Un altro sospetto incidente aereo in America Latina, aiuta gli interessi statunitensi e globalisti

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/08/2014

Brazilian President Rousseff cancels US visit over spying claimsLe elezioni presidenziali in Brasile, ad ottobre, sarebbero state una passeggiata virtuale per la presidentessa in carica Dilma Rousseff. Questo fino all’incidente aereo che ha ucciso il piuttosto scarso avversario di Rousseff, l’economista ed ex-governatore di Pernambuco Eduardo Campos. Il 13 agosto l’aereo che trasportava Campos, candidato presidenziale centrista liberista brasiliano, terzo dopo il candidato del più conservatore partito socialdemocratico Aécio Neves, economista e campione dell’austerità, si schiantava in una zona residenziale di Santos, nello Stato di Sao Paulo, Brasile. Campos era un candidato dell’ex-sinistro ed ora “liberista” Partito Socialista brasiliano. Come con i partiti laburisti inglese, australiano e neozelandese, quelli liberale e democratico canadesi, e il partito democratico degli Stati Uniti, gli interessi corporativi e sionisti hanno infiltrato il Partito Socialista brasiliano trasformandolo nel partito della “terza via” liberista, conservando in modo fraudolento la denominazione “socialista”. E’ chiaro che, dalla scoperta dello spionaggio dell’US National Security Agency di posta elettronica e cellulari della Presidentessa del Partito dei Lavoratori brasiliani Dilma Rousseff e dei suoi ministri, la conseguente cancellazione di una visita di Stato a Washington di Rousseff e il benvenuto in Brasile al presidente russo Vladimir Putin e agli altri leader del blocco economico BRICS, al vertice di Fortaleza, gli Stati Uniti cercano di destabilizzare il Brasile. Il dipartimento di Stato e la CIA cercano gli anelli deboli del Brasile di Rousseff creando le stesse condizioni d’instabilità che hanno fomentato in altri Paesi dell’America Latina, come Venezuela, Ecuador, Argentina (tramite il credit default nazionale pianificato dall’avvoltoio sionista capitalista Paul Singer), e Bolivia. Tuttavia, Rousseff, che affronta Washington annunciando, assieme agli altri leader dei BRICS a Fortaleza, la creazione della banca di sviluppo dei BRICS competendo con la Banca Mondiale controllata da USA e UE, sembrava imbattibile nella rielezione. Certamente era così fino al 13 agosto, quando Campos e quattro dei suoi consiglieri, insieme a pilota e co-pilota, rimasero uccisi nello schianto del Cessna 560XL. L’incidente ha permesso di promuovere la compare di Campos nella corsa presidenziale, la candidata alla vicepresidenza del partito socialista Marina Silva. Nel 2010 Silva ebbe un sorprendente 20 per cento di voti quale candidata del Partito Verde alle presidenziali. Piuttosto che concorrere come candidata dei verdi, quest’anno Silva ha deciso di unirsi al liberista Campos. Silva è ora vista come la migliore occasione del Partito Socialista di sconfiggere Rousseff alle elezioni presidenziali di ottobre. Silva, cristiana evangelica in un Paese cattolico romano, viene anche vista vicina alla “società civile” globale dell’infrastruttura dei gruppi dell’“opposizione controllata” finanziati dallo speculatore dei fondi hedge George Soros. Come capo dei tentativi di proteggere la foresta pluviale dell’Amazzonia brasiliana, Silva viene lodata dai gruppi ambientali finanziati dall’Open Society Institute di Soros. La propaganda di Silva è piena di frasi in codice sorosiane, come “società sostenibile”, “società della consapevolezza” e “diversità”. Silva sfilò con la squadra brasiliana alla cerimonia di apertura delle olimpiadi del 2012 a Londra. Il ministro dello Sport brasiliano Aldo Rebelo disse che la partecipazione di Silva alle olimpiadi fu approvata dalla famiglia reale inglese, avendo “sempre avuto buoni rapporti con l’aristocrazia europea”. Silva è anche più moderata di Rousseff sulle politiche d’Israele sulla Palestina. Come cristiana pentecostale delle Assemblee di Dio, Silva è membro di una setta al cuore del movimento mondiale dei “cristiani-sionisti”, avidamente pro-Israele, come le organizzazioni ebraiche sioniste B’nai B’rith e Congresso Ebraico Mondiale. Le Assemblee di Dio credono che Israele: “Secondo le Scritture, ha un ruolo importante da svolgere per la fine dei tempi. Per secoli gli studiosi della Bibbia hanno riflettuto sulla profezia di un Israele restaurato. ‘Questo è ciò che dice il Signore Dio: prenderò i figli d’Israele dalle nazioni in cui sono andati. Li radunerò da ogni parte e li riporterò nella loro terra’. Quando la nazione del moderno Israele fu fondata nel 1948, e gli ebrei iniziarono il ritorno da tutto il mondo, gli studiosi della Bibbia sapevano che Dio era al lavoro e che molto probabilmente viviamo gli ultimi giorni”. Nel 1996 Silva ricevette il Goldman Environmental Prize, istituito dal fondatore della Goldman Insurance Company. Richard Goldman e dalla moglie Rhoda Goldman, erede di Levi Strauss, della famosa azienda di abbigliamento. Nel 2010 Silva fu nominata dalla rivista Foreign Policy, diretta da David Rothkopf, ex-amministratore delegato dei Kissinger Associates, tra i “migliori pensatori globali”.
712383 I dettagli completi della causa dell’incidente aereo di Campos non saranno mai noti. Assistono alle indagini il National Transportation Safety Board (NTSB) e la Federal Aviation Administration statunitensi. Gli investigatori di NTSB e FAA saranno stati sicuramente informati ed informeranno, i funzionari della CIA di stanza in Brasilia, desiderosi che la relazione sullo schianto concluda con “tragico incidente”. La CIA è riuscita a nascondere il suo coinvolgimento in altri incidenti aerei latinoamericani che eliminarono gli avversari dell’imperialismo USA in America Latina. Il 31 luglio 1981 il presidente panamense Omar Torrijos fu ucciso quando il suo aereo si schiantò nei pressi di Penonomé, Panama. Dopo l’invasione di Panama di George HW Bush nel 1989, i documenti sull’indagine dell’incidente aereo del governo panamense del generale Manuel Noriega, furono sequestrati dai militari statunitensi e scomparvero. Due mesi prima che Torrijos venisse ucciso, il presidente ecuadoriano Jaime Roldós, leader populista che si oppose agli Stati Uniti, fu ucciso quando il suo aereo Super King Air, convertito in aereo VIP dell’aeronautica ecuadoriana, si schiantò nella montagna Huairapungo nella provincia di Loja. L’aereo trasportava anche la First Lady dell’Ecuador, il ministro della Difesa e la moglie. Furono tutti uccisi nello schianto. L’aereo non aveva il registratore dei dati di volo, noto come “scatola nera”. A Zurigo, la polizia svizzera condusse una propria indagine scoprendo che l’indagine ufficiale del governo ecuadoriano era gravemente viziata. Ad esempio, il rapporto del governo ecuadoriano sull’incidente omise di menzionare che i motori dell’aereo furono spenti prima che l’aeromobile finisse sul fianco della montagna. Come l’aereo di Roldós, il Cessna di Campos non aveva un registratore dei dati di volo. Inoltre, l’aeronautica brasiliana annunciò che le due ore di audio del registratore della cabina del Cessna di Campos non ripresero le conversazioni tra pilota, co-pilota e controllo a terra, il 13 agosto. Il registratore della cabina di volo dello sfortunato Cessna 560XL è prodotto da L-3 Communications, Inc. di New York City. L-3 è un importante contractor dell’intelligence statunitense che rifornisce la National Security Agency della maggior parte dei sistemi di ascolto dei cavi sottomarini tramite un accordo tra NSA e la controllata di L-3, Global Crossing.
Sebbene il candidato alla presidenza brasiliana Campos non fosse nemico degli Stati Uniti, la sua morte sospetta, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, e la sostituzione con una beniamina delle infrastrutture di George Soros, sono una minaccia elettorale per Rousseff, sicuramente considerata una nemica da Washington. Stati Uniti e Soros cercano vari modi per penetrare e perturbare le nazioni BRICS. Il tentativo Soros/CIA di promuovere il membro del Politburo cinese Bo Xilai alla presidenza cinese fallì quando lui e la moglie furono arrestati e incarcerati per corruzione. Con la Russia e Sud Africa off-limits per qualsiasi intrigo del genere, India e Brasile sono al centro dei tentativi di CIA e Soros di spezzare i BRICS. Sebbene il governo di destra di Narendra Modi in India sia nuovo, i primi segni di frattura dei BRICS sono incoraggianti. Ad esempio, con il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj, alleato schietto ed attivo d’Israele. Il Brasile di Rousseff è visto da CIA e Soros quale migliore opportunità di incunearvisi; in tal caso Marina Silva, alla guida di una nazione BRICS, diverrebbe un “cavallo di Troia” contro il blocco economico dalla crescente importanza. L’incidente aereo che ha ucciso Eduardo Campos contribuisce a promuovere un’agente di George Soros al palazzo presidenziale Alvorada di Brasilia.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

The International: petrolio, droga, armi e Kissinger Associates

Dean Henderson 19 febbraio 2014

La recente epidemia di suicidi tra i banchieri internazionali ricorda l’intimità tra dell’intesa tra la finanza controllata dalle otto famiglie e la comunità d’intelligence.

JPMorganAl nadir del regime di riciclaggio armi-petrodollari-droga del Consiglio di Cooperazione del Golfo/CIA sedevano tranquillamente i bankster internazionali dei quattro cavalieri. Attraverso ogni grande scandalo e dietro ogni regime dispotico si trova l’oligarchia finanziaria globale che si avvantaggia della dipendenza del mondo da petrolio, armi e droga. La ricchezza petrolifera generata nella regione del Golfo Persico è la principale fonte di capitali di tali banchieri. Vendono agli sceicchi del GCC buoni del tesoro 30ennali all’interesse del 5%, quindi prestano i petrodollari degli sceicchi ai governi del Terzo Mondo e dei consumatori occidentali con interessi del 15-20%. Nel processo questi signori della finanza che non producono nulla, usano il debito economico importato come leva per consolidare il controllo sull’economia globale.

