Putin: il ‘vaccino’ al virus nazista perde efficacia in Europa

Vladimir Putin Global Research, 16 ottobre 2014

Il colpo di Stato in Ucraina è un esempio preoccupante delle crescenti tendenze neo-naziste in Europa orientale, ha detto a un giornale serbo il presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che “manifestazioni aperte” di neo-nazismo sono comuni anche nei Paesi baltici. “Purtroppo, in alcuni Paesi europei il ‘vaccino’ al virus nazista creato dal Tribunale di Norimberga perde efficacia. Ciò è chiaramente dimostrato dalle aperte manifestazioni di neo-nazismo già comuni in Lettonia e altri Paesi baltici”, ha detto Putin al giornale Politika prima della visita in Serbia. “La situazione in Ucraina, dove nazionalisti e altri gruppi radicali hanno provocato un colpo di Stato anticostituzionale a febbraio, causa particolare preoccupazione in tale senso”. Di seguito è riportato il testo integrale dell’intervista.

putin-i-srbijaPolitika: venite a Belgrado per prendere parte alle celebrazioni per commemorare il 70.mo anniversario della liberazione della città dall’occupazione della Germania nazista. Perché, a suo avviso, è importante commemorare oggi tali eventi?
Vladimir Putin: Prima di tutto, vorrei ringraziare la leadership serba per l’invito a visitare la Serbia e a partecipare alle celebrazioni per commemorare il 70° anniversario della liberazione di Belgrado dall’occupazione della Germania nazista. Siamo veramente grati ai nostri amici serbi per il loro modo di far tesoro della memoria dei soldati sovietici che combatterono insieme con l’Esercito di Liberazione Nazionale della Jugoslavia contro le truppe di occupazione di Hitler. Durante la seconda guerra mondiale, oltre 31000 ufficiali e soldati dell’Armata Rossa furono uccisi, feriti o scomparvero nel territorio della ex-Jugoslavia. Circa 6000 cittadini sovietici combatterono contro gli invasori nelle file dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Il loro coraggio ha avvicinato la nostra comune vittoria sul nazismo e sarà sempre ricordata dai nostri popoli come esempio di coraggio, determinazione inflessibile e servizio disinteressato alla Patria. E’ difficile sopravvalutare l’importanza dei prossimi eventi. Settanta anni fa le nostre nazioni unirono le forze per sconfiggere l’ideologia criminale in odio all’umanità che minacciava l’esistenza stessa della nostra civiltà. E oggi è anche importante che i popoli di diversi Paesi e continenti ricordino le terribili conseguenze che possono derivare dalla convinzione nella propria eccezionalità, cercando di raggiungere obiettivi geopolitici dubbi con qualsiasi mezzo e in disprezzo delle norme fondamentali del diritto e della morale. Dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per evitare simili tragedie in futuro. Purtroppo, in alcuni Paesi europei il “vaccino” al virus nazista creato dal Tribunale di Norimberga perde efficacia. Ciò è chiaramente dimostrato dalle manifestazioni aperte di neo-nazismo già comuni in Lettonia e altri Paesi baltici. La situazione in Ucraina, dove nazionalisti e altri gruppi radicali hanno provocato un anticostituzionale colpo di Stato a febbraio, causa particolare preoccupazione a tale riguardo. Oggi, è nostro dovere comune combattere la glorificazione del nazismo. Dobbiamo opporci con fermezza ai tentativi di rivedere i risultati della seconda guerra mondiale e costantemente combattere eventuali forme e manifestazioni di razzismo, xenofobia, nazionalismo aggressivo e sciovinismo. Sono sicuro che le celebrazioni di Belgrado, che devono diventare un’altra manifestazione di sincera amicizia tra i nostri popoli sulla base di affinità, rispetto reciproco, parentela spirituale, fratellanza d’armi negli anni della seconda guerra mondiale, contribuirà anche ad affrontare tali sfide. Ci auguriamo che la conservazione della memoria storica continui ad aiutarci a rafforzare pace, stabilità e benessere dello spazio comune europeo.

Politika: Come vede le relazioni russo-serbe oggi? Cosa è stato raggiunto negli ultimi 20 anni e quale futuro prevede per la tendenza all’interazione tra i due Paesi?
Vladimir Putin: la Serbia è sempre stata ed è tuttora uno dei principali partner della Russia in Europa sud-orientale. I nostri popoli sono uniti dalla secolari tradizionali amicizia e cooperazione fruttuosa. Il loro sviluppo è favorito da interessi comuni in politica, economia, cultura e molti altri campi. Oggi, le relazioni russo-serbe avanzano. Nel 2013, il presidente della Serbia Tomislav Nikolic e io firmammo la Dichiarazione inter-statale sul partenariato strategico, riaffermando la nostra condivisa volontà di promuovere la collaborazione su ampia scala in tutti i settori chiave. Abbiamo mantenuto contatti politici attivi per discutere di importanti questioni bilaterali e internazionali con spirito di fiducia e per concordare misure pratiche comuni. I nostri governi collaborano strettamente in seno a Nazioni Unite, OSCE, Consiglio d’Europa e molte altre organizzazioni. Siamo soddisfatti del progresso costante nei nostri rapporti economici sostenuti dal regime di libero scambio esistente tra i nostri Paesi. Nel 2013, il nostro mutuo commercio è cresciuto del 15 per cento, pari a 1,97 miliardi di dollari e nei primi sei mesi del 2014 è aumentato di un altro 16,5 per cento, per 1,2 miliardi. Ci aspettiamo di raggiungere i 2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Un trend positivo continua anche nel campo degli investimenti. Il totale degli investimenti russi in Serbia ha superato i 3 miliardi. La maggior parte dei fondi sono stati investiti nel settore energetico, strategicamente importante. Un esempio di collaborazione riuscita è il gigante energetico Industria Petrolifera della Serbia, trasformando un’impresa in perdita in un importante contribuente del bilancio dello Stato serbo. Il progetto South Stream fornirà alla Serbia oltre 2 miliardi di euro in nuovi investimenti e ne rafforzerà significativamente la sicurezza energetica. Le infrastrutture ferroviarie della Serbia sono state ricostruite ed aggiornate con la partecipazione delle Ferrovie Russe e il nostro sostegno sotto forma di prestiti. Sono lieto di vedere che le aziende serbe svolgono un ruolo attivo nel promettente mercato russo. Ad esempio, forniscono prodotti agricoli e industriali di alta qualità. Vorrei sottolineare un altro importante settore della nostra cooperazione bilaterale. Negli ultimi anni, il Centro umanitario russo-serbo di Nis ha preso parte ad operazioni di risposta alle catastrofi nei Balcani in diverse occasioni. Lo scorso maggio, i soccorritori russi hanno aiutato ad evacuare persone nel corso di una grave alluvione. Gli aerei del ministero delle Emergenze russo hanno compiuto diversi voli per fornire oltre 140 tonnellate di aiuti umanitari alla Serbia. Il crescente interesse reciproco dei popoli russo e serbo a storia e cultura dei nostri Paesi è anche la prova delle approfondite relazioni umanitarie. Questo autunno, la Serbia ospita con grande successo i Giorni della cultura spirituale russa. L’evento centrale è la mostra intitolata Russia e Serbia: Storia delle connessioni spirituali, 14.mo-19.mo secolo. Programmiamo l’ampliamento degli scambi culturali, educativi, scientifici e giovanili, e la promozione di eventi turistici e sportivi. Sono fiducioso che la mia prossima visita a Belgrado darà nuovo impulso alle relazioni russo-serbe, tradizionalmente amichevoli, che continuano a crescere e a rafforzarsi di anno in anno.

