Agente della CIA candidata presidenziale in Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 12/09/2014

bvpoi0diqaajbxb1Marina Silva è la candidata presidenziale del Partito socialista. La sua personalità attirò l’attenzione della CIA a metà degli anni ’80, quando frequentava l’Università Federale di San Giovanni d’Acri. Allora aveva grande interesse per il marxismo e divenne membro del clandestino Partito Comunista Rivoluzionario. Ben presto la sua infatuazione a sinistra finì passando alla lotta per la protezione dell’ambiente della regione amazzonica. I servizi speciali degli Stati Uniti sono sempre interessati a tale parte del continente, nella speranza di controllarlo in caso d’emergenza geopolitica. La CIA l’ha contattata, e non fu un caso che nel 1985 entrò nel Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores), aprendole nuove prospettive di carriera politica. Nel 1994 Marina Silva fu eletta al Senato federale per la fama di fervente ambientalista, ed allora le notizie sui suoi legami con la CIA comparvero. Nel 1996 ebbe il Goldman Environmental Prize ed altri premi prestigiosi per la protezione dell’ambiente. I curatori della CIA fecero del loro meglio per aumentarne il prestigio. Per cinque anni fu membro del governo di Luiz Inácio Lula da Silva per poi cambiare partito. Nel 2009 Silva annunciò il suo passaggio dal Partito dei Lavoratori al Partito dei verdi, principalmente per protesta contro le politiche ambientali approvate dal PT. Silva scosse seriamente la politica brasiliana annunciando la sua candidatura, dopo quasi trent’anni. Ebbe quasi 20 milioni di voti nelle elezioni del 2010 come candidata del Partito Verde ed ha accettato la candidatura a vicepresidente di Campos quando i tentativi di creare il Partito della rete della sostenibilità fallirono. Dilma Rousseff, la candidata del PT che vuole continuare le politica indipendente del suo predecessore Lula da Silva, non piace a Washington.
10487406 Il rapporto degli Stati Uniti con il Brasile è peggiorato per lo scandalo sulle intercettazioni. L’US National Security Agency (NSA) spiava Dilma Rousseff e il suo governo. La presidentessa brasiliana sospese anche la visita ufficiale negli Stati Uniti, in segno di protesta. Non ha mai ricevuto scuse o la promessa di fermare le attività di spionaggio. Così ha cominciato ad agire. La presidentessa ha condannato le attività di NSA e CIA in America Latina e preso misure per migliorare la sicurezza delle comunicazioni e controllare i rappresentanti statunitensi nel Paese, esasperando Barack Obama. Nelle elezioni presidenziali in Brasile previste per il 5 ottobre, Washington vuole far decadere Dilma Rousseff. I servizi speciali degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna per sbarazzarsi dell’attuale leader brasiliana. In un primo momento provocando proteste di piazza presunte spontanee per modificare e abbandonare le “vecchie politiche”. C’erano gruppi di giovani che protestavano contro propaganda e simboli dei politici politici, soprattutto del Partito dei lavoratori. Marina Silva ha formato il Partito della rete sostenibile. E’ ancora un mistero da dove abbia preso i fondi. La nuova organizzazione deve sostituire i vecchi partiti che presumibilmente sarebbero delle reliquie, ed ascendere. Le elezioni presidenziali del 2014 dovrebbero fare di Marina e del suo partito il cambio del panorama politico del Brasile, rimuovendo le forze politiche “arcaiche”. Terza con 19 milioni di voti, alle ultime elezioni, inizialmente non ebbe l’opportunità di concorrere alle presidenziali non avendo ottenuto le firme necessarie per farvi partecipare il suo Partito della rete sostenibile. Ma la tragedia che ha ucciso Campos e altre sei persone preso São Paulo, il mese scorso, ha dato a Silva l’inattesa seconda possibilità di soddisfare le proprie ambizioni presidenziali. Per divenire il primo presidente nero del Paese, dovrà sconfiggere la prima donna presidente, Rousseff del Partito dei Lavoratori (PT), così come il liberista Aécio Neves del Partito della socialdemocrazia brasiliana (PSDB), che ora è al terzo posto. La Casa Bianca era frustrata, Campos non aveva nessuna possibilità, ma era irremovibile nel concorrere, ignorando i media brasiliani che l’accusavano di corruzione. Anche Dilma Rousseff e il suo team furono pesantemente attaccati. Il 13 agosto la campagna elettorale presidenziale del Brasile finì nello sconcerto quando il jet privato del candidato del Partito socialista Eduardo Campos si schiantò in una zona residenziale nei pressi di San Paolo. Campos e gli altri sei membri dell’equipaggio e passeggeri rimasero uccisi nell’incidente, avvenuto durante il maltempo, mentre il Cessna si apprestava ad atterrare. La morte ha messo in lutto in tutto il Paese, rischiando di essere seguito da speculazioni sull’effetto sul voto presidenziale del 5 ottobre. La Presidentessa Dilma Rousseff dichiarava tre giorni di lutto ufficiale per Campos, che sostenne il governo Lula. L’aereo aveva prestato servizio tecnico regolare e senza difetti. Il registratore di cabina del Cessna era spento, sollevando interrogativi. In precedenza aveva funzionato senza intoppi, ma non registrò le conversazioni nel giorno della tragedia. L’aereo ebbe diversi proprietari (uomini d’affari brasiliani e statunitensi che rappresentavano aziende dalla dubbia reputazione). Alcuni commentatori brasiliani ritengono che si tratti di un assassinio. Prima della tragedia il velivolo fu utilizzato dall’US Drug Enforcement Administration (DEA). Persone inviate dagli ex-proprietari potrebbero aver avuto accesso all’aereo con diversi pretesti. Viene da chiedersi, gli Stati Uniti sono responsabili della tragedia? Chi esattamente? L’aereo decollò da Rio de Janeiro dove una stazione CIA opera nel consolato degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che l’ufficio sia utilizzato dall’agenzia. Forse i servizi speciali brasiliani dovrebbero prestare attenzione a coloro che lasciarono il Paese subito dopo l’incidente aereo. La morte di Eduardo Campos ha innalzato le quote di Silva come candidata elettorale del Partito socialista. Se Campos non raccolse mai più del 9-10%, lei avrebbe il 34-35% al primo turno. Le previsioni indicano che il voto aumenterebbe al ballottaggio.
Marina Silva viene dipinta come strenua combattente contro la corruzione che potrebbe placare gli scontri interni, promettendo di lavorare con tutti i gruppi, i partiti e le coalizioni senza distinzioni. E’ difficile dire quale siano le sue reali intenzioni, è sempre difficile dire qualcosa di preciso quando si parla di personaggi sostenuti dagli Stati Uniti, troppo spesso Silva ha cambiato bandiera. Ad esempio, unendosi a Campos ha sostenuto l’idea di tenere alla larga le idee di Chavez (Hugo Chavez, defunto presidente del Venezuela noto per le sue convinzioni socialiste e la politica di sinistra) lontane dal Brasile. Oggi dice che la squadra del Presidente Lula era troppo chavista (pro-Chavez). Quindi, sulla sua proclamata disponibilità a lavorare con tutti? Non c’è dubbio che il Partito dei Lavoratori del Brasile gode di ampio sostegno, ma difficilmente può essere paragonato al partito al potere in Venezuela. Forse la CIA vuole utilizzare Silva per attuare il suo vecchio piano di creare una “cintura della sinistra alternativa” in America Latina per opporsi ai regimi autoritari, populisti e arcaici di Venezuela e Cuba. Silva è sempre più neo-liberale nella campagna elettorale dicendo che non c’è bisogno di un altro “centro di potere”, i BRICS, e di attuare la decisione del blocco d’istituire una banca di sviluppo, un fondo di riserva, ecc. Silva ha dubbi sul Consiglio di difesa sudamericano. Sottovoce chiede di prestare meno attenzione al MERCOSUR (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) e UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane: Unión de Naciones Suramericanas, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti, Mercosur e Comunità delle nazioni andina, nell’ambito del processo d’integrazione sudamericano). Secondo lei, lo sviluppo delle relazioni bilaterali dovrebbe avere la priorità. Tali punti di vista sono in contrasto con il processo d’integrazione dell’America Latina. Come reagiranno i brasiliani alla svolta neoliberista del Paese nel caso vincesse? C’è la grande possibilità che si arrivi a disordini sociali, essendo abituati al progresso sociale del Paese. Le persone sono ascoltate, le riforme avviate e il Paese è stabile ed avanza. Se Silva diventasse presidentessa (George Soros, magnate, investitore e filantropo statunitense finanzia la sua campagna con notevoli fondi) ci sarà la seria possibilità di chiudere molti programmi sociali ed economici suscitando ampio malcontento. C’è l’idea che gli uffici degli Stati Uniti in Brasile siano pieni di agenti dei servizi speciali incaricati della missione di stimolare le proteste.

