Novorossija, tregua in guerra

Alessandro Lattanzio, 14/9/2014

00-donetsk-dnr-soldiers-06-09-14Nonostante la tregua, il 6 settembre si registravano scontri a Pervomajsk, Marjupol e Kirovsk, e bombardamenti su Amrosievka, Donetsk, Dzerzhinsk, Gorlovka, Jasinovataja, Kirovsk, Makeevka, Markov Jar, Shastie, Volonovakha e Zolotoe. Le FAN liberavano i villaggi di Sakhanka, Sartana, Shirokino, Talakhovka e Zemljanoe presso Marjupol. Una colonna di carri armati ucraini tentava di entrare a Volnovakha, venendo però fermata dalla milizia alla periferia della città. Telmanovo veniva ripresa dalle truppe ucraine dopo un attacco a sorpresa. Telmanovo era stata prima bombardata e poi assalita da una grande colonna di veicoli blindati della naziguardia. La milizia distrusse diversi BTR-3E ucraini. Comunque, nel pomeriggio del 6 settembre, dopo aver subito notevoli perdite, i majdanisti si ritiravano da Telmanovo. Qui le truppe ucraine furono colpite dall’artiglieria federalista che distrusse 7 BTR, 1 carro armato T-64 e 2 autocarri, eliminando 70 majdanisti a bordo del convoglio. Anche una colonna di blindati ucraini del battaglione neonazista Ajdar venne distrutta, con l’eliminazione di 35 naziguardie, mentre cercava di rompere l’accerchiamento presso Shastie. A Donetsk i bombardamenti dei naziatlantisti uccidevano 4 civili e ne ferivano altri 10.
Il 7 settembre, presso Volnovakha, gli ucraini bombardavano per errore una colonna della Guardia Nazionale, mentre presso Krasnij Luch una colonna majdanista finiva su un proprio campo minato.
L’8 settembre i golpisti bombardavano Enakievo, Frunze, colle Veselaja, Jasinovataja, Krasnij Partizan, Ocheredino, Shirokino, Spartak e Donetsk. Le truppe majdaniste si ritiravano da Shastie, Privetnoe, Pankovo, Stukalova Balka, Svetloe, Oboznoe, Khristovo, Markovka, Novopskov, Belovodsk, Novoajdar, Severodonetsk, Starobelsk e Svatovo.
Il 9 settembre, a Mariupol, la milizia distruggeva 1 carro armato e un checkpoint ucraini, eliminando 3 naziguardie. Presso Donetsk, 30 soldati dell’esercito ucraino venivano uccisi dalla propria artiglieria. I soldati ucraini avevano deciso di arrendersi presso Elenovka, tuttavia furono bombardati dalle milizie di ‘Pravij Sektor‘. 2 aerei cargo Hercules atterravano nell’aeroporto di Kharkov scaricando 2 MLRS Larom romeni e 1 MLRS Teruel-3 spagnolo assieme a grandi quantità di munizioni.
380650_600 Il 10 settembre, scontri a Popasnoe, Debaltsevo, Uglerdosk, Amrosievka, Marjupol, Shastie, Stanitsa-Luganskaja, Krasnij Luch, Donetsk, Enakievo, Shakhtjorsk, Karlovka e Dokuchaevsk. Combattimenti a Volnovakha. Pervomajskoe, presso Telmanovo, veniva liberato dalla milizia della RPD, così come Stanitsa Luganskaja e Uspenka da parte della milizia della RPL. Alcune unità ucraine venivano circondate dalla milizia a Debaltsevo.
Il 12 settembre, l’ennesimo tentativo dei majdanisti di uscire dall’aeroporto di Donetsk veniva respinto nei pressi del villaggio Tonenkoe. Le Forze Armate di Novorossia (FAN) liquidavano la sacca presso Starobeshevo liberando Patrjotichnoe, nel distretto di Novoazovsk, dove i resti delle unità delle naziguardie si erano trincerate. Presso Volnovakha il battaglione territoriale majdanista Kharkov-1 subiva gravi perdite. Scontri presso Jasinovataja con l’impiego di carri armati e semoventi di artiglieria da parte degli ucraini. Lo scopo dell’offensiva era salvare le truppe majdaniste accerchiate dalle milizie presso Zhdanovka.
Il 13 settembre, i majdanisti bombardavano Makeevka e Kirovskoe, dove uccidevano 30 civili. Nella regione di Kharkov veniva distrutto un treno carico di carburante per le truppe majdaniste. I majdanisti perdevano 200 effettivi nei combattimenti presso Ilovajsk, dove alcuni battaglioni ucraini della Guardia nazionale e dei volontari neonazisti furono accerchiati dalle milizie. Un nuovo convoglio umanitario russo arrivava a Lugansk.
Delle unità operative dell’esercito ucraino, la 72.ma e la 79.ma brigata devono essere ricostituite avendo subito notevoli perdite. Ciò che resta della 25.ma brigata rimane circondato (assieme ai resti della 24.ma) presso il confine con la Russia. La 95.ma brigata ha subito perdite significative, tanto che se si ripristinassero almeno parte dei suoi battaglioni, avrebbero un’efficienza assai inferiore ai precedenti, soprattutto riguardo ai blindati. La 80.ma brigata ha subito perdite significative, soprattutto in materiali. La maggior parte si trovava ad ovest di Lugansk, insieme ai resti della 1.ma brigata corazzata e della 30.ma brigata. Il 3.zo e l’8.vo reggimenti speciali erano stati trasformati in brigate (1.ma e 2.nda), dotate di pochi e scadenti blindati, utili come unità per il presidio di centri urbani. Una brigata si trovava presso Marjupol. La 28.ma brigata è stata posta in riserva il 17 agosto, essendo stata annientata tra Savroka e Ilovajsk, assieme al 92.mo battaglione. Della 51.ma brigata era rimasto intatto solo il comando. La 93.ma brigata era l’ultima unità rimasta efficiente nell’esercito ucraino. La 30.ma brigata aveva subito la perdita di due battaglioni su tre e della maggioranza dei propri mezzi. Probabilmente il comando della brigata sarebbe stato posto in riserva assieme ai comandi della 80.ma e della 1.ma brigate. La 2.nda brigata aveva perso 2 battaglioni e la 128.ma brigata aveva subito perdite a nord da Lugansk, conservando comunque l’ossatura dell’unità. Il 1.mo e 17.mo battaglione venivano utilizzati come riserve, pur avendo subito perdite. Infine, il battaglione ucraino Cherkassij, composto da 400 naziguardie dell’Ucraina occidentale e centrale, disertava a Volnovakha.
Dopo la firma della tregua a Minsk, Igor Plotnitskij, a capo della di Repubblica Popolare Lugansk (RPL), dichiarava “Ho già detto che qualsiasi tentativo di usare il protocollo di Minsk contro di noi non funzionerà. Abbiamo firmato il protocollo come accordo sulla coesistenza. Non possiamo essere isolati o strangolati. Non consegneremo i nostri confini con la Russia al controllo nemico. Siamo pronti ad affrontare economicamente l’Ucraina. Presto il mondo intero vedrà che l’Ucraina è destinata a povertà e degrado, senza l’industrioso Donbas”. La dichiarazione di Plotnitskij rispondeva a Jurij Lutsenko, consigliere di Poroshenko, che aveva detto che il protocollo di Minsk non prevedeva uno statuto speciale per le regioni di Donetsk e Lugansk. “Il consigliere di Poroshenko fa trapelare i piani del suo capo? O parla per sé? Minaccia il Donbas d’isolamento? La rivoluzione e l’amicizia con il vicepresidente USA Joe Biden non sfameranno un solo uomo. Altri territori ucraini presto vorranno vivere liberamente come noi. Se Poroshenko vuole il dialogo, faccia chiudere il becco ai suoi consiglieri chiacchieroni”.
JykXbn3ZxTE La Polonia forniva a Kiev il gas acquistato dalla Russia, violando il contratto con Gazprom. La Russia avrebbe risposto abbassando il volume del gas fornito alla Polonia. Mentre 34 carri armati tedeschi Leopard-2 operavano presso Ternopol nell’ambito dell’esercitazione NATO “Rapid Trident” con 1000 soldati atlantisti, il ministro della Difesa golpista Geletej affermava che “Ho incontrato i ministri della Difesa dei Paesi più importanti del mondo, che a porte chiuse ci hanno sentito iniziando a consegnarci armi”. Il consigliere del presidente ucraino Jurij Lutsenko dichiarava che tali Paesi erano Stati Uniti, Francia, Italia, Polonia e Norvegia e che avevano deciso d’inviare in Ucraina anche consiglieri militari oltre alle armi.
Il 9 settembre, il ministero della Difesa russo dichiarava che 15 navi, 10 aerei ed elicotteri e l’artiglieria costiera avevano preso parte alle esercitazioni di Sebastopoli, con il lancio di missili antinave K-300P Bastion. “Il lancio nel poligono a sud-est di Sebastopoli è stato effettuato da un avanzato complesso Bastion. Gli obiettivi, simulati da uno squadrone della marina, furono attaccati da quattro cacciabombardieri Su-24. Tutti i missili hanno colpito gli obiettivi, distruggendoli“, comunicava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, l’11 settembre le truppe nell’Estremo Oriente della Russia venivano poste in allerta per partecipare alle esercitazioni con 100000 militari, “Nel quadro di una verifica della prontezza al combattimento delle truppe del distretto militare orientale. Le unità di stanza nella regione orientale della Federazione Russa hanno completato l’attuazione delle misure per adottare il massimo grado di prontezza al combattimento”, dichiarava il Ministero della Difesa russo. Le manovre coinvolgevano il 3° Comando dell’Aeronautica e della Difesa Aerea, il Comando della Flotta del Pacifico e il Comando Aereo Strategico. L’esercitazione era stata avviata alle 10:00 dell’11 settembre su ordine del Comandante Supremo delle Forze armate russe, Presidente Vladimir Putin. L’esercitazione a sorpresa “prevedeva la partecipazione a pianificazione e controllo dei combattimenti dei comandi di distretto militare, armata, brigata, delle unità della fanteria meccanizzata, da ricognizione, trasmissioni e logistiche, navi, sottomarini e mezzi ausiliari, così come delle unità strategiche, da trasporto e tattiche dell’Aeronautica“, secondo il Generale Nikolaj Bogdanovskij, a capo del gruppo comando e controllo.

