Il presidente russo Putin ha annunciato che proporrà, alla prossima riunione dei BRICS del 26-27 marzo a Durban, in Sud Africa, una decisa estensione del ruolo principalmente economico di questo gruppo di cinque potenze, finora abitualmente viene definito troppo frettolosamente, “mondo emergente”. Putin, si preoccupa d’individuare nei Paesi BRICS “un elemento chiave del mondo multipolare“, ciò ha un significato completamente diverso, quasi opposto, a quello di “mondo emergente”. Il termine “mondo emergente”, con la sua connotazione degradante, che implicitamente richiama la sprezzante espressione “Terzo Mondo”, ovviamente comporta l’estesa supremazia anglosassone del blocco BAO, portando a considerare il modello BAO come la luce del mondo, soprattutto economica e morale, accettando la moderna credenza di un “mondo emergente” in evoluzione destinato fatalmente ad integrarsi nel blocco BAO. Putin vede i BRICS come alternativa all’attuale struttura del mondo irreggimentato dal blocco BAO, alternativa basata sul multipolarismo contro l’arrogante unipolarismo ieri degli USA e, oggi, del blocco BAO. (Secondo il nostro pensiero, definiremmo le potenze BRICS effettivamente secondo una visione multipolare, con la determinazione di un “mondo che si costituisce ai margini del sistema”, cioè con “un piede dentro e un piede fuori” o “dentro il sistema, in qualche modo, ma critico ed eventualmente riformando il sistema diversamente”.)
Questo annuncio è stato fatto in un’intervista di Putin all’ITAR-TASS, il cui testo è stato trascritto il 22 marzo 2013 sul sito della presidenza. Nel preambolo, Putin ricorda cosa sono i Paesi BRICS, e soprattutto su quali principi si basi il raggruppamento. Troviamo un accento posto sul rispetto del diritto internazionale e il principio di sovranità… “I BRICS sono un elemento chiave dell’emergente mondo multipolare. Il Gruppo dei Cinque ha ripetutamente affermato il proprio impegno verso i principi fondamentali del diritto internazionale e contribuisce a rafforzare il ruolo centrale delle Nazioni Unite. I nostri Paesi non accettano una politica di potenza o la violazione della sovranità di altri Paesi. Condividiamo l’approccio alle questioni internazionali più urgenti, tra cui la crisi siriana, le circostanze intorno all’Iran e la sistemazione del Medio Oriente.” Poi, a una domanda sul ruolo geopolitico dei BRICS: “Andare oltre l’ordine del giorno puramente economico, i Paesi BRICS dovrebbero assumersi maggiori responsabilità nei processi geopolitici? Qual è la loro politica riguardo il resto del mondo, tra cui attori importanti come Stati Uniti, Unione europea, Giappone… Quale futuro vede per questa associazione, a tal proposito?”. Qui, nella risposta di Putin, si trova la presentazione e la spiegazione dell’iniziativa. “Allo stesso tempo, invitiamo i nostri partner a trasformare gradualmente i BRICS da forum per il coordinamento degli approcci a un numero limitato di questioni, in un vero e proprio meccanismo di cooperazione strategica che ci permetterà di cercare insieme soluzioni ai problemi fondamentali della politica globale. I paesi BRICS tradizionalmente danno voce ad approcci simili nella risoluzione di ogni conflitto internazionale, cioè attraverso mezzi politici e diplomatici. Per il vertice di Durban, stiamo lavorando a tracciare una dichiarazione congiunta sui nostri approcci fondamentali verso i più pressanti problemi internazionali, vale a dire la crisi in Siria, Afghanistan, Iran e Medio Oriente. Non vedo i BRICS quali concorrenti geopolitici dei Paesi occidentali o delle loro organizzazioni, al contrario, siamo aperti a discussioni con qualsiasi Paese od organizzazione disposto a farlo entro il quadro comune dell’ordine mondiale multipolare.”
Il nostro amico MK Bhadrakumar ha immediatamente raccolto la notizia sul suo blog (Indian Punchline) il 22 marzo 2013. Ovviamente, considera estremamente importante la proposta russa. Inoltre, secondo il suo solito scetticismo verso gli indiani, che tiene in scarsa considerazione, si chiede quale sarà l’atteggiamento dell’India… MK Bhadrakumar rileva che Putin vede questa trasformazione dei BRICS, graduale ed estesa su un certo periodo di tempo. “Quello che emerge è lo splendido suggerimento di Putin per riorientare i BRICS.” Ha detto, “invitiamo i nostri partner [Brasile, India, Cina e Sud Africa] a trasformare gradualmente i BRICS da forum del dialogo per coordinare gli approcci a un numero limitato di questioni, in un vero e proprio meccanismo di cooperazione strategica che ci permetterà di trovare una soluzione ai problemi fondamentali della politica globale.” Putin riconosce che tale profonda trasformazione richiederà del tempo. Assieme alla totale armonizzazione delle politiche estere dei membri dei BRICS, un riorientamento fondamentale delle dottrine in politica estera sarebbe anche necessario. Come l’India risponderà a questa grande idea, resta da vedere. A dire il vero, un ‘atto di fede’ è necessario. L’India ha trovato comodo che il filo conduttore dei BRICS fosse l’economia. La proposta di Putin aggiusterebbe fondamentalmente l’orientamento dei BRICS…“
Giustamente… differiamo in parte da MK Bhadrakumar sulla valutazione dei tempi che secondo Putin sarebbero necessari per la trasformazione dei BRICS. Sembra che la sua proposta, lungi dall’essere teorica e lasciata al maturare del tempo, già si basi su determinate proposte di prese di posizione su questioni specifiche (“…tracciando una dichiarazione congiunta sui nostri approcci fondamentali verso i più pressanti problemi internazionali, vale a dire la crisi in Siria, Afghanistan, Iran e il Medio Oriente“). Questo può anche significare che la Russia vorrebbe vedere, dal vertice di Durban, i BRICS prendere una posizione su questioni specifiche, ciò lo vedremo concretamente la prossima settimana. Questa prospettiva significherebbe che i russi preferiscono andare molto veloci. La posizione dell’India sembra, senza dubbio, tra le più incerte nei confronti di un progetto del genere, anche se gli indiani, come è stato riportato dallo stesso MK Bhadrakumar, sono stati i primi a prendere l’iniziativa di riunire i consiglieri della sicurezza nazionale dei Paesi del gruppo (vedi 7 gennaio 2013), cosa che ovviamente va nella direzione auspicata da Putin. In ogni caso, se ci atteniamo ad una valutazione obiettiva, sarebbe ovviamente logico pensare che i russi vogliano andare velocemente, perché la situazione generale delle relazioni internazionali e la crisi continuano a peggiorare a un velocità molto elevata, richiedendo la costituzione di forze, sia per contenere questa discesa nel caos, sia per bilanciare le altre forze (del blocco BAO, soprattutto) che si nutrono di questo caos. Sembra anche molto probabile che i russi abbiano il sostegno della Cina, in questo progetto. (Il presidente cinese ha iniziato la sua visita a Mosca, il giorno in cui l’intervista a Putin è stata trasmessa, potrebbe trattarsi di una coincidenza, ma invece deve essere valutata come un forte segnale, nel senso di una comune comprensione tra Russia e Cina.) In generale, si può apprezzare il fatto che la proposta russa sia tempestiva, vi è urgenza intorno all’evoluzione dei BRICS, secondo cui tale raggruppamento non può limitarsi esclusivamente a una dinamica unicamente economica, è particolarmente ed essenzialmente sul piano economico che il Sistema attiva la sua opera di destrutturazione e dissoluzione, e perciò soggetti di tale importanza, raggruppati intorno al campo economico, nella situazione d’urgenza che conosciamo non possono non prendere in considerazione tutti gli effetti causati da questo dominio.
