Il Vertice Russia-Cina di Shanghai: innegabile successo

Aleksandr Salitzki Strategic Culture Foundation 24/05/2014
xijinping-putin-0520-netLa visita del Presidente Putin in Cina è finita. Senza dubbio è stato un evento d’importanza storica.  I leader russi e cinesi dovrebbero conoscersi meglio, hanno una lunga strada da percorrere nel rafforzare la cooperazione bilaterale. Il livello di comprensione reciproca è senza precedenti. Le prospettive per l’Eurasia sono potenziate in modo incredibile dalla cooperazione globale tra la Russia e la Cina…
I progressi nello sviluppo delle relazioni bilaterali sono parte dell’estremamente complicato processo internazionale che prevede il passaggio dal mondo occidentocentrico a uno mondo policentrico. Sono passati 20 anni dal crollo dell’Unione Sovietica. Ora la Russia apre una nuova pagina della sua storia. Chiunque abbia giudizio si rende conto che questo passo è obbligato. Il rapporto Russia-Cina è un altro passo per fare vedere all’occidente la realtà e tornare al dialogo costruttivo. Uno degli obiettivi perseguiti dalla politica estera russa è facilitare la creazione di relazioni internazionali tra Russia, Stati Uniti e Cina sulla base di obblighi reciproci, tra cui il controllo degli armamenti e la gestione delle crisi in cooperazione con altri Stati. Ad esempio, la comparsa dell’alleanza dei “tre grandi” Russia, Stati Uniti e Cina servirebbe allo scopo. Il “triangolo dell’amicizia USA-Russia-Cina” a vantaggio di tutto il mondo era il sogno ambito di Franklin Delano Roosevelt. La Russia persegue una politica estera equilibrata, che presuppone relazioni normali con Stati Uniti, Unione europea e Giappone. India, Corea del Sud e ASEAN sono interessati. Il rapporto speciale con la Cina facilita l’attuazione di questo concetto. Il corso in linea di massima corrisponde alla politica di Pechino. L’apparizione degli Stati falliti sottolinea l’importanza della completa cooperazione internazionale nel superare gli aspetti negativi della globalizzazione. La profonda crisi della statualità dell’Ucraina è probabilmente una delle sfide internazionali più pericolose. E’ importante per Russia e Cina allineare le posizioni sulla questione.
La visita ha portato alla tanto attesa svolta nella cooperazione energetica bilaterale. Gazprom aiuta il drago cinese afflitto dallo smog del carbone. La Cina avvia un grande sforzo per ripulire la propria aria. Prevede di cambiare drasticamente la situazione in 20 anni. Aleksej Miller, a capo di Gazprom, ha detto che è solo l’inizio, “Grande impulso sarà dato ad interi settori economici, in particolare metallurgia, gasdotti e metalmeccanica. Oggi abbiamo iniziato la prima pagina di un grande libro, la storia affascinante della cooperazione russo-cinese nell’industria del gas, e molti capitoli essenziali devono ancora essere scritti”. Riempire le pagina significa creare circa 12 mila nuovi posti di lavoro nel territorio russo, a est degli Urali, 55 miliardi di dollari di investimenti nello sviluppo dei nuovi giacimenti di gas e nuovi contratti nella metallurgia, ingegneria e costruzione di gasdotti russi.
Pepe Escobar ha coniato il termine Pipelineistan nella sua relazione dedicata al corridoio energetico (gasdotto chiave) dal Mar Caspio all’Europa attraverso Georgia e Turchia, e il Grande Gioco di accordi, diplomazia e guerra per procura tra Russia e Stati Uniti che l’accompagna. Oggi la Pipelineistan dell’Eurasia lega saldamente i membri della Shanghai Cooperation Organization e un processo di ulteriore integrazione è in pieno svolgimento. I flussi degli investimenti cinesi nell’economia russa sono intensificati. La casa automobilistica di Tula avrà oltre mezzo miliardo di dollari di investimenti da Chancheng. Il maggiore accordo energetico della storia prevede investimenti nelle infrastrutture economiche della parte orientale della Russia. Le case automobilistiche russe trarranno grandi vantaggi dalla cooperazione con la Cina. La società petrolchimica russa Sibur ha firmato l’accordo sul secondo progetto di ampia cooperazione per stabilire una joint venture nella produzione di nitrile e gomma isoprene nella zona di Shanghai, in Cina. La joint venture utilizzerà brevetti e tecnologie della Sibur. Non ci sono dubbi, la cooperazione Russia-Cina ha un grande futuro. La Russia deve proteggersi dall’espansione commerciale dei produttori asiatici. L’amicizia presuppone lo scambio di osservazioni critiche e  rimostranze giustificate. L’industria russa è troppo debole in alcuni aspetti e deve essere protetta. Un problema più acuto va notato quando aspetti sfavorevoli influiscono sul rapporto. Le agenzie cinesi incontrano difficoltà nel trovare controparti in Russia. Ad esempio, la Commissione Nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina non riesce a trovare un interlocutore. Vi sono altri organi dello Stato che si occupano di scienza e industria che possono indicare con chi stabilire contatti. La Banca della Cina popolare ha una controparte russa, formalmente un ente indipendente anche se è difficile dire cosa significhi questa indipendenza e da chi esattamente sia indipendente. La lista può andare avanti. La Russia ha bisogno di modifiche per cogliere le opportunità offerte dalla rapida crescita della collaborazione con il suo partner numero uno.
La pianificazione e la capacità di fare valutazioni e previsioni, ciò di cui il mondo contemporaneo ha bisogno e di cui è privo, laddove la Russia ha ancora molta strada da fare. L’esperienza della Cina in questo campo ne fa un leader e un’alternativa al caos che imperversa in altri Paesi. Da tempo la Cina ha abbandonato la politica di distinzione tra aziende pubbliche e private o tra economie amministrativamente pianificata e di mercato. E’ tutto passato e dimenticato. Uno Stato forte, pianificazione ed economia di mercato sviluppata possono ben coesistere, ma è opportuno agevolare il progresso delle grandi imprese nazionali, mentre la supervisione delle loro attività deve renderle funzionali agli interessi dell’economia nazionale.
Il mondo avanza rapidamente a grandi passi nel XXI secolo. Il modello costruito sulla base “centro-periferia” è spezzato lasciando larghe crepe che possono influenzare negativamente l’occidente. Ciò incrementerà il ruolo degli Stati nazionali e dello loro relazioni, rendendo l’umanità più responsabile. Può essere opportuno guardare ciò che furono i venti anni del secondo dopo-guerra. Giorni di forte crescita economica, aiuti ai Paesi con economie deboli e concorrenza tra progetti sociali di diverso tipo. Con tutte le irregolarità, era un modello equilibrato di progresso comune.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

