Il CEO “anti-petrodollaro” della Total muore in un incidente aereo

Tyler Durden Zerohedge 20/10/2014
iyQhaE0NczMcTre mesi fa l’amministratore delegato della Total, Christophe de Margerie, aveva osato pronunciare una frase mai sentita nel mondo dei petrodollari, “Non vi è alcun motivo di pagare il petrolio in dollari“, come abbiamo visto qui. Oggi, RT riporta la terribile notizia che è stato ucciso nell’incidente del proprio aviogetto a Vnukovo, Mosca, dopo che l’aereo in fase di decollo aveva colpito un spazzaneve. L’aeroporto ha rilasciato una dichiarazione confermando che “una indagine è stata aperta sulla violazione delle norme di sicurezza”, aggiungendo che insieme a 3 membri dell’equipaggio dell’aereo, anche l’autista dello spazzaneve è stato ucciso. De Margerie, 63 anni, entrò alla Total nel 1974, dopo la laurea presso l’École Supérieure de Commerce di Parigi. Occupò diverse posizioni nelle divisioni Finanza ed Esplorazione & Produzione. Nel 1995, divenne presidente di Total Medio Oriente, prima di entrare nel Comitato esecutivo della Total come presidente della divisione Esplorazione & Produzione nel maggio 1999. Nel maggio 2006 fu nominato membro del Consiglio di Amministrazione, e poi Presidente e Amministratore Delegato della Total, il 21 maggio 2010.
Come riporta RT, “Secondo i dati preliminari, l’aereo ha urtato uno spazzaneve in fase di decollo, ha detto alla RIA una fonte all’aeroporto della capitale. Il velivolo aveva inviato un allarme mentre decollava, segnalando un incendio a bordo e danni a un motore, secondo LIFEnews. Schiantatosi sulla pista, il velivolo è stato avvolto dalle fiamme uccidendo tutti a bordo. Mentre i rapporti iniziali suggerivano che quattro persone erano morte nella tragedia, i funzionari riferiscono che cinque corpi sono stati trovati sul luogo dello schianto, indicando l’autista del veicolo spazzaneve. L’aeroporto di Vnukovo ha temporaneamente sospeso tutti i voli dopo l’incidente. Un’indagine è stata aperta sulla violazione delle norme di sicurezza nell’incidente a Vnukovo“, ha detto la funzionaria dei trasporti Tatjana Morozova. Un gruppo investigativo lavora sul luogo dello schianto, ha aggiunto Morozova. Oltre alle persone a bordo dell’aereo, ha detto, anche l’autista dello spazzaneve è stato ucciso. I resti del velivolo erano sparsi fino a 200 metri dal luogo dell’incidente, secondo i soccorsi. Il motore è stato trovato a circa 50 metri dal luogo dell’incidente, mentre uno dei carrelli staccato è stato trovato a 200 metri dalla principale massa di relitti.
L’aereo…

falcon-50__2Naturalmente questo potrebbe semplicemente essere un triste incidente… a parte tale recente coincidenza… Christophe de Margerie, amministratore delegato della Total (13° produttore petrolifero al mondo e 2° d’Europa), riteneva che “Non vi sia alcun motivo di pagare il petrolio in dollari“, Chiaramente, con tale commento, superiamo il picco del petrodollaro.
Come riporta Reuters, “l’amministratore delegato della Total aveva detto che l’euro dovrebbe avere un ruolo più importante nel commercio internazionale, anche se non è possibile fare a meno del dollaro statunitense. Christophe de Margerie rispondeva a domande sugli appelli dei politici francesi per trovare modi, a livello UE, per sostenere l’uso dell’euro nel commercio internazionale dopo la multa record degli USA alla BNP. … “Non vi è alcun motivo per pagare il petrolio in dollari”, ha detto. Ha detto che il fatto che i prezzi del petrolio siano quotati in dollari non significava che i pagamenti debbano effettivamente essere fatti in tale valuta”. Quindi, anche uno dei principali beneficiari dello status quo sembrava intravedere la fine del petrodollaro. Inoltre, nonostante le sanzioni occidentali alla Russia che vietano finanziamento e trasferimento di tecnologia occidentali per alcuni progetti energetici russi, la Total continua a perseguire il progetto sul gas naturale Jamal, una joint venture con la Novatek russa e la CNPC cinese. “Possiamo vivere senza gas russo in Europa? La risposta è no. Ci sono ragioni per vivere senza di esso? Penso, e non difendo gli interessi della Total in Russia, di no“, aveva detto il boss della Total a Reuters, la scorsa estate.
Naturalmente, doveva accadere in Russia!

0Putin: la Russia ha perso un amico, con la morte del presidente della Total
RBTH 21/10/2014

392483_le-pdg-de-total-christophe-de-margerie-g-au-cote-de-l-ancien-chancelier-allemand-gerhard-schroeder-le-31-aout-2012-lors-des-universites-d-ete-du-medef-a-jouy-en-josas-pres-de-parisIl presidente russo Vladimir Putin ha detto che il suo Paese ha perso un “vero amico”, con la morte del presidente della compagnia petrolifera francese Total Christophe de Margerie in un incidente aereo a mezzanotte, nell’aeroporto di Mosca Vnukovo. Lo ha detto il capo del Cremlino in un telegramma di cordoglio inviato al suo omologo francese, Francois Hollande. “Sono scioccato dalla notizia dell’incidente che ha ucciso il presidente del consorzio Total, Christophe de Margerie, e i membri dell’equipaggio di volo”, ha detto Putin. Il presidente russo ha invitato Hollande a trasmettere le sue sincere condoglianze alla famiglia e agli amici di De Margerie. Putin ha sottolineato che il presidente di Total è stato un “uomo d’affari francese di primo piano, fautore di molti grandi progetti comuni che hanno gettato le basi per la lunga e fruttuosa cooperazione tra Russia e Francia nel settore dell’energia. Nella persona di Christophe de Margerie abbiamo perso un vero amico del nostro Paese. Il suo ricordo rimarrà con noi”. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto che Putin “conosceva da tempo De Margerie e aveva stretti contatti di lavoro“.
L’aereo del presidente del consorzio, un Dassault Falcon 50, s’era schiantato mentre si preparava a decollare, dopo la collisione con uno spazzaneve il cui conducente era ubriaco. È stato stabilito che il conducente dello spazzaneve fosse ubriaco, ha detto il portavoce del comitato investigativo russo Vladimir Markin. Nell’incidente, i tre membri dell’equipaggio del Falcon, i due piloti e un assistente di volo sono stati uccisi. La portavoce di Vnukovo, Elena Krilova, ha detto alla stampa locale che l’aereo del presidente della Total non è riuscito a decollare e ha preso fuoco dopo la collisione con lo spazzaneve, che era sulla pista. Inizialmente è stato riferito che il conducente dello spazzaneve era morto, ma in seguito l’ufficio stampa dell’aeroporto ha riferito che era uscito illeso dall’incidente. “Preferisco astenermi dal commentare“, ha detto il ministro dei Trasporti della Russia Maksim Sokolov, alle domande se aveva informazioni sulle cause dell’incidente.

