Ucraina, i soldati ucraini diventano russi

Alessandro Lattanzio, 17/4/2014

1901230Il popolo esige che gli enti locali prendano ordini dalla Repubblica Popolare del Donetsk, in modo che nessuno dei manifestanti sgomberi gli edifici governativi. Questa è la nostra posizione“, dichiarava Nikolaj Solntsev, leader delle proteste anti-golpe. Gli attivisti anti-Majdan occupavano gli edifici governativi di Donetsk, capitale della regione. Oltre 100 volontari sono stati reclutati per la difesa contro l’”operazione antiterrorismo” di Kiev, soprattutto a Slavjansk. A centinaia si sono riuniti a sostegno della federalizzazione anche a Druzhovka, Debaltsevo e altre città del Donbas, mentre le autorità cittadine di Zhdanovsk e Kirovsk hanno espresso la disponibilità ad avviare colloqui per riconoscere la legittimità della Repubblica popolare di Donetsk. Una manifestazione a Marjupol, nel sud-est del Paese, s’è concluso con l’occupazione del consiglio comunale da parte dei manifestanti filo-russi. Oltre 1000 manifestanti gridando “Slavjansk, siamo con te!” e “Referendum“, hanno costretto la polizia, a guardia del palazzo, a ritirarsi. 1500-2000 manifestanti erano davanti gli uffici del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) di Lugansk. La maggior parte delle forze di polizia della città è passata con i manifestanti. Il movimento anti-Majdan della regione di Odessa dichiarava l’istituzione della Repubblica Popolare di Odessa invitando i residenti a impedire a polizia e militari di entrare nella città. “A partire da oggi, la regione di Odessa diventa la Repubblica popolare di Odessa, dove il potere appartiene solo al popolo che vive sul suo territorio“.
A Kiev, il Consiglio di Sicurezza dell’Ucraina veniva convocato per una sessione d’urgenza su Slavjansk, dove si decideva di lanciare un’”operazione militare su larga scala” contro la cittadina. Secondo il ‘presidente’ golpista Turchinov, gli attivisti anti-Majdan dovevano deporre le armi e abbandonare gli uffici amministrativi occupati alle 09:00 del 14 aprile. Il ‘ministro degli Interni’ golpista Arsen Avakov aveva annunciato la creazione di unità speciali per affrontare i ‘separatisti’ delle regioni orientali dell’Ucraina.
Quando le truppe inviate da Kiev hanno occupato l’aeroporto presso Kramatorsk con elicotteri, blindati trasporto truppa (APC), carri armati e aerei da combattimento, si è svolta un breve scontro con morti su entrambi i lati. Le truppe ucraine così riuscivano ad occupare l’aeroporto di Kramatorsk. All’inizio le truppe “avviarono dei negoziati con la milizia del popolo, che controllava il campo d’aviazione. Ma poi spararono all’improvviso, causando tre feriti tra la milizia” presso il villaggio di Pchjolkino, a sud dell’aeroporto. Gli attivisti che controllavano la base furono costretti a ritirarsi, ma la città restava sotto il controllo delle milizie popolari, bloccando l’ingresso a Kramatorsk. “Siamo stati costretti ad abbandonare il campo d’aviazione, ma la città è sotto il nostro controllo, non permetteremo alle truppe ucraine di entrare“. “Vi sono circa 60 veicoli blindati, che si preparavano da diversi giorni, e ora iniziavano l’assalto al campo d’aviazione. I manifestanti bloccavano la strada, perciò iniziarono a sparare, causando dei feriti. Ci siamo ritirati. C’erano circa 15 carri armati e altri veicoli blindati“. Subito dopo l’operazione, centinaia di civili si sono riuniti nel campo per negoziare con le truppe. Vi erano circa 50 militari in uniformi nere e verdi, che spararono colpi di avvertimento per disperdere i civili. A loro volta, i manifestanti avevano eretto delle barricate. Il generale dell’SBU Vassilij Krutov, inviato a reprimere la popolazione locale, aveva detto che tutti gli attivisti che non deponevano le armi sarebbero stati “distrutti”. “Li avverto che se non depongono le armi, saranno distrutti“. Alla periferia due manifestanti fermavano un carro armato gridando “Cosa credi di fare, non sai che siamo fratelli?
10268593Ma le truppe dispiegate dai golpisti di Kiev per reprimere la resistenza dei manifestanti di Kramatorsk, nell’Ucraina russofona, sono state infine accolte dalla città come eroi, dopo aver deciso di disobbedire agli ordini illegali di Kiev di sparare sui civili. Dopo una breve trattativa, le truppe dichiaravano che avrebbero protetto la popolazione di Kramatorsk contro l’uso illegale della forza, piuttosto che eseguire gli ordini illegali dei golpisti a Kiev. “Tu sei un militare, devi proteggerci“, diceva una donna al ragazzo su un veicolo corazzato alla periferia di Kramatorsk. Il soldato rispose “Non spareremo, non contro i nostri fratelli. Non ne avevamo nemmeno intenzione…” Avvicinandosi alla città, un’altra colonna di sei APC issava la bandiera russa, per evitare  scontri con le forze di autodifesa, mentre i collegamenti telefonici e internet locali venivano parzialmente bloccati dai golpisti di Kiev. Il personale dei sei veicoli da trasporto blindati, circa 60 militari, infine passavano con gli attivisti pro-federalismo unendosi alle squadre di autodifesa locali: “Li abbiamo trovati in una piazza vicino alla stazione ferroviaria. Un gruppo di donne li circondava, gli abbiamo detto che siamo residenti pacifici che lottano per i propri diritti e che non ci sono terroristi. Il primo veicolo corazzato da trasporto aveva una bandiera russa, e se ne andato insieme ai manifestanti verso Slavjansk”. “Vediamo che non sono né separatisti né terroristi, ma normali residenti con cui non abbiamo intenzione di combattere“, ha detto uno dei soldati. Le truppe arrivate a Slavjansk hanno così tolto le bandiere ucraine e consegnato i veicoli alla milizia. “Abbiamo deciso di non combattere contro la popolazione. Ci rifiutiamo di difendere tali autorità“. Gli equipaggi hanno detto di non aver ricevuto rifornimenti da quattro giorni, e di essere stati spediti nella regione di Donetsk dalla confinante regione di Dnepropetrovsk. Infatti, tutte le truppe che si sono schierate con l’auto-difesa provengono da Dnepropetrovsk. “Entrambe le parti erano semplicemente in piedi a fumare, in attesa di Dio-sa-cosa. Poi la milizia locale è arrivata ed ha chiesto alla gente del posto di fare un passo indietro iniziando i negoziati. Ai soldati è stato chiesto se volessero mollare, ci hanno pensato un po’ ed infine erano d’accordo“. Molti soldati si sono appuntati i nastri di San Giorgio, il tradizionale emblema russo che commemora la lotta dell’Unione Sovietica contro il nazismo. Dei 500 soldati ucraini della 25.ma Brigata paracadutisti entrati a Slavjansk, circa 300 decidevano di deporre le armi a seguito dei negoziati con la popolazione, “Siamo riusciti a negoziare con loro. Circa 300 militari hanno deciso di deporre le armi e di rientrare“.
Il golpista Aleksandr Turchinov sbraitava: “La 25.ma Brigata paracadutisti, che ha mostrato vigliaccheria e deposto le armi, sarà sciolta. E i soldati responsabili saranno chiamati a risponderne in tribunale“. Inoltre, il ‘procuratore generale’ golpista dell’Ucraina, Oleg Magnitskij, affermava che un procedimento penale era stato avviato nei confronti di 14 banche russe. Andrej Parubij, capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale e Difesa dell’Ucraina, annunciava che il primo battaglione della Guardia Nazionale “composto da volontari dell’autodifesa di Majdan“, aveva lasciato Kiev per il sud-est. A sua volta il ministro degli Esteri della Polonia Radoslaw Sikorski ha detto che “l’Ucraina ha il diritto di usare la forza per bonificare le aree occupate dai gruppi filo-russi”. Radoslaw Sikorski è sposato con la neocon statunitense Anne Applebaum, ed è cittadino inglese dal 1980, conosce David Cameron e fu consigliere di Rupert Murdoch nel 1988-1992, nonché borsista dell’American Enterprise Institute di Washington, nel 2002-2005, e direttore esecutivo di the New Atlantic Initiative. Anche un portavoce del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha detto che il governo dell’Ucraina era obbligato a rispondere alle “provocazioni”. Nel frattempo la Casa Bianca ha confermato che il direttore della Central Intelligence Agency aveva visitato Kiev il 12 aprile. Mosca ha esortato Washington a rispondere alle affermazioni della stampa russa secondo cui il direttore della CIA, John Brennan, aveva visitato in incognito Kiev, viaggiando sotto falsa identità al fine di evitare attenzioni. Il capo della CIA ha incontrato funzionari della sicurezza e dell’intelligenza ucraine e consigliato su come rispondere alla crisi in Ucraina orientale. L’addetto stampa della Casa Bianca, Jay Carney, ha detto che non c’era nulla di sospetto nel viaggio del direttore della CIA in un Paese straniero, “le visite di alti funzionari dell’intelligence (all’estero) sono un modo comune per promuovere la cooperazione nella sicurezza reciprocamente vantaggiosa“. Mosca ha risposto che Washington “Non ha ancora dato una risposta chiara” sui motivi della visita di Brennan a Kiev. