Il dilemma di Washington: “terroristi buoni” contro “terroristi cattivi”

Dr. Ismail Salami Global Research, 26 dicembre 2012

cia-mossad-mko-alliance-for-iranian-scientists-assassinationIl terrorismo è terrorismo e non può essere definito altrimenti, a meno che una delle parti lo sbilanci contro l’altra; e la dicotomia dei terroristi in Siria in buoni e cattivi, da parte dell’Occidente, mette in dubbio le sue dichiarazioni sulla democrazia. Con cupo tono politico, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito “assolutamente inaccettabile” il sostegno dell’occidente ai terroristi in Siria, nella sua intervista esclusiva con Russia Today. Lavrov ha detto che l’occidente ha diviso i terroristi in “cattivi” e “accettabili”, dando il suo appoggio a questi ultimi. “E’ assolutamente inaccettabile, seguendo questa logica potremmo trovarci in una situazione molto pericolosa, non solo in Medio Oriente, ma in altre parti del mondo, se i nostri partner occidentali dovessero cominciare a qualificare i terroristi in terroristi cattivi e terroristi accettabili“, ha detto il Ministro degli Esteri russo.
La dicotomia dell’occidente su tale grave problema, non è per nulla nuova. Il depennamento della MKO, a lungo ritenuto un gruppo di terroristi, da parte di Washington è in linea con questo processo dell’occidente di ridefinizione di concetti e termini affermati. Paradossalmente, l’MKO è stata sostenuta da Washington anche quando era sulla lista dei terroristi. Ha anche ricevuto addestramento dall’amministrazione Bush. In un articolo illuminante, Seymour Hersh ha dimostrato che il Joint Special Operations Command (JSOC) ha addestrato membri della Mujaheddin-e-Khalq iraniana (MKO) in un sito segreto in Nevada, dal 2005 ad almeno al 2007. Secondo Hersh, i membri della MKO “sono stati addestrati in intercettazione di comunicazioni, crittografia, armi e tattiche per piccole unità presso un sito del Nevada, fino a quando il presidente Obama è entrato in carica.” In un’altra intervista, un ex generale a quattro stelle ha detto che era stato informato, privatamente nel 2005, dell’addestramento dei membri della MKO in Nevada, da uno statunitense coinvolto nel programma. Ha detto che avevano ricevuto “addestramento in comunicazioni, crittografia, tattiche per piccole unità ed armi, per sei mesi. Venivano tenuti in piccole squadre.” Ha anche detto che gli è stato riferito che gli addestratori erano del JSOC e che dal 2005 erano diventati uno strumento importante dell’amministrazione Bush nella guerra globale contro il terrorismo. Per lo sgomento e la delusione di molti, il Dipartimento di Stato degli USA ha deciso, a settembre, di rimuovere la MKO dalle liste terroristiche.
Il Dipartimento di Stato USA ha detto che la sua decisione di depennare il gruppo era dovuta al fatto che il gruppo non avrebbe commesso atti terroristici per un decennio,  cancellando sfacciatamente l’evidenza che il gruppo è stato, a tutti gli effetti, uno strumento per l’omicidio di scienziati nucleari, negli ultimi anni, in Iran. Anche se il gruppo non si è mai ufficialmente assunto la responsabilità degli assassini (cosa abbastanza naturale), ci sono prove evidenti che suggeriscono che è stato complice di questi atti terroristici. Il gruppo terroristico ha compiuto sforzi incessanti, per anni, per essere rimosso dalla lista del terrore ed ha arruolato molti funzionari repubblicani e democratici per fare lobbying in suo favore. Invece di pagare il lobbying, “Gli ha offerto onorari tra i 10.000 e i 50.000 dollari per ogni discorso che criticasse aspramente il governo degli Stati Uniti per il trattamento presuntamente squallido del MEK. Tra coloro che hanno goduto della miniera d’oro del gruppo, vi sono l’ex governatore della Pennsylvania Ed Rendell, Rudy Giuliani, Alan Dershowitz e l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh. Molti di costoro affermano di avere scarso interesse per il denaro che hanno raccolto.” (Richard Silverstein, The Guardian, 22 settembre 2012).
L’MKO è da tempo impegnata in una serie di sabotaggi e attività terroristiche contro la Repubblica islamica iraniana, in combutta con i servizi segreti israeliani. Nel gennaio 2012, Benny Gantz, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, ha detto a una commissione parlamentare: “Per l’Iran, il 2012 è un anno decisivo per la prosecuzione della sua nuclearizzazione, per i cambiamenti interni della leadership iraniana, per la continua e crescente pressione della comunità internazionale, e le cose si svolgeranno in modo innaturale.” Appena 24 ore dopo che il capo militare israeliano aveva parlato di eventi innaturali per l’Iran, lo scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahmadi Roshan veniva assassinato in pieno giorno. Ben presto era emerso che era stata una operazione congiunta Mossad-MKO. L’MKO ha assassinato più di 12.000 cittadini iraniani, sette cittadini americani, e decine di migliaia di cittadini iracheni. In ogni caso, la dicotomia in terroristi “buoni” e “cattivi”, è peggiore di qualsiasi forma di apartheid.
Una storia relativamente simile si ripete in Siria. Washington ha definito il fronte al-Nusra, finanziato dal Qatar, un’organizzazione terroristica. Ma perché? Combatte contro il governo di Bashar al-Assad insieme ad altri militanti, in Siria, principalmente composti da mercenari stranieri. I primi sono considerati terroristi semplicemente perché sono una grossa mosca sulla facciata della retorica politica di Washington verso la Siria. Quindi, è Washington o l’occidente che decide chi è un terrorista e chi non lo è. Non dimentichiamo che la famigerata al-Qaida, che ha seminato estremismo ottuso e settarismo religioso nel mondo, è stata fondata e finanziata negli anni settanta da Washington e dalla CIA, nel tentativo di combattere i sovietici. Robin Cook lamentava la creazione di al-Qaida e disse: “Bin Ladin è stato, però, un prodotto di un monumentale errore di calcolo delle agenzie di sicurezza occidentali. Nel corso degli anni ’80 fu armato dalla CIA e finanziato dai sauditi per la jihad contro l’occupazione russa dell’Afghanistan. Al-Qaida, letteralmente “database”, era in origine i file per computer delle migliaia di mujahidin che furono reclutati e addestrati dalla CIA per sconfiggere i russi. Inspiegabilmente, e con conseguenze disastrose, non sembrano essersi accorti, a Washington, che una volta che la Russia veniva tolta di mezzo, l’organizzazione di bin Ladin avrebbe rivolto la propria attenzione verso ovest.” La creatura di Frankenstein della CIA non è cambiata, ma è cresciuta mostruosamente.
Noto per essere veramente una delle parole più fraintese e abusate, il terrorismo è definito e raffinato dall’occidente a seconda del contesto, in cui si rivela deleterio o vantaggioso per coloro che ne definiscono il termine.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La collera di Brzezinski