Areva: Luc Oursel si dimette per motivi di salute
Il governo dovrebbe annunciare presto decisioni sulla governance del gruppo nucleare
Les Echos 20/10/2014

Deplacement du ministre de l'industrie sur le site d'AREVA a Chalon Saint MarcelMentre discussioni aperte si svolgono sul governo di Areva, l’annuncio ha colto tutti di sorpresa. Luc Oursel, attuale amministratore delegato del gruppo nucleare, ha detto di dimettersi per motivi di salute. “In molto difficili circostanze personali, nonostante il mio forte attaccamento ad Areva, ho dovuto rassegnare le dimissioni non potendo continuare i miei doveri a capo della società, cessando il lavoro per motivi di salute“, ha detto in una dichiarazione. Una decisione a sorpresa, annunciata questo fine settimana dal governo che sembra pronunciarsi presto sul futuro di Areva. A margine di una visita alla mostra sul cibo, il primo ministro Manuel Valls garantiva che decisioni saranno prese “nelle prossime ore“. “Ci sarà continuità nella successione alla leadership di questa grande impresa che è Areva“, ha detto non senza aver salutato il coraggio di Luc Oursel “funzionario molto professionale”. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza Pierre Blayau, entrato a far parte del Consiglio di Sorveglianza e del Comitato esecutivo, ha anche pubblicato un comunicato “pregando che Luc Oursel si riprenda il più rapidamente possibile“, e annunciando che il Consiglio di Sorveglianza il 22 ottobre “adotterà i procedimenti necessari“.

Difficoltà finanziarie
La dipartita a sorpresa di Luc Oursel potrebbe quindi accelerare le decisioni attese sul governo del gruppo nucleare. Lo Stato, che detiene direttamente o tramite soggetti pubblici l’87% di Areva, ha deciso di trasformare la società, che ora ha un consiglio di gestione e uno di sorveglianza, in società con consiglio di amministrazione. Obiettivo, rafforzare il controllo statale dopo le delusioni per la costruzione dell’EPR in Finlandia e l’acquisizione del gruppo minerario Uramin. Tale cambio deve essere approvato da una riunione generale prevista per il 9 dicembre. La questione della nomina di al psoto di Luc Oursel a Direttore Generale è chiaramente posta, mentre il nome di Philippe Knoche, viceamministratore delegato del gruppo, viene regolarmente citato come possibile sostituto. Luc Oursel è stato nominato Presidente del CdA il 30 maggio 2011, in sostituzione di Anne Lauvergeon, per un periodo di cinque anni. Dopo diversi mesi s’è indebolito per le difficoltà del gruppo nucleare, che aveva declassato ai primi di agosto tutti gli obiettivi per il 2014. Non solo il mercato nucleare mondiale rimane chiuso per l’effetto combinato del disastro di Fukushima, della crisi e del gas di scisto degli USA, limitando i nuovi ordini di reattori. Ma Areva fatica anche a controllare costi e tempi di realizzazione dei progetti. Il gruppo ha annunciato, un paio di settimane fa, la riduzione degli investimenti, nuove vendite di asset ed emissione di titoli ibridi per rafforzare il proprio capitale. Vi sono varie questioni strategiche, dalla rilevanza del modello integrato al riavvicinamento ad EDF, cui il nuovo capo del gruppo nucleare dovrà rispondere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuovo slancio nella cooperazione energetica indo-russa

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 14 ottobre 2014

0,,16320091_303,00La recente offerta russa alla ONGC Videsh Limited (OVL) di una quota del 10 per cento del campo petrolifero Vankor in Siberia centrale non fa notizia nei media; tuttavia ha un notevole significato per la cooperazione economica bilaterale e regionale. Oltre ad attestare il credo della mutua complementarietà tra i due tradizionali alleati, la recente offerta contiene molte promesse per la sicurezza energetica dell’India e per l’espansione della cooperazione energetica della Russia verso est e sud. Oltre a Vankor, il colosso energetico russo Rosneft ha anche offerto fino al 49 per cento del capitale di Jurubcheno-Tokhomskoe. Il giacimento Vankor, situato a nord del territorio di Krasnojarsk, in Siberia centrale, fu avviato nel 1988; all’inizio del 2014 le riserve recuperabili iniziali di petrolio ammontavano a 500 milioni di tonnellate di petrolio e condensati e a 182 miliardi di metri cubi di gas. Il dibattito sulla prospettiva dell’adesione dell’India al progetto Vankor non è né recente, né imposto dalle sanzioni occidentali alla società russe, tra cui Roseneft. L’interesse della Russia ad includere partner tradizionali nell’esplorazione energetica non è nuova. Nel lontano 2005, il primo vice-CEO di Rosneft, Sergej Alekseev, espresse interesse all’inclusione dell’India. Alekseev dichiarò: “Siamo lieti di avere la ONGC-Videsh Ltd. (OVL) nostro partner nel progetto petrolifero e gasifero Vankor da quando collaboriamo con successo nello sviluppo del giacimento di petrolio e gas Sakhalin-1“. La partecipazione dell’India a Sakhalin-1 è una storia ben nota di questa cooperazione bilaterale. La società indiana OVL acquisì il 20 per cento delle azioni di Sakhalin-1 del valore di 2,1 miliardi di dollari nel 2001, nel 2009 acquisì Imperial Energy. Ad agosto Rosneft ha inviato una proposta ad OVL per lo sviluppo congiunto del giacimento petrolifero Jurubcheno-Tokhomskoe nella Siberia orientale. Secondo un rapporto, OVL è alla ricerca di una fonte da un milione di barili al giorno di petrolio e gas equivalente in Russia.
ONGC Videsh logo Per soddisfare il 70 per cento del fabbisogno energetico, l’India ha ampliato le opzioni per l’acquisizione di risorse da diversi Paesi. Negli ultimi due anni, OVL ha effettuato nuove acquisizioni nella regione eurasiatica, tra partecipazioni nei campi Azeri, Chirag e Guneshli al largo dell’Azerbaigian; un ulteriore 12 per cento del blocco BC-10 del bacino Campos in Brasile, e dalla Videocon il 6 per cento del capitale del 1 Blocco offshore dell’Area Rovuma in Mozambico. Ma tra le acquisizioni delle partecipazioni estere, le probabilità dell’India di avere un accordo equo in Russia sono migliori per via della comprensione tra i leader dei due Paesi. Durante la riunione dei ministri degli Esteri dei due Paesi, a margine del vertice SCO di settembre 2014, l’espansione dei legami tra i due Paesi nei settori commerciale, degli investimenti, energia e difesa sono stati discussi. Sarebbe inverosimile sostenere che le sanzioni occidentali abbiano spinto la Russia a volgersi a sud e ad est per ampliare la cooperazione energetica. La visita di Putin in Cina qualche mese fa e la firma dell”affare del secolo’ sul gasdotto dalla Russia orientale della Cina, potrebbero aver contribuito a tale dibattito, ma la cooperazione energetica della Russia con India e Cina è guidata dai reciproci vantaggi economici. Le sanzioni di luglio pongono ostacoli all’accesso di Rosneft ai prestiti esteri, in particolare il divieto di ricevere prestiti con più di 30 giorni di scadenza. Lo scenario emergente dà luogo a molte prospettive di cooperazione e integrazione economica regionale. Questi Paesi, insieme ai loro partner, possono essere spinti a creare un regime di cambi senza il dollaro. Ad esempio, la Russia potrebbe essere interessata a sviluppare accordi bilaterali, come accordi finanziari Rupia-Rublo e Renminbi-Rublo per la cooperazione energetica. Gli attori multilaterali come BRICS e SCO possono anche sviluppare una rete energetica con complementarità reciproche e con organizzazioni come l’Unione economica eurasiatica, BRICS, SCO e altre regionali, quali attori. Vi sono altre aree di cooperazione economica recentemente deliberate. Pochi giorni prima il Primo Viceministro dell’Industria e del Commercio della Russia, Nikitin Gleb, con un team di rappresentanti di società russe come Kamaz Motorz Ltd, GAZ Group, REP e Uralmashzavodat, ha discusso con i funzionari indiani sulla prospettiva per rafforzare la cooperazione nei settori minerario, dei fertilizzanti e aerospaziale. Un articolo citava un funzionario del ministero del commercio indiano secondo cui “Con la crisi ucraina che inacidisce le relazioni della Russia con Unione europea e Stati Uniti, essa è pronta a indirizzare parte degli investimenti in nazioni amiche come l’India. Le parti si adopereranno a finalizzare alcune occasioni, prima della visita del Presidente Putin”. Da questo punto di vista, sembra che la prossima visita del Presidente Putin sarà promettente per le relazioni bilaterali.
Vi sono dibattiti anche sulla possibilità di un accordo di libero scambio per dare impulso alla cooperazione economica. La cooperazione bilaterale crescente ha sempre più ampie prospettive in Asia. Con l’effettiva partecipazione della Russia nel soddisfare le esigenze dei principali attori del continente come India e Cina, le prospettive di crescita del secolo energetico asiatico non si possono escludere. Questo non vuol dire che ampliare la cooperazione energetica della Russia in Asia porterà a revocare la cooperazione energetica con l’occidente, ma certamente darà alla Russia spazio sufficiente per adottare scelte politiche ed economiche non decise dall’occidente. Le incursioni a sud della Russia che affronta la crisi energetica, possono anche avere altre implicazioni. India e Pakistan, entrambi affamati di petrolio e gas, potranno collegarsi alla Russia nel quadro della sicurezza energetica. Forse problemi di sicurezza energetica e relazioni amichevoli della Russia con entrambi i Paesi e l’approccio positivo a progetti regionali come TAPI, IPI e corridoio nord-sud allevieranno le preoccupazioni sulla sicurezza territoriale che si traducono spesso in conflitti.

