L’epidemia di ebola collegata alla CIA

Kurt Nimmo Global Research, 21 ottobre 2014ebola-ciaIl giornalista investigativo ed ex-funzionario della NSA Wayne Madsen ha detto a PressTV che l’ultima epidemia di ebola in Africa potrebbe collegarsi a precedenti epidemie legate alla CIA. “S’è visto nel 1976 quando gli Stati Uniti violarono una legge del Senato che proibiva agli USA d’impegnarsi nella guerra civile angolana, utilizzando lo Zaire come esca della CIA, quindi si vede l’epidemia di ebola in Zaire. Lo stesso anno in cui George HW Bush era direttore della CIA“, ha detto Madsen. “Negli anni ’80 si vide l’esplosione del virus HIV in Zaire e Angola, dove la CIA operava. Penso che ciò che si debba vedere è un’indagine sull’intenso programma di guerra biologica della CIA in Zaire e Angola nel 1976 – 1980; ciò che ha colpito Sierra Leone e altri Paesi è il ceppo di ebola dello Zaire“. Madsen ha detto che la militarizzazione statunitense per l’ebola in Africa occidentale è sospetta. “E’ assai strano che gli Stati Uniti inviano militari quando ovviamente sono necessari operatori sanitari e medici“, ha detto.
Il coinvolgimento militare di CIA e Stati Uniti nell’uso di agenti patogeni biologici come armi è ben documentato. Nel 1970, prove furono svelate dal Comitato Church. “Anche se tale ricerca militare era altamente classificata, nel 1975 la preoccupazione per le rivelazioni sulle miriadi di abusi dell’intelligence comportarono l’indagine completa del Comitato Church, del Senato degli Stati Uniti, che pubblicò un memorandum della CIA che elencava agenti chimici e tossine mortali stoccate a Fort Detrick, tra cui antrace, encefalite, tubercolosi, veleno letale di serpente, tossine dei crostacei e una mezza dozzina di veleni alimentari letali, alcuni dei quali, il comitato seppe, furono spediti negli anni ’60 in Congo e a Cuba per gli infruttuosi tentativi della CIA di assassinare Patrice Lumumba e Fidel Castro“, scrivono Ellen Ray e Willam H. Schaap in Bioterrorismo: la via americana alla guerra.
Citando gli esperimenti di sifilide a Tuskegee e gli esperimenti di epatite-B del 1978 come precedenti, i ricercatori ritengono che anche la CIA sia responsabile dell’epidemia di AIDS nell’Africa centro-occidentale. Molti leader africani, tra cui l’ex-presidente sudafricano Thabo Mbeki e Wangari Mathai, vincitore del Premio Nobel per la Pace, credono che la CIA ne sia responsabile. Negli anni ’80, John Stockwell, ex-paramilitare e agente dell’intelligence della CIA di stanza in Angola, disse che vi erano prove circostanziali che la CIA fosse coinvolta nella diffusione del virus mortale. Stockwell suggerì che l’origine dell’AIDS possa collegarsi ad una vaccinazione contro il vaiolo condotta dall’OMS e che la malattia sia stata utilizzata dall’agenzia intenzionalmente per colpire gay e consumatori di droga.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brasile sotto pressione della CIA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/10/2014BrazilPresidentDilmaRousseff_largeOltre duemila attivisti politici brasiliani, intellettuali e artisti hanno firmato un manifesto per il 26 ottobre evidenziando le azioni ostili di Washington volte ad impedire la vittoria elettorale di Dilma Rousseff. Il documento, diffuso sulle reti sociali, afferma che l’avvento al potere di Aécio Neves del Partido da Social Democracia Brasileira – PSDB, serve gli interessi dei magnati ed infliggerà danni irreparabili al Paese, eliminando ogni ostacolo all’interferenza diretta degli Stati Uniti negli affari interni brasiliani. Neves è uno strumento obbediente del governo degli Stati Uniti. Washington farà di tutto per raggiungere tale obiettivo e portare il suo candidato al potere, alcune cose sono fatte di nascosto, alcuni trucchi sono usati in modo clandestino. Tutte le informazioni e la propaganda della CIA vengono utilizzate per supportare Neves. Circa 80 milioni di brasiliani hanno accesso ad internet, 150 milioni sono utenti di telefonia cellulare. I servizi speciali statunitensi hanno perfetta padronanza delle tecniche di destabilizzazione. Le recenti proteste e i disordini sociali in Brasile, che hanno minacciato la Coppa del Mondo, dimostrano che tali forze sono pronte a reagire con una “rivoluzione colorata” da attuare in qualsiasi momento. Le attività delle organizzazioni non governative non sono limitate in alcun modo; i loro membri hanno stretti legami con l’ambasciata e il consolato degli Stati Uniti, così come l’USAID. L’intelligence umana è usata per screditare la politica del governo di Dilma Rousseff. Le menzogne sulla sua inefficacia sono sparse con tutti i mezzi disponibili. “Esperti” prevedono crolli nel caso in cui la presidentessa abbia un altro termine. Diffondono risultati discutibili su “valutazione dei sondaggi” complicando la visione della realtà. Pubblicazioni della propaganda sono dedicate a previsioni che spesso usano il termine “piano tecnico”, offrendo molte opportunità alla CIA di manipolare e falsificare i fatti per rafforzare le possibilità del candidato alla presidenza che gli Stati Uniti vogliono veder vincere. Alcuni anni fa, la stessa cosa è avvenuta in Messico. Enrique Penha Nieto, candidato appoggiato dagli USA concorse contro Lopez Obrador, populista e sostenitore di Hugo Chavez. Manipolazioni e manovre per far vincere Penha si diffusero e molti messicani ancora dubitano della sua vittoria, ma Washington disse che l’elezione fu trasparente ed onesta.
