La CIA, il Qatar e la creazione di Jabhat al-Nusra

Phil Greaves, Global Research, 17 maggio 2013

556754Una recente intervista rilasciata da un ‘anonimo’ funzionario della sicurezza del Qatar, ha gettato ulteriore luce sull’invio segreto dalla CIA di armi ai militanti che combattono in Siria. In questo articolo della Reuters, il funzionario ‘anonimo’ della sicurezza e diversi comandanti ribelli confermano che il Qatar ha “strettamente coordinato i traffici di armi dirette [plurale] alla Siria“, per la presunta preoccupazione che le armi finiscano nelle mani di militanti estremisti islamici legati ad al-Qaida; gli stessi militanti, come notato in precedenza, che continuano a formare la punta di lancia della rivolta contro il governo siriano: “I combattenti ribelli in Siria dicono che negli ultimi mesi il sistema di distribuzione delle armi è diventato più centralizzato, con le armi consegnate attraverso il Comando Generale della Coalizione dell’opposizione nazionale guidata da Selim Idriss, un generale che ha disertato ed è uno dei preferiti da Washington.”
Ciò che è stato da tempo confermato dalle “fonti ufficiali” sulla stampa mainstream, è che queste spedizioni di armi sono iniziate almeno “all’inizio del 2012″. Possiamo essere sicuri, come nella maggior parte dei resoconti ufficiali, che libertà d’azione sia stata concessa con queste dichiarazioni: è assai probabile che un piccolo traffico di armi in Siria sia iniziato molto prima che le dichiarazioni di testimoni oculari, in Libia, confermassero che le spedizioni di armi dal porto di Misurata, roccaforte del Libyan Islamic Fighting Group, cominciassero subito dopo la caduta di Gheddafi. Sibel Edmonds ha anche riferito, nel novembre 2011, quindi molto prima che i grandi media lo rivelassero, che la CIA, insieme ai suoi omologhi turchi e della NATO, operava dal “centro nevralgico” congiunto statunitense-turco della base aerea di Incirlik, in Turchia, coordinando ‘ribelli’ e ‘attivisti’ già dall’aprile-maggio del 2011. Edmonds teorizza che probabilmente ciò fu una delle prime fasi in cui la CIA e i suoi partner regionali avviarono il contrabbando di armi, combattenti e materiale in Siria, mentre la rivolta prendeva piede.
Molte di queste informazioni di base, ‘fonti ufficiali’ e discrepanze sui resoconti danno l’impressione che i media non diano le informazioni quando le ricevono e che trattengano gli elementi cruciali degli eventi, adattandosi alla favola delle “forze di Assad che uccidono manifestanti pacifici“. Ciò che apprendiamo dal rapporto Reuters è che il Qatar (agendo direttamente agli ordini della CIA) ha scelto di “stringere” il coordinamento delle sue forniture di armi alla Siria, non essendoci modo coerente e strutturato di distribuire le armi, una volta raggiunto il confine con la Siria: “Il Qatar ora [maggio 2013] passa alla Coalizione aiuti umanitari e militari attraverso il comando militare,” ha detto un comandante nel nord della Siria intervistato a Beirut. Ciò pone subito la domanda: chi distribuiva le migliaia di tonnellate di armi del Qatar (su ordine della CIA) prima dell’aprile 2013? L’articolo prosegue affermando: “Prima che la coalizione fosse formata, passavano attraverso gli uffici di collegamento e altre formazioni militari e civili. Ciò all’inizio. Ora è diverso, tutto passa  attraverso la Coalizione e il comando militare”. “Vi sono molte consultazioni con la CIA, che aiuta il Qatar nell’acquisto e trasferimento delle armi in Siria, ma solo come consulente” ha detto. La CIA ha rifiutato di commentare.
Questo pezzo di disinformazione deve essere preso almeno con un pizzico di sale. Quali sono esattamente gli “uffici di collegamento, e le formazioni militari e civili?” L”opposizione’ non ha mai avuto nulla di simile a una formazione militare. Indipendentemente da ciò, questo pone diversi interrogativi e serie domande sui resoconti sul conflitto siriano. Sappiamo da tempo che il principale fornitore di armi ai ‘ribelli’ era ed è tuttora il Qatar, agendo direttamente sotto la “consulenza” della CIA. Sappiamo anche che queste spedizioni di armi furono notevoli “all’inizio del 2012″ e continuarono a crescere in quantità e frequenza. Un’inchiesta del New York Times ha confermato che è stato proprio così, riferendo che ottantacinque aerei cargo militari hanno volavato dal Qatar alla Turchia portando le armi dirette alla Siria tra gennaio 2012 e marzo 2013. (Il carico massimo di un aereo da trasporto militare medio è di circa 50-60 tonnellate.) Quali altri simili aspetti del conflitto sappiamo essere iniziati e progrediti “dall’inizio del 2012″? La dinamica più chiara e lampante verificatasi lungo questo lasso di tempo, e che ha continuato a crescere e aumentare notevolmente, sono il numero di morti che quello dei profughi all’interno della Siria. Come ampiamente indicato prima, il numero di morti in Siria è mensilmente quasi raddoppiato “dall’inizio del 2012″, e ha continuato ad aumentare rapidamente. Tutte le risorse disponibili e i dati sui morti forniti dai gruppi di opposizione o di ‘attivisti’, grosso modo lo confermano, come si può vedere in questo grafico compilato dalla Reuters:
bko-berciaauaye-largeUn altro fattore critico collega direttamente l’aumento del flusso di armi (ad opera di CIA/Qatar) all’enorme aumento del numero di morti. Cioè: il successo, la proliferazione e il rafforzamento di Jabhat al-Nusra e di simili gruppi militanti salafiti/jihadisti. Jabhat al-Nusra o, come è ormai noto, Stato Islamico d’Iraq e al-Sham (ISIS) era attivo in Siria come derivazione dal gruppo Stato islamico dell’Iraq (al-Qaida in Iraq – IQA) anni prima della rivolta siriana. In effetti, fin dalla formazione di IQA nelle regioni orientali della Siria (confinante con l’ovest iracheno e la provincia di Anbar), queste sono state un focolaio delle attività di al-Qaida subito dopo l’invasione degli Stati Uniti nel 2003. E’ fuor di dubbio che Jabhat al-Nusra e altri gruppi salafiti/jihadisti collaborazionisti, siano la forza trainante della rivolta armata. Per la maggior parte del conflitto armato, è stato Jabhat al-Nusra che ha condotto gli attacchi degli insorti alle principali installazioni militari siriane; le basi della difesa aerea e le autostrade costiere nei seri tentativi di bloccare le linee di rifornimento dell’EAS, la stragrande maggioranza degli attentati suicidi in aree civili e degli omicidi di importanti funzionari della sicurezza pubblica. Questi gruppi estremisti sono divenuti sempre più attrezzati, più organizzati, ben finanziati e, soprattutto, con i maggior successi sul terreno. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo pretendono di avere armato, addestrato e sostenuto solo i ribelli ‘controllati’ e ‘moderati’, la realtà in Siria non dimostra assolutamente alcuna coerenza con queste affermazioni.
