La CIA pianifica in Ucraina una guerra terroristica di tipo siriano?

Jim Dean New Oriental Outlook 16/04/2014

Solo gli sciocchi credono a ciò che gli viene detto, quando è chiaro che molto altro viene nascosto“… Anonimo

10173652Qualcuno ha deciso di staccare la spina ai colloqui a quattro sull’Ucraina previsti per questa settimana. Kiev ha deciso d’invadere il proprio Paese. Sappiamo tutti che il movimento pro-referendum in Ucraina orientale è una certezza. Il governo golpista di Kiev, nei suoi primi giorni, millantava aperture ai piani per reprimere la popolazione russa in Oriente. Ha iniziato immediatamente vietandone la lingua negli affari di Stato. Ma questo era solo l’inizio della corsa per lacerare il Paese. Dimitrij Jarosh è la peggiore mina vagante, un parlamentare armato. Come capo dei 15000 nazionalisti di Fazione Destra, responsabile della gran parte delle violenze nel colpo di Stato a Kiev, organizza la nuova Guardia Nazionale con 50000 – 60000 nazionalisti, che così avrebbero accesso ad armi pesanti e stipendi pubblici. Inoltre ha dichiarato di voler essere ministro degli Interni per poter usare i suoi mafiosi nazionalisti eliminando gli oppositori. I russi in Oriente erano spaventati a morte. Non abbiamo dimenticato quanto fossero cauti i golpisti filo-occidentali su un’immediata indagine estera sulle violenze del golpe di Majdan, soprattutto su chi ne fosse il responsabile. L’intelligence statunitense ovviamente lo sa, ma non lo dice. Abbiamo tutti visto una rivolta popolare piuttosto non violenta svolgersi negli ultimi giorni, con i manifestanti e la polizia locale molto attenti ad evitare vittime. Alcune unità si sono persino ammutinate e unite al popolo, tra cui un’unità Berkut indossante nastri di San Giorgio, felicemente acclamata dalla folla mentre rientra nel comando. Manca dal quadro la teppaglia nazionalista che abbiamo visto a Kiev il mese scorso attaccare selvaggiamente la polizia antisommossa disarmata. Li abbiamo anche visti usare tattiche in cui furono chiaramente addestrati. Eppure non ci furono grida al vento per scoprire chi ci fosse dietro il golpe delle forze anti-Janukovich. Più tardi arrivarono le intercettazioni di posta elettronica sugli attacchi sotto falsa bandiera pianificati dall’ambasciata statunitense in coordinamento con il governo golpista… per incolparne i russi.
Un focus diplomatico per diminuire le tensioni era già stato deciso da Kerry e Lavrov. Il primo per una nuova costituzione. Ma le cose cominciarono a trascinarsi, per dare a Kiev il tempo per cercare di consolidare il potere, e così avere il sopravvento nei negoziati. Kiev aveva persino deciso di mettere in crisi i rifornimenti del gas europei, per non pagare un centesimo per l’approvvigionamento attuale, sperando d’innescare la rottura con l’occidente che possa trasformarsi in un colpo propagandistico all’orso russo. Gli Stati Uniti devono aver dato l’OK. Ma non ha funzionato. Putin ha contro-attaccato magistralmente con la sua accurata lettera ai 18 clienti europei della Russia, avvertendoli di concentrarsi maggiormente su quelle bollette del gas dell’Ucraina che la Russia non ha intenzione di sopportare da sola, ma piuttosto di farne una obbligo per tutti. Nonostante la continua serie di accuse pubblicizzata da Kiev e dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti sull’imminente invasione russa dell’Ucraina, l’occidente perde la guerra della propaganda, insieme a coloro che appoggiano il colpo di Stato. Il generale della NATO Breedlove s’è screditato  tentando di utilizzare le immagini satellitari delle esercitazioni militari in Russia/Ucraina dello scorso anno, sostenendo che fossero la prova di una forza d’invasione imminente. Obama ha fatto peggio non chiedendo le dimissioni di Breedlove. L’enorme posta sul balzo delle sanzioni di Washington e di certi alleati europei, è anch’essa evaporata. La comunità imprenditoriale europea, vecchia cliente di Gazprom, non ha voluto averci a che fare. I media corporativi occidentali minimizzano l’enorme surplus commerciale dell’UE con la Russia, dove i soldi per comprare il gas russo finanziano l’avanzo da 110 miliardi di dollari, e l’affarone delle esportazioni con esso. Nessuno vuole una guerra commerciale tranne i manichini di Washington DC. Immaginate. Così abbiamo il rapido passaggio dell’Ucraina da una risposta moderata e dai negoziati con i leader che invocano il referendum, all’annuncio dell’attuazione della soluzione militare. E l’ha detto dopo che Lavrov aveva avvertito che qualsiasi azione militare minaccerebbe i colloqui a quattro di questa settimana. Cosa sia cambiato, non ci vuole molto a scoprirlo. Anche se la CIA nega che John Brennan fosse a Kiev, è evidente che invece ci fosse stato. Ha avuto incontri non solo con il governo, ma anche con i capi della sicurezza… e un buon numero di loro,… l’ha confermato facendo sapere che c’era. I deputati comunisti l’hanno subito saputo, e gli ex-capi della sicurezza del regime, ancora con contatti nell’ambiente, hanno saputo dei colloqui. Si può supporre che l’intelligence russa avesse anche orecchie lunghe, in quanto non avrebbe permesso a Janukovich di spifferare ai media il segreto della visita di Brennan. Non sarei sorpreso nel sentire un’altra telefonata intercettata su YouTube questa settimana, la pistola fumante del caso. Ma sono un po’ nel panico vedendo Brennan rischiare un viaggio a Kiev, sapendo che non poteva restare un segreto. Devo aspettarmi che gli Stati Uniti cerchino di adescare la Russia in Ucraina orientale per arginare il collasso della credibilità del prestigio degli Stati Uniti. Brennan ha dovuto recarvisi per garantire che se ottenessero la guerra, gli Stati Uniti potrebbero fare il balzo militare e scatenare le sanzioni gravi che vogliono adottare veramente contro la Russia. E qui vi sono più indizi. L’ammutinamento delle forze di sicurezza in Oriente deve aver scosso Kiev, anche se avrebbe dovuto aspettarselo. Dopo tutto, è una regione a maggioranza russa. Abbiamo poi sentito Dimitrij Jarosh di Fazione Destra invocare il suo “esercito” a prepararsi a purificare l’Oriente. Poi il presidente Turchinov stranamente ha sostenuto che l’invio di un reggimento di 350 riservisti iniziando le operazioni. Dove sono, mi chiedo, le unità regolari? Il ministro degli Interni ad interim, Arsen Avakov, ha annunciato la creazione di unità speciali del ministero degli Interni basate su “componenti civili” dell’Ucraina, per affrontare il sentimento separatista. Sulla sua pagina Facebook, Avakov dice che Kiev è pronta “ad attirare” 12000 persone nella nuova forza, che avranno armi, attrezzature e supervisione, e sostiene inoltre che l’Ucraina orientale assaggerà per prima tale unità. Vi presenta le unità dell’esercito? Sono i 12000 teppisti di Fazione Destra di Jarosh, o un altro gruppo? Brennan ha fatto promesse a certi fantocci terroristi che la CIA ha nascosto, come i ceceni con sui sarebbe vicina, scommettendo sulla sicura sconfitta dei russi? Diffido, ma sento puzza dei preparativi per due possibilità. L’esercito rimane in riserva, mentre si lanciano in avanti le truppe usa e getta e le “unità speciali”. Kiev si preoccupa che se l’esercito venisse schierato, possa passare al popolo dandogli le sue armi pesanti? Potrebbe essere un buon modo per sbarazzarsi di Fazione Destra?
La CIA, per punire la Russia del sostegno alla Siria, ha deciso di scatenare la guerra terroristica in stile siriano nell’Ucraina orientale, per attirare i russi in una lunga lotta con la nuova arma preferita degli USA, i fantocci terroristi? Chi pagherà questa guerra? Il FMI non l’ha finanziata. La NATO non vuole finanziare nulla. Così saranno il contribuente statunitense e il Pentagono, che ha già un bilancio spremuto. Ma con un Congresso guerrafondaio, quanto difficile pensate sia ottenere che il deficit dello stanziamento venga votato dal Congresso… un paio d’ore, forse? Avviando tale conflitto, si potrebbe anche risolvere un altro problema che il nuovo governo golpista vorrebbe evitare… le elezioni. S’è già visto come la banda non può reggersi e di come le sue credenziali di fantoccio occidentale siano ben chiare al pubblico. Ciò che vedo è un gruppo che si percepisce solo come futura forza d’occupazione del proprio Paese… un destino triste per i tanto sofferenti ucraini.

