Volontà internazionale di contrastare il SIIL: verità o inganno?

Dr. Amin Hoteit al-Thawra, al-Wihda (Siria) 18/08/2014
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Global Research
10590515In questi ultimi giorni il campo occidentale ha preso due posizioni contro il SIIL, creatore del califfato islamico in Iraq e Siria (CIIS); il primo sono gli attacchi aerei statunitensi nel nord Iraq, vicino al confine del Kurdistan; il secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro SIIL e Jabhat al-Nusra. Qualcuno potrebbe spiegare tali dichiarazioni con il fatto che l’occidente ha finalmente deciso di ammettere la verità e di affrontare seriamente il terrorismo di queste due organizzazioni. E’ così? Rispondiamo che un documento non può essere letto dall’ultima pagina o riga, ma dobbiamo collegare le cose dal passato per capire il presente, prevedere il futuro e ridurre il secondario ai principi fondamentali, per dedurne il vero obiettivo. Pertanto, dobbiamo iniziare da una verità nota a tutti, e che si riduce al fatto che l’apparizione di tali due organizzazioni terroristiche è inseparabile dall’occidente, dai suoi alleati e strumenti regionali, essendo stato oramai chiarito e ampiamente documentato che Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno patrocinato, finanziato e covato entrambe le organizzazioni sperando di distruggere lo Stato siriano, sradicandolo in quanto baluardo dell’Asse della Resistenza come preludio alla distruzione del resto dell’Asse, come vuole il piano statunitense-sionista. Così molte verità emergono, tanto che non sfuggono nemmeno alle persone comuni o a coloro che non vogliono interessarsi minimamente alle questioni politiche e strategiche. D’altro canto, sulla base di prove concrete, è chiaro che l’assalto del SIIL alla Siria, e poi da lì all’Iraq, s’è verificato:
• Nel contesto che possiamo designare come “strategia della stretta” contro l’Asse della resistenza; ricordando la transazione avviata da Bashir Gemayel durante la guerra civile, quando chiese “l’unificazione di tutti i fucili cristiani”, un’operazione che portò alla formazione delle “Forze libanesi” e alla sua elezione, in quanto loro comandante in capo, alla presidenza della Repubblica durante l’invasione israeliana del Libano, nel 1982 [1].
• Nell’ambito dell’attuazione del nuovo piano statunitense per eliminare l’Asse della Resistenza e tagliarne il legami con la resistenza palestinese a Gaza; un piano di cui il SIIL era il responsabile dell’attuazione in Iraq, Siria e Libano, e Israele a Gaza.
Pertanto, anche se qualcuno potrebbe pensare che l’occidente rigetti il comportamento criminale del SIIL e che abbia effettivamente deciso di combatterlo con gli attacchi aerei e la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riteniamo prudente guardare oltre l’albero che nasconde la foresta e, in questo caso, diffidare delle trappole occidentali. Infatti:

Gli attacchi aerei USA sull’Iraq
Non crediamo assolutamente che gli attacchi aerei sull’Iraq siano volti alla sicurezza e sovranità dell’Iraq o, come sostengono certi politici iracheni che cercano di giustificarsi, con il cosiddetto accordo strategico del “trattato di sicurezza iracheno-statunitense”. Se così fosse, gli Stati Uniti avrebbero colpito quando le autorità irachene formalmente ne chiesero l’aiuto per contrastare l’avanzata del SIIL [2], dopo la messa in scena dell'”invasione di Mosul” [3] del SIIL o, almeno, quando i loro satelliti registrarono l’esecuzione di 1700 persone a Mosul e dintorni, o quando ebbero la conferma del genocidio e dei crimini contro l’umanità commessi dal SIIL contro Yezidi a Sinjar e cristiani o altre minoranze presso Mosul. Ma niente di tutto ciò è avvenuto. Tuttavia, Obama ha chiaramente affermato che “gli Stati Uniti hanno interesse strategico nel fermare l’avanzata del SIIL e di non essere l’aviazione degli sciiti iracheni o di qualsiasi altra fazione” [4]. È alla luce di tale affermazione che dobbiamo interpretare gli attacchi aerei in Iraq. Non diremo che gli Stati Uniti, che hanno creato e nutrito l’organizzazione terroristica al-Qaida e i suoi vari rami, si siano infine rivolti contro la loro creatura. Ma diciamo che vedendosi minacciati da “elementi indisciplinati” del SIIL, hanno lanciato il loro attacco aereo per i loro scopi:
• punendo gli errori e ricordando al SIIL la politiche e i confini terrestri già prefissati
• scaricando le accuse di molti analisti e ricercatori che l’incolpano del terrorismo del SIIL,
• garantendo l’integrità dei confini del Kurdistan iracheno, per continuare a usarlo contro la nostra regione come un pugnale, tra l’indipendenza incompiuta dall’Iraq e l’impossibile recupero di un legame organico con il governo centrale iracheno, da cui il nuovo concetto di “stato di quasi-indipendente”!
Ciò senza dimenticare la possibilità per gli Stati Uniti di creare un precedente su cui poter costruire una giustificare per l’intervento militare in Siria con il pretesto di colpire il SIIL e lasciare che la situazione evolvi nella direzione desiderata, senza incontrare alcun ostacolo ogni trimestre. Questo è, a nostro avviso, la ragione dell’adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed è ciò che intendiamo dimostrare.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n° 2170 [5]
Questa risoluzione, il cui disegno è stato presentato al Consiglio di Sicurezza dall’occidente, guidato dalla Gran Bretagna, è importante in quanto si tratta di un punto di vista di principio, ma non risolve il problema. Condanna SIIL, al-Nusra e tutti coloro che li sostengono, invitano a combatterli ed invoca il divieto del loro finanziamento diretto o indiretto, l’invio di armi, ecc., ma uno studio dettagliato e approfondito ci fa pensare alla favola della montagna che ha partorito il topolino! Infatti, nonostante la sua rilevanza giuridica, questa risoluzione è priva di efficacia operativa, di tutto ciò che potrebbe indurre a chiedere conto agli Stati che sostengono e facilitano le operazioni criminali del SIIL, mentre tutti sanno, almeno, del ruolo svolto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, ieri e oggi. A ciò bisogna aggiungere l’irritazione evidente del presidente inglese del Consiglio di Sicurezza per gli interventi dei delegati di Siria [6] e Iraq; irritazione interpretata come rifiuto di permettere d’illuminare le carenze della risoluzione e cosa possa nascondere. Pertanto, e nonostante tutto ciò che è stato detto della risoluzione, pensiamo che l’unica cosa utile sia il riconoscimento unanime dei membri del Consiglio di Sicurezza, della veridicità dell’indicazione della Siria sulla natura terroristica delle due organizzazioni citate. Il che implica che la Siria subisce un attacco terroristico straniero e non una rivoluzione popolare, come alcuni membri del Consiglio di sicurezza continuano ad affermare!
Oltre a ciò, non vediamo nulla nella presente risoluzione che soddisfi o ispiri la seria speranza della volontà occidentale di combattere il terrorismo. A questo proposito, cogliamo l’occasione per porre alcune domande agli ideatori di tale disegno di risoluzione e ai responsabili dell’adozione, come Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare:
1. Perché Abu Baqr al-Baghdadi e i suoi 12 più stretti collaboratori non appaiono sulla lista dei terroristi internazionali? Perché non gli hanno congelato i beni? Perché non vengono trascinati davanti alla Corte Penale Internazionale per decisione del Consiglio di Sicurezza? Quest’ultima decisione era compromettente per i funzionari degli Stati Uniti che appaiono nelle foto assieme ad al-Baghdadi e altri?
2. Chi fornisce al SIIL mappe dettagliate dei territori siriani e iracheni? Chi indica al SIIL i punti di forza della struttura difensiva da evitare per poter infiltrarsi in entrambi i Paesi? Chi pianifica le invasioni del SIIL in base a tali informazioni? Le forze che hanno satelliti puntati sulla regione e agenzie d’intelligence internazionali, come Stati Uniti e NATO?
3. La Turchia, membro della NATO, non è forse l’unico Paese attraverso cui passa il petrolio rubato in Siria e Iraq e venduto sul mercato internazionale, in particolare in Europa, consegnando al SIIL tre milioni di dollari al giorno? Perché non si prendono misure drastiche contro la Turchia per fermarla?
4. La Turchia non è ora il punto di transito principale dei terroristi del SIIL diretti in Siria e Iraq? Perché non bandirne porti ed aeroporti? Perché non viene rimproverata?
5. Non è ben chiaro che Qatar, Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo finanziano entrambe le organizzazioni terroristiche, avendo giustamente adottato l’ideologia del wahhabismo dell’alleato degli USA? [7].
Molte domande da porre le cui risposte indicano che, se l’occidente in generale e gli USA in particolare, volessero seriamente combattere il terrorismo di SIIL e Jabhat al-Nusra, potrebbero inaridirne le risorse in pochi mesi, senza nemmeno bisogno di alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO e gli Stati regionali sottoposti, potrebbero farlo se lo volessero. Ma la decisione dovrebbe venire dagli Stati Uniti, ma non verrà perché gli Stati Uniti vedono ancora nel terrorismo e nelle bande armate il loro “esercito segreto” permettendogli di raggiungere quegli obiettivi che un’esercito convenzionale non può raggiungere! Infine, la risoluzione 2170 si spiega con il fatto che l’occidente, avendo la responsabilità fisica e morale dei crimini di SIIL e Jabhat al-Nusra, cerca di discolparsi negandone i delitti, mentre crea un precedente che giustificherebbe gli attacchi aerei degli USA nel territorio siriano con la scusa della guerra contro il SIIL… e questo è ciò che si deve evitare!

mappedNote:
[1] Operazione Pace in Galilea o invasione del Libano 1982: il 6 giugno 1982 le forze israeliane invasero il sud del Libano, apparentemente per fermare gli attacchi dell’OLP lanciati dal Libano…
[2] L’Iraq chiede agli USA d’intervenire contro i jihadisti
[3] Quali sono gli obiettivi della finta invasione dell’Iraq da parte del SIIL?
[4] Obama giura di continuare gli attacchi aerei in Iraq, ‘se necessario’
[5] Risoluzione n° 2170: Il Consiglio di Sicurezza adotta all’unanimità una risoluzione sul divieto di qualsiasi supporto a SIIL e fronte al-Nusra
[6] Video: intervento del Dr. Bashar Jafari, delegato permanente della Siria alle Nazioni Unite, dopo l’adozione della risoluzione 2170
[7] Il “fondamentalismo islamico” sponsorizzato dagli USA: Le radici dell’alleanza USA-wahhabita

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico, esperto di strategia militare ede x-generale di brigata  libanese.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, nuove sconfitte di Kiev e manovre di Mosca

