La soluzione Renminbi: l’egemonia del dollaro sfidata da Cina e Germania

Global Research, 1 aprile 2014
PKLa parola dollaro non compare neanche. “Il volume di operazioni che possono essere effettuate in valuta cinese nei centri finanziari internazionali e tedeschi non è commisurato all’importanza della Cina nell’economia globale“, ha spiegato la Bundesbank in modo asciutto a Berlino, dopo aver firmato un protocollo d’intesa con la Banca popolare di Cina. Il Presidente Xi Jinping e la cancelliera Angela Merkel assistevano. Era una faccenda seria, tutti sapevano di cosa si tratta e  nessuno osava dirlo. L’accordo precisa che le due banche centrali dovrebbero cooperare su compensazione e regolamento dei pagamenti in renminbi, allontanandosi dall’egemonia del dollaro quale valuta di pagamento e riserva. Non è un accordo tra la Cina e un centro finanziario prestanome come il Lussemburgo o Londra che lavorano su accordi simili, ma tra due dei più grandi esportatori mondiali, dal commercio bilaterale di quasi 200 miliardi dollari nel 2013. Le società tedesche hanno investito massicciamente in Cina negli ultimi 15 anni. E di recente, le società cinesi, molte delle quali almeno in parte di proprietà statale, hanno iniziato a rastrellare  nuovo denaro in Germania.
La “soluzione dei pagamenti in renminbi”, un meccanismo reale di pagamenti bancari o di camera di compensazione, non è stata ancora decisa, ma sarà un passo importante per la Cina per internazionalizzare il renminbi e affossare la dipendenza dal dollaro. È Francoforte, città “patria di due banche centrali“, come il membro del comitato esecutivo della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato, che ne fa “un luogo particolarmente adatto“. Come valuta dei pagamenti mondiale, il renminbi è ancora piccolo ma cresce a passi da gigante: a febbraio, il cliente ha avviato pagamenti istituzionali in uscita e in entrata in RMB, che rappresentavano solo l’1,42% del traffico, ma fissando un nuovo record, secondo SWIFT, la cooperativa infiltrata dalla NSA che collega oltre 10000 banche, aziende, NSA e altre agenzie d’intelligence di tutto il mondo. Nonostante il peso  della Cina, seconda maggiore economia, lo yuan è solo all’ottavo posto come valuta dei pagamenti, dietro il franco svizzero. Dollaro ed euro primeggiano. A febbraio il dollaro rappresentava il 38,9% e l’euro il 33,0% dei pagamenti. A gennaio dello scorso anno, per esempio, l’euro era al primo posto con il 40,2%, mentre il dollaro solo il 33,5%. Mentre la Cina si allontana dal dollaro, la sua quota nei pagamenti continuerà a scendere. E la Merkel, il cui compito è mantenere insieme la zona euro stringendo nastro adesivo e filo di salvataggio intorno al collo degli altri Paesi, non l’ha dimenticato: “Siamo molto grati alla Cina che, nella crisi dell’euro, la considera una moneta stabile“, ha detto durante la conferenza stampa. “La Cina non ha mai messo in discussione la sua fiducia nell’euro, e trovo che sia molto importante...”
