IlManifesto e il fascinoso nazismo ucraino

Alessandro Lattanzio, 20/10/2014800_externalIl fecciume di sinistra italiano continua a tessere elogi alle strappone naziste di George Soros e Federica Mogherini, come dimostra l’accoglienza entusiastica che i pornofilm propagandistici delle Femen, presentati all’ennesimo festival ‘cinofilo’ di Bologna, ricevono da parte del pornoquotidiano virtuale ilmanifesto, ultimo sopravvissuto della serie di testate della sinistra integralista anticomunista, come Liberazione e l’Unità, sempre in prima linea, assieme ai camerati de ilfattoquotidiano, nell’aggredire e infangare chiunque si trovi sulla strada dell’impero statunitense, come Jugoslavia, Libia, Siria, Iran e ultimamente Novorossija. Oggetto del pezzaccio di propaganda pecoreccio-hollywoodiana del fantasma virtuale manifestarolo (scritto dall’ennesima esimia nullità lgbt e ripreso acriticamente dai vari lerci siti post-sessantottini fluttuanti sul nulla virutale che esprimono), è la propaganda autoelogiativa delle attività delle ‘kompagne’ Femen, che si descrivono così, “Noi siamo un piccolissimo gruppo che catalizza la forza di una piazza intera piena di gente che protesta per gettare in faccia al potere la sua violenza, mettendo al centro la questione gender. Quanto sta accadendo in Ucraina, a loro avviso, è un po’ la grande eco della resistenza che le Femen avevano iniziato nell’aprile 2008, con migliaia di azioni anche fuori dal loro paese, subendo una repressione di violenza inaudita. Per esempio in Bielorussia, dove ad azione nemmeno iniziata sono state caricate su un furgone dalla polizia, scortate al confine e lasciate in mezzo al nulla dopo essere state picchiate duramente. A piedi e al buio hanno dovuto orientarsi per arrivare nel paese oltreconfine, mentre Kitty è stata trattenuta per ore in un ufficio del Kgb di Minsk”. Quindi, ecco cosa scriveva l’11 giugno 2014 lo squallido e nauseante porno-giornalaccio sorosiano ilmanifesto, sempre prodigo e attivo nel supportare qualsiasi crimine atlantista nel mondo, e che ora si aggrappa alle tette delle troie della NATO per istigare ulteriormente la propaganda naziatlantista contro la Novorossija e la rinascita della Russia. Rivoltante e stomachevole fogliaccio, cui il ‘sommo solone’ Manlio Dinucci presta la penna per legittimare da ‘sinistra’, dal fianco ‘antimperialista’, tale cloaca, de ilmanifesto, che continua a traboccare di propaganda atlantista e marketing ideologico sorosiano. Ripeto, l’articoletto è stato scritto l’11 giugno 2014 quando era chiaramente noto a chiunque cosa siano le Femen e la loro partecipazione attiva e diretta al massacro di Odessa; crimine che non ha smosso il fard e il liner del vladimirluxurismo vigente nella redazione de ilmanifesto e nelle menti bacate della vecchia oltraggiosa ciabatta Rossanda e dei due vecchi ipocriti Dinucci e Parlato.

Evgenija Krajzman, una duecetta delle Femen mentre sollazza la stragressivistà del pornogiornale il Manifesto.

Evgenija Krajzman, una ducetta delle Femen, a Odessa il 2 maggio 2014, davanti alla Casa dei sindacati incendiata dai nazisti di Gladio. Krajzman qui sollazza la ‘stragressività’ cercata ed esaltata dal pornogiornale di punta della sinistra ilmanifesto. Sulla pagina fb è scritto: Avanti Odessa, avanti Ucraina! Per l’unità del Paese, sottolineando un totale entusiastico appoggio alla strage di Odessa. Manlio Dinucci, solone ‘antimperialista’, presta la sua firma alla cloaca imperialista de ilmanifesto, che per mezzo dei testi di una scribacchina nazi-lesbica, supporta una campagna mediatica russofoba, atlantista e filo-nazista in Italia.

Riferimenti:
Les Crises
Indybay

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Tra gli amici di Krajzman, nome ebraico, compare ovviamente Pravij Sektor. Krajzman rappresentava le Femen al massacro di Odessa. Ilmanifesto non ha mai condannato tale crimine, essendo partecipe al circuito della propaganda naziatlantista ucraina, alimentata anche dall’oligarca sionista mafioso Kolomojskij. Dinucci e Parlato svolgono la funzione di proteggere a ‘sinistra’ l’infiltrazione e la diffusione di tale propaganda naziatlantista.

Il fascino discreto dei nazisti ucraini
Vladimir Novkov, Nevskoe VremjaNovorossia

10659277Uno dei miei colleghi giornalisti si lamentava con amara ironia dei tanti presi dalla febbre della guerra dell’informazione che paragonano i radicali ucraini ai nazisti. Presumibilmente è propaganda, ma non si dovrebbe perdere completamente il buon senso! Molti di noi hanno, se non genitori, amici o parenti in Ucraina. Rimangono come sempre gente semplice che lavora, visita gli amici, si innamora, hanno figli. Quindi di quali nazisti preoccuparsi? In risposta ho chiesto al mio collega, come lui immagini i nazisti veri? Si suppone abbiano corna e zanne, artigli? Oppure vadano in giro con un’uniforme nazista ornata di svastiche ogni giorno a sparare a qualunque cosa che si muova con le loro “Schmeissers”? I tedeschi divennero nazisti dal 1933, ma allo stesso tempo non cambiarono esternamente e neanche internamente. Continuavano ad amare come prima i loro figli e le loro mogli, ascoltavano buona musica e poesia. Probabilmente aiutavano le vecchiette ad attraversare la strada. È difficile dire cosa li rese diversi da ciò che erano prima di divenire nazisti. In un primo momento rimasero persone abbastanza normali e anche rispettabili. E’ solo ora, con il senno del poi vediamo che non erano normali. La caratteristica dei nazisti tedeschi era la loro fede nella loro eccezione, la convinzione di essere il popolo eletto. Eletti non per ricchezza o per talento, ma solo perché appartenevano alla grande razza tedesca, la schiatta degli “ariani”. La seconda caratteristica distintiva è la totale assenza di rimorso e compassione per coloro che non avevano il loro stesso sangue. Al contrario, l”inferiore’ umiliava il vero ariano testimoniandone origini dubbie. Penso che non valga la pena di continuare ad elencare altri tratti, tutti sanno la Storia. Ma torniamo ai nostri affari ucraini. Sono d’accordo con il mio collega che sull’Ucraina spesso si parli dei nazisti in modo spiritoso, o in assenza di argomenti. Dove è più facile attaccare un’etichetta per arrivare al fondo delle cose. Gli ucraini che ho incontrato puntano l’indice alla testa e si chiedono se siamo diventati matti in Russia, prendendoli per nazisti. No, non siamo pazzi. Io onestamente cerco di vedere chiaramente e sapere se ci sono nazisti nell’Ucraina contemporanea. Penso che ci siano, non perché qualche moccioso di “Pravij Sektor” o dei cosiddetti ultras del calcio usino simboli nazisti leggermente camuffati, riprendano l’uniforme della Wehrmacht con berretto, giacca, cintura. Non perché sia stato tradotto in ucraino il saluto nazista “Sieg Heil!”, come “Gloria all’Ucraina-Gloria agli eroi”. E’ solo il mimetismo di un senso di debolezza e infantilismo: presumibilmente, se vi piacciono i grandi e terribili soldati nazisti, ereditereste parte della loro gloria e forza.
Uomini e donne seri e rispettabili, che lavorano onestamente in ufficio e in fabbrica, pagano le tasse, crescono i figli, non indossano svastiche ma camicie ricamate, al massimo. E almeno non si ritengono dei nazisti. Sono solo convinti della loro superiorità sui “vatniks” (“piumini” indumenti indossati in Russia d’inverno dai lavoratori che lavorano all’esterno, e soprannome dato al popolo della regione mineraria del Donbas, in riferimento alle sue origini proletarie) e “dorifora” (alludendo ai colori del nastro di San Giorgio, emblema patriottico russo) in altri termini ai russi tout court, pur essendo ucraini. Oggi, per un vero ucraino i russi non sono abbastanza umani, proprio come gli schiavi per gli ariani. E come gli ariani, oramai estinti, compassione o semplice comprensione per i “vatniks” sono una vergogna, quasi un tradimento. Le donne ucraine sono sinceramente preoccupate per i loro mariti e figli inviati a combattere, e piangono ad ogni notifica di morte dall’area in cui si svolge l’operazione antiterrorismo (eufemismo di Kiev per evitare di parlare di guerra civile), una semplice reazione umana e normale. Ma quando bruciano vivi coloro che manifestavano contro Majdan nella Casa de sindacati di Odessa, quando strangolato donne in gravidanza, quando uccidono i feriti con mazze da baseball, queste madri e mogli, con i loro mariti e figli fanno gli spiritosi scambiandosi sui social network battute su “grigliate come Odessa” o “bistecche ben cotte”. Mentre i quotidiani assassini di “terroristi” nel sud-est, compresi bambini, sono motivo d’orgoglio per la classe media ucraina. Andava bene quando s’invocava lo sterminio di milioni di persone del proprio Paese pur di non avere più impedimenti ad essere orgogliosamente degli europei, che agli occhi degli ucraini “di coscienza”, sono sinonimo di razza suprema. E non solo per gli ucraini “di coscienza”. Molto prima di Majdan a Kiev, la fede nella superiorità intrinseca dei valori europei divenne un’ossessione per i popoli baltici. “Il vaccino contro il nazismo”, come ha osservato Vladimir Putin, perde la sua efficacia in certi Paesi d’Europa. E ciò non si vede sempre. Apparentemente, gli ucraini che ci sono così vicini e cari, sono rimasti gli stessi di prima: non indossano una divisa nera, si possono sempre visitare, possiamo parlare russo in pace per le strade di Kiev e Lvov. Forse non tutti diventano nazisti, o meglio non tutti hanno partecipato alla Marzabotto di Odessa. Ma qual è la differenza tra i nazisti convinti e coloro che li supportano? Per coloro che vengono uccisi, nessuna. Così non s’inquietano.

