L’esercito libero siriano attacca Damasco con armi chimiche?

Aangirfan 20 agosto 2013

1176215Il video dell’attacco con i gas a Damasco è stato pubblicato il 20 agosto 2013. Secondo la Reuters, l’attacco chimico a Damasco è avvenuto il 21 agosto 2013.

I ribelli siriani dell’ELS, hanno armi chimiche. La foto sopra mostra come l’ELS possieda armi chimiche. “La Russia ha fornito prove inconfutabili riguardo l’uso di armi chimiche, da parte dell’opposizione armata siriana, ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, secondo una dichiarazione del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.Prove sulle armi chimiche dell’ELS
Maggio 2013: “Gli investigatori delle Nazioni Unite dicono che hanno trovato testimonianze di vittime e personale medico che dimostrano che i militanti hanno usato l’agente nervino sarin in Siria… La Commissione indipendente d’inchiesta dell’ONU sulla Siria non ha trovato alcuna prova che le forze governative siriane abbiano usato armi chimiche contro i militanti, ha detto il membro della commissione Carla Del Ponte, secondo la Reuters.” Liveleak.

FSAL’Esercito libero siriano appoggiato dagli USA, con bandiere di al-Qaida.

14 luglio 2013: “L’esercito siriano ha scoperto un magazzino appartenente ai ribelli nella zona di Damasco, a Jubar, in cui sono state prodotte e conservate sostanze chimiche tossiche… Fonti militari hanno riferito che i militanti si stavano preparando a sparare colpi di mortaio nella periferia della capitale e confezionavano razzi con testate chimiche.’ Un video girato dal canale in arabo di RussiaToday, al-Yum, mostra un… edificio trasformato in laboratorio. Dopo essere entrati nell’edificio, ufficiali dell’esercito siriano hanno trovato decine di contenitori e sacchi sul pavimento e sui tavoli. Secondo l’etichetta di avvertimento sui contenitori, la sostanza ‘corrosiva’ proveniva dall’Arabia Saudita. Il 7 luglio, l’esercito siriano ha confiscato 281 barili pieni di sostanze chimiche pericolose, “che ha trovato in un nascondiglio appartenente ai ribelli nella città di Banias… l’ambasciatore siriano all’ONU Bashar Ja’afari, ha detto che le sostanze chimiche erano ‘in grado di distruggere una città intera, se non tutte del Paese.‘” Deposito di armi chimiche dell’ELS ritrovato dall’esercito siriano a Damasco

Il 21 agosto 2013, i ribelli siriani dell’ELS sostengono che le armi chimiche hanno ucciso centinaia di persone alla periferia di Damasco, in una zona in cui Assad ha la residenza. Frank Gardner, corrispondente per la sicurezza della BBC, si chiede: “Perché il governo di Assad, che ha recentemente riconquisto terreno ai ribelli, effettuerebbe un attacco chimico, mentre gli ispettori delle Nazioni Unite sono nel Paese?BBC News, Il conflitto in Siria: ‘attacchi chimici’ uccidono centinaia di persone

BSMaNDfCMAE8Oc8Nella foto sopra, queste presunte vittime a Damasco provengono in effetti dall’Egitto. Le pagine ikhwanonline.com e FSA usano le foto delle vittime dei sinistri a Rabaa per denunciare l’attacco chimico a Ghuta orientale. Syria#FSAcrimes

Un portavoce del ministero degli Esteri di Mosca ha detto che il lancio del gas dopo l’arrivo degli ispettori delle Nazioni Unite, suggerisce fortemente che si tratti di una ‘provocazione’ per screditare il governo siriano. La tempistica e la localizzazione del presunto uso di armi chimiche, appena tre giorni dopo che il team di esperti chimici dell’ONU è giunto in un hotel di Damasco, a pochi km ad est, all’inizio della loro missione, è sorprendente. Sarebbe molto strano se fosse il governo a commetterlo nel momento esatto in cui gli ispettori internazionali arrivano nel Paese”, ha dichiarato Rolf Ekeus, un diplomatico svedese in pensione che ha guidato un team di ispettori dell’ONU in Iraq negli anni ‘90″. Reuters

RabaaRabaa – vittime dei misteriosi cecchini in Egitto, 14 agosto 2013

Brian commenta:
1. I ribelli dell’ELS usano le foto delle vittime degli omicidi a Rabaa in Egitto per le loro accuse sull’attacco chimico a Ghuta orientale alla periferia di Damasco.
2. Il governo siriano nega l’uso di armi chimiche.
La Siria nega le notizia sul micidiale attacco al gas nervino di Damasco
Ecco una e-mail ripresa dall’azienda di sicurezza privata inglese Britam Defence:

Phil
Abbiamo una nuova offerta. Si tratta ancora della Siria.
Il Qatar propone un affare interessante e giuro che l’idea viene approvata da Washington.
Dovremo offrire una CW (un’arma chimica) a Homs, una g-shell di origine sovietica dalla Libia, simile a quelle che Assad dovrebbe avere. Vogliono che schieriamo il nostro personale ucraino, che dovrebbe parlare russo e girare un video.
Francamente, non credo che sia una buona idea, ma gli importi proposti sono enormi. La tua opinione?

Cordiali saluti
Dav

L’attacco chimico di Damasco è un’operazione False Flag del Qatar, come riferito a gennaio?

====TURKEY OUT==== Rebel Free Syrian ArmI ribelli dell’Esercito libero siriano e loro vittime. Foto: Emin Ozmen/AFP/Getty Images

L’Esercito libero siriano è “una banda raccogliticcia di fanatici islamisti, mercenari ceceni ed afgani, terroristi, assassini, stupratori e torturatori”, sostenuta da Obama.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Britamgate: inscenare attacchi false flag in Siria

Avendo fallito in Siria, gli USA puntano su Hezbollah

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30.07.2013

Hizbollah_Haitham_pic_1Dopo che Hezbollah è intervenuto in Siria, subito delle analisi sono iniziate a circolare, indicando che gli iraniani avevano ordinato ai loro partner libanesi d’intervenire in sostegno del governo di Damasco nell’ambito di una nuova ondata iraniana in Siria. Questa presa di posizione rifiuta di ammettere che Hezbollah sia uno dei principali obiettivi della guerra in Siria o di riconoscere che Hezbollah interviene in Siria sulla base dei propri interessi di sicurezza e contro l’attacco in corso alle città libanesi sul confine siriano-libanese. Hezbollah è stato letteralmente trascinato nella guerra e le stesse forze che cercano di rovesciare il governo siriano già preparavano la politica del rischio calcolato per un attacco contro il Libano, attraverso una serie di false affermazioni contro Hezbollah e di misure che avevano lo scopo d’istigare la lotta contro esso in Libano. A seguito dell’intervento di Hezbollah in Siria, il governo degli Stati Uniti ha iniziato a imporre contro il partito libanese sanzioni finanziarie. Quattro uomini d’affari libanesi nei Paesi dell’Africa occidentale di Repubblica della Costa d’Avorio (Costa d’Avorio), Repubblica del Gambia, Repubblica del Senegal e Repubblica della Sierra Leone sarebbero stati accusati di essere ambasciatori informali gli Hezbollah e quindi gli USA li hanno sanzionati. In sincronia con Washington, i regimi dei petro-sceiccati arabi del Golfo Persico di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti avrebbero iniziato a chiudere le aziende di cittadini libanesi, revocandone la residenza per poi espellerli.
Nonostante l’espulsione pregiudizievole dei cittadini libanesi, non necessariamente si tratta di una nuova politica dei regimi arabi del Golfo Persico, vi è la nuova prerogativa legata al conflitto nel Levante. Mentre le agenzie di stampa come la Reuters sostengono che “le espulsioni illustrano come la guerra in Siria incoraggia la diffusione oltre i confini e nella regione delle antiche tensioni tra sunniti e sciiti”, la verità è un’altra. Queste narrazioni camuffano e mirano a nascondere la vera natura politica del conflitto, attraverso un certo tipo di spiegazioni artificiose che affermano che i sunniti e gli sciiti sono nemici mortali naturali. Il carattere sciita di Hezbollah è irriverente. Gli Stati Uniti e i loro alleati cercano di stringere un cappio intorno a Hezbollah e ad escluderlo dalle potenziali fonti dei finanziamenti che riceve, direttamente o indirettamente, tramite donazioni o rimesse in Libano.

L’UE ha fornito copertura giuridica a una rinnovata aggressione israeliana contro il Libano?
Il 25 luglio 2013 l’Unione europea ha aggiunto l’ala militare di Hezbollah alla sua lista delle organizzazioni terroristiche. La decisione dell’Unione europea è il risultato di un compromesso che avrebbe dovuto porre fine alla forte pressione da parte dei governi degli Stati Uniti e d’Israele. In questi sforzi, Israele e Stati Uniti sono stati aiutati dal sostegno dei governi di Gran Bretagna e Paesi Bassi. Anche se la decisione dell’Unione europea ufficialmente si basa sull’accusa non provata che Hezbollah sia responsabile di un attentato in Bulgaria a un autobus di turisti israeliani, il vero motivo è stato l’intervento indipendente di Hezbollah in Siria. L’Unione europea avrebbe potuto mettere nella lista nera Hezbollah molto prima, se riteneva le accuse di terrorismo giustificate. Anche il governo bulgaro l’ha rifiutata e rifiuta di piegarsi alle richieste di Tel Aviv che la Bulgaria indichi Hezbollah quale colpevole. Vale la pena notare che l’inserimento nella lista nera dell’ala militare di Hezbollah da parte dell’UE soddisfa parzialmente Stati Uniti e Israele. Dal momento che nulla si sa realmente dell’ala militare di Hezbollah, poco può essere fatto praticamente. Il modo con cui l’UE ha messo Hezbollah nella lista nera potenzialmente lascia la porta aperta ad una posizione flessibile dei membri dell’Unione Europea e della Commissione europea. Eppure, è una spada a doppio taglio. La decisione dell’UE, tuttavia, potrebbe essere utilizzata come arma politica, giuridica ed economica contro il Libano e Hezbollah, quando necessario.
In risposta all’azione dell’Unione europea, i leader di Hezbollah in Libano hanno detto che l’Unione europea è ormai complice di eventuali futuri crimini d’Israele contro il Libano. Secondo Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah, gli Stati membri dell’Unione europea saranno responsabili di un futuro attacco israeliano contro il Libano, perché hanno dato copertura legale ad Israele per il suo prossimo attacco al Libano. Ciò significa che se gli israeliani attaccheranno Libano, sosterranno che combattono il terrorismo internazionale. Indubbiamente Tel Aviv tirerà fuori la decisione del 2013 dell’UE e ne parlerà incessantemente nella sua propaganda come mezzo per convincere l’opinione pubblica internazionale che Israele combatte Hezbollah nell’ambito della lotta al terrorismo.

