Iraq: situazione dal 16 al 20 giugno

Alessandro Lattanzio, 21/6/2014

10459962Il 16 giugno, l’aeronautica irachena colpisce le posizioni del SIIS a Tal Afar. Il governatore di Mosul è il baathista colonnello Hashim al-Jamas.
17 giugno il governo iracheno accusa l’Arabia Saudita di sostenere il SIIS, “Riteniamo l’Arabia Saudita responsabile del sostegno finanziario e morale a tali gruppi. Il governo saudita dovrebbe essere ritenuto responsabile dei crimini commessi da tali pericolosi gruppi terroristici“. I ribelli sono formati da tre elementi: gli islamisti del SIIS e altri gruppi islamisti, il Consiglio militare formato da ex-ufficiali dell’esercito iracheno, ex-collaboratori degli statunitensi, e l’ordine dei naqshabandi dell’ex-baathista Izat Ibrahim al-Duri. A Mosul il Consiglio militare ha chiesto al SIIS di ritirare i suoi combattenti stranieri, mentre i poster di Sadam Husayn suscitano tensioni tra SIIS e naqshabandi. Assalto a Baquba con pesanti combattimenti, mentre nel villaggio turkmeno di Bashir, 15 chilometri a sud di Kirkuk, il SIIS si scontra con i servizi di sicurezza turkmeni e forze curde. 6 guardie curde restano uccise negli scontri. Arshad Sahili, presidente del Fronte Turkmeno Iracheno dichiara che se i curdi “si rifiutano di restituire Kirkuk al governo iracheno, ci batteremo di nuovo“, annunciando la creazione di una nuova milizia turkmena. Il governo regionale curdo (KRG) apre una base militare a Kirkuk. Baghdad invia 1200 combattenti della Brigata d’Oro, unità di élite, a Tal Afar a rinforzare le truppe governative che resistono all’assedio del SIIS, mentre Ghasem Soleimani, comandante della Forze speciali iraniane al-Quds, sarebbe in Iraq. Nechirvan Barzani, premier curdo, dichiara che non si tornerà allo status quo precedente, sostenendo la partizione dell’Iraq su linee etniche, suggerendo di chiedere ai sunniti iracheni se vogliono un loro Stato indipendente. Il SIIS controlla alcuni villaggi nella provincia di Diyala, mentre funzionari dell’amministrazione locale hanno chiesto al governo di Baghdad di consentire ai peshmerga di entrarvi per lottare contro il SIIS. Baiji a nord di Samara è nelle mani del SIIS, ma non la raffineria di petrolio, nelle mani del governo. 6 attentati terroristici a Baghdad causano 17 morti e 34 feriti. La polizia scopre i corpi di 18 soldati assassinati presso Samara. Yuval Steinitz, il ministro israeliano per gli affari strategici, avverte che “l’Iran non dovrebbe essere aiutato ad espandere la propria influenza in Iraq“. Nasrallah dichiara: “Siamo pronti a sacrificare martiri in Iraq cinque volte più di quanto ne abbiamo sacrificato in Siria, per proteggerne i santuari molto più importanti dei luoghi santi in Siria“.
96008618 giugno, le milizie sciite respingono i ribelli a Baquba. Pesanti combattimenti a Tal Afar, dove l’esercito ha aviotrasportato truppe. La città di Qaratapa, nella provincia di Diyala, a 110 km a nord di Baquba è sotto controllo dei peshmerga. Scontri tra peshmerga e SIIS a Jalawla, cittadina a 70 km a nord di Baquba. Saqlawiyah, una cittadina a nord di Fallujah, è nelle mani del governo, dove le sue forze di sicurezza hanno eliminato 250 terroristi, mentre l’aviazione irachena attacca una parata militare del SIIS a Falluja, eliminando 270 terroristi e 7 loro autoveicoli. Altri 56 terroristi eliminati a Baghdad, 70 a Samarra e 17 a Baquba. L’assalto del SIIS alla raffineria di Baiji viene respinto con l’eliminazione di 40 terroristi. Altri 21 militanti del SIIS eliminati ad Anbar, 20 a Tiqrit e 19 a Idhaym. Le forze governative recuperano Bala, Dhuluiya e Ishaqi. Masud Barzani, presidente del KRG, annuncia la mobilitazione generale delle forze peshmerga. I turchi ritengono che una volta fuori servizio la raffineria di Baiji, l’Iraq sarebbe costretto ad importare prodotti petroliferi raffinati dalla Turchia. La raffineria di Baiji copre il 25% del fabbisogno iracheno. Il governo turco rimuove il Fronte al-Nusra, un ramo di al-Qaida in lotta contro il governo siriano, dalla lista delle organizzazioni terroristiche che rientrano nella categoria “al-Qaida in Iraq“, e ha designato il gruppo come separata organizzazione terroristica. Il giorno prima l’ideologo di al-Qaida Abu Mohammad al-Maqdisi veniva scarcerato in Giordania. I suoi scritti ed insegnamenti salafiti hanno ispirato terroristi come Abu Musab al-Zarqawi, defunto capo di al-Qaida in Iraq, e Ayman al-Zawahiri, successore di Usama bin Ladin alla guida di al-Qaida. Maqdisi è un sostenitore di Jabhat al-Nusra, il cui obiettivo è rovesciare il governo baathista di Damasco e creare uno califfato della Sharia. La rimozione di Jabhat al-Nusra, permetterà che acceda nuovamente al supporto logistico turco.
19 giugno, secondo gli iraniani la disinformazione ha avuto un ruolo cruciale nella caduta di Mosul. Le voci della caduta della città si diffusero prima che accadesse effettivamente, in linea con la disinformazione che diede Tripoli caduta 48 ore prima dell’assalto definitivo alla città. PetroChina evacua parte del suo personale dall’Iraq. La Cina rinnova l’offerta di aiutare il governo di Baghdad. Infatti Pechino è il maggiore investitore e cliente dell’industria petrolifera irachena. Maliqi annuncia la corte marziale per 59 ufficiali accusati di abbandono dei loro doveri. Il premier turco Tayip Erdogan chiede agli Stati Uniti di non bombardare il SIIS, mentre il leader supremo dell’Iran, Ayatollah Khamenei, afferma che il SIIS è uno strumento di Washington. Gli Emirati Arabi Uniti richiamano il loro ambasciatore in Iraq accusandone il governo di settarismo. Combattimenti tra SIIS e peshmerga curdi a Kirkuk. Abu Qabib al-Jazirim, saudita ed importante capo del SIIS, viene eliminato a Tiqrit dalle forze di sicurezza irachene. 150 australiani combattono nel SIIL.
iraqi-army-soldiers-aboard-m1114-humvee-stocktrek-images20 giugno, 12 morti nei combattimenti tra forze curde e SIIS alla periferia di Kirkuk, nel villaggio Mala Abdallah e nella città di Bashir, dove si sono avuti attacchi aerei governativi. Muhammad al-Qaldi, braccio destro dello speaker sunnita del Parlamento Usama al-Nujaifi, afferma, “Abbiamo chiesto a USA, Gran Bretagna, Turchia, Arabia Saudita e Iran d’impedire ad al-Maliqi un nuovo mandato. Il blocco sciita deve sostituirlo“. A Baiji, la raffineria resta nelle mani del governo, i terroristi si ritirano dopo aver incontrato una forte resistenza. Il leader della tribù di Sadam Husayn, shayq Hasan al-Nasiri, afferma “Coloro che prendono parte a tale lotta non sono veri seguaci di Sadam Husayn o del partito Baath, un movimento con principi e ideologia che non hanno nulla a che fare con al-Qaida“. Scontri tra forze governative e terroristi del SIIS a Tal Afar, Baiji, Tiqrit, Samara, Falluja, Kirkuk e Baquba. Alcuni dei gruppi alleati con il SIIS sono l’Esercito naqshabandi a Kirkuk e Mosul; la Brigata della Rivoluzione 1920, formata da ex-ufficiali, a Diyala; i salafiti a Falluja e nella provincia di Ninive; il Consiglio rivoluzionario tribale di Anbar; l’Esercito Islamico in Iraq, a Baghdad, guidato da shayq Ahmad Husayn Dabash Samir al-Batawi, noto anche come Ahmad al-Dabash, finanziatore del terrorismo in Iraq, in particolare degli attentati alla città santa sciita di Qarbala del 2 marzo 2004, dove oltre 140 iracheni furono uccisi e centinaia feriti. Dabash sarebbe anche responsabile dell’attentato alla moschea sciita di al-Tawhid e di altri attacchi terroristici a Baghdad. Dabash è vicino ad al-Qaida. La maggior dei valichi di frontiera tra le regioni curde di Siria e Iraq sono sotto controllo curdo. A Mosul, il SIIS giustizia 29 civili. L’ambasciatore  statunitense a Baghdad Robert S. Beecroft, e Brett McGurk, alto funzionario del dipartimento di Stato per l’Iraq e l’Iran, hanno incontrato Usama al-Nujaifi,  a capo del blocco sunnita Uniti per la Riforma, e Ahmad Shalabi, candidato a primo ministro. “Brett e l’ambasciatore si sono incontrati con Nujaifi e sono d’accordo di non volere che Maliqi rimanga“, ha detto Nabil al-Qashab, consigliere di Nujaifi. Va infine ricordato che i terroristi del SIIS furono addestrati dal 2012 da istruttori statunitensi presso basi segrete in Giordania. Secondo funzionari giordani, decine di terroristi del SIIS furono addestrati segretamente nell’ambito del programma di Stati Uniti, Turchia e Giordania per gestire basi di addestramento dei terroristi nella città giordana di Safawi. Secondo la rivista tedesca Spiegel, circa 1200 terroristi furono addestrati dagli statunitensi presso due basi in Giordania e un campo di addestramento presso l’Incirlik Air Base in Turchia, dove è presente personale statunitense. Da tali basi migliaia di terroristi del SIIS si sono infiltrati in Iraq attraverso la Siria. Il Kurdistan iracheno ha completato l’oleodotto che collega Kirkuk alla Turchia, consentendo ai curdi di avviare le esportazioni di greggio da Kirkuk scavalcando Baghdad. Le esportazioni di petrolio curde saliranno a 250000 barili al giorno a luglio, e poi a 400000 alla fine dell’anno. Il petrolio della regione autonoma del Kurdistan iracheno arriva al terminale petrolifero turco di Ceyhan, i cui depositi sono quasi pieni. Circa 100000 barili al giorno di petrolio curdo iracheno sono stati esportati in Turchia finora. Secondo l’editorialista Kadri Gursel del quotidiano turco Milliyet, “E’ un passo verso l’indipendenza del Governo regionale del Kurdistan, che mette in discussione l’integrità dell’Iraq“. Con tali accordi i curdi iracheni puntano a una maggiore cooperazione con Ankara; infatti la Turchia è coinvolta in numerosi progetti di sviluppo nella provincia curda, dagli aeroporti ad alberghi, strade, supermercati.

kurdistan_gas_and_oil_nov_2013Fonti:
e-Kurd
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Reseau International
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
WND

Perché gli USA temono il South Stream?

