La guerra tedesca contro Brasile 2014

Itaia Muxaic de Ricart, analista-ricercatore, San Juan/Puerto Rico, novembre 2013 – O Cafezinho

rosa_luxemburg125_enI brasiliani hanno il diritto di risolvere i propri problemi nazionali senza interferenze o interventi di USA, Gran Bretagna o Germania! Nel 2014 gli avversari geopolitici del Brasile di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania intendono aumentare la loro campagna permanente per destabilizzare il Brasile e por termine al suo ruolo internazionale “indipendente”. Nel 2014 in Brasile si terranno le elezioni nazionali e si ospiterà il Campionato mondiale di Calcio. Già nel 2013, gli avversari del Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, hanno approfittato delle rivendicazioni sociali e politiche di alcuni brasiliani e incoraggiato “improvvise” proteste sincronizzate con le eliminatorie  del campionato di calcio nel 2013. Negli Stati Uniti esistono interessi geopolitici, strategici ed economici nel “frenare” il Brasile. La Gran Bretagna ha interessi geostrategici: un milione di chilometri quadrati di zona economica marittima inglese intorno le sue basi nel Sud Atlantico, che si estendono dai tropici all’Antartico, tra Sud America e Africa. Anche se la Germania non ha alcuna ragione strategica per intervenire contro il Brasile, tuttavia il ministero degli Esteri della Germania (le ambasciate), l’agenzia d’intelligence BND legata alla CIA, le sue forze armate nella NATO, la propaganda TV e dell’agenzia “Deutsche Welle“, e i partiti-fondazioni tedeschi, in particolare la Konrad Adenauer Foundation, ricevono ‘istruzioni’ geopolitiche dall’ambasciata statunitense a Berlino, anche se i cancellieri della Germania fanno finta di avere un completo controllo. Centinaia di ONG tedesche intervengono in Brasile, anche se finanziate principalmente dal governo federale della Germania, molte di tali ONG, come la Heinrich Boell Foundation del Partito dei Verdi e quella del cosiddetto Partito della Sinistra Rosa Luxemburg Foundation, si “ispirano” alle ONG globaliste di Londra. In totale contrasto con l’industria della Germania però, con 1600 filiali in Brasile, oggettivamente contraria alle operazioni geopolitiche tedesche contro il Brasile, che favoriscono solo i concorrenti industriali e agricoli statunitensi.
L’analisi che segue si concentrerà solo su una delle centinaia di ONG tedesche attive contro il Brasile: la Fondazione Rosa Luxemburg, una “false flag” gestita da opportunistici ex-”burocrati” del governo tedesco-orientale ora divenuti utili opportunisti. E’ il “think tank” del Die Linke Partei (Partito della Sinistra) finanziato dal governo federale tedesco, che usa tacitamente la “minaccia rossa” per giustificare la propaganda di destra contro il “socialismo”. La Fondazione Rosa Luxemburg (di seguito “Rosalux”) ha un ruolo di primo piano nelle operazioni tedesche di “falsa ultra-sinistra” per destabilizzare il Brasile. “Rosalux” è stata fondata nel 2000 in Germania “per l’educazione politica e l’analisi sociale” secondo le teorie di Rosa Luxemburg. Il nome “fondazione” è un inganno perché “Rosalux” (come le altre “fondazioni” dei partiti tedeschi) è solo un’”associazione” controllata dai suoi legali 100 “membri” ed è finanziata dal governo federale della Germania, che ha versato a “Rosalux” nel 2011 quasi 40 milioni di dollari, di cui 2 milioni dedicati alle “attività estere”, come la Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo, Brasile, Fundacion Rosa Luxemburg a Quito, Ecuador e Fondazione Rosa Luxemburg a New York, USA. “Rosalux” è la continuazione di un “think tank” post-1989 del PDS, il successore del partito “leader” dell’ex-Germania democratica SED. Nel 2007 il PDS ha cambiato nome in Linke Partei (Partito della Sinistra) e assorbì il piccolo partito tedesco-occidentale “WASG”. Il Linke Partei ha 60000 membri: ex-funzionari e polizipotti di frontiera tedesco-orientali. Notizie della stampa tedesca affermano che Ruth Kampa, una dei leader di Linke Partei sia stata un’informatrice della STASI a livello internazionale. Nel 2013 Linke Partei ebbe solo l’8,3% dei voti nazionali tedeschi, in calo dall’11% essendo colluso nella “privatizzazione” di 65000 appartamenti sociali GSW di Berlino vendendoli a Goldman-Sachs e altri “investitori” di Wall Street, che alla fine trassero un profitto di oltre 800 milioni di dollari! L’attuale presidente della “Rosa Luxemburg Stiftung” di Berlino è Dagmar Enkelmann, prima del 1989 accademico del “Comitato Centrale dell’Accademia per le Scienze Sociali” della Germania democratica.
image001La Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo è stata fondata nel 2003: i suoi metodi: 1) la penetrazione dei dipartimenti di scienze sociali delle università del Brasile fornendo una piattaforma all’”ego” degli accademici di ultra-sinistra (maoista), che a loro volta influenzano la loro “scienza sociale”, i cui studenti a loro volta formano “gruppi di resistenza”. 2) Collegarsi con i partiti di ultra-sinistra PSOL, PSTU, PCB che ricevono circa l’1,3% dei voti nazionali. 3) Compromettere i principali partiti di sinistra della coalizione del governo di centro-sinistra, i loro think tank e sindacati. 4) Finanziare gli organizzatori radicali della “resistenza” e dei gruppi indigeni, trascinandoli nella propaganda per l’Europa. 5) Campagne di propaganda in Europa contro il Brasile. L’agente geopolitico (“Bueroleiter“) di “Rosalux” a San Paolo, tra il 2007 e il 20012, era Kathrin Buhl che divenne prima del 1989 specialista dell’America Latina nelle operazioni estere della Germania democratica. Dopo il 1989 è stata la leader della sola ONG successa alle organizzazioni ufficiali della Germania democratica, ereditando 20 milioni di dollari di fondi della Germania democratica investiti nell’ONG Bruecken Nord-Sued per la quale Kathrin Buhl era principale funzionaria dal 1994 fino a quando fu inviata dalla “Rosalux” come agente politico in Brasile, nel 2007. Nel 2009 Kathrin Buhl pubblicò un compendio degli accademici di ultra-sinistra brasiliani contro l”imperialismo del Brasile’, in particolare le imprese semi-statali parzialmente di proprietà dei fondi pensione dei dipendenti pubblici. Titolo: “Le imprese transnazionali brasiliane nell’America Latina: un dibattito necessario”. Ma il 24 dicembre 2012, Kathrin Buhl morì improvvisamente all’età di 51 anni, per cause ignote a Sao Paulo! (“Janis Joplin”, il suo soprannome tra i gruppi di “resistenza” per via delle somiglianze evidenti, fu elogiata come “donatrice” generosa e incondizionata di fondi, non appariva affatto come un “apparatchik” del blocco sovietico!) “Rosalux” a Berlino nominò subito Gerhard Dilger (54) nuovo “Bueroleiter” (agente geopolitico) a Sao Paulo. Si descrive come “scrittore e maestro”, ma sembra un agente politico e propagandista anti-Brasile delle “ONG falsa bandiera”. Presumibilmente è austriaco, ma molto poco si sa di lui fino al suo arrivo in Colombia nel 1992, dove rimase fino al 1999, “lavorando da giornalista”. Nel 1997-1998 fu inviato da El Tiempo (Bogotà) come corrispondente in Germania: El Tiempo era di proprietà degli oligarchi Santos (Juan Manuel Santos, ministro della Difesa e Francisco Santos Vicepresidente della Colombia nel 2003-2010). Dopo il 1999, Gerhrad Dilger appare in Brasile e risiedette nel 