Il volo MH-17 abbattuto da un jet da combattimento ucraino?

Valentin Vasilescu Reseau International 10 agosto 2014

Il punto di vista che segue è di Valentin Vasilescu, ex-pilota dell’aeronautica rumena. Sa di cosa parla e il suo testo contiene alcune sorprese…

138-600x337Ho spiegato in dettaglio e in diversi articoli che il presunto missile superficie-aria Buk-1M invocato da USA e Ucraina non poteva essere lanciato e quindi abbattere il Volo MH-17. Non è stata rilevata alcuna emissione di un fascio di onde elettromagnetiche di puntamento dalle caratteristiche del complesso Buk-1M, e nessuna grande scia di condensa bianca da terra, di solito della lunghezza di 10-35 km, e persistente per qualche minuto dal lancio.
Gordon Duff, veterano dei marines del Vietnam e redattore di Veterans Today, non considera neanche credibile l’abbattimento del MH-17 con un missile superficie-aria, pensando che l’aereo malese sia stato oggetto di una bomba a bordo, o del tiro dei cannoni di un aereo ucraino.  Arrivando per primo sulla scena, il canadese Michael Bociurkiw, un membro della delegazione OSCE, ha esaminato i resti della cabina di pilotaggio del B-777 concludendo che era stato colpito da proiettili d’artiglieria di piccolo calibro sparati a raffica. Chi ha pianificato tale crimine è lo stesso che deliberatamente ha avviato la falsa pista del missile superficie-aria. Il piano di tale attacco è opera di un malvagio, attaccando il volo MH-17 con dei cannoni si creano le condizioni per dare l’impressione che una piccola bomba sia esplosa nella cabina di volo. Il 23 luglio 2014, una relazione della corrispondente della BBC Olga Ivshina fu censurata dalla direzione della BBC. In questa relazione, testimoni di Donetsk confermano la presenza di un altro aereo da guerra ucraino presso il MH-17, al momento dell’incidente. Improvvisamente, la storia di Olga Ivshina smentisce anche la versione dello SBU ucraino, che parla di missile superficie-aria. La censura imposta dai media occidentali non può nascondere la fusoliera del lato destro della cabina di pilotaggio dell’aereo, trafitta da fori di schegge dai bordi ripiegati verso l’esterno, indicando che piccole esplosioni si erano verificate all’interno della cabina di pilotaggio. Ma i fori dei proiettili perfettamente rotondi, entrati dalla parte opposta, attraversarono la cabina senza esplodere. Mentre la testata di un missile Buk-1M sarebbe esplosa in una grande palla di fuoco.

BtL-VxSCIAIpt6oI fori nel pannello della fusoliera del lato destro della cabina del volo MH-17 sono stati prodotti da un tipo di proiettile esplosivo-incendiario incendiando la cabina di pilotaggio. Piccoli frammenti in lega di alluminio del parabrezza si sciolsero a causa del tiro. P5_038Nelle cartucce a nastro per i cannoni a bordo degli aerei da combattimento, l’otturatore inserisce alcuni colpi in lega di tungsteno (avendo una maggiore capacità di penetrazione) simile al sistema statunitense basato sull’uranio impoverito. Non al punto di esplodere, perfora la fusoliera del velivolo attraversando la cabina di pilotaggio.

MH17I colpi sono stati sparati da un pilota di caccia esperto che ha mirato solo alla cabina di volo. Ciò è dimostrato dal fatto che la sezione posteriore della fusoliera della cabina è rimasta intatta e senza fori che possano essere causati da schegge.
7bef0c9d3f13802befaf2e56d00a689e_articleQuando il Boeing 777 delle Malaysia Airlines, matricola 9M-MRD, è scomparso dal centro di controllo del traffico aereo ACC di Dnepropetrovsk, era a una quota di 10300 m. La scomparsa fu determinata dallo spegnimento del transponder del volo MH-17 e dall’interruzione del funzionamento della radio ricetrasmittente, alimentata elettricamente e montata nella cabina. In quel momento, l’aereo cadde in picchiata a quasi 90 gradi. Molto probabilmente per inabilità fisica dell’equipaggio nel controllare l’aeroplano, e per la distruzione dei comandi di trasmissione, cloche e cruscotto. Nessun media ha parlato di una cosa fondamentale del Boeing 777: i comandi di volo del pilota vengono trasmessi dalla cabina dai circuiti elettrici, il fly-by-wire. Un corto circuito dell’impianto elettrico nella cabina avrebbe spento transponder e radio ricetrasmittente. Alla conferenza stampa del Ministero della Difesa della Federazione Russa del 21 luglio 2014, il Capo di stato maggiore generale e il comandante dell’aeronautica, Tenenti-Generale Andrej Kartopolov e Igor Makushev, smantellarono le bugie architettate dai vertici USA e della NATO e amplificate dai media occidentali. I russi, che sanno con certezza chi ha abbattuto il volo MH-17, hanno dato una testimonianza vitale che, se presa in considerazione, permetterebbe immediatamente agli investigatori dell’aviazione internazionale di trovare la causa probabile dell’incidente al velivolo delle Malaysia Airlines. Così, i funzionari russi hanno dimostrato l’esistenza di un aereo da combattimento ucraino che avrebbe intercettato il Malaysia Airlines, tre minuti prima dell’incidente, stimando la distanza che lo separava dal Malaysia Airlines a 3-5 km.
radar_voeVa notato che i controllori del centro del traffico civile ACC di Dnepropetrovsk furono continuamente monitorati da un gruppo di soldati. Nel doc. 4444 (Procedure e regole per i servizi di navigazione aerea) emesso dall’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile, l’articolo 7.4.4 stabilisce che la distanza minima consentita tra due aerei si basa sulle loro turbolenze. Il Boeing 777 (MMD da 299370 kg) appartiene alla categoria degli aeromobili pesanti (H – Heavy). Tra i velivoli di tale categoria e quello da 10-20 t, come nel caso dei caccia, il doc. 4444 richiede ai controllori del traffico aereo uno spazio di almeno 9,3 km. Cosa cercava il caccia ucraino, deliberatamente guidato dai controllori del traffico aereo ucraino, a tre chilometri dal volo MH-17 e perché l’ICAO ed Eurocontrol hanno nascosto tale flagrante violazione delle regole della navigazione? Quando il Boeing 777 è stato abbattuto, a 30 miglia da Tamak, era nel processo di trasferimento dal controllo dalla regione di Dnepropetrovsk (che si occupa dello spazio aereo in Ucraina orientale) a quello della regione di Rostov sul Don (nello spazio aereo russo). Lo stesso documento 4444, capitolo 7.5 (controllo del trasferimento radar) obbliga gli organi del traffico civile e militare ucraino ad una distanza minima che consenta la separazione radar tra l’aereo MH-17 e il caccia ucraino, sufficiente a garantire il trasferimento del velivolo malese ai russi. La separazione normale per un aeromobile di categoria H, seguito da un caccia, è di almeno 11,1 km (fig. VI-1A e VI-1B). Così gli ucraini abbatterono l’aereo malese quando lo consegnavano ai russi. Prima conclusione, grazie alle prove presentate alla conferenza stampa, i generali russi hanno dimostrato chiaramente la complicità delle autorità civili e militari nell’abbattere il Volo MH-17 con aerei da combattimento ucraini. I generali russi hanno deliberatamente tralasciato le discussioni riguardanti le stime sulla distanza esatta tra l’aereo da caccia ucraino e l’aeromobile civile malese (3-5 km) prima dello spegnimento del transponder del volo MH-17. Ma non il fatto che il caccia fosse guidato dai controllori ucraini per intercettare il volo MH17 ed abbatterlo. Come ho già notato, il documento 4444, capitolo 7.5 (trasferimento del controllo radar) indica che a causa di limitazioni tecniche, la distanza minima per una separazione radar tra aeromobili categoria H, come un Boeing 777, e un caccia vicino è di 11,1 km. Se la separazione radar minima dell’aviazione civile tra aerei è di 11 km, si può supporre che i radar militari russi siano più efficienti dei simili statunitensi, con un minimo di 4 km. Quando la distanza tra i due velivoli è meno di 4 km, i due segnali si fondono sullo schermo radar. Ma i russi dicono che secondo la sua velocità, il caccia ucraino aveva superato la soglia dei 4 km, proseguendo l’approccio verso il volo MH-17 entrando nella ZAP (possibile area di attacco) per le armi di bordo. Fino a che punto il caccia ucraino s’è avvicinato al volo MH-17? Prima di puntare e sparare sulla cabina di pilotaggio del velivolo, una sezione della lunghezza di 6 m del B-777, che ha una lunghezza di 64,8 m, doveva entrare interamente nel puntatore del pilota del caccia. Il dispositivo di puntamento e calcolo balistico automatico diede al pilota i parametri necessari per i proiettili che colpirono la fusoliera del volo MH-17. Il modo migliore per colpire la cabina di guida era avvicinarsi quasi perpendicolarmente alla rotta del MH-17, il pilota del jet da combattimento era nelle condizioni giuste per sovrapporre la linea di tiro delle sue armi sul punto di tiro alla distanza di 900 m dal B-777. Se la velocità di avvicinamento era di circa 280-300 m/s, ripetere l’attacco era impossibile, e il pilota del caccia aveva 3-4 secondi per tutte queste manovre, dovendo smettere l’attacco ad una distanza di 150m. Ciò implica decine di ore di addestramento su simulatori di volo in condizioni simili a quelle in cui il volo MH-17 è stato abbattuto.
73167_html_m2148ff93Il Ministero della Difesa russo sapeva che l’aereo malese non è stato abbattuto da un missile Buk-1M, ma alla conferenza stampa del 21 luglio 2014, il Capo di Stato Maggiore Generale e il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica russa mostrarono le immagini satellitari, al momento della distruzione del volo MH-17, del trasferimento in zona di 4 batterie di Buk-1M ucraine. Cosa volevano comunicare i generali russi? La guerra civile al confine con la Russia, dove l’esercito ucraino utilizza aerei da combattimento, può creare una situazione che può involontariamente o consapevolmente portare alla violazione dello spazio aereo russo. Si possono, per esempio, attaccare città russe al confine con il pretesto di cercare le forze di autodifesa. Tale possibilità ha costretto l’esercito russo ad intraprendere azioni che qualsiasi altro Stato avrebbe preso. Nei casi in cui i radar di sorveglianza dell’esercito russo segnalassero formazioni di velivoli ucraini decollare e avvicinarsi al confine con la Russia, l’esercito russo creerebbe alcune aree di pattugliamento aereo. Queste aree si trovano a 50-75 km dal confine con l’Ucraina e vi pattugliano velivoli da combattimento come 2 Su-27M o Su-30 armati per il combattimento aereo. Teoricamente parlando, se i russi avessero avuto informazioni precise sulla strage del volo MH-17, nonostante i rischi sottostanti, gli aerei russi sarebbero rapidamente giunti sulla scena e impegnato in combattimento il caccia ucraino per proteggere l’aereo della Malaysia. Ma l’esercito ucraino, che aveva preparato l’operazione, aveva subito preso provvedimenti per garantirsi di contrastare qualsiasi azione a protezione dell’aereo civile, ponendo quattro batterie di Buk-1M. Tali batterie potevano abbattere gli aerei russi inviati a difendere il volo MH-17, prima di poter entrare in combattimento con l’aereo da caccia ucraino. L’enigma è che non si sa su quali dati i generali russi hanno suggerito che l’aereo che ha intercettato il volo MH-17 sia probabilmente un Su-25 (14,4 m di apertura alare, lunghezza di 15,5 m). Al radar appare come solo un punto luminoso la cui dimensione è determinata dalla riflessione della zona radar equivalente (SER) corrispondente agli aeromobili militari. L’aereo da combattimento MiG-29 (11,4 m di apertura alare, lunghezza di 17,3 m) ha una superficie di riflessione simile a quella del cacciabombardiere Su-25. Nell’aviazione ucraina ci sono solo due tipi di velivoli in grado di intercettare un Boeing 777: il Su-27 e il MiG-29. Di un reggimento su 42 Su-27 nel 2000, ne rimane attivo uno squadrone di 12 aeromobili della 831.ma Aerobrigata di Mirgorod (300 km a nord-est di Donetsk). In questo squadrone ci sono solo 3-4 Su-27 che possono volare, i piloti non sono più addestrati al combattimento. Per le ragioni sopra esposte, nessun Su-27 ucraino poteva abbattere il Volo MH-17. Ma l’Ucraina ha anche 30-40 MiG-29 nella base aerea di Vasilkov, nei pressi di Kiev e ad Ivano-Frankovsk, in Ucraina occidentale.
GSh-30-2Il jet da combattimento MiG-29 è propulso da due motori RD-93, ciascuno con una spinta di 8700 kg/s. Nella versione caccia intercettore, il MiG-29 pesa meno di 15300 kg, il che significa che il rapporto spinta/peso è maggiore di uno (1,1), permettendo al velivolo di salire in verticale. La quota massima del MiG-29 è 18013 m. La quota di volo di 10300 m del MH-17 poteva facilmente essere raggiunta. Nella stratosfera la velocità massima del MiG-29 è Mach 2,25 (2400 km/h), il che implica che a un’altitudine di poco più 10000 metri, ha una notevole differenza di velocità rispetto al B-777. E la velocità ascensionale da 0-6000 m è di 109 m/s permettendo di raggiungere i 6000 m in 2-3 minuti dopo il decollo. L’intera operazione, vale a dire l’approccio in forte cabrata verso l’alto, puntamento e tiro con il cannone di bordo al volo MH-17 e infine rientro, non poteva durare più di 7 minuti. Il MiG-29, che ha i cannoni ucraini GS-301 da 30 mm dal ritmo di tiro pari a 1500 colpi/min, alimentati da una caricatore di 150 colpi in lega ad alto esplosivo, incendiario ed esplosivo-tungsteno. La breve raffica di un secondo del cannone GS-301 del MiG-29 invia circa 40-50 diversi tipi di proiettili sul bersaglio. L‘arma è inserita sulla fiancata sinistra della fusoliera.
I piloti militari ucraini, come rumeni, volano in media meno di 40 ore all’anno e non hanno le competenze necessarie per il combattimento aereo ravvicinato (duello) che gli consenta di abbattere il Volo MH-17 come descritto sopra. I piloti militari statunitensi e canadesi presenti nell’Air Base Campia Turzii in Romania hanno tale abilità, ma non hanno familiarità con lo spazio aereo ucraino o con il MiG-29. I piloti militari polacchi sono i meglio addestrati dell’Europa orientale per tali missioni, volando 4-5 volte (180-200 ore/anno) di un ucraino o romeno, e rivaleggiando per istruzione a statunitensi e canadesi. Hanno familiarità con lo spazio aereo ucraino, partecipando a tutte le esercitazione proposte negli ultimi 4-5 anni dall’aeronautica ucraina. L’aeronautica polacca  è dotata di 31 MiG-29, di cui 16 modernizzati dalla IAI (Israel Aerospace Industries). I MiG-29 sono modernizzati con nuova avionica (display multifunzione MFCD; radio UHF/VHF RT-8200 Rockwell Collins, piattaforma laser di navigazione INS e GPS, computer per navigazione e tiro  MPD con mappa digitale integrata, sistemi di registrazione e controllo digitali video e audio con videocanera CTV, ecc). I piloti di prova dei MiG-29 polacchi modernizzati, prima di passare ai piloti e agli istruttori di volo polacchi, provengono dalle fila delle IDF israeliane.