Pjotr Iskenderov Strategic Culture Foundation 13/06/2014
Uzsny-potok10L’occidente continua a minacciare i partner della Russia nel gasdotto South Stream. Seguendo il governo bulgaro, la Serbia ha annunciato che i lavori saranno sospesi. Entrambi i Paesi hanno citato la posizione della Commissione europea. Ma il commissario UE dell’energia Gunther Oettinger si rifiuta di discutere la costruzione di South Stream nell’ambito di una consultazione con la Russia,  principale azionista del progetto… Mentre il primo ministro bulgaro Plamen Oresharskij spiega che la sospensione dei lavori sul South Stream con la richiesta della Commissione europea e la necessità di “ulteriori consultazioni con Bruxelles”, la vicepremier e ministra dell’Energia serbo Zorana Mihajlovic ha tentato di incolpare la rivale storica del suo Paese nei Balcani, Sofia. Tuttavia, non ha evitato speculazioni politiche. “Fin quando i negoziati tra Bulgaria e Bruxelles e tra UE e Russia termineranno, resteremo inattivi. O finché la Russia non cambia posizione. In ogni caso i lavori nel nostro Paese saranno ritardati”. Ma la ministra serba non ha menzionato che “la posizione della Russia” sul South Stream risale ai primi mesi del 2008 nell’ambito degli accordi intergovernativi russo-serbi nella cooperazione energetica. Gli obblighi delle parti sul South Stream furono l’argomento principale di tali documenti, successivamente ratificati dal Parlamento della Serbia e confermati dai successivi governi nazionali. Inoltre l’accordo intergovernativo sulla cooperazione energetica, un accordo in cui Gazprom Neft acquista una partecipazione di controllo del monopolio petrolifero della Serbia Naftna Industrija Srbije (NIS) per 400 milioni di euro e discute di 500 milioni di euro d’investimento. Non sorprende che il primo ministro serbo Aleksandar Vucic abbia dovuto correggere la sua ministra; ha dichiarato che il governo serbo non ha deciso la sospensione del progetto South Stream. L’accordo russo-bulgaro per la partecipazione della Bulgaria al South Stream e la creazione di una società mista a tal fine, è stato ratificato dal parlamento bulgaro nel luglio 2008. E nel maggio 2009 a Mosca le aziende del gas di Russia, Italia, Bulgaria, Serbia e Grecia firmarono un documento sulla costruzione del gasdotto South Stream. Nell’agosto 2009 tale documento fu integrato da un protocollo firmato dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan sul transito del gasdotto South Stream nelle acque territoriali turche. Non molto tempo dopo, la società francese Electricité de France entrò nel progetto. Tale serie di eventi testimonia l’infondatezza di una presunta incompatibilità tra il progetto South Stream e gli interessi nazionali di Bulgaria e Serbia, o pratiche legali internazionali comparse solo ora. E anche la Commissione europea sapeva delle disposizioni degli accordi del 2008. Dobbiamo cercare altrove i motivi degli inaspettati discorsi antirussi di Sofia e riecheggiati a Belgrado.
Il fatto che il primo ministro Plamen Oresharskij abbia fatto tale dichiarazione sul South Stream, dopo un incontro con tre rappresentanti degli Stati Uniti guidati dal senatore John McCain, non è sfuggito all’attenzione del pubblico bulgaro. McCain non s’è nemmeno preso la briga di nascondere le richieste degli statunitensi a Sofia e altri partner della Russia: “Sappiamo che ci sono alcuni problemi riguardanti il gasdotto South Stream… ovviamente vogliamo ridurre al massimo il coinvolgimento russo”. Secondo le informazioni disponibili, Washington ha deciso di infliggere un nuovo duro colpo a South Stream, alla cui costruzione partecipano imprese tedesche e francesi, dopo aver ricevuto notizie allarmanti da Baku. Una fonte della società azera SOCAR ha indicato che la società francese Total e quella tedesca E.ON potrebbero vendere le loro azioni del progetto per la costruzione della Pipeline Trans-Adriatica (TAP): “Il complesso tedesco E.ON ha già annunciato l’intenzione di vendere la sua partecipazione al TAP. La francese Total ha anche annunciato l’intenzione di vendere la sua quota del progetto”. Considerando che TAP era destinata a sostituire il fallito Nabucco, che Unione europea e Stati Uniti sostenevano attivamente, ha reso comprensibile il panico a Washington e Bruxelles. C’è una cosa che innervosisce gli statunitensi, ed collegata al cambio della situazione del mercato mondiale dell’energia. Il rapporto recentemente pubblicato dall’International Energy Agency, World Energy Investment Outlook 2014, prevede un crollo della “rivoluzione dello shale” negli Stati Uniti e soprattutto l’aumento della dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di gas quando la capacità di esportazione di Arabia Saudita e Iran sarà diminuita. In tale situazione, Washington ha deciso che sia necessario ed urgente prendere il controllo delle principali rotte commerciali energetiche che collegano Russia ed Europa. E Washington vede nel ricatto della Russia, di cui Bruxelles, Sofia e Belgrado sono strumenti, il mezzo adatto per servire i propri interessi.

southstream1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E se Putin vince in Ucraina?

L’accordo della CNPC apre alla Russia il mercato asiatico del gas
Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc

images_russia_pipeline_china_domain-bIl recente accordo tra la China National Petroleum Corporation (CNPC) e la compagnia energetica russa Gazprom può controbilanciare le sanzioni statunitensi ed ampliare le opzioni energetiche della Russia in Eurasia. Le parti hanno stipulato il contratto per la costruzione del nuovo gasdotto “Power of Siberia” nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è fornire alla Cina 82 miliardi di metri cubi di gas, una media di 16,4 miliardi di metri cubi all’anno. Inoltre, il ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak ha detto che la parte cinese ha espresso il desiderio di arrivare a 25 miliardi di dollari e di abolire i dazi sulle importazioni di gas russo. Secondo Vedomosti, il The Wall Street Journal russo, il contratto tra Gazprom e CNPC ha un valore complessivo di 400 miliardi di dollari e riguarda 1032 miliardi di metri cubi di gas. Il prezzo del contratto si basa sul volume minimo e comprende una clausola “take or pay”. Il contratto è pienamente in linea con la strategia aziendale di Gazprom volta a diversificare le forniture di carburante. In sostanza, non è diverso da accordi analoghi conclusi con i consumatori dell’Europa occidentale e il prezzo è competitivo (superiore a 350 dollari per mille mc, secondo diverse fonti). Lo Stato cinese ha incaricato CNPC di costruire gasdotti e impianti di stoccaggio in Cina per l’accordo. Entro la fine del 2014, un accordo intergovernativo sulla cooperazione energetica supplementare verrebbe firmato a livello statale. Parlando della fattibilità del progetto, Aleksej Uljukaev, ministro russo dello Sviluppo economico, ha sostenuto al recente St. Petersburg International Economic Forum che “il progetto sarà al 100 per cento redditizio“. Mosca valuta l’introduzione di un trattamento fiscale preferenziale per rendere l’accordo ancora più redditizio. Un nuovo regime di sgravi fiscali sarà introdotto sui giacimenti che alimenteranno il mercato del gas cinese.
Su scala più ampia, la rapida realizzazione del contratto sarà conseguenza diretta della politica degli Stati Uniti in Europa orientale. Dopo il fiasco siriano, l’amministrazione Obama ha fatto ogni sforzo istituendo un regime fantoccio in Ucraina. L’esportazione del caos nel cuore dell’Europa serve a sabotare il dialogo energetico tra Est e Ovest. Secondo lo scenario di Washington, i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia dimenticano l’antico principio ‘pacta sunt servanda‘ e violano il trattato con l’allora legittimo presidente dell’Ucraina. Ciò di fatto ha sancito la guerra civile e le violenze brutali in Novorossija. L’insediamento di un governo radicale a Kiev mette a rischio l’intero sistema di approvvigionamento energetico dell’Europa. Per ora sembra che nessuno in Europa dia una spiegazione intelligibile del perché sia successo. Bruxelles ha sacrificato decenni di stabilità energetica al mito della solidarietà transatlantica UE-USA (l’afflizione dei negoziati TTIP n’è un’ottima indicazione). Ora la minaccia incombente del debito non garantito sul gas dell’Ucraina è un problema di alta priorità per l’Europa. Chi raccoglie i benefici della dubbia “vittoria” occidentale a Kiev? Basta seguire il denaro. Mentre il vicepresidente statunitense Joe Biden testa la fedeltà dei satelliti USA dell’Europa orientale in Romania, suo figlio Hunter Biden entra sfacciatamente nel consiglio di amministrazione della società del gas ucraina Burisma. Il riorientamento della politica energetica della Russia in Asia difficilmente porterà a un drastico cambio nel breve termine. L’Europa è e rimarrà un importante partner commerciale per gli esportatori di gas della Russia. Anche se l’invio previsto di 38 miliardi di metri cubi di gas in Cina è impressionante, è pari solo al 20 per cento di quello attualmente fornito all’Europa. Tuttavia, in prospettiva nel 2020-2025 l’accordo sul gas Russia-Cina farà della Cina il mercato del gas. I numeri assoluti non sono importanti quanto l’impatto economico complessivo della cooperazione a lungo termine. Ad esempio la Cheljabinsk Tube Rolling Plant (ChelPipe) e la controllata della CNPC China Petroleum Pipeline Material and Equipment Corporation (CPPMEC) hanno firmato un accordo biennale per la partecipazione congiunta a progetti di gasdotti internazionali. I giacimenti siberiani orientali potranno rifornire anche il previsto impianto di gas naturale liquefatto di Vladivostok, che potrebbe diventare la via per gli altri Paesi asiatici energivori come Giappone, Corea e Taiwan. Tutto sommato, l’agenzia di rating Fitch ritiene che l’accordo CNPC-Gazprom rappresenti una significativa opportunità di crescita per l’industria del gas russa. Un mercato alternativo in Oriente è una positiva prospettiva di medio-lungo termine per Gazprom, nonostante tutti i tentativi d’imporre sanzioni economiche contro la Russia.

E se Putin vince in Ucraina?
Andrew  Sullivan 5 giugno 2014

521750Stephen Walt la pensa così: “In primo luogo, ha fatto archiviare l’idea di una ulteriore espansione della NATO per un lungo tempo, forse per sempre. La Russia s’è opposta alla marcia della NATO verso est da quando iniziò a metà degli anni ’90, ma la Russia non poteva fare molto. La breve guerra del 2008 tra Russia e Georgia è stato il primo tentativo di Putin di tracciare una linea rossa, e la scaramuccia smorzò considerevolmente l’entusiasmo per l’espansione. Questa volta, Putin ha chiarito  nettamente che qualsiasi futuro tentativo di portare l’Ucraina nella NATO o anche di aderire all’UE incontrerà la ferma opposizione russa e probabilmente comporterà lo smembramento del Paese. In secondo luogo, Putin ha ristabilito il controllo russo sulla Crimea, un atto popolare per la maggioranza dei residenti della Crimea e dei russi. L’acquisizione ha comportato alcuni costi a breve termine (alcune sanzioni economiche piuttosto miti), ma ha anche consolidato il controllo russo sulla base navale di Sebastopoli consentendo alla Russia di rivendicare i giacimenti di petrolio e gas nel Mar Nero, del valore stimato in migliaia di miliardi di dollari. … Terzo, Putin ha ricordato ai capi ucraini che ha molti modi per rendergli la vita difficile. Non importa quali siano le proprie inclinazioni, pertanto è nel loro interesse mantenere almeno rapporti cordiali con Mosca. E il nuovo presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha ricevuto il messaggio”.
Posner contesta anche la teoria, avanzata da Tom Friedman, che Putin “tremi” dopo aver valutato i costi dell’avventura ucraina contro i benefici, per il suo regime: “L’economia russa non è stata indebolita, il mercato azionario era scambiato a 1400 prima della crisi e viene scambiato a 1400  oggi. Il rublo è sostanzialmente invariato, un pelo più basso. Nessuno sa se veramente la Cina ha fatto un affare oppure no; troppo dipende da contingenze sconosciute. Ma è chiaro che la Russia  beneficia da più strette relazioni con la Cina. La NATO difficilmente sembra rivivere, i Paesi europei sono in subbuglio e divisi nella risposta alla Russia, dipendendo dal suo gas come sempre. Le spese per la difesa non aumenteranno, ma anche accadesse la Russia difficilmente se ne curerebbe, dato che non ha intenzione d’invadere Polonia o Germania, e sa che non hanno alcuna intenzione di liberare la Crimea o aiutare militarmente l’Ucraina. Contro tali costi banali, se questi sono, si considerino i vantaggi della Russia. … Dire che Putin “trema” è come dire che il ragazzo che ruba un biscotto trema perché ha preso solo un biscotto piuttosto che tutti”.
Nel frattempo, il conflitto continua a ritmo sostenuto, e il coinvolgimento russo non è affatto finito. Anna Nemtsova riferisce che i ribelli nella parte orientale dell’Ucraina hanno il sopravvento nelle città di confine, aprendo un corridoio dei rifornimenti dalla Russia: “Ciò significa che anche se il presidente russo Vladimir Putin incontra i capi europei, e lui e il presidente USA Barack Obama si osserveranno con circospezione durante la commemorazione del D-Day in Normandia, la guerra nella parte orientale dell’Ucraina potrebbe accelerare. Anche se Putin ha ritirato la maggior parte delle truppe russe presenti frontiera, minacciando un’invasione convenzionale, la strada è aperta ora ai volontari e operatori di vario tipo che insieme ai rifornimenti si muoveranno liberamente nel Paese. Un paio di colleghi giornalisti ed io abbiamo sentito parlare dei tentativi di aprire questo corridoio per diversi giorni, quando viaggiammo in Ucraina orientale. Il ministero degli Esteri russo, parlamentari e volontari russi in Ucraina con cui abbiamo parlato, ci hanno tutti detto di creare ciò che chiamavano “corridoio umanitario”. Stavamo cercando la breccia sul confine, e l’abbiamo trovata vicino alla città di Sverdlovsk nella regione di Lugansk”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Geopolitica dell’Unione economica eurasiatica

