Ucraina, la Crimea tra mafia e sovranità

Alessandro Lattanzio 11/3/2014
1966929Secondo il sito “Crimea News”, in Crimea sarebbe stato abbattuto un drone statunitense, presso il checkpoint da cui gli avevano sparato. Nel frattempo, i golpisti avrebbero ordinato all’esercito ucraino di essere “pronto al combattimento“, secondo il ministro golpista della Difesa Igor Tenjukh. L’ex-ammiraglio ucraino Igor Tenjukh, membro del partito fascista Svoboda, che secondo fonti informate “Non sarebbe sobrio“, chiede di reprimere la Crimea utilizzando artiglieria, aeromobili ed inviando i reggimenti di fanteria motorizzata di Lvov, Chernigov e Zhitomir verso l’istmo di Perekop per presunte “esercitazioni”. Il governo della Crimea accusa che tali ordini sono una manovra d’aggressione, mentre mantiene le vie d’accesso alla penisola sotto il controllo delle proprie truppe. Il 9 marzo nella capitale della Crimea, Simferopoli, sono stati arrestati due provocatori maidanisti, assieme a diversi altri sospetti fermati presso vari punti di controllo nella penisola. In effetti, secondo le forze di autodifesa della Crimea, circa 30 autoveicoli di sostenitori dei golpisti sono stati fermati al confine amministrativo tra l’Ucraina e la Crimea. Le unità crimeane intanto hanno anche occupato, senza incontrare resistenza, altre due caserme militari e l’aeroporto militare della città di Saki, utilizzato anche per le esercitazioni di appontaggio sulle portaerei cinese, russa e indiana. In Russia, parte dei bombardieri strategici Tupolev Tu-160 è stata rischierata presso Borisoglebsk, che ospita il maggiore deposito di armi nucleari russe. Inoltre, secondo fonti confermate, la marina russa avrebbe dispiegato l’8-9 marzo a Sebastopoli alcune batterie di sistemi missilistici antinave K-300P Bastion, in risposta all’arrivo nel Mar Nero del cacciatorpediniere AEGIS statunitense USS Truxtun (DDG-103) mentre due cacciatorpediniere russi della squadra navale del Mediterraneo rientrano per ricongiungersi con la Flotta del Mar Nero. Il sistema K-300P Bastion-P impiega i missili da crociera ipersonici antinave P-800 Jakhont (SS-N-26), montati su veicoli trasportatore-erettore-lanciatore (TEL) e dalla gittata di 300 km. La Rossijskaja Gazeta avvertiva, l’11 marzo, che decine di lanciamissili antiaerei portatili Igla erano scomparsi dai depositi dell’80.mo Reggimento Aeromobile ucraino, assieme a diversi fucili d’assalto AK-47 “ritirati dal servizio” e rimasti nelle mani dei terroristi neonazisti di Fazione Destra.