polish2909_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria deve rafforzarsi per colpire il SIIS: schizofrenia di Iraq e Stati Uniti

Jibril Khoury e Lee Jay Walker, Tokyo Modern Times, 9 agosto 2014
1380760Il governo siriano del Presidente Bashar al-Assad continua a combattere con coraggio contro le forze settarie e terroristiche sponsorizzate dall’estero. Dopo diversi anni di conflitto brutale sponsorizzato da potenze del Golfo e NATO, è chiaro che la destabilizzazione della Siria porta al collasso dell’Iraq. Allo stesso modo, il Libano è preoccupato dai taqfiri settari che cercano di compiere ulteriori incursioni al fine di creare caos. Pertanto, la destabilizzazione della Siria deve finire in modo che le forze centrali schiacciano il SIIS (Stato Islamico in Iraq e Siria) e altre forze settarie e terroristiche brutali. Altrimenti il SIIS continuerà a destabilizzare l’Iraq utilizzando le armi  che entrano in Siria grazie agli intrighi di USA, Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito. E’ evidente che ogni soldato siriano morto è un ulteriore bonus al SIIS e alle altre forze settarie e terroristiche brutali. Tale realtà rende ridicolo, per le nazioni estere patrocinanti la destabilizzazione della Siria, preoccuparsi degli eventi in Iraq. Dopo tutto è chiaro che SIIS e la crescente minaccia settaria in Iraq è dovuta alle politiche brutali emanate da nazioni estere verso il popolo della Siria. Pertanto, le forze destabilizzanti anti-siriane di USA, Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito devono cessare le loro politiche brutali, altrimenti l’Iraq sarà in grave pericolo e in Libano potrebbe essere inghiottito nel caos.
Se si osservano le nazioni arse dal terrorismo e dal settarismo, sul punto di essere Stati falliti, basterà seguire l’intromissione delle potenze del Golfo e occidentali. Dall’Afghanistan degli anni ’80 e primi anni ’90 all’attuale crisi in Iraq, Libia e Siria, in cui i soliti giocatori sono coinvolti.  Naturalmente nazioni come Pakistan e Turchia sono coinvolte nei fattori geopolitici riguardo Afghanistan e Siria rispettivamente. Tale realtà crea caos e pertanto l’Iraq, è ancora una volta incendiato dalle brutali politiche delle nazioni estere per il loro odio collettivo verso la Siria indipendente. È interessante notare che, mentre la Turchia della NATO viene utilizzata per destabilizzare la Siria, la stessa nazione NATO non viene utilizzata per schiacciare il SIIL in Iraq.  Allo stesso modo, le stesse forze settarie e terroristiche sostenute contro la Siria laica sono gli stessi assassini psicopatici che massacrano cristiani, yazidi, shabak, sciiti e chiunque ritenuto fedeli al governo dell’Iraq. Infatti, anche i sunniti che s’oppongono alla brutale mentalità taqfirista vengono massacrati dai taqfiri salafiti. Inoltre, come di consueto, la brutale realtà dei petrodollari del Golfo è in gioco e lo stesso vale per i monarchi feudali che finanziano guerre per procura. Naturalmente, ciò  non sembra preoccupare troppo le potenze occidentali, perché non è stata intrapresa alcuna azione per arginare la marea di petrodollari del Golfo che sponsorizzano ovunque la barbarie taqfirita, e questo vale anche per il lavaggio del cervello con la propaganda. Tale realtà è evidente a tutti, perché molti barbari taqfiri che tagliano la gola agli sciiti e così via, sono nati e cresciuti in Europa, Nord America e Australia. In altre parole, i petrodollari del Golfo hanno anche permesso di propagare l’odio nelle società democratiche, perché sembrano avere via libera nel diffondere  divisioni nella società.
Non molto tempo fa diverse potenze della NATO erano sul punto di bombardare la Siria con un pretesto molto dubbio. Tale pretesto aveva tutte le caratteristiche di un’altra bugia grande quanto l’invasione dell’Iraq basata su falsità. Tuttavia, la Camera dei Comuni del Regno Unito si rifiutò di dare al primo ministro Cameron via libera. Allo stesso modo, il presidente Obama sapeva benissimo che era anche probabile che perdesse voti, e quindi la Federazione russa è intervenuta con il suo piano. Se le nazioni della NATO, soprattutto USA, Francia, Turchia e Regno Unito avessero bombardato la Siria, gli unici vincitori sarebbero state le forze del SIIS e gli altri terroristi brutali, barbari e settari taqfiri. Per fortuna, la cospirazione occidentale e del Golfo è fallita perché se il governo del Presidente Bashar al-Assad fosse crollato, la crisi in Iraq e in Libano sarebbe scoppiata in misura assai maggiore. A poco a poco sempre più individui che si opponevano al governo della Siria comprendono appieno la realtà sul terreno e vedono anche meglio il quadro. Ryan Crocker, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq, afferma: “E’ tempo di prendere in considerazione il futuro della Siria senza la cacciata di Assad, perché è estremamente probabile che così sarà in futuro… Meglio armato, organizzato, sostenuto e motivato, Assad non se ne andrà. Molto probabilmente, si riprenderà il Paese centimetro per centimetro sanguinoso. Forse al-Qaida terrà alcune enclave nel nord. Ma egli terrà Damasco. E vogliamo davvero l’alternativa di un grande Paese nel cuore del mondo arabo nelle mani di al-Qaida? Quindi dobbiamo fare i conti con un futuro che includa Assad e, considerandolo cattivo quanto si vuole, c’è qualcosa di peggio“. Naturalmente, quanto sopra distorce la realtà della Siria di Bashar al-Assad, perché la Siria ha accolto milioni di rifugiati dall’Iraq a prescindere dalla fede religiosa. Allo stesso modo, i cristiani e le altre minoranze in Siria fuggono dalle forze terroristiche e settarie sponsorizzate da Golfo e occidente. Pertanto, il vero nemico del ricco mosaico del Levante e del moderno Iraq proviene dai monarchi feudali del Golfo, dalle politiche della Turchia del primo ministro Erdogan e delle grandi potenze occidentali. Data tale realtà, è giunto il momento di fermare la destabilizzazione della Siria, al fine che il SIIS e gli altri siano schiacciati dalle forze armate siriane. Per farlo, Turchia e potenze del Golfo devono essere trattenute e le grandi potenze occidentali concentrarsi sulla realtà brutale che semina settarismo, terrorismo, consentendo ai taqfiri di crescere in influenza.
L’Iraq è ora in grave crisi a causa del SIIS intento a tagliare le gole di sciiti, cristiani, shabak e yazidi. Infatti, chiunque sia contrario al SIIS subisce gravi persecuzioni. Se l’attuale campagna aerea limitata degli USA ha lo scopo di cambiare la bilancia in Iraq, allora è chiaro che questo non accadrà mentre la Siria è destabilizzata. Pertanto, è essenziale che la Siria sia vittoriosa e che un riallineamento si affermi eliminando dal quadro i petrodollari del Golfo, l’ingerenza occidentale e gli intrighi brutali della Turchia di Erdogan. Dopo tutto, una forte Siria taglierà le arterie del SIIS e permetterà alle forze armate di Iraq, Siria e ai vari gruppi curdi di mettere la minaccia taqfira in un angolo.

