Valentin Vasilescu AVIC 14 giugno 2013 Nella prima parte di questo articolo abbiamo mostrato le possibilità e forse i piani degli statunitensi per creare un corridoio per “la ritirata” dalla Siria alla Giordania, delle divisioni dei ribelli islamici circondate nei governatorati di Idlib e Hama. Vediamo ora perché questi mujahidin sono così importanti per gli Stati Uniti. Il primo passo è definire il termine “al-Qaida”, che comprende i ribelli islamici secondo gli statunitensi. Al-Qaida è un’invenzione statunitense che serve da pretesto alla Casa Bianca per consentire all’esercito statunitense d’invadere altri Paesi e quindi neutralizzare le lotte di liberazione dei popoli ostili o per ripristinare l’onore degli Stati Uniti, quando invasione e neutralizzazione falliscono. Per illustrare ciò, ecco tre esempi relativamente recenti.
Primo esempio. Dopo il ritiro sovietico dall’Afghanistan, i taliban presero il potere. Il loro comportamento profondamente religioso e la severa intransigenza erano limitati ai loro concittadini. Nel 1996, il principe saudita Usama bin Ladin giunse in Afghanistan per unirsi ai combattenti di al-Qaida. Poco dopo, il 7 agosto 1996, i suoi accoglienti ospiti appresero dalla stampa che Usama bin Ladin era stato accusato degli attentati contro le ambasciate statunitensi di Nairobi e Dar es Salaam, che fecero centinaia di morti e feriti. Gli Stati Uniti prima lanciarono un paio di missili da crociera contro i taliban, e dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 risposero attaccando e occupando militarmente l’Afghanistan.
Secondo esempio. Nella primavera del 2012, mentre il regime libico Gheddafi veniva sostituito dai ribelli islamici con il supporto militare dell’occidente, un movimento separatista tuareg nel nord del Mali era in procinto di creare un proprio Stato. Approfittando del fatto che il centro e il meridione erano crollati e che l’esercito nazionale era assai debole e incapace di combattere, i tuareg occuparono tutte le maggiori città del nord preparandosi a dividere il Paese. Allo stesso tempo, in Maghreb apparve al-Qaida, in conflitto con i tuareg per prendersi tutti i territori da loro conquistati. Finì tutto nei primi mesi del 2013, con una sorta di “lieto fine”’ dell’operazione Serval, che poi si dimostrò essere stata preparata da tempo e per cui la Francia aspettava soltanto un buona scusa per intervenire in Mali. A differenza dei taliban, i tuareg si erano quantomeno avvicinati all’indipendenza.
Terzo esempio. Alla fine di aprile 2013, per la prima volta in due anni, l’iniziativa nel conflitto siriano è stata presa dall’esercito fedele al Presidente Bashar al-Assad e la bilancia del successo militare è passata dalla parte del governo. La divisione al-Nusra, la principale forza militare dell’opposizione siriana caratterizzata da forte capacità di combattimento e disciplina di ferro, responsabile della difesa dell’area strategica di Qusayr, era fondamentale per la difesa dei ribelli siriani. Unendo le forze di manovra al supporto della potenza di fuoco, l’esercito siriano ha condotto un’operazione da manuale riuscendo a circondare l’intera divisione al-Nusra. Gli esperti occidentali stimano che l’accerchiamento sia stato tale che non c’era alcun modo per i ribelli di fuggire. Questo quando, improvvisamente, alla fine di maggio 2013, probabilmente su suggerimento degli statunitensi, Abu Mohammad Golani comandante della divisione di al-Nusra, fece un giuramento pubblico di fedeltà all’attuale leader di al-Qaida Ayman al-Zawahiri. Su iniziativa degli Stati Uniti, le Nazioni Unite avevano inserito il fronte al-Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche, e soddisfacendo le richieste degli Stati Uniti, il Qatar e gli altri alleati smisero di fornire armi alla divisione al-Nusra che combatteva a Qusayr. I rifornimenti, che non potevano arrivare in ogni caso, non ebbero luogo dato che i ribelli erano stati circondati dall’esercito siriano. Quindi, il 5 giugno 2013, le truppe governative hanno spento l’ultima resistenza armata ad al-Qusayr; solo una frazione della divisione al-Nusra riuscì a fuggire in Libano.
Il secondo passo è capire da dove vengono e come sono stati selezionati, addestrati e armati i ribelli islamici che si ritrovano in tutti i Paesi in cui gli Stati Uniti hanno innescato una “primavera araba”? “Lupi grigi” ed “Ergenekon” furono creati in Turchia durante la guerra fredda, dalle forze speciali degli Stati Uniti in collaborazione con la CIA. Si tratta delle reti dell’organizzazione paramilitare Gladio al confine con l’URSS, essendo inizialmente composte da ex ufficiali della Wehrmacht nazista che passeranno più tardi, dopo la guerra, alla CIA.
Durante la guerra del Vietnam, il programma Phoenix fu progettato e coordinato dalla CIA ed attuato dal Comando Operazioni Speciali dell’Esercito USA (USSOCOM), aiutato dall’intelligence del Vietnam del sud. Il programma fu progettato per identificare e “neutralizzare” (via infiltrazione, cattura, terrorismo, tortura e omicidio) le infrastrutture gestite dal Fronte di Liberazione Nazionale, meglio conosciuto come Viet Cong. In sostanza, gli obiettivi di USSOCOM erano bambini, donne, anziani, cioè i membri delle famiglie dei combattenti Viet Cong. La neutralizzazione si basava su una legge speciale (Direttiva MACV 381-41/1967) pubblicata in segreto dal presidente degli Stati Uniti che comportava all’arresto e l’esecuzione di vietnamiti senza bisogno di alcuna prova o processo.
Durante l’occupazione statunitense dell’Iraq, il generale David Petraeus utilizzò gli stessi veterani specializzati nella guerra “sporca” appartenenti alle forze speciali degli Stati Uniti per la creazione e la gestione di unità paramilitari irachene, denominata “Brigata Lupi”, per missioni di commando nell’omicidio e rapimento degli obiettivi, azioni non convenzionali che portarono a orribili torture durante l’occupazione statunitense, creando una vasta rete di centri di detenzione segreti in Iraq. La “Brigata Lupo” è uguale come gocce d’acqua all’organizzazione dei “Lupi grigi” e ad “Ergenekon“, creati in Turchia durante la guerra fredda. La loro missione era infiltrarsi in profondità nel territorio sovietico, condurre azioni di sabotaggio, costruire depositi di armi, reclutare persone del posto per attivare azioni di guerriglia e predisporre vie sicure di esfiltrazione e ritirata.
Il velivolo a decollo corto e atterraggio verticale statunitense F-35B ha origine nella collaborazione segreta tra la russa Jakovlev e la statunitense Lockheed
Rakesh Krishnan Simha Indrus 10 giugno 2013
L’F-35B statunitense, la versione navale del Joint Strike Fighter, non è stato progettato a Fort Worth, Texas, ma a Mosca, in Russia. La turboventola con un solo ugello per il decollo e il volo che permette al caccia stealth F-35B di eseguire decolli e atterraggi verticali (VTOL) è stata progettata quasi tre decenni fa dall’ufficio progettazione Jakovlev in URSS, per il caccia multiruolo supersonico Jak-141.
