Ucraina: sfuma Ginevra e si consolida Novorossija

Alessandro Lattanzio, 20/4/2014

Pro-Russian-protester-DonetskCinque persone sono state uccise in uno scontro a fuoco a Slavjansk, città orientale controllata dai manifestanti antigolpisti. Le vittime sono due manifestanti e due aggressori di Fazione Destra. L’attacco è avvenuto la notte del 19/20 aprile, presso un posto di blocco alla periferia della città.  Quattro automobili s’erano dirette contro il checkpoint aprendo il fuoco sui manifestanti uccidendone due e ferendone gravemente altri tre. “Si avvicinarono con i fari abbaglianti. Uno dei nostri s’è diretto verso di loro per chiederne i documenti, ma fu ucciso con un colpo di fucile“. Un’altra vittima è deceduta in ospedale per una ferita alla testa. Tra le vittime dell’attacco vi era Sergej Rudenko, autista di scuolabus, di guardia al checkpoint la notte di Pasqua insieme ai due figli. Mentre i civili venivano colpiti, un gruppo di 20 manifestanti armati è giunto dalla città  aprendo il fuoco contro gli aggressori, uccidendone due, ferendone cinque e arrestandone uno. Due delle quattro autovetture degli assalitori sono state incendiate dai cittadini di Slavjansk. Diverse armi da fuoco, una mitragliatrice, un visore notturno, foto aeree di Slavjansk, uniformi e attrezzi da campeggio sono stati sequestrati. L’aggressore arrestato ha confessato di appartenere a Fazione Destra, “Il giovane s’era perso e cercava di fuggire da Slavjansk verso Kharkov“. Proviene da  Vinnitsa, ha partecipato alle proteste EuroMaidan e s’è unito a Fazione Destra. Gli aggressori  progettavano un’incursione alla torre della televisione di Slavjansk, contrassegnata da un cerchio sulla mappa scoperta nelle auto sequestrate. I leader della protesta hanno ordinato il coprifuoco a Slavjansk e chiesto alla Russia d’inviare forze di pace per proteggere i cittadini da altri attacchi. “Uccidono i nostri fratelli. E’ guerra aperta contro il popolo. Non ci parlano, semplicemente ci uccidono“. Il 1° marzo, il Consiglio della Federazione russa ha autorizzato il leader del Cremlino Vladimir Putin ad usare la forza militare sul territorio dell’Ucraina “per la normalizzazione della situazione socio-politica del Paese“. Il ministero degli Esteri russo ha condannato l’aggressione e affermato che Kiev è incapace di disarmare i gruppi radicali. Il ministero degli Interni di Kiev aveva invitato gli ex-membri dell’unità antisommossa Berkut, bollati come criminali dai golpisti, a riprendere servizio. Il ministero golpista ha detto che le truppe Berkut devono “dimenticare il passato e proteggere Kiev dall’invasione segreta russa”.
Il 15 aprile, a Lugansk, Anatolij Visir, presidente ad interim della Federazione dell’Ucraina orientale ha dichiarato: “Io, Anatolij Mikhailovich Visir, Generale, mi rivolgo a Voi liberi cittadini della Repubblica Federata del Donbas. Il 21 marzo 2014, la terra ucraina è stata vittima di un colpo di Stato e i fascisti al potere hanno versato il sangue dei minatori. Il nostro popolo è immerso nella guerra civile. I nipoti di Bandera, che aveva tradito i vincitori sul fascismo, hanno preso le armi, oggi, per assassinare i pacifici abitanti del sud-est dell’Ucraina. Come presidente dell’Ucraina sud-orientale devo proteggerne gli abitanti e por termine alle violazioni costituzionali commesse dai nazionalisti ucraini. I popoli slavi, il popolo ucraino e le minoranze etniche devono e saranno protetti. L’economia dell’Ucraina sud-orientale adotta il rublo russo. Tutte le transazioni saranno effettuate in questa valuta, davanti al crollo della moneta nazionale ucraina, la grivna. I salari e le pensioni saranno pagati in rubli rafforzando l’economia del Sud-Est ucraino. Chiedo a tutti i leader dell’Ucraina sud-orientale di seguire il mio esempio. Ho ordinato alle autorità e ai servizi di sicurezza di Lugansk, Donetsk, Kharkov, Odessa, Nikolaev e Kherson di non ostacolare la federalizzazione sud-orientale e di affrontare i nazionalisti ucraini. L’Esercito Nazionale della Federazione Sud-Orientale sarà inviato nelle regioni di cui sopra. Non permetterò a nessuno di violare il diritto alla vita. Dichiaro che la giunta neo-fascista, al potere con mezzi illegittimi, deve essere condannata. Dico a soldati, ufficiali, comandanti dell’esercito ucraino che hanno prestato giuramento al popolo ucraino, non ai traditori che trascinano il Paese nel caos e nella guerra civile.  Chiedo alle forze armate dell’Ucraina e alla Flotta del Mar Nero di difendere il popolo ucraino.  Come presidente del Sud-Est dell’Ucraina, proclamato dal popolo, ordino alle Forze Armate dell’Ucraina e alla Flotta del Mar Nero d’ignorare gli ordini dei nazionalisti e di prendere il controllo di aeroporti, stazioni ferroviarie, banche ed evitare saccheggi e caos. Ordino di bloccare le bande nazionaliste e di rilasciare i prigionieri politici. Ognuno di voi ha una famiglia, e nessuno vuole piangere la morte dei propri figli in nome di idee folli. Il Signore ci ha dato il diritto alla vita. E prima di prendere le armi contro i vostri fratelli, sarete maledetti dalle madri dei morti.
