La Serbia volge a Oriente? Il vero significato della visita di Putin

Joaquin Flores (Serbia) Oriental Review 21 ottobre 2014

Vladimir-Putin-Tomislav-Nikolic-8-830x553Acclamato da decine di migliaia di cittadini, con colonne di carri armati e migliaia di soldati serbi che sfilavano per il Nikola Tesla Boulevard, a Nuova Belgrado. La destinazione della sfilata era il Palazzo di Serbia, dove leader internazionali, alti dignitari e generali stranieri erano in tribuna a guardare. Tra questi, soprattutto il presidente russo Vladimir Putin. In una cerimonia per l’occasione è stato insignito dell’Ordine della Repubblica di Serbia, la più alta onorificenza nazionale, in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Belgrado dalle forze d’occupazione naziste. Alcuni veterani della Seconda Guerra Mondiale comparivano tra i dignitari, a ricordare i compagni caduti nella grande guerra di liberazione antifascista. L’evento non è stato solo commemorativo, ma di per sé storico. È stata la prima parata militare serba dal 1918, e la prima parata militare in Serbia dal 1985, quando la repubblica era il nucleo della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. La manifestazione aerea dei caccia MiG russi “Strizhi” sui cieli di Belgrado ha affascinato il pubblico, mentre i blindati serbi sfilavano in formazione di marcia al canto partigiano della seconda guerra mondiale, ‘Po Shumama i Gorama‘ (“Nelle foreste e montagne”). Ma il significato dell’evento era maggiore, molto più grande della riflessione storica e della celebrazione nazionale di una grande vittoria popolate sulla più potente e aggressiva macchina da guerra in Europa dell’epoca. L’importanza di questo evento va oltre la sola dimostrazione di determinazione e ricordo nazionali. E’ il simbolo della svolta della Serbia verso l’alleato storico, la Russia. Con Putin ospite d’onore, la Serbia sembra annunciare un nuovo corso, mentre apertamente e spudoratamente celebra il passato. In realtà, con sgomento della NATO, il primo ministro serbo Aleksandar Vucic ha annunciato in conferenza stampa congiunta con Putin, dopo la cerimonia, che la Serbia non si aderirà mai alle sanzioni dell’UE contro la Russia. Con questo possiamo vedere che la Serbia volge ‘verso est’, verso la sfera eurasiatica.
Come indicano i sondaggi, la stragrande maggioranza dei serbi si oppone alla politica, ai dettami e all’ingresso dell’UE. Vorrebbero aumentare gli scambi commerciali con le nazioni europee, purché rispettino il principio democratico fondamentale della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione del popolo serbo. I dettami di Bruxelles sono, a parere di molti analisti, in contrasto con il concetto di sovranità. La politica dell’UE, combinata con la crisi economica e l’aumento dell’austerità, ha portato ad un aumento continuo dell’euro-scetticismo nei Paesi dell’UE e della zona euro. Si può solo immaginare la frustrazione degli atlantisti di Stati Uniti, NATO e UE che speravano di costringere la Serbia all’integrazione nell’UE. Non gli è sfuggito che la Serbia ha lo status di osservatore presso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), considerata dalla NATO come la reincarnazione del Patto di Varsavia. Ha anche un accordo di libero scambio con la Russia, simile a quello che l’Ucraina aveva. Il colpo di Stato degli Stati Uniti in Ucraina, giustificato dai partner europei come passo necessario per l’adesione dell’Ucraina all’accordo di associazione UE, ha mostrato al mondo dove un maggiore sforzo sulla Serbia porterebbe. A differenza dell’Ucraina, però, il nazionalismo serbo è fermamente pan-slavo e anti-hitleriano. Gli eventi del 16 ottobre non erano solo un esercizio di memoria formale, ma vigoroso, ottimista e militarizzata forte messaggio, con immagini che mai alcun discorso avrebbe responsabilmente espresso. E’ inoltre preoccupante per la NATO che la Serbia abbia la presidenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) l’anno prossimo. Cosa significa ciò per la missione OSCE nella regione meridionale serba del Kosovo, attualmente sotto occupazione statunitense? Infatti, il momento più importante del 16 ottobre era prossimo alla firma di un’alleanza Russia-Serbia quanto si può avere senza firmarla. Rispondendo con tono condiscendente e paternalistico, il relatore del Parlamento europeo sulla Serbia David McAllister, ha espresso preoccupazione per tali eventi, ribadendo che UE e NATO non vedevano con favore i 4500 soldati serbi salutare Vladimir Putin. Ha anche affermato che si aspettava che la Serbia continui il suo cammino verso l’adesione all’UE.
Lo Stato serbo guidato dal Partito Progressista di Tomislav Nikolic precedentemente si era posizionato formalmente per una politica d’integrazione nell’UE. Prima dell’elezione, il supporto per l’integrazione era al 70% . Oltre alla preoccupazione dei serbi sul declino euro-dollaro, numerosi insuccessi e frustrazioni sui punti critici negoziali hanno spinto Bruxelles a respingere ulteriori colloqui. Nel frattempo, il supporto serbo è sceso al di sotto del 40%, forse. Ciò lascia gli analisti europei chiedersi se l’intenzione dichiarata dalla Serbia di aderire all’UE sia genuina. La Serbia continua ad affermare la propria intenzione di aderire all’UE, ma contemporaneamente persegue sempre più una politica di rottura. Forse, aiutando a chiarire la confusione, Nikolic ha detto ciò, dopo l’evento: “Condividiamo nella gloriosa storia di Serbia e di Russia un legame permanente e indissolubile di fratellanza ed amicizia permanete, ora e per sempre orgoglio dei nostri Paesi e popoli, a vantaggio dei ben intenzionati nel mondo. Serbia e Russia sono legate da origine, lingua, costumi, religione, storia, cultura, amore sublime per la libertà ed orgoglio eroico, da tumuli e tombe comuni senza nome, orfani e donne abbandonate, giovani vite stroncate, da una generazione perduta che ricorda la nostra comune lotta. Quanti di noi ci sarebbero se non ci fossero state le guerre che non abbiamo iniziato?
Una forte maggioranza di serbi supporta il Presidente Putin, molti lo vedono come loro presidente surrogato. I successi della Russia e di Putin sono, nella psiche collettiva serba, anche i suoi, condividendoli. Nella loro affinità con la Russia, i serbi si sentono parte di un mondo dalla maggiore rilevanza geopolitica. Ma questa visione della maggioranza non aveva trovato espressione nel proprio governo, anche se i sentimenti anti-NATO sono considerati parte integrante dell’identità serba. Questa contraddizione ribolliva da tempo, ed ora trova i segni tangibili di una vera e propria risoluzione. La Serbia lentamente esce dall’occupazione occidentale neo-coloniale dopo varie tragedie. Le potenze occidentali hanno condotto una guerra civile per quasi dieci anni, togliendo la vita ad oltre 100000 persone. Tale guerra per procura, criminale e illegale, del divide et impera di Stati Uniti e NATO contro la Jugoslavia, fu seguita da 76 giorni di bombardamenti della NATO, nel 1999, culminando nella cacciata del presidente democraticamente eletto Slobodon Milosevic, nell’ottobre del 2000. Sul terreno, questo fu coordinato da “Otpor!”, movimento sintetico statunitense del NED di George Soros. Nato in gran parte dal lavoro di Gene Sharp, è ampiamente considerato uno dei primi usi moderni di ciò che si chiama tattica combinata della primavera araba e della rivoluzione colorata. Quando il leone uccide, lo sciacallo prospera; e i seguenti dodici anni videro una Serbia malgovernata da governi fantocci supportati da una corrotta oligarchia pro-UE e pro-NATO. Alcuni, come Kostunica, furono reclutati direttamente da “Otpor!”. Ma ora questa storia deplorevole, carica di tradimento e angoscia, è il prologo del nuovo libro della nuova Serbia eurasiatica. L’importante e storica visita di Putin, poi, non riguarda solo il passato, ma anche presente e futuro. La lotta comune contro il nazismo in passato non manca di allusioni nei commenti di Putin, oggi, su Ucraina e Novorossija. Durante la visita, ha rilasciato un’intervista rivelatrice al quotidiano Politika. Alla domanda sulle relazioni bilaterali USA-Russia, ha affermato: “Washington ha sostenuto attivamente Majdan a Kiev, e come risultato delle sue mosse, a Kiev si è scatenato un nazionalismo che ha provocato il risentimento di una parte significativa dell’Ucraina, e gettato il Paese nella guerra civile, (gli Stati Uniti) incolpano la Russia di aver provocato la crisi. Poi il presidente Barack Obama davanti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha incluso “l’aggressione russa all’Europa” nella lista delle tre principali minacce all’umanità di oggi, insieme alla mortale febbre ebola e al gruppo terrorista SIIL. Insieme alle restrizioni verso interi settori della nostra economia, un tale approccio è difficile non definirlo ostile“. La lotta al nazismo non è di mera importanza storica, ma indica chiaramente la lotta della Novorossija, oggi, contro la junta sostenuta dagli statunitensi. Mentre la Serbia ha recentemente proposto una legislazione per vietare il volontariato nei conflitti esteri, più di 200 serbi, e ancora di più, sono attivamente coinvolti con i filo-russi nella nascente Federazione di Novorossija. E’ troppo presto per dire se la visita di Putin avrà alcun effetto sul risultato del voto, o al contrario se approvato verrebbe seriamente applicato. La guerra civile nell’ex-Ucraina si svolge in parte con volontari stranieri presenti nella resistenza antinazista ed antifascista.
Gli accordi firmati tra Putin e Nikolic sono notevoli. Tra i più importanti quelli sull’organizzazione governativa russa a Nis, nella Serbia meridionale. Un accordo concede piena immunità legale ai dipendenti dell’organizzazione. Il Centro umanitario russo-serbo di Nis fu sottoposto a un grave controllo delle minoranze liberali filo-occidentali, e rappresentanti dell’ambasciata degli Stati Uniti ne sollecitarono un’indagine approfondita. Le accuse sono che il Centro umanitario russo-serbo, chiamato anche Centro per le situazioni di emergenza, operi come centro dell’FSB, con l’obiettivo di creare una base militare russa. Ciò è smentito dalle autorità serbe. Vi è un crescente movimento che chiede basi militari russe nella Serbia meridionale. Nis è a 80 miglia da Camp Bondsteel, nella regione serba meridionale del Kosovo occupata dagli Stati Uniti. Putin, durante la visita, ha ribadito la posizione incrollabile sulla necessaria fine dell’occupazione del Kosovo, e il suo ritorno legittimo alla Serbia. Tutte le proposte sul gasdotto South-stream passano per o vicino Nis. Il Centro per le situazioni d’emergenza è stato chiaramente istituito come centro di comando per gli “interventi d’emergenza”, come le inondazioni che scossero la Serbia lo scorso maggio, provocando decine di vittime. È una popolare teoria della cospirazione, in Serbia, che tali inondazioni siano state causate dal programma HAARP degli Stati Uniti, per punire la Serbia per aver ignorato l’UE che chiede di mollare il gasdotto South-stream. Il completamento del gasdotto è un passo fondamentale per l’accesso russo ai mercati europei, così come misura contro l’instabilità creata dagli Stati Uniti in Ucraina, dove attualmente il 65-70% del gas russo passa per l’Europa. Sulla questione del Sudstream, Putin ha anche sottolineato l’importanza del progetto durante la visita. Ha detto: “Il Sudstream non può essere realizzato unilateralmente. Come in amore, vi è la necessità di due parti. Non possiamo costruire l’oleodotto da miliardi per conto nostro. Una discussione simile s’è svolta sul Nordstream, ma ora tutti sono soddisfatti. I problemi del Sudstream sono politici e danneggiano l’economia. Non vogliamo avere una crisi energetica questo inverno. E certamente non sarà colpa nostra“. Si può facilmente leggere tra le righe dell’ultima frase cosa questo significa per l’Ucraina.
Altri colloqui ruotavano sull’esportazione di merci serbe in Russia. Le esportazioni serbe, per lo più agricole, in Russia sono aumentate di oltre il 60% da quando NATO/UE hanno imposto le sanzioni lo scorso gennaio. Le discussioni riguardavano anche o latticini. Ma questo potrebbe essere solo l’inizio, e consulenti agroalimentari russi verrebbero coinvolti in progetti futuri. Un problema per le esportazioni serbe è la mancanza di organizzazione, ed i produttori agricoli non hanno un sindacato dei produttori che esportano. Per queste ragioni le cose non si muovono così velocemente come potrebbero. Ciò riflette alcuni elementi della cultura serba, sull’approccio informale su affari e scadenze. Inoltre, vi sono state trattative dettagliate sull’esportazione di auto prodotte in Serbia con l’etichetta Zastava (ex-Yugo, che utilizza la piattaforma FIAT), in Russia. Come detto, la Serbia gode di un accordo di libero scambio con la Russia. La Germania potrebbe cercare una scappatoia alle sanzioni dell’Unione europea e al regime tariffario, operando tramite la Serbia con i partner russi. La Germania, che si sente soffocata dalla normativa comunitaria, ha già discusso apertamente di lasciare l’Unione europea. Alla luce delle sanzioni UE alla Russia sulla Novorossija, un serio ostacolo per la Germania, ciò potrebbe essere più attraente che mai. La Serbia è un ottimo candidato sia per la vicinanza all’Europa centrale che per la sua non adesione all’UE. La Serbia è come il ‘Texas’ dei Balcani, che infatti potrebbe riscuotere grandi dividendi alla fine.
Tutto ciò indica una reale e crescente mutamento, non solo per la Serbia ma per tutta l’Europa. Mentre il conflitto tra CSTO e NATO s’intensifica, la Russia puntella i suoi tradizionali alleati, ribadendo il sostegno agli alleati dell’America Latina dell”Onda rosa’ del Mercosur. La Russia non si oppone alla possibile adesione della Serbia all’UE, vista come un altro asset nell’UE che può aiutare a mantenere le posizioni nelle relazioni bilaterali. Con tutto ciò in mente, sappiamo almeno che la pioggia battente non ha impedito a un solo serbo dal partecipare alle manifestazioni di massa del 16 ottobre, che hanno causato ingorghi a Belgrado di cui, per la prima volta dopo tanto tempo, erano felici.