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov affermava che il Cremlino ancora attende “spiegazioni comprensibili” sul viaggio di Brennan, ma la Casa Bianca s’è rifiutata di svelare la natura del viaggio del direttore della CIA. Infine, Sergej Lavrov ha avvertito le autorità ucraine, “Se gli attuali governanti a Kiev decidono di usare la forza contro i manifestanti nel sud-est, la nostra cooperazione sarà compromessa, non c’è dubbio su ciò“.
Lee Jay Walker dichiara a Modern Tokyo Times: “I doppi standard delle élite a Kiev e delle nazioni estere che si oppongono alla Federazione russa sono stupefacenti. Dopo tutto, il nuovo ordine politico a Kiev nasce con intimidazioni, violenze e occupazione del potere con la forza. In Crimea il voto ha avuto luogo per via di tale nuova realtà politica, oltre che per la natura russofoba delle nuove élite filo-occidentali a Kiev. Tuttavia, l’urna non è stata ritenuta idonea a Kiev e per delle masse in tale nazione. Pertanto, il colpo di Stato ha avuto luogo e ciò è stato relativizzato dalle potenze occidentali a vantaggio della propria agenda politica contro la Federazione Russa. Allo stesso modo, la NATO e gli intrighi occidentali sono responsabili della morte di un numero imprecisato di civili in Iraq, Kosovo (Serbia), Libia, Siria e altre nazioni. Infatti, non passa giorno in cui il terrorismo non assassini persone nelle varie nazioni destabilizzate dalle potenze NATO e del Golfo. Nonostante ciò, il mantra del diritto internazionale e la solita guerra mediatica sono in pieno svolgimento, nonostante il fallimento totale e l’ipocrisia del piano antirusso“.
10171219In relazione alle operazioni repressive dei golpisti a Kiev, il presidente russo Vladimir Putin aveva parlato al telefono con il capo delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon discutendo delle tensioni causate dalle operazioni di Kiev. “Il segretario generale… ha sottolineato che qualsiasi aggravarsi della crisi sarebbe profondamente dannosa per tutti gli interessati, da qui la necessità di lavorare per disinnescare la situazione“. Il 13 aprile Mosca chiese al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di studiare con urgenza la situazione nel sud-est Ucraina. “Chiediamo che i manifestanti di ‘Majdan’ che hanno rovesciato il legittimo presidente dell’Ucraina fermino immediatamente la guerra contro il loro popolo e adempiano i loro impegni nell’ambito dell’accordo del 21 febbraio“, affermava il ministero degli Esteri russo. “I mandanti occidentali dei manifestanti di “Majdan”, soprattutto coloro che firmarono il suddetto accordo, e anche gli Stati Uniti che li appoggiano, devono trattenere i loro protetti, ora fuori controllo, e allontanarli da neo-nazisti e altri estremisti, smettere di usare le armi contro il popolo ucraino e avviare immediatamente un vero dialogo nazionale, in cui tutte le regioni abbiano ruolo paritario nell’interesse di una riforma costituzionale veloce e fondamentale. La possibilità di evitare la guerra civile è nelle mani dell’occidente“. Il 14 aprile, il Ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov criticava gli Stati Uniti e l’UE per aver tentato di incolpare Mosca per gli eventi in Ucraina. Ha anche giustificato il diritto dei manifestanti pro-federalizzazione del Paese a reagire davanti alle mancate garanzie del governo golpista di Kiev verso i loro interessi. “I residenti della zona orientale del Paese, in gran parte russofoni, temono l’ascesa degli ultranazionalisti nel governo centrale del Paese e hanno chiesto maggiore autonomia, anche sulla questione della lingua. Condanniamo categoricamente e chiediamo la cessazione dell’invio di forze di sicurezza e divisioni dell’esercito, in violazione delle norme del diritto ucraino e internazionale, per reprimere le proteste”. La Russia invitava l’occidente a premere sulle autorità di Kiev affinché abbandonino i piani per usare i militari contro i manifestanti, “La comunità internazionale deve esigere che i capi andati al potere tramite Majdan, fermino la guerra contro il proprio popolo“, aveva detto l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin, nella riunione straordinaria sull’Ucraina del Consiglio di Sicurezza, convocata su richiesta della Russia. Churkin ha esortato le autorità statunitensi a contattare Turchinov per fargli abbandonare l’idea di usare la forza. L’ambasciatore russo ha anche avvertito che l’uso della forza da parte delle autorità di Kiev minaccia di sospendere l’incontro tra i capi diplomatici statunitensi, ucraini, russi e dell’UE a Ginevra. “Il tentativo bellico nel sud-est dell’Ucraina mina le prospettive del vertice“, ha detto Churkin. Il ministero della Difesa russo decideva anche di sospendere la consegna all’Ucraina di armi e materiale rimasti in Crimea, per evitare che vengano usati contro la popolazione russofona, “…Ricordo che la Russia s’è impegnata a non inviare armi nelle zone in conflitto e di cautelarsi sulle spedizioni“, dichiarava il Viceministro della Difesa Anatolij Antonov, che inoltre invitava l’occidente ad agire “con saggezza e moderazione” su possibili forniture di armi all’Ucraina, facendo notare che Mosca teme che “tali armi possano essere usate contro la popolazione o i manifestanti” delle regioni dell’est e sud-est del Paese. Il possibile uso di queste armi contro il popolo “trascinerà il colpevole nell’escalation delle tensioni“. La Federazione Russa è decisa a tutelare tutti i cittadini dell’Ucraina, convinta che ciò soltanto possa risolvere la crisi. Allo stesso tempo, Mosca vuole stabilizzare la situazione economica dell’Ucraina. Tuttavia, quando opzioni valide vengono proposte dalla Federazione russa, i golpisti a Kiev creano altro caos e tensione. E’ difficile credere che Kiev lo faccia seguendo una propria agenda, per via della propria debolezza, pertanto il ruolo oscuro delle potenze occidentali è chiaramente in gioco. Infatti, il direttore della CIA John Brennan aveva recentemente visitato Kiev avendo diversi incontri con i golpisti al potere in Ucraina, mentre Polonia, Gran Bretagna e Svezia hanno chiesto l’invio di una missione nell’ambito della politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea; ovvero centinaia di ‘esperti’ in polizia e ‘diritti civili’ dell’UE da posizionare in Ucraina per rafforzare le forza della repressione dei golpisti.
Infine, secondo il Pentagono un cacciabombardiere russo Su-24 avrebbe sorvolato dodici volte, in modo assai ravvicinato, il cacciatorpediniere AEGIS della marina statunitense USS Donald Cook, schierato nel Mar Nero. Il 12 aprile l’aereo russo aveva sorvolato più volte l’USS Donald Cook a circa 500 metri di quota, per oltre 90 minuti. L’equipaggio del cacciatorpediniere fece diversi tentativi di chiedere via radio all’aereo da guerra russo la ragione delle manovre, senza ricevere alcuna risposta. Un secondo aviogetto fu osservato nelle vicinanze della nave. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha sostenuto che la missione della nave è “rassicurare gli alleati della NATO e i partner del Mar Nero“. Mosca aveva affermato “Ciò che vediamo, per la prima volta dal 2008, è la NATO che crea un gruppo navale presso i confini russi“.

