Bank Rothschild of America

Dean Henderson 23 novembre 2013

Bank-of-AmericaLa NSC inviava armi ai contras nicaraguensi prima che la rete di rifornimento di Oliver North fosse operativa. Gli aiuti degli Stati Uniti all’Arabia Saudita venivano inviati ai contras attraverso la Banca di Credito e Commercio Internazionale (BCCI) di Karachi in Pakistan. [1] Mentre il denaro della Casa dei Saud veniva deviato verso i contras, uno dei più grandi depositanti iniziali della BCCI era lo Scià di Persia, i cui conti svizzeri della BCCI erano enormi. Con le famiglie dominanti dei “due pilastri” di Nixon nel CdA, la BCCI sarebbe diventata il ricettacolo dei petrodollari del Golfo Persico, generosamente mescolati con narcodollari, usati per finanziare in tutto il mondo le operazioni segrete della CIA e dei suoi partner del Mossad israeliano e dell’MI6 inglese. La BCCI era la banca di riferimento dei dittatori più noti del mondo, tra cui la famiglia Somoza, Saddam Hussein, l’uomo forte filippino Ferdinand Marcos e quello di Haiti Jean-Claude “Papa Doc” Duvalier. Il regime dell’apartheid sudafricano usò la BCCI, come fece Manuel Noriega, che andava regolarmente nella filiale della BCCI di Panama per ritirare il suo stipendio annuale della CIA di  200000 dollari. La BCCI era la lavanderia favorita del Cartello di Medellin e dei nuovi boss dell’eroina mondiale, i leader delle fazioni dei mujahidin afgani controllati dalla CIA. La BCCI finanziò la vendita segreta di armi di Reagan all’Iran e collaborò con Robert Calvi del Banco Amrosiano. Fu il tramite per il denaro sporco generato dal finanziere latitante del Mossad Marc Rich e del denaro proveniente dall’oggi in bancarotta Enron, reincarnatasi nel Bank Group Pinnacle di Chicago. [2] Frequentatore della sede di Karachi della BCCI, avendo titolarità di un conto, era Usama bin Ladin.
Con filiali in 76 paesi, la BCCI trattava armi convenzionali e nucleari, oro, droga, mercenari, intelligence e contro-intelligence. Questi interessi erano spesso schermati da facciate legittime, quali il trasporto di caffè dall’Honduras o di fagioli vietnamiti. La banca aveva stretti rapporti con la CIA, l’ISI pakistano, il Mossad israeliano e le agenzie d’intelligence saudite. Fu il collante finanziario collegato a numerosi scandali pubblici apparentemente distinti. I principali azionisti della BCCI erano regnanti e ricchi petrosceicchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) ideato da Reagan. Fu fondata nel 1972 in Pakistan da Agha Hasan Abedi, un amico intimo del dittatore militare pakistano Zia ul-Haq. Abedi inizialmente sollecitò depositi nella banca dagli espatriati pakistani che lavoravano negli Emirati Arabi Uniti. La BCCI decollò quando Bank of America piazzò 2,5 milioni di dollari per una quota del 30%. In quel momento Bank of America era la più grande banca del mondo ed era controllata da NM Rothschild & Sons. [3] La “N” stava per Nathan, che una volta prestò al tiranno francese Napoleone 5000000 di sterline, mentre al tempo stesso faceva prestiti al suo avversario inglese di Waterloo, il duca di Wellington, per equipaggiarne l’esercito. Nathan Rothschild poi commentò l’accaduto, “fu il miglior affare che abbia mai fatto.” La “M” stava per Mayer, studioso di esoterismo della Cabala ebraica che lanciò la dinastia dei banchieri Rothschild con denaro sottratto e acquisì titoli nobiliari per la famiglia agli inizi del 19.mo secolo. Nel 1885 la regina Vittoria nominò baronetto il nipote di Nathan, mentre i fratelli condussero operazioni globali presso i governi di Inghilterra, Francia, Prussia, Austria, Belgio, Spagna, Italia, Portogallo, germanici e Brasile. Erano i banchieri delle Corone d’Europa con partecipazioni in Paesi lontani come Stati Uniti, India, Cuba e Australia. [4] Nel 1996 il 41.enne Amschel Rothschild, che gestiva il colosso finanziario della famiglia, morì in un misterioso suicidio. La Rothschild Asset Management, che Amschel guidava, perse 9 milioni di dollari l’anno precedente la morte. Le perdite si verificarono mentre Evelyn Rothschild stava creando una joint venture con la seconda banca più grande della Cina. Amschel fu trovato morto impiccato a un portasciugamani posto a un metro e mezzo dal pavimento del bagno, nel suo hotel di Parigi. Un giornalista scherzò, “impiccarsi non deve essere stato facile per un uomo alto un 1,85m”. [5]
graphics3L’esecutivo della Bank of America Roy P.M. Carlson orchestrò l’affare BCCI. Carlson poi entrò nella Safeer, la società di consulenza di Teheran fondata dall’ex direttore della CIA e ambasciatore in Iran Richard Helms. Carlson divenne presidente della travagliata Banca Nazionale della Georgia  (NBG) di Bert Lance, segretamente acquisita dalla BCCI con l’aiuto del miliardario saudita Ghaith Pharaon. La NBG era una cliente di Kissinger Associates, che anche “consigliò” l’armamento di Saddam alla Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Partner di Helm presso Safeer era il magnate iraniano Rahim Irvani che controllava il Gruppo Melli, dove Carlson era presidente. Irvani fondò una società off-shore per nascondere l’acquisizione della BCCI di First American Bank dell’ex-segretario alla Difesa statunitense Clark Clifford. Helms progettò l’acquisizione. I grandi investitori della BCCI erano gli sceicchi del petrolio del GCC. Il capo della famiglia regnante di Abu Dhabi, lo sceicco Zayad bin Sultan al-Nahiyan era il più grande azionista della BCCI, controllando il 77% delle azioni della BCCI. [6] Il defunto sceicco Qalid bin Mahfuz, il miliardario saudita che controllava la National Commercial Bank, la più grande banca del mondo arabo, partecipava col 20%. I monarchi al-Qalifa del Bahrain e i monarchi al-Qabu di Oman possedevano anche grandi azioni della BCCI. E la BCCI era proprietaria della Banca nazionale dell’Oman. Nel 1976 la BCCI istituì una filiale nelle Isole Cayman nota come International Credit & Investment Company (ICIC). Fu attraverso questo ramo della BCCI, così come dalla filiale di Karachi, gestita dal figlio del presidente Zia ul-Haq, che le operazioni finanziarie più avvedute ebbero luogo.
Un grafico trovato in una cassaforte della Casa Bianca relativo agli sforzi per rifornire i contras nicaraguensi di Oliver North, indicavano una “IC” nelle Isole Cayman quale epicentro della rete dell’Impresa di North. Donazioni private vennero incanalate dalla ICIC e finirono nei conti Lake Resources del Credit Suisse a Ginevra, controllati da Richard Secord. Secord era allora un alto “consulente” della Casa dei Saud. Il Washington Post riferì che “IC” aveva inviato 21182 dollari alla Gulf & Caribbean Foundation di William Blakemore III, vecchio compare di George Bush Sr. nel petrolio del Texas occidentale. [7] L’ICIC fece una quantità enorme di affari con il Banco de America Central (BAC). La traduzione inglese del nome della banca è Bank of Central America, un nome stranamente simile a quello della Bank of America, gestita dalla BCCI. In realtà, BAC fu  istituita da Wells Fargo Bank (l’altra metà sulla costa occidentale delle banche dei Quattro Cavalieri, che spesso lavora in tandem con Bank of America) e dall’elite zuccheriera pro-Somoza del Nicaragua. [8] BAC diventò la più grande lavanderia dei narcodollari del Cartello di Medellin, legando il dinero della cocaina al supermercato delle armi honduregno dei contras nicaraguensi, rifornito con le armi dell’Impresa.
Ogni volta che Aga Hasan Abedi scambiava denaro con le azioni emesse della BCCI, le vendeva allo sceicco Qamal Adham, capo della Direzione Generale dell’intelligence saudita, o a AR Qalil, altro funzionario dell’intelligence saudita e agente di collegamento della CIA. Adham e Qalil prendevano il denaro per acquistare azioni appaltando “prestiti” della ICIC nelle Isole Cayman, che non furono mai rimborsate. Quando Secord dirigeva l’Impresa da Riyadh, dov’era l’agente di  collegamento di Reagan con l’Arabia Saudita, l’intelligence saudita era occupata a riciclare narcodollari attraverso l’ICIC. Prestiti simili furono emessi dall’ICIC allo sceicco Muhammad bin Rashid al-Maqtum, rampollo della famiglia regnante degli Emirati Arabi Uniti, e a Faisal al-Saud al-Fulaij, presidente della Kuwait Airways nei primi anni ’70, che ricevette oltre 300 mila dollari in tangenti dalla Boeing. Al-Fulaij era anche legato alla Kuwait International Finance Company.  Questi prestiti dell’ICIC furono trasferiti dalla Banque de Commerce et de Placements, filiale svizzera della BCCI gestita dal luogotenente dei Rothschild Alfred Hartman, o dalla Banca nazionale dell’Oman, che la BCCI possedeva. [9] La ragione per cui Abedi continuava ad essere a corto di liquidi era che la filiale di Karachi della BCCI, gestito dal figlio di Zia ul-Haq, finanziava gli eserciti della CIA dei mujahidin in Afghanistan. Nel 1978 uno dei più grandi depositanti della BCCI, il tenente-generale pakistano Fazle Haq, fu nominato governatore della provincia nord-occidentale del Pakistan. Haq era il braccio destro del presidente Zia. Nella sua nuova posizione  prese il controllo del finanziamento della BCCI ai mujahidin. Si fece carico anche del traffico di eroina pakistano. La BCCI trasferì milioni agli ufficiali e ai funzionari dell’ISI pakistani dai conti della CIA presso la filiale di Karachi. La BCCI era così coinvolto nello sforzo della CIA che il proprio personale avrebbe spesso trasportato armi nelle basi dei mujahidin presso Peshawar, nella provincia del nord-ovest di Haq, appena entro il confine del Pakistan con l’Afghanistan. Questi stessi dipendenti della BCCI sarebbero quindi stati i corrieri dell’eroina nel viaggio di ritorno a Karachi. La banca fu così invischiata negli affari pakistani che si potrebbe quasi dire che non c’erano differenze tra i due. Oltre ai prestiti all’ICCI, la BCCI fu mantenuta a galla da Bank of America, che trasferiva un  miliardo di dollari al giorno fino al 1991. Bank of America era come un aspirapolvere globale che risucchiava i depositi della banca da tutto il mondo. La maggior parte di questi depositi furono dirottati vero la filiale di Karachi. Anche Bank of America ebbe una sua grande filiale a Karachi. Vi  erano almeno 10 linee di telex tra Bank of America-Karachi e l’ICIC nelle Isole Cayman.
Nel 1980 Bank of America vendette le sue azioni della BCCI, ma continuò a gestire la maggior parte della sua attività. Nel 1984 BCCI trasferì 37,5 miliardi dollari nelle banche statunitensi, oltre la metà gestita da cinque banche del pool Bank of America, Security Pacific (poi fusa con la Bank of America), American Express (dove i membri del consiglio includevano Henry Kissinger, Edmund Safra e Sulaiman Olayan), Bank of New York (che nel 2000 fu multata per riciclaggio di oltre 10 miliardi di narcodollari della mafia russa) e First Chicago (a lungo diretta dalla CIA e in parte di proprietà della famiglia regnante al-Sabah del Kuwait). [10]

