Il cancro di Chavez è causato da un complotto statunitense?

Contrainjerencia 6 gennaio 2013

gty_hugo_chavez_ll_110929_wblogNel dicembre 2011, il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva detto gli Stati Uniti potrebbero aver sviluppato la tecnologia per indurre il cancro su alcuni leader latino-americani, dopo che alla sua alleata e omologa dell’Argentina, Cristina Fernandez, era stato diagnosticato il male. “E’ molto, molto, molto strano che il cancro abbia colpito il presidente (del Paragay, Fernando) Lugo, e Dilma (Rousseff, presidente del Brasile). Grazie a Dio, Lugo ha superato il male (…) poi è toccato a me e “bam”, entrando in un anno elettorale, un paio di giorni dopo Lula e ora Cristina“, aveva detto Chavez alla televisione. Oggi che il leader bolivariano è ricoverato in ospedale a L’Avana, in una situazione descritta come “delicata”.
Il sito Contrainjerencia che individua e denuncia l’ingerenza straniera in America Latina, chiede ai lettori di rispondere a un sondaggio la cui domanda è la seguente: “Considerando ciò che ha subito il leader venezuelano Hugo Chávez, e l’ostilità imperiale verso di lui… pensi che il cancro possa essere il risultato di un complotto statunitense?
In quel discorso del 2011, Chavez aveva invitato i leader della Bolivia, Evo Morales, e dell’Ecuador, Rafael Correa, ad essere attenti alla salute. “La buona volontà si prenderà molta cura di Evo, Evo attenzione, attenzione Correa, naturalmente non si sa (…) quante cose siano state sviluppate dai paesi più potenti“. “Stanno cercando di destabilizzare nientedimeno che la Russia, una potenza nucleare mondiale, vedendo fino a che punto arriva la follia dell’impero, e tutta l’orchestra dei media internazionali scommette contro il candidato presidenziale Vladimir Putin“, aveva detto.

L’esercito USA ha pensato di uccidere dei leader con le radiazioni, durante la Guerra Fredda
Robert Burns – The Associated Press 9 ottobre 2007
Army Times

clip_image011In uno dei più lunghi segreti della Guerra Fredda, l’esercito ha esplorato la possibilità di usare veleni radioattivi per assassinare “persone importanti”, come capi militari o civili, secondo dei documenti recentemente declassificati ottenuti dall’Associated Press. Approvato ai più alti livelli dell’esercito nel 1948, il ben occultato piano, perseguito dai militari nel “nuovo concetto di guerra”, usava materiale radioattivo prodotto con la bomba atomica, per contaminare il territorio o basi militari, fabbriche o formazioni di truppe del nemico. Gli storici militari che hanno svolto ricerche sul grande programma di guerra radiologica, hanno detto che non avevano mai avuto prima una prova che esso includesse la ricerca di un’arma per assassinio. Mirare a personaggi pubblici, in questi attacchi, non è una cosa inaudita.
L’anno scorso, un ignoto aggressore aveva usato una piccola quantità di polonio radioattivo-210 per uccidere il critico del Cremlino Alexander Litvinenko, a Londra. Non sono citate persone vittime dell’arma per assassinio, nei documenti governativi declassificati in risposta ad una richiesta del Freedom of Information Act presentata dall’AP nel 1995. I documenti vecchi di decenni sono stati rilasciati di recente all’AP, pesantemente censurati dal governo per rimuovere le note relative agli agenti della guerra radiologica e altri dettagli. La censura riflette la preoccupazione per il potenziale utilizzo di veleni radioattivi come arma; si tratta  più di una nota storica, ma si crede che ciò venga studiato dagli attuali terroristi per attaccare obiettivi statunitensi. I documenti non danno alcuna indicazione se l’arma radiologica per l’assassinio mirato di individui di alto rango sia mai stata usata o addirittura sviluppata dagli Stati Uniti, e resta poco chiaro fino a che punto sia arrivato il programma dell’esercito.
Una nota del dicembre 1948 delinea il programma, e un altro promemoria di quel mese indicava che era avviato. Le sezioni principali di diverse relazioni successive, nel 1949, sono state rimosse dalla censura prima del rilascio all’AP. Lo sforzo più ampio sugli usi offensivi della guerra radiologica apparentemente finì nel 1954, almeno in parte a causa della condanna del Dipartimento della Difesa, secondo cui le armi nucleari erano una scommessa migliore. Se il lavoro è passato a un’altra agenzia, come la CIA, non è chiaro. Il progetto è stato definitivamente approvato nel novembre 1948 ed iniziò il mese successivo, solo un anno dopo la creazione della CIA, nel 1947. Fu un periodo turbolento della scena internazionale. Nell’agosto 1949, l’Unione Sovietica testò con successo la sua prima bomba atomica, e due mesi dopo i comunisti di Mao Zedong trionfarono nella guerra civile cinese.
Mentre gli scienziati statunitensi sviluppavano la bomba atomica, durante la seconda guerra mondiale, venne riconosciuto che agenti radioattivi, utilizzati o creati nel processo di produzione, avevano un potenziale letale. La prima relazione pubblica del governo sul progetto della bomba, pubblicata nel 1945, rilevava che i prodotti radioattivi della fissione di un reattore alimentato ad uranio, avrebbero potuto essere estratti e utilizzati “come forma particolarmente crudele di gas velenosi.” Tra i documenti comunicati all’AP, vi è una nota dell’esercito del 16 dicembre 1948, etichettata segreto, che descrive un programma accelerato per sviluppare una varietà di materiali radioattivi per scopi militari. I lavori per un’”arma sovversiva per l’attacco di individui o di piccoli gruppi” venne indicata come una priorità secondaria, da limitarsi a studi di fattibilità e a sperimentazioni. Le priorità indicate erano:
• Armi per contaminare “zone popolate o comunque critiche per lunghi periodi di tempo.”
• Munizioni combinanti esplosivi ad alto potenziale con materiale radioattivo “per infliggere danni fisici e contaminazione radioattiva nello stesso tempo.”
• Armi aeree e/o di superficie che avrebbero diffuso contaminazione su una zona da evacuare, rendendola così inutilizzabile da parte delle forze nemiche.
L’obiettivo dichiarato era produrre un prototipo per la prima e la seconda arma prioritaria, entro il 31 dicembre 1950. La quarta priorità riguardava “munizioni per attaccare singoli individui” con agenti radioattivi per i quali non vi è “alcuna possibilità di terapia.” “Questa classe di munizioni venne proposta per l’utilizzo da parte di agenti segreti o unità sovversive, in attacchi letali contro piccoli gruppi di individui importanti, ad esempio, in occasione di riunioni di leader civili o militari“, ha detto.
L’assassinio di figure straniere da parte di agenti del governo degli Stati Uniti non era esplicitamente vietata per legge, fino a quando il presidente Gerald R. Ford firmò un ordine esecutivo nel 1976, in risposta alle rivelazioni che la CIA aveva tentato, nel 1960, di uccidere il presidente cubano Fidel Castro, anche per avvelenamento. Il 16 dicembre 1948, l’appunto indicava che un attacco letale contro individui, utilizzando materiale radioattivo, doveva essere eseguito in modo da rendere impossibile rintracciarne il coinvolgimento del governo degli Stati Uniti; un concetto noto come “negazione plausibile”, fondamentale per le azioni segrete statunitensi. “L’origine della munizione, il fatto che un attacco è stato effettuato e il tipo di attacco non devono essere determinabili, se possibile”, diceva. “La munizione non deve essere appariscente e deve essere facilmente trasportabile.”
Agenti radioattivi furono ritenuti ideali per questo impiego, indica il documento, a causa della loro elevata tossicità e per il fatto che gli individui interessati non potevano sentirne l’odore, il gusto o comunque percepire l’attacco. “Dovrebbe essere possibile, ad esempio, sviluppare una munizione molto piccola che potrebbe funzionare in modo impercettibile e che avrebbe creato un’invisibile ma altamente letale concentrazione in una stanza, con gli effetti evidenziabili solo dopo l’attacco“. “Il periodo per gli effetti letali potrebbe, si ritiene, essere controllato dalla quantità di agente radioattivo disperso. Le tossicità dovrebbero essere tali che dovrebbero richiedere concentrazioni relativamente elevate, in base al peso, per dei primi effetti letali, e che anche tali concentrazioni possano essere maneggiabili.”
Tom Bielefeld, un fisico di Harvard che ha studiato il problema delle armi radiologiche, ha detto che mentre non aveva mai sentito parlare di questo progetto, gli obiettivi tecnici sembravano fattibili. Bielefeld ha osservato che il polonio, l’agente radioattivo usato per uccidere Litvinenko nel novembre 2006, è il solo ad avere le caratteristiche adatte per la missione letale descritta nella nota del 16 dicembre 1948. Barton Bernstein, professore di storia della Stanford che ha fatto ricerche approfondite sugli sforzi militari degli Stati Uniti nella guerra radiologica, ha detto di non credere che questo aspetto sia già venuto alla luce. “Questo è uno di quegli elementi che ci sorprende, ma non ci deve scandalizzare, perché nella guerra fredda tutti i modi di uccidere le persone, in ogni modo disumano, barbaro e peggio ancora, venivano periodicamente contemplati agli alti livelli del governo statunitense, in quello che veniva visto come una guerra giusta contro un nemico odiato e odioso“, ha detto Bernstein.
“Il progetto era gestito dal Corpo Chimico dell’US Army, comandato dal Magg. Gen. Alden H. Waitt, e supervisionato dall’ormai defunta agenzia delle Forze Armate, Programma per le Armi Speciali. Il Primo capo del progetto fu il Maggior-Generale Leslie R. Groves, capo dell’esercito nel Progetto Manhattan che realizzò le prime bombe atomiche. Il progetto radiologico venne approvato dal successore di Groves“, il Maggior-Generale Kenneth D. Nichols. I documenti rilasciati erano nei dossier del Programma Armi Speciali delle Forze Armate, in possesso dei National Archives.
Tra i funzionari indicati nella nota del 16 dicembre vi erano Herbert Scoville, Jr., direttore tecnico del Programma Armi Speciali delle Forze Armate e successivamente vicedirettore della CIA per la ricerca, e Samuel T. Cohen, fisico della Rand Corp. che aveva lavorato al Progetto Manhattan. Il primo via libera all’esercito nel proseguire il programma di armi radiologiche venne dato nel maggio 1948, un momento della storia degli Stati Uniti, dopo il riuscito bombardamento atomico del Giappone alla fine della seconda guerra mondiale, in cui l’esercito era impaziente di esplorare le implicazioni della scienza atomica nella guerra futura.
Una nota del luglio 1948 delinea l’intento del programma, prima di specificare di aver ricevuto l’approvazione finale, il cui obiettivo chiave era la contaminazione di lunga durata di aree terrestri di grandi dimensioni, in cui i residenti, a meno che le aree non fossero state abbandonate, probabilmente sarebbero morti per le radiazioni tra uno e 10 anni. “Si pensi che si trattava di un nuovo concetto di guerra, i cui risultati non potevano essere previsti“, affermava.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Libia: Fallimento della NATO in Libia e sconvolgimento dell’US Army

Horace G. Campbell, Pambazuka, 26/11/2012
PETRAEUS AFGHANISTAN

La relazione extraconiugale che avrebbe causato le dimissioni del capo della CIA, generale Petraeus, è insignificante in confronto all’appartenenza a una sezione delle forze armate e delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti che persegue un complesso e completo programma di destra. E’ in questo contesto che i giornalisti e le università sono manipolati con la bella storia dell’AFRICOM, in particolare sulla Libia, diffusa negli Stati Uniti. Ma la morte dell’ambasciatore Stevens a Bengasi sfata questo mito.

