Perché Washington non gradisce che la Russia esporti gas nell’Est asiatico?

Konstantin Penzev (Russia) Oriental Review 16 aprile 2013 – New Oriental Outlook

cooperation_sino_russeIl mondo sta diventando sempre più multipolare, e gli Stati Uniti sono solo uno dei poli. Hanno una grande marina e si sforzano disperatamente di controllare tutti gli oceani del mondo e, quindi, le principali rotte commerciali. Gli Stati Uniti sono anche il centro finanziario mondiale. Il dollaro funziona come moneta mondiale, e la Federal Reserve lo stampa. Gli Stati Uniti non fabbricano pantaloni, ma si possono acquistare dalla Cina. Il polo industriale si è spostato in Cina non molto tempo fa. La Cina ha un enorme forza lavoro qualificata che opera a buon mercato, ed ha anche un ambiente economico favorevole. La Cina ha bisogno di molto petrolio e gas per far sì che i pantaloni siano indossati da persone di tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti. Le aziende cinesi usano i dollari per acquistare petrolio e gas in tutto il mondo, ma soprattutto dal mondo arabo, dai Paesi del Golfo Persico in particolare. Questi Paesi sono sotto il controllo militare e politico degli Stati Uniti (tranne l’Iran). Questo è un circolo chiuso. Gli Stati Uniti fanno tintinnare le loro sciabole, i lavoratori cinesi cuciono i jeans e gli sceicchi arabi hanno un vivace commercio con le materie prime energetiche.
C’è un Paese che è un esportatore di petrolio e gas da un lato e, dall’altro possiede un potente esercito e un grande arsenale di missili a testata nucleare, che non rientra in questo ben oliato sistema costruito da Washington. Questo Paese è la Russia. Inoltre, la Russia ha il GLONASS e veicoli spaziali, mentre gli Stati Uniti hanno il GPS ma non le astronavi. Le hanno perse a causa delle carenze di bilancio, che hanno avuto un ruolo preciso nella loro scomparsa. Così, gli Stati Uniti hanno dollari ma non astronavi, che affittano dalla Russia utilizzando i dollari, naturalmente.
Il problema è che il numero di dollari in circolazione è in aumento, ma il loro potere d’acquisto è in calo. Mille dollari significavano qualcosa dieci anni fa, ma non oggi. Non tanto perché la Russia ama di meno il dollaro, ma perché ha iniziato ad amare di più gli yuan, quei pezzi di carta colorata con il ritratto del grande presidente cinese Mao Tse-tung. Mao valutava i diritti umani ancor meno del compagno Stalin, ma è possibile acquistare un sacco di prodotti di alta qualità a buon mercato con gli yuan. Inoltre, i comunisti cinesi amano acquistare (o semplicemente copiare) le armi russe.  Potrebbe piacergli mettere le mani sulle armi statunitensi, preferibilmente quelle più avanzate, ma gli imperialisti di Washington non si fidano dei loro partner economici di Pechino. Liu Guchang, ambasciatore della Cina in Russia, ha colto l’essenza del conflitto (hegeliano) nella politica mondiale quando ha osservato che la Cina sta cercando di diversificare le sue importazioni energetiche, e la Russia le sue esportazioni di energia. Ha fatto questa dichiarazione in occasione del lancio del progetto per la costruzione dell’oleogasdotto ESPO.
Ciò che gli Stati Uniti vogliono è controllare tutto, soprattutto il commercio mondiale di energia. Il petrolio e il gas vengono pagati in dollari sul mercato mondiale, e non appena qualcuno vuole gli yuan o l’euro in cambio delle materie prime energetiche, questo “qualcuno” si scopre essere un dittatore e un tiranno che viola i diritti umani e che possiede armi chimiche. Gli Stati Uniti non amano tanto i Paesi che dispongono di armi nucleari, ma non possono fargli nulla. Il grande leader nordcoreano Kim Jong-Un ha recentemente promesso di scatenare un attacco nucleare contro le basi statunitensi in Corea del Sud, Hawaii, Guam e Giappone se provocato dagli Stati Uniti. Allora, cosa si può fare? Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha rinviato un lancio di prova di un suo ICBM Minuteman-3. Il Pentagono è giunto a tale decisione per evitare di aggravare la situazione nella penisola coreana. Gli statunitensi sono un popolo potente. Ma sono anche un popolo molto nervoso. Kim Jong-Un n’è consapevole e conduce periodicamente test missilistici o nucleari.
Tornando al tema della diversificazione dell’import-export, vorrei sottolineare che il presidente Obama e, soprattutto, la signora Clinton, non sono esattamente entusiasti del fatto che Cina e Russia  stiano migliorando le rispettive relazioni. In particolare che le vendite di petrolio e gas russi alla Cina siano in aumento. Mosca e Pechino possono infine rifiutarsi di utilizzare i dollari USA nel regolare i pagamenti, e poi la fine del mondo, che non si è avuta nel dicembre 2012 finalmente accadrebbe, almeno per i politici della Casa Bianca e i loro compatrioti della Federal Reserve.
Ancora una volta, gli statunitensi sono un popolo potente. La loro forza è che non sono abituati a restarsene fermi mentre qualcuno o qualcosa minaccia i loro profitti. Karl Marx ha detto una volta che i capitalisti sono capaci di ogni crimine per un profitto del 300%. Era così  prima, durante la dura era imperialista, quando gli Stati Uniti importavano schiavi dall’Africa, piuttosto che petrolio. Le cose oggi sono diverse. I capitalisti moderni sono ancora in grado di commettere qualsiasi crimine, ma per difendere i diritti umani e lottare contro la corruzione, non per dei soldi che disprezzano. Non appena è iniziata la costruzione dell’ESPO, Aleksej Navalnij, socio di minoranza della Rosneft, apparendo dal nulla ha annunciato al mondo attonito che ci sono dei ladri in Russia.  Poi si è scoperto che Navalnij ha apparentemente rubato alcune cose egli stesso: una distilleria, il denaro del partito e un po’ di legname. E’ difficile dire se l’ha fatto o no. Un comitato investigativo russo è attualmente all’opera al riguardo. Ma resta il fatto che la costruzione dell’ESPO ha generato un po’ di rumore, “ma senza interferenze esterne”, naturalmente. Il problema principale che gli Stati Uniti hanno con l’ESPO è che la Cina ottiene petrolio e gas dalla Russia attraverso un gasdotto  terrestre e non con le superpetroliere che attraversano lo Stretto di Malacca. Ciò significa che le portaerei statunitensi non rappresentano una minaccia per l’ESPO. Un’operazione di terra contro la Russia non avrebbe senso per nessuno, e l’esercito statunitense sicuramente non è all’altezza di un simile compito.
Un altro punto a favore è che il petrolio della Siberia orientale è migliore del petrolio degli Urali, che attualmente è la principale merce dell’esportazione petrolifera della Russia. Contiene meno zolfo e altre impurità, ed è più leggero. Avrà una domanda levata. Così, il prezzo fissato per il petrolio di Dubai, la cui produzione è controllata dagli sceicchi arabi (o da chi per loro) può essere messo in discussione in futuro. Questa situazione non ispira gli sceicchi arabi e i loro protettori di Washington dall’ottimismo storico, e sono nervosi. Quali azioni possono intraprendere i tizi del governo degli Stati Uniti e dei Paesi esportatori di petrolio, o meglio, hanno già fatto qualcosa per trovarsi in questa situazione, adesso? Dal momento che la pressione militare diretta sulla Russia non è molto promettente, possono ricorrere ai tradizionali metodi politici anglosassoni. Cioè, possono trovare delle persone in Russia, dal nobile titolo di “agenti di influenza”, che accetteranno di aiutarli a contrastare la costruzione dell’ESPO per soldi o per “il grande amore per la Patria”.
Prima di tutto, tutti coloro che in Russia combattono la corruzione sono mobilitati. C’è la corruzione in Russia, non c’è? Vi è qualcosa di eccezionale, non c’è motivo di elaborare qualcosa di simile alla lista Magnitskij o di usare qualcosa che già esiste. Cioè, si può tentare di intimidire alcuni alti funzionari del governo russo. Le grida sulla corruzione possono essere facilmente utilizzate come motivo per congelarne i conti bancari. E questo è un bene. In secondo luogo, tutti questi burattinai d’oltreoceano hanno mobilitato un gran numero di attivisti russi per proteggere l’ambiente, le tigri e le piante autoctone della taiga. Le tigri stanno soffrendo, e la vegetazione sta appassendo. In terzo luogo, ci sono i cosiddetti “patrioti” e “nazionalisti” che strillano sui loro blog che Vladimir Putin prevede di utilizzare l’ESPO per “smembrare la madre Russia e venderla ai cinesi.
Tutto questo meccanismo è in funzione da molto tempo. La maggior parte di coloro che si oppongono al “regime di Putin”, sono all’oscuro e non hanno nemmeno il sospetto di chi tira le fila. Tuttavia, nessuno gli ha promesso che sarebbe stato facile.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia e la SCO, non è uno scherzo…

