Conformare la leadership dei taliban? Sostenere la “guerra al terrorismo”

Umberto Pascali Global Research, 4 giugno 2014

bowe+bergdahl+gfx3.png_BIMÈ un modo per rispedire in Afghanistan i cinque capi taliban “ricondizionati” e “rivoltati” a Guantanamo e che ora lavorano per gli Stati Uniti? Si tratta di una mossa contro l’”infedele”  presidente Karzai e i suoi successori? La leadership dei taliban sarebbe stata, secondo quanto riferito, decimata dai droni-killer. Non è difficile immaginare cosa accadrà con l’arrivo dei cinque principali capi dei taliban dopo anni di detenzione a Guantanamo: creare una nuova leadership. Perché gli Stati Uniti lo fanno dopo aver speso tanti soldi e sangue cercando di decapitare l’élite talib e, secondo quanto riferito, riuscendoci? I terroristi servono a sostenere la “guerra al terrorismo”? Ufficialmente, l’improvvisa decisione è stata presa dal presidente Obama per salvare il sergente Bowe Bergdahl nelle mani dei taliban dal 2009 e che se ne sarebbe andato volontariamente, tanto che molti suoi commilitoni l’accusano di “diserzione”. Secondo notizie Bergdhal non voleva essere liberato. Se il motivo dello scambio era risparmiare ulteriore dolore e sofferenze al sergente, affermando che nessun soldato statunitense sarebbe stato abbandonato, allora perché Bergdhal non è stato liberato prima? Perché ora, quando cinque capi taliban ritornano in un Afghanistan privo di leader? C’è qualche connessione con la crescente volontà dell’Afghanistan di stringere legami più stretti con BRICS, Cina e Russia? C’è qualche connessione con i buoni contatti di recente costituti tra Pakistan e Russia, tanto che la Russia ha revocato immediatamente l’embargo sulle armi al Pakistan prima dell’annunciata liberazione dei cinque taliban? È un modo (disperato) di mantenere una qualche forma di presenza “strategica” in una zona dove India e Pakistan prendono le distanze dagli anglo-statunitensi ed esaminano i BRICS invece? È un modo per rallentare il riconoscimento che Brzezinski & Co. hanno perso nel Grande gioco dell’Asia centrale?

Chi sono i cinque taliban?
TalibI taliban liberati sono: mullah Muhammad Fazl, mullah Norullah Nuri, Abdul Haq Wasiq, Qairulah Qairqwa e Muhammad Nabi Omari, tutti capi politici del regime dei taliban originariamente insediati in Afghanistan con l’aiuto degli Stati Uniti. In realtà, uno di loro, Abdul Haq Wasiq, avrebbe lavorato per le forze d’invasione degli Stati Uniti nel 2001, quando era viceministro dell’intelligence, mentre suo cugino era il capo dei servizi segreti. Wasiq avrebbe collaborato con le forze statunitensi in Afghanistan promettendo che avrebbe catturato il capo supremo dei taliban mullah Muhammad Omar. In un incontro con i rappresentanti degli Stati Uniti chiese un sistema di posizionamento globale (GPS) e frequenze radio per inviare informazioni agli statunitensi per localizzare il capo dei taliban. Stranamente, poco dopo l’incontro, le forze statunitensi l’arrestarono. Un riesame amministrativo nel 2007 citava una fonte dire che Wasiq era anche “nell’intelligence di al-Qaida” e aveva legami con un altro gruppo islamista, Hezb-e-Islami Gulbuddin. Wasiq affermava, secondo la revisione, di esser stato arrestato mentre cercava di aiutare gli Stati Uniti ad individuare i vertici taliban. Negava qualsiasi collegamento con i gruppi islamisti.
Un altro dei prigionieri di Guantanamo, Qairullah Qairqwa, ex-ministro degli Interni ed ex-governatore talib di Herat, veniva indicato nel dossier del 2008 del Pentagono come un grande narcotrafficante di eroina. Il giovane Qairqwa fu addestrato durante la guerra sponsorizzata dagli USA contro il governo filo-russo afgano, in una scuola religiosa al confine con il Pakistan. All’epoca, Usama bin Ladin era apertamente uno strumento della strategia “della carta del fondamentalismo musulmano” di Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter. Nel contesto di tale alleanza antirussa con i mujahidin/freedom fighters abbracciata dal presidente Ronald Reagan, giovani afgani furono inviati in una serie di scuole fondamentaliste wahhabite finanziate dagli occidentali in Pakistan, lungo i confini con l’Afghanistan. Qui sotto il controllo dell’intelligence occidentale e pakistana venne creato la futura leadership talib (come Qairqwa). Tale dossier dice anche che probabilmente partecipò ad incontri con funzionari iraniani dopo l’11 settembre, per organizzare attacchi contro le forze USA dopo l’invasione. Il futuro ministro degli Interni talib e prigioniero di Guantanamo fu anche addestrato in un campo di Abu Musab al-Zarqawi nel Nord dell’Iraq. Zarqawi era un noto capo di al-Qaida in Iraq, e diresse un’organizzazione terroristica nel nord dell’Iraq dopo che il regime iracheno di Sadam Husayn  perse completamente il controllo di quell’area a seguito della no-fly zone imposta dagli Stati Uniti. Le varie intelligence occidentali divennero estremamente attive nella zona, ma l’organizzazione di Zarqawi non fu disturbata e prosperò.