Carter Ham è stato sollevato dal suo incarico a capo del Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM). Petraeus si è dimesso dalla CIA il 9 novembre. Il 26 ottobre, il viceammiraglio Charles M. Gaouette è stato assegnato al comando del gruppo d’attacco dell’USS John Stennis. Questi tre cambiamenti nei vertici della dirigenza militare statunitense sono tutti collegati al fallimento della missione e dell’intervento della NATO in Nord Africa, con la successiva guerra e ondate di assassini effettuati dalle milizie in Libia, in particolare a Bengasi. Questi cambiamenti mostrano la nuova autonomia e capacità di combattere una guerra testata in circostanze in cui, la CIA e i capi delle strutture di comando militare, come il Comando Centrale (CENTCOM) o AFRICOM, perseguono politiche indipendenti dal potere esecutivo e dalla leadership civile. Questi esperimenti hanno fallito, con conseguenze devastanti per l’intero apparato militare, incastrando generali, speculatori finanziari e specialisti mediatici di questioni militari e politiche.
Il 18 ottobre 2012, il segretario della difesa, Leon Panetta, annunciava che il presidente Obama avrebbe nominato comandante di AFRICOM il generale David Rodriguez, in sostituzione di Carter Ham. Quest’ultimo ha preso il comando di Africom dal generale William “Kip” Ward l’8 marzo 2011, e si fece notare come responsabile dell’intervento internazionale della NATO in Libia, presumendo che sarebbe durato un mese. Questa guerra è durata più di un anno. Un anno più tardi, dopo che le forze NATO hanno annunciato il loro “successo” in Libia, gli scontri con le milizie dell’11 settembre 2012 portarono al decesso dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia Christopher Stevens, e di altre tre persone (uno specialista del dipartimento di stato e due agenti della CIA) nei “locali” statunitensi di Bengasi. La risposta all’indagine interna dell’US Army è stata la nomina del generale David Rodriguez a capo di AFRICOM. Se e quando il Senato confermerà la nomina di David Rodriguez, AFRICOM avrà avuto tre diversi comandanti in meno di quattro anni.
Il 9 novembre, due giorni dopo che Barack Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti, veniva annunciato che il generale a quattro stelle in pensione e direttore generale della Central Intelligence Agency (CIA) si era dimesso. David H. Petraeus, che aveva corteggiato la stampa e le università per crearsi la reputazione di soldato-studioso di successo, improvvisamente si dimetteva dopo che la sua relazione extraconiugale era stata rivelata al pubblico. Questa relazione extraconiugale, a Washington, con la sua biografa che ha scritto “Tutto: la formazione del generale David Petraeus“, non era un segreto per nessuno. Questo libro è stato pubblicato nel gennaio 2012. Quando Paula Broadwell apparve in televisione a gennaio per promuoverlo, fece un discorso era pieno di allusioni, e coloro che potevano leggere tra le righe avrebbero capito ciò che stava cercando di comunicare. I media hanno riferito che la relazione extraconiugale è stata scoperta dal Federal Bureau of Investigation (FBI) e che questo testimoniava “un giudizio discutibile” del generale. Tra il 18 ottobre, quando il comandante di AFRICOM è stato sollevato dal suo incarico, e il 9 novembre, quando il generale Petraeus si è dimesso, c’è stato un notevole sforzo per presentare le informazioni sugli eventi di Bengasi, allo scopo d’influenzare il risultato delle elezioni presidenziali del 6 novembre. In gergo militare, questo sforzo dei neo-conservatori di scaricare la caduta di Bengasi sulle spalle della Casa Bianca, sarebbe stata considerata un’operazione d’informazione militare.
La stretta relazione tra media statunitensi, mondo accademico e forze armate è stata perfezionata nella nuova guerra, volta a combattere secondo i metodi sperimentati dall’adozione del Patriot Act e dalla fusione di media, aziende high-tech e quelle armi letali, robotiche, senza equipaggio, chiamate droni. Nella guerra gestita con tali metodi, i giornalisti e gli accademici che servono gli interessi dei vari rami militari hanno cercato di nascondere quegli enormi fallimenti come il fiasco dell’Iraq o della massiccia guerra contro la droga in Afghanistan. Questi camuffamenti sono stati rafforzati da relazioni tendenziose sul ruolo dei vari generali. Il recente libro di Thomas Ricks: “Generali: il comando militare americano dalla seconda guerra mondiale ad oggi” è uno degli spettacoli della nuova alleanza tra settori dei media e della dirigenza  militare. In questo libro, molti generali vengono criticati per la loro incompetenza e mancanza di visione. Tom Ricks ha partecipato a un dibattito dicendo che molti generali erano da licenziare. Per quanto riguarda Petraeus, Tom Ricks ha avuto solo complimenti, notando che “ha dimostrato una vera indipendenza mentale… Si tratta di un generale che sa adattarsi.” In questo libro, Petraeus è la pietra di paragone, mentre altri, come Tommy Frank e Casey vengono paragonati a William Westmoreland, simbolo del fallimento in Vietnam. Il web è ormai invaso da storie di sesso, intrighi e corruzione ora svelati al Mondo, in modo che tutti possano vedere come dei generali, come John Allen comandante delle forze USA in Afghanistan, che si ritiene sia al centro della guerra, abbia avuto il tempo e lo spazio per inviare da 20 a 30000 pagine di e-mail a Jill Kelley, una donna che vive a Tampa (Florida) considerata una rivale dell’amante del generale Petraeus. I titoli dei media su “la comunicazione non appropriata” con Jill Kelly, può distrarre dalla realtà dell’attuale situazione di guerra e di insicurezza in Libia, che ha provocato più di 50.000 morti  dall’intervento della NATO e della sua “responsabilità di proteggere“.
Per il popolo libico, le Nazioni Unite e la comunità pacifista, la rivelazione dello scandalo Petraeus ha un interesse particolare a causa della stretta relazione tra compagnie petrolifere, agenzie militari e di intelligence occidentali e le milizie di predoni che terrorizzano la popolazione libica. Il fallimento della strategia di controinsurrezione in Iraq e in Afghanistan si svela in Libia. Tutto è qui. Quando le informazioni sull’attacco ai “locali” statunitensi a Bengasi furono date, ci fu confusione. Lo spazio attaccato è un “consolato”, un “locale” del Dipartimento di Stato, un rifugio della CIA o, addirittura, una prigione per i miliziani catturati? Questa confusione ha distolto l’attenzione dal fatto che gli elementi dell’esercito hanno formulato una politica di allineamento con alcune milizie nella parte orientale della Libia (a volte chiamati jihadisti), che in passato hanno avuto legami con gruppi che gli Stati Uniti indicavano come “organizzazioni terroristiche”. Francia, CIA e AFRICOM hanno avuto come alleati questi jihadisti, nel destabilizzare la Libia, congelare i miliardi di Gheddafi, assassinarlo e stringere un’alleanza con una Libia quale base per l’attuale spinta al cambio di regime in Siria. I repubblicani pensavano di poter approfittare della confusione e della disinformazione diffuse dai servizi d’intelligence e militari sulla vera causa della morte dell’ambasciatore statunitense a Bengasi. Le udienze si svolgono su richiesta dei repubblicani, nel Congresso dominato dai repubblicani. Il Dipartimento di Stato ha fatto dichiarazioni, e la CIA ha pubblicato un calendario degli eventi a Bengasi, nella notte dell’11 settembre.
I media conservatori tentano di politicizzare il caso cercando di presentare una tabella che dimostri l’incompetenza dell’amministrazione Obama. Dopo ogni nuova dichiarazione alla stampa e presentazione del calendario, spuntano nuove informazioni, che pongono nuove questioni circa il marciume e la corruzione nell’esercito degli Stati Uniti. Dopo le sue dimissioni, è stato riferito dalla stampa statunitense che il generale David Petraeus ha visitato la Libia a fine ottobre, per condurre una propria indagine (alcuni direbbero un cover-up). Dopo la pubblicazione di queste informazioni, è stato rivelato che la CIA deteneva  miliziani libici in un suo edificio a Bengasi. Queste informazioni, rilasciate da Paula Broadwell in un discorso all’Università di Denver il 26 ottobre, ha ulteriormente complicato il nodo libico. Petraeus è stato il comandante delle forze USA in Iraq e in Afghanistan, in un momento della storia degli Stati Uniti in cui le informazioni militari sono importanti quanto le armi. Secondo la dottrina militare degli Stati Uniti, in questa nuova forma di guerra c’è una lotta per il controllo della narrazione. L’esercito degli Stati Uniti non è mai stato in grado di controllare le storie sull’Africa perché la storia della supremazia e del sciovinismo bianco hanno impedito una chiara comprensione delle dinamiche dell’auto-determinazione in Africa. Nel corso degli ultimi dieci anni, di assoluto fallimento delle operazioni militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan, lo sforzo per  controllare la narrazione ha comportato una massiccia campagna di disinformazione contro i cittadini statunitensi.
Nel caso specifico della Libia, i media hanno presentato la “fine della guerra” come la vittoria delle forze della NATO. La verità non è mai stata dichiarata. Non è mai stato detto che la lotta continua in Libia, con la recentissima battaglia di Bani Walid quale prova esplicita della continuazione della guerra. Il “successo” dell’intervento della NATO era la versione ufficiale, fino a che la morte dell’ambasciatore Stevens ha dimostrato la natura stratificata della guerra. Tra il licenziamento del generale Carter Ham e le dimissioni del generale Petraeus, vi è stata la sostituzione del viceammiraglio Charles M. Gaouette posto a capo del gruppo d’attacco dell’USS John C. Stennis. Mentre tutta la questione su Libia e Petraeus viene sezionata, questa settimana vogliamo esaminare in che modo le strutture come l’AFRICOM cercano di gestire il tutto, come se il comando fosse un governo parallelo con un proprio accesso a risorse contro l’AIDS, le società militari private, il gruppo di attacco della portaerei John Stennis… Siamo di fronte alla collusione tra l’esercito e i servizi di intelligence indipendenti dal potere esecutivo, che ne ha perso il controllo.

Carter Ham è stato scelto dai crociati dell’esercito degli Stati Uniti
Quando l’Africa Command degli Stati Uniti è stata fondata nell’ottobre del 2007, William E. “Kip” Ward, un generale statunitense a quattro stelle, vi prestò servizio come comandante dal 1° ottobre 2007 all’8 marzo 2011. Afro-americano, è stato degradato a generale a tre stelle e sarà presto in pensione. È stato ritirato dall’AFRICOM subito dopo l’adozione della risoluzione 1973, nel febbraio 2011, quando la NATO e le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti erano a conoscenza del complotto contro il popolo libico, da eseguirsi mediante AFRICOM. Come afro-americano, Ward aveva instaurato stretti rapporti con generali e politici africani, anche quelli che avevano pubblicamente preso posizione contro AFRICOM. La retrocessione di Ward si basa sull’accusa di aver speso troppo denaro, consentendo ai membri della famiglia di viaggiare con gli aerei del governo. Ed ecco un ufficiale che viaggiava con moglie e famiglia, caduto in disgrazia dall’alto comando dell’esercito, in un momento in cui il generale Petraeus dimostrava “mancanza di giudizio” verso Paula Broadwell.
Nel novembre 2012, hanno tolto una stella al generale William  “Kip” Ward” per uso improprio dei fondi militari quando era capo di AFRICOM, e deve ancora risarcire 82 mila dollari. Nel novembre 2010, il Senato confermava la nomina del generale Carter Ham al comando AFRICOM, ma l’ondata rivoluzionaria in Tunisia e in Egitto accelerava mentre assumeva l’incarico e s’insediava l’8 marzo 2011. A quel tempo, le forze armate degli USA erano divise tra coloro che ho definito le rocce e i crociati (vedi “Le Forze armate statunitensi e Africom: tra le rocce e i crociati” Pambazuka News, 31 marzo 2011). In questo articolo, ho detto che il capo di AFRICOM è stato scelto dai crociati. I crociati è un termine di Seymour Hersh, che lo ha usato per un pubblico poco preoccupato dalla pace e dalla giustizia sociale, in un articolo sulla rivista Foreign Policy. In questo articolo, Hersh ha rivelato che una fazione all’interno delle forze armate degli Stati Uniti, nota come “i crociati”, ha preso il potere nell’esercito. Hersh ha sostenuto che i crociati erano determinati a intensificare la guerra contro l’Islam e a considerarsi i protettori del cristianesimo. Secondo questo articolo, Hersh sostiene che gli elementi neo-conservatori dominano le alte sfere delle forze armate statunitensi, tra cui figure come l’ex-comandante statunitense in Afghanistan, Stanley McChrystal e il viceammiraglio William McRaven. Hersh ha detto: “Quello che sto dicendo è che otto o nove neo-conservatori, dei radicali se si vuole, hanno rovesciato il governo americano e preso il potere.”
Nel maggio 2009, quattro mesi dopo l’arrivo al potere del presidente Barack Obama, Harper Magazine ha pubblicato un lungo articolo che poneva il generale David Petraeus al centro dei crociati. L’articolo dal titolo “Proselitismo evangelico ancora dilagante tra le forze armate degli Stati Uniti“, dettagliava  in modo notevole il ruolo dei crociati. L’articolo discuteva di un libro del tenente-colonnello William McCoy, il cui titolo è “Manuale spirituale per il personale militare“. Secondo l’articolo, il libro sottolineava le “tendenze anti-cristiane” negli Stati Uniti e tentava di contrastare queste tendenze difendendo “la necessità per i cristiani di avere un esercito che funzioni correttamente“. Il libro di McCoy è stato adottato dal generale David Petraeus, che ha detto: “Oltre alle bandiere, questo libro dovrebbe essere in ogni zaino oggi, in cui i soldati hanno bisogno di energia spirituale“.
La guerra in Libia ha fornito ai crociati la possibilità di distruggere una società stabile del Nord Africa e di devastarne la società con 1700 milizie. Non solo i crociati hanno permesso l’invasione della Libia, ma anche di crearvi il caos, generando un grande tensione in Africa. L’impatto ha creato instabilità in tutto il nord-ovest dell’Africa. Carter Ham ha preso il comando di AFRICOM dopo che il generale Stanley McChrystal era stato licenziato. Petraeus ha curato i media e il mondo accademico, e ora sappiamo che la sua arroganza e superbia gli garantivano una elevata tolleranza all’idea dell’eccezionalità e superiorità innata del cittadino statunitense di origine europea. AFRICOM ha approfondito il concetto del generale Petraeus di mobilitazione delle forze “oscure” per la guerra. Questo concetto si basa sulla mobilitazione di risorse finanziarie e di personale esterni alla struttura formale dell’US Army, e un grande uso della Central Intelligence Agency (CIA) e delle società militari private. Nick Turse ha documentato questo cambiamento della pianificazione e dei combattimenti dell’istituzione militare nel libro: “Il nuovo volto dell’impero: operazioni speciali, droni, spie, combattenti-fantoccio, basi segrete e guerra informatica“, Haymarket Book, 2012. All’inizio dell’anno, Turse aveva partecipato a un dibattito con il colonnello Davis dell’AFRICOM sulla crescita rapida della presenza militare degli Stati Uniti in Africa (Vedasi: La rapida crescente presenza militare degli Stati Uniti in Africa). La discussione con il direttore dell’Ufficio affari pubblici del Comando dettagliava grandemente una serie di questioni sollevate da Turse, ed ha mostrato come la burocrazia dell’AFRICOM sia diventata sensibile alle nuove forme di guerra, delegandola alle operazioni con i droni e le forze speciali. (cfr. Dibattito).
Petraeus ha trovato lo spazio ideale per creare una unità militare/intelligence per elaborare una politica alternativa, quando chiese il comando della CIA e di gestire la rete di corruzione e droga in Afghanistan, nel 2011. Secondo il New York Times, Petraeus ha offuscato il confine tra soldati e spie in missione segreta all’estero. “La nomina del generale Petraeus e del signor Panetta sono l’ultima prova di un mutamento significativo negli ultimi dieci anni, su come gli Stati Uniti combattano le loro battaglie, confondendo il confine tra soldati e spie in missione segreta all’estero… Petraeus ha gettato l’esercito nelle braccia della CIA, che si avvale di operazioni speciali militari e di agenzie di sicurezza private per condurre missioni di spionaggio. Come comandante del Comando Centrale degli USA, ha anche firmato nel settembre 2009 un ordine confidenziale che autorizza le truppe per operazioni speciali a raccogliere informazioni in Arabia Saudita, Giordania, Iran e in altri luoghi ancora, oltre alle zone di guerra tradizionali.” (Vedasi)

