Perché Washington non gradisce che la Russia esporti gas nell’Est asiatico?

Konstantin Penzev (Russia) Oriental Review 16 aprile 2013 – New Oriental Outlook

cooperation_sino_russeIl mondo sta diventando sempre più multipolare, e gli Stati Uniti sono solo uno dei poli. Hanno una grande marina e si sforzano disperatamente di controllare tutti gli oceani del mondo e, quindi, le principali rotte commerciali. Gli Stati Uniti sono anche il centro finanziario mondiale. Il dollaro funziona come moneta mondiale, e la Federal Reserve lo stampa. Gli Stati Uniti non fabbricano pantaloni, ma si possono acquistare dalla Cina. Il polo industriale si è spostato in Cina non molto tempo fa. La Cina ha un enorme forza lavoro qualificata che opera a buon mercato, ed ha anche un ambiente economico favorevole. La Cina ha bisogno di molto petrolio e gas per far sì che i pantaloni siano indossati da persone di tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti. Le aziende cinesi usano i dollari per acquistare petrolio e gas in tutto il mondo, ma soprattutto dal mondo arabo, dai Paesi del Golfo Persico in particolare. Questi Paesi sono sotto il controllo militare e politico degli Stati Uniti (tranne l’Iran). Questo è un circolo chiuso. Gli Stati Uniti fanno tintinnare le loro sciabole, i lavoratori cinesi cuciono i jeans e gli sceicchi arabi hanno un vivace commercio con le materie prime energetiche.
C’è un Paese che è un esportatore di petrolio e gas da un lato e, dall’altro possiede un potente esercito e un grande arsenale di missili a testata nucleare, che non rientra in questo ben oliato sistema costruito da Washington. Questo Paese è la Russia. Inoltre, la Russia ha il GLONASS e veicoli spaziali, mentre gli Stati Uniti hanno il GPS ma non le astronavi. Le hanno perse a causa delle carenze di bilancio, che hanno avuto un ruolo preciso nella loro scomparsa. Così, gli Stati Uniti hanno dollari ma non astronavi, che affittano dalla Russia utilizzando i dollari, naturalmente.
Il problema è che il numero di dollari in circolazione è in aumento, ma il loro potere d’acquisto è in calo. Mille dollari significavano qualcosa dieci anni fa, ma non oggi. Non tanto perché la Russia ama di meno il dollaro, ma perché ha iniziato ad amare di più gli yuan, quei pezzi di carta colorata con il ritratto del grande presidente cinese Mao Tse-tung. Mao valutava i diritti umani ancor meno del compagno Stalin, ma è possibile acquistare un sacco di prodotti di alta qualità a buon mercato con gli yuan. Inoltre, i comunisti cinesi amano acquistare (o semplicemente copiare) le armi russe.  Potrebbe piacergli mettere le mani sulle armi statunitensi, preferibilmente quelle più avanzate, ma gli imperialisti di Washington non si fidano dei loro partner economici di Pechino. Liu Guchang, ambasciatore della Cina in Russia, ha colto l’essenza del conflitto (hegeliano) nella politica mondiale quando ha osservato che la Cina sta cercando di diversificare le sue importazioni energetiche, e la Russia le sue esportazioni di energia. Ha fatto questa dichiarazione in occasione del lancio del progetto per la costruzione dell’oleogasdotto ESPO.
Ciò che gli Stati Uniti vogliono è controllare tutto, soprattutto il commercio mondiale di energia. Il petrolio e il gas vengono pagati in dollari sul mercato mondiale, e non appena qualcuno vuole gli yuan o l’euro in cambio delle materie prime energetiche, questo “qualcuno” si scopre essere un dittatore e un tiranno che viola i diritti umani e che possiede armi chimiche. Gli Stati Uniti non amano tanto i Paesi che dispongono di armi nucleari, ma non possono fargli nulla. Il grande leader nordcoreano Kim Jong-Un ha recentemente promesso di scatenare un attacco nucleare contro le basi statunitensi in Corea del Sud, Hawaii, Guam e Giappone se provocato dagli Stati Uniti. Allora, cosa si può fare? Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha rinviato un lancio di prova di un suo ICBM Minuteman-3. Il Pentagono è giunto a tale decisione per evitare di aggravare la situazione nella penisola coreana. Gli statunitensi sono un popolo potente. Ma sono anche un popolo molto nervoso. Kim Jong-Un n’è consapevole e conduce periodicamente test missilistici o nucleari.
Tornando al tema della diversificazione dell’import-export, vorrei sottolineare che il presidente Obama e, soprattutto, la signora Clinton, non sono esattamente entusiasti del fatto che Cina e Russia  stiano migliorando le rispettive relazioni. In particolare che le vendite di petrolio e gas russi alla Cina siano in aumento. Mosca e Pechino possono infine rifiutarsi di utilizzare i dollari USA nel regolare i pagamenti, e poi la fine del mondo, che non si è avuta nel dicembre 2012 finalmente accadrebbe, almeno per i politici della Casa Bianca e i loro compatrioti della Federal Reserve.
