Iraq: situazione dal 16 al 20 giugno

Alessandro Lattanzio, 21/6/2014

10459962Il 16 giugno, l’aeronautica irachena colpisce le posizioni del SIIS a Tal Afar. Il governatore di Mosul è il baathista colonnello Hashim al-Jamas.
17 giugno il governo iracheno accusa l’Arabia Saudita di sostenere il SIIS, “Riteniamo l’Arabia Saudita responsabile del sostegno finanziario e morale a tali gruppi. Il governo saudita dovrebbe essere ritenuto responsabile dei crimini commessi da tali pericolosi gruppi terroristici“. I ribelli sono formati da tre elementi: gli islamisti del SIIS e altri gruppi islamisti, il Consiglio militare formato da ex-ufficiali dell’esercito iracheno, ex-collaboratori degli statunitensi, e l’ordine dei naqshabandi dell’ex-baathista Izat Ibrahim al-Duri. A Mosul il Consiglio militare ha chiesto al SIIS di ritirare i suoi combattenti stranieri, mentre i poster di Sadam Husayn suscitano tensioni tra SIIS e naqshabandi. Assalto a Baquba con pesanti combattimenti, mentre nel villaggio turkmeno di Bashir, 15 chilometri a sud di Kirkuk, il SIIS si scontra con i servizi di sicurezza turkmeni e forze curde. 6 guardie curde restano uccise negli scontri. Arshad Sahili, presidente del Fronte Turkmeno Iracheno dichiara che se i curdi “si rifiutano di restituire Kirkuk al governo iracheno, ci batteremo di nuovo“, annunciando la creazione di una nuova milizia turkmena. Il governo regionale curdo (KRG) apre una base militare a Kirkuk. Baghdad invia 1200 combattenti della Brigata d’Oro, unità di élite, a Tal Afar a rinforzare le truppe governative che resistono all’assedio del SIIS, mentre Ghasem Soleimani, comandante della Forze speciali iraniane al-Quds, sarebbe in Iraq. Nechirvan Barzani, premier curdo, dichiara che non si tornerà allo status quo precedente, sostenendo la partizione dell’Iraq su linee etniche, suggerendo di chiedere ai sunniti iracheni se vogliono un loro Stato indipendente. Il SIIS controlla alcuni villaggi nella provincia di Diyala, mentre funzionari dell’amministrazione locale hanno chiesto al governo di Baghdad di consentire ai peshmerga di entrarvi per lottare contro il SIIS. Baiji a nord di Samara è nelle mani del SIIS, ma non la raffineria di petrolio, nelle mani del governo. 6 attentati terroristici a Baghdad causano 17 morti e 34 feriti. La polizia scopre i corpi di 18 soldati assassinati presso Samara. Yuval Steinitz, il ministro israeliano per gli affari strategici, avverte che “l’Iran non dovrebbe essere aiutato ad espandere la propria influenza in Iraq“. Nasrallah dichiara: “Siamo pronti a sacrificare martiri in Iraq cinque volte più di quanto ne abbiamo sacrificato in Siria, per proteggerne i santuari molto più importanti dei luoghi santi in Siria“.
96008618 giugno, le milizie sciite respingono i ribelli a Baquba. Pesanti combattimenti a Tal Afar, dove l’esercito ha aviotrasportato truppe. La città di Qaratapa, nella provincia di Diyala, a 110 km a nord di Baquba è sotto controllo dei peshmerga. Scontri tra peshmerga e SIIS a Jalawla, cittadina a 70 km a nord di Baquba. Saqlawiyah, una cittadina a nord di Fallujah, è nelle mani del governo, dove le sue forze di sicurezza hanno eliminato 250 terroristi, mentre l’aviazione irachena attacca una parata militare del SIIS a Falluja, eliminando 270 terroristi e 7 loro autoveicoli. Altri 56 terroristi eliminati a Baghdad, 70 a Samarra e 17 a Baquba. L’assalto del SIIS alla raffineria di Baiji viene respinto con l’eliminazione di 40 terroristi. Altri 21 militanti del SIIS eliminati ad Anbar, 20 a Tiqrit e 19 a Idhaym. Le forze governative recuperano Bala, Dhuluiya e Ishaqi. Masud Barzani, presidente del KRG, annuncia la mobilitazione generale delle forze peshmerga. I turchi ritengono che una volta fuori servizio la raffineria di Baiji, l’Iraq sarebbe costretto ad importare prodotti petroliferi raffinati dalla Turchia. La raffineria di Baiji copre il 25% del fabbisogno iracheno. Il governo turco rimuove il Fronte al-Nusra, un ramo di al-Qaida in lotta contro il governo siriano, dalla lista delle organizzazioni terroristiche che rientrano nella categoria “al-Qaida in Iraq“, e ha designato il gruppo come separata organizzazione terroristica. Il giorno prima l’ideologo di al-Qaida Abu Mohammad al-Maqdisi veniva scarcerato in Giordania. I suoi scritti ed insegnamenti salafiti hanno ispirato terroristi come Abu Musab al-Zarqawi, defunto capo di al-Qaida in Iraq, e Ayman al-Zawahiri, successore di Usama bin Ladin alla guida di al-Qaida. Maqdisi è un sostenitore di Jabhat al-Nusra, il cui obiettivo è rovesciare il governo baathista di Damasco e creare uno califfato della Sharia. La rimozione di Jabhat al-Nusra, permetterà che acceda nuovamente al supporto logistico turco.