Mentre Putin commemora la Resistenza dei popoli sovietic e jugoslavia nella comune lotta al nazismo, la sinistra social-colonialista italiana, tra cui l'agenzai della burorazia piddina ANPI, organizza manifestazioni ed interventi a sostegno dei golpisti ucraini e dei terroristi islamisti in Siria, Libia ed Egitto.

Mentre Putin commemora la Resistenza dei popoli sovietici e jugoslavi nella comune lotta al nazismo, la sinistra social-colonialista italiana, tra cui l’agenzia della burocrazia piddina ANPI, organizza manifestazioni ed interventi a sostegno dei golpisti atlantisti russofobi in Ucraina e dei terroristi islamisti in Siria, Libia, Egitto ed Iran.

Politika: Attualmente vi sono molte speculazioni sulla possibile riduzione delle forniture di gas russo all’Europa a causa del debito dell’Ucraina. I consumatori europei si preparano per un inverno freddo? E il futuro del progetto South Stream è di grande interesse per la Serbia?
Vladimir Putin: Prima di tutto vorrei sottolineare che la Russia assolve appieno ai propri obblighi riguardo le forniture di gas ai consumatori europei. Vogliamo approfondire ulteriormente la nostra cooperazione con l’UE nel settore dell’energia, dove siamo partner naturali, in modo trasparente e prevedibile. Dall’inizio del 21° secolo, abbiamo implementato con successo una serie di grandi progetti insieme ai nostri partner europei. Tra cui il gasdotto Nord Stream, fattore importante per ridurre al minimo i rischi di transito e assicurare le forniture di gas all’Europa senza interruzioni. Negli ultimi mesi, Gazprom ha attivamente aumentato le riserve di gas nei depositi degli impianti europei. Tali misure hanno lo scopo di evitare interruzioni e soddisfare la domanda nel picco invernale. Naturalmente, siamo consapevoli dei rischi generati dalla crisi ucraina. Siamo stati costretti ad interrompere le forniture di gas all’Ucraina lo scorso giugno perché le autorità di Kiev rifiutano di pagare il gas già ricevuto. Alla fine dell’estate e all’inizio dell’autunno, abbiamo tenuto una serie di consultazioni tripartite con la partecipazione di Russia, UE e Ucraina, dove abbiamo discusso di possibili soluzioni reciprocamente accettabili al problema della liquidazione del debito del gas ucraino, ripresa della forniture all’Ucraina sospese da parte ucraina, e transito degli idrocarburi in Europa. Siamo pronti a continuare colloqui costruttivi su tali temi. Sul futuro dell’esportazione del gas russo in Europa, il problema del transito sul territorio ucraino rimane. Una delle soluzioni più ovvie potrebbe essere diversificare le rotte. A questo proposito, ci auguriamo che la Commissione europea possa finalmente decidere nel prossimo futuro sull’uso a piena capacità del gasdotto OPAL. Inoltre, dobbiamo risolvere la situazione di stallo sul South Stream. Siamo convinti che questo progetto contribuirà in modo significativo alla sicurezza energetica integrata dell’Europa. Ne trarranno beneficio tutti, la Russia così come i consumatori europei, tra cui la Serbia.

Politika: Secondo Lei, qual è l’obiettivo finale delle sanzioni contro la Russia, imposte da UE e Stati Uniti? Fin quando dureranno, a Suo parere, e quanti danni possono causare alla Russia?
Vladimir Putin: Questa domanda deve essere indirizzata a Unione europea e Stati Uniti, il cui ragionamento è difficile da capire. Qualsiasi persona imparziale sa che non è la Russia che ha organizzato il colpo di Stato in Ucraina, causando la grave crisi politica interna e la spaccatura nella società. La presa del potere incostituzionale ha avviato gli eventi successivi, come in Crimea. Il popolo di Crimea, vedendo la complessità e l’imprevedibilità della situazione, per tutelare i propri diritti a madrelingua, cultura e storia, decise d’indire un referendum nel pieno rispetto della Carta delle Nazioni Unite, a seguito del quale la penisola si è riunita alla Russia. I nostri partner devono essere ben consapevoli che tentando di fare pressione sulla Russia con misure restrittive unilaterali e illegittime, non otterranno una soluzione ma piuttosto impediranno il dialogo. Come si può parlare di de-escalation in Ucraina, mentre si decidono nuove sanzioni, introdotte contemporaneamente agli accordi sul processo di pace? Se l’obiettivo principale è isolare il nostro Paese, si tratta di un obiettivo assurdo e illusorio, ovviamente impossibile da raggiungere, ma la salute economica dell’Europa e del mondo può esserne seriamente compromessa. Riguarda la durata delle misure di restrizione, dipende anche da Stati Uniti e Unione europea. Da parte nostra, adotteremo un approccio equilibrato nella valutazione dei rischi e dell’impatto delle sanzioni, rispondendo ad esse procedendo secondo i nostri interessi nazionali. E’ evidente che il calo della fiducia reciproca è destinato ad avere impatto negativo sul clima imprenditoriale internazionale in generale e sulle azioni delle società europee e statunitensi in Russia, tenendo presente che tali società avranno difficoltà a riprendersi dai danni alla reputazione. Inoltre, altri Paesi rifletteranno attentamente se sia saggio investire i loro fondi nel sistema bancario statunitense, aumentando la loro dipendenza dalla cooperazione economica con gli Stati Uniti.

Politika: Cosa pensa del futuro delle relazioni russo-ucraine? Stati Uniti e Russia ristabiliranno una partnership strategica dopo tutto ciò che è successo, o costruiranno le loro relazioni in modo diverso?
Vladimir Putin: riguardo la Russia, le sue relazioni con l’Ucraina hanno sempre svolto e continueranno a svolgere un ruolo molto importante. Le nostre nazioni sono indissolubilmente legate da radici spirituali, culturali e di civiltà comuni. Abbiamo fatto parte di un unico Stato per secoli, e la grande esperienza storica e milioni di destini intrecciati non possono essere negati o dimenticati. Nonostante la difficile fase attuale delle relazioni russo-ucraine, siamo interessati a una progressiva, equa e reciprocamente vantaggiosa collaborazione con i nostri partner ucraini. In pratica, ciò sarà possibile dopo che solide pace e stabilità saranno raggiunte in Ucraina. Pertanto, ci auguriamo di vedervi la fine della profonda e prolungata crisi politica ed economica. Oggi vi è la reale opportunità di por termine al confronto armato, che equivale in realtà ad una guerra civile. Sono già stati fatti i primi passi in tale direzione. E’ fondamentale avviare un vero dialogo intra-ucraino al più presto, coinvolgendo i rappresentanti di tutte le regioni e forze politiche. Questo approccio è stato documentato nella Dichiarazione di Ginevra del 17 aprile. Il dialogo nazionale deve concentrarsi sulla struttura costituzionale dell’Ucraina e il futuro del Paese, dove tutti i cittadini, senza eccezione, vivranno comodamente e in tutta sicurezza. Sui rapporti russo-statunitensi, il nostro obiettivo è sempre stato costruire relazioni di partenariato aperto con gli Stati Uniti. In cambio, però, abbiamo visto diversi tentativi d’interferire nei nostri affari interni. Tutto ciò che è accaduto dall’inizio di quest’anno è ancora più inquietante. Washington ha sostenuto attivamente le proteste a Majdan, e quando i suoi scagnozzi a Kiev hanno aggredito la maggioranza ucraina con un nazionalismo rabbioso e gettato il Paese nella guerra civile, ha accusato la Russia di aver provocato la crisi. Ora il presidente Barack Obama, nel suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, parla di “aggressione russa all’Europa” come una delle tre principali minacce dell’umanità assieme al mortale virus Ebola e allo Stato islamico. Insieme alle sanzioni contro interi settori della nostra economia, tale approccio può essere definito solo come ostile. Gli Stati Uniti si sono spinti a dichiarare la sospensione della nostra cooperazione nell’esplorazione dello spazio e nell’energia nucleare. Hanno inoltre sospeso l’attività della Commissione bilaterale presidenziale Russia-USA istituita nel 2009, che comprendeva 21 gruppi di lavoro dedicati, tra l’altro, alla lotta al terrorismo e al traffico di droga. Allo stesso tempo, non è la prima crisi nelle relazioni tra i nostri Paesi. Speriamo che i nostri partner si rendano conto della futilità dei tentativi di ricattare la Russia e ricordino quali conseguenze la discordia tra le maggiori potenze nucleari possano avere per la stabilità strategica. Da parte nostra, siamo pronti a sviluppare una cooperazione costruttiva basata sui principi di uguaglianza e genuino rispetto degli interessi altrui.