Ora abbiamo alcune opzioni teoriche, primo: la CIA sosterrà, come l’amministrazione statunitense afferma, di aver armato e supportato solo gruppi moderati e ‘coordinati’; come abbiano fatto gli  estremisti va oltre il mandato della CIA. Scaricandone così la responsabilità solo al Qatar o ai contrabbandieri turchi che trasportano armi in Siria. Anche in questo caso, il servizio d’intelligence del Qatar può anche rivendicare una negazione plausibile, passando la patata bollente ai contrabbandieri e ai ribelli che ne controllano il traffico al confine turco. Quindi le ramificazioni di questa politica, anche se fosse vera, assolverebbe dall’incoscienza puramente distruttiva e dall’evidente rafforzamento degli estremisti che ha permesso? Un altro risultato probabile, o negazione dell’associazione con questi gruppi, sarà che l’esercito arabo siriano e il governo siriano, a causa della presunta leadership degli alawiti, avrebbero preso la decisione di instillare consapevolmente il settarismo nel conflitto, al fine di reprimere il movimento di protesta. Quando si guardano da vicino le aperture del governo siriano verso il movimento di protesta pacifica, e le concessioni del governo di Assad fatte durante le prime fasi della protesta, è ancora una volta difficile vedervi una qualsiasi realtà confermare l’intenzione di Assad di dividere la Siria e d’iniziare una guerra settaria su vasta scala. In effetti, molte concessioni sono state fatte, tra cui: massiccia liberazione di prigionieri politici; una nuova costituzione che promette pluralità politica e un massimo di mandati presidenziali, il licenziamento di diversi governatori regionali e il licenziamento completo del governo siriano. Queste concessioni non recano il segno distintivo di un leader che cerca di emarginare la maggioranza del suo Paese, dove la popolazione sunnita era, ed è, fortemente rappresentata sia nel governo che nell’esercito.
La cosa più probabile, è che la CIA, insieme ai suoi partner del Qatar, conosca bene l’ideologia di chi arma e sostiene, scegliendo di perseguire questa politica semplicemente perché la più efficace a indebolire l’esercito siriano e a dividere il pacifico e multi-etnico tessuto della società siriana. Come detto sopra, è Jabhat al-Nusra che guida la lotta in Siria e che ha colpito le basi della difesa aerea della Siria in parecchie occasioni. Quale minaccia i missili antiaerei e i radar della difesa rappresentano per i piccoli gruppi di insorti con armi leggere, è difficile capirlo, suggerendo che questi gruppi agiscano su ordini di Stati esteri, le cui intelligence li utilizzano perseguendo il risultato desiderato d’indebolire le capacità di difesa strategica della Siria. Per coloro che studiano gli incessanti tentativi di sovversione e destabilizzazione dei governi degli Stati Uniti, questa tattica di fomentare e sostenere gli estremisti islamici non sarà una sorpresa. Non è solo la capacità tattica e l’esperienza in battaglia di Jabhat al-Nusra (IQA) che l’ha spinta alla leadership, senza soldi né armi e con il solo appello psicologico per avvincere le reclute, l’esperienza non vale nulla. Questi gruppi, presumibilmente originati da “al-Qaida”, sono più un’ideologia che formazioni operative coerenti e capaci di condurre una guerra internazionale; formano le “truppe d’assalto” settarie che da tempo gli Stati Uniti e i loro alleati hanno concordato di fomentare per sostenere i loro tentativi di bloccare la “resistenza” della “mezzaluna sciita”, allevandole letteralmente in modo incontrollato. Il Qatar (su “consulenza” della CIA) ha tacitamente incoraggiato, promosso e armato quei gruppi divenuti oggi i più importanti: gli estremisti salafiti/jihadisti che abbracciano l’odio settario contro sciiti e minoranze per promuovere divisione e caos sociale. Questo presumibilmente è accaduto proprio sotto il naso della CIA, con la sua tacita “consulenza” e senza riuscire a notare questa dinamica estremista in rapida espansione? Un altro possibile vantaggio per gli Stati Uniti e i loro alleati è stato recentemente sottolineato dal commentatore politico libanese Dr. Asad Abu Khalil, che ha osservato: “elencando il fronte al-Nusrah quale organizzazione terroristica, il governo degli Stati Uniti ha sostanzialmente concesso la licenza a tutti gli altri gruppi armati siriani di commettere ogni sorta di crimini di guerra. Quindi un qualsiasi gruppo armato può farla franca con i suoi crimini di guerra se solo batte la bandiera di al-Nusrah. È tutto quello che ci vuole. Così un gruppo armato appartenente all’ombrello del libero esercito siriano, per esempio, può commettere crimini di guerra, e quindi emettere una condanna il successivo giorno. Si tratta di una licenza illimitata ai crimini di guerra.”
Una forza a tutti gli effetti e totalmente malleabile delegata ai combattimenti, che promuove la sovversione, la divisione settaria e il caos totale per raggiungere l’obiettivo desiderato dagli Stati Uniti della distruzione dello Stato siriano, ergo: la rimozione di un alleato chiave dell’Iran e della resistenza all’egemonia occidentale nel Medio Oriente. Quando l’estremismo e la brutalità diventano troppo appariscenti per consentirne l’aperto sostegno occidentale, gli Stati Uniti indicano dei “terroristi” che, con un cambio di casacca, diventano la menzogna che è l’”ELS”.

