La Francia arma i terroristi di al-Qaida

La Francia invia armi ai terroristi di al-Qaida coinvolti nel massacro di civili nel villaggio Hatlah, Der Ezzor, in Siria
Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 13 giugno 2013

64326La stampa occidentale era rimasta muta sulla guerra siriana, il 12 giugno, quando giunsero rapporti su un altro massacro compiuto dai cosiddetti “ribelli”, in realtà membri di al-Qaida e di gruppi affiliati. Tra i massacrati nel villaggio di Hatlah, nella regione di Deir al-Zohr, vi erano decine di donne e bambini. I numeri del massacro variano da 30 a 100. La stampa francese sembrava troppo interessata a nascondere la strage, cosa sorprendente data la sua profonda preoccupazione per la ‘protezione della popolazione civile’ e nell’invocare infaticabilmente l”intervento umanitario’ nel conflitto siriano. Le Monde, che ha pubblicato recentemente due rapporti sensazionali che pretendevano di ‘provare’ che il ‘regime’ siriano aveva usato armi chimiche ‘contro il proprio popolo’, senza presentare uno straccio di prova credibile a sostegno di tali affermazioni, ha tentato di sdrammatizzare il crimine contro l’umanità commesso dai “ribelli” che supporta. Il quotidiano francese ha riferito che 60 residenti sciiti del villaggio di Hatlah sono stati uccisi l’11 giugno. Non vi era alcuna menzione della parola ‘strage’, nessuna menzione della parola ‘crimine’, nessuna condanna di tale barbarie. Invece, il rapporto parlava di aree locali sotto il controllo delle ‘milizie’ del governo. Nessuna condanna del massacro di Hatlah da parte del Quai d’Orsay. Migliaia di massacri sono stati commessi dai terroristi filo-occidentali dallo scoppio del conflitto in Siria nel 2011, la maggior parte, se non tutti, sono stati ignorati dal governo francese. [1]
Le agenzie di stampa mainstream di solito usano i massacri commessi dai terroristi in Siria come propaganda di guerra incolpandone l’esercito siriano. Ma il coordinamento tra i terroristi e agenzie mediatiche della NATO sembra essere stata carente nel teatro di guerra siriana, quel giorno. I killer hanno postato un video su internet in cui si vantano del massacro di civili da loro compiuto nel villaggio, cantando ‘Allah akbar’, mostrando i resti delle loro vittime ‘raafidis’ (termine dispregiativo per gli sciiti). Non si tratta di testi che le agenzie mediatiche della NATO trovano utili. In realtà, ciò è controproducente e aiuta il ‘regime’. Avrebbero dovuto presentare il video delle vittime macellate postandolo on-line con la didascalia ‘civili innocenti massacrati dalle forze di Assad, la comunità internazionale deve intervenire’; sembra che questi terroristi siano stati male addestrati.
Assassini siriani e quwaitiani sono entrati nel villaggio di Hatlah l’11 giugno, circondato le case sciite per distruggerle e incendiarle. Ibrahim Said, un religioso locale, la moglie e due bambine di 4 e 2 anni sono stati trascinati fuori e massacrati. Il capo della banda ha anche invitato i sunniti del Kuwait a uccidere i loro vicini sciiti. Il video, visibile il 12 giugno, è stato censurato dal youtube, ma può essere visualizzato su Liveleak. [2] Secondo notizie, centinaia di abitanti della città sono stati rapiti dai terroristi, che si autodefiniscono brigata al-Mut’aa. La posizione dei rapiti non è attualmente nota. In un altro video pubblicato sul sito web SyriaNews, una piccola folla di manifestanti della città di al-Mayadin celebra la strage dei cittadini sciiti di Hatlah.
Fin dall’inizio dei disordini in Siria nel 2011, la stampa occidentale ha incitato all’odio religioso e settario demonizzando la comunità alawita, proprio come fece contro i serbi durante la distruzione della Jugoslavia. Ora c’è una pulizia etnica su vasta scala. La demonizzazione degli alawiti consiste nel sostenere che costituiscono la casta dominante sulla popolazione a maggioranza sunnita. Questo non è vero. La maggior parte dell’esercito arabo siriano è sunnita. Sunniti e cristiani hanno sempre avuto posizioni di vertice nel governo. La Siria è uno stato laico e multiculturale che è sempre stato orgoglioso delle proprie diversità. Ma Le Monde ha pubblicato un articolo importante riguardante la Siria su uomini donne e bambini massacrati ad Hatlah dai loro amati “ribelli”. Il rapporto intitolato ‘Siria:.. Fabius chiede di fermare l’avanzata delle forze di Assad‘. [3] Forse i redattori di Le Monde hanno deciso di ignorare il massacro di Hatlah perché sono restii a rischiare un’ulteriore perdita di credibilità del giornale. Sarebbe stato troppo imbarazzante per Fabius, che ha scarso sostegno tra la popolazione francese nel suo bellicismo contro la Siria. Basta leggere i commenti sul sito web di Le Monde per comprendere il disprezzo che lettori intelligenti e dalle buone letture hanno per il quotidiano francese. Lo stesso si può dire per il resto della stampa tradizionale della Francia. In realtà, molti giornali hanno deciso di non consentire ulteriori commenti sulla Siria, a causa della moltitudine di utenti che ne denunciano e svelano le menzogne criminali e la propaganda di guerra.
E’ possibile che il leader dello squadrone della morte che ha ucciso e rapito i cittadini di Hatlah possa un giorno soddisfare il suo più grande sostenitore francese, Laurent Fabius. Come il suo collega statunitense, il senatore John McCain, Fabius ha apparentemente incontrato di recente il terrorista siriano Mohammad Nur. Nur è il leader di un gruppo terrorista che ha rapito dei cristiani in Libano, lo scorso anno. La loro sorte resta ignota. [4]
Dato che questo autore ha sottolineato, in precedenza, che se gli squadroni della morte non riuscissero a distruggere lo Stato siriano, la NATO potrebbe usarli per giustificare l’intervento con il pretesto della ‘guerra al terrore’. Ma prima dovrebbe indebolire lo Stato in misura sufficiente per giustificare tale strategia. Dopo il trionfo dell’esercito arabo siriano sui terroristi stranieri nella città di al-Qusayr, la prospettiva di una vittoria sulla NATO aumenta. Un autore del sito web Syrianews nota come sia significativo che l’organo di propaganda dell’MI6 chiamato Osservatorio siriano per i diritti umani, che finora era stata la fonte della disinformazione dei media ufficialisti, abbia riferito della strage di Hatlah. Un tentativo è stato fatto per distinguere l’Esercito libero siriano dai terroristi di al-Qaida. Data l’efficacia delle menzogne dei media su una popolazione ipnotizzata, sarebbe facile sostenere che Assad stia segretamente collaborando con al-Qaida e sia necessario un intervento al fine di liberare il Paese dai terroristi. L’Osservatorio siriano per i diritti umani può iniziare a parlare di altre stragi compite dai terroristi per fornire una propaganda in tal senso, quando la NATO dovesse cambiare la strategia di guerra contro la Siria.
Una strategia simile è stata adottata dalla Francia contro il Mali, dopo aver permesso ai terroristi di dilagare nel Paese per mesi, affinché servissero da pretesto per la successiva invasione militare e occupazione da parte della Francia. La fiction della Guerra al Terrore è flessibile e può essere riscritta su richiesta, per soddisfare le esigenze geopolitiche della NATO. [5] Ma per ora, la narrazione della guerra francese rimane focalizzata su Assad. La risposta del governo degli Stati Uniti alla strage di Hatlah mostra divergenze tra gli psicopatici neo-conservatori di Parigi e Londra, che vogliono la guerra in Siria, e il regime di Obama che sembra tentare di disimpegnarsi dal Medio Oriente. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha condannato il massacro. Questo dimostra che la Francia e il Regno Unito sono ancora più bellicosi delle loro controparti statunitensi. Il complesso militare-industriale-mediatico francese vuole furiosamente ricolonizzare la Siria, e il suo fedele bollettino di pubbliche relazioni Le Monde fa tutto quanto in suo potere per servire i suoi padroni guerrafondai. I cittadini massacrati ad Hatlah non hanno fatto notizia ieri, perché c’era la buona notizia, per i siriani che non sono ancora stati uccisi da autobombe o massacrati nelle loro case: il governo francese vuole dare ancora più armi ai terroristi.