4126E3B9-4D7D-45A5-928E-D5C26BF9F996_cx0_cy7_cw0_mw1024_s_n_r1Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’ascesa vertiginosa dell’oro cinese

Sargis Tsaturjan, Iarex - Reseau International 15 ottobre 2014

dec-2010-china-pac-man-goldL’ordine mondiale va a pezzi, e i migliori esperti sono in preda alla confusione totale. Il nervosismo causato dall’assenza di visibilità travolge anche i politici. Tutti sono preoccupati per il futuro della finanza globale, inseparabile dal mercato di oro, argento e petrolio. Il capo del Fondo Monetario Internazionale C. Lagarde attende il momento della verità, il 10 ottobre, promettendo “di eseguire la danza del ventre” per avere l’approvazione del Congresso sulle riforme dei propri servizi. I parametri della riforma, in conformità con il G20 del 2010 suggeriscono la decisione del possibile raddoppio dei prestiti a 739 miliardi e l’aumento dei contingenti per i Paesi in via di sviluppo. Lagarde ha sempre avuto spirito combattivo al punto che a un certo momento l’attuazione delle riforme è divenuto il compito principale del suo mandato da direttrice del FMI, posizione che copre dal 28 giugno 2011. “La diversità (implicando diversi Paesi a finanziarne la gestione) è l’elemento principale della riforma per l’eliminazione assoluta di barriere e ostacoli da tutti i membri. Ci sarà grande beneficio se il massimo numero di membri seguirà il FMI”, disse C. Lagarde nella sua prima conferenza stampa. La posta in gioco è più alta che mai. Con la ratifica del disegno di legge, il FMI diventerà regolatore globale, determinando non solo il destino di ogni Paese, ma la risoluzione dei problemi dello sviluppo socio-economico globale e regionale. E’ chiaro che l’equilibrio del Fondo pende verso i Paesi BRICS, rafforzandone la posizione nel commercio mondiale. I congressisti statunitensi sono spaventati soprattutto dalla Cina. Infatti, il Financial Times, riferendosi alla Thomson Reuters GFMS, osserva che nel 2013 il Regno di Mezzo è divenuto il maggiore consumatore di oro al mondo. Infatti la domanda di oro ha raggiunto le 1190 tonnellate, cinque volte il livello del 2003. Secondo Financial Times, nel prossimo futuro, la Banca industriale e commerciale della Cina (ICBC) avrà il controllo di una delle divisioni anglo-sudafricane della Standard Bank che si prevede sostituirà la Deutsche Bank nel fissare i prezzi a Londra. Ricordiamo che il prezzo dell’oro viene fissato a Londra ogni giorno (dal 12 settembre 1919 due volte al giorno, mattina e sera, alle 22:30 e 15:00) e viene utilizzatp da tutti gli operatori sul mercato interbancario dell’oro a Londra.
genuine-chinese-gold-panda-obverse Le prime 5 banche che controllano il mercato dell’oro a Londra sono NM Rothschild & Sons, Mocatta & Goldsmid, Pixley & Abell, Samuel Montagu & Co. e Sharps Wilkins. Nel 2004, dopo che l’inglese Rothschild ufficialmente lasciò la struttura dei prezzi, il suo posto fu preso da Barclays Capital. Altre modifiche hanno interessato altre figure giuridiche. Infatti Mocatta & Goldsmid fu acquisita da Scotia Mocatta, mentre Pixley e Abell è finita alla Deutsche Bank, e Samuel Montagu & Co. alla HSBC. Il quinto membro del pool dell’oro è la francese Société Générale. Se l’ICBC cinese comprasse la Deutsche Bank, ne venderà le attività sotto la pressione delle autorità tedesche, mentre Pechino avrà un notevole mezzo per influenzare i prezzi mondiali e rafforzare il controllo dell’acquisizione di oro nel Paese. La rivista However, citando il vicedirettore generale della ICBC per i mercati finanziari, Shishena Shen, ha confermato che la banca aveva già operato al Shanghai Gold Exchange come agente di clienti che esterni alla borsa ed ha aperto uffici a Londra e New York, da cui prevede di partecipare alla formazione dei prezzi dell’oro nelle due città. Le conseguenze di tali misure non si faranno attendere: il richiamo dello yuan-oro aumenterà il nervosismo degli statunitensi. Ma ciò non significa che domani i cinesi si sbarazzeranno del dollaro, ma in dieci anni questo piano potrebbe essere realizzato nella misura in cui non appaia irrealistico. A giudicare dal tono dell’articolo dall’economista Alan Greenspan, del 29 settembre per la rivista Foreign Affairs, Wall Street si prepara a un grande cambiamento. Greenspan fornisce alcune statistiche interessanti: “Alla fine del 2013, la Cina si è classificata al quinto posto per riserve auree del mondo. Ora è al secondo posto dietro Stati Uniti (261 milioni di once), Germania (109 milioni di once), Italia (79 milioni di once) e Francia (78 milioni di once) mentre il FMI ha 90 milioni di once. L’ex governatore della Federal Reserve degli Stati Uniti è di per sé francamente pessimista sulle prospettive cinesi. “La Cina non potrà mai recuperare il ritardo con il PIL degli Stati Uniti, e raggiungere il potere d’acquisto degli statunitensi, avendo voluto continuare nei giganteschi progressi degli ultimi anni”. Secondo lui, “questo corso è sempre più difficile da mantenere“. Nel pronunciare la sentenza, Greenspan ha previsto un rallentamento dell’economia cinese e la riduzione della competitività. Vi è un altro Paese in questo gruppo della ‘corsa all’oro': la Russia. Il giornale Pravda, in riferimento al World Gold Council, scrive che nel 2° trimestre 2014 la Russia ha raggiunto il sesto posto per riserve auree. Infatti a fine giugno 2014 la quantità di oro era pari a 1094,7 tonnellate, con un aumento di 54 tonnellate rispetto al precedente periodo di riferimento, superando la Cina le cui riserve sono rimaste a 1054,1 tonnellate. Mosca non si ferma qui. L’11 ottobre 2014 Russia e Iran hanno deciso d’istituire il finanziamento bancario congiunto commerciale e per i programmi economici comuni. “Per via del fatto che le banche russe hanno paura ad operare con l’Iran per le sanzioni occidentali, stabiliamo una banca congiunta russo-iraniana con il supporto delle nostre banche centrali e dei privati. Questo ente potrà avviare lo scambio in valute nazionali e sbarazzarsi dei pagamenti internazionali in dollari, euro e sterline“, aveva detto il presidente della Camera di Commercio russo-iraniana A. Asgaroladi in un’intervista alla TASS. Fonti del governo indicano che l’Iran già utilizzi monete nazionali nelle operazioni internazionali con alcuni partner.
Nessuno in occidente prende sul serio le azioni di Russia e Cina. B. Steil, membro del Council on Foreign Relations, ha definito la banca BRICS “colpo fiacco” all’egemonia monetaria degli Stati Uniti, citando il fatto che “i membri del gruppo continueranno ad usare il dollaro, aumentandone così l’importanza e l’applicazione“. La logica di tale affermazione è innegabile, ma i cambiamenti nell’economia mondiale sono all’inizio. Gli Stati-nazione fanno tutto il possibile per assicurare che i loro sistemi monetari evitino il dollaro. Tale escalation della Cina stimola la Russia, e non è solo perché l’esempio cinese è contagioso. Gli errori dell’amministrazione Obama sono molto costosi per gli USA.

