Ucraina: sanzioni russe e isolamento occidentale

Alessandro Lattanzio, 22/3/2014809px-krim_of_Russia-grayIl presidente russo Vladimir Putin ha firmato la legge sull’adesione di Crimea e Sebastopoli alla Russia e sulla formazione delle due nuove regioni russe, che il 20 marzo la Duma ha ratificato, con 443 voti contro uno, e il Consiglio Federale ha approvato con 155 su 166 senatori che hanno votato a favore. Il trattato tra la Crimea e la Russia è stato firmato al Cremlino il 18 marzo dal Presidente Vladimir Putin, dal presidente del Consiglio Supremo di Crimea Vladimir Konstantinov, dal Primo ministro di Crimea Sergej Aksjonov e dal sindaco di Sebastopoli Aleksej Chaly. “Il trattato si basa sulla libera espressione e volontà del popolo di Crimea nel referendum tenutosi nella Repubblica Autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli il 16 marzo 2014, durante cui il popolo di Crimea ha deciso di riunirsi con la Russia“, dice una nota del trattato. La Federazione Russa garantisce il diritto a conservare la lingua madre e s’impegna a creare le condizioni per studiare e sviluppare la lingua natia di tutti i popoli della Repubblica di Crimea e della città federale di Sebastopoli. Russo, ucraino e tartaro sono state dichiarate lingue ufficiali della Repubblica di Crimea. La frontiera terrestre della Repubblica di Crimea con l’Ucraina è il confine di Stato della Federazione Russa. Le acque di Mar Nero e Mar d’Azov sono delimitate in base a trattati internazionali, norme e principi del diritto internazionale. Dal giorno dell’adesione di Crimea alla Russia, i cittadini ucraini e apolidi che risiedono permanentemente nella repubblica o a Sebastopoli devono essere riconosciuti cittadini russi, ad eccezione di coloro che dichiarino entro un mese il desiderio di conservare un’altra cittadinanza. La Corte Costituzionale russa ha indicato che il trattato internazionale dell’adesione della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli alla Federazione russa è in linea con la Costituzione, ha detto il presidente della Corte Costituzionale russa Valerij Zorkin. “La Corte Costituzionale riconosce che il Trattato corrisponde alla Costituzione russa“. I primi passaporti sono stati consegnati dopo che il trattato di adesione “è stato firmato… E tutti coloro che in Crimea hanno fatto appello al Servizio federale dell’immigrazione, riceveranno i loro passaporti. Questo lavoro è iniziato. Alcuni passaporti sono stati emessi oggi“, dichiarava Konstantin Romodanovskij, direttore del Servizio federale dell’immigrazione. Romodanovskij ha anche detto che la Russia è interessata dai sintomi di un’imminente “catastrofe umanitaria” in Ucraina. “Un segnale è il numero più che raddoppiato di anziani e bambini che entrano in Russia. Abbiamo condiviso tali preoccupazioni con l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. In una certa misura, le nostre preoccupazioni sono state comprese e abbiamo iniziato un’interazione con l’organizzazione“. Inoltre il Ministero del Lavoro porterà le pensioni della Crimea al livello russo. “Tutti i cittadini della Russia devono essere posti nelle medesime condizioni. Come, è vostro affare. Ci pensino i deputati della Duma di Stato e lo facciano. Non devono esserci ritardi. Lo si faccia al più presto possibile“, ha detto il Presidente Putin al ministro del Lavoro Maksim Topilin. Secondo Topilin, attualmente vi sono 677000 pensionati in Crimea, che ricevevano circa 160 dollari dallo Stato ucraino. “È significativamente inferiore alla media in Russia”, ha sottolineato Topilin, aggiungendo che sono la metà di quelle in Russia.
Le forze di autodifesa di Crimea aderiranno alle forze armate russe, “Dopo che Crimea e Sebastopoli si sono unite alla Russia, le forze di autodifesa dovrebbero divenire parte del Distretto Militare del Sud della Russia“, ha detto Vladimir Komoedov, presidente della commissione Difesa nella camera bassa del Parlamento russo. Komoedov, ex-comandante della Flotta del Mar Nero della Russia, ha sottolineato che il passaggio dovrebbe essere accelerato data la mobilitazione dei riservisti in Ucraina e la necessità di garantire la sicurezza della Crimea. Comunque, 72 unità militari ucraine di stanza in Crimea, tra cui 25 navi della marina, hanno issato la bandiera russa. “72 unità militari quasi a piena forza hanno deciso di unirsi alle forze armate russe. Ora trattiamo del servizio e della cittadinanza di ufficiali e soldati di queste unità“, ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. In effetti, la bandiera di Sant’Andrea della Marina militare russa è stata issata anche sull’unico sottomarino dell’Ucraina, il Zaporozhja. Il Capitano Anatolij Varochkin, comandante della flottiglia sottomarini della Flotta del Mar Nero, ha detto che “Metà dell’equipaggio del sottomarino è pronto a servire la Russia e ad adempiere ai propri compiti. Sa di essere sulla sua nave e continuerà il servizio“. Anche la 36.ma Brigata della guardia costiera della Marina ucraina, di stanza a Perevalnoe, provincia di Simferopoli in Crimea, ha deciso di aderire alle Forze armate russe. “L’unità ha innalzato la bandiera della Russia“, sottolineava il comando dell’unità. Circa 100 soldati saranno trasferiti in altre regioni d’Ucraina, ma gli altri 400 continueranno ad operare nell’esercito russo.
1606880Secondo il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev, Kiev deve restituire 16 miliardi di dollari di prestiti russi. “Penso che sia perfettamente legittimo sollevare la questione del ritorno di questi fondi dal bilancio dell’Ucraina, che può avvenire tramite tribunali, in base alle regole dell’accordo. Certo, si tratta di misure dure, ma (…) abbiamo fatto un accordo. I nostri partner ucraini devono capire che devono pagare“. In base all’accordo di Kharkov la Russia concedeva all’Ucraina uno sconto di 100 dollari ogni 1000 metri cubi di gas in cambio della permanenza della Flotta russa del Mar Nero in Crimea. “In effetti, è stato un passo avanti, in accordo con le disposizioni speciali di quel periodo. E in fondo, non avremmo dovuto pagare, ma l’abbiamo fatto tenendo conto dei termini del contratto, aiutando lo Stato ucraino. Ma nelle nuove circostanze questo prestito deve essere restituito“. Nel corso della riunione straordinaria del Consiglio della Federazione, Putin ha detto che la Russia aveva concesso all’Ucraina uno sconto sul gas anticipato, “considerando il prolungamento della permanenza della flotta iniziato nel 2017. Voglio dire, abbiamo dato questi soldi. L’importo totale delle passività (ucraina) raggiunge una cifra notevole”. Il debito totale dell’Ucraina con la Russia è di 16 miliardi di dollari. “L’Ucraina ha un grande debito nei confronti della Federazione russa, sia pubblico che aziendale (…) Crediamo di non permetterci di perdere quei soldi, dato che il nostro budget subisce delle difficoltà. Anche tenendo a mente i 3 miliardi di finanziamento concesso recentemente concesso, con i nostri accordi, sotto forma di acquisto di eurobond. Il debito accumulato verso Gazprom è di circa 2 miliardi. Pertanto, l’importo totale del debito (ucraina) é di 16 miliardi di dollari“.
Kiev invece continua ad istigare violenze contro i cittadini russofoni dell’Ucraina orientale. In un discorso televisivo il “premier” di Scientology Arsenij Jatsenjuk ha minacciato le popolazioni delle città dell’Ucraina orientale, dicendo che Kiev avrebbe fatto in modo che “il terreno bruci sotto i loro piedi”, e difatti i funzionari vengono minacciati dai neonazi di Fazione Destra che li rimuove fisicamente dai loro incarichi. Il 14 marzo, il sindaco di Poltava Aleksandr Mamaj è stato aggredito, picchiato, rapito e costretto a firmare le dimissioni. Il “candidato presidenziale” Oleg Ljashko ha rapito un parlamentare filo-russo dell’Oblast di Lugansk, mentre un altro ducetto nazista, Aleksandr Muzichko, ha minacciato le autorità dell’Oblast di Rovno, un procuratore locale e il parlamento regionale, brandendo un AK-47. Secondo l’agenzia ceca CTK, il governo ceco organizzerà l’emigrazione dei cechi dalla Volinja ucraina. Secondo il presidente del parlamento Jan Hamacek, il rimpatrio deve essere preparato in fretta. Emma Snidevic, presidente della comunità ceca di Volin, nella regione di Zhitomir in Ucraina, afferma che 40 famiglie hanno già chiesto formalmente alle autorità ceche di essere rimpatriate. Sempre secondo Snidevic, la situazione in Ucraina peggiora di giorno in giorno.