fabiusNote
[1] Le Monde
[2] Youtube
[3] Le Monde
[4] Syria Report
[5] Syria News

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

ComeDallaCloaca. Ovvero come discaricare cervello e dignità

998325Comedonchisciotte presentatosi quale forum dell’informazione alternativa, è divenuto il forum della disinformazione strategica. Trampolino di lancio di piccoli guitti avvelenati dall’odio anti-Grillo. Una pratica che si sa essere anche remunerativa. (Francesco Lanza) E qualcuno, nel forum di Comedonchisciotte sembra essere fin troppo solerte nel sputacchiare bava contro il Movimento 5 Stelle, neanche Berlusconi e le centinaia di milioni scomparsi presso casa PD(ue), tra Lusi e il Monti dei Paschi di Siena, ha suscitato tanta schiuma rabbiosa. Vabbè, ognuno si merita il pubblico che ha.
Difatti oramai intervengono solo, con quotidiane somministrazioni di pillole abortive dell’intelligenza, sfegatati seguaci del neo-piddismo (renzie-smo) o del cripto-berlusconismo di ritorno, prima così odiato presso questa residence per cure mentali che è diventato il sito di ‘Truman Burbank’, l’incappucciato in capo dei ‘capuccetti neri’ del sito CdC. Il tutto ricoperto dalla melensa e annacquata glassa del ‘Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo‘, dovrebbero aggiungervi, per quell’onestà intellettuale che non hanno, ‘finché ci aggrada’. Se difatti CdC è roba loro, cioè dell’incappucciato Burbank, ingegnere presso Finmeccanica, o di un tale Davide, allora che scrivano sulla testata invece della battuta ipocrita su riferita, semplicemente ‘proprietà privata’.
Aldilà degli isterismi anti-Grillo dei forumisti di CDC, c’è di peggio.
Infatti, per anni CdC aveva tenuto il link al presente blog, poi d’un tratto il link è sparito. Esattamente intorno all’inserimento del post dedicato ai quattro ‘giornalisti’ italiani ‘rapiti’ dai ‘combattenti per la libertà siriani’, operanti sul confine tra Turchia e Siria. Nell’articolo si avanzavano dubbi sulle dichiarazioni e le spiegazioni ufficiali del ‘sequestro’. Mentre il capoccia del gruppo di ‘liberi giornalisti’ parlava dicendo che non gli ‘avevano torto un capello’, si gentili parean i barbuti integralisti, la giornalista del gruppo, riferiva invece di: “Eravamo in un villaggio ormai disabitato a causa dei bombardamenti del regime. Attendevano l’arrivo del loro capo. A sera, lo sheikh è finalmente arrivato e siamo stati portati in quella che sembrava una scuola. Non c’era elettricità, la luce era quella delle candele. Verso mezzanotte il primo spostamento. Ci hanno fatto incappucciare e salire sui veicoli. All’alba siamo finalmente arrivati nel nuovo covo, freddo e già più simile a una prigione. Il clima era brutto, molto pesante, sentivo le urla di altre persone torturate… Già durante il trasporto ero in un veicolo diverso. Ma dal quel momento in poi, il mio destino si è completamente diviso da quello dei colleghi e mi hanno tenuto in isolamento. Loro erano tre maschi, italiani. Io una donna, sola e italo-siriana. A causa delle mie origini, della doppia nazionalità e dei tanti timbri libanesi sul mio passaporto mi hanno preso per una spia. La prima domanda del capo è stata: ‘per quale intelligence lavori’?” (Agenparl)
I dubbi sollevati dall’articolo devono aver turbato le candide menti dei volterriani incappucciati e finmeccanici di Comedonchisciotte. Perciò avevano deciso di cassare il link al blog AuroraSito. Non casualmente, poco dopo compariva, in sua vece, il link ad Appello al popolo, sito del presunto sovranista Stefano d’Andrea, guru e figura di culto di una cerchia appartenente all’infinita sfilza di signoraggisti. Il soggetto, per rendere un pò più appetibile la sua mercanzia, l’ha resa un po’ originale spruzzandovi del garibaldinismo inacidito e del ‘sovranismo’ sinistro. Ovviamente, i volterriani di Donchisciotte, gli hanno steso un loro tappetino rosso elettronico pubblicizzandone le gesta teoriche e relativo convegno. Nell’oggettiva scia del successo di Paolo Barnard e del successone di Grillo & Casaleggio, che tanto tenta anche il sovranista sinistro dallo spirito garibaldino (molto spirito, tipo quello usato per collezionare teste di ‘briganti’ terroni, che tanto debbono a Garibaldi.)