PUTIN-1-640x340Joaquin Flores è uno statunitense che vive a Belgrado, analista del Centro per gli Studi Sincretici, un think-tank geostrategico pubblico. La sua esperienza riguarda Europa orientale, Eurasia ed ha grande competenza nelle questioni mediorientali. Flores è particolarmente abile ad analizzare la psicologia delle guerre di propaganda, e a svelare il rumore del ‘sovraccarico d’informazione’. Negli Stati Uniti ha lavorato per un certo numero di anni come sindacalista, capo negoziatore e stratega di una grande federazione sindacale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La debacle militare della junta in Ucraina orientale

Alexander Mercouris (UK),  Oriental Review 9 ottobre 2014c9d5381e6d05d6ca4d58591cc7058e36Seguendo le stime pubbliche secondo cui il vero tasso di mortalità nell’esercito della junta nell'”operazione antiterrorismo” (ATO) potrebbe essere stato di 8000-12000 caduti, numerose osservazioni possono essere avanzate:
1. Tali cifre non sono certo verificate. Tuttavia non sembrano irragionevoli vista l’ammissione di Poroshenko che l’Ucraina ha perso nell’ATO qualcosa come il 65% dei blindati. Sembra anche che l’aviazione ucraina sia stata sostanzialmente annientata. Certamente ha cessato di essere presente nelle ultime settimane.
2. Supponendo che le cifre siano vere, allora l’Ucraina è stata testimone di un massacro inaudito in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Vale la pena dire che i combattimenti hanno raggiunto la massima intensità dopo la caduta di Slavjansk, il 5 luglio 2014, I combattimenti intorno Slavjansk a maggio e giugno furono d’intensità minore. Sicuramente quindi la maggior parte delle perdite ucraine sia dovuta ai combattimenti dopo la caduta di Slavjansk il 5 luglio 2014. In altre parole, è probabile che 8000-12000 soldati ucraini siano stati uccisi nei 2 mesi dal 5 luglio 2014 al cessate il fuoco del 5 settembre 2014. Se è così ciò significherebbe che l’Ucraina ha perso in tale periodo uomini a un tasso di 129-190 al giorno. Niente di paragonabile è accaduto in Europa dalla resa tedesca del 9 maggio del 1945.
3. Un altro modo di osservare la dimensione di tali perdite sarebbe considerare la proporzione che avevano nelle forze ucraine coinvolte nell’ATO. La maggior parte dei dati ricevuti indicano che la dimensione della forza nella regione fosse di 60-80000 uomini. Se la stima dei morti è 8000-12000, è quantomeno vero che tra un decimo (10%) e un quinto (20% ) di tale forza può ora essere morto. La realtà sarebbe sicuramente peggiore essendovi la certezza che una quota sproporzionata dei morti sarebbe composta dai soldati di prima linea, che rappresentano solo una parte della forza coinvolta nell’ATO. Una buona parte dei 60-80000 uomini nella forza ATO erano truppe di supporto e logistiche, che ci si aspetterebbe uscirsene con meno perdite. Una volta ho letto che il tasso di perdita di oltre il 5% in un’azione di combattimento è più di quanto un’unità possa ragionevolmente sopportare, e che qualsiasi dato oltre tale cifra renderebbe l’unità inutilizzabile. Se i dati di 8000- 12000 sono vicini alla verità, allora tale cifra del 5% è stata superata, nel qual caso l’esercito ucraino ha cessato di esistere come forza efficace.
4. Vorrei solo anche dire che è chiaro che il grosso delle perdite ucraine sono soldati dell’esercito regolare. E’ ovvio che nei combattimenti, le varie unità paramilitari di destra raramente fossero in prima linea, ma che siano state usate per terrorizzare la popolazione nelle retrovie.
5. La domanda è come sia successo una tale debacle? Anche se i dati di 8000-12000 perdite sono un’esagerazione, ci si deve ancora spiegare la perdita del 65% dei blindati ucraini. Le dichiarazioni secondo cui gli ucraini hanno combattuto contro l’esercito regolare russo chiaramente non sono vere, quindi non spiegano la debacle.
6. In primo luogo va detto che non vediamo assenza di coraggio o determinazione nelle truppe ucraine. Non c’è il crollo subito dall’esercito iracheno nei combattimenti con il SIIL, in cui i soldati guidati dai loro ufficiali semplicemente fuggirono. Piuttosto si tratta di un esercito dissanguato in settimane di logoramento terribile nei mesi estivi. Il fatto che le vittime possano essere così tante, non suggerisce mancanza di disciplina o coraggio delle truppe. Al contrario, suggerisce straordinaria disciplina e coraggio nelle truppe inviate nel tritacarne dai loro comandanti, con modalità che a un inglese come me suscitano i brutti ricordi della Somme. Le rivendicazioni di febbraio e marzo secondo cui l’esercito ucraino era così malridotto da Janukovich che praticamente aveva cessato di esistere, si dimostrano alla luce di ciò che è accaduto a luglio e agosto semplicemente false. Dubito fortemente della possibilità dei soldati occidentali, oggi, di poter combattere per così tanto tempo subendo perdite su tale scala.
7. Penso che la spiegazione della debacle sia semplicemente la disastrosa leadership della junta.
8. E’ chiaro che da quando la junta ha preso il potere a febbraio, la leadership militare professionale ucraina non sia affidabile. Il comando operativo dell’ATO sembra sia stato dato a psicopatici dilettanti come Parubij, Jarosh, Avakov e Ljashko. Dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza del 30 giugno 2014, che decise di riprendere l’offensiva, il generale Kovalov (“Koval”), poi ministro della Difesa della junta, che era almeno un soldato professionista, si dimise o più probabilmente fu dimesso (presumibilmente trasferito, dopo di che sembra scomparso). Probabilmente ha contestato la ripresa dell’offensiva. Andato via, il comando dell’esercito passò a persone come Parubij, Avakov ecc. che non hanno alcuna idea della guerra. Furono raggiunti da Geletej, nuovo ministro della Difesa, un agente della sicurezza piuttosto che soldato. Non avendo alcuna comprensione della guerra o conoscenza del comando militare, costoro poi hanno trascorso il resto dell’estate a scagliare l’esercito ucraino fino a distruggerlo attaccando ripetutamente le posizioni delle FAN, mentre bombardavano indiscriminatamente zone residenziali e scagliavano i loro criminali nazisti a uccidere e terrorizzare i civili. A peggiorare le cose, e a ulteriore dimostrazione della loro ignoranza e arroganza, scelsero di combattere la guerra seguendo il calendario, fissando la scadenza arbitraria del giorno dell’indipendenza ucraina del 24 agosto 2014, per la vittoria.
9. Per contro, le FAN ad un certo punto hanno chiaramente acquisito una corretta leadership militare professionale con personale adeguato e un comando generale composto da ufficiali di Stato maggiore in pensione di Mosca che hanno istituito il comando nella città orientale di Krasnodon, al confine russo. Sappiamo molto poco di queste persone, ma Strelkov ha indirettamente ammesso che uno dei motivi del suo licenziamento era far posto a una leadership militare più professionale, cosa che non possiede non essendo un soldato professionista. Potrebbe riferirsi al personale di Krasnodon, che da parte sua sembra aver combattuto una battaglia difensiva nel classico stile sovietico, incentrato su città come Donetsk e Lugansk per avere uno sbarramento dietro cui costituire una riserva corazzata per la controffensiva. Un fiero parallelo (anche se ovviamente combattuta su scala incommensurabilmente più grande) potrebbe essere la battaglia di Kursk.
Questo almeno è la mia interpretazione del disastro dell’ATO. Naturalmente non avrebbe mai dovuto essere lanciata. E chi l’ha fatto è un criminale. Però la mia lettura riguarda il comportamento verso i civili, massacrati indiscriminatamente, e verso gli sventurati soldati ucraini inviati al macello. Chi si pretende vero patriota ucraino dovrebbe oggi condannare non Putin e i russi, ma coloro che tra grida inane “Gloria all’Ucraina”, sono responsabili di aver mandato a morte tanti figli dell’Ucraina.

