Attacco israeliano: disperato tentativo di salvare la fallita campagna siriana

Land Destroyer 31 gennaio 2013

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Israele ha condotto dei raid aerei in Siria sulla base di “sospetti” trasferimenti di armi chimiche, in flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e della sovranità della Siria. The Guardian nel suo articolo “Israele compie un raid aereo sulla Siria“, afferma: “Gli aerei da guerra israeliani hanno attaccato un obiettivo vicino al confine siriano-libanese, dopo che da diversi giorni crescevano gli avvertimenti dei funzionari del governo sui depositi di armi della Siria.” Ha inoltre continuato: “Israele ha avvertito pubblicamente che avrebbe effettuato un’azione militare per impedire che le armi chimiche del regime siriano  cadano nelle mani di Hezbollah, in Libano, o dei “jihadisti globali” che combattono in Siria. L’intelligence militare israeliana dice che monitorava continuamente via satellite la zona in cui possibili convogli trasportano armi.”
In realtà, questi “jihaidisti globali” sono armati e finanziati da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele almeno dal 2007. E sono anche, infatti, i beneficiari diretti della recente aggressione d’Israele. I “sospetti” israeliani sui “trasferimenti di armi”, ovviamente, restano confermati perché lo scopo dell’attacco non era impedire il trasferimento di “armi chimiche” a Hezbollah in Libano, ma provocare un conflitto più ampio volto non a difendere Israele, ma a sostenere le sconfitte forze dei terroristi inviate dall’occidente in Siria per tentare di sovvertire e rovesciare la nazione siriana.
Il silenzio delle Nazioni Unite è assordante. Mentre la Turchia ospita apertamente i terroristi stranieri, armati e finanziati dall’occidente, dall’Arabia Saudita e dal Qatar per condurre incursioni nella vicina Siria, qualsiasi attacco siriano in territorio turco avrebbe come conseguenza immediata la mobilitazione delle Nazioni Unite. Al contrario, alla Turchia viene consentita, da anni, condurre attacchi aerei e persino parziali invasioni terrestri nel vicino Iraq, per attaccare i gruppi curdi accusati di minacciare la sicurezza turca. E’ chiaramente lo stesso doppio standard da tempo applicato in favore d’Israele.

Israele, insieme ad Arabia Saudita e Stati Uniti, è tra i principali sponsor di al-Qaida
Va ricordato che nel lontano 2007, come è stato ammesso da funzionari degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e libanesi che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita hanno intenzionalmente armato, finanziato e organizzato questi “jihadisti globali” con legami diretti con al-Qaida, con l’esplicito scopo di rovesciare i governi di Siria e Iran. Come riportato dal vincitore del premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, nel suo articolo del New Yorker, “The Redirection“: “Per indebolire l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, nelle operazioni clandestine destinate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro Iran e Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida“. Di Israele viene specificamente indicato: “Il cambiamento di politica ha portato l’Arabia Saudita e Israele a un abbraccio strategico, soprattutto perché entrambi i Paesi vedono l’Iran come una minaccia esistenziale. Sono coinvolti in colloqui diretti e i sauditi, che credono che la stabilità maggiore in Israele e Palestina darà una leva regionale in meno per l’Iran, sono sempre più coinvolti in negoziati arabo-israeliani.” Inoltre, funzionari sauditi hanno menzionato l’attento bilanciamento della loro nazione quando deve operare in modo da nascondere il suo ruolo di sostegno alle ambizioni USA-Israele nella regione: “Il saudita ha detto che, secondo il suo Paese, vi è un rischio politico nell’appoggiare gli Stati Uniti contro l’Iran: Bandar viene visto nel mondo arabo come troppo vicino all’amministrazione Bush. “Abbiamo due incubi”, mi ha detto l’ex diplomatico. “L’Iran che acquisisce la bomba e gli Stati Uniti che attaccano l’Iran. Preferirei che gli israeliani bombardino gli iraniani, in modo che possiamo condannarli. Se lo fanno gli USA, non potremmo condannarli“.
Può interessare i lettori sapere che mentre la Francia invade e occupa vaste aree del Mali in Africa, accusando il Qatar di finanziare e armare gruppi terroristici nella regione legati ad al-Qaida,  Francia, Stati Uniti e Israele cooperano con il Qatar per finanziare e armare questi stessi gruppi in Siria. In effetti, il think-tank statunitense Brookings Institution ha letteralmente un “Doha Centre” in Qatar, mentre il “Saban Centre” della Brookings del cittadino USA-israeliano Haim Saban, indice  conferenze e ha molti membri del suo consiglio di amministrazione anch’essi residenti a Doha, in Qatar. Doha è anche sede della più recente invenzione dell’occidente, la “Coalizione siriana” guidata da un sostenitore impassibile di al-Qaida, Moaz al-Qatib.
Tutto ciò fa parte della montatura materiale della cospirazione documentata da Seymour Hersh nel 2007. Il Wall Street Journal, sempre nel 2007, ha riferito dei piani degli Stati Uniti di Bush per creare una partnership con Fratelli musulmani della Siria, gruppo noto per essere d’ispirazione ideologica per le organizzazioni terroristiche collegate, tra cui al-Qaida stessa. Nell’articolo intitolato “Per controllare la Siria, gli Stati Uniti ricercano dei legami con i Fratelli musulmani“, si afferma: “In un pomeriggio umido di fine maggio, circa 100 sostenitori del più grande gruppo d’opposizione in esilio della Siria, il Fronte di Salvezza Nazionale, si riuniscono davanti all’ambasciata di Damasco per protestare contro il regime del presidente siriano Bashar Assad. I partecipanti hanno gridato slogan anti-Assad e alzato striscioni che proclamano: “Modificare il regime adesso”. Il FSN riunisce democratici liberali, curdi, marxisti e ex-funzionari siriani nel tentativo di trasformare il regime dispotico del presidente Assad. Ma la protesta di Washington è anche collegata a un paio di giocatori assai improbabili: il governo degli Stati Uniti e i Fratelli musulmani.” L’articolo segnalava anche: “Diplomatici e politici statunitensi hanno anche incontrato i deputati di partiti collegati ai Fratelli musulmani in Giordania, Egitto e Iraq, negli ultimi mesi, per ascoltare le loro opinioni sulle riforme democratiche in Medio Oriente, dicono i funzionari degli Stati Uniti. Il mese scorso, l’unità dell’intelligence del dipartimento di Stato ha organizzato una conferenza di esperti sul Medio Oriente per esaminare la fondatezza dell’impegno con i Fratelli, in particolare in Egitto e in Siria.” Descrive i legami ideologici e operativi tra la Fratellanza e al-Qaida: “Oggi, il rapporto tra la militanza della Fratellanza islamista e al-Qaida in particolare è la fonte di molte discussioni. Usama bin Ladin e altri leader di al-Qaida citano le opere del massimo intellettuale della Fratellanza, Sayyid Qutb, quale fonte d’ispirazione per la loro crociata contro i dittatori occidentali e arabi. I membri dei rami della Fratellanza egiziano e siriano continuato ad avere ruoli direttivi nel movimento di bin Ladin.”
Eppure, nonostante tutto questo, Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar, insieme a Israele e Turchia cospirano apertamente con essi, e da anni armano e finanziano questi i gruppi estremisti settari e terroristici in tutto il mondo arabo, dalla Libia all’Egitto, e ora in Siria e dintorni. I timori d’Israele che questi terroristi acquisiscano “armi chimiche” sono assurdi. Le hanno già acquisite con l’aiuto di Stati Uniti, NATO, dei britannici, sauditi, qatarioti e anche israeliani, in Libia nel 2011. In realtà, molti di questi terroristi libici guidano i gruppi stranieri militanti che si riversano in Siria attraverso il confine turco-siriano.

