NATO, Russia: armi o diplomazia

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/04/2014

10172725La NATO deve avere una presenza costante nei Paesi che si sentono “vulnerabili” alla Russia, ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 26 marzo in una riunione con i capi europei a Bruxelles. Obama ha insistito sul fatto che i piani d’emergenza dovevano essere esaminati ed “aggiornati” per “fare più nell’assicurare la presenza regolare della NATO in alcuni di quei Stati che possano sentirsi vulnerabili”. Le osservazioni sono state fatte durante il tour in Europa del presidente degli Stati Uniti. Gli alleati della NATO scattarono sull’attenti, battendo i tacchi e dicendo: “Sissignore”. L’1-2 aprile 2014 i ministri degli Esteri si sono riuniti per la prima volta da quando la Crimea ha aderito alla Russia. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che le azioni della Russia indicano che non si “continuerà come prima”. “Così oggi, sospendiamo ogni cooperazione pratica con la Russia, militare e civile”, ha detto in conferenza stampa. La NATO ha rilasciato una forte dichiarazione che condanna l’“annessione illegale” alla Russia della regione di Crimea dell’Ucraina. L’alleanza ha sospeso ogni forma di cooperazione pratica con la Russia per l’Ucraina e ordinato ai pianificatori militari di elaborare misure volte a rafforzarne le difese e rassicurare i membri est europei. Le misure potrebbero includere l’invio di soldati ed equipaggiamento della NATO negli alleati dell’Europa orientale, ulteriori esercitazioni, garantendo che la forza di reazione rapida della NATO sia dispiegata più velocemente e rivedere i piani militari della NATO. I pianificatori militari torneranno con proposte dettagliate tra poche settimane. Vi è una vasta gamma di opzioni da studiare. Ad esempio, si prevede di aprire basi militari permanenti negli Stati baltici. L’aviazione della NATO prenderà parte a pattugliamenti aerei nella regione dopo che le esercitazioni di routine hanno assunto nuovo significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, compresi Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno offerto altri aerei militari. La NATO offre all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni dell’alleanza e sostegno per lo sviluppo dell’esercito. L’operazione congiunta di addestramento antidroga in Afghanistan si concluderà dopo che la sessione attuale scadrà. Il programma per la fornitura di pezzi di ricambio e addestramento per gli elicotteri di fabbricazione russa forniti alle forze afghane finiranno anche. L’iniziativa congiunta di condivisione dei dati radar tra i Paesi ai confini della NATO vedrà spenta la parte russa dell’operazione. La missione della Russia presso la NATO rimarrà aperta e il blocco è disposto a parlare con i russi a livello di ambasciatori od oltre, ma è chiaro che se ci dovessero essere futuri colloqui, l’Ucraina sarà in cima all’ordine del giorno. In un comunicato congiunto che annuncia la sospensione della cooperazione, i ministri hanno detto che il dialogo politico in seno al Consiglio NATO-Russia potrebbe continuare, “se necessario a livello di ambasciatori e soprattutto per permettere di scambiare punti di vista, prima di tutto su questa crisi”. I capi della politica estera europei hanno anche detto che avrebbero rivisto le relazioni della NATO con la Russia nella prossima riunione di giugno.
La NATO e l’Ucraina intensificheranno la cooperazione e promuoveranno le riforme della Difesa in Ucraina attraverso addestramento e altri programmi. L’Ucraina ha dato alla NATO una lista dei desideri delle “attrezzature tecniche” necessarie alle proprie forze armate, che non comprende armi, come ha detto il ministro degli Esteri dell’Ucraina Andrej Deshitsja in conferenza stampa dopo l’incontro con i ministri della NATO. Ha detto che la NATO avrebbe inviato degli esperti a Kiev la prossima settimana per vedere di cosa ha bisogno l’Ucraina. Europa e Stati Uniti collaborano per ridurre la dipendenza dell’Ucraina dall’energia russa sviluppando fonti alternative di gas naturale. Il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry ha detto: “lavoriamo in sincronia per aiutare l’Ucraina a trasportare gas naturale in Polonia e Ungheria e sviluppare una rotta attraverso la Slovacchia”, aggiungendo che gli Stati Uniti sperano anche di esportare più gas naturale in futuro. “Gli sviluppi in Ucraina hanno messo i problemi della sicurezza energetica sulla ribalta e dimostrano la necessità di rafforzare la sicurezza energetica in Europa”, ha detto una dichiarazione congiunta rilasciata dal Consiglio energetico UE-USA tenutosi a Bruxelles, a fianco dei colloqui NATO. Separatamente, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha votato in massa sostenendo un disegno di legge che fornisce aiuti all’Ucraina e impone sanzioni alla Russia per la Crimea. Il disegno di legge passa ora al presidente Barack Obama per la firma. In un comunicato, la Casa Bianca ha detto che il presidente ha accolto con favore la mossa. “Questa legislazione ci permetterà di fornire un sostegno fondamentale all’Ucraina attraverso garanzie sui prestiti che faciliteranno l’accesso ai finanziamenti necessari per l’Ucraina, mentre ci vogliono passi essenziali per ripristinare la stabilità economica e riavere crescita e prosperità”, si leggeva. Nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto che Washington avrebbe intensificato la cooperazione militare con la Polonia e gli Stati baltici per mostrare solidarietà agli alleati nella crisi in Ucraina. “Il dipartimento della Difesa avanza misure per sostenere i nostri alleati”, ha detto Hagel al Comitato dei Servizi Armati del Senato.

