La guerra India-Pakistan del 1971: il ruolo di URSS, Cina, USA e Gran Bretagna

Sanskar Shrivastava The World Reporter 30 ottobre 2011

Nel 1971, i due rivali asiatici del sud si dichiararono guerra, causando notevoli perdite di vite e proprietà, e di territorio nel caso del Pakistan. Se il tema suona controverso, prima d’iniziare vorremmo dire che ogni informazione in questo articolo ha una provenienza. L’articolo è stato scritto dopo una particolare analisi delle varie fonti. Tutte le fonti rilevanti e immediate sono elencati alla fine dell’articolo.

1971_1Prima del 1971, il Bangladesh era parte del Pakistan come Pakistan orientale. Secondo Najam Sethi, giornalista molto rispettato e onorato in Pakistan, il Pakistan orientale si era sempre lamentato di ricevere meno fondi e meno attenzione dal governo del Pakistan occidentale (punjabi). I bengalesi del Pakistan orientale si opposero anche all’adozione dell’urdu come lingua di Stato. Le entrate delle esportazioni, il cotone del Pakistan Occidentale e la iuta del Pakistan orientale, erano gestite principalmente dal Pakistan occidentale. Infine, l’elezione di qualche mese prima della guerra, fu vinta dal leader pakistano orientale ma non ebbe potere, alimentando in tal modo la secessione del Pakistan orientale. L’esercito pakistano iniziò le attività nel Pakistan orientale per contenere il movimento e la rabbia dei bengalesi. L’esercito fu coinvolto in stragi e stupri di massa. L’India ne era consapevole e aspettava solo la scusa per avviare la guerra. L’India accolse un enorme numero di rifugiati, divenuti ingestibili, spingendola ad intervenire. La situazione presto attrasse l’attenzione di molti altri Paesi. Così la guerra non fu solo tra India e Pakistan, ma molti Paesi vennero coinvolti, direttamente o indirettamente. A maggio, Indira Gandhi scrisse a Nixon della ‘strage nel Bengala orientale‘ e del flusso di rifugiati che gravava sull’India. Dopo che LK Jha (ambasciatore indiano negli Stati Uniti) avvertì Kissinger che l’India avrebbe rispedito parte dei rifugiati come guerriglieri, Nixon commentò: ‘Per Dio, taglieremo gli aiuti economici (all’India).’ Pochi giorni dopo, quando il presidente degli Stati Uniti disse che ‘i maledetti indiani’ si preparavano a un’altra guerra, Kissinger rispose ‘sono le persone più dannatamente aggressive in giro‘.

I legami tra Stati Uniti e Cina, un fatto poco noto
(Estratti e fonti dalle 929 pagine dell’XI volume sulle relazioni estere degli Stati Uniti)
Gli USA compiangevano il Pakistan per vari motivi, tra cui due: primo, il Pakistan aderiva ai patti militari degli USA CENTO e SEATO; secondo, gli Stati Uniti credevamo che la vittoria dell’India potasse all’espansione dell’influenza sovietica nelle parti acquisite dall’India, essendo ritenuta una nazione filo-sovietica, anche se non erano alleate. In un telegramma inviato al segretario di Stato statunitense Will Roger, il 28 marzo 1971, il personale del consolato degli Stati Uniti a Dhaka si lamentava, ‘Il nostro governo non è riuscito a denunciare la soppressione della democrazia. Il nostro governo non è riuscito a denunciare le atrocità. Il nostro governo non ha adottato misure energiche per proteggere i propri cittadini, mentre si fa in quattro per placare il governo del Pakistan occidentale… come dipendenti pubblici professionali esprimiamo il nostro dissenso verso la politica attuale e speriamo che i nostri veri e duraturi interessi qui, possano essere definiti e le nostre politiche reindirizzati salvando la posizione della nostra nazione come leader morale del mondo libero‘. Così entrava la Cina. Gli USA avevano bisogno dell’aiuto della Cina e il messaggero fu il Pakistan. Si avvicinarono alla Cina segretamente a riguardo, contenta di ciò credendo che le relazioni con gli Stati Uniti potessero migliorare da allora in poi. Nella seconda settimana di luglio 1971, Kissinger giunse a Pechino, dove ascoltò il primo ministro cinese Zhu Enlai: ‘A nostro parere, se l’India continua il suo corso attuale in violazione dell’opinione del mondo, agirà incautamente. Noi, invece, sosteniamo la posizione del Pakistan, com’è noto a tutti. Se (gli indiani) sono giunti a provocare una situazione del genere, allora non possiamo stare a guardare.’ Kissinger rispose che la Cina doveva sapere che gli Stati Uniti appoggiavano il Pakistan su tale tema. Indira Gandhi, la prima ministra indiana, decise di visitare la maggior parte delle capitali occidentali per dimostrare le ragioni indiane ed avere sostegno e simpatia per i bengalesi del Pakistan orientale. Il 4 e 5 novembre incontrò Nixon a Washington. Nixon le disse direttamente che una nuova guerra nel subcontinente era fuori questione. Il giorno dopo, Nixon e Kissinger valutarono la situazione. Kissinger disse a Nixon: ‘Gli indiani sono dei bastardi comunque. Tramano la guerra‘. La pressione aumentò nel Pakistan orientale, attirando l’attenzione degli indiani che si preparavano alla guerra concentrandosi sul fronte orientale. Per deviare la pressione, il 3 dicembre, nella notte, prima ancora che l’India attaccasse il Pakistan orientale, il Pakistan aprì il fronte occidentale e compì attacchi aerei su sei basi aeree indiane in Kashmir e Punjab. La CIA riferì al presidente degli Stati Uniti che la prima ministra indiana riteneva che i cinesi non sarebbero intervenuti nel nord dell’India e quindi ogni azione cinese sarebbe stata una sorpresa per l’India, e che i militari indiani potevano crollare in una situazione tesa dovuta a combattimenti su tre diversi fronti (est, nord e ovest). Sentendo ciò, il 9 dicembre, Nixon decise d’inviare la portaerei USS Enterprise nel Golfo del Bengala, a minacciare l’India. Il piano era circondare l’India e costringerla a ritirarsi dal Pakistan orientale. Il 10 dicembre, Nixon incaricò Kissinger di chiedere ai cinesi d’inviare truppe verso la frontiera indiana. ‘Minacciano di muovere forze o spostarle, Henry, è quello che devono fare adesso.‘ La Cina temeva che una qualsiasi azione sull’India potesse avviare l’aggressione sovietica. Così, venne assicurato alla Cina che qualsiasi azione intrapresa dall’Unione Sovietica sarebbe stata neutralizzata dagli Stati Uniti, proteggendo la Cina. L’esercito pakistano aveva in qualche modo mantenuto le posizioni e resistito all’avanzata indiana. Credeva che la Cina si preparasse ad aprire il fronte nord, rallentando o fermando l’avanzata indiana. In realtà, il mito delle attività cinesi fu comunicato all’esercito del Pakistan per sollevarne il morale e mantenere la volontà di combattere e sperare. Il tenente-generale AAK Niazi, comandante dell’esercito pakistano a Dhaka, fu informato: “Il fronte della NEFA è attivato dai cinesi, anche se gli indiani, per ovvi motivi, non l’hanno annunciato.” Ma Pechino non fece mai nulla. A Washington, Nixon analizzò la situazione così: ‘Se i russi riescono a sconfiggere i cinesi e gli indiani i pakistani… potremmo vederci puntare la canna del fucile.’ Nixon non era sicuro della Cina; aveva davvero intenzione di avviare un’azione militare contro l’India?