Eric Draitser Global Research, 3 giugno 2014

3747040L’accordo firmato la settimana scorsa da Russia, Bielorussia e Kazakistan per creare l’Unione economica eurasiatica è un’altra contromisura contro i tentativi statunitensi ed europei d’isolare la Russia. Avanzando verso una più stretta cooperazione economica, la Russia spera di costruire, di passo in passo se necessario, uno spazio economico eurasiatico comune per affrontare, in ultima analisi, Stati Uniti ed Europa sul piano dell’influenza economica. Tuttavia, l’obiettivo ultimo di questo tipo di cooperazione va ben oltre la semplice potenza economica. Piuttosto, la Russia è l’elemento chiave di una serie di accordi multilaterali con cui negli ultimi quindici anni Putin (e gran parte del mondo) spera, in ultima analisi, di portare il mondo verso un ordine mondiale multipolare. Mentre questo è senza dubbio all’ordine del giorno per la Russia e l’alleata Bielorussia, il Kazakistan è un partner complicato in quanto profondamente legato all’occidente su business, investimenti, istruzione e una serie di altre aree critiche. L’Unione economica eurasiatica (UEE) presenta una serie di possibilità nella cooperazione economica e nello sviluppo. Dai giacimenti di energia agli importanti gasdotti, il nuovo accordo col tempo avrà un sempre maggiore impatto sulle esportazioni e i consumi energetici in Europa e in Asia, a cui la Cina guarda per proteggere il suo futuro energetico. Inoltre, l’UEE avrà un impatto sulle vitali rotte commerciali e le opzioni sui trasporti privati, oltre a promuovere la cooperazione politica, militare e di sicurezza tra i membri e nella regione. In sostanza quindi l’UEE va intesa come un altro duro colpo all’egemonia statunitense in Asia e nello spazio ex-sovietico.

Impatto economico regionale
L’istituzione dell’UEE avrà indubbiamente un notevole impatto regionale, e molto probabilmente globale. Poiché i legami economici tra Russia e Cina continuano a svilupparsi, come dimostra l’ultimo grande accordo energetico firmato dai due Paesi che avrà un’influenza di crescente importanza. Russia e Kazakistan saranno importanti fornitori energetici della Cina, primo consumatore mondiale di energia. In realtà, all’inizio dell’anno il governo cinese aveva annunciato che le importazioni di petrolio attraverso l’oleodotto Cina-Kazakistan avevano raggiunto livelli record nel 2013, aumentando del 14 per cento dal 2012. Inoltre, il recente accordo sul gas russo-cinese crea la prospettiva di realizzare un ancora più grande oleodotto consolidando il ruolo della Russia nel futuro strategico economico della Cina. Non solo vi sarà probabilmente un nuovo gasdotto che collegherà l’Estremo Oriente russo alla regione nord-est della Cina, ma sono già avviati i preparativi iniziali per la costruzione della Pipeline Altaj che porterà il gas russo nella provincia cinese dello Xinjiang, nella parte occidentale del Paese. In sostanza quindi, la geografia dei trasporti è tale che Russia e Cina saranno fisicamente collegate da est e da ovest, creando una relazione simbiotica in cui altre forme di cooperazione fioriranno. Naturalmente, il Kazakistan potrà avere un ruolo importante da svolgere in questo scenario, essendo convenientemente situato al confine della regione dell’Altai della Russia. Tuttavia, considerando lo status del Kazakistan d’esportatore netto d’energia, sembra improbabile che la Russia sia interessata a promuovere lo sviluppo energetico del potenziale rivale nel mercato cinese. Detto questo, il Kazakistan può trarre grandi vantaggi dal riavviarsi del progetto cinese della Nuova Via della Seta.
L’agenzia cinese Xinhua ha recentemente pubblicato uno articolo rivelatore della visione di Pechino sul progetto New Silk Road. Gli autori notano che il progetto porterà “nuove opportunità e nuovo futuro alla Cina e a tutti i Paesi lungo la strada che cerca di sviluppare“, con l’obiettivo finale di essere un'”area di cooperazione economica”. Mentre questo audace piano di vasta portata richiede ancora un imponente lavoro preparatorio, l’istituzione dell’UEE può solo aiutare il progetto. La visione di Pechino della Nuova Via della Seta quale spazio per “una maggiore convergenza di capitali e d’integrazione valutaria” si adatta bene al tentativo d’utilizzare l’UEE appena fondata per avvicinarsi all’integrazione economica regionale dell’Asia centrale. Con il Kazakistan parte centrale della New Silk Road e dell’UEE, sembra probabile che ognuno trarrà benefici dallo sviluppo degli altri. Di particolare rilievo è il fatto che Russia e Cina abbiano recentemente firmato l’accordo per bypassare il dollaro USA nella sistemazione dei debiti e nei pagamenti bilaterali. L'”accordo di cooperazione” firmato tra VTB russa e Bank of China è la salva di apertura del fiorente rapporto di cooperazione valutaria tra i due Paesi, che alla fine porterà a una maggiore indipendenza economica e finanziaria dall’occidente. Con l’istituzione dell’UEE, il rublo diventa rapidamente una valuta importante in Asia centrale, mentre lo yuan continua a crescere d’importanza regionale e globale. In particolare, Pechino prevede che lo yuan sarà la valuta dominante nella Nuova Via della Seta. Con la convergenza di questi due accordi multilaterali, la cooperazione su questioni valutarie diventa di centrale importanza. Naturalmente, ciò va inteso come un colpo significativo al dominio del dollaro e di conseguenza all’egemonia degli Stati Uniti sulla massa terrestre eurasiatica. Un ulteriore settore della cooperazione che assume un significato geopolitico è l’esplorazione spaziale. In particolare, il programma spaziale russo da tempo utilizza il centro spaziale di Bajkonur in Kazakistan come hub dei lanci nello spazio. Nel 2013, i negoziati tra i Paesi hanno stabilito una roadmap triennale sull’uso cooperativo della struttura. Con i cinesi dai sempre più ambiziosi programmi spaziali e la recente decisione della NASA di por termine alla cooperazione con Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, sembrerebbe una scelta naturale per Russia e Cina rafforzare la cooperazione mentre Russia e Kazakistan continuano ad essere partner. Con UEE e Via della Seta che forniscono il quadro, un nuovo allineamento strategico emerge nell’esplorazione spaziale. Naturalmente, gli Stati Uniti, dipendenti come sono dalla Russia per il lanci spaziali, ne escono perdenti.
Da non dimenticare, nel contesto dell’UEE, la Bielorussia, repubblica ex-sovietica da tempo stretta alleata della Russia. Anche se la Bielorussia è in qualche modo un attore trascurato in questo calcolo geopolitico, il Paese effettivamente ha una notevole importanza strategica per la Russia. Forse ancor più la Bielorussia rappresenta l’anello fondamentale nella rete di approvvigionamento energetico russo per l’Europa. Il gasdotto Jamal-Europa, che invia circa il 20 per cento delle esportazioni europee gasifere della Russia, è stato acquistato da Gazprom nel 2011. Visto quale  mezzo per diversificare la propria infrastruttura energetica europea dalla dipendenza totale dai gasdotti ucraini, la mossa ha fisicamente legato Russia e Bielorussia che, dal punto di vista della Bielorussia, ne fa il principale mercato e alleato strategico della Russia. Inoltre, la Bielorussia è un importante esportatore di macchinari pesanti, soprattutto movimento terra, trattori e altre macchine utili nella produzione industriale e nelle costruzioni. Con la Russia come suo principale cliente, la Bielorussia potrebbe trarre enormi benefici da una maggiore collaborazione economica nell’UEE. In particolare, restrizioni commerciali, questioni monetarie, regolamento dei debiti e altri ostacoli significativi potrebbero essere eliminati o notevolmente ridotti in modo tale che Minsk s’avvantaggi enormemente dal nuovo accordo. Dato il suo status di paria nello spazio economico dell’Unione europea, il presidente bielorusso Lukashenko probabilmente vede l’UEE come un passo positivo verso la stabilità economica e come leva in Europa nei negoziati e sanzioni.

NewsilkroadLa questione del Kazakistan
Con l’istituzione dell’UEE, il Kazakistan è destinato a diventare un attore ancora più importante sulla scena mondiale. A parte i suoi già noti giacimenti energetici e minerari strategici, la geografia del Kazakistan ne fa un legame fondamentale per la Cina e la Russia in Asia centrale. Quindi, sembrerebbe che il Paese abbia una chiara strada per la prosperità economica, lastricata da Russia e Cina. Tuttavia, un esame più approfondito dell’allineamento geopolitico e finanziario del Paese rivela che, piuttosto che un partner economico a pieno titolo “incondizionato”, il Kazakistan sia un amico che un nemico possibile. Mentre sembra che il Kazakistan sia un alleato naturale di Russia e Cina, con un futuro economico brillante nel contesto dello sviluppo eurasiatico, la realtà è che il regime di Nazarbaev è profondamente legato all’occidente grazie a vari istituzioni e organi finanziari. L’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e la Camera di Commercio degli Stati Uniti sono ben presenti nel Paese con solidi rapporti con figure chiave governative del Kazakistan. In realtà, l’USAID ha agevolato la creazione dell’Iniziativa del partenariato economico pubblico-privato USA-Kazakistan (PPEPI). Come la relazione del PPEPI nota, “Il Programma PPEPI fu sviluppato come iniziativa di riforma politica al fine di promuovere il dialogo tra alti funzionari governativi e leader nel mondo degli affari… il PPEPI ha favorito la discussione e fornito consigli su molte importanti sfide che il Kazakistan deve affrontare rafforzando e diversificando la propria economia“. Un primo esame del PPEPI, insieme con le attività “pro-business” e la presenza della Camera di commercio americana in Kazakistan, illustra chiaramente il fatto che il capitale finanziario occidentale è profondamente radicato nel Paese, con influenza e connessioni sino ai vertici del governo. Forse nulla dimostra meglio tali legami concreti della recente nomina di Azamat Oinarov a capo del Kazakhstan Public-Private Partnership Center. Da ex-Viceministro della Difesa per l’Economia e le Finanze, Oinarov rappresenta ciò che potrebbe essere considerato come “agente di collegamento” tra il governo del Kazakistan e istituzioni ed organi del capitale finanziario occidentale. Essendo essenzialmente un tramite tra interessi economici occidentali e il governo di Nazarbaev, Oinarov è solo uno dei tanti burocrati la cui funzione principale è permettere presenza e redditività delle società occidentali nel Paese.  L’influenza del capitale finanziario occidentale in Kazakistan non si ferma alla comunità imprenditoriale. In effetti, uno degli aspetti più critici della presenza USA-occidentale nel Paese è ampiamente acclamato dalla Nazarbaev University, fondata a coronamento della nuova capitale Astana. L’università è stata concepita, progettata, finanziata, diretta e avviata sotto la guida di numerose importanti università statunitensi, tra cui Carnegie Mellon University, Cambridge, Harvard University (Kennedy School of Government) e molte altre. Tuttavia, la leadership e la dirigenza provengono dalla Banca Mondiale, che realmente hanno costruito l’Università Nazarbaev.
Come il giornalista investigativo Steve Horn scrisse per CounterPunch alla fine del 2012: “La Banca Mondiale alla fine del 2007 propose piani per l’aggiornamento e “commercializzare” le ricerche (del Kazakistan). Il progetto della Banca richiede la creazione di una rete di centri di ricerca e sviluppo universitari orientata al mercato e principalmente basata sui modelli statunitensi. Le successive proposte della Banca Mondiale per rinnovare la formazione tecnica e professionale del Paese seguiva tale esempio… la NU è nata attraverso una serie di iniziative dirette e strettamente coordinate dalla Banca mondiale, oggi nuovamente bollata come ”Banca del sapere” votata alla missione di eliminare la povertà globale attraverso la “riforma dell’istruzione” mercatocentrica, simile a quelle degli Stati Uniti“. Il ruolo della Banca Mondiale, insieme ad alcune delle università più prestigiose e delle più potenti multinazionali occidentali, nel creare e dirigere la Nazarbaev University, è un’indicazione evidente dell’enorme influenza che tali istituzioni esercitano in Kazakhstan. Inoltre, le implicazioni per il futuro del Paese sono piuttosto inquietanti. Con un’intera generazione dall’educazione “occidentalizzata” presso la Nazarbaev University, la logica conseguenza sarà un’intera generazione di giovani leader le cui professionalità e connessioni accademiche saranno radicate nelle istituzioni occidentali. Questo non fa ben sperare sul concetto del Kazakistan partner affidabile per l’UEE e la Silk Road della Cina.