2002-2012 a Porto Alegre, apparentemente “corrispondente” di “Tageszeitung“, un quotidiano dell’ambiente “ultraverde-sinistra liberale” di proprietà di una cooperativa di lettori. Dalla lontana, ma geopoliticamente “interessante” Porto Alegre, Gerhard Dilger invase i media di sinistra, verdi e “neocon-cattolici” di Germania e Austria con una propaganda frenetica contro i presidenti della sinistra nazionalista di Sud America: Dilma Rousseff in Brasile, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Hugo Chavez in Venezuela, contro i loro progetti di sviluppo nazionali, contro ogni sviluppo e agricoltura commerciale in Sud America. Gerhard Dilger viaggiò per conto della Chiesa cattolica in Argentina nel 2011, in Ecuador nel 2008 per sostenere “l’uomo della Germania del posto” Alberto Acosta e la sua “falsa ultra-sinistra” contro il Presidente Correa. Gerhard Dilger, propagandista ossessionato da Hugo Chavez, si recò in Venezuela nel 2010 per sostenere il politico della “falsa ultra-sinistra” M. Lopez Maya contro il Presidente Chavez. Nel settembre 2013 Gerhrad Dilger avviò la sua campagna anti-Brasile negli Stati Uniti, in un evento organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg di New York, che dal 2012 infiltra la sinistra e i movimenti di protesta statunitensi per “farne” dei bersagli della propaganda neocon, quali “influenzati dai comunisti della Germania dell’Est”. Gerhard Dilger si portò dal Brasile gli organizzatori della protesta Eloisa C. Varela, Cosme Felippsen, Joanna Barras e Samuel A. Queiroz S., spacciato nel 2010 dal British Council quale “giovane futuro leader”. (Gerhard Dilger fu negli anni ’80 alla Concordia Institute, di Benmidji, Minnesota, USA). Nei vent’anni in cui Gerhard Dilger riferiva all’Europa del Sud America non ha mai parlato della BND della Germania, affiliata alla CIA (fondata dopo il 1945 dal 45_dilgergenerale nazista R. Gehlen). La BND è attiva in America Latina dai primi anni ’60. Gerhard Dilger menziona contatti con la GTZ, “impresa privata” del governo tedesco nella “cooperazione tecnica”. Gerhard Dilger a Sao Paulo sembra orchestri le operazioni di “Rosalux” contro Brasile 2014, come appare nel documento “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″, insieme a Christian Russau di Berlino, coordinatore in Germania della campagna permanente anti-Brasile. Christian Russau, (senza la “o”) ha studiato le teorie di Hannah Arendt alla Freie Universitaet di Berlino fino al 1995, e agisce da organizzatore generale in Germania della campagna permanente di destabilizzazione del Brasile, l’asse della campagna sono: 1. Il Linke Partei e la sua Rosa Luxemburg Foundation (in Brasile Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo). 2. Gruene (Partito Verde) e la sua Fondazione Heinrich Boell (in Brasile Fundaçao Heinrich Boell di  Rio), 3. I vescovi neocon della Chiesa cattolica in Germania che, per scopi geopolitici, dirigono la CIMI in Brasile quale “teologia della liberazione”, manovrando sul governo di centro-sinistra. 4. Kooperation Brasilien, un ombrello di ONG manipolato dagli accademici tedeschi interventisti geopolitici e alcuni espatriati brasiliani. La conferenza per la strategia di ‘destabilizzazione di Brasile 2014′ si tenne a Berlino il 31.10.2013, preso la Rosa Luxemburg Stiftung di Berlino, con Christian Russau organizzatore in Germania dell’operazione anti-Brasile; Claudia Favaro, architetta e organizzatrice presunta anarchica del Brasile; Carlos Vainer, sociologo di ultra-sinistra del Partito PSOL del Brasile (Vainer era a Colonia, in Germania, il 29/10/2013 facendo scena gridando a un accademico tedesco che aveva difeso il governo di centro-sinistra del Brasile: “appartiene a Dilma”)!; Felipe Bley Follia un giurista brasiliano che collabora con “Rosalux”.
lutzi-2L’agente di contatto tra i gruppi di “resistenza” a Rio de Janeiro e “Rosalux” di Berlino è la tedesca Lucie Matting coinvolta già nel 2012 nei preparativi per le “proteste” del giugno 2013 in Brasile.  Nel 1999 Lucie Matting aveva pubblicato in Germania “Grenztruppen der Deutschen Demokratischen Republik“, un memoriale nostalgico dei 45000 paramilitari delle guardie di frontiera della Germania democratica nel 1961-1989. Fredricke Strack a Rio quale “consulente” per  “organizzare” la prostituzione, legale in Brasile e Germania ma soggetta a restrizioni che nelle sue campagne vuole cambiare in entrambe le nazioni: Fredericke Strack è contraria ai controlli governativi sui bordelli quali aziende private e promuove il “marchio di qualità della prostituta”, sostenuta da una ONG della California con donatori aziendali degli USA. Ha partecipato a una conferenza del fondo George Soros a New York: le ONG degli USA hanno donatori dai grandi nomi di Wall Street, interessati all’influenza geopolitica per sovvertire i movimenti nazionalisti di sinistra! Altri collaboratori di “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″: Martin Ling, che si batte contro ogni sviluppo su “Neues Deutschland“, il quotidiano del “Linke Partei”, Thomas Fatheuer, ex-agente politico e Dawid Danilo Bartlet, l’agente politico attuale della Fundaçao Heinrich Boell di Rio de Janeiro (Partito dei Verdi tedesco), Malte Daniljuk, coeditore del blog “amerika21.de” che con il pretesto della “solidarietà”, incoraggia interventisti e avventurieri contro i governi di centro-sinistra “indipendenti” in America Latina per il fatto che non sarebbero “veri socialisti”, ma “deviazionisti” che collaborano con i capitalisti distruggendo l’ambiente e minacciando le comunità indigene e contadine. (I terroristi della RAF tedesca Lutz Taufer, Eva Haule e Christian Klar sono ora gli analisti sull’”America Latina” di “amerika21.de”: Lutz Taufer è stato graziato nel 1996 in Germania da due ergastoli, poi giunse in Brasile ad organizzare i gruppi di “resistenza” nelle favelas di Rio, nel 1999-2011!), Florian Warweg, un carrierista delle ONG “consulente” di Heike Haensel, ex-teologo, ora specialista parlamentare per l’America Latina del Partito della Sinistra tedesca. Claudia Fix, un’”attivista” professionista dell’ONG tedesca. Gli articoli del documento sono scritti da Julio Delmanto, un radicale di Sao Paulo che si batte per la legalizzazione delle droghe in Brasile. La sua tesi ha per titolo: “La ricerca del rapporto tra droga e partiti e movimenti della sinistra in Brasile”. Ridicolizza i maggiori partiti della sinistra del Brasile,  PT e PCdoB come “patetici” (che hanno in totale 2,5 milioni di aderenti). C’è anche un’intervista di Lucie Matting a Carlos Vainer, e un’intervista di Gilka Resende a Marcelo Freixo (deputato locale di Rio dell’ultra-sinistra PSOL). Gilka Resende “organizza proteste” a Rio. Altre parti sono ri-pubblicazioni di relazioni dei gruppi di protesta locali organizzati su scala nazionale come Comites Populares da Copa e Articulaçao Nacisonal dos Comites Populares.
Importante: i nomi degli attivisti locali in Brasile, le cui posizioni personali sono state ri-pubblicate nel documento della “Rosalux” (“Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9“) e i loro gruppi locali non  sono qui menzionati perché i brasiliani hanno il diritto di esprimere le loro opinioni e richieste. Ma i “partner” degli “oppositori” in America Latina dovrebbero essere denunciati internazionalmente!