Phil Greaves è uno scrittore ed analista inglese dedito all’analisi della politica estera anglo-statunitense e dei conflitti nel medio oriente dalla seconda guerra mondiale.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La valutazione degli attacchi israeliani in Siria

Conflicts Forum – Dedefensa

E’ noto (vedasi 22 ottobre 2013), che l’istituto di ricerca Conflicts Forum di Beirut, sotto la direzione di Alastair Crooke, produca un’eccellente analisi della situazione e della crisi in Medio Oriente, attualmente concentrandosi principalmente sulla crisi siriana. L’istituto  pubblica settimanalmente un commento generale della regione. In questa edizione del 3-10 Maggio 2013, Conflicts Forum si concentra esclusivamente sulla grande storia degli attacchi israeliani alla Siria, analizzando, interpretando e cercando di capire i motivi militari e/o politici dietro queste azioni, considerandone le conseguenze, ecc. Commento illuminante.

529056Conflicts Forum: Commento settimanale (3-10 maggio)
• L’obiettivo principale di questa settimana è valutare la ‘logica’ dietro gli attacchi israeliani contro la Siria negli scorsi venerdì e domenica, e di valutarne le conseguenze. Apparentemente, Israele ha sostenuto che le sue azioni erano dirette contro Hezbollah per impedirgli di ricevere le armi strategiche che ‘cambiano il gioco’. Questa politica è stata annunciata in occidente negli ultimi anni (per contesti diversi: prima i missili terra-aria S-300, poi i razzi Fateh-110 e ultimamente le armi chimiche). Gli Stati occidentali l’hanno accettato silenziosamente e quindi hanno approvato la rivendicazione di questo ‘diritto’, e tale pretesto viene quindi, senza alcun dubbio, visto in Israele come una cosa contro cui gli Stati occidentali non possono facilmente obiettare.  Quasi una settimana dopo, però, non ci sono prove sostanziali che le armi destinate a Hezbollah siano state difatti intercettate. È vero, la struttura di ricerca di Jurmana, vicino a Damasco, un sito noto per essere stato creato per soddisfare le esigenze militari dei movimenti di resistenza in Libano e in Palestina, è stato attaccato da missili con una spettacolare azione pirotecnica, domenica scorsa, ma informalmente le fonti di Hezbollah suggeriscono che una partita di armi “efficaci” era da poco già arrivata (questo è stato confermato anche dai giornalisti di alto livello della stampa israeliana).
Forse collegato a questo, il Libano, da venerdì in poi, è stato oggetto di continui sorvoli a bassa quota di aerei israeliani, come se gli israeliani avessero fallito nel loro obiettivo iniziale, ma che ancora cercassero di individuare il carico, senza riuscire a fermarlo (supponendo che la pretesa di Hezbollah venga considerata accurata, il che probabilmente è). E’ assai  probabile, comunque, che Israele abbia parzialmente ricevuto dell’intelligence su un trasferimento, che i funzionari israeliani hanno presentato nel loro show ambulante per l’Europa ottenendo sostegno alla loro missione.
In ogni caso, mentre la polvere si deposita, sembra che le vittime a Damasco siano state molto, molto meno di quanto affermato dalle fonti dell’opposizione (l’esercito siriano è un esercito di cittadini, e le grandi perdite, come sostenuto, non potrebbero realisticamente essere nascoste alla popolazione), e nessun risultato strategico militare ne è conseguito. Hezbollah è già completamente armato, e l’intelligence israeliana suggerisce da tempo che i missili Fateh-110 fanno già parte del suo arsenale.
Tutto ciò suggerisce quindi che l’attacco è stato più politico che sostanziale. Qual’è poi la logica d’Israele? Il parere in questa regione suggerisce due possibilità: la prima è collegata alla tempistica: il raid è avvenuto sulla scia dei sostanziali progressi dell’esercito siriano contro l’opposizione armata. Ci sono alcuni resoconti non sostanziati ma altamente visibili, secondo cui l’attacco d’Israele in stile colpisci e spaventa a Damasco, potesse essere  destinato a dare impulso all’opposizione, facilitandone un assalto all’interno di Damasco, poco prima della riunione di Kerry-Putin a Mosca, un evento che se fosse riuscito e avesse avuto successo, avrebbe rafforzato l’opposizione in questi colloqui. Più probabile, a nostro avviso, è che tutta questa vicenda sia stata costruita con l’obiettivo di sostenere l’opinione interna degli Stati Uniti a favore di un intervento più diretto in Siria. Israele senza dubbio ha calcolato (correttamente) che potrebbe cavarsela solo con un intervento così dimostrativo in Siria, senza iniziare una guerra, se gli interventisti riuscissero a spingere Obama ad ignorare la sua ‘linea rossa’ sulla questione della Siria utilizzando tale precedente, divenendo più forti nella loro posizione nei confronti di Obama e spingendolo a intervenire anche in Iran.
• Le implicazioni strategiche degli attacchi israeliani, effettivamente hanno alzato il conflitto siriano da guerra per procura contenuta, combattuta all’interno della Siria, a una in cui i soggetti esterni (Israele, Iran, Hezbollah e Russia) sono sull’orlo dell’intervento militare esterno diretto nel conflitto, conseguenza degli ultimi tre interventi diretti d’Israele in Siria, e nel caso in cui Israele montasse un nuovo attacco. In altre parole, le azioni israeliane ci fanno correre maggiori rischi, facendo evolvere il conflitto siriano in un grande conflitto regionale. Tra le conseguenze degli attacchi di domenica, gli israeliani e altre fonti (vedi qui) hanno segnalato la reazione fortemente contrariata dall’azione israeliana del Presidente Putin. Putin avrebbe avvertito direttamente Netanyahu che la Russia non avrebbe tollerato alcun ulteriore attacco alla Siria, e che una simile mossa avrebbe portato a una risposta diretta russa alle sue azioni, come l’invio di altri sistemi d’arma russi in Siria. (Netanyahu, inoltre, avrebbe ricevuto una fredda accoglienza nella sua successiva visita in Cina, ma non fino al punto del verbale ‘avvertimento’ che ha ricevuto da Mosca). La Guida suprema iraniana ha anch’egli promesso sostegno ‘integrale e senza limiti’ alla Siria, e il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha parlato di una più stretta alleanza militare con la Siria, e della decisione della Siria, di conseguenza, di accelerarne l’approvvigionamento di armi e d’includervi nuovi ‘equilibri mutevoli’ a vantaggio di Hezbollah (una sfida diretta a Israele). Sorprendentemente, il leader di Hezbollah ha anche sottolineato la decisione siriana di ‘recuperare’ il Golan, come ulteriore ricaduta degli attacchi israeliani. Siamo quindi sull’orlo della guerra? A questo punto, probabilmente no. Gli sforzi (interni ed esterni) per trascinare Obama nell’intervento in Siria per una presunta violazione della sua ‘linea rossa’ sulle armi chimiche, sono alquanto ‘collassati’; come Obama ha spiegato: “Abbiamo la prova che vi è stato l’uso di armi chimiche in Siria, ma non prendiamo decisioni basate su ciò che viene “percepito”. E io non posso organizzare coalizioni internazionali sulla base della “percezione”. Abbiamo la prova che, in passato, tra l’altro, ciò non ha funzionato”. La prova non è lì, e il procuratore dell’ICC, Carla del Ponte ha dichiarato che vi erano sospetti sull’uso del gas nervino sarin, ma da parte dell’opposizione piuttosto che da parte del governo siriano, permettendo ad Obama di scalciare il problema nel sottobosco di una approfondita (e lunga) indagine. Conflicts Forum ritiene che Obama, tenendo a mente la sua eredità storica, si aggrappi ancora al desiderio di essere visto storicamente come l’uomo che ha fatto uscire gli USA dalle loro fastidiose guerre in Medio Oriente, piuttosto che di averne iniziate altre. Fonti iraniane hanno notato che a seguito dell’azione israeliana, è arrivato il messaggio a Iran, Siria e Russia che gli Stati Uniti non hanno intenzione d’intervenire militarmente, e che anche Israele, in seguito, ha inviato un’ondata di messaggi secondo cui non sta per iniziare una guerra.
• Dove ciò lascia la Siria? Emerge una posizione più fiduciosa e forte sia militarmente che politicamente (vedi qui per i recenti commenti ottimistici di un funzionario siriano). Per il momento, l’attenzione ora sarà sulla questione dei possibili negoziati in una conferenza internazionale proposta per la fine di maggio. In ambito politico, sono gli Stati Uniti, avendo chiuso gli occhi per primi, che si avvicinano alla posizione russa (cioè abbandonando la vecchia richiesta che Assad debba andarsene), mentre la Siria, l’Iran ed Hezbollah, in questi ultimi giorni, hanno espresso pubblicamente il consolidarsi di un rinvigorito Fronte della Resistenza. Ma l’occidente sarà in grado di svolgere la sua parte del patto con Mosca, presentando un’opposizione quale partner credibile (ed efficace) al tavolo dei negoziati? La Russia non avrà una corrispondente difficoltà con Damasco. E nel frattempo le forze governative siriane probabilmente perseguiranno il loro obiettivo di ampliare ulteriormente i loro successi militari sul campo. Ma questo, a quanto pare, non dispiace agli Stati Uniti: segnale, forse, dell’inizio di un grande cambiamento nel modo di pensare degli Stati Uniti. Rapporti dai colloqui di Mosca, suggeriscono che un obiettivo principale degli USA a Mosca è diventato il mantenimento dell’esercito siriano (anche sotto il comando di Assad). Sembra che  tardivamente gli Stati Uniti possano rinunciare alla speranza, se mai è veramente esistita al di là di un sogno irrealizzabile, che l’opposizione non abbia alcuna prospettiva (o addirittura volontà) di eliminare i gruppi armati islamisti, in particolare il Fronte al-Nusra collegato ad al-Qaida. E ora gli Stati Uniti sembrano orientati a ritenere che sia l’esercito siriano a rappresentare l’unica forza in grado di distruggere al-Qaida in Siria, e per di più riuscendoci. Forse nessun cessate il fuoco, quindi? L’esercito siriano continua ad attaccare l’opposizione islamista, mentre in parallelo l’opposizione non-jihadista verrebbe invitata alle trattative. Ciò è possibile? Possono i cosiddetti ‘laici’ accettare questa divisione? Gli statunitensi stanno già preparando l’opposizione alla trattativa, ma può l’opposizione più laica partecipare davvero alle trattative con il governo, mentre il Fronte al-Nusra viene distrutto dall’esercito siriano? Verrà mai tenuta la conferenza? Se no, allora cosa?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: dopo la strage di Banias, il massacro della verità