In effetti, dopo la dipartita di Bagnai, una specie di Bruto-Zingales del signoraggismo sinistro, un qualche guru sabotatore in piazza deve pur esserci. E Stefano d’Andrea deve averne fiutato l’immancabile opportunità di racimolare anche qualche altro ottuso seguace.
Ma che c’entra questo con la Siria?
C’entra invece: “Erano gli uomini pii, i religiosi combattenti che abbiamo visto in azione in Iraq, dove hanno mantenuto alcune (non irrilevanti) posizioni ; e in Afghanistan, dove, assieme ai Talebani, controllano il territorio. Il nome questa volta è Jabhat al-Nusra (o Nusrah). Jabhat al-Nusra e solo Jabhat al-Nusra è Al Qaeda in Siria. E come in Afghanistan e in Iraq, Al Qaeda non è alleata degli Stati Uniti. Infatti, mentre tutti gli altri ribelli, secondo i vertici politici e militari degli Stati Uniti, sono “combattenti per la libertà”, gli uomini di Al Qaeda in Siria sono stati prontamente inseriti dagli Stati Uniti nella lista nera dei gruppi terroristici. …
Jabhat al-Nusra non terrorizza la popolazione ma ne conquista il consenso
 …
Si tratta di guerrieri straordinari, che si è portati a credere esistano soltanto nella favole, nei giochi di bambini, nei film d’avventura e nei video-giochi. La calma che mostrano in questo video (si può partire dall’inizio del secondo minuto), mentre sono sotto attacco e in parte esposti è quasi affascinante; l’opposto dell’agitazione dei soldati statunitensi osservati in più occasione durante la  guerra irachena.

Gli uomini di Al Qaeda si immolano, schiantandosi, con attacchi suicidi, contro le basi dell’esercito di Assad. In questo modo riescono ad attaccare e ad avanzare. Essi sono sempre all’attacco

Più durerà la guerra e più Jabhat al-Nusra acquisirà consenso. Nella condizione storica che si trova a vivere la Siria, se un uomo è puro, serio, coraggioso, coerente fino all’estremo sacrificio, generoso, nobile, allora conquista il consenso. Sono certo che prima o poi Jabhat al-Nusra attaccherà anche i mostri drogati torturatori e mercenari, che per lungo tempo hanno imposto di tifare per Assad.

Adesso il nemico di Assad è Al Qaeda (che non è composta dai mercenari che hanno combattuto in Libia e simili), la quale è nemica anche degli Stati Uniti, qualsiasi cosa ne pensino tanti contro-informati che di questa materia non hanno mai capito nulla. E Al Qaeda conquisterà il cuore della parte islamista o solo fortemente islamica del popolo siriano. Questa parte politica ha subito una dittatura. Questo è un fatto. Si può parteggiare per la dittatura di Assad, perché laica. Ma non si può disconoscere il diritto di ribellarsi alla dittatura a una parte considerevole del popolo siriano. Vinca il migliore, dunque, e perdano gli Stati Uniti.” (Appello al Popolo)
Delirante, no?
Ebbene questo posato ‘professorone’, che si spaccia da araldo della sovranità d’Italia, si tramuta in questo fenomenale cheerleader sgambettante eccitato alla vista di integralisti fulminati che torturano un popolo intero. Sadismo? Compiacimento nel dolore inflitto ai deboli? Malcelato ardore bondage? Masochismo conclamato? Amore omosex verso villosi e virili trucidi figuri? Gay pride halal?
Chissenefrega!
Semmai, quale sovranismo rappresenterebbe questo cialtrone che inneggia ed esalta coloro che hanno contribuito a distruggere un alleato fondamentale per l’Italia, per la sua sopravvivenza economica, diplomatica, geopolitica e strategica, quale era la Repubblica Popolare della Jamahiriya Libica? Una domanda che la truppaglia di ottusi seguaci di quest’ennesimo guru neanche si porrà. Come molte domande sulla realtà incappucciata che si cela dietro il motto beffardo (un mottetto?) degli pseudo-volterriani del ‘Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo‘, il cui sito d’informazioni, non informa più da un pezzo sulle vicende Siriane. Casualità?
E forse il link al blog AuroraSito non connetteva più con tale quadretto, e quindi, su esempio di Hamas quando ospitò a Gaza il moribondo principe panzone di Doha, hanno pensato bene di cancellare simboli e segni non graditi a sua graziosa maestà ‘al-Dandria’a’.
Truman Burbank non vuole ledere la sensibilità del guru economicamente sovranista? Ha paura di una bolla di scomunica? O che qualche ‘freedom fighter’ islamo-garibaldino ne esponga fantozzianamente la testa decapitata in qualche mensa di Finmeccanica?

