La Cina integra la ‘Missione di Pace’ meccanizzata

Richard Fisher, Jr., Aviation Week & Space Technology, 13 ottobre 2014 – Strategy Center
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I 7000 soldati, dell’esercitazione militare Missione di Pace 2014 della Shanghai Cooperation Organization (SCO) non sono molti, militarmente. Ma la loro importanza geopolitica è notevole: E’ stata la maggiore esercitazione fino ad oggi dell’alleanza antidemocratica che include due potenze nucleari e potrebbe presto comprenderne altre tre. Le esercitazioni militari annuali “Missione di pace” di solito mettono in evidenza l’incremento della cooperazione antiterrorismo della SCO. Ma Missione di Pace 2014 di fine agosto ha permesso all’ospite cinese d’illustrare due decenni di investimenti nella guerra meccanizzata interforze più appropriate per un’invasione. Ciò è stato probabilmente incoraggiato dallo scenario dell’esercitazione contro “un’organizzazione separatista, sostenuta da un’organizzazione terroristica internazionale, riportando episodi di terrorismo e un piano golpista per dividere il Paese”*, secondo il quotidiano cinese Xinhua.
Missione di Pace 2014 includeva 5000 truppe dell’Esercito di Liberazione Popolare (EPL) della Cina, 900 della Russia, 500 del Kirghizistan, 300 del Kazakistan e 200 del Tagikistan. La Russia ha inviato una forza più grande: 13 carri armati T-72, 40 blindati BMP-2, 4 aerei d’attacco Su-25, 8 elicotteri Mi-8 e 2 Il-76 da trasporto. Il Kazakistan ha inviato caccia Su-27 e una piccola unità di paracadutisti che ha operato con un gruppo aeroportato dell’EPL. Ma è stata la Cina che “ha vinto” la dimostrazione di forza, in primo luogo con la sua prima unità dell’esercito, il 38.mo Gruppo di Armate (GA) della Regione Militare di Pechino, ed ospitando Missione di Pace 2014 in una delle sue più moderne basi per l’addestramento meccanizzato e la simulazione a Zhurihe, Mongolia Interna. La Cina ha inviato 50 aerei e 440 mezzi delle forze di terra nell’esercitazione ed istituito due centri di comando congiunti digitali e un centro per la condivisione dell’intelligence. Forse la cosa più degna di nota è stata la dimostrazione di una moderna formazione corazzata cinese sostenuta dall’aviazione dell’esercito e dall’aeronautica dell’EPL (PLAAF). Per la prima volta, la Cina mostrava il nuovo carro armato T99A, o T-99A3, terza generazione della serie T-99, armato di un cannone da 125 mm stabilizzato capace di sparare missili, e con corazzatura e sistema di puntamento migliori. Questi erano supportati dal nuovo Veicolo da combattimento per la fanteria (IFV) ZBD04A armato con un cannone da 100mm e dall’IFV 8×8 ZBD-09, armato con un cannone da 30mm. Il supporto dell’artiglieria era fornito dal nuovo semovente da 155mm PLZ-05 e dai lanciarazzi multipli da 122mm dell’EPL. Mostrato pubblicamente per la prima fu anche il sistema cingolato di artiglieria antiaerea binata da 35mm PGZ-07, che utilizza una versione cinese del proiettile di prossimità dell’Oerlikon Advanced Hit Efficiency and Destruction (AHEAD).
Un’altra novità dell’esercitazione sono stati i due elicotteri d’attacco dedicati dell’EPL, lo Z-10 da 7 tonnellate e lo Z-19 da 4,5 tonnellate. Entrambi hanno sparato razzi, ma possono essere armati con il missile anticarro HJ-10, equivalente all’Hellfire. La PLAAF ha utilizzato i caccia multiruolo Su-27SK e Chengdu J-10 e il caccia d’attacco Xian JH-7A. Il JH-7A ha impiegato bombe a guida laser da 500 kg LT-2. La PLAAF ha schierato per la prima volta pubblicamente il Chengdu/Guizhou Pterodactyl, un velivolo da combattimento senza pilota pari al Predator-1, per distruggere bersagli fissi. Un velivolo di preallarme e controllo a turboelica KJ-200 ha partecipato alle operazioni per la prima volta nelle esercitazioni Missione di Pace. È stato anche svelato l’AFT-10, un nuovo missile anticarro a guida a fibra ottica dalla gittata di 10 km. In fase di sviluppo dalla fine degli anni ’90, è simile al missile israeliano ad autoguida Rafael Spike. La stampa cinese ha riferito, ma non mostrato le immagini, del nuovo proiettile da 155 mm da “ricognizione” utilizzato per valutare i danni di un attacco dell’artiglieria russa.
Dal giugno 2001, i membri della SCO comprendono Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Ma con l’attuale presidenza russa, l’adesione può essere estesa a India, e forse Pakistan e Iran, aumentando probabilmente l’interesse per le future esercitazioni Missione di Pace che definiscono la SCO come blocco militare in continuo sviluppo. La Cina vorrebbe che la cooperazione militare aumentasse. Durante l’esercitazione, il generale Liu Zhenli, comandante del 38.mo GdA, ha detto: “Dobbiamo sviluppare ulteriormente la cooperazione delle forze armate della Shanghai Cooperation Organization… su scambio di idee, comando congiunto e metodi di combattimento nelle operazioni antiterrorismo“. Ma la SCO è anche un blocco instabile, con Mosca che teme i piani cinesi verso l’estremo oriente sottopopolato (il wishful thinking degli esperti statunitensi, eternamente illusi dalla propaganda hollywoodiana, emerge in continuazione. Rito di scongiuri contro la paura a ‘stelle e strisce’ che emerge da tale pezzo. NdT). Anche se il revanscismo russo e cinese in Ucraina e Pacifico occidentale, rispettivamente, li ha avvicinati. A fine settembre Mosca ha condotto l’esercitazione Vostok-2014 nell’Estremo Oriente russo, coinvolgendo 100000 soldati, 1500 carri armati e 120 aerei.

126938310_14094879427751n* A quanto pare i cinesi già sapevano della tentata rivoluzione colorata in preparazione a Hong Kong. NdT.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia costruiranno uno scudo antimissile congiunto