13921129000557_PhotoITraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La discesa distopica nella dittatura militare dell’Ucraina

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 5 agosto 2014

1393842Continua il lento collasso dello Stato ucraino, questa volta con Poroshenko che cerca di assestare un colpo mortale ai resti della Rada, accusando “metà della Verkhovna Rada” di essere “una ‘quinta colonna’ eterodiretta, fazioni intere” dopo che non ha approvato una legge che definisce i governi di Donetsk e Lugansk organismi terroristici. Una tale azione avrebbe concesso una pseudo-legittimità agli Stati Uniti nel fare lo stesso, con l’intento ultimo di collegare il presunto supporto russo a questi soggetti con lo status di “Stato sponsor del terrorismo”. Con tali minacce, Poroshenko cerca volutamente di legarsi agli elettori nazionalisti ed intimidire gli ultimi politici pragmatici, nel tentativo di avere il controllo totale sullo Stato, proprio come il potere assoluto che detiene da oligarca sulla sua compagnia. In concomitanza, l’occidente appoggia appieno militarmente l’Ucraina, anche se è sull’orlo dell’implosione. Il risultato instabile di queste due tendenze è la discesa distopica dell’Ucraina verso la dittatura militare, il tutto con l’appoggio entusiastico dell’occidente nella sua ultima crociata antirussa.

Quinta colonna e politica sporca
Poroshenko gioca una sporca politica accusando metà della Rada di essere la “quinta colonna”  dell’influenza russa. In realtà, la maggior parte del governo ucraino è una quinta colonna, dell’occidente, ma non è questo l’argomento qui. L’obiettivo di Poroshenko è intimidire i politici che hanno votato contro il disegno di legge “anti-terrorista” e che potrebbero subire lo stesso destino del recentemente bandito Partito Comunista, perseguitato a causa di presunte posizioni “pro-russe”. Non solo, ma l’Ucraina post-golpe è oggetto di ampi abusi dei diritti umani ed oppressione politica, quindi c’è già una netta indicazione di ciò che può accadere a coloro in disaccordo con il regime. Un’altra delle attività di Poroshenko è dividere la società dalla Rada e attizzare il nazionalismo in vista delle elezioni anticipate, con la speranza che gli elettori usino i processi democratici per la rimozione politica degli avversari con la scusa del ‘patriottismo’. Anche se ciò aggrava i tumulti politici nel Paese, allontana comodamente l’attenzione dalla crisi imminente della FMI (per cui la Rada è soprattutto collassata) con fuorvianti accuse ai nemici interni per i problemi del Paese. Poroshenko s’impegna in una mossa rischiosa per centralizzare il controllo sullo Stato, proprio come un oligarca con la sua azienda, ma pericolosamente dovrà affrontare un Comma-22. Vuole aumentare il potere ai danni dei nazionalisti, ma i loro potere ed ambizioni avanzeranno insieme ai suoi solo se potranno, in un probabile futuro, farne un loro burattino (e se anche gli consentiranno di rimanere al potere). L’occidente lo sa e quindi scommette sul suo sostegno militare come misura di sicurezza per mantenere la propria influenza in Ucraina, nel caso ciò succeda.

Piano B: teppa militare
Al fine di pianificare la contingenza nel caso Poroshenko perda il potere, contrariamente alla volontà occidentale, darà pieno appoggio ai militari dell’Ucraina. Naturalmente, ciò allo scopo di schiacciare i federalisti dell’est, ma lo scopo recondito di tale duplice supporto deve essere ulteriormente esaminato. Gli Stati Uniti hanno già speso 53 milioni di dollari (5 e 48 rispettivamente) per i militari ucraini, e se l’American Aggression Enabling Act passasse, il Paese diverrebbe il maggiore alleato non-NATO. Anche se non accadesse, gli Stati Uniti ancora avvierebbero i piani della Guardia Nazionale della California per addestrare la Guardia Nazionale ucraina il prossimo anno, e consiglieri militari saranno inviati nel Paese a fine mese. L’UE ha compiuto un voltafaccia avendo inaspettatamente tolto il divieto di vendere armi all’Ucraina, aprendo la porta all’inondazione di armi nel Paese preda del conflitto. L’ironia suprema è che l’UE originariamente impose il divieto al governo Janukovich, a febbraio, per impedire la “repressione interna”, mentre l’attuale governo golpista ha ucciso oltre 1000 persone nella recente operazione “anti-terrorismo”. Il golpista Kyiv Post ammette che 90 persone morirono nel rovesciamento di Janukovich, il che significa che l’attuale autorità viene premiata per aver ucciso 10 volte tanto, accedendo alle moderne armi che l’Europa ha da offrire. La logica di tale sostegno è la necessità di salvaguardare l’integrazione economica e politica dell’Ucraina con l’occidente tramite l’accordo di associazione UE. Se Poroshenko viene eliminato, i militari concettualmente potrebbero continuare l’integrazione dell’Ucraina all’occidente, o almeno così si pensa. L’errore strategico è che l’esercito collassa quasi quanto lo Stato, il che significa che non è un ascaro affidabile, comunque. Diserzioni, pessime condizioni, rifornimenti e razioni inadeguate e proteste contro le mobilitazioni, tutto indica che l’esercito è assai instabile, al momento. Inviando armi a tale entità, si corre il rischio che finiscano nelle mani degli estremisti, se le forze armate improvvisamente crollassero, come in Libia, e peggio ancora tali agenti verrebbero addestrati dai militari degli Stati Uniti in modo da utilizzarle con la massima letalità. La prospettiva di terroristi neo-nazisti che utilizzano armi statunitensi ed europee per massacrare immigrati e musulmani a Parigi o Berlino, per esempio, improvvisamente diverrebbe una truce realtà.

Dalla ‘democrazia’ alla dittatura
piter_poroshenko_2266015La nominale ‘democrazia’ dell’Ucraina post-golpe (come riconosciuto dall’occidente) si sta rapidamente trasformando in uno Stato militarizzato incentrato su un volenteroso GI Joe. Ciò che resta della Rada è lacerato dal proposito di Poroshenko nella sua pericolosa ricerca del potere. La strada da una fantomatica democrazia a una dittatura innegabile, ha quattro aspetti evidenziabili:
Politico: Poroshenko vuole paralizzare la già handicappata Rada e trasformarla in un istituto fantoccio nazionalista. É un obiettivo rischioso, ma la ricerca del potere assoluto è ridicolo vederlo come azzardo.
Militare: i militari saranno rafforzati da un ‘Saakashvili capovolto’. Il rinnegato georgiano aumentò  la spesa militare del suo Paese di 24,5 volte in quattro anni, prima di lanciare la guerra, ma Poroshenko vuole emulare tale obiettivo durante e dopo la guerra, utilizzando la ‘minaccia russa’ per avere un copioso sostegno occidentale per tale piano. Tuttavia, l’occidente non potrà sostenerlo tutto, per cui il finanziamento scientifico deve essere tagliato ed imposta una nuova tassa militare dell’1,5%. La militarizzazione si verificherebbe ai vertici delle forze armate ufficiale e alla base civile con minacce, terrorismo, intimidazioni e nazionalismo radicale di Pravij Sektor. La popolazione deve mantenere una mentalità d’assedio, con il governo che usa la minaccia dei nemici interni (“quinta colonna”), dei “terroristi”, la ‘minaccia russa’ e l”occupazione della Crimea.
Informazioni: la guerra al giornalismo non accenna a diminuire, mentre il Paese è il più pericoloso del mondo per tale professione, quest’anno. I giornalisti che non adottano la linea ufficiale del governo saranno perseguitati e cacciati dal Paese, come illustrano i casi di Graham Phillips, Alina Eprimian, la troupe di LIFEnews e altri. Il divieto di scegliere i media russi è anche un segno distintivo per un Paese che cerca di aderire all’UE ‘pro-diritto d’informazione’.
Normativo: riassumendo, Poroshenko vuole mantenere la protezione estera (l’ombra della NATO) e il sigillo di approvazione (‘legittimità’ europea e accordo di associazione UE) per istituzionalizzare la sua presa sul potere. Finora l’occidente sostiene con entusiasmo ogni suo passo.
Vincere la guerra in oriente non è così importante per Poroshenko come consolidare la posizione politica interna sua e della sua cricca. Bisogna sempre ricordare che prima di tutto è un oligarca e le vecchie abitudini sono dure a morire, come dice il proverbio. La peggiore minaccia per Poroshenko sarebbe esser rovesciato dalle stesse forze nazionaliste che vede come sostegno al suo potere, e i militari possono fermare ciò (se non saranno cooptati dai nazionalisti). Ciò che rende il quadro del passaggio a una dittatura militare e a una destabilizzazione nazionalista tanto più distopico, tuttavia, sono i “valori occidentali” auto-promossisi quali valori assoluti, saldamente alla base di un tale incubo nel cuore del continente europeo.