[1] The Outlaw Bank: A Wild Ride into the Secret Heart of BCCI. Jonathan Beaty and S.C. Gwynne. Random House. New York. 1993.
[2] “The Enron Black Magic: Part III”.
[3] “A System Out of Control, Not Just One Bank”. George Winslow. In These Times. October 23-29, 1991. p.8
[4] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. HarperCollins Publishers. New York. 2000. p.80
[5] Ibid. p.81
[6] “Emirates Looked Other Way While al Qaeda Funds Flowed”. Judy Pasternak and Stephen Braun. Los Angeles Times. 1-20-02
[7] The Mafia, CIA and George Bush: The Untold Story of America’s Greatest Financial Debacle. Pete Brewton. SPI Books. New York. 1992
[8] Out of Control. Leslie Cockburn. Atlantic Monthly Press. New York. 1987. p.155
[9] Beaty and Gwynne
[10] Winslow. p.9

BCCIDean Henderson è autore dei seguenti libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve e Stickin’ it to the Matrix. Potete iscrivervi al suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Social Networks, società schermo e le tante facce della CIA

Primary Sources 21 agosto 2007

tumblr_mauce7U1V51r7f8vpIl 18 giugno (2007), in risposta alle disposizioni del Freedom of Information Act e nel tentativo di soddisfare i requisiti di un ordine esecutivo, la Central Intelligence Agency ha rilasciato oltre 700 pagine dei suoi segreti più stretti, definiti “I gioielli di famiglia”, pubblicati sulla pagina FOIA del proprio sito. Nonostante i molti timori nella comunità d’intelligence, diventa chiaro che il rilascio dei file, il cui contenuto oggi è spesso di mero interesse, a ben 50 anni dagli eventi che descrivono, non porta all’auto-distruzione dell’agenzia. Se non altro, i file dipingono un quadro netto delle differenze tra ieri e oggi, sottolineando i notevoli abusi (si pensi alle estradizioni straordinarie) di cui l’agenzia ed i suoi “burattini” vengono regolarmente sospettati oggi.
L’osservatore della comunità d’intelligence James Bamford, autore di L’orecchio di Dio ha detto alla National Public Radio: “Hanno una sezione intera… su come la CIA ha detenuto un disertore russo in una cella creata dalla CIA, una mini-prigione per questa persona… ora c’è la CIA che incarcera persone in tutto il mondo“. Forse un altro motivo per cui i gioielli di famiglia della CIA non svelano le fratture fatali nell’organizzazione spionistica, è che la verità è più sfaccettata di quanto le 702 pagine pesantemente censurate possano coprire, in gran parte grazie alla propensione dell’agenzia nel creare aziende di comodo, società operative e agenzie disponibili al fine di continuare a gestire le proprie sporche operazioni segrete.

Air America: dalle Tigri volanti ai narcotrafficanti volanti?
La CIA ha utilizzato a lungo sia società di comodo (o società di “facciata”) che società effettive (con una differenza). Le società di comodo sono entità aziendali solo di nome, facciate vuote che non hanno alcuna attività reale. Sono essenzialmente un’operazione d’inganno volta ad occultare un’operazione segreta della CIA, almeno agli occhi indiscreti più superficiali. Le società operative, invece, sono entità reali di proprietà e gestite dall’agenzia. La più nota di esse sarebbe l’Air America, la società la cui antenata Civil Air Transport fu creata dall’eroe di guerra Claire Chennault delle  famose Tigri volanti, e che avrebbe finito i suoi giorni scambiando droga con armi a sostegno delle varie guerriglie di destra. Un altro tipo di copertura aziendale è a disposizione della CIA sotto forma di società privatamente (o anche qualche volta pubblicamente) di proprietà e gestita da individui simpatizzanti dell’Agenzia. Uno degli esempi più noti sarebbe stata quella del compianto Howard Hughes, la cui nave idrografica Explorer Glomar fu uno degli strumenti d’intelligence più subdoli di tutti i tempi. Recentemente, abbiamo l’esempio istruttivo dell’ex senatore Paul Laxalt (un caro amico di Ronald Reagan), il cui studio legale era collegato agli aeromobili utilizzati dalla CIA per effettuare le extraordinary renditions.

