Obama in Siria: salvataggio “pragmatico” dell’alleanza con al-Qaida

Vladimir Suchan 9 settembre 2014

1601112Il media propagandista per la IV Guerra Mondiale Business Insider (bel nome, vero?) ha inavvertitamente svelato la ragione della “campagna contro il SIIL” e il vero motivo del discorso politico di Obama sulla Siria. Si tratta solo di salvare l’esercito d’invasione costruito intorno ai due principali rami di al-Qaida, al-Nusra e SIIL, il cui compito è diffondere il caos, rovesciare il governo e distruggerne il Paese. Le forze del SIIL e quelle di al-Qaida, che gli Stati Uniti (e Business Insider) continuano a chiamare falsamente “laiche e moderate” (come ancora nell’articolo) sono “sull’orlo della più seria sconfitta” in Siria, stando per essere sconfitte ad Aleppo, seconda città della Siria dopo Damasco. Un rapporto dell’International Crisis Group imperialista dell’8 settembre avverte che se l’esercito mercenario d’invasione costruito dagli USA sarà scacciato dalla città, “gli Stati Uniti e i loro alleati perderanno il partner più importante sul campo di battaglia, una forza combattente credibile con anni di esperienza nei combattimenti contro SIIL e Assad“. La “lotta a SIIL e Assad” è, manco a dirlo, una menzogna spudorata. SIIL e al-Nusra sono le principali forze del cambio di regime degli USA. Tuttavia, Business Insider rivela inavvertitamente anche che l’esercito jihadista dominato da al-Nusra e SIIL (entrambi derivanti da al-Qaida) è rifornito, armato e sostenuto dalla Turchia, Stato chiave della NATO ed alleato degli Stati Uniti: “Il regime di Assad sta per recidere l’ultima via di rifornimento ai ribelli dalla Turchia“. Secondo Business Insider, “la stessa sopravvivenza” del cambio di regime degli USA tramite i fantocci di al-Qaida o “rivoluzione siriana”, dipende in larga misura dal controllo di Aleppo.
L’articolo rivela anche il fallimento dell’attacco chimico false flag dello scorso anno, che ha “effettivamente distrutto ogni possibilità di cambio degli Stati Uniti contro Assad, uno sviluppo che secondo l’ICG ha spezzato la coalizione ribelle e costretto alcune fazioni a un’alleanza pragmatica con il filo al-Qaida Jabhat al-Nusra“. Alleanza pragmatica con al-Qaida responsabile dell’11 settembre, sotto l’egida degli Stati Uniti? “Ciò che è in gioco in Aleppo non è la vittoria regime, ma la sconfitta dell’opposizione“, afferma il rapporto. In altre parole, gli Stati Uniti di Obama si agitano per salvare la forza d’invasione di al-Qaida dalla sconfitta, in nome della lotta contro uno dei suoi mostri, che la guerra contro l’Iraq aveva nutrito prima di allargarsi in Siria, nell’ambito della fusione tra Guerra al Terrore e Guerra del Terrore.

934837Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar

Nasser Kandil, Global Research, 4 settembre 2014

wa_image_gaza_map_1Qalid Mishal o il riconoscimento a geometria variabile
Leggendo l’articolo su Middle East Monitor (la cui traduzione è stata pubblicato da Le Grand Soir) [1], si potrebbe subire la cieca ammirazione per lo spirito di resistenza di Qalid Mishal, capo dell’ufficio politico di Hamas, che ha detto che uno degli errori d’Israele è “mentire, ancora una volta, alla comunità internazionale e all’amministrazione americana“. La questione è che, nel regno dei bugiardi, chi è il re? Ma prima di scoprire cosa pensano coloro che resistono sul campo, come ci spiega Nasser Kandil sulla TV al-Mayadin, vediamo più da vicino coloro cui sono indirizzati i ringraziamenti di Mishal, dovuti a finanziamenti e residenze più o meno di lusso.

Residenza in Qatar: dichiarazioni di Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza[2]
“…Un grazie meritato al Qatar e al suo “coraggioso principe”, sceicco Tamim. Grazie al Presidente Erdogan, uomo “autentico” che non ha mancato di preoccuparsi per Gaza, sebbene occupato dalla rielezione e dal riordino interno. Grazie al rivoluzionario presidente Munsif al-Marzuqi. Applauditeli tutti!
Grazie anche ai tanti capi:
• il presidente sudanese che, per Allah, non ha mancato di testimoniarci la sua lealtà e generosità,
• l’emiro del Quwayt, che ci ha anche ampiamente dimostrato fedeltà e generosità,
• i funzionari dell’Oman che non ci hanno lesinato aiuti,
• il presidente dello Yemen, che non ha badato a spese per noi,
• i funzionari algerini, tunisini e marocchini, che non ci hanno lesinato aiuti,
• il primo ministro della Malesia non ci ha lesinato aiuti.
Tutti erano in contatto con noi e ci hanno sostenuto, e non sono stati avari. Che tutto il bene li ricompensi per i loro benefici. E la cosa migliore di tutti i capi, emiri, ministri degli Esteri… molte persone che non ci hanno lesinato aiuti. Possano essere ricompensati per i loro benefici. Ci sono anche persone… che ci hanno contattato per assicurarci il loro sostegno. È il caso dei “fratelli iraniani”. Li ringraziamo. Vogliamo unificare la Ummah intorno alla battaglia per la Palestina. Vogliamo che la vera battaglia sia condotta per recuperare Gerusalemme, al-Aqsa, la Palestina e allontanarsi dalle polarizzazioni della fede e da battaglie sparse. Questa è la vera battaglia. Vogliamo pace, sicurezza e stabilità per l’intera Ummah e che tutti possano soddisfare le loro richieste. Che Dio ci salvi da ogni ingerenza straniera. Desideriamo tutto ciò. I nostri “fratelli in Egitto” hanno ospitato i negoziati per il cessate il fuoco. Apprezziamo l’energia che consumate. Ma data la sua importanza, molto, molto di più ci aspettiamo dall’Egitto. Questa è la nostra speranza per l’Ummah, e voi media che vedevo e non vedevo, soprattutto quelli che coprivano gli eventi da Gaza… candidandosi al martirio per media di Gaza… e al-Jazeera, “la perla dei media arabi”!
Grazie a tutti voi.
La pace sia su di voi, e che Dio vi conceda misericordia e benedizione“.

Residenza siriana: dichiarazione dello stesso Mishal nel 2011[3]
Perché dovremmo dire grazie a chi ci ha sostenuto in segreto e in pubblico… economicamente, materialmente e politicamente? Perché non ringraziare il Presidente Bashar al-Assad, che ci sosteneva come fanno i veri uomini?

Khaled MashaalLa vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar
1. L’aggressione nemica a Gaza si è conclusa. Qual è la situazione attuale, mentre si dice che alcuni cerchino di far saltare il rapporto Hamas-Fatah?
Credo, purtroppo che, nonostante la grande vittoria della popolazione e dei combattenti di Gaza contro “Iron Dome” e le brigate super attrezzate da otto anni di preparazione dell’esercito israeliano, che pensava di aver appreso lezioni dall’aggressione al Libano nel 2006, ci troviamo di fronte a una direzione politica peggiore della precedente. In altre parole, con Mahmud Abbas abbiamo sempre temuto il peggio; Oggi, il peggio è ancor peggiore perché la vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar. Non abbiamo sentito da Qalid Mishal: Principe “coraggioso” e uomo “autentico” che, nonostante le preoccupazioni elettorali, non poteva pensare che al popolo di Gaza? Due Paesi che non hanno nemmeno il coraggio di arrivare al livello dei Paesi latino-americani! Sappiamo tutti che Brasile ed Ecuador hanno chiuso le ambasciate israeliane nel loro territorio, che il Venezuela ha fatto lo stesso e che la presidentessa dell’Argentina ha ritirato la cittadinanza ai connazionali che servono nell’esercito israeliano. La bandiera israeliana sventola nel cielo di … Ankara e Mishal ha il coraggio di dirci che Erdogan è un eroe vittorioso!? Un eroe? Sul principe del Qatar, che non ha nemmeno il coraggio di annunciare “costruiremo il porto e l’aeroporto di Gaza su cui atterrerò“, è divenuto un principe coraggioso!? La vendita della vittoria di Gaza porterà alla debacle palestinese. Sì, lo dico come ho detto che lamenteremo il passo di Mahmud Abbas, che potrà goderne. Buon per lui!