0106-ACIA_full_600Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Casa Bianca promette che la CIA non userà più false vaccinazioni per spiare

Gabriel Black WSWS 21 maggio 2014

CIA-Logo_v132bw_400xDopo la morte di oltre 50 operatori sanitari in Pakistan, per rappresaglia all’uso da parte della CIA di false campagne di vaccinazioni nel Paese, la Casa Bianca ha detto ai funzionari sanitari che la CIA ha deciso d’abbandonare i programmi di vaccinazione che ne occultavano le attività spionistiche. In una lettera indirizzata a 12 scuole sanitarie degli USA, che avevano inviato una lettera alla Casa Bianca un anno fa, per protestare contro le azioni della CIA, Lisa Monaco, l’assistente del Presidente per la Sicurezza Nazionale e l’antiterrorismo ha detto che la CIA ha ordinato ai suoi agenti di “non utilizzare operativamente i programmi di vaccinazione, comprendenti gli operatori della vaccinazione“. Con tale dichiarazione afferma tacitamente che la CIA ha sfruttato tali programmi. Inoltre, date le continue menzogne dell’amministrazione Obama sulle attività illegali delle agenzie d’intelligence, in particolare lo spionaggio interno della NSA, non c’è motivo di credere che la CIA voglia davvero abbandonare simili operazioni.
L’ammissione avviene sulla scia di una dichiarazione allarmata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la diffusione della polio, in particolare in Pakistan, dove decine di operatori sanitari sono stati uccisi dopo che il programma della CIA è diventato di dominio pubblico. Il programma di spionaggio della CIA fu svelato nel luglio 2011, quando il Guardian riferì che “la CIA ha organizzato un falso programma di vaccinazione nella città in cui  credeva si nascondesse Usama bin Ladin, tentando di avere il DNA della famiglia del capo latitante di al-Qaida“. L’attore chiave della CIA in tale operazione era il dottor Shakil Afridi, che curò la raccolta del DNA dei bin Ladin e che fu arrestato in Pakistan e condannato a 33 anni prima che la condanna venisse annullata. Il suo processo fu pubblicizzato in Pakistan, ed avrà un nuovo processo nei prossimi mesi. Nel 2012, Hillary Clinton, allora segretaria di Stato, elogiò il dottor Afridi e ne denunciò la prigionia. Secondo il New York Times, “La rabbia (in Pakistan) s’inasprì quando i governanti statunitensi definirono il dottor Afridi un eroe e minacciarono di tagliare gli aiuti se non fosse stato rilasciato“. The Times osservò anche che le aggressioni agli operatori della vaccinazione aumentarono dopo la rivelazione che la CIA usava medici pakistani nelle campagne di vaccinazione fasulle delle sue operazioni clandestine. Secondo Fox News, “i taliban accusarono gli operatori sanitari di spiare per gli Stati Uniti”. Dal dicembre 2012, le milizie taliban in Pakistan hanno ucciso 56 persone tra operatori sanitari e guardie del corpo. Nel 2012, i taliban bandirono le vaccinazioni dalle aree tribali.
Jamil Afridi, brother of Pakistani doctor Shakil Afridi, gestures during an interview with Reuters in PeshawarLe violenze crescenti spinsero gli operatori sanitari pakistani a chiedere la scorta armata. Nel marzo di quest’anno, Salma Farooqi, operatore per la poliomielite, è stato rapito da casa e brutalmente assassinato dai militanti. Anita Zaida, un medico pakistano, ha detto alla PBS che l’operazione spionistica della CIA, “ha enormemente danneggiato i programmi di salute pubblica, non solo in Pakistan, ma in molti Paesi perché la gente pone ogni tipo di domanda. Ora pensano che i programmi di vaccinazione siano in realtà operazioni di spionaggio“. Risultato della sfiducia verso gli operatori sanitari è la rinascita massiccia della polio. Finora, nel 2014, durante tale vacanza contro la diffusione della polio, vi sono stati 77 nuovi casi documentati in tutto il mondo, di cui 61 in Pakistan, in gran parte nelle aree tribali. C’è il serio rischio che tale filone della polio possa infettare zone vicine, in particolare il Medio Oriente. La gravità della situazione ha spinto l’OMS a dichiarare l’emergenza pubblica internazionale, per la seconda volta nella storia.
Le aree tribali profondamente impoverite del Pakistan, che confinano con l’Afghanistan, sono oggetto dei bombardamenti aerei illegali, con più di 300 attacchi sotto il mandato Obama. Gli attacchi dei droni statunitensi hanno ucciso migliaia di pakistani, negli ultimi 10 anni, molti dei quali civili e bambini.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La SCO vuole la stabilità dell’Afghanistan