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Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disnformazione diosorientamento, dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell'imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d'aggressione e gli interventi 'umanitari' della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l'Unità e Liberazione.

Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disinformazione dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell’imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d’aggressione e gli interventi ‘umanitari’ della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l’Unità e Liberazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sviluppa armi anti-stealth

Wendell Minnick 31/01/2011F-117_Night_Hawk_in_ChinaLa Cina utilizza tecnologia occidentale sottratta per realizzare il suo jet da combattimento furtivo J-20? Forse, ma forse un argomento più pressante è se tale conoscenza sia utilizzata per sviluppare armi per abbattere gli aerei da guerra statunitensi. L’alto istituto di ricerca della difesa aerea della Cina ha investito notevoli risorse nella progettazione di missili aria-aria. Nuove immagini su Google Earth indicano che la Cina ha costruito dei modelli in scala reale del caccia stealth F-117, presso il Luoyang Optoelectro Technology Development Center (LOEC) nella provincia di Henan. Secondo un ex-addetto militare statunitense a Pechino, l’aspetto del modello non sorprende notando che la Cina ha anche costruito i modelli di F-22 Raptor e F-35 Lightning II per studiarli. Funzionari di Pechino smentiscono le notizie diffuse dalla stampa secondo cui parti dell’F-117 Stealth Fighter dell‘US Air Force abbattuto in Serbia, nel 1999, siano in mani cinesi. Vi sono molte “prove aneddotiche” secondo cui la CinaNoshir Gowadia ha avuto accesso all’F-117 abbattuto, ha dichiarato Larry Wortzel, membro della Commissione economica e sicurezza Cina-USA. La Cina smentisce anche le accuse che un ex-ingegnere della Northrop Grumman, Noshir Gowadia, abbia venduto dati classificati sul sistema di soppressione della traccia dei motori del bombardiere stealth B-2, utilizzato per proteggere l’aereo dai missili ad infrarossi. Gowadia è stato condannato per cinque capi d’accusa a 32 anni di carcere, il 24 gennaio, presso una corte federale degli Stati Uniti. Vi sono anche questioni sul ruolo di Dongfan Chung, ex-analista degli stress alla Boeing, che avrebbe potuto giocare nell’acquisizione della Cina di tecnologia stealth. Chung è stato condannato da un tribunale federale degli Stati Uniti, nel luglio 2009, per sei capi d’accusa di spionaggio per conto della Cina.
imagesLAJO1EJ6Conosciuto anche come Istituto 612, il LOEC è famoso per i suoi missili aria-aria e i sistemi di guida di precisione delle bombe, tra cui la bomba di precisione LS-6 Thunder Stone, il sistema missilistico superficie-aria TY-90 e i missili aria-aria PL-5, PL-9 e PL-12 (SD-10). PL-5 e PL-9 sono stati esportati in Myanmar, Iran, Corea democratica, Sudan, Venezuela e Zimbabwe. Il Pakistan avrebbe ordinato il PL-12. I dati sulla società sono pochi. Secondo un opuscolo del LOEC distribuito al Zhuhai Air Show del 2006, la società “possiede tre impianti di assemblaggio di prodotti ottici, meccanici ed elettronici integrati, un istituto di ricerca per dispositivi optoelettronici, tredici laboratori e impiega 1978 dipendenti di cui 528 ingegneri e tecnici“. L’immagine del finto F-117 del LOEC segue la notizia secondo cui la Cina ha sviluppato il suo primo caccia stealth, il J-20. Le foto del nuovo caccia sono state pubblicate a dicembre, seguite da un volo di prova all’inizio di questo mese. Un funzionario della difesa di Taiwan ha detto che la Cina sviluppa un nuovo missile aria-aria, il PL-21, progettato specificamente per gli aerei stealth. Spinto da un ramjet e un sistema di propulsione a razzo solido, il PL-21 avrà un raggio di 100 chilometri. La Cina si procura anche sistemi di difesa aerea dalla Russia e dall’Ucraina, per compensare le lacune indigene, tra cui il sistema missilistico mobile superficie-aria russo S-300PMU2 e il sistema di rilevazione radar ucraino Kolchuga, ha detto Richard Fisher vicepresidente del Centro di strategia e valutazione internazionale di Washington. L’acquisizione cinese dei sistemi missilistici di difesa aerea S-300 è iniziata nei primi anni ’90, secondo un funzionario della difesa di Taiwan. Con la versione PMU2, la Cina può coprire Taiwan nord-occidentale dalle basi nella provincia di Fujian, ha detto.

article-0-0018C28200000258-883_634x422Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossia, Siria, Mistral, Africa-Russia: Intervista a Igor Korotchenko

Mikhail Egorov-Gamandij Voce della Russia

Igor Korotchenko è un esperto militare, direttore della rivista russa Nacional’naja Oborona (Difesa nazionale), direttore del Centro Globale di Analisi sul traffico di armamenti e membro del Consiglio pubblico del Ministero della Difesa della Federazione Russa.

vladivostok_4.3.14_bp_0Mikhail Gamandij-Egorov, Voce della Russia: Salve signor Korotchenko! La mia prima domanda sarà sulla Novorossija, essendo probabilmente l’argomento più discusso in questo momento in Russia. Oggi un cessate il fuoco si osserva tra le deboli forze della Novorossija e le forze ucraine. Un cessate il fuoco ripetutamente violato a Donetsk e altri luoghi, che continuano ad essere bombardati dall’artiglieria pesante ucraina. Secondo lei quali sono le prospettive nel prossimo futuro? La ripresa dei combattimenti su larga scala, o il fragile cessate il fuoco che vediamo oggi sarà ancora attuale?
Igor Korotchenko: Vi sono molti rischi che l’attuale cessate il fuoco avvii una nuova guerra. L’Ucraina continua le sue provocazioni. Le città del Donbas continuano ad essere bombardate dai militari ucraini. Senza contare che alcuni battaglioni al comando di Kiev semplicemente non rispettano tale cessate il fuoco. In tali condizioni ed oggettivamente, il rischio di una nuova guerra è grave. Soprattutto dopo l’elezione della Rada ucraina, dove molti seggi saranno occupati da locali signori della guerra che hanno combattuto nel Donbas, e ci sarà generalmente una maggiore radicalizzazione delle posizioni di Kiev. Inoltre, una forte pressione potrà essere esercitata su Poroshenko affinché, in un modo o nell’altro, i combattimenti siano ripresi dagli ucraini.