Carter Ham licenziato dopo Bengasi
Questa è l’alleanza dei crociati che ha occupato il Dipartimento di Stato e la diplomazia degli Stati Uniti nella guerra in Libia. L’ambasciatore Stevens è diventato un campione della collaborazione tra il Comando Operazioni Speciali e le società militari private. Christopher Stevens aveva lasciato il suo posto presso l’ambasciata a Tripoli, nel febbraio 2011, per coordinare questo tipo di guerra a Bengasi. Quando la NATO ha dichiarato la vittoria, nell’ottobre 2011, Christopher Stevens venne scelto come ambasciatore in Libia e nel maggio 2012 era di nuovo in Libia. Tuttavia, la base principale per le operazioni speciali e gli intrighi in favore della sicurezza privata a Bengasi, era laddove la CIA aveva una base per il reclutamento degli “estremisti” diretti in Siria. Stevens è stato intrappolato in uno scontro tra la milizia e la CIA. L’ambasciatore Christopher J. Stevens, il senior management delle informazioni Smith Sean e gli agenti della CIA Tyrone Woods e Glen Doherty sono stati uccisi in un attacco a Bengasi, durante la notte dell’11-12 settembre 2012. Quando giunse la notizia, venne inizialmente detto che Woods e Doherty erano stati identificati come contractor privati, al fine di distogliere l’attenzione sulla CIA nella battaglia di Bengasi. Sean Smith, il responsabile informazione del Dipartimento di Stato, era il simbolo di quei simpaticoni che si sono mobilitati per una nuova postura militare degli Stati Uniti. Dopo la sua morte, la comunità “trendy” era in lutto.
Secondo il New York Times: “Il signor Smith era un accanito giocatore online di un videogame multiplayer chiamato Eve Online, in cui centinaia di migliaia di partecipanti di tutto il mondo, agiscono come pirati o diplomatici in un ambiente fantascientifico. Smith, on-line era “topo vile”. La sua esperienza è indicativa di come l’esercito abbia mobilitato esperienze sia nel mondo reale che nel mondo virtuale. Messaggi in codice vennero scambiati nel mondo virtuale, per assecondare gli interessi dei servizi segreti militari che operano al di fuori del quadro politico del governo. Sean Smith era chiamato “Maven” dai suoi compagni di gioco che ne hanno pianto la morte. E’ nel libro di Malcolm Gladwell, “Tipping Point” (Punto di interruzione), che Smith viene accostato ai “Maven” o connettori, “specialisti dell’informazione” o “alla persona che riposa dopo averci dato nuove informazioni.” Questi esperti o connettori sono cruciali per la nuova forma di guerra dove il confine tra guerra virtuale e guerra reale svanisce. Sempre più spesso i giocatori pescano a piene mani da situazioni reali, al punto che molti videogiochi sono in realtà delle simulazioni di possibili scenari di guerra. I militaristi conservatori che progettano questo tipo di distrazioni macho, hanno appena pubblicato Call of Duty Black Ops II, dove si presenta un David Petraeus virtuale come Segretario della Difesa. Sean Smith ha tragicamente imparato che la vera guerra non è un gioco. Il libro di Bob Woodward ci dice che l’ex generale Jack Keane (ora membro del consiglio dell’Istituto per lo studio della guerra) è uno dei più forti sostenitori della dirigenza militare/intelligence di Petraeus.
Il fatto che Jack Keane era arrivato alla National Public Radio (NPR) come presentatore, per spiegare la tempistica degli eventi di Bengasi (dove Stevens e Smith sono morti), rivela l’importanza del coinvolgimento di Petraeus negli eventi della notte dell’11-12 settembre. E’ in questa intervista del 2 novembre, che Jack Keane ha detto al Mondo della decisione del generale Carter Ham di chiedere alla National Response Force Mission (NMRF) di schierarsi a Bengasi. La NMRF è un’unità segreta di base sulla costa orientale degli Stati Uniti, in allerta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è l’unità di intervento più veloce disponibile a recarsi in qualsiasi parte del Mondo. In questa intervista, Keane ha detto al pubblico statunitense: “Queste sono forze di terra. Non c’era altra forza disponibile e questo è il motivo per cui ha dovuto chiedere rinforzi fuori dall’AFRICOM. Il generale Ham ha cercato forze simili nel Comando Europeo, che ha un’altra forza segreta destinata alle operazioni speciali, ma si addestrava in Europa centrale; fu trasferita in una base, equipaggiata per il combattimento e inviata a Sigonella. Quando queste forze sono arrivate, furono informate che la sede della CIA era stata evacuata. Il problema che abbiamo è che AFRICOM non ha forze assegnate alla regione della Libia, quindi abbiamo dovuto dipenderne,… allertando le truppe provenienti dall’Europa e dal Nord America per venire a combattere.” Le informazioni sullo schieramento del comandante di AFRICOM erano velate, ma sufficienti per capire che Carter Ham è stato coinvolto in una battaglia per cui AFRICOM non è adibito. Quando il Pentagono indagò sui fatti di Bengasi, Carter Ham venne sollevato dal suo incarico di comandante di AFRICOM. Non vi aveva prestato servizio per i consueti tre anni. Petraeus visitò la Libia dopo la partenza di Carter Ham, nella speranza di salvare la sua reputazione e le forze di guerra e distruzione che aveva sviluppato.

Ascesa e caduta di Petraeus: Bengasi, snodo elettorale
Petraeus è un ufficiale ambizioso, che ha raggiunto fama internazionale perché sapeva corteggiare i media in modo da fargli un ritratto luminoso. Petraeus è noto come ufficiale ambizioso da quando era a West Point, dove si rese conto che sposando la figlia del sovrintendente dell’Accademia Militare di West Point, l’avrebbe aiutato nella sua carriera. Holly Knowlton proviene da una famiglia di tradizione militare. Suo padre, generale William A. Knowlton, era il capo dell’Accademia Militare di West Point quando Petraeus era ancora un cadetto. Petraeus si è laureato all’Accademia di West Point nel 1974, due mesi dopo aver sposato Holly. Petraeus si spaccia come studioso e soldato, così ha studiato a Princeton e ha scritto una tesi dal titolo “L’esercito americano e le lezioni del Vietnam“. Per soddisfare le sue ambizioni, Petraeus usò l’accademia, in particolare i sociologi, per soddisfare le sue “ambizioni”. E’ stato il rapporto con uno di questi scrittori che ha rivelato l’entità delle sue ambizioni manovriere. Nell’esercito, Petraeus era noto dagli ufficiali tradizionali come uno che avrebbe fatto qualsiasi cosa per avanzare di carriera. Il suo stretto rapporto con George W. Bush e il “successo” della rimonta delle truppe in Iraq, hanno contribuito alla sua reputazione. Petraeus è una figura controversa per la sua vicinanza ai neo-conservatori. Un ufficiale in pensione si pone la domanda: “Il generale Petraeus è un eroe, come suggerito dalle sue dichiarazioni alla stampa, o è una finzione creata, imballata e presentata al popolo americano dall’amministrazione Bush e dai suoi alleati neo-conservatori nei media e nel mondo accademico, come icona della contro-insurrezione?” (Cfr. Col. Douglas MacGregor, La saga di Petraeus: epitaffio per un quattro stelle)
La storia del generale Petraeus è ora di dominio pubblico. Ma ciò che è ignoto è come sia diventato un vero e proprio capolavoro di finzione creato, confezionato e raccomandato al pubblico statunitense. La maggioranza dei cittadini statunitensi non conosce le immense sofferenze inflitte al popolo iracheno dopo la rimonta delle truppe voluta dal generale Petraeus. Nell’esercito c’erano grandi differenze tra gli ufficiali nello sforzo di comprendere l’esperienza in Afghanistan e in Iraq. Ciò ha portato alla pubblicazione di importanti studi dal titolo “Decennio di guerra”. Lo studio delle guerre che seguirono l’11 settembre dello Stato Maggiore, rappresenta lo sforzo dell’esercito per capire perché l’esercito statunitense ha fallito e si è impantanato nella palude della corruzione, della guerra contro la droga in Afghanistan e in Iraq. Non mancano certamente scrittori che hanno esplorato in dettaglio come gli Stati Uniti hanno corrotto l’Afghanistan. Un articolista del Washington Post è stato esplicito quando ha scritto “La corruzione afgana e come gli Stati Uniti l’hanno favorita“: “E’ ora che noi americani – governo, media, analisti e intellettuali – guardiamo con occhio acuto alle cause della corruzione in Afghanistan; il fatto è che siamo tanto da biasimare per quello che è successo. Gli afgani e noi abbiamo fortemente ritardato ad ammettere i nostri sforzi o a correggerci“. Altri esperti militari noti, come Anthony Cordesman, hanno scritto ampiamente sul saccheggio e la devastazione dell’Afghanistan. Uno scrittore pacifista come Alfred McKoy ebbe a scrivere: “C’è qualcuno per pacificare lo stato numero uno stato delle droghe. Le guerre dell’oppio in Afghanistan?“.
Anche se il nome di Petraeus non è specificamente apparso in queste relazioni su droga e  corruzione, la sua posizione di comandante in Afghanistan e capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha inevitabilmente puntato i riflettori nella sua direzione. Da importante esperto nella presentazione delle informazioni sulle operazioni militari redatte per i media, Petraeus ha avuto cura della stampa. Una delle manifestazioni più evidenti si può trovare nel nuovo libro di Thomas Ricks: “Generali: il Comando militare americano dalla seconda guerra mondiale ad oggi“. In questo libro, generali come Tommy Franks sono vilipesi, mentre Petraeus viene esaltato. Petraeus riceveva lo stesso atteggiamento da sicofante nel suo rapporto con Paula Broadwell. Petraeus aveva conosciuto Broadwell nel 2006, quando operava tra la CIA e Harvard. Ma questo rapporto non è stato completo prima della morte del generale William A. Knwolton nel 2008.

Il generale Petraeus e la mancanza di rispetto per Barack Obama
Petraeus si è reso popolare tra i neo-conservatori e i fondamentalisti cristiani come un buon esempio del codice d’onore dei cadetti di West Point. Il codice d’onore è semplice. Disse: “Un cadetto non mente, non bara, non ruba e non tollera quelli che lo fanno.” A causa del suo sostegno a “Agli ordini: manuale spirituale per il personale militare” del tenente-colonnello William McCoy, Petraeus era sui radar della destra. Non è un caso che politici come George W. Bush hanno fatto appello a lui. Bob Woordward nel suo libro ‘Le guerre di Obama’, ha documentato la mancanza di rispetto di un settore militare (i crociati) verso Obama. E’ importante per il lettore comprendere la profonda arroganza di Petraeus verso Obama. La formulazione di Petraeus era particolarmente rivelatrice, quando ha cercato di “incastrare” il presidente sulla questione del dispiegamento di truppe in Afghanistan. Bob Woodward racconta il via vai tra Obama, Petraeus e il generale Stanley McChrystal. Stanley McChrystal aveva istigato la divulgazione di notizia sulla corruzione in Afghanistan facendo commenti espliciti sul presidente Obama, sapendo che sarebbe valsa la pena di restare fuori dalla guerra alla droga in Afghanistan. Immediatamente nominato comandante in Afghanistan da Barack Obama, Petraeus comprese il valore dell’eredità del generale, e per via del suo senso della storia, approvò il progetto di Paula Broadwell che voleva scrivere la sua biografia. Douglas MacGregor lo descrive in questo modo: “Petraeus e Broadwell sono semplicemente due persone con obiettivi che convergono“.
Tra la biografia della Broadwell e il libro di Thomas Ricks, Petraeus è convinto che i posteri ricorderanno il suo nome. Nell’esercito vi era un intenso dibattito nel corpo degli ufficiali, sulla questione se ufficiali come Petraeus dovessero rendere conto. Il tenente-colonnello Paul Yingling ha scritto un articolo ampiamente discusso sul Giornale delle forze armate: “Il fallimento dei generali”. Con la presa del potere dei crociati nel campo militare, gli ufficiali che seguono la linea di Petraeus sono considerati favorevolmente. Secondo un articolo del New York Times, “Petraeus è stato il militare americano più importante negli ultimi dieci anni, l’architetto della rimonta delle truppe in Iraq. Ha sostituito il Generale Colin L. Powell come volto dei militari, diventando un personaggio esaltato da entrambe i lati della “linea” di Washington. Il New York Times è pienamente consapevole della divisione tra le rocce e i crociati, e di come Obama ha usato Colin Powell per chiamare a raccolta le rocce per sconfiggere i crociati. Ora sappiamo che il team di Obama non era compiacente verso le attività del generale Petraeus, che venivano monitorate. L’amministrazione lo teneva d’occhio ed era pienamente consapevole delle ambizioni presidenziali di Petraeus. Aveva assicurato Rahm Emmanuel di non essere un candidato per le presidenziali del 2012. Nel profilo favorevole compilato dal New York Times, si apprende che “Broadwell è diventata una presenza permanente presso la sede della coalizione guidata dagli americani a Kabul, poco dopo che Petraeus ne ha assunto il comando nel giugno 2010. Era considerata un’ambiziosa che perseguiva lo scopo di essere ammessa nell’elite della sicurezza nazionale di Washington. Se ne risentì quando gli ufficiali fecero notare che lei approfittava del suo rapporto con il loro capo.” Sei mesi dopo che Petraeus prese ufficio a Kabul, servendo da mentore della sua biografa, l’amministrazione nominò Holly Knowlton Petraeus alla carica di vicedirettrice dell’US Consumer Financial Protection Bureau, il cui compito è difendere i militari e le loro famiglie. La storia rivelerà più tardi il grado di contatto tra Michelle Obama e Holly Knowlton, quando gli iniziati a Washington capirono perfettamente le insinuazioni di Paula Broadwell al Daily Show.