Più veloce ancora…
Lo Jak-141 fu un riuscito sviluppo del vecchio jet a decollo verticale Jak-38. Buon esempio degli scarsi risultati della Russia nel settore dell’aviazione navale, lo Jak-38 era un simulacro di caccia, essendo superato in ogni ambito dal suo rivale occidentale dal grande successo, il Sea Harrier inglese. Nell’ambito della massiccia espansione della Marina sovietica con l’Ammiraglio Gorshkov, nel 1975 la Jakovlev ricevette l’ordine di sviluppare un aereo estremamente versatile. Doveva avere un mix senza precedenti di velocità supersonica, capacità di decollo e atterraggio verticale e un raggio d’azione esteso, il cui ruolo principale era difendere la flotta navale sovietica e le sue rotte. L’aereo non solo poteva operare dalle portaerei, ma anche da piattaforme di atterraggio e decollo che potevano essere collocate in tutto il Paese, consentendo all’aviazione sovietica di entrare in scena.
I progettisti della Jakovlev abbandonarono la configurazione del doppio motore, popolare a quei tempi, come lo Jak-38 e il Sea Harrier. Afferma MilitaryToday: “Invece hanno ideato un progetto con un singolo motore, che poteva flettersi per 95 gradi verso il basso con due ulteriori motori per la spinta verticale, situati al centro della fusoliera, appena dietro il centro di gravità. Questi sarebbero stati accesi solo durante il decollo verticale, l’atterraggio verticale e l’hovering. Gli ingegneri dovettero allungare la fusoliera per la stabilità aerodinamica“.
Un vero aereo: 12 record mondiali per rimanere a terra
Nel 1977, l’aereo ottenne il via libera per il pieno sviluppo. Nel marzo 1987 compì il primo volo e il primo sorvolo nel dicembre 1989. Nell’aprile 1991 il pilota collaudatore Andrej Sintsyn ottenne 12 record mondiali per aeromobili a decollo e atterraggio verticale, riconosciuti dalla FAI. Ma presto si abbatterono i guai su questo caccia molto promettente. Il 5 ottobre 1991 un prototipo si schiantò mentre tentava un atterraggio verticale. Poi arrivò la crisi finanziaria a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ciò significava che la Jakovlev era ormai sola e doveva ottenere finanziamenti da qualche parte.
Entra Lockheed
Cercando di rimanere in volo nei cieli turbolenti di un impero crollato, Jakovlev iniziò a cercare un partner straniero. Un’impresa riuscita fu lo sviluppo dell’aereo da addestramento Jak-130 in collaborazione con l’italiana Aermacchi. Un’altra associazione fu con Lockheed Martin. Nei primi anni novanta, i militari degli Stati Uniti decisero di sostituire i loro cacciabombardieri F-16, F-18 e A-10 con una famiglia comune di aerei per le tre armi che impiegano aeromobili ad ala fissa. Lockheed Martin era una delle aziende che cercavano di strappare il contratto multimiliardario per il Joint Strike Fighter. Ma l’azienda statunitense non aveva alcuna esperienza pregressa nello sviluppo dei VTOL e l’inglese Jaguar era vecchio, perciò vide del potenziale nel progetto della Jakovlev. Secondo l’analista dell’aviazione Bill Gunston, la partnership Lockheed-Jakovlev iniziò alla fine del 1991, anche se non venne rivelato pubblicamente dalla Jakovlev che il 6 settembre 1992. Lockheed-Martin lo rivelò solo nel giugno 1994. Lockheed portò quasi 400 milioni di dollari. Per la Jakovlev i frutti della collaborazione furono tre nuovi prototipi e un aereo per prove statiche per testare i miglioramenti nel progetto e nell’avionica. Due prototipi furono esposti all’air show di Mosca del 1993. Nessuno volò. Il vero vincitore fu Lockheed. I suoi progettisti avevano trovato l’oro, ne avevano imparato abbastanza della tecnologia “di maggior decollo e maggior crociera” dei russi per progettare il loro prototipo del Joint Strike Fighter, conosciuto come X-35, in preparazione del confronto con il Boeing X-32. Il vantaggio russo pagò profumatamente. Nella corsa serrata al traguardo, l’X-35 ispirato dallo Jak ottenne il contratto.
Le somiglianze
Le analogie tra l’F-35B e lo Jak-141 non sono solo nei motori, negli ugelli e nella turboventola. I due aerei si assomigliano anche esternamente, come gemelli separati alla nascita. Non è certo una coincidenza, perché sotto la carlinga dell’aereo statunitense, vi è un cuore russo. Vi è un altro indizio sul DNA comune dei due aerei. Strategy Page riferisce che negli ultimi cinque anni, i test della versione “B” del nuovo caccia statunitense F-35 hanno dimostrato che il suo motore genera calore sufficiente a danneggiare le piattaforme delle portaerei. Lo Jak-141 ebbe un problema stranamente simile, era noto per danneggiare piattaforme e ponti da cui operava. MilitaryToday dice che Lockheed-Martin “ha forse utilizzato l’esperienza maturata da questo progetto per sviluppare il proprio caccia multiruolo F-35“. La verità arriverà tra anni, quando qualcuno, russo o statunitense, si siederà per scrivere le proprie memorie. Fino ad allora, tutto ciò che possiamo dire è che se sembra uno Jak, vola come uno Jak e opera come uno Jak, quindi deve essere uno Jak.
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 14.05.2013 La spesa militare degli Stati Uniti è in flessione, mentre in Russia e Cina aumenta. Tale concetto viene ripetuto sempre più frequentemente da alcuni media ed esperti. “Le emergenti superpotenze militari Cina e Russia hanno aumentato drasticamente le spese militari nel 2012, mentre la spesa degli Stati Uniti e della maggior parte dei Paesi della NATO si contrae”, secondo l”Arms Expenditure Report‘ pubblicato dal think tank dell’Istituto internazionale di Stoccolma per le ricerche sulla pace (SIPRI). Si dice che la quota di spesa militare mondiale degli USA nel 2012 sia scesa sotto la soglia del 40 per cento per la prima volta dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Al contrario, la Cina ha aumentato la spesa del 7,8 per cento, ovvero 7,8 miliardi dollari, a 166 miliardi dollari nel 2012. La Russia ha incrementato le proprie spese del 16 per cento, o 12,3 miliardi dollari, fino a 90,7 miliardi dollari. (1) Secondo American Live Wire, “La potenza militare della Cina e della Russia cresce, e nel frattempo gli USA continuano a tagliare la spesa della difesa. I liberali statunitensi ritengono che preoccuparsi della crescita di Russia e Cina, mentre gli USA tagliano il budget per la difesa, sia semplice terrorismo” (2).
Lo scorso febbraio i vertici militari statunitensi hanno incontrato il Comitato Forze Armate del Senato per discutere sui tagli lineari del 1 marzo, lanciando l’allarme sul loro pericoloso impatto sull’operatività in combattimento delle truppe statunitensi. Secondo il presidente dei Capi di stato maggiore riuniti, Generale Martin E. Dempsey, il sequestro “farà correre alla nazione grandi rischi di coercizioni”. L’ex segretario alla Difesa Leon Panetta ha detto che ciò “inviterebbe gli aggressori”! Il segretario della Difesa Chuck Hagel ha detto che le riduzioni “devasterebbero” i militari. Il Generale James Amos, comandante del Corpo dei Marines, va oltre avvertendo che la mancata correzione delle risorse militari metterà a rischio il “mantenimento della prosperità e degli interessi della sicurezza” degli Stati Uniti.