Rubens Antonio Barbosa è primo consulente di Aécio Neves su affari internazionali e candidato a ministro degli Esteri. I sostenitori di Rousseff credono che sia il principale agente d’influenza della CIA. E’ stato ambasciatore degli Stati Uniti a Londra. Ora dirige il Consiglio Superiore del Commercio Estero della Federazione delle Industrie dello Stato di Sao Paulo. In conformità con il suo orientamento pro-USA, chiede la “depoliticizzazione della politica estera” e di “riconsiderare le priorità strategiche degli Stati Uniti in relazione a Stati Uniti e Cina”. Dopo lo scandalo spionistico, quando la registrazione della CIA delle telefonate di Dilma Rousseff, del governo, della leadership militare e degli alti dirigenti dei servizi speciali emerse e fu seguita dal rifiuto del presidente Obama di chiedere scusa, il Brasile rafforzò i rapporti con la Cina, principale partner commerciale dal mandato dell’ex-Presidente Lula da Silva. Ora Barbosa dice che in caso Neves vinca gli Stati Uniti occuperanno un (predominante) giusto posto nelle priorità della politica estera del Brasile. C’è una frase di Barbosa che fornisce un indizio di come l’aspirante ministro del Brasile agirà. Ha detto che la tutela degli interessi nazionali non sarà più passiva. La Bolivia ha espropriato due raffinerie della Petrobraz e il governo non ha fatto nulla per proteggere gli interessi del Brasile. Neves e Barbosa promettono di fornire accesso alle compagnie petrolifere statunitensi all’estrazione di petrolio dalla piattaforma continentale brasiliana. La gente di Neves dice che la politica sarà “più pragmatica” e completamente priva dell’approccio ideologico tipico del Partito dei Lavoratori. La posizione su questioni come i rapporti con Mercosur (Mercato comune del Sud, un blocco sub-regionale), BRICS ed altri gruppi internazionali sarà corretta.
Washington si prepara in modo approfondito alle elezioni in Brasile; ed è nella fase finale ora. Il dipartimento di Stato ed i servizi speciali degli Stati Uniti inviano decine di agenti esperti nel Paese, dalla ricca esperienza in operazioni simili svolte nel mondo. Ad esempio, Liliana Ayalde, l’attuale ambasciatrice statunitense in Brasile, ha fatto un buon lavoro in Paraguay facendo del suo meglio per contenere la diffusione dell’“ideologia populista”. Il Brasile è il prossimo. I protagonisti coinvolti nella cospirazione contro Dilma sono i funzionari dell’ambasciata e del consolato degli Stati Uniti in Brasile: Alexis Ludwig (consigliere politico), Paloma Gonsalez (funzionaria politica della sezione economica), Samantha Carl-Yoder (capo della sezione consolare), Kathryn Hoffman (funzionaria politica del Consolato Generale di San Paolo) e Amy Radetzky (capo politico ed economico, Consolato degli Stati Uniti di Rio de Janeiro). E’ sufficiente guardare alla carriera di Radetzky per capire che Washington ha preparato una situazione “non standard” per il Brasile. Nel dipartimento di Stato fu responsabile del controllo degli eventi in Brasile per vedere come influenzassero le relazioni bilaterali e come attuare una politica verso questo Paese. Supervisionava i messaggi dall’ambasciata statunitense nella capitale brasiliana. Poi diresse la speciale sorveglianza su nascita e sviluppo delle crisi nella regione e la preparazione di relazioni sulla situazione per la squadra del segretario di Stato John Kerry al dipartimento di Stato. Ora è stata inviata d’urgenza a Rio! La situazione di crisi ha spinto Radetzky ad andare in Brasile? Lo studioso di politica del Venezuela Eleazar Díaz Rangel definisce l’eventuale sconfitta di Dilma un “disastro”. I governi di Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno reso la vita migliore a decine di milioni di persone in Brasile, prive anche dell’elettricità, in precedenza. Il Partito dei Lavoratori ha avviato drastici cambiamenti positivi nel continente sudamericano. Secondo Rangel, l’amministrazione Obama ha mobilitato tutte le forze d’opposizione in Brasile e in altri Paesi dell’America Latina, tutti i media e le agenzie per evitare la rielezione di Dilma. Ci sono fondi per sostenere Neves alle presidenziali. Influenti ambienti finanziari ed economici degli Stati Uniti partecipano al sostegno di Neves.
I brasiliani si mobiliteranno evitando il disastro previsto da Eleazar Díaz Rangel? Lo sapremo tra una settimana.