VdR: Se ciò dovesse accadere, come vede gli eventi sapendo che è molto difficile prevederli. Tuttavia, cosa pensa delle azioni delle forze armate della Novorossia? E cosa dovrà fare la Russia da parte sua?
Igor Korotchenko: Politicamente la Russia sosterrà la resistenza. Ovviamente non possiamo ignorare le atrocità e i massacri commessi contro il popolo della Novorossija, nostri compatrioti russi. Più in generale direi che l’Ucraina come Stato unitario vive gli ultimi giorni. Già è un Paese completamente diviso. Il modo ottimale sarebbe creare il piano complessivo della Novorossija, unificando le regioni del Sud-Est dove i sentimenti filo-russi sono prevalenti. Una Novorossija da Odessa al Donbas, creando un collegamento con la Repubblica moldava del Dnestr. L’Ucraina di Kiev perderà l’accesso al mare e sotto il profilo economico e industriale le regioni più sviluppate. Ciò richiama in qualche modo la situazione delle due Germanie. Qui avremo a che fare con due Ucraine, occidentale e Orientale. Ciò risponderà in modo ottimale all’equilibrio di potere che vediamo ora. É una realtà geopolitica oggettiva. Ripeto ancora una volta, oggi non esiste più un’Ucraina unita e unitaria, che vive i suoi ultimi giorni. Non ci sarà mai più.

VdR: E la Novorossia allargata sarà a medio o lungo termine?
Igor Korotchenko: difficile parlare di tempo in questa situazione. Dobbiamo aspettare e vedere cosa accadrà in Ucraina, soprattutto quest’inverno. Una grave crisi incombe. E qual è la via d’uscita da tale crisi? Una soluzione potrebbe essere creare una grande Novorossija. Altre opzioni sono possibili. Aspettiamo e poi vediamo come vanno le cose, soprattutto perché non rimane molto da aspettare.

VdR: Passiamo alla Siria. Ancora una volta preoccupa molti osservatori. La cosiddetta coalizione agli ordini degli Stati Uniti oggi bombarda parte del territorio siriano, il tutto senza il consenso del legittimo governo della Siria e senza l’approvazione delle Nazioni Unite. In realtà, la coalizione ha bombardato i suoi ex-alleati. Ma soprattutto c’è il serio rischio che tale cosiddetta coalizione cominci a bombardare le posizioni dell’Esercito arabo siriano. Secondo voi, questo rischio è realmente grave? Un tale scenario è realistico?
Igor Korotchenko: Sì, assolutamente. Cominciando dal bombardamento del cosiddetto Stato islamico si può passare assai rapidamente al bombardamento di Damasco. Gli Stati Uniti non hanno escluso l’obiettivo di rovesciare Bashar al-Assad. Riguardo la recente attivazione dello SI, è il risultato diretto dei fallimentari calcoli della politica estera degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno armato, addestrato, finanziato e fatto affidamento sui terroristi per rovesciare il leader siriano. Ma il cosiddetto Stato islamico, vedendo la lotta accanita delle forze governative siriane, ha optato per una tattica diversa. Le sue truppe si sono spostate dalla Siria all’Iraq attaccando e respingendo le forze governative di Baghdad. E oggi bombardando il loro ex-alleato gli Stati Uniti cercano di far rientrare nella bottiglia il genio che hanno tirato fuori. Ci sono poche probabilità che ci riescano. Sul fatto che cosiddetta operazione avvenga senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è ovviamente assai negativo. Soprattutto è il governo siriano che deve prima dare il permesso per spazzare via gli islamisti dal suo territorio. Il territorio della Repubblica araba siriana. Poi deve seguire la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con un mandato chiaro e obiettivi definiti, in modo che gli USA non possano interpretare il mandato come credono e agire da gendarme del mondo.

VdR: Se un tale scenario caotico dovesse accadere, quali dovrebbero essere le azioni dei Paesi e movimenti da sempre contrari a tale scenario, come Russia, Cina, Iran e movimento libanese Hezbollah?
Igor Korotchenko: Nel nostro caso agiremo politicamente. Questo è ciò che facciamo già ricordando sempre che nessuna azione può essere intrapresa senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La stessa posizione è stata adottata dalla Cina. Quindi politicamente agiamo così, oggi. Riguardo l’Iran e le azioni che potrebbe intraprendere, penso che contribuirà direttamente ed amplierà il proprio intervento tecnico-militare in favore di Damasco, nel caso di un tale scenario. E sarà a mio parere una decisione sovrana e corretta di Teheran. Per gli interessi nazionali dell’Iran. Un possibile rovesciamento del Presidente Bashar al-Assad sarebbe un duro colpo per le posizioni dell’Iran nella regione. E infatti l’Iran ha la possibilità di coordinarsi con il movimento in questione, al fine di riconfigurare la situazione a scapito degli Stati Uniti e dei loro alleati.

VdR: Altro tema popolare di questi giorni è la consegna o meno dalla Francia alla Russia delle navi portaelicotteri Mistral. Vediamo molta manipolazione e anche ricatto. La Francia è sotto grande pressione esterna, soprattutto da Stati Uniti e NATO, a cui cede dopo diversi anni. Ora vengono imposte “condizioni” sulla consegna sebbene ne guadagni di più la Francia che non la Russia in tale vicenda. Tuttavia, da grande esperto militare, cosa ne pensa?
Igor Korotchenko: la Russia ha adottato una posizione molto tranquilla sull’argomento. Il contratto è firmato, il denaro versato. Il contratto deve quindi essere adempiuto. Se Parigi e l’Eliseo annullano la transazione, la Francia dovrà rimborsare tutto ciò che ha ricevuto di contratto e pagare una grossa penalità. Quanto a noi, abbiamo reagito con calma, senza eccessi.

VdR: la Francia sarebbe perdente in tale vicenda, in caso di mancata consegna? Abbiamo davvero bisogno di queste Mistral?
Igor Korotchenko: In primo luogo, per la Francia sarà un durissimo colpo alla propria immagine e reputazione di Paese rifornitore. D’altra parte, le Mistral che saranno costruite in Russia sono appositamente studiate per le esigenze e le specifiche russe, che non sono le stesse della Francia che utilizza le Mistral per svolgere missioni in Africa. Le Mistral per la Russia non hanno ponte e hangar delle stesse dimensioni… Primo perché gli hangar sono progettati per gli elicotteri russi Ka-52. Anche la funzione rompighiaccio è adatta alle nostre esigenze. I nostri sistemi sono integrati. Parigi avrà difficoltà a vendere tali navi ad altri che non la Russia. Un altro punto importante è che il rifiuto di eseguire il contratto porterà alla crisi della cantieristica francese. I sindacati hanno già detto apertamente che non accetteranno la risoluzione del contratto. Il presidente francese Hollande, che anche senza tale storia ha perso e continua a perdere sostegno politico, potrebbe divenire il politico che ha apertamente tradito gli interessi nazionali della Francia. Gli elettori francesi non lo perdoneranno. Inoltre non perdoneranno le forze politiche a lui associate. Pertanto, l’eventuale rifiuto di adempiere al contratto farà perdere alla Francia più di quanto ne raccolga. Quanto alla Russia, si concentrerà sui propri mezzi. Non sarà una tragedia.

VdR: L’ultimo tema che volevo discutere con voi è l’Africa, un continente che mi è caro. Questo continente attende il nostro ritorno. Da qualche tempo la Russia ha espresso il desiderio di tornarvi. Oggi ne vediamo i primi risultati. La cooperazione russo-africana è fortemente legata tra l’altro alla collaborazione tecnico-militare, così come ad altri settori dell’economia e del commercio. Pensa che le condizioni siano mature per un ritorno della Russia in Africa e al rafforzamento del partenariato Africa-Russia?
Igor Korotchenko: E’ vero ed è un peccato che in 20 anni abbiamo guardato l’Africa come un continente di poco o nessun interesse. In particolare, le nostre posizioni sono state occupate dagli Stati Uniti. La Cina ha anche una molto forte presenza. Oggi in realtà torniamo. Se parliamo degli armamenti, abbiamo firmato una nuova serie di contratti con l’Egitto, così modernizzeremo e perfezioneremo la difesa aerea egiziana. Vi sono inoltre nuovi contratti con l’Angola per la consegna di blindati e caccia Sukhoj Su-30. Molti Paesi africani acquistano armi russe, soprattutto l’Algeria. L’Uganda ha recentemente firmato un contratto molto importante, anche per aerei da caccia Su-30. Inoltre promuoviamo attivamente i nostri elicotteri. Sono stato di recente nella Repubblica Sudafricana, dove nei pressi di Pretoria si è tenuta una grande mostra di armamenti. La Russia era rappresentata dalle nostre maggiori aziende: Almaz-Antej, Visokotochne Kompleksij, Vertoletij Rossij (“Elicotteri Russi”), Rosoboronexport. Nel complesso tutti sanno che oggi si deve lavorare attivamente con l’Africa. Ma sottolineo ancora una volta che dovremmo lavorare in condizioni di estrema concorrenza. La Cina è molto attiva, come gli Stati Uniti ed altri attori. Il nostro valore aggiunto è poter dare garanzie che i Paesi occidentali non possono. Garanzie politiche, a conferma che la cooperazione continuerà a dispetto di qualsiasi potenziale forza maggiore. Mentre gli Stati Uniti usano l’embargo quando e dove vogliono, rifiutando anche i servizi al cliente o la fornitura di parti di ricambio. L’armamento moderno opera per molto tempo: 20 anni e più. Così il Paese acquirente, con la scelta di questo o quel sistema d’arma, si aspetta che lo Stato fornitore garantisca gli obblighi per tutto il ciclo di vita delle armi in questione. La Russia ha una buona immagine su questo aspetto, di partner affidabile e prevedibile. Inoltre la Russia rafforzerà le sue posizioni e sarà libera politicamente, anche in caso di sanzioni che appaiono paradossali, ma il numero di Paesi disposti a comprare armi russe potrà solo crescere. Questo già si vede oggi. Una posizione forte e indipendente assieme alle ottime caratteristiche dei nostri sistemi di difesa, attraenti per tutti gli acquirenti stranieri, compresa l’Africa.

