Le Olimpiadi di Sochi: Resurrezione della Russia millenaria

Chems Eddine Chitour, Global Research, 11 febbraio 2014

“La critica è facile, ma l’arte è difficile”
Philippe Néricault (Destouches), attore e drammaturgo francese (1680-1754)

1901863Ecco, Sochi scintillava di mille luci! Nonostante le critiche infondate, e anche sprezzanti dell’occidente, per guastare la festa. I media francesi non sono da meno. Guidati dal quotidiano Le Monde, di cui ci si rende conto essersi allineato, i media attaccano in supporto dell’impero. Tale quotidiano si permette di sentenziare: Vladimir Putin non salirà sul podio. E’ stato esattamente il contrario! Un grande spettacolo su misura della grande Russia, che l’impero aveva seppellito troppo in fretta. In 12 scenografie abbiamo avuto la storia dell’Impero russo, con la grande rivoluzione del 1917 come suo passaggio. La Russia di Gorkij, Pushkin, Dostoevskij, Tolstoj e Shostakovich che scrisse in pieno blocco di Leningrado la sua celebre sinfonia in omaggio alle centinaia di migliaia di combattenti della resistenza che, in ultima analisi, sconfissero l’esercito tedesco del feldmaresciallo  Paulus. Abbiamo avuto il “Lago dei Cigni” di Chajkovskij. Abbiamo avuto la conquista dello spazio, conquista dell’animo russo indipendentemente dal regime. La stampa francese rivaleggia in malizia, gelosia e imparzialità nel sminuire la bellezza e la perfezione di questi giochi. Come al solito, i giornalisti francesi, senza dubbio frustrati dal fatto che la Francia sia stata rimossa dai giochi quando venne nominata sette anni fa, fanno di tutto per svalutarli pur sperando nelle medaglie. Attaccano Putin confrontandolo a Pietro il Grande: “I russi hanno speso 37 miliardi di euro per Sochi, quattro volte più degli inglesi per le olimpiadi di Londra. In questo caso, meno la Russia che il suo iperpresidente Putin. Quest’ultimo ha voluto Sochi per incoronarne il suo regno, il trionfo di una presidenza che ha l’ambizione di manifestare il ritorno della Grande Russia.” (1)
E allora? Che male c’è? Naturalmente, la politica nazionale russa non mi piace. Nessuno rimpiange l’impero sovietico, ma si pensava che lo smantellamento di quell’impero avrebbe fatto della Russia un mercato per l’occidente. L’OCSE ha recentemente sottolineato numerosi punti neri: la Russia importa quasi tutto, investe assai poco e le sfuggono i capitali. Fare il Grande Inquisitore è un lavoro ricercato. È un editoriale sulle Olimpiadi o sulla personalità di Putin? Inoltre, viene detto per caso che i Paesi occidentali finanziano il jihadismo sunnita? Che incoraggiano la guerra civile in Siria? Che incoraggiano e finanziano i teppisti dell’opposizione in Ucraina? La Libia è colpa di Putin? L’Iraq è colpa di Putin? Le Monde è una delle voci dell’imperialismo/colonialismo occidentale. Le Monde va oltre: nessuna di queste realizzazioni troverebbe grazia ai suoi occhi: “Montagne di rifiuti e di stagni contaminati intorno a ciò che prima era una pittoresca località balneare subtropicale dall’ecosistema fragile. Migliaia di persone sono state sfollate, case e interi quartieri demoliti. Le regioni confinanti del Caucaso, tra cui il Daghestan, sono focolai del terrorismo dove non passa settimana senza un attentato o un suicidio”. (2) Nello stesso ordine e sempre sul giornale sussiegoso Le Monde, questa volta con il compare Agence France Presse, per la giusta causa dettano le regole agli altri, si legge: “Nonostante la notevole assenza di diversi leader, gli organizzatori hanno potuto vantarsi di aver attirato quarantaquattro rappresentanti politici, tra cui il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il presidente ucraino Viktor Janukovich che sfida la piazza di Kiev, i suoi omologhi cinese (Xi Jinping) e afghano (Hamid Karzai), il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo giapponese Shinzo Abe.” (3) “Più controversi, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e Leonid Tibilov, presidente della regione separatista georgiana dell’Ossezia del Sud, riconosciuta da Mosca, erano anche tra gli ospiti. Basti ricordare che i boicottatori valgono meno di 500 milioni di dollari su oltre 7 miliardi dei rappresentati. La tecnica dei due spiedi è quella dei Paesi che non vogliono ipotecare il futuro svolgimento dei giochi a casa loro. E tuttavia, questo è lo sport, l’Olimpismo.” (3)
Minimizzando lo spettacolo, si passa alla pozione magica: “Tutto questo bel mondo, senza dubbio, avrà apprezzato le varie animazioni e coreografie che, attraverso i secoli, hanno tracciato la gloriosa storia della Russia Eterna. Iniziando dal Medio Evo, poi del zarista e del bolscevismo e, infine, largo al Paese come viene ora visto dal Cremlino: la Russia trionfante.” (3) Al colmo del disprezzo, nella convinzione di dare lezioni, si legge: “Se ancora si sarà degnato di guardare l’evento in televisione, il presidente Obama non avrebbe mancato di notare che solo quattro dei cinque anelli olimpici si sono aperti durante la cerimonia. (…) Fortunatamente, la cerimonia non è stata disturbata dall’intrusione di un’orda di cani randagi. Per le strade di Sochi se ne trovano a migliaia, condannati. Ma uno è riuscito a penetrare in tribuna prima di essere inseguito dalla sicurezza dello stadio.” (3) Triste debacle morale di tale quotidiano. Gli occidentali che fanno la morale, dimostrano un’amnesia selettiva. Tra costoro Pierre de Coubertin, fondatore del concetto dei Giochi Olimpici, presente alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Informazioni non verificate ci dicono fosse in buoni rapporti con il Führer che gli avrebbe offerto una pensione. Inoltre, in fatto di razzismo, a de Coubertin non piacevano i neri e le donne… pensava fossero indegni di partecipare ai giochi. Credere che un boicottaggio una geometria variabile possa traviare Putin significa ignorare l’animo russo dei Puskin, Tolstoj (c’era un balletto ripreso da Guerra e Pace durante la cerimonia inaugurazione, grandiosa sotto tutti i punti di vista). Con 11 scenografie con 3500 soggetti, l’epopea russa viene raccontata. Una delle scene più commoventi è quella in cui si vede Valentina Tereshkova, la prima donna dell’umanità, russa e sovietica, decollare dalla terra e conquistare le stelle come fece Jurij Gagarin.

Il debito dell’occidente verso l’Unione Sovietica
Una critica così facile è caratteristica dell’impero che scaglia la sua muta giornalistica anche contro la storia, l’Unione Sovietica ha salvato l’occidente dalla debacle sconfiggendo le armate naziste. Fu il capo dell’esercito sovietico Zhukov ad entrare per primo a Berlino. Inoltre, l’epopea di Stalingrado è un esempio: “Il 2 febbraio 1943 si legge in un articolo di Laurent Brayard, la lotta cessò tra le rovine di Stalingrado, il neofeldmaresciallo Paulus si arrese con i resti della sua 6° Armata. Il tuono che risuonò 70 anni fa (2 febbraio 1943) fu considerato il punto di svolta della Seconda Guerra Mondiale, la battuta d’arresto delle forze dell’Asse che definitivamente persero l’iniziativa” (4). “Questa vittoria fu opera di tutto il popolo sovietico, che rende omaggio, oggi, a coloro che sono caduti affinché il mondo viva libero. 841000 soldati tedeschi, rumeni, ungheresi, italiani e croati, di cui 91000 prigionieri alla capitolazione tedesca, furono le perdita delle forze dell’Asse. Da parte sovietica vi furono 1129619 vittime, di cui circa 478000 morti, 650000 feriti e prigionieri e più di 40000 civili. Ciò fu il saldo finale della fornace di questa battaglia titanica combattuta sulle rive del Volga tra il 17 luglio 1942 e il 2 febbraio 1943. Il 30 gennaio, Hitler nominò Paulus feldmaresciallo per incoraggiarlo a non mollare. A Stalingrado l’umanità sarà riconoscente alle migliaia di soldati sovietici che persero la vita in battaglia. Il loro sacrificio incredibile in quella guerra, che poi  permise la totale sconfitta della Germania nazista, che quasi contemporaneamente subì un’altra grande sconfitta ad al-Alamayn in Nord Africa. Gli Eroi dell’Unione Sovietica non sono caduti per niente e il mondo libero se ne ricorderà per sempre.” (4)