Il progetto russo non ha nulla a che fare, a nostro avviso, con la creazione di un polo di potenze che vorrebbe competere con altri centri di potere (il blocco BAO, naturalmente), come giustamente ha detto Putin, secondo il nostro approccio, esprimendo i suoi veri pensieri. I BRICS, se si riformano nella direzione voluta da Putin, non saranno una delle parti interessate alla situazione attuale, ma piuttosto un tentativo di stabilizzare la situazione, come ha detto. Da questo punto di vista, i russi sono alla ricerca di partner che possano sostenerli, o almeno li sostengano nella stessa azione, “cercando la stabilizzazione”, come fanno in Siria, e la loro iniziativa con i BRICS sarebbe naturale.
Continuando a considerare la situazione obiettivamente, i BRICS non appaiono in alcun caso abbastanza potenti e organizzati da cambiare completamente la situazione generale. E’ vero che non solo affrontano altri gruppi, la maggior parte dei quali sono destabilizzanti, ma soprattutto una tendenza generale alla disintegrazione, dissoluzione, che supera evidentemente la capacità umana dell’organizzazione o della disorganizzazione. Il BRICS trasformato da Putin sarebbe una reazione sana e leale a questa tendenza, ma assolutamente insufficiente per sperare di contrastarla in alcun modo. Per contro, e senza che sia proprio lo scopo cosciente e sviluppato da Putin, l’evoluzione del BRICS apparirebbe al blocco BAO come una sfida, o una nuova e minacciosa pressione, anche falsamente apprezzata, ma non importa, il blocco BAO vive nella sua narrativa, e l’effetto complessivo sarebbe aumentare la confusione e l’ansia nello stesso blocco, vale a dire, suscitare disordine i cui effetti sarebbero i benvenuti, almeno per la ragione evidente che il blocco BAO è la principale forza relè del disordine che abbiamo identificato. Nessuna forza politica, oggi, è in grado di stabilizzare la situazione generale del mondo e, ancor meno, di modificrane i componenti per trasformare la ristrutturazione temporanea in una struttura nuova e solida. La marcia del disordine mondiale dipende da forze che sfuggono al controllo umano e, pertanto, hanno l’immunità completa sull’essenza del movimento. Il contributo reale dei BRICS rinforzati, sarebbe rafforzare le potenze che la compongo e unire altre potenze, e in tal modo, aumentare la pressione sul blocco BAO, principale vettore del disordine, e quindi accelerare le pressioni che l’influenzano dal punto di vista interno. L’effetto netto di tale cambiamento aumenterebbe il disordine interno, e quindi il processo di disintegrazione, dissoluzione delle forze del blocco BAO. Obiettivamente, sarebbe un’ulteriore accelerazione della confusione attuale ma, naturalmente, dal momento che la virtuosa accelerazione del disordine si sviluppa in un campo eminentemente sfavorevole al blocco BAO, influirebbe direttamente sulla coesione e la forza dei componenti interni di questo blocco.
Il 15, 16 e 17 febbraio 2013 si è assistito a notevoli sviluppi di ogni tipo d’informazione che meritano attenzione, prima sull’esplosione del meteorite sugli Urali, i cui diversi sviluppi portano ad una serie di ipotesi e asserzioni, per finire poi con la nuova incursione di due Tu-95 russi vicino e intorno all’isola di Guam, nel Pacifico centrale, dove gli Stati Uniti hanno una grande base militare. (Guam è la chiave di volta strategica della potenza militare degli Stati Uniti nel Pacifico centrale, tra l’America e l’Asia.) Cercheremo di collegare gli eventi tra di loro, in modo che s’illuminino a vicenda suggerendo la strana catena sviluppata dal sistema della comunicazione… In realtà, la parola “prova” è superflua, perché il sistema della comunicazione è, in questo caso, una guida sicura dalla brillante e innegabile creatività.
L’Apocalisse arriva il 15 febbraio 2013?
Per iniziare, ricordate questo. Da quasi un anno (si veda qui 5 marzo 2012), è stato annunciato il passaggio molto vicino alla Terra, da far temere un possibile impatto assolutamente devastante, di un asteroide. Il D-Day fu posto il 15 febbraio 2013 (precisione da calendario) e l’asteroide è stato nominato “2012AD14″ (poesia stellare). Abbiamo scritto, scaltri: “…la conferma da parte della NASA della traiettoria molto pericolosa dell’asteroide “2012AD14″, in relazione alla Terra, con un impatto probabile, e forse peggio, il 15 febbraio 2013. L’asteroide ha una dimensione di 60 metri e la notizia indulge a parlare di “nuova Apocalisse” (su Russia Today del 3 marzo 2012). Tutto questo può essere eccessivo o inappropriato, o anche realistico, ma ciò che è importante in questi tempi, pieno di rumori sulla Fine dei Tempi e il calendario Maya, è il simbolismo della cosa, un fattore psicologico di reale importanza.”
Meteoriti ignoti
“2012AD14″ è arrivato poco prima del momento previsto, nella distanza specificata, senza deviare dalla sua rotta, come alcuni temevano (ma notizie rassicuranti furono date al riguardo un paio di giorni fa). Ma questo passaggio è andato completamente inosservato, perché la mattina dello stesso giorno un asteroide è passato sugli Urali, provocando un notevole esplosione, una grande onda d’urto, detriti, oltre un migliaio di feriti, notevoli danni, ecc. Con una velocità degna di lode, se crediamo che il sistema funzioni bene, l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e la NASA hanno annunciato subito che il meteorite non aveva nulla, ma proprio niente, a che vedere con “AD 2012 14″ in questo caso; quindi che non si pensi che “2012AA14″ sia stata una bufala… (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite caduto su Cheljabinsk, negli Urali, non ha nulla a che fare con l’asteroide 2012AD14 che è passato vicino alla Terra la stessa sera, ha dichiarato l’agenzia spaziale statunitense (NASA). [...] L’agenzia spaziale europea (ESA) ha già negato che vi sia un legame tra la caduta del meteorite a Cheljabinsk e il passaggio imminente dell’asteroide DA14, a 27700 km dalla Terra.”
Un cielo affollato
Va da sé che alcuni hanno giudicato questo caso (entrambi i meteoriti) disturbante (no, nessuna relazione tra i due). Si può pertanto concludere che ci sia una gran folla in cielo, e vi è anche il sospetto che un altro meteorite sia esploso nel cielo della California la sera del 15 febbraio (Novosti, 16 febbraio 2013), e un altro lo stesso 15 febbraio a Cuba, o prima, chi lo sa… In quest’ultimo caso, la notizia, riferita da Xinhu citando una stazione TV locale del 15 febbraio 2013 (“Un oggetto sarebbe caduto dal cielo al centro di Cuba, nella notte del 14 febbraio, trasformandosi in una palla di fuoco “più grande del sole” prima che esplodesse, riferiva un canale TV cubano, citando testimoni oculari.”) sembrava unirsi come significativo elemento non controllato alla valanga incontrollata di notizie. Il sito Infowars.com, che non si ferma davanti a nessuna notizia, se viene da esso stesso, ha perfino ritenuto, e assai virtuosamente, d’obbligo avvertire i suoi lettori che non giurava sulla sua veridicità, riferendo la notizia (16 febbraio 2013): “Nota del redattore: c’è parecchia disinformazione su questo evento. Nessun video o immagine della presunta meteora proviene da fonti attendibili, al momento della stesura.”)
Dio ci parla…
Non è certo che il clero ortodosso ritenga che questo meteorite sugli Urali, un partner straniero di “2012 DA 14″, sia un atto di disinformazione divina. Al contrario, il metropolita della città di Cheljabinsk, la città più colpita dall’esplosione, ha confermato che era davvero un “avvertimento di Dio”. (Novosti, 15 febbraio 2013). “Il meteorite che ha provocato centinaia di feriti nella regione di Cheljabinsk, in Russia, è stato “il messaggio del Signore all’umanità”, ha detto un anziano sacerdote locale. “Dalle Scritture, sappiamo che il Signore manda spesso segnali e avvertimenti ai popoli attraverso le forze della natura”, ha detto Zlatoust Feofan, Metropolita di Cheljabinsk, in una dichiarazione rilasciata il 15 febbraio. “Penso che non solo i residenti della [regione] degli Urali, ma l’intera umanità, sia destinataria del meteorite, ricordandoci che viviamo in un mondo fragile e imprevedibile”, ha detto il sacerdote.”
