La Russia colpita dal terrorismo: petrodollari del Golfo, Siria e islamisti del Caucaso

Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 30 dicembre 2013

946851La Federazione russa è ancora una volta sotto i riflettori a causa del terrorismo islamista. Negli ultimi giorni due attentati terroristici mettono in evidenza i fattori legati agli intrighi delle grandi potenze occidentali e del Golfo assieme alla Turchia. Ciò sulla base di politiche destabilizzanti come in Siria e in altre nazioni. E’ evidente che i terroristi islamisti di Cecenia, Daghestan e altre parti della Federazione russa, sono andati in Siria per uccidere i siriani fedeli al governo. Questi islamisti sono anche intenzionati ad uccidere alawiti, cristiani e sciiti per settarismo. Inoltre, proprio come nella Federazione Russa e in Siria, gli stessi islamisti odiano i leader sunniti che sostengono il mosaico di entrambe le nazioni, pertanto religiosi sunniti sono stati uccisi da questi stessi taqfiristi. In molte nazioni colpite da terrorismo e settarismo, è chiaro il legame tra petrodollari del Golfo, militanti delle organizzazioni islamiste in occidente, ruolo oscuro degli agenti segreti di diverse nazioni, manipolazione dei media, ambizioni geopolitiche, enti di beneficenza islamici che provvedono ai finanziamenti, e altri fattori in gioco. Naturalmente, nazioni come Cina, Egitto, Kashmir (India), Iraq, Libia, Mali, Pakistan, Somalia, Yemen ed altre avranno diverse cause sottostanti. Tuttavia, l’elemento esterno è una realtà in tutto ciò, anche se la combinazione dei fattori è molto diversa. Pertanto, lo stesso vale anche per la Federazione russa, perché in passato era evidente che Georgia e Turchia, due nazioni con buone relazioni con le potenze occidentali, hanno protetto i terroristi ceceni con santuari terroristici, finanziamenti islamisti e altri fattori.
In effetti, il ruolo della NATO in Turchia è stato dirigere jihadisti internazionali e militanti taqfiristi, inviandogli equipaggiamenti militari, agenti segreti e così via, contro la Siria è un fatto. Allo stesso tempo, un gran numero di jihadisti del Caucaso entra in Siria tramite la NATO in Turchia. Pertanto, l’effetto a catena per la Federazione russa è abbondantemente evidente, anche se esistono questioni interne. Data tale realtà, le parole di Doku Umarov sembrano indicarlo affermando che la brigata Riyad-us-Salihin è ora “dotata dei migliori mujahidin e se i russi non capiscono che la guerra arriverà nelle loro strade, nelle loro case, sarà peggio per loro.” Umarov ha anche avvertito a luglio che le Olimpiadi invernali di Sochi saranno prese di mira. Ha affermato: “Noi, come mujahidin, non dobbiamo permettere che ciò accada con ogni mezzo possibile.” Pertanto, i due recenti attacchi terroristici nella Federazione russa sembrerebbero essere opera di Umarov e delle altre forze del terrorismo sunnita. La BBC riferisce degli ultimi attentati affermando “Almeno 14 persone sono state uccise in un attentato suicida su un filobus nella città russa di Volgograd, dicono gli investigatori. L’esplosione avviene il giorno dopo la morte di 17 persone in un attentato suicida presso la stazione centrale della città.
La barbarie dei recenti attacchi terroristici è fin troppo comune per i jihadisti in questa parte del mondo. Dopo tutto, gli islamisti del Caucaso massacrarono numerosi bambini a Beslan dopo averli presi in ostaggio nel 2004. Sì, i cosiddetti jihadisti condussero la guerra santa sequestrando oltre 700 bambini in quell’attacco barbaro. In altre parole, gli islamisti del Caucaso pensano a rapire bambini, ucciderli nelle loro operazioni, decapitare prigionieri, far saltare in aria la gente sugli autobus, ad attentati suicidi e altre brutalità. Allo stesso tempo, sperano di eliminare i cristiani ortodossi dal Caucaso con la paura e di schiacciare la tradizione sunnita.
Tornando alla Siria, Kavkaz Center, sito di propaganda degli islamisti ceceni e caucasici, ha dichiarato ad agosto, su questa nazione, che “Le truppe della Direzione nord dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham iniziavano un attacco decisivo alle posizioni degli assaditi, ancoratisi sul territorio di un importante impianto strategico, l’aeroporto Minig nei pressi di Aleppo.” Kavkaz continuava riferendo che “Recentemente, l’emiro dell’esercito degli emigranti credenti, Omar il ceceno, è stato nominato comandante della Direzione settentrionale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham. La maggior parte delle forze dei mujahidin nel nord della Siria è sotto il suo comando“. Questo aspetto è stato menzionato anche da The Jamestown Foundation, affermando che “il Jaish al-Muhajirin wal-Ansar (Esercito degli emigranti e aiutanti) è costituito da ceceni e nordcaucasici ma, ovviamente, il gruppo comprende un grande numero di arabi, così il numero totale di persone nella brigata potrebbe essere 1500. Un ceceno della Georgia, Abu Umar Shishani (Umar Gorgashvili), è il leader di tale gruppo. In passato, Gorgashvili combatté in Cecenia e nelle forze speciali georgiane durante la guerra del 2008 con la Russia. Dalla scorsa estate, Gorgashvili è divenuto comandante del settore settentrionale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham. Ci sono anche altri comandanti ceceni ben noti, come emir Muslim (Muslim Margoshvili), Emir Seifullah (Ruslan Machaliashvili), emir Salaqdin e emir Abu Musaba (Musa). Emir Seifullah fu espulso dal Jaish al-Muhajirin wal-Ansar per appropriazione indebita e l’interpretazione erronea dei valori islamici durante la jihad, e per le sue azioni durante la jihad.”
