di Gladio si situa naturalmente tra le risposte alle minacce al Sistema nella crisi italiana. Può anche essere considerato, dal punto di vista operativo e dal punto di vista del simbolo della tragedia italiana. In quest’ultimo caso, quello che preferiamo, aiuta a rafforzare e aumentare il significato e la potenza della crisi italiana.
• Il caso del JSF, spesso indicato come infinitamente più importante di un semplice programma di armamenti, ha noti legami con Gladio e con il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Europa. (Come abbiamo scritto sopra: “La scelta del  JSF rimane la pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via dei suoi mezzi terroristici e totalmente illegali.”) Lo stesso JSF è in profonda crisi, crisi del collasso anche per esso, riflettendo così le fondamenta della crisi del tecnologismo e dell’americanismo. Nelle circostanze note della crisi in Italia, il suo caso può finire in qualsiasi momento al centro del dibattito politico, e quindi essere visto come un caso drammatico si rottura tra l’Italia (Europa) e gli Stati Uniti d’America. Allora, ciò implicherebbe che, da questo punto di vista, si potrebbe vedere la messa in discussione dell’omogeneizzazione del blocco BAO come avviata fin dal 2008, così come l’abbiamo definita il 10 dicembre 2012, e la disintegrazione e la dissoluzione finale di questo gruppo, generate dalla crisi di dissoluzione del Sistema.
logoUno dei documenti più interessanti e più rivelatori di Gladio è un documentario della BBC della serie Time Watch (Operazione Gladio, in tre episodi), realizzato nel 1992, ma pubblicato dopo un ritardo significativo (disponibile su YouTube, dal 10 giugno 1992). Il documentario è incentrato sulle attività di Gladio in Belgio e in Italia, anche se abbraccia l’intero concetto. (Ne abbiamo parlato in particolare, il 20 gennaio 2005). C’è un momento caratterizzante, che conclude la serie con le scarse ultime parole di Federico Umberto Amato, presentato come il “capo della polizia politica del ministero degli Interni italiano, 1972-1974“, piccolo brav’uomo, probabilmente, dal sorriso cinico che avrebbe rappresentato il beffardo d’altri tempi. Ormai in pensione, aveva on sé un paio di “automi” assai diffusi nei salotti del XVIII.mo secolo, dell’epoca beffarda. Le teorie meccanicistiche di Cartesio avevano i loro sostenitori, e l’automa rappresenterebbe il vero sapiens, sembra suggerire il beffardo ex-poliziotto italiano, presentando “Il Giocoliere”. Parlando di misteri, manipolazioni, doppi e tripli giochi, sembrava suggerire che Gladio gestisse tutto, finendo per chiedersi se le persone che affermano di agire in buona fede, per conto di Gladio o secondo Gladio, non siano state, secondo lui, inclusi nel “tutti”.
Gladio prende, nel documentario, una dimensione mitica e tragica, improvvisamente percepito come entità che manipola “tutti”, tra cui questa voce beffarda… Queste parole concludevano la serie, mentre risuonano nelle orecchie, assieme alla musica aspra e meccanica, il sottofondo del documentario, l’Agnus Dei e l’Hostias del solenne, terribile ed enigmatico Requiem Opera 5 di Berlioz o “Grande Messa dei morti“… Quindi, riteniamo che si tratti di una tragedia che va oltre la sua epoca, perché suggerisce l’idea di perdita del controllo del proprio destino da parte della specie sapiens, come nel caso della crisi di dissoluzione del Sistema. Sentiamo questo uomo beffardo ghignare in questo documentario, come se il dramma sbiadisca nel tempo, collegando e fondendo le tragedie passate con ciò che conosciamo…
Questa tragedia arriva fino a noi, in modo molto logico, allargandosi alla situazione italiana, andando oltre la situazione europea, arrivando al cuore della crisi di dissoluzione del sistema, offrendo una circostanza diversa che potrebbe accelerare questa crisi con un attacco destrutturante, dissolvendo il blocco BAO istituito nel 2008. Si tratterebbe dell’estensione ultima della fase finale del collasso del sistema.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il cancro di Chavez è causato da un complotto statunitense?

Contrainjerencia 6 gennaio 2013

gty_hugo_chavez_ll_110929_wblogNel dicembre 2011, il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva detto gli Stati Uniti potrebbero aver sviluppato la tecnologia per indurre il cancro su alcuni leader latino-americani, dopo che alla sua alleata e omologa dell’Argentina, Cristina Fernandez, era stato diagnosticato il male. “E’ molto, molto, molto strano che il cancro abbia colpito il presidente (del Paragay, Fernando) Lugo, e Dilma (Rousseff, presidente del Brasile). Grazie a Dio, Lugo ha superato il male (…) poi è toccato a me e “bam”, entrando in un anno elettorale, un paio di giorni dopo Lula e ora Cristina“, aveva detto Chavez alla televisione. Oggi che il leader bolivariano è ricoverato in ospedale a L’Avana, in una situazione descritta come “delicata”.