198218123 anni di caos sono ora finiti. La Federalizzazione del Paese dà ai popoli slavi l’opportunità di avvicinarsi. Chiedo ai cittadini russi supporto. L’Ucraina sud-orientale non ha mai lasciato la Comunità degli Stati Indipendenti. Noi abbiamo sostenuto l’economia, quando Kiev era in fermento per Majdan. L’Ucraina sud-orientale non ha mai opposto il popolo ucraino al popolo slavo. Chiedo al popolo russo, nostro fratello, di sostenere la federalizzazione dell’Oriente ucraino e al Presidente russo di non farci morire nel sangue. L’Ucraina sud-orientale adotta la Costituzione del 1996. Presto sarà pubblicata dai media. Secondo questo testo, l’unica fonte legittima e sovrana del potere è il popolo ucraino, che esercita il potere attraverso le istituzioni statali e comunali. Ha il diritto di determinare e modificare la Costituzione ucraina, e questo diritto non può ritornare allo Stato o ai suoi funzionari. Invito la comunità internazionale, compresi Stati Uniti e Unione europea, a non interferire nelle riforme per la federalizzazione dell’Ucraina. Gli Stati Uniti devono ritirare le forze armate della NATO dal territorio ucraino. I vostri padri e nonni, a fianco dei sovietici, combatterono i fascisti, e allora perché supportano oggi i fascisti in Ucraina? La Commissione federale per la sicurezza dell’Ucraina sud-orientale ha prove concrete della presenza di soldati degli Stati Uniti sul territorio ucraino. Avverto i capi del Pentagono e della CIA: qui non siano in a Jugoslavia, ma nel Paese di un grande popolo slavo. Paese di soldati, contadini, minatori e operai che riconoscono il fascismo. Ogni cittadino dell’Ucraina orientale difenderà, armi in pugno, l’indipendenza dell’Ucraina. L’Ucraina non sarà mai colonia o discarica radioattiva di europei e americani”.
Siamo pronti a negoziare con Kiev se le seguenti richieste saranno onorate:
• riconoscimento della federalizzazione dell’Ucraina;
• divieto del partito nazionalista Svoboda e dei movimenti fascisti in Ucraina;
• disarmo delle fazioni nazionaliste;
• riconoscimento dello status ufficiale del russo e dell’ucraino;
• scioglimento del Parlamento che adotta leggi incostituzionali e alimenta l’odio etnico.
La Commissione federale per la sicurezza dell’Ucraina sud-orientale dichiara lo stato di emergenza in questa parte del Paese per proteggere la popolazione dai fascisti. Il mio dovere come ufficiale, di  Generale, è impedire il genocidio.
Al vertice a quattro sulla situazione in Ucraina a Ginevra, del 19 aprile, veniva approvato il documento che riduce le tensioni, con la firma dei rappresentanti del governo golpista ucraino,  Russia, UE e USA. Kiev in cambio approva la riforma costituzionale e l’ampia autonomia regionale.
Il documento chiede il dialogo nazionale ed esorta tutte le parti ad astenersi dalla violenza. Tutte le parti hanno accettato di sostenere la richiesta del Segretario generale dell’OSCE, Lamberto Zannier, di estendere il mandato della missione speciale dell’OSCE in Ucraina.
In relazione all’accordo, il sito Vineyardsaker osserva che:
1) Il regime di Kiev ha dimostrato che non ha i mezzi per schiacciare la ribellione in Oriente.
2) NATO e Stati Uniti non hanno un opzione militare in Ucraina.
3) le sanzioni occidentali non danneggiano in modo significativo la Russia e aumentano la popolarità di Putin e il programma delle riforme.
4) Il tempo non è dalla parte del regime di Kiev, l’occidente non può salvare l’Ucraina; la Russia può, ma non lo farà fino a quando rimane un regime illegittimo e folle.
5) milizia popolare può apparire in una notte e può scomparire dall’oggi al domani.
6) Finora Kiev ha rifiutato ogni negoziato con l’Oriente.
7) Kiev detiene decine o addirittura centinaia di antifascisti nelle sue carceri (AP ha riferito che 63 anti-golpisti sono stati arrestati di cui 38 poi rilasciati. Non si sa nulla dei rimanenti 25).
8) La popolazione che subisce una guerra aperta è quella in Oriente.
Diamo un’occhiata a ciò che è successo il 17 aprile:
1) Kiev ha accettato di negoziare con l’Oriente.
2) tutti i gruppi armati illegali dovranno disarmare (già concordato tra Janukovich e l’UE).
3) osservatori dell’OSCE andranno in Oriente a monitorare la situazione.
4) Kiev s’impegna a intraprendere riforme per una maggiore autonomia.
5) la Crimea non è nemmeno stata discussa.
6) l’Unione europea accetta la proposta di Putin per discutere le forniture di gas.
7) nessuno sarà processato fatta eccezione i gravi crimini.
Poco è infatti stato accettato, e tutto ciò che è stato concordato è vago, ambiguo e non verificabile nell’ambito di un calendario preciso”.
