La CIA: photoshoppare la crisi in una guerra

Wayne Madsen Strategic Culture Foundaton 24/04/2014_74361102Una grande operazione cospirativa della Central Intelligence Agency si svolge in Ucraina orientale, dove, nell’era di Photoshop e della vendita di toppe militari per corrispondenza, le foto degli stessi barbuti commando delle “forze speciali” russe a Slavjansk e Kramatorsk, in Ucraina quest’anno, e in Georgia nel 2008, vengono sfruttate con successo dai media corporativi e dall’ambasciatore ucraino presso la sede dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Vienna. L’operazione segreta segue la visita del direttore della CIA John Brennan a Kiev, dove ha fornito consulenza sull’intelligence per la giunta illegale che ora governa il Paese…
L’idea che un soldato in servizio attivo delle Forze Speciali russe abbia la barba lunga è risibile. Nessuno nei media aziendali occidentale ha detto che la barba lunga per gli effettivi dei commando delle forze speciali sia un rigoroso tabù, perché i capelli lunghi possono essere dannosi nei combattimenti corpo a corpo. Capelli e barbe lunghi non sono ammessi nelle forze speciali, a meno che non sia necessario come travestimento per missioni speciali, come le barbe coltivate dalle forze speciali statunitensi entrate in Afghanistan dopo gli attacchi dell’11/9, per fare causa comune con le varie forze della guerriglia anti-taliban. Alle Forze Speciali statunitensi fu permesso di portare la barba e far crescere i capelli perché apparendo nelle aree tribali senza capelli, sarebbero risaltati quali stranieri. In generale, tuttavia, le potenziali vulnerabilità sono insite nei capelli lunghi che possono essere tirati da un avversario, anche la barba; ed è per questo che Navy SEALS, Berretti Verdi e Gruppo ALFA russo hanno norme rigorose sui capelli lunghi per il personale militare attivo, tranne in circostanze insolite come l’Afghanistan. Nel 2010, alle unità delle forze speciali negli Stati Uniti in Afghanistan fu ordinato di radersi e conformarsi ai regolamenti militari.
Il misterioso commando russo in Ucraina e in Georgia è un’altra ridicola “operazione cospirativa”  ovviamente ideata dal governo ucraino appoggiato dalla CIA per raccogliere il sostegno dell’OSCE a Vienna. Se l’esercito russo avesse schierato Forze Speciali capellute e barbute in Ucraina e Georgia, certamente non avrebbero indossato toppe militari russe. Le forze speciali statunitensi barbute dispiegate in Afghanistan, indossavano abiti locali e andavano a cavalli al fine di confondersi. I cosiddetti commando russi barbuti sono probabilmente foto photoshoppate, è certo non tentavano di confondersi con la popolazione locale. Le foto sono state riprese anche dall’OSCE e dai media, mostrando sempre lo stesso preteso commando russo mascherato in Crimea e Slavjansk. Riguardo la toppa degli Spetsnaz russi, con l’emblema pipistrello indossato dal commando ‘barbuto’ interessato, può facilmente essere acquistata su E-Bay per 4,99 dollari. Altre toppe delle forze speciali russe possono essere acquistate sempre su E-Bay, tra cui il Berretto Magenta dei “Lupi Mananri”, le toppe dell’unità “Tifone”, dei paracadutisti, dell’unità “Mangusta” per la guerra speciale, dell’unità da guerra elettronica, dell’unità per la guerra in montagna del Caucaso, dell’unità “Scorpione”, del gruppo ALFA e dell’unità speciale della polizia OMON. E’ solo un altra cospirazione targata CIA, perché questo è ciò che la CIA definisce operazioni avversarie  nel suo manuale del 1985 sulla destabilizzazione: un manuale tratto fuori dalla naftalina dalla CIA e utilizzato appieno nell’Ucraina di oggi.
Il manuale della CIA del gennaio 1985, “Indicazioni sull’instabilità politica in Paesi chiave”, fornisce gli indicatori su come l’opposizione “pianifica cospirazioni” per rovesciare i regimi presi di mira. Il manuale fu redatto dalla direzione d’intelligence della CIA. Quando fu pubblicato, William Casey, maestro delle cospirazioni criminali come l’affare Iran-contra e l’operazione delle contromisure del 1980 “October Surprise”, era direttore della CIA. E’ ovvio che la CIA utilizzi le operazioni da cospirazione in Ucraina per far prolungare il potere a Kiev delle fazioni golpiste. Tra le operazioni d’instabilità citate nel manuale della CIA vi sono “manifestazioni e disordini”. La CIA ha posto e continua a porre grande importanza alle manifestazioni, e s’è visto nella grande quantità di denaro che gli Stati Uniti hanno speso per fomentare la dimostrazione Euromaidan a Kiev. Secondo il manuale della CIA, le manifestazioni hanno un’efficiente influenza destabilizzante quando aumentano di dimensione ed intensità, si diffondono in altre città, persistono per sempre più giorni e quando la repressione governativa delle manifestazioni s’intensifica. Il manuale della CIA pone l’accento sui media che diventano sempre più favorevoli o critici verso i manifestanti. A Kiev e Ucraina occidentale, i media furono usati per sostenere le manifestazioni contro il governo di Viktor Janukovich. Tuttavia, nella parte orientale e meridionale dell’Ucraina, i media occidentali sono stati invitati a criticare le manifestazioni dei filo-russi. La CIA dedica più o meno tempo ai media che seguono le manifestazioni critiche destabilizzanti un governo. L’attenzione dei media su Euromaidan fu eccessiva, perché la CIA riteneva che favorisse le forze anti-Janukovich. Nella parte orientale e occidentale dell’Ucraina, tuttavia, vi è scarsa attenzione alle manifestazioni pro-russe dai parte dei media occidentali. La CIA ritiene importante anche evidenziare i casi in cui elementi delle forze di sicurezza si alleano ai manifestanti. Tuttavia, si avvera anche l’inverso. Quando elementi dei servizi militari e di sicurezza ucraini hanno iniziato ad allearsi ai federalisti filo-russi in Ucraina orientale, i media ammutolirono o le rigettarono come “teorie del complotto”. E’ importante ricordare che il manuale CIA si affida solo alle operazioni cospirative su cui mantiene un controllo totale. Quando la CIA cerca di mantenere l’unità nazionale, il manuale della CIA afferma che è importante, per il governo centrale, garantirsi che l’autorità centrale al di fuori della capitale non sia erosa. Un modo per evitare questo rischio è attuare le direttive per le autorità locali, come “prestare servizi e la raccolta delle imposte”. D’altra parte, quando la CIA cerca di spezzare un Paese, promuove l’opposizione al governo centrale cambiando lo “status” politico o sociale dei gruppi che promuovono l’intolleranza religiosa o sopprimono una lingua o cultura delle minoranze. Ironia della sorte, il governo appoggiato dalla CIA a Kiev fa esattamente ciò che la CIA ritiene necessario per spezzare la nazione reprimendo lingua e altri diritti della minoranza russofona nella parte orientale e meridionale dell’Ucraina. Il manuale della CIA sottolinea che è importante mobilitare figure religiose contro il governo preso di mira e coinvolgere “preti, suore o altri chierici” in attività antigovernative. Contrapporre i dirigenti della Chiesa ortodossa ucraina ai loro omologhi russi ortodossi fa parte del piano della CIA in Ucraina.
Un fattore chiave nella destabilizzazione delle nazioni prese di mira è l’uso dichiarato della CIA delle “misure di austerità imposte dal FMI”. L’utilizzo del Fondo monetario internazionale per fare pressione sul governo Janukovich era un elemento importante per rovesciarne il governo mentre l’inflazione su cibo, energia e altro contribuiva a portare la classe media ucraina a sostenere i golpisti. Il FMI, un’organizzazione corrotta, iniziò chiedendo al governo Janukovich di frenare la corruzione pubblica endemica. Fu uno dei punti di pressione utilizzati dai golpisti per indebolire il sostegno al governo democraticamente eletto. Il manuale della CIA sottolinea inoltre l’importanza della distruzione dei simboli del regime peso di mira e la loro sostituzione con “simboli del nazionalismo popolare”. La distruzione delle statue in onore degli eroi di guerra russi e sovietici da parte dei nazionalisti ucraini che cercavano di sostituirle con le statue di capi nazisti ucraini come Stepan Bandera, è parte integrante del manuale della CIA del 1985 su come destabilizzare governi e Stati nazionali. Danneggiare la credibilità di un leader di governo presso il pubblico rientra nei piani della CIA. Il manuale del 1985 cita la diffusione di storie sul comportamento “irregolare” di un leader preso di mira quale metodo chiave nel minarne il controllo. Gli esempi citati sono: “trascurare i suoi doveri (che i golpisti ucraini hanno usato come pretesto per spodestare Janukovich), essere influenzati da persone esterne al governo (coniuge, astrologo o chiromante, amante, soci d’affari, ecc), bere, drogarsi, ecc.”) Il manuale della CIA afferma inoltre che è cruciale  che i capi dell’opposizione siano ritratti come “moderati” e “in grado di controllare i pazzi”. Ciò viene usato dalla CIA per supportare i neo-fascisti del partito Svoboda di Oleg Tjagnibok e i neo-nazisti del partito Fazione Destra. Un altro fattore che la CIA utilizza per minare un leader suo obiettivo è organizzare i media in modo che critichino apertamente il leader attraverso battute e altre forme di satira.