Bahar Kimyongür, Investig’Action, Bruxelles 9 maggio 2013

La Siria continua ad agonizzare. Quando preghiamo tutti i pantheon della terra che l’incubo finisca, continua al meglio. Questa volta, l’incubo colpisce Banias, una tranquilla cittadina sulle coste siriane finora risparmiata dalle violenze. All’inizio di maggio, a Banias, l’innocenza è stata vilmente assassinata. Le donne e i figli più belli tra i fiori più belli della Siria nel periodo di massimo splendore, sono stati uccisi, fucilati, pugnalati da … da chi? Ad ogni uccisione, la stessa domanda  insopportabile porta e riversa nei nostri cuori rabbia e disperazione. E quando gradualmente ci riprendiamo la mente, cerchiamo di capire l’indicibile, i padroni del pensiero alla moda già sono sul campo, spingendo le indagini su una sola direzione. Per ora, la confusione e l’inquinamento ambientale mediatico ci impediscono di dire chi sia l’autore di questi omicidi. Tuttavia, con le limitate informazioni che abbiamo, possiamo almeno dire chi non lo sia.

REYHAN~1La regione costiera della Siria, ultima isola relativamente pacifica della Siria, è stata macchiata con il sangue dei suoi bambini, uccisi da mani oscure. A seguito delle uccisioni che si sono avute all’inizio di questo mese, sono già centinaia i morti. Anche se gli autori di questo crimine efferato non sono noti, le reti sociali pro-ribelli si sono affrettate ad accusare il governo siriano e, in particolare, il capo di origine turca della milizia filo-governativa Mihraç Ural. In un video pubblicato sul sito (momentaneamente offline) del movimento chiamato Muqawama Suriy (Resistenza siriana), si vede spiegare la sconfitta dei terroristi nella parte settentrionale della provincia di Latakia. Ecco un estratto del video che suscita polemiche. Spiega la necessità di ripulire la zona di Banias, dove i terroristi cercano di farsi strada verso il mare dopo la loro sconfitta a Khirbet Soulas, un villaggio nei pressi del Deposito 16 del lago di Tishreen. Video della battaglia di Soulas Khirbet, di fonte ribelle, del 29 aprile 2013.
La parola pulizia, “tathir”, usata da Mihraç Ural è un luogocomune utilizzato da tutte le parti nel conflitto in Siria e non indica un’operazione di pulizia etnica come sostengono i media turchi e occidentali. Le vittime dei massacri sono sunniti di Banias, e i media turchi hanno immediatamente colto l’occasione per regolare i conti con l’uomo, un veterano del dissenso marxista turco. Un tempo ciò veniva sfruttato dai siti di estrema destra che hanno trovato nel turco Mihraç Ural l’ideale nemico alawita filo-governativo e comunista. La tesi del coinvolgimento di Mihraç Ural e del suo gruppo armato, tuttavia, non cammina per diversi motivi. In primo luogo, in quanto attivista dalla lunga esperienza nella sinistra turca, Mihraç Ural non ha né il profilo né il discorso o la pratica dello stragista. La sua lotta è patriottica e internazionalista. Mihraç Ural proviene dalla Sinistra rivoluzionaria turca, un movimento politico che, nonostante i suoi molti errori, non ha mai praticato il terrorismo che prende deliberatamente di mira i civili. Prima di mobilitarsi nella guerra dei siriani contro i gruppi jihadisti che infiltravano il confine, Mihraç Ural ha diretto un gruppo scissionista del Partito-Fronte di liberazione popolare di Turchia (THKP-C), chiamato i Soccorritori (Acilciler).
Il THKP-C è un’organizzazione politico-militare nata alla fine degli anni ’60 sulla scia delle rivolte di studenti e lavoratori che scossero la Turchia. Il colpo di stato militare del 12 marzo 1971 e la caccia all’uomo che ne seguì e infine l’assassinio dei massimi leader del THKP-C nel Paese, a Kizildere nel 1972, assieme al fondatore Mahir Cayan, infersero un duro colpo al movimento. Dal 1974, decine di migliaia di giovani presero la fiaccola della lotta rivoluzionaria contro il fascismo e si proclamarono eredi del THKP-C. Tra i movimenti che si sono succeduti al THKP-C, i più famosi sono la Via rivoluzionaria (come Devrimci Yol) e la Sinistra rivoluzionaria (come Devrimci Sol), da cui nacque l’attuale potente movimento chiamato DHKP-C (Partito Rivoluzionario-Fronte di Liberazione del Popolo). Oltre a Dev-Yol e Dev-Sol, una miriade di piccoli gruppi come Dev-Savas (Guerra rivoluzionaria), Halkin Devrimci Öncüleri (Avanguardia rivoluzionaria del popolo) e Acilciler (i Soccorritori) nacquero in Turchia. Oggi, di tutti questi gruppi nati dal THKP-C, solo il DHKP-C è sopravvissuto. Ma verso la fine degli anni ’70, questi movimenti erano attivi e impegnati nella resistenza armata contro il regime turco e contro le milizie fasciste addestrate dalla CIA e comunemente chiamate Lupi grigi.
Mihraç Ural è stato il fondatore della fazione marxista-leninista conosciuta come “I Soccorritori.” Alawita di Antiochia, le sue origini arabe lo portarono a studiare la storia della città e del Sangiaccato di Alessandretta (Hatay in turco), la provincia di cui è capoluogo. Pur sostenendo il comunismo, i Soccorritori divennero gradualmente un’organizzazione in lotta per la liberazione della provincia di Hatay dall’occupazione turca e la sua annessione alla Siria. Mihraç Ural fu arrestato poco prima del colpo di stato militare del 12 settembre 1980, che pose fine alla guerra civile tra le forze di sinistra e di destra. Dopo la fuga dal carcere di Adana, andò in esilio in Siria e avendo origine siriana, ottenne la cittadinanza siriana. Da 32 anni, Mihraç Ural pertanto vive nel Paese di Assad.