Realtà economica
Un altro attacco dai media francesi presenta l’assenza dell’impero e dei suoi vassalli come “punizione”, e l’impero sicuramente ama punire i recalcitranti presentando la situazione finanziaria russa come arretrata. Leggiamo in un articolo su Challenges.fr il contenuto oggettivo dell'”arretratezza”, secondo i sussiegosi: “Con potere d’acquisto simile, le prime quattro potenze emergenti hanno superato la Francia. Alla fine del dicembre 2012, il Centro di ricerca per l’Economia e il Business (CEBR) ha annunciato che il Brasile è diventato nel 2011 la sesta maggiore economia superando il Regno Unito. La Francia, al quinto posto, avrebbe ancora qualche anno di respiro. (…) La Francia si ritrova, secondo il FMI, in nona posizione con 2,217 miliardi di dollari di PIL (PPP). Il Brasile è già al settimo posto con 2,309 miliardi di dollari di PIL (PPA). (…) L’esagono è indietro anche rispetto agli altri tre BRIC: Cina (2) India (3) e Russia (6). Che il PIL sia in dollari correnti o misurato a parità di potere d’acquisto, Cina, India, Brasile, Russia e altri continueranno ad avanzare in futuro.” (5)

Perché tanto accanimento sul nuovo “zar di tutte le Russie”?
I contrasti con l’occidente sono molti, come ospitare il criminale Edward Snowden. Laid Seraghni cerca un’altra spiegazione che vada nella stessa direzione: “Gli eventi attuali in Siria non sono in alcun modo legati alla democratizzazione della società o a una maggiore libertà per i siriani. È  l’ordine mondiale che gli Stati Uniti e i loro vassalli predoni occidentali cercano d’imporre sul resto del mondo che, guidato dalla Russia, chiede maggiore partecipazione alla gestione degli affari internazionali da cui è stato escluso per decenni. Il punto di partenza della nuova configurazione geopolitica nel mondo di oggi è Damasco. Il futuro della Russia si gioca lì. Putin, come Caterina II, ritiene che “Damasco sia la chiave della Russia”, poiché comprende che “Damasco è la chiave di una nuova era.” Dall’avvio delle proteste in Siria, la Russia, sostenuta in particolare da Cina e Iran, ha deciso di contrastare ogni tentativo di cambio di regime, perché convinto che se il piano occidentale fosse riuscito, sarebbe stata emarginata e minacciata nell’integrità territoriale. Questo è il motivo per cui, dall’inizio della crisi, la Russia è decisa ad opporsi a qualsiasi intervento militare, (…) ad ogni tentativo di riproporre lo scenario libico o yemenita, opponendo un rifiuto categorico” (6). Karl Muller spiega anche perché l’occidente accusa la Russia “di non allinearsi dalla caduta dell’impero sovietico.” Colpevole anche di favorire Assad, di essere contro lo scudo missilistico alle sue porte. (…) La ragione di tutte queste manovre si trova nel libro La Grande Scacchiera. L’America e il mondo, pubblicato nel 1997 e scritto da Zbigniev Brzezinski, consigliere personale di vari presidenti statunitensi. “A differenza dell’occidente, che si concentra su una politica utilitaristica e materialista, il governo russo sembra basarsi su fondamenta orientate dalla chiesa cristiana, cioè mettendo l’uomo e il mondo al centro dell’azione. In quale altro luogo si trova in occidente? Quale governo occidentale sostiene ancora queste ragioni a favore della famiglia, della religione e delle nazione per il bene dei popoli e del progresso?” (7) (8) All’altra estremità dello spetto, la confessione di un deputato australiano. Per lui: “L’ex-presidente e attuale Primo ministro della Russia Vladimir Putin è il miglior leader russo da Pietro il Grande, ha detto l’ex-deputato australiano Ross Cameron sul Sydney Morning Herald. Precedentemente agente segreto in Germania, Putin poté vedere i chiari vantaggi del libero mercato, ha ricordato Cameron, indicando che l’occidente ha sbagliato ad insistere sul fatto che Putin provenga dal KGB (servizio d’intelligence dell’ex-Unione Sovietica). Con Putin il potere degli oligarchi s’è indebolito, mentre sono cresciuti i contrappesi, come Parlamento, Stato di diritto e una classe media passata  precipitosamente da 8 a 55 milioni di persone“, ha detto Cameron. Il deputato australiano ha inviato  anche a non sospettare la Russia di ambizioni imperialiste. “Pertanto, conclude, le persone di buona volontà non possono deplorare l’influenza continua di Vladimir Putin in Russia e nel mondo.” (9)
Vediamo che, nonostante tutti i disturbi, la Russia avanza e che le Olimpiadi saranno senza dubbio un successo, mentre l’occidente che pensa ancora di dettare ordini non ha capito che il centro di gravità del mondo gli è finalmente sfuggito. L’occidente ha perso la sua autorità morale, di cui s’è vista essere aria. L’occidente in tempi di abbondanza si permette il lusso di essere un buon principe  dando qua e là lezioni di democrazia che, curiosamente, applica sempre meno a casa usando ogni metodo moralmente riprovevole, controllando le masse e tracciando il DNA per colpire, in definitiva, i deboli. La vera lotta è la lotta globale per la dignità umana ovunque, e i pochi giornali obiettivi vengono soffocati dalla cacofonia dei media governativi sempre più preoccupati di avere  visibilità sociale che d’informare onestamente i cittadini, come promise ad esempio uno dei fondatori di Le Monde, Hubert Beuve-Mery, 60 anni fa…

1780806Professore Chems Eddine Chitour Ecole Polytechnique PEV-edu.dz

1. LeMonde
2.  Les Jeux Potemkine de Poutine Le Monde 08/02/2014
3. LeMonde
4. RUVR
5. Challenges
6. Le Grand Soir
7. Karl Müller Perché non smette di attaccare la Russia?  Mondialisation.ca 23 dic 2013
8. Chems Eddine Chitour L’Expression 16 gennaio 2014
9. Aleksey Druzhinin: Poutine meilleur leader depuis Pierre le Grand, RIA Novosti 11/01/2010

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Rivoluzioni Colorate” in Ucraina: al crocevia della politica di potenza euroatlantica ed eurasiatica

Leon Rozmarin, Global Research, 6 febbraio 2014

602px-Map_of_Ukraine_en.svgAd oltre vent’anni dall’indipendenza, l’Ucraina è scossa dal tentativo di una seconda “rivoluzione colorata”, mentre i suoi problemi abbracciano un ampio spettro politico, economico e culturale, e la “posizione strategica” pone il Paese al centro della politica di potenza euro-atlantica ed eurasiatica.  Se l’occidente vuole aiutare l’Ucraina, dovrebbe invertire rotta e adottare un approccio utile.