Il Cremlino ha infine annunciato sanzioni contro nove politici statunitensi: i senatori John McCain e Daniel Coats, il presidente della Camera dei rappresentanti John Boehner, Caroline Atkinson, viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, i consiglieri di Barack Obama Benjamin Rhodes e Daniel Pfeiffer, Harry Reid, leader della maggioranza democratica del Senato, Robert Menendez, presidente della commissione Esteri del Senato e la senatrice Mary Landrieu. “In risposta alle sanzioni annunciate dal governo degli Stati Uniti il 17 marzo 2014 contro alcuni alti funzionari e membri del Parlamento Federale russi, come “punizione” per il sostegno al referendum in Crimea, la Russia ha annunciato l’introduzione di sanzioni sulla base della reciprocità verso lo stesso numero di alti funzionari e legislatori statunitensi. Abbiamo ripetutamente avvertito che l’uso delle sanzioni è un’arma a doppio taglio per gli Stati Uniti“, ha detto il Ministero degli Esteri russo. “È inaccettabile e controproducente parlare con il nostro Paese in questo modo. Gli Stati Uniti continuano a credere ciecamente nell’efficacia di tali metodi, presi dall’arsenale del passato e non vogliono ammettere l’ovvio: che nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, i residenti di Crimea hanno democraticamente votato per la riunificazione con la Russia, e la Russia ha accettato e rispettato questa volontà. Non ci dovrebbe essere alcun dubbio che risponderemo in modo adeguato ad ogni ostilità“.
Gli USA hanno intanto preso nuove misure contro altri funzionari che secondo Washington supporterebbero le azioni del governo russo. Obama ha aggiunto una banca russa alla lista dei sanzionati. Il portavoce del governo degli Stati Uniti ha specificato che la nuova lista comprende 20 funzionari russi. Obama ha detto di aver firmato anche un nuovo ordine esecutivo che consente all’amministrazione statunitense di applicare sanzioni contro settori chiave dell’economia russa. Tuttavia, il presidente ha riconosciuto che l’applicazione di tali misure potrebbe avere un impatto negativo sull’intera economia mondiale. Inoltre, il documento permette d’introdurre misure punitive nei confronti di persone e organizzazioni che operano nell’interesse dell’industria militare della Russia, oltre che a fornire sostegno materiale alle persone incluse nella lista nera. A sua volta, Vitalij Katsenelson, CEO dell’Investment Management Associates, dice: “La comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, può mostrare il proprio sdegno, ma le opzioni si limitano a togliere l’amicizia alla Russia su Facebook o, nel peggiore dei casi, se le cose davvero degenerano, smettere di seguire la Russia su Twitter“. L’autore Simon Jenkins sul Guardian scrive “La Russia è ormai un serio attore economico, anche se non del peso della Cina. Ma non si tratta di Iraq, Afghanistan o Myanmar, piccoli Paesi poveri che i governi occidentali possono facilmente impoverire per soddisfare i loro capricci morali. La Russia può almeno rispondere con un certo grado di caos, come indicato nel memorandum trapelato (e sensibile) di Downing Street. La Germania, sempre punto di salute mentale nella diplomazia europea, si oppone chiaramente al taglio rapporti con la Russia sulla Crimea. I rapporti commerciali sono di totale interesse per l’Europa, ed a lungo termine ridurranno l’attrito tra Europa e Russia“. L’ex segretario alla Difesa USA Robert Gates, aveva detto, il 9 marzo, “Penso che i russi si riprenderanno un territorio che gli apparteneva, e non credo che la Crimea gli sfuggirà dalle mani“. Gates ha osservato che la questione non è se l’incursione russa in Crimea sia “aggressiva” o “illegittima”, ma se “qualcuno possa farci nulla“.
523596Il Parlamento PanAfricano (PAP) ha espresso sostegno alla posizione della Russia sulla Crimea, affermando che nessuno ha il diritto di ignorare la volontà del popolo di Crimea, espresso nel referendum in questione, ha dichiarato Mikhail Margelov, inviato speciale del presidente russo per la cooperazione con l’Africa e a capo del Comitato per gli affari esteri del Consiglio della Federazione. L’ex-Presidente del Ghana Jerry Rawlings “Ha dato il suo sostegno pieno e assoluto alla posizione della Russia in Crimea. I deputati lo hanno applaudito. Dopo di che, è venuto da me e mi ha stretto la mano. Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha detto lo stesso in una conversazione privata“. I deputati panafricani gli hanno detto che i giorni del mondo unipolare sono finiti perché la Russia era di nuovo forte: “Siete la nostra speranza“. Il Parlamento panafricano riunisce i 54 Paesi africani ed è l’organo legislativo principale dell’Unione Africana, i cui “deputati hanno sottolineato che nessuno può sfidare la volontà popolare espressa nel referendum e che nessuno ha cancellato il diritto delle nazioni all’autodeterminazione. I parlamentari africani hanno criticato l’occidente per la sua politica del doppio standard, che gli Stati africani subiscono. E’ di vitale importanza per essi che la Russia difenda i propri interessi nazionali. Questo è la mia maggiore impressione da questa sessione“, ha sottolineato Margelov. “Gli africani sono disposti a partecipare al St. Petersburg International Economic Forum. Se l’occidente decide di tagliare i rapporti con la Russia, siamo pronti a discutere su come orientarci verso l’Africa e continuare il dialogo che il presidente russo Vladimir Putin ha iniziato con i 20 leader africani a margine del vertice BRICS tenutosi in Sud Africa nel 2013. Gli africani ritengono che possiamo collaborare sul piano dell’economia e del commercio“. Le isole Malvinas sono sempre appartenute all’Argentina come la Crimea è sempre appartenuta alla Russia, ha detto a sua volta la Presidentessa dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, aggiungendo che la situazione in Ucraina dovrebbe essere risolta nel quadro di un negoziato politico. “Non si può essere d’accordo con l’integrità territoriale in Crimea e in disaccordo con l’integrità territoriale dell’Argentina. O si è d’accordo con tutti sull’integrità territoriale e il rispetto della sovranità e della storia di tutti i Paesi… rispettando gli stessi principi per tutti, o vivremo in un mondo senza legge, dove non c’è rispetto per ciò che diciamo, ma solo rapporti fondamentalmente brutali. Se non ha nessun valore il referendum in Crimea, a pochi chilometri dalla Russia, tanto meno l’ha in una colonia a 13000 chilometri di distanza“. Da questa duplice posizione, ha insistito la presidentessa dell’Argentina, riferendosi ai Paesi occidentali, “non si può continuare a cercare di presentarsi da garanti di un governo mondiale“.
Secondo Nikolaj Stolpkin, l’obiettivo principale dell’occidente, piaccia o no, è fermare l’avanzata della Cina indebolendo il suo principale alleato, la Russia, e la Siria e l’Ucraina vanno chiaramente in quella direzione. Non è un caso che l’area d’influenza della NATO in questi ultimi anni si sia progressivamente estesa. Cina e Russia, quindi, sono obbligate ad affrontare l’ingegneria geopolitica delle forze occidentali guidate dagli Stati Uniti in collaborazione con l’UE, volte al controllo assoluto delle fonti di energia. Non affrontandole, le proiezioni economiche future di Russia e Cina potrebbero essere pregiudicate, come è stato dimostrato in Iraq e Libia, e con il rallentamento economico che ha colpito Siria e Iran. Il motivo per cui  l’occidente non affronta direttamente Cina e Russia è dovuto solo ai forti interessi economici tra la Russia e l’Europa e tra Cina e USA-UE. Un segnale deciso di un confronto verso l’ingegneria geopolitica occidentale sarebbe lo sviluppo di un organo o struttura simile alla NATO, per proteggere gli interessi del blocco orientale e frenare l’avanzata di USA e UE sulle sue aree d’influenza. Cina e Russia sono chiamate a proseguire su questa strada se vogliono espandersi economicamente e soddisfare il loro crescente bisogno di energia. Vale lo stesso per i Paesi dalla grande mobilità economica (“emergenti“) che potrebbero essere ostacolati dal blocco occidentale (con attacchi militari o blocchi economici). Un’azione collettiva avrà un impatto maggiore che non l’azione di una sola potenza. Cina e Russia devono fornire maggiore sicurezza alle loro proiezioni e agire di slancio con i loro alleati. Il blocco capitalista per natura aspira al dominio nello scenario economico, pertanto non sarebbe illogico rispondere su tutto ciò che riguarda i propri interessi di blocco. Il blocco orientale deve agire in maniera collettiva come avviene presso il suo omologo, dovrebbe anche direttamente appropriarsi dei due cavalli da tiro dell’occidente nel legittimare le proprie azioni: l’uso del termine “comunità internazionale” e penetrazione multimediale orientale in occidente. L’Est, mentre cresce, ha il dovere di costringere l’occidente ad accettare il proprio declino economico.
Wang Yiwei, scrive sul Quotidiano del Popolo cinese, che l’Ucraina è il campo di battaglia finale della “guerra fredda”, e c’è la possibilità che la crisi attivi una seconda “guerra fredda”. Il braccio di ferro tra Russia e Paesi occidentali ci insegna quattro cose.
Il conflitto geostrategico conduce alla tragedia della politica delle grandi potenze: la crisi finanziaria ha causato un conflitto di civiltà, spingendo l’Ucraina sull’orlo della bancarotta e della frammentazione, creando un vuoto che ha fornito alle grandi potenze l’incentivo per immischiarsi negli affari dell’Ucraina.
