La guerra silenziosa dell’Australia

Uno squadrone segreto delle SAS inviato a spiare in Africa
Rafael Epstein e Dylan Welch The Age 13 Marzo 2012

Uno squadrone segreto delle truppe australiane ha effettuato operazioni segrete in Africa, offuscando il confine tra vita militare e spionaggio, con conseguenze potenzialmente disastrose.

Uno squadrone segreto di soldati delle SAS australiane ha operato ampiamente in Africa, effettuando un lavoro normalmente svolto dalle spie, in una espansione improvvisa e potenzialmente pericolosa dell’impegno militare all’estero dell’Australia.
Il dispiegamento del 4.o Squadrone delle SAS – la cui esistenza non è mai stata pubblicamente confermata – ha messo l’unità delle forze speciali fuori dal diritto australiano e internazionale.
The Age ha confermato che soldati della squadra hanno compiuto decine di operazioni segrete, nel corso dell’ultimo anno, nei paesi africani, tra cui Zimbabwe, Nigeria e Kenya. Erano senza uniforme e non erano accompagnati dagli ufficiali del Secret Intelligence Service australiano, sotto la cui copertura le forze delle SAS vengono convenzionalmente dispiegate.
Si ritiene che le missioni abbiano riguardato l’intelligence sul terrorismo e le strategie di salvataggio dei civili australiani, sequestrati o intrappolati in una guerra civile. Ma le operazioni hanno sollevato serie preoccupazioni nell’esercito australiano e nella comunità dell’intelligence, perché coinvolgono paesi in cui l’Australia non è in guerra.
Ci sono anche le preoccupazioni tra le SAS, secondo cui i soldati non avrebbero un’adeguata protezione giuridica o dei piani di emergenza, se venissero catturati. “Hanno tutte le capacità  spionistiche, ma senza la copertura legale [dell'ASIS],” ha detto una fonte governativa. In un commento trasmesso ai funzionari governativi, un soldato ha detto: ”Cosa succede se ci beccano”?
Il professor Hugh White dell’Australian National University, un ex segretario aggiunto della difesa, ha dichiarato: ”Tale operazione priva il soldato di molte protezioni, compreso il loro status giuridico e, in un certo senso, la loro identità di soldato. Penso che i governi dovrebbero riflettere molto attentamente prima di chiedere ai soldati di farlo.”
Nonostante i pericoli, l’ex ministro degli esteri Kevin Rudd, lo scorso anno aveva chiesto che le truppe del 4° Squadrone venissero utilizzate in Libia, durante il conflitto in quel paese. Il suo piano fu sventato dall’opposizione del ministro della difesa Stephen Smith e del capo delle Forze di Difesa David Hurley.
Sia il signor Smith che il generale Hurley si rifiutano di essere intervistato riguardo questa storia. Il 4° Squadrone delle SAS ha sede a Swan Island, nei pressi di Queenscliff, una struttura ad alta sicurezza della difesa, che è raddoppiata negli ultimi dieci anni, in parte per accogliere la nuova squadra.
Lo squadrone è stato formalmente creato nel 2005 dal governo Howard, ma The Age ha saputo che il suo nuovo ruolo di intelligence era stato autorizzato, alla fine del 2010 o all’inizio dell’anno scorso, dal signor Smith. Le SAS sono anche all’avanguardia della riforma di genere nel campo militare australiano, con sei donne soldato addestrate negli Stati Uniti per operare nel 4° Squadrone.
L’intelligence all’estero, senza ricorrere alla violenza, è la funzione principale dell’ASIS, creata nel 1952, ma non ufficialmente riconosciuta fino al 1977. Dalla metà degli anni ’80, ai funzionari dell’ASIS era stato rifiutato il permesso di portare armi o di usare violenze, ma nel 2004, il governo Howard aveva modificato la legislazione per permettergli di avere le armi per l’autodifesa e di partecipare ad operazioni violente, a condizione che gli stessi funzionari non utilizzassero la forza. Fu in quel periodo che la creazione del quarto squadrone delle SAS era stata autorizzata, con i suoi soldati che dovrebbero essere una versione d’elite delle guardie del corpo e degli scout per gli ufficiali dell’intelligence dell’ASIS.
Le operazioni africane del 4° Squadrone erano inizialmente incentrate sui possibili scenari di salvataggio di cittadini australiani in pericolo, come il giornalista freelance Nigel Brennan, che era prigioniero dei ribelli somali. I soldati hanno anche valutato il controllo delle frontiere africane, esplorato i luoghi per uno sbarco per possibili interventi militari, e sviluppato gli scenari per evacuare gli australiani, così come la situazione della politica locale. Gli ufficiali dell’ASIS sono legalmente autorizzati a portare falsi passaporti australiani e, se arrestati, possono negare di esserne dipendenti. I membri delle ADF per le operazioni normali non possono recare una falsa identificazione e non possono negare per quale governo lavorano.
Mentre le SAS hanno lavorato al fianco delle agenzie di intelligence australiane per decenni, la creazione di una squadra dedicata rispecchia il modello statunitense, dove i militari ed i servizi di intelligence hanno legami più stretti. Questo rapporto ha portato alla crescente importanza del Joint Special Operations Command degli Stati Uniti, i cui soldati hanno ucciso il leader di al-Qaida Usama bin Ladin in Pakistan, l’anno scorso.
Alcuni membri del personale del commando operazioni speciali dell’ADF, vedono il 4° Squadrone sminuire quello che credono sia il loro principale compito, la guerra in Afghanistan e le squadre antiterrorismo sulla coste est e ovest dell’Australia, presidiate dai soldati del 2° Commando e dalle SAS, rispettivamente. Ma altri sostengono che sia fondamentale il contributo australiano alla lotta statunitense contro al-Qaida – in particolare nel Corno d’Africa. L’intelligence degli USA ritiene che molti combattenti e leader di secondo livello di al-Qaida, abbiano abbandonato la regione Afghanistan-Pakistan.
Le informazioni raccolte dai soldati australiani in paesi come il Kenya, fluiscono tutti nei database utilizzati dagli Stati Uniti e dai loro alleati in Africa. Il servizio di sicurezza dell’Australia, ASIO, è inoltre sempre più preoccupato per la minaccia interna rappresentata dal gruppo terroristico della Somalia, al-Shabaab. L’ASIO è preoccupato che un piccolo gruppo all’interno della crescente comunità somala dell’Australia, invii denaro ad al-Shabaab.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Presi con le mani nel sacco: killer inglesi nel Corno d’Africa