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Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
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ITAR-TASS
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
Voice of Sevastopol
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Cos’è la “Novorossija”?

Alain Benajam, Rete Voltaire, Parigi (Francia) 10 settembre 2014

La presentazione degli eventi a Lugansk e Donetsk da parte dei media atlantisti ignora le richieste del popolo. Tuttavia, non si tratta di una semplice rivolta contro il potere a Kiev, ma dell’affermazione di un particolare ideale. Alain Benajam, che ha viaggiato nel Paese per 40 anni, ci parla dei simboli del nuovo Stato di “Novorossjia.”

10325601“Novorossija”, il cui nome esatto è “Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija” è l’ultimo arrivato tra gli Stati democraticamente costituiti, anche se non è riconosciuto dalla comunità internazionale, esiste ed opera. L’esistenza dell'”Unione delle Repubbliche del Popolo della Nuova Russia” è una piccola rivoluzione, va capito perché. Tutti i termini e simboli della Nuova Russia sono stati accuratamente scelti ed hanno un significato profondo. La Nuova Russia o Novorossija ha cultura e lingua russa, ma non pretende di integrarsi nella Federazione russa. La Federazione Russa è uno Stato federale multietnico che si estende dal Baltico all’Oceano Pacifico e comprende numerose repubbliche autonome e popoli culturalmente non russi.

Come si può definire un’identità nazionale?
I confini statali sono tracciati dalla storia e dai suoi conflitti e non sempre tengono conto dei confini culturali e linguistici. Gli Stati moderni sono definiti da qualcosa di diverso da etnia o cultura, e se l’etnia non è molto precisata ed è valida solo per descrivere isolati gruppi tribali, la cultura indica essenzialmente una lingua e riferimenti storici comuni. Lo Stato moderno viene definito dal territorio delimitato da confini riconosciuti internazionalmente. Come tutti sanno il primo trattato sul reciproco riconoscimento dei confini fu il Trattato di Westfalia del 1648, a seguito della terribile Guerra dei Trent’anni che devastò l’Europa. Nel territorio degli Stati riconosciuti internazionalmente si applicano leggi e tasse specifiche. La definizione dello Stato moderno si sovrappone a quella di nazione, oggi si parla di Stato-nazione, dove la cittadinanza è definita dalla legge e nient’altro. L’appartenenza ad uno spazio culturale e linguistico e l’appartenenza a uno Stato-nazione oggi sono completamente separate. Molti Stati hanno popolazioni di cultura e lingua diversa come Svizzera, Belgio, Spagna, Regno Unito, Finlandia in Europa. In Africa e Oriente la colonizzazione ha plasmato Stati indipendentemente dalle differenze storico-culturali, ma ognuno ha accettato questi confini giuridici tenendoseli e componendo nuove nazioni sulla base dei nuovi Stati. Popolazioni con la stessa cultura e lingua possono trovarsi in Stati diversi, come lo Stato francese e la provincia del Quebec del governo federale canadese. Le popolazioni di lingua inglese di origini europee dell’ex-impero britannico si trovano in diversi Stati distinti come Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e lo stesso vale per il mondo ispanico, in America Latina. Anche la Germania fu divisa in due Stati per diversi anni. Il reciproco riconoscimento degli Stati dalla comunità internazionale non significa che i popoli riconosciuti nazionalmente dagli Stati siano culturalmente e linguisticamente ignorati. Ad esempio i popoli colonizzati dagli altri Stati dovettero lottare per avere la possibilità di formare uno Stato indipendente, come l’Algeria che si separò dalla Francia. La Carta delle Nazioni Unite ha definito giusto, nel dopoguerra, l’autodeterminazione dei popoli che vogliono divenire Stati indipendenti tramite il referendum. Il diritto dei popoli, caro al Generale de Gaulle, è un aspetto importante del diritto internazionale. Così ogni Stato nazione riconosciuto dalla comunità internazionale non può in alcun modo essere definitivo, ma dovrebbe essere sempre soggetto alla volontà di coloro che lo compongono. Tornando alla nostra Nuova Russia, si tratta di un nuovo Stato russo. Se culturalmente è russo, giuridicamente è diverso dalla Federazione russa, come se la provincia canadese del Quebec, divenendo indipendente, formasse un nuovo Stato francese, anche se non si parlerebbe di “Nuova Francia”, come la “Nuova Russia”.

Cosa significa “Repubblica Popolare”?
2a28b7242039947c814c3843aa429610 La Nuova Russia (Novorossia) è uno Stato federale che incorpora repubbliche popolari. Oggi comprende solammente due repubbliche, la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk, i cui confini seguono quegli degli ex-oblast ucraini dallo stesso nome. La Nuova Russia dovrà riunire nell’autodeterminazione gli altri oblast dell’ex-Ucraina che scegliessero democraticamente, con il referendum, di costruire la loro Repubblica popolare e di aderire all’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia. Ricordiamo da subito che l’Ucraina è sempre stata una provincia russa, perfino il luogo in cui venne fondata la Russia, Rus’, e l’ex-Ucraina fu arbitrariamente creata dall’Unione Sovietica senza mai contemplare le assai diverse popolazioni che abitano questa regione. Oggi, la democrazia è tornata ed è pienamente in linea con il diritto internazionale, chiedendo l’opinione dei diversi popoli che compongono questo recente Stato artificiale. I fondatori delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk insistono sul termine “popolare”. Fu usato storicamente dagli Stati sotto l’influenza sovietica, dopo la seconda guerra mondiale, definendosi sulla via della costruzione del socialismo. Il socialismo nella sua definizione marxista-leninista disciplina la proprietà sociale dei mezzi di produzione e di scambio. Il socialismo non è certo il comunismo, secondo la definizione marxista-leninista, poiché nel comunismo descritto dal Manifesto di Marx ed Engels nel 1848, non c’è la proprietà, la proprietà sociale, né il governo, né i salari. La parola “comunista” per descrivere questi Stati fu usata dalla propaganda statunitense. Nessuno Stato finora ha affermato di essere comunista. Nella sua conferenza stampa via skype del 6 settembre, a Parigi, Pavel Gubarjov, uno dei fondatori della Repubblica popolare di Donetsk ed ex-governatore “popolare”, precisava che il regno degli oligarchi era finito in Novorossija, adempiendo a una delle principali pretese di “Majdan”. Chi sono questi oligarchi dilaganti in Ucraina, Russia e negli altri Paesi che hanno abbandonato la via socialista? Tali persone sono soprattutto ex-burocrati della nomenklatura precedente, ma anche mafiosi, che si accaparrarono con la forza e illegalmente le industrie pubbliche divenendo immensamente ricchi. Ciò fu in qualche modo ostacolato in Russia e gli oligarchi che stavano estinguendo lo Stato russo sotto Boris Elstsin furono fermati da Vladimir Putin, che ha imprigionato qualche soggetto. In Ucraina, il fenomeno oligarchico è particolarmente devastante, enormi fortune sono state accumulate da pochi individui, mentre la gente è sempre più povera. L’Ucraina è il Paese europeo dai salari più bassi (inferiori a quelli in Cina). Il termine “popolare” non significa che si torna ai giorni dell’URSS, dove furono nazionalizzate tutte le attività economiche. Questo termine significa che solo le grandi industrie, come energia, l’industria pesante e degli armamenti saranno sotto il controllo del popolo che costituisce gli Stati federali. L’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia non mira a ricostruire l’URSS antidemocratica del partito unico, ma riconosce alcuni aspetti positivi della URSS, dove tutti avevano il diritto a salute, alloggio e lavoro.

