Gladio II: guerra di quarta generazione contro Russia, Siria, Iran

Dr. Christof Lehmann, PressTV 8 aprile 2014

fsbIl Direttore del FSB Aleksandr Bortnikov ha annunciato che Umarov è stato neutralizzato a seguito di operazioni di combattimento chirurgiche nel primo trimestre del 2014. Centinaia di altri militanti e loro sostenitori sono stati arrestati. In vista delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Sochi, i servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014. Tredici signori della guerra e 65 terroristi sono stati uccisi durante le operazioni, altri 240 terroristi e 18 emissari di organizzazioni terroristiche internazionali sono stati arrestati. Il capo dell’intelligence russa non ha rivelato esattamente quando Umarov è stato ucciso e non è improbabile che la sua morte fosse tenuta riservata per evitare ritorsioni durante i Giochi Olimpici Invernali 2014. A gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, aveva annunciato che le comunicazioni intercettate tra i capi dei terroristi indicavano che Umarov era stato ucciso. La dichiarazione è stata confermata oggi. Uno dei più stretti collaboratori di Doku Umarov, Islam Atev, è stato ucciso a dicembre insieme ad altri due taqfiri. Gli esplosivi nel loro nascondiglio, in un villaggio in Daghestan, furono attivati e fatti esplodere durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza russe. Il FSB della Russia stava per prendere Umarov, uno dei più pericolosi agenti taqfiri contro la Russia sponsorizzato da sauditi e NATO. Una delle ultime apparizioni pubbliche di Umarov è un video in cui invitava taqfiri russi e stranieri a sabotare a tutti i costi le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi.
Le prove del supporto dell’Arabia Saudita ai gruppi taqfiri ceceni e di altro tipo nelle repubbliche caucasiche della Russia, così come in Siria, divennero di pubblico dominio ad agosto 2013, quando l’ufficio stampa presidenziale del Presidente russo Putin divulgò parte del verbale di una riunione tra il Presidente Vladimir Putin e l’allora capo dell’intelligence saudita principe Bandar bin Sultan, del 3 agosto 2013. I verbali rivelarono che i servizi segreti e il ministero degli interni dell’Arabia Saudita hanno il controllo diretto delle reti terroristiche in Russia e Siria. Putin e Bandar discussero, tra l’altro, dell’attacco con armi chimiche nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, il 21 agosto 2013, che secondo i testimoni e altre fonti, fu effettuato dal Liwa al-Islam filo-saudita al comando di Zahran al-Lush. Fin dal 1980 l’esperto di armi chimiche Zahran al-Lush ha lavorato per le intelligence dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nelle reti di al-Qaida. Il verbale della riunione Putin-Bandar ha rivelato che Bandar cercava di corrompere Putin con accordi su armi e petrolio per avere il sostegno del presidente russo nel spodestare il governo di Assad. Bandar supponeva che il governo siriano doveva essere sostituito dall’opposizione sostenuta e sponsorizzata dai sauditi. Bandar garantì che gli interessi della Russia in Siria sarebbero stati preservati dal governo filo-saudita se la Russia sosteneva il cambio di regime. Mentre Bandar ha tentato di fare di Putin un potenziale alleato del cambio di regime in Siria, ha anche fatto una minaccia velata dicendo, tra l’altro: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi, e non si muoveranno sul territorio siriano senza coordinarsi con noi. Tali gruppi non ci spaventano, li usiamo contro il regime siriano, ma non avranno alcun ruolo o influenza nel futuro politico della Siria“. Putin rispose che i russi sanno che i sauditi sostengono i gruppi terroristici ceceni da un decennio, e che il supporto che Bandar appena aveva offerto era assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni della lotta globale contro il terrorismo.
La conferma della morte di Umarov da parte del capo del FSB Aleksandr Bortnikov getta anche nuova luce su Gladio II della NATO e la sua Guerra di 4.ta generazione contro Russia, Siria, Iran, Ucraina e altri Paesi presi di mira. I terroristi dalla Cecenia e altre repubbliche caucasiche della Russia operano in Siria in unità dalle dimensioni del gruppo di combattimento e in stretto collegamento con Jabhat al-Nusrah, Liwa al-Islam e altre brigate taqfire controllate e formate dall’Arabia Saudita e dalla NATO. Combattono in Siria anche le truppe filo-USA del MEK,  responsabile della morte di almeno 17000 iraniani. A febbraio, il capo ultranazionalista ucraino dell’apertamente neonazista Pravý Sektor (Fazione Destra), Dmitrij Jarosh, aveva chiesto pubblicamente a Doku Umarov e ad altre brigate takqire in Russia e internazionali, di colpire gli interessi russi per “sostenere la rivoluzione in Ucraina”. Dmitrij Jarosh, insieme ad altri ultranazionalisti ucraini, ha combattuto contro la Russia nella guerra cecena, dove Jarosh conobbe Umarov. Pravý Sektor collabora strettamente con il cosiddetto esercito di liberazione nazionale dell’Ucraina, UNA-UNSO, che aveva giocato un ruolo chiave nella guerra filo-NATO della Georgia contro l’Ossezia del 2007. Le unità ucraine di UNA-UNSO sono ritenute responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi durante il tentativo della Georgia di pulizia etnica nella regione. UNA-UNSO è noto per i suoi stretti legami con l’intelligence e la rete Gladio della NATO. UNA-UNSO è, secondo gli analisti, responsabile dell’uccisione di 90 e il ferimento di oltre 500 manifestanti e agenti di polizia a Kiev ad opera dei cecchini, attribuiti alle forze speciali della polizia ucraina (Berkut) e al Presidente Janukovich. L’incidente fu usato come pretesto per il sequestro del parlamento e l’estromissione di Janukovich, il giorno dopo l’accordo mediato da polacchi, tedeschi, francesi e UE per una soluzione pacifica, riforma costituzionale ed elezioni anticipate con l’”opposizione” di Euro-Majdan. Gli Stati dell’UE e della NATO continuarono il sostegno al colpo di Stato, nonostante il fatto che una telefonata trapelata tra il capo degli affari esteri dell’UE Ashton e il ministro degli Esteri lettone Paet rivelasse che l’opposizione aveva ordinato ai cecchini gli assassini.
Una delle operazioni di alto profilo di Doku Umarov, nel 2010, fu l’attentato alla metropolitana di Mosca sotto l’ufficio del servizio d’intelligence russo FSB. L’esplosione uccise e ferì 24 persone. Dopo soli 40 minuti un’altra esplosione deragliò un treno a Park Kulturij (Parco della Cultura) a Mosca, uccidendo 12 persone e ferendone un’altra decina. Considerando l’esplosione del 2010 sotto l’ufficio di Mosca del FSB, il direttore Aleksandr Bortnikov poteva aver interesse personale nella preparazione dell’eliminazione di Doku Umarov. La Guerra di 4.ta generazione della NATO, tuttavia, è destinata a continuare fin quando la “comunità internazionale” chiuderà un occhio sulla sponsorizzazione e il controllo della NATO e dell’Arabia Saudita di morte e distruzione in nome di “libertà e demoinganno”.

