L’origine del SIIS, specie invasiva

Ziad al-Fadil SyrianPerspective

“A volte, una specie invasiva viene introdotta per sradicare un’altra specie che causa caos in un particolare ecosistema”
Iraq-Mosul-jpgL’assalto impressionante del gruppo terroristico SIIS su Mosul, seconda città dell’Iraq dopo Baghdad e centro commerciale del nord del Paese, è stato improvviso e secondo gli Stati Uniti senza preavviso. Gli Stati Uniti fingono di non avere avuto alcun avviso di tale attacco, mentre gli Stati Uniti rigettano ogni responsabilità sull’Iraq e il suo popolo, una volta che il governo di Baghdad ha smesso di fare il lustrascarpe degli spettri della pomposa ambasciata USA costruita secondo i fantasiosi sogni neo-conservatori sul dopoguerra. Come vedrete, l’attacco del SIIS in Iraq asseconda quel senso il dispiacere statunitense. La cosiddetta “opposizione” siriana all’estero, non estranea a raggiro, dissimulazione e menzogna totale, ha immediatamente puntato il suo lercio dito sul governo siriano. Volendo far credere che il governo siriano abbia organizzato tali terroristi, che combattono in Siria, per invadere la prima città del nord governata dal governo iracheno alleato di Damasco.
Il SIIS è l’acronimo di Stato Islamico in Iraq e in Siria (a volte tradotto come “Levante”). In arabo l’acronimo è “Diish” per al-Dawla al-Islamiya fi-al-Iraq wa al-Sham, il cui capo è noto con il nome di battaglia Abu Baqr al-Baghdadi. Si tratta di un gruppo salafita-taqfirita volto a resuscitare l’ormai defunto califfato. Le sue origini sono pura al-Qaida con sfumature. SIIS è la creazione del solo uomo che fa di al-Qaida uno yo-yo: Bandar bin Sultan, ora suicidatosi grazie alla sua sfrenata dipendenza violenta nel compiacere i padroni del circo ebraico che usa la vasta rete di moschee saudite per reclutare giovani per combattere la guerra sunnita contro il governo in gran parte sciita di Baghdad. Una volta, nel 2007, il piano per arrestare l’avanzata dell’influenza iraniana ebbe senso agli ottusi marmittoni sauditi di Riyadh ma, come s’è scoperto, grazie all’assai onorevole Mr. Bean d’America, Robert Ford, l’intero piano andò storto divenendo un virulento cancro in metastasi che minaccia gli stessi sauditi, per non parlare degli interessi di Stati Uniti e alleati. Bandar sapeva che nel 2007, quando lui, Robert Ford, Mossad e CIA covavano il piano per cacciare il Dottor Assad e il suo governo baathista (un piano che attese il dispiegarsi della “primavera araba”), Assad aveva forti relazioni sociali ed economiche con la Turchia di Erdoghan, che si vantava, grazie al suo factotum, il nano Davutoghlu, del fatto che la sua nazione promuovesse la filosofia delle “grandi relazioni con tutto il vicinato”. Ma Bandar sapeva anche che Erdoghan era irritato all’idea che l’Iraq storicamente controllato dai sunniti, ora fosse guidato da un governo sciita legato al primo rivale regionale, l’Iran. Eppure, non sembra probabile che Erdoghan possa essere stato spinto ad abbandonare il suo approccio pacifico per il grande confronto nel bloccare l’avanzata dei disprezzati eretici sciiti. Ma, au contraire, ciò è molto probabile, data che la grossa bestia nera di Erdoghan è il PKK nel sud-est curdo, un gruppo dai tradizionalmente forti rapporti con i servizi segreti siriani. Ed altrettanto inquietante che, secondo il cerebroleso Erdoghan, i peshmergha avessero una posizione deferente verso l’Iran.
All’inizio il gruppo si chiamava Stato Islamico in Iraq, impegnato a combattere gli invasori statunitensi. Ma più tardi, Bandar e il capo del MIT Hakan Fidan s’incontrarono nel 2010 per discutere i compiti del gruppo in Iraq. La sua chiara fedeltà ad al-Qaida era importante per attrarre i  fondamentalisti, dotandolo di una posizione “prestigiosa” nel mondo caotico e nichilistico del terrorismo islamista di al-Qaida. Bandar è noto aver mantenuto contatti diretti con il dottor Ayman Zawahiri, al confine tra Afghanistan e Pakistan. Tale contatto era ritenuto utile dalla CIA, da cui il curioso disinteresse statunitense nel liquidare Zawahiri anche se, come tutti sanno, i tentativi di uccidere bin Ladin erano già in pieno svolgimento. Si noti anche l’ancor più curioso distacco di Zawahiri quando si tratta di Arabia Saudita ed entità sionista. Zawahiri ha dedicato più tempo ad ostracizzate la nazionalista Siria, diffamandone il governo antisionista, piuttosto che i regimi collaborazionisti di Riyadh e Ankara. E quasi non menziona mai i palestinesi.
Reclutamento ed addestramento avvennero in Turchia. Oggi SyrPer può confermare che oltre 3000 assassini del SIIS sono cittadini turchi scelti dal MIT di Fidan. Secondo le nostre fonti, i volontari del SII furono selezionati per “obbedienza all’autorità” e “auto-percepito status di eroe jihadista”. Nessun requisito per l’istruzione veniva considerato. Sembra che i turchi volessero un esercito di kamikaze, e certamente ebbero ciò che volevano. E fintanto che il SII non s’è occupato di qualcosa di diverso dall’Iraq, i turchi trovarono il gruppo tollerabile e degno di ospitalità. Bandar era in totale accordo e raccolse il sostegno di Zawahiri nell’organizzare e controllare il gruppo. Ma il SII è una specie invasiva.