I padroni dei petrodollari e dei narcodollari
jpmorgan-chase-bank-1I banchieri internazionali sorvegliano la ricchezza petrolifera del Golfo Persico generata dai  tentacoli di Big Oil. La Chase Manhattan colpì la Banca centrale Markazi dell’Iran, poi saccheggiò il Tesoro iraniano con gli insiders di Rockefeller, Kissinger e McCloy quando lo Shah loro fantoccio fu cacciato. Chase aveva stretti legami con la banca centrale saudita SAMA e la banca centrale del Venezuela, dove la Exxon-Mobil di Rockefeller “è la CIA”. Chase lanciò il Fondo per lo sviluppo industriale saudita, che diede alle multinazionali di proprietà della Chase i contratti per la modernizzazione saudita, poi acquistò la Saudi Investment Banking Corporation, che fece esattamente la stessa cosa. [1] I presidenti della Banca Mondiale Eugene Black e John McCloy provenivano dalla Chase. Morgan Guaranty Trust presiedeva il petrolio dei Saud. SAMA, divenuta Banca Centrale del regno quando si stava ancora asciugando l’inchiostro dell’accordo sulla sicurezza USA/Arabia Saudita, era guidata da Goon Anwar Ali del FMI, e gestita dai “tre saggi” o “padri bianchi”, il più potente dei quali era John Meyer, presidente della divisione internazionale di Morgan Guaranty Trust e successivamente presidente della Morgan Guaranty. Meyer trasferì le royalties in petrodollari della SAMA alla Morgan, essendo consigliere per gli investimenti della SAMA. [2] Morgan era il banchiere di Bechtel e Aramco. Stephen Bechtel sedette nel CdA della Morgan Guaranty, come fecero alla Chevron-Texaco gli insider del CFR George Schultz e Sulayman Olayan, l’uomo di paglia della Bechtel, cruciale nel riciclaggio dei petrodollari del Golfo Persico nelle banche internazionali. Olayan possedeva metà Saudi Bechtel e molte azioni di Chase Manhattan, Occidental Petroleum e CS First Boston, dove fu direttore fino al 1995. Olayan fondò la Saudi-British Bank, un grande attore occulto nel mercato degli eurodollari. Aveva un’oscura partnership caraibica con Barclays e Jardine Matheson, che controllano la finanza israeliana ed HSBC rispettivamente. Fu membro della direzione di American Express insieme a Henry Kissinger e Edmund Safra, la cui fallimentare Republic Bank finì nel pozzo nero della HSBC. Il gruppo bancario di Olayan comprende CS First Boston, Saudi-British Bank, Saudi Holland Bank (controllata dalla ABN Amro, ora Royal Bank of Scotland) e Chase. [3] Attraverso queste relazioni Olayan fu il collante tra i Saud e i loro padroni delle famiglie dei Quattro Cavalieri statunitensi, inglesi e olandesi.
Nel 1975 Morgan Guaranty ebbe una partecipazione del 20% nella Saudi International Bank di Londra, il cui direttore esecutivo era il direttore di Morgan Guaranty Trust Peter de Roos. SAMA possedeva una quota del 50%, mentre Bank of Tokyo, Deutsche Bank, Banque de Nationale de Paris, National Westminster Bank e Union Bank of Switzerland avevano ognuna una proprietà del 5%. [4] Citibank acquistò il 33% della Saudi American Bank. SAMA era assistita da Merrill Lynch e Baring Brothers (ora della Royal Bank of Scotland), garantendo a New York e a Londra il controllo sui proventi del petrolio. I Padri Bianchi avevano saldamente le redini dei proventi petroliferi dell’Aramco dei Saud. Di Morgan Guaranty era il consigliere per gli investimenti dell’Abu Dhabi Investment Authority, la banca centrale degli Emirati Arabi Uniti, dove il monarca e principale azionista della BCCI, shayq Zayad detiene i cordoni della borsa. Morgan Grenfell, il braccio londinese della Morgan, è consulente dei governi della GCC del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, e del mercato dell’oro dell’emirato di Dubai. Grenfell ora della Deutsche Bank, controllava  una larga fetta della Banca Centrale della Giordania e finanziava la vendita di armi a Oman, Giordania e Arabia Saudita. Quando il trafficante d’armi saudita della Lockheed Adnan Khasshoggi comprò l’Arizona-Colorado Land & Cattle Company, nel 1974, il ramo degli investimenti statunitense Morgan Stanley fece un affare. Quando Khasshoggi comprò un caseificio di 17000 ettari e un ranch da un milione di acri per il bestiame in Sudan, Morgan Stanley l’aiutò di nuovo.
Nel 1984 Morgan Grenfell spinse per l’esplorazione petrolifera nel Mare del Nord. Sir John Stevens della Grenfell consigliava la Banca Markazi dell’Iran. Stevens era un insider della Banca d’Inghilterra, dove il presidente della Royal Dutch/Shell Sir Robert Clark era membro del consiglio. Morgan Stanley occupava i primi 16 piani dell’edificio della Exxon a New York. Gestì nel 1977 la vendita delle azioni della BP da parte del governo inglese al clan al-Sabah del Quwayt. [5]
Il presidente della Jardine Matheson David Newbigging siede nel consiglio consultivo internazionale di Morgan Guaranty ed è probabilmente l’uomo più potente di Hong Kong. Il presidente di Morgan et Cie, divisione internazionale della banca, era Lord Cairncatto, che sedeva nel Comitato di Londra della HSBC, era presidente della Morgan Grenfell e membro del Consiglio interno del Royal Institute of International Affairs. [6] HSBC e Kleinwort Benson hanno il controllo del monopolio dell’oro Sharps Pixley Ward di Hong Kong. HSBC Bank possiede la British Bank of the Middle East, che monopolizza il fiorente mercato dell’oro di Dubai, la Republic Bank of New York di Edmund Safra, che dominava i vecchi mercati dell’oro libanesi e Midland Bank, agente di compensazione del narco-governo panamense. Fino a poco prima Sharps Pixley e Samuel Montagu, filiali della HSBC, si fusero con la Mocatta Metals della Standard Chartered, fondata da Cecil Rhodes, Johnson Matthey e NM Rothschild & Sons di Londra per fissare ogni giorno unilateralmente il prezzo dell’oro. Gli ultimi due monopoli hanno CdA che s’intrecciano sia con la HSBC che con il conglomerato Anglo-American controllato da Oppenheimer, la cui controllata Engelhardt monopolizza la raffinazione mondiale dell’oro. [7] Gli Oppenheimer controllano anche Rio Tinto e DeBeers, fondata da Cecil Rhodes, che monopolizza il commercio mondiale dei diamanti. La controllata Anglo-American delle Bermuda, Minorco, gioca un ruolo importante nel ciclo oro/diamanti/droga della Silver Triangle. Il taglio dei diamanti è finanziato dalla famiglia belga Lambert, cugini dei Rothschild, e dalla Barclays Bank, nel cui CdA siedono Sir Harry Oppenheimer e altri quattro membri dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme della Regina Elisabetta, più che in qualsiasi azienda nel mondo. [8] I giganti bancari canadesi Bank of Nova Scotia, Bank of Montreal, Royal Bank of Canada, Toronto Dominion Bank e Canadian Imperial Bank of Commerce, si sono uniti ai giganti inglesi National Westminster, Barclays, Lloyds e HSBC, nel presiedere la Silver Triangle dei Caraibi che ricicla narcodollari. Bank of Nova Scotia è il rivenditore d’oro più grande dei Caraibi e possiede 200 tonnellate di oro recuperate dai depositi sotto le macerie del World Trade Center nel 2001. La banca d’investimento più grande dei Caraibi è nota come ITCO, una joint venture tra Anglo-american, Barclays, NM Rothschild e Royal Bank of Canada. Il direttore della Lloyds, ADF Lloyd, è cognato del 10° conte di Airlie, presidente della Banca Schroeder della Warburg, che finanziò Hitler. La moglie di Earl è nipote di Otto Kahn, partner di primo piano di Kuhn Loeb. La suocera di Winston Churchill era una Airlie. Il cugino di Churchill, il visconte Cowdray, ha una grande partecipazione nella Lazard, usata dalla famiglia Kennedy. [9] Lazard controlla Financial Times, The Economist e Penguin Books.
La Citigroup dei sauditi e la Texas Commerce della Baker, ora JP Morgan Chase, aiutaron Raul Salinas a derubare il Tesoro messicano. Bank of America dei Rothschild fondò la Banca d’Italia sotto il paravento della Transamerica di Amadeo Giannini, con una joint venture da 3 miliardi di dollari con il Banco Ambrosiano, che acquistò la saccheggiata Continental Bank, finanziando la BCCI ed ripulendo gli affari della BNL. All’epoca Bank of America era la maggiore banca del mondo. [776] Secondo il ricercatore di Chicago Sherman Skolnick, Bank of America incanalava il denaro sporco generato dal finanziere latitante svizzero-israeliano del Mossad Marc Rich, e il cui denaro facile scomparve nel pozzo nero della Enron. Skolnick aggiunge che la Nugan Hand Bank divenne Household International, un prestatore di sub-prime di Chicago, il cui avvocato, fino al suo misterioso incidente in canoa, era l’ex-direttore della CIA Bill Colby. [10] Household è ora una controllata di HSBC. La Banque de Credit Internationale di Ginevra di Tibor Rosenbaum (BCI) predette la BCCI, ricevendo i profitti dei casinò di Meyer Lansky e i proventi della droga per finanziare gli imbrogli di MI6 e Mossad, tra cui la Permindex. [11] Lansky avviò i suo crimine organizzato con l’aiuto finanziario della famiglia Rothschild. Robert Vesco decollò con la Mary Carter Paint Company finanziata dai Rockefeller. Santos Trafficante è il loro successore. La CS First Boston fu fondata dalla famiglia Perkins di Boston con i proventi dell’oppio e finanziò sia l’omicidio di JFK che il tentativo di assassinio del presidente francese Charles de Gaulle. Richard Holbrooke, l’inviato di Obama in Afghanistan e capo architetto degli accordi di Dayton, e Dick Thornburgh, procuratore generale di Bush durante il cover-up della BNL, lavorarono per la CS First Boston al fianco di Sulayman Olayan. La banca collaborò con BP Amoco per arraffare il 20% della russa Lukoil.