10153196Fonti:
Channel 4
Global Research
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Modern Tokyo Times
Nsnbc
RIAN
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StopNATO
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RussiaToday
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Voice of Russia

Il generale golpista Krutov,  fermato dalla popolazione di Kramatorsk

Il generale golpista Krutov, fermato dalla popolazione di Kramatorsk

La CIA pianifica in Ucraina una guerra terroristica di tipo siriano?

Jim Dean New Oriental Outlook 16/04/2014

Solo gli sciocchi credono a ciò che gli viene detto, quando è chiaro che molto altro viene nascosto“… Anonimo

10173652Qualcuno ha deciso di staccare la spina ai colloqui a quattro sull’Ucraina previsti per questa settimana. Kiev ha deciso d’invadere il proprio Paese. Sappiamo tutti che il movimento pro-referendum in Ucraina orientale è una certezza. Il governo golpista di Kiev, nei suoi primi giorni, millantava aperture ai piani per reprimere la popolazione russa in Oriente. Ha iniziato immediatamente vietandone la lingua negli affari di Stato. Ma questo era solo l’inizio della corsa per lacerare il Paese. Dimitrij Jarosh è la peggiore mina vagante, un parlamentare armato. Come capo dei 15000 nazionalisti di Fazione Destra, responsabile della gran parte delle violenze nel colpo di Stato a Kiev, organizza la nuova Guardia Nazionale con 50000 – 60000 nazionalisti, che così avrebbero accesso ad armi pesanti e stipendi pubblici. Inoltre ha dichiarato di voler essere ministro degli Interni per poter usare i suoi mafiosi nazionalisti eliminando gli oppositori. I russi in Oriente erano spaventati a morte. Non abbiamo dimenticato quanto fossero cauti i golpisti filo-occidentali su un’immediata indagine estera sulle violenze del golpe di Majdan, soprattutto su chi ne fosse il responsabile. L’intelligence statunitense ovviamente lo sa, ma non lo dice. Abbiamo tutti visto una rivolta popolare piuttosto non violenta svolgersi negli ultimi giorni, con i manifestanti e la polizia locale molto attenti ad evitare vittime. Alcune unità si sono persino ammutinate e unite al popolo, tra cui un’unità Berkut indossante nastri di San Giorgio, felicemente acclamata dalla folla mentre rientra nel comando. Manca dal quadro la teppaglia nazionalista che abbiamo visto a Kiev il mese scorso attaccare selvaggiamente la polizia antisommossa disarmata. Li abbiamo anche visti usare tattiche in cui furono chiaramente addestrati. Eppure non ci furono grida al vento per scoprire chi ci fosse dietro il golpe delle forze anti-Janukovich. Più tardi arrivarono le intercettazioni di posta elettronica sugli attacchi sotto falsa bandiera pianificati dall’ambasciata statunitense in coordinamento con il governo golpista… per incolparne i russi.
Un focus diplomatico per diminuire le tensioni era già stato deciso da Kerry e Lavrov. Il primo per una nuova costituzione. Ma le cose cominciarono a trascinarsi, per dare a Kiev il tempo per cercare di consolidare il potere, e così avere il sopravvento nei negoziati. Kiev aveva persino deciso di mettere in crisi i rifornimenti del gas europei, per non pagare un centesimo per l’approvvigionamento attuale, sperando d’innescare la rottura con l’occidente che possa trasformarsi in un colpo propagandistico all’orso russo. Gli Stati Uniti devono aver dato l’OK. Ma non ha funzionato. Putin ha contro-attaccato magistralmente con la sua accurata lettera ai 18 clienti europei della Russia, avvertendoli di concentrarsi maggiormente su quelle bollette del gas dell’Ucraina che la Russia non ha intenzione di sopportare da sola, ma piuttosto di farne una obbligo per tutti. Nonostante la continua serie di accuse pubblicizzata da Kiev e dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti sull’imminente invasione russa dell’Ucraina, l’occidente perde la guerra della propaganda, insieme a coloro che appoggiano il colpo di Stato. Il generale della NATO Breedlove s’è screditato  tentando di utilizzare le immagini satellitari delle esercitazioni militari in Russia/Ucraina dello scorso anno, sostenendo che fossero la prova di una forza d’invasione imminente. Obama ha fatto peggio non chiedendo le dimissioni di Breedlove. L’enorme posta sul balzo delle sanzioni di Washington e di certi alleati europei, è anch’essa evaporata. La comunità imprenditoriale europea, vecchia cliente di Gazprom, non ha voluto averci a che fare. I media corporativi occidentali minimizzano l’enorme surplus commerciale dell’UE con la Russia, dove i soldi per comprare il gas russo finanziano l’avanzo da 110 miliardi di dollari, e l’affarone delle esportazioni con esso. Nessuno vuole una guerra commerciale tranne i manichini di Washington DC. Immaginate. Così abbiamo il rapido passaggio dell’Ucraina da una risposta moderata e dai negoziati con i leader che invocano il referendum, all’annuncio dell’attuazione della soluzione militare. E l’ha detto dopo che Lavrov aveva avvertito che qualsiasi azione militare minaccerebbe i colloqui a quattro di questa settimana. Cosa sia cambiato, non ci vuole molto a scoprirlo. Anche se la CIA nega che John Brennan fosse a Kiev, è evidente che invece ci fosse stato. Ha avuto incontri non solo con il governo, ma anche con i capi della sicurezza… e un buon numero di loro,… l’ha confermato facendo sapere che c’era. I deputati comunisti l’hanno subito saputo, e gli ex-capi della