Pianificazione militare
I pianificatori militari hanno avuto dai ministri degli esteri della NATO l’ordine di studiare le opzioni militari. La possibilità di potenziali installazioni per le forze di terra, mare e aria viene studiata. L’elemento aereo ha già iniziato con il rafforzamento dei pattugliamenti della NATO sulle repubbliche baltiche e le esercitazioni dell’US Air Force con il suo omologo polacco. Altri  aeromobili potrebbero presto essere inviati. Secondo Der Spiegel, la Germania valuta se inviare 6 velivoli per il pattugliamento dello spazio aereo dell’Europa orientale, e il numero totale di aerei NATO nella regione sarà almeno raddoppiato, dice l’articolo. Il portavoce del ministero della Difesa tedesco ha detto a Reuters che tale questione sarà decisa dai politici, ma ha confermato che l’esercito potrebbe prendere parte ai pattugliamenti degli aerei AWACS dello spazio aereo di Romania e Polonia, così come ai voli di addestramento nell’ambito della missione di polizia aerea della NATO sul Baltico. L’alleanza cerca come poter utilizzare le sue forze navali e anche come dispiegare le forze di terra. L’elenco delle opzioni dovrebbe essere pronto entro il 15 aprile. Il generale Philip Breedlove, comandante supremo alleato della NATO in Europa e capo del Comando europeo delle forze armate USA, ha detto che “monitora il pieno impiego delle prossime esercitazioni della NATO” per vedere se si possono rafforzare. Il presidente romeno Traian Basescu ha detto che gli Stati Uniti avevano chiesto di aumentare il numero di truppe e aerei di stanza in una base aerea nel Paese, che confina con l’Ucraina. Nei prossimi giorni, 175 marine di Camp Lejeune in North Carolina saranno inviati in Romania, nell’ambito dello sforzo per rinforzare la presenza del Corpo dei marine in Europa per affrontare imprevisti. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha detto che il ritmo con cui la NATO aumenta la sua presenza militare in Polonia è insoddisfacente. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, che ha detto in precedenza che sarebbe stato soddisfatto se la NATO inviasse due brigate pesanti in Polonia, ha detto nella riunione della NATO che avrebbe accolto tutte le forze della NATO stanziatevi.
Come il Guardian ha riferito, un documento riservato di sette pagine diffuso dal settimanale tedesco Der Spiegel, propone esercitazioni e addestramento congiunti tra l’alleanza e tre Paesi (Armenia, Azerbaigian e Moldavia) per migliorare l’“interoperabilità” dei militari con la NATO ed espanderne la partecipazione alle operazioni di “difesa intelligente” della NATO. Il documento ha inoltre proposto l’apertura di un ufficio di collegamento della NATO in Moldova, di fornire addestramento all’Armenia e dei programmi in Azerbaigian per assicurare i giacimenti di petrolio e di gas sul Mar Caspio. Un certo numero di esercitazioni si svolgerà in Ucraina quest’anno, tra cui: l’esercitazione di squadriglie aeree ucraino-polacche, le esercitazioni ucraino-polacche Ordine 2014 di unità di polizia militare, le esercitazioni ucraino-statunitensi Rapid Trident 2014, le esercitazioni aeree ucraino-polacche Cieli sicuri 2014, le esercitazioni ucraino-statunitensi Sea Breeze 2014, le esercitazioni multinazionali Light Avalanche 2014, le esercitazioni multinazionali delle unità di fanteria di montagna Carpazi 2014, e le esercitazioni Sud 2014 di unità meccanizzate ucraino-moldavo-rumene.

Il miele è dolce, ma le api pungono
A seguito della riunione della NATO, il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski, il cui Paese ha guidato lo sforzo per avvicinare Kiev all’UE, ha detto ai giornalisti che “il resto d’Europa non è sempre con noi”. Praticamente nessuno nei circoli ufficiali dell’UE, dell’Est o dell’Ovest, vuole la NATO in Ucraina. La Russia è il quarto partner commerciale della Germania, al di fuori dell’Unione europea, e suo maggiore fornitore di energia. Tra le aziende francesi con investimenti in Russia c’è la Renault, in parte di proprietà del governo francese. Attraverso una partnership con Nissan, quest’anno Renault ha avviato l’aumento di quasi il 75 per cento della partecipazione nella grande fabbrica automobilistica della Russia. Il 2 aprile, il quotidiano estone Ohtuleht ha pubblicato un editoriale che esprime preoccupazione sui legami economici tra la Russia e le economie dell’Europa occidentale dipendenti dalle sue forniture di gas. “Quale governo oserà suggerire ai propri elettori di trascorrere il prossimo inverno in un appartamento freddo solo per una penisola che nessuno sa indicare sulla mappa?” Andrejs Pildegovics, segretario di Stato per gli Esteri della Lettonia, ha detto che la sua nazione cerca di costruire il consenso alla soluzione diplomatica, mantenendo “le sanzioni sul tavolo”. “L’Ucraina non è un membro della NATO, non è sotto l’ombrello nucleare e non ci sono obblighi di proteggerla”, ha detto. Il Washington Post avverte che l’occidente può essere controbilanciato. Dice che la Russia concentrerà le risorse sul lancio dell’Unione eurasiatica, il prossimo anno. L’articolo nota, “Questa nuova alleanza non è il ritorno dell’Unione Sovietica, è geograficamente molto più ambiziosa, le esportazioni russe di petrolio e materiale militare aiuteranno l’Unione Eurasiatica ad assemblare un capitale geopolitico ben oltre i confini europei”, sottolineando un punto molto importante con cui fare i conti trattando la questione, “Pochissime nazioni possono produrre le armi e l’energia di cui hanno bisogno. Tra queste la Russia. India e Cina, ad esempio, hanno grandi forze militari che dipendono dalla tecnologia russa. Gazprom mette a punto un massiccio accordo sul gas con la Cina, basandosi su un accordo petrolifero precedente, e Rosneft ricerca un accordo a lungo termine con l’India. Nessuna di esse è stata in disaccordo con la Russia sulla scena internazionale; entrambe sono tra le 69 nazioni che non hanno condannato il “referendum” della Crimea alla Nazioni Unite”. Il Washington Post osserva che la Russia è ampiamente supportata in Europa dalle forze di destra e conservatrici. Potranno uscire vincenti nel voto di maggio per il Parlamento europeo, formando un dirompente blocco anti-EU e pro-Russia. Il giornale sollecita, “l’UE demoralizzata e divisa contrasterà la promessa  lanciata dall’Unione Eurasiatica. Il suo appello andrebbe ben al di là dei benefici commerciali e di traffico, magari promuovendo una valuta di riserva alternativa minando le istituzioni internazionali dominate dall’occidente”. La Russia ha ampi legami con India, Cina e Vietnam, fornisce grande supporto materiale a Siria, Iran e Venezuela e guida i rapporti con i Paesi BRICS. Insieme, questi Paesi rappresentano oltre il 20 per cento della produzione economica globale. Il giornale avverte che “la loro cooperazione potrebbe trasformarsi in un’alleanza militare con capacità di proiezione”.