Francoforte quale centro commerciale off-shore del renminbi è attivo dal 2012. Un comitato direttivo è stato istituito nel luglio 2013 comprendente il ministero dell’Economia del land dell’Assia, il ministero delle Finanze federale e la Bundesbank. Nell’ottobre 2013, il “RMB Initiative Group“, che comprende quattro banche cinesi a Francoforte, giganti dei servizi finanziari tedeschi e la Bundesbank, si riunì per la prima volta. Il gruppo di lavoro che si occupa dell’istituzione della soluzione della compensazione in RMB è guidato dalla Bundesbank e conta la SWIFT tra i suoi membri. Società e associazioni di categoria tedesche supportano l’iniziativa. E’ stato “un importante passo in avanti nell’intensificare le relazioni economiche della Germania con la Cina“, ha detto il membro del comitato esecutivo della Bundesbank Carl-Ludwig Thiele. Seguendo l’evento, la Xinhua News Agency ha delineato la strategia a “tre punte” della Cina nel promuovere l’internazionalizzazione del RMB: “facilitare il commercio internazionale e gli investimenti denominati e stabiliti in RMB, incoraggiare i centri di servizio off-shore sviluppando i prodotti finanziari off-shore denominati in RMB, e incoraggiare le banche centrali a detenere attività in RMB nelle loro riserve di valuta estera“. Una definizione sintetica per rompere l’egemonia del dollaro come valuta di pagamento, d’investimento e di riserva. Strategia della Cina dal 2009.
All’epoca, la crisi finanziaria negli Stati Uniti spaventò il governo della Cina, che finora era seduto su montagne di carta svalutata degli Stati Uniti e che improvvisamente minacciavano di evaporare, come i titoli garantiti dalle ipoteche Fannie Mae e Freddie Mac che la Cina in qualche modo pensava valessero qualcosa, quando in realtà non era così, almeno finché la Cina non fece abbastanza pressioni sull’amministrazione Bush per garantirsi che la Fed ne acquistasse per gonfiarne il valore. La Cina fu salvata dal contribuente statunitense e dalla Fed, ma l’episodio ha insegnato al governo una lezione: sbarazzarsi del dollaro. E così agisce con attenzione e in modo sistematico, passo dopo passo, ma inesorabilmente come ha detto Xinhua, seguendo una strategia “multi-fronte” che comprende accordi in valute bilaterali d’ampio respiro, con un Paese alla volta.
Rispetto alla Cina, la Russia è un pesce piccolo in termini di relazioni commerciali e finanziarie con gli Stati Uniti. Ma anch’essa c’è arrivata. Il primo colpo di avvertimento ufficiale è stato sparato prima che iniziasse l’assalto al sistema del dollaro. Non da un qualsiasi consulente di Putin, ma dal ministro dell’Economia ed ex Vicepresidente della Banca centrale della Russia. Un’escalation importante.