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Gazprom firma con la Cina un contratto 30ennale da 400 miliardi di dollari
Aleksej Lossan, RIR, 22 maggio 2014

GETTY_52114_RussiaChinaLa visita in Cina di questa settimana della delegazione russa, s’è rivelata un enorme successo, portando alla firma di decine di accordi economici. I titoli sono dominati dall’enorme contratto stipulato da Pechino e il gigante del gas russo Gazprom, ma i colloqui hanno prodotto anche piani per creare un concorrente di Boeing e Airbus, la costruzione di un primo grande ponte e forniture energetiche record. Ma è stato l’enorme accordo con Gazprom che ha avuto i maggiori titoli. Durante la visita della delegazione russa a Shanghai, il 21 maggio, Gazprom e CNPC hanno firmato un accordo 30ennale del valore di 400 miliardi di dollari per l’acquisto e la vendita di gas naturale. Le esportazioni dovrebbero iniziare nel 2018, e vedranno 38 miliardi di metri cubi all’anno inviati  in Cina a 350 dollari per 1000 metri cubi. “Questo è il più grande contratto della Gazprom. Un contratto del genere non è mai stato firmato da alcuna società“, ha detto il capo esecutivo del gigante gasifero russo Aleksej Miller, secondo Interfax.

Co-produzione nel settore del trasporto aereo
L’accordo più importante dopo l’affare della Gazprom è il progetto congiunto russo-cinese per la realizzazione congiunta di un aeromobile a lungo raggio, futuro concorrente di Boeing e Airbus. Secondo i partecipanti ai negoziati, il progetto richiederà un investimento di 10 miliardi di dollari, ma è ancora nelle prime fasi di sviluppo. I dati di base preliminari del progetto saranno presentati ai ministeri dell’economia dei due Paesi nell’estate del 2014. Il progetto dovrebbe svilupparsi in joint venture, in cui le quote dei diritti verranno distribuite equamente tra Russia e Cina. La Russia ha già maturato esperienza nella collaborazione internazionale per la realizzazione di nuovi aerei passeggeri: il Sukhoj SuperJet 100 prodotto da una joint-venture russo-italiana con la Finmeccanica, gruppo aziendale italiano. Un altro progetto congiunto prevede il lancio di un impianto in Russia. Nel 2017, un produttore cinese di autoveicoli fuoristrada, Great Wall Motors, lancerà un impianto nella parte europea della Russia, nella regione di Tula. Gli investimenti nel progetto ammonteranno a 18 miliardi di rubli (522 milioni dollari) all’anno, e la società potrà produrre fino a 150000 veicoli con il marchio Haval. Inoltre, il nuovo impianto creerà 2500 posti di lavoro. Un’altra iniziativa in cantiere riguarda la costruzione di una fabbrica di gomma in Cina. La società petrolchimica russa Sibur e la compagnia petrolifera cinese Sinopec apriranno un impianto di produzione di gomma a Shanghai, con una capacità produttiva di 50000 tonnellate all’anno. La quota maggiore del progetto sarà di proprietà della Sinopec (74,9 per cento), mentre Sibur avrà una quota del 25,1 per cento.
Nella joint venture, la società russa fornirà principalmente tecnologia. Nel 2013, i partner hanno aperto una joint venture a Krasnojarsk per la produzione di gomma in Siberia: la partecipazione di Sinopec nel progetto è del 25 per cento più una azione del patrimonio netto. Al momento, la gomma prodotta dall’impianto viene fornita al mercato cinese.

