Perché la teoria della cospirazione Putin-oligarchi è uno strumento per destabilizzare la Russia

Rostislav Ishenko, Presidente del Centro per l’analisi e la previsione sistemica – Actual Comment10696311Nelle ultime settimane, internet è inondata da contenuti che sviluppano e giustificano la teoria del complotto secondo cui, su pressione degli oligarchi, Putin (vorrei sottolineare Putin piuttosto che il governo russo), ha accettato di eliminare la Novorossija e ora, nel quadro del processo di Minsk, presumibilmente completerà la distruzione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Mentre la situazione peggiora a Kiev dove i media locali e radicali accusano Poroshenko dell’accordo di Minsk, un “tradimento dell’Ucraina”, numerose pubblicazioni russe su internet sono dedite al tema del “tradimento” della Novorossija di Putin.
Lo formula di tale accusa si compone di tre parti:
1. Si segnala che le sanzioni occidentali hanno causato perdite enormi agli oligarchi russi che fanno pressione su Putin per por termine alla politica estera attiva e fare della Russia un dominio statunitense.
2. L’arresto dell’offensiva d’agosto e l’inizio del processo di Minsk, in contrasto con i fatti, sono dettati dalla volontà malvagia di Mosca che trama alle spalle della milizia con l’occidente. Ignorando l’incapacità della milizia di sviluppare una vera offensiva di grande profondità, gli ‘addetti ai lavori’ la pretendono che alcuni miliziani “avrebbero preso Marjupol in due giorni”, sebza spiegare perché non presero l’aeroporto di Donetsk (davvero ben fortificato da Stalin) e le città di Shastje e Stanitsa Luganskaja, e non poterono chiudere definitivamente la sacca di Debaltsevo. Inoltre, in questa parte si accentua il ruolo di Strelkov che a mani quasi nude per molti mesi avrebbe combattuto orde blindati di Kiev. Inoltre, contrariamente ai fatti, si sostiene che una volta rimosso dal Donbas, gli altri comandanti iniziarono a subire sconfitte.
3 Infine, l’ultima parte della tesi è che il governo russo e Putin personalmente hanno tradito e ingannato non solo la Novorossija, ma anche la Russia e i patrioti, e di conseguenza sia naturale un necessario cambio di potere al Cremlino, da Putin a un patriota russo. Il patriota nuovo come viene spesso definito, è Strelkov.
Tale campagna anti-Putin si diffonde sulla rete come un incendio boschivo e inghiotte molti blogger rispettati. E’ evidente che gran parte delle persone interessate (tra cui molto probabilmente Strelkov con i suoi posse e fan) ne sono ignare e sbagliano onestamente, trasmettendo le loro idee sbagliate ad altri. Tuttavia, la campagna per screditare Putin non è iniziata per caso e ha come obiettivo ben definito l’indebolimento (e idealmente il rovesciamento) delle autorità russe. Entro la fine dell’estate è apparso chiaro che gli Stati Uniti hanno subito una pesante sconfitta in Ucraina. Il crollo del regime sotto il peso dei propri crimini e della catastrofe economica è questione di tempo (sempre più vicino). Il riconoscimento della natura nazista delle autorità ucraine, almeno in l’Europa, fermenta. Kiev non può più contare sui mezzi militari per risolvere il problema della Novorossija: i poteri di Kiev si dividono in fazioni in guerra e gli insorti nazisti sono meno inclini ad obbedire ai politici di Majdan. Reclamano il potere e sono pronti ad uccidere i loro alleati liberali. In generale, non ci resta che aspettare e l’Ucraina cadrà dritto nelle mani di Putin come un frutto maturo. L’occidente deve quindi non solo accettare, ma anche benedire un tale risultato. Le sanzioni non hanno avuto alcun impatto serio sull’economia russa. Il calo dei prezzi del petrolio potrebbe non essere troppo profondo e prolungato per devastare le finanze russe, perché con un prezzo inferiore agli 80 dollari al barile, i sauditi e le compagnie petrolifere statunitensi verrebbero espulsi assai più velocemente rispetto al settore petrolifero e gasifero russo.
I liberali non possono con i loro slogan anti-corruzione e “universali” nelle piazze raccogliere granché persone. Sono una folla di bohémien con i loro “Rain” e “Echo” ancora più utile al governo russo, dimostrando ilo volto sgradevole dell’opposizione. Non sono ipnotizzatori, ma dilettanti avidi che pensano che il popolo russo sia bestiame e che odiano perché non li adora. Con il loro ordine del giorno non possono scuotere la situazione politica interna in Russia. Ma in Russia ci sono sempre i patrioti. Il campo patriottico riunisce persone da tutto lo spettro politico e ideologico. Ci sono i comunisti (dai moderni comunisti liberali agli irriducibili stalinisti e leninisti, i fautori del ritorno agli insegnamenti di Marx nella forma originaria, non offuscata dalle opere dei leader della rivoluzione russa). Vi sono gli anarchici di tutte le sfumature possibili, i monarchici (dai costituzionalisti ai sostenitori della restaurazione ai fan della vita politica russa pre-Pietro il Grande). Ci sono gli ortodossi (vocerkovlene e nevocerkovlene, clericali e rinnovatori, centurie nere e vecchi credenti). Ci sono anche i nazisti russi, alcuni dei quali combattono con Kiev, mentre altri sostengono la milizia. Tutto sommato è una società molto colorata, i cui membri in altri momenti erano disposti a combattersi fino all’ultima goccia di sangue, ma che ora sono uniti nella lotta per gli interessi nazionali della Russia. Hanno un problema: vogliono una vittoria immediata. Sono avversari delle manovre politiche e credono che Putin debba semplicemente “calpestarsi i piedi” e respingere gli statunitensi nelle Montagne Rocciose e nelle foreste del Vermont, e la milizia dovrebbe essere rafforzata dall’esercito russo in modo che, entro una settimana o due, prenda Kiev.
Tutto sommato, si tratta delle stesse persone che nell’agosto 1914, in stato di torpore patriottico, saccheggiarono l’ambasciata tedesca esprimendo sostegno all’amato monarca che iniziava la guerra, e che due anni e mezzo dopo, nel febbraio 1917, con non meno furia rovesciarono lo stesso monarca incapaci di accettare relativamente piccole difficoltà e perdite militari. Queste persone sono il bersaglio di una propaganda contro la cauta e misurata politica Estera di Putin, che già da quindici anni ha permesso alla Russia, pur essendo in una posizione debole sulla scena internazionale, di conquistare vittoria dopo vittoria rafforzandone l’autorità a costi minimi. Sono convinti che possiamo vincere presto e subito, che la Russia non ha ancora eliminato la rivolta nazista in Ucraina solo perché la leadership è intimidita ed è incantata da certi oligarchi. Nella sua versione ‘light’ tale campagna dovrebbe indebolire il sostegno pubblico a Putin, e opporlo ai quei patrioti suoi alleati naturali. La variante più greve presume che patrioti armati, combattenti in Novorossija, si gettino contro Putin rafforzati dalle masse patriottiche di Mosca scontente del “debole governo”. Con l’aiuto di esperti combattenti di strada delle organizzazioni patriottiche, e idealmente aiutati dai volontari armati della Novorossija, Putin dovrebbe affrontare tali problemi politici interni, dimenticando l’Ucraina.
La Russia di nuovo deve essere distrutta per mano dei patrioti russi impazienti, precipitando il Paese nel conflitto civile. E il fatto che “i patrioti impazienti vogliono il meglio e più giustizia” non è giustificato. Una volta lessi le memorie di un artigliere che criticò aspramente Stalin per la dura pianificazione e le improprie operazioni strategiche nella seconda guerra mondiale. L’artigliere spiegò che era in prima linea e sapeva meglio del Comandante-in-capo “come combattere correttamente”. I patrioti impazienti appaiono ridicoli come l’artigliere, ma possono fare assai più danni nella loro ingenuità. Mentre spezzano l’unione tra Putin e il pubblico patriottico (e alcuni ripetono lo slogan “Strelkov for President!” senza rendersi conto che spacciano solo fumo, l’immagine mediatica di un eroe e non di una persona reale), i patrioti impazienti aiutano l’ambasciatore Tefft a risolvere l’irrisolvibile paradigma liberale, compito universale per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca. I 15 anni di successi di Putin non sono abbastanza convincenti. Preferiscono vivere tra le proprie fobie e i propri complessi infantili, ma è il momento di crescere.

Altra figura dell'estremismo anti-Putin (un rasputiniano), è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi con elementi neocon come Garry Kasparov, (l'altro personaggio nella foto)

Altra figura dell’estremismo anti-Putin (un rasputiniano) è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi ad elementi come il neocon Garry Kasparov, (l’altro personaggio nella foto) e diversi figuri comprati dalle ONG statunitensi e dalla CIA per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca, nel dicembre 2011-marzo 2012, volta ad impedire l’elezione di Putin.