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 23 aprile 2014

13738925681Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sugli sviluppi in Ucraina, la riunione dei funzionari della SCO, la scorsa settimana nella capitale tagika Dushanbe, ha ricevuto una relativamente scarsa attenzione. Ma uno sguardo all’ordine del giorno della riunione ne amplifica il significato. La questione chiave su cui il gruppo ha deliberato è il conflitto afgano e le prospettive di pace dopo il ritiro delle forze dell’International Security Assistance Force (ISAF). La pace e la stabilità regionale, che affrontano minacce tradizionali e non tradizionali come terrorismo e traffico di droga, e la creazione di un centro di sicurezza della SCO, sono alcuni dei problemi emersi durante l’incontro. L’Afghanistan è certamente una delle principali preoccupazioni dei membri della SCO, data la loro vicinanza geografica al Paese. Forse la SCO è uno dei forum più appropriati per discutere la questione, in quanto ha la sicurezza quale logica chiave della sua esistenza. L’International Security Assistance Force (ISAF) ha trovato davvero difficile far incontrare le fazioni rivali in Afghanistan. Il fallimento dell’ISAF nel realizzare la pace è senza dubbio preoccupante. Allo stesso modo, le sue prospettive alla partenza e dopo, sono questioni d’interesse. Il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo Nikolaj Patrushev, che ha partecipato alla riunione, osserva “la Russia e i suoi partner nella SCO condividono le preoccupazioni per un possibile sviluppo negativo della situazione in Afghanistan, dopo il previsto ritiro di quest’anno delle forze della coalizione internazionale“. La rinascita dei taliban, la soppressione dei diritti individuali, la proliferazione di estremismo religioso, terrorismo e traffico di droga nelle regioni vicine, sono alcune delle prospettive pesantemente emerse dalle previsioni dei membri della SCO. L’ulteriore discesa dell’Afghanistan nel caos dipenderà anche dal tipo di regime che gli afgani eleggeranno. Un leader come Abdullah Abdullah può essere incline a sostenere le politiche per contrastare i taliban. L’evoluzione della situazione afghana, quindi, dipenderà da fattori interni ed esterni e di come si rapporteranno. Per citare Patrushev, “Molto dipenderà anche dall’esito delle elezioni presidenziali (della repubblica)“.
L’affermazione della SCO secondo cui la forza non è uno strumento efficace per affrontare la crisi afghana, è certamente uno sviluppo positivo. L’applicazione della forza estera ha piuttosto indurito lo spirito indomito dei più duri. I segretari della SCO nella loro dichiarazione “hanno espresso sostegno agli sforzi del popolo afghano verso la riconciliazione nazionale, la riabilitazione della pace e la rinascita del Paese sotto la guida del popolo afghano“. In un certo senso, gli ultimi errori delle varie potenze hanno impartito una lezione ai membri della SCO. Allo stesso tempo, i membri saranno interessati a collaborare con i leader