Forniture per la Cina
Nonostante l’ampliarsi della cooperazione bilaterale in vari settori, l’esportazione principale della Russia in Cina continuerà ad essere l’energia, principalmente petrolio e gas. Pechino è già il maggiore acquirente di petrolio russo: nel 2009-2038, Rosneft, la prima compagnia petrolifera pubblica del mondo, consegnerà circa 665 milioni di tonnellate di petrolio alla Cina. Inoltre con l’accordo blockbuster della Gazprom, la Russia fornirà alla Cina anche gas liquefatto. Jamal LNG ha siglato un accordo con CNPC per la fornitura di 3 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Il progetto prevede la costruzione dell’impianto GNL nel nord russo, con una capacità produttiva di 16,5 milioni di tonnellate, e lo sviluppo del giacimento di Sud Tambejskoe. Come base, Gazprom prevede di concentrarsi sui prezzi del GNL fornito al Giappone attraverso lo sviluppo di Sakhalin-2, nell’Estremo Oriente russo. Lo scorso anno il prezzo del GNL in Giappone era circa 512 dollari per 1000 metri cubi. Inoltre, Gazprom ha offerto alle imprese cinesi la partecipazione a un altro simile progetto russo, Vladivostok GNL, e contratti per acquistare gas naturale liquefatto. Il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg TV che gli investitori cinesi possono anche partecipare alla privatizzazione della statale Rosneft. Tuttavia, la dimensione del pacchetto che può essere acquistato deve ancora essere divulgata. Gli investitori cinesi sono già inclusi nel capitale di Rosneft dal 2006, quando CNPC acquistò una quota dello 0,6 per cento nella società russa durante l’offerta pubblica iniziale.

Ponti e strade
Uno dei principali settori della cooperazione con la Cina attrarrà le imprese cinesi nei progetti infrastrutturali. Nel 2013, il volume annuale del traffico attraverso i valichi di frontiera tra Russia e Cina è aumentato dell’8 per cento, per un totale di 30,5 milioni di tonnellate. Nei prossimi mesi inizierà la costruzione del primo ponte sul fiume Amur, in Siberia, tra la Russia e la Cina. Sarà il primo collegamento di questo tipo tra Russia e Cina: non ci sono ponti tra i due Paesi, né su strada né per ferrovia. Secondo la parte russa, il nuovo ponte consentirà il trasporto di 21 milioni di tonnellate di merci ogni anno e accorcerà le distanze di 700 chilometri. A sua volta, il monopolio russo sul mercato ferroviario, le Ferrovie Russe, e l’operatore ferroviario dello Stato cinese, la China Railway Corporation, hanno concordato la costruzione di centri logistici, lo sviluppo del traffico passeggeri e la riduzione delle tariffe.
La Cina aiuterà la Russia a ridurre la dipendenza dal dollaro nei pagamenti: i Paesi prevedono di aumentare i pagamenti in valuta nazionale secondo l’accordo firmato dalla VTB Bank russa e dalla corporation bancaria cinese Bank of China. Attualmente, i banchieri cinesi hanno emesso prestiti per la Rosneft in rubli, riducendo la dipendenza dell’economia russa dai tassi di cambio. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, il volume totale dei progetti congiunti russo-cinesi nei settori prioritari è di circa 40 miliardi di dollari. Tuttavia, il Paese prevede di aumentare questa cifra a 200 miliardi entro il 2020.

china russia flagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I risultati della visita di Vladimir Putin in Cina