10569075Alexander Mercouris è un ex-avvocato inglese, esperto di diritto internazionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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“Combattere al loro fianco è stato un onore”

Testimonianza di un volontario francese e uomo d’onore
Sergio il Francese, Alawata, 5 ottobre 2014

Sergio è un francese andato al fronte a giugno per combattere con i ribelli del Donbas fino a metà agosto. Presenta un’autentica testimonianza che irradia la nobiltà e l’umiltà di un uomo che risponde all’appello del suo cuore. Un grande grazie!auteur 2“Non sono uno specialista militare di alto livello, sono solo uno studente francese di 22 anni e ho avuto una piccola esperienza militare nell’esercito francese. Provengo dal Donbas dove ho ancora la famiglia. Ciò che accade in Ucraina è una grave ingiustizia. Europa e Stati Uniti si scagliano contro il popolo russofono dell’Ucraina che ha la sfortuna di non essere d’accordo con Majdan. Non solo le persone vengono massacrate, ma vengono passate per dei terroristi. Quando sappiamo la verità, non possiamo restare a guardare, sarebbe viltà. Chiunque sappia la verità ha il dovere morale di agire. Appena ho potuto sono andato a Donetsk sperando che le mie esperienze militari potessero essere utili alla difesa locale contro l’aggressione di cui l’esercito ucraino è lo strumento principale. Siamo arrivati a fine giugno a Donetsk, mi sono presentato all’ex-edificio della SBU, il servizio segreto ucraino. Vi aveva la base l’unità dell’esercito ortodosso. C’erano armi per trenta persone, mentre l’unità ne contava circa 200! Nuovi volontari arrivavano ogni giorno, e non avevamo nulla da dargli. La maggior parte erano giovani locali senza esperienza militare, ma dalla forte volontà di vincere. Gli ex-militari avevano il comando (potevamo contarli sulle dita di una mano), un ex-paracadutista di 1.ma classe ucraino era il comandante di compagnia!
Avevo intenzione di partire per Slavjansk con altri volontari, ma mi chiesero di restare a Donetsk e aiutare i leader a formare ed organizzare la loro unità. Due giorni dopo mi convinsero e divenni loro istruttore. Ho dovuto addestrare civili con quattro AK-74. Tutti i giorni, dalla mattina alla sera, diverse sezioni venivano e gli mostravo come usare il fucile, e gli ho insegnato le regole di sicurezza per evitare incidenti. Come molti dei leader del gruppo, io stesso cumulavo le funzioni e dormivo solo tre ore per notte. Ero responsabile di una sezione di 20 effettivi che istruivo come anche altri. Di notte, integravo 4 guardie armate agli ingressi dell’edificio. Più tardi, i combattenti di Slavjansk si ritirarono a Donetsk. La nostra unità si trasferì nei pressi dell’aeroporto, in una base militare vicina alla città di Peski, accanto all’aeroporto di Donetsk. La nostra nuova missione era controllare il posto di blocco di Peski. Eravamo al fronte. Continuavo ad addestrare i ragazzi, il campo mi permise di spiegare le basi del combattimento, imparando a muoversi con tattiche di sostegno reciproco. I “Grad” iniziarono a colpire il posto di blocco, causando vittime. Rimasi con un piccolo gruppo di cacciatori di osservatori dell’artiglieria che dirigevano il tiro nascosti in cima a una collina artificiale (tipica nella regione mineraria del Donbas).
A metà luglio dovemmo ripiegare quando i carri armati ucraini superarono il posto di blocco e cominciarono a spararci. Poi arrivarono i rinforzi e andammo a caccia dei carri armati. Ci furono combattimenti intorno alla base, con casi di fratricidio. Mi sono ritrovato con un’unità del battaglione Vostok. Un carro armati spuntò a circa 25 metri da noi correndo a tutta velocità. Ebbe il tempo di spararci e ferirci prima di essere distrutto. Riprendemmo il posto di blocco con l’aiuto dei nostri carri armati. Il giorno successivo i Grad ripresero a bombardarci mentre eravamo completamente allo scoperto. Dovetti ripararmi in una grondaia perché non c’erano ripari nelle vicinanze. La notte fummo circondati in un garage per i autocarri Volvo. La stazione di servizio era in fiamme propagando l’incendio nel bosco, i cecchini ci impedivano di uscire dall’edificio. Poi arrivarono i rinforzi e subimmo un massiccio attacco del battaglione Donbass. Le cose si calmarono, ma gli ucraini sparavano sulla nostra base, così come sulla zona circostante. Potemmo evacuare i civili. La zona era deserta, con branchi di cani randagi. Gli demmo da mangiare e furono le nostre guardie. Quando c’era il fuoco dell’artiglieria, scappavano con noi. Pochi giorni dopo, la base era stata completamente distrutta, come la fabbrica accanto e le abitazioni civili. Pensavo di essere in un film apocalittico. Più tardi, la nostra unità si unì ai cosacchi del Don. Istituimmo un posto di blocco a sud-est di Donetsk, a Novij Svet. Gli abitanti del villaggio ci davano cibo ogni giorno, come il pesce che pescavano, e ci davano informazioni sugli ucraini che sparavano bombe al fosforo su un villaggio, che vedemmo bruciare per tutta la notte. Attaccarono il villaggio, ma furono respinti, quindi lo bombardarono per coprire la ritirata. Tale scenario si ripeteva ogni giorno, ma quando scoprimmo la loro base e sparammo dei colpi di mortai, ebbero paura e se ne andarono! Che soldati coraggiosi!
Poi tornai in Francia lasciando uomini organizzati ed in grado di svolgere missioni di combattimento contro un avversario più forte. Ho fatto il mio dovere, ed ora il mio dovere è informare. La forza degli ucraini risiede nella politica internazionale che gli permette di fare ciò che vogliono usando armamenti pesanti contro i civili, così come armi vietate. Ma la forza del russo è la sua mente! Il russo dimostra grande capacità di adattamento ed è disposto a sopportare il peggio per la causa giusta. Tale nobiltà di spirito è rara in questo mondo dominato dai valori della pigrizia e del consumo.
Combattere al loro fianco è stato un onore”.