Yuri-Gagarin-Gold-CoinTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuovo slancio nella cooperazione energetica indo-russa

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 14 ottobre 2014

0,,16320091_303,00La recente offerta russa alla ONGC Videsh Limited (OVL) di una quota del 10 per cento del campo petrolifero Vankor in Siberia centrale non fa notizia nei media; tuttavia ha un notevole significato per la cooperazione economica bilaterale e regionale. Oltre ad attestare il credo della mutua complementarietà tra i due tradizionali alleati, la recente offerta contiene molte promesse per la sicurezza energetica dell’India e per l’espansione della cooperazione energetica della Russia verso est e sud. Oltre a Vankor, il colosso energetico russo Rosneft ha anche offerto fino al 49 per cento del capitale di Jurubcheno-Tokhomskoe. Il giacimento Vankor, situato a nord del territorio di Krasnojarsk, in Siberia centrale, fu avviato nel 1988; all’inizio del 2014 le riserve recuperabili iniziali di petrolio ammontavano a 500 milioni di tonnellate di petrolio e condensati e a 182 miliardi di metri cubi di gas. Il dibattito sulla prospettiva dell’adesione dell’India al progetto Vankor non è né recente, né imposto dalle sanzioni occidentali alla società russe, tra cui Roseneft. L’interesse della Russia ad includere partner tradizionali nell’esplorazione energetica non è nuova. Nel lontano 2005, il primo vice-CEO di Rosneft, Sergej Alekseev, espresse interesse all’inclusione dell’India. Alekseev dichiarò: “Siamo lieti di avere la ONGC-Videsh Ltd. (OVL) nostro partner nel progetto petrolifero e gasifero Vankor da quando collaboriamo con successo nello sviluppo del giacimento di petrolio e gas Sakhalin-1“. La partecipazione dell’India a Sakhalin-1 è una storia ben nota di questa cooperazione bilaterale. La società indiana OVL acquisì il 20 per cento delle azioni di Sakhalin-1 del valore di 2,1 miliardi di dollari nel 2001, nel 2009 acquisì Imperial Energy. Ad agosto Rosneft ha inviato una proposta ad OVL per lo sviluppo congiunto del giacimento petrolifero Jurubcheno-Tokhomskoe nella Siberia orientale. Secondo un rapporto, OVL è alla ricerca di una fonte da un milione di barili al giorno di petrolio e gas equivalente in Russia.
ONGC Videsh logo Per soddisfare il 70 per cento del fabbisogno energetico, l’India ha ampliato le opzioni per l’acquisizione di risorse da diversi Paesi. Negli ultimi due anni, OVL ha effettuato nuove acquisizioni nella regione eurasiatica, tra partecipazioni nei campi Azeri, Chirag e Guneshli al largo dell’Azerbaigian; un ulteriore 12 per cento del blocco BC-10 del bacino Campos in Brasile, e dalla Videocon il 6 per cento del capitale del 1 Blocco offshore dell’Area Rovuma in Mozambico. Ma tra le acquisizioni delle partecipazioni estere, le probabilità dell’India di avere un accordo equo in Russia sono migliori per via della comprensione tra i leader dei due Paesi. Durante la riunione dei ministri degli Esteri dei due Paesi, a margine del vertice SCO di settembre 2014, l’espansione dei legami tra i due Paesi nei settori commerciale, degli investimenti, energia e difesa sono stati discussi. Sarebbe inverosimile sostenere che le sanzioni occidentali abbiano spinto la Russia a volgersi a sud e ad est per ampliare la cooperazione energetica. La visita di Putin in Cina qualche mese fa e la firma dell”affare del secolo’ sul gasdotto dalla Russia orientale della Cina, potrebbero aver contribuito a tale dibattito, ma la cooperazione energetica della Russia con India e Cina è guidata dai reciproci vantaggi economici. Le sanzioni di luglio pongono ostacoli all’accesso di Rosneft ai prestiti esteri, in particolare il divieto di ricevere prestiti con più di 30 giorni di scadenza. Lo scenario emergente dà luogo a molte prospettive di cooperazione e integrazione economica regionale. Questi Paesi, insieme ai loro partner, possono essere spinti a creare un regime di cambi senza il dollaro. Ad esempio, la Russia potrebbe essere interessata a sviluppare accordi bilaterali, come accordi finanziari Rupia-Rublo e Renminbi-Rublo per la cooperazione energetica. Gli attori multilaterali come BRICS e SCO possono anche sviluppare una rete energetica con complementarità reciproche e con organizzazioni come l’Unione economica eurasiatica, BRICS, SCO e altre regionali, quali attori. Vi sono altre aree di cooperazione economica recentemente deliberate. Pochi giorni prima il Primo Viceministro dell’Industria e del Commercio della Russia, Nikitin Gleb, con un team di rappresentanti di società russe come Kamaz Motorz Ltd, GAZ Group, REP e Uralmashzavodat, ha discusso con i funzionari indiani sulla prospettiva per rafforzare la cooperazione nei settori minerario, dei fertilizzanti e aerospaziale. Un articolo citava un funzionario del ministero del commercio indiano secondo cui “Con la crisi ucraina che inacidisce le relazioni della Russia con Unione europea e Stati Uniti, essa è pronta a indirizzare parte degli investimenti in nazioni amiche come l’India. Le parti si adopereranno a finalizzare alcune occasioni, prima della visita del Presidente Putin”. Da questo punto di vista, sembra che la prossima visita del Presidente Putin sarà promettente per le relazioni bilaterali.
Vi sono dibattiti anche sulla possibilità di un accordo di libero scambio per dare impulso alla cooperazione economica. La cooperazione bilaterale crescente ha sempre più ampie prospettive in Asia. Con l’effettiva partecipazione della Russia nel soddisfare le esigenze dei principali attori del continente come India e Cina, le prospettive di crescita del secolo energetico asiatico non si possono escludere. Questo non vuol dire che ampliare la cooperazione energetica della Russia in Asia porterà a revocare la cooperazione energetica con l’occidente, ma certamente darà alla Russia spazio sufficiente per adottare scelte politiche ed economiche non decise dall’occidente. Le incursioni a sud della Russia che affronta la crisi energetica, possono anche avere altre implicazioni. India e Pakistan, entrambi affamati di petrolio e gas, potranno collegarsi alla Russia nel quadro della sicurezza energetica. Forse problemi di sicurezza energetica e relazioni amichevoli della Russia con entrambi i Paesi e l’approccio positivo a progetti regionali come TAPI, IPI e corridoio nord-sud allevieranno le preoccupazioni sulla sicurezza territoriale che si traducono spesso in conflitti.