VdR: Ultima domanda. Secondo lei possiamo rafforzare i nostri legami con i Paesi africani che intendono collaborare al massimo livello con la Russia, mentre sono sotto la forte pressione dei loro ex-colonizzatori occidentali e degli Stati Uniti? Mi riferisco segnatamente ai Paesi africani francofoni.
Igor Korotchenko: Certo. Prendiamo l’esempio del Mali che compra le nostre armi. Soprattutto su alcune posizioni non c’è alternativa. Dobbiamo necessariamente rafforzare le nostre posizioni in tali Paesi. Ma devo sottolineare un punto importante che, oltre alla cooperazione tecnico-militare, il nostro business globale deve anche essere molto più attivo nel continente africano. Si guardi come sono attive le aziende cinesi che operano in Africa, in tutti i settori economici del continente. Noi abbiamo interesse a partecipare ai progetti minerari e d’estrazione delle risorse naturali. Il nostro capitale, i nostri investimenti, le nostre armi dovrebbero completarsi a vicenda. Nel mondo di oggi le imprese e la vendita di armi si accompagnano, perché possono promuovere gli interessi strategici del Paese. Senza dubbio, dobbiamo guardare all’Africa dritto negli occhi, essendo stata sottovalutata da tempo come partner. Ecco perché dobbiamo assolutamente ampliare la nostra partnership.

VdR: Grazie di tutto.

166043Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iran e la guerra per procura in Kurdistan

Eric Draitser New Eastern Outlook 16/10/2014

tumblr_mqep8m3Mwo1s6c1p2o1_1280Nella guerra contro il SIIL (Stato islamico) che si svolge in Iraq e Siria, un eventuale cambio di alleanze, che potrebbe modificare sostanzialmente l’equilibrio di potere nella regione, si svolge senza che nessuno sembri notarlo. In particolare, il rapporto nascente tra Repubblica islamica dell’Iran e regione semi-autonoma del Kurdistan del nord dell’Iraq può mutare il panorama politico del Medio Oriente. Naturalmente, un tale sviluppo è parte di una più ampia azione geopolitica dall’Iran, e avrà conseguenze significative per tutti gli attori regionali. Tuttavia, Turchia, monarchie del Golfo e Israele avranno più da perdere da tale sviluppo. Mentre l’Iran ha vecchie controversie con elementi della propria minoranza curda, ha palesemente preso l’iniziativa di favorire i curdi iracheni nella guerra contro gli estremisti del SIIL. Come il presidente curdo Massud Barzani ha spiegato a fine agosto, “La Repubblica islamica dell’Iran è stato il primo Stato ad aiutarci… fornendoci armi e attrezzature”. Questo fatto da solo, insieme ad accuse plausibili anche se non confermate, del coinvolgimento militare iraniano nell’Iraq curdo, dimostra chiaramente l’alta priorità che Teheran concede alla cooperazione con il governo di Barzani e il popolo curdo nella lotta ai militanti filo-sauditi e filo-qatariori del SIIL. La domanda è perché? Cosa spera di ottenere l’Iran da un coinvolgimento in questa lotta? Cosa rischia di perdere? E come potrebbe cambiare la regione?

L’equazione iraniana
Mentre molte sopracciglia si aggrottano sul coinvolgimento iraniano al fianco dei curdi nella lotta contro il SIIL, forse non dovrebbe sorprendere. Teheran ha costantemente puntellato le sue relazioni con Irbil, sia come genuino desiderio di formare un’alleanza che come contromisura alla cacciata dell’alleato e partner ex-primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi. Dalla guerra statunitense in Iraq iniziata nel 2003, e soprattutto dopo che le truppe statunitensi l’hanno lasciato nel 2011, l’Iran si è posizionato come attore chiave, e per certi versi dominante, in Iraq. Non solo aveva un’influenza significativa con Maliqi e il suo governo, ma vedeva l’Iraq come opportunità per spezzare l’isolamento imposto da Stati Uniti, Unione europea e Israele per il controverso programma nucleare. Per l’Iran, l’Iraq di Maliqi era un ponte fisico (collegando l’Iran ai suoi alleati Siria e in Libano meridionale) e politico (da intermediario nei negoziati con l’occidente). Inoltre, l’Iraq di Maliqi doveva essere il fulcro di una nuova strategia economica che includeva il proposto gasdotto Iran-Iraq-Siria, un progetto che avrebbe fornito all’Iran accesso al mercato europeo dell’energia, consentendo così alla Repubblica islamica di togliere al Qatar il dominio regionale nell’esportazione del gas all’Europa. Inoltre, l’Iraq era in prima linea nella continua lotta dell’Iran contro i gruppi terroristici filo-occidentali, il più infame dei quali è il Mujahidin-e-Khalq (MeK). Fu il governo di Maliqi che chiuse Camp Ashraf, la base da cui il famigerato MeK operava conducendo una continua guerra terroristica contro l’Iran. Naturalmente non è un segreto che il MeK sia il beniamino della dirigenza neocon, lodato da quasi ogni architetto, supporter e attuatore della guerra in Iraq di Bush. Visto così, l’Iraq era una necessità economica e politica per l’Iran, che non poteva semplicemente far scivolare di nuovo nell’orbita di Washington. E così, con l’emergere del SIIL e il conseguente rovesciamento del governo Maliqi tramite pressioni e propaganda globali occulte, che lo ritraevano come un dittatore brutale pari a Sadam Husayn, l’Iran chiaramente dovette ricalcolare la propria strategia. Sapendo di non poter fidarsi del nuovo governo di Baghdad, più o meno scelto dagli Stati Uniti, Teheran vede chiaramente una nuova opportunità nel Kurdistan.