President of Ukraine Viktor Yanukovych addresses nation Sempre l’11 marzo, il presidente ucraino Viktor Janukovich, in un breve discorso nella città di Rostov sul Don, dichiarava di essere tutt’ora il presidente nonché capo delle forze armate dell’Ucraina. “Vorrei dire che sono vivo e vegeto“, ha esordito per poi dichiarare che le elezioni presidenziali in programma in Ucraina il 25 maggio sono “assolutamente illegittime” e che qualsiasi governo nato da tali elezioni sarà illegale. “Voglio chiedere ai sostenitori occidentali di tali forze oscure, siete ciechi o avete dimenticato cos’è stato il fascismo? Per quanto ne so, le leggi degli Stati Uniti proibiscono la concessione di aiuti finanziari a qualsiasi Stato in cui il presidente legalmente eletto sia stato rovesciato. Ho intenzione di fare appello a Congresso, Senato e Corte Costituzionale… Kiev è pattugliata da uomini mascherati che indossano bracciali. Vi sono sempre più violenze contro i cittadini ucraini. Hanno licenziato i comandanti dell’esercito che non vogliono usare le forze armate contro la popolazione civile nel sud-est del paese“. Janukovich ha anche accusato i golpisti di voler armare “organizzazioni nazionaliste estremiste“. “Non appena le circostanze lo consentiranno, tornerò sicuramente a Kiev“, ha concluso. Nella scheda per il referendum sull’indipendenza in Crimea, è riportato la seguente frase: “Sei favorevole al ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto della Federazione Russa?” e “Sostieni il ripristino della Costituzione del 1992 e del relativo status della Repubblica di Crimea in Ucraina?” Tale seconda opzione si riferisce ad una legge che concede alla regione il diritto di determinare quanta autorità delegare a Kiev. Ciò permetterebbe alla Crimea di riprendersi la grande  autonomia che perse unilateralmente durante le varie revisioni costituzionali dal 1992. Anche in tal caso, la Crimea potrebbe stabilire autonomamente un nuovo accordo sulle basi militari russe e la Russia mantenervi le proprie truppe. Comunque, in Crimea le forze russe consolidano le loro posizioni, rendendo un ripensamento praticamente impossibile. Di fronte alla determinazione del Cremlino, sempre più osservatori occidentali iniziano a mettere in discussione le sanzioni che, per inciso, colpiscono anche l’economia occidentale. L’ex-segretario alla Difesa statunitense Robert Gates ritiene che tali misure non scoraggino la Russia, “Le sanzioni proposte, come limiti ai visti e potenziale congelamento dei beni di singoli individui, onestamente non hanno il minimo deterrente su Putin, a mio parere“. L’ex-segretario della Difesa concludeva dicendo che non c’è nulla che le potenze occidentali possano fare in Crimea: la “Crimea è andata!
Il ministero degli Esteri russo ha criticato governi e media occidentali per aver ignorato incidenti allarmanti in Ucraina, tra cui l’assalto a un raduno pro-russo nella città di Kharkov. Circa sette o otto persone mascherate hanno aggredito un raduno nel centro di Kharkov, in cui si invocava il referendum regionale sull’esempio di Crimea per l’adesione alla Russia. “Hanno minacciato di ucciderci. Mi sono coperto la testa, così hanno colpito le mani. Non abbiamo capito cosa stesse succedendo“, dichiara una delle vittime. Gli aggressori hanno sparato diversi colpi ferendo uno degli attivisti filo-russi. Il ministero degli Esteri russo ha inoltre citato la detenzione e la deportazione di sette giornalisti russi. I golpisti ucraini hanno vietato l’accesso al territorio ucraino a circa 3500 russi, tra cui 16 giornalisti. “Il silenzio vergognoso dei nostri partner occidentali, dei gruppi per i diritti umani e dei media stranieri è sconcertante“, dice la nota del ministero. Il 10 marzo il Cremlino ha annunciato che Putin, in una riunione con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, “è stato informato sulla proposta di soluzione della situazione in Ucraina“, mentre il Cremlino prepara la sua offensiva diplomatica contro le potenze occidentali che cercano d’impedire l’adesione alla Russia della Crimea. “Contatti sono in corso in tutta Europa. Una serie di eventi internazionali ha avuto luogo, dove John Kerry, i ministri degli Esteri dei principali Paesi europei, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna e l’alto rappresentante dell’Unione europea Ashton  hanno partecipato“. Il capo della diplomazia russa ha sottolineato di averli “incontrati tutti spiegando la nostra posizione ed esprimendo la volontà di continuare a cercare una soluzione comune che ci permetta di risolvere la situazione in Ucraina“, affermando che “nelle consultazioni multilaterali, i nostri partner hanno espresso il desiderio che noi e gli statunitensi lavorassimo direttamente per trovare un approccio accettabile per tutti“. Parlando al suo omologo statunitense, il ministro russo ha sottolineato che il problema è dovuto all’insistenza che i russi accettino l’impeachment del presidente dell’Ucraina, mentre il Cremlino denuncia il golpe e ciò che n’è derivato, “Tale formula non è particolarmente adatta a nostro avviso, perché presuppone l’esistenza di una controversia tra Russia e Ucraina e riconosce ciò che è accaduto a Kiev come un fatto compiuto“. Sergej Lavrov aveva invitato l’omologo statunitense in Russia, ma l’invito è stato declinato. Infine, Lavrov ha sottolineando che “in collaborazione con il Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa” ha cercato di trovare soluzioni “che tengano conto degli interessi di tutti gli ucraini, senza eccezione“, riferendosi agli ucraini russofoni.