10365839Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa rivela la battaglia per l’aeroporto di Donetsk

Saker, Vineyard Saker, 3 ototbre 20141043058Ho sentito notizie contraddittorie sulla situazione dell’aeroporto di Donetsk, che vanno dall'”aeroporto al 90% nelle mani della Novorossija” ad “aeroporto preso”. Comunque, credo che ci sia la buona probabilità che i novorussi abbiano ragione quando dicono che l’aeroporto sarà preso questo fine settimana. Ho dato una rapida occhiata al sito militarymaps.info per scaricare l’ultima relazione e questo è ciò che ho visto:

Donetsk Airport 2014-10-03 09_02_49Vi sono combattimenti in questo momento (17:00 ora di Mosca), ma la maggior parte dell’aeroporto è in mani novorusse. Inoltre, gli ucraini sono stati respinti quanto basta per rendere assai difficile, se non impossibile, rifornire i loro camerati nell’aeroporto. In realtà, i soldati novorussi sui social media dicono che ogni volta che gli ucraini tentavano d’inviare in un convoglio dei rifornimenti, veniva distrutto. Gli anglosionisti apparentemente si preparano alla perdita dell’aeroporto: attualmente si discute l’imposizione di ulteriori sanzioni contro la Russia se l’aeroporto cade in mano ai novorussi. Molto stupido, ma così tipico in tali burocrati arroganti e incompetenti. Ma la cosa veramente interessante è il comportamento ucraino. Provo a darne un senso.

Cosa indica l’aeroporto di Donetsk delle forze ucraine
imagesPO28S6NC Per ‘mesi’ le forze ucraine resistevano nell’aeroporto in condizioni molto difficili, spesso completamente circondate e assai raramente rifornite. I novorussi gli avevano offerto innumerevoli volte ciò che avevano offerto alla maggior parte delle altre forze della junta: andarsene attraverso un corridoio. Ma rifiutarono. Certo, l'(ex) ultra-moderno aeroporto Sergej Prokofev di Donetsk offriva molti edifici robusti e diversi tunnel sotterranei e strutture per nascondersi, ma le condizioni non ne furono alleviate di molto: sono stati bombardati, sottoposti al tiro dei cecchini, attaccati da commando speciali e fondamentalmente affamati, si può solo immaginare il loro morale considerando che le possibilità di vittoria o addirittura d’evacuazione erano vicine allo zero. Eppure hanno resistito con una determinazione feroce. Secondo una fonte novorussa, oltre 1000 ucraini sono morti per questo aeroporto. Perché? Perché resistono in quel modo? L’aeroporto in realtà ha un valore così strategico? La risposta è no, per nulla. Un concetto sciocco era che gli ucraini tenevano l’aeroporto per impedire ai russi di utilizzarlo per sbarcarvi le loro forze. Ridicolo per diversi motivi. In primo luogo i russi possono far atterrare una divisione aeroportata meccanizzata ovunque, non hanno bisogno di un aeroporto. In secondo luogo, se l’esercito russo voleva prendere l’aeroporto, l’avrebbe fatto in poche ore (prima che dopo). Ma soprattutto perché mai i russi si sarebbero presi la briga di atterrare in un aeroporto contestato quando potevano sbarcare a Lugansk o semplicemente attraversare il confine ?! Quindi no, il controllo dell’aeroporto non impediva una mitica invasione russa. L’aeroporto ha un qualche altro valore strategico? Permette di controllare Donetsk, forse? La risposta è di nuovo no, per niente. In realtà, se guardiamo a ciò che gli ucraini facevano effettivamente dall’aeroporto arriviamo al “mistero” più sconcertante di tutti: da mesi gli ucraini nell’aeroporto bombardavano la città di Donetsk in modo completamente casuale ed indiscriminato. Tizi dal grilletto facile che uccidono civili e distruggono gli edifici, ma senza avere alcun impatto sulle Forze Armate della Novorossija (FAN). E quando dico nulla intendo proprio nulla. Mi spiego.
Gli ucraini non hanno capacità di ricognizione/intelligence per monitorare i movimenti delle unità delle FAN a Donetsk. Né hanno puntatori che potrebbero correggere il tiro d’artiglieria. Inoltre, mentre le forze della spedizione punitiva della junta (JRF) a nord-ovest dell’aeroporto, forse, fornivano tiro di supporto agli ucraini nell’aeroporto, l’artiglieria nell’aeroporto di per sé è inutile, poiché le FAN sono troppo vicine perché quel tipo di artiglieria sia di grande utilità. Inoltre, le JRF hanno pochi (2?) carri armati e mortai per farlo. Quindi l’unico scopo possibile delle forze ucraine nell’aeroporto era terrorizzare la popolazione di Donetsk. È semplicemente strabiliante, ma sembra che circa 1000 ucraini siano stati eliminati in mesi di pesanti combattimenti al solo scopo di uccidere civili. Sì, suona assolutamente folle, ma perché è assolutamente pazzesco. Ora, è vero che il “ministro della Difesa” ucraino Valerij Geletej è un pagliaccio incompetente. Un ex-poliziotto divenuto ufficiale della sicurezza dello Stato e poi militare (letteralmente in una notte), che sostiene che la Russia ha utilizzato armi nucleari a Lugansk, “firmato” il suo giuramento con una penna chiusa ed esibito munizioni della seconda guerra mondiale come prova dell’invasione russa. È odiato e disprezzato anche dagli ucraini. Ci vedo uno che ordina di “uccidere civili fino a che sarete tutti morti”, ma perché mai gli ucraini nell’aeroporto hanno eseguito un tale ordine idiota? Infine, ritengo che uno dei pochi aspetti positivi di un cessate il fuoco altrimenti molto controverso, sia proprio aver congelato il conflitto più o meno lungo l’attuale linea di contatto dove nessuna unità circondata versa più sangue. Diverse unità ucraine hanno sfruttato tale occasione per uscire da certe piuttosto disperate situazioni. Il JRF s’è anche unilateralmente ritirato da alcuni villaggi. Fatta eccezione per i pazzi nell’aeroporto che, invece di uscirsene dall’inferno, hanno deciso di sprofondarvi, rimanendo per continuare a terrorizzare i civili. Potrei sbagliarmi, e vorrei apprezzare eventuali delucidazioni, ma l’unica spiegazione che ho del comportamento apparentemente folle è che tali ucraini avessero subito il lavaggio del cervello. Come le SS che nel 1945 urlavano “Heil Hitler” davanti a un plotone di esecuzione sovietico. Proprio come le SS, questi tizi apparentemente credono che il loro “onore si chiama fedeltà” e sono disposti a combattere fino all’ultimo respiro per terrorizzare i civili. Gli ucraini che hanno combattuto a Saur Mogila almeno possono dirsi di essere morti in una battaglia per il controllo del saliente meridionale di fondamentale importanza della Novorossija; ma morire per l’aeroporto di Donetsk è morire per niente, o morire per poter uccidere dei civili. Roba pazzesca e spaventosa.

Cosa l’aeroporto di Donetsk rivela delle forze novorusse
df1c308c051aafcd161ec721133381d3 C’è un’altra cosa su questo aeroporto che mi sembra importante. Per mesi i novorussi non hanno potuto prenderlo. Certo, era un obiettivo difficile e si potrebbe anche sostenere che le FAN siano state distratte da combattimenti più importanti altrove; vero, ma ciò non spiega perché non potevano prendere tale aeroporto. C’è un fatto che i civili non sanno e che anche i militari spesso non riescono a capire: tutte le forze militari sono buone quando vincono. Permettetemi di spiegare: quando inizia una battaglia e, diciamo, il lato A prende il sopravvento e comincia a battere o inseguire il lato B, le prestazioni effettive del lato A sono quasi sempre buone. E’ estremamente raro che una forza militare dimostri incompetenza, scarso addestramento o compia errori mentre insegue il nemico in ritirata. Ciò significa anche che non si può giudicare l’efficienza di una forza vedendo come ha vinto una battaglia. Il criterio chiave per misurare l’efficienza di una forza militare (dal soldato al comandante) è se può invertire la tendenza, se può combattere bene mentre si ritira, se può subire una sonora sconfitta e poi avviare con successo la controffensiva. Qualcosa che solo una forza veramente efficace può fare. Penso agli insorti afghani che hanno dimostrato capacità superba contro l’esercito sovietico (in particolare i tagichi nel nord). Ognuno aveva capito che, non appena l’ultimo soldato sovietico sarebbe andato via, agli insorti sarebbero bastate poche ore per occupare Kabul. Gli si sono voluti tre anni!
Le operazioni offensive urbane sono uno dei compiti più difficili per qualsiasi forza militare ed anche una forza che esegua superbamente una campagna può assolutamente fallire in ambiente urbano, in particolare contro un difensore determinato. Le FAN hanno mutato l’andazzo e da una situazione in cui la JRF aveva quasi circondato Donetsk e separato Donetsk da Lugansk. Le FAN hanno molto abilmente utilizzato il fatto che la JRF “seguiva le strade” per circondarla, isolarla e distruggerla. Ma questa era un’operazione difensiva ed inoltre aveva ricevuto ‘molti’ aiuti dalla Russia, non solo “Voentorg” ma anche supporto di fuoco diretto dalla Russia. Poi gli ucraini si ritirarono. La loro ritirata fu un disastro totale, una rotta in cui il JRF mostrò veramente quanto scarsa fosse tale forza militare. Ma non confondiamo l’incompetenza militare degli ucraini con la prova che le FAN siano una forza offensiva. Il fatto è che non sappiamo quanto siano efficienti le FAN in un’operazione offensiva, soprattutto contro un difensore determinato. Il caso dell’aeroporto di Donetsk è piuttosto singolare e non dimostra che le FAN non siano efficienti, ma dovrebbe concedere pausa e motivi di riflessione a coloro che credono che, se non fosse per il cessate il fuoco, le FAN avrebbero liberato Marjupol o il resto della Novorossija. Inoltre, se accettiamo la tesi avanzata spesso dai novorussi che non potevano inviare le forze necessarie nell’aeroporto perché erano sovraestesi e che queste forze erano necessarie altrove, allora ciò ci dice cosa sarebbe successo alle FAN se fossero avanzate su più fronti, come ventilato poco prima della firma del cessate il fuoco. Coloro che oggi deplorano che Marjupol non sia stata presa, si rendono conto che le migliori unità delle FAN erano già state assegnate a questo compito e che erano lontane dal resto della Novorussia? Per coloro arrabbiati per il cessate il fuoco, ho una domanda: se tutte le migliori forze delle FAN venivano assegnate alla battaglia per Marjupol, quali forze sarebbero state disponibili in caso di attacco ucraino da nord? Se fosse successo quando vi erano solo deboli forze delle FAN presso Donetsk e Lugansk? So che non avrò risposta da coloro che accettano come indiscutibile la tesi che le FAN avrebbero preso Marjupol e liberato il resto della Novorussia (non badiamo a coloro che credono che le FAN avrebbero preso Kiev). Per loro, la rotta ucraina dalla Novorossija è la chiara prova che i militari ucraini sono finiti e che la vittoria totale era a portata di mano. Ma non all’aeroporto di Donetsk.
La storia non può essere riscritta e non lo sapremo mai con certezza. Ma fin quando si può fare un ragionamento plausibile, il cessate il fuoco è stato firmato nel momento perfetto per le FAN, al culmine del successo, allora non c’era bisogno di presumere che coloro che non si opponessero categoricamente al cessate il fuoco fossero dei traditori, agenti di Surkov o qualsiasi altro tipo di sciocchezze che i patriottardi vomitano su chi non condivide la loro opinione. A mio parere la battaglia per l’aeroporto di Donetsk dimostra chiaramente che le FAN erano già sovraestese e che siano molto più abili nelle operazioni difensive rurali che in quelle offensive urbane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bezler: “Non faccio prigionieri nazisti”