L’armamento della Russia (e della Cina) è giustificato nel contesto dei tagli degli Stati Uniti? Presentare fatti è il miglior modo per giungere a un giudizio imparziale. Un rapido sguardo a ciò che prende una forma tangibile, in questo momento e proprio quest’anno, avrebbe senso.
Il Waverider supera le prove
Il 1 maggio 2013 un aereo senza pilota sperimentale sviluppato per l’US Air Force, ha volato a più di cinque volte la velocità del suono in un test al largo della California. Il test ha segnato il quarto e ultimo volo dell’X-51A dell’US Air Force. Si tratta di un passo avanti nella tecnologia del scramjet, che presumibilmente potrà essere usata per compiere attacchi in tutto il mondo in pochi minuti. Mentre il test veniva effettuato, il motore scramjet è stato acceso separandosi dal booster e spingendo l’aereo a Mach 5,1 (4828 kmh) a 18.288 metri di quota. Qualsiasi velocità oltre Mach 5 è generalmente indicata come ‘ipersonica’. Il velivolo ha coperto 230 miglia in poco più di sei minuti. Il volo si è concluso con il previsto tuffo nell’oceano. Questo era il quarto e ultimo di una serie di test. Il velivolo X-51A è noto come Waverider (surfista) poiché veleggia in parte grazie all’ascensione generata dalle onde d’urto del proprio volo. Il progetto comprende un motore ‘scramjet’ che utilizza il movimento in avanti del velivolo per comprimere l’aria volta alla combustione del carburante. L’X-51A è unico, principalmente per l’uso di idrocarburi per uno autoreattore a combustione supersonica, o Scramjet, usato come mezzo di propulsione. Senza parti in movimento, il carburante da idrocarburi viene iniettato nella camera di combustione del scramjet dove si mescola con l’aria che scorre veloce attraverso la camera avviando un processo simile all’accensione di un fiammifero nell’uragano. Dopo essere sganciato da un bombardiere B-52, un booster a propellente solido viene utilizzato nella fase iniziale del volo dell’aereo per accelerare fino alla velocità che consente al motore di accendersi risucchiando l’aria sfruttando lo slancio in volo del velivolo. Poiché non vi sono compressori meccanici nello scramjet, il velivolo deve volare a velocità quasi ipersonica. La teoria e il concetto sono relativamente semplici, ma il raggiungimento di un volo in scramjet è tecnicamente molto impegnativo a causa delle alte velocità e temperature generate.
Il Wave Rider è stato progettato per raggiungere la velocità di Mach 6 e oltre, sei volte la velocità del suono e abbastanza veloce da attraversare l’Oceano Atlantico e colpire un bersaglio in Europa in meno di un’ora. Molti dettagli del programma sono classificati… L’obiettivo è dimostrare la fattibilità dell’aspirazione dell’aria per la propulsione dello scramjet ad alta velocità. Come dimostratore tecnologico, l’X-51A non ha alcun immediato successore. Tuttavia, l’US Air Force continua le ricerche ipersoniche e i successi dell’X-51A daranno un contributo al programma del sistema d’arma d’attacco ad alta velocità, attualmente in fase di progettazione.
Il primo laser imbarcato va nel Golfo Persico
Nell’aprile 2013 l’US Navy ha annunciato lo schieramento di un prototipo di arma laser nel Golfo Persico. Per la prima volta le navi saranno equipaggiate con un laser d’attacco in grado di danneggiare motovedette e accecare o distruggere droni da ricognizione, come i test hanno dimostrato. La marina chiama le sue nuove armi LAWS (LAser Weapon System). Il prototipo del laser imbarcato sarà schierato su una nave d’assalto anfibio convertita, schierata nel Golfo Persico per contrastare le motovedette d’attacco iraniane e, possibilmente, velivoli teleguidati. L’USSPonce sarà la base galleggiante per le operazioni militari e l’assistenza umanitaria nelle acque del Medio Oriente e del sud-ovest asiatico. La nave è stata scelta per una missione volta a garantire una presenza duratura nel Golfo, per contrastare le minacce marittime iraniane nella regione. Il laser sarà operativo il prossimo anno. Molti dei dettagli sul funzionamento del laser rimangono segreti, come ad esempio quale sia la portata del suo raggio, quanto sia potente o quanta potenza viene utilizzata per generarlo. Ma gli ufficiali della Marina hanno fornito alcuni dettagli non classificati. Ad esempio, il laser è stato progettato per essere un sistema “plug and play” che integra le esistenti tecnologie di puntamento e la potenza elettrica di una nave. Questi fattori rendono l’arma sorprendentemente a buon mercato.
Il dispiegamento del prototipo è inteso quale avvertimento all’Iran a non intensificare le proprie attività nel Golfo nei prossimi mesi. “Dotare le navi di superficie della Marina con il laser potrebbe portare a cambiamenti nelle tattiche navali, nella progettazione navale e nei piani di approvvigionamento delle armi navali, determinando un cambiamento tecnologico per la Marina, un ‘cambio del gioco’ paragonabile all’avvento dei missili imbarcati negli anni 50”, ha detto una valutazione del Congressional Research Service, un ramo della Biblioteca del Congresso. (3) Lo studio trova che il nuovo laser ad alta energia “potrebbe dotare le navi di superficie della Marina di un efficiente mezzo per contrastare mezzi di superficie, aerei e missili balistici”. Finora i laser non sono efficaci con il maltempo perché il fascio può essere disturbato o disperso dal vapore acqueo, nonché da fumo, sabbia e polvere. L’arma non può attaccare obiettivi oltre l’orizzonte ed è oggetto di contromisure come natanti e droni con superfici riflettenti. Il primo prototipo non è abbastanza potente per poter abbattere caccia a reazione o missili che si avvicinano. I vantaggi sono un basso costo (meno di 1 dollaro per impulso prolungato) e una fornitura illimitata di munizioni (impulsi ad alta energia), a condizione che la nave possa generare elettricità. Il fascio può raggiungere il suo bersaglio alla velocità della luce e può inseguire obiettivi in rapido movimento.
Uno degli ultimi esempi di sviluppo dei sistemi laser, è il laser della statunitense Raytheon Corp., il CIWS (Close-In Weapon System). Già presentato pubblicamente al Farnborough Airshow nel luglio 2010, la società ne dimostrava la capacità di danneggiare una serie di oggetti, tra cui aerei, droni, missili e navi di superficie, utilizzando un raggio laser a stato solido da 50 kW. In confronto con il CIWS radar-controllato Phalanx della Marina degli Stati Uniti, che utilizza un cannoncino multi-canna da 20 millimetri per colpire oggetti che si avvicinano, il laser CIWS ha il vantaggio di una portata maggiore e, teoricamente, di munizioni illimitate. La Northrop Grumman Corp. sta sviluppando anche il Gamma, un laser ad alta energia a stato solido (HEL) per distruggere missili cruise antinave e, collaborando con il Comando Mobilità dell’USAF e con la Guardia Nazionale Aereo, ha installato su un KC-135 un pod Large Aircraft Infrared Countermeasures che utilizza raggi laser per disabilitare missili terra-aria in arrivo. L’US Navy ha anche in fase di sviluppo sistemi che hanno lo scopo di abbattere droni nemici che puntano contro navi di superficie. Allo stesso modo, l’esercito statunitense ha annunciato nel 2011 di condurre ricerche sul Laser-Induced Plasma Channel (LIPC), un laser che può sparare un “fulmine” da 50 miliardi di watt contro un bersaglio.