Liliana Ayalde

Liliana Ayalde

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano segreto del Sud Africa per creare l’arma ebola

Daniel Taylor, Global Research, 20 ottobre 2014
Wouter-Basson-602x400Nel Sudafrica dell’apartheid nei primi anni ’80, il dottor Wouter Basson lanciò un programma segreto per armi biologiche, chiamato Project Coast. L’obiettivo era sviluppare agenti biologici e chimici che potessero uccidere o sterilizzare la popolazione nera e assassinare nemici politici. Tra gli agenti sviluppati vi erano i virus marburg ed ebola. Basson era immerso negli intrighi, avendo detto all’Alta corte di Pretoria, Sud Africa, che “l’agente della CIA a Pretoria mi minacciò di morte davanti l’ambasciata statunitense sulla Schoeman Street“. Secondo un articolo del 2001 della rivista New Yorker, l’ambasciata statunitense di Pretoria era “terribilmente preoccupata” che Basson rivelasse le profonde connessioni tra Project Coast e Stati Uniti. Nel 2013 Basson fu riconosciuto colpevole di “condotta non professionale” dal consiglio sanitario sudafricano. L’esperta di armi biologiche Jeanne Guillemin scrive nel suo libro Armi biologiche: dall’invenzione dei programmi sponsorizzati dallo Stato al bioterrorismo contemporaneo, “Negli anni di sviluppo del progetto, nel 1982-1987, sviluppò una gamma di agenti biologici (come antrace, colera, i virus marburg ed ebola e la tossina botulinica)...” Il programma di armi biologiche di Basson ufficialmente si concluse nel 1994, ma non vi fu alcuna verifica indipendente che gli agenti patogeni creati siano stati mai distrutti. L’ordine di distruggerli proveniva direttamente da dottor Basson. Secondo il Wall Street Journal, “L’integrità del processo poggia unicamente sull’onestà del dottor Basson“.
david-kelly Basson sostiene di aver avuto contatti con agenzie occidentali che hanno fornito “assistenza ideologica” al Project Coast. Basson ha dichiarato in un’intervista per il documentario Guerra dell’antrace di aver incontrato più volte il dr. David Kelly, il famoso ispettore ONU in Iraq. Kelly era il massimo esperto di armi biologiche del Regno Unito che fu trovato morto vicino casa nell’Oxfordshire, nel 2003. Mentre la versione ufficiale sostiene il suicidio, i medici ne dubitano. In un articolo del 2007 del Mailonline, si afferma che una settimana prima della morte, il dottor Kelly sarebbe stato interrogato dall’MI5 sui suoi legami con il dottor Basson.
Il dr. Timothy Stamps, Ministro della Salute dello Zimbabwe, sospetta che il suo Paese abbia subito un attacco biologico quando Basson operava. Stamps disse a PBS Frontline, nel 1998, che “c’erano prove molto chiare che non si trattasse di eventi naturali. Se fossero causati da inoculazione diretta intenzionale o meno, è una domanda cui dobbiamo rispondere“. Stamps disse specificamente che i virus ebola e marburg erano sospetti, e pensava che il suo Paese fosse stato utilizzato come campo di prova per l’arma ebola. “Parlo di antrace e colera in particolare, ma anche un paio di virus che non sono endemici in Zimbabwe (come) il virus Ebola e, pensiamo anche il virus marburg. Ci chiediamo se in realtà non siano associati alla guerra biologica contro il Paese durante le ostilità… Ebola apparve lungo il (fiume) Zambesi, e ho il sospetto che potesse essere stato un esperimento per vedere se poteva essere utilizzato un nuovo virus per infettare direttamente le persone“.
The Ghanian Times riportava ai primi di settembre dell’epidemia di ebola, notando legami tra Basson e la ricerca su armi biologiche. L’articolo sottolinea che, “…vi sono due tipi di scienziati nel mondo: coloro così preoccupati per il dolore e la morte causate da malattie agli esseri umani anche da sacrificare la propria vita per curare malattie mortali, e coloro che usano le loro abilità scientifiche per uccidere gli esseri umani su ordine del governo…” Infatti, queste idee non sono nuove. Platone scrisse più di 2000 anni fa nella sua opera La Repubblica che una classe dirigente deve guidare la società, “…il cui scopo è preservare la popolazione” e inoltre disse: “Ci sono molte altre cose che si dovranno prendere in considerazione, come ad esempio gli effetti di guerre, malattie e agenti simili, allo scopo, per quanto è possibile, di evitare che lo Stato diventi troppo grande o troppo piccolo“. Come rivelato da The Age, il microbiologo australiano premio Nobel Sir Macfarlane Burnet esortò segretamente il governo australiano, nel 1947, a sviluppare armi biologiche da utilizzare contro i “Paesi sovrappopolati del Sud-Est asiatico”. In un incontro del 1947 con il Comitato per lo sviluppo delle nuove armi ed attrezzature, il gruppo raccomandò che “le possibilità di un attacco alle scorte alimentari dell’Asia del Sud-Est e dell’Indonesia utilizzando agenti da guerra biologica, dovrebbero essere considerate dal piccolo gruppo di studio“.
Tali informazioni forniscono una prospettiva interessante sulla recente inaudita epidemia di ebola. È un fenomeno naturale? Forse tale ceppo di ebola è sfuggito accidentalmente da un laboratorio di armi biologiche? Oppure è stato deliberatamente diffuso?

defense-largeCopyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ebola? E come fanno a saperlo OMS e CDC?

William Engdahl, New Eastern Outlook 20/10/2014

1053358_ebola-obama-et-hollande-demandent-a-la-communaute-internationale-de-faire-plus-web-tete-0203856348995C’è qualcosa di perversamente strano sul trambusto intorno ai cosiddetti focolai di ebola. Un africano è ricoverato in un ospedale di Dallas per sintomi, curato, rilasciato e riammesso, il “primo” caso ebola negli Stati Uniti. Ciò che i guardiani della verità nei media mainstream non si chiedono è quanto sia affidabile il test che decide se qualcuno è affetto da Ebola. I ricercatori hanno deciso che, per esempio, la prova che dovrebbe determinare se qualcuno abbia l’AIDS, l’esame sul sangue HIV inventato negli anni ’80 dall’ex-ricercatore sul cancro Robert Gallo, non indica se qualcuno ha il virus. Determina solo se il sangue ha un certo livello di cosiddetti “anticorpi HIV”. Il test di Gallo fu brevettato da lui e dalla sua squadra prima dell’annuncio sensazionale che avesse “identificato” il virus specifico che causa ciò che Gallo definiva, “l’epidemia più spaventosa del 20° secolo, che oggi chiamiamo AIDS”. Gallo aveva volutamente predeterminato il suo test HIV. Quando lo provò su siero del sangue di donatori sani, dimostrò che il 10% dei sani, secondo il test di Gallo, erano positivi all’HIV. Poiché non riusciva a commercializzare un simile test presso i medici, Gallo alterò arbitrariamente la sensibilità della misura della reazione. L’industria farmaceutica fu contenta di commercializzare i costosi farmaci chemioterapici AZT. Milioni di esseri umani sono stati condannati all’inferno, stigmatizzati dall’HIV come risultato del test di Gallo. Al mondo venne detto che un “virus letale” potrebbe infettare la popolazione mondiale. Infezioni quali sarcoma di Kaposi e polmonite Pneumocistis carinii furono trasformati in assassini feroci. Pochi scienziati onesti esaminarono criticamente i test di base che Gallo proteggeva con il suo brevetto. Uno scienziato coraggioso che mise in discussione l’ipotesi di Gallo su HIV-AIDS fu Kary Mullis, che nel 1996 scrisse “L’ipotesi dell’HIV/AIDS è un errore infernale“. Mullis vinse il premio Nobel per la chimica nel 1993, ma le sue osservazioni devastanti furono ignorate dai sempre vigili media mainstream e dai medici. Nel 1983 Gallo arbitrariamente trasformò la correlazione in causalità e disse di aver scoperto il “virus” che causa l’immunodeficienza acquisita o AID, poi chiamata “sindrome” o AIDS. Gallo appena prima dell’annuncio aveva brevettato il solo test noto per determinare se qualcuno ha l’AIDS. Un utente abituale di certi farmaci come il nitrito di amile o popper, o anche una donna incinta, si sarebbe rivelato positivo all’HIV con il test di Gallo. I timori su una nuova piaga globale furono alimentati sui media da scienziati irresponsabili. Gallo vendette il suo test dell’AIDS a cinque società farmaceutiche e si sedette di nuovo a raccoglierne i proventi.

