Il ripristino dei contatti cino-giapponesi e gli interessi russi

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 01/08/2014
edito_131001_china_japan_gmLo sviluppo della situazione politica nella regione Asia-Pacifico è fortemente influenzato dal sistema di relazioni nel quadrilatero strategico “USA-Cina-Giappone-India” nel complesso, così come di ciascuno dei “lati” e “diagonali”. Due o tre anni fa sembrava che la fonte principale del deterioramento della situazione nella regione dovesse essere ricercata nel tandem “USA-Cina”. Tuttavia, con le nuove tendenze della politica estera statunitense che segnavano l’avvio del secondo mandato di Barack Obama, il lato “Cina-Giappone” del quadrilatero ha attirato sempre più attenzione. La questione più citata come causa principale delle tensione nelle relazioni sino-giapponesi è la disputa per il possesso delle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale. A metà 2012, tre di esse furono “acquisite” dal governo giapponese tramite un privato, causando una levata di scudi in Cina, portando a chiudere i contatti ufficiali con il Giappone, di conseguenza. Tuttavia, la disputa sul territorio disabitato, dalla superficie totale di sette chilometri quadrati, è probabilmente sintomo della scarsa condizione generale delle relazioni bilaterali. Il problema principale è il processo oggettivo in cui una parte della coppia “Cina-Giappone” entra nel gruppo dei principali attori mondiali, venendo ciò percepito dagli altri come minaccia agli interessi nazionali e alla sicurezza. Tali preoccupazioni comuni riguardano principalmente la complicata storia dei rapporti tra Cina e Giappone. Perciò la Cina è stata dura sulla visita del primo ministro Shinzo Abe al santuario Yasukuni, che commemora i soldati giapponesi uccisi nelle guerre degli ultimi 150 anni. Questo santuario commemora anche i leader del Giappone della seconda guerra mondiale che furono giustiziati dal processo di Tokyo. Sembrerebbe che in tali condizioni sia particolarmente necessario preservare i contatti bilaterali ufficiali, almeno per evitare “incomprensioni” pericolose nel corso delle costanti dimostrazioni militari presso le isole contese.  Tuttavia, tale contatto non è stato mantenuto per quasi due anni.
Senkaku_Diaoyu_Tiaoyu_Islands_blog_main_horizontalAi primi di maggio, la Cina è stata visitata da un gruppo di parlamentari giapponesi guidati da un veterano del Partito Liberal Democratico, Takeshi Noda. La delegazione, che comprendeva due ex-ministri, è stata ricevuta da Yu Changsheng, il quarto alto funzionario della leadership del PCC. Il fatto stesso che i primi colloqui ad alto livello, dopo una lunga pausa in tutti i contatti, infine si siano verificati, è stato visto da entrambe le parti come indicatore importante del desiderio di riprendere il controllo sullo sviluppo delle relazioni nippo-cinesi. Tuttavia, anche dopo questi negoziati, i primi in due anni, l’intrigo associato al prossimo vertice APEC, che si terrà nel novembre di quest’anno a Pechino, resta. Abe. partecipando al più autorevole forum regionale, inevitabilmente sarà in contatto con Xi Jinping, si limiteranno a cenni cortesi e chiacchiere sul “tempo”, come è avvenuto negli ultimi due anni presso altre sedi internazionali? O si approfitterà per dei negoziati seri, come con tutti gli altri leader “in campo” in tali eventi? Tanto più che, dato lo stato attuale dei colloqui bilaterali, ciò probabilmente avrà molta più importanza delle dichiarazioni finali del forum, principalmente di natura dichiarativa. Per avere risposte a queste domande, dei colloqui “segreti” si sono svolti il 24 giugno a Pechino tra i funzionari dei ministeri degli Esteri dei due Paesi. Quasi certamente, il leader cinese non approfitterà di questa opportunità se il 15 agosto (il giorno dopo l’annuncio della resa del Giappone nella seconda guerra mondiale, fatta il 14 agosto 1945) Abe visiterà ancora una volta il santuario Yasukuni per commemorarvi i soldati giapponesi caduti. Tuttavia, con un alto grado di certezza, possiamo aspettarci che questa volta Abe non farà un tale passo. Il fatto che le parti siano apparentemente pronte a cogliere l’occasione per sondare finalmente le rispettive posizioni ai vertici, viene dimostrato dal primo incontro in due anni dei ministri svoltosi a Pechino il 27 giugno.
Qual è il fattore della Russia in questi giochi cino-giapponesi? Diretto e su diversi motivi. Principalmente perché il Giappone e la Cina sono due delle principali potenze regionali e sono i vicini più prossimi della Federazione Russa. Inoltre, la Russia è impensierita dal fatto che possa essere costretta a fare un’amara scelta, nel caso che le attuali relazioni sino-giapponesi degenerino in conflitto aperto. I frequenti pareri meschini sui vantaggi di tale scenario per la Russia sono illusioni pericolose. La Russia non solo non può “scaldarsi le mani” con un fuoco di tale portata, ma molto probabilmente ne verrebbe completamente inghiottita assieme agli immediati “istigatori”. Pertanto, la Russia dovrebbe accogliere con favore la ripresa dei contatti ufficiali tra Giappone e Cina, e sperare che siano ulteriormente sviluppati, anche nel prossimo vertice APEC. In secondo luogo, alla fine dello scorso anno, la leadership russa ha subito un marcato spostamento degli interessi nella parte russa della regione. Tuttavia, è apparso un grave ostacolo che impedisce la concentrazione degli sforzi per affrontare gli obiettivi fondamentali del lungo ritardo del Paese: l’inaspettato peggioramento della situazione nei territori limitrofi, che 23 anni fa facevano parte dello stesso Stato. Quest’ultimo, con una popolazione di 40 milioni di abitanti, secondo la “legge internazionale”, è dominato da “ucrainizzatori” da caso clinico. Secondo ogni evidenza, si è stati costretti dalle circostanze inevitabili, ad agire (reagire, soprattutto in Crimea). Tuttavia era così prima, ed ora è quello che è. Il tema della “purezza legale”, il tempismo e la strategia scelta per risolvere il problema della Crimea hanno già assunto un carattere accademico. Tuttavia, ciò avveniva dopo i ridimensionamenti informali precedentemente “riconosciuti a livello internazionale” sulla mappa politica e geografica. Non ci può essere alcun dubbio che non fosse impossibile lasciare un pezzo strategicamente importante del territorio abitato dal popolo russo in mano ai dei folli e intrattabili “proprietari”. Così gli appassionati di storia alternativa e di sogni strategici avranno un po’ di munizioni.
Per gli attori più importanti del mondo, come sono senza dubbio Cina e Giappone (così come Stati Uniti, Russia, India e Germania), la regione Asia-Pacifico è un gigantesco campo incolto per ogni  tipo di attività comune. Tali attività non devono interferire con l’ascesso ucraino, così sgradevolmente apparso sul corpo della politica globale.