Strelkov e il blogger el-Murid, ovvero

Strelkov e il noto blogger russo el-Murid, ovvero Anatolij Nesmejanov. El-Murid durante l’aggressione alla Libia, svolse un’efficace informazione sugli eventi a supporto della Resistenza della Jamahiriya, finchè alla vigilia dell’invasione di Tripoli, nell’agosto 20’11, capovolse totalmente posizione indondando disinformazione e vera e propria merda mediatica dal suo blog, arrivando ad irridere e disprezzare ciò che difendeva solo 24 ore prima.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“La Russia affosserà il dollaro in 2-3 anni”

Vicepremier avverte che i sottomarini nucleari “possono raggiungere qualunque Paese di qualunque continente
Tyler Durden Zerohedge 30/09/2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERADue o tre anni basteranno non solo a lanciare (gli accordi in rubli), ma anche a completare questi meccanismi“, dice Andrej Kostin, capo della VTB seconda banca della Russia, notando che la possibilità di ampliare le sanzioni di USA ed UE escludendo la Russia dal sistema di trasferimento globale SWIFT diverrebbe “un punto di non ritorno”, rendendo impossibile ogni ulteriore dialogo. Tuttavia, come il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin spiega in questa intervista, il complesso militar-industriale della Russia risponde alla crescente minaccia degli USA. La Russia (almeno non ancora) non risponde parlando di un qualche pulsante nucleare; ma si prepara a tale eventualità: “stiamo creando una flotta di sottomarini nucleari… capaci di raggiungere qualsiasi Paese in qualsiasi continente, se (gli USA) improvvisamente ci aggredissero e i nostri più in alti interessi nazionali fossero minacciati“, aggiungendo che il colpo di Stato di Obama ha avviato “la scomparsa dello Stato ucraino”.
Come riporta RT, due o tre anni basterebbero alla Russia per passare alle transazioni internazionali in rublo, ha detto Andrej Kostin, capo della seconda banca russa, VTB… I media hanno riferito della possibilità di Stati Uniti e Unione europea di ampliare le sanzioni escludendo la Russia dal sistema globale di trasferimento del denaro SWIFT. Kostin ha detto che la mossa potrebbe essere il “punto di non ritorno“, e che ogni ulteriore dialogo sarebbe impossibile se si venisse esclusi da SWIFT. “Se si guarda all’esperienza dell’Iran, l’esclusione da SWIFT avviene solo quando tutti i rapporti politici, economici, culturali ed anche diplomatici, falliscono“, ha detto il capo di VTB. “Io non so come le banche (occidentali) potrebbero bloccare SWIFT e poi aspettarsi cooperazione nella lotta al terrorismo e sul disarmo nucleare”. Tuttavia, sostituire il SWIFT per la Russia non sarebbe difficile, ha detto Kostin. “Abbiamo un sistema (simile) presso la Banca centrale della Russia e altre. La Banca Centrale ha testato questo sistema e possiamo passarvi in qualsiasi momento“.
Lontano da questi aspetti, il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin spiega i piani militar-industriali della Russia in questa lunga intervista… (via Eric Zuesse).
Il blogger della Florida “Vigna del Saker“, ha postato una traduzione in inglese, il 29 settembre, di un intervento alla televisione russa. Il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, che ha il portafoglio militare della Russia, rivolgendosi al pubblico il 22 settembre su Rossija TV, ha spiegato come il suo Paese risponde alla minaccia degli USA di piazzare missili nucleari al confine della Russia, in Ucraina (come l’URSS fece a Cuba durante la crisi dei missili di Cuba nel 1962). La Russia non risponde con un qualche discorso sul pulsante nucleare; almeno non ancora. C’è ancora abbastanza tempo per evitare una tale urgenza. Ma ci si prepara a tale eventualità. (08:50) “Stiamo creando una flotta di sottomarini nucleari… in grado di raggiungere qualsiasi Paese in qualsiasi continente, se divenissero improvvisamente aggressivi e i nostri maggiori interessi nazionali fossero minacciati“. Obama è chiaramente volto in tale direzione, con il suo colpo di Stato ucraino nel febbraio 2014, installando un governo filo-statunitense e sostituendo il precedente (e democraticamente eletto) governo filo-russo; e la Russia prende sul serio la minaccia di Obama; così, la Russia aggiorna rapidamente i propri arsenali nucleari ed altri, e offre ai progettisti militari tecnologicamente più avanzati di tutto il mondo, condizioni estremamente favorevoli per divenire cittadini russi. Rogozin dice anche che (9:23) “ormai, abbiamo aggiornato l’intera flotta di bombardieri strategici”. Tutte le parti e i prodotti militari che in precedenza venivano fabbricati in Ucraina, passano dalle fabbriche russe, invece. Ora (10:48) “Tutto è prodotto in Russia“. Dice che molti dei migliori progettisti militari ucraini sono già andati in Russia, e che la maggior parte degli altri vuole lasciare l’Ucraina. Commenta (12:31) “Per l’Ucraina è la fine. Si tratta della completa scomparsa dello Stato ucraino come Paese industriale. Nessuno vuole i loro prodotti in occidente, perché obsoleti, e (l’occidente) ha… i suoi produttori. L’Ucraina oggi si suicida… lo dico con grande dispiacere e dico una cosa, avevamo ancora la speranza, alla fine dello scorso anno (prima del colpo di Stato di Obama) che avremmo rimediato alla situazione (cosa che non è accaduta)“. Dice (14:21), “Il 21 febbraio, quando il colpo di Stato è stato attuato, sono dovuto andare a Kiev a nome del Presidente (Putin). Ma mi fermai all’ingresso dell’aeroporto, perché era chiaro che l’Ucraina era finita” come economia manifatturiera. Vede la produzione come base per una sana economia (14:48), “Oggi, l’unica scelta per loro (gli ucraini) è il commercio al dettaglio, ma credo che abbiano anche un’altra scelta: emigrare in Russia“. Quindi, Putin cerca di costruire l’economia russa su base industriale, come la Cina. Rogozin invita ripetutamente i progettisti di armi di tutto il mondo a recarsi in Russia. Forse Putin s’ispira a ciò che accadde all’economia degli Stati Uniti dopo che il nostro Paese, con il presidente Franklin Delano Roosevelt nel 1940, rispose alla minaccia fascista con un massiccio sostegno alla ricerca e produzione militare. Forse Putin spera che la Russia diventi la nuova America, forse che Putin diventi il nuovo FDR. L’intervistatore risponde (15:52) “Che strana storia“, e Rogozin continua: “D’ora in poi, raccoglieremo i migliori esperti del mondo”. Quindi, ciò (come accaduto con FDR e continuato da Truman) è, difatti, nelle loro intenzioni. Chiarendo assolutamente il punto, continua: “Gli statunitensi ‘risucchiano’ i migliori cervelli da tutto il mondo,… ora invertiamo tale processo“.
Parlando della Francia che asseconda Obama fermando la produzione delle navi portaeromobili francesi Mistral per la Marina russa, dice (20:45) “Il denaro (nostro) è stato versato, il che significa che devono restituirlo con gli interessi. E … la Francia perde non solo denaro, ma la reputazione di fornitore affidabile“. Poi, dal 22:32, osserva che quando è entrato al governo (quando Putin divenne presidente la prima volta), ha notato che “le nostre imprese individuali preferivano comprare micro-elettronica occidentale“, e che avevano bisogno “per avviare la produzione in Russia di tutto ciò che è necessario“. Dice, “Abbiamo già dato le istruzioni necessarie” per fare proprio questo. L’azione di Obama in Ucraina sembra aver spinto la Russia a fare, ancora una volta, come gli USA durante la seconda guerra mondiale. Continua subito aggiungendo: “Tuttavia, ciò che non si può, o non si ha il tempo di fare, possiamo averlo da altri Paesi, nostri partner commerciali“, soprattutto BRIC o Paesi in via d’industrializzazione, con i quali Putin ha costruito un blocco commerciale. La discussione passa poi alla creazione della base produttiva della Russia sull’industria delle armi quale idea sana, e Rogozin dice (24:34) che tra consulenti di Putin, “cerchiamo di non discuterne pubblicamente, ma è un tutto ribollire“. Dice che gli alti tassi d’interesse della Russia sono un grave problema per lo sviluppo industriale. Fa un annuncio mozzafiato (24:53): “Loro (gli USA) sono in posizione molto più favorevole, senza sanzioni che gli impediscono di lavorare, la politica bancaria (della Federal Reserve) sostiene l’industria. Non abbiamo nulla di ciò. Non discutiamone ora le ragioni, ma sono fatti. Questo è il motivo per cui il governo decide di compensare il tasso d’interesse (alto) delle imprese del complesso militare-industriale“. Il debito sovrano russo probabilmente salirà. Tuttavia, Putin ha deciso “di sviluppare un programma per il trasferimento di tecnologia dalla difesa a (l’industria) civile“, per ridurre l’onere economico su di essa. La vera difficoltà, a quanto pare, l’avranno i consumatori della Russia. Ma poi, dopo che il settore militar-industriale sarà a ritmo, “dovrebbero essere pronti a produrre simili prodotti ad alta tecnologia per il settore civile” tra cui, “metallurgia, elettronica, materiali compositi e molto altro“. In secondo luogo, (27:06) “Oggi, (i produttori russi) hanno contratti con la difesa, e domani potendo avere meno bisogno di una rete di sicurezza, riforniranno il mercato civile“. Ancora una volta, seguendo il modello di FDR e Harry S. Truman.
Forse la Russia adotta la lezione che gli USA hanno ormai dimenticato. Forse gli USA di Obama stimoleranno la Russia, come Hitler, Tojo e Mussolini spronarono gli USA in un periodo che, evidentemente, gli USA hanno dimenticato, passando stranamente dall’altro lato.