La super-dipendenza dell’Ucraina dalla Russia, è il ventre molle della sua sicurezza nazionale: negli ultimi anni i Paesi occidentali sono riusciti a promuovere diversi cambi di regime. L’Ucraina è sull’orlo del default e del fallimento. L’eccessiva dipendenza economica dell’Ucraina dalla Russia è il ventre molle della sua sicurezza nazionale. I Paesi occidentali hanno approfittato di questo punto debole nel promuoverne il cambio di regime.
Il fallimento dei Paesi occidentali nel capire le lezioni del passato: il crollo dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda ha generato una certa compiacenza in occidente. Con l’ascesa del neo-conservatorismo e del neo-imperialismo, gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq e l’Afghanistan. Questi punti di stress sono il risultato dell’incapacità occidentale di comprendere le lezioni della storia.
I doppi standard dei Paesi occidentali ne dimostrano l’ipocrisia: alcuni Paesi occidentali sostennero il referendum sull’indipendenza della provincia autonoma di Kosovo e Metohija, ma ora obiettano sul referendum in Crimea. In passato hanno sostenuto il diritto all’autodeterminazione contro la sovranità, ora sostengono la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Tale doppiopesismo occidentale è interamente determinato da interessi”.
4BRICSPer Viktor Kuzmin, Russia e India hanno ricevuto l’inaspettata opportunità di aumentare notevolmente il commercio bilaterale. Le sanzioni economiche che gli Stati Uniti e l’Unione europea preparano contro la Russia costringeranno Mosca a riorientarsi verso l’Oriente. Nel 2012 la Russia tenne il vertice APEC a Vladivostok, gettando le basi per la cooperazione con le economie dei Paesi asiatici, e scambi di visite con Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Vietnam e altri Paesi della regione divenuti partner importanti. Queste iniziative contribuiranno a preservare la stabilità economica di Mosca. Inoltre New Delhi potrebbe diventare il principale beneficiario avendo Russia e India notevoli relazioni commerciali. Mosca sarà interessata ad una significativa intensificazione della cooperazione commerciale con Delhi, secondo Maksim Pleshkov, analista presso l’agenzia di rating RusRating. Il primo passo è stato la creazione di un gruppo di ricerca speciale, la CECA (Accordo di cooperazione economica globale), per studiare come aprire una zona di libero scambio tra l’India e l’Unione doganale. I suoi obiettivi sono la definizione del concetto di zona, la sua portata, le principali aree di negoziazione e le conseguenze economiche previste. L’India potrebbe essere interessata ai prodotti high-tech e alla tecnologia avanzata russe. Questo vale soprattutto per armi, navi, aerei, tecnologia missilistica e sviluppo congiunto di sistemi missilistici, così come la cooperazione nell’energia nucleare. A febbraio i due Stati hanno confermato i piani per incrementare la cooperazione nell’energia nucleare, per la costruzione di altre unità per il Kudankulam Nuclear Power Project (KNPP) e in altre regioni dell’India. Inoltre, l’India e la Russia firmeranno un accordo finalizzato alla costruzione di un gasdotto. Organizzazioni russe possono inoltre partecipare alla creazione e ricostruzione delle infrastrutture indiane, come autostrade, metropolitane, oleodotti e gasdotti. “Il settore dell’estrazione del carbone e l’industria meccanica indiane hanno un buon potenziale. Inoltre, l’India ha partecipato alla ricostruzione del porto commerciale di Novorossijsk, aziende farmaceutiche indiane hanno investito nel settore farmaceutico russo, così come nella lavorazione dei diamanti, nei tessuti, tè, tabacco e altri prodotti agricoli. Sullo sfondo della svalutazione del rublo, è possibile la crescita del commercio della Russia con i Paesi asiatici in molti segmenti dei beni di consumo“, afferma il Direttore Generale della Sovtransavtoekspeditsij Leonid Shljapnikov. La società russe possiedono una quota sostanziale del mercato di nichel, oro e platino: “limitando l’offerta di platino nel mercato possono danneggiare l’industria automobilistica europea, in quanto comporterà l’aumento dei costi delle componenti. E ci sarà un impatto positivo sul settore agricolo indiano, con la Russia che si concentrerà sull’esportazione di concimi minerali“. Nel 2012, il volume del commercio bilaterale ha raggiunto gli 11 miliardi e nel 2013 l’importazione dell’India di armi russe ha raggiunto i 4,78 miliardi di dollari. Un settore che attira l’India sono le armi intelligenti prodotte dalla russa Morinformsystem-Agat Concern.
Il 18 marzo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peshkov ha affermato che la Russia dovrebbe passare a nuovi partner in caso di sanzioni economiche dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, sottolineando che il mondo moderno non è unipolare e la Russia ha forti legami con altri Stati. Questi “nuovi partner” sono i BRICS, (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) che rappresentano il 42 per cento della popolazione mondiale e un quarto dell’economia mondiale. Un blocco dal peso globale. I Paesi BRICS sostengono il ruolo centrale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i principi del non-uso della forza nelle relazioni internazionali. Tuttavia, la cooperazione tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa va oltre gli aspetti politici, come dimostrato dal commercio dinamico e dai progetti in diversi settori. Oltre 20 iniziative di cooperazione nei Paesi BRICS sono attive. Ad esempio, a febbraio è stato raggiunto un accordo sulla cooperazione scientifica e tecnica in 11 campi, dall’aeronautica alla bio-nanotecnologie. Al fine di modernizzare il sistema economico globale è stata creata l’Alleanza borsistica dei BRICS e si lavora alla creazione di una banca di sviluppo per il finanziamento dei grandi progetti infrastrutturali. Mentre l’occidente cerca di colpire la Russia, questa è pronta a passare ad altri mercati, aumentando il volume degli scambi con i Paesi del BRICS. Infatti, la Russia acquista una notevole quantità di prodotti provenienti da Stati membri della NATO. Tuttavia la Russia intensifica i propri rapporti economici con il mondo in via di sviluppo. Durante l’ultimo anno, le relazioni tra la Russia e la Cina si sono sviluppate attivamente in vari ambiti. Nel 2013 hanno firmato 21 accordi commerciali, tra cui un nuovo accordo sulla fornitura di 100 milioni di tonnellate di petrolio alla cinese Sinopec. Nell’ottobre 2013, l’agenzia Xinhua ha anche riferito che i due governi avevano firmato un accordo per costruire una raffineria di petrolio a Tianjin, ad est di Pechino, mentre la Cina ha promesso 20 miliardi di dollari di investimenti nei progetti nazionali in Russia, come infrastrutture per i trasporti: autostrade, porti e aeroporti. Nel 2013 il volume degli scambi tra i due Stati ha raggiunto gli 89 miliardi di dollari, puntando ad arrivare ai 100 miliardi entro il 2015. Nel 2013 il maggiore produttore indipendente di gas naturale della Russia, Novatek, ha firmato un memorandum preliminare con la CNPC per vendere almeno 3 milioni di tonnellate di GNL all’anno. La Rosneft, per il 75 per cento di proprietà dello Stato, espande notevolmente i suoi progetti sul GNL concentrandosi sui mercati orientali, come il Giappone e la Cina. Nel 2014,  Russia e Cina hanno un’ampia agenda sulla cooperazione bilaterale, che comprende non solo commercio ma anche energia, costruzione di aeromobili, ingegneria meccanica, cooperazione militare e scientifica, turismo e rapporti culturali. I leader di Russia e Cina hanno anche deciso di preparare congiuntamente gli eventi per celebrare il 70° anniversario della vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese nel 2015. Un altro aspetto importante della cooperazione tra Russia, Cina e India riguarda l’Afghanistan, che potrebbe diventare un fattore importante per la leadership afgana dopo il ritiro degli Stati Uniti, oltre ad essere fondamentale per la sicurezza regionale di Russia, Cina e India. Un altro aderente ai BRICS, il Brasile esporta in Russia anche caffè, zucchero, succhi di frutta e alcool ed importa principalmente fertilizzanti. Ad esempio, nel 2012 la Russia ha comprato il 41 per cento della carne bovina dal Brasile. Mosca e Brasilia si sono impegnati a sviluppare la cooperazione globale in diversi altri settori. Ad esempio, nel dicembre del 2012 hanno firmato un trattato per la forniture di elicotteri russi al Brasile. Il volume totale degli scambi tra la Russia e il Brasile nel 2013 arrivava a 5,7 miliardi di dollari. L’indice commerciale nel gennaio 2014 aveva già raggiunto i 438,9 milioni dollari.
Non sarà razionale per Stati Uniti ed Unione europea isolare la Russia: la Russia è il maggiore produttore di petrolio e gas nel mondo; investe massicciamente nel mercato finanziario statunitense, di conseguenza, se la Russia decidesse di ritirare i suoi investimenti in risposta alle sanzioni occidentali, danneggerebbe seriamente l’economia degli Stati Uniti. Infine, il mercato russo è uno dei più grandi mercati di sbocco per le merci dell’UE. In caso di peggioramento delle relazioni tra la Russia e l’occidente, l’UE subirebbe danni permanenti con la cancellazione delle sue joint-ventures con la Russia.