21-iht-heng-articleLargeLe crescenti “zone grigie” nelle relazioni Giappone-USA
Vladimir Terehov New Eastern Outlook 06/08/2014

1398320902000-AP-APTOPIX-Japan-Obama-AsiaLa nuova interpretazione del capitolo 9 “pacifista” della Costituzione giapponese del 1947, è stata adottata il 1° luglio dal governo di Shinzo Abe, divenendo uno degli eventi più significativi nella politica giapponese, plasmando la mappa politica della regione Asia-Pacifico. Questa mossa del governo giapponese regola il formato della cooperazione politica e militare tra Stati Uniti e Giappone. Parliamo di un grande cambiamento nella configurazione quadrangolare strategica, emergente nella regione Asia-Pacifico. E’ importante notare che l’accordo in questione è al cuore delle relazioni USA-Giappone. La prima edizione del trattato fu adottata nel 1951, un anno prima della firma del Trattato di pace di San Francisco, che concluse la guerra nel Pacifico, e l’ultima nel 1960. Così il contenuto di base dell’alleanza politico-militare non è cambiata, e può in una certa misura essere descritta con la semplice formula “protettore (USA) – protetto (Giappone)”. Tale  “grado” è stato modificato da due tendenze importanti dalla seconda metà degli anni ’90. L’importante riduzione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo, suscitando la questione di un’ulteriore assoluta affidabilità di Washington nella sicurezza dei principali alleati degli Stati Uniti. Il secondo è il processo di “normalizzazione” del Giappone stesso. Tali tendenze si sono riflesse sotto forma di innovazioni nella formula dell’alleanza USA-Giappone, secondo le cosiddette “Linee guida per la cooperazione nella difesa Giappone-Stati Uniti” del 1997. Mentre il diritto di usare le Forze di Autodifesa (SDF) nell’ambito dell’autodifesa collettiva, che l’esercito giapponese ha ricevuto il 1 luglio 2014, è piuttosto limitato, tale atto del governo giapponese è un passo importante verso la maggiore autonomia del Giappone sulla questione della sicurezza nazionale.
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Chuck Hagel ha salutato il passo del governo giapponese. Non poteva esserci altra reazione dalla difesa statunitense, dato che il Pentagono ha impegnato i suoi alleati a “migliorare il contributo alla difesa comune” negli ultimi quindici anni. Tali appelli sono diventati particolarmente rilevanti negli ultimi anni, quando il declino economico degli Stati Uniti ha iniziato a richiedere la progressiva riduzione della spesa militare del Pentagono. Tuttavia, i problemi della politica statunitense nella regione Asia-Pacifico hanno da tempo superato l’ambito puramente difensivo, dato che negli ultimi quindici anni vi sono stati notevoli miglioramenti nell’individuare le minacce alla stabilità regionale, come la profondità del processo di “normalizzazione” giapponese e la natura del relativo impatto sulle relazioni sino-giapponesi. Tale questione è diventata rilevante per via di certi cambiamenti nella politica statunitense verso la Cina. Gli Stati Uniti affronteranno il problema entrando “automaticamente” (a causa degli obblighi dell’alleanza) in guerra con la seconda potenza del mondo, per discordie “banali” (dal punto di vista statunitense)? Un esempio di tale discordia è senza dubbio il confronto sino-giapponese sul possesso di un arcipelago disabitato nel Mar Cinese Orientale. L’incertezza di tale prospettiva spiega la reazione misurata di esperti e giornalisti statunitensi sul prossimo importante passo che il governo giapponese avvia per la “normalizzazione” del Paese. Tali preoccupazioni disciplinano il contenuto dei negoziati bilaterali sulla nuova bozza delle Linee Guida per la cooperazione nella Difesa Giappone-USA, immutata dal 1997. Tali negoziati sono seguiti dai viceministri della Difesa dei due Stati, iniziati a Tokyo il 15 luglio. Il problema è l’incapacità delle parti di definire gli obblighi reciproci sulla cosiddetta “zona grigia” di un possibile conflitto, che non implicherebbe “l’automatica” esecuzione degli obblighi da uno degli alleati. Per il Giappone, è importante avere il sostegno (armato se necessario) degli Stati Uniti nel caso in cui le SDF debbano affrontare qualche piccolo gruppo armato “di nazionalità sconosciuta” che sbarcasse sulle isole Senkaku. Ma come è già stato detto gli Stati Uniti di oggi, se vogliamo usare un eufemismo, non sono entusiasti all’idea di farsi coinvolgere in un tale scenario. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti vorrebbero avere il diritto di utilizzare le SDF in un ipotetico conflitto nelle regioni di massima importanza per essi, ad esempio il Golfo Persico. In tali aree remote, il Giappone è pronto a un coinvolgimento estremamente limitato. Ad esempio dragare i campi minati sulle rotte degli idrocarburi. Ma in generale, il Giappone non è pronto a schierare le SDF in seri e lontani conflitti.
Va osservato che un’interpretazione chiara delle “tre nuove condizioni” sull’impiego delle SDF,  rilasciata dal governo il 1 luglio, causa incertezza in Giappone. Alla vigilia delle elezioni per la prossima primavera, il partito liberal-democratico al governo cerca di evitare un dibattito nazionale sul tema impopolare delle crescenti attività delle SDF. La legislazione che dovrebbe fornire risposte ad ogni domanda posta dalla società di oggi, sull’adozione del diritto di autodifesa collettiva, può essere avanzata solo alla prossima sessione, nel gennaio 2015. Gli esperti giapponesi non escludono la possibilità che diverse interpretazioni degli obblighi reciproci, così come il problema dell’interpretazione dei nuovi termini dell’impiego delle SDF, possano bloccare i negoziati summenzionati tra i funzionari dei due ministeri della Difesa. Ciò rende la prospettiva di una nuova edizione delle Linee guida della cooperazione Giappone-Stati Uniti alla fine dell’anno, come  previsto dai leader dei due Paesi, piuttosto ostica. Infine, va rilevato che il problema delle interpretazioni dell’accordo Giappone-USA può essere osservato in numerosi settori, anche politici ed economici. Ad esempio, è riapparso nei difficili negoziati per la conclusione degli accordi sulla Trans-Pacific Partnership.
Tutto ciò è naturale per un Giappone che emerge quale attore globale dagli interessi non sempre coincidenti con quelli statunitensi, mentre il gioco politico nella regione Asia-Pacifico e nel mondo, diventa sempre più complicato.

Japanese Maritime Self-Defense Force destroyer Kurama leads destroyer Hyuga during a naval fleet review at Sagami Bay, off Yokosuka, south of TokyoVladimir Terekhov, ricercatore presso il Centro per gli studi asiatici e del Medio Oriente dell’Istituto di ricerca strategica russa, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sorveglia le esercitazioni dell’US Navy