Fioriscono i complotti
Tutto ciò suggerisce a Max Fisher, del Washington Post, sul suo blog nel sito del giornale, il 15 febbraio 2013, essere piuttosto frustrante… Per fortuna, Fisher ha fatto colazione con un amico di origine ucraina che l’aveva messo in guardia dalla profonda superstizione della popolazione arretrata della Russia (“Quando ho preso il caffè stamattina con un collega giornalista nato in Ucraina e che era appena tornato da un viaggio di reportage a Mosca, mi ha detto che l’unica cosa che dovrei tenere a mente sulla reazione del pubblico alla meteora che ha sorvolato la Russia centrale oggi, è la profonda superstizione il quel Paese…”). Fisher l’ha confermato immediatamente: le “teorie della cospirazione” fioriscono bene presso il popolo russo, grezzo e superstizioso, a differenza di quello degli Stati Uniti, di è cui nota l’indifferenza a queste cose stravaganti?… O no. Fisher, infine, ha buon gioco riconoscendo che tutti sono d’accordo pensando a un complotto.
“Il sito RussiaSlam, che monitora i social media russi, raccoglie i commenti sul web nel Paese. Fino ad ora, le teorie sono l’Apocalisse biblica e un’invasione aliena. Un sondaggio sul sito web dell’agenzia Ridus mostra che il 51 per cento degli intervistati ritiene che la meteora sia l’inizio di un’invasione aliena, secondo RussiaSlam. “Per essere chiari, a giudicare dai commenti che RussiaSlam ha raccolto finora, la maggioranza degli utenti d’internet sembra ritenere la meteora soltanto un incidente, con qualche roteare d’occhi verso le teorie strambe. Ogni Paese, compresi gli Stati Uniti, ha la sua quota di strambe teorie del complotto. Momenti come questo possono fornire un’idea interessante di queste teorie…”
Zhirinovskij trepida di furia e informazioni
Infatti, era inutile andare su Internet. Basta ascoltare Zhirinovskij, vice-presidente della Duma, parlare in televisione. Voce della Russia ne ha riferito il 15 febbraio 2013. “La meteora che ha colpito gli Urali era in realtà un test militare condotto dagli statunitensi, ha detto Vladimir Zhirinovskij, vice-presidente della Duma di Stato russa. “Non era un meteorite, ma il test di nuove armi statunitensi. Kerry [John Kerry, il segretario di Stato degli USA] voleva avvertire Lavrov [Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo], che era in missione. Kerry ha voluto avvertire su una provocazione da parte degli Stati Uniti, che potrebbe influenzare la Russia”, ha detto Zhirinovskij, noto per le sue scioccanti dichiarazioni“. Russia Today del 15 febbraio 2013, ha ripreso le dichiarazioni di Zhirinovskij, mettendo enfasi sul lato farsesco, vale a dire, che Zhirinovskij non è serio: “un provocatore perenne che non è estraneo alle controversie.”
(A proposito, dobbiamo rassicurarci sul movimento continuo del sistema informativo, in ogni modo, rispetto a ciò che viene definita prudenza da Sioux sulla “realtà”… Alcuni, come Anthony Wile dell’assai serio sito The Daily Bell, e forse un po’ Paul Craig Robert, ben conosciuto su Internet e collaboratore di The Daily Bell, sospettano che Russia Today faccia parte con Soros, CFR e banda, di una cospirazione globalista, di cui uno degli aspetti è che sia anti-libertaria… Vedasi soprattutto ed ampiamente 13 dicembre 2012: “Elite neonaziste… Russia Today (RT) media controllato da Matrix e tassazione del governo globale“, e anche 23 dicembre 2012: “Ora Paul Craig Roberts si pone domande su RT“).
Precisazioni su Victoria Nuland
Colunque siano le profezie di Zhirinovskij, una almeno ha l’apparenza necessaria per essere qualificata “reale”. Lo strano tentativo mancato di Kerry di contattare per telefono Lavrov mentre era in Africa, irraggiungibile; impossibile per lui trovare cinque minuti per rispondere a Kerry, per almeno tre giorni, mentre Kerry avrebbe voluto, dopo un paio di parole sulla Siria, avvertirlo su una “provocazione”, probabilmente dei neocon o del Pentagono, nei bei cieli tersi degli Urali. Il giorno prima del meteorite, Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato aveva confermato la chiamata senza risposta di Kerry a Lavrov. (14 febbraio 2013): “Beh, come sapete, il tema della Siria è uscito con qualche dettaglio, nella loro conversazione introduttiva. Il segretario ha chiamato il ministro degli Esteri Lavrov un paio di giorni fa, principalmente per parlare della Corea del Nord, ma cerchiamo sempre di parlare con la nostra controparte russa sulla Siria, quando ci incontriamo. Il ministro degli Esteri ha scelto di non rispondere ancora alla chiamata.”)
Sulla “provocazione” di Zhirinovskij, invece, non una parola. Ancora, Nuland non ha mancato di smentire anche la “notizia”, incontrata qua e là, secondo cui Kerry aveva o avrebbe previsto, niente di meno, di incontrare Bashar al-Assad in Siria (di Kerry, seguito assai vicino dal Mossad, si dice abbi, o abbia avuto, un rapporto di amicizia con Assad). Si dice, e cosa non si dice?, che la voce di questo previsto “incontro”, vera o appropriatamente presunta, sia stata lanciata dai neocon per silurarlo pubblicamente. Nuland, che fa parte del team di Clinton, è una nota neocon, per gusto e alleanza (il marito è Robert Kagan), non è proprio gradita a Kerry. Deve lasciare il suo lavoro al dipartimento di Stato, alla fine del mese.
I Tu-95 all’assalto di Guam
Quasi allo stesso tempo, il 15 febbraio 2013, gli amici di Nuland pubblicavano sul Washington Free Beacon di Washington, sito notoriamente neocon e cinghia di trasmissione di Kristol (di The Weekly Standard), un articolo di Bill Gertz su un’incursione di due bombardieri russi lanciamissili da crociera a testata nucleare, Tu-95 Bear-H, dei veterani sempre arzilli, più attivi che mai, che volavano verso l’isola di Guam e le sue enormi basi degli Stati Uniti, nel Pacifico centrale. Gertz aveva effettivamente illustrato il caso, come al solito, suscitando la reazione del portavoce delle Forze aeree nel Pacifico, che ha confermato la cosa. (Gertz è lo steso tizio che ha pubblicato il caso dei sottomarini russi Akula e Sierra al largo della Florida; si veda in particolare l’8 novembre 2012.)
“Due bombardieri russi dotati di armi nucleari si sono diretti verso l’isola di Guam nel Pacifico occidentale, questa settimana, quale ultimo segnale della crescente assertività strategica di Mosca verso gli Stati Uniti. I bombardieri strategici russi Tu-95 Bear-H sono dotati di missili da crociera a testata nucleare e sono stati seguiti da jet statunitensi mentre circumnavigavano Guam, il 12 febbraio, ore prima del discorso del presidente Barack Obama sullo stato dell’unione. “Il capitano dell’USAF Kim Bender, portavoce per l’aeronautica nel Pacifico, alle Hawaii, ha confermato l’incidente al Washington Free Beacon, dicendo che jet F-15 dell’USAF basata sull’Andersen Air Force Base, a Guam, “sono decollati e hanno seguito l’aereo.” “I Tu-95 sono stati intercettati ed hanno lasciato l’area in direzione nord. Nessuna ulteriore azione si è verificata”, ha detto. Bender non avrebbe rilasciato altri dettagli “per ragioni di sicurezza operativa.” “L’incidente è considerato assai insolito. I bombardieri strategici russi non sono noti per aver eseguito tali operazioni, in passato, nel Pacifico del sud partendo dalle basi dei bombardieri nell’Estremo Oriente russo, a migliaia di chilometri di distanza, e sorvolando sugli oceani.”