Riguardo al “nuovo governo” a Kiev, secondo la revisione globale delle finanze di Julija Tymoshenko, effettuata nell’ambito di un’indagine dallo studio legale londinese Lawrence Graham, commissionata nel marzo 2013 dal legittimo governo ucraino di Janukovich, l’ex-prima ministra possiede 278 conti bancari in 26 Paesi, molti in banche inglesi. In totale si tratta di oltre 200 milioni di dollari sottratti alle casse dello Stato ucraino dalla metà degli anni ’90 in poi, quando Tymoshenko possedeva l’United Energy Systems che importava gas russo in Ucraina. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la condanna poi subita da Tymoshenko. Nel 2004, l’ex-premier Pavel Lazarenko, prossimo di Tymoshenko, fu condannato per riciclaggio di denaro, furto e occultamento di fondi in conti esteri, venendo condannato ad otto anni in una prigione della California. Lazarenko riceveva denaro dalle società di Tymoshenko, tra cui l’United Energy Systems, in cambio Lazarenko, quando era premier dell’Ucraina, le favoriva presso gli enti statali e governativi. Tra i conti di Londra ce n’era uno riservato a Lazarenko, denominato appunto United Energy Systems, con 40 milioni di euro. Secondo un'”analista” legata all’imperialismo, Orisia Lutsevich, impiegata presso il circolo rodhesiano-atlantista Chatham House, “Dopo la rivoluzione arancione Tymoshenko non fece nulla per riformare l’economia e instaurare lo Stato di diritto. Invece si concentrò sulle lotte intestine nella coalizione arancione, per prepararsi alle presidenziali. La maggior parte delle persone di Majdan non ne chiedeva la liberazione“. “Ma i sostenitori salutano Tymoshenko quale eroina per il suo ruolo nella rivoluzione arancione del 2004 e la consideravano una prigioniera politica del governo Janukovich”. Nel frattempo, mentre il capo neonazista Jarosh controlla Kiev, Julija Tymoshenko è partita per la Germania per curare la sua “osteocondrosi”, male incurabile nei tre anni precedenti passati in galera; una “malattia” che non le aveva impedito di apparire sulla Majdan con tacchi da 20 centimetri. Arsenij Jatsenjuk invece è volato a Washington con l’oro della banca centrale ucraina, ad incontrare Barack Obama, mentre non è chiaro dove si trovi il ministro battista Aleksandr Turchinov. A Dnepropetrovsk, i golpisti hanno nominato governatore l’oligarca israeliano Igor Kolomojskij, presidente del Consiglio europeo delle comunità ebraiche dal patrimonio personale di 3,654 miliardi di dollari. Il suo gruppo finanziario Privat controlla il canale televisivo 1+1 e la PrivatBank, ed è uno dei finanziatori di Euromajdan. La procura generale russa ha imposto l’amministrazione controllata delle filiali russe di PrivatBank. Il Partito Comunista della Federazione Russa ha chiesto al Procuratore Generale di Mosca d’indagare sui movimenti di tale banca, “perché finanzierebbe anche Pravij Sektor (Fazione Destra) che in Russia è considerata giustamente un’organizzazione terroristica”. Dulcis in fundo, il capo dell’organizzazione clerico-fascista Bratstvo (Fratellanza) Dmitrij Korchinskij ha detto che è necessario creare una “Ucraina cristiano-talebana“.