Il disastro apparve quando Abu Baqr prese il posto del suo predecessore Abu Umar al-Baghdadi nel maggio 2010. All’epoca si sapeva che s’occupava di cementare i rapporti con il governo saudita durante l’addestramento in territorio turco dei suoi terroristi. Quando divenne chiaro che le altre organizzazioni terroristiche non riuscivano a sloggiare l’Esercito arabo siriano dalle principali città siriane, Abu Baqr inviò il suo esercito di terroristi in Siria, annunciando formalmente la creazione del SIIS l’8 aprile 2013. Fu perciò condannato da Ayman Zawahiri, spinto da Bandar, e ordinò ad Abu Baqr di tornare in Iraq. Rispose di no e dichiarò Zawahiri un traditore e un “deviazionista” dal vero cammino. Per dimostrarlo aggredì Raqah e spodestò i terroristi dell’ELS e di al-Nusra, imponendo un ridicolo regime di soffocante “morale” wahabita, basato sulla Shariah, a una città già spopolata dai suoi predecessori. Il governo siriano vide tutto ciò con una certa soddisfazione. Con Abu Baqr che dichiarava al-Nusra organizzazione “deviazionista” ed impegnandosi a combatterla con zelo sembrava che un peso fosse stato tolto dalle spalle dell’esercito siriano. A differenza di al-Nusra, il SIIS sembra concentrarsi nelle zone marginali della nazione siriana. Le sue continue battaglie, soprattutto a Dayr al-Zur, fecero sì che il quartier generale siriano potesse utilizzare un minor numero di effettivi, dato che i terroristi stessi svolgevano il compito di contenere la propria avanzata con una reciproca auto-immolazione. Da qui l’accusa ridicola dell'”opposizione” secondo cui l’Esercito arabo siriano controlla il SIIS.
Abu Baqr ora sa che il suo unico scopo, concepito da turchi e sauditi, era influenzare l’Iraq, facendo si che il settarismo possa infine far naufragare il regime sciita filo-iraniano del Paese. Abu Baqr, noto per i suoi sermoni sciitofobi nella città natale di Samara, sarebbe stato lo strumento perfetto per realizzare gli obiettivi turco-sauditi, ma un tratto della sua bizzarra personalità fa saltare il piano: ad Abu Baqr non piace essere manipolato ed essere escluso dal gioco. Secondo fonti, si risentì moltissimo del fatto di non conoscere il piano completo. Si vede anche in termini grandiosi quale angelo mandato da Allah ad instaurare un lunatico califfato sulla Terra. I suoi sforzi alla Sadam per rimanere in vita utilizzando tecniche di sopravvivenza, sono appropriati ai paranoici deliranti, ma va anche notato che così si capisce di non essere poi così sicuro della propria origine divina. Nel frattempo, da quando Sadam fu abbattuto a quando venne catturato dagli statunitensi nascosto in un buco vicino alla natia Tiqrit, il teorico principale del partito Baath iracheno e braccio destro di Sadam, Izat Ibrahim al-Duri, originario di Mosul nonché noto sufi naqashbandi (divenendo assai attraente al neo-ottomano Erdoghan), ricercava alleati nell’assai ostile Iraq post-Sadam. Essendo personalmente responsabile dello sterminio dei curdi, divenne ancora più interessante per Erdoghan, arrivando ad incontrare Abu Baqr nel 2011. Ricercato condannato a morte dal governo al-Maliqi, al-Duri controlla ancora una vasta rete di baathisti iracheni sunniti che opera come la vecchia organizzazione Odessa che aiutò a far fuggire i nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale. In questo caso però al-Duri non è semplicemente interessato a spedire i suoi vecchi compagni in Argentina, ma è investito del compito di rimuovere i “pupazzi” dei persiani a Baghdad. Ma non avendo la struttura necessaria per cacciare al-Maliqi, ha concluso la strana alleanza con il SIIS attraverso gli uffici di Erdoghan e Bandar. I nostri lettori dovrebbero notare che l’occupazione di Mosul è stata compiuta da ex-ufficiali baathisti iracheni sospettati di aver abbandonato i loro posti lasciando una forza di 52000 militari senza leadership, causando il completo collasso delle difese della città. Pianificazione e collaborazione non possono essere una coincidenza.
Con il SIIS alleatosi ora con i resti del Baath di Sadam, è facile capire perché i sauditi possano esserne terrorizzati. Fu il Baath di Sadam che invase il Quwayt. Furono al-Duri e Taha Yasin Ramadan che sbeffeggiarono il delegato del Quwayt durante i colloqui iracheno-quwaitiani prima dell’invasione causata dall’insistenza del Quwayt di vedersi rimborsare le somme anticipate all’esercito iracheno nella guerra contro l’Iran di Khomeini. Se volete sapere perché Bandar è in disgrazia, questo è uno dei motivi. E ora Erdoghan ha a che fare con un vero e proprio rovescio delle fortune. La sua amata al-Nusra si sta rapidamente dissolvendo di fronte a SIIS ed Esercito arabo siriano. Giusto?… Entrando in colloqui con l’Iran sui nuovi rapporti con la Turchia, si limiterebbe l’avanzata del SIIS, mantenendo intatta al-Nusra in via di estinzione in Siria, cosa che dispera Erdoghan: la sua politica è nel caos grazie ai passi falsi di Hakan Fidan e ai pessimi consigli di Bandar. Il primo ministro turco affronta gravi problemi interni deliberatamente ignorati dai media occidentali, ma che esistono lo stesso. La minaccia del SIIS potrebbe facilmente rientrare in Turchia, sostenuta da un quasi-alleato PKK al solo scopo di distruggere le infrastrutture turche. Ed Erdoghan vede solo il suicidio nell’accordo con i curdi. Gli Stati Uniti, come la Siria, godono del pasticcio. Non credo per nulla che il Pentagono non sia soddisfatto del SIIS. Se gli Stati Uniti volevano rimanere in Iraq all’infinito e con un’enorme presenza militare, questo sembra essere il momento di riaffermare tale desiderio. Ed ecco ancora l’Iran. Non si sia sorpresi nel vedere il governo iraniano essere vicino ad al-Maliqi come lo è con il Dr. Assad. Ancora una volta parliamo della distruzione della Mezzaluna Fatimida che per l’Iran è una questione esistenziale. E si veda come la Russia si occupa dell’esigenza dell’Iraq di rinnovare il proprio esercito. Forse è il momento per gli Stati Uniti di migliorare i rapporti con il Dottor Assad e dichiarare le elezioni un “grande successo”, ma ciò richiederebbe un governo intelligente, purtroppo.
È possibile un accordo per ritirare al-Nusra, tra l’altro, da Aleppo nelle prossime settimane. E si osservi l’EAS avanzare verso est, in direzione di al-Hasaqa, al-Raqah e Dayr al-Zur, nel frattempo. Può darsi che il SIIS abbia fatto più nell’aiutare il popolo della Siria di quanto mai volesse. Mentre auguriamo ad Abu Baqr al-Baghdadi una rapida dipartita, lo ringraziamo per tutto quello che ha fatto.