Aggiungiamo che l’informazione è stata raccolta da Russia Today (16 febbraio 2013), con un’illustrazione. Solo la vignetta è interessante, con due soldati di guardia a Guam che puntano un riflettore sui Tu-95, e uno di loro dice all’altro “Verranno a salvarci dal sequestro“; un’allerta, anche se ben montata, potrebbe essere un argomento per i parlamentari… Alla fine, questo funziona ancora. In questo senso, dobbiamo riconoscere gli sforzi del Washington Free Beacon, che presenta l’incursione dei Tu-95 come un prologo molto aggressivo della Russia (come della Cina…). “Guam è una delle principali basi strategiche militari statunitensi, nella nuova politica del “pivot” in Asia dell’amministrazione Obama. Di conseguenza, è un obiettivo di Cina e Corea del Nord. Entrambe hanno missili in grado di colpire l’isola, che si trova a circa 1700 km a est delle Filippine, nell’arcipelago delle Marianne. I voli dei bombardieri di questa settimana sono un segno che i russi prendono di mira l’isola, ha detto un funzionario della difesa…”
Sorcha ha detto la sua
Certo, abbiamo organizzato una catena di “informazioni” dal valore diverso, a partire da “2012AD14″, che non ha causato l’Apocalisse, ai due Tu-95 che hanno svolazzato su Guam… Ma come chiudere questa stringa unendo le due estremità? Possiamo contare su sorella Sorcha. (Non abbiate paura di consultare sorella Sorcha, si sa che non morde. Nel complesso, non dice più sciocchezze di Nuland e dei suoi amici neocon, e profetizzare il disastro di “2012AD14″ non è più avventuroso della virtuosa democratizzazione del Medio Oriente attaccando l’Iraq.) Tuttavia, è necessario accogliere la flessibilità con cui Sorcha si adatta notevolmente collegando l’esplosione del meteorite all’incursione dei due Tu-95, nella sequenza dei due eventi in 24 ore (vedasi 15 febbraio 2013 e 16 febbraio 2013).
Potendo collegare tutte le voci e tutti i fatti intorno alla sua narrazione su una estesa campagna di test di misteriose intercettazione di meteoriti nello spazio tramite UFO (Unindentified Flying Object) del Comando Strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM); citando alla rinfusa le telefonate perdute di Kerry, l’esplosione del meteorite di Cuba, la fonte indiscutibile e alquanto originale di Zhirinovskij, e l’annuncio dell’incursione dei due Tu-95, preludio secondo il Washington Free Beacon della lotta per il Pacifico e l’Asia, a partire dall’invasione di Guam…
“…Due bombardieri strategici nucleari Tu-95 messi in allerta da Putin, dicono fonti degli Stati Uniti, si sono diretti verso Guam immediatamente prima del “test” dell’USSTRATCOM, ricorrendo a diversi “rifornimenti multipli”, spingendo al decollo aerei da combattimento sia statunitensi che giapponesi per bloccarli. A parte la rabbia di Putin su questo “test” dell’USSTRATCOM, la relazione dice che il ministro degli Esteri Lavrov ha così “incensato la follia spaziale degli americani” che ha rifiutato di rispondere alle chiamate effettuate la scorsa settimana dal segretario di Stato John Kerry, anche se i diplomatici russi dicono che potranno incontrarsi a marzo. Riguardo il brutto esito del “test” dell’USSTRATCOM, la presente relazione afferma che si è trattato del primo tentativo di “raggio traente” statunitense, il 13 febbraio, che è fallito quando l’”oggetto celeste” che stavano cercando di “dirigere” verso l’Artico, s’è immerso nell’atmosfera esplodendo con grandi effetti distruttivi sulla città cubana di Rodas, presso Cienfuegos…”
L’obsolescenza della “realtà”
Così i “fatti”, e possiamo confondere vacche grasse con vacche magre, ovvero camuffare da mucche dei cavalli per venderne la carne meno tenera e meno costosa. Ora, possiamo concludere traendone il midollo sostanziale… Quale midollo sostanziale, mentre il Gargantua di Rabelais ci sembra una “fonte” più sicuro di tutto ciò che è sfilato nel flusso del sistema di comunicazione, tra il 15 e il 17 febbraio? S’impone quindi la consapevolezza che nulla in questa catena di “informazioni” che si riesce a chiudere, permetta una sua eventuale archiviazione.
Si può certamente adottare la cosiddetta politica della “razionalità”, separare tutto ciò, spezzettarlo, e dire che nulla ha a che fare con nulla e che, pertanto, ogni speculazione è inutile. Questo per quanto riguarda la conclusione: sarà che “nulla è realmente accaduto” e “niente di nuovo sotto il sole”…
Il sistema funziona, con meteoriti e ministri vistosamente assenti, e così via. Questa è l’opzione conservativa dello struzzo che seppellisce la testa sotto la sabbia per scoprire che tutti i grani sono equivalenti tra loro e la sabbia è sempre sabbia. Lasciamo questa virtù sospetta alla pigrizia mentale volta ad accettare le informazioni di sistema. Si conclude, quindi, che tutto diventa credibile in questo flusso di informazioni, dal livello più alto a quello più basso possibile, comprese la paranoia e schizofrenia di ognuno di esse, dal livello più alto possibile al più basso possibile. Inoltre, tutti sanno che la paranoia e la schizofrenia di ognuno di esse, e la misinformazione e la disinformazione, hanno diritto di citazione nell’evoluzione di un sistema segnato dalla maniaco-depressione. Allora, qual è la realtà in tutto questo?
“Puntare sulla la verità, non sulla precisione”
La risposta a questa domanda risiede in un’altra sequenza, una serie di domande: È utile distinguere la realtà? C’è ancora una “realtà” nel senso classico e consapevole della cosa, che merita di essere ricercata? Non dovremmo cercare di distinguerla dalle altre “realtà” che non lo sono in base alla comune comprensione, ma sono più vicine alla verità di quanto possa la “realtà nel senso classico e attuale delle cose“?
In una recensione entusiastica della serie House of cards, su cui ritorneremo, Ari Melber si dilunga (The Atlantic del 12 febbraio 2013) in merito alle critiche che potrebbero essere fatte in situazioni e azioni prese in prestito dai singoli personaggi rispetto alla situazione della leadership politica del Sistema di Washington. Poi taglia, in modo netto e chiaro: “l’obiettivo che avrebbe perso il punto. House of Cards punta alla verità, non alla precisione“. Ecco: la precisione dei fatti e delle circostanze è la “realtà” che non ha nulla a vedere con la verità. Questo tratto riassunto dell’apostrofo di Melber è più che mai costitutivo del nostro tempo, un punto in cui si trasforma la natura dei concetti e della “realtà” in un modo che i poveri di spirito giudicano perfettamente accurati che, spesso, sempre più spesso, formano una propria nuova natura, una verità falsamente ingannevole. Bisogna accettare quest’osservazione, che non definisce un nuovo mondo, ma un passaggio che caratterizza il mondo (o il “tempo”), nella crisi della dissoluzione in cui il sistema di comunicazione ha un ruolo fondamentale.
Così, in questa nuova serie, in cui abbiamo inserito questa nota d’analisi, è preferibile prestare la massima attenzione alla sequenza stessa, alla facilità con cui viene resa, supportandosi a vicenda volontariamente o meno, falsamente o meno, aprendo le psicologie a ogni interpretazioni che gli si offre, piuttosto che al significato pseudo-”fattuale” della “realtà”. La conclusione è quindi una conferma di ciò che constatiamo regolarmente, ancora e ancora…
• Il disordine, come definizione dominante del mondo, il disordine senza la necessaria violenza o agitazione, misura se stessa innanzitutto come indicazione potente della verità del mondo. E il disordine è presente tanto nel fatto che un meteorite che non era correlato al “2012DA14″ che certuni vedevano apocalittico, arrangiandosi ad esplodere nello stesso giorno sugli Urali, che nella conferenza stampa di Nuland in partenza o nei voli spaziali di sorella Sorcha. Il disordine, quindi, come una definizione del mondo, vale a dire l’essenza della crisi del collasso in divenire.