Xi Jinping meets Merkel in BerlinCopyright Blacklisted News 2014 – Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS svolgono un ruolo di bilanciamento globale

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 26 marzo 2014

531981I ministri degli Esteri dei Paesi BRICS hanno ribadito, durante il loro incontro a margine del vertice sulla sicurezza nucleare a L’Aja, la loro posizione contro le sanzioni come strumento per risolvere il conflitto sull’Ucraina. Ancora più importante, come membri del corpo economico globale dei G20, si oppongono a qualsiasi idea di vietare alla Russia di prendere parte al prossimo vertice. Sostengono la decisione che l’organismo multilaterale non può agire unilateralmente. I BRICS possono giocare un ruolo di collegamento tra la Russia e l’occidente. Brasile, India, Cina e Sud Africa, insieme alla Russia, hanno ribadito la loro posizione comune nel disinnescare la crisi. La dichiarazione congiunta del gruppo dell’Aja n’è un chiaro riflesso. Le sanzioni potranno causare ritorsioni, così anche la forza. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ammesso che le sanzioni avranno un “effetto dirompente” sull’economia globale. L’intensificazione delle sanzioni e delle controsanzioni può avere un impatto sulla situazione economica della Russia, ma anche l’occidente, Europa compresa, sarà colpito dalle ripercussioni. L’Europa è fortemente dipendente dall’energia russa. Anche la situazione economica ucraina si deteriorerà con le sanzioni, essendo il Paese fortemente dipendente dalle risorse energetiche e dal mercato russi.
Un fattore importante da seguire è il ruolo del BRICS nella crisi. I BRICS sono relativamente un fenomeno recente. Non c’erano durante la Guerra Fredda. Sarebbe forse un esercizio fruttuoso a posteriori valutare l’impatto dei BRICS o di un gruppo simile sulla politica della Guerra Fredda. L’affermazione del gruppo sul dialogo e la riconciliazione, l’accento sul ruolo delle Nazioni Unite e l’opposizione alle sanzioni non solo ne aumentano visibilità e ruolo internazionali, ma anche ne fanno un attore globale. I ministri degli Esteri del raggruppamento, nella loro dichiarazione congiunta, hanno affermato, “L’escalation di linguaggio ostile, sanzioni, contro-sanzioni e forza non contribuisce a una soluzione durevole e pacifica secondo il diritto internazionale, compresi i principi e le finalità della Carta delle Nazioni Unite“. Alla proposta del ministro degli Esteri australiano di escludere la Russia dalla riunione di novembre del G20, a Brisbane, i ministri hanno dichiarato: “I ministri hanno rilevato con preoccupazione le ultime dichiarazione nei media sul prossimo vertice del G20 che si terrà a Brisbane, nel novembre 2014. L’adesione al G20 appartiene ugualmente a tutti gli Stati membri e nessuno Stato membro può deciderne unilateralmente natura e  carattere“. I membri dei BRICS hanno un ruolo cruciale nella formazione del G20 e delle sue decisioni e agenda. Nella riunione di San Pietroburgo in Russia a settembre, i membri del gruppo si sono impegnati “a continuare a cooperare nel rafforzare l’economia globale” .
I recenti sviluppi nella crisi non sono così negativi. Il ministro degli Esteri russo ha incontrato il ministro degli Esteri ad interim ucraino all’Aja. L’incontro, primo tra i più alti funzionari dalla crisi, è stato salutata da molti come passo positivo verso l’attenuazione della crisi. Secondo un articolo, Lavrov ha delineato i passi che il nuovo governo ucraino deve fare per disinnescare la crisi. Il ministro russo ha anche incontrato il suo omologo statunitense. Le visite programmate del Presidente Putin in Germania ad aprile e a maggio in Francia, sono ancora previste. La situazione in Ucraina e l’emergente confronto ricordano la guerra fredda, quando il confronto Est-Ovest era una parola spesso ripetuta nella politica internazionale. Uno dei diplomatici di quel periodo, Henry Kissinger, in un recente editoriale ha sostenuto che tale degrado non sarà redditizio per nessuno. La crisi ucraina deve essere vista con “calma ed equilibrio” (usando una frase dalla dichiarazione congiunta dei ministri BRICS), pur tenendo in considerazione gli interessi di tutte le parti coinvolte. Gli interessi della Russia nel suo estero vicinanze, tra cui l’Ucraina, non sono solo geopolitici, ma anche storici e culturali. Kissinger ha affermato che per la Russia, “L’Ucraina non può mai essere un Paese straniero. La storia russa iniziò da ciò che si chiamava Rus di Kiev. La religione russa si diffuse da lì. L’Ucraina ha fatto parte della Russia per secoli, e la loro Storia è intrecciata anche prima di allora“. Le parti coinvolte nel conflitto devono tener conto di queste dinamiche, e allo stesso tempo vi è la necessità di affrontare il conflitto dal punto di vista non-violento e  pacifico.
I BRICS possono essere un sistema di bilanciamento dei valori tra l’Oriente e l’occidente. Possono anche rafforzare dialogo e decisioni, mentre allo stesso tempo hanno un ruolo nel compensare  politiche volte a destabilizzare l’ordine mondiale. L’idea di escludere la Russia dal G20 contribuirebbe ad alimentare il conflitto, invece di risolverlo. Bisogna menzionare che il G20, in cui Paesi emergenti ed economie sviluppate sono membri, s’è dimostrato più rappresentativo ed efficace nell’affrontare le questioni economiche globali. Con tutti i Paesi BRICS membri del G20, il raggruppamento, che ha approccio e politica equilibrati, è nella posizione migliore per svolgere un ruolo maggiore nella risoluzione dei conflitti.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano su conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e sugli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India e Cina possono svolgere un ruolo positivo nella crisi ucraina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 13 marzo 2014