Ancora una volta, gli statunitensi sono un popolo potente. La loro forza è che non sono abituati a restarsene fermi mentre qualcuno o qualcosa minaccia i loro profitti. Karl Marx ha detto una volta che i capitalisti sono capaci di ogni crimine per un profitto del 300%. Era così  prima, durante la dura era imperialista, quando gli Stati Uniti importavano schiavi dall’Africa, piuttosto che petrolio. Le cose oggi sono diverse. I capitalisti moderni sono ancora in grado di commettere qualsiasi crimine, ma per difendere i diritti umani e lottare contro la corruzione, non per dei soldi che disprezzano. Non appena è iniziata la costruzione dell’ESPO, Aleksej Navalnij, socio di minoranza della Rosneft, apparendo dal nulla ha annunciato al mondo attonito che ci sono dei ladri in Russia.  Poi si è scoperto che Navalnij ha apparentemente rubato alcune cose egli stesso: una distilleria, il denaro del partito e un po’ di legname. E’ difficile dire se l’ha fatto o no. Un comitato investigativo russo è attualmente all’opera al riguardo. Ma resta il fatto che la costruzione dell’ESPO ha generato un po’ di rumore, “ma senza interferenze esterne”, naturalmente. Il problema principale che gli Stati Uniti hanno con l’ESPO è che la Cina ottiene petrolio e gas dalla Russia attraverso un gasdotto  terrestre e non con le superpetroliere che attraversano lo Stretto di Malacca. Ciò significa che le portaerei statunitensi non rappresentano una minaccia per l’ESPO. Un’operazione di terra contro la Russia non avrebbe senso per nessuno, e l’esercito statunitense sicuramente non è all’altezza di un simile compito.
Un altro punto a favore è che il petrolio della Siberia orientale è migliore del petrolio degli Urali, che attualmente è la principale merce dell’esportazione petrolifera della Russia. Contiene meno zolfo e altre impurità, ed è più leggero. Avrà una domanda levata. Così, il prezzo fissato per il petrolio di Dubai, la cui produzione è controllata dagli sceicchi arabi (o da chi per loro) può essere messo in discussione in futuro. Questa situazione non ispira gli sceicchi arabi e i loro protettori di Washington dall’ottimismo storico, e sono nervosi. Quali azioni possono intraprendere i tizi del governo degli Stati Uniti e dei Paesi esportatori di petrolio, o meglio, hanno già fatto qualcosa per trovarsi in questa situazione, adesso? Dal momento che la pressione militare diretta sulla Russia non è molto promettente, possono ricorrere ai tradizionali metodi politici anglosassoni. Cioè, possono trovare delle persone in Russia, dal nobile titolo di “agenti di influenza”, che accetteranno di aiutarli a contrastare la costruzione dell’ESPO per soldi o per “il grande amore per la Patria”.
Prima di tutto, tutti coloro che in Russia combattono la corruzione sono mobilitati. C’è la corruzione in Russia, non c’è? Vi è qualcosa di eccezionale, non c’è motivo di elaborare qualcosa di simile alla lista Magnitskij o di usare qualcosa che già esiste. Cioè, si può tentare di intimidire alcuni alti funzionari del governo russo. Le grida sulla corruzione possono essere facilmente utilizzate come motivo per congelarne i conti bancari. E questo è un bene. In secondo luogo, tutti questi burattinai d’oltreoceano hanno mobilitato un gran numero di attivisti russi per proteggere l’ambiente, le tigri e le piante autoctone della taiga. Le tigri stanno soffrendo, e la vegetazione sta appassendo. In terzo luogo, ci sono i cosiddetti “patrioti” e “nazionalisti” che strillano sui loro blog che Vladimir Putin prevede di utilizzare l’ESPO per “smembrare la madre Russia e venderla ai cinesi.
Tutto questo meccanismo è in funzione da molto tempo. La maggior parte di coloro che si oppongono al “regime di Putin”, sono all’oscuro e non hanno nemmeno il sospetto di chi tira le fila. Tuttavia, nessuno gli ha promesso che sarebbe stato facile.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze  potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento  potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ragioni della crisi nella penisola coreana

Aleksandr Vorontsov, Strategic Culture Foundation, 12.04.2013

544392Cresce la tensione nella penisola coreana. Pyongyang ha deciso di chiudere il complesso industriale di Kaesong, un’area industriale mista con la Corea del Sud, e ha suggerito che le ambasciate straniere siano evacuate dalla Repubblica popolare democratica di Corea per motivi di sicurezza.  Più significativa, in questa serie di passi, è stata la decisione del Plenum del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, svoltosi nel marzo 2013, riguardo la conferma giuridica dello status di potenza nucleare della Corea democratica e la decisione della Suprema Assemblea Popolare della Corea democratica “di rafforzare ulteriormente lo status di Paese in possesso di armi nucleari a fini di auto-difesa”. La maggior parte dei media, mentre dipinge un quadro vivido della militanza della Corea democratica, non cerca di capire le ragioni per cui il conflitto sul suolo coreano, oggi, abbia un’escalation così drammatica. Quando ci provano, di solito accusano Pyongyang di essere la causa di tutti i mali, sottolineando che dopo il terzo test nucleare della Corea democratica, si è attivato l’“incubo”. Di conseguenza, sorge la pressante necessità di esaminare le reali cause alla base di ciò che viene comunemente indicato come il “problema coreano”.