1387408974_k-550Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia nella nuova strategia degli accordi energetici

William Engdahl New Eastern Outlook 28/09/2014Официальный визит В.Путина в Китайскую Народную РеспубликуSolo poche settimane dopo che Putin, presidente della Russia e il presidente della Cina Xi avevano firmato quello che è stato chiamato l'”accordo sull’energia del secolo”, un progetto trentennale da 400 miliardi di dollari su gas e gasdotto “orientale” dalla Russia alla Cina, i due Paesi hanno perseguito un emozionante caleidoscopio di nuovi grandi accordi energetici, dal gas al petrolio al carbone. In totale ciò equivale a un importante cambio strategico e geopolitico nei rapporti tra i due giganti dell’Eurasia, che avrà implicazioni sul futuro di Europa e Stati Uniti. Il 17 settembre, il CEO di Gazprom Aleksej Miller informava Vladimir Putin sulle trattative con i cinesi per la fornitura alla Cina di 30 miliardi di metri cubi di gas naturale via occidentale per oltre trent’anni, secondo le agenzie di stampa cinese Xinhua e russa Interfax. Come il recente accordo sul gasdotto “orientale”, anch’esso avrà una durata di 30 anni. Verrebbe firmato tra Gazprom e China National Petroleum Corporation (CNPC) a novembre. I due hanno anche discusso la possibilità di raddoppiare o addirittura triplicare il volume di gas, in seguito, fino a 60-100 miliardi di metri cubi. Il nuovo accordo sul gas russo in parte utilizzerà gli esistenti gasdotti russi. Il nuovo accordo sul gas e il gasdotto occidentale si aggiunge al grande accordo firmato nel maggio 2014 tra Cina e Russia dopo oltre un decennio di negoziati. Tale progetto orientale o East Route Gas, prevede la costruzione di un gasdotto per rifornire la Cina di 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, dal 2018. Il progetto East Route, ufficialmente “Power of Siberia“, ha appena iniziato la costruzione, questo mese, del gasdotto dalla città siberiana orientale di Jakutsk, nota come la città più fredda del mondo, e il cui costo è stimato 55 miliardi di dollari, e da completare entro il 2018.

Jamal GNL
I due progetti di gasdotti russo-cinesi sono lungi dall’essere completati tra i due Paesi eurasiatici, al momento. Il vicedirettore della China National Energy Administration, Zhang Yuqing, annunciava il 19 settembre, appena due giorni dopo la notizia dei colloqui su Siberia occidentale-Cina, che la Cina “amplierà la cooperazione” con le aziende russe sull’enorme progetto Jamal per il Gas Naturale Liquefatto (GNL) della Russia. I cinesi, che hanno sviluppato una propria tecnologia per produrre GNL, l’useranno nel progetto Jamal per rifornire di gas la Cina. La penisola di Jamal nel nord-ovest della Siberia, in Russia, che rientra nel Megaprogetto Jamal, ha alcune dei più grandi giacimenti noti e non sviluppati di gas al mondo. Significativamente, Cina e Russia discutono attualmente del significativo aumento della partecipazione cinese allo sviluppo dello Jamal GNL. L’attuale progetto cino-russo Jamal GNL richiede che la China National Petroleum Company perfori 200 pozzi, crei un sistema di gasdotti, impianti di trattamento del gas e un impianto di liquefazione nel giacimento di Sud-Tambejskoe, nella penisola di Jamal in Russia. La società gasifera russa Novatek ha il 60 per cento della quota di partecipazione nel progetto. La cinese CNPC e la francese Total detengono il 20 per cento ciascuno. Nel 2008 la Russia ha firmato una joint venture con la statunitense ExxonMobil per sviluppare l’adiacente giacimento di gas Jamal. Le recenti sanzioni di Stati Uniti e UE potrebbero, se aumentate, congelare l’accordo con l’ExxonMobil. La decisione cinese è chiaramente stata presa con Mosca che bada alla fine della partecipazione delle aziende occidentali per via di future sanzioni dagli Stati Uniti.

Anche il carbone…
Allo stesso tempo, ai primi di settembre, la compagnia statale Russian Technologies o Rostec, ha firmato un contratto da 10 miliardi di dollari con la compagnia statale della Cina Shenhua Group Corp Ltd, il più grande produttore di carbone nel mondo, per sviluppare le miniere di carbone in Siberia e nell’Estremo Oriente della Russia. Le due aziende esploreranno e svilupperanno la miniera di carbone di Ogodzhinskoe nella regione dell’Amur in Russia, con riserve di carbone stimate a 1,6 miliardi di tonnellate. Rostec prevede che la produzione di carbone inizierà nel 2019, con una produzione annua di 30 milioni di tonnellate da esportare principalmente in Cina. La cooperazione Rostec-Shenhua andrà ben oltre lo sfruttamento del carbone russo dell’Amur. Rostec e Shenhua costruiranno anche un terminal marittimo per il carbone a Port Vera nel territorio di Primorie, con una capacità annua di 20 milioni di tonnellate. La costruzione inizierà nel 2015 e sarà operativa nel 2018 – 2019, permettendo alla Russia di aumentare notevolmente le esportazioni di carbone verso i mercati dell’Asia-Pacifico. Inoltre, il progetto prevede la costruzione di una centrale elettrica e linee di trasmissione ad alta tensione per la Cina, così come di infrastrutture sociali e dei trasporti. L’accordo aiuterà a risolvere il problema della carenza di energia nella regione dell’Amur in Russia e nelle regioni settentrionali della Cina, e a soddisfare la domanda di energia elettrica di quei territori. Inoltre si prevede di creare circa 10000 nuovi posti di lavoro e 30000 posti di lavoro nei settori collegati ed associati.

Le enormi implicazioni geopolitiche
Commentando alla televisione russa il 20 settembre, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha detto che, “La nostra collaborazione con la Cina è d’importanza strategica. Abbiamo grandi e brillanti contatti politici, ed ottimi rapporti economici. La Cina è il nostro partner strategico, e siamo interessati ad espandere la cooperazione“. Nella sua totalità, assieme ad altre misure di Putin per approfondire i legami politici, economici e militari con la Cina e le altre nazioni dell’Eurasia, gli ultimi accordi energetici possono trasformare la mappa geopolitica globale, una cosa che la fazione guerrafondaia di Washington non saluta volentieri. Il mondo, come notato prima, è nel pieno di trasformazioni fondamentali, come avviene ogni qualche secolo. Un’epoca sta finendo e l’egemonia globale una volta incontrastata dei Paesi atlantici, come Stati Uniti ed Unione europea, si sgretola rapidamente. Washington e le potenti e ricche famiglie dietro il potere a Washington, chiaramente cercano freneticamente di fermare o invertire il deterioramento del loro potere globale. Anche nell’Unione Europea, soprattutto tra i circoli elitari tedeschi, sempre più si alimentano le guerre dei neo-conservatori degli Stati Uniti, la paura su false malattie come Ebola, la distruzione dell’Ucraina che danneggia l’UE, ma lascia intatta Washington e Wall Street. I prossimi mesi saranno fatidici più di quanto la maggior parte di noi possa immaginare, con istituzioni un tempo potenti, perdere potere ed altre nuove istituzioni emergenti destituirle dal loro potere abusivo. La matrice dei recenti accordi economici tra Cina e Russia preannuncia questo cambio epocale.