KissAss
2239374_300Tra i clienti di Kissinger Associates vi erano la Banca nazionale della Georgia della BCCI di proprietà della BNL, che collaborò con la Banca centrale irachena armando l’Iraq attraverso i conti cifrati presso Bank of America, Bank of New York, Chase Manhattan e Manufacturers Hanover Trust. Agente di compensazione della BNL in tali operazioni era Morgan Guaranty Trust. Il Consiglio di Amministrazione della Chase Manhattan Bank rifletteva il Consiglio di Amministrazione Consultivo internazionale della BNL. Henry Kissinger era legato a Chase Manhattan e a Goldman Sachs, aiutando le narco-banche Bank of New York e CS First Boston a saccheggiare il Tesoro della Russia. Quando la banda della CIA saccheggiò le S&L (cassa depositi e prestiti. NdT), Goldman Sachs spazzolò via miliardi di attività in un colpo. Il Comitato consultivo internazionale della Chase Manhattan comprendeva Y. K. Pao della Hong Kong Worldwide Shipping, Ian Sinclair della narcotrafficante Canadian Pacific e GA Wagner della Royal Dutch/Shell. [12] Pao fu vicepresidente di HSBC.
Il CdA della Kissinger Associates è ancora più oscuro e potente, il lapsus freudiano massonico della KissAss è espresso dal vecchio denaro. Il co-fondatore Lord Carrington, membro del consiglio di Barclays e Hambros, presiede il Gruppo Bilderberg e l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali. Il membro del CdA della KissAss è Mario d’Urso della dinastia dei banchieri Kuhn Loeb, è a capo della Jefferson Insurance, la joint venture tra Assicurazioni Generali (AG) e Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS) negli Stati Uniti. L’AG di Venezia custodisce le immense fortune delle antiche famiglie di banchieri veneziani che finanziarono le crociate e il Sacro Romano Impero. Il suo CdA includeva Elie de Rothschild, il barone August von Finck, l’uomo più ricco della Germania, il barone Pierre Lambert, cugino dei Rothschild e finanziatore della Drexel Burnham Lambert, Jocelyn Hambro, la cui famiglia possiede Hambros Bank, che possedeva la metà della Banca Privata di Michele Sindona; Pierpaolo Luzzato Fegiz della potente famiglia italiana dei Luzzato che aveva legami con il Banco Ambrosiano di Sindona e Franco Orsini Bonacossi della potente famiglia Orsini, i cui membri sedevano nell’antico senato dell’impero romano. I maggiori azionisti di AG sono Lazard Freres e Banque Paribas. [13] Paribas, ora la maggiore banca del mondo, è controllata dalla famiglia Warburg, mentre Lazard è dominata dalle famiglie Lazard e David-Weill. I Lazard inglesi fanno ora parte del conglomerato Pearson, che possiede Financial Times, Economist, Penguin e Viking Books, Madame Tussaud e ampi interessi negli Stati Uniti. La francese Lazard Freres è occultata nell’holding denominata Eurafrance. Lazard gestisce il denaro dell’élite globale come gli Agnelli italiani, i Boels belgi, gli inglesi Pearson e gli statunitensi Kennedy. Membri del consiglio della RAS sono i membri della famiglia Giustiniani, discendenti dall’imperatore romano Giustiniano, della famiglia Doria, finanzieri genovesi dei sovrani asburgici spagnoli, e il duca d’Alba, che discende dalla monarchia asburgica spagnola.
Un altro potente elemento del CdA della KissAss era Nathaniel Samuels, altro vecchio sgherro della Kuhn Loeb del clan di Samuel, che controlla gran parte di Royal Dutch/Shell e Rio Tinto. Samuel fu presidente della Banque Louis-Dreyfus Holding Company di Parigi, derivante dalla dinastia di commercianti in granaglie Louis Dreyfus, uno dei Quattro Cavalieri del Grano. Lord Eric Roll è un altro membro della KissAss. Roll è presidente della banca d’investimento della famiglia Warburg, la SG Warburg. Il potente membro asiatico del consiglio della KissAss è Sir Y. K. Kan di Hong Kong, che rappresenta quattro vecchie famiglie bancarie cinesi che controllano la Bank of East Asia. Le radici massoniche del cliente piduista BNL della KissAss risalgono alla Banca Commerciale d’Italia, dove fu fondata la P-2. La filiale svizzera della banca, la Banca della Svizzera, acquistò il 7% di Lehman Brothers nel 1970. La famiglia Lehman fece fortuna vendendo armi alle forze confederate mentre contrabbandava l’oppio inglese nell’Unione dalle piantagioni di cotone di famiglia. Quando il cliente della Lehman Brothers, Enron, crollò, l’UBS Warburg piombò per comprarsi Enron OnLine per 0 dollari. Quando Lehman fallì nel 2008, Barclays banchettò con la sua carcassa.

Note
[767] The Chase: The Chase Manhattan Bank N. A.: 1945-1985. Harvard Business School Press. Boston. 1986. p.231
[768] The House of Morgan. Ron Chernow. Atlantic Monthly Press. New York. 1990. p.606
[769] “The Olayan Group: Fifty Years of Forging Business Partnership”. Advertisement. Forbes. 7-7-97
[770] “Now the Desert Kingdom’s are Thirsty for Cash”. John Rossant. Business Week. 3-18-91. p.32
[771] Chernow. p.612
[772] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992. p.125
[773] Ibid. p.194
[774] Ibid. p.200
[775] Ibid. p.445
[776] “A System out of Control, Not Just One Bank”. George Winslow. In These Times. October 23-29, 1991. p.8
[777] “The Enron Black Magic: Part III”. Sherman Skolnick. 1999.
[778] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.22
[779] The Editors of Executive Intelligence Review. p.339
[780] Ibid. p.98

hsbc--621x414Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix e The Federal Reserve Cartel. Il suo settimanale è Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “Responsabilità di Proteggere” di Mosca e Pechino

La “Responsabilità di Proteggere” di Mosca: la Marina russa amplia la squadra del Mediterraneo con dieci navi da guerra
RussiaToday, Global Research, 13 settembre 2013

1185451La Marina russa intende costruire la propria presenza nel Mediterraneo, in particolare nella zona vicina alle coste siriane, con 10 navi da guerra, annunciava l’Ammiraglio della Flotta Viktor Chirkov. “Il compito è chiaro: evitare la benché minima minaccia alla sicurezza dello Stato. E’ compito generale di tutte le flotte del mondo essere presenti laddove la tensione aumenta. Attueranno il piano operativo del comando per la zona marittima“, ha dichiarato Chirkov ai giornalisti. “La Russia costruirà la sua flotta del Mediterraneo, fino a quando non sarà ritenuto utile svolgere il compito assegnatole.”
La Russia ha schierato forze militari nel Mediterraneo nel 2012, e a partire dal dicembre scorso, la Marina ha stabilito una presenza costante nella parte orientale del Mar Mediterraneo. Il 1 maggio 2013, tutti le navi militari russe che operano nella zona sono state assegnate ad una singola task force speciale, sotto il comando operativo di quella zona marittima. Attualmente vi sono sette navi da guerra schierate nella zona: le navi da appoggio assalto anfibio ‘Aleksandr Shabalin‘, ‘Admiral Nevelskoj‘, ‘Peresvet’, ‘Novocherkassk’ e ‘Minsk’, delle Flotte del Mar Nero e del Mare Baltico della Russia, così come la nave antisom ‘Neustrashimij‘ e la grande nave antisom ‘Admiral Panteleev‘. Secondo articoli precedenti, l’incrociatore lanciamissili ‘Moskva’ ha passato lo stretto di Gibilterra il 10 settembre e dovrebbe arrivare a destinazione, nel Mediterraneo orientale, il 15 o il 16 settembre. Due navi da guerra della Flotta del mar Nero della Russia, il cacciatorpediniere lanciamissili ‘Smetlivij’ e la grande nave appoggio assalto anfibio ‘Nikolaj Filchenkov‘, hanno lasciato le loro basi di Sebastopoli e Novorossijsk, e venerdì mattina hanno passato lo Stretto del Bosforo, per dirigersi verso il Mediterraneo orientale. Anche la nave da ricognizione SSV-201 ‘Prjazove’ avrebbe raggiunto il gruppo del Mediterraneo orientale, ai primi di settembre. Dopo l’arrivo del ‘Moskva’, il suo comandante, Sergej Tronev, assumerà il comando operativo della task force.
Il comandante, Ammiraglio Viktor Chirkov, ha inoltre informato che più di 80 navi da guerra e navi di supporto russe sono attualmente in mare aperto, in varie parti dell’oceano globale. “In tempo di pace, dovere e compito principale della Marina è il servizio militare, la costante presenza navale nelle zone di tensione politico-militare, in cui si concentrano gli interessi della Federazione russa“. L’Ammiraglio Chirkov ha ricordato che un gruppo di navi facenti capo all’incrociatore lanciamissili ‘Moskva’, aveva recentemente visitato i porti di Cuba e Venezuela e per la prima volta raggiunto l’Oceano Pacifico attraversando il Canale di Panama, visitando i porti di Nicaragua e Panama. Chirkov ha inoltre informato che un gruppo di 10 navi da guerra e navi ausiliarie, accompagnate da quattro navi rompighiaccio nucleari, in questo momento si addestrano sulla rotta del Mare del Nord. Questo gruppo operativo è guidato dalla più potente nave da guerra della Russia e ammiraglia della Flotta del Nord, l’incrociatore ‘Pjotr Velikij’ (Pietro il Grande). “Per la prima volta in assoluto, tutte le navi nucleari della Russia, l’incrociatore pesante lanciamissili nucleare ‘Pjotr Velikij’ e i rompighiaccio nucleari ‘Jamal’, ‘Vajgach’, ‘Tajmyr’ e ’50 Let Pobedij’, si sono unite per svolgere un compito combinato“, ha detto Chirkov, aggiungendo che le navi rompighiaccio assistono la task force nel passaggio dello stretto tra la penisola di Tajmyr e l’arcipelago della Severnaja Zemlja, e ora il gruppo continua navigando verso est, attraversando il Mare di Laptev. Chirkov ha anche detto che un gruppo di navi da guerra della Flotta del Pacifico, guidato dall’incrociatore lanciamissili ‘Varjag’, è attualmente schierato nel Pacifico sud-occidentale, per eseguire un’esercitazione di prontezza operativa. “Questo gruppo prenderà parte alle esercitazioni internazionali delle forze navali dei Paesi della regione Asia-Pacifico, e poi prenderà parte alla celebrazione del centenario della Reale Marina Australiana”, ha detto Chirkov.
La Marina russa continua a combattere la pirateria marittima, schierando i gruppi della task force al largo delle coste della Somalia. Nel 2013 due gruppi navali, uno della Flotta del Nord e un altro della Flotta del Pacifico, hanno protetto le vie marittime nei pressi del Corno d’Africa. Navi da guerra russe hanno accompagnato 19 convogli attraverso quelle acque pericolose, provvedendo alla sicurezza di 105 imbarcazioni provenienti da 27 Paesi e una volta evitando la cattura di una nave mercantile.