19 giugno, secondo gli iraniani la disinformazione ha avuto un ruolo cruciale nella caduta di Mosul. Le voci della caduta della città si diffusero prima che accadesse effettivamente, in linea con la disinformazione che diede Tripoli caduta 48 ore prima dell’assalto definitivo alla città. PetroChina evacua parte del suo personale dall’Iraq. La Cina rinnova l’offerta di aiutare il governo di Baghdad. Infatti Pechino è il maggiore investitore e cliente dell’industria petrolifera irachena. Maliqi annuncia la corte marziale per 59 ufficiali accusati di abbandono dei loro doveri. Il premier turco Tayip Erdogan chiede agli Stati Uniti di non bombardare il SIIS, mentre il leader supremo dell’Iran, Ayatollah Khamenei, afferma che il SIIS è uno strumento di Washington. Gli Emirati Arabi Uniti richiamano il loro ambasciatore in Iraq accusandone il governo di settarismo. Combattimenti tra SIIS e peshmerga curdi a Kirkuk. Abu Qabib al-Jazirim, saudita ed importante capo del SIIS, viene eliminato a Tiqrit dalle forze di sicurezza irachene. 150 australiani combattono nel SIIL.
iraqi-army-soldiers-aboard-m1114-humvee-stocktrek-images20 giugno, 12 morti nei combattimenti tra forze curde e SIIS alla periferia di Kirkuk, nel villaggio Mala Abdallah e nella città di Bashir, dove si sono avuti attacchi aerei governativi. Muhammad al-Qaldi, braccio destro dello speaker sunnita del Parlamento Usama al-Nujaifi, afferma, “Abbiamo chiesto a USA, Gran Bretagna, Turchia, Arabia Saudita e Iran d’impedire ad al-Maliqi un nuovo mandato. Il blocco sciita deve sostituirlo“. A Baiji, la raffineria resta nelle mani del governo, i terroristi si ritirano dopo aver incontrato una forte resistenza. Il leader della tribù di Sadam Husayn, shayq Hasan al-Nasiri, afferma “Coloro che prendono parte a tale lotta non sono veri seguaci di Sadam Husayn o del partito Baath, un movimento con principi e ideologia che non hanno nulla a che fare con al-Qaida“. Scontri tra forze governative e terroristi del SIIS a Tal Afar, Baiji, Tiqrit, Samara, Falluja, Kirkuk e Baquba. Alcuni dei gruppi alleati con il SIIS sono l’Esercito naqshabandi a Kirkuk e Mosul; la Brigata della Rivoluzione 1920, formata da ex-ufficiali, a Diyala; i salafiti a Falluja e nella provincia di Ninive; il Consiglio rivoluzionario tribale di Anbar; l’Esercito Islamico in Iraq, a Baghdad, guidato da shayq Ahmad Husayn Dabash Samir al-Batawi, noto anche come Ahmad al-Dabash, finanziatore del terrorismo in Iraq, in particolare degli attentati alla città santa sciita di Qarbala del 2 marzo 2004, dove oltre 140 iracheni furono uccisi e centinaia feriti. Dabash sarebbe anche responsabile dell’attentato alla moschea sciita di al-Tawhid e di altri attacchi terroristici a Baghdad. Dabash è vicino ad al-Qaida. La maggior dei valichi di frontiera tra le regioni curde di Siria e Iraq sono sotto controllo curdo. A Mosul, il SIIS giustizia 29 civili. L’ambasciatore  statunitense a Baghdad Robert S. Beecroft, e Brett McGurk, alto funzionario del dipartimento di Stato per l’Iraq e l’Iran, hanno incontrato Usama al-Nujaifi,  a capo del blocco sunnita Uniti per la Riforma, e Ahmad Shalabi, candidato a primo ministro. “Brett e l’ambasciatore si sono incontrati con Nujaifi e sono d’accordo di non volere che Maliqi rimanga“, ha detto Nabil al-Qashab, consigliere di Nujaifi. Va infine ricordato che i terroristi del SIIS furono addestrati dal 2012 da istruttori statunitensi presso basi segrete in Giordania. Secondo funzionari giordani, decine di terroristi del SIIS furono addestrati segretamente nell’ambito del programma di Stati Uniti, Turchia e Giordania per gestire basi di addestramento dei terroristi nella città giordana di Safawi. Secondo la rivista tedesca Spiegel, circa 1200 terroristi furono addestrati dagli statunitensi presso due basi in Giordania e un campo di addestramento presso l’Incirlik Air Base in Turchia, dove è presente personale statunitense. Da tali basi migliaia di terroristi del SIIS si sono infiltrati in Iraq attraverso la Siria. Il Kurdistan iracheno ha completato l’oleodotto che collega Kirkuk alla Turchia, consentendo ai curdi di avviare le esportazioni di greggio da Kirkuk scavalcando Baghdad. Le esportazioni di petrolio curde saliranno a 250000 barili al giorno a luglio, e poi a 400000 alla fine dell’anno. Il petrolio della regione autonoma del Kurdistan iracheno arriva al terminale petrolifero turco di Ceyhan, i cui depositi sono quasi pieni. Circa 100000 barili al giorno di petrolio curdo iracheno sono stati esportati in Turchia finora. Secondo l’editorialista Kadri Gursel del quotidiano turco Milliyet, “E’ un passo verso l’indipendenza del Governo regionale del Kurdistan, che mette in discussione l’integrità dell’Iraq“. Con tali accordi i curdi iracheni puntano a una maggiore cooperazione con Ankara; infatti la Turchia è coinvolta in numerosi progetti di sviluppo nella provincia curda, dagli aeroporti ad alberghi, strade, supermercati.