Il sostegno orientale dell’Ucraina
Alla sua indipendenza dopo la disgregazione dell’URSS, le aspettative dell’Ucraina erano alte: aveva ereditato una congrua parte delle industrie sovietiche, ricchi terreni agricoli, milioni di lavoratori qualificati e professionisti istruiti, e il più alto PIL pro capite nell’ex-Unione Sovietica, superiore alla Russia. Queste aspettative devono ancora essere corrisposte. Nello spazio post-sovietico, il PIL dell’Ucraina pro capite è ora il 6°, dopo il Turkmenistan e 2,5 volte inferiore al potere d’acquisto in Russia. Simbolicamente, l’incrociatore lanciamissili Progetto 1164 Ukraina, lascito dalla Russia durante la suddivisione della Flotta del Mar Nero, si trova ancora incompiuto e arrugginito nei moli di Nikolaev. In una certa misura, l’Ucraina dipende dai sussidi energetici russi,  dal rinvio del debito e dal mercato del lavoro per sopportare il peso socio-economico dell’indipendenza. Per oltre un decennio (1992-2005) l’Ucraina ha ricevuto il gas russo a un quarto o a un terzo del prezzo di mercato europeo, acquistandone quantitativi supplementari per riesportarli con ricavi aggiuntivi, risparmiando e facendo miliardi di dollari ogni anno. L’industria e le famiglie in Ucraina si affidano su tali sconti per sopravvivere nel lungo e difficile periodo di transizione e di ridislocazione socioeconomica. Quando il presidente Jushenko (2005-2009) iniziò a tagliare i legami con la Russia e avvicinava l’Ucraina alla NATO, la Russia cominciò a ridurre gli sconti sull’energia, ma vendeva il gas con il 20%-30% di sconto rispetto ai prezzi europei. La Russia è  anche un’importante fonte delle rimesse per l’economia ucraina, con 3,7 milioni di cittadini ucraini che vi risiedono nel 2013, più di un milione dei quali clandestini [1], con i miliardi di dollari di rimesse annuali, consegnate non come aiuti ufficiali ad intermediari governativi, ma direttamente ai bilanci familiari. Inoltre, le industrie dell’Ucraina continuano ad affidarsi alla Russia per l’esportazione di vari manufatti industriali. Mentre l’economia e le finanze del Paese entrano in un’altra crisi, il Presidente Janukovich s’è volto sia ad est che ad ovest. La risposta immediata e tangibile è venuta dalla Russia.

Un altro vicolo cieco finanziario
L’iniziale prestito di 3 miliardi di dollari dalla Russia era urgentemente necessario per pagare le pensioni e altre prestazioni sociali, e il debito pubblico. La leadership ucraina brontolava per la difficoltà di ottenere una misero prestito di 600 milioni di euro dall’UE e il pacchetto multi-miliardario del FMI. Quest’ultimo ha avanzato le note condizioni: congelamento delle pensioni e delle altre prestazioni sociali, licenziamento dei lavoratori pubblici, aumento dei prezzi dell’energia alle famiglie e all’industria, precursore di esplosioni sociali e politiche che qualsiasi leader  eviterebbe. A quanto pare il FMI pensa che la gente possa permettersi di stringere la cinghia per sempre. Negli ultimi anni, la leadership ucraina si era rivolta a russi e cinesi per avere 20 miliardi di prestiti per il settore statale e bancario. L’ultimo sconto sul gas dalla Russia ne abbassa il prezzo a 268,5 dollari per 1000 mc, 100 dollari meno dei prezzi europei, rallentando l’esaurimento costante delle riserve di valuta estera dell’Ucraina. Inoltre, il colosso energetico russo Gazprom ha prepagato diversi anni di tasse di transito del gas all’Ucraina. Eppure l’importanza del prezzo del gas scontato diventa più ampia e profonda nel bilancio nazionale, in quanto i prezzi energetici toccano i costi di produzione delle esportazioni industriali dell’Ucraina. In questo momento, bolletta del gas sospesa dell’Ucraina, per il 2013 e il 2014, arriva a quasi 3,5 miliardi di dollari, mentre la leadership chiede un differimento anche per il 2014. Se Kiev mai ottenesse un dignitoso pacchetto di aiuti finanziari dall’Unione europea, dovrebbe riconsegnarne una gran parte a Gazprom. A tutto ciò, si aggiunge la quantità decrescente di gas russo transitante nel sistema dei gasdotti dell’Ucraina. Ai primi del 2000 Gazprom inviava una media di 100-120 miliardi di mc all’anno tramite la rete sovietica dell’Ucraina, portando oltre un miliardo di dollari. Negli ultimi due anni, tuttavia, i volumi di transito sono diminuiti a 80 miliardi di mc, mentre la Russia avvia nuovi gasdotti la cui capacità combinata supera le esportazioni europee. Bypassando l’Ucraina, questi oleodotti permettono a Gazprom di rifornire costantemente i consumatori europei. Sollevano inoltre dubbi i piani di ammodernamento della rete gasifera dell’Ucraina che, senza volumi di transito garantiti, perdono la ragione del finanziamento multi-miliardario che tali progetti richiedono. Eppure questa modernizzazione è necessaria se il sistema deve continuare a funzionare in modo affidabile e conservare all’Ucraina uno dei vantaggi ereditati dall’URSS. Ora la rete di gasdotti sembra essere troppo costosa da modernizzare e troppo rischiosa per ricevere somme considerevoli, dato il pericolo dei tubi vuoti. La chiave di questo dilemma, come per altri, è il miglioramento delle relazioni con la Russia che conserva una notevole influenza economica sull’Ucraina.

Sogni e incubi
Dopo diversi anni di pubbliche relazioni costanti a favore dell'”Euro-integrazione” quasi la metà dei cittadini dell’Ucraina crede di avvicinarsi al miracolo economico, contribuendo a sfuggire al sogno trasformatosi in incubo della transizione al capitalismo. Le attuali aspettative prevedono pensioni più alte, stipendi migliori, accesso aperto al mercato del lavoro dell’UE, strade appena riasfaltate e legge e ordine. Come un mio conoscente italiano ha affermato, “i nuovi Stati membri dell’UE vogliono affibbiarci i loro problemi pensando che glieli risolveremo.” Forse se l’adesione all’UE sia  in realtà nei piani dell’Ucraina, tali aspettative non sarebbero infondate. Nel frattempo, la Russia ha usato la sua influenza per promuovere i propri interessi e certamente continua a farlo oggi, offrendo incentivi e facendo pressione per l’integrazione orientale, ossessionata dall’incubo di un’ulteriore espansione della NATO, delle basi militari e dell’ABM statunitensi in Europa orientale, come simbolo della “partnership” post-guerra fredda. Come ha osservato lo studioso statunitense K. Waltz, i leader degli Stati Uniti “in modo sconcertante pensano in termini di Est od Ovest, piuttosto che alla loro interazione” e l’espansione della NATO “è destinata a creare un nuovo equilibrio di potere… a congelare il processo storico (e) tenersi un mondo unipolare“, ma questo “aliena la Russia”.[2] Più minacciosamente, nel 2007 l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, W. Taylor,  respinse la neutralità come valida opzione dell’Ucraina e promise che “la NATO non utilizzerà l’adesione dell’Ucraina contro la Russia… ci sono molti esempi di Paesi dell’ex Patto di Varsavia e di repubbliche sovietiche ora nella NATO, ma non vediamo che vengono utilizzati contro la Russia“.  [3] Oggi, Polonia, Romania e Bulgaria sono state scelte come nuovi basi per il dispiegamento di forze e siti ABM statunitensi. Pochi anni dopo, il sottosegretario alla Difesa A. Vershbow rivelò che gli Stati Uniti e funzionari ucraini discutevano dell’uso di ex-radar sovietici e russi in Ucraina per conto del sistema ABM statunitense, affermazione confermata dall’ambasciatore dell’Ucraina in Washington. [4] Poco dopo, il segretario generale della NATO Fogh Rassmussen promise che “in nessun modo (ciò) compromette le questioni principali (con Mosca)” [5] e che la NATO continuerà a promuovere l’adesione dell’Ucraina. [6] La neutralità è infatti diventata molto difficile per l’Ucraina nel contesto della geopolitica ovest-est. Osservando dall’altra parte dell’Eurasia, la cinese Xinhua dichiarava che “l’Ucraina è divenuta popolare per la Russia e la NATO” e si trova in una “posizione delicata … importante per la Russia (come) ultimo baluardo contro la NATO“. [7]
La competizione in potenza e sicurezza è accompagnata dalla geopolitica dell’integrazione. Nel 2011, il commissario dell’UE Barroso avvertì l’Ucraina che “è impossibile integrarsi nell’Unione doganale (con Russia, Bielorussia e Kazakhstan) essendo nella zona di libero scambio con l’UE.” [8] mentre la segretaria di Stato degli Stati Uniti Clinton aveva apertamente dichiarato che “lavoreremo sui modi per rallentare o impedire la reintegrazione” di tutta la regione. [9] Il ministro degli Esteri russo Lavrov tentò di attenuare la retorica e respinse “le scelte artificiali tra vettori ‘occidentali’ e ‘orientali’ dello sviluppo… questi non dovrebbero opporsi… (il nostro) approccio prevede l’integrazione eurasiatica come contributo alla creazione di un unico spazio economico e umano dall’Atlantico al Pacifico.” [10], un tema ribadito dal Presidente Putin durante il Vertice UE-Russia del gennaio 2014. Naturalmente, se mai avverrà, la sequenza di questa integrazione e l’eventuale posizione dell’Ucraina in essa, sono questioni conflittuali per entrambe le parti.