Il motto e la bandiera della Novorossija
Il motto dell’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è “Libertà e Lavoro”, indicando chiaramente il desiderio di assicurare la libertà degli individui e una particolare attenzione per i lavoratori, cosa che non appartiene agli oligarchi. I valori di libertà e lavoro sono simboleggiati anche dalla bandiera, la bandiera rossa dei lavoratori, della Comune di Parigi di cui una si trova nel mausoleo di Lenin, una bandiera rossa con la croce di Sant’Andrea, il santo patrono della Russia, fondatore della Chiesa di Costantinopoli e all’origine dell’evangelizzazione, simboleggiata dalla bandiera bianca con la croce blu (chiamata di S. Andrea, ricordandone le torture). Questa bandiera sarebbe, non necessariamente, fregiata dalle armi della Novorossija simboleggiate dell’aquila a due teste delle antiche monarchie slave, coronata da una muratura industriale, indicando il carattere slavo e russo della Nuova Russia. Al centro vi è inserito lo scudo con la figura di un cosacco, ricordando che questa regione è anche la terra dei cosacchi. A sinistra vi è il martello dei metallurgici. A destra un’ancora, perché la nuova Russia ha il porto di Mariupol sul Mar d’Azov, accedendo al Mar Nero attraverso lo Stretto di Kerch. La zampa destra serra una spiga di grano, simbolo di pace, e la zampa sinistra un fascio di frecce, simbolo della guerra, indicando che la Nuova Russia vuole vivere in pace ma che si difenderà se necessario, come ha dimostrato. Sulla muratura a corona appare il cartiglio su cui è inciso “Novorossia” in cirillico e sotto l’aquila il motto “Lavoro e Libertà” in russo.

Il valori sincretici di Novorossija
E la bandiera dell’Unione delle Repubbliche del Popolo della Russia crea un nuovo sincretismo esprimendo due valori. Quella del lavoro e delle organizzazioni politiche dei lavoratori passate e presenti, volte a liberare il mondo dal sistema capitalistico, simboleggiato dalla bandiera rossa. Poi vi è la croce di Sant’Andrea che simboleggia i valori tradizionali e storici a cui i russi sono attaccati e senza cui non possono vivere. La storia segnata dal cristianesimo ortodosso ricorda anche le feroci battaglie della Grande Guerra Patriottica contro i nazisti e i collaborazionisti ucraini di Stepan Bandera. Questa lotta al fascismo ucraino e al nazismo tedesco è simboleggiata dal nastro di San Giorgio, che commemora il grande sacrificio dei russi nel salvare la Patria. Ora è indossato dai soldati di Novorossija che combattono la giunta di Kiev messa al potere dagli Stati Uniti con colpo di Stato particolarmente sanguinoso. Colpo attuato da gruppi e partiti neonazisti come Pravij Sektor (Fazione Destra) e il partito ex-nazista ucraino Svoboda. Tali partiti esibiscono apertamente simboli nazisti ed antisemitismo, definiscono i russi come facevano i nazisti, chiamandoli “subumani” (untermenshen), occupando lo Stato nonostante i loro scarsi risultati alle elezioni. Tali teppisti costituiscono la maggior parte dei battaglioni che combattono contro le Forze Armate di Novorossija (FAN), come il battaglione Azov che ha lo stesso simbolo dell’infame divisione SS Das Reich in Francia. Tali gruppi sostengono di essere nazionalisti, ma agiscono per conto degli Stati Uniti, Stato straniero che non vuole nulla di buono per l’Ucraina ma che cerca d’imporre il proprio potere economico e politico della regione. Tale caratterizzazione “nazionalista”, di cui si compiacciono, non li descrive per nulla, ma quella di “collaborazionista”, come il loro mentore Stepan Bandera, gli si adatta assai meglio. Tali neonazisti violenti, razzisti ed assassini sono fortemente supportati da media ed élite politiche dei Paesi soggetti agli Stati Uniti, laddove il comico Dieudonné viene condannato per la quenelle in cui ridicolmente vedono il saluto nazista invertito.

La resistenza all’imperialismo
Ciò che caratterizza il popolo della Nuova Russia è il desiderio di non essere integrato nel sistema euro-atlantico dominato dagli Stati Uniti tramite NATO ed Unione Europea. Tale sistema s’è ampiamente dimostrato inefficace e dannoso. Le nazioni che vi aderiscono declinano e sprofondano nella stagnazione economica e nel declino morale. È storicamente la prima volta che una nazione europea prende le armi per non farsi integrare nel sistema imposto dagli USA, rifiutandone non solo il sistema economico, ma anche i valori morali. Tale rifiuto è simile a quello di sempre più europei e francesi che, davanti al disastro, cercano di sbarazzarsi di tale infamia e di riprendere il controllo del proprio destino. Nella lotta dei popoli per recuperare l’indipendenza, i concetti di destra e sinistra non hanno più senso, le forze politiche che sostengono la dipendenza dal sistema degli Stati Uniti tramite Unione europea e NATO, si dichiarano di sinistra e di destra, quelli qualificati dai media come “estremisti” di destra e di sinistra sostengono il ritorno all’indipendenza. Egualmente con la sottomissione al sistema capitalista, che ha perso il carattere industriale di un tempo divenendo nient’altro che un sistema finanziario e globalista. Le forze politiche di destra e di sinistra che vi si oppongono, sono ovviamente demonizzate dai media ufficiali e da una stampa sovvenzionata dallo Stato. Così presso i media, l’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è odiata perché giustamente rappresenta la sintesi necessaria della rivoluzione anticapitalista, che è anche rivoluzione antiglobalizzazione, con la volontà dei popoli di recuperare le proprie tradizioni contro il sistema culturale globalista che non fornisce che il comun denominatore dell’edonismo più misero al posto dei valori del lavoro e del sacrificio. Perciò, le Repubbliche federate popolari della Nuova Russia sono un esempio per gli altri e l’inizio di qualcosa di nuovo che cambierà il mondo?

10653501raduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar

Nasser Kandil, Global Research, 4 settembre 2014

wa_image_gaza_map_1Qalid Mishal o il riconoscimento a geometria variabile
Leggendo l’articolo su Middle East Monitor (la cui traduzione è stata pubblicato da Le Grand Soir) [1], si potrebbe subire la cieca ammirazione per lo spirito di resistenza di Qalid Mishal, capo dell’ufficio politico di Hamas, che ha detto che uno degli errori d’Israele è “mentire, ancora una volta, alla comunità internazionale e all’amministrazione americana“. La questione è che, nel regno dei bugiardi, chi è il re? Ma prima di scoprire cosa pensano coloro che resistono sul campo, come ci spiega Nasser Kandil sulla TV al-Mayadin, vediamo più da vicino coloro cui sono indirizzati i ringraziamenti di Mishal, dovuti a finanziamenti e residenze più o meno di lusso.

Residenza in Qatar: dichiarazioni di Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza[2]
“…Un grazie meritato al Qatar e al suo “coraggioso principe”, sceicco Tamim. Grazie al Presidente Erdogan, uomo “autentico” che non ha mancato di preoccuparsi per Gaza, sebbene occupato dalla rielezione e dal riordino interno. Grazie al rivoluzionario presidente Munsif al-Marzuqi. Applauditeli tutti!
Grazie anche ai tanti capi:
• il presidente sudanese che, per Allah, non ha mancato di testimoniarci la sua lealtà e generosità,
• l’emiro del Quwayt, che ci ha anche ampiamente dimostrato fedeltà e generosità,
• i funzionari dell’Oman che non ci hanno lesinato aiuti,
• il presidente dello Yemen, che non ha badato a spese per noi,
• i funzionari algerini, tunisini e marocchini, che non ci hanno lesinato aiuti,
• il primo ministro della Malesia non ci ha lesinato aiuti.
Tutti erano in contatto con noi e ci hanno sostenuto, e non sono stati avari. Che tutto il bene li ricompensi per i loro benefici. E la cosa migliore di tutti i capi, emiri, ministri degli Esteri… molte persone che non ci hanno lesinato aiuti. Possano essere ricompensati per i loro benefici. Ci sono anche persone… che ci hanno contattato per assicurarci il loro sostegno. È il caso dei “fratelli iraniani”. Li ringraziamo. Vogliamo unificare la Ummah intorno alla battaglia per la Palestina. Vogliamo che la vera battaglia sia condotta per recuperare Gerusalemme, al-Aqsa, la Palestina e allontanarsi dalle polarizzazioni della fede e da battaglie sparse. Questa è la vera battaglia. Vogliamo pace, sicurezza e stabilità per l’intera Ummah e che tutti possano soddisfare le loro richieste. Che Dio ci salvi da ogni ingerenza straniera. Desideriamo tutto ciò. I nostri “fratelli in Egitto” hanno ospitato i negoziati per il cessate il fuoco. Apprezziamo l’energia che consumate. Ma data la sua importanza, molto, molto di più ci aspettiamo dall’Egitto. Questa è la nostra speranza per l’Ummah, e voi media che vedevo e non vedevo, soprattutto quelli che coprivano gli eventi da Gaza… candidandosi al martirio per media di Gaza… e al-Jazeera, “la perla dei media arabi”!
Grazie a tutti voi.
La pace sia su di voi, e che Dio vi conceda misericordia e benedizione“.