1382532513811980500Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sauditi gettano petrolio per fare leva sugli Stati Uniti

Moon of Alabama 13 ottobre 2014obamaL’anno scorso il presidente degli Stati Uniti Obama ha parlato molto riguardo l’indipendenza energetica: “Al suo quinto discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente Barack Obama ha celebrato gli sforzi della sua amministrazione per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, e anche lodato il recente aumento della produzione interna di petrolio e di gas. Obama ha detto all’inizio del discorso che ora “produciamo più petrolio di quanto ne compriamo dal resto del mondo”, per la prima volta in vent’anni”. Obama non ha detto che l’aumento della produzione statunitense di combustibili fossili è possibile solo perché i prezzi di petrolio e gas sono aumentati oltre la soglia magica dei 100 dollari al barile. Quindi il prezzo per l’estrazione di gas di scisto e la produzione di petrolio dalle sabbie bituminose è solo marginalmente redditizio o per nulla redditizio. Ma parlare di “indipendenza energetica” consente a vari esperti di sostenere che gli Stati Uniti potrebbero ora ignorare il Medio Oriente: “Chiaramente, il boom delle compagnie petrolifere e gasifere statunitensi non è esente da problemi, ma i vantaggi economici, geopolitici e ambientali di tale imminente indipendenza energetica superano di gran lunga gli svantaggi. I giorni in cui le dittature dei produttori di petrolio mediorientali e dei loro amici dell’OPEC potevano così facilmente imporre il loro potere su un tremolante ed assetato occidente stanno per divenire reliquia del passato”.
Essendovi una nuova strisciante recessione mondiale, il consumo di combustibili fossili è diminuito. Tipicamente, un tale declino potrebbe essere seguito dal calo della produzione dei principali produttori, per mantenere i prezzi e il loro reddito alquanto stabili. Ma ciò non accade.
I sauditi e gli altri governanti del Golfo non amano parlare molto dell’indipendenza energetica degli Stati Uniti, dovendo mantenere una certa influenza sulla politica degli Stati Uniti. Ora hanno deciso di porre fine alle chiacchiere sull'”indipendenza energetica” degli Stati Uniti e costringere gli Stati Uniti a rivolgersi di nuovo a loro. Il metodo semplice adottato è mantenere la produzione di petrolio abbastanza alta, in un periodo di cali dei consumi, accettando prezzi più bassi e far sì che la nuova produzione nazionale degli Stati Uniti sia in perdita: “Il regno (saudita), il maggiore produttore dell’OPEC, è pronto ad accettare prezzi sul petrolio al di sotto dei 90 dollari al barile, forse a 80, per un anno o due, secondo persone informate sui recenti colloqui. Le discussioni, alcune delle quali hanno avuto luogo a New York la scorsa settimana, indicano il chiaramente che il regno abbandona la vecchia strategia di tenere i prezzi a circa 100 dollari al barile per il Brent, a favore del controllo di quote di mercato in futuro”.
Lo scopo è chiaro. Espellere dal mercato i produttori dai maggiori costi dell’OPEC e quindi mantenere la quota di mercato globale, così come la leva necessaria per perseguire gli obiettivi politici dei Paesi del Golfo: “Il ministro del petrolio del Quwayt Ali al-Omayr avrebbe detto all’agenzia KUNA che l’OPEC difficilmente ridurrà la produzione di petrolio puntellandone i prezzi, perché una tale mossa non sarebbe efficace. Omayr ha detto che 76-77 dollari al barile potrebbe essere il livello ultimo della discesa del prezzo del petrolio, dato che si tratta del costo di produzione negli Stati Uniti e in Russia“. I sauditi e gli altri produttori del Golfo hanno tutti bilanci positivi (Fig 3). Possono facilmente permettersi dei prezzi più bassi. I costi della produzione di gas di scisto e sabbie bituminose degli USA sono superiori ai costi di produzione saudita o russo. Saranno i primi a chiudere se i prezzi restano bassi: “Permettere che il Brent scenda a meno di 85 dollari potrebbe rallentare il boom dello scisto negli Stati Uniti, perché alcuni produttori potrebbero perdevi a quel prezzo, ha detto Francisco Blanch, responsabile della ricerca sulle materie prime della Bank of America, in un rapporto del 9 settembre. … Limitare il boom shale negli USA ne assicurerebbe la continua dipendenza dall’energia mediorientale, ha detto Blanch. … “Per l’Arabia Saudita, non vedo il motivo per cui portino e mantengano i prezzi a meno di 90 dollari”, ha detto Torbjoern Kjus, analista della DNB di Oslo, il 10 settembre, “Va a vantaggio dei sauditi testare il limite del gas di scisto degli Stati Uniti”. Il leader de facto dell’OPEC ha la “potenza di fuoco fiscale” per tollerare prezzi a 70 dollari per due anni e senza difficoltà economiche, secondo la consulente londinese Energy Aspects Ltd. Il regno aveva riserve valutate per 741,6 miliardi dollari a luglio, quasi il doppio di cinque anni prima, secondo la Saudi Arabia Monetary Agency.
Tale strategia non solo permetterà ai dittatori del Golfo di conservare la loro quota di mercato, ma i sauditi e gli altri l’useranno per rallentare, se non fermare, le aperture statunitensi all’Iran, nonché per premere per il cambio di regime in Siria.