Nell’epoca di Photoshop e degli ordini on-line di toppe militari, la CIA crede che i suoi sporchi trucchi in Ucraina passino inosservati. Tuttavia, il trucco è che la CIA spaccia vecchi metodi come  nuovi.

ciaLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Su-24 contro USS Donald Cook

Dedefensa 23 aprile 2014
NSSeBE’ il sito Vineyard of the Saker, e più precisamente la reazione di Saker a un intervento di uno dei suoi lettori, che ha attirato la nostra attenzione su un recente incidente di particolare interesse… Fissiamo bene tale giudizio perché le circostanze e l’ambiente politico-militare danno alla notizia, al suo presupposto implicito, all’eventuale inesattezza della fonte con tutte le domande che suscita, una particolare importanza: si tratta di un punto riguardante lo scontro nel sistema di comunicazione e nel tecnologismo tra Russia e Stati Uniti (blocco BAO), in connessione alla crisi ucraina e alle tensioni che suscita. L’incidente nella sua semplice descrizione è stato segnalato come una mossa deliberata della Russia per dimostrare la sua presenza e potenza nel Mar Nero, di fronte all’incursione di unità dell’US Navy nella zona, schierata per fare pressione sulla Russia nel contesto della crisi ucraina. (I russi sottolineano che alcune di tali unità avevano, hanno o possono violare la Convenzione di Montreux, che limita a due settimane la presenza di unità navali di Paesi che non hanno accesso al mare, oltre al divieto di unità pesanti, che non riguarda le unità statunitensi coinvolte come le fregate [secondo la terminologia francese, piuttosto che cacciatorpediniere]). L’incidente ha visto un aereo d’interdizione disarmato Sukhoj Su-24 sorvolare dimostrativamente la fregata USS Donald Cook, con diversi passaggi a bassissima quota, senza tuttavia mai generare una situazione di pericolo. Inoltre, questo tipo di azione era comune nella Guerra Fredda, come attività di codificazione de facto, di una parte all’altra, per comunicare l’affermazione del proprio potere: essere in guardia e controllare aree di sicurezza, eseguita dalla missione dell’unità in questione, di per sé una missione che anche noi chiameremmo “affermazione della comunicazione”. Inoltre, l’incidente Su-24-Donald Cook è stato ampiamente riportato, anche con un tono sensazionale che non sembra giustificato… Poi è apparsa un’informazione secondo cui il Su-24 ha effettivamente compiuto una dimostrazione tecnologica “operativa” di un sistema di guerra elettronica che avrebbe completamente accecato il sistema AEGIS del Donald Cook, potente sistema elettronico da difesa aerea, antiaerea e antimissile, che costituisce il nucleo della difesa antiaerea della flotta degli Stati Uniti. (Il sistema AEGIS è ancora più importante costituendo anche una parte notevole della grande rete di difesa antimissile che gli Stati Uniti sviluppano da diversi anni, ufficialmente contro l’Iran, ma che operativamente è evidentemente contro la Russia. Questa è l’importanza non solo militare, ma politica dell’AEGIS). Il sistema russo utilizzato è designato Khibinij. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook s’è diretto in un porto rumeno, a quanto pare per riparazioni e una fonte afferma che 27 membri dell’equipaggio si sono dimessi. La notizia è stata diffusa il 21 aprile 2014 sul sito della radio russa in indiano Indian.ruvr.ru. In particolare, dà voce a Pavel Zolotarev, vicedirettore dell’Istituto per Stati Uniti e Canada di Mosca (importante istituto russo che collabora con la leadership russa).
A quanto pare, tutti gli sforzi per riattivare l’”AEGIS” e fornire informazioni sull’obiettivo per la difesa, sono falliti. La reazione della Russia alla pressione militare degli Stati Uniti è stata profondamente calma, afferma il politologo russo Pavel Zolotarev: “La dimostrazione è stata abbastanza originale. Un bombardiere senza armi, ma con attrezzature per il disturbo radar, ha operato contro un cacciatorpediniere dotato di “AEGIS”, il sistema più moderno di difesa area e missilistica. Ma questo sistema di localizzazione mobile, in questo caso sulla nave, ha uno svantaggio significativo. Cioè, le capacità di tracciamento del bersaglio funzionano bene quando vi sono numerose navi di questo tipo che possono coordinarsi. In questo caso c’era solo un cacciatorpediniere, e apparentemente l’algoritmo del radar del sistema “Aegis” a bordo non ha funzionato sotto l’influenza del disturbo generato dal Su-24. Non era quindi solo una reazione nervosa al sorvolo del bombardiere russo, pratica comune durante la Guerra Fredda. La reazione degli statunitensi era dovuta al fatto che il maggior sistema moderno, in particolare la sua parte informatica e radar, non funzionò adeguatamente. Pertanto, c’è stata una reazione così nervosa all’episodio (…) Quali sono le possibili conseguenze dell’incidente provocato dagli Stati Uniti nel Mar Nero? Pavel Zolotarev prevede: “Penso che gli statunitensi in qualche modo rifletteranno su come migliorare il sistema “AEGIS”. Questo è un aspetto puramente militare. In termini politici, non vi è alcun rischio di simili dimostrazioni dall’altra parte. Questo è sufficiente. Nel frattempo, per gli statunitensi è un momento assai sgradevole. In generale, il sistema di difesa missilistico che dispiegano comporta enormi spese. Devono dimostrare ogni volta che è necessario stanziare fondi, allo stesso tempo, la componente terrestre dell’ABM è stata testata in condizioni ideali, dimostrando scarsa efficienza. Questo fatto viene nascosto dal Pentagono. La componente più moderna, il sistema navale “AEGIS”, ha mostrato le sue lacune nel caso in questione”.
Dopo aver citato Vineyard of the Saker avvertendo di questa notizia, riproduciamo la reazione di Saker, che sembra di una prudenza abbastanza neutra e giustificata, né positiva o negativa. Saker risponde così a un lettore anonimo (“l’alta tecnologia militare russa supera quella degli americani. Date un’occhiata a questo spettacolo di superiorità [...] Gli americani si sono bagnati i pantaloni”): “Ho sentito questa voce, ma devo ancora vederla confermata, anche indirettamente, da qualsiasi fonte credibile. Da ex-pioniere della guerra elettronica, posso dirvi che è difficile da credere, essendovi molta più potenza su una nave dell’USN che su un aereo russo, soprattutto a distanza ravvicinata. Non dico che non sia vero, solo che ho bisogno di altre conferme. Inoltre, la storia dei 27 marinai dell’USN dimessisi perché non vogliono morire, mi sembra falsa. Quindi, se avete altre fonti, fatemelo sapere”. Da parte nostra, facciamo diverse osservazioni relative alla notizia, il cui l’interesse speculativo e di comunicazione, senza pregiudizio per la sua realtà o falsità, ci sembra chiaro; anche le nostre osservazioni saranno generali, senza approfondire. Tuttavia, il primo punto è proprio tecnico. Il Su-24 è un vecchio aereo (del 1970) da penetrazione profonda e attacco al suolo. Il suo uso in una missione di “dimostrazione della comunicazione” è una scelta che potrebbe essere curiosa perché mostra un aereo superato impiegato in una dimostrazione che comporta l’affermazione del potere attraverso la comunicazione. A questo proposito, l’utilizzo di un potente Su-34 (sostituendo il Su-24), o di qualsiasi altro moderno caccia russo sarebbe stato più appropriato. Per contro, questa scelta rafforza la versione proposta dalla notizia citata. Si tratta di un’abitudine comune sviluppare aerei da combattimento nella versione per la guerra elettronica, che rimangono in servizio attivo molto più a lungo rispetto alle versioni da combattimento: l’USAF ha creato la versione da guerra elettronica EF-111A Raven del cacciabombardiere F-111 radiato alla fine degli anni ’70; e lo stesso EF-111A fu dismesso alla fine degli anni ’90, con una decisione che fu anche considerata un errore; l’US Navy ha sviluppato negli anni ’60 l’EA-6B Prowler, versione da guerra elettronica del caccia A-6: il caccia A-6 fu ritirato nei primi anni ’80, l’EA-6B è ancora presente, e comincia ad essere sostituito dall’EF-18G Growler. In ogni caso, questa notizia, o meglio detonatore di speculazioni sul gioco delle potenze nella crisi ucraina, si sposa perfettamente con la tendenza attuale, soprattutto riguardo la Russia contro gli Stati Uniti. Davanti agli Stati Uniti che intraprendono numerose missioni di proiezione in tutti i continenti e senza riguardo per sovranità e diritto internazionale; in ciò, soprattutto da un punto di vista operativo grazie alla potenza e sofisticazione tecnologica dei loro sistemi militari, la Russia ha una politica molto più cauta e non espansiva (la crisi ucraina in questo caso particolare colpisce direttamente la Russia e non rientra nella categoria della “spedizione”); svolge essenzialmente una politica di comunicazione soprattutto nella Difesa, per le sue presupposte capacità nella guerra elettronica e nei missili. Sappiamo dell’odissea non dell’S-300 (missile superficie-aria a lungo raggio), ma della reputazione dell’S-300 (e dei successori S-400 e S-500), spesso presentati come una sorta di “arma assoluta” della difesa aerea, con speculazioni circa la sua consegna a Iran e Siria; questa “Odissea” è meno operativa e più politica, e chiaramente coinvolge le tattiche del sistema di comunicazione. La questione dell’S-300 ha indubbiamente influenzato, ad esempio, le relazioni politiche tra Russia e Israele, più che le relazioni della Russia con i Paesi indicati quali possibili acquirenti del sistema.