In breve, la causa iniziale è il nodo irrisolto della Guerra di Corea (1950-1953). Quest’anno è il 60.mo anniversario della fine della guerra e un accordo di pace tra i suoi protagonisti non è ancora stato firmato, vi è solo un accordo di armistizio (possibilmente solo sulla carta in questi giorni), quindi solo una temporanea cessazione delle ostilità, in altre parole. Ancora più importante, non vi sono relazioni diplomatiche tra le principali parti in conflitto, gli Stati Uniti e la Corea democratica.
La natura anomala di una situazione come questa appare ovvia. Pyongyang ha più volte suggerito che questo sorprendente anacronismo della guerra fredda venisse rimosso, ma invano: Washington si rifiuta ostinatamente sia di normalizzare le relazioni intergovernative sia di sostituire l’accordo di armistizio con un documento fondamentale che stabilisca una pace duratura nella penisola. In effetti, gli Stati Uniti dimostrano di avere “intenzioni ostili”, come vengono definite a Pyongyang; non a parole, ma con i fatti, una convivenza pacifica con la Repubblica Popolare Democratica di Corea non figura nei piani statunitensi. Piuttosto, cercano di eliminarla. Questo è il motivo per cui vi è un predeterminato stato di conflitto permanente nella penisola coreana, uno sviluppo ciclico della situazione di crisi acutizzata dalla relativa “remissione” e viceversa. Le azioni dell’occidente riguardo la Corea democratica appaiono come viziate dal comma-22. Gli appelli a sospendere il programma nucleare, evitando così la violazione dei principi del regime di non proliferazione delle armi di distruzione di massa, sono spesso utilizzati per coprire la realizzazione di un programma segreto: il cambiamento di regime nella Corea democratica…
Di conseguenza, nei casi in cui Pyongyang sceglie il modello contrattuale delle relazioni con la comunità internazionale ed è pronta ad accettare compromessi reciproci riguardanti le  preoccupazioni (sulla non-proliferazione), l’occidente non vede ciò come una decisione indipendente dei nordcoreani, ma come una dimostrazione di debolezza, un trionfo della sua politica di pressioni. Seguendo tale logica, Washington e i suoi alleati sono non hanno fretta di valutare le misure prese da Pyongyang in base al merito, utilizzandole ai fini di una cooperazione costruttiva e di un modo per far avanzare la soluzione della questione nucleare nella penisola coreana, ma piuttosto per agire completamente all’opposto. Sulla base della falsa idea che la Corea democratica abbia cominciato a fare concessioni sotto pressioni esterne, l’occidente ritiene necessario aumentare queste pressioni al fine di mettere alle strette il suo avversario. E ogni volta questa politica duplice, fallisce. Convinta dalle vere intenzioni dei suoi partner, Pyongyang, con l’intenzione di collaborare, ma in nessun modo di capitolare, smette di giocare al gioco altrui e si adopera per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Di conseguenza, invece delle ulteriori concessioni, che ci si aspettava e del crollo tanto atteso della Corea democratica, l’occidente riceve in risposta nuovi test missilistici e nucleari.
La cronologia della crisi attuale è ben nota. Il lancio riuscito di un satellite nordcoreano del 12 dicembre 2012. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sceglie la forma più dura di risposta, sotto forma della risoluzione 2087 (22.01.2013), al contrario di un’occasione simile nell’aprile 2012, quando il Consiglio di Sicurezza si limitò a una dichiarazione del suo presidente. La Corea democratica, fortemente in disaccordo con tale decisione, così come con la logica statunitense, secondo cui “i suoi lanci non riguardano i satelliti, ma missili balistici a lungo raggio”, annunciava che “i colloqui a sei e la dichiarazione congiunta del 19 settembre non esistono più”. Come “segno di protesta”, Pyongyang ha effettuato il suo terzo test nucleare il 12 febbraio 2013, dopo aver sottolineato, in una dichiarazione del Ministero degli Esteri, che ci sono stati “più di 2.000 test nucleari e 9.000 lanci di satelliti” nel mondo, “ma il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha mai approvato una risoluzione che vieta i test nucleari o i lanci di satelliti”. In risposta, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2094, il 7 marzo 2013, imponendo le sanzioni più severe che la Corea democratica abbia mai subito negli ultimi decenni.