Il lato giusto della storia?
Una ricca UE, dotata di risorse finanziarie ed economiche sostanzialmente più grandi della Russia, potrebbe aprire le frontiere a milioni di lavoratori migranti ucraini che vanno in Russia, sovvenzionare il consumo di gas dell’Ucraina e offrire grandi prestiti a basso interesse. Non ha fatto nulla di ciò. Ha invece utilizzato le sue leve nella politica interna, fragile e in difficoltà, dell’Ucraina per fare pressione e dare lezioni alla leadership. In occidente fascismo e terrorismo sono giustamente considerati dei mali e, in ultima analisi, movimenti ottusi. Sorprendentemente, oggi si  osservano gli USA e i loro alleati della NATO dilettarsi sul lato sbagliato della storia, ben disposti a sfruttare le fazioni estremiste ed arretrate per scopi geopolitici in Siria e ora in Ucraina. Inoltre, come fecero nell’Iran di Mosaddegh e nel Cile di Allende, gli Stati Uniti sembrano ancora una volta voler sovvertire un leader democraticamente eletto, in un’era in cui la democrazia sarebbe determinante. Mentre Maidan, a Kiev, in gran parte è costituita da gruppi organizzati della società civile e da individui benintenzionati, gli occupanti apertamente razzisti ed ultra-nazionalisti hanno una forte presenza e sono l’ala armata nella divisione del lavoro a Maidan. I politici occidentali usano eufemismi come “attivisti” per gruppi ispirati dai marci resti dell’ideologia hitleriana,  abbandonandosi a  una demagogia anti-governativa davanti alle folle a Kiev, intromettendosi nella politica interna dell’Ucraina e rovinandone il fragile consenso. Anche supponendo le migliori intenzioni, si tratta di una politica irresponsabile e dannosa. Hanno inoltre costantemente ignorato le regioni orientali e meridionali dell’Ucraina e non sembrano includere nel “popolo dell’Ucraina” quei milioni di silenziosi che hanno eletto Janukovich alla presidenza e reso il suo Partito delle Regioni il primo in Parlamento. Queste stesse regioni meridionali e orientali guidano l’economia del Paese e ne riempiono il bilancio. I politici occidentali sbagliano di aspettarsi che le meno sviluppate e avvantaggiate regioni dell’Ucraina decidano unilateralmente la politica nazionale al posto delle più numerose e industrializzate regioni finanziatrici dell’est e del sud, le regioni che hanno eletto due degli ultimi tre presidenti dell’Ucraina.

Una nuova “partnership”?
Oltre alla dimostrazione di scortesia diplomatica verso Kiev, il tenore delle istruzioni occidentali in Ucraina è indicativo. Anche senza la firma dell’accordo di associazione con l’UE, la leadership del Paese ha ricevuto la richiesta di cambiare le leggi nazionali, creare nuove coalizioni e divieti perentori contro l’uso delle forze di polizia dal governo per tutto il periodo in cui i suoi uffici sono stati occupati, le strade e le barricate di Kiev presidiate e i poliziotti aggrediti. In tale luce, quasi si ammira l’effettiva soppressione del movimento Occupy negli Stati Uniti, con migliaia di arresti contro manifestanti incommensurabilmente più tranquilli di quelli di Kiev, o l’indulgenza dell’UE nei confronti della polizia greca durante le rivolte di massa antieuropee e anti-Merkel ad Atene. Avere obblighi senza pari partecipazione o diritti, di fronte a richieste e forti suggerimenti invece del dialogo, definiscono una persona, e un Paese, come assoggettato. I dominanti hanno solo sudditi; le democrazie hanno i cittadini. Se l’occidente ha veramente le migliori intenzioni verso l’Ucraina, dovrebbe adottare metodi diversi e più costruttivi, essere sensibile sulla situazione di tutti i cittadini e gruppi in Ucraina, non solo con quelli che trova attualmente utili, ed abbinare l’aiuto finanziario alla sua iperattività politica.

Note
[1] “В. Мунтиян: В России находятся 18 млн украинцев и выходцев из этой страны“, RBC NEWS, 23/11/2013
[2] Kenneth Waltz, “Realismo strutturale dopo la guerra fredda” International Security, Vol. 25, No. 1 (estate 2000), p. 36-38
[3] “L’integrazione con la NATO non sarà usata contro la Russia – Taylor” RIA Novosti, 07/04/2007
[4] “Gli USA considerano i radar ucraini per lo scudo antimissile” RIA Novosti, 15/10/2009, e “I Radar ucraini possono trovare posto nello scudo missilistico statunitense“, Russia Today, 15/10/2009
[5] “La NATO non si comprometterà con la Russia in Georgia“, RIA Novosti, 17/12/2009
[6] “La NATO non potrà mai attaccare la Russia“, RIA Novosti, 17/12/2009
[7] “L’Ucraina diventa popolare per la Russia e la NATO“, Xinhua News Agency, 15/04/2004.
[8] “L‘integrazione dell’Ucraina nella UD l’escluderebbe dal libera commercio con l’UE” RIA Novosti, 18/04/2011
[9] “Gli USA si opporranno ai processi d’integrazione nello spazio post-sovietico” ITAR TASS, 07/12/2012
[10] “I vicini della Russia non dovrebbe essere costretti alla scelta artificiale tra vettori di sviluppo’occidentali’ e ‘orientali’, pensa Lavrov“. ITAR TASS, 14/01/2013

Leon Rozmarin è nato a Odessa e ha studiato Storia e Scienze Politiche negli Stati Uniti. Attualmente vive in Massachusetts, USA.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington gioca alla roulette russa con la difesa missilistica

F. William Engdahl, Nsnbc, RT 30 dicembre 2013
BMD-conceptNel suo recente incontro annuale con i media, il presidente russo Vladimir Putin ha risposto a una domanda sul presunto posizionamento dei missili Iskander russi a Kaliningrad, alle porte della Polonia. Ha affermato che la difesa missilistica degli Stati Uniti rimane una minaccia alla sicurezza nazionale russa e che la Russia ha il diritto di disporre i missili Iskander a Kaliningrad, ma ha sostenuto che tale passo non era ancora stato preso. Putin ha aggiunto, tuttavia, che porre i missili Iskander a Kaliningrad sarebbe una risposta logica ai piani statunitensi di costruzione del sistema di difesa missilistica in Europa. Ciò che pochi in occidente, al di fuori di una manciata di esperti militari, capiscono tuttavia è che il piano statunitense di installare i missili e i radar speciali della  cosiddetta Ballistic Missile Defense in Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Bulgaria, è un atto estremamente provocatorio di Washington contro la Russia, e rischia di trascinare il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.
Le osservazioni di Putin fanno seguito a un report del quotidiano tedesco ardentemente filo-statunitense Bild Zeitung. Alcuni giorni prima dei commento di Putin, il Bild aveva riferito che immagini satellitari segrete mostravano missili Iskander-M di stanza presso il confine polacco. Sia il Bild che i media mainstream statunitensi ed europei ripresero l’articolo su Kaliningrad come conferma dell’aggressione russa e del ritorno della Guerra Fredda. Difatti, per Washington e l’esercito statunitense, la guerra fredda non è mai finita. La Difesa antimissile di Washington è la provocazione più estrema che si possa immaginare nell’era nucleare. Si tratta della versione atomica della roulette russa che rende la probabilità di una reazione preventiva di Mosca contro i missili polacchi e i radar cechi dell’AMD altamente logica. È utile ricordare il contesto.