192531881F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, ha conseguito la laurea in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Olimpiadi di Sochi: Resurrezione della Russia millenaria

Chems Eddine Chitour, Global Research, 11 febbraio 2014

“La critica è facile, ma l’arte è difficile”
Philippe Néricault (Destouches), attore e drammaturgo francese (1680-1754)

1901863Ecco, Sochi scintillava di mille luci! Nonostante le critiche infondate, e anche sprezzanti dell’occidente, per guastare la festa. I media francesi non sono da meno. Guidati dal quotidiano Le Monde, di cui ci si rende conto essersi allineato, i media attaccano in supporto dell’impero. Tale quotidiano si permette di sentenziare: Vladimir Putin non salirà sul podio. E’ stato esattamente il contrario! Un grande spettacolo su misura della grande Russia, che l’impero aveva seppellito troppo in fretta. In 12 scenografie abbiamo avuto la storia dell’Impero russo, con la grande rivoluzione del 1917 come suo passaggio. La Russia di Gorkij, Pushkin, Dostoevskij, Tolstoj e Shostakovich che scrisse in pieno blocco di Leningrado la sua celebre sinfonia in omaggio alle centinaia di migliaia di combattenti della resistenza che, in ultima analisi, sconfissero l’esercito tedesco del feldmaresciallo  Paulus. Abbiamo avuto il “Lago dei Cigni” di Chajkovskij. Abbiamo avuto la conquista dello spazio, conquista dell’animo russo indipendentemente dal regime. La stampa francese rivaleggia in malizia, gelosia e imparzialità nel sminuire la bellezza e la perfezione di questi giochi. Come al solito, i giornalisti francesi, senza dubbio frustrati dal fatto che la Francia sia stata rimossa dai giochi quando venne nominata sette anni fa, fanno di tutto per svalutarli pur sperando nelle medaglie. Attaccano Putin confrontandolo a Pietro il Grande: “I russi hanno speso 37 miliardi di euro per Sochi, quattro volte più degli inglesi per le olimpiadi di Londra. In questo caso, meno la Russia che il suo iperpresidente Putin. Quest’ultimo ha voluto Sochi per incoronarne il suo regno, il trionfo di una presidenza che ha l’ambizione di manifestare il ritorno della Grande Russia.” (1)
E allora? Che male c’è? Naturalmente, la politica nazionale russa non mi piace. Nessuno rimpiange l’impero sovietico, ma si pensava che lo smantellamento di quell’impero avrebbe fatto della Russia un mercato per l’occidente. L’OCSE ha recentemente sottolineato numerosi punti neri: la Russia importa quasi tutto, investe assai poco e le sfuggono i capitali. Fare il Grande Inquisitore è un lavoro ricercato. È un editoriale sulle Olimpiadi o sulla personalità di Putin? Inoltre, viene detto per caso che i Paesi occidentali finanziano il jihadismo sunnita? Che incoraggiano la guerra civile in Siria? Che incoraggiano e finanziano i teppisti dell’opposizione in Ucraina? La Libia è colpa di Putin? L’Iraq è colpa di Putin? Le Monde è una delle voci dell’imperialismo/colonialismo occidentale. Le Monde va oltre: nessuna di queste realizzazioni troverebbe grazia ai suoi occhi: “Montagne di rifiuti e di stagni contaminati intorno a ciò che prima era una pittoresca località balneare subtropicale dall’ecosistema fragile. Migliaia di persone sono state sfollate, case e interi quartieri demoliti. Le regioni confinanti del Caucaso, tra cui il Daghestan, sono focolai del terrorismo dove non passa settimana senza un attentato o un suicidio”. (2) Nello stesso ordine e sempre sul giornale sussiegoso Le Monde, questa volta con il compare Agence France Presse, per la giusta causa dettano le regole agli altri, si legge: “Nonostante la notevole assenza di diversi leader, gli organizzatori hanno potuto vantarsi di aver attirato quarantaquattro rappresentanti politici, tra cui il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il presidente ucraino Viktor Janukovich che sfida la piazza di Kiev, i suoi omologhi cinese (Xi Jinping) e afghano (Hamid Karzai), il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo giapponese Shinzo Abe.” (3) “Più controversi, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e Leonid Tibilov, presidente della regione separatista georgiana dell’Ossezia del Sud, riconosciuta da Mosca, erano anche tra gli ospiti. Basti ricordare che i boicottatori valgono meno di 500 milioni di dollari su oltre 7 miliardi dei rappresentati. La tecnica dei due spiedi è quella dei Paesi che non vogliono ipotecare il futuro svolgimento dei giochi a casa loro. E tuttavia, questo è lo sport, l’Olimpismo.” (3)
Minimizzando lo spettacolo, si passa alla pozione magica: “Tutto questo bel mondo, senza dubbio, avrà apprezzato le varie animazioni e coreografie che, attraverso i secoli, hanno tracciato la gloriosa storia della Russia Eterna. Iniziando dal Medio Evo, poi del zarista e del bolscevismo e, infine, largo al Paese come viene ora visto dal Cremlino: la Russia trionfante.” (3) Al colmo del disprezzo, nella convinzione di dare lezioni, si legge: “Se ancora si sarà degnato di guardare l’evento in televisione, il presidente Obama non avrebbe mancato di notare che solo quattro dei cinque anelli olimpici si sono aperti durante la cerimonia. (…) Fortunatamente, la cerimonia non è stata disturbata dall’intrusione di un’orda di cani randagi. Per le strade di Sochi se ne trovano a migliaia, condannati. Ma uno è riuscito a penetrare in tribuna prima di essere inseguito dalla sicurezza dello stadio.” (3) Triste debacle morale di tale quotidiano. Gli occidentali che fanno la morale, dimostrano un’amnesia selettiva. Tra costoro Pierre de Coubertin, fondatore del concetto dei Giochi Olimpici, presente alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Informazioni non verificate ci dicono fosse in buoni rapporti con il Führer che gli avrebbe offerto una pensione. Inoltre, in fatto di razzismo, a de Coubertin non piacevano i neri e le donne… pensava fossero indegni di partecipare ai giochi. Credere che un boicottaggio una geometria variabile possa traviare Putin significa ignorare l’animo russo dei Puskin, Tolstoj (c’era un balletto ripreso da Guerra e Pace durante la cerimonia inaugurazione, grandiosa sotto tutti i punti di vista). Con 11 scenografie con 3500 soggetti, l’epopea russa viene raccontata. Una delle scene più commoventi è quella in cui si vede Valentina Tereshkova, la prima donna dell’umanità, russa e sovietica, decollare dalla terra e conquistare le stelle come fece Jurij Gagarin.

Il debito dell’occidente verso l’Unione Sovietica
Una critica così facile è caratteristica dell’impero che scaglia la sua muta giornalistica anche contro la storia, l’Unione Sovietica ha salvato l’occidente dalla debacle sconfiggendo le armate naziste. Fu il capo dell’esercito sovietico Zhukov ad entrare per primo a Berlino. Inoltre, l’epopea di Stalingrado è un esempio: “Il 2 febbraio 1943 si legge in un articolo di Laurent Brayard, la lotta cessò tra le rovine di Stalingrado, il neofeldmaresciallo Paulus si arrese con i resti della sua 6° Armata. Il tuono che risuonò 70 anni fa (2 febbraio 1943) fu considerato il punto di svolta della Seconda Guerra Mondiale, la battuta d’arresto delle forze dell’Asse che definitivamente persero l’iniziativa” (4). “Questa vittoria fu opera di tutto il popolo sovietico, che rende omaggio, oggi, a coloro che sono caduti affinché il mondo viva libero. 841000 soldati tedeschi, rumeni, ungheresi, italiani e croati, di cui 91000 prigionieri alla capitolazione tedesca, furono le perdita delle forze dell’Asse. Da parte sovietica vi furono 1129619 vittime, di cui circa 478000 morti, 650000 feriti e prigionieri e più di 40000 civili. Ciò fu il saldo finale della fornace di questa battaglia titanica combattuta sulle rive del Volga tra il 17 luglio 1942 e il 2 febbraio 1943. Il 30 gennaio, Hitler nominò Paulus feldmaresciallo per incoraggiarlo a non mollare. A Stalingrado l’umanità sarà riconoscente alle migliaia di soldati sovietici che persero la vita in battaglia. Il loro sacrificio incredibile in quella guerra, che poi  permise la totale sconfitta della Germania nazista, che quasi contemporaneamente subì un’altra grande sconfitta ad al-Alamayn in Nord Africa. Gli Eroi dell’Unione Sovietica non sono caduti per niente e il mondo libero se ne ricorderà per sempre.” (4)

Realtà economica
Un altro attacco dai media francesi presenta l’assenza dell’impero e dei suoi vassalli come “punizione”, e l’impero sicuramente ama punire i recalcitranti presentando la situazione finanziaria russa come arretrata. Leggiamo in un articolo su Challenges.fr il contenuto oggettivo dell'”arretratezza”, secondo i sussiegosi: “Con potere d’acquisto simile, le prime quattro potenze emergenti hanno superato la Francia. Alla fine del dicembre 2012, il Centro di ricerca per l’Economia e il Business (CEBR) ha annunciato che il Brasile è diventato nel 2011 la sesta maggiore economia superando il Regno Unito. La Francia, al quinto posto, avrebbe ancora qualche anno di respiro. (…) La Francia si ritrova, secondo il FMI, in nona posizione con 2,217 miliardi di dollari di PIL (PPP). Il Brasile è già al settimo posto con 2,309 miliardi di dollari di PIL (PPA). (…) L’esagono è indietro anche rispetto agli altri tre BRIC: Cina (2) India (3) e Russia (6). Che il PIL sia in dollari correnti o misurato a parità di potere d’acquisto, Cina, India, Brasile, Russia e altri continueranno ad avanzare in futuro.” (5)