Residenza siriana: dichiarazione dello stesso Mishal nel 2011[3]
Perché dovremmo dire grazie a chi ci ha sostenuto in segreto e in pubblico… economicamente, materialmente e politicamente? Perché non ringraziare il Presidente Bashar al-Assad, che ci sosteneva come fanno i veri uomini?

Khaled MashaalLa vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar
1. L’aggressione nemica a Gaza si è conclusa. Qual è la situazione attuale, mentre si dice che alcuni cerchino di far saltare il rapporto Hamas-Fatah?
Credo, purtroppo che, nonostante la grande vittoria della popolazione e dei combattenti di Gaza contro “Iron Dome” e le brigate super attrezzate da otto anni di preparazione dell’esercito israeliano, che pensava di aver appreso lezioni dall’aggressione al Libano nel 2006, ci troviamo di fronte a una direzione politica peggiore della precedente. In altre parole, con Mahmud Abbas abbiamo sempre temuto il peggio; Oggi, il peggio è ancor peggiore perché la vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar. Non abbiamo sentito da Qalid Mishal: Principe “coraggioso” e uomo “autentico” che, nonostante le preoccupazioni elettorali, non poteva pensare che al popolo di Gaza? Due Paesi che non hanno nemmeno il coraggio di arrivare al livello dei Paesi latino-americani! Sappiamo tutti che Brasile ed Ecuador hanno chiuso le ambasciate israeliane nel loro territorio, che il Venezuela ha fatto lo stesso e che la presidentessa dell’Argentina ha ritirato la cittadinanza ai connazionali che servono nell’esercito israeliano. La bandiera israeliana sventola nel cielo di … Ankara e Mishal ha il coraggio di dirci che Erdogan è un eroe vittorioso!? Un eroe? Sul principe del Qatar, che non ha nemmeno il coraggio di annunciare “costruiremo il porto e l’aeroporto di Gaza su cui atterrerò“, è divenuto un principe coraggioso!? La vendita della vittoria di Gaza porterà alla debacle palestinese. Sì, lo dico come ho detto che lamenteremo il passo di Mahmud Abbas, che potrà goderne. Buon per lui!

2. Come vede l’evoluzione della situazione?
Penso che ci saranno ulteriori negoziati e che Mahmud Abbas sfrutterà la vittoria di Gaza per consolidare le sue posizioni. La leadership politica di Hamas ha tradito i sacrifici dei suoi combattenti e della sua resistenza. Muhammad Dayf [4] è certamente più degno della lode di Mishal di chiunque altro. Mi permetto di aggiungere, con un certo imbarazzo parlando su al-Mayadin, che Mishal sembra aver dimenticato ciò che la vostra rete ed i vostri corrispondenti hanno instancabilmente fatto per Gaza e la causa palestinese… Spudoratamente ha descritto al-Jazeera come “la perla dei media arabi”, che gli paga le bollette del soggiorno a Doha; nel Qatar, che non ha il coraggio di sfidare Stati Uniti ed Israele accogliendoli ufficialmente, ha lo status di “ospite di al-Jazeera” quale analista politico. E’ inaccettabile che rimborsi le spese con il sangue della sua gente e della resistenza! Pertanto, tale discorso è un vero e proprio scandalo. Basti pensare a tutti i sacrifici del popolo palestinese e alla straordinaria ingegnosità dei comandanti di Iz al-Din al-Qasam (braccio militare di Hamas) e delle brigate al-Quds. Tale dualità di Hamas non può portare ad una ristrutturazione a breve termine, da cui l’opportunità di Mahmud Abbas di sfruttare la vittoria di Gaza per reintrodurre il suo piano per la creazione dello Stato palestinese [5]. Inoltre, in tal senso lo studioso statunitense, in un recente articolo, Martin Indyk [6] ha detto che Turchia e Qatar sono riuscite a condurre Hamas ai negoziati avviati da Israele… [7]

3. Tornando alla coppia Fatah-Hamas, alcuni dicono che i loro disaccordi siano sotto controllo. Lei?
Rispondo francamente che ciò m’inquieta. Conosco Fatah, è un’entità intrappolata dalla visione sulla sicurezza, facilmente infiltrabile. Su Hamas, che dipende da Qalid Mishal, è interessata solo al potere e non si preoccupa di una politica per unire il popolo palestinese tramite la vittoria a Gaza della Resistenza. Pertanto, abbiamo da un lato l’entità intrappolata di Fatah e la leadership opportunista di Hamas; dall’altra una struttura combattente e forte. Cioè non tutti sono preoccupati dalla Resistenza. C’è chi ne approfitta raccogliendo il bottino come Qalid Mishal di Hamas, e ci sono infiltrati in Fatah che lavorano per distruggerlo. Il rischio è che una sola scintilla possa distruggere la vittoria palestinese e seminare discordia tra i palestinesi.

4. Date le rispettive dichiarazioni contraddittorie, possiamo aspettarci un cambio nelle strutture interne di Hamas?
Infatti, le dichiarazioni di Mahmud al-Zahar e al-Qasam sono completamente differenti, perché la loro bussola indica sempre la Palestina. Qualcuno potrebbe pensare che avremmo voluto che nel suo discorso Qalid Mishal ringraziasse Siria e Hezbollah. Assolutamente no, e Dio non voglia! Vogliamo parlare della Palestina e che la sua bussola punti solo sulla Palestina. Che scherziamo? La “normalizzazione” sarebbe la ricetta della vittoria? Che barzelletta! Sì, è indiscutibile che la direzione di al-Qasam sia fedele alla Palestina e ai palestinesi. E se uno di questi giorni, Muhammad Dayf dichiarasse che è contrario al “regime” siriano, mi congratulerei ancora; perché fin dall’inizio della guerra contro la Siria, non ha mai compromesso la resistenza adottando una qualche ideologia politicamente estranea alla Palestina. Così avremmo voluto che la leadership politica di Hamas si comportasse. Ecco dove siamo. La resistenza di Hamas accetterà tale situazione, ora che è assai chiaro che Qalid Mishal la sfrutta?

5. Secondo lei cosa accadrà?
Quello che so è che vi sono discussioni interne ad Hamas, il sentimento dominante si riassume: “Ci siamo venduti a Muhammad Mursi nel 2012 e la fitna (disaccordo) tra Egitto e Palestina ha quasi distrutto la Resistenza. Oggi (la leadership politica di Hamas) ci vende a Turchia e Qatar...”

6. Non abbiamo il tempo di affrontare il conflitto tra Qatar e Paesi del Golfo. Una parola su ciò?
In una parola, e spero che ve lo ricordiate, il risultato di tutto ciò si tradurrà in due o tre anni nella ricompensa al Qatar dell’Arabia Saudita. Per ristabilire il suo prestigio nella penisola il suo principe e il suo gas dovranno vendersi ai sauditi!