Dedefensa 15/12/2011 – Bloc notes

Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, ancora attivo nel valutare lo stato del sistema e la politica estera degli Stati Uniti, era presente a una tavola rotonda tenutasi nel corso di una serata omaggio a Brent Scowcroft de The Atlantic Council. Nel testo sull’evento che l’istituzione ha messo in linea il 14 Dicembre 2011, vi è questo passaggio che riguarda gli interventi di Brzezinski:
Brzezinski è stato il più schietto, dichiarando “Abbiamo questa strana situazione in cui il partito al potere è  alquanto congelato di fronte a questa complessità, e il partito fuori dal potere è pazzo furioso.” C’è molto da biasimare in giro, ha dichiarato l’ex alto consigliere di Jimmy Carter. “Il pubblico americano è abissalmente ignorante riguardo il mondo” e “Noi non abbiamo dei mass media che forniscano un grado significativo di informazioni relative al mondo“.
Principalmente, però, ha incolpato i nostri leader politici, osservando che George HW Bush è stato l’ultimo presidente a capire veramente come condurre il mondo, accusando tutti i presidenti successivi – tra cui quelli del suo stesso partito, Bill Clinton e Barack Obama – si sono “chiusi in sé” e mancano di una grande strategia. Inoltre, il clima politico e la necessità di assecondare un elettorato semplicista porta alla “demagogia”, che a sua volta “mette in pericolo un processo decisionale intelligente“.
I verbali di questi interventi americanisti, vanno nella stessa direzione, mettendo in evidenza la critica metodica alla politica statunitense di Brzezinski, così come la situazione politica interna del paese, la condizione generale di tutto ciò, una sconcertante paralisi, o addirittura un’ossessione per la sicurezza caratterizzata da cecità, inefficienza, automatismi grotteschi che vi prevalgono. Così Brzezinski indica questo aneddoto dimostrando, dopo tutto, che non manca di umorismo:
Anche le guardie di sicurezza dell’edificio hanno ricevuto da Brzezinski una lavata di capo trattamento. Beffandosi di come gli edifici governativi di Washington siano più difficili da accedere che a punti di riferimento importanti come il Kennedy Center, Brzezinski ha detto che era stufo di tirare fuori la sua carta d’identificazione, per farla controllare da gaurdie giurate, negli uffici del centro. Non si può andare in un qualsiasi edificio sulla K street senza essere fermato da qualcuno che pretende di essere una guardia di sicurezza”, ha detto. “Mi sono così stancato e irritato di tutto questo”, ha aggiunto. “A volte firmo, quando mi chiedono il mio nome, letteralmente, firmo ‘Osama bin Laden.’ Non sono mai stato fermato.
Questo estratto proviene da un testo di US News & World Report del 14 dicembre, 2011. Questo stesso testo sottolinea i vari aspetti sopra evocati, su questa critica che trascende i partiti, poiché fustiga tutti i presidenti dopo George HW Bush, che aveva lasciato la Casa Bianca nel gennaio del 1993, tra cui, quindi, due presidenti del partito di Brzezinski (democratico).
Il sito iraniano PressTV.com si è occupato della questione aggredendola su un aspetto completamente ignorato dai testi sopra citati, ma che è stato ripreso altrove (dalla AFP, citata dal sito iraniano). Naturalmente, si tratta dell’Iran o della politica iraniana degli Stati Uniti. Brzezinski mostra la stessa severità che ha sollevato in precedenza, circa la situazione interna negli USA. (Il testo di PressTV.com, 14 Dicembre 2011.)
Pensiamo che eviteremo la guerra spostandoci verso la costrizione“, avrebbe detto secondo l’AFP, presso il pensatoio del Consiglio Atlantico di Washington, il Martedì sera. “Ma più puntate sulla costrizione, più la scelta diventa la guerra, se non funziona. Ciò restringe le nostre scelte in maniera molto drammatica”, ha notato l’ex consulente del presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter.