Secondo Lionel Reynolds, del sito Dispatchesfromempire.comL’accordo di Ginevra non cambia nulla. USA/UE/NATO non accetteranno alcuna risoluzione della crisi dell’Ucraina se essa non sarà  integrata nello spazio geopolitico occidentale. Ci hanno lavorato per 20 anni, speso 5 miliardi di dollari e provocato una crisi regionale con implicazioni globali. Sono determinati a non restare a mani vuote“. Infatti, i golpisti a Kiev già avvertivano che “L’operazione (contro la popolazione dell’Ucraina orientale), continua e la sua intensità dipende l’attuazione degli accordi, dall’evacuazione degli edifici occupati e dalla consegna delle armi“, affermava il ‘ministro degli Esteri’ di Kiev Andrej Deshitsa. Mosca rispondeva “Quando si parla di disarmo, intendiamo prima di tutto togliere le armi ai combattenti di Pravy Sektor e altri gruppi filo-nazisti che hanno partecipato al colpo di Stato del 22 febbraio”, affermava un comunicato del ministero degli Esteri russo. Il documento chiarisce che i sostenitori di Maidan dovrebbero essere i primi a lasciare gli edifici governativi di Kiev e le regioni occidentali dell’Ucraina. I manifestanti anti-golpisti di Donetsk rispondevano che sgombereranno gli edifici governativi e cederanno le armi, come chiede l’accordo di Ginevra, solo quando i golpisti libereranno tutti gli ostaggi e si attuerà il referendum sul sistema politico nazionale, “Se rilasciano tutti i prigionieri politici, fermano le persecuzioni e disarmano Fazione Destra, e si avvia il referendum sul sistema politico dell’Ucraina, naturalmente gli edifici amministrativi saranno lasciati e la lotta sarà giunta al termine“, dichiarava il leader dei federalisti Sergej Tsiplakov. Ma Tsiplakov ha detto di non credere che il governo golpista a Kiev sopravviverà all’accordo né che disarmerà i neo-fascisti.
1505420Non va dimenticata la visita compiuta a Kiev dal capo della CIA Brennan, secondo Brandon  esperto di affari internazionali, “E’ chiaro che la presenza del direttore della CIA a Kiev è molto più di una semplice coincidenza. Nonostante le smentite della Casa Bianca, sembra che la visita di Brennan sia un tentativo di sostenere la violenta repressione dei manifestanti filo-russi in Ucraina orientale. È ancor più probabile, tuttavia, che il viaggio di Brennan sia un tentativo di formulare, incoraggiare e avviare l’uso della forza. La presenza di Brennan a Kiev poco prima dell’annuncio della violenta repressione in Ucraina orientale è semplicemente troppo tempestiva per supporre che si tratti di una coincidenza”. Per Sriram Chaulia, Preside della Scuola Affari Internazionali di Jindal, il direttore della CIA s’è recato a Kiev promettendo ingenti finanziamenti “per creare nuove unità speciali e squadre per schiacciare le rivolte popolari in Ucraina orientale. Doveva andarci di persona al posto del capo locale della CIA, in modo da fare sperare alle agenzie di sicurezza ucraine che il riordinamento occidentale dello Stato è in corso, tentando di rendere l’Ucraina più aggressiva verso la Russia, dimostrandole l’alto impegno dell’occidente nel contro-spionaggio e nel sabotaggio“. Secondo F. William Engdahl “La decisione di Washington di sostenere il colpo di Stato in Ucraina… isola il potere egemone negli Stati Uniti e apre la porta al mondo multipolare in cui la cooperazione pacifica sostituisce le minacce militari e il dominio di una sola superpotenza. La stupida imposizione di sanzioni alla Russia da parte di Washington ha costretto Mosca a reagire vendendo i titoli di Gazprom non in dollari ma in yuan cinesi. Gli Stati Uniti si sono dati la zappa sui piedi. Ciò porta a un radicale cambio sul dollaro come valuta di riserva. Le stolte minacce di Obama contro Mosca semplicemente accelerano la rifocalizzazione delle gigantesche società russe, come Gazprom e Norilsk Nickel, sul grande mercato asiatico. A seguito del golpe della NATO in Ucraina e conseguente crisi, altri Paesi cercano di ridurre la loro esposizione in dollari. Gli stupidi al comando negli Stati Uniti e nella NATO non pensano alle conseguenze globali delle loro azioni”.
E nel frattempo, un nuovo giacimento da 300 milioni di tonnellate di petrolio e 90 miliardi di metri cubi di gas è stato scoperto nella regione di Astrakhan, in Russia. “Le riserve del campo sono senza precedenti, questa scoperta conferma l’elevato potenziale della regione di Astrakhan“, afferma Sergej Donskoj ministro delle Risorse Naturali della Russia. Il campo Velikoe è stato scoperto dall’AFB Oil and Gas Company, che probabilmente si assocerà a Rosneft o a Lukoil per lo sfruttamento. Rosneft possiede il limitrofo campo petrolifero Vanqor, da oltre 500 milioni di tonnellate di petrolio. Un altro giacimento della regione di Astrakhan è Filanovskij della Lukoil, di oltre 150 milioni di tonnellate di petrolio. Nel 2012, l’azienda aprì anche il vicino giacimento di Tambov, il quinto maggiore del mondo.