Il sito Contrainjerencia che individua e denuncia l’ingerenza straniera in America Latina, chiede ai lettori di rispondere a un sondaggio la cui domanda è la seguente: “Considerando ciò che ha subito il leader venezuelano Hugo Chávez, e l’ostilità imperiale verso di lui… pensi che il cancro possa essere il risultato di un complotto statunitense?
In quel discorso del 2011, Chavez aveva invitato i leader della Bolivia, Evo Morales, e dell’Ecuador, Rafael Correa, ad essere attenti alla salute. “La buona volontà si prenderà molta cura di Evo, Evo attenzione, attenzione Correa, naturalmente non si sa (…) quante cose siano state sviluppate dai paesi più potenti“. “Stanno cercando di destabilizzare nientedimeno che la Russia, una potenza nucleare mondiale, vedendo fino a che punto arriva la follia dell’impero, e tutta l’orchestra dei media internazionali scommette contro il candidato presidenziale Vladimir Putin“, aveva detto.

L’esercito USA ha pensato di uccidere dei leader con le radiazioni, durante la Guerra Fredda
Robert Burns – The Associated Press 9 ottobre 2007
Army Times

clip_image011In uno dei più lunghi segreti della Guerra Fredda, l’esercito ha esplorato la possibilità di usare veleni radioattivi per assassinare “persone importanti”, come capi militari o civili, secondo dei documenti recentemente declassificati ottenuti dall’Associated Press. Approvato ai più alti livelli dell’esercito nel 1948, il ben occultato piano, perseguito dai militari nel “nuovo concetto di guerra”, usava materiale radioattivo prodotto con la bomba atomica, per contaminare il territorio o basi militari, fabbriche o formazioni di truppe del nemico. Gli storici militari che hanno svolto ricerche sul grande programma di guerra radiologica, hanno detto che non avevano mai avuto prima una prova che esso includesse la ricerca di un’arma per assassinio. Mirare a personaggi pubblici, in questi attacchi, non è una cosa inaudita.
L’anno scorso, un ignoto aggressore aveva usato una piccola quantità di polonio radioattivo-210 per uccidere il critico del Cremlino Alexander Litvinenko, a Londra. Non sono citate persone vittime dell’arma per assassinio, nei documenti governativi declassificati in risposta ad una richiesta del Freedom of Information Act presentata dall’AP nel 1995. I documenti vecchi di decenni sono stati rilasciati di recente all’AP, pesantemente censurati dal governo per rimuovere le note relative agli agenti della guerra radiologica e altri dettagli. La censura riflette la preoccupazione per il potenziale utilizzo di veleni radioattivi come arma; si tratta  più di una nota storica, ma si crede che ciò venga studiato dagli attuali terroristi per attaccare obiettivi statunitensi. I documenti non danno alcuna indicazione se l’arma radiologica per l’assassinio mirato di individui di alto rango sia mai stata usata o addirittura sviluppata dagli Stati Uniti, e resta poco chiaro fino a che punto sia arrivato il programma dell’esercito.
Una nota del dicembre 1948 delinea il programma, e un altro promemoria di quel mese indicava che era avviato. Le sezioni principali di diverse relazioni successive, nel 1949, sono state rimosse dalla censura prima del rilascio all’AP. Lo sforzo più ampio sugli usi offensivi della guerra radiologica apparentemente finì nel 1954, almeno in parte a causa della condanna del Dipartimento della Difesa, secondo cui le armi nucleari erano una scommessa migliore. Se il lavoro è passato a un’altra agenzia, come la CIA, non è chiaro. Il progetto è stato definitivamente approvato nel novembre 1948 ed iniziò il mese successivo, solo un anno dopo la creazione della CIA, nel 1947. Fu un periodo turbolento della scena internazionale. Nell’agosto 1949, l’Unione Sovietica testò con successo la sua prima bomba atomica, e due mesi dopo i comunisti di Mao Zedong trionfarono nella guerra civile cinese.
Mentre gli scienziati statunitensi sviluppavano la bomba atomica, durante la seconda guerra mondiale, venne riconosciuto che agenti radioattivi, utilizzati o creati nel processo di produzione, avevano un potenziale letale. La prima relazione pubblica del governo sul progetto della bomba, pubblicata nel 1945, rilevava che i prodotti radioattivi della fissione di un reattore alimentato ad uranio, avrebbero potuto essere estratti e utilizzati “come forma particolarmente crudele di gas velenosi.” Tra i documenti comunicati all’AP, vi è una nota dell’esercito del 16 dicembre 1948, etichettata segreto, che descrive un programma accelerato per sviluppare una varietà di materiali radioattivi per scopi militari. I lavori per un’”arma sovversiva per l’attacco di individui o di piccoli gruppi” venne indicata come una priorità secondaria, da limitarsi a studi di fattibilità e a sperimentazioni. Le priorità indicate erano:
• Armi per contaminare “zone popolate o comunque critiche per lunghi periodi di tempo.”