e il popolo afghani instaurando una società pacifica. La posizione dell’Afghanistan e la sua composizione etnica, le relazioni storiche e culturali con i Paesi della regione eurasiatica, ne fanno una zona di interesse per i membri della SCO e i suoi osservatori, come India e Pakistan. In un libro recentemente pubblicato dal Centro Studi della SCO di Shanghai, dal titolo ‘La Shanghai Cooperation Organization: evoluzione e prospettive’, gli autori sostengono che la SCO si è evoluta negli ultimi 13 anni trascendendo il ruolo tradizionalmente concepito di garante della sicurezza. Il libro ha giustamente sottolineato che oltre la sicurezza, i membri devono concentrarsi sulla cooperazione economica, politica e culturale. Inoltre sostengono che “anche se il corso principale della SCO è ancora la cooperazione, non può essere ulteriormente approfondito senza prestare attenzione, studiare e risolvere gli attuali problemi“. La Cina ha ventilato l’idea di creare un centro per affrontare le minacce alla sicurezza, tra cui il cyber-terrorismo di cui sostiene di essere vittima. Il rappresentante cinese ha affermato la necessità “di studiare, insieme a tutti gli Stati membri della SCO, la possibilità di istituire un centro della SCO per la lotta alle sfide e minacce alla sicurezza“.
Sull’ordine e la stabilità in Afghanistan, India e Pakistan hanno un ruolo chiave da giocare. Entrambi sono attualmente osservatori della SCO. La loro piena integrazione con l’ente eurasiatico sarà utile non solo a essi ma anche ai membri attuali e all’Afghanistan. La storia dimostra ampiamente come la via della seta dall’India all’Asia centrale e alla Persia, passasse per ciò che oggi sono Pakistan e Afghanistan. L’integrazione di India, Pakistan e Afghanistan con la SCO non solo arricchirebbe conoscenze e idee emanate dalle passate associazione di questi Paesi dell’organizzazione, ma anche li aiuterebbe ad affrontare pacificamente il conflitto, come l’organizzazione apertamente ormai patrocina. L’integrazione di India e Pakistan con la SCO comporterà anche molti altri vantaggi per tutti. Si avranno enormi opportunità di cooperazione, contribuendo a definire le politiche energetiche dal nord al sud, dalla Russia a India e Pakistan, e dalla Russia alla Cina. Contribuirà ad attivare i piani delle pipeline IPI e TAPI, oggi ostaggio delle differenze geopolitiche. Aiuterà anche l’ISAF a partire, sia attraverso le reti viarie del nord o del sud, passando per il Pakistan, o anche per l’India. Permetterà inoltre alla Russia di espandere la propria rete dall’Asia Centrale e dal Pakistan al Mar Arabico e all’Oceano Indiano. Non sarebbe azzardato sostenere che la cooperazione reciproca aprirà all’Eurasia la via per emergere come zona economica integrata.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. I suoi interesse includono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo nell’Asia meridionale e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia contro Siria: ultimo sussulto della NATO?