Intervista al comandante della difesa di Gorlovka, Generale Bezler, nome in codice “Bes” (“Demone”)
Colonel CassadVoice of Sevastopol, 28 settembre 2014

BezlerPerché Bes?
É il mio soprannome dall’infanzia. Forse perché ero cattivo.

Strelkov è giunto a Slavjansk, il cui nome è simbolico, chiamata così da Caterina la Grande. Lei è giunto a Gorlovka. Perché?
Mi piace la città, è bella.

Lei è ricercato in Ucraina in quanto sabotatore del Primo Direttorato dell’intelligence russa. Il servizio di sicurezza dell’Ucraina la ritiene il criminale più pericoloso accusato non solo di aver disarmato unità militari e del servizio di sicurezza e polizia in Crimea, ma anche della creazione di una rete di agenti. E’ vero?
La Crimea mi ha conferito una medaglia e una croce: crimeane, non russe. Non ho disarmato unità militari, aprirono i cancelli perché ne avevano abbastanza dell’indipendenza giallo-blu, o meglio, dell’illegalità degli oligarchi-gangster. Inoltre fummo molto gentili, un risultato della buona educazione. Lascio il resto senza commentare.

Vi arrivano aiuti umanitari?
Non sempre, ma è meglio ora.

Come avete intenzione di affrontare l’inverno? Non resisterete solo con gli aiuti umanitari.
Non voglio indovinare, sono un realista. L’Ucraina attende aiuti occidentali, nulla è stato seminato, quindi non c’è nulla da raccogliere. Con proiettili e bombe Kiev ha distrutto il Donbas che alimenta il Paese, bruciato i suoi campi, ucciso od espulso i suoi abitanti dalla natia terra russa solo perché russi che non vogliono praticare i dogmi uniati e non vogliono essere schiavi di polacchi o tedeschi, hanno una mentalità diversa. A livello spirituale non siamo obbedienti come gli ucraini occidentali. Gli impianti di produzione di Kharkov e Zaporozhe sono stati trasportati nelle regioni occidentali fermando la produzione. La macchina deve lavorare, altrimenti è solo un rottame, idioti! Nessuno ha fermato la guerra e le puttane degli USA, senza sangue ucraino, che hanno preso il potere, combatteranno fino all’ultimo ucraino. Tutto funziona nelle nostre città: miniere, fabbriche, infrastrutture, assistenza diurna per bambini, scuole, farmacie, ad eccezione di quelle che producono anfetamine! Combattiamo droga, criminalità e corruzione. Ma Gorlovka non è il Donbas. Sarà difficile, ma siamo russi, resistiamo mentre il resto dell’Ucraina soffrirà, questo è già un dato di fatto.

Lei è un militare, quindi con tale sistema di pensiero. Ma una persona da sola non può gestire una città enorme, soprattutto mentre prende decisioni militari, sono necessari esperti del settore.
Ci sono. Abbiamo mantenuto il personale, solo gli abbiamo insegnato a non prendere tangenti e a non rubare, cosa che hanno imparato velocemente. Klep è sempre il sindaco con tutti i crismi. Mi occupo di lui (nota dell’autore: è sotto scorta), si rade, si veste come si conviene, canta l’inno dell’Unione Sovietica la mattina, si alza alle 6 e va a letto alle 22:30. E’ sempre più moralmente purificato, non ruba, non prende tangenti, restituisce alla gente ciò che ha rubato e costruisce strade. Continuerà a farlo fino quando non sarà rieducato. Deve imparare da sé cosa significa vivere con i propri mezzi. E’ diventato un patriota, ha ordinato di appendere le bandiere russe per la città, di lasciare le entrare interne, di mantenere gli stipendi della milizia nelle compagnie in cui lavora. Il nostro sindaco se ne occupa.

Come valutate le attuali autorità di Kiev?
Come si possono valutare i traditori? Avranno il loro processo di Norimberga. Mi dispiace aver dato a Pjotr Poroshenko due schiaffi, soltanto, mentre lo trascinavo via dall’edificio del Consiglio supremo alla stazione ferroviaria di Simferopoli. Possono solo rubare e spartire, è la loro morale da gangster. L’hanno appresa fin dall’infanzia, guardate la loro biografia. Scarsi e inetti, dalla mentalità di piccoli speculatori, non possono essere statisti, oggi.

Le autorità di Kiev martellano nelle teste delle persone che questa è una guerra patriottica degli ucraini contro l’aggressione russa. Chi combatte?
Combattiamo contro i fascisti. Combattiamo l’oligarchia finanziaria e industriale globale, per cui l’Ucraina è solo un mezzo per raggiungere l’obiettivo principale: distruggere la Russia, i russi e gli slavi. Il piano è dividere gli slavi e far sì che si distruggano. Se cadiamo, tutte le nazioni saranno in ginocchio, perché nessuna nazione, nessun popolo, potrà resistergli tranne i russi. Durante il colpo di Stato, con l’inno della Germania fascista sullo sfondo, la folla ha ucciso e mutilato i membri della forza speciale della polizia Berkut, ucraini fedeli al giuramento. Chi è salito al potere? I complici di Janukovich nel saccheggio del Paese, i complici di Kravchuk, Kuchma e Jushenko, che si differenziano solo per l’entità dei furti. Le persone che dopo il lavaggio del cervello ripetono ciò che dicono i loro padroni: “la Russia ci invade“. Se la Russia avesse inviato una sola divisione, il giorno dopo le sue truppe sarebbero arrivate a Lvov. Più precisamente, nell’antica città di Lemberg. I banderisti di oggi devono capirlo. Inoltre non devono dimenticare che ci ricordiamo del massacro dei polacchi in Volinja, delle fucilazioni degli ebrei e delle camere a gas, di Khatin e molto altro con cui i loro padri e nonni s’insanguinarono le mani. Tutte queste generazioni sono avvelenate dall’odio banderista. I mercenari che ci combattono, statunitensi, anglosassoni, arabi, svedesi, sono feccia. Vogliono la nostra terra? Beh, l’avranno per seppellirvisi, non c’è altra scelta

Avete ucraini nelle vostre unità?
Quasi tutta la mia gente è del posto, non la divido in ucraini, russi, ceceni, armeni, ebrei e così via. Tutti sono ugualmente importanti per me, combattendo contro gli eredi dei nazisti. Non siamo noi ad esser giunti da Rovno e Zhitomir per uccidere, rubare, stuprare, distruggere case, bruciare campi, far saltare fabbriche. La loro crudeltà ha persino oscurato i nazisti durante l’occupazione del Donbas. Anche allora non erano i tedeschi a commettere atrocità, ma i nazionalisti ucraini che prestavano servizio nella polizia e nei sonderkommando.