0_0_1_brics_summitFonti:
English Russia
FBII
ITAR-TASS
Nsnbc
People Daily
Poder en la Red
RBTH
RussiaToday
RussiaToday
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
RIR
Russia Today
Russia Today
Voice of Russia
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Russia, Europa e geopolitica dell’energia

Eric Draitser New Oriental Outlook 25/02/2014

Dalla Siria a Sochi, dalla Polonia alle Pussy Riot, i conflitti diplomatici e geopolitici tra la Russia e l’occidente dominano i titoli dei giornali. Tuttavia, dietro questi problemi c’è la competizione economica fondamentale in cui inquadrare qualsiasi analisi delle politiche e dell’interazione tra i due.

20140220_ukr7Rifornire l’Europa
La posizione dominante della Russia nel mercato europeo dell’energia consolida la posizione di Mosca nel futuro dell’occidente, costringendo Washington e i suoi alleati ad affrontare il rivale orientale. Inoltre, è proprio la presenza di tale obbligo che accresce l’influenza della Russia in Europa e nel mondo, influenza che suscita la continua propaganda russofoba sui media e la cultura popolare occidentali. Fin dai primi anni del periodo post-sovietico, la Russia ha accresciuto costantemente le esportazioni di energia, passando alla posizione attuale di maggiore fornitore di petrolio e gas dell’Europa. Con circa un terzo delle importazioni europee di petrolio e di gas dalla Russia, il loro rapporto economico è diventato di primaria importanza per entrambe le parti. L’Europa è fortemente dipendente dalla Russia nel rifornire produzione e consumatori, mentre la Russia impiega le entrate di petrolio e gas per l’Europa per finanziare sviluppo e diversificazione dell’economia. Da quando questo rapporto è sbocciato negli ultimi dieci anni, le due parti hanno lavorato per cementare ulteriormente questa relazione, nonostante la resistenza politica di Stati Uniti e di molti in Europa. Lo sviluppo del gasdotto russo Nord Stream, ufficialmente inaugurato nel 2011, ha ulteriormente radicato la Russia a principale fornitore di energia per il Nord Europa, in particolare per la potenza industriale della Germania. Il gasdotto Nord Stream trasporta circa 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno sotto il Mar Baltico, in Germania e nel resto d’Europa. Il Nord Stream, visto da molti come mossa necessaria della Russia per diversificare la propria infrastruttura di distribuzione energetica per evitare la dipendenza totale dall’Ucraina, ha aumentato la leva della Russia nelle relazioni con l’Europa. Inoltre crea un flusso di entrate affidabile per Mosca, che dal 2000 ha promesso di usare i proventi delle esportazioni energetiche per diversificare l’economia da una puramente “petro-economica”. Tuttavia, non c’è solo il Nord Stream. La Russia costruisce un gasdotto complementare, il South Stream, che farà per l’Europa meridionale ciò che il Nord Stream ha fatto per il Nord. Il South Stream, che ufficialmente sarà attivato il prossimo anno, farà della Russia l’attore dominante nelle esportazioni verso Mediterraneo ed Europa centrale. Il South Stream dovrebbe trasportare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, divenendo uno dei maggiori gasdotti del mondo. Visto sullo sfondo della perdurante crisi economica continentale, la Russia è un partner commerciale ancora più attraente per i Paesi spinti dalla necessità di riconquistare una parvenza di crescita economica. Naturalmente, questi due gasdotti non sono l’unica infrastruttura energetica critica europea controllata dalla Russia. Attualmente la Russia vende ancora una grande quantità di gas nel continente attraverso il suo partner recalcitrante, l’Ucraina, la cui rete di gasdotti risale all’epoca sovietica. La tela di gasdotti ucraini, in con-proprietà con l’operatore russo della pipeline bielorussa Beltransgaz, permette a Mosca di consolidare una posizione dominante nel mercato europeo, terrestre e sottomarino. Naturalmente l’occidente, gli Stati Uniti in particolare, vede tale rapporto reciprocamente vantaggioso tra UE e Russia come una minaccia all’egemonia geopolitica di Washington sull’Europa. Per questo motivo, una serie di misure sono state adottate dai governi e dalle multinazionali occidentali per minare il predominio energetico della Russia.