Alessandro Lattanzio 15/6/2013

“La Madre di tutte le battaglie”

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 14.06.2013

936417L’esercito siriano espande con successo la sua operazione più importante dall’inizio della guerra civile, lanciata il 9 giugno. Questa operazione, “Tempesta del Nord”, è volta a liberare la roccaforte principale dell’opposizione, Aleppo, città più grande e più importante centro economico del Paese, che si trova vicino al confine turco, dalle forze ribelli. E’ possibile che questa sarà la battaglia decisiva di tutta la guerra, non c’è da meravigliarsi che il Presidente Bashar al-Assad la chiami “la madre di tutte le battaglie”. Dopo molti mesi di confusione ed errori, le decisioni militari e politiche del leader del Paese e il comando dell’esercito siriano sono sorprendenti nella loro lungimiranza e anche nella loro eleganza strategica. Invece di correre per il Paese sprecando le forze, un errore compiuto nelle fasi precedenti, l’esercito occupa i punti chiave, tagliando le linee più importanti delle comunicazioni e degli approvvigionamento dell’opposizione, quindi determinando infallibilmente la direzione dei principali attacchi. E la leadership politica altrettanto abilmente si assicura l’aiuto degli alleati e la tutela dei fianchi dell’esercito. Ad esempio, dopo la vittoria di al-Qusayr, tutti si aspettavano che il governo iniziasse il rastrellamento a lungo atteso dei ribelli nelle vicinanze di Homs, la terza città più grande del Paese (oltre 800.000 abitanti), tuttavia, si è limitato a circondare i ribelli, trasferendosi a nord verso la Turchia, da cui minaccia il pericolo più grande. Rischioso? Sì, ma del tutto giustificato. Non è difficile vedere perché l’esercito compie una simile mossa, prima il fianco sinistro sul Libano viene protetto militarmente, e il fianco destro sull’Iraq è protetto diplomaticamente. Al tergo, importanti centri di difesa vicino alla Giordania sono stati messi sotto controllo all’inizio di quest’anno. Il momento è stato scelto in modo perfetto riguardo alla situazione in Turchia che, essendo preda delle turbolenze interne, è improbabile voglia invadere la Siria. In sostanza, ad Ankara i ribelli siriani “hanno perso sia il supporto militare che la copertura diplomatica da parte dello Stato più vicino e più amichevole verso di loro.” (1)
In larga misura le truppe devono il loro successo al talento militare del Vicecomandante in Capo delle Forze Armate della Siria, Ministro della Difesa dal luglio 2012, il Colonnello-Generale Fahd Jassim al-Freij (nato il 1 gennaio 1950 a Hama, ha ricevuto un’istruzione militare in Siria, è stato incluso nelle “lista nera” del governo statunitense) che, per inciso, è un sunnita che parla della tolleranza religiosa del regime di Damasco. (2) L’obiettivo della prima fase dell’operazione “Tempesta del Nord” è “liberare la strada statale che collega Aleppo con Azaz sul confine turco-siriano, che era controllata dai combattenti dell’opposizione da oltre un anno e che ha un significato strategico per il supporto logistico ai ribelli ad Aleppo”, ha riferito una fonte del comando dell’esercito all’agenzia di informazioni siriana Suria al-An. Domenica scorsa le truppe hanno attaccato postazioni dei ribelli lungo l’asse che passa per le città di Kafar-Hamra, Anadan, Haraytan e Atarib, sostenute da mezzi blindati. Feroci battaglie continuano in prossimità della base aerea militare di Minigh vicino Aleppo. (3) Le divisioni di Hezbollah ancora non partecipano all’operazione e sono collocate nella riserva strategica. (4)
Il Presidente Bashar al-Assad ha sottolineato un altro motivo per cui il processo si è capovolto a favore dell’esercito: un cambiamento di atteggiamento del popolo della provincia. “Queste persone supportavano i ribelli non tanto per mancanza di patriottismo, ma perché erano state ingannate.  Infatti credevano che la rivoluzione avesse avuto luogo contro le colpe dello Stato. Ora la loro posizione è cambiata, e molte persone hanno lasciato questi gruppi terroristici e tornano alla vita normale.” (5) Un esempio che fa riflettere è l’esecuzione pubblica di un ragazzino 15enne da parte degli islamisti di Aleppo, per una affermazione improvvida. Un elemento radicalmente nuovo negli sviluppi in Siria, che peggiora ulteriormente la situazione dei ribelli, è il coinvolgimento attivo di Baghdad nel conflitto. Fonti israeliane, per esempio, notano che mentre gli esperti concentravano la loro attenzione sulle azioni di Hezbollah libanese nella Siria occidentale, la dichiarazione di supporto del Primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ad al-Assad è un fattore molto più significativo. Diversamente dell’Iran, che è sotto sanzioni, i fondi occidentali scorrono liberamente in Iraq per il petrolio che vende, ed “essi vengono trasmessi in sempre maggiori quantità da Baghdad a Damasco”. Il governo iracheno ha anche approvato una legge speciale che prevede che le armi e le munizioni acquistate sui mercati internazionali, così come petrolio, olio e lubrificanti per l’esercito, devono essere forniti alla Siria a condizioni favorevoli. (6) In passato, le relazioni tra queste due capitali non sono sempre state rosee, dal momento che erano in competizione per la leadership regionale. Tuttavia, ora il governo sciita dell’Iraq ha capito che l’ascesa al potere in Siria dei militanti sunniti potrebbe destabilizzare in modo significativo la situazione nel suo Paese. La nuova ondata di attentati terroristici da parte degli alleati iracheni dei ribelli siriani (e quindi dell’occidente, anche se indirettamente) indica la stessa cosa. A maggio di quest’anno oltre un migliaio di iracheni sono stati uccisi a seguito degli attentati terroristici. Inoltre, per ordine di al-Maliqi 20.000 truppe sono state dispiegate al