Qual è stato il motivo per il rapido peggioramento del confronto nel 2013? Ci sono molte ragioni.  Tra le principali, gli avversari di Pyongyang di solito citano i seguenti: le palesi inesperienza, immaturità e avventurismo del giovane leader della Corea democratica, il desiderio d’intimidire Seoul, costringendola a credere che le armi nucleari vengono schierate, la Corea democratica ha drasticamente alterato l’equilibrio militare nella penisola a suo favore, ottenendo l’immunità dalle azioni del Sud, ed è ora in grado d’intimidire e di effettuare impunemente “provocazioni militari” contro la Repubblica di Corea. Tali atteggiamenti sono ormai diffusi e di conseguenza sono supportati dall’opinione pubblica sudcoreana. Nella comunità politica e tra gli esperti degli USA, sono aumentate notevolmente le richieste per impegnarsi in un cambiamento immediato e decisivo della politica in favore dell’adozione di misure volte a forzare il cambio di regime nella Corea democratica, aumentando drammaticamente la pressione esterna, così come l’isolamento e l’incoraggiamento dell’opposizione interna. A livello ufficiale, l’idea di colpire il livello di vita della popolazione della Corea democratica, tra le altre cose, è stato discusso apertamente. I sostenitori di questo tipo di azioni preferiscono non notare che i test nucleari della Corea democratica, a cavallo del 2012-2013, sono stati in larga misura una risposta alla riluttanza dell’occidente ad aprire un dialogo costruttivo con Pyongyang.
Ricorderete che, dopo che la Corea democratica aveva annunciato il suo ritiro dai colloqui a sei, nell’aprile 2009, i cinque membri rimanenti avevano dichiarato che trovare un modo per convincere Pyongyang a tornare ai colloqui era una priorità. Ed ecco, quando questo obiettivo è stato quasi raggiunto, in gran parte grazie agli sforzi diplomatici di Russia e Cina, e quando il governo della Corea democratica, nel 2011-2012, ha ripetutamente annunciato di essere disposto a continuare il suo coinvolgimento nel processo diplomatico a sei, Washington, Tokyo e Seoul, in contrasto con le loro stesse dichiarazioni, iniziarono ad avanzare pretesti e sostanzialmente fecero del loro meglio per ritardare la ripresa dei negoziati il più a lungo possibile. Così facendo, ancora una volta rivelarono i loro veri scopi: estendere la politica della “pazienza strategica”, che molti esperti statunitensi definiscono una variazione della “strategia del contenimento” della Corea democratica, in modo da aumentarne l’isolamento con il fine ultimo del cambio di regime. Avendo perfettamente compreso ciò dei suoi avversari, e tenendo conto, sugli esempi di Libia e Siria, della crescente inclinazione dell’occidente a usare la forza militare per rovesciare i regimi indesiderati, Pyongyang si considera libera nella scelta dei mezzi e ha adottato le misure necessarie per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Ciò non è l’unico motivo che spinge Pyongyang a prendere tali misure, naturalmente. E’ più che probabile che il desiderio del governo nordcoreano di compensare la sgradevole amarezza che nasce nella società, dopo il fallito lancio del satellite del 13 aprile, e la realtà della corsa allo spazio tra Corea del Nord e Corea del Sud vi gioca anche la sua parte. Inviando il suo primo satellite in orbita, come programmato, il 12 dicembre 2012, la Corea democratica ha vinto la corsa allo spazio. Ciò è stato preso piuttosto male al Sud, realizzando il riuscito lancio del proprio satellite un mese e mezzo dopo.
Nel frattempo, queste azioni trascinano verso un conflitto mettendo ormai la penisola coreana sull’orlo della guerra. Al fine di evitare ulteriormente il deterioramento della situazione, tutte le parti interessate devono avere autocontrollo, prima di tutto, e avere la massima concentrazione nella ricerca dei modi per riprendere i contatti politici.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: SONGUN: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Corea democratica e infrastrutture critiche

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Ci sono già state numerose “crisi” tra la Corea democratica e gli Stati Uniti (e la Corea del Sud “incidentalmente”) dalla fine della guerra fredda e dalla fine delle speranze per la riunificazione a metà degli anni ’90. (Il blocco dei tentativi di riunificazione è dovuto principalmente, tra le altre cose, alle macchinazioni per sabotare questi accordi tra Nord e Sud, da parte dei guerrafondai americanisti.) La crisi attuale è particolarmente “ricca”, perché va molto avanti nella sua dimostrazione, quindi offrendo una notevole gamma di opzioni operative e di interpretazioni politiche; opzioni per descrivere le diverse opportunità operative del dispiegarsi della crisi, e le valutazioni politiche per descrivere le varie spiegazioni della crisi. La più istruttiva, in questo caso, fa riferimento alle “valutazioni politiche” (cosa significa questa crisi?), le “opzioni operative” sono estremamente difficili da fissare nel sistemico torrente delle comunicazioni aperte al riguardo.