Il controllo dell’influenza russa
La crescita della posizione dominante energetica della Russia è una grave preoccupazione per l’establishment politico degli Stati Uniti e dell’Unione europea che riconoscono che, lasciata incontrollata, la forza politica ed economica di Mosca indebolirebbe seriamente la posizione strategica dell’occidente. Quindi, alla luce di questo fatto inequivocabile, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno intrapreso numerosi progetti di gasdotti volti a compensare la crescita della Russia. Forse il più ambizioso di tali progetti occidentali è il gasdotto Nabucco, destinato a portare energia in Europa dall’Iraq, così come dalla regione del Caspio, attraverso la Turchia. Il Nabucco è stato incluso nel gasdotto trans-anatolico (TANAP), assieme a numerosi altri progetti più piccoli, tutti complessivamente considerati un progetto coerente. Inoltre, il gasdotto trans-adriatico, che dovrebbe portare gas in Europa attraverso la Grecia, viene considerato nell’equazione per una maggiore diversificazione. I recenti sviluppi politici, economici e diplomatici hanno reso il progetto  Nabucco irrealizzabile. Ciò ha spinto le società energetiche e i governi occidentali a promuovere invece una versione ridotta del progetto, denominato Nabucco West, che porterebbe il gas dalla Turchia all’Europa, fermandosi in Austria. Inoltre, la compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaigian (Socar) ha completato 1200 km di nuovi gasdotti attraverso la repubblica ex-sovietica (e attuale alleata NATO) Georgia, portando a speculare sull’ulteriore diversificazione delle infrastrutture. In particolare, gli esperti considerano l’espansione del gasdotto georgiano come segno che il sospeso progetto trans-Caspio, che trasporterebbe gas del Caspio dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, potrebbe eventualmente essere riavviato. In sostanza, tutti questi progetti vengono interpretati come il tentativo più serio dell’Europa per diversificare le forniture di gas riducendone la dipendenza dalle importazioni russe. In particolare, Nabucco e gli altri erano intesi a sovvertire l’influenza del gasdotto South Stream. Naturalmente, non si tratta solo di ridurre la dipendenza dalla Russia, ma piuttosto di fare leva su Mosca su una serie di conflitti geopolitici.

Concorrenza energetica e “Grande Scacchiere”
Ogni conflitto geopolitico tra Russia e occidente ha una dimensione energetica. Il conflitto attuale in Ucraina può essere compreso, almeno in parte, come lotta per il controllo delle importanti  infrastrutture gasifere. All’apice, nell’ultimo decennio, i gasdotti ucraini rappresentavano quasi l’80% dei rifornimenti di gas dalla Russia all’Europa. La controversia sul gas tra Russia e Ucraina del 2009, mise in netto rilievo quanto sia importante il gas nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi e, forse ancor più quanto l’Ucraina sia fondamentale per i proventi delle esportazioni della Russia. Questo conflitto, e altri che lo precedettero, fu una delle principali motivazioni per la costruzione di Nord Stream e South Stream. L’attuale crisi politica in Ucraina dovrebbe essere parzialmente dettata dalla concorrenza economica tra Europa e Russia sull’Ucraina. L’accordo di partenariato UE che il presidente ucraino Janukovich ha respinto, era specificamente progettato per essere “esclusivo”, costringendo l’Ucraina a schierarsi o con la Russia o con l’Europa, mettendo il governo in una posizione insostenibile. La crisi in questo Paese è il risultato diretto di tali misure economiche provocatorie.
La guerra in Siria, e la conseguente situazione di stallo diplomatico tra Russia ed occidente, è anche in parte dovuta a questioni energetiche. I primi giorni del conflitto in Siria coincisero con la firma per la cosiddetta “Pipeline islamica”, un gasdotto che avrebbe trasportato gas iraniano e iracheno nel Mediterraneo, e successivamente all’Europa attraverso la Siria. Naturalmente, un tale sviluppo sarebbe stato un assalto diretto all’egemonia del gas del Qatar e delle monarchie del Golfo. Visto in questo modo, il finanziamento e l’armamento continui da Qatar e Arabia Saudita dei gruppi terroristici in Siria sono il tentativo di tali monarchie d’impedire qualsiasi violazione ai loro proventi europei del gas. Naturalmente la Russia, il cui accesso al mercato europeo è sicuro grazie a Nord Stream e South Stream, aiuta Damasco, suo ultimo alleato in Medio Oriente, nel tentativo di bloccare ciò che può essere visto solo come il tentativo di distruggere la Siria stessa. Altri sviluppi nel settore dell’energia complicano ulteriormente tali problemi. La recente scoperta di giacimenti di gas al largo delle coste israeliane nel Mediterraneo orientale, fornisce ulteriori motivazioni alle potenze USA-NATO per destabilizzare gli interessi russi e strappare il controllo dei principali alleati russi da Mosca. La voce di un possibile gasdotto Israele-Turchia sarebbe intesa come ennesimo tentativo di minare il predominio del gas russo. Naturalmente, le tanto propagandate “Shale Revolution” e fratturazione idraulica (conosciuta come “fracking“), ha portato tutti gli attori, anche la Russia, a rivalutare i loro piani energetici strategici e ad esaminare tutte le opzioni possibili per il futuro prossimo e a medio termine.
L’uscita della Russia dai giorni bui dei primi anni ’90 è dovuta ampiamente alle sue esportazioni energetiche. Il continuo sviluppo economico e il conseguente sviluppo politico e militare, rappresentano una minaccia all’egemonia USA-NATO in Europa e nel mondo. E’ questa minaccia che le potenze occidentali cercano di affrontare con varie forme di hard e soft power. Il famigerato “scudo antimissile” in Europa orientale, la guerra in Siria, la crisi in Ucraina e molte altre questioni, sono tutti fattori di tale grande contrasto. Inoltre, i media occidentali continuano a condurre una guerra di propaganda incessante per demonizzare la Russia. Apparentemente, il carattere russofobo di tali attacchi viene decorato dalla retorica dei diritti umani e della libertà. Tuttavia, queste premesse sono mera copertura del tentativo ben orchestrato di manipolare l’opinione pubblica per farle credere che, come durante la Guerra Fredda, la Russia è il nemico, e USA-NATO rappresentano le forze del bene. Come al solito, i servili media aziendali obbediscono alla politica estera USA-NATO. Per tutti questi motivi, appare chiaro che la battaglia per l’influenza continua più furiosa che mai. La scacchiera geopolitica è ancora una volta al centro della scena, e sotto di essa, l’energia e gli oleogasdotti sono la forza trainante.

Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org, opinionista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia punta al petrolio della Siria nel Mediterraneo orientale

F. William Engdahl, RussiaToday, 20 gennaio 2014 – Nsnbc

La guerra per il controllo della Siria, che in realtà attualmente riguarda contemporaneamente anche altro, ha una forte motivazione nella guerra occulta su chi controllerà i giganteschi giacimenti di petrolio e gas scoperti recentemente nella regione.