1382532513811980500Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia costruiranno uno scudo antimissile congiunto

Dedefensa 15 ottobre 20141338471173_swalker.ru_don-2n-28Conosciamo l’importanza strategico-comunicativa che lo sviluppo della rete antimissili balistici statunitense (BMD e BMDE per l’Europa) ha acquisita nel 2002-2003, divenuto importante punto di disaccordo strategico tra Stati Uniti e Russia dal 2006-2007, e da allora ha continuato ad aggravarsi. Resta inteso che, nelle condizioni attuali, tale dinamica antagonistica tra le due potenze crescerà in modo esponenziale. Ma… ecco apparire un nuovo elemento. Ci sono voci e informazioni sempre più corroborate che la Russia stia sviluppando un sistema diversificato e sofisticato completamente orientato sui missili, a livello strategico, naturalmente, ma anche tattico. Inoltre, secondo Vasilij Kashin di Voce della Russia, vi è convergenza tra Cina e Russia sulla necessità strategica di sistemi di difesa missilistici, e dello sviluppo embrionale di un tale sistema da parte cinese, con la possibilità molto seria, secondo Kashin, dello sviluppo di un sistema antimissile congiunto russo-cinese. Sarebbe una vera e propria inversione delle tendenze strategiche, politiche e comunicative con il passaggio dalla dialettica offensiva e perentoria degli Stati Uniti, con il proprio sistema antimissile, al panico istigato dal progetto russo, in particolare se tale progetto diventa un progetto russo-cinese con una cooperazione che, apparendo assai seria, indubbiamente va considerata nelle dinamiche in accelerazione…. Il testo di Voce della Russia (13 ottobre 2014), presenta informazioni più precise su questa situazione russa e russo-cinese. “Il ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu ha recentemente dichiarato la creazione di un Sistema Unificato Spaziale (SUS), il nuovo sistema di allarme missilistico e priorità per lo sviluppo delle forze missilistiche strategiche. Secondo il parere degli esperti, nelle condizioni attuali del sistema di allarme missilistico, si tratta di uno dei più promettenti assi di cooperazione tecnico-militare tra Russia e Cina. Il sistema russo comprenderà satelliti di nuova generazione e una rete di posti di comando protetti per l’elaborazione delle informazioni ricevute dallo spazio orbitale. Questo gruppo di satelliti sostituirà il recente sistema di Oko-1 dalle caratteristiche insoddisfacenti. (…) Il SUS può rilevare non solo i lanci dei missili balistici intercontinentali, ma anche dei missili tattici. Il SUS sarà quindi un fattore della sicurezza strategica e fornirà dati preziosi per la ricognizione dei conflitti locali. Il satelliti di allarme saranno più duraturi della precedente generazione. (…) La Cina ha bisogno anch’essa di un sistema di allarme affidabile. La sua importanza cresce a poco a poco costruendo le nuove forze nucleari strategiche, mobili ed efficienti capaci, se necessario, del colpo preventivo. La Cina deve prendere in considerazione non solo la minaccia dagli Stati Uniti, ma anche i moderni missili a medio raggio dei Paesi vicini. Pechino cerca di creare un potente sistema di difesa missilistica strategica e ha testato sistemi di difesa antimissile in grado di intercettare obiettivi balistici nella fase centrale e finale della loro traiettoria. Inoltre ha prodotto diversi programmi per lo sviluppo di armi antisatellite. E’ chiaro che la capacità del sistema di allarme cinese non riflette lo sviluppo delle forze nucleari strategiche nazionali e quello dei sistemi antimissili e antisatellite. Nel frattempo, la Russia non solo costruisce attivamente il suo sistema di allarme missilistico, ma anche le stazioni radar avanzate terrestri come il radar Voronezh. Così nelle attuali circostanze il sistema di allarme missilistico avanzato è una delle mutue aree più promettenti della cooperazione tecnico-militare. Non si tratta solo di fornire equipaggiamenti e tecnologia russa alla Cina. La creazione di un sistema comune può anche testimoniare la nuova fase del partenariato strategico bilaterale“. Questo orientamento è ovviamente d’importanza ben superiore all’aspetto strategico, di massima politica e si può anche dire che sia la “prima politica”. Questa osservazione deriva dal fatto che il sistema antimissile con maggiore operatività riguarda naturalmente il campo strategico-nucleare, ma anche e forse soprattutto riguarda il fatto che il sistema statunitense, con le sue varie intenzioni per uno schieramento aggressivo intorno la Russia, ha suscitato un fenomeno molto importante che riguarda la comunicazione delle interpretazioni politiche. Vi sono tre punti di riflessione sulla dimensione dell'”alta politica” nello sviluppo del sistema missilistico russo, la possibilità di svilupparne uno russo-cinese e le trattative già avviate in questa direzione…
• Il primo è il fatto che la crisi ucraina e il deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia hanno effettivamente spinto la Russia ad avviare un programma degli armamenti volto a contrastare il potere militare degli Stati Uniti in tutti i campi, senza eccezioni. Quello della difesa missilistica è particolarmente significativo, paradossalmente allo stato attuale delle forze strategiche, è un elemento della difesa che accentua in modo significativo la capacità offensiva delle forze nucleari strategiche. I russi hanno scelto un percorso che sembrerebbe più efficiente e più completo rispetto al sistema statunitense: il sistema SUS è un sistema autonomo di rilevamento, comunicazione e leadership che abbraccia diversi tipi di minacce (da quelle strategiche a quelle tattiche), cui è asservita la rete di difesa antimissile (S-300, S-400 e S-500) in cui i russi eccellono e sono i primi al mondo. Ciò conferma che i russi ricercano la superiorità strategica sugli USA (vedi 6 ottobre 2014), e non semplicemente di bilanciare la minaccia. Il significato politico di questo approccio è evidente ed estremamente importante perché riconosce che la Russia è spinta, certamente contro la sua volontà volendo che le relazioni di potere responsabili con gli Stati Uniti permangano, considerare lo sviluppo del suo potere da un punto di vista unilaterale, essendo necessario per la propria sicurezza, e non uno sforzo concertato al bilanciamento, come avvenuto durante la Guerra Fredda tra URSS e USA.
• La cooperazione tra Russia e Cina in tale campo, con intesa la leadership russa, è un evento politico della massima importanza. Si tratta di un inasprimento assolutamente decisivo dei legami strategici, quindi un evento di grande potere politico per i due, che ne suggella l’alleanza strategica al massimo livello. Entrambi i Paesi trarranno beneficio nel rafforzare la loro alleanza: la Cina ottenendo una garanzia strategica operativa di grande importanza, rafforzandone la posizione di potenza nucleare significativa verso le due più grandi; la Russia rafforzando la propria posizione con un’alleanza strategica che si sviluppa molto rapidamente per via degli eventi (Ucraina e politica del blocco BAO), ma con una dinamica che mette la Cina in posizione di forza verso la Russia, per via della sua superiorità finanziaria e patrimoniale. Infatti, un tale progetto mostrerebbe la potenza tecnologica e militare della Russia bilanciando nell’alleanza la forza finanziaria e capitale della Cina.
• Dal punto di vista del sistema di comunicazione, possiamo essere sicuri, se il progetto di cooperazione prende forma e quando commentatori ed esperti statunitensi cominceranno a capire cosa succede, allarme e panico prevarranno immediatamente nelle sue reazioni. Esperienza e isterismo in tal senso sono inconfondibili. Ciò porterà ad ulteriori tensioni, un ulteriore radicalizzazione degli Stati Uniti nel rafforzare bilancio e programmi di sviluppo del Pentagono (tra cui il programma missilistico, certamente). Ciò sarebbe eccellente perché riguardo al blocco tecnologico e all’esaurimento burocratico e di gestione in cui sguazza l’apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con una tale spinta supplementare rafforzerebbe confusione e disordine dell’iper-comunicazione nel cuore di tale sistema. Quindi ci si aggrapperebbe all’isterismo e alla resurrezione di progetti di comunicazione come la superiorità nucleare strategica dell’attacco preventivo del primo colpo, come discusso in particolare nel 2006 e recentemente ricordato (31 marzo 2006 e 9 giugno 2014). (Il primo colpo diventa assai problematico se c’è una seria rete antimissile). Ancora una volta, la confusione e l’iperdisordine, questa volta intellettuale dalla psicologia isterica dominante, renderanno ancora più incomprensibile, incontrollabile, terrorizzata e imprevedibile la politica strategica degli USA… Tale reazione sarà “terrorizza” soprattutto per la misera Europa, impantanata nel suo osceno vassallaggio, trovandosi ad affrontare una escalation esplosiva che dovrà seguire mentre confina con la Russia ed è priva di capacità strategiche per la propria sicurezza.
In generale, un tale progetto dovrebbe ulteriormente migliorare significativamente la rinascita della potenza militare della Russia, insieme alla seria costruzione strutturale dell’alleanza strategica tra Cina e Russia. In un certo senso, potremmo dire, che il progetto giunga a termine o meno, non c’è che d’aspettare la conclusione per ottenerne l’essenza. Infatti, l’effetto principale d’aspettarsi è la pura comunicazione nel diluvio e scontro delle varie narrative che ingombrano le menti delle élite del Sistema del blocco BAO; e tale effetto accrescerà dubbi e isteria nelle menti dell’élite del Sistema del blocco BAO… Non nascondiamo a nostro avviso che tale estensione è il modo migliore per innescare reazioni che promuovano uno stretto processo causa-effetto tra superpotenza del Sistema ed accelerazione della trasmutazione della superpotenza in distruzione. Ne scriviamo secondo l’osservazione, ormai data a nostro avviso, che la superpotenza del Sistema in accelerazione costante è divenuta una dinamica che gira a vuoto perché avviene nel declino causato da impoverimento e confusione degli strumenti utilizzati. Quindi, sì, superpotenza immediatamente entrata operativamente nel processo di auto-distruzione.

oknofacilityatnurekTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la teoria della cospirazione Putin-oligarchi è uno strumento per destabilizzare la Russia

Rostislav Ishenko, Presidente del Centro per l’analisi e la previsione sistemica – Actual Comment10696311Nelle ultime settimane, internet è inondata da contenuti che sviluppano e giustificano la teoria del complotto secondo cui, su pressione degli oligarchi, Putin (vorrei sottolineare Putin piuttosto che il governo russo), ha accettato di eliminare la Novorossija e ora, nel quadro del processo di Minsk, presumibilmente completerà la distruzione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Mentre la situazione peggiora a Kiev dove i media locali e radicali accusano Poroshenko dell’accordo di Minsk, un “tradimento dell’Ucraina”, numerose pubblicazioni russe su internet sono dedite al tema del “tradimento” della Novorossija di Putin.
Lo formula di tale accusa si compone di tre parti:
1. Si segnala che le sanzioni occidentali hanno causato perdite enormi agli oligarchi russi che fanno pressione su Putin per por termine alla politica estera attiva e fare della Russia un dominio statunitense.
2. L’arresto dell’offensiva d’agosto e l’inizio del processo di Minsk, in contrasto con i fatti, sono dettati dalla volontà malvagia di Mosca che trama alle spalle della milizia con l’occidente. Ignorando l’incapacità della milizia di sviluppare una vera offensiva di grande profondità, gli ‘addetti ai lavori’ la pretendono che alcuni miliziani “avrebbero preso Marjupol in due giorni”, sebza spiegare perché non presero l’aeroporto di Donetsk (davvero ben fortificato da Stalin) e le città di Shastje e Stanitsa Luganskaja, e non poterono chiudere definitivamente la sacca di Debaltsevo. Inoltre, in questa parte si accentua il ruolo di Strelkov che a mani quasi nude per molti mesi avrebbe combattuto orde blindati di Kiev. Inoltre, contrariamente ai fatti, si sostiene che una volta rimosso dal Donbas, gli altri comandanti iniziarono a subire sconfitte.
3 Infine, l’ultima parte della tesi è che il governo russo e Putin personalmente hanno tradito e ingannato non solo la Novorossija, ma anche la Russia e i patrioti, e di conseguenza sia naturale un necessario cambio di potere al Cremlino, da Putin a un patriota russo. Il patriota nuovo come viene spesso definito, è Strelkov.
Tale campagna anti-Putin si diffonde sulla rete come un incendio boschivo e inghiotte molti blogger rispettati. E’ evidente che gran parte delle persone interessate (tra cui molto probabilmente Strelkov con i suoi posse e fan) ne sono ignare e sbagliano onestamente, trasmettendo le loro idee sbagliate ad altri. Tuttavia, la campagna per screditare Putin non è iniziata per caso e ha come obiettivo ben definito l’indebolimento (e idealmente il rovesciamento) delle autorità russe. Entro la fine dell’estate è apparso chiaro che gli Stati Uniti hanno subito una pesante sconfitta in Ucraina. Il crollo del regime sotto il peso dei propri crimini e della catastrofe economica è questione di tempo (sempre più vicino). Il riconoscimento della natura nazista delle autorità ucraine, almeno in l’Europa, fermenta. Kiev non può più contare sui mezzi militari per risolvere il problema della Novorossija: i poteri di Kiev si dividono in fazioni in guerra e gli insorti nazisti sono meno inclini ad obbedire ai politici di Majdan. Reclamano il potere e sono pronti ad uccidere i loro alleati liberali. In generale, non ci resta che aspettare e l’Ucraina cadrà dritto nelle mani di Putin come un frutto maturo. L’occidente deve quindi non solo accettare, ma anche benedire un tale risultato. Le sanzioni non hanno avuto alcun impatto serio sull’economia russa. Il calo dei prezzi del petrolio potrebbe non essere troppo profondo e prolungato per devastare le finanze russe, perché con un prezzo inferiore agli 80 dollari al barile, i sauditi e le compagnie petrolifere statunitensi verrebbero espulsi assai più velocemente rispetto al settore petrolifero e gasifero russo.
I liberali non possono con i loro slogan anti-corruzione e “universali” nelle piazze raccogliere granché persone. Sono una folla di bohémien con i loro “Rain” e “Echo” ancora più utile al governo russo, dimostrando ilo volto sgradevole dell’opposizione. Non sono ipnotizzatori, ma dilettanti avidi che pensano che il popolo russo sia bestiame e che odiano perché non li adora. Con il loro ordine del giorno non possono scuotere la situazione politica interna in Russia. Ma in Russia ci sono sempre i patrioti. Il campo patriottico riunisce persone da tutto lo spettro politico e ideologico. Ci sono i comunisti (dai moderni comunisti liberali agli irriducibili stalinisti e leninisti, i fautori del ritorno agli insegnamenti di Marx nella forma originaria, non offuscata dalle opere dei leader della rivoluzione russa). Vi sono gli anarchici di tutte le sfumature possibili, i monarchici (dai costituzionalisti ai sostenitori della restaurazione ai fan della vita politica russa pre-Pietro il Grande). Ci sono gli ortodossi (vocerkovlene e nevocerkovlene, clericali e rinnovatori, centurie nere e vecchi credenti). Ci sono anche i nazisti russi, alcuni dei quali combattono con Kiev, mentre altri sostengono la milizia. Tutto sommato è una società molto colorata, i cui membri in altri momenti erano disposti a combattersi fino all’ultima goccia di sangue, ma che ora sono uniti nella lotta per gli interessi nazionali della Russia. Hanno un problema: vogliono una vittoria immediata. Sono avversari delle manovre politiche e credono che Putin debba semplicemente “calpestarsi i piedi” e respingere gli statunitensi nelle Montagne Rocciose e nelle foreste del Vermont, e la milizia dovrebbe essere rafforzata dall’esercito russo in modo che, entro una settimana o due, prenda Kiev.
Tutto sommato, si tratta delle stesse persone che nell’agosto 1914, in stato di torpore patriottico, saccheggiarono l’ambasciata tedesca esprimendo sostegno all’amato monarca che iniziava la guerra, e che due anni e mezzo dopo, nel febbraio 1917, con non meno furia rovesciarono lo stesso monarca incapaci di accettare relativamente piccole difficoltà e perdite militari. Queste persone sono il bersaglio di una propaganda contro la cauta e misurata politica Estera di Putin, che già da quindici anni ha permesso alla Russia, pur essendo in una posizione debole sulla scena internazionale, di conquistare vittoria dopo vittoria rafforzandone l’autorità a costi minimi. Sono convinti che possiamo vincere presto e subito, che la Russia non ha ancora eliminato la rivolta nazista in Ucraina solo perché la leadership è intimidita ed è incantata da certi oligarchi. Nella sua versione ‘light’ tale campagna dovrebbe indebolire il sostegno pubblico a Putin, e opporlo ai quei patrioti suoi alleati naturali. La variante più greve presume che patrioti armati, combattenti in Novorossija, si gettino contro Putin rafforzati dalle masse patriottiche di Mosca scontente del “debole governo”. Con l’aiuto di esperti combattenti di strada delle organizzazioni patriottiche, e idealmente aiutati dai volontari armati della Novorossija, Putin dovrebbe affrontare tali problemi politici interni, dimenticando l’Ucraina.
La Russia di nuovo deve essere distrutta per mano dei patrioti russi impazienti, precipitando il Paese nel conflitto civile. E il fatto che “i patrioti impazienti vogliono il meglio e più giustizia” non è giustificato. Una volta lessi le memorie di un artigliere che criticò aspramente Stalin per la dura pianificazione e le improprie operazioni strategiche nella seconda guerra mondiale. L’artigliere spiegò che era in prima linea e sapeva meglio del Comandante-in-capo “come combattere correttamente”. I patrioti impazienti appaiono ridicoli come l’artigliere, ma possono fare assai più danni nella loro ingenuità. Mentre spezzano l’unione tra Putin e il pubblico patriottico (e alcuni ripetono lo slogan “Strelkov for President!” senza rendersi conto che spacciano solo fumo, l’immagine mediatica di un eroe e non di una persona reale), i patrioti impazienti aiutano l’ambasciatore Tefft a risolvere l’irrisolvibile paradigma liberale, compito universale per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca. I 15 anni di successi di Putin non sono abbastanza convincenti. Preferiscono vivere tra le proprie fobie e i propri complessi infantili, ma è il momento di crescere.