1505154Jim W. Dean, redattore di VeteranToday.com, produttore/conduttore di Heritage TV di Atlanta, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ricetta segreta ucraina: “Brennan a Kiev”

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 15/04/2014
0107-John-Brennan-CIA.jpg_full_600Il direttore della Central Intelligence Agency, John O. Brennan, prepara una tempesta in Ucraina e “Brennan a Kiev” è l’entrée sul menu. Brennan ha recentemente visitato in segreto la capitale ucraina per discutere con i golpisti su come spezzare la rivolta in Ucraina orientale. Secondo diverse agenzie europee Brennan è arrivato il 12 aprile a Kiev con un passaporto diplomatico sotto falsa identità. Brennan avrebbe esortato i membri del “Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale”, l’autorità suprema creata dai capi che hanno deposto il Presidente Viktor Janukovich nel colpo di Stato di febbraio, a sedare con violenza la ribellione degli ucraini filo-russi a est. Brennan e altri funzionari del governo degli Stati Uniti sono anche responsabili dell’identificazione dei secessionisti dell’est come “terroristi”, nell’ambito di una grande guerra di propaganda statunitense e occidentale contro i leader secessionisti ucraini orientali e il governo russo. La notizia della visita segreta di Brennan a Kiev proviene soprattutto dai lealisti di Janukovich rimasti nel governo ucraino, così come dai funzionari del Partito Comunista ucraino ancora parlamentari. Brennan ha coordinato le attività anti-russe della CIA con i servizi d’intelligence degli alleati della NATO in Europa orientale, in particolare di Paesi baltici, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia. E’ anche significativo che Brennan, figlio di immigrati irlandesi, sia sposato con Kathy Pokluda, nativa del New Jersey di origine ceca. Tre figli di Brennan, Kyle, Kelly e Jaclyn, sono ceco-irlandesi. I Pokluda non abitano solo nella Repubblica Ceca, ma anche in Slovacchia e Ucraina occidentale. I legami di Brennan con la Repubblica ceca, che ha eletto capi violentemente antirussi, spiega in parte il desiderio di Brennan di aumentare le tensioni con Mosca in Ucraina orientale.
Stati Uniti e Gran Bretagna hanno chiamato i capi della violenta ribellione che rovesciò Janukovich a febbraio “combattenti per la libertà” e “forze pro-democrazia”, anche se le milizie nazionaliste di  destra hanno sparato sui manifestanti di piazza Majdan con i cecchini annidati negli edifici intorno al luogo delle proteste. I “combattenti per la libertà” dell’occidente hanno ucciso numerosi manifestanti e agenti di polizia. La CIA, utilizzando prevalentemente i gruppi di facciata della “società civile” di George Soros e le operazioni mediatiche, aveva affermato che i cecchini erano fedelissimi del governo Janukovich e persino unità delle forze speciali russe. Tuttavia, ciò che la CIA accusa facciano Janukovich e la Russia in Ucraina è esattamente ciò ha fatto nelle ultime settimane: dispiegare unità delle forze speciali, tra cui forze di sicurezza private della CIA, come  l’Academi (la famigerata ex-Blackwater), per sparare sui manifestanti filo-russi nell’Ucraina orientale. Brennan, i cui sentimenti filo-sauditi sono così ben noti che viene soprannominato “Shayq Brennan” dagli addetti della CIA, secondo quanto riferito ha contribuito a forgiare la reazione violenta delle forze di sicurezza ucraine nella città di Slavjansk e in altri centri abitati, tra cui Donetsk, Kharkov e Lugansk. Essendo normale routine viaggiare, per i direttori della CIA, Brennan avrebbe fornito consulenza ai funzionari ucraini, assistito da una squadra del servizio nazionale clandestino della CIA, tra cui agenti sul campo della CIA, già presenti in Ucraina e che parlano correntemente l’ucraino. In reazione alla presenza di Brennan nella capitale ucraina, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiesto spiegazioni a Washington su ciò che Brennan fa in Ucraina.  Parlando ad una conferenza stampa, Lavrov ha detto che la Russia non ha ancora ricevuto una risposta ragionevole dagli Stati Uniti sullo scopo del viaggio segreto di Brennan a Kiev.
La CIA ha una lunga tradizione nell’assumere il comando virtuale dei servizi di sicurezza stranieri, come il servizio di sicurezza ucraino o Sluzhba Bezpekij Ukrajinij (SBU). Durante il regno dello Scià dell’Iran, la CIA guidava il temuto servizio di sicurezza SAVAK iraniano e dopo che si dimise  da direttore della CIA, Richard Helms divenne l’ambasciatore degli Stati Uniti a Teheran. Come nelle recenti attività di Brennan in Ucraina, Helms comandava la SAVAK addestrata dalla CIA in Iran. Ciò che seguì all’operato di Helms a Teheran fu la rivoluzione islamica che, in parte, reagì agli  agenti della SAVAK addestrati dalla CIA in tecniche di tortura ed esecuzioni extragiudiziali dei leader dell’opposizione iraniana. La CIA guidava virtualmente i servizi segreti del dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko, del caudillo della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo, del dittatore panamense Manuel Noriega e di quello nicaraguense Anastasio Somoza. Tuttavia, ciò che potrebbe causare una certa apprensione tra i capi provvisori di Kiev, va notato: quando la CIA si stancò di tali dittatori, se ne sbarazzò rapidamente. Mobutu morì in esilio in Marocco, dopo essere stato rovesciato da forze aiutate dalla CIA. Trujillo fu assassinato nella sua Chevrolet Bel Air da congiurati addestrati dalla CIA. Noriega fu arrestato mentre cercava asilo nell’ambasciata del Vaticano a Panama City, dopo l’invasione degli Stati Uniti; fu condannato in Florida e in Francia ed ora marcisce in una prigione nella giungla panamense; e Somoza fu costretto a fuggire in Nicaragua dopo il taglio del sostegno degli Stati Uniti; la sua auto fu poi colpita da un razzo anticarro mentre viveva in esilio in Paraguay. Il presidente temporaneo ucraino Aleksandr Turchinov, il primo ministro Arseniyj Jatsenjuk, il ministro degli Interni Arsen Avakov e gli altri golpisti ucraini, ovviamente, non hanno considerato ciò che la CIA fa dei suoi “amici” diventati inutili e spendibili.
Il deputato del Partito comunista ucraino Vladimir Golub ha detto a RIA Novosti che l’SBU è diventata una “unità della CIA”. Gli agenti della CIA hanno respinto le notizie su Brennan a Kiev come “bugie”. Tuttavia, Brennan è noto per aver mentito in passato sulle operazioni clandestine della CIA e la CIA ha pubblicato la sua risposta standard che “né conferma né smentisce” la presenza di Brennan in Ucraina.
Brennan mentì sul ruolo di sauditi e Qatar nell’operazione della CIA a Bengasi, in Libia, che vide l’ambasciatore USA Christopher Stevens e altri tre diplomatici statunitensi uccisi dai ribelli islamisti nel tentativo di trasferire armi dai depositi del leader libico caduto Muammar Gheddafi ai guerriglieri salafiti in Siria. Brennan era il viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente Obama al momento del disastro di Bengasi. Dopo l’ammissione del direttore della CIA David Petraeus di una relazione extraconiugale con la sua biografa, Brennan, ex-agente del Servizio Nazionale Clandestino della CIA dai solidi legami con l’Arabia Saudita, sostituì Petraeus. Brennan ha supportato la politica dell’invio segreto di armi e tortura dell’amministrazione di George W. Bush, usata contro “al-Qaida” in tutto il mondo. Dopo il suo ritiro nel 2005, Brennan è diventato l’amministratore delegato di The Analysis Corporation (TAC), il contraente privato favorito dalla CIA. Fin dall’inizio della campagna presidenziale del 2008, i dipendenti del TAC di Brennan presso l’Ufficio passaporti del dipartimento di Stato, si assicurarono che certe informazioni su Obama e i suoi parenti venissero eliminate dai documenti del dipartimento di Stato. Il mini-scandalo riguardava anche le registrazioni dei passaporti degli avversari di Obama, Hillary Rodham Clinton e John McCain, cancellati anch’essi. Brennan fu premiato per il suo lavoro a favore della campagna di Obama con la seconda carica nel Consiglio di Sicurezza Nazionale e, infine, con la direzione della CIA dopo la caduta di Petraeus. Brennan prende poche decisioni senza prima discuterne con Obama. Qualsiasi decisione d’inviare agenti della CIA, tra cui mercenari, in Ucraina orientale avrebbe il consenso di Obama, ufficialmente con la firma di un “decreto presidenziale”, o ufficiosamente con una semplice “strizzatina d’occhio e un cenno del capo” a Brennan. Brennan, definito un “delinquente insopportabile” dai funzionari e pensionati della CIA che lo conoscono, non sarebbe la figura più gradita in Ucraina, se le autorità di Kiev in realtà desiderassero la soluzione pacifica con gli oppositori…

John-Brennan-Confirmed-As-CIA-DirectorLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line dello Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: vecchi trucchi dalla NATO e avvertimenti dalla Russia