Rapidamente emarginati dall’arena politica turca, i leader dei “Soccorritori” cercarono d’infonderle nuova vita in Siria. Il regime di Damasco gli diede un campo di addestramento nella valle della Beqaa in Libano, accanto ai campi della sinistra rivoluzionaria turca come il Devrimçi Sol e il Partito dei lavoratori curdi, il PKK. Ma l’esilio ebbe rapidamente ragione della combattività del  gruppo di Mihraç Ural. In Turchia, i Soccorritori non ebbero che una manciata di sostenitori arabi nella città di Antiochia. Isolato, Mihraç Ural infine quasi sciolse il movimento e divenne scrittore e giornalista impegnato, ma relativamente indipendente. Dall’esilio siriano, ha pubblicato regolarmente articoli sulla politica interna turca, la geopolitica nel mondo arabo, la questione curda e il PKK, organizzazione con la quale ha mantenuto buoni rapporti, la questione della minoranza turca degli alawiti e la storia della questione di Hatay. Quando la primavera siriana esplose, come la maggior parte degli attivisti della sinistra turca, ha accusato i ribelli di essere mercenari al soldo delle potenze imperialiste e dichiarò la sua lotta in sostegno della Siria “laica e progressista”.
Nel 2012, Ural Mihraç creò nella regione di Idlib il Muqawama Suriy (Resistenza siriana), un’organizzazione patriottica per la protezione dei civili di carattere multietnico. Mihraç Ural e i combattenti provenienti principalmente da famiglie arabe transfrontaliere si diedero alla macchia  nelle aree forestali di Latakia, lungo il confine turco-siriano sul lato del Kassab, per evitare che i mercenari salafiti s’infiltrassero in Siria. L’organizzazione ha beneficiato fin dall’inizio di una relativa autonomia politica e militare. A differenza di altri comitati popolari e delle forze di difesa nazionale che supportano l’esercito arabo siriano nella sua “guerra contro il terrorismo”, il Muqawama Suriy ha la sua bandiera con la stella rossa e difende il suo progetto politico chiaramente socialista. Nelle parate militari, il Muqawama Suriy espone il ritratto di Che Guevara. Mihraç Ural è anche da molto tempo critico verso il socialismo in Siria. Ritiene che l’ideologia baathista sia obsoleta e non soddisfi gli interessi di ampi segmenti della popolazione siriana.
Se il bilancio del suo impegno politico può essere sconcertante, un attivista del suo calibro non si sporcherebbe mai le mani con un omicidio senza senso. La sinistra radicale “turca” è totalmente estranea a tali pratiche. La sua ragione d’essere è la stessa brutalità dello Stato turco. Abbiamo contattato telefonicamente Mihraç Ural per avere il suo parere in merito alle accuse che lo descrivono come un genocida anti-sunnita. Il minimo che possiamo dire è che Ural è schifato dall”odiosa campagna diffamatoria.” Conta anche d’inviare un video polemico che proverebbe che i suoi propositi sono stati deviati maliziosamente. Afferma che non era a Banias al momento delle stragi che attribuisce ai terroristi wahabiti e che il video polemico è stato ripreso durante il funerale di Ali Khalil, un militante lealista ucciso nella battaglia di Khirbet Sulas. Mihraç Ural ha detto che i terroristi wahabiti hanno cominciato uccidendo la famiglia dello sceicco Omar Bayassi, imam della moschea di Bayda, con la moglie e il figlio (vedi link di facebook ) e poi hanno trasformato la moschea in una base salafita mutando la natura dell’appello alla preghiera. Ha aggiunto che di fronte alle loro ripetute schiaccianti sconfitte, i terroristi hanno deciso d’incendiare la regione di Banyas, un’operazione denominata “Vulcano della Costa” dallo sceicco salafita quwaitiano Naif Hajjaj al-Ajami, noto per i suoi sermoni razzisti. Anche secondo loro, i massacri di Banias sono opera dei gruppi armati salafiti che volevano vendicare il rifiuto di alcuni uomini di prendere le armi al loro fianco.
Mihraç Ural insiste sui principi morali che caratterizzano l’organizzazione: “Il nostro codice di comportamento implica che mai attaccheremo un disarmato, di non fare del male a donne, bambini e anziani, per cui invece lottiamo proteggendoli“, ha concluso. Gli oppositori anti-baathisti Ahmad Ibrahim e soprattutto il blogger Ahmad Abu al-Qair, nativi di Banias, dicono anche che Mihraç Ural, soprannominato “al-Kayyal“, non ha nulla a che fare con la strage di Banias. Ahmad Ibrahim Abu al-Qair indica le responsabilità dei gruppi terroristici sconfitti su tutti i fronti e denuncia l’assalto agli sbarramenti militari nelle zone costiere, rimaste relativamente intoccate dalle violenze. I dissidenti siriani accusano anche Ibrahim Yasa, un attivista razzista turco e direttore di un sito anti-sciita, di aver diffuso la menzogna sulle responsabilità di Mihraç Ural nei massacri di Banias. Il sito del militante turco anti-sciita e filo-ribelle è Irantehlikesi.com (che significa “Il pericolo dell’Iran“).
Per ora, non sappiamo chi sono gli autori delle stragi di Banias, ma i primi elementi dell’indagine tendono a discolpare Mihraç Ural e il suo gruppo armato. In nome della giustizia e di tutti gli innocenti massacrati a Banias, continueremo la nostra ricerca per fare luce su questa nuova pagina oscura della guerra in Siria.