Nasser Kandil, al-Mayadin 31/08/2014
Nasser Kandil intervistato da Fatun Abasi [38']

Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:
[1] Mishal parla di resistenza, trattative e politica regionale (Middle East Monitor). Traduzione di Dominique Muselet
[2] TV al-Manar: Dichiarazione di Qalid Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza
[3] Video dell’Asse della Resistenza: Il capo di Hamas (Qalid Mishal) ringrazia Assad per il sostegno militare, nel 2011
[4] Muhammad Dayf. Muhammad Dayf, nato Muhammad Ibrahim Diab al-Masri il 12 agosto 1960 a Khan Younis, è un militante palestinese e comandante delle brigate Iz al-Din al-Qasam, ala militare di Hamas. Il 20 agosto 2014, l’aviazione israeliana colpiva la casa in cui si trovava, secondo le sue informazioni. Israele crede che sia stato ucciso o gravemente ferito, Hamas l’ha negato. La moglie e la figlia sono state uccise nel bombardamento.
[5] Abbas: Uno Stato palestinese e ritirata israeliano entro 3 anni
[6] Martin Indyk, l’inviato USA in Medio Oriente si dimette
[7] La relazione Stati Uniti-Israele giunge a un ripensamentoBrookings

Nasser Kandil è un ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano libanese al-Bina
Copyright © 2014 Global Research

Mideast-Gulf-Shifting_Horo

Abbas, Hanyah e al-Thani

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il destino della Novorossija

Jurij Baranchik, direttore esecutivo dell’Istituto di Guerra dell’Informazione (Mosca) IarexReseau International
5 settembre 2014

14091326999741La scorsa settimana s’è visto che nella lotta contro la Russia sul territorio ucraino, gli Stati Uniti non credono più alla giunta e a Poroshenko. Ciò significa che gli Stati Uniti hanno declassato i rappresentanti della giunta sul piano geopolitico: la realpolitik s’impone e loro possono andarsene. Da febbraio alla prima metà di agosto 2014 gli Stati Uniti hanno appoggiato nel conflitto le forze politiche nazionaliste che organizzarono il colpo di Stato: Jatsenjuk, Turchinov, Poroshenko Kolomojskij, Klishko, Timoshenko, Nalivajchenko e altri. Anche dopo la Crimea, l’enfasi fu posta sulla soluzione degli sforzi della giunta. Perciò furono adottate le peggiori azioni, la cui più eclatante fu la tragedia nella Casa dei Sindacati a Odessa. L’obiettivo era intimidire la popolazione ucraina e spezzarne la resistenza. Gli eventi hanno dimostrato il fallimento di tale strategia: il sud-est si ribellava e dopo un lungo periodo di difesa e rafforzamento, attuava l’offensiva. Gli eventi della scorsa settimana dimostrano che la giunta non ha nulla da opporre all’offensiva militare e diplomatica. Di conseguenza, la prospettiva di una brutta fine per la giunta si profila all’orizzonte (ottobre-dicembre). In questo periodo gli Stati Uniti hanno anche cercato di fare pressioni esterne sulla Russia, ma senza successo, con la tentazione di attrarre la Russia direttamente in un sanguinoso scontro in Ucraina, primo obiettivo mancato. Ora si dovevano utilizzare strumenti coloniali come le sanzioni. E’ chiaro che le sanzioni non hanno prodotto gli effetti desiderati, invece hanno comportato la vittoria diplomatica dalla Russia in Europa e nel mondo: è chiaro a tutti che ha resistito con successo al primo aggressore mondiale. Di conseguenza, gli Stati Uniti, principali istigatori della guerra contro la Russia in Ucraina, si trovano sull’orlo della sconfitta politica. Scommettere sulle forze bandieriste filo-fasciste e sulla loro capacità di spaventare la popolazione, mantenendo il potere e minacciando la Russia, s’è dimostrato inutile come le sanzioni. La giunta è sull’orlo del collasso. Se l’offensiva della Resistenza di Novorossija perdura una settimana o due, non c’è alcun dubbio che le elezioni parlamentari previste per il 26 ottobre a Kiev, non si terranno. Pertanto, Poroshenko non ha tempo da perdere, per stabilizzare la propria posizione tra i clan della giunta ha bisogno di almeno un armistizio temporaneo con la Novorossija, per:
a) ridurne il potenziale offensivo;
b) consolidare esercito, “guardia nazionale” e battaglioni territoriali;
c) completarne la mobilitazione;
d) allentare le tensioni tra i clan della giunta dovute all’assai sgradevole prospettiva politica e, a seguito di una nuova offensiva della giunta, vincere le elezioni.
Se tale semplice combinazione ha successo, avrà una tregua temporanea e l’unica possibilità di rimanere presidente. In caso contrario, le forze della Resistenza non lasceranno tregua, rifiuteranno i colloqui e continueranno l’offensiva, con conseguente, a settembre, estensione dei combattimenti dai confini delle regioni di Donetsk e Lugansk, e liberazione di Zaporozhe, Kharkov, Kherson, Nikolaev e Dnepropetrovsk. In questo caso non ci sarà alcun questione di elezioni, né di permanenza alla presidenza di Poroshenko: sarà inghiottito dai suoi stessi “amici” e parte della “periferia” (ciò che significa Ucraina), finirà sotto il dominio della giunta neo-fascista, facendo precipitare il Paese nella crisi politica, amministrativa ed economica. Altri esperti concordano: Poroshenko considerava l'”operazione antiterrorismo” un lancio alla roulette, puntando tutto sul successo della guerra lampo per l’occupazione di Donetsk e Lugansk. Fallita l’operazione militare non ha né denaro per comprare armi e finanziare l’esercito, né legittimità data da un successo militare, né supporto goduto dai vincitori delle rivoluzioni. Nel frattempo, i suoi avversari avanzano: le forze radicali hanno capito che il presidente di eliminare i battaglioni di volontari pericolosi per lui, sollevando lo spettro del colpo di Stato. Il rapporto tra il presidente e numerose persone influenti in Ucraina s’è deteriorato, passando dalla fronda all’autonomia politica. (Expert)
Alcuni esperti ritengono che a seguito del caos, i radicali più duri e i fascisti possono prendere il potere a Poroshenko. Penso che ciò accadrebbe solo con una tregua, quando una forza emergerebbe sulle altre nella giunta. Ma ora non è così: i vari clan della giunta sono più o meno equivalenti. Quindi ci sarà una battaglia tra i rivali, in un Paese al collasso economico e politico e in presenza di una grave minaccia estera: l’esercito di Novorossija non rimarrà inattivo di fronte a tale caos. Probabilmente il post-Poroshenko sarà segnato da una sanguinosa lotta di potere tra clan della giunta. Tuttavia la vittoria di una di tali forze sarà di Pirro e il vincitore rimarrà al potere anche meno di Poroshenko. Se la legittimità di quest’ultimo si basa su un’elezione farsa e il supporto estero, con la Russia che l’ha riconosciuto presidente di ciò che resta dell’Ucraina, su quali basi costruirà la sua legittimità un nuovo clan dominante? Nessuna. Pura occupazione del potere. Anticipando l’evoluzione della triste e sgradevole situazione a Kiev, (fallendo nel danneggiare la Russia) gli Stati Uniti continueranno a concentrarsi sulle forze neobanderiste ed elevando l’opposizione alla Russia a geopolitica globale. In ogni caso, la giunta compie il lavoro sporco per cui è stata creata. Spiego. Provocare gli istinti banderisti cercando di esportare il conflitto civile ucraino in Russia s’è rivelato inutile, i russi d’Ucraina si sono ribellati ed impegnati nella lotta per l’identità del loro Stato-nazione. L’idea di creare un secondo Afghanistan o Siria, vicino ai confini della Russia, è fallita. La sfida del Boeing non ha aiutato, anche se negli anni ’80 infamie simili funzionarono. La macchina della propaganda statunitense mostra i segni dell’usura. Le sanzioni economiche si dimostrano inadeguate come strumento di pressione sulla Russia. Cosa rimane agli Stati Uniti? Lo strumento della NATO, uno strumento politico-militare grave e il cui utilizzo richiede attento lavoro, perché se non corretto potrebbe avere conseguenze imprevedibili e devastanti. Si può anche dire che la NATO sia l’ultimo strumento di pressione degli Stati Uniti sulla Russia. Ma come dimostrano gli ultimi eventi, gli Stati Uniti iniziano a testare attivamente l’attuazione di tale ultimo mezzo contro la Russia.
Gli Stati Uniti sanno pienamente a quale livello portare lo scontro mortale con la Russia e quando i loro principali alleati europei li lasceranno senza sostegno. In tal caso subirebbero una sconfitta geopolitica che cancellerebbe l’intera configurazione del potere mondiale dalla fine della Guerra Fredda. Questo è il motivo per cui le iniziative non provengono direttamente dagli USA ma dai loro vassalli più fedeli, Stati baltici, Polonia, Canada. In primo luogo, i media globali hanno diffuso l’idea della necessità d’implementare il sistema di difesa missilistica USA in Europa contro la Russia. L’idea fu proposta dai rappresentanti di Paesi baltici e Polonia, ma non fu attuata. Poi lanciarono l’idea della possibilità d’impiantare cinque basi NATO nel territorio di Paesi baltici, Polonia e Romania, e subito dopo affermarono la necessità di violare l’atto istitutivo NATO-Russia. Sempre baltici, polacchi e questa volta anche canadesi, presero l’iniziativa. La sensazione è che i baltici siano al vertice del gruppo e i veri padroni del pianeta, non gli USA. Tuttavia nessuno si fa ingannare; a tutti è chiaro il motivo per cui dei cagnetti politici abbaino contro l’orso. La Gran Bretagna non resta in disparte proponendo di escludere la Russia dall’International Society of Interbank Financial Telecommunication (SWIFT). Gli statunitensi premono per l’attacco frontale alla Novorossija attraverso la giunta neobanderista, per costruire una nuova cortina di ferro al servizio della NATO. Le sanzioni economiche non hanno avuto alcun impatto sui leader della Russia, come credeva Washington, decidendo così di portare il confronto con la Russia al livello politico-militare come avvenne con l’Unione Sovietica, cosa accadrebbe se i leader della Russia, come dell’URSS, cedessero proprio quando la vittoria è vicina?