Alessandro Lattanzio, 13/4/2014

1959989Recentemente la NATO ha diffuso immagini satellitari che dimostrerebbero l’ammassamento di truppe russe presso il confine con l’Ucraina. In realtà sono immagini dell’agosto 2013, riprese durante le esercitazioni militari estive russe. Questo è un vecchio trucco che Washington e il Pentagono già usarono nell’agosto 1991 per convincere il monarca saudita dell’imminente invasione del suo Paese da parte dell’esercito iracheno; gli presentarono le foto satellitari di un presunto dispiegamento di truppe nemiche ai confini del regno. In realtà non c’erano nulla del genere, le foto erano solo un inganno. Il comandante della NATO in Europa, generale Philip Breedlove, aveva affermato che 40000 truppe russe erano al confine con l’Ucraina, tweettando un link a queste immagini satellitari; ma tali immagini, che mostrano carri armati, elicotteri, aerei da combattimento e una “brigata di forze speciali” russi, sebbene rechino contrassegnate le date dal 22 al 27 marzo 2014, secondo un ufficiale dello Maggiore Generale delle Forze Armate russe, sono state scattate otto mesi prima delle date indicate. “Questi scatti, diffusi dalla NATO, mostrano unità russe del distretto militare del Sud, che l’estate scorsa presero parte a varie esercitazioni in prossimità del confine con l’Ucraina“. Le grandi esercitazioni militari nel sud della Russia, l’anno scorso, includevano le esercitazioni Commonwealth 2013: manovre congiunte della difesa aerea della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), a cui anche gli ucraini parteciparono. Il governo golpista ucraino ha intensificato la retorica sulla presenza militare russa, sostenendo che vi siano “attività militari della Federazione Russa… sul territorio dell’Ucraina“. Il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich ha risposto sottolineando che “sul territorio ucraino non ci sono militari russi. Ciò è confermato dagli ispettori di Danimarca, Germania, Polonia, Austria e Svezia che tra il 20 marzo e il 2 aprile visitarono Kharkov, Donetsk, Marjupol, Nikolaev e Odessa“. Infine, il cacciatorpediniere statunitense USS Truxtun ha superato i 21 giorni previsti per la permanenza di una nave da guerra estera nel Mar Nero, secondo la Convenzione di Montreux. Inoltre, il cacciatorpediniere USS Donald Cook giunge ad integrare il Truxtun. L’assistente per la sicurezza internazionale del segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Derek Chollet, ha informato la commissione Forze Armate della Camera sulla decisione del dipartimento della Difesa USA di prolungare la presenza dell’USS Truxtun nel Mar Nero. Chollet ha sottolineato che la decisione del dispiegamento dell’USS Donald Cook e della prolungata permanenza dell’USS Truxtun rientra nella politica degli Stati Uniti di stretta cooperazione con l’Ucraina, perché l’”annessione” alla Russia della Crimea “sfida la nostra visione di un’Europa libera e in pace. Guidiamo gli sforzi della NATO per offrire all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni, invitandola a partecipare allo sviluppo delle capacità militari, e a fornirle programmi per il suo potenziamento militare“.
Accanto a ciò, i mercenari delle società di sicurezza private attueranno ciò che la NATO non può fare ufficialmente, come addestrare i terroristi neonazisti che destabilizzano l’Ucraina, afferma il Prof. Michel Chossudovsky, direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione, “Le organizzazioni faranno ciò che la NATO non può fare apertamente. Possono addestrare i terroristi. Parliamo del proseguimento della politica statunitense dell’intervento militare in Ucraina e della fase preparatoria per massacrare il sud-est dell’Ucraina“, ha detto Igor Korochenko, redattore capo della Rivista Difesa Nazionale russa, aggiungendo che il dispiegamento di mercenari della società privata Greystone Ltd. viene finanziato dagli oligarchi ucraini ed organizzata dal dipartimento di Stato USA. “Considerando che i servizi di sicurezza ucraini mostrano un’incompetenza evidente, i mercenari stranieri reprimeranno le proteste nella parte sudorientale del Paese“, ha detto Korochenko. Secondo Michel Chossudovsky “Il governo di Kiev ha perso il controllo delle sue forze di sicurezza, e ciò è un fatto compreso da diverse settimane, perché il governo ad interim dell’Ucraina ha confermato l’assunzione della compagnia militare privata Greystone Ltd, una società fondata dalle SAS inglesi, che oggi invia i mercenari da integrare nelle forze di polizia. Inoltre, c’è anche il ruolo dei neo-nazisti del governo, dato che i partiti di estrema destra Svoboda e Fazione Destra controllano il comitato per la sicurezza e la difesa nazionale. Nella Guardia Nazionale ucraina vi sono consiglieri militari occidentali, ufficiali che in realtà addestrano i terroristi. La NATO e gli Stati Uniti non riconosceranno la presenza di tali forze speciali. C’è un flusso di forze speciali in Ucraina a sostegno dei golpisti, così contribuendo alla destabilizzazione. Abbiamo notizie di mercenari presenti nell’Ucraina orientale dall’inizio di marzo. Alcuni di tali mercenari sarebbero stati utilizzati nelle sofisticate operazioni con i cecchini di Euromajdan”. Greystone Ltd. è una società privata, filiale della Blackwater, registrata alle Barbados che “fornisce professionisti e servizi qualificati come elicotteri, sicurezza e addestramento” e i circa 150 mercenari statunitensi della Greystone Ltd. indossano uniformi dell’unità speciale della polizia ucraina Sokol. Ed infatti, un’accozzaglia di mercenari statunitensi, membri della Guardia Nazionale ucraina e squadristi neonazisti si sarebbe avvicinata alla città di Donetsk per assaltare un edificio occupato dai manifestanti antigovernativi, “Circa un centinaio di elementi della Guardia Nazionale è alloggiata presso l’aeroporto di Donetsk“, affermava Sergej Tsiplakov, vicecomandante della locale Milizia popolare del Donbas. “Circa un centinaio di teppisti di Fazione Destra è in città, così come un centinaio di mercenari statunitensi che operano per contro della giunta di Kiev. In totale, circa 300 mercenari e fanatici ben addestrati e motivati. È una grossa forza, ma siamo pronti a combatterla“. Secondo la stampa degli Stati Uniti e la Gran Bretagna, la giunta di Kiev ha assunto 1800 mercenari.
2f700__73413744_donetsk_afpI manifestanti pro-federalizzazione hanno costruito tre barricate all’ingresso del palazzo dell’amministrazione regionale di Donetsk. E circa un centinaio di persone le sorveglia ogni notte, per difendersi dall’atteso attacco delle forze golpiste. “I rappresentanti di Kiev hanno più volte detto di restituire le armi da fuoco che, secondo loro, possediamo. Tuttavia, né io, né nessun altro, ha visto armi qui. Ci difendiamo con mezzi improvvisati“. La polizia di Donetsk s’è rifiutata di disperdere i manifestanti che occupano l’edificio. Il ‘ministro’ degli Interni golpista di Kiev, Arsen Avakov, minaccia l’uso della forza contro i manifestanti dell’Ucraina orientale. Avakov aveva detto che la situazione sarebbe stata risolta in due giorni, imponendo così un ultimatum ai manifestanti antigolpisti nelle regioni di Kharkov, Lugansk e Donestk. Avakov ha detto: “riguardo la minoranza che vuole il conflitto, avrà una risposta forte dalle autorità ucraine“. Grandi convogli di autobus carichi di elementi del Sokol e di neonazisti vengono bloccati, causando scontri con gli abitanti di diverse località. I volontari di Donetsk “difendono la Patria dall’esercito fascista che vuole ucciderli“, e chiedono “un referendum per l’indipendenza da Kiev e l’adesione alla Russia.” “Ho solo un bastone per difendermi. Ma arrivano persone armate di mitragliatrici, e tutto quello che avevo ieri, per esempio, era la gamba di una sedia“. I manifestanti di Donetsk temono il ripetersi dello scenario di Kharkov, dove la polizia ha arrestato 60 manifestanti. Donetsk è la capitale industriale dell’Ucraina con un milione di abitanti. La regione di Donetsk ospita il 10 per cento della popolazione del Paese. “La protesta di Donetsk è contro il nazionalismo, noi siamo per la giustizia sociale, la creazione della nostra repubblica significa un drastico cambiamento del modo in cui il nostro territorio è organizzato. Noi siamo per la parità linguistica. Siamo contro l’oppressione della maggioranza da parte della minoranza nazionalista, e contro le minacce all’etnia russa“. “La regione di Donetsk invia 470 milioni di dollari a Kiev, e ne riceve meno di 150. Tutte le miniere e le imprese di Donetsk sono prospere“. Intanto i comandanti delle unità antisommossa ucraine Alfa si rifiutano di obbedire ai golpisti a Kiev, che hanno ordinato l’assalto agli edifici amministrativi di Donetsk e Lugansk occupati dalla popolazione, “Agiremo nel rigoroso rispetto della legge. La nostra unità è stata creata per liberare gli ostaggi e combattere il terrorismo“. Gli ufficiali delle Alfa hanno deciso ciò in risposta all’ordine del primo vice-premier Vitalij Jarjoma e del segretario del Consiglio della Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina Andrej Parubij, di prendere d’assalto gli immobili occupati dai manifestanti. Inoltre, con un’ulteriore provocazione, il nuovo capo di Naftogaz annuncia che l’Ucraina non pagherà il gas russo al prezzo fissato, e che “sospende i pagamenti”.