Mideast Iraq Collateral DamageTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iraq: la grande sovversione

Alessandro Lattanzio, 13/6/2014

0F11317D-BBF3-4B8D-AAFC-6B821F7DD5BD_w640_r1_sPreludio
Ad Irbil, Amman e Istanbul si svolsero nei giorni precedenti gli eventi nel nord dell’Iraq, degli incontri tra esponenti sauditi, qatarioti e turchi per finanziare e sostenere un fronte unitario composto da partiti e figure sunnite irachene, la cosiddetta “Unione delle forze nazionali”. L'”Unione delle forze nazionali” s’impegnerebbe nella campagna “niente terzo mandato” e “Sì a un governo di partnership”, volta a destabilizzare il governo filo-iraniano e filo-siriano di al-Maliqi. L’obiettivo è
1- por termine alla lotta contro i terroristi, arruolare i resti del Baath iracheno, consegnare il dipartimento della Difesa e degli Interni a sunniti estremisti, e approvare quelle leggi che al-Maliqi ha bloccato.
2- consegnare ai curdi Kirkuk.
3- cercare di avvicinare l’Iraq alla Turchia.
4- emarginare politicamente gli sciiti, che costituiscono oltre il 65% della popolazione dell’Iraq, un obiettivo strategico delle bande wahhabite finanziate da Arabia Saudita e Qatar.
5- porre al-Maliqi sotto la tutela dei partiti sunniti e curdi.
L’attuazione di tale scenario produrrà caos, illegalità e sicurezza, permettendo il ritorno di al-Qaida nelle aree sunnite. Inoltre, l’ambasciata irachena a Parigi ha rivelato che il presidente della regione del Kurdistan, Masud Barzani ha incontrato segretamente la leader dell’organizzazione terroristica Mujahidin-e-Khalq (MeK), Maryam Rajavi, durante la sua visita in Francia a maggio. La riunione si tenne subito dopo l’incontro di Barzani con il capo della coalizione dell’opposizione siriana Ahmad al-Jarba. Barzani avrebbe confermato alla terrorista di origine iraniana Rajavi che non avrebbero permesso al Primo ministro Nuri al-Maliqi di accedere al terzo mandato. Barzani ha anche detto a Rajavi che per via della situazione regionale non avrebbe dichiarato pubblicamente il suo sostegno all’organizzazione terroristica ospitata a Camp Liberty, una base degli USA presso Baghdad.

Le incursioni
Il 7 giugno l’offensiva islamista del SIIL puntava su Samara distruggendo una stazione di polizia a 25 km a sud della città, uccidendo diversi poliziotti prima di entrare nella città da oriente e occidente, prendendo il controllo del palazzo municipale e dell’università. Ma la città non cadde, infatti i ribelli combatterono preso i centri comando iracheni vicino al santuario Askari, protetto da tre cinture di sicurezza, prima che l’aeronautica militare irachena attaccasse i terroristi obbligandoli a ritirarsi nella periferia della città. Almeno 11 terroristi furono eliminati in tale fase delle operazioni. Più di 900 persone sarebbero state uccise a maggio. A Mosul sono morti 21 poliziotti iracheni e 38 terroristi, nei due giorni di combattimenti nella città. Si noti che negli scontri presso questa città, che non è la seconda dell’Iraq come si continua a ripetere per evidenti scopi propagandistici filo-islamisti, hanno preso parte solo le forze di sicurezza e non le forze armate regolari irachene. Inoltre un duplice attentato suicida colpiva un quartiere di una minoranza nella città. Almeno 36 persone furono uccise nelle violenze, mentre si svolgevano combattimenti per liberare studenti e personale presi in ostaggio dai terroristi presso l’università al-Anbar di Ramadi. Il 12 giugno le truppe irachene respingevano i terroristi del SIIL dalla provincia di Tiqrit, occupata dai terroristi una settimana prima. Anche a Samara le forze di sicurezza irachene respingevano un nuovo assalto degli islamisti. I terroristi sarebbero entrati nell’area di Diyala, a nord-est di Baghdad, dopo che le forze di sicurezza si erano ritirate, mentre gli islamisti sarebbero giunti anche nella città di Dhuluiyah, a 90 chilometri da Baghdad. La Turchia riferiva di trattative per il rilascio di 53 suoi cittadini rapiti dagli islamisti nel nord dell’Iraq. “Siamo in contatto con tutti i gruppi in Iraq, tra cui curdi e turcomanni“, dichiarava un funzionario turco, mentre Kirkuk è stata occupata dalle milizie curde. A maggio, la Turchia aveva dichiarato che il Fronte al-Nusra, emanazione in Siria del SIIL, aveva commesso crimini di guerra contro i civili, mettendola nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il governatore di Kirkuk Najm al-Din Karim ha detto che le forze curde hanno sostituito i soldati iracheni ritiratisi dalla provincia. In sostanza, l’offensiva jihadista permette ai curdi di prendere il controllo del territorio conteso a Baghdad. Infatti, le provincie infiltrate dagli islamisti di Ninive, Salahadin, Kirkuk e Diyala sono nel territorio rivendicato dal governo del Kurdistan, che ha propri confini, forze di sicurezza e governo, ma che dipende finanziariamente da Baghdad. “Abbiamo rafforzato il controllo di Kirkuk e attendiamo ordini per dirigerci verso le aree controllate dal SIIL“, ha detto il generale di brigata peshmerga Shirko Rauf. John Drake, analista della AKE Group, ha detto che la crisi aiuterà i curdi nella disputa territoriale, “potrebbero avere ulteriore controllo sul territorio conteso con Baghdad rafforzando le proprie forze di sicurezza a Kirkuk e Tuz Khurmatu. Il fatto che un grande organizzazione islamista sia presente proprio sulla porta di casa del Kurdistan, sarà grande fonte di preoccupazione per i potenziali investitori e residenti locali“. Per il giornalista Asos Hardi, se gli islamisti controlleranno le aree sunnite, “divideranno l’Iraq praticamente in tre parti differenti. Una situazione molto pericolosa… non solo per i curdi, ma per tutto l’Iraq“. Il ministro degli Esteri inglese William Hague, da parte sua esortava i leader politici iracheni a formare un “nuovo governo di coalizione in fretta“. “Faremo tutto il possibile per alleviare le sofferenze umanitarie e, naturalmente, per risolvere l’annosa crisi in Siria“.