confine con la Siria per interrompere tutte le vie di approvvigionamento all’opposizione siriana dall’Iraq. DEBKAfile del 9 giugno riferisce dei primi grandi scontri tra forze governative irachene e ribelli siriani, che hanno avuto luogo in due valichi di frontiera. Gli iracheni hanno subito perdite, ma i ribelli sono stati respinti. Fonti israeliane affermano che, nell’ambito di questa unione, le forze speciali preparano incursioni in profondità nel territorio siriano nella lotta contro i ribelli. (7) In occasione della riunione del Consiglio dei ministri iracheno che ha avuto luogo lo stesso giorno nella città di Erbil, nella parte settentrionale del Paese, il Primo ministro Nuri al-Maliqi ha avvertito che la regione è stata travolta da un’ondata di estremismo, a causa delle attività di organizzazioni terroristiche come al-Qaida e Jabhat al-Nusra, invitando tutti a resistervi. (8)
Tel Aviv sta vivendo anche crescenti difficoltà in connessione con il suo coinvolgimento nel conflitto siriano. Nei circoli militari d’Israele vi sono denunce contro i loro comandanti, mai sentite dalla fallita seconda guerra libanese nel 2006. Questo può essere visto su molti siti e blog. Forze speciali e d’intelligence militare sono deluse, in particolare, per l’alleanza de-facto con i “fondamentalisti barbuti” in Siria, dai quali “possono aspettarsi una coltellata nella schiena” in qualsiasi momento, quando si trovano a decine di chilometri di distanza da loro basi, così come dall’esagerazione dei successi dell’opposizione e dalla sottovalutazione delle vittorie delle forze del  governo (9). Credono che le false valutazioni della situazione nel teatro di operazioni “potrebbero portare a decisioni errate”. Ad esempio, il sito DEBKAfile, vicino all’intelligence militare israeliana, ha apertamente criticato il discorso del ministro della Difesa Moshe Ya’alon alla Knesset, quando il 3 giugno ha affermato che al-Assad detiene solo il 40% del territorio del Paese e che i ribelli controllano una parte significativa di Damasco. In realtà, l’intelligence israeliana possiede informazioni che l’opposizione sia stata quasi completamente sconfitta nella capitale; rimangono solo isolate sacche di resistenza. Il quadro è simile sugli altri fronti dove l’esercito, “grazie alle forniture russe e iraniane”, mette sotto pressione i ribelli ovunque. Inoltre, membri di questi circoli ammettono che l’interferenza d’Israele nel conflitto siriano, compresi i bombardamenti del deposito  munizioni, aumenta solo lo spirito combattivo dell’esercito siriano e indebolisce l’opposizione, facilitando la perdita di autorità agli occhi della popolazione. (10)
Non solo l’occidente, ma l’attuale leader di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, è turbato dalle sconfitte dell’opposizione in Siria. A giugno ha registrato un videomessaggio in cui ha esortato i suoi sostenitori in tutto il mondo ad aumentare il sostegno alle forze della jihad nel Paese, così come ad unire tutti i gruppi con orientamento simile in un unico movimento. La priorità principale per al-Qaida, in un messaggio di al-Zawahiri, non è al momento l’Afghanistan o l’Iraq, ma la Siria. (11) Il centro di consulenza statunitense Flashpoint Global Partners ha dichiarato che la maggior parte dei combattenti stranieri uccisi in Siria dal luglio 2012 al maggio 2013 è collegata ad al-Qaida. La relazione del Centro ha sottolineato, per esempio, che durante tale periodo almeno 280 combattenti stranieri provenienti da Stati Uniti, Cecenia, Kosovo, Egitto, Giordania, Tunisia, Libia e Arabia Saudita sono stati uccisi. (12) L’ultimo, un belga, è stato ucciso qualche giorno fa.
Il noto esperto di Medio Oriente Michael Young ritiene che, considerando i vantaggi che il Presidente al-Assad ha raggiunto nella guerra civile, le richieste dell’opposizione di non consentirgli di partecipare alla conferenza di Ginevra sono “non realistiche”, e il rifiuto dei suoi leader a parteciparvi è “un errore”, dal momento che in questo caso la colpa del fallimento del processo di pace ricadrà su di loro. Per l’opposizione siriana questo potrebbe rivelarsi “fatale”. Non molto tempo fa pochi credevano che Bashar al-Assad sarebbe rimasto al potere. “Forse abbiamo sbagliato”, si lamenta Young. Sfortunatamente, i segni che questa realizzazione sia giunta ai leader politici occidentali finora non appaiono. In particolare, questo può essere visto nelle manovre militari degli Stati Uniti e dei loro alleati e dallo sbarco di 4.500 truppe in Giordania al culmine della “Tempesta del Nord”. Simulando preparativi per l’invasione della Siria da sud, cercano di fermare l’avanzata dell’esercito siriano. Tuttavia, i siriani hanno già forze sufficienti per sopportare un attacco da quella direzione senza abbandonare la loro avanzata su Aleppo. Come fonti ufficiali della Casa Bianca hanno riferito ad AP, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama prenderà una decisione sulla fornitura di armi ai ribelli siriani questa settimana. Obama molto probabilmente approverà la decisione, “essendo in questi ultimi giorni la situazione dell’opposizione diventata abbastanza deplorevole”. Secondo l’AP, il segretario di Stato John Kerry ha rinviato il suo viaggio in Medio Oriente per diversi giorni, dal momento che deve partecipare alle riunioni del Consiglio di Sicurezza Nazionale dove è in discussione la questione delle forniture delle armi. (14) Tuttavia, un tentativo di cambiare lo sviluppo oggettivo degli eventi pompando denaro e armi all’opposizione perdente, difficilmente potrà salvarla, e potrebbe causare soltanto innumerevoli nuove calamità al popolo siriano.
Se i “progressisti” di Europa e Stati Uniti non vogliono difendere il Medio Oriente dal medievalismo di al-Qaida, almeno non dovrebbero impedirgli dal farlo da se.