nixon-chou-en-lai-1972Il ruolo dell’Unione Sovietica nella guerra indo-pakistana del 1971
Mentre l’India aveva deciso di continuare con la guerra, e Indira Gandhi, avuto sostegno e simpatia statunitensi per i bengalesi torturati nel Pakistan orientale, fece una mossa efficace e il 9 agosto firmò un trattato di amicizia e cooperazione con l’Unione Sovietica. Lo storico del dipartimento di Stato dice, ‘nella prospettiva di Washington, la crisi divenne più pericolosa, India e Unione Sovietica firmarono un trattato di amicizia e cooperazione‘. Fu uno shock per gli USA, perché era ciò che temevano, l’espansione dell’influenza sovietica in Asia meridionale. Temevano che il coinvolgimento dell’Unione Sovietica potesse sabotare il loro piano. Il 4 dicembre, il giorno dopo che il Pakistan aveva attaccato gli aeroporti indiani in Kashmir e Punjab dichiarando guerra all’India, il coinvolgimento degli USA nella guerra apparve chiaro. Pensando che l’Unione Sovietica potesse entrare in guerra, e una volta venuto a saperlo, causare notevoli danni al Pakistan e al materiale statunitense consegnatogli, l’ambasciatore degli USA alle Nazioni Unite, George HW Bush, (poi 41.mo presidente degli Stati Uniti e padre di George Bush) presentò una risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo il cessate il fuoco e il ritiro delle forze armate di India e Pakistan. Credendo che l’India potesse vincere la guerra e Indira Gandhi fosse decisa a proteggere gli interessi dei bengalesi, l’Unione Sovietica pose il veto alla risoluzione, permettendo così all’India di lottare per la causa. Nixon e Kissinger fecero notevoli pressioni sui sovietici, ma la fortuna non li aiutò. Il 3 dicembre 1971, il mondo fu scosso da un’altra guerra tra India e Pakistan. L’aviazione pachistana colpì città e piste di atterraggio indiani. La premier indiana Indira Gandhi pose lo Stato di emergenza e ordinò all’esercito indiano di respingere l’aggressione. Feroci operazioni militari si ebbero a terra, aria e mare.
Documento storico: “Confidenziale, 10 dicembre 1971, Mosca. Al Maresciallo DM Andrej Grechko. Secondo le informazioni dal nostro ambasciatore a Delhi, nel primo giorno del conflitto il cacciatorpediniere indiano ‘Rajput’ aveva affondato un sottomarino pakistano con bombe di profondità. Il 4 e 9 dicembre, le motomissilistiche indiane avevano distrutto e danneggiato 10 navi da guerra pakistane usando i missili antinave sovietici P-15. Oltre 12 depositi di petrolio pakistani erano stati incendiati.”

Il confronto anglo-sovietico
Confidenziale. Al Comandante del Servizio d’Intelligence Militare Generale Pjotr Ivashutin. “L’intelligence sovietica ha riferito che le attività operative inglesi si avvicinano alle acque territoriali dell’India, guidate dalla portaerei Eagle (10 dicembre). Per aiutare l’amica India, il governo sovietico invia un gruppo di navi al comando del contrammiraglio V. Krugljakov“. Vladimir Krugljakov, l’ex-comandante del 10° Gruppo operativo da combattimento della Flotta del Pacifico (1970-1975) ricorda: “Mi fu ordinato dal Comandante in capo di monitorare l’avanzata della flotta inglese, posizionando le nostre navi da guerra nel Golfo del Bengala e sorvegliando la portaerei inglese Eagle”. Ma l’Unione Sovietica non aveva abbastanza forze per resistere, se incontravano la portaerei inglese. Pertanto, per sostenere la flotta sovietica nel Golfo del Bengala, incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini nucleari sovietici, dotati di missili antinave, furono inviati da Vladivostok. In reazione, la flotta inglese si ritirò a sud del Madagascar. Ben presto arrivò la notizia che la portaerei Enterprise e l’USS Tripoli statunitensi si dirigevano verso le acque indiane. V. Krugljakov, “Avevo ricevuto l’ordine dal Comandante in capo di non consentire l’arrivo della flotta statunitense presso le basi militari indiane. Li circondammo e puntammo i missili sull’Enterprise. Avevamo bloccato la loro rotta impedendogli di dirigersi da alcuna parte, né Karachi, né Chittagong o Dhaka“. Le navi sovietiche avevano missili a corta gittata (solo 300 km). Pertanto, per tenere l’avversario sotto tiro, i comandanti corsero il rischio di avvicinarsi al nemico il più possibile. “Il Comandante in capo mi aveva ordinato di far emergere i sottomarini, in modo che venissero notati dai satelliti-spia statunitensi o avvistati dalla marina militare statunitense!” per dimostrare che avevamo tutti i mezzi necessari nell’Oceano Indiano, compresi sottomarini nucleari. Li avevo fatti emergere e li riconobbero, quindi intercettammo le comunicazioni statunitensi. Il comandante del Battle Group Carrier, contrammiraglio Dimon Gordon, inviò una relazione al comandante della 7° flotta: ‘Signore, è troppo tardi. Ci sono sottomarini nucleari e numerose navi da guerra dei sovietici‘. Gli statunitensi rientrarono senza poter fare nulla. L’Unione Sovietica minacciò anche la Cina che, se mai avesse aperto un fronte contro l’India, avrebbe ricevuto una dura risposta da Nord.