La Russia invoca la ragione: far lavorare la diplomazia
Il 2 aprile, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato per telefono con il segretario di Stato USA John Kerry. Esprimendo preoccupazione per le decisioni prese dalla NATO “che non aiutano l’attuazione di questi compiti”. Lavrov non ha annunciato alcuna misura di ritorsione, e ha sottolineato la necessità di sforzi congiunti per promuovere il “dialogo in Ucraina” sull’unità nazionale. Un alto funzionario del dipartimento di Stato ha detto che Kerry ha ribadito l’obiettivo della de-escalation della crisi e ha chiesto colloqui tra i governi russo e ucraino. “Il linguaggio delle dichiarazioni assomiglia piuttosto alla giostra verbale della Guerra Fredda”, ha detto in un comunicato il portavoce del ministero degli Esteri Aleksandr Lukashevich, osservando che la NATO prese tale decisione nella guerra della Russia contro la Georgia nel 2008, e poi riprese la cooperazione di sua spontanea volontà. “Non è difficile immaginare chi ci guadagnerà dalla sospensione della cooperazione tra la Russia e la NATO nella lotta a minacce e sfide moderne alla sicurezza internazionale ed europea, in particolare nella lotta contro terrorismo, pirateria, catastrofi naturali e di origine antropica”, ha detto Lukashevich. “In ogni caso, non saranno certamente la Russia o gli Stati membri della NATO”. Nel frattempo Mosca ha respinto le accuse della NATO che la Russia stia rimuginando piani aggressivi contro i Paesi occidentali. “Le rivendicazioni sui piani presumibilmente aggressivi di Mosca che minacciano i Paesi della NATO sono assolutamente infondate”, così l’agenzia Interfax citava l’inviato russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Grushko ha aggiunto: “le mosse della NATO per proteggere i Paesi dell’Europa orientale non hanno senso”. La NATO ha iniziato le esercitazioni aeree il 1° aprile sulla repubblica ex-sovietica della Lituania con atterraggi di emergenza ed operazioni di ricerca e salvataggio. “Lo scopo di tali esercitazioni è risvegliare gli istinti da Guerra Fredda e dimostrare la necessità della NATO nelle condizioni di sicurezza attuali”, ha detto Grushko, aggiungendo che la Russia “in ogni caso” prenderà tutte le misure necessarie per garantire in modo affidabile la propria sicurezza. “Gli istinti da guerra fredda si sono risvegliati nella NATO, adottandone la retorica conseguente”, citava Aleksandr Grushko la pagina Twitter ufficiale della missione della Russia presso la NATO. “‘L’alleanza è in pericolo!’ Sembra che i contribuenti dovranno pagare i giochi militari”, ha detto. “L’ultima volta (nel 2008) ci fu un congelamento di tre mesi, e lo scongelamento a dicembre”, ha detto riferendosi alla breve guerra della Russia con la Georgia. “Cosa posso dire: è una guerra fredda, quindi sono ancora congelati”, ha scritto su Twitter.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che la Russia voleva risposte dalla NATO sulle attività dell’alleanza militare occidentale in Europa orientale. “Abbiamo rivolto domande all’alleanza militare del Nord Atlantico. Non solo aspettiamo risposte, ma che siano completamente basate sul rispetto delle regole concordate”, ha detto Lavrov in una conferenza congiunta con l’omologo kazako. Ha detto che la Russia ha il diritto di spostare truppe sul suo territorio e che le forze attualmente vicine al confine con l’Ucraina sarebbero rientrare nelle loro basi permanenti dopo aver compiuto le esercitazioni militari.
Bisogna fare i conti la realtà e i fatti della vita. La NATO dovrebbe pensarci seriamente prima di seguire il sentiero del confronto aperto con la Russia, invece di usare la diplomazia per risolvere le differenze e trovare un terreno comune per affrontare la questione ucraina in modo positivo.

1920174La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ministro della difesa russo sostenuto dal suo omologo cinese

Reseau International 4 aprile 2014
CHINA-BEIJING-XU QILIANG-RUSSIAN DEFENSE MINISTER-MEETING (CN)A Kajrakum (Tagikistan) il 4 aprile si svolge la riunione dei ministri della Difesa della Shanghai Cooperation Organization (SCO) con la partecipazione del ministro della Difesa della Federazione Russa, Generale Sergej Shojgu, del ministro della Difesa della Repubblica del Kazakhstan Adilbek Jaksibekov, del ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan, del ministro della Difesa della Repubblica del Kirghizistan Talajbek Omuralaev, del ministro della Difesa della Repubblica del Tagikistan, Tenente-Generale Sherali Mirzo, del Primo Viceministro della Difesa della Repubblica di Uzbekistan, Tenente-Generale Bahodyr Tokhmatov.
I ministri della Difesa dei Paesi aderenti alla SCO hanno discusso i risultati della cooperazione nel 2013 e l’ulteriore sviluppo delle relazioni militari. Le parti hanno scambiato opinioni sulle questioni di attualità nella sicurezza internazionale e regionale. Un altro argomento è stato discusso: la preparazione delle esercitazioni antiterrorismo congiunte per le “missioni di pace”, che si terranno quest’anno sul territorio della Repubblica Popolare Cinese.
Parlando al vertice, il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha discusso la situazione in Ucraina: “La minaccia per lo Stato ucraino è la profonda crisi politica ed economica, non la Russia. Vediamo di uscire dalla crisi solo con una soluzione politica sulla base degli interessi e dei diritti del popolo di Ucraina“. Il capo del Ministero della Difesa russo ha preso atto, con rammarico, che in quel Paese è stato applicato lo scenario elaborato nella “primavera araba”, e che le nuove miopi misure ucraine possono causare il crollo dello Stato. “La vittoria nella direzione a Kiev di neonazisti che promuovono il sentimento anti-russo può trasformarsi in tragedia non solo per l’Ucraina, ma anche per l’Europa“, ha detto il ministro della Difesa russo. Una situazione molto più difficile, ha detto il Generale Sergej Shojgu, emerge nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina, “dove i nazionalisti cercano di imbavagliare la popolazione russofona, anche con la violenza“. “Il popolo di Crimea in questa situazione ha sollevato la questione con fermezza e senza compromessi, con il referendum per la riunificazione con la Russia seguito dall’83% dei cittadini, e approvata con oltre il 97% dei voti“, ha ricordato il ministro della Difesa russo, rilevando che il referendum si è svolto nel pieno rispetto delle procedure democratiche e delle norme del diritto internazionale, come è stato confermato dagli osservatori internazionali. “Nessuno nega i risultati del referendum e dell’affluenza, ma il risultato della volontà della Crimea semplicemente non viene riconosciuta. Secondo certe forze la Crimea ha votato illegalmente la secessione da Ucraina, ma meno di 10 anni fa, il tribunale dell’ONU ha riconosciuto che il Kosovo non violava il diritto internazionale. È un doppio standard“, ha detto il capo del ministero della Difesa russo. Ulteriore tensione, ha detto il Generale Sergej Shojgu, è stata creata dall’isteria su una presunta occupazione russa dalle regioni orientali dell’Ucraina, così come dalla retorica di Stati Uniti e di certi Paesi europei contro la Russia. Il ministro della Difesa russo ha detto che la Russia ringrazia tutti coloro che hanno espresso comprensione per il suo operato in Crimea, “Grazie colleghi per il vostro supporto. La solidità della nostra posizione si basa sulla volontà di milioni di persone volte all’unità nazionale e sul sostegno delle principali forze politiche e sociali“, ha detto il Generale Sergej Shojgu.
A Kajrakum inoltre s’è tenuto un incontro bilaterale tra il ministro della Difesa russo e il ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan. Il Generale Shojgu ha espresso gratitudine alla leadership cinese nel sostenere la posizione della Russia sulla Crimea. Il capo del ministero della Difesa russo ha detto che la Russia e la Cina sono legate da rapporti di partnership strategica da molti decenni amichevoli e costruttivi. “Penso che i nostri incontri contribuiscano anche a rafforzare i partenariati reciprocamente vantaggiosi“, ha detto il ministro della Difesa russo. A sua volta, il ministro della Difesa cinese ha espresso preoccupazione per “la proliferazione delle rivoluzioni colorate in certe regioni del mondo“. Ha aggiunto che i contatti tra i militari governativi di Russia e Cina ispirano la natura durevole che le parti sono disposte a sviluppare ulteriormente.
La Cina ha dato un suggerimento molto chiaro e forte: sosterrà tutte le iniziative per contrastare le rivoluzioni russe fomentate dall’occidente nel suo ambiente, soprattutto nei Paesi dell’Asia centrale, e la cooperazione militare russo-cinese non sarà influenzata dagli eventi in Ucraina, al contrario. Dato il ruolo dell’Esercito popolare di liberazione nel sistema governativo cinese (ricordiamo che il presidente della Commissione militare centrale del PC cinese è il Segretario Generale Xi Jinping), questo avviso dovrebbe essere preso molto sul serio in occidente.