manifs-brc3a9sil2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E se Putin vince in Ucraina?

L’accordo della CNPC apre alla Russia il mercato asiatico del gas
Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc

images_russia_pipeline_china_domain-bIl recente accordo tra la China National Petroleum Corporation (CNPC) e la compagnia energetica russa Gazprom può controbilanciare le sanzioni statunitensi ed ampliare le opzioni energetiche della Russia in Eurasia. Le parti hanno stipulato il contratto per la costruzione del nuovo gasdotto “Power of Siberia” nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è fornire alla Cina 82 miliardi di metri cubi di gas, una media di 16,4 miliardi di metri cubi all’anno. Inoltre, il ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak ha detto che la parte cinese ha espresso il desiderio di arrivare a 25 miliardi di dollari e di abolire i dazi sulle importazioni di gas russo. Secondo Vedomosti, il The Wall Street Journal russo, il contratto tra Gazprom e CNPC ha un valore complessivo di 400 miliardi di dollari e riguarda 1032 miliardi di metri cubi di gas. Il prezzo del contratto si basa sul volume minimo e comprende una clausola “take or pay”. Il contratto è pienamente in linea con la strategia aziendale di Gazprom volta a diversificare le forniture di carburante. In sostanza, non è diverso da accordi analoghi conclusi con i consumatori dell’Europa occidentale e il prezzo è competitivo (superiore a 350 dollari per mille mc, secondo diverse fonti). Lo Stato cinese ha incaricato CNPC di costruire gasdotti e impianti di stoccaggio in Cina per l’accordo. Entro la fine del 2014, un accordo intergovernativo sulla cooperazione energetica supplementare verrebbe firmato a livello statale. Parlando della fattibilità del progetto, Aleksej Uljukaev, ministro russo dello Sviluppo economico, ha sostenuto al recente St. Petersburg International Economic Forum che “il progetto sarà al 100 per cento redditizio“. Mosca valuta l’introduzione di un trattamento fiscale preferenziale per rendere l’accordo ancora più redditizio. Un nuovo regime di sgravi fiscali sarà introdotto sui giacimenti che alimenteranno il mercato del gas cinese.
Su scala più ampia, la rapida realizzazione del contratto sarà conseguenza diretta della politica degli Stati Uniti in Europa orientale. Dopo il fiasco siriano, l’amministrazione Obama ha fatto ogni sforzo istituendo un regime fantoccio in Ucraina. L’esportazione del caos nel cuore dell’Europa serve a sabotare il dialogo energetico tra Est e Ovest. Secondo lo scenario di Washington, i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia dimenticano l’antico principio ‘pacta sunt servanda‘ e violano il trattato con l’allora legittimo presidente dell’Ucraina. Ciò di fatto ha sancito la guerra civile e le violenze brutali in Novorossija. L’insediamento di un governo radicale a Kiev mette a rischio l’intero sistema di approvvigionamento energetico dell’Europa. Per ora sembra che nessuno in Europa dia una spiegazione intelligibile del perché sia successo. Bruxelles ha sacrificato decenni di stabilità energetica al mito della solidarietà transatlantica UE-USA (l’afflizione dei negoziati TTIP n’è un’ottima indicazione). Ora la minaccia incombente del debito non garantito sul gas dell’Ucraina è un problema di alta priorità per l’Europa. Chi raccoglie i benefici della dubbia “vittoria” occidentale a Kiev? Basta seguire il denaro. Mentre il vicepresidente statunitense Joe Biden testa la fedeltà dei satelliti USA dell’Europa orientale in Romania, suo figlio Hunter Biden entra sfacciatamente nel consiglio di amministrazione della società del gas ucraina Burisma. Il riorientamento della politica energetica della Russia in Asia difficilmente porterà a un drastico cambio nel breve termine. L’Europa è e rimarrà un importante partner commerciale per gli esportatori di gas della Russia. Anche se l’invio previsto di 38 miliardi di metri cubi di gas in Cina è impressionante, è pari solo al 20 per cento di quello attualmente fornito all’Europa. Tuttavia, in prospettiva nel 2020-2025 l’accordo sul gas Russia-Cina farà della Cina il mercato del gas. I numeri assoluti non sono importanti quanto l’impatto economico complessivo della cooperazione a lungo termine. Ad esempio la Cheljabinsk Tube Rolling Plant (ChelPipe) e la controllata della CNPC China Petroleum Pipeline Material and Equipment Corporation (CPPMEC) hanno firmato un accordo biennale per la partecipazione congiunta a progetti di gasdotti internazionali. I giacimenti siberiani orientali potranno rifornire anche il previsto impianto di gas naturale liquefatto di Vladivostok, che potrebbe diventare la via per gli altri Paesi asiatici energivori come Giappone, Corea e Taiwan. Tutto sommato, l’agenzia di rating Fitch ritiene che l’accordo CNPC-Gazprom rappresenti una significativa opportunità di crescita per l’industria del gas russa. Un mercato alternativo in Oriente è una positiva prospettiva di medio-lungo termine per Gazprom, nonostante tutti i tentativi d’imporre sanzioni economiche contro la Russia.