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 26/03/2014

1379912Le tensioni sono aumentate ancora una volta lungo il confine siriano-turco con mentre la Turchia abbatte un aereo da guerra siriano e terroristi appoggiati dalle truppe turche oltrepassano il confine verso la costa occidentale della Siria, nella provincia di Lataqia. Il rinnovato vigore della Turchia sembra essere in parte il risultato della pressione esercitata sul primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan la folla sostenuta dagli USA che occupa le piazze da mesi cercandone l’estromissione. Citando Reuters e riportando AFP, l’articolo di RT, “La Turchia abbatte un jet siriano vicino al confine ‘per la violazione dello spazio aereo‘”, osserva che: “Il jet dall’aeronautica siriana è stato abbattuto nei pressi del valico di Qasab, nella provincia di Lataqia, dove aspri combattimenti tra le forze siriane e i ribelli armati si svolgono da tre giorni, secondo la Reuters”. E che: “La dichiarazione (dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate turche) nota che il jet è stato abbattuto a “1200 metri a sud del confine in territorio siriano nella regione di Qasab“, aggiungendo che le guardie di frontiera turche “hanno osservato la sua caduta“. L’aereo abbattuto durante lo svolgimento di raid aerei contro i militanti che attraversano il confine turco-siriano e persino rientrano in territorio siriano, suggerisce che non solo la Turchia ha ingiustificatamente colpito un aereo da guerra siriano sapendo che non era una minaccia, ma l’ha fatto fornendo supporto antiaereo ai terroristi riconosciuti tali a livello internazionale e che ospita sul proprio territorio. Inoltre, è stato riportato che il cugino del presidente siriano Bashar al-Assad, Hilal al-Assad, è stato ucciso negli scontri a Lataqia insieme a molti altri combattenti della milizia di difesa, mentre combatteva contro i terroristi di al-Qaida, al-Nusra. Reuters, nell’articolo “il cugino di Assad ucciso a Lataqia nello scontro con i ribelli siriani“, afferma: “…Hilal al-Assad, capo locale della Forza di Difesa Nazionale, e sette dei suoi combattenti, sono stati uccisi negli scontri con il Fronte al-Nusra e altre brigate islamiste”. Mentre la notizia della morte di Hilal al-Assad sarà sfruttata dall’occidente per il suo valore propagandistico, si deve ricordare che la guerra per procura dell’occidente è contro la nazione della Siria, non contro una particolare famiglia o anche il governo della Siria. La Siria ha  istituzioni e quando i leader vengono rimossi, nuovi leader ne prendono il posto, proprio come fu  illustrato dall’assassinio/attentato a Damasco del luglio 2012. La morte di Hilal al-Assad temprerà ulteriormente la volontà dei siriani nella lotta contro le violenze sostenute dall’estero.

L’offensiva di Lataqia è l’”ultimo sussulto” della grande campagna terroristica
La battaglia presso Lataqia rientra in ciò che sembra essere una grande manovra a tenaglia filo-occidentale sulla Siria. L’altro fronte, chiamato “Fronte del Sud” dall’occidente, comprende presumibilmente 49 fazioni terroristiche che operano lungo il confine siriano-giordano vicino alla città di Dara. L’operazione include il supporto materiale continuo da Arabia Saudita e Stati Uniti, e dispone di una campagna di PR per ritrarre gli estremisti settari come “laici” e “pro-democrazia”. Sulla creazione del “Fronte del Sud”, la Carnegie Endowment for International Peace ha persino dichiarato sul suo articolo: “Il ‘Fronte del Sud’ esiste?” che: “Piuttosto che un’iniziativa dei ribelli stessi, sono gli ufficiali stranieri che hanno sollecitato i comandanti ribelli a firmare una dichiarazione attestante la loro opposizione all’estremismo, dicendo che è precondizione per avere altri armi e denaro. Dato che i mendicanti non possono essere schizzinosi, i comandanti hanno scrollato le spalle e firmato, senza dichiarare una nuova alleanza ma aiutando i funzionari statunitensi a spuntare tutte le caselle giuste nei loro rapporti, sperando che ciò apra un’altra cassa di fucili”. Tuttavia, nonostante il rinnovato vigore retorico, l’occidente ha diretto un torrente di denaro, armi, attrezzature e anche combattenti stranieri oltre i confini della Siria fin dal 2011, ma senza alcun risultato. L’avanzata irreversibile delle forze di sicurezza siriane contro questo torrente, indica che la strategia occidentale ha fallito l’obiettivo ultimo del cambio di regime, e avrebbe fallito anche nell’indebolire sufficientemente la Siria in vista di un attacco sempre più improbabile all’Iran. I tentativi per tutto il 2013 di giustificare l’intervento militare occidentale diretto sono falliti, ma il fatto che siano state tentate, in primo luogo indica il fallimento delle forze legate all’occidente nel sopraffare militarmente la Siria o anche di controllare territorio abbastanza a lungo per ritagliarsi le tanto desiderate “zone cuscinetto” della NATO, con cui sperava di proiettare un supporto militare ancor più profondo in Siria.