Copyright © 2013 Global Research

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Navi da guerra cinesi verso la Siria
RUVR, 11 settembre 2013

La scorsa settimana, sono apparsi degli articoli sull’invio da parte della Cina di una grande nave da assalto anfibio, la Jinggangshan, verso le coste siriane. Se questa informazione sarà confermata, dimostrerebbe un cambiamento di atteggiamento della Cina in relazione ai conflitti locali che coinvolgono gli Stati Uniti. Forse, presto, la Cina come la Russia inizierà ad usare la propria flotta per mostrare bandiera, fornire sostegno politico e garantire i rifornimenti agli alleati. Non si può escludere che in futuro tali operazioni siano condotte congiuntamente con la Russia. E’ proprio in preparazione a tali scenari, che sono stati condotti importanti studi dalle marine russa e cinese, negli ultimi anni. La Cina ha già inviato navi da guerra in zone di conflitto. Nel 2011, la fregata Xuzhou, che operava nel Golfo di Aden, è stata inviata sulle coste libiche per assicurare l’evacuazione di cittadini cinesi. Tuttavia, l’invio della Jinggangshan verso le coste siriane, potrebbe avere una motivazione diversa.  Secondo i media cinesi, vi erano in tutto 46 cittadini cinesi in Siria, alla fine di agosto. Una nave da assalto anfibio da 28000 tonnellate non è appropriata per la loro evacuazione. Un tale numero di persone può essere rapidamente rimpatriato in auto verso i Paesi vicini, e poi in aereo per la Cina.
La Russia invia regolarmente navi da sbarco verso le coste siriane. Il 4 settembre, secondo fonti informate sulla cooperazione tecnica e militare russo-cinese, queste navi trasportano solo armi per la Siria. La Russia ha iniziato ad usare navi da assalto anfibio, dopo che l’anno scorso la Gran Bretagna aveva impedito il passaggio verso la Siria di un cargo civile che trasportava elicotteri riparati dell’esercito siriano. A differenza delle navi civili, le navi d’assalto anfibio non possono essere fermate o internate. I viaggi regolari verso la Siria sono diventati un problema per le forze d’assalto anfibio della flotta russa, in quanto possiede un numero limitato di tale naviglio, che è anche tecnicamente obsoleto. Tuttavia, altre due navi sono state inviate, quando gli Stati Uniti preparavano l’operazione per la Siria. Se necessario, potrebbero essere utilizzate per evacuare i cittadini russi.
Russia e Cina sono in grado di sostenere politicamente il governo siriano contro la pressione straniera. La crescente importanza della Cina tra gli altri Paesi in via di sviluppo, l’ha convinta ad essere più attiva sui temi più avanzati della politica internazionale. È probabile che nel prossimo futuro, la Cina sia sempre più presente nelle attività della coalizione, e non si può escludere che potrà svolgere proprie operazioni.

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Un nuovo mondo è creato in Asia: la Cina vuole far rivivere la Via della Seta…
Strategika51 15 settembre 2013

Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati fomentato il mondo sul caso siriano, scontrandosi frontalmente con la Russia, la Cina ha mantenuto un profilo basso, ma avanza a passi da gigante. Dall’affare Edward Snowden, però, Pechino è furiosa. Derogando dal loro tradizionale senso della proporzione e della discrezione, gli attuali leader della Cina non possono più evocare Washington senza una lunga bordata di ingiurie. Ma a differenza dei russi, mantengono un silenzio molto inquietante. Soprattutto perché conoscono meglio di chiunque altro, compresi i più stretti alleati di Washington, la vera natura della politica estera degli Stati Uniti e i suoi obiettivi reali. Il tredicesimo vertice della Shanghai Cooperation Organization, che si tiene quest’anno a Bishkek, in Kirghizistan, permette d’individuare alcuni aspetti della strategia cinese e della natura della reazione della Cina allo sconvolgimento geopolitico e geostrategico “causato” dagli Stati Uniti intenti a mantenere la loro egemonia. Mentre Washington ha minacciato la Siria di un intervento da fine del mondo, la Cina ha esteso il suo filo di perle fino al Mar Rosso e ha tentato un raid nel Mediterraneo orientale. Piccola sorpresa, questa collana di perle, che si pensava andasse da est a ovest, cerca una diramazione al di là dello stretto di La Perouse e di entrare, per il momento timidamente, nelle acque del Pacifico settentrionale, a poche miglia nautiche dall’Alaska…
La grande sorpresa è quella menzionata dal presidente cinese Xi Jinping al vertice di Bishkek, quando non ha mancato di ricordare che la provincia dello Shaanxi è stata la base di partenza della Via della Seta, e che il suo Paese è impegnato a creare una “cintura economica lungo tutta la vecchia strada”, in collaborazione con l’Asia centrale e la Russia. In altre parole, Pechino non si propone niente di meno che realizzare la mega-integrazione eurasiatica in un mercato di tre miliardi di persone, il più grande mercato del mondo. L’antica via della seta passava attraverso l’attuale Afghanistan. Pechino non decide mai alla leggera. Questo significa che i cinesi si aspettano il ritiro statunitense dal Paese per posizionarvisi. Pechino ha riconosciuto la sconfitta degli eserciti della potenza militare più importante del mondo e dei suoi alleati nella NATO e dell’ISAF in Afghanistan, dove non hanno potuto sconfiggere la guerriglia dei contadini sulle montagne.
In parallelo all’espansione della collana di perle nei Mari del Sud, la Cina proseguirà quindi nella realizzazione del corridoio strategico che si estende dal Mar Cinese Meridionale al Mar Baltico, cosa che le invasioni statunitensi di Afghanistan e Iraq cercavano di ritardare. Pechino ha ora il pieno supporto della Russia e di potenze regionali come l’Iran. Ovviamente, la Cina non può raggiungere questi obiettivi senza potersi prima sbarazzare del “terrorismo” e del separatismo usati da Washington per creare caos e anarchia. La sfida è immensa. Si tratta del grande gioco geostrategico globale. Il controllo della Cina sull’Eurasia, o almeno di gran parte della mezzaluna che si estende tra Urumqi e Baghdad, con la curva convessa che attraversa le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, farebbe perderebbe alle multinazionali statunitensi dieci progetti per  gasdotti e condutture.
Il vertice Bishkek ha anche adottato una posizione unitaria tra Cina, Russia e Iran sul caso siriano, che stava quasi per degenerare. Certo, la raffinata controffensiva diplomatica russa ha salvato la faccia del presidente degli Stati Uniti e la pace mondiale, minacciata da una guerra che nessuno sapeva dove avrebbe portato. È interessante notare che gli statunitensi e gli israeliani hanno lanciato  dalle coste spagnole due missili sconosciuti verso la Siria, ma sono stati intercettati in volo dalla difesa balistica russa. Ma tutti a Bishkek sanno che è solo un rinvio. E la superpotenza degli Stati Uniti è sempre pronta a innescare un cataclisma globale. Da qui l’approccio morbido della silenziosa Cina, le cui ambizioni non soffrono di alcuna ambiguità.
In contrasto agli interminabili conflitti in cui si dibatte l’egemonia degli Stati Uniti, nasce un nuovo mondo in Asia…

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il pistolero di Hollywood

Elicotteri neri, basi sotterranee, armi laser e la morte misteriosa dello sceneggiatore di Schwazenegger…
Matthew Alford e Robbie Graham, FT266, settembre 2010

devore7Mentre passava le ore piccole della notte californiana, Gary Devore insisteva con sua moglie Wendy: “Sto pompando adrenalina pura“. “Questa non era una normale telefonata… sentivo che mi stava avvertendo“, Wendy ricordò più tardi. “Ti amo“, gli aveva detto, attendendo. “Ci vediamo dopo” Gary borbottò. E’ stata l’ultima volta che Wendy Oates-Devore parlò con suo marito, lo sceneggiatore 55enne di Hollywood che aveva lavorato a dei progetti importanti con star del calibro di Kurt Russell, Christopher Walken e Arnold Schwarzenegger.
Sembrava fosse stato inghiottito dall’autostrada del deserto. Gary era di ritorno dalla residenza dall’amica attrice Marsha Mason, del New Mexico, dove aveva appena terminato una sceneggiatura che, aveva detto alla moglie, sarebbe stata la sceneggiatura del film più duramente anti-hollywoodiano che avrebbe mai visto. Un anno dopo, nell’estate del 1998, la sua auto fu trovata immersa in un acquedotto aperto da una squadra di polizia, a seguito della soffiata di un ‘investigatore dilettante’. All’interno del veicolo, legato dalla cintura sul sedile anteriore e in abiti da cowboy, c’era il cadavere scheletrico di Gary.
Il Californian Highway Patrol ha scritto una relazione di 158 pagine che dichiarava l’incidente: caso chiuso. E questo sarebbe stato… tranne per il fatto che molti di coloro che hanno conosciuto Gary Devore rimangono convinti che l’indagine ufficiale sia stata una messa in scena, che Gary sia stato assassinato, e che lo stesso governo statunitense ha cercato di eliminare le sue impronte digitali dal caso.
Gli script di Gary, un remake del film del 1949 The Big Steal, doveva essere un thriller d’azione ambientato sullo sfondo dell’invasione di Panama del 1989 da parte degli Stati Uniti e della caduta del suo dittatore, l’ex asset della CIA Manuel Noriega. Doveva essere il debutto alla regia di Gary e le aspettative erano alte. Gary era assistito, nelle sue ricerche, dal suo vecchio amico Charles ‘Chase’ Brandon, veterano agente della CIA, primo cugino di Tommy Lee Jones e anche nuovo volto pubblico dell’agenzia a Hollywood e, secondo il pubblicista di Gary, Michael Sands, “il vero Jack Bauer” riferendosi alla fiction del super-agente della serie televisiva 24.
Tuttavia, la sceneggiatura era acutamente critica verso la politica estera statunitense, presentando l’immagine di un Paese devastato dai militari USA e in cui servizi segreti dell’esercito degli Stati Uniti organizzavano il furto dei narcodollari di Noriega. Una prima bozza ottenuta dagli autori traccia i lineamenti dei suoi principali personaggi come: “Merda, abbiamo davvero cacciato nella merda questo piccolo Paese, solo per avere un solo uomo (Noriega). E’ imbarazzante.”, “avviando una guerra non puoi perdertene i vantaggi per della morale” e “una piccola zuffa amichevole per dare lustro alla tua squadra“.