Bengasi e la Libia entrano nel gioco elettorale
Settimane dopo gli scontri tra le milizie concorrenti a Bengasi, che costarono la vita degli agenti CIA e dell’ambasciatore degli Stati Uniti, i media simpatizzanti con i crociati “s’impadronirono di una serie di agenzie conservatrici, per lanciare accuse incendiarie poco prima delle elezioni, affermando che quattro americani erano stati uccisi a causa della negligenza dell’amministrazione.” Petraeus non fece alcuna dichiarazione pubblica. Ma i rapporti dei media e il breve viaggio di Petraeus in Libia sono la prova che ci fosse un grande progetto per limitare i danni. Sezioni dei media conservatori erano così sicuri della storia, che hanno accusato l’amministrazione di negligenza. William Kristol, direttore del conservatore Weekly Standard, ha concluso che l’agenzia stava indicando la Casa Bianca, suggerendo che avrebbe rifiutato l’azione richiesta. “Petraeus getta Obama in pasto ai lupi” avrebbe dovuto essere intitolato l’articolo sul blog del Weekly Standard. Tra l’incidente a Bengasi, il blog di William Kristol e la storia di Jack Keane sulla National Public Radio, c’era solo una cosa che avrebbe protetto Petraeus da una rivelazione completa. Le elezioni del 6 novembre 2012.
Bengasi e la Libia non furono un problema durante le elezioni, come speravano conservatori e crociati. Le forze alleate per la pace e la giustizia hanno eletto Barack Obama il 6 novembre. Due giorni dopo la sua rielezione, Petraeus ha rassegnato le dimissioni. I media ci dicono che il presidente aveva sentito per la prima volta dell’indagine sul rapporto tra Paula Broadwell e David Petraeus, l’8 novembre, quando Petraeus ha presentato le sue dimissioni. Secondo i media, il procuratore generale Eric Holder era stato già informato nel corso dell’estate. E’ difficile credere che il presidente non sapesse che l’FBI indagava sul generale David Petraeus. “I funzionari della Casa Bianca hanno detto che erano stati informati  la sera di mercoledì, che Petraeus aveva in programma di dimettersi a causa della sua relazione extraconiugale. Giovedì mattina, poco prima di una riunione del personale alla Casa Bianca, il presidente veniva informato quello stesso pomeriggio: Petraeus era andato dal presidente per dirgli che pensava sul serio alle dimissioni, che il presidente non aveva accettato, ma venerdì chiamò Petraeus e accettò le sue dimissioni…
Gli storici militari capiscono perché il Presidente ha voluto aspettare prima di prendere la decisione di accettare le dimissioni del più famoso generale statunitense. Dopo tutto, l’influenza di Petraeus sui giornalisti e i crociati era ben nota. Petraeus è stato il comandante di Fort Leavenworth, Kansas e del Center of Combined Arms (CAC) che si trova anche lì. Come comandante del CAC, Petraeus ha supervisionato lo Stato e il Collegio Maggiore Generale e 17 altre scuole, centri e programmi di formazione, mentre lavorava allo sviluppo di manuali di dottrina dell’esercito, alla formazione degli ufficiali e alla supervisione dei centri dell’esercito per la raccolta e la diffusione delle lezioni apprese. Durante la sua permanenza al CAC, Petraeus e il tenente-generale dei marines James Mattis curarono congiuntamente la pubblicazione del Field Manual 3-24, la maggior parte del quale è stato scritto da un gruppo straordinariamente composito di ufficiali, intellettuali, dirittumanitirasti, giuristi e giornalisti.
L’autore di queste righe rimane scettico riguardo la decisione di Obama di rifiutare le dimissioni di Petraeus, che si sarebbe basata su un approccio graduale alle tattiche militari adottate dal 2009. L’autore si astiene dal giudicare la recente prolusione di lodi a Petraeus di Obama, durante la conferenza stampa del 14 novembre 2012. Ci sono molti generali al comando legati sul piano militare e sociale a Petraeus, e l’estensione della sua rete cominciano ad essere conosciute. Le informazioni che il comandante in Afghanistan, John Allen, ha avuto dalla “comunicazione inappropriata” di 20-30000 pagine di e-mail, ha suscitato l’interesse dei cittadini mentre la storia veniva svelata. La cosa importante è che John Allen ha seguito le dottrine militari di Petraeus in Iraq e in Afghanistan. Ancora più significativo è il fatto che Allen ha sostenuto la nuova forma di destabilizzazione, la contro-insurrezione che coinvolge compagnie militari private.

La guerra in Libia e la necessità di smantellare le compagnie militari private
Il caso Petraeus si concentra sui dettagli piccanti della relazione extraconiugale del generale Petraeus, lasciando da parte la questione più fondamentale delle forme di distruzione militare scatenate in Iraq, Afghanistan e ora Libia. C’è stato un acceso dibattito nella dirigenza militare se i generali debbano rispondere alla leadership civile. Le dimissioni del generale Petraeus, il licenziamento di Carter Ham dall’AFRICOM e la nuova assegnazione del viceammiraglio Charles M. Gaouette, hanno fatto rivivere la questione del controllo civile sulle forze armate. Nonostante il nuovo libro di Tom Ricks, che è stato scritto per salvaguardare la reputazione di Petraeus, e la biografia di Petraeus che dovrebbe metterlo sul piedistallo dei generali più famosi degli USA, la nuova forma di guerra incontrollata ha abbattuto gli ufficiali principali architetti della strategia COIN di Petraeus e dei crociati. Nel contesto di una società democratica, i militari sono tenuti a fornire consulenze ai capi militari, e gli ufficiali non dovrebbero inviare truppe a combattere assieme alle milizie e senza l’autorizzazione della leadership civile.
L’intervento della NATO in Libia e la successiva base della CIA a Bengasi, sono forme costose di sperimentazione di nuove forme di guerra, che hanno causato la morte di migliaia di persone e distruzioni. Le rivelazioni sui centri di detenzione della CIA durante la guerra in Iraq, hanno generato sdegno verso queste prigioni private. Ci sono cittadini in Libia che possono rivelarsi confermando la veridicità sull’accusa di Paula Broadwell: che la CIA detiene dei prigionieri nei suoi centri in Libia. Politici stranieri hanno resistito alle richieste di una parte del Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti che voleva rivedere le operazioni militari della NATO in Libia. Attraverso il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, c’è stato uno sforzo enorme da parte di attivisti per la pace dal Sud del mondo, affinché le società militari private siano messe sotto il controllo internazionale. Il Consiglio ha istituito un “Gruppo di lavoro intergovernativo indefinito, per esaminare la possibilità di sviluppare un quadro giuridico internazionale per la regolazione, il controllo e la supervisione delle attività delle compagnie militari e di sicurezza private“.
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno guidato l’opposizione alla sorveglianza delle aziende militari. I comandanti di CENTCOM e AFRICOM si sono comportati, in questi ultimi anni, come se fossero un governo parallelo. La guerra contro il terrorismo ha generato un clima di terrorismo intellettuale e una logica burocratica del comando unificato, permettendo ai militari di diventare una fonte politica esecutiva indipendente. Non c’era controllo quando il bilancio militare metteva a disposizione dei comandanti militari fondi illimitati. Perché AFRICOM non scava pozzi in Africa orientale e distribuisce libri di scuola? Queste attività facevano parte di un approccio di pubbliche relazioni per diffondere l’idea che AFRICOM stesse compiendo del lavoro umanitario in Africa. L’audizione di conferma del generale Rodriguez dovrebbe fornire un’altra occasione per esporre il fallimento della CIA/AFRICOM in Libia. Gli intellettuali africani hanno scritto molto per dire che l’AFRICOM è stata costituita come forza ausiliaria per proteggere le compagnie petrolifere statunitensi.
In questo gioco di protezione, vi sono settori dei vertici militari che si sono avventurati a dire che AFRICOM serve da contrappeso all’influenza della Cina in Africa. Petraeus ha gettato l’esercito sul terreno della CIA, che si avvale di agenzie militari per le operazioni speciali e di sicurezza private, svolgendo missioni di spionaggio e combattimento. Nella sua qualità di comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, ha perfezionato il trucco di combattere assieme a un gruppo contro cui poi si rivolge. Questo doppio gioco, in fase di attuazione in Libia, al fine ritarda la pace e la ricostruzione della Libia, in modo da farla diventare un’altra Somalia. Grazie ai milioni di dollari a disposizione per corrompere  giornalisti e accademici, la storia del successo di AFRICOM è stata ampiamente utilizzata negli Stati Uniti. E’ questo tentativo di controllare la storia che ha contribuito a sostenere l’idea che l’operazione della NATO e degli Stati Uniti in Libia, sia stata un successo. La morte dell’ambasciatore Stevens sfata questo mito. Il licenziamento di Carter Ham ha rivelato come la CIA e l’esercito abbiano preso decisioni politiche indipendentemente dalla leadership civile. Quando si connettono i punti finanziari tra le società di facciata della CIA, come l’IN-Q-Tel, le aziende e i produttori di petrolio, si vede che il capitale globale è anche partner del complesso militare-industriale, e la sua necessità di una guerra perpetua contro il terrorismo. Questo è il cerchio che deve essere spezzato da coloro che vogliono la pace.
Petraeus e i suoi sostenitori sono convinti che il ciclo della guerra e della distruzione continuerà per generazioni. Petraeus era sicuro che con l’aiuto dei media, il quadro completo della distruzione in Libia e dell’alleanza con le milizie rimanesse nell’ombra, lontano dal controllo pubblico. La storia completa si sta svelando. Le forze per la pace e la giustizia devono intensificare la loro richiesta per lo smantellamento di AFRICOM. L’Africa ha bisogno di cooperazione e sostegno per la ricostruzione. La Libia ha bisogno del sostegno della comunità internazionale per controllare le milizie e ricostruire la società. E’ tempo per il movimento per la pace di riorientarsi verso le attività reali del generale Petraeus e non sulla sua relazione extraconiugale. In effetti, alcuni commentatori europei dicono che in Europa alcuni generali inseriscono tali informazioni nel circuito dei pettegolezzi per aumentare il proprio prestigio. Le forze per la giustizia e la pace dovrebbero concentrarsi sui collegamenti tra le dimissioni di Carter Ham, Petraeus e del viceammiraglio Charles. Mr. Gaouette

Horace Campbell è professore di Studi afro-americani e Scienze politiche alla Syracuse University. E’ anche professore ospite alla Tsinghua University di Pechino. È autore del libro di prossima pubblicazione “La NATO globale e il suo fallimento catastrofico in Libia”

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La dissoluzione delle forze armate statunitensi

Dedefensa

Alla luce dello scandalo Petraeus che si allarga, è necessario riflettere sulle condizioni dell’evoluzione strutturale delle forze armate americaniste, il cardine del sistema di pressione offensiva e d’azione aggressiva nella crisi terminale del sistema. (In effetti, il comportamento offensivo dell’aggressione, a dimostrazione della superpotenza del sistema, apparentemente e paradossalmente rientra nella crisi terminale del sistema, in quanto la dinamica della superpotenza diventa sistematicamente una dinamica dell’autodistruzione.)
Il nostro scopo qui, è annunciato anche nella nota del testo presente, sempre del 14 novembre 2012: “… (La) situazione generale di estremamente rapida dissoluzione degli Stati Uniti d’America, che accelera sotto i nostri occhi con la dissoluzione delle istituzioni basilari (come i militari, su cui abbiamo il diritto ad iniziare a chiederci se non siano entrati in un processo di devastazione interna, attraverso le varie misure avviate nei confronti di generali e ammiragli).” Pertanto, è ovvio che l’oggetto del testo di riferimento (secessione o “rimessicanizzazione”) rientri nel medesimo campo trattato in questa sede, rappresentato anche dalla stessa parola “dissoluzione” nel titolo e nel testo. Consideriamo qui quello che è quasi certo, formalmente e informalmente, vale a dire il comportamento degli attuali capi militari che lo scandalo Petraeus ha rivelato, dopo vari esempi precedenti in questo campo. Tutto ciò è ovviamente suscettibile di ulteriori gravi peggioramenti, sia sulla base di ciò che è già noto, che con nuovi altri scandali.
Da tutto questo, scaturisce un “clima” spaventoso sui comportamenti e regole con cui questi personaggi stellati dirigono le forze armate e su come svolgono la missione, in particolare, d’insegnare lo spirito almeno con l’esempio. Anche se questi casi non sono necessariamente condannabili, questo “clima” rivela, nell’orgia di sfarzo e privilegi che caratterizzano le cariche di generali e ammiragli, uno straordinario potere di corruzione psicologica e tutto ciò che esso nutre. Nella cronaca di Danger Room del 13 novembre 2012, Noah Shachtman e Spencer Ackerman descrivono l’atmosfera terribile che caratterizzava la conferenza stampa, quello stesso giorno, al Pentagono, mentre il nuovo coinvolgimento del generale Allen (successore di Petraeus in Afghanistan e anche suo compare nelle frequentazioni sociali ed emotive) allargava lo scandalo Petraeus. Si trattava per la gente del Pentagono, di negare assolutamente qualsiasi traccia di scandali sessuali, rischi per la sicurezza nazionale, e così via… “A sentire il Pentagono, dicono, non c’è alcuno scandalo che faccia deragliare le promozioni dei comandanti sul campo in Afghanistan. Non c’è nessun rischio per la sicurezza, non ci sono relazioni sessuali e non ci può essere stato nulla di più di uno scambio di un paio di e-mail…” Alla fine del loro articolo, gli autori evidenziano la bolla di privilegi straordinari ed esorbitanti di questi comandanti slegati dalla realtà, e quindi dalle loro truppe, dagli incubi e dagli orrori della guerra, dall’evoluzione delle condizioni generali negli Stati Uniti e nei paesi in cui gli Stati Uniti intervengono…
Se c’è un possibile aspetto positivo di questa nube piuttosto strana e sgradevole, è che tali scandali possono provocare una rivalutazione di come i militari trattano i propri generali di rango più elevato. Oggi, molti tre e quattro stellette sono coccolati come i reali britannici, e noi tutti sappiamo il genere di problemi in cui tali Windsor s’infognano. “Mi preoccupa la strisciante lercia cultura”, dice a Danger Room un ex alto ufficiale. “Sono così lontani dalla realtà quotidiana, non se ne curano del tutto. Ci sono troppi orpelli e prebende, troppi benefici”, dice l’ex ufficiale. “Traghettato da un posto all’altro su SUV neri. Alcuni di loro hanno i propri aerei. Aiutanti gli prenotano la cena, prendono i loro vestiti puliti e gli cucinano anche la cene. Molti dei tizi che dirigono  grandi corporation non vivono così alla grande. Ma tutto gli sembra perfettamente normale”.”
Queste condizioni implicano un tremendo indebolimento psicologico per le élite militari, legate solo alla tutela e al godimento dei propri privilegi, da un lato, e alla lotta costante con gli altri centri di potere per garantirsi la carriera, dall’altro lato. I conflitti in corso sono lasciati alle cure delle pubbliche relazioni che riproducono in stile postmoderno le “vittorie”, del tipo in cui Petraeus era un maestro, senza la minima preoccupazione o rifiuto per la corruzione o il decadimento delle situazioni alla base di una struttura da superpotenza sempre più ossificata. Lo scandalo Petraeus è un grande indicatore di questa situazione e, di conseguenza, un acceleratore dell’indebolimento psicologico attuale e del decadimento delle strutture della superpotenza, dovuto alla stessa ragione.
La composizione delle forze armate degli Stati Uniti è completata, all’altro estremo dello spettro, da truppe sempre più minate da un tremendo deterioramento causato dal contagio delle patologie psicologiche davanti all’orrore, la futilità e l’inefficacia delle “guerre” scatenate, e dall’altra da una solitudine “sociale” al centro di quello che è sempre stato inteso come una “grande famiglia” (l’esercito). Questo è essenzialmente e tragicamente oggettivato con il suicidio, che supera ormai il numero delle vittime in combattimento, portando Mike Fayette, di Polymic, a chiedersi il 14 luglio 2012: “Se i membri dei nostri servizi uccidano se stessi più velocemente del “nemico”, ci si può allora chiedere chi sia il vero nemico?” Questa epidemia di suicidi si estende sulla base della crescente popolazione di veterani affetti, spesso, dalle gravi conseguenze patologiche delle loro psicologie devastate.
Il comportamento in combattimento delle forze USA si divide tra le barbarie e crudeltà più cieche e la totale depressione. Le relazioni umane tra i soldati sono ridotte al minimo, riducendo gli atteggiamenti sviluppati o la solidarietà, aggiungendo disumanizzazione alla disumanizzazione insita della guerra postmoderna, facendo di queste guerre una continua latente sconfitta infinita, nascosta e tenuta in soggezione dal tecnologismo overkill della potenza di fuoco americanista-occidentalista. Caratteristica di tutti questi aspetti, naturalmente, è l’assenza di un qualsiasi fondamentale elemento esterno al processo di decadenza e declino, ovviamente suggerendo una risposta alla domanda di Mike Fayette: “Se è il nemico che ci uccide, chi è il nemico, se non noi stessi?
Tutte queste realtà, tutte queste riflessioni suggeriscono e portano a diagnosticare, in modo efficace, un processo di dissoluzione accelerata delle forze armate, dell’istituzione delle forze armate degli Stati Uniti. Questa dissoluzione non si verifica in modo drammatico, brutale, violento (ammutinamento, diserzione, ecc.). È soprattutto un evento psicologico, silenzioso ed interno. Si adatta assolutamente alla crisi generale del sistema, e degli Stati Uniti, naturalmente, tanto nel Pentagono che con il JSF, stesso giro, tutto qui, invece che formare un fattore specifico dovuto alle condizioni della partecipazione alle guerre, come accadeva di solito. Le forze armate degli USA sono tarlate al proprio interno, come del resto gli Stati Uniti e il blocco BAO, con dei volgari e marci comportamenti che non impensieriscono, venendo prima il denaro da consegnare ai banchieri.
Questa situazione interna e relativamente tranquilla, può effettivamente essere aggiornata dal tipo di scandalo rappresentato da quello di Petraeus, colpendo in Petraeus l’eroe militare postmoderno per eccellenza, dunque il più vezzeggiato e il più mediocre contemporaneamente; Petraeus come una sorta di “ultimo uomo” nietzscheano con un’uniforme imbrattata e soffocata da file interminabili di decorazioni, come un albero di Natale sovraccarico di palle colorate (a tale riguardo, i marescialli sovietici dell’era Breznev, che erano specialisti di “Alberi di Natale”, vengono superati di molto).
Lo spettacolo della dissoluzione dell’elite militare degli Stati Uniti, moralmente dissoluta, ma in realtà dalla mediocrità tipica dei servi del sistema, è anch’esso un acceleratore, lo spettacolo del processo di dissoluzione accelera la dissoluzione qui descritta… E, le successive sorprese in serbo per noi a seguito della vicenda Petraeus, ci potranno fare assistere all’ulteriore superpotenza della dissoluzione…
(E infine l’aggiunta di poche righe ironiche “del grande vecchio”, il già ospite William Pfaff, riguardo ai generali “alberi di Natale”, in particolare Petraeus, descritto da un uomo (Pfaff) che ha trascorso molti anni nelle forze armate degli Stati Uniti, fin dagli anni ’50 (13 novembre 2012): “Come ex-militare, sono stato a lungo confuso dalla proliferazione di mostrine e altre decorazioni sul petto degli alti ufficiali dell’esercito di oggi. Il generale Petraeus, che ha lasciato l’accademia militare nel 1974, ora ha il diritto di indossare 45 mostrine e 13 medaglie sulla sua giacca militare (diversi distintivi di unità, ma anche dei paracadutisti di tre eserciti stranieri, oltre il suo). Ha visto un solo combattimento attivo (ma senza doversene occupare) e solo come comandante della 101.ma Divisione Aviotrasportata, durante i tre giorni di operazioni di terra nella guerra del Golfo. La sua decorazione in combattimento è solo la stella di bronzo con V (Valore, senza dubbio mostrato durante la guerra del Golfo). Indossa il distintivo da soldato scelto di fanteria, ma senza la pregiata corona che indica la partecipazione a un combattimento della fanteria.)”