Dedefensa 2 febbraio 2013

putin-erdogan3Si tratta di un’idea generata durante un’intervista televisiva al Primo ministro turco Erdogan lo scorso luglio (vedasi 30 luglio 2012), riferendosi a ciò che aveva detto, in modo molto informale, alcuni dicono scherzando, durante una riunione nel luglio 2012 con il presidente russo Putin. Erdogan ha sollevato la possibilità di abbandonare definitivamente il progetto turco di entrare nell’Unione europea, e di discutere della possibilità di un’adesione della Turchia alla SCO (Shanghai Cooperation Organization, basata principalmente sull’asse Mosca-Pechino, assieme ad alcuni paesi dell’Asia centrale e con molti Paesi invitati in qualità di osservatori, che possono essere tentati di avvicinarsi, o anche più, all’organizzazione, come Pakistan, India, Afghanistan, Iran, ecc.)
Ora Erdogan mette la questione sul tappeto. Stranamente, si parla in maniera sostenuta e con  ritardo, della dichiarazione di Erdogan fatta il 25 gennaio 2013 nello stesso canale televisivo che aveva dato la precedente notizia. Questa ipotesi sembra al tempo stesso folle, anche se improbabile, che per qualche tempo si è esitato a commentare. Tuttavia, la dichiarazione di luglio di Erdogan è ora classificata come uno “scherzo”, e quella del 25 gennaio 2013 è considerata molto più seria. Il 29 gennaio 2013, l’eccellente sito al-Monitor che copre tutti gli affari del Medio Oriente, nella sua rubrica Turkey Pulse, riprendeva un articolo di Can Dundar, commentatore del giornale turco Milliyet. L’articolo si fa beffe dal punto di vista politico, dell’idea proposta da Erdogan, ma che ancora considera seria. La derisione sta nel fatto che il commentatore vede questa prospettiva nella SCO come un “passo indietro” per la Turchia, schematizzando secondo il nostro stato d’animo caricaturale, la Turchia volta le spalle alla civiltà (il blocco BAO) per abbracciare la barbarie sino-russa e company…
…Il mio modo di vedere è questo: il campo della Shanghai è comodo. Non ci sono progressi da affrontare. Non ci sono considerazioni sulle violazioni dei diritti umani, nessun barometro della democrazia e né ispettori che indagano. I media sono soppressi, i giornalisti sono in prigione, e a chi importa? In ogni caso siamo in competizione con la Russia per il primo posto nelle violazioni dei diritti umani, proposta alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Come la Cina, impone il controllo dei media, gli arresti arbitrari e la tortura. In gran parte assomigliamo a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan quando si tratta di dispotismo. Certo che vuole essere vicina a questo campo. E’ come dire: “Beh, non abbiamo potuto emulare l’occidente, quindi cerchiamo di andare ad est, che è già più simile a noi. Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non poteva avere il favore di entrambe le parti. L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”
Il 31 gennaio 2013, sullo stesso sito di al-Monitor, sempre nella rubrica Turkey Pulse, Kadri Gursel, giornalista sempre del giornale turco Milliyet, spiega il problema, ma con un tono diverso… “Il primo ministro turco ha annunciato la sua prima intenzione di portare il suo paese nella Shanghai Cooperation Organization [SCO], nota anche come “Shanghai Five”, in un’intervista del 25 luglio scorso a un canale televisivo turco vicino al suo partito. Erdogan poi ha detto: “Ho scherzato con Putin”. Ma ora basta scherzare con noi e chiediamoci ciò che stiamo facendo con l’UE. Ora è il mio turno di scherzare. Venite, accettateci alla Shanghai Five e noi riconsideremo l’UE.” Al momento Erdogan non è stato preso troppo sul serio, perché ha detto che stava scherzando con Putin. Il 25 gennaio, sullo stesso canale televisivo, quando ha sostenuto l’adesione della Turchia alla SCO, l’opinione pubblica turca lo ha preso sul serio. Questa volta non stava scherzando. La sua intenzione era seria. Ecco cosa ha detto Erdogan questa volta: “L’UE vuole dimenticarci, ma non può. E’ riluttante. Sarebbe meglio che lo dicesse. Invece di restare in stallo, siamo noi che lo diremo, e andremo sulla nostra strada. Naturalmente…, quando questa vicenda [dell'UE] non procede bene, il Primo ministro di 75 milioni di abitanti inizia a guardarsi intorno per trovare delle alternative. Questo è ciò che ho detto a Putin l’altro giorno, ‘Prendeteci nei Shanghai Five e noi dimentichiamo l’Unione europea.’ Portateci nei Shanghai Five e diremo addio all’UE. Qual è il punto di questo stallo? A una domanda se la SCO sia l’alternativa all’Unione europea, il primo ministro turco ha risposto: “I Shanghai Five sono migliori, sono più forti”. [...]
Ci possono essere coloro che a prima vista potrebbero avere la sensazione che non sia serio e che ancora Erdogan tenti di spaventare l’UE con il “ricatto della SCO” per accelerare il processo di adesione. Ma qui la stampa si sbaglia, perché Erdogan è serio. Il mio suggerimento a chi pensa che la preferenza di Erdogan per la SCO non sia seria, non è di respingerla come la frivola mentalità del governo arbitrario che prevale in Turchia. L’obiettivo della SCO è serio e coerente con lo stile del governo arbitrario. [...] Anche il paragone fatto è fuori luogo. La Turchia, per diventare un membro della SCO, prima di dimenticare l’UE dovrebbe lasciare la NATO, perché questi organismi sono alternativi l’uno all’altro. La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un dichiarato punto dell’agenda. Gli alleati occidentali del mondo libero della Turchia, prendono sul serio gli scherzi di Erdogan…
Nello stesso testo del 30 luglio 2012, ovviamente abbiamo commentato le precedenti dichiarazioni del primo ministro turco Erdogan. Per ingenuità o non conoscenza delle persone, del clima e delle cose, o per ignoranza, avevamo preso sul serio quello che si sarebbe dimostrato essere uno “scherzo” di Erdogan … Ma non su questo punto, che ci sembra, in ultima analisi, piuttosto non essere uno “scherzo”, perché ritornandoci, seriamente, rinveniamo la prova che lo dimostra. Ripetiamo qui alcune delle nostre osservazioni del 30 luglio 2012, in cui è chiaro che noi non vedevamo come scherzo la dichiarazione di Erdogan, anche se forse è stato detto in questa forma, ma ovviamente nascondendo una prospettiva molto seria. (Una prospettiva che Kadri Gursel mette sotto una luce nuova, rifiutando l’interpretazione dello “scherzo” quando scrive: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.” Lo “scherzo”  dimostra dunque una prospettiva molto seria.)
“…Nel frattempo, si comprende il processo per quello che è, senza alcun apprezzamento delle sfumature interpretative, della divinazione e di altri secondi fini. Resta quindi Erdogan che chiede a Putin supporto alla domanda di adesione a un’organizzazione che riunisce gli avversari del blocco di potenze BAO, spingendo Putin in una zona altamente strategica che, in caso di successo, lo  classificherebbe almeno come “sospetto alla NATO”, se non “nemico della NATO.” Ora, la Turchia da un lato fa parte della NATO, con un impegno strategico in questo senso con la politica-sistema del grande blocco BAO (l’impegno nell’antimissile della BMDE ne è l’aspetto principale), d’altra parte, la Turchia è in prima fila tra gli “Amici della Siria”, e quindi fa parte necessariamente del carrozzone del blocco BAO. Ciò è compatibile con l’appartenenza alla SCO?
In secondo luogo e al contrario, fino al caso siriano, e almeno dal 2009 (dopo la guerra tra la Georgia e la Russia [vedi 18 agosto 2008]), la Turchia ha seguito un percorso molto originale che, a quanto pareva, l’allontanava decisamente dal blocco BAO e l’avvicinava alla Russia. La sua posizione estremamente critica su Israele, con gli incidenti che seguirono, ne dava testimonianza. (Inoltre, nonostante la sua “evoluzione” recente, la Turchia è ancora fredda verso Israele.) Secondo questa logica, naturalmente, la Turchia sembrava promessa ad avvicinarsi alla SCO e inoltre la Turchia ha effettivamente partecipato al recente vertice dell’Organizzazione (vedi 11 giugno 2012), come “partner del dialogo”. Ma lo status di membro a pieno titolo va ben oltre ed introduce un elemento del tutto nuovo e completamente inaspettato. (Si legga, ad esempio, lo stesso cronaca di M. K. Bhadrakumar del 23 luglio 2012 su Atimes.com, che prendeva in considerazione la visita di Erdogan a Mosca, ma senza menzionare l’adesione alla SCO, cronaca assai pessimista a nostro avviso, dando un grande ruolo agli Stati Uniti e dando per scontato il coinvolgimento di Israele in Siria sulle sostanze chimiche siriane, e così via, tutte cose completamente rimesse in questione, al momento.)
Invece di spossarci con innumerevoli ipotesi che vanno in tutte le direzioni, sostenute dalle “informazioni del momento” e su tante analisi contraddittorie e incontrollabili, proclamiamo immediatamente la nostra clausola d’inconsapevolezza, rimanendo sul fatto da noi considerato importante (la domanda di adesione alla SCO), dopo aver osservato che il zig-zag e le variazioni della politica turca possono benissimo derivare, infine, dal caos suscitato dalle relazioni internazionali e da vari piani contraddittori. Erdogan ha fatto un annuncio estremamente contorto sull’atto fondamentale della sua domanda di adesione alla SCO, in cui si impegna nei confronti di Mosca, qualcosa di estremamente serio per Erdogan e la Russia, tutto ciò dimostra che desidera far notare questo atto fondamentale, pur essendo consapevole della sua incongruenza rispetto alla caotica evoluzione della Siria. Per noi, se dobbiamo scegliere tra l’impegno turco in Siria e la richiesta di adesione alla SCO, qui il secondo caso va oltre il primo per importanza…”
Non si aggiunge nulla di fondamentale a tutto questo, ma si osserva che le varie condizioni nel passaggio sopra riportato hanno solo rafforzato, in particolare, il ruolo sia destabilizzante che falsificante di molte posizioni naturali degli uni e degli altri sulla crisi siriana. Semplicemente, o meglio in modo complicato, la crisi siriana è davvero diventata ancor più complicata, sempre meno distinta in due campi e sempre più scatola e vaso colmi di contraddizioni, paradossi, calcoli falsi e reali, ecc., rispetto alle grandi linee di forza politica. In questo caso, ovviamente, saremmo portati a considerare la questione sollevata ancora una volta da Erdogan in modo serio, anche se a volte sembra avere sia l’apparenza dello “scherzo”, sia del carattere del tutto fondamentale. Portando al commento alquanto sprezzante di Can Dundar (“Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non può avere il favore di entrambe le parti.  L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”), con Dundar, diciamolo ancora, che ovviamente propende per l’abbraccio senza riserve del “civile blocco BAO”, portandolo a tali commenti ma rilevandoci, a differenza di quanto suggerisce Dundar, che la Turchia non sia “sospesa in aria”, ma che abbia chiaramente scelto il blocco BAO da decenni (l’adesione alla NATO non è niente?…), e la “sospensione in aria” non risale in realtà che al 2008, con gli errori di Erdogan e la crisi siriana che, come venti del disordine, impediscono di fissare una decisione netta. E quindi, da questo punto di vista, l’opzione della SCO diventa una cosa molto seria, più che mai considerata tale, e quindi l’osservazione di Gursel assume assolutamente tutto il suo significato sia dal punto di vista fondamentale, che dal punto di vista delle circostanze: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.”
Questo… è un dibattito fondamentale, perché per la Turchia (come per qualsiasi grande paese nella stessa posizione), la questione “Ovest-Est” (estranea alla Guerra fredda) è del tutto essenziale, poiché questa è la sfida del Sistema. Oltre a questo, il calderone in Medio Oriente e la crisi siriana, le ambizioni regionali, le esplosioni arcaiche e utopiche fra sunniti, sciiti, islamisti radicali e liberali, vari trafficanti e industrie del petrolio, non hanno alcun valore duraturo. Nel migliore dei casi, fanno parte di un disturbo che non si è sviluppato ancora abbastanza, paradossalmente, per passare a una posizione accettabile ai margini del movimento anti-Sistema. Nel peggiore dei casi si tratta di un disturbo da deviazione della questione fondamentale, e cioè del Sistema. (Questo fatto è un bene per la Turchia, perché ha altre opzioni, ma non è valido per altri Paesi incassati nel Medio Oriente, in grado di analizzare la loro posizione, rispetto al disordine generale della regione, in modo diverso), invece l’equazione simbolica della NATO contro la SCO rappresenta pienamente per la Turchia, la logica perenne della nostra crisi globale: la Turchia nella NATO rimane nel Sistema, passando alla SCO la Turchia diventa anti-Sistema.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La paura irrazionale e razzista dell’Occidente verso la Cina