Tyler Durden Zerohedge 21/07/2014
Beijixing 851La Cina ne ha abbastanza della diplomazia. Poco dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che “un conflitto tra Cina e Stati Uniti sarebbe sicuramente un disastro per i due Paesi e il mondo“, gli apparentemente stonati USA hanno risposto scatenando ancor più forze militari nel cortile della Cina, annunciando lo sviluppo di nuove tattiche militari per scoraggiare l’avanzata  lenta, ma costante, della Cina nel Mar Cinese Meridionale, anche con l’uso più aggressivo degli aerei di sorveglianza e delle operazioni navali nei pressi di aree contese. Il messaggio è chiaro: i convenevoli sono grandi, ma sospendete immediatamente le eventuali ambizioni territoriali che influenzano gli alleati regionali degli statunitensi. Beh, la Cina ha risposto, ma non nel modo con cui gli Stati Uniti avrebbero voluto. Secondo Bloomberg, la Cina ha inviato una nave per sorveglianza al largo delle Hawaii, anche se il Paese partecipa per la prima volta alla più grande esercitazione navale internazionale del mondo guidata dagli Stati Uniti. La nave opera a sud dell’isola hawaiana di Oahu, nei pressi del gruppo d’attacco (CSG) della portaerei USS Ronald Reagan (CVN-76) e del grosso di 50 navi che partecipano all’esercitazione, diverse fonti confermano all’USNI News. La nave d’intelligence si trova presso le acque territoriali degli Stati Uniti, entro le 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva, ha detto in una e-mail il capitano Darryn James, portavoce della flotta del Pacifico degli Stati Uniti. La nave non è associata all’esercitazione Rim del Pacifico, o RIMPAC, attualmente in corso, ha detto. “Le forze navali statunitensi controllano costantemente tutte le attività marittime nel Pacifico, e ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi per sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“, ha detto James. L’ironia, naturalmente, è che questa volta sono gli statunitensi ad essere concilianti con la Cina, invitandola a partecipare a RIMPAC per la prima volta. La Cina ha risposto inviando il secondo maggiore contingente di RIMPAC, quest’anno. “Programmata per favorire la cooperazione internazionale marittima, la Cina espande le sue capacità e la presenza della nave di sorveglianza solleva dubbi tra alcuni Paesi partecipanti“. Mentre la Cina partecipa a RIMPAC, le sue forze sono escluse dalla maggior parte delle principali esercitazioni al combattimento. Il Paese ha inviato quattro navi, il cacciatorpediniere lanciamissili Haikou, la fregata Yueyang, la nave rifornimento Qiandaohu e la nave ospedale Peace Ark. Inutile dire che gli Stati Uniti ne sono dispiaciuti: “Invia un pessimo segnale“, ha detto Ben Schreer, analista per la strategia della difesa presso l’Istituto di pianificazione strategica australiano di Canberra. “C’era molta buona volontà da parte statunitense, che afferma ‘nonostante ciò che avete fatto nei Mar Cinese Orientale e Meridionale di recente, vi abbiamo invitato a queste prestigiose esercitazioni, e avete palesemente inviato questa nave spia nella zona.’
La Cina ha preso posizioni più decise sulle questioni territoriali con il Giappone nel Mar Cinese orientale e le Filippine e il Vietnam nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le tensioni regionali. “Non è la prima volta che siamo sorvegliati mentre operiamo o ci esercitiamo“, ha detto Per Rostad, ufficiale del nave della marina norvegese Fridtjof Nansen. “Tuttavia, si potrebbe dire che si fa del romanzo quando si partecipa a un’esercitazione con delle unità“, ha detto Rostad che ha cooperato con la marina cinese nel trasporto delle armi chimiche dalla Siria. USNI News aggiunge: “La Cina è un’ospite non invitata nella maggiore esercitazione navale del mondo. Gli Stati Uniti hanno invitato quattro navi della Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare (PLAN) all’esercitazione Rim del Pacifico 2014, una mossa salutata come segno di miglioramento delle relazioni militari tra i due Paesi. Ma la Cina ha inviato anche una nave da sorveglianza elettronica per monitorare i segnali navali nell’esercitazione. La flotta del Pacifico degli Stati Uniti ha seguito la nave da sorveglianza della marina cinese che opera in prossimità delle Hawaii, presso le acque territoriali degli Stati Uniti“, ha detto il capitano Darryn James, portavoce dell’US Pacific Fleet, ad USNI News. “Ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi in modo da sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“. James ha detto che la nave non fa parte dell’esercitazione e non specula sulla finalità della nave, ma ha detto che è apparsa nei pressi delle Hawaii una settimana prima. “Tutte le domande sulle intenzioni o capacità della nave dovranno essere affrontate Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare“, ha detto.  La nave è una nave ausiliaria d’intelligenza generale (AGI) classe Dongdiao, una classe di tre navi progettata per raccogliere dati elettronici e di comunicazione da navi e aerei circostanti, fonti hanno confermato ad USNI News.
Lo spione sulla Cina Andrew Erikson ha detto che la nave probabilmente è la più esperta della PLAN, in un’intervista ad USNI News. “Questa AGI è probabilmente il vascello per l’intelligence Beijixing (codice 851) Tipo 815 della classe Dongdiao, assegnato alla Flotta del Mar Orientale“, ha detto Erickson, professore associato presso il Naval War College. “Beijixing è il migliore vascello della classe di AGI più avanzate della PLAN. Sulla base delle foto su internet e dei resoconti dei media e del governo giapponese, Beijixing è l’AGI cinese che più ha navigato, avendo operato frequentemente nei pressi e nella zona economica esclusiva (ZEE) del Giappone“. La classe Dongdiao al largo delle Hawaii opera nella ZEE degli Stati Uniti, ma non in acque territoriali, ha detto James. “La presenza della nave AGI della marina cinese è conforme al diritto internazionale in materia di libertà di navigazione“, ha detto. “L’US Navy opera al largo delle acque territoriali delle nazioni costiere di tutto il mondo, nel rispetto del diritto internazionale e delle norme, e all’AGI della Cina è permesso fare lo stesso”. In altre parole, la Cina fa ciò che sa fare meglio: rispondere a modo richiamando le varie nazioni alla loro ipocrisia: il ministero della Difesa della Cina ha detto che i movimenti della nave cinese in acque internazionali sono conformi al diritto internazionale, ha riferito Global Times. “La Cina rispetta i diritti di tutti gli Stati costieri interessati al diritto internazionale, e auspica che i Paesi interessati rispettino i diritti delle navi cinesi secondo la legge“, avrebbe affermato un funzionario del dipartimento stampa del ministero.

Perché?
La Cina da tempo lamenta la sorveglianza degli Stati Uniti al largo delle coste cinese, all’interno della zona economica esclusiva del Paese. Nel 2009, la Cina disse che una nave di sorveglianza dell’US Navy era attiva nella zona economica esclusiva del Paese, sul Mar Giallo, violando le leggi internazionali e cinesi. L’USNS Victorious non chiese il permesso della Cina, disse allora la portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu.

In sintesi:
1. La Cina avverte gli USA di non provocarla, minacciando un nuovo “conflitto globale”.
2. Gli USA provocano inviando prontamente navi da sorveglianza nel Mar Cinese meridionale.
3. La Cina risponde alla provocazione degli USA inviando la propria nave da sorveglianza nelle Hawaii, durante ciò che dovrebbero essere esercitazioni navali amichevoli.
4. ???