• La potenza assolutamente dominante, travolgente, dell’onnipresente sistema di comunicazione, come creatore di una forma indistinta e sfuggente il cui ruolo principale è rendere ridicoli e risibili i tentativi di distinguere questa cosa obsoleta e ridicola chiamata “realtà”, con tutti i suoi dettagli quasi-scientifici e così rassicuranti. “Ciò farebbe perdere il punto. ["Il sistema di comunicazione"] punta alla verità, non alla precisione.”
• Quest’insieme assolutamente sfuggente rende sempre più obsoleto e senile la ragione sovvertita dal sistema, che vorrebbe incasellare tutti i fatti e tutti gli atti per nascondere il quadro generale della crisi del collasso; questo insieme indistinto della comunicazione nuovamente coinvolta nella dissoluzione di varie forme, o strutture rotte, derivanti dalla disintegrazione decisiva della nostra cosiddetta civiltà, compiuta nell’”epoca” precedente (1999/2001-2007).
Da questo punto di vista, la catena degli eventi del 15-17 febbraio è del tutto comprensibile, rivelatrice mediante conferma, completamente in linea. Quindi… possiamo concludere questa recensione di questo strano fine settimana del 2013, con tale domanda strana, succosa ed educativa dopo tutto, senza troppo indugiare a rispondere e senza alcun interesse reale nel cercare una risposta: quindi, Victoria Nuland è molto, molto più “seria” di sorella Sorcha? (E di Dedefensa.org, alla fine?)
Si tratta di un’idea generata durante un’intervista televisiva al Primo ministro turco Erdogan lo scorso luglio (vedasi 30 luglio 2012), riferendosi a ciò che aveva detto, in modo molto informale, alcuni dicono scherzando, durante una riunione nel luglio 2012 con il presidente russo Putin. Erdogan ha sollevato la possibilità di abbandonare definitivamente il progetto turco di entrare nell’Unione europea, e di discutere della possibilità di un’adesione della Turchia alla SCO (Shanghai Cooperation Organization, basata principalmente sull’asse Mosca-Pechino, assieme ad alcuni paesi dell’Asia centrale e con molti Paesi invitati in qualità di osservatori, che possono essere tentati di avvicinarsi, o anche più, all’organizzazione, come Pakistan, India, Afghanistan, Iran, ecc.)
Ora Erdogan mette la questione sul tappeto. Stranamente, si parla in maniera sostenuta e con ritardo, della dichiarazione di Erdogan fatta il 25 gennaio 2013 nello stesso canale televisivo che aveva dato la precedente notizia. Questa ipotesi sembra al tempo stesso folle, anche se improbabile, che per qualche tempo si è esitato a commentare. Tuttavia, la dichiarazione di luglio di Erdogan è ora classificata come uno “scherzo”, e quella del 25 gennaio 2013 è considerata molto più seria. Il 29 gennaio 2013, l’eccellente sito al-Monitor che copre tutti gli affari del Medio Oriente, nella sua rubrica Turkey Pulse, riprendeva un articolo di Can Dundar, commentatore del giornale turco Milliyet. L’articolo si fa beffe dal punto di vista politico, dell’idea proposta da Erdogan, ma che ancora considera seria. La derisione sta nel fatto che il commentatore vede questa prospettiva nella SCO come un “passo indietro” per la Turchia, schematizzando secondo il nostro stato d’animo caricaturale, la Turchia volta le spalle alla civiltà (il blocco BAO) per abbracciare la barbarie sino-russa e company…
“…Il mio modo di vedere è questo: il campo della Shanghai è comodo. Non ci sono progressi da affrontare. Non ci sono considerazioni sulle violazioni dei diritti umani, nessun barometro della democrazia e né ispettori che indagano. I media sono soppressi, i giornalisti sono in prigione, e a chi importa? In ogni caso siamo in competizione con la Russia per il primo posto nelle violazioni dei diritti umani, proposta alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Come la Cina, impone il controllo dei media, gli arresti arbitrari e la tortura. In gran parte assomigliamo a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan quando si tratta di dispotismo. Certo che vuole essere vicina a questo campo. E’ come dire: “Beh, non abbiamo potuto emulare l’occidente, quindi cerchiamo di andare ad est, che è già più simile a noi. Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non poteva avere il favore di entrambe le parti. L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”
Il 31 gennaio 2013, sullo stesso sito di al-Monitor, sempre nella rubrica Turkey Pulse, Kadri Gursel, giornalista sempre del giornale turco Milliyet, spiega il problema, ma con un tono diverso… “Il primo ministro turco ha annunciato la sua prima intenzione di portare il suo paese nella Shanghai Cooperation Organization [SCO], nota anche come “Shanghai Five”, in un’intervista del 25 luglio scorso a un canale televisivo turco vicino al suo partito. Erdogan poi ha detto: “Ho scherzato con Putin”. Ma ora basta scherzare con noi e chiediamoci ciò che stiamo facendo con l’UE. Ora è il mio turno di scherzare. Venite, accettateci alla Shanghai Five e noi riconsideremo l’UE.” Al momento Erdogan non è stato preso troppo sul serio, perché ha detto che stava scherzando con Putin. Il 25 gennaio, sullo stesso canale televisivo, quando ha sostenuto l’adesione della Turchia alla SCO, l’opinione pubblica turca lo ha preso sul serio. Questa volta non stava scherzando. La sua intenzione era seria. Ecco cosa ha detto Erdogan questa volta: “L’UE vuole dimenticarci, ma non può. E’ riluttante. Sarebbe meglio che lo dicesse. Invece di restare in stallo, siamo noi che lo diremo, e andremo sulla nostra strada. Naturalmente…, quando questa vicenda [dell'UE] non procede bene, il Primo ministro di 75 milioni di abitanti inizia a guardarsi intorno per trovare delle alternative. Questo è ciò che ho detto a Putin l’altro giorno, ‘Prendeteci nei Shanghai Five e noi dimentichiamo l’Unione europea.’ Portateci nei Shanghai Five e diremo addio all’UE. Qual è il punto di questo stallo? A una domanda se la SCO sia l’alternativa all’Unione europea, il primo ministro turco ha risposto: “I Shanghai Five sono migliori, sono più forti”. [...]
“Ci possono essere coloro che a prima vista potrebbero avere la sensazione che non sia serio e che ancora Erdogan tenti di spaventare l’UE con il “ricatto della SCO” per accelerare il processo di adesione. Ma qui la stampa si sbaglia, perché Erdogan è serio. Il mio suggerimento a chi pensa che la preferenza di Erdogan per la SCO non sia seria, non è di respingerla come la frivola mentalità del governo arbitrario che prevale in Turchia. L’obiettivo della SCO è serio e coerente con lo stile del governo arbitrario. [...] Anche il paragone fatto è fuori luogo. La Turchia, per diventare un membro della SCO, prima di dimenticare l’UE dovrebbe lasciare la NATO, perché questi organismi sono alternativi l’uno all’altro. La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un dichiarato punto dell’agenda. Gli alleati occidentali del mondo libero della Turchia, prendono sul serio gli scherzi di Erdogan…“
Nello stesso testo del 30 luglio 2012, ovviamente abbiamo commentato le precedenti dichiarazioni del primo ministro turco Erdogan. Per ingenuità o non conoscenza delle persone, del clima e delle cose, o per ignoranza, avevamo preso sul serio quello che si sarebbe dimostrato essere uno “scherzo” di Erdogan … Ma non su questo punto, che ci sembra, in ultima analisi, piuttosto non essere uno “scherzo”, perché ritornandoci, seriamente, rinveniamo la prova che lo dimostra. Ripetiamo qui alcune delle nostre osservazioni del 30 luglio 2012, in cui è chiaro che noi non vedevamo come scherzo la dichiarazione di Erdogan, anche se forse è stato detto in questa forma, ma ovviamente nascondendo una prospettiva molto seria. (Una prospettiva che Kadri Gursel mette sotto una luce nuova, rifiutando l’interpretazione dello “scherzo” quando scrive: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.” Lo “scherzo” dimostra dunque una prospettiva molto seria.)