Brzezinski si è detto preoccupato per un’escalation nella “retorica”, mentre l’approccio degli Stati Uniti al programma nucleare iraniano appare unicamente rivolto a costringere Teheran a soddisfare le richieste internazionali, lasciando a Washington poca flessibilità. “Molte piccole decisioni possono esere prese, mentre nel frattempo si restringe la libertà di scelta nel futuro”, ha detto.”
È indiscutibile che Zbigniew Brzezinski sia un servitore informato, esperto ed intelligente del sistema. Le sue parola sono quindi più interessanti. Le differenze di trattamento del suo discorso, che compaiono tra il testo puramente americanista e il resto, compresi tra gli iraniani, mostrano preoccupazioni diverse; pertanto, queste preoccupazioni diverse si riferiscono alla stessa situazione, che è quella del sistema dell’americanismo.
E’ vero che la situazione del potere americanista è nella condizione descritta da Brzezinski, e probabilmente questa debolezza è fatale: impotente, paralizzata, è persa nelle faziosità interne e nelle straordinarie esacerbazioni psicologiche. Il termine di coazione che Brzezinski impiega per caratterizzare la politica iraniana degli Stati Uniti, vale anche per la situazione della leadership politica di Washington, e in realtà anche per una patologia della psicologia. (Il comportamento compulsivo è caratterizzato in questo senso, effettivamente come una patologia, come dice ad esempio Wikipedia: “Il disturbo ossessivo-compulsivo (abbreviato OCD ) è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla comparsa di pensieri intrusivi ricorrenti, relativi o meno a una fobia. …“, ecc) Quindi ce n’è per tutti, e l’una cosa o l’altra, delle loro caratterizzazioni comuni: il sistema dell’americanismo, come il sistema stesso, è malato, si tratti dei giochi politici a Washington o della politica iraniana, e la malattia ha a che fare con le dinamiche dell’auto-distruzione del sistema.
Brzezinski, grande stratega dalle ambizioni egemoniche globali dell’americanismo, ci permette di avere una buona percezione del declino, del crollo del sistema. Parla di un tempo in cui il sistema (il sistema dell’americanismo) ancora funzionava in modo efficace e brillante. Le ambizioni del sistema, la sua crudeltà, le sue pretese universali e il suo disprezzo per la sovranità degli altri erano grandi allora come lo sono oggi, ma li ha affermato con abilità e intelligenza, con misura tattica quando necessaria, accompagnati da una retorica rassicurante, senza l’ebbrezza e la cecità, senza quella patologia psicologica che le caratterizzano oggi. Brzezinski non ha rimpianti, né rigetta nulla delle azioni del sistema dell’americanismo, e deplora e respinge furiosamente la malattia che ha infettato la psicologica del sistema, e il comportamento “compulsivo“, irregolare, inconsistente, paralizzato e impotente che ne deriva. La salute mentale di Brzezinski non è diminuita, quella del sistema sì; Brzezinski parla della dinamica da superpotenza del sistema quando trionfava, e che aveva saputo mantenere la sua applicazione operativa; ha espresso tutta la sua furia sulla dinamica dell’autodistruzione che ha preso piede nel sistema. Ne siamo così perfettamente consapevoli – o meglio, diciamo che ha confermato la nostra convinzione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come al-Qaida è arrivata al potere a Tripoli

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Beirut (Libano), 6 Settembre 2011

Réseau Voltaire ha ricevuto molte lettere da lettori che chiedono di al-Qaida in Libia. Al fine di rispondere, Thierry Meyssan ha riunito i principali elementi noti di questo dossier. Questi fatti confermano la sua analisi, sviluppata dall’11 settembre 2001, che al-Qaida sia composta da mercenari utilizzati dagli Stati Uniti per combattere in Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Kosovo, Iraq e ora in Libia, Siria e Yemen.