L’uomo che non c’era
La spiegazione ufficiale quale ‘incidente’ della morte di Gary è sicuramente creativa, se non altro. Secondo i calcoli della polizia, per finire nell’acquedotto, Gary avrebbe dovuto guidare spingendosi oltre i 110 chilometri all’ora e senza fari , che sarebbero stati deliberatamente spenti, ha rivelato l’inchiesta, contromano per 3,2 km in una strada principale, inosservato e attraversando il solo buco nel guardrail stradale, largo solo 5 metri; il tutto senza causare alcun danno al guardrail o all’auto. “Evel Knievel,* nella sua serata migliore, non avrebbe potuto farlo“, sbuffa l’investigatore privato di Hollywood Don Crutchfield.
Ufficialmente, il relitto è stato scoperto in seguito ad alcune soffiate di uno specialista di assicurazioni sugli incidenti del colosso aerospaziale Lockheed-Martin. L’ex-moglie di Gary, e Babylon a 5 stelle, Claudia Christian scoprì delle circostanze sospette dicendoci via e-mail: “I miei amici (uno dei quali è un ex-marine) usarono attrezzature a infrarossi nell’acquedotto dove fu trovato, giorni dopo la sua scomparsa, e non trovarono nulla… quindi erano convinti che la sua auto e il corpo siano stati messi lì.”
Un certo numero di cose mancavano dall’auto di Gary, il computer portatile contenente The Big Steal, la pistola e le munizioni che portava sempre con sé nei lunghi viaggi… e le sue mani. In seguito alle proteste di Wendy, la polizia ha scoperto le ossa delle mani sul sedile posteriore e nel limo sul fondo della vettura, ma nessuno di loro includeva il mignolo deforme di Gary, che avrebbe confermato l’identità del corpo. Ancora insoddisfatta, Wendy ha commissionato una seconda autopsia al dottor David Posey (coadiuvato dal dottor Robert Byrd), ma lei sostiene che la loro relazione non è mai stato compilata e da allora si trova in uno stato di limbo, incerta anche se il corpo fosse quello del marito.
Abbiamo ottenuto una copia della relazione di Posey, la quale afferma che il corpo fosse in effetti di Gary Devore. Inoltre confermava le sorprendenti voci che le ossa della mano fornite dalle autorità avessero più di duecento anni. Che cosa implicano queste mani così vecchie? Una castroneria dell’ufficio del primo coroner? Una tattica della polizia per alleggerire i pensieri di una vedova in lutto? O segni di un assassinio professionale? Posey è d’accordo con il verdetto originale, che l’esatta causa della morte è “indeterminata”, ma con un addendum agghiacciante: “omicidio”.

Bad company
La scoperta del veicolo di Gary è stata caratterizzata da un altro sinistro momento, la presenza di un misterioso elicottero nero senza segni. L’episodio è stato ricordato da Mike Burridge, allora responsabile dell’informazione pubblica per il dipartimento dello Sceriffo di Santa Barbara: “Mentre stavamo concludendo per il pomeriggio, ero in piedi accanto al cameraman di una rete nazionale (CNN) che mi diede un colpetto sulla spalla, e disse: ‘Hei, è il vostro elicottero?’” Burridge guardò per vedere l’elicottero che si avvicinava, “molto velocemente, quasi come se stesse seguendo il percorso dell’acquedotto, e molto basso”. “Non è nostro“, disse Burridge, “è vostro?“No”, rispose il cameraman, “non abbiamo un elicottero del genere“. Burridge poté vedere “qualcuno nei sedili posteriori che stava facendo delle riprese“, e suggerì al cameraman di rispondere nello stesso modo. Tuttavia, “non appena ha messo la telecamera sul cavalletto, puntandoglielo e iniziò a registrare, l’elicottero decollò via. (Il cameraman) mi ha detto che quando ha guardato, non ha visto segni, non c’era il numero di coda, nessun codice, tutti quelli dentro l’elicottero indossavano abiti scuri, era completamente nero. Ho potuto vedere la maggior parte di ciò a occhio nudo, era così vicino… ciò mi ha insospettito, ovviamente, su… chi ci fosse in quel velivolo.”
Ancora più strano, il giorno dopo Burridge ricevette telefonate indesiderate da un uomo di nome ‘Anderson’, che si identificava come un Air Force Public Information Officer. Secondo Burridge, “Anderson ha detto che loro (l’US Air Force) ricevevano molte interferenze radio dall’area esterna (all’Edwards Air Force Base)… così mandarono una troupe per un controllo.” Così è stata spiegata la presenza del misterioso elicottero. Poco dopo, tuttavia, un’agenzia stampa apprese dell’incidente e decise di chiamare il numero che ‘Anderson’ aveva dato a Burridge, ma il numero non esisteva. Perplesso, Burridge decise di indagare presso l’Air Force Public Information Office, che rispose: “No, non abbiamo mai sentito quel nome (Anderson), e non sappiamo di che cosa stia parlando.”
Questo non fu il solo vicolo cieco cui Burridge è incappato durante l’inchiesta su Devore. A ulteriore testimonianza, corroborata da Wendy e dai suoi amici,  spiega come ‘Chase’ Brandon della CIA si presentasse a casa di Wendy, pochi giorni dopo la scomparsa, e si chiudesse nell’ufficio di Gary. Un amico di Wendy era andato nella stanza per cercare un maglione e vide Brandon piegato sul computer di Gary. Poco dopo, scoprirono che il computer era stato congelato a tempo indeterminato e che, quindi, era svanita l’intera ricerca di Gary e le versioni precedenti di The Big Steal. Preoccupato per le azioni di Brandon, Burridge decise di porgli alcune domande. Tuttavia, il dipartimento dello Sceriffo “ebbe un periodo molto difficile nel comunicare con quella persona (Brandon), al punto che oggi si rifiuta di rispondere alle nostre telefonate e alle nostre lettere“. Nell’esasperazione, Burridge chiese aiuto all’FBI, che  accettò d’interrogare Brandon, sorprendentemente, presso la sede centrale della CIA a Langley, in Virginia, sugli eventi che ebbero luogo nella casa di Wendy. L’FBI riferì a Burridge che non vi era alcuna necessità di seguire questa pista.
Cosa stava facendo Brandon a casa di Gary? Approfittava di un momento di calma per ricordare un vecchio amico, come ha spiegato Wendy? Conduceva una sua indagine sulla sparizione, memore forse che gli stretti familiari sono spesso i sospetti più probabili? O cercava delle informazioni sensibili che aveva fornito a Gary sulle attività della CIA a Panama?

Spy game
Secondo Wendy, Gary era “molto turbato” per la sua ricerca su Panama, soprattutto per i test sulle armi degli Stati Uniti e un presunto riciclaggio di denaro sporco. Una volta aveva detto che gli Stati Uniti avevano utilizzato armi laser illegali per tagliare in due un autobus pieno di civili panamensi che poi seppellirono in tombe anonime. Fino ad oggi, Wendy non può togliersi dalla testa il marito nel suo ufficio poco illuminato che, una sera, era stranamente curvo sulla sua scrivania, con la testa fra le mani: “Più in profondità si guarda, più sporca diventa la cosa“, aveva detto.
E’ ben noto che a Panama gli Stati Uniti sperimentarono tecnologie recenti come lo Stealth Fighter (caccia invisibile), l’elicottero d’attacco Apache e i missili laser-guidati. Ma esistono anche più testimonianze che descrivono l’uso, da parte del Pentagono, di armi sperimentali a fascio di particelle imbarcate su aeromobili militari. Il professore Cecilio Simon dell’Università di Panama descrive dei combattenti “letteralmente fusi con i loro fucili“, automobili ‘laserizzate’ e “dardi avvelenati che producono emorragie massicce“. L’ex ministro della Giustizia statunitense Ramsey Clark fu oltraggiato dall'”uso di armi sofisticate, semplicemente per testarle“, da parte del Pentagono. “Soprattutto, però“, disse Clark, “c’è stato un uso al di là di ogni necessità concepibile, solo per pura potenza di fuoco… solo un uso eccessivo della forza aldilà di ogni possibile giustificazione.”
Curiosamente, durante l’anno in cui Gary era dato disperso, tre uomini in abiti civili, ma con un ‘look militare’, si avvicinarono a Wendy di punto in bianco mentre stava uscendo da un esame di guida e dissero senza mezzi termini che il soggetto di Panama, essendo un “evento pericoloso e sporco”, era meglio evitarlo, prima di sparire bruscamente. Ricordando il fratello, la sorella di Gary, Judy dice: “Fin da quando era un ragazzino voleva essere, e sognava di diventare, un cowboy“. Ma l’immagine di Gary sedicente cowboy divenne più marcata con la sua mise in stile frontiera: sotto lo Stetson era davvero un duro, per non dire un donnaiolo. Ma chi era veramente Gary Devore, e qual è stata la vera natura del suo rapporto con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti?
Wendy dice che una volta vide “strani simboli” sul computer del marito. Quando chiese cosa fossero, Gary rispose “codici di cifratura” ma, non essendo esperta in materia di computer, al momento non chiese altro. Claudia Christian fa una simile affermazione: “Mi ricordo quando eravamo sposati. Entrai nel suo ufficio senza preavviso e vide quello che sembrava essere scritto in cirillico sul suo computer. Era furioso con me per averlo disturbato (scoperto?)“. Pochi mesi dopo la scomparsa di Gary, Wendy ricevette la visita di un presunto dipendente, in pensione, della National Security Agency (NSA, l’agenzia di intelligence altamente segreta, specializzata nella intercettazione di comunicazioni e decifrazione delle informazioni crittografate. Gli espresse la sua opinione che la scomparsa di Gary fosse in qualche modo collegata con scandali sullo spionaggio ad alto livello, risalenti alla metà degli anni ’90, come la vendita di segreti di Stato alla Russia da parte di Aldrich Ames della CIA e di Robert Hanssen dell’FBI. Disse a Wendy: “Non uccidiamo mai i nostri“, ma espresse le sue preoccupazioni che Gary potesse essere caduto nelle mani di mafiosi russi legati ai servizi segreti degli Stati Uniti. Consigliò a Wendy di guardare più in profondità nel passato di Gary e, al momento del controllo delle finanze di suo marito, lei scoprì un milione di dollari in titoli di Stato nel fondo pensione. “Lo riceviamo tutti“, disse l’uomo della NSA, cripticamente. La NSA ci informa che Gary non ha lavorato per loro, ma si rifiuta di rilasciare tutte le informazioni d’intelligence che lo riguardano, citando una serie di leggi in materia di spionaggio, sicurezza e crittografia.