Il social network è l’application killer dell’intelligence?
Come quest’ultimo esempio dimostra, società fantasma, facciate di copertura e aziende disponibili  non sono tecniche che la CIA ha abbandonato ritornando ai vecchi tempi bui che servono da oggetto dei documenti “Family Jewels“. In realtà, oggi ciò sarebbe ancor più sfaccettato (e anche web-friendly) che mai. Uno delle più recenti operazioni coperte della CIA, sembrerebbe essere la possibilità piuttosto preoccupante che l’incredibilmente popolare applicazione social networking, Facebook, sia in realtà un strumento d’intelligence della CIA. Parte di questa ‘voce su internet’ si basa sulla dimostrata connessione, per quanto tenue, con l’abortito (ma sempre inquietante) Ufficio Informazioni Consapevolezza del Pentagono. Aggiungendo che tra le fonti dei finanziamenti di Facebook vi sono dimostrati legami con In-Q-Tel, un incubatore tecnologico della CIA, così  diffondendo abbastanza fumo per un flame cospirazionista su internet.
Se il problema Facebook fosse solo il collegamento con Web 2.0, come apparso negli ultimi due mesi, sarebbe sufficiente, in particolare se si pensa all’enorme quantità di dati che le persone forniscono  liberamente (e quanto facilmente possa abusarne un’agenzia d’intelligence dai bilanci massicci). Ma di punto in bianco all’inizio di questo mese, c’è stata la scoperta che il proprietario dell’influente sito Daily Kos, Markos Moulitsas Zuniga, sia un ex-dipendente della CIA che non avrebbe “alcun problema a lavorare per essa” ancora oggi.

L’aviazione segreta della CIA… e altro
Così come inquietanti e diffuse sono le insistenti voci che una delle più grandi e tecnologicamente avanzate aziende d’integrazione dei militari, la Science Applications International Company (SAIC), possa avere oscure radici nella Central Intelligence Agency. SAIC, azienda appaltatrice del multi-miliardario e cruciale programma di modernizzazione dell’esercito degli Stati Uniti Future Combat System (FCS), avendo avuto numerosi controlli ed essendo nota per avere la virtualmente continua presenza di funzionari della CIA e del Pentagono nel proprio CdA. Una barzelletta sulla SAIC si chiede “cosa appare capovolgendo la sigla SAIC?” La battuta diventa meno divertente quando si scopre che SAIC è l’azienda attestante l’efficienza delle macchine per il voto Diebold, e che sia anche l’attuale proprietaria della società che gestisce i domini Internet.
Ci siamo avvicinati brevemente alle estradizioni straordinarie in precedenza. Su questo argomento, vale la pena tornarci poiché è qui che l’uso più eclatante delle società di facciata della CIA appare, nel tentativo di nascondere i veri finanziatori dell’imponente flotta di aeromobili che, anche oggi, trasporta diversi sospetti terroristi in tutto il mondo, il più delle volte presso giurisdizioni in cui la massima ‘persuasione’ fisica è applicabile senza i vincoli imposti nella maggior parte delle nazioni occidentali. Una delle più antiche compagnie aeree operative dell’Agenzia è la Caribe Air, che fu al centro di alcune teorie del complotto che riguardano l’addestramento dei dirottatori dell’11 settembre; ma esempi più recenti (assieme alla scoperta di Laxalt) comprendono Keeler and Tate Management, LLC (società di comodo) e un assortimento eterogeneo di società operative nel settore dell’aviazione tra cui Premier Executive; Stevens Express Leasing; Devon Holding and Leasing; Bayard Foreign Marketing; Aero Contractor; Crowell Aviation Technologies Inc; Path Corporation; Rapid Air Trans Inc; Pegasus Technologies; e Tepper Aviation. Un’altra società di facciata della CIA, spuntata di recente, è la società Brewster Jennings-and Associates, divenuta nota nel 2003 quale datore di lavoro dell’agente coperto della CIA Valerie Plame. La fuga di notizie che ha spazzato via la copertura di Plame non ha smascherato solo lei, ma ha anche bruciato la Brewster Jennings.

Spie senza frontiere
Un altro settore ben sfruttato dalla CIA per la sua capacità di spiegare la presenza di cittadini degli Stati Uniti in tutti gli angoli del globo, è quello delle agenzie non governative e caritatevoli. Per molti anni era del tutto accettato che l’USAID fosse “il braccio umanitario della CIA“, e lo fosse pure Americares. Avvicinandosi un po’ al limite, la nota organizzazione umanitaria World Vision è anch’essa una copertura della CIA, “fornendo copertura agli esperimenti di controllo mentale dell’agenzia“. Queste teorie tessono un arazzo in cui l’assassino di John Lennon, Mark David Chapman, e l’aspirante assassino di Reagan, John Hinckley, fossero burattini mentalmente controllati, dei ‘candidati manciuriani’ con legami dimostrabili non solo con World Vision, ma anche con la famiglia Bush.

Il capoccia segreto dalla Silicon Valley
Teorie ‘fringe’ a parte, è chiaro che la CIA non solo da tempo crea e sfrutta centinaia di persone giuridiche, fisiche o meno, per i propri fini segreti. In effetti, per molti versi potrebbe essere considerata come una delle principali agenzie dalle fondamentali competenze. Tanto è vero, infatti, che la CIA ha finanziato una società di facciata il cui unico scopo era creare altre aziende, in parte o in tutto nella funzione di incubatrici per ulteriori operazioni occulte della CIA. Chiamata In-Q-Tel, la società fu creata come ‘ramo investimenti’ dell’agenzia nel 2000, e da allora è stata così attiva che, secondo un articolo del Washington Post del 2005, in cinque anni aveva “investito in più di 75 società e fornito più di 100 brevetti tecnologici alla CIA, la maggior parte dei quali non sarebbe mai stata adottata dall’agenzia d’intelligence“. Furono i finanziamenti della In-Q-Tel collegati all’avvio di Facebook, che per prima accesero le speculazioni sulla popolarissima applicazione del social networking quale strumento di raccolta dell’intelligence.
Forse la cosa più spaventosa di tutte è l’idea che la Central Intelligence Agency ha infiltrato la comunità finanziaria, arrivando al punto di creare (o almeno sfruttare) banche intere dedite a gestirne i finanziamenti occulti. Ma questa è un’altra storia, con decine di tentacoli che portano in ogni possibile direzione, e perciò è forse meglio lasciarla ad un altro articolo.
(Stay tuned…!)