spetsnaz_fsb_by_muaythai40000-d51ml1gTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Surrealpolitik di Washington e della NATO

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 09/04/2014

1975046La giunta illegittima a Kiev invia paramilitari mascherati e armati per sedare le proteste nelle città orientali dell’Ucraina dichiarandola operazione “anti-terrorismo”. Il presidente (sic) a Kiev Aleksandr Turchinov ha etichettato tutti coloro che cercano l’autonomia politica di Kharkov, Donetsk, Lugansk e altre città filo-russe nella parte orientale del Paese come “terroristi e criminali”;  una nuova serie di leggi raffazzonate dalla giunta, le elezioni da tenersi tra due mesi, quindi di dubbia legalità, dà ai politici sedicenti a Kiev la facoltà di perseguire chi non riconosce un’autorità auto-proclamata… Nel frattempo la NATO avverte Mosca a fare un “passo indietro” sulla presunta aggressione militare (nei propri confini!) all’Ucraina, anche se l’alleanza guidata dagli USA ha intensificato la presenza dei suoi aerei da combattimento e truppe nei Paesi vicini alla Russia. Anders Fogh Rasmussen, segretario generale dell’organizzazione della NATO, ha anche chiesto di accelerare l’integrazione di Georgia, Macedonia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina nel patto nucleare. Ciò in aggiunta all’accordo frettoloso tra NATO e la sua giunta a Kiev sulle esercitazioni  congiunte sul territorio ucraino. Ciò costituisce un nuovo genere di politica, che si può definire “surrealpolitik”. L’ex-realpolitik della Guerra Fredda passata potrebbe essere stata cinica ed insensibile, ma almeno si basava su una realtà oggettiva che le parti poterono comunemente riconoscere e quindi negoziare. Nel nuovo genere di surrealpolitik, la versione della realtà di una parte sembra esistere nel regno della fantasia, rendendo ogni dialogo sulle contese politiche quasi, se non del tutto, impossibile.
Il regime illegale a Kiev è stato piazzato dalla NATO con un colpo di Stato contro un governo legittimamente eletto. Ciò è un fatto, eppure, nel mondo surreale di Washington e dei suoi alleati della NATO, questo fatto viene invertito nella fantasticheria che ciò che è successo a Kiev a febbraio sia stato il culmine di “una rivoluzione democratica”. Cancellati dalla narrazione oggettiva dei dettagli come il nuovo regime filo-occidentale che si arroga il potere amministrativo attraverso violenze e terrorismo, anche con cecchini nascosti che sparano sugli agenti di polizia. Senza prove a sostegno, il regime dei cecchini a Kiev, cui venne accordata prontamente l’autorità di “governo” dalle capitali occidentali e dai loro media, accusa i servizi segreti russi e il deposto Presidente Viktor Janukovich di aver orchestrato gli attacchi. Naturalmente, la fuga della telefonata incriminante del 26 febbraio tra i ministri dell’UE Catherine Ashton e dell’Estonia Urmas Paet sui cecchini segreti filo-occidentali è stata convenientemente eliminata dalle tesi ufficiali occidentali. La giunta apertamente fascista poi ha rapidamente annunciato una legislazione repressiva contro la popolazione a maggioranza etnica russa nella parte orientale del Paese. I suoi capi politici, come la truffatrice Julija Timoshenko appena uscita dal carcere, chiedono apertamente il massacro dei russi e degli oppositori, e quando scoppiano le proteste di piazza nelle città orientali dell’Ucraina contro la giunta a Kiev, quest’ultima dichiara tali manifestanti “terroristiche”. Cosa c’è più di una demagoga come Timoshenko che scherza su come bombardare i russi, per poi accusare Mosca d’intimidazione. Il segretario di Stato USA John Kerry disinfetta tale provocazione scandalosa ribadendo le intimidazioni ai russi. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney questa settimana ha accusato Mosca d’incitare sovversione e violenze nella parte orientale dell’Ucraina, dando così il via libera politico al regime a Kiev per inviare i suoi paramilitari neo-nazisti a Donetz e Kharkov per reprimere le manifestazioni in quelle città, dove la popolazione è comprensibilmente allarmata dalle minacce espresse pubblicamente dal regime della NATO di Kiev.