Negli anni ’80, la CIA ha incoraggiato Awatha al-Zuwawi a creare una fucina in Libia per reclutare mercenari e inviarli nella jihad contro i sovietici, in Afghanistan. Dal 1986 le reclute libiche vengono addestrate nel campo di Salman al-Farsi (in Pakistan), sotto l’autorità del miliardario anti-comunista Usama bin Ladin.
Quando bin Ladin si trasferì in Sudan, i jihadisti libici lo seguirono. Furono raggruppati in un loro compound. Dal 1994, Usama bin Ladin inviò dei jihadisti libici nel loro paese, a uccidere Muammar Gheddafi e a rovesciare la Jamahiriya popolare socialista.
Il 18 ottobre 1995, il gruppo si struttura sotto il nome di Gruppo Islamico Combattente in Libia (LIFG). Nei tre anni successivi, il LIFG ha cercato per quattro volte di assassinare Muammar Gheddafi e di stabilire la guerriglia nelle montagne del sud. A seguito di tali operazioni, l’esercito libico, sotto il comando del generale Abdel Fattah Younis, condusse una campagna per sradicare la guerriglia, e la giustizia libica lanciò un mandato di arresto contro Usama bin Ladin, diffuso dal 1998 dall’Interpol.
Secondo l’agente del controspionaggio del Regno Unito David Shayler, lo sviluppo del LIFG e il primo tentativo di assassinio di Gheddafi da parte di al-Qaida, furono finanziate con la somma di 100.000 sterline dall’MI6 britannico [1]. All’epoca, la Libia era l’unico stato al mondo a ricercare Usama bin Ladin, che ancora disponeva ufficialmente del sostegno politico degli Stati Uniti, anche se aveva contestato l’operazione “Desert Storm“.
Sotto la pressione di Tripoli, Hassan al-Turabi espulse i jihadisti libici dal Sudan. Spostarono le loro infrastrutture in Afghanistan, insediandosi nel campo di Shahid Shaykh Abu Yahya (appena a nord di Kabul). Tale installazione durerà fino all’estate del 2001, quando i negoziati a Berlino tra Stati Uniti ed i taliban, per il gasdotto transafgano, fallirono. A quel tempo, il mullah Omar, che si stava preparando all’invasione anglo-sassone, chiese che il campo venisse posto sotto il suo controllo diretto.
Il 6 ottobre 2001 il LIFG è nella lista stilata dal Comitato di applicazione della risoluzione 1267 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. C’è tuttora. L’8 dicembre 2004, il LIFG era nella lista delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. C’è ancora. Il 10 Ottobre 2005, il Dipartimento degli Interni britannico interdiva il LIFG dal suo territorio. Questa misura è ancora valida. Il 7 Febbraio 2006, le Nazioni Unite sanzionavano cinque membri del LIFG e quattro società ad essa collegate, che continuano ad operare impunemente nel territorio del Regno Unito, sotto la protezione dell’MI6.
Durante la “guerra contro il terrore“, il movimento jihadista si organizza. Il termine “al-Qaida“, che originariamente indicava il grande database in cui Usama bin Ladin sceglieva i mercenari di cui aveva bisogno per missioni specifiche, diventa gradualmente un piccolo gruppo. Le sue dimensioni diminuiscono, a mano a mano che viene strutturato.
Il 6 marzo 2004, il nuovo leader del LIFG, Abdelhakim Belhadj, che ha combattuto in Afghanistan al fianco di Usama bin Ladin [2] e in Iraq, vien arrestato in Malesia e poi trasferito in una prigione segreta della CIA, in Thailandia, dove è sottoposto al siero della verità e alla tortura. A seguito di un accordo tra gli Stati Uniti e la Libia, venne rispedito in Libia dove fu torturato da agenti inglesi, ma questa volta nella prigione di Abu Salim.
Il 26 giugno 2005, le agenzie di intelligence occidentali organizzano a Londra una riunione dei dissidenti libici. Formano la “Conferenza nazionale dell’opposizione libica” unendo tre fazioni islamiche: la Fratellanza mussulmana, la Confraternita dei Senoussi e il LIFG. Il loro manifesto fissa tre obiettivi:
- rovesciare Muammar Gheddafi;
- esercitare il potere per un anno (sotto la denominazione “Consiglio nazionale di transizione“);
- ripristinare la monarchia costituzionale nella sua forma del 1951 e rendere l’Islam la religione di Stato.
Nel luglio 2005, Abu al-Laith al-Liby riesce, contro ogni probabilità, a fuggire dal carcere di massima sicurezza di Bagram (Afghanistan) e a divenire uno dei leader di al-Qaida. Chiama i jihadisti del LIFG che non hanno ancora raggiunto al-Qaida in Iraq. I libici diventano la maggioranza dei kamikaze di al-Qaida in Iraq [3]. Nel febbraio 2007, al-Liby condusse un attacco spettacolare contro la base di Bagram, mentre il vicepresidente Dick Cheney si appresta a visitarla. Nel novembre 2007, Ayman al-Zawahiri e Abu al-Laith al-Liby annunciano la fusione del LIFG con al-Qaida.