Marina Silva é como uma nota de 3 reaisLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama in Siria: salvataggio “pragmatico” dell’alleanza con al-Qaida

Vladimir Suchan 9 settembre 2014

1601112Il media propagandista per la IV Guerra Mondiale Business Insider (bel nome, vero?) ha inavvertitamente svelato la ragione della “campagna contro il SIIL” e il vero motivo del discorso politico di Obama sulla Siria. Si tratta solo di salvare l’esercito d’invasione costruito intorno ai due principali rami di al-Qaida, al-Nusra e SIIL, il cui compito è diffondere il caos, rovesciare il governo e distruggerne il Paese. Le forze del SIIL e quelle di al-Qaida, che gli Stati Uniti (e Business Insider) continuano a chiamare falsamente “laiche e moderate” (come ancora nell’articolo) sono “sull’orlo della più seria sconfitta” in Siria, stando per essere sconfitte ad Aleppo, seconda città della Siria dopo Damasco. Un rapporto dell’International Crisis Group imperialista dell’8 settembre avverte che se l’esercito mercenario d’invasione costruito dagli USA sarà scacciato dalla città, “gli Stati Uniti e i loro alleati perderanno il partner più importante sul campo di battaglia, una forza combattente credibile con anni di esperienza nei combattimenti contro SIIL e Assad“. La “lotta a SIIL e Assad” è, manco a dirlo, una menzogna spudorata. SIIL e al-Nusra sono le principali forze del cambio di regime degli USA. Tuttavia, Business Insider rivela inavvertitamente anche che l’esercito jihadista dominato da al-Nusra e SIIL (entrambi derivanti da al-Qaida) è rifornito, armato e sostenuto dalla Turchia, Stato chiave della NATO ed alleato degli Stati Uniti: “Il regime di Assad sta per recidere l’ultima via di rifornimento ai ribelli dalla Turchia“. Secondo Business Insider, “la stessa sopravvivenza” del cambio di regime degli USA tramite i fantocci di al-Qaida o “rivoluzione siriana”, dipende in larga misura dal controllo di Aleppo.
L’articolo rivela anche il fallimento dell’attacco chimico false flag dello scorso anno, che ha “effettivamente distrutto ogni possibilità di cambio degli Stati Uniti contro Assad, uno sviluppo che secondo l’ICG ha spezzato la coalizione ribelle e costretto alcune fazioni a un’alleanza pragmatica con il filo al-Qaida Jabhat al-Nusra“. Alleanza pragmatica con al-Qaida responsabile dell’11 settembre, sotto l’egida degli Stati Uniti? “Ciò che è in gioco in Aleppo non è la vittoria regime, ma la sconfitta dell’opposizione“, afferma il rapporto. In altre parole, gli Stati Uniti di Obama si agitano per salvare la forza d’invasione di al-Qaida dalla sconfitta, in nome della lotta contro uno dei suoi mostri, che la guerra contro l’Iraq aveva nutrito prima di allargarsi in Siria, nell’ambito della fusione tra Guerra al Terrore e Guerra del Terrore.