Perché tanto accanimento sul nuovo “zar di tutte le Russie”?
I contrasti con l’occidente sono molti, come ospitare il criminale Edward Snowden. Laid Seraghni cerca un’altra spiegazione che vada nella stessa direzione: “Gli eventi attuali in Siria non sono in alcun modo legati alla democratizzazione della società o a una maggiore libertà per i siriani. È  l’ordine mondiale che gli Stati Uniti e i loro vassalli predoni occidentali cercano d’imporre sul resto del mondo che, guidato dalla Russia, chiede maggiore partecipazione alla gestione degli affari internazionali da cui è stato escluso per decenni. Il punto di partenza della nuova configurazione geopolitica nel mondo di oggi è Damasco. Il futuro della Russia si gioca lì. Putin, come Caterina II, ritiene che “Damasco sia la chiave della Russia”, poiché comprende che “Damasco è la chiave di una nuova era.” Dall’avvio delle proteste in Siria, la Russia, sostenuta in particolare da Cina e Iran, ha deciso di contrastare ogni tentativo di cambio di regime, perché convinto che se il piano occidentale fosse riuscito, sarebbe stata emarginata e minacciata nell’integrità territoriale. Questo è il motivo per cui, dall’inizio della crisi, la Russia è decisa ad opporsi a qualsiasi intervento militare, (…) ad ogni tentativo di riproporre lo scenario libico o yemenita, opponendo un rifiuto categorico” (6). Karl Muller spiega anche perché l’occidente accusa la Russia “di non allinearsi dalla caduta dell’impero sovietico.” Colpevole anche di favorire Assad, di essere contro lo scudo missilistico alle sue porte. (…) La ragione di tutte queste manovre si trova nel libro La Grande Scacchiera. L’America e il mondo, pubblicato nel 1997 e scritto da Zbigniev Brzezinski, consigliere personale di vari presidenti statunitensi. “A differenza dell’occidente, che si concentra su una politica utilitaristica e materialista, il governo russo sembra basarsi su fondamenta orientate dalla chiesa cristiana, cioè mettendo l’uomo e il mondo al centro dell’azione. In quale altro luogo si trova in occidente? Quale governo occidentale sostiene ancora queste ragioni a favore della famiglia, della religione e delle nazione per il bene dei popoli e del progresso?” (7) (8) All’altra estremità dello spetto, la confessione di un deputato australiano. Per lui: “L’ex-presidente e attuale Primo ministro della Russia Vladimir Putin è il miglior leader russo da Pietro il Grande, ha detto l’ex-deputato australiano Ross Cameron sul Sydney Morning Herald. Precedentemente agente segreto in Germania, Putin poté vedere i chiari vantaggi del libero mercato, ha ricordato Cameron, indicando che l’occidente ha sbagliato ad insistere sul fatto che Putin provenga dal KGB (servizio d’intelligence dell’ex-Unione Sovietica). Con Putin il potere degli oligarchi s’è indebolito, mentre sono cresciuti i contrappesi, come Parlamento, Stato di diritto e una classe media passata  precipitosamente da 8 a 55 milioni di persone“, ha detto Cameron. Il deputato australiano ha inviato  anche a non sospettare la Russia di ambizioni imperialiste. “Pertanto, conclude, le persone di buona volontà non possono deplorare l’influenza continua di Vladimir Putin in Russia e nel mondo.” (9)
Vediamo che, nonostante tutti i disturbi, la Russia avanza e che le Olimpiadi saranno senza dubbio un successo, mentre l’occidente che pensa ancora di dettare ordini non ha capito che il centro di gravità del mondo gli è finalmente sfuggito. L’occidente ha perso la sua autorità morale, di cui s’è vista essere aria. L’occidente in tempi di abbondanza si permette il lusso di essere un buon principe  dando qua e là lezioni di democrazia che, curiosamente, applica sempre meno a casa usando ogni metodo moralmente riprovevole, controllando le masse e tracciando il DNA per colpire, in definitiva, i deboli. La vera lotta è la lotta globale per la dignità umana ovunque, e i pochi giornali obiettivi vengono soffocati dalla cacofonia dei media governativi sempre più preoccupati di avere  visibilità sociale che d’informare onestamente i cittadini, come promise ad esempio uno dei fondatori di Le Monde, Hubert Beuve-Mery, 60 anni fa…

1780806Professore Chems Eddine Chitour Ecole Polytechnique PEV-edu.dz

1. LeMonde
2.  Les Jeux Potemkine de Poutine Le Monde 08/02/2014
3. LeMonde
4. RUVR
5. Challenges
6. Le Grand Soir
7. Karl Müller Perché non smette di attaccare la Russia?  Mondialisation.ca 23 dic 2013
8. Chems Eddine Chitour L’Expression 16 gennaio 2014
9. Aleksey Druzhinin: Poutine meilleur leader depuis Pierre le Grand, RIA Novosti 11/01/2010

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Rivoluzioni Colorate” in Ucraina: al crocevia della politica di potenza euroatlantica ed eurasiatica

Leon Rozmarin, Global Research, 6 febbraio 2014

602px-Map_of_Ukraine_en.svgAd oltre vent’anni dall’indipendenza, l’Ucraina è scossa dal tentativo di una seconda “rivoluzione colorata”, mentre i suoi problemi abbracciano un ampio spettro politico, economico e culturale, e la “posizione strategica” pone il Paese al centro della politica di potenza euro-atlantica ed eurasiatica.  Se l’occidente vuole aiutare l’Ucraina, dovrebbe invertire rotta e adottare un approccio utile.

Il sostegno orientale dell’Ucraina
Alla sua indipendenza dopo la disgregazione dell’URSS, le aspettative dell’Ucraina erano alte: aveva ereditato una congrua parte delle industrie sovietiche, ricchi terreni agricoli, milioni di lavoratori qualificati e professionisti istruiti, e il più alto PIL pro capite nell’ex-Unione Sovietica, superiore alla Russia. Queste aspettative devono ancora essere corrisposte. Nello spazio post-sovietico, il PIL dell’Ucraina pro capite è ora il 6°, dopo il Turkmenistan e 2,5 volte inferiore al potere d’acquisto in Russia. Simbolicamente, l’incrociatore lanciamissili Progetto 1164 Ukraina, lascito dalla Russia durante la suddivisione della Flotta del Mar Nero, si trova ancora incompiuto e arrugginito nei moli di Nikolaev. In una certa misura, l’Ucraina dipende dai sussidi energetici russi,  dal rinvio del debito e dal mercato del lavoro per sopportare il peso socio-economico dell’indipendenza. Per oltre un decennio (1992-2005) l’Ucraina ha ricevuto il gas russo a un quarto o a un terzo del prezzo di mercato europeo, acquistandone quantitativi supplementari per riesportarli con ricavi aggiuntivi, risparmiando e facendo miliardi di dollari ogni anno. L’industria e le famiglie in Ucraina si affidano su tali sconti per sopravvivere nel lungo e difficile periodo di transizione e di ridislocazione socioeconomica. Quando il presidente Jushenko (2005-2009) iniziò a tagliare i legami con la Russia e avvicinava l’Ucraina alla NATO, la Russia cominciò a ridurre gli sconti sull’energia, ma vendeva il gas con il 20%-30% di sconto rispetto ai prezzi europei. La Russia è  anche un’importante fonte delle rimesse per l’economia ucraina, con 3,7 milioni di cittadini ucraini che vi risiedono nel 2013, più di un milione dei quali clandestini [1], con i miliardi di dollari di rimesse annuali, consegnate non come aiuti ufficiali ad intermediari governativi, ma direttamente ai bilanci familiari. Inoltre, le industrie dell’Ucraina continuano ad affidarsi alla Russia per l’esportazione di vari manufatti industriali. Mentre l’economia e le finanze del Paese entrano in un’altra crisi, il Presidente Janukovich s’è volto sia ad est che ad ovest. La risposta immediata e tangibile è venuta dalla Russia.