Gonfiare la propaganda nella guerra mediatica
Reuters ha preso l’insolita iniziativa di pubblicare un articolo il 21 luglio 2013, fondamentalmente un pezzo speculativo dal titolo “All’interno: Facendo affidamento sull’Iran, la Siria di Assad rischia l’irrilevanza”. La dichiarazione di apertura è la seguente: “Il sostegno militare dell’Iran e del suo alleato sciita Hezbollah ha dato al presidente siriano Bashar al-Assad nuovo slancio nella sua lotta contro i ribelli intenti a cacciarlo, ma a un prezzo.” L’articolo di Reuters arriva a suggerire quanto segue: “Assad ora rischia di perdere gran parte della sua autonomia da Teheran e di diventare una pedina in una grande guerra settaria tra musulmani sunniti e sciiti che non può finire, anche se  costretto a dimettersi, dicono esperti militari e diplomatici nella regione.” Business Insider s’associa alla posizione di Reuters, scrivendo il 24 luglio 2013 che “il presidente siriano Bashar al-Assad è stato costretto gradualmente a cedere il potere in Iran per sostenere il suo regime durante il conflitto in corso in Siria”. Gli argomenti di cui sopra sono parte della propaganda standard che inizia a circolare nei media mainstream che servono l’agenda estera di Washington. L’obiettivo è naturalizzare l’idea che l’odio settario esiste tra i musulmani.
La propaganda include anche suggerimenti fabbricati ed esagerati secondo cui la popolarità di Hezbollah è diminuita a livello regionale e anche tra i suoi elettori libanesi nella comunità sciita.  Per esempio, Voce dell’America ha scritto così il 25 luglio 2013: “le famiglie di centinaia di combattenti di Hezbollah uccisi nella recente battaglia per Qusayr, si meravigliano del perché i loro cari siano morti combattendo altri arabi invece d’Israele”. Anche in precedenza un altro articolo della Reuters riportava, il 5 luglio 2013: “Molti libanesi vedono nel sostegno del leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah ad Assad, contro l’insurrezione a maggioranza sunnita della Siria, un errore di calcolo che trascina il Libano nel pantano siriano, esacerbando i combattimenti in Libano e approfondendo le derive settarie sunnita-sciita della regione.” Gli attacchi missilistici sul Libano da parte dei ribelli in Siria e la destinazione delle rimesse dei libanesi sono anche parte di questa propaganda. In tutta ciò, il successo dell’esercito siriano è stato deliberatamente minimizzato. Invece l’enfasi viene posta su Iran, Hezbollah e i gruppi di volontari dall’Iraq, che vincono la guerra per il governo siriano. Ad esempio, AFP ha scritto: “Per  raggiungere questo obiettivo, l’esercito [siriano] è sostenuto dai miliziani locali che operano in città e villaggi, e che sono stati addestrati alla guerra urbana per diversi mesi dall’Iran e dalla Russia, secondo esperti e fonti vicine alle forze di sicurezza siriane.” Questo aspetto della propaganda è in realtà vecchia ed è stata utilizzata per spiegare perché il governo siriano non è crollato, come gli Stati Uniti ed i loro alleati hanno erroneamente predetto.
Ci sono anche altri esempi. Il Washington Post avrebbe riferito il 1 giugno 2013, che “la tecnologia sofisticata della Russia e dell’Iran ha dato alle truppe governative siriane nuovi vantaggi nel monitorare e distruggere i loro nemici, aiutandoli a consolidare le vittorie in battaglia contro i ribelli, secondo funzionari e analisti dell’intelligence del Medio Oriente.” Aggiungendo inoltre: “La tecnologia comprende l’incremento dei droni da ricognizione fabbricazione iraniana e, in alcuni settori, dei sistemi anti-mortaio simili a quelli utilizzati [dal Pentagono] per rintracciare la fonte dei tiri di mortaio, hanno detto funzionari ed esperti. Unità militari siriane fanno anche maggiore uso delle apparecchiature da ricognizione per raccogliere informazioni sulle posizioni dei ribelli, e dei dispositivi di disturbo per bloccare le comunicazioni dei ribelli, hanno detto.” La Fox News Network seguirebbe l’esempio segnalando che “le truppe siriane ora utilizzano tecnologie e tattiche sofisticate” provenienti da Iran e Russia. John Bolton, l’assai impopolare ex-ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, voleva pesare sul conflitto siriano dicendo a Fox News che “negli ultimi mesi mi sembrano esserci pochi dubbi, ma l’Iran e la Russia hanno intensificato quantità e qualità dell’assistenza che forniscono, con telecomunicazioni e capacità di puntamento più sofisticate, più assistenza finanziaria e arruolando Hezbollah”, durante un’intervista del 2 giugno con Eric Shawn.
Forse l’aspetto peggiore di questa propaganda utilizzata per la fabbricazione di una falsa immagine degli eventi in Siria, è sostenere che il governo siriano e i suoi alleati vogliono dividere la Siria in diversi Stati settari. The Guardian pretenderebbe perfino, in un articolo di Martin Chulov e Mona Mahmood del 22 luglio 2013, che il governo siriano abbia avvicinato “l’ex ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, alla fine dell’anno scorso [nel 2012] con una richiesta affinché Israele non si opponesse ai tentativi di formare uno Stato alawita, che avrebbe comportato lo spostamento di alcune comunità sfollate nell’area delle alture del Golan”. Lo stesso articolo scrive: “’Ci sono stati esempi evidenti di pulizia confessionale in diverse aree ad Homs’, ha detto l’attivista locale, Abu Rami. ‘La pulizia confessionale è parte di un importante piano sciita iraniano, evidente attraverso il coinvolgimento di Hezbollah e delle milizie iraniane. Ed è anche parte del piano per uno Stato alawita personale di Assad.’” La situazione è l’esatto contrario, in realtà, gli israeliani e i loro alleati vogliono dividere la Siria in un mosaico di staterelli. Questi obiettivi sono ora disonestamente e fantasiosamente attribuiti al governo siriano, quale suo obiettivo.

I colloqui di pace israelo-palestinesi sono legati ai piani di guerra israelo-statunitensi?
Mentre alcuni hanno descritto i nuovi colloqui di pace israelo-palestinesi sponsorizzati come  concessione israeliana o scambio con gli Stati Uniti per la loro pressione che ha costretto l’UE a mettere nella lista nera l’ala militare di Hezbollah, la questione ha bisogno di un attento esame. I colloqui israelo-palestinesi sono stati decisi per motivi che sono in realtà legati alle relazioni pubbliche e alla diplomazia internazionale. L’Autorità palestinese è moralmente in bancarotta, e partecipa ai colloqui di pace perché le è stato ordinato. Nonostante la copertura fornita dalla promessa israeliana di liberare un gran numero di prigionieri palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane, il governo israeliano non farà alcuna grande concessione. Il calendario dei colloqui di pace israelo-palestinesi è legato all’agenda degli Stati Uniti ed israeliana nel Levante. L’annuncio del rinnovo dei colloqui tra gli israeliani e la corrotta Autorità palestinese, entra in stretta sintonia con la decisione dell’Unione europea di elencare l’ala militare di Hezbollah come organizzazione terroristica. Ora che Hezbollah sostiene apertamente il governo siriano, gli Stati Uniti e Israele potrebbero programmare di attaccare, in un modo o nell’altro. Un altro conflitto israeliano con il Libano, in particolare sotto forma di guerra, incontrerebbe la grande indignazione internazionale e avrebbe un costo elevato per l’immagine internazionale d’Israele, già a brandelli. Tale guerra israeliana contro il Libano sarebbe un disastro per le pubbliche relazioni di Tel Aviv. Questo è il motivo per cui i rinnovati colloqui con i palestinesi potrebbero forse essere un mezzo per ritrarre Israele sotto una luce positiva, prima che venga coinvolto in un nuovo conflitto con il Libano o in eventuali nuove avventure regionali.
Indipendentemente dalle intenzioni dietro i colloqui israelo-palestinesi, Hezbollah viene innegabilmente preso di mira dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Prenderlo a bersaglio non significa necessariamente una terza guerra israeliana contro il Libano. Alimentando il fuoco del settarismo in Libano con l’intenzione d’iniziare una guerra civile, potrebbe essere la principale e migliore opzione israelo-statunitense… L’attacco terroristico contro il quartiere di Bir al-Abed, nella profonda roccaforte di Hezbollah nel sobborgo meridionale di Beirut, Dahiyeh, e il sostegno segreto a gruppi violenti, come quello dello sceicco Ahmed al-Assir di Sidone, che ha combattuto l’esercito libanese, sono tutti parte della strategia per stringere il cappio intorno ad Hezbollah incendiando la sua base. Le sanzioni degli Stati Uniti, il soffocamento delle rimesse verso il Libano e la demonizzazione di Hezbollah designandone l’ala militare come organizzazione terroristica, fanno parte di questa campagna. Altre mosse verranno. Scrivendo per Fox News il 23 luglio 2013, Claudia Rosett e Benjamin Weinthal retoricamente si chiedevano, come suggerisce il titolo del loro articolo, “Dove sono le sanzioni delle Nazioni Unite verso Hezbollah?