oil_gas_pipelines_mapOra la Russia ha appena stipulato un importante contratto con il governo siriano. Ciò avviene dopo che il presidente Obama ha brillantemente trovato il modo di salvare la faccia tirandosi fuori da un’indesiderata azione militare contro la Siria concordando un accordo con il presidente siriano Bashar Assad per rimuovere dal Paese le armi chimiche. Indipendentemente dal fatto che Assad resti il presidente, la Russia detiene i diritti di esplorazione e sviluppo di una parte importante delle acque al largo della Siria. Il 25 dicembre il ministro del Petrolio siriano Sulayman Abu Mazin, a nome del governo siriano, firmava un contratto di 25 anni con la società russa SojuzNefteGaz per la prospezione petrolifera nelle acque territoriali del Paese mediorientale sul Mediterraneo. SojuzNefteGaz è guidata dall’ex ministro dell’energia russo Jurij Shafranik, e il suo principale azionista è la Banca centrale della Russia. Fu fondata nel 2000 “per rafforzare la cooperazione economica con i Paesi dell’ex Unione Sovietica, del Medio Oriente e del Nord Africa”, secondo RIA Novosti. Ha anche piani in Iraq e Uzbekistan. L’accordo siriano fa parte della strategia regionale a lungo termine di Putin, in altre parole. Il nuovo accordo copre un’area di 2188 chilometri quadrati che si estende a sud della città di Tartus, dove la Russia ha anche la sua unica base navale nel Mediterraneo. I diritti si estendono fino a Banias e a circa 45 miglia nella zona economica esclusiva siriana sul Mediterraneo. La società russa è coinvolta da numerosi anni nei progetti petroliferi onshore in Siria. L’assalto all’energia nel Mediterraneo. Con il passo per sviluppare il potenziale energetico offshore della Siria, la Russia rafforza la propria rapida e veloce corsa a sviluppare ciò che si stimano essere giacimenti di idrocarburi paragonabili a più regioni delle dimensioni dell’Arabia Saudita. Uno sguardo sulla mappa della regione sarebbe rivelatrice. Da quando si è scoperto la presenza significativa di gas al largo, nel 2010, Israele è divenuto un importante attore nello sviluppo degli idrocarburi nel Mediterraneo orientale, come anche Cipro, che s’è visto confermare dei propri significativi giacimenti di gas, mentre l’esplorazione off-shore del Libano è stata interrotta (cosa comoda per certi rivali), dalla guerra in Siria, come anche l’esplorazione su petrolio e gas della Siria.
Nel 2009, l’emiro del Qatar si recò a Damasco per negoziare un accordo con il Presidente Bashar Assad sul gasdotto del Qatar dall’enorme giacimento di gas offshore North Dome, contiguo con il giacimento di South Pars nelle acque iraniane del Golfo Persico e condiviso tra i due Paesi. Il giacimento South Pars/North Dome è il più grande giacimento di gas del mondo, condiviso tra Iran e Qatar. Il Qatar, è già il più grande produttore di gas naturale liquefatto (GNL) del mondo, diretto soprattutto al mercato asiatico, ma che vuole avere accesso diretto al fiorente mercato del gas europeo. La proposta del Qatar ad Assad era costruire un gasdotto che trasportasse il gas del Qatar attraverso Siria e Turchia, stretto alleato del Qatar. Assad rifiutò citando le forti relazioni energetiche della Siria con la Russia. Nel marzo 2011, Assad firmò un accordo su un altro gasdotto: questa volta con l’arcinemico del Qatar, l’Iran. Il Qatar è fondamentalista sunnita ed ospita i radicali Fratelli musulmani. L’Iran è fondamentalista sciita e l’Iraq è governato da un primo ministro sciita. Sia l’Iran che l’Iraq appoggiano Assad nella guerra per il controllo della Siria. Il gasdotto iraniano collegherebbe il suo giacimento del Golfo Persico al Mediterraneo attraversando Iraq e Siria. Non appena s’è asciugato l’inchiostro per il gasdotto Iran-Iraq-Siria, una guerra terroristica su vasta scala, finanziata dal Qatar per miliardi di dollari, è esplosa in Siria. Ora la Russia è intervenuta, dopo il fallimento di Qatar, Arabia Saudita e Turchia nel rovesciare il regime di Assad e sostituirlo con un regime fondamentalista wahabita saudita o uno fondamentalista salafita dei Fratelli musulmani, che  avrebbero concluso accordi con Arabia Saudita o Qatar, e non con la Russia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ungheria afferma l’indipendenza energetica con South Stream

Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc

Negli ultimi colloqui a Budapest, il primo ministro ungherese Viktor Orbán e l’amministratore delegato di Gazprom Aleksej Miller hanno annunciato che la costruzione di South Stream in Ungheria avrà inizio ad aprile 2015. “Vorremmo vedere il South Stream sul territorio dell’Ungheria”, ha detto Orban. “E’ assai meglio che passi dal Paese piuttosto che lo scavalchi.” Il completamento di un fitto calendario indica la speranza che entrambe le parti prendano seriamente l’impegno nel progetto.

656E9577-ADA4-4F92-BE30-BD4A88C1B598_w640_r1_sLa decisione di Budapest può essere il “colpo finale” al ritardato gasdotto Nabucco, scrive Bloomberg. Il segretario di Stato ungherese per gli affari energetici, Pál Kovács, è stato laconico quando ha parlato del Nabucco quale potenziale alternativa: “Prima di tutto, la società internazionale Nabucco non ha fatto tutto ciò che poteva per garantirne il successo. Devo sottolineare che apparentemente dieci anni non sono abbastanza per adottare un concetto realistico e competitivo; durante tale periodo hanno solo stancato tutti e raccolto tasse e stipendi impressionanti, ma dopo dieci anni abbiamo un quadro più chiaro“. A questo punto, South Stream è l’unica via praticabile per l’Ungheria nel consolidare la propria posizione regionale come centro di transito. Il South Stream Transport di Ungheria, una joint venture al 50%  tra Gazprom e l’azienda elettrica statale (MVM) ungherese, ha deciso di terminare la costruzione a tempo di record. Le parti hanno convenuto l’accelerazione di progettazione e lavoro di indagine, nonché pianificazione e valutazione dell’impatto ambientale sul tratto ungherese di 229 chilometri del South Stream. Le prime forniture di gas russo sono attese già per il 2017. Il Ministero dello Sviluppo Nazionale ungherese ha affermato, “il governo farà tutto quanto in suo potere per eliminare ogni ostacolo alla realizzazione del gasdotto South Stream e all’adozione di una soluzione accettabile per tutte le parti.” In altre parole, l’ambiente in Ungheria è maturo per l’investimento. La cooperazione energetica sarà sicuramente all’ordine del giorno durante la visita di Viktor Orbán a Mosca. Le due nazioni  trattano l’aggiornamento della centrale nucleare ungherese, per cui la Russia fornirebbe un prestito di 10 miliardi di euro. Tuttavia, al centro vi sarà il South Stream. Il ministro dello Sviluppo Zsuzsa Németh ha spianato la strada ai colloqui. A novembre, in una conferenza dal titolo “South Stream: l’evoluzione di una pipeline”, ha dichiarato che tutte le soluzioni energetiche ungheresi seguono la politica energetica dell’Unione europea, al fine di garantire forti partnership a lungo termine.
La Russia gode dello status unico d’importante partner strategico dell’Ungheria nelle questioni energetiche. Al fine di accelerarne coordinamento e attuazione, il governo ungherese ha dichiarato che South Stream è un progetto di particolare importanza per l’economia nazionale. Nel 2008, l’allora primo ministro Ferenc Gyurcsány e Vladimir Putin firmarono un accordo per la partecipazione dell’Ungheria al progetto del gasdotto russo. E nell’estate del 2010, Orbán e il suo partito Fidesz improvvisamente sostennero politicamente l’accordo con la Russia. Il primo ministro dell’Ungheria utilizza una retorica dura in politica interna, ma sembra capire l’importanza di adottare un approccio su più fronti e per diversificare le forniture di gas. Tale politica non è rara in Europa orientale.
South Stream può mancare del pieno sostegno dell’UE, ma i più importanti attori regionali come l’Austria, lo vedono quale pietra angolare della sicurezza energetica europea. Ad esempio, Deutsche Welle ha notato che Gerhard Mangott, professore di scienze politiche presso l’Università di Innsbruck e noto consigliere politico, ritiene discutibile la posizione critica dell’UE verso South Stream. Secondo il prof. Mangott, il progetto South Stream difatti aumenta la sicurezza energetica dell’UE. “Non è questione di gas supplementare e di maggiore dipendenza dalla Russia, si tratta di un oleodotto alternativo più moderno e solido.” Fino a poco tempo prima la Commissione europea non aveva obiezioni sui piani per l’indipendenza energetica dell’Ungheria.  Nel suo discorso del 2011 sul South Stream, il commissario UE per l’energia promise che “La commissione europea non imporrà alcun irragionevole o ingiustificato requisito amministrativo o regolamento sul South Stream e agirà lealmente.” Ma oggi i rapporti tra Budapest e Bruxelles sono tesi. Il governo sovrano dell’Ungheria viene ritratto dai media dell’UE come la peste della comunità. Si può solo sperare che la Commissione europea rispetti la politica energetica sovrana dell’Ungheria, perché ha un approccio competitivo e un ambiente imprenditoriale assai trasparente  secondo i parametri del libero mercato dell’UE. In non piccola misura la stessa Unione europea ha bisogno del gas della Russia per diversificare le forniture e avere combustibile pulito per riattivare la propria industria. In tali condizioni, è controproducente gravare un progetto d’interesse per tutti con una burocrazia inutile. Ancora peggio, la burocratizzazione (o meglio eurocratizzazione?) del South Stream sembra correlata con la controversa strategia di Bruxelles verso Kiev. Di conseguenza, la Commissione europea cambia posizione sul contratto per il più grande progetto infrastrutturale del continente a seconda gli impulsi della politica estera. E’ lecito supporre che la “mano invisibile” del mercato europeo sia stata offesa dal fallimento di Kiev?