Konstantin Penzev New Oriental Outlook 23/05/2014
xi_putin3Il 20 maggio il presidente russo Vladimir Putin ha compiuto una visita ufficiale in Cina. Questa visita ha comportato la firma di più di quaranta contratti e dichiarazioni bilaterali, inoltre Putin ha incontrato le autorità della Cina, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, il presidente della Mongolia Tsakhiagiin Elbegdorj, il presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai e il suo omologo iraniano Hassan Rouhani. La motivazione per la visita, di grande attrazione per il pubblico e i media, era la possibilità che la Russia e la Cina firmassero un contratto di fornitura del gas. L’attenzione su questo accordo è stata suscitata dagli ultimi sviluppi in Ucraina insieme alle sanzioni di USA e UE contro la Russia. Il pubblico era davvero curioso su come le autorità russe si sarebbero comportate sotto tale pressione. In realtà la crisi ampiamente seguita in Ucraina e il contratto sul gas tra la Russia e la Cina hanno poco in comune. L’Ucraina è uno Stato indipendente da più di due decenni, ed ogni anno inciampa negli stessi vecchi problemi, compresa la questione dell’erogazione del gas. In particolare, l’Ucraina ha fatto una serie di tentativi di ricattare la Russia sul transito del gas, inoltre ha sottratto il gas per i consumatori europei. Purtroppo, lo Stato ucraino non è riuscito a maturare come nazione e ora, nel 2014, è completamente a pezzi. Mosca n’è da tempo consapevole, così era alla ricerca di un modo per aggirare l’Ucraina nella filiera dei rifornimenti all’Europa; questo era il pensiero alla base della costruzione del gasdotto South Stream che attraversa il Mar Nero e il suolo bulgaro.
Sull’Ucraina, recentemente al centro del gioco politico-militare statunitense, ora Washington cerca di trascinare il Paese nella NATO per costruirvi proprie basi militari e sistemi di difesa missilistica, ma anche per farne della popolazione carne da cannone a buon mercato. E’ chiaro che la costruzione del South Stream non suscita alcun entusiasmo alla Casa Bianca, mentre l’UE al contrario ritiene che avrà un ruolo importante nel garantirne le forniture energetiche. Il contratto del gas tra Russia e Cina, in cantiere da oltre 10 anni, non ha mai attirato molta attenzione pubblica e mediatica, prima. Naturalmente, come in qualsiasi accordo commerciale, la Russia vorrebbe vendere a prezzi più alti e la Cina si sforza di comprare a prezzi minori. Dato che la dimensione della transazione è notevole, entrambe le parti agirono con molta cautela, per paura di sbagliare, soprattutto essendo nessuno di essi costretti. L’Europa, anche se volesse, non può rinunciare al gas russo nel breve periodo, mentre il fabbisogno di gas della Cina non ha ancora raggiunto un livello critico. Secondo alcuni analisti russi, entro il 2020 la domanda annua di gas della Cina raggiungerà i 300-350 miliardi di metri cubi. La Cina potrà estrarre 115 miliardi di metri cubi in proprio, e altri 80 miliardi di metri cubi potrebbero essere ottenuti con forniture di gas naturale liquefatto. E’ improbabile che i Paesi dell’Asia-Pacifico possano fornire più di 40 miliardi di metri cubi all’anno. Sulla domanda della Cina nel 2030, gli esperti prevedono che il livello di consumo di gas supererà quello europeo, che fin d’ora ammonta a 600 miliardi di metri cubi. La Russia prevede di iniziare inviando 38 miliardi di metri cubi in Cina e successivamente di arrivare a 60 miliardi di metri cubi, lungo le rotte di approvvigionamento orientale e occidentale.