sicurezza del regime, ancora con contatti nell’ambiente, hanno saputo dei colloqui. Si può supporre che l’intelligence russa avesse anche orecchie lunghe, in quanto non avrebbe permesso a Janukovich di spifferare ai media il segreto della visita di Brennan. Non sarei sorpreso nel sentire un’altra telefonata intercettata su YouTube questa settimana, la pistola fumante del caso. Ma sono un po’ nel panico vedendo Brennan rischiare un viaggio a Kiev, sapendo che non poteva restare un segreto. Devo aspettarmi che gli Stati Uniti cerchino di adescare la Russia in Ucraina orientale per arginare il collasso della credibilità del prestigio degli Stati Uniti. Brennan ha dovuto recarvisi per garantire che se ottenessero la guerra, gli Stati Uniti potrebbero fare il balzo militare e scatenare le sanzioni gravi che vogliono adottare veramente contro la Russia. E qui vi sono più indizi. L’ammutinamento delle forze di sicurezza in Oriente deve aver scosso Kiev, anche se avrebbe dovuto aspettarselo. Dopo tutto, è una regione a maggioranza russa. Abbiamo poi sentito Dimitrij Jarosh di Fazione Destra invocare il suo “esercito” a prepararsi a purificare l’Oriente. Poi il presidente Turchinov stranamente ha sostenuto che l’invio di un reggimento di 350 riservisti iniziando le operazioni. Dove sono, mi chiedo, le unità regolari? Il ministro degli Interni ad interim, Arsen Avakov, ha annunciato la creazione di unità speciali del ministero degli Interni basate su “componenti civili” dell’Ucraina, per affrontare il sentimento separatista. Sulla sua pagina Facebook, Avakov dice che Kiev è pronta “ad attirare” 12000 persone nella nuova forza, che avranno armi, attrezzature e supervisione, e sostiene inoltre che l’Ucraina orientale assaggerà per prima tale unità. Vi presenta le unità dell’esercito? Sono i 12000 teppisti di Fazione Destra di Jarosh, o un altro gruppo? Brennan ha fatto promesse a certi fantocci terroristi che la CIA ha nascosto, come i ceceni con sui sarebbe vicina, scommettendo sulla sicura sconfitta dei russi? Diffido, ma sento puzza dei preparativi per due possibilità. L’esercito rimane in riserva, mentre si lanciano in avanti le truppe usa e getta e le “unità speciali”. Kiev si preoccupa che se l’esercito venisse schierato, possa passare al popolo dandogli le sue armi pesanti? Potrebbe essere un buon modo per sbarazzarsi di Fazione Destra?
La CIA, per punire la Russia del sostegno alla Siria, ha deciso di scatenare la guerra terroristica in stile siriano nell’Ucraina orientale, per attirare i russi in una lunga lotta con la nuova arma preferita degli USA, i fantocci terroristi? Chi pagherà questa guerra? Il FMI non l’ha finanziata. La NATO non vuole finanziare nulla. Così saranno il contribuente statunitense e il Pentagono, che ha già un bilancio spremuto. Ma con un Congresso guerrafondaio, quanto difficile pensate sia ottenere che il deficit dello stanziamento venga votato dal Congresso… un paio d’ore, forse? Avviando tale conflitto, si potrebbe anche risolvere un altro problema che il nuovo governo golpista vorrebbe evitare… le elezioni. S’è già visto come la banda non può reggersi e di come le sue credenziali di fantoccio occidentale siano ben chiare al pubblico. Ciò che vedo è un gruppo che si percepisce solo come futura forza d’occupazione del proprio Paese… un destino triste per i tanto sofferenti ucraini.

1505154Jim W. Dean, redattore di VeteranToday.com, produttore/conduttore di Heritage TV di Atlanta, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia ha un’arma segreta contro l’occidente, e non si tratta di petrolio, gas o armi nucleari

Jason Karaian QZ 14/4/2104

ap070614059593I mercati dell’energia sono alquanto instabili di recente, grazie alle violenze in Ucraina e la guerra verbale tra Russia e occidente. Entrambe le parti in conflitto giocano sulla politica dei gasdotti, con minacce e contro-minacce che volano tra il fornitore di energia più grandi del mondo e i consumatori. Come gli animi si accendono, la minaccia di chiudere gli oleodotti cruciali basta a spaventare anche i trader più temprati. Anche se petrolio e gas sono in cima ai pensieri, non sono le uniche merci di cui i trader si preoccupano. Il prezzo del palladio ha avuto un balzo da tre anni ad oggi:

spot-palladium-price-nymex-price_chartbuilderLa Russia è il maggiore produttore mondiale del metallo, ingrediente fondamentale per convertitori catalitici nelle automobili, condensatori elettronici, corone, gioielli e molto altro. Mentre l’occidente minaccia sanzioni sempre più severe contro la Russia, per le sue presunte provocazioni in Ucraina orientale, la Russia potrebbe infliggere danni simili con proprie restrizioni commerciali. Limitare le esportazioni di palladio può essere un’utile ed efficace arma rispetto al divieto di visto imposto ai principali funzionari occidentali, ma non provocatorio come l’embargo su petrolio o gas. Ciò che dà alla Russia mano libera nel possibile uso della “politica del palladio”, sono i minatori in sciopero in Sud Africa, il secondo maggiore grande produttore di palladio del mondo. Circa 80000 minatori sono in sciopero per il salario e devono ancora tornare al lavoro. Russia e Sud Africa controllano più di tre quarti della produzione di palladio nel mondo, secondo Johnson Matthey. L’anno scorso, la domanda di palladio ha superato l’offerta di 23 tonnellate (25,4 tonnellate), così le scorte già si esauriscono.