Alessandro Lattanzio, 21/8/2014

10478110L’offensiva majdanista lanciata a metà agosto per circondare Donetsk e fratturare la Novorossija si risolveva in un nuovo disastro per Kiev. Dopo una prima avanzata tra le linee difensive dei federalisti, le unità ucraine sono state nuovamente accerchiate dalla milizia, prima ancora di raggiungere un qualsiasi obiettivo strategico.
Il 13 agosto, il fronte principale di Novorossia era l’enclave majdanista presso l’aeroporto di Lugansk, e l’offensiva di Kiev su Ilovajsk, Debaltsevo e Uglegorsk. L’obiettivo dell’offensiva su Ilovajsk era tagliare la strada principale dei rifornimenti per Donetsk. A Ilovajsk, la milizia distruggeva 3 carri armati e 4 blindati ucraini. A Stepanovka, il battaglione speciale majdanista Gorin veniva distrutto dai lanciarazzi MLRS Grad della milizia faderalista. A nord iniziava la nuova grande offensiva della giunta majdanista. Dopo un massiccio bombardamento su Donetsk e Jasinovataja, si ebbe l’attacco dei carri armati verso Enakievo, contemporaneamente vi fu l’attacco su Uglegorsk. Scopo dell’offensiva era tagliare Gorlovka dalle principali forze della milizia. Continuavano i combattimenti nella zona Torez-Snezhnoe-Mjusinsk, dove la giunta golpista di Kiev subiva perdite notevoli. Krasnij Luch era saldamente controllata dalle milizie, sventando la minaccia di tagliare in due Novorossija. Presso Antratsit, la milizia circondava le forze majdaniste che avevano sfondato a Krasnij Luch. Il gruppo di Mozgovoj, da Stakhanov e Alchevsk, continuava ad operare tra Pervomajsk e Debaltsevo. Nel complesso l’offensiva della giunta, anche se è effettuata con notevoli forze, risultava più debole del previsto, probabilmente ciò era dovuto al processo di esaurimento dei militari ucraini e alla significativa resilienza della milizia.
234_1408435253 A Donetsk, un commando del comandante della milizia Bezler distruggeva una postazione d’artiglieria ucraina che bombardava la città. 20 militari ucraini furono uccisi e 3 MLRS BM-27 Uragan distrutti. Altri 4 MLRS Uragan furono catturati assieme a grandi quantità di munizioni e a 2 mortai semoventi 2S4 Tulip da 240mm, “Catturando la zona fortificata sono stati distrutti 3 lanciarazzi multipli Uragan. 20 soldati ucraini sono stati eliminati e sei feriti. Sono stati catturati 4 lanciarazzi Uragan, 2 mortai semoventi, più di 500 razzi e munizioni“. Sempre presso Donetsk, un’unità di Pravij Sektor cadeva in un’imboscata, 12 i neonazisti eliminati e 13 arrestati. La sera del 13 agosto, un gruppo di 10 carri armati con BTR, BMP e diversi autocarri partiva dall’aeroporto di Lugansk in direzione di Novosvetlovka. Il gruppo meccanizzato si precipitò sulla carreggiata Krasnodon-Lugansk tagliandola nella zona di Novosvetlovka, dove si svolsero pesanti combattimenti. Il gruppo ucraino, composto dalla 1.ma brigata corazzata e dal battaglione neonazista Ajdar, veniva circondato subendo gravi perdite, principalmente per opera dell’artiglieria della milizia, perdendo almeno 4 carri armati, mentre la milizia ne perse 1. Krasnodon oltre a dover ricevere il carico umanitario da Mosca, è infatti il centro di coordinamento delle milizie. Il comando di Krasnodon fu creato dopo il viaggio di Bezler a Mosca, dove visitò lo Stato Maggiore e chiese aiuto per l’organizzazione del comando delle milizie. Lo Stato maggiore formatosi a Krasnodon, cercava di coordinare i vari gruppi della milizia. Dopo la liquidazione della sacca meridionale, forze significative della milizia furono rese disponibili per gli altri fronti.
Nei bombardamenti dei majdanisti, dall’11 al 14 agosto, furono uccisi 96 civili: 74 nel Donetsk e 22 presso Lugansk. A Gorlovka, il vicino impianto chimico veniva colpito e il personale e i residenti evacuati. Presso Savroka, la controffensiva delle forze della RPD, iniziata l’11 agosto, portava alla liberazione di Stepanovka e Marinovka, nel pomeriggio del 13 agosto, accerchiando altri tre gruppi corazzati ucraini. Diversi soldati e ufficiali ucraini furono presi prigionieri, tra cui Nikolaj Zakorpatsk, colonnello e commissario politico del battaglione speciale Grad. La reazione dei golpisti portava a pesanti combattimenti nella periferia di Stepanovka, il 13-14 agosto. Jasinovataja veniva nuovamente liberata dalle milizie della RPD, mentre presso Gorlovka i majdanisti perdevano decine di blindati. Il raggruppamento Mozgovoj che aveva avviato un’offensiva da Debaltsevo, le truppe della junta di Kiev rischiavano di finire nuovamente circondate.
La mattina del 15 agosto, il battaglione neonazista Ajdar subiva 22 morti e 36 feriti presso Khrjashevatoe. Presso Izjum i guerriglieri della milizia eliminavano 6 mercenari polacchi della Othago. Nella zona di Novosvetlovka, le unità ucraine perdevano la metà di una compagnia di carri armati. L’artiglieria della RPL martellava le posizioni occupate dai resti della compagnia carri armati e di una di fanteria motorizzata ucraine. Il comandante del battaglione neonazista Rus di Kiev, Gumenjuk, veniva eliminato a Slavjansk. A Lugansk, la milizia intercettava tre commando della naziguardia a bordo di un auto civile sulla strada tra la Russia e Lugansk, per tendere un agguato al convoglio umanitario russo piantando delle mine lungo il suo percorso. Durante l’interrogatorio, i commando dissero che l’esercito ucraino aveva inviato 7 squadre di sabotatori nelle regioni di Donetsk e Lugansk per tendere imboscate sulle strade controllate dalla milizia.
Il 16 agosto Zhdanovka, tra Donetsk e Gorlovka, veniva occupata dai majdanisti minacciando così Enakievo da sud; qui l’esercito della RPD si concentrava liberando poco dopo Zhdanovka e Nizhnaja Krinka, dove gli ucraini perdevano 32 mezzi, tra cui 6 MLRS Grad. L’esercito della RPD liberava il valico di frontiera di Uspenka. Kozhevnja veniva liberata mentre tra Mjusinsk e Krasnij Luch le unità ucraine furono isolate ed eliminate. Qui 17 soldati della 25.ma brigata ucraina disertavano nella Federazione Russa. Ad ovest e a nord di Lugansk, la milizia liberava Zimgore, Rodakovo e Sabovka, accerchiando il raggruppamento majdanista di Lutugino. A Ilovajsk, 20 km a est di Donetsk, i majdanisti subirono la perdita di 2 carri armati, 2 BMP e 30 effettivi. A Savrovka la milizia distruggeva 2 BTR ucraini. La Milizia abbatteva 3 aerei ca combattimento ucraini, 1 MiG-29 presso Lugansk e 2 Su-25 presso Krasnodon. Le milizie della Novorossija distruggevano un grande serbatoio di carburante presso Chuguev, Kharkov. Un migliaio di tonnellate di prodotti petroliferi furono bruciati.
Il 17 agosto, un primo segmento di 16 camion del convoglio umanitario russo, arrivava al posto di frontiera di Izvarino. Il 18 agosto, l’artiglieria delle milizie della Repubblica Popolare di Lugansk distrussero 6 carri armati e 1 BTR ucraini presso Krsanodon, dove 400 guardie nazionali ucraine erano accerchiate.
10330240 Il 19 agosto, ad Ilovajsk gli ucraini persero una compagnia carri armati della 71.ma brigata corazzata, mentre una compagnia mista della 93.ma brigata veniva intrappolata in città con i resti del battaglione Donbass; anche tre compagnie BTR della 51.ma brigata furono distrutte mentre risultavano dispersi la 5.ta compagnia del battaglione Dnepr-1 e il 2.do plotone del battaglione Azov. Per alleviare l’assedio, i battaglioni Dnepr, Azov e Shakhtjorsk e bande di Pravjy Sektor furono inviati ad Ilovajsk, dove tentarono di entrare in città per tre volte, ogni volta venendo respinti dalla milizia. Dopo di che i tre battaglioni naziatlantisti si ritiravano. Qui i majdanisti persero 3 carri armati, 3 BMP, 3 BTR, una decina di autoveicoli ed ebbero 150 tra morti e feriti. Presso Lugansk, i majdanisti tentarono di difendere le posizioni presso Cheljuskinets, Khrjashevatoe, Novosvetlovka e Georgievka, dove l’esercito del Sud-Est abbatteva un aereo d’attacco Su-25 e un elicottero d’attacco Mi-24 ucraini. Nella notte tra il 19 ed il 20 agosto, i majdanisti furono circondati ad Ilovajsk, mentre il loro attacco su Makeevka, dove gli ucraini subirono 30 perdite tra morti e feriti, veniva respinto. I golpisti ucraini bombardarono infrastrutture e aree residenziali di Donetsk causando numerose vittime tra i civili. Le unità della Guardia Nazionale ucraina tentarono d’entrare a Staromkihajlovka, nella periferia occidentale di Donetsk, me le forze di autodifesa le respinsero.
Quindi, nei combattimenti presso Ilovajsk, Novosvetlovka, Khrjashevatoe, Gorlovka e Jasinovataja, le truppe della giunta di Kiev subivano la perdita di 483 soldati mentre altri 700 furono feriti. Tra i morti si contavano il comandante del battaglione neonazista Donbass Semjon Semenchenko e il mercenario statunitense Mark Paslavskij. Le forze della junta di Kiev avevano perso il nucleo dei reparti militari professionali, che venivano sempre più integrati, e poi sostituiti, da unità di volontari e riservisti. Le perdite subite dalle truppe di Kiev, quindi, l’avevano costretta a richiamare in prima linea le unità di riserva. In altre parole, le unità più efficienti della junta erano state distrutte, come le brigate 72.ma, 79.ma, 51.ma e 24.ma, o erano accerchiate, come le brigate 80.ma, 95.ma, 30.ma e i resti della 24.ma. Inoltre, secondo Kiev, le milizie avevano fatto prigionieri 1007 soldati e ufficiali ucraini. L’equilibrio delle forze si spostava a favore delle forze armate di Novorossija. Il nuovo premier della RPL, Zakharchenko, infatti dichiarava che le riserve di Novorossija contavano 30 carri armati, 120 tra BTR e BMP, e pezzi d’artiglieria.
Mosca inviava un convoglio umanitario di 287 camion destinato a consegnare 400 tonnellate di cereali, 100 di zucchero, 62 di alimenti per l’infanzia, 54 di medicine e attrezzature mediche, 12000 sacchi a pelo e 69 generatori alla Novorussia. Il 13 e 14 agosto, si dimettevano dai loro incarichi Igor Strelkov e Valerij Bolotov. Igor Strelkov, dimessosi da ministro della Difesa della RPD, veniva sostituito da Viktor Kononov. Valerij Bolotov si dimetteva da premier della Repubblica popolare di Lugansk, “Ho preso la decisione di abbandonare la posizione alla testa della Repubblica Popolare di Lugansk. Le conseguenze delle ferite non mi permettono di lavorare in questa posizione a pieno beneficio dei residenti di Lugansk, in questo difficile momento militare“. “Le dimissioni di Valerij Bolotov da primo ministro della RPL si spiega con le stesse ragioni delle dimissioni di Aleksandr Borodaj da primo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, avvenuta pochi giorni prima. Secondo alcune fonti ciò avveniva in base a un accordo tra Rinat Akhmetov e la dirigenza di Novorossija. Inoltre, Rinat Akhmetov intendeva inviare aiuti umanitari nella regione di Donetsk e Lugansk per non meno di 10mila tonnellate, tramite l’ONG “Aiutiamo” che egli finanzia. Bolotov, ex-sergente delle VDV, veniva sostituito da Igor Plotnitskij, ex-maggiore d’artiglieria. Queste dimissioni avvenivano dopo la costituzione dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Milizia, costituendo così l’Esercito della Novorossija, permettendo all’esercito del sud-est di cominciare a assolvere anche compiti esterni alle due repubbliche popolari, non solo militari, ma anche politici.
original456_1408435304 Oltre 1000 militari e circa un centinaio di mezzi da combattimento e attrezzature speciali delle forze armate russe, tra cui 5 elicotteri Mi-8AMTSh, partecipavano all’esercitazione sulle isole di Kunashir e Iturup, nelle Kurili, il 13 agosto. L’esercitazione comprendeva elementi della Difesa costiera dotati di velivoli senza equipaggio e un’operazione di elisbarco su una delle isole. Inoltre, il 18 agosto 400 militari russi partecipavano alle esercitazioni dell’artiglieria costiera della Flotta russa del Baltico, nella Regione di Kaliningrad, assieme ad oltre 60 sistemi d’artiglieria Gjatsint, Grad, Nona e Gvozdika. La base principale della flotta del Baltico si trova a Baltijsk, nella Regione di Kaliningrad, ed ospiterà una divisione di navi di superficie, una brigata di sottomarini, navi ausiliarie, aerei dell’aviazione navale, truppe costiere, unità speciali e di supporto. Sempre il 18 agosto, 3000 commando delle forze speciali del Collective Security Treaty Organization (CSTO), partecipavano alle esercitazioni in Kazakhstan. “Lo scopo delle esercitazioni, in tre fasi, è addestrare i contingenti e le formazioni della Forza di reazione rapida collettiva della CSTO in operazioni nella regione dell’Asia centrale“, affermava il portavoce della CSTO Vladimir Zajnetdinov. Oltre ai 3000 effettivi, alle esercitazioni parteciparono 200 mezzi militari e 30 tra jet da combattimento ed elicotteri. I 3000 effettivi comprendevano 500 paracadutisti russi, con equipaggiamento ed armamenti, una brigata aerea del Kazakhstan, una brigata per operazioni speciali bielorussa, un’unità speciale del Kirghizistan e un’unità d’assalto aereo del Tagikistan. Inoltre i Reggimenti 1.mo, 11.mo e 377.mo, dotati di sistemi S-300, della difesa aerea bielorussa, compivano esercitazioni il 19 agosto assieme alla 15.ma Brigata della difesa aerea e ai cadetti dell’Accademia Militare. Nel poligono russo di Ashuluk, dei sistemi di difesa aerea S-400 distruggevano 3 missili balistici durante le manovre militari nella regione di Astrakhan, secondo il Comandante delle truppe della Difesa Aerea ed Aerospaziale, Generale Andrej Demin. “I sistemi S-300 e S-400 lanceranno circa 20 missili il 20 agosto in risposta a un massiccio attacco aero-missilistico nemico, distruggendo ad alta e a bassa quota tali obiettivi balistici“. Circa 800 soldati e oltre 200 sistemi delle Truppe di Difesa Aerospaziale russe partecipavano alle esercitazioni.
Nel frattempo, il Pentagono annunciava l’invio di 600 soldati della 1.ma brigata della 1.ma Divisione di cavalleria dell’US Army in Polonia e Stati baltici, assieme a carri armati M-1 Abrams, veicoli da combattimento e mezzi blindati, sostituendo i 600 paracadutisti della 173.ma Aerobrigata dell’US Army.