La popolazione di Donetz, Kharkov e altre città orientali assiste all’anarchia e alla teppa politica a Kiev premiata dall’esagerato sostegno diplomatico e finanziario occidentale. Le regole costituzionali e il diritto internazionale sono stati cestinati. Quindi, perché la popolazione della regione orientale, come quella di Crimea ha già fatto, non può affermare la propria autonomia politica di fronte a tale sfrenato banditismo politico? Quale autorità morale o giuridica possiede la cabala della NATO a Kiev per dare lezioni a chiunque data la sua ascesa criminale al potere amministrativo? E ancor più in particolare, le esplicite minacce alla vita e all’incolumità fisica della popolazione nella parte orientale del Paese espresse dalla giunta di Kiev e dai suoi paramilitari. Le misure di sicurezza adottate da Mosca per prepararsi a proteggere i russi in Ucraina sono  ragionevoli alla luce della presente e passata esperienza. I cosiddetti ministri di Svoboda e Fazione Destra a Kiev rendono omaggio ai fascisti ucraini che durante la Seconda Guerra Mondiale  collaborarono allo sterminio nazista di milioni di loro compatrioti. Quando gli odierni fascisti ucraini chiedono “la pulizia etnica dei russi” e di “sparargli in testa in massa” si ha un chiaro pericolo imminente che riprende in modo spaventoso gli episodi più atroci del 20° secolo. Eppure, gente come John Kerry capovolge la realtà accusando Mosca di essere travolta dall’ottenebrato atavismo del 20° secolo. Ciò cui i governi occidentali, la NATO e la sua giunta di ascari di Kiev sono impegnati è uno spericolato e ridicolo protagonismo completamente avulso dalla realtà. Alla base di tale discorso politico allucinato, i teppisti fascisti filo-occidentali che hanno preso il potere  a Kiev accusano Mosca di “aggressione” e “violazione della sovranità dell’Ucraina”. La NATO lancia accuse infiammate sostenendo che le preoccupazioni per la sicurezza russa minacciano la pace e la stabilità dell’Europa; permettendo così all’organizzazione di accelerare l’espansione delle sue forze sulle frontiere russe, in flagrante violazione degli accordi post-guerra fredda tra Washington e Mosca sulla non espansione della NATO in questa zona sensibile. Come Aleksandr Grushko, l’inviato russo presso la NATO, ha recentemente dichiarato: “Le accuse sui piani aggressivi di Mosca che minacciano i Paesi della NATO sono assolutamente infondate e inverosimili. Se qualche pericolo potrà anche emergere, allora verrà solo dalle forze nazionaliste e radicali in Ucraina, in caso di ulteriore deterioramento della situazione in questo Paese”. Grushko ha aggiunto: “Le misure aggiuntive annunciate (dalla NATO) per la cosiddetta protezione dei membri dell’Europa orientale, sono assolutamente infondate”. Benvenuti nel mondo della surrealpolitik, dove tutto che si afferma essere vero è vero, nonostante la realtà.
Quando il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ricordato alla NATO i suoi obblighi verso la dichiarazione di Roma e gli altri trattati con Mosca sulla non espansione, ha detto: “Ci aspettiamo non solo una risposta, ma una risposta pienamente rispettosa delle regole che abbiamo coordinato”. Un segno preoccupante che la surrealpolitik ha preso piede nelle capitali occidentali, è quando il capo della NATO Anders Fogh Rasmussen ha respinto bruscamente la dichiarazione di Lavrov. Data la gravità della questione, è sembrato più che una scortesia che Rasmussen facesse un commento sardonico su twitter dicendo che le preoccupazioni del diplomatico russo sono solo “propaganda e disinformazione”. NATO e Washington non solo capovolgono la realtà in Ucraina ma anche le maggiori gravi implicazioni geopolitiche. Una distorsione sconsiderata dovuta da un disprezzo che nasce dall’arroganza miope più fatua. L’enigma è come trattare con tale follia?

2f700__73413744_donetsk_afpLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: sanzioni stellari e terroristi di regime

Alessandro Lattanzio, 5/4/2014

Il Presidente israeliano Peres chiede al Presidente russo: Vladimir, ma tu hai qualche antenato ebreo?
Putin: Che cosa te lo fa pensare, Shimon?
Peres: Sei riuscito a far spendere 5 miliardi di dollari agli americani per farti consegnare la Crimea. Nemmeno un ebreo, avrebbe trovato tanto coraggio!