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Gli europei sono giustamente preoccupati per l’affidabilità delle forniture energetiche russe, mentre gli Stati Uniti cominciano a gettare il loro peso di produttori che potrebbero influenzare il mercato petrolifero. Ma le schermaglie iniziali della guerra economica tra Russia e occidente non sono state combattute sugli oleodotti. Gli Stati Uniti hanno già usato il settore finanziario per azzoppare una banca russa e disturbare i sistemi di pagamento del Paese, mentre i Paesi europei hanno congelato i contratti per la Difesa con i russi. Controllando un oscuro metallo prezioso, ma assai importante, la Russia ha un mezzo per reagire; il prezzo del palladio è in crescita del 13% nel mercato, quest’anno, con i futures che suggeriscono ulteriori guadagni futuri. Può sembrare strano, ma una disputa  territoriale in Ucraina potrebbe far balzare i prezzi negli autosaloni europei e nelle cliniche odontoiatriche statunitensi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La repressione politica in Ucraina: Giro di vite sulla rivolte contro il regime neo-nazista

Oriental Review, 11 aprile 2014 – Global Research

1237910Il volano delle repressioni politiche in Ucraina gira in questi giorni. In netto contrasto con l’approccio liberale del Presidente Janukovich verso “Euromajdan”, l’amministrazione provvisoria di Kiev non ha esitato il giro di vite sulla rivolta popolare contro il “regime neo-nazista”, crescente nell’oriente e nel sud dell’Ucraina. Oggi, solo a Kharkov almeno 70 attivisti sono stati arrestati durante la cosiddetta “operazione antiterrorismo”. Secondo fonti, mercenari stranieri presumibilmente del contraente privato militare degli Stati Uniti, Greystone Ltd, parteciparono all’operazione insieme con la Guardia Nazionale (composta soprattutto da combattenti  ultranazionalisti di Fazione Destra), e alcune unità del ministero degli Interni. George Orwell al riguardo coniò la frase “la guerra è pace”, per descrivere il pensiero di gruppo della sua futura società totalitaria immaginaria. Non avrebbe problemi a riconoscere la propaganda mostrata nel recente rovesciamento del governo ucraino, durante cui “manifestanti pacifici” erano impegnati a uccidere, bruciare e saccheggiare… continuando a farlo tutt’ora. Ma il colpo non è ancora finito, prendere il potere è una cosa, ma altro è tenerselo. E ora vediamo affiorare le inevitabili difficoltà: poco più di un mese fa il governo ad interim a Kiev ha perso la Crimea e affronta la tenace resistenza nel sud e est dell’Ucraina. Il nuovo governo è giunto sulla scena brandendo slogan come: “proteste pacifiche”, “lotta per la democrazia” e “libertà di parola”, ma subito attuò le purghe contro l’opposizione, imponendo il controllo totale su televisione, radio e stampa, usando la repressione politica per imbavagliare le proteste civili in Ucraina meridionale e orientale.
Le manifeste repressioni fisiche su ogni segno di dissenso iniziarono alle prime ore del colpo di Stato: il 20 febbraio la maggioranza pro-Majdan nella Suprema (Verkhovnaja) Rada (parlamento ucraino) aggredirono i deputati comunisti e del Partito delle Regioni. Molti furono privati delle loro tessere elettorali, poi usate da altri per avere le “dovute” tessere elettorali. Poi l’aggressione al canale televisivo Inter, visto in tutto il Paese e secondo più seguito. Uomini armati irrompono in studio nel bel mezzo di una trasmissione in diretta. Il giornalista Mustafa Nayyem (uno degli organizzatori del Euromaidan) aveva già annunciato l’intenzione del nuovo governo… di nazionalizzare il canale. Come ricorderete, la stazione televisiva attualmente appartiene all’oligarca Dmitrij Firtash arrestato a Vienna su richiesta dell’FBI. Non a caso, naturalmente, poche settimane prima Mustafa Nayyem e i suoi complici di Hromadske (Publica) TV (TV via Internet lanciata con denaro statunitense quasi in contemporanea con l’avvio delle proteste Euromajdan) seguiva l’approccio opposto, “privatizzare” le frequenze della Prima rete TV nazionale (di proprietà dello Stato). Il Consiglio Nazionale per la Radio e la Televisione (dopo diverse mezze misure fallite) finalmente decise di vietare completamente tutti i principali telegiornali russi in Ucraina. E tutte le trasmissioni televisive delle aziende di proprietà di Igor Kolomojskij, Victor Pinchuk, Rinat Akhmetov e Dmitrij Firtash improvvisamente iniziarono a lavorare all’unisono come una ben oliata macchina propagandistica centralizzata.
Nell’ultimo mese ci sono state decine di attacchi (fisici e informatici) alle redazioni dei media dell’opposizione. Il 27 febbraio, la cosiddetta Autodifesa popolare ha sequestrato l’ufficio dell’agenzia di stampa  Golos.ua, e forti pressioni viene furono fatte sul canale TV nazionale ucraino Gamma, che lavora a stretto contatto con l’agenzia. Ben presto vi fu un raid nel giornale Kommunist, pubblicazione ufficiale del Partito Comunista dell’Ucraina. Il sito del CPU è anche spesso aggredito. A Vinnitsa, la forza venne usata sfacciatamente per occupare la stazione televisiva locale, che lavora con i comunisti ucraini. I giornalisti pro-Majdan riferiscono tali informazioni con malcelata gioia. Un assalto avvenne anche contro la pubblicazione on-line ucraina Krivda, che  parodia i media filo-Majdan, inchiodando la strumentalità delle loro pubblicazioni. Anche il loro sito è attualmente bloccato. Un gruppo di giornalisti del sito web ucraino Pravda, guidato dal noto analista politico Vladimir Kornilov, è stato costretto a scegliere tra lasciare il Paese o cessare la pubblicazione dei loro articoli. Furono minacciati di rappresaglie feroci e morte. L’ultimo numero pubblicato dall’ultimo rappresentante dei media dell’opposizione accessibile nel Paese, il rispettato e molto leggibile settimanale 2000, è apparso