Nessun individuo serio negherebbe che Afghanistan, Cecenia, Daghestan, Iraq, Libia e altre parti del mondo, non abbiano veri e propri problemi interni di vario tipo. Eppure, senza gli intrighi delle  potenze occidentali e del Golfo, accanto al Pakistan con al-Qaida, i taliban e le altre forze sinistre per tutti gli anni ’80 e inizio anni ’90, non sarebbero mai esistiti, in primo luogo, o se esistessero,  sarebbero stato notevolmente minori. Tuttavia, un’enorme finanziamento è stato fornito ai vari movimenti islamisti in questo periodo. L’altra componente fondamentale è l’enorme spesa per diffondere il salafismo e altre ideologie islamiste. Il conflitto in Iraq che rovesciò Saddam Hussein ha creato un vuoto tragicamente riempito da jihadisti internazionali, forze settarie e vari affiliati di al-Qaida. In Libia, le grandi potenze della NATO e del Golfo hanno collaborato con vari gruppi jihadisti e diverse milizie. Una volta che Gheddafi è stato massacrato, un altro vuoto è apparso destabilizzando il Mali. Inoltre, la Libia è divenuta un potente elemento nella destabilizzazione della Siria, esportando materiale militare e jihadisti dal Nord Africa, collegando gli agenti segreti di varie nazioni direttamente ai sinistri intrighi della NATO in Turchia. Pertanto, proprio come in Afghanistan negli anni ’80 e i recenti eventi in Iraq, Libia e Siria,è evidente che gli intrighi del Golfo ed occidentali supportano enormemente i vari affiliati di al-Qaida e i gruppi islamisti. Allo stesso modo, l’indottrinamento salafita e le versioni militanti dell’Islam della regione del Golfo, iniziano ad usurpare il tradizionale Islam sunnita, diffondendo un messaggio alieno basato sui petrodollari del Golfo.
In un altro articolo su Caucaso e Siria è stato affermato “Gli intrighi collettivi di USA, Francia, Georgia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito verso la Siria, e le rispettive politiche verso il Caucaso del Nord, dovrebbero allarmare la Federazione russa perché gli stessi intrighi puntano su Mosca. Kadyrov ha affermato che le agenzie segrete sono attivamente coinvolte nel reclutamento di terroristi e mercenari nel Caucaso. Pertanto, la crescente influenza di questo gruppo rende credibile la potente forza estera cui chiaramente Georgia e Turchia forniscono il terreno geopolitico naturale per collegare Federazione russa e Siria“. Inoltre, Modern Tokyo Times ha dichiarato la necessità che la Federazione russa agisca in Siria poiché, come ha detto Umarov, i jihadisti hanno “ricevuto i migliori tra i migliori dei mujahidin.” Chiaramente, molti di questi islamisti reintegrantisi nel Caucaso sono andati in Siria per addestrarsi e soddisfare la loro sete di sangue settaria. Pertanto, Modern Tokyo Times ha commentato: “La crescente minaccia degli islamisti di Cecenia e  Caucaso e il ruolo del salafismo in Siria dovrebbero portare la Federazione russa ad agire. Cioé inviare agenti segreti per eliminare i leader dei terroristi islamisti, collaborare con le forze armate siriane, fornire ulteriore intelligence al governo della Siria, aumentare l’equipaggiamento militare più sofisticato ed adatto alla natura del conflitto, e fornire maggiore assistenza economica. Inoltre, i leader politici di Mosca devono sollevare la questione seriamente con la Turchia, perché chiaramente tale nazione è un’importante ratlines terroristica e militare antisiriana. Allo stesso modo, i petrodollari del Golfo diffondono la pericolosa ideologia salafita e tale fatto deve essere sollevato“.
Agenzie come CIA, MI6 e ISI sono coinvolte nel finanziamento di jihadisti islamisti dagli anni ’80 e primi anni ’90, al fine di rovesciare il governo dell’Afghanistan. Il caos che copre Libia e Mali, e la creazione di potenti moti in Tunisia, sono causati dagli intrighi delle potenze occidentali e del  Golfo. Naturalmente, realtà interne già esistevano nel Caucaso, proprio come esistevano nell’Iraq di Saddam Hussein. Eppure, una volta avutasi l’ingerenza, proprio come in Siria, ulteriori convulsioni impreviste o non intenzionali esplodono per via dei vuoti creati dalle potenze occidentali, del Golfo e dalla Turchia. In entrambi i casi, Umarov chiarisce che il movimento jihadista nel Caucaso è ora “rifornito.” Questo rifornimento è dovuto all’intromissione estera in Siria, ai petrodollari del Golfo e agli intrighi dei servizi segreti che ne sfruttano il caos. Di conseguenza, le élite di Mosca devono prendere misure difensive al fine di preservare la stabilità regionale e proteggere gli Stati-nazione. Dopo tutto, gli intrighi occidentali e del Golfo creano Stati falliti, e ciò è visibile in Afghanistan, Iraq e Libia. Le stesse forze sono intente a creare lo Stato fallito di Siria tramite diverse e differenti ambizioni geopolitiche, e tale politica mette in pericolo la Federazione Russa. Ovviamente, prima dell’intromissione estera in Siria, è chiaro che l’Iraq e la regione del Caucaso nella Federazione russa erano già colpite dal terrorismo. Tuttavia, il conflitto in Cecenia e in Iraq furono contenuti nonostante i contraccolpi che causarono in Daghestan e in altre parti del Caucaso, in relazione alla Cecenia. Tuttavia, l’ingerenza esterna in Siria e quindi la crisi in Iraq, ancora una volta diffondono ulteriore settarismo. Inoltre, gli affiliati di al-Qaida vengono rafforzati dagli intrighi in Siria delle potenze del Golfo e occidentali. Allo stesso modo, Umarov e gli islamisti si avvantaggiano della nuova ondata jihadista nella Federazione russa e nell’Asia centrale, grazie alla destabilizzazione della Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca contro Washington: Obama “perde la battaglia per distruggere la Siria”

Margaret Kimberley, Global Research, 13 settembre 2013

La Russia sostiene la pace nella crisi siriana. “E’ la sua insistenza nel difendere la Siria, che ha allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che così  testardamente voleva.” I contrasti sono impressionanti. “Vladimir Putin cerca di fermare una grande guerra, ma il Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una.” “Anche se un processo diplomatico avrà inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambio di regime.”