L’alleanza Baath-al-Qaida
Da Mosul provenivano i principali dirigenti del partito Baath di Sadam Husayn, mentre la regione di Kirkuk ospita la seconda riserva di idrocarburi del Paese. Durante il precedente regime, Mosul era un centro di comando di vitale importanza per Baghdad ed oggi si trova al crocevia tra Siria, Turchia e Kurdistan. Chi controlla Mosul può indebolire il governo centrale. Difatti, al-Qaida, il gruppo sufi dei naqshabandi e ciò che resta del Baath iracheno di Izat Ibrahim al-Duri, cooperano a Mosul e nel provincia di Ninive. Gli ex-ufficiali baathisti avrebbero diretto l’assalto all’aeroporto, al governatorato e alla televisione di Mosul. Secondo molte testimonianze da Mosul, non solo le bandiere del SIIL sventolano sulle posizioni abbandonate dall’esercito iracheno, ma all’ingresso della città vi sono ora i ritratti di Sadam Husayn e Izat Ibrahim al-Duri. Questa alleanza avrebbe nominato un nuovo governatore, Azhar al-Ubaydi, ex-generale dell’esercito iracheno. Una parata militare con carri armati, blindati e tre elicotteri si sarebbe tenuta il 12 giugno davanti a capi del SIIL ed ex-ufficiali baathisti.
Il primo ministro Nuri al-Maliqi ha dichiarato che l’occupazione di Mosul è una “cospirazione”, poiché le forze di polizia e l’esercito avevano semplicemente abbandonato Mosul ai militanti dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL). Non a caso il ministro degli Esteri iracheno Zibari Hosyhar riconosceva che le forze di sicurezza addestrate da Washington si sono semplicemente ‘squagliate’. Maliqi ha anche detto che i terroristi combattono in Iraq avendo perso in Siria, e chiedeva l’autorizzazione del Parlamento a dichiarare lo stato di emergenza, ma non è riuscito ad avere il quorum per la votazione, poiché solo 128 dei 325 deputati erano presenti alla sessione annunciata due giorni prima. Al-Maliqi riconosce che l’unica soluzione è organizzare l’esercito popolare, formando un’organizzazione simile alle Forze di Difesa nazionale della Siria. Il primo ministro sarebbe anche in trattative con una parte del governo regionale curdo, per lanciare la controffensiva con l’aiuto dei peshmerga. In effetti, le forze che può disporre il SIIL sono solo 10000 elementi provenienti da Golfo, Africa del Nord ed Europa, armati e finanziati dall’Arabia Saudita; una forza che difficilmente gli permetterebbe di occupare stabilmente città come Falluja, Samara, Mosul e Ramadi. Il gruppo è guidato dal 2010 da Abu Baqr al-Baghdadi. Nel 2011 al-Baghdadi inviò i suoi migliori terroristi in Siria per costituire il Fronte al-Nusra. Nel 2003-2007 si sarebbe ‘radicalizzato’ durante la detenzione a Camp Bucca, struttura statunitense nel sud dell’Iraq, dove furono detenuti molti comandanti di al-Qaida, e dove probabilmente acquisì quelle capacità tattiche ed organizzative che secondo gli analisti rende la sua organizzazione la più efficiente nel panorama islamista. Come indicato, all’offensiva dell’organizzazione hanno anche aderito i baathisti di Izat Ibrahim al-Duri, ex-vicepresidente di Sadam Husayn, ed oltre 40 ufficiali del vecchio esercito iracheno e dei Fedayin di Sadam; inoltre alcuni comandanti iracheni della regione, come il generale Abud Qanbar, il tenente-generale Ali Ghaydan e il generale Mahdi al-Ghazawi, che provengono dal vecchio esercito quando nel 2003 si arresero agli statunitensi senza combattere. Infatti, come spiegare che 1500 terroristi del SIIL riescono ad entrare a Mosul, che ha una guarnigione di 52000 soldati?
In realtà, ciò che viene spacciato per occupazione islamista dell’Iraq, non è altro che una serie di incursioni contro obiettivi limitati effettuati allo scopo di presentare un quadro mediatico catastrofico per permettere un ulteriore intervento militare diretto di Washington, il cui scopo autentico è abbattere il governo di al-Maliqi, filo-iraniano e filo-siriano, e sostituirlo con un governo formato da ascari di Arabia Saudita e Israele.

_75471283_022624973Fonti:
al-Akhbar
AWD
Islam Times
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Islam Times
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Naharnet
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OrientXXI

Storia rivoluzionaria dell’Iraq

Dean Henderson 20 maggio 2014

Ieri è stato annunciato che la coalizione guidata dal partito della Legge di Stato del Primo ministro Nuri al-Maliqi è emerso vittorioso nelle tormentate elezioni parlamentari del mese scorso in Iraq. Mentre militanti sauditi dello Stato islamico in Iraq e Levante (SIIL) controllano Falluja e parte di Ramadi, oltre 3500 persone sono già state uccise nelle violenze settarie quest’anno. L’occupazione statunitense dell’Iraq ha portato con sé l’insediamento di una classe dirigente esiliata da decenni. Questa cricca monarchica tenta di trasformare il Paese da Stato arabo egualitario a bastione del capitalismo selvaggio occidentale. Anni di lotta rivoluzionaria avevano liberato l’Iraq dall’egemonia bancaria internazionale guidata dai Rothschild. Tale lotta non sarà abbandonata senza combattere.