Fonti:
45e Nord
RussiaToday
Defense-Update
DW
Independent
KomTV
Moon of Alabama
RIAN
RIAN
RussiaToday
Strategika51

Asia: Locomotiva della storia moderna

Gennadij Zjuganov alla 7a sessione dell’Assemblea Generale della Conferenza dei partiti politici asiatici
La Russia è pronta a compiere la sua missione storica di collegamento tra i centri principali delle civiltà del Mondo moderno
Soviet Russia Now 23 novembre 2012


Il 21 novembre a Baku la delegazione del Partito Comunista guidata dal Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, GA Zjuganov, partecipava alla 7.ma Assemblea Generale della Conferenza Internazionale di Partiti Politici Asiatici, che si è aperta nella capitale dell’Azerbaigian.

La riunione alla Fondazione Internazionale Nobel di Baku
Nel giorno dell’arrivo, GA Zjuganov e la delegazione hanno visitato a Baku la Fondazione Internazionale Nobel e il Museo Nobel – Villa Petrolia, il primo museo della famiglia Nobel al di fuori della Svezia. Il nome Nobel è strettamente legato alla storia del petrolio dell’Azerbaigian. Furono i pionieri nello sviluppo delle risorse petrolifere del paese. Fondata alla fine del secolo XIX, la società per azioni “Associazione Nobel” è stata la prima ad introdurre tecnologie e pensieri innovativi in questa industria, sull’economia orientata alla comunità, destinando il 40% dei profitti ai salari e ai servizi di assistenza sociale. Durante una visita alla Fondazione, GA Zjuganov è stato premiato con la medaglia istituita dalla Fondazione Internazionale Nobel.

Conversazione con il segretario del PCC Du Qinglin
Prima dell’apertura della 7.ma Assemblea Generale, GA Zjuganov ha incontrato il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Vicepresidente del Comitato consultivo politico popolare cinese, Du Qinglin. Du Qinglin ha informato GA Zjuganov sul XVIII° Congresso del Partito Comunista cinese appena concluso, e sulle relative decisioni sulle modalità di sviluppo della Cina nei prossimi anni. A sua volta, GA Zjuganov ha descritto la preparazione del partito per il quindicesimo congresso del partito comunista del prossimo primo febbraio, e ha invitato una delegazione del Partito comunista cinese a partecipare al congresso. Le parti si sono scambiate  opinioni su una vasta gamma di questioni d’interesse per entrambe i partiti. Alla riunione hanno partecipato i membri dell’Ufficio di presidenza, il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista LI Kalashnikov e il deputato del Partito Comunista alla Duma di Stato, AP Tarnaev.

Asia: locomotiva della storia moderna
Discorso di Zjuganov alla sessione plenaria dell’Assemblea in occasione della seduta plenaria della 7a Assemblea Generale. Il primo ad intervenire dopo la relazione principale, il presidente del Comitato centrale del Partito comunista, GA Zjuganov, è stato molto calorosamente accolto dal forum.
“Come sapete, la Russia è il centro storico dell’Eurasia – ha iniziato Gennadij Zjuganov – il nostro paese svolge da per migliaia di anni il ruolo di “ponte” geopolitico che collega due mondi, due civiltà – europea e asiatica. Attraversando essa, abbiamo avviato la cooperazione economica e gli scambi culturali tra i due paesi, separati da migliaia di chilometri. Attraverso di essa ondate di conquistatori hanno sottomesso i più antichi centri della civiltà, e spesso distruggendoli. Si formarono diverse forme di dialogo eurasiatico. Ma per noi è sempre stato molto importante. Oggi, mentre ci prepariamo a celebrare il 90.mo anniversario dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, è utile ricordare che il nostro governo federale originariamente doveva chiamarsi, e in una serie di documenti chiave era chiamato, Unione delle Repubbliche Sovietiche d’Europa e Asia. Pertanto, seguiremo sempre con interesse i lavori della Conferenza internazionale dei partiti politici asiatici, e a prepararci seriamente per parteciparvi. Il tema della conferenza “Mondo – Sicurezza – Riconciliazione” è più che mai rilevante nella nuova situazione geopolitica emergente. I segni della putrefazione del sistema capitalistico sono evidenti. Colpisce tutte le aree del sistema: produzione, finanza, politica, cultura e moralità. Un intero gruppo di paesi della zona euro è sull’orlo del fallimento. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i 16.000 miliardi dollari.