L’ipocrisia della Turchia ne espone la disperazione
L’abbattimento di un aereo siriano che si sapeva colpiva i terroristi, intenzionalmente ricoverati nel territorio della Turchia, è problematico per diversi motivi. In primo luogo, questi militanti che s’infiltrano in Siria dalla Turchia sono apertamente identificati come Fronte al-Nusra di al-Qaida dal suddetto articolo di Reuters; al-Nusra è un’organizzazione terroristica denunciata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, rendendo così il governo turco colpevole di violazione delle leggi degli Stati Uniti e del diritto internazionale. In secondo luogo, in quanto membro della NATO da decenni, il ruolo della Turchia in favore dei terroristi di al-Qaida, ospitandoli nel suo territorio, fornendogli supporto materiale e coordinandone le attività militari anche con la sua forza aerea, durante quest’ultima incursione nella vicina Siria, il tutto mentre la NATO presumibilmente combatte “al-Qaida” in Afghanistan, illustra ulteriormente la profonda ipocrisia turca non solo in politica estera, ma mina profondamente la legittimità della NATO e della politica estera di ogni suo membro. Inoltre, l’insistenza della Turchia, secondo cui la Siria non ha il diritto di inseguire i terroristi vicino od oltre i suoi confini, ne compromette la vecchia politica di perseguire i curdi vicino e oltre i suoi confini. Di recente, nel 2011, proprio mentre rimproverava la Siria che combatte i terroristi, la Turchia inviava truppe e aerei da guerra oltre la frontiera con l’Iraq, alla “ricerca” di “ribelli curdi”. McClatchy ha riportato nell’articolo, “La Turchia invade l’Iraq dopo che i ribelli curdi hanno ucciso 26 soldati turchi”, che: “La Turchia ha inviato truppe e aerei da combattimento in Iraq, “inseguendo” i ribelli curdi che hanno ucciso più di 25 soldati turchi in diversi attacchi nel sud della provincia turca di Hakkari. E’ stata la prima violenza transfrontaliera in cinque anni, tra le truppe turche e i guerriglieri curdi che secondo la Turchia si rifugiano nel nord dell’Iraq”. Per saperne di più.
La recente opposizione turca alla lotta della Siria contro i gruppi terroristici dentro e lungo i suoi confini, darà ai nemici di Ankara la possibilità di sfruttare ulteriormente la lotta per l’indipendenza curda contro gli interessi turchi. Su un altro livello internazionale, il comportamento della Turchia, in particolare da membro della NATO, potrebbe essere citato da nazioni come il Pakistan riguardo le incursioni transfrontaliere della NATO dall’Afghanistan. Se la Turchia può abbattere aerei militari siriani che combattono i terroristi di al-Qaida che apertamente dilagano dal suo territorio, perché il Pakistan non potrebbe fare pressione sulla NATO che compie attacchi assai più ambigui contro obiettivi nel territorio pakistano?

Ultimo sussulto
Legittimità e reputazione dell’occidente soffrono direttamente dell’ipocrisia sistematica e sempre più palese che ostenta. Incapace di rispettare le norme che ha stabilito nell’assai presunto ordine globale che guida, scuotendo la fiducia di coloro che si aspettano di trovarci il loro posto. Mentre tale ipocrisia si manifesta con invasioni, occupazioni, terrorismo, cambio di regime, destabilizzazione politica ed economica, nonché propaganda sfacciata delle enormi società mediatiche dell’Occidente, il mondo cercherà un ordine totalmente diverso. L’insistenza occidentale nella sua campagna ad oltranza siriana, invece di riconoscere la sconfitta e cambiare passo, assicura che questa sia una delle sue ultime avventure. Mentre manda truppe e ascari ovunque ad immischiarsi in nome dei suoi interessi particolari, l’occidente dovrà fare a meno di supporto autorevole, legittimità o giustificazione morale o altrimenti. I fatti sul terreno combinato con la concessione occidentale ai trucchi propagandistici piuttosto che a un successo effettivo in Siria, indica che quest’ultima spinta a Lataqia nel nord, e a Dara nel sud, finirà come tutte le altre spinte, nella sconfitta dei fantocci dell’occidente e con l’esercito siriano che si avvicina sempre più alla vittoria totale.