934837Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e la “rivoluzione colorata”

Dedefensa

9_dru3Una riunione del “Consiglio antifascista e antimajdanista”, recentemente costituito in Russia, ha dato informazioni su gruppi e singoli attivisti che sviluppano agende straniere, sopratutto il partito Jabloko, che dalla fondazione è liberale filo-occidentale. Si tratta di azioni previste il 21 settembre e collegate alle elezioni del 14 settembre; le informazioni del “Consiglio antifascista e antimajdanista” riguardano aspetti logistici e organizzativi (l’aiuto dato a Jabloko dai soliti centri ed agenzie stranieri, reclutamento di “professionisti” per le manifestazioni, ecc.) Vi è certamente la paura in Russia, da parte del governo e delle varie agenzie, nonché di varie organizzazioni politiche, di un’azione generale per destabilizzare la Russia con una “rivoluzione colorata”. Le notizie del “Consiglio anti-Maidan” sono andate alle Izvestija e riprese il 9 settembre da RussiaToday.
Il leader del Consiglio antifascista e antimajdanista Evgenij Shabaev ha detto al popolare quotidiano Izvestija che il suo gruppo ha informazioni su cittadini ucraini e georgiani che hanno ruoli importanti nel preparare manifestazioni violente per rovesciare governi e sciogliere i parlamenti con le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’. Ora, queste persone arrivano in Russia per avere colloqui con i rappresentanti del partito d’opposizione Jabloko ed altri gruppi d’opposizione, preparando e lanciando il cambio di regime in Russia, ha affermato l’attivista. Secondo Shabaev, oggi Jabloko assieme a membri del gruppo Solidarietà controlla una serie di manifestanti. Oltre 1000 persone sono state assunte per parteciparvi, ed ognuna ha firmato un contratto per 15 giorni di picchetto per 2500 dollari. Il bilancio complessivo per la manifestazione ammonta a oltre 90 milioni di rubli (circa 2,4 milioni di dollari) e si concluderà con un’adunata di massa il 21 settembre. L’attivista ha osservato che le proteste sono collegate al voto nazionale del 14 settembre. Ha detto che le proteste più intense e numerose si svolgeranno nelle principali città, Mosca e San Pietroburgo (Mosca ha le elezioni municipali e San Pietroburgo del sindaco). Shabaev ha anche detto che ovviamente l’intero scenario è sostenuto dal dipartimento di Stato degli USA, interessato a cambiare il sistema politico della Russia come già accaduto in Georgia, Ucraina, Libia e altri Paesi in cui le ‘rivoluzioni colorate’ sono riuscite. Boris Nemtsov del partito d’opposizione Parnas (Partito della Libertà Popolare) ha confermato che una grande manifestazione, chiamata marcia della pace, era prevista per il 21 settembre ed è organizzata in collaborazione con Jabloko. Il partito Jabloko nega di ricevere fondi da un qualsiasi Stato estero, nonché di organizzare una qualsiasi protesta. Tuttavia, una fonte del municipio di Mosca ha detto alle Izvestija che i picchetti nel centro della città sono organizzati da Jabloko per protestare contro le tasse“.
Il Consiglio anti-Majdan è stato costituito ad agosto da veterani delle forze militari e speciali russe, attivisti dei diritti e rappresentanti della comunità ortodossa. L’obiettivo principale del gruppo è contrastare i tentativi di cambiare con la forza il sistema politico della Russia informando i cittadini sui metodi della propaganda occidentale. Il Consiglio prevede inoltre di organizzare proprie manifestazioni per promuovere gli interessi dello Stato russo ed impedire tensioni etniche nelle regioni della nazione.

TASS_516007Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Sud Africa nega il visto al Dalai Lama? Mai sprecare un’opportunità per diffondere propaganda della CIA

Christof Lehmann, Nsnbc, 08/09/2014

Il Sud Africa avrebbe negato il visto a Tenzin Gyatso, alias Dalai Lama, che voleva entrare nel Paese per partecipare alla 14° conferenza dei vincitori del Premio Nobel. Il governo cinese e quello sudafricano considerano Tenzin Gyatso un esule che sfrutta una copertura religiosa per tentare di sovvertire l’integrità territoriale e politica della Cina. Il Dalai Lama e gli altri monaci tibetani in esilio, hanno una lunga e ben documentata cooperazione con la CIA.