3499673667_Indira-gandhiIl ruolo dello Sri Lanka
L’alto commissario pakistano a Colombo, Seema Ilahi Baloch disse nel suo discorso al consiglio d’affari pakistano-singalese a Colombo, nel giugno 2011, che il Pakistan non dimenticherà mai l’aiuto che lo Sri Lanka gli offrì durante la guerra del 1971. “Non possiamo in Pakistan dimenticare il supporto logistico e politico che lo Sri Lanka ci concesse nel 1971, quando ci aprì i suoi impianti di rifornimento“, ha detto. Gli aerei pakistani diretti nel Pakistan orientale volavano aggirando l’India via Sri Lanka, dato che non potevano volare nei cieli indiani. Ciò costrinse il Pakistan a far rifornire i propri aerei per strada. Lo Sri Lanka aiutò il Pakistan permettendo agli aerei pakistani di rifornirsi nell’aeroporto Bandaranaike. La guerra si concluse con la resa dell’esercito pakistano, avendo perso l’aiuto statunitense grazie all’azione sovietica che bloccò USA e Cina dall’impedire l’avanzata del’India. Così un nuovo Paese, il Bangladesh, fu creato e riconosciuto da tutto il mondo e dal Pakistan l’anno successivo, con l’accordo di Shimla.


Video tradotto da: Ella Salomatina, The World Reporter.

Fonti:
Guerra del 1971: Come gli Stati Uniti cercarono di accaparrarsi l’India
Volume XI delle relazioni estere del dipartimento di Stato degli Stati Uniti
Dicembre 1971: il conflitto indo-pakistano in mare – IV
“Nuove contorsioni della propaganda ‘Schiaccia l’India'”
Il Palistan ringrazia lo Sri Lanka per l’aiuto nella guerra del 1971

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avanza la Shanghai Cooperation Organization

Alexander Clackson (UK) Oriental Review 18 settembre 2014

41d504a7b89788664539Mentre continua il braccio di ferro tra Russia e occidente, un’organizzazione sembra essere completamente fuori dal radar, eppure è riuscita a compiere grandi passi avanti nello sviluppo e nella crescita. Questo organismo è l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un gruppo intergovernativo dei Paesi dell’Asia centrale volto a promuovere la cooperazione tra i sei Stati membri: Russia, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’obiettivo principale della SCO è fungere da forum per allentare le tensioni nella regione. Nel 2002 lo statuto sulle “misure di fiducia” dell’organizzazione fu fissato come prima priorità dell’Alleanza. Un aspetto chiave di questa strategia è la lotta ai cosiddetti “tre mali”: terrorismo, estremismo e separatismo. I media occidentali parlano raramente di questa organizzazione, però al suo vertice annuale tenutosi l’11-12 settembre in Tagikistan, la SCO ha suggerito e realizzato alcune proposte degne di nota. Il forum è stato presenziato dai leader regionali, tra cui il presidente russo Vladimir Putin e le sue controparti cinese e iraniana Xi Jinping e Hassan Rouhani. In un importante passo avanti nell’espansione dell’influenza regionale, la SCO ha perfezionato le procedure per l’adesione di nuovi membri, con India, Pakistan e Iran primi in lizza. Infatti ampliare la SCO è una delle principali priorità dell’organizzazione. Teng Jianqun dell’Istituto di studi internazionali cinese ha recentemente dichiarato che “l’ampliamento è assolutamente necessario” per la SCO. Il ragionamento alla base della necessaria espansione è evidente. Alla SCO, per avere un peso reale sulla scena internazionale ed essere una prestigiosa organizzazione che rivaleggi con la NATO, sono necessarie ulteriori adesioni. Se India, Pakistan, Iran e Mongolia diventano membri permanenti, cosa probabile, il gruppo controllerà il 20 per cento del petrolio e la metà di tutte le riserve mondiali di gas al mondo. Oltre a ciò, il blocco rappresenterebbe circa la metà di popolazione mondiale. Ciò rafforzerà la reputazione della SCO come organizzazione dominante, e inoltre la Turchia ne diverrebbe un membro. La sua leadership da tempo cerca di aderire e i governi turcofoni sono propensi a sostenerne la richiesta.
Anche se il terrorismo e la sicurezza regionale (in particolare in Afghanistan) restano in cima dell’agenda della SCO, gli eventi in Ucraina sicuramente ne influenzano i membri. La natura aggressiva delle azioni occidentali verso la Russia ha certamente unito i membri della SCO. Ciò che li lega, membri ed osservatori, è il rifiuto delle istituzioni controllate dagli occidentali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, tutte basate negli Stati Uniti. La SCO, come i BRICS, con la creazione della Banca per lo Sviluppo, si propone come forum contro l’ordine globale dominato dall’occidente. Prima del vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il Presidente Vladimir Putin per colloqui bilaterali. Putin ha dichiarato che la Russia “attribuisce importanza e apprezza le posizioni della Cina e alle sue proposte sulla questione ucraina“. Ha detto che la Russia è disposta a continuare a comunicare con la Cina sulla situazione in Ucraina. Putin ha anche suggerito che Cina e Russia “migliorino il coordinamento sulle questioni internazionali e regionali“. Promuovendo la SCO Cina e Russia perseguono il comune obiettivo di creare un’architettura di sicurezza asiatica indipendente da Stati Uniti e loro alleati. Mentre l’enfasi principale era sulla sicurezza, il vertice SCO ha anche incoraggiato ulteriormente la cooperazione economica tra i suoi membri. L’integrazione economica è una parte sempre più grande del programma della SCO, in particolare la Cina promuove la sua idea di Cintura economica della Via della Seta che comprenda gli Stati membri e osservatori della SCO. La Cina ha già confermato che stanzierà 5 miliardi di dollari di credito per i Paesi membri della SCO per realizzare i progetti comuni. I due operatori dominanti del gruppo, Cina e Russia, hanno anche rifinito il nuovo partenariato energetico. Recentemente, la Russia ha iniziato a costruire la sua sezione del gasdotto Cina-Russia. Entrambi i leader vogliono che la SCO sia un’organizzazione più forte e che garantisca stabilità e sviluppo a tutti i suoi aderenti. La Russia agirà come Presidente della SCO fino al prossimo summit nel 2015. Il paese ha già delineato i piani per questo periodo per un più ampio uso delle monete nazionali negli accordi. Le prospettive sono buone per il lancio dei grandi progetti multilaterali nel settore dei trasporti, energia, ricerca e tecnologia innovative, agricoltura ed uso pacifico dello spazio. Business Council, Consorzio interbancario ed Energy Club della SCO sono in prima linea nell’espandere la cooperazione tra gli Stati membri. Saranno inoltre adottate misure per stabilire relazioni con l’Unione economica eurasiatica, attualmente è composta da Russia, Kazakistan e Bielorussia, con Armenia e Tagikistan che probabilmente vi aderiranno nel prossimo futuro.
Nel complesso, il futuro della SCO sembra assai promettente. Una combinazione di nuove adesioni e determinazione faranno dell’organizzazione un importante e influente blocco, garantendo che la SCO continui a svilupparsi e ad espandersi. L’ambizione di creare un’organizzazione dominante e libera da qualsiasi influenza occidentale potrebbe diventare realtà nel prossimo futuro.