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TTCjSFvXWtwFonti:
Alawata
Cassad
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Cassad
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FARS News
Histoire et Societé
Histoire et Societé
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Novorossia
Slavyangrad
Vineyard Saker
Vineyard Saker
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Zerohedge

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Ucraina, tra disastro economico e confusione al vertice

Dedefensa 20 agosto 2014
_74298143__74243059_donetsk_clashes_624Un interessante articolo pubblicato il 18 agosto 2014 su OilPrice.com e ripreso il 19 agosto 2014 da RussiaList.com, è stato scritto dall’industriale statunitense Robert Bensh della Pelicourt LLC, specializzata nell’energia ed attualmente attiva in Ucraina. Sappiamo che uno degli argomenti preferiti dell’attivismo statunitense nell’innescare la crisi ucraina è appropriarsi della maggior parte delle risorse energetiche del Paese. Bensh riferisce notizie particolarmente preoccupanti da tale punto di vista, tanto per la situazione ucraina quanto per le prospettive dell’utilizzo del gas nel  Paese.
• Dal punto di vista della situazione economica, Bensh predice l’imminente disastro economico, perché le ostilità nel Donbas comprometteranno seriamente l’economia del Paese. Si nota una prospettiva ciclica, oltre al punto di vista strutturale, assai pessimista, dovuta alle varie misure di austerità da parte di FMI e UE. “La prova di forza militare ucraina con i separatisti nella parte orientale industriale, ha costretto le miniere di carbone a seri tagli della produzione o a chiudere, causando la crisi elettrica che potrebbe solo ridurre la produzione interna e quindi aumentare le esportazioni da Europa, Crimea e Bielorussia, o peggio dalla Russia. Nei centri carboniferi di Lugansk e Donetsk, i combattimenti nella zona industriale dell’Ucraina hanno costretto a chiudere circa il 50 per cento delle miniere di carbone, mentre la produzione complessiva di carbone è scesa del 22 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le principali fonti del settore dicono che potenzialmente il carbone scarseggerà tra meno di tre settimane. Per l’Ucraina, il secondo maggiore produttore di carbone dell’Europa, ciò avrà un impatto devastante sul settore energetico, già in stato d’emergenza, non potendo fornire carbone alle centrali termiche che producono circa il 40 per cento dell’energia elettrica del Paese. Nella quadro energetico complessivo, il blocco della produzione di carbone impone all’Ucraina il regresso di un decennio. Il piano era di affidarsi maggiormente al carbone, per ridurne la dipendenza dal gas russo. … Ora l’Ucraina dovrà aumentare le importazioni di combustibile per compensare tale perdita. Ma anche così, la distruzione delle vie di approvvigionamento rende ciò difficile. Non solo le via di approvvigionamento del carbone sono state distrutte dal conflitto, ma altre infrastrutture critiche sono state danneggiate, minacciando altre industrie. In tutto, il cuore industriale dell’Ucraina è scosso dal taglio delle linee di approvvigionamento minacciando di distruggere oltre il 5 per cento del prodotto interno lordo dell’Ucraina, nella seconda metà di quest’anno”.
• Un’altra particolare preoccupazione per gli “investitori” stranieri, e in particolare statunitensi, è il comportamento della dirigenza ucraina, in particolare sulle leggi dell’esecutivo votate alla Rada. Le nuove imposte approvate sono viste come estremamente problematiche (Bensh osserva nel suo testo: “Insomma: la mia azienda, Pelicourt LLC, è l’azionista di maggioranza del terzo maggiore produttore di gas dell’Ucraina, Cub Energia, ed ho avvisato i governi di Stati Uniti e Canada sul danno potenziale che la nuova imposta provocherà”). Ciò che è davvero notevole nella descrizione di Bensh è l’atteggiamento incoerente dei legislatori ucraini che approvano leggi in contraddizione, annullandosi a vicenda. La parola d’ordine in Ucraina, e in questo caso a Kiev, sembra essere: disordine, disordine, disordine… “Ma la nuova realtà interna chiede che l’Ucraina produca più gas naturale, dopo l’attuazione all’inizio del mese del codice fiscale modificato che colpisce i produttori di gas privati con una tassa così alta che ne ridurrà significativamente la produzione entro l’anno, e il resto è solo congettura per chiunque. … gli osservatori possono essere perdonati per la confusione sulle diverse misure che Kiev ha preso dall’intensificarsi del conflitto. Infatti, i segnali provenienti da Kiev sono confusi, nella migliore delle ipotesi. Mentre il parlamento ha approvato una legge che consente le sanzioni contro la Russia, la Naftogaz statale non ha tardato a sottolineare che probabilmente non dovremmo aspettarci sanzioni contro il gigante del gas russo Gazprom, e il nuovo disegno di legge non applicherà sanzioni di alcun tipo, legalizzando semplicemente le sanzioni a singoli russi su cui Kiev dovrebbe decidere. Un’altra tigre di carta. Il parlamento ha inoltre adottato un disegno di legge che approva le joint-venture su impianti di trasporto del gas tra l’Ucraina e imprese occidentali. Allo stesso tempo, però, Kiev ha approvato una nuova modifica al codice fiscale che raddoppia le tasse ai produttori di gas privati e promette di allontanare gli investitori occidentali dall’Ucraina per quanto possibile. Ogni mossa è volta a negare l’altra. L’economia è distrutta, ma Kiev distrugge ogni possibilità di sostenere gli investimenti occidentali. Le aziende occidentali sono invitate a investire in Ucraina, mentre allo stesso tempo l’Ucraina si fa beffe della trasparenza e assicura che il clima sugli investimenti sia improvvisamente ancor meno attraente rispetto a due settimane prima. Nuovi servizi vengono pagati per sviluppare maggiori risorse volte a costruire l’indipendenza energetica, ma la nuova tassa raddoppia i costi per i produttori privati che smetteranno di produrre e se ne andranno.”
Lo spettacolo è edificane, visto da una cosiddetta fonte sul “campo” interessata alla realtà ucraina più che alla narrazione della guerra e al trionfalismo ideologico. L’Ucraina di Kiev, ovviamente, appare discendere nel disordine della già visibilmente sconvolta e accelerata radicale liquidazione aziendale e dell’assalto alle regioni russofone, secondo un tattica evidentemente ispirata dall’americanismo qualificato nel bombardamento a tappeto, versione terrestre del bombardamento a tappeto aereo, come ci si potrebbe aspettare. Non è chiaro se la “guerra del Donbas” dia i risultati politici ed etnici attesi, ma nel frattempo causa la distruzione di infrastrutture ed attività economiche, con conseguenze per tutto il Paese. La ciliegina sulla torta è la “direzione” della politica dei capi cooptati dalla CIA, dagli iperliberali ai neonazisti interessati ai loro vantaggi, gli oligarchi dalle ambizioni politiche che inviano battaglioni nel Donbass e infine la Rada, così glorificata dopo il trionfo di Majdan, luogo in cui le scazzottate portano ad adottare leggi a cascata che si annullano e contraddicono. Se si vuole, si tratta di una nuova versione dell’avventura libica, più strutturata da innumerevoli intrighi e varie manipolazioni di gruppi da parte di agenzie americaniste e della NATO, e tale struttura produrrà ancora più disordine. L’incompetenza mostrata dalla leadership politica ucraina, la cui corruzione viene dopata dal virtualismo americanista-occidentalista, dovrebbe essere un nuovo punto di riferimento sul campo, confermando perfettamente l’analisi di Dmitrij Orlov.
Ed ecco una grande teoria confrontarsi con la realtà del disordine. La tesi prevalente che spiega l’intervento americanista in Ucraina era e rimane probabilmente il saccheggio energetico, anche attraverso le prospettive bizzarre sul gas di scisto ed altro, il tutto in un quadro iperliberale. La realtà che Bensh ci presenta, si può riassumere nel termine tigre di carta… La tigre ruggente del liberalismo, come prometteva essere l’Ucraina secondo il racconto del sistema, non sarebbe che una “tigre di carta”. Mao sorriderà dalla tomba, aveva indovinato… Per quasi un quarto di secolo, lo slogan del “disordine creativo” continua a risuonare nelle analisi e negli editoriali dei guerrieri dell’iper-liberalismo. Forse potremmo considerare la semplice variante che ha il merito della semplicità, se non dell’evidenza: il disordine distruttivo. Dimostrata da Kiev, chiudendo la questione.