Il gas naturale ha numerose alternative, come il carbone e l’energia nucleare. Quest’ultima richiede un Paese di ricambio su cui qualsiasi governo possa fare pieno affidamento. Il carbone è un male  ambientale, come il nucleare può essere utile per sviluppare l’industria ma non è molto comodo per l’uso quotidiano. L’esperienza del Giappone ha chiaramente dimostrato che una centrale nucleare costruita lungo le coste, in aree sismicamente attive, secondo alcuni fallimentari piani statunitensi, può mettere un Paese in una situazione molto difficile. Va riconosciuto che, al momento, il gas naturale ha scarsa vera concorrenza tra le fonti di energia. Il suo prezzo aumenterà, e la Russia non potrà espandere i piani di approvvigionamento di ogni Paese. Dopo una pausa teatrale, Gazprom e CNPC hanno firmato il 21 maggio un contratto 30ennale relativo alla fornitura annua di 38 miliardi di metri cubi lungo la via di rifornimento orientale. Aleksej Miller, CEO di Gazprom, si rifiuta di rivelare il prezzo esatto per mille metri cubi, anche se il prezzo totale del contratto è già noto, 400 miliardi di dollari. “Forbes” e altri PR anti-russi, il 21 maggio riferirono che “la Cina ha rifiutato di firmare il contratto del gas con la Russia“, ma nel giro di poche ore la notizia mutò. E’ chiaro che la Russia non vuole perdere il mercato europeo e dipendere dalla Cina, ma allo stesso tempo ha poca voglia di minimizzare i suoi rapporti con la Cina. Il Cremlino vuole equilibrio nel rapporto con l’Europa e la Cina, e Washington è mossa dal desiderio maniacale di governare il mondo. In breve, la Casa Bianca crea problemi a tutti, riuscendo a crearne anche a se stessa.
Quali altri contratti, fatta eccezione quanto sopra descritto, sono stati firmati a Shanghai? La società russa Novatek ha firmato un contratto con la cinese CNPC per la fornitura di 3 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto all’anno. Il contratto rientra nel quadro del progetto “Jamal SPG“, che prevede lo sviluppo del giacimento di gas di Tambejskoe Sud e la costruzione di un impianto con una capacità di produzione di 16,5 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto all’anno e un milione di tonnellate di condensato di gas all’anno. La prima fase del progetto produrrà 5,5 milioni di tonnellate all’anno entro il 2017. In Cina, il maggiore costruttore di automobili Great Wall Motors ha annunciato che avvierà un impianto a Tula nel 2017. Gli investimenti in questo progetto saranno pari a 12-18 miliardi di rubli. L’impianto produrrà 150 mila auto all’anno. Rosneft e CNPC hanno firmato un accordo per lanciare una raffineria di petrolio a Tianjin, alla fine del 2019, Rosneft sarà l’unico fornitore della raffineria. La capacità di raffinazione dell’impianto sarà di circa 16 milioni di tonnellate all’anno. Gli investimenti nelle costruzioni sono stimati in totale a 5 miliardi di dollari, la seconda fase prevede la creazione di una rete di stazioni di servizio in Cina, che opererà con i marchi Rosneft e CNPC. Russian Railways e Cina Railway Corporation hanno deciso di sviluppare le infrastrutture e di aumentare il traffico ferroviario. Le aziende pianificano lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie nelle aree di confine e di aumentare il volume del traffico di transito tra i due Paesi. Riguardo l’aviazione, la Russia e la Cina creeranno un velivolo widebody civile. Il contratto per la realizzazione è stato firmato tra la “Joint Aircraft Corporation” e la società cinese COMAC. L’aereo futuro occuperà una quota considerevole dei mercati cinese e russo e sarà un  serio attore su altri mercati. Il secondo progetto nell’aviazione è la produzione in Cina di una versione modernizzata dell’elicottero da trasporto russo Mi-26.
Le relazioni politiche attuali tra la Russia e la Cina possono essere descritte amichevoli. Un editoriale dal titolo “L’opinione pubblica cinese dovrebbe essere dalla parte della Russia e di Putin” sul giornale cinese “Huanqiu Shibao“, afferma che: “Nella sua politica estera verso Mosca la Cina ha assunto una posizione di neutralità con una leggera simpatia nei confronti della Russia“. Questa affermazione non irriterebbe seriamente alcun Paese, ma al tempo stesso dà alla Cina l’opportunità di essere conciliante al momento giusto, aiutando le parti a trovare una soluzione che soddisfi tutti.  Così, la Cina non sarà coinvolta nel confronto con i Paesi occidentali e, al tempo stesso potrà aiutare Mosca. Ma è giunto il momento per l’opinione pubblica cinese, dice il giornale, di essere più diretta e dura nel condannare la partecipazione occidentale al colpo di Stato in Ucraina. “Dovrebbe mostrare al mondo che la Russia non è sola“.