il 14 marzo. La pubblicazione è stata interrotta facendo pressione sul tipografo, Stampa d’Ucraina, dove la carta viene formattata nel consueto formato. La tipografia, finanziata dallo Stato, ha unilateralmente cambiato le condizioni per la stampa del giornale, mettendo la pubblicazione in una situazione impossibile. Naturalmente c’è il noto esempio della visita di diversi membri del partito nazionalista Svoboda negli uffici della Prima TV nazionale. Il pestaggio di Aleksandr Panteleimonov, ripreso in video, e costretto a scrivere una lettera di dimissioni dopo essere stato sottoposto a minacce e violenze. Mentre i media occidentali si torcono le mani sulle presunte “violazioni dei diritti umani in Crimea“, gli osservatori internazionali sono apparentemente troppo occupati per interessarsi a ciò che accade in Ucraina. Per i curiosi, vi sono alcuni fatti che rappresentano solo la “punta dell’iceberg” della repressione politica in Ucraina.
Il 22 febbraio il primo segretario del Comitato di Lvov del Partito Comunista di Ucraina, Rostislav Vasilko, è stato falsamente accusato di “aver sparato a Majdan” venendo sottoposto a brutali torture. Secondo testimoni oculari, gli inserirono aghi sotto le unghie, il suo polmone destro perforato, tre costole, il naso e altre ossa facciali rotte, e minacciato di sterminio della famiglia. È attualmente in  cura in Russia. Il 23 febbraio, Aleksandr Pataman, capo della Milizia popolare antifascista di Zaporozhe, è stato rapito. Il 24 febbraio, sei membri della Corte Costituzionale dell’Ucraina si sono volontariamente licenziati dalla Rada Suprema “per aver violato il giuramento“. Alcuni di loro sono stati oggetto di minacce e coercizione fisica. Tre giorni dopo, i giudici espulsi hanno fatto appello alle istituzioni internazionali per i diritti umani. Il 28 febbraio, il vicegovernatore della regione di Dnepropetrovsk, Boris Filatov, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook come gestire correttamente i membri del movimento pro-russo che non sono soddisfatti del governo centrale di Kiev: “dargli tutte le sporche promesse, garanzie, o concessioni che vogliono. E… impiccarli tutti dopo“. Il 5 marzo, Andrej Purgin, uno dei leader dell’organizzazione filo-russa della Repubblica di Donetsk, è stato catturato e trascinato in una destinazione sconosciuta. Gli amici dell’uomo rapito sostengono che avesse ricevuto una visita il giorno precedente, durante cui fu avvertito, “se resta a casa oggi, sua moglie sarà vedova“, ma poiché gli altri lo stavano aspettando, si recò in piazza comunque. Il destino di Andrej è oggi ignoto. Il 6 marzo, Vladimir Rogov, leader dell’organizzazione civica ucraina, la Guardia slava, è stato rapito. Ora è al sicuro, ma è stato costretto a lasciare la regione di Zaporozhe e l’Ucraina. Il 6 marzo, Pavel Gubarev, “governatore popolare” e leader degli attivisti filo-russi, è stato arrestato a Donetsk. Dopo essere stato rapito venne duramente picchiato, sia da Donetsk a Kiev, che nel centro di detenzione del servizio di sicurezza ucraino (SBU). Pavel cadde in un coma a metà marzo ed attualmente rimane nell’ospedale della prigione. A causa dei timori che la sua condizione possa essere resa pubblica, non è stato consentito l’accesso all’avvocato. Sua moglie Ekaterina e tre bambini sono stati costretti a lasciare l’Ucraina dopo l’arresto del marito. Il “governatore del popolo” della regione di Lugansk e leader della Guardia di Lugansk, Aleksandr Kharitonov, è stato arrestato ed è detenuto in una struttura della SBU dal 14 marzo. Il 17 marzo, il leader di Alternativa Popolare, Anton Davidchenko, è stato arrestato dalla SBU a Odessa, ed è attualmente detenuto in una prigione della SBU a Kiev. Il 17 marzo, un gruppo di membri di estrema destra del cosiddetto “Tribunale del Popolo” di Vinnitsa ha sfacciatamente chiesto che Tatjana Antonets, il medico capo dell’ospedale pediatrico regionale, si dimetta volontariamente perché non aveva abbandonato il Partito delle Regioni né condannato “i crimini del precedente governo“. I radicali hanno affermato che se non avesse obbedito, il medico ne sarà ritenuto responsabile “in conformità con le leggi draconiane dei tempi rivoluzionari“. Dopo diverse minacce, il 17 marzo, la vettura appartenente al leader del Fronte sud-est, Artjom Timchenko, è stata incendiata. Il pubblico ministero della regione di Zaporozhe, Aleksandr Shatskij, appena nominato da Kiev, ha definito l’accaduto esempio di “auto-immolazione”. Il 19 marzo, circa 300 uomini armati di Vinnitsa, guidati da attivisti di Fazione Destra, sequestravano una distilleria appartenente alla società Nemiroff. Il 20 marzo un gruppo di attivisti di Fazione Destra ha aggredito alcuni studenti ungheresi di Miskolc in gita in Transcarpazia. Estremisti armati irruppero nella riunione del consiglio civico ungherese, nella città di Berehove in Transcarpazia e picchiato i partecipanti. Due anni fa, i nazionalisti ucraini profanarono il monumento sul Verecke pass eretto per commemorare il passaggio delle truppe ungheresi attraverso i Carpazi. Vi scrissero “Morte agli ungheresi” e “Questa è Ucraina”. Il 20 marzo quattro giornalisti russi di Russia-1 TV furono arrestati a Donetsk. I documenti dei russi furono sequestrati e poi portati al checkpoint Vasilevka, dove furono trattenuti per diverse ore senza alcuna spiegazione, prima di essere espulsi dall’Ucraina. Il 20 marzo, il servizio di sicurezza ucraino tentò di sciogliere l’organizzazione civica Guardia di Lugansk che sostiene di porre l’Ucraina sotto l’autorità di un governo federale e di fare del russo una lingua di Stato. Tre attivisti furono arrestati e gli uffici dell’organizzazione e gli appartamenti dei suoi membri perquisiti. Uno dei leader dell’ala giovanile, Anastasija Pjaterikova, pubblicò un appello pubblico sui social network