10421602Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi islamici del SIIL sono supportati da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita

Washington’s Blog Global Research, 16 agosto 201410371511Chi tira veramente le fila?
Il Times of Israel ha riferito: “Un comandante dell’esercito libero siriano, arrestato il mese scorso dalla milizia islamista del fronte al-Nusra, ha detto ai suoi rapitori di aver collaborato con Israele in cambio di sostegno medico e militare, in un video pubblicato questa settimana. Il comandante ribelle siriano dice di aver collaborato con Israele. In un video caricato su YouTube … Sharif al-Safuri, comandante del battaglione al-Haramayn dell’esercito libero siriano, ha ammesso di essersi recato cinque volte in Israele per incontrare ufficiali israeliani che poi gli hanno fornito armi anticarro e armi leggere sovietiche. Safuri è stato rapito dal fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaida, nella zona di Qunaytra, presso il confine israeliano, il 22 luglio. “Le fazioni (opposizione) avrebbero ricevuto sostegno e inviato i feriti (in Israele), a condizione che l’area protetta israeliana fosse assicurata. A nessuno era permesso avvicinarsi alla recinzione senza previo coordinamento con le autorità israeliane”, ha detto Safuri nel video”.
Nel video confessione in cui Safuri appare fisicamente illeso, dice che in un primo momento si era incontrato al confine con un ufficiale israeliano di nome Ashraf ed ebbe un telefono cellulare israeliano. Poi incontrò un altro ufficiale di nome Yunis e con il comandante dei due uomini, Abu Daud. Insomma, Safuri ha detto che entrò in Israele cinque volte per riunioni svoltesi a Tiberiade. Dopo le riunioni, Israele iniziò a fornire Safuri e i suoi uomini “supporto medico di base e vestiti”, così come armi, tra cui 30 fucili russi, 10 lanciarazzi RPG con 47 razzi, e 48000 proiettili da 5,56 mm. Inoltre l’Agenzia Telegrafica Ebraica, agenzia stampa ebraica vecchia di 97 anni, ha riferito: “Una dirigente del Ministero della Giustizia olandese ha detto che il gruppo jihadista SIIL è stato creato dai sionisti che cercano di dare all’Islam una cattiva reputazione. Yasmina Haifi, capo progetto presso il National Cyber-Security Center del ministero, ha fatto tale affermazione su Twitter, secondo il quotidiano De Telegraaf. “Il SIIL non ha nulla a che fare con l’Islam. E’ parte di un piano dei sionisti che deliberatamente cercano d’infangare il nome dell’Islam”, ha scritto Haifi”. A marzo, Haaretz ha riferito: “L’opposizione siriana è disposta a rinunciare a reclamare le alture del Golan in cambio di denaro e aiuto militare israeliano contro il Presidente Bashar Assad, un alto funzionario dell’opposizione ha detto al giornale al-Arab, secondo un articolo di al-Alam”.
I gruppi islamisti filo-occidentali vogliono che Israele imponga una no-fly zone sulle regioni meridionali della Siria per proteggere le basi dei ribelli dagli attacchi aerei delle forze di Assad, secondo l’articolo. WorldNet Daily afferma che gli USA hanno addestrato i jihadisti islamici che si sarebbero poi uniti al SIIL, in Giordania. Il Jerusalem Post riporta che un combattente del SIIL dice che la Turchia finanzia il gruppo terroristico. La Turchia è un membro della NATO e, almeno fino a poco prima, stretto alleato degli Stati Uniti. I ricchi donatori negli alleati degli Stati Uniti, Quwayt e Qatar, sono dietro il SIIL, e funzionari dei servizi segreti occidentali dicono che i governi ne approvano il supporto. Un ex-alto comandante di al-Qaida ha ripetutamente sostenuto che il SIIL lavora per la CIA. A giugno, il consulente per gli investimenti Jim Willie affermava: “Le truppe (del SIIL) lì attive [Siria e Iraq] sono truppe di Langley (cioè della CIA). Addestrate, finanziate e armate da Langley. Ciò l’ho sentito… dall’esercito statunitense (regolari del Pentagono), e bisogna stare attenti quando si fa riferimento ai militari degli USA. Che tipo di militari degli Stati Uniti? L’US Army del Pentagono o quelli di Langley, che hanno uniformi senza contrassegni e decine di migliaia di mercenari? S’incontrano in Iraq. I regolari militari USA del Pentagono evacuati dall’Iraq, il cui vuoto viene riempito dai mercenari di Langley, addestrati contro la Siria e che migrando a Sud annunciano il loro nuovo ordine del giorno. Se e quando i regolari del Pentagono incontreranno i mercenari di Langley in Iraq, Obama avrà una visita a domicilio, dato che militari degli Stati Uniti combatteranno militari degli Stati Uniti. Pentagono contro Langley”.
Anche se non sappiamo quale delle affermazioni di cui sopra sia vera, due cose sono certe:
• Gli Stati Uniti hanno armato i jihadisti islamici in Siria e le loro armi sono nelle mani del SIIL; e
• Gli stretti alleati degli Stati Uniti sostengono e addestrano i terroristi del SIIL
Perché mai gli Stati Uniti e i loro alleati sostengono il SIIL, se sono dei barbari terroristi islamici? Beh, ammesso che sia vero, petrolio e gas potrebbero spiegarlo. Dopo tutto, ci sono prove che gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono frantumare Iraq e Siria da decenni. E il SIIL lo fa. In ogni caso, se sia vero o meno per il SIIL, è ben documentato che statunitensi, sauditi e israeliani sostengono da decenni i terroristi islamici più pericolosi e radicali del mondo. Si veda qui. E chi vede la battaglia contro il SIIL come una guerra di religione, viene ingannato.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

20140803FM-ObamaAlessandro Lattanzio all’IRIB: “Dominio su pozzi petroliferi dietro fornitura armi da Usa e Ue a curdi in Iraq”

Radio Italia (IRIB) –  “Presumo che la partita che si gioca in Iraq si faccia in tre: gli Usa piu’ Israele che agiscono tramite il cosiddetto Stato Islamico, che penso sia una creazione diretta del Pentagono e del Mossad…“. Sono le parole di Alessandro Lattanzio, redattore della rivista ‘Eurasia‘ e analista delle questioni politiche internazionali, in un’intervista telefonica a Radio Italia IRIB. E’ disponibile l’audio integrale dell’intervista.

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Bisogna distruggere Qatar e Arabia Saudita per evitare la terza guerra mondiale

John Wayne Tunisie Secret 14 agosto 2014

Non è un mistero che John Wayne, pseudonimo di un ex-alto funzionario degli Interni e degli  Esteri della Tunisia, ostacoli mercenari e traditori in sonno. Seguendo il nostro articolo “Con prove, un oppositore del Qatar accusa il suo Paese di finanziare il terrorismo“, ci ha inviato le cinque osservazioni seguenti.

623930-11-03-31-bashar-al-assadFui il primo al mondo ad aver predetto il ritorno della Guerra Fredda, sulla rivista elettronica tunisina Business News, meno di un anno dopo il 14 gennaio 2011, quando la Siria era immersa in  violenze inaudite e il cui regime laico e nazionalista di Bashar a-Assad, ancora una volta, mostrava al mondo il suo rapporto storico, stretto e leale con la Russia. Sì, la guerra fredda è tornata e i nazionalisti arabi sono felici, perché dopo tutto, l’ex-Guerra Fredda vide il sostegno incrollabile dell’URSS al mondo arabo abbandonato e sabotato dall’occidente a favore di Israele. Chi non ricorda il momento di gloria del Canale di Suez, quando Mosca minacciò di colpire con i missili Parigi e Londra, e quando Israele, Francia e Gran Bretagna si ritirarono davanti a un Nasser determinato e un Canale di Suez chiuso alla navigazione con le navi affondate dal Rais? Quel giorno fu l’indipendenza della Tunisia, uno dei momenti di maggiore orgoglio della mia vita.

La III guerra mondiale è iniziata
Ma questa non è una nuova guerra fredda. È l’inizio della terza guerra mondiale in cui le potenze nucleari NATO e Russia combattono tramite Paesi terzi… Per ora! Ciò che è peggio, è che la fine della guerra nel prossimo futuro è assai improbabile ed è molto probabile che si traduca anche nella morte di milioni di civili inermi, come nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. Ma peggio ancora, questa guerra è arrivata alle porte della Russia, in Ucraina, dove l’incoscienza della NATO esegue esercitazioni militari sotto il naso di una Mosca infuriata e la cui costituzione prevede che il Paese, storicamente vicino agli arabi, si riserva il diritto di usare le armi nucleari per proteggere la propria sovranità e integrità territoriale. La III guerra mondiale è cominciata. E se si contano pogrom, abusi, atrocità e uccisioni in Siria, Libia e Iraq, tale guerra avrà presto il suo milione di morti e il genocidio di una minoranza religiosa, come nella seconda guerra mondiale. Mancano i campi di concentramento, ma esistono le prigioni in cui carcerieri libici salafiti, vicini a Bernard Henry Levi, ammucchiano neri africani accusati di lavorare per il regime di Gheddafi. E nel caso dei salafiti in avanzata nell’Iraq, hanno le camere a gas nelle tombe del deserto in cui seppelliscono vivi donne e bambini accusati del reato di essere cristiani.