203_65051_894134Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra irregolare contro l’Eurasia

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/06/2014
Gerassimov3Oceania era in guerra con l’Eurasia: quindi Oceania era sempre stata in guerra con l’Eurasia. Il nemico del momento rappresentava sempre il male assoluto, e ne conseguiva che qualsiasi accordo passato o futuro fosse impossibile”. Queste sono le parole di ‘1984’, il romanzo di George Orwell dalla stranamente corretta prognosi degli eventi futuri, dalla geopolitica alla perdita della privacy e alla nascita dello Stato di sorveglianza. Oceania fittiziamente rappresentava le isole britanniche, Nord e Sud America, Africa meridionale e Australasia. Nel mondo di Orwell, Eurasia era composta da Russia ed Europa, mentre un’altra potenza, Estasia, includeva Cina, Corea e Giappone. Oggi, una forma modificata della futuristica cartina del mondo distopico di Orwell diventa realtà con Russia e Cina che sempre più collaborano economicamente, politicamente e militarmente impedendo che le forze dell’Oceania, centrata su Washington, Londra, Berlino e Parigi, invadano l’Eurasia.
Alla terza conferenza internazionale sulla sicurezza del mese scorso a Mosca, un conclave patrocinato dal Ministero della Difesa russo, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, il Generale Valerij Gerasimov, dichiarava che le “rivoluzioni colorate” finanziate e organizzate dagli occidentali, come quelle impiegate per due volte in Ucraina e una volta in Georgia, rappresentano una forma di guerra irregolare contro l’Eurasia. La dichiarazione di Gerasimov sui Paesi del North Atlantic Treaty Organization (NATO), che assomigliano all’Oceania di Orwell, che lanciano la guerra irregolare contro Eurasia, avrebbe potuto essere strappata da ‘1984’. Gerasimov ha citato la guerra d’informazione, le sanzioni economiche e il sostegno alle “organizzazioni criminali fantoccio” e gruppi estremisti, come componenti irregolari della guerra occidentale contro l’Eurasia. Gerasimov ha anche detto che le rivoluzioni colorate sono parte integrante della strategia militare occidentale contro l’Eurasia dato che le tattiche non militari impiegate, sono spesso seguite dalla forza militare per compiere il cambio di regime. Oggi è il caso dell’offensiva militare del governo ucraino, sostenuta dalla NATO, contro i federalisti dell’Ucraina orientale, così come del sostegno della NATO ai ribelli islamici che combattono contro il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. L’intervento militare, compresi gli attacchi aerei, fu impiegato dalla NATO dopo la rivolta islamista in Libia orientale, che alla fine abbatté il leader libico Muammar Gheddafi. I commenti di Gerasimov sulle rivoluzioni colorate sono state supportate da nientemeno che Anthony Cordesman del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS), un think tank no-profit che spesso riflette le opinioni della Central Intelligence Agency e del dipartimento di Stato USA. Cordesman ha detto che le rivoluzioni colorate sponsorizzate dall’occidente sono una nuova forma di guerra contro Russia e Cina. Il Ministro della Difesa bielorusso Jurij Zhadobin ha citato il “padrino” delle rivolte e rivoluzioni finanziate da George Soros e CIA, Gene Sharp, direttore dell’Albert Einstein Institution di Boston, quale sponsor principale delle rivolte in Europa e Medio Oriente. Le forze armate di Russia, Cina e Bielorussia ora considerano il sostegno dell’occidente al cambio di regime con le rivoluzioni colorate, parte della dottrina militare di Stati Uniti e NATO. I pianificatori militari di Mosca, Pechino e Minsk vedono anche i contractor militari privati, i mercenari occidentali, come l’ex-Blackwater ed ora Academi, parte dello scenario del cambio di regime occidentale dopo lo scoppio delle rivoluzioni colorate. Le ragioni occidentali per la rivoluzione colorata e il cambio di regime in Eurasia sono chiare. Con Russia e Cina in prima linea nello sviluppare nuovi regimi energetici eurasiatici riguardanti gas e nuove rotte che evocano la vecchia Via della Seta, l’occidente si sente minacciato dalla comparsa in Eurasia di un nuovo mercato dinamico, che non solo sarebbe il rivale, ma eclisserebbe il Trans-Pacific Partnership (TPP) di Unione europea e Washington. L’emergere di una nuova identità eurasiatica allarma i capi politici de facto di Oceania. L’Eurasia oppone sviluppo economico e rispetto per le tradizioni a ciò che molti in Russia, Cina, Kazakistan, Bielorussia e altri Paesi della regione vedono come ‘cultura’ occidentale che enfatizza la cultura pop, l’omosessualità, la distruzione delle reti di sicurezza sociale, l’assenza di rispetto per la religione, la distruzione del nucleo familiare tradizionale e il capitalismo predatorio sfrenato che promuove austerità draconiane.
La conferenza di sicurezza di Mosca s’è svolta quando il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati alla quarta Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA), tenutasi a Shanghai. Xi vi ha sottolineato che l’Asia è entrata nel 21° secolo, e che la mentalità da guerra fredda dovrebbe essere abbandonata. Gli osservatori di Giappone e Stati Uniti videro come i delegati asiatici hanno nettamente respinto il “perno in Asia” da Guerra Fredda del presidente Barack Obama e il rafforzamento militare imperiale revanscista del primo ministro giapponese Shinzo Abe in Asia orientale. Per molti aspetti, le forze nel Pacifico di Stati Uniti, Giappone, Filippine e Corea del Sud rappresentano la militarista “Estasia” di ‘1984’, alleata per un certo periodo all’Oceania. Non solo il metanodotto “Potenza della Siberia” inizierà a pompare gas dalla Siberia alla Cina nel 2018, come concordato a Shanghai, ma ci sono piani per ripristinare la vecchia Via della Seta come grande autostrada trans-eurasiatica che collegherà la Cina all’Europa attraverso l’autostrada trans-siberiana e l’E-30 europea. Alla fine, un’autostrada di classe A collegherà Amsterdam con Pechino attraverso l’Asian Highway Network. Tale rete di moderne autostrade ripristinerà l’antica Via della Seta dell’Asia inviando merci e passeggeri in tutta l’Eurasia e, nel processo, costruendo nuove infrastrutture nelle zone più remote del cuore eurasiatico. Questa prospettiva preoccupa le banche di Europa e America dato che verranno escluse dalle lotterie finanziari. I leader dell’Eurasia, da Putin e Xi al presidente iraniano Hassan Ruhani e al presidente afgano Hamid Karzai, sono ben consapevoli che le rivoluzioni colorate che hanno fratturato Ucraina, Georgia e Kirghizistan furono finanziate dall’Open Society Institute di George Soros, e che la Fondazione e l’impero degli hedge fund di Soros non sono altro che una facciata del cartello bancario internazionale dei Rothschild. La NATO e l’amministrazione Obama, che rappresentano gli interessi di Soros e Rothschild, non si fermerà davanti a nulla pur di distruggere l’iniziativa eurasiatica. Il rovesciamento con ‘Euromaidan’ del presidente ucraino Viktor Janukovich, che respinse l’adesione all’Unione europea e sembrava pronto a stringere legami con l’Eurasia, fa parte della prima aggressione militare indiretta dell’occidente (od Oceania) contro l’Eurasia. Alcuni leader eurasiatici sanno che l’occidente cerca di sabotare lo sviluppo dell’Unione Eurasiatica. Il presidente kazako Nursultan Nazarbaev ha proposto di trasformare la CICA in una nuova Organizzazione per la sicurezza e lo sviluppo in Asia (OSDA), che sarebbe simile alla controparte eurasiatica della NATO. Sottolineando il rifiuto dell’Eurasia dei ‘valori’ occidentali, Nazarbaev ha sottolineato che OSDA verrebbe costruita su “tradizioni e valori” asiatici. Nazarbaev sembra parlasse per conto di numerosi leader eurasiatici, respingendo il lassismo della cultura occidentale testimoniata dalle volgarità gratuite di Femen e Pussy Riot nei luoghi religiosi in Russia, Ucraina e altri Paesi.
Una nuova concorrente alla versione statunitense di Oceania emerge nell’Eurasia di Orwell. L’”Heartland Theory” di Halford John Mackinder adottata nel libro “Il Pivot geografico  della Storia”, postula che la potenza che controllava il cuore dell’Eurasia, tra Volga, Yangtze, Mare Artico e Himalaya, controllerà il destino del mondo. Se l’Unione eurasiatica diventa un’unione politica ed economica riuscita, Stati Uniti, Gran Bretagna, Europa occidentale e Giappone saranno confinati ad un anemico ed economicamente e socialmente decadente “Rimland” costiero in cui le ultime risorse saranno combattute dagli affamati sciacalli bancari di Wall Street, City di Londra e Francoforte. Lo scoppio della guerra in Siria, Ucraina e Iraq non sono che i primi colpi della guerra imminente tra “Oceania” ed “Eurasia”.