Per Nuova Delhi e Pechino è difficile giocare un ruolo di equilibrio nella crisi di Crimea, tanto più che la questione interessa direttamente l’alleata Russia.
(1)INDIA-NEW DELHI-SINGH-PUTIN-MEETLe potenze emergenti India e Cina hanno forti legami con la Russia e sono anche membri di gruppi come RIC e BRICS, in cui la Russia è un attore chiave. E’ naturale che questi Paesi ritengano gli sviluppi in Ucraina importanti per la comunità internazionale. Alti funzionari di entrambi i Paesi hanno finora seguito un percorso prudente. Per questi due Paesi, è difficile avere un ruolo  equilibrato tanto più che la questione interessa direttamente la Russia. Mentre il conflitto in Crimea si dispiega, il consigliere della Sicurezza Nazionale dell’India Shiv Shankar Menon ha osservato: “Vediamo ciò che accade in Ucraina con preoccupazione… La prima questione è conciliare i diversi interessi in gioco come, dopo tutto, quelli legittimi russi ed altri interessi, sperando che siano discussi, negoziati e vi sia una soluzione soddisfacente per tutti“. Il Ministero degli Esteri dell’India, tuttavia, ha adottato un approccio più moderato e ha chiesto “sforzi diplomatici sinceri e costanti per garantire che i problemi tra l’Ucraina e i Paesi vicini siano risolti attraverso un dialogo costruttivo.” L’India è anche preoccupata dall’instabilità in Ucraina, essendovi circa 5000 indiani, per la maggior parte studenti. Qualsiasi instabilità e violenza preoccupa l’India.
La Cina s’è opposta all’idea dell’imposizione di sanzioni contro la Russia per l’Ucraina. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Qin Gang ha affermato, “La Cina si è sempre opposta alla facilità d’uso delle sanzioni nelle relazioni internazionali, o a usarle come minaccia“. La Cina attualmente è il maggiore partner commerciale dell’Ucraina. Ma allo stesso tempo non sarà interessata ad abbandonare le relazioni con uno dei suoi maggiori partner commerciali e strategici, la Russia. I responsabili politici cinesi, quindi, chiedono una soluzione pacifica del conflitto. Il presidente cinese Xi Jinping ha detto al presidente russo Vladimir Putin, “La Cina ritiene che la Russia possa coordinarsi con le altre parti per una soluzione politica della questione, in modo da salvaguardare la pace e la stabilità regionale e mondiale. La Cina sostiene le proposte e i tentativi di mediazione della comunità internazionale favorevoli alla riduzione della tensione“. In quanto alleati l’India e la Cina non vorrebbero vedere gli interessi della Russia ostacolati dalla crisi attuale. Né preferirebbero che l’Ucraina diventi punto di conflitto e terreno dell’estremismo. India e Russia hanno un partenariato strategico e anche i rapporti della Cina con la Russia sono speciali. La Russia è la prima fonte di armi e munizioni dell’India, e sono coinvolte in molti programmi comuni. Le relazioni India-Russia, nonostante gli ondeggiamenti, sono cordiali, e in particolare dalla firma del documento di partnership strategica nel 2000, i rapporti crescono. Allo stesso modo, le relazioni Russia-Cina sono cresciute notevolmente negli ultimi anni. Il Presidente Xi della Cina partecipò alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Sochi, lo scorso mese, mostrando solidarietà all’omologo russo.
La discesa dell’Ucraina nel caos non è nell’interesse di nessuno, né di Russia, India o Cina, neanche dell’occidente. Il governo di Viktor Janukovich aveva raggiunto un accordo con l’opposizione il mese scorso. In base a tale accordo il governo aveva acconsentito a quasi tutte le richieste dell’opposizione, tra cui l’amnistia per tutti i manifestanti, diluizione del potere presidenziale ed elezioni anticipate. L’accordo fu mediato dai ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia.  Ma nel giro di pochi giorni il governo è stato rovesciato. Molto non è ancora chiaro di come fu deposto nonostante l’accordo. Il Presidente Putin e il presidente statunitense Barack Obama hanno avuto diversi colloqui telefonici sulla crisi ucraina, le differenze sono apparse crudamente. Il presidente russo ha sottolineato gli interessi della Russia in Ucraina. In particolare la popolazione russa in Ucraina è un fattore nel processo decisionale della Russia verso l’Ucraina. Non bisogna  menzionare che una percentuale significativa della popolazione ucraina è di etnia russa. Il ministro degli esteri della Russia e il segretario di Stato statunitense hanno avuto colloqui. Si riuniranno di nuovo il 14 marzo, nell’ultimo tentativo di risolvere le divergenze attraverso il dialogo. La cancelliera della Germania, Angela Merkel ha avuto l’idea di formare il Gruppo di contatto come mezzo utile per affrontare la crisi. Ma il rapido sviluppo degli eventi in Ucraina probabilmente affliggerà questa idea. Mentre il parlamento della Crimea ha dichiarato l’intenzione di aderire alla Russia, ed ha in programma un referendum il 16 marzo su questa politica, la situazione in Ucraina volge verso la divisione del Paese.
India e Cina non vorrebbero che l’Ucraina diventi il punto di un nuovo grande gioco, o centro di un conflitto violento. Vogliono un’Ucraina stabile dove gli interessi russi non siano ostacolati. Tutti i Paesi interessati hanno un tessuto multietnico e pluralistico secolare. Tuttavia, nel caso ucraino è emersa recentemente la frattura nella sua struttura pluralistica. India e Cina possono usare le loro relazioni con la Russia e svolgere un ruolo costruttivo in Ucraina. Fin dall’inizio sottolineano che l’unica soluzione al conflitto è il dialogo e la deliberazione. Perciò tutte le parti devono impegnarsi nel dialogo e tener conto degli interessi dei vari attori.