Abu al-Laith al-Liby divenne il vice di Ayman al-Zawahiri, e a tal titolo il numero 2 di al-Qaida, in quanto non si avevano notizie di Usama bin Ladin. Fu ucciso da un drone della CIA in Waziristan, alla fine del gennaio 2008. Durante il periodo 2008-2010, Saif al-Islam Gheddafi negoziò una tregua tra i libici e il LIFG. Pubblicò un lungo documento, ‘Gli studi riparatori’, in cui ammette di aver commesso un errore nel fare appello alla jihad contro i fratelli musulmani, in un paese musulmano. In tre ondate, tutti i membri di al-Qaida sono graziati e rilasciati alla sola condizione che rinuncino per iscritto alla violenza. Su 1800 jihadisti, oltre un centinaio rifiutano l’accordo e preferiscono rimanere in carcere.
Dopo il suo rilascio, Abdelhakim Belhadj lascia la Libia e si trasferisce in Qatar.
Nei primi mesi del 2011, il principe Bandar Bin Sultan intraprende una serie di viaggi per rilanciare al-Qaida espandendone il reclutamento, fino ad ora quasi esclusivamente tra gli arabi, ai musulmani dell’Asia centrale e del sud-est. Uffici di reclutamento vengono aperti in Malesia [4]. Il miglior risultato si ottiene a Mazar-i-Sharif, dove più di 1.500 afgani vengono impegnati nella jihad in Libia, Siria e Yemen [5]. In poche settimane, al-Qaida, che era solo un piccolo gruppo moribondo, può allineare più di 10.000 uomini. Questo reclutamento è ancora più facile, poiché i jihadisti sono i mercenari più economici sul mercato.
Il 17 Febbraio 2011, la “Conferenza Nazionale dell’opposizione libica” organizza il “giorno della collera” a Bengasi, che segna l’inizio della guerra.
Il 23 febbraio l’Imam Abdelkarim al-Hasadi annuncia la creazione di un emirato islamico a Derna, la città più fondamentalista della Libia, da cui proviene la maggior parte dei kamikaze jihadisti di al-Qaida in Iraq. Al-Hasadi è un membro di lunga data del LIFG, ed è stato torturato dagli statunitensi a Guantanamo [6]. Il burqa è obbligatorio e le punizioni corporali vengono ripristinate. L’emiro al-Hasidi organizza un proprio esercito, che nasce con alcune decine di jihadisti e che presto ne raggruppa più di mille.
Il Generale Carter Ham, comandante di Africom, incaricato di coordinare le operazioni alleate in Libia, ha espresso le sue preoccupazioni per la presenza tra i ribelli, che gli viene chiesto di difendere, di jihadisti di al-Qaida che hanno ucciso soldati statunitensi in Afghanistan e in Iraq. Fu sollevato dalla sua missione, che venne affidata alla NATO.
In tutta la Cirenaica “liberata“, gli uomini di al-Qaida diffondono il terrore, massacrano e torturano. Sono specializzati nel tagliare la gola ai gheddafisti, a cavare occhi e tagliare i seni delle donne impudiche. L’avvocato della Jamahiriya, Marcel Ceccaldi, accusa la NATO di “complicità in crimini di guerra“.
Il 1° maggio 2011, Barack Obama annuncia che ad Abbottabad (Pakistan), sei commando dei Navy Seal hanno eliminato Usama bin Ladin, di cui si era senza notizie credibili da quasi 10 anni. Questo annuncio permette di chiudere il dossier al-Qaida e di rinnovare il look dei jihadisti quali nuovi alleati degli Stati Uniti, come ai bei vecchi tempi delle guerre in Afghanistan, Bosnia, Cecenia e Kosovo [7]. Il 6 agosto, tutti i sei membri del commando dei Navy Seal muoiono nella caduta del loro elicottero.
Abdelhakim Belhadj torna nel suo paese su un aereo militare del Qatar, all’inizio dell’intervento della NATO. Ha preso il comando degli uomini di al-Qaida nelle montagne del Jebel Nefusa. Secondo il figlio del generale Abdel Fattah Younis, è lui che ha sponsorizzando l’omicidio, il 28 luglio 2011, del suo vecchio nemico, che era diventato il capo militare del Consiglio di Transizione Nazionale. Dopo la caduta di Tripoli, Abdelhakim Belhadj apre le porte del carcere di Abu Salim, rilasciando gli ultimi jihadisti di al-Qaida che vi erano detenuti. Viene nominato governatore militare di Tripoli. Pretende le scuse dalla CIA e dall’MI6 per il trattamento che gli hanno inflitto in passato [8]. Il Consiglio nazionale di transizione l’incarica di addestrare l’esercito della nuova Libia.