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La guerra programmata contro l’Iran e l’attentato al generale che ha detto No!

Gordon Duff - Counterpsyops 22.8.2012Oggi, il generale Dempsey, Presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, l’uomo che era andato a Tel Aviv e informato Netanyahu che gli USA non volevano far parte delle sue macchinazioni contro l’Iran, è stato oggetto di un attentato in Afghanistan. Questa non è stata un’azione del terrorismo o dei taliban. E’ stato un “avvertimento” contro qualcuno che non ha baciato i piedi di Netanyahu. La sua risposta ha scatenato i killer, non un atto pubblico, ma lo stesso un dato di fatto, un militare statunitense lo sa molto bene. Netanyahu ha un problema di “arroganza”. I colpevoli, i “militanti”, sono riusciti a passare inosservati nell’area più sofisticatamente difesa sulla terra, il perimetro della Bagram Air Force Base. Fortunatamente per loro, hanno attaccato durante la notte, in un momento in cui i visori notturni di 5.ta generazione, i radar di terra e altri sistemi di rilevamento degli USA sono stati misteriosamente disattivati. I sistemi di rilevamento dei razzi, i dirigibili di preallarme con georadar ad apertura sintetica e la copertura continua degli UAV, che utilizzano il rilevamento a raggi infrarossi, 2 miliardi di dollari di tecnologia in questo solo perimetro, sono costati il velivolo del comandante militare statunitense e le ferite subite da due membri dell’equipaggio.
Dempsey aveva appena lasciato Tel Aviv, dove aveva detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Non posso conoscere tutte le capacità [di Israele], ma penso che sia giusto dire che potrebbe ritardare, ma non distruggere il potenziale nucleare iraniano“. Dempsey poi ha detto ai giornalisti presenti: “Confrontando l’intelligence, discutendo delle implicazioni regionali, abbiamo ammesso che i nostri orologi girano a ritmi diversi, dobbiamo capire gli israeliani, vivono con il sospetto costante, con il quale non abbiamo a che fare.” Ci sono quelli vicini al Presidente Obama che non accettano apertamente l’attentato a Dempsey, con la pubblica ammissione della complicità dei taliban. Tali dichiarazioni, che certamente costeranno caro in rappresaglie degli Stati Uniti, si trovano spesso sui siti internet privi di una connessione credibile a qualsiasi fonte islamica. Per alcuni statunitensi, l’attentato sembra essere una rappresaglia contro Dempsey, che per coincidenza, citava nella sua valutazione su Israele, il suo “costante sospetto.”
Le agenzie di stampa hanno sepolto il fallito attentato, sapendo che Dempsey è odiato da Netanyahu e rispettato dai taliban come “sincero e corretto“. Netanyahu anela i giorni in cui il generale Myers svolgeva il lavoro di Dempsey, sotto Bush (43), entrambi viziati e narcisisti, dei pupazzi prevedibili, il foraggio ideale per le macchinazioni di Netanyahu. Solo due settimane fa, pieno di speranza presidenziale, Mitt Romney, tornato da un viaggio all’estero con 60 milioni di dollari raccolti in Israele e Gran Bretagna, mentre era accompagnato dal boss dei Casinò Sheldon Adelson, le cui organizzazioni criminali di Las Vegas e della Cina, sono da tempo ritenute essere al centro della criminalità organizzata di tutto il mondo. Il gioco d’azzardo, la droga, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e ora la guerra, stanno cercando il proprio presidente, e la guerra contro l’Iran è l’unico problema che guida la campagna statunitense. Romney, come governatore dello stato era, se non altro, alla “sinistra” del presidente Obama.
Il sostegno di Romney all’assistenza sanitaria e al controllo delle armi governativi, è totalmente opposto al nucleo centrale del Partito Repubblicano, la lobby delle armi e il racket medico. Romney si è trovato, tuttavia, anche se è illegale per un candidato statunitense, accettare denaro dall’estero; mentre era all’estero  e dall’estero, a casa di coloro che sono cittadini di altri paesi, si è sentito al di sopra della legge, nelle dolci e materne braccia media statunitensi controllati dagli israeliani. Ora, nuotando nel denaro illegale, parecchio dei banchieri di Londra, la sua pesca più interessante è stata la cena privata con i contrabbandieri di “diamanti insanguinati” di Tel Aviv, che gli hanno donato 25 milioni di dollari in una sola notte. Cruciale per i suoi successi finanziari, è la sua vita di lavoro a stretto contatto con la criminalità organizzata. La sua società di investimento, Bain, è stata finanziata inizialmente con i contanti degli squadroni della morte di El Salvador, molti anni fa. Questi investitori sono ancora al suo fianco, nonostante l’accusa di strage e corruzione. Bain Capital di Romney ricicla denaro e aiuta l’evasione fiscale aziendale con migliaia di conti bancari segreti in “zone franche” in tutto il mondo, miliardi di transazioni invisibili, profitti nascosti e “clienti” occulti.
Ora Romney ha trovato la “madre di tutte le cause“, vendendo la promessa di una guerra statunitense, combattuta dagli statunitensi, finanziata dagli statunitensi, con morti, sangue e crollo statunitensi, una guerra richiesta non dagli ebrei, ma dai gruppi delle organizzazioni criminali che operano attraverso il partito Likud d’Israele, dominato dai Fratelli Koch, dagli speculatori della benzina statunitensi, da Sheldon Adelson, la cui reputazione riempirebbe volumi, e da Rupert Murdoch, la cui organizzazione spionistica, come ormai è stato dimostrato, ha ricattato tre governi britannici, ed è probabile che abbia avuto anche più successo negli Stati Uniti, Germania, Canada, Australia e una dozzina di altre nazioni. Più imbarazzante per la Russia e gli Stati Uniti, è stata la capacità delle organizzazioni criminali di garantire le sanzioni contro l’Iran, quando entrambe le nazioni, col supporto dei rapporti ufficiali, hanno dichiarano con chiarezza totale che l’Iran non ha un programma nucleare. Ancora più imbarazzante per la Russia, che non ha posto il veto alle sanzioni all’Iran, come ha fatto con la sua alleata Siria, è il fatto che il programma nucleare pacifico dell’Iran è costruito quasi totalmente con tecnologia russa, con un reattore nucleare russo e 3000 tecnici russi.
Le dichiarazioni di Obama contraddicono direttamente la National Intelligence Estimate degli USA. La stima ha dichiarato che l’Iran non ha un programma nucleare. Putin ha allo stesso modo ignorato non solo i suoi servizi segreti, ma il fatto che la Russia sta costruendo il reattore iraniano ed ha 3000 tecnici in Iran, i quali probabilmente non sono del tutto sordi e ciechi. Obama non ha alcun diritto razionale di dirsi all’oscuro. Il suo comportamento è simile a quello nel campo di gioco, tutti gli altri bambini giocano sporco, e si sente in diritto di fare lo stesso. In questo caso, tuttavia, quando si sa che la falsità può finire con una guerra distruttiva, e si è d’accordo per paura di ritorsioni da parte di un ex venditore di mobili (Netanyahu) o del boss del gioco d’azzardo, la reale importanza della presidenza viene messa in dubbio. Un problema di cui nessuno farà menzione è il comportamento di Putin a Tel Aviv, il sostegno alle rivendicazioni di Netanyahu sulle violazioni da parte dell’Iran di accordi, basandosi su null’altro che le dichiarazioni di uno dei più noti bugiardi patologici al mondo. Cosa ha detto il venditore di mobili fallito di Philadelphia a zio Vladimir?
Nessuno dei due leader ha affrontato il semplice fatto, l’Iran ha il diritto di costruire tutto ciò che vuole, per qualsiasi motivo. Nello stesso modo, gli Stati Uniti, sotto Bush, si ritirarono dal trattato Anti-Ballistic Missile del 1972 e dalla partecipazione alla Corte Penale Internazionale a L’Aia. Quest’ultima, il ritiro dalla corte, è una vera e propria ammissione di complicità nei crimini di guerra dei principali funzionari degli Stati Uniti, che affrontano l’accusa e l’arresto in tutto il mondo. Se si dovesse essere onesti, l’intera amministrazione Bush è sotto una forma privilegiata di “arresti domiciliari“, come lo è in Gran Bretagna, Tony Blair. Tutti affrontano procedimenti penali e continuamente fanno piani per viaggiare, ma finiscono per annullarli, a volte per le proteste pubblica di giustizia o per evitare effettivamente l’arresto. Nonostante le sue dichiarazioni, anche con l’imminente elezione e la necessità di ripetere a pappagallo delle minacce infantili, per compiacere la stampa israeliana, come prerequisito, Obama ha messo in chiaro che non attaccherà l’Iran. E’ ora che il pubblico si renda conto che per essersi opposti alla guerra e concorrere contro Romney, un agente di una potenza straniera ostile e da lungo tempo affiliato alla criminalità organizzata, il presidente e le persone intorno a lui sono in grande pericolo. L’attentato accuratamente coreografato e molto pubblico alla vita del generale Dempsey è una cartolina del campo Adelson/Romney/Netanyahu.
Diverse risposte adeguate, RSVP per così dire, vengono in mente, alcune in parte fatali. Il presidente statunitense è davvero il leader del mondo libero, come spesso diciamo, se “due delinquenti” possono dettare la politica? Nonostante questa posizione, Obama controlla ben oltre il 80% del voto ebraico negli Stati Uniti dove, come sottolineato in un precedente articolo, gli studi hanno dimostrato che solo il 4% degli elettori ebrei negli USA percepisce l’Iran come una minaccia per Israele. Una parte importante per comprendere la criminalità organizzata, richiede lo studio delle sue origini, in particolare negli USA, nel corso del 19° secolo. Mentre Londra, fin dai primi giorni di quella che l’America credeva essere la libertà dal dominio britannico, in realtà gestiva l’economia americana, ed era a sua volta sottoposta al governo dei banchieri continentali. La Gran Bretagna, il colonizzatore del mondo era, a sua volta, null’altro che una cliente del gruppo Bauer/Rothschild che aveva sottoscritto la sterlina britannica. I gruppi criminali veri che guidano la politica statunitense si sono sviluppati tra le bande di immigrati che si insediarono nelle città statunitensi. C’erano bande di tedeschi, irlandesi, italiani ed ebrei. Tutto ciò che sopravvive oggi sono i resti della mafia, le bande ebraiche che gestiscono Washington e Wall Street, e le nuove minacce provenienti dal Kosovo e dall’Albania, l’ultimo giro d’immigrazione criminale in America. Con la piena collaborazione del direttore dell’FBI Hoover, avente il compito di proteggere gli USA dalle organizzazioni criminali, il governo si fece da parte, mentre ogni aspetto della vita statunitense, ogni necessità, dall’acqua all’elettricità alla medicina, senza omettere nulla, venne attaccato da gruppi criminali che ingrassavano traendo profitto da guerra, narcotici e, nel corso del proibizionismo, dalla vendita di alcol illegale.
Per decenni, i media degli USA furono incaricati di dare la colpa di tutti i mali agli italo-americani e ai sindacati corrotti, mentre gli USA divennero a poco a poco una colonia delle importanti famiglie di banchieri europei, che hanno creato guerre, soppresso tecnologie, manipolato valute, allevato e schiacciato mercati azionari ed economie nazionali e, alla fine, sono diventati come un idra, la bestia dalle tante teste della mitologia greca, che governa tutto. Che cosa ha attirato Adelson, Romney e anche Putin in Israele in questo momento critico, mentre il mondo si trova sull’orlo di una guerra nucleare per la Siria, è semplice. Ricordiamo la visita di Putin in Israele. Nessun cittadino israeliano ha parlato, nessuna preoccupazione è stata resa pubblica, no, una visita in Israele è una visita al “rifugio sicuro” della criminalità organizzata di tutto il mondo, che controlla e gestisce le grandi ricchezze del continente russo, come facilmente dirige la Gran Bretagna o fa danzare i suoi burattini di Washington, scartando leggi e tradizioni, e diventando un surrogato di bullo, non di una nazione, ma di un complotto criminale internazionale. Il linguaggio della politica deve essere sostituito dal linguaggio del crimine, mentre le soluzioni di ciò che viene interpretato come problema politico, sono e sono state a lungo una risposta alle devastazioni delle organizzazioni criminali. Non è che l’Iran sia l’unico obiettivo, semplicemente si punta al pubblico di riferimento delle Nazioni Unite, del Consiglio di sicurezza, su cui il controllo può essere esercitato, con una dimostrazione di pura potenza del male.
L’errore commesso da tanti è utilizzare i principi della geopolitica per descrivere la condizione del mondo, la continua entropia, la centralizzazione della ricchezza e il rapido deterioramento dei diritti umani, mentre imperversano guerre senza fine. Anche le classi colte sono alla ricerca di modelli e logiche per spiegare come 2000000000000000 dollari, rappresentati dal “debito derivato”, possano appesantire tutte le valute del mondo; una quantità impressionante creata da una mano invisibile attraverso un processo che non è sono ancora stati in grado di descrivere. Il debito, o come è noto negli ambienti criminali, lo “strozzinaggio”, è il business del mondo. Il controllo delle valute non è sufficiente, così i governi controllati, corrotti, minacciati, ricattati e comprati, distolgono lo sguardo, mentre la ricchezza e la speranza di un centinaio di generazioni viene rubata in una notte; poche righe di testo, alcuni dati sui computer e le future nostre generazioni vengono indicate, in quel momento, dai cittadini del mondo come “consumatori inutili“, come li ha descritti Henry Kissinger. Gli eserciti possono marciare, le forze aeree possono bombardare, i droni possono attaccare, ma niente di tutto questo è guerra o politica, né lo è stato per secoli. Questo è dove è arrivato il male.
Abbiamo scelto di giocare a scacchi, mentre i nostri avversari semplicemente mettono una pistola sul tavolo e svuotano le nostre tasche. Gli USA stanno vivendo questo, oggi, come apparirà  alle prossime elezioni. Pochissimi sfuggono alle notizie confezionate, scritte a Hollywood o a Washington o a Tel Aviv, dove la nostra vita politica è una produzione teatrale, una tragedia comica, senza l’ironia di Shakespeare. Questo è un governo con cui Sheldon Adelson, l’uomo che crede di essere il vero prossimo presidente degli USA, pensa di poter avviare la guerra, la conquista sistematica del Medio Oriente e dell’Asia centrale, facendolo per conto degli elementi criminali che alcuni chiamano Israele, un fatto che del tutto semplicemente dimostra il potere del male sul bene.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La geopolitica di Obama del ‘Perno Cinese’: Il Pentagono punta alla Cina