• Munizioni combinanti esplosivi ad alto potenziale con materiale radioattivo “per infliggere danni fisici e contaminazione radioattiva nello stesso tempo.”
• Armi aeree e/o di superficie che avrebbero diffuso contaminazione su una zona da evacuare, rendendola così inutilizzabile da parte delle forze nemiche.
L’obiettivo dichiarato era produrre un prototipo per la prima e la seconda arma prioritaria, entro il 31 dicembre 1950. La quarta priorità riguardava “munizioni per attaccare singoli individui” con agenti radioattivi per i quali non vi è “alcuna possibilità di terapia.” “Questa classe di munizioni venne proposta per l’utilizzo da parte di agenti segreti o unità sovversive, in attacchi letali contro piccoli gruppi di individui importanti, ad esempio, in occasione di riunioni di leader civili o militari“, ha detto.
L’assassinio di figure straniere da parte di agenti del governo degli Stati Uniti non era esplicitamente vietata per legge, fino a quando il presidente Gerald R. Ford firmò un ordine esecutivo nel 1976, in risposta alle rivelazioni che la CIA aveva tentato, nel 1960, di uccidere il presidente cubano Fidel Castro, anche per avvelenamento. Il 16 dicembre 1948, l’appunto indicava che un attacco letale contro individui, utilizzando materiale radioattivo, doveva essere eseguito in modo da rendere impossibile rintracciarne il coinvolgimento del governo degli Stati Uniti; un concetto noto come “negazione plausibile”, fondamentale per le azioni segrete statunitensi. “L’origine della munizione, il fatto che un attacco è stato effettuato e il tipo di attacco non devono essere determinabili, se possibile”, diceva. “La munizione non deve essere appariscente e deve essere facilmente trasportabile.”
Agenti radioattivi furono ritenuti ideali per questo impiego, indica il documento, a causa della loro elevata tossicità e per il fatto che gli individui interessati non potevano sentirne l’odore, il gusto o comunque percepire l’attacco. “Dovrebbe essere possibile, ad esempio, sviluppare una munizione molto piccola che potrebbe funzionare in modo impercettibile e che avrebbe creato un’invisibile ma altamente letale concentrazione in una stanza, con gli effetti evidenziabili solo dopo l’attacco“. “Il periodo per gli effetti letali potrebbe, si ritiene, essere controllato dalla quantità di agente radioattivo disperso. Le tossicità dovrebbero essere tali che dovrebbero richiedere concentrazioni relativamente elevate, in base al peso, per dei primi effetti letali, e che anche tali concentrazioni possano essere maneggiabili.”
Tom Bielefeld, un fisico di Harvard che ha studiato il problema delle armi radiologiche, ha detto che mentre non aveva mai sentito parlare di questo progetto, gli obiettivi tecnici sembravano fattibili. Bielefeld ha osservato che il polonio, l’agente radioattivo usato per uccidere Litvinenko nel novembre 2006, è il solo ad avere le caratteristiche adatte per la missione letale descritta nella nota del 16 dicembre 1948. Barton Bernstein, professore di storia della Stanford che ha fatto ricerche approfondite sugli sforzi militari degli Stati Uniti nella guerra radiologica, ha detto di non credere che questo aspetto sia già venuto alla luce. “Questo è uno di quegli elementi che ci sorprende, ma non ci deve scandalizzare, perché nella guerra fredda tutti i modi di uccidere le persone, in ogni modo disumano, barbaro e peggio ancora, venivano periodicamente contemplati agli alti livelli del governo statunitense, in quello che veniva visto come una guerra giusta contro un nemico odiato e odioso“, ha detto Bernstein.
“Il progetto era gestito dal Corpo Chimico dell’US Army, comandato dal Magg. Gen. Alden H. Waitt, e supervisionato dall’ormai defunta agenzia delle Forze Armate, Programma per le Armi Speciali. Il Primo capo del progetto fu il Maggior-Generale Leslie R. Groves, capo dell’esercito nel Progetto Manhattan che realizzò le prime bombe atomiche. Il progetto radiologico venne approvato dal successore di Groves“, il Maggior-Generale Kenneth D. Nichols. I documenti rilasciati erano nei dossier del Programma Armi Speciali delle Forze Armate, in possesso dei National Archives.
Tra i funzionari indicati nella nota del 16 dicembre vi erano Herbert Scoville, Jr., direttore tecnico del Programma Armi Speciali delle Forze Armate e successivamente vicedirettore della CIA per la ricerca, e Samuel T. Cohen, fisico della Rand Corp. che aveva lavorato al Progetto Manhattan. Il primo via libera all’esercito nel proseguire il programma di armi radiologiche venne dato nel maggio 1948, un momento della storia degli Stati Uniti, dopo il riuscito bombardamento atomico del Giappone alla fine della seconda guerra mondiale, in cui l’esercito era impaziente di esplorare le implicazioni della scienza atomica nella guerra futura.