Note:
[1] David Shayler: “J’ai quitté les services secrets britanniques lorsque le MI6 a décidé de financer des associés d’Oussama Ben Laden“, Réseau Voltaire, 18 novembre 2005.
[2] Libya’s Powerful Islamist Leader, Babak Dehghanpisheh, The Daily Beast, 2 settembre 2011.
[3] Ennemis de l’OTAN en Irak et en Afghanistan, alliés en Libye, Webster G.  Tarpley, Réseau Voltaire, 21 maggio 2011.
[4] “La Contro-rivoluzione in Medio Oriente“, di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 11 maggio 2011.
[5] CIA recruits 1,500 from Mazar-e-Sharif to fight in Libya,  Azhar Masood, The Nation (Pakistan), 31 agosto, 2011.
[6] Noi ribelli, islamici e tolleranti, reportage di Roberto Bongiorni, Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2011.
[7] Riflessioni sulla annuncio ufficiale della morte di Osama bin Laden,  Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 4 maggio 2011.
[8] Libyan commander demands apology over MI6 and CIA plot, Martin Chulov, Nick Hopkins e Richard Norton-Taylor, The Guardian, 4 settembre 2011.
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

La Primavera di al-Qaida

De Defensa, 30 Agosto 2011

Possiamo divagare all’infinito sul destino della “primavera araba” … del fallimento o del successo, “primavera araba” compromessa e spenta o, al contrario, sempre attiva e pronta a divampare di nuovo, ecc. Al contrario, alcune gravi verità cominciano ad emergere, e sono l’effetto diretto di questa “primavera araba“.
Questo è il caso di Michael Scheuer, che ha presentato le sue opinioni sulla situazione creata dalla “primavera araba“, al Festival Internazionale del Libro di Edimburgo (sul Guardian del 29 agosto 2011). Scheuer è l’ex capo dell’unità della CIA responsabile della “caccia a Bin Ladin” (1996-1999) e consigliere del suo successore fino al 2004. Attualmente insegna questioni di sicurezza internazionale alla Georgetown University di Washington.
La Primavera araba ha “deliziato al-Qaida” e ha causato “un disastro dell’intelligence” degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, ha avvertito l’ex capo dell’unità della CIA incaricata della caccia a Usama bin Ladin. Parlando al Festival Internazionale del Libro di Edimburgo, Michael Scheuer, ha dichiarato: “l’aiuto che ricevevamo dal servizio d’intelligence egiziano, meno dai tunisini, ma certamente da libici e libanesi, si è prosciugato – a causa del risentimento verso i nostri governi che pugnalano alle spalle i loro leader politici, o perché chi ha lavorato per i servizi è preso dalla paura di essere incarcerato o peggio. La quantità di lavoro svolto dai servizi statunitensi e britannici è enorme, e il risultato è la cecità della nostra capacità di osservare cosa sta succedendo tra gli islamisti.” La primavera araba è un disastro dell’intelligence per i servizi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e degli altri europei”. [Scheuer] ha detto: “Il programma di consegna deve essere ripreso, le persone in stato di detenzione che abbiamo da molto tempo, sono pronte a parlare, in termini di informazioni che possono fornire negli interrogatori. La primavera araba è stata un disastro per noi in termini di raccolta di intelligence, e ora siamo ciechi a causa sia della primavera araba, sia perché non c’è niente con cui sostituire il programma di consegna.”
Scheuer può essere preso per una buona fonte ben informata sulle questioni che preoccupano i servizi di intelligence, soprattutto la CIA. D’altra parte, quello che dice di ciò che era la collaborazione tra i servizi segreti del blocco BAO, ma in particolare quegli degli Stati Uniti, con i paesi arabi come l’Egitto e la Libia … (quella del colonnello Gheddafi, ovviamente), è senza dubbio un quadro preciso di una realtà ormai sparita. E vediamo che il problema, quando non è strutturale (come nel caso della Libia, in pieno caos), diventa una questione di fiducia da parte dei paesi arabi nei confronti dei loro interlocutori americanisti-occidentalisti, soprattutto a causa di politiche estremamente mutevoli, o influenzate da nozioni di pubbliche relazioni, dall’aspetto umanitario, ecc., e dalle direzioni politiche di questi paesi. Gli ufficiali e funzionari dei servizi segreti dei paesi arabi in questione, non vogliono  rischiare una collaborazione, dove possono giustamente chiedersi se essa non le verrà addebitata, in una circostanza o in un altra, a seconda delle variazioni delle politiche occidentali e secondo le alterne vicende della situazione politica nei loro paesi.
Il problema non è realmente questo o quel problema specifico, che sia o no quella di al-Qaida, se al-Qaida esista ancora o no, ma il problema più generale del riorientamento completo dei servizi segreti del blocco BAO, principalmente americanisti, a partire dal 2001. Riorientandosi pesantemente sul terrorismo di matrice islamista, per controllare efficacemente le politiche massimaliste  delle direzioni politiche dal 2001, questi servizi erano strettamente collegati con i rispettivi servizi arabi, perché non hanno la capacità culturale, né la tradizione, né una consolidata rete per compiere un efficace lavoro di intelligence, e se poi pretendono di “non sporcarsi le mani“, e a farlo inutilmente, senza sfruttare l’uso delle informazioni ottenute con certe pratiche ampiamente utilizzate ed estremamente offensive e disumane. Vale a dire che questo riorientamento strategico dipendeva assolutamente dalla stabilità dei paesi arabi, questa stabilità è possibile solo con dittatori al potere e le loro spietate politiche in tal senso, dittatori la cui maggior parte era orientata verso, o alla acquisizione della cooperazione con gli Stati Uniti. La “primavera araba” ha travolto tutto ciò, con le conseguenze descritte da Scheuer.
La confusione che riguarda l’ex capo della CIA è in gran parte sostantivata dalla suggestione di cercare un’alternativa alle pratiche massimaliste del trasferimento di prigionieri e degli interrogatori sotto tortura dell’era Bush (Programma delle Rendition). Ciò suggerisce che i servizi segreti e di sicurezza arabi coinvolti in tali pratiche, non vogliono cooperare con gli Stati Uniti, soprattutto e principalmente in questo ambito. E’ davvero un cambiamento di tipo “democratico“, come quelle che le leadership politiche reclamano da mesi da parte dei paesi coinvolti nella “Primavera araba” – o in tutti i casi, da alcuni di essi, – e per cui vanno anche in guerra (chi vuole pensare alla Libia, non sarà scoraggiato dal farlo). Di storia in storia, il povero blocco americanista-occidentalista finisce per sviluppare una politica sulla dinamica della fresatrice, i cui effetti continueranno ad essere più inaspettati e rilevanti, per loro, che non la dinamica del boomerang.