20110329105145Fonti:
Function.mil.ru
Arms-expo.ru
Le Monde Russe

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’asse Mosca-Pechino a tutta velocità contro il dollaro

Dedefensa  22 marzo 2014

45Il 21 marzo 2014, il sito Zero Hedge annuncia l’imminente firma di ciò che chiama Santo Graal del gigantesco accordo sul gas tra Russia e Cina, visto in parallelo a un massiccio attacco contro i petrodollari. Tyler Durden pone il contratto come segno fondamentale del ribaltamento del potere a scapito del blocco BAO.
Se c’è l’intento occidentale di spingere la Russia e la Cina, una superpotenza delle risorse naturali (anche se “un po’ usurata”) e l’altra superpotenza del capitale fisso/lavoro produttivo (ance se “con capitale sbilanciato e credito gonfiato”) a marginalizzare il dollaro e incoraggiare l’uso di rublo e renminbi nel commercio bilaterale, allora le cose vanno sicuramente “secondo i piani”. Per ora non ci sono stati importanti sviluppi in conseguenza dello spostamento dell’asse geopolitico che ha visto l’influenza globale degli Stati Uniti, oltre al Gruppo dei 7 (Paesi più insolventi), declinare  precipitosamente a seguito del tentato intervento pasticciato in Siria e dell’incruenta annessione russa della Crimea, ma presto tutto cambierà. Perché mentre l’occidente si concentra giorno per giorno sugli sviluppi in Ucraina e su come fermare l’espansione russa con un appeasement (difficilmente una tattica vincente come gli eventi negli anni ’30 hanno dimostrato), la Russia ancora una volta pensa tre passi avanti… e un bel po’ di passi a est. Mentre l’Europa si agita furiosamente per trovare fonti alternative all’energia che Gazprom potrebbe staccare dalla rete d’esportazione del gas in Germania ed Europa (con l’imminente aumento del 40% dei prezzi del gas in Ucraina, probabilmente la migliore indicazione di ciò che succederà), la Russia si prepara all’annuncio del “Santo Graal” dell’accordo energetico con nientemeno che la Cina, una mossa dalle potenti onde d’urto geopolitiche in tutto il mondo che lega le due nazioni in un asse basato sul commercio. Come alcuni, specie in queste pagine, hanno suggerito getterebbe le basi per una nuova valuta basata sui rapporti commerciali aggirando il dollaro, qualcosa che la Russia implicava momenti fa, quando il suo ministro delle Finanze Siluanov ha detto che la Russia può riprendersi i prestiti esteri quest’anno. Tradotto: i russi saltano l’acquisto di debito occidentale, finanziato dall’acquisto cinese di buoni del Tesoro degli Stati Uniti, per andare direttamente alla fonte”.
L’accordo potrebbe essere firmato a maggio, quando Putin sarà a Pechino, stabilendo un rapporto strutturale fondamentale tra il primo produttore di gas e il maggiore consumatore di gas, in cima ai  rapporti tra i due Paesi considerando le proprie attività legate all’energia. (Si aggiunga l’elemento di quest’anno, la Cina è diventata il maggiore importatore di petrolio russo superando la Germania). Un esperto russo della Cina, Vasilij Kashin, dell’Istituto di analisi strategie e tecnologie (CAST) infatti, ritiene che in tali condizioni sia completamente assurdo parlare di “isolamento” della Russia, anzi si può ritenere invece che sia il blocco BAO che si trova sulla via dell’isolamento, tanto più che Durden continua: “Bingo! E ora si aggiungano gli scambi bilaterali in rubli e renminbi, si aggiungano Iran, Iraq, India e presto Arabia Saudita (la prima fonte estera di greggio della Cina, il cui principe ha anche incontrato il Presidente Xi Jinping la scorsa settimana, per espandere ulteriormente i rapporti commerciali) e saluti ai petrodollari“. Durden fa una panoramica delle relazioni della Russia con i principali Paesi alternativi al blocco BAO (Cina, India, ecc.) valutando che le loro relazioni con la Russia sono in via di una positiva stabilizzazione sulla scia dello shock costituito dalla crisi ucraina. Durden aggiunge che misure altamente simboliche e significative sono in preparazione in altri settori della cooperazione, (“Kashin di CAST ha detto che le prospettive che la Russia offra i jet da combattimento Sukhoj Su-35 alla Cina, in discussione dal 2010, crescerà”).
Punchline: “Una forte alleanza s’impone su entrambi i Paesi (Russia e Cina) in risposta agli Stati Uniti”. Un’alleanza che non si limita ad essere un prolungamento delle attuali tendenze a stretti rapporti bilaterali, tra cui non solo investimenti nelle infrastrutture, ma anche forniture militari… In sintesi: mentre il maggiore terremoto geopolitico dai tempi della guerra fredda accelera l’inevitabile consolidamento dell’”asse asiatico”, l’occidente monetizza il debito e si crogiola nella ricchezza di carta creata da un mercato azionario assai manipolato, mentre allo stesso tempo cerca di spiegare il motivo per cui il 6,5% di disoccupazione in realtà indichi un’economia debole, incolpando il tempo per ogni deludente dato economico, e affliggendo ogni singola persona nel cercare un aereo scomparso”.
Ciò che è più impressionante in questa analisi, che rafforza diverse voci,  prospettive, dichiarazioni di funzionari russi, ecc., è l’espansione accelerata della crisi ucraina, in questo caso passando al problema fondamentale del ruolo/status del dollaro il cui peso sul dispositivo egemonico del sistema è noto. Si tratta di misurare come e quanto velocemente questa crisi passa da una dimensione regionale ad una globale, in tutte le aree, mettendo in discussione tutti i rimanenti fattori  piuttosto stabili nelle relazioni internazionali, e ciò in un senso sistematicamente sfavorevole al blocco BAO. Nel frattempo, il blocco segue una dinamica in senso opposto, in particolare nel contesto dello sviluppo delle sanzioni antirusse. Quindi, in tale caso, c’è il fenomeno sorprendente di una sorta di “provincialismo” della globalizzazione. L’immagine non è esagerata o caricaturale quando si riferisce a ciò che riecheggiano le organizzazioni europee, immerse nei dettagli più banali accordando le sanzioni calcolate al millimetro e all’euro, per cercare di soddisfare tutte le parti interessate, i Paesi membri naturalmente, ma anche lobby, industriali e varie forze. (Indicativo a tale senso l’esempio, per la sua dimensione grottesca, di una piccola azienda austriaca molto efficace nel lobbying, mentre il suo Paese è assai riluttante nelle sanzioni, che ha un ordine di 30 milioni di euro dalla Russia; protestando contro tale perdita e minacciando vie legali, riesce ad ottenere un risarcimento da 30 milioni di euro dalle istituzioni UE in cambio della rinuncia dell’attività di lobbying, delle recriminazioni e dei piani per rivolgersi a un tribunale, e così via… Questo è il livello del “micro-management”, la frammentazione folle a cui le misure prospettate si riducono…)
Un altro fenomeno semantico appare nel testo Durden, ed è la considerazione della Crimea quale schiacciante sconfitta geopolitica degli Stati Uniti, così come lo fu in precedenza la crisi siriana di agosto-settembre 2013 (“…lo spostamento dell’asse geopolitico che ha visto l’influenza globale degli Stati Uniti, oltre al Gruppo dei 7 (Paesi più insolventi) naturalmente, declinare precipitosamente a seguito del tentato intervento pasticciato in Siria e dell’incruenta annessione russa della Crimea“). Ancora, si tratta della grande estensione della crisi ucraina, questa volta nel campo della percezione e comunicazione. Naturalmente, tale estensione viene completamente ignorata dal blocco BAO, perché completamente imbambolato dalla travolgente narrativa in corso nel blocco, che non è mai stata così pesante, pervasiva, impudente e che ingloba ogni pensiero ufficiale (che parli ad alta voce, o che eventualmente appaia nei punti di discussione e nelle relazioni finali, in meno di una pagina, su un determinato aspetto della crisi, ecc.). Ancora una volta, la differenza tra il blocco BAO e “l’altro lato” della crisi (Russia, ma probabilmente molto più della Russia) è sconcertante. Per buona misura e considerando l’atmosfera da microgestione in cui sono immersi tutti gli strumenti di potere del blocco BAO, sembra altamente improbabile che il blocco sappia esattamente ciò che accade, in generale, con l’accordo qui commentato (L’asse Russia-Cina e i petrodollari), come in altre aree del sistema globale del blocco.
Per parafrasare Durden e non necessariamente limitandosi alla sola Russia, “la Russia (…) pensa tre passi avanti“… ci si accorge di quale sia la vera preoccupazione dei cittadini statunitensi (vedi 22 marzo 2014), così rafforzando la logica della situazione, che rende tale circostanza un fattore antisistema supplementare (gli statunitensi contro il sistema dell’americanismo/contro il Sistema) all’azione russo-cinese, delineando ciò che potrebbe comportare una generale rivolta antisistema. Certo, sarebbe un’opportunità e un ulteriore tentativo in questa direzione, ma ancor più serio di quelli precedenti, tanto più serio per via di tali fattori, che si ha il diritto di pensare che ci sia un’opportunità così forte e dinamica da essere quasi decisiva.

1-s2.0-S030142150900593X-gr6Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO scopre il nuovo esercito russo