Note
(1) Iran.ru
(2) Fahd Jassem al-Freij
(3) Ruvr.ru
(4) Debka
(5) Sana
(6) Debka
(7) Debka
(8) Sana
(9) A questo proposito le pubblicazioni della fonte russa mignews.com, per esempio, sono molto eloquenti.
(10) Debka
(11) Joshua Landis
(12) Sana
(13) CFR
(14) Cursor

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La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Eager Lion”: operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria? Parte II

Valentin Vasilescu AVIC 14 giugno 2013
482521Nella prima parte di questo articolo abbiamo mostrato le possibilità e forse i piani degli statunitensi per creare un corridoio per “la ritirata” dalla Siria alla Giordania, delle divisioni dei ribelli islamici circondate nei governatorati di Idlib e Hama. Vediamo ora perché questi mujahidin sono così importanti per gli Stati Uniti. Il primo passo è definire il termine “al-Qaida”, che comprende i ribelli islamici secondo gli statunitensi. Al-Qaida è un’invenzione statunitense che serve da pretesto alla Casa Bianca per consentire all’esercito statunitense d’invadere altri Paesi e quindi neutralizzare le lotte di liberazione dei popoli ostili o per ripristinare l’onore degli Stati Uniti, quando invasione e neutralizzazione falliscono. Per illustrare ciò, ecco tre esempi relativamente recenti.
Primo esempio. Dopo il ritiro sovietico dall’Afghanistan, i taliban presero il potere. Il loro comportamento profondamente religioso e la severa intransigenza erano limitati ai loro concittadini.  Nel 1996, il principe saudita Usama bin Ladin giunse in Afghanistan per unirsi ai combattenti di al-Qaida. Poco dopo, il 7 agosto 1996, i suoi accoglienti ospiti appresero dalla stampa che Usama bin Ladin era stato accusato degli attentati contro le ambasciate statunitensi di Nairobi e Dar es Salaam, che fecero centinaia di morti e feriti. Gli Stati Uniti prima lanciarono un paio di missili da crociera contro i taliban, e dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 risposero attaccando e occupando militarmente l’Afghanistan.
Secondo esempio. Nella primavera del 2012, mentre il regime libico Gheddafi veniva sostituito dai ribelli islamici con il supporto militare dell’occidente, un movimento separatista tuareg nel nord del Mali era in procinto di creare un proprio Stato. Approfittando del fatto che il centro e il meridione erano crollati e che l’esercito nazionale era assai debole e incapace di combattere, i tuareg occuparono tutte le maggiori città del nord preparandosi a dividere il Paese. Allo stesso tempo, in Maghreb apparve al-Qaida, in conflitto con i tuareg per prendersi tutti i territori da loro conquistati. Finì tutto nei primi mesi del 2013, con una sorta di “lieto fine”’ dell’operazione Serval, che poi si dimostrò essere stata preparata da tempo e per cui la Francia aspettava soltanto un buona scusa per intervenire in Mali. A differenza dei taliban, i tuareg si erano quantomeno avvicinati all’indipendenza.
Terzo esempio. Alla fine di aprile 2013, per la prima volta in due anni, l’iniziativa nel conflitto siriano è stata presa dall’esercito fedele al Presidente Bashar al-Assad e la bilancia del successo militare è passata dalla parte del governo. La divisione al-Nusra, la principale forza militare dell’opposizione siriana caratterizzata da forte capacità di combattimento e disciplina di ferro,  responsabile della difesa dell’area strategica di Qusayr, era fondamentale per la difesa dei ribelli siriani. Unendo le forze di manovra al supporto della potenza di fuoco, l’esercito siriano ha condotto un’operazione da manuale riuscendo a circondare l’intera divisione al-Nusra. Gli esperti occidentali stimano che l’accerchiamento sia stato tale che non c’era alcun modo per i ribelli di fuggire. Questo quando, improvvisamente, alla fine di maggio 2013, probabilmente su suggerimento degli statunitensi, Abu Mohammad Golani comandante della divisione di al-Nusra, fece un giuramento pubblico di fedeltà all’attuale leader di al-Qaida Ayman al-Zawahiri. Su iniziativa degli Stati Uniti, le Nazioni Unite avevano inserito il fronte al-Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche, e soddisfacendo le richieste degli Stati Uniti, il Qatar e gli altri alleati smisero di fornire armi alla divisione al-Nusra che combatteva a Qusayr. I rifornimenti, che non potevano arrivare in ogni caso, non ebbero luogo dato che i ribelli erano stati circondati dall’esercito siriano. Quindi, il 5 giugno 2013, le truppe governative hanno spento l’ultima resistenza armata ad al-Qusayr; solo una frazione della divisione al-Nusra riuscì a fuggire in Libano.
Il secondo passo è capire da dove vengono e come sono stati selezionati, addestrati e armati i ribelli islamici che si ritrovano in tutti i Paesi in cui gli Stati Uniti hanno innescato una “primavera araba”? “Lupi grigi” ed “Ergenekon” furono creati in Turchia durante la guerra fredda, dalle forze speciali degli Stati Uniti in collaborazione con la CIA. Si tratta delle reti dell’organizzazione paramilitare Gladio al confine con l’URSS, essendo inizialmente composte da ex ufficiali della Wehrmacht nazista che passeranno più tardi, dopo la guerra, alla CIA.
Durante la guerra del Vietnam, il programma Phoenix fu progettato e coordinato dalla CIA ed attuato dal Comando Operazioni Speciali dell’Esercito USA (USSOCOM), aiutato dall’intelligence del Vietnam del sud. Il programma fu progettato per identificare e “neutralizzare” (via infiltrazione, cattura, terrorismo, tortura e omicidio) le infrastrutture gestite dal Fronte di Liberazione Nazionale, meglio conosciuto come Viet Cong. In sostanza, gli obiettivi di USSOCOM erano bambini, donne, anziani, cioè i membri delle famiglie dei combattenti Viet Cong. La neutralizzazione si basava su una legge speciale (Direttiva MACV 381-41/1967) pubblicata in segreto dal presidente degli Stati Uniti che comportava all’arresto e l’esecuzione di vietnamiti senza bisogno di alcuna prova o processo.
Durante l’occupazione statunitense dell’Iraq, il generale David Petraeus utilizzò gli stessi veterani specializzati nella guerra “sporca” appartenenti alle forze speciali degli Stati Uniti per la creazione e la gestione di unità paramilitari irachene, denominata “Brigata Lupi”, per missioni di commando nell’omicidio e rapimento degli obiettivi, azioni non convenzionali che portarono a orribili torture durante l’occupazione statunitense, creando una vasta rete di centri di detenzione segreti in Iraq. La “Brigata Lupo” è uguale come gocce d’acqua all’organizzazione dei “Lupi grigi” e ad “Ergenekon“, creati in Turchia durante la guerra fredda. La loro missione era infiltrarsi in profondità nel territorio sovietico, condurre azioni di sabotaggio, costruire depositi di armi, reclutare persone del posto per attivare azioni di guerriglia e predisporre vie sicure di esfiltrazione e ritirata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Eager Lion”, operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria?