Il Rail Gun, l’arma del futuro
La Marina degli Stati Uniti va avanti nel tentativo di migliorare la capacità delle navi da guerra “nell’abbattere missili così come proiettili sparati da molte miglia di distanza“. Annunciato lo scorso anno, il nuovo programma si chiama Hyper Velocity Projectile che affretta la fine del dominio del missile. Si tratta di un’arma in grado di sparare proiettili a Mach 10 senza esplosivi. I Rail Gun sono costituiti da due guide metalliche parallele, tra le quali viene caricato un proiettile tenuto in un’armatura, chiudendo il circuito tra di essi. Una massiccia corrente elettrica dell’ordine di un milione di ampere viene applicata, creando un campo elettromagnetico che a sua volta produce una forza che accelera il proiettile lungo le guide. Un Rail Gun offre una serie di potenziali vantaggi rispetto alle tradizionali armi a proiettili esplosivi. La forza di accelerazione viene applicata per tutto il periodo in cui il proiettile è posto tra le rotaie del dispositivo di lancio, al contrario delle forze esplosive che hanno una durata limitata. Ciò significa che velocità molto più elevate possono essere raggiunte. Potenzialmente Mach 10 a livello del mare, o più di tre volte la velocità di un proiettile di fucile. Ciò comporterebbe una gittata di 220 miglia, circa dieci volte quella di qualsiasi altra arma. Non essendo esplosivi, proiettili del Rail Gun si affidano alla loro enorme velocità per distruggere il bersaglio, riducendo così il rischio di un incendio a bordo della nave. Relativamente piccoli e leggeri, possono essere facilmente trasportati e conservati. L’energia cinetica sviluppata potrebbe fare più danni di un missile da crociera consentendogli di trapassare una nave. Alte velocità significano proiettili assai meno influenzati, rispetto alle armi convenzionali, da fattori quali il vento, permettendogli di mantenere la massima precisione lungo una grande distanza, piuttosto che di necessitare di sistemi di bordo per continue correzioni della traiettoria, rendendoli assai più economici. L’USS Arleigh Burke (DDG-51) è la piattaforma dei test più probabile per le prove in mare. La fase successiva è un sistema di alimentazione a impulsi per il lancio di proiettili in rapida successione. Rivolto a una frequenza di lancio di sei-dieci colpi da 50 millimetri al minuto, il sistema d’arma navale dovrebbe essere operativo entro il 2025.
Fornire un vantaggio tecnologico
I Rail Gun elettromagnetici, laser e siluri anti-siluro possono essere le tecnologie chiave necessarie per garantire la sopravvivenza dei gruppi d’attacco delle portaerei della Marina degli Stati Uniti, durante lo svolgimento di un’operazione di diniego e contro-accesso di un’area (A2/AD), come ex alti ufficiali hanno detto ad USNI News. “La vera svolta in tutto questo, a mio avviso, è il cannone elettromagnetico”, ha detto Bob Work, direttore esecutivo del Centro per una nuova sicurezza americana. Secondo il rapporto dell’US Naval Institute (USNI) (4) utilizzando un Rail Gun per la difesa, si potrebbe ridurre drasticamente il costo-per-colpo della Marina, quando si opera in difesa da salve in massa di missili balistici o da crociera, rispetto al missile intercettore come lo Standard Missile-3. Forse, ancora più importante, una nave da guerra può trasportare molte più munizioni per Rail Gun di quanto potrebbe mai sperare di avere tubi lanciamissili. L’USNI cita l’ex ammiraglio Gary Roughead, ex capo delle operazioni navali, dire che i Rail Gun sono un’arma di svolta per via delle dimensioni dei proiettili. Secondo l’articolo di Work e Roughead per l’US Naval Institute, Talk Fleet Protection del 7 maggio 2013, “La terza tecnologia cruciale per la Marina è un siluro anti-siluro. Mentre il gruppo di portaerei stende la rete A2/AD sulle coste, la minaccia dei sottomarini aumenta in modo esponenziale”. I siluri anti-siluro sono più piccoli dei siluri standard imbarcati o eliportati da 324mm, avendo circa 229mm di diametro. Work ha detto che la minaccia ai gruppi di portaerei indubbiamente è in aumento. Ciò è stato anticipato dalla metà degli anni ’90, ma se l’US Navy avrà armi elettromagnetiche, laser e siluri anti-siluro operativi entro il prossimo decennio, i gruppi di portaerei potranno operare maggiormente all’interno delle aree contrastate.
È vero, la Russia ha in programma ulteriori aumenti della sua spesa militare, con progetti di bilancio che mostrano un aumento del 53% in termini reali fino al 2014. Un anno fa, il Presidente Vladimir Putin ha apertamente dichiarato l’intenzione di espandere radicalmente e di aggiornare l’esercito russo. Oggi la Russia ha intrapreso la via per la valorizzazione militare. Programmi per il riequipaggiamento e la fondamentale riforma delle forze armate vengono adottati e attuati. Questa politica è coerente con le realtà internazionali emergenti? Viene sollevato molto clamore sui tagli lineari dell’esercito statunitense. Ma la difesa consuma quasi il 20 per cento del bilancio degli Stati Uniti. Il Paese spende più su ciò che su qualsiasi altra cosa. Gli Stati Uniti con il loro massiccio budget sono il determinante principale dell’attuale tendenza mondiale, e la loro spesa militare rappresenta ormai poco meno della metà del totale mondiale, il 41%. Come si può vedere, dispongono di nuove armi rivoluzionarie, oggi. Quindi non vi è motivo di ritenere che gli altri Stati non abbiano il diritto di preoccuparsi e di adottare una politica militare per affrontare la realtà.
La missione segreta dell’aerospazioplano militare USA, arriva al quinto mese
Leonard David, SPACE.com 28 maggio 2013
L’aerospazioplano robot X-37B dell’US Air Force ha tranquillamente superato la soglia dei cinque mesi nella sua ultima missione segreta nell’orbita terrestre. Il velivolo spaziale senza pilota X-37B, lanciato con un razzo Atlas-5 dalla stazione dell’USAF di Cape Canaveral, in Florida, l’11 dicembre 2012, avviando una missione i cui obiettivi e carichi utili sono classificati. Il velivolo alato è conosciuto come Orbital Test Vehicle-3 (OTV-3), poiché conduce la terza missione del programma X-37B dell’USAF.
Guardare e aspettare
Ciò che l’OTV-3 compie nella sua crociera riservata, rimane ignoto. Tuttavia, una rete di osservatori del cielo segue la missione. “E’ certamente importante non dimenticare questi programmi“, ha detto Ted Molczan di Toronto, un leader nella comunità mondiale dei cacciatori di satelliti. “Un’attenta osservazione, a lungo può fornire indizi per risolvere definitivamente il mistero.” Molczan ha detto che, anche allora, sospetta che ogni passo avanti nella conoscenza riguardo le missioni orbitali di X-37B, probabilmente si avrà da qualche confidenza di un addetto ai giornalisti. “Le osservazioni per hobby possono fornire conferme e alcuni interessanti particolari, anche utili, ma raramente sufficienti a definire il quadro… soprattutto con i nuovi programmi“, ha detto a SPACE.com. “Con l’X-37B, possiamo solo guardare e aspettare“.