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA, il Qatar e la creazione di Jabhat al-Nusra

Phil Greaves, Global Research, 17 maggio 2013

556754Una recente intervista rilasciata da un ‘anonimo’ funzionario della sicurezza del Qatar, ha gettato ulteriore luce sull’invio segreto dalla CIA di armi ai militanti che combattono in Siria. In questo articolo della Reuters, il funzionario ‘anonimo’ della sicurezza e diversi comandanti ribelli confermano che il Qatar ha “strettamente coordinato i traffici di armi dirette [plurale] alla Siria“, per la presunta preoccupazione che le armi finiscano nelle mani di militanti estremisti islamici legati ad al-Qaida; gli stessi militanti, come notato in precedenza, che continuano a formare la punta di lancia della rivolta contro il governo siriano: “I combattenti ribelli in Siria dicono che negli ultimi mesi il sistema di distribuzione delle armi è diventato più centralizzato, con le armi consegnate attraverso il Comando Generale della Coalizione dell’opposizione nazionale guidata da Selim Idriss, un generale che ha disertato ed è uno dei preferiti da Washington.”
Ciò che è stato da tempo confermato dalle “fonti ufficiali” sulla stampa mainstream, è che queste spedizioni di armi sono iniziate almeno “all’inizio del 2012″. Possiamo essere sicuri, come nella maggior parte dei resoconti ufficiali, che libertà d’azione sia stata concessa con queste dichiarazioni: è assai probabile che un piccolo traffico di armi in Siria sia iniziato molto prima che le dichiarazioni di testimoni oculari, in Libia, confermassero che le spedizioni di armi dal porto di Misurata, roccaforte del Libyan Islamic Fighting Group, cominciassero subito dopo la caduta di Gheddafi. Sibel Edmonds ha anche riferito, nel novembre 2011, quindi molto prima che i grandi media lo rivelassero, che la CIA, insieme ai suoi omologhi turchi e della NATO, operava dal “centro nevralgico” congiunto statunitense-turco della base aerea di Incirlik, in Turchia, coordinando ‘ribelli’ e ‘attivisti’ già dall’aprile-maggio del 2011. Edmonds teorizza che probabilmente ciò fu una delle prime fasi in cui la CIA e i suoi partner regionali avviarono il contrabbando di armi, combattenti e materiale in Siria, mentre la rivolta prendeva piede.
Molte di queste informazioni di base, ‘fonti ufficiali’ e discrepanze sui resoconti danno l’impressione che i media non diano le informazioni quando le ricevono e che trattengano gli elementi cruciali degli eventi, adattandosi alla favola delle “forze di Assad che uccidono manifestanti pacifici“. Ciò che apprendiamo dal rapporto Reuters è che il Qatar (agendo direttamente agli ordini della CIA) ha scelto di “stringere” il coordinamento delle sue forniture di armi alla Siria, non essendoci modo coerente e strutturato di distribuire le armi, una volta raggiunto il confine con la Siria: “Il Qatar ora [maggio 2013] passa alla Coalizione aiuti umanitari e militari attraverso il comando militare,” ha detto un comandante nel nord della Siria intervistato a Beirut. Ciò pone subito la domanda: chi distribuiva le migliaia di tonnellate di armi del Qatar (su ordine della CIA) prima dell’aprile 2013? L’articolo prosegue affermando: “Prima che la coalizione fosse formata, passavano attraverso gli uffici di collegamento e altre formazioni militari e civili. Ciò all’inizio. Ora è diverso, tutto passa  attraverso la Coalizione e il comando militare”. “Vi sono molte consultazioni con la CIA, che aiuta il Qatar nell’acquisto e trasferimento delle armi in Siria, ma solo come consulente” ha detto. La CIA ha rifiutato di commentare.
Questo pezzo di disinformazione deve essere preso almeno con un pizzico di sale. Quali sono esattamente gli “uffici di collegamento, e le formazioni militari e civili?” L”opposizione’ non ha mai avuto nulla di simile a una formazione militare. Indipendentemente da ciò, questo pone diversi interrogativi e serie domande sui resoconti sul conflitto siriano. Sappiamo da tempo che il principale fornitore di armi ai ‘ribelli’ era ed è tuttora il Qatar, agendo direttamente sotto la “consulenza” della CIA. Sappiamo anche che queste spedizioni di armi furono notevoli “all’inizio del 2012″ e continuarono a crescere in quantità e frequenza. Un’inchiesta del New York Times ha confermato che è stato proprio così, riferendo che ottantacinque aerei cargo militari hanno volavato dal Qatar alla Turchia portando le armi dirette alla Siria tra gennaio 2012 e marzo 2013. (Il carico massimo di un aereo da trasporto militare medio è di circa 50-60 tonnellate.) Quali altri simili aspetti del conflitto sappiamo essere iniziati e progrediti “dall’inizio del 2012″? La dinamica più chiara e lampante verificatasi lungo questo lasso di tempo, e che ha continuato a crescere e aumentare notevolmente, sono il numero di morti che quello dei profughi all’interno della Siria. Come ampiamente indicato prima, il numero di morti in Siria è mensilmente quasi raddoppiato “dall’inizio del 2012″, e ha continuato ad aumentare rapidamente. Tutte le risorse disponibili e i dati sui morti forniti dai gruppi di opposizione o di ‘attivisti’, grosso modo lo confermano, come si può vedere in questo grafico compilato dalla Reuters:
bko-berciaauaye-largeUn altro fattore critico collega direttamente l’aumento del flusso di armi (ad opera di CIA/Qatar) all’enorme aumento del numero di morti. Cioè: il successo, la proliferazione e il rafforzamento di Jabhat al-Nusra e di simili gruppi militanti salafiti/jihadisti. Jabhat al-Nusra o, come è ormai noto, Stato Islamico d’Iraq e al-Sham (ISIS) era attivo in Siria come derivazione dal gruppo Stato islamico dell’Iraq (al-Qaida in Iraq – IQA) anni prima della rivolta siriana. In effetti, fin dalla formazione di IQA nelle regioni orientali della Siria (confinante con l’ovest iracheno e la provincia di Anbar), queste sono state un focolaio delle attività di al-Qaida subito dopo l’invasione degli Stati Uniti nel 2003. E’ fuor di dubbio che Jabhat al-Nusra e altri gruppi salafiti/jihadisti collaborazionisti, siano la forza trainante della rivolta armata. Per la maggior parte del conflitto armato, è stato Jabhat al-Nusra che ha condotto gli attacchi degli insorti alle principali installazioni militari siriane; le basi della difesa aerea e le autostrade costiere nei seri tentativi di bloccare le linee di rifornimento dell’EAS, la stragrande maggioranza degli attentati suicidi in aree civili e degli omicidi di importanti funzionari della sicurezza pubblica. Questi gruppi estremisti sono divenuti sempre più attrezzati, più organizzati, ben finanziati e, soprattutto, con i maggior successi sul terreno. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo pretendono di avere armato, addestrato e sostenuto solo i ribelli ‘controllati’ e ‘moderati’, la realtà in Siria non dimostra assolutamente alcuna coerenza con queste affermazioni.
Ora abbiamo alcune opzioni teoriche, primo: la CIA sosterrà, come l’amministrazione statunitense afferma, di aver armato e supportato solo gruppi moderati e ‘coordinati'; come abbiano fatto gli  estremisti va oltre il mandato della CIA. Scaricandone così la responsabilità solo al Qatar o ai contrabbandieri turchi che trasportano armi in Siria. Anche in questo caso, il servizio d’intelligence del Qatar può anche rivendicare una negazione plausibile, passando la patata bollente ai contrabbandieri e ai ribelli che ne controllano il traffico al confine turco. Quindi le ramificazioni di questa politica, anche se fosse vera, assolverebbe dall’incoscienza puramente distruttiva e dall’evidente rafforzamento degli estremisti che ha permesso? Un altro risultato probabile, o negazione dell’associazione con questi gruppi, sarà che l’esercito arabo siriano e il governo siriano, a causa della presunta leadership degli alawiti, avrebbero preso la decisione di instillare consapevolmente il settarismo nel conflitto, al fine di reprimere il movimento di protesta. Quando si guardano da vicino le aperture del governo siriano verso il movimento di protesta pacifica, e le concessioni del governo di Assad fatte durante le prime fasi della protesta, è ancora una volta difficile vedervi una qualsiasi realtà confermare l’intenzione di Assad di dividere la Siria e d’iniziare una guerra settaria su vasta scala. In effetti, molte concessioni sono state fatte, tra cui: massiccia liberazione di prigionieri politici; una nuova costituzione che promette pluralità politica e un massimo di mandati presidenziali, il licenziamento di diversi governatori regionali e il licenziamento completo del governo siriano. Queste concessioni non recano il segno distintivo di un leader che cerca di emarginare la maggioranza del suo Paese, dove la popolazione sunnita era, ed è, fortemente rappresentata sia nel governo che nell’esercito.
La cosa più probabile, è che la CIA, insieme ai suoi partner del Qatar, conosca bene l’ideologia di chi arma e sostiene, scegliendo di perseguire questa politica semplicemente perché la più efficace a indebolire l’esercito siriano e a dividere il pacifico e multi-etnico tessuto della società siriana. Come detto sopra, è Jabhat al-Nusra che guida la lotta in Siria e che ha colpito le basi della difesa aerea della Siria in parecchie occasioni. Quale minaccia i missili antiaerei e i radar della difesa rappresentano per i piccoli gruppi di insorti con armi leggere, è difficile capirlo, suggerendo che questi gruppi agiscano su ordini di Stati esteri, le cui intelligence li utilizzano perseguendo il risultato desiderato d’indebolire le capacità di difesa strategica della Siria. Per coloro che studiano gli incessanti tentativi di sovversione e destabilizzazione dei governi degli Stati Uniti, questa tattica di fomentare e sostenere gli estremisti islamici non sarà una sorpresa. Non è solo la capacità tattica e l’esperienza in battaglia di Jabhat al-Nusra (IQA) che l’ha spinta alla leadership, senza soldi né armi e con il solo appello psicologico per avvincere le reclute, l’esperienza non vale nulla. Questi gruppi, presumibilmente originati da “al-Qaida”, sono più un’ideologia che formazioni operative coerenti e capaci di condurre una guerra internazionale; formano le “truppe d’assalto” settarie che da tempo gli Stati Uniti e i loro alleati hanno concordato di fomentare per sostenere i loro tentativi di bloccare la “resistenza” della “mezzaluna sciita”, allevandole letteralmente in modo incontrollato. Il Qatar (su “consulenza” della CIA) ha tacitamente incoraggiato, promosso e armato quei gruppi divenuti oggi i più importanti: gli estremisti salafiti/jihadisti che abbracciano l’odio settario contro sciiti e minoranze per promuovere divisione e caos sociale. Questo presumibilmente è accaduto proprio sotto il naso della CIA, con la sua tacita “consulenza” e senza riuscire a notare questa dinamica estremista in rapida espansione? Un altro possibile vantaggio per gli Stati Uniti e i loro alleati è stato recentemente sottolineato dal commentatore politico libanese Dr. Asad Abu Khalil, che ha osservato: “elencando il fronte al-Nusrah quale organizzazione terroristica, il governo degli Stati Uniti ha sostanzialmente concesso la licenza a tutti gli altri gruppi armati siriani di commettere ogni sorta di crimini di guerra. Quindi un qualsiasi gruppo armato può farla franca con i suoi crimini di guerra se solo batte la bandiera di al-Nusrah. È tutto quello che ci vuole. Così un gruppo armato appartenente all’ombrello del libero esercito siriano, per esempio, può commettere crimini di guerra, e quindi emettere una condanna il successivo giorno. Si tratta di una licenza illimitata ai crimini di guerra.”
Una forza a tutti gli effetti e totalmente malleabile delegata ai combattimenti, che promuove la sovversione, la divisione settaria e il caos totale per raggiungere l’obiettivo desiderato dagli Stati Uniti della distruzione dello Stato siriano, ergo: la rimozione di un alleato chiave dell’Iran e della resistenza all’egemonia occidentale nel Medio Oriente. Quando l’estremismo e la brutalità diventano troppo appariscenti per consentirne l’aperto sostegno occidentale, gli Stati Uniti indicano dei “terroristi” che, con un cambio di casacca, diventano la menzogna che è l'”ELS”.