Map_SCOAlexander Clackson è il fondatore di Global Political Insight, think tank di Londra e organizzazione politica mediatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo

I primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
RusVesna - Histoire et Societé 13/09/2014

13930305000564_PhotoIA Dushanbe, capitale del Tagikistan, si è conclusa la parte ufficiale del vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Anche se formalmente non è stato menzionato, in realtà il primo risultato dell’evento è riassunto dalle parole di un esperto: “Perfetto, ora la NATO fa un po’ di spazio“. In primo luogo, dopo la creazione della struttura unitaria della SCO per la lotta al traffico di droga, è stata annunciata a Dushanbe il quadro unificato della lotta al terrorismo. In realtà, si tratta di un’alleanza militare, forse ancora più potente della NATO, visto che si parla della possibilità di formare contingenti militari congiunti con comando unificato e condivisione di tutte le risorse necessarie contro un nemico comune. La dichiarazione dopo il vertice è stata preceduta dalle esercitazioni militari congiunte “Missione di Pace – 2014″, del 24-29 agosto in Cina, le più ambiziose nella storia della SCO. La ragione ufficiale della decisione è la prospettiva della ritirata delle truppe NATO dall’Afghanistan mentre il Paese è sempre più teatro dello scontro tra forze governative e radicali. Tuttavia, il commento del presidente del Tagikistan ha lasciato intendere che non si tratta dei taliban. Rakhmonov ha detto: “La situazione diventa preoccupante quando un gruppo di persone possiede moderne tecnologie militari, una volta esclusivamente appannaggio degli Stati. Tali cambiamenti mutano radicalmente la natura delle sfide che affrontiamo, e l’approccio alla loro soluzione“. Chiaramente si tratta del SIIL, i cui membri sono già attivi in tutti i Paesi aderenti alla SCO: Russia, Cina, Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan, e in tutti i Paesi osservatori della SCO: Mongolia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran. Un altro Paese interessato alla lotta contro il SIIL è la Turchia, che ha lo status di “interlocutore della SCO”. A tal proposito è importante ricordare che, sotto la presidenza della Russia, da Dushanbe si prevede di fissare nel 2015 l’adozione della strategia per sviluppare l’organizzazione per il 2025, facendo aderire alla SCO India e Pakistan come membri a pieno titolo.
Nonostante le varie complesse relazioni tra gli Stati della SCO, la loro volontà di agire come fronte unito contro la minaccia comune, indica anche la volontà di negoziare a vantaggio della prosperità comune: i progetti prioritari della SCO sono i programmi di collaborazione per lo sviluppo economico strategico. Così si parla di unione, non solo di alleanza economica, ma anche militare di quasi tutta l’Asia meridionale. Dato che la SCO ha strette relazioni con la Comunità economica eurasiatica e i Paesi CSI e BRICS, è comprensibile che molti esperti considerino il vertice di Dushanbe una chiara linea contro Stati Uniti e NATO, che hanno sostenuto la creazione della minaccia terroristica internazionale, tra cui anche il SIIL, provocando il crollo di numerosi Stati. Anche se la SCO non è destinata ad essere il contraltare di UE e NATO, con la loro disciplina di ferro, a giudizio di alti funzionari russi, la causa del rafforzamento dell’organizzazione è chiara: nonostante le contraddizioni, i principali Paesi del mondo non europeo sono pronti a difendersi dagli attacchi occidentali alla propria sovranità e la Russia è la mediatrice che ha contribuito all’unione. Particolarmente evidente è la posizione della SCO indicata a Dushanbe sulla “crisi ucraina”, che deve essere risolta pacificamente al più presto.
Rendendosi conto che il conflitto in Ucraina è una minaccia diretta alla Russia e quindi alle associazioni internazionali e soprattutto ai programmi economici e sociali cui partecipano, tutti i Paesi della SCO hanno espresso sostegno al piano di pace di Vladimir Putin. Si ricordi che questo piano attua il cessate il fuoco e avvia i negoziati. Tuttavia, il ritiro delle truppe dalle aree popolate dovrebbe essere superiore alla gittata dell’artiglieria. Il che significa che i gruppi della spedizione punitiva di Kiev devono lasciare il Donbas, dato che la densità della popolazione non gli permette di ritirarsi nella distanza specificata e di rimanere entro i suoi confini.