30493_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua

Alessandro Lattanzio, 6/9/2014

61mYuSdFVqMLe forze golpiste ucraine, dal 2 maggio al 21 agosto avrebbero subito 20274 tra morti e feriti, 12418 tra disertori e prigionieri, e la perdita di 16 aerei d’attacco Su-25 (1 catturato), 7 cacciabombardieri Su-24 e Su-27, 2 caccia MiG-29, 1 Antonov An-30, 6 droni, 2 aerei da trasporto Antonov An-26 e 2 Iljushin Il-76, 20 elicotteri da attacco e trasporto Mi-24, Mi-17 e Mi-8; 319 carri armati T-64 (65 catturati), 2 carri armati T-64 Bulat, 7 carri armati T-72 (3 catturati), 19 carri armati T-84U Oplot; 163 veicoli da combattimento della fanteria BMP (69 catturati), 125 veicoli da combattimento dei paracadutisti BMD (9 catturati), 312 veicoli trasporto truppe corazzati BTR (39 catturati), 2 veicoli da ricognizione BRDM (catturati); 4 semoventi d’artiglieria 2S7 Pjon da 203mm, 5 semoventi d’artiglieria 2S3 Akatsija da 152mm (1 catturato), 30 semoventi d’artiglieria 2S1 Gvozdika da 122 mm (25 catturati), 2 semoventi d’artiglieria 2S4 Tjulpan da 240mm (catturati), 6 semoventi d’artiglieria 2S9 Nona da 120mm (catturati), 21 cannoni antiaerei ZU-23-2 (18 catturati), 24 lanciarazzi multipli Grad da 122mm (catturati), 11 lanciarazzi multipli Uragan da 220 mm (4 catturati), 45 obici D-30 da 122mm (10 catturati), 32 mortai da 32mm (catturati); 5 jeep Hummer, 25 autoveicoli GAZ-66, 1 autocarro ZIL-131, 2 autocarri KrAZ, 58 autocarri Ural, 69 autocarri KAMAZ e 4 jeep UAZ 469. In totale, la junta di Kiev aveva perso almeno 33000 effettivi, 56 velivoli, 960 blindati e 180 pezzi di artiglieria.
Il 3 settembre, presso Lugansk l’esercito federalista liberava Krasnij Jar, Stukalova Balka e Shishkovo, distruggendo 8 autoveicoli ed eliminando 35 naziguardie della junta di Kiev. I majdanisti si ritiravano da Vesjolaja Gora, Shastie, Novosvetlovka, Georgevka e Lutugino. La milizia di Gorlovka distruggeva un gruppo d’artiglieria majdanista presso Pantelejmonovka, che bombardando la città di Enakievo, il 2 settembre, uccise sei civili. L’artiglieria della milizia aveva bombardato le posizioni delle forze majdaniste presso il villaggio di Nizhnjaja Krinka e la città di Avdjovka. 3 carri armati, 8 BMP e BTR, 6 autoveicoli ucraini furono distrutti, e 20 golpisti furono eliminati o feriti. Nella notte del 3-4 settembre, in totale le truppe ucraine perdevano 16 blindati, 28 autoveicoli e 130 effettivi tra eliminati e feriti.
wPAa1P8PZqE Il 4 settembre, Khartsyzsk veniva colpita da missili Tochka-U con testata esplosiva, causando diversi feriti gravi tra i civili. Il comando della 93.ma brigata meccanizzata veniva distrutto presso il villaggio Tonenkoe, mentre 2 distaccamenti mortai ucraini furono distrutti nella zona dell’aeroporto di Donestk, eliminando 15 militari ucraini. Nel villaggio Severnoe un convoglio di due auto e un veicolo corazzato venne distrutto eliminando 40 soldati majdanisti. Presso Khimkij un plotone di obici da 152mm con 30 effettivi venne distrutto dalla milizia assieme a un veicolo lanciamissili Tochka-U. Le truppe federaliste liberavano Kumachjovo, Berestovoe, Glinka, Kamenka, Vorovskoe, Luzhkij, Marinka e Stila. Tra Debaltsevo e Svitlodarsk venivano accerchiate altre forze ucraine: l’11.mo battaglione dell’esercito, il 25.mo battaglione territoriale e i battaglioni volontari Kiev e Karpatij-2. Nella zona Shastie-Bakhmutovka, le forze ucraine si ritiravano dopo aver perso 30 blindati distrutti dal tiro di sbarramento delle forze armate di Novorossija. Solo il battaglione neonazista Ajdar rimaneva a Shastie. A Permovajsk, 60 km a nord di Lugansk, l’EPN avanzava per oltre 40 km. Un gruppo corazzato dell’EPN entrava a Marjupol, nei quartieri Talakovka e Sartana. Mentre nel quartiere Vostochnij si svolgevano i combattimenti tra le milizie e le forze di occupazione majdaniste, dove la guardia ucraina perdeva almeno 50 effettivi, 4 blindati, 11 autoveicoli, 1 mortaio e un deposito di carburanti e lubrificanti.
Il 5 settembre, quando “I rappresentanti di Ucraina, RPD e RPL firmavano a Minsk il protocollo del cessate il fuoco, a partire dalle 18:00“, la junta di Kiev inviava truppe da Perekop a Marjupol e Odessa. La Crimea ora era completamente esclusa da qualsiasi piano della junta, troppo impegnata altrove; gli ambiziosi piani di far pressioni sulla Crimea, come anche sulla Transnistria, erano falliti. Bombardamenti su Makeevka, Donetsk e Dzerzhinsk.
Nel frattempo la Francia “rimandava” la consegna alla Russia della portaelicotteri Sevastopol, della classe Mistral. L’accordo riguardava diverse navi d’appoggio assalto anfibio, in parte costruite a St. Nazaire, in Francia, e in parte da costruire in Russia. Infatti, l’accordo comprendeva la modernizzazione di un cantiere navale in Russia e quindi, Mosca potrà comunque costruire tali navi. Inoltre, se le 2 navi francesi non saranno consegnate alla Russia, questi richiederà indietro i 600milioni di euro già erogati e il pagamento della penale contrattuale di 250 milioni. Senza la conclusione dell’accordo la Francia rischia di far chiudere il cantiere navale di Saint-Nazaire e di perdere credibilità in altri mercati.

10610523Fonti:
Alawata
Bertrand Du Donbass
Cassad
Cassad
Histoire et Societé
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RussiaToday
Vineyard Saker
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol

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Novorossija, la resa di Kiev