1609780Fonti:
4.th Media
4.th Media
Global Research
Nsnbc
PressTV
Reseau International
RIAN
RIAN
RIAN
RussiaToday
RussiaToday

Speculatori, cartelli e miti della scarsità

Dean Henderson 15 aprile 2014

Shell+Sign+LogoMentre ai governi di tutto il mondo viene detto di “stringere la cinghia”, le economie contratte e il mito della scarsità (radice della parola: paura) incoraggiano la corsa al ribasso per le masse globali.  Accanto a tali pretese di austerità, continua la concentrazione storica di potere dell’élite globale ben pasciuta. Il cartello energetico e i trafficanti di petrolio evasori dei Rockefeller/Rothschild a Zug, in Svizzera, diffusero la menzogna del picco del petrolio, sapendo bene che mentre il petrolio si aggira sui 100 dollari al barile sui casinò internazionali, le compagnie petrolifere pagano circa 18 dollari al barile il greggio estratto dalla terra. Big Oil trae il solito utile record trimestrale, mentre gli speculatori guidati da Goldman Sachs e Morgan Stanley strappano altri 50 dollari al barile prima che la gente si piazzi alla pompa di benzina. Nell’aprile 2011, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti riferì che il principale deposito di petrolio degli USA di Cushing, Oklahoma, aveva 41,9 milioni di barili di greggio, molto vicino alla sua capacità di 44 milioni di barili. In altre parole, gli Stati Uniti sono inondati di greggio. Ora siamo un esportatore netto, eppure i prezzi del petrolio rimangono elevati. Nello stesso momento l’USDA annunciava che gli agricoltori del Sud Dakota prevedono di piantare ulteriori 850000 ettari di mais rispetto al 1931. Secondo il bollettino dell’USDA del 10 marzo 2011, il raccolto di mais del Brasile è stato di 2 milioni di tonnellate superiore rispetto allo scorso anno. Eppure, i futures sul mais alla Chicago Mercantile Exchange sono scambiati a prezzi record. I prezzi del cibo sono alti per le stesse ragioni: concentrazione e speculazioni. Secondo lo stesso rapporto dell’USDA, “le ultime scorte di grano statunitense per il 2010/11 balzano in alto questo mese, data la prospettiva di ridotte esportazioni. Le esportazioni si sono abbassate di 25 milioni di bushel date le maggiori forniture mondiali di frumento di alta qualità, in particolare dell’Australia, e il ritmo delle spedizioni commerciali di frumento statunitense, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, è più lento del previsto. “Ma ancora i futures sul grano sono vicini a livelli record”. Non c’è nulla di allarmante nel rapporto sulle forniture di carne bovina, pollame, uova, latte, zucchero o riso. Eppure, i prezzi alimentari continuano a salire alle stelle. Le élite globali sanno che cibo ed energia sono essenziali per la vita. Il controllo su questi due beni elementari significa controllo sui popoli.
Dopo le acquisizioni nel 2008 di Swift, Smithfield e National Beef Packers da parte dell’azienda brasiliana di scatolame JBS, vi sono tre conglomerati che controllano oltre l’80% di carne bovina in scatola negli Stati Uniti: Tyson, Cargill e JBS. Queste stesse aziende controllano la maggior parte della fiorente industria del bestiame allevato concentrata nel Kansas e in Colorado. Dominano anche le industrie dei maiali, polli e tacchini. Cargill è il maggiore processore di grano sul pianeta,  gestendo al completo metà delle forniture globali di cereali. Quattro colossi non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Nel mio libro, Big Oil e i suoi banchieri… li ho definiti i Quattro Cavalieri: Royal Dutch/Shell, Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco. Queste imprese controllano il greggio dal pozzo saudita alla pompa di benzina americana, traendo profitto da ogni fase di lavorazione, trasporto e commercializzazione. Mentre i repubblicani reazionari accusano gli ambientalisti per l’assenza di produzione petrolifera negli Stati Uniti, questi giganti del petrolio hanno chiuso i pozzi consentiti in Texas e Louisiana e spostato la produzione in Medio Oriente, dove i lavoratori bangleshi, filippini e yemeniti sono pagati un dollaro al giorno per lavorare negli impianti petroliferi. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil sono i più integrati verticalmente dei Quattro Cavalieri. Questi colossi guidano la carica all’integrazione orizzontale dell’industria energetica, investendo molto su gas, carbone e uranio.
ExxonMobilCon la caduta del muro di Berlino, Europa dell’est, Russia, Balcani e Asia centrale furono aperti a Big Oil. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri si sono scatenati sui nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, vedendo l’incremento patrimoniale, nel 1988-94, seguente: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. Il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha più che raddoppiato il proprio patrimonio collettivo in sei anni. Russia e Asia Centrale hanno oltre la metà delle riserve di gas naturale del mondo. Royal Dutch/Shell hanno aperto la pista all’estrazione di queste riserve, formando una joint venture con l’Uganskneftegasin per l’enorme giacimento di gas in Siberia in cui Shell detiene una quota del 24,5%. Shell è stato il maggiore produttore mondiale di gas naturale dal 1985, spesso attraverso joint venture con Exxon Mobil. Nel campo del gas naturale al dettaglio negli Stati Uniti, Chevron Texaco possiede Dynegy, mentre Exxon Mobil possiede Duke Energy.  Entrambi sono stati protagonisti, assieme ad Enron, nel 2000 dei picchi sul gas naturale che hanno sconvolto l’economia della California, portando al fallimento del principale ente dello Stato, Pacific Gas & Electric. Exxon Mobil ha vasti interessi negli impianti energetici di tutto il mondo, tra cui la piena proprietà della China Light & Power di Hong Kong.