Dedefensa 15 ottobre 20141338471173_swalker.ru_don-2n-28Conosciamo l’importanza strategico-comunicativa che lo sviluppo della rete antimissili balistici statunitense (BMD e BMDE per l’Europa) ha acquisita nel 2002-2003, divenuto importante punto di disaccordo strategico tra Stati Uniti e Russia dal 2006-2007, e da allora ha continuato ad aggravarsi. Resta inteso che, nelle condizioni attuali, tale dinamica antagonistica tra le due potenze crescerà in modo esponenziale. Ma… ecco apparire un nuovo elemento. Ci sono voci e informazioni sempre più corroborate che la Russia stia sviluppando un sistema diversificato e sofisticato completamente orientato sui missili, a livello strategico, naturalmente, ma anche tattico. Inoltre, secondo Vasilij Kashin di Voce della Russia, vi è convergenza tra Cina e Russia sulla necessità strategica di sistemi di difesa missilistici, e dello sviluppo embrionale di un tale sistema da parte cinese, con la possibilità molto seria, secondo Kashin, dello sviluppo di un sistema antimissile congiunto russo-cinese. Sarebbe una vera e propria inversione delle tendenze strategiche, politiche e comunicative con il passaggio dalla dialettica offensiva e perentoria degli Stati Uniti, con il proprio sistema antimissile, al panico istigato dal progetto russo, in particolare se tale progetto diventa un progetto russo-cinese con una cooperazione che, apparendo assai seria, indubbiamente va considerata nelle dinamiche in accelerazione…. Il testo di Voce della Russia (13 ottobre 2014), presenta informazioni più precise su questa situazione russa e russo-cinese. “Il ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu ha recentemente dichiarato la creazione di un Sistema Unificato Spaziale (SUS), il nuovo sistema di allarme missilistico e priorità per lo sviluppo delle forze missilistiche strategiche. Secondo il parere degli esperti, nelle condizioni attuali del sistema di allarme missilistico, si tratta di uno dei più promettenti assi di cooperazione tecnico-militare tra Russia e Cina. Il sistema russo comprenderà satelliti di nuova generazione e una rete di posti di comando protetti per l’elaborazione delle informazioni ricevute dallo spazio orbitale. Questo gruppo di satelliti sostituirà il recente sistema di Oko-1 dalle caratteristiche insoddisfacenti. (…) Il SUS può rilevare non solo i lanci dei missili balistici intercontinentali, ma anche dei missili tattici. Il SUS sarà quindi un fattore della sicurezza strategica e fornirà dati preziosi per la ricognizione dei conflitti locali. Il satelliti di allarme saranno più duraturi della precedente generazione. (…) La Cina ha bisogno anch’essa di un sistema di allarme affidabile. La sua importanza cresce a poco a poco costruendo le nuove forze nucleari strategiche, mobili ed efficienti capaci, se necessario, del colpo preventivo. La Cina deve prendere in considerazione non solo la minaccia dagli Stati Uniti, ma anche i moderni missili a medio raggio dei Paesi vicini. Pechino cerca di creare un potente sistema di difesa missilistica strategica e ha testato sistemi di difesa antimissile in grado di intercettare obiettivi balistici nella fase centrale e finale della loro traiettoria. Inoltre ha prodotto diversi programmi per lo sviluppo di armi antisatellite. E’ chiaro che la capacità del sistema di allarme cinese non riflette lo sviluppo delle forze nucleari strategiche nazionali e quello dei sistemi antimissili e antisatellite. Nel frattempo, la Russia non solo costruisce attivamente il suo sistema di allarme missilistico, ma anche le stazioni radar avanzate terrestri come il radar Voronezh. Così nelle attuali circostanze il sistema di allarme missilistico avanzato è una delle mutue aree più promettenti della cooperazione tecnico-militare. Non si tratta solo di fornire equipaggiamenti e tecnologia russa alla Cina. La creazione di un sistema comune può anche testimoniare la nuova fase del partenariato strategico bilaterale“. Questo orientamento è ovviamente d’importanza ben superiore all’aspetto strategico, di massima politica e si può anche dire che sia la “prima politica”. Questa osservazione deriva dal fatto che il sistema antimissile con maggiore operatività riguarda naturalmente il campo strategico-nucleare, ma anche e forse soprattutto riguarda il fatto che il sistema statunitense, con le sue varie intenzioni per uno schieramento aggressivo intorno la Russia, ha suscitato un fenomeno molto importante che riguarda la comunicazione delle interpretazioni politiche. Vi sono tre punti di riflessione sulla dimensione dell'”alta politica” nello sviluppo del sistema missilistico russo, la possibilità di svilupparne uno russo-cinese e le trattative già avviate in questa direzione…
• Il primo è il fatto che la crisi ucraina e il deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia hanno effettivamente spinto la Russia ad avviare un programma degli armamenti volto a contrastare il potere militare degli Stati Uniti in tutti i campi, senza eccezioni. Quello della difesa missilistica è particolarmente significativo, paradossalmente allo stato attuale delle forze strategiche, è un elemento della difesa che accentua in modo significativo la capacità offensiva delle forze nucleari strategiche. I russi hanno scelto un percorso che sembrerebbe più efficiente e più completo rispetto al sistema statunitense: il sistema SUS è un sistema autonomo di rilevamento, comunicazione e leadership che abbraccia diversi tipi di minacce (da quelle strategiche a quelle tattiche), cui è asservita la rete di difesa antimissile (S-300, S-400 e S-500) in cui i russi eccellono e sono i primi al mondo. Ciò conferma che i russi ricercano la superiorità strategica sugli USA (vedi 6 ottobre 2014), e non semplicemente di bilanciare la minaccia. Il significato politico di questo approccio è evidente ed estremamente importante perché riconosce che la Russia è spinta, certamente contro la sua volontà volendo che le relazioni di potere responsabili con gli Stati Uniti permangano, considerare lo sviluppo del suo potere da un punto di vista unilaterale, essendo necessario per la propria sicurezza, e non uno sforzo concertato al bilanciamento, come avvenuto durante la Guerra Fredda tra URSS e USA.
• La cooperazione tra Russia e Cina in tale campo, con intesa la leadership russa, è un evento politico della massima importanza. Si tratta di un inasprimento assolutamente decisivo dei legami strategici, quindi un evento di grande potere politico per i due, che ne suggella l’alleanza strategica al massimo livello. Entrambi i Paesi trarranno beneficio nel rafforzare la loro alleanza: la Cina ottenendo una garanzia strategica operativa di grande importanza, rafforzandone la posizione di potenza nucleare significativa verso le due più grandi; la Russia rafforzando la propria posizione con un’alleanza strategica che si sviluppa molto rapidamente per via degli eventi (Ucraina e politica del blocco BAO), ma con una dinamica che mette la Cina in posizione di forza verso la Russia, per via della sua superiorità finanziaria e patrimoniale. Infatti, un tale progetto mostrerebbe la potenza tecnologica e militare della Russia bilanciando nell’alleanza la forza finanziaria e capitale della Cina.
• Dal punto di vista del sistema di comunicazione, possiamo essere sicuri, se il progetto di cooperazione prende forma e quando commentatori ed esperti statunitensi cominceranno a capire cosa succede, allarme e panico prevarranno immediatamente nelle sue reazioni. Esperienza e isterismo in tal senso sono inconfondibili. Ciò porterà ad ulteriori tensioni, un ulteriore radicalizzazione degli Stati Uniti nel rafforzare bilancio e programmi di sviluppo del Pentagono (tra cui il programma missilistico, certamente). Ciò sarebbe eccellente perché riguardo al blocco tecnologico e all’esaurimento burocratico e di gestione in cui sguazza l’apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con una tale spinta supplementare rafforzerebbe confusione e disordine dell’iper-comunicazione nel cuore di tale sistema. Quindi ci si aggrapperebbe all’isterismo e alla resurrezione di progetti di comunicazione come la superiorità nucleare strategica dell’attacco preventivo del primo colpo, come discusso in particolare nel 2006 e recentemente ricordato (31 marzo 2006 e 9 giugno 2014). (Il primo colpo diventa assai problematico se c’è una seria rete antimissile). Ancora una volta, la confusione e l’iperdisordine, questa volta intellettuale dalla psicologia isterica dominante, renderanno ancora più incomprensibile, incontrollabile, terrorizzata e imprevedibile la politica strategica degli USA… Tale reazione sarà “terrorizza” soprattutto per la misera Europa, impantanata nel suo osceno vassallaggio, trovandosi ad affrontare una escalation esplosiva che dovrà seguire mentre confina con la Russia ed è priva di capacità strategiche per la propria sicurezza.
In generale, un tale progetto dovrebbe ulteriormente migliorare significativamente la rinascita della potenza militare della Russia, insieme alla seria costruzione strutturale dell’alleanza strategica tra Cina e Russia. In un certo senso, potremmo dire, che il progetto giunga a termine o meno, non c’è che d’aspettare la conclusione per ottenerne l’essenza. Infatti, l’effetto principale d’aspettarsi è la pura comunicazione nel diluvio e scontro delle varie narrative che ingombrano le menti delle élite del Sistema del blocco BAO; e tale effetto accrescerà dubbi e isteria nelle menti dell’élite del Sistema del blocco BAO… Non nascondiamo a nostro avviso che tale estensione è il modo migliore per innescare reazioni che promuovano uno stretto processo causa-effetto tra superpotenza del Sistema ed accelerazione della trasmutazione della superpotenza in distruzione. Ne scriviamo secondo l’osservazione, ormai data a nostro avviso, che la superpotenza del Sistema in accelerazione costante è divenuta una dinamica che gira a vuoto perché avviene nel declino causato da impoverimento e confusione degli strumenti utilizzati. Quindi, sì, superpotenza immediatamente entrata operativamente nel processo di auto-distruzione.

oknofacilityatnurekTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina si prepara a spezzare il blocco

Valentin Vasilescu, Ruvr, Reseau International, 29 settembre 2014Location_of_the_Ryukyu_IslandsLa Cina, entro quest’anno, sarà la prima economia del mondo minacciando lo status di leader militare degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Gli Stati Uniti per mantenere il loro status attuale, faranno ogni sforzo per contenere il potere economico della Cina dispiegando notevoli forze militari negli oceani Indiano e Pacifico. Le rotte marittime della flotta militare della Cina arrivano all’Oceano Indiano attraverso gli stretti di Malacca e della Sonda, e al Pacifico attraverso le isole Babuyan (tra le Filippine e Taiwan) o passando tra l’arcipelago giapponese di Okinawa (Ryukyu) e Taiwan, e al Mar del Giappone passando tra il Giappone e la Corea del sud. La strategia statunitense nel Pacifico è stata spiegata ampiamente in questi due articoli: qui e qui.
Uno studio scientifico del Centro Arroyo, della prestigiosa istituzione RAND Corporation, è stato recentemente commissionato dal Pentagono, intitolato “Installazione di batterie antinave nel Pacifico occidentale“. Lo staff di scienziati e capi dei gruppi di lavoro della RAND Corporation è composto da decine di generali e ammiragli della riserva statunitensi la cui professionalità è dimostrata nelle guerre negli ultimi decenni dell’esercito statunitense. L’opera presuppone che solo la creazione di un completo sistema di sorveglianza e reazione immediata può intimidire la Cina tenendola prigioniera in una piccola scatola. Solo che le varie missioni in questo teatro vanno ben oltre le capacità del sistema navale attualmente schierato nel Pacifico occidentale da Stati Uniti ed alleati. Definendo le caratteristiche principali della nuova strategia, essa si basa su un sistema difensivo formato da centinaia di batterie antinave terrestri, creando una linea di blocco per evitare che la flotta cinese acceda ai punti di transito obbligatori quali sono gli stretti navigabili. Dato che ad oggi l’esercito statunitense ha già schierato batterie antinave a terra nella regione, il rapporto chiede la creazione di un tale sistema difensivo sugli arcipelaghi, permettendo il controllo della linea di blocco nella regione Asia-Pacifico.
La pubblicazione del rapporto è coincisa con lo schieramento da parte del Giappone di un nuovo sistema difensivo, costituito da cinque batterie di missili antinave Type-88 sull’isola di Miyako e su altre isole dell’arcipelago di Okinawa (Ryukyu). In particolare, nello stretto tra Okinawa e Miyako lungo 300 km, una delle rotte principali della marina cinese per accedere al Pacifico e agli Stati Uniti. Il missile Type-88 ha una portata di 150 km ed è simile all’Harpoon statunitense. Inoltre, il Giappone ha annunciato l’intenzione di nazionalizzare 280 isole impiantandovi i missili antinave. Con tutto il rispetto per la natura scientifica della relazione, appare incompleta. Analizzando l’efficacia della nuova concezione, dovrebbe modellarsi matematicamente cercando di vedere come le batterie antinave influenzino la neutralizzazione di alcuni fattori casuali. Basandosi sulla realtà del terreno, cioè per garantirsi la continuità della linea difensiva, il 50% delle batterie sarà posto su isolette rocciose di 2-4 chilometri quadrati, senza alcuna possibilità di dispiegarvi forze antiaeree o marines che possano respingere potenziali incursioni cinesi. Un esempio concreto dell’inefficacia della nuova strategia degli Stati Uniti sono le isole Senkaku, arcipelago tra l’isola Miyako e Taiwan, composto da otto isole appartenenti al Giappone e negli ultimi tempi reclamato in modo sempre più aggressivo dalla Cina. I cinesi hanno ampliato le loro attività nella zona del Mar Cinese Orientale tra Taiwan e Giappone, sulle isole Senkaku, creando uno spazio di sorveglianza aeromarittima per 78 droni. I velivoli automatici cinesi compiono regolarmente fino a 60 voli di ricognizione al giorno dalla durata media di quattro ore, molestando gli equipaggi dei velivoli da combattimento delle aviazioni avversarie, bloccando ed intercettando le comunicazioni dell’aeronautica giapponese e dell’aviazione statunitense basata in Giappone.
La Cina ha sviluppato negli ultimi quattro anni il più grande e complesso programma di progettazione e costruzione di velivoli senza equipaggio (UAV), che muta quotidianamente. Perciò la Cina può creare, dal 2014, altre due aree di sorveglianza aeromarittima. La prima è contigua a quella istituita nel 2013, tra Taiwan e le Filippine. La seconda è contigua alla precedente, ma a nord del Mar Giallo e sul Mar del Giappone, tra Giappone e Corea del sud. Poi, nel 2015, la Cina creerà l’ultimo anello della catena di zone di sorveglianza, questa volta verso l’Oceano Indiano, sugli stretti di Malacca e della Sonda. Così, la Cina sorveglierà dall’aria le posizioni di ogni batteria di missili antinave del sistema statunitense, potendo, se necessario, distruggerne una parte, creando un corridoio per la sua marina.
Il secondo fattore che può contrastare, almeno in parte, la linea delle batterie antinave, è rappresentato dalle forze aeree della Cina, sempre più potenti, e in cui aumenta esponenzialmente il numero di aeromobili di 4.ta generazione avanzata e di nuovi aerei cargo pesanti cinesi, come il Xian Y-20, il cui raggio d’azione di 4500 km va ben oltre la linea del blocco. Con un carico utile massimo di 66 tonnellate, il Xian Y-20 è stato progettato per le operazioni sotto copertura dei paracadutisti del 15.mo Corpo aeroportato della Cina. Il Xian Y-20 può trasportare il carro armato cinese (da 54 tonnellate) ZTZ-99A2, simile al Leopard 2 tedesco. Il potenziale finanziario e tecnologico della Cina gli permette già di portare il tasso di produzione di questo aereo a 5-7 velivoli al mese. A una condizione: che la Russia fornisca i motori PS-90A21 con cui la Cina equipaggia il velivolo. Riassumendo, la Cina ha interessi comuni con la Russia nel sud-est asiatico, cioè che gli Stati Uniti si ritirino da un mercato rappresentato dal 60% della popolazione mondiale. Senza la tecnologia militare e i rifornimenti di petrolio e gas dalla Russia, l’economia cinese ristagnerebbe. Il recente piano di investimenti della Cina in Europa orientale rientra nella politica congiunta russo-cinese per spezzare l’egemonia statunitense.