Alessandro Lattanzio, 4/9/2014

10467055Ai primi di agosto delle manifestazioni si svolgevano nella regione di Transcarpazia, soprattutto contro la mobilitazione indetta da Kiev. I residenti locali bloccavano strade, treni e punti strategici. La città di Mukachevo era al centro della ribellione, che si estese anche alle regioni di Mukachevo, Beregove e Hustskij. Perciò il 19 agosto Kiev inviava 3000 elementi armati in Transcarpazia per controllare la situazione. Il 21 agosto la Transnistria mobilitava l’esercito e tutti i dipendenti statali si addestravano al combattimento. Dopo il suo incontro con la leadership di Transnistria, il vicepremier russo Dmitrij Rogozin osservava che la Russia avrebbe continuato a sostenerla.
Il 29 agosto il 3.zo battaglione della 51.ma brigata meccanizzata ucraina, oltre a diversi battaglioni territoriali, tentarono di rompere l’accerchiamento presso Ilovajsk, dividendosi in due colonne, una di 77 mezzi militari e l’altra consistente in autoveicoli dei battaglioni territoriali. Nell’operazione l’artiglieria della milizia distrusse le colonne majdaniste. Complessivamente 300-500 guardie majdaniste furono eliminate, di cui 350 fatte prigioniere, mentre tutte le loro armi pesanti, come carri armati, artiglieria e MLRS furono abbandonate nella sacca.
Il 30 agosto, le truppe majdaniste iniziavano a ritirarsi da Donetsk a Zaporozhe mentre le milizie di Novorossija distruggevano circa 20 tra carri armati e blindati nei pressi di Marjupol. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, le milizie di Novorossija catturavano 198 guardie majdaniste a Starobeshevo, dopo averne eliminate altre 22, distrutto 2 carri armati e 2 BMP e catturato altri 6 carri armati della guardia nazionale ucraina. Sempre a Starobeshevo, la brigata dei minatori aveva accerchiato 14 veicoli blindati, di cui 5 carri armati, e circa 100 soldati ucraini. Dopo due ore di combattimento, gli ucraini accettavano di lasciare 5 carri armati e 1 BMP alle milizie, in cambio di un corridoio da cui fuggire. Un altro BMP era già stato distrutto nei combattimenti. Volnovakha, 45 km a sud di Donetsk, veniva liberata dalla milizia. A Donetsk, il Primo Ministro della Repubblica popolare di Donetsk Zaharchenko era oggetto di un attentato che feriva il suo autista.
Il 31 agosto, i miliziani di Donetsk affondavano due pattugliatori ucraini nel Mare d’Azov, che dal Golfo di Taganrog cercavano di bombardare Shirokino e Bezimennoe, a 10/20 chilometri ad est di Marjupol. Ad Ilovajsk, 200 neonazisti del battaglione “Donbass” di arrendevano alla milizia. L’artiglieria della Milizia distruggeva una batteria di Grad ucraini presso Shastie.
10525778 Il 1 settembre, la milizia liberava la città di Vesjolaja Gora, presso Lugansk, “punto chiave che permette di controllare il passaggio sul fiume Severskij Donets, presso Shastie, sulla strada Lugansk-Starobelsk”. L’Esercito di Novorossija liberava Novoamvrosevskoe, Blagodatnoe, Semjonovskoe, Artjomovka, Mnogopole, Metallist, Tretjaki, Kobzarij, Zeljonoe, Shirokoe, Pavlogradskoe e Grabskoe. A Svetloe, la milizia eliminava 20 guardie majdaniste e catturava un centinaio di soldati ucraini. L’esercito di Novorossija, presso Marjupol, eliminava 100 guardie ucraine, abbatteva 1 aereo d’attacco Su-25 e 2 elicotteri Mi-8 e catturava 2 T-64, 6 MLRS, 2 blindati, 4 pezzi d’artiglieria e mortai, 24 autoveicoli e 2 depositi di munizioni. Dopo una settimana di combattimenti, le milizie respinsero le truppe ucraine da Novosvetlovka, nella regione di Lugansk, aprendo la strada ai rifornimenti per Lugansk. I majdanisti abbandonavano Elenovka, Konstantinovka e Telmanovo, lasciando armamenti e munizioni e perdendo 1 BTR, 2 MLRS e 20 soldati. A Novosjolovka 35 militari ucraini si arrendevano e 5 loro MLRS furono distrutti. Ad Amvrosievka, 45 km a sud-est di Donetsk, l’esercito ucraino subiva gravi perdite ed abbandonava numeroso materiale, tra cui 1 cannone semovente da 152mm ‘Gjatsint’. Tra Amvrosievka e Starobeshevo, le unità della difesa aerea della milizia abbattevano un caccia Su-27 ucraino. A Malonikolaevka, 20 km a sud-ovest di Lugansk, la milizia danneggiava 2 elicotteri Mi-8 ucraini, distruggeva una batteria di MLRS Smerch, 6 cannoni D-30 da 122mm e 2 depositi di munizioni. A Lutugino, 10 km a sud-ovest di Lugansk, il contrattacco della milizia sulle posizioni majdaniste distruggeva 1 MLRS BM-21 Grad, blindati e 2 autocarri Ural, infliggendo 17 tra morti e feriti agli ucraini. La milizia occupava l’aeroporto di Lugansk, dopo un assalto in cui 5 soldati ucraini furono eliminati e altri 13 fatti prigionieri. Durante i combattimenti, il battaglione naziatlantista Ajdar si ritirava assieme a gruppi di mercenari polacchi, svedesi e baltici. A marzo, la NATO aveva inviato a Kiev un’unità di 16 ufficiali del centro cibernetico estone per svolgervi attività antirusse. A luglio, 6 di tali ufficiali crearono a Marjupol un centro per la guerra d’informazione contro la Russia, mentre gli altri continuavano le attività a Kiev presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin dichiarava: “I nostri colleghi statunitensi ci dicano cosa fanno decine di consiglieri statunitensi negli uffici del Consiglio di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina. Ci dicano quanti mercenari statunitensi delle cosiddette “società di sicurezza” combattono a migliaia di miglia da casa, e come i militari ucraini sono riusciti ad avere armi e tecnologia militare statunitensi“.
w590 Il 2 settembre, le milizie di Novorossija liberavano Rodnikovoe, Stila, Kommunarovka, Andreevka, nel Donetsk, e Uspenka, Lenina, Belorechenskij, Beloe, Gaevo, Sabovka, Sukhdol, Rodakov, Aleksandrovka, Zemlanoe, Shishkovo, Tsvetnie Peski e Vesjola Tarasovka nel Lugansk. La Milizia riprendeva il pieno controllo dell’aeroporto di Donetsk. A Georgievka Uspenka furono eliminati 5 terroristi neofascisti. Nel complesso, i majdanisti avevano perso nel corso della giornata 6 carri armati, 12 BMP, 6 MLRS BM-21 Grad e 21 autoveicoli diversi. 94 effettivi furono eliminati e 18 arrestati.
Ai primi di settembre, l’offensiva a sud dell’Esercito di Novorossija continuava da Georgievka e Karlovka al Mar d’Azov, seguendo le due direttrici di Selidovo e di Krasnoarmejsk-Konstantinovka, tentando una profonda manovra d’avvolgimento del gruppo ucraino che assediava Donetsk. Marjupol era accerchiata mentre i tentativi di rifornimenti via mare furono sventati sventati dall’affondamento dei 2 pattugliatori ucraini al largo di Marjupol. L’esercito di Novorossija inviava i gruppi di sabotaggio-ricognizione (SRG) verso Berdjansk e Zaporozhe. La disfatta costringeva la junta di Kiev a ritirare le riserve dal Donetsk, e le forze dai salienti circondati dall’esercito di Novorossija, e a ritirarsi dall’aeroporto di Donetsk. Gli ucraini si ritiravano anche dall’aeroporto di Lugansk e da Lutugino. La junta aveva perso la maggioranza dei propri carri armati a luglio e agosto, e le ultime unità operative furono distrutte nei pesanti combattimenti di Khrjashevatoe e Novosvetlovka. La ritirata da queste cittadine e dall’aeroporto mettevano fine al piano della junta naziatlantista di circondare Lugansk. In quel momento, per via delle perdite, la junta disponeva di non più di 40000 soldati contro i 33000 di Novorossija, mentre nel corso dell’offensiva la junta perse il vantaggio numerico in personale e materiale, e la superiorità aerea, mentre la milizia riequilibrava a proprio favore la differenza in blindati e artiglieria rispetto le forze majdaniste. Kiev non aveva potuto, in un mese, mobilitare e ripristinare le propria capacità di combattimento dopo le sconfitte estive. Ciò era dovuto alla strategia dei consiglieri militari di NATO e Washington, che si concentrava sugli attacchi aerei e d’artiglieria contro le città, ma evitando di entravi. Grazie a tale strategia le truppe ucraine si ritrovarono circondate a loro volta, venendo poi distrutte. Intanto la Germania inviava velivoli cargo a Kiev per prelevare i miliziani ucraini e curarli negli ospedali militari tedeschi.
Il 3 settembre, il Presidente Vladimir Putin proponeva a Pjotr Poroshenko un piano di stabilizzare, articolato in sette punti:
1. L’esercito ucraino e le forze di autodifesa popolari devono interrompere le operazioni offensive intorno Donetsk e Lugansk;
2. Le forze ucraine devono ritirarsi ad una distanza tale che i sistemi di artiglieria e lanciarazzi multipli non raggiungano le località;
3. La comunità internazionale dovrebbe monitorare il cessate il fuoco e controllare la situazione in questa nuova area di sicurezza;
4. Rinunciare all’uso di aerei contro i civili e luoghi nella zona del conflitto;
5. Le autorità ucraine e le forze di autodifesa devono scambiarsi i prigionieri “tutti contro tutti” e senza condizioni;
6. Aprire corridoi umanitari per i rifugiati e l’assistenza umanitaria per città e villaggi delle regioni di Donetsk e Lugansk;
7. Inviare squadre per la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate nel conflitto, presso le comunità del Donbas colpite dalle ostilità ed aiutare i residenti a prepararsi per l’inverno.
La NATO si preparava all’esercitazione Rapid Trident 2014, prevista per il 15-26 settembre con la partecipazione di 1300 militari di 15 nazioni: Ucraina, Azerbaigian, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Lettonia, Lituania, Moldavia, Norvegia, Polonia, Romania, Spagna e Stati Uniti. L’esercitazione sarà condotta in prossimità di Javorov, dall’International Peacekeeping and Security Center (IPSC), a 60 km da Lvov, nel nord-ovest dell’Ucraina. L’IPSC è un centro volto all’addestramento multinazionale e alle esercitazioni ucraine con la NATO. Intanto, il 4 settembre il cacciatorpediniere dell’United States Navy, USS Ross, entrava nel Mar Nero, “Per dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nel rafforzare la sicurezza collettiva di alleati e partner della NATO nella regione“.