Speculazioni sulla missione
Gli osservatori satellitari hanno fatto notare che, ai primi di marzo, l’OTV-3 era passato da un’orbita a 46 km di altezza, a un’orbita a 399 km. L’inclinazione del velivolo è rimasta a 43,5 gradi. “Come per le precedenti missioni, una quota quasi costante viene mantenuta per mezzo dell’accensione periodica dei motori“, ha detto Molczan. “A differenza di quelle missioni, la precisione e la frequenza indicano una periodicità non poi così fortemente indicativa di una missione da ricognizione. Trovo le informazioni inconcludenti, ma un esperto di telerilevamento potrebbe ben vedervi qualche dato che non io non vedo”. Alla richiesta di commentare il volo in corso, i funzionari dell’X-37B hanno detto che non avrebbero discusso della missione fin quando fosse in corso.
Il pilota automatico
Qualunque osservazione dell’OTV-3 venga fatta, l’aerospazioplano X-37B ha già messo a segno un traguardo programmato, la riutilizzabilità. Questo stesso velivolo ha compiuto il volo inaugurale del programma X-37B nel 2010. La missione orbitale dell’OTV-1 durò quasi 225 giorni, scivolando verso la Terra sopra l’Oceano Pacifico e atterrando con il pilota automatico alla Vandenberg Air Force Base in California. La missione dell’OTV-2, che utilizzò un diverso velivolo X-37B, venne lanciata dalla stazione dell’USAF di Cape Canaveral nel marzo 2011. Il velivolo condusse esperimenti in orbita per 469 giorni, più che raddoppiando la permanenza nello spazio della sua nave gemella, per poi atterrare sempre a Vandenberg. Si dice che l’OTV-3 non può atterrare a Vandenberg. L’US Air Force pensa di fare atterrare il velivolo sulla pista di atterraggio dello Space Shuttle della NASA Kennedy Space Center, vicino a Cape Canaveral. Usare le ex infrastrutture della navetta spaziale è una possibile misura per la riduzione dei costi del programma, hanno detto i funzionari.
Operazioni a basso costo
Appena prima del volo inaugurale del programma X-37B nel 2010, Gary Payton, allora sottosegretario per i programmi spaziali dell’Aviazione, ha sottolineato alcuni obiettivi. In un briefing con i giornalisti, Payton sottolineò la speranza che la gestione e manutenzione (O&M) dei velivoli sia a basso costo. “Una volta che atterra, vediamo ciò che serve veramente per prepararlo e farlo volare di nuovo, come cambiare il carico di bordo sul posto, sapere quanto costa veramente riutilizzare queste nuove tecnologie dello stesso X-37“, ha detto Payton.
Massima priorità
Payton ha detto che la priorità è la dimostrazione del velivolo e dei suoi sistemi di controllo del volo autonomo, delle piastrelle di silice di nuova generazione e delle tante altre nuove tecnologie di una generazione più avanzate rispetto al defunto programma Space Shuttle della NASA. “A differenza della navetta, non dispone di un sistema di alimentazione a celle di combustibile. Ha pannelli solari con più batterie agli ioni di litio, mentre la navetta aveva celle a combustibile idrogeno/ossigeno. Quindi ci sono alcune differenze“, ha detto Payton. Presumibilmente, solo due aerospazioplani X-37B sono stati costruiti per l’US Air Force dalla Boeing Space Systems Government. Ma Payton ha detto a SPACE.com che è possibile che la flotta possa crescere, a seconda del successo dei primi due velivoli, del costo delle operazioni e della manutenzione e facilità di conversione tra le missioni. “Certo, questi mezzi non trasportano i nostri satelliti più grandi… ma ancora una volta, possono fare un ottimo lavoro con i nostri satelliti più piccoli“, ha detto Payton. “E se vi è un O&M a basso costo, dal questo punto di vista potrebbero avere un grande ruolo in futuro.”
Controllo di missione
L’X-37B sembra uno space shuttle in miniatura. Il veicolo è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m. I voli della navetta sono condotti sotto l’egida del Rapid Capabilities Office dell’US Air Force, un’organizzazione che si occupa della riduzione del rischio, della sperimentazione e dello sviluppo dei concetti operativi delle tecnologie dei veilvoli spaziali riutilizzabili. Il Controllo Missione per i voli degli OTV è gestito dal 3° Squadrone Sperimentazione Spaziale della Schriever Air Force Base in Colorado. Questa unità viene indicata come primaria organizzazione del Comando Spaziale dell’USAF per le missioni, le esperienze e i test spaziali. La ristrutturazione organizzativa nell’aprile di quest’anno, ha mantenuto il Terzo Squadrone Sperimentazione Spaziale sotto il Comando Spaziale dell’USAF, ma è stato trasferito al 50° Gruppo Operazioni di Schriever. Una scansione dei documenti storici dell’USAF può dare indizi su come le missioni OTV possano contribuire a sostenere alcune delle operazioni dello squadrone. Il 3° Squadrone Sperimentazione Spaziale viene identificato come uno dei due squadroni del sistema di tracciamento spaziale presenti in tutto il mondo. Questi gruppi hanno il compito di inseguire con i sensori ottici gli oggetti in orbita sulla Terra, dato che le agenzie utilizzano queste informazioni per ogni aspetto, dalle collisioni alla raccolta d’intelligence.
La rivoluzione robotica
L’X-37B rientra nella tendenza tra gli scienziati e i governi a fare sempre più affidamento sui robot per esplorare e osservare il nostro pianeta, dicono gli esperti. “La rivoluzione robotica non si limita solo all’atmosfera. Abbiamo sistemi senza pilota che assumono sempre più ruoli, dallo spazio alle profondità del mare“, ha detto Peter Singer, direttore del Centro per la Sicurezza e l’Intelligence del 21° secolo del Brookings Institution di Washington, DC. “In effetti, vi è una lunga storia di sistemi senza pilota nel campo spaziale, che sempre più cresce la domanda sulla necessità del ruolo umano in ciò… in fondo ci chiediamo: ‘Perché ho bisogno di un pilota umano per questo?’ Riguardo la navetta, ma non è ancora il momento di fare la stessa domanda per gli aerei“, ha detto Singer. Singer ha detto a SPACE.com che l’X-37B è anche importante strategicamente, “in quanto fornisce all’esercito statunitense maggiore flessibilità nelle nostre attività spaziali, sia in termini di lancio che di sorveglianza. Riempie un interessante divario tra ciò che i tradizionali aerei spia e i satelliti spia possono fare.”
Leonard David si occupa dell’industria spaziale da più di cinquant’anni. Ex direttore della ricerca per la Commissione Nazionale sullo spazio, e co-autore del nuovo libro “Mission to Mars – My Vision for Space Exploration” di Buzz Aldrin, pubblicato da National Geographic.
Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 18.05.2013 Tracy è arrivato in Venezuela nel settembre 2012 posando da regista con il compito di seguire la campagna pre-elettorale dell’allora presidente Hugo Chavez e del candidato dell’opposizione Henrique Capriles. Ma si comportò in modo insolito fin da subito. Per esempio, non è mai apparso nel Quartier generale dell’Associazione di Corrispondenti Esteri (APEX). Perfino i corrispondenti indipendenti fanno in modo di rendere il loro soggiorno nel Paese più comodo, evitando di apparire come dei giornalisti petulanti dalle troppe domande. Tracy sapeva bene dove andare a Caracas e non trovava difficoltà nel trovare le persone giuste. Usò un elenco di individui raccomandati per stabilire i primi contatti con attivisti dell’opposizione radicale e avviarne il finanziamento delle attività. I contatti inclusero la Juventud Activa de Venezuela Unida – JAVU e il Movimento Venezuelano del 13 aprile. Strinse legami con il Movimento Rivoluzionario Tupamaro, guidato da persone che più di una volta hanno detto di esser pronte a prendere le armi se l’opposizione avesse tentato di rovesciare il governo legittimo. In particolare, Tracy cercava di valutare quanto sia potente l’organizzazione ed ammise che possiede realmente la capacità di usare la forza, così come quanto fosse efficace la sua interazione con le forze di sicurezza. Secondo SEBIN, la missione principale di Tracy era provocare conflitti e scontri tra chavisti e l’opposizione o, in altre parole, creare i presupposti per la guerra civile.
Agendo sotto copertura, Tracy è riuscito sorprendentemente a sguazzarvi sempre bene. Per esempio, ha ripreso le istruzioni ai giovani militanti dell’opposizione, contro le forze di polizia, date dal generale in pensione Antonio Rivero, figura di spicco dell’organizzazione estremista Volontà del Popolo. Ha anche ripreso i disordini vicino all’ambasciata di Cuba a Caracas, il 14 febbraio 2013. Tracy è stato visto da agenti di sicurezza del SEBIN a Puerto Cabello, dove si trova la principale base navale del Paese. Il giornalista ha prestato particolare interesse al palazzo presidenziale e ha cercato di scattarne delle foto (cosa vietata senza un permesso speciale). Facendo questo, è stato arrestato dalle guardie, che lo rilasciarono molto presto. Le guardie del palazzo erano in allerta da maggio 2004, la misura era dovuta a un tentativo di assaltare l’edificio per uccidere il Presidente Chavez da parte di una formazione di 130 cospiratori di estrema destra e di paramilitari colombiani con divise di fatica militari venezuelane. Gli analisti del SEBIN non hanno dubbi che Tracy abbia ricevuto un addestramento specifico per operare in “ambiente ostile”. La congettura è corroborata dalla sua grande abilità nel penetrare varie organizzazioni. E’ ancora poco chiaro se sia stato addestrato dalla Central Intelligence Agency, dalla Defense Intelligence Agency o dalla Drug Enforcement Administration (DEA) degli Stati Uniti. Lo statunitense non era troppo loquace quando interrogato, fingendo che il suo spagnolo non fosse adeguato. Le domande venivano poste con l’aiuto di un interprete dandogli la possibilità di pensare sulle risposte. La giornalista venezuelana Ivana Cardinale ha detto, in un articolo pubblicato da aporrea.org, che ha fatto ricerche su Internet, subito dopo lo scandalo, per trovare qualcosa sul regista, ma non ha scovato nulla! Due-tre settimane dopo fu sorpresa nel scoprire che, “improvvisamente”, i risultati di Google mostravano informazioni e non-so-quante-foto di Tim Tracy. Forse hanno pensato che i servizi di sicurezza venezuelani sarebbero stati troppo impegnati con il Presidente Chavez in difficoltà, per prestare attenzione a un collegamento. Anche il suo passaporto aveva solo un anno di validità. Pensavano che il regime sarebbe caduto prima della scadenza?
Dopo la detenzione di Tracy, una campagna per la sua difesa venne lanciata negli Stati Uniti. Non importa quanto si dimostrassero nette le prove, gli amici e i parenti più prossimi dissero che era innocente. Beh, i genitori e un paio di borsisti universitari della Georgetown potrebbero essere stati degli attori. Ed anche le informazioni circa la sua permanenza all’università sono torbide, non concretizzate da date precise. Forse perché si crede che l’università, e giustamente, sia il centro accademico della CIA. Lo stesso presidente Obama agì in sua difesa. Durante la sua visita in America Latina, Obama disse che le accuse contro il documentarista Tim Tracy, 35 anni, erano “ridicole”. E il caso di Tracy verrà gestito come ogni altro in cui un cittadino degli Stati Uniti finisce in un “groviglio legale” all’estero. Aengus James ammette di essere amico e socio di Tracy a Hollywood, California. L’uomo è un vero regista e produttore, ma il nome di Tracy non è mai menzionato in nessuno dei suoi film. Può essere che sia stato avvicinato con la richiesta di dare una mano al connazionale, nei guai a causa della sua lotta contro il “comunismo in America Latina”. James ha accettato di aiutarlo, “Non hanno preso un agente della CIA. Non hanno preso un giornalista. Hanno preso un bambino con una macchina fotografica“, ha detto. Descriveva James Tracy come “senza paura”, ma anche un po’ donchisciottesco. “Tutta questa storia è nata durante una festa nel sud della Florida”, ha detto. “Ha incontrato questa ragazza carina che gli dice: ‘Se sei veramente un documentarista, verrai a raccontare la storia di ciò che sta accadendo in Venezuela’, e se dici una cosa del genere a Tim, lui va, anche se non conosce una sola persona o non sa nulla della situazione politica o delle conseguenze.” James ha davvero inventiva nel raffigurare Tracy come un uomo che si tiene lontano dalla politica, con l’inclinazione alle avventure, troppo vivace e ingenuo per i suoi 35 anni. Che cosa volete da uno come lui?
Apparvero articoli sul materiale raccolto da Tracy per un film sulle organizzazioni criminali che operano nel nord degli Stati Uniti nel contrabbando, nella droga e nella tratta di esseri umani. Ma dove è il film? Forse Tracy ha agito come regista da qualche parte nella zona di frontiera canadese, ma in realtà ha lavorato per la DEA mantenendo i locali trafficanti di droga sotto sorveglianza. Non è forse la ragione per cui i funzionari degli Stati Uniti indugiarono quando il caso di Tracy venne alla ribalta? Le attività della DEA sono vietaei in Venezuela a causa del precedente coinvolgimento dell’agenzia nel raccogliere informazioni su politici e militari venezuelani. Coloro che furono reclutati, sono stati utilizzati per gestire il traffico di cocaina o per operare contro il governo di Chavez. La situazione nel Paese è già abbastanza complicata, l’ambasciata degli Stati Uniti è sotto stretto e intensificato controllo dalle forze dell’ordine venezuelane. E non poteva essere altrimenti, se si prendono in considerazione i diversi fatti sul coinvolgimento dell’ambasciata in cospirazioni, tra cui il tentato colpo di Stato dell’aprile 2002 e lo “sciopero del petrolio” tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003. Ecco perché operatori come Tracy vengono inviati in Venezuela per pianificare un altro complotto. Con Washington che vede, nella situazione dopo le elezioni del 14 Aprile 2013, quando Maduro ha vinto con un vantaggio stretto, favorevole a un “cambio di regime” con il “soft power” e l’aiuto dei leader e degli studenti dell’opposizione.