000_was3227957.siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le stupide sanzioni di Obama lasciano a Putin un nuovo premio petrolifero

William Engdahl New Eastern Outlook 13/10/2014167182064Il presidente degli USA Barack Obama, o almeno i falchi neocon guerrafondai nel mondo, vengono colpiti dal boomerang delle stupide sanzioni economiche contro la Russia di Putin. Pochi giorni fa, la maggiore società petrolifera russa statale, OAO Rosneft, guidata da un alleato di Putin, Igor Sechin, annunciava la scoperta di un nuovo gigantesco giacimento nell’Artico russo a nord di Murmansk. La stupidità della decisione di Obama è dovuta all’imposizione di sanzioni a Sechin e alla sua compagnia, e a vietare alle aziende statunitensi di farvi affari. Il 27 settembre, in un comunicato congiunto, Rosneft e il gigante petrolifero statunitense ExxonMobil annunciarono la scoperta di un nuovo enorme giacimento di petrolio con il pozzo Universitetskaja-1 nel Mare di Kara. Per più di due decenni le compagnie petrolifere russe avevano sognato di raggiungere ciò che ritenevano essere gli enormi giacimenti di petrolio nell’Artico. Nel 2011, il CEO di ExxonMobil, la maggiore megacompagnia petrolifera statunitense e cuore del gruppo petrolifero Rockefeller, firmava un accordo di joint venture con la Rosneft di Sechin per perforazioni nell’Artico russo. I dati di Universitetskaja-1 suggeriscono la scoperta di 750 milioni/1 miliardo di barili di petrolio greggio leggero e di alta qualità, per un valore di 7,5-10 miliardi di dollari ai prezzi attuali. La scoperta del mare di Kara è solo la prima in una regione che gli esperti ritengono possa divenire una delle più importanti aree di produzione di greggio nel mondo, più grande del Golfo del Messico. Le stime indicano che la regione d’esplorazione della Rosneft nel Mare di Kara, Universitetskaja, la cui struttura geologica è stata perforata, ha le dimensioni della città di Mosca ed è abbastanza grande da contenere oltre 9 miliardi di barili di petrolio. Il primo pozzo è stato il più costoso nella storia di ExxonMobil; 600 milioni di dollari per la perforazione. Con grande eufemismo, Sechin ha detto alla stampa “Supera le nostre aspettative. Questa scoperta è d’importanza eccezionale mostrando la presenza di idrocarburi nella regione artica“.
La scoperta di enormi giacimenti di petrolio in Russia, nel Mare di Kara, a nord est di Murmansk é una grande spinta alla geopolitica energetica di Putin e una grave sconfitta per Washington e ExxonMobil. Sechin ha detto che la produzione di petrolio dal giacimento Mare di Kara potrebbe iniziare entro cinque-sette anni. Il giacimento scoperto sarà chiamato “Vittoria”. C’è molta ironia in questo nome. A causa delle sanzioni del sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria del dipartimento del Tesoro USA, David S. Cohen, il 10 ottobre ExxonMobil sarà costretta a ritirarsi dal progetto russo incorrendo ad ingenti perdite o violando le sanzioni del governo statunitense, per cui affronterebbe severe sanzioni. L’amministrazione Obama ha appena segnato un autogol (Eigentor?) con la nuova brillante decisione dell’unità di guerra finanziaria ed economica del dipartimento del Tesoro. Bravo, Washington! Avete inflitto gravi danni a una delle più grandi aziende degli Stati Uniti. Quando ExxonMobil si accordò con Rosneft, scommise che la regione artica, la regione petrolifera inesplorata dal maggiore potenziale del mondo, potesse essere la salvezza della società assicurandosi le forniture di greggio a lungo termine. La scommessa si è rivelata corretta e l’ha fatto proprio mentre gli stupidi burocrati dell’amministrazione Obama impongono sanzioni a Sechin e al progetto sull’Artico con l’intenzione di danneggiare la Russia.

Rosneft ora guarda alla Cina
Ora con ExxonMobil e molto probabilmente MorganStanley come agenzia finanziaria che organizzava i miliardi per incrementare le perforazioni la prossima primavera, bloccate dalle sanzioni statunitensi, Sechin si volge ad est verso la Cina. Convenientemente per Rosneft, ExxonMobil è stata espulsa appena dopo aver terminato la parte più complessa e difficile del progetto. Il 1° settembre, il Presidente Putin ha detto personalmente ai cinesi che approvava la partecipazione finanziaria delle compagnie petrolifere statali cinesi nella grande società onshore controllata da Rosneft, Vankor. Sarà il più grande accordo azionario cinese con una compagnia petrolifera russa, ad oggi. Fino alla crisi Ucraina e alle sanzioni, la Russia aveva gelosamente limitato lo share-holding estero nelle proprie compagnie petrolifere e gasifere statali. L’accordo approfondisce i crescenti legami energetici tra Cina e Russia, ironia della sorte, è un risultato opposto a quello perseguito dalla strategia geopolitica in Eurasia di Washington. Come lo stratega statunitense Zbigniew Brzezinski scrisse nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera, la geopolitica degli Stati Uniti deve evitare a tutti i costi la sfida economica di un’Eurasia unificata all’egemonia globale statunitense. Oops, Obama avrebbe fatto l’opposto. Ecco cos’è abbastanza stupido, non riuscire a prevedere le conseguenze e i collegamenti delle proprie azioni.

ExxonRussiaJay_snallF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, s’è laureato in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Destabilizzazione, arma degli USA nella guerra energetica in Ucraina e Medio Oriente

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 9 ottobre 2014

Gli Stati Uniti fanno del loro meglio per allontanare l’Unione europea dalla Russia, avere il sopravvento nell’accordo di libero scambio e anche manipolare i Paesi europei per acquistare il più costoso gas naturale degli USA.