sostenendo che l’SBU, insieme a un deputato della Verkhovna Rada (un capo del Partito Radicale di estrema destra di Oleg Ljashko), organizzò la caccia ai membri della Guardia di Lugansk, perseguitandone gli attivisti e i famigliari. Il 20 marzo i rappresentanti del cosiddetto movimento AutoMajdan tentarono di estorcere carburante, denaro e altro al direttore di uno dei rami della società russa Lukoil-Ucraina, per “alimentare le esigenze della rivoluzione.” Il 20 marzo una folla di Kiev, indossando maschere e armata di armi da fuoco e coltelli, fece irruzione nell’edificio statale della Commissione Architettura e per l’ispezione edile. Occupando gli uffici al settimo e undicesimo piano, finsero di essere membri di una “commissione anti-corruzione” per cercare di confiscare cartelle contenenti documenti d’archivio. Il 21 marzo una casa nella regione di Kiev è stata bruciata perché apparteneva a Viktor Medvedchuck, leader del movimento Scelta ucraina. Il 23 marzo gli attivisti di Euromajdan a Kiev tentarono di occupare l’edificio di Rossotrudnichestvo, agenzia russa che promuove i legami con i russi all’estero, e l’auto di uno dei suoi dipendenti venne rubata. Tale prodezza era volta a confiscare l’ufficio e ad usarlo come sede dell’auto-difesa del popolo di Majdan. Il 23 marzo, un gruppo di membri armati di mitra di Fazione Destra assaltò il concerto a Rovno nell’ambito del festival rock locale, brandendo armi e disperdendo i partecipanti. Il 23 marzo a Zaporozhe, alcune decine di militanti, noti come Autodifesa di Maidan, attaccarono i partecipanti al Melitopol-Zaporozhe Friendship Road Rally con bastoni, pietre e sbarre di ferro. Persone furono picchiate e auto danneggiate. Il 24 marzo, membri del servizio di confine dell’Ucraina, ancora una volta proibivano agli equipaggi dell’Aeroflot di lasciare gli aerei negli aeroporti ucraini. Nessuna spiegazione fu data. Tale discriminazione da parte delle guardie di frontiera ucraine, verificatosi più volte nel mese scorso negli aeroporti di Kiev, Donetsk e Kharkov in violazione delle norme internazionali, costituisce un pericolo per il traffico aereo civile. Nei giorni scorsi, le guardie di frontiera ucraine hanno forzatamente respinto numerosi passeggeri di aerei russi. 43 casi sono stati segnalati dalla sola Aeroflot. In 32 casi, Aeroflot fu costretta a rimpatriare i passeggeri a proprie spese, avendo i biglietti di sola andata. Dalla metà di marzo, presso la sezione Kharkov del confine russo-ucraino, le guardie di frontiera ucraine impedirono ai cittadini russi di entrare in Ucraina, respingendone ogni giorno 120-130. Il 26 marzo i sostenitori di Fazione Destra di Dnepropetrovsk, Donetsk e Kharkov aggredirono chiunque si trovasse per strade indossando l’onorato nastro di St. Giorgio (simbolo della vittoria sovietica sul nazismo). Il 26 marzo nella regione di Kirovograd, rappresentanti del “Consiglio del popolo” locale e membri del partito Svoboda attaccarono il medico capo dell’Uljanovsk Central District Hospital, Aleksandr Tkalenko, cercando di picchiarlo nel suo ufficio. Il solo “peccato” del dottore è la sua appartenenza politica (fu membro del Partito delle Regioni e venne nominato alla sua attuale posizione dall’amministrazione Janukovich). Il 26 marzo, l’ex sindaco di Mirgorod (nella regione di Poltava) e presidente del consiglio comunale, Vasilok Tretetskij, moriva in ospedale dopo essere stato picchiato da aggressori il 16 marzo. Il 26 marzo, attivisti del movimento sociale Avtodozor, insieme a un centinaio di militanti di Autodifesa di Majdan, picchettarono gli uffici delle banche russe sulla via Kreshatik di Kiev (VTB, Alfa, Sberbank e Prominvest), chiedendo che venissero chiusi e tutte le loro divisioni ucraine nazionalizzate. L’edificio di Sberbank fu sequestrato e saccheggiato. Il 1° aprile, il servizio di sicurezza ucraino perquisì gli appartamenti degli attivisti filo-russi a Odessa. In particolare, perlustrarono l’appartamento di Aleksej Albu, deputato del consiglio regionale di Odessa. “Il gruppo del SBU arrivò a casa mia alle 08:00, irruppe e perquisì, aveva un’ingiunzione del tribunale. Gli stessi agenti di sicurezza dichiararono di cercare le liste di attivisti dalla nostra organizzazione e anche armi. Tuttavia, alla fine furono costretti a firmare una dichiarazione attestante che nulla d’illegale era stato trovato nell’appartamento“. Aleksej afferma di essere stato convocato dai servizi speciali ucraini per una “conversazione”.
10003543Le minacce ai sacerdoti ortodossi russi è anche un fatto ben noto nell’Ucraina di oggi. Il caso del Rev. Aleksandr Shirokov, perseguitato dall’illegale partito nazista di Ucraina, è divenuto pubblico grazie alla speciale dichiarazione del Ministero degli Esteri russo. Un gran numero di altri casi, meno pubblicizzati, di pressione sui sacerdoti filo-russi per mano dei radicali e delle amministrazioni locali leali alle autorità provvisorie di Kiev, continua. Dato il clima, l’intellighenzia filo-russa in Ucraina continua a emigrare in Russia (anche in Crimea). Secondo gli ultimi dati, più di 30000 persone sono state costrette a fuggire dal Paese, occupato dai nazionalisti. Possiamo solo immaginare l’origine dei rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, dato che documentano soltanto le “violazioni” inesistenti commesse da un lato, i russi, ignorando completamente l’anarchia eclatante così diffusa oggi in Ucraina.
In ogni caso, è chiaro che se tali circostanze permangono, le elezioni presidenziali ucraine non potranno tenersi, se non ci sarà qualcosa di simile alla normalità il 25 maggio, e nessun risultato delle urne, con tale crisi, sarà riconosciuto dalla Russia, il Paese su cui la maggioranza dei cittadini dell’Ucraina conta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ricetta segreta ucraina: “Brennan a Kiev”