1235511Gli Stati Uniti sono chiaramente i perdenti nella battaglia per distruggere il governo siriano. Nelle ultime due settimane il presidente e il segretario di Stato hanno pubblicamente dichiarato che l’attacco militare contro la Siria era imminente. Hanno continuamente rullato i tamburi dichiarando  che il governo siriano ha commesso atrocità contro i civili e cercato di strappare il supporto all’azione militare sia al Congresso statunitense che in tutto il mondo. Ora il presidente ha annunciato che differirà il voto del Congresso e l’invio di John Kerry in Russia per parlare con i russi, che così astutamente li hanno fermati nella loro azione. La parte del supporto della loro equazione, non ha funzionato nel modo previsto. In primo luogo il parlamento inglese s’è rifiutato di prendere parte al piano. I fantasmi di Tony Blair e George W. Bush dovevano ancora essere esorcizzati e i rappresentanti dell’opinione pubblica inglese non erano disposti a dare, a un altro presidente statunitense, carta bianca per arruolarli in un’azione criminale. I sentimenti del popolo statunitense vanno dallo scetticismo all’ostilità verso l’idea di un’altra azione militare. Le sue ragioni non possono avere la purezza dell’opposizione all’aggressione e alle nozioni di supremazia statunitense, ma come il presidente e il segretario di Stato hanno ripetuto fino alla nausea, la gente è stanca della guerra e non si vergogna di dire ai suoi rappresentanti cosa ne pensa.
Fortunatamente per tutti, sul pianeta terra ci sono nazioni disposte e in grado di resistere all’impero statunitense. L’esercito del Presidente Assad è stato in grado di resistere all’assalto delle monarchie del Golfo e degli statunitensi, motivo per cui il presidente siriano viene ora accusato di effettuare attacchi con armi chimiche. L’umanità ha anche la fortuna che Assad sia un alleato affidabile della Federazione russa, che ha usato la sua abilità diplomatica e la stupidità statunitense, per spingere l’amministrazione USA a fare marcia indietro rispetto al suo piano di uccidere altri siriani.

“La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentiscono furiosamente il commento di Kerry”
La prova delle rozze dichiarazioni e di mancanza di supporto è arrivata subito, nel processo propagandistico. Il presidente e il segretario di Stato nel loro primo appello, sostennero che non ci sarebbero stati “stivali sul terreno”. La frase terribilmente orwelliana è stata pensata per coprirsi dalle critiche e per imbarcare i congressisti esitanti. Ma quando è stato interrogato ad una audizione al Senato, Kerry s’è scoperto. “Io non voglio adottare un’opzione che potrebbe, o non potrebbe, essere a disposizione del presidente degli Stati Uniti nel proteggere il nostro Paese.” Le cosiddette gaffes erano continue. Quando un giornalista gli ha chiesto se gli Stati Uniti avrebbero abbandonato l’attacco se Assad avesse consegnato le armi, Kerry inizialmente aveva detto che sarebbe stato accettabile. “Certo, se potesse consegnare ogni singola sua arma chimica alla comunità internazionale, la prossima settimana, il piano sarebbe rientrato. Tutto questo, senza indugio e permettendo una piena e totale contabilità di esso, ma non è in procinto di farlo, e non può essere fatto, ovviamente.
La Casa Bianca e il dipartimento di Stato smentirono furiosamente il commento di Kerry. La sua portavoce disse che il segretario “non stava facendo una proposta.” I malfattori si erano dimostrati gli aggressori che sono. Hanno ammesso davanti la comunità mondiale che il motivo ultimo per scatenare la guerra è una farsa e che non c’è nulla che Assad possa fare per far chiamare i mastini della guerra. Anche se un processo diplomatico ha inizio, gli Stati Uniti e le altre nazioni della NATO proveranno qualcos’altro per realizzare il cambiamento di regime che affermano di non volere in Siria. Assad lo sa meglio di chiunque altro. Ha visto che Saddam Hussein e Muammar Gheddafi abbandonarono gli sforzi per essere una potenza nucleare, solo per essere eliminati quando gli Stati Uniti decisero che era tempo di sbarazzarsene. I russi non sono stupidi ed è grazie alla loro insistenza nel difendere la Siria, che hanno allontanato il mondo dal baratro e costretto il presidente a rinviare il voto del Congresso che con tanta insistenza voleva.

“Vi sono gravi crepe nel sostegno necessario al presidente per liberarsi di Assad”
Le teste parlanti dei network statunitensi hanno cercato di fare buon viso alle osservazioni del presidente, facendo affermazioni prive di senso secondo cui il presidente ha ottenuto quello che voleva da sempre, quando in realtà voleva che gli consegnassero la testa di Assad. Privo del sostegno del parlamento britannico, un’opinione pubblica statunitense scettica e una Russia intransigente hanno costretto il presidente a indietreggiare dalle sue dichiarazioni e a continuare a discutere. La Casa Bianca non inganna nessuno che conta. Nonostante l’affermazione di sapere ciò che Assad ha fatto, ha respinto la richiesta dell’Associated Press di vedere le prove dell’intelligence, dicendo che erano così lampanti. La continua dimostrazione di quello che sarebbe uno spettacolo accettabile, sottolineava le gravi crepe nel supporto necessario al presidente per perseguire lo scopo di liberarsi di Assad.
Assad vive un altro giorno, ma il nostro governo cerca disperatamente di perseguire la guerra. Le nozioni di bene e male devono essere dimenticate, se il mondo vuole essere libero dall’aggressione statunitense. L’ex alto ufficiale del KGB Vladimir Putin, cerca di fermare una grande guerra, ma il Premio Nobel per la Pace Barack Obama cerca di avviarne una. I presumibilmente cattivi russi si sono offerti di far dismettere le armi chimiche siriane, ma i virtuosi statunitensi hanno inizialmente risposto di no all’offerta. Le ironie abbondano. Un luogo comune tra i politici statunitensi è che la Russia “infila il suo dito nell’occhio dell’America.” Questo è vero e dovrebbero esserne grati. Dobbiamo essere grati alla nostra opposizione interna, ma anche ai popoli che vivono fuori dal nostro Paese e che si oppongono al bullo qual è lo zio Sam. La vista di un presidente statunitense che va in televisione e annuncia che non ci sarà una guerra, è un evento singolare. Non è ciò che il nostro sistema chiede, ma noi tutti viviamo per vedere un altro giorno.