132820961_61nDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse riguardano conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: la NATO soccorre i golpisti, Beijing sostiene Mosca e minaccia Washington

1965011La Russia ha il completo controllo della Crimea, così come di tutte le strutture militari nel suo territorio, tra cui il terminal per traghetti nella città di Kerch. Oltre alla fregata Hetman Sagajdachnij, anche la corvetta Ternopol e la nave comando Slavutich passano alla Flotta russa del Mar Nero. Tre reggimenti della difesa aerea ucraini si sono schierati con le autorità locali della Crimea: i 50.mo, 55.mo e 147.mo Reggimenti della difesa aerea missilistica schierati nelle città di Evpatorija, Fjodosija e Fjolenta. Oltre 700 tra soldati e ufficiali che gestiscono 20 sistemi missilistici Buk-1M e 30 sistemi missilistici S-300PS. Nelle ultime 24 ore 3200 militari ucraini hanno giurato fedeltà alla Crimea, “oltre 1500 militari delle truppe interne e circa 1700 guardie di frontiera dell’Ucraina presenti sul territorio della penisola hanno giurato fedeltà” al governo di Sebastopoli. Quattro navi militari, 13 elicotteri e otto aerei da trasporto russi sono arrivati in Crimea a protezione della Penisola, assieme a centinaia di autoveicoli e blindati giunti via terra. Il primo ministro golpista ucraino Arsenij Jatsenjuk ha ammesso di non aver “nessuna opzione militare” per contrastare le mosse militari russe, segno del totale abbandono da parte dei militari ucraini delle autorità illegali insediatesi a Kiev.
I ministri degli Esteri europei hanno indetto una riunione di emergenza per rispondere all’azione preventiva dei russi: “Ogni tentativo della Russia di prendere la Crimea non avrà successo. Dateci tempo“, aveva detto il ministro degli esteri inglese William Hague, “il mondo non può semplicemente permettere che ciò accada“. Ma lui e gli altri diplomatici occidentali hanno escluso qualsiasi azione militare. “Il Regno Unito non discute di opzioni militari. Ci concentriamo sulla pressione diplomatica ed economica“. Il governo golpista ucraino, per accreditarsi all’interno cerca di nominare nuovi governatori nelle regioni russofone scegliendoli tra i locali oligarchi. La Russia è “sul lato sbagliato della storia” in Ucraina, ha detto da parte sua il presidente statunitense Barack Obama, aggiungendo che l’azione militare sarà “costosa per la Russia” poiché, continua Obama, gli Stati Uniti valutano sanzioni economiche e diplomatiche contro la Russia, invitando anche il Congresso ad approvate aiuti per l’Ucraina. L’arma a disposizione di UE e USA sono le sanzioni come il congelamento di asset russi e il ritiro di investimenti in Russia. L’Unione europea ha minacciato di congelare i visti e la cooperazione economica, e di boicottare il vertice del G8 a Sochi. Nel frattempo gli Stati Uniti sospendono la cooperazione militare con la Russia, come ha detto il portavoce del dipartimento della Difesa: “abbiamo, alla luce dei recenti avvenimenti in Ucraina, interrotto tutti gli impegni militari tra Stati Uniti e Russia“.
Alle minacce delle sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, il consigliere del Presidente della Russia Sergej Glazev risponde che Mosca non rimborserà i prestiti dalle banche statunitensi e che venderà tutti i titoli del debito degli Stati Uniti in suo possesso. Inoltre, la Russia adotterà un proprio sistema di pagamento optando per altre divise. Quindi, la Federazione russa opera misure precauzionali in Ucraina. Gli xenofobi ucraini e i loro mandanti occidentali hanno creato un vuoto politico presentando un diktat alla popolazione russofona, perciò il leader della Crimea Sergej Aksjonov ha sottolineato quanto sia essenziale che i russi salvaguardino una regione come la Crimea: “Abbiamo stabilito una cooperazione con la Flotta del Mar Nero per proteggere i siti di importanza vitale. Mi rivolgo al presidente russo Vladimir Putin per assistenza nel preservare la pace e la tranquillità.” Lee Jay Walker di Tokyo Modern Times afferma: “Molti russi si sentono minacciati in Ucraina dalle intimidazioni emesse dalla nuova élite a Kiev. Pertanto, la Federazione russa non può permettersi di sedersi mentre i cittadini russi sono allarmati dagli eventi a Kiev. Una volta che tale preoccupazione è stata sollevata in Crimea, il Presidente Vladimir Putin ha dovuto prenderne atto. Era essenziale per Putin rispondere rapidamente agli eventi pur mostrando moderazione, ma da una posizione di forza. Dopo tutto, se i nazionalisti ucraini si rivoltano contro i cittadini russi, o decidono di prendere il potere in luoghi come la Crimea, le élite politiche nella Federazione Russa sarebbero sottoposte ad una pressione enorme”. Anche il ministro degli Esteri russo Lavrov ha avvertito “coloro che cercano d’interpretare la situazione come una sorta di aggressione e minaccia di sanzioni e boicottaggio, sono gli stessi che hanno incoraggiato le forze politiche, a loro vicine, ad imporre un ultimatum e a rinunciare al dialogo. Gli chiediamo di dimostrare responsabilità, di riporre i loro calcoli geopolitici e mettere gli interessi del popolo ucraino prima di tutto. Il dispiegamento di truppe russe in Ucraina avviene in difesa dei nostri cittadini e connazionali, garantendone i diritti umani, in particolare il diritto alla vita“.