Migliaia di manifestanti si sono riuniti nella città di Donetsk in sfida alle minacce di Avakov. Polizia e militari si rifiutano di eseguire gli ordini dei golpisti di Kiev. Nel frattempo, i manifestanti formano le milizie di autodifesa, raggiunte da poliziotti e soldati. Il capo della polizia di Donetsk Konstantin Pozhdaev s’era dimesso su ordine della popolazione. Eventi simili si svolgono nella città di Slavjansk, sempre nella regione di Donetsk, dove i manifestanti hanno occupato diversi edifici governativi, il comando della polizia e l’ufficio del Servizio Sicurezza SBU. Il 10 aprile, anche Lugansk proclamava la Repubblica popolare e creava la milizia popolare per affrontare gli agenti antisommossa e i neonazisti. Il politologo Aleksandr Gusev, direttore dell’Istituto per la programmazione e le previsioni strategiche, ha affermato “Ciò dimostra che la popolazione appoggia le proteste di Kharkov e Donetsk. Sono  regioni di estrema importanza sul piano economico, stanche di essere ingannate dalle autorità che non risolvono i problemi e che non si occupano di queste regioni, ma diffondono voci secondo cui sarebbero regioni sovvenzionate. Questi movimenti di protesta mostrano che il Sud-Est e l’Est dell’Ucraina lotteranno fino alla fine”. Bogdan Bezpalko, vicedirettore del Centro di studi sull’Ucraina e la Bielorussia presso l’Università di Stato di Mosca, afferma: “Delle concessioni sono possibili da Kiev se riconosce il diritto dell’interlocutore di esprimere la propria opinione, ma le autorità a Kiev non li vedono come  interlocutori. Se faranno delle concessioni, saranno solo di carattere tattico. Se i politici ucraini fossero saggi, nominerebbero Gubarev capo della regione di Donbass. Allora il rigetto delle autorità sarebbe meno acuto”. A Kharkov, nell’assalto alla sede dell’amministrazione occupata dai manifestanti anti-Majdan, sono stati arrestati oltre 60 attivisti. I deputati del Partito delle Regioni chiedono l’amnistia, ma difficilmente i golpisti la concederanno. Per Bogdan Bezpalko: “Queste persone o saranno messe in una cella d’isolamento, o saranno portate a Kiev, ed allora non ne sapremo più nulla. Ma si vede che nemmeno gli arresti impediscono la lotta della popolazione. Anzi, al loro posto arrivano nuovi militanti. Accelerando la macchina della repressione le autorità fanno crescere il movimento di protesta nel Sud-Est dell’Ucraina. Gli arresti e le punizioni non porranno fine alle proteste né a Kharkov, né in altre regioni”.
Tali tensioni sono vantaggiose per certe forze a Kiev, come Julija Timoshenko, che arranca nella corsa elettorale, dietro al suo rivale Petro Poroshenko.
1922384A Slavjansk, polizia e numerosi soldati si sono uniti ai manifestanti creando un nucleo armato di autodifesa, a cui si sono uniti numerosi minatori e altri cittadini. Il 12 aprile, diversi miliziani si sono impadroniti del Commissariato dei servizi di sicurezza (SBU) di Slavjansk con il sostegno della popolazione, che davanti all’edificio aveva scandito “Russia! Russia!“. La polizia era assente. Il sindaco di Slavjansk, Nelly Shtepa, ha annunciato che i cittadini sostengono le proteste anti-Majdan, che i manifestanti appartengono alla milizia del Donetsk e che la città chiede il referendum sulla federalizzazione dell’Ucraina e che la regione del Donetsk diventi un’entità federale autonoma. Il sindaco ha avvertito i golpisti contro ogni tentativo di reprimere la rivolta. Scene simili si svolgono anche nelle città di Krasnij Liman, Gosobektov e Krasnoarmejsk. A Marjupol e Druzhkovka i manifestanti hanno occupato l’amministrazione comunale e la polizia di Kramatorsk s’è unita ai manifestanti filo-russi. Il ‘presidente’ golpista Aleksandr Turchinov ha licenziato il capo del SBU di Donetsk Valerij Ivanov, mentre Avakov ripete le minacce contro la popolazione dell’Ucraina sud-orientale. Il capo dei neonazisti ucraini Dmitrij Jarosh minaccia la giunta di Kiev, ed invita le organizzazioni paramilitari di Fazione Destra e UNA-UNSO ad intraprendere azione armate contro la popolazione russofona. Jarosh ha esortato le forze di sicurezza sotto il comando del ministro Avakov, che Jarosh ha minacciato di “impiccare come un cane“, ad intervenire assieme a Fazione Destra per “ristabilisce l’ordine” in Ucraina. “Tutti gli elementi armati di Fazione Destra sono mobilitati e pronti a prendere misure decisive per difendere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina“. Nel frattempo il Procuratore Generale russo ha inviato all’Interpol i documenti per il mandato di cattura internazionale dello stesso Jarosh, accusato di sostenere l’estremismo e il terrorismo in Caucaso.
Difatti gli scontri a fuoco sono esplosi a Slavjansk, posta sotto assedio da Kiev. Il 13 aprile, 200 elementi armati assaltavano un checkpoint dei manifestanti nella periferia della città. Diversi elicotteri atterravano in un vecchio campo d’aviazione, a 5 chilometri dalla città, sbarcando altri individui con uniformi nere, probabilmente mercenari statunitensi. Due elementi delle truppe di Kiev sono stati uccisi e altri cinque feriti. I manifestanti hanno avuto una persona uccisa e altre due ferite. Le strade per la città sono bloccate dai blindati dei mercenari di Kiev, mentre i manifestanti nella stazione di polizia si preparano a respingere l’assalto fortificando le barricate. Secondo la TV Rossija24 dalla città si alzano colonne di denso fumo nero mentre due elicotteri la sorvolano ogni cinque minuti. All’ingresso della città i mercenari di Kiev chiedono agli abitanti di rimanere a casa, ma centinaia di persone supportano attivamente le milizie di autodifesa. Secondo Igor Korochenko “Tutto ciò che accade a Slavjansk dimostra che il regime di Kiev ha scatenato la guerra contro il popolo (…) L’operazione antiterrorismo può essere effettuata solo contro i terroristi, visto che a Slavjansk agiscono  persone che semplicemente fanno valere il loro diritto a decidere il destino della loro terra. A Slavjansk, è stata lanciata un’operazione contro la popolazione impiegando unità speciali, carri armati ed elicotteri da combattimento. Dobbiamo assicurarci che Nalivajchenko, capo del SBU, e Avakov siano processati per i crimini commessi nell’Ucraina orientale. A tal fine, una commissione internazionale dovrebbe essere formata per indagare con urgenza sui fatti di Slavjansk“. Mosca ha avvertito che se Kiev usa la forza contro le proteste anti-Majdan, saboterebbe la conferenza sulla soluzione della crisi nel Paese tra Stati Uniti, Unione europea, Russia e Ucraina. A Kharkov, invece, la polizia ha arrestato quattro individui provenienti da Lvov e Kiev presso la stazione ferroviaria, dopo che un cane poliziotto aveva abbaiato a un contenitore che trasportavano. Gli uomini si sono rifiutati di mostrarne il contenuto, probabilmente un ordigno. A Poltava 10 autobus carichi di neonazisti armati di bombe molotov ed esplosivi sono stati fermati e i 70 squadristi a bordo arrestati. Si dirigevano verso Kharkov. La base dei 300 soldati di Berkut di Makeevk, che sostengono i manifestanti anti-Majdan, sarebbe stata circondata da mercenari statunitensi con uniformi nere. Le organizzazioni popolari di autodifesa hanno lanciato l’appello alla mobilitazione generale e a difendere le proprie posizioni, “Tutti all’edificio del Consiglio del Popolo! Tutto per la difesa della Repubblica Popolare di Donetsk!“. A Kharkov, dove si svolge un nuovo raduno per la federalizzazione, nonostante il divieto del tribunale locale, mentre da tre giorni, nei sobborghi, si svolgono gli scontri tra la popolazione e le forze inviate da Kiev. La milizia segnala la presenza di veicoli militari e di “auto con targhe di Vinnitsa, ma guidate da persone che non parlano russo o ucraino“. Invece nel villaggio di Semjonovka i neonazisti di Fazione Destra hanno sparato sulla popolazione che bloccava la strada al loro convoglio. I paramilitari dell’autodifesa setacciano la foresta in cui si sono nascosti i neonazisti dopo la sparatoria.
Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha affermato che “la crisi profonda e pervasiva in Ucraina è una grave preoccupazione per la Russia. Capiamo perfettamente la posizione di un Paese indipendente da poco più di 20 anni e ancora afflitto da compiti complessi nella costruzione dello Stato sovrano, tra cui la ricerca di un equilibrio di interessi tra le sue varie regioni e popoli dalle differenti radici storiche e culturali e dalle lingue diverse, dai diversi punti di vista su passato, presente e futuro del Paese. Date queste circostanze, le forze estere dovrebbero aiutare gli ucraini a proteggere le basi della pace civile e dello sviluppo sostenibile, ancora fragile. La Russia ha fatto più di qualsiasi altro Paese nel sostenere lo Stato ucraino, anche sovvenzionarne per molti anni l’economia con i bassi prezzi dell’energia. Lo scorso novembre, all’inizio della crisi attuale, abbiamo sostenuto il desiderio di Kiev di consultazioni urgenti tra Ucraina, Russia e UE sul processo d’integrazione. Bruxelles le ha categoricamente respinte. Ciò riflette la linea improduttiva e pericolosa adottata da UE e USA, cercando di costringere l’Ucraina a fare una scelta dolorosa tra est e ovest, aggravando le differenze interne. In Ucraina è stato fornito un massiccio sostegno ai movimenti politici che promuovono l’influenza occidentale, violandone la Costituzione. Il potere a Kiev è stato sequestrato con violente proteste di piazza guidate direttamente da ministri e altri funzionari di USA e UE. L’asserzione che la Russia stia minando i partenariati europei non corrispondono ai fatti. Al contrario, il nostro Paese ha costantemente promosso un sistema di sicurezza unico e indivisibile nell’area euro-atlantica. Abbiamo proposto la firma di un trattato in tal senso, e sostenuto la creazione di uno spazio economico comune dall’Atlantico al Pacifico aperto ai Paesi post-sovietici. Nel frattempo, gli Stati occidentali, nonostante le ripetute assicurazioni del contrario, hanno sempre allargato la NATO verso est e iniziato ad attuare i piani della difesa antimissile. Il partenariato orientale dell’UE è volto ad associare gli Stati presi di mira chiudendo la possibilità di una cooperazione con la Russia. I tentativi da parte di coloro che hanno attuato la secessione del Kosovo dalla Serbia e di Mayotte dalle Comore di mettere in discussione la libera volontà della Crimea, non possono essere considerati che manifesta dimostrazione di doppiopesismo. Non meno preoccupante è la pretesa di non accorgersi che il pericolo principale per il futuro dell’Ucraina è la diffusione del caos da parte di estremisti e neonazisti. La Russia fa tutto il possibile per promuovere la stabilizzazione dell’Ucraina. Siamo fermamente convinti che ciò può essere raggiunto attraverso: una riforma costituzionale che garantisca i diritti di tutte le regioni ucraine e risponda alle richieste delle regioni sud-orientali di avere il russo come seconda lingua ufficiale dello Stato; la precisa garanzia che l’Ucraina resti uno Stato non-allineato e misure urgenti per fermare l’attività delle formazioni armate illegali di Fazione Destra ed altri gruppi ultra-nazionalisti. Non imponiamo niente a nessuno, ma se vediamo che se ciò non viene fatto, l’Ucraina precipiterà nella crisi con conseguenze imprevedibili”.