Il test su ebola
KaryMullis_byKentClemenco_12361662351 Ora di nuovo leggiamo storie terrorizzanti simili sui mass media, questa volta sulla paura di ebola alimentata dall’OMS controllata dall’industria farmaceutica a Ginevra, sotto gli esperti del Gruppo di consiglieri scientifici della direttrice generale Margaret Chan, collegati ai giganti di Big Pharma, e all’US Centers for Disease Control di Atlanta. Cosa è esattamente il test su ebola utilizzato da medici e operatori sanitari in Sierra Leone o Liberia per “provare” che una persona ne è malata? Quando l’africano è stato nuovamente ricoverato nell’ospedale di Dallas, il capo del CDC Tom Frieden dichiarò che al paziente fu diagnosticato l’ebola con un test “molto accurato. Un test PCR del sangue”. Ma quel test PCR del sangue non è molto preciso. Piuttosto è assai viziato. Come sottolinea Jon Rappoport, “Tra i problemi del test PCR è che è aperto ad errori. Il campione prelevato dal paziente in realtà è un virus o un pezzo di virus? O è solo una parte irrilevante dei resti? Un altro problema è insito nel metodo del PCR. Il test si basa sull’amplificazione di un minuscolo granello di materiale genetico prelevato da un paziente che soffia milioni di volte fin quando viene osservato e analizzato. I ricercatori che l’utilizzano affermano che, a seguito del procedimento, possono anche dedurre la quantità di virus presente nel paziente. Questo è fondamentale, perché se un paziente ha milioni e milioni di virus ebola in corpo, non vi è assolutamente alcun motivo di pensare che ne sia malato o se ne ammali“. Può il test del sangue PCR dire quanto virus ebola ci sia nel corpo di una persona? Lo stesso Kary Mullis citato sull’ipotesi HIV/AIDS ha inventato il test PCR nel 1983, per cui ebbe il premio Nobel. Ne parlò con il giornalista John Lauritsen anni fa avvertendo contro un uso improprio. Lauritsen riporta: “Sui test virali, che tentano di utilizzare il PCR per contare il virus, Mullis ha dichiarato: “Il PCR quantitativo è un ossimoro”. Il PCR ha lo scopo di identificare le sostanze qualitativamente, ma per sua natura non può stimarne il numero. Anche se vi è una errata impressione comune che i test virali effettivamente contino il numero di virus nel sangue, non possono rilevare per nulla i virus infettivi; possono rilevare solo le proteine che si crede, in alcuni casi a torto, essere unici per l’HIV. I test rilevano le sequenze genetiche del virus, ma non il virus stesso”. Né il test PCR di Mullis può contare il numero di virus ebola nel sangue di una persona. Eppure il CDC afferma, a torto secondo Mullis, che si può. Può essere che l’intera campagna terroristica sull’ebola lanciata dall’OMS di Chan e dal CDC sia una finzione e che l’industria farmaceutica sia pronta a smerciare i suoi non testati “vaccini dell’ebola”? Alcuni anni fa, nel 2009, Margaret Chan, a capo dell’OMS, dichiarò senza fondamento scientifico, che l’influenza suina H1N1 era una pandemia globale allarmando e costringendo i governi di tutto il mondo ad accumulare milioni di dosi di vaccini contro l’influenza non testati. In un discorso, all’epoca, Chan dichiarò solennemente: “A fine aprile, si annunciava la nascita di una nuova influenza del virus A. Questo particolare ceppo dell’H1N1 non era presente presso gli esseri umani. Il virus è completamente nuovo. Il virus è contagioso, si diffonde facilmente da una persona all’altra e da un Paese all’altro. Ad oggi, quasi 30000 casi confermati sono stati segnalati in 74 Paesi… Sulla base delle prove disponibili, e delle valutazioni di esperti delle prove, i criteri scientifici per una pandemia influenzale sono stati raggiunti. Ho quindi deciso di alzare il livello di allerta pandemica influenzale da fase 5 a fase 6”. Non disse che l’OMS aveva cambiato la definizione di allerta pandemica lo stesso aprile 2009 a definizione puramente geografica da una precedente più severa. Chan, i suoi consiglieri e il CDC devono pensare che siamo tutti imbecilli e senza memoria, mentre cercano di alimentare timori simili sul pericolo allarmante di ebola. Non c’era una pandemia di H1N1 nel 2009. Il numero di decessi attribuibili anche alla normale influenza, era in modo imbarazzante (per lei almeno) basso.