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

John Hinckley Jr. e la Commissione Trilaterale

Dean Henderson, 26 maggio 2013

20121129_bush_george_srNel 1979, mentre la gente festeggiava la scomparsa dello Scià a Tehran, Zbigniew Brzezinski si recava a Kuwait City per un incontro con l’emiro Jabir al-Sabah, funzionari sauditi e il presidente iracheno Saddam Hussein. Si convenne che la Guardia Repubblicana di Saddam avrebbe invaso il Khuzistan ricco di petrolio, amputandolo dal resto dell’Iran. I prezzi del petrolio avevano appena cominciato a stabilizzarsi quando l’Iraq lanciò il suo primo attacco, aprendo futuri squarci sul tetto.
Bzrezinski fu co-fondatore della Commissione Trilaterale (TC) nel 1973 assieme a David Rockefeller. Il concetto era stato covato nella tenuta Rockefeller Pocontico Hills, NY, nel luglio 1972. Rockefeller fu il primo presidente del gruppo. Uno dei suoi più grandi sostenitori finanziari è la Rockefeller Brothers Fund. Tutti gli otto rappresentanti nordamericani presenti alla riunione di fondazione erano anche membri del segreto Counsil on Foreign Relations (CFR). [1] Lo scopo dichiarato della TC era formare una triade per l’influenza globale costituita da Nord America, Europa occidentale e Giappone.
La TC pubblicò La crisi della democrazia nel 1975. Uno dei suoi autori, il professore di Harvard Samuel P. Huntington, era uno scrittore di primo piano della pubblicazione del CFR Foreign Affairs. Huntington, intellettuale caro alle élite globali, sostenne che gli USA avevano bisogno di “un grado maggiore di moderazione della democrazia“. Il documento della TC suggeriva che i leader con “competenza, anzianità, esperienza e speciali talenti” dovessero “ignorare le rivendicazioni della democrazia“. Recentemente Huntington presentò la sua tesi dello “scontro di civiltà”, sostenendo che la guerra tra le nazioni occidentali e islamiche fosse inevitabile. La Casa Bianca di Carter era infarcita di trilateralisti. Huntington fu coordinatore della pianificazione della sicurezza. In linea con la sua visione derisoria della democrazia, Huntington, con l’aiuto di Brzezinski, preparò il memorandum presidenziale 32 che portò alla creazione della Federal Emergency Management Agency (FEMA), che avrebbe il ruolo primario d’imporre la legge marziale qualora la Costituzione degli Stati Uniti dovesse essere improvvisamente sospesa. [2]
Nei primi mesi del 1977, il Washington Post pubblicò un articolo sulla TC di cui si disse preoccupata: “Ma ecco la cosa più inquietante della Commissione Trilaterale. Il presidente (Carter) n’è membro. Quindi, anche il vice-presidente Walter Mondale. Così i nuovi segretari di Stato, della Difesa e del Tesoro, Cyrus R. Vance, Harold Brown e W. Michael Blumenthal. Così Zbigniew Brzezinski, ex direttore della Trilaterale e consigliere per la sicurezza nazionale di Carter, e anche un gruppo di altri elementi che guideranno la politica estera degli USA nei prossimi quattro anni“. I sospetti sulla TC crebbero in tutto lo spettro politico. Da sinistra, l’autore Holly Sklar scrisse sprezzantemente del gruppo nel suo libro Trilaterals over Washington… Da destra, il senatore ed ex-candidato presidenziale Barry Goldwater, nel suo libro With No Apologies avvertì la “nuova cricca internazionale di David Rockefeller (la Commissione Trilaterale)… è destinata ad essere il veicolo per il consolidamento degli interessi commerciali e bancari delle multinazionali prendendo il controllo del governo degli Stati Uniti.” La sfiducia pubblica verso il gruppo aumentò. Nel 1980, il convegno nazionale dell’American Legion approvò la Risoluzione 773 che chiedeva un’indagine congressuale sulla Commissione Trilaterale e il suo predecessore, il Council on Foreign Relations. L’anno successivo i Veterani delle guerre straniere (VFW) adottarono una risoluzione simile. Il deputato Larry McDonald introdusse queste risoluzioni, ma il Congresso non li adottò. Il 1 settembre 1983 McDonald, vecchio critico delle elite globali, era a bordo dell’aereo delle Korean Airlines 007, quando venne presumibilmente abbattuto dai sovietici. [3]
Brzezinski fu l’architetto del concetto di “forze di reazione rapida” che sostenne fossero ora necessari agli Stati Uniti per sorvegliare la regione del Golfo Persico, in assenza di un Iran amichevole. Il presidente Carter chiarì nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del 1980 che non avrebbe esitato a usare l’idea di Brzezinski nella regione del Golfo, avvertendo “Il tentativo di qualsiasi forza esterna di aver il controllo della regione del Golfo Persico sarà considerato un attacco agli interessi vitali degli Stati Uniti, e un simile tentativo sarà respinto con ogni mezzo necessario, compresa la forza militare“. Carter usò la sua minaccia quello stesso anno, quando inviò una unità di reazione rapida della Delta Force per tentare il salvataggio degli ostaggi iraniani nella sfortunata operazione con gli elicotteri nota come Desert One. Il comandante della missione era il generale Richard Secord.
L’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker è l’attuale presidente della Commissione Trilaterale. L’attuale presidente della FED Greenspan Allen è un membro della TC come lo erano i funzionari dell’amministrazione Clinton William Cohen, Bruce Babbitt, Strobe Talbott, Stephen Bosworth, Donna Shalala e Thomas Foley. Clinton stesso ne era un membro, mentre il vicepresidente Gore era un membro del CFR. Durante la campagna presidenziale del 1980, Ronald Reagan fece saltare l’influenza della Commissione Trilaterale sia sulla Casa Bianca di Carter che sul suo rivale Bush, promettendo d’indagare sulla TC, se eletto. Reagan vinse le elezioni. Il 30 marzo 1981 venne ferito da John Hinckley Jr. Hinckley è stato ritratto come un solitario squilibrato che sparò a Reagan per “impressionare Jodie Foster”. Ma Hinckley non era un mendicante dell’Esercito della Salvezza. L’ex rettore del Dipartimento del Giornalismo dell’Università del Montana Nathaniel Blumberg scrisse un libro intitolato The Afternoon of March 30…, in cui esamina le connessioni di Hinckley con la famiglia Bush. Il padre di Hinckley era un petroliere del Texas e caro amico e sostenitore del membro della TC e del CFR George Bush Sr. Hinckley fu anche amichevole verso la la famiglia di HL Hunt e il governatore del Texas John Connally. [4] Il 23 gennaio, 1981 Scott Hinckley incontrò Neil Bush, figlio di George Sr., a casa sua dopo che la Vanderbilt Oil Company di Hinckley aveva ricevuto l’avviso di un controllo dal Dipartimento dell’Energia. Il 30 marzo, Hinckley seppe dall’ente che avevano scoperto la violazione dei prezzi della Vanderbilt negli anni 1977-1980. Delle sanzioni vennero minacciate. Poco più di un’ora dopo l’incontro di Hinckley con Bush, il presidente Reagan venne ferito dal fratello di Hinckley, John Jr. Quella notte Scott Hinckley aveva in programma una cena con Neil Bush. Neil Bush lavorava presso l’Amoco, da quando Zbigniew Brzezinski era stato nominato al consiglio di amministrazione della BP Amoco.[5]
Il giudice al processo Hinckley fu Barrington D. Parker che aveva presieduto il processo-farsa degli assassini del dissidente cileno Orlando Letelier. Quando il direttore della CIA Richard Helms dovette prostrarsi davanti alla Commissione Esteri del Senato sui finanziamenti della CIA al colpo di Stato cileno del 1973, che rovesciò il democraticamente eletto Salvador Allende, fu Parker, che  diede a Helms una pena di 2 anni, sospesa, e una misera multa di 2.000 dollari. Quella notte Helms e i suoi compari spioni s’incontrarono in un country club di Washington per festeggiare. Nel maggio 2001 il presidente George W. Bush nominò Parker al Tribunale d’Appello Federale. [6]
John Hinckley fu arrestato con l’accusa di possesso di armi a Nashville nel 1977, quando casualmente il presidente Carter era in città. Ma Hinckley camminava e non era stato nemmeno messo sulla lista di sorveglianza dell’FBI. Il giorno in cui sparò a Reagan, una donna misteriosa fece diverse chiamate alla camera d’albergo di Hinckley. La notte precedente l’attentato a Reagan, il Vicepresidente George Bush Senior, che sarebbe divenuto presidente se Reagan fosse morto, si rivolse alla TC. Reagan, da parte sua, non menzionò più la Commissione Trilaterale.
Quando il presidente George Bush Jr. s’insediò, iniziò a minacciare di nuovo gli iraniani, bollandoli, insieme a Iraq e Corea del Nord, come “asse del male”. Nel 2003 gli Stati Uniti invasero l’Iraq. Entro il 2007, già impantanati dalla potente rivolta irachena, gli Stati Uniti inviarono un gruppo di portaerei nel Golfo Persico per accrescere la loro retorica bellicosa nei confronti dell’Iran.