1010324A sua volta il presidente russo Vladimir Putin ha proposto ai leader europei un incontro urgente sul debito dell’Ucraina verso la Russia. La lettera di Putin è stata inviata ai leader di Moldova, Romania, Turchia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Macedonia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Bulgaria, Austria e Italia. “L’economia dell’Ucraina negli ultimi mesi precipita. Le sue industrie sono in brusco calo. Il deficit del bilancio aumenta. La situazione del sistema monetario è sempre più deplorevole. Il saldo commerciale negativo è accompagnato dalla fuga di capitali. L’economia dell’Ucraina punta a default, sospensione della produzione e disoccupazione alle stelle. La Russia e l’UE sono i principali partner commerciali dell’Ucraina. Procedendo da ciò, in occasione del vertice UE-Russia di gennaio, ci siamo accordati con i nostri partner europei per consultazioni sull’economia ucraina, tenendo conto degli interessi dell’Ucraina e dei nostri Paesi, formando alleanze con la partecipazione dell’Ucraina. Tuttavia, i tentativi della Russia di iniziare vere consultazioni non hanno prodotto alcun risultato. Invece di consultazioni, sentiamo appelli ad abbassare i prezzi sul gas russo, a prezzi “politici”. Si ha l’impressione che i partner europei vogliano incolpare la Russia della crisi economica dell’Ucraina. Fin dal primo giorno dell’Ucraina indipendente, la Russia ha sostenuto la stabilità dell’economia ucraina fornendogli gas a prezzi stracciati. Nel gennaio 2009, con la partecipazione dell’allora premier Julija Timoshenko, fu sottoscritto un contratto sulla fornitura di gas per il periodo 2009-2019. Il contratto regola questioni riguardanti la consegna e il pagamento del prodotto, e pone garanzie sul transito ininterrotto nel territorio dell’Ucraina. Inoltre, la Russia adempie al contratto secondo la lettera e lo spirito del documento. Per inciso, il ministro dell’energia ucraino dell’epoca era Jurij Prodan, che ha la stessa carica nel governo attuale di Kiev. Il volume totale di gas trasportato in Ucraina, come previsto dal contratto per il periodo 2009-2014, si attesta sui 147,2 miliardi di metri cubi. Qui, vorrei sottolineare che il prezzo fissato nel contratto non è stato alterato da allora. E l’Ucraina, fino all’agosto 2013, ha effettuato pagamenti regolari in conformità a tale formula. Tuttavia, dopo la firma di tale contratto, la Russia ha concesso all’Ucraina una serie di privilegi senza precedenti e sconti sul prezzo del gas. Ciò vale per lo sconto derivante dall’accordo del 2010 a Kharkov, fornito a titolo di acconto per i futuri canoni di locazione per la Flotta del Mar Nero dal 2017. Ciò vale anche per gli sconti sui prezzi del gas acquistato dalle aziende petrolchimiche ucraine e anche per lo sconto concesso nel dicembre 2013, per tre mesi, per via della critica situazione dell’economia ucraina. Dal 2009, la somma di tali sconti si attesta a 17 miliardi dollari. A ciò dobbiamo aggiungere altri 18,4 miliardi di dollari di acquisti da parte ucraina. Così, negli ultimi quattro anni la Russia ha sovvenzionato l’economia dell’Ucraina, offrendo gas a prezzi stracciati per 35,4 miliardi dollari. Inoltre, nel dicembre 2013, la Russia ha concesso all’Ucraina un prestito di 3 miliardi di dollari. Tali importi molto significativi sono volti a mantenere la stabilità e la credibilità dell’economia e a conservare posti di lavoro ucraini. Nessun altro Paese ha fornito tale supporto tranne la Russia.
Che dire dei partner europei? Invece di offrire un sostegno reale all’Ucraina, fanno dichiarazioni di intenti, solo promesse senza fatti. L’Unione europea usa l’Ucraina come fonte di materie prime alimentari, metalli e risorse minerarie e anche come mercato di sbocco dei suoi beni ad alto valore aggiunto (macchinari e prodotti chimici), creando così un deficit commerciale per l’Ucraina di oltre 10 miliardi di dollari, cioè quasi i due terzi del disavanzo complessivo dell’Ucraina nel 2013. In larga misura, la crisi economia ucraina è stata precipitata dallo squilibrio commerciale con l’UE, e ciò ha avuto un impatto assai negativo sull’adempimento dell’Ucraina agli obblighi contrattuali per le forniture di gas russo. Gazprom non ha intenzione di fare eccezioni sul contratto 2009, né piani per imporre eventuali condizioni aggiuntive. Ciò riguarda anche il prezzo contrattuale del gas, calcolato in stretta conformità con la formula concordata. Tuttavia, la Russia non può e non deve sopportare unilateralmente l’onere di sostenere l’economia dell’Ucraina con sconti e condono di debiti, e in effetti far usare questi sussidi per coprire il deficit dell’Ucraina con l’UE. Il debito della NAK Naftogaz dell’Ucraina per il gas ricevuto è cresciuto quest’anno. Nel novembre-dicembre 2013 il debito era pari a 1451,5 miliardi di dollari USA; nel febbraio 2014 è aumentato di 260,3 milioni e a marzo di 526,1 milioni. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che a marzo c’era ancora lo sconto, cioè 268,5 dollari per 1000 metri cubi di gas. E anche a quel prezzo, l’Ucraina non ha pagato un solo dollaro. In tali condizioni, a norma degli articoli 5.15, 5.8 e 5.3 del contratto, Gazprom è costretto a chiedere il pagamento anticipato del gas, e in caso di ulteriore violazione delle condizioni di pagamento, cesserà le forniture. In altre parole, sarà consegnato all’Ucraina solo il volume di gas pagato il mese prima della consegna. Indubbiamente si tratta di una misura estrema. Ci rendiamo conto pienamente che ciò aumenta il rischio di sottrazione di gas sul territorio dell’Ucraina a danno dei consumatori europei. Ci rendiamo conto che questo può rendere difficile all’Ucraina accumulare riserve di gas sufficienti per il periodo autunnale e invernale. Al fine di garantire il transito ininterrotto, sarà necessario nel prossimo futuro rifornire di 11,5 miliardi di metri cubi di gas gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Ucraina, e ciò richiederà il versamento di circa 5 miliardi di dollari. Tuttavia, il fatto che i nostri partner europei si siano unilateralmente ritirati dal tentativo concertato di risolvere la crisi ucraina, e anche dalle consultazioni con la Russia, non lascia alternative. C’è solo un modo per uscire da tale situazione, crediamo che sia fondamentale tenere, senza indugio, consultazioni tra i ministri dell’economia, delle finanze e dell’energia per elaborare azioni concertate volte a stabilizzare l’economia dell’Ucraina e a garantire il transito di gas russo in conformità a termini e condizioni contrattuali. Non dobbiamo perdere tempo nell’intraprendere e coordinare passi concreti. A tal fine facciamo appello ai nostri partner europei. Inutile dire che la Russia è pronta a stabilizzare e ripristinare l’economia dell’Ucraina. Tuttavia, non in modo unilaterale, ma a parità di condizioni con i nostri partner europei. E’ inoltre indispensabile tenere conto di investimenti reali, contributi e spese che la Russia si è assunta da sola per così tanto tempo nel sostenere l’Ucraina. Come si vede, solo un tale approccio sarà equo ed equilibrato, e solo un tale approccio può avere successo. Il deficit della bilancia commerciale con l’UE impedisce all’Ucraina di adempiere agli obblighi contrattuali con la Russia”.
L’agenzia stampa russa Rossija Segodnja si rifiuta di ritrasmettere la radio della CIA Voce dell’America. Il Direttore generale dell’Agenzia, Dmitrij Kiselev, ha detto “Rossija Segodnja non coopererà più con Voce dell’America che trasmette da un mondo che non esiste più. Considero queste radio (Voce dell’America e Radio Svoboda) spazzatura“. Il contratto per la ritrasmissione di Voce dell’America è scaduto ad aprile. La nuova agenzia Rossija Segodnja (Russia Today), che ha assorbito Voce della Russia e RIA Novosti nel dicembre 2013, non ha intenzione di prorogare il contratto con la CIA. Kiselev ha già informato della decisione la BBG, l’agenzia che soprassiede alla radiodiffusione della propaganda statunitense all’estero. Secondo il direttore della BBG, Jeff Shell, si tratterebbe di una violazione della libertà di parola. “Ciò non ha niente a che vedere con la libertà di parola. Voce dell’America e radio Svoboda non dicono nulla di originale“, osserva Kiselev, “non è affatto necessario sostenere tali radio sul territorio russo”.