Bahar Kimyongür è autore di Syriana, la conquista continua.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Terroristi in Svizzera e Libia

Aangirfan

web_covassi 03--469x239Claude Covassi è morto all’età di 42 anni. Secondo quanto riferito: Claude Covassi era una spia del governo svizzero, che agiva da informatore. Ha rivelato che i suoi capi dello spionaggio (SAP) gli ordinarono di organizzare un attentato dinamitardo. Quest’attentato doveva essere attribuito a Hani Ramadan, direttore del Centro Islamico di Ginevra. Covassi si rifiutò di organizzare l’attentato e lasciò il Paese. Covassi infine riuscì ad avviare un’inchiesta sulla questione da parte di una commissione parlamentare. Alla fine, i membri della Commissione optarono per una soluzione amichevole della questione, evitando in tal modo l’azione penale per lui e per il SAP. Successivamente Claude Covassi lavorò per una società di sicurezza… Per un anno e mezzo sfruttò il suo background per indagare sul ruolo del PJAK (gruppo terrorista curdo finanziato dagli Stati Uniti) e dell’UCK (gruppo terroristico kosovaro sostenuto dalla NATO) nel traffico di droga in Europa. Nel febbraio del 2013, Covassi doveva pubblicare i risultati della sua indagine. Non n’ebbe  l’occasione. Fu trovato morto nel suo letto, a casa.
Rete Voltaire, 13 febbraio 2013

Ci sono molte teorie sul motivo per cui il regime di Obama abbia permesso che l’ambasciatore Stevens venisse ucciso. “L’attacco all’ambasciata americana dell’11 settembre 2012… a Bengasi in Libia… era un lavoro interno.” L’attacco di Bengasi è stato un lavoro interno

1. Secondo The Examiner:
“Quando la bandiera nera di al-Qaida fu issata sul palazzo di giustizia di Bengasi dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, alla fine del 2011, era chiaro che le forze di al-Qaida sostenute dalla NATO/CIA, erano ancora una volta responsabili della destabilizzazione e della distruzione definitiva di un altra nazione che non era disposta a collaborare con le organizzazioni globaliste (banche centrali, corporazioni dell’affarismo bellico, ecc.) e la loro agenda Mediorientale/Nordafricana… I rinforzi extra della sicurezza furono ironicamente rimossi nei mesi e nelle settimane precedenti l’attacco…”

Adolph_DubsL’ambasciatore Dubs fu ucciso in Afghanistan nel 1979. Pieczenik scrisse un articolo sul Washington Post in cui sostiene di aver sentito da un alto funzionario del Centro operazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dare il permesso per l’attentato che causò la morte dell’ambasciatore statunitense Adolph Dubs a Kabul, in Afghanistan, nel 1979.