Come l’occidente risponderà?
Indubbiamente, Washington e i suoi alleati europei vedono l’istituzione dell’UEE come un evento preoccupante. E così, la regione e il mondo devono prepararsi a una sorta di contromisura a questa crescente indipendenza. In particolare, gli Stati Uniti possono utilizzare tutte le armi del soft power a disposizione per sabotare o ostacolare l’UEE e il progetto eurasiatico in generale. Una risposta probabilmente avrà la forma della destabilizzazione del territorio occidentale cinese del Xinjiang.  Popolata prevalentemente dal popolo uiguro (musulmani appartenenti al gruppo etnico turco), la regione ha subito violenze intermittenti da decenni, con il terrorismo divenuto maggiore forza destabilizzante negli ultimi anni. In particolare, l’organizzazione nota come Movimento islamico del Turkestan dell’Est (ETIM) è responsabile di decine di atti di terrorismo negli ultimi due decenni.  Tuttavia, il terrorismo è soltanto una parte fondamentale del più ampio tentativo degli Stati Uniti di togliere il Xinjiang ai cinesi o per lo meno renderlo troppo instabile e pericoloso per essere sviluppato economicamente secondo Pechino. Xinjiang figura avanti nei piani di sviluppo di Pechino. In primo luogo, Xinjiang, con la sua capitale regionale Urumqi, è un ponte importantissimo per il progetto New Silk Road. Collegando il confinante Kazakistan e infine la Turchia, la regione assume una grande importanza sia come hub di transito che punto di partenza per le esportazioni cinesi verso l’occidente. Inoltre, la capitale del Xinjiang Urumqi è la probabile candidata al terminale cinese della Pipeline Altaj. Come centro industriale geograficamente vicino ai partner della Cina confinanti ad occidente, Urumqi diventa un perno strategico cinese sempre più importante. Con l’ovvia importanza di Xinjiang nei piani a lungo termine della Cina, la presenza statunitense nella regione assume un significato ulteriore. In particolare, gli Stati Uniti hanno un formidabile “soft power” nella regione tramite il lungo sostegno finanziario a numerose ONG e altre organizzazioni anticinesi. In particolare, gli Stati Uniti hanno speso milioni di dollari sullo Xinjiang tramite il National Endowment for Democracy (NED), sostenendo ostentatamente organizzazioni per i “diritti umani” come l’International Uyghur Human Rights and Democracy Foundation, International Uyghur PEN Club, Uyghur American Association e World Uyghur Congress. Ciascuna di tali organizzazioni, dipendenti dal finanziamento degli Stati Uniti, è fanaticamente anticinese e propaganda secessione e “autodeterminazione”. Furono l’epicentro delle tensioni sociali nella regione, con un rappresentante del World Uyghur Congress che arrivò a giustificare il recente attentato terroristico a Kunming, che ha ucciso 33 persone, dicendo che “le politiche (della Cina) provocarono ‘misure estreme’ in reazione”.
Con Kazakistan e Cina che si avvicinano tramite la Shanghai Cooperation Organization (SCO) e il Kazakistan nell’ambito dell’UEE, sembrerebbe molto probabile che un nuovo focolaio di violenze nello Xinjiang possa essere proprio ciò che il medico imperiale ordina. Inoltre, si potrebbe facilmente immaginare una rapida proliferazione della minaccia dell’ETIM nella regione, in quanto riceve un sostegno politico tacito dalle organizzazioni uigure finanziate dagli USA. Una tale mossa effettivamente bloccherebbe qualsiasi tentativo di costruire gasdotti, ferrovie ed altre infrastrutture necessarie a New Silk Road e gasdotti Russia-Cina. Dall’altra parte del confine del Xinjiang v’è il  Kazakistan profondamente infiltrato dagli organi del soft power statunitense. Il NED vi finanzia una vasta gamma di organizzazioni non governative, tra cui i famigerati International Republican Institute e National Democratic Institute, insieme ad altre organizzazioni dai nomi innocui come Ufficio internazionale dei diritti umani e stato di diritto del Kazakistan. Dato che tali organizzazioni sono profondamente radicate nel Paese, gli Stati Uniti possono esercitare un’enorme influenza nella società civile kazaka, rendendola in caso di necessità un’arma contro il governo. Ciò naturalmente fa parte della strategia di lunga data del “soft power” che gli Stati Uniti hanno abilmente impiegato in tutto il mondo, dall’America Latina all’Europa orientale. Il famoso autore e giornalista Pepe Escobar ha recentemente pubblicato un pezzo dal titolo “Nascita del secolo eurasiatico?“, in cui esamina il punto di svolta storico mondiale della partnership sino-russa che va ben oltre i soli gas e gasdotti. Escobar ha scritto: “L’alleanza strategica tra Cina e Russia ora simbiotica, con la possibilità di estendersi all’Iran, è il fatto fondamentale sul campo del giovane 21° secolo. Sarà estrapolata da BRICS, Shanghai Cooperation Organization, Organizzazione Trattato di Sicurezza Collettivo e Movimento dei Paesi Non Allineati“. Questa trasformazione, una volta pensata come tendenza futura, è ormai diventata una realtà geopolitica inevitabile. La creazione dell’Unione economica eurasiatica è semplicemente un’altra manifestazione del nuovo ordine globale. Tuttavia, Russia e Cina, con i loro alleati e partner, farebbero bene a notare che l’occidente non ha intenzione di cedere la sua posizione egemonica senza combattere. Cosa sarà esattamente tale lotta, resta da vedere.

B5C9305F-D415-44D2-9B39-FEA79EEDC316_mw1024_s_nEric Draitser è fondatore di StopImperialism.com, ed è un analista geopolitico indipendente di New York City.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I politici giapponesi sperano nel gasdotto con la Federazione russa

Michiyo Tanabe e Nuray Lydia Oglu Modern Tokyo Times 29 maggio 2014

japan_russia_natural_gas01Se gli USA venissero esclusi dall’equazione delle questioni geopolitiche, Giappone e Federazione russa amplierebbero i rapporti per via degli interessi condivisi. Questi interessi riguardano maggiore interazione culturale, sviluppo economico, questioni geopolitiche, maggiore collaborazione su energia e altre risorse naturali, più stretti legami militari, e altre notevoli aree. Pertanto, si spera che il governo del primo ministro Abe ascolti attentamente i 33 deputati giapponesi che desiderano che un nuovo importante gasdotto colleghi le due nazioni. Lee Jay Walker afferma a Modern Tokyo Times:In effetti, la Federazione russa nel settore dell’energia e delle risorse naturali è di grande importanza per tutte le nazioni dell’Asia nordorientale. Questa realtà è evidente per la Cina e ciò la lega anche all’Asia centrale, dove l’influenza della Federazione Russa rimane significativa, per non dire altro. Naturalmente, per la Cina è anche di grande importanza, tra i mediatori del potere di Pechino, l’aspetto militare e tecnologico spaziale nelle relazioni con la Federazione russa. Allo stesso modo, Corea democratica e Corea del Sud comprendono l’importanza di sviluppare buone relazioni con Mosca. Infatti, a differenza di altre nazioni nella regione, la Federazione Russa è vista come una potenza neutrale in tutta la regione, in cui le élite politiche di Mosca possano svolgere un ruolo molto importante nei momenti di tensione nel nord-est asiatico“.
Il nuovo gasdotto proposto collegherebbe l’isola di Sakhalin (Federazione Russa) con la prefettura di Ibaraki (Giappone). Ovviamente, questo incrementerà l’economia regionale del nord del Giappone e a Ibaraki, perché molte aziende vi guadagnerebbero in vario modo. Inoltre, data la crisi interna in Giappone nel settore dell’energia, per via della crisi nucleare scoppiata dopo il potente terremoto di magnitudo 9.0 che innescò uno tsunami brutale, chiaramente i 33 parlamentari giapponesi hanno un valido punto. Non solo, con la firma dell’importante accordo energetico della Federazione Russa con la Cina appare altrettanto essenziale che il Giappone aumenti i suoi interessi economici, politici e geopolitici con i mediatori del potere di Mosca. Naokazu Takemoto, persona influente nel gruppo dei parlamentari, rende noto che discuterà della questione con il leader del Giappone. E’ di buon auspicio anche che i leader del Giappone e della Federazione russa abbiano solide relazioni, quindi si spera che Abe non soccomba a una qualsiasi possibile ingerenza di Washington. Dopo tutto, mentre Giappone e USA hanno un rapporto speciale, è altrettanto chiaro che non si dovrebbe mai mettere tutte le uova nello stesso paniere. Pertanto, il Giappone ha bisogno di concentrarsi sullo sviluppo di legami più forti con la Federazione russa, e le élite politiche di Mosca devono avere maggiore comprensione degli interessi del Giappone. Il Presidente Vladimir Putin dovrebbe visitare il Giappone questo autunno, quindi è una grande opportunità per entrambi i leader per cementare i legami tra le due nazioni a un livello assai più elevato. Questa realtà significa che Takemoto ha bisogno di sostegno e si spera che gli altri parlamentari giapponesi s’imbarchino. L’accordo può apparire minore dopo che Cina e Federazione russa hanno recentemente concordato un’offerta da 400 miliardi di dollari per il gas russo che contribuirà a rilanciare l’economia della Cina, consentendo con questo accordo un flusso energetico verso quest’ultima nazione per i prossimi 30 anni. Nonostante ciò, il piano da 5,9 miliardi di dollari proposto tra Giappone e Federazione russa potrebbe avviare altri nuovi progetti nel prossimo futuro.
Negli ultimi tre anni, dopo la crisi nucleare di Fukushima è noto che la spesa per le importazioni di gas naturale liquefatto è ormai poco più che raddoppiata rispetto a prima dell’11 marzo 2011. Naturalmente, il Ministero delle Finanze comprende pienamente la necessità di attuare una nuova politica energetica al fine di soddisfare le esigenze aziendali. Si spera che Abe ascolti Takemoto e tutti i membri del gruppo che sostiene l’accordo tra Giappone e Federazione russa. In un altro articolo su Modern Tokyo Times si diceva: “La Federazione russa è una forza vincolante che unisce Eurasia e Asia centrale, e quindi le élite politiche di Tokyo devono concentrarsi su geopolitica e interessi nazionali. Allo stesso tempo, con le relazioni tra Cina e Giappone a dir poco gelide, è chiaro che Mosca sarebbe un mediatore onesto. Allo stesso modo, la penisola coreana è molto complessa, ma una volta di più la Federazione Russa è vista positivamente, perché diplomatica verso tutte le potenze regionali. Allo stesso modo, il Giappone del Nord ha bisogno di maggiori investimenti economici ed i legami naturali tra oriente russo e nord nipponico sono chiari a tutti. Pertanto, le realtà di cui sopra e l’importanza delle questioni energetiche e delle altre risorse naturali, di cui il Giappone ha bisogno, devono essere valutate pienamente dalle élite politiche di Tokyo”. Il ministro degli Esteri del Giappone, Fumio Kishida, ha commentato in passato che “…La cooperazione tra Giappone e Russia, quali attori chiave nella regione dell’Oceano Pacifico, è importante per fortificare la pace e la stabilità nella regione“. Pertanto, si spera che i 33 parlamentari giapponesi dei partiti di governo in Giappone abbiano grande impatto su Abe. Dopo tutto, il Giappone deve sempre mettere gli interessi nazionali avanti piuttosto che soccombere ai capricci degli USA.

putin-abeLee Jay Walker ha contibuito all’articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ascesa eurasiatista e rovina occidentale

Alessandro Lattanzio, 23/5/2014

La debacle occidentale è tale che dall’accerchiamento geostrategico dell’Eurasia, via Afghanistan, Siria e Corea del Sud, Washington e stati clienti sono costretti a passare all’accerchiamento virtuale, votando con brogli una ex-barbie barbuta austriaca o ricevendo al Congresso degli USA due prostitute ex-russe da cui avere ‘consigli strategici’.