Nel caso del Su-24 contro l’USS Donald Cook, versioni intermedie dell’incidente sono possibili tra la piena accettazione della versione proposta e la completa negazione, ed è probabile che sarà grande oggetto di discussioni informali, senza pregiudicare la verità di questa situazione. Il Su-24 ha potuto compiere una dimostrazione parziale di alcune funzionalità contro il sistema AEGIS, il cui effetto sarebbe d’indurre un dubbio estremamente dannoso negli Stati Uniti (nell’US Navy), sulle capacità operative del sistema AEGIS. La famosa nebbia di guerra non è mai più densa che in tali questioni di dimostrazione di capacità, di cui non è noto se siano piene o parziali, con l’introduzione del dubbio in un campo (la guerra elettronica) dove la certezza dell’efficacia (o inefficienza) è molto più importante che in altri campi militari. E’ lì che passa il tecnologismo avanzato, quando comincia a essere contro-produttivo: per giudicarne l’efficacia, quindi la fiducia assegnatagli e la strategia da essa determinata, sempre più spesso si deve avere una certezza al 100% che le capacità corrispondano ai dati teorici; qualsiasi riduzione di questa percentuale sconvolgerebbe completamente le proposizioni che si basano su di essa. La guerra postmoderna, che in teoria consegna il trionfo quasi senza combattere, è un formidabile “tutto o niente” che non abbiamo finito di conoscere a nostre spese. Ma è in definitiva un riflesso del sistema in generale, e della sua dinamica superpotenza-distruzione. C’è un’altra estensione possibile, se non probabile, considerando soprattutto che il caso tende a minare uno dei tre pilastri fondamentali dello status di potenza dell’US Navy nello Stato della Sicurezza Nazionale vigente a Washington. Questi tre pilastri, che in realtà hanno una rilevanza politico-militare statutaria, sono la forza di proiezione di potenza (portaerei), la forza nucleare strategica (sottomarini lanciamissili balistici e d’attacco) e il sistema AEGIS perché fornisce alla flotta di superficie tutta la potenza e un ruolo nel sistema generale di sicurezza nazionale, in particolare presso la rete antimissile globale. La valutazione generale dell’US Navy presso le altre armi, agenzie d’intelligence, i diversi poteri politico-militari dell’americanismo è che l’US Navy deve proteggere gli artigli di questi tre pilastri. Perciò, l’insieme degli AEGIS di cui è dotata la flotta, è un elemento essenziale del suo potere nella burocrazia del sistema americanista, così i suoi status, bilancio, peso nel processo decisionale, ecc. Pertanto, e considerando il clima di forte concorrenza, sospetti, ecc. tra i diversi centri di potere, l’incidente del Su-24 contro l‘USS Donald Cook può essere considerato, a seconda della versione che offre l’US Navy, un elemento che alimenta i sospetti contro di essa. Tuttavia dobbiamo fare attenzione nel valutare questa notizia, come raccomandato da Saker, mentre i nostromi della burocrazia di Washington s’avviano con tutta cautela a suggerire che la Marina degli Stati Uniti potrebbe nascondere qualche elemento dell’incidente, come una particolare osservazione sulla capacità dell’AEGIS, ecc. La nebbia di guerra nella guerra della comunicazione, a volte e spesso, è più densa a Washington, tra i diversi centri di potere che beneficiano dell’esaurimento di un potere centrale completamente scoperto, che tra “partner” internazionali che sembrano sempre più dei nemici.

s_miroshnichenko_su-24mr_24_1280Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA inventano frottole per “istigare” gli alleati della NATO

Valentin Vasilescu Reseau International, 22 aprile 2014

Opération HarmattanIl generale statunitense Philip Breedlove ha messo a disposizione dell’Associated Press una serie di foto satellitari scattate tra il 22 marzo 27 e il 2 aprile 2014, in cui appaiono aerei militari, elicotteri d’attacco, artiglieria e paracadutisti schierati sul confine tra Ucraina e Russia. Le foto mostrano delle basi militari nel sud della Russia, ad est del confine con l’Ucraina, presso Kuzminkij, Belgorod, Ejsk e Novocherkassk, ad est del Mare d’Azov. Philip Breedlove disse che si trattava dello schieramento di una grande forza d’attacco di circa 40000 soldati russi e notava che questo dispiegamento sarebbe potuto entrare rapidamente in profondità nell’Ucraina. Il portavoce dello Stato Maggiore dell’esercito russo ha smentito le date indicate dalla NATO per tali immagini,  indicando che furono scattate otto mesi prima della data indicata, il 19-22 agosto 2013, durante un’esercitazione della difesa aerea e delle truppe aviotrasportate degli eserciti della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Ecco perché nelle immagini di Breedlove mancavano carri armati, veicoli da combattimento per la fanteria e veicoli gittaponti, essenziali per ogni operazione offensiva che debba forzare diversi corsi acqua. L’ufficiale chiarisce che alle esercitazioni parteciparono le truppe ucraine. S’è detto sorpreso dal fatto che il generale statunitense non dicesse nulla dei Mirage F1 del reggimento francese Normandie-Niemen che appaiono nelle foto, poiché partecipò a quelle esercitazioni congiunte.
Due settimane fa, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha parlato del concentramento di 100000 soldati russi, accusando la Russia dell’escalation della crisi e chiedendo teatralmente al Presidente Putin di por termine all’ammassamento di truppe e d’impegnarsi in un vero dialogo. Quale sarebbe stata la reazione degli Stati Uniti in una situazione di reale minaccia  dall’esercito russo? Il dispiegamento massiccio e rapido delle forze aeroportate pronte ad intervenire immediatamente sul teatro. È successo qualcosa di simile? Sono gli interessi degli azionisti del complesso militare-industriale statunitense, che sono anche proprietari dei media, ad inventare un pericolo imminente? La Russia è un bersaglio o un partner? Una risposta potrebbe risiedere nel fatto che l’ammiraglia Carmen Melendez Rivas, ministra della Difesa del Venezuela, ha ordinato 12 nuovi aerei Su-30MKV e 24 Su-35S, oltre ai 24 Su-30MK2 ricevuti nel 2009 dalla Russia, o i 12 aerei Su-30MK2 per i quali il Vietnam deve pagare 450 milioni dollari e che riceverà alla fine del 2014. Pur mantenendo la stessa linea del segretario generale della NATO, il generale Breedlove arrivò con le sue foto, probabilmente facendo ridere il suo amico, il Generale Sergej Shojgu, che poteva dire in modo convincente che le truppe statunitensi potrebbero presto essere schierate in Europa per “tranquillizzare” gli alleati. Per coloro che l’hanno dimenticato, ricordo che il motto del complesso militare-industriale degli Stati Uniti è: nulla si distrugge, tutto si trasforma… in denaro, e una campagna mediatica è stata organizzata dagli alleati della NATO in Europa, diffusa  immediatamente in Romania. Con Tito Corlatean, la Romania ha abboccato subito chiedendo il rafforzamento delle forze NATO nel Paese. Solo che gli Stati Uniti hanno ricordato che i costi  saranno a carico dei romeni: del 2% del PIL per la Difesa promesso negli ultimi anni, solo la metà è stata assegnata. Così la Romania si sbrighi.
Qual è il vero problema dietro tutto ciò? Nel 2014-2017 più di 500 aerei da combattimento dall’esercito degli Stati Uniti, con un alto grado di usura e a fine operatività, saranno radiati. Se i tipi più moderni e costosi di armamenti degli Stati Uniti, come l’aereo “invisibile” F-35, il loro “campione” planetario, sono sulla lista d’attesa fino al 2020, i membri della terza zona regionale della NATO, in Europa orientale, saranno incoraggiati a correre a comprarsi i rottami dell’US Army.  Ad esempio, gli statunitensi venderanno 12 F-16 portoghesi, vecchi di 30 anni, alla Romania all’85% del prezzo di quelli nuovi, per la paura dei russi. Solo per il 2014-2015 ancor meno caccia F-15C saranno disponibili nell’esercito degli Stati Uniti. Sono più attraenti i quasi 100 aerei da attacco al suolo A-10, rispetto agli aerei MiG-21 rumeni, e che hanno partecipato alle due guerre del Golfo. Resta da vedere se troveranno clienti per tali mezzi, così come per 20 aeromobili da trasporto C-130H e 10 C-17, usati fino alla “fine” nelle campagne in Iraq e Afghanistan su piste non asfaltate.  Soprattutto i nuovi arrivati della NATO hanno preso Hercules di seconda mano, una condizione per l’adesione all’alleanza. La Romania ne ha comprato quattro, due (prodotti nel 1959 e 1963) sono stati utilizzati come pezzi di ricambio per gli altri. Non sorprende nessuno che Romania, Bulgaria, Polonia, Ucraina e Moldova siano arrivate alla conclusione che per il controllo dello spazio tra Mar Nero, Mar Caspio, Mediterraneo e Oceano Glaciale Artico, sarebbe utile avere 4-5 dei 24-36 aerei Lockheed U-2 Dragon Lady radiati dall’arsenale dell’esercito degli Stati Uniti. L’U-2 è un ricognitore strategico subsonico realizzato nel 1957-1968 (contemporaneo del MiG-15), originariamente utilizzato dalla CIA e dai piloti taiwanesi nel 1960-1974 e, successivamente, dall’US Air Force. L’U-2 vola a 21000 m di quota alla velocità di crociera di 690 Km/h, ed ha un’autonomia massima di 10300 km o di 14 ore. Le sue fotografie ad alta risoluzione e le mappe digitali del Radar interessano solo un beneficiario, potendo essere automaticamente trasmesse via satellite, tramite una collegamento segreto, ai centri di comando dell’US Army.