Altra figura dell'estremismo anti-Putin (un rasputiniano), è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi con elementi neocon come Garry Kasparov, (l'altro personaggio nella foto)

Altra figura dell’estremismo anti-Putin (un rasputiniano) è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi ad elementi come il neocon Garry Kasparov, (l’altro personaggio nella foto) e diversi figuri comprati dalle ONG statunitensi e dalla CIA per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca, nel dicembre 2011-marzo 2012, volta ad impedire l’elezione di Putin.

Strelkov e il blogger el-Murid, ovvero

Strelkov e il noto blogger russo el-Murid, ovvero Anatolij Nesmejanov. El-Murid durante l’aggressione alla Libia, svolse un’efficace informazione sugli eventi a supporto della Resistenza della Jamahiriya, finchè alla vigilia dell’invasione di Tripoli, nell’agosto 20’11, capovolse totalmente posizione indondando disinformazione e vera e propria merda mediatica dal suo blog, arrivando ad irridere e disprezzare ciò che difendeva solo 24 ore prima.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le stupide sanzioni di Obama lasciano a Putin un nuovo premio petrolifero

William Engdahl New Eastern Outlook 13/10/2014167182064Il presidente degli USA Barack Obama, o almeno i falchi neocon guerrafondai nel mondo, vengono colpiti dal boomerang delle stupide sanzioni economiche contro la Russia di Putin. Pochi giorni fa, la maggiore società petrolifera russa statale, OAO Rosneft, guidata da un alleato di Putin, Igor Sechin, annunciava la scoperta di un nuovo gigantesco giacimento nell’Artico russo a nord di Murmansk. La stupidità della decisione di Obama è dovuta all’imposizione di sanzioni a Sechin e alla sua compagnia, e a vietare alle aziende statunitensi di farvi affari. Il 27 settembre, in un comunicato congiunto, Rosneft e il gigante petrolifero statunitense ExxonMobil annunciarono la scoperta di un nuovo enorme giacimento di petrolio con il pozzo Universitetskaja-1 nel Mare di Kara. Per più di due decenni le compagnie petrolifere russe avevano sognato di raggiungere ciò che ritenevano essere gli enormi giacimenti di petrolio nell’Artico. Nel 2011, il CEO di ExxonMobil, la maggiore megacompagnia petrolifera statunitense e cuore del gruppo petrolifero Rockefeller, firmava un accordo di joint venture con la Rosneft di Sechin per perforazioni nell’Artico russo. I dati di Universitetskaja-1 suggeriscono la scoperta di 750 milioni/1 miliardo di barili di petrolio greggio leggero e di alta qualità, per un valore di 7,5-10 miliardi di dollari ai prezzi attuali. La scoperta del mare di Kara è solo la prima in una regione che gli esperti ritengono possa divenire una delle più importanti aree di produzione di greggio nel mondo, più grande del Golfo del Messico. Le stime indicano che la regione d’esplorazione della Rosneft nel Mare di Kara, Universitetskaja, la cui struttura geologica è stata perforata, ha le dimensioni della città di Mosca ed è abbastanza grande da contenere oltre 9 miliardi di barili di petrolio. Il primo pozzo è stato il più costoso nella storia di ExxonMobil; 600 milioni di dollari per la perforazione. Con grande eufemismo, Sechin ha detto alla stampa “Supera le nostre aspettative. Questa scoperta è d’importanza eccezionale mostrando la presenza di idrocarburi nella regione artica“.
La scoperta di enormi giacimenti di petrolio in Russia, nel Mare di Kara, a nord est di Murmansk é una grande spinta alla geopolitica energetica di Putin e una grave sconfitta per Washington e ExxonMobil. Sechin ha detto che la produzione di petrolio dal giacimento Mare di Kara potrebbe iniziare entro cinque-sette anni. Il giacimento scoperto sarà chiamato “Vittoria”. C’è molta ironia in questo nome. A causa delle sanzioni del sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria del dipartimento del Tesoro USA, David S. Cohen, il 10 ottobre ExxonMobil sarà costretta a ritirarsi dal progetto russo incorrendo ad ingenti perdite o violando le sanzioni del governo statunitense, per cui affronterebbe severe sanzioni. L’amministrazione Obama ha appena segnato un autogol (Eigentor?) con la nuova brillante decisione dell’unità di guerra finanziaria ed economica del dipartimento del Tesoro. Bravo, Washington! Avete inflitto gravi danni a una delle più grandi aziende degli Stati Uniti. Quando ExxonMobil si accordò con Rosneft, scommise che la regione artica, la regione petrolifera inesplorata dal maggiore potenziale del mondo, potesse essere la salvezza della società assicurandosi le forniture di greggio a lungo termine. La scommessa si è rivelata corretta e l’ha fatto proprio mentre gli stupidi burocrati dell’amministrazione Obama impongono sanzioni a Sechin e al progetto sull’Artico con l’intenzione di danneggiare la Russia.