060322_Russia_China_gas_routesRichard Nixon era riuscito ad accordarsi con il leader stalinista Mao Zedong e in quel momento la Russia era contro Cina e Stati Uniti. Obama è riuscito a fare il contrario nel giro di una settimana. Ora Russia e Cina sono contro gli Stati Uniti. L’enorme stupidità della politica estera statunitense”.
La politica aggressiva della Washington decadente di Obama, istruita da oligarchi come Soros e Kissinger, decisa da una schiera di russofobi e sinofobi ottusi guidati da Brzezinski mescolando la politica del ‘Roll Back’ anti-russo, quella del contenimento verso la Cina, l’interventismo hardcore dei neo-con e softcore delle ONG hollywoodiane, con relativo codazzo colorato, non può che aver portato ai noti risultati disastrosi (per gli USA e le sue varie cheerleaders imperialistiche, dall’Unione europea alle satrapie wahhabite del Golfo Persico; dai fascisti europei agli islamisti e al sionismo; dalla sinistra occidentale al protestitismo travestito del tipo ‘Movimento 50 Stelle’, ecc.)
La sovraestensione imperialista praticata da Washington fin dal 1992, da parte delle amministrazioni dei presidenti Clinton, Bush minus e Obama, su ordine dell’apparato imperialista-finanziario diretto da Wall Street e dalla City of London, ha solo esaurito le risorse e la capacità dell’asse atlantista rhodesiano-rockefelleriano nel condurre le proprie svariate guerre simmetriche e asimmetriche, come preteso dalla teoria del ‘Dominio a Pieno Spettro’ ideata dal Pentagono alla fine degli anni ’90. Inoltre, tale esaurimento materiale trascina con sé l’esaurimento ideologico e intellettuale dell’autoproclamata ‘superiore civiltà occidentale’. Difatti, mentre i Mattoni del mondo multipolare si vanno assemblando, partendo dalle fondamenta Russia, Cina e India, il mondo atlantista è preda dell’aggravatasi schizofrenia psicopolitica che l’ha sempre caratterizzato fin dalle sue prime incursioni colonialiste. Per due/tre secoli l’occidente era al centro della storia mondiale, o così credeva, ma con l’evolversi politico-economico dell’Asia e dell’Eurasia a partire dall’ultimo scorcio del XX secolo, la mappa geopolitica subisce un drammatico mutamento di prospettiva. Lo sguardo mondiale si apre sempre più a est, e a sud, che dalle colline di Hollywood dove oramai giace una usurata e irritante meschina macchina propagandistica.
L’asse della schizofrenia atlantista da una parte arma, finanzia, addestra e supporta direttamente i vari agenti geopolitici del caos: integralisti islamisti, taqfiriti, jihadisti e altri settarismi armati in Medio Oriente e Asia, narcos, paramilitari e mafie in America Latina, fascisti e xenofobi in Europa. Tutte espressioni delle miserabili borghesie compradores locali, da sempre indispensabili quinte colonne dell’imperialismo occidentale. Ma la stessa macchina che idea e propaga simili mostri, oggi si rivolge alla sua opinione pubblica interna sproloquiando di pseudo-accoglienza totalitaria di profughi (proprio quelli generati dalla schizofrenia occidentale all’esterno), di diritti da assegnare ad ogni sorta di deviazione psicopatologica, di un ultra-liberalismo vacuo e fatuo che accompagna la sistematica distruzione di qualsiasi garanzia che l’occidente capitalista ha sempre fatto vanto di apportare: diritti individuali al lavoro, al benessere, alla prosperità e alla stabilità materiale e morale. Tutto finito, non potendo garantire stabilità materiale, la dirigenza atlantista-finanziaria che guida l’occidente, oggi promette solo instabilità morale, diffusa a piene mani da un sistema mediatico-disinformativo così gonfiato da essere sul punto di esplodere. Ogni giorno l’occidente, mentre diffonde la sua ‘cultura’, assomiglia sempre più a una vecchia baldracca che rimembra i giorni che furono. Da Mackinder e Mahan s’è passato a Samantha Power e Victoria Nuland, da Mozart e Leonardo a Wurst e alle Pussy Riot, da Solgenitzin alle Femen… inutile aggiungere altro.
L’occidente è in pieno deliquio da ‘matrimonio per tutti’, espresso dal  nullismo integrale delle proprie ‘produzioni’ massmediatiche e culturali, e applicato con i cosiddetti ‘bombardamenti umanitari’. Tutto ciò, inoltre, viene propagandato e celebrato in prima fila proprio dalla putrefattissima sinistra europea, da mezzo secolo rottasi ad ogni sorta di gioco osceno con le ideologie ultra-indivualistiche statunitensi cui s’è legata pur di distaccarsi dal ponderato ‘piombo’ del Marx-pensiero, (ovviamente il Marx maturo, il filosofo divenuto scienziato dell’economia, non il fasullissimo Marx ‘giovane’ filosofo, che lasciamo alle meteorine del micragnoso circo accademico locale). Ma è un deliquio autoindotto, perché le cosiddette élites si rendono conto che nulla possono davanti a un mondo extra-occidentale risvegliatosi dalla trance post-guerra fredda, disingannato dalle meschinità del dirittumanitarismo di cartapesta e quindi deciso a sbarazzarsi dell’influenza del blocco atlantista-occidentale e dei suoi locali valletti (ripeto, dai satrapi oscurantisti wahhabiti ai ‘giovani’ manifestanti borghesi compradores). Non potendo più affermare una ‘superiorità’ sul piano concreto dell’economia, della politica diplomatica, della scienza e tecnologia, della produzione ideologica-mediatica, perfino militare, l’occidente si rifugia nel mondo fatato delle barbie con barba e dei nazisti democratici per poter affermare, nel vuoto del puramente virtuale, quella superiorità che non vanta nella realtà. La debacle occidentale è tale che dall’accerchiamento geostrategico dell’Eurasia, via Afghanistan, Siria e Corea del Sud, Washington e stati clienti sono costretti a passare all’accerchiamento virtuale, votando con brogli una ex-barbie barbuta austriaca o ricevendo al Congresso degli USA due prostitute ex-russe da cui avere ‘consigli strategici’.

10170840L’accordo russo-cinese sul gas determinerà i prossimi 30 anni di cooperazione nello sviluppo dei giacimenti di gas in Siberia ed Estremo Oriente russo. Secondo Aleksej Miller, CEO della Gazprom, il valore del contratto è di 400 miliardi di dollari, per un volume di gas da esportare di oltre un trilione di metri cubi. L’accordo diverrà operativo una volta completata la costruzione del gasdotto “Forza della Siberia” che collegherà i giacimenti di gas dell’Estremo oriente russo e della Siberia occidentale con la Cina. La partecipazione della Russia a tale realizzazione viene stimata pari a 55 miliardi di dollari, quella dei cinesi a 22 miliardi. Aleksandr Birman, giornalista specializzato in questioni energetiche, scrive sul quotidiano russo Izvestija, “Dopo essersi assicurata energia a buon mercato, la Cina riafferma la propria posizione di fabbrica più competitiva del mondo“. Per la Russia, la diversificazione delle esportazioni energetiche è una necessità vitale, poiché l’accordo apre a Gazprom anche i mercati di Giappone e Corea del Sud,  permettendole di diventare un attore anche del mercato del Gas Naturale Liquefatto (GNL). “Politicamente, il contratto russo-cinese è un successo“, dice Grigorij Vygon, direttore del Centro Energia della Business School di Skolkovo, Mosca. “I rischi ucraini e la posizione dell’Europa rendono la diversificazione una necessità vitale“. Osserva a sua volta il giornalista Dmitrij Babich, “Si potrebbe aggiungere che Obama s’è rivelato (involontariamente) il migliore lobbista del riavvicinamento russo-cinese nelle sue ultime visite nei Paesi con dispute territoriali con la Cina. Sostenendo direttamente la “rivoluzione” a Kiev e gli sfidanti della Cina nel Mar Cinese, Obama ha aiutato Mosca e Pechino a colmare le loro divergenze sui prezzi del gigantesco accordo. E un’altra cosa che probabilmente entrerà nei libri di testo della diplomazia è l’enorme stupidità delle sanzioni imposte al capo della prima compagnia gas-petrolifera russa, Igor Sechin, e a poche settimane dal viaggio in Cina. … Si tratta di un fallimento storico per l’Unione europea e anche per gli Stati Uniti, perché cedere il gas siberiano russo alla Cina è un fallimento storico. L’UE sapeva che Putin sarebbe andato in Cina. Così, invece di lottare per il gas russo, molto importante per l’economia europea, ha creato un conflitto dal nulla sul desiderio di Janukovich di rinviare la firma dell’accordo di associazione con l’UE. E ora sembra che il gas russo sia perduto per l’Europa. Se le relazioni tra la Russia e l’UE fossero state buone, sarebbe stato molto più conveniente inviare il gas all’Europa, perché le infrastrutture per l’esportazione russe sono orientate verso l’Europa. Invece, sono riusciti ad allontanare la Russia e nonostante un prezzo piuttosto basso proposto inizialmente dalla Cina, la Russia ha comunque concluso tale accordo”.