2. Come vede l’evoluzione della situazione?
Penso che ci saranno ulteriori negoziati e che Mahmud Abbas sfrutterà la vittoria di Gaza per consolidare le sue posizioni. La leadership politica di Hamas ha tradito i sacrifici dei suoi combattenti e della sua resistenza. Muhammad Dayf [4] è certamente più degno della lode di Mishal di chiunque altro. Mi permetto di aggiungere, con un certo imbarazzo parlando su al-Mayadin, che Mishal sembra aver dimenticato ciò che la vostra rete ed i vostri corrispondenti hanno instancabilmente fatto per Gaza e la causa palestinese… Spudoratamente ha descritto al-Jazeera come “la perla dei media arabi”, che gli paga le bollette del soggiorno a Doha; nel Qatar, che non ha il coraggio di sfidare Stati Uniti ed Israele accogliendoli ufficialmente, ha lo status di “ospite di al-Jazeera” quale analista politico. E’ inaccettabile che rimborsi le spese con il sangue della sua gente e della resistenza! Pertanto, tale discorso è un vero e proprio scandalo. Basti pensare a tutti i sacrifici del popolo palestinese e alla straordinaria ingegnosità dei comandanti di Iz al-Din al-Qasam (braccio militare di Hamas) e delle brigate al-Quds. Tale dualità di Hamas non può portare ad una ristrutturazione a breve termine, da cui l’opportunità di Mahmud Abbas di sfruttare la vittoria di Gaza per reintrodurre il suo piano per la creazione dello Stato palestinese [5]. Inoltre, in tal senso lo studioso statunitense, in un recente articolo, Martin Indyk [6] ha detto che Turchia e Qatar sono riuscite a condurre Hamas ai negoziati avviati da Israele… [7]

3. Tornando alla coppia Fatah-Hamas, alcuni dicono che i loro disaccordi siano sotto controllo. Lei?
Rispondo francamente che ciò m’inquieta. Conosco Fatah, è un’entità intrappolata dalla visione sulla sicurezza, facilmente infiltrabile. Su Hamas, che dipende da Qalid Mishal, è interessata solo al potere e non si preoccupa di una politica per unire il popolo palestinese tramite la vittoria a Gaza della Resistenza. Pertanto, abbiamo da un lato l’entità intrappolata di Fatah e la leadership opportunista di Hamas; dall’altra una struttura combattente e forte. Cioè non tutti sono preoccupati dalla Resistenza. C’è chi ne approfitta raccogliendo il bottino come Qalid Mishal di Hamas, e ci sono infiltrati in Fatah che lavorano per distruggerlo. Il rischio è che una sola scintilla possa distruggere la vittoria palestinese e seminare discordia tra i palestinesi.

4. Date le rispettive dichiarazioni contraddittorie, possiamo aspettarci un cambio nelle strutture interne di Hamas?
Infatti, le dichiarazioni di Mahmud al-Zahar e al-Qasam sono completamente differenti, perché la loro bussola indica sempre la Palestina. Qualcuno potrebbe pensare che avremmo voluto che nel suo discorso Qalid Mishal ringraziasse Siria e Hezbollah. Assolutamente no, e Dio non voglia! Vogliamo parlare della Palestina e che la sua bussola punti solo sulla Palestina. Che scherziamo? La “normalizzazione” sarebbe la ricetta della vittoria? Che barzelletta! Sì, è indiscutibile che la direzione di al-Qasam sia fedele alla Palestina e ai palestinesi. E se uno di questi giorni, Muhammad Dayf dichiarasse che è contrario al “regime” siriano, mi congratulerei ancora; perché fin dall’inizio della guerra contro la Siria, non ha mai compromesso la resistenza adottando una qualche ideologia politicamente estranea alla Palestina. Così avremmo voluto che la leadership politica di Hamas si comportasse. Ecco dove siamo. La resistenza di Hamas accetterà tale situazione, ora che è assai chiaro che Qalid Mishal la sfrutta?

5. Secondo lei cosa accadrà?
Quello che so è che vi sono discussioni interne ad Hamas, il sentimento dominante si riassume: “Ci siamo venduti a Muhammad Mursi nel 2012 e la fitna (disaccordo) tra Egitto e Palestina ha quasi distrutto la Resistenza. Oggi (la leadership politica di Hamas) ci vende a Turchia e Qatar...”

6. Non abbiamo il tempo di affrontare il conflitto tra Qatar e Paesi del Golfo. Una parola su ciò?
In una parola, e spero che ve lo ricordiate, il risultato di tutto ciò si tradurrà in due o tre anni nella ricompensa al Qatar dell’Arabia Saudita. Per ristabilire il suo prestigio nella penisola il suo principe e il suo gas dovranno vendersi ai sauditi!

Nasser Kandil, al-Mayadin 31/08/2014
Nasser Kandil intervistato da Fatun Abasi [38']

Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:
[1] Mishal parla di resistenza, trattative e politica regionale (Middle East Monitor). Traduzione di Dominique Muselet
[2] TV al-Manar: Dichiarazione di Qalid Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza
[3] Video dell’Asse della Resistenza: Il capo di Hamas (Qalid Mishal) ringrazia Assad per il sostegno militare, nel 2011
[4] Muhammad Dayf. Muhammad Dayf, nato Muhammad Ibrahim Diab al-Masri il 12 agosto 1960 a Khan Younis, è un militante palestinese e comandante delle brigate Iz al-Din al-Qasam, ala militare di Hamas. Il 20 agosto 2014, l’aviazione israeliana colpiva la casa in cui si trovava, secondo le sue informazioni. Israele crede che sia stato ucciso o gravemente ferito, Hamas l’ha negato. La moglie e la figlia sono state uccise nel bombardamento.
[5] Abbas: Uno Stato palestinese e ritirata israeliano entro 3 anni
[6] Martin Indyk, l’inviato USA in Medio Oriente si dimette
[7] La relazione Stati Uniti-Israele giunge a un ripensamentoBrookings

Nasser Kandil è un ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano libanese al-Bina
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Abbas, Hanyah e al-Thani

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La fine dell’alleanza mediorientale degli USA