3Russia-China-flagKonstantin Penzev, scrittore e storico, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le pipelines della Rosneft verso e attraverso la Mongolia

Mendee Jargalsaikhany, Eurasia Daily MonitorModern Tokyo Times

Mongolia-physical-mapGli eventi in Ucraina creano incertezze e opportunità per Ulaanbaatar. Gli equilibri del potere in Europa e legami più stretti tra le due potenze regionali, Russia e Cina, certamente creano nuove incertezze per la Mongolia. Con il destino “regionale” del loro Paese che dipenda dai due giganti, i politici a Ulan Bator sono cauti nelle loro osservazioni sugli eventi in Europa orientale, anche se chiaramente danno priorità alla stabilità politica. Anche l’ambasciatore degli Stati Uniti in Mongolia, che ha inviato sui social media i mongoli a sostenere l’Ucraina, non ha ispirato molta eccitazione in questo Paese asiatico senza sbocco sul mare. Ma sul lato economico, i mongoli si aspettano alcuni effetti vantaggiosi dalle maggiori attività economiche tra Russia e Cina, per via della spaccatura tra la Russia e i suoi partner europei. Mosca e Ulaanbaatar sono da anni attivamente impegnati nel dialogo bilaterale per incrementare commercio, investimenti e scambi culturali. Ma l’effettiva attuazione di eventuali grandi piani è stata lenta. L’importazione in Mongolia di combustibile dalla Russia rimane la più importante, anche se è una questione estremamente complessa nelle riunioni intergovernative di qualunque livello tra i due Stati confinanti. Eppure, presumibilmente con la recente visita in Mongolia di Igor Sechin, il presidente del colosso petrolifero russo Rosneft, i colloqui sull’energia potrebbero finalmente accelerare. Durante il suo soggiorno ad Ulaanbaatar il 17 marzo 2014, Sechin ha incontrato il Presidente Tsakhiagiin Elbegdorj, il Primo Ministro Norovyn Altankhuyag e il Ministro delle Miniere Davaajav Gankhuyag. Il Presidente della Rosneft ha informato i suoi ospiti della volontà della Russia di fornire a lungo termine petrolio alla Mongolia via pipeline, e ha anche discusso la possibilità di inviare greggio dalla Russia alla Cina attraverso il territorio mongolo. Nel 2013, la Mongolia ha importato 700000 tonnellate di greggio dalla Russia, pari al 54 per cento del suo consumo totale interno (news.mn 19 marzo).
Ci sono diverse ragioni chiare per cui il governo russo sia così prossimo alla Mongolia. Per primo, il Paese senza sbocco sul mare è ancora considerato un mercato piccolo ma crescente e affidabile per le esportazioni di petrolio dalla Russia, per via dell’aumento delle attività agricole e minerarie della Mongolia, in aggiunta al numero crescente di singoli consumatori (principalmente operatori di autoveicoli). In secondo luogo, tutti i governi precedenti della Mongolia hanno cercato di ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni di benzina e prodotti petroliferi russi; siglarono accordi  con Cina, Kazakistan e altre potenziali fonti per i bisogni energetici della Mongolia (Xinhua, 17 maggio 2013; news.mn, 6 gennaio, 2009). Inoltre sono in corso di esplorazione e ricerca nuove fonti di energia in Mongolia, come il petrolio di scisto. L’improvviso interesse della Russia verso la Mongolia è dunque probabilmente un riflesso della riluttanza a perdere una quota di mercato per le esportazioni di benzina russe. In terzo luogo, dopo lungo dibattito, la Mongolia ha finalmente iniziato a costruire la prima raffineria petrolifera del Paese a Darkhan City, che sarà  completata entro il 2015. La nuova raffineria produrrà 2 milioni di tonnellate di petrolio all’anno dal greggio del giacimento Tamsag nella Mongolia orientale. Questa nuova raffineria importerà anche greggio da Angarsk in Russia (english.news.mn 19 marzo). Al fine di mantenere la sua posizione dominante nel mercato dei carburanti mongolo, nel 2011 la Russia s’era offerta di creare 100 stazioni di benzina in Mongolia (vedi EDM, 11 novembre 2013). Ma la proposta innescò bruschi dibattiti protezionistici tra i politici, i distributori di carburante e il pubblico della Mongolia. Questa volta, la parte russa ha offerto di fornire prodotti petroliferi e petrolio greggio mediante gli oleodotti per via dell’inefficienza dei collegamenti ferroviari interstatali russo-mongoli. Oltre ad un oleodotto in Mongolia, la parte russa ha anche indicato di voler riconsiderare la rotta pianificata per il gasdotto dalla Russia alla Cina (infomongolia.com, 17 marzo). Al culmine degli sforzi congiunti dei governi russo e cinese nel ridurre gli interessi degli Stati Uniti in Asia centrale, nel 2005 Russia e Cina decisero di costruire un oleodotto che avrebbe bypassato la Mongolia, anche se il percorso mongolo è considerato più breve, più sicuro e, quindi, economicamente più efficiente degli oleodotti dall’Asia centrale o da Siberia/Manciuria. Negli anni questo è stato una delle ripetute richieste di Ulan Bator a Pechino e Mosca. L’accordo sul gasdotto dovrebbe essere concluso il prossimo maggio in occasione del vertice Cina-Russia.
Anche se la Mongolia è in molti modi geopoliticamente vincolata ai suoi potenti vicini, eventuali svolte, amichevoli od ostili, tra Cina e Russia presenterebbero sfide e opportunità per la Mongolia. Durante il periodo di relazioni amichevoli tra Mosca e Pechino, negli anni ’50, fu costruita la prima ferrovia trans-mongola, collegamento ferroviario tra Russia e Cina per il trasporto di merci e persone. D’altra parte, nel periodo di ostilità negli anni ’60 tra Mosca e Pechino, la Mongolia poté beneficiare degli aiuti sovietici e l’eredità di tale assistenza, la miniera di rame di Erdenet, continua a rappresentare una parte sostanziale del PIL della Mongolia (FMI Country Report No. 07/30-Mongolia: 2006, gennaio 2007). Oggi la Russia cerca urgentemente a est i mercati per le sue esportazioni di energia per via delle tensioni con l’occidente sull’Ucraina. Perciò, la Mongolia potrà probabilmente posizionarsi per ospitare il gasdotto petrolifero Russia-Cina.