Y-20.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia nella nuova strategia degli accordi energetici

William Engdahl New Eastern Outlook 28/09/2014Официальный визит В.Путина в Китайскую Народную РеспубликуSolo poche settimane dopo che Putin, presidente della Russia e il presidente della Cina Xi avevano firmato quello che è stato chiamato l'”accordo sull’energia del secolo”, un progetto trentennale da 400 miliardi di dollari su gas e gasdotto “orientale” dalla Russia alla Cina, i due Paesi hanno perseguito un emozionante caleidoscopio di nuovi grandi accordi energetici, dal gas al petrolio al carbone. In totale ciò equivale a un importante cambio strategico e geopolitico nei rapporti tra i due giganti dell’Eurasia, che avrà implicazioni sul futuro di Europa e Stati Uniti. Il 17 settembre, il CEO di Gazprom Aleksej Miller informava Vladimir Putin sulle trattative con i cinesi per la fornitura alla Cina di 30 miliardi di metri cubi di gas naturale via occidentale per oltre trent’anni, secondo le agenzie di stampa cinese Xinhua e russa Interfax. Come il recente accordo sul gasdotto “orientale”, anch’esso avrà una durata di 30 anni. Verrebbe firmato tra Gazprom e China National Petroleum Corporation (CNPC) a novembre. I due hanno anche discusso la possibilità di raddoppiare o addirittura triplicare il volume di gas, in seguito, fino a 60-100 miliardi di metri cubi. Il nuovo accordo sul gas russo in parte utilizzerà gli esistenti gasdotti russi. Il nuovo accordo sul gas e il gasdotto occidentale si aggiunge al grande accordo firmato nel maggio 2014 tra Cina e Russia dopo oltre un decennio di negoziati. Tale progetto orientale o East Route Gas, prevede la costruzione di un gasdotto per rifornire la Cina di 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, dal 2018. Il progetto East Route, ufficialmente “Power of Siberia“, ha appena iniziato la costruzione, questo mese, del gasdotto dalla città siberiana orientale di Jakutsk, nota come la città più fredda del mondo, e il cui costo è stimato 55 miliardi di dollari, e da completare entro il 2018.

Jamal GNL
I due progetti di gasdotti russo-cinesi sono lungi dall’essere completati tra i due Paesi eurasiatici, al momento. Il vicedirettore della China National Energy Administration, Zhang Yuqing, annunciava il 19 settembre, appena due giorni dopo la notizia dei colloqui su Siberia occidentale-Cina, che la Cina “amplierà la cooperazione” con le aziende russe sull’enorme progetto Jamal per il Gas Naturale Liquefatto (GNL) della Russia. I cinesi, che hanno sviluppato una propria tecnologia per produrre GNL, l’useranno nel progetto Jamal per rifornire di gas la Cina. La penisola di Jamal nel nord-ovest della Siberia, in Russia, che rientra nel Megaprogetto Jamal, ha alcune dei più grandi giacimenti noti e non sviluppati di gas al mondo. Significativamente, Cina e Russia discutono attualmente del significativo aumento della partecipazione cinese allo sviluppo dello Jamal GNL. L’attuale progetto cino-russo Jamal GNL richiede che la China National Petroleum Company perfori 200 pozzi, crei un sistema di gasdotti, impianti di trattamento del gas e un impianto di liquefazione nel giacimento di Sud-Tambejskoe, nella penisola di Jamal in Russia. La società gasifera russa Novatek ha il 60 per cento della quota di partecipazione nel progetto. La cinese CNPC e la francese Total detengono il 20 per cento ciascuno. Nel 2008 la Russia ha firmato una joint venture con la statunitense ExxonMobil per sviluppare l’adiacente giacimento di gas Jamal. Le recenti sanzioni di Stati Uniti e UE potrebbero, se aumentate, congelare l’accordo con l’ExxonMobil. La decisione cinese è chiaramente stata presa con Mosca che bada alla fine della partecipazione delle aziende occidentali per via di future sanzioni dagli Stati Uniti.

Anche il carbone…
Allo stesso tempo, ai primi di settembre, la compagnia statale Russian Technologies o Rostec, ha firmato un contratto da 10 miliardi di dollari con la compagnia statale della Cina Shenhua Group Corp Ltd, il più grande produttore di carbone nel mondo, per sviluppare le miniere di carbone in Siberia e nell’Estremo Oriente della Russia. Le due aziende esploreranno e svilupperanno la miniera di carbone di Ogodzhinskoe nella regione dell’Amur in Russia, con riserve di carbone stimate a 1,6 miliardi di tonnellate. Rostec prevede che la produzione di carbone inizierà nel 2019, con una produzione annua di 30 milioni di tonnellate da esportare principalmente in Cina. La cooperazione Rostec-Shenhua andrà ben oltre lo sfruttamento del carbone russo dell’Amur. Rostec e Shenhua costruiranno anche un terminal marittimo per il carbone a Port Vera nel territorio di Primorie, con una capacità annua di 20 milioni di tonnellate. La costruzione inizierà nel 2015 e sarà operativa nel 2018 – 2019, permettendo alla Russia di aumentare notevolmente le esportazioni di carbone verso i mercati dell’Asia-Pacifico. Inoltre, il progetto prevede la costruzione di una centrale elettrica e linee di trasmissione ad alta tensione per la Cina, così come di infrastrutture sociali e dei trasporti. L’accordo aiuterà a risolvere il problema della carenza di energia nella regione dell’Amur in Russia e nelle regioni settentrionali della Cina, e a soddisfare la domanda di energia elettrica di quei territori. Inoltre si prevede di creare circa 10000 nuovi posti di lavoro e 30000 posti di lavoro nei settori collegati ed associati.