Andre Vltchek, Mondialisation, 11 gennaio 2013
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Iraq, Afghanistan, Palestina e Libia sono in rovina, schiacciati dai pesanti stivali dell’imperialismo occidentale. Ma ci è stato detto che dobbiamo avere paura della Cina.
Tutte le nazioni dell’Indocina sono state bombardate fino alla rovina, poiché i semidei occidentali non erano disposti a tollerare, e pensavano che non dovrebbero tollerare, ciò che alcuni non-popoli asiatici volevano davvero ardentemente. Su Vietnam, Cambogia e Laos furono sganciati milioni di tonnellate di bombe dai famosi bombardieri B-52 e dai cacciabombardieri. Bombe piovvero sui campi sterminando bambini, donne e bufali; milioni di morti. Non ci furono scuse, la colpa non fu accettata e non ci fu alcun compenso dalle nazioni colpevoli. L’Indonesia, leader mondiale dei non-allineati e con un enorme Partito Comunista costituzionale, fu distrutta dal colpo di stato del 1965 dell’alleanza dei governi occidentali e delle élite militari e fasciste indonesiane, così come dei fanatici religiosi della più grande organizzazione musulmana, e dalle Nazioni Unite. Tra 2 e 3 milioni di persone morirono, compresi gli appartenenti alla minoranza cinese. Insegnanti, artisti, pensatori furono tutti uccisi o soffocati. In questo caso l’imperialismo creò un popolo sottomesso, quasi privo della capacità non solo intellettuale, ma anche di analizzare la sua rovina. Ma ora ci viene ordinato di temere la crescita della Cina.
L’America Latina: ripetutamente violentata dal Messico, Repubblica Dominicana, Cuba a Grenada, Panama, Haiti, Brasile, Argentina, Colombia e Cile. Per anni, decenni e secoli. Quasi tutti i paesi dell’America centrale, del Sud America e dei Caraibi sono stati devastati a un certo punto della loro storia, con l’instaurazione della razzista e disgustosa “Dottrina Monroe”. I recenti colpi di stato contro i governi progressisti di Honduras e Paraguay sono state implementate come “soft leadership” dal leader supremo del “difensore occidentale della democrazia liberale globale”: il presidente Barack Obama. Ma ci dicono che dobbiamo contenere la Cina! Non noi, non l’occidente, ma la Cina. In Medio Oriente, regni ed emirati si affrettano per essere più servili e dipendenti dagli interessi occidentali, accettando altre basi militari degli Stati Uniti d’America (USA) nel loro territorio, uccidendo, torturando o perseguitando la maggior parte degli oppositori alla dittatura globale occidentale. Ma è la Cina, ovviamente, che mette illegittimamente in pericolo la legge ancestrale usamericana ed europea di governare il mondo. O, per essere più precisi, il “pericolo” è condiviso da Cina, Russia e America Latina, tre luoghi che sono riusciti a liberarsi delle catene dell’occidente e ad avanzare sui propri percorsi di sviluppo politici, sociali e culturali. Qualsiasi cosa siano, ma i loro! Ma la Cina è anche “peggio”, perché questi popof e latinos ancora ci assomigliano, almeno nella loro maggioranza sono bianchi. Ma immaginate che il paese più importante del mondo sia saldamente collocato in Asia, sarebbe impensabile, inaccettabile e davvero un sacrilegio.
L’Africa, che certamente non ha molta importanza nella situazione di oggi agli occhi dei governi occidentali e delle multinazionali, è abitata dalle specie più umili di “non-persone” (per usare il vocabolario di Orwell), grandi aree geografiche e culturali sono saccheggiate, divise, indebolite e quasi annientate. Sono state erette delle ridicole frontiere, grandi leader popolari come Patrice Lumumba in Congo, sono stati assassinati. Maniaci assassini come Paul Kagame e Museveni sono stati addestrati, armati e messi al potere dall’occidente, e poi sono stati inviati in varie missioni a saccheggiare e mantenere l’ordine in nome degli interessi occidentali. Il Congo ha perso circa 10 milioni di persone durante il genocidio durante il regno del re del Belgio Leopoldo II (attualmente eroe nazionale del Belgio, celebrato da innumerevoli statue in tutta Bruxelles). Oggi perde un numero simile di abitanti, mentre i militari protetti da Washington e Londra in Ruanda e Uganda l’hanno invaso deliberatamente, per rovesciare governi e saccheggiare questa grande nazione vicina. La Somalia è stata praticamente divisa con la forza e regolarmente invasa dagli alleati dell’occidente, Kenya ed Etiopia. Gli europei inviano rifiuti tossici nei pressi della costa per poi dimostrarsi indignati per la pirateria, giustificando l’ulteriore militarizzazione di tutta la regione. La “fiera Cuba africana”, l’Eritrea, viene torturata dalle sanzioni, mentre il paese/base militare di Gibuti viene glorificato e viziato, frustrato e trasformato in grottesco simbolo del militarismo francese e degli Stati Uniti: l’imperialismo occidentale nella regione in cui è nato il genere umano.
In Africa occidentale, Algeria, Angola, Namibia, Congo e Somalia, e in decine di altri paesi dell’Africa, decine di milioni di persone sono state massacrate dagli imperialisti occidentali del XX.mo e del XXI.mo secoli. E il racconto orribile non è stato migliore in passato, con l’olocausto di popolazioni indigene, come i genocidi compiuti dai tedeschi in quella che oggi è la Namibia, la schiavitù, la tortura, lo stupro e il totale disprezzo per le vite umane non di razza bianca. Ma ciò ha permesso che le nazioni occidentali siano più umili, riflessivi e apologetiche? C’è almeno un certo pathos di colpa profonda che susciti una speranza di riconciliazione globale? No, anzi! Non vi è alcun rimorso a Londra, Parigi, Berlino, Bruxelles e Washington, nei territori francesi, nel Midwest e nel Sud degli Stati Uniti. Oppure, se c’è, viene raccolta in piccole aree, prevalentemente urbane, tagliate fuori dai media mainstream. Ma ora accusano la Cina di “fare impresa” con i dittatori africani! E la macchina della propaganda occidentale, i media locali, di proprietà e “addestrati” dall’occidente, fabbricano, gonfiano e individuano la responsabilità della Cina nel cervello delle persone in tutto il mondo. Ad esempio, un incidente in miniera in Zambia. Ogni volta che è coinvolta una società cinese, la situazione viene esagerata per darne proporzioni terribili. Il risultato è che decine di persone morte a causa della negligenza, vengono messe allo stesso livello di decine di milioni di morti a causa dell’imperialismo selvaggio occidentale della tratta degli schiavi, del colonialismo e del neocolonialismo.
Le stesse tattiche di propaganda vengono utilizzate in tutto il mondo. Ad esempio, il Goethe Institut di Jakarta, in Indonesia, ha a lungo tenuto una mostra fotografica degli scontri con la polizia dei lavoratori polacchi a Gdansk, all’epoca di Solidarnosc. Alcune persone morirono. Ma il Goethe Institute non organizza mostre per commemorare i milioni di comunisti, atei, intellettuali e cinesi che morirono nel 1965 in Indonesia! Come dire: “Guarda, questi 3 milioni di indonesiani, dovevano essere sacrificati per evitare che 30 persone morissero in seguito in Polonia.” Logica interessante. Ma se è sostenuta da montagne di soldi, funziona!
Oceania – Polinesia, Melanesia e Micronesia, padroni coloniali inglesi, statunitensi, francesi, spagnoli, tedeschi e altri [olandesi, portoghesi, ecc.], qui hanno compresso e rimodellato il complesso mondo che fino ad allora apparteneva a popoli antichi che vivevano in decine di migliaia di isole, isolotti e atolli nel Pacifico meridionale. I popoli del posto in realtà sono stati ridotti in schiavitù, i loro regni, i loro organismi geopolitici furono suddivisi in colonie e quindi in Stati-Nazioni. I loro capi furono uccisi, ignorati, minacciati e, infine, corrotti e comprati. Le nazioni occidentali si sono combattute nelle isole, hanno condotto test nucleari a spese dei popoli locali e poi hanno inventato la cosiddetta “dottrina di deterrenza strategica”, per garantirsi che nessuna nave “nemica”, nessuna idea inopportuna o ideologia anti-imperialista entrasse in questo mondo terribile, che si estende su una infinita superficie di acqua. Infine, hanno costruito enormi basi militari; statunitensi, inglesi e francesi hanno scaricato tutti i tipi di rifiuti tossici, e atolli protetti come Kwajalein sono stati trasformati in aree per test missilistici.
Radiazioni, spazzatura e cibo spazzatura, hanno portato a innumerevoli emergenze mediche che hanno avuto una tale dimensione, che solo il cambiamento climatico e l’inevitabile conseguente aumento del livello del mare, potrebbero essere considerati simile alla realistica grave minaccia alla sopravvivenza del popolo e degli stati dell’Oceania. Ho vissuto nel Pacifico del Sud per più di 4 anni, ho viaggiato e lavorato in tutti i paesi della regione, ad eccezione di Niue e Nauru. Ho scritto sulla lotta per la sopravvivenza in un’isola del Pacifico del Sud, nel mio saggio Oceania. Diversi paesi – Kiribati, Isole Marshall, Stati federati di Micronesia, e vari isole e atolli che ora appartengono ad altri Stati, stanno rapidamente divenendo inabitabili. L’acqua del mare filtra nelle zone basse e la vegetazione muore. L’occidente è il maggior responsabile della contaminazione, dell’emissione di biossido di carbonio e del riscaldamento globale, ma non ha fatto quasi nulla per salvare questi paesi dall’estinzione. Gli aiuti internazionali di Stati Uniti, l’Unione europea, Australia e Nuova Zelanda sono spesso nocivi come gli stessi gas tossici. Di solito usati per corrompere i funzionari del governo locale, facendoli volare nel mondo in aereo, radicandovi la cosiddetta “mentalità del subito”. Sottomessi e corrotti, i governanti locali non chiedono una vera compensazione o reali soluzioni per il loro paese che soffre. Gli “aiuti esteri” sono anche usati per pagare gli esperti stranieri che gli fanno visita, “analizzando” e scrivendo innumerevoli rapporti quasi sempre inutili. Tutto questo, solo per dare l’impressione che qualcosa viene fatto, e per garantirsi che non sia fatto nulla!
Il popolo dell’Oceania non se ne vuole andare, la maggior parte vuole combattere per la sopravvivenza delle proprie isole. Ho parlato con loro a Kiribati, Tuvalu, FSM, RMI e in altri luoghi. Ma i governi occidentali e locali insistono sugli stupidi progetti di evacuazione per molte ragioni sbagliate. A un certo punto, la Cina iniziò ad assisterli con lo spirito internazionalista che un paese socialista dovrebbe avere. Si è messa al lavoro e ha cominciato a costruire scuole, ospedali, edifici pubblici, strade e stadi, argini e altre infrastrutture per sostenere le zone popolose in pericolo. L’occidente ha attaccato immediatamente tutti questi sforzi, iniettando nichilismo e rendendo vile tutto ciò che è puro e decente. La prima fase della propaganda occidentale, la stessa utilizzata in Africa e in altri luoghi, è stata una raffica di messaggi negativi, come “la Cina non fa mai niente altruisticamente”, perseguendo semplicemente i propri oscuri interessi ed intenzioni egoistiche. Le costruzioni “filosofiche” e propagandistiche sono prevedibili e semplici: “Se noi siamo feccia, se la nostra cultura ci invia a saccheggiare e ridurre in schiavitù il mondo, dobbiamo convincere l’umanità che gli altri hanno la nostra stessa essenza. In questo modo, ciò non sarà considerato straordinario. Siamo tutti esseri umani, alla fine!” Questa è spazzatura, naturalmente, e anche  persone come Gustav Jung consideravano la cultura occidentale eccezionalmente aggressiva, una sorta di patologia. Ma come i propagandisti occidentali, come Joseph Goebbels e Rupert Murdoch hanno spesso rivelato, se la propaganda si ripete mille volte e compriamo abbastanza soggetti corrotti nel mondo per fargli ripetere quello che diciamo, la spazzatura diventa brillante come diamanti della verità e, infine, un’inconfondibile saggezza comune. Ma torniamo alla Cina e all’Oceania.