b-MYa95Mr2IFonti:
Alawata
Cassad
Cassad
Cassad
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Histoire et Societé
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ITAR-TASS
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StopNATO
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Voicesevas
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Il default del debito argentino, un rischioso poker degli USA

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29/08/2014147450La maggioranza ignora il dramma della minaccia imminente di (un altro) default del debito dell’Argentina. Lungi dall’ennesimo racconto di un Paese in via di sviluppo corrotto incapace di adempiere ai propri obblighi sul debito estero, come si vide negli anni ’80 e alla fine degli anni ’90, il dramma reale del default del debito sovrano dell’Argentina è infatti un rischioso gioco di potere di Washington e Wall Street, volto a terrorizzare non solo l’Argentina ma tutte le nazioni emergenti sulle regole del gioco scritte unicamente da Wall Street a vantaggio esclusivo delle banche e degli hedge fund di Wall Street. Il 1° agosto, l’agenzia di rating del credito di Wall Street, Standard & Poors, la stessa agenzia accusata d’intervenire politicamente per trasformare la crisi del debito greco in una crisi dell’euro nel 2011, agiva dichiarando l’Argentina “selective default”. La dichiarazione si è avuta quando i negoziati tra il governo argentino e gli hedge fund di Wall Street non risolvevano la disputa sul versamento di 400 milioni di dollari di debiti. Ma ancor più interessante di quanto appaia, l’Argentina si rifiuta di pagare l’importo, e non i fondi.

Le ragioni
L’elemento critico da sapere è che la controversia non riguarda la capacità dell’Argentina di rimborsare i debiti esteri, come avvenuto un decennio fa. Nel 2001 il default dell’Argentina fu di quasi 82 miliardi di dollari di debito sovrano. Fu un brutto momento per il Paese mentre le banche di Wall Street e City of London misero con le spalle al muro il governo, che aveva negoziato i termini di ristrutturazione del debito nel 2005 e nel 2010, con circa il 92% dei possessori del debito che accettava i “tagli” o una significativa riduzione del valore delle obbligazioni. Poi, circa l’8% degli obbligazionisti non accettò i termini della ristrutturazione, i cosiddetti “holdouts” per lo più hedge fund speculativi. Gli hedge fund, guidati da NML Capital della Elliott Capital Management di Paul Singer, rifiutarono i termini del taglio offerti dall’Argentina. Chiesero il rimborso integrale delle obbligazioni dall’Argentina più gli interessi.

Le regole del capitalismo predatore
C’è una brutta piega però. NML Capital di Singer non è nemmeno un hedge fund ordinario. Gestisce ciò che viene chiamato “fondo avvoltoio”, un particolare tipo di fondo speculativo. Come suggerisce il nome, come un avvoltoio distrugge il debito dei “cadaveri” per possibili profitti del 1700% sugli investimenti. E’ l’espressione più cinica della pura logica del libero mercato di Gordon Gekko del film Wall Street di Oliver Stone del 1987. Comprano il debito di Paesi poveri e in recupero finanziario per un penny ogni dollaro per poi citarli in giudizio nei tribunali, spesso recuperando fino a dieci volte il prezzo di acquisto, di solito facendo causa presso le corti “filo-mercato” statunitensi ed europee. I fondi avvoltoio sono molto riservati e risiedono in paradisi fiscali offshore come le Isole Cayman. I profitti di Singer provengono dalle cause nelle corti distrettuali degli Stati Uniti vinte. Così, la questione tra Argentina e Singer sull’accordo volontario con il 92% degli altri possessori di debito, che l’Argentina ha rimborsato con grandi sconti e che i giudici statunitensi hanno congelato in attesa della risoluzione delle richieste di Singer, è se può essere sabotato da un grossolano speculatore in combutta con amici giudici per avere un profitto osceno a scapito della stabilità di un’intera nazione. La libertà dei fondi avvoltoio non regolamentati nel comprare debito sovrano in default nel citare in giudizio per recuperarli, equivarrebbe al paradosso che, dopo la dissoluzione del 1991 dello Stato sovietico, gli hedge fund di Wall Street citassero in giudizio la Federazione russa per recuperare, con gli interessi maturati, il default delle obbligazioni della Russia zarista del 1916 che avessero acquistato in qualche mercatino per pochi centesimi. Il punto non è la follia dei fondi avvoltoio, ma la follia dei tribunale distrettuale federale degli Stati Uniti di New York e persino della Corte Suprema nel consentire tali follie. Lo scorso giugno, la Corte Suprema degli Stati Uniti, una delle più bizzarre nella storia degli Stati Uniti, ha deciso a favore del fonfo avvoltoio NML Capital, decidendo che non avrebbe esaminato il ricorso della Argentina contro la sentenza del giudice Thomas Griesa del tribunale distrettuale federale. Lasciando da parte il fatto che il giudice Griesa ha 84 anni e le sue sentenze suggeriscono possibile senilità, la situazione è più che bizzarra, tanto che anche il governo degli Stati Uniti e il FMI si oppongono alla sentenza. Il giudice Griesa ha emesso sentenze contraddittorie nel caso argentino, ma la Corte Suprema si rifiuta di esaminare il caso. Griesa, utilizzando un argomento giuridico di parità o para passu, impedisce all’Argentina qualsiasi pagamento al 92% dei detentori del debito ristrutturato, se non paga i detentori che l’hanno citata in giudizio. Come ha dichiarato, le sue sentenze hanno lo scopo di costringere l’Argentina a subire ciò che ha ripetutamente chiamato i suoi “obblighi”. Griesa ha deciso che l’Argentina deve pagare appieno le vecchie obbligazioni ed anche i prossimi interessi semestrali dei titolari di nuove obbligazioni. E se non lo fa, qualsiasi banca che aiuta l’Argentina a pagare gli interessi sui nuovi titoli violerebbe l’ordine. Tale sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello del Secondo Circuito, e a giugno la Corte Suprema ha rifiutato di ascoltare l’appello finale dell’Argentina. Il giudice Griesa cerca di controllare le azioni di un governo sovrano emettendo sentenze vincolanti su ciò che normalmente non è mai di competenza di un tribunale statunitense. E’ una follia, se non fosse che la Corte Suprema degli Stati Uniti, la cui conoscenza dei fondi avvoltoi e delle complesse offerte finanziarie è forse limitata, s’è rifiutata di contestare la decisione di Griesa.
La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha definito la sentenza “estorsione”, e ha detto che il suo Paese continuerà a pagare i detentori del debito ristrutturato. I pagamenti invece sono stati congelati dal giudice Griesa degli Stati Uniti. Per l’Argentina si tratta di un “comma 22″ nucleare. Se versa 1,33 miliardi di dollari al fondo avvoltoio, come preteso dal giudice, gli altri hedge fund detentori, in parte o tutti, la citeranno in giudizio, richiedendo il rimborso totale. Ciò all’Argentina costerebbe 28 miliardi di dollari, esaurendone le riserve valutarie. Ma bloccando il pagamento al 92%, il giudice Griesa impone il default all’Argentina riluttante. La ferocia del fondo avvoltoio di Singer non conosce limiti. Nell’ottobre 2013, nel tentativo di raccogliere il debito argentino, NML Capital chiese a un giudice ghanese di sequestrare una nave argentina, l’ADA Libertad, al largo delle coste del Ghana. NML Capital vinse la causa e il Ghana sequestrò la nave. Più tardi, la sentenza fu ribaltata dal Tribunale delle Nazioni Unite sulle leggi del mare e la nave ritornò in Argentina. Il 21 giugno 2013, la Corte Suprema del Ghana condannò il sequestro della nave argentina, indicando la natura da pirata di tali fondi avvoltoio, non riconosciuti in molti Paesi come la Germania. Joe Stiglitz, premio Nobel per l’economia, ha preso atto della sentenza sull’Argentina negli Stati Uniti, “Abbiamo gettato molte bombe nel mondo, e gli USA lanciano una bomba sul sistema economico globale. Non sappiamo quanto sarà grande l’esplosione, e non è solo in Argentina“.

425907F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, ha conseguito la laurea in politica dalla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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