1897814Il procuratore capo di Crimea Natalija Poklonskaja, di fronte al mandato d’arresto dei golpisti a Kiev, ha dichiarato “Nei 12 anni che ho lavorato nell’ufficio del Procuratore Generale, ho avuto a che fare con la criminalità organizzata ed imprigionato molti criminali. Il mio aspetto non è mai stato un ostacolo. Spero che inganni i nemici. La costituzione dice che l’unico potere in Ucraina e ripeto l’unico potere in Ucraina, è il popolo“. La popolarità sulla rete di Poklonskaja ha disturbato i golpisti a Kiev, che l’hanno accusata di aver organizzato un colpo di Stato. “Non ho paura di dire la verità. Non sono un criminale. Non promuovo il nazismo, come le nuove autorità a Kiev. Se vogliono avviare un procedimento penale contro di me, non ne ho paura. La cosa principale è che una nuova fase della vita inizia da zero in uno Stato dignitoso e grande come la Russia“. Nel frattempo “il disegno di legge presentato in parlamento dal Presidente Vladimir Putin, abroga gli accordi che regolano lo status e le attività della Flotta del Mar Nero in Ucraina“, dichiarava il Viceministro degli Esteri Grigorij Karasin. “Voglio sottolineare che poniamo fine all’accordo“. Il Presidente Vladimir Putin ha firmato la legge che abroga gli accordi bilaterali con l’Ucraina sullo stazionamento della flotta del Mar Nero e l’accordo tra Mosca e Kiev sullo sconto di 100 dollari sul gas russo per l’Ucraina. Il prezzo così aumentava a 485,50 dollari per 1000 metri cubi di gas il 1° aprile, essendo Kiev incapace di pagare le forniture dell’anno precedente. Il debito complessivo dell’Ucraina verso la Russia, dopo la cessazione degli accordi sulla Flotta del Mar Nero del 2010, ammonta a 11 miliardi di dollari. L’esercito russo elabora il programma per la sicurezza della Crimea al 2020, assicurando l’operatività dei militari russi nella regione. Il Ministero della Difesa ha discusso le questioni relative al dispiegamento e sviluppo delle forze russe in Crimea.
L’ex vicedirettore della CIA Michael Morell ha detto che le decine di migliaia di truppe russe al confine ucraino potevano prendersi “un terzo” dell’Ucraina se il Presidente Vladimir Putin “lo volesse”. “Lo scopo di queste truppe sarebbe occupare un terzo dell’Ucraina se Putin vuole, ma sarebbe difficile tenerselo. Quello che cerca è massimizzare il risultato diplomatico. Crede di essere in una posizione di forza e ci vuole al tavolo dei negoziati“. Intanto in Ucraina, dove il bilinguismo russo-ucraino è la normalità nella maggior parte del Paese, l’articolo 10 della Costituzione dichiara assurdamente che il russo è la lingua di una “minoranza nazionale” e inoltre, le prestazioni di Kiev rispetto alla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie sono inadempienti verso le lingue minoritarie come rumeno, bulgaro, gagauz e rusyn che Kiev rifiuta di riconoscere. La risposta fuori luogo dei golpisti a Kiev che respingono il federalismo e i diritti delle lingue indebolisce ulteriormente la coesione dell’Ucraina. L’”amministrazione” di Kiev punta solo all’agenda militare-politica con la commissione NATO-Ucraina che ha dichiarato “Accogliamo con favore la firma dell’Ucraina dei capitoli politici dell’accordo di associazione con l’Unione europea, il 21 marzo” che naturalmente riguardano di più la NATO. Infatti l’accordo firmato il 21 marzo obbliga Kiev ad armonizzare la sua politica estera e di sicurezza con quella di Bruxelles, a sua volta subordinata alla NATO con il “Berlin plus agreement” del 2002. Tutto ciò “può solo minacciare la già fragile unità dell’Ucraina”. Difatti, i rappresentanti di Ucraina e NATO hanno discusso la possibilità d’inviare istruttori militari atlantisti in Ucraina per addestrare le forze ucraine. Secondo il ‘ministro’ della Difesa ucraino Andrej Deshitsa, “Abbiamo discusso la possibilità d’inviare gruppi mobili di istruttori militari in Ucraina per addestrarne le forze di difesa civile“. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen non ha escluso l’invio di tali gruppi in Ucraina, ma ha escluso la possibilità di inviarvi unità armate della NATO. Comunque, oltre alla creazione della ‘guardia nazionale’ i golpisti ucraini hanno approvato 600 milioni di dollari di spese militari, un notevole balzo rispetto al bilancio del 2012 pari a 2 miliardi di dollari, ovvero l’1,1 per cento del PIL ucraino.
Il 31 marzo, a Kiev, tre persone, tra cui il vicecapo dell’amministrazione statale di Kiev, Bogdan Dubas, rimanevano ferite in una sparatoria nel ristorante Mafia. Un attivista neonazista di Fazione Destra aveva sparato contro Dubas, ferendolo assieme a due elementi dell”Autodifesa di Majdan’. Una banda armata di Fazione Destra recuperava l’attentatore dal ristorante riportandolo nella base dell’Hotel Dnepr. Il ‘ministro’ golpista degli Interni Avakov ha chiesto il bando di Fazione Destra con l’accordo del collega della Difesa Andrej Parubij. Oleg Tjagnibok, il capo di Svoboda, vi vede l’occasione di allontanare la sua figura da quella del nazista Dmitrij Jarosh. Il parlamento Ucraino, quindi, passava la risoluzione per disarmare immediatamente tutti i gruppi armati illegali, “Considerando la situazione politica straordinaria del Paese, l’aggravarsi della criminalità e delle provocazioni sistematiche da parte di cittadini stranieri nel sud-est dell’Ucraina e a Kiev, il parlamento obbliga il ministero degli Interni e il servizio di sicurezza dell’Ucraina a disarmare immediatamente le formazioni armate illegali“. A Mosca, il Servizio di Sicurezza Federale della Russia arrestava 25 ucraini che organizzavano attentati in Russia “Venticinque persone sono state identificate e detenute a seguito delle indagini relative all’intenzione dei membri della cosiddetta Fazione Destra di Majdan di compiere sabotaggi e terrorismo in sette regioni della Russia (Rostov, Volgograd, Tver, Orjol, Belgorod, repubbliche di Kalmukija e Tatarstan)“. Almeno  tre degli arrestati sono elementi del servizio di sicurezza ucraino (SBU), tra cui S. Sereda, nominato ufficiale dell’SBU dopo il colpo di Stato di febbraio. La loro missione era fotografare le postazioni e i movimenti dei militari russi nelle regioni confinanti con l’Ucraina. Avevano anche il compito di studiare la situazione politico-sociale e organizzare contatti con i rappresentanti di organizzazioni neonaziste russe, operando sotto la copertura di dipendenti di una ditta ucraina specializzata in foto per bambini.