Alessandro Lattanzio, 3/9/2014

Barack Obama, King AbdullahGrandi mutamenti si sono avuti ad agosto in politica internazionale. Non solo si registrava la sconfitta della NATO in Ucraina, con la grande offensiva dell’Esercito Popolare di Novorossija, ma anche in Nord Africa/Medio Oriente, dove, dopo il sussulto causato dall’avanzata dell’esercito islamo-atlantista del SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante) in Iraq settentrionale e Siria orientale, le forze regionali del campo filo-USA, profondamente divise e contrapposte, avviavano la controffensiva al piano islamo-atlantista avviato nel dicembre 2010, noto come ‘Primavera araba’, radicalizzatosi immediatamente dal febbraio 2011 con le operazioni sovversive in Egitto, l’infiltrazione in Siria e il golpe-invasione in Libia. La serie di operazioni occulte e destabilizzanti attuate nel corso di questi tre anni da Washington, Tel Aviv, Parigi, Londra, Berlino, Roma e Ankara tramite le reti Stay Behind della NATO e con il supporto della Fratellanza mussulmana finanziata dal petroemirato del Qatar, hanno portato alla formazione dell’ultimo avatar di al-Qaida, ovvero il già citato SIIL. Tale organizzazione terroristica, una sorte di ‘super-clan’ delle dune, è un prodotto delle operazioni spionistiche e di guerra psicologica delle agenzie d’intelligence israeliane e statunitensi, allo scopo di scavalcare i Paesi arabi, soprattutto l’Arabia Saudita, nel controllo della legione islamista, composta da decine di migliaia di mercenari e terroristi islamisti, salafiti e taqfiriti radunati in Turchia, dove vengono addestrati, armati e finanziati. Ciò è dettato dell’inefficienza operativa dimostrata dai Paesi del Golfo e dalla Giordania nell’aggressione alla Siria, e dalla conseguente incapacità di affrontare seriamente l’Asse della Resistenza in costruzione, imperniata nell’Iraq risorgente di al-Maliqi. Tale inefficienza ha spinto Washington non solo a creare direttamente il suo esercito islamista, appunto il SIIL, ma ad iniziare ad usarlo in modo sotterraneo anche contro l’Arabia Saudita, una volta rivelatosi impossibile controllare la produzione petrolifera irachena, eliminare la Siria baathista, controllare il caos in Libia, dominare totalmente la stessa Turchia, imporre il dominio islamista in Egitto e Libano, ed allontanare l’Iran dall’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. Dopo tutto ciò, rimane Ryadh quale ultimo bersaglio apparentemente abbordabile. L’occupazione degli enormi giacimenti petroliferi sauditi, di cui disporre a piacimento, sicuramente balena da decenni nelle menti del Pentagono e di Langley. E a Ryadh, e nelle capitali degli altri petroemirati del Golfo Persico, si sarà di certo intuito che qualcosa di torbido, a Washington, si muove dalla Siria alla penisola arabica. Da qui la probabile ragione dell’ultimo intervento del decrepito monarca saudita, re Abdullah, che il 29 agosto a Ryadh, ricevendo i nuovi ambasciatori accreditati in Arabia Saudita, tra cui quello degli Stati Uniti, si dichiarava “sorpreso dall’inazione verso il terrorismo del SIIL, da egli ritenuto ‘inaccettabile’ e verso cui reagire con forza e determinazione. “Vedete come (i jihadisti) decapitino e mostrino ai bambini teste mozzate per strada“, aveva detto condannando la crudeltà di tali atti. Piuttosto sorprendente da un re che aveva massicciamente sostenuto tali barbari criminali quando devastavano la Siria. Re Abdullah, che sembra aver ripreso coscienza, ha continuato: “Non è un segreto per voi ciò che fanno e faranno ancora. Se li ignorate, sono sicuro che arriveranno in un mese in Europa e dopo due in America“. Infatti, ciò non è un segreto per certi Paesi occidentali, complici nella nascita e metastasi di tale cancro islamo-terrorista. Sempre il 29 agosto, il principe saudita Walid bin Talil si recava a Parigi in visita privata, venendo ricevuto da François Hollande all’Eliseo. Tale incontro ebbe luogo pochi giorni prima dell’arrivo a Parigi del principe ereditario saudita Salman bin Abdul Aziz, ricevuto il 1 settembre all’Eliseo da François Hollande, nell’ambito della visita ufficiale per la cooperazione militare nella crisi in Medio Oriente. Il principe ereditario si recava in Francia per dire ciò che re Abdullah aveva detto ai diplomatici in Arabia Saudita. In altre parole, non si dovrebbe più giocare con il fuoco del fondamentalismo, perché vi è il pericolo dell’incendio. Era questo che ha spinto a reagire il re saudita, temendo per il suo regno l’indecisione e l’inazione di Barack Hussein Obama negli attacchi aerei contro i jihadisti del SIIL. Il 30 agosto 2014, il quotidiano saudita Asharq al-Awsat e la rete TV al-Arabiya riferivano tali propositi del re saudita. Abdullah aveva anche detto che “il terrorismo non conosce confini e può interessare diversi Paesi al di fuori del Medio Oriente“, dove i jihadisti del SIIL devastano barbaramente i territori conquistati in Siria e in Iraq grazie al denaro saudita e qatariota, e alle armi fornite da statunitensi, inglesi e francesi. Anche se ritardataria, la posizione di re Abdullah è un’importante svolta nella politica saudita. Rientra nella logica del sostegno saudita al Generale Abdelfatah al-Sisi contro la Fratellanza musulmana in Egitto. “Ma questa politica sarà ambigua fin quando non sarà avviato un cambiamento radicale nella crisi siriana, e non sia imposta una giusta correzione allo Stato canaglia del Qatar, principale finanziatore del terrorismo islamico nel mondo arabo, africano e occidentale.”
A ciò si aggiunga gli ultimi eventi nella Libia oramai martirizzata da tre anni d’interventismo islamo-atlantista, “A fine agosto 2014, il Paese aveva due parlamenti: uno eletto dal popolo libico, e l’altro legittimato esclusivamente dal supporto straniero. La situazione sembrava così difficile, a quel punto, che era possibile l’intervento militare da parte degli Stati regionali, capeggiati dall’Egitto, per l’obiettivo di stabilizzare il Paese eliminando i jihadisti finanziati e armati dall’estero e che utilizzano la Libia come trampolino di lancio della guerra islamista contro l’attuale governo egiziano. … Il Qatar ha creato un “esercito libero egiziano” nel deserto della Cirenaica, modellato sull'”esercito libero siriano” che Qatar, Turchia e Stati Uniti avevano costruito per sfidare il leader siriano Bashar al-Assad. … Nell’agosto 2014, i terroristi jihadisti legati ai gruppi salafiti collaboravano con i Fratelli musulmani (Iqwan) radicati in Cirenaica e sostenuti da Qatar, Turchia e Stati Uniti. … Il 18 agosto 2014, la situazione si era deteriorata al punto che aerei da combattimento degli Emirati Arabi Uniti (EAU), operando da basi egiziane, effettuarono attacchi contro le milizie jihadiste a Tripoli, senza preavvisare gli Stati Uniti. L’operazione fu coordinata con il governo dell’Arabia Saudita, che permise agli aerei dell’aeronautica degli Emirati Arabi Uniti si sorvolare il regno saudita verso l’Egitto. Gli aerei dell’aeronautica emirota utilizzarono le aviocisterne Airbus A330MRTT per rifornirsi in volo e raggiungere la base aerea di Marsa Matruh, o un’altra base aerea avanzata egiziana, da cui effettuare gli attacchi sugli obiettivi libici. I primi attacchi, il 18 agosto 2014, colpirono gruppi di terroristi; i successivi, del 23 agosto 2014, colpirono lanciarazzi e veicoli militari dei terroristi forniti dal Qatar. Gli attacchi non impedirono alle milizie della coalizione islamista di Misurata, Fajr al-Libiya (Alba della Libia), di occupare il 24 agosto Tripoli, sottraendola al controllo della milizia di Zintan. L’UAE colpì anche Ansar al-Sharia, altro gruppo islamista sostenuto da Washington”.
Il 25 agosto 2014, Stati Uniti, Francia, Germania, Italia e Regno Unito rilasciarono una dichiarazione che denunciava le “interferenze esterne” in Libia, che “aggravano le divisioni attuali e minano la transizione democratica della Libia“, nascondendo la realtà che gli Stati Uniti dal 2011 interferiscono in Libia continuando a sostenere l’invadenza del Qatar. Allo stesso tempo, sempre con l’incoraggiamento degli Stati Uniti, l’ex-parlamento islamista, senza mandato, veniva riconvocato il 25 agosto 2014 per deliberare lo scioglimento del governo ad interim votato dal Parlamento neoeletto e contrario agli islamisti. Il Parlamento non controllato dagli islamisti continua a riunirsi a Tobruq, in Cirenaica, dove il 24 agosto licenziava il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, generale Abdesalam Jadallah al-Ubaydi, sostituendolo con il colonnello Abdelrazaq Nadhuri, promosso generale per l’occasione. Nadhuri, della città di Marj, a 1100 km ad est di Tripoli, ha partecipato con il ministro degli Esteri della Libia e agli omologhi regionali, al vertice di Cairo per discutere la minaccia islamista. Nadhuri sostiene l’operazione anti-islamista Qarama (Dignità) del generale Qalifa Haftar. All’annuncio della nomina di Nadhuri, alcuni generali libici espressero la loro contrarietà dichiarando “di rifiutarsi di lavorare al comando di un ufficiale che supporta l’operazione Qarama, e di riconoscere solo il generale al-Ubaydi come Capo di stato maggiore“. Intanto, il 25 agosto il Congresso Nazionale Generale (GNC), ufficialmente sostituito dal nuovo Parlamento, nominava una figura islamista, Umar al-Hasi, per formare un “governo di salvezza” che riceveva il riconoscimento degli Stati Uniti. Quindi la Libia oggi ha due parlamenti e due governi. Il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri avrebbe detto, il 25 agosto, che la situazione in Libia minaccia la regione, “Gli sviluppi in Libia colpiscono la sicurezza dei Paesi vicini, per la presenza di movimenti estremisti e gruppi terroristi i cui attivisti non solo non si fermano ai territori libici ma s’infiltrano nei Paesi vicini”, affermando anche che la diffusione dell’illegalità dalla Libia potrebbe richiedere l’intervento straniero. La posizione di Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti svela la divisione tra gli ex-alleati di Washington. Sottolineando ciò, il presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi dichiarava, sempre il 24 agosto, che Qatar, Turchia, Stati Uniti e Fratellanza musulmana finanziano nuovi piani mediatici che “volti a minare la stabilità dell’Egitto“. Tali potenze, ha detto, “non esitano a spendere decine di milioni, o addirittura centinaia di milioni di dollari per tali siti, promuovendo idee che mirano a minare la stabilità dell’Egitto”.
Gli Stati Uniti, ed Israele, si alienano i principali alleati regionali nel perseguimento di obiettivi strategici confusi e indefiniti, volti solo a generare caos e, forse, creare terreno bruciato economico-sociale intorno all’Asse eurasiatico, il cui nucleo è rappresentato dal riallineamento strategico tra Mosca, Beijing e Tehran, verso cui gravitano sempre più Turchia, Siria, Iraq ed Egitto.