Dedefensa 24 marzo 2014
1013798Secondo il blocco BAO, c’è stata l’”invasione” della Crimea da parte dell’esercito russo, o meglio un’”incursione” (è la parola d’ordine, e BHO ha anche usato la parola “incursione”). In questo contesto, accettata l’ipotesi di sviluppare ulteriormente la nostra analisi, è interessante sentire l’apprezzamento dei capi militari della NATO. Come il Comandante in Capo supremo della NATO (SACEUR), generale dell’USAF Breedlove, che istruiva il Forum di Bruxelles, l’assai ortodosso meeting annuale organizzato dall’atlantista German Marshall Fund, questo fine settimana a Bruxelles. (Per gli stralci di seguito, consultare il Wall Street Journal del 23 marzo 2014).
Breedlove è rimasto molto colpito, soprattutto dalla preparazione delle “incursioni” con il pretesto delle manovre consentite dall’accordo sulla sicurezza, e dalla loro esecuzione, “il generale ha detto che era chiaro che la Russia ha migliorato in modo significativo le sue capacità dopo la guerra in Georgia del 2008. “L’incursione della Russia in Georgia … probabilmente non fu la più morbida”, ha detto. “A titolo di confronto, l’incursione in Crimea ha funzionato come un orologio, a partire dalla disconnessione quasi completa delle forze in Crimea dal loro comando tramite disturbi ed attacchi cibernetici, e poi l’accerchiamento completo da parte delle forze russe in Crimea”.”
Breedlove è rimasto in costante contatto con il suo omologo russo, il Generale Gerasimov, Capo di Stato Maggiore Generale. Si erano informati sulla situazione e Breedlove riconosce che non è possibile determinare se questi colloqui abbiano indotto in errore sulle intenzioni russe, in un momento o nell’altro, ma intende comunque continuarli… E’ una situazione strana, perché si tratta di una miscela di cooperazione e antagonismo, cooperazione, perché la posta in gioco è troppo alta per  due potenze nucleari di queste dimensioni; e antagonismo, perché le operazioni in questione sono in realtà antagonistiche: Breedlove “... ha difeso i contatti che ha sviluppato con il suo omologo russo il Generale Valerij Gerasimov, capo di Stato Maggiore generale. Ha detto che avrebbe cercato di mantenerli in futuro. La NATO aveva cercato di migliorare i contatti ai vertici militari russi negli ultimi mesi e l’alleanza ha detto che i due uomini parlarono il 24 febbraio, subito dopo l’inizio della crisi in Crimea. Convennero di “tenersi reciprocamente informati” sulla situazione, secondo la NATO. “Venivo ingannato?”, si chiede il generale Breedlove. “Non posso affermarlo. Non so quando e come la sua leadership abbiano preso tali decisioni”.
Breedlove ritiene che i russi usino la pressione delle loro forze armate per considerare delle “incursioni” in determinate situazioni di conflitto latente, in modo da scoraggiare i piani per l’ingresso nella NATO di alcuni Paesi alle frontiere della Russia. Avrebbero mescolato efficacemente soft power (sistema mediatico per fare pressione) e hard power (sistema  tecnologista per la gestione delle loro forze armate) con risultati sostanzialmente politici più che militari. “Il generale Breedlove si era detto preoccupato che le forze russe nei pressi del confine ucraino attraversassero il sud dell’Ucraina verso la Transnistria, una provincia separatista filo-russa in Moldova. Mosca, ha avvertito, sembrava usare attivamente i conflitti congelati nei suoi confini, come Transnistria e Abkhazia in Georgia per porre un veto alla spinta dei vicini a legami più profondi con l’UE e la NATO. In altre parole, se la Russia è preoccupata da un Paese diretto verso l’occidente, un modo per risolvere tale incursione è un conflitto congelato e ora nessuno vuole pensare di trascinare tale nazione nella NATO, perché potrebbe significare un conflitto con la Russia molto preoccupante”, ha detto.”
66954Breedlove ha a lungo assicurato il suo pubblico che la NATO aveva avviato una ridistribuzione sostanziale delle sue forze in base alla nuova situazione e, soprattutto, delle nuove tattiche mostrate dall’esercito russo. Nonostante la sicurezza mostrata dal SACEUR in questo contesto eminentemente di pubbliche relazioni, sembra che il comportamento russo in Crimea, mescolando con competenza estrema flessibilità e coordinazione tra soft power e hard power delle forze militari, senza le vampate dei carri armati tra nuvole di fumo e crepitio di traccianti, sia un nuovo e assai sensibile problema per l’alleanza. Questo problema è dovuto semplicemente al fatto che, sotto la guida degli Stati Uniti, seguendo ciecamente concezioni basate su aree classificare secondo una visione ideologica rigida, la NATO ha sviluppato le funzionalità del nuovo tipo di guerra postmoderna (G4G o “guerra di 4.ta generazione”) per gli interventi “fuori area”, ritenendo l’”area  NATO” (e la Russia) “sotto controllo “. Il problema posto alla NATO dalle capacità e dai piani russi si evidenzia quando la cosiddetta zona “sotto controllo” non lo è affatto, ed è anche suscettibile a tattiche e tecniche completamente nuove. Tuttavia, questa area è intrinsecamente di fondamentale importanza dal punto di vista strategico, naturalmente, ma ancora più quale unico campo del confronto finale tra il sistema e la resistenza antisistema. Un altro rapporto (direttamente dal Forum di Bruxelles), che fornisce un ulteriore aspetto dell’intervento di Breedlove e di altri nel forum, è particolarmente orientato ad evidenziare il