4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Conformare la leadership dei taliban? Sostenere la “guerra al terrorismo”

Umberto Pascali Global Research, 4 giugno 2014

bowe+bergdahl+gfx3.png_BIMÈ un modo per rispedire in Afghanistan i cinque capi taliban “ricondizionati” e “rivoltati” a Guantanamo e che ora lavorano per gli Stati Uniti? Si tratta di una mossa contro l'”infedele”  presidente Karzai e i suoi successori? La leadership dei taliban sarebbe stata, secondo quanto riferito, decimata dai droni-killer. Non è difficile immaginare cosa accadrà con l’arrivo dei cinque principali capi dei taliban dopo anni di detenzione a Guantanamo: creare una nuova leadership. Perché gli Stati Uniti lo fanno dopo aver speso tanti soldi e sangue cercando di decapitare l’élite talib e, secondo quanto riferito, riuscendoci? I terroristi servono a sostenere la “guerra al terrorismo”? Ufficialmente, l’improvvisa decisione è stata presa dal presidente Obama per salvare il sergente Bowe Bergdahl nelle mani dei taliban dal 2009 e che se ne sarebbe andato volontariamente, tanto che molti suoi commilitoni l’accusano di “diserzione”. Secondo notizie Bergdhal non voleva essere liberato. Se il motivo dello scambio era risparmiare ulteriore dolore e sofferenze al sergente, affermando che nessun soldato statunitense sarebbe stato abbandonato, allora perché Bergdhal non è stato liberato prima? Perché ora, quando cinque capi taliban ritornano in un Afghanistan privo di leader? C’è qualche connessione con la crescente volontà dell’Afghanistan di stringere legami più stretti con BRICS, Cina e Russia? C’è qualche connessione con i buoni contatti di recente costituti tra Pakistan e Russia, tanto che la Russia ha revocato immediatamente l’embargo sulle armi al Pakistan prima dell’annunciata liberazione dei cinque taliban? È un modo (disperato) di mantenere una qualche forma di presenza “strategica” in una zona dove India e Pakistan prendono le distanze dagli anglo-statunitensi ed esaminano i BRICS invece? È un modo per rallentare il riconoscimento che Brzezinski & Co. hanno perso nel Grande gioco dell’Asia centrale?

Chi sono i cinque taliban?
TalibI taliban liberati sono: mullah Muhammad Fazl, mullah Norullah Nuri, Abdul Haq Wasiq, Qairulah Qairqwa e Muhammad Nabi Omari, tutti capi politici del regime dei taliban originariamente insediati in Afghanistan con l’aiuto degli Stati Uniti. In realtà, uno di loro, Abdul Haq Wasiq, avrebbe lavorato per le forze d’invasione degli Stati Uniti nel 2001, quando era viceministro dell’intelligence, mentre suo cugino era il capo dei servizi segreti. Wasiq avrebbe collaborato con le forze statunitensi in Afghanistan promettendo che avrebbe catturato il capo supremo dei taliban mullah Muhammad Omar. In un incontro con i rappresentanti degli Stati Uniti chiese un sistema di posizionamento globale (GPS) e frequenze radio per inviare informazioni agli statunitensi per localizzare il capo dei taliban. Stranamente, poco dopo l’incontro, le forze statunitensi l’arrestarono. Un riesame amministrativo nel 2007 citava una fonte dire che Wasiq era anche “nell’intelligence di al-Qaida” e aveva legami con un altro gruppo islamista, Hezb-e-Islami Gulbuddin. Wasiq affermava, secondo la revisione, di esser stato arrestato mentre cercava di aiutare gli Stati Uniti ad individuare i vertici taliban. Negava qualsiasi collegamento con i gruppi islamisti.
Un altro dei prigionieri di Guantanamo, Qairullah Qairqwa, ex-ministro degli Interni ed ex-governatore talib di Herat, veniva indicato nel dossier del 2008 del Pentagono come un grande narcotrafficante di eroina. Il giovane Qairqwa fu addestrato durante la guerra sponsorizzata dagli USA contro il governo filo-russo afgano, in una scuola religiosa al confine con il Pakistan. All’epoca, Usama bin Ladin era apertamente uno strumento della strategia “della carta del fondamentalismo musulmano” di Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter. Nel contesto di tale alleanza antirussa con i mujahidin/freedom fighters abbracciata dal presidente Ronald Reagan, giovani afgani furono inviati in una serie di scuole fondamentaliste wahhabite finanziate dagli occidentali in Pakistan, lungo i confini con l’Afghanistan. Qui sotto il controllo dell’intelligence occidentale e pakistana venne creato la futura leadership talib (come Qairqwa). Tale dossier dice anche che probabilmente partecipò ad incontri con funzionari iraniani dopo l’11 settembre, per organizzare attacchi contro le forze USA dopo l’invasione. Il futuro ministro degli Interni talib e prigioniero di Guantanamo fu anche addestrato in un campo di Abu Musab al-Zarqawi nel Nord dell’Iraq. Zarqawi era un noto capo di al-Qaida in Iraq, e diresse un’organizzazione terroristica nel nord dell’Iraq dopo che il regime iracheno di Sadam Husayn  perse completamente il controllo di quell’area a seguito della no-fly zone imposta dagli Stati Uniti. Le varie intelligence occidentali divennero estremamente attive nella zona, ma l’organizzazione di Zarqawi non fu disturbata e prosperò.

0106-ACIA_full_600Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Casa Bianca promette che la CIA non userà più false vaccinazioni per spiare