La crisi generale del sistema sociale e dell’economia borghese si è protratta per un secolo, inasprendosi e arretrando ulteriormente. Ed un altro aggravamento oggi è davanti ai nostri occhi. Coloro che promuovono l’aguzza teoria della globalizzazione si aspettavano di “escludere” la teoria leninista dell’imperialismo come fase suprema del capitalismo, per portarla nell’oblio. Per noi, comunisti, è la guida ideologica e teorica per l’analisi e la valutazione della moderna economia capitalista. Nel 2002, abbiamo ritenuto il globalismo la fase attuale dell’imperialismo. Ecco le caratteristiche principali dell’imperialismo dell’epoca della globalizzazione:
1. Sottomissione finale della produzione di capitale, del capitale industriale, al capitale finanziario e speculativo.
2. La trasformazione dei rapporti di mercato in meccanismo artificiale per l’applicazione di scambi ineguali e di saccheggio di interi paesi e popoli.
3. Istituzione di un modello globale di “divisione internazionale del lavoro”, che incarna la flagrante disparità sociale planetaria.
4. La rapida crescita dell’influenza politica delle multinazionali e dei gruppi finanziari-industriali, rafforzandone la pretesa a una sovranità illimitata.
5. La perdita della capacità dei governi nazionali nel controllare i processi economici mondiali e anche nazionali. Revisione delle norme fondamentali del diritto internazionale, per la creazione di un governo mondiale.
6. L’espansione informativa e culturale come forma di aggressione. Unificazione spirituale al livello più primitivo. Eradicazione dell’identità nazionale delle nazioni e dei popoli.
7. Parassitismo del capitale transnazionale. Consegnargli i benefici dell’introduzione dell’alta tecnologia nel resto del Mondo significa povertà, decadenza ed inibizione qualitativa del progresso tecnologico.
Dopo la distruzione dell’Unione Sovietica vivere sulla Terra è diventato molto più difficile e pericoloso. Si acutizzano ed esplodono numerosi conflitti. Recentemente, quasi tutti gli Stati del Medio Oriente e Nord Africa sono stati destabilizzati. Dopo il massacro in Afghanistan, Iraq e Libia, vi è una vera e propria guerra civile in Siria e una crescente pressione su Iran e Corea del Nord. La strategia coloniale degli Stati Uniti e dei Paesi dipendenti dell’occidente, ancora una volta, mette l’umanità di fronte a una guerra mondiale, applicando attivamente la teoria reazionaria della “guerra di civiltà”. L’occidente ha dichiarato di supportare “libertà”, “democrazia” e “diritti umani” nel Mondo.
Il capitale finanziario globale opera svolgendo la sua attività sottomettendo la politica alla dipendenza economica. Costruendo un sistema di governance mondiale, l’imperialismo ha creato istituzioni speciali. Queste includono la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Per coloro che resistono ai “pacifici” globalisti vi è l’intervento della NATO: l’istituzione della violenza militare. Tutto questo provoca resistenze. Ecco perché i vertici dell’UE e la signora Merkel vengono accolti in modo ostile ad Atene, da masse di manifestanti greci. Ecco perché le strade delle città spagnole si trasformano in un’arena di feroci battaglie di classe, ricordando le battaglie della guerra civile. I lavoratori protestano sempre più, non vogliono vivere come una volta. Nel mondo della globalizzazione, matura il rifiuto degli USA. Sempre più persone e movimenti sociali chiedono un cambiamento: lo sviluppo armonioso delle forze produttive, un consumo equilibrato, il rispetto per la natura.