Phil Greaves è uno scrittore ed analista inglese dedito all’analisi della politica estera anglo-statunitense e dei conflitti nel medio oriente dalla seconda guerra mondiale.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’Iran elude il blocco occidentale. Il Triangolo del petro-oro Turchia-Dubai-Iran

Tyler Durden ZeroHedge 23/10/2012

Negli ultimi mesi vi è stata molta speculazione errata sul perché l’Iran, escluso dal regime di mediazione SWIFT sui petrodollari, vedrebbe implodere la propria economia mentre il paese non ha accesso ai verdoni, non potendo quindi effettuare scambi internazionali; il fattore trainante dietro le sanzioni internazionali che cercano di rovesciare il governo dell’Iran facendo morire la sua economica. Mentre vi sono stati periodi d’inflazione rilevante, finora il governo locale sembra essere riuscito a metterci una pietra sopra, frenando la speculazione del mercato grigio, e l’Iran continua a operare più o meno grazie ai suoi allegri metodi nel commercio internazionale, che è certamente vivo, in particolare con la Cina, la Russia e l’India quali principali partner commerciali. “Come è possibile tutto questo” si chiederanno coloro che sostengono l’embargo totale occidentale sul commercio iraniano? Semplice, l’oro. Perché mentre l’Iran potrebbe non avere accesso ai dollari, ha ampio accesso all’oro. Questo di per sé non è una novità, ne abbiamo parlato in passato: l’Iran ha importato notevoli quantità di oro dalla Turchia, nonostante le smentite del governo turco. Oggi, per gentile concessione della Reuters, sappiamo esattamente ciò che sarà l’equivalente della Grande Via della Seta del 21° secolo, e quanto sia stato efficace l’Iran, da bravo topolino da laboratorio, nel sottrarsi al grande esperimento dei petrodollari da cui, secondo la saggezza convenzionale, non ci sarebbe scampo. Vi presento il petro-oro.
Tutto inizia, contrariamente alle smentite ufficiali del governo, in Turchia. La Reuters spiega: “Corrieri che trasportano milioni di dollari in lingotti d’oro nei loro bagagli volano da Istanbul a Dubai, da dove l’oro viene inviato in Iran, secondo fonti del settore che conoscono il business. Le somme in gioco sono enormi. I dati commerciali ufficiali turchi suggeriscono che quasi 2 miliardi di dollari in oro sono stati inviati a Dubai per conto di acquirenti iraniani, ad agosto. Le spedizioni aiutano Teheran a gestire le sue finanze di fronte alle sanzioni finanziarie occidentali. Le sanzioni, imposte sul controverso programma nucleare iraniano, l’hanno in gran parte escluso dal sistema bancario globale, rendendogli difficile poter effettuare trasferimenti internazionali di denaro. Utilizzando l’oro fisico, l’Iran può continuare a muovere le sue ricchezze al di là delle frontiere.”
Quindi …. l’oro è denaro? In altre parole viene ampiamente accettato; si tratta di una riserva della ricchezza, ed è un mezzo di scambio? Huh. Qualcuno lo dica al Presidente. Potrebbe non esserne a conoscenza. Pare proprio di sì, almeno nei paesi che non vivono giorno per giorno sul bordo del quadrilione di dollari in derivati, ragione delle armi di distruzione immediata e di massa. “Ogni moneta nel mondo ha una identità, ma l’oro è un valore senza identità. Il suo valore è assoluto dovunque tu vada“, ha detto un trader di Dubai che conosce il commercio dell’oro tra la Turchia e l’Iran. L’identità della destinazione finale dell’oro in Iran non è nota. Ma la scala delle operazioni attraverso Dubai e la sua crescita improvvisa, suggeriscono che il governo iraniano vi abbia un ruolo. Il commerciante di Dubai e altre fonti familiari al business, hanno parlato con Reuters in condizione di anonimato, a causa della sensibilità politica e commerciale della questione. Che cosa ottiene in cambio la Turchia? Qualunque sia, l’Iran risponde alle esigenze della Turchia, naturalmente. “L’Iran vende petrolio e gas alla Turchia, con pagamenti effettuati a istituzioni statali iraniane. Le sanzioni bancarie statunitensi ed europee vietano i pagamenti in dollari o euro, così l’Iran viene pagato in lire turche. La lira ha un valore limitato nell’acquisto di merci sui mercati internazionali, ma è l’ideale per fare baldoria acquistando oro in Turchia.” E così, in un mondo in cui evitare il dollaro viene considerato dalla maggioranza una follia, Turchia e Iran, in silenzio ed efficacemente, hanno creato la loro scappatoia, in cui le risorse naturali sono scambiate con una valuta locale, che viene scambiata con l’oro, e che poi viene utilizzato dall’Iran per acquistare qualsiasi cosa, e tutto ciò di cui necessita, da tutti quegli altri paesi che non rispettano l’embargo imposto dagli Stati Uniti e dagli europei. Come quasi tutti i paesi dell’Africa. Perché l’oro parla, e i petrodollari camminano sempre più.
Ciò che è inquietante, è che anche Dubai sia entrato nella partita, e le tre vie di transazione potrebbero presto diventare il modello per tutti gli altri paesi che non hanno paura di subire l’ira dell’embargo dello Zio Sam: “A marzo di quest’anno, quando le sanzioni bancarie hanno cominciato a mordere, Teheran ha effettuato un forte aumento di acquisti di lingotti d’oro dalla Turchia, secondo i dati sul commercio del governo turco. L’esportazione d’oro verso l’Iran dalla Turchia, uno dei maggiori consumatori e depositari di oro, è arrivata a 1,8 miliardi di dollari a luglio, pari a oltre un quinto del deficit commerciale della Turchia di quel mese. Ad agosto, tuttavia, un improvviso crollo delle esportazioni turche d’oro dirette in Iran, è coinciso con un balzo delle sue vendite del metallo prezioso negli Emirati Arabi Uniti. La Turchia ha esportato un totale di 2,3 miliardi dollari in oro ad agosto, di cui 2,1 miliardi dollari erano in lingotti d’oro. Poco più di 1,9 miliardi, circa 36 tonnellate, sono stati inviati negli Emirati Arabi Uniti, come dimostrano gli ultimi dati disponibili dell’Ufficio di Statistica della Turchia. A luglio la Turchia ha esportato solo 7 milioni in oro negli Emirati Arabi Uniti. Nello stesso tempo, le esportazioni d’oro dalla Turchia dirette verso l’Iran, che oscillavano tra 1,2 miliardi e circa 1,8 miliardi di dollari ogni mese da aprile, sono crollate a soli 180 milioni ad agosto. Il commerciante di Dubai ha detto che da agosto, le spedizioni dirette verso l’Iran sono state in gran parte sostituite da quelle attraverso Dubai, a quanto pare perché Teheran voleva evitare la pubblicità. ‘Il commercio diretto dalla Turchia verso l’Iran si è fermato perché c’era semplicemente troppa pubblicità in giro’, ha detto il commerciante. Concessionari, gioiellieri e analisti di Dubai hanno detto di non aver notato alcun grande ed improvviso aumento dell’offerta sul mercato dell’oro locale ad agosto. Hanno detto che ciò suggerisce che la maggior parte delle spedizioni negli Emirati Arabi Uniti venga inviata direttamente in Iran. Non è chiaro come l’oro passi da Dubai all’Iran, ma vi è una corrente di scambi tra le due economie, in gran parte condotta con i dhow di legno e altre navi che attraversano il Golfo, a una distanza di soli 150 chilometri nel punto più stretto. Un commerciante turco ha detto che Teheran è passata alle importazioni indirette perché le spedizioni dirette venivano ampiamente riportate sui media turchi e internazionali, all’inizio di quest’anno. ‘Ora sulla carta sembra che l’oro vada a Dubai, non in Iran’, ha detto.”
Che cosa succede se gli Stati Uniti chiedono che lo scambio tra Dubai e l’Iran finisca? Niente: un altro paese si affretterà a sostituirlo nel triangolo d’oro, e poi un altro, e poi un altro ancora. Dopo tutto, sono pronti ad intervenire nelle condizioni molto redditizie della domanda/offerta delle transazioni. Proprio come avviene nel flusso bancario che sostiene il mercato delle obbligazioni e degli stock scambiati giorno per giorno. Che cosa accadrebbe se la stessa Turchia si ritirasse? “Gli acquirenti possono anche voler rendere i loro acquisti meno vulnerabili a qualsiasi possibile interferenza da parte del governo della Turchia. Lo stretto rapporto della Turchia con l’Iran ha cominciato a scadere da quando i due stati si trovano sui lati opposti della guerra civile in Siria, con la Turchia che sostiene la caduta del presidente Bashar al-Assad e l’Iran che rimane il più fedele alleato regionale di Assad.” Quindi, ancora la stessa cosa: l’Iran semplicemente troverebbe un paese della regionale che ha bisogno di greggio, e molti, molti di costoro sono in giro, e offrirebbe uno scambio oro-greggio che manterrebbe il mini-ciclo petro-oro a galla. Eppure assai ironicamente, nonostante tutte le ostilità palesi tra l’Iran e la Turchia sulla Siria, le due nazioni continuano a trattare, suscitando la domanda su quanto credibili siano tutte quelle storie sull’animosità medio-orientale tra questo o quel paese, o questa o quella fazione o etnia. Non c’è da sorprendersi: l’oro supera tutte le differenze. Tutte.
Infine, la realtà è che nessuno, in realtà, infrange alcuna regola. Non vi è alcuna indicazione che con il commercio di oro Dubai stia violando le sanzioni internazionali contro l’Iran. Le sanzioni delle Nazioni Unite vietano l’invio di materiali connessi al nucleare in Iran e congelano i beni di alcuni individui e imprese iraniani, ma non vietano la maggior parte del commercio. Gli Emirati Arabi Uniti non hanno ancora rilasciato i dati relativi al commercio per agosto. Dai funzionari della dogana di Dubai non è stato possibile avere un commento, nonostante i ripetuti tentativi di contattarli. I dati commerciali turchi confermano che l’oro viene trasportato per via aerea a Dubai. Secondo i dati, 1450 milioni dollari di oro turco esportato, in totale, ad agosto sono stati spediti tramite l’ufficio doganale nell’aeroporto Ataturk. Quasi tutto il resto, 800 milioni, è stato spedito dal più piccolo aeroporto di Istanbul, il Sabiha Gokcen. Le esportazioni totali di tutte le merci della Turchia verso gli Emirati Arabi Uniti, sono ammontate a 2,2 miliardi di dollari ad agosto. Di tale somma, 1,19 miliardi dollari sono stati registrati presso l’aeroporto Ataturk, mentre 776 milioni dollari sono stati registrati al Sabiha Gokcen. Un broker doganale che fa affari nell’Ataturk, ha detto che i corrieri si imbarcano sui voli per Dubai della Turkish Airlines e della Emirates, portandosi il metallo nel bagaglio a mano, per evitare il rischio di perderlo o di vederselo rubato. L’importo massimo di lingotti d’oro che è permesso prendere a un passeggero è di 50 kg, ha detto. Ciò suggerisce che durante agosto, diverse centinaia di voli dei corrieri potrebbero aver portato l’oro a Dubai per conto dell’Iran. “E’ tutto legale, dichiarano, danno il loro codice fiscale e tutto viene registrato, quindi non c’è nulla di illegale in questo“, ha detto il broker. “Al momento, c’è un bel po’ di traffico a Dubai. Anche a settembre e ottobre l’abbiamo visto.”
I dati sul commercio mostrano che quasi 1400 milioni di dollari delle esportazioni dalla Turchia agli Emirati Arabi Uniti, ad agosto, provenivano da una o più società con un numero di codice fiscale registrato nella città costiera di Izmir, la terza più grande della Turchia. I funzionari doganali dell’Ataturk hanno rifiutato una richiesta della Reuters di fornire i documenti di identificazione degli esportatori, dicendo che le informazioni sono riservate. L’identità delle società che gestiscono il commercio non poteva essere confermata. I commercianti hanno detto che a causa del rischio di attirare attenzioni indesiderate da parte delle autorità statunitensi, solo poche aziende sono disposte a mettersi in gioco. E il gioco è fatto: un sistema libero perfettamente controbilanciato, in cui si fanno transazioni e nessuna traccia viene lasciata. Ancora più importante, questo è il piano per il futuro, come sempre più paesi eludono l’assoggettamento al regime dei petrodollari, così onnipresente nel secolo passato, ma che si sta lentamente e inesorabilmente spostando a beneficio dei paesi che non sono insolventi, e che in realtà producono cose necessarie per il resto del mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Blitzkrieg di al-Qaida: i battaglioni terroristici occidentali puntano alla Russia