Stealth
Nei primi anni ’90, Gary si recò in una base militare nel deserto del Nevada, mentre lavorava su un film, poi abbandonato, chiamato Stealth, per conto del produttore Walter Mirisch. Wendy scoprì del viaggio di suo marito solo quando s’ imbatté, nella soffitta di casa, in una foto di Gary seduto su un aereo Stealth, dentro una struttura a ‘capannone tipo quonset’. Nella sua autobiografia, Mirisch afferma che fece un viaggio al Tonopah Test Range, nel deserto, in connessione con lo stesso film. La base, denominata anche Area 52, era nota per aver ospitato i Lockheed F-117 Nighthawk, utilizzati con grande efficacia nella guerra del 1991. Sembra probabile che il viaggio di Gary in Nevada sia stato anche nella base di Tonopah, sollevando ulteriori interrogativi sul suo livello di nulla osta di sicurezza.
A portarci ancora di più nella Twilight Zone è l’amica di Wendy, Karen Prisant Ellis, una sensitiva che aveva lavorato con la polizia in vari casi. Fu  tramite  Ellis, poco dopo la scomparsa di Gary, che Wendy fu contattata da un colombiano a cui faremo riferimento come ‘Carlos’. Dopo mesi senza alcun indizio, incuriosita e disperata, Wendy accettò di incontrarsi con Carlos, in presenza di Ellis, in un ritiro a Escondido. Lì, Wendy ascoltò Carlos che raccontargli di aver incontrato Gary mentre lavorava in un impianto sotterraneo gestito dall’azienda della difesa Rocketdyne, in cui i chip localizzatori venivano impiantati a ognuno dei lavoratori, nel muscolo pettorale destro. Carlos sostenne che era stato reclutato dalla CIA per via delle sue conoscenze sull’elettromagnetism, e che aveva preso 10 anni per potersi sganciare dall’Agenzia, dopo aver rimosso illegalmente il suo chip. Carlos disse a Wendy che aveva visto il caso Devore in TV, e che stava morendo di cancro a causa della natura del suo lavoro alla Rocketdyne e che le voleva far sapere che  pensava che Gary fosse un uomo buono. “Molti tipi strani spuntarono dal nulla, all’epoca” spiega Wendy, “così non presi nota di Carlos. Ma l’uomo era chiaramente vicino alla morte… Perché un uomo che sta morendo trascorre i suoi ultimi giorni per raccontarmi, da perfetto sconosciuto, una storia falsa?
Una delle più grandi pubblicità della Rocketdyne, o piuttosto notorietà, è la   parziale fusione nucleare che si verificò presso la sede principale dell’impianto di Santa Susana, nel 1959, insieme a numerosi sversamenti tossici prima e dopo quel fatto. Uno studio finanziato dallo Stato ha stimato che l’incidente rilasciò fino a 300 volte più radiazioni dell’infausto incidente di Three-Mile Island e potrebbe aver scatenato almeno 260 casi di cancro tra i dipendenti della Rocketdyne. Se il malato di cancro Carlos aveva davvero lavorato alla Rocketdyne di California, quasi certamente avrebbe trascorso molto tempo presso l’impianto di Santa Susana. Carlos potrebbe essere stato tra quei contaminati?
In tema di basi sotterranee, l’auto di Gary fu scoperta nel cuore del complesso militare-industriale degli USA, l”Aerospace Valley‘ della California meridionale, così soprannominata dagli abitanti del luogo per i numerosi importanti impianti aerospaziali, militari e aziendali. Solo a 10 minuti di macchina dalla scena dell’incidente’ di Gary si trovano gli Skunk Works della Lockheed-Martin, luogo di nascita di U-2, SR-71 e F-117. A nord si estende la sensibile Edwards Air Force Base, a due passi da cui si trova il Denny’s Diner dove Gary mangiava durante i suoi ultimi movimenti noti. Fu nel parcheggio non controllato del ristorante, dove Wendy sospetta che il marito sia stato abbordato. All’estremo est della valle, la McDonnell-Douglas ha una base per ricerche elettromagnetiche, e ad ovest, presumibilmente tuffandosi per 42 livelli di profondità tra le colline dei Monti Tehachapi, siede l’impianto della Northrop, il misterioso ‘formicaio’ dove, secondo persone che sostengono di avervi lavorato, dei pattugliatori fluttuanti orbitano sui corridoi, tenendo sotto controllo i dipendenti, e dei campi di forza operano al posto delle porte.

Nemico dello Stato
Se c’è anche un briciolo di verità nelle storie che collegano Gary ai Black Project e all’NSA, e quindi che a dei motivi per ‘scomparire’, non lo si saprà mai sicuramente. Poi c’è la CIA. Quanto vicino era Gary all’Agenzia? Il suo rapporto con Brandon risale al 1986, quando Gary fu testimone di nozze di Tommy Lee Jones, e parlava con Brandon spesso per telefono, nelle settimane precedenti la sua scomparsa. Brandon disse al sito d’intrattenimento UGO.com: “Sono stato un funzionario dell’Agenzia per 30 anni, 25 anni sotto copertura… Non è un lavoro o una carriera. E’ uno stile di vita, una vita d’inganni. Devi uscire e procurarti informazioni e trovare persone che sono disposte a lavorare per te. Tu non sei un agente, ma un ufficiale che trova gli agenti per avere informazioni.” Era Gary una delle reclute di Brandon? Se è così, certamente non sarebbe stato il primo uomo dell’Agenzia a Hollywood (vedi “La CIA a Hollywood“). Ma i servizi segreti hanno davvero deciso la morte di uno sceneggiatore di film? Sarebbe altamente irregolare. E tuttavia, per l’Agenzia, con una presenza rafforzata di recente a Hollywood, The Big Steal di Gary Devore avrebbe rappresentato un improvviso e scomodo passaggio in questioni politiche per colpa di un cowboy con la reputazione di appoggiarsi alle sue pistole. Cosa avrebbe impedito a Gary dal spifferarlo alla stampa, durante la promozione di The Big Steal? E se il film fosse stato un successo del nuovo regista, allora che cosa potrebbe aver tentato di fare dopo? D’altra parte, forse è stato, come le autorità insistono, solo un terribile incidente. Forse Gary, dopo una corsa estenuante di 12 ore, aveva fatto una serie di decisioni temerarie (spegnendo i fari, guidando nel senso sbagliato dell’autostrada ad alta velocità). Forse, ma questa versione ufficiale degli eventi non potrà mai convincere coloro che hanno conosciuto bene Gary. “Penso che sia stato ucciso“, dice Claudia Christian. “Lui non si sarebbe mai addormentato sulla strada, era un autista da lunghe distanze, questo è quello che ha fatto pensando agli script… avrebbe guidato per giorni e giorni.”
La stampa locale e nazionale smise di fare domande quando la vettura di Gary fu scoperta. Pochi programmi televisivi hanno discusso il caso, anche se nulla è stato trasmesso circa il collegamento ai servizi segreti. Nel 2001, E! Entertainment trasmise un episodio su Gary nella serie Mysteries and Scandals, che incluse una discussione franca che proponeva la possibilità di un coinvolgimento della CIA. I registi dicono che la puntata fu ritirato prima dalla trasmissione all’ultimo momento. Abbiamo contattato l’allora capo di E! per una spiegazione, ma anche se inizialmente era aperto alla discussione,  bruscamente interruppe il contatto quando parlammo della CIA. Per quanto riguarda Wendy Oates-Devore, non ha mai creduto nelle teorie cospirative, ma la natura della scomparsa di Gary la perseguita. Fece innumerevoli domande ma non  ricevette risposte soddisfacenti. “Non voglio un finale alla Rashomon” dice riferendosi alle molteplici interpretazioni di ciò che è effettivamente emerge dal famoso film di Kurosawa. Purtroppo, nel caso di Gary Devore, un finale alla Rashomon è tutto quello che abbiamo poiché vi è una verità apparentemente ineluttabile, come lui stesso disse una volta: “Più si guarda in profondità, più la cosa è sporca.”

La CIA a Hollywood
1361577385La CIA ha avuto una lunga storia a Hollywood. Nel corso degli anni ’50, l’asset della CIA, Luigi G. Luraschi, usò la sua posizione di capo della censura nei Paramount Studios per allineare il contenuto dei film agli ideali dell’Agenzia. Le scene che ritraevano gli Stati Uniti in cattiva luce furono tagliate; a film come ‘Mezzogiorno di fuoco’ (1952) fu impedito di ricevere certi riconoscimenti, e ‘negri’ ben vestiti venivano collocati in ambienti lussuosi, per suggerire che gli Stati Uniti non avessero un problema razziale. Al fine di domare o comunque sovvertire il loro contenuto, la CIA assisteva anche segretamente agli adattamenti del film di George Orwell, ‘1984’ (1954) e ‘La fattoria degli animali‘ (1955), così come a The Quiet American di Graham Greene (1958).
Alla metà degli anni ’90, l’Agenzia creò il suo ufficio di collegamento dell’intrattenimento, guidato da ‘Chase’ Brandon, presumibilmente nell’ambito del suo mandato più ‘aperto’. In verità, il ruolo della CIA a Hollywood rimane decisamente oscuro. Nel caso delle produzioni ‘assistite’ dalla CIA come Bad Company (2002), 24 (dal 2001) e Spy Game (2001), dove neanche isolati commenti provengono da chi si occupa dall’indicare ciò che accade sul set (anche se noi sappiamo che la CIA ha ritirato la sua approvazione a quest’ultimo). Altri sono meno timidi, come Alias (2001-06), con la star Jennifer Garner, che sembra un non retribuito annuncio di reclutamento per i suoi (di Garner, NdT) amici di Langley.
La CIA può anche avere usato l’intrattenimento per fini di guerra psicologica e per sviluppare degli scenari per il mondo reale, come la professoressa della Texas State University, Tricia Jenkins, ha appreso in una serie di interviste sensazionali per il suo libro di prossima pubblicazione ‘For Our Spies Only‘. Michael Frost Beckner, creatore della serie TV The Agency (2001-03), ricorda che Brandon gli telefonò per suggerirgli una trama che coinvolgeva la tecnologia d’identificazione biometrica. Quando Beckner interrogò Brandon sul realismo della storia, Brandon gli disse “mettilo da parte se l’abbiamo o no. Anche i terroristi guardano la TV. Li spaventerà.” Per un altro episodio, Brandon suggerì di utilizzare un drone Predator equipaggiato con missili Hellfire per uccidere un generale pakistano, chiedendo a Beckner di “vedere come va, come potrebbe funzionare“. Un mese dopo la trasmissione dell’episodio, la CIA assassinò un generale pakistano con missili Hellfire lanciati da un drone Predator.Io non sono un grande teorico della cospirazione“, dice Beckner, “ma non sembra sia stata l’unica sinergia, quella volta lì“.