Forces_StructureValentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama, Erdogan, i ribelli siriani e la linea rossa

Seymour M. Hersh Global Research, 8 aprile 2014
obamaerdNel 2011, Barack Obama decise l’intervento militare alleato in Libia senza consultare il Congresso. Ad agosto, dopo l’attacco con il gas sarin su Ghuta, sobborgo di Damasco, era pronto a lanciare una nuova compagnia aerea alleata, questa volta per punire il governo siriano per aver attraversato la “linea rossa” che aveva tracciato nel 2012 sull’uso di armi chimiche. Poi, due giorni prima degli attacchi annunciò che avrebbe cercato l’approvazione del Congresso. L’attacco fu rinviato mentre il Congresso si preparava per le audizioni, solo per essere annullate quando Obama accettò l’offerta di Assad di cedere l’arsenale chimico a seguito di un accordo negoziato dalla Russia. Perché Obama ritardò e poi mollò l’attacco alla Siria quando non esitò in Libia? La risposta è nello scontro tra coloro che nell’amministrazione erano determinati a far rispettare la linea rossa e i capi militari che pensavano che una guerra fosse ingiustificata e potenzialmente disastrosa. Il motivo del ripensamento di Obama si trova a Porton Down, un laboratorio della difesa nel Wiltshire. I servizi segreti inglesi avevano ricevuto un campione del gas sarin usato dell’attacco del 21 agosto e le analisi dimostrarono che il gas utilizzato non corrispondeva a quello dell’arsenale chimico dell’esercito siriano. Venne rapidamente detto ai capi di Stato maggiore degli Stati Uniti che le le accuse contro la Siria non avrebbero retto. La relazione dal Regno Unito confermava i dubbi del Pentagono; i capi di stato maggiore già si preparavano a mettere in guardia Obama sui piani d’attacco su larga scala, con bombardamenti e missile sulle infrastrutture in Siria, che avrebbero causato una grande guerra in Medio Oriente. Perciò, gli ufficiali statunitensi avvertirono all’ultimo minuto il Presidente del loro avviso, infine portand alla cancellazione dell’attacco. Per mesi ci fu grande preoccupazione tra i militari e i capi della comunità d’intelligence, sul ruolo svolto nella guerra dai vicini della Siria, in particolare dalla Turchia. Il primo ministro Recep Erdogan era noto per il suo sostegno ad al-Nusra, una fazione jihadista della ribellione, e ad altri gruppi di insorti islamisti.  “Sapevamo che c’erano alcuni, nel governo turco“, ha detto un ex-alto ufficiale dell’intelligence statunitense, che ha accesso ai documenti, “che credevano di poter agguantare per le palle Assad coinvolgendolo nell’uso del gas sarin in Siria, costringendo Obama a rispondere“. I Capi di Stato Maggiore sapevano anche che le accuse dell’amministrazione Obama, secondo cui solo l’esercito siriano aveva accesso al sarin, erano false. I servizi d’intelligence statunitensi e inglesi sapevano fin dalla primavera 2013 che certe unità ribelli in Siria avevano prodotto armi chimiche. Il 20 giugno, gli analisti della Defense Intelligence Agency (DIA – servizi d’intelligence delle forze armate statunitensi) pubblicarono un rapporto di cinque pagine, altamente classificato, sui “punti discussi” in una riunione informativa del vicedirettore della DIA, David Shedd, secondo cui al-Nusra aveva prodotto del sarin: il suo programma, dice il rapporto, erano “sforzi più avanzati della cospirazione sul sarin di al-Qaida, già prima del 9/11“. (Secondo un consulente del dipartimento della Difesa, l’intelligence statunitense da tempo sapeva che al-Qaida aveva sperimentato armi chimiche, ed è in possesso di un video di tali esperimenti sui cani). Il documento della DIA continua: “Finora, l’attenzione dei servizi d’intelligence s’è concentrata quasi esclusivamente sulle armi chimiche siriane; ora vediamo che al-Nusra tenta di fabbricare le stesse armi… la relativamente grande libertà di manovra di al-Nusra in Siria ci porta a credere che il gruppo creerà difficoltà in futuro“. Il documento cita numerose informazioni classificate di molte organizzazioni. “Con l’intermediazione turca e saudita“, dice, “ha tentato di avere decine di chili di componenti per il sarin, probabilmente per avviarne la produzione su vasta scala in Siria“. (Alla domanda sul documento DIA, un portavoce del direttore della National Intelligence dichiarava: “Nessun rapporto è mai stato richiesto o prodotto dagli analisti dell’intelligence“).
A maggio, più di dieci membri del Fronte al-Nusra furono arrestati nel sud della Turchia, per quello che la polizia locale riferì alla stampa essere due chili di sarin. Nell’accusa di 130 pagine, il gruppo fu accusato di cercare di comprare detonatori, tubi per mortai e prodotti chimici per il sarin. Cinque degli arrestati furono rilasciati dopo una breve detenzione. Gli altri, tra cui il capo Haytham Qasab, per il quale il pubblico ministero chiese una pena di 25 anni, furono rilasciati in attesa di giudizio. Nel frattempo, la stampa turca diffuse la speculazione secondo cui l’amministrazione Erdogan avesse occultato la propria complicità con i ribelli. In una conferenza stampa della scorsa estate, Aydin Sezgin, ambasciatore della Turchia a Mosca, minimizzava gli arresti e disse ai giornalisti che il “sarin” fornito era semplicemente “antigelo”. Il documento della DIA dice che gli arresti sono la prova che al-Nusra aveva accesso alle armi chimiche. Dice che Qasab s’era “auto-identificato” come membro di al-Nusra direttamente correlato ad Abd al-Ghani, “l’emiro del Fronte addetto alla produzione militare.” Qasab e il suo partner Usta Qalid lavoravano con Halit Unalkaya, dipendente della società turca Zirve Export, che fornì i “preventivi per grosse quantità di componenti del sarin“. Il piano di Abd al-Ghani era che i due soci “perfezionassero la produzione del sarin, per poi recarsi in Siria ad addestrare altri nella produzione su larga scala, in un laboratorio non identificato in Siria”. Il documento della DIA afferma che uno dei suoi agenti aveva comprato un componente sul “mercato dei prodotti chimici di Baghdad“, “presidendo ad almeno sette tentativi di produrre armi chimiche, dal 2004“. Una serie di attacchi con armi chimiche, a marzo e aprile 2013, venne studiato nel mese successivo da una speciale missione delle Nazioni Unite in Siria. Una persona con conoscenza specifica delle attività delle Nazioni Unite in Siria, mi ha detto che c’erano prove che collegano l’opposizione siriana al primo attacco con il gas del 19 marzo a Qan Al-Asal, un villaggio nei pressi di Aleppo. Nella sua relazione finale di dicembre, la missione affermò che almeno 19 civili e un soldato siriano furono uccisi e decine feriti. La missione non era autorizzata ad indicare il responsabile dell’attacco, ma la persona a conoscenza delle attività delle Nazioni Unite mi ha detto: “Gli investigatori hanno intervistato le persone presenti, compresi i medici che curarono le vittime. Era chiaro che furono i ribelli ad usare il gas. L’informazione non fu resa pubblica perché nessuno avrebbe ascoltato“. Nei mesi precedenti gli attentati, mi ha detto un ex-alto funzionario del dipartimento della Difesa, la DIA diffuse un rapporto classificato, noto come SYRUP, su tutte le informazioni relative al conflitto siriano, tra cui le armi chimiche. Ma in primavera, la distribuzione di una parte del rapporto sulle armi chimiche fu gravemente ridotta su ordine di Denis McDonough, capo dello staff della Casa Bianca. “C’era qualcosa che innescò il nervosismo di McDonough“, ha detto l’ex-funzionario del ministero della Difesa. “A un certo punto, divenne un’enormità e poi, dopo gli attacchi con il sarin di marzo e aprile, schioccò le dita e puf, tutto finì“.  La decisione di limitare la distribuzione del rapporto fu presa mentre i capi di Stato Maggiore ordinavano la pianificazione dettagliata ed urgente della possibile invasione via terra della Siria, con l’obiettivo principale di eliminare le armi chimiche. L’ex funzionario dell’intelligence ha detto che molti della sicurezza nazionale degli Stati Uniti furono a lungo turbati dalla linea rossa del presidente: “I Joint Chiefs of Staff chiesero alla Casa Bianca “Cos’è la linea rossa? Che significa in termini militari? Truppe di terra? Attacchi massicci? Attacchi limitati?” Assegnarono uno studio all’intelligence militare su come attuare le minacce. Non seppero altro delle intenzioni del presidente“.