E se Putin vince in Ucraina?
Andrew  Sullivan 5 giugno 2014

521750Stephen Walt la pensa così: “In primo luogo, ha fatto archiviare l’idea di una ulteriore espansione della NATO per un lungo tempo, forse per sempre. La Russia s’è opposta alla marcia della NATO verso est da quando iniziò a metà degli anni ’90, ma la Russia non poteva fare molto. La breve guerra del 2008 tra Russia e Georgia è stato il primo tentativo di Putin di tracciare una linea rossa, e la scaramuccia smorzò considerevolmente l’entusiasmo per l’espansione. Questa volta, Putin ha chiarito  nettamente che qualsiasi futuro tentativo di portare l’Ucraina nella NATO o anche di aderire all’UE incontrerà la ferma opposizione russa e probabilmente comporterà lo smembramento del Paese. In secondo luogo, Putin ha ristabilito il controllo russo sulla Crimea, un atto popolare per la maggioranza dei residenti della Crimea e dei russi. L’acquisizione ha comportato alcuni costi a breve termine (alcune sanzioni economiche piuttosto miti), ma ha anche consolidato il controllo russo sulla base navale di Sebastopoli consentendo alla Russia di rivendicare i giacimenti di petrolio e gas nel Mar Nero, del valore stimato in migliaia di miliardi di dollari. … Terzo, Putin ha ricordato ai capi ucraini che ha molti modi per rendergli la vita difficile. Non importa quali siano le proprie inclinazioni, pertanto è nel loro interesse mantenere almeno rapporti cordiali con Mosca. E il nuovo presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha ricevuto il messaggio”.
Posner contesta anche la teoria, avanzata da Tom Friedman, che Putin “tremi” dopo aver valutato i costi dell’avventura ucraina contro i benefici, per il suo regime: “L’economia russa non è stata indebolita, il mercato azionario era scambiato a 1400 prima della crisi e viene scambiato a 1400  oggi. Il rublo è sostanzialmente invariato, un pelo più basso. Nessuno sa se veramente la Cina ha fatto un affare oppure no; troppo dipende da contingenze sconosciute. Ma è chiaro che la Russia  beneficia da più strette relazioni con la Cina. La NATO difficilmente sembra rivivere, i Paesi europei sono in subbuglio e divisi nella risposta alla Russia, dipendendo dal suo gas come sempre. Le spese per la difesa non aumenteranno, ma anche accadesse la Russia difficilmente se ne curerebbe, dato che non ha intenzione d’invadere Polonia o Germania, e sa che non hanno alcuna intenzione di liberare la Crimea o aiutare militarmente l’Ucraina. Contro tali costi banali, se questi sono, si considerino i vantaggi della Russia. … Dire che Putin “trema” è come dire che il ragazzo che ruba un biscotto trema perché ha preso solo un biscotto piuttosto che tutti”.
Nel frattempo, il conflitto continua a ritmo sostenuto, e il coinvolgimento russo non è affatto finito. Anna Nemtsova riferisce che i ribelli nella parte orientale dell’Ucraina hanno il sopravvento nelle città di confine, aprendo un corridoio dei rifornimenti dalla Russia: “Ciò significa che anche se il presidente russo Vladimir Putin incontra i capi europei, e lui e il presidente USA Barack Obama si osserveranno con circospezione durante la commemorazione del D-Day in Normandia, la guerra nella parte orientale dell’Ucraina potrebbe accelerare. Anche se Putin ha ritirato la maggior parte delle truppe russe presenti frontiera, minacciando un’invasione convenzionale, la strada è aperta ora ai volontari e operatori di vario tipo che insieme ai rifornimenti si muoveranno liberamente nel Paese. Un paio di colleghi giornalisti ed io abbiamo sentito parlare dei tentativi di aprire questo corridoio per diversi giorni, quando viaggiammo in Ucraina orientale. Il ministero degli Esteri russo, parlamentari e volontari russi in Ucraina con cui abbiamo parlato, ci hanno tutti detto di creare ciò che chiamavano “corridoio umanitario”. Stavamo cercando la breccia sul confine, e l’abbiamo trovata vicino alla città di Sverdlovsk nella regione di Lugansk”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aleksandr Pokryshkin: L’asso dell’aria che terrorizzò la Luftwaffe

Rakesh Krishnan Simha RBTH 7 giugno 2014

Le tattiche di combattimento aereo sviluppate dal pilota da caccia russo Aleksandr Pokryshkin si dimostrarono il fattore decisivo per la poderosa sconfitta della Luftwaffe, infine abbattendo la guerra lampo nazista.

pokryshkin-2La vittoria dell’Armata Rossa contro la Wehrmacht fu resa possibile quando l’aviazione russa  sconfisse l’onnipotente Luftwaffe in uno scontro titanico che sminuiva la Battaglia d’Inghilterra. Il merito del successo nei cieli della Russia va a Aleksandr Pokryshkin che con un colpo solo cambiò le obsolete tattiche sovietiche in vigore quando i tedeschi lanciarono la blitzkrieg nel 1941. Ci sono piloti audaci e piloti anziani, ma non piloti anziani audaci. Questo detto popolare era più o meno vero, perché i piloti da caccia avevano un tasso di abbandono elevato durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma Pokryshkin andò contro tale tendenza. Non solo era un grande tattico, ma anche un pilota impavido che giunto al fronte vi rimase a combattere fino agli ultimi giorni della guerra.  Durante la guerra, il pilota da caccia russo compì 650 sortite, partecipò a 139 battaglie aeree e fu il secondo asso dell’aria nelle forze sovietiche e alleate, con un conteggio ufficiale di 59 aerei nemici abbattuti. Si ritirò da Maresciallo dell’Aeronautica Sovietica. Tuttavia, la spettacolare carriera di Pokryshkin quasi mai prese il volo sotto la dittatura distopica di Joseph Stalin. La sua critica all’inefficace dottrina della guerra aerea ufficiale, che causò enormi perdite nella Voenno-Vozdushnie Silij (VVS, Aeronautica Militare) contro la Luftwaffe nel 1941, ne fecero un bersaglio della dirigenza. Fu messo a terra quando i superiori scoprirono che insegnava ai suoi colleghi piloti le nuove tattiche che aveva sviluppato. Una lunga permanenza nel gulag sembrava inevitabile. Tuttavia, le prime battute d’arresto contro i tedeschi, in gran parte dovute alle politiche di Stalin, diedero all’alto comando sovietico una certa indipendenza. Quando i vertici di Mosca visionarono le sue tattiche, Pokryshkin fu promosso comandante di squadrone del 55° Reggimento Aerei da Caccia della 4° Armata Aerea. Fu una delle decisioni decisive della guerra.

Contrattacco
__________________ 1_001Nel 1943 l’industria aeronautica russa realizzava aeromobili sempre migliori, come Jak-7B, La-5, Jak-9 e il leggendario Il-2 Shturmovik superiori per potenza e manovrabilità agli aerei tedeschi. Il problema erano le obsolete tattiche sovietiche. Le cose cambiarono con l’arrivo di Pokryshkin. L’asso dell’aria perfezionò le sue tattiche durante i pesanti combattimenti sul Kuban, presso la Crimea, all’inizio del 1943. L’area vide alcuni dei combattimenti aerei più intensi della seconda guerra mondiale, con l’impegno quotidiano di 200 aerei in volo. In confronto, la Battaglia d’Inghilterra era un circo reso popolare dalla propaganda inglese che gonfiò le perdite tedesche ben oltre la realtà. La VVS divenne una nuova macchina. In Russian Aviation and Air Power in the Twentieth Century John Greenwood, Von Hardesty, Robin Higham dicono: “Le innovazioni di Pokryshkin ebbero un ruolo importante nello spezzare il monopolio dell’obsoleta manovra orizzontale e nell’introduzione di tattiche verticali che meglio sfruttavano le qualità dei nuovi aeromobili sovietici“. Pokryshkin comprese il vantaggio della quota. Ideò una nuova formazione di volo chiamata Kuban Stepladder, una formazione a tre livelli che permetteva ai caccia di pattugliamento di sostenersi reciprocamente a bassa, media e alta quota. Oltre a ciò, i comandanti russi cambiarono le priorità d’attacco dei loro piloti. Invece di impegnare i caccia di scorta tedeschi, attaccarono i più lenti bombardieri. Ciò influenzò drammaticamente la battaglia. Poiché i bombardieri più lenti erano più facili da attaccare e i caccia russi li eliminarono. La vista dei loro preziosi bombardieri precipitare in fiamme sul territorio nemico demoralizzò i caccia di scorta tedeschi. I tedeschi furono quindi più propensi a fare mosse avventate, che portarono rapidamente alla disfatta tedesca. I gruppi a bassa e media quota impegnavano i bombardieri nemici e fornivano la copertura aerea alle forze di terra, mentre il gruppo ad alta quota impegnava i caccia nemici e  copriva gli agli altri due gruppi. “I gruppi a bassa e media quota poterono concentrarsi attaccando il nemico, perché il gruppo in alta quota li copriva da attacchi a sorpresa dall’alto“, dice Russian Aviation and Air Power in the Twentieth Century.