Negli anni ’70 Big Oil investì 2,4 miliardi dollari per l’esplorazione dell’uranio. Controlla ora oltre la metà delle riserve mondiali di uranio, fondamentali per alimentare le centrali nucleari. Chevron Texaco e Shell hanno anche sviluppato una joint venture per costruire reattori nucleari. Exxon Mobil è il primo produttore di carbone negli Stati Uniti e ha le seconde maggiori riserve di carbone dopo la Burlington Resources, l’ex-controllata delle ferrovie BN che nel 2005 fu acquistata dalla Conoco Phillips della famiglia DuPont. Royal Dutch/Shell possiede miniere di carbone nel Wyoming attraverso la controllata ENCOAL e in West Virginia attraverso l’Evergreen Mining. Chevron Texaco possiede Pittsburgh e Midway Coal Mining. Sette dei primi quindici produttori di carbone negli Stati Uniti sono compagnie petrolifere, mentre l’80% delle riserve di petrolio degli Stati Uniti sono controllate dalle nove maggiori aziende. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil stanno frettolosamente comprando altre riserve di carbone. La concentrazione di potere nello spettro  energetico non si limita agli USA. In Colombia, Exxon Mobil possiede enormi miniere di carbone, BP Amoco possiede vasti giacimenti di petrolio e Big Oil controlla tutte le vaste risorse non rinnovabili del Paese. Nel 1990 Exxon Mobil importava il 16% del suo greggio estero dalla Columbia. I Quattro Cavalieri hanno investito pesantemente in altre imprese minerarie. Shell detiene i contratti a lungo termine con diversi governi per la fornitura di stagno attraverso la sua controllata Billiton, che possiede miniere in luoghi come Brasile ed Indonesia, dov’è il maggiore produttore di oro del Paese. Billiton s’è fusa con le Broken Hill Properties in Australia diventando il maggiore conglomerato minerario del mondo: BHP Billiton. Shell gode di calde relazioni con la seconda società mineraria del mondo, Rio Tinto, attraverso direzioni storicamente intrecciate. La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell. Shell ha recentemente iniziato ad investire pesantemente nel settore dell’alluminio. Shell Canada è il primo produttore di zolfo del Canada. Shell gestisce gli interessi del legname in Cile, Nuova Zelanda, Congo e Uruguay e una vasta industria dei fiori con aziende agricole in Cile, Mauritius, Tunisia e Zimbabwe. Recentemente, il ramo della Shell BHP Billiton ha annunciato un tentativo di acquisizione ostile da 38,6 miliardi di dollari della canadese Potash Corp. BHP Billiton già possiede Anglo Potash e Athabasca Potash. La proprietà di Potash Corp. gli darebbe il controllo di oltre il 30% del mercato globale del potassio, componente necessaria in qualsiasi coltura agricola. BP Amoco, attraverso la controllata ARCO, è diventata uno dei sei maggiori produttori mondiali di bauxite, da cui l’alluminio è derivato. Ha miniere in Giamaica e in altre nazioni caraibiche. Chevron Texaco controlla oltre il 20% del grande gruppo minerario AMAX, principale produttore di tungsteno negli Stati Uniti e con grandi aziende agricole in Sud Africa e Australia. Exxon Mobil Oil possiede Superior e Falconbridge Mining, grandi produttori canadesi di platino e nichel. Exxon possiede anche Hecla Mining, uno dei maggiori produttori di rame e argento di tutto il mondo, e Carter Mining, uno dei primi cinque produttori di fosfato al mondo, con miniere in Marocco e Florida. I fosfati sono necessari per raffinare l’uranio, mentre l’acido fosforico è la chiave per la produzione petrolchimica, che sempre i Quattro Cavalieri controllano.
shellUn altro strumento dell’egemonia dei Quattro Cavalieri nel settore energetico è la joint venture. Per decenni prima che Chevron si fondesse con Texaco nel 2001, le società hanno commercializzato prodotti petroliferi in 58 Paesi sotto il marchio Caltex. Hanno inoltre creato le joint venture Amoseas e Topco prima di fondersi. Caltex possiede raffinerie in Sud Africa, Bahrain e Giappone. Nelle Filippine, Caltex e Shell controllano il 58% del settore petrolifero. Quando il dittatore filippino Ferdinand Marcos impose la legge marziale nel 1972, il vicepresidente della Caltex Frank Zingaro commentò: “La legge marziale ha notevolmente migliorato il clima per gli affari”. Exxon e Mobil condivisero molte joint ventures in tutto il mondo, prima della loro fusione nel 1999, tra cui PT Stanvav Indonesia. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil crearono una joint venture sul Mare del Nord chiamata Shell Expro, nel 1964, mentre nel 1972 la Shell si legò con la Mitsubishi in Brunei per la fornitura di petrolio al Giappone. Shell detiene il 34% della Petroleum Development Oman in partnership con Exxon Mobil. Saudi Aramco, Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company, Kuwait Oil Company e ADCO degli Emirati Arabi Uniti sono tutti collusioni dei Quattro Cavalieri. In Iran, Iraq e Libia questi cartelli furono nazionalizzati, ecco perché il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha fatto pagare ai contribuenti degli Stati Uniti l’invasione di Iraq e Libia, continuando a minacciare l’Iran. Il primo contratto petrolifero in Iraq andò a Royal Dutch/Shell, il secondo a BP e il terzo a Exxon Mobil. Così avete il quadro.
Cibo ed energia sono di fondamentali per la vita, ecco perché il Congresso dovrebbe chiudere i casinò degli speculatori come Chicago Mercantile Exchange e NYMEX, e nazionalizzare il monopolio delle industrie alimentari dei Quattro Cavalieri. Dobbiamo formare una Società per l’Energia degli Stati Uniti e una US Food Processing Company che si concentri sulle energie rinnovabili e una dieta diversificata più sana. Tutte cose possibili se mostriamo volontà politica e non siamo spaventati. Dobbiamo rifiutare il “picco del petrolio” e il mito relativo della scarsità di cibo, e affrontare i veri problemi: la concentrazione del potere corporativo e la speculazione.