All’indomani dell’attacco del 21 agosto, Obama ordinò al Pentagono di redigere un elenco degli obiettivi da bombardare. All’inizio, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, “la Casa Bianca respinse 35 elenchi forniti dai Capi di Stato Maggiore, per il fatto che non erano sufficientemente “dolorosi” per il regime di Assad”. Gli obiettivi iniziali includevano solo siti militari e non infrastrutture civili. Sotto la pressione della Casa Bianca, il piano di attacco degli Stati Uniti divenne una “mostruosità” e due flotte di bombardieri B-52 furono trasferite in basi aeree vicine alla Siria e sottomarini e navi armati di missili Tomahawk furono schierati. “Ogni giorno, l’elenco degli obiettivi si allungava“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “I pianificatori del Pentagono dissero che non potevamo usare solo i Tomahawk per colpire i siti missilistici in Siria, perché le strutture erano troppo profonde, perciò i B-52 ebbero tale missione venendo dotati di bombe da una tonnellata. In secondo luogo, c’era bisogno di squadre di soccorso per recuperare i piloti abbattuti e di droni per gli obiettivi selezionati. Divenne una cosa enorme“. Il nuovo elenco dei bersagli fu progettato per “sradicare totalmente la capacità militare di Assad“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. L’elenco dei principali obiettivi includeva le reti elettriche ad alta tensione, giacimenti di petrolio e gas, tutti i depositi logistici e di armi, i posti di comando e di controllo, e tutti gli edifici militari e dell’intelligence noti. Gran Bretagna e Francia avrebbero svolto un ruolo. Il 29 agosto, giorno in cui il Parlamento (inglese) votò contro la proposta di Cameron di aderire all’attacco, The Guardian riferì  che Cameron aveva già ordinato il dispiegamento di sei caccia Typhoon a Cipro, e inviò un sottomarino in grado di lanciare missili Tomahawk. L’aviazione francese, attore chiave durante l’attacco del 2011 alla Libia, venne profondamente impegnata, secondo un articolo di Le Nouvel Observateur; François Hollande aveva ordinato a diversi caccia-bombardieri Rafale di partecipare all’attacco statunitense. I loro obiettivi furono localizzati nella Siria occidentale. A fine agosto, il presidente diede ai Capi di Stato Maggiore un termine per l’inizio delle operazioni. “L’ora zero doveva andare non oltre la mattina del 2 settembre, per un attacco massiccio volto a neutralizzare Assad“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. Quindi, fu per molti una sorpresa  quando in un discorso alla Casa Bianca nel Giardino delle Rose, il 31 agosto, Obama dichiarò che l’attacco veniva respinto e che si rivolgeva al Congresso per un voto. A questo punto, la supposizione di Obama secondo cui solo l’esercito siriano poteva usare il sarin, si disintegrò. Pochi giorni dopo l’attacco del 21 agosto, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, gli ufficiali dei servizi segreti militari russi aveva recuperato dei campioni dell’agente chimico di Ghuta. L’analizzarono e l’inviarono al servizio d’intelligence militare inglese; era il materiale inviato a Porton Down. (Un portavoce di Porton Down disse: “La maggior parte dei campioni analizzati nel Regno Unito risultò l’agente nervino sarin“, l’MI6 disse di non commentare gli affari dell’intelligence). L’ex funzionario dell’intelligence ha detto che il russo che diede il campione era “una fonte affidabile. Una persona che aveva accesso, conoscenze e fiducia”  Dopo la prima notizia sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, lo scorso anno, le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti e degli alleati “tentarono di scoprire cosa fosse stato utilizzato e la sua origine“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “Usiamo i dati scambiati nel quadro della Convenzione sulle armi chimiche. La procedura della DIA è conoscere la composizione di ogni arma chimica di produzione sovietica. Ma non sapevamo che tipo di scorte avesse l’arsenale siriano. Nei giorni che seguirono l’incidente di Damasco, abbiamo chiesto a una fonte del governo siriano di darci un elenco delle scorte di proprietà del governo. Ecco perché siamo arrivati così rapidamente alla conclusione“. La procedura non operò così a primavera, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, perché gli studi dei servizi d’intelligence occidentali “non furono conclusivi sul tipo di gas utilizzato. La parola “sarin” non fu pronunciata. Ci fu molta discussione su ciò, ma dato che nessuno poteva decidere la natura del gas, non potemmo dire che Assad aveva attraversato la linea rossa del presidente“. Il 21 agosto, secondo l’ex-capo dell’intelligence, “l’opposizione siriana aveva chiaramente appreso la lezione e annunciò che il “sarin” dell’esercito siriano era stato utilizzato prima delle analisi, e la stampa e la Casa Bianca colsero al volo l’occasione. Per cui il sarin “doveva essere stato usato da Assad“. I militari del Regno Unito che trasmisero i risultati di Porton Down ai Capi di Stato Maggiore degli Stati Uniti inviarono un messaggio agli statunitensi, ha detto l’ex-ufficiale dell’intelligence: “Ve lo faremo avere” (ciò dà senso al messaggio laconico di fine agosto di un agente della CIA: “Non è opera del regime, Regno Unito e Stati Uniti lo sanno“). Si era a un paio di giorni dall’assalto e aerei, navi e sottomarini statunitensi, inglesi e francesi erano pronti.
Il responsabile per la pianificazione e l’esecuzione dell’attacco era il Generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff. Fin dall’inizio della crisi, ha detto l’ex funzionario dell’intelligence, i Capi di Stato Maggiore erano scettici sugli argomenti addotti dall’amministrazione per sostenere la colpevolezza di Assad. Esortarono DIA e altre agenzie a fornire  dati più conclusivi. “Pensarono che fosse impossibile che la Siria utilizzasse il gas in quella fase, perché Assad stava vincendo la guerra“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. Dempsey aveva fatto arrabbiare molte persone nell’amministrazione Obama durante l’estate, e avvertì ripetutamente il Congresso sul pericolo del coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Siria. Lo scorso aprile, dopo una valutazione ottimistica dei progressi dei ribelli da parte del segretario di Stato John Kerry, davanti alla Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti, Dempsey disse alla Commissione Forze Armate del Senato che “è possibile che questo conflitto sia entrato in una fase di stallo”. L’ex-funzionario dell’intelligence ha detto che la prima idea di Dempsey dopo il 21 agosto, fu che l’attacco degli Stati Uniti alla Siria, nel caso in cui il governo di Assad fosse responsabile dell’attacco con il sarin, sarebbe stato un errore militare. La relazione di Porton Down spinse il Joint Chiefs of Staff a confidare al presidente la preoccupazione ancora più grave che il desiderio dell’attacco della Casa Bianca costituisse un atto di aggressione ingiustificata. Così i capi di Stato Maggiore fecero cambiare rotta ad Obama. La spiegazione ufficiale della Casa Bianca sul voltafaccia, secondo i media, fu che il presidente durante una passeggiata nel Giardino delle Rose con Denis McDonough, suo capo dello staff, improvvisamente decidesse di chiedere l’approvazione da un Congresso profondamente diviso, con cui era in conflitto da anni. L’ex-capo del dipartimento della Difesa ha detto che la Casa Bianca diede una spiegazione diversa ai membri della leadership civile del Pentagono: l’attacco era stato annullato a causa di informazioni secondo cui, in caso di attacco, “il Medio Oriente sarebbe andato in fumo“. La decisione del presidente di rivolgersi al Congresso fu inizialmente considerata dai vertici dalla Casa Bianca, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, un recupero della tattica di George W. Bush nell’autunno del 2002, prima dell’invasione dell’Iraq: “Quando apparve chiaro che non c’erano ADM (armi di distruzione di massa) in Iraq, il Congresso, che aveva approvato la guerra in Iraq, e la Casa Bianca, condivisero le responsabilità invocando ripetutamente la disinformazione. Se l’attuale Congresso avesse votato a favore dell’attacco, la Casa Bianca poteva ancora vincere su due tavoli, colpendo la Siria con un attacco massiccio e confermando l’impegno della linea rossa del presidente, mentre poteva condividerne la colpa con il Congresso se si fosse scoperto che l’esercito siriano non era responsabile dell’attacco“. L’inversione fu una sorpresa anche per i capi democratici del Congresso. A settembre, il Wall Street Journal riportò che tre giorni prima del suo discorso al Giardino delle Rose, Obama telefonò a Nancy Pelosi, capo democratico alla Camera dei Rappresentanti, “per discutere le varie opzioni“. Poi disse ai colleghi, secondo il giornale, che non chiese al presidente di presentare un voto sul bombardamento al Congresso. La manovra di Obama per avere l’approvazione del Congresso entrò rapidamente in stallo. “Al Congresso non sarebbe passato“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “Il Congresso indicò che, contrariamente all’autorizzazione della guerra in Iraq, ci sarebbero state ampie udienze. In quel momento c’era un senso di disperazione alla Casa Bianca“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “E improvvisamente apparve il piano B. Si annullavano gli attacchi ad Assad se accettava di firmare unilateralmente il trattato sulle armi chimiche e di distruggere tutte le armi chimiche sotto il controllo delle Nazioni Unite“. Nel corso di una conferenza stampa a Londra, il 9 settembre, Kerry parlava ancora d’intervento: “il rischio di non agire è maggiore del rischio di agire“. Ma quando un giornalista gli chiese se c’era qualcosa che Assad poteva fare per fermare i bombardamenti, Kerry disse: “Certo. Potrebbe cedere tutte le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la prossima settimana… Ma lui non intende farlo, non può farlo ovviamente“. Secondo il New York Times del giorno dopo, l’accordo negoziato dai russi apparso subito dopo, era già stato negoziato da Obama e Putin nell’estate 2012. Anche se erano stati esclusi i piani d’attacco, l’amministrazione non cambiò la tesi ufficiale per giustificare la guerra. “A quel punto non c’è alcuna tolleranza per gli errori“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence, parlando dei vertici della Casa Bianca. “Non potevano permettersi di dire: “Abbiamo sbagliato”.” (Il portavoce del DNI  dichiarò: “E’ solo il regime di Assad responsabile dell’attacco chimico del 21 agosto”).