Pokryshkin_P39NDisperdersi, c’è la Sotka
Sergej Dolgushin, un altro asso dell’aeronautica russa della seconda guerra mondiale, con 24 vittorie, definì ciò che serviva per essere un pilota di caccia di successo: “Amore per la caccia,  grande desiderio di essere il capobranco“. Nelle battaglie per la morte sul Kuban, Pokryshkin apprese che improvvisi attacchi rapidi erano la chiave del successo e della sopravvivenza in volo. Dopo l’avvistamento dei caccia tedeschi, Pokryshkin era sempre il primo ad agganciarli, creando confusione nelle loro formazioni. La sua semplice e diretta tattica della “quota-velocità-manovra-fuco!” presto si diffuse nella VVS e divenne la formula dei piloti da caccia sovietici per la vittoria. Si trattava di una misura che i tedeschi temevano tanto che si rifiutarono d’impegnare i caccia russi, se sapevano della presenza di Pokryshkin. Infatti, quando la sua unità si trasferì in Ucraina preferì utilizzare il segnale di chiamata Sotka (centuria), perché sapeva che la Luftwaffe aveva ordinato ai suoi piloti di rimanere a terra se sapevano che era in volo.

La svolta
file68htmo07rlv1k9pplea1_800_480In concomitanza con le tattiche di Pokryshkin, un altro fattore svolse un ruolo definitivo nella sconfitta tedesca. Fu il marcato miglioramento delle difese aeree del teatro russo. Il miglioramento qualitativo e quantitativo della armi della difesa aerea resero difficile alle unità dei caccia e bombardieri tedeschi apparire sui cieli del campo di battaglia. Le forze di terra tedesche invocarono le sirene urlanti dei bombardieri in picchiata Stuka, assieme agli altri bombardieri, per creare panico tra i ranghi nemici. Lo fecero in Polonia, Paesi Bassi e contro l’esercito inglese in Francia. Ma contro i russi la Blitzkrieg perse il suo elemento più vitale, il supporto aereo. Per Pokryshkin, la lotta per la superiorità aerea contro la Luftwaffe era quasi un’ossessione. Ma ciò diede dei dividendi.  Così efficace fu la nuova tattica del combattimento aereo della VVS, che divenne il mezzo principale per la superiorità aerea raccogliendo il sorprendente 77 per cento di tutti gli aerei tedeschi distrutti durante la seconda guerra mondiale. I piloti della divisione aerea di Pokryshkin abbatterono ben 1147 aerei nemici. Nel 2003 ad un festival dedicato all’asso dell’aria a Mosca, il Maresciallo dell’Aeronautica Militare Ivan Pstigo gli diresse questo complimento: “Gli aerei d’assalto fecero la loro comparsa solo grazie a Pokryshkin“. Anche dopo la guerra Pokryshkin continuò a soffrire per mano del regime totalitario comunista. Fu ripetutamente scavalcato nella promozione. Solo dopo la morte di Stalin fu finalmente promosso Maresciallo dell’Aria. In seguito si rifiutò di sostenere un resoconto glorificato del ruolo del Premier Leonid Brezhnev nella battaglia del Kuban, dove Breznev aveva svolto un ruolo marginale, nella migliore delle ipotesi. Da vero eroe preferì la verità al disonore.

PIC_0017Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, logoramento e resistenza