Gli Stati Uniti ritengono che vi sia la solida possibilità di credere che la sconfitta di Capriles possa essere trasformata in una revanche, aumentando gradualmente la pressione sul leader bolivariano. L’opposizione agisce liberamente, controlla l’80% dei canali TV e delle stazioni radio che ne diffondono la propaganda, i giovani radicali incitano le proteste nelle grandi città, con tentativi di bloccare gli edifici amministrativi, e le forze di polizia vengono provocate in azioni repressive. L’opposizione possiede un potenziale di mobilitazione con cui fare i conti. In determinate circostanze può ripetere le manifestazioni dell’aprile 2002, quando Chavez fu temporaneamente costretto a lasciare il potere. L’inflazione, scarsità di cibo causata dalle società private (la ripetizione dello scenario cileno), campagne di propaganda che gonfiano la questione della corruzione ai vertici in modo sproporzionato, qualcuno che ha sempre qualche motivo di esser stufo dei politici del “periodo di Chavez”, alcuni dei quali appartengono alla “quinta colonna” nel governo, tutti questi problemi sono davvero difficili da affrontare. Nicolas Maduro saprà evitare uno scenario tipo aprile 2002, quando l’opposizione grazie a nuove nomine e a divisioni interne proprio nel palazzo Miraflores, gettò dei bolivariani dietro le sbarre senza un processo? Allora il presidente Pedro Carmona disse che Chavez doveva essere eliminato. Anche Capriles e il suo team saranno degli spietati liquidatori del potere bolivariano. Spargono sangue, ma si può essere certi che l’impero non interverrà. Questa è la legge della vendetta.
… Nell’aprile 2010 agenti del servizio d’intelligence colombiano DAS furono arrestati nello Stato di Barinas, stavano raccogliendo informazioni sulle infrastrutture energetiche venezuelane E’ ben noto che il DAS collabori strettamente con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti. Nell’agosto 2012 un marine statunitense in pensione, che operò in Afghanistan e in Iraq, fu arrestato nello Stato di Tachira. Prima della cattura, cercò di cancellare i suoi appunti. Non molto tempo fa le autorità dichiararono persone non grate due addetti militari degli Stati Uniti. Ufficiali patriottici venezuelani indicarono che cercavano di reclutare agenti tra le fila dell’Aeronautica. Il numero di tali episodi è in aumento, lo testimonia il fatto che gli sforzi ostili per la raccolta d’informazioni si sono intensificati. In questo modo le informazioni sulle infrastrutture energetiche vengono utilizzate dai nemici del regime bolivariano per causare dei black-out. La gente ha dovuto attendere dei giorni prima che l’energia venisse ripristinata. Il ripetersi di tali incidenti conduce all’esasperazione degli elettori, che cresce in proporzione. Ciò fu uno dei motivi del critico passaggio a favore dell’opposizione, dalle elezioni del 7 ottobre 2012 a quelle del 14 aprile di quest’anno.
Claude Covassi è morto all’età di 42 anni. Secondo quanto riferito: Claude Covassi era una spia del governo svizzero, che agiva da informatore. Ha rivelato che i suoi capi dello spionaggio (SAP) gli ordinarono di organizzare un attentato dinamitardo. Quest’attentato doveva essere attribuito a Hani Ramadan, direttore del Centro Islamico di Ginevra. Covassi si rifiutò di organizzare l’attentato e lasciò il Paese. Covassi infine riuscì ad avviare un’inchiesta sulla questione da parte di una commissione parlamentare. Alla fine, i membri della Commissione optarono per una soluzione amichevole della questione, evitando in tal modo l’azione penale per lui e per il SAP. Successivamente Claude Covassi lavorò per una società di sicurezza… Per un anno e mezzo sfruttò il suo background per indagare sul ruolo del PJAK (gruppo terrorista curdo finanziato dagli Stati Uniti) e dell’UCK (gruppo terroristico kosovaro sostenuto dalla NATO) nel traffico di droga in Europa. Nel febbraio del 2013, Covassi doveva pubblicare i risultati della sua indagine. Non n’ebbe l’occasione. Fu trovato morto nel suo letto, a casa. Rete Voltaire, 13 febbraio 2013
Ci sono molte teorie sul motivo per cui il regime di Obama abbia permesso che l’ambasciatore Stevens venisse ucciso. “L’attacco all’ambasciata americana dell’11 settembre 2012… a Bengasi in Libia… era un lavoro interno.” L’attacco di Bengasi è stato un lavoro interno
1. Secondo The Examiner:
“Quando la bandiera nera di al-Qaida fu issata sul palazzo di giustizia di Bengasi dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, alla fine del 2011, era chiaro che le forze di al-Qaida sostenute dalla NATO/CIA, erano ancora una volta responsabili della destabilizzazione e della distruzione definitiva di un altra nazione che non era disposta a collaborare con le organizzazioni globaliste (banche centrali, corporazioni dell’affarismo bellico, ecc.) e la loro agenda Mediorientale/Nordafricana… I rinforzi extra della sicurezza furono ironicamente rimossi nei mesi e nelle settimane precedenti l’attacco…”
L’ambasciatore Dubs fu ucciso in Afghanistan nel 1979. Pieczenik scrisse un articolo sul Washington Post in cui sostiene di aver sentito da un alto funzionario del Centro operazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dare il permesso per l’attentato che causò la morte dell’ambasciatore statunitense Adolph Dubs a Kabul, in Afghanistan, nel 1979.
“Il comandante dell’US Africa Command (Africom), generale Carter Ham, era pronto a intervenire e decise d’inviare i rinforzi, nonostante gli ordini diretti di “fermarsi” e lasciare che l’attacco continuasse, senza reazioni. Per la sua decisione di tentare di salvare gli statunitensi sotto attacco da parte delle forze di al-Qaida a Bengasi, contro gli ordini diretti di lasciarli morire da soli, il generale Ham fu immediatamente arrestato e successivamente sollevato della sua posizione di comandante dell’Africom… Forse la rivelazione più sorprendente che venne fuori da tutto questo, però, sembra essere il fatto che due droni armati della videosorveglianza, che sorvolarono la scena dell’attacco per quasi tutta la serata, inviarono in diretta i video degli attacchi ai funzionari della Casa Bianca, del Pentagono e del Dipartimento di Stato… Gli attacchi possono essere stati inscenati nel tentativo di mettere a tacere l’ambasciatore, perché sembrava essere l’intermediario di una operazione di contrabbando di armi in stile ‘Fast and Furious‘…” L’attacco di Bengasi è stato un lavoro interno
2. L’attacco a Bengasi diede a Obama la scusa per inviare altre truppe in Africa. ‘L’attacco di Bengasi fu conveniente per gli Stati Uniti’, secondo un esperto della sicurezza
3. Stevens era un ‘arabista musulmano’ e avrebbe ostacolato la politica di Israele d’impedire qualsiasi ripresa della Libia.