Note
[1] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs.  Harper-Collins Publishers. New York. 2000. p.31
[2] Ibid.  p.25
[3] Ibid.  p.28
[4] Bush
[5] Ibidem
[6] Ibidem

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla rubrica settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Guerra Mondiale Z: la campagna sionista nell’emisfero occidentale

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 26.05.2013

mossad-south-america_f0feDeterminato a invertire il progressivo allontanamento dell’America Latina dai dettami di Washington, il Presidente Obama ha tranquillamente suscitato dalla sordida storia del Sud America un demone che i latinoamericani conoscono fin troppo bene: Israele. Durante l’amministrazione di Ronald Reagan, Israele aveva puntellato con equipaggiamenti militari, l’intelligence, l’addestramento contro-insurrezione e il denaro, un certo numero di governi fascisti in America Latina. Il sostegno d’Israele al fascismo in America Latina in realtà ha avuto inizio durante la presidenza di Jimmy Carter. Dopo l’embargo sulle esportazioni di armi statunitensi di Carter verso il Nicaragua del brutale dittatore Anastasio Somoza, Israele intervenne a colmare il vuoto. Oggi, Obama ha permesso ad Israele e ai suoi agenti d’influenza nella propria amministrazione, di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per minare i governi progressisti in America Latina. Dopo la morte del presidente del Venezuela Hugo Chavez, un aspro critico della politica d’Israele nei confronti dei palestinesi, le attività sovversive degli agenti israeliani e statunitensi, che operano sotto la copertura delle organizzazioni non governative (ONG) legate a George Soros, sono aumentate in tutta la regione.
Anche se Obama, a differenza di Reagan, non subisce i divieti congressuali come l’emendamento Boland, che gli ostacolino gli sforzi per rovesciare i leader latinoamericani progressisti, gode della percezione pubblica che lui, destinatario del Premio Nobel per la Pace, si sia impegnato per la pace.  Invece di sacrificare il suo personaggio pubblico con mosse sanguinose per rovesciare governi latino-americani, Obama ha scelto di lavorare di soppiatto attraverso Israele e i suoi sayanim  stranieri per far tornare l’America Latina allo status quo ante delle dittature che proteggono i ricchi e soggiogano i poveri e la classe operaia. S’iniziava a potere ritenere che in America Latina si fosse in presenza di quella giustizia a lungo ricercata, quando un tribunale guatemalteco ha giudicato l’ex dittatore Efrain Rios Montt colpevole di genocidio, il 10 maggio, condannando l’86enne ex generale a 80 anni di carcere. Rios Montt, un convertito alla Chiesa pentecostale del Verbo (Iglesia del Verbo), che predica un dogma in sincronia con l’ebraismo sionista, è stato riconosciuto colpevole di aver massacrato centinaia di migliaia di indigeni Maya Ixil e di altri oppositori della giunta militare del Guatemala. Il genocidio di Rios Montt non sarebbe stato possibile senza il supporto militare e d’intelligence fornito al suo regime da Israele, con la “strizzatina d’occhio e un cenno del capo” regolare di Washington. Israele era stato a lungo attivo in Guatemala, aiutando il regime a infliggere il genocidio dei nativi guatemaltechi. Il governo israeliano s’è sempre sentito a suo agio nel trattare con i leader dell’estrema destra fascista guatemaltechi, tra cui i presidenti Rios Montt e Kjell Laugerud Garcia, entrambi diplomati alla Scuola di addestramento al genocidio delle Americhe. Le speranze dei guatemaltechi e degli altri latino-americani oppressi da dittatori militari appoggiati da Israele e dagli Stati Uniti, sono andate deluse quando la più alta corte del Guatemala ha annullato la condanna di Rios Montt. La condanna ha incontrato l’opposizione dei dirigenti, dei vertici militari e dei capi aziendali del Guatemala, la maggior parte dei quali ha forti legami con lo Stato ebraico.

Blocchi commerciali concorrenti
Uno degli alleati più fidati d’Israele, il Primo ministro canadese Stephen Harper, s’è recato a Lima, in Perù, durante uno dei peggiori scandali politici interni, per sostenere l’agognato sogno aziendale del blocco commerciale Alleanza del Pacifico, che riunisce Canada, Perù, Cile, Colombia e Messico, per contrastare il blocco commerciale, senza statunitensi e canadesi, Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) di Hugo Chavez e il relativo blocco commerciale petrolifero Petrocaribe. Il Venezuela è il più recente membro del potente blocco commerciale  Mercosur (Mercato comune del Sud), a lungo dominato da Argentina e Brasile. I sayanim d’Israele, che da tempo dominano i conglomerati aziendali e mediatici cileni, peruviani e colombiani, proclamano che la società vicina all’Alleanza del Pacifico è il futuro e che ALBA, Mercosur e Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) sono moribondi e destinati alla pattumiera delle sigle delle organizzazioni. Nel frattempo, i filo-israeliani Dipartimento di Stato USA e la sua Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID), coadiuvati dalla CIA, cercano di aumentare le tensioni nei governi progressisti di Venezuela, Bolivia, Uruguay, Argentina, Brasile ed Ecuador. Il presidente boliviano Evo Morales ha detto, dopo il divieto delle attività di USAID nel suo Paese, che l’organizzazione ha allocato “non più del 10-15 per cento” dei suoi fondi per il miglioramento economico dei boliviani. Il resto dei fondi sono stati usati per avviare attività d’intelligence anti-governativa e promuovere la carriera politica di politici e partiti anti-Morales, filo-USA e filo-Israele. Il primo papa argentino, Francesco, ex arcivescovo di Buenos Aires, ha portato Israele ad aumentare il budget per inviare preti cattolici latino-americani in Israele per l’indottrinamento ideologico da parte dei rabbini. Le dichiarazioni di Francesco che criticano il “capitalismo selvaggio”, non sono ben viste nelle stanze del potere a Gerusalemme, New York e Londra.