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Il senatore interventista neo-con McCain e, cerchiato in rosso, al-Baghdadi, presunto califfo del SIIL

Fonti:
Il re saudita non sostiene più i terroristi islamici! 1 settembre 2014
La Libia al centro della frattura tra gli alleati regionali degli USA  31/08/2014

Hillary Clinton è la nonna del Califfato islamico

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 01/09/2014EIILHillary Clinton s’appassiona nel cambiare la storia in modo da mettersi nella miglior luce possibile. Da First Lady affermò nel 1996 di aver schivato il fuoco dei cecchini durante una visita a Sarajevo, capitale lacerata dalla guerra civile di Bosnia-Erzegovina. Fu una buona trovata ed inizialmente fu elogiata per il suo “eroismo sotto il fuoco” da un comunicato tipicamente servile. Tuttavia, la storia era falsa. La signora Clinton non è mai finita sotto il fuoco dei cecchini. Aveva mentito. E le bugie dell’ex e potenziale candidata presidenziale non si fermano in Bosnia. Secondo una persona vicina all’ex-First Lady, il suo primo libro importante, “Living History”, era pieno di così tante bugie e mezze verità che dovrebbe essere venduto nella collana “fiction”. La signora Clinton rifiuta l’accusa che la sua politica destabilizzasse Libia e Siria, comportando la nascita dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante (o, com’è anche chiamato, Stato Islamico d’Iraq e Sham (SIIS) o Stato islamico (“al-Dawlah”). Tirapiedi idolatri di Clinton e falchi neo-conservatori definiscono tali accuse “teoria del complotto”, il dispregiativo favorito da coloro che soffrono per il fallimento fattuale. Infatti, Clinton si vanta dell’esecuzione extragiudiziale del leader libico Muammar Gheddafi, di cui ridacchiò “Siamo venuti, abbiamo visto ed è morto”, insieme alla sua promessa di spodestare il presidente siriano Bashar al-Assad, dopo averlo lodato pubblicamente nel marzo 2011, fornendo la prova delle sue continue menzogne, modificando i fatti per soddisfare i propri scopi.
L’intervento di Clinton in Siria e Libia, era volto a sostituire dei governi unitari con regimi deboli afflitti dalla guerra civile, così come da movimenti separatisti e emirati islamici e califfati in lotta per il controllo politico, a vantaggio degli interessi d’Israele. Da quando Israele ha sviluppato la strategia delle “Rottura Netta” nei primi anni ’90, la frattura degli Stati arabi con guerre civili, movimenti secessionisti e tumulti religiosi e fratricide è l’obiettivo degli israeliani ultra-sionisti e dei capi politici di destra, come il primo ministro Binyamin Netanyahu. Buon amico della signora Clinton e candidato alla vicepresidenza, il spesso citato ex-comandante generale della NATO Wesley Clark, fece trambusto nel 2007 quando rivelò in un programma televisivo, in parte finanziato dal magnate degli hedge fund George Soros, di aver visto un memorandum classificato del Pentagono che dichiarava che sette Paesi sarebbero stati “eliminati” dagli Stati Uniti in cinque anni. Clark disse di aver visto l’appunto il 20 settembre 2001, appena una settimana dopo l’attacco dell’11 settembre agli Stati Uniti. Dopo gli Stati Uniti invasero e occuparono l’Iraq, i successivi sei Paesi sulla “hit list” degli USA erano Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e, infine, Iran. Anche se ci sono voluti più di cinque anni per colpire Siria e Libia, Hillary Clinton avviò l’operazione “responsabilità di proteggere” (R2P) aizzando i gruppi di opposizione islamici contro Gheddafi in Libia, Assad in Siria, Hosni Mubaraq in Egitto e Zin al-Abidin Ben Ali in Tunisia. Clark ha scritto il libro della NATO sui Paesi da destabilizzare e aizzare militarmente contro la Russia. Le sue operazioni nei Balcani da comandante della NATO permisero che l’ex-Jugoslavia venisse frammentata in sette Paesi diversi, tra cui Montenegro e Kosovo. Clark non condannò il piano del 2001 per colpire sette Paesi in cinque anni, si limitò a dire che la forza militare dovrebbe essere usata come ultima risorsa. Ma Clark sembra assai a suo agio con le operazioni R2P che portarono il SIIL a prendere il controllo di vaste aree di Siria e Iraq e gli altri ribelli islamici a prendere il controllo della maggior parte della Libia. Clark ha inoltre approvato l’azione israeliana che demolì la sede del presidente dell’Autorità palestinese Yasser Arafat a Ramallah nel 2002; Clark sostiene la politica interventista di Clinton in Medio Oriente, in linea con la strategia d’Israele della “Rottura Netta” demolendo ogni accordo di pace con i palestinesi, da Madrid a Oslo, e ciò non dovrebbe sorprendere se si considera il contesto familiare di Clark. Anche se appare un cattolico romano, Clark è il figlio di Benjamin Kanne, un “kohen” (sacerdote) discendente da una vecchia famiglia di rabbini talmudici armati bielorussi. Il disprezzo di Clark per i russi apparve a pieno nella crisi del Kosovo. Considerando le sue radici, non sorprende che Clark condivida la difesa di Clinton d’Israele. Il tandem Clinton e Clark nel 2016 potrebbe ulteriormente minacciare Medio Oriente, Europa orientale, Balcani e in altre parti del mondo.
Considerando il fatto che Mossad e Forze di difesa israeliane hanno coordinato congiuntamente gli attacchi alle forze di Assad in Siria con Jabhat al-Nusra, alleato del SIIL, e che i capi di Mossad e Muqabarat, l’intelligence generale saudita, ebbero una serie di incontri segreti, non v’è dubbio che il piano di Clinton sia creare un califfato islamico dai resti di quelle che erano le forti e unite repubbliche laiche e socialiste arabe di Siria, Iraq e Libia. Quando il SIIL, alleato di Jabhat al-Nusra, occupò il valico di frontiera siriano-israeliano di Qunaytra nel Golan, l’esercito israeliano coordinò il suo tiro sulle posizioni del governo siriano in modo d’aiutare i radicali islamici. Allo stesso modo, li legami israeliani con una cellula del SIIL a Gaza furono utilizzati dagli israeliani per suggerire che Hamas stesse perdendo il controllo sull’enclave palestinese. Israele fu anche colto in flagrante ad assistere gruppi filo-SIIL in Libano che attaccarono Hezbollah. Tutte le azioni d’Israele sono in linea con la politica di “rottura” 2.0. Infatti, Mossad, Muqabarat saudita e in misura minore CIA degli Stati Uniti e Secret Intelligence Service MI-5 inglese, sono collegati soprattutto, se non del tutto, ai vari rami di al-Qaida in Medio Oriente e Nord Africa. Oltre a Jabhat al-Nusra e SIIL, vi sono Jabhat al-Islamiya fil-Muqawama al-Iraqiya (Fronte Islamico della Resistenza Irachena), Jaysh al-Islami fil-Iraq (Esercito islamico in Iraq), Haraqat al-Muqawama al-Islamiya fil-Iraq (Movimento di Resistenza Islamico in Iraq), Jaysh al-Iraq al-Islami (Esercito Islamico dell’Iraq), Jaysh al-Jihad al-Islami (Esercito della Jihad islamica), Jaysh al-Mujahidin (Esercito dei Mujahidin), Jaysh al-Taifa al-Mansura (Esercito del gruppo vittorioso), Jaysh Ansar al-Sunna (Esercito dei partigiani della Sunna), Tanzim al-Qaidah fi Jazirat al-Arab, (al-Qaida nella penisola araba) e Tandhim al-Qa’ida fi Bilad al-Rafidayn (Organizzazione di al-Qaida in Mesopotamia).