12dalailama1La comunità buddista internazionale, tra cui la maggioranza dei tibetani buddisti, considera da tempo il Dalai Lama e il cosiddetto governo tibetano in esilio dei reietti che contaminano la religione buddista, come i voti e gli obblighi dei monaci, la cui vita dovrebbe concentrarsi sullo spirituale ed illuminare la comunità, piuttosto che avere incarichi politici, viaggiando come diplomatici in alberghi di lusso ed istigando insurrezioni armate con l’aiuto dei servizi segreti stranieri. Anche il numero di praticanti del buddismo tibetano, che negli Stati Uniti e in Europa si svegliano su tali evidenti incongruenze, aumenta nonostante il budget miliardario dei film di propaganda di Hollywood.
Il Ministero degli Esteri sudafricano ha detto che la sua Alta Commissione in India ha ricevuto una domanda di visto, ma ha negato sia stata respinta, aggiungendo che era oggetto di normale procedimento. Il Dalai Lama avrebbe poi annullato il viaggio. L’agenzia Reuters, tuttavia, cita un rappresentante in Sud Africa del Dalai Lama, Nangsa Chodon, dire “Abbiamo saputo informalmente che a Sua Santità non sarà possibile avere il visto“. Gyatzo avrebbe poi annullato il previsto viaggio. Né Reuters, né il rappresentante sudafricano di “Sua Santità” hanno fornito prove a sostegno della tesi che il governo sudafricano s’è rifiutato di rilasciare il visto e che la richiesta del Dalai Lama sia stata gestita diversamente dalle domande di visto di altri viaggiatori. Tale circostanza, tuttavia, non impedisce a Reuters di pubblicare un articolo dal titolo “Il Sud Africa ancora nega al Dalai Lama il visto”. The Guardian segue affermando “Al Dalai Lama negato il visto per l’Africa Summit Nobel”. ABC, sulla base di AP riprende “Al Dalai Lama nuovamente rifiutato il visto per il Sud Africa“. Supponendo che il Ministero degli Esteri sudafricano abbia utilizzato canali non ufficiali per comunicare che difficilmente Tenzin Gyatzo, alias Dalai Lama, avrebbe avuto il visto, come sostenuto da Nagsa Chodon, il Ministero degli Esteri sudafricano avrebbe voluto risparmiare a “Sua Santità” l’imbarazzo di affermare pubblicamente perché non avrebbe avuto il visto.
Una questione aperta discussa dai buddisti di tutto il mondo è come un monaco possa essere un re? Non è coerente anche con il più elementare insegnamento o Dharma buddhista. Un altro problema potrebbe essere il fatto che il premio Nobel per la pace ha sostenuto attivamente l’insurrezione secessionista armata appoggiata dalla CIA, come riportato da Süddeutsche Zeitung e molti altri.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest'uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest’uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Riguardo l’Africa, si può dire che la reti di buddisti tibetani esiliati accusavano la Cina di genocidio in Darfur fino alle Olimpiadi del 2008, e numerose altre diffamazioni contro il Sud Africa, alleato della Cina nei BRICS, grata per la posizione del Sudafrica verso il re-monaco in esilio. Un articolo ben documentato dal titolo “La diffamazione collettiva del Dalai Lama contro la Cina” contiene numerosi riferimenti a ricerche che documentano come le accuse che vanno dal genocidio a pulizia etnica, infanticidio, sterilizzazione forzata, genocidio culturale siano infondate e che nessuna prova a sostegno è stata mostrata trattandosi di propaganda diffamatoria. Un altro, articolo ben documentato, intitolato “La verità sull’auto-immolazione: il buddismo tibetano rapito dalla politica“, smonta i tanti articoli sulle auto-immolazioni causate da oppressione religiosa e politica come ennesima truffa propagandistica condotta contro la Cina, abusando delle buone intenzioni dei buddisti nel mondo per scopi politici.
Considerando la serie di vincitori del Premio Nobel per la Pace, tra cui Henry Kissinger, Barak Obama e Tenzin Gyatso, è sorprendente che il Sudafrica ospiti un incontro di tali premiati. Perché non lasciare che si riuniscano presso gli stabilimenti chimici Nobel in Norvegia, specializzati nella produzione dalla dinamite ai propellenti ed esplosivi a base di azoto, invece?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar

Nasser Kandil, Global Research, 4 settembre 2014

wa_image_gaza_map_1Qalid Mishal o il riconoscimento a geometria variabile
Leggendo l’articolo su Middle East Monitor (la cui traduzione è stata pubblicato da Le Grand Soir) [1], si potrebbe subire la cieca ammirazione per lo spirito di resistenza di Qalid Mishal, capo dell’ufficio politico di Hamas, che ha detto che uno degli errori d’Israele è “mentire, ancora una volta, alla comunità internazionale e all’amministrazione americana“. La questione è che, nel regno dei bugiardi, chi è il re? Ma prima di scoprire cosa pensano coloro che resistono sul campo, come ci spiega Nasser Kandil sulla TV al-Mayadin, vediamo più da vicino coloro cui sono indirizzati i ringraziamenti di Mishal, dovuti a finanziamenti e residenze più o meno di lusso.

Residenza in Qatar: dichiarazioni di Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza[2]
“…Un grazie meritato al Qatar e al suo “coraggioso principe”, sceicco Tamim. Grazie al Presidente Erdogan, uomo “autentico” che non ha mancato di preoccuparsi per Gaza, sebbene occupato dalla rielezione e dal riordino interno. Grazie al rivoluzionario presidente Munsif al-Marzuqi. Applauditeli tutti!
Grazie anche ai tanti capi:
• il presidente sudanese che, per Allah, non ha mancato di testimoniarci la sua lealtà e generosità,
• l’emiro del Quwayt, che ci ha anche ampiamente dimostrato fedeltà e generosità,
• i funzionari dell’Oman che non ci hanno lesinato aiuti,
• il presidente dello Yemen, che non ha badato a spese per noi,
• i funzionari algerini, tunisini e marocchini, che non ci hanno lesinato aiuti,
• il primo ministro della Malesia non ci ha lesinato aiuti.
Tutti erano in contatto con noi e ci hanno sostenuto, e non sono stati avari. Che tutto il bene li ricompensi per i loro benefici. E la cosa migliore di tutti i capi, emiri, ministri degli Esteri… molte persone che non ci hanno lesinato aiuti. Possano essere ricompensati per i loro benefici. Ci sono anche persone… che ci hanno contattato per assicurarci il loro sostegno. È il caso dei “fratelli iraniani”. Li ringraziamo. Vogliamo unificare la Ummah intorno alla battaglia per la Palestina. Vogliamo che la vera battaglia sia condotta per recuperare Gerusalemme, al-Aqsa, la Palestina e allontanarsi dalle polarizzazioni della fede e da battaglie sparse. Questa è la vera battaglia. Vogliamo pace, sicurezza e stabilità per l’intera Ummah e che tutti possano soddisfare le loro richieste. Che Dio ci salvi da ogni ingerenza straniera. Desideriamo tutto ciò. I nostri “fratelli in Egitto” hanno ospitato i negoziati per il cessate il fuoco. Apprezziamo l’energia che consumate. Ma data la sua importanza, molto, molto di più ci aspettiamo dall’Egitto. Questa è la nostra speranza per l’Ummah, e voi media che vedevo e non vedevo, soprattutto quelli che coprivano gli eventi da Gaza… candidandosi al martirio per media di Gaza… e al-Jazeera, “la perla dei media arabi”!
Grazie a tutti voi.
La pace sia su di voi, e che Dio vi conceda misericordia e benedizione“.