Margaret Kimberley interviene settimanalmente su BAR, ed è ampiamente ripresa altrove. Gestisce un blog frequentemente aggiornato.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele: il pezzo mancante del puzzle siriano

Adrian Salbuchi, RussiaToday, 2 settembre 2013 – CounterPsyops

Finiscila di lamentarti,

Finiscila di lamentarti, mi avrebbero dato il Nobel per la Pace se non sapessi quel che faccio?

Mentre il mondo trattiene il fiato, chiedendosi quando gli Stati Uniti e i loro alleati attaccheranno la Siria, i governi occidentali e i suoi ben oliati media mainstream sembrano ignorare un giocatore chiave rimasto stranamente silenzioso durante la crisi: Israele. Oggi, il potere degli Stati Uniti si basa pesantemente sul loro terrificante potere militare, il loro complesso industriale-finanziario e la loro influenza globale mediatica. Ma è un potere in rapida erosione, perché nell’era di internet il potere si basa sempre più su prestigio, credibilità e fiducia, settori in cui gli Stati Uniti sono a pezzi.
L’interventismo degli Stati Uniti è diventato fin troppo palese negli ultimi 20 anni. La guerra nei Balcani, alla fine degli anni ’90, con il bombardamento di Belgrado, ha allarmato soprattutto i Paesi non alleati, perché insieme alla guerra di Bush padre del 1991, è diventato chiaro che l’egemonia  globale statunitense s’imponeva sul mondo intero, in particolare dopo l’uscita di scena dell’ex Unione Sovietica. Ma ciò che ha fatto lampeggiare subito l’allarme fu l’Iraq. Le false accuse di baby Bush sulle “armi di distruzione di massa”, come scuse per aggredire un intero Paese solo per poter “stanare” il suo scomodo ex-socio Saddam Hussein, erano palesemente oscene e dimostravano a molti che la potenza egemone globale statunitense era ufficialmente fuori controllo. Allora, gli USA avevano ancora la scusa degli orrendi attacchi dell’11/9 a New York e a Washington per giustificare il loro massiccio bellicismo. Ma la credibilità statunitense ebbe un forte calo quando George W. stesso ammise che: A) non vi era alcun legame tra il brutto e cattivo Saddam e Osama, il  presumibilmente responsabile del 11/9 (ahimè non lo sapremo mai, perché Obama ha gettato in mare Osama…) e B) sicuramente, certamente ed inequivocabilmente non c’erano armi di distruzione di massa in Iraq… si aggiunga che aumentano le prove che l’11/9 possa essere stata una false flag…  Quindi, gli USA hanno dovuto pianificare una nuova guerra, o meglio, un nuovo sistema per creare una guerra contro i suoi bersagli scelti, gli “Stati canaglia”. Bastava andare in TV e accusare questo o quel Paese di essere un “pericolo per la pace mondiale”, o che “non ha il tipo di democrazia che vogliamo vedere”, come Hillary Clinton disse durante la sua visita in Egitto lo scorso anno… No.
Qualcosa di nuovo doveva essere inventato: “La primavera araba”, nome in codice per istigare, innescare e pianificare la guerra civile nei Paesi oggetto, che poteva poi essere trasformata, se necessario, in una vera e propria guerra sociale, e se la leadership persisteva non cogliendo il messaggio e restando aggrappata al potere, allora Stati Uniti, Regno Unito, Israele e altre agenzie d’intelligence aumentavano il danno nazionale pianificando una vera e propria guerra civile, come in Libia, Siria, Egitto, Afghanistan, Iraq…
Per pianificare guerre in tutto il Medio Oriente, è fondamentalmente necessario:
A) identificare i “combattenti per la libertà”, per lo più criminali, terroristi, guerriglieri, soldati di ventura e un vasto assortimento di mercenari violenti;
B) armarli con armi letali sofisticate (ma non troppo), finanziarli per assicurarsi che facciano quello che vogliono nel Paese preso a bersaglio, e
C) scatenarli sulle città di Egitto, Libia, Siria e altrove, proprio come hanno fatto (e ancora fanno) in Iraq.
E se tutto questo non funziona, basta ordinare a diverse squadriglie di caccia della NATO di bombardare il luogo maledetto, facendolo in mille pezzi e fornendo intelligence satellitare ai “combattenti per la libertà” locali, in modo che possano eseguire operazioni hollywoodiane, come ad esempio l’assassinio in diretta TV di Muammar Gheddafi e della sua famiglia, accompagnati da una Hillary Clinton che ridacchia sulla CBS TV. Ma il caso della Siria è diverso. Gli USA non potranno più gettare fumo negli occhi del Mondo. Settori crescenti della comunità internazionale capiscono che quelle bande di assassini violenti, stupratori e criminali, i freedom fighters siriani, sono stati armati, addestrati, finanziati e mediaticamente supportati al massimo dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Il reparto trucchi sporchi degli USA esplode entusiasta da quando cerca di attribuire i recenti attacchi chimici al governo di Bashar al-Assad, ma tutto ciò ottiene scarsissima credibilità. Il buon senso impone che sarebbe un suicidio, per il Presidente Bashar Assad, uccidere i civili, tra cui  bambini, in un quartiere di Damasco, quando i suoi veri nemici sono i terroristi filo-occidentali e i delinquenti che cercano di occupare il Paese. Perché Assad darebbe ai suoi nemici la “scusa perfetta” per un attacco contro la Siria? Il buon senso ci dice che Assad sicuramente dice la verità quando accusa quegli stessi terroristi dell’attacco “false flag”, per portare la NATO dalla loro parte, con i suoi jet, bombe a grappolo e napalm. Ogni volta che sentiamo parlare di questi terribili attacchi terroristici, dobbiamo capire due questioni fondamentali: 1) chi beneficia di tali attacchi, e 2) seguire la pista dei soldi…
Oggi, la credibilità degli USA, la loro fiducia e il loro prestigio sono caduti così in basso che perfino il Parlamento inglese ha sconfessato qualsiasi intervento armato da parte del Regno Unito, almeno fino a quando l’ONU o qualche entità indipendente e veramente affidabile, sfornerà prove inconfutabili su chi ha perpetrato le odiose atrocità chimiche in Siria della settimana scorsa. Così, David Cameron non può che agire in “modalità barboncino” di Obama, come il suo predecessore Tony Blair obbediva a George W., per l’Iraq, dieci anni fa. Ma diamo un’occhiata a tre fattori che mancano all’analisi sulla crisi siriana:

1) Israele
Dalle due guerre del Golfo, gli USA hanno combattuto guerre per conto degli israeliani. Nel caso dell’invasione del 2003 e della distruzione dell’Iraq, ciò era così evidente che gli stessi neocon nel 1996-97 pianificarono la guerra contro l’Iraq, secondo il loro think-tank “Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC)”, Paul Wolfowitz, Richard Perle, Dick Cheney, Condoleezza Rice, Bush, Douglas Feith, David Wormser e altri, che avrebbero poi eseguito con la guerra del 2003, da alti funzionari del regime di George W. Bush. La ragione principale: Saddam Hussein era allora la più grande minaccia al “favorito alleato democratico”, Israele. Molti di quei neocon, Douglas Feith, David Wormser, Richard Perle e altri bushiti, si erano già spinti, nel 1996, a preparare un rapporto strategico per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, chiamato “A Clean Break: Una nuova strategia per la protezione del reame” che, ancora una volta, indicava l’Iraq quale nemico fondamentale di Israele in quel momento. Così, la guerra in Iraq fu in gran parte una guerra per procura che avvantaggiò solo Israele, divenendo un’afflizione enorme per gli USA, che vi perse migliaia di loro figli. Come l’ex primo ministro della Malesia, Mahathir bin Mohammed, una volta  sottolineò: “Gli ebrei governano il mondo per procura. Mandano gli altri a combattere e a morire per loro.”

2) Israele
Il ruolo eccessivo e travolgente che il sionismo gioca nella politica, nella finanza, nelle università, nei media statunitensi, tra cui l”industria dell’intrattenimento” di Hollywood, e nella politica estera statunitense, è del tutto provato. La questione fondamentale oggi è al centro di un dibattito sempre più ampio nell’intellighenzia statunitense, ovviamente taciuto sui media mainstream. Una delle sue pietre miliari la posero due prestigiosi accademici statunitensi, Stephen Walt, ex-preside della John F. Kennedy School of Government della Harvard University, e il suo collega John Mearsheimer, professore di Scienze Politiche presso l’Università di Chicago, che pubblicarono un libro rivoluzionario: “La lobby israeliana e la politica estera degli Stati Uniti”, nel 2007. In esso, mostrano in maniera molto convincente e ben documentata la lunga portata e la potente influenza che la lobby “Israele prima di tutto” esercita sui media, le banche, il Congresso, il dipartimento di Stato e il Pentagono statunitensi, per cui è sistematicamente in grado di far pendere la bilancia a favore d’Israele, non importa quale ne sia il costo. Non importa se sia giusto o sbagliato. E il costo per gli USA è stato estremamente caro per il loro interesse nazionale. Qui si trova una delle radici della grande mancanza di rispetto, diffidenza e persino di odio che crescenti settori dell’opinione pubblica mondiale sentono verso gli Stati Uniti ed i loro alleati chiave.