Putin a Monaco di Baviera
Nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin partecipò in Germania all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, in precedenza nota come Conferenza di Wehrkunde. In un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, le osservazioni di Putin suscitarono la sorpresa di molti in occidente: “La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini. E’ ovvio che l’espansione della NATO non abbia alcuna relazione con la modernizzazione dell’Alleanza o la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiedere: contro chi viene intesa questa espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?” Putin continuava: “E’ impossibile sanzionare la comparsa di nuove, destabilizzanti armi ad alta tecnologia… nelle nuove aree del confronto, specialmente nello spazio. Le guerre stellari non sono più una fantasia, ma una realtà. A parere della Russia, la militarizzazione dello spazio potrebbe avere conseguenze imprevedibili per la comunità internazionale, e provocare nientemeno che l’inizio della guerra nucleare. I piani per espandere certi elementi del sistema di difesa antimissile in Europa non possono aiutarci, ma danneggiarci. Chi ha bisogno di un ulteriore passo di ciò che sarebbe, in tal caso, l’inevitabile corsa agli armamenti?
Il ministero degli Esteri russo ha ufficialmente risposto al programma AMD di Washington, nel 2007, dichiarando che “L’intenzione degli Stati Uniti di dispiegare componenti della difesa antimissile, che diverranno strutture militari strategiche nelle immediate vicinanze dei confini russi, è fonte di particolare preoccupazione. Dovremo tener conto delle potenziali strutture negli ulteriori passi politico-militari e nella pianificazione militare russi. Tali piani contraddicono l’impegno della NATO a frenare il dispiegamento di forze, come affermato nell’Atto fondativo Russia-NATO“.
Nel gennaio 2007, poco prima delle osservazioni critiche di Putin a Monaco di Baviera, il Pentagono aveva annunciato i piani degli USA di dispiegare un sistema di difesa antimissili balistici in Europa. Il Pentagono ha sostenuto che lo schieramento mirava a proteggere le installazioni statunitensi e della NATO contro le minacce dei nemici mediorientali, in modo esplicito l’Iran, non la Russia. A seguito della osservazioni a Monaco di Putin, il dipartimento di Stato statunitense pubblicò un commento formale, rilevando che l’amministrazione Bush era “perplessa dai ripetuti commenti caustici sul sistema previsto da Mosca.” In ulteriori dichiarazioni, Washington ha insistito che lo schieramento europeo dell’AMD è rivolto contro la potenziale minaccia di un attacco missilistico iraniano in un Paese europeo della NATO o negli stessi USA. Come Putin ha sottolineato nel suo intervento a Monaco di Baviera, ciò non ha militarmente senso. “Come diciamo in Russia, sarebbe come usare la mano destra per raggiungere l’orecchio sinistro.” Ora, circa sette anni dopo, proprio mentre Mosca ha facilitato la soluzione diplomatica dei grovigli siriani e iraniani di Washington, Washington amplia l’anello di siti missilistici dell’AMD intorno alla Russia in Romania, Turchia e Bulgaria, nonché Polonia e Repubblica ceca. Cruciale per afferrare il motivo per cui Mosca si rifiuta di accettare il dispiegamento dei missili degli Stati Uniti, è come contribuirebbe all’equilibrio della pace.

Il bluff di Washington
Il governo russo non ha perso tempo a rispondere alla recente svolta dei P5+1 tra Washington e Teheran, per negoziare una soluzione diplomatica al programma nucleare iraniano. Il 25 novembre, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto ai media occidentali, a Roma, “Se l’accordo con l’Iran viene attuato, il motivo dichiarato per la costruzione dello scudo della difesa non sarà più applicabile.” Mosca definisce bluff di Washington il suo dispiegamento di missili in Europa come rivolto non contro la Russia ma l’Iran. Washington si è affrettata a rispondere. Il 16 dicembre, il segretario della Difesa statunitense Chuck Hagel ha dichiarato che il piano di azione congiunto P5+1, concluso tra l’Iran e gli Stati del P5+1 riguardo il programma nucleare di Teheran, “non elimina la necessità degli Stati Uniti ed alleati europei di continuare ad attuare i piani della difesa missilistica in Europa“. Hagel ha continuato “gli sforzi della difesa antimissile della NATO non costituiscono una minaccia per la Russia“, e ha invitato le parti a continuare le consultazioni sui futuri piani missilistici in Europa. Hagel non si preoccupava di spiegare perché l’accordo di Teheran non eliminasse il “bisogno” dell’AMD degli Stati Uniti. Il presidente Putin ha aggiunto, “il programma nucleare iraniano era la ragione principale per il dispiegamento degli scudi missilistici. E cosa abbiamo adesso? Il problema nucleare iraniano svanisce mentre lo scudo missilistico rimane al suo posto. Anzi, viene ancora sviluppato.

L’anello mancante per il primo colpo
Sfumando le sottigliezze, Hagel semplicemente mente. Come ex-capo del programma della difesa antimissile del Pentagono del presidente Reagan, il colonnello Robert Bowman ha detto a questo autore, in una intervista telefonica del 2009, che lo sviluppo dello “scudo” antimissile USA attorno alla Russia, lungi dall’essere difensivo, è offensivo all’estremo. Bowman ha definito lo schieramento dell’AMD, “l’anello mancante per un Primo Colpo“. Gli Stati Uniti perseguono la possibilità di una guerra nucleare con il suo unico rivale nucleare attuale, la Russia, come ‘possibile!’ Ciò è realmente e veramente ‘pazzesco’. La prima nazione con una ‘difesa’ antimissile nucleare (AMD) avrebbe de facto la ‘capacità di primo colpo’, perché potrebbe paralizzare la rappresaglia nucleare abbattendo i missili. Lo scudo della difesa missilistica nucleare degli Stati Uniti, che segue il programma di sviluppo top secret del Pentagono dagli anni ’70, prevede un sistema terrestre che potrebbe rispondere a un attacco missilistico limitato. Attualmente ci sono cinque parti del sistema statunitense AMD, compresi gli impianti dei radar phased array in grado di rilevare il lancio di missili nemici e di tracciarli. In teoria, una volta che i missili lanciati vengono rilevati e confermati puntare sugli Stati Uniti o su qualsiasi altro obiettivo specifico, la fase successiva sarebbe lanciare uno o più del centinaio di missili intercettori, per distruggere il missile balistico nemico prima che raggiunga lo spazio aereo statunitense.
Una volta che l’AMD degli Stati Uniti sarà attivo e operativo, attorno alla Russia, la tentazione di certuni al Pentagono e alla Casa Bianca (non che qualsiasi persona mentalmente instabile possa mai occupare la Casa Bianca), di lanciare un primo attacco nucleare contro l’arsenale nucleare russo, sarebbe definitiva. Tale “primato” nucleare è stato il sogno del Pentagono fin dagli anni ’50. In un articolo del marzo 2006, la più importante rivista di politica estera degli Stati Uniti, Foreign Affairs, due alti analisti militari statunitensi hanno formulato osservazioni in tal senso: se la modernizzazione nucleare degli Stati Uniti fosse realmente rivolta contro gli Stati canaglia o i terroristi, la forza nucleare del Paese non avrebbe bisogno delle migliaia di testate che si otterranno dal programma di aggiornamento delle W-76. La forza nucleare attuale e futura degli Stati Uniti, in altre parole, sembra progettata per effettuare un attacco preventivo contro la Russia o la Cina. Non c’è da meravigliarsi, allora, che la Russia abbia o sia in procinto di schierare missili Iskander e di adottare altre misure per contrastare il folle dispiegamento dell’AMD di Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sogno ucraino si avvera