Le enormi implicazioni geopolitiche
Commentando alla televisione russa il 20 settembre, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha detto che, “La nostra collaborazione con la Cina è d’importanza strategica. Abbiamo grandi e brillanti contatti politici, ed ottimi rapporti economici. La Cina è il nostro partner strategico, e siamo interessati ad espandere la cooperazione“. Nella sua totalità, assieme ad altre misure di Putin per approfondire i legami politici, economici e militari con la Cina e le altre nazioni dell’Eurasia, gli ultimi accordi energetici possono trasformare la mappa geopolitica globale, una cosa che la fazione guerrafondaia di Washington non saluta volentieri. Il mondo, come notato prima, è nel pieno di trasformazioni fondamentali, come avviene ogni qualche secolo. Un’epoca sta finendo e l’egemonia globale una volta incontrastata dei Paesi atlantici, come Stati Uniti ed Unione europea, si sgretola rapidamente. Washington e le potenti e ricche famiglie dietro il potere a Washington, chiaramente cercano freneticamente di fermare o invertire il deterioramento del loro potere globale. Anche nell’Unione Europea, soprattutto tra i circoli elitari tedeschi, sempre più si alimentano le guerre dei neo-conservatori degli Stati Uniti, la paura su false malattie come Ebola, la distruzione dell’Ucraina che danneggia l’UE, ma lascia intatta Washington e Wall Street. I prossimi mesi saranno fatidici più di quanto la maggior parte di noi possa immaginare, con istituzioni un tempo potenti, perdere potere ed altre nuove istituzioni emergenti destituirle dal loro potere abusivo. La matrice dei recenti accordi economici tra Cina e Russia preannuncia questo cambio epocale.

192531881F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, ha conseguito la laurea in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’influenza combinata di India e Russia si accresce nell’Asia-Pacifico

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 19 settembre 2014

La regione, attualmente trascurata per le in Medio Oriente e Ucraina, è un potenziale focolaio di conflitti geopolitici nei prossimi anni.15modi-xi2Una pacifica, stabile ed economicamente vivace regione Asia-Pacifico sarebbe di buon auspicio per gli interessi russi e indiani. Quando si tratta delle differenze tra la Cina e i suoi vicini sulle isole nel Mar Cinese Meridionale, India e Russia preferirebbero una soluzione pacifica delle controversie, e un’evoluzione nel quadro multilaterale con la Cina attore chiave nella risoluzione dei conflitti. Nuova Delhi e Mosca appoggerebbero la buona volontà dei Paesi regionali. Paesi che temono minacce all’integrità territoriale e alla sovranità ne cercano la cooperazione. Vietnam e Indonesia hanno espresso interesse ad acquistare il missile BrahMos sviluppato congiuntamente, rafforzando le proprie difese. La Russia è un fornitore chiave dei sistemi della difesa nella regione, laddove l’India ha recentemente aumentato la cooperazione nella difesa. Indiani e vietnamiti hanno firmato un accordo per l’esplorazione petrolifera nel 2013, e in seguito, durante la recente visita, il Presidente Pranab Mukherjee ha firmato una lettera di intenti per l’esplorazione petrolifera in un altro luogo. L’India può beneficiare dell’esperienza della Russia nell’esplorazione petrolifera nella regione.
Nel mondo globalizzato e multipolare le vecchie nozioni di rivalità diventano dura valutazione pragmatica dei costi e benefici di una particolare mossa. Mentre la Cina è il principale partner commerciale dell’India, con prospettive di un incremento con la visita del presidente cinese Xi Jinping in India, la cooperazione nella Difesa dell’India con il Vietnam e la fornitura della Russia di sottomarini classe Kilo, non necessariamente scompenserebbero l’equilibrio delle relazioni tra i tre Paesi. Come la stretta collaborazione della Cina con il Pakistan non ha ostacolato lo sviluppo di relazioni più strette con l’India, rivale del Pakistan, allo stesso modo la stretta cooperazione di India e Russia con il Vietnam e altri Paesi dell’Asia-Pacifico non squilibrerebbe le loro relazioni con la Cina. Questo è ciò che l’equilibrio di potere nella teoria politica internazionale suggerisce: le nazioni bilanciano reciprocamente le ambizioni geopolitiche sia singole che di gruppo, evitando la guerra e promuovendo interessi. India e Russia, partner strategici, possono bilanciare le ambizioni geopolitiche di altre potenze dominanti nella regione Asia-Pacifico. Con la cooperazione dell’India con la Cina pur tra differenze, e le crescenti relazioni della Russia con la Cina e altri Paesi nella regione Asia-Pacifico, i relativi problemi possono esser meglio affrontati congiuntamente da India e Russia piuttosto che separatamente.
Oltre alla Cina, l’altra potenza geopolitica ambiziosa nella regione Asia-Pacifico sono gli Stati Uniti Negli ultimi anni, Washington ha espresso il desiderio di giocare un ruolo più importante, forse per contrastare le crescenti aspirazioni della Cina. E una delle mosse recentemente teorizzate in questa direzione è corteggiare l’India. Le relazioni indo-statunitensi non sono state molto incoraggianti negli ultimi mesi. Gli USA devono fare i conti con un leader cui negano il visto da circa dieci anni. I rapporti non facili si riflettono anche nel fatto che non ci sia un ambasciatore statunitense in India da marzo. Circolano idee su come migliorare le relazioni, tra cui invitare l’India alla Trans-Pacific Partnership, in cui Stati Uniti, Australia e altri Paesi dell’Asia-Pacifico sono membri. Sovrapponendo l’invito a India e Cina a svolgere un ruolo più grande nell’Asia Pacific Economic Cooperation, in cui la Russia è membro. Le strette relazioni della Cina con India e Russia, e l’incremento della cooperazione economica tra i tre, possono svilupparsi bilanciando le manovre geopolitiche degli Stati Uniti, che potrebbero non coincidere sempre con gli interessi di questi Paesi.
Durante la Conferenza sull’interazione e la costruzione della fiducia in Asia a maggio, il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato la necessità di una architettura di sicurezza in Asia-Pacifico. Secondo lui, “La regione richiede un’architettura di sicurezza che garantisca parità d’interazione, vero equilibrio di forze e armonia di interessi”. Putin ha anche proposto l’idea di ‘sicurezza indivisibile’ implicando che la sicurezza non può più essere definita negli interessi di una particolare nazione o di un gruppo di nazioni. L’insicurezza di una parte del mondo colpisce le altre parti del mondo. Gli elementi di questa architettura dettati da Putin sono: armonia di interessi, parità d’interazione ed equilibrio di forze. L’India nella sua politica estera ha sottolineato questi elementi. I principi della coesistenza pacifica, o Panchsheel, adottati dall’India riflettono questi elementi. Putin durante il suo intervento ha sottolineato che il futuro della regione Asia-Pacifico dipenderà dall’equilibrio dei meccanismi della diplomazia bilaterale e multilaterale. Nel contesto della diplomazia multilaterale, India e Russia sono già coinvolti in molti forum multilaterali come RIC, BRICS e G20. L’inclusione dell’India all’APEC rafforzerà ulteriormente la diplomazia multilaterale. La Russia supporta la candidatura dell’India, e recentemente la Cina ha espresso disponibilità a prenderne in considerazione la candidatura. Il primo ministro indiano Narendra Modi molto probabilmente parteciperà al summit APEC di novembre. Appare incongruente che l’India non faccia parte di questo organismo multilaterale di 21 aderenti, tra cui Paesi lontani come il Perù e piccoli come il Brunei. L’India è la terza economia in Asia e una delle economie in rapida crescita. L’inclusione dell’India rafforzerà il multilateralismo, e bilancerà le ambizioni geopolitiche promuovendo diplomazia multilaterale ed armonia degli interessi.
Negli ultimi anni, India e Russia hanno sempre messo in gioco le loro richieste in Asia Pacifico. A luglio, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato: “La regione Asia-Pacifico è tra le priorità della politica estera della Russia”. Il ministro degli Esteri dell’India Sushma Swaraj ha sottolineato, nel contesto della politica dell’India verso Est, “Agire, non basta guardare ad Est“. India e Russia possono bilanciare la regione Asia-Pacifico. L’India di Modi non nasconde l’ambizione di svolgere un ruolo maggiore in Asia-Pacifico. Le superiori capacità militari della Russia e la sua partnership strategica possono aiutare l’India a promuovere gli interessi bilaterali e conciliare le ambizioni di altre potenze in un quadro multilaterale.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano che si occupa di conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, ed aspetti strategici della politica eurasiatica.