hillary-clinton-israel Il SIIL ha già sequestrato grandi porzioni della provincia del possibile califfato di Sham, composto di parti dell’Iraq occidentale e della Siria. Altre parti del Sham che il SIIL intende “liberare” sono Libano e Giordania. In Nord Africa, l’islamista Ansar al-Sharia e altri gruppi islamici alleati hanno sequestrato la maggior parte della Cirenaica orientale e gran parte della Tripolitania, tra cui Tripoli stessa. Tali gruppi intendono collegarsi con Boko Haram in Nigeria, che ha già dichiarato il califfato nella città nigeriana di Gwoza nello Stato di Borno. Il califfato di Boko Haram comprende anche Damboa a Borno, Buni Yadi nello Stato di Yobe, e Madagali nello Stato di Adamawa. Il tanto sbandierato US Africa Command non ha intrapreso alcuna azione per sopprimere l’avanzata del califfato in Nigeria e nel vicino Camerun. Come le acquisizioni militari del SIIL in Siria e in Iraq, Boko Haram ha catturato almeno una base militare, insieme ad attrezzature, in Nigeria. Boko Haram, insieme ad al-Qaida nel Maghreb Islamico e Ansar al-Din in Mali, intende allargare il califfato in Tunisia, Algeria, Mali, Marocco, Mauritania, Burkina Faso, Ghana, Costa d’Avorio e resto dell’Africa occidentale come califfato della “Provincia di Maghreb”. I salafiti alleati del SIIL in Cirenaica, Egitto, Sudan settentrionale e Darfur prevedono l’istituzione del califfato della “Provincia di Alqinana”. Il califfato del SIIL comprende anche Corno d’Africa, tra cui le cristiane Etiopia e Kenya, così come Repubblica Centrafricana, Ciad, Camerun, Ruanda, e Sud Sudan come “Terra di Habasha”. I guerriglieri di al-Shabaab hanno stabilito un califfato, l’”Emirato islamico della Somalia” nelle aree dello Stato fallito che controllano. L’area dell’Africa che il SIIL intende conquistare ha visto la sua quota di genocidi, ma che sarà nulla in confronto a ciò che l’attende con il califfato. Il SIIL ha detto che intende conquistare Spagna e Portogallo, e ripristinare “al-Andalus” come parte del “Grande Califfato”. I piani del SIIL per trasformare Arabia meridionale nella provincia di “Yaman” avverrà a spese sanguinose degli Houthis Zaidi dello Yemen del Nord e del movimento di indipendenza del Sud per la restaurazione dello Yemen laico. In ogni caso, i Saud continueranno a governare il loro regno, che si chiami Saudita o “Hijaz”. Il SIIL, generato con il sostegno saudita, sarà centurione ed esecutore della Casa dei Saud e dei loro alleati israeliani. Al-Qaida nella penisola arabica ha già creato un califfato satellite, l’emirato di Waqar nello Yemen. Le migliaia di ceceni che combattono per il SIIL in Siria e in Iraq possono aspettarsi aiuto nel minacciare il Caucaso, dopo le vittorie previste in Sham, Iraq, “Kordistan” e Iran. Il SIIL si riferisce alla regione del Caucaso, comprese Cecenia, Daghestan, Crimea, Ucraina meridionale (anche Odessa), come “Qoqzaz”, e ai califfati Anatolico, attuale Turchia, e Orobpa, i Balcani oltre a Ungheria, Moldavia e Austria. Forse non viene compreso dall’amministrazione Obama e dai suoi alleati dell’Unione Europea e della NATO che la destabilizzazione dell’Ucraina, operata dal regime fascista a Kiev, va a vantaggio dei piani del SIIL per prendere il controllo dell’Ucraina meridionale e della Crimea con l’aiuto dei simpatizzanti musulmani caucasici, turchi e tartari della Crimea.
Il califfato minaccia grandi porzioni di Asia centrale e Cina occidentale, Tibet, Nepal, l’India (tranne il Sikkim e gli Stati nord-orientali, dove il popolo auto-descrittosi ebraico B’nei Menashe vive negli Stati di Mizoram e Manipur), Sri Lanka, Maldive, Pakistan (dove un emirato islamico fedele al califfato è già stato creato in Waziristan), Afghanistan (dove i taliban chiamano le zone sotto controllo “Emirato islamico dell’Afghanistan”), e in Russia (dove l’Emirato del Caucaso tenta di guadagnare terreno), sotto il controllo del “Khurasan”, adattandosi perfettamente ai piani occidentali per spezzare i BRICS e la Shanghai Cooperation Organization (SCO). BRICS e SCO sono la salda base che contrasta l’imperialismo politico ed economico occidentale. Inoltre, centinaia di islamisti del Sud-Est asiatico combatterebbero nei ranghi del SIIL in Iraq e Siria. Hanno annunciato piani per tornare in Indonesia, Malesia, Bangladesh, Stato di Rakhin della Birmania, Thailandia meridionale e Mindanao nelle Filippine, per incorporare tali Paesi e regioni al califfato.
La signora Clinton e la sua banda di falchi di guerra e amici israeliani hanno creato le condizioni che permettono a un gruppo come il SIIL di massacrare sciiti, curdi, assiri cristiani, alawiti, yazidi, turcomanni, tribù sunnite, druse e altri da Aleppo a Qunaytra, da Mosul a Kirkuk alla periferia di Erbil e Baghdad. Se finiranno sulla sua strada, il SIIL crocifiggerà e decapiterà copti in Egitto, cristiani e sciiti in Libano, zoroastriani e sciiti in Iran, sciiti in Tagikistan, e indù, sikh, giainisti e buddisti in India. La signora Clinton, l’attuale “nonna del SIIL”, ha lasciato al presidente Obama una situazione estremamente instabile che intende utilizzare contro di lui e la sua politica estera nelle elezioni del 2016. Dall’11 settembre, l’occidente è sempre più spesso preda di temi e schemi da guerra psicologica ideati in Israele e nei pensatoi e rimuginatoi neocon di Washington DC. Se il SIIL sarà eliminato come minaccia, come deve essere, i suoi veri sponsor saranno smascherati ed eliminati.