3) Israele
Il problema del presidente Barack Obama in questo momento, è che la struttura militare statunitense è ben consapevole della posta in gioco in un qualsiasi “attacco preventivo” contro la Siria e, molto più importante, contro l’Iran. L’intervento contro uno o entrambi i Paesi, senza dubbio, porterà a una grande guerra in Medio Oriente. Guardate la mappa: la Siria e l’Iran si trovano esattamente all’interno della vitale sfera d’interesse geopolitico della Russia, che è già sotto una pesante invasione occidentale. Leggete le labbra, la Russia dice: “Non un passo avanti!” Gli USA farebbero bene a pensarci due o tre volte prima di fare qualcosa di avventato… Ma ecco il problema: da quando Israele è stato cacciato dal sud del Libano, nel luglio 2006, dalle forze ben armate e addestrate (da Iran e Russia) di Hezbollah, comandata da Nasrallah, Israele si lecca le ferite e vendetta ed oscuro furore bruciano nel cuore del sionismo. Da quando Bibi Netanyahu è tornato al potere, nel 2011, Israele è in modalità da guerra preventiva, utilizzando l’inesistente programma nucleare iraniano come pretesto. Per questo, negli ultimi quattro o cinque anni, Israele ha minacciato l’Iran di un attacco militare quasi ogni giorno, con Washington, Londra e Parigi nervosamente obbligati…
L’esercito statunitense, però, è dolorosamente consapevole che c’è una parte di verità nelle parole dell’ex Primo ministro Mahathir. Non vuole combattere un’altra guerra israeliana, questa volta in Iran. Così, frena riflettendo la crescente “cautela” di Obama riguardo l’Iran, arrivando al punto d’inviare i suoi vertici militari in Israele a calmare Netanyahu, cercando di assicurarsi che Israele non lanci un “attacco preventivo” unilaterale contro l’Iran, che trascinerebbe gli Stati Uniti in un enorme conflitto in Medio Oriente, i cui risultati sarebbero tutt’altro che chiari. In realtà, una sconfitta di USA-UK in Medio Oriente potrebbe benissimo significare l’inizio della fine degli USA come superpotenza globale. Russia (e Cina) si oppongono con forza sul Medio Oriente… Non tentennano… La strategia militare degli Stati Uniti dice che se la Casa Bianca deve attaccare l’Iran,  deve prima eliminare la Siria. Almeno questo sembra essere la promessa degli USA per tenere a bada i cani della guerra di Netanyahu. Ma le settimane sono diventate mesi, i mesi anni e i sionisti in Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altrove sono sempre terribilmente impazienti. Vogliono che il loro D-Day sia adesso! Se la strada per Teheran deve passare per Damasco, allora gli USA colpiscano Damasco ora!
Per tre anni gli Stati Uniti hanno pianificato la guerra civile della “primavera araba” in Siria, ma Bashar Assad è ancora lì. E la Russia è con lui. Un voto unanime del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro la Siria non è più un’opzione. Il Parlamento della Gran Bretagna ha appena detto di no a David Cameron, e il sostegno del presidente francese Hollande agli Stati Uniti manca di peso: purtroppo per i francesi, sono passati decenni da quando la Francia poteva decidere il risultato di una guerra, ovunque… Ora, molti nel Congresso degli Stati Uniti mugugnano…
Quindi, signor “CEO” degli Stati Uniti d’America Barack Obama: tocca a voi ora! Quindi, o attacchi la Siria oggi, adesso, avendo il plauso unanime dei sionisti d’Israele, del Congresso, delle banche e dei mercati globali, dei media mainstream di tutto il mondo, o desisti e il vostro prestigio, “signor Presidente”, finisce nello sciacquone. Sarà il vostro un bluff. E un presidente che bluffa non è un presidente per nulla. Putin lo sa fin troppo bene, ed è per questo che mantiene una potente flotta russa ad incrociare nelle acque del Mediterraneo al largo delle coste della Siria…
Ancora una volta, vergognatevi USA! Siete finiti in un altro bel pasticcio del cavallo di Troia israeliano…!

Adrian Salbuchi è un analista politico, autore, speaker e commentatore radio/TV in Argentina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CNN fabbrica le notizie sulla Siria

Anderson Cooper della CNN è stato scoperto fabbricare false notizie sulla Siria per giustificare l’intervento militare
JG Vibes, Intellihub, 30 agosto 2013

Roadside_mural_of_Bashar_al_Assad_along_the_Damascus-Aleppo_highwayIl principale “testimone” che i media mainstream usano come fonte sulla Siria è stato colto a fabbricare notizie false. I recenti video dimostrano che “Danny il siriano”, il presunto attivista che accattona l’intervento militare sulla CNN, è in realtà solo un attore e un bugiardo a pagamento. Mentre Assad è sicuramente un capo di Stato tirannico, l’invasione statunitense del Paese è lo scenario peggiore per il suo popolo. Facendo notare che i media mainstream orchestrano la loro copertura di questi eventi, non neghiamo che ci siano stragi e violenze in Siria in questo momento. Tuttavia, dimostriamo che la versione corrente dei media principali sugli eventi, viene scritta e inscenata in modo propagandistico. Il video seguente mostra le contraddizioni durante la trasmissione, dove si chiede ai membri della troupe di “tenere pronti i suoni della sparatoria”, per la videoconferenza con Anderson Cooper, sulla CNN.

“Danny il siriano” è anche apparso in numerosi altri notiziari, e ogni volta il suo racconto su eventi specifici cambiava. Non è la prima volta che i media mainstream vengono smascherati fare propaganda, succede sempre, soprattutto in tempo di guerra. Alcune delle più esaltate notizie sulla guerra del nostro periodo, non sono effettivamente reali, ma semplicemente delle acrobazie da relazioni pubbliche, progettate nelle operazioni di guerra psicologica. Nessuno negli USA può dimenticare l’immagine della statua di Saddam Hussein abbattuta e coperta con una bandiera statunitense, eppure pochi si rendono conto che si tratta di una bufala, una messa in scena nell’operazione psicologica coordinata tra i militari e i media. Nel luglio del 2004 il giornalista Jon Elmer pubblicò uno studio dell’esercito sulla guerra, che mostrava che questa scena della statua era stata infatti totalmente fabbricata. Nell’articolo, Elmer scrive “l’infame abbattimento della statua di Saddam Hussein sulla Firdos Square, nel centro di Baghdad, il 9 aprile 2003, fu una montatura gestita dalle truppe statunitensi e non la reazione spontanea degli iracheni. Secondo lo studio, un colonnello dei marine decise di abbattere la statua, e un’unità per operazioni psicologiche dell’esercito trasformò l’evento in propaganda… I marines portarono dei bambini iracheni a tifare, al fine di rendere la scena autentica, dice lo studio. Le accuse secondo cui l’evento era stato organizzato vennero avanzate nell’aprile dello scorso anno, per lo più da oppositori della guerra, ma furono ignorate o ridicolizzate dal governo degli USA e dai media più visibili.“[1]
La bufala della statua è solo un esempio della lunga serie di menzogne e di operazioni psicologiche che riguardano le diverse guerre in Iraq. All’inizio dell’operazione Desert Storm, nel 1990, la società di pubbliche relazioni Hill and Knowlton spese milioni di dollari per conto del governo, fabbricando notizie che avrebbero venduto la guerra al pubblico statunitense. Uno degli scherzi più commoventi generati da questa spinta alla guerra, fu la testimonianza di una 15enne kuwaitiana, conosciuta solo con il suo nome di battesimo, Nayirah. In una testimonianza videoregistrata, poi diffusa sui media, disse “mi sono offerta volontaria all’ospedale al-Addan, Mentre ero lì, ho visto i soldati iracheni arrivare armati e recarsi nella stanza dove… dei bambini erano nelle incubatrici. Presero i neonati dalle incubatrici, si presero le incubatrici e lasciarono i bambini sul pavimento a morire dal freddo.”