“Il comandante dell’US Africa Command (Africom), generale Carter Ham, era pronto a intervenire e decise d’inviare i rinforzi, nonostante gli ordini diretti di “fermarsi” e lasciare che l’attacco continuasse, senza reazioni. Per la sua decisione di tentare di salvare gli statunitensi sotto attacco da parte delle forze di al-Qaida a Bengasi, contro gli ordini diretti di lasciarli morire da soli, il generale Ham fu immediatamente arrestato e successivamente sollevato della sua posizione di comandante dell’Africom… Forse la rivelazione più sorprendente che venne fuori da tutto questo, però, sembra essere il fatto che due droni armati della videosorveglianza, che sorvolarono la scena dell’attacco per quasi tutta la serata, inviarono in diretta i video degli attacchi ai funzionari della Casa Bianca, del Pentagono e del Dipartimento di Stato… Gli attacchi possono essere stati inscenati nel tentativo di mettere a tacere l’ambasciatore, perché sembrava essere l’intermediario di una operazione di contrabbando di armi in stile ‘Fast and Furious‘…” L’attacco di Bengasi è stato un lavoro interno
2. L’attacco a Bengasi diede a Obama la scusa per inviare altre truppe in Africa. ‘L’attacco di Bengasi fu conveniente per gli Stati Uniti’, secondo un  esperto della sicurezza
3. Stevens era un ‘arabista musulmano’ e avrebbe ostacolato la politica di Israele d’impedire qualsiasi ripresa della Libia.
4. L’ammiraglio a quattro stelle in pensione James Lyons ha suggerito che l’attacco al consolato statunitense di Bengasi sia stato il risultato di un pasticciato tentativo di rapimento. Le fonti suggeriscono che l’attacco a Bengasi fosse un rapimento fallito…
L’ammiraglio James Lyons suggerisce che l’amministrazione Obama abbia deliberatamente diminuito i livelli di sicurezza del consolato. Nell’ottobre 2012, il Centro per il giornalismo occidentale suggerì che l’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens sia stato il risultato di un tentativo di rapimento fallito da parte dei terroristi che lavoravano per il governo degli Stati Uniti.  Ciò che è andato storto nel piano di Obama fu che, in base alle informazioni ottenute da Fox News, Tyrone Woods e Glen Doherty, entrambi ex US Navy SEALs, ignorarono l’ordine di “rimanere a terra” e reagirono vigorosamente per ore nel tentativo di difendere il consolato.
Il 20 ottobre, Kris Zane pubblicò il primo l’articolo del Centro sui Fratelli musulmani responsabili dell’attacco a Bengasi collegati a Obama. Entro 24 ore dall’evento, l’intelligence sul campo collegò l’attacco di Bengasi a Mohammed Morsi, presidente egiziano dei Fratelli musulmani, messo al potere dalla CIA. Zane cita una fonte anonima nella Casa Bianca, secondo cui Obama aveva intenzione di ottenere il rilascio di Stevens rapito, giusto in tempo per il giorno delle elezioni.

Ansar al-ShariaOpera di Ansar al-Sharia. L’11 settembre 2012, il Centro operazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti consigliò la Situation Room della Casa Bianca e altre unità di sicurezza statunitensi, che Ansar al-Sharia rivendicava la responsabilità per l’attacco alla missione diplomatica statunitense a Bengasi, appena avvenuto.

Il 25 ottobre, Kris Zane pubblicò il suo secondo articolo sulla vicenda, “Obama collegato all’attacco di Bengasi.” Il 24 settembre 2012, il Wall Street Journal pubblicò un articolo del giudice Michael Mukasey dal titolo “Obama libererà lo sceicco cieco e lo rimanderà in Egitto?” Omar Abdel Rahman fu imprigionato per il suo ruolo nell’attentato della CIA del 1993 al World Trade Center e per aver cospirato per assassinare Hosni Mubaraq, che era diventato un nemico della CIA. Le fonti suggeriscono che l’attacco di Bengasi sia stato un rapimento fallito…

Israele soccorre i terroristi di al-Qaida in Siria
Combattenti ricoverati negli ospedali da campo e rimandati in prima linea
Paul Joseph Watson Propaganda Matrix 9 maggio 2013