Pipistrelli della frutta nell’OMS e nel CDC?
E’ utile ribadire ciò che l’OMS definisce come sintomi di ebola. Il rapporto ufficiale dell’OMS su Ebola, che ora ha rinominato EVD per “malattia del virus ebola”, afferma “i primi focolai di EVD si ebbero in villaggi remoti in Africa centrale, nei pressi di foreste pluviali tropicali, ma la più recente epidemia in Africa occidentale ha coinvolto importanti zone urbane e rurali… Si pensa che i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae siano naturali veicoli del virus ebola. Ebola è introdotto nella popolazione umana tramite stretti contatti con sangue, organi, secrezioni o altri fluidi corporei di animali infetti come scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi forestali e istrici malati o morti nelle foreste pluviali“. Poi il rapporto ufficiale dell’OMS su ebola del settembre 2014, afferma: “Può essere difficile distinguere l’EVD da altre malattie infettive come malaria, febbre tifoide e meningite“. OMS poi elenca i sintomi possibili di ebola: “i sintomi di ebola comprendono improvvisa insorgenza di febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, eruzioni cutanee, sintomi di compromissione renale e disfunzione del fegato e, in alcuni casi, emorragie interne ed esterne“. Tali sintomi, febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, vomito, diarrea, eruzioni cutanee, si verificano su molte persone nelle regioni più povere dell’Africa occidentale, devastate dalle guerre per diamanti insanguinati e petrolio, con sanità pubblica e infrastrutture idriche devastate. E il “test altamente accurato del sangue PCR” citato dal CDC non è affatto preciso nell’identificare la concentrazione di virus ebola. Dovremmo osservare le ultime storie dell’orrore su ebola in modo razionale e sobrio, compresa l’accuratezza dei test che CDC utilizza; o prima sottoponiamo a vaccinazioni obbligatorie e quarantena, o ci lasciamo sopraffare dalla paura.

downloadF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, s’è laureao in politica alla Princeton University ed è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’F-35 è un bersaglio dei Flanker

Rakesh Krishnan Simha RIR 12 ottobre 2014

Superato in potenza dalla famiglia degli aerei Su-30 e soffrendo difetti di progettazione critici, l’F-35 statunitense è sulla via dell’obsolescenza creando dei vuoti nelle difese aeree occidentali.

3056Costruito per essere il più letale degli aerei da caccia di tutti i tempi, l’F-35 è letteralmente diventato una preda. In ogni scenario dei giochi di guerra tra l’F-35 e il Su-30 Flanker, l’aereo russo esce vincitore. L’ultimo aereo stealth degli Stati Uniti, da 191 milioni dollari al pezzo, è così gravido di seri difetti di progettazione che probabilmente verrebbe spazzato via in uno scontro con i supermaneggevoli Sukhoj. Ali tozze (che riducono ascensionalità e manovrabilità), fusoliera a bulbo (che lo rende poco aerodinamico), scarsa velocità e un motore incandescente (tanto che anche un radar può rilevarlo) sono solo alcuni dei principali difetti che ne svelano la vulnerabilità nel combattimento aereo. Con più di 600 Flanker (Sukhoi-27 e successive varianti come Su-30, Su-34 e Su-35 Super Flanker) nelle forze aeree di tutto il mondo, il destino dell’F-35 sembra decisamente incerto. Esperti aerospaziali di tutto il mondo sempre più ritengono che il caccia dal programma di sviluppo più costoso degli USA (sui 1500 miliardi di dollari) sarà un facile bersaglio per i Flanker.
E’ un tacchino“, dichiara l’ingegnere aerospaziale Pierre Sprey in un’intervista alla televisione olandese. Poche persone sono qualificate nel parlare di aerei da caccia come Sprey. È il co-progettista dell’F-16 Fighting Falcon e del cacciacarri A-10 Warthog, due degli aerei di maggior successo dell’US Air Force (USAF). Winslow T. Wheeler, direttore dell’US Straus Military Reform Project del Centre for Defense Information è d’accordo. “L’F-35 è troppo pesante e lento per avere successo come caccia” dice. “Se mai affrontasse un nemico con una seria aeronautica, saremo nei guai“. Finora gli Stati Uniti hanno avuto la fortuna di non incontrare mai una forza militare “seria”. Nei cieli dell’esaurito Iraq, della minuscola Libia e dell’assolutamente indifeso Afghanistan, gli aerei statunitensi hanno operato impunemente. Ma la fortuna cambia, e se mai si scontrassero con le forze aeree di Russia, Cina o India, il risultato non sarebbe così unilaterale. In particolare, l’Indian Air Force ha battuto i caccia di quarta generazione dell’USAF utilizzando jet di terza e quarta generazione. Il problema più grande dell’F-35 è che i suoi progettisti statunitensi scommettono sul radar a lungo raggio e lo stealth per compensare scarsa velocità e manovrabilità. Ma la furtività non è davvero tutto ciò su cui puntare; non è il mantello dell’invisibilità. Inoltre, già eccellenti radar russi migliorano. Secondo il Defense Industry Daily (DID): “Nel frattempo, i radar più avanzati sono già schierati sui sistemi missilistici superficie-aria russi ed avanzati sistemi IRST (scansione e inseguimento a raggi infrarossi) sui caccia russi ed europei estendono il raggio di rilevamento degli aerei stealth. Entro il 2020 i radar dei caccia potranno rilevare (a 46 km) anche gli aerei ultra-furtivi come l’F-22, assieme alla capacità IRST d’identificare (a 92 km) lanci di missili aria-aria a medio-lungo raggio e aeromobili meno furtivi“. Nel frattempo, non c’è di meglio del radar in una guerra. “Vi sono molti radar“, spiega Sprey. “E non si può sfuggire a tutti i radar sul campo. Ci sarà sempre un radar che sbircia (dal basso) od osserva dall’alto. Tutti possono vederti“.