Perché il Kurdistan?
Mentre gli imperativi per l’Iran ad impegnarsi in Iraq sono chiari, rimane la domanda su ciò che specificamente il Kurdistan offre a Teheran come necessità strategica e geopolitica della proiezione di potenza. Per capire il movente iraniano, si deve esaminare come curdi e Kurdistan rientrano nelle relazioni nazionali ed internazionali dell’Iran. Prima di tutto l’Iran, come Iraq, Siria e Turchia, ospita una considerevole minoranza curda costantemente manipolata da Stati Uniti e Israele, ed usata come pedina nella partita a scacchi geopolitica con la Repubblica islamica. Con il caos in Iraq e Siria, e la continua oppressione ed emarginazione della minoranza curda in Turchia, sembra che un Kurdistan indipendente che possa modificare sostanzialmente la mappa regionale sia una possibilità sempre più praticabile. Quindi, al fine di evitare ogni possibile destabilizzazione curda dell’Iran e del suo governo, Teheran sembra aver iniziato un alleanza, invece che di contrastare, con gli interessi curdi in Iraq. Probabilmente l’Iran vede in questa alleanza un tacito, se non palese, accordo che una qualsiasi indipendenza curda non venga usata come arma contro Teheran. In secondo luogo, schierandosi con il governo di Barzani e fornendogli sostegno materiale e tattico, l’Iran chiaramente manovra per posizionarsi contro i rivali regionali. Da un lato, l’Iran riconosce la minaccia rappresentata dal membro della NATO Turchia, il cui governo guidato da Erdogan e Davutoglu è intimamente coinvolto nella guerra contro la Siria e nell’armamento e finanziamento del SIIL e degli altri gruppi terroristici nel Paese. Mentre Ankara ha pubblicamente rifiutato di partecipare ad operazioni militari in Siria, le sue azioni dimostrano il contrario. Ospitando e rifornendo i terroristi tramite CIA ed altre agenzie d’intelligence, fomentando la guerra civile in Siria, la Turchia si è dimostrata parte integrante del tentativo USA-NATO-GCC di effettuare un cambio di regime. Ovviamente non sfugge ai curdi esattamente ciò che la Turchia ha fatto e continua a fare. Non solo conduce una guerra ultradecennale contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), ma ha sempre rifiutato di considerare la propria minoranza curda come qualcosa di diverso da cittadini di seconda classe. E ora, dato il ruolo centrale che Erdogan, Davutoglu & Co. giocano nel fomentare la guerra in Siria, permettono ai loro ascari terroristici del SIIL di massacrare altri curdi. Non dovrebbe quindi sorprendere che molti curdi vedano la Turchia, e non Siria o Iran, come grave minaccia e nemico del proprio popolo. E così l’Iran colma il vuoto, offrendo ai curdi non solo sostegno materiale, ma anche politico e diplomatico. Dal punto di vista di Teheran, la Turchia continua ad essere il rappresentante dell’agenda USA-NATO-GCC; Ankara ha svolto un ruolo chiave nel bloccare lo sviluppo economico iraniano, in particolare sull’esportazione di energia. Va ricordato che la Turchia è uno dei principali attori nella corsa all’energia nel Caspio, fornendo gli oleodotti necessari sia al TANAP (Trans-Anatolian Pipeline) che al progetto di gasdotto Nabucco ovest, tra gli altri. Tali progetti sono sostenuti dagli Stati Uniti in concorrenza al South Stream della Russia (gasdotto russo verso l’Europa meridionale) e alla proposta pipeline Iran-Iraq-Siria. In sostanza quindi la Turchia dovrebbe essere un potente pezzo degli scacchi utilizzato per bloccare le mosse iraniane verso l’indipendenza economica e l’egemonia regionale.
Le aperture iraniane verso i curdi e il coinvolgimento nella lotta contro il SIIL in generale, devono essere interpretati come un passo contro i rivali regionali dell’Iran, Arabia Saudita e Qatar. Entrambi implicati nell’organizzazione e finanziamento di gruppi e reti di terroristi operanti sotto la bandiera del SIIL, usato come ascaro per spezzare l'”Asse della Resistenza” tra Hezbollah, partito Baath siriano e Iran. Gli interessi economici e politici di Arabia Saudita e Qatar, in particolare delle famiglie regnanti di tali Paesi, sono evidenti; la loro presa sul potere è possibile solo mantenendo il dominio sul commercio dell’energia. Nell’Iran, le monarchie del Golfo vedono una potente e ricca nazione che, data l’opportunità di svilupparsi economicamente, probabilmente li eliminerebbe quali leader regionali. Quindi, naturalmente, devono attivare le loro reti jihadiste per privare l’Iran dei suoi due alleati strategici Iraq e Siria, spezzando così il legame con Hezbollah e rompendo l’arco sciita. Una politica di potenza, in sostanza, grazie a cui ora i curdi pagano con la propria vita le aspirazioni meschine dei monarchi del Golfo. Infine, l’azione in Kurdistan degli iraniani rappresenta una nuova fase della lunga guerra per procura tra Iran e Israele. Non è un segreto che, come detto sopra, alcune fazioni e organizzazioni curde siano state a lungo assai vicine a Tel Aviv. In realtà, il rapporto ultradecennale tra i due è uno dei motivi principali dell’acquiescenza curda ai piani occidentali contro Iraq e Iran. Come il blogger filo-israeliano e auto-proclamatosi “saggio prodigioso” Daniel Bart ha scritto: “Ci fu un assai stretta cooperazione tra Israele e KDP nel 1965-1975. In quel periodo vi erano di solito circa 20 specialisti militari di stanza in una località segreta nel sud del Kurdistan. Rehavam Zeevi e Moshe Dayan erano tra i generali israeliani che prestarono servizio in Kurdistan… Gli israeliani addestrarono l’esercito curdo di Mustafa Barzani e persino ne guidarono le truppe in battaglia… La cooperazione “segreta” tra Kurdistan e Israele fu principalmente in due campi. Il primo nell’intelligence e questo è difficilmente notevole avendo avuto la metà del mondo, tra cui molti Stati musulmani, tali rapporti con Israele. Il secondo è l’influenza a Washington”. Bart, basandosi sul lavoro dello scrittore e ricercatore israeliano Shlomo Nakdimon, ha ragione nel sottolineare che l’intelligence israeliana, tra cui alcuni dei più celebri (o famigerati, a seconda della prospettiva) leader israeliani, ebbe rapporti con la leadership curda per più di mezzo secolo. Anche se le prove sono scarse, coloro che seguono da vicino la vicenda in generale credono che la cooperazione tra Tel Aviv e Irbil sia aumentata drammaticamente, soprattutto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, infatti Israele ha probabilmente agenti segreti e ufficiali dei servizi segreti in Kurdistan, e da qualche tempo. Questo non è certamente un segreto per gli iraniani, convinti (e probabilmente a ragione) che molti degli omicidi, attentati e altri atti terroristici perpetrati da Israele siano stati pianificati e organizzati dal territorio curdo. Tale pensiero è sostenuto dalle indagini del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh che notò nel 2004: “Gli israeliani hanno avuto lunghi legami con i clan Talabani e Barzani (in) Kurdistan e molti ebrei curdi emigrati in Israele hanno ancora molti contatti. Ma a un certo momento, prima della fine dell’anno (2004), non mi è chiaro esattamente quando, sicuramente direi sei/otto mesi fa, Israele ha iniziato a collaborare con alcuni commando curdi, apparentemente con l’idea di alcuni comandanti israeliani di unità d’élite antiterrorismo, o terroristiche a seconda dei punti di vista, di accelerare l’addestramento dei curdi”. I leader iraniani sono profondamente consapevoli della presenza di forze speciali ed intelligence israeliane in Kurdistan, sapendo che in ultima analisi Teheran è nel mirino. Così l’Iran ha chiaramente approfittato di un’opportunità per affermare la propria influenza sul Kurdistan, inserendosi in quello che era, finora, un dominio degli israeliani. Resta da vedere come Tel Aviv risponderà.
Mentre il mondo guarda con orrore la continua avanzata del SIIL in Iraq e Siria, c’è un’altra storia che si svolge, quella di come l’Iran, da tempo demonizzato come paria regionale, trasformi un caos volto a distruggerlo con i suoi alleati in un possibile trampolino per una futura cooperazione. E’ la storia di ex-nemici che terrorismo e guerra per procura hanno avvicinato, esponendo al mondo il tradimento dei governi una volta visti come alleati. E’ la storia di alleanze mutevoli come la sabbia del deserto. Ma in questa storia, il prossimo capitolo deve ancora essere scritto.

000_mvd6580355_03Eric Draitser è analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org, ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

ANPI, la Gladio dei neocon dall’Iran all’Ucraina

Nazipiddini in rotta confessano: “tutta colpa di Aurora
Alessandro Lattanzio, 15/10/2014

La verità sarà rivelata un giorno. La verità non muore mai. Non m’interessa quello che succede. Ho avuto tre infarti e non ho figli, quindi se vogliono mandarmi in tribunale o in prigione, ne vale la pena per la verità“.

Campagna promozionale dell'ANPI a Kharkov a sostegno dei camerat...  compagni diversamente antifascisti in Ucraina.