Gli USA confermano il ruolo di al-Qaida nella guida dei ribelli. Gheddafi l’avrebbe contattata
DEBKA file Special Report 1 settembre 2011
 
L’amministrazione Obama ha finalmente riconosciuto il 31 agosto, che elementi di al-Qaida combattono nelle file dei ribelli libici, nella caduta, la scorsa settimana, di Tripoli. Ciò è avvenuto con una nota prudente dall’ufficio del consigliere sul terrorismo del presidente Barack Obama, John Brennan: “Alcuni membri del LIFG [propaggine libica di Al Qaida, il Gruppo Combattente Islamico], in passato avevano collegamenti con al-Qaida in Sudan, Afghanistan o Pakistan Altri hanno abbandonato interamente il loro rapporto con al-Qaida. Sembra dalle loro dichiarazioni e dal sostegno all’istituzione di una democrazia in Libia, che questa fazione del LIFG non supporti al-Qaida. Si dovrà sicuramente  guardare con attenzione per vedere se questo è vero o è solo una sceneggiata.”
Le fonti militari di Debka file hanno rivelato, il 28 agosto, che i combattenti della LIFG hanno combattuto per l’occupazione di Tripoli il 21 Agosto. Il loro comandante, Abd Al-Hakim Belhadj, un veterano di al-Qaida in Afghanistan, in seguito estradato in Libia e incarceratovi, ha guidato la battaglia per la roccaforte di Gheddafi di Bab al-Aziziya, due giorni dopo, e da allora si è proclamato comandante del consiglio militare di Tripoli.
Questo va confrontato con la sola scelta dell’amministrazione USA di accettare questo fatto compiuto, soprattutto dopo che i giornalisti statunitensi hanno scoperto dei file dell’intelligence nel quartier generale abbandonato di Muammar Gheddafi, attestanti la campagna dell’ex dittatore libico contro le reclute libiche e gli infiltrati esterni di al-Qaida. Questi file contenevano una mappa che tracciava giorno per giorno i movimenti di al-Qaida e di altri estremisti musulmani operanti nel paese e il loro indirizzo attuale.
Hanno anche trovato prove documentali degli stretti legami mantenuti tra le agenzie anti-terrorismo di Gheddafi e occidentali, condividendo i dati raccolti dalle rispettive agenzie sui movimenti di  al-Qaida.
Fino ad oggi, il presidente Barack Obama ha respinto gli avvertimenti di Gheddafi che la ribellione esplosa contro di lui, a febbraio, avrebbe spianato la via alla presa del potere in Libia di al-Qaida.
Le nostre fonti d’intelligence e del contro-terrorismo trovano che la dichiarazione Brennan dalla Casa Bianca, abbia sollevato più domande che risposte:
1. Nulla è stato detto circa la reazione di Washington nel caso il LIFG risultasse, in futuro, portare avanti l’agenda politica, religiosa e terrorista di al-Qaidaper davvero“, e non “solo per finta“. Gli USA accetteranno il ruolo del comandante del LIFG, Belhadj, a comandante di Tripoli o agiranno per rimuoverlo? E se i suoi leader dimostreranno di lavorare a stretto contatto con al-Qaida nel Maghreb – AQIM?
2. Come potrebbe l’amministrazione Obama chiedere alla NATO di porre le forze speciali britanniche e francesi in prima linea nella battaglia, per la conquista da parte dei ribelli, di Tripoli, in diretta violazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che confina l’intervento della NATO agli attacchi aerei – e solo quando c’era bisogno di salvare le vite dei civili? I nostri esperti militari sottolineano che senza quelle truppe a terra e il martellamento aereo costante della NATO delle forze di Gheddafi, i ribelli non avrebbero mai preso la capitale libica – e molto altro, oltre la loro base di Bengasi. L’avventura libica ha quindi posto gli Stati Uniti nella posizione anomala di aprire la porta ai ribelli libici, alleati con gruppi che hanno un forte legame con al-Qaida, e al tempo stesso combattere gruppi simili in Afghanistan, Pakistan, Iraq e Yemen.
3. Quale messaggio l’episodio libico invia ad al-Qaida e ad altre organizzazioni estremiste islamiche? Non si potrebbe dedurre che gli Stati Uniti e la NATO combattono solo le loro battaglie contro i regimi autocratici in altri paesi?
4. Muammar Gheddafi, mentre lotta per la vita intorno a Sirte, si è affrettato a pesare sul bilancio reale delle forze. Ha concluso che, se è lecito per Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia  sostenere le forze allineate con al-Qaida, potrebbe proficuamente percorrere lo stesso percorso.
Ha quindi mandato suo figlio Saadi, il 31 agosto, a contattare Abd al-Hakim Belhadj del LIFG, il sedicente governatore militare di Tripoli, a proporre a nome di suo padre, di discutere della fine della guerra, al fine di evitare ulteriori spargimenti di sangue.
Gheddafi ha inviato un altro figlio, Saif al-Islam, con il messaggio opposto ad al-Arabya TV: La guerra continua, ha detto, suo padre sta bene e lui ha 20.000 combattenti armati nella città di Sirte, pronti a combattere per lui fino alla morte.
E’ importante notare che Saadi abbia bypassato i capi dei ribelli del CNT e i suoi comandanti a Bengasi e a Tripoli, e abbia presentato la sua offerta direttamente al leader del ramo libico di al-Qaida. Il governante libico deposto capisce chiaramente che per proseguire la  guerriglia minacciata contro i ribelli e i loro sponsor stranieri, dovrà giocare con gli elementi di al-Qaida, proprio come fa l’Occidente. Mercoledì sera, fonti britanniche hanno riportato che diverse autobombe inesplose sono state trovate nella capitale, a significare l’inizio della guerra di guerriglia minacciata da Gheddafi.