Tony Cartalucci Global Research, 1 settembre 2012 - Landdestroyer

La preparazione del terreno per i terroristi di al-Qaida, supportati dall’occidente, nella regione del Caucaso russo. Con gli Stati Uniti che apertamente supportano, armano e letteralmente “tifano” per al-Qaida in Siria, non dovrebbe essere una sorpresa che il loro sostegno alle altre operazioni di al-Qaida si stia ora lentamente svelando. Per decenni, delle brutali campagne terroristiche sono state condotte in Russia dalla fazione di al-Qaida nelle Montagne del Caucaso, che costituisce la spina dorsale dei cosiddetti “ribelli ceceni.”
Mentre un tempo gli Stati Uniti mostravano una finta solidarietà al governo russo, quando combatteva gli affiliati di al-Qaida che effettuavano attacchi attraverso le Montagne del Caucaso, nella regione meridionale della Russia, così come attentati in tutto il paese, tra cui Mosca stessa; la ricerca rivela che gli Stati Uniti hanno sostenuto di nascosto questi terroristi per tutto questo tempo. Proprio come gli Stati Uniti hanno creato, finanziato, armato e diretto al-Qaida nelle montagne dell’Afghanistan, negli anni ’80, ancora oggi finanziano, armano e dirigono al-Qaida dalla Libia alla Siria e alla Russia.

Gli Stati Uniti cercano di minare e sconvolgere l’ordine politico russo
Il Dipartimento di Stato è stato scoperto recentemente interferire pesantemente nella politica russa. Dal finanziamento del cosiddetto osservatorio elettorale “indipendente” Golos, che ha cercato di far cancellare le recenti elezioni, passandole come “truccate”, alle manifestazioni di piazza guidate dai membri dell’opposizione finanziata dagli USA, che sono stati colti letteralmente prendere ordini nell’ambasciata statunitense a Mosca; gli Stati Uniti chiaramente tentano di minare e sequestrare l’attuale ordine politico in Russia. La recente trovata pubblicitaria delle Pussy Riot è stata organizzata dall’opposizione finanziata dagli USA, e pienamente sfruttata da queste organizzazioni, dai loro sponsor stranieri e dai media occidentali. Mentre queste cosiddette opzioni soft-power vengono attuate, un complotto più sinistro è in fase di preparazione, coinvolgendo la rinascita del terrorismo nella regione del Caucaso russo, e che di sicuro filtrerebbe nel resto della Russia. Oggi è stato scoperto che molti dei fronti di propaganda che agiscono come centri di raccolta dei militanti ceceni, erano in realtà sovvenzionati dagli Stati Uniti.