kurdistan_gas_and_oil_nov_2013Fonti:
e-Kurd
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Reseau International
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
WND

Perché gli USA temono il South Stream?

Pjotr Iskenderov Strategic Culture Foundation 13/06/2014
Uzsny-potok10L’occidente continua a minacciare i partner della Russia nel gasdotto South Stream. Seguendo il governo bulgaro, la Serbia ha annunciato che i lavori saranno sospesi. Entrambi i Paesi hanno citato la posizione della Commissione europea. Ma il commissario UE dell’energia Gunther Oettinger si rifiuta di discutere la costruzione di South Stream nell’ambito di una consultazione con la Russia,  principale azionista del progetto… Mentre il primo ministro bulgaro Plamen Oresharskij spiega che la sospensione dei lavori sul South Stream con la richiesta della Commissione europea e la necessità di “ulteriori consultazioni con Bruxelles”, la vicepremier e ministra dell’Energia serbo Zorana Mihajlovic ha tentato di incolpare la rivale storica del suo Paese nei Balcani, Sofia. Tuttavia, non ha evitato speculazioni politiche. “Fin quando i negoziati tra Bulgaria e Bruxelles e tra UE e Russia termineranno, resteremo inattivi. O finché la Russia non cambia posizione. In ogni caso i lavori nel nostro Paese saranno ritardati”. Ma la ministra serba non ha menzionato che “la posizione della Russia” sul South Stream risale ai primi mesi del 2008 nell’ambito degli accordi intergovernativi russo-serbi nella cooperazione energetica. Gli obblighi delle parti sul South Stream furono l’argomento principale di tali documenti, successivamente ratificati dal Parlamento della Serbia e confermati dai successivi governi nazionali. Inoltre l’accordo intergovernativo sulla cooperazione energetica, un accordo in cui Gazprom Neft acquista una partecipazione di controllo del monopolio petrolifero della Serbia Naftna Industrija Srbije (NIS) per 400 milioni di euro e discute di 500 milioni di euro d’investimento. Non sorprende che il primo ministro serbo Aleksandar Vucic abbia dovuto correggere la sua ministra; ha dichiarato che il governo serbo non ha deciso la sospensione del progetto South Stream. L’accordo russo-bulgaro per la partecipazione della Bulgaria al South Stream e la creazione di una società mista a tal fine, è stato ratificato dal parlamento bulgaro nel luglio 2008. E nel maggio 2009 a Mosca le aziende del gas di Russia, Italia, Bulgaria, Serbia e Grecia firmarono un documento sulla costruzione del gasdotto South Stream. Nell’agosto 2009 tale documento fu integrato da un protocollo firmato dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan sul transito del gasdotto South Stream nelle acque territoriali turche. Non molto tempo dopo, la società francese Electricité de France entrò nel progetto. Tale serie di eventi testimonia l’infondatezza di una presunta incompatibilità tra il progetto South Stream e gli interessi nazionali di Bulgaria e Serbia, o pratiche legali internazionali comparse solo ora. E anche la Commissione europea sapeva delle disposizioni degli accordi del 2008. Dobbiamo cercare altrove i motivi degli inaspettati discorsi antirussi di Sofia e riecheggiati a Belgrado.
Il fatto che il primo ministro Plamen Oresharskij abbia fatto tale dichiarazione sul South Stream, dopo un incontro con tre rappresentanti degli Stati Uniti guidati dal senatore John McCain, non è sfuggito all’attenzione del pubblico bulgaro. McCain non s’è nemmeno preso la briga di nascondere le richieste degli statunitensi a Sofia e altri partner della Russia: “Sappiamo che ci sono alcuni problemi riguardanti il gasdotto South Stream… ovviamente vogliamo ridurre al massimo il coinvolgimento russo”. Secondo le informazioni disponibili, Washington ha deciso di infliggere un nuovo duro colpo a South Stream, alla cui costruzione partecipano imprese tedesche e francesi, dopo aver ricevuto notizie allarmanti da Baku. Una fonte della società azera SOCAR ha indicato che la società francese Total e quella tedesca E.ON potrebbero vendere le loro azioni del progetto per la costruzione della Pipeline Trans-Adriatica (TAP): “Il complesso tedesco E.ON ha già annunciato l’intenzione di vendere la sua partecipazione al TAP. La francese Total ha anche annunciato l’intenzione di vendere la sua quota del progetto”. Considerando che TAP era destinata a sostituire il fallito Nabucco, che Unione europea e Stati Uniti sostenevano attivamente, ha reso comprensibile il panico a Washington e Bruxelles. C’è una cosa che innervosisce gli statunitensi, ed collegata al cambio della situazione del mercato mondiale dell’energia. Il rapporto recentemente pubblicato dall’International Energy Agency, World Energy Investment Outlook 2014, prevede un crollo della “rivoluzione dello shale” negli Stati Uniti e soprattutto l’aumento della dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di gas quando la capacità di esportazione di Arabia Saudita e Iran sarà diminuita. In tale situazione, Washington ha deciso che sia necessario ed urgente prendere il controllo delle principali rotte commerciali energetiche che collegano Russia ed Europa. E Washington vede nel ricatto della Russia, di cui Bruxelles, Sofia e Belgrado sono strumenti, il mezzo adatto per servire i propri interessi.

southstream1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E se Putin vince in Ucraina?

L’accordo della CNPC apre alla Russia il mercato asiatico del gas
Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc

images_russia_pipeline_china_domain-bIl recente accordo tra la China National Petroleum Corporation (CNPC) e la compagnia energetica russa Gazprom può controbilanciare le sanzioni statunitensi ed ampliare le opzioni energetiche della Russia in Eurasia. Le parti hanno stipulato il contratto per la costruzione del nuovo gasdotto “Power of Siberia” nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è fornire alla Cina 82 miliardi di metri cubi di gas, una media di 16,4 miliardi di metri cubi all’anno. Inoltre, il ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak ha detto che la parte cinese ha espresso il desiderio di arrivare a 25 miliardi di dollari e di abolire i dazi sulle importazioni di gas russo. Secondo Vedomosti, il The Wall Street Journal russo, il contratto tra Gazprom e CNPC ha un valore complessivo di 400 miliardi di dollari e riguarda 1032 miliardi di metri cubi di gas. Il prezzo del contratto si basa sul volume minimo e comprende una clausola “take or pay”. Il contratto è pienamente in linea con la strategia aziendale di Gazprom volta a diversificare le forniture di carburante. In sostanza, non è diverso da accordi analoghi conclusi con i consumatori dell’Europa occidentale e il prezzo è competitivo (superiore a 350 dollari per mille mc, secondo diverse fonti). Lo Stato cinese ha incaricato CNPC di costruire gasdotti e impianti di stoccaggio in Cina per l’accordo. Entro la fine del 2014, un accordo intergovernativo sulla cooperazione energetica supplementare verrebbe firmato a livello statale. Parlando della fattibilità del progetto, Aleksej Uljukaev, ministro russo dello Sviluppo economico, ha sostenuto al recente St. Petersburg International Economic Forum che “il progetto sarà al 100 per cento redditizio“. Mosca valuta l’introduzione di un trattamento fiscale preferenziale per rendere l’accordo ancora più redditizio. Un nuovo regime di sgravi fiscali sarà introdotto sui giacimenti che alimenteranno il mercato del gas cinese.
Su scala più ampia, la rapida realizzazione del contratto sarà conseguenza diretta della politica degli Stati Uniti in Europa orientale. Dopo il fiasco siriano, l’amministrazione Obama ha fatto ogni sforzo istituendo un regime fantoccio in Ucraina. L’esportazione del caos nel cuore dell’Europa serve a sabotare il dialogo energetico tra Est e Ovest. Secondo lo scenario di Washington, i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia dimenticano l’antico principio ‘pacta sunt servanda‘ e violano il trattato con l’allora legittimo presidente dell’Ucraina. Ciò di fatto ha sancito la guerra civile e le violenze brutali in Novorossija. L’insediamento di un governo radicale a Kiev mette a rischio l’intero sistema di approvvigionamento energetico dell’Europa. Per ora sembra che nessuno in Europa dia una spiegazione intelligibile del perché sia successo. Bruxelles ha sacrificato decenni di stabilità energetica al mito della solidarietà transatlantica UE-USA (l’afflizione dei negoziati TTIP n’è un’ottima indicazione). Ora la minaccia incombente del debito non garantito sul gas dell’Ucraina è un problema di alta priorità per l’Europa. Chi raccoglie i benefici della dubbia “vittoria” occidentale a Kiev? Basta seguire il denaro. Mentre il vicepresidente statunitense Joe Biden testa la fedeltà dei satelliti USA dell’Europa orientale in Romania, suo figlio Hunter Biden entra sfacciatamente nel consiglio di amministrazione della società del gas ucraina Burisma. Il riorientamento della politica energetica della Russia in Asia difficilmente porterà a un drastico cambio nel breve termine. L’Europa è e rimarrà un importante partner commerciale per gli esportatori di gas della Russia. Anche se l’invio previsto di 38 miliardi di metri cubi di gas in Cina è impressionante, è pari solo al 20 per cento di quello attualmente fornito all’Europa. Tuttavia, in prospettiva nel 2020-2025 l’accordo sul gas Russia-Cina farà della Cina il mercato del gas. I numeri assoluti non sono importanti quanto l’impatto economico complessivo della cooperazione a lungo termine. Ad esempio la Cheljabinsk Tube Rolling Plant (ChelPipe) e la controllata della CNPC China Petroleum Pipeline Material and Equipment Corporation (CPPMEC) hanno firmato un accordo biennale per la partecipazione congiunta a progetti di gasdotti internazionali. I giacimenti siberiani orientali potranno rifornire anche il previsto impianto di gas naturale liquefatto di Vladivostok, che potrebbe diventare la via per gli altri Paesi asiatici energivori come Giappone, Corea e Taiwan. Tutto sommato, l’agenzia di rating Fitch ritiene che l’accordo CNPC-Gazprom rappresenti una significativa opportunità di crescita per l’industria del gas russa. Un mercato alternativo in Oriente è una positiva prospettiva di medio-lungo termine per Gazprom, nonostante tutti i tentativi d’imporre sanzioni economiche contro la Russia.

E se Putin vince in Ucraina?
Andrew  Sullivan 5 giugno 2014

521750Stephen Walt la pensa così: “In primo luogo, ha fatto archiviare l’idea di una ulteriore espansione della NATO per un lungo tempo, forse per sempre. La Russia s’è opposta alla marcia della NATO verso est da quando iniziò a metà degli anni ’90, ma la Russia non poteva fare molto. La breve guerra del 2008 tra Russia e Georgia è stato il primo tentativo di Putin di tracciare una linea rossa, e la scaramuccia smorzò considerevolmente l’entusiasmo per l’espansione. Questa volta, Putin ha chiarito  nettamente che qualsiasi futuro tentativo di portare l’Ucraina nella NATO o anche di aderire all’UE incontrerà la ferma opposizione russa e probabilmente comporterà lo smembramento del Paese. In secondo luogo, Putin ha ristabilito il controllo russo sulla Crimea, un atto popolare per la maggioranza dei residenti della Crimea e dei russi. L’acquisizione ha comportato alcuni costi a breve termine (alcune sanzioni economiche piuttosto miti), ma ha anche consolidato il controllo russo sulla base navale di Sebastopoli consentendo alla Russia di rivendicare i giacimenti di petrolio e gas nel Mar Nero, del valore stimato in migliaia di miliardi di dollari. … Terzo, Putin ha ricordato ai capi ucraini che ha molti modi per rendergli la vita difficile. Non importa quali siano le proprie inclinazioni, pertanto è nel loro interesse mantenere almeno rapporti cordiali con Mosca. E il nuovo presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha ricevuto il messaggio”.
Posner contesta anche la teoria, avanzata da Tom Friedman, che Putin “tremi” dopo aver valutato i costi dell’avventura ucraina contro i benefici, per il suo regime: “L’economia russa non è stata indebolita, il mercato azionario era scambiato a 1400 prima della crisi e viene scambiato a 1400  oggi. Il rublo è sostanzialmente invariato, un pelo più basso. Nessuno sa se veramente la Cina ha fatto un affare oppure no; troppo dipende da contingenze sconosciute. Ma è chiaro che la Russia  beneficia da più strette relazioni con la Cina. La NATO difficilmente sembra rivivere, i Paesi europei sono in subbuglio e divisi nella risposta alla Russia, dipendendo dal suo gas come sempre. Le spese per la difesa non aumenteranno, ma anche accadesse la Russia difficilmente se ne curerebbe, dato che non ha intenzione d’invadere Polonia o Germania, e sa che non hanno alcuna intenzione di liberare la Crimea o aiutare militarmente l’Ucraina. Contro tali costi banali, se questi sono, si considerino i vantaggi della Russia. … Dire che Putin “trema” è come dire che il ragazzo che ruba un biscotto trema perché ha preso solo un biscotto piuttosto che tutti”.
Nel frattempo, il conflitto continua a ritmo sostenuto, e il coinvolgimento russo non è affatto finito. Anna Nemtsova riferisce che i ribelli nella parte orientale dell’Ucraina hanno il sopravvento nelle città di confine, aprendo un corridoio dei rifornimenti dalla Russia: “Ciò significa che anche se il presidente russo Vladimir Putin incontra i capi europei, e lui e il presidente USA Barack Obama si osserveranno con circospezione durante la commemorazione del D-Day in Normandia, la guerra nella parte orientale dell’Ucraina potrebbe accelerare. Anche se Putin ha ritirato la maggior parte delle truppe russe presenti frontiera, minacciando un’invasione convenzionale, la strada è aperta ora ai volontari e operatori di vario tipo che insieme ai rifornimenti si muoveranno liberamente nel Paese. Un paio di colleghi giornalisti ed io abbiamo sentito parlare dei tentativi di aprire questo corridoio per diversi giorni, quando viaggiammo in Ucraina orientale. Il ministero degli Esteri russo, parlamentari e volontari russi in Ucraina con cui abbiamo parlato, ci hanno tutti detto di creare ciò che chiamavano “corridoio umanitario”. Stavamo cercando la breccia sul confine, e l’abbiamo trovata vicino alla città di Sverdlovsk nella regione di Lugansk”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Geopolitica dell’Unione economica eurasiatica