gIMOTyiiQfcSecondo Aleksej Pushkov, presidente del comitato per gli affari internazionali della Duma di Stato, il problema principale in Ucraina sono i rapporti di Kiev con le regioni del sud-est del Paese. Il governo golpista ucraino ha operato per dividere il Paese con l’illegittimo licenziamento di Viktor Janukovich, l’annullamento dello status ufficiale della lingua russa e la messa al bando del corpo speciale dei Berkut. Infine, i golpisti minacciano persecuzioni contro gli oppositori politici e mostrano disponibilità a firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea, a cui il Sud-Est si oppone. Inoltre, il governo golpista ha istigato le violenze dei neofascisti arruolandone le bande per imporre il dominio sulle città dell’ovest e del centro del Paese, e per minacciare le regioni orientali. Mosca non poteva restare a guardare. Secondo il portavoce del Consiglio della Federazione, Valentina Matvenko, la Russia ha dovuto “garantire la sicurezza della Flotta del Mar Nero e dei cittadini russi”. “Sul crollo del sistema statale e politico in Ucraina, la Russia dichiara che il nuovo dispositivo statale ucraino dovrebbe essere formato tenendo conto degli interessi e delle opinioni della Russia. In pratica, questo potrebbe tradursi in una federazione o confederazione con maggiori autonomie per i soggetti federati“, afferma a sua volta il direttore del Consiglio per la politica estera e di Difesa della Russia Fjodor Lukjanov. Con il golpe a Kiev, la popolazione delle regioni russofone è stata colta alla sprovvista, ma combatterà per i propri diritti poiché ne teme la repressione. Ora, sostenendo la resistenza della Crimea, Mosca fa comprendere agli abitanti della parte orientale dell’Ucraina di potersi esprimere senza essere minacciata dagli atlantisti ucraini. Di conseguenza a Donetsk, Lugansk e Kharkov sventola la bandiera russa e gli enti locali hanno deciso d’indire un referendum nei Consigli regionali per ottenere una maggiore autonomia. Mosca è disposta ad andare lontano, perché “negare aiuto a questa popolazione, dopo averle promesso di poter decidere realmente in Ucraina, sarebbe un crimine“, secondo il politologo russo Dmitrij Evstafev; inoltre Mosca è consapevole che “se Mosca cedesse allo status quo a Kiev, sarebbe una sconfitta geopolitica colossale per la Russia e Putin. La partecipazione dell’Ucraina ai processi di cooperazione con la Russia sarà chiusa per sempre“, conclude Dmitrij Suslov. Infine, secondo Fjodor Lukjanov, il governo russo potrebbe scegliere di “risolvere definitivamente il problema ucraino. Il Cremlino può decidere che le perdite causate dall’attuazione di questa strategia saranno inferiori a quelle dovute al ripetersi della crisi.”
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una terza sessione di emergenza sull’Ucraina il 3 marzo. L’inviato russo all’ONU Vitalij Churkin ha presentato la lettera del presidente ucraino Janukovich in cui chiede alla Russia d’intervenire militarmente in Ucraina per ristabilire l’ordine e proteggere i diritti umani. Gli esperti di diritto internazionale sono d’accordo, Victor Janukovich è ancora il legittimo presidente dell’Ucraina. “Sotto l’influenza dell’occidente si hanno terrorismo e violenze. La gente viene perseguitata per ragioni linguistiche e politiche. Quindi, in questo senso, vorrei rivolgermi al Presidente della Russia, Vladimir Putin, chiedendo di utilizzare le Forze Armate della Russia per ripristinare legalità, pace, legge e ordine, stabilità e per proteggere la popolazione dell’Ucraina“. La lettera di Janukovich era indirizzata al Presidente Vladimir Putin e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Churkin ha detto che era essenziale che gli obblighi dell’accordo del 21 febbraio venissero adempiuti con la piena partecipazione e il contributo di tutte le regioni dell’Ucraina, seguite dalla successiva approvazione con un referendum nazionale e con la formazione di un reale governo di unità nazionale. L’ambasciatore cinese all’ONU, Liu Jieyi, dichiarava che la Cina condanna le violenze degli estremisti in Ucraina, “Esortiamo tutte le parti a risolvere le divergenze attraverso il quadro giuridico” e a proteggere i diritti di tutti. In effetti, la Cina minaccia gli Stati Uniti pretendendo il pagamento in oro delle obbligazioni del debito USA che detiene, se Washington continua a mantenere il suo atteggiamento bellicoso contro la Russia. Inoltre, diversi capi del governo cinese hanno avuto colloqui con la Turchia, giungendo a un accordo per non permettere il passaggio delle navi della NATO attraverso il Bosforo. Beijing ha dichiarato che se gli Stati Uniti non cambiano posizione sull’Ucraina, pretenderà il pagamento in oro del debito degli Stati Uniti, danneggiandone gravemente l’economia, dato che le riserve auree degli Stati Uniti non possono assolverne il debito. In questo modo la Cina agisce da formidabile alleato della Russia, schierandosi apertamente con Vladimir Putin sulla crisi ucraina. Inoltre, i cinesi utilizzeranno il diritto di “veto” contro ogni decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la Russia. La Cina raffredda le “ambizioni geopolitiche” statunitensi con queste minacce.