ExxonMobil_SunPhoto_retouch_cropped_959_487_90_c1Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una pipeline dalla Russia all’India attraverso la Cina

Rossijskaja Gazeta, Global Research, 17 aprile 2014

17495I colloqui sulla costruzione del progettato oleodotto Russia all’India dovrebbero concludersi entro la metà del 2014, secondo i funzionari dell’ONGC. Così la Russia cambia direzione politica nell’esportazione energetica mentre la forte domanda di idrocarburi, sia in Cina che in India, tra le maggiori economie del mondo, continua a crescere. I vantaggi sono evidenti, anche quelli relativi ai piani dell’India per divenire membro della Shanghai Cooperation Organization (SCO). La Cina appoggia i rifornimenti via oleogasdotti per l’India, cosa non sorprendente. Una delle opzioni del progetto è la costruzione di un gasdotto dalla regione di Altai al nord dell’India attraverso il nord-ovest della Cina. Il direttore del Centro per gli Studi Strategici sull’Energia della Repubblica popolare cinese, Xia Yishan, dice: “Il progetto è vantaggioso per l’India e la Cina, in quanto consentirà alla Cina di diventare una rotta per il petrolio, oltre ad avere lo ‘status’ di consumatrice del petrolio russo. “Per la Russia, un’ulteriore vantaggio del progetto è rifornire di petrolio il mercato della SCO”. “La Russia e l’India hanno concordato la costituzione di un gruppo congiunto per studiare la possibilità di trasportare direttamente via terra gli idrocarburi” afferma la dichiarazione congiunta di Vladimir Putin e Manmohan Singh di dicembre. La discussione del progetto iniziò nel 2005. Alla fine dello scorso anno, ONGC ne ha sostenuto l’attuazione dicendo: “Il gasdotto dalla Russia appare adeguato. I dettagli del progetto saranno chiariti con i partner russi“. Secondo il direttore dell’agenzia del gas Mikhail Ermolovich, il progetto potrà essere associato alla creazione di una joint venture petrolchimica russo-indiana in Gujarat. Gli investimenti in questa impresa sono stimati 450 milioni di dollari e la sua capacità in 100000 tonnellate di prodotti finiti all’anno. In generale, l’India programma l’aumento significativo delle sue riserve di oro nero, per via dell’aumento della domanda interna. Il segretario del Ministero degli Esteri indiano Ajay Bisaria ha detto che “nel 2013, gli acquisti di petrolio in Russia ammontavano a 176 milioni di dollari, ma l’India intende acquistarne di più. Ciò richiede una rotta via terra“. Fino al 35 per cento del gasdotto passa in territorio montagnoso. Il costo preliminare del progetto sarebbe di 30 miliardi di dollari e il completamento della costruzione è previsto per il 2020-2022.
Riguardo il mercato occidentale, per via della crisi nell’eurozona la domanda di petrolio è assai volatile. Inoltre, se vuole “fare pressione” su Mosca, l’UE può aumentare l’importazione di greggio da Norvegia, Nord Africa, Golfo e Trinidad, ma questo è un problema dell’UE. In aggiunta a ciò, l’UE si lamenta dei prezzi interni bassi di petrolio e gas in Russia, è per questo molte merci prodotte in Russia vengono tassate con restrizioni antidumping. Timur Nigmatullin, analista d’Investkafe ha detto: “L’uso delle cosiddette rettifiche sull’energia da parte dell’Unione europea, appare un tentativo di ridurre uno dei principali vantaggi competitivi della nostra economia. Tale approccio ha introdotto dazi antidumping ingiustificati, motivo per cui le aziende russe ogni anno perdono più di 600 milioni di dollari“. In breve, vi è la necessità di nuovi mercati, in particolare quelli in cui si sviluppano i processi d’integrazione con la partecipazione della Russia. Si tratta soprattutto della SCO. “La crescita dei mutui investimenti in Russia e Cina è accompagnata dalla maggiore attività del business russo e cinese negli altri Paesi della SCO”, ha detto il presidente dell’Organizzazione internazionale dei creditori Robert Abdullin. “La crescita economica in questi Paesi è più favorevole di quanto lo sia nei Paesi industrializzati”. Paesi come India, Pakistan, Mongolia, Vietnam e loro vicini sarebbero naturalmente attratti dalla stretta collaborazione con la SCO, comprese le partnership nell’energia.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sanzioni contro la Russia: il loro impatto negativo sulla sicurezza energetica globale

Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc
baltic_pipelineDopo una serie di dichiarazioni da testata sulla possibilità di “orientare” i consumatori europei verso il gas statunitense, i media degli USA si sono affrettati ad annunciare l’offensiva del petrolio e del gas di Obama contro la Russia. In realtà l’UE non è attualmente disposta, né tecnicamente né in termini di prezzi, ad acquistare risorse energetiche dagli Stati Uniti. Ci vorrebbero almeno dieci anni per adeguare anche il tecnicamente avanzato sistema energetico tedesco all’uso del gas statunitense. Nelle crisi, quando è particolarmente urgente avere un rapido ritorno degli investimenti, tali progetti sono irrealistici.
Se l’industria tedesca sia pronta a pagare di più il gas estero solo per il dubbio piacere di “punire” qualcuno, è una grande domanda. A differenza dei funzionari dell’UE, il governo tedesco non mette pubblicamente in discussione i suoi contratti a lungo termine con la Russia o il futuro del gasdotto South Stream. Il 13 marzo 2014, il presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, Aleksej Miller, ha partecipato a un incontro con il vicecancelliere e ministro dell’Economia e dell’Energia della Germania Sigmar Gabriel. “La Germania è il primo partner della Russia nel mercato del gas e dell’energia in Europa“, ha dichiarato Miller. “Il gas russo rappresenta il 40% di tutte le importazioni tedesche. E persino si nota l’aumento delle forniture di gas dalla Russia. Lo scorso anno, le esportazioni ammontavano ad oltre 40 miliardi di metri cubi, con un aumento annuale del 20%“. Guardando queste statistiche, è chiaro che tutte le chiacchiere sulla solidarietà atlantica non hanno alcun effetto sul razionale processo decisionale del governo tedesco. “Non abbiamo bisogno di un’escalation del conflitto“, ha affermato Sigmar Gabriel nella tavola rotonda degli esperti in politica energetica di fine marzo. “La Russia ha rispettato gli obblighi previsti dai contratti sul gas anche negli anni più bui della guerra fredda“. Sigmar Gabriel sa di cosa parla. Per l’Europa poter utilizzare pienamente le forniture di gas dagli Stati Uniti, sarà necessario costruire impianti costosi per decomprimere e immagazzinare il gas. Inoltre, al fine d’integrare il gas “americano” nei sistemi energetici locali, i Paesi europei avrebbero bisogno di costruire nuove stazioni di pompaggio.  L’infrastruttura associata ne aumenterà il prezzo al consumatore. Né i padroni dell’industria tedesca, né i leader politici responsabili, sosterranno tale politica.