Quando la guerra-lampo per screditare la Cina non ha dato nessun risultato, o almeno non nei paesi che hanno beneficiato dell’assistenza cinese, l’occidente ha inventato una strategia singolare: è andato a Taipei e ha iniziato a “incoraggiare” Taiwan “a coinvolgersi.” I taiwanesi sono disposti e disponibili, e hanno iniziato a dare tangenti e bustarelle ai funzionari dell’Oceania, in cambio del riconoscimento di Taiwan come paese indipendente. Quando Taiwan è stata “riconosciuta”, qualcosa che perfino gli Stati Uniti e l’Unione europea si rifiutano di fare nella maggior parte dei casi, la Cina si è vendicata troncando i rapporti diplomatici. E tale è senza dubbio il livello di astuzia delle potenze ex-coloniali. Mentre i paesi che non hanno abbandonato la Cina, come Samoa, hanno avuto dighe foranee, stadi ed edifici come il parlamento costruito con la solidarietà e l’ottimismo socialisti, paesi come Kiribati, un luogo che potrebbe facilmente essere descritto come uno dei veri paradisi perduti dell’Oceania, sono stati inondati dal nichilismo inflitto da Taiwan. Il denaro è arrivato, ma non al popolo, ma nelle ampie tasche del governo. Mentre piccoli interi paesi dell’Oceania sono vicini all’estinzione, i loro capi, per lo più istruiti e formatisi in Australia e negli Stati Uniti, si sono impegnati a vendere il loro voto alle Nazioni Unite a sostegno dell’occupazione della Palestina da parte di Israele, a sostegno delle invasioni degli USA in tutto il mondo o contro le risoluzioni che possono avere un diretto effetto ecologico positivo sulla situazione nel proprio paese. “Un giorno una squadra della TV israeliana mi si avvicinò“, ha detto un sacerdote della capitale degli Stati Federati di Micronesia (FSM). “L’opinione pubblica israeliana voleva sapere: Chi sono queste creature che votano in modo coerente a sostegno di Israele, insieme agli Stati Uniti e contro il mondo intero?” Bene: sono coloro che ricevono le navi da guerra di Taiwan e i loro equipaggi suonando inni nazionali sulle spiagge, e che sfilano come manichini mentre alzano bandiere! E coloro che pensano che la Cina non può agire con altruismo, dovrebbero leggere Fidel Castro e le sue parole forti e riconoscenti, descrivendo come Cuba è stata salvata dalla nazione cinese, dopo l’attacco di Gorbaciov e la demenziale orgia di Eltsin, un esaltato alcolizzato promosso dall’occidente, con la distruzione dell’URSS e dei conseguenti terribili anni di impunito saccheggio del mondo da parte dell’imperialismo occidentale.
Quando i media cinesi m’intervistano, spesso mi fanno la stessa domanda: “Che cosa può fare la Cina per placare l’occidente?” E la mia risposta è sempre la stessa: “Niente!” La Propaganda occidentale non cerca di analizzare oggettivamente la Cina, non cerca la buona volontà della Cina. Esiste per distorcere e danneggiare qualsiasi paese che insiste sul proprio modello di sviluppo, aiuta il proprio popolo invece di soccombere docilmente agli interessi dell’occidente e delle multinazionali. L’Occidente sta cercando di distruggere la Cina socialista, come cercava di distruggere il Vietnam, nella “guerra degli Stati Uniti” in Asia. Come ha fatto uno sforzo enorme per rovinare Mosca, subito dopo la rivoluzione del 1917 fino alla fine. Come ha cercato di distruggere tutti i paesi che hanno perseverato nei loro principi: Cuba, Egitto, Indonesia, Cile, Nicaragua, Eritrea e Iran prima dello scià, per citarne solo alcuni. Alcuni, come la Corea del Nord, sono rasi al suolo e poi portati alle estreme conseguenze, causandone la radicalizzazione che ridicolizzano e mostrano sugli schermi televisivi come esempio mostruoso di un strambo paese.
E’ ovvio ciò che l’occidente vuole fare con la Cina, e non è così diverso da suoi piani della “guerra dell’oppio”. La scena perfetta è una nazione che non sia che un ammiratore diviso e sottomesso all’occidente. La cosa migliore sarebbe una sorta di governo Eltsin cinese, disposto a tradire, a smembrare il paese, aprirsi agli oligarchi e agli interessi stranieri, ad annullare tutte le aspirazioni sociali e a bombardare il Parlamento dei rappresentanti del popolo che credono ancora nel socialismo. Poi avremmo potuto “fare affari con la Cina“, e darle pieno sostegno e propaganda ideologica. Il mio solito consiglio ai media cinesi è: “Usate i numeri! Le cifre sono con voi!” Ma sembra che la squadra propagandistica della Cina non sia all’altezza dei burocrati occidentali. La Cina è troppo timida, troppo morbida, lo è in realtà come tutti rispetto ai gangster politici ed economici occidentali. Mentre con una serie di colpi mortali l’occidente può bombardare un paese, avvelenare il suo popolo con l’uranio impoverito, imporre sanzioni che uccidono centinaia di migliaia di donne e bambini indifesi, e quindi iniziare a bombardare, invadere, saccheggiare il posto e garantirsi che le sue aziende guadagnino miliardi di dollari nel processo di ricostruzione che non mostrano, in realtà, alcun risultato. Un simile atteggiamento non può essere paragonato con nessuno, né con la Cina né con l’Unione Sovietica, che ha sempre assicurato ai suoi Stati satelliti un livello di vita superiore a quello di Mosca. Se la Cina non lo fa, lo farò io brevemente.
Usiamo i dati e mostriamoli al mondo, anche ai cittadini occidentali “interessati” su come sia in realtà la Cina. Confrontateli. E facciamolo su base pro capite, che è l’unica strada giusta. Quante persone sono state uccise dall’occidente, fuori dai suoi confini dalla seconda guerra mondiale, nel mondo arabo, in Asia-Pacifico, Africa, America Latina, Oceania? A dire il vero un po d’ovunque. Ho calcolato, e il mio calcolo è minimo, va dai 50 ai 60 milioni di persone. Più altri 200 milioni per azioni indirette. La Cina, poche migliaia di persone nella sua invasione punitiva e fuorviante del Vietnam, dopo che il Vietnam aveva sbarazzato la Cambogia dai Khmer Rossi. Ma questo è il peggio che la Cina ha fatto! Da cui subito si era ritirata. E non ha mai bombardato il Vietnam per mandarlo all’età della pietra! Quindi, si pensi che l’invasione cinese sia costata 10000 vite, mentre l’occidente ha ucciso persone almeno 5000 volte in più rispetto alla Cina. Matematica semplice: no? Quanti governi sono stati rovesciati dall’occidente, compresi quelli che sono stati eletti in processi democratici attenti ed entusiasti? Non ho la pazienza di citarli tutti: Nicaragua, Cile, Brasile, Repubblica Dominicana, Indonesia, Iran, Zaire, Paraguay e decine di altri. Venne semplicemente distrutto ogni governo che non fosse stato approvato dai politici e dalle imprese occidentali. La Cina: zero. L’occidente ha dato davvero grandi lezioni di democrazia al mondo! Ma continuiamo nei nostri confronti.
• Chi utilizza il suo diritto di veto contro le risoluzioni delle Nazioni Unite sulla Palestina e altre questioni cruciali internazionali?
• Chi si trova al di fuori dalla portata dei tribunali internazionali, anche quando minaccia di invadere i Paesi Bassi nel caso siano giudicati i suoi cittadini alla Corte internazionale dell’Aia?
• Chi è il più grande inquinatore pro capite? La Cina non è nemmeno paragonabile alle nazioni scandinave, diventando la seconda minaccia ecologica, dopo gli Stati Uniti, solo se si pensa in termini assoluti, un modo molto strano di utilizzare dati statistici. Utilizzando la stessa logica, dovremmo concludere dicendo che “ci sono più persone che fumano in Francia e nel principato di Monaco.” Anche l’ex vicepresidente statunitense Al Gore, che non si può dire sia un amante della Cina, ha scritto che le norme di protezione ambientale della Cina sono più dure di quelle degli Stati Uniti d’America. Ma torniamo alla difesa, alla “minaccia” che la Cina si suppone arrechi al resto del mondo. Secondo l’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI Yearbook 2012), con una popolazione di 315 milioni di abitanti, gli Stati Uniti (ufficialmente) investono circa 711 miliardi dollari nelle spese militari. Molti analisti sostengono che la cifra sia in realtà di 1000000000000 [un milione di milioni di dollari], altri dicono che l’importo sia addirittura superiore, incalcolabile a causa della complessa e opaca interazione tra il governo degli Stati Uniti e l’industria privata. Ma ci affidiamo a dati ufficiali e l’accettiamo come dato, il calcolo minimo di 711 miliardi. I più stretti alleati degli Stati Uniti sono anche tutti grandi spendaccioni, che avidamente acquisiscono bombe nucleari, missili e aerei da combattimento: il Regno Unito con 63 milioni di persone spende 62,7 miliardi dollari per la “difesa”. La Francia, con 65 milioni di persone, spende 62,5 miliardi. Il Giappone con 126 milioni di abitanti, spende 59,3 miliardi dollari, anche se ufficialmente non avrebbe nemmeno un esercito. Due dei più stretti alleati dell’occidente in Medio Oriente sono ancor più radicali: L’Arabia Saudita, con una popolazione di 28 milioni di abitanti, spende 48,2 miliardi dollari, e Israele, con una popolazione di soli 8 milioni di abitanti, spende 15 miliardi di dollari, con  un importo proporzionalmente simile.
La Cina, il paese più popoloso del mondo, con 1347 milioni di persone, spende 143 miliardi dollari, quasi quanto il Regno Unito e la Francia combinate, ma con una popolazione 10 volte più grande da difendere! Pro capite, gli Stati Uniti spedono per la difesa 21 volte più della Cina. Il Regno Unito più di 9 volte e l’Arabia Saudita più di 16 volte. E dobbiamo chiederci: da chi si “difendono” la Francia e il Regno Unito? Da Andorra, Principato di Monaco o Irlanda? O forse da quel lontano pezzo dell’Europa, l’Islanda? Al contrario, la Cina, che è stata attaccata a più riprese, è stata occupata, colonizzata e depredata dalle potenze occidentali, in particolare Regno Unito e Francia (compreso il leggendario barbaro saccheggio di Pechino), e affronta centinaia di bombardieri strategici e missili nucleari puntati dalle basi di Okinawa e Guam della flotta degli Stati Uniti, nella regione e nelle ex-colonie confinanti dell’Asia centrale dell’ex-Unione Sovietica. Gli Stati Uniti, a dispetto della costituzione delle Filippine, conducono esercitazioni militari nella base Clark e in altre strutture militari sul territorio della sua ex colonia. Hanno una forte presenza militare in Corea del Sud, a pochi passi dalla Cina, e proposte aperte e nascoste in Vietnam, con cui cercano stranamente di noleggiare alcuni delle loro vecchie basi, che furono utilizzate l’ultima volta durante la guerra contro di esso. E non è un segreto che la Mongolia sia oggi uno degli alleati più incondizionati dell’occidente, con migliaia di chilometri di confine con la Cina.