Traduzioni di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Orrore Furtivo: Pakistan, Cina e Stati Uniti e l’elicottero stealth

Dedefensa.org - 15 agosto 2011

Un articolo del Financial Times, che attinge da un dispaccio della Reuters del 14 Agosto 2011, ha riferito che il Pakistan (il servizio d’intelligence, ISI) ha fornito ampio accesso ai cinesi ai rottami dell’elicottero dalla tecnologia stealth abbattuto durante il raid contro bin Ladin, il 1° maggio (o alcuni di questi elicotteri, l’incertezza rimane). I dati indicano che l’accesso alle informazioni è stato importante. (Questo caso ricorda la distruzione di un aereo stealth F-117A dell’USAF nel maggio 1999, durante la guerra del Kosovo, e voci assai precise si erano accumulate sull’accesso consentito dai serbi ai russi, per esaminare il relitto.)
Il caso, che sembra serio e ben documentato, sostiene che i pakistani sono sempre più strategicamente vicini alla Cina a scapito dei legami con gli Stati Uniti. Queste rivelazioni non mancheranno, naturalmente, di causare un’ondata di isteria al Congresso, consueto in questo tipo di circostanze, contro il Pakistan e contro la Cina. Per gli spiriti del sistemi dell’americanismo, la tecnologia stealth (invisibile), nonostante i suoi enormi handicap e il peso tremendo, tanto aerodinamico che finanziario, che pesa sui sistemi americanisti , è considerato l’equivalente del Santo Gral tecnologico degli Stati Uniti – secondo le parole dell’analista Norma Polmar.

Il Pakistan ha dato accesso alla Cina al finora sconosciuto elicottero “stealth” statunitense, che si era schiantato durante il raid del commando che ha ucciso Osama bin Ladin a maggio, nonostante le richieste esplicite della CIA di non farlo, afferma il Financial Times. L’informativa, se confermata, probabilmente colpirà ulteriormente le relazioni USA-Pakistan, che erano migliorato leggermente dopo aver toccato il punto più basso degli ultimi decenni, in seguito all’uccisione di bin Ladin. [...]
“Gli Stati Uniti hanno informazioni secondo cui il Pakistan, in particolare l’ISI, ha dato accesso ai militari cinesi all’elicottero abbattuto ad Abbottabad”, afferma il giornale citando una persona “dell’intelligence”, come dice sul suo sito web. Dice che il Pakistan, che gode di stretti rapporti con la Cina, ha consentito ai funzionari dell’intelligence cinese di scattare foto del velivolo precipitato e di prelevare campioni della sua “pelle” particolare, che ha permesso al raid statunitense di eludere i radar pakistani.
“Un funzionario statunitense, parlando in condizione di anonimato, ha detto alla Reuters che non c’era ragione di credere che il Pakistan avesse permesso ai cinesi di controllare il velivolo. Ma il funzionario non ha potuto confermare che sia successo con certezza. Nessuno dell’esercito pakistano è stato disponibile per un commento, ma l’Inter-Services Intelligence Directorate (ISI), l’agenzia di spionaggio principale del Pakistan, ha negato il rapporto. Il giornale afferma che il generale capo di stato maggiore dell’esercito del Pakistan, Ashfaq Kayani, ha negato che la Cina ne abbia avuto accesso.
La sezione di coda sopravvissuta, le cui foto sono state ampiamente diffuse su Internet, è stata restituita agli Stati Uniti dopo un viaggio del senatore statunitense John Kerry a maggio, ha detto alla Reuters un portavoce dell’ambasciata USA.”
“Poco dopo il raid, il Pakistan ha fatto capire che potrebbe dare l’accesso all’elicottero alla Cina, data la sua rabbia per il raid, che considera una grave violazione della propria sovranità. “Avevamo chiesto esplicitamente ai pakistani, nel periodo immediatamente successivo al raid, di non permettere a nessuno di accedere ai resti dell’elicottero danneggiato”, riportava il Financial Times citando la fonte.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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