Nel frattempo la NATO ha smesso qualsiasi cooperazione militare e civile con la Russia, tuttavia il Consiglio Russia-NATO continuerà a riunirsi per tenere aperto il dialogo con la Russia. Il Pentagono inoltre sospendeva i colloqui con la Russia sullo scudo della difesa antimissile in Europa. La viceassistente del segretario alla Difesa per la difesa nucleare e missilistica, Elaine Bunn, ha detto “L’intervento della Russia in Ucraina in violazione del diritto internazionale ha portato alla sospensione dei nostri dialoghi militari e civili, e non continueremo a coinvolgere la Russia sul tema della difesa missilistica“. Washington rifiuta d’introdurre restrizioni sulla difesa antimissile, come proposto dalla Russia. Il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov ha risposto “Devo dire che la cooperazione non esiste in questo campo. La parte statunitense è ben consapevole del fatto che le opportunità di tale cooperazione potrebbero emergere se Washington accettasse di ascoltare la nostra richiesta di fornire garanzie affidabili e giuridicamente vincolanti a che il sistema di difesa missilistico globale costruito dagli Stati Uniti insieme ai suoi alleati della NATO e alcuni Paesi della regione asiatica e del Medio Oriente, non sia diretto contro la Russia. Ovviamente, questo modo di porre la questione non è più pertinente oggi per via della politica degli USA volta a inasprire le relazioni bilaterali con la Russia. Forse, col passare del tempo, la parte statunitense realizzerà l’assenza di qualsiasi alternativa a tale approccio, se certamente la politica di Washington non è totalmente dominata dall’aspirazione a garantire il potenziale della difesa missilistica iniziando a svalutare la nostra deterrenza nucleare strategica“. Gli Stati Uniti hanno sospeso la cooperazione con la Russia anche sui programmi nucleari civili. L’azienda di Stato nucleare russa Rosatom ha detto “Consideriamo questo passo sbagliato e in contraddizione con lo spirito costruttivo che avevamo con il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti negli ultimi anni. L’energia nucleare è una questione molto seria. È necessario un approccio responsabile e professionale di tutti i partecipanti alla cooperazione internazionale. La politicizzazione è inutile. Qualsiasi tentativo di aggiungere restrizioni unilaterali in questo settore influenzeranno soprattutto i promotori di tali misure”. Washington congela anche la cooperazione tra l’agenzia spaziale NASA e la sua controparte russa sul partenariato spazio globale. Il direttore dell’Istituto di politica spaziale Ivan Moiseev ha avvertito la NASA che la sua mossa avrà un impatto “piuttosto rilevante” sui progetti di esplorazione spaziale. “La moderna scienza dello spazio è un fenomeno globale che avvantaggia tutti i Paesi. Significa che molti grandi progetti richiedono uno sforzo internazionale. Il blocco della cooperazione stimolerà una grave reazione contro il programma spaziale internazionale“, aggiungendo che tale blocco non avrà ripercussioni per l’industria della Russia che semplicemente adeguerà i suoi progetti alla nuova realtà. Secondo Jurij Karash, membro dell’Accademia Russa di Cosmonautica Tzjolkovskij, “Gli Stati Uniti saranno costretti a cooperare, perché al momento non possono inviare astronauti sulla stazione spaziale internazionale se non con le Sojuz russe”. Mosca ha anche denunciato la presenza delle navi da guerra statunitensi nel Mar Nero, che ha superato i termini previsti dalla convenzione internazionale, “Esiste la Convenzione di Montreux, che pone criteri estremamente chiari che limitano il dispiegamento di navi da guerra che non appartengono ai governi del Mar Nero, in materia di stazza e durata del soggiorno“, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. “Abbiamo notato che le navi da guerra statunitensi hanno esteso la loro presenza oltre i termini stabiliti, e per un paio di volte ultimamente e non sempre in conformità alle normative imposte dalla Convenzione di Montreux. Abbiamo anche richiamato l’attenzione di USA e Turchia su ciò. La nostra posizione è che tutti i principi della Convenzione devono essere rigorosamente rispettati. Vigileremo“. La Russia quindi ha richiamato per consultazioni il suo rappresentante permanente presso la NATO, Valerij Evnevich, “L’escalation artificiale della tensione politica non è una nostra scelta. Ma non vediamo l’opportunità di continuare la cooperazione militare con la NATO come se nulla fosse accaduto. Abbiamo deciso di consultare il rappresentante militare della Russia presso la NATO Valerij Evnevich“, ha dichiarato il viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov.
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha detto che il suo Paese si oppone alle sanzioni contro la Russia, alla luce del riavvicinamento economico e politico tra Ungheria e Russia. Dopo il rifiuto delle condizioni imposte dal FMI per rifinanziare il Paese, Viktor Orban s’è rivolto a Mosca per rilanciare il partenariato economico tra l’Ungheria e la Federazione russa. Nel caso dell’Ucraina, Budapest ha anche interesse a mantenere lo status quo linguistico che consente alla minoranza ungherese in Transcarpazia di vedere i suoi diritti rispettati. Motivo per cui questa comunità ha votato per il Partito delle Regioni Viktor Janukovich. Il governo ungherese è attento alle mosse degli oltranzisti golpisti a Kiev.