Shale-Gas-in-Poland-and-Ukraine

TTIP e Ucraina
Il partenariato transatlantico per gli scambi e gli investimenti (TTIP) è un accordo euro-atlantico di libero scambio oggetto dei negoziati tra Stati Uniti ed Unione europea. Il termine ultimo per finalizzare l’accordo TTIP è nel 2015. Il suo obiettivo è creare ciò che viene definito Zona di libero scambio transatlantica (TAFTA) cementando l’Unione europea con gli Stati Uniti quale unico blocco commerciale sovranazionale. Tali negoziati commerciali sono ignorati dal pubblico, perché hanno avuto luogo assai discretamente a porte chiuse. Il nome stesso di TTIP è volto a nascondere ciò, scelto da bonzi politici e commerciali per timore che la reazione pubblica possa scoppiare contro i negoziati, come nel caso della zona di libero scambio delle Americhe (ALCA) e come nel 2001 con l’accordo economico e commerciale globale (CETA) firmato a Ottawa tra Canada ed Unione europea il 26 settembre. Le parole attentamente scelte per denominare il TTIP vogliono nascondere il fatto che si tratta di un accordo di libero scambio. Washington fa del suo meglio per distruggere i legami commerciali tra l’Unione europea e la Federazione russa per avere una maggiore leva nei negoziati sul TTIP. La strategia è indebolire economicamente i partner europei inducendoli a tagliare i legami con Mosca attraverso le sanzioni antirusse, colpendo direttamente anche le loro economie. Washington ritiene che ciò costringerà l’UE indebolita a massimizzare le concessioni economiche agli Stati Uniti nei colloqui sul TTIP. Geopoliticamente, ciò rientra nel processo euro-atlantico (Europa-USA) d’integrazione rispetto a quello eurasiatico. Si cerca di ridurre l’influenza russa sull’UE ed eventuali rischi del rafforzamento dei legami commerciali tra Russia e UE, cercando di emarginare i russi dall’Europa. I negoziati sul TTIP si sono intensificati perché gli Stati Uniti vogliono fondere l’UE con il Nord America, temendo che Paesi come la Germania possano considerare l’alternativa eurasiatica di Russia e Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) nello spazio post-sovietico. La crisi in Ucraina serve al duplice scopo degli USA d’indebolire UE e Russia. Non solo cercano di espandere la NATO e circondare la Russia, ma anche di danneggiare i legami UE-Russia. L’Ucraina è sfruttata e usata dagli Stati Uniti per creare una frattura tra Mosca e UE e ritrarre la Russia come minaccia alla sicurezza europea.

Petro-politica: LNG degli USA contro Gazprom
Gli Stati Uniti combattono anche la guerra energetica sul controllo delle riserve energetiche, le condutture e i corridoi strategici. Il coinvolgimento degli Stati Uniti, gli impegni e le preoccupazioni nei Balcani, Caucaso, Asia centrale, Iraq, Levante, Golfo Persico e Ucraina sono parte di tale guerra per l’energia. Lo shale gas e la fratturazione idraulica rientrano in tale equazione. La fratturazione trasforma gli Stati Uniti, la quarta maggiore riserva di gas shale del mondo, in esportatori di gas. Washington prevede d’iniziare l’esportazione del gas dal Nord America nel 2015 e 2016. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti utilizzano l’integrazione nordamericana rafforzando la presa sulle risorse energetiche canadesi. Il Canada è uno dei maggiori produttori di gas naturale, detentori di riserve petrolifere accertate, produttori di greggio e possiede le maggiori riserve di gas di scisto; nel complesso, è uno dei maggiori produttori di energia al mondo. Nel contesto delle esportazioni statunitensi di energia, Washington vuole competere contro e addirittura emarginare la Russia nel mercato del gas naturale. Perciò gli Stati Uniti fanno pressioni su UE e Turchia per fermare l’acquisto di gas dal gigante energetico russo Gazprom ed invece cominciare ad importarlo dagli Stati Uniti. L’obiettivo d’escludere la Russia dai mercati energetici rientra nella strategia di lungo termine degli Stati Uniti assai discussa nella Washington Beltway prima che gli Stati Uniti invadessero l’Iraq nel 2003. Il gas statunitense, tuttavia, è molto più costoso di quello russo, poiché deve essere estratto, liquefatto e trasportato a costi molto più elevati. Il gas naturale liquefatto (GNL) degli USA non ha alcuna possibilità di competere con l’esportazione di gas russo in Europa a pari condizioni e in un mercato veramente libero. Il cosiddetto libero mercato, tuttavia, non lo è così tanto. C’è sempre stata manipolazione politica nel fornire vantaggi ad aziende e conglomerati che certi governi sostengono. Invece di competere lealmente sul mercato energetico dell’UE, gli Stati Uniti operano accanitamente per eliminare la concorrenza della Russia facendo tagliare semplicemente a Bruxelles i suoi legami energetici con Gazprom e l’industria energetica russa. Ciò è il motivo per cui gli Stati Uniti spingono gli Stati dell’UE ad imporre sanzioni contro la Russia e imporre restrizioni legali e barriere all’acquisto di gas russo.

Crimean-energy-assetsLa guerra energetica e l’Ucraina: l’impero del frack e shale sas
Nel contesto della guerra dell’energia, un terminale GNL polacco è stato impostato nel porto baltico di Swinoujscie per ricevere le prime forniture di gas naturale dal Nord America entro giugno 2015. Polonia e Ucraina sono entrambe considerate risorse importanti per gli Stati Uniti nel tentativo di dominare il commercio del gas. I due Paesi hanno il secondo e quarto maggiore giacimente di gas di scisto in Europa, ed esclusa la Russia le riserve sono prima e terza in Europa. Gli Stati Uniti intendono controllare le grandi riserve di gas di scisto non sfruttato nei due Paesi. Le principali compagnie petrolifere degli USA Chevron, ConocoPhillips, ExxonMobil e Marathon Oil, che opera nel Kurdistan iracheno ed è azionista della Waha Oil Company post-Jamahiriya Libia, hanno tutti enormi piani di esplorazione e sviluppo del gas di scisto polacco. Il governo del presidente ucraino Viktor Janukovich aveva firmato un accordo con il gigante anglo-olandese Royal Dutch Shell per esplorare ed estrarre gas naturale nell’oriente ucraino nel gennaio 2013, a zero tasse. Un altro accordo fu firmato nel novembre 2013 tra il governo Janukovich e Chevron per esplorare e sviluppare anche le riserve energetiche in Ucraina occidentale. Solo un anno prima, nel 2012, Kiev aggiudicò un contratto sul gas al largo della Crimea a un consorzio guidato da ExxonMobil e Royal Dutch Shell per lo sviluppo del giacimento di gas di Skifska. Il giacimento di Skifska non è l’unico al largo della Crimea cui le società petrolifere e gasifere degli Stati Uniti erano interessate. Accanto a Skifska si trovano i campi Foroska, Prikerchenska e Tavrija. Mentre Prikerchenska fu assegnato alla società off-shore statunitense Vanco Prykerchenska Ltd. e Foroska alla Chornomornaftogaz, i campi Foroska e Tavrija sono oggetti di discussioni continue. In parte, l’ostilità degli Stati Uniti verso i ribelli in Ucraina orientale è legata alla protezione delle concessioni gas di scisto che le società energetiche statunitensi hanno ricevuto da Kiev. Andrej Purgin, Viceprimo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk ha anche affermato che le stesse tattiche degli Stati Uniti furono utilizzate in Iraq, come la distruzione calcolata di infrastrutture civili, come nell’oriente ucraino. Tali operazioni degli Stati Uniti sono gestite d “soldati di ventura” o mercenari. Secondo una relazione del maggio 2014 sul giornale tedesco Bild am Sonntag, la famigerata società di sicurezza privata statunitense Academi, nuovo nome di Blackwater e Xe Services nota per i suoi crimini in Iraq, si è scatenata su Donetsk e Lugansk.