bildeDichiarazione di Vladimir Putin sulle relazioni Russia-Cina, 20 maggio 2014, Shanghai:
Presidente Xi Jinping, onorevoli colleghi, amici,
Oggi, in un ambiente tradizionalmente accogliente e fattivo, abbiamo adempiuto al vasto programma della cooperazione russo-cinese, ponendoci obiettivi ambiziosi e traguardi a lungo termine. Abbiamo firmato una serie di importanti documenti bilaterali. Le relazioni tra la Russia e la Repubblica popolare cinese si sviluppano con successo e hanno raggiunto un nuovo livello di partenariato globale e cooperazione strategica. Durante i negoziati, abbiamo prestato particolare attenzione alle questioni economiche. La Cina è il principale partner commerciale estero della Russia. L’anno scorso il fatturato commerciale tra i nostri Paesi è stato di quasi 90 miliardi di dollari, e lavoreremo per portarlo a 100 miliardi. Abbiamo tutto quello che serve per raggiungere questo obiettivo. Un Comitato d’investimento russo-cinese è stato istituito per continuare l’espansione degli investimenti reciproci. V’è una serie di importanti iniziative imprenditoriali nel settore energetico. Lavoriamo in tutti i settori, e progrediamo in tutto il mondo.
Nel corso della riunione, abbiamo anche considerato i modi per diversificare gli scambi commerciali riducendo la dipendenza dalla situazione economica globale. Promuoveremo la cooperazione in settori ad alta intensità tecnologica come l’aviazione civile. Abbiamo buone prospettive, i progetti per realizzare aeromobili wide-bodies ed elicotteri pesanti civili. Sviluppiamo anche la cooperazione nella produzione delle auto. La cooperazione tra le banche è in crescita e continuerà a sviluppare l’infrastruttura finanziaria. Si lavora per aumentare i versamenti reciproci in valuta nazionale, e abbiamo intenzione di considerare nuovi strumenti finanziari. La cooperazione tecnologica militare, sotto la supervisione dei ministeri della Difesa dei nostri Paesi, è una questione separata. È un fattore importante per la stabilità e la sicurezza regionale e mondiale. Vediamo un grande futuro nell’espansione della cooperazione tra le singole regioni dei nostri Paesi. Numerose regioni russe, comprese le città metropolitane di Mosca e San Pietroburgo, così come la regione del Volga ed altre, collaborano direttamente con partner cinesi. I legami umanitari sono sempre più importanti. A marzo abbiamo lanciato i mutui scambi annuali d’amicizia della gioventù. Abbiamo anche deciso di creare una università russo-cinese basata sull’Università Statale di Mosca e la Beijing University of Technology.
Il Signor Presidente ha già detto che la memoria storica del grande eroismo dei nostri popoli nella seconda guerra mondiale, avvicina ancora più Russia e Cina. Abbiamo deciso di tenere celebrazioni congiunte per il 70° anniversario della Vittoria. Nel corso del nostro scambio dettagliato, abbiamo anche seguito le questioni internazionali. Prendo atto che le posizioni di Russia e Cina in gran parte coincidono. Condividiamo le stesse priorità globali e regionali. Abbiamo concordato un più stretto coordinamento delle nostre azioni in politica estera, anche nel quadro delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai, dei BRICS, APEC e della Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia, che inizia la sua riunione stasera. Sono grato al Presidente della Cina e a tutti i nostri amici e partner cinesi per l’incontro molto costruttivo tenutosi oggi e in precedenza, quando abbiamo preparato la visita. Grazie per l’invito a visitare la Repubblica popolare cinese e ad assistere ai prossimi eventi. Sono felice di accettare.
Grazie”.
Il Presidente Vladimir Putin quindi ribadiva non solo che Russia e Cina nei loro rapporti economico-finanziari abbandonano l’uso del dollaro USA, ma anche l'”intenzione di prendere in considerazione nuovi strumenti finanziari…” I rapporti commerciali tra Cina e Russia si basano sempre più su meccanismi che vanificano le sanzioni economiche occidentali contro i due Paesi continentali. Inoltre, il Presidente Xi Jinping ha proposto la creazione di una nuova organizzazione asiatica per la cooperazione nella sicurezza, con la partecipazione di Iran e Russia, alla Quarta Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA, forum di 24 Paesi volto a rafforzare la cooperazione per la pace, la sicurezza e la stabilità in Asia), a Shanghai, Cina. “Dobbiamo rinnovare la nostra cooperazione per la sicurezza ed istituire una nuova architettura nella cooperazione per la sicurezza regionale“, ha detto Xi al vertice cui partecipavano anche il presidente iraniano Hassan Rouhani e il presidente russo Vladimir Putin. Il presidente cinese ha detto che le nazioni asiatiche dovrebbero rispondere collettivamente a problemi gravi come criminalità transnazionale, sicurezza informatica ed energetica, terrorismo e catastrofi naturali. “Dovremmo avere tolleranza zero per terrorismo, separatismo ed estremismo, dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale e intensificare la lotta contro tali “tre forze”.” Il presidente cinese ha anche avvertito gli Stati Uniti contro la loro espansione militare in Asia: “Rinforzare le alleanze militari contro una terza parte non favorisce la sicurezza regionale.”
Inoltre, da oggi le società russe partecipano alle realizzazione del gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI). Il vicepremier russo Arkadij Dvorkovich ha dichiarato al Congresso sul gas in Turkmenistan, “Lo sviluppo del ‘vettore orientale’ e la sicurezza e la stabilità energetiche sono le nostre priorità“. Dvorkovich ritiene che la cooperazione con i Paesi della regione Asia-Pacifico sia promettente. La Russia è pronta a fare invitare il Turkmenistan al Gas Exporting Countries Forum (GECF) in Qatar, nel novembre 2014. “La partecipazione del Turkmenistan nel forum degli esportatori gasiferi può avvantaggiare la repubblica dell’Asia centrale“. Afghanistan, Pakistan e India sono acquirenti del gas turkmeno, e la creazione del consorzio TAPI Ltd ne è una logica conseguenza. La richiesta di accelerare la realizzazione del progetto è stata discussa in una riunione tra il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov e i funzionari indiani. La costruzione dovrebbe essere completata nel 2018, permettendo al Turkmenistan di fornire 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno ai suoi tre clienti.
putin-and-xi-jinpingIn definitiva, Obama ha contribuito a concretizzare l’incubo di sir Halford Mackinder, ovvero la coesione politica di un’Eurasia che riesce a sottrarsi alle manipolazioni geostrategiche e geopolitiche atlantiste sviluppando ampie infrastrutture per i trasporti e le comunicazioni terrestri attraverso l’Heartland. Reti ferroviarie, viarie, gasdotti, oleodotti e addirittura canali, sviluppati dagli anni ’30 in poi, permettono oggi all’Eurasia di non essere minacciata alle linee di approvvigionamento del suo sviluppo economico-sociale, sottraendosi a quel predominio talassocratico che è alla base delle passate fortune dell’impero inglese e di quello statunitense. E in futuro, più si approfondirà l’integrazione eurasiatica, più diminuirà l’influenza monopolare di Washington e meno instabili risulteranno varie realtà geopolitiche regionali e mondiali.