Eric Draitser Global Research, 3 giugno 2014

3747040L’accordo firmato la settimana scorsa da Russia, Bielorussia e Kazakistan per creare l’Unione economica eurasiatica è un’altra contromisura contro i tentativi statunitensi ed europei d’isolare la Russia. Avanzando verso una più stretta cooperazione economica, la Russia spera di costruire, di passo in passo se necessario, uno spazio economico eurasiatico comune per affrontare, in ultima analisi, Stati Uniti ed Europa sul piano dell’influenza economica. Tuttavia, l’obiettivo ultimo di questo tipo di cooperazione va ben oltre la semplice potenza economica. Piuttosto, la Russia è l’elemento chiave di una serie di accordi multilaterali con cui negli ultimi quindici anni Putin (e gran parte del mondo) spera, in ultima analisi, di portare il mondo verso un ordine mondiale multipolare. Mentre questo è senza dubbio all’ordine del giorno per la Russia e l’alleata Bielorussia, il Kazakistan è un partner complicato in quanto profondamente legato all’occidente su business, investimenti, istruzione e una serie di altre aree critiche. L’Unione economica eurasiatica (UEE) presenta una serie di possibilità nella cooperazione economica e nello sviluppo. Dai giacimenti di energia agli importanti gasdotti, il nuovo accordo col tempo avrà un sempre maggiore impatto sulle esportazioni e i consumi energetici in Europa e in Asia, a cui la Cina guarda per proteggere il suo futuro energetico. Inoltre, l’UEE avrà un impatto sulle vitali rotte commerciali e le opzioni sui trasporti privati, oltre a promuovere la cooperazione politica, militare e di sicurezza tra i membri e nella regione. In sostanza quindi l’UEE va intesa come un altro duro colpo all’egemonia statunitense in Asia e nello spazio ex-sovietico.

Impatto economico regionale
L’istituzione dell’UEE avrà indubbiamente un notevole impatto regionale, e molto probabilmente globale. Poiché i legami economici tra Russia e Cina continuano a svilupparsi, come dimostra l’ultimo grande accordo energetico firmato dai due Paesi che avrà un’influenza di crescente importanza. Russia e Kazakistan saranno importanti fornitori energetici della Cina, primo consumatore mondiale di energia. In realtà, all’inizio dell’anno il governo cinese aveva annunciato che le importazioni di petrolio attraverso l’oleodotto Cina-Kazakistan avevano raggiunto livelli record nel 2013, aumentando del 14 per cento dal 2012. Inoltre, il recente accordo sul gas russo-cinese crea la prospettiva di realizzare un ancora più grande oleodotto consolidando il ruolo della Russia nel futuro strategico economico della Cina. Non solo vi sarà probabilmente un nuovo gasdotto che collegherà l’Estremo Oriente russo alla regione nord-est della Cina, ma sono già avviati i preparativi iniziali per la costruzione della Pipeline Altaj che porterà il gas russo nella provincia cinese dello Xinjiang, nella parte occidentale del Paese. In sostanza quindi, la geografia dei trasporti è tale che Russia e Cina saranno fisicamente collegate da est e da ovest, creando una relazione simbiotica in cui altre forme di cooperazione fioriranno. Naturalmente, il Kazakistan potrà avere un ruolo importante da svolgere in questo scenario, essendo convenientemente situato al confine della regione dell’Altai della Russia. Tuttavia, considerando lo status del Kazakistan d’esportatore netto d’energia, sembra improbabile che la Russia sia interessata a promuovere lo sviluppo energetico del potenziale rivale nel mercato cinese. Detto questo, il Kazakistan può trarre grandi vantaggi dal riavviarsi del progetto cinese della Nuova Via della Seta.
L’agenzia cinese Xinhua ha recentemente pubblicato uno articolo rivelatore della visione di Pechino sul progetto New Silk Road. Gli autori notano che il progetto porterà “nuove opportunità e nuovo futuro alla Cina e a tutti i Paesi lungo la strada che cerca di sviluppare“, con l’obiettivo finale di essere un’”area di cooperazione economica”. Mentre questo audace piano di vasta portata richiede ancora un imponente lavoro preparatorio, l’istituzione dell’UEE può solo aiutare il progetto. La visione di Pechino della Nuova Via della Seta quale spazio per “una maggiore convergenza di capitali e d’integrazione valutaria” si adatta bene al tentativo d’utilizzare l’UEE appena fondata per avvicinarsi all’integrazione economica regionale dell’Asia centrale. Con il Kazakistan parte centrale della New Silk Road e dell’UEE, sembra probabile che ognuno trarrà benefici dallo sviluppo degli altri. Di particolare rilievo è il fatto che Russia e Cina abbiano recentemente firmato l’accordo per bypassare il dollaro USA nella sistemazione dei debiti e nei pagamenti bilaterali. L’”accordo di cooperazione” firmato tra VTB russa e Bank of China è la salva di apertura del fiorente rapporto di cooperazione valutaria tra i due Paesi, che alla fine porterà a una maggiore indipendenza economica e finanziaria dall’occidente. Con l’istituzione dell’UEE, il rublo diventa rapidamente una valuta importante in Asia centrale, mentre lo yuan continua a crescere d’importanza regionale e globale. In particolare, Pechino prevede che lo yuan sarà la valuta dominante nella Nuova Via della Seta. Con la convergenza di questi due accordi multilaterali, la cooperazione su questioni valutarie diventa di centrale importanza. Naturalmente, ciò va inteso come un colpo significativo al dominio del dollaro e di conseguenza all’egemonia degli Stati Uniti sulla massa terrestre eurasiatica. Un ulteriore settore della cooperazione che assume un significato geopolitico è l’esplorazione spaziale. In particolare, il programma spaziale russo da tempo utilizza il centro spaziale di Bajkonur in Kazakistan come hub dei lanci nello spazio. Nel 2013, i negoziati tra i Paesi hanno stabilito una roadmap triennale sull’uso cooperativo della struttura. Con i cinesi dai sempre più ambiziosi programmi spaziali e la recente decisione della NASA di por termine alla cooperazione con Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, sembrerebbe una scelta naturale per Russia e Cina rafforzare la cooperazione mentre Russia e Kazakistan continuano ad essere partner. Con UEE e Via della Seta che forniscono il quadro, un nuovo allineamento strategico emerge nell’esplorazione spaziale. Naturalmente, gli Stati Uniti, dipendenti come sono dalla Russia per il lanci spaziali, ne escono perdenti.
Da non dimenticare, nel contesto dell’UEE, la Bielorussia, repubblica ex-sovietica da tempo stretta alleata della Russia. Anche se la Bielorussia è in qualche modo un attore trascurato in questo calcolo geopolitico, il Paese effettivamente ha una notevole importanza strategica per la Russia. Forse ancor più la Bielorussia rappresenta l’anello fondamentale nella rete di approvvigionamento energetico russo per l’Europa. Il gasdotto Jamal-Europa, che invia circa il 20 per cento delle esportazioni europee gasifere della Russia, è stato acquistato da Gazprom nel 2011. Visto quale  mezzo per diversificare la propria infrastruttura energetica europea dalla dipendenza totale dai gasdotti ucraini, la mossa ha fisicamente legato Russia e Bielorussia che, dal punto di vista della Bielorussia, ne fa il principale mercato e alleato strategico della Russia. Inoltre, la Bielorussia è un importante esportatore di macchinari pesanti, soprattutto movimento terra, trattori e altre macchine utili nella produzione industriale e nelle costruzioni. Con la Russia come suo principale cliente, la Bielorussia potrebbe trarre enormi benefici da una maggiore collaborazione economica nell’UEE. In particolare, restrizioni commerciali, questioni monetarie, regolamento dei debiti e altri ostacoli significativi potrebbero essere eliminati o notevolmente ridotti in modo tale che Minsk s’avvantaggi enormemente dal nuovo accordo. Dato il suo status di paria nello spazio economico dell’Unione europea, il presidente bielorusso Lukashenko probabilmente vede l’UEE come un passo positivo verso la stabilità economica e come leva in Europa nei negoziati e sanzioni.