Il 14 gennaio 2011 ci fu un colpo di Stato della CIA
Tale guerra non è iniziata con un incidente come l’assassinio di un arciduca o l’invasione della Polonia, ma con l’uccisione di un ex-detenuto trasformato in martire del regime per presunti abusi e le cui malefatte furono esagerate presso milioni di tunisini, uno più ignorante dell’altro. Un incidente istigato dalla CIA dopo aver incaricato un ufficiale dell’esercito tunisino, con il complesso dell’uomo bianco, compiendo uno dei colpi più intelligenti della sua storia. Anche più intelligente di quelli a Teheran, Saigon, Santiago, Cile e Guatemala. Il golpe della CIA dal 14 gennaio 2011 fu attuato così abilmente da lasciare ancora dubbi e confusione nella popolazione tunisina, che ancora crede fermamente che la piazza abbia cacciato Ben Ali dal palazzo di Cartagine, una vittoria del popolo che ha galvanizzato le rivoluzioni per la libertà e la dignità in altri Paesi arabi contro i tiranni. Le rivoluzioni di barbuti Gavroche in qamis che brandiscono teste mozze esangui e occhi vitrei. I colpi di Stato della CIA hanno generalmente la firma di tali servizi segreti distruttivi.  Questa volta non è così, in generale non ha alcuna maschera. Saigon e i suoi generali addirittura aspettarono ufficialmente il via libera dall’ambasciata degli Stati Uniti, sotto forma di una telefonata. A Santiago, in Cile, la CIA mobilitò cacciatorpediniere e sottomarini e migliaia di marines che effettuarono anche uno sbarco preventivo. A Teheran, il colpo di Stato contro Mossadeq vide Kermit Roosevelt, nipote del presidente Roosevelt supportato dai mullah di Qom, distribuire biglietti da 100 dollari negli inferi e nelle strade ai bazari iraniani, mentre l’esercito del generale Fazlollah Zahidi arrestava il presidente democraticamente eletto Mossadeq. Il golpe di Teheran fu un colpo di Stato in valuta, costando la modica somma di diecimila dollari. Diecimila dollari per rimuovere dalla carica il presidente di un Paese dal passato millenario così che la Anglo Persian Oil Company, poi chiamata British Petroleum, potesse restare inglese e rifornire le navi dell’impero di Londra che viaggiavano per l’India o il Corno d’Africa attraversando il Canale di Suez. A Tunisi, nel febbraio 2011, le banconote furono distribuite in Avenue Habib Bourguiba da ignoti alla guida di Mercedes, poco prima delle dimissioni di Muhammad Ghannuchi. Non c’è dubbio che l’uso dei dollari sia stato fin troppo evidente. A volte la CIA si rinnova nei suoi colpi, Come quando incaricò il suo servo Qatar di far crollare completamente il regime di Ben Ali e di non  lasciare al potere nessuno dei suoi geniali dirigenti. Gli spazi politici erano favorevoli ai parassiti dell’umanità, i cosiddetti islamisti alimentati nelle loro gabbie del fanatismo spirituale da CIA, MI6 e Mossad. C’è il diritto di porsi la domanda, oggi: quanto è costato il colpo di Stato del 14 gennaio 2011, a Cartagine? Spero sia costato più di diecimila dollari, una somma che sarebbe umiliante e ridicola per la Tunisia, il suo passato e cultura con tremila anni di storia.

Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen
E questa guerra in cui i cristiani vengono sepolti vivi nel deserto iracheno, ha alla testa CIA, MI6 e Mossad, ma il corpo, e in particolare le banche, sono Qatar e Arabia Saudita, Paesi più ricchi da quando il prezzo del barile è rimasto elevato e stabile dopo che George W. Bush ha cancellato dalla mappa l’Iraq e immerso l’intera regione nella guerriglia permanente tra sciiti e sunniti. I regimi feudali di Golfo e Arabia Saudita hanno il massimo desiderio di perpetuare per secoli la loro sopravvivenza, che dipende dalla creazione di una zona che raccolga gli islamisti del mondo arabo. Tali Paesi non attaccheranno mai Israele, anche se compie un genocidio, in quanto servono lo Stato ebraico indirettamente, ed essendo essi stessi e Israele grandi basi militari statunitensi. Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Tunisia come altrove, sono sotto il comando statunitense. Condannano le atrocità di Israele, ma aiutano lo Stato ebraico obbedendo a Washington e promuovendo islamismo e barbarie nel mondo. Hamas è un’astuta creazione del Mossad affinché i palestinesi non abbiano mai uno Stato. Non ci saranno mai più altri accordi di Camp David con l’ostinazione degli islamisti palestinesi, caduti nella trappola della estrema destra israeliana che sogna sempre di radere la moschea di al-Aqsa di Gerusalemme.
Nei miei anni alla Sorbona, mi appassionai della cultura russa soprattutto perché ebbi la possibilità, come a Sadiqi e altrove, di frequentare gli insegnanti di storia più intelligenti e più colti. Per me c’è la civiltà russa e il resto del mondo. I russi, anche se a volte politicamente in pubblico appaiono maldestri nelle convenzioni internazionali in cui il sionismo è dilagante e domina, sono dei notevoli esseri umani. L’URSS ha combattuto il nazismo senza mendicare aiuti agli statunitensi e senza resistere pacificamente con dei governi di Vichy. I russi preferirono perdere dieci milioni di uomini affrontando la sesta armata del Führer, piuttosto che capitolare. La Francia cedette alla Blitzkrieg, ma peggio collaborò con i nazisti per mantenere lo stile di vita aristocratico, raffinato e sofisticato dei suoi politici. Infine, alcuni francesi erano buoni solo a uccidere civili algerini inermi, uccidendoli come si uccide un cane sospettato di avere la rabbia. Certo, la Francia mi ha istruito, ma ciò che rimprovero a questo Paese è il suo colonialismo il cui mascheramento ha attraversato i decenni. La Francia promuove i diritti umani nel mondo pur essendo uno dei Paesi più colonialisti. Falsifica il suo passato genocida in Algeria condannando i genocidi, tranne quelli d’Israele. Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen. Alcuni nuovi politici francesi sono dei Menachem Begin e Golda Meir in incognito, quando non degli Al Capone, come colui che ha distrutto la Libia e ora gioca al salvatore provvidenziale di una Francia economicamente malconcia. Sì, a volte ho un certo risentimento verso la Francia, anche se la sua cultura mi affascina e alcuni dei suoi grandi capi meritano rispetto. Ma non posso perdonare questo Paese per aver colonizzato il mio popolo e io celebro la sconfitta di Dien Bien Phu più spesso del mio compleanno. E nemmeno intendo soffermarmi sulla campagna militare in Libia con cui la Francia, come tutta le campagne coloniali, ha distrutto questo Paese e il suo povero popolo, aggrappato all’Islam come soluzione al sottosviluppo voluto. E neanche oso affrontare la questione del supporto logistico e delle armi fornite ai salafiti siriani da Francois Hollande, che ora decapitano i cristiani dell’Iraq e giocano a bocce con le loro teste. Sì, molti francesi e alcuni dei loro  politici, come del resto tunisini, sono dei pezzenti. Anche dopo secoli di colonizzazione e abusi impuniti, continuano ad oltraggiare il diritto del popolo arabo e glorificano Israele.

Assad è il Georges Clemenceau degli arabi
Per vincere le guerre, si devono affrontare le infrastrutture e i finanziamenti dei nemici. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati bombardarono ogni notte gli stabilimenti della Ruhr e le raffinerie tedesche. Un Paese senza denaro o petrolio difficilmente può continuare la guerra.  Durante la prima guerra del Golfo, l’esercito statunitense avanzò con i carri armati Abrams in Quwayt seguiti da centinaia di autocisterne. In guerra, è il petrolio la linfa vitale. Questa terza guerra mondiale potrebbe durare anni, soprattutto se si tiene conto del fatto triste che Paesi come Iran e Libano potrebbero essere attaccati dai jihadisti trascinandoli in un conflitto sanguinoso. L’uomo che emerge da questo conflitto come un eroe leggendario non è il Maresciallo al-Sisi, ma il Dottor Bashar al-Assad. Il Maresciallo al-Sisi ha certamente salvato il suo Paese dalle grinfie dell’islam, ma deve spezzare gli accordi di Camp David. Se difficilmente si può battere militarmente Israele, dev’essere isolato e gli arabi vinceranno con una continua guerra fredda che riduca lo Stato ebraico a una repubblica delle banane nel deserto, affollata e avendo, come il Terzo Reich e la Gestapo, dei generali inquisiti dalle Nazioni Unite per aver commesso genocidi in serie. L’aiuto statunitense all’Egitto è una forma di colonizzazione e di pressione per mantenere delle relazioni diplomatiche con Israele prive di significato. Non deve conciliarsi con un Paese che un tempo aveva progettato di sganciare la bomba atomica su Cairo.
Come ho già detto, questo sanguinoso conflitto farà della Siria il Paese arabo militarmente più potente. La Russia ha bisogno della Siria, perché è una zona cuscinetto all’islamismo che ne minaccia la popolazione musulmana. Perché se la Siria cade, le popolazioni musulmane del Caucaso settentrionale, tra Mar Caspio e Mar Nero, cederanno alla Jihad e attaccheranno il Cremlino. Dopo tutto, un sesto della popolazione russa è musulmana. Questa guerra potrebbe essere breve se la Siria e la sua alleata Russia attaccassero le infrastrutture degli sponsor della Jihad globale, cioè Arabia Saudita e Qatar. Senza le loro infrastrutture del gas e petrolio, verrebbero neutralizzati per decenni e travolti dalla bancarotta. La Russia ha fornito alla Siria missili balistici di nuove generazioni, ma questi, anche se molto precisi, possono raggiungere solo città come Ankara e Istanbul. La Turchia di Erdogan è un Paese di pezzenti e colonia israeliana. Non vale un missile russo. Ma se la Russia dovesse inviare in Siria dei missili balistici a lungo raggio che possano colpire il complesso gasifero del Qatar e gli impianti petroliferi in Arabia Saudita, la distruzione di essi sarebbe la svolta nella guerra globale, che potrebbe costare la vita di decine di milioni di innocenti. In ogni guerra serve una strategia di reciprocità. Qatar e Arabia Saudita preparano la loro versione crudele e falso di Islam, per distruggere il mondo arabo a vantaggio dell’espansione israeliana. Questi sono i nemici del mondo arabo e dell’umanità. La distruzione di questi due Paesi farebbe giustizia delle vittime del conflitto, ma anche del profeta Muhammad stesso, la cui parola è usurpata da regimi feudali assetati di sangue e privi di alcun rispetto per lui stesso o la specie umana.
Bashar al-Assad ha iniziato la guerra di logoramento contro i jihadisti della NATO da cui non può che emergere vittorioso. Una vittoria che farà della Siria un Paese distrutto, ma rafforzato, come la Russia, dopo l’Operazione Barbarossa di Hitler. L’Armata Rossa vittoriosa avanzò con i suoi carri armati fino a Berlino. I missili di Bashar devono colpire Doha e Riyadh. Bashar al-Assad è il Georges Clemenceau degli arabi, che devono sostenerne la linea dura.