Residenza siriana: dichiarazione dello stesso Mishal nel 2011[3]
Perché dovremmo dire grazie a chi ci ha sostenuto in segreto e in pubblico… economicamente, materialmente e politicamente? Perché non ringraziare il Presidente Bashar al-Assad, che ci sosteneva come fanno i veri uomini?

Khaled MashaalLa vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar
1. L’aggressione nemica a Gaza si è conclusa. Qual è la situazione attuale, mentre si dice che alcuni cerchino di far saltare il rapporto Hamas-Fatah?
Credo, purtroppo che, nonostante la grande vittoria della popolazione e dei combattenti di Gaza contro “Iron Dome” e le brigate super attrezzate da otto anni di preparazione dell’esercito israeliano, che pensava di aver appreso lezioni dall’aggressione al Libano nel 2006, ci troviamo di fronte a una direzione politica peggiore della precedente. In altre parole, con Mahmud Abbas abbiamo sempre temuto il peggio; Oggi, il peggio è ancor peggiore perché la vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar. Non abbiamo sentito da Qalid Mishal: Principe “coraggioso” e uomo “autentico” che, nonostante le preoccupazioni elettorali, non poteva pensare che al popolo di Gaza? Due Paesi che non hanno nemmeno il coraggio di arrivare al livello dei Paesi latino-americani! Sappiamo tutti che Brasile ed Ecuador hanno chiuso le ambasciate israeliane nel loro territorio, che il Venezuela ha fatto lo stesso e che la presidentessa dell’Argentina ha ritirato la cittadinanza ai connazionali che servono nell’esercito israeliano. La bandiera israeliana sventola nel cielo di … Ankara e Mishal ha il coraggio di dirci che Erdogan è un eroe vittorioso!? Un eroe? Sul principe del Qatar, che non ha nemmeno il coraggio di annunciare “costruiremo il porto e l’aeroporto di Gaza su cui atterrerò“, è divenuto un principe coraggioso!? La vendita della vittoria di Gaza porterà alla debacle palestinese. Sì, lo dico come ho detto che lamenteremo il passo di Mahmud Abbas, che potrà goderne. Buon per lui!

2. Come vede l’evoluzione della situazione?
Penso che ci saranno ulteriori negoziati e che Mahmud Abbas sfrutterà la vittoria di Gaza per consolidare le sue posizioni. La leadership politica di Hamas ha tradito i sacrifici dei suoi combattenti e della sua resistenza. Muhammad Dayf [4] è certamente più degno della lode di Mishal di chiunque altro. Mi permetto di aggiungere, con un certo imbarazzo parlando su al-Mayadin, che Mishal sembra aver dimenticato ciò che la vostra rete ed i vostri corrispondenti hanno instancabilmente fatto per Gaza e la causa palestinese… Spudoratamente ha descritto al-Jazeera come “la perla dei media arabi”, che gli paga le bollette del soggiorno a Doha; nel Qatar, che non ha il coraggio di sfidare Stati Uniti ed Israele accogliendoli ufficialmente, ha lo status di “ospite di al-Jazeera” quale analista politico. E’ inaccettabile che rimborsi le spese con il sangue della sua gente e della resistenza! Pertanto, tale discorso è un vero e proprio scandalo. Basti pensare a tutti i sacrifici del popolo palestinese e alla straordinaria ingegnosità dei comandanti di Iz al-Din al-Qasam (braccio militare di Hamas) e delle brigate al-Quds. Tale dualità di Hamas non può portare ad una ristrutturazione a breve termine, da cui l’opportunità di Mahmud Abbas di sfruttare la vittoria di Gaza per reintrodurre il suo piano per la creazione dello Stato palestinese [5]. Inoltre, in tal senso lo studioso statunitense, in un recente articolo, Martin Indyk [6] ha detto che Turchia e Qatar sono riuscite a condurre Hamas ai negoziati avviati da Israele… [7]

3. Tornando alla coppia Fatah-Hamas, alcuni dicono che i loro disaccordi siano sotto controllo. Lei?
Rispondo francamente che ciò m’inquieta. Conosco Fatah, è un’entità intrappolata dalla visione sulla sicurezza, facilmente infiltrabile. Su Hamas, che dipende da Qalid Mishal, è interessata solo al potere e non si preoccupa di una politica per unire il popolo palestinese tramite la vittoria a Gaza della Resistenza. Pertanto, abbiamo da un lato l’entità intrappolata di Fatah e la leadership opportunista di Hamas; dall’altra una struttura combattente e forte. Cioè non tutti sono preoccupati dalla Resistenza. C’è chi ne approfitta raccogliendo il bottino come Qalid Mishal di Hamas, e ci sono infiltrati in Fatah che lavorano per distruggerlo. Il rischio è che una sola scintilla possa distruggere la vittoria palestinese e seminare discordia tra i palestinesi.