I media aziendali preparano il terreno a un rinnovato terrorismo
Proprio come in Siria, dove i terroristi stranieri sono fallacemente ritratti come locali, giustificati come “combattenti per la libertà e pro-democrazia“, una storia analoga viene stilata per ripulire i terroristi che operano nelle montagne del Caucaso russo. Recentemente Reuters ha pubblicato l’articolo “Brutalità, la rabbia che alimenta la jihad nel Caucaso russo“, dove i lettori vengono bombardati da menzogne riguardo la genesi e la causa di fondo delle violenze nella regione.
Leggendola come una dichiarazione del Dipartimento di Stato USA, ci viene detto che i ceceni sono “afflitti dalla corruzione ufficiale” e vogliono un cambiamento “come quello visto nella rivoluzione egiziana, lo scorso anno.” Reuters non riconosce che “la rivoluzione dello scorso anno” sia divenuta quest’anno la tirannia della Fratellanza musulmana, piegando le libertà civili e imbavagliando le critiche della stampa locale, mentre sostiene le avventure all’estero di Wall Street e Londra.
Come in Siria, dove siamo costantemente rassicurati che la rivoluzione “per lo più” rifiuta l’estremismo settario, che viene giustamente accusato per le violenze, Reuters tenta di affermare che, mentre la violenza in Russia sembra “religiosa”, la maggior parte delle persone rifiutano la Sharia, che verrebbe inevitabilmente imposta da al-Qaida. Allo stesso modo, ci presentano Doku Umarov, che secondo Reutersguida un movimento clandestino per creare un emirato in tutta la regione del Caucaso.” Reuters omette di menzionare che Umarov è indicato dalle Nazioni Unite come affiliato di al-Qaida. Secondo le Nazioni Unite: “Doku Umarov è direttamente coinvolto nell’organizzazione di una serie di gravi atti di terrorismo: la cattura di aree residenziali nei distretti di Vedenski e Urus-Martanovski nella Repubblica cecena della Federazione russa (agosto 2002), il rapimento di personale presso l’Ufficio del Pubblico Ministero della Repubblica Cecena (dicembre 2002), e gli attentati dell’edificio che ospita il Dipartimento del Servizio federale di sicurezza russo della Repubblica di Inguscezia, nella città di Magas, e a due convogli ferroviari a Kislovodsk (settembre 2003). E’ stato uno dei principali organizzatori del raid dei militanti in Inguscezia, il 22 giugno 2004, della sortita di Groznij il 21 agosto 2004, della presa di ostaggi di Beslan dell’1-3 settembre 2004, e degli attentati terroristici alle stazioni della metropolitana a Mosca, il 29 marzo 2010.
Umarov, e i terroristi sotto il suo comando, guidano la cosiddetta Jihad, secondo la Reuters, che tenta di ripulire e sostenere dei terroristi inequivocabilmente legati ad al-Qaida, e che in nessun modo sono “combattenti per la libertà”, e la cui causa e modalità in alcun modo sono giustificabili.

Foto: “Bin Ladin della Russia,” Doku Umarov guida squadroni della morte terroristici in Cecenia dagli anni  ’90 al 2011, quando le Nazioni Unite alla fine lo hanno classificato come terrorista affiliato ad al-Qaida. A un certo punto, anche Umarov si è dichiarato “Emiro del Caucaso del Nord russo.” Il suo centro di propaganda, il Centro Kavkaz, è finanziato dal Dipartimento di Stato USA, così come molti fronti di supporto tra cui il National Endowment for Democracy, che finanzia la Società per l’amicizia russo-cecena. Il primo supporta attualmente gli sforzi degli Stati Uniti per rovesciare il governo siriano. Quest’ultima organizzazione attualmente sostiene il recente  stratagemma propagandistico del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti delle Pussy Riot.

Reuters non ammette che la fede musulmana della Cecenia sia stata deviata dalle pratiche tradizionali dal perverso insegnamento saudita diffuso dalle madrase, sia dall’estero che nelle montagne del Caucaso, nel corso degli ultimi 20 anni. Casualmente, l’Arabia Saudita aveva creato, con uno sforzo congiunto con gli Stati Uniti, al-Qaida, nel corso degli ultimi 30 anni. Si tratta di giovani che passando attraverso queste madrase, imparano tale perversa revisione dell’Islam, alimentando le fila della legione straniera dell’Occidente, al-Qaida.
Reuters sostiene che gli sforzi dell’ex-presidente russo Dmitrij Medvedev per ricostruire la regione e far rilassare le misure messe in atto per frenare l’estremismo settario, sono stati ampiamente lodati.  Le violenze recentemente divampate nella regione del Caucaso, sono spiegate da Reuters come il risultato del ritorno di Vladimir Putin alla presidenza russa, e in particolare dalla “frantumazione di ogni dissenso” al presidente ceceno Ramzan Kadyrov. Tuttavia, questa scusa sulfurea ignora il fatto che Kadyrov sia, in realtà, il presidente messo in carica nel corso del termine “progressista” di Medvedev, e presuppone che i lettori credano semplicisticamente che il presidente Putin, in carica da 4 mesi, abbia avuto abbastanza tempo per mutare così drasticamente il panorama politico della Cecenia, spingendo la gente a prendere le armi e le cinture da kamikaze.
La Reuters tenta di vendere l’idea che i militanti armati si stiano sollevando contro il governo, e l’idea che tenta di lasciare ai lettori è che le persone si rivolgono al terrorismo per l’assenza di un’alternativa migliore. Paradossalmente, scrive Reuters nello stesso articolo, questi terroristi prendono anche di mira le locali sette musulmane, perché, sostiene Reuters, sono “sostenute dallo stato.” In realtà, questa militanza guidata da al-Qaida sta cercando di ritagliarsi l’intera regione del Caucaso, dove indottrinare o uccidere gli abitanti del luogo, in sostanza una forma di imperialismo saudita-statunitense che supporta qualsiasi accusa dei ribelli alla Russia.

L’unione tra Dipartimento di Stato degli USA, l’opposizione finanziata da statunitensi e sauditi, e i terroristi armati
In realtà, l’Occidente si oppone al ritorno in carica del Presidente Putin. L’Occidente è anche contrario a dargli la stabilità per fare uscire la Russia socialmente, economicamente e geopoliticamente fuori dal consenso di Wall Street-Londra. Pertanto, hanno stabilito che elementi stranieri armati e la diretta militanza mercenaria, una spiegazione molto più realistica per l’improvviso aumento delle violenze, saranno utilizzati per garantirsi che il controllo del Presidente Putin sulla nazione sia invece destabilizzata. Lo strumento scelto, come è stato negli anni ’80 in Afghanistan, sono i terroristi finanziati dagli statunitensi e dai sauditi, indottrinati dall’estremismo settario, armati fino ai denti e scatenati a diffondere regressione e distruzione contro tutti i bersagli della politica estera occidentale.
Mentre i gruppi di opposizione appoggiati dagli USA tentano di gettare le basi per demonizzare il Presidente Putin e l’attuale ordine politico russo a Mosca, Washington sta lavorando diligentemente per sollevare la minaccia militante affinché possa sconvolgere l’apparato di sicurezza della Russia, s assai similmente al modo descritto dai responsabili politici statunitensi del Brookings Institution, nella relazione Quale via per la Persia?, riguardante l’Iran. Infliggere alla Russia una considerevole minaccia militante entro i suoi confini, ottunderebbe anche la capacità della Russia di contrastare altrove le campagne egemoniche dell’Occidente, come in Siria, contro l’Iran e in tutta l’Asia centrale. Idealmente, collegando l’insorgenza sostenuta dagli USA ai manifestanti a Mosca, e dipingendola come una unica “rivolta politica”, come ha fatto in Siria, sarebbe l’obiettivo finale, aprendo la porta a più ampie operazioni segrete, da effettuarsi in tutto il territorio nazionale, nonché  motivare sanzioni e altre misure punitive da adottare.
Il trucco dei propagandisti professionisti di Reuters, CNN, BBC e altri, è legare in modo stabile i fantocci del Dipartimento di Stato USA a Mosca con la militanza in Cecenia. Adottandone lo stesso linguaggio e la presunta causa di lotta alla “corruzione” e all'”oppressione”, già i media cercano di intrecciare entrambi i movimenti, anche se essi non sono in alcun modo collegati, tranne che per il loro sostegno straniero.

Aprire la via alle orde: dalla Libia alla montagne del Caucaso
La creazione di un fronte unito contro l’Iran è l’obiettivo immediato della primavera araba. Ha lasciato il mondo arabo in disordine e ha addirittura rovesciato governi nazionalisti, sostituendoli con degli eclettici fantocci occidentali. Tunisia, Libia ed Egitto sono gestiti da diretti delegati della politica estera degli Stati Uniti, mentre la Siria, il Libano e l’Iran combattono terroristi stranieri, aiutati dagli emergenti governi estremisti settari della regione.

Foto: AQIM dal nord del Mali, LIFG dalla Libia, Fratelli Musulmani in Egitto, con il supporto da Arabia Saudita, Israele, Qatar, Turchia e altri, convergono verso la Siria (in nero), e poi l’Iran. Qualora la Siria o l’Iran, o entrambi, cedano alle brigate terroristiche filo-occidentali, e se l’Occidente riuscisse a utilizzare i curdi in Turchia e nel nord dell’Iraq, per creare un percorso (in rosso), verrà aperta la strada tra le montagne del Caucaso verso la recalcitrante Russia e su Mosca stessa. Le nazioni che si trovano sul percorso di questa orda, comprese la Turchia e la Georgia, rischiano di essere colpite o coinvolte in prolungati e costosi conflitti. Altre nazioni che rischiano molto dal terrorismo sostenuto dall’Occidente, includono l’Algeria, il Pakistan e la Cina.