Obiettivi Honduras e Venezuela
Dopo il suo coinvolgimento, nel 2009, insieme con la CIA e il Comando Sud degli Stati Uniti di Miami (SOUTHCOM), nella cacciata con un colpo di Stato del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, il servizio d’intelligence israeliano organizza i suoi agenti d’influenza al fine di garantire che la moglie di Zelaya, Xiomara Castro de Zelaya, fallisca nel suo tentativo alle presidenziali di novembre. La macchina della propaganda israeliana e gli agenti sayanim nei media statunitensi operano a pieno organico dal colpo di Stato in Honduras. Dopo il suo esilio forzato, Zelaya rientrò segretamente in Honduras con l’aiuto di militari leali. Zelaya venne successivamente assediato dalla polizia e dai militari honduregni nell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa. La giunta dominante honduregna spesso tagliò l’elettricità, l’acqua e i viveri all’ambasciata, una violazione del diritto internazionale sull’inviolabilità delle missioni diplomatiche. L’acceso filo-israeliano Miami Herald riferì di un colloquio telefonico con Zelaya e affermò che il leader honduregno disse di essere stato sottoposto a “radiazioni ad alta frequenza” da mercenari israeliani che sostenevano la giunta honduregna. Il giornale riferì anche che Zelaya disse che gli israeliani usano gas e radiazioni “che alterano la mente”. In realtà, non è questo che Zelaya aveva affermato nella sua conversazione telefonica del 24 settembre con il presidente del Venezuela Chavez, che frequentava la sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Chavez disse che aveva parlato al telefono con Zelaya, e che il leader honduregno gli aveva detto che un aggeggio era stato recuperato dai suoi sostenitori sul tetto di una casa vicina, portandolo nell’ambasciata. Quando Zelaya controllò il numero di serie dello strumento su Internet, scoprirono che l’attrezzatura era un disturbatore cellulare fabbricato in Israele.
Ciò che Zelaya ha detto a Chavez e presumibilmente al Miami Herald è che la giunta e i suoi consulenti israeliani di una società di sicurezza privata inceppavano i telefoni cellulari di coloro che si trovavano nell’ambasciata. Zelaya non ha mai parlato di radiazione da raggi della morte, ma ciò è l’impressione che l’Herald ha voluto dare, ed è stato subito ripreso dai vari media controllati dai neo-con e dai sionisti. Zelaya fu definito “antisemita pazzo” dai sayanim del circo mediatico degli Stati Uniti e dell’America Latina, compresi i comitati editoriali del New York Times e del Washington Post. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il suo Assistente del Segretario per gli Affari dell’Emisfero Occidentale, Roberta Beach Jacobson, hanno quale missione prioritaria la cacciata del presidente venezuelano Nicolas Maduro e la sua sostituzione con il “nipote dell’Olocausto” Henrique Capriles Radonski e impedire che Zelaya de Castro sia eletta presidente dell’Honduras. Gli interlocutori venezuelani d’Israele, attivi principalmente nel movimento di destra di Capriles Radonski, Giustizia Prima, cercano di delegittimare il governo di Maduro, sostenendo che le elezioni del 14 aprile fossero truccate. Nessun osservatore elettorale internazionale credibile ha concordato con tali accuse di brogli elettorali. Chavez ha sempre sostenuto che l’opposizione del Venezuela è finanziata da Israele. In realtà, l’American Jewish Committee di New York, e il suo sottocomitato emisferico, la Latin American Jewish Committee, per anni hanno fornito gran parte delle munizioni propagandistiche contro Chavez e Maduro… Uno dei principali agenti d’influenza d’Israele in Venezuela è il politico dell’opposizione Antonio Ledezma. Le organizzazioni non governative di George Soros intervengono invocando il sostegno internazionale all’opposizione venezuelana, soprattutto da parte dell’Unione europea, dove l’influenza di Soros è spesso soffocante. Hollywood, dominata dai sionisti, si prepara a pubblicare un film dal titolo “Guerra Mondiale Z”, su una piaga che devasta il pianeta che ritrae degli arabi-zombie assediare il “muro della separazione” di Israele. E’ chiaro che ciò che il mondo deve affrontare non è la piaga degli “zombie”, ma il flagello dei “sionisti”. La vera “Guerra Mondiale Z” (i sionisti) viene ora condotta in America Latina, ma questa guerra arriverà presto vicino a casa vostra.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze  potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento  potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tra “al-Qaida buona” e “al-Qaida cattiva”

Peter Chamberlin (USA)  Oriental Review 6 gennaio 2013

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“Il segretario alla difesa USA Leon Panetta ha detto che le sempre più esigue forze dovrebbero essere concentrate per impedire ad al-Qaida … di riconquistare sostegno nelle nazioni distrutte dalla guerra”.

Quando abbiamo combattuto contro i terroristi e quando li abbiamo messi sul libro paga statunitense?
L’ipocrita politica estera di Barack Obama è identica a quella dei suoi due predecessori Bush il  Minorato e Squallido Jefferson Clinton. Tutti e tre, in qualche modo, sono riusciti a convertire i “mujahidin” alleati di Ronald Reagan (originariamente chiamati “combattenti per la libertà”) in terroristi, giusto il tempo di far ripartire il brillante piano di guerra mondiale limitata del Pentagono, prima che Obama convertisse i mujahidin (“al-Qaida“) di nuovo in nostri alleati in Libia e Siria. I mujahidin di al-Qaida hanno sempre lavorato a libro paga statunitense, anche quando facevano esplodere le nostre strutture estere e contribuivano a demolire luoghi di interesse statunitense. Ora che siamo di nuovo sul punto di rilanciare la moneta truccata a due teste di al-Qaida, ricordiamo agli statunitensi le scuse fasulle per “mantenere al-Qaida fuori dall’Afghanistan” e le truppe statunitensi in Afghanistan, nell’ultima reinterpretazione di “Why We Fight” secondo il signor Panetta.
Il Pentagono e i suoi seguaci nella produzione filmica in stile Hollywood, offrono la loro versione della realtà dalla Seconda Guerra Mondiale. Ora che i loro computer gli danno la capacità di creare simulazioni della loro versione della realtà, dispongono dei migliori bugiardi che lavorano a una reale simulazione della Terza Guerra Mondiale. Loro intenzione finale è utilizzare questa simulazione come un veicolo per scatenare una guerra mondiale tutto l’anno, una fin troppo reale per la vita dei popoli di tutto il mondo, a partire dal 2013. Questa è la chiave per comprendere le contraddizioni, l’ipocrisia e il mix di falsità mediatiche ed eventi reali. I mass media rendono tutto possibile, senza di essi ci sarebbe solo la realtà, una realtà che non sarebbe possibile negare.
Abbiamo raggiunto il punto di contraddizione della più grande delle PSYOP, dove la maggioranza  delle persone non sarà più capace di “sospendere l’incredulità,” elemento chiave di ogni buona produzione di Hollywood. La “guerra globale al terrorismo” degli USA funziona con gli stessi principi di ogni precedente stravaganza di Hollywood, in modo da far andare avanti la trama, dove lo spettatore deve innanzitutto accettare i termini di un contratto simbolico tra spettatore e regista. In questo caso, stiamo parlando della clausola sociale, nel contratto di intrattenimento, della “sospensione dell’incredulità“. Ogni spettatore deve rispettare questo concetto guida fin dall’inizio, per vedere il film con occhio acritico, sorvolare su ogni critica alle carenze della trama fino alla fine del film, o almeno fino a quando la vera storia viene rivelata.
Questo è laddove è arrivata la produzione (PSYOP) Hollywood/Pentagono, dove la vera trama viene rivelata da quelli tra noi che hanno la forza o la voglia di vedere la verità nella guerra al terrore statunitense, normalmente un punto che viene raggiunto verso la fine della produzione. Dal momento che veniamo risucchiati in uno stato di guerra mondiale limitata permanente, le regole del galateo dei film non si applicano più su di noi. Quelli di noi che possono vederlo sono liberi di strappare apertamente l’inconsistente trama che ci viene imposta. Siamo bloccati in una guerra terroristica, anche se ora siamo apertamente alleati con gli stessi  terroristi di “al-Qaida” contro cui avremmo presumibilmente combattuto dall’inizio della guerra al terrore di Bush. Barack Obama sta usando dei terroristi che sono chiaramente l’elemento centrale della sua politica estera. Li stiamo utilizzando come forza mercenaria a nostro servizio in Libia e Siria, come utilizziamo il Tehreek e-Taliban Pakistan (TTP) collegato ad “al-Qaida“, nella regione tribale del Pakistan. Anche Mehsud Hakeemullah proprietario del franchising TTP di “al-Qaida” in Pakistan, sta lavorando per Obama, anche se originariamente i pakistani venivano uccisi da Bush il Minorato.
Prima di noleggiare questi terroristi di “al-Qaida” in Pakistan, Bush e Cheney avevano noleggiato un ramo diverso di “al-Qaida”, per uccidere militari statunitensi in Iraq. Bush ne aveva bisogno per prolungare la guerra in Iraq, dopo l’efficace veloce vittoria iniziale. Ora Obama ha bisogno di loro per svolgere lo stesso servizio in Pakistan e in Afghanistan, aiutandolo a prolungarvi la guerra per un futuro indefinito. Ogni volta che la politica estera statunitense fa affidamento su un nucleo di forza dei militanti “islamisti”, che combattano per noi come “combattenti per la libertà”, o contro di noi come “terroristi”, la contraddizione intrinseca viene svelata. Questo è il punto di svolta, dove l’audience inizia a “guardare dietro lo schermo.”
Questo è il punto della contraddizione che ora affrontiamo, quando tutte le stronzate governative vanno in malora. Questo è il momento di sbarazzarci di tali ipocrite contraddizioni dalle nostre teste e volgerle a nostro vantaggio, o cedere il nostro paese ai fascisti e ai comunisti che hanno cospirato per rovinarci fino a questo punto? Un’altra rivoluzione americana batte sicuramente per un’altra guerra civile americana, ogni giorno.