10334469Andrew Korybko è corrispondente de La Voce della Russia, vive e studia a Mosca, per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’MH17 una false flag della CIA che non vola

F. William Engdahl Nsnbc 2 agosto 2014

Crash site of Malaysia Airlines flight MH17Il mondo ha già visto tali sceneggiate. Ha visto l’incidente sotto falsa bandiera del Golfo del Tonchino durante la guerra del Vietnam. Ha visto l’episodio del finto gas Sarin di CIA e sauditi, nel 2013, che ha portato il mondo sull’orlo della guerra mondiale. Ha visto l’episodio dell’uranio yellowcake fasullo del Niger usato per costringere il Congresso degli Stati Uniti alla guerra contro l’Iraq di Sadam Husayn nel 2003, per le cosiddette armi di distruzione di massa che non furono mai trovate. Ora il mondo vede di nuovo le frenesie del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e della CIA per cercare d’accusare la Russia di Putin di fornire ai separatisti dell’Ucraina orientale armi antiaeree altamente sofisticate russe che sarebbero state utilizzate per abbattere l’aereo delle Malaysia Airlines. Putin, accusa il segretario di Stato John Kerry su cinque (!) talk show del 20 luglio, di non controllare i ribelli dell’Ucraina orientale. La prova di tutto questo? I “social media”, secondo il portavoce ufficiale del dipartimento di Stato. La buona notizia per quelle anime sobrie che non desiderano vedere la terza guerra mondiale tra Cina-Russia e Paesi BRICS contro USA/NATO, trasformando l’Europa occidentale in un Trümmerfeld devastato per la terza volta in un secolo, è che tale tentativo d’incolpare la Russia di Putin si ritorce contro, anche s’è stato deciso.

Domande senza risposta
Una delle caratteristiche più scioccanti della copertura dei media mainstream occidentali sul caso del MH17 è la totale mancanza di un serio e prudente giornalismo investigativo, esistente solo pochi anni fa. Invece di peccare per eccesso di cautela prima di giudicare una situazione che potrebbe facilmente innescare una nuova Guerra Fredda o, peggio, CNN, New York Times, Washington Post e la maggior parte dei media UE, tra cui quelli tedeschi, hanno semplicemente citato i funzionari del governo di Kiev, tra cui dei neo-nazisti, come se fossero credibili. Una vera inchiesta deve esaminare le domande insolute. In primo luogo dovremmo cominciare con molte domande, senza risposta, assai cruciali, prima di decidere cosa sia successo al Boeing 777 del MH17, quel 17 luglio.

MH17_Flightpath_Ukraine_EngdahlScreenshot da FlightAware.com compilato da Vagelis Karmiros che collaziona tutte le rotte del MH-17 tracciate da FlightAware mostrando come, mentre tutti gli ultime 10 rotte passano tranquillamente a sud della regione di Donetsk, sorvolando il Mare di Azov, solo il 17 luglio, il tragico volo MH17 passò proprio sul Donetsk.

Il primo è il motivo per cui il controllo del traffico aereo di Kiev del ministero dell’Aviazione dell’Ucraina, ordinò al MH17 di deviare dalla rotta pianificata che evitava la zona di guerra nell’Ucraina orientale? Secondo rapporti iniziali di FlightAware.com, che traccia online tutti gli aeromobili civili, il 17 luglio il Boeing 777 del Volo MH17 delle Malaysia Airlines, dall’aeroporto Schiphol di Amsterdam a Kuala Lumpur in Malesia, deviava in modo significativo in altitudine e rotta da tutti gli altri voli commerciali che dall’inizio della guerra civile in Ucraina orientale, ad aprile, volano a sud della regione in conflitto. Le domande chiave prima d’incolpare qualcuno, furono completamente ignorate dal governo ucraino a Kiev, dall’amministrazione Obama a Washington, dalla maggior parte dei media occidentali, è perché il pilota deviò dalla rotta? Perché sorvolò lo spazio aereo vietato? E quali istruzioni diede il controllo aereo di Kiev al pilota, nei minuti prima della tragica esplosione? Curiosamente, dopo che i dati di FlightAware furono pubblicati inizialmente, il sito cambiò versione sulla rotta del MH17. Perché l’ha fatto?

Il falso video della ‘pistola fumante’ di Kiev
La maggior parte delle argomentazioni dell’amministrazione Obama su chi sia responsabile del  MH17 cita i funzionari del governo di Kiev. Eppure hanno mentito ripetutamente dal colpo di Stato del 22 febbraio 2014, che li ha messi al potere illegalmente con le armi. Poche ore dopo la notizia dell’abbattimento dell’aereo, l’intelligence ucraina diffuse ciò che sosteneva essere la “prova” che il MH17 era stato abbattuto dai separatisti agli ordini diretti della Russia. Il video su YouTube di 2:23 minuti pretese di dimostrare che “i militanti del ‘gruppo Bes’, usando un missile antiaereo russo, avevano abbattuto l’aereo di linea Boeing 777 delle Malaysia Airlines da Amsterdam a Kuala Lumpur‘. L’intelligence ucraina presentò ciò che pretendeva essere le registrazioni delle conversazioni tra un separatista filo-russo e il suo coordinatore Vasil Geranin, che sarebbe un colonnello del Primo direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate russe. Si parla dell'”abbattimento di un jet”, senza capire se si tratta di un jet civile o militare, potendo anche riferirsi a un Su-25 ucraino abbattuto alcune ore prima nei combattimenti. Nel video su YouTube non c’è modo di provare che l’audio non sia semplicemente un copione letto da due attori in uno studio. La “pistola fumante” di Kiev, il video, scomparve dai media quando diligenti ricercatori informatici scoprirono che data/ora mostravano che il fu messo online il 16/07/2014 alle 19:10 ora di Kiev, il giorno prima dell’abbattimento del MH17. Ops! Tornate a studiare a Langley, ragazzi. Questo per quanto riguarda la credibilità del governo di Kiev, che ha sempre mentito fin dal primo giorno al potere.

Le simultanee manovre USA/NATO
Ora passiamo a una coincidenza molto interessante. Proprio come avvenne negli attacchi al World Trade Center del settembre 2001 e al cosiddetto attentato di Boston, e numerosi altri episodi terroristici, vi furono importanti manovre NATO in Ucraina nei giorni prima e dopo l’incidente del MH17. Secondo lo spifferatore di Washington della NSA Wayne Madsen, la NATO e l’esercito ucraino partecipavano ad “esercitazioni” militari congiunte di dieci giorni, nome in codice ‘Sea Breeze‘, comprendenti l’utilizzo di aeromobili da guerra elettronica e intelligence elettronica, come il Boeing EA-18G Growler e il Boeing E-3 Sentry Airborne Warning e Control System (AWACS). Sea Breeze, secondo Madsen, includeva l’incrociatore lanciamissili classe AEGIS USS Vella Gulf. Dal Mar Nero, “il Vella Gulf poteva seguire il Malaysia Airlines MH17, nonché eventuali missili lanciati contro l’aereo“. Inoltre, gli aeromobili AWACS e d’intelligence elettronica (ELINT) sorvolavano la regione del Mar Nero quando MH17 volava sull’Ucraina. Gli aerei Growler possono bloccare i radar dei sistemi terra-aria. L’esercitazione NATO coincise con l’abbattimento del 17 luglio del MH17, a soli 40 miglia dal confine con la Russia. “Navi ed aerei della NATO controllavano le regioni di Donetsk e Lugansk con i radar e la sorveglianza elettronica“. (Una nota curiosa è il ricorrente ruolo centrale del vicepresidente Joe Biden negli eventi Ucraina. Biden v’è coinvolto personalmente dall’inizio delle proteste. Ed insolitamente, non fu la NATO, ma il sito  dell’ufficio del vicepresidente Joe Biden che per prima annunciò le manovre militari statunitensi Sea Breeze e Rapid Trident II, il 21 maggio 2014. Così, con uno sfacciato conflitto di interessi, il figlio di Biden, Hunter, è il direttore della nuova società energetica ucraina Burisma Holdings, Ltd., di proprietà di Igor Kolomoiskij, l’oligarca mafioso ucraino-israeliano noto come il “Camaleonte”).
La domanda scottante è perché è il governo degli Stati Uniti non ha svelato le immagini del tracciato del volo MH17 del 17 luglio, mostrando con precisione dove volava e dove fu colpito? Forse per paura di rivelare ciò che teme essere un boomerang sui falchi di Washington? Non solo le agenzie statunitensi hanno dati satellitari sul volo MH17, hanno anche immagini precise della batteria lanciamissili che probabilmente aveva sparato il missile che ha distrutto MH17. Secondo il pluripremiato ex-giornalista di Newsweek Robert Perry, una fonte attendibile gli ha detto che “le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti hanno dettagliate immagini satellitari della probabile batteria lanciamissili che ha sparato il missile fatale, ma la batteria sembrava essere sotto il controllo delle truppe governative ucraine, vestite con ciò che sembrano uniformi ucraine”. Potrebbe essere questa la ragione per cui, finora, l’amministrazione Obama non ha rilasciato le prove dettagliate per dimostrare le sue affermazioni sui “ribelli ucraini appoggiati da Mosca” che avrebbero sparato il missile mortale? Potrebbe mostrare, infatti il contrario, le forze legate a Kiev.