1514615Tony Cartalucci, ricercatore di geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Criminali arruolati come “combattenti per la libertà” in Siria: detenuti sauditi, pakistani e iracheni riempiono i ranghi di al-Qaida

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 16 febbraio 2014

1662128Diverse centinaia di prigionieri fuggiti dalle carceri, accuratamente custodite, in Iraq hanno recentemente aderito allo Stato Islamico d’Iraq e Siria (SIIS), così come alla forza ribelle di al-Qaida, Jabhat al-Nusra. Secondo il NYT: “l’evasione dal carcere riflette anche la crescente richiesta di combattenti esperti (da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati), portando al tentativo concertato dei gruppi militanti, in particolare dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria, o SIIS, cercandoli nell’unico luogo dove erano trattenuti in massa, nelle prigioni irachene“. (Tim Arango e Eric Schmitt, I detenuti fuggiti dall’Iraq alimentano l’insurrezione siriana, NYT, 12 febbraio 2014).
I funzionari statunitensi stimano che alcune centinaia di evasi abbiano aderito allo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, diversi in ruoli di comando.” Il NYT riconosce che l’evasione rientra nel reclutamento dei jihadisti per la rivolta siriana. Ciò che non menziona, tuttavia, è che il reclutamento di mercenari è coordinato da NATO, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, con il sostegno dell’amministrazione Obama. Inoltre, è noto e documentato che la maggior parte delle forze legate ad al-Qaida sono segretamente sostenute dai servizi segreti occidentali, come CIA, Mossad e MI6 inglese. Le evasioni in Iraq rientrano nell’azione coordinata “Operation Breaking the Walls“, ideata nel luglio 2012 dal SIIS. Come riconosciuto da un funzionario antiterrorismo statunitense citato dal New York Times, “L’afflusso di tali terroristi, che hanno decenni di esperienza in battaglia, probabilmente rafforza il gruppo e la sua leadership“.
Le forze di occupazione USA e i militari nelle carceri hanno chiuso un occhio sulle evasioni. Abu Aisha fu arrestato dagli statunitensi e poi liberato da Camp Bucca, l’infame prigione statunitense  nel sud dell’Iraq, nel 2008. Fu nuovamente arrestato dagli iracheni nel 2010. “Infine, mi portarono  ad Abu Ghraib, e ancora una volta incontrai alcuni leader e combattenti che conoscevo, compresi i principi di al-Qaida, iracheni, arabi e di altre nazionalità”. “La maggior parte di loro era stata a Bucca“. Una notte della scorsa estate, mentre Abu Aisha era nella sua cella in attesa, come faceva ogni giorno, del suo appuntamento con il boia, esplosioni e spari scoppiarono e una guardia carceraria amica aprì le porte della cella e gli disse di andarsene immediatamente. Con centinaia di altri, Abu Aisha attraversò i corridoi del carcere fuggendo da una breccia attraverso le mura. Saltò in su autocarro Kia in attesa, portandolo verso la libertà e di nuovo il campo di battaglia. Abu Aisha disse che i capi dello Stato Islamico d’Iraq e Siria gli diedero una scelta: andarsene e lottare con loro in Siria, o rimanere e combattere in Iraq (NYT, op. cit.)

Programma coordinato: Arabia Saudita
Le recenti evasioni hanno le caratteristiche di un’operazione segreta accuratamente pianificata con la complicità del personale carcerario militare iracheno e statunitense. Tali evasioni non sono limitate all’Iraq. Evasioni per aderire all’insurrezione jihadista si sono verificate contemporaneamente in diversi Paesi, indicando l’esistenza di un programma di reclutamento coordinato. L’Arabia Saudita, che ha svolto un ruolo centrale nel convogliare armi (tra cui missili antiaerei) ai jihadisti per conto di Washington, è attivamente coinvolta nel reclutamento di mercenari nelle prigioni del regno. In Arabia Saudita, invece, non ci sono state evasioni: i criminali che scontano pene detentive vengono liberati dalle prigioni del regno, a condizione di unirsi alla jihad in Siria. Un memorandum top secret inviato dal ministero degli Interni dell’Arabia Saudita, “rivela che il regno saudita ha inviato in Siria  dei condannati alla decapitazione, a combattere la Jihad contro il governo siriano, in cambio dell’assoluzione.” Secondo l’appunto del 17 aprile 2012, l’Arabia Saudita ha reclutato circa 1200 detenuti, offrendogli perdono completo e uno stipendio mensile alle famiglie rimaste nel Regno, in cambio “…dell’addestramento per il bene della Jihad in Siria“. Tra gli scarcerati e reclutati in Arabia Saudita vi sono detenuti di Yemen, Palestina, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Giordania, Somalia, Afghanistan, Egitto, Pakistan, Iraq e Kuwait.