L’estensione della cooperazione degli Stati Uniti con Turchia, Arabia Saudita e Qatar nel sostenere l’opposizione dei ribelli in Siria, è ancora da scoprire. L’amministrazione Obama non ha mai ammesso pubblicamente il suo ruolo nella creazione di ciò che la CIA definisce “linea dei ratti: linea di esfiltrazione/infiltrazione” clandestina in Siria. La “linea dei ratti” autorizzata nei primi mesi del 2012 fu utilizzata per inviare all’opposizione armi e munizioni dalla Libia alla Siria passando dal sud della Turchia. Molti di quelli che in Siria ricevettero le armi erano jihadisti, alcuni affiliati ad al-Qaida. (Il portavoce della DNI ha detto: “L’idea che gli Stati Uniti diano a chiunque le armi della Libia è falsa“). A gennaio, il comitato per l’intelligence del Senato degli Stati Uniti pubblicò un rapporto sull’attacco del settembre 2012 di una milizia locale contro il Consolato degli Stati Uniti e il centro clandestino della la CIA di Bengasi, che provocò la morte dell’ambasciatore Christopher Stevens e di altri tre. Le critiche nella relazione al dipartimento di Stato erano che non avesse fornito adeguata protezione al consolato e che i servizi segreti non avevano allertato l’esercito degli Stati Uniti sulla presenza dell’avamposto della CIA nella regione. Ciò fece sensazione e creò animosità a Washington, con i repubblicani che accusavano Obama e Hillary Clinton di cercare di coprirlo. Un allegato altamente classificato alla relazione, mai reso pubblico, descrive l’accordo segreto d’inizio 2012 tra Obama e il governo Erdogan sulla “linea dei ratti”. Secondo i termini dell’accordo, il finanziamento proveniva da Turchia, Arabia Saudita e Qatar; la CIA, con il sostegno dell’MI6 inglese, era responsabile dell’invio di armi dall’arsenale di Gheddafi alla Siria. Un certo numero di società di copertura fu creato in Libia, alcuni sotto la copertura di enti australiani. Gli ex-militari statunitensi, spesso ignari su chi fosse il loro vero datore di lavoro, furono assunti per gestire approvvigionamento e trasporto. L’operazione era guidata da David Petraeus, il direttore della CIA che presto si sarebbe dimesso dopo la rivelazione della sua relazione con l’autrice della sua biografia. (Un portavoce di Petraeus ha negato l’esistenza di tali operazioni). L’accordo non fu comunicato alle commissioni sull’intelligence e ai capi del Congresso, in violazione delle leggi dal 1970. Il coinvolgimento dell’MI6 permise alla CIA di evitare la legge classificando la missione come operazione di collegamento. L’ex-agente dell’intelligence mi ha detto che per anni fu riconosciuta una legge che consente alla CIA di non dichiarare le proprie operazioni di collegamento al Congresso (Tutte le operazioni segrete della CIA devono essere descritte sui documenti e approvate dai vertici del Congresso). La diffusione delle dichiarazioni fu limitata agli assistenti che prepararono la relazione e agli otto massimi dirigenti del Congresso, i capi democratici e repubblicani della Camera dei Rappresentanti e del Senato, e i capi democratici e repubblicani delle commissioni sull’intelligence di Camera e Senato. Questa misura non può essere considerata una volontà di controllo, dato che questi otto capi in realtà non hanno l’abitudine di porre domande o discutere le informazioni segrete che ricevono. L’allegato non dice nulla di ciò che successe a Bengasi prima dell’attacco, e non spiega perché il consolato degli Stati Uniti fu attaccato. “L’unica missione del Consolato era fornire la copertura per l’invio delle armi“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence che lesse il programma. “Non ebbe alcun reale ruolo politico“. Dopo l’attacco al consolato, Washington interruppe bruscamente la partecipazione della CIA nel trasferimento di armi dalla Libia, ma la “linea dei ratti” fu mantenuta. “Gli Stati Uniti non controllavano più ciò che i turchi inviavano ai jihadisti“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. In poche settimane, non meno di quaranta lanciamissili portatili antiaerei, comunemente chiamati MANPADS, finirono nelle mani dei ribelli siriani. Il 28 novembre 2012, Joby Warrick del Washington Post riferì che i ribelli vicini ad Aleppo usarono il giorno prima, quasi certamente, un Manpad per abbattere un elicottero da trasporto siriano. “L’amministrazione Obama“, ha scritto Warrick, “si era sempre rifiutata di armare le forze di opposizione siriane con tali missili, avvertendo che queste armi potrebbero cadere nelle mani dei terroristi ed essere utilizzate per abbattere aerei civili“. Due agenti dell’intelligence in Medio Oriente indicarono il Qatar come fonte, e un ex-analista dell’intelligence negli Stati Uniti ipotizzò che i MANPADS potrebbero essere recuperati dagli avamposti militari siriani investiti dai ribelli. Non c’era alcuna indicazione che il possesso di MANPADS dei ribelli fosse l’involontaria conseguenza del programma illegale degli Stati Uniti, poi sfuggito al controllo.
Alla fine del 2012, l’opinione generale dominante nella comunità d’intelligence degli Stati Uniti era che i ribelli stavano perdendo la guerra. “Erdogan era arrabbiato“, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, “e si sentì abbandonato come un vecchio calzino. Aveva speso il suo denaro e vide la rottura come un tradimento“. Nella primavera del 2013, l’intelligence degli Stati Uniti apprese che il governo turco, attraverso elementi del MIT, l’agenzia di intelligence nazionale, e la gendarmeria, organizzazione per la repressione militare, lavoravano direttamente con al-Nusra e i suoi alleati per produrre armi chimiche. “Il MIT aveva legami politici con i capi dei ribelli, e la gendarmeria forniva logistica, consulenza e addestramento militare, anche per la guerra chimica“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Il rafforzamento del ruolo della Turchia nella primavera del 2013 fu visto come una soluzione ai problemi. Erdogan sapeva che se fermava il sostegno ai jihadisti, sarebbe finito. I sauditi non potevano sostenere la guerra a causa dei problemi logistici, la distanza e la difficoltà d’inviare armi. La speranza di Erdogan era creare un evento che permettesse agli Stati Uniti di attraversare la linea rossa. Ma Obama non rispose a marzo e aprile“. Non c’era alcun segno di discordia pubblica quando Erdogan e Obama s’incontrarono il 16 maggio 2013 alla Casa Bianca. Nel corso della conferenza stampa seguente, Obama disse di aver convenuto che Assad “deve andarsene”. Alla domanda se pensava che la Siria avesse varcato la linea, Obama riconobbe che non vi era la prova che fossero state utilizzate tali armi, ma aggiunse “è importante avere informazioni più precise su quanto accade esattamente”. La linea rossa era ancora intonsa. Un esperto di politica estera statunitense, che incontra regolarmente funzionari di Washington e Ankara, mi ha parlato di una cena di lavoro ospitata da Obama per Erdogan, durante la sua visita di maggio. Il pasto fu dominato dall’insistenza dei turchi secondo cui  la Siria aveva attraversato la linea e dalla loro richiesta d’intervenire verso cui Obama era riluttante. Obama era accompagnato da John Kerry e Tom Donilon, consigliere per la sicurezza nazionale uscente. Erdogan fu raggiunto da Ahmet Davutoglu, ministro degli Esteri della Turchia e da Hakan Fidan a capo del MIT. Fidan è noto essere un prossimo di Erdogan e un regolare finanziatore dell’opposizione dei ribelli radicali in Siria. L’esperto di politica estera mi ha detto che la relazione su questa riunione fu fatta da Donilon. (Fu poi confermato da un ex-funzionario statunitense, che l’aveva appreso da un alto diplomatico turco). Secondo l’esperto, Erdogan chiese una riunione per dimostrare a Obama che la linea rossa era stata attraversata, e s’era portato Fidan per perorare tale causa. Quando Erdogan cercò di far condurre la conversazione a Fidan, appena iniziò Obama lo fermò dicendo: “Sappiamo“. Erdogan provò una seconda volta a condurre la conversazione a Fidan e Obama ancora tagliò corto dicendo: “Lo sappiamo“. A questo punto, Erdogan esasperato disse: “Ma la tua linea rossa è stata superata!” E mi ha detto l’esperto, “secondo Donilon, Erdogan agitò il dito medio al Presidente, alla Casa Bianca”. Obama puntò il suo di dito su Fidan e disse: “Sappiamo cosa fate con gli estremisti in Siria“. (Donilon, che entrò al Council on Foreign Relations a luglio, non ha risposto alle nostre domande su questa storia. Il ministero degli Esteri turco non ha risposto alle domande sulla cena. Un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale ha confermato che la cena ha avuto luogo e mi diede una foto che mostra Obama, Kerry, Donilon, Erdogan, Davutoglu e Fidan seduti intorno a un tavolo. “Oltre a ciò“, disse, “Non voglio dirvi i dettagli della