10154367Fonti:
Business Insider
ITAR-TASS
Global Research
Modern Tokyo Times
NEO
RBTH
Reseau International
Reseau International
Stop NATO
RIAN
RIAN
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
Space Daily

Cuba: USAID voleva usare twitter per provocare la “Primavera cubana”

L’Associated Press ha avuto accesso a quasi un migliaio di documenti che dimostrano come l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha tentato tra il 2009 e il 2012 d’implementare una rete sociale segreta a Cuba, per eludere le restrizioni imposte nel Paese alle comunicazioni e volto a minare il governo comunista cubano.

5C4C73C4-3041-4C35-A917-E57FDA5CBDEB_mw1024_n_sUn funzionario statunitense USAID, Joe McSpedon, ebbe l’ordine dall’USAID d’implementare una rete twitter segreta a Cuba. Utilizzando varie società di facciata finanziate da banche estere, per evitare il controllo del governo cubano, il piano era volto ad attrarre i cubani in una rete dove  comunicare anonimamente su varie notizie. Tuttavia, quando il sito avesse raggiunto la massa critica avrebbero diffuso contenuti politici per provocare disordini a Cuba e minare il governo. Tale “tumulto dell’intelligence” avrebbe dovuto produrre la “primavera cubana” con la “rinegoziazione dei poteri tra Stato e società”, secondo i documenti visti dall’Associated Press. Una delle condizioni per il successo dell’operazione era che Cuba non sapesse che governo ed aziende degli Stati Uniti lavorassero sul programma. Le aziende statunitensi raccolsero dei dati da poter usare per scopi politici. L’obiettivo era considerato “critico”. Normalmente le azioni illegali adottate dalle agenzie federali devono avere l’approvazione della Casa Bianca, ma i documenti non indicano tale approvazione rendendo dubbia la legalità del programma. Soprattutto perché i capi dei comitati  competenti del Congresso non furono informati da certi membri di tali comitati.
Al suo apice, la rete ZunZuneo raccolse circa 40000 cubani, ma il programma fu concluso nel 2012 per mancanza di fondi. “I documenti raccontano la storia di come agenti statunitensi, lavorando nel più grande segreto, si spacciassero per imprenditori delle telecomunicazioni“. Tutto iniziò con la fuga di 500000 numeri di telefono di Cuba organizzata da un “partner privilegiato” di Cubatel, l’operatore nazionale. Tali numeri furono trasmessi da un ingegnere cubano che vive in Spagna e inviati all’USAID e a un’azienda privata, Creatives Associates. Una rete esterna a Cuba fu organizzata per creare un sistema di comunicazione non rilevabile dal governo cubano. Un ulteriore servizio di messaggistica, in cui era possibile registrare il programma, iniziò ad essere commercializzato con cautela presso i giovani cubani, indicati come più aperti al cambiamento politico. Fu deciso di presentare programma e sito come un vero e proprio business. Il personale dell’USAID identificò in diversi documenti il ruolo degli sms nelle rivolte politiche, in Moldova e nelle Filippine. Fu anche sottolineato il loro ruolo in Iran dopo l’elezione di Ahmadinejad e la loro utilità come strumento della politica estera. I documenti affermano con chiarezza l’obiettivo della “transizione” e del “cambio democratico”. La società cubana fu divisa dall’USAID in 5 categorie, dal “movimento democratico” (embrionale) a “partigiani del sistema” o “taliban” (paragone molto inquietante). L’obiettivo era raggiungere il maggior numero possibile di persone della categoria del movimento democratico, in modo inosservato dal governo. Secondo uno dei tecnici che lavoravano al piano, “non era un problema“, perché il governo cubano “non ha la possibilità di monitorare un programma efficace“. Questo fu confermato dall’analisi delle risposte ‘timide’ del governo cubano, nel tentativo di penetrare la rete. Lo scopo era annegare gli oppositori nella massa degli utenti per renderne difficile la sorveglianza. La squadra dell’USAID lavorò occultamente, senza essere responsabile verso i funzionari competenti a Washington e sotto una relativamente rischiosa facciata diplomatica. Fu detto ai capi del Congresso che non potevano parlarne perché della gente “potrebbe morire”. Il team arruolò un artista cubano per trasmettere messaggi nello “stile” corretto (l’artista ha detto che non sapeva fossero del governo degli Stati Uniti, ma non si dispiace). Con domande politicamente orientate, gli ideatori poterono raccogliere importanti informazioni sull’orientamento politico degli utenti e la loro “reattività”, per indirizzare efficacemente i susseguenti messaggi.
Gli utenti dei programmi furono relativamente sorpresi dalla novità sul mercato e dalla popolarità dei loro messaggi. All’inizio del 2010 fu deciso di ampliare la squadra e di replicare su scala ridotta Twitter. Tale espansione fu proiettata attraverso una complessa rete di società di comodo. Un tecnico che ha lasciato il programma, ha detto che l’obiettivo principale era usurpare la rete. Ingegneri che conoscevano i protocolli di Cubatel furono assunti per evitare il rilevamento da parte dell’operatore. Diventava sempre più complesso gestirlo senza essere scoperti. Un co-fondatore di Twitter fu in contatto con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Al momento, alla luce degli eventi in Tunisia, il dipartimento di Stato era molto sensibile a tutto ciò che riguardava le reti sociali da poter deviare per scopi diplomatici, portando a un processo rivoluzionario. Vi fu il tentativo di rinnovare il direttore del programma, per apparire “indipendenti” pur mantenendo segreta la struttura e gli obiettivi del “cambio democratico”. Non ci doveva essere il “dubbio” del coinvolgimento del governo degli Stati Uniti. I funzionari furono contattati per completare il processo, ma era troppo complesso e il progetto decadde. Il progetto entrò in stallo e il programma cominciò a non funzionare, e all’inizio del 2012 i finanziamenti si erano prosciugati.
Commento: per molto tempo il ruolo dell’USAID fu imputato da diversi osservatori come profondamente politico e diretto dagli interessi diplomatici statunitensi. Non si tratta di “Medici Senza Frontiere”, come un oratore ha detto. Dietro tutto ciò vi è la sempre più crescente compenetrazione tra diplomazia, programmi di spionaggio, interessi statunitensi, aziende internet e servizi di intelligence. La diffusione di informazioni mirate su una certa classe di popolazione, scelta per affinità politiche dall’intelligence, può chiaramente suscitare profondi cambiamenti e rivolte. Personalmente non ho dubbi che tali metodi da Soft Power siano stati utilizzati per sostenere le rivoluzioni arabe… L’unica giustificazione per tale interferenza è il ragionamento loro cattivi e noi buoni. Molto limitato.