Una nota del luglio 1948 delinea l’intento del programma, prima di specificare di aver ricevuto l’approvazione finale, il cui obiettivo chiave era la contaminazione di lunga durata di aree terrestri di grandi dimensioni, in cui i residenti, a meno che le aree non fossero state abbandonate, probabilmente sarebbero morti per le radiazioni tra uno e 10 anni. “Si pensi che si trattava di un nuovo concetto di guerra, i cui risultati non potevano essere previsti“, affermava.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Illuminati, nazisti e lo Stato illegale di Israele

Dean Henderson, Left HookCounterpsyops

Se vogliamo porre fine al conflitto israelo/palestinese, dobbiamo sapere chi ha creato Israele e perché. Nel 1917, il ministro degli esteri britannico Arthur Balfour scrisse una lettera al sionista Lord Lionel Walter Rothschild, in cui esprimeva il proprio sostegno a una patria ebraica in Palestina, in Medio Oriente. Questa Dichiarazione Balfour giustificò il brutale sequestro delle terre palestinesi per la fondazione di Israele dopo la seconda guerra mondiale. Israele sarebbe servito non come alcuni pensano come “patria ebraica”, ma come asse centrale per il controllo sulla fornitura di petrolio mondiale da parte dei Rothschild/Otto Famiglie. Il barone Edmond de Rothschild costruì il primo oleodotto dal Mar Rosso al Mediterraneo per trasportare il petrolio iraniano della BP in Israele. Creò la Banca Generale israeliana e la Paz Oil, ed è considerato il padre dela moderno Israele.
I Rothschild sono il clan più ricco del pianeta, con un patrimonio stimato di 100.000 miliardi di dollari. Controllano Royal Dutch/Shell, BP, Anglo-American, BHP Billiton, Rio Tinto, Bank of America e decine di altre multinazionali e banche. Sono i maggiori azionisti della Banca d’Inghilterra, della Federal Reserve e della maggior parte di ogni banca centrale privata nel Mondo. Avevano bisogno di una presenza in Medio Oriente per proteggere le loro nuove concessioni petrolifere, che acquistarono tramite la facciata dei Quattro Cavalieri, come il Consorzio iraniano, la Iraqi Petroleum Company e l’Aramco saudita. Shell e BP dei Rothschild formarono questi cartelli con la metà dei Rockefeller dei Quattro Cavalieri, Exxon-Mobil e Chevron-Texaco. Questa nuova alleanza necessitava della “relazione speciale” tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, che esiste ancora oggi. I Rothschild e gli altri ricchi azionisti europei avrebbero potuto ora utilizzare l’esercito degli Stati Uniti come forza mercenaria, schierata per proteggere i loro interessi petroliferi, ma pagata dai contribuenti statunitensi. Israele avrebbe lo stesso scopo, vista la sua stretta vicinanza ai giacimenti petroliferi. Il Mossad israeliano è meno un servizio segreto nazionale che una forza di sicurezza delle famiglie Rothschild/Rockefeller.
I Rothschild esercitano il controllo politico attraverso la segreta Business Roundtable, che crearono nel 1909 con l’aiuto di Lord Alfred Milner e Cecil Rhodes, e la cui borsa di studio Rhodes viene concessa dalla Cambridge University, che tramite la Cambridge Energy Research Associates, opera come propagandista dell’industria petrolifera. Rodhes fondò la De Beers e la Standard Chartered Bank. La tavola rotonda (Roundtable) prende il nome dai leggendari cavalieri di Re Artù, la cui storia del Santo Graal simbolizzerebbe l’idea che gli Illuminati delle Otto Famiglie siano in possesso del Sangreal o sangue santo, una giustificazione per il loro predominio sui popoli e le risorse del pianeta. Secondo l’ex ufficiale dell’intelligence britannico John Coleman, che ha scritto ‘Il Comitato dei 300′, “gli aderenti alla tavola rotonda sono dotati di un’immensa ricchezza in oro, diamanti e monopolio della droga che spargono in tutto il mondo, per poter prendere il controllo delle politiche fiscali e monetarie, e della leadership politica in tutti i paesi in cui operano.” Rhodes e Oppenheimer si recarono in Sud Africa per lanciare il conglomerato anglo-statunitense. Kuhn and Loeb risultò dalla ricolonizzazione dell’America da parte di Morgan e Rockefeller. Rudyard Kipling fu inviato in India. Schiff e Warburg si occuparono della Russia. Rothschild, Lazard e Israel Moses Seif si spinsero in Medio Oriente. A Princeton, la tavola rotonda fondò l’Institute for Advanced Study (IAS), partner per il suo All Souls College di Oxford. L’IAS è  finanziata dal General Education Board della Rockefeller. I membri della IAS Robert Oppenheimer, Niels Bohr e Albert Einstein crearono la bomba atomica.