41d34043e88e6a906cb1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E se Putin vince in Ucraina?

L’accordo della CNPC apre alla Russia il mercato asiatico del gas
Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc

images_russia_pipeline_china_domain-bIl recente accordo tra la China National Petroleum Corporation (CNPC) e la compagnia energetica russa Gazprom può controbilanciare le sanzioni statunitensi ed ampliare le opzioni energetiche della Russia in Eurasia. Le parti hanno stipulato il contratto per la costruzione del nuovo gasdotto “Power of Siberia” nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è fornire alla Cina 82 miliardi di metri cubi di gas, una media di 16,4 miliardi di metri cubi all’anno. Inoltre, il ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak ha detto che la parte cinese ha espresso il desiderio di arrivare a 25 miliardi di dollari e di abolire i dazi sulle importazioni di gas russo. Secondo Vedomosti, il The Wall Street Journal russo, il contratto tra Gazprom e CNPC ha un valore complessivo di 400 miliardi di dollari e riguarda 1032 miliardi di metri cubi di gas. Il prezzo del contratto si basa sul volume minimo e comprende una clausola “take or pay”. Il contratto è pienamente in linea con la strategia aziendale di Gazprom volta a diversificare le forniture di carburante. In sostanza, non è diverso da accordi analoghi conclusi con i consumatori dell’Europa occidentale e il prezzo è competitivo (superiore a 350 dollari per mille mc, secondo diverse fonti). Lo Stato cinese ha incaricato CNPC di costruire gasdotti e impianti di stoccaggio in Cina per l’accordo. Entro la fine del 2014, un accordo intergovernativo sulla cooperazione energetica supplementare verrebbe firmato a livello statale. Parlando della fattibilità del progetto, Aleksej Uljukaev, ministro russo dello Sviluppo economico, ha sostenuto al recente St. Petersburg International Economic Forum che “il progetto sarà al 100 per cento redditizio“. Mosca valuta l’introduzione di un trattamento fiscale preferenziale per rendere l’accordo ancora più redditizio. Un nuovo regime di sgravi fiscali sarà introdotto sui giacimenti che alimenteranno il mercato del gas cinese.
Su scala più ampia, la rapida realizzazione del contratto sarà conseguenza diretta della politica degli Stati Uniti in Europa orientale. Dopo il fiasco siriano, l’amministrazione Obama ha fatto ogni sforzo istituendo un regime fantoccio in Ucraina. L’esportazione del caos nel cuore dell’Europa serve a sabotare il dialogo energetico tra Est e Ovest. Secondo lo scenario di Washington, i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia dimenticano l’antico principio ‘pacta sunt servanda‘ e violano il trattato con l’allora legittimo presidente dell’Ucraina. Ciò di fatto ha sancito la guerra civile e le violenze brutali in Novorossija. L’insediamento di un governo radicale a Kiev mette a rischio l’intero sistema di approvvigionamento energetico dell’Europa. Per ora sembra che nessuno in Europa dia una spiegazione intelligibile del perché sia successo. Bruxelles ha sacrificato decenni di stabilità energetica al mito della solidarietà transatlantica UE-USA (l’afflizione dei negoziati TTIP n’è un’ottima indicazione). Ora la minaccia incombente del debito non garantito sul gas dell’Ucraina è un problema di alta priorità per l’Europa. Chi raccoglie i benefici della dubbia “vittoria” occidentale a Kiev? Basta seguire il denaro. Mentre il vicepresidente statunitense Joe Biden testa la fedeltà dei satelliti USA dell’Europa orientale in Romania, suo figlio Hunter Biden entra sfacciatamente nel consiglio di amministrazione della società del gas ucraina Burisma. Il riorientamento della politica energetica della Russia in Asia difficilmente porterà a un drastico cambio nel breve termine. L’Europa è e rimarrà un importante partner commerciale per gli esportatori di gas della Russia. Anche se l’invio previsto di 38 miliardi di metri cubi di gas in Cina è impressionante, è pari solo al 20 per cento di quello attualmente fornito all’Europa. Tuttavia, in prospettiva nel 2020-2025 l’accordo sul gas Russia-Cina farà della Cina il mercato del gas. I numeri assoluti non sono importanti quanto l’impatto economico complessivo della cooperazione a lungo termine. Ad esempio la Cheljabinsk Tube Rolling Plant (ChelPipe) e la controllata della CNPC China Petroleum Pipeline Material and Equipment Corporation (CPPMEC) hanno firmato un accordo biennale per la partecipazione congiunta a progetti di gasdotti internazionali. I giacimenti siberiani orientali potranno rifornire anche il previsto impianto di gas naturale liquefatto di Vladivostok, che potrebbe diventare la via per gli altri Paesi asiatici energivori come Giappone, Corea e Taiwan. Tutto sommato, l’agenzia di rating Fitch ritiene che l’accordo CNPC-Gazprom rappresenti una significativa opportunità di crescita per l’industria del gas russa. Un mercato alternativo in Oriente è una positiva prospettiva di medio-lungo termine per Gazprom, nonostante tutti i tentativi d’imporre sanzioni economiche contro la Russia.