L’ultima notizia “operativa” è del giovane Grande Leader Kim Jong-Un al cui esercito ha dato il permesso di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. (Vedasi RussiaToday 4 aprile 2013): “Poco dopo che gli Stati Uniti hanno detto che si preparano a schierare un avanzato sistema di difesa antimissile a Guam, Pyongyang ha annunciato di aver approvato un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Nel frattempo vi sono articoli secondo cui la Corea del Nord sta spostando un missile a medio raggio sulle sue coste orientali.”) Se ci si chiede con cosa e come questo attacco nucleare avverrebbe, ovviamente si entra nel campo della FantasyLand che caratterizza l’attuale Corea democratica, straordinaria enclave nel sistema globale e ultra-liberale, ecc. Ma nel loro modo di trattare la “minaccia” della Corea democratica, gli strateghi e gli specialisti della comunicazione di Washington e del blocco BAO non sono meno sulla strada per FantasyLand. (Come ad esempio l’inglese Cameron, che ha annunciato che la Corea democratica possiede la capacità di attacco nucleare contro il Regno Unito (vedi The Independent, 5 aprile 2013), cosa tempestiva e benedetta nel dibattito in corso sul dispiegamento permanente di armi nucleari strategiche inglesi sui sottomarini SSBN che trasportano i missili SLBM Trident.) I sudcoreani non credono in una guerra. Russi e cinesi sono in guardia, ansiosi e timorosi che una manovra maldestra dell’uno o degli altri (soprattutto degli Stati Uniti, dopo tutto)… Lo spettacolo non deturpa il quadro attuale e un incidente che degenera in eventi incontrollabili è ovviamente possibile. Ad ogni modo, vengono date varie interpretazioni della crisi e dei conflitti potenziali.
• L’interpretazione “interna” di Justin Raimondo su Antiwar.com del 3 aprile 2013… Questa è l’interpretazione interna alla Corea democratica. Anche se non ha mancato di ricordare il rude e provocatorio avatar della politica degli Stati Uniti dal 1991, Raimondo essenzialmente non attribuisce la causa di questa crisi particolare o aggravamento, agli Stati Uniti, ma a una situazione di tensione interna al potere nella Corea democratica. Naturalmente, Raimondo ha detto che gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per muoversi in direzione della pace. “La retorica isterica che esce dalla Corea del Nord fa il suo corso: questo è, dopo tutto, il solo (e unico) capo di esportazione del Paese. Washington sa bene che Pyongyang non ha né i mezzi né l’intenzione di attaccare gli Stati Uniti, nonostante le minacce da operetta, eppure si comportano come se la minaccia fosse reale. In risposta, il segretario della Difesa Chuck Hagel ha annunciato “casualmente” che rinforzeranno le nostre difese contro i missili sulla West Coast. Le programmate esercitazioni militari USA – Corea del Sud, con la partecipazione di aerei con capacità nucleare che “fingono un attacco” alla Corea del Nord, sono una provocazione che ha fatto esplodere la risposta sulfurea di Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno solo fatto in modo di sospendere tutti i reali tentativi di pace nella penisola coreana: quando sembrava che la Corea del Sud stesse assumendo sul serio la prospettiva di una riunificazione con il Nord, Washington ha dato un taglio al processo. Ora che la figlia di un ex dittatore della Corea del Sud è giunta alla presidenza, le prospettive di una ripresa dell’iniziativa sono remote. In questo contesto, le provocazioni di routine di Washington hanno un effetto molto più grande sul Nord, che si vede in una situazione impossibile. Il Regno Eremita è più povero e più isolato che mai, e questo ha prodotto le dinamiche interne che guidano le azioni delle élite della Corea del Nord. Poco si sa degli sviluppi politici interni nel Nord, ma il passaggio da un capo supremo a quello successivo è sicuramente problematico in ogni sistema autoritario, e doppiamente in una monarchia “comunista”. Vi sono state a lungo tensioni tra il Partito coreano dei lavoratori al governo e l’esercito della Corea del Nord, e a quanto pare ciò si è inasprito a un livello insolito lo scorso anno, con notizie di un tentativo di assassinio di Kim Jong-Un, conclusosi con uno scontro a fuoco per le strade di Pyongyang.”
• Vi è l’interpretazione delle “macchinazioni strategiche” degli Stati Uniti, o del modo di utilizzare la crisi coreana (forse una guerra in Corea) per rafforzare ulteriormente l’influenza statunitense nella regione e creare un esercito anti-cinese. Questo è stato sviluppato alla luce della “svolta strategica” annunciata dagli Stati Uniti qualche mese fa, un cambiamento delle priorità generali dallo Spazio Atlantico a quello del Pacifico/Asia. L’argomento è, naturalmente, il crescente potere dei cinesi e le loro ambizioni espansionistiche, secondo l’interpretazione usuale degli strateghi del Pentagono e dei loro accoliti commentatori che sembrano darla per scontata, guardando il mondo come se si vedessero allo specchio, dove tutti ragionano come gli Stati Uniti e coltivano le stesse intenzioni degli Stati Uniti. L’articolo già citato da RussiaToday, ha detto un paio di cose al riguardo, alla fine dell’analisi, partendo dalle valutazioni dei giornalisti interessati alla questione.