NewsilkroadLa questione del Kazakistan
Con l’istituzione dell’UEE, il Kazakistan è destinato a diventare un attore ancora più importante sulla scena mondiale. A parte i suoi già noti giacimenti energetici e minerari strategici, la geografia del Kazakistan ne fa un legame fondamentale per la Cina e la Russia in Asia centrale. Quindi, sembrerebbe che il Paese abbia una chiara strada per la prosperità economica, lastricata da Russia e Cina. Tuttavia, un esame più approfondito dell’allineamento geopolitico e finanziario del Paese rivela che, piuttosto che un partner economico a pieno titolo “incondizionato”, il Kazakistan sia un amico che un nemico possibile. Mentre sembra che il Kazakistan sia un alleato naturale di Russia e Cina, con un futuro economico brillante nel contesto dello sviluppo eurasiatico, la realtà è che il regime di Nazarbaev è profondamente legato all’occidente grazie a vari istituzioni e organi finanziari. L’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e la Camera di Commercio degli Stati Uniti sono ben presenti nel Paese con solidi rapporti con figure chiave governative del Kazakistan. In realtà, l’USAID ha agevolato la creazione dell’Iniziativa del partenariato economico pubblico-privato USA-Kazakistan (PPEPI). Come la relazione del PPEPI nota, “Il Programma PPEPI fu sviluppato come iniziativa di riforma politica al fine di promuovere il dialogo tra alti funzionari governativi e leader nel mondo degli affari… il PPEPI ha favorito la discussione e fornito consigli su molte importanti sfide che il Kazakistan deve affrontare rafforzando e diversificando la propria economia“. Un primo esame del PPEPI, insieme con le attività “pro-business” e la presenza della Camera di commercio americana in Kazakistan, illustra chiaramente il fatto che il capitale finanziario occidentale è profondamente radicato nel Paese, con influenza e connessioni sino ai vertici del governo. Forse nulla dimostra meglio tali legami concreti della recente nomina di Azamat Oinarov a capo del Kazakhstan Public-Private Partnership Center. Da ex-Viceministro della Difesa per l’Economia e le Finanze, Oinarov rappresenta ciò che potrebbe essere considerato come “agente di collegamento” tra il governo del Kazakistan e istituzioni ed organi del capitale finanziario occidentale. Essendo essenzialmente un tramite tra interessi economici occidentali e il governo di Nazarbaev, Oinarov è solo uno dei tanti burocrati la cui funzione principale è permettere presenza e redditività delle società occidentali nel Paese.  L’influenza del capitale finanziario occidentale in Kazakistan non si ferma alla comunità imprenditoriale. In effetti, uno degli aspetti più critici della presenza USA-occidentale nel Paese è ampiamente acclamato dalla Nazarbaev University, fondata a coronamento della nuova capitale Astana. L’università è stata concepita, progettata, finanziata, diretta e avviata sotto la guida di numerose importanti università statunitensi, tra cui Carnegie Mellon University, Cambridge, Harvard University (Kennedy School of Government) e molte altre. Tuttavia, la leadership e la dirigenza provengono dalla Banca Mondiale, che realmente hanno costruito l’Università Nazarbaev.
Come il giornalista investigativo Steve Horn scrisse per CounterPunch alla fine del 2012: “La Banca Mondiale alla fine del 2007 propose piani per l’aggiornamento e “commercializzare” le ricerche (del Kazakistan). Il progetto della Banca richiede la creazione di una rete di centri di ricerca e sviluppo universitari orientata al mercato e principalmente basata sui modelli statunitensi. Le successive proposte della Banca Mondiale per rinnovare la formazione tecnica e professionale del Paese seguiva tale esempio… la NU è nata attraverso una serie di iniziative dirette e strettamente coordinate dalla Banca mondiale, oggi nuovamente bollata come ”Banca del sapere” votata alla missione di eliminare la povertà globale attraverso la “riforma dell’istruzione” mercatocentrica, simile a quelle degli Stati Uniti“. Il ruolo della Banca Mondiale, insieme ad alcune delle università più prestigiose e delle più potenti multinazionali occidentali, nel creare e dirigere la Nazarbaev University, è un’indicazione evidente dell’enorme influenza che tali istituzioni esercitano in Kazakhstan. Inoltre, le implicazioni per il futuro del Paese sono piuttosto inquietanti. Con un’intera generazione dall’educazione “occidentalizzata” presso la Nazarbaev University, la logica conseguenza sarà un’intera generazione di giovani leader le cui professionalità e connessioni accademiche saranno radicate nelle istituzioni occidentali. Questo non fa ben sperare sul concetto del Kazakistan partner affidabile per l’UEE e la Silk Road della Cina.