Gabriel Black WSWS 21 maggio 2014

CIA-Logo_v132bw_400xDopo la morte di oltre 50 operatori sanitari in Pakistan, per rappresaglia all’uso da parte della CIA di false campagne di vaccinazioni nel Paese, la Casa Bianca ha detto ai funzionari sanitari che la CIA ha deciso d’abbandonare i programmi di vaccinazione che ne occultavano le attività spionistiche. In una lettera indirizzata a 12 scuole sanitarie degli USA, che avevano inviato una lettera alla Casa Bianca un anno fa, per protestare contro le azioni della CIA, Lisa Monaco, l’assistente del Presidente per la Sicurezza Nazionale e l’antiterrorismo ha detto che la CIA ha ordinato ai suoi agenti di “non utilizzare operativamente i programmi di vaccinazione, comprendenti gli operatori della vaccinazione“. Con tale dichiarazione afferma tacitamente che la CIA ha sfruttato tali programmi. Inoltre, date le continue menzogne dell’amministrazione Obama sulle attività illegali delle agenzie d’intelligence, in particolare lo spionaggio interno della NSA, non c’è motivo di credere che la CIA voglia davvero abbandonare simili operazioni.
L’ammissione avviene sulla scia di una dichiarazione allarmata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la diffusione della polio, in particolare in Pakistan, dove decine di operatori sanitari sono stati uccisi dopo che il programma della CIA è diventato di dominio pubblico. Il programma di spionaggio della CIA fu svelato nel luglio 2011, quando il Guardian riferì che “la CIA ha organizzato un falso programma di vaccinazione nella città in cui  credeva si nascondesse Usama bin Ladin, tentando di avere il DNA della famiglia del capo latitante di al-Qaida“. L’attore chiave della CIA in tale operazione era il dottor Shakil Afridi, che curò la raccolta del DNA dei bin Ladin e che fu arrestato in Pakistan e condannato a 33 anni prima che la condanna venisse annullata. Il suo processo fu pubblicizzato in Pakistan, ed avrà un nuovo processo nei prossimi mesi. Nel 2012, Hillary Clinton, allora segretaria di Stato, elogiò il dottor Afridi e ne denunciò la prigionia. Secondo il New York Times, “La rabbia (in Pakistan) s’inasprì quando i governanti statunitensi definirono il dottor Afridi un eroe e minacciarono di tagliare gli aiuti se non fosse stato rilasciato“. The Times osservò anche che le aggressioni agli operatori della vaccinazione aumentarono dopo la rivelazione che la CIA usava medici pakistani nelle campagne di vaccinazione fasulle delle sue operazioni clandestine. Secondo Fox News, “i taliban accusarono gli operatori sanitari di spiare per gli Stati Uniti”. Dal dicembre 2012, le milizie taliban in Pakistan hanno ucciso 56 persone tra operatori sanitari e guardie del corpo. Nel 2012, i taliban bandirono le vaccinazioni dalle aree tribali.
Jamil Afridi, brother of Pakistani doctor Shakil Afridi, gestures during an interview with Reuters in PeshawarLe violenze crescenti spinsero gli operatori sanitari pakistani a chiedere la scorta armata. Nel marzo di quest’anno, Salma Farooqi, operatore per la poliomielite, è stato rapito da casa e brutalmente assassinato dai militanti. Anita Zaida, un medico pakistano, ha detto alla PBS che l’operazione spionistica della CIA, “ha enormemente danneggiato i programmi di salute pubblica, non solo in Pakistan, ma in molti Paesi perché la gente pone ogni tipo di domanda. Ora pensano che i programmi di vaccinazione siano in realtà operazioni di spionaggio“. Risultato della sfiducia verso gli operatori sanitari è la rinascita massiccia della polio. Finora, nel 2014, durante tale vacanza contro la diffusione della polio, vi sono stati 77 nuovi casi documentati in tutto il mondo, di cui 61 in Pakistan, in gran parte nelle aree tribali. C’è il serio rischio che tale filone della polio possa infettare zone vicine, in particolare il Medio Oriente. La gravità della situazione ha spinto l’OMS a dichiarare l’emergenza pubblica internazionale, per la seconda volta nella storia.
Le aree tribali profondamente impoverite del Pakistan, che confinano con l’Afghanistan, sono oggetto dei bombardamenti aerei illegali, con più di 300 attacchi sotto il mandato Obama. Gli attacchi dei droni statunitensi hanno ucciso migliaia di pakistani, negli ultimi 10 anni, molti dei quali civili e bambini.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La SCO vuole la stabilità dell’Afghanistan