Alessandro Lattanzio, 4/6/201410313581Il 31 maggio furono rinvenuti diversi missili antiaerei spalleggiabili Igla-S e sistemi antiaerei binati ZU-23 da 23mm abbandonati nel Donbas dalle milizie ucrainiste. A Ternopol, alcuni edifici governativi venivano occupati dalla popolazione e un altro edificio amministrativo incendiato. Le vittime della giunta di Kiev al 28 maggio erano 627, di cui 250 miliziani majdanisti, mentre l’esercito ucraino aveva subito oltre 700 feriti e almeno 1428 diserzioni al 28 maggio. Presso l’aeroporto di Donetsk un’unità della  giunta di Kiev sparava ai combattenti della Guardia nazionale/Fazione destra. 8 elicotteri Mi-8 atterravano sulla collina Karachun, che domina Slavjansk. Le autorità della Repubblica Popolare di Donetsk accusavano Kiev d’impiegare mercenari stranieri nelle operazioni contro l’Ucraina orientale, “Abbiamo rilevato comunicazioni radio in inglese. Abbiamo preso le liste delle truppe inviate nell’aeroporto di Donetsk, includono nomi anglosassoni. Non è chiaro se siano inglesi o statunitensi. Sono cecchini, a giudicare dal modo in cui operano e dalle armi straniere“, dichiarava il primo ministro della RPD Aleksandr Borodaj.
10406744 A Krasnij Liman, gli squadristi della Guardia nazionale ucraina assassinavano i feriti ricoverati presso l’ospedale, “La Guardia nazionale ha sparato ai feriti dell’ospedale Krasnolimanskij, non lasciando una sola persona viva“, dichiarava  Borodaj. I fascisti cercavano di prendere il controllo della strada da Kharkov per garantirsi l’arrivo dei rinforzi. A Krasnij Liman gli squadristi erano entrati nella periferia meridionale della città, conducendo rastrellamenti e lanciando dagli elicotteri volantini che chiedevano alle milizie della Repubblica Popolare di Donetsk di arrendersi minacciando in caso di rifiuto di aprire il fuoco sui civili. In precedenza, i golpisti avevano detto di aver già eliminato i “terroristi” dalla regione di Donetsk. La Guardia nazionale ucraina bombardava pesantemente Semjonovka utilizzando oltre 50 tra lanciarazzi BM-21 Grad e pezzi d’artiglieria semovente e trainata da 122 millimetri, 2-3 aerei e 6-7 elicotteri d’attacco, provocando 7 morti e 10 feriti. I majdanisti quindi assaltavano Semjonovka con carri armati, blindati e fanteria della Guardia nazionale, ma dopo un lungo e duro scontro furono costretti a ritirarsi avendo perso 2 BTR-4, un Hummer blindato e un carro armato T-64; un Mi-24 veniva danneggiato. Negli scontri vicino al villaggio di Semjonovka, sempre presso Slavjansk, le milizie del Donetsk eliminavano diversi blindati ucrainisti. “L’esercito ucraino concentra il fuoco sul villaggio di Semjonovka, dove i residenti non hanno elettricità dato che la linea di alimentazione è stata recisa. Il fuoco automatico s’è sentito in diverse parti della città. C’è una feroce battaglia in corso a nord-est di Slavjansk“. La milizia popolare di Slavjansk riusciva comunque ad abbattere un aereo Su-25, due elicotteri da combattimento ucraini e altri 4 mezzi blindati BTR. Almeno 60 guardie nazionali erano state abbattute e un BTR catturato. Sul Karachun arrivavano obici da 240 mm mentre altri cannoni da 130 mm venivano inviati verso Donetsk. La guardia nazionale schierava oltre 100 tra veicoli blindati, carri armati, mortai semoventi Tulip, obici semoventi Gvozdika e lanciarazzi multipli Grad presso Slavjansk, dove un aereo da trasporto An-30 veniva avvistato sorvolare ripetutamente la zona. I velivoli ucrainisti avevano attaccato diverse volte con razzi i villaggi di Semjonovka e Cherevkovka, ma dopo i combattimenti, “L’esercito ucraino s’è ritirato. Semjonovka rimane nelle nostre mani” dichiarava il sindaco di Slavjansk Ponomarjov. “Nessuno è entrato nella città. Sorvolano solo la periferia della città“. Il 4 giugno, a Slavjansk, la milizia dell’autodifesa abbatteva un elicottero ucraino nei pressi della fabbrica di mattoni.
A Kramatorsk veniva distrutto un BTR-80 della milizia majdanista. Il 2 giugno, la città di Severodonetsk veniva bombardata dall’artiglieria majdanista. Nei pesanti combattimenti tra Slavjansk e Kramatorsk, altri 3 veicoli trasporto truppe BTR-4E della giunta venivano distrutti. Intensi i combattimenti attorno l’aerodromo di Kramotorsk, mentre ignoti sparavano all’edificio dell’amministrazione regionale di Donetsk, che ospita il governo della Repubblica Popolare. “Secondo le prime informazioni (delle persone) spararono da un’auto di passaggio. Riteniamo anche la possibilità che il fuoco provenisse da una casa di fronte. Molto probabilmente è stato utilizzato un lanciagranate“. Formazioni federaliste occupavano la base di un’unità della guardia di frontiera a Lugansk, “Circa 100 uomini armati hanno circondato alle 00:30 la base dell’unità della guardia di frontiera di Lugansk. Il primo assalto con fucili d’assalto e lanciagranate iniziava alle 04:00 ora e durava circa 40 minuti. Dopo aver effettuato una manovra, gli assalitori hanno lanciato un nuovo assalto. Diverse guardie di frontiera sono rimasti ferite. Il numero totale di attaccanti era più di 200. Un jet da combattimento veniva inviato ad aiutare le guardie di frontiera“. Si trattava del velivolo che il 2 giugno bombardava il centro della città di Lugansk, uccidendo 8 civili, tra cui la ministra della salute pubblica della Repubblica Popolare di Lugansk Natalja Arkhipova. L’aereo ucraino aveva bombardato l’edificio dell’amministrazione regionale di Lugansk con bombe a grappolo. Kiev all’inizio negava qualsiasi responsabilità, ma in seguito il Ministero della Difesa ucraino affermava che il bombardamento di Lugansk aveva lo scopo di “sostenere le guardie di frontiera ucraine. Tutto sommato, per supportare le guardie di confine ucraine, gli aviatori dell’esercito hanno sparato più di 150 razzi, in tre sortite degli aviogetti e cinque degli elicotteri“. Infine, il 4 giugno, a Lugansk il Reggimento 3035 del ministero degli Interni ucraino si arrendeva e le milizie dell’autodifesa prendevano il controllo della relativa base di Lugansk. “Tutti i militari si sono arresi e attualmente sono prigionieri sulla piazza della base in attesa di decidere cosa farne“, ha detto un rappresentante della milizia. Molti soldati rimasero feriti. Vennero così confiscati dalla milizia popolare 31 fucili d’assalto AKS-74, una mitragliatrice leggera RPK-74, 8 autocarri Ural, 5 autocarri KAMAZ, 4 autocarri ZIL, quattro GAZ-66 e una UAZ. Infine l’aviazione ucraina tornava ad attaccare Lugansk, il 3 giugno, ma questa volta bombardava una propria base radar uccidendo 10 soldati ucraini, presso il villaggio di Aleksandrovka. Prima del bombardamento i militari avevano deposto le armi e lasciato il radar, ma gli ufficiali erano rimasti nella base. “In totale 181 persone sono state uccise e 293 ferite nelle regioni di Donetsk e Lugansk“, dichiarava il procuratore generale ucraino Oleg Makhnitskij, aggiungendo che le vittime comprendevano 59 militari ucraini. Le forze di autodifesa hanno eliminato 1200 miliziani di Kiev, 13 elicotteri, 5 BMP, 2 cannoni semoventi Nona, 12 BTR, 1 jet da combattimento Su-25, 2 carri armati e quattro camion KAMAZ, sono stati catturati 10 BTR, 1 carro armato T-34, 2 cannoni semoventi Nona-S e 5 BMD. Almeno 440 guardie nazionali sono state disarmate.
1401398898_b8 La NATO promuove l’operazione militare di Kiev nel sud-est dell’Ucraina, dichiarava il rappresentante permanente della Russia presso la NATO Aleksandr Grushko, “La NATO fornisce assistenza tecnica a Kiev che considera suo “partner per la pace”. Tale comportamento dell’Alleanza incoraggia le autorità ucraine a continuare le operazioni militari. Ne consegue che la NATO è responsabile dell’escalation delle tensioni e del fallimento del processo politico“. Aleksej Karpushev, primo segretario del Partito Comunista di Ucraina (PCU) di Gorlovka indicava che la Repubblica popolare deve nazionalizzare le aziende degli oligarchi nel Donetsk. “I comunisti del Donbas non sono con i golpisti di Kiev. Dobbiamo ripetere che sono dalla parte giusta della barricata. La Repubblica Popolare di Donetsk deve creare valide istituzioni amministrative e giuridiche. Deve affrontare numerose sfide visto che i fratelli russi non sembrano disposti ad intervenire per aiutare il popolo del Donbas. Le forze di Kiev sono una minaccia costante e la RPD deve creare un esercito per respingere i neonazisti (la pseudo-guardia nazionale) autori di massacri di civili. Per adempiere con successo a questa missione e ai doveri di uno Stato (pensioni, sussidi sociali…) dobbiamo tassare la ricchezza in questa regione posseduta dagli oligarchi, Rinat Akhmetov in particolare”. C’è un punto in comune tra il sindaco “popolare” di Slavjansk Vjacheslav Ponomarjov e il comunista Aleksej Karpushev. Sostengono che le grandi imprese, le proprietà degli oligarchi del “clan di Donetsk”, siano nazionalizzate e che il 100% dei loro profitti vadano direttamente ai lavoratori e al Tesoro. “Non è per gli oligarchi che il popolo del Donbas versa il sangue sulle barricate“, per Aleksej Karpushev “le persone che affrontano i proiettili della giunta di Kiev non combattono pre mantenere la “tavola imbandita” degli oligarchi. “La primavera russa non creerà imposte sui benefici che gli oligarchi possano pagare. Tali briciole non solleveranno il Donbas né normalizzeranno la vita. E’ necessario che il 100% delle aziende sia di proprietà nazionale, questo è il nostro obiettivo“. Presso Dnepropetrovsk, a Ternovka, città mineraria, gli abitanti scendevano in piazza armata quando oltre 50 squadristi armati di Pravyj Sektor occupavano la stazione di polizia e il municipio della città, accompagnati da una troupe della TV del locale oligarca Kolomojskij che riprendeva l’azione a “difesa della popolazione…” Migliaia di minatori reagivano subito assediando stazione e municipio, e strappando la bandiera fascista che vi era stata issata. “La popolazione ha imposto l’ultimatum ai cani fascisti di ritirarsi dalla città” e gli squadristi di Kolomojskij furono evacuati.
Il presidente russo Vladimir Putin istruiva lo staff presidenziale e il governo a fornire assistenza ai rifugiati provenienti dal sud-est dell’Ucraina, riferiva la Commissaria per i diritti umani russa Alla Pamfilova, “Secondo le mie informazioni, l’afflusso di persone provenienti dall’est dell’Ucraina, comincia a crescere e arriva non solo nelle regioni frontaliere della Russia, ma anche a Ekaterinburg. In alcuni luoghi le autorità locali danno una risposta rapida, in altri sono assolutamente indifferenti. Le persone aiutano, ma non esiste un sistema. Mi sembra che sia necessario un programma urgente per ricevere e sistemare queste persone, come impiegarle ecc“.