0624-clark-clintonLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia, agosto 2014

Alessandro Lattanzio, 28/8/20141114-world-odu-libya_full_600Il 25 luglio riesplodevano gli scontri a Tripoli tra le milizie di Zintan e quelle di Misurata. Gli statunitensi evacuavano l’ambasciata mentre all’aeroporto si svolgeva una battaglia tra miliziani. L’ambasciata USA era stata bombardata da sistemi lanciarazzi Grad. Tripoli era priva da due settimane di benzina ed elettricità, mentre 36 soldati venivano uccisi e altri 50 feriti negli scontri fra i “rivoluzionari della Shura di Bengasi” e le forze speciali libiche ‘Saiqa’, e a Tripoli 23 operai egiziani venivano assassinati dalle milizie.
Il 28 luglio, gli islamisti di Ansar al-Sharia di Bengasi sequestravano il quartier generale delle Forze Speciali libiche, dopo una settimana di combattimenti che causarono oltre 60 morti. Il 13 luglio precedente gli islamisti di Misurata e Bengasi lanciarono un’offensiva contro le brigate di Zintan che occupavano l’aeroporto di Tripoli dal 2011. Il nuovo parlamento libico indiceva la sua prima sessione a Tobruq, dopo le elezioni del 25 giugno, quando i nazionalisti ottennero 160 dei 188 seggi. Dal 16 maggio continuavano gli scontri tra gli islamisti e le forze dirette dal Generale Haftar, che poteva contare su circa 40000 combattenti: 6/7000 provenienti dalle forze armate, 15000 dalle milizie di Zintan, Sawaiq e Qaqa, dirette da Jamal Habil e Ali Naluti, e gli uomini delle forze speciali al-Saiqa del comandante Wanis Buqamada, della National Force Alliance del capo del CNT golpista Mahmud Jibril e delle milizie di Iz al-Din Waqwaq, che controllava l’aeroporto Benina di Bengasi assieme al comandante delle forze aeree di Haftar, Saqr Jarushi. In effetti, Haftar avrebbe a disposizione 4 caccia MiG-21 e 4 elicotteri d’attacco Mi-24 operanti dalle basi aeree di Benina-Bengasi, Labraq, Matuba-Derna e Tobruq. Il centro comando delle forze di Haftar si trova a Barqah. Le forze di Haftar si scontravano a Bengasi con gli islamisti di Ansar al-Sharia, guidata da Muhammad Zahawi, che il 21 luglio, assieme alle milizie taqfirite Scudo Libico di Wisam bin Hamid e brigata al-Batar, assaltarono Campo 319 delle al-Saiqa e la base del 36° battaglione dell’esercito, entrambi nel quartiere Bu Atni di Bengasi. Il 16 giugno gli aerei di Haftar bombardarono la pista d’atterraggio di Tiaq, a sud di Bengasi, utilizzata dagli islamisti per ricevere le armi inviate da Qatar e Turchia. Dal 13 luglio vi furono scontri a Tripoli, per il controllo dell’aeroporto, tra gli islamisti di Misurata del partito Giustizia e Costruzione della Fratellanza musulmana, e le milizie di Zintan, distruggendo una decina di aerei di linea e causando 102 morti e 452 feriti.
Il 16 agosto, 60 persone furono uccise e circa 400 ferite nei combattimenti per l’aeroporto internazionale tra le brigate di Zintan che lo controllano e i militanti islamisti della coalizione Fajr di Misurata. Oltre 700 famiglie fuggirono a Bani Walid, roccaforte della resistenza jamahiriyana, 180 km a sud-est di Tripoli. Aerei da guerra senza contrassegni furono visti bombardare le posizioni delle milizie nella capitale. Il 25 agosto, dopo aver conquistato l’aeroporto internazionale di Tripoli, gli islamisti di Misurata occupavano Tripoli e convocavano una seduta del vecchio Congresso generale nazionale, mentre quello eletto il 25 giugno si era riunito due settimane prima a Tobruq. Il vecchio Parlamento, dove gli islamisti avevano la maggioranza, nominava un suo ‘premier’, l’islamista Umar al-Hasi, in contrapposizione al premier in carica al-Thini.
Mideast Libya Misurata, città islamista in contrasto con le milizie di Zintan, lanciava l'”operazione Alba” in risposta all'”operazione Dignità” di Haftar a Bengasi, fallita con la ritirata di Haftar a Tobruq. Inoltre, Egitto ed Emirati Arabi Uniti avrebbero attuato attacchi aerei sulla Libia senza informarne gli Stati Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero inviato cacciabombardieri F-16 e aerei da rifornimento nelle basi egiziane, per colpire Tripoli almeno due volte ad agosto. Nel primo caso, il 18 agosto, fu colpito un deposito di armi controllato dalle milizie islamiste a Tripoli, eliminando 6 terroristi; nel secondo, il 23 agosto, furono distrutti lanciarazzi e autoveicoli, e un magazzino fu danneggiato presso il ministero degli Interni di Tripoli, sempre controllato delle milizie di Misurata, eliminando 15 terroristi e ferendone altri 30. Inoltre, una squadra delle Forze Speciali egiziane avrebbe distrutto una base islamista nella Cirenaica. L’ex-ministro degli Esteri egiziano Amir Musa, aveva detto “staterelli, sette e fazioni estremiste in Libia minacciano direttamente la sicurezza nazionale dell’Egitto. Chiedo un ampio dibattito per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi e costruire il supporto necessario nel caso dovessimo esercitare il nostro diritto all’autodifesa“. Il Presidente al-Sisi affermava che l’opzione per addestrare l’esercito libico, e che l’Accademia di polizia egiziana era disponibile ad addestrare la polizia libica, assicurando che la sicurezza della Libia rientra nella stabilità dell’Egitto e di tutta la regione. Il 25 agosto, l’Egitto aveva un vertice sulla situazione libica con Tunisia, Algeria e Libia. La delegazione libica a Cairo era composta dal ministro degli Esteri Muhammad Abdelaziz, dal capo del parlamento Uqayla Salah e dal capo di Stato Maggiore Abdelrazaq al-Nazury, che aveva dichiarato che il suo Paese ricostruirà un nuovo esercito in cooperazione con l’Egitto. Funzionari del governo statunitense avevano affermato che l’amministrazione Obama era stata colta di sorpresa. “Egitto ed Emirati Arabi Uniti hanno agito senza informare Washington o cercarne il consenso, emarginando l’amministrazione Obama“. In conseguenza di tali azioni, i governi di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti rilasciavano un’ipocrita dichiarazione congiunta che condannava le “interferenze esterne in Libia, aggravando le divisioni attuali e minando la transizione alla democrazia della Libia“. Secondo l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Tariq Mitri, “I dati sugli sfollati indicano che oltre 100000, e forse 150000, persone hanno cercato rifugio all’estero, compresi i lavoratori migranti che hanno abbandonato il Paese“.
La Gran Bretagna ospita il capo spirituale degli islamisti libici, il Gran Muftì shayq Sadiq al-Ghariani, che aveva celebrato l’occupazione di Tripoli da parte della milizia islamista di Misurata su una TV satellitare, Tanasuh, registrata a nome di un familiare, Sohayl al-Ghariani, residente ad Exeter. Ghariani s’era congratulato con gli islamisti di Misurata, “Mi congratulo con i rivoluzionari per la loro vittoria, e benedico i martiri“, dell’occupazione di Tripoli. Il predicatore salafita aveva anche chiesto che gli islamisti attaccassero Bayda, sede del governo, e Tobruq, dove si trova il parlamento. “Invito città come Tobruq e Bayda, che svolsero un lavoro incredibile nella rivoluzione (il golpe contro la Jamahiriya. NdT)… ad unirsi ai loro fratelli rivoluzionari della Libia, in modo da unirsi. I Paesi che contribuirono alla rivoluzione del 17 febbraio… devono scommettere sulla gente, non sui governanti“. Nominato due anni prima Gran mufti, al-Ghariani sostiene le fazioni islamiste con fatwa che vietano anche l’importazione di lingerie. “Il mufti è sempre stato un elemento di disturbo“, affermava Hasan al-Amin, un politico libico fuggito in Gran Bretagna dopo esser stato minacciato dalle milizie. “Questo tizio era in Gran Bretagna ad istigare queste cose”.