138031A corto di potenza di fuoco
Un altro problema è la forma complessiva del velivolo statunitense. “La maggior parte dei grandi aerei è bella perché cerca di ridurre la resistenza“, dice Sprey. “Ma qui, per la furtività, lo devono rendere assai bulboso e grande dovendo trasportare le armi all’interno perché le armi trasportate all’esterno riflettono le onde radar. Quindi c’è l’enorme penalità per le prestazioni del velivolo che ora è grande e goffo come un bombardiere“. Il basso carico interno indica che i progettisti della Lockheed-Martin hanno firmato la condanna a morte dell’F-35. L’aereo trasporta solo due grosse bombe e quattro piccole, e un massimo di quattro missili aria-aria (AAM) a puntamento oltre l’orizzonte (BVR). L’USAF afferma che il radar avanzato dell’F-35 vedrà gli aerei nemici prima e potrà abbatterli con i suoi quattro AAM a lungo raggio. Ma i centri con il BVR sono ancora un sogno per i piloti da caccia e sono piuttosto rari. In realtà, la dipendenza dall’acquisizione radar e dagli AAM può rivelarsi suicida, come in effetti fu una volta. Durante la guerra del Vietnam l’USAF era così innamorata del concetto di combattimento BVR che i primi caccia F-4 erano armati solo di missili. Ma dopo che i piloti dell’Aeronautica Vietnamita li abbatterono con l’artiglieria, gli statunitensi reintrodussero i cannoni sull’F-4. In realtà, la Russia, che ha la gamma più avanzata e variegata di missili BVR al mondo, arma i suoi Flanker con almeno otto missili per la semplice ragione che ci vogliono diversi colpi per centrare un bersaglio in rapido movimento. Gli statunitensi ignorano la lezione fondamentale che il combattimento aereo è confuso. In teoria, i piloti statunitensi giocherebbero ai “videogiochi” colpendo aerei nemici a 1000 km. In pratica, il combattimento aereo è come una lotta al coltello. Secondo DID, l’F-35 molto più probabilmente affronterà avversari più “immediati e diretti” di quanto i suoi sostenitori suggeriscono, mentre utilizzare efficacemente i missili BVR a guida ad infrarossi sarà una complicazione. A differenza dell’F-22, l’F-35 è descritto come “doppiamente inferiore” ai moderni caccia della famiglia Su-30 nei combattimenti ravvicinati. L’arsenale molto più grande e variegato di missili in combinazione con la super-manovrabilità, quindi, conferiscono ai Flanker un vantaggio senza precedenti nel moderno combattimento aereo.

F-35B-and-CScarsa disponibilità
Secondo la nuova filosofia del combattimento aereo definita dagli arrivisti di USAF-Lockheed-Martin, l’F-35 pigliatutto sostituirà tutti gli altri caccia ed aerei di supporto a terra. Ma qui sta il problema. Poiché l’F-35 è un aereo costoso, le forze aeree ne compreranno di meno. Per esempio, il Giappone ha attualmente 100 F-15, ma li sostituirà con soli 70 F-35. Inoltre, poiché l’F-35 è anche costoso da far volare e conservare, le forze aeree ne limiteranno le ore di volo. (Già i tagli alla spesa hanno costretto l’USAF ad eliminare più di 44000 ore di volo mettendo a terra 17 squadroni da combattimento). Ancora, lo ‘Stealth’ ha un prezzo. Sull’F-35 la maggior parte delle operazioni di manutenzione riguarda il rivestimento stealth. “E’ un ostacolo assurdo al combattimento”, dice Sprey. “Siete a terra per 50 ore a giocherellare sul velivolo cercando di renderlo furtivo quando non lo è comunque“. Inoltre, una disponibilità della flotta al 100 per cento è un’impossibilità logistica. La media USAF è circa 75 per cento, abbastanza decente, ma quando si tratta di aerei stealth i dati crollano. Il super-segreto bombardiere stealth USAF B-2A ha un tasso di disponibilità di appena il 46,7 per cento. E il caccia più costoso degli Stati Uniti, l’F-22, nonostante il prezzo di 350 milioni di dollari, ha un tasso di disponibilità del solo 69 per cento. Quindi, se siete per esempio l’aeronautica australiana, solo 48 dei previsti 70 F-35 della vostra flotta saranno pronti al combattimento in qualsiasi momento. Le vostre probabilità contro i cinesi, che hanno 400 Flanker, sono sempre più scarse. Potete scommettere che gli australiani non si uniranno alla lotta al coltello se non scortati dal grande fratello USA.
Wheeler, che si occupa di questioni della sicurezza nazionale degli Stati Uniti da oltre trent’anni, delinea le implicazioni per le forze aeree occidentali che intendono adottare l’F-35: “I piloti andranno peggio ricevendo assai meno addestramento, cosa più importante di qualsiasi problema tecnico. Ci saranno assai meno piloti mentre l’intera forza dovrà ridursi, e fondamentalmente si avrà un aereo che sarà un fiore all’occhiello inutile. Un vero monumento inutile che rovinerà qualsiasi aviazione che l’adottasse“. Il dogfight non è ancora iniziato e i Flanker già segnano 1-0.