Un altro vicolo cieco finanziario
L’iniziale prestito di 3 miliardi di dollari dalla Russia era urgentemente necessario per pagare le pensioni e altre prestazioni sociali, e il debito pubblico. La leadership ucraina brontolava per la difficoltà di ottenere una misero prestito di 600 milioni di euro dall’UE e il pacchetto multi-miliardario del FMI. Quest’ultimo ha avanzato le note condizioni: congelamento delle pensioni e delle altre prestazioni sociali, licenziamento dei lavoratori pubblici, aumento dei prezzi dell’energia alle famiglie e all’industria, precursore di esplosioni sociali e politiche che qualsiasi leader  eviterebbe. A quanto pare il FMI pensa che la gente possa permettersi di stringere la cinghia per sempre. Negli ultimi anni, la leadership ucraina si era rivolta a russi e cinesi per avere 20 miliardi di prestiti per il settore statale e bancario. L’ultimo sconto sul gas dalla Russia ne abbassa il prezzo a 268,5 dollari per 1000 mc, 100 dollari meno dei prezzi europei, rallentando l’esaurimento costante delle riserve di valuta estera dell’Ucraina. Inoltre, il colosso energetico russo Gazprom ha prepagato diversi anni di tasse di transito del gas all’Ucraina. Eppure l’importanza del prezzo del gas scontato diventa più ampia e profonda nel bilancio nazionale, in quanto i prezzi energetici toccano i costi di produzione delle esportazioni industriali dell’Ucraina. In questo momento, bolletta del gas sospesa dell’Ucraina, per il 2013 e il 2014, arriva a quasi 3,5 miliardi di dollari, mentre la leadership chiede un differimento anche per il 2014. Se Kiev mai ottenesse un dignitoso pacchetto di aiuti finanziari dall’Unione europea, dovrebbe riconsegnarne una gran parte a Gazprom. A tutto ciò, si aggiunge la quantità decrescente di gas russo transitante nel sistema dei gasdotti dell’Ucraina. Ai primi del 2000 Gazprom inviava una media di 100-120 miliardi di mc all’anno tramite la rete sovietica dell’Ucraina, portando oltre un miliardo di dollari. Negli ultimi due anni, tuttavia, i volumi di transito sono diminuiti a 80 miliardi di mc, mentre la Russia avvia nuovi gasdotti la cui capacità combinata supera le esportazioni europee. Bypassando l’Ucraina, questi oleodotti permettono a Gazprom di rifornire costantemente i consumatori europei. Sollevano inoltre dubbi i piani di ammodernamento della rete gasifera dell’Ucraina che, senza volumi di transito garantiti, perdono la ragione del finanziamento multi-miliardario che tali progetti richiedono. Eppure questa modernizzazione è necessaria se il sistema deve continuare a funzionare in modo affidabile e conservare all’Ucraina uno dei vantaggi ereditati dall’URSS. Ora la rete di gasdotti sembra essere troppo costosa da modernizzare e troppo rischiosa per ricevere somme considerevoli, dato il pericolo dei tubi vuoti. La chiave di questo dilemma, come per altri, è il miglioramento delle relazioni con la Russia che conserva una notevole influenza economica sull’Ucraina.

Sogni e incubi
Dopo diversi anni di pubbliche relazioni costanti a favore dell'”Euro-integrazione” quasi la metà dei cittadini dell’Ucraina crede di avvicinarsi al miracolo economico, contribuendo a sfuggire al sogno trasformatosi in incubo della transizione al capitalismo. Le attuali aspettative prevedono pensioni più alte, stipendi migliori, accesso aperto al mercato del lavoro dell’UE, strade appena riasfaltate e legge e ordine. Come un mio conoscente italiano ha affermato, “i nuovi Stati membri dell’UE vogliono affibbiarci i loro problemi pensando che glieli risolveremo.” Forse se l’adesione all’UE sia  in realtà nei piani dell’Ucraina, tali aspettative non sarebbero infondate. Nel frattempo, la Russia ha usato la sua influenza per promuovere i propri interessi e certamente continua a farlo oggi, offrendo incentivi e facendo pressione per l’integrazione orientale, ossessionata dall’incubo di un’ulteriore espansione della NATO, delle basi militari e dell’ABM statunitensi in Europa orientale, come simbolo della “partnership” post-guerra fredda. Come ha osservato lo studioso statunitense K. Waltz, i leader degli Stati Uniti “in modo sconcertante pensano in termini di Est od Ovest, piuttosto che alla loro interazione” e l’espansione della NATO “è destinata a creare un nuovo equilibrio di potere… a congelare il processo storico (e) tenersi un mondo unipolare“, ma questo “aliena la Russia”.[2] Più minacciosamente, nel 2007 l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, W. Taylor,  respinse la neutralità come valida opzione dell’Ucraina e promise che “la NATO non utilizzerà l’adesione dell’Ucraina contro la Russia… ci sono molti esempi di Paesi dell’ex Patto di Varsavia e di repubbliche sovietiche ora nella NATO, ma non vediamo che vengono utilizzati contro la Russia“.  [3] Oggi, Polonia, Romania e Bulgaria sono state scelte come nuovi basi per il dispiegamento di forze e siti ABM statunitensi. Pochi anni dopo, il sottosegretario alla Difesa A. Vershbow rivelò che gli Stati Uniti e funzionari ucraini discutevano dell’uso di ex-radar sovietici e russi in Ucraina per conto del sistema ABM statunitense, affermazione confermata dall’ambasciatore dell’Ucraina in Washington. [4] Poco dopo, il segretario generale della NATO Fogh Rassmussen promise che “in nessun modo (ciò) compromette le questioni principali (con Mosca)” [5] e che la NATO continuerà a promuovere l’adesione dell’Ucraina. [6] La neutralità è infatti diventata molto difficile per l’Ucraina nel contesto della geopolitica ovest-est. Osservando dall’altra parte dell’Eurasia, la cinese Xinhua dichiarava che “l’Ucraina è divenuta popolare per la Russia e la NATO” e si trova in una “posizione delicata … importante per la Russia (come) ultimo baluardo contro la NATO“. [7]
La competizione in potenza e sicurezza è accompagnata dalla geopolitica dell’integrazione. Nel 2011, il commissario dell’UE Barroso avvertì l’Ucraina che “è impossibile integrarsi nell’Unione doganale (con Russia, Bielorussia e Kazakhstan) essendo nella zona di libero scambio con l’UE.” [8] mentre la segretaria di Stato degli Stati Uniti Clinton aveva apertamente dichiarato che “lavoreremo sui modi per rallentare o impedire la reintegrazione” di tutta la regione. [9] Il ministro degli Esteri russo Lavrov tentò di attenuare la retorica e respinse “le scelte artificiali tra vettori ‘occidentali’ e ‘orientali’ dello sviluppo… questi non dovrebbero opporsi… (il nostro) approccio prevede l’integrazione eurasiatica come contributo alla creazione di un unico spazio economico e umano dall’Atlantico al Pacifico.” [10], un tema ribadito dal Presidente Putin durante il Vertice UE-Russia del gennaio 2014. Naturalmente, se mai avverrà, la sequenza di questa integrazione e l’eventuale posizione dell’Ucraina in essa, sono questioni conflittuali per entrambe le parti.

Il lato giusto della storia?
Una ricca UE, dotata di risorse finanziarie ed economiche sostanzialmente più grandi della Russia, potrebbe aprire le frontiere a milioni di lavoratori migranti ucraini che vanno in Russia, sovvenzionare il consumo di gas dell’Ucraina e offrire grandi prestiti a basso interesse. Non ha fatto nulla di ciò. Ha invece utilizzato le sue leve nella politica interna, fragile e in difficoltà, dell’Ucraina per fare pressione e dare lezioni alla leadership. In occidente fascismo e terrorismo sono giustamente considerati dei mali e, in ultima analisi, movimenti ottusi. Sorprendentemente, oggi si  osservano gli USA e i loro alleati della NATO dilettarsi sul lato sbagliato della storia, ben disposti a sfruttare le fazioni estremiste ed arretrate per scopi geopolitici in Siria e ora in Ucraina. Inoltre, come fecero nell’Iran di Mosaddegh e nel Cile di Allende, gli Stati Uniti sembrano ancora una volta voler sovvertire un leader democraticamente eletto, in un’era in cui la democrazia sarebbe determinante. Mentre Maidan, a Kiev, in gran parte è costituita da gruppi organizzati della società civile e da individui benintenzionati, gli occupanti apertamente razzisti ed ultra-nazionalisti hanno una forte presenza e sono l’ala armata nella divisione del lavoro a Maidan. I politici occidentali usano eufemismi come “attivisti” per gruppi ispirati dai marci resti dell’ideologia hitleriana,  abbandonandosi a  una demagogia anti-governativa davanti alle folle a Kiev, intromettendosi nella politica interna dell’Ucraina e rovinandone il fragile consenso. Anche supponendo le migliori intenzioni, si tratta di una politica irresponsabile e dannosa. Hanno inoltre costantemente ignorato le regioni orientali e meridionali dell’Ucraina e non sembrano includere nel “popolo dell’Ucraina” quei milioni di silenziosi che hanno eletto Janukovich alla presidenza e reso il suo Partito delle Regioni il primo in Parlamento. Queste stesse regioni meridionali e orientali guidano l’economia del Paese e ne riempiono il bilancio. I politici occidentali sbagliano di aspettarsi che le meno sviluppate e avvantaggiate regioni dell’Ucraina decidano unilateralmente la politica nazionale al posto delle più numerose e industrializzate regioni finanziatrici dell’est e del sud, le regioni che hanno eletto due degli ultimi tre presidenti dell’Ucraina.