Thomas C. Mountain, Intrepid Report, 8 giugno 2011

ASMARA, Eritrea – ai primi di febbraio 2011, una squadra di sei mercenari britannici è stata colta in flagrante nel bel mezzo dei preparativi di un tentativo per assassinare i vertici del governo eritreo nella città portuale di Massaua sul Mar Rosso.
Dei sei, quattro sono stati arrestati e due sono riusciti a fuggire, abbandonando i loro compagni, schizzando fuori dalla baia di Massaua, nel Mar Rosso, su un gommone a motore, senza essere mai più visti dagli eritrei.
Una ispezione sul battello con cui sono arrivati ha svelato un nascondigli per gli strumenti di lavoro dei killer. Incluso, vi era un piccolo arsenale di armi automatiche, un sofisticato sistema di comunicazione satellitare, avanzati telemetri elettronici di puntamento e, ben più dannosi, diversi fucili da cecchino.
Tutte le persone arrestate sono state riconosciute dipendenti di una ditta britannica di “sicurezza”, simile alla famigerata compagnia statunitense Blackwater/Xe. Almeno due dei quattro provenivano dalle forze speciali britanniche. Come nel caso di Richard Davis, il killer della CIA colto sul fatto in Pakistan, il Foreign Office britannico ha  richiesto la protezione della convenzione di Vienna per questi delinquenti armati, ma confermando così il fatto che fossero in missione ufficiale per conto del governo britannico.
Il loro arresto è avvenuto a poche centinaia di metri dalla nostra casa sul Mar Rosso, a Massaua, ed è successo mentre eravamo lì. Nelle settimane e nei mesi che seguirono, ogni volta che passavo da quel punto, ho sentito un senso di nausea alla vista del terrapieno di sale dietro cui si erano nascosti per avere una visione chiara del luogo dove, pochi giorni dopo, i vertici del governo eritreo si sarebbero riuniti per la celebrazione annuale della caduta del porto di Massaua, nel 1990, ad opera dei combattenti di liberazione eritrei.
Questi killer professionisti sono stati scoperti quasi per caso da una donna, mentre andava a casa attraverso una breve scorciatoia adiacente a una salina abbandonata, notando, come tutti i bravi eritrei  dovrebbero, che dei sa’ada, i bianchi, stavano scattando delle foto (con dei teleobiettivi ) ai dei luoghi a cui non dovevano avere accesso. Queste “diplomatici” inglesi, presero tutto il loro tempo per sgombrare le loro linee di tiro e prendere i parametri del loro possibile campo di sterminio, visto che il loro scopritore dovette camminare per quasi un miglio, per recarsi dalla più vicina stazione di polizia, per denunciarli, e che poi la polizia dovette recarsi sul posto dell’avvistamento in questione.
Ma se non fosse stato per la vigilanza di una donna eritrea, l’Eritrea potrebbe aver sperimentato un disastro inimmaginabile, la perdita del presidente dell’Eritrea e Dio solo sa di quanti vertici  dell’Eritrea.
Questa non è la prima volta che ho scritto su un tentativo di assassinare la leadership dell’Eritrea.  Nel 2002 e nel 2003, ho scritto di come durante l’invasione etiope dell’Eritrea, sostenuta dall’occidente nel 2000, una serie di tiri dell’artiglieria a lungo raggio distrusse i centri di comando avanzati eritrei, pochi minuti dopo la partenza del presidente/Comandante-in-Capo Issias Aferworki. In un caso, vi fu la netta prova che un missile aveva causato la distruzione, e se questo è vero, è quasi certo che era stato lanciato da un aereo da caccia statunitense, che volava ad alta quota.
Anche in questo caso, una domanda deve essere posta, perché l’Occidente vuole uccidere i leader dell’Eritrea?
Forse perché l’economia eritrea è ancora una volta in procinto di indossare il mantello della crescita più rapida dell’Africa, e questo senza significativi programmi di aiuto occidentali o dei prestiti usurai del FMI e della Banca Mondiale.