Andrej Fomin, Oriental Review 23 dicembre 2013

an-225_2L’esito dei colloqui Russia-Ucraina a Mosca, la scorsa settimana, era prevedibilmente inaspettato. Oltre agli eccezionali 15 miliardi di dollari allocati dal Fondo di Salute Nazionale della Russia in eurobond ucraini e la drastica riduzione del 33% dei prezzi del gas russo esportato che Mosca ha concesso a Kiev, altri 14 accordi stabiliscono il quadro giuridico per progetti industriali congiunti multimiliardi nell’hi-tech (spazio, aeronautica, navale, motori, energia nucleare), infrastrutture dei trasporti (nuovo porto multimodale sullo Stretto di Kerch) e l’eliminazione di una serie di limitazioni commerciali reciproche. Gli accordi non prevedono impegni politici come l’adesione all’Unione doganale della Russia o limiti alle spese di bilancio e il congelamento degli stipendi, come preteso dal FMI.
Non c’è dubbio che le offerte siano una boccata di ossigeno per Kiev, mentre i commissari dell’UE e del FMI (commissari in russo, una parola che li associa, agli occhi di russi e ucraini, agli spietati emissari bolscevichi degli anni ’20) hanno cercato di soffocarli la morte. Il Presidente Janukovich non poteva nascondere la sua contentezza dichiarando “il lavoro proficuo di oggi che ha portato alla firma dei documenti, è dovuta alla volontà politica del presidente russo Vladimir Putin.” Infatti, gli accordi sono in piena conformità con le promesse pre-elettorali del candidato Janukovich asceso alla Bankovaja (ufficio presidenziale a Kiev) nel febbraio 2010, grazie al notevole supporto dei residenti filo-russi dei centri industriali nell’est e nel sud dell’Ucraina. L’accordo garantisce il rilancio delle filiere tecnologiche ucraine con i partner russi. I due Paesi hanno in comune sistemi industriali integrati da secoli. (Secondo i dati statistici ufficiali ucraini, nella lenta ‘euro-integrazione’ degli ultimi 3 anni, l’Ucraina ha perso circa il 15% della produzione industriale, il 37% delle riserve valutarie e il 16% delle esportazioni verso la Russia, suo principale partner commerciale). Il primo ministro ucraino Mykola Azarov ritiene, ad esempio, che il reddito complessivo di una joint venture che produce la versione moderna del leggendario aviogetto da trasporto strategico pesante An-124 Ruslan raggiungerà i 13 miliardi di dollari. Non c’è da stupirsi che gli accordi di Mosca siano stati accolti con sollievo nei centri industriali e dai sindacati ucraini.
C’è da aspettarsi che l’accordo Mosca-Kiev provochi la reazione contrariata delle capitali europee e dell’opposizione ucraina, che perde terreno nelle ulteriori azioni di protesta. Mentre Stefan Fuele, commissario europeo per l’Allargamento e la politica di vicinato, era abbastanza preciso nella sua dichiarazione secondo cui i documenti firmati “non contraddicono il progetto di accordo di associazione (AA) dell’Ucraina“, il revisionista di Poltava e ministro degli esteri svedese Carl Bildt è stato nettamente categorico nel suo twitter: I “prestiti di emergenza russi rischiano di ritardare ulteriormente le urgenti riforme economiche e la necessaria modernizzazione dell’Ucraina nell’UE. Il declino potrebbe continuare.”
L’Unione europea ha mai proposto un piano di ammodernamento per l’Ucraina paragonabile agli investimenti russi? La verità è che tale piano non è mai esistito. Il saldo netto dei negoziati UE-Ucraina sull’AA ha portato alla proposta di un miliardo di euro di assistenza finanziaria dall’UE in 7 anni. Nel frattempo, il governo ucraino doveva investire 165 miliardi di euro in 10 anni per soddisfare i requisiti tecnologici delle industrie ucraine per accedere ai mercati europei. L’unico investimento materiale occidentale nel 2013 è stata l’offerta della Chevron USA di un accordo di produzione, stanziando 350 milioni di dollari per lo sfruttamento del velenoso gas di scisto in Ucraina occidentale. L’indignata reazione all’accordo di Mosca da parte dell’opposizione ucraina, co-sponsorizzata dai magnati locali e da molteplici fonti estere, confermano il fatto che il benessere del popolo ucraino è l’ultima cosa che prendono in considerazione quando spararono i loro triti slogan tra i gruppetti congelati di Euromaidan.
Quindi, l’impressione generale circa il passo per il partenariato orientale dell’UE, al costo di 2,5 miliardi di euro dei contribuenti europei e con esito quasi-zero è semplice: la burocrazia ignorante e irrilevante è esperta in PR e comunicazioni ma impotente nella geopolitica seria. La realtà socio-economica e le costanti culturali ancora contano nel nostro mondo.

Nella foto: Antonov An-225 Mrija, il più grande aereo da trasporto strategico nel mondo, è il simbolo della cooperazione tecnologica russo-ucraina. Spinto da sei turbofan, il Mrija è l’aeromobile più pesante, con un peso massimo al decollo di 640 tonnellate, e più grande con una  lunghezza di 84 metri e un’apertura alare di 88,4 metri, in servizio operativo. Detiene i record assoluti mondiali di singolo carico trasportato in aereo, pari a 189,98 tonnellate, e carico utile  trasferito di 253,82 tonnellate. Mrija significa Sogno in ucraino.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

‘Nessuno prevarrà militarmente sulla Russia': Putin punta ai 700 miliardi di dollari per far progredire le forze armate russe