USAIDPoints-de-vue-alternatifs - Reseau International

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan, il sultano della CIA!

Bahar Kimyongür al-Manar 03/04/2014/

Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto Erdogan come l’eroe e liberatore dopo il suo spettacolo con Shimon Peres a Davos nel 2009. In effetti, era cinema. Come dimostra la sua nuova spedizione militare contro la Siria e il desiderio d’inscenare un finto attacco, il tutto al servizio dei suoi padroni di Washington. Bahar Kimyongür analizza la menzogna di tale “operazione bottino”…

1532150Una forza di spedizione jihadista addestrata nel sud della Turchia si muove verso la città costiera di Lataqia nel nord-ovest della Siria. Principalmente composta da europei, asiatici, nordafricani, turchi, arabi del Golfo e alcuni siriani sparsi, tra cui dei turkmeni, la Legione Straniera è l’ultimo cavallo di battaglia del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan nella sua guerra per procura contro la Siria. Dopo la rivolta di milioni di turchi contro la sua politica repressiva e bellicosa, dopo le rivelazioni sul suo coinvolgimento in una vasta rete mafiosa e, soprattutto, dopo tre anni di fallimenti sul fronte siriano, Erdogan sembra scommettere tutto. Non aveva promesso ai suoi seguaci di pregare nella moschea degli Omayadi dopo aver rovesciato il governo siriano? Non riuscendo a realizzare il suo piano megalomane, Erdogan sente molto il bisogno di conquistare animo e terra dei popoli ribelli. Per questo, volentieri s’ispira al patrimonio imperiale del Paese, sognandosi novello Selim I, il sultano ottomano soprannominato “il terribile” o “il crudele”, che sottomise la Siria e l’Egitto nei primi anni del Cinquecento. Erdogan non battezzò a caso il terzo ponte sul Bosforo, attualmente in costruzione, con il nome del suo mentore imperiale. Come il sultano Selim, Erdogan vuole governare la Siria e l’Egitto. E come il sultano Selim, Erdogan ha inviato le sue truppe a massacrare aleviti, alawiti e altre comunità sospettate di infedeltà, eresia e vicinanza all’Iran. Tuttavia, a differenza del tremendo sultano-califfo, Erdogan è il tirapiedi di un potere più forte di lui, l’impero USA. La sua carriera politica a capo dello Stato è segnata dal desiderio di conciliare le ambizioni personali con gli interessi dei suoi padroni. Lo stesso per il suo sostegno imperturbabile a terrorismo e guerra in Siria, incoraggiato e sostenuto sin dall’inizio della crisi siriana dal partner strategico degli Stati Uniti.