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti cambia storia
La guerra di propaganda contro la Russia sull’abbattimento del MH17 è diretta, proprio come nel golpe di Majdan, da una cabala di neoconservatori del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La viceportavoce di Victoria Nuland ed ex-addetta stampa della CIA, Marie Harf, nella conferenza stampa del 21 luglio a Washington, affrontò domande insolitamente persistenti e critiche da diversi giornalisti, che chiesero perché, se il segretario John Kerry e il governo degli Stati Uniti possedevano prove “inconfutabili” del coinvolgimento russo e dei ribelli sul caso MH17, si rifiutavano di renderle pubbliche, come fecero gli Stati Uniti in casi precedenti, come nella crisi dei missili di Cuba del 1962. Sulla difensiva e irritata dalle domande, Harf rispose, riferendosi alle dichiarazioni di Kerry del 20 luglio, “secondo la nostra valutazione si trattava di un missile SA-11 sparato dal territorio controllato dai separatisti filo-russi”. Ma, incredibilmente, qual era la prova che i giornalisti chiedevano? Harf rispose, “sappiamo, l’abbiamo visto nei social media e poi i video, abbiamo visto le foto dei separatisti filo-russi vantarsi di avere abbattuto un aereo…” Mi scusi, signore e signori per il sussulto. “L’abbiamo visto nei social media… poi abbiamo visto le foto dei separatisti filo-russi vantarsi...”, la CIA si occupa anche di fotografie? Con il governo e l’intelligence militare russi rilasciare le proprie prove, l’amministrazione Obama s’è lanciata freneticamente nel “limitare i danni”. Alle 17:57, ora di Washington del 22 luglio, decise di organizzare una conferenza stampa di “anonimi alti funzionari.” “Con anonimi alti funzionari” di solito ci si riferisce ai vertici del governo o agli assistenti dei segretari. Diversi “anonimi alti funzionari statunitensi” tennero una conferenza stampa a Washington. Ufficiali dell’intelligence USA dichiararono che, mentre i russi armavano i separatisti nell’Ucraina orientale, “gli Stati Uniti non avevano alcuna prova diretta che il missile utilizzato per abbattere l’aereo passeggeri provenisse dalla Russia“. Questa era nuova per Washington. I funzionari dell’intelligence USA continuarono a dire che non sapevano chi avesse sparato il missile o se eventuali operatori russi erano presenti al lancio del missile. Era “incerto” che l’equipaggio del lanciamissili sia stato addestrato in Russia… su chi abbia sparato il missile, dichiararono “Non sappiamo il nome, non sappiamo il grado e non siamo nemmeno al 100 per cento sicuri della nazionalità…
Sembrando dei goffi personaggi di un brutto remake hollywoodiano di Laurel & Hardy, gli ‘alti’ ufficiali dell’intelligence degli Stati Uniti, quando gli chiesero dettagli sulle prove, ripeterono il mantra di Marie Harf del dipartimento di Stato. I ‘vertici’ dell’intelligence ebbero la faccia tosta di affermare che “ci basiamo in parte sui messaggi e video dei social media resi pubblici nei giorni scorsi dal governo ucraino“, anche se apertamente ammisero che non potevano autenticarli tutti. Ad esempio, citarono il video di un lanciamissili che avrebbe attraversato il confine russo dopo il lancio che sembrava privo di un missile. Ma più tardi, interrogati, i funzionari riconobbero che non avevano ancora verificato se il video era esattamente ciò che pretendeva di essere. L’ultimo pezzo della conferenza stampa è sorprendente, perché indicava che qualche briefing, forse della CIA o del dipartimento di Stato, informò il presidente degli Stati Uniti (che presumibilmente ebbe poco tempo per le indagini…), quando poi andò alla televisione nazionale, il 21 luglio, per dire che l’aereo delle Malaysia Airlines, “è stato abbattuto sul territorio controllato dai separatisti filo-russi in Ucraina”, dicendo anche che la Russia aveva addestrato i separatisti “armandoli con attrezzature militari e armi, comprese armi antiaeree”. Quel discorso avvicinava il mondo alla Guerra Fredda con la Russia, che facilmente poteva divenire calda. Il giorno dopo, qualcuno assai esperto nell’amministrazione statunitense, chiaramente decise di ridurre massicciamente il confronto.

mh17-1F. William EngdahlRussiaToday

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità sul MH17

L’OSCE individua “fori da proiettili e shrapnel” che indicano dei tiri e alcun prova di un missile sull’aereo abbattuto
Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 31 luglio 2014

The PieceSecondo il rapporto del pilota ed esperto delle compagnie aeree tedesco Peter Haisenko, l’MH17 Boeing 777 non è stato abbattuto da un missile. Ciò che ha osservato dalle foto disponibili sono fori sulla cabina di pilotaggio: “I fatti parlano chiaro e forte e vanno oltre le speculazioni: la cabina di pilotaggio presenta tracce di tiro! È possibile vedere i fori di ingresso e uscita. Il bordo di una parte dei fori è piegato verso l’interno. I fori più piccoli, rotondi e puliti, mostrano i punti d’ingresso di probabili proiettili da 30 millimetri”. (Revelations of German Pilot: Shocking Analysis of the “Shooting Down” of Malaysian MH17. “Aircraft Was Not Hit by a Missile” Global Research, 30 luglio 2014)
Sulla base di un’analisi dettagliata, Peter Haisenko giunge alla conclusione che l’MH17 non è stato abbattuto da un missile: “Questo aereo non è stato colpito da un missile nella parte centrale. La distruzione si limita alla zona della cabina di pilotaggio. Ora è necessario prendere in considerazione che questa parte è costruita con materiale rinforzato”.

La missione OSCE
Vale la pena notare che le prime dichiarazioni degli osservatori OSCE (31 luglio), confermano ampiamente le conclusioni di Peter Haisenko: “Gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa hanno riferito che simili fori furono trovati in due parti separate della fusoliera dello sfortunato aereo delle Malaysia Airlines, che si crede sia stato abbattuto da un missile sull’Ucraina orientale”. Michael Bociurkiw del gruppo di osservatori dell’OSCE, al suo briefing quotidiano, aveva detto come parte della fusoliera dell’aereo sia crivellata da “buchi di proiettili e schegge”. Ha detto che i danni furono esaminati dai funzionari della sicurezza aerea malesi. (Wall Street Journal, 31 luglio 2014)
Il team di osservatori OSCE non ha trovato traccia di un missile sparato da terra, come affermato  dalle dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca. Ricordiamo che l’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, Samantha Power, aveva dichiarato, accusando la Russia, che l’aereo malese MH17 fu “probabilmente abbattuto da un missile superficie-aria azionato dalle posizioni dei separatisti“: “Il team di ricercatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sono incerti se il missile utilizzato sia stato sparato da terra, come gli esperti militari statunitensi hanno già suggerito”, riferiva il Wall Street Journal (WSJ). (Malay Mail)
I primi risultati dell’OSCE tendono a dissipare la pretesa che un sistema missilistico Buk abbia abbattuto l’aereo. Evidentemente i fori sono attribuibili a dei tiri, un’operazione che da terra non avrebbe abbattuto l’aereo che volava a oltre 10000 metri.

safe_imageAerei militari Su-25 ucraini in prossimità del MH17
Lo studio di Peter Haisenko è corroborato dal Ministero della Difesa russo, che indicava un jet ucraino Su-25 nel corridoio del MH17, in prossimità dell’aereo. Ironia della sorte, la presenza di un aereo militare è confermata anche da un rapporto della BBC dal luogo dell’incidente del 23 luglio. Tutti i testimoni oculari intervistati dalla BBC confermarono la presenza di un aereo militare ucraino in prossimità del MH17 Malaysian Airlines, quando fu abbattuto:
Testimone 1: Ci sono state due esplosioni in aria. Ed è così che si è spezzato e i frammenti sparsi così, ai lati, quando…
Testimone 2: …E c’era un altro velivolo, militare, accanto. Tutti l’hanno visto.
Testimone 1: Sì, sì. Volava sotto, perché si poté vedere. Volava di sotto a quello civile.
Testimone 3: Vi furono suoni di un’esplosione, ma in cielo, provenivano dal cielo. Allora questo aereo ha fatto una ampia virata così, cambiando rotta e dirigendosi in quella direzione (indicando la direzione con le mani)”.

Il video originale della BBC, pubblicato da BBC Russian Service il 23 luglio 2014, è stato rimosso dall’archivio BBC. Con amara ironia, la BBC censura i propri servizi.