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Cina e India firmano accordi in vista della cooperazione nucleare
The BRICS Post 18 settembre 2014

201112290908087654406Cina e India hanno firmato un gran numero di accordi economici e commerciali durante la visita del Presidente Xi Jinping a Nuova Delhi mentre Pechino ne valuta il peso finanziario. I due membri dei BRICS hanno anche detto che avrebbero presto avviato i colloqui sulla “cooperazione per l’energia civile nucleare rafforzando l’ampia cooperazione sulla sicurezza energetica“. Xi e il primo ministro indiano hanno assistito alla firma di 12 accordi di cooperazione, tra cui la costruzione di due parchi industriali cinesi in India e l’impegno di circa 20 miliardi di investimenti cinesi in India per cinque anni. Le due nazioni hanno anche firmato un patto per la cooperazione ferroviaria e un gemellaggio tra gli hub commerciali di Shanghai e Mumbai. Xi è stato accolto dal primo ministro indiano Narendra Modi ad Ahmedabad, capitale dello stato occidentale indiano del Gujarat, il secondo incontro tra i due leader da quando il nuovo governo indiano ha prestato giuramento. Xi aveva incontrato Modi al 6° vertice dei BRICS in Brasile a luglio. Il Primo Ministro indiano ha inoltre sottolineato il maggiore accesso al mercato cinese delle merci indiane. “Ho esortato le nostre aziende all’opportunità di accedere più facilmente al mercato e agli investimenti in Cina“, ha detto Modi dopo i colloqui con Xi. Incontrando il suo omologo indiano Pranab Mukherjee a Nuova Delhi, Xi detto che Cina e India devono coordinarsi sulle questioni internazionali. “Siamo anche due importanti forze in un mondo sempre più multipolare. Pertanto, la nostra relazione ha un significato strategico e globale“, ha detto Xi.
Pechino e New Delhi hanno fissato come obiettivo rapporti commerciali per 100 miliardi dollari entro il 2015. Il portavoce del ministero degli Esteri indiano Syed Akbaruddin ha detto che Xi e Modi hanno discusso “tutte le questioni sensibili d’interesse, a lungo” a Nuova Delhi, riferendosi alle notizie della stampa indiana sulla presunta “incursione” di truppe cinesi in territorio indiano questa settimana. “Dovremmo anche cercare una tempestiva soluzione alla questione dei confini“, ha detto il primo ministro indiano, dopo i colloqui con Xi. La breve guerra di confine nel 1962 interruppe i legami tra i due vicini. Le due parti hanno firmato un accordo di base sul confine lo scorso anno. Cina e India condividono 2000 km di confine mai formalmente delineati. I due Paesi hanno iniziato a discutere della questione del confine nel 1980. I media cinesi hanno detto che i due Paesi hanno compiuto “grandi sforzi per garantire che la cooperazione globale non sia sviata dalle dispute sul confine“. “Cina e India sono membri dei BRICS e possono cooperare e coordinarsi strettamente nell’ambito del quadro regionale accelerando lo sviluppo economico e migliorando la vita dei propri popoli“, affermava un editoriale di Xinhua.
La Cina soppianta gli Stati Uniti come grande potenza dalla maggiore influenza nel continente asiatico. L’impennata economica della Cina trascina blocchi come ASEAN, SCO e la regione dell’Asia centrale nell’orbita di Pechino. La Cina ha anche detto che vorrebbe che l’India partecipi al piano della Cintura economica della Via della Seta della Cina. “La Via della Seta vanta una popolazione di 3 miliardi di abitanti e un mercato senza eguali per dimensioni e potenzialità“, ha detto Xi nel settembre dello scorso anno. Una nuova mappa svelata da Xinhua riporta i piani cinesi per la Via della Seta che passando dal nord del Xinjiang, attraverso l’Asia centrale, in Kazakistan e passando per Iraq, Iran, Siria e Istanbul, in Turchia, arrivi in Europa diretto a Germania, Paesi Bassi e Italia. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto l’anno scorso che Cina, India e Russia possono “svolgere un ruolo importante nella costruzione del Corridoio economico della Via della Seta“. La proposta del Presidente Xi Jinping d’integrare il corridoio Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIM) alla grande cintura economica della Via della Seta mira a promuovere le opportunità d’investimento per la Cina. La Cina ha aumentato il commercio bilaterale con il Bangladesh a circa 10,3 miliardi di dollari, e con il Myanmar a 6 miliardi nel 2013.
La Cina è il principale partner commerciale dell’India, mentre l’India è il maggiore della Cina in Asia meridionale, con il commercio bilaterale che raggiungeva i 65,4 miliardi dollari nel 2013. Cina e India, assieme ad altri due vicini asiatici, hanno già istituito un organismo intergovernativo lo scorso dicembre per costruire il corridoio economico Cina-India-Birmania Bangladesh. Quest’anno ricorre anche il 60° anniversario dell’accordo firmato nei primi giorni della Guerra Fredda sul crescente impegno della Cina per la pace. Nel 1954, Cina, India e Myanmar firmarono i cinque principi della coesistenza pacifica, promettendo mutua non aggressione e non-ingerenza negli affari interni, ideali adottati dal Movimento dei Paesi Non-Allineati per non scegliere tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Narendra Modi greets Xi JinpingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avanza la Shanghai Cooperation Organization