La guerra energetica e la Siria: blocco sul Mediterraneo?
La situazione in Siria, dove gli Stati Uniti deliberatamente distruggono infrastrutture energetiche con la scusa di combattere il SIIL, può essere vista con lo stesso prisma della petro-politica. I giacimenti di gas naturale al largo della costa levantina tra Siria, Libano, Israele e Gaza detengono immense riserve di gas naturale. Anche in questo caso gli Stati Uniti operano per espellere la Russia e controllare le riserve di gas nel Mediterraneo orientale. Dal 2000, la società di costruzioni russa Strojtransgaz è attiva in Siria con contratti per la costruzione di due raffinerie di gas nella zona di Homs e per costruire la parte siriana dell’Arab Gas Pipeline tra Libano, Siria, Giordania ed Egitto. Un’altra società energetica russa, Sojuzneftegaz, ha ottenuto un appalto da Damasco per operare sul confine orientale con l’Iraq, nel 2004. Nel 2007, la Syria Gas Company (SGC) e la Strojtransgaz decisero di cooperare per sviluppare le riserve di gas naturale scoperte nel campo di Homs. Durante la crisi in Siria, Sojuzneftegaz ha siglato un importante accordo di esplorazione off-shore con Damasco, il 25 dicembre 2013. Inoltre, la crisi in Siria è scoppiata durante i negoziati tra Siria, Iraq e Iran per costruire il gasdotto dal più grande giacimento di gas naturale del mondo alle coste siriane. Damasco ha firmato l’accordo con l’Iraq e l’Iran il 25 giugno 2011. Fin quando il contratto fu annullato nel 2009, Strojtransgaz avrebbe dovuto collegare un gasdotto tra la città petrolifera di Kirkuk e il porto siriano di Baniyas. Qatar e Turchia sono ostili all’accordo sul gasdotto Iran-Iraq-Siria, in quanto li emargina come esportatori di gas e corridoio energetico. La possibilità che il gasdotto Iran-Iraq-Siria possa esportare gas nell’UE abbassando i prezzi rispetto al GNL degli USA viene anche vista negativamente a Washington. I combattimenti in Siria e Iraq hanno sospeso il progetto, mentre il cambio di regime doveva annullarlo.

LevantineEnergyCorridorLa destabilizzazione come tattica della contrattazione degli USA?
Mentre gli Stati Uniti fomentano tensioni in Europa per sostenere i negoziati sul TTIP con Bruxelles, il Pentagono si schiera in Medio Oriente. La presenza del Pentagono nella regione non ha nulla a che fare con la lotta al SIIL. In parte, può essere legato ai negoziati nucleari con l’Iran. In cima ad altri obiettivi, il rafforzamento militare degli Stati Uniti potrebbe essere volto a dare Washington una leva supplementare contro Teheran nei colloqui sul nucleare. Creare instabilità sembra parte dell’approccio ideato. Comunque, la sua creazione appare strumentale nel sostenere trattative e contrattazioni degli USA. Ciò è molto chiaro riguardo le tensioni in Ucraina, dove Washington usa la crisi a proprio vantaggio nelle trattative sul TTIP e le sanzioni contro il gas russo per spacciare il suo GNL all’UE.

Articolo originariamente pubblicato su RussiaToday (RT) 8 ottobre il 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra di Obama a ebola

William Engdahl New Eastern Outlook 02/10/2014ObamaebolaIl presidente Nobel per la Pace Barack Obama sembra destinato ai libri di storia come il presidente che ha guidato la più aggressiva serie di guerre mai combattute dalle bellicose amministrazioni Washington. Nemmeno George Bush e Dick Cheney gli si avvicinano.
In primo luogo, prima che l’inchiostro si asciugasse sul suo diploma da premio Nobel, Obama annunciava il “surge” in Afghanistan, inviando altri 30000 militari statunitensi in quella parte distrutta del mondo. Poi venne la guerra di Obama contro la Libia di Gheddafi, subito seguita dalla guerra per cercare di rovesciare il siriano Bashar al-Assad. Subito dopo venne “la guerra per la democrazia in Ucraina”, altrimenti meglio nota come tentativo di Obama di provocare la Russia a un nuovo scontro con la NATO, appoggiando un branco di oligarchi, criminali e neo-nazisti a Kiev. A luglio, l’amministrazione Obama spingeva il presidente a tentare una seconda volta di bombardare la Siria, presumibilmente per distruggere il SIIL, fanatica setta sunnita jihadista che sarebbe una joint venture tra CIA e intelligence israeliana. Ora i consiglieri di Obama, senza dubbio guidati dalla sanguinaria consigliera della sicurezza nazionale Susan Rice, hanno creato una nuova guerra, quella contro ebola. Il 16 settembre, il presidente Obama dichiarava solennemente tale guerra, annunciando con grande sorpresa della maggioranza dei cittadini in salute, che aveva ordinato a 3000 soldati statunitensi, i cosiddetti “stivali sul terreno” che il Pentagono si rifiuta d’inviare in Siria, d’intraprendere la guerra contro… un virus?
Con un’accurata apparizione presso il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC) statunitense, Obama ha letto un discorso agghiacciante. Definiva i presunti focolai di ebola in Africa occidentale “minaccia globale che richiede una risposta davvero globale. È un’epidemia che non solo minaccia la sicurezza regionale, ma potenziale minaccia alla sicurezza globale, se questi Paesi si spezzassero, se le loro economie si spezzassero, la gente andrebbe nel panico”. Obama continuava evocando immagini che avrebbero fatto sbavare d’invidia il romanziere di Andromeda Strain, Michael Chrichton. Obama ha aggiunto “ha effetti profondi su tutti noi, anche se non contraiamo direttamente la malattia. Tale epidemia è già fuori controllo“. Con tale introduzione da rizzare i capelli, il presidente della più grande potenza mondiale annunciava la sua risposta. Nel ruolo di comandante in capo degli Stati Uniti d’America annunciava di aver ordinato a 3000 soldati statunitensi di recarsi in Africa occidentale per ciò che chiama “la maggiore risposta internazionale nella storia del CDC“, senza chiarire se il loro compito sia sparare al virus ovunque appaia, o sparare a qualsiasi povero sventurato africano sospettato di aver l’ebola. Poco importa che l’esercito statunitense non abbia nemmeno 3000 uomini con una minima formazione in salute pubblica. Prima di andare tutti nel panico e fare la coda per comprare milioni di “vaccini anti-ebola” non testati ed altamente pericolosi che le principali aziende farmaceutiche si preparano a gettare sul mercato, alcune peculiarità dell’epidemia di ebola in Africa sono degne di nota.