1798884Alessandro Lattanzio, 4/3/2014

Fonti:
LaRepublica
RusiaHoy
Voce della Russia
RussiaToday
Electronic Resistance
Modern Tokyo Times
Voce della Russia
ITAR-TASS
Voice of Russia
Nsnbc
The Republic

Di chi ha paura Obama in Russia?

FBII 17 febbraio 2014

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Grazie al possesso della Cina dei titoli del debito USA, con piacere riconosciamo il seguente: Impiegato del mese.

Le delegazioni ufficiali di 60 Paesi, tra cui più di 40 capi di Stato, sono presenti all’apertura delle Olimpiadi di Sochi. Si tratta di un numero maggiore dei Giochi di Londra (2012) e Vancouver (2010). Tuttavia, Barack Obama ha ignorato la festa dello sport internazionale e la sua assenza ha sorpreso tutti per la sua immaturità… Naturalmente, gli scienziati politici hanno le loro spiegazioni.

Il presidente degli USA ha detto che ha scelto di non partecipare alle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, in parte perché non voleva distrarre dalla gara, ha detto in un’intervista. “Le persone sono realmente interessate a vedere quanto sono incredibili i nostri atleti“, ha detto Obama in un’intervista. I media occidentali implicano l’idea di una versione semi-ufficiale del “boicottaggio”, per il disaccordo della Casa Bianca alla modifica della legge russa “Sulla protezione dei bambini da informazioni dannose per la loro salute e sviluppo.” Ma forse uno dei motivi principali della decisione di Obama è la mancanza di volontà d’incontrare il capo della Repubblica popolare cinese? Per sei mesi Obama ha volutamente evitato gli eventi che coinvolgono Xi. Come molti omologhi stranieri, il presidente degli Stati Uniti ha paura delle domande del leader cinese, perché non non ha risposte chiare.
Il pensiero strategico degli Stati Uniti matura a poco a poco, che sempre risponde alle principali tendenze globali per plasmare un nuovo sistema internazionale, richiedendo una politica più flessibile con l’avanzare della Cina. Gli USA vedono la Cina come loro principale concorrente e partner nel nuovo sistema internazionale, ed utilizzando il supporto giapponese per lanciare la  nuova strategia, le relazioni USA-Giappone saranno sempre più instabili. Nel secondo mandato del presidente Obama, nuove caratteristiche appaiono nella strategia globale degli Stati Uniti, il cui nucleo è il riequilibrio strategico verso la regione Asia-Pacifico. La Cina ha espresso “rammarico” nel dicembre scorso, quando la Corea del Sud estese la sua zona di difesa aerea sovrapponendosi in parte alla zona dichiarata da Pechino due settimane prima, aumentando le tensioni regionali. L’amministrazione Obama annunciava di sostenere le pretese del Giappone sulle contestate isole dell’arcipelago Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, inasprendo il braccio di ferro tra Cina e Giappone. Aerei da guerra statunitensi e aerei civili giapponesi hanno violato la zona dello “spazio della difesa aerea” che la Cina ha istituito. La Cina ha avvertito che ha il diritto di agire contro violazioni future. La Cina ha condannato le azioni degli Stati Uniti come “irresponsabili” e vi sono timori di scontri sul contenzioso. Tale scontro non avvantaggia chiaramente nessuno, tuttavia, e mentre le tante spacconate sono normali su tutti i lati, un’escalation potrebbe comportare ulteriori notevoli seccature. Attualmente la Cina è il maggiore creditore dell’economia statunitense. Mentre succedeva, decidendo tra l’altro sul problema dell’occupazione dell’enorme popolazione della Cina, Washington chiuse un occhio anche sulle differenze politiche. Tuttavia, nell’autunno del 2013 era evidente che la Casa Bianca non controlla l’economia statunitense e che il default dello Stato è questione di tempo.
Il debito nazionale degli Stati Uniti è l’importo dovuto dal governo federale degli Stati Uniti. Il 12 dicembre 2013, il debito detenuto dal pubblico era di circa 12312 miliardi dollari o il 73% del PIL Q3 2013 intra-governativo, pari a 4900 miliardi dollari (29%), creando un debito pubblico combinato totale di 17226 miliardi di dollari, superiore al 100% del PIL. Dal gennaio 2013, 5000 miliardi dollari o circa il 47% del debito detenuto dal pubblico erano di proprietà di investitori stranieri, soprattutto Repubblica popolare di Cina e Giappone, per poco più di 1100 miliardi di dollari ciascuno. Quando il debito pubblico è in aumento, il presidente va al Congresso. I negoziati cominciano. L’obiettivo è convincere i due rami del Parlamento ad approvare la legislazione per aumentare il tetto del debito. L’anno scorso, ad ottobre, gli Stati Uniti ancora una volta si avvicinarono al precipizio del default del debito, e ancora una volta il mondo chiese perché nessun Paese, tanto meno la maggiore economia del mondo, mettesse a repentaglio la propria reputazione finanziaria e quindi la capacità di prendere prestiti. Anche se una potenziale crisi finanziaria globale venne evitata all’ultimo minuto, s’è notevolmente sviluppata la serie di avvertimenti dai funzionari cinesi. Il Primo ministro Li Keqiang ha detto al segretario di Stato John Kerry che