Una nuova “partnership”?
Oltre alla dimostrazione di scortesia diplomatica verso Kiev, il tenore delle istruzioni occidentali in Ucraina è indicativo. Anche senza la firma dell’accordo di associazione con l’UE, la leadership del Paese ha ricevuto la richiesta di cambiare le leggi nazionali, creare nuove coalizioni e divieti perentori contro l’uso delle forze di polizia dal governo per tutto il periodo in cui i suoi uffici sono stati occupati, le strade e le barricate di Kiev presidiate e i poliziotti aggrediti. In tale luce, quasi si ammira l’effettiva soppressione del movimento Occupy negli Stati Uniti, con migliaia di arresti contro manifestanti incommensurabilmente più tranquilli di quelli di Kiev, o l’indulgenza dell’UE nei confronti della polizia greca durante le rivolte di massa antieuropee e anti-Merkel ad Atene. Avere obblighi senza pari partecipazione o diritti, di fronte a richieste e forti suggerimenti invece del dialogo, definiscono una persona, e un Paese, come assoggettato. I dominanti hanno solo sudditi; le democrazie hanno i cittadini. Se l’occidente ha veramente le migliori intenzioni verso l’Ucraina, dovrebbe adottare metodi diversi e più costruttivi, essere sensibile sulla situazione di tutti i cittadini e gruppi in Ucraina, non solo con quelli che trova attualmente utili, ed abbinare l’aiuto finanziario alla sua iperattività politica.

Note
[1] “В. Мунтиян: В России находятся 18 млн украинцев и выходцев из этой страны“, RBC NEWS, 23/11/2013
[2] Kenneth Waltz, “Realismo strutturale dopo la guerra fredda” International Security, Vol. 25, No. 1 (estate 2000), p. 36-38
[3] “L’integrazione con la NATO non sarà usata contro la Russia – Taylor” RIA Novosti, 07/04/2007
[4] “Gli USA considerano i radar ucraini per lo scudo antimissile” RIA Novosti, 15/10/2009, e “I Radar ucraini possono trovare posto nello scudo missilistico statunitense“, Russia Today, 15/10/2009
[5] “La NATO non si comprometterà con la Russia in Georgia“, RIA Novosti, 17/12/2009
[6] “La NATO non potrà mai attaccare la Russia“, RIA Novosti, 17/12/2009
[7] “L’Ucraina diventa popolare per la Russia e la NATO“, Xinhua News Agency, 15/04/2004.
[8] “L‘integrazione dell’Ucraina nella UD l’escluderebbe dal libera commercio con l’UE” RIA Novosti, 18/04/2011
[9] “Gli USA si opporranno ai processi d’integrazione nello spazio post-sovietico” ITAR TASS, 07/12/2012
[10] “I vicini della Russia non dovrebbe essere costretti alla scelta artificiale tra vettori di sviluppo’occidentali’ e ‘orientali’, pensa Lavrov“. ITAR TASS, 14/01/2013

Leon Rozmarin è nato a Odessa e ha studiato Storia e Scienze Politiche negli Stati Uniti. Attualmente vive in Massachusetts, USA.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington gioca alla roulette russa con la difesa missilistica

F. William Engdahl, Nsnbc, RT 30 dicembre 2013
BMD-conceptNel suo recente incontro annuale con i media, il presidente russo Vladimir Putin ha risposto a una domanda sul presunto posizionamento dei missili Iskander russi a Kaliningrad, alle porte della Polonia. Ha affermato che la difesa missilistica degli Stati Uniti rimane una minaccia alla sicurezza nazionale russa e che la Russia ha il diritto di disporre i missili Iskander a Kaliningrad, ma ha sostenuto che tale passo non era ancora stato preso. Putin ha aggiunto, tuttavia, che porre i missili Iskander a Kaliningrad sarebbe una risposta logica ai piani statunitensi di costruzione del sistema di difesa missilistica in Europa. Ciò che pochi in occidente, al di fuori di una manciata di esperti militari, capiscono tuttavia è che il piano statunitense di installare i missili e i radar speciali della  cosiddetta Ballistic Missile Defense in Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Bulgaria, è un atto estremamente provocatorio di Washington contro la Russia, e rischia di trascinare il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.
Le osservazioni di Putin fanno seguito a un report del quotidiano tedesco ardentemente filo-statunitense Bild Zeitung. Alcuni giorni prima dei commento di Putin, il Bild aveva riferito che immagini satellitari segrete mostravano missili Iskander-M di stanza presso il confine polacco. Sia il Bild che i media mainstream statunitensi ed europei ripresero l’articolo su Kaliningrad come conferma dell’aggressione russa e del ritorno della Guerra Fredda. Difatti, per Washington e l’esercito statunitense, la guerra fredda non è mai finita. La Difesa antimissile di Washington è la provocazione più estrema che si possa immaginare nell’era nucleare. Si tratta della versione atomica della roulette russa che rende la probabilità di una reazione preventiva di Mosca contro i missili polacchi e i radar cechi dell’AMD altamente logica. È utile ricordare il contesto.

Putin a Monaco di Baviera
Nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin partecipò in Germania all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, in precedenza nota come Conferenza di Wehrkunde. In un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, le osservazioni di Putin suscitarono la sorpresa di molti in occidente: “La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini. E’ ovvio che l’espansione della NATO non abbia alcuna relazione con la modernizzazione dell’Alleanza o la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiedere: contro chi viene intesa questa espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?” Putin continuava: “E’ impossibile sanzionare la comparsa di nuove, destabilizzanti armi ad alta tecnologia… nelle nuove aree del confronto, specialmente nello spazio. Le guerre stellari non sono più una fantasia, ma una realtà. A parere della Russia, la militarizzazione dello spazio potrebbe avere conseguenze imprevedibili per la comunità internazionale, e provocare nientemeno che l’inizio della guerra nucleare. I piani per espandere certi elementi del sistema di difesa antimissile in Europa non possono aiutarci, ma danneggiarci. Chi ha bisogno di un ulteriore passo di ciò che sarebbe, in tal caso, l’inevitabile corsa agli armamenti?
Il ministero degli Esteri russo ha ufficialmente risposto al programma AMD di Washington, nel 2007, dichiarando che “L’intenzione degli Stati Uniti di dispiegare componenti della difesa antimissile, che diverranno strutture militari strategiche nelle immediate vicinanze dei confini russi, è fonte di particolare preoccupazione. Dovremo tener conto delle potenziali strutture negli ulteriori passi politico-militari e nella pianificazione militare russi. Tali piani contraddicono l’impegno della NATO a frenare il dispiegamento di forze, come affermato nell’Atto fondativo Russia-NATO“.
Nel gennaio 2007, poco prima delle osservazioni critiche di Putin a Monaco di Baviera, il Pentagono aveva annunciato i piani degli USA di dispiegare un sistema di difesa antimissili balistici in Europa. Il Pentagono ha sostenuto che lo schieramento mirava a proteggere le installazioni statunitensi e della NATO contro le minacce dei nemici mediorientali, in modo esplicito l’Iran, non la Russia. A seguito della osservazioni a Monaco di Putin, il dipartimento di Stato statunitense pubblicò un commento formale, rilevando che l’amministrazione Bush era “perplessa dai ripetuti commenti caustici sul sistema previsto da Mosca.” In ulteriori dichiarazioni, Washington ha insistito che lo schieramento europeo dell’AMD è rivolto contro la potenziale minaccia di un attacco missilistico iraniano in un Paese europeo della NATO o negli stessi USA. Come Putin ha sottolineato nel suo intervento a Monaco di Baviera, ciò non ha militarmente senso. “Come diciamo in Russia, sarebbe come usare la mano destra per raggiungere l’orecchio sinistro.” Ora, circa sette anni dopo, proprio mentre Mosca ha facilitato la soluzione diplomatica dei grovigli siriani e iraniani di Washington, Washington amplia l’anello di siti missilistici dell’AMD intorno alla Russia in Romania, Turchia e Bulgaria, nonché Polonia e Repubblica ceca. Cruciale per afferrare il motivo per cui Mosca si rifiuta di accettare il dispiegamento dei missili degli Stati Uniti, è come contribuirebbe all’equilibrio della pace.

Il bluff di Washington
Il governo russo non ha perso tempo a rispondere alla recente svolta dei P5+1 tra Washington e Teheran, per negoziare una soluzione diplomatica al programma nucleare iraniano. Il 25 novembre, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto ai media occidentali, a Roma, “Se l’accordo con l’Iran viene attuato, il motivo dichiarato per la costruzione dello scudo della difesa non sarà più applicabile.” Mosca definisce bluff di Washington il suo dispiegamento di missili in Europa come rivolto non contro la Russia ma l’Iran. Washington si è affrettata a rispondere. Il 16 dicembre, il segretario della Difesa statunitense Chuck Hagel ha dichiarato che il piano di azione congiunto P5+1, concluso tra l’Iran e gli Stati del P5+1 riguardo il programma nucleare di Teheran, “non elimina la necessità degli Stati Uniti ed alleati europei di continuare ad attuare i piani della difesa missilistica in Europa“. Hagel ha continuato “gli sforzi della difesa antimissile della NATO non costituiscono una minaccia per la Russia“, e ha invitato le parti a continuare le consultazioni sui futuri piani missilistici in Europa. Hagel non si preoccupava di spiegare perché l’accordo di Teheran non eliminasse il “bisogno” dell’AMD degli Stati Uniti. Il presidente Putin ha aggiunto, “il programma nucleare iraniano era la ragione principale per il dispiegamento degli scudi missilistici. E cosa abbiamo adesso? Il problema nucleare iraniano svanisce mentre lo scudo missilistico rimane al suo posto. Anzi, viene ancora sviluppato.