Campagna promozionale dell’ANPI a Kharkov a sostegno dei camerat… compagni diversamente antifascisti in Ucraina.

voerzio3L’ANPI di Vittorio Veneto infine ripiega dal proposito di indire un’inziativa in sostegno ai golpisti naziatlantisti a Kiev, probabilmente un rigurgito di nostalgismo per le operazioni combinate anti-jugoslave tra X MAS, brigata partigiana anticomunista Osoppo, cosacchi del generale ex-sovietico traditore Vlassov, unità di CIC, SOE, Abwehr e Brandenburg, indicendo per il 18 ottobre tale “iniziativa”, in linea con la kermesse naziatlantisa tenutasi il 14 settembre a Buscate (Milano), sotto il patrocinio del PD-PdL-Lega, dove si raccoglievano sia fondi per finanziare le bande neonaziste ucraine, sia le appassionate testimonianze del mercenario neo-fascista Fontana, preso dall’entusiasmo che provava nel bruciare vive persone ad Odessa e ad uccidere donne e anziani a Donetsk. Fontana viaggia tranquillamente tra “fronte interno” italiano e “prima linea” ucraina con il beneplacito dei servizi segreti italiani (legatissimi al PD, che ne ha nominato i vertici), tramite la rete Gladio, cui aderiscono non solo i nazisti Voerzio, Prevedello e Di Pasquale ma anche “giornalisti freelance” come Attanasio e soprattutto l’agente d’influenza statunitense Cazzulani, giovane promessa del PD, “esperto” di Europa orientale, Ucraina, Polonia, ecc. oltre che “pasionario” portavoce in Italia della “pasionaria” Julija Timoshenko, oligarca mafiosa, mandante di omicidi e una delle principali responsabili del disastro socio-economico ucraino; ma non per questo lo “spirito di solidarietà democratico” del PD viene meno, e il legalismo può anche andare all’inferno se si tratta di seguire gli ordini della CIA e della sua agente nel governo italiano Federica Mogherini.
Matteo Cazzulani, in partenza per gli Stati Uniti, destinazione Filadelfia, dove svolgerà attività di collaborazione con istituzioni democratiche italo-americane, è stato negli anni scorsi un giovane giornalista attento osservatore dei fatti di Polonia e Ucraina. Ha scritto sulla rivoluzione arancione, ha seguito come corrispondente da Kyiv il processo contro la Tymoshenko. In questo libro offre una chiave interpretativa fondamentale per capire la crisi dell’Ucraina di oggi, cerniera energetica tra Europa e Russia”. Le perle si saggezza dell’agente della sovversione statunitense Matteo Cazzulani, come questa, “La mentalità sovietica e l’anti americanismo culturale sono i più solidi alleati della propaganda di Putin”, ricordano abbastanza caninamente le perle di saggezza dell’agente della CIA Mogherini: “E sì, certamente la Russia di Putin ha rivitalizzato un atteggiamento di egemonia regionale che accentua la competizione con “l’Occidente”, senza dubbio alcuno”.

Matteo Cazzulani, 'esperto' di Ucraina e braccio destro di Gainni Pittalla

Matteo Cazzulani, ‘esperto’ di Ucraina e braccio molto destro dell’eurodeputato PD Gianni Pittella

A proposito di giornalisti e free-lance, ecco cosa ne dice il giornalista tedesco, con 25 anni di carriera, Udo Ulfkotte sulle menzogne diffuse dai mass media. Afferma che lui stesso fu convinto a mentire, ed oggi denuncia la propaganda di guerra dei media contro la Russia. “Stanco delle menzogne ​e di vivere in una repubblica delle banane senza una vera stampa indipendente. Alcuni suoi colleghi fanno parte di organizzazioni atlantiche che sostengono la propaganda degli Stati Uniti. Molti giornalisti sono “agente sotto copertura non ufficiali“. Udo Ulfkotte infatti ha lavorato sia per la Frankfurter Allgemeine Zeitung che per la CIA. Il suo compito era diffondere la propaganda filo-USA e filo-UE. (Ricorda un certo Cazzulani e un certo Attanasio?) “Organizzazioni atlantiste invitano i giornalisti, corteggiandoli pagandogli i viaggi e quindi corrompendoli, divenendo progressivamente “agenti sotto copertura non ufficiali” di cui la CIA può negare qualsiasi legame, se necessario. Ciò é particolarmente vero per i giornalisti tedeschi, inglesi, israeliani, australiani, neozelandesi e naturalmente francesi” (e italiani). Peggio, il giornalista dice che gli venne recapitato un articolo già scritto su Gheddafi e gli chiesero di firmarlo per pubblicarlo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. (Cazzulani ha un ‘negro’ alla casa Bianca?) L’articolo era stato scritto dall’intelligence tedesca BND. “La verità sarà rivelata un giorno. La verità non muore mai. Non m’interessa quello che succede. Ho avuto tre infarti e non ho figli, quindi se vogliono mandarmi in tribunale o in prigione, ne vale la pena per la verità“. Tanto di cappello Signor Ulfkotte. Fawkes

Ma ovviamente il “partigiano” Antonini, che dovrebbe quindi avere circa novant’anni, ci tiene ad indicare che il nemico sono i ‘rosso-bruni’, come insegna il famoso bardo dell’“antifascismo” targato Mondadori, (della nota famiglia rossa dei Berlusconi), Valerio Evangelisti.

Il counicato del compagno 'diversamente' antifascista Di Pasquale.

Il comunicato del compagno ‘diversamente’ antifascista Di Pasquale.

Annullato il Convegno di Vittorio Veneto sulla crisi ucraina
Il Convegno intitolato Ucraina: terra di confine? previsto per sabato prossimo e organizzato dalla sez. Anpi di Vittorio Veneto, con la partecipazione di giornalisti e opinionisti vicini alla causa del nazionalismo ucraino, senza contrappesi e contraddittori, è stato annullato. Le motivazioni sono state addotte nel comunicato stampa diramato l’11 u. s. dal Direttivo della sezione stessa. La notizia aveva comprensibilmente suscitato clamore e proteste: per una volta ancora, a seguito del Convegno di Cadoneghe del 17 febbraio su Foibe e Confine orientale, invece tenutosi, articolazioni locali della nostra Associazione esprimevano il proposito di legittimare personaggi e sodalizi da sempre ostili all’Antifascismo, danneggiando seriamente l’immagine dell’Anpi. All’esterno non è contemplabile che si tratti di iniziative locali, ragion per cui, specialmente oggi con i social, ove tutto diviene fonte autorevole, si è immediatamente passati a trarre delle conclusioni generali sull’Associazione. Ne sono sortiti lettere e interventi, non tutti, va da sé, disinteressati. Se in molti sostengono giustamente che l’Anpi non debba in alcun modo supportare un nazionalismo come quello ucraino, coi suoi diretti, e fattivi, riferimenti al collaborazionismo filonazista nella Seconda guerra mondiale (si pensi alle famigerate SS ucraine che hanno seminato terrore e morte in tutta Europa, Italia compresa); altri, cui l’Antifascismo non può interessare di meno, hanno colto l’occasione per intorbidire le acque e infangare. È il caso del provocatore e calunniatore Alessandro Lattanzio, il cui post sul suo blog rossobruno “Aurora”, intitolato Anche l’Anpi al fianco dei nazisti ucraini, è stato il più condiviso e divulgato nella rete. (Bingo!)
Non bisogna dar pretesti a questi diffamatori. L’annullamento di questo Convegno è un passo avanti. È bene che l’Anpi promuova una seria riflessione sull’argomento in oggetto e, in linea con le sue prerogative e il suo Statuto, sostenga la causa delle organizzazioni antifasciste che si stanno battendo contro la giunta golpista di Kiev, nel ricordo dell’immenso tributo di sangue dato dalle popolazioni sovietiche per la sconfitta del nazifascismo.