999947Fonti:
IlSole24ore
IlSole24ore
ITAR-TASS
Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
Repubblica
RIAN
RID
RussiaToday
Wsws

Volontà internazionale di contrastare il SIIL: verità o inganno?

Dr. Amin Hoteit al-Thawra, al-Wihda (Siria) 18/08/2014
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Global Research
10590515In questi ultimi giorni il campo occidentale ha preso due posizioni contro il SIIL, creatore del califfato islamico in Iraq e Siria (CIIS); il primo sono gli attacchi aerei statunitensi nel nord Iraq, vicino al confine del Kurdistan; il secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro SIIL e Jabhat al-Nusra. Qualcuno potrebbe spiegare tali dichiarazioni con il fatto che l’occidente ha finalmente deciso di ammettere la verità e di affrontare seriamente il terrorismo di queste due organizzazioni. E’ così? Rispondiamo che un documento non può essere letto dall’ultima pagina o riga, ma dobbiamo collegare le cose dal passato per capire il presente, prevedere il futuro e ridurre il secondario ai principi fondamentali, per dedurne il vero obiettivo. Pertanto, dobbiamo iniziare da una verità nota a tutti, e che si riduce al fatto che l’apparizione di tali due organizzazioni terroristiche è inseparabile dall’occidente, dai suoi alleati e strumenti regionali, essendo stato oramai chiarito e ampiamente documentato che Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno patrocinato, finanziato e covato entrambe le organizzazioni sperando di distruggere lo Stato siriano, sradicandolo in quanto baluardo dell’Asse della Resistenza come preludio alla distruzione del resto dell’Asse, come vuole il piano statunitense-sionista. Così molte verità emergono, tanto che non sfuggono nemmeno alle persone comuni o a coloro che non vogliono interessarsi minimamente alle questioni politiche e strategiche. D’altro canto, sulla base di prove concrete, è chiaro che l’assalto del SIIL alla Siria, e poi da lì all’Iraq, s’è verificato:
• Nel contesto che possiamo designare come “strategia della stretta” contro l’Asse della resistenza; ricordando la transazione avviata da Bashir Gemayel durante la guerra civile, quando chiese “l’unificazione di tutti i fucili cristiani”, un’operazione che portò alla formazione delle “Forze libanesi” e alla sua elezione, in quanto loro comandante in capo, alla presidenza della Repubblica durante l’invasione israeliana del Libano, nel 1982 [1].
• Nell’ambito dell’attuazione del nuovo piano statunitense per eliminare l’Asse della Resistenza e tagliarne il legami con la resistenza palestinese a Gaza; un piano di cui il SIIL era il responsabile dell’attuazione in Iraq, Siria e Libano, e Israele a Gaza.
Pertanto, anche se qualcuno potrebbe pensare che l’occidente rigetti il comportamento criminale del SIIL e che abbia effettivamente deciso di combatterlo con gli attacchi aerei e la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riteniamo prudente guardare oltre l’albero che nasconde la foresta e, in questo caso, diffidare delle trappole occidentali. Infatti:

Gli attacchi aerei USA sull’Iraq
Non crediamo assolutamente che gli attacchi aerei sull’Iraq siano volti alla sicurezza e sovranità dell’Iraq o, come sostengono certi politici iracheni che cercano di giustificarsi, con il cosiddetto accordo strategico del “trattato di sicurezza iracheno-statunitense”. Se così fosse, gli Stati Uniti avrebbero colpito quando le autorità irachene formalmente ne chiesero l’aiuto per contrastare l’avanzata del SIIL [2], dopo la messa in scena dell'”invasione di Mosul” [3] del SIIL o, almeno, quando i loro satelliti registrarono l’esecuzione di 1700 persone a Mosul e dintorni, o quando ebbero la conferma del genocidio e dei crimini contro l’umanità commessi dal SIIL contro Yezidi a Sinjar e cristiani o altre minoranze presso Mosul. Ma niente di tutto ciò è avvenuto. Tuttavia, Obama ha chiaramente affermato che “gli Stati Uniti hanno interesse strategico nel fermare l’avanzata del SIIL e di non essere l’aviazione degli sciiti iracheni o di qualsiasi altra fazione” [4]. È alla luce di tale affermazione che dobbiamo interpretare gli attacchi aerei in Iraq. Non diremo che gli Stati Uniti, che hanno creato e nutrito l’organizzazione terroristica al-Qaida e i suoi vari rami, si siano infine rivolti contro la loro creatura. Ma diciamo che vedendosi minacciati da “elementi indisciplinati” del SIIL, hanno lanciato il loro attacco aereo per i loro scopi:
• punendo gli errori e ricordando al SIIL la politiche e i confini terrestri già prefissati
• scaricando le accuse di molti analisti e ricercatori che l’incolpano del terrorismo del SIIL,
• garantendo l’integrità dei confini del Kurdistan iracheno, per continuare a usarlo contro la nostra regione come un pugnale, tra l’indipendenza incompiuta dall’Iraq e l’impossibile recupero di un legame organico con il governo centrale iracheno, da cui il nuovo concetto di “stato di quasi-indipendente”!
Ciò senza dimenticare la possibilità per gli Stati Uniti di creare un precedente su cui poter costruire una giustificare per l’intervento militare in Siria con il pretesto di colpire il SIIL e lasciare che la situazione evolvi nella direzione desiderata, senza incontrare alcun ostacolo ogni trimestre. Questo è, a nostro avviso, la ragione dell’adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed è ciò che intendiamo dimostrare.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n° 2170 [5]
Questa risoluzione, il cui disegno è stato presentato al Consiglio di Sicurezza dall’occidente, guidato dalla Gran Bretagna, è importante in quanto si tratta di un punto di vista di principio, ma non risolve il problema. Condanna SIIL, al-Nusra e tutti coloro che li sostengono, invitano a combatterli ed invoca il divieto del loro finanziamento diretto o indiretto, l’invio di armi, ecc., ma uno studio dettagliato e approfondito ci fa pensare alla favola della montagna che ha partorito il topolino! Infatti, nonostante la sua rilevanza giuridica, questa risoluzione è priva di efficacia operativa, di tutto ciò che potrebbe indurre a chiedere conto agli Stati che sostengono e facilitano le operazioni criminali del SIIL, mentre tutti sanno, almeno, del ruolo svolto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, ieri e oggi. A ciò bisogna aggiungere l’irritazione evidente del presidente inglese del Consiglio di Sicurezza per gli interventi dei delegati di Siria [6] e Iraq; irritazione interpretata come rifiuto di permettere d’illuminare le carenze della risoluzione e cosa possa nascondere. Pertanto, e nonostante tutto ciò che è stato detto della risoluzione, pensiamo che l’unica cosa utile sia il riconoscimento unanime dei membri del Consiglio di Sicurezza, della veridicità dell’indicazione della Siria sulla natura terroristica delle due organizzazioni citate. Il che implica che la Siria subisce un attacco terroristico straniero e non una rivoluzione popolare, come alcuni membri del Consiglio di sicurezza continuano ad affermare!
Oltre a ciò, non vediamo nulla nella presente risoluzione che soddisfi o ispiri la seria speranza della volontà occidentale di combattere il terrorismo. A questo proposito, cogliamo l’occasione per porre alcune domande agli ideatori di tale disegno di risoluzione e ai responsabili dell’adozione, come Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare:
1. Perché Abu Baqr al-Baghdadi e i suoi 12 più stretti collaboratori non appaiono sulla lista dei terroristi internazionali? Perché non gli hanno congelato i beni? Perché non vengono trascinati davanti alla Corte Penale Internazionale per decisione del Consiglio di Sicurezza? Quest’ultima decisione era compromettente per i funzionari degli Stati Uniti che appaiono nelle foto assieme ad al-Baghdadi e altri?
2. Chi fornisce al SIIL mappe dettagliate dei territori siriani e iracheni? Chi indica al SIIL i punti di forza della struttura difensiva da evitare per poter infiltrarsi in entrambi i Paesi? Chi pianifica le invasioni del SIIL in base a tali informazioni? Le forze che hanno satelliti puntati sulla regione e agenzie d’intelligence internazionali, come Stati Uniti e NATO?
3. La Turchia, membro della NATO, non è forse l’unico Paese attraverso cui passa il petrolio rubato in Siria e Iraq e venduto sul mercato internazionale, in particolare in Europa, consegnando al SIIL tre milioni di dollari al giorno? Perché non si prendono misure drastiche contro la Turchia per fermarla?
4. La Turchia non è ora il punto di transito principale dei terroristi del SIIL diretti in Siria e Iraq? Perché non bandirne porti ed aeroporti? Perché non viene rimproverata?
5. Non è ben chiaro che Qatar, Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo finanziano entrambe le organizzazioni terroristiche, avendo giustamente adottato l’ideologia del wahhabismo dell’alleato degli USA? [7].
Molte domande da porre le cui risposte indicano che, se l’occidente in generale e gli USA in particolare, volessero seriamente combattere il terrorismo di SIIL e Jabhat al-Nusra, potrebbero inaridirne le risorse in pochi mesi, senza nemmeno bisogno di alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO e gli Stati regionali sottoposti, potrebbero farlo se lo volessero. Ma la decisione dovrebbe venire dagli Stati Uniti, ma non verrà perché gli Stati Uniti vedono ancora nel terrorismo e nelle bande armate il loro “esercito segreto” permettendogli di raggiungere quegli obiettivi che un’esercito convenzionale non può raggiungere! Infine, la risoluzione 2170 si spiega con il fatto che l’occidente, avendo la responsabilità fisica e morale dei crimini di SIIL e Jabhat al-Nusra, cerca di discolparsi negandone i delitti, mentre crea un precedente che giustificherebbe gli attacchi aerei degli USA nel territorio siriano con la scusa della guerra contro il SIIL… e questo è ciò che si deve evitare!