Valentin Vasilescu, AVIC 12 giugno 2013

562316Nella guerra civile siriana, la posizione russa è stata fin dal principio di non interferenza, ma  monitora la situazione con migliaia di agenti sul terreno, con le apparecchiature ELINT a bordo delle navi militari nel porto di Tartus, attraverso immagini satellitari, ecc. In sostanza, la Russia è l’unica superpotenza che sa perfettamente tutto ciò che si muove in Siria ed è in grado di rispondere in modo efficace. Il peso della vittoria ha iniziato a pendere dalla parte del Presidente Bashar al-Assad, con la sconfitta del cosiddetto Esercito libero nelle operazioni di accerchiamento e conquista di Damasco, terminate il 5 febbraio 2013. Dopo il successo del contrattacco del marzo 2013, seguito da un approccio globale nelle operazioni offensive aero-terrestri di maggio e inizio giugno, guidate da Hezbollah e sostenute dall’esercito siriano, assicurandosi le frontiere prendendo di mira le linee di rifornimento in reclute, armi e munizioni dei ribelli.
Prendendo l’iniziativa, l’esercito nazionale fedele al presidente siriano Bashar al-Assad, ha potuto avviare l’attacco generale soltanto con la protezione della flotta russa schierata nel Mediterraneo, che ha la sua base nel porto siriano di Tartus. In un articolo precedente ho descritto in dettaglio, in concomitanza con le battaglie a terra, che nel Mediterraneo si è svolta una guerra più complessa tra le flotte russe e statunitense, con manovre di riposizionamento strategico estremamente rischiose, secondo ogni regola dell’arte militare moderna. Il ruolo del gruppo navale russo è impedire che i sottomarini e i cacciatorpediniere della Sesta flotta statunitense, inviati nel Mediterraneo orientale, lancino missili cruise contro la Siria per contrastare offensiva militare del governo. Gli errori commessi dagli israeliani negli attacchi aerei del 3/4-4/5 maggio contro la Siria e la revoca dell’embargo dell’UE, hanno permesso a Mosca d’inserirsi inviando i sistemi missilistici S-300PMU2 per garantirsi che Israele ed Europa non intervengano in Siria sul modello libico. Anche se i missili S-300 non sono ancora in Siria, i russi possono farli arrivare e attivarli in poche ore. Vi sono solo quattro batterie per lanciare la prima salva di 32 missili S-300, che non dispongono di una vasta gittata. I missili che equipaggiano l’S-300PMU2 non sono indipendenti, ma sono elementi di un complesso sistema di difesa integrato antiaereo, costituiti da radar e vari elementi per la guerra elettronica, in cooperazione con altri sistemi di difesa aerea a breve e a medio raggio. Erano alcuni di questi gli elementi indicati dal Presidente Bashar al-Assad, quando ha detto che una parte degli S-300 era arrivata in Siria.
Sappiamo già che il risultato è stata la distruzione dei centri offensivi dei ribelli di al-Qusayr (nodo di passaggio per armi, munizioni e reclute provenienti dal Libano) e Daraa (situata a 10 km dal confine meridionale con la Giordania e a 30 km a est del confine con Israele). Allo stesso tempo, l’esercito fedele al Presidente Bashar al-Assad ha consolidato la striscia di confine con la Turchia, lunga 50 km, a nord del Governatorato di Latakia (sulle coste mediterranee), attraverso cui venivano riforniti i ribelli con armi e munizioni. Per questa ultima manovra, una divisione di ribelli islamici, circa 15.000 combattenti che occupavano le aree del governatorato di Hama, a nord di al-Qusayr (Homs), è stata isolata da un’altra divisione di ribelli operanti nel vicino governatorato di Idlib. Il 27 maggio 2013, il senatore repubblicano John McCain, accompagnato dal comandante dell’esercito ribelle, il generale Idris Salim, ha attraversato il confine tra Turchia e Siria per incontrare la brigata dei combattenti guidata da Mohammed Nur. Quel giorno McCain e Idris hanno incontrato, nella città turca di Gaziantep, i comandanti dei gruppi islamisti di al-Qusayr, Homs, Hama, Idlib, Aleppo, Daraa e provincia di Damasco. McCain ha avuto colloqui con funzionari di Ankara, ha visitato il contingente statunitense ufficialmente preposto ai sistemi missilistici Patriot nella base militare di Incirlik. Il viaggio del senatore statunitense è stato organizzato dalla SETF (Task force di emergenza siriana), una ONG statunitense che sostiene l’opposizione siriana. Uno dei più importanti risultati tratti da McCain, era che il primo ministro turco Erdogan ha iniziato lo smantellamento dei centri di raccolta dei mercenari e degli islamisti in Turchia, rifiutandosi di consentire il transito di armi e munizioni verso la Siria. Coincidenza o no, il 30 maggio 2013 nel centro di Istanbul è esplosa la protesta “spontanea” contro il primo ministro Erdogan, che si è amplificata secondo gli schemi dei movimenti della “primavera araba”.