E se Putin vince in Ucraina?
Andrew  Sullivan 5 giugno 2014

521750Stephen Walt la pensa così: “In primo luogo, ha fatto archiviare l’idea di una ulteriore espansione della NATO per un lungo tempo, forse per sempre. La Russia s’è opposta alla marcia della NATO verso est da quando iniziò a metà degli anni ’90, ma la Russia non poteva fare molto. La breve guerra del 2008 tra Russia e Georgia è stato il primo tentativo di Putin di tracciare una linea rossa, e la scaramuccia smorzò considerevolmente l’entusiasmo per l’espansione. Questa volta, Putin ha chiarito  nettamente che qualsiasi futuro tentativo di portare l’Ucraina nella NATO o anche di aderire all’UE incontrerà la ferma opposizione russa e probabilmente comporterà lo smembramento del Paese. In secondo luogo, Putin ha ristabilito il controllo russo sulla Crimea, un atto popolare per la maggioranza dei residenti della Crimea e dei russi. L’acquisizione ha comportato alcuni costi a breve termine (alcune sanzioni economiche piuttosto miti), ma ha anche consolidato il controllo russo sulla base navale di Sebastopoli consentendo alla Russia di rivendicare i giacimenti di petrolio e gas nel Mar Nero, del valore stimato in migliaia di miliardi di dollari. … Terzo, Putin ha ricordato ai capi ucraini che ha molti modi per rendergli la vita difficile. Non importa quali siano le proprie inclinazioni, pertanto è nel loro interesse mantenere almeno rapporti cordiali con Mosca. E il nuovo presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha ricevuto il messaggio”.
Posner contesta anche la teoria, avanzata da Tom Friedman, che Putin “tremi” dopo aver valutato i costi dell’avventura ucraina contro i benefici, per il suo regime: “L’economia russa non è stata indebolita, il mercato azionario era scambiato a 1400 prima della crisi e viene scambiato a 1400  oggi. Il rublo è sostanzialmente invariato, un pelo più basso. Nessuno sa se veramente la Cina ha fatto un affare oppure no; troppo dipende da contingenze sconosciute. Ma è chiaro che la Russia  beneficia da più strette relazioni con la Cina. La NATO difficilmente sembra rivivere, i Paesi europei sono in subbuglio e divisi nella risposta alla Russia, dipendendo dal suo gas come sempre. Le spese per la difesa non aumenteranno, ma anche accadesse la Russia difficilmente se ne curerebbe, dato che non ha intenzione d’invadere Polonia o Germania, e sa che non hanno alcuna intenzione di liberare la Crimea o aiutare militarmente l’Ucraina. Contro tali costi banali, se questi sono, si considerino i vantaggi della Russia. … Dire che Putin “trema” è come dire che il ragazzo che ruba un biscotto trema perché ha preso solo un biscotto piuttosto che tutti”.
Nel frattempo, il conflitto continua a ritmo sostenuto, e il coinvolgimento russo non è affatto finito. Anna Nemtsova riferisce che i ribelli nella parte orientale dell’Ucraina hanno il sopravvento nelle città di confine, aprendo un corridoio dei rifornimenti dalla Russia: “Ciò significa che anche se il presidente russo Vladimir Putin incontra i capi europei, e lui e il presidente USA Barack Obama si osserveranno con circospezione durante la commemorazione del D-Day in Normandia, la guerra nella parte orientale dell’Ucraina potrebbe accelerare. Anche se Putin ha ritirato la maggior parte delle truppe russe presenti frontiera, minacciando un’invasione convenzionale, la strada è aperta ora ai volontari e operatori di vario tipo che insieme ai rifornimenti si muoveranno liberamente nel Paese. Un paio di colleghi giornalisti ed io abbiamo sentito parlare dei tentativi di aprire questo corridoio per diversi giorni, quando viaggiammo in Ucraina orientale. Il ministero degli Esteri russo, parlamentari e volontari russi in Ucraina con cui abbiamo parlato, ci hanno tutti detto di creare ciò che chiamavano “corridoio umanitario”. Stavamo cercando la breccia sul confine, e l’abbiamo trovata vicino alla città di Sverdlovsk nella regione di Lugansk”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le molte opportunità per l’India e l’Unione economica eurasiatica

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 3 giugno 2014

Le industrie farmaceutiche, petrolifere e del gas sarebbero le maggiori beneficiarie di un accordo globale di partenariato economico tra l’India e l’Unione. Il corridoio Nord-Sud probabilmente avrà una nuova prospettiva di vita.
2262La firma dell’accordo sull’Unione economica eurasiatica (UEE) si ripercuote in tutto il mondo con protagonisti e detrattori dell’unione che speculano sul suo futuro. Gli eventi prima della firma dell’accordo UEE, in particolare la crisi in Ucraina, hanno reso il dibattito intenso. Il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato il principio alla base dell’unione: “Russia, Bielorussia e Kazakistan hanno elevato la loro collaborazione ad un nuovo livello fondamentale, creando un mercato comune con libera circolazione di beni, servizi, capitali e forza lavoro“. Ha inoltre sottolineato, “gli Stati della ‘trojka’ condurranno una politica coordinata nell’energia, industria, agricoltura e trasporti“. I detrattori percepiscono l’UEE come stratagemma russo per aumentare il predominio sullo spazio ex-sovietico. Alcuni addirittura arrivano al punto di vedere l’UEE come una manovra russa per far risorgere l’Unione Sovietica. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha dissipato tali speculazioni. Ha categoricamente affermato, in una delle sue interviste lo scorso agosto, “Non è il revival dell’Unione Sovietica… Chi ha bisogno di rilanciare l’Unione Sovietica?” L’UEE con la sua operatività all’inizio del prossimo anno, creerà un mercato di 170 milioni di persone, con un PIL annuo di 2700 miliardi di dollari e un quarto delle risorse energetiche mondiali. Come Putin ha sottolineato, l’Unione sarà la cassaforte degli idrocarburi, possedendo un quinto di tutte le risorse di gas naturale mondiali e il 15 per cento di tutto le riserve di petrolio. Sarà utile soprattutto per i Paesi ex-sovietici che hanno bassa crescita, enorme disoccupazione e surplus di forza lavoro. La Russia può beneficiare del pluslavoro dei Paesi dell’Asia centrale.

Un CEPA con l’India
Molti Paesi esterni allo spazio post-sovietico manifestano interesse a firmare accordi commerciali preferenziali con l’UEE. Primi fra essi India, Israele, Vietnam e Nuova Zelanda. Putin ha dichiarato che è stato raggiunto un accordo per istituire “gruppi di esperti per elaborare regimi commerciali preferenziali con Israele e India“. L’India sarà interessata ad avere un accordo globale di partenariato economico (CEPA) con l’UEE. Ha firmato un CEPA con Paesi come la Corea del Sud, dove hanno ridotto notevolmente la tariffa sulle rispettive merci. Il vantaggio dell’India da un CEPA con l’UEE sarà favorevolmente reciproco. Come già sottolineato, Putin ha indicato una partnership dell’UEE con l’India. Con ognuno degli aderenti attuali, l’India gode di rapporti amichevoli. Recentemente il Kazakistan ha invitato l’ONGC Videsh Ltd indiano ad esplorare il blocco energetico Abaj. L’India ha recentemente firmato un accordo con la Bielorussia per la fornitura di 500 tonnellate di concime potassico. I suoi rapporti con potenziali soci come Armenia e Kirghizistan sono ottimi. La Russia sostiene un CEPA con l’India, e probabilmente vi saranno minime obiezioni. Con l’EEU che istituirà una zona farmaceutica comune entro il 2015, l’India avrà un’immensa leva se firma il CEPA. L’India è leader nella farmaceutica e un regime preferenziale sarà reciprocamente vantaggioso. Altre aree di cooperazione saranno energia e trasporti. Il molto pubblicizzato corridoio dei trasporti Nord-Sud, quando realizzato, attraverserà gran parte dell’UEE, e il CEPA offrirà all’India un trattamento gratuito e preferenziale su importazioni ed esportazioni di merci attraverso il corridoio. India ed UEE potranno evitare una lunga deviazione commerciale se questo corridoio sarà operativo. Unendo l’energia a questa idea del corridoio, il CEPA sarà ancor più significativo. La Via della Seta che passa a nord dell’India attraversando l’Eurasia in tutte le direzioni, può anche essere studiata e utilizzata per il commercio multilaterale tra UEE e India.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree d’interesse riguardono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo nell’Asia meridionale e gli aspetti strategici della politica eurasiatica. 600px-Map_of_3_countries
L’occidente teme l’alleanza RIC?
Valentin Mândrasescu, Voce della Russia, 3 giugno 2014