Da “criminale” a “Freedom Fighter”
L’alleanza militare occidentale non solo sostiene e finanzia la guerriglia terroristica, fornendole  sistemi d’arma avanzati, ma è anche complice nel reclutamento di criminali. Ciò che è attivo è il coordinamento delle varie successive fasi evasione, reclutamento e addestramento di mercenari “combattenti per la libertà”, e rifornimento delle armi all’insurrezione:
1. Evasione/rilascio di criminali e combattenti dalle prigioni;
2. Reclutamento dei detenuti rilasciati/evasi nelle formazioni ribelli in Siria;
3. Addestramento paramilitare degli ex-detenuti, ad esempio con programmi di addestramento e indottrinamento religioso da sauditi e qatarioti;
4. Invio dei jihadisti appena addestrati nel teatro bellico. Gli ex-detenuti vengono inviati in Siria per unirsi alla rivolta. Vengono integrati come mercenari nelle forze di al-Qaida.
5. L’equipaggiamento militare dei mercenari addestrati (in Arabia Saudita, Turchia, Qatar) e l’invio di armamenti per l’insurrezione dal governo statunitense che finanzia l’afflusso di armi.

Reclutamento di criminali per l’insurrezione: un processo continuo
Le evasioni verificatesi nell’estate 2013 in Libia, Pakistan e Iraq sembravano un programma coordinato con cura. Ciò che riporta il New York Times è la continuazione di un precedente programma di evasioni. Il 23 luglio 2013, le carceri di Abu Ghraib e Taji furono colpite da un’operazione condotta con cura, comportando la fuga di 500-1000 detenuti, molti dei quali reclutati dal SIIS. Gli attacchi furono effettuati dopo mesi di preparativi dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, formato da affiliati di al-Qaida in Siria e in Iraq. Dei 500-1000 detenuti evasi a seguito dell’attacco, “la maggior parte erano membri di al-Qaida condannati a morte“, ha detto Haqim Zamili, membro del Comitato sicurezza e difesa del parlamento. Un kamikaze guidò un’autobomba contro i cancelli del carcere alla periferia di Baghdad, mentre uomini armati attaccarono le guardie con mortai e lanciarazzi. (Russia Today, luglio 2013)
Il 26 luglio, presso il carcere di massima sicurezza a Bengasi, in Libia, si ebbe un’evasione identica a quella in Iraq: vi furono scontri all’interno del carcere, con degli incendi. Improvvisamente uomini armati accorsero verso il carcere aprendo il fuoco. Circa 1200 dei peggiori criminali della Libia fuggirono. (Peregrino Brimah,.. Obama’s Syria Endgame: New Al Qaeda “Recruits” Dispatched to Syria, Global Research, 4 Settembre 2013)
E a mezzanotte del 29-30 luglio: taliban armati con lanciarazzi e kamikaze che indossavano divise della polizia, attaccarono la maggiore prigione di Dera Ismail Khan, nella provincia del nord del Pakistan, liberando oltre 300 detenuti. Erano ben coordinati, armati di lanciagranate e liberarono i migliori militanti, alcuni degli uomini più letali dei taliban. Usarono gli altoparlanti per fare l’appello di coloro di cui avevano bisogno. Secondo un funzionario (Reuters), solo 70 delle 200 guardie in servizio erano al lavoro quella fatidica sera, suggerendo il coinvolgimento dei vertici della sicurezza governativa. (Ibid)

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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