iraqNel 1776 la British East India Company stabilì il quartier generale in quello che oggi è il Quwayt. Quando i membri del clan quwaitiano al-Sabah aiutò i turchi ottomani a sedare le rivolte nel sud dell’Iraq, lo shayq della tribù dei Muntafiq diede agli al-Sabah boschetti di datteri presso Fao e Sufiyah nel sud dell’Iraq. Il Quwayt fu considerato altamente strategico dagli inglesi nella protezione delle rotte marittime dell’Oceano Indiano. Nel 1900 gli inglesi siglarono un accordo con Mubaraq al-Sabah, separando il Quwayt dall’Iraq e facendone un protettorato inglese. La stragrande maggioranza delle persone che vi abitava s’oppose al piano britannico, volendo continuare a far parte dell’Iraq da sempre considerando il Quwayt parte della provincia di Bassora dell’Iraq. [1] Per decenni i leader iracheni contestarono la legittimità dell’accordo Sykes-Picot del 1920, attraverso cui francesi e inglesi fecero del Quwayt un protettorato inglese. Gli iracheni non furono mai  consultati quando fu firmato il “gentlemans agreement”. Il Quwayt divenne un importante fornitore di petrolio per l’occidente e di petrodollari per i banchieri dell’economia mondiale. L’ex-ministro degli Esteri inglese Selwyn Lloyd dichiarò che i soldi del petrolio kuwaitiano puntellano la sterlina inglese. Una battuta di Wall Street dice: “Perché gli Stati Uniti e il Quwayt hanno bisogno l’uno dell’altro?” La risposta “Il Quwayt è un sistema bancario senza patria. Gli Stati Uniti un Paese senza sistema bancario“.
Nel 1937 e di nuovo nel 1946 il Partito Comunista Iracheno indisse scioperi presso l’Iraq Petroleum Company (IPC), a Kirkuk. Da quando la BP divenne l’importante proprietario dell’IPC, gli inglesi  inviarono truppe per sedare gli scioperi. Mezzo milione di acri di terra nella provincia di Qut fu rilevato dai fratelli al-Yasin, lacchè degli inglesi. Nel 1958, l’1% dei proprietari terrieri in Iraq controllava il 55% dei terreni. [2] Nel 1950 l’IPC fu al centro del boom del petrolio in Iraq. I suoi numerosi tentacoli includevano Bassora Petroleum e Mosul Petroleum. Chevron, Texaco, Exxon, Mobil, Gulf e RD/Shell furono esclusi dall’IPC dopo che tali predecessori dei Quattro Cavalieri firmarono l’accordo della Linea Rossa. La rivoluzione in Egitto del 1952, che depose la monarchia di Faruq e portò al potere il leader nazionalista Gamal Abdal Nasser, ispirò una serie di rivolte in Iraq contro l’IPC e la monarchia irachena. Nel 1958 re Faysal fu assassinato insieme a numerosi membri della famiglia reale. La monarchia irachena, da tempo marionetta dell’impero inglese, fu deposta. Gli Stati Uniti e gli inglesi agirono rapidamente per garantirsi l’installazione di un altro burattino nel generale Nuri al-Sayd. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna convinsero al-Sayd a firmare il Patto di Baghdad, di cui una parte chiedeva il riconoscimento ufficiale del Quwayt. Un’altra parte dell’accordo autorizzava l’invio di forze irachene in Libano per sostenere il governo filo-occidentale e impopolare di Camille Chamoun. [3] Nel 1958 al-Sayd fu deposto da un colpo di Stato guidato da ufficiali nazionalisti dell’esercito fedeli a Abdul Qarim Qasim. Il settimanale parigino L’Express riferì, “Il colpo di Stato iracheno è stato ispirato dalla CIA per placare i nazionalisti. La CIA ha visto Qasim come contenibile e preferibile agli elementi più radicali che rapidamente guadagnano consensi tra il popolo iracheno“. Inizialmente i membri del Partito comunista furono banditi dal governo Qasim. Ma sotto la pressione della potente sinistra irachena, Qasim subito sciolse la monarchia irachena e coltivò legami con l’Unione Sovietica e la Cina. Si ritirò dal Patto di Baghdad e chiese l’annessione del Quwayt alla provincia di Bassora. Tolse il divieto del Partito Comunista Iracheno che divenne una forza importante nel suo governo. Creò l‘Iraqi National Oil Company statale (INOC), facendo dell’Iraq il primo Paese del Medio Oriente a nazionalizzare le attività dei Quattro Cavalieri. Nel 1961 Qasim approvò la legge 80 che recuperava il 99,5% dei terreni inesplorati dell’IPC e chiese l’annessione del Quwayt. Big Oil e le sue otto famiglie proprietarie ne ebbero abbastanza. Nel 1960 Sydney Gottlieb della Divisione Servizi Tecnici della CIA ordì un piano per assassinare il Presidente Qasim. [4] Una campagna terroristica a bassa intensità fu organizzata dalla CIA con i partiti nazionalista e baathista che attaccavano il Partito Comunista Iracheno, il partito di sinistra più formidabile della regione. La CIA diede ai suoi sgherri gli elenchi dei leader di sinistra da colpire. Nel 1961 il Quwayt dichiarò l’indipendenza, prendendosi lo sbocco del solo porto dell’Iraq, Bassora. Le truppe statunitensi sbarcarono in Libano e quelle inglesi in Giordania. [5]
abdul_karim_kassemNel 1963 l’agente della CIA Bruce Odell organizzò un ponte aereo per armare la cellula di destra del partito Baath di Baghdad. Gli operatori del Baath scatenarono un’ondata di terrorismo segnata da innumerevoli massacri di civili. L’uomo di punta della CIA, la cui fazione di destra nel Baath emerse vittoriosa dopo l’assassinio Qasim nel 1963, fu Sadam Husayn. [6] Secondo un articolo del 17 aprile 2003 dell’Indo-Asian News Service, la CIA fece uscire Sadam dall’Iraq dopo l’assassinio e lo piazzò in un hotel di Cairo per qualche notte. Adb al-Salam al-Arif fu nominato presidente. Il suo primo decreto abrogò la legge 80. I Quattro Cavalieri erano di nuovo in sella all’IPC. Nel 1967 l’IPC perforò diversi pozzi con un potenziale di 50000 barili al giorno. Si nascosero questi risultati al governo iracheno. Quando la notizia trapelò il popolo iracheno ne fu indignato. Arif ne seguì l’esempio. Nazionalizzò banche e compagnie di assicurazione, insieme a trentadue altre grandi imprese. L’Iraq approvò le leggi 97 e 123 che diedero all’INOC statale un ruolo maggiore nell’industria petrolifera irachena, tra cui il diritto esclusivo di sviluppare il giacimento petrolifero di Rumayla Nord, presso il Quwayt. La Brown & Root di Houston aveva costruito il terminal petrolifero dell’IPC di Fao che serviva Rumayla Nord, mentre la società tedesca Mannesman costruì la pipeline Kirkuk-Dortyol dell’IPC. [7] Ora le multinazionali corsero ai ripari mentre un Iraq irritato ruppe le relazioni con gli Stati Uniti. L’anno dopo il presidente di sinistra Hasan al-Baqr combatteva l’Unione Patriottica del Kurdistan sostenuta dalla CIA e guidata da Jalal Talabani, mentre le truppe lealiste curde di Mustafa Barzani attaccarono le strutture del’IPC nei pressi di Kirkuk. Il decreto del governo iracheno dell’11 marzo 1970 premiò i curdi di Barzani con l’autonomia delle province settentrionali di Kirkuk e Dohuk. Nel 1971 l’Iraq ruppe i rapporti con l’Iran dopo che lo Shah fu scoperto aiutare la fazione di Talabani per conto della CIA. Nel 1972 al-Baqr nazionalizzò l’IPC. Nel 1973 la Bassora Petroleum fu nazionalizzata. Entro dicembre 1975 tutte le aziende straniere in Iraq erano state nazionalizzate. [8] Non dovrebbe sorprendere che il flessibile Jalal Talabani sia il presidente dell’Iraq occupato dagli USA.
La Siria guidava i Paesi della regione seguendo l’esempio iracheno. La nazionalizzazione dell’IPC fu molto popolare e fu sostenuta dal governo di al-Baqr, che costituì l’Iraqi Company for Oil Operations (ICOO) per commercializzare all’estero il petrolio dell’INOC. ICOO siglò accordi di fornitura con Giappone, India, Brasile, Grecia e molte nazioni del Patto di Varsavia. Nel 1973-1978 i proventi del petrolio iracheno passarono da 1,8 miliardi di dollari a 23,6 miliardi dollari all’anno. [9] L’Iraq implementò controlli valutari rigorosi per evitare che i banchieri internazionali sabotassero il dinaro. Introdussero restrizioni alle importazioni di valuta estera, affinché non venisse sprecata in beni di lusso frivoli. L’Iraq divenne un leader rispettato della fazione dei falchi dei prezzi dell’OPEC. Fu un esempio mondiale del tentativo di liberarsi dalla schiavitù della otto famiglie della mafia bancaria che voleva la testa di al-Baqr. Dopo un fallito tentativo di colpo di stato nel 1975 contro al-Baqr, la polizia irachena scoprì i dollari in possesso dei golpisti. [10]
Nel corso di quattro decenni, i Quattro Cavalieri e i loro scagnozzi della CIA cercarono di sedare il  nazionalismo del popolo iracheno. Il successo fu minimo e i loro regimi fantoccio di breve durata. Il regime di Sadam Husayn sembrava promettente ai banchieri internazionali. Un giro di vite sui partiti nazionalisti uccise e deportò gli elementi più radicali. Invase l’Iran rivoluzionario con una gomitata del tirapiedi dei Rockefeller Zbigniew Brzezinski. Aprì l’economia irachena alle multinazionali occidentali. Ma quando sauditi e kuwaitiani iniziarono a pretendere da Sadam il rimborso di 120 miliardi di dollari in prestiti per la guerra all’Iran, che avevano originariamente chiamato “sovvenzioni”, Sadam esplose. Gli Stati Uniti dissero ai monarchi al-Sabah d’insistere, spingendo Sadam sulla nota via socialista del popolo iracheno. Presto si trovò nel mirino dei suoi ex-sponsor. Una volta ritiratisi completamente gli Stati Uniti dall’attuale multimiliardario incubo neo-coloniale, gli iracheni sembrano destinati a continuare sul familiare percorso rivoluzionario socialista. Non è facile abrogare la storia di un popolo, a dispetto dell’arroganza e della ricchezza del propagandista.