Ci sono stranieri nella milizia?
Naturalmente, lottano con noi spalla a spalla: serbi, spagnoli, francesi e tedeschi che sul serio odiano il fascismo e l’egemonia degli Stati Uniti. Queste sono persone di coscienza ancora esistenti in Europa. Una volta fu arrestato un tedesco a un posto di blocco, che mi fu portato. “Tu chi sei? Dove vai? Perché?” Lui rispose che era venuto per sua moglie, di Lugansk, e per il suo amato gatto. Chiaramente il gatto era importante, così era arrivato. Guarda il mio fucile d’assalto, prende 40000 euro dalle tasche e mi chiede di venderglielo. Dice: “Questo è tutto quello che ho e darò tutto per il fucile, voglio combattere i fascisti“. Allo stesso tempo, arriva una chiamata dall’ufficio di Merkel. Uno dei suoi consiglieri urla istericamente che abbiamo catturato un cittadino tedesco e ne richiede l’immediata liberazione. Dico: “Non mi dispiace, ma è lui che non vuole“. “Cosa vuole?” chiede. “Vuole unirsi alla milizia“, rispondo. Un lungo silenzio segue e poi con voce calma: “Posso sentirglielo dire?” “Nessun problema” e do il telefono al tedesco, che dice: “Sono un sergente delle forze della difesa, comandante di Leopard 2, datemi 3 carri armati e in due giorni sarò a Kiev“. La risposta fu un bip e non ci furono più chiamate. Diedi in regalo il fucile al tedesco per il suo discorso, ed ora è nella milizia, un combattente eccellente, solo che frau Merkel non gli ha inviato i carri armati.

Ha sofferto gravi perdite?
Per me ogni “200” è la perdita di una persona cara, anche se non la conoscevo personalmente. Ma questa è una guerra e tutto può succedere. Per i dati, le nostre perdite sono un decimo di quelle ucraine. Abbiamo disintegrato quasi tutti gli aeromobili e i blindati dell’esercito ucraino, hanno avuto migliaia di morti e feriti, che le autorità dichiarano disertori evitando di risarcire i parenti. Solo il nostro battaglione speciale non subisce perdite ed è costantemente rifornito.

Quale battaglione?
Dei prigionieri.

Quanti sono? Che ne è successo?
Abbastanza. In generale ci teniamo solo gli ufficiali per lo scambio dei prigionieri. Coscritti e soldati vengono restituiti ai parenti o trasferiti al centro regionale. Non prendo prigionieri tra i nazisti, in linea di principio, non c’è tempo per rieducare tali bestie ideologiche. Non sono timidi quando si occupano di noi, perché dovremmo essere nobili con loro, allora? Sono venuti da noi con la spada, e con la spada periranno, secondo il volere di Aleksandr Nevskij.

Come vede le autorità di Kiev lo scambio dei prigionieri?
Kiev non ne ha bisogno. Ogni volta stringe i denti, perciò. Abbiamo deciso lo scambio di Olga Kuligina, biologa catturata dalle forze ucraine come sabotatrice, con agenti del servizio di sicurezza ucraino, ma all’ultimo momento Kiev cambiò idea. Possono creare tanti colonnelli quanti ne vogliono, ma Olga vale di più. E’ bello che scambino molti di loro per uno dei nostri. Abbiamo scambiato Olga, in ogni caso, con 17 (!) agenti e un cittadino georgiano. Scambiano sempre un nostro con tre o quattro o più dei loro, ci apprezzano assai di più e ne siamo orgogliosi. L’impressione generale è che Kiev vuole solo soldati morti, perché avranno altri problemi con quelli che saranno ancora vivi quando arriverà il primo gelo.

francaisTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I veri eroi del cessate il fuoco di Kiev

F. William Engdahl New Eastern Outlook 23/09/201410469740Il governo di Kiev del presidente Petro Poroshenko ha improvvisamente accettato, tra tutte le cose, una proposta di cessate il fuoco quasi identica alla proposta presentata dal presidente russo Vladimir Putin. Il cessate il fuoco, che sembra essere più o meno tenere da diversi giorni, ha colto di sorpresa Washington e costretto i falchi dell’amministrazione Obama a fare pressione sull’UE nell’ultimo vertice concordando nuove sanzioni contro la Russia in ogni caso. Tutto sottolinea la natura ipocrita della guerra in Ucraina, una mossa dei falchi di Washington per dividere la Russia dall’Unione europea, in particolare dalla Germania, e imporre una nuova guerra fredda con la Russia, ancora una volta “Impero del Male”. Ma non funziona come previsto, comunque. Alcune settimane prima Poroshenko e il regime di Kiev annunciarono con grande spavalderia il lancio della loro “operazione anti-terrorista” per schiacciare la rivolta armata in varie parti dell’Ucraina orientale che esigevano autonomia e diritti, compreso il diritto a continuare a parlare e scrivere in russo. Ora, circa quattro mesi dopo ciò che è divenuta una guerra civile, un blogger ben informato afferma: “L'(esercito ucraino) non si ritira da uno, due o tre direzioni, si ritira da ovunque (tranne a nord di Lugansk). Interi battaglioni lasciano il fronte agli ordini dei loro comandanti di battaglione e senza l’approvazione dei capi della junta. Almeno un comandante di battaglione è già stato condannato per diserzione. L’intera leadership ucraina sembra preda del panico, soprattutto Jatsenjuk e Kolomojskij, mentre i nazisti sono incazzati neri verso l’amministrazione Poroshenko. Vi sono voci di un colpo di Stato anti-Poroshenko degli indignati nazisti… Al 4 settembre, secondo fonti ucraine, le seguenti unità delle Forze Armate dell’Ucraina erano state distrutte:
1.ma Brigata corazzata con 50 carri armati T-64 Bulat e altri veicoli blindati. L’unica unità ucraina dotata della versione modernizzata T-64BM “Bulat”. (76 unità dall’ottobre 2011). Era sul fronte settentrionale di Lugansk.
24.ma Brigata meccanizzata Javorov, oblast di Lvov. Un battaglione distrutto nella sacca meridionale. Gli altri due battaglioni distrutti il 12-14 agosto nelle battaglie per Saur-Mogila. I resti della brigata sono stati dichiarati “disertori” e processati a Melitopol.
30.ma Brigata meccanizzata Novograd-Volinskij, oblast di Zhitomir. 1° e 3° battaglione distrutti nella regione di Krasnij Lutz, nella prima metà di agosto. Il 2° battaglione distrutto a Stepanovka il 12-14 agosto. Di 4000 soldati solo 83 ne sopravvivono. Altre unità si ritirarono dal territorio il 27 agosto.
51.ma Brigata meccanizzata Vladimir-Volin, regione di Volin. Parzialmente distrutta nella sacca meridionale all’inizio di agosto. Il terzo battaglione distrutto a Ilovajsk alla fine di agosto. I resti, 500 uomini, hanno collaborato con la 92.ma Brigata, ma sono stati distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
72.ma Brigata meccanizzata Bila Tserkva, regione di Kiev. Distrutta completamente nella sacca meridionale all’inizio di agosto. I circa 400 superstiti dichiarati “disertori” e dispersi in luoghi diversi.
79.ma Brigata aeromobile Nikolaev e Belgorod, regione di Odessa. Distrutta nella sacca meridionale ad inizio agosto. I restanti 400 uomini sono rientrati nella loro base.
92.ma Brigata meccanizzata Klugie-Maskirovka, regione di Kharkov, fronte di Lugansk. Un battaglione nella zona di Kharkov. Un convoglio di rifornimenti subì un’imboscata dei partigiani il 29 agosto, che distrussero diversi veicoli e uccisero due soldati. Un gruppo tattico di 2500 uomini, 16 carri armati, artiglierie semoventi, corazzati da trasporto truppa e camion, circa un centinaio di mezzi in totale, fu inviato sul fronte di Ilovajsk il 23 agosto. Tutti distrutti nella sacca di Amvrosievka il 30 agosto.
Poi le seguenti unità hanno subito gravi perdite nelle ultime battaglie:
25.ma Brigata aeroportata, regione di Dnepropetrovsk. Ad aprile sei blindati BMD con gli equipaggi disertavano a Slavjansk. L’unità fu “sciolta” su ordine del presidente ad interim Aleksandr Turchinov. Un Il-76 fu abbattuto sull’aeroporto di Lugansk, con conseguenti 49 decessi. Un battaglione distrutto nella battaglia di Shakhtjorsk all’inizio di agosto. Un altro battaglione distrutto un paio di giorni fa nella zona Marinovka-Kozhevnij.
95.ma Brigata aeromobile Zhitomir. Partecipò alle battaglie fin dall’inizio, attualmente l’unità dell’esercito ucraino più esperta ed efficiente. Intrappolata nella sacca di Amvrosievka dal 24 agosto.
17.ma Brigata corazzata Krivoj Rog. Numerosi carri armati distrutti o catturati. Alcune unità eliminate ad Ilovajsk.
128.ma Brigata meccanizzata Mukachevo, regione di Zakarpazia (fanteria di montagna). Sul fronte di Lugansk. Ha perso tutto l’equipaggiamento nella sacca meridionale. Un battaglione è stato trasferito di nuovo in Transcarpazia per sedarvi la rivolta. Più morta che viva.
Questo elenco chiarisce il motivo per cui l’oligarca Poroshenko, presidente dell’Ucraina, ha accettato il cessate il fuoco. Qualunque cosa il deposto Presidente Janukovich possa aver fatto con la sua polizia all’inizio di Piazza Majdan e delle altre proteste antiregime nel novembre 2013, non ha mai ordinato a una forza militare così massiccia di schiacciare l’occupazione da parte di cittadini degli edifici governativi. Gli edifici governativi furono occupati, è importante ricordare, subito dopo che il regime golpista a Kiev s’era installato, con dei neo-nazisti apertamente dichiarati in posti chiave come i ministeri degli Interni e della Difesa, e un Primo ministro scelto dagli USA, Jatsenjuk, capo del governo che discuteva come vietare la lingua russa e altre misure restrittive contro l’etnia russa nell’est. Una volta che i cittadini di Crimea hanno votato il referendum del 16 marzo, con più del 93% di approvazione all’adesione alla Federazione russa e l’approvazione del Parlamento russo, i russi e altri timorosi del nuovo regime a Kiev iniziarono a protestare chiedendo un sistema federale ucraino che garantisse la libertà di lingua e altri diritti. La risposta del regime gangsteristico di Jatsenjuk a Kiev, appoggiato dagli USA, fu la bruta forza militare.