Anche i sostenitori del capitalismo sono sempre più chiamati a trattare con il socialismo. L’ex presidente democristiano della Germania Keller ha invocato la fine del “capitalismo anglosassone” dei giocatori d’azzardo e degli avventurieri. François Hollande introduce una tassa speciale sui ricchi. Nei prossimi due anni, tutti i cittadini francesi che ricevono più di un milione all’anno, daranno allo stato il 75% del loro reddito. Riprendendo i leader europei, il presidente degli  USA Obama sta cercando di mettere le redini sui “gatti grassi” che traggono profitto dal picco della crisi. La borghesia è sempre più difficile da gestire “alla vecchia maniera”.
Una tendenza importante è il mutamento geopolitico del centro globale delle attività economiche, che passa alla regione Asia-Pacifico (APR), sottolineando la lunga crisi in Europa e Nord America. Secondo gli esperti, la crisi è tutt’altro che finita. A questo proposito, l’esperienza dei nostri vicini della Cina è importante, dimostrando che mantenere alti livelli di crescita economica è possibile solo con massicci investimenti nelle infrastrutture. In queste condizioni, il massimo utilizzo dell’enorme potenziale economico, scientifico e culturale dell’Asia apre, a nostro avviso, le prospettive di una soluzione a lungo termine e permanente dei problemi su cibo, energia, sicurezza militare ed ambientale.
La Conferenza internazionale sul dialogo tra più di 300 partiti politici, di governo e d’opposizione, conservatori, liberali e comunisti, in più di 50 paesi della regione, offre un’opportunità unica per discutere di tutte tali questioni. E, soprattutto, senza i “consigli” di “simpatizzanti” esterni alla nostra regione. Lo sviluppo congiunto delle proposte per affrontarle da parte di potenti forze politiche dei paesi partecipanti, può essere la chiave per la loro attuazione attraverso la politica dei governi. Ecco in breve la nostra visione di alcuni di questi problemi.
1. Il problema della sistemazione delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti della regione asiatica, cardini della sicurezza regionale. Questa operazione ridurrebbe l’asimmetria dello sviluppo socio-economico tra i paesi vicini, e aumenterà l’area di contatto tra i partecipanti al progetto. In Russia, sono in corso lavori in questa direzione. Come futura unica infrastruttura eurasiatica potrebbero esservi i progetti già all’opera: la Trans-Siberiana, l’oleodotto-gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok, GLONASS, ecc. Strumenti per inserire saldamente l’Eurasia nel panorama economico del Pacifico e associarla con l’Europa che parla di Rotta del Mare del Nord, Sistema Trans-cavo, BAM, ecc. Egualmente vi si rientrano la ferroviaria e il gasdotto trans-coreani. In generale, potrebbe trattarsi del mega-progetto collettivo economico che gli esperti russi chiamano “Iniziativa eurasiatica per incrementare gli investimenti nel Pacifico.”
2. La sicurezza alimentare sarà uno dei temi centrali nel XXI.mo secolo. In molti paesi dell’Asia-Pacifico, la crescita della popolazione ha superato la crescita delle risorse alimentari. Per esempio nel 2010, di 925 milioni di persone che rientrano nella categoria dei più sottoalimentati nel Mondo, 578 milioni vivono nell’Asia-Pacifico. I settori più promettenti della cooperazione in questo campo possono essere i seguenti:
– La formazione di un sistema di monitoraggio regionale e di previsione della situazione alimentare;
– Avviare un coordinamento di alto livello nella fornitura degli aiuti alimentari, nelle situazioni di emergenza;
– Avvio ed attuazione di progetti comuni per la produzione di biocarburanti. Possiamo aspettarci che progressi concreti in questo settore non solo creino posti di lavoro, ma anche che riducano le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Per migliorare la sicurezza alimentare il potenziale della Russia nella regione viene determinata dalla presenza di vaste terre coltivabili e vaste riserve di acqua dolce. Così, nella Siberia orientale e nell’Estremo Oriente viene utilizzato il 50% del terreno coltivabile. A questo proposito, si potrebbe arrivare a creare un Fondo regionale per il grano coinvolgendo la Russia (sul modello del Fondo per il riso est-asiatico).