Quindi chi c’è dietro la pretesa di punire la Russia?
Barack Obama continua a guardare all’Europa per fare pressione su Mosca. Non è un caso che le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti in politica energetica coincidano con la sua visita in Arabia Saudita. Il presidente Obama è venuto a Riyadh per abbattere i prezzi, in cambio dello sviluppo delle strutture saudite per estrarre e liquefare il gas da inviare in Europa. E’ improbabile che anche lo stesso Charles Maurice de Talleyrand possa convincere i sauditi a riversare la maggior quantità di risorse possibile sul mercato e solo in cambio della nebulosa  promessa di un aiuto statunitense nell’avere nuovi impianti gasiferi, in un imprecisato futuro. Anche la posizione del Qatar deve essere considerata. Vi sono gravi disaccordi tra i sauditi e l’ex-emiro del Qatar, ipersensibile come nessuno in Medio Oriente sul bisogno di un nuovo concorrente nel settore del gas. Il tentativo di Obama di ripetere il trucco petrolifero di Ronald Reagan in Medio Oriente “abbattendo” i prezzi globali, dovrà affrontare molti ostacoli. L’abbattimento del prezzo del petrolio a 80 dollari susciterebbe un altro problema, la vera polemica nella campagna per la rielezione di Obama, e cioè cosa fare dell’Iraq. Anche un calo del 10% del prezzo del petrolio potrebbe eliminare l’economia irachena, ancora scossa dall’invasione degli Stati Uniti. E Israele osserva i tentativi della Casa Bianca di avviare il riavvicinamento con l’Iran. Se lo Zio Sam tenta d’imporre sanzioni energetiche contro la Russia per le sue posizioni politiche in Medio Oriente, presto scoprirà di aver caricato la pistola solo per spararsi ai piedi.
Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Ernest Moniz, incaricato da Obama e appassionato di scisto, s’è esaltato nel dibattito su come “punire” la Russia. Ha promesso di prendere in considerazione nuovi sforzi per le navi metaniere dagli Stati Uniti all’Europa. In questo caso particolare, il suo intervento difficilmente rifletterebbe la posizione dei CEO delle major petrolifere.  Sanno molto bene che un vera svolta dei prezzi nel settore non si avvicina a quella di 30 anni fa, per via dell’inflazione e dei costi operativi sempre più elevati. Solo il terminale Sabine Pass da 10 miliardi di dollari, una struttura della Cheniere di Cameron Parish, ha l’approvazione necessaria dal dipartimento dell’Energia e dalla Regulatory Commission della Federal Energy statunitensi. Ai primi di marzo, l’economista statunitense Philip Verleger, che ha lavorato alla Casa Bianca e al Tesoro degli Stati Uniti negli anni ’70, ha parlato da esperto sulla questione di come usare l’energia per “punire” la Russia. Nella newsletter del 3 marzo 2014 che pubblica per i suoi clienti, Verleger ha scritto che gli Stati Uniti dispongono di uno strumento per influenzare la Russia, la sua Strategic Petroleum Reserve (SPR). La riserva statunitense attualmente è pari a circa 700 milioni di barili di petrolio, cinque milioni dei quali sono stati immessi sul mercato durante la visita a Washington del primo ministro ad interim ucraino Arsenij Jatsenjuk. “E’ quasi una sfida alla logica pensare non ci sia un legame“, ha osservato John Kingston, direttore della divisione notizie della Platts. Toccare l’SPR per manipolare il mercato globale sarebbe una decisione assai straordinaria. L’unico modo per esercitare una reale pressione sui prezzi mondiali del petrolio sarebbe cedere almeno il 50% di tutta la SPR e concedere licenze di esportazione a chiunque lo volesse. Il DoE statunitense non è ovviamente pronto a tali misure draconiane. Guardando il Rapporto 2014 scritto dagli analisti del DoE, noti per la loro fede quasi religiosa nelle energie alternative, il prezzo minimo per il petrolio nel 2015 sarà di 89,75 dollari/barile. Il bilancio nazionale russo, nel 2014, gravato dalle spese per le Olimpiadi, è stato redatto sulla base di un prezzo medio di 93 dollari al barile. Ergo, anche 80-90 dollari non sarebbero affatto un disastro per Mosca, tanto meno 100 dollari al barile. Inoltre, la pressione “non di mercato” dagli Stati Uniti potrebbe essere bilanciata dalle nazioni esportatrici. Ad esempio, con l’idea della “moneta energetica”, a lungo tema caldo presso l’OPEC e il Gas Exporting Countries Forum (GECF).
Per la prima volta nella storia delle relazioni USA-Russia, assistiamo a un dibattito pubblico sulla minaccia di sanzioni economiche che può avere ampi effetti negativi sulla sicurezza energetica globale. L’amministrazione Obama si comporta come se seguisse un vecchio libro di testo di economia politica sovietico. Al momento, a quanto pare, il dogma sacro del libero mercato, da Samuelson a Friedman, può essere comodamente trascurato solo per punire una nazione sovrana. Quando il capo dello Stato più influente del mondo parla di manipolazione dei prezzi di mercato per punire attori recalcitranti, di che tipo di “libero mercato globale” e fair play parla per davvero?

09670350-8cd2-45af-ac1c-2ea3331d3383Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra delle sanzioni: Washington minaccia la Russia sull’”accordo anti-petrodollari”

Mosca si vendica, accordi commerciali bilaterali con “il Gold Standard dei Petro-Rubli”
Tyler Durden Global Research, 5 aprile 2014