Il corrispondente da Seoul Joseph Kim dice che gli Stati Uniti perseguono i propri interessi, essendo sempre più coinvolti nel conflitto. “Seguono costantemente e acquisiscono sempre maggiore influenza nella regione. Stanno tecnicamente cercando di tornare in Asia orientale per contrastare la Cina e la sua crescente potenza economica. E perché non utilizzare la Corea del Nord?” ha detto Kim a RT. “Per quanto riguarda i mezzi che gli Stati Uniti hanno scelto per raggiungere i loro scopi, vi sono altre questioni circa l’efficacia. Il giornalista investigativo Tim Shorrock ritiene che le azioni della Corea democratica siano state fraintese e che la risposta statunitense sia sbilanciata e porti al risultato opposto: “La Corea del Nord non vuole suicidarsi. Credo che stia facendo tutto questo per poter arrivare a un punto in cui possa negoziare un qualche tipo di accordo di pace con gli Stati Uniti”, ha detto. “Osservano e vedono questi bombardieri B-2, un richiamo assoluto del pericolo di una guerra con gli Stati Uniti, ma dà anche al monolitico Stato autoritario [l'opportunità] di dimostrare al popolo della Corea democratica che in effetti vi è una minaccia. Quindi, portando l’escalation a questo punto, gli Stati Uniti giocano proprio la mano di Kim Jong-un”.”
• Un punto interessante riguarda le misure militari prese dagli Stati Uniti… manovre, schieramento  di alcune navi antimissile, voli dimostrativi di B-52, B-2 e F-22, la costruzione di difese strategiche nell’isola Guam. E per quanto ne sappiamo, non una parola su una portaerei di rinforzo. Nel caso di una grave crisi, gli Stati Uniti hanno l’abitudine, nella loro tecnica del rafforzamento volto ad affermare la loro potenza e a scoraggiare il nemico preparandosi ad ogni evenienza, di schierare per primi dei gruppi di  portaerei (anche se già uno è nella zona), con l’effetto della “comunicazione strategica” fornita da questo gesto. Non l’hanno fatto finora, a quanto pare. Questa situazione è da notare, a nostro avviso, si può riferire a tre elementi: 1) non vi è il desiderio politico di un eccesso nel drammatizzare la crisi, 2) non c’è il desiderio dei capi militari, anche per loro, di drammatizzare la crisi, 3) in particolare, a nostro avviso, perché si tratta di una situazione di fatto, una dimostrazione della situazione strategica estremamente ristretta degli Stati Uniti, data dalla disponibilità di portaerei, come si è visto più volte nelle ultime settimane (26 gennaio 2013, 11 febbraio 2013, 4 marzo 2013).
• Vi sono le interpretazioni “complotiste”, come al solito, provenienti da ogni angolo di Internet. Mai dimenticare il mini-sottomarino carico di armi nucleari della Corea democratica, forse, in transito nei pressi delle coste USA di Sorella Sorcha (WhatDoesItMeans, 8 marzo 2013); “pompata” e “rinfrescata” dalla notizia riportata da Zerohedge.com il 3 aprile 2013, secondo cui “osservatori” della Corea del Sud hanno perso il contatto con tre di questi mini-sottomarini nordcoreani). L’approccio tradizionale del complotto a questo proposito, viene presentato dal sito Infowars.com, specialista in questo tipo di interpretazioni, il 3 aprile 2013). E’ anche più di una supposizione, ma una rivelazione o dichiarazione… “Il piano della Federal Reserve di distruggere l’economia e fare spazio al governo mondiale e una economia autoritaria globalista, supportate da un sistema di controllo da polizia di Stato, che richiederà un prerequisito sufficiente, e questo presupposto può benissimo essere una nuova guerra nella penisola coreana“, un’interpretazione annessa riguarda l’articolo “Una guerra accidentale” (Los Angeles Times 3 aprile 2013: “…quando le forze sono in allerta e minacce di attacchi preventivi volano, anche se inverosimili, potenzialmente si creano situazioni d’innesco in cui movimenti tattici, anche di piccole dimensioni, potrebbero essere male interpretati“).