1043205Riferimenti:
Diario Octubre
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Storia rivoluzionaria dell’Iraq

Dean Henderson 20 maggio 2014

Ieri è stato annunciato che la coalizione guidata dal partito della Legge di Stato del Primo ministro Nuri al-Maliqi è emerso vittorioso nelle tormentate elezioni parlamentari del mese scorso in Iraq. Mentre militanti sauditi dello Stato islamico in Iraq e Levante (SIIL) controllano Falluja e parte di Ramadi, oltre 3500 persone sono già state uccise nelle violenze settarie quest’anno. L’occupazione statunitense dell’Iraq ha portato con sé l’insediamento di una classe dirigente esiliata da decenni. Questa cricca monarchica tenta di trasformare il Paese da Stato arabo egualitario a bastione del capitalismo selvaggio occidentale. Anni di lotta rivoluzionaria avevano liberato l’Iraq dall’egemonia bancaria internazionale guidata dai Rothschild. Tale lotta non sarà abbandonata senza combattere.

iraqNel 1776 la British East India Company stabilì il quartier generale in quello che oggi è il Quwayt. Quando i membri del clan quwaitiano al-Sabah aiutò i turchi ottomani a sedare le rivolte nel sud dell’Iraq, lo shayq della tribù dei Muntafiq diede agli al-Sabah boschetti di datteri presso Fao e Sufiyah nel sud dell’Iraq. Il Quwayt fu considerato altamente strategico dagli inglesi nella protezione delle rotte marittime dell’Oceano Indiano. Nel 1900 gli inglesi siglarono un accordo con Mubaraq al-Sabah, separando il Quwayt dall’Iraq e facendone un protettorato inglese. La stragrande maggioranza delle persone che vi abitava s’oppose al piano britannico, volendo continuare a far parte dell’Iraq da sempre considerando il Quwayt parte della provincia di Bassora dell’Iraq. [1] Per decenni i leader iracheni contestarono la legittimità dell’accordo Sykes-Picot del 1920, attraverso cui francesi e inglesi fecero del Quwayt un protettorato inglese. Gli iracheni non furono mai  consultati quando fu firmato il “gentlemans agreement”. Il Quwayt divenne un importante fornitore di petrolio per l’occidente e di petrodollari per i banchieri dell’economia mondiale. L’ex-ministro degli Esteri inglese Selwyn Lloyd dichiarò che i soldi del petrolio kuwaitiano puntellano la sterlina inglese. Una battuta di Wall Street dice: “Perché gli Stati Uniti e il Quwayt hanno bisogno l’uno dell’altro?” La risposta “Il Quwayt è un sistema bancario senza patria. Gli Stati Uniti un Paese senza sistema bancario“.
Nel 1937 e di nuovo nel 1946 il Partito Comunista Iracheno indisse scioperi presso l’Iraq Petroleum Company (IPC), a Kirkuk. Da quando la BP divenne l’importante proprietario dell’IPC, gli inglesi  inviarono truppe per sedare gli scioperi. Mezzo milione di acri di terra nella provincia di Qut fu rilevato dai fratelli al-Yasin, lacchè degli inglesi. Nel 1958, l’1% dei proprietari terrieri in Iraq controllava il 55% dei terreni. [2] Nel 1950 l’IPC fu al centro del boom del petrolio in Iraq. I suoi numerosi tentacoli includevano Bassora Petroleum e Mosul Petroleum. Chevron, Texaco, Exxon, Mobil, Gulf e RD/Shell furono esclusi dall’IPC dopo che tali predecessori dei Quattro Cavalieri firmarono l’accordo della Linea Rossa. La rivoluzione in Egitto del 1952, che depose la monarchia di Faruq e portò al potere il leader nazionalista Gamal Abdal Nasser, ispirò una serie di rivolte in Iraq contro l’IPC e la monarchia irachena. Nel 1958 re Faysal fu assassinato insieme a numerosi membri della famiglia reale. La monarchia irachena, da tempo marionetta dell’impero inglese, fu deposta. Gli Stati Uniti e gli inglesi agirono rapidamente per garantirsi l’installazione di un altro burattino nel generale Nuri al-Sayd. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna convinsero al-Sayd a firmare il Patto di Baghdad, di cui una parte chiedeva il riconoscimento ufficiale del Quwayt. Un’altra parte dell’accordo autorizzava l’invio di forze irachene in Libano per sostenere il governo filo-occidentale e impopolare di Camille Chamoun. [3] Nel 1958 al-Sayd fu deposto da un colpo di Stato guidato da ufficiali nazionalisti dell’esercito fedeli a Abdul Qarim Qasim. Il settimanale parigino L’Express riferì, “Il colpo di Stato iracheno è stato ispirato dalla CIA per placare i nazionalisti. La CIA ha visto Qasim come contenibile e preferibile agli elementi più radicali che rapidamente guadagnano consensi tra il popolo iracheno“. Inizialmente i membri del Partito comunista furono banditi dal governo Qasim. Ma sotto la pressione della potente sinistra irachena, Qasim subito sciolse la monarchia irachena e coltivò legami con l’Unione Sovietica e la Cina. Si ritirò dal Patto di Baghdad e chiese l’annessione del Quwayt alla provincia di Bassora. Tolse il divieto del Partito Comunista Iracheno che divenne una forza importante nel suo governo. Creò l‘Iraqi National Oil Company statale (INOC), facendo dell’Iraq il primo Paese del Medio Oriente a nazionalizzare le attività dei Quattro Cavalieri. Nel 1961 Qasim approvò la legge 80 che recuperava il 99,5% dei terreni inesplorati dell’IPC e chiese l’annessione del Quwayt. Big Oil e le sue otto famiglie proprietarie ne ebbero abbastanza. Nel 1960 Sydney Gottlieb della Divisione Servizi Tecnici della CIA ordì un piano per assassinare il Presidente Qasim. [4] Una campagna terroristica a bassa intensità fu organizzata dalla CIA con i partiti nazionalista e baathista che attaccavano il Partito Comunista Iracheno, il partito di sinistra più formidabile della regione. La CIA diede ai suoi sgherri gli elenchi dei leader di sinistra da colpire. Nel 1961 il Quwayt dichiarò l’indipendenza, prendendosi lo sbocco del solo porto dell’Iraq, Bassora. Le truppe statunitensi sbarcarono in Libano e quelle inglesi in Giordania. [5]