Orribile eh? Beh, per fortuna non è mai successo, anche questa fu una notizia fabbricata volta a disumanizzare il popolo iracheno. Il tutto venne svelato quando i giornalisti scoprirono che la testimone Nayirah era in realtà la figlia dell’ambasciatore (kuwaitiano) negli USA, blandita dagli specialisti delle operazioni psicologiche militari. Se il governo e i media cooperano nell’ingannare il pubblico statunitense durante i periodi di guerra, allora non ci dovrebbe essere alcun dubbio, nella vostra mente, che le stesse tecniche siano utilizzate durante i periodi di pace, e soprattutto nelle elezioni.
La seguente clip è un’altra classica notizia inscenata e trasmessa dalla CNN:

Fonte:
[1] Un rapporto dell’esercito conferma che la scena della statua di Saddam abbattuta era una Psy-op. The New Standard

JG Vibes è un giornalista investigativo, autore di Intellihub.com ed editore. È anche l’autore dell’e-book “Alchimia del Rinascimento moderno”, artista e proprietario di un’etichetta discografica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Déjà vu e armi chimiche siriane

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26.08.2013

1003015Il capo consigliere politico del presidente George W. Bush, Karl Rove, una volta disse tristemente degli Stati Uniti sotto Bush, “Siamo un impero, e quando agiamo, creiamo la nostra realtà”. E la realtà creata da Rove, Bush, dal vicepresidente Dick Cheney e altri falchi convinse il mondo, a torto, che Saddam Hussein in Iraq possedesse armi di distruzione di massa, che gli agenti di Saddam cercassero l’ossido d’uranio in Africa e che l’esercito di Saddam possedesse laboratori mobili per armi biologiche in grado di rilasciare l’antrace. In effetti, l’Iraq non aveva tali armi, non vi era alcuna prova che l’Iraq cercasse di procurarsi l’uranio dal Niger o da qualsiasi altro Paese africano, e che le informazioni sui laboratori mobili per armi biologiche erano disinformazione fornita da un professionista della truffa iracheno, che la CIA chiamava ‘Cacciaballe’. Il Primo ministro britannico Tony Blair sostenne con entusiasmo lo stratagemma statunitense sull’Iraq. Alla fine, le informazioni false furono usate per giustificare un’invasione mortale e la costosa occupazione dell’Iraq da parte delle nazioni occidentali, soprattutto di Stati Uniti e Gran Bretagna.
Ora, un decennio più tardi, l’amministrazione Obama rispolvera i trucchi dell’amministrazione Bush e li utilizza contro il governo di Bashar al-Assad di Siria… L’amministrazione Obama ha già mostrato i suoi tratti neo-conservatori quando giustificò l’intervento della NATO e del Golfo Persico nella ribellione libica contro Muammar Gheddafi, presentandolo come sua ‘responsabilità di proteggere’ i civili attaccati dalle forze di Gheddafi. I media occidentali parlavano di civili libici attaccati senza pietà dalle truppe di Gheddafi, proprio come pubblicizzano la ‘brutalità’ delle forze di Assad contro i civili siriani. Né nel caso libico né nel caso siriano, i media occidentali, salvo un paio di esempi isolati, hanno mai riferito dei crimini contro l’umanità commessi dai ribelli islamisti  sunniti libici e siriani. Casi documentati di genocidio dei lavoratori immigrati africani neri in Libia non sono mai stati riferiti, proprio come gli attuali casi di assassini arbitrari di sciiti, alawiti, cristiani e curdi siriani commessi dagli islamisti radicali, tra cui i ribelli legati ad al-Qaida. Invece di relazionare sui massacri di civili siriani, di cittadini iraniani e preti cristiani stranieri da parte dei ribelli siriani, i media occidentali promuovono la storia non verificata del governo siriano che effettua un attacco chimico contro ‘migliaia’ di civili nel sobborgo di Ghuta, presso Damasco. Medici Senza Frontiere riduce il numero dei civili morti da ‘sintomi neurotossici’ a 355.
Uno dei principali affabulatori dell’occidente, il ministro degli Esteri inglese William Hague, che mentì sulla presenza di Gheddafi in Venezuela dopo che i ribelli islamici avevano preso il potere in Libia, ha dichiarato autentico il video dei civili siriani morti durante un attacco chimico del governo, che i ribelli siriani hanno diffuso. Dopo che delle domande sono state sollevate sulla veridicità del video dei ribelli siriani, quale ‘prova’ di un attacco con gas nervino contro i civili di Ghuta, Hague ha fatto marcia indietro sostenendo che il governo siriano ha distrutto le prove dell’attacco. Le forze siriane avevano scoperto attrezzature e forniture per armi chimiche in un tunnel nel sobborgo di Jubar, a Damasco, utilizzato dalle forze ribelli. La televisione di Stato siriana ha riferito che i soldati siriani che scoprirono il nascondiglio delle armi chimiche, iniziarono a soffocare. L’amministrazione Obama ha cinicamente dichiarato che era troppo tardi per il governo siriano invitare gli ispettori dell’ONU nei sobborghi di Damasco, dove sarebbero state utilizzate armi chimiche. Un déjà vu. Tutte le suppliche di Saddam Hussein verso gli Stati Uniti, secondo cui i suoi depositi di armi erano pienamente accessibili alle Nazioni Unite, vennero anch’esse definite  troppo poco e troppo tardi. Nulla che Saddam potesse fare nel 2003 o Assad possa fare nel 2013, potrebbe dissuadere gli Stati Uniti ed i loro alleati dal lanciare un attacco contro un Paese arabo.