Più probabilmente, ciò dovuto al fatto che l’Eritrea è stata a lungo una spina nel fianco dei tentativi occidentali di dominare il Corno d’Africa, una delle regioni strategicamente più importanti del mondo. Con quasi il 40 per cento del traffico marittimo mondiale che passa davanti ale coste eritree, tutti i giorni, tra cui gran parte del petrolio mondiale e tutto il commercio tra l’UE e Cina, Giappone e India, il Corno d’Africa non può essere fonte di preoccupazione per un occidentale medio, ma per quelli al potere nelle capitali occidentali, non è detto.
La politica degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali è la “gestione delle crisi” qui, in Africa. L’Occidente crea una crisi e poi la gestisce, oppure sfrutta la guerra e il caos che ne consegue, per dividere e conquistare, per meglio saccheggiare le risorse naturali e umane di una regione.
L’Eritrea è stata il principale ostacolo alla realizzazione di questa politica occidentale nel Corno d’Africa, e questo spiega il disperato tentativo di assassinare la leadership dell’Eritrea.
Il motto dice “che tutte le strade per la pace nel Corno d’Africa attraversano Asmara [Eritrea]” e ho assistito in prima persona a questa verità. La pace in Sudan è nata e nutrita qui in Asmara, prima nel Sudan orientale, poi nel Sud e ora negli sforzi di pace in corso nel Darfur.
Un grande tentativo è stato fatto qui, ad Asmara, per ricostituire un nuovo governo in Somalia, anche se questo è stato sabotato dall’Occidente e dai suoi esecutori etiopi.
I tenutari degli uffici d’intelligence occidentali, responsabili per l’Africa, ricordano fin troppo bene come solo due decenni prima, l’esercito di guerriglieri eritrei, straccioni e capelloni, guidassero carri armati etiopi catturati, che si aprirono la strada nel nord dell’Etiopia, per abbattere il dittatore Mengistu e portare la pace in Etiopia, per la prima volta, in 30 anni.
Lo scorso anno ho assistito a una disparata raccolta di leader dei guerriglieri etiopi dalle diverse lontane etnie, potersi incontrare qui ad Asmara, cominciando a realizzare un consenso su come costruire un nuovo governo di unità nazionale, per aiutare a mantenere la pace in Etiopia una volta che il regime di Meles Zenawi sia scacciato dal potere.
Tutto questo è una grave minaccia per l’attuare della politica dell’Occidente di “gestione delle crisi” nel Corno d’Africa.
Con il suo impero in declino, soffrendo sconfitta dopo sconfitta, incapace persino di abbattere (rapidamente. NdT)  Muammar Gheddafi, nonostante la forza aerea congiunta della maggior parte dei membri europei della NATO, sarebbe saggio aspettarsi misure sempre più disperate dai regimi occidentali.
L’élite occidentale può predicare ad alta voce sul dominio del diritto, ma la realtà è che il diritto internazionale è la legge della giungla dove solo i forti sopravvivono. L’Eritrea non solo sopravvive, ma molto lentamente diventa sempre più forte e più influente, ciò dovrebbe aiutare a spiegare perché i mercenari inglesi hanno portato i loro attrezzi da assassini sulle coste eritree.

Nota: Alcune delle informazioni contenute in questo articolo provengono dall’independent.co.uk, contenente la conferma dell’impiego dei mercenari inglesi, il loro background e le pretese del Foreign Office britannico sulla Convenzione di Vienna per proteggerli. Interviste in  prima persona con gli eritrei direttamente coinvolti, sono alla base del resto della storia.

 Isaias Afewerki

Thomas C. Mountain è l’unico giornalista occidentale indipendente nel Corno d’Africa, vive e lavora in Eritrea dal 2006.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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