Peter Chamberlin è un analista politico statunitense, autore del blog There Are No Sunglasses.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Fronte di Liberazione della Libia si organizza nel Sahel

Franklin Lamb, ai margini del Sahel, Niger, Information Clearing House 4 novembre 2011

Sahel” in arabo significa “costa” o “litorale“. Sebbene fosse presente 5000 anni fa quando, secondo gli antropologi, le prime colture del nostro pianeta iniziarono allora a lussureggiare in questa regione, oggi semi-arida, dove le temperature raggiungono i 50 gradi, e solo i cammelli e un assortimento di creature possono fiutare sorgenti d’acqua; sembra uno strano nome, per questo luogo geografico largo 450 miglia di sabbia cotta, che si distende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso.
Eppure, stando in piedi lungo il bordo, il Sahel ha l’aspetto di una sorta di linea costiera che demarca le sabbie infinite del Sahara dall’erba della savana, a sud. Parti di Mali, Algeria, Niger, Ciad e Sudan, lungo tutto il confine con la Libia, rientrano in questa supposta terra di nessuno. Oggi il Sahel sta fornendo protezione, raccolta e depositi di armi, campi di addestramento, nascondigli, così come una formidabile base generale per coloro che lavorano per organizzare il crescente Fronte di Liberazione Libico (LLF). Lo scopo del LLF è liberare la Libia da quelli che sono considerati dei burattini coloniali insediati dalla NATO.
La regione del Sahel è solo una delle diverse posizioni che stanno diventando attive, mentre la controrivoluzione libica, guidata dalle tribù Wafalla e Gadahfi, si prepara per la prossima fase della resistenza.
Quando sono entrato in una sala conferenze in Niger, recentemente, per incontrarmi con alcuni sfollati  dalla Libia, fui avvertito che stavano preparandosi a lanciare una “lotta popolare, impiegando la tattica maoista dei 1000 tagli“, contro il gruppo attuale che sostiene di rappresentare la Libia, due fatti mi hanno colpito.
Uno era quanti fossero i presenti, che non sembravano trasandati, troppo zelanti o disperati, ma che erano normalmente riposati, calmi, organizzati e metodici nel loro comportamento. Il mio collega, un membro della tribù di Sirte dei Gheddafi, ha spiegato: “Più di 800 organizzatori sono arrivati dalla Libia solo in Niger, e molti altri ancora giungono ogni giorno“. Un ufficiale in uniforme ha aggiunto: “Non è come i vostri media occidentali presentano la situazione, di disperati fedelissimi di Gheddafi che freneticamente distribuiscono fasci di banconote e lingotti d’oro per comprare la propria sicurezza dalle squadre della morte della NATO, che ora brulicano nelle aree settentrionali della nostra patria. I nostri fratelli controllano le strade sconfinate di questa regione da migliaia di anni, e sanno di non essere rilevati neanche dai satelliti e dai droni della NATO.
L’altro argomento a cui ho pensato, mentre mi sono seduto per un primo incontro, era la differenza che tre decenni possono fare. Mentre me ne stavo lì, ho ricordato la mia visita con l’ex leader della gioventù di Fatah, Salah Tamari, che aveva fatto un buon lavoro nel campo di prigionia israeliano ad Ansar, nel sud del Libano, durante l’aggressione del 1982, come negoziatore eletto dai suoi compagni. Tamari insisteva per fare entrare alcuni di loro nella nuova base dell’OLP, a Tabessa, in Algeria. Questo fu poco dopo che la leadership dell’OLP, erroneamente a mio giudizio, accettasse di evacuare il Libano nell’agosto del 1982, piuttosto che ingaggiare una difesa alla Stalingrado (certamente meno attesa di una inesistente Armata Rossa) e la leadership dell’OLP apparentemente accreditò le promesse dell’amministrazione Reagan di “uno Stato palestinese, garantito dagli americani entro un anno. Potete prenderlo alla banca“, secondo le parole dell’inviato statunitense Philip Habib. Apparentemente fiducioso verso Ronald Reagan per una qualche ragione, il leader dell’OLP Arafat mantenne la promessa scritta da Habib nel taschino della camicia, per mostrarlo ai dubbiosi, tra cui il suo vice, Khalil al-Wazir (Abu Jihad), e le donne, tra gli altri, dello Campo di Shatila, che avevano qualche perplessità verso i loro protettori, che li lasciavano partendo.
A Tabessa, da qualche parte nel deserto algerino, i già orgogliosi difensori dell’OLP erano essenzialmente inattivi e ingabbiati nel campo e, a parte alcune sessioni di allenamento fisico, si ritrovarono a trascorrere le loro giornate a bere caffè e a fumare, e a preoccuparsi per i loro cari in Libano, quando la notizia del massacro di Sabra e Chatila, organizzato da Israele nel settembre 1982, cadde sul campo di Tabessa come una enorme bomba, e molti combattenti respinsero gli ordini di Tamari e partirono per Shatila. Questo non è il caso degli sfollati libici in Niger. Hanno telefoni satellitari di ultimo modello, computer portatili e attrezzature migliori della maggior parte delle ricche agenzie di stampa che si presentavano negli alberghi dei media di Tripoli, negli ultimi nove mesi. Domanda di questo osservatore, “come avete fatto tutti ad arrivare e dove ti sei procurato tutte queste nuove attrezzature elettroniche, così in fretta?” mi è stato risposto con un sorriso muto e una strizzatina d’occhio da una ragazza con l’hijab, che avevo visto l’ultima volta ad agosto, mentre distribuiva comunicati stampa a Tripoli, all’Hotel Rixos, del portavoce libico, dottor Ibrahim Musa, a fine agosto scorso.
In quel giorno particolare, Musa stava dicendo ai media mentre era accanto al viceministro degli esteri Khalid Kaim, un amico di molti statunitensi e attivisti dei diritti umani, che Tripoli non sarebbe caduta in mano ai ribelli della NATO e che “abbiamo 6500 soldati ben addestrati, che sono in attesa di loro“. Come si è scoperto, il comandante dei 6500 era dalla parte della NATO ed istruì i suoi uomini a non opporsi alle forze ribelli che entravano. Tripoli cadde il giorno dopo, e il giorno dopo Khalid venne arrestato ed è ancora all’interno di una delle decine di carceri dei ribelli, mentre ci si appella ai suoi rapitori che non rispondono alle visite dei familiari, e mentre una team di legali internazionali, organizzato dagli statunitensi, sta negoziando una visita.