Nel 1919 la Business Roundtable dei Rothschild creò il Royal Institute of International Affairs (RIIA) di Londra. La RIIA sponsorizza organizzazioni associate in tutto il mondo, tra cui il Council on Foreign Relations. La RIIA è un ente di beneficenza registrato presso la regina e, secondo le sue relazioni annuali, è finanziato in gran parte dai Quattro Cavalieri. L’ex ministro degli esteri britannico e co-fondatore della Kissinger Associates, Lord Carrington, è presidente sia della RIIA che del Bilderberg. La cerchia interna della RIIA è dominato dai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, dai Cavalieri di Malta, Cavalieri Templari e dal 33° grado della massoneria di rito scozzese. I Cavalieri di San Giovanni furono fondati nel 1070 e rispondono direttamente alla Camera dei Windsor. La loro linea di sangue principale è la dinastia Villiers, che sposò una Matheson di Hong Kong, della famiglia dei proprietari della banca di riciclaggio dei proventi dell’oppio HSBC. Anche la famiglia Lytton è legata alla banda Villiers. Il colonnello Edward Bulwer-Lytton aveva diretto la società segreta dei Rosacroce inglesi, che Shakespeare aveva ridenominato Rosencranz, mentre i massoni sono rappresentati da Guildenstern. Lytton è il padre spirituale sia della RIIA che del nazifascismo. Nel 1871 scrisse un romanzo intitolato, Vril: Il potere della razza futura. Settanta anni dopo, la Società Vril fu ampiamente menzionata da Adolf Hitler nel Mein Kampf. Il figlio di Lytton divenne viceré dell’India nel 1876, poco prima che la produzione di oppio schizzasse verso l’alto in quel paese. Il suo buon amico Rudyard Kipling introdusse la svastica in India e in seguito lavorò con Lord Beaverbrook come Ministro della Propaganda, accanto a Sir Charles Hambro della dinastia bancaria degli Hambro.
I membri della Tavola Rotonda aderivano a un culto dionisiaco noto come ‘figli del sole’. Tra gli iniziati vi erano Aldous Huxley, TS Eliot, DH Lawrence e HG Wells. Wells fu capo dell’intelligence britannica durante la prima guerra mondiale. I suoi libri parlano di un “cervello del Mondo unico” e “di una polizia della mente“. William Butler Yeats, un altro membro del culto del Sole, era un amico di Aleister Crowley. I due crearono un culto di Iside sulla base di un manoscritto della Blavatsky, che invitava l’aristocrazia britannica ad organizzarsi come sacerdozio ariano. La Società Teosofica della Blavatsky e i Rosacroce di Bulwer-Lytton unirono le forze per fondare la Società Thule, da cui emersero i nazisti. Rothschild, Rockefeller e il resto dei banchieri Illuminati sostennero i nazisti. Max e Paul Warburg si sedettero nella direzione della IG Farben, come fece HA Metz, direttore della Banca Warburg di Manhattan e poi della Chase Manhattan. Il direttore della Bank of Manhattan e membro del consiglio della Federal Reserve, CE Mitchell, sedeva nella direzione della filiale statunitense della IG Farben. Nel 1936 Avery Rockefeller si alleò con la famiglia tedesca Schroeder, i banchieri personali di Hitler. La rivista Time definì la nuova società Schroeder, Rockfeller & Companyil booster economico dell’Asse Roma-Berlino“. La Morgan Guaranty Trust e l’Union Banking Corporation (UBC) finanziarono i nazisti. Un membro del consiglio della UBC  era Prescott Bush, nonno di W.
Nel 1933 a casa del banchiere barone Kurt von Schroeder, venne siglato un accordo per portare Hitler al potere. Presenti alla riunione vi erano i fratelli John Foster e Allen Dulles, cugini dei Rockefeller e partner presso lo studio legale Sullivan & Cromwell, che rappresentava la Schroeder Bank. L’amministratore delegato della Schroeder era TC Tiarks, direttore della Banca d’Inghilterra controllata dai Rothschild. Nella primavera del 1934 il presidente della Banca d’Inghilterra Montagu Norman convocò una riunione di banchieri a Londra, dove decisero di finanziare segretamente Hitler. Il presidente della Royal Dutch/Shell Sir Henri Deterding supportò tale azione. Anche dopo che gli Stati Uniti entrarono in guerra con la Germania, il presidente della Exxon Walter Teagle rimase nel consiglio della IG Chemical degli Stati Uniti, controllata dalla IG Farben. La Exxon forniva ai nazisti il piombo tetraetile, un componente importante per i carburanti. Solo Exxon, Du Pont e GM l’avevano. Teagle rifornì del suo prodotto anche i giapponesi. Exxon e IG Farben erano talmente collegate, che nel 1942 Thurman Arnold, capo dell’Anti-Trust Division del Dipartimento della Giustizia degli USA produsse documenti che dimostravano che “la Standard e la Farben in Germania si sono letteralmente spartiti i mercati mondiali, stabilendo monopoli petroliferi e chimici in tutto il Mondo.”