abdul_karim_kassemNel 1963 l’agente della CIA Bruce Odell organizzò un ponte aereo per armare la cellula di destra del partito Baath di Baghdad. Gli operatori del Baath scatenarono un’ondata di terrorismo segnata da innumerevoli massacri di civili. L’uomo di punta della CIA, la cui fazione di destra nel Baath emerse vittoriosa dopo l’assassinio Qasim nel 1963, fu Sadam Husayn. [6] Secondo un articolo del 17 aprile 2003 dell’Indo-Asian News Service, la CIA fece uscire Sadam dall’Iraq dopo l’assassinio e lo piazzò in un hotel di Cairo per qualche notte. Adb al-Salam al-Arif fu nominato presidente. Il suo primo decreto abrogò la legge 80. I Quattro Cavalieri erano di nuovo in sella all’IPC. Nel 1967 l’IPC perforò diversi pozzi con un potenziale di 50000 barili al giorno. Si nascosero questi risultati al governo iracheno. Quando la notizia trapelò il popolo iracheno ne fu indignato. Arif ne seguì l’esempio. Nazionalizzò banche e compagnie di assicurazione, insieme a trentadue altre grandi imprese. L’Iraq approvò le leggi 97 e 123 che diedero all’INOC statale un ruolo maggiore nell’industria petrolifera irachena, tra cui il diritto esclusivo di sviluppare il giacimento petrolifero di Rumayla Nord, presso il Quwayt. La Brown & Root di Houston aveva costruito il terminal petrolifero dell’IPC di Fao che serviva Rumayla Nord, mentre la società tedesca Mannesman costruì la pipeline Kirkuk-Dortyol dell’IPC. [7] Ora le multinazionali corsero ai ripari mentre un Iraq irritato ruppe le relazioni con gli Stati Uniti. L’anno dopo il presidente di sinistra Hasan al-Baqr combatteva l’Unione Patriottica del Kurdistan sostenuta dalla CIA e guidata da Jalal Talabani, mentre le truppe lealiste curde di Mustafa Barzani attaccarono le strutture del’IPC nei pressi di Kirkuk. Il decreto del governo iracheno dell’11 marzo 1970 premiò i curdi di Barzani con l’autonomia delle province settentrionali di Kirkuk e Dohuk. Nel 1971 l’Iraq ruppe i rapporti con l’Iran dopo che lo Shah fu scoperto aiutare la fazione di Talabani per conto della CIA. Nel 1972 al-Baqr nazionalizzò l’IPC. Nel 1973 la Bassora Petroleum fu nazionalizzata. Entro dicembre 1975 tutte le aziende straniere in Iraq erano state nazionalizzate. [8] Non dovrebbe sorprendere che il flessibile Jalal Talabani sia il presidente dell’Iraq occupato dagli USA.
La Siria guidava i Paesi della regione seguendo l’esempio iracheno. La nazionalizzazione dell’IPC fu molto popolare e fu sostenuta dal governo di al-Baqr, che costituì l’Iraqi Company for Oil Operations (ICOO) per commercializzare all’estero il petrolio dell’INOC. ICOO siglò accordi di fornitura con Giappone, India, Brasile, Grecia e molte nazioni del Patto di Varsavia. Nel 1973-1978 i proventi del petrolio iracheno passarono da 1,8 miliardi di dollari a 23,6 miliardi dollari all’anno. [9] L’Iraq implementò controlli valutari rigorosi per evitare che i banchieri internazionali sabotassero il dinaro. Introdussero restrizioni alle importazioni di valuta estera, affinché non venisse sprecata in beni di lusso frivoli. L’Iraq divenne un leader rispettato della fazione dei falchi dei prezzi dell’OPEC. Fu un esempio mondiale del tentativo di liberarsi dalla schiavitù della otto famiglie della mafia bancaria che voleva la testa di al-Baqr. Dopo un fallito tentativo di colpo di stato nel 1975 contro al-Baqr, la polizia irachena scoprì i dollari in possesso dei golpisti. [10]
Nel corso di quattro decenni, i Quattro Cavalieri e i loro scagnozzi della CIA cercarono di sedare il  nazionalismo del popolo iracheno. Il successo fu minimo e i loro regimi fantoccio di breve durata. Il regime di Sadam Husayn sembrava promettente ai banchieri internazionali. Un giro di vite sui partiti nazionalisti uccise e deportò gli elementi più radicali. Invase l’Iran rivoluzionario con una gomitata del tirapiedi dei Rockefeller Zbigniew Brzezinski. Aprì l’economia irachena alle multinazionali occidentali. Ma quando sauditi e kuwaitiani iniziarono a pretendere da Sadam il rimborso di 120 miliardi di dollari in prestiti per la guerra all’Iran, che avevano originariamente chiamato “sovvenzioni”, Sadam esplose. Gli Stati Uniti dissero ai monarchi al-Sabah d’insistere, spingendo Sadam sulla nota via socialista del popolo iracheno. Presto si trovò nel mirino dei suoi ex-sponsor. Una volta ritiratisi completamente gli Stati Uniti dall’attuale multimiliardario incubo neo-coloniale, gli iracheni sembrano destinati a continuare sul familiare percorso rivoluzionario socialista. Non è facile abrogare la storia di un popolo, a dispetto dell’arroganza e della ricchezza del propagandista.

531655_Note
[1] Beyond the Storm: A Gulf Crisis Reader. Phyllis Bennis and Michel Monshabeck. Olive Branch Press. Brooklyn, NY. 1991. p.39
[2] Iraq Since 1958: From Revolution to Dictatorship. Marion Farouk-Sluglett and Peter Sluglett. I.B. Tauros & Company, Ltd. New York. 1990.
[3] Diplomacy in the Near and Middle East: A Documentary Record: 1914-1956. J.C. Hurewitz. D. Van Nostrand Company, Inc. Princeton, NJ. 1956. p.236
[4] Iraq and Kuwait: A History Suppressed. Ralph Schoenman. Veritas Press. Santa Barbara, CA. 1990. p.14
[5] Ibid
[6] Ibid. p.14
[7] Ibid
[8] Sluglett and Sluglett. p.120
[9] Bennis and Monshabeck. p.31
[10] Schoenman. p.20

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel.  Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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