Barack+Obama+Margaret+Chan+UN+Holds+High+Level+r2SjWn_35v2lMorti per ebola certificate?
La direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan, in una conferenza stampa del 13 settembre lanciava l’allarme, avvertendo che ebola in Africa occidentale è fuori controllo. “Nei tre Paesi più colpiti, Guinea, Liberia e Sierra Leone, il numero di nuovi pazienti aumenta assai più velocemente rispetto alla capacità di gestirli“, affermava Chan, secondo cui quasi la metà dei 301 operatori sanitari che si occupavano dei presunti pazienti di ebola era morta, e che 2400 persone su 4784 casi in Africa erano morte di ebola. L’8 agosto, Chan dichiarava che l’ebola in Africa è un'”emergenza sanitaria internazionale”, qualunque cosa ciò significhi. Un grosso problema per Chan e i suoi sostenitori, tuttavia, è che le loro statistiche su ebola sono molto, molto dubbie. Per chi ha la memoria corta, è la stessa Margaret Chan dell’OMS di Ginevra colpevole, nel 2009, di aver diffuso il panico mondiale per far assumere vaccini non provati sull'”influenza suina”, dichiarandola pandemia globale con statistiche che basate sui sintomi del raffreddore comune spacciati per “influenza suina”, come nasi occlusi, tosse, starnuti, mal di gola. Mutando la definizione dell’OMS dell’influenza suina, permise che le statistiche della malattia dichiarassero la pandemia. Una frode totale, criminale, commessa da Chan consapevolmente o inconsapevolmente (potrebbe essere semplicemente stupida, ma le prove suggeriscono il contrario), a nome dei cartelli farmaceutici di Stati Uniti e Unione europea.
In un recente articolo del Washington Post si è ammesso che il 69% dei casi di ebola in Liberia non è stato confermato dagli esami del sangue nei laboratori. La Liberia è l’epicentro dell’allarme ebola in Africa occidentale. Più della metà dei presunti morti di ebola, 1224, e quasi la metà di tutti i casi, 2046, sono in Liberia, dice l’OMS. E il test diagnostico dell’US FDA per la conferma in laboratorio di ebola è talmente viziato che l’FDA ha proibito a chiunque di affermare che sia sicuro o efficace. Ciò significa che una parte significativa del restante 31% dei casi di ebola confermati in laboratorio potrebbe essere falso. In breve, nessuno sa di cosa 1224 liberiani siano morti nelle ultime settimane. Ma l’OMS afferma che sia ebola. Si noti che i Paesi colpiti dalla allarme ebola sono tra le regioni più povere e travagliate dalla guerra di tutto il mondo. Le guerre per i diamanti insanguinati e le guerre tribali coloniali genocide hanno lasciato una popolazione devastata e mal-nutrita. L’OMS indica ufficialmente ebola, ora rinominato EVD per malattia da virus ebola, “I primi focolai di EVD sono apparsi in villaggi remoti nell’Africa centrale, presso foreste pluviali tropicali, ma la più recente epidemia in Africa occidentale ha interssato importanti zone urbane e rurali...” OMS osserva inoltre che, “Si pensa che i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae siano naturali veicoli del virus ebola. Ebola è diffuso nella popolazione umana attraverso trasmissione di sangue, secrezioni e altri fluidi corporei da animali infetti, come scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi forestali e istrici trovati malati o morti nelle foreste pluviali“. Poi il rapporto ufficiale dell’OMS su ebola del settembre 2014, afferma: “difficilmente si distingue EVD da altre malattie infettive come malaria, febbre tifoidea e meningite“. Mi scusi, Margaret Chan, può ripeterlo lentamente? Difficile distinguere EVD da altre malattie infettive come malaria, febbre tifoidea e meningite? Ammettendo che il 69% dei casi dichiarati non sia mai stato adeguatamente testato? E affermate che i sintomi di ebola sono “improvvisa comparsa di febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Seguiti da vomito, diarrea, eruzioni cutanee, disfunzione renale ed epatica, e in alcuni casi, emorragie interne ed esterne“? In breve, la nuova guerra del presidente Obama a ebola ha solo una base vaga ed infondata.

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Guerra a ebola o guerra per il petrolio?
Un aspetto sorprendente della nuova preoccupazione del presidente degli Stati Uniti per la situazione in Liberia e in altri Stati dell’Africa occidentale, in cui si parla di presunte ondate di ebola, è la presenza di enormi giacimenti di petrolio non ancora sfruttati. Le coste al largo della Liberia e dell’Africa occidentale, nella comoda mappa delle “zone di ebola”, presentano vaste risorse di gas e petrolio non sfruttate. La questione del petrolio in Africa occidentale, in particolare nelle acque del Golfo di Guinea, è sempre più strategica sia per la Cina che gira per il mondo in cerca di sicure future fonti d’importazione di petrolio, e gli Stati Uniti, la cui geopolitica del petrolio è riassunta da una battuta dell’allora segretario di Stato Henry Kissinger, nel 1970: ‘Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni‘. L’amministrazione Obama e il Pentagono continuano la politica di George W. Bush, che nel 2008 creò l’US Africa Command o AFRICOM, per combattere la crescente presenza economica cinese in Paesi africani potenzialmente ricchi di petrolio. L’Africa occidentale è un forziere petrolifero rapidamente emergente, a malapena sfruttato. Uno studio del dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti prevede che la produzione di petrolio africano aumenti del 91 per cento tra il 2002 e il 2025, pertanto il presente allarme ebola nella regione. Le compagnie petrolifere cinesi sono sempre più attive in Africa occidentale, e in tutta l’Africa, in particolare Angola, Sudan e Guinea, ultimo epicentro della nuova guerra a ebola in cui Obama invia truppe.
Se il presidente degli Stati Uniti fosse sinceramente preoccupato di contenere una emergenza sanitaria, avrebbe potuto guardare all’esempio della nazione caraibica, dichiarata paria dagli statunitensi, Cuba. Reuters riferisce che il governo cubano, della piccola isola-nazione di 11 milioni di abitanti finanziariamente in difficoltà ed economicamente sanzionata, con un bilancio nazionale di 50 miliardi di dollari, un PIL di 121 miliardi e PIL pro capite di poco più di 10000 dollari, ha inviato 165 medici in Africa, nelle regioni con focolai di ebola. Washington invia 3000 truppe. C’è del marcio riguardo lo spaventoso ebola.

apc-map-bigF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia scopre un gigantesco giacimento di petrolio nell’Artico

Forse più grande di quelli del Golfo del Messico
Tyler Durden Zerohedge 27/09/2014