Nel 1912 la vedova del magnate delle ferrovie Edward Harriman si unì a John D. Rockefeller nel finanziare un laboratorio di ricerca eugenetica di Cold Spring Harbor, NY. Nello stesso anno, il Primo Congresso Internazionale di eugenetica venne convocato a Londra, con Winston Churchill a presiederlo. Nel 1932 la conferenza si tenne a New York. L’Hamburg-Amerika Shipping Line, di proprietà di George Walker e Prescott Bush, vi portò il contingente tedesco. Un membro della delegazione tedesca era il dottor Ernst Rudin del Kaiser Wilhelm Institut di Berlino per la genealogia. Venne eletto all’unanimità presidente per il suo lavoro nella fondazione della Società Tedesca di Igiene Razziale, un precursore degli istituti razziali di Hitler.
Dal 1998 vi sono decine di cause pendenti contro Ford, Chase Manhattan, JP Morgan, Deutsche Bank, Allianz AG e diverse banche svizzere per i loro rapporti con i nazisti. Al centro della cerchia interna di Hitler vi erano la società segreta Germanordern (gemella agli Skull & Bones di Yale), la Società Thule e la Vril. I concetti di “Grandi Maestri”, “Adepti” e “Grande Fratellanza Bianca” che i nazisti usavano per giustificare la loro idea di superiorità ariana, erano vecchie idee portare fuori dalle scuole misteriche egiziane dai Cavalieri teutonici, dagli Illuminati e dai cabalisti ebraici. Gli stessi concetti si trovano nel movimento New Age di oggi; la rivista New Age è stata pubblicata dalla loggia massonica Grande Oriente di Washington, DC. Henry Kissinger ne è stato uno dei primi sostenitori.
Gli occultisti nazisti credevano che le antiche tribù tedesche erano le custodi di antichissimi misteri che avevano la loro origine in Atlantide, quando sette razze di uomini-divinità apparvero sulla Terra. Thule era un’Atlantide teutonica che i nazisti credevano ospitasse queste razze da tempo estinte, che avevano perso i loro poteri divini da Annunaki, incrociandosi con gli esseri umani. Nel nucleo interno della Società Thule vi erano satanisti che praticavano la magia nera. Hitler è stato una volta descritto come un “figlio dell’Illuminismo“. Secondo il dott. Walter Langer, che condusse in tempo di guerra una psicoanalisi di Hitler per conto dell’OSS, predecessore della CIA, Hitler era un Rothschild. Langer scoprì una relazione della polizia austriaca che dimostrava che il padre di Hitler era un figlio illegittimo di una cuoca di nome Maria Anna Schicklgruber, che al momento del suo concepimento era una serva, a Vienna, del barone Rothschild. Nel maggio 1941 Rudolf Hess venne paracadutato nella tenuta del duca di Hamilton, dicendo che una forza soprannaturale gli disse di negoziare con gli inglesi. Hitler che apparentemente sarebbe stato visitato da questa stessa apparizione, improvvisamente si scagliò con veemenza contro l’occultismo. Ordinò un giro di vite contro i massoni, i templari e la Società Teosofica. Improvvisamente la folla dei banchieri internazionali staccò la spina alle finanze di Hitler e cominciò a denunciarlo. Sei mesi dopo, l’esercito degli Stati Uniti partecipava alla seconda guerra mondiale. Il destino di Hitler non fu diverso di quello di Saddam Hussein o di Manuel Noriega.
Il modus operandi dei banchieri Illuminati è quello di utilizzare uomini dalla scarsa integrità per fare lo sporco lavoro per conto loro, prima di rigettarli e abbandonarli comodamente. L’orribile Olocausto che ne seguì assicurò simpatia al già programmato Stato di Israele. Verso la fine della seconda guerra mondiale, le famigerate Haganah e Banda Stern si schierarono con i banchieri Rothschild per terrorizzare i palestinesi e rubargli la terra. Gli ebrei che fuggirono dalle camere a gas di Hitler furono i mezzi acquisiti dal sionismo. A un costo di 1.000 dollari, molto denaro a quei tempi, questi esponenti di destra comprarono il viaggio per Israele e sfuggirono alla sorte degli ebrei poveri, dei serbi, dei comunisti e degli zingari. La sanguinosa vicenda fu un imponente progetto di eugenetica. Si trattava di ridurre la massa lungo linee di classe, come lungo quelle dell’etnia o della religione.