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 23 aprile 2014

13738925681Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sugli sviluppi in Ucraina, la riunione dei funzionari della SCO, la scorsa settimana nella capitale tagika Dushanbe, ha ricevuto una relativamente scarsa attenzione. Ma uno sguardo all’ordine del giorno della riunione ne amplifica il significato. La questione chiave su cui il gruppo ha deliberato è il conflitto afgano e le prospettive di pace dopo il ritiro delle forze dell’International Security Assistance Force (ISAF). La pace e la stabilità regionale, che affrontano minacce tradizionali e non tradizionali come terrorismo e traffico di droga, e la creazione di un centro di sicurezza della SCO, sono alcuni dei problemi emersi durante l’incontro. L’Afghanistan è certamente una delle principali preoccupazioni dei membri della SCO, data la loro vicinanza geografica al Paese. Forse la SCO è uno dei forum più appropriati per discutere la questione, in quanto ha la sicurezza quale logica chiave della sua esistenza. L’International Security Assistance Force (ISAF) ha trovato davvero difficile far incontrare le fazioni rivali in Afghanistan. Il fallimento dell’ISAF nel realizzare la pace è senza dubbio preoccupante. Allo stesso modo, le sue prospettive alla partenza e dopo, sono questioni d’interesse. Il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo Nikolaj Patrushev, che ha partecipato alla riunione, osserva “la Russia e i suoi partner nella SCO condividono le preoccupazioni per un possibile sviluppo negativo della situazione in Afghanistan, dopo il previsto ritiro di quest’anno delle forze della coalizione internazionale“. La rinascita dei taliban, la soppressione dei diritti individuali, la proliferazione di estremismo religioso, terrorismo e traffico di droga nelle regioni vicine, sono alcune delle prospettive pesantemente emerse dalle previsioni dei membri della SCO. L’ulteriore discesa dell’Afghanistan nel caos dipenderà anche dal tipo di regime che gli afgani eleggeranno. Un leader come Abdullah Abdullah può essere incline a sostenere le politiche per contrastare i taliban. L’evoluzione della situazione afghana, quindi, dipenderà da fattori interni ed esterni e di come si rapporteranno. Per citare Patrushev, “Molto dipenderà anche dall’esito delle elezioni presidenziali (della repubblica)“.
L’affermazione della SCO secondo cui la forza non è uno strumento efficace per affrontare la crisi afghana, è certamente uno sviluppo positivo. L’applicazione della forza estera ha piuttosto indurito lo spirito indomito dei più duri. I segretari della SCO nella loro dichiarazione “hanno espresso sostegno agli sforzi del popolo afghano verso la riconciliazione nazionale, la riabilitazione della pace e la rinascita del Paese sotto la guida del popolo afghano“. In un certo senso, gli ultimi errori delle varie potenze hanno impartito una lezione ai membri della SCO. Allo stesso tempo, i membri saranno interessati a collaborare con i leader e il popolo afghani instaurando una società pacifica. La posizione dell’Afghanistan e la sua composizione etnica, le relazioni storiche e culturali con i Paesi della regione eurasiatica, ne fanno una zona di interesse per i membri della SCO e i suoi osservatori, come India e Pakistan. In un libro recentemente pubblicato dal Centro Studi della SCO di Shanghai, dal titolo ‘La Shanghai Cooperation Organization: evoluzione e prospettive’, gli autori sostengono che la SCO si è evoluta negli ultimi 13 anni trascendendo il ruolo tradizionalmente concepito di garante della sicurezza. Il libro ha giustamente sottolineato che oltre la sicurezza, i membri devono concentrarsi sulla cooperazione economica, politica e culturale. Inoltre sostengono che “anche se il corso principale della SCO è ancora la cooperazione, non può essere ulteriormente approfondito senza prestare attenzione, studiare e risolvere gli attuali problemi“. La Cina ha ventilato l’idea di creare un centro per affrontare le minacce alla sicurezza, tra cui il cyber-terrorismo di cui sostiene di essere vittima. Il rappresentante cinese ha affermato la necessità “di studiare, insieme a tutti gli Stati membri della SCO, la possibilità di istituire un centro della SCO per la lotta alle sfide e minacce alla sicurezza“.
Sull’ordine e la stabilità in Afghanistan, India e Pakistan hanno un ruolo chiave da giocare. Entrambi sono attualmente osservatori della SCO. La loro piena integrazione con l’ente eurasiatico sarà utile non solo a essi ma anche ai membri attuali e all’Afghanistan. La storia dimostra ampiamente come la via della seta dall’India all’Asia centrale e alla Persia, passasse per ciò che oggi sono Pakistan e Afghanistan. L’integrazione di India, Pakistan e Afghanistan con la SCO non solo arricchirebbe conoscenze e idee emanate dalle passate associazione di questi Paesi dell’organizzazione, ma anche li aiuterebbe ad affrontare pacificamente il conflitto, come l’organizzazione apertamente ormai patrocina. L’integrazione di India e Pakistan con la SCO comporterà anche molti altri vantaggi per tutti. Si avranno enormi opportunità di cooperazione, contribuendo a definire le politiche energetiche dal nord al sud, dalla Russia a India e Pakistan, e dalla Russia alla Cina. Contribuirà ad attivare i piani delle pipeline IPI e TAPI, oggi ostaggio delle differenze geopolitiche. Aiuterà anche l’ISAF a partire, sia attraverso le reti viarie del nord o del sud, passando per il Pakistan, o anche per l’India. Permetterà inoltre alla Russia di espandere la propria rete dall’Asia Centrale e dal Pakistan al Mar Arabico e all’Oceano Indiano. Non sarebbe azzardato sostenere che la cooperazione reciproca aprirà all’Eurasia la via per emergere come zona economica integrata.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. I suoi interesse includono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo nell’Asia meridionale e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia contro Siria: ultimo sussulto della NATO?

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 26/03/2014

1379912Le tensioni sono aumentate ancora una volta lungo il confine siriano-turco con mentre la Turchia abbatte un aereo da guerra siriano e terroristi appoggiati dalle truppe turche oltrepassano il confine verso la costa occidentale della Siria, nella provincia di Lataqia. Il rinnovato vigore della Turchia sembra essere in parte il risultato della pressione esercitata sul primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan la folla sostenuta dagli USA che occupa le piazze da mesi cercandone l’estromissione. Citando Reuters e riportando AFP, l’articolo di RT, “La Turchia abbatte un jet siriano vicino al confine ‘per la violazione dello spazio aereo‘”, osserva che: “Il jet dall’aeronautica siriana è stato abbattuto nei pressi del valico di Qasab, nella provincia di Lataqia, dove aspri combattimenti tra le forze siriane e i ribelli armati si svolgono da tre giorni, secondo la Reuters”. E che: “La dichiarazione (dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate turche) nota che il jet è stato abbattuto a “1200 metri a sud del confine in territorio siriano nella regione di Qasab“, aggiungendo che le guardie di frontiera turche “hanno osservato la sua caduta“. L’aereo abbattuto durante lo svolgimento di raid aerei contro i militanti che attraversano il confine turco-siriano e persino rientrano in territorio siriano, suggerisce che non solo la Turchia ha ingiustificatamente colpito un aereo da guerra siriano sapendo che non era una minaccia, ma l’ha fatto fornendo supporto antiaereo ai terroristi riconosciuti tali a livello internazionale e che ospita sul proprio territorio. Inoltre, è stato riportato che il cugino del presidente siriano Bashar al-Assad, Hilal al-Assad, è stato ucciso negli scontri a Lataqia insieme a molti altri combattenti della milizia di difesa, mentre combatteva contro i terroristi di al-Qaida, al-Nusra. Reuters, nell’articolo “il cugino di Assad ucciso a Lataqia nello scontro con i ribelli siriani“, afferma: “…Hilal al-Assad, capo locale della Forza di Difesa Nazionale, e sette dei suoi combattenti, sono stati uccisi negli scontri con il Fronte al-Nusra e altre brigate islamiste”. Mentre la notizia della morte di Hilal al-Assad sarà sfruttata dall’occidente per il suo valore propagandistico, si deve ricordare che la guerra per procura dell’occidente è contro la nazione della Siria, non contro una particolare famiglia o anche il governo della Siria. La Siria ha  istituzioni e quando i leader vengono rimossi, nuovi leader ne prendono il posto, proprio come fu  illustrato dall’assassinio/attentato a Damasco del luglio 2012. La morte di Hilal al-Assad temprerà ulteriormente la volontà dei siriani nella lotta contro le violenze sostenute dall’estero.