RussiaToday 12 dicembre 2013

putin-congratulates-knyazevaLa Russia non permetterà ad alcuna nazione di dominarla militarmente, ha detto il presidente russo. Alcune nazioni sviluppano nuovi tipi di armi, che possono mutare l’equilibrio strategico globale, ma la Russia sa come contrastarle. “Che nessuno s’illuda di strappare la superiorità militare sulla Russia. Non lo permetteremo mai“, ha detto Vladimir Putin in un discorso all’Assemblea Federale, la sessione congiunta delle due camere del parlamento russo. Di particolare interesse per la Russia sono gli elementi del sistema di difesa nazionale antimissile balistico (AMD) degli USA, che prevedono di schierare in Europa. Il progetto è stato per anni giustificato dalla presunta minaccia da Paesi come l’Iran. La controversia sul programma nucleare iraniano potrebbe presto essere risolta, ma l’AMD va avanti come previsto, ha sottolineato Putin. “Ci rendiamo conto chiaramente che il sistema AMD viene definito esclusivamente difensivo, mentre in realtà si tratta di una componente significativa del potenziale offensivo strategico”, ha sottolineato.
Le obiezioni di Mosca sull’AMD europeo e la mancata garanzia di Washington che non sia destinato contro la Russia, hanno impantanato le relazioni bilaterali a lungo. Ma a parte l’aspetto militare, il futuro sistema dimostra anche il desiderio degli Stati Uniti di bloccare l’allontanamento dell’Europa e di ravvicinarla, ha detto a RT Aleksej Pushkov, presidente della commissione Esteri del parlamento russo. “Il collante della NATO è sempre più debole. Pochissimi Paesi europei  adempiono ai loro obblighi finanziari verso la NATO”, ha detto, citando le denunce del capo dell’alleanza, Anders Fogh Rasmussen, durante l’ultima conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. “Gli Stati Uniti hanno disperatamente bisogno dell’Europa quale alleata. E l’AMD probabilmente è progettato per fornire tale legame“, ha aggiunto Pushkov. “Ma questo non può essere spiegato così. Sembra una militarizzazione, e lo è. Quindi si deve inventare e dire che è colpa della Corea democratica o dell’Iran.”
Putin ha anche aggiunto che Mosca monitora lo sviluppo di nuovi tipi di armi da parte di altre nazioni, comprese le piccole armi tattiche nucleari, missili strategici di precisione convenzionali e armi di precisione ipersoniche. Queste ultime possono essere i mezzi tecnologici per un cosiddetto “attacco decapitante”, un massiccio attacco a sorpresa contro le infrastrutture chiave di una nazione, tra cui silos per i missili strategici, centri di comunicazione o edifici governativi, in teoria infliggendo abbastanza danni per evitare un massiccio attacco nucleare di rappresaglia. “Se vengono realizzati tutti questi piani, avranno un effetto assai negativo sulla stabilità regionale e globale. L’insieme dei sistemi strategici di precisione convenzionali di altre nazioni combinate con l’incremento della potenza dell’AMD, potrebbe vanificare ogni precedente accordo sulla limitazione e la riduzione delle armi nucleari strategiche e ribaltare l’equilibrio strategico“, ha detto Putin. Chiaramente allude al nuovo trattato di riduzione nucleare del 2010, tra Russia e Stati Uniti,  elogiato come una delle più importanti vittorie in politica estera del primo mandato di Barack Obama. Il trattato fu firmato durante il conflitto sulla parte europea del sistema AMD. Invece di risolvere la questione, Mosca e Washington hanno deciso di portare avanti l’accordo e di discutere dello scudo antimissile in seguito. Finora non è stato trovato nessun compromesso.
Ci rendiamo conto di tutto questo e sappiamo cosa fare“, ha avvertito Putin. L’esercito russo  aumenta le risorse per lo sviluppo di nuovi missili strategici nucleari, così come dei loro sistemi di lancio, tra cui sottomarini a propulsione nucleare e bombardieri strategici. Avanza anche piani per creare un sistema spaziale integrato da ricognizione e puntamento mondiale in tempo reale, che migliorerebbe la capacità della Russia di utilizzare il proprio arsenale nucleare, ha detto il presidente russo. “La Russia risponderà a tutte le sfide, politiche e tecnologiche. Abbiamo tutto il potenziale necessario“, garantisce.
I commenti di Putin si rispecchiano nelle dichiarazioni del vicepremier Dmitrij Rogozin, che supervisiona l’industria della difesa russa. Ha avvertito che la Russia ha i mezzi per difendersi dalle armi avanzate e future. “Ogni aggressore deve rendersi conto che quello che farà nella difesa antimissile balistico o tentando di dotarsi di armi di precisione ipersoniche per neutralizzare il potenziale nucleare della Russia, non sarà nient’altro che illusorio, e tale rimarrà. Non staremo fermi“, ha detto, aggiungendo che a differenza dell’Unione Sovietica, la Russia non permetterà di essere trascinata in una costosa corsa agli armamenti e manterrà la parità militare con mezzi asimmetrici.
Il programma di modernizzazione militare che il governo russo attua, ha uno stanziamento di 700 miliardi di dollari fino al 2020.

1463112Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

L’asse anglo-statunitense: perdere l’Ucraina, perdere l’Europa

Umberto Pascali, Global Research, 13 dicembre 2013

11482Cosa realmente “spaventa a morte” gli anglo-statunitensi? Che l’Ucraina possa diventare campo della cooperazione tra Russia ed Europa? Che i Paesi europei possano liberarsi? Riguardo l’Ucraina, ora sembra che la furia mostrata dagli anglo-statunitensi (che sembra davvero eccessiva e sconsiderata, anche per gli standard più recenti), non è dovuta semplicemente al pericolo di perdere l’Ucraina, ma al pericolo di perdere l’Europa. Tale problema è stato avanzato nel discorso tenuto dal presidente russo Vladimir Putin nella capitale armena Erevan il 2 dicembre: “Gli eventi in Ucraina, mi ricordano meno una rivoluzione che un pogrom. Per quanto strano sia, ha poco a che fare con le relazioni UE-Ucraina… Come ho già detto, tutto ciò che accade non è direttamente collegato alla cooperazione tra l’Ucraina e l’Unione europea…

Accordo trilaterale
Ho l’impressione che Putin non miri solo a “riprendersi” l’Ucraina dall’occidente. In realtà intende utilizzare la questione Ucraina in modo assai sottile per stabilire un accordo trilaterale UE (o almeno una sua parte), Ucraina e Russia. Il portavoce e un certo numero di media russi hanno più volte accennato a tale soluzione. Una discussione su questo tema ha avuto luogo portando al dibattito tra i Paesi dell’UE (in particolare, non sorprende, in Germania, le cui relazioni sono il primo scopo della Russia). Forse alcuni accordi preliminari sono stati “pre-trattati” con i leader europei, ora desiderosi di avere maggiore margine di autonomia. Questo terrorizza Washington e Londra, nonostante i tanti segni di disgelo tra Mosca e l’occidente. O meglio, terrorizza certe fazioni ancora molto forti dell’establishment anglo-statunitense. Da qui una serie di pressioni sui Paesi europei, soprattutto la Germania. Alla Germania è stata chiesta una “prova d’amore”. Per gli anglo-statunitensi, cioè Stati Uniti e Gran Bretagna, l’UE deve essere privata di ogni autonoma nel puntare a una strategia eurasiatica.
La regola invocata da Donald Rumsfeld (utilizzare la “nuova” Europa contro la “vecchia” Europa, cioè contro l’Europa) è ancora la linea di partito. L’Europa deve essere indebolita, soffocata dall’abbraccio di Wall Street e City di Londra, spinta a un crescente saccheggio masochista delle proprie economia e popolazione, scossa da scandali per privarla di una qualsiasi leadership efficace, e costantemente coinvolta in avventure militari aggressive ma, soprattutto, dissuasa nel modo più energico da qualsiasi segnale, anche il più blando, di cooperazione con la Russia. Questa è una linea che non deve mai essere attraversata. Così, con la crisi ucraina in corso vediamo a quale livello d’interferenza aperta e ricatto i rappresentanti anglo-statunitensi possono arrivare per imporre all’Europa “ciò che è bene per loro”.  In realtà, la Germania ha solo da guadagnarci da un rapporto con l’Ucraina e la Russia. Non così la burocrazia europea controllata totalmente (non parzialmente) dalle grandi banche. Si veda ad esempio Jose Manuel Barroso, che terminerà il suo mandato in primavera.
La Russia ha ancora di più da guadagnare da un rapporto con un’Europa non totalmente sottoposta ai diktat di Bruxelles/banchieri/NATO/entità sovranazionali. Si aprirebbe la porta ad un rapporto libero da NATO, FMI ecc; un rapporto incentrato sui diretti interessi nazionali dei vari Paesi. Se si guarda attentamente, vedrete che Putin compie continui progressi risolvendo i problemi ucraini, con relazioni dirette e non-mediate con la Germania e altri Paesi europei. L’Ucraina potrebbe diventare una sorta di zona comune, quando un nuovo tipo di cooperazione sovrana potrà essere sperimentata. Non sorprende che la reazione sia feroce. Ma Putin sembra pensare di poter “vincere la partita”: “In entrambi i casi l’opposizione non può controllare sempre ciò che accade, o è solo un tipo di schermo politico per l’estremismo. Crediamo che la situazione comunque diventerà sempre più normale, e che alla fine la dirigenza ucraina e lo stesso popolo ucraino, decideranno i loro prossimo passi per il futuro prossimo e lontano. … Riguardo gli eventi in Ucraina, mi ricordano meno una rivoluzione che un pogrom. E per quanto sia strano, tutto ciò ha poco a che fare con le relazioni UE-Ucraina. Perché se si presta attenzione, nessuno avanza programmi per accordi, nessuno cerca o ascolta qualcosa.
La gente dice che il popolo ucraino è stato derubato di un sogno. Ma se si guardano i contenuti di tali accordi, se è un bene sognare, molti semplicemente non vivrebbero per veder realizzarsi il loro sogno, non ci arriverebbero, perché le condizioni sono molto dure. A mio parere, come ho già detto, quello che accade non è direttamente correlato alla cooperazione tra l’Ucraina e l’Unione europea. Questo è un processo politico interno, il tentativo dell’opposizione di destabilizzare l’attuale e, ci tengo a sottolinearlo, autorità del governo legittimo. E più di questo, ciò che accade ora non è una rivoluzione, ma una protesta ben organizzata. E a mio avviso, questi eventi non sono stati preparati per oggi, ma per la campagna elettorale della primavera 2015. Quello che succede adesso è solo una falsa partenza per via di certe circostanze, ma è anche un preparativo per le elezioni presidenziali. Il fatto che questi siano preparativi è evidente a tutti gli osservatori oggettivi, a giudicare da ciò che vediamo in televisione, gruppi militanti ben organizzati e addestrati sono effettivamente all’opera. Questa è la mia valutazione.
In entrambi i casi l’opposizione non può controllare sempre ciò che accade, o si tratta soltanto di un certo schermo politico per azioni estremiste. Crediamo che la situazione comunque si normalizzerà, e che alla fine la dirigenza ucraina, e lo stesso popolo ucraino, decideranno i prossime passi per il futuro prossimo e lontano. Ripeto ancora una volta, e voglio sottolinearlo, qualsiasi scelta farà il popolo ucraino, la rispetteremo”. (Dichiarazione di Vladimir Putin sui colloqui russo-armeni)