Rosneft ora guarda alla Cina
Ora con ExxonMobil e molto probabilmente MorganStanley come agenzia finanziaria che organizzava i miliardi per incrementare le perforazioni la prossima primavera, bloccate dalle sanzioni statunitensi, Sechin si volge ad est verso la Cina. Convenientemente per Rosneft, ExxonMobil è stata espulsa appena dopo aver terminato la parte più complessa e difficile del progetto. Il 1° settembre, il Presidente Putin ha detto personalmente ai cinesi che approvava la partecipazione finanziaria delle compagnie petrolifere statali cinesi nella grande società onshore controllata da Rosneft, Vankor. Sarà il più grande accordo azionario cinese con una compagnia petrolifera russa, ad oggi. Fino alla crisi Ucraina e alle sanzioni, la Russia aveva gelosamente limitato lo share-holding estero nelle proprie compagnie petrolifere e gasifere statali. L’accordo approfondisce i crescenti legami energetici tra Cina e Russia, ironia della sorte, è un risultato opposto a quello perseguito dalla strategia geopolitica in Eurasia di Washington. Come lo stratega statunitense Zbigniew Brzezinski scrisse nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera, la geopolitica degli Stati Uniti deve evitare a tutti i costi la sfida economica di un’Eurasia unificata all’egemonia globale statunitense. Oops, Obama avrebbe fatto l’opposto. Ecco cos’è abbastanza stupido, non riuscire a prevedere le conseguenze e i collegamenti delle proprie azioni.

ExxonRussiaJay_snallF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, s’è laureato in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Germania: motore dell’Europa e cinghia di trasmissione della Russia

Valentin Vasilescu Reseau International 9 ottobre 2014putinschroederTra le principali aziende tedesche e quelle francesi, statunitensi, italiane e olandesi esiste una forte concorrenza per la supremazia sul mercato russo. Finora, la percentuale è del 65% a favore della Germania. Invece d’importare, la Russia ha preferito incoraggiare le imprese statali a formare joint venture con società straniere per convincerle a trasferire la produzione in Russia. Con queste condizioni, nel breve e medio termine, le sanzioni economiche imposte alla Russia dall’UE saranno nulle, perché non riguardano le aziende occidentali che producono in Russia. Da parte loro, i russi hanno fatto abbastanza “doni” alle società occidentali, in particolare quelle specializzate nella produzione militare, che potrebbero facilmente subire contraccolpi.
Non è un segreto che l’aereo M-346 Master prodotto da Alenia Aermacchi italiana ed esportato in Israele (30 esemplari), Singapore e Polonia (12 esemplari ciascuno) sia in realtà l’aereo russo Jakovlev Jak-130. Il gruppo francese Thales (ex-Thomson CFS) è specializzato nell’optoelettronica per Gazprom, controllandone la sicurezza di tutti gli obiettivi in Russia con la tecnologia più avanzata. E’ sempre Thales a proteggere gli obiettivi della Lukoil nel mondo. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la Germania, riunificatasi nel 1989, ha voluto stabilire un partenariato con la Russia, motivo per cui la Russia ha combattuto per la riunificazione. Non si dimentichi che prima del 1989, il Tenente-Colonnello Vladimir Putin era a capo del KGB in Germania Est, e che ha aumentato il partenariato con la Russia contribuendo a modernizzare i settori economici russi e dando alla Germania il principale mercato europeo: la Russia. La Siemens è entrata nel mercato russo vincendo la gara per la costruzione delle stazioni di liquefazione del gas naturale delle compagnie russe Gazprom e Transneft. Joseph Kaiser, responsabile di Siemens è legato da lunga amicizia con l’ex-cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, membro del consiglio di amministrazione di Gazprom. Siemens è uno dei collegamenti più importanti che rendono possibile l’esportazione in tutto il mondo del gas liquefatto russo estratto in Artico a bordo di metaniere.
La Russia è l’unico Paese al mondo con una flotta di rompighiaccio nucleari (costruita dal 1985) per l’Artico, che mantiene costantemente aperte le rotte per il trasporto di prodotti petroliferi. Siemens fabbrica i silenziosi motori elettrici della Russia Permasyn, celle per generatori di energia (detta anche sistema di propulsione indipendente anaerobico – AIP), utilizzati in immersione dai moderni sottomarini d’attacco della Russia, come dalle ultime versioni di sottomarini tedeschi prodotti dalla ThyssenKrupp Marine Systems. Siemens, che ha più di 10000 dipendenti nei propri stabilimenti nei monti Urali in Russia, l’anno scorso ha registrato un fatturato di 2,17 miliardi di euro. La marmitta catalitica è un dispositivo contenente palladio, utilizzato per ridurre la tossicità delle emissioni dei motori a combustione interna, obbligatoria con le norme automobilistiche europee e americane. Dal 1980 ad oggi, il prezzo del palladio è aumentato esponenzialmente, raggiungendo un valore pari a 4 volte l’oro. I principali produttori di palladio nel mondo sono Russia (50-60%) e Sud Africa (27%), due Stati membri dei BRICS. Un blocco delle esportazioni della Russia creerebbe gravi problemi per le case automobilistiche. La Russia è un mercato enorme per l’automobile. Ad esempio, lo scorso anno, 2,78 milioni di veicoli sono stati venduti in Russia, quanto in Germania, maggiore mercato europeo. Dopo l’acquisto di un pacchetto di azioni della Renault-Nissan da parte di RT-Auto (una divisione del consorzio statale Rostekh), i russi hanno compiuto maggiori investimenti sul gruppo tedesco Daimler, da parte dell’OAO KamAZ, nonostante i vantaggi offerti da altri produttori. Uno dei motivi è la divisione autocarri della Daimler, la più grande del mondo. Dal 2011 ad oggi, i camion russi KamAZ sono sempre stati sui tre podi della Parigi-Dakar, godendo delle stesse innovazioni di Mercedes-Benz Daimler. Un altro frutto della collaborazione con Daimler è l’emergere della controllata ZAO Mercedes-Benz RUS. Da sette anni produce o assembla in Russia limousine, furgoni Mercedes-Benz Sprinter (27% delle vendite in questa categoria della Daimler) e autoveicoli di progettazione russa, utilizzando robot, servizi e soluzioni ideati dagli ingegneri tedeschi della Daimler. Sempre da qui provengono anche i nuovi prodotti militari: GAZ-2975 Tigr (simile al HMMWV statunitense), VPK-3927 Volk e URAL- 63099 MRAP.
Oltre 6000 altre aziende tedesche operano in Russia fornendo almeno 300000 posti di lavoro all’indotto in Germania. Le grandi aziende tedesche, rifornite di gas russo con il gasdotto Nord Stream e quelle dipendenti dalle risorse minerarie della Russia, ritengono che la decisione di Washington di costringere l’Europa ad attuare il blocco economico globale contro la Russia sia volto ad eliminare la concorrenza della Germania. Gli Stati Uniti sperano che gli investimenti tedeschi in Russia, lo scorso anno del valore di 20 miliardi di euro rivelatisi proficui, vengano compromessi e che il Cremlino li abbandoni. Ma sono speranze vane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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