3. Il problema della condivisione dell’acqua è ancora una “pietra d’inciampo” nei rapporti tra un certo numero di paesi della regione. Questo stato suscita una situazione controproducente che potrebbe attivare conflitti a diversi livelli e destabilizzare l’intera regione. Ma a questo proposito, i nostri paesi hanno prospettive promettenti.
4. Un certo numero di paesi della regione è stato coinvolto nel traffico di droga. La produzione di materie prime, il trattamento e il trasporto di essa possono essere risolti soltanto con mezzi militari da formare nel territorio dei paesi fonte dell’instabilità. Uno Stato non può affrontare da solo, per conto proprio, questi “punti caldi”; la lotta contro ciò necessita di un coordinamento molto stretto tra tutti gli Stati interessati.
5. Si ritiene che un ulteriore impulso allo sviluppo della cooperazione multilaterale nella regione deriva dalla costruzione dell’Unione parlamentare dei paesi asiatici, proposto dai nostri colleghi del partito Yeni Azerbaijan. Tale struttura interparlamentare potrebbe, a livello politico, confermare il potenziale della crescita economica dell’Asia e diventare uno dei portavoce della volontà politica collettiva dei suoi popoli.
Nel complesso, ci offriamo di ricreare un aggiornato “Ponte Euro-Asiatico”, per una stretta ed efficace cooperazione tra i nostri popoli, paesi e continenti. La Russia è da migliaia di anni  attivamente coinvolta nella vita dell’Europa e dell’Asia, ed è pronta a compiere la sua missione storica, essere il collegamento tra i centri principali della civiltà del presente Mondo moderno, in un momento difficile nel suo sviluppo. Gennadij Zuganov, Presidente del CC-PCFR Russia

Sulla situazione geopolitica della regione
Su richiesta dei giornalisti, Gennadij Zjuganov ha condiviso la sua visione della situazione geopolitica nella regione. “Sono lieto che le relazioni tra la Russia e l’Azerbaigian si stiano rafforzando. Il nostro partito si è sempre distinto per l’amicizia e la fratellanza tra i due popoli”, ha detto il leader del Partito comunista. “In tutto il sud vi sono operazioni militari, e siamo al confine di questa fascia fornendo sicurezza e sviluppo sostenibile, proteggendo il nostro paese e il nostro popolo, i limiti delle grandi scosse che già si stanno avvendo. Dobbiamo continuare su questa strada e ricordare che, per competere in questo Mondo, è necessario disporre di una popolazione di 300 milioni di abitanti, cui solo l’Unione di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan ed Azerbaigian è in grado di garantirne la sicurezza, i mercati, gli interessi e il progresso scientifico e tecnologico”, ha detto G. Zjuganov.
Il leader comunista russo l’ha ribadito all’Assemblea Generale della Conferenza Internazionale dei Partiti Politici asiatici, tenutasi a Baku, sullo sfondo della nuova crisi globale che coinvolge quasi 200 paesi. “Il tema è molto importante. Pace, sicurezza e riconciliazione, sullo sfondo di ciò che sta accadendo oggi in Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan. A mio parere, qui a Baku, vi è un dialogo molto serio su come uscire da questa difficile crisi. Ricordo che in 150 anni di capitalismo vi sono state 12 gravi crisi. Due di queste ultime, nel secolo scorso, hanno portato a due guerre mondiali”, ha detto il leader del Partito comunista.
Durante la sua visita a Baku, Zjuganov ha avuto numerosi incontri bilaterali, tra cui dei colloqui con la leadership del Partito Comunista dell’Azerbaigian.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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