Come l’occidente risponderà?
Indubbiamente, Washington e i suoi alleati europei vedono l’istituzione dell’UEE come un evento preoccupante. E così, la regione e il mondo devono prepararsi a una sorta di contromisura a questa crescente indipendenza. In particolare, gli Stati Uniti possono utilizzare tutte le armi del soft power a disposizione per sabotare o ostacolare l’UEE e il progetto eurasiatico in generale. Una risposta probabilmente avrà la forma della destabilizzazione del territorio occidentale cinese del Xinjiang.  Popolata prevalentemente dal popolo uiguro (musulmani appartenenti al gruppo etnico turco), la regione ha subito violenze intermittenti da decenni, con il terrorismo divenuto maggiore forza destabilizzante negli ultimi anni. In particolare, l’organizzazione nota come Movimento islamico del Turkestan dell’Est (ETIM) è responsabile di decine di atti di terrorismo negli ultimi due decenni.  Tuttavia, il terrorismo è soltanto una parte fondamentale del più ampio tentativo degli Stati Uniti di togliere il Xinjiang ai cinesi o per lo meno renderlo troppo instabile e pericoloso per essere sviluppato economicamente secondo Pechino. Xinjiang figura avanti nei piani di sviluppo di Pechino. In primo luogo, Xinjiang, con la sua capitale regionale Urumqi, è un ponte importantissimo per il progetto New Silk Road. Collegando il confinante Kazakistan e infine la Turchia, la regione assume una grande importanza sia come hub di transito che punto di partenza per le esportazioni cinesi verso l’occidente. Inoltre, la capitale del Xinjiang Urumqi è la probabile candidata al terminale cinese della Pipeline Altaj. Come centro industriale geograficamente vicino ai partner della Cina confinanti ad occidente, Urumqi diventa un perno strategico cinese sempre più importante. Con l’ovvia importanza di Xinjiang nei piani a lungo termine della Cina, la presenza statunitense nella regione assume un significato ulteriore. In particolare, gli Stati Uniti hanno un formidabile “soft power” nella regione tramite il lungo sostegno finanziario a numerose ONG e altre organizzazioni anticinesi. In particolare, gli Stati Uniti hanno speso milioni di dollari sullo Xinjiang tramite il National Endowment for Democracy (NED), sostenendo ostentatamente organizzazioni per i “diritti umani” come l’International Uyghur Human Rights and Democracy Foundation, International Uyghur PEN Club, Uyghur American Association e World Uyghur Congress. Ciascuna di tali organizzazioni, dipendenti dal finanziamento degli Stati Uniti, è fanaticamente anticinese e propaganda secessione e “autodeterminazione”. Furono l’epicentro delle tensioni sociali nella regione, con un rappresentante del World Uyghur Congress che arrivò a giustificare il recente attentato terroristico a Kunming, che ha ucciso 33 persone, dicendo che “le politiche (della Cina) provocarono ‘misure estreme’ in reazione”.
Con Kazakistan e Cina che si avvicinano tramite la Shanghai Cooperation Organization (SCO) e il Kazakistan nell’ambito dell’UEE, sembrerebbe molto probabile che un nuovo focolaio di violenze nello Xinjiang possa essere proprio ciò che il medico imperiale ordina. Inoltre, si potrebbe facilmente immaginare una rapida proliferazione della minaccia dell’ETIM nella regione, in quanto riceve un sostegno politico tacito dalle organizzazioni uigure finanziate dagli USA. Una tale mossa effettivamente bloccherebbe qualsiasi tentativo di costruire gasdotti, ferrovie ed altre infrastrutture necessarie a New Silk Road e gasdotti Russia-Cina. Dall’altra parte del confine del Xinjiang v’è il  Kazakistan profondamente infiltrato dagli organi del soft power statunitense. Il NED vi finanzia una vasta gamma di organizzazioni non governative, tra cui i famigerati International Republican Institute e National Democratic Institute, insieme ad altre organizzazioni dai nomi innocui come Ufficio internazionale dei diritti umani e stato di diritto del Kazakistan. Dato che tali organizzazioni sono profondamente radicate nel Paese, gli Stati Uniti possono esercitare un’enorme influenza nella società civile kazaka, rendendola in caso di necessità un’arma contro il governo. Ciò naturalmente fa parte della strategia di lunga data del “soft power” che gli Stati Uniti hanno abilmente impiegato in tutto il mondo, dall’America Latina all’Europa orientale. Il famoso autore e giornalista Pepe Escobar ha recentemente pubblicato un pezzo dal titolo “Nascita del secolo eurasiatico?“, in cui esamina il punto di svolta storico mondiale della partnership sino-russa che va ben oltre i soli gas e gasdotti. Escobar ha scritto: “L’alleanza strategica tra Cina e Russia ora simbiotica, con la possibilità di estendersi all’Iran, è il fatto fondamentale sul campo del giovane 21° secolo. Sarà estrapolata da BRICS, Shanghai Cooperation Organization, Organizzazione Trattato di Sicurezza Collettivo e Movimento dei Paesi Non Allineati“. Questa trasformazione, una volta pensata come tendenza futura, è ormai diventata una realtà geopolitica inevitabile. La creazione dell’Unione economica eurasiatica è semplicemente un’altra manifestazione del nuovo ordine globale. Tuttavia, Russia e Cina, con i loro alleati e partner, farebbero bene a notare che l’occidente non ha intenzione di cedere la sua posizione egemonica senza combattere. Cosa sarà esattamente tale lotta, resta da vedere.