Hungary_map_southstreamTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Storia della British Petroleum

Dean Henderson 18 dicembre 2013

bpNel 1872 il barone inglese Julius du Reuter ebbe la concessione esclusiva per 50 anni di estrarre e commercializzare in Persia, dal Trono del Pavone, la monarchia del Paese. Nel 1921 il governo inglese insediò Shah Mohammed Reza Khan con un golpe di palazzo. Con il suo burattino al potere, la compagnia di du Reuter, uno dei tentacoli più importanti dell’impero inglese, si mise a sfruttare le ricche riserve di petrolio dell’Iran. L’Anglo-Persian Oil Company crebbe rapidamente, prima cambiando il suo nome in Anglo-Iranian Oil, e poi divenendo British Petroleum (BP). Durante gli ultimi due decenni del 20.mo secolo, la BP accelerò l’espansione mondiale, assorbendo Britoil e Standard Oil of Ohio negli anni ’80, e poi inghiottendo Amoco e Atlantic Richfield (ARCO) alla fine degli anni ’90. Nel 1991, la Russia traeva 13 miliardi di dollari dalle esportazioni di petrolio. Nel 1992, il fantoccio del FMI Boris Eltsin annunciò che la Russia, leader mondiale del petrolio, con 9,2 miliardi di barili/giorno, sarebbe stata privatizzata. Il sessanta per cento dei giacimenti siberiani della Russia non era mai stato sfruttato. Nel 1993 la Banca Mondiale annunciò un prestito di 610 miliardi di dollari per modernizzare l’industria petrolifera russa, il più grande prestito nella storia della banca. La Banca Mondiale, controllata dall’International Finance Corporation, acquisì le azioni in diverse società petrolifere russe e diede un ulteriore prestito alla Conoco della famiglia Bronfman, per l’acquisto della Siberian Polar Lights Company.
Il mezzo principale del controllo bancario internazionale sul petrolio russo fu la Lukoil, inizialmente con il 20% di BP e Credit Suisse First Boston. Una manciata di oligarchi sionisti russi con passaporto israeliano, noti collettivamente come la mafia russa, possedeva il resto della Lukoil, La collaborazione dei Quattro Cavalieri nel sfruttare petrolio e gas del Paese trascinò quantità impressionanti di capitale. Tra questi Sakhalin I, una joint venture di 15 miliardi di dollari dell’Exxon Mobil, e Sakhalin II, un affare di 10 miliardi di dollari della Royal Dutch/Shell comprendente Mitsubishi, Mitsui e Marathon Oil quali partner. Lo sfruttamento siberiano fu ancora più grande. RD/Shell fu partner al 24,5% di Uganskneftegasin, che controllava un enorme giacimento di gas naturale siberiano. A Prjobskoe, la BP Amoco gestiva un progetto da 53 miliardi di dollari, mentre a Timan Pechora, sul Mar Glaciale Artico, un consorzio composto da Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e dalla norvegese Norsk Hydro, creò una joint venture da 48 miliardi di dollari. Nel novembre 2001, l’Exxon Mobil annunciò l’intenzione di investire altri 12 miliardi di dollari su un progetto su petrolio e gas nell’Estremo Oriente russo, mentre RD/Shell annunciò altri 8,5 miliardi dollari di investimenti nelle sue concessioni sull’isola Sakhalin. BP Amoco fece proclami simili. Nel 1994 Lukoil estrasse 416 milioni di barili di petrolio diventando così il quarto più grande produttore mondiale dopo RD/Shell, Exxon Mobil e la relativa proprietà BP Amoco. I suoi 15 miliardi di barili di riserve di greggio erano secondi al mondo solo a Royal Dutch/Shell. Lukoil possiede anche il 26% del porto strategico russa sul Mar Nero di Novorrossijsk.
Il Caucaso sovietico, con l’incoraggiamento dell’intelligence occidentale, ben presto venne diviso dalla Russia. La mappa dell’Asia centrale fu ridisegnata con Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Armenia, Azerbaigian, Ucraina e Georgia che dichiararono la propria indipendenza. La privatizzazione dell’industria petrolifera venne rapidamente annunciata in queste nuove repubbliche dell’Asia centrale, confinanti con i vasti giacimenti di petrolio e di gas del Mar Caspio. Già nel 1991, Chevron ebbe colloqui con il Kazakhstan. Le repubbliche dell’Asia centrale subito divennero i maggiori beneficiari degli aiuti dell’USAID, così come dei prestiti di Exim Bank, OPIC e CCC. Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakhstan furono particolarmente favoriti, dato che questi Paesi, insieme a Iran e Russia, si affacciano sul Mar Caspio. L’Istituto del libero scambio e le Camere di commercio degli Stati Uniti invitarono funzionari kazaki a studiare le arti più sottili del capitalismo globale. I Quattro Cavalieri si mossero in fretta, con Chevron Texaco che rivendicava il premio più grande, i 20 miliardi di dollari del giacimento Tenghiz, insieme a quello di Korolev. L’Exxon Mobil firmò un accordo per sviluppare una concessione offshore sul Mar Caspio. Tengizchevroil ottenne il 45% da Chevron Texaco e il 25% da Exxon Mobil. Bush il minore, e l’agente dell’NSA e poi segretaria di Stato Condaleeza Rice, esperta di Asia centrale, sedettero nel CdA di Chevron, accanto all’ex-segretario di Stato di Reagan e insider della Bechtel George Schultz, nel 1989-92. Condie più tardi diede il suo nome a una petroliera della Chevron.
Oltre il Mar Caspio, l’Azerbaigian ricevette centinaia di milioni di dollari in aiuti statunitensi. BP Amoco guidò un consorzio di sette giganti del petrolio che riversarono 8 miliardi di dollari per sviluppare tre concessioni al largo della costa della capitale azera Baku, l’ex campo base di Big Oil nella regione prima che i bolscevichi vincessero nel 1917. BP Amoco e Pennzoil (oggi della Royal Dutch/Shell) presero il controllo della compagnia petrolifera dell’Azerbaigian, il cui consiglio di amministrazione comprendeva l’ex-segretario di Stato di Bush Sr., James Baker. Nel 1991 il super-spettro dell’Air America Richard Secord si presentò a Baku sotto la copertura della MEGA Oil. Secord & Co. fornivano addestramento militare ed armi israeliane, passavano “pacchetti marroni pieni di contanti” e spedirono oltre 2000 mercenari islamisti dall’Afghanistan con l’aiuto del sostenitore dei taliban Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afgana inondò Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che i 184 laboratori di eroina scoperti dalla polizia a Mosca, nel 1991, “erano gestiti da azeri, che utilizzavano il ricavato per acquistare armi per la guerra dell’Azerbaijan contro l’Armenia per il Nagorno-Karabakh“. Una fonte dell’intelligence turca afferma che Exxon Mobil era dietro il colpo di Stato del 1993 contro il presidente eletto Abulfaz Elchibey. Gli islamisti di Secord vi parteciparono, mentre Usama bin Ladin istituì una ONG a Baku, quale base per attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Venne nominato il più flessibile presidente azero Heidar Aliev che nel 1996, per volere del presidente dell’Amoco, fu invitato alla Casa Bianca ad incontrare il presidente Clinton, il cui agente dell’NSA Sandy Berger deteneva 90.000 dollari di titoli dell’Amoco (ora BP).
Nel 2003 il dipartimento della Difesa propose un corso per l’addestramento militare da 3,8 milioni dollari all’Azerbaigian, nell’ambito della guerra al terrore. Più tardi, ammise che servivano a proteggere l’accesso al petrolio degli Stati Uniti. Come ha indicato l’autore Michael Klare, “Lentamente ma inesorabilmente, l’esercito statunitense si converte nel servizio globale di protezione del petrolio“. Con i Quattro Cavalieri saldamente aggrappati ai giacimenti del Mar Caspio, nacque il Caspian Pipeline Consortium. La Chevron Texaco si prese una quota del 15% e gli altri tre Cavalieri e la Lukoil, controllata da BP, si spartirono il resto. Il gasdotto del Caspio fu costruito da Bechtel in partnership con GE e Willbros Group. Il gasdotto iniziò a trasferire petrolio e gas dal novembre del 2001, appena due mesi dopo l’11 settembre. L’amministrazione Bush poi ancora più tranquillamente, programmò una serie di ulteriori pipeline dal Mar Caspio per completare la linea Tenghiz-Mar Nero. L’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan fu costruito da un consorzio dei Quattro Cavalieri guidato da BP Amoco. Lo studio legale che rappresentava il consorzio BP era della famiglia di James Baker, la Baker Botts. Il gasdotto BP Amoco attraversa la Georgia, passando per la sua capitale Tblisi. Nel febbraio 2002, gli Stati Uniti inviarono 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia, per “consolidare il nostro terrorismo“. Piuttosto ironico dato che nel settembre 2002 il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov accusò la Georgia, fedele alleato degli Stati Uniti, di ospitare ribelli ceceni. Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Schevardnadze fu costretto a dimettersi con una rivoluzione incruenta. Secondo un articolo dell’11 dicembre 2003 sul sito del Partito Socialista Mondiale (WSWS), la CIA appoggiò i golpisti. Nel settembre del 2004 centinaia di bambini di una scuola russa furono uccisi quando i separatisti ceceni occuparono il loro edificio. Il presidente russo Vladimir Putin disse dell’incidente, “Certi ambienti politici occidentali vogliono indebolire la Russia, proprio come i romani volevano indebolire Cartagine“, accusando “servizi segreti stranieri” di complicità negli attentati. Il suo consigliere Aslanbek Aslakhanov andò oltre, affermando sul notiziario russo di Canale 2, “Questi uomini avevano colloqui non con la Russia, ma con altri Paesi. Erano al guinzaglio. I nostri sedicenti amici hanno lavorato per decenni per smembrare la Russia… (sono i burattinai) e finanziano il terrorismo.” KM News Russia titolò “Il sequestro del scuola è stato pianificato a Washington e Londra“.
La Lukoil, controllata da BP, incarna la corruzione dilagante in Russia dal crollo sovietico. La corruzione è una caratteristica normale delle offerte di Lukoil. La società diede un jet di lusso al sindaco di Mosca, al capo della Gazprom (monopolio del gas statale) e al presidente del Kazakhstan Nazarbaev. Secondo Kurt Wulff dell’impresa di investimento petrolifero McDep Associates, i Quattro Cavalieri si scatenarono nei loro nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, osservando un aumento delle attività nel 1988-94 così: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. I Quattro cavalieri raddoppiarono il loro patrimonio collettivo in sei anni, mentre la Russia cadde in due decenni di povertà.