era “molto preoccupato” per un possibile default. Yi Gang, vicegovernatore della banca centrale cinese, ha avvertito che gli USA “dovrebbero avere la saggezza di risolvere questo problema al più presto possibile.” Un’opinione di Xinhua, l’agenzia statale, affermava “il mondo confuso deve cominciare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato”. Queste dichiarazioni, insolitamente schiette, dei cinesi dimostrano che il ripetersi di crisi evitabili minaccia la posizione privilegiata degli Stati Uniti quale emittente della principale valuta di riserva del mondo e di debito privo di rischio. Xi voleva parlarne personalmente ad Obama al vertice APEC di ottobre. Ma Obama non ci andò con la scusa della discussione sul bilancio. Di conseguenza, il Congresso rinviò la scadenza del tetto del debito al 7 febbraio 2014, il giorno dell’apertura dei Giochi Olimpici. Le riserve cinesi di titoli del Tesoro USA sono aumentate di 12,2 miliardi dollari, con il record di 1317 miliardi di dollari di novembre, secondo i dati diffusi a gennaio sul sito web del dipartimento del Tesoro. L’aumento delle attuali riserve valutarie della Cina avrebbero raggiunto il record mondiale di 3820 miliardi dollari alla fine di dicembre, sostenendo l’appetito del Paese per il debito degli Stati Uniti.
Da un lato, tali ingenti somme di denaro mostrano il potere economico della Cina. Tuttavia, sono anche un onere pesante, dato che il controllo di tali enormi riserve non fornisce una particolare varietà di opzioni. Se i cinesi vendessero globalmente il dollaro ne abbatterebbero il costo minando le proprie riserve valutarie. Pertanto, Pechino può solo continuare a concedere prestiti all’economia degli Stati Uniti acquistando sempre più titoli di Stato USA con i “loro” dollari. Tutto ciò significa che la Cina e il Tesoro statunitense restano bloccati in un abbraccio da cui è molto difficile per Pechino sottrarsi ora. Stranamente, però, i giornalisti dimenticano cosa accadrebbe se la Cina ne venisse fuori. Anche se lentamente. (“UN percorso di mille miglia inizia con un singolo passo”, ha detto Confucio). Infatti, sebbene le economie cinesi e statunitensi siano interdipendenti, quella cinese è in una situazione molto migliore. Gli Stati Uniti non hanno scelta: non c’è nulla che sostituisca gli investimenti cinesi. Non c’è nessun altro attore nel mercato globale che possa soddisfare la domanda interna dei consumatori degli Stati Uniti. Non c’è Paese al mondo che possa scambiare i suoi prodotti con i dollari e subito reimmetterli nell’economia statunitense in cambio di altri titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Pertanto, non importa se i giornalisti statunitensi si facciano illusioni, il fatto è che gli Stati Uniti sono un tossicodipendente attaccato all’”ago cinese”.
Da tutto ciò, appare chiaro perché Xi Jinping abbia tutte le ragioni per preoccuparsi del prossimo default tecnico degli Stati Uniti, previsto per il 7 febbraio. E’ logico supporre che Obama non vada  a Sochi per paura delle rivendicazioni cinesi. Dopo tutto, con tutti i vantaggi, il primo presidente nero degli Stati Uniti non è un maestro dell’improvvisazione. Tali battibecchi, in presenza di terzi di alto rango, costringerebbero la Casa Bianca ad essere dura, qui e subito. Di conseguenza, una prepotenza potrebbe spingere la Cina ad intraprendere azioni più decise contro il “mondo americanizzato”. In primo luogo, la Cina potrebbe iniziare azioni volte a sbarazzarsi di obbligazioni e dollari statunitensi. Pertanto, il presidente degli Stati Uniti deve limitare significativamente la propria pubblicità estera per evitarlo. Ciò significa che il problema della probabilità del default degli USA ancora non è risolto, ma rinviato. Prima o poi, Pechino, nonostante il tradizionale conservatorismo, abbandonerà la prassi dei leader delle generazioni precedenti e procederà alla diversificazione graduale delle riserve. La domanda è: quando accadrà. In quel caso, il mercato statunitense non potrà affrontare il caos. L’economia statunitense sarà privata dei prodotti cinesi a basso costo e i cinesi del dollaro a basso costo. I prezzi al consumo e i tassi sui prestiti aumenteranno, e milioni di americani andranno in bancarotta in una notte. D’altra parte, il dumping del dollaro nei mercati esteri dei cinesi causerà il deprezzamento della valuta statunitense, che colpirà subito le opportunità del Pentagono, mettendo a repentaglio le ambizioni militari e politiche degli Stati Uniti. In particolare, nella regione Asia-Pacifico… dipende sempre più dalla Casa Bianca, quanto velocemente la Cina sgancerà la sua super-arma economica. Nel frattempo, possiamo dire che un fatto storico è accaduto. Pechino non ha più paura di Washington, ma viceversa. Di conseguenza, il ruolo di partner di maggioranza, infine, diventa la Cina nel tandem delle due potenze.

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Cosa può dirmi del mio futuro? Mmmh, vorrei, ma non so leggere il cinese!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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