Che cosa significa davvero l’attacco d’Israele
In effetti, la spiegazione del perché Israele abbia colpito la vicina Siria è debole come non mai, non considerando la sua lunga relazione con la realtà documentata del finanziamento e armamento di molti “jihaidisti globali” di cui teme che possano impossessarsi di armi. I suoi timori su Hezbollah sono parimenti infondati. Se Hezbollah, i siriani o gli iraniani fossero stati interessati a inviare armi chimiche in Libano, l’avrebbero già fatto, e certamente l’avrebbero fatto con mezzi diversi dai grandi convogli che semplicemente “attraversano il confine”. Hezbollah ha già dimostrato di essere capace di sconfiggere l’aggressione di Israele con armi convenzionali, come dimostrato durante l’estate del 2006.
In realtà, la pressione esercitata sulle frontiere della Siria sia da Israele che dal suo partner la Turchia del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, a nord, fa parte di un piano documentato per alleviare la pressione sui terroristi armati e finanziati da sauditi, qatarioti occidentali ed israeliani che operano in Siria. Il già menzionato think-tank in politica estera degli Stati Uniti finanziato da Fortune 500, il Brookings Institution, ha stilato dei progetti per un cambiamento di regime in Libia così come per  la Siria e l’Iran, e l’ha pubblicato in particolare nel suo rapporto intitolato “Valutazioni per le opzioni di un cambio di regime“.
La Brookings descrive come gli sforzi israeliani nel sud della Siria, in combinazione con la Turchia che allinea grandi quantità di armi e truppe lungo il confine a nord, potrebbe contribuire a un violento cambiamento del regime in vigore in Siria: “Inoltre, i servizi segreti d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele può posizionare forze su o vicino le alture del Golan e così facendo, potrebbe deviare le forze del regime dalla repressione dell’opposizione. Questa posizione può evocare delle paure nel regime di Assad su una guerra su più fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana viene rifornita costantemente di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservarsi. Consiglieri sostengono che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano in modo corretto“. Pagina 6, “Valutazione delle opzioni per un cambio di regime”, Brookings Institution.
Naturalmente, gli attacchi aerei sulla Siria vanno oltre gli “atteggiamenti” e indica forse il livello di disperazione in occidente, che sembra aver scelto il suo teppista preferito, Israele, per incrementare gli “interventi”, proprio come aveva previsto in riferimento a un attacco all’Iran, anch’esso documentato in un rapporto della Brookings dal titolo “Quale Via per la Persia?
Per quanto riguarda l’Iran, la relazione “Quale Via per la Persia?” della Brookings afferma specificamente: “Israele sembra aver effettuato accuratamente pianificazione e addestramento per un attacco, ed i suoi aerei si sono probabilmente già posizionati il più vicino possibile all’Iran. Quindi  Israele potrebbe essere in grado di lanciare l’attacco nel giro di settimane o addirittura giorni, a seconda del tempo e delle condizioni d’intelligence di cui necessita. Inoltre, dal momento