84-bpNel 1928 Sir John Cadman della BP tenne una piccola riunione nel suo castello di Achnacarry in Scozia. Erano presenti Sir Henry Deterding della Royal Dutch/Shell, un accanito sostenitore di Adolf Hitler, Walter Teagle della Exxon, che in seguito inviò sostanze chimiche ai nazisti, e William Mellon della Gulf Oil, ora parte dell’abominio ChevronTexaco. L’accordo di Achnacarry divise le riserve mondiali di petrolio tra i Quattro Cavalieri. BP e Shell, la fazione Rothschild dei Cavalieri, si presero l’Iraqi Petroleum Company e il Consorzio iraniano, mentre Exxon, Mobil, Chevron, Texaco e Gulf Oil, l’ala Rockefeller dei Cavalieri, si presero la Saudi Aramco. Nel 1949 BP e RD/Shell controllavano il 52% del petrolio del Medio Oriente, mentre i Cavalieri statunitensi ne controllavano il 42%. Nel 1931-1933 questo cartello tagliò spietatamente il prezzo del greggio East Texas da 98 centesimi a barile a 10, rovinando molti produttori indipendenti del Texas. Coloro che sopravvissero furono messi sottoposti a un rigoroso regime di quote di produzione, esistente ancora oggi. Nel frattempo, il Cartello trasferì le sue operazioni nei pascoli dal lavoro a buon mercato del Medio Oriente, licenziando migliaia di lavoratori del petrolio degli Stati Uniti in Texas e Louisiana. I contribuenti statunitensi finanziarono le guerre in Medio Oriente a beneficio di questi baroni del petrolio, da allora. Se si vuole incolpare qualcuno della nostra dipendenza dal petrolio straniero, la colpa è della BP e dei suoi amici del Cartello.
La BP Amoco acquistò poi l’Arco nel 1999, divenendo proprietaria del 72% dell’Alaskan Pipeline. Alla fine del 1998, una serie di email della BP rivelò i piani a “breve termine sul mercato della West Coast“, per deviare il petrolio dagli Stati Uniti in Asia. L’azienda voleva creare “un’insurrezione sulla West Coast” e ricattare i consumatori degli Stati Uniti. Alla fine del giugno 2006, BP fu accusata di cercare di accaparrarsi il mercato del propano statunitense. La BP è anche uno dei produttori di bauxite più grandi al mondo, con grandi miniere in Giamaica. La BP s’interseca con i CdA delle compagnie finanziarie inglesi più vecchie, quali Hudson Bay, Kleinwort Benson, Jardine Matheson, HSBC e P&O Nedlloyd Shipping, l’operatore portuale più grande del mondo. Deutsche Bank, controllata dalla famiglia Warburg, JP Morgan Chase e Wells Fargo ne sono i maggiori azionisti, insieme ai Rothschild e ai reali europei. La British Petroleum, precedentemente nota prima come Anglo-Persian Oil e poi Anglo-Iranian Oil, ideò l’operazione Ajax nel 1953, impiegando agenti della CIA, del Mossad israeliano e dell’M16 inglese per rovesciare il governo iraniano democraticamente eletto di Muhammad Mossadegh. Tale evento è alla base dell’attuale tensione USA/Iran. In Colombia, la BP è implicata nel finanziamento degli squadroni della morte di destra, che terrorizzano quella nazione. Alla fine degli anni ’90, la BP ebbe la quota di maggioranza della compagnia petrolifera russa Lukoil, già nazionalizzata. Le attività di BP quadruplicarono, mentre la Russia veniva derubata delle sue risorse petrolifere e subiva una grave crisi finanziaria. E fu la BP che scaricò ai contribuenti degli Stati Uniti le sue passività, ripulendosi dei titoli tossici attraverso la sua controllata Arco di Milltown, MT, quando quel settore gravemente inquinato divenne un Superfondo.
La BP è una delle quattro compagnie petrolifere giganti che controllano l’industria petrolifera mondiale dal grande pennacchio di gas fiammeggiante. Nel mio libro, Big Oil e i suoi Banchieri nel Golfo Persico… li chiamo I Quattro cavalieri: BP Amoco, ExxonMobil, Chevron Texaco e Royal Dutch/Shell. Dopo decenni di fusione-mania, i Quattro Cavalieri, di proprietà in gran parte delle famiglie Rockefeller e Rothschild e della nobiltà europea, non solo hanno integrato verticalmente l’industria petrolifera, ma hanno anche integrato orizzontalmente l’intero settore energetico, dato che sono anche i più grandi proprietari di carbone, metano e gas naturale del pianeta. La BP ha il più grande impianto offshore di tutto il mondo. Riguardo la politica energetica degli Stati Uniti, è il momento di spezzare Big Oil e lanciare una società energetica statunitense nell’ambito del dipartimento dell’Energia, incentrata sulla produzione di energia alternativa. Se il fiasco del 2010 della BP, nel Golfo del Messico, non è una sveglia, si prendano in considerazione i pensieri economici di Daniel Webster, “Il governo più libero non può reggere a lungo se la tendenza della legge è accumulare rapidamente proprietà nelle mani di pochi, e rendere le masse povere e dipendenti“.

Oil RefineryDean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve e Stickin’ it to the Matrix. È possibile iscriversi gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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