La Libia è diventata un rifugio sicuro per al-Qaida, un accampamento terroristico dalle dimensioni di una nazione, che incanala armi della NATO, contanti e combattenti addestrati verso i confini dei nemici dell’Occidente. La Siria si trova ad affrontare essenzialmente un’invasione militare guidata da terroristi libici, aiutati dalla NATO, in particolare dalla Turchia, e dal Gulf Cooperation Council (GCC), in particolare dall’Arabia Saudita e dal Qatar.
Se la Siria o l’Iran, o entrambi collassano, e l’Occidente riesce a ritagliarsi una regione curda per i militanti armati fedeli alla sua causa, i militanti di tutto il mondo arabo potrebbero essere addestrati dal Mali e dalla Libia, dalla Siria e dal Kurdistan, con armi e materiali da tutto il mondo, tutti controllati e diretti alle montagne del Caucaso e in Russia. La Turchia, naturalmente, sarebbe la grande perdente, venendo privata di una parte del proprio territorio, aggiunto al Kurdistan come parte della via; una mossa azzardata del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che al tempo stesso è consapevole e maliziosamente indifferente ai presunti vantaggi nel proprio avanzamento nell’élite di Wall Street-Londra, a detrimento collettivo della Turchia e del suo futuro.
Mentre sembra improbabile che una tale mossa possa essere concepita e tanto meno eseguita, va ricordato che la primavera araba e la successiva violenta sovversione della Siria furono progettate fin dal 2007-2008, con la conseguenza indiretta di minare l’Iran, come ultimo obiettivo. Che tutto ciò sia parte di una grandiosa strategia nata dalle macchinazioni del lontano 1991, orchestrata dai responsabili politici degli Stati Uniti, che paragonano la geopolitica e la mappa del mondo ad una “Grande Scacchiera”, è abbastanza facile da comprendere.
Non c’è modo migliore per controllare le vaste risorse, la geografia e le popolazioni dell’Eurasia e oltre, assicurandosi ogni cosa dal Nord Africa, dal Medio Oriente e dall’Eurasia, che utilizzare dei fanatici medievali, ignoranti, indottrinati e guidati da co-cospiratori doppiogiochisti che operano d’accordo con le multinazionali-finanziarie occidentali, mantenendo le proprie popolazioni nella paura e nell’ignoranza, e contemporaneamente diffondendo al-Qaida in tutto il mondo in via di sviluppo, permettendo all’Occidente di imporre drastiche misure repressive interne, soffocando la vera indipendenza politica ed economica e l’auto-determinazione delle proprie popolazioni.
Il risultato è l’egemonia globale incontrastata, sia in patria che all’estero, su una popolazione mondiale sottoposta alle macchinazioni e ai capricci di una dittatura scientifica radicata nell’eugenetica hitleriana e nell’ideologia malthusiana.

Copyright © Tony Cartalucci, Global Research, 2012

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il triangolo Erdogan-Davutoglu-Siria

DeDefensa 10.08.2012

Un articolo di Husnu Mahalli di Alakhbar.com del 7 agosto 2012 (tratto da The Money Party, 8 agosto 2012) fornisce una spiegazione della politica siriana della Turchia dall’inizio dei disordini in Siria, compresa la furia turca contro Assad. Nei dettagli, la confusione non manca, proprio come nella politica stessa … L’essenziale di questa politica è assegnata al Ministro degli Affari Esteri della Turchia, Ahmet Davutoglu, in un contesto difficile per lui, dal momento che questa politica non ha portato ad una rapida caduta di Assad, come aveva previsto, e può portare la Turchia in una situazione molto difficile. Questa spiegazione generale è sostantivata dalle specifiche politiche d’informazione nella stessa Turchia, come nota Husnu Mahalli. (Gli stessi elementi sono indicativi dell’indebolimento attuale della situazione politica interna in Turchia.)
Gursel Tekin, vicepresidente del partito di opposizione Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha previsto che il ministro Davutoglu sia licenziato, dopo aver coinvolto la Turchia nella crisi siriana. Tekin ha aggiunto che il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha in programma di sbarazzarsi presto di Davutoglu. Da qualche tempo, Davutoglu è il bersaglio di acuti attacchi dai partiti di opposizione e da molti analisti dei media, che lo rimproverano per il triste fallimento della politica turca in Siria, essendone il responsabile dell’elaborazione e per averla venduta al primo ministro...”
La spiegazione generale, che risale al caso libico, mostra essenzialmente il Primo Ministro Erdogan disinformato o male informato dal suo ministro degli esteri, che lo era a sua volta da Qatar, Arabia Saudita, e infine Stati Uniti … Ma ancora si esita davanti alle parole “disinformato” e “misinformato”, che contengono una dose essenziale di forza di volontà e capacità di manipolare, fuorviare, ecc., se non ad usare questi termini in modo “oggettivo”, come produttori essi stessi della loro sostanza disinformativa e misinformativa che colpisce tutti. Sembra che da parte di Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti, ci siano anche gli stessi errori che sono stati passati ai turchi come valutazioni valide, che hanno portato tutti alla prospettiva di una caduta assai rapida di Assad. Il ministro Davutoglu potrebbe quindi aver preso in considerazione d’ispirarsi a una politica di guadagni facili e veloci per la Turchia, fornendole una notevole statura politica. Così, questi dettagli, appaiono dimostrare la debolezza della capacità informativa della Turchia in questa materia, ma sempre in un contesto in cui, ci sembra, questa debolezza sulle informazioni sia ampiamente condivisa.
“In verità, mancano ad Ankara esperti negli affari siriani, così come negli affari arabi in generale. Questo può aiutare a spiegare il fatto che tutte le analisi sulla situazione siriana siano state alquanto superficiali, e non andavano oltre le notizie e gli articoli pubblicati dai media occidentali e i rapporti delle l’intelligence degli Stati Uniti e israeliana, fatti trapelare abitualmente ai giornalisti turchi. La maggior parte delle informazioni di Ankara sulla Siria proveniva da al-Jazeera e al-Arabiya, e dalle pagine dei siti dell’opposizione siriana sui social networking. Per esempio, quando Erdogan ha usato il termine shabiha (un riferimento alle milizie pro-regime in Siria) glielo hanno trasmesso i suoi consulenti o forse Davutoglu, senza pensare che sia gli agenti dell’esercito turco che dei servizi di sicurezza turchi spesso indossano abiti civili, che non è una cosa diversa dai shabiha, per reprimere le proteste pacifiche…
La situazione politica in Turchia, a livello di governo, è ovviamente influenzata da questa situazione generale molto confusa, mostrandosi preda di una confusione simile. Sembra che Davutoglu resti convinto del “collasso” di Assad, la cui caduta sia “imminente” da quasi quasi un anno. (Davutoglu “è convinto ed è assolutamente sicuro che ha ragione, nonostante tutte le critiche indirizzategli, ha fatto pesanti errori di calcolo tattico e strategico.”) Sembra che grandi voci scuoteranno la leadership turca, ma sempre senza che si possa determinare in che modo, come la “certezza” che si mantiene sul destino di Assad, ma in questo caso in un modo che sembra sempre più certo ogni giorno, che non il destino di Assad.
… La domanda più importante che rimane senza risposta, sui media e sul palcoscenico politico turchi è questa: Fino a quando Erdogan continuerà a sopportare il peso della politica sbagliata del suo ministro degli esteri, che alla Turchia costa caro a tutti i livelli [... ] Qui, sembra che Davutoglu sia deciso a rovesciare il regime al potere in Siria, in caso contrario, Erdogan lo farà dimettere, mettendo fine alla sua carriera diplomatica, cosa che vuole sfruttare per i suoi futuri calcoli politici. Alcuni parlano della possibilità che Davutoglu possa diventare il nuovo primo ministro della Turchia, quando Erdogan diventerà il presidente della Repubblica nell’estate del 2014, a condizione che Davutoglu dimostri il suo merito politico-diplomatico rovesciando il regime della Siria…”
Ci sono, in questo articolo, sia una nuova prospettiva sulla situazione in Turchia (il ruolo di Davutoglu, il possibile confronto tra Erdogan e Davutoglu), che la conferma di una situazione generale di straordinaria impotenza a livello d’informazione, in particolare nel blocco BAO, a cui la Turchia si è aggregata nella circostanza. Se tendiamo a vedere in questo aspetto della situazione in Turchia, una proroga di una situazione generale, è perché abbiamo prove sufficienti che, in tutti i paesi dell’ex blocco BAO, la stessa situazione di “auto-disinformazione” ha prevalso sin dall’inizio di questo caso, come politica generale e strutturale, in tale direzione, per un certo numero di anni (spesso, a partire da 2001-2003, costantemente dal 2008).
Abbiamo riferito ampiamente di questo aspetto delle informazioni sulla situazione in Siria, sia in termini di carattere generale ormai stabilitosi nelle condizioni dell'”informazione” nel nostro tempo (cfr. 2 Aprile 2012), dal punto di vista della leadership politica (v. 7 febbraio 2012), in termini di sistema  mediatico (vedi 16 marzo, 2012), dal punto di vista delle “fonti”, o anche su quale fosse la “fonte unica” della la situazione in Siria, per mesi (vedi 6 giugno 2012).
Su questo ultimo punto del famoso caso dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), che è stato anche descritto dalla Reuters dell’8 dicembre 2011 esattamente in questi termini, scrivevamo (si ricordi il testo del 6 giugno 2012): “Il 4 giugno 2012, Cartalucci ci descrive assai facilmente la struttura, l’organizzazione e il funzionamento dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (diciamo SOHR, per essere ancora più seri), di Coventry (si dovrebbe dire Londra, sempre per essere seri); il SOHR, la fonte principale o la fonte quasi unica, fino a poco tempo, delle nostre informazioni sugli orrori commessi unilateralmente dal regime di Assad in Siria, secondo la vulgata generale, e quindi la causa di questa enorme crisi che infine scuote la contro-civiltà occidentale, o blocco BAO, … poiché il SOHR, grande impresa, si limita a una sola persona in un piccolo ufficio improvvisato, in una casa di Coventry, il cui piano terra è occupato da un negozio di abiti che costituisce l’attività di sussistenza di questa persona...”
…Quindi, essere consapevoli chi fosse effettivamente questa persona che si presentava come SOHR, che per molti mesi, almeno da settembre-ottobre 2011 (quando il caso siriano ha cominciato ad assumere la dimensione di crisi internazionale) fino a maggio-giugno 2012, fu l’unica fonte significativa di varie agenzie del blocco BAO, tra cui, ad esempio, i servizi competenti della burocrazia politica estera dell’Unione europea. Solo molto recentemente (ad esempio a fine giugno) si è iniziato a mettere in discussione l’affidabilità delle informazioni generali ottenute, in genere, da una sola fonte, che era una persona soltanto, e inoltre, di tale fonte. (Il processo di auto-disinformazione va al suo estremo più assurdo: Reuters, che ha fatto il reportage che si è letto sul SOHR, ha continuato per mesi ad appoggiarsi sullo stesso SOHR, nel giudicare la situazione in Siria. Anche se alcuni potrebbero vedervi, come sempre, il machiavellismo e la deliberata intenzione di trasformare la verità della situazione siriana, noi ripetiamo eternamente che in questo caso si tratta di maggior abilità nell’arte della semplice montatura. Ad esempio, ed esempio abbastanza primitivo nell’arte della montatura, si consiglia al nominato Abdulrahman, – l’unico uomo del SOHR, – di prendere una decina di dipendenti, magari fittizi, per far pensare ai suoi visitatori inaspettati che questa sia una cosa seria; l’MI6, che ha “protetto” Abdulrahman e trasmesso le informazioni al suo ministro degli esteri Hague, avrebbe potuto prendere questa azienda di copertura con qualche migliaio di sterline da una delle sue casseforti segrete, o forse dei fondi necessari da un recipiente di biglietti da 100 dollari stampati appositamente dall’amico Bernanke…)
Quindi si dubita che la Turchia sia stata, in sostanza, deliberatamente e singolarmente disinformata in modo efficace nella gestione della manipolazione, da dei partner che si trovano in questa stessa situazione di disinformazione. Semplicemente, le manovre politiche, e di altro tipo, proseguono tra ogni “alleato”, ma su basi informative completamente e ugualmente distorte; vale a dire che il disordine che stanno cercando di introdurre presso l'”amico”, rafforza, in cambio, il disordine presso se stessi, poiché ognuno gioca su basi fasulle più o meno ignorate da tutti. Questo tende a trasformare i disaccordi, le assenze di coordinamento e i trucchi sporchi consapevolmente calcolati, in catastrofi imprevedibili e inaspettati, se l’occasione si presenta seguendo la linea generale sulla crisi siriana dei paesi del blocco BAO. Basta aggiungere al nostro stupore infinito, ma che comincia a svanire sul serio, l’elemento turco, che ancora avrebbe dovuto pensarci un po’ più consapevolmente, almeno, sugli affari interni della sua vicina Siria … Il modo in cui Foch fu nominato Generalissimo del 1918, dagli eserciti alleati, confidava sul fatto che una volta a capo di una coalizione, si avrebbe avuta molta meno ammirazione per Napoleone (che aveva sempre combattuto contro delle coalizioni), diremmo che messi alla presenza di quello che sembrano essere certi elementi della loro azione,  professiamo al riguardo molta meno stima per i dirigenti turchi, di quanto avemmo potuto averne un anno fa, quando abbiamo pensato che fossero notevolmente anti-sistema, fino a vedervi un’ispirazione indiretta al gollismo. Ne consegue la conclusione generale che, in questa crisi il cui motore è l’attuale crisi siriana, sembra che il disordine non risparmi nessuno e che sia particolarmente vivace e notevole in coloro che dovrebbero rappresentare, al  meglio possibile, ciò che si può avere dall’ordine in politica, vale a dire, le leadership politiche. Più che mai, siamo in grado di diagnosticare che esse (le direzioni politiche), e in particolare del blocco BAO e assimilati, la diagnosi di una psicologia immersa in difficoltà notevoli, suscitate dal terrorismo esercitato dal sistema, ed espressa come malattia maniaco-depressiva.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giornalismo come arma nella guerra di Libia