*Famoso stuntman motociclista statunitense.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La DEA coordina il traffico di droga in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/11/2012

L’ispettore Franklin Chase Brewster, 39 anni, a capo delle indagini sui casi particolarmente importanti di traffico di droga a Panama, è stato avvelenato il 3 luglio 2006. Brewster, come molti altri membri del personale, teneva il cibo portato da casa nel frigo che si trovava in uno degli uffici. Dopo aver pranzato e bevuto l’acqua da una bottiglia di plastica, si senti male e cominciò a lamentare mancanza di respiro, febbre, vertigini e nausea. Mezz’ora dopo, ancora cosciente, chiese di essere portato al National Hospital. Due settimane più tardi morì tra dolori lancinanti. Gli investigatori panamensi dichiararono alla stampa che, con ogni probabilità, Brewster era stato avvelenato con pesticidi organofosfati… Brewster era un agente di successo, un brillante laureato presso l’Accademia della DEA (Drug Enforcement Administration – Ufficio del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti). Si era specializzato nei cartelli della droga colombiani, e aveva condotto numerose operazioni di successo scoprendo i canali per il riciclaggio dei narcodollari, e aveva partecipato allo smascheramento dei complici del boss della droga panamense Pablo Rayo Montano. Brewster non fu coinvolto in alcun caso di discredito. Era molto apprezzato per la sua carriera ed era un padre di famiglia esemplare.
Si potrebbe pensare che l’assassinio del massimo esperto nella lotta al narcotraffico avrebbe mobilitato tutte le strutture della polizia di Panama, e allarmato l’agenzia DEA, che gestisce almeno un centinaio di agenti “sotto copertura”. Niente di tutto questo è accaduto. La morte di Brewster è stata considerata una cosa ordinaria. Due giorni dopo, il suo corpo veniva cremato. L’inchiesta sull’omicidio fu effettuata violando molte procedure d’indagine, snaturando le prove e, di fatto, confondendo la pista. Una dimostrazione dell’indifferenza del caso Brewster della DEA, è stata l’analisi, in un laboratorio presso la sede dell’FBI. Dei campioni di pelle, tessuti, sangue, liquido gastrico e i dati del passaporto di Brewster erano stati erroneamente attribuiti alla vittima, ma alcune delle provette dei campioni, in realtà, contenevano i biomateriali di un’altra persona. Secondo alcuni giornalisti panamensi, i rappresentanti della DEA hanno deliberatamente creato le condizioni per evitare il riconoscimento dei dati, rendendoli inadatti agli esami. Joseph Evans era il ‘responsabile’ delle indagini della DEA, mentre l’addetto agli affari legali David Vatli rappresentava l’FBI. Fu lui che aveva inviato alle autorità inquirenti di Panama i documenti e il biomateriale di Brewster destinati al laboratorio medico dell’FBI: “Nessuna traccia di pesticidi organofosfati era stata rilevata, l’atropina era stata identificata, come l’ossima e la lidocaina”. Il primo farmaco dimostra le cure presso il National Hospital; la lidocaina è un elemento dissonante e non si adatta alle cure. Il documento era stato inviato via fax, senza un adeguato procedimento legale presso l’Ambasciata degli Stati Uniti. Le conclusioni tossicologiche non furono messe a disposizione delle autorità panamensi. E’ importante notare che, in seguito, in una lettera ufficiale al quotidiano Panama America, l’FBI ha negato l’esistenza di tale documento, dicendo che qualche sconosciuto potrebbe aver inviato un fax fasullo. Il giorno dopo la morte di Brewster, una certa organizzazione criminale diffuse un comunicato sulla “riuscita operazione Factura Roja” minacciando i funzionari panamensi che lavoravano con l’FBI e la DEA.
Subito dopo la morte di Brewster, degli statunitensi s’identificarono come agenti dell’FBI, “ma senza un mandato”; erano tre dei più stretti collaboratori di Brewster nella divisione per le indagini sui casi di particolare importanza. Furono portati in camere appositamente attrezzate di un hotel di lusso a Panama City, e interrogati con il poligrafo. Il tutto venne fatto per intimidirli: minacce, aggressioni e ricatto. Durante gli interrogatori divenne chiaro ai panamensi che non avevano a che fare con l’FBI. Riconobbero uno di loro, John Warner, come ufficiale della marina degli Stati Uniti. Quando Giaconda Velez (“uno dei sospetti”) disse che lo statunitense non era dell’FBI, ma della marina, Warner uscì immediatamente dalla stanza e non ricomparve più. Gli interrogatori non ebbero successo. Forse gli statunitensi stavano cercando di creare l’impressione di voler cercare le risposte all’omicidio di Brewster, da cui dipendeva, in gran parte, il successo della DEA a Panama. Sulla base dei materiali di questo caso clamoroso, la giornalista messicana Adela Coryate, che aveva lavorato per molti anni a Panama, nel 2011 scrisse e pubblicò il libro Sulle tracce del narcotraffico. In qualità di giornalista del quotidiano Panama America, doveva coprire gli eventi che circondavano la morte dell’ispettore Brewster. Tutto puntava al fatto che il suo allontanamento interessava influenti forze politiche a Panama, finanziate dai signori della droga, e l’Ambasciata degli Stati Uniti, che aveva cercato di utilizzare Brewster per raccogliere la sporcizia riguardante alcuni membri del governo panamense. In particolare, utilizzando le più moderne attrezzature, il dipartimento di Brewster si era impegnato in centinaia di intercettazioni di telefoni cellulari (“Operazione Matador“). Il compito era stato formulato in modo specifico: i materiali dovevano essere così convincenti da consentire l’assunzione dei politici più promettenti come agenti d’influenza. Anche se Panama, negli ultimi anni, è stata sistematicamente “integrata” nei piani geo-strategici degli USA, tuttavia devono sempre curarne la continuità e prepararsi a un fidato cambiamento della leadership panamense, affinché continui ad affidarsi a Washington. A quanto pare, Brewster aveva rifiutato di lavorare contro il suo governo. Con questo aveva firmato la sua condanna a morte.
È a Washington che la giornalista si era recata per raccogliere le informazioni mancanti per il suo libro. Negli Stati Uniti incontrò l’opposizione delle autorità. Fu minacciata di arresto e di essere processata con l’accusa di cercare di violare il segreto di Stato. Coryate fu costretta a fuggire dagli Stati Uniti. Ma non si arrese e continuò a raccogliere materiale, trovando molte incongruenze nel modo in cui l’indagine era stata condotta; dei fatti furono nascosti e le circostanze sulla morte di Brewster furono falsificate. Inoltre richiamò l’attenzione sulle statistiche dei sequestri di droga della DEA, a Panama e in altri paesi dell’America Latina. I conti non tornavano, sembrava che centinaia di tonnellate di cocaina, eroina e allucinogeni sintetici sequestrati fossero scomparsi nel nulla. Se davvero è così, cosa è successo? Quali sono i mercati? E chi c’è dietro?
Nuove versioni sui motivi dell’eliminazione di Brewster emergevano nel frattempo. In risposta agli articoli di Adela Coryate, mi sono imbattuto in dichiarazioni (citando fonti della polizia) secondo cui Brewster è stato ucciso per essersi rifiutato di partecipare alle operazioni della mafia “interna” della DEA, al contrabbando di cocaina dalla Colombia a Panama e poi negli Stati Uniti e in Europa. Le tecniche delle intelligence statunitensi coinvolte nel traffico di droga sono ben note: spietati attentati ai concorrenti e creazione di canali sicuri per il trasferimento delle droghe nei mercati. Sempre più spesso, il traffico di droga, nelle discussioni riservate su questo tema, viene visto nei circoli più importanti negli Stati Uniti come una strategica fonte di entrate per il Tesoro, in una situazione di imminente collasso finanziario ed economico. I dipendenti della DEA e dell’FBI, oggetto dell’”indagine” sul delitto Brewster, furono prematuramente ritirati dal paese. L’agente dell’FBI David Vatli ritornò negli Stati Uniti. A Panama, si sparse la voce che era stato licenziato, ma su questo punto ci sono seri dubbi. Joseph Evans fu assegnato in Messico, dove fino a poco tempo fa coordinava le operazioni del suo dipartimento con la polizia messicana. Un modo per non disperdere personale esperto. Tutti i successivi capi della DEA di Panama seguirono la politica strategica dell’ufficio centrale.
Lance Heberle fu coinvolto in una operazione multipla contro il generale boliviano René Sanabria, che attraverso il controspionaggio militare curava la lotta contro il traffico di droga nel suo paese. Veniva spesso indicato come il “miglior allievo della DEA”. Tuttavia, non aveva potuto resistere alla tentazione di arricchirsi rapidamente. Nella città cilena di Arica, Sanabria si incontrava con “narcotrafficanti della Colombia”, accettando di collaborare con loro. Come deposito ricevette una valigia contenente 170 mila dollari. L’intera conversazione venne registrata dagli operatori cileni e statunitensi. La prima spedizione di cocaina verso gli Stati Uniti avvenne tramite il “corridoio verde” organizzato dal generale. Ispirato da questo successo e per proseguire l’attività, Sanabria si recò a Panama, dove venne arrestato dal personale di Heberle e subito trasferito negli Stati Uniti. Dopo un breve processo, con prove inconfutabili, l’ex generale è stato condannato a 17 anni di carcere. Naturalmente, Sanabria incastrò gran parte del governo di Evo Morales, per il quale la lotta contro il traffico di droga è una questione di principio. La coltivazione delle foglie di coca è una tradizione millenaria del popolo, ma la produzione e il traffico di cocaina sono un crimine! In Bolivia, i soci più vicini di Sanabria vennero arrestati o messi sotto inchiesta. L’entourage del Presidente non ha alcun dubbio: nel prossimo futuro la DEA userà Sanabria per screditare il governo, come vendetta per l’espulsione dalla Bolivia del personale delle agenzie.
Panama appare spesso nei rapporti della DEA sulla lotta contro il traffico di droga, in parte a causa della sua posizione geografica e per l’aumento del traffico attraverso il Canale di Panama. La zona di libero scambio crea le condizioni favorevoli per le banche per il riciclaggio dei narcodollari. Come sempre, l’attività rilevante della DEA a Panama è occuparsi delle riserve finanziarie dei cartelli della droga. Pertanto, le operazioni dal carattere sempre più regionale sono condotte senza una sufficiente preparazione, con elementi d’improvvisazione e rischio per i dipendenti. Nel maggio di quest’anno, al Tocumen International Airport di Panama City, due honduregni e un colombiano sono stati arrestati su un aereo con due piloti statunitensi. A bordo sono stati trovati valigie contenenti milioni di dollari. L’equipaggio e i passeggeri sono stati arrestati, ed è iniziata l’indagine durante la quale si è dovuta spiegare la presenza della DEA nell’aeroplano statunitense. L’operazione non era riuscita perché, per ovvie ragioni, nessuno ha reclamato le valigie. Episodi simili, nelle attività della DEA, si verificano sempre più spesso. Sempre più spesso il Congresso degli Stati Uniti mette in discussione la natura della DEA: vuol lottare contro il riciclaggio di denaro o al contrario favorire le attività criminali di questo tipo?
Utilizzando il solito schema della DEA, nel proteggere il personale, Heberle, capo dell’agenzia a Panama, è stato assegnato a un nuovo compito: consigliere politico del comando della IV flotta della marina statunitense, la cui competenza comprende l’America Centrale, i Caraibi e il Sud America. Heberle metterà in comunicazione, in forma ufficiale, il Dipartimento di Stato e il comando della flotta, dando consigli analitici nelle varie operazioni della flotta nella regione. In pratica, le operazioni di Heberle nella DEA non verranno interrotte. Il dibattito sull’uso delle navi della IV flotta dell’US Navy per trasportare stupefacenti dall’America Latina ai porti della costa orientale degli Stati Uniti continua nella blogosfera. La nomina di Heberle è un’altra conferma importante che il traffico di droga, coordinato dallo Stato (anche “sotto la copertura” della marina militare), esiste davvero ed è gestito dalla DEA.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il gangsterismo degli USA rafforza l’Unità latino-americana