Gli ultimi preparativi di Obama per la guerra contro la Siria, utilizzando un dubbio rapporto dei ribelli siriani sull’attraversamento della ‘linea rossa’ dell’uso di armi chimiche nella guerra civile siriana, hanno origine nelle prime fasi della amministrazione Bush. L’ex comandante della NATO, generale Wesley Clark, avrebbe detto che nelle settimane successive l’attacco dell’11/9, gli fu detto da un generale degli Stati Maggiori Riuniti del Pentagono che gli Stati Uniti si preparavano ad attaccare sette Paesi in cinque anni. Il generale citò a Clark un memorandum classificato, che descriveva “come attaccheremo sette Paesi in cinque anni, partendo dall’Iraq, quindi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e infine Iran”. Anche se sono passati ormai dodici anni, la Siria, il Libano e l’Iran sono gli unici Paesi rimasti nella lista degli obiettivi che non sono stati completamente colpiti dagli Stati Uniti. Nel gennaio 2013, un hacker ottenne l’email della società di sicurezza privata inglese Britam Defense di Londra, che si riferiva ad un piano false flag per un attacco con armi chimiche da effettuare in Siria con finanziamenti del Qatar. L’attacco sarebbe stato attribuito ad Assad usando personale ucraino russofono per un video, che sarebbe stato poi diffuso per dimostrare la collusione russa con le forze di Assad. L’e-mail di David Goulding della Britam all’impresa di Philip Dougherty, diceva:
Phil
Abbiamo una nuova offerta. Si tratta della Siria di nuovo. Il Qatar propone un affare attraente e giuro che l’idea è approvata da Washington. Dovremo portare una CW [arma chimica] a Homs, un proiettile di origine sovietica dalla Libia, simile a quelli che Assad dovrebbe avere. Vogliono che  vi schieriamo il nostro personale ucraino che dovrebbe parlare russo e farci un video.
Francamente, non credo che sia una buona idea, ma gli importi proposti sono enormi. La tua opinione?
Cordiali saluti,
David
Circa otto mesi prima che i ribelli siriani diffondessero il video che mostra i civili morti a Ghuta, vi sono prove che l’amministrazione Obama, che collabora con il Qatar e l’azienda militare privata inglese, previde di utilizzare un’arma chimica a Homs e farne un video che mostrasse il coinvolgimento di personale russofono. In termini semplici, Washington, Doha e Londra progettavano un attacco terroristico ‘falsa bandiera’, con armi chimiche ad Homs, accusando le forze di Assad di attraversare la ‘linea rossa’ usando armi chimiche contro i civili. È esattamente il modello utilizzato a Ghuta. L’intelligence occidentale per molto tempo ha suggerito che al-Qaida stava cercando di procurarsi armi di distruzione di massa, comprese armi chimiche. Durante l’occupazione statunitense dell’Iraq, unità di al-Qaida usarono gas cloridrico sui civili. Nel giugno di quest’anno, al-Qaida è stata scoperta dalle autorità irachene produrre gas mostarda e altre armi chimiche, compreso il gas sarin, in due stabilimenti a Baghdad. Le armi sarebbero state usate fuori dall’Iraq. Nel frattempo, i media turchi riferirono che gli affiliati di al-Qaida in Siria del fronte al-Nusra, fossero in possesso di gas sarin per condurre attacchi in Siria e Turchia. A marzo, al-Nusra ha utilizzato gas cloridrico in un attacco contro la popolazione civile in Siria. Al-Qaida ha ottenuto le armi di distruzione di massa, e il loro uso in Siria è tollerato da Barack Obama, dal Primo ministro britannico David Cameron e dal suo portavoce in politica estera Hague, dai quartieri generali dei ribelli siriani di Istanbul, Qatar, Arabia Saudita e Israele.
Dopo che la dubbia relazione sull’utilizzo da parte del governo siriano di armi chimiche è stata pubblicizzata dai mass media occidentali, al-Nusra ha detto che si riservava il diritto di colpire i civili alawiti in Siria. Obama ed i suoi alleati inglesi sono rimasti in silenzio. Il falso attacco chimico siriano è un déjà vu anche per un altro aspetto. Ancora una volta, ritroviamo al-Qaida e i suoi ascari dalla stessa parte di Israele e dei suoi servizi segreti. Vi sono rapporti dei media occidentali secondo cui l’agenzia d’intelligence elettronica israeliana, l’Unità 8200, avrebbe intercettato le comunicazioni dei comandanti governativi siriani ordinare l’attacco con armi chimiche. Nello stesso tempo, i leader ribelli siriani in Turchia chiedevano ad Israele di fare pressione sui Paesi occidentali per attaccare militarmente il governo di Assad. Il coordinamento della propaganda tra Israele e i ribelli siriani sull’incidente di Ghuta è un ragionevole indizio sull’ampia cooperazione globale tra wahhabiti e sionisti in Medio Oriente, dalla Libia e dall’Egitto allo Yemen e al Libano.
La diffusione del video dei ribelli siriani sui bambini siriani morti in presunto attacco chimico del governo, è sospettosamente coincisa con il debutto di al-Jazeera America sui quattro principali sistemi televisivi via cavo degli Stati Uniti. Al-Jazeera, interamente finanziata dall’emiro del Qatar, aderente ai Fratelli musulmani e sostenitore delle forze ribelli siriane, ha somministrato al suo nuovo pubblico statunitense una diretta non-stop sull’attacco chimico, trasmettendo più volte il video dei ribelli. Non è un segreto a chi vadano le simpatie di al-Jazeera nella regione. Nel 2006, Gideon Ezra, l’ex vicecapo del servizio d’intelligence israeliano Shin Bet, sarebbe stato citato da Foreign Policy dire, “vorrei che tutti i media arabi siano come al-Jazeera”. Raramente emerge il  pieno accordo tra Israele e al-Qaida o che il coordinamento dei loro sforzi venga alla luce durante un’operazione coperta. L’ultima volta che è successo, non furono i civili siriani ad essere intrappolati nel sanguinoso vortice di un’operazione false flag congiunta wahhabita-israeliana, ma gli statunitensi al lavoro e in viaggio l’11 settembre 2001.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 282 follower