La spinta mediatica
I media hanno riferito che un missile superficie-aria era stato sparato esplodendo prima di raggiungere l’obiettivo. Non fu il missile ad abbattere l’aereo, ma le schegge dell’esplosione del missile (prima di raggiungere l’aereo) che lo forarono creando la decompressione. Secondo il portavoce della sicurezza nazionale ucraina Andrej Lisenko, in una dichiarazione contraddittoria, l’aereo MH17 “subì una massiccia decompressione esplosiva dopo essere stato colpito dagli shrapnel di un missile“. (IBT, Australia)
In un articolo assurdo, la BBC citava il comunicato ufficiale ucraino dire che: “Il jet delle Malaysia Airlines abbattuto in Ucraina orientale ha subito una decompressione esplosiva dopo essere stato perforato da schegge di un missile. Dicono che l’informazione provenga dai dati di volo dell’aereo, registrati e analizzati da esperti inglesi. Tuttavia, non è chiaro chi ha sparato il missile, con i ribelli pro-Russia e l’Ucraina che si accusano a vicenda. Molte delle 298 persone uccise a bordo del MH17 erano olandesi. Gli investigatori olandesi che seguono l’inchiesta si sono rifiutati di commentare le affermazioni ucraine”.

btdfpohceaaoywp“Fori di proiettili”
I segni delle schegge devono essere distinti dai piccoli buchi di entrata e uscita “probabilmente dovuti a proiettili da 30 millimetri” sparati da un aereo militare. Tali buchi non possono essere dovuti all’esplosione di un missile, come suggerito dal MSN. Mentre l’MSN dice che i “buchi da schegge” possono essere dovuti a un missile (cfr. relazione della BBC), l’OSCE ha confermato l’esistenza di ciò che descrive come “buchi da proiettili di mitragliatrice“, senza tuttavia riconoscere che non siano causati da un missile. In proposito, il cannone GSh-302 del Su-25 arriva a sparare 3000 colpi al minuto, spiegando i numerosi fori di entrata e uscita. Secondo Peter Haisenko: “Se ora consideriamo l’armamento tipico del Su-25, sappiamo che è dotato di un cannone a doppia canna da 30mm GSh-302/AO-17A dotato di 250 proiettili anticarro, incendiari ed esplosivi (dum-dum) disposti in ordine alternato. La cabina dei piloti del MH 017 è stata forata da entrambi i lati: fori di entrata e di uscita si trovano sullo stesso frammento della cabina di guida” (op cit.)
Le accuse rivolte alla Russia, comprese le sanzioni di Washington, si basano su una menzogna. Le prove non supportano la tesi ufficiale degli Stati Uniti, secondo cui MH17 è stato abbattuto da un sistema missilistico Buk della milizia della RPD. Cosa dopo? Più disinformazione, più bugie dai media?

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Misteriosi bombardamenti in Ucraina

Gordon Duff, Veterans Today, 2 agosto 2014

isis_024Cacciabombardieri che attaccano obiettivi civili in Ucraina orientale, volando con le insegne dell’aeronautica ucraina, sono stati rintracciati nelle basi aeree in Romania, Moldavia e Azerbaigian, armati e alcuni forse pilotati da polacchi e israeliani. Il giornalista canadese Geoffrey West, collaborando con gruppi di “osservatori di aerei” ha individuato “gruppi” di aerei da combattimento sorvolare lo spazio aereo ucraino decollando da strutture della NATO e altre. “Quello che ho scoperto tramite siti di monitoraggio è … che un certo numero di voli ‘senza alcun contrassegno’ sono stati rilevati nella regione di Ucraina/Mar Nero. Il mio amico ha osservato ciò che atterra a Bucarest. Ho osservato ciò che sembra atterrare a Chisinau, in Moldova”. Altri sembravano provenire da ciò che si crede siano basi aeree abbandonate in Azerbaijan, strutture individuate nel 2012 da disertori dell’esercito azero come basi israeliane da utilizzare per un attacco all’Iran. Questo è più che un tentativo di evitare di essere scoperti dai radar della difesa aerea russi, capaci di avvertire i separatisti filo-russi oppositori alla giunta di Kiev. È una grave violazione del diritto internazionale, della sovranità nazionale delle nazioni interessate e uso non autorizzato delle forze NATO, alcune sotto il diretto comando del generale Breedlove, nella guerra terroristica clandestina contro i civili, molti dei quali con passaporti russi.

Sfondo
L’altra settimana, 2 cacciabombardieri Su-25 furono abbattuti sull’Ucraina dopo aver sganciato armi chimiche, bombe al fosforo bianco, su un piccolo villaggio in una regione filo-russa dell’Ucraina orientale. Vi sono ancora più curiosi e spaventosi aspetti di questo attacco. La testata giornalistica statunitense MSNBC, si riferesce all’attacco, chiaramente un crimine di guerra terroristico, come un “compito” nell’articolo sull’incidente. Le armi utilizzate non sono solo quelle dell’attuale attacco a Gaza, ma le bombe sganciate riprendono gli attacchi chimici israeliani in altri modi. Le stesse armi agiscono in modo identico, come se fossero state prodotte nella stessa partita di armi statunitensi. Gli aerei coinvolti nell’attacco non decollano da basi ucraine, ma dalla Romania e sono stati visti dai radar atterrare nei pressi di una base aerea statunitense. MSNBC ha utilizzato i siti di monitoraggio radar dei voli aerei per la sua versione dell’abbattimento del volo MH17, immagini satellitari militari statunitensi che hanno rilevato non solo il campo di 25 miglia dei detriti, ma le immagini che identificano tutte le operazioni missilistiche nella regione controllata dalla giunta di Kiev. Infatti, in un briefing al Pentagono, è stato suggerito che le unità della difesa aerea della giunta potrebbero aver disertato “e poi disertato di nuovo“, spiegando così la propria ipotesi bizzarra, più di una teoria della cospirazione.

Le armi chimiche della NATO
Con ntoizie sull’impiego di armi chimiche contro i centri abitati dell’Ucraina orientale, le scorte disponibili di tali munizioni illegali e il loro posizionamento sono fondamentali per comprenderne la minaccia. Gli USA hanno scorte di armi chimiche illegali in tutto il mondo, alcune opportunamente utilizzate contro obiettivi civili in Ucraina. L’attuale arsenale di armi chimiche statunitensi in Israele s’è notevolmente impoverito negli attacchi contro Gaza. Altri centri di stoccaggio di tali armi sono Aviano Air Force Base, Camp Darby US Army Weapons Depot a Pisa in Italia, nella base sull’isola di Diego Garcia nell’Oceano Indiano e nella base aerea avanzata MK in Romania. Da Stars and Stripes: “Luogo ideale per le sue capacità, ha detto il Maggior-Generale John O’Connor, comandante del 21.th Theater Sustainment Command in una intervista a Stars and Stripes. Gli Stati Uniti hanno già costruito 85 edifici in grado di ospitare 1500 effettivi nella Mikhail Kogalniceanu MK Air Base nelle missioni precedenti, ha detto O’Connor. Dalla fine di dicembre, gli elementi del 21° Theater Sustainment Command ospitano 2000 truppe di transito e 400 militari che gestiscono le operazioni“. Tale impianto, inizialmente designato come “punto di sosta” per le truppe di ritorno dall’Afghanistan, vede regolarmente enormi aerei cargo C-17 capaci di trasportare non solo scorte di armi, ma qualsiasi sistema d’arma pesante statunitense. Altre scorte di armi statunitensi si trovano in Azerbaigian, scaricate nel porto georgiano di Poti dall’USS Grapple nel giugno 2010 e trasferite, secondo fonti in Georgia, su autocarri in Azerbaigian.

isis_025Foto satellitare di MiG “depositati” nell’US Air Base MK in Romania (per gentile concessione di Google Earth)

Strategia
Come il senatore statunitense John McCain potrebbe dire, essendone incline, fornendo al nemico accesso alle notizie su ‘formazioni’ degli attacchi aerei, rotte utilizzate per l’attacco e il rientro, si potrebbero perdere degli aerei. Quando era prigioniero in Vietnam del Nord, McCain diede tali informazioni ai nordvietnamiti in cambio di un trattamento speciale. Secondo il colonnello dell’US Army Earl Hopper (deceduto), le informazioni di McCain portarono all’abbattimento di oltre 60 aerei statunitensi dagli artiglieri del Vietnam del Nord. Allo stesso modo, con piena cognizione che le basi militari ucraine sono sorvegliate dai radar delle difese russe, i bombardamenti sull’Ucraina orientale sono molto più rischiosi degli attacchi contro i civili perpetrati dagli aerei israeliani su Gaza. Sembrerebbe sensato utilizzare le basi avanzate fuori dell’Ucraina, in particolare se armi chimiche, carburante, manutenzione e anche piloti e aerei sono forniti dalla NATO e da “altri”. I dati radar suggeriscono espressamente che sia proprio così. Ciò che non è sensato, però, è l’inganno scarsamente velato nell’ampliare il conflitto in Ucraina. Questa settimana, il generale Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, parlando all’ultra-conservatore Aspen Institute, ha avvertito che il Presidente Putin minaccia di allargare il conflitto in Europa con il presunto utilizzo di artiglieria russa a sostegno delle forze separatiste. Dando al generale Dempsey il beneficio del dubbio, potrebbe non “sapere” che gli Stati Uniti, aiutati da Polonia, Romania, Moldavia, Azerbaigian e Israele, questi ultimi due non sono membri della NATO, hanno violato le leggi internazionali e statunitensi, o almeno così le prove indicherebbero.

MiG-29-si-MiG-23-pe-MK-autor-Adrian-SultanoiuTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come i collaborazionisti informatici della CIA hanno distrutto il mondo arabo

Tunisie Secret 31 luglio 2014
cyberwarIn esclusiva, pubblichiamo questo capitolo del libro capitale sulle “rivoluzioni” arabe e le conseguenze caotiche che ora misuriamo. Il titolo di questo libro collettivo è “Il volto nascosto delle rivoluzioni arabe” e il capitolo in questione s’intitola “ONG e reti sociali al cuore delle rivoluzioni arabe”. Mentre di venti cyber-collaborazionisti tunisini, l’unico nome citato è Salim Amamu, abbiamo però un altro nome della massima importanza, Alec Ross, giovane consulente di Hillary Clinton, passato al dipartimento della Difesa dal gennaio 2011 per guidare il suo esercito virtuale.  Secondo la stessa confessione di Sami Ben Gharbia, in un articolo pubblicato nel settembre 2010, Alec Ross era suo amico e “grande capo”. Oltre ai famigerati cyber-collaborazionisti, tra i gruppi che parteciparono attivamente alla destabilizzazione della Tunisia, in particolare vanno inclusi “Anonymous”, “Wikileaks”, “Telecomix”, “Pirates” e “Nawaat”, che Sami Ben Gharbia ha co-fondato e che fu finanziato da Freedom House e Open Society Institute. Documento da leggere e archiviare per la Storia.