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 06.12.2011


A giudicare dalla copertura offerta dai media occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, si aveva l’impressione che l’istituzione della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) sia classificata essenzialmente come una notizia di sfondo. I servizi da Caracas, dove un forum di 33 presidenti e primi ministri dei paesi della regione si sono riuniti il 2-3 dicembre, sono stati volutamente minimalisti, con emozioni superficiali solo in connessione con i problemi di salute del leader venezuelano H. Chavez, che ha ospitato il vertice. Infatti, ha messo in chiaro un certo numero di volte, che aveva lo aveva affrontati ed era pronto a farsene carico per paio di decenni a venire, ma l’Impero, con la sua permanente campagna di disinformazione, non sembra sentirlo.
Tuttavia, il vertice non ha lasciato alcuna possibilità alla nota dottrina Monroe, che solo di recente ha promesso di vivere finché gli Stati Uniti resteranno al loro posto. Già nel 2008, Chavez ha chiesto all’amministrazione statunitense di rottamare la dottrina Monroe, introdotta dal quinto presidente degli Stati Uniti J. Monroe, che implicava che gli Stati Uniti non avrebbero interferito nelle colonie europee, ma in cambio chiedeva d’isolare l’emisfero occidentale dai tentativi di colonizzazione europea. Chavez ribadisce in ogni contatto con i media statunitensi, che Washington dovrebbe abbandonare la dottrina e cita la dichiarazione del terzo presidente statunitense T. Jefferson, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero assorbito una ad una tutte le repubbliche a sud di essi, provando la natura imperiale degli Stati Uniti.
Una più stretta integrazione dell’America Latina, voluta dal liberatore del continente Simon Bolivar, è stata un tema ricorrente durante il forum di Caracas. Bolivar aveva detto nel 1828 che, paradossalmente, gli Stati Uniti erano destinati a seminare la povertà in America Latina, in nome della libertà.  I leader di destra, sinistra e centristi latino-americani, allo stesso modo, hanno fatto spesso riferimento al concetto di Caracas. L’aggressiva politica  estera di Washington evoca spiegabili preoccupazioni nei paesi a sud del Rio Grande. L’Impero usa costantemente la potenza pura per attuare i suoi disegni strategici e geopolitici, immischiandosi con pretesti falsi negli affari degli stati sovrani, e organizzando regolarmente trame con lo scopo di uccidere i politici che lo sfidano. Ora che il Pentagono si è impantanò in Asia e Africa, potrebbero accrescersi le illusioni che l’Impero perda interesse per l’America Latina, anche se mai in realtà, negli Stati Uniti, le attività sovversive contro di essa si sono arrestate. Gli sforzi più seri di Washington, si sono concentrati sull’identificazione di obiettivi strategici in Brasile, Venezuela e Cuba, ma gli alleati degli Stati Uniti come la Colombia, Cile e Messico non devono sentirsi immuni. Gli alleati di oggi possono essere i nemici di domani, e sono anch’essi soggetti a sorveglianza e controllo.
Raul Castro ha esortato i partecipanti al forum ad essere più decisi nel contrastare i tentativi esterni di destabilizzare la situazione nella regione. Ha sottolineato che a Washington non sarebbe stato più permesso di trattare l’America Latina come in passato, quando impose ai popoli del continente modelli di sviluppo sleali e li sottomesse. Castro ha parlato degli ultimi decenni dello spietato blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba, che ha descritto come uno dei peggiori crimini contro l’umanità nella storia. Ha detto che, analogamente, le campagne degli Stati Uniti in Libia e altri paesi sono dei crimini internazionali che, peraltro, rischiano di diventare una norma, data la vergognosa inazione delle Nazioni Unite.
Subito, un paio di osservatori hanno interpretato la creazione del CELAC come la “vendetta storica” dei paesi latino-americani. Dal 1948, tutti essi erano membri della Organizzazione degli Stati Americani, ideata dagli USA, che l’Impero abitualmente governava tramite repressioni, torture e stragi – verso i paesi sfidanti come Guatemala, Nicaragua, Grenada, Panama o Cile. I programmi di tortura messi insieme nella Scuola delle Americhe, sono ancora in uso nei paesi politicamente allineati con gli Stati Uniti.
Vale la pena notare che l’elenco dei presidenti “puniti” da Washington include politici sia di destra che di sinistra. La lista degli assassinati di sinistra – J. Gaitan, in Colimbia, S. Allende in Cile, O. Torrijos a Panama – è quasi infinita. M. Noriega a Panama, però, era senza dubbio di destra ma è stato fatto fuori bruscamente da Washington. Ha lealmente contribuito a fornire le armi degli Stati Uniti ai contras dell’America centrale, ma è stato messo dietro le sbarre da Washington per il business della cocaina, una volta non più necessario. Noriega aveva reso difficile alla DEA  monopolizzare l’invio di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti, via Panama. L’ex presidente colombiano A. Uribe è un potenziale prossimo bersaglio. Uribe è stato fondamentale per organizzare le formazioni paramilitari che hanno lanciato raid sanguinari contro gli insorti. Cercando di rimanere utile ai suoi protettori statunitensi, in seguito ha promosso campagne contro i regimi populisti, inoltrando le invettive di Washington contro H. Chavez, C. Correa e E. Morales. Come tante volte prima, scommettendo sulla gratitudine degli Stati Uniti per “il suo figlio di puttana”, ha dimostrato una malintesa tattica nel caso di Uribe.
Washington abbastanza spesso preme per sanzioni contro i regimi sfidanti nell’Organizzazione degli Stati Americani. Non c’è dubbio che Chavez abbia attirato l’ira di Washington più di ogni altra figura politica latinoamericana nel recente passato. Il leader venezuelano ha guidato la riforma dell’OPEC che ha fissato dei prezzi dell’energia più giusti, e quindi non poteva non far arrabbiare gli Stati Uniti, ha fermamente avanzato l’integrazione latino-americana e, con il sostegno della Russia e della Cina, ha avviato il riarmo delle forze armate venezuelane. Chavez rimprovera l’Organizzazione degli Stati americani – una formazione obsoleta, inefficiente e ostile, nelle sue parole – per il suo orientamento pro-USA e sostegno de facto al blocco imposto a Cuba. Chavez e i suoi alleati del Nicaragua, ecuadoriani e boliviani, mettono in discussione la capacità dell’Organizzazione degli Stati americani a sostenere una riforma sensata, e a ritenere che un ritiro dall’alleanza malandata potrebbe essere la soluzione ottimale.
E’ chiaro che la sicurezza regionale farà salire più in alto nell’agenda il CELAC. In privato, i leader latino-americani discutono da lungo tempo del potenziale impatto che possa avere l’instabilità socio-economica degli Stati Uniti, soprattutto nelle più ampie implicazioni dell’attuale crisi globale. Ad oggi, le guerre condotte da Washington sono di tipo apertamente gangsteristico, l’obiettivo palese è quello di minare completamente la configurazione globale esistente, nell’interesse della Pax Americana. Di conseguenza, la priorità strategica dell’impero è neutralizzare al massimo i centri alternativi di potere. Chavez sostiene che, in assenza di una stato di guerra permanente, le possibilità dell’Impero di rimanere a galla sono poche: l’economia statunitense si troverà ad affrontare una crisi ancora più profonda, a meno che il saturo complesso militare-industriale del paese perpetui un completo carico di lavoro. Il recente attacco degli USA contro un checkpoint del Pakistan  nucleare, invia al mondo un minaccioso messaggio, le cui motivazioni degli strateghi del Pentagono sono rimaste oscure. Chavez ritiene che Washington affronti un dilemma, scegliere tra una guerra nucleare e una evaporazione totale del suo potere globale, alla metà del secolo XXI.
E’ impossibile al momento, prevedere quale forma esattamente prenderà lo smantellamento dell’Impero, ma la sua politica interna sembra già essere pronta a far esplodere le proteste. In particolare, le elite degli Stati Uniti hanno paura delle migliaia di veterani delle campagne irachene e afghane. I media abbondano di rapporti di suicidi tra i veterani, ma non dicono nulla circa la disponibilità di molte di queste persone a cercare vendetta per gli anni persi della loro vita, per la morte dei loro coetanei e per il crollo dei loro ideali.  Questo nuovo tipo di minaccia terroristica sta fermentando nel suburbio svantaggiato degli USA, in attesa di essere sbloccato dalla crisi. Le elite degli Stati Uniti sperano di fronteggiare la sfida, basandosi sul mito di un nuovo pericolo di origine esterna. Il ruolo  attribuito ad al-Qaida, mentre il nemico degli Stati Uniti di oggi è la Siria, dove l’amministrazione reprime proteste che sono in realtà azioni dagli agenti della CIA e dei servizi segreti israeliani, britannici e francesi, e inoltre l’Iran, il paese coperto di denunce di voler costruire un arsenale nucleare per poter far scattare un attacco contro l’Occidente.
La poetessa cilena e, vincitrice del Premio Nobel del 1945, Gabriela Mistral ha detto che, assieme alla loro bellissima lingua, i latino-americani sono, più di qualsiasi altra cosa, uniti dall’odio per gli Stati Uniti. Indipendentemente da quante cose siano cambiate dall’epoca in cui ha coniato tale frase, l’odio è ancora lì ed è sempre più forte, uno dei motivi che rendono il CELAC solido come una roccia.

É gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line del Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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