India_Russia_China_FlagAnni fa, l’economista di Goldman Sachs Jim O’Neill coniò il termine BRIC per i quattro maggiori Paesi emergenti che minacciavano lo status quo economico globale. Ora l’editorialista di The Times Roger Boyes raduna nel RIC Russia India e Cina, chiamandola “alleanza anti-USA di Putin” poiché a suo avviso i tre alleati sono una minaccia all’ordine mondiale esistente. Boyes non è l’unico opinionista occidentale assai preoccupato dalla creazione del nuovo presunto blocco anti-USA. Secondo RT, anche il club Bilderberg è preoccupato dalla possibilità che l’Iran e altri Paesi siano attratti dal nuovo blocco costruito da Russia e Cina, rendendo la vita difficile agli Stati Uniti e ai suoi vassalli europei. Anche gli esperti che credono che una alleanza formale sia improbabile nel prossimo futuro, come Chen Dingding del Diplomat, sostengono che “gli Stati Uniti dovrebbero stare attenti a non fare un altro errore strategico che faciliterebbe solo una formale alleanza Cina-Russia“. Ci sono numerose ragioni per cui una nuova alleanza geopolitica asiatica, formale o informale, sia una buona idea per i Paesi asiatici, come India e Iran. Unendosi con Russia e Cina, tutti i Paesi minacciati dalla prepotenza degli Stati Uniti, nota anche come “diplomazia statunitense”, saranno più sicuri e avranno più possibilità di tenere lontani dai propri confini bombardieri e influenza statunitensi. A giudicare dagli articoli dei media occidentali, la nuova strategia statunitense per impedire la formazione della nuova alleanza anti-USA può essere riassunta come “meno bullismo, più seduzione”.
Gli esperti di Washington sembrano molto preoccupati dalle implicazioni del riavvicinamento dell’India alla Cina e dei suoi buoni vecchi rapporti con il Cremlino. Il nuovo e molto popolare primo ministro indiano Narendra Modi ha subito il divieto d’ingresso negli Stati Uniti per anni, ma allo stesso tempo ha sempre trovato interlocutori attenti a Pechino. Se Modi rimane fedele al suo mantra “l’India prima di tutto”, la via più ovvia per l’India è avvicinarsi a Russia e Cina. Diventando strumento della strategia degli Stati Uniti per “contenere la Cina” e “isolare la Russia”, l’India non avrebbe alcun beneficio mentre Modi stesso sarebbe sempre visto come un paria, indegno di sedere allo stesso tavolo di fenomeni come Barack Obama o Francois Hollande. E’ interessante che i giornalisti occidentali, anche intelligenti e ben informati come Boyes di The Times, consiglino Washington di “corteggiare” la nuova India e giocare sul “fatto” che la Russia è un “partner minore” nel rapporto con la Cina. L’idea che Washington possa cercare di offrire alcune concessioni genuine o un rapporto reciprocamente vantaggioso a Nuova Delhi o a Mosca non passa per la mente del giornalista inglese. Un tale atteggiamento è un ottimo esempio di ciò che c’è di sbagliato nella politica estera di Stati Uniti e UE.
L’occidente deve smettere di trattare l’Oriente come un insieme di colonie vittime di bullismo e inganni perché, altrimenti, tutti gli incubi dei dirigenti di Washington hanno per via della possibile “alleanza anti-USA di Putin” diventeranno realtà prossimamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Germania e Cina basano la nuova Via della Seta sulla Russia

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire Città del Messico (Messico) 17 maggio 2014

Il gigantesco progetto della Nuova Via della Seta, adottato nel marzo 2013, suggella l’alleanza tra Pechino e Mosca. Il Presidente Xi è giunto a Berlino proponendo di prolungarlo all’Europa occidentale, fino in Germania. Se venisse realizzato, segnerebbe la fine della superiorità statunitense e una svolta dell’Unione europea.

Map-New_Silk_RoadContrariamente a quanto accaduto in Germania e in Russia, la stampa cinese ha dato molta attenzione alla “Nuova Via della Seta”: un grande progetto ideato da Pechino per avvicinare la città a Berlino e Mosca sia geograficamente che economicamente, ma a mio parere ha un significato geopolitico molto più grande. Ecco perché, quando ha visitato Duisburg, città situata nella zona siderurgica e commerciale della Ruhr che, oltre ad essere il maggiore porto interno del mondo è l’hub dei trasporti e delle operazioni logistiche in Europa, il leader cinese Xi Jinping ha invitato a costruire la cintura economica della Via della Seta. Così, mentre gli Stati Uniti si posizionano vantaggiosamente grazie al Partenariato Trans-Pacifico e al Partenariato transatlantico del commercio e degli investimenti (rispettivamente TPP e TTIP in inglese), due accordi che  presumibilmente gli consentirebbero di dominare i due terzi del commercio mondiale, il progetto della “Nuova Via della Seta” unirebbe la Cina, seconda potenza economica mondiale sul punto di detronizzare gli Stati Uniti, alla Germania (prima potenza economica europea e quarta mondiale) e alla Russia (ottava economia mondiale). Tuttavia, l’audacia del leader cinese sul piano geopolitico e geo-economico potrebbe ravvivare la strategica pietra angolare della geopolitica anglosassone fin dai tempi di sir Halford Mackinder (teorico della NATO ) tra le due guerre mondiali, cioè impedire a tutti i costi la formazione di un’alleanza tra Germania e Russia in Europa. Oggi, la Cina e la Germania sono collegate dalla rete ferroviaria internazionale Chongqing/Xinjiang/Europa. L’agenzia Xinhua ha annunciato che dall’entrata in servizio, nel 2011, la rete ferroviaria “Yu Nuova Europa” riduce il tempo di percorrenza delle merci da cinque settimane (via mare) a soli due giorni; e a dodici giorni nel 2013, con la linea ferroviaria che collega Chengdu (capitale del Sichuan e leggendario santuario dei panda) a Lodz (Polonia) attraverso i tre mercati emergenti di Kazakistan, Russia e Bielorussia. Questa rete, denominata “Nuova Via della Seta”, è diventata “collegando la città di Chongqing (Cina sud-orientale) alla città di Duisburg, la via commerciale più importante del mondo” [1]. Alcuni prevedono che la Cina diventerà il maggiore partner commerciale della Germania tra cinque anni, dato che “le prospettive di crescita (dei suoi principali partner al momento, Francia e Stati Uniti) sono più limitate”.
Mentre si parla delle sanzioni imposte alla Russia dalle potenze occidentali, i media iraniani non hanno mancato di sottolineare l’avvicinarsi della Cina alla Germania e di pubblicare un’intervista con William Engdahl, lo studioso tedesco-statunitense esperto in geopolitica delle risorse energetiche, finanza e cibo che insegna nelle università cinesi e tedesche [2]. Secondo il giornalista iraniano che ha condotto l’intervista, il Vicepresidente cinese Xi Jingping è riuscito, con la diplomazia economica, ad infliggere un colpo da maestro nel contrastare “gli sforzi della fazione neoconservatrice di Washington per un nuovo confronto tra NATO e Russia“. Secondo Engdahl, la dichiarazione di Xi a Duisburg comporta “prospettive di crescita economica molto promettenti per l’Eurasia“. Questo evidenzia che Germania e Cina sono “le locomotive economiche” poste alle estremità della Via della Seta, e ricorda che il termine “Via della Seta” si riferisce alla “antica via commerciale e culturale costruita nel 200 aC dalla dinastia Han per unire Cina, Asia centrale, Asia del Sud, Europa e Medio Oriente“. Durante la terza riunione plenaria del Partito comunista cinese, Xi ha parlato di “Via della Seta” e di “Via della Seta marittima (sic)”. Per il leader cinese, il percorso eurasiatico è una “priorità strategica”, in quanto “la Cina deve trovare nuovi mercati d’esportazione, mantenere quelli in cui è già presente e ridurre le disparità di sviluppo tra le aree costiere ben sviluppate come Shanghai, e le regioni interne del Paese meno sviluppate“, così da “garantire stabilità in Cina come nelle zone circostanti“. Tuttavia, la Via della Seta attraversa l’inquieta provincia cinese dello Xinjiang, dove gli uiguri musulmani sono la maggioranza, un popolo dell’Asia centrale di origine mongola. Engdahl ha osservato che “il tracciato della nuova infrastruttura attraversa la Russia” dato che “non c’è alternativa economica“, rendendo indispensabile rafforzare la cooperazione tra Germania e Russia, e in definitiva, tra la Cina e questi Paesi. Per Engdahl, è importante notare che una settimana prima del suo grande viaggio in diversi Paesi europei, il leader cinese ha ricevuto a Pechino Abdulaziz al-Saud, principe ereditario dell’Arabia Saudita. S’è offerto di partecipare alla costruzione della cintura economica delle vie della seta (terrestre e marittima) per promuovere “trasporto e scambi culturali“. E’ anche significativo che Xi includa sempre le questioni culturali al commercio, come dimostra la sua storica visita nello Yucatan: lo “spirito di Chichén Itzá” [3]. Il leader non lascia nulla al caso e, come il suo primo ministro, ha visitato diversi Paesi dell’Asia centrale, dove passa la Via della Seta, cioè Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan.
La difficile stabilizzazione dell’Asia centrale sarà fondamentale per il successo della nuova Via della Seta, il progetto pionieristico più ambizioso di Xi dipende da cinque fattori:
– 1 cooperazione economica dei partner;
– 2 rafforzamento della coesione del corridoio in vista della costruzione dell’importante via dei trasporti  dall’Oceano Pacifico al Mar Baltico e dall’Asia centrale all’Oceano Indiano;
– 3 liberalizzazione del commercio attraverso l’eliminazione delle barriere commerciali;
– 4 rafforzamento la cooperazione monetaria che, a mio parere, finirà per indebolire gradualmente il dollaro a favore di renminbi cinese, rupia indiana ed euro ‘tedesco';
– 5 approfondimento delle relazioni tra i popoli dei Paesi partner. Trentamila studenti del Consiglio di cooperazione di Shanghai studieranno nelle università cinesi, nel prossimo decennio.
Secondo Engdahl, la decisione della Cina di guardare verso “ovest” riflette una questione molto importante relativa alla sicurezza, il Paese sarebbe “assai vulnerabile alla chiusura dello stretto di Malacca, attraverso cui passa l’85% delle sue importazioni, tra cui l’80% delle sue risorse energetiche”. Con il suo progetto di “Nuova Via della Seta” nelle versioni terrestre e marittima, la Cina tenta di porre rimedio alla possibile chiusura dello stretto di Malacca. Già maestri nell’arte della balcanizzazione e della destabilizzazione, gli anglosassoni non reagiranno alla nascita dell’Asse tripartito eurasiatico Berlino-Mosca-Pechino che potrebbe creare un nuovo ordine mondiale multipolare?