13764801380674s_ablogin_su-30sm_57_1500Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’ambiguità della NATO

Valentin Vasilescu – Reseau International 4 ottobre 2014frr5ecnk1Una volta superata la propaganda delirante che invase i media romeni dopo il vertice NATO in Galles, i romeni iniziano a capire che Basescu ha sempre bluffato. Il comando tattico proposto e ottenuto dalla Romania non ha alcun significato militare. In realtà è un raduno di 25-30 ufficiali della NATO che scarabocchiano e giocano con le carte di piani operativi inutili. Questo comando tattico senza truppe (come quelli che saranno attuati in Polonia e Paesi baltici), è subordinato a un altro comando operativo della NATO in Italia. La decisione di finanziare, costruire ed usare equipaggiamenti militari, munizioni e soldati in tali presunte basi militari della NATO in Europa deve rispettare gli interessi statunitensi sotto l’egida dell’USEUCOM-Europa, responsabile delle operazioni militari dell’US Army nel teatro europeo. Ciò è stato affrontato in questo articolo.
La decisione annunciata da Rasmussen, al vertice della NATO, non corrisponde affatto all’ultima affermazione del generale Philip Breedlove, comandante della NATO in Europa, secondo cui: “La Russia potrebbe condurre incursioni militari nella Repubblica di Moldavia e nella regione separatista moldava di Transnistria“. Ma tale sottigliezza non è stata notata in un Paese come la Romania, ancora considerato “alleato strategico”, semplicemente perché non ha idea delle decisioni del Congresso sulla ristrutturazione del Pentagono, con una riduzione significativa della spesa militare annuale nel 2012-2020. La decisione promulgata dal presidente degli Stati Uniti per salvare 487 miliardi di dollari ha già avuto effetti dal 2012 ad oggi. Le forze di terra statunitensi sono già state ridotte da 45000 soldati e marines a circa 10000 soldati. Ciò, per il Pentagono, consiste nel graduale ritiro di circa 7000 soldati statunitensi dall’Europa entro il 2020. Così, l’esercito statunitense in Germania è stato ridotto di tre brigate corazzate e una di fanteria Stryker, dotata del LAV-25 Stryker, derivato dal Piranha III.
L’esercito in Italia si riassume nella 173.ma brigata aeroportata della forza di reazione rapida. Il tenente-generale Donald Campbell, ex-comandante del III Corpo d’Armata, l’unità più potente dello schieramento statunitense, nel 2013 divenuto comandante dell’esercito in Europa (US Army Europe), ha chiaramente spiegato alla stampa la missione affidatagli: mantenere solo 7 grandi basi militari in Europa delle 12 esistenti nel 2010. Il piano di ristrutturazione porta alla chiusura imminente della caserma di Heidelberg, in Germania. Secondo lo stesso piano di ristrutturazione, la guarnigione statunitense di Mannheim e le basi di Schweinfurt e Bamberga saranno chiuse e rimosse nel 2015. L’USEUCOM non supererà l’attuale livello massimo di 32000 truppe di stanza sul continente europeo. Piuttosto, il loro numero dovrebbe essere ridotto di 2000 uomini entro il 2017. Campbell ha anche ricordato che il Pentagono ha abbandonato i piani per costruire basi militari in Romania e Bulgaria, oltre alla base Deveselu per lo scudo ABM.
L’United States Air Forces in Europa è stata ridotta a sei squadroni compositi (aerei multiruolo, da trasporto, da rifornimento, sorveglianza ed elicotteri): uno in Germania, due in Italia e tre nel Regno Unito). Come risultato di tali tagli di bilancio, i restanti 20 aerei da attacco al suolo A-10 Thunderbolt dell’81.mo squadrone della Spangdahlem Air Base in Germania, sono stati rimpatriati negli USA a fine 2013. Secondo il piano del Pentagono, nel 2014-2017 più di 500 aerei saranno ritirati, tra cui 8 velivoli da trasporto pesante C-5 Galaxy, 16 C-17 Globemaster III, 30 C-130 Hercules e 16 aerei-cisterna KC-135 Stratotanker, riducendo notevolmente la possibilità di schierare una forza di reazione rapida degli Stati Uniti.
L’analisi della natura politica del proposte di Anders Fogh Rasmussen al vertice in Galles non potrebbe essere più evidente. Soprattutto che la NATO non è solo un’alleanza politico-militare creata dagli Stati Uniti. Avevo già scritto che nel Pacifico occidentale gli Stati Uniti avviano il trattato ANZUS e vari altri trattati militari con gli Stati vicini la Cina, divenuti per gli statunitensi più importanti della NATO. Ecco perché gli Stati Uniti valutano la creazione di uno schieramento aeronavale e terrestre del comando militare del Pacifico (USPACOM) nella regione occidentale del Pacifico, dispiegando come truppe supplementari 200000 soldati statunitensi. Parte di tali soldati apparteneva poco prima all’USEUCOM. Nelle conclusioni del mio articolo dicevo, “dunque, le dichiarazioni ufficiali dei leader della NATO, soprattutto statunitensi, sulla creazione di cinque nuove basi NATO in Europa sono semplici favole. Chi non capisce dove va il mondo, affidandosi alla NATO e quindi non creando un esercito moderno appositamente dedito alla difesa del territorio, avrà presto brutte sorprese“.
A differenza dei rumeni, Aleksandr Grusko, ambasciatore russo presso la NATO sa tutto ciò. In una dichiarazione in cui era evidente l’enorme sforzo per non ridere, Grusko ha detto, “una base militare attualmente in costruzione in Romania è una seria sfida alla sicurezza della Russia e Mosca è molto preoccupata per le attività della NATO nel Mar Nero“. Come ho già scritto il 28 agosto 2014 il sottomarino diesel-elettrico Novorossijsk, classe Varshavjanka (Projekt 636.3/877), è stato consegnato alla flotta russa del Mar Nero. Un mese o due più tardi sarà affiancato dal gemello Rostov-na-Donu e seguito da altri quattro sottomarini della stessa classe, per la flotta russa del Mar Nero. Soprannominati “buchi neri” dalla NATO perché non possono essere rilevati, questi sottomarini hanno la capacità di monitorare segretamente tutte le navi, francesi, statunitensi o canadesi inviate nel Mar Nero. Le ultime esercitazioni navali dalla NATO nel nord-ovest del Mar Nero, “Sea Breeze 2014“, raccolsero 12 navi da guerra di Ucraina e NATO. I marinai della fregata canadese Toronto poterono verificare l’affidabilità delle componenti di 35-40 anni dei missili lanciati dal caccia-sottomarini Ternopol, ammiraglia della flotta ucraina.