La chiave di questo enigma storico è capire perché i banchieri internazionali Rothschild/Rockefeller Sangreal sostennero sia l’ascesa del nazismo che la creazione di Israele. Niente di tutto questo ha a che fare con la religione. Il tutto ha a che fare con petrolio, armi, droga, denaro e potere. I Rothschild dicono di essere ebrei. I Rockefeller affermano di essere cristiani. Queste sono cortine  fumogene irrilevanti. Ogni demagogo, che incolpa l’ingiustizia di una religione o di una razza, è tristemente male informato. Nel corso della storia i satanisti Illuminati hanno sacrificato persone di ogni razza e religione per il loro programma di controllo totale del pianeta. Israele non è un “focolare ebraico”. Si tratta di un perno del monopolio sul petrolio. I suoi cittadini vengono danneggiati, in quanto sono utilizzati dai Quattro Cavalieri e dalle loro Otto Famiglie di proprietari come pedine geopolitiche nel furto delle risorse internazionali.
Nessuna soluzione pacifica è possibile fino a quando la terra rubata verrà restituita ai legittimi proprietari palestinesi. Israele è un’entità illegale. Viva la Palestina!

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Attacco alla Libia: Perché Odyssey’s Dawn è condannata

Yoichi Shimatsu Global Research, 27 marzo 2011 – Newamericamedia.org

Se c’è mai stato un nome fatidico di un’operazione militare, questa è Alba dell’Odissea, il nome in codice per l’attacco in corso sulla Libia.
Il nome deriva dal poema epico di Omero, l’Odissea. In esso, una banda di guerrieri greci guidati da Odisseo, eroe di guerra, meglio conosciuto come Ulisse, è sulla via di casa dopo la vana vittoria in un assedio di 10 anni a Troia. Gli uomini esausti cercano un porto su una penisola della costa nordafricana. Bisognosi di cibo e acqua, mandano degli esploratori che non ritornano. Questa è la terra dei Lotofagi, dove tutti coloro che entrano diventano immemori delle loro responsabilità per la famiglia e patria. Ora, un pugno di alleati occidentali – Stati Uniti, alcuni paesi europei, Emirati Arabi Uniti e Qatar – si sono persi in un simile sogno da loto. Questi pochi coraggiosi sono determinati a combattere per la pace, l’armonia e la beatitudine in un deserto ostile in cui tali ideali non sono mai esistiti. Nel frattempo, stanno dimenticando i propri guai interni sempre più profondi.
Ogni guerra che inizia come una commedia, sicuramente finisce tragicamente. Il primo impegno in una “limitata azione“, come descritto dal presidente Barack Obama, non è stato pienamente rivelato nei suoi dettagli imbarazzanti – l’aviogetto ribelle che è stato abbattuto in fiamme, è stata una vittima del fuoco amico degli intercettori dell’aviazione francese. Questo ‘proiettile nel piede’ è stato poi seguito dal lancio di 112 missili da crociera Tomahawk dalle navi USS Stout e Barry, nonché dai sottomarini Florida e Providence. I politici a favore della guerra giustificano l’intervento straniero come uno sforzo per salvare vite umane, anche se è ovvio che l’azione di apertura con un tiro di sbarramento di cento missili presagire che molte più persone, tra i civili, moriranno, più dei combattenti locali abbandonati a se stessi.

Scopo recondito 
Nel racconto di Omero, gli ordini del lucido eroe greco ai suoi compagni deliranti sono contro i loro desideri di ritornare sulla loro nave per il viaggio di ritorno. Mostrando un atteggiamento severo simile a un Ulisse sobrio, molti leader nazionali non vogliono avere nulla a che fare con l’attuale scappatella del Nord Africa, tra cui la tedesco Angela Merkel, Manmohan Singh dell’India, e anche l’ex leader brasiliano Lula da Silva.
Tentato da qualche altro scopo – forse il desiderio di impadronirsi del petrolio della Libia parla da se – statunitensi, britannici e francesi si ritrovano come compagni d’armi con il Gruppo combattente islamico ribelle, l’elemento più radicale della rete di al-Qaida. La Segretaria di Stato Hillary Clinton ha ammesso i rischi della diabolica alleanza in una audizione al Congresso, dicendo che l’opposizione libica è probabilmente più anti-americana di Muammar Gaddhafi. Un decennio fa, questa stessa illusione di una partnership occidentale-islamista in Kosovo, Bosnia e Cecenia, terminò bruscamente negli attentati dell’11/9.

Confondere il nemico con l’alleato
La protezione ai malcontenti, tra cui i militanti di al-Qaida, rintanati a Bengasi, è la peggiore idea di tutti gli interventi di tutta la storia statunitense. Se questa logica contorta dovesse essere trasferita in Afghanistan e Iraq, i marines dovrebbero risparmiare gli avamposti talebani dall’esercito afghano o fornire sicurezza ai conducenti delle auto-bomba contro la polizia irachena.