False Flags anti-turche, CIA, Menderes e Erdogan
Le conversazioni top-secret tra funzionari turchi sui piani di Erdogan, diffuse la scorsa settimana sui social network, hanno rivelato che il capo dell’intelligence Hakan Fidan era pronto a bombardare il mausoleo del nonno del fondatore dell’Impero Ottomano, Sulayman Shah, che si trova in un’enclave turca in Siria, per giustificare l’entrata in guerra di Ankara contro Damasco. Il sultano neo-ottomano Erdogan era pronto a distruggere un tesoro nazionale per la propria gloria e indirettamente, per il bene degli USA. Non è la prima volta che un governo turco organizza, in coordinamento con Washington, un attacco fasullo contro un edificio turco di alto valore simbolico, per prevalere sui  più deboli. Nel 1955, i servizi segreti turchi perpetrarono un attacco sotto falsa bandiera(false flag) contro la casa di Mustafa Kemal Ataturk a Salonicco in Grecia. La Turchia accusò i comunisti di esserne gli autori. All’epoca, la Turchia era guidata da Adnan Menderes, primo ministro “islamo-conservatore” pro-USA. Con questa “strategia della tensione”, gli spettri turchi e statunitensi  cercarono di giustificare la guerra interna contro i comunisti turchi. In conseguenza di questo falso attacco del 6-7 settembre 1955, chiese greche e armene, sinagoghe, scuole, case e negozi furono saccheggiati, bruciati, uomini linciati nel cuore di Istanbul, per la loro identità religiosa. L’operazione fu orchestrata dall’esercito segreto della Gladio turca della NATO, in guerra contro la “minaccia comunista”. Precisamente, Adnan Menderes, negli anni ’50 l’uomo della CIA che coprì il pogrom di Istanbul, è anche il modello di Recep Tayyip Erdogan.

La guerra del regime di Ankara agli armeni siriani
Se il piano di attacco al mausoleo ottomano in Siria non ha avuto successo, armeni e altre minoranze in Siria, denunciate come “infedeli”, sono ora il nuovo obiettivo del regime di Ankara.  Infatti, dal primo giorno di primavera, orde di jihadisti provenienti dalla Turchia hanno invaso Qasab, villaggio armeno e alawita sulle pendici del Monte Casius nel nord-ovest della provincia costiera di Lataqia. Soprannominata “operazione bottino” (Anfal) dai capi jihadisti, questa nuova incursione barbara non potrebbe avere nome più azzeccato. Per facilitare l’avanzata degli invasori jihadisti, l’aviazione turca ha abbattuto un MiG-23 siriano che proteggeva Qasab. Erdogan ha rivendicato la violazione dello spazio territoriale turco da parte dell’aereo siriano abbattuto. Tuttavia, l’aereo è precipitato nella zona di Qasab, in Siria. Il pilota Ismayl Thabat non è superman né era dotato di una tuta alata. Paracadutandosi, logicamente è atterrato diversi chilometri all’interno della Siria. Il regime di Ankara ha attaccato non solo la Siria, ma anche fornito copertura aerea ai mercenari. Ad esempio, Quota 45 domina la zona montuosa Qastal Maf, presso Qasab, brevemente occupata dalla Legione straniera di Erdogan grazie al fuoco dell’artiglieria dell’esercito turco. E i jihadisti feriti in battaglia venivano trasferiti dai militari turchi negli ospedali nella provincia turca di Hatay. Davanti l’avanzata dei jihadisti, gli abitanti di Qasab e dei villaggi circostanti si rassegnarono a fuggire verso Lataqia. Solo pochi anziani armeni, probabilmente stanchi di essere ossessionati dallo spettro della migrazione, preferirono rimanere. Furono il bersaglio di violenze e umiliazioni: le loro case saccheggiate, crocifissi, bottiglie di vino e maiali distrutti davanti ai loro occhi, come riconosciuto dal signore della guerra saudita Abdullah Mhasna (France 24, 26 marzo 2014). Mentre i patrioti che resistevano all’assalto jihadista, furono assassinati. Come nel caso di Nazim Shihadah. Ad agosto, sua madre, sua moglie e due figli furono rapiti dai terroristi solo perché alawiti. Centinaia di civili e soldati siriani furono uccisi durante l’assalto jihadista turco nel nord della provincia di Lataqia.

Siria, un altro Vietnam degli Stati Uniti
Sarebbe ingenuo credere che gli Stati Uniti siano neutrali, disinteressati ed estranei a tale nuovo assalto contro il territorio siriano. Dall’inizio della guerra in Siria, le forze speciali degli Stati Uniti e la CIA sono discretamente presenti su entrambi i lati del confine turco-siriano. Il generale Paul E. Vallely, il senatore John McCain, l’intera vecchia guardia statunitense che ha combattuto in Vietnam hanno visitato i jihadisti nel nord della Siria, provenendo dalla Turchia di Erdogan. Decine di foto mostrano Vallely e McCain insieme ai capi jihadisti in Turchia e in Siria. La presenza statunitense  prova sufficientemente la cooperazione tra il governo di Erdogan e la dirigenza degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria. Si noti incidentalmente che dall’invasione dell’Iraq, Erdogan s’era dichiarato vicepresidente del Programma del Grande Medio Oriente (“Büyük Ortadogu Projesinin Esbaskaniyim” in turco), il piano di conquista con il “soft power” dei Paesi arabi, sviluppato durante l’era George Bush. La rivoluzione colorata del marzo 2011 sponsorizzata da Washington (si ricordi la partecipazione dell’ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford alle proteste antigovernative) fu repressa dallo Stato siriano, che ora affronta una rivolta terroristica sempre sponsorizzata da Washington. Nonostante i suoi battibecchi mediatici per via del suo temperamento, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan sembra essere il proconsole fedele e zelante pronto a reclutare tutti gli psicopatici del mondo nella sua campagna militare contro la Siria. Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto in Erdogan un eroe e liberatore con il suo spettacolo “One Minute” con Shimon Peres, al vertice di Davos nel 2009. In realtà, Erdogan ha ereditato dai conquistatori sultani la loro arroganza e crudeltà. Tutto il resto è Hollywood.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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