Fonti:
Global Research
Global Research
PressTV
RBTH
The BRICS Post

Ucraina, socializzazione armata contro mafia nazi-atlantista

La Battaglia di Slavjansk
Alessandro Lattanzio, 17/5/2014
10364198Il 13 maggio le milizie del Donbass guidate dall’ex-spetsnaz Igor Girkin (Strelkov), attaccavano un convoglio della Guardia ucraina presso il villaggio Oktjabrskoe, a 20 chilometri da Kramatorsk, nella regione del Donetsk. Era la terza offensiva dei federalisti in due giorni. 7 guardie ucraine sono state eliminate ed altre otto ferite. “Lo squadrone di Kramatorsk ha compiuto la sua missione. Due veicoli corazzati leggeri BTR-70 e due autocarri, uno con truppe e l’altro con equipaggiamenti militari, sono stati distrutti. Un solo autocarro è fuggito: un GAZ-66 con un mortaio“. La milizia popolare ha subito un morto e un ferito. L’assalto delle forze kieviane fu preceduto da pesanti bombardamenti, ma non entrava nella città sia per la forte resistenza alla periferia che anche per paura d’infilarsi in una trappola urbana controllata dalle milizie. La guardia ucraina optava per la guerra di logoramento dalle posizioni sul colle Karachun. Le forze federaliste avevano come obiettivi principali colpire le batterie dell’artiglieria kieviana installatesi sul Karachun e spezzare l’assedio della città. Il 12 maggio, la milizia popolare aveva già attaccato due postazioni a Slavjansk. Le forze di autodifesa avevano bombardato, impiegando un cannone semovente 2S9 Nona e un veicolo da combattimento della fanteria BMD-2 confiscati alla 25.ma Brigata Aeroportata il 16 aprile, le posizioni della Guardia nazionale sul colle Karachun. L’attacco aveva comportato l’eliminazione di oltre 100 membri della Guardia nazionale, secondo le comunicazioni radio intercettate. “La maggior parte delle perdite fu causata dall’esplosione di un deposito di munizioni”. I golpisti a Kiev non hanno confermato la notizia. Poi, nel pomeriggio dello stesso giorno le forze di autodifesa hanno bombardato la base della Guardia nazionale presso Slavjansk. Un portavoce della milizia dell’Autodifesa di Kramatorsk aveva dichiarato che la cosiddetta Guardia nazionale ucraina aveva circondato il villaggio di Oktjabrskoe, a 15 chilometri da Kramatorsk. Lo scontro era iniziato quando il convoglio ucraino si era diretto su Oktjabrskoe e la milizia aveva cercato di fermarlo. I cittadini di Oktjabrskoe erano stati minacciati dalle forze ucraine se avessero riferito delle violenze subite dalla cittadinanza. Da quel giorno, le milizie popolari di Slavjansk sono passate all’offensiva. “E’ inutile aspettare che i funzionari della sicurezza ucraina attacchino. Cambiamo tattica“, dichiarava Stella Khorosheva, addetta stampa del sindaco di Slavjansk.
10308093Il 15 maggio, a Slavjansk veniva costituito il Primo Battaglione dell’Esercito di Liberazione del Donbass, dichiarava il sindaco Vjacheslav Ponomarjov “sulla base delle unità della milizia popolare, s’è formato il Primo battaglione dell’Esercito di Liberazione del Donbass“. Le autorità della Repubblica Popolare del Donetsk, inoltre, “annunciavano che le elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio non si terranno sul territorio del Donetsk perché l’Ucraina è uno Stato estero“, e annunciavano anche la creazione del Consiglio di sicurezza della repubblica, incaricato della “cacciata degli occupanti dal territorio della Repubblica Popolare del Donetsk“. Denis Pushilin, co-presidente della Repubblica Popolare del Donetsk, ha confermato che essa non parteciperà alle elezioni presidenziali in Ucraina del 25 maggio. La Repubblica Popolare del Donetsk nominava Aleksandr Borodaj primo ministro ad interim, dichiarando la legge marziale per unificare i gruppi di autodifesa locali sotto un’unica struttura di comando e introduceva la legge marziale in vista dell’assalto delle unità di Kiev. Il 14 maggio, l’Esercito Popolare del Donbass aveva emesso un ultimatum alle truppe governative, se entro 24 ore non si ritiravano dal Donetsk avrebbe lanciato l’offensiva, “Se i carri armati e i checkpoint del cosiddetto potere legittimo non saranno rimossi, abbiamo abbastanza forze e mezzi (…) per distruggerli e bruciarli tutti. Gruppi d’intelligence e sabotaggio sono pronti ad intervenire, alcuni sono già nelle loro posizioni. Hanno 24 ore per ritirarsi“, affermava un comandante dell’EPD, Sergej Zdriljuk. “I miliziani sono pronti al combattimento. I dipendenti delle imprese della città sono rientrati a casa prima; ci si aspetta il rastrellamento da parte delle autorità di Kiev. Scontri si svolgono a Karachun, e spari sono stati sentiti vicino l’aerodromo di Kramatorsk. Attualmente si svolgono combattimenti presso Slavjansk, nei villaggi Andreevka, Semjonovka, e verso la città di Krasnij Liman e colle Karachun. E’ una guerra di nervi. Non ci permettono di riposare. La sparatoria non ha smesso dalle 14:00 di ieri. Usano mortai e mitragliatrici pesanti. Vi sono anche notizie dell’arrivo di materiale da guerra pesante. Il nostro compito principale è tenere la linea e respingerli“. Le strade da Slavjansk a Kramatorsk venivano bloccate dalla Guardia nazionale ucraina con veicoli blindati e posti di blocco. Le operazioni nell’assedio di Slavjansk delle forze ucraine sono sostenute dall’artiglieria dislocata sul colle Karachun, tuttavia l’incursione tentata da est sulla città, nel quartiere di Semjonovka, veniva fermata. Le milizie hanno resistito senza perdere terreno ed hanno anche compiuto delle avanzate sulle aree controllate dai kieviani, a nord verso Krasnij Liman e a sud verso il campo d’aviazione di Kramatorsk, dove un distaccamento ucraino è stato sloggiato. Anche nei pressi del villaggio Dmitrovka, vicino Kramatorsk, si svolgeva una battaglia di mezz’ora, tra i soldati ucraini: 150 paracadutisti si sarebbero rifiutati di sparare ai civili. “I paracadutisti si sono rifiutati di eseguire l’ordine di sparare sui civili, quindi hanno aperto il fuoco su di loro dagli elicotteri. Molti i cadaveri, militari e civili”.
Perchè le milizie neofasciste di Kiev insistono così tanto ad occupare la regione di Slavjansk-Kramatorsk? Nel 2013 la Shell rese nota l’intenzione di iniziare l’estrazione del gas di scisto proprio qui, in violazione delle norme ecologiche. Il contratto prevedeva l’espropriazione dei beni immobili laddove dovevano sorgere le trivellazioni. A Slavjansk dovevano essere avviati i primi pozzi. L’area di estrazione del gas di scisto include anche Kramatorsk, Krasnij Luch e Svjatogorsk nella regione di Donetsk, e le città di Balakleja e Izjum della regione di Kharkov. Quindi non è un caso che Slavjansk e Kramatorsk siano al centro di feroci battaglie tra la guardia kieviana e le milizie di autodifesa, mentre a Izjum è stata installata la principale base per le operazioni contro i russofoni del sud-est dell’Ucraina.
Secondo le Forze di Autodifesa del Donetsk, questo mese le truppe di Kiev hanno subito 700 tra morti, feriti e prigionieri:
310 estremisti di Fazione destra aderenti alla Guardia nazionale (secondo alcuni, su ordine della giunta, circa 200 di loro sono stati segretamente sepolti in fosse comuni in prossimità di Slavjansk, per nascondere le perdite alla popolazione).
120 mercenari ucraini dei battaglioni di Kolomojskij “Dnepr” e “Azov“. A Marjupol è stato eliminato il capo del battaglione “Betulla” di Kolomojskij, Demidenko.
90 agenti della SBU (l’unità Alpha di Sumy completamente distrutta, quelle di Kiev, Poltava, Ternopol, Ivano-Frankovsk, Lvov, Rovno, Vinnitsa, Zhitomir hanno subito pesanti perdite).
70 mercenari stranieri: 6 polacchi della ASBS Othago, 14 statunitensi della Greystone, 50 dell’Academi (fino al 2009 nota come Blackwater).
65 militari della 95.ma Brigata aeromobile di Zhitomir.
25 agenti di CIA ed FBI (13 morti, 12 feriti).
20 agenti del MUP.
Inoltre sono stati distrutti nei combattimenti 8 elicotteri (Mi-24, Mi-17 e Mi-8), 1 Hammer, 2 Kamaz, 3 obici D-30, 8 APC BTR-70 e due BMP-2.
Tali perdite indicano che nel sud-est non si combatte un gruppo di terroristi, ma che vi è una guerra civile in piena regola, dove il regime di Kiev lotta contro l’intera popolazione delle province sud-orientali“, afferma una fonte delle forze di autodifesa di Slavjansk.
A mezzogiorno del 15 maggio, miliziani dell’autodifesa avevano sequestravano gli uffici dell’azienda Donbassantratsit, nella città di Krasnij Luch, arrestandone il manager, affermava il presidente del Sindacato Indipendente dei Minatori dell’Ucraina Mikhail Volinetz. I miliziani informavano che la Repubblica Popolare nazionalizzava l’azienda. La Repubblica del Donetsk ha deciso di mettere sotto controllo le risorse economico-finanziarie e di rinnovare tutti gli organi amministrativi della ragione, allo scopo di contrastare anche le manovre politiche dell’oligarca di Dnepropetrovsk Rinat Akhmetov. Il responsabile del Centro per la ricerca economica GSM Vasilij Koltashov afferma che “le aziende appartenenti a Kolomojskij ed altri imprenditori che sostengono la giunta nazista di Kiev, devono essere immediatamente confiscate“. Gli impianti abbandonati dai padroni passano al controllo dei lavoratori che ne riorganizzano la produzione. Sempre il 15 maggio a Marjupol veniva firmato un memorandum multilaterale sulla pace e la sicurezza, tra i direttori delle acciaierie Ilijch e Azovstal e le guardie del popolo della città. Il documento è stato firmato dai direttori generali degli impianti siderurgici Ilijch e Azovstal Jurij Zinchenko e Enver Tskitishvili, dal sindaco Jurij Khotlubej, dal capo ad interim del dipartimento degli affari interni cittadini Oleg Morgun, dai rappresentanti dei veterani, delle donne e dei sindacati di Marjupol e dal leader della Repubblica Popolare di Marjupol, Denis Kuzmenko. Il documento recita:
1. Gli eventi del 9 maggio hanno mostrato che lo scontro armato porta sulla strada della morte. Questa è la strada dello stallo politico. Questi eventi non devono ripetersi. La nostra priorità è la pace a Marjupol, per garantire il funzionamento stabile delle aziende industriali e dei servizi. Differenze ideologiche e politiche non possono causare spargimenti di sangue. Siamo uniti dal desiderio di pace e amore per Marjupol.
2. Il ritiro delle truppe da Marjupol ha dato luogo al processo di pace. Sosteniamo e svilupperemo congiuntamente le iniziative volte a rafforzare il lavoro delle guardie del popolo. Confidiamo nella polizia della città e sosteniamo la lotta contro saccheggio, teppismo e furti.
3. Dobbiamo prendere nuove misure per garantire la pace e l’ordine a Marjupol. Chiediamo il rifiuto completo della violenza e il disarmo di tutti i gruppi armati nati sulla scia delle proteste. I leader del DPR, le guardie e la polizia del popolo assicurano la rinuncia alle attività illecite (violenza, occupazione di edifici e uso delle armi).
4. Contemporaneamente, ci appelliamo congiuntamente alle autorità di Kiev con la proposta di eliminare i posti di blocco militari sulle strade per Marjupol. I vigili urbani devono garantire la calma all’ingresso della città, con il sostegno della guardia del popolo.
5. Le autorità cittadine assicurano le condizioni di vita dei cittadini di Marjupol e il buon funzionamento dei servizi comunali e delle infrastrutture.
6. Insieme faremo ogni sforzo per restaurare gli edifici e le strade danneggiate o distrutte, e ripulire la città.
7. Faremo tutto il possibile per immortalare il ricordo di quei cittadini di Marjupol uccisi nei recenti scontri armati.
8. Questo memorandum è aperto alle firme di altri membri del pubblico e delle imprese di Marjupol. L’inviamo ad autorità, organizzazioni internazionali e media dell’Ucraina.
A Gorlovka, il sindaco Evgenij Klep è stato costretto a dimettersi dai rappresentanti della Repubblica Popolare di Donetsk, venendo sostituito da Aleksandr Sapunov.
10313581Il 16 maggio la milizia dell’Autodifesa del Donbass occupava il quartier generale della Guardia nazionale di Donetsk. “Abbiamo catturato il comando territoriale della Guardia nazionale ucraina di Donetsk“, dopo che i militari dell’esercito ucraino avevano volontariamente ceduto le armi e “i coscritti ora combattono con la Milizia Popolare“. Il co-presidente del Presidium della Repubblica Miroslav Rudenko affermava che Kiev non aveva più alcun potere nella regione. “Nel nostro Paese ci sono un capo di Stato eletto e un capo dell’amministrazione regionale nominato, ma il pupillo di Kiev, che si definisce governatore, non ha alcun vero potere“. Allo stesso tempo, riconosceva che le guardie di frontiera ucraine al confine con la Russia sono sempre soggette a Kiev. “Il confine è ancora chiuso, ma lavoriamo duramente per aprire la frontiera e riassegnare le guardie di confine nei prossimi giorni“.
Elicotteri con insegne delle Nazioni Unite hanno partecipato alle operazioni militari ucraine presso Kramatorsk. I golpisti a Kiev così hanno violato gli accordi con l’organizzazione internazionale. Equipaggi ucraini si sono rifiutati di operare sugli elicotteri con i simboli delle Nazioni Unite. Il regime a Kiev ha assunto mercenari polacchi al loro posto, impiegando gli elicotteri per attaccare Slavijansk dopo il tentativo fallito di far passare i lanciarazzi Grad attraverso le postazioni delle forze dell’autodifesa. Tali munizioni sono assai necessarie alle forze governative che occupano il colle in una posizione cruciale per il controllo della zona. “Le agenzie delle Nazioni Unite sono in contatto con le autorità ucraine su questo tema“, affermava il portavoce del dipartimento per le Operazioni di Peacekeeping dell’ONU, sottolineando che gli Stati che forniscono mezzi all’ONU “dovrebbero sbarazzarsi di tutti i loghi e marchi delle Nazioni Unite non appena gli equipaggiamenti rientrano e non sono più utilizzati dall’organizzazione mondiale“. “Inoltre, ogni ordine del giorno firmato dai Paesi che forniscono truppe, afferma chiaramente che i governi possono usare i simboli delle Nazioni Unite solo per le operazioni richieste dalle Nazioni Unite“. Infatti, almeno 4 elicotteri, tre Mi-24 e un Mi-8, di colore bianco e simboli d’identificazione delle Nazioni Unite, sono stati utilizzati nelle operazioni contro Kramatorsk. Infine, come era già accaduto nel 1998-99 in Kosovo, la Germania invia equipaggiamenti alle unità speciali ucraine Omega e Vega. Il ‘ministro’ degli Interni ucraino Arsen Avakov “ha consegnato uniformi tedesche alle unità speciali Omega e Vega. Salutando questo dono militare tempestivo e importante”. Gli Stati Uniti hanno annunciato, il 7 maggio, la consegna alle guardie ucraine di benzina, filo spinato, batterie e pezzi di ricambio per autoveicoli, binocoli e sistemi di telecomunicazioni, per “sorvegliare le frontiere e garantire la sicurezza“. Washington ha anche deciso di assegnare 7 milioni di dollari per l’acquisto di tende, stufe e altre attrezzature per la guardia ucraina.