“…Nel frattempo, si comprende il processo per quello che è, senza alcun apprezzamento delle sfumature interpretative, della divinazione e di altri secondi fini. Resta quindi Erdogan che chiede a Putin supporto alla domanda di adesione a un’organizzazione che riunisce gli avversari del blocco di potenze BAO, spingendo Putin in una zona altamente strategica che, in caso di successo, lo classificherebbe almeno come “sospetto alla NATO”, se non “nemico della NATO.” Ora, la Turchia da un lato fa parte della NATO, con un impegno strategico in questo senso con la politica-sistema del grande blocco BAO (l’impegno nell’antimissile della BMDE ne è l’aspetto principale), d’altra parte, la Turchia è in prima fila tra gli “Amici della Siria”, e quindi fa parte necessariamente del carrozzone del blocco BAO. Ciò è compatibile con l’appartenenza alla SCO? In secondo luogo e al contrario, fino al caso siriano, e almeno dal 2009 (dopo la guerra tra la Georgia e la Russia [vedi 18 agosto 2008]), la Turchia ha seguito un percorso molto originale che, a quanto pareva, l’allontanava decisamente dal blocco BAO e l’avvicinava alla Russia. La sua posizione estremamente critica su Israele, con gli incidenti che seguirono, ne dava testimonianza. (Inoltre, nonostante la sua “evoluzione” recente, la Turchia è ancora fredda verso Israele.) Secondo questa logica, naturalmente, la Turchia sembrava promessa ad avvicinarsi alla SCO e inoltre la Turchia ha effettivamente partecipato al recente vertice dell’Organizzazione (vedi 11 giugno 2012), come “partner del dialogo”. Ma lo status di membro a pieno titolo va ben oltre ed introduce un elemento del tutto nuovo e completamente inaspettato. (Si legga, ad esempio, lo stesso cronaca di M. K. Bhadrakumar del 23 luglio 2012 su Atimes.com, che prendeva in considerazione la visita di Erdogan a Mosca, ma senza menzionare l’adesione alla SCO, cronaca assai pessimista a nostro avviso, dando un grande ruolo agli Stati Uniti e dando per scontato il coinvolgimento di Israele in Siria sulle sostanze chimiche siriane, e così via, tutte cose completamente rimesse in questione, al momento.) Invece di spossarci con innumerevoli ipotesi che vanno in tutte le direzioni, sostenute dalle “informazioni del momento” e su tante analisi contraddittorie e incontrollabili, proclamiamo immediatamente la nostra clausola d’inconsapevolezza, rimanendo sul fatto da noi considerato importante (la domanda di adesione alla SCO), dopo aver osservato che il zig-zag e le variazioni della politica turca possono benissimo derivare, infine, dal caos suscitato dalle relazioni internazionali e da vari piani contraddittori. Erdogan ha fatto un annuncio estremamente contorto sull’atto fondamentale della sua domanda di adesione alla SCO, in cui si impegna nei confronti di Mosca, qualcosa di estremamente serio per Erdogan e la Russia, tutto ciò dimostra che desidera far notare questo atto fondamentale, pur essendo consapevole della sua incongruenza rispetto alla caotica evoluzione della Siria. Per noi, se dobbiamo scegliere tra l’impegno turco in Siria e la richiesta di adesione alla SCO, qui il secondo caso va oltre il primo per importanza…”
Non si aggiunge nulla di fondamentale a tutto questo, ma si osserva che le varie condizioni nel passaggio sopra riportato hanno solo rafforzato, in particolare, il ruolo sia destabilizzante che falsificante di molte posizioni naturali degli uni e degli altri sulla crisi siriana. Semplicemente, o meglio in modo complicato, la crisi siriana è davvero diventata ancor più complicata, sempre meno distinta in due campi e sempre più scatola e vaso colmi di contraddizioni, paradossi, calcoli falsi e reali, ecc., rispetto alle grandi linee di forza politica. In questo caso, ovviamente, saremmo portati a considerare la questione sollevata ancora una volta da Erdogan in modo serio, anche se a volte sembra avere sia l’apparenza dello “scherzo”, sia del carattere del tutto fondamentale. Portando al commento alquanto sprezzante di Can Dundar (“Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non può avere il favore di entrambe le parti. L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”), con Dundar, diciamolo ancora, che ovviamente propende per l’abbraccio senza riserve del “civile blocco BAO”, portandolo a tali commenti ma rilevandoci, a differenza di quanto suggerisce Dundar, che la Turchia non sia “sospesa in aria”, ma che abbia chiaramente scelto il blocco BAO da decenni (l’adesione alla NATO non è niente?…), e la “sospensione in aria” non risale in realtà che al 2008, con gli errori di Erdogan e la crisi siriana che, come venti del disordine, impediscono di fissare una decisione netta. E quindi, da questo punto di vista, l’opzione della SCO diventa una cosa molto seria, più che mai considerata tale, e quindi l’osservazione di Gursel assume assolutamente tutto il suo significato sia dal punto di vista fondamentale, che dal punto di vista delle circostanze: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.”
Questo… è un dibattito fondamentale, perché per la Turchia (come per qualsiasi grande paese nella stessa posizione), la questione “Ovest-Est” (estranea alla Guerra fredda) è del tutto essenziale, poiché questa è la sfida del Sistema. Oltre a questo, il calderone in Medio Oriente e la crisi siriana, le ambizioni regionali, le esplosioni arcaiche e utopiche fra sunniti, sciiti, islamisti radicali e liberali, vari trafficanti e industrie del petrolio, non hanno alcun valore duraturo. Nel migliore dei casi, fanno parte di un disturbo che non si è sviluppato ancora abbastanza, paradossalmente, per passare a una posizione accettabile ai margini del movimento anti-Sistema. Nel peggiore dei casi si tratta di un disturbo da deviazione della questione fondamentale, e cioè del Sistema. (Questo fatto è un bene per la Turchia, perché ha altre opzioni, ma non è valido per altri Paesi incassati nel Medio Oriente, in grado di analizzare la loro posizione, rispetto al disordine generale della regione, in modo diverso), invece l’equazione simbolica della NATO contro la SCO rappresenta pienamente per la Turchia, la logica perenne della nostra crisi globale: la Turchia nella NATO rimane nel Sistema, passando alla SCO la Turchia diventa anti-Sistema.
Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Città del Messico (Messico) 12 novembre 2012
Dopo aver acquistato la maggior parte di Jukos ed essere entrata in una joint venture con Exxon-Mobil per l’estrazione di petrolio nel Mar Nero, la Rosneft ha assorbito la TNK-BP. In tal modo, la Russia, che controlla la Gazprom, la prima società gasifera del mondo, acquisisce anche la prima azienda petrolifera del mondo. L’analista Alfredo Jalife-Rahme confronta la strategia nazionale di Vladimir Putin con la logica mercantile liberale che prevale nel suo paese, il Messico, un parallelo che è un esempio.