Silvio Antonini
Presidente Cp Anpi Viterbo

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Sì, perché se non fosse stato per il sito Aurora del “calunniatore e provocatore” Alessandro Lattanzio, il convegno di supporto ai nazisti attivi in Ucraina si sarebbe tenuto tranquillamente, con Antonini (e quelli come lui) che sempre tranquillamente avrebbe applaudito all’espressione di democrazia dell’ANPI in supporto della propaganda di coloro che in Ucraina uccidono e perseguitano antifascisti e comunisti, abbattono statue di Lenin, distruggono monumenti all’Amata Rossa e ai Partigiani che, al contrario del “partigiano” Antonini e dei suoi camerati della miniburocrazia nazipiddina, combatterono (e combattono) realmente il fascismo invasore in Ucraina. Ma non è la prima volta che l’ANPI, che Antonini dipinge come baluardo della democrazia e della resistenza, agisce da cinghia di trasmissione della sovversione atlantista, fiancheggiandone le reti terroristiche come Gladio. Tralasciando lo squallidissimo spettacolo dell’ANPI che supporta esplicitamente sionismo e azioni belliche d’Israele, qui e qui. E tralasciando le infinite kermesse dell’ANPI a supporto della sovversione atlantista-sionista in Medio Oriente e delle guerre civili scatenate dagli islamisti eterodiretti dalle intelligence della NATO, qui.
Maryam20Rajavi203 L’ANPI s’é scagliata anche contro l’Iran. Difatti va ricordato che l’ANPI, che blatera in continuazione di resistenza e lotta per la democrazia, seguendo sempre gli ordini del Mossad e della CIA trasmessi via PD, presenziò e sostenne la campagna propagandistica in Italia dell’organizzazione terroristica dei Mujahidin e-Kalq. I Mujahidin e-Kalq è un’organizzazione dedita al terrorismo stragista in Iran dove, su ordine del Mossad e delle intelligence statunitensi, compie agguati contro le forze dell’ordine locali, assassina ricercatori e scienziati iraniani ed iracheni, piazza bombe ed autobombe in località pubbliche, per terrorizzare la popolazione iraniana che supporta la propria Patria. La provincia di Cuneo, con il supporto dell’ANPI, infatti, organizzò un evento ospitando degli esponenti del MeK, “Rahimi ha risposto alle numerose domande dei presenti, tratteggiando il volto della Resistenza, che vede in prima linea proprio le donne, non a caso alla guida del Consiglio nazionale della Resistenza con Maryam Rajavi, di stanza a Parigi. Un’istanza immediatamente accolta dall’assessora provinciale alle Pari opportunità, Anna Mantini, moderatrice dell’incontro, che ha promesso la presentazione a breve di un apposito ordine del giorno provinciale per invocare il rispetto dei diritti universali in Iran (qui)”. Maryam Rajavi, così elogiata dai miserabili burocratelli nazipiddini dell’ANPI/PD, è il capo di tale l’organizzazione terroristico-stragista, una setta di estremisti armati e appoggiati dai vari nemici dell’Iran, da Sadam Husayn ai neocon statunitensi e al Mossad (qui).
All’inizio del 2013 il MeK aveva aperto un ufficio a Washington, registrandosi sotto lo pseudonimo di Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), come lobby. È interessante notare che la registrazione include la dichiarazione che non riceve soldi da governi stranieri, sollevando la domanda se il MeK prenda denaro negli Stati Uniti”. (qui)

La compagna 'partigiana' iraniana dell'ANPI  Maryam Rajavi con Ileana Ros-Lehtinen, deputata neocon statunitense, è a capo della fazione anti-iraniana estremista del Congresso USA.

La compagna ‘partigiana’ iraniana dell’ANPI Maryam Rajavi con Ileana Ros-Lehtinen, deputata neocon statunitense, a capo della fazione anti-iraniana estremista del Congresso USA.

Maryam Rajavi e il rabbino Daniel Zucker, a capo del gruppo Americans for Democracy in the Middle East, accanito supporter sionista del the MEK

Maryam Rajavi e il rabbino Daniel Zucker, a capo del gruppo Americans for Democracy in the Middle East, accanito supporter sionista del MeK

Quindi è comprensibile l’irritazione di Antonini e degli altri mercenari burocratici nazipiddini per le “calunnie” del sottoscritto “rosso-bruno” contro l’ANPI, ente che pretende di onorare la Resistenza organizzando convegni per legittimare e supportare i vari arnesi della sovversione atlantista: gladiatori italiani, islamisti mediorientali, nazisti ucraini e terroristi sionisti. Insomma la feccia della Storia con cui Antonini, Cazzulani e camerati del PD si accompagnano, supportandone e legittimandone di fatto i crimini, in coerenza con la linea geopolitica dettata da CIA e Mossad.

L'ANPI nella realtà.

L’ANPI nella realtà.

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PS: Venghino siori, Venghino, iscrivetevi laddove nazipididni e nazisti senza complessi si danno la mano: Boicottiamo Aurora e Alessandro Lattanzio. Più gente entra, più bestie si vedono.

Katjusha, proteggimi tu (attenzione ai deboli di cuore e di animo, questo è un anime rosso-bruno):

SIIL d’Israele

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 13/10/2014

wpid-israel-likeisis__articleIl flagello noto come Stato “islamico” dell’Iraq e del Levante (SIIL), noto anche come Stato Islamico dell’Iraq e Sham (SIIS) e Stato islamico (IS), è stato da tempo istruito nei think tank e uffici di pianificazione militare d’Israele. All’idea di un gruppo come il SIIL contro gli Stati nazionali arabi del Medio Oriente erano consacrato due piani politici israeliani: “La strategia d’Israele negli anni Ottanta” scritto nel 1982 dall’ex-funzionario del ministero degli Esteri israeliano Oded Yinon e “Un taglio netto: una nuova strategia per la protezione del reame”, in gran parte scritto dal falco guerrafondaio neoconservatore statunitense Richard Perle per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e pubblicato nel 1996, che includeva contributi di agenti d’influenza israeliani compari di Perle dentro e vicini a sensibili cariche governative negli Stati Uniti: Douglas Feith e David e Meyrav Wurmser. Il gruppo di neocons assunto da Netanyahu, noto come “Gruppo di studio per la nuova strategia israeliana per il 2000”, ha tracciato la politica statunitense in Medio Oriente per oltre vent’anni ed è tale gruppo responsabile delle disastrose politiche degli Stati Uniti che hanno portato all’occupazione dell’Iraq e al coinvolgimento nelle rivolte islamiste in Libia e Siria. I pentoloni politici che hanno contribuito alla fondazione del SIIL in Siria e in Iraq, attuando il piano Yinon e il Taglio netto, si trovano nella grande Washington DC, nelle organizzazioni non-profit pro-israeliane come l’Istituto Ebraico per la Sicurezza Nazionale (JINSA), l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente (WINEP), e l’Istituto per la Strategia Avanzata e gli Studi Politici (IASPS).
La politica del Taglio netto fu studiata da tempo da Netanyahu, che per primo lanciò l’idea di un Grande Israele o “Eretz Israel” che domini i vicini arabi attraverso guerre civili intestine, alla Conferenza di Gerusalemme sul terrorismo internazionale convocata dal Jonathan Institute il 2 luglio 1979. L’Istituto Jonathan prende il nome dal fratello di Netanyahu, il commando Jonathan Netanyahu ucciso nel raid israeliano del 1976 nell’aeroporto di Entebbe in Uganda, per liberare gli ostaggi di un aereo di linea Air France dirottato. Documenti segreti inglesi in seguito rivelarono che Netanyahu è morto in un’operazione false flag progettata dal Mossad per creare simpatia per Israele in Francia e in altri Paesi. Il Piano Yinon, come il “Taglio netto”, fu ideato dal brain trust di neocon ebraico-statunitensi di Netanyahu, chiamati a demolire l’intero processo di pace palestinese ed annettere e assorbire Cisgiordania, Gerusalemme Est, alture del Golan e Gaza. Le ultime proposte israeliane per reinsediare forzatamente i palestinesi di Gaza e Cisgiordania nel deserto del Sinai in Egitto, sotto sovranità quasi-israeliana, indica che Israele continua a prevedere una striscia di Gaza spopolata con la forza dai suoi residenti palestinesi. Il piano Yinon, pubblicato sul Kivunim giornale per l’ebraismo e il sionismo, prevede la dissoluzione di Libano, Siria, Iraq, Egitto e Arabia Saudita in mini-Stati etno-settari in guerra tra essi, tra cui almeno uno Stato sunnita, uno sciita e uno curdo in Iraq. Il piano Yinon afferma: “l’Iraq, ricco di petrolio e lacerato internamente, è sicuramente un candidato degli obiettivi d’Israele. La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. … Ogni confronto inter-arabo ci aiuterà nel breve periodo e accorcerà la strada all’obiettivo più importante, spezzare l’Iraq in domini come Siria e Libano. In Iraq, la divisione in province lungo linee etno-religiose, come in Siria durante il periodo ottomano, è possibile. Così esisteranno almeno tre Stati attorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e le aree sciite del sud si separeranno dal nord sunnita e curdo. … L’intera penisola arabica è un candidato naturale della dissoluzione su pressioni interne ed esterne, e la questione è inevitabile soprattutto per l’Arabia Saudita”.
zionists-promised-land-eretz-israel La comparsa sulla scena del SIIL con il supporto logistico, militare, finanziario e d’intelligence d’Israele, soddisfa i piani di Yinon e Netanyahu. Israele ora è pronta a capitalizzare il caos creato dal SIIL. Per alcuni aspetti, Netanyahu ha modificato i piani Yinon e Taglio netto. Il SIIL è intento a stabilire un unico califfato sunnita su Iraq e Siria, mentre sottopone curdi, sciiti e altre minoranze a conversioni forzate alla setta wahabita o, in caso contrario, all’esecuzione. Vi sono anche rapporti secondo cui il SIIL deporta bambini profughi da Siria e Iraq agli insediamenti in Cisgiordania per aumentarne la popolazione israeliana. L’idea che i coloni israeliani, molti dei quali sostengono apertamente il SIIL agitandone le bandiere in Cisgiordania, Gerusalemme e Tel Aviv, giudaizzino forzatamente cristiani, sciiti, sunniti, alawiti, drusi e yazidi siriani e iracheni per vivere come cittadini israeliani nella West Bank, rivaleggia con le peggiori politiche etno-demografiche del Terzo Reich nazista. Vi sono state segnalazioni dalla provincia irachena di Anbar, da cui le forze del SIIL puntano su Baghdad, che commando israeliani consegnino armi alle forze del SIIL. Inoltre, almeno un adolescente ebreo francese sarebbe andato in Siria per unirsi alle forze del SIIL che combattono contro il governo del Presidente Bashar al-Assad. Le truppe israeliane presenziano all’esfiltrazione dalla Siria del SIIL e dell’alleato Jabhat al-Nusra sulle alture del Golan per l’assistenza medica e logistica. Aerei da guerra israeliani hanno bombardato le forze governative siriane mentre erano bloccate in battaglie con le forze di SIIL e al-Nusra. Gli illegali coloni israeliani della Cisgiordania hanno promosso il SIIL nei raduni tenuti a Gerusalemme e Tel Aviv. Attivisti della destra israeliana, principale sostenitrice del governo Netanyahu, indossavano le blasfeme t-shirt nere del SIIL con il sigillo del Profeta Maometto e sventolavano la bandiera nera del SIIL con lo stesso sigillo. L’intelligence iraniana ritiene che ci sia un coordinamento nelle operazioni anti-governative in Iraq tra SIIL e il gruppo terroristico iraniano Mohajedin-e-Khalq (MEK), fortemente sostenuto da famosi neocon statunitensi come Richard Perle e Rudolph Giuliani. I rapporti su unità del SIIL che attraversano il confine con l’Iran si sommano ai rapporti sulle accresciute attività del MEK al confine iracheno-iraniano. Non c’è dubbio che Israele coordini le attività transfrontaliere di SIIL e MEK in Iran. Vi sono anche rapporti secondo cui SIIL e MEK hanno avuto colloqui informali in Francia, a conoscenza del primo ministro Manuel Valls. Si suppone che i francesi supervisionino le operazioni militari contro SIIL in Siria e in Iraq. La moglie di Valls, Anne Gravoin, è una nota sostenitrice d’Israele, essendo di origine ebraico-moldava.
Anche se il SIIL riceve gran parte dei finanziamenti da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati del Golfo, il suo mentore ideologico rimane Israele. Nessun politico e capo militare israeliano ha suggerito che il SIIL rappresenti una minaccia per lo Stato ebraico. Gli apprendisti raramente minacciano i loro padroni. Il principe saudita Walid bin Talal, finanziatore del neocon Rupert Murdoch e della sua fanaticamente filo-israeliana News Corporation, ha indicato l’esistenza dell’alleanza tra Israele, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Quwayt. Tale diabolica alleanza utilizza il SIIL come avanguardia per cercare di ridisegnare i confini del Medio Oriente secondo Yinon e Taglio netto. Tale vero “asse del male” minaccia Iran ed Egitto nel breve termine e, nel lungo Russia e Cina.