German President Gauck and China's President Xi greet well wishers during welcome ceremony at Bellevue palace in BerlinAlfredo Jalife-Rahme La Jornada

[1] “Le président chinois appelle la Chine et l’Allemagne à construire la ceinture économique de la Route de la Soie“, Xinhua, 30 marxo 2014.
[2] “China uses economy to avert cold war”, F. William Engdahl, Press TV, 17 mai 2014.
[3] Chichén Itzá, nello Yucatán dell’attuale Messico, fu il centro religioso dei Maya nel X secolo dC.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti perseguono il caos generale: ora tocca all’Asia

Dedefensa, 9 aprile 2014

8860548Dato lo stato generale della situazione mondiale, rafforzata splendidamente dalla crisi ucraina, gli Stati Uniti cercano di capitalizzare l’estensione della svolta in Asia. Perché portare il caos anche in Asia? E’ vero che questa zona è un po’ indietro rispetto alla situazione europea, del Medio Oriente ed anche negli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla situazione di Washington, dell’amministrazione Obama, del Congresso e della politica degli Stati Uniti, ecc. Si tratta di correttezza ed equilibrio. Questa è l’ipotesi che siamo portati a fare osservando la tensione ottenuta dagli Stati Uniti con le loro ultime dichiarazioni che promuovono solo il peggioramento delle cattive relazioni, in particolare tra Giappone e Filippine, da un lato, e Cina dall’altra. Il risultato è il progressivo indurimento della posizione della Cina contro gli Stati Uniti, con parole e giudizi di durezza mai vista, espresse in occasione della visita di Chuck Hagel in Cina e prima del viaggio  asiatico di Obama. Tyler Durden sviluppa un’osservazione della situazione su Zerohedge del 9 aprile 2014.
A quanto pare mettendo via i convenevoli diplomatici, i cinesi sono stati diretti con Chuck Hagel, mentre pone le basi per il viaggio in Asia del presidente Obama a fine mese (che dovrà visitare Giappone, Malesia e Filippine, tutti con conflitti territoriali diretti con la Cina). Come riporta Reuters, “Obama deve prestare seria considerazione a tale problema quando si tratta di Asia… La Cina ha già inviato questo messaggio durante gli incontri con Hagel”, ha detto Ruan Zongze, ex- diplomatico cinese presso l’Istituto di Studi Internazionali di Pechino, un think tank legato al ministero degli Esteri della Cina. “Gli Stati Uniti prendono una direzione che non vogliamo vedere, schierandosi con Giappone e Filippine, e la Cina è molto scontenta di ciò.” (…) Questi commenti dalla Cina sono senza precedenti… “il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan ha detto ad Hagel che Washington dovrebbe frenare il Giappone e rimproverare le Filippine. Chang ha detto apertamente ad Hagel che “i cinesi non sono contenti” del sostegno degli Stati Uniti al Giappone e al Sud-Est asiatico, secondo una dichiarazione apparsa sul sito del ministero della Difesa cinese. L’influente tabloid Global Times, pubblicato dall’ufficiale Quotidiano del Popolo del Partito Comunista, ha scritto in un editoriale che tali parole forti “non sono state sentite molto in passato”.” Tyler cita ancora Ruan Zongze: “(I funzionari cinesi) sperano che la visita di Obama non sia usata per radunare altri Paesi contro la Cina. Se si ascolta la dura retorica dei vertici dell’amministrazione degli Stati Uniti, questa è una vera e propria preoccupazione.” “Loro (i funzionari cinesi) cercano di capire se è la bassa popolarità statunitense a spingere a fare commenti che non può fare il capo, o se ci si muove in un crescendo…” “Penso che ci sia la preoccupazione che tale dibattito possa essere influenzato in modo sostanziale se Obama facesse commenti molto espliciti in questo viaggio, che potrebbero capovolgere l’equilibrio interno e rendere più difficile per Xi sottolineare come fondamentale il rapporto sino-statunitense“.”
Naturalmente, tale atteggiamento degli Stati Uniti in Asia verso la Cina contrasta curiosamente con i loro sforzi per dividere Cina e Russia sulla crisi ucraina, come se non ci fosse un coordinamento tra queste due politiche; ovviamente l’ipotesi più accettabile è che il caos sia particolarmente florido nel governo degli Stati Uniti, come abbiamo visto. Pertanto, si prevede il rafforzamento dei legami tra la Cina e la Russia nelle rispettive crisi, dei BRICS, della Shanghai Cooperation Organization, ecc.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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