Syria's President Bashar al-Assad and Russia's President Dmitry Medvedev review the honor guards at al-Shaaeb presidential palace in DamascusF. M. alias John Wayne. Ex-studente al Sadiqi College, laureato in Storia e Scienze Politiche presso l’Università di Parigi – Sorbona. Ex funzionari dei ministeri degli Esteri e degli Interni dei governi tunisini di Habib Burguiba e Zin al-Abidin Ben Ali. Diplomatico di carriera ed esperto di sicurezza e intelligence.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il SIIL e il gioco che nessuno può giocare; neo-con in wonderland

Ziad Abu Fadil Syrian Perspective 14/08/2014Terrorists Stealing Control of IraqUn’espressione inglese viene in mente immediatamente quando si pensa alla sconfitta stupefacente di Obama, NATO, Arabia Saudita Turchia e Qatar da parte del popolo siriano: “Cercare di far entrare dal retro ciò che non può passare davanti”. Non ci può essere alcun dubbio che la Mezzaluna sciita ossessiona i traditori neo-con di Washington DC. Dando anche gli europei un brutto caso di dispepsia, che non andrà via con un’indigestione di antibiotici, antiemetici o farmaci. In quest’ultimo caso e nel caso di Qatar/Turchia, è il gas naturale che promette di essere l’idea fissa per i prossimi 25 anni, mentre la Russia trova nuovi mercati in Cina e gli imprenditori del Levante cominciano a flettere i muscoli imbaldanzendo l’Iran e marginalizzando lo Stato colono sionista. In un certo senso, l’occidente reagisce alla profezia sul suo imminente declino; un declino che promette di essere assai doloroso: un forte shock al sistema. La guerra deve continuare: l’Iraq si trova proprio nel mezzo di tutto ciò. L’episodio siriano evolve verso la grande catastrofe politico-militare estera di Obama; quasi umiliante quanto il titanico errore di GW Bush nell’Iraq di Sadam, costato più di un trilione di dollari e la vita 4500 e più soldati statunitensi, senza contare le centinaia di migliaia di iracheni massacrati senza pietà nell’indifferenza da dio greco. L’unica distinzione di una certa rilevanza tra lo sfortunato ladruncolo Bush e il ratto d’appartamento e truffatore di Chicago Obama, è che quest’ultimo ha avuto il buon senso di non sbottare: “Missione compiuta” in Siria. E’ innegabile che la macchina sionista che controlla la politica estera di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito punta a confrontarsi con l’uomo della strada. È una battaglia decisiva, e nessun buon senso o comportamento razionale influenzerà la decisione di far dilagare il caos ancora di più, per realizzare i due seguenti obiettivi cruciali per lo Stato dei coloni ebraico-europei nella Palestina Occupata:

1. Dissipare l’influenza iraniana
L’Iran terrorizza la mente sionista. L’Iran sviluppa una base tecnologica che farà concorrenza al sionismo. E’ parte integrante della mentalità ebraica rendersi utile alle maggioranze oppressive tra cui gli ebrei dovevano vivere. Una volta che la loro utilità viene messa in discussione, gli ebrei temono automaticamente il peggio: pogrom, inquisizione, genocidio. E’ imperativo per gli ebrei essere visti dai poteri forti come cruciali per il bene dello Stato. C’è la convinzione che gli ebrei siano intelligenti. Alcuni mattacchioni si sono spinti fino a suggerire che gli ebrei siano di un altro pianeta (anche se non sono più bravi dei giapponesi negli esami d’intelligenza). Gli stessi ebrei favoriscono tale nozione godendo della profezia che si autoavvera e ornandosi del titolo di “popolo eletto” da Dio. Ma per molti secoli gli ebrei in Europa dovettero subire l’onta del tradimento di Caifa, la sua insistenza nel crocifiggere il Figlio di Dio, un’insistenza che inghiottì l’ebraismo in una battaglia per la non-esistenza stessa. Nel mondo musulmano ciò non fa alcuna differenza perché i musulmani non credono che Cristo fu crocifisso. Ma nell’Europa cristiana, dove gli ebrei dovettero attrarre i favori dei re, c’era sempre una tregua labile tra ebrei e plebe cristiana, in debito con loro e alla ricerca di un modo per sottrarsi dagli obblighi. Dovevano essere i migliori musicisti per intrattenere coloro che contano. Dovevano essere i migliori medici per prolungare la vita dei loro oppressori. Dovevano eccellere in matematica per meravigliare gli intellettuali che gli rubavano le idee per fama personale, in cambio della quale avrebbero ricevuto l’approvazione del soggiorno. Attraverso tale processo minaccioso gli ebrei divennero intelligenti e svilupparono un meccanismo per continuare a vivere indottrinando le generazioni alla metodologia della sopravvivenza. Si vede oggi nella loro paura di un Iran risorgente. Si può anche vedere la loro paura di uno Stato palestinese dal vibrante successo economico. In ultima analisi, ovviamente, si tratta di una forma di paranoia.
Il movimento sionista ha cercato di spingere gli Stati Uniti a colpire militarmente l’Iran, con l’argomento che Teheran costruiva l’arma nucleare, per tre volte i loro sforzi fallirono. Ci si potrebbe quindi chiedere: Ziad, se i sionisti controllano la politica Estera statunitense, perché hanno fallito? Come ho già detto, controllano la politica estera… ma non quella militare. Quando Obama fu spinto dallo squilibrato e guerrafondaio John McCain ad attaccare la Siria sulla falsa pista, ormai smascherata, secondo cui il Dr. Assad aveva usato gas Sarin, fu il Pentagono che disse “Niet”, non Kerry. Il presidente degli Stati Maggiori Riuniti degli USA, generale Martin Dempsey, testimoniò apertamente che la Siria non rappresentava alcuna minaccia per gli Stati Uniti e disse ai senatori, in sessione privata, che i russi sarebbero scesi in guerra per questo angolo dell’impero. Disse a Obama che gli Stati Uniti avrebbero perso i bombardieri davanti ai robusti sistemi di difesa aerea della Siria. Il Pentagono tracciò la linea che fermava l’influenza sionista. Al Senato e alla Camera dei rappresentanti, Obama non poté ottenere alcun supporto all’attacco contro la Siria. Il primo obiettivo sionista era Damasco. Vi erano le armi che fluivano nel Sud del Libano, ad Hezbollah, possente forza filo-iraniana che cacciò l’esercito sionista nel 2006. Se la Siria fosse stata distrutta rapidamente, Hezbollah sarebbe diventato oggetto dei capricci della macchina militare sionista e delle scimmie wahabite finanziate dai sauditi e dal Qatar. Come abbiamo già scritto fino alla nausea, tale macchinazione fu attuata dal 2007 dall’ambasciatore statunitense Robert Ford che tira le fila. Sarebbe stata rapida e decisiva. Una questione di mesi. Gli statunitensi contavano sul modello libanese, un esercito fratturato per via settaria. Ma non fecero i conti con il partito Baath. Il piano fallì.

AL-MALAKICosa fare?
2. Il controllo di giacimenti gasiferi e oleodotti: vi sarebbero enormi giacimenti di gas al largo delle coste di Siria, Libano e Cipro. I turchi vogliono accedervi brutalmente. Gli europei, come la Francia, pensano da vecchi colonialisti: controllare Siria e Libano e danneggiare Putin e il suo arrogante monopolio Gazprom. Lo Stato sionista vi sarebbe costretto comunque, dato che gli europei guarderebbero con sospetto lo sfruttamento sionista dei giacimenti di gas al largo delle coste di Gaza, se non a vantaggio dell’Europa. I palestinesi non hanno scelta. Ma la Siria non è caduta. Ora è militarmente più potente di prima. Iran e Russia si sono impegnati a sostenere Assad, un fattore rafforzato dalla massiccia affluenza alle elezioni di luglio in Siria che hanno catapultato il Dr. Assad al terzo mandato con oltre l’80% dei voti. Hezbollah ha dimostrato la sua alleanza con il governo della Siria, aiutandolo in alcune battaglie, soprattutto ad al-Qusayr e Tal Qalaq. Non sembra esserci alcun modo per spezzare la Mezzaluna fatimide dall’Iran a Ras al-Naqura in Libano. Ma i neo-con la pensano diversamente. Come già scritto, i neo-con hanno abbandonato l’idea della Mezzaluna fatimide e ora pensa a una struttura a collana di perle. Il punto debole è il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi. Per gli ideatori della politica estera statunitense e i loro burattinai sionisti, si doveva attuare il piano.

Un nuovo Glasperlenspiel
Jabhat al-Nusra è un flop. Jaysh al-Islam è in ritirata. Jabhat al-Islam muore di fame. L’esercito libero siriano è una barzelletta a Damasco. Prendete tutti i nomignoli più fantasiosi di tutti i gruppi terroristici in franchising, metteteli insieme in un unico piatto e avrete la seguente parabola: zucche ripiene di nulla. Un gioco inventato sul momento, divenuto moda poi svanita nel vecchio sentiero di tutti i giochi da tavolo stupidi, dritto in soffitta, sotto alcune vecchie coperte o qualche foglietto di un gioco trivia. Ma come sbarazzarsi di al-Maliqi? Cos’ha per spingere statunitensi, turchi, sauditi e sionisti ad eliminarlo? La risposta è che esiste. Gli Stati Uniti devono riprendersi dal disastro gigantesco dell’Iraq e del triste record di crimini di guerra e fallimenti in Siria. Per farlo, il gioco deve cambiare. Gli iracheni devono essere convinti che il loro salvatore non sia l’Iran, o le particolari politiche di al-Maliqi, ma gli Stati Uniti. La decisione dell’Iraq di non permettere grandi basi militari statunitensi; di comprare jet Sukhoi dalla Russia; declassare le relazioni diplomatiche al punto che l’esagerata ambasciata statunitense a Baghdad ora sembra una fantasia di WR Hearst; i rapporti stretti di al-Maliqi con il governo siriano, tutto ciò combinato crea una situazione, se volete, che apre le porte a un nuovo piano del Paese delle meraviglie. Tale piano è molto più complicato di quello per spodestare il Dr. Assad. Come ne Das Glasperlenspiel, si tratta di un piano o di un gioco che solo pochi sembrano capire.