Il petrolio resta sempre la materia prima geostrategica per eccellenza del pianeta, e sarebbe un grave errore analizzare la sua acquisizione da parte dello Stato in una prospettiva puramente mercantilista: ciò che è in gioco è la sicurezza energetica dei paesi produttori. Se gli Stati Uniti, i principali acquirenti di petrolio messicano, ammettono che il petrolio è strategico, è inconcepibile che i paesi venditori non prendano in considerazione ciò. Eppure è qui che è stato commesso il peccato mortale dei dirigenti formatisi all’ITAM (Istituto Tecnologico Autonomo del Messico) in Messico, dimostrando una patetica ignoranza geopolitica; la questione non è privatizzare o nazionalizzare, termini variabili che hanno un significato spesso superficiale, sia negli Stati Uniti che in Messico, ma di concentrarsi su chi controlla le materie prime di importanza geostrategica in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, le aziende private degli idrocarburi, come Exxon-Mobil, fanno parte dell’ampio sistema di sicurezza nazionale ed internazionale, in Messico non vi è alcuna garanzia a questo proposito, nel caso delle imprese private a capitale straniero o nazionale operanti in Messico e spesso soggetti al credito di Wall Street, che trucca ai dadi e mette a repentaglio la sicurezza nazionale, dal momento che nessun controllo effettivo può essere esercitato su di essi: nel quadro della deregolamentazione finanziaria generale, il loro finanziamento diventa casuale. [1]
Il Messico neoliberista “educato” dall’ITAM è l’eccezione, dal momento che le grandi potenze recuperano le loro risorse petrolifere perse con una vasta ri-nazionalizzazione e de-privatizzazione: come nel caso della riorganizzazione del portfolio della Rosneft in Russia, subito dopo quella della leggendaria BP inglese, simbolo dell’indipendenza inglese. Il sito geopolitico StratRisks della Florida, ha detto che Rosneft ha sostituito Exxon-Mobil al primo posto della produzione mondiale, dopo l’acquisizione della TNK-BP (joint venture costituita da oligarchi russi e britannici, condensata nell’azienda AAR). TNK-BP era tra le prime 10 compagnie petrolifere private più grandi al mondo, e nel 2010 ha prodotto 1,74 milioni di barili al giorno dai suoi siti attivi in Russia e Ucraina. Putin ritiene che l’operazione, dalla portata senza precedenti, consentirà la produzione di più di 4 milioni di barili al giorno. Parlando delle tribolazioni della TNK-BP, già una volta una multinazionale privata, il suo riscatto dalla Rosneft è stata una ri-nazionalizzazione e de-privatizzazione in due fasi: in primo luogo la “Rosneft acquisisce il 50% di TNK-BP con un’alleanza strategica (joint venture) con la BP, in cambio di contanti e azioni della Rosneft per un importo di 27 milioni di dollari, assegnando il 19,75% di BP alla Rosneft“. In una seconda fase, “gli oligarchi dell’AAR otterrebbero 28 miliardi dollari (in contanti) per la metà della co-proprietà della TNK-BP, anche se l’accordo non è stato ancora concluso.” E l’impresa statala (sic) Rosneft erogherà 55 miliardi dollari per averne la maggioranza, con una minoranza della BP, società privata (sic) la cui posizione è di molto ridotta: si tratta proprio di una de-privatizzazione, concomitante con la ri-nazionalizzazione della Rosneft. Per StratRisks, si tratta realmente di una nazionalizzazione: Putin ha saputo creare un gigante petrolifero nazionale che gli permetterà di attuare il suo piano per rafforzare l’influenza russa nel mondo attraverso il controllo dei fabbisogni energetici degli altri paesi. In questo nuovo quadro, Rosneft sarà in grado di estrarre quasi la metà del petrolio prodotto in Russia, un cifra enorme se confrontata con l’Arabia Saudita: la Russia è una superpotenza energetica e nazionalizzando gradualmente le risorse, Putin rafforza il controllo sul fabbisogno europeo. Rimane un problema: la Russia non ha sufficiente know-how tecnologico nel settore degli idrocarburi, motivo per cui ha assicurato la permanenza della BP come azionista di minoranza, per non commettere l’errore dell’Arabia Saudita che aveva nazionalizzato il settore petrolifero nel 1980, quando produceva più di 10 milioni di barili al giorno, e che in cinque anni con l’Aramco (di proprietà statale) ha visto diminuire la sua produzione del 60%. Putin ritiene che la sua influenza a livello internazionale aumenterà dopo l’operazione della Rosneft. La sua mossa strategica aumenterà il prezzo del petrolio e porterà a un incredibile incremento del mercato dell’energia.
A mio parere, con le sue testate nucleari, Putin gioca scaltramente la sua carta petrolifera, mentre in Messico, la kakistrocrazia (“il governo del peggio”) dell’ITAM ha perso completamente la visione geostrategica del presidente Lázaro Cárdenas (che aveva espropriato e nazionalizzato tutte le risorse del sottosuolo, nel 1938). Quest’ultimo, un buon generale, aveva già capito, 74 anni fa, il significato geostrategico degli idrocarburi. Si tratta si sapere, in ultima analisi, chi ha il controllo del petrolio messicano, in una prospettiva multidimensionale, e chi ne garantisce la disponibilità, quando lo Stato si allontanerà: ciò si chiama Sicurezza Nazionale. Cerchiamo di creare l’equivalente di una Televisa (conglomerato multimediale del Messico, il più grande in America Latina e nel mondo ispanico) con il petrolio messicano, che ci consegnerà ai suoi interessi totalitari? In Messico, il petrolio era nelle mani degli inglesi, con i risultati catastrofici che conosciamo, oltre al danno ambientale che abbiamo ereditato [dopo la marea nera causata dalla piattaforma petrolifera BP Deepwater Horizon nel 2010, il gruppo petrolifero del Regno Unito è in avanzate trattative con gli Stati Uniti per cedere i giacimenti petroliferi nel Golfo del Messico per 7 miliardi di dollari, scrive il Wall Street Journal. Ma altri gruppi hanno espresso interesse per le attività della BP, e un altro acquirente potrebbe emergere, afferma il giornale finanziario. Fonte: Le Figaro, 20 settembre 2012].
Il sito StratRisks sottolinea che l’Europa dipende dal petrolio e dal gas russo, e che la manovra di Putin rafforza questa dipendenza, così come il potere della Russia; e ciò va dalla costruzione degli oleodotti fino a controllare il 40% della capacità di arricchimento dell’uranio complessiva. L’acquisizione delle due metà della TNK-BP da parte della Rosneft, una società statale, ne farà un Golia nel settore petrolifero globale, in modo che la Russia possa asfissiare controllando l’offerta, se decide un aumento dei prezzi. Secondo StratRisks, con una eventuale adesione della Russia all’OPEC, il cartello petrolifero controllerebbe più della metà e la maggior parte delle riserve potenziali del mondo, e con tale influenza i paesi dell’OPEC potrebbero decidere a loro discrezione i prezzi che il resto del mondo dovrebbe semplicemente pagare. Non è così facile, ciò potrebbe portare a una guerra mondiale, ma non è neanche impossibile. In sintesi, secondo StratRisks, la Gazprom, la società gasifera russa, già controlla il gas europeo e la Rosneft il petrolio, potendo così strangolare la supremazia occidentale e aprendo la via ad un nuovo ordine mondiale guidato dalla Russia. Si tratta di geopolitica, ben lungi dall’animo da pezzente decorato dalla paccottiglia modernista che caratterizza il governo neoliberista messicano, che pretende di consegnare ad altri, e a occhi chiusi, il petrolio messicano, dimenticando che il petrolio e il potere, foneticamente simili, vanno profondamente assieme.
Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada (Messico)
[1] Cfr. La vulnerabilità finanziaria di Petrobras e la sua dipendenza da Wall Street e dalla City, nel nostro articolo su La Jornada del 24 ottobre 2012.
Il presidente russo Putin ha personalmente diretto, il 19 ottobre, la simulazione di una guerra nucleare strategica, con esercitazioni “reali”, tra cui il lancio di un missile balistico intercontinentale (ICBM), di un missile nucleare strategico lanciato da un sottomarino (SLBM) e di missili aria-terra lanciati da bombardieri nucleari. Sono stati utilizzati in pratica i tre elementi della “triade nucleare”: i missili nucleari strategici terrestri e su sottomarini, e i bombardieri strategici nucleari (con missili a testate nucleari, tra cui dei missili da crociera). Reuters ha riferito sullo svolgimento delle esercitazioni e su alcune circostanze che hanno segnato il 19 ottobre 2012. Affermava che l’esercitazione strategica nucleare era la più grande dalla fine dell’Unione Sovietica (1991), e certamente la prima del suo genere nella Russia post-sovietica. Le nuove procedure per il comando, controllo e comunicazioni (C3, C3I se si aggiunge l’intelligence) sono state testate e collaudate.