531655_Note
[1] Beyond the Storm: A Gulf Crisis Reader. Phyllis Bennis and Michel Monshabeck. Olive Branch Press. Brooklyn, NY. 1991. p.39
[2] Iraq Since 1958: From Revolution to Dictatorship. Marion Farouk-Sluglett and Peter Sluglett. I.B. Tauros & Company, Ltd. New York. 1990.
[3] Diplomacy in the Near and Middle East: A Documentary Record: 1914-1956. J.C. Hurewitz. D. Van Nostrand Company, Inc. Princeton, NJ. 1956. p.236
[4] Iraq and Kuwait: A History Suppressed. Ralph Schoenman. Veritas Press. Santa Barbara, CA. 1990. p.14
[5] Ibid
[6] Ibid. p.14
[7] Ibid
[8] Sluglett and Sluglett. p.120
[9] Bennis and Monshabeck. p.31
[10] Schoenman. p.20

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel.  Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia colpita dal terrorismo: petrodollari del Golfo, Siria e islamisti del Caucaso

Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 30 dicembre 2013

946851La Federazione russa è ancora una volta sotto i riflettori a causa del terrorismo islamista. Negli ultimi giorni due attentati terroristici mettono in evidenza i fattori legati agli intrighi delle grandi potenze occidentali e del Golfo assieme alla Turchia. Ciò sulla base di politiche destabilizzanti come in Siria e in altre nazioni. E’ evidente che i terroristi islamisti di Cecenia, Daghestan e altre parti della Federazione russa, sono andati in Siria per uccidere i siriani fedeli al governo. Questi islamisti sono anche intenzionati ad uccidere alawiti, cristiani e sciiti per settarismo. Inoltre, proprio come nella Federazione Russa e in Siria, gli stessi islamisti odiano i leader sunniti che sostengono il mosaico di entrambe le nazioni, pertanto religiosi sunniti sono stati uccisi da questi stessi taqfiristi. In molte nazioni colpite da terrorismo e settarismo, è chiaro il legame tra petrodollari del Golfo, militanti delle organizzazioni islamiste in occidente, ruolo oscuro degli agenti segreti di diverse nazioni, manipolazione dei media, ambizioni geopolitiche, enti di beneficenza islamici che provvedono ai finanziamenti, e altri fattori in gioco. Naturalmente, nazioni come Cina, Egitto, Kashmir (India), Iraq, Libia, Mali, Pakistan, Somalia, Yemen ed altre avranno diverse cause sottostanti. Tuttavia, l’elemento esterno è una realtà in tutto ciò, anche se la combinazione dei fattori è molto diversa. Pertanto, lo stesso vale anche per la Federazione russa, perché in passato era evidente che Georgia e Turchia, due nazioni con buone relazioni con le potenze occidentali, hanno protetto i terroristi ceceni con santuari terroristici, finanziamenti islamisti e altri fattori.
In effetti, il ruolo della NATO in Turchia è stato dirigere jihadisti internazionali e militanti taqfiristi, inviandogli equipaggiamenti militari, agenti segreti e così via, contro la Siria è un fatto. Allo stesso tempo, un gran numero di jihadisti del Caucaso entra in Siria tramite la NATO in Turchia. Pertanto, l’effetto a catena per la Federazione russa è abbondantemente evidente, anche se esistono questioni interne. Data tale realtà, le parole di Doku Umarov sembrano indicarlo affermando che la brigata Riyad-us-Salihin è ora “dotata dei migliori mujahidin e se i russi non capiscono che la guerra arriverà nelle loro strade, nelle loro case, sarà peggio per loro.” Umarov ha anche avvertito a luglio che le Olimpiadi invernali di Sochi saranno prese di mira. Ha affermato: “Noi, come mujahidin, non dobbiamo permettere che ciò accada con ogni mezzo possibile.” Pertanto, i due recenti attacchi terroristici nella Federazione russa sembrerebbero essere opera di Umarov e delle altre forze del terrorismo sunnita. La BBC riferisce degli ultimi attentati affermando “Almeno 14 persone sono state uccise in un attentato suicida su un filobus nella città russa di Volgograd, dicono gli investigatori. L’esplosione avviene il giorno dopo la morte di 17 persone in un attentato suicida presso la stazione centrale della città.
La barbarie dei recenti attacchi terroristici è fin troppo comune per i jihadisti in questa parte del mondo. Dopo tutto, gli islamisti del Caucaso massacrarono numerosi bambini a Beslan dopo averli presi in ostaggio nel 2004. Sì, i cosiddetti jihadisti condussero la guerra santa sequestrando oltre 700 bambini in quell’attacco barbaro. In altre parole, gli islamisti del Caucaso pensano a rapire bambini, ucciderli nelle loro operazioni, decapitare prigionieri, far saltare in aria la gente sugli autobus, ad attentati suicidi e altre brutalità. Allo stesso tempo, sperano di eliminare i cristiani ortodossi dal Caucaso con la paura e di schiacciare la tradizione sunnita.
Tornando alla Siria, Kavkaz Center, sito di propaganda degli islamisti ceceni e caucasici, ha dichiarato ad agosto, su questa nazione, che “Le truppe della Direzione nord dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham iniziavano un attacco decisivo alle posizioni degli assaditi, ancoratisi sul territorio di un importante impianto strategico, l’aeroporto Minig nei pressi di Aleppo.” Kavkaz continuava riferendo che “Recentemente, l’emiro dell’esercito degli emigranti credenti, Omar il ceceno, è stato nominato comandante della Direzione settentrionale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham. La maggior parte delle forze dei mujahidin nel nord della Siria è sotto il suo comando“. Questo aspetto è stato menzionato anche da The Jamestown Foundation, affermando che “il Jaish al-Muhajirin wal-Ansar (Esercito degli emigranti e aiutanti) è costituito da ceceni e nordcaucasici ma, ovviamente, il gruppo comprende un grande numero di arabi, così il numero totale di persone nella brigata potrebbe essere 1500. Un ceceno della Georgia, Abu Umar Shishani (Umar Gorgashvili), è il leader di tale gruppo. In passato, Gorgashvili combatté in Cecenia e nelle forze speciali georgiane durante la guerra del 2008 con la Russia. Dalla scorsa estate, Gorgashvili è divenuto comandante del settore settentrionale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham. Ci sono anche altri comandanti ceceni ben noti, come emir Muslim (Muslim Margoshvili), Emir Seifullah (Ruslan Machaliashvili), emir Salaqdin e emir Abu Musaba (Musa). Emir Seifullah fu espulso dal Jaish al-Muhajirin wal-Ansar per appropriazione indebita e l’interpretazione erronea dei valori islamici durante la jihad, e per le sue azioni durante la jihad.”