Igor_Sechin_and_Norovyn_Altankhuyag_-_EDM_May_1__2014Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le sanzioni occidentali intensificano la cooperazione Russia-Cina

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 25/04/2014
0002224395Funzionari della Commissione europea a Bruxelles hanno distribuito relazioni sigillate agli ambasciatori degli Stati membri dell’UE che descrivono il potenziale impatto delle sanzioni UE-Russia sui loro Paesi, se i piani procedono. Nuove sanzioni degli Stati Uniti per punire la Russia per le sue azioni in Ucraina sono annunciate per il 25 aprile. Il prossimo turno probabilmente colpirà  aziende o persone influenti in settori quali servizi energetici, ingegneria e finanziaria, come precisato in un ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti Obama, emesso il mese scorso. La diplomazia statunitense inoltre lavora dietro le quinte. Secondo il quotidiano russo Kommersant, gli Stati Uniti, senza successo, tentano di far aderire la Cina alle sanzioni contro la Russia. Il servizio stampa della Casa Bianca ha rifiutato di commentare, ma non nega. E’ un fatto ben noto che il presidente Obama ha discusso la possibilità di fare aderire la Cina all’occidente, il 24 marzo, rispondendo al leader cinese Xi Jinping durante il vertice G7 a L’Aia. Visitando la Cina il 15 aprile, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ringraziato la Cina per la sua “posizione imparziale sull’Ucraina” aggiungendo che i legami Pechino-Mosca avevano raggiunto un’“altezza senza precedenti”. La visita del presidente russo Putin in Cina è prevista per il 20 maggio…
La Cina ha reso nota la propria intenzione d’investire in grandi imprese in Crimea dopo che la regione s’è riunita alla Russia. I piani includono due importanti progetti in Crimea: il gasdotto “Potenza della Siberia” e un porto in acque profonde in Crimea. Il gasdotto è un mega-progetto per prelevare 60 miliardi di metri cubi di gas ogni anno dai giacimenti di Kovykta e Chajandinskoe, nell’Estremo Oriente della Russia, dove una diramazione ne trasporterà 38 miliardi di metri cubi l’anno alla Cina. Il massimo produttore di gas naturale russo, Gazprom, prevede di iniziare la fornitura alla Cina di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno, circa un quarto delle esportazioni della Russia verso l’Europa. L’ambasciatore della Russia presso l’UE, Vladimir Chizhov, ha detto ad EUobserver, il 16 aprile, che Gazprom e la cinese CNPC hanno un accordo “giuridicamente vincolante” dal 2013 e che lo sfruttamento del campo Chajandinskoe dovrebbe iniziare nel 2019. “Il progetto si rivolge principalmente al trasporto del gas alle regioni russe e allo sviluppo dell’industria nell’Estremo Oriente russo. L’esportazione del gas è considerata in questo contesto fattore che migliora (significativamente, si deve ammettere) l’economia del progetto, ma non è un prerequisito indispensabile per la sua realizzazione”, ha osservato. Il 14 aprile il vicepremier russo Arkadij Dvorkovich, subito dopo i colloqui con le controparti cinesi, ha confermato che Russia e Cina  concluderanno i colloqui sulle forniture di gas. Secondo lui, la Cina è interessata a progetti sull’energia alternativa in Crimea. “I colloqui sul gas vanno a termine. C’è la volontà comune di completare i lavori prima della visita del presidente russo in Cina a maggio”, così Interfax citava Dvorkovich, aggiungendo che Russia e Cina prevedono di rafforzare la cooperazione su petrolio e prodotti petroliferi, così come nelle forniture di carbone ed energia elettrica. Secondo lui, la compagnia petrolifera russa Rosneft intende triplicare le forniture di petrolio alla Cina dagli oltre 300000 barili al giorno inviati l’anno scorso. “Sono state prese decisioni fondamentali, ma i partner cinesi e noi abbiamo il desiderio di rafforzare la cooperazione”.
Russia e Cina continueranno con i piani delle imprese cinesi per costruire un porto profondo 25 metri in Crimea, nell’ambito del nuovo corridoio dei trasporti dall’Asia all’Europa chiamato “cintura economica della Grande Via della Seta”. I costruttori cinesi scaveranno un enorme fossato nei pressi della città crimeana di Frunze per riempirlo d’acqua di mare demolendo una diga. La prima fase da 3 miliardi di dollari comporterà la costruzione di un porto in acque profonde e la ricostruzione del porto di Sebastopoli, in base al materiale fornito dalla Società amministrativa del Canale interoceanico di Pechino. Una seconda fase, da 7 miliardi di dollari, dovrebbe includere un aeroporto, un terminale GNL e un cantiere. La Cina abbandona il previsto impianto di energia solare da 5 miliardi di dollari in Nevada e invece investe in Crimea. Inoltre, vi sono piani per affittare circa 10000 ettari di terreni agricoli in Crimea. L’11 aprile il vicecapo della Roscosmos, Sergej Savelev, ha detto in una videoconferenza dedicata al Giorno della Cosmonautica che Russia e Cina coordineranno i futuri principali programmi di ricerca spaziale, “c’è già la cooperazione russo-cinese. L’anno scorso abbiamo deciso di discuterne l’espansione, per lavorare su uno, due o tre progetti di ricerca su larga scala, e ora abbiamo proposte e attendiamo aggiornamenti da entrambe le parti”, ha detto. Savelev ha suggerito che l’accordo di partenariato dovrebbe essere lo stesso del programma ExoMars con l’Europa. “Dobbiamo dividerci le responsabilità, e ciascuna parte finanzierà la parte che sviluppa. E i risultati saranno utilizzati senza limiti da entrambe le parti”, ha concluso Savelev. Il 3 aprile la statunitense NASA ha annunciato la sospensione della cooperazione con la Russia in relazione alla situazione in Ucraina, con l’eccezione della Stazione Spaziale Internazionale. Molti funzionari della NASA hanno espresso disappunto per la decisione, rilevando che la cooperazione scientifica non dovrebbe essere politicizzata.
Il 18 aprile, il viceprimo ministro russo Dmitrij Rogozin ha preso parte ad un incontro dei co-presidenti del comitato russo-cinese per la preparazione delle riunioni periodiche tra primi ministri dei Paesi, che ha avuto luogo a Vladivostok. Ha detto ai giornalisti che Russia e Cina vedono le prospettive di cooperazione relative ai sistemi di navigazione satellitare GLONASS e Beidou a sostegno dello sviluppo dei chip regionali. Russia e Cina sono andati abbastanza lontano nel  programma congiunto per la creazione di un grande aereo a lungo raggio, ha detto Dmitrij Rogozin. Vari progetti e piani dettagliati del programma per istituire la joint venture sono stati presentati durante l’evento. Rogozin ha notato che si tratta di un progetto strategico per la Russia. “Oggi un progetto dettagliato del programma è stato presentato. Vi sono alcune varianti”, ha detto il vicepremier, aggiungendo che “Un progetto operativo per una joint venture è stato prodotto”. Secondo Rogozin, la creazione di questo aereo di linea consentirà all’industria aeronautica  nazionale un nuovo salto qualitativo. “Se il programma sarà attuato, e non dubito che sarà così, in generale questo ci aprirà la via alla produzione di una serie di velivoli di varie classi, sulla base della modularità”, ha aggiunto Rogozin. Ha osservato che i partner hanno grandi prospettive unendosi nell’attuazione dei progetti industriali aerospaziali, come la produzione congiunta di un elicottero da trasporto pesante.
L’occidente sembra soffrire con le sanzioni contro la Russia, mentre i legami multilaterali tra Russia e Cina ricevono un impulso potente a vantaggio di entrambe le nazioni. Con una serie di progetti comuni da realizzare, la cooperazione bilaterale è in pieno svolgimento. Non c’è niente che USA e loro alleati occidentali possano fare al riguardo.
ESPO_2013_0La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra delle sanzioni: Washington minaccia la Russia sull'”accordo anti-petrodollari”

Mosca si vendica, accordi commerciali bilaterali con “il Gold Standard dei Petro-Rubli”
Tyler Durden Global Research, 5 aprile 2014