Alexander Clackson (UK) Oriental Review 18 settembre 2014

41d504a7b89788664539Mentre continua il braccio di ferro tra Russia e occidente, un’organizzazione sembra essere completamente fuori dal radar, eppure è riuscita a compiere grandi passi avanti nello sviluppo e nella crescita. Questo organismo è l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un gruppo intergovernativo dei Paesi dell’Asia centrale volto a promuovere la cooperazione tra i sei Stati membri: Russia, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’obiettivo principale della SCO è fungere da forum per allentare le tensioni nella regione. Nel 2002 lo statuto sulle “misure di fiducia” dell’organizzazione fu fissato come prima priorità dell’Alleanza. Un aspetto chiave di questa strategia è la lotta ai cosiddetti “tre mali”: terrorismo, estremismo e separatismo. I media occidentali parlano raramente di questa organizzazione, però al suo vertice annuale tenutosi l’11-12 settembre in Tagikistan, la SCO ha suggerito e realizzato alcune proposte degne di nota. Il forum è stato presenziato dai leader regionali, tra cui il presidente russo Vladimir Putin e le sue controparti cinese e iraniana Xi Jinping e Hassan Rouhani. In un importante passo avanti nell’espansione dell’influenza regionale, la SCO ha perfezionato le procedure per l’adesione di nuovi membri, con India, Pakistan e Iran primi in lizza. Infatti ampliare la SCO è una delle principali priorità dell’organizzazione. Teng Jianqun dell’Istituto di studi internazionali cinese ha recentemente dichiarato che “l’ampliamento è assolutamente necessario” per la SCO. Il ragionamento alla base della necessaria espansione è evidente. Alla SCO, per avere un peso reale sulla scena internazionale ed essere una prestigiosa organizzazione che rivaleggi con la NATO, sono necessarie ulteriori adesioni. Se India, Pakistan, Iran e Mongolia diventano membri permanenti, cosa probabile, il gruppo controllerà il 20 per cento del petrolio e la metà di tutte le riserve mondiali di gas al mondo. Oltre a ciò, il blocco rappresenterebbe circa la metà di popolazione mondiale. Ciò rafforzerà la reputazione della SCO come organizzazione dominante, e inoltre la Turchia ne diverrebbe un membro. La sua leadership da tempo cerca di aderire e i governi turcofoni sono propensi a sostenerne la richiesta.
Anche se il terrorismo e la sicurezza regionale (in particolare in Afghanistan) restano in cima dell’agenda della SCO, gli eventi in Ucraina sicuramente ne influenzano i membri. La natura aggressiva delle azioni occidentali verso la Russia ha certamente unito i membri della SCO. Ciò che li lega, membri ed osservatori, è il rifiuto delle istituzioni controllate dagli occidentali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, tutte basate negli Stati Uniti. La SCO, come i BRICS, con la creazione della Banca per lo Sviluppo, si propone come forum contro l’ordine globale dominato dall’occidente. Prima del vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il Presidente Vladimir Putin per colloqui bilaterali. Putin ha dichiarato che la Russia “attribuisce importanza e apprezza le posizioni della Cina e alle sue proposte sulla questione ucraina“. Ha detto che la Russia è disposta a continuare a comunicare con la Cina sulla situazione in Ucraina. Putin ha anche suggerito che Cina e Russia “migliorino il coordinamento sulle questioni internazionali e regionali“. Promuovendo la SCO Cina e Russia perseguono il comune obiettivo di creare un’architettura di sicurezza asiatica indipendente da Stati Uniti e loro alleati. Mentre l’enfasi principale era sulla sicurezza, il vertice SCO ha anche incoraggiato ulteriormente la cooperazione economica tra i suoi membri. L’integrazione economica è una parte sempre più grande del programma della SCO, in particolare la Cina promuove la sua idea di Cintura economica della Via della Seta che comprenda gli Stati membri e osservatori della SCO. La Cina ha già confermato che stanzierà 5 miliardi di dollari di credito per i Paesi membri della SCO per realizzare i progetti comuni. I due operatori dominanti del gruppo, Cina e Russia, hanno anche rifinito il nuovo partenariato energetico. Recentemente, la Russia ha iniziato a costruire la sua sezione del gasdotto Cina-Russia. Entrambi i leader vogliono che la SCO sia un’organizzazione più forte e che garantisca stabilità e sviluppo a tutti i suoi aderenti. La Russia agirà come Presidente della SCO fino al prossimo summit nel 2015. Il paese ha già delineato i piani per questo periodo per un più ampio uso delle monete nazionali negli accordi. Le prospettive sono buone per il lancio dei grandi progetti multilaterali nel settore dei trasporti, energia, ricerca e tecnologia innovative, agricoltura ed uso pacifico dello spazio. Business Council, Consorzio interbancario ed Energy Club della SCO sono in prima linea nell’espandere la cooperazione tra gli Stati membri. Saranno inoltre adottate misure per stabilire relazioni con l’Unione economica eurasiatica, attualmente è composta da Russia, Kazakistan e Bielorussia, con Armenia e Tagikistan che probabilmente vi aderiranno nel prossimo futuro.
Nel complesso, il futuro della SCO sembra assai promettente. Una combinazione di nuove adesioni e determinazione faranno dell’organizzazione un importante e influente blocco, garantendo che la SCO continui a svilupparsi e ad espandersi. L’ambizione di creare un’organizzazione dominante e libera da qualsiasi influenza occidentale potrebbe diventare realtà nel prossimo futuro.

Map_SCOAlexander Clackson è il fondatore di Global Political Insight, think tank di Londra e organizzazione politica mediatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La lotta per il potere in Russia