problema delle capacità militari e il loro corretto utilizzo nelle crisi di tipo sempre più nuovo, postmoderno, caratterizzato da tumulti organizzati e spontanei, e da una generale situazione politica fluida e segnata dalla onnipotenza mediatica. L’azione psicologica sul nemico, anche se non direttamente coinvolto, gioca un ruolo importante, è ciò che Breedlove chiama “ambiguità strategica” (i russi durante la crisi di Crimea), ricordando la famosa tecnica nota come maskirovska dell’Armata Rossa (v. 13 agosto 2002), utilizzata con successo variabile durante la Guerra Fredda, la cui mentalità è molto più adatta alla situazione postmoderna, in cui trionfa il sistema mediatico con i suoi simulacri, la sua narrativa, ecc. “Breedlove (…) ha detto che non vi era dubbio che la Russia avesse anticipato l’operazione in Crimea da qualche tempo. “Parte del piano credo era creare ambiguità strategica”, ha detto. “La Russia ha cercato di dare un volto locale alle milizie della Crimea, ma c’era un sottile fronte di abitanti locali davanti e molti uomini in verde dietro”, ha continuato, riferendosi alle truppe russe con uniformi camuffate. (…) Una sessione successiva sulle differenze tra “hard” e “soft” power illuminava i diversi approcci ai conflitti tra Stati e attori non statali. Gitte Lillelund Bech, manager pubblico, consigliera ed ex-ministra della Difesa danese, ha detto che l’esercito cambia visione del proprio ruolo. “I militari non solo pensano a se stessi come hard power”, ha detto. “Si occupano anche di sviluppo e diplomazia”. Il generale John Allen, addetto alla politica estera presso la Brookings Institution ed ex-comandante alleato in Afghanistan, conveniva che l’uso del solo hard power non sia sostenibile. “L’applicazione di risorse soft power spiazza il nemico dal campo di battaglia e riduce l’hard power che si deve affrontare”.”
L’osservazione generale che si può trarre da queste poche osservazioni e confidenze è che i capi della NATO sono estremamente sorpresi dalle capacità di manovra, mobilità, disciplina e  discrezione delle azioni delle forze russe. Indubbiamente, si tratta di un nuovo elemento di notevole importanza per i militari e gli esperti del blocco BAO, finora inclini a trattare con disprezzo le forze armate russe. È una chiara indicazione che la riforma dell’esercito russo iniziata negli ultimi anni, e ancora in corso, da i suoi frutti e va molto oltre la semplice tecnica, forza materiale e struttura, concentrandosi anche sui piani psicologici e di comunicazione con una visione politica, tenendo conto delle dimensioni dell’analisi profonda dei caratteri fondamentali, tra cui quelli dell’ordine mentale che caratterizzano il nostro tempo metastorico. “Incursione” o meno (in Crimea), è bene che i capi del sistema siano convinti di questa evoluzione, il che complica l’analisi della situazione europea, sia dal punto di vista dell’equilibrio delle forze, del loro utilizzo come della dimensione mediatica con i suoi effetti psicologici. Improvvisamente, la situazione in Europa appare loro molto meno stabile nel suo orientamento dinamico, già caratterizzata dalla percezione trionfante dell’evoluzione a senso unico verso l’indebolimento e l’isolamento della Russia fino alla sua sconfitta finale (il grossolano “Dopo Kiev, Mosca” di McCain, caratteristico dello spirito ottuso della visione binaria del mondo (15 marzo 2014)).
1962887Si potrebbe anche dire che il comportamento russo durante questa crisi ha introdotto una nuova dimensione nell’utilizzo delle forze armate, senza dubbio una sorpresa militare per il blocco BAO. A nostro avviso, l’idea centrale di questa nuova dimensione riguarda la nuova “pseudo-guerra” (G4G),  introdotta nel periodo successivo l’attacco dell’11/9, un nuovo tipo schierato con vari gradi di successo soprattutto dalle forze del blocco BAO nei teatri esterni e periferici (Africa, Medio Oriente, subcontinente indiano), combinando l’uso del sistema mediatico nella dimensione psicologica con l’utilizzo di unità mobili speciali, ridotte, ecc. Ciò che dimostrano i russi, dal punto di vista del blocco BAO, è che questo tipo di “pseudo-guerra” sarebbe adatta anche all’Europa,  un’area che si riteneva estranea a tale schema, applicandolo loro stessi con maggiore abilità ed efficienza di quanto sia stato fatto finora nei cosiddetti “teatri esterni e periferici”, con un assai maggiore impatto politico grazie alle strutture di potere consolidate nell’area europea, indicando che una riuscita spinta dell’influenza psico-militare permette di far vacillare strutture politiche efficaci dalla parte di coloro che utilizzano queste tecniche. (Le varie campagne irachene e afgane del blocco BAO furono un disastro, dove la formula postmoderno si danneggiò in un pasticcio catastrofico, come altre campagne meno inefficaci ma nessuna di un qualche successo… La sorpresa russa sarebbe che un esercito percepito privo d’esperienza in questo tipo di intervento, riesca ad applicare la formula, notevolmente rinnovata e migliorata, con tanta efficienza e flessibilità in un teatro importante e finora considerato “sicuro” rispetto a tale tipo d’instabilità. È forse un nuovo sviluppo capitale, perfino rivoluzionario, del concetto di G4G. La psicologia russa, nutrita dalla politica del principio al contrario delle forze del blocco BAO che subiscono la pressione del sistema, ha indubbiamente un ruolo importante in questa evoluzione).