Cosa giustifica una spesa militare così diversa tra l’occidente e la Cina? La risposta è: niente! Come nel caso della “Dottrina Monroe”, l’occidente ha bisogno di giustificazioni ridicole. La sua presunzione di superiorità razziale e culturale, un assunto inespresso, sembra sufficiente per mettere a tacere tutti gli scettici e i critici interni. Le elites “intellettuali” e la maggior parte dei media mondiali sono stati addestrati e pagati per inginocchiarsi e chinare il capo davanti a questa farsa ovvia ma inconfondibile. Cosa stiamo facendo? Formulare queste domande non solo è considerato inaccettabile in Europa e negli Stati Uniti: è insolente! E la Cina, spesso fisicamente aggredita dagli occidentali, è ormai sulla difensiva, accusata di “mostrare il suo potere”, nonostante il suo bilancio della difesa sia sproporzionatamente basso e una storia quasi priva di invasioni e imperialismo. La Cina è una minaccia, mentre sostiene la maggior parte delle nazioni latinoamericane ed è i prima fila, con la Russia, nelle risoluzioni delle Nazioni Unite che bloccano la via all’invasione occidentale della Siria. Agli occhi del regime occidentale, il tentativo di impedire un’invasione equivale a un crimine supremo, quasi al terrorismo. I paesi che rappresentano un ostacolo vengono vilipesi, usando la propaganda più virulenta. Dobbiamo ricordarci che la stessa retorica è stata utilizzata dalla Germania nazista durante la guerra. Tutti i membri della resistenza e le forze della guerriglia di opposizione furono trattati come terroristi. E chi può dimenticare gli insulti gravi riservati alle nazioni che dovevano essere attaccate? O all’Unione Sovietica che affrontava i nazisti che alla fine sconfisse!
Secondo le mie ricerche nella regione, le forze occidentali non solo alimentano l’”opposizione siriana”, ma anche i mercenari jihadisti sauditi e del Qatar, nei cosiddetti “campi profughi” in Turchia, nei pressi di Hatay e della base dell’US Air Force di Adana. Ma chi perdonerà Cina, Russia e America Latina che cercano di evitare un altro scenario terrificante in stile libico? E dopo questo, abbiamo, le isole Spratly, la prodezza della propaganda occidentale.
Le Isole Spratly potrebbero in realtà essere l’unica prova che la Cina è in procinto di “mostrare il suo potere”, o che è disposta a difendere i propri interessi. Il governo delle Filippine, una ex colonia degli Stati Uniti è in prima fila nel criticare la Cina. Ho parlato con docenti universitari filippini, i maggiori esperti a Manila, sono riuscito a intervistarne alcuni. I punti di vista sono stati generalmente simili, come riassunto da Roland G. Simbulan, ricercatore e professore di Studi sullo sviluppo e la Pubblica Amministrazione presso l’Università delle Filippine, che ha detto: “Parlando francamente, le Isole Spratly non sono importanti per noi. Quello che succede è che le nostre élite politiche sono ovviamente incoraggiate dagli Stati Uniti a provocare la Cina, e vi è anche una grande influenza sui militari da parte delle forze armate statunitensi. Direi che l’esercito filippino è molto vulnerabile a questo tipo di “incoraggiamento”. Pertanto gli Stati Uniti alimentano costantemente questi atteggiamenti contrastanti. Ma continuare con questo tipo di atteggiamento potrebbe essere disastroso per il nostro paese. Soprattutto siamo vicini alla Cina, geograficamente e in generale.” In Vietnam, gli Stati Uniti chiaramente sfruttano le vecchie rivalità, creando inimicizia tra due stati socialisti.
E poi vi è il tema dei diritti umani. Anche in questo caso bisogna fare confronti. Ci sono più persone in carcere negli Stati Uniti che in Cina. Non solo di più, ma incomparabilmente più. Secondo il Centro Internazionale di Studi sulle prigioni, gli Stati Uniti d’America hanno più persone in carcere rispetto a qualsiasi altra parte del mondo: 730 per 100000 abitanti! Dei 221 paesi e territori da cui sono stati ottenuti dati, la Cina è al 123.mo posto, con 121 detenuti ogni 100000 abitanti. Sei volte di meno rispetto agli Stati Uniti, e anche meno del Lussemburgo (che occupa il 120° posto con 124 detenuti ogni 100000 abitanti) e l’Australia (che occupa il 113° posto con 129 detenuti ogni 100000 abitanti). E’ un fatto noto che negli USA molte carceri siano privatizzate e che attualmente gestiscono i prigionieri come manodopera a basso costo o gratis. Se non è una violazione dei diritti umani, tenere milioni di persone in carcere per reati di poco conto solo per riempire le casse delle aziende private, quale non lo è? La tortura è accettata e utilizzata dal personale degli Stati Uniti in qualsiasi parte del mondo. La Cina giustizia più persone degli Stati Uniti, anche su base pro capite, un male, ma la quantità di esecuzioni in Cina diminuisce, perché il numero di reati punibili con la morte si riduce. Ma mentre la pena di morte in Cina è spesso citata in riferimento alle violazioni dei diritti umani, raramente viene riferita agli Stati Uniti che effettuano esecuzioni extragiudiziali in diverse parti del mondo, tra cui l’Afghanistan e il Pakistan, ecc. Dove usano i droni per attaccare arbitrariamente sospetti terroristi, tra cui donne e bambini.
E l’ultimo argomento della propaganda, il Tibet? Se si confronta la situazione nei territori governati dagli alleati occidentali, come l’Indonesia e l’India, si arrivano a conclusioni molto scomode. Il regime dell’India in Kashmir può solo essere descritto come un vero e proprio macello, il regime indonesiano in Papua, con più di 120000 morti (un calcolo minimo) non differisce in alcun dal  genocidio. Ma l’India e l’Indonesia non sono mai state descritte come nazioni che dovrebbero cambiare la loro storia di brutali violazioni dei diritti umani. Non è descritta così la maggior parte delle nazioni occidentali, in base ai loro innumerevoli crimini contro l’umanità in tutti i continenti. I diritti sono validi solo per coloro che vivono all’interno di un paese? Non sono “umani” i 50, 60 o 200 milioni di persone che l’occidente ha ucciso, soprattutto nei paesi poveri? E’ ridicolo dire che il razzismo non abbia un ruolo nel modo in cui si dipinge la Cina. Ho amici, che sono anche uomini e donne sensibili e progressisti che quando si parla della Cina non ascoltano e gridano: “No, non voglio andare in questo paese. Questo è terribile!
Comunisti, socialisti o capitalisti, il successo delle nazioni asiatiche viene sempre preso alla leggera in occidente. Chi potrebbe dimenticare il sarcasmo e la “sfiducia” verso il Giappone quando sorpassava, economicamente e socialmente la maggior parte delle nazioni europee. E fino ad oggi, quando qualcuno menziona il fatto che Singapore ha molti indicatori sociali migliori di quelli dell’Australia, viene immediatamente accolto da argomenti deviati, indirizzati alla città-stato tropicale. Singapore e Giappone sono stretti alleati degli occidentali ed economie di mercato sviluppate fortemente integrate al sistema capitalistico mondiale. La Cina è diversa. Sviluppa un proprio modello, si apre e crea il proprio percorso attraverso un territorio sconosciuto. Non è disposta a sottomettersi agli ordini degli altri. E’ troppo grande, la sua cultura è troppo vecchia.
In passato, quando il Giappone e la Cina erano chiusi, vivendo nel loro dominio senza mai essere aggressivi verso gli altri e senza ambizioni espansionistiche, arrivarono gli occidentali e li costrinsero ad aprirsi. Quello che è successo dopo fu spargimento di sangue e inganno, confusione e un lungo periodo di umiliazione e marasma nazionali. Poi vi fu la lotta per l’indipendenza e la rivoluzione. Non senza difficoltà e senza problemi, ma la Cina ha iniziato a crescere, cominciò a rialzarsi, ad educare il suo popolo, fornendo alloggio e salute ai poveri. Ha seguito la sua strada, in un complesso equilibrio tra la propria cultura e le situazioni del mondo, tra il socialismo e la realtà capitalista che domina il mondo. Ha sofferto alcune battute d’arresto, ma ha avuto molti altri successi. E in realtà, non è “cresciuta” soltanto, ma ha cominciato a recuperare il suo posto nel mondo, un luogo che le è stato negato per così tanto tempo, dopo anni di saccheggi e invasioni debilitanti. Si tratta generalmente di una nazione benigna, abitata da persone di buon cuore. Quasi chiunque conosca la Cina è d’accordo. Ma è anche una nazione molto determinata e orgogliosa. E’ saggia e cerca l’armonia, ed è sempre disposta a scendere a compromessi. Provate ad attaccarla, a provocarla, l’attacco sarebbe ingiusto e quasi suicida. Questa volta la Cina non cederà, non quando si tratta di argomenti essenziali. E’ ancora fresca la memoria di ciò che accadde quando lo fece.
L’occidente, congelato dalla paura di poter perdere i privilegi da dittatore, ha fatto l’impensabile: mettere una barra di ferro nella bocca del drago. Qui in Asia, i draghi sono rispettati e amati, sono creature mitiche di grande saggezza e potere. Ma i draghi possono anche essere crudeli quando si spezza la buona volontà e gli invasori minacciano di devastare la nazione. La Cina cresce e cerca di capire il mondo, d’interagire con esso. Il suo popolo si entusiasma per ciò che vede, vuole essere amico. L’antagonismo dell’occidente gioca a provocare una corsa agli armamenti, con la propaganda più virulenta, corrompendo intere nazioni in Asia e Oceania per fargli adottare una posizione anti-cinese. E’ comprensibile che l’occidente non abbia sacrificato milioni di persone in tutto il mondo solo per abbandonare i propri controllo esclusivo e potere dittatoriale. Non ha distrutto decine di paesi in cerca della libertà, non ha bombardato decine di milioni di persone, solo per arrendersi adesso. In futuro non si può escludere un confronto, e chi ne sarà il colpevole è evidente. La Cina non abbandonerà la sua via. Non ci sarà un Eltsin cinese. Dimostrando fermezza, la Cina fornisce un esempio al mondo.
Quando scrivo queste parole, i latino-americani resistono e vincono. La Russia resiste mentre cerca la propria via. Gli altri possono unirvisi. L’Africa sogna la resistenza, ma non osa, è ancora troppo debole. Gli arabi sfidano, ma non hanno ancora deciso in quale direzione mettere i loro sogni. Ma lo scontento aumenta mentre gli stivali schiacciano la libertà. E la Cina non è quella che li calza. L’irrazionalità e il razzismo dell’occidente possono essere controproducenti.