discussione“). Ma Erdogan non se ne andò a mani vuote. Obama acconsentì ancora alla Turchia di continuare a sfruttare la vulnerabilità di un decreto presidenziale che vietava l’esportazione di oro in Iran, una delle sanzioni degli Stati Uniti contro quel Paese. Nel marzo 2012, in risposta alle sanzioni contro le banche iraniane dell’UE, il sistema di pagamento elettronico SWIFT, che facilita i pagamenti transfrontalieri, espulse decine di istituti finanziari iraniani, limitando gravemente il Paese nel commercio internazionale. Gli Stati Uniti le perpetuarono con un decreto a luglio, ma lasciarono ciò che in seguito fu noto come “scappatoia d’oro” permettendo di far continuare il traffico di oro a singoli privati iraniani. La Turchia è un importante acquirente di petrolio e gas iraniani, e ne approfittò depositando i versamenti in moneta turca in un conto iraniano in Turchia; questi fondi furono poi utilizzati per comprare oro turco da esportare in Iran. Oro per 13 miliardi dollari fu trasferito in Iran tra marzo 2012 e luglio 2013. Il programma divenne rapidamente una vacca da mungere per i politici e gli affaristi corrotti di Turchia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. “Gli intermediari fecero quello che fanno sempre“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Con una tangente del 15 per cento, la CIA ha stimato che ben due miliardi di dollari furono scremati. Oro e lire turche scorrevano“. La cresta illegale fu svelata, suscitando lo scandalo “sulla benzina contro oro” in Turchia, a dicembre, e portando all’arresto di venti persone, tra cui uomini d’affari e funzionari governativi di primo piano, e alle dimissioni di tre ministri, tra cui uno invitato da Erdogan a dimettersi. Il direttore esecutivo della banca controllata dallo Stato turco, al centro dello scandalo, insistette sul fatto che gli oltre 4,5 milioni di dollari in contanti, trovati dalla polizia nelle scatole delle scarpe durante una perquisizione della casa, erano destinati alla beneficenza. L’anno scorso, Jonathan Schanzer e Mark Dubowitz scrissero sulla rivista Foreign Policy che l’amministrazione Obama aveva chiuso la scappatoia dell’oro nel gennaio 2013, ma “fece pressione per garantirsi che la legislazione non… entrasse in vigore prima di sei mesi”. Ipotizzarono che l’amministrazione volesse utilizzare il tempo come incentivo per portare l’Iran al tavolo dei negoziati sul suo programma nucleare, o per placare l’alleato turco sulla guerra civile siriana. Il ritardo permise all’Iran “di raccogliere miliardi di dollari supplementari in oro, minando ulteriormente il regime delle sanzioni“.
La decisione degli Stati Uniti di porre fine al sostegno della CIA all’invio di armi in Siria, espose Erdogan politicamente e militarmente. “Uno dei temi al vertice di maggio fu che la Turchia era l’unica via per rifornire i ribelli in Siria“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Non possiamo passare dalla Giordania, dato che il campo a sud è scoperto e i siriani sono ovunque. E non può passare attraverso le valli e le colline del Libano, non possiamo mai essere sicuri che non finiscano dall’altra parte“. Senza il sostegno militare degli Stati Uniti ai ribelli, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, “il sogno di Erdogan di assoggettare lo Stato siriano evaporerà, e penserà che è stata colpa nostra. Quando la Siria vincerà la guerra, sa che i ribelli potranno perfettamente prendersela con lui, dove possono andare? A quel punto, avrà migliaia di estremisti a casa“. Il consulente del’intelligence degli Stati Uniti mi ha detto che un paio di settimane prima del 21 agosto, visionò informazioni altamente riservate preparate per Dempsey e il segretario della Difesa Chuck Hagel, che descrivevano l’”acuta preoccupazione” dell’amministrazione Erdogan sul tetro futuro dei ribelli. L’analisi avvertiva che i capi turchi avevano espresso “la necessità di fare qualcosa che potesse precipitare l’intervento militare degli Stati Uniti“. Alla fine dell’estate, l’esercito siriano era in vantaggio sui ribelli, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, e la potenza degli attacchi aerei degli Stati Uniti poteva invertire la tendenza. In autunno, ha continuato l’ex-capo dei servizi segreti, gli analisti dell’intelligence degli Stati Uniti continuavano a lavorare sugli eventi del 21 agosto “capendo che la Siria non era l’autrice dell’attacco con i gas. Ma la grande domanda era, chi? Abbiamo subito sospettato dei turchi, perché avevano tutti gli elementi per farlo“. Mentre furono raccolti informazioni e frammenti di dati sugli attacchi del 21 agosto, la comunità d’intelligence ebbe le prove dei propri sospetti. “Ora sappiamo che si trattava di una operazione segreta progettata dalla gente di Erdogan per spingere Obama ad attraversare la linea rossa“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Bisognava alzare la posta e scatenare un attacco con i gas nella zona di Damasco, mentre gli ispettori dell’ONU, arrivati il 18 agosto per indagare sugli attacchi dei gas precedenti, erano ancora presenti. Il piano era creare un’operazione spettacolare. I nostri alti ufficiali seppero da DIA e altre fonti d’intelligence che il sarin proveniva dalla Turchia, e non poteva arrivare senza il sostegno della Turchia. I turchi hanno anche addestrato alla produzione e alla manipolazione del gas. Gran parte delle conferme a questa versione proviene dagli stessi turchi, tramite le intercettazioni all’indomani dell’attacco. La prova principale proviene dalle molte intercettazioni con saluti e complimenti reciproci dopo l’attacco. Le operazioni sono sempre un grande segreto, durante la fase di preparazione, ma tutto crolla quando si tratta di congratularsene dopo. La maggiore vulnerabilità di tali operazioni sono gli autori che se ne vantano“. I problemi di Erdogan in Siria si sarebbero presto risolti. “Si invia il gas, e Obama dirà che la linea rossa è stata attraversata, e gli USA attaccheranno la Siria, almeno questo era il piano. Ma il piano non andò come previsto“. Le informazioni furono raccolte dopo l’attacco mancato della Casa Bianca. “Nessuno vuole parlarne“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “C’è grande riluttanza nel contraddire il presidente, anche se le analisi dei servizi d’intelligence non supportano le sue conclusioni. Non ci sono mai state prove del coinvolgimento siriano nell’attacco con il sarin da quando la Casa Bianca ha annullato la rappresaglia. Il mio governo non può dirlo, perché abbiamo agito in modo totalmente irresponsabile. E poiché abbiamo accusato Assad, non possiamo tornare indietro e accusare Erdogan“.
La volontà della Turchia di manipolare gli eventi in Siria per i propri interessi sembra essere stata confermata alla fine del mese scorso, pochi giorni prima delle elezioni comunali, quando una registrazione tra Erdogan e i suoi assistenti è stata postata su Youtube. Sentiamo la conversazione su un’operazione sotto falsa bandiera (false flag) per giustificare l’incursione dell’esercito turco in Siria. Si parla di bombardare la tomba di Sulayman Shah, nonno di Osman primo venerato fondatore dell’impero ottomano che si trova vicino Aleppo, ceduta alla Turchia nel 1921 quando la Siria era sotto dominio francese. Una fazione dei ribelli islamici minacciava di distruggere la tomba, ai loro occhi simbolo d’idolatria, e il governo Erdogan minacciava pubblicamente ritorsioni. Secondo un articolo della Reuters su questa conversazione, una voce, apparentemente quella di Fidan, dice come creare una provocazione: “Guardate, mio comandante (Erdogan), se serve una giustificazione, inviamo quattro uomini dall’altra parte. Gli faccio sparare otto razzi su un campo vuoto (vicino alla tomba). Non è un problema. Una giustificazione si può trovare“. Il governo turco ha riconosciuto che la riunione della sicurezza nazionale riguardò le minacce provenienti dalla Siria, ma disse che la registrazione era manomessa. Il governo turco improvvisamente bloccò l’accesso a Youtube. A meno di un cambiamento importante nella politica di Obama, l’interferenza della Turchia nella guerra civile siriana è destinata a continuare. “Ho chiesto ai miei colleghi se ci sia un modo per fermare Erdogan nel continuare a sostenere i ribelli, soprattutto ora che va così male“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. La risposta è stata: “Siamo fottuti. Se fosse stato qualcuno di diverso da Erdogan, avremmo potuto rivelare tutto, ma la Turchia è un caso speciale, è un membro della NATO. I turchi non si fidano dell’occidente. Non rimarranno con noi se agiamo contro i loro interessi. Se rivelassimo ciò che sappiamo sul ruolo di Erdogan con il gas, sarebbe un disastro. I turchi ci dicono “Odiamo sentirci dire cosa possiamo e non possiamo fare“.