F. William Engdahl Global Research, 24 agosto 2012

Dal crollo dell’Unione Sovietica e la fine nominale della guerra fredda, una ventina di anni fa, invece di ridurre la dimensione della loro mastodontica spesa per la difesa, il Congresso e tutti i presidenti degli Stati Uniti hanno ampliato enormemente la spesa per nuovi sistemi di armamenti, l’aumento delle basi militari permanenti in tutto il mondo e l’espansione della NATO non solo ai paesi del Patto di Varsavia, nell’immediata periferia della Russia, ma ha anche ampliato la NATO e la presenza militare degli Stati Uniti nella profondità dell’Asia, ai confini della Cina, attraverso la loro guerra in Afghanistan e campagne correlate.

Parte I. Il Pentagono punta alla Cina 
Sulla base degli esborsi di semplici dollari per le spese militari, il budget combinato del Pentagono, lasciando da parte i grandi budget per le agenzie governative collegate alla sicurezza nazionale e alla difesa degli Stati Uniti, come il Dipartimento dell’Energia, del Tesoro e altre agenzie USA, l’US Department of Defence ha speso circa 739 miliardi dollari nel 2011 per le sue esigenze militari. Con tutte le altre spese collegate alla difesa e alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, secondo il londinese International Institute for Strategic Studies, la spesa militare annua degli Stati Uniti va oltre i 1.000 miliardi dollari. Si tratta di un importo superiore al totale delle spese per la difesa delle altre 42 nazioni più vicine, e più del prodotto interno lordo della maggior parte delle nazioni.
La Cina ufficialmente ha speso appena il 10% della spesa degli Stati Uniti per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari o, con certe importazioni di armi e altri costi inclusi, forse 111 miliardi dollari l’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è evidente che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, e a partire da una tecnologia militare di base di gran lunga lontana da quella degli Stati Uniti.
La Cina di oggi, a causa della sua crescita dinamica economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, solo perché la Cina esiste, sta diventando la nuova “immagine del nemico” del Pentagono, che ora sostituisce la precedente “immagine del nemico” dell’Islam, utilizzata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono, o quella del comunismo sovietico durante la Guerra Fredda. Il nuovo atteggiamento militare degli Stati Uniti contro la Cina non ha nulla a che fare con qualsiasi minaccia aggressiva da parte della Cina. Il Pentagono ha deciso di aumentare il suo atteggiamento aggressivo militare verso la Cina, solo perché la Cina è diventata un forte polo indipendente e vitale per l’economia mondiale e la geopolitica. Solo gli stati vassalli sono tenuti ad esistere nel mondo globalizzato di Washington.

La Dottrina Obama: la Cina è la nuova ‘immagine del nemico’
Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto un “perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare nel Sud-Est asiatico, cioè la Cina. Il termine “centro strategico” proviene da una pagina del testo classico del padre della geopolitica britannica, Sir Halford Mackinder, che ha aveva parlato in diversi momenti della Russia e poi la Cina come “potenze”, la cui articolazione geografica e posizione geopolitica pone sfide uniche all’egemonia anglo-sassone e, dal 1945, all’egemonia statunitense.
Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito una nuova dottrina pubblica della minaccia militare, per la prontezza militare degli Stati Uniti, sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, in Australia, il Presidente degli Stati Uniti aveva presentato ciò che veniva chiamata Dottrina Obama. [1] Obama aveva detto agli australiani:
Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e un po’ più della metà del genere umano, l’Asia definirà ampiamente se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione … In qualità di Presidente ho, quindi, preso una decisione deliberata e strategica, come nazione del Pacifico, gli Stati Uniti svolgeranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro … ho detto alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nell’Asia-Pacifico una priorità assoluta … Come abbiamo pianificato e previsto per il futuro, assegneremo le risorse necessarie per mantenere la nostra forte presenza militare in questa regione. Noi preserveremo la nostra capacità unica di proiezione di potenza e scoraggeremo le minacce alla pace … I nostri interessi durevoli nella regione richiedono la nostra duratura presenza nella regione.
Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico, e noi siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando il dispositivo difensivo degli Stati Uniti nell’Asia Pacifico. Sarà più ampiamente schierato, mantenendo la nostra forte presenza in Giappone e nella penisola coreana, rafforzando al tempo stesso la nostra presenza nel Sud-Est asiatico. Il nostro atteggiamento sarà più flessibile, con nuove funzionalità per garantire che le nostre forze possano operare liberamente… Credo che saremo in grado di affrontare le sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [2]
Al centro della visita di Obama vi era stato l’annuncio che almeno 2.500 marines degli Stati Uniti saranno di stanza a Darwin, nel Territorio Settentrionale australiano. Inoltre, con una serie di importanti accordi paralleli, colloqui con Washington sono in corso per far volare droni di sorveglianza a lungo raggio statunitensi, telecomandati dalle Isole Cocos, un territorio australiano nell’Oceano Indiano. Anche gli Stati Uniti otterranno un più ampio uso delle basi aeree australiane per gli aerei statunitensi, e un aumento delle visite di navi e sottomarini nell’Oceano Indiano attraverso una base navale presso Perth, sulla costa occidentale del paese.

L’obiettivo del Pentagono è la Cina
Per chiarire il punto ai membri europei della NATO, in un discorso ai colleghi della NATO a Washington nel luglio 2012, Phillip Hammond, segretario di stato britannico per la difesa aveva dichiarato esplicitamente che il nuovo passaggio della difesa degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, era volto contro la Cina. Hammond ha detto che “la crescente importanza strategica della regione Asia-Pacifico impone a tutti i paesi, ma in particolare agli Stati Uniti, un modo per riflettere sulla loro posizione strategica vero l’emergere della Cina come potenza mondiale. Lungi dall’essere preoccupate per l’inclinazione verso l’Asia-Pacifico, le potenze europee della NATO dovrebbero accogliere con favore il fatto che gli Stati Uniti sono disposti a impegnarsi in questa nuova sfida strategica, per conto dell’alleanza“. [3]
Come per molte delle sue operazioni, lo schieramento del Pentagono è molto più profondo rispetto a quanto il numero, relativamente piccolo di 2.500 nuovi soldati statunitensi, potrebbe suggerire.
Nell’agosto 2011, il Pentagono ha presentato la sua relazione annuale sul potere militare della Cina. Affermava che la Cina aveva colmato il gap nelle tecnologie chiave. Il viceassistente segretario alla difesa per l’Asia orientale, Michael Schiffer, ha detto che il ritmo e la portata degli investimenti militari della Cina ha “permesso alla Cina di perseguire le capacità che riteniamo potenzialmente destabilizzanti per gli equilibri regionali militari, aumentando il rischio di incomprensioni e errori di calcolo che possono contribuire a tensioni e ansie regionali“. [4] Ha citato la ristrutturazione cinese della portaerei ex-sovietica e lo sviluppo cinese del caccia stealth J-20, come indicazione delle nuove funzionalità, richiedendo una più attiva risposta militare degli Stati Uniti. Schiffer ha anche citato operazioni spaziali e informatiche cinesi, dicendo che “sviluppa un programma multi-dimensionale per migliorare le sue capacità per limitare o impedire l’uso di sistemi spaziali degli avversari, durante i periodi di crisi o di conflitto.” [5]

Andrew W. Marshall e George W. Bush

Parte II: l”Air-Sea Battle‘ del Pentagono
La strategia del Pentagono per sconfiggere la Cina, in una guerra futura, i cui dettagli sono filtrati sulla stampa USA, si chiama “Air-Sea Battle“. Che richiede un aggressivo attacco coordinato degli Stati Uniti. Bombardieri stealth e sottomarini USA metterebbero fuori uso i radar di sorveglianza e sistemi missilistici di precisione a lungo raggio della Cina, posti in profondità nel paese. Questa iniziale “campagna di accecamento” sarebbe seguita da un più grande assalto aeronavale alla Cina stessa. [6] Fondamentale per la strategia avanzata del Pentagono, lo schieramento che si è già tranquillamente iniziato, la presenza aero-navale statunitense in Giappone, Taiwan, Filippine, Vietnam e in tutto il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Indiano. Truppe australiane e dispiegamento navale hanno lo scopo di accedere allo strategico Mar Cinese Meridionale, come anche all’Oceano Indiano. Il motivo dichiarato è “proteggere la libertà di navigazione” nello Stretto di Malacca e nel Mar Cinese Meridionale. In realtà verrebbero posizionati per tagliare le rotte strategiche del petrolio alla Cina, in caso di conflitto totale.
L’Obiettivo di Air-Sea Battle è aiutare le forze statunitensi a resistere ad un assalto iniziale cinese e a contrattaccare per distruggere i sofisticati radar e sistemi missilistici cinesi, costruiti per tenere le navi statunitensi lontane dalle coste della Cina. [7]

L”Air-Sea Battle‘ degli USA contro la Cina
Oltre allo stazionamento dei marines degli Stati Uniti nel nord dell’Australia, Washington prevede di far volare droni di sorveglianza a lungo raggio  telecomandati dalle Isole Cocos, un territorio australiano nell’Oceano Indiano, strategicamente vitale. Inoltre avrà l’uso di basi aeree australiane, per i velivoli militari, e si avranno maggiori visite di navi e sottomarini nell’Oceano Indiano, tramite una base navale presso Perth, nelle coste occidentali dell’Australia. [8]
L’architetto della strategia anti-Cina del Pentagono dell’Air-Sea Battle è Andrew Marshall, l’uomo che ha plasmato l’avanzata strategia di guerra del Pentagono per più di 40 anni, e tra i cui seguaci vi furono Dick Cheney e Donald Rumsfeld. [9] Dagli anni ’80 Marshall è stato un promotore di una prima idea postulata nel 1982 dal maresciallo Nikolaj Ogarkov, l’allora capo di stato maggiore generale sovietico, chiamato RMA, o ‘rivoluzione negli affari militari.’ Marshall, oggi alla veneranda età di 91 anni, conserva ancora la sua scrivania e la sua influenza evidentemente molto ampia, nel Pentagono.
La migliore definizione di RMA è stata quella fornita da Marshall stesso: “Una rivoluzione negli affari militari (RMA) è un importante cambiamento nella natura della guerra causata dall’applicazione innovativa di nuove tecnologie che, in combinazione con cambiamenti drammatici nella dottrina militare e nei concetti operativi e organizzativi, modifica profondamente il carattere e la condotta delle operazioni militari“. [10] 
E’ stato sempre Andrew Marshall che ha convinto il Segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld e il suo successore Robert Gates, a schierare lo Scudo Anti-Missile Balistico in Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Giappone, come strategia per minimizzare qualsiasi potenziale minaccia nucleare dalla Russia e, nel caso del Giappone, ogni potenziale minaccia nucleare dalla Cina.