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 29 Giugno 2011

La verità è stata capovolta in Libia. La NATO e il governo libico stanno dicendo cose contraddittorie. La NATO afferma che il regime libico cadrà nel giro di pochi giorni, mentre il governo libico afferma che i combattimenti a Misurata si concluderanno in circa due settimane.
Durante la notte il rumore dei jet della NATO che sorvolano Tripoli può essere ascoltato nelle città costiere del Mediterraneo. Tripoli non è stata bombardata da alcuni giorni, ma i i sorvoli sono stati numerosi. L’Alleanza Atlantica sceglie deliberatamente la notte come mezzo per disturbare il sonno dei residenti, nel tentativo di diffondere la paura. I bambini piccoli in Libia hanno perso parecchio sonno durante questa guerra. Questa è parte della guerra psicologica. Ha lo scopo di spezzare lo spirito della Libia. Tutto ciò si aggiunge alle gravi ferite inflitte alla Libia, con falsità e sedizione.
Nello stesso contesto, la guerra mediatica contro la Libia è continuata. L’Hotel Rixos nella capitale libica di Tripoli, dove si trova la maggior parte della stampa internazionale, è un nido di menzogne e di deformazione, in cui i giornalisti stranieri distorcono la realtà, mistificano i fatti e pubblicano articoli inesatti per giustificare la guerra della NATO contro la Libia. Ogni relazione e dispaccio di agenzia viene inviato dalla Libia, dai reporter internazionali, deve essere attentamente controllo incrociato e analizzato. I giornalisti stranieri hanno messo parole in bocca ai libici e sono volontariamente ciechi. Hanno ignorato i civili morti in Libia, i crimini di guerra perpetrati chiaramente contro il popolo libico, ed i danni alle infrastrutture civili, dagli hotel agli ospedali e alle banchine.
Un gruppo di giovani libici ha spiegato, in una conversazione privata, che quando si parla con i giornalisti dovrebbero intervistare a due a due. Uno porrebbe la domanda seguito immediatamente dall’altro. Nel processo, la risposta alla prima domanda, verrebbe utilizzata come risposta per la seconda.  Negli ospedali libici i report esteri cercano di non riprendere le immagini dei feriti e dei moribondi. Vanno negli ospedali solo per dipingersi un’immagine di imparzialità, ma praticamente non rapportano sui nulla e ignorano quasi tutto ciò che faccia notizia. Si rifiutano di raccontare l’altro lato della storia.  Sfacciatamente di fronte a civili gravemente feriti, il tipo di domande che molti giornalisti stranieri pongono a medici, infermieri e personale ospedaliero è se hanno curato personale militare e della sicurezza negli ospedali.
La CNN ha anche pubblicato un rapporto da Misurata di Sara Sidner, che mostra la sodomizzazione di una donna con un manico di scopa, che è stato compiuto dai militari libici (che attribuisce alle truppe di Gheddafi, come strumento di demonizzazione). In realtà il video è stato un caso nazionale e da prima del conflitto. In origine si è svolto a Tripoli e l’uomo ha anche un accento di Tripoli. Questo è il tipo di invenzioni che i media mainstream portano avanti per sostenere la guerra e l’intervento militare.
Ora ci sono indagini in corso per dimostrare che l’uranio impoverito è stato usato contro libici. L’uso di uranio impoverito è un crimine di guerra assoluto.  Non è solo un attacco al presente, ma lascia anche una traccia radioattiva che attacca i bambini non ancora nati di domani. Le generazioni future saranno ferite da queste armi. Queste future generazioni sono innocenti. L’uso di uranio impoverito è come se gli Stati Uniti avessero lasciato delle armi nucleari in Germania o in Giappone, durante la seconda guerra mondiale, e lasciando che i timer le facessero esplodere nel 2011. Questo è un tema importante e degno di nota in Libia, e tutti i giornalisti stranieri ne hanno sentito parlare, ma quanti ne hanno effettivamente parlato?
La Ionis, una nave di Bengasi che è attraccato a Tripoli il 26 giugno 2011, trasportava oltre 100 persone che volevano lasciare Bengasi e ricongiungersi con le loro famiglie a Tripoli. I reporter stranieri erano lì in massa, giunti da tutto il mondo. CNN, RT e Reuters erano tra loro. Tra i giornalisti stranieri c’erano molti che non avevano alcun indizio circa la situazione in Libia, e stavano lavorando sulla base della disinformazione sostenuta dai loro rispettivi network e paesi. Ad una discussione informale, quando questi giornalisti sono sfidati sulla base delle loro valutazioni, non riuscono a rispondere e sembrano ridicoli. Un giornalista occidentale ha detto che le defezioni governative a Tripoli sono una valanga, ma quando viene sfidato da un collega a spiegare, ha potuto solo citare la cosiddetta defezione di un atleta libico.
L’arrivo della nave passeggeri è stato significativa, perché è un sintomo che la partizione politica della Libia è in corso. Quando le famiglie e gli individui sono trasportati in diverse parti della Libia, c’è l’indicazione che una sorta di linea di demarcazione sarà tracciata in modo temporaneo o permanente.
La Chiesa cattolica romana in Libia è stato distrutta e ferita. La posizione di padre Giovanni Martinelli, vescovo di Tripoli, è in contraddizione con quella degli Stati Uniti e della NATO. Il contatto con le chiese cattolica e le comunità a Bengasi e dintorni è stato perso. Mons. Martinelli ha anche perso dei cari amici nella guerra, che non avevano niente a che fare con qualsiasi sorta di combattimento o ostilità. Quali giornalisti e agenzie di stampa stranieri ha parlato di ciò?
I giornalisti hanno la responsabilità di dire la verità e segnalare tutte le notizie. Alcuni lo fanno, ma le loro storie o sono modificate o non vengono mai pubblicate o trasmesse. Altri non dicono nulla e invece inventano storie. E’ ora responsabilità del pubblico leggere i report che escono dalla Libia da tutti le parti cum grano salis. La diversità delle notizie è solo un inizio.

Mahdi Darius Nazemroaya è un ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG). Attualmente è in Libia come osservatore internazionale e membro di un gruppo internazionale di giornalisti e scrittori provenienti da Europa, Nord America e il Medio Oriente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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