L’offensiva di Lataqia è l'”ultimo sussulto” della grande campagna terroristica
La battaglia presso Lataqia rientra in ciò che sembra essere una grande manovra a tenaglia filo-occidentale sulla Siria. L’altro fronte, chiamato “Fronte del Sud” dall’occidente, comprende presumibilmente 49 fazioni terroristiche che operano lungo il confine siriano-giordano vicino alla città di Dara. L’operazione include il supporto materiale continuo da Arabia Saudita e Stati Uniti, e dispone di una campagna di PR per ritrarre gli estremisti settari come “laici” e “pro-democrazia”. Sulla creazione del “Fronte del Sud”, la Carnegie Endowment for International Peace ha persino dichiarato sul suo articolo: “Il ‘Fronte del Sud’ esiste?” che: “Piuttosto che un’iniziativa dei ribelli stessi, sono gli ufficiali stranieri che hanno sollecitato i comandanti ribelli a firmare una dichiarazione attestante la loro opposizione all’estremismo, dicendo che è precondizione per avere altri armi e denaro. Dato che i mendicanti non possono essere schizzinosi, i comandanti hanno scrollato le spalle e firmato, senza dichiarare una nuova alleanza ma aiutando i funzionari statunitensi a spuntare tutte le caselle giuste nei loro rapporti, sperando che ciò apra un’altra cassa di fucili”. Tuttavia, nonostante il rinnovato vigore retorico, l’occidente ha diretto un torrente di denaro, armi, attrezzature e anche combattenti stranieri oltre i confini della Siria fin dal 2011, ma senza alcun risultato. L’avanzata irreversibile delle forze di sicurezza siriane contro questo torrente, indica che la strategia occidentale ha fallito l’obiettivo ultimo del cambio di regime, e avrebbe fallito anche nell’indebolire sufficientemente la Siria in vista di un attacco sempre più improbabile all’Iran. I tentativi per tutto il 2013 di giustificare l’intervento militare occidentale diretto sono falliti, ma il fatto che siano state tentate, in primo luogo indica il fallimento delle forze legate all’occidente nel sopraffare militarmente la Siria o anche di controllare territorio abbastanza a lungo per ritagliarsi le tanto desiderate “zone cuscinetto” della NATO, con cui sperava di proiettare un supporto militare ancor più profondo in Siria.

L’ipocrisia della Turchia ne espone la disperazione
L’abbattimento di un aereo siriano che si sapeva colpiva i terroristi, intenzionalmente ricoverati nel territorio della Turchia, è problematico per diversi motivi. In primo luogo, questi militanti che s’infiltrano in Siria dalla Turchia sono apertamente identificati come Fronte al-Nusra di al-Qaida dal suddetto articolo di Reuters; al-Nusra è un’organizzazione terroristica denunciata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, rendendo così il governo turco colpevole di violazione delle leggi degli Stati Uniti e del diritto internazionale. In secondo luogo, in quanto membro della NATO da decenni, il ruolo della Turchia in favore dei terroristi di al-Qaida, ospitandoli nel suo territorio, fornendogli supporto materiale e coordinandone le attività militari anche con la sua forza aerea, durante quest’ultima incursione nella vicina Siria, il tutto mentre la NATO presumibilmente combatte “al-Qaida” in Afghanistan, illustra ulteriormente la profonda ipocrisia turca non solo in politica estera, ma mina profondamente la legittimità della NATO e della politica estera di ogni suo membro. Inoltre, l’insistenza della Turchia, secondo cui la Siria non ha il diritto di inseguire i terroristi vicino od oltre i suoi confini, ne compromette la vecchia politica di perseguire i curdi vicino e oltre i suoi confini. Di recente, nel 2011, proprio mentre rimproverava la Siria che combatte i terroristi, la Turchia inviava truppe e aerei da guerra oltre la frontiera con l’Iraq, alla “ricerca” di “ribelli curdi”. McClatchy ha riportato nell’articolo, “La Turchia invade l’Iraq dopo che i ribelli curdi hanno ucciso 26 soldati turchi”, che: “La Turchia ha inviato truppe e aerei da combattimento in Iraq, “inseguendo” i ribelli curdi che hanno ucciso più di 25 soldati turchi in diversi attacchi nel sud della provincia turca di Hakkari. E’ stata la prima violenza transfrontaliera in cinque anni, tra le truppe turche e i guerriglieri curdi che secondo la Turchia si rifugiano nel nord dell’Iraq”. Per saperne di più.
La recente opposizione turca alla lotta della Siria contro i gruppi terroristici dentro e lungo i suoi confini, darà ai nemici di Ankara la possibilità di sfruttare ulteriormente la lotta per l’indipendenza curda contro gli interessi turchi. Su un altro livello internazionale, il comportamento della Turchia, in particolare da membro della NATO, potrebbe essere citato da nazioni come il Pakistan riguardo le incursioni transfrontaliere della NATO dall’Afghanistan. Se la Turchia può abbattere aerei militari siriani che combattono i terroristi di al-Qaida che apertamente dilagano dal suo territorio, perché il Pakistan non potrebbe fare pressione sulla NATO che compie attacchi assai più ambigui contro obiettivi nel territorio pakistano?

Ultimo sussulto
Legittimità e reputazione dell’occidente soffrono direttamente dell’ipocrisia sistematica e sempre più palese che ostenta. Incapace di rispettare le norme che ha stabilito nell’assai presunto ordine globale che guida, scuotendo la fiducia di coloro che si aspettano di trovarci il loro posto. Mentre tale ipocrisia si manifesta con invasioni, occupazioni, terrorismo, cambio di regime, destabilizzazione politica ed economica, nonché propaganda sfacciata delle enormi società mediatiche dell’Occidente, il mondo cercherà un ordine totalmente diverso. L’insistenza occidentale nella sua campagna ad oltranza siriana, invece di riconoscere la sconfitta e cambiare passo, assicura che questa sia una delle sue ultime avventure. Mentre manda truppe e ascari ovunque ad immischiarsi in nome dei suoi interessi particolari, l’occidente dovrà fare a meno di supporto autorevole, legittimità o giustificazione morale o altrimenti. I fatti sul terreno combinato con la concessione occidentale ai trucchi propagandistici piuttosto che a un successo effettivo in Siria, indica che quest’ultima spinta a Lataqia nel nord, e a Dara nel sud, finirà come tutte le altre spinte, nella sconfitta dei fantocci dell’occidente e con l’esercito siriano che si avvicina sempre più alla vittoria totale.

1514615Tony Cartalucci, ricercatore di geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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