4. Date le rispettive dichiarazioni contraddittorie, possiamo aspettarci un cambio nelle strutture interne di Hamas?
Infatti, le dichiarazioni di Mahmud al-Zahar e al-Qasam sono completamente differenti, perché la loro bussola indica sempre la Palestina. Qualcuno potrebbe pensare che avremmo voluto che nel suo discorso Qalid Mishal ringraziasse Siria e Hezbollah. Assolutamente no, e Dio non voglia! Vogliamo parlare della Palestina e che la sua bussola punti solo sulla Palestina. Che scherziamo? La “normalizzazione” sarebbe la ricetta della vittoria? Che barzelletta! Sì, è indiscutibile che la direzione di al-Qasam sia fedele alla Palestina e ai palestinesi. E se uno di questi giorni, Muhammad Dayf dichiarasse che è contrario al “regime” siriano, mi congratulerei ancora; perché fin dall’inizio della guerra contro la Siria, non ha mai compromesso la resistenza adottando una qualche ideologia politicamente estranea alla Palestina. Così avremmo voluto che la leadership politica di Hamas si comportasse. Ecco dove siamo. La resistenza di Hamas accetterà tale situazione, ora che è assai chiaro che Qalid Mishal la sfrutta?

5. Secondo lei cosa accadrà?
Quello che so è che vi sono discussioni interne ad Hamas, il sentimento dominante si riassume: “Ci siamo venduti a Muhammad Mursi nel 2012 e la fitna (disaccordo) tra Egitto e Palestina ha quasi distrutto la Resistenza. Oggi (la leadership politica di Hamas) ci vende a Turchia e Qatar...”

6. Non abbiamo il tempo di affrontare il conflitto tra Qatar e Paesi del Golfo. Una parola su ciò?
In una parola, e spero che ve lo ricordiate, il risultato di tutto ciò si tradurrà in due o tre anni nella ricompensa al Qatar dell’Arabia Saudita. Per ristabilire il suo prestigio nella penisola il suo principe e il suo gas dovranno vendersi ai sauditi!

Nasser Kandil, al-Mayadin 31/08/2014
Nasser Kandil intervistato da Fatun Abasi [38']

Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:
[1] Mishal parla di resistenza, trattative e politica regionale (Middle East Monitor). Traduzione di Dominique Muselet
[2] TV al-Manar: Dichiarazione di Qalid Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza
[3] Video dell’Asse della Resistenza: Il capo di Hamas (Qalid Mishal) ringrazia Assad per il sostegno militare, nel 2011
[4] Muhammad Dayf. Muhammad Dayf, nato Muhammad Ibrahim Diab al-Masri il 12 agosto 1960 a Khan Younis, è un militante palestinese e comandante delle brigate Iz al-Din al-Qasam, ala militare di Hamas. Il 20 agosto 2014, l’aviazione israeliana colpiva la casa in cui si trovava, secondo le sue informazioni. Israele crede che sia stato ucciso o gravemente ferito, Hamas l’ha negato. La moglie e la figlia sono state uccise nel bombardamento.
[5] Abbas: Uno Stato palestinese e ritirata israeliano entro 3 anni
[6] Martin Indyk, l’inviato USA in Medio Oriente si dimette
[7] La relazione Stati Uniti-Israele giunge a un ripensamentoBrookings

Nasser Kandil è un ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano libanese al-Bina
Copyright © 2014 Global Research