rare-bashar-al-assadLa previsione del Dr. Assad e la creazione dello Stato Islamico in Iraq e Siria
Il Dr. Bashar al-Assad ha detto ai Paesi della NATO e ai trogloditi sauditi/wahabiti e del Qatar che scherzando con la Siria fanno oscillare le forze presenti ai limiti delle placche tettoniche regionali.  Aveva mortalmente ragione, prevedendo la diffusione metastatica del terrorismo in altri Paesi arabi all’ombra dell’infelicemente denominata “primavera araba”. Ma come abbiamo già scritto, il piano non riguardava il terrorismo, ma la Mezzaluna fatimide e le risorse naturali. Non importava   che centinaia di migliaia di persone sarebbero dovute morire, così un clown come Guido Westerwelle può abbracciare gli arci-sociopatici inglesi e statunitensi nella necessità di distruggere la Siria e quindi spezzare la Mezzaluna ed Hezbollah (fallendo); e commissionare il gas naturale del Mediterraneo (in attesa) quale preziosa eroina alla fine del tunnel. Ciò che non ha funzionato in Siria è chiaro. Allora, qual è il prossimo punto debole? Chiedere ai cani rabbiosi della cabala neo-con di DC, l'”Iraq!” risponde lo scaltro bianconiglio, un altro neo-con. Mentre leggete questo articolo, ricordate che John Kerry, il bi-polare imbranato/schizofrenico segretario di Stato USA, fa del suo meglio per far dimettere il signor al-Maliqi. Ricordate anche che Hillary Clinton, che fissa la presidenza come una cagna studia il suo padrone gettare un succulento osso nella macchina trituratrice, ne ha già accennato nel suo libro, secondo cui le deboli politiche di Obama hanno creato l’atmosfera appropriata per la proliferazione dei gruppi “islamisti”. Interessante come non menzionasse il fatto che gli alleati degli USA, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e lo Stato coloniale sionista, hanno svolto un ruolo attivo nella creazione di tali forze.
Il SIIL non spunta dal nulla. E’ la collaborazione con le forze sadamiste baathiste non è dovuta a somiglianze ideologiche. Di certo, il Baath di Sadam si basava sulla minoranza sunnita che controlla una popolazione a maggioranza sciita. Ma il Baath di Saddam era completamente anti-islamista. Come abbiamo già scritto accuratamente, l’assalto del SIIL su Mosul e il successivo sequestro di armi e munizioni all’esercito iracheno furono compiuti da talpe, ufficiali sadamisti baathisti nelle divisioni presso la città, che ordinarono alle truppe di sbandare e permettere l’invasione. Fu la collusione tra Abu Baqr al-Baghdadi e l’ex-membro del CCR Izat Ibrahim al-Duri che segnò il destino della città e spinse al-Duri nella posizione temporanea di capo del SIIL. (Posizione che ha perso, secondo fonti d’intelligence). In un articolo autorevole dall’Iraq, questo autore ha letto l’indagine secondo cui le cause dei fallimenti dell’esercito iracheno erano ufficiali ex- baathisti che ordinarono alle truppe di gettare le uniformi ed indossare abiti civili per evitare lo sterminio.

Zio Sam lo vuole
Zio Sam non solo vuole l’Iraq, ma ne ha bisogno disperatamente. Ecco ciò che deve fare per arrivarci:
1. Accertarsi che il governo di al-Maliqi appaia fragile, inefficace e flaccido;
2. Gli assassini del SIIL impazziti che uccidono minoranze e sciiti e avanzano rivendicazioni  territoriali, effettivamente respingendo qualsiasi parvenza di governo;
3. Far sembrare distante l’Iran continuando a parlare sui media dell’avanzata dei “taqfiri” mentre non fa nulla. Si vede che gli spettri di Obama sono consapevoli che l’interferenza diretta iraniana agiterebbe una crisi settaria già stressante;
4. Attaccare il SIIL, anche se si tratta di una creazione degli Stati Uniti e un factotum del regime dello psicopatico Erdoghan;
5. Continuare a rafforzare il SIIL, anche se respinto dall’Iraq, verrebbe costretto a trasferirsi in Siria per creare maggiore instabilità contro il Dr. Assad.
Ed ecco quel è la linea di fondo dello Zio Sam:
1. Forzare il nuovo governo iracheno a rivalutare la posizione sulla presenza militare statunitense;
2. Forzare qualsiasi nuovo premier racheno ad accettare batterie di missili antiaerei USA sul suolo iracheno;
3. Forzare qualsiasi nuovo premier iracheno a consentire agli Stati Uniti di sparare agli aerei che riforniscono la Siria;
4. Forzare il premier iracheno a cessare ogni assistenza al governo siriano.
Suona abbastanza malvagio, non è vero? Mentre scrivo, la coalizione sciita irachena ha nominato un  sostituto del signor al-Maliqi, nonostante la qualità fondamentalmente anti-costituzionale del processo indotto dagli statunitensi. Al-Maliqi è molto risoluto sui suoi diritti e non si arrenderà senza combattere. L’Iraq avrà un’altra crisi di governo. Nel frattempo, si noti che gli Stati Uniti hanno un consolato a Irbil, capitale del futuro Stato curdo. Gli Stati Uniti hanno evacuato il consolato dato che l’organizzazione SIIL era troppo vicina e i curdi apparentemente non possono garantirne la sicurezza. Il fatto che gli Stati Uniti non avrebbero mai permesso al SIIL di attaccare il consolato degli Stati Uniti è irrilevante, se si vuole apparire avversari del SIIL. I turchi hanno istituito la sceneggiata degli ostaggi, quando il SIIL attaccò il consolato turco a Mosul. Tutti i diplomatici rientrarono segretamente in Turchia a godersi il sole. Ma gli Stati Uniti sono davvero contrari al SIIL? Il governo degli Stati Uniti non disse nulla del SIIL in Siria, delle persecuzioni di cristiani, sciiti e tribù nell’est. C’è qualcosa che manca? No. Vedete, il piano è continuare la guerra contro la Siria, ma dall’Iraq. E’ la porta sul retro di cui abbiamo appena accennato all’inizio dell’articolo. Ora tutto dovrebbe cominciare ad avere un senso.
Poiché la situazione si evolve, si guardino con attenzione i racconti dei media occidentali. Vedrete che:
1. I peshmergha curdi non affrontano il SIIL
2. L’esercito iracheno addestrato dagli statunitensi non l’affronta proprio
3. L’ascesa delle milizie sciite radicali segna il destino della democrazia in Iraq
4. L’avanzata dello sciismo radicale è giocato dal clero dell’Iran

Bandar è stato davvero licenziato? Ha avuto un crollo? Perché ritorna?
Bandar bin Sultan non può essere licenziato. È il nipote del numero uno, re Abdullah, ed è anche l’unico che conosce le losche trame di Terrorama. Dopo tutto, ne è il principale architetto dal 2002 almeno. È anche il peggiore persianofobo dell’Arabia Saudita per motivi che devono avere a che fare con la sua gelosia per l’intelletto persiano. Quando fu sollevato dal suo incarico di capo dell’Intelligence Generale dello Stato saudita (l’ossimoro più palese del mondo), scomparve negli Stati Uniti e poi riapparve in Marocco, riposatosi presso Marrakesh. Robert Ford, prima delle sue dimissioni, castigò i buffoni del NACOSROF d’Istanbul, quando parlavano di Bandar e della necessità di una maggiore bottino, dicendogli che Bandar non era più in circolazione e che avrebbero dovuto riunirsi per affrontare le sfide essendo un irrilevante gruppo di inutili criminali parassiti, esiliati, malcontenti e ratti d’albergo. Tutti pensavano che fosse finita per Bandar. Nel 2013 il SIIL ampliò le operazioni dall’Iraq, dov’era noto come SII, e in Siria dove si rinominò SIIL. Ciò andò bene ai sauditi fin quando il SIIL iniziò a massacrare i loro preferiti, e di Erdoghan, del Jabhat al-Nusra. I sauditi guardarono con orrore, e così pure Erdoghan, mentre il SIIL cominciò a fare il lavoro dell’esercito siriano eliminando i cattivi. Anche alcuni ingenui siriani pensavano che il Dr. Assad avesse inventato il SIIL, perché era così zelante nel perseguire tutti quei “patrioti” finanziati dai sauditi e supportati dai turchi. Il Dr. Assad deve aver riso crassamente alle continue  celebrazioni del SIIL che tormentava e decapitava il gruppo Nusra, mentre risuonavano le litanie di Ayman al-Zawayhiri che richiamava alla tolleranza, all’unità e all’arbitrato della Shariah. La risata si deve essere sentita per tutta Damasco. La gerarchia saudita non può capire o controllare la nuova anarchia scatenata dal loro nababbo del nichilismo. Bandar è l’unico asino di un Paese in cui regnano gli asini a poter comunicare con l’illustre nuovo califfo Ibrahim Abu Baqr al-Baghdadi e controllarne le azioni, perché Bandar è legato alla CIA. Purtroppo, i sauditi hanno frainteso tutta la situazione. Non è Bandar che ha inventato il SIIL, ma gli Stati Uniti con l’aiuto sionista e turco. I sauditi sono fuori dal giro, e nemmeno lo sanno.