10441421La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il potenziale nucleare strategico della Russia sarà aggiornato entro il 2020

Dmitrij Litovkin, RIR, 6 ottobre 2014

In reazione all’espansione della NATO, la Russia crea nuovi missili balistici, perfeziona l’aviazione strategica, costruisce sottomarini e aggiorna il sistema di controllo spaziale.1385714Mosca accelera il rinnovamento della propria deterrenza nucleare, con il rinnovo completo delle forze entro il 2020, secondo il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, responsabile del complesso militare-industriale della Russia. Oggi vi sono ragioni sostanziali per la Russia di preoccuparsi della difesa, dice Viktor Esin ex-comandante delle forze missilistiche strategiche. “Gli USA costruiscono il loro sistema di difesa missilistico in Polonia, Romania e infine Paesi baltici minacciando direttamente la sicurezza della Russia. La comparsa dei sistemi antimissile in questi Paesi aiuterà gli Stati Uniti a realizzare il cosiddetto piano del ‘colpo di fulmine'”, spiega Esin. “In sostanza posizionare i sistemi antimissile il più vicino possibile alle basi di lancio dei missili balistici del potenziale nemico e impedirne il lancio”.

Rafforzare lo scudo nucleare
Fa notare che mentre il missile Pershing II potrebbe arrivare a Mosca in 7-10 minuti da un sito di lancio in Germania, i missili dei nuovi sistemi antimissile nei Paesi baltici dovrebbero coprire tale distanza in metà tempo. “Con tale intervallo il sistema di difesa missilistico russo sarebbe impotente“, chiarendo che ciò è uno dei motivi per cui Mosca modernizza il suo ‘scudo nucleare’ al più presto possibile. Nell’ambito del piano per lo sviluppo strategico nucleare, un passo importante è stato compiuto verso la creazione di nuovi missili balistici, per esempio lo RS-26 Jars, che dispone di diverse testate nucleari ipersoniche manovrabili. Ognuna ha un proprio sistema di guida e può superare qualsiasi sistema di difesa missilistica. Il piano è sostituire con questi missili i complessi mobili e fissi missilistici Topol e Topol-M, in totale 186 missili.

La nuova dottrina militare
Inoltre si sviluppano le componenti navali della capacità di deterrenza nucleare strategica. La Russia ha iniziato la costruzione in serie dei battelli di nuova generazione 955 Borej, che saranno la principale componente della triade nucleare navale della Russia. Secondo il programma di difesa dello Stato, entro il 2020 la marina riceverà otto sottomarini nucleari serie 955 dotati di missili balistici. Ciascuno dei vascelli subacquei avrà 16 missili balistici Bulava. Nel frattempo, l’aviazione strategica della Russia assiste alla continua modernizzazione degli equipaggiamenti di bordo dei suoi vettori missilistici Tu-160 e Tu-95. Ciascuno dei 66 bombardieri pesanti riceverà nuovi sistemi di comando, navigazione e puntamento, permettendo ai bombardieri d’essere utilizzati non solo per la deterrenza nucleare, ma anche per il lancio di missili e bombe convenzionali. “La nuova dottrina della sicurezza nazionale in via preparazione per la pubblicazione, oggi, in relazione alle nuove sfide alla sicurezza russa, non includerà il paragrafo sull’attacco nucleare preventivo nel caso di minaccia alla sicurezza del nostro Paese“, dice Jurij Baluevskij, ex-capo di stato maggiore dell’esercito russo. “Ciò nonostante, Mosca si riserva il diritto di possedere e, in caso di emergenza, usare armi nucleari“.

1001731Reazione difensiva
Per fare questo nelle attuali condizioni, non basta avere solo missili balistici, sottomarini e bombardieri. È inoltre necessario disporre di un affidabile sistema di sorveglianza spaziale, per l’allarme sui lanci di missili e il controllo delle proprie armi nucleari. Nell’ambito del programma di Difesa dello Stato 2020, la Russia ha già stabilito lungo i confini una rete di stazioni radar tipo Voronezh per l’allerta sul lancio di missili. La prima di queste stazioni è stata istituita presso San Pietroburgo. Di conseguenza i militari possono “vedere” tutto ciò che accade nell’aria e nello spazio dal Marocco alle Spitsbergen, fino alla costa orientale degli Stati Uniti. Una seconda stazione è stata costruita nei pressi di Armavir, nel territorio di Krasnodar, e controlla ciò che accade tra Nord Africa e India. I sistemi radar controllano lo spazio fino ad oltre 2500 chilometri. La costruzione di un centro nella regione di Kaliningrad ha chiuso il fronte occidentale, e nel prossimo futuro una stazione sarà creata nella regione di Irkutsk, ‘penetrando’ dallo spazio cinese fino alle coste occidentali degli Stati Uniti.
Secondo il Generale Sergej Karakaev, comandante delle forze missilistiche strategiche russe, le forze sotto la sua supervisione sono passate a un nuovo sistema di comando completamente digitale. Ciò aumenta la stabilità del sistema nel caso di conflitto nucleare. “Tale dimostrazione di forza è più una reazione difensiva piuttosto che il desiderio di spaventare qualcuno“, afferma Vadim Kozjulin, docente presso l’Accademia delle Scienze Militari, che sostiene che Mosca e Washington conoscono perfettamente la responsabilità di possedere e il pericolo di usare, armi nucleari. “In caso contrario, le parti non si sarebbero sedute negoziando la preservazione dell’accordo sui missili a media e lunga gittata. Nel campo delle armi strategiche, credo che entrambe le parti manterranno la prudenza“.

borei_class_l2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

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