Mideast-Gulf-Shifting_Horo

Abbas, Hanyah e al-Thani

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua

Alessandro Lattanzio, 6/9/2014

61mYuSdFVqMLe forze golpiste ucraine, dal 2 maggio al 21 agosto avrebbero subito 20274 tra morti e feriti, 12418 tra disertori e prigionieri, e la perdita di 16 aerei d’attacco Su-25 (1 catturato), 7 cacciabombardieri Su-24 e Su-27, 2 caccia MiG-29, 1 Antonov An-30, 6 droni, 2 aerei da trasporto Antonov An-26 e 2 Iljushin Il-76, 20 elicotteri da attacco e trasporto Mi-24, Mi-17 e Mi-8; 319 carri armati T-64 (65 catturati), 2 carri armati T-64 Bulat, 7 carri armati T-72 (3 catturati), 19 carri armati T-84U Oplot; 163 veicoli da combattimento della fanteria BMP (69 catturati), 125 veicoli da combattimento dei paracadutisti BMD (9 catturati), 312 veicoli trasporto truppe corazzati BTR (39 catturati), 2 veicoli da ricognizione BRDM (catturati); 4 semoventi d’artiglieria 2S7 Pjon da 203mm, 5 semoventi d’artiglieria 2S3 Akatsija da 152mm (1 catturato), 30 semoventi d’artiglieria 2S1 Gvozdika da 122 mm (25 catturati), 2 semoventi d’artiglieria 2S4 Tjulpan da 240mm (catturati), 6 semoventi d’artiglieria 2S9 Nona da 120mm (catturati), 21 cannoni antiaerei ZU-23-2 (18 catturati), 24 lanciarazzi multipli Grad da 122mm (catturati), 11 lanciarazzi multipli Uragan da 220 mm (4 catturati), 45 obici D-30 da 122mm (10 catturati), 32 mortai da 32mm (catturati); 5 jeep Hummer, 25 autoveicoli GAZ-66, 1 autocarro ZIL-131, 2 autocarri KrAZ, 58 autocarri Ural, 69 autocarri KAMAZ e 4 jeep UAZ 469. In totale, la junta di Kiev aveva perso almeno 33000 effettivi, 56 velivoli, 960 blindati e 180 pezzi di artiglieria.
Il 3 settembre, presso Lugansk l’esercito federalista liberava Krasnij Jar, Stukalova Balka e Shishkovo, distruggendo 8 autoveicoli ed eliminando 35 naziguardie della junta di Kiev. I majdanisti si ritiravano da Vesjolaja Gora, Shastie, Novosvetlovka, Georgevka e Lutugino. La milizia di Gorlovka distruggeva un gruppo d’artiglieria majdanista presso Pantelejmonovka, che bombardando la città di Enakievo, il 2 settembre, uccise sei civili. L’artiglieria della milizia aveva bombardato le posizioni delle forze majdaniste presso il villaggio di Nizhnjaja Krinka e la città di Avdjovka. 3 carri armati, 8 BMP e BTR, 6 autoveicoli ucraini furono distrutti, e 20 golpisti furono eliminati o feriti. Nella notte del 3-4 settembre, in totale le truppe ucraine perdevano 16 blindati, 28 autoveicoli e 130 effettivi tra eliminati e feriti.
wPAa1P8PZqE Il 4 settembre, Khartsyzsk veniva colpita da missili Tochka-U con testata esplosiva, causando diversi feriti gravi tra i civili. Il comando della 93.ma brigata meccanizzata veniva distrutto presso il villaggio Tonenkoe, mentre 2 distaccamenti mortai ucraini furono distrutti nella zona dell’aeroporto di Donestk, eliminando 15 militari ucraini. Nel villaggio Severnoe un convoglio di due auto e un veicolo corazzato venne distrutto eliminando 40 soldati majdanisti. Presso Khimkij un plotone di obici da 152mm con 30 effettivi venne distrutto dalla milizia assieme a un veicolo lanciamissili Tochka-U. Le truppe federaliste liberavano Kumachjovo, Berestovoe, Glinka, Kamenka, Vorovskoe, Luzhkij, Marinka e Stila. Tra Debaltsevo e Svitlodarsk venivano accerchiate altre forze ucraine: l’11.mo battaglione dell’esercito, il 25.mo battaglione territoriale e i battaglioni volontari Kiev e Karpatij-2. Nella zona Shastie-Bakhmutovka, le forze ucraine si ritiravano dopo aver perso 30 blindati distrutti dal tiro di sbarramento delle forze armate di Novorossija. Solo il battaglione neonazista Ajdar rimaneva a Shastie. A Permovajsk, 60 km a nord di Lugansk, l’EPN avanzava per oltre 40 km. Un gruppo corazzato dell’EPN entrava a Marjupol, nei quartieri Talakovka e Sartana. Mentre nel quartiere Vostochnij si svolgevano i combattimenti tra le milizie e le forze di occupazione majdaniste, dove la guardia ucraina perdeva almeno 50 effettivi, 4 blindati, 11 autoveicoli, 1 mortaio e un deposito di carburanti e lubrificanti.
Il 5 settembre, quando “I rappresentanti di Ucraina, RPD e RPL firmavano a Minsk il protocollo del cessate il fuoco, a partire dalle 18:00“, la junta di Kiev inviava truppe da Perekop a Marjupol e Odessa. La Crimea ora era completamente esclusa da qualsiasi piano della junta, troppo impegnata altrove; gli ambiziosi piani di far pressioni sulla Crimea, come anche sulla Transnistria, erano falliti. Bombardamenti su Makeevka, Donetsk e Dzerzhinsk.
Nel frattempo la Francia “rimandava” la consegna alla Russia della portaelicotteri Sevastopol, della classe Mistral. L’accordo riguardava diverse navi d’appoggio assalto anfibio, in parte costruite a St. Nazaire, in Francia, e in parte da costruire in Russia. Infatti, l’accordo comprendeva la modernizzazione di un cantiere navale in Russia e quindi, Mosca potrà comunque costruire tali navi. Inoltre, se le 2 navi francesi non saranno consegnate alla Russia, questi richiederà indietro i 600milioni di euro già erogati e il pagamento della penale contrattuale di 250 milioni. Senza la conclusione dell’accordo la Francia rischia di far chiudere il cantiere navale di Saint-Nazaire e di perdere credibilità in altri mercati.

10610523Fonti:
Alawata
Bertrand Du Donbass
Cassad
Cassad
Histoire et Societé
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RussiaToday
Vineyard Saker
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol

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L’operazione antiterrorismo ucraina, fallimento passo dopo passo