La LLF ha progetti militari e politici in corso. Una di questi è competere per ogni voto alle elezioni promesse per la prossima estate. Un membro dello staff che ho incontrato, ha il compito di studiare le elezioni in Tunisia, Egitto e altrove nella regione, per possibili applicazioni in Libia. Un altro comitato del LLF sta mettendo insieme una campagna di messaggi nazionalisti, più altre azioni specifiche per la campagna elettorale dei propri candidati, e per creare liste di raccomandazioni per i singoli candidati. Nulla è ancora deciso con certezza, ma un professore libico mi ha detto “di sicuro i diritti delle donne saranno un importante pilastro. Le donne sono inorridite dal presidente del CNT Jalil, che ha detto, cercando il sostegno di al-Qaida, che minaccia di controllare la Libia, che la poligamia è il futuro della Libia e che le donne resteranno a casa, se divorziate. La Libia è stata molto progressista nei diritti delle donne, come nei diritti dei palestinesi.” Aisha Gheddafi, l’unica figlia di Muammar, che ora vive nella vicina Algeria con i membri della famiglia, tra cui il suo bambino di due mesi, fu una forza importante nella promulgazione del 2010, al Congresso del Popolo, di maggiori diritti per le donne. Le è stato chiesto di scrivere un opuscolo sulla necessità di conservare i diritti delle donne, che sarà distribuito se le elezioni del 2012 effettivamente si concretizzeranno.
Mentre il loro paese è in sostanziale rovina, per i bombardamenti della NATO, il LLF pro-Gheddafi ha alcuni importanti vantaggi dalla sua parte. Uno sono le tribù che, durante la scorsa estate, hanno iniziato a opporsi alla NATO, mentre Tripoli cadeva prima che avviassero i loro sforzi che includevano una nuova Costituzione. Il LLF crede che le tribù possano essere fondamentali per ottenere il voto. Forse, una freccia anche più potente, nella faretra del LLF, mentre lancia la sua controrivoluzione, sono i 35 anni di esperienza politica dalle centinaia di Comitati del Popolo libici, da tempo stabilitisi in ogni villaggio in Libia, insieme ai Segretariati delle Conferenze del Popolo. Mentre attualmente sono inattive (messe al bando dalla NATO, a dire il vero) si stanno rapidamente raggruppando.
A volte, soggetti al ridicolo da parte di alcuni sedicenti “esperti” della Libia, i Congressi del Popolo, basati sulla serie di libri verdi scritta da Gheddafi, sono in realtà molto democratici e uno studio del loro lavoro rende chiaro che essi hanno sempre più funzionato non come semplici timbratori delle idee che uscivano dalle mura della caserma Bab al-Azizyah. Un segretario generale di uno dei Congressi, ora lavora in Niger, ha ripetuto ciò che a una delegazione occidentale è stato detto, alla fine di giugno, nel corso di una conferenza di tre ore presso la sede di Tripoli della Segreteria nazionale dei Comitati Popolari. Ai partecipanti furono mostrati le presenze e le votazioni, nonché ogni articolo votato, nel decennio passato, ed i verbali dei dibattiti del Congresso del popolo più recenti. Illustravano le somiglianze tra un Congresso del Popolo e il New England Town Meeting, in termini di popolazione locale che prende decisioni che riguardano la comunità, e un ordine del giorno aperto, in cui i ricorsi e le nuove proposte potessero essere fatte e discusse.
Questo osservatore, ha particolarmente apprezzato nei suoi 4 anni di rappresentante del Ward 2A di Brooklin, al Massachusetts Town Meeting, mentre al college di Boston, a volte sedeva accanto ai suoi vicini Kitty e Michael Dukakis. Sebbene entrambi abbiamo vinto un seggio alle elezioni, ho ricevuto 42 voti in più di Mike, ma lui è risorto politicamente, mentre si può dire che io sono affondato, seguendo i miei incontri con la Students for a Democratic Society (SDS), l’ACLU e le Pantere Nere, tutti in un semestre, quale studente dell’Università di Boston, a seguito di uno stimolante incontro con i professori Noam Chomsky e Howard Zinn, nell’ufficio di Chomsky al MIT.
I dibattiti del Town Meeting erano interessanti e produttivi e “Mustafa“, il Segretario Nazionale dei Congressi del popolo libico, che ha studiato alla George Washington University di WDC, e ha scritto una tesi di laurea sul New England Town Meeting, sosteneva che il suo paese ha modellato i suoi Congressi  popolari su di essi. Purtroppo, “Mustafa” è anche lui, oggi, in carcerato dal CNT, secondo amici comuni.
Quali saranno i candidati del LLF alle elezioni, in realtà non è noto, ma alcuni suggeriscono che il Dr. Abu Zeid Dorda, che ora si sta riprendendo dal suo “tentativo di suicidio” (l’ex ambasciatore libico alle Nazioni Unite è stato gettato da una finestra al secondo piano, durante gli interrogatori del mese scorso, dagli agenti della NATO, ma lui è sopravvissuto di fronte a dei testimoni, così è ora ricoverato in reparto medico del carcere). Contrariamente alle storie dei media, Saif al-Islam non è sul punto di consegnarsi alla Corte penale internazionale e, come Musa Ibrahim, sta bene. Entrambi sono stati sollecitati a tenere un profilo basso, per ora, a riposare e a cercare di curare  i familiari e i molti amici stretti delle vittime della NATO. Molti analisti giuridici e politici, pensano che la ICC non procederà in relazione alla Libia, per motivo delle contorte regole e struttura dell’ICC, e per l’incertezza nell’assicurare l’arresto dei sospetti ‘giusti’.
Qualunque cosa accada su questo argomento, se il caso va avanti, i ricercatori si prepareranno a riempire il tribunale dell’ICC con la documentazione sui 9 mesi di crimini della NATO, per le sue 23.000 sortite e i suoi 10.000 bombardamenti sui 5.000.000 di abitanti del paese. Alcuni osservatori della Corte penale internazionale sono incoraggiati dall’impegno di questa settimana del Procuratore del CPI, come riportato dalla BBC: “a indagare e perseguire eventuali reati commessi sia dai ribelli che dalle forze pro-Gheddafi, comprese quelli eventualmente commessi dalla NATO.”
Come vittima dei crimini della NATO, che il 20 giugno 2011 ha perso quattro dei suoi familiari, tra cui tre bambini piccoli, mentre cinque bombe MK-83 della NATO venivano sganciate bombe e due missili statunitensi sparati, sul compound di famiglia, in un fallito attentato contro il padre, un ex assistente del colonnello Gheddafi ha scritto a questo osservatore, ieri, dal suo rifugio segreto, “Questa è una buona notizia, se è vera“.
Mentre la NATO sposta la sua attenzione e i suoi droni sul Sahel, è possibile che i suoi nove mesi di carneficina contro questo paese e questo popolo, alla fine, non raggiungeranno i loro obiettivi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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