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Viktor Janukovich non ha firmato l’accordo con l’UE

Le Courrier de Russie  – Réseau International 5 dicembre 2013

janykovi4_ESQuesta è la domanda che devono porsi gli ucraini riuniti in Piazza Indipendenza a Kiev, così come i commissari europei a Bruxelles. La rivista russa Ekspert offre la sua visione dei fatti. Viktor Janukovich ha sorpreso tutti annunciando, una settimana prima del vertice di Vilnius, che l’Ucraina non avrebbe firmato l’accordo di associazione con l’Unione europea. I partner europei, non abituati a modi simili, rimasero alquanto interdetti. Il popolo ucraino, cui tutti i canali televisivi all’unanimità hanno raccontato per mesi come l’adesione del Paese all’integrazione nell’UE avrebbe comportato dei vantaggi, si sono infuriati. Le piazze di molte città erano piene di manifestanti che marciavano gridando “l’Ucraina è Europa” e maledicendo il governo ucraino venduto a Mosca. Cos’è successo in realtà? Perché Janukovich ha promesso la firma dell’accordo pubblicamente senza infine mantenere tale promessa?
Janukovich ha commesso due errori. Il primo, al presidente ucraino mancava una stima delle proposte fatte dall’Unione europea. E’ importante notare che, nel programma per far aderire l’Ucraina nell’UE, il ruolo di primo violino era giocato dal Regno Unito, desideroso di punire la Russia rafforzando le proprie posizioni in politica estera, e dai Paesi dell’Est europeo (Polonia, Romania e Stati baltici), che hanno tradizionalmente sostenuto nell’UE gli interessi anglo-statunitensi. Sono proprio gli europei dell’Est che hanno condotto il dialogo con l’Ucraina sul tema dell’integrazione: l’eurodeputato polacco Alexander Kwasniewski, il commissario europeo ceco Stefan Füle e la presidentessa lituana Dalia Grybauskaite. Per convincere Janukovich a firmare l’accordo, questi politici hanno promesso all’Ucraina 20 miliardi di euro in prestiti e aiuti finanziari del FMI e dell’UE. Janukovich e i suoi ministri erano convinti che sarebbe stato possibile avere i soldi senza rilasciare Tymoshenko, né ridurre la spesa sociale, come il FMI chiede. Il calcolo degli europei dell’est era che il presidente ucraino, una volta coinvolto nel processo di associazione con l’UE e trascinato dal suo stesso popolo, non avrebbe potuto tornare indietro anche scoprendo che Kiev non avrebbe ottenuto granché di tutto ciò che gli era stato promesso.
Il secondo errore è stato quando Janukovich sperava di poter convincere la Russia a mantenere il regime di libero scambio con l’Ucraina. I suoi colleghi dell’UE gli hanno confermato anche questa assicurazione. Alexander Kwasniewski evidenziava sulla stampa come sarebbe più facile per l’Ucraina negoziare con Mosca, una volta firmata l’associazione con l’UE. Come sperava Janukovich, l’Ucraina, godendo di una zona di libero scambio con i Paesi dell’Unione doganale e dell’UE, avrebbe potuto vivere comodamente sul flusso di beni che passerebbe sul suo territorio, dall’Europa alla Russia e ai Paesi CIS dell’Unione doganale. Soprattutto perché la Russia e i Paesi dell’Unione doganale, che non avevano alcun effetto leva sull’UE, sarebbero stati costretti a chiedere all’Ucraina di fare da mediatore. Questo piano avrebbe accresciuto l’importanza dell’Ucraina agli occhi dell’Unione europea così come a quelli della Russia.

Brusco risveglio
Ma il risultato è stato molto diverso. Quando la Russia ha lanciato ad agosto misure severe contro l’Ucraina e ha bloccato l’importazione di merci, l’occidente ha dettato a Janukovich le vere condizioni dell’accordo. Come ha detto ad Ekspert una fonte informata di Kiev, Janukovich ha dovuto rilasciare Julija Tymoshenko e consentire alle imprese europee di partecipare alla privatizzazione di importanti settori dell’economia ucraina, compresa l’energia e le ferrovie. Inoltre, il FMI ha insistito, sottolinea, per aumentare i prezzi del gas, in modo che le aziende pubbliche ne beneficiassero, per poi privatizzarle e venderle alle aziende occidentali, come è stato fatto in Bulgaria. Bruxelles ha voluto iniziare in Ucraina lo stesso processo nell’Europa orientale, solo a condizioni assai peggiori, dato che l’Ucraina non è membro dell’Unione europea non può influenzarne le decisioni. Infine, il piano non aveva assolutamente valutato l’introduzione di un regime senza visti, e l’Ucraina non poteva esportare i suoi disoccupati nell’UE, come fanno gli altri Paesi dell’Europa orientale.
Se Janukovich avesse adempiuto alle pretese dell’Unione europea, il governo e l’imprenditoria ucraini sarebbero stati privati di tutti i loro beni e mezzi di controllo della situazione. Inoltre, la pretesa dell’UE sulla Tymoshenko ha mostrato che l’occidente intende interferire attivamente nella  politica interna dell’Ucraina, e non avrebbe aiutato Janukovich nelle elezioni del 2015. “A settembre-ottobre Janukovich comprese che se continuava, si sarebbe legato le mani trasmettendo il potere ai prescelti di Bruxelles. Aveva una possibilità: accettare questo ruolo e andarsene in pensione, l’anno dopo, con l’onorevole qualifica di euro-integratore, oppure lottare per il potere“, dice la nostra fonte a Kiev. Viktor Janukovich, uomo duro e deciso capendo che lo si metteva in un angolo, ha compiuto una svolta di 180° e di nuovo si è rivolto alla Russia per chiederne il sostegno nel rifiutarsi di firmare l’accordo con l’UE.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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