Andre Vltchek CounterPunch, 4-6 gennaio 2013

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Asia: Locomotiva della storia moderna

Gennadij Zjuganov alla 7a sessione dell’Assemblea Generale della Conferenza dei partiti politici asiatici
La Russia è pronta a compiere la sua missione storica di collegamento tra i centri principali delle civiltà del Mondo moderno
Soviet Russia Now 23 novembre 2012


Il 21 novembre a Baku la delegazione del Partito Comunista guidata dal Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, GA Zjuganov, partecipava alla 7.ma Assemblea Generale della Conferenza Internazionale di Partiti Politici Asiatici, che si è aperta nella capitale dell’Azerbaigian.

La riunione alla Fondazione Internazionale Nobel di Baku
Nel giorno dell’arrivo, GA Zjuganov e la delegazione hanno visitato a Baku la Fondazione Internazionale Nobel e il Museo Nobel – Villa Petrolia, il primo museo della famiglia Nobel al di fuori della Svezia. Il nome Nobel è strettamente legato alla storia del petrolio dell’Azerbaigian. Furono i pionieri nello sviluppo delle risorse petrolifere del paese. Fondata alla fine del secolo XIX, la società per azioni “Associazione Nobel” è stata la prima ad introdurre tecnologie e pensieri innovativi in questa industria, sull’economia orientata alla comunità, destinando il 40% dei profitti ai salari e ai servizi di assistenza sociale. Durante una visita alla Fondazione, GA Zjuganov è stato premiato con la medaglia istituita dalla Fondazione Internazionale Nobel.

Conversazione con il segretario del PCC Du Qinglin
Prima dell’apertura della 7.ma Assemblea Generale, GA Zjuganov ha incontrato il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Vicepresidente del Comitato consultivo politico popolare cinese, Du Qinglin. Du Qinglin ha informato GA Zjuganov sul XVIII° Congresso del Partito Comunista cinese appena concluso, e sulle relative decisioni sulle modalità di sviluppo della Cina nei prossimi anni. A sua volta, GA Zjuganov ha descritto la preparazione del partito per il quindicesimo congresso del partito comunista del prossimo primo febbraio, e ha invitato una delegazione del Partito comunista cinese a partecipare al congresso. Le parti si sono scambiate  opinioni su una vasta gamma di questioni d’interesse per entrambe i partiti. Alla riunione hanno partecipato i membri dell’Ufficio di presidenza, il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista LI Kalashnikov e il deputato del Partito Comunista alla Duma di Stato, AP Tarnaev.