1924795Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’avanzata del drago cinese in Eurasia

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 19 mar 2014 China US HackingMentre gli Stati Uniti ruotano militarmente nella regione Asia-Pacifico, i cinesi avanzano verso occidente semplicemente con realizzazioni commerciali e programmi economici. I cinesi hanno terminato la costruzione del tunnel principale del corridoio di trasporto montano da Turpan a Kurla, collegandosi al Pakistan. Il corridoio è parte della Karakoram Highway nell’ambito del progetto per reintegrare la parte occidentale della Repubblica Popolare della Cina con le aree occidentali dell’Eurasia. Pechino crea proprie infrastrutture di trasporto ed energetiche in Eurasia, e le infrastrutture in costruzione saranno il motore della rinascita economica avviata. I cinesi sono ora presenti su tutta la vecchia Via della Seta e le antiche rotte commerciali marittime nell’Oceano Indiano per il commercio di spezie e metalli preziosi. La Cina s’è occupata della costruzione di porti in acque profonde e baie, ferrovie, autostrade, tunnel e snodi di trasporto in tutta la regione. Nonostante pressioni e tentativi di militarizzare e controllare le rotte marittime dell’Oceano Indiano degli Stati Uniti, i cinesi hanno creato una rete di infrastrutture che si estende fino a Gwadar, vicino al Golfo Persico, in Pakistan, ad Hambantota in Sri Lanka, a Chittagong in Bangladesh e a Kyaukphyu in Myanmar. Mentre gli Stati Uniti sconfortati si vedono emarginare nell’area, questi progetti cinesi tessono l’integrazione eurasiatica.

Le guerre segrete di Washington contro la Cina in Xinjiang e Tibet
Gli Stati Uniti hanno cercato e continuano a cercare d’indebolire la Cina. I tentativi di Washington d’indebolire la Cina includono lo sfruttamento delle tensioni etniche e delle divisioni tra i cinesi Han, che compongono la maggioranza della popolazione cinese, e i cittadini non-Han della Cina. Ciò include fomentare tensioni nel Turkestan orientale tra Han e i musulmani turcofoni uiguri  indigeni della regione autonoma dello Xinjiang. Gli Stati Uniti hanno inoltre continuamente istigato  proteste e la secessione del Tibet. Anche se il Dalai Lama e il suo governo in esilio pretendono che i disordini siano risultato del malcontento verso Pechino, le squadre dell’US Central Intelligence Agency (CIA) con la pianificazione degli Stati Uniti e l’addestramento della CIA, parteciparono nell’istigazione e nella manipolazione del malcontento tibetano scoppiato a Lhasa alla vigilia delle Olimpiadi estive di Pechino 2008. Han e i musulmani Hui, gruppo etnico composto da Han fusisi con i viaggiatori e commercianti della Via della Seta nel corso dei millenni, furono presi di mira e uccisi durante tale ondata di agitazioni anti-Pechino. Durante il 110th Annual Meeting dell’American Anthropological Association nel 2011 (dal 16 al 20 novembre a Montréal), un antropologo ammise che, per scopi di ricerca, ebbe accesso privilegiato al programma d’addestramento della CIA che fece esplodere i disordini del 2008 in Tibet. La CIA ha anche campi di addestramento per guerriglieri tibetani sul suolo statunitense, nascosti nelle Montagne Rocciose.
Nonostante le smentite di Washington, vi sono anche testi che parlano apertamente delle operazioni segrete in Tibet di Washington. L’attivista tibetano Jamyang Norbu ha scritto un capitolo in un libro pubblicato nel 1994 e curato dal professore della Columbia University e specialista del Tibet Robert Barnett, sulla resistenza e riforma in Tibet, apertamente dettagliando il ruolo della CIA in Tibet contro il governo cinese. ‘Il movimento di resistenza tibetano e il ruolo della CIA’ è il titolo del capitolo di Norbu. Nella letteratura più recente vi è il libro di Kenneth Conboy e dell’ex-agente della CIA James Morrison pubblicato nel 2002 dalla University Press of Kansas, ‘La guerra segreta della CIA in Tibet’. Tali autori rivelano apertamente come gli Stati Uniti hanno condotto una guerra segreta contro la Cina, incoraggiando la secessione del Tibet e controllando la guerriglia tibetana in lotta contro Pechino.