Valentin Vasilescu Reseau International 4 settembre 2014

10352325Ai primi di luglio 2014, lo Stato Maggiore Generale ucraino lanciava una grande offensiva contro le forze di auto-difesa per infliggerle la sconfitta totale. Il risultato è stato un disastro per l’esercito ucraino. La giunta di Kiev ordinava all’esercito ucraino di occupare il Donbas e catturare o distruggere le forze di autodifesa. Il piano dell’offensiva ucraina prevedeva diversi passaggi: concentrare e bloccare le forze di autodifesa nelle grandi città di Donetsk e Lugansk, quindi un’operazione sull’asse nord-sud per separare Donetsk da Lugansk. A tal fine, lo Stato Maggiore dell’esercito ucraino creò il gruppo d’assalto Alfa concentrato nei distretti d’avvio dell’offensiva, con grandi unità del 13° Corpo d’armata, schierato nell’Ucraina occidentale, rinforzate da 6-8 battaglioni di riservisti e militari del ministero degli Interni. Per garantire il successo al gruppo d’assalto Alfa, fu creato anche un forte distaccamento di riserva chiamato gruppo d’assalto Bravo, composto da unità dell’8° Corpo d’armata di stanza nell’Ucraina settentrionale, con 4-5 battaglioni di riservisti volontari appartenenti a Pravij Sektor. Il gruppo d’assalto Bravo doveva effettuare autonomamente una manovra a tenaglia lungo 150 km sul confine con la Russia. Durante la preparazione dell’offensiva dell’esercito ucraino, i leader delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk riuscirono a sfruttare a proprio vantaggio alcuni errori commessi dai capi di Kiev. La prima conquista degli indipendentisti fu la creazione di uno Stato Maggiore unificato delle forze di autodifesa, competente quanto il quartier generale ucraino che dirigeva le presunte operazioni antiterrorismo nel Donbas. Nel 2008, in occasione del vertice NATO di Bucarest, l’Ucraina, guidata dalla “rivoluzione arancione” filo-statunitense al potere, fu invitata ad aderire alla NATO. Con il pretesto della compatibilità con le forze della NATO, il Pentagono impose all’Ucraina un cosiddetto “piano di modernizzazione e sviluppo”. L’esercito ucraino ritirò gran parte delle attrezzature militari rimaste dalla prima riduzione dovuta all’attuazione del Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa. Il Pentagono cercò di minare le capacità difensiva dell’Ucraina, per soddisfare i propri interessi, e cioè usarla come forza d’occupazione in Iraq e in Afghanistan. Allo stesso tempo, il Pentagono ridusse i mezzi da combattimento ed inviò nella riserva 3500 ufficiali del Comando e dello Stato Maggiore ucraino, di età tra i 35 a 45 anni e tutti del Donbas. Costituiscono oggi lo Stato Maggiore dell’autodifesa e il comando di battaglioni e compagnie delle forze volontarie.
10322546 Il secondo successo delle forze di autodifesa fu l’individuazione e la cattura di tre grandi depositi di armi e munizioni nel Donbas. La difesa dell’Ucraina meridionale, da Kharkov a Odessa e Crimea, era responsabilità della 6° Corpo d’armata. Con la mobilitazione dell’esercito ucraino, il 6° Corpo avrebbe creato 3 nuove brigate meccanizzate e d’artiglieria della riserva con materiale bellico e munizioni immagazzinati in diversi luoghi segreti. Catturando i tre grandi depositi, le forze di autodifesa s’impossessarono di 140 carri armati T-64, 280 BTR e BMP, 34 lanciarazzi multipli 9P140 Uragan da 220mm, 24 cannoni da 152mm (2S3 Akatsija e 2S19), oltre a circa un migliaio di missili anticarro 9M113 Konkurs (a guida a fibre ottiche) e 9K111 Fagot, e lanciamissili portatili antiaerei 9K35 Strela-2 e 9K38 Igla. Ma la cosa più utile per le forze di auto-difesa fu la cattura di sistemi di comunicazione e disturbo, e di centinaia di radio ricetrasmittenti portatili occidentali che gli permisero di comunicare ed infiltrarsi inosservati nelle reti dei comandi delle truppe ucraine. Anche se era a conoscenza di queste azioni delle forze di autodifesa, la junta di Kiev scelse di manipolare l’opinione pubblica internazionale, proclamando un’inesistente invasione militare russa. E il quartier generale della NATO produsse immagini satellitari per sostenere le aberrazioni della junta di Kiev.
Nelle prime due settimane dell’offensiva, l’esercito ucraino riuscì ad avanzare, ma era lontano dal programma prefissato, e cioè riuscire a bloccare le due grandi città di Donetsk e Lugansk, sfondando sull’asse nord-sud per una profondità di 40 km e creando un corridoio di sicurezza lungo l’80% del confine con la Russia. L’accumularsi di stanchezza, perdite significative e carenze dei rifornimenti alle truppe, che arrivavano ad intermittenza, costrinsero l’esercito ucraino a sospendere l’offensiva. L’attacco al volo MH17 delle Malaysia Airlines coincise con la ripresa dell’offensiva dell’esercito ucraino. Solo che l’offensiva avvenne con la totale assenza di osservazione aerea. Intere brigate dell’esercito ucraino avanzarono alla cieca verso le forze dell’autodifesa che compirono abilmente delle diversioni, utilizzando con successo un autoveicolo per le trasmissioni catturato all’esercito ucraino ed inviando falsi ordini dello Stato Maggiore ucraino. Eseguendo tali falsi ordini, alcuni battaglioni meccanizzati ucraini caddero in un’imboscata delle forze di autodifesa e vennero completamente distrutti dai lanciarazzi 9P140 Uragan degli indipendentisti. Le vittorie delle FAD allungarono notevolmente il dispositivo lungo il confine con la Russia, una fascia troppo lunga per il gruppo d’assalto Bravo (150 km di lunghezza). Ciò permise alle forze di autodifesa di frammentare il gruppo Bravo e accerchiarne le brigate. Pur di salvarsi e sfuggire all’accerchiamento, 50010418212 soldati ucraini, i resti della 72.ma brigata meccanizzata, attraversarono il confine con la Russia, preferendo arrendersi ai russi. Ai primi di agosto, l’esercito ucraino fermò una seconda volta le operazioni di rischieramento delle proprie forze, per cercare di raggiungere il gruppo Bravo accerchiato. La missione fallì perché 3 battaglioni del 13° Corpo d’armata erano così demoralizzati che si rifiutarono di combattere. I soldati furono inviati nelle guarnigioni nell’Ucraina occidentale e i loro mezzi da combattimento assegnati ai riservisti volontari dallo scarso addestramento al combattimento. Quindi, a metà agosto l’iniziativa dei combattimenti fu presa dalle forze di autodifesa, riuscendo infine a sconfiggere il gruppo d’assalto Bravo e a recuperare i 150 km di fascia lungo il confine con la Russia. Le offensive della forza di autodifesa si rivolsero al gruppo d’assalto Alfa, respingendolo 40 km a nord e ripristinando la linea difensiva esistente all’inizio di luglio.
Al momento di questa analisi, le forze di autodifesa hanno raggiunto le coste del Mare d’Azov, vicino al presidio di Marjupol. Allo stesso tempo, ciò che resta del gruppo d’assalto, cioè 7000 soldati con carri armati, blindati e artiglieria, si trova in una situazione critica, circondato da due settimane e a corto di munizioni. Perciò il Presidente Vladimir Putin ha proposto ai comandanti della forza di autodifesa di aprire un corridoio per consentire ai soldati ucraini di ritirarsi.

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10394481Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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