068_2142824Seymour Hersh London Review of Books
Copyright © 2014 Global Research

yeneTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA pianifica in Ucraina una guerra terroristica di tipo siriano?

Jim Dean New Oriental Outlook 16/04/2014

Solo gli sciocchi credono a ciò che gli viene detto, quando è chiaro che molto altro viene nascosto“… Anonimo

10173652Qualcuno ha deciso di staccare la spina ai colloqui a quattro sull’Ucraina previsti per questa settimana. Kiev ha deciso d’invadere il proprio Paese. Sappiamo tutti che il movimento pro-referendum in Ucraina orientale è una certezza. Il governo golpista di Kiev, nei suoi primi giorni, millantava aperture ai piani per reprimere la popolazione russa in Oriente. Ha iniziato immediatamente vietandone la lingua negli affari di Stato. Ma questo era solo l’inizio della corsa per lacerare il Paese. Dimitrij Jarosh è la peggiore mina vagante, un parlamentare armato. Come capo dei 15000 nazionalisti di Fazione Destra, responsabile della gran parte delle violenze nel colpo di Stato a Kiev, organizza la nuova Guardia Nazionale con 50000 – 60000 nazionalisti, che così avrebbero accesso ad armi pesanti e stipendi pubblici. Inoltre ha dichiarato di voler essere ministro degli Interni per poter usare i suoi mafiosi nazionalisti eliminando gli oppositori. I russi in Oriente erano spaventati a morte. Non abbiamo dimenticato quanto fossero cauti i golpisti filo-occidentali su un’immediata indagine estera sulle violenze del golpe di Majdan, soprattutto su chi ne fosse il responsabile. L’intelligence statunitense ovviamente lo sa, ma non lo dice. Abbiamo tutti visto una rivolta popolare piuttosto non violenta svolgersi negli ultimi giorni, con i manifestanti e la polizia locale molto attenti ad evitare vittime. Alcune unità si sono persino ammutinate e unite al popolo, tra cui un’unità Berkut indossante nastri di San Giorgio, felicemente acclamata dalla folla mentre rientra nel comando. Manca dal quadro la teppaglia nazionalista che abbiamo visto a Kiev il mese scorso attaccare selvaggiamente la polizia antisommossa disarmata. Li abbiamo anche visti usare tattiche in cui furono chiaramente addestrati. Eppure non ci furono grida al vento per scoprire chi ci fosse dietro il golpe delle forze anti-Janukovich. Più tardi arrivarono le intercettazioni di posta elettronica sugli attacchi sotto falsa bandiera pianificati dall’ambasciata statunitense in coordinamento con il governo golpista… per incolparne i russi.
Un focus diplomatico per diminuire le tensioni era già stato deciso da Kerry e Lavrov. Il primo per una nuova costituzione. Ma le cose cominciarono a trascinarsi, per dare a Kiev il tempo per cercare di consolidare il potere, e così avere il sopravvento nei negoziati. Kiev aveva persino deciso di mettere in crisi i rifornimenti del gas europei, per non pagare un centesimo per l’approvvigionamento attuale, sperando d’innescare la rottura con l’occidente che possa trasformarsi in un colpo propagandistico all’orso russo. Gli Stati Uniti devono aver dato l’OK. Ma non ha funzionato. Putin ha contro-attaccato magistralmente con la sua accurata lettera ai 18 clienti europei della Russia, avvertendoli di concentrarsi maggiormente su quelle bollette del gas dell’Ucraina che la Russia non ha intenzione di sopportare da sola, ma piuttosto di farne una obbligo per tutti. Nonostante la continua serie di accuse pubblicizzata da Kiev e dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti sull’imminente invasione russa dell’Ucraina, l’occidente perde la guerra della propaganda, insieme a coloro che appoggiano il colpo di Stato. Il generale della NATO Breedlove s’è screditato  tentando di utilizzare le immagini satellitari delle esercitazioni militari in Russia/Ucraina dello scorso anno, sostenendo che fossero la prova di una forza d’invasione imminente. Obama ha fatto peggio non chiedendo le dimissioni di Breedlove. L’enorme posta sul balzo delle sanzioni di Washington e di certi alleati europei, è anch’essa evaporata. La comunità imprenditoriale europea, vecchia cliente di Gazprom, non ha voluto averci a che fare. I media corporativi occidentali minimizzano l’enorme surplus commerciale dell’UE con la Russia, dove i soldi per comprare il gas russo finanziano l’avanzo da 110 miliardi di dollari, e l’affarone delle esportazioni con esso. Nessuno vuole una guerra commerciale tranne i manichini di Washington DC. Immaginate. Così abbiamo il rapido passaggio dell’Ucraina da una risposta moderata e dai negoziati con i leader che invocano il referendum, all’annuncio dell’attuazione della soluzione militare. E l’ha detto dopo che Lavrov aveva avvertito che qualsiasi azione militare minaccerebbe i colloqui a quattro di questa settimana. Cosa sia cambiato, non ci vuole molto a scoprirlo. Anche se la CIA nega che John Brennan fosse a Kiev, è evidente che invece ci fosse stato. Ha avuto incontri non solo con il governo, ma anche con i capi della sicurezza… e un buon numero di loro,… l’ha confermato facendo sapere che c’era. I deputati comunisti l’hanno subito saputo, e gli ex-capi della sicurezza del regime, ancora con contatti nell’ambiente, hanno saputo dei colloqui. Si può supporre che l’intelligence russa avesse anche orecchie lunghe, in quanto non avrebbe permesso a Janukovich di spifferare ai media il segreto della visita di Brennan. Non sarei sorpreso nel sentire un’altra telefonata intercettata su YouTube questa settimana, la pistola fumante del caso. Ma sono un po’ nel panico vedendo Brennan rischiare un viaggio a Kiev, sapendo che non poteva restare un segreto. Devo aspettarmi che gli Stati Uniti cerchino di adescare la Russia in Ucraina orientale per arginare il collasso della credibilità del prestigio degli Stati Uniti. Brennan ha dovuto recarvisi per garantire che se ottenessero la guerra, gli Stati Uniti potrebbero fare il balzo militare e scatenare le sanzioni gravi che vogliono adottare veramente contro la Russia. E qui vi sono più indizi. L’ammutinamento delle forze di sicurezza in Oriente deve aver scosso Kiev, anche se avrebbe dovuto aspettarselo. Dopo tutto, è una regione a maggioranza russa. Abbiamo poi sentito Dimitrij Jarosh di Fazione Destra invocare il suo “esercito” a prepararsi a purificare l’Oriente. Poi il presidente Turchinov stranamente ha sostenuto che l’invio di un reggimento di 350 riservisti iniziando le operazioni. Dove sono, mi chiedo, le unità regolari? Il ministro degli Interni ad interim, Arsen Avakov, ha annunciato la creazione di unità speciali del ministero degli Interni basate su “componenti civili” dell’Ucraina, per affrontare il sentimento separatista. Sulla sua pagina Facebook, Avakov dice che Kiev è pronta “ad attirare” 12000 persone nella nuova forza, che avranno armi, attrezzature e supervisione, e sostiene inoltre che l’Ucraina orientale assaggerà per prima tale unità. Vi presenta le unità dell’esercito? Sono i 12000 teppisti di Fazione Destra di Jarosh, o un altro gruppo? Brennan ha fatto promesse a certi fantocci terroristi che la CIA ha nascosto, come i ceceni con sui sarebbe vicina, scommettendo sulla sicura sconfitta dei russi? Diffido, ma sento puzza dei preparativi per due possibilità. L’esercito rimane in riserva, mentre si lanciano in avanti le truppe usa e getta e le “unità speciali”. Kiev si preoccupa che se l’esercito venisse schierato, possa passare al popolo dandogli le sue armi pesanti? Potrebbe essere un buon modo per sbarazzarsi di Fazione Destra?
La CIA, per punire la Russia del sostegno alla Siria, ha deciso di scatenare la guerra terroristica in stile siriano nell’Ucraina orientale, per attirare i russi in una lunga lotta con la nuova arma preferita degli USA, i fantocci terroristi? Chi pagherà questa guerra? Il FMI non l’ha finanziata. La NATO non vuole finanziare nulla. Così saranno il contribuente statunitense e il Pentagono, che ha già un bilancio spremuto. Ma con un Congresso guerrafondaio, quanto difficile pensate sia ottenere che il deficit dello stanziamento venga votato dal Congresso… un paio d’ore, forse? Avviando tale conflitto, si potrebbe anche risolvere un altro problema che il nuovo governo golpista vorrebbe evitare… le elezioni. S’è già visto come la banda non può reggersi e di come le sue credenziali di fantoccio occidentale siano ben chiare al pubblico. Ciò che vedo è un gruppo che si percepisce solo come futura forza d’occupazione del proprio Paese… un destino triste per i tanto sofferenti ucraini.

1505154Jim W. Dean, redattore di VeteranToday.com, produttore/conduttore di Heritage TV di Atlanta, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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