Philippe Grasset Dedefensa 13 settembre 2014

_76359220_023108303-1Igor Strelkov, questo ex-colonnello del FSB (ex-KGB) distintosi in diverse battaglie post-moderne (il post-comunismo dell’ex-Unione Sovietica ridiventata Russia) prima di organizzare la prima resistenza della Novorussia a Kiev, per poi lasciare (costretto a lasciare) questa posizione un paio di settimane fa. Tornato in Russia, Strelkov ha fatto la sua prima apparizione pubblica a Mosca. “Saker” ha pubblicato il 12 settembre 2014 un video (sottotitolato) dell’intervento (conferenza stampa). La presentazione ha riassunto la posizione di Strelkov suggerendo l’importanza della battaglia in corso a Mosca per il potere e la direzione politica della Russia. Ciò implica pure, e certamente conferma, che la crisi ucraina e la battaglia tra Kiev e Novorussia sono per la Russia l’inizio di una crisi o l’avvio di una crisi assai più profonda… “L’ex ministro della Difesa della RPD, Repubblica Popolare di Donetsk, è decisamente un sostenitore di Putin e contrario alla quinta colonna liberale in Russia. Mette in guardia dai falsi patrioti del gruppetto Altra Russia, “nessuno userà il mio nome” e che il “fronte centrale è in Russia…”
Il 12 settembre 2014, Saker aveva pubblicato un lungo commento sulle ragioni storiche e la spiegazione delle complesse ramificazioni del potere russo, dei rapporti di Putin con gli oligarchi (russi), sulla situazione degli oligarchi in generale sostenitori della cosiddetta “quinta colonna” (o “liberal-atlantisti”), e di certi sostenitori di Putin presentati come oppositori dei “liberal-atlantisti”, ecc. Saker è chiaramente un forte sostenitore di Putin e ritiene Strelkov, personalità che ritiene acquisirà notevole peso politico a Mosca, un alleato di Putin senza condividerne tutte le opzioni. Ancora più importante, mette la “lotta per il potere”, in cui lo scopo dei “liberal-atlantisti” sostenuti dal blocco BAO è chiaramente la caduta di Putin (cambio di regime), anche su istigazione di falsi ultra-nazionalisti; nel contesto globale dello scontro in atto, ciò riporta alla nostra equazione antisistema contro sistema. Riportiamo la conclusione del testo di Saker, che naturalmente è centrato sulla personalità di Strelkov ma entro un contesto assai ampio, planetario.
Ero stupito e tremendamente incoraggiato dalla presentazione molto sofisticata di Strelkov della sua posizione. Anche se potrebbe essere troppo presto per concludere, e potendo essere insolitamente ottimista su ciò, credo che Strelkov possa divenire il leader della Novorussia che speravo emergesse. Se è così, allora sarò lieto di dichiararmi colpevole di averlo sottovalutato.  Eppure, voglio anche ammettere di esser molto preoccupato. Il fatto che a quanto pare i media russi non abbiano seguito o trascurato la sua conferenza stampa, in combinazione con la voce che era stato ucciso, è un chiaro messaggio inviatogli dalla 5° colonna, mostrando quanto sia potente ancora. In particolare, ritengo che la voce del suo suicidio sia una seria minaccia di morte. Ancora peggio, e forse è la mia inclinazione paranoica a parlare, vi sono molto che potrebbero essere interessati a vedere Strelkov morto. Gli integrazionisti atlantici e la loro 5° colonna lo vorrebbe morto perché li denuncia apertamente, ma non per sbagliare, potrebbe anche esserci qualche sovranista eurasiatico che lo vorrebbe morto per farne un martire e simbolo dell’eroismo russo. È cinico e brutto? Sì. E così è la lotta per il potere in Russia. La maggior parte degli occidentali non ha idea di quanto spietata possa essere tale lotta. A differenza di Putin, Strelkov non è protetto da un potente apparato di sicurezza statale e, visto che può essere colpito da entrambi i lati, è meglio essere molto molto attenti. Solo per aver accettato di svolgere il ruolo che gioca ora (e lui, essendo un ex-colonnello dell’FSB, ne conosce perfettamente i rischi) lo considero un eroe ed ha la mia sincera ammirazione. “Loro” cercheranno di usarlo, minacciarlo, manipolarlo, screditarlo, usando  ogni sporco trucco possibile per controllarlo o schiacciarlo. In verità, il suo destino è già tragico e il suo coraggio straordinario. Combattere i nazisti ucraini, i wahabiti ceceni o gli ustascia croati è una vacanza rilassante rispetto al tipo di “guerra” in corso per il controllo della Russia. Dato che la Russia è de-facto il leader dei BRICS e della SCO, la lotta per la Russia è in realtà la lotta per il futuro del pianeta. Credo che Strelkov lo sappia.
tamn815Non prenderemo certo posizione su orientamenti, complessità, manovre, ecc., ben descritti ed esplorati dal commento di Saker. Se il famoso termine storico “oriente complesso” viene utilizzato per il Medio Oriente, certo può anche esserlo per la Russia, oggi come ieri… la formula di Churchill è ancora valida (“un enigma, avvolto nel mistero e nascosto in un segreto”); ma se fu detta (nel 1939) per descrivere il potere sovietico, soprattutto in riferimento alla posizione detenuta dalla struttura di una polizia segreta straordinariamente potente, come avrebbe descritto oggi una situazione molto più aperta, più identificabile nei suoi componenti, con battaglie a cielo aperto e comunque in ogni caso estremamente evidenti e comprensibili. Questo è un altro tipo di “enigma…”, completamente postmoderno, con fattori assai importanti direttamente costitutivi dell’evoluzione del potere in generale (in particolare nel blocco BAO), nell’inaudita crisi di potere generale che vediamo. (La prova migliore di tale aspetto della situazione è la famosa “quinta colonna”, diretta emanazione a Mosca delle componenti fondamentali del sistema di potere del blocco BAO). Semplicemente (si fa per dire), la complessità russa paradossalmente fornisce una percezione più realistica dello scontro, e la potenza della corrente antisistema in Russia chiarisce le questioni all’ordine del mondo, il famoso scontro antisistema – sistema. Ironia della sorte, ancora una volta, il grande scontro di potere in Russia è molto più aperto (più “democratico” si potrebbe dire, perché c’è la percezione popolare del problema attraverso il sostegno a Putin) che nella situazione del potere nel blocco BAO, dove il confronto è difficilmente politico ed è appena noto alla masse per via del trionfo del sistema, esprimendosi segretamente nel risultante continuo inasprirsi delle crisi psicologiche (anche del potere). Paradossalmente, diciamo che la Russia è completamente integrata nella crisi generale o collasso del sistema, con la versione di crisi generale del potere molto più attiva e viva a Mosca (“più democratica” ripetiamo ancora più ironicamente) che nei Paesi del blocco BAO, in cui si manifesta con debolezze, paralisi, schizofrenie e quindi  conseguente devastante “crisi psicologica” ad ogni livello, ufficiale, di “dissenso”, popolare, ecc.  Infine, è chiaro che la Russia è il tramite fondamentale tra il blocco BAO completamente intrappolato dal sistema e le forze in formazione nel resto del mondo, la cui consapevolezza anti-sistema è notevolmente risvegliata fino a comprendere attivamente lo svilupparsi reale della crisi del sistema, crisi di civiltà, di più, del collasso del sistema e della sua civiltà. Ciò comporta la graduale comprensione che non c’è solo uno scontro tra “modelli”, ma piuttosto una crisi esplosiva e il collasso sia tra le componenti, alcune completamente sottomesse, altre tra sottomissione imposta e crescente tentazione alla rivolta, uno scenario senza dubbio sotto il controllo e l’influenza del sistema, in crisi anch’esso.
Vediamo come questa complessità russa permette paradossalmente di chiarire, mettere a nudo l’artificio e i simulacri, semplificandone gli elementi fondamentali in gioco nella crisi generale.  Ancora una volta, ribadiamo che la Russia è meno un “modello” antisistema, frase assurda per definizione in quanto l’antisistema necessariamente dipende dall’evoluzione del sistema cui si oppone, che punto detonante delle dinamiche fondamentali antisistema. Guida la rivolta, senza sapere dove porta (e ci porta) subendo la formidabile portata di inganni e manovre del sistema. Il grande contributo della crisi ucraina e delle interpretazioni di Strelkov e Saker che evidenziano quest’ultimo punto, illuminano e aumentano la consapevolezza della sua importanza. E’ ben noto che vi sia una crisi di potere a Mosca, come altrove, con le sue specificità, ma s’inizia a comprenderne forza, potenza e ruolo essenziale nella crisi generale mondiale. La versione di Mosca della crisi generale dell’autorità, creando la crisi del collasso del sistema, è ora più pericolosa, più esplosiva ma anche il più illuminante, più educativa nel comprendere il problema fondamentale dello schema antisistema contro sistema al vertice politico. La crisi di potere in Russia illumina completamente la crisi generale del mondo, il collasso del sistema fino a sostantivare i fondamenti metafisici e spirituali di tale evento, soprattutto per il carattere e l’anima russa che giungono ad esprimersi, malgrado tutto. E’ solo in Russia la crisi di potere oppone direttamente le posizioni di principio ai fondamenti anti-principio, in cui i fattori spirituali (o anti-spirituali) sono presentati apertamente come tali dai vertici delle autorità. Il blocco BAO, annebbiato dal bombardamento continuo della dialettica sui “valori”, imprigionando e terrorizzando il pensiero, ha una crisi di ritardo e la consapevolezza del ritardo sulla crisi del potere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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