alec_ross_project_revolutionVogliamo unirci alle vostre conversazioni“, firmato #State-Dept. Questo messaggio, semplice ma diretto, fu trasmesso su twitter all’attenzione dei dissidenti arabi durante le rivoluzioni, dal cuore nevralgico della strategia statunitense, il dipartimento della Difesa. L’autore Alec Ross, finora sconosciuto, è divenuto il simbolo di questa nuova diplomazia dell’amministrazione Obama. Infatti, tale giovane consigliere di Hillary Clinton, co-fondatore dell’organizzazione One Economy, è a capo dei servizi innovativi, polo delle “nuove tecnologie” del dipartimento della Difesa. Passato dalle tenebre alla luce in un paio di mesi, Alec Ross è ora chiamato “l’uomo che twitta le rivoluzioni“.  Ribadisce il suo ricorso, se necessario, dell’assistenza informatica del governo degli Stati Uniti ai dissidenti arabi. Aiuto che, secondo Alec Ross, dimostra che tale tecnologia può essere utilizzata per sorvegliare i cittadini ma che può anche diventare un’arma per liberarli. Un’arma formidabile perché grazie ad essa le rivoluzioni arabe hanno vinto una battaglia decisiva, necessaria per la vittoria finale, quella della comunicazione. Senza di essa, la rivoluzione non sarebbe stata esportata, venendo dimenticata dal pubblico e, infine, nella maggior parte dei casi, estinta nell’indifferenza generale. Chi avrebbe potuto prevedere la caduta di Ben Ali, Mubaraq o Gheddafi? I governi di Tunisia, Egitto e Libia che riuscirono a contenere il dissenso per molti anni, non riuscirono a sedare le ultime rivolte nonostante la censura. Senza dubbio, il risultato delle rivoluzioni ha giocato non solo sulle piazze ma anche sul web. Un ruolo che ha rivelato una nuova forza, internet e le reti sociali. Dall’inizio delle rivoluzioni arabe, i primi attori della cyber-dissidenza apparvero sulle reti. Blogger e hacker, esperti nel bypassare la censura del governo, divennero nei rispettivi Paesi eroi totali delle rivoluzioni. Il blogger dissidente tunisino Saim Amamu divenne, dopo la caduta di Ben Ali, segretario di Stato per la gioventù e lo sport. Alcuni pagheranno tale impegno con la vita, come il blogger libico Muhammad Nabus vittima di un cecchino, quando si recò con la sua macchina fotografica a riprendere gli attacchi dell’esercito libico per trasmetterli in diretta sul suo blog. Tuttavia, in questi Paesi solo il cyber-dissenso interno non basta a spiegarne il successo. Infatti, molte reti esterne, costituite da organizzazioni non governative, attivisti e “piattaforme” multimediali giocarono un ruolo decisivo. Dall’inizio delle proteste antigovernative a Cairo, al-Jazeera seguì ampiamente gli eventi in live streaming sulla sua rete satellitare. E nonostante il blackout imposto dalle autorità egiziane, il Qatar poté continuare la copertura in tempo reale con webcam amatoriali posizionate per la città. Le immagini trasmesse tramite mezzi messi a disposizione dai “dissidenti cibernetici”, furono poi pubblicate sul satellite Hot Bird, a differenza del satellite egiziano Nilesat, sottratto alla censura del governo. Infatti, se la diffusione terrestre può rimanere sotto il controllo statale, non c’è modo di censurare la copertura satellitare estera disponibile su grandi aree (Hot Bird è disponibile in Nord Africa, con una parabola di 90 cm). Inoltre, diversi operatori come Opensky offrono connessioni internet via satellite come Hot Bird, Eutelsat e Hispasat. Un semplice modem collegato tra la parabola e il computer basta per accedere al web senza sottostare a un operatore nazionale. Reti parallele di attivisti informatici operarono. Si può menzionare Telecomix, gruppo illustratosi in diverse azioni a sostegno delle rivolte in corso. Tale gruppo si vide anche acclamato da Reporters sans frontières che l’invitò, nel marzo 2012, alla Giornata Mondiale contro la Cyber-censura, per dare prova dell'”etica militante” dell’hackeraggio umanitario nelle rivoluzioni arabe. Una delle principali azioni di Telecomix fu l'”esfiltrazione cibernetica” di molti video degli insorti, utilizzando le connessioni modem tramite numeri ISP (Internet Service Provider) situati all’estero o fornendo strumenti di crittografia “anonima” per le comunicazioni. Durante la rivoluzione egiziana, Telecomix fece anche appello ai radioamatori per stabilire comunicazioni via radio. Il famoso gruppo hacker Anonymous rispose all’avvio delle rivoluzioni. In Tunisia, meno di due settimane dopo gli scontri di Sidi Buzid, il movimento Anonymous lanciò OPTunisia. Le sue prime azioni rilanciate da al-Jazeera furono gli attacchi DDoS (che mirano a bloccare un server con un gran numero di query) ai siti del governo tunisino. Per motivi di sicurezza, la maggior parte di tali operazioni fu lanciata dall’estero. Tuttavia, la Tunisia aveva già un “pool” attivo di hacker. Si può menzionare il gruppo tunisino BlackHat, fondato nel 2007, che svolse un ruolo importante nella preparazione degli attacchi di Anonymous. In effetti, tale gruppo di hacker tunisini poté fornire preziose informazioni sull’infrastruttura IT dei diversi siti governativi. Inoltre, in condizioni di anonimato, un funzionario della sicurezza IT tunisina, durante le rivoluzioni, ammette che fu sorpreso nel scoprire che numerosi hacker tunisini erano tirocinanti al suo servizio, un paio di mesi prima delle rivoluzioni. Un'”infiltrazione” può sembrare sorprendente, ma conferma le parole di Anonymous: “Abbiamo infiltrati i vostri eserciti, fonti e informatica” (…)
cyber-warfareI dissidenti arabi ricevettero anche un significativo sostegno dall’ONG statunitense Avaaz. Avaaz significa “voce” in molte lingue, è un’organizzazione non governativa statunitense di New York, ma ha anche uffici a Londra, Parigi, Washington, Ginevra e Rio de Janeiro. Fu fondata nel 2006 dall’anglo-canadese Ricken Patel, ex-consulente per le Nazioni Unite e membro delle fondazioni Rockefeller e Bill Gates. E’ l’emanazione del gruppo ResPublica, dedita a campagne civiche transnazionali, e del gruppo statunitense MoveOn per la mobilitazione sociale su internet (….) Avaaz ha sostenitori celebri negli ambienti politici, tra cui l’ex-primo ministro inglese Gordon Brown, che disse che faceva avanzare gli ideali mondiali; l’ex-vicepresidente Al Gore, che ritiene Avaaz fonte d’ispirazione e che ha già fatto molto per cambiare le cose; Zaynab Bangura, ex-ministro degli Esteri della Sierra Leone, che descrive Avaaz come un alleato e un punto d’incontro dei popoli svantaggiati del mondo, facendo la vera differenza. Avaaz, utilizzando donazioni per sostenere le proteste arabe, inviò ai ribelli libici, yemeniti e siriano kit per connessioni internet via satellite a prova di blackout, piccole videocamere, trasmettitori portatili radio e anche gruppi di esperti per addestrarvi i manifestanti. Scopo di tali azioni di Avaaz è chiaramente visibile sul suo sito: permettere “di trasmettere video live anche con blackout d’internet e telefonici e far attrarre l’attenzione internazionale sui coraggiosi movimenti per il cambiamento“. In Siria, Avaaz sostiene di avere una “rete che contrabbanda rifornimenti medici e giornalisti, e per ricevere immagini e informazioni”. L’ONG dice anche di avere sul confine siriano “case sicure” per proteggere ribelli e giornalisti. Diversi hacker tunisini, egiziani e libici hanno anche dimostrato l’importante ruolo di Wikileaks quale fonte per la mobilitazione. Infatti, pochi mesi prima dell’inizio delle rivoluzioni arabe, abbiamo assistito all’ampia diffusione di dispacci diplomatici statunitensi che denunciavano gli eccessi e la corruzione prevalenti nei vari regimi arabi in cui sarebbe avvenuta la rivoluzione. Così per la Tunisia, si legge che “la corruzione è un problema politico ed economico. L’assenza di trasparenza e responsabilità che caratterizza il sistema politico tunisino, danneggia seriamente l’economia per le degradanti condizioni degli investimenti, alimentando la cultura della corruzione“. Un altro cablo sull’Egitto citava “la tortura e la brutalità della polizia sono endemiche e diffuse” o su Hosni Mubaraq, “ideali quali i diritti umani non lo interessano“. Mesi prima delle rivoluzioni arabe, Wikileaks alimentò le argomentazioni dei dissidenti contro i processi decisionali. Su questo dato di fatto ci si può anche interrogare sul ruolo infine favorevole all’amministrazione degli Stati Uniti svolto da Wikileaks con i cabli diplomatici. Alcuni non esitano a sostenere che la “fuga” dei messaggi diplomatici confidenziali rispondesse a un’operazione d’intelligence degli Stati Uniti con l’obiettivo di destabilizzare molti regimi arabi. Su questo punto, è interessante vedere che diverse organizzazioni che parteciparono al “mirroring” (duplicazione di un sito web al fine di salvaguardarlo e di un’ampia diffusione) di Wikileaks avessero un “donatore generoso” nel miliardario statunitense George Soros, assai vicino a Henry Kissinger e a capo di una rete globale di organizzazioni non governative, tra cui l’Open Society Institute (OSI), che svolse un ruolo attivo nelle rivoluzioni arabe. Infatti, nel 2009 l’OSI, in collaborazione con il governo degli Stati Uniti, organizzò un workshop a Cairo per addestrare gli attivisti ad eludere la censura egiziana e tunisina. La Fondazione Soros è al centro di molte rivoluzioni e la sua azione fu addirittura considerata “sovversiva” in diversi Stati, tra cui Russia e Iran che l’accusavano di essere il braccio invisibile della CIA nella “promozione della democrazia americana“. Su Wikileaks e il sostegno “indiretto” della Fondazione Soros, si può notare che Mark Stevens, uno degli avvocati di Julian Assange, è anche consulente dell’Open Society Institute. Un’altra fondazione statunitense, “Global Voices“, ha anche fornito aiuto prezioso ai blogger arabi. Fondata presso la facoltà di Giurisprudenza ad Harvard da Rebecca MacKinnon, ex-giornalista della CNN, e da Ethan Zuckerman, membro dell’Open Society Institute di George Soros, l’organizzazione mira a sostenere una rete internazionale di blogger e “cittadini giornalisti” che segue e concentra le notizie del mondo nella “blogosfera”. Nell’ottobre 2011, Global Voices co-organizzò il terzo incontro dei blogger arabi a Tunisi ed affermò l’impegno nel promuovere il “diritto delle persone ad esprimere liberamente sulle reti le proprie aspirazioni democratiche“.