E’ difficile trarre una lezione precisa, e ancora più fare una previsione. Ma non siamo qui per questo lavoro (di previsione), che ha poco senso in un momento come il nostro, segnato dal disordine e caratterizzato da una dimensione escatologica, nel senso che l’elemento umano, con tutto il suo armamentario e nonostante i suoi ornamenti, non domina tutti gli eventi, e tanto meno le loro cause, in particolare i più importanti di questi eventi. Ciò è rafforzato dal carattere incontrollabile dei due avversari principali del momento  (la Corea del Sud è ancora relegata al rango di colonia strategica degli Stati Uniti, un ruolo secondario ma anche così strano rispetto alla sua posizione): il capriccioso, brusco e a volte surreale regime nord-coreano, e la natura ossessiva degli Stati Uniti nell’identificare le minacce e usare la forza militare… in questa constatazione di mancanza di controllo alla luce della durata della crisi, ha portato a prendere in considerazione un conflitto con la Corea democratica, nonostante o forse a causa di alcuni aspetti grotteschi delle considerazioni che la precedono e la caratterizzano, non vergognandosi di queste stranezze.
Come sappiamo e come è stato ripetuto, ci sono già state numerose “crisi”, in generale allarmi transitori e conseguenti gesticolazioni tra i due, la Corea democratica e gli Stati Uniti. Questa volta, la sequenza è più lunga e presenta alcuni aspetti gravi. In un certo senso, si potrebbe dire che questa sequenza potrebbe essere presa più “seriamente” rispetto alle precedenti. Nonostante la disposizione militare e la critica drammatizzazione della crisi contro di loro, gli Stati Uniti mostrano una certa moderazione rispetto ai precedenti episodi segnati da atteggiamenti minacciosi, gesticolazioni militari e dal solito (dall’11 settembre 2001) parossismo della comunicazione bellicista; le misure militari sono anche caratterizzate da una maggiore attenzione difensiva, sempre in relazione ai casi precedenti. Ciò può essere dovuto sia alla più misurata squadra di sicurezza nazionale vigente (Kerry-Hagel) rispetto alle precedenti, ad una certa consapevolezza della situazione generale mondiale e dei rischi portati dal disordine che segna la politica e la strategia, con l’aggiunta della constatazione della realtà della riduzione delle loro capacità di potenza strategica. In un certo senso, questa sequenza di crisi con la Corea democratica ha dei caratteri che l’inseriscono, più delle precedenti, nella situazione generale che conosciamo, assieme alla mancanza di controllo causata dal carattere prevalente escatologico, e dall’incertezza che quindi ne indica la priorità… Si potrebbe dire, tanto gli avatar della Corea democratica sembravano finora provenire da un dominio separato dalla situazione generale, che questa sequenza sembra condurre all’integrazione della situazione critica nordcoreana in ciò che abbiamo identificato come nuova situazione generale di infrastruttura critica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una bomba nell’anno del Serpente

Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 14/02/2013

A North Korean soldier stands guard at the launch site for the Unha-3 long-range rocket.Tutto ciò che riguarda la Corea del Nord deve essere speculativo. Questo è stato ed è ancora il problema principale. Ma una speculazione sembra finire, finalmente. Si tratta dell’ambivalenza apparente della Cina verso il programma nucleare della Corea del Nord. Sempre più spesso Pechino esce dal ‘lato giusto della storia’. Che a sua volta avrebbe scatenato una serie di profonde conseguenze per la sicurezza della regione Asia-Pacifico e per la politica globale nel suo complesso e, cosa più importante, quel futuro di cui il nuovo leader della Cina Xi Jinping ha enigmaticamente accennato, ma lasciato indefinito, con il suo concetto delle “due grandi potenze” durante la visita negli Stati Uniti dello scorso anno, quando era ancora un semplice ‘principino’.
In effetti, mentre la ‘notizia straordinaria’ tradotta dai bit d’informazione e dalle notizie su un terremoto oscuro in Corea del Nord, la mattina del 12 febbraio, che informava il mondo che il regno eremita aveva probabilmente effettuato il suo terzo test nucleare sotterraneo, tutti gli occhi si sono puntati sulla Cina. Per gli osservatori della Cina, nel complesso, si tratta di una vera e propria festa per la mente, con la nuova leadership della Cina che affronterebbe una grande sfida nella politica estera; una seconda sfida, allo stesso tempo in effetti, se si dovesse aggiungere la faida tra Cina e Giappone sulle isole contese nel Mar Cinese Orientale.
Alla fine emerge che il predecessore di Xi, Hu Jintao, dava consigli di moderazione a Pyongyang, ma che anche manteneva l’economia della Corea del Nord rifornendola ininterrottamente di cibo, carburante e investimenti, praticamente mantenendo a bada la comunità internazionale, limitandone l’imposizione di sanzioni punitive. In effetti, sembra inevitabile l’impressione che la Corea del Nord sia stata tenuta al riparo dalle proteste internazionali da Hu, che tacitamente ha tollerato il programma nucleare della Corea del Nord. Poi è arrivato il lancio dei missili a lunga gittata della Corea del Nord, a dicembre, e la decisione sorprendente di Pechino di affiancarsi agli Stati Uniti nel sostenere le sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang. La saggezza convenzionale, a quel punto, era che la Cina sarebbe poco dopo ritornata alla sua “posizione di blocco” sulla Corea del Nord, come aveva fatto molte volte in passato. La cosa interessante, a posteriori, è che le cose non sono esattamente andate così. Al contrario, quando Pyongyang scatena un feroce attacco contro Pechino per aver sostenuto le sanzioni volute dagli USA al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e minacciato un test nucleare, la Cina ha pubblicamente rimproverato la Corea del Nord, anche se limitandosi ai media in lingua inglese, destinati all’opinione pubblica mondiale.