10155015Fonti:
al-Manar
El Espia Digital
ITAR-TASS
Global Research
Global Research
Global Research
Moon of Alabama
NEO
Nsnbc

Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
RapsiNews
Reseau International
RIAN
RIAN
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RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
Voce della Russia
Voice of Russia

La NATO accelera le attività contro la Russia per giustificare la propria esistenza

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 12/04/2014
1902742Questa settimana la NATO segna un triplice anniversario: i 15 anni dell’adesione all’alleanza di  Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca; i 10 anni dell’adesione di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia e i 5 anni di Albania e Croazia. È il momento in cui la NATO sembra trovare una giustificazione alla propria esistenza. Ecco dove la crisi in Ucraina aiuta…
Parlando l’8 aprile a Parigi, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che ulteriori interventi della Russia in Ucraina avrebbero “gravi conseguenze” sulle relazioni di Mosca con la NATO e “isolerebbero ulteriormente la Russia a livello internazionale“. Rasmussen ha invitato la Russia a ritirare ciò che ha descritto come “decine di migliaia” di soldati ammassati sul confine ucraino. “Abbiamo attuato i piani per garantire la difesa e la protezione dei nostri alleati“, ha detto. “È evidente che l’evoluzione della situazione della sicurezza in Ucraina e alle sue frontiere rende necessario rivedere i nostri piani di difesa e rafforzare la nostra difesa collettiva“. Ha detto che la NATO esamina l’accordo di cooperazione (Atto istitutivo del 1997) con la Russia e la successiva dichiarazione di Roma del 2002 che impediva alla NATO la creazione di basi in Europa orientale e centrale. I ministri degli Esteri dell’alleanza decideranno a giugno. “Queste decisioni saranno influenzate dalla situazione in Ucraina e dal comportamento russo“, ha detto Rasmussen. (1) Il 9 aprile, il generale dell’US Air Force Philip Breedlove, comandante del comando europeo degli Stati Uniti e comandante supremo alleato in Europa (SACEUR) delle NATO Allied Command Operations, ha detto all’Associated Press (2) che i prossimi piani della NATO prevedono la mobilitazione delle truppe statunitensi. Secondo il generale, non “escluderebbe il coinvolgimento di alcuna nazione, inclusi gli Stati Uniti.” “Essenzialmente ciò che prevediamo è un pacchetto di misure terrestri, aeree e marittime per fornire sicurezza ai nostri alleati orientali“, ha detto Breedlove. “Ho il compito di deciderlo entro la prossima settimana. Intendo adottarlo pienamente e presto”, ha osservato. Le sue parole facevano eco al capo della difesa degli Stati Uniti. Parlando alla CNN, il 9 aprile, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto, “Siamo sempre vigili e guardiamo sempre le opzioni da prendere“. (3) L’assistente del segretario alla Difesa Derek Chollet, testimoniando alla Commissione Forze Armate della Camera l’8 aprile, ha detto che gli Stati Uniti “riesaminano le loro forze in Europa e le nostre esigenze in schieramenti futuri, esercitazioni e formazioni nella regione“. (4) Non ha specificato quale riesame potrebbe comportare quando il Pentagono affronta tagli di bilancio e cerca di ridispiegare parte delle proprie risorse nella regione Asia-Pacifico nell’ambito della strategia del pivot. Tutti questi funzionari degli Stati Uniti non avrebbero fatto tali dichiarazioni minacciose, ovviamente, se non avessero almeno un’opzione sul tavolo. Il giorno dopo la decisione della NATO di porre fine alla cooperazione con la Russia, l’8 aprile la Süddeutsche Zeitung, il maggiore quotidiano per abbonamento tedesco, per dirla chiaramente ha affermato che “la NATO ora vede nella Russia un nemico“. Ha intenzione di attuare il messaggio o è solo una dichiarazione raffazzonata?

I tamburi di guerra si sentono negli USA
I repubblicani della Camera USA chiedono al Pentagono di rivedere la sua strategia. Ad esempio, il presidente del Comitato Forze Armate della Camera Buck McKeon ha presentato, l’8 aprile, una legge volta a stimolare la postura e le capacità di militari degli Stati Uniti in Europa per contrastare “l’aggressione russa all’Ucraina e agli alleati della NATO“. Il disegno di legge, sostenuto dai repubblicani Mike Turner e Mike Rogers, chiede che gli Stati Uniti sospendano l’attività militare con la Russia e forniscano consulenze militare e assistenza tecnica all’Ucraina. I repubblicani hanno criticato il Quadrennial Defense Review, documento strategico recentemente pubblicato dal dipartimento della Difesa per, tra le altre cose, menzionare appena la Russia. Derek Chollet, assistente del segretario alla Difesa per la sicurezza internazionale, ha detto che “non pensiamo di riscrivere il QDR” ma le azioni della Russia spingeranno gli USA a riesaminare la presenza di truppe in Europa. (5) Vi sono voci che chiedono l’espansione della NATO. I senatori John McCain e Lindsey Graham raccomandano d’accrescere “cooperazione e sostegno a Ucraina, Georgia, Moldova e agli altri partner non-NATO“. McCain e Graham esortano l’espansione della NATO in Georgia e Moldavia. L’iniziativa in politica estera ha raggruppato 56 star neoconservatrici a sostegno del Membership Action Plan della Georgia e dell’adesione di Finlandia, Svezia, Ucraina e “altri partner europei della sicurezza“. Un gruppo di 40 membri del Congresso ha chiesto l’ammissione di Macedonia e Montenegro, e infine del Kosovo, avanzando “la prospettiva dell’adesione di Georgia e Bosnia-Erzegovina” e continuando la “stretta collaborazione… con altri Paesi dell’Europa centrale e orientale che vogliono relazioni più strette con Stati Uniti e NATO“.

La NATO intensifica le attività militari
Tra le crescenti tensioni in Ucraina, il governo polacco ha confermato che le esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti continueranno a giugno con l’arrivo di altri caccia F-16. Secondo la radio polacca (6) del 10 aprile, aerei da rifornimento saranno inviati in Polonia dal Regno Unito, nello stesso periodo. “Ciò mostra il forte impegno degli alleati e la visibile presenza degli Stati Uniti“, ha detto al notiziario TVN24 il ministro della Difesa Tomasz Siemoniak. “Ci sforziamo di assicurare che le lezioni della crisi (russo-ucraina) portino alla duratura presenza della NATO in Oriente“, ha aggiunto. Alla domanda sulla disponibilità della NATO ad intervenire in caso di  attacco contro uno suo Stato membro, Siemoniak ha detto che “queste forze sono pronte ad un intervento immediato“. Il ministro ha osservato che 18 jet da combattimento F-16 degli Stati Uniti saranno dislocati in una base aerea di Lask, Polonia centrale, dove gli Stati Uniti e le forze armate polacche collaborano da oltre un anno e mezzo. “Per diverse settimane c’erano 12 aerei F-16 ed aerei da trasporto“, ha detto il ministro della Difesa aggiungendo che le forze della NATO nella regione sono interessate ad “attività a lungo termine che potrebbero durare anni o decenni“, anche se ha riconosciuto che un tale accordo non può essere concluso “in pochi giorni“. Nel frattempo l’USS Donald Cook e la nave-spia francese Dupuy de Lome sono nel Mar Nero. L’USS Donald Cook è la terza nave da guerra statunitense inviata nel Mar Nero. A febbraio, gli Stati Uniti hanno inviato la fregata USS Taylor nelle acque del mare per garantire la sicurezza dei Giochi Olimpici di Sochi. Il mese scorso, l’USS Truxtun aveva attraversato il Bosforo per condurre esercitazioni congiunte nel Mar Nero con Bulgaria e Romania. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha già detto che la presenza di navi statunitensi nel Mar Nero ha superato il limite della convenzione. Le precedenti visite navali statunitensi nel Mar Nero avvenivano nell’arco di mesi.
Le aeronautiche di NATO e Partenariato per la Pace hanno appena terminato le esercitazioni offensive e difensive in Olanda nell’ambito delle manovre Frisian Flag. L’esercitazione olandese, nella base aerea di Leeuwarden, s’è svolta dal 31 marzo all’11 aprile 2014. Circa 50 aerei hanno partecipato alla missione. I jet della NATO parteciperanno ai pattugliamenti aerei nella regione, dopo l’esercitazione che gli analisti dicono aver assunto ulteriore significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Francia hanno offerto altri aerei militari. Gli Stati Uniti hanno aggiunto sei F-15C in Lituania e una dozzina di F-16 e 300 truppe in Polonia, e previsto ulteriori forze per le esercitazioni in Polonia e Paesi baltici, aumentando i voli d’intelligence in Polonia e Romania. Nella riunione di marzo, la NATO ha ordinato lo studio di misure per sostenere i membri dell’alleanza dell’Europa orientale, tra cui l’invio di altre truppe e attrezzature sul posto, ulteriori esercitazioni militari, miglioramento della forza di rapido dispiegamento e revisione dei piani militari. Il comandante dell’alleanza generale Philip Breedlove ha detto che le opzioni per tale “pacchetto di assicurazione” include l’aumento delle potenza aerea e delle navi nel Mar Baltico, la creazione di una forza navale nel Mar Nero e il dispiegamento dal Texas di una brigata di 4500 effettivi dell’esercito. Ma gli europei orientali vogliono altro ancora. Il ministro della Difesa polacco Tomasz Siemoniak ha insistito: “Gli Stati Uniti devono aumentare la propria presenza in Europa centrale e orientale, anche in Polonia“. Il presidente della Romania Traian Basescu ha citato “la necessità di riposizionare maggiori risorse militari della NATO” in Romania. L’ambasciatore alla NATO dell’Estonia, Lauri Lepik, ha dichiarato: “ciò che i Paesi baltici vogliono è la presenza sul campo degli alleati”. Un ex-ministro lettone ha detto all’Economist: “Vorremmo vedere un paio di squadroni statunitensi qui, soldati e anche una portaerei“. (7) Tutti questi passaggi sono una chiara violazione del Trattato del 1997 sulla cooperazione NATO-Russia, incrementando le proprie forze in Europa orientale, la NATO ha promesso di rafforzare la difesa collettiva piuttosto che l’ulteriore stazionamento permanente di sostanziali forze da combattimento in basi regolari.