Russia100rubles04frontSulla scia del possibile “Santo Graal” dell’accordo gasifero tra Russia e Cina (2) e dell’accordo Russia-Iran sul “baratto” petrolifero (3), sembra che gli Stati Uniti siano molto preoccupati per l’onnipotenza del loro petrodollaro.
- Gli USA avvertono Russia e Iran contro il possibile accordo petrolifero
- Gli USA dicono che tale accordo innescherebbe delle sanzioni
- Gli USA hanno espresso preoccupazioni al governo iraniano tramite ogni canale
Abbiamo il sospetto che le sanzioni avranno più denti di pochi divieti di visto, ma come abbiamo notato in precedenza, è altrettanto probabile che sarà un’altra epica debacle geopolitica dovuta a ciò che originariamente doveva essere una dimostrazione di forza, che invece si trasforma rapidamente nella definitiva conferma della debolezza. Come abbiamo spiegato all’inizio della settimana, la Russia sembra perfettamente felice di far capire di essere disposta ad utilizzare il baratto (e “il cielo non voglia” l’oro) e prossimamente altre valute “regionali”, al posto del dollaro statunitense, a scorno invece di quanto previsto dal blocco occidentale, che sembra essere fallito danneggiando perciò l’intoccabilità del Petrodollaro…
Se Washington non fermerà questo accordo, sarà il segnale per gli altri Paesi che gli Stati Uniti non rischieranno ulteriori dispute diplomatiche a spese delle sanzioni“. Ed ecco Voce della Russia, “la Russia si prepara ad attaccare il petrodollaro”: “ La posizione del dollaro come valuta di base del commercio globale dell’energia fornisce agli Stati Uniti una serie di vantaggi sleali. Sembra che Mosca sia pronta ad evitare tali vantaggi”. (4) I “petrodollari” sono uno dei pilastri della potenza economica degli USA perché creano la forte domanda estera di banconote statunitensi, permettendo agli Stati Uniti di accumulare impunemente enormi debiti. Se un acquirente giapponese compra un barile di petrolio saudita, deve pagarlo in dollari anche se nessuna compagnia petrolifera statunitense tocca quel barile. Il dollaro da tempo ha una posizione dominante nel commercio globale, tanto che anche i contratti sul gas della Gazprom con l’Europa hanno prezzi e sono pagati in dollari statunitensi. Fino a poco prima, una parte significativa degli scambi UE-Cina avveniva in dollari. Ultimamente, la Cina ha tentato, presso i BRICS, di sloggiare il dollaro dalla posizione di prima valuta globale, ma la “guerra delle sanzioni” tra Washington e Mosca ha dato impulso al tanto atteso lancio del petrorublo sottraendo le esportazioni energetiche russe alla valuta statunitense. I principali sostenitori di questo piano sono Sergej Glazev, consigliere economico del presidente russo, e Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, la maggiore compagnia petrolifera russa e stretto alleato di Vladimir Putin. Entrambi assai decisi nel tentativo di sostituire il dollaro con il rublo russo. Ora, alcuni alti funzionari russi portano avanti il piano.
In primo luogo, è stato il ministro dell’Economia Aleksej Uljukaev a dire al notiziario Russia 24 che le compagnie energetiche russe dovrebbero abbandonare il dollaro. “Devono essere più coraggiose firmando contratti in rubli e valute dei Paesi partner“, ha detto. Poi il 2 marzo, Andrej Kostin, amministratore delegato della statale VTB Bank, ha dichiarato alla stampa che Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport, azienda statale specializzata nelle esportazioni di armi, inizieranno ad operare in rubli. “Ho parlato con le direzioni di Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport e non sono preoccupate di passare al rublo per l’esportazione. Hanno solo bisogno di un meccanismo per farlo“, ha detto Kostin ai partecipanti della riunione annuale dell’Associazione delle banche russe. A giudicare dalla dichiarazione fatta nella stessa riunione da Valentina Matvenko, speaker della Camera alta del Parlamento russo, è lecito ritenere che nessuna risorsa verrà risparmiata per creare tale meccanismo. “Alcuni decisori ‘teste calde’ hanno già dimenticato che la crisi economica globale del 2008, che colpisce ancora il mondo, ha avviato il crollo di alcuni istituti di credito di Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi. Questo è il motivo per cui riteniamo che eventuali azioni finanziarie ostili siano una lama a doppio taglio e anche il minimo errore gli tornerà contro come il boomerang degli aborigeni“, ha detto. Sembra che Mosca abbia deciso il responsabile del “boomerang”. Igor Sechin, l’amministratore delegato di Rosneft, nominato a presiedere il consiglio di amministrazione della Borsa di San Pietroburgo, una borsa specializzata. Nell’ottobre 2013, intervenendo al World Energy Congress in Corea, Sechin ha chiesto un “meccanismo globale per il commercio del gas naturale” e suggerito che “era opportuno creare una borsa internazionale tra i Paesi partecipanti, in cui le operazioni possano essere registrate in valute regionali“. Ora, uno dei leader più influenti della comunità di commercio energetico globale ha lo strumento perfetto per realizzare questo piano. Una borsa in cui i prezzi di riferimento del petrolio e del gas naturale russi saranno fissati in rubli anziché in dollari, infliggendo un forte colpo ai petrodollari. Rosneft ha recentemente firmato una serie di grandi contratti per le esportazioni di petrolio in Cina ed è prossima a firmare un “accordo jumbo” con le aziende indiane. In entrambe le occasioni non si parla in dollari. Reuters riferisce che la Russia è prossima a una transazione beni-per-petrolio con l’Iran che darà a Rosneft circa 500000 barili di petrolio iraniano al giorno da vendere sul mercato globale. Casa Bianca e russofobi del Senato sono lividi e cercano di bloccare la transazione perché apre certi serissimi scenari sgradevoli per i petrodollari. Se Sechin decide di vendere il petrolio iraniano in rubli attraverso la borsa russa, tale mossa aumenterà le possibilità del “petrorublo” di danneggiare i petrodollari.
Si può dire che le sanzioni statunitensi hanno aperto il vaso di Pandora dei problemi per la banconota statunitense. La rappresaglia russa sarà sicuramente spiacevole per Washington, ma cosa succederà se altri produttori e consumatori del petrolio decidessero di seguire l’esempio della Russia? Il mese scorso la Cina ha aperto due centri per elaborare i flussi commerciali in yuan, a Londra e a Francoforte. I cinesi preparano una mossa simile contro il biglietto verde? Lo scopriremo presto. Infine, chi è curioso di ciò che può succedere, non solo in Iran, ma in Russia, è invitato a leggere “Dal petrodollaro al petro-oro: Gli Stati Uniti cercano di tagliare l’accesso dell’Iran all’oro“. (5)

gasmap2_960Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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