Dall’inizio della guerra in Afghanistan, Usama bin Ladin ha spostato la sua strategia dall’Asia meridionale verso la costruzione di un nuovo emirato in tutto il Nord Africa. Il trio di dirigenti regionali che ha rifiutato di pagare “il pizzo” ai rinascenti estremisti – mentre altri l’hanno fatto in tutta la regione – e combattuto vigorosamente l’accrescersi dei terroristi sono stati Muammar Gaddhafi, Hosni Mubarak in Egitto e Ben Ali in Tunisia.
La brutalità e le violazioni dei diritti umani delle loro forze di sicurezza non erano peggio di quello che i militari e agenti dei servizi segreti statunitensi hanno e continuano a fare nei raid notturni e negli interrogatori. Eppure, dall’inizio di quest’anno, con la “politica islamica” di Obama nel corteggiare gli aspiranti terroristi, Washington ha complottato con simpatizzanti e sostenitori della militanza islamista, per rovesciare queste tre custodi dell’occidente.
Fare concessioni sui diritti civili con coloro che sono ingiustamente accusati è ragionevole e giusto, ma sollecitare e armare i fanatici per attaccare i loro governi, va ben al di là della compromissione dei propri valori. Sì, Gaddhafi è colpevole di aver ucciso i suoi cittadini, ma era la stessa legge che vigeva nell’Impero Britannico, così come con George Washington e Abraham Lincoln. Le guerre civili, a volte, sono necessarie, e le potenze straniere non hanno assolutamente alcuna ragione morale per prendere posizione.
Alcune cose sono difficili da dire, ma devono essere dette. La partecipazione degli Stati Uniti nel sostegno ai ribelli libici è un grottesco affronto alla memoria degli statunitensi e degli altri assassinati negli attacchi terroristici al World Trade Center e al Pentagono, nel 2001. Washington ha voltato
le spalle alla giustizia per le vittime, oramai, sostenendo dei fanatici che hanno causato l’insensata guerra, distruzione e paura degli ultimi dieci anni. I terroristi, per demenziali e fuorviati che siano, non hanno tutte le colpe, in quanto è la politica estera belligerante e la passata doppiezza degli Stati Uniti che ha alimentato la rabbia, l’odio e le vendette senza fine.

Navigare nelle Coste Barbaresche
Per gli statunitensi, la Libia è una trappola, un porto sicuro pieno di mine, la buca che si spalanca in una duna di sabbia. Petrolio e terminali sono l’esca. Questo non è il primo passo falso libico dei militari USA. La Marina degli Stati Uniti s’impegnò a Tripoli nel 1801, iniziando una disavventura di quattro anni chiamata Prima Guerra di Barberia o Guerra tripolitana. Una delle azioni precedenti, lungo la costa dei pirati, è stata la cattura della USS Philadelphia da parte del pascià di Tripoli, che ha poi chiese il riscatto per la liberazione dell’equipaggio statunitense. In un espediente per riprendersi la fregata, il tenente Stephan Decatur, assunse le sembianze di un pirata, scivolando nel porto con un ketch catturato. La sua infiltrazione fu scoperta e la missione si è concluso con Decatur che appiccava il fuoco alla Philadelphia,  per impedirne il suo utilizzo da parte del nemico.
Dopo la battuta d’arresto iniziale, la forza di spedizione statunitense si trovò in una situazione precaria, ad alto rischio di cattura o morte, lontano da casa. Le loro incursioni mordi e fuggi non portavano da nessuna parte. Il soccorso, infine, venne da un gruppo di mercenari stranieri – greci, ladri arabi e berberi pagati in oro – che s’infiltrarono da Alessandria d’Egitto, per catturare la roccaforte dei pirati di Derna. In tempi recenti, la città orientale libica è stato un primario centro di reclutamento di attentatori suicidi al-Qaida contro le truppe statunitensi inviate in Iraq e in Afghanistan. Derna è ora sotto la protezione della no-fly zone occidentale. La guerra di Tripoli non finì gloriosamente, come l’inno dei Marine suggerisce, ma in una tregua oscura e umiliante. Come primo passo verso la potenza mondiale, la guerra Barbaresca espose la follia e l’auto-inganno del sogno imperiale.
I marinai della giovane repubblica americana non sono stati gli ultimi o i primi a sperimentare gli inganni e le insidie della costa libica. Migliaia di anni prima, degli eroi greci di ritorno dalla devastata Troia, furono messi in guardia dall’avventurarsi nella Terra dei Lotofagi, perché  coloro che l’hanno fatto, non ritornarono a casa. Echi di avvertimento che attraversano i secoli fino ad oggi.

Yoichi Shimatsu, ex editore associato della Pacific News Service e direttore del Japan Times Weeky, ha riferito dell’aumento della militanza islamica in Nord Africa fin dai primi anni ’90.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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