Tra le navi della NATO parteciparono all’esercitazione c’era una delle due fregate Type 22 romene, denominate “Pattuglia di Pace”, 10 anni fa acquistate dai rottamatori inglesi; sono sempre attive.

187266414Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO verso la Siria, l’Iran traccia la linea rossa

MK Bhadrakumar – 9 ottobre 2014Obama-US-Turkey-Nucle_Horo-e1368726239951Teheran ha apertamente avvertito la Turchia su “qualsiasi mossa che ulteriormente aggravi e complichi la situazione regionale con conseguenze irreparabili”. Il portavoce del ministero degli Esteri ha rivelato che Teheran ha avviato un’iniziativa verso Ankara affinché agisca con grande circospezione. Questa è la prima reazione iraniana alla risoluzione approvata dal parlamento turco che autorizza il governo ad inviare truppe in Siria. La reazione iraniana è tagliente ed equivale all’avvertimento che se truppe turche attraversano il confine si avranno “conseguenze irreparabili”. Hmm. Le cose sono sempre più piuttosto esplosive. Perché una così tagliente reazione iraniana? Evidentemente Teheran vede il piano del primo ministro turco Recep Erdogan svolgersi su tre livelli. Erdogan vede che la campagna aerea dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico non sarà sufficiente a frenare la sfida estremista e che sarà necessario avere “stivali sul terreno”. Sa che la Turchia è l’unico Paese che può dispiegare truppe rafforzando la strategia degli Stati Uniti contro lo SI. Così Erdogan ha presentato una precondizione, vuole che gli Stati Uniti rielaborino la loro strategia anti-SI in Siria includendo un ‘cambio di regime’, ma Washington tergiversa. Allora, Erdogan gioca la sua seconda carta, far rivivere la vecchia proposta turca di creare una “zona cuscinetto” in Siria, e poi fare della zona cuscinetto condizione preliminare per l’intervento di Ankara a difesa della città siriana di Kobani sul confine turco, sotto attacco. Ancora una volta, Washington traccheggia. Kobani è caduta in mano allo SI. Nel frattempo Erdogan ha comunque segnato un gol, Kobani è una città curda e la sua cattura da parte dello SI indebolisce l’organizzazione separatista curda PKK che combatte l’esercito turco. In poche parole, Erdogan permette allo SI (che la Turchia sostiene segretamente) di schiacciare i curdi nel nord della Siria, mentre allo stesso tempo offre aiuto al presidente Barack Obama per combatterlo, a condizione naturalmente che gli Stati Uniti sostengano le ambizioni territoriali della Turchia (con l’alibi delle zone cuscinetto e ‘no-fly-zone’) in Siria, nel primo colpo per ‘balcanizzare’ il Paese.
Chiaramente, l’ordine del giorno di Erdogan si concentra sul “cambio di regime” in Siria e quindi su indebolimento e decimazione dei gruppi separatisti curdi, mentre il suo atteggiamento verso lo SI rimane sempre ambivalente. Per quanto il presidente Barack Obama resisterà al ricatto di Erdogan? La resistenza degli Stati Uniti all’idea della zona cuscinetto s’indebolisce come accennato dal segretario di Stato John Kerry oggi, in una nota dopo l’incontro con l’omologo inglese, anche se il Pentagono continua ad insistere che la “zona cuscinetto” non è considerata dalla strategia degli Stati Uniti. Il punto è che Obama è oggetto di critiche interne che ritengono “abbia fatto poco” per impedire la caduta di Kobani. Erdogan coprirebbe l’invio di truppe turche nell’ambito di una sorta d’intervento della NATO in Siria. Il che rende la visita ad Ankara, oggi, del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg assai significativa. (L’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria, generale John Allen, è arrivato ad Ankara, sempre oggi). Il presidente francese Francois Hollande esprime sostegno all’idea della “zona cuscinetto” in Siria. Il che naturalmente, significa che l’Arabia Saudita l’appoggia pure. Certo, si prepara lo slancio all’intervento della NATO in Siria. Può sembrare modesto all’inizio, con la NATO che offre “protezione” a un Paese membro (Turchia). Il potente presidente del comitato per le relazioni estere della Camera di Washington, Edward Royce, in una dichiarazione ha criticato aspramente l’amministrazione Obama, “Un esercito terrorista è alle porte della NATO. E’ tempo per la Turchia e gli altri membri dell’Alleanza di fare di più verso le forze coinvolte nella lotta contro il SIIL in Siria“.
Erdogan probabilmente valuta che se le truppe turche invadono Siria nell’ambito di un’operazione della NATO, l’Iran (e la Russia) esiterebbe a compiere contromosse per paura di entrare in collisione con l’alleanza occidentale. Ma Teheran sembra aver capito ciò che accade. Il portavoce del ministero degli Esteri ha annunciato, oggi, che l’Iran è disposto ad intervenire (militarmente) per liberare Kobani dallo SI se il governo siriano del Presidente Bashar al-Assad lo richiede. In termini reali, Teheran anticipa il pretesto dell’intervento della NATO in Siria. Erdogan potrebbe esser sorpassato. In Turchia, l’opposizione è contro l’invio di truppe turche in Siria, anche nel campo islamista. Infatti, se i curdi liberano Kobane con l’aiuto iraniano, smaschereranno completamente Erdogan. Le ripercussioni possono essere assai gravi per la Turchia, perché i curdi non accetteranno il tradimento di Erdogan. Grandi violenze antigovernative sono esplose nelle regioni curde della Turchia orientale.

418481Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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