Asia: locomotiva della storia moderna
Discorso di Zjuganov alla sessione plenaria dell’Assemblea in occasione della seduta plenaria della 7a Assemblea Generale. Il primo ad intervenire dopo la relazione principale, il presidente del Comitato centrale del Partito comunista, GA Zjuganov, è stato molto calorosamente accolto dal forum.
“Come sapete, la Russia è il centro storico dell’Eurasia – ha iniziato Gennadij Zjuganov – il nostro paese svolge da per migliaia di anni il ruolo di “ponte” geopolitico che collega due mondi, due civiltà – europea e asiatica. Attraversando essa, abbiamo avviato la cooperazione economica e gli scambi culturali tra i due paesi, separati da migliaia di chilometri. Attraverso di essa ondate di conquistatori hanno sottomesso i più antichi centri della civiltà, e spesso distruggendoli. Si formarono diverse forme di dialogo eurasiatico. Ma per noi è sempre stato molto importante. Oggi, mentre ci prepariamo a celebrare il 90.mo anniversario dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, è utile ricordare che il nostro governo federale originariamente doveva chiamarsi, e in una serie di documenti chiave era chiamato, Unione delle Repubbliche Sovietiche d’Europa e Asia. Pertanto, seguiremo sempre con interesse i lavori della Conferenza internazionale dei partiti politici asiatici, e a prepararci seriamente per parteciparvi. Il tema della conferenza “Mondo – Sicurezza – Riconciliazione” è più che mai rilevante nella nuova situazione geopolitica emergente. I segni della putrefazione del sistema capitalistico sono evidenti. Colpisce tutte le aree del sistema: produzione, finanza, politica, cultura e moralità. Un intero gruppo di paesi della zona euro è sull’orlo del fallimento. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i 16.000 miliardi dollari.
La crisi generale del sistema sociale e dell’economia borghese si è protratta per un secolo, inasprendosi e arretrando ulteriormente. Ed un altro aggravamento oggi è davanti ai nostri occhi. Coloro che promuovono l’aguzza teoria della globalizzazione si aspettavano di “escludere” la teoria leninista dell’imperialismo come fase suprema del capitalismo, per portarla nell’oblio. Per noi, comunisti, è la guida ideologica e teorica per l’analisi e la valutazione della moderna economia capitalista. Nel 2002, abbiamo ritenuto il globalismo la fase attuale dell’imperialismo. Ecco le caratteristiche principali dell’imperialismo dell’epoca della globalizzazione:
1. Sottomissione finale della produzione di capitale, del capitale industriale, al capitale finanziario e speculativo.
2. La trasformazione dei rapporti di mercato in meccanismo artificiale per l’applicazione di scambi ineguali e di saccheggio di interi paesi e popoli.
3. Istituzione di un modello globale di “divisione internazionale del lavoro”, che incarna la flagrante disparità sociale planetaria.
4. La rapida crescita dell’influenza politica delle multinazionali e dei gruppi finanziari-industriali, rafforzandone la pretesa a una sovranità illimitata.
5. La perdita della capacità dei governi nazionali nel controllare i processi economici mondiali e anche nazionali. Revisione delle norme fondamentali del diritto internazionale, per la creazione di un governo mondiale.
6. L’espansione informativa e culturale come forma di aggressione. Unificazione spirituale al livello più primitivo. Eradicazione dell’identità nazionale delle nazioni e dei popoli.
7. Parassitismo del capitale transnazionale. Consegnargli i benefici dell’introduzione dell’alta tecnologia nel resto del Mondo significa povertà, decadenza ed inibizione qualitativa del progresso tecnologico.
Dopo la distruzione dell’Unione Sovietica vivere sulla Terra è diventato molto più difficile e pericoloso. Si acutizzano ed esplodono numerosi conflitti. Recentemente, quasi tutti gli Stati del Medio Oriente e Nord Africa sono stati destabilizzati. Dopo il massacro in Afghanistan, Iraq e Libia, vi è una vera e propria guerra civile in Siria e una crescente pressione su Iran e Corea del Nord. La strategia coloniale degli Stati Uniti e dei Paesi dipendenti dell’occidente, ancora una volta, mette l’umanità di fronte a una guerra mondiale, applicando attivamente la teoria reazionaria della “guerra di civiltà”. L’occidente ha dichiarato di supportare “libertà”, “democrazia” e “diritti umani” nel Mondo.
Il capitale finanziario globale opera svolgendo la sua attività sottomettendo la politica alla dipendenza economica. Costruendo un sistema di governance mondiale, l’imperialismo ha creato istituzioni speciali. Queste includono la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Per coloro che resistono ai “pacifici” globalisti vi è l’intervento della NATO: l’istituzione della violenza militare. Tutto questo provoca resistenze. Ecco perché i vertici dell’UE e la signora Merkel vengono accolti in modo ostile ad Atene, da masse di manifestanti greci. Ecco perché le strade delle città spagnole si trasformano in un’arena di feroci battaglie di classe, ricordando le battaglie della guerra civile. I lavoratori protestano sempre più, non vogliono vivere come una volta. Nel mondo della globalizzazione, matura il rifiuto degli USA. Sempre più persone e movimenti sociali chiedono un cambiamento: lo sviluppo armonioso delle forze produttive, un consumo equilibrato, il rispetto per la natura.
Anche i sostenitori del capitalismo sono sempre più chiamati a trattare con il socialismo. L’ex presidente democristiano della Germania Keller ha invocato la fine del “capitalismo anglosassone” dei giocatori d’azzardo e degli avventurieri. François Hollande introduce una tassa speciale sui ricchi. Nei prossimi due anni, tutti i cittadini francesi che ricevono più di un milione all’anno, daranno allo stato il 75% del loro reddito. Riprendendo i leader europei, il presidente degli  USA Obama sta cercando di mettere le redini sui “gatti grassi” che traggono profitto dal picco della crisi. La borghesia è sempre più difficile da gestire “alla vecchia maniera”.
Una tendenza importante è il mutamento geopolitico del centro globale delle attività economiche, che passa alla regione Asia-Pacifico (APR), sottolineando la lunga crisi in Europa e Nord America. Secondo gli esperti, la crisi è tutt’altro che finita. A questo proposito, l’esperienza dei nostri vicini della Cina è importante, dimostrando che mantenere alti livelli di crescita economica è possibile solo con massicci investimenti nelle infrastrutture. In queste condizioni, il massimo utilizzo dell’enorme potenziale economico, scientifico e culturale dell’Asia apre, a nostro avviso, le prospettive di una soluzione a lungo termine e permanente dei problemi su cibo, energia, sicurezza militare ed ambientale.
La Conferenza internazionale sul dialogo tra più di 300 partiti politici, di governo e d’opposizione, conservatori, liberali e comunisti, in più di 50 paesi della regione, offre un’opportunità unica per discutere di tutte tali questioni. E, soprattutto, senza i “consigli” di “simpatizzanti” esterni alla nostra regione. Lo sviluppo congiunto delle proposte per affrontarle da parte di potenti forze politiche dei paesi partecipanti, può essere la chiave per la loro attuazione attraverso la politica dei governi. Ecco in breve la nostra visione di alcuni di questi problemi.
1. Il problema della sistemazione delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti della regione asiatica, cardini della sicurezza regionale. Questa operazione ridurrebbe l’asimmetria dello sviluppo socio-economico tra i paesi vicini, e aumenterà l’area di contatto tra i partecipanti al progetto. In Russia, sono in corso lavori in questa direzione. Come futura unica infrastruttura eurasiatica potrebbero esservi i progetti già all’opera: la Trans-Siberiana, l’oleodotto-gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok, GLONASS, ecc. Strumenti per inserire saldamente l’Eurasia nel panorama economico del Pacifico e associarla con l’Europa che parla di Rotta del Mare del Nord, Sistema Trans-cavo, BAM, ecc. Egualmente vi si rientrano la ferroviaria e il gasdotto trans-coreani. In generale, potrebbe trattarsi del mega-progetto collettivo economico che gli esperti russi chiamano “Iniziativa eurasiatica per incrementare gli investimenti nel Pacifico.”
2. La sicurezza alimentare sarà uno dei temi centrali nel XXI.mo secolo. In molti paesi dell’Asia-Pacifico, la crescita della popolazione ha superato la crescita delle risorse alimentari. Per esempio nel 2010, di 925 milioni di persone che rientrano nella categoria dei più sottoalimentati nel Mondo, 578 milioni vivono nell’Asia-Pacifico. I settori più promettenti della cooperazione in questo campo possono essere i seguenti:
- La formazione di un sistema di monitoraggio regionale e di previsione della situazione alimentare;
- Avviare un coordinamento di alto livello nella fornitura degli aiuti alimentari, nelle situazioni di emergenza;
- Avvio ed attuazione di progetti comuni per la produzione di biocarburanti. Possiamo aspettarci che progressi concreti in questo settore non solo creino posti di lavoro, ma anche che riducano le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Per migliorare la sicurezza alimentare il potenziale della Russia nella regione viene determinata dalla presenza di vaste terre coltivabili e vaste riserve di acqua dolce. Così, nella Siberia orientale e nell’Estremo Oriente viene utilizzato il 50% del terreno coltivabile. A questo proposito, si potrebbe arrivare a creare un Fondo regionale per il grano coinvolgendo la Russia (sul modello del Fondo per il riso est-asiatico).
3. Il problema della condivisione dell’acqua è ancora una “pietra d’inciampo” nei rapporti tra un certo numero di paesi della regione. Questo stato suscita una situazione controproducente che potrebbe attivare conflitti a diversi livelli e destabilizzare l’intera regione. Ma a questo proposito, i nostri paesi hanno prospettive promettenti.
4. Un certo numero di paesi della regione è stato coinvolto nel traffico di droga. La produzione di materie prime, il trattamento e il trasporto di essa possono essere risolti soltanto con mezzi militari da formare nel territorio dei paesi fonte dell’instabilità. Uno Stato non può affrontare da solo, per conto proprio, questi “punti caldi”; la lotta contro ciò necessita di un coordinamento molto stretto tra tutti gli Stati interessati.
5. Si ritiene che un ulteriore impulso allo sviluppo della cooperazione multilaterale nella regione deriva dalla costruzione dell’Unione parlamentare dei paesi asiatici, proposto dai nostri colleghi del partito Yeni Azerbaijan. Tale struttura interparlamentare potrebbe, a livello politico, confermare il potenziale della crescita economica dell’Asia e diventare uno dei portavoce della volontà politica collettiva dei suoi popoli.
Nel complesso, ci offriamo di ricreare un aggiornato “Ponte Euro-Asiatico”, per una stretta ed efficace cooperazione tra i nostri popoli, paesi e continenti. La Russia è da migliaia di anni  attivamente coinvolta nella vita dell’Europa e dell’Asia, ed è pronta a compiere la sua missione storica, essere il collegamento tra i centri principali della civiltà del presente Mondo moderno, in un momento difficile nel suo sviluppo. Gennadij Zuganov, Presidente del CC-PCFR Russia

Sulla situazione geopolitica della regione
Su richiesta dei giornalisti, Gennadij Zjuganov ha condiviso la sua visione della situazione geopolitica nella regione. “Sono lieto che le relazioni tra la Russia e l’Azerbaigian si stiano rafforzando. Il nostro partito si è sempre distinto per l’amicizia e la fratellanza tra i due popoli”, ha detto il leader del Partito comunista. “In tutto il sud vi sono operazioni militari, e siamo al confine di questa fascia fornendo sicurezza e sviluppo sostenibile, proteggendo il nostro paese e il nostro popolo, i limiti delle grandi scosse che già si stanno avvendo. Dobbiamo continuare su questa strada e ricordare che, per competere in questo Mondo, è necessario disporre di una popolazione di 300 milioni di abitanti, cui solo l’Unione di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan ed Azerbaigian è in grado di garantirne la sicurezza, i mercati, gli interessi e il progresso scientifico e tecnologico”, ha detto G. Zjuganov.
Il leader comunista russo l’ha ribadito all’Assemblea Generale della Conferenza Internazionale dei Partiti Politici asiatici, tenutasi a Baku, sullo sfondo della nuova crisi globale che coinvolge quasi 200 paesi. “Il tema è molto importante. Pace, sicurezza e riconciliazione, sullo sfondo di ciò che sta accadendo oggi in Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan. A mio parere, qui a Baku, vi è un dialogo molto serio su come uscire da questa difficile crisi. Ricordo che in 150 anni di capitalismo vi sono state 12 gravi crisi. Due di queste ultime, nel secolo scorso, hanno portato a due guerre mondiali”, ha detto il leader del Partito comunista.
Durante la sua visita a Baku, Zjuganov ha avuto numerosi incontri bilaterali, tra cui dei colloqui con la leadership del Partito Comunista dell’Azerbaigian.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Accerchiamento militare e Dominio Globale: La Russia contrasta dal mare lo scudo antimissile degli USA

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 4 novembre 2012

Il Pentagono sta lavorando per circondare l’Eurasia e la Triplice Intesa eurasiatica formata da Cina, Russia e Iran. Per ogni azione, tuttavia, vi è una reazione. Nessuna di queste tre potenze eurasiatiche resterà un obiettivo passivo davanti gli USA. Pechino, Mosca e Teheran prendono le proprie contromisure per contrastare la strategia del Pentagono dell’accerchiamento militare. Nell’Oceano Indiano i cinesi stanno sviluppando le loro infrastrutture militare secondo quello che il Pentagono chiama “collana di perle” cinese. L’Iran procede nell’espansione navale, che vede il dispiegamento delle sue forze marittime sempre più lontano dalle acque nazionali, nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. Tutte e tre le potenze eurasiatiche, insieme a molti loro alleati, inviano anche navi da guerra al largo delle coste dello Yemen, di Gibuti e della Somalia nel contesto geo-strategico dell’importante corridoio marittimo del Golfo di Aden. Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti è una componente della strategia del Pentagono per circondare l’Eurasia e queste tre potenze. Nel primo caso, il sistema militare è volto a stabilire il primato nucleare degli Stati Uniti, neutralizzando qualsiasi risposta nucleare russa o cinese a un attacco dagli Stati Uniti o dalla NATO. Lo scudo missilistico globale è volto a impedire qualsiasi reazione o “secondo attacco” nucleare dei russi e dei cinesi ad un “primo colpo” nucleare del Pentagono.