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 15/04/2014
0107-John-Brennan-CIA.jpg_full_600Il direttore della Central Intelligence Agency, John O. Brennan, prepara una tempesta in Ucraina e “Brennan a Kiev” è l’entrée sul menu. Brennan ha recentemente visitato in segreto la capitale ucraina per discutere con i golpisti su come spezzare la rivolta in Ucraina orientale. Secondo diverse agenzie europee Brennan è arrivato il 12 aprile a Kiev con un passaporto diplomatico sotto falsa identità. Brennan avrebbe esortato i membri del “Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale”, l’autorità suprema creata dai capi che hanno deposto il Presidente Viktor Janukovich nel colpo di Stato di febbraio, a sedare con violenza la ribellione degli ucraini filo-russi a est. Brennan e altri funzionari del governo degli Stati Uniti sono anche responsabili dell’identificazione dei secessionisti dell’est come “terroristi”, nell’ambito di una grande guerra di propaganda statunitense e occidentale contro i leader secessionisti ucraini orientali e il governo russo. La notizia della visita segreta di Brennan a Kiev proviene soprattutto dai lealisti di Janukovich rimasti nel governo ucraino, così come dai funzionari del Partito Comunista ucraino ancora parlamentari. Brennan ha coordinato le attività anti-russe della CIA con i servizi d’intelligence degli alleati della NATO in Europa orientale, in particolare di Paesi baltici, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia. E’ anche significativo che Brennan, figlio di immigrati irlandesi, sia sposato con Kathy Pokluda, nativa del New Jersey di origine ceca. Tre figli di Brennan, Kyle, Kelly e Jaclyn, sono ceco-irlandesi. I Pokluda non abitano solo nella Repubblica Ceca, ma anche in Slovacchia e Ucraina occidentale. I legami di Brennan con la Repubblica ceca, che ha eletto capi violentemente antirussi, spiega in parte il desiderio di Brennan di aumentare le tensioni con Mosca in Ucraina orientale.
Stati Uniti e Gran Bretagna hanno chiamato i capi della violenta ribellione che rovesciò Janukovich a febbraio “combattenti per la libertà” e “forze pro-democrazia”, anche se le milizie nazionaliste di  destra hanno sparato sui manifestanti di piazza Majdan con i cecchini annidati negli edifici intorno al luogo delle proteste. I “combattenti per la libertà” dell’occidente hanno ucciso numerosi manifestanti e agenti di polizia. La CIA, utilizzando prevalentemente i gruppi di facciata della “società civile” di George Soros e le operazioni mediatiche, aveva affermato che i cecchini erano fedelissimi del governo Janukovich e persino unità delle forze speciali russe. Tuttavia, ciò che la CIA accusa facciano Janukovich e la Russia in Ucraina è esattamente ciò ha fatto nelle ultime settimane: dispiegare unità delle forze speciali, tra cui forze di sicurezza private della CIA, come  l’Academi (la famigerata ex-Blackwater), per sparare sui manifestanti filo-russi nell’Ucraina orientale. Brennan, i cui sentimenti filo-sauditi sono così ben noti che viene soprannominato “Shayq Brennan” dagli addetti della CIA, secondo quanto riferito ha contribuito a forgiare la reazione violenta delle forze di sicurezza ucraine nella città di Slavjansk e in altri centri abitati, tra cui Donetsk, Kharkov e Lugansk. Essendo normale routine viaggiare, per i direttori della CIA, Brennan avrebbe fornito consulenza ai funzionari ucraini, assistito da una squadra del servizio nazionale clandestino della CIA, tra cui agenti sul campo della CIA, già presenti in Ucraina e che parlano correntemente l’ucraino. In reazione alla presenza di Brennan nella capitale ucraina, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiesto spiegazioni a Washington su ciò che Brennan fa in Ucraina.  Parlando ad una conferenza stampa, Lavrov ha detto che la Russia non ha ancora ricevuto una risposta ragionevole dagli Stati Uniti sullo scopo del viaggio segreto di Brennan a Kiev.
La CIA ha una lunga tradizione nell’assumere il comando virtuale dei servizi di sicurezza stranieri, come il servizio di sicurezza ucraino o Sluzhba Bezpekij Ukrajinij (SBU). Durante il regno dello Scià dell’Iran, la CIA guidava il temuto servizio di sicurezza SAVAK iraniano e dopo che si dimise  da direttore della CIA, Richard Helms divenne l’ambasciatore degli Stati Uniti a Teheran. Come nelle recenti attività di Brennan in Ucraina, Helms comandava la SAVAK addestrata dalla CIA in Iran. Ciò che seguì all’operato di Helms a Teheran fu la rivoluzione islamica che, in parte, reagì agli  agenti della SAVAK addestrati dalla CIA in tecniche di tortura ed esecuzioni extragiudiziali dei leader dell’opposizione iraniana. La CIA guidava virtualmente i servizi segreti del dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko, del caudillo della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo, del dittatore panamense Manuel Noriega e di quello nicaraguense Anastasio Somoza. Tuttavia, ciò che potrebbe causare una certa apprensione tra i capi provvisori di Kiev, va notato: quando la CIA si stancò di tali dittatori, se ne sbarazzò rapidamente. Mobutu morì in esilio in Marocco, dopo essere stato rovesciato da forze aiutate dalla CIA. Trujillo fu assassinato nella sua Chevrolet Bel Air da congiurati addestrati dalla CIA. Noriega fu arrestato mentre cercava asilo nell’ambasciata del Vaticano a Panama City, dopo l’invasione degli Stati Uniti; fu condannato in Florida e in Francia ed ora marcisce in una prigione nella giungla panamense; e Somoza fu costretto a fuggire in Nicaragua dopo il taglio del sostegno degli Stati Uniti; la sua auto fu poi colpita da un razzo anticarro mentre viveva in esilio in Paraguay. Il presidente temporaneo ucraino Aleksandr Turchinov, il primo ministro Arseniyj Jatsenjuk, il ministro degli Interni Arsen Avakov e gli altri golpisti ucraini, ovviamente, non hanno considerato ciò che la CIA fa dei suoi “amici” diventati inutili e spendibili.
Il deputato del Partito comunista ucraino Vladimir Golub ha detto a RIA Novosti che l’SBU è diventata una “unità della CIA”. Gli agenti della CIA hanno respinto le notizie su Brennan a Kiev come “bugie”. Tuttavia, Brennan è noto per aver mentito in passato sulle operazioni clandestine della CIA e la CIA ha pubblicato la sua risposta standard che “né conferma né smentisce” la presenza di Brennan in Ucraina.
Brennan mentì sul ruolo di sauditi e Qatar nell’operazione della CIA a Bengasi, in Libia, che vide l’ambasciatore USA Christopher Stevens e altri tre diplomatici statunitensi uccisi dai ribelli islamisti nel tentativo di trasferire armi dai depositi del leader libico caduto Muammar Gheddafi ai guerriglieri salafiti in Siria. Brennan era il viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente Obama al momento del disastro di Bengasi. Dopo l’ammissione del direttore della CIA David Petraeus di una relazione extraconiugale con la sua biografa, Brennan, ex-agente del Servizio Nazionale Clandestino della CIA dai solidi legami con l’Arabia Saudita, sostituì Petraeus. Brennan ha supportato la politica dell’invio segreto di armi e tortura dell’amministrazione di George W. Bush, usata contro “al-Qaida” in tutto il mondo. Dopo il suo ritiro nel 2005, Brennan è diventato l’amministratore delegato di The Analysis Corporation (TAC), il contraente privato favorito dalla CIA. Fin dall’inizio della campagna presidenziale del 2008, i dipendenti del TAC di Brennan presso l’Ufficio passaporti del dipartimento di Stato, si assicurarono che certe informazioni su Obama e i suoi parenti venissero eliminate dai documenti del dipartimento di Stato. Il mini-scandalo riguardava anche le registrazioni dei passaporti degli avversari di Obama, Hillary Rodham Clinton e John McCain, cancellati anch’essi. Brennan fu premiato per il suo lavoro a favore della campagna di Obama con la seconda carica nel Consiglio di Sicurezza Nazionale e, infine, con la direzione della CIA dopo la caduta di Petraeus. Brennan prende poche decisioni senza prima discuterne con Obama. Qualsiasi decisione d’inviare agenti della CIA, tra cui mercenari, in Ucraina orientale avrebbe il consenso di Obama, ufficialmente con la firma di un “decreto presidenziale”, o ufficiosamente con una semplice “strizzatina d’occhio e un cenno del capo” a Brennan. Brennan, definito un “delinquente insopportabile” dai funzionari e pensionati della CIA che lo conoscono, non sarebbe la figura più gradita in Ucraina, se le autorità di Kiev in realtà desiderassero la soluzione pacifica con gli oppositori…

John-Brennan-Confirmed-As-CIA-DirectorLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line dello Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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