mappedNote:
[1] Operazione Pace in Galilea o invasione del Libano 1982: il 6 giugno 1982 le forze israeliane invasero il sud del Libano, apparentemente per fermare gli attacchi dell’OLP lanciati dal Libano…
[2] L’Iraq chiede agli USA d’intervenire contro i jihadisti
[3] Quali sono gli obiettivi della finta invasione dell’Iraq da parte del SIIL?
[4] Obama giura di continuare gli attacchi aerei in Iraq, ‘se necessario’
[5] Risoluzione n° 2170: Il Consiglio di Sicurezza adotta all’unanimità una risoluzione sul divieto di qualsiasi supporto a SIIL e fronte al-Nusra
[6] Video: intervento del Dr. Bashar Jafari, delegato permanente della Siria alle Nazioni Unite, dopo l’adozione della risoluzione 2170
[7] Il “fondamentalismo islamico” sponsorizzato dagli USA: Le radici dell’alleanza USA-wahhabita

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico, esperto di strategia militare ede x-generale di brigata  libanese.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli attacchi aerei fasulli di Obama aiutano il SIIL

Aanirfan 11 agosto 2014

ica-mi6-isis-iraq.siIl SIIL iniziò l’invasione dell’Iraq dal membro della NATO, la Turchia guidata da un ‘ebreo’.
Secondo il Financial Times, gli attacchi aerei degli USA in Iraq “non sono riusciti a fermare l’avanzata del SIIL e possono essere visti come una vittoria propagandistica del gruppo… Finora le forze statunitensi non sono riuscite a colpire edifici, depositi di armi o la leadership del SIIL nel deserto presso Mosul”. Ryan Crocker, ex-ambasciatore statunitense in Iraq ha detto al Financial Times: “Un paio di bombe da 500 libbre dagli F-18 e un paio di attacchi dei droni non possono fermare il SIIL. Abbiamo avuto la possibilità di colpire la loro leadership e le loro strutture di comando e controllo, ora è finita… Se diciamo che ciò serve a proteggere Irbil, che il SIIL non ha mai voluto (occupare), la missione è finita e possiamo andarcene a casa“. Abdulla Hawaz, commentatore politico curdo, ha detto al Financial Times: “il SIIL avanza e le sue capacità d’attacco non sono indebolite“. Wladimir van Wilgenburg, analista ad Erbil della Fondazione Jamestown, ha detto al Financial Times: “Ho visto sui social media che il SIIL in realtà non sembra impensierito dell’intervento USA. Sul piano della propaganda, il coinvolgimento statunitense non è poi così male per loro“. Gli USA aiutano il SIIL – Financial Times

Obama non uccide gli agenti del Mossad
Aanirfan 10 agosto 2014

LiveLeak-dot-com-50ec6ffd7b3a-mccainsyria1John McCain e il capo del SIIL Simon Elliot, alias al-Baghdadi. Il momento da urlo di John McCain: fotografato sorridente con il SIIL

10541043Simon Elliot, il capo del SIIL è un agente del Mossad ed è stato fotografato con John McCain, anch’egli agente del Mossad. Il SIIL è diretto da Simon Elliot, agente del Mossad
Il SIIL (ora chiamato SI) è stato addestrato da statunitensi ed israeliani ed è guidato da israeliani. Il capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi addestrato da Israele/ Il SIIL creato e spalleggiato da Israele

1459750Al-Baghdadi (Simon Elliot) con McCain. Il momento da grido di John McCain: fotografato sorridente con il SIIL
Il ruolo del SIIL è uccidere musulmani ed indebolire tutti i nemici d’Israele. Un funzionario curdo ha detto del SIIL, “Tutto ciò che hanno è statunitense, tutto fino agli ultimi mezzi con armi pesanti, gli Humvee” (Dailymail)

June 18, 2014Obama li ha usati in Siria e Libia e ora li usa in Iraq, non piacendogli il governo iracheno e volendo compiacere Israele. Il SIIL in Iraq: un disastro made in USA/ I ‘grandi alleati’ degli Stati Uniti  finanziano il SIIL
Obama non ha intenzione di bombardare gli agenti del Mossad, non ha alcuna intenzione di salvare gli Yazidi. La crisi irachena: la valle della morte, il 70 per cento di loro sono morti

iraq-5.siL’obiettivo del Mossad è distruggere tutti i Paesi musulmani guidando le istituzioni musulmane. Tutti gli islamisti lavorano per il Mossad. Potere ebraico/ Islam Yaken – cripto-ebrei nel SIIL/ Bashir, lavorare per il Mossad

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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