La guerra etnica di Kiev
Il regime golpista di Kiev ha proceduto dal 22 febbraio 2014 a scatenare una guerra di sterminio e pulizia etnica in Ucraina orientale, supportato ampiamente dall’esercito privato dei neo-nazisti di Pravij Sektor, che gestiva la sicurezza in piazza Maidan e imposto il terrore contro gli ucraini russofoni. I battaglioni sono formati da neo-nazisti e altri mercenari che hanno ricevuto lo status di soldati della “Guardia Nazionale ucraina” dallo Stato, e finanziamenti dal boss mafioso e miliardario oligarca ucraino Igor Kolomojskij, in parte dal miliardario oligarca Rinat Akhmetov e da Oleg Ljashko, truffatore e politico di Kiev. Tali mercenari hanno intrapreso una guerra selvaggia in Ucraina da marzo 2014, uccidendo indiscriminatamente, bombardando i villaggi per scacciarne la popolazione, e in ultima analisi, cercare di provocare fino alla fine l’invasione militare russa, per permettere a Washington di utilizzarlo come pretesto per mobilitare la NATO trasformando la mappa politica di Europa, Russia, Cina e del mondo. Dall’inizio di ciò che Kiev chiama provocatoriamente “operazione anti-terrorsimo” (ATO), contro i ribelli dell’Ucraina orientale, nell’aprile 2014, 2593 persone sono morte negli scontri, mentre oltre 6033 sono state ferite. Secondo le Nazioni Unite, il numero di ucraini sfollati ha raggiunto i 260000, e altri 814000 si sono rifugiati in Russia. La guerra ha imperversato nelle roccaforti ribelli di Lugansk, Slavjansk, Donetsk e Marjupol sul Mar d’Azov.

La NATO è il vero problema
Il problema più profondo di questa guerra viene sistematicamente oscurato da tutti i principali media in Germania, UE e Stati Uniti. Il vero problema è la minaccia dell’espansione verso est della NATO, l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti che, secondo tutte le norme, avrebbe dovuto essersi dissolta venti anni fa, dopo che l’Unione Sovietica chiuse il Patto di Varsavia. Invece di ridurre il profilo della NATO, in violazione degli impegni solenni di Washington verso la Russia, i falchi neo-conservatori statunitensi, durante gli anni di Clinton, iniziarono l’espansione della NATO verso est in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e oltre. Nel 2004 Washington avviò con successo la rivoluzione colorata per i cambi di regime in Ucraina e nella vicina Georgia, installando presidenti impegnati a trascinare nella NATO questi due Stati ai confini russi. Le crescenti minacce dell’espansione della NATO alla sovranità russa, andarono oltre la ragione, come si è visto a Mosca, quando all’inizio del 2007 l’amministrazione del presidente George W. Bush annunciò che gli Stati Uniti, in effetti, volevano ciò che il Pentagono chiama supremazia nucleare, la capacità di lanciare impunemente un primo attacco nucleare contro la Russia. Bush aveva ordinato l’installazione di basi per missili antibalistici e speciali stazioni radar phased-array statunitensi in Polonia e Repubblica ceca, permettendo agli Stati Uniti di distruggere qualsiasi risposta nucleare russa al primo attacco nucleare contro silos missilistici e basi della difesa russi. Funzionari di Bush mentirono apertamente affermando che miravano a un inesistente attacco missilistico dall’Iran “canaglia”. Miravano esattamente alla Russia. Già nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin ne parlò all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco in Germania, già Conferenza Wehrkunde. Con un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, Putin dichiarò:
La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini… E’ ovvio che l’espansione della NATO non ha alcuna relazione con la modernizzazione dell’alleanza o con la sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce la fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiederci: contro chi viene intesa tale espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?
Parlando al quartier generale della NATO nel marzo 2007, il capo dell’US Ballistic Missile Defense, generale Henry Obering, disse che Washington voleva creare un sistema radar antimissile nel Caucaso, molto probabilmente nelle repubbliche ex-sovietiche di Georgia e Ucraina. In particolare, uno dei pochi capi occidentali al momento espresse allarme per l’annuncio degli Stati Uniti dei piani per costruire le difese missilistiche in Polonia e Repubblica Ceca, fu l’ex-cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Schroeder s’era guadagnato lo status di ‘nemico’ de facto dell’amministrazione Bush per la sua decisa opposizione alla guerra in Iraq nel 2003. Parlando a Dresda l’11 marzo del 2007, alcuni giorni dopo le osservazioni a Monaco di Baviera del Presidente Putin, Schroeder dichiarò che gli sforzi degli USA per piazzare il proprio sistema antimissile in Europa orientale rientravano nel perseguimento “della folle politica di accerchiamento della Russia“. Schroeder avvertì che si rischiava una nuova corsa agli armamenti mondiale. La preoccupazioni di Schroeder erano fin troppo precise, come gli eventi successivi hanno ormai dimostrato. Fallito il primo tentativo di rivoluzione colorata per trascinare Ucraina e Georgia nella NATO, Washington segretamente preparò la “rivoluzione” di piazza Majdan del febbraio 2014, installando un regime di psicopatici dichiarati. La loro guerra spietata al proprio popolo, lungo i confini con la Russia in Ucraina orientale, così come le minacce di tagliare i gasdotti russi per l’Europa occidentale, sono stati accuratamente progettati per trascinare la Russia in un errore che potesse dare alla NATO il pretesto per agire. Noi tutti dovremmo ringraziare Dio che ciò non sia avvenuto, e che la Russia abbia agito con notevole moderazione. Invece, la milizia dei cittadini dell’Ucraina orientale combatte per le proprie case, terre, famiglie e amici, in parte aiutata dai russi, combattendo una battaglia incredibile; una battaglia per fermare la follia messa al potere a Kiev dai neoconservatori del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, come l’assistente del segretario Victoria “Fuck the EU” Nuland e il direttore della CIA John Brennan, e altri dell’amministrazione Obama. L’obiettivo della fazione guerrafondaia di Washington era ed è ancora perpetuare la nuova agenda bellica neo-conservatrice, dividendo Russia e Eurasia dall’UE, in particolare dalla Germania, accerchiare ed infine distruggere la minaccia emergente dell’alleanza Russia-Cina, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai e l’organizzazione correlata BRICS. Infine, con la dichiarazione di Poroshenko di un cessate il fuoco in Ucraina, è il momento di riconoscere il debito di gratitudine che tutti gli amanti della pace e i popoli civili nel mondo devono ai cittadini dell’Ucraina orientale, il cui rifiuto di consentire la distruzione delle loro vite per mano di una banda di barbari criminali finanziati dagli USA a Kiev, ha contribuito ad evitare la guerra mondiale.
L’aspetto più allarmante della crisi in Ucraina oggi è l’ignoranza totale nella stampa dell’Europa occidentale, a causa della censura de facto della NATO, sulla vera posta in gioco nella guerra in Ucraina. Niente di meno che la possibile dissoluzione termonucleare, non di Washington, i cui falchi hanno avviato l’espansione della NATO e la minaccia del primo colpo nucleare, ma dell’Europa occidentale. Tale guerra trasformerebbe l’Europa occidentale, dalla Polonia e Repubblica Ceca ad oltre, nel campo di battaglia nucleare di quel che alla fine sarebbe una nuova guerra mondiale. Ciò almeno dovrebbe meritare un dibattito sobrio e aperto sui media mainstream.

10489922F. William Engdahl è consulente di rischi strategici e docente, è laureato in politica presso la Princeton University ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, da Washington a Minsk