Nessun individuo serio negherebbe che Afghanistan, Cecenia, Daghestan, Iraq, Libia e altre parti del mondo, non abbiano veri e propri problemi interni di vario tipo. Eppure, senza gli intrighi delle  potenze occidentali e del Golfo, accanto al Pakistan con al-Qaida, i taliban e le altre forze sinistre per tutti gli anni ’80 e inizio anni ’90, non sarebbero mai esistiti, in primo luogo, o se esistessero,  sarebbero stato notevolmente minori. Tuttavia, un’enorme finanziamento è stato fornito ai vari movimenti islamisti in questo periodo. L’altra componente fondamentale è l’enorme spesa per diffondere il salafismo e altre ideologie islamiste. Il conflitto in Iraq che rovesciò Saddam Hussein ha creato un vuoto tragicamente riempito da jihadisti internazionali, forze settarie e vari affiliati di al-Qaida. In Libia, le grandi potenze della NATO e del Golfo hanno collaborato con vari gruppi jihadisti e diverse milizie. Una volta che Gheddafi è stato massacrato, un altro vuoto è apparso destabilizzando il Mali. Inoltre, la Libia è divenuta un potente elemento nella destabilizzazione della Siria, esportando materiale militare e jihadisti dal Nord Africa, collegando gli agenti segreti di varie nazioni direttamente ai sinistri intrighi della NATO in Turchia. Pertanto, proprio come in Afghanistan negli anni ’80 e i recenti eventi in Iraq, Libia e Siria,è evidente che gli intrighi del Golfo ed occidentali supportano enormemente i vari affiliati di al-Qaida e i gruppi islamisti. Allo stesso modo, l’indottrinamento salafita e le versioni militanti dell’Islam della regione del Golfo, iniziano ad usurpare il tradizionale Islam sunnita, diffondendo un messaggio alieno basato sui petrodollari del Golfo.
In un altro articolo su Caucaso e Siria è stato affermato “Gli intrighi collettivi di USA, Francia, Georgia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito verso la Siria, e le rispettive politiche verso il Caucaso del Nord, dovrebbero allarmare la Federazione russa perché gli stessi intrighi puntano su Mosca. Kadyrov ha affermato che le agenzie segrete sono attivamente coinvolte nel reclutamento di terroristi e mercenari nel Caucaso. Pertanto, la crescente influenza di questo gruppo rende credibile la potente forza estera cui chiaramente Georgia e Turchia forniscono il terreno geopolitico naturale per collegare Federazione russa e Siria“. Inoltre, Modern Tokyo Times ha dichiarato la necessità che la Federazione russa agisca in Siria poiché, come ha detto Umarov, i jihadisti hanno “ricevuto i migliori tra i migliori dei mujahidin.” Chiaramente, molti di questi islamisti reintegrantisi nel Caucaso sono andati in Siria per addestrarsi e soddisfare la loro sete di sangue settaria. Pertanto, Modern Tokyo Times ha commentato: “La crescente minaccia degli islamisti di Cecenia e  Caucaso e il ruolo del salafismo in Siria dovrebbero portare la Federazione russa ad agire. Cioé inviare agenti segreti per eliminare i leader dei terroristi islamisti, collaborare con le forze armate siriane, fornire ulteriore intelligence al governo della Siria, aumentare l’equipaggiamento militare più sofisticato ed adatto alla natura del conflitto, e fornire maggiore assistenza economica. Inoltre, i leader politici di Mosca devono sollevare la questione seriamente con la Turchia, perché chiaramente tale nazione è un’importante ratlines terroristica e militare antisiriana. Allo stesso modo, i petrodollari del Golfo diffondono la pericolosa ideologia salafita e tale fatto deve essere sollevato“.
Agenzie come CIA, MI6 e ISI sono coinvolte nel finanziamento di jihadisti islamisti dagli anni ’80 e primi anni ’90, al fine di rovesciare il governo dell’Afghanistan. Il caos che copre Libia e Mali, e la creazione di potenti moti in Tunisia, sono causati dagli intrighi delle potenze occidentali e del  Golfo. Naturalmente, realtà interne già esistevano nel Caucaso, proprio come esistevano nell’Iraq di Saddam Hussein. Eppure, una volta avutasi l’ingerenza, proprio come in Siria, ulteriori convulsioni impreviste o non intenzionali esplodono per via dei vuoti creati dalle potenze occidentali, del Golfo e dalla Turchia. In entrambi i casi, Umarov chiarisce che il movimento jihadista nel Caucaso è ora “rifornito.” Questo rifornimento è dovuto all’intromissione estera in Siria, ai petrodollari del Golfo e agli intrighi dei servizi segreti che ne sfruttano il caos. Di conseguenza, le élite di Mosca devono prendere misure difensive al fine di preservare la stabilità regionale e proteggere gli Stati-nazione. Dopo tutto, gli intrighi occidentali e del Golfo creano Stati falliti, e ciò è visibile in Afghanistan, Iraq e Libia. Le stesse forze sono intente a creare lo Stato fallito di Siria tramite diverse e differenti ambizioni geopolitiche, e tale politica mette in pericolo la Federazione Russa. Ovviamente, prima dell’intromissione estera in Siria, è chiaro che l’Iraq e la regione del Caucaso nella Federazione russa erano già colpite dal terrorismo. Tuttavia, il conflitto in Cecenia e in Iraq furono contenuti nonostante i contraccolpi che causarono in Daghestan e in altre parti del Caucaso, in relazione alla Cecenia. Tuttavia, l’ingerenza esterna in Siria e quindi la crisi in Iraq, ancora una volta diffondono ulteriore settarismo. Inoltre, gli affiliati di al-Qaida vengono rafforzati dagli intrighi in Siria delle potenze del Golfo e occidentali. Allo stesso modo, Umarov e gli islamisti si avvantaggiano della nuova ondata jihadista nella Federazione russa e nell’Asia centrale, grazie alla destabilizzazione della Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca contro Washington: Obama “perde la battaglia per distruggere la Siria”

Margaret Kimberley, Global Research, 13 settembre 2013

La Russia sostiene la pace nella crisi siriana. “E’ la sua insistenza nel difendere la Siria, che ha allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che così  testardamente voleva.” I contrasti sono impressionanti. “Vladimir Putin cerca di fermare una grande guerra, ma il Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una.” “Anche se un processo diplomatico avrà inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambio di regime.”