SakhlainCon un drammatico colpo di fortuna per il Cremlino, questa mattina non vi è persona al mondo più felice del Presidente Vladimir Putin, perché durante la notte l’OAO Rosneft ha annunciato di aver scoperto quello che potrebbe essere il tesoro dell’oro nero che ampliarebbe le casse della Russia per centinaia di miliardi, se non di più, quando un grande giacimento di greggio è stato scoperto nella regione del Mare di Kara nell’Oceano Artico, dimostrando che la regione può divenire una delle più importanti aree petrolifere del mondo, forse più grande del Golfo del Messico. L’annuncio è stato fatto da Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, che ha trascorso due giorni su una nave da ricerca russa diretta alla piattaforma di perforazione il cui ritrovamento viene presentato oggi. Beh, una persona che potrebbe essere felice quanto Putin è il CEO di Exxon Mobil, dato che la scoperta è avvenuta con l’aiuto della società energetica più grande degli USA (e seconda per capitalizzazione sul mercato dopo AAPL). Ma forse no: come spiega Bloomberg. “il pozzo è stato perforato prima della scadenza del 10 ottobre concessa all’Exxon dal governo statunitense, per le sanzioni che vietano alle imprese statunitensi di operare off shore nell’artico russo. Rosneft ed Exxon non potranno compiere altre perforazioni, sospendendo esplorazione e sviluppo del territorio, nonostante la scoperta annunciata oggi“. Il che significa che invece di vedersi generare miliardi di entrate, XOM potrebbe finire, al meglio, con un niente. E questo sarebbe uno shock per la società statunitense perché il giacimento nell’Artico potrebbe contenere circa 1 miliardo di barili di petrolio, e data la geologia simile nelle vicinanze, l’area potrebbe detenere più petrolio che la parte statunitense del Golfo del Messico, ha detto. Per avere idea di quanto sia grande il bottino vediamo un altro pezzo di Bloomberg, che ci dice che “Universitetskaja, la struttura geologica perforata, ha le dimensione della città di Mosca ed è abbastanza grande da contenere oltre 9 miliardi di barili, un tesoro da oltre 900 miliardi di dollari ai prezzi attuali“. L’unico modo per raggiungere la piattaforma è navigare per quattro giorni da Murmansk, la più grande città a nord del circolo polare artico. Tutto viene spedito da lì, lavoratori, rifornimenti, attrezzature per un paio di mesi di perforazione per poi essere evacuati prima che l’inverno congeli il mare. Anche nella breve estate artica, è necessaria una flottiglia per spazzare il ghiaccio alla deriva. Purtroppo, tale tesoro potrebbe non essere intascato da Exxon dopo che Obama ha chiarito che tutte le società occidentali dovranno mollare le operazioni in Russia, oppure subire l’ira del dipartimento di Giustizia per la violazione delle sanzioni. Il che lascia a XOM due opzioni: ignorare gli ordini di Obama (cosa che molti hanno già fatto) o gettare la spugna su ciò che potrebbe essere la maggiore scoperta petrolifera da anni. E mentre la dirigenza di Exxon contempla le opzioni, oggi appare un’altra constatazione su Bloomberg: “Supera le nostre aspettative“, ha detto Sechin in un’intervista. Questa scoperta è d'”importanza eccezionale dimostrando la presenza di idrocarburi nell’Artico“.
Lo sviluppo dei giacimenti di petrolio dell’Artico, è un’impresa che costerà centinaia di miliardi di dollari e richiederà decenni, ed è una delle più grandi ambizioni di Putin. Mentre i giacimenti esistenti in Siberia si prosciugano, la Russia deve sviluppare nuovi giacimenti in quanto gareggia con gli Stati Uniti a primo produttore di petrolio e gas mondaile. L’avvio del giacimento del Mare di Kara potrebbe iniziare in 5-7 anni, ha detto Sechin aggiungendo che il giacimento scoperto oggi sarà chiamato “Vittoria“. Duh! Il pozzo sul Mare di Kara, il più costoso nella storia russa, mira alla struttura sottomarina chiamata Universitetskaja e il suo successo è fondamentale per questa strategia. L’avvio della perforazione, che ha raggiunto una profondità di oltre 2000 metri, avvenne con una cerimonia con Putin e Sechin. L’importanza della perforazione sull’Artico è uno dei motivi per cui l’esplorazione di petrolio offshore è stata inserita nelle ultime sanzioni degli Stati Uniti. Exxon e Rosneft hanno una joint venture per esplorare milioni di acri del Mar Glaciale Artico. Ma ciò che è peggio per Exxon è che ora che il duro lavoro è fatto, Rosneft potrebbe sbarazzarsi del suo partner occidentale tra non molto: “Una volta che il pozzo è avviato, ci sarà molto lavoro per interpretare i risultati e questo è probabilmente ciò che Rosneft farà“, ha detto Julian Lee, stratega petrolifero, a Bloomberg First Word a Londra, prima dell’annuncio di oggi. “Entrambe le parti probabilmente sperano che quando saranno pronti ad avviare il prossimo pozzo, saranno state tolte le sanzioni“. Ed ecco perché non c’è niente che Exxon vorrebbe più che veder abbandonate le sanzioni occidentali contro Mosca: “La posta in gioco è alta per Exxon, che vale 408 miliardi di dollari sul mercato, il più grande produttore energetico del mondo, e la Russia è la seconda maggiore prospettiva d’esplorazione del mondo. L’azienda di Irving, in Texas, detiene i diritti di trivellazione su 11,4 milioni di ettari in Russia, eclissati solo dai 15,1 milioni di acri negli Stati Uniti“. Per dimostrare quanto sia importante tale scoperta, che fa pendere la bilancia del potere molto più a favore della Russia, sono gli esperti pagati per minimizzare disperatamente la rilevanza della scoperta russa: “Saranno necessarie altre perforazioni e analisi geologiche prima di una stima attendibile delle dimensioni delle risorse petrolifere della zona Universitetskaja e dell’Artico russo in generale, ha detto Frances Hudson, stratega globale della questione, che partecipa alla gestione dei 305 miliardi di dollari della Standard Life Investments Ltd. di Edimburgo. Le sanzioni che vietano la cooperazione europea e statunitense con gli enti russi, significano che la nascente esplorazione artica di quel Paese abortirà, poiché Rosneft e le sue consociate controllate dallo Stato non sanno perforare off shore sui mari freddi, ha detto. Estrapolare da un piccolo campione di dati non è forse il modo migliore d’informare”, ha detto Hudson in un’intervista telefonica. “E a causa delle sanzioni, sembra che diminuiranno le esplorazioni, piuttosto che altro”. Inoltre, spese e difficoltà operative in una parte così remota del mondo, dove i pericoli sono iceberg e temperature sotto lo zero, indicano che le scoperte da sviluppare potrebbero non essere economiche, ai prezzi petroliferi di oggi”. Forse. Poi ancora, forse gli esperti stimeranno meglio il tempo lasciato dal miracolo del gas di scisto prima che gli Stati Uniti siano ancora una volta in balia dei venditori di greggio offshore.
In ogni caso, un Paese sicuramente avrà stampato un grande sorriso sul volto: la Cina, dato che la scoperta di oggi significa semplicemente che la Russia venderà, in ultima analisi, il prodotto finale a qualcuno, e quel qualcuno sarà quasi certamente il Regno di Mezzo, laddove cui il “Santo Graal dell’accordo sul gas” darà qualche indicazione, lo farà in qualsiasi termine scelto da Pechino.

kara%20seaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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