01mossad-blackIsraele invia veicoli militari in Siria per raccogliere i terroristi feriti di al-Qaida coinvolti nella lotta contro l’esercito siriano, prima di rimetterli in sesto e inviarli di nuovo in battaglia, un altro esempio sorprendente di come lo Stato sionista collabori con i suoi presunti nemici giurati per rovesciare il presidente Bashar al-Assad. Questa non è una pretesa dei media statali iraniani o siriani, ma viene tranquillamente ammesso in un pezzo del sito fermamente pro-Israele DEBKAfile.Israele ha creato un grande ospedale da campo nei pressi della postazione di osservazione militare Tel Hazakah sul Golan, che si affaccia tra il sud della Siria e la Giordania settentrionale. Lì, arrivano i feriti della guerra siriana che vengono controllati ed esaminati dai medici dell’esercito israeliano che decidono se applicare le cure e inviarli di nuovo, o se giudicarli gravemente feriti, abbastanza per l’assistenza ospedaliera. I feriti gravi vengono spostati in uno dei più vicini ospedali israeliani, a Safed o ad Haifa”, afferma l’articolo. La relazione rileva che i combattenti feriti vengono probabilmente recuperati da “veicoli dell’esercito israeliano” senza segni, che vanno in Siria “per raccogliere i ribelli feriti.
Oltre ad informazioni più recenti, un rapporto dell’AFP di marzo documenta anche come l’IDF abbia istituito un “ospedale da campo militare” dell’esercito presso l’avamposto 105 nelle alture del Golan, al fine di soccorrere e curare i combattenti dell’ELS. Curando e riabilitando i militanti dell’ELS e i terroristi di al-Qaida feriti, Israele aiuta gli stessi ribelli che bruciano bandiere israeliane in pubblico e promettono di schiacciare il regime sionista, una volta rovesciato Bashar al-Assad. Diversi rapporti ora confermano che i militanti in prima linea in Siria nei combattimenti contro le forze di Assad, sono soprattutto membri del gruppo di al-Qaida Jabhat al-Nusra, che “ha ucciso numerosi soldati statunitensi in Iraq“, e che adesso è leader delle forze ribelli filo-occidentali in Siria. Dopo che l’organizzazione è stata dichiarata gruppo terrorista dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, 29 diversi gruppi dell’opposizione filo-USA in Siria hanno giurato fedeltà ad al-Nusra. Il rapporto di DEBKAfile ammette che i combattenti di Jabhat al-Nusra sono ora fortemente concentrati “nella zona di separazione di otto kmq sul Golan“, dove l’esercito israeliano li recupera per curarli.
Secondo fonti dei servizi segreti egiziani e giordani, il raid aereo d’Israele sulla Siria dello scorso fine settimana era stato anche programmato per precedere un’offensiva dei ribelli di al-Qaida contro le forze del Presidente Bashar al-Assad, che segnavano importanti vittorie militari fino a quel momento. Un articolo del Guardian di Londra dell’8 maggio, rileva come Jabhat al-Nusraemerga come la forza più attrezzata, finanziata e motivata nel combattere il regime di Bashar al-Assad“, e come la gran massa dei combattenti dell’ELS abbia raggiunto le sue fila. I tentativi occidentali di fare una distinzione tra i ribelli dell’ELS e i terroristi di al-Qaida per giustificare l’invio di armi pesanti, sono sempre più screditati dal fatto che Jabhat al-Nusra sia ora la forza di combattimento dominante, organizzando “tutti i giorni” i ribelli dell’ELS ed addestrandoli a costruire autobombe. Mentre l’influenza di al-Nusra è cresciuta, sono divenute numerose le atrocità, gli omicidi settari, le decapitazioni, gli attacchi terroristici contro scuole e altre infrastrutture civili.
Il sostegno di Tel Aviv ad al-Qaida ha molto senso se si accetta il fatto che sia gli Stati Uniti che Israele, sfruttano la presenza di al-Qaida in una determinata regione come pretesto per l’intervento militare, sia che tali militanti si battano dalla loro stessa parte, come in Libia e Siria, o dalla parte opposta come in Mali. Stati Uniti e Israele hanno anche armato e finanziato per anni i gruppi di al-Qaida affiliati in Iran, per compiervi attentati e omicidi.
Le potenze della NATO hanno anche apertamente armato e finanziato il Gruppo libico dei combattenti islamici, affiliato ad al-Qaida, per rovesciare il colonnello Gheddafi nel 2011, una politica che contribuì direttamente all’assalto alla missione diplomatica di Bengasi (che probabilmente era una copertura per il traffico di armi clandestino verso i ribelli siriani). È stato inoltre recentemente rivelato che il Dipartimento di Stato ha arruolato dei militanti filo-al-Qaida per “difendere” la missione diplomatica di Bengasi, che fu poi attaccata. I funzionari del Dipartimento di Stato che bloccarono i tentativi per aiutare gli statunitensi sotto attacco, in seguito hanno cercarono di nascondere il coinvolgimento di al-Qaida nell’attacco. Non solo Israele supporta i ribelli di al-Qaida in Siria, ma nel 2002 Israele fu colto in flagrante mentre effettivamente creava un gruppo di al-Qaida per giustificare gli attacchi contro i palestinesi nella Striscia di Gaza.
La narrativa occidentale sulla Siria, secondo cui la lotta contro Assad è una rivolta organica dei siriani oppressi, è stata completamente screditata, nonostante i migliori sforzi dei media dell’establishment per mantenere tale mito. Ora diventa evidente che Stati Uniti, Regno Unito e Israele sostengono direttamente i terroristi di al-Qaida, al fine di avere il cambio di regime a lungo pianificato, mentre le potenze della NATO si agitano per armare i ribelli prima che i loro ultimi brandelli di legittimità siano fatti a pezzi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando il terrorista di Boston incontrava la CIA

Aangirfan, 30 aprile 2013

85284839ne7Gli amici della CIA di Tamerlan Tsarnaev. KavkazChat

In Daghestan, l’esercito russo ha ucciso Shakrudin Askhabov membro del gruppo jihadista della CIA ‘Abu Dujan‘. Secondo quanto riferito, Tamerlan Tsarnaev, il terrorista di Boston collegato alla CIA, ha incontrato Shakrudin Askhabov. Tamerlan Tsarnaev ha incontrato Shakrudin Askhabov durante la sua visita in Russia. Secondo l’intelligence russa, Shakrudin Askhabov reclutava persone per aiutare la CIA a destabilizzare la Russia.

tamerlan-tsarnaev-william-plotnikovWilliam Plotnikov

Secondo quanto riferito Tamerlan Tsarnaev è stato reclutato da ‘Abu Dujan‘ da William Plotnikov, conosciuto come il Canadese che Tamerlan avrebbe incontrato attraverso i circoli di pugilato. Plotnikov ha poi presentato Tamerlan a Shakrudin Askhabov. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston

abudujanux5‘Abu Dujan‘, dal nome di un terrorista chiamato Abu Dujan, è collegata al salafismo dell’Arabia Saudita, in origine un’invenzione dei servizi segreti britannici. Secondo quanto riferito, i soldi degli aiuti esteri dagli Stati Uniti vengono utilizzati per finanziare le persone che tentano di destabilizzare la Russia. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston
Secondo quanto riferito, nel 2012, l’intelligence russa identificò Tamerlan nelle riunioni dei terroristi appoggiati dalla CIA. Gli Stati Uniti hanno permesso a Tamerlan di volare oltreoceano nonostante gli avvertimenti dell’intelligence russa e fosse elencato nella banca dati del terrorismo degli Stati Uniti e nella no-fly list statunitense. Secondo i media russi, il sospetto bombarolo di Boston Tamerlan Tsarnaev ha incontrato Shakrudin Askhabov durante la sua visita in Russia dal gennaio al luglio del 2012. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston
Il National Post cita il rispettato giornale russo Novaja Gazeta, il quale ha riferito che, mentre era in Russia, Tamerlan sarebbe stato visto incontrarsi con William Plotnikov, noto come ‘il Canadese’ e altri terroristi appoggiati dalla CIA. Secondo il Post, Tamerlan ritornò negli USA solo due giorni dopo che Plotnikov, il Canadese, era stato ucciso insieme ad altri 6 militanti dalle forze di sicurezza russe, nel luglio 2012. Tamerlan potrebbe essere tornato negli Stati Uniti perché la CIA aveva bisogno di lui per il complotto di Boston. Lo zio di Tamerlan era sul libro paga dei federali ed era collegato alla CIA, nel suo ruolo di manager di una compagnia petrolifera coinvolta nel riciclaggio di miliardi di dollari assieme a società di comodo off-shore e a boss mafiosi russi. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston

abu-dujan_2Abu Dujan della CIA

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 141 follower