Parte III: La strategia del ‘Filo di Perle’ del Pentagono
Nel gennaio 2005, Andrew Marshall ha pubblicato un rapporto interno classificato per il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, dal titolo “Energy Futures in Asia.” Il rapporto di Marshall, che è trapelato su un giornale di Washington, ha inventato la strategia di lungo termine del ‘Filo di Perle’, per descrivere ciò che chiamava la crescente minaccia militare cinese agli “interessi strategici degli USA” nello spazio asiatico. [11]
Il rapporto interno del Pentagono sostiene che “la Cina sta costruendo relazioni strategiche lungo le rotte marittime dal Medio Oriente al Mar Cinese Meridionale, in modo da suggerire il posizionamento difensivo e offensivo per la protezione degli interessi energetici della Cina, ma anche per servire gli obiettivi di sicurezza generali.”
Nella relazione al Pentagono di Andrew Marshall, il termine strategia ‘Filo di Perle’ della Cina fu utilizzato per la prima volta. E’ un termine del Pentagono e non un termine cinese. Il rapporto dichiarava che la Cina aveva adottato la  strategia del ‘Filo di Perle’, di basi e legami diplomatici, che si estende dal Medio Oriente alla Cina meridionale, includendo una nuova base navale in costruzione nel porto pakistano di Gwadar. Sosteneva che “Beijing ha già istituito posti d’intercettazione elettronica a Gwadar, nell’angolo sud-ovest del paese, la parte più vicina al Golfo Persico. Il posto monitora il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mare Arabico“. [12]
Il rapporto interno di Marshall continuava a mettere in guardia su altre “perle” della strategia delle rotte della Cina:
• Bangladesh: la Cina sta rafforzando i suoi legami con il governo e costruisce un impianto portuale per container a Chittagong. I cinesi sono “in cerca di un più ampio accesso navale e commerciale” in Bangladesh.
• Birmania: la Cina ha sviluppato stretti legami con il regime militare di Rangoon e trasformato una nazione diffidente verso la Cina in un “satellite” di Beijing, vicino allo Stretto di Malacca, attraverso il quale passa l’80 per cento delle importazioni di petrolio della Cina. La Cina sta costruendo basi navali in Myanmar e ha impianti elettronici di raccolta di informazioni sulle isole nel Golfo del Bengala, nei pressi dello stretto di Malacca. Beijing ha anche fornito al Myanmar “miliardi di dollari in assistenza militare, a sostegno di una alleanza militare de facto“, dice il rapporto.
• Cambogia: la Cina hanno firmato un accordo militare nel novembre 2003 per fornire addestramento e attrezzature. Beijing sta aiutando la Cambogia a costruire una linea ferroviaria dalla Cina meridionale al mare.
• Mar Cinese Meridionale: le attività cinesi nella regione riguardano le rivendicazioni territoriali per “proteggere o negare il transito di petroliere attraverso il Mar Cinese Meridionale“, dice il rapporto. Anche la Cina sta costruendo le sue forze militari nella regione, per essere in grado di “proiettare il potere aeronavale” dal continente e dall’isola di Hainan. La Cina ha recentemente aggiornato una pista d’atterraggio militare sulla Woody Island e ha aumentato la sua presenza con le piattaforme di trivellazione petrolifere e le navi oceanografiche.
• Thailandia: la Cina sta prendendo in considerazione la costruzione, con un finanziamento di 20 miliardi dollari, di un canale che attraversi l’Istmo di Kra consentendo alle navi di bypassare lo stretto di Malacca. Il progetto del  canale darebbe alla Cina impianti portuali, magazzini e altre infrastrutture in Thailandia, volte a rafforzare l’influenza cinese nella regione, indicava il rapporto… Il Comando Sud degli Stati Uniti ha presentato una relazione classificata simile alla fine degli anni ’90, che avvertiva che la Cina stava cercando di utilizzare impianti portuali commerciali in tutto il mondo, per il controllo strategico dei “colli di bottiglia”. [13]

Spezzare il ‘Filo di Perle’
Significative azioni del Pentagono e degli Stati Uniti, come la relazione del 2005 indicava, avevano lo scopo di contrastare i tentativi della Cina per difendere la propria sicurezza energetica tramite il ‘Filo di Perle’. Gli interventi degli Stati Uniti dal 2007 in Birmania/Myanmar hanno avuto due fasi.
La prima è stata la cosiddetta Rivoluzione Zafferano, una destabilizzazione nel 2007, sostenuta da Dipartimento di Stato e dalla CIA, volta a mettere al centro dell’attenzione internazionale le pratiche sui diritti umani della dittatura militare del Myanmar. L’obiettivo era isolare ulteriormente il paese, dalla posizione strategica, a livello internazionale in tutte le relazioni economiche, a parte la Cina. Lo sfondo alle azioni degli Stati Uniti era la costruzione di oleodotti e gasdotti della Cina, da Kunming nella provincia dello Yunnan, nel sud-ovest della Cina, lungo la vecchia strada birmana in Myanmar, fino alla Baia del Bengala, di fronte a India e Bangladesh, nell’Oceano indiano settentrionale.
Forzare i capi militari birmani, in stretta dipendenza dalla Cina, è stato uno dei fattori scatenanti della decisione dei militari del Myanmar ad aprirsi economicamente verso l’Occidente. Avevano dichiarato che l’inasprimento delle sanzioni economiche degli Stati Uniti aveva causato gravi danni al paese e il presidente Thein Sein avviò una grande liberalizzazione, oltre a permettere alla dissidente sostenuta dagli USA, Aung San Suu Kyi, di essere libera e di concorrere a cariche elettive con il suo  partito, in cambio delle promesse della segretaria di Stato USA Hillary Clinton, di investimenti statunitensi nel paese e dell’allentamento delle sanzioni economiche degli Stati Uniti. [14]
Le aziende statunitensi si avvicinano al Mynamar, supportate da Washington, per introdurre le assai distruttive riforme del “libero mercato” che apriranno il Myanmar all’instabilità. Gli Stati Uniti non consentono investimenti in società possedute dalle forze armate del Myanmar o dal suo Ministero della Difesa. Saranno anche in grado di imporre sanzioni su “coloro che minano il processo di riforma, violano i diritti umani, contribuiscono al conflitto etnico o partecipano a scambi militari con la Corea del Nord.” Gli Stati Uniti bloccheranno le imprese o gli individui che effettuano transazioni con qualsiasi “nazionale specialmente designato” o imprese che controllano – consentendo a  Washington, ad esempio, di fermare il flusso di denaro che va ai gruppi che “perturbano il processo di riforma“. È il classico approccio del “bastone e della carota”, facendo penzolare la carota delle ricchezze incalcolabili se il Myanmar apre la propria economia alle società statunitensi, e punendo coloro che cercano di resistere alla cessione del patrimonio del paese. Petrolio e gas, di vitale importanza per la Cina, saranno un obiettivo speciale dell’intervento degli Stati Uniti. Ad aziende e individui statunitensi sarà consentito investire nella statale Myanmar Oil and Gas Enterprise. [15]
Obama ha anche creato il nuovo potere governativo d’imporre “sanzioni di blocco” a chiunque minacci la pace in Myanmar. Le imprese con più di 500.000 dollari di investimenti nel Paese, dovranno presentare una relazione annuale al Dipartimento di Stato, con i dettagli sui diritti dei lavoratori, le acquisizioni dei terreni e dei pagamenti da più di 10.000 dollari a enti governativi, tra cui le imprese di proprietà statale del Myanmar.
Alle aziende e agli individui statunitensi sarà consentito investire nella statale Myanmar Oil and Gas Enterprise, ma tutti gli investitori dovranno notificarlo al Dipartimento di Stato entro 60 giorni.
Anche le ONG sui “diritti umani” degli USA, strettamente associate o ritenute associate con i piani geopolitici del Dipartimento di Stato USA, tra cui Freedom House, Human Rights Watch, Istituto per la democrazia asiatica, Open Society Foundations, Medici per i Diritti Umani, la Campagna USA per la Birmania, United to End Genocide, saranno ora autorizzate ad operare in Myanmar, in base a una decisione della segretaria di stato Clinton, dell’aprile 2012. [16]
La Thailandia, un altro tassello della strategia difensiva cinese del ‘Filo di Perle’, è anch’essa oggetto di un’intensa destabilizzazione, nel corso degli ultimi anni. Ora, con la sorella di un corrotto ex primo ministro in carica, i rapporti USA-Thailandia sono notevolmente migliorati.
Dopo mesi di scontri sanguinosi, il miliardario ed ex primo ministro thailandese, filo-USA, Thaksin Shinawatra, è riuscito a comprare il modo di nominare la sorella, Yingluck Shinawatra a Primo Ministro, mentre dall’estero  tira le fila della politica. Thaksin si gode uno status confortevole negli Stati Uniti, in questo momento, estate 2012.
Le relazioni degli Stati Uniti con la sorella di Thaksin, Yingluck Shinawatra, vanno verso l’adempimento diretto del “perno strategico” di Obama, concentrandosi sulla “minaccia cinese”. Nel giugno 2012, il generale Martin E. Dempsey, presidente dell’US Joint Chiefs of Staff, di ritorno da una visita, questo mese, in Thailandia, Filippine e Singapore ha dichiarato: “Vogliamo avere una partnership con queste nazioni e una presenza in rotazione, che ci permetterà di costruire capacità comuni per interessi comuni.” Questi sono precisamente i tasselli chiave di ciò che il Pentagono chiama ‘Filo di Perle’.
Il Pentagono sta ora negoziando, con calma, per ritornare nelle basi abbandonate della guerra del Vietnam. Sta negoziando con il governo thailandese per creare un nuovo hub per le “emergenze”, sulla Royal Thai Navy Air Base di U-Tapao, 90 km a sud di Bangkok. L’esercito statunitense vi ha costruito una pista lunga due miglia, uno delle più lunghe dell’Asia, che negli anni ’60 operava come importante base di rifornimento, durante la guerra del Vietnam.
Il Pentagono sta lavorando anche per garantire più diritti alle visite della US Navy nei porti tailandesi, ed operazioni congiunte di sorveglianza aerea per monitorare le rotte commerciali e i movimenti militari. La Marina degli Stati Uniti presto baserà quattro delle sue più recenti navi da guerra – Littoral Combat Ships – a Singapore e li farà ruotare periodicamente in Thailandia e in altri paesi del Sudest asiatico. La Marina cerca di condurre missioni congiunte di sorveglianza aerea dalla Thailandia. [17]
Inoltre, il vicesegretario alla difesa Ashton Carter, è andato in Thailandia nel luglio 2012, e il governo thailandese ha invitato il segretario alla difesa Leon Panetta, che ha incontrato il ministro della difesa thailandese in una conferenza a Singapore, a giugno. [18]
Nel 2014, la Marina degli Stati Uniti dovrebbe iniziare lo schieramento nel Pacifico del nuovo aereo da ricognizione antisommergibile P-8A Poseidon, sostituendo gli aerei da sorveglianza P-3C Orion. La Marina sta inoltre preparandosi a schierare nuovi droni di sorveglianza da alta quota, nella regione Asia-Pacifico, nello stesso periodo. [19]

Parte IV: la ‘Politica della Difesa India-USA rivolta a Est’
Il segretario alla difesa Leon Panetta era in India a giugno di quest’anno, dove ha proclamato che la cooperazione nella difesa con l’India è il perno della strategia di sicurezza degli Stati Uniti in Asia. Si è impegnato a contribuire allo sviluppo delle capacità militari dell’India e ad aiutare l’India nella produzione congiunta di “articoli” ad alta tecnologia per la difesa. Panetta era il quinto membro del gabinetto Obama a visitare l’India quest’anno. Il messaggio che tutti hanno portato è che, per gli Stati Uniti, l’India sarà la relazione principale del 21° secolo. Il motivo è l’emergere della Cina. [20]
Diversi anni fa, durante l’amministrazione Bush, Washington ha fatto una mossa importante assumendo l’India come alleato militare degli Stati Uniti contro l’emergente presenza cinese in Asia. L’India la chiama “Politica volta ad est.” In realtà, nonostante tutte le affermazioni in senso contrario, si tratta di una politica militare “volta contro la Cina“.
Nei commenti di agosto 2012, il vicesegretario della difesa Ashton Carter ha dichiarato: “L’India è anche parte fondamentale del nostro riequilibrio nella regione Asia-Pacifico e, crediamo, nella più ampia sicurezza e prosperità del 21° secolo. La relazione USA-India ha una portata globale, come importanza ed influenza in entrambi i paesi.” [21] Nel 2011, l’esercito statunitense ha condotto più di 50 significative attività militari con l’India.
Carter ha continuato in un discorso dopo il viaggio a New Delhi, “I nostri interessi di sicurezza convergono: sulla sicurezza marittima, in tutta la regione dell’Oceano Indiano, in Afghanistan, dove l’India ha fatto tanto per lo sviluppo economico e delle forze di sicurezza afgane, e sulle più generali questioni regionali, in cui condividiamo interessi a lungo termine. Sono andato in India su richiesta del segretario Panetta e con una delegazione di esperti di politica e tecnici di alto livello degli Stati Uniti“. [22]