La Russia chiama alla ragione
Il Ministero degli Esteri russo ha detto che Ucraina e Stati Uniti non hanno “alcun motivo di preoccupazione” per la presenza accresciuta di forze nella regione, e che “la Russia ha ripetutamente dichiarato che non conduce attività insolite o non pianificate militarmente significative sul proprio territorio al confine con l’Ucraina“. Le autorità russe considerano le accuse del segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen contro Mosca un tentativo di rafforzare l’importanza dell’alleanza, ha detto il ministero degli Esteri russo in un commento sul suo sito del 10 aprile (8). “Le continue accuse del segretario generale contro di noi suggeriscono che l’alleanza stia cercando di usare la crisi in Ucraina per “consolidare le fila” di fronte a minacce  immaginarie presumibilmente rivolte contro Paesi della NATO, come pure di rafforzare l’importanza dell’alleanza nel 21° secolo“, dice la nota. Le recenti dichiarazioni del segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen sulla situazione in Ucraina, così come il doppio standard dell’alleanza in Crimea, ostacolano la riduzione delle tensioni, ha detto il Ministero degli Esteri russo. La Russia nega le accuse d’ingerenza in Ucraina e ha detto che vorrebbe dei colloqui sulla crisi politica ucraina coinvolgendo Stati Uniti, Unione Europea e “tutte le forze politiche in Ucraina”. La riunione di aprile dei capi degli Esteri della NATO ha dimostrato che i sostenitori dell’escalation hanno il sopravvento nell’alleanza. Truppe e forze aeree vengono concentrate in prossimità dei confini russi. La presenza e le attività militari vengono intensificate con la scusa delle esercitazioni.  L’alleanza avanza accuse infondate su un’imminente invasione dell’Ucraina dalla Russia come pretesto per ammassare forze in Europa orientale ed elaborare piani di guerra contro la Russia. La politica estera antirussa si acutizza nello spazio post-sovietico, in particolare in Ucraina, Moldova e Georgia. La NATO approfitta della situazione in Ucraina per giustificare la sua ragione d’essere, comprese le sue spese militari pari alla metà della spesa militare mondiale e superiore di decine di volte a quelle della Russia. I piani comporteranno la militarizzazione dell’Europa. L’escalation aggressiva della NATO minaccia la guerra tra NATO e Russia, una grande potenza militare nucleare. La minaccia di un disastro incombe.

nushi20130328193534277La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dell’Ucraina alla NATO, dalla Germania alla Russia