10343014Il 12 maggio precedente il ministero della Difesa ucraina pubblicava l’elenco dei soldati che avevano disertato nelle tre settimane precedenti. 69 militari avevano lasciato le unità dispiegate nella regione di Novograd-Volinskij, e 33 quella di Berdichev, nella provincia di Zhitomir, nel nord-ovest del Paese. “Cari Jatsenjuk e compagnia: grazie per lo stipendio di 110 dollari in due mesi, vorrei che ascoltiate le parole che ho sentito dei miei fratelli, molto chiare: Ci vergogniamo. Avete sentito? Pensateci, perché un giorno possiamo puntare la colonna contro di voi”, questo è il messaggio di un riservista al ‘premier’ ucraino Arsenij Jatsenjuk. Altre defezioni si registrano a Odessa, Kramatorsk e Slavjansk. Il 14 maggio a Donetsk, tutte le forze di polizia della regione si sono schierate con la popolazione giurando fedeltà alla Repubblica Popolare del Donetsk. Secondo Oleg Tsarjov, i dati ufficiali sono molto più bassi rispetto alla realtà e non riflettono la portata del problema. “I soldati si rifiutano di attaccare i civili. Ancor più, non vogliono morire per le idee di un governo provvisorio illegittimo. Nella situazione attuale, in cui le autorità antinazionali sono in guerra contro la popolazione, le defezioni non possono essere considerate un crimine“. I riservisti ricevono salari bassi (42 dollari invece dei 170 promessi) e vivono in condizioni precarie e di totale incertezza. Sono costretti a chiedere alle famiglie materassi, lenzuola e cuscini, perché le loro unità non ne hanno. La legge ucraina prevede che un riservista può essere mobilitato per non più di 10 giorni, ma molti lo sono già da 45. Inoltre, il ministro della Difesa golpista Mikhail Koval ha detto che 6000 militari dovrebbero andare a casa perché la loro mobilitazione è errata.
Infine, due registrazioni di conversazioni riservate sono stati pubblicate su internet. Nella prima, diffusa il 14 maggio, l’oligarca mafioso-sionista e governatore di Dnepropetrovsk Igor Kolomojskij minaccia l’ex-candidato presidenziale Oleg Tsarjov, uomo d’affari e deputato di Dnepropetrovsk. Tsarjov sostiene la federalizzazione del Paese e i referendum in tutta l’Ucraina. Aveva ritirato la candidatura il 29 aprile per protesta contro Kiev. Kolomojskij ha ordinato che Tsarjov e la sua famiglia siano uccisi. Questa la trascrizione della conversazione:
Kolomojskij: Ciao.
Tsarjov: Ciao.
Kolomojskij: Dove sei?   
Tsarjov: Stesso posto.
Kolomojskij: Come stai?   
Tsarjov: Bene.   
Kolomojskij: C’è un grosso guaio, un ebreo della comunità di Dnepropetrovsk.
Tsarjov: Che cosa è successo?
Kolomojskij: Beh, un ebreo è stato ucciso, della comunità di Dnepropetrovsk, mi trovo ora nella sinagoga…
Tsarjov: Che cosa ci faceva?
Kolomojskij: Beh, non importa quello che ha fatto. Hanno detto che avrebbero messo una taglia sulla tua vita, cazzo, un sacco di soldi.
Tsarjov: Per la mia vita?
Kolomojskij: Un milione di dollari per la tua vita. Sì. Inoltre hanno detto che ti cercheranno ovunque. Beh, dico solo che così si dice a Mosca, non andare in giro.
Tsarjov: lascia che ti dica una cosa. In Africa ci sono…
Kolomojskij: Domani se ne la prenderanno con i tuoi familiari.
Tsarjov: In Africa, c’è una cosa… come un veleno…
Kolomojskij: Senti, non me ne frega un cazzo dell’Africa, non m’importa… Ti dico che nella sinagoga, alla vigilia del sabato c’è stata una preghiera. Pregano per l’ebreo ucciso, il camerata Shlemkevich, ucciso a Marjupol, cazzo!
Tsarjov: Allora…
Kolomojskij: E hanno detto che è colpa di Tsarjov, cazzo. E domani, cazzo, la prima cosa che faranno è cercare tutti i tuoi cari, cazzo. È meglio dirgli di andarsene fuori dai cazzi di qui… Li impiccheremo sulla piazza pubblica, cazzo… E di a Markov di non venirci. Beh, in Ucraina. In qualsiasi circostanza. Mi senti?
Tsarjov: Non chiamarmi. Non chiamarmi, Igor…
Kolomojskij: Non chiamarti? Ok. Addio Tsarjov.
Tsarjov: andiamo, addio…
10277545La seconda registrazione riguarda Oleg Noginskij, presidente dei Fornitori dell’Unione Doganale, un’organizzazione che mira ad aumentare i rapporti commerciali tra l’Ucraina e l’Unione doganale di Bielorussia, Kazakistan e Russia, e un tale Jan Borisovich. Noginskij definisce Kolomojskij un pazzo, “Inoltre, fu Kolomojskij che arruolò i tizi di Odessa (per la strage)… la situazione andò fuori controllo. Il loro compito era mandare all’ospedale i manifestanti antigovernativi e distruggere completamente il campo di piazza Kulikovo Pole“. Kolomojskij era ad Odessa “per  nominarvi Palitsa governatore della regione”, e il risultato delle sue azioni fu che 16 sopravvissuti al massacro della Casa dei Sindacati furono uccisi nei tre giorni successivi. Palitsa fu nominato governatore della regione di Odessa il 6 maggio al posto di Vladimir Nemirovskij. Palitsa è il braccio destro di Kolomojskij. Secondo Noginskij il ‘governatore’ di Dnepropetrovsk, che aveva anche minacciato il deputato ucraino Igor Markov, “è completamente impazzito. Puoi fare quello che vuoi. Se ti credi un nuovo Hitler… Beh, avremo, credo una seconda Germania nazista in un piccolo frammento del territorio ucraino, dove Benja (Kolomojskij) sarà il miliardario proprietario del posto”. Oleg Noginskij dialogava con il console onorario israeliano in Ucraina Ian Epstein. Dalla trascrizione appare che Kolomojskij ha inviato i neo-nazisti a Odessa e che il diplomatico israeliano e la comunità ebraica ucraina ne sarebbero inorriditi, volendo prendere le distanze da coloro che chiamano “criminali nazisti”. Noginskij afferma, “Dobbiamo dichiarare che la comunità ebraica mondiale in primo luogo non ha nulla a che fare con il signor Kolomojskij, e che poi non supporta le azioni a Odessa o Marjupol, od esprime simpatia sincera per qualsiasi soggetto coinvolto, e terzo, dire che se un ebreo è coinvolto nei crimini nazisti, combatteremo per primo lui”. Il politologo russo Avigdor Eskin ricorda che Kolomojskij è noto per i suoi legami con neo-nazisti e criminali. “Kolomojskij insieme ai suoi sodali criminali, tra cui un certo ‘Vova Jeta’ e un altro noto come ‘Cicciotto’, ha fondato il partito Svoboda. Un’organizzazione criminale che vuole controllare le regioni occidentali dell’Ucraina. … Un volta costituita l’organizzazione neo-nazista attuale, molti furono costretti a rimanervi assieme a simili personaggi. Comunque hanno i loro sordidi traffici, che non potranno mai essere ripuliti“.
Il capo dei golpisti a Kiev, Aleksandr Turchinov, dopo aver deciso l’espulsione dei deputati del Partito Comunista ucraino (il 13% dei voti nel 2012), decideva anche di vietare l’intervento del Primo segretario del PCU Pjotr Simonenko, che affermava, “Cari Compagni! Dall’inizio di maggio l’Ucraina è scossa. L’orrore che ci stringe dimostra che il sistema nazional-fascista vuole il sangue del popolo! Ciò è confermato dall’inquisizione avutasi a Odessa, nella Casa dei Sindacati, dove delle persone sono state bruciate vive! Sono state distrutte. Oggi, in Ucraina non esiste il diritto ad avere un’opinione diversa… degli psicopatici affermano, il 9 maggio, che Hitler è venuto a salvare l’Ucraina dai comunisti! (…) Il 9 maggio, a Marjupol, la Guardia nazionale ha ucciso due poliziotti per aver rifiutato di disperdere dei civili riunitisi per celebrare il Giorno della Vittoria“. A seguito di questo discorso, Turchinov ha annunciato una parodia d’indagine del ministero della Giustizia per indagare sui legami del PCU con i “terroristi e separatisti” e preparare la richiesta di bandire il Partito Comunista ucraino. Simonenko ha infine deciso di non partecipare alle elezioni presidenziali in Ucraina, dopo esser stato aggredito in auto da un gruppo di individui non identificati e armati di molotov, “Riconosciamo che la lotta al dissenso, la censura e così via rispondono alla domanda sulle elezioni: esse sono, a nostro parere, illegittime. Pertanto, il Partito Comunista ha deciso di non parteciparvi. Ne abbiamo ampiamente discusso all’Ufficio di presidenza del Comitato centrale, con la partecipazione dei capi di tutte le organizzazioni regionali, decidendo d’interrompere la partecipazione del nostro candidato alla campagna elettorale. Siamo fiduciosi che questa posizione, tenendo conto dei suggerimenti ricevuti, sia accettata e compresa dagli aderenti al partito e da tutti coloro che lo sostengono“. “La situazione nel Paese è difficile e molto pericolosa. Tutto dimostra che il potere della giunta neo-fascista è stato preso con un colpo di Stato, che ha scatenato la guerra al popolo e che non si fermerà davanti a nulla pur di consolidare il regime dittatoriale terrorista nel Paese, rafforzando la posizione dei circoli filo-occidentali della borghesia compradora ucraina, i cui interessi si esprimono e sono alla base di tale regime. Oggi, come non mai, i comunisti devono denunciare, concentrarsi, reagire e lottare contro le forze neo-naziste, essere pronti ad ogni evenienza”. Dopo un dibattito televisivo tra i candidati presidenziali, il 16 maggio, l’auto di Simonenko è stata attaccata da persone ignote e armate. Simonenko ha affermato che nelle condizioni attuali è impossibile condurre una campagna elettorale, suggerendo di rinviare le elezioni in autunno.
mapa-zakarpatska.gifIl primo ministro ungherese Viktor Orbán ha detto che gli ungheresi che vivono in Ucraina dovrebbero avere il diritto a una seconda cittadinanza e la possibilità dell’auto-governo. “Consideriamo la questione ungherese una questione europea. Gli ungheresi che vivono nella regione dei Carpazi hanno diritto a doppia cittadinanza, identità nazionale e autonomia. La comunità ungherese deve avere la doppia cittadinanza, tutti i diritti di una comunità nazionale ed esercitare l’autogoverno. E’ chiaramente ciò che ci aspettiamo dalla nuova Ucraina“. I distretti ungheresi hanno votato per il Partito delle Regioni e per il riconoscimento della lingua ungherese in Transcarpazia. L’Ungheria si oppone alle sanzioni contro la Russia, dato che la cooperazione economica tra Ungheria e Russia ammonta a 2,55 miliardi di euro, il primo partner commerciale di Budapest al di fuori dell’UE. In effetti, in Transcarpazia, nel distretto di Tjachevskij sono state erette barricate e posti di blocco, in contrapposizione alla “mafia forestale” dei neonazisti filo-Kiev. Inoltre, il capo dell’amministrazione regionale di Ivano-Frankovsk, Andrej Trotsenko, ha dichiarato che tre esplosioni hanno colpito il gasdotto Urengoj-Pomarij-Uzhgorod, presso il villaggio Nebiliv, “Ordigni esplosivi sono stati piantati nel terreno appena sotto il gasdotto“. Il capo di Pravý Sektor (Fazione Destra) aveva minacciato di attaccare il gasdotto russo che attraversa l’Ucraina. Il gasdotto in questione, la Trans-Siberian Pipeline, rifornisce l’Europa della maggior parte del gas importato. “Siamo ben consapevoli del fatto che la Russia guadagna soldi trasportando petrolio e gas in occidente attraverso il nostro gasdotto“, aveva detto Dmitrij Jarosh, capo di Fazione destra, “Pertanto, distruggeremo questo gasdotto per privare la Russia della sua fonte di finanziamenti“.
Nel frattempo, Gazprombank ha trasferito i fondi dal Belgio e dal Lussemburgo in Russia, per proteggersi contro eventuali sanzioni. I titoli sono stati spostati da Euroclear Bank (Bruxelles) e Clearstream Banking (Lussemburgo) al deposito centrale russo, alla fine di aprile, “Il trasferimento è stato fatto per prevenire eventuali restrizioni sulle operazioni degli asset della clientela,  conservati nei depositi internazionali e nei sistemi di regolamento“. Così la banca ha trasferito 7 miliardi di dollari nella Banca Centrale della Russia, che controllava 486 miliardi di dollari in riserve internazionali al 1 aprile. La banca Gazprombank possiede 110,5 miliardi di dollari ed è per il 49,6 per cento di proprietà di un fondo della Gazprom, Gazfond, per il 35,5 per cento di proprietà della Gazprom OAO, e per il 10,2 per cento di proprietà della VEB, banca di sviluppo statale della Russia. Gazprombank è presieduta da Aleksej Miller, il CEO di Gazprom. Secondo il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, la Russia s’è sbarazzata di 25,8 miliardi di dollari in buoni del Tesoro USA. La quantità di obbligazioni statunitensi detenute dalla Russia è passata da 126,2 miliardi a 100,4 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2008. Secondo i dati della Federal Reserve Bank di St. Louis, tra il 5 e il 12 marzo, la quantità di titoli del Tesoro è scesa di 104,6 miliardi, da 2,959 bilioni a 2,855 bilioni di dollari. Un calo record. La Russia da cinque mesi riduce significativamente la quantità di titoli di Stato USA in suo possesso. Tra ottobre 2013 e marzo 2014 il volume delle obbligazioni detenute dalla Russia è passato da 149,9 miliardi di dollari a 100,4 miliardi. E mentre nel gennaio 2014 il Belgio è diventato il terzo maggiore detentore di titoli del Tesoro USA, la Cina ha smesso di aumentare le sue riserve in titoli del Tesoro USA.

DonbassFonti:
E-news
KP
Le Monde Russe
Moon of Alabama
Nsnbc
Reseau International
Reseau International
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
RIAN
RIAN
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RussiaToday
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