Il 9 giugno 2013, l’esercito siriano fedele al Presidente Bashar al-Assad ha lanciato l’operazione “Tempesta del Nord”, l’offensiva per sgomberare il governatorato di Aleppo nella Siria nord-occidentale. Si prevede che la resistenza armata, formata da 25.000 ribelli islamici, sarà più forte e più lunga di quella di al-Qusayr. Il terreno nelle vicinanze di Aleppo favorisce i difensori, essendo l’area in una depressione circondata da colline e trovandosi a 20-30 km dal confine con la Turchia (sia a nord che ad ovest). Uno dei principi della scienza militare raccomanda che le manovre militari al confine di uno Stato in guerra civile siano pianificati con l’intenzione d’intervenire nel conflitto a favore dell’altra parte. Ora che i ribelli stanno per essere sconfitti da Bashar al-Assad, l’esercito statunitense ha iniziato in Giordania l’operazione “Eager Lion” per un periodo di 12 giorni, che coinvolge 8.000 truppe di Paesi arabi, Stati Uniti (4500) e Regno Unito. L’Expeditionary Unit 26 è formata dalla nave d’assalto anfibio USS Kearsarge, arrivata il 14 maggio 2013 nel porto israeliano di Eilat, dove ha sbarcato il 3° battaglione marines dotato di LAV-25 e AAVP-7A1 e lo Squadrone 226 di supporto, dotato di V-22 Osprey. Oltre a queste due unità, l’esercito statunitense è attualmente impegnato in manovre con le batterie dei MIM-104 Patriot, unità dell’esercito e un certo numero di squadroni di F-16.
Il nord-est della Giordania, luogo delle esercitazioni, è zona di responsabilità del comando orientale giordano. In questo comando vi è la 2° Brigata meccanizzata della guardia, composta da due battaglioni meccanizzati equipaggiati con 80 veicoli da combattimento della fanteria M113, un battaglione blindato dotato di 40 carri modernizzati M60A3 Patton e una divisione con 24 obici semoventi M109. A tutto questo si aggiunge la 90° Brigata meccanizzata dell’esercito giordano composto da due battaglioni meccanizzati. La 3° Divisione corazzata è la forza strategica dell’esercito giordano consistente nelle 40°, 60° e 91° Brigata, ciascuna dotata di 90 carri armati al-Hussein (carri armati britannici FV4030/4 Challenger 1 modernizzati dalla giordana KADDB). L’aviazione giordana dispone di 12 F-16A Block-15 e 34 F-16AM Block-40, comprati usati da Belgio e Olanda, e 29 elicotteri d’attacco AH-1F Cobra. Questo esercito, sotto il comando degli Stati Uniti, non può eseguire che operazioni offensive limitate nel tempo e nella portata contro la Siria. Può tuttavia creare un corridoio di “esfiltrazione” in Giordania per le divisioni ribelli musulmane, circondate dall’esercito siriano a Idlib e Hama. Perché è così importante per gli Stati Uniti non lasciare che i mujahidin cadano prigionieri dei siriani? Ecco una domanda alla quale vi invito a rispondere nella sezione commenti.
A causa del logoramento delle unità dell’esercito siriano, dopo due anni di guerra civile, il corpo giordano-statunitense può entrare, in 24 ore per quasi 300 km dal confine giordano, bypassando Damasco fino a Idlib. La difesa aerea siriana è composta da 8 batterie missilistiche S-200 Angara (SA-5), 50 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e S-125 Neva/S-125M Pechora, da 20 batterie di missili 2K12 Kub (SA -6), 14 batterie di 9K33 Osa (SA-8) e 12 batterie di Pantsir-S1E (SA-22). Dopo aver discusso e sviluppato il piano, si nota lo schieramento di aerei giordani e statunitensi nella zona degli scontri di Idlib, cosi come di 5-6 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e di S-125 Neva/S-125M Pechora.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante delle forze militari a Otopeni, laurea in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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