B5C9305F-D415-44D2-9B39-FEA79EEDC316_mw1024_s_nEric Draitser è fondatore di StopImperialism.com, ed è un analista geopolitico indipendente di New York City.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I politici giapponesi sperano nel gasdotto con la Federazione russa

Michiyo Tanabe e Nuray Lydia Oglu Modern Tokyo Times 29 maggio 2014

japan_russia_natural_gas01Se gli USA venissero esclusi dall’equazione delle questioni geopolitiche, Giappone e Federazione russa amplierebbero i rapporti per via degli interessi condivisi. Questi interessi riguardano maggiore interazione culturale, sviluppo economico, questioni geopolitiche, maggiore collaborazione su energia e altre risorse naturali, più stretti legami militari, e altre notevoli aree. Pertanto, si spera che il governo del primo ministro Abe ascolti attentamente i 33 deputati giapponesi che desiderano che un nuovo importante gasdotto colleghi le due nazioni. Lee Jay Walker afferma a Modern Tokyo Times:In effetti, la Federazione russa nel settore dell’energia e delle risorse naturali è di grande importanza per tutte le nazioni dell’Asia nordorientale. Questa realtà è evidente per la Cina e ciò la lega anche all’Asia centrale, dove l’influenza della Federazione Russa rimane significativa, per non dire altro. Naturalmente, per la Cina è anche di grande importanza, tra i mediatori del potere di Pechino, l’aspetto militare e tecnologico spaziale nelle relazioni con la Federazione russa. Allo stesso modo, Corea democratica e Corea del Sud comprendono l’importanza di sviluppare buone relazioni con Mosca. Infatti, a differenza di altre nazioni nella regione, la Federazione Russa è vista come una potenza neutrale in tutta la regione, in cui le élite politiche di Mosca possano svolgere un ruolo molto importante nei momenti di tensione nel nord-est asiatico“.
Il nuovo gasdotto proposto collegherebbe l’isola di Sakhalin (Federazione Russa) con la prefettura di Ibaraki (Giappone). Ovviamente, questo incrementerà l’economia regionale del nord del Giappone e a Ibaraki, perché molte aziende vi guadagnerebbero in vario modo. Inoltre, data la crisi interna in Giappone nel settore dell’energia, per via della crisi nucleare scoppiata dopo il potente terremoto di magnitudo 9.0 che innescò uno tsunami brutale, chiaramente i 33 parlamentari giapponesi hanno un valido punto. Non solo, con la firma dell’importante accordo energetico della Federazione Russa con la Cina appare altrettanto essenziale che il Giappone aumenti i suoi interessi economici, politici e geopolitici con i mediatori del potere di Mosca. Naokazu Takemoto, persona influente nel gruppo dei parlamentari, rende noto che discuterà della questione con il leader del Giappone. E’ di buon auspicio anche che i leader del Giappone e della Federazione russa abbiano solide relazioni, quindi si spera che Abe non soccomba a una qualsiasi possibile ingerenza di Washington. Dopo tutto, mentre Giappone e USA hanno un rapporto speciale, è altrettanto chiaro che non si dovrebbe mai mettere tutte le uova nello stesso paniere. Pertanto, il Giappone ha bisogno di concentrarsi sullo sviluppo di legami più forti con la Federazione russa, e le élite politiche di Mosca devono avere maggiore comprensione degli interessi del Giappone. Il Presidente Vladimir Putin dovrebbe visitare il Giappone questo autunno, quindi è una grande opportunità per entrambi i leader per cementare i legami tra le due nazioni a un livello assai più elevato. Questa realtà significa che Takemoto ha bisogno di sostegno e si spera che gli altri parlamentari giapponesi s’imbarchino. L’accordo può apparire minore dopo che Cina e Federazione russa hanno recentemente concordato un’offerta da 400 miliardi di dollari per il gas russo che contribuirà a rilanciare l’economia della Cina, consentendo con questo accordo un flusso energetico verso quest’ultima nazione per i prossimi 30 anni. Nonostante ciò, il piano da 5,9 miliardi di dollari proposto tra Giappone e Federazione russa potrebbe avviare altri nuovi progetti nel prossimo futuro.
Negli ultimi tre anni, dopo la crisi nucleare di Fukushima è noto che la spesa per le importazioni di gas naturale liquefatto è ormai poco più che raddoppiata rispetto a prima dell’11 marzo 2011. Naturalmente, il Ministero delle Finanze comprende pienamente la necessità di attuare una nuova politica energetica al fine di soddisfare le esigenze aziendali. Si spera che Abe ascolti Takemoto e tutti i membri del gruppo che sostiene l’accordo tra Giappone e Federazione russa. In un altro articolo su Modern Tokyo Times si diceva: “La Federazione russa è una forza vincolante che unisce Eurasia e Asia centrale, e quindi le élite politiche di Tokyo devono concentrarsi su geopolitica e interessi nazionali. Allo stesso tempo, con le relazioni tra Cina e Giappone a dir poco gelide, è chiaro che Mosca sarebbe un mediatore onesto. Allo stesso modo, la penisola coreana è molto complessa, ma una volta di più la Federazione Russa è vista positivamente, perché diplomatica verso tutte le potenze regionali. Allo stesso modo, il Giappone del Nord ha bisogno di maggiori investimenti economici ed i legami naturali tra oriente russo e nord nipponico sono chiari a tutti. Pertanto, le realtà di cui sopra e l’importanza delle questioni energetiche e delle altre risorse naturali, di cui il Giappone ha bisogno, devono essere valutate pienamente dalle élite politiche di Tokyo”. Il ministro degli Esteri del Giappone, Fumio Kishida, ha commentato in passato che “…La cooperazione tra Giappone e Russia, quali attori chiave nella regione dell’Oceano Pacifico, è importante per fortificare la pace e la stabilità nella regione“. Pertanto, si spera che i 33 parlamentari giapponesi dei partiti di governo in Giappone abbiano grande impatto su Abe. Dopo tutto, il Giappone deve sempre mettere gli interessi nazionali avanti piuttosto che soccombere ai capricci degli USA.

putin-abeLee Jay Walker ha contibuito all’articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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