1235511Gli Stati Uniti sono chiaramente i perdenti nella battaglia per distruggere il governo siriano. Nelle ultime due settimane il presidente e il segretario di Stato hanno pubblicamente dichiarato che l’attacco militare contro la Siria era imminente. Hanno continuamente rullato i tamburi dichiarando  che il governo siriano ha commesso atrocità contro i civili e cercato di strappare il supporto all’azione militare sia al Congresso statunitense che in tutto il mondo. Ora il presidente ha annunciato che differirà il voto del Congresso e l’invio di John Kerry in Russia per parlare con i russi, che così astutamente li hanno fermati nella loro azione. La parte del supporto della loro equazione, non ha funzionato nel modo previsto. In primo luogo il parlamento inglese s’è rifiutato di prendere parte al piano. I fantasmi di Tony Blair e George W. Bush dovevano ancora essere esorcizzati e i rappresentanti dell’opinione pubblica inglese non erano disposti a dare, a un altro presidente statunitense, carta bianca per arruolarli in un’azione criminale. I sentimenti del popolo statunitense vanno dallo scetticismo all’ostilità verso l’idea di un’altra azione militare. Le sue ragioni non possono avere la purezza dell’opposizione all’aggressione e alle nozioni di supremazia statunitense, ma come il presidente e il segretario di Stato hanno ripetuto fino alla nausea, la gente è stanca della guerra e non si vergogna di dire ai suoi rappresentanti cosa ne pensa.
Fortunatamente per tutti, sul pianeta terra ci sono nazioni disposte e in grado di resistere all’impero statunitense. L’esercito del Presidente Assad è stato in grado di resistere all’assalto delle monarchie del Golfo e degli statunitensi, motivo per cui il presidente siriano viene ora accusato di effettuare attacchi con armi chimiche. L’umanità ha anche la fortuna che Assad sia un alleato affidabile della Federazione russa, che ha usato la sua abilità diplomatica e la stupidità statunitense, per spingere l’amministrazione USA a fare marcia indietro rispetto al suo piano di uccidere altri siriani.

“La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentiscono furiosamente il commento di Kerry”
La prova delle rozze dichiarazioni e di mancanza di supporto è arrivata subito, nel processo propagandistico. Il presidente e il segretario di Stato nel loro primo appello, sostennero che non ci sarebbero stati “stivali sul terreno”. La frase terribilmente orwelliana è stata pensata per coprirsi dalle critiche e per imbarcare i congressisti esitanti. Ma quando è stato interrogato ad una audizione al Senato, Kerry s’è scoperto. “Io non voglio adottare un’opzione che potrebbe, o non potrebbe, essere a disposizione del presidente degli Stati Uniti nel proteggere il nostro Paese.” Le cosiddette gaffes erano continue. Quando un giornalista gli ha chiesto se gli Stati Uniti avrebbero abbandonato l’attacco se Assad avesse consegnato le armi, Kerry inizialmente aveva detto che sarebbe stato accettabile. “Certo, se potesse consegnare ogni singola sua arma chimica alla comunità internazionale, la prossima settimana, il piano sarebbe rientrato. Tutto questo, senza indugio e permettendo una piena e totale contabilità di esso, ma non è in procinto di farlo, e non può essere fatto, ovviamente.
La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentirono furiosamente il commento di Kerry. La sua portavoce disse che il segretario “non stava facendo una proposta.” I malfattori si erano dimostrati gli aggressori che sono. Hanno ammesso davanti la comunità mondiale che il motivo ultimo per scatenare la guerra è una farsa e che non c’è nulla che Assad possa fare per far chiamare i mastini della guerra. Anche se un processo diplomatico ha inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambiamento di regime che affermano di non volere in Siria. Assad lo sa meglio di chiunque altro. Ha visto che Saddam Hussein e Muammar Gheddafi abbandonarono gli sforzi per essere una potenza nucleare, solo per essere eliminati quando gli Stati Uniti decisero che era tempo di sbarazzarsene. I russi non sono stupidi ed è grazie alla loro insistenza nel difendere la Siria, che hanno allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che con tanta insistenza voleva.

“Vi sono gravi crepe nel sostegno necessario al presidente per liberarsi di Assad”
Le teste parlanti dei network statunitensi hanno cercato di fare buon viso alle osservazioni del presidente, facendo affermazioni prive di senso secondo cui il presidente ha ottenuto quello che voleva da sempre, quando in realtà voleva che gli consegnassero la testa di Assad. Privo del sostegno del parlamento britannico, un’opinione pubblica statunitense scettica e una Russia intransigente hanno costretto il presidente a indietreggiare dalle sue dichiarazioni e a continuare a discutere. La Casa Bianca non inganna nessuno che conta. Nonostante l’affermazione di sapere ciò che Assad ha fatto, ha respinto la richiesta dell’Associated Press di vedere le prove dell’intelligence, dicendo che erano così lampanti. La continua dimostrazione di quello che sarebbe uno spettacolo accettabile, sottolineava le gravi crepe nel supporto necessario al presidente per perseguire lo scopo di liberarsi di Assad.
Assad vive un altro giorno, ma il nostro governo cerca disperatamente di perseguire la guerra. Le nozioni di bene e male devono essere dimenticate, se il mondo vuole essere libero dall’aggressione statunitense. L’ex alto ufficiale del KGB Vladimir Putin, cerca di fermare una grande guerra, ma il Premio Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una. I presumibilmente cattivi russi si sono offerti di far dismettere le armi chimiche siriane, ma i virtuosi statunitensi hanno inizialmente risposto di no all’offerta. Le ironie abbondano. Un luogo comune tra i politici statunitensi è che la Russia “infila il suo dito nell’occhio dell’America.” Questo è vero e dovrebbero esserne grati. Dobbiamo essere grati alla nostra opposizione interna, ma anche ai popoli che vivono fuori dal nostro Paese e che si oppongono al bullo qual è lo zio Sam. La vista di un presidente statunitense che va in televisione e annuncia che non ci sarà una guerra, è un evento singolare. Non è ciò che il nostro sistema chiede, ma noi tutti viviamo per vedere un altro giorno.

Margaret Kimberley interviene settimanalmente su BAR, ed è ampiamente ripresa altrove. Gestisce un blog frequentemente aggiornato.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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