Lo scudo missilistico globale degli Stati Uniti contro l’espansione navale russa
Tutti i nuovi rapporti sulle ramificazioni dello scudo missilistico degli Stati Uniti, trasferitesi in altre parti del mondo, sono sensazionalistici, in quanto ritraggono la sua espansione geografica come un nuovo sviluppo. Questi rapporti ignorano il fatto che lo scudo antimissile è stato progettato per essere un sistema globale, con le componenti posizionate strategicamente in tutto il mondo fin dall’inizio. Il Pentagono aveva previsto questo nel 1990 e forse molto prima. Il Giappone e gli alleati della NATO del Pentagono sono più o meno partecipi del piano militare fin dall’inizio. Anni fa sia i cinesi che i russi erano già a conoscenza delle ambizioni globali del Pentagono per lo scudo missilistico, e resero dichiarazioni comuni che lo condannavano come progetto destabilizzante che potrebbe turbare l’equilibrio di potere strategico globale. Cina e Russia rilasciarono congiuntamente anche dichiarazioni multilaterali, nel luglio 2000, assieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan,  mettendo in guardia sulla creazione dello scudo missilistico globale del Pentagono, che avrebbe danneggiato la pace internazionale e violato il trattato Anti-Ballistic Missile (ABM). Il governo degli Stati Uniti è stato più volte avvertito che le misure che prendeva avrebbero polarizzato il mondo nelle ostilità che avrebbero ricordato la guerra fredda. L’avvertimento è stato ignorato con arroganza.
I russi ora contrastano lo scudo missilistico globale del Pentagono attraverso passi molto concreti. Questi passaggi implicano l’ampliamento della presenza del loro paese negli oceani e nell’aggiornamento delle loro capacità navali. Mosca prevede di aprire nuove basi navali al di fuori delle proprie acque interne e al di fuori delle coste del Mar Nero e del Mar Mediterraneo. La Federazione russa ha già due basi navali al di fuori del territorio russo: una è nel porto ucraino di Sebastopoli, nel Mar Nero, e l’altra è nel porto siriano di Tartus, nel Mar Mediterraneo. Il Cremlino ora guarda a Mar dei Caraibi, Mar Cinese Meridionale e alla costa orientale dell’Africa (in prossimità del Golfo di Aden) come luoghi adatti per delle nuove basi russe. Cuba, Vietnam e le Seychelles sono i principali candidati ad ospitare le nuove basi navali russe in queste acque. I russi erano già presenti in Vietnam, a Cam Ranh Bay, fino al 2002. Il porto vietnamita ospitava i sovietici dal 1979 e poi ha ospitato le forze russe dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. La Russia ha continuato ad avere una presenza militare post-sovietica a Cuba fino al 2001, attraverso la base di sorveglianza elettronica di Lourdes, che monitorava gli Stati Uniti. Il Cremlino sta inoltre sviluppando le sue infrastruttura militari della costa artica. Nuovi basi navali nel nord artico stanno per essere aperte. Ciò fa parte della strategia russa, attenta ad includere il Circolo Polare Artico. È stata redatta in funzione di un duplice scopo. Uno è proteggere gli interessi territoriali ed energetici russi contro gli Stati della NATO, sul Lomonosov Ridge. L’altro è sostenere la strategia marittima mondiale russa.
Mosca si rende conto che gli Stati Uniti e la NATO vogliono espellere le sue forze navali dal Mar Nero e dal Mar Mediterraneo. Le mosse degli Stati Uniti e dell’UE volte a controllare e a limitare l’accesso marittimo russo in Siria, sono un indicatore di tali tendenze ed obiettivi strategici. Le mosse strategiche per limitare le forze marittime russe sono uno dei motivi per cui il Cremlino vuole delle basi navali nei Caraibi, nel Mar Cinese Meridionale e nelle coste orientali dell’Africa. Lo sviluppo delle infrastrutture navali della Russia artica e l’apertura di basi navali russe in luoghi come Cuba, Vietnam e Seychelles virtualmente garantirebbero la presenza globale delle forze navali russe. Le navi russe avrebbero diversi punti da cui accedere alle acque internazionali e fissare delle basi di appoggio all’estero. Queste basi forniranno le strutture di attracco permanente ai russi sia nell’Oceano Atlantico che nell’Oceano indiano. Le future basi navali all’estero, come quella in Siria, non vengono indicate come “basi navali” dai funzionari russi, ma con altri termini. Mosca chiede dei “punti di rifornimento” o basi logistiche, per farle sembrare assai meno minacciose. La nomenclatura non ha molta importanza. Le funzioni di queste strutture navali, tuttavia, hanno gli scopi militari strategici che vengono descritti.
I russi al momento hanno soltanto le basi permanenti di attracco delle loro coste nazionali sul Mar Glaciale Artico e sull’Oceano Pacifico. Inoltre, le infrastrutture navali nell’Estremo Oriente russo, sulle rive dell’Oceano Pacifico, hanno il più ampio accesso alle acque internazionali. Le infrastrutture navali di Mosca sul Baltico, geograficamente un ambiente limitato potrebbero essere immobilizzate, come le infrastrutture navali russe nel Mar Nero, nel caso di un confronto con gli Stati Uniti e la NATO. Aggiungendo delle infrastrutture navali in luoghi come Cuba, si potrebbe effettivamente garantire alle forze navali della Russia la libertà di navigazione, ed evitare di essere circondate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

La Nuova Postura Nucleare navale della Russia
Storicamente, il mandato delle forze navali russe è stato quello di proteggere le coste russe. Sia la Russia che l’Unione Sovietica hanno basato le loro strategie difensive sulla lotta contro una grande invasione terrestre. Per questo motivo le caratteristiche delle forze navali russe e sovietiche si sono sempre basate su funzioni volte ad appoggiare il contrasto ad una invasione terrestre. Così, la flotta navale russa non è stata strutturata come una forza d’attacco offensivo. Ciò, tuttavia, sta cambiando nell’ambito della reazione di Mosca alla strategia di accerchiamento del Pentagono. La Russia, come la Cina e l’Iran, si concentra sulla potenza navale. La Russia potenzia ed espande la sua flotta navale nucleare. I media russi ne riferiscono come di una nuova possibilità per il “predominio navale” del loro Paese. L’obiettivo di Mosca è stabilire la superiorità nucleare della sua flotta navale, basandosi sulle relative capacità di attacco nucleare. Questa è una reazione diretta allo scudo missilistico globale del Pentagono e all’accerchiamento della Russia e dei suoi alleati. Più di 50 nuove navi da guerra e più di 20 nuovi sottomarini saranno aggiunti alla flotta russa, entro il 2020. Circa il 40% dei nuovi sottomarini russi avranno letali capacità di attacco nucleare. Questo processo è iniziato dopo che Bush jr. ha cominciato a prendere le misure per creare lo scudo missilistico USA in Europa. Negli ultimi anni, le contromisure della Russia allo scudo antimissile degli Stati Uniti hanno cominciato a manifestarsi. Le prove in mare del sottomarino classe Borej nel Mar Bianco della Russia, dove si trova il porto di Arcangelo (Arkhangelsk), hanno avuto inizio nel 2011. Nello stesso anno è stato annunciato lo sviluppo del missile balistico nucleare sublanciato Liner, che sarebbe in grado di penetrare lo scudo antimissile statunitense. Un sottomarino russo avrebbe segretamente testato il Liner dal Mare di Barents, nel 2011.

Verso una futura crisi dei missili a Cuba?
Se si raggiunge un accordo con L’Avana, c’è sempre la possibilità che la Russia possa schierare missili a Cuba, come già fecero  i sovietici. Parlando ipoteticamente, questi missili russi avrebbero molto probabilmente delle testate nucleari. Semplificando, questo può presentarsi come un replay dello scenario che aveva portato alla crisi dei missili tra Stati Uniti, Unione Sovietica e Cuba, nel 1962. C’è molto di più, però, sullo sfondo di questa storia da guerra fredda e dei relativi cause ed effetti. L’autore principale della crisi dei missili di Cuba fu il governo degli Stati Uniti. Il dispiegamento di missili nucleari sovietici a Cuba era stata una mossa strategica asimmetrica per controbilanciare l’impiego segreto di missili nucleari degli USA in Turchia, da cui avrebbero colpito le città e i cittadini sovietici. Il governo degli Stati Uniti non fece sapere ai suoi cittadini che i suoi missili nucleari erano in Turchia puntati contro la popolazione sovietica, perché ciò avrebbe portato a molte domande da parte dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, su chi fossero i veri aggressori e su chi ricadesse per davvero la colpa di aver avviato la crisi nel 1962. L’utilizzo delle armi nucleari russe, a Cuba, sarebbe stata anche una reazione alle armi nucleari con cui il Pentagono stava circondano la Russia e i suoi alleati.
Come nel 1962, il governo degli Stati Uniti sarebbe il responsabile ultimo, ancora una volta, se i missili nucleari venissero schierati a Cuba, giungendo a una crisi. Finora, non ci sono trattative in corso, ma solo una rinnovata presenza russa a Cuba. Nulla è stato concordato in termini concreti tra i governi di L’Avana e Mosca, e non vi è stata alcuna menzione di voler schierare missili russi a Cuba. Eventuali commenti sulle mosse russe a Cuba sono solo speculazioni. Gli aggiornamenti nucleari cui la Russia sottopone la sua marina sono molto più significativi di qualsiasi futura base russa a Cuba o altrove. La nuova postura nucleare navale della Russia permette effettivamente di dislocare armi nucleari in postazioni, molto più mobili, attorno agli Stati Uniti. In altre parole, la Russia ha diverse “Cuba” sotto la forma della sua flotta navale nucleare in grado di schierarsi in tutto il Mondo. Questo è anche il motivo per cui la Russia sta sviluppando delle infrastrutture navali all’estero. La Russia avrà la possibilità di circondare o di contrastare gli Stati Uniti con le proprie forze di attacco nucleare navale. La strategia navale della Russia ha lo scopo di contrastare abilmente lo scudo antimissile globale del Pentagono. In questo processo è compresa l’adozione di una politica di attacco nucleare preventivo da parte del Cremlino, in reazione all’aggressiva dottrina dell’attacco nucleare preventivo post-Guerra Fredda del Pentagono e della NATO.
Nello stesso anno, mentre veniva testato il Liner dai russi, il comandante delle Forze Strategiche Missilistiche della Federazione Russa, Colonnello-Generale Karakaev, ha detto che i missili balistici intercontinentali della Russia sarebbero diventati “invisibili” nel prossimo futuro. Il Mondo è sempre più militarizzato. Le mosse e le azioni degli Stati Uniti costringono gli altri attori internazionali a ridefinire e rivalutare le loro dottrine militari e strategie. La Russia è semplicemente solo uno di loro.

Per saperne di più sul piano dello scudo antimissile globale degli Stati Uniti e sulla militarizzazione degli Oceani, vedasi il recente libro di Mahdi Darius Nazemroaya: La globalizzazione della NATO (Clarity Press). Può essere ordinato direttamente da GlobalResearch  Online Store, è disponibile anche su Amazon e nelle migliori librerie.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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