Russia100rubles04frontSulla scia del possibile “Santo Graal” dell’accordo gasifero tra Russia e Cina (2) e dell’accordo Russia-Iran sul “baratto” petrolifero (3), sembra che gli Stati Uniti siano molto preoccupati per l’onnipotenza del loro petrodollaro.
– Gli USA avvertono Russia e Iran contro il possibile accordo petrolifero
– Gli USA dicono che tale accordo innescherebbe delle sanzioni
– Gli USA hanno espresso preoccupazioni al governo iraniano tramite ogni canale
Abbiamo il sospetto che le sanzioni avranno più denti di pochi divieti di visto, ma come abbiamo notato in precedenza, è altrettanto probabile che sarà un’altra epica debacle geopolitica dovuta a ciò che originariamente doveva essere una dimostrazione di forza, che invece si trasforma rapidamente nella definitiva conferma della debolezza. Come abbiamo spiegato all’inizio della settimana, la Russia sembra perfettamente felice di far capire di essere disposta ad utilizzare il baratto (e “il cielo non voglia” l’oro) e prossimamente altre valute “regionali”, al posto del dollaro statunitense, a scorno invece di quanto previsto dal blocco occidentale, che sembra essere fallito danneggiando perciò l’intoccabilità del Petrodollaro…
Se Washington non fermerà questo accordo, sarà il segnale per gli altri Paesi che gli Stati Uniti non rischieranno ulteriori dispute diplomatiche a spese delle sanzioni“. Ed ecco Voce della Russia, “la Russia si prepara ad attaccare il petrodollaro”: “ La posizione del dollaro come valuta di base del commercio globale dell’energia fornisce agli Stati Uniti una serie di vantaggi sleali. Sembra che Mosca sia pronta ad evitare tali vantaggi”. (4) I “petrodollari” sono uno dei pilastri della potenza economica degli USA perché creano la forte domanda estera di banconote statunitensi, permettendo agli Stati Uniti di accumulare impunemente enormi debiti. Se un acquirente giapponese compra un barile di petrolio saudita, deve pagarlo in dollari anche se nessuna compagnia petrolifera statunitense tocca quel barile. Il dollaro da tempo ha una posizione dominante nel commercio globale, tanto che anche i contratti sul gas della Gazprom con l’Europa hanno prezzi e sono pagati in dollari statunitensi. Fino a poco prima, una parte significativa degli scambi UE-Cina avveniva in dollari. Ultimamente, la Cina ha tentato, presso i BRICS, di sloggiare il dollaro dalla posizione di prima valuta globale, ma la “guerra delle sanzioni” tra Washington e Mosca ha dato impulso al tanto atteso lancio del petrorublo sottraendo le esportazioni energetiche russe alla valuta statunitense. I principali sostenitori di questo piano sono Sergej Glazev, consigliere economico del presidente russo, e Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, la maggiore compagnia petrolifera russa e stretto alleato di Vladimir Putin. Entrambi assai decisi nel tentativo di sostituire il dollaro con il rublo russo. Ora, alcuni alti funzionari russi portano avanti il piano.
In primo luogo, è stato il ministro dell’Economia Aleksej Uljukaev a dire al notiziario Russia 24 che le compagnie energetiche russe dovrebbero abbandonare il dollaro. “Devono essere più coraggiose firmando contratti in rubli e valute dei Paesi partner“, ha detto. Poi il 2 marzo, Andrej Kostin, amministratore delegato della statale VTB Bank, ha dichiarato alla stampa che Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport, azienda statale specializzata nelle esportazioni di armi, inizieranno ad operare in rubli. “Ho parlato con le direzioni di Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport e non sono preoccupate di passare al rublo per l’esportazione. Hanno solo bisogno di un meccanismo per farlo“, ha detto Kostin ai partecipanti della riunione annuale dell’Associazione delle banche russe. A giudicare dalla dichiarazione fatta nella stessa riunione da Valentina Matvenko, speaker della Camera alta del Parlamento russo, è lecito ritenere che nessuna risorsa verrà risparmiata per creare tale meccanismo. “Alcuni decisori ‘teste calde’ hanno già dimenticato che la crisi economica globale del 2008, che colpisce ancora il mondo, ha avviato il crollo di alcuni istituti di credito di Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi. Questo è il motivo per cui riteniamo che eventuali azioni finanziarie ostili siano una lama a doppio taglio e anche il minimo errore gli tornerà contro come il boomerang degli aborigeni“, ha detto. Sembra che Mosca abbia deciso il responsabile del “boomerang”. Igor Sechin, l’amministratore delegato di Rosneft, nominato a presiedere il consiglio di amministrazione della Borsa di San Pietroburgo, una borsa specializzata. Nell’ottobre 2013, intervenendo al World Energy Congress in Corea, Sechin ha chiesto un “meccanismo globale per il commercio del gas naturale” e suggerito che “era opportuno creare una borsa internazionale tra i Paesi partecipanti, in cui le operazioni possano essere registrate in valute regionali“. Ora, uno dei leader più influenti della comunità di commercio energetico globale ha lo strumento perfetto per realizzare questo piano. Una borsa in cui i prezzi di riferimento del petrolio e del gas naturale russi saranno fissati in rubli anziché in dollari, infliggendo un forte colpo ai petrodollari. Rosneft ha recentemente firmato una serie di grandi contratti per le esportazioni di petrolio in Cina ed è prossima a firmare un “accordo jumbo” con le aziende indiane. In entrambe le occasioni non si parla in dollari. Reuters riferisce che la Russia è prossima a una transazione beni-per-petrolio con l’Iran che darà a Rosneft circa 500000 barili di petrolio iraniano al giorno da vendere sul mercato globale. Casa Bianca e russofobi del Senato sono lividi e cercano di bloccare la transazione perché apre certi serissimi scenari sgradevoli per i petrodollari. Se Sechin decide di vendere il petrolio iraniano in rubli attraverso la borsa russa, tale mossa aumenterà le possibilità del “petrorublo” di danneggiare i petrodollari.
Si può dire che le sanzioni statunitensi hanno aperto il vaso di Pandora dei problemi per la banconota statunitense. La rappresaglia russa sarà sicuramente spiacevole per Washington, ma cosa succederà se altri produttori e consumatori del petrolio decidessero di seguire l’esempio della Russia? Il mese scorso la Cina ha aperto due centri per elaborare i flussi commerciali in yuan, a Londra e a Francoforte. I cinesi preparano una mossa simile contro il biglietto verde? Lo scopriremo presto. Infine, chi è curioso di ciò che può succedere, non solo in Iran, ma in Russia, è invitato a leggere “Dal petrodollaro al petro-oro: Gli Stati Uniti cercano di tagliare l’accesso dell’Iran all’oro“. (5)

gasmap2_960Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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