10541043Il Candidato Manciuriano di Samarra
Assomiglia a Laurence Harvey, ma almeno ha un accento iracheno, a differenza di Harvey, emigrato lituano dalla forte cadenza londinese del West Country che giocava a fare l’americano. Il vero nome di Laurence Harvey era Larushka Misha Skikne. Il supposto vero nome di Abu Baqr al-Baghdadi è Ibrahim bin Awad bin Ibrahim bin Ali bin Muhammad al-Badri al-Samiraiy. Data l’opportunità di oziare sotto la custodia della CIA, e quindi di essere discretamente trasferito nella Palestina occupata presso il comando del Mossad che, sotto la supervisione di agenti della CIA, effettuava certi test su di lui, è diventato l’incubo sunnita/sciita: il sunnita che lavora per il Mossad contro gli sciiti per il bene dell’entità sionista. Ma ciò che non si sa è che gli Stati Uniti non hanno mai dato questa scimmia al Mossad. Semplicemente l’hanno trasferito a un Paese amico per raddrizzargli la mente. Tutti i lettori sono invitati a prendere atto delle recenti dichiarazioni di al-Baghdadi sul conflitto palestinese/sionista. Non ha mai criticato il sionismo e non invoca la guerra contro di esso. Non supporta i palestinesi.
Gli Stati Uniti negano di aver avuto al-Baghdadi per 4 anni. Invece, la storia è che fu “arrestato” da febbraio a dicembre 2004. Gli investigatori hanno scoperto che fu in custodia per 4 anni (2005-2009) a Camp Bucca nel sud dell’Iraq. Ma, non ve n’è alcuna traccia presso il Pentagono. Invece, il Pentagono affermò nel dicembre 2004 che non era una minaccia per gli Stati Uniti. Domanda: dov’era nel 2005-2009? Nessuno lo sa. Non in Afghanistan, come alcuni hanno suggerito, perché non se ne parla da nessuna parte, mentre la sua presunta anima gemella ideologica, Abu Musab al-Zarqawi, viene citata frequentemente nei messaggi su internet di salafiti e taqfiri. Nessuno ha mai  spiegato perché sia semplicemente scomparso. Come gli 11 anni della vita di Cristo che non possiamo spiegare. I servizi segreti militari siriani hanno una versione diversa dei fatti: al-Baghdadi fu arrestato nel febbraio 2004 per attività ritenute sospette dalle autorità militari statunitensi. Quando fu testato dagli psichiatri della CIA per le sue “credenze islamiste radicali” nell’ambito di uno studio sul tema, un medico scoprì che al-Baghdadi aveva certi tratti che ne facevano un candidato ideale per la “manipolazione mentale”. Fu estremamente facile ipnotizzarlo, per esempio, e tendeva a legare con qualsiasi persona che gli mostrasse rispetto. Ha dimostrato di avere un forte interesse su ciò che i cristiani pensano dell’Islam. Inoltre non ha mostrato alcuna avversione per gli ebrei. Al-Baghdadi fu rilasciato dalla CIA nel dicembre del 2004, e fu detto che sarebbe stato trasferito negli Stati Uniti per ulteriori indagini. Fu drogato e portato a Tel Aviv, dove si trovò in un ospedale gestito da statunitensi o personale anglofono. Fu sottoposto a 3 anni di massiccio indottrinamento e, si segnala, ad operazioni sub-craniche ignote all’autore. Quando fu rilasciato nel 2009, fu in Iraq e Turchia con la missione di creare un’organizzazione parallela ad al-Qaida per creare la situazione attuale per reinsediare gli USA e i loro alleati in Iraq. L’azione s’è concretizzata quando gli USA uccisero il suo superiore, Abu Umar al-Baghdadi il 18 aprile 2010, in modo che al-Baghdadi salisse nella leadership. Da allora, indossando un orologio Rolex datogli da uno specialista di psy-ops sionista, iniziò la creazione del nuovo movimento il cui scopo è abbattere il governo sciita filo-iraniano e stabilire un cuscinetto tra Iran e Siria. Il piano di ripiego minimo era controllare vaste aree del territorio iracheno per consentire l’impiego dei missili antiaerei per impedire agli aerei iraniani di rifornire la Siria. Il piano non ha funzionato.
All’inizio al-Baghdadi fece quello che doveva fare; collaborò con Bandar e Robert Ford nella creazione della grande organizzazione di al-Qaida in Siria chiamata Jabhat al-Nusra. Si dice che Ford abbia scelto tale nome perché l’intendeva solo come “supporto” al nascente movimento terrorista siriano, che semplicemente non aveva i mezzi o i numeri per sconfiggere l’esercito siriano. Ma poi si scatenò. Anche se indottrinato da CIA e Mossad a limitare l’influenza di al-Qaida, prese una posizione molto più ostile rompendo con Ayman al-Zawaahiri e al-Nusra (che ha creato) e iniziò a sterminarne i membri in tutta la Siria. Perciò alcuni siriani credono che lavori per Dr. Assad, compiendo una svolta di 180 gradi. Può darsi che gli Stati Uniti abbiano ottenuto ciò che volevano in Iraq. Se gli statunitensi possono architettare la caduta di al-Maliqi e sostituirlo con un leader più malleabile, il piano sarebbe uccidere al-Baghdadi per dimostrare che non è mai stato l’uomo degli USA e liberarsi di un agente canaglia la cui programmazione s’è deteriorata. Non è mai stata l’intenzione degli Stati Uniti creare un nuovo califfo… O si?

1229911Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi è responsabile del genocidio in Iraq?

Nebil Ben Yahmed Tunisie Secret 11 agosto 2014

Il SIIL è una reazione “spontanea” quanto le “rivoluzioni” arabe! Si tratta della continua concentrazione di tutta la feccia islamica-terrorista importata dal mondo arabo e occidentale, dalla cellula madre al-Qaida a Jabhat al-Nusra, Ansar al-Sharia, Ahrar al-Sham, Liwa al-Tawhid… metastasi che la “primavera araba” ha generato. Ramificazioni terroristiche che Qatar e Arabia Saudita hanno finanziato, Turchia ospitato e Stati Uniti d’America ed Europa armato per distruggere la Siria. Come i taliban al tempo della guerra contro l’URSS, il SIIL è sfuggito al controllo degli apprendisti stregoni occidentali.

ISIS-Expansion-IP
Dopo il segnale di Barack Hussein Obama per bombardare alcune posizioni dei barbari islamo-terroristi in Iraq, il ministro degli Esteri francese, assai dinamico, il 10 agosto ha compiuto una visita lampo a Baghdad e Irbil, dove ha promesso aiuto umanitario a migliaia di sfollati. Così c’è voluto un mese per Obama per simulare una reazione aerea per “fermare” l’avanzata delle orde barbariche, e a Francois Hollande per esprimere “umanità” verso i “dannati della terra”. Ci sono voluti centinaia di morti e migliaia di esiliati affinché l’occidente uscisse dal suo complice silenzio.

Genocidio degli yezidi
La registrazione video della richiesta di soccorso della parlamentare irachena Vivian Deqil di etnia yezidi può aver contribuito a tale “consapevolezza” tardiva. Tardiva poiché il cancro s’è già diffuso e gli iracheni, la cui nazione è stata distrutta nel 2003, dovranno badare a se stessi. Obama ha detto: “Per noi, la soluzione non è militare!” “Gli yazidi ora vivono nelle montagne di Sinjar. Signor Presidente, veniamo assassinati sotto la bandiera del ‘non c’è altro Dio se non Allah’. Signor Presidente, ad oggi, 500 giovani yazidi sono stati uccisi”, s’è indignata la deputata irachena. Lo speaker del parlamento iracheno l’interrompe: “Signora, la prego di rispettare la dichiarazione approvata…” La deputata continuava: “Signor Presidente, le nostre donne vengono massacrate e rapite per essere vendute sul mercato degli schiavi. Per favore, i miei fratelli, vi prego, i miei fratelli… una campagna genocida è in corso contro la comunità yazidi. Sì, signor Presidente, seguo la dichiarazione... Per favore, signor Presidente, la mia gente viene uccisa, come tutti gli iracheni vengono uccisi. Sciiti, sunniti, cristiani, turcomanni, shabak sono stati assassinati. E ora gli yezidi. Fratelli, dimenticano le differenze politiche, vogliamo solidarietà umanitaria. Parlo a nome del genere umano. Salvateci! Salvateci! Nelle ultime 48 ore 30000 famiglie sono assediate nelle montagne di Sinjar, senza acqua e cibo. Stanno morendo. 70 bambini sono già morti di sete e di fame. 50 anziani sono morti per il deterioramento delle loro condizioni. Le nostre donne sono rapite e vendute sul mercato degli schiavi. Signor Presidente, chiediamo l’immediato intervento del Parlamento iracheno per fermare questo massacro. Ci sono state 72 campagne genocide contro gli yezidi, e si ripetono nel 21° secolo. Veniamo assassinati, sterminati. Un’intera religione viene distrutta totalmente. Fratelli, mi rivolgo a voi in nome dell’umanità di salvarci! Signor Presidente, vorrei…” E la deputata irachena crolla in lacrime.

Al-Qaida ha già creato due Stati
Non vedo l’attenzione del mondo. In un solo giorno hanno ucciso più di 1000 yezidi nel Sinjar, e il mondo intero è occupato a dire “Save Gaza, Save Gaza“! Questa dichiarazione amara è stata fatta da Karim, un curdo dell’ex-minoranza iracheno, gli yezidi. La piccola città di cui parla, Sinjar, tra Mosul e il confine siriano, è appena caduto nelle mani dello Stato islamico (SI). Questo nuovo attacco ha innescato un esodo in montagna. I jihadisti considerano gli yezidi adoratori del diavolo e non lasciano che la scelta tra convertirsi o morire. 200000 persone sono fuggite da Sinjar, secondo le Nazioni Unite. In montagna, dove sono fuggiti, non hanno acqua e cibo, mentre il caldo è soffocante. Il SIIL ora occupa vaste aree nel nord dell’Iraq, tra cui la seconda città più grande dell’Iraq, Mosul, e parti della Siria. Ieri, abbiamo appreso che il gruppo terrorista aveva occupato una piccola città in Libano. In totale, il gruppo controlla un’area grande quanto la Gran Bretagna. Molte minoranze sono minacciate di estinzione e grandi gruppi di persone fuggono dalle violenze. Ma in Europa, nessuno sembra interessato al genocidio imminente. “Mentre l’occidente dorme, al-Qaida occupa nuove aree. I giornalisti sono ossessionati da Gaza“, ha scritto Afshin Elian su Elsevier.nl. (…) “Ci sono due Stati di al-Qaida: il SIIL in Iraq e Siria, e Ansar al-Sharia a Bengasi. Il parlamento libico ha già abbandonato la capitale. Capite cosa significa: al-Qaida ha già creato due Stati. (…) I media europei vi hanno appena prestato attenzione. Sono troppo occupati con la propria ossessione, vale a dire gli ebrei e la Striscia di Gaza“. Questa settimana, il politico olandese Peter Omtzigt (CDA) ha anche cercato di richiamare l’attenzione sugli “altri” eventi in Medio Oriente: “Il nuovo califfato islamico, fondato dal SIIL è implacabile. Le donne sono lapidate per adulterio, i prigionieri di guerra giustiziati a centinaia, cristiani e altre minoranze espulsi rapidamente. Persone crocifisse e decapitate. Le teste piantate su picche brandite e persone appese alle linee elettriche. Tutto ciò accade nel centenario del genocidio assiro, a Seyfo, e il mondo guarda senza fare nulla“.

George W. Bush e Barack Hussein Obama, primi responsabili di tali crimini contro l’umanità
In un articolo intitolato “Il mucchio selvaggio inghiotte l’Iraq”, pubblicato il 6 giugno 2014 su Le Point, Tahar Ben Jelloun si chiedeva “perché tale tribunale ora giudica l’ex-presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo accusato di quattro crimini contro l’umanità, e non George W. Bush?” Drappeggiato nelle vesti dell’intellettuale indignato, ha scritto oggi, “piuttosto che essere davanti la Corte penale internazionale, Bush si gode tranquillamente la pensione nel suo ranch in Texas e indulge nella pittura“. Il nostro scrittore cosmopolita dimentica solo che nel 1991 (prima guerra del Golfo) e nel 2003 (Seconda Guerra del Golfo), fu uno dei principali sostenitori del “dovere d’intervenire” caro a Bernard Kouchner e Bernard Henri Levy, suo fratello cosmopolita. Sì, George W. Bush e il suo barboncino Tony Blair sono responsabili del genocidio iniziato subito dopo il 1991, con l’embargo che in 12 anni fece più di 2 milioni di morti. Sono responsabili del genocidio iniziato nel 2003 e degli 800000 morti fatti fino al 2010, principalmente sunniti e cristiani, di cui oggi a malapena restano 300000, mentre nel 2003 erano 1,65 milioni. Dal 2011, Obama e i suoi seguaci europei e arabi hanno deciso di distruggere il regime siriano e affidare il potere ai loro mercenari islamici. Il costo umano di questa cospirazione islamo-atlantista è di 200000 morti.
Grazie al popolo eroico e al suo esercito patriottico, la Siria resiste alle orde barbariche, anche se ha pagato un prezzo pesante. Come ai tempi degli assassini e degli hillaliani, tali orde barbariche avanzano… e presto appariranno nella terra della “rivoluzione dei gelsomini”, origine di tale tragedia.

BqRsLiSCEAIcJtp1903858211Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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