“I test che coinvolgevano i sistemi di comando di tutte le tre componenti della “triade nucleare”, missili nucleari a lungo raggio lanciati da terra, mare e dai bombardieri strategici, sono stati condotti ‘sotto la guida personale di Vladimir Putin’, riferiva il Cremlino. Un missile balistico intercontinentale RS-12M Topol è stato lanciato da Plesetsk, un sito nel nord della Russia, e un test di un missile balistico intercontinentale lanciato da sottomarini ha avuto luogo dal Mare di Okhotsk, ha detto il Ministero della Difesa. I bombardieri a lungo raggio Tu-95 e Tu-160 hanno lanciato missili contro degli obiettivi, che sono stati colpiti, nel poligono della regione nord-occidentale di Komi. Le esercitazioni delle forze nucleari strategiche sono state condotte su grande scala, per la prima volta nella storia moderna della Russia“, affermava la dichiarazione del Cremlino. “Vladimir Putin ha dato un’alta valutazione del lavoro delle unità di combattimento, degli equipaggi e dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate, che hanno svolto con affidabilità ed efficacia i compiti assegnati alle forze nucleari russe.” Le esercitazioni comprendevano anche il test dei sistemi di comunicazione e dei ‘nuovi algoritmi’ per il comando e controllo. La Russia modernizza l’arsenale nucleare, in gran parte creato nell’era della guerra fredda, e continuerà ad usare le armi nucleari come deterrente chiave…“
Ammettiamo subito che sarebbe incompleto non rispettare l’aspetto tecnico dell’esercitazione, pur riconoscendo l’importanza di questo aspetto, soprattutto riguardo le nuove procedure C3 usate, fornendo un apprezzamento particolarmente importante di questo settore tecnico. Ma proprio questo aspetto introduce un’altra dimensione, che è politica, legata a Putin in questo caso, dal momento che le procedure C3 sono dei mezzi tecnici dal ruolo assolutamente fondamentale per il potere politico in una guerra nucleare strategica. In questo caso, la visibile presenza di Putin, oggetto di una notevole pubblicità, è di particolare importanza. Gli argomenti dell’opposizione e della propaganda schematica del BAO nella notizia data sulla presenza di Putin (Putin vuole darsi la statura di comandante in capo, vuole distogliere l’attenzione dall’opposizione interna concentrandosi sulle minacce esterne) sono d’interesse marginale e della solita povertà; in questo caso, facendo riferimento alle solite turbolenze delle “rivoluzioni colorate” e dell”aggressione morbida’ rispetto al significato più profondo dell’evento; e nei fatti, dei vari significati profondi dell’evento.
Le condizioni dell’esercitazione e delle politiche che sono state descritte direttamente, hanno a che fare con la campagna di ‘comunicazione’, si potrebbe dire, con cui la Russia continua a ‘educare’ i suoi ‘partner’ (del blocco BAO) sui pericoli e i rischi sulla situazione attuale e sulle catene di crisi e di alta crisi prevalenti ovunque. Pertanto, l’esercitazione è in relazione con la crisi siriana, la ‘primavera araba’ e tutto quel genere di cose. Questo è un modo concreto per ricordare a tutte le potenze coinvolte nel disordine generale che colpisce le aree strategiche, che il rischio di guerra generale esiste e che implica il massimo livello di rischio di una guerra nucleare strategica. Riconosciamo, in questo caso, che la modalità di presentazione dell’esercitazione nucleare, con il ruolo di Putin, è un modo per insistere, ad esempio, nell’avviso di Medvedev dello scorso maggio (vedi 18 maggio 2012) sul rischio che uno di questi conflitti regionali, gestiti dal blocco BAO come esercitazioni di comunicazione, demagogiche ed elettoralistiche, ma anche molto emotive nelle loro descrizioni in generale sul tema dell’umanitarismo, della superiorità dei ‘valori’ e dell’impunità strategica occidentale, non degenerino in un conflitto vero e proprio, fino alla dimensione nucleare. Ma si capisce che si tratta meno di una minaccia che di un tentativo di riportare i leader politici del blocco BAO alla realtà dei veri rapporti di forza e sulla necessità per tutti di creare e potenziare una situazione di stabilità, come se, in un certo senso, ci si potesse aspettare da questo tipo di esercitazione abbia la virtù di far uscire i leader del blocco BAO dall’ipnosi paralizzante in cui si trovano oggi, riguardo le loro politiche, azioni, posizioni, ecc., con la psicologia terrorizzata e il comportamento ipomaniacale per cui sono conosciuti, particolarmente ben illustrati dalle crisi libica e siriana.
Su un punto particolare e specifico, vi è anche uno sforzo di comunicazione dei russi dello stesso modo: nei confronti dei due candidati presidenziali negli Stati Uniti, per convincerli che i rapporti tra le potenze nucleari (le due maggiori potenze nucleari strategiche) non sono solo un gioco elettorale o uno strumento per esercitare le diverse influenze su di loro, ma anche un’equazione e un potere di bilanciamento che devono essere considerati seriamente e con la massima cautela. (Certo, non è un caso che l’esercitazione abbia avuto luogo nel bel mezzo della campagna elettorale degli Stati Uniti.) Comprendiamo gli sforzi russi in questo senso, ma dubitiamo molto che abbiano una certa efficacia. La situazione psicologica della leadership politica del blocco BAO sembra irrimediabilmente e assolutamente impantanata nella paralisi, nell’impotenza, e nel caos che sappiamo. Inoltre… forse i russi la pensano così, alla fine loro stessi compiono questi sforzi nel senso descritto, nella disperazione, cioè senza molte speranze di essere ascoltati. Pertanto, l’esercitazione ha una seconda funzione profonda, molto più unilaterale, molto più rigorosamente “russa”. Per esempio, conferma e rafforza le decisioni russe sull’acutizzarsi della crisi, illustrata in particolare dall’annuncio del dispiegamento di missili antiaerei S-400 in direzione della Turchia. (Vedasi il nostro testo del 20 ottobre 2012). Il carattere strategico di queste due misure complementari (gli S-400 e l’esercitazione nucleare) indica che la Russia intende far pesare la sua importanza strategica, sia riguardo alla situazione siriana, sia riguardo i progetti di destabilizzazione del blocco BAO, come ad esempio la rete missilistica BMDE (compresi i radar installati in Turchia).
Qui, si tratta meno di comunicazione che di sistemi d’arma specifici, e anche del potere strategico pratico. Il blocco BAO, e gli altri paesi coinvolti nella crisi siriana, intendano l’avviso o meno, non importa perché questa funzione di avvertimento è del tutto secondaria… Vi è semplicemente l’evoluzione del potere russo, una Russia che continua a ragionare sulla base dei dati concreti del potere, e da questo punto di vista, per garantirsi la sicurezza nazionale. Il fatto è che, in questo modo, i russi continuano a indurire la loro posizione, rendendola più comprensibile sbarazzandosi di qualsiasi ambiguità. Pertanto, confermano con questa esercitazione che stanno perdendo, se non l’hanno già fatto, tutte le illusioni, le speranze e le debolezze che avevano dalla fine della guerra fredda e anche fino a poco tempo fa (perfino dopo la guerra contro la Georgia, il desiderio di cooperazione con alcuni paesi del blocco BAO era molto forte), su una politica di leale e proficua collaborazione con il blocco BAO. Da questo punto di vista, la Russia è totalmente in guardia, ci dice Putin mentre assiste ai test di lancio delle componenti della ‘triade’ nucleare strategica russa. Che i paesi del blocco BAO sentano o meno questa interpretazione della cosa, è un mezzo molto importante per la leadership russa; la “cosa” (il potere strategico russo) esiste, ed è essenziale a tal proposito.