Oceano Indiano
La  strategia del ‘Filo di Perle’ del Pentagono contro la Cina, in effetti, non è fatta di belle perle, ma è un cappio del boia intorno ai confini della Cina, progettato, in caso di grave conflitto, per escludere completamente la Cina dal suo accesso alle vitali materie prime, soprattutto e in particolare, dal petrolio del Golfo Persico e dell’Africa.
L’ex consigliere del Pentagono Robert D. Kaplan, ora con Stratfor, ha rilevato che l’Oceano Indiano sta diventando il “centro strategico di gravità” mondiale e chi controlla quel centro, controlla l’Eurasia, tra cui la Cina. L’Oceano è il passaggio di vitale importanza dei flussi energetici e commerciali tra Medio Oriente, Cina e paesi dell’Estremo Oriente. Più strategicamente, è il cuore dell’economia sud-sud in via di sviluppo tra la Cina, l’Africa e l’America Latina.
Dal 1997 il commercio tra Cina e Africa è aumentato più di 20 volte e il commercio con l’America Latina, tra cui il Brasile, è aumentato quattordici volte in soli dieci anni. Questa dinamica, se perdura, eclisserà la dimensione economica dell’Unione europea, così come le economie del Nord America in declino industriale, in meno di un decennio. Questo è una tendenza che Washington e Wall Street sono determinati a impedire a tutti i costi.
A cavallo dell’Arco islamico – che si estende dalla Somalia all’Indonesia, passando per i paesi del Golfo e dell’Asia centrale – la regione circostante l’Oceano Indiano, sicuramente diventerà il nuovo centro di gravità strategico del mondo. [23]
A nessun blocco economico rivale può essere consentito di sfidare l’egemonia statunitense. L’ex consigliere geopolitico di Obama, Zbigniew Brzezinski, un seguace della geopolitica di Mackinder, ed ancora oggi insieme a Henry Kissinger, una delle persone più influenti sul potere degli Stati Uniti, ha riassunto la posizione come vista da Washington, nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici:
E’ imperativo che non emerga nessun sfidante eurasiatico in grado di dominare l’Eurasia, e quindi anche di sfidare l’America. La formulazione di un approccio globale e integrato di una geo-strategia eurasiatica, è dunque lo scopo di questo libro.” [24]
Per l’America, il premio geopolitico principale è l’Eurasia…. Il primato globale dell’America è direttamente dipendente da quanto tempo e quanto efficacemente la sua preponderanza sul continente eurasiatico sarà sostenuta.” [25]
In tale contesto, come gli USA ‘gestiscono’ l’Eurasia è fondamentale. L’Eurasia  è il più grande continente del globo ed è geopoliticamente assiale. Una potenza che domina l’Eurasia controllerebbe due delle tre regioni mondiali più avanzate ed economicamente produttive. Un semplice sguardo alla mappa suggerisce che anche il controllo dell’Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell’Africa, rendendo l’emisfero occidentale e l’Oceania geopoliticamente periferiche rispetto al continente centrale del mondo. Circa il 75 per cento della popolazione mondiale vive in Eurasia, e la maggior parte della ricchezza fisica del mondo è sempre lì, sia nelle sue imprese che sotto il suo suolo. L’Eurasia raccoglie il 60 per cento del PIL mondiale e circa i tre quarti delle risorse energetiche mondiali conosciute. [26]
L’Oceano Indiano è coronato da quello che alcuni chiamano arco dei paesi islamici, che va dall’Africa orientale all’Indonesia attraverso i paesi del Golfo Persico e l’Asia centrale. L’emergere della Cina e di altre potenze asiatiche minori, nel corso degli ultimi due decenni dopo la fine dalla guerra fredda, ha messo in discussione l’egemonia statunitense sull’Oceano Indiano per la prima volta dall’inizio della Guerra Fredda. Soprattutto negli ultimi anni, mentre l’influenza economica statunitense è precipitosamente diminuita a livello mondiale, e quella della Cina è aumentata in modo spettacolare, il Pentagono ha iniziato a riconsiderare la propria presenza strategica nell’Oceano Indiano. Il ‘Perno Asiatico’ di Obama è centrato sull’affermazione decisiva del controllo del Pentagono sulle rotte marittime dell’Oceano Indiano e sulle acque del Mar Cinese Meridionale.
La base militare statunitense di Okinawa, in Giappone, è stata ricostruita come importante centro di proiezione di potenza militare degli Stati Uniti nei confronti della Cina. A partire dal 2010 vi sono stati più di 35.000 militari statunitensi di stanza in Giappone e vi lavorano altri 5.500 civili del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La Settima Flotta degli Stati Uniti ha sede a Yokosuka. La 3.za Forza di Spedizione dei Marine è a Okinawa. 130 caccia dell’USAF sono di stanza nelle basi aeree di Misawa e Kadena.
Il governo giapponese nel 2011 ha iniziato un programma di armamento volto a contrastare la crescente presunta minaccia cinese. Il comando giapponese ha esortato i propri capi a presentare una petizione agli Stati Uniti per consentire la vendita dei caccia F-22A Raptor, cosa attualmente illegale in base alla legge statunitense. I militari statunitensi e sudcoreani hanno approfondito la loro alleanza strategica, e oltre 45.000 soldati statunitensi sono ora di stanza in Corea del Sud. La Corea del Sud e gli USA sostengono che questo è dovuto alla modernizzazione militare della Corea del Nord. Cina e Corea del Nord la denunciano come inutilmente provocatoria. [27]
Sotto la copertura della guerra contro il terrorismo, gli Stati Uniti hanno sviluppato importanti accordi militari con le Filippine e con l’esercito indonesiano. La base militare di Diego Garcia è il perno del controllo degli Stati Uniti dell’Oceano Indiano. Nel 1971 le forze armate USA cacciarono i cittadini di Diego Garcia, per costruire una grande installazione militare e per svolgervi missioni contro l’Iraq e l’Afghanistan.
La Cina ha due talloni di Achille – lo Stretto di Hormuz, all’uscita del Golfo Persico, e lo Stretto di Malacca, presso Singapore. Circa il 20% del petrolio della Cina passa attraverso lo Stretto di Hormuz. E circa l’80% delle importazioni di petrolio e il commercio principale cinesi passano attraverso lo Stretto di Malacca.
Per impedire alla Cina di emergere con successo come principale concorrente economico mondiale degli Stati Uniti, Washington ha lanciato la cosiddetta ‘primavera araba’, alla fine del 2010. Mentre le aspirazioni di milioni di comuni cittadini arabi in Tunisia, Libia, Egitto e altrove, per la libertà e la democrazia era vera, in effetti sono stati usati come carne da cannone inconsapevole, per scatenare la strategia statunitense del caos, delle guerre e dei conflitti intra-islamici in tutto il mondo islamico ricco di petrolio, dalla Libia in Nord Africa alla Siria e, infine, all’Iran in Medio Oriente. [28]
La strategia degli Stati Uniti nei paesi dell’Arco islamici a cavallo dell’Oceano Indiano, come dice l’analista strategico Mohamed Hassan, è questa:
Gli Stati Uniti cercano di controllare queste risorse… per impedire che raggiungano la Cina. Ciò è stato uno dei principali obiettivi delle guerre in Iraq e Afghanistan, ma queste si sono trasformate in un fiasco. Gli Stati Uniti hanno distrutto questi paesi, al fine di istituire dei governi che sarebbero stati docili, ma hanno fallito. La ciliegina sulla torta è che i nuovi governi iracheno e afghano commerciano con la Cina! Beijing non ha pertanto bisogno di spendere miliardi di dollari per una guerra illegale, al fine di mettere le mani sull’oro nero iracheno: le imprese cinesi semplicemente hanno comprato concessioni petrolifere all’asta, nel pieno rispetto delle regole. … La strategia statunitense è fallita su tutta la linea. Vi è tuttavia una opzione ancora aperta per gli Stati Uniti: mantenere il caos al fine di evitare che tali paesi raggiungano la stabilità a vantaggio della Cina. Ciò significa continuare la guerra in Iraq e in Afghanistan ed estenderla a paesi come l’Iran, lo Yemen e la Somalia.” [29]

Parte V: Mar Cinese Meridionale
Il completamento del ‘Filo di Perle’ del Pentagono, quale cappio del boia sulla Cina, per tagliare i vitali rifornimenti energetici e altre importazioni in caso di guerra nel 2012, è incentrato sulla grande manipolazione degli Stati Uniti degli eventi nel Mar Cinese Meridionale. Il Ministero delle Risorse Geologiche e Minerarie della Repubblica popolare cinese ha stimato che il Mar Cinese Meridionale può contenere 18 miliardi di tonnellate di petrolio greggio (rispetto al Kuwait, con i suoi 13 miliardi di tonnellate). La stima più ottimistica suggerisce che le risorse petrolifere (potenziali riserve non certe) delle isole Spratly e Paracel, nel Mar Cinese Meridionale, potrebbe essere di 105 miliardi di barili di petrolio, e che il totale per il Mar Cinese Meridionale potrebbe essere di 213 miliardi di barili. [30]
La presenza di tali vaste riserve di energia non sorprendentemente è diventata un importante problema di sicurezza energetica per la Cina. Washington ha compiuto negli ultimi anni un intervento calcolato per sabotare gli interessi cinesi, utilizzando in particolare il Vietnam come cuneo contro l’esplorazione petrolifera cinese nella zona. Nel luglio 2012, l’Assemblea nazionale del Vietnam ha approvato una legge che delimita le frontiere marittime vietnamite, includendo le Spratly e le isole Paracel. L’influenza degli Stati Uniti in Vietnam, da quando il paese si è aperto alla liberalizzazione economica, è diventata determinante.
Nel 2011 l’esercito statunitense ha iniziato la collaborazione con il Vietnam, comprendente anche “pacifiche” esercitazioni militari. Washington ha sostenuto sia le Filippine che il Vietnam nelle loro rivendicazioni territoriali sul territorio nel Mar Cinese Meridionale reclamato dai cinesi, incoraggiando questi piccoli paesi a non cercare una soluzione diplomatica. [31]
Nel 2010 le major petrolifere statunitensi e inglesi hanno formulato l’offerta per l’esplorazione nel Mar Cinese Meridionale. L’offerta di Chevron e BP si è aggiunta alla presenza della statunitense Anadarko Petroleum Corporation nella regione. Questa mossa è essenziale per avere il pretesto per “Difendere gli interessi petroliferi” di Washington nella zona. [32]
Nell’aprile 2012, la nave da guerra filippina Gregorio del Pilar è stata coinvolta in uno stallo con due navi da sorveglianza cinesi, presso Scarborough Shoal, una zona rivendicata da entrambe le nazioni. La marina filippina aveva cercato di arrestare i pescatori cinesi che avrebbero catturato specie marine protette dal governo nella zona, ma i pattugliatori glielo hanno impedito. Il 14 aprile 2012, Stati Uniti e Filippine hanno tenuto le loro esercizi annuali a Palawan, Filippine. Il 7 maggio 2012, il Viceministro degli Esteri cinese Fu Ying ha convocato una riunione con Alex Chua, incaricato d’affari dell’ambasciata filippina in Cina, per avere una rappresentazione seria dell’incidente a Scarborough Shoal.
Dalla Corea del Sud alle Filippine e al Vietnam, il Pentagono e Dipartimento di Stato USA alimentano lo scontro sui diritti per il Mar Cinese Meridionale, per inserirvi furtivamente la presenza militare statunitense, per “difendere” gli interessi vietnamiti, giapponesi, coreani o filippini. Il cappio del boia militare si sta lentamente stringendo intorno alla Cina.
Mentre l’accesso della Cina alle vaste risorse off-shore di petrolio e gas vengono limitati, Washington sta attivamente cercando di attirare la Cina nel perseguimento del massiccio sfruttamento del gas di scisto in Cina. Le ragioni non hanno nulla a che fare con la buona volontà degli Stati Uniti nei confronti della Cina. Si tratta, infatti, di un’altra importante arma per la distruzione della Cina, ora attraverso una forma di guerra ambientale.

F. William Engdahl, autore di Es klebt Blut un Händen Euren (FinanzBuchVerlag)

Note:
[1] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[2] Ibidem.
[3] Otto Kreisher, UK Defense Chief to NATO: Pull Your Weight in Europe While US Handles China, 22 luglio 2012
[4] BBC, China military ‘closing key gaps’, says Pentagon, 25 agosto 2011.
[5] Ibidem.
[6] Greg Jaffe, US Model for a Future War Fans Tensions with China and inside Pentagon, Washington Post, 2 agosto 2012
[7] Ibidem
[8] Matt Siegel, As Part of Pact, US Marines Arrive in Australia, in China’s Strategic Backyard, The New York Times, 4 aprile 2012.
[9] Greg Jaffe, op. cit.
[10] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totallitarian democracy in the New World Order, Wiesbaden, 2009, edition.engdahl, p. 190.
[11] The Washington Times, China Builds up Strategic Sea Lanes, 17 gennaio 2005 
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] Wall Street Journal, An Opening in Burma: The regime’s tentative liberalization is worth testing for sincerity, 22 novembre 2011  
[15] Radio Free Asia, US to Invest in Burma’s Oil, 7 novembre 2011  
[16] Shaun Tandon, US eases Myanmar restrictions for NGOs, AFP, 17 aprile 2012
[17] Craig Whitlock, US eyes return to some Southeast Asia military bases, Washington Post, 23 giugno 2012
[18] Ibidem.
[19] Ibidem.
[20] Premvir Das, Taking US-India defence links to the next level, 18 giugno 2012
[21] Zeenews, US-India ties are global in scope: Pentagon, 2 agosto 2012
[22] Ibidem
[23] Gregoire Lalieu, Michael Collon, Is the Fate of the World Being Decided Today in the Indian Ocean?, 3 novembre 2010
[24] Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard: American Primacy And It’s Geostrategic Imperatives, 1997, Basic Books, p. xiv.
[25] Ibidem, p. 30.
[26] Ibidem, p. 31.
[27] Cas Group, Background on the South China Sea Crisis 
[28] Gregoire Lalieu, et al, op. cit.
[29] Ibidem.
[30] GlobalSecurity.org, South China Sea Oil and Natural Gas
[31] Agence France Presse, US, Vietnam Start Military Relationship, 1° agosto 2011
[32] Zacks Equity Research, Oil Majors Eye South China Sea, 24 giugno 2010

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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