facebookCIA1Vediamo gli elementi della preparazione “sotto l’influenza” estera delle rivoluzioni del Vicino e Medio Oriente avviarsi gradualmente. Inoltre, se la culla della primavera araba è la Tunisia, si può collocare la sua genesi nel giugno 2009 in Serbia. Mohamed Adel, giovane egiziano che studiò dai Fratelli musulmani, è un capo del movimento 6 aprile. Composto da giovani dissidenti, il gruppo ha scelto il nome in riferimento allo sciopero generale del 6 aprile 2008, nato su internet. Ma secondo Muhammad Adel, non fu realmente spontaneo. Come egli stesso ammette: “In Serbia fummo addestrati nei metodi della non-violenza. Ci fu insegnato a mobilitare le folle pacificamente, a controllarle ed organizzare efficacemente le manifestazioni...” Fu nel giugno 2009, che accompagnato da altri 14 militanti egiziani e algerini, si recò a Belgrado. Seguì un corso di formazione in arabo. Tali due settimane di seminario avevano lo scopo di formare “apprendisti rivoluzionari” alla lotta non violenta, con la possibilità d’interagire con i militanti serbi e incontrare ONG e giornalisti. Dietro tale formazione rivoluzionaria vi era il Canvas o Center for Applied Nonviolent Action and Strategies. Tale organizzazione è in realtà una propaggine del movimento serbo Otpor, che significa resistenza. Otpor è un’associazione studentesca all’origine degli eventi che portarono alla caduta di Milosevic nel 2000. Scopo dichiarato era utilizzare il know-how di CanvasOtpor riguardante i movimenti di protesta non violenta, che può essere fatto risalire ai “consulenti” di Canvas nella rivoluzione delle rose in Georgia. In Ucraina, l’organizzazione PORA era molto attiva durante la “rivoluzione arancione”, inviando nell’aprile 2004 18 suoi membri a Novi Sad, nel nord della Serbia, per partecipare a un seminario. Si noti inoltre che poco prima delle elezioni, un membro di Canvas venne deportato dall’Ucraina. Canvas è anche strettamente legata a Zubr, organizzazione per i diritti civili filo-occidentale bielorussa, creata nel 2001 per rovesciare il regime di Aleksandr Lukashenko. Nel 2002 troviamo tracce di Canvas nell’opposizione venezuelana. Nel gennaio e febbraio 2011, il logo Canvas, quello di Otpor, veniva brandito da giovani studenti tunisini ed egiziani del movimento 6 aprile che protestavano per le strade di Cairo. Per operare, una tale struttura ha bisogno di notevoli mezzi finanziari. Canvas è finanziata da ricchi filantropi il cui unico scopo è costruire un mondo migliore e far avanzare la democrazia? A credere a Srdja Popovic, fondatore di Otpor e attuale direttore di Canvas, riceve solo fondi privati, senza contributi pubblici. Ma sembra che sia altrimenti. Secondo fonti solitamente bene informate, due agenzie statunitensi contribuiscono in modo significativo al suo finanziamento. International Republican Institute e Freedom House. International Republican Institute è un’organizzazione politica legata al Partito repubblicano. Il suo finanziamento proviene principalmente dal governo federale degli Stati Uniti. Si noti che nella primavera del 2000, l’ex-colonnello dell’esercito statunitense Robert Helvey fu inviato in Serbia dall‘International Republican Institute per condurre seminari sulla non violenza a favore degli attivisti di Otpor. Ambienti vicini ai servizi segreti occidentali dichiarano che infatti l’IRI non sia altro che una facciata della CIA. Freedom House, il cui obiettivo è esportare i valori statunitensi, era presieduta da James Woolsey. È utile ricordare che fu direttore della CIA nel 1993-1995?
0Si noti che il blogger egiziano Abdel Fatah Isra, co-fondatore del movimento 6 aprile, faceva parte di un gruppo di attivisti invitato da Freedom House. Poté partecipare ad un programma di formazione per “riformatori politici e sociali”, finanziato da USAID (United States Agency for International Development). L’agenzia statunitense mira in particolare a ridurre la povertà e promuovere la democrazia e la crescita economica. Durante tali seminari, gli aspiranti rivoluzionari (tunisini, egiziani, algerini, siriani, yemeniti…) imparano anche come utilizzare al meglio i social network ed internet. Giocarono un ruolo di primo piano. Di particolare nota è la creazione di una pagina facebook sei mesi prima della caduta di Mubaraq, chiamata “Siamo tutti Qalid Said“, in omaggio a un giovane surfista torturato a morte dalle autorità, dopo aver pubblicato un video che mostrava poliziotti corrotti. Più di 500000 persone divennero rapidamente membri di tale gruppo che protestava contro la violenza della polizia. Il suo creatore, all’inizio anonimo, finalmente fu smascherato dalla polizia, Wail Ghonim, marketing manager per il Medio Oriente del gigante statunitense d’internet Google. Il vento di rivolta provò a travolgere altri Paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Il vicino Sudan non fu risparmiato. Khartoum, che ha perso tre quarti dei suoi proventi petroliferi per la secessione del Sud Sudan, si trova ad affrontare un’alta inflazione e la svalutazione. Nella capitale sudanese, gli studenti scesero in piazza il 30 gennaio 2011 al richiamo di diversi gruppi costituiti su facebook, tra cui “30 gennaio, la parola ai giovani sudanesi”. Violentemente soppresso, il movimento non ebbe l’effetto desiderato. Inoltre il presidente Omar Hasan al-Bashir non si limitò a ordinare la repressione dei manifestanti, ma invitò i jihadisti informatici a combattere in rete. La loro missione è combattere sul loro stesso terreno contro i membri dei due principali gruppi attivisti in grado di raccogliere circa 20000 sostenitori. Si tratta di “Giovani del cambiamento” e “WeR fed-up”. Il metodo sembra efficace perché se gli studenti sudanesi sporadicamente hanno sfidato le autorità dimostrando per le strade di Khartoum, la repressione s’è affrettata a disperdere tali facinorosi. Finora non sono riusciti a trascinare il resto della popolazione, anche se il capo islamista Hasan al-Turabi potrebbe finire per esserne tentato…
stratfor-canvas-wikileaks-venezuelaAll’inizio del 2011, un po’ più a est, un utente anonimo creò la pagina “Yemen rivoluzione” che orgogliosamente mostrava il simbolo del pugno di Otpor. Il 3 febbraio 2011 lo Yemen conobbe le  più grandi manifestazioni degli ultimi decenni. Decine di migliaia di manifestanti adottarono il colore rosa come segno dell’adunata. Nello Yemen solo l’1% della popolazione è connesso ad internet e l’analfabetismo è ancora notevole. Se questa rivoluzione rosa sembrava esaurirsi, un anno dopo il presidente Salah lasciò il potere e si svolsero le elezioni presidenziali. Anche se vi fu un solo candidato, il vicepresidente, e tanti incidenti causati dai separatisti del sud da provocare la chiusura di molti seggi elettorali, lo Yemen divenne il primo Paese arabo in cui la rivolta portò a una soluzione negoziata. Ora il destino dello Yemen non è deciso. Tra separatisti meridionali e la presenza di numerosi militanti di al-Qaida, il Paese è tutt’altro che stabile. Da notare anche la presenza sottile ma molto attiva delle forze speciali statunitensi, pesantemente coinvolte nella lotta al terrorismo, sostenuti da regolari raid dei droni statunitensi della CIA. Nello stesso periodo fu creato un gruppo su facebook chiamato “Algeria pacifica” che adotta il pugno chiuso di Otpor e lo slogan “Insieme tutto è possibile”. Ma le autorità algerine monitorano attentamente internet e le forze di sicurezza vengono dispiegate nelle manifestazioni di massa che disperdono sistematicamente. Anche in questo caso la rivoluzione deve prendere forma. Nel vicino Marocco, il re anticipa ed evita la primavera araba con un referendum per cambiare la costituzione. A fine  novembre 2011, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo che riunisce noti islamisti monarchici, è il vincitore delle elezioni. Il re non ha altra scelta che nominare capo del nuovo governo, il capo degli islamisti.
Se si dovesse cercare un denominatore comune a tutte queste pretese azione spontanee volte all’obiettivo lodevole di sconfiggere tiranni e stabilire la democrazia, sarebbe “islamisti e Stati Uniti”. Un esempio: l’egiziano Muhammad Adel fece il suo debutto nei Fratelli musulmani prima di essere addestrato da Canvas, finanziato da organizzazioni statunitensi, o Wail Ghonim, dirigente di Google, il gigante d’internet la cui collaborazione con intelligence degli Stati Uniti non è più un segreto. Più discreto ma non meno attivo, il Qatar non solo fornisce sostegno finanziario, ma anche forze speciali, soprattutto molto attive in Libia. A poco a poco, un’ombra, che alcuni qualificherebbero volentieri come “omertà”, vela le rivoluzioni che hanno trasformato in profondità il volto del mondo arabo come lo conoscevamo. La primavera araba ha anche rivelato la potenza di una nuova forza, ora al centro delle sfide della strategia globale, internet e le reti sociali, segnando un punto di svolta nella storia della “rivoluzioni”.

destroyYves-Marie Peyry, Ricercatore Associato presso il Centro francese per la Ricerca sull’Intelligence (CF2R). Alain Charret, ex-dirigente dei servizi segreti francesi, direttore di “Renseignor“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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