4. L’ammiraglio a quattro stelle in pensione James Lyons ha suggerito che l’attacco al consolato statunitense di Bengasi sia stato il risultato di un pasticciato tentativo di rapimento. Le fonti suggeriscono che l’attacco a Bengasi fosse un rapimento fallito…
L’ammiraglio James Lyons suggerisce che l’amministrazione Obama abbia deliberatamente diminuito i livelli di sicurezza del consolato. Nell’ottobre 2012, il Centro per il giornalismo occidentale suggerì che l’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens sia stato il risultato di un tentativo di rapimento fallito da parte dei terroristi che lavoravano per il governo degli Stati Uniti. Ciò che è andato storto nel piano di Obama fu che, in base alle informazioni ottenute da Fox News, Tyrone Woods e Glen Doherty, entrambi ex US Navy SEALs, ignorarono l’ordine di “rimanere a terra” e reagirono vigorosamente per ore nel tentativo di difendere il consolato.
Il 20 ottobre, Kris Zane pubblicò il primo l’articolo del Centro sui Fratelli musulmani responsabili dell’attacco a Bengasi collegati a Obama. Entro 24 ore dall’evento, l’intelligence sul campo collegò l’attacco di Bengasi a Mohammed Morsi, presidente egiziano dei Fratelli musulmani, messo al potere dalla CIA. Zane cita una fonte anonima nella Casa Bianca, secondo cui Obama aveva intenzione di ottenere il rilascio di Stevens rapito, giusto in tempo per il giorno delle elezioni.
Opera di Ansar al-Sharia. L’11 settembre 2012, il Centro operazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti consigliò la Situation Room della Casa Bianca e altre unità di sicurezza statunitensi, che Ansar al-Sharia rivendicava la responsabilità per l’attacco alla missione diplomatica statunitense a Bengasi, appena avvenuto.
Israele soccorre i terroristi di al-Qaida in Siria Combattenti ricoverati negli ospedali da campo e rimandati in prima linea
Paul Joseph Watson Propaganda Matrix 9 maggio 2013
Israele invia veicoli militari in Siria per raccogliere i terroristi feriti di al-Qaida coinvolti nella lotta contro l’esercito siriano, prima di rimetterli in sesto e inviarli di nuovo in battaglia, un altro esempio sorprendente di come lo Stato sionista collabori con i suoi presunti nemici giurati per rovesciare il presidente Bashar al-Assad. Questa non è una pretesa dei media statali iraniani o siriani, ma viene tranquillamente ammesso in un pezzo del sito fermamente pro-Israele DEBKAfile. “Israele ha creato un grande ospedale da campo nei pressi della postazione di osservazione militare Tel Hazakah sul Golan, che si affaccia tra il sud della Siria e la Giordania settentrionale. Lì, arrivano i feriti della guerra siriana che vengono controllati ed esaminati dai medici dell’esercito israeliano che decidono se applicare le cure e inviarli di nuovo, o se giudicarli gravemente feriti, abbastanza per l’assistenza ospedaliera. I feriti gravi vengono spostati in uno dei più vicini ospedali israeliani, a Safed o ad Haifa”, afferma l’articolo. La relazione rileva che i combattenti feriti vengono probabilmente recuperati da “veicoli dell’esercito israeliano” senza segni, che vanno in Siria “per raccogliere i ribelli feriti.“
Oltre ad informazioni più recenti, un rapporto dell’AFP di marzo documenta anche come l’IDF abbia istituito un “ospedale da campo militare” dell’esercito presso l’avamposto 105 nelle alture del Golan, al fine di soccorrere e curare i combattenti dell’ELS. Curando e riabilitando i militanti dell’ELS e i terroristi di al-Qaida feriti, Israele aiuta gli stessi ribelli che bruciano bandiere israeliane in pubblico e promettono di schiacciare il regime sionista, una volta rovesciato Bashar al-Assad. Diversi rapporti ora confermano che i militanti in prima linea in Siria nei combattimenti contro le forze di Assad, sono soprattutto membri del gruppo di al-Qaida Jabhat al-Nusra, che “ha ucciso numerosi soldati statunitensi in Iraq“, e che adesso è leader delle forze ribelli filo-occidentali in Siria. Dopo che l’organizzazione è stata dichiarata gruppo terrorista dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, 29 diversi gruppi dell’opposizione filo-USA in Siria hanno giurato fedeltà ad al-Nusra. Il rapporto di DEBKAfile ammette che i combattenti di Jabhat al-Nusra sono ora fortemente concentrati “nella zona di separazione di otto kmq sul Golan“, dove l’esercito israeliano li recupera per curarli.
Secondo fonti dei servizi segreti egiziani e giordani, il raid aereo d’Israele sulla Siria dello scorso fine settimana era stato anche programmato per precedere un’offensiva dei ribelli di al-Qaida contro le forze del Presidente Bashar al-Assad, che segnavano importanti vittorie militari fino a quel momento. Un articolo del Guardian di Londra dell’8 maggio, rileva come Jabhat al-Nusra “emerga come la forza più attrezzata, finanziata e motivata nel combattere il regime di Bashar al-Assad“, e come la gran massa dei combattenti dell’ELS abbia raggiunto le sue fila. I tentativi occidentali di fare una distinzione tra i ribelli dell’ELS e i terroristi di al-Qaida per giustificare l’invio di armi pesanti, sono sempre più screditati dal fatto che Jabhat al-Nusra sia ora la forza di combattimento dominante, organizzando “tutti i giorni” i ribelli dell’ELS ed addestrandoli a costruire autobombe. Mentre l’influenza di al-Nusra è cresciuta, sono divenute numerose le atrocità, gli omicidi settari, le decapitazioni, gli attacchi terroristici contro scuole e altre infrastrutture civili.
Il sostegno di Tel Aviv ad al-Qaida ha molto senso se si accetta il fatto che sia gli Stati Uniti che Israele, sfruttano la presenza di al-Qaida in una determinata regione come pretesto per l’intervento militare, sia che tali militanti si battano dalla loro stessa parte, come in Libia e Siria, o dalla parte opposta come in Mali. Stati Uniti e Israele hanno anche armato e finanziato per anni i gruppi di al-Qaida affiliati in Iran, per compiervi attentati e omicidi.
Le potenze della NATO hanno anche apertamente armato e finanziato il Gruppo libico dei combattenti islamici, affiliato ad al-Qaida, per rovesciare il colonnello Gheddafi nel 2011, una politica che contribuì direttamente all’assalto alla missione diplomatica di Bengasi (che probabilmente era una copertura per il traffico di armi clandestino verso i ribelli siriani). È stato inoltre recentemente rivelato che il Dipartimento di Stato ha arruolato dei militanti filo-al-Qaida per “difendere” la missione diplomatica di Bengasi, che fu poi attaccata. I funzionari del Dipartimento di Stato che bloccarono i tentativi per aiutare gli statunitensi sotto attacco, in seguito hanno cercarono di nascondere il coinvolgimento di al-Qaida nell’attacco. Non solo Israele supporta i ribelli di al-Qaida in Siria, ma nel 2002 Israele fu colto in flagrante mentre effettivamente creava un gruppo di al-Qaida per giustificare gli attacchi contro i palestinesi nella Striscia di Gaza.
La narrativa occidentale sulla Siria, secondo cui la lotta contro Assad è una rivolta organica dei siriani oppressi, è stata completamente screditata, nonostante i migliori sforzi dei media dell’establishment per mantenere tale mito. Ora diventa evidente che Stati Uniti, Regno Unito e Israele sostengono direttamente i terroristi di al-Qaida, al fine di avere il cambio di regime a lungo pianificato, mentre le potenze della NATO si agitano per armare i ribelli prima che i loro ultimi brandelli di legittimità siano fatti a pezzi.