Alessandro Lattanzio, 22/9/2014

tjPISeaCXVoIl 14 settembre si svolgevano pesanti scontri presso l’aeroporto di Donetsk, dove i rinforzi majdanisti per le truppe accerchiate furono bloccati e distrutti. Combattimenti a Debaltsevo, mentre Gorlovka-Pantelejmonovka veniva liberata. Bombardamenti su Zhdanovka. A nord di Pervomajsk, una colonna di majdanisti veniva distrutta presso il villaggio Novotoshovskij. Nella settimana precedente, presso Marjupol, i majdanisti persero in due imboscate tese dai federalisti 24 carri armati T-64 (6 catturati), 4 BTR e 14 autoveicoli. Nel tentativo di occupare Telmanovo a 45 km a nord-est di Marjupol, gli ucraini persero 9 blindati KrAZ Cugar, catturati dai federalisti. Le FAN consolidavano le difese con fortificazioni e fossati anticarro presso Makeevka, Marinka, Peski, Karlovka, Kharzysk, Zugres e Stepano-Krinka, inoltre fondavano vari di centri di addestramento per sminatori, genieri, artiglieri, squadre speciali e per le manovre rapide di contrattacco, ed infine riparavano circa 220 mezzi blindati. Presso l’aeroporto di Donetsk, il 1.mo Battaglione d’Artiglieria Kalmjus delle FAN bombardava i majdanisti, eliminando 9 nazisti del battaglione Dnepr, la metà dei membri del Corpo Volontari di Pravij Sektor e del battaglione banderista dell’OUN, e 20 soldati dei resti della 93.ma brigata ucraina.
Il 15 settembre, a Donetsk oltre 20 civili venivano uccisi dai bombardamenti dei majdanisti. Gli ucraini bombardavano anche il villaggio di Petrovskoe, uccidendo un civile. Tra Gorlovka e Makeevka, le FAN accerchiavano un gruppo dell’esercito ucraino. A Stakhanov, l’assalto di forze blindate majdaniste veniva respinto con la totale distruzione dei mezzi corazzati ucraini. Bombardate Kirovskoe, Elenovka, Makeevka, Shakhtjorsk, Khartsyzsk e Dokuchaevsk.
Il 16 settembre, le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk avrebbero istituito formalmente le Forze Armate di Novorossija, con a capo il presunto Tenente-Generale Ivan Anatolevich Korsun. A Donetsk venivano eliminati tre gruppi di sabotatori ucraini.
Il 17 settembre, a nord di Lugansk, continuavano gli scontri presso Shastie, Stanitsa Luganskaja, Slavjanoserbsk e Veselaja Gora. I neonazisti danneggiavano la centrale elettrica di Lugansk, lasciando senza elettricità la maggior parte della regione. La junta naziatlantista di Kiev continuava a distruggere le infrastrutture locali del Donbas. Infine, i nazisti ucraini, gli ‘ucrofascisti’, assassinarono 55-60 civili, tra il 6 e il 17 settembre, con i loro bombardamenti su Donestk. Scontri a Trojtskoe, Debaltsevo, Peski, aeroporto di Donetsk, Spartak, Oktjabrsk, Shakhtjorsk, Marinka, Enakievo, Zhdanovka, Zuevka, Pervomajsk, Komissarovka, Chernukhino, Komunar e Antratsit. A Novotrojtskoe, Fashevka e Redkodub la milizia scacciava gli ucraini. A Novojadar, un gruppo di cecchini majdanisti giungeva a bordo di un elicottero. L’esercito di Novorossija (FAN) respingeva i majdanisti da Makeevka e Jasinovataja. Parte delle unità ucraine finiva nella sacca di Debaltsevo, un’altra parte si ritirava a nord.
A Peski, l’assalto dei majdanisti circondati presso l’aeroporto di Donetsk veniva respinto infliggendo 9 perdite tra gli effettivi ucraini.
Il 18 settembre, le FAN accerchiavano circa 2500 soldati ucraini presso Debaltsevo, nella zona Pantelejmonovka – Krinishna. Granitnoe, Novolapsa e Starolapsa, presso Marjupol, venivano liberate dalle FAN.
Il 19 settembre, i majdanisti bombardavano Donetsk, Marinka, Zuevka, Zhdanovka, Uglegorsk, Rozovka, Enakievo, Debaltsevo, Kirovskoe, Novoorlovskoe, Marjupol e Kharzyzsk, mentre Dokuchaevsk veniva liberata dalla milizia federalista. A Donetsk arrivava il terzo convoglio umanitario russo.
Il 20 settembre Zhdanovka veniva liberata dalle FAN. 2 missili Tochka-U sparati dai majdanisti colpivano un deposito di sostanze chimiche a Krasnogorovka, presso Donetsk. Le truppe majdaniste, nelle operazioni contro Lugansk e Donestk, avevano lanciato 74 missili 9M79 e 9M79M (Tochka-U), di cui 28 solo contro la città di Donetsk, sul totale di circa 90 di cui disponevano. A Stakhanovets, le milizie distruggevano dei blindati ucrofascisti. Pervomajsk veniva bombardata dai majdanisti, uccidendo tre civili. A Nizhnjaja Krinka, la milizia catturava equipaggiamenti dell’esercito ucraino e liberava il villaggio Monakhovo. I majdanisti, infine, si ritiravano da Komunar. I majdanisti bombardavano Kanzhenkovo, Gornjak, Novozaovsk, Marjupol e Petrovskij.
Il 21 settembre, a Vostochnij e Mirnij, presso Marjupol, si svolgevano dei combattimenti dove i majdanisti subivano perdite in effettivi e blindati. I neonazisti ucraini abbandonavano Juzhnokomunarsk, Verkhnjaja e Nizhnjaja Krinka, Rozovka e Uglegorsk, per ricongiungersi con le altre unità ucrofasciste accerchiate a Debaltsevo.
hvPcrDEmnz0L’assistente del ministro della Difesa ucraino Aleksandr Daniljuk confermava ufficialmente che la NATO inviava armi a Kiev, mentre Valerij Geletej, ‘ministro’ della Difesa del regime golpista di Kiev, si vantava presso la Reuters: “I Paesi della NATO ci consegnano armi per la lotta contro i separatisti filo-russi e “fermare” il presidente russo Vladimir Putin”. Una delegazione ucraina aveva visitato Israele per acquisire materiale bellico, tra cui droni da usare contro i federalisti. Il ministero della Difesa sionista aveva dato il via libera, ma quello degli Esteri pose il veto, temendo la che Mosca reagisse vendendo altre armi a Siria e Iran. In un’intervista dopo l’incontro con Obama, il 18 settembre, Poroshenko dichiarava che Obama “ha detto no” alla sua richiesta di assegnare uno status “speciale” all’Ucraina presso la NATO. La junta di Kiev non riusciva più ad accumulare forze militari presso i confini di Novorossija, potendo solo rafforzare le unità superstiti delle operazioni precedenti, reintegrandole parzialmente. Infatti il valore operativo di tali unità era fortemente degradato riguardo personale e materiale. In sostanza, la 4.ta mobilitazione era fallita e quindi la junta non poteva portare avanti la riorganizzazione dell’attacco alla Novorossija, essendo afflitta da gravi difficoltà nel racimolare i mezzi militari necessari. La junta di Kiev, infatti, aveva perso il 70% dei mezzi militari pesanti utilizzati contro il Donbas, e di cui oltre 220 blindati e carri armati catturati venivano integrati dalle FAN.
Il 19 settembre, veniva firmato il memorandum di Minsk, che chiedeva:
1. Il cessate il fuoco.
2. La sospensione dei movimenti di unità e formazioni militari.
3. Divieto d’impiego di un qualsiasi tipo di arma e delle operazioni offensive.
4. Ritirare entro 24ore l’artiglieria di calibro superiore a 100mm a distanze comprese tra i 9 e i 120km:
• cannoni MT-12 da 100mm: 9km;
• mortai da 120mm: 8km;
• obici D-30 e 2S1 Gvozdika da 122mm: 16km;
• obici da 152mm e sistemi d’artiglieria semoventi 2S5 Giatsint-S, 2S3 Akatsija, 2S19 Msta-S e 2S65 Msta-B: 33km;
• MLRS 9K51 Grad: 21km;
• MLRS 9K57 Uragan: 36km;
• MLRS 9K58 Smerch: 70km;
• MLRS Tornado-G: 40km;
• MLRS Tornado-U: 70km;
• MLRS Tornado-S: 120km;
• sistemi missilistici tattici (Tockha): 120km.
5. Divieto di piazzare armi pesanti e materiale militare nella zona di sicurezza tra Komsomolskoe, Kumachevo, Novoazovsk e Sakhanka, sotto il controllo dell’OSCE.
6. Divieto di piazzare campi minati entro i confini della zona di sicurezza e obbligo di rimuovere i campi minati ivi già posizionati.
7. Divieto dei sorvoli di aerei da combattimento e droni ad eccezione dei droni utilizzati dalla missione OSCE.
8. Dispiegamento nell’area del cessate il fuoco, ampia 30 kam, della missione OSCE composta da gruppi di osservatori entro 24ore dall’adozione del memorandum.
9. Ritiro dei gruppi armati, materiale militare, militanti e mercenari stranieri dal territorio dell’Ucraina.
Il 19 settembre, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev firmava il decreto che introduceva i dazi all’importazione di beni ucraini.
Il 16 settembre, le unità russe delle 29.ma, 36.ma, 35.ma e 5.ta Armata dell’esercito russo, per un totale di 100000 militari, si spostavano dal Distretto Militare Orientale di Trans-Bajkal, Kamchatka, Primorskij, Sakhalin e Chukotka a quello Meridionale russo. Le truppe si spostavano via rotaia (20 convogli ferroviari) e aerea per oltre 4000 chilometri. “Circa 100 aerei da guerra ed elicotteri da combattimento si erano trasferiti a una distanza di 4000 chilometri“, dichiaravano il Comando delle Forze Aeree e delle Truppe della Difesa aerea del Distretto Militare orientale e il Comando dell’Aeronautica Militare russa. La Flotta del Baltico russa conduceva esercitazioni tattiche nella Regione di Kaliningrad, con oltre 1000 soldati della Fanteria motorizzata e della Fanteria di marina della Flotta, assieme a 250 mezzi militari tra veicoli da combattimento della fanteria BMP-2, veicoli da trasporto truppa BTR-82A, carri armati T-72, obici d’artiglieria semoventi Akatsija, Gvozdika e Nona, sistemi di artiglieria contraerea Shilka e sistemi lanciarazzi multipli Grad. “Dopo aver marciato per molti chilometri dai luoghi di schieramento permanente fino al sito, le truppe costiere hanno condotto una serie di azioni di difesa e offesa, migliorando l’abilità nell’impiego di armi ed equipaggiamenti, spostandosi sul campo di battaglia e creando fortificazioni“. Le truppe furono attivate il 16 settembre. Le esercitazioni si componevano di operazioni offensive e difensive in risposta ad attacchi e incursioni aeree e di artiglieria, ed effettuando tiri reali.

1043039210383679Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Bertrand du Donbas
Bertrand du Donbas
Israel National News
ITAR-TASS
ITAR-TASS
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Zerohedge

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