Marcia verso ovest
Washington inasprisce i problemi tra la Cina e i Paesi confinanti nel sud, nell’Est e sui mari. I funzionari statunitensi sognano di riavviare l’Asiatic Treaty Organization Southeast (SEATO). La SEATO è la defunta NATO dell’Asia orientale che doveva espandersi in parallelo all’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), proprio come la NATO e l’Unione Europea si sono allargati in coppia sull’Europa, parte occidentale dell’Eurasia. C’è anche il segmento asiatico del progettato scudo missilistico globale che il Pentagono costruisce vicino alla frontiere orientali densamente popolate della Cina. Ciò rientra nella strategia di accerchiamento eurasiatico contro la Cina e la Russia. Ciò porta al cosiddetto ‘Pivot asiatico’ che Hillary Clinton annunciò nel 2011, quando affermò che gli Stati Uniti puntavano alla regione Asia-Pacifico dal Medio Oriente e dall’Afghanistan presidiato dalla NATO. Pechino non c’è cascata, sapendola lunga. Gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di lasciare il Medio Oriente o il poligono militare del Pentagono dell’Afghanistan. Invece i cinesi continuano con il loro programma di lento sviluppo della rete di infrastrutture commerciali diretta verso ovest, le coste del Mar Caspio e del Mediterraneo mediorientali. Foreign Policy, la rivista basata sullo ‘scontro di civiltà’ di Samuel Huntington, ha dato un assaggio di ciò che è ovvio in Cina; Yun Sun del Stimson Center East Asia, nel 2013: “Mentre gli USA ruotano ad est, la Cina marcia nell’altra direzione“, spiegava ai lettori.

L’impero predatore degli USA contro l’impero commerciale cinese
Gli Stati Uniti non hanno mai smesso di cercare di fermare i cinesi nel loro percorso. Il Trans-Pacific Partnership (TPP) è solo un altro piano degli USA per farlo. L’obiettivo del TPP è isolare i cinesi imponendo restrizioni commerciali tra Pechino e il resto della regione Asia-Pacifico. Pechino, tuttavia, ha altri piani. La Cina avanza i suoi progetti, perché indifferente alle operazioni di pressione e destabilizzazione di Washington. L’ombra che l’aquila statunitense proietta sull’Eurasia svanisce diminuendo costantemente. La Via della Seta è stata ricostruita in Eurasia dal Drago cinese e dai suoi alleati. Marco Polo verso l’altro verso. Il Drago e i suoi alleati, l’Orso russo e il Leone iraniano, hanno idee diverse sulla gestione della loro parte del mondo. La gestione dell’Eurasia sarà svolta sul posto e non dagli USA. Questa è la base del florilegio alfabetico delle diverse organizzazioni regionali, dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica (ECO) all’Unione eurasiatica alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). È solo la punta dell’iceberg.
La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT), che ha escluso l’Iran dal sistema bancario internazionale nel 2012 su ordine dello Zio Sam, ha riferito alla fine del 2013 che la moneta nazionale cinese ha soppiantato l’euro come seconda maggiore valuta mondiale dopo il dollaro statunitense. L’8,66 per cento del commercio mondiale si svolge in yuan cinesi. È solo l’inizio. L’uso dello yuan aumenterà nelle transazioni internazionali.
Nonostante i tentativi degli Stati Uniti di frenare Pechino globalmente, l’influenza cinese in Africa e in America Latina aumenta. Gli Stati Uniti hanno diviso il Sudan, attaccato la Libia e creato l’Africa Command (AFRICOM), mentre i loro barboncini francesi hanno cominciato a reimporsi militarmente su tutta l’Africa sotto Nicolas Sarkozy, nel tentativo di cacciare i cinesi dall’Africa. I risultati, tuttavia, sono scarsi e l’influenza cinese continua a crescere in Africa. In tutta l’America Latina si parla di aumentare gli scambi commerciali con la Cina. I cinesi si preparano ad iniziare a costruire un megacanale in Nicaragua per soddisfare le crescenti richieste di scambi dall’America Latina. Allo stesso tempo, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), riorientano l’America Latina  dagli Stati Uniti verso la Cina e i suoi partner eurasiatici. La presenza cinese è inoltre sentita sia nel Polo Nord che nel Polo Sud. Pechino è in trepidante attesa dell’apertura di una Arctic Silk Road dei programmi di esplorazione in Antartide. Pechino, inoltre, è un osservatore permanente presso il Consiglio Artico ed ha investito molto nella ricerca, nei programmi di sviluppo dell’Artico e nelle esplorazioni dei Paesi che si affacciano sul Polo Nord. L’obiettivo finale di Pechino è sviluppare una rete di trasporti e accedere alle riserve energetiche nell’Artico.
Il Pentagono vede nella Cina la maggiore minaccia agli Stati Uniti. La minaccia, tuttavia, non è di natura militare, ma economica. Il soft power cinese aggira l’hard power degli Stati Uniti. A differenza di Washington e dei suoi amici dell’Europa occidentale, il capitalismo cinese non è sostenuto dalla forza militare. Mentre Washington continua a fare la guerra e a rubare la ricchezza delle nazioni vinte, i cinesi continuano a fare affari in tutto il mondo, mentre continuano la loro marcia verso l’ovest dell’Eurasia, verso le rive del Mar Caspio e del Mediterraneo. In altre parole, la Cina lavora mentre gli USA tirano pugni.

china-sources-of-oilArticolo originariamente pubblicato da Russia Today il 17 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: HEARTLAND: Energia e Politica nell’Eurasia del XXI secolo

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