Non vi è alcun dubbio che l’editoriale del quotidiano statale Global Times della settimana scorsa, scritto da Zhang Liangui, esperto della Corea del Nord e consigliere del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, deve essere preso sul serio. L’editoriale si basava sul presupposto che Pyongyang sarebbe andata avanti con il test nucleare a qualsiasi costo, e guardando in profondità avvertiva che la Corea del Nord “pagherebbe un alto prezzo” in termini di buona volontà della Cina. Il fondo della nota redazionale è il suo avvertimento inequivocabile che Pyongyang sbaglierebbe calcoli se pensasse di mettere la Cina contro gli Stati Uniti, “Pyongyang non deve sbagliarsi sulla Cina. La Cina non metterà le sue relazioni con Pyongyang sopra agli altri interessi strategici“. Chiaramente, il rapporto politico della Cina con Pyongyang ha toccato un punto basso. Ma allora, quali sono le priorità a lungo termine della Cina? Questi sono: nessuna guerra nella penisola coreana; nessuna destabilizzazione del regime nordcoreano e, una penisola coreana libera dalle armi nucleari. La Cina potrebbe indurirsi, ma rimarranno le considerazioni umanitarie e il rapporto a lungo termine non può essere abbandonato così. Inoltre, la Corea del Nord ha agito come zona cuscinetto cruciale contro le truppe degli Stati Uniti di stanza in Corea del Sud e Giappone. Inoltre, sullo sfondo del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti e delle relazioni difficili della Cina con il Giappone, Pechino ha bisogno di una copertura e può, quindi, nella migliore delle ipotesi permettersi di premere il tasto pausa su questo punto.
D’altra parte, c’è anche il grande quadro da considerare, il “nuovo tipo di rapporto tra due grandi potenze“, di cui Xi ha parlato durante la sua visita negli Stati Uniti. Così, in molti modi, non tutto si riduce a come Xi visualizza i rapporti USA-Cina nel loro complesso. C’è qualche ragione per  credere che la nuova dirigenza di Pechino sia alla ricerca di un buon guanxi (o buone reti di relazione) con la nuova amministrazione statunitense nel secondo mandato del presidente Barack Obama, che si è appena assestato. Infatti, un buon guanxi si basa sulle affinità e la fiducia personali ed ha il potenziale di creare situazioni “win-win“, soprattutto se portano alla conclusione di  contratti d’affari. La grande domanda è se la leadership cinese cercherà un buon guanxi da sviluppare con l’amministrazione Obama sul problema della Corea del Nord.

Morso geopolitico
I commentatori statunitensi stimano che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come e quando nuove sanzioni economiche contro la Corea del Nord saranno discusse in risposta al suo ultimo test nucleare, la Cina potrebbe sostenere tali misure. In realtà, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che le imprese della Corea del Nord e le imprese governative che operano in Cina hanno ritirato il denaro dai loro conti bancari cinesi. Al contrario, come ha preso atto l’editoriale del Global Times, c’è sempre la possibilità che gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud stiano probabilmente cercando di fomentare la discordia tra la Cina e la Corea del Nord, e “come trappola sembra verosimile“. Si dice addirittura che gli Stati Uniti potrebbero collaborare con la Corea del Sud e imporre un blocco marittimo alla Corea del Nord, senza preoccuparsi di avere un qualsiasi mandato dalle Nazioni Unite per un atto aggressivo che, ovviamente metterebbe seriamente in difficoltà la leadership cinese. Inoltre, il test nucleare della Corea del Nord avviene in un momento politicamente delicato, in cui vi sono stati cambiamenti nelle leadership di Cina, Giappone e Corea del Sud. In particolare, la neoeletta presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, è la figlia dell’ex presidente Park Chung-hee, che la Corea del Nord una volta tentò di assassinare, finendo per ucciderne la moglie (madre della nuova presidente).
Neanche la Cina può permettersi di farsi distrarre da una nuova crisi nella politica estera vicina, quando gli attuali crescenti problemi interni richiedono grande attenzione. Chiaramente, la Cina si trova tra l’incudine e il martello con il test nucleare nordcoreano. Per una curiosa coincidenza, il test nucleare ha avuto luogo con il capodanno dell’anno del serpente. L’anno del serpente ha storicamente avuto un morso geopolitico: Pearl Harbor (1941), massacro di Piazza Tienanmen (1989), attentati a New York e Washington dell’11 settembre (2001). Tra l’altro, lo stesso Xi è nato nell’anno del serpente del 1953.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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