Dedefensa, 9 aprile 2014
481311Ognuno parla della seconda fase della crisi ucraina, della situazione in rapido peggioramento nella parte russofona dell’Ucraina meridionale e orientale. In questa processo il referendum in Crimea fu la prima fase. Seguiamo tali resoconti, ma dai contenuti del tutto diversi. Per noi, la fase 1 è iniziata nel novembre 2013, con l’incontro di Vilnius tra l’Ucraina (Janukovich) e l’Unione europea, con le conseguenze che conosciamo. Questa è la fase europea. Ora inizia la fase 2, con l’UE sostituita dalla NATO (da ciò, salvo eccezioni, si potrebbe passare a una nuova fase in cui l’UE ritornerebbe in prima linea). Finora, infatti, l’Unione europea se non è “la punta”, è almeno significativamente in ritirata per via dei gravi disaccordi tra i suoi membri (v. 8 aprile 2014).
E… siamo lontani dal dire che ci sia un coordinamento, che ci sia un piano generale, costruito qua e là (Stati Uniti, blocco BAO e tutti quanti, in aggiunta alle suddette organizzazioni). Ci sono opportunità, errori, battute d’arresto, cecità, contropiedi che si confondono allo stesso tempo, o si alternano, ma è pura tattica dell’occasione e dell’opportunità in generale, piuttosto che di comunicazione. Le vera dinamica è completamente dinamica del sistema, operata da due burocrazie (UE e NATO) in un processo a catena automatizzato dove troviamo l’ideale da grande potenza e la politica del sistema, e nessuna strategia, nessun piano prestabilito, nessun coordinamento, ecc., ma semplicemente una spinta cieca e furiosa, dalla stupidità così estrema quanto la forza che la guida, la nota dinamica del superpotere. Le circostanze hanno sempre più respinto in secondo piano l’UE, e la NATO a precipitarsi nel vuoto, tanto più che i fatti permettono di “militarizzare” la crisi il più rapidamente possibile. In realtà la stupidità estrema della NATO ha il vantaggio sull’UE della previsione e dell’esperienza, e i pupazzi cui il sistema da voce, Rasmussen in primo luogo, sono all’altezza del compito, cioè nei bassifondi del pensiero.
• MK Bhadrakumar in un breve articolo (dell’8 aprile 2014)  segnala la sceneggiata della NATO sul palco, con i soliti tonitruanti belle parole, giuramenti e valori storici, sempre nella testa di Rasmussen. Nessuna meraviglia che abbia eruttato in tale senso al palazzo dell’Eliseo, dove era in visita, alla presenza del nostro Presidente del pero, coronato dalla  clamorosa rilegittimazione nelle ultime elezioni. Naturalmente, Bhadrakumar non segue la nostra classifica ma le solite concezioni delle relazioni internazionali; ma la sostanza della posizione della NATO e implicitamente delle conseguenti sue ambizioni, sono visibili.
Nelle valutazioni occidentali sembra che le cose siano pericolosamente sul punto d’infiammarsi in Ucraina. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha usato un linguaggio particolarmente forte, mentre avvertiva in una conferenza stampa a Parigi, dopo i colloqui con il presidente Francois Hollande, che “un ulteriore intervento russo (in Ucraina) sarebbe un errore storico e avrebbe gravi conseguenze sul nostro rapporto con la Russia”. Significativamente, Rasmussen ha toccato i legami della NATO con l’Ucraina. La scorsa settimana, in un articolo, aveva fatto capire che l’adesione alla NATO era aperta per l’Ucraina. L’impulso del momento sembra apparire mentre si avvicina il vertice della NATO di settembre, in Galles. Chiaramente, l’Atto istitutivo delle relazioni reciproche, cooperazione e sicurezza (1997) tra NATO e Russia è diventato una reliquia. Tale accordo aveva lo scopo di arruolare l’allora presidente russo Boris Eltsin alla decisione dell’amministrazione di Bill Clinton, nel 1996, di fare aderire alla NATO i Paesi del Patto di Varsavia (contravvenendo all’intesa con il leader sovietico Mikhail Gorbaciov dell’allora segretario di Stato USA James Baker, secondo cui l’alleanza occidentale non si sarebbe mossa di un centimetro verso est, nel dopo-guerra fredda). Rasmussen ha detto oggi, a Parigi, “Per quanto concerne l’Atto istitutivo NATO-Russia del 1997, stiamo ora esaminando tutta le nostre relazioni con la Russia… E i ministri degli Esteri adotteranno decisioni in tale senso quando si incontreranno a giugno”. Per gli studiosi delle relazioni russo-statunitensi, gli archivi presenteranno un discorso affascinante al Consiglio Atlantico, il 20 maggio 1997, dell’allora vicesegretario di Stato Strobe Talbott che riconosceva che “la questione dell’allargamento della NATO è acutamente nevralgico per la Russia, soprattutto per la sua élite politica”. La storia ha chiuso il cerchio. In un articolo sul quotidiano Sunday Telegraph Rasmussen ha scritto, “Nessuno della NATO vuole un ritorno alla Guerra Fredda, ma vediamo che il Cremlino cerca di tornare indietro e spartirsi l’Europa in sfere d’influenza. Dobbiamo difendere i nostri valori“.
• Bhadrakumar conclude il suo commento affermando che in questo caso è Rasmussen, come al solito, “la voce del padrone”, cioè la voce di Washington. Come abbiamo visto, questa non è la nostra analisi e diremmo piuttosto che Washington, quando parla, è “la voce del caos”, che rinforza la non-politica con la vanteria propria dell’americanismo, essendo Kerry la voce di Nuland, che altro non è, naturalmente, che la voce del sistema; Rasmussen certamente è la “voce del padrone” (cos’altro potrebbe essere?), ma notando che il suo padrone è il sistema, nient’altro e niente di meno. Ha ragione Bhadrakumar quando infine dirige la sua attenzione sulla Germania: “In primo luogo, la sfida (per Washngton e la NATO) è convincere la Germania ad adottare una linea dura verso la Russia. La Germania, tuttavia, si trova in una situazione precaria, come un pezzo perspicace della rivista Spiegel spiega…
• Passiamo a Spiegel, come Bhadrakumar ci invita. In un lungo articolo del 7 aprile 2014, il settimanale tedesco studia gli aspetti militari della situazione della crisi, cioè il rapporto di forze tra NATO e Russia, ecc. Ma il nocciolo di questo articolo, il vero soggetto, è contenuto nel titolo stesso (“La Crisi sull’Ucraina mette a nudo le lacune tra NATO e Berlino“) è in definitiva contrapporre la via diplomatica ai preparativi militari, spingendo ai loro estremi le due logiche che si oppongono, la tesi volta a cercare di riparare i rapporti con la Russia alla tesi della preparazione del confronto con la Russia. L’articolo sembra, comunque e piuttosto ambiguamente, non perdere il contatto con la parte più dura (la NATO) mentre mette implicitamente in evidenza i benefici dell’”accordo”, esponendo implicitamente la voce della ragione del ministro degli Esteri tedesco, in prima linea nella ricerca di un accordo con la Russia (questo, ovviamente, il 3 febbraio 2014). Dobbiamo quindi leggere i primi paragrafi dell’articolo di Spiegel, di cui il primo presenta l’ambiguità in questione …
Una volta finita la Guerra Fredda, le forze armate occidentali hanno ridotto la loro attenzione sulla deterrenza militare in Europa. Di conseguenza, la crisi ucraina ha sorpreso la NATO, precipitatasi a cercare una risposta adeguata alla Russia. La Germania è riluttante ad andare avanti. Frank-Walter Steinmeier non ha perso tempo ritornando a Berlino dalla riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles, la scorsa settimana. Andò dritto al parlamento per informare i deputati tedeschi delle decisioni raggiunte. E l’ha fatto nel modo che dovrebbe essere percepito mentre negozia la crisi sulla Crimea: tranquillo, riservato e puntuale. Infatti, l’unica volta che ha mostrato emozione durante la riunione della commissione per gli Affari Esteri, fu quando parlava il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. In precedenza, Rasmussen aveva pubblicato un editoriale sul quotidiano tedesco Die Welt dicendo che l’adesione dell’Ucraina alla NATO è fondamentalmente aperta. “Il diritto degli Stati sovrani a determinare il proprio futuro è uno dei fondamenti della moderna Europa”, ha scritto. Questo però s’allontana significativamente dall’attenzione della Germania per la de-escalation del confronto con la Russia. “L’adesione alla NATO dell’Ucraina non è prevista”, sbuffò Steinmeier. Disse che la politica estera correva il pericolo di militarizzarsi, aggiungendo che era giunto il momento per i leader politici di avere il sopravvento. Steinmeier, però, è pienamente consapevole che il corso che Rasmussen progetta non scomparirà tanto presto. Già i preparativi sono iniziati per il prossimo vertice dei capi di Stato e di governo della NATO per settembre. Finora c’è solo un punto all’ordine del giorno: la nuova strategia della NATO. Berlino è scettica e preoccupata”.
• Si aggiunga un elemento al dossier, la lettera aperta di centinaia di cittadini tedeschi, artisti, accademici, scientifici, giornalistici, esperti, legali, ecc. a seguito dell’iniziativa di un ex tenente-colonnello della Luftwaffe, Jochen Scholz, già segnalatosi diversi anni fa per attivismo antiamericanista (antisistema). RussiaToday, che ha intervistato Scholz, pubblicizza questo documento, il 9 aprile 2014. (Per non essere sospettati, cioè condannati e giustiziati per falso e commento falso da BHL o Victoria Nuland-Fuck, ci affrettiamo a presentare il link al testo della lettera e ai nomi dei firmatari).
L’ex-tenente colonnello dell’aeronautica tedesca Jochen Scholz ha scritto una lettera aperta al leader russo in risposta al discorso che Putin fece il 18 marzo 2014 sulla riunificazione della Crimea alla Russia. La lettera è stata firmata da centinaia di tedeschi, tra cui avvocati, giornalisti, medici, militari, studiosi, scienziati, diplomatici e storici. In tale lettera gli intellettuali tedeschi hanno detto che il discorso di Putin si “appella direttamente al popolo tedesco” e merita una “risposta positiva  corrispondente ai veri sentimenti dei tedeschi. La lettera riconosce che l’Unione Sovietica svolse un ruolo decisivo nella liberazione dell’Europa dalla Germania nazista e ha sostenuto la riunificazione della Germania e la sua ascesa nella NATO dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione del Patto di Varsavia. Poi il presidente degli Stati Uniti George Bush Sr. aveva assicurato alla Russia che la NATO non si sarebbe allargata ad est, eppure nonostante la dimostrazione di fiducia di Mosca, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno violato tale impegno, dice Scholz. L’espansione della NATO nelle repubbliche ex-sovietiche, la creazione di basi militari nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia e la messa a punto di un sistema di difesa missilistico in Europa orientale, mentre gli Stati Uniti unilateralmente si ritiravano dal trattato ABM, sono una flagrante violazione delle promesse”, si legge nella lettera. (…) In un’intervista a RT, Scholz ha elaborato la sua posizione sostenendo che gli interessi e la visione dell’ordine mondiale degli Stati Uniti, in cui al continente è assegnato il ruolo di “vassallo” di Washington, sono diversi dagli interessi europei. “Durante la Guerra Fredda, gli interessi di Stati Uniti ed Europa erano quasi al 100 per cento identici. Ma dal 1990 ciò è cambiato. Gli interessi europei sono oggettivamente diversi da quelli degli Stati Uniti”, ha detto a RT. “Quindi il nostro compito qui, in Europa, cui ovviamente la Russia appartiene, è occuparci noi stessi dei nostri affari cooperando in pace e nel rispetto dei diritti umani”. (…) Commentando la posizione del governo tedesco nei confronti della Russia, al momento, Scholz ha detto a RT che Berlino è in una “posizione molto difficile” in quanto membro di UE e NATO i cui obiettivi sono in contraddizione con il desiderio tedesco “di sviluppare una più stretta relazione con la Russia”. “Dobbiamo sviluppare la nostra politica di vicinato con la Russia e così poter andare avanti. Ma in ogni caso non ci dovrebbe essere un’ulteriore espansione della NATO verso i confini russi”, ha detto a RT”.
In periodo di normale Guerra Fredda, quasi tutti ne parlano, si direbbe che i problemi discussi qui (postura della mobilitazione NATO e posizione della Germania verso la NATO) conterebbero poco.  Le questioni saranno risolte avanti: con la NATO in piena espansione nel mobilitare l’applauso unanime ai nostri “valori” così solleciti, la Germania rientrerebbe nei ranghi. Ma come abbiamo detto non siamo in una “nuova guerra fredda” (20 marzo 2014). Allo stesso modo, quando Spiegel solleva la questione se la deterrenza della NATO (blocco BAO) contro la Russia operi come durante la Guerra Fredda, sbaglia fase, “non siamo in una nuova guerra fredda”. Non è questione di deterrenza della Russia, ma di scontro con la Russia… Se la NATO segue la rotta, lo scontro è garantito in tutti i casi e in tutti i modi (e la NATO, che calcola in anni la preparazione delle sue forze, non si rende conto di quanto sia pericoloso la strada che segue). E’ a questo punto che dobbiamo giudicare il pensiero della NATO, lo sforzo non è grande e l’altezza non da le vertigini. Certamente il pensiero della NATO non è affatto certo che, se non nell’immediato (già discutibile nelle attuali circostanze), ma in ogni caso nel prossimo periodo, prevalga ancora in Europa, perché non si tratta, alla fine di questa logica folle, della guerra perduta in Afghanistan o della sconfitta travestita da massacro democratico e destrutturante in Iraq, o dell’isteria per i massacri siriani lontani dai nostri week-end pasquali e dalle nostre discussioni fondamentali sul “matrimonio per tutti”. Alla fine di tale logica folle c’è una possibile guerra in Europa, con la Russia impegnata per la sua sopravvivenza di vecchia nazione, come dimostrato più volte nella Storia, quando si trovò negli ultimi momenti della metastoria, sulla via dell’eroismo e del sacrificio. La prospettiva è significativamente diversa e le alleanze accomodanti fatte con la peste americanista e in vergognosa fedeltà alla NATO, sempre in nome del sistema il cui scopo non è altro che la distruzione del mondo, questa volta scopriranno a chi parlare, se non di cosa parlare. Pertanto, la constatazione di questa seconda fase vede l’accelerazione della burocrazia della NATO nel compie un ulteriore passo avanti, rispetto all’UE, nella filosofia “guerrafondaia”; un gioco completamente nuovo e senza precedenti nell’era del Sistema organizzato dal 1945 con, per esempio e nel caso in esame, una vera e propria incertezza sulla direzione che la Germania prenderà nel caso di un decisivo peggioramento della situazione, in cui la fedeltà transatlantica non sarebbe più il riflesso pavloviano conosciuto dal 1949-1954.
Le solite posizioni, gli argomenti infiniti e la narrativa sui nostri “valori” non sono sufficienti a darci la chiave di ciò che sarebbe una sceneggiatura già scritta. Questa volta siamo di fronte a un enigma, sempre lo stesso mistero sacro della crisi mondiale, e riprendiamo, seguendo l’attualità, la frase alla fine del nostro testo del 29 marzo 2014Tale questione della visione metastorica (del nostro futuro immediato…) è, per il momento, l’equivalente di quello che disse Churchill nel 1939 del potere sovietico: “è un indovinello avvolto in un mistero, all’interno di un enigma…”. Ciò significa che prima del peggio che ci riserverebbe “lo scenario già scritto” della logica folle della NATO e del sistema, si potrebbero inserire le circostanze dei disaccordi e di catastrofi successive nel blocco BAO, portando alla decisa accelerazione della crisi di collasso del sistema, sperando sia prima che il sistema possa sputare il suo ultimo veleno”.

Pro-Russian-protester-Donetsk

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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