L’anello mancante per il primo colpo
Sfumando le sottigliezze, Hagel semplicemente mente. Come ex-capo del programma della difesa antimissile del Pentagono del presidente Reagan, il colonnello Robert Bowman ha detto a questo autore, in una intervista telefonica del 2009, che lo sviluppo dello “scudo” antimissile USA attorno alla Russia, lungi dall’essere difensivo, è offensivo all’estremo. Bowman ha definito lo schieramento dell’AMD, “l’anello mancante per un Primo Colpo“. Gli Stati Uniti perseguono la possibilità di una guerra nucleare con il suo unico rivale nucleare attuale, la Russia, come ‘possibile!’ Ciò è realmente e veramente ‘pazzesco’. La prima nazione con una ‘difesa’ antimissile nucleare (AMD) avrebbe de facto la ‘capacità di primo colpo’, perché potrebbe paralizzare la rappresaglia nucleare abbattendo i missili. Lo scudo della difesa missilistica nucleare degli Stati Uniti, che segue il programma di sviluppo top secret del Pentagono dagli anni ’70, prevede un sistema terrestre che potrebbe rispondere a un attacco missilistico limitato. Attualmente ci sono cinque parti del sistema statunitense AMD, compresi gli impianti dei radar phased array in grado di rilevare il lancio di missili nemici e di tracciarli. In teoria, una volta che i missili lanciati vengono rilevati e confermati puntare sugli Stati Uniti o su qualsiasi altro obiettivo specifico, la fase successiva sarebbe lanciare uno o più del centinaio di missili intercettori, per distruggere il missile balistico nemico prima che raggiunga lo spazio aereo statunitense.
Una volta che l’AMD degli Stati Uniti sarà attivo e operativo, attorno alla Russia, la tentazione di certuni al Pentagono e alla Casa Bianca (non che qualsiasi persona mentalmente instabile possa mai occupare la Casa Bianca), di lanciare un primo attacco nucleare contro l’arsenale nucleare russo, sarebbe definitiva. Tale “primato” nucleare è stato il sogno del Pentagono fin dagli anni ’50. In un articolo del marzo 2006, la più importante rivista di politica estera degli Stati Uniti, Foreign Affairs, due alti analisti militari statunitensi hanno formulato osservazioni in tal senso: se la modernizzazione nucleare degli Stati Uniti fosse realmente rivolta contro gli Stati canaglia o i terroristi, la forza nucleare del Paese non avrebbe bisogno delle migliaia di testate che si otterranno dal programma di aggiornamento delle W-76. La forza nucleare attuale e futura degli Stati Uniti, in altre parole, sembra progettata per effettuare un attacco preventivo contro la Russia o la Cina. Non c’è da meravigliarsi, allora, che la Russia abbia o sia in procinto di schierare missili Iskander e di adottare altre misure per contrastare il folle dispiegamento dell’AMD di Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sogno ucraino si avvera

Andrej Fomin, Oriental Review 23 dicembre 2013

an-225_2L’esito dei colloqui Russia-Ucraina a Mosca, la scorsa settimana, era prevedibilmente inaspettato. Oltre agli eccezionali 15 miliardi di dollari allocati dal Fondo di Salute Nazionale della Russia in eurobond ucraini e la drastica riduzione del 33% dei prezzi del gas russo esportato che Mosca ha concesso a Kiev, altri 14 accordi stabiliscono il quadro giuridico per progetti industriali congiunti multimiliardi nell’hi-tech (spazio, aeronautica, navale, motori, energia nucleare), infrastrutture dei trasporti (nuovo porto multimodale sullo Stretto di Kerch) e l’eliminazione di una serie di limitazioni commerciali reciproche. Gli accordi non prevedono impegni politici come l’adesione all’Unione doganale della Russia o limiti alle spese di bilancio e il congelamento degli stipendi, come preteso dal FMI.
Non c’è dubbio che le offerte siano una boccata di ossigeno per Kiev, mentre i commissari dell’UE e del FMI (commissari in russo, una parola che li associa, agli occhi di russi e ucraini, agli spietati emissari bolscevichi degli anni ’20) hanno cercato di soffocarli la morte. Il Presidente Janukovich non poteva nascondere la sua contentezza dichiarando “il lavoro proficuo di oggi che ha portato alla firma dei documenti, è dovuta alla volontà politica del presidente russo Vladimir Putin.” Infatti, gli accordi sono in piena conformità con le promesse pre-elettorali del candidato Janukovich asceso alla Bankovaja (ufficio presidenziale a Kiev) nel febbraio 2010, grazie al notevole supporto dei residenti filo-russi dei centri industriali nell’est e nel sud dell’Ucraina. L’accordo garantisce il rilancio delle filiere tecnologiche ucraine con i partner russi. I due Paesi hanno in comune sistemi industriali integrati da secoli. (Secondo i dati statistici ufficiali ucraini, nella lenta ‘euro-integrazione’ degli ultimi 3 anni, l’Ucraina ha perso circa il 15% della produzione industriale, il 37% delle riserve valutarie e il 16% delle esportazioni verso la Russia, suo principale partner commerciale). Il primo ministro ucraino Mykola Azarov ritiene, ad esempio, che il reddito complessivo di una joint venture che produce la versione moderna del leggendario aviogetto da trasporto strategico pesante An-124 Ruslan raggiungerà i 13 miliardi di dollari. Non c’è da stupirsi che gli accordi di Mosca siano stati accolti con sollievo nei centri industriali e dai sindacati ucraini.
C’è da aspettarsi che l’accordo Mosca-Kiev provochi la reazione contrariata delle capitali europee e dell’opposizione ucraina, che perde terreno nelle ulteriori azioni di protesta. Mentre Stefan Fuele, commissario europeo per l’Allargamento e la politica di vicinato, era abbastanza preciso nella sua dichiarazione secondo cui i documenti firmati “non contraddicono il progetto di accordo di associazione (AA) dell’Ucraina“, il revisionista di Poltava e ministro degli esteri svedese Carl Bildt è stato nettamente categorico nel suo twitter: I “prestiti di emergenza russi rischiano di ritardare ulteriormente le urgenti riforme economiche e la necessaria modernizzazione dell’Ucraina nell’UE. Il declino potrebbe continuare.”
L’Unione europea ha mai proposto un piano di ammodernamento per l’Ucraina paragonabile agli investimenti russi? La verità è che tale piano non è mai esistito. Il saldo netto dei negoziati UE-Ucraina sull’AA ha portato alla proposta di un miliardo di euro di assistenza finanziaria dall’UE in 7 anni. Nel frattempo, il governo ucraino doveva investire 165 miliardi di euro in 10 anni per soddisfare i requisiti tecnologici delle industrie ucraine per accedere ai mercati europei. L’unico investimento materiale occidentale nel 2013 è stata l’offerta della Chevron USA di un accordo di produzione, stanziando 350 milioni di dollari per lo sfruttamento del velenoso gas di scisto in Ucraina occidentale. L’indignata reazione all’accordo di Mosca da parte dell’opposizione ucraina, co-sponsorizzata dai magnati locali e da molteplici fonti estere, confermano il fatto che il benessere del popolo ucraino è l’ultima cosa che prendono in considerazione quando spararono i loro triti slogan tra i gruppetti congelati di Euromaidan.
Quindi, l’impressione generale circa il passo per il partenariato orientale dell’UE, al costo di 2,5 miliardi di euro dei contribuenti europei e con esito quasi-zero è semplice: la burocrazia ignorante e irrilevante è esperta in PR e comunicazioni ma impotente nella geopolitica seria. La realtà socio-economica e le costanti culturali ancora contano nel nostro mondo.

Nella foto: Antonov An-225 Mrija, il più grande aereo da trasporto strategico nel mondo, è il simbolo della cooperazione tecnologica russo-ucraina. Spinto da sei turbofan, il Mrija è l’aeromobile più pesante, con un peso massimo al decollo di 640 tonnellate, e più grande con una  lunghezza di 84 metri e un’apertura alare di 88,4 metri, in servizio operativo. Detiene i record assoluti mondiali di singolo carico trasportato in aereo, pari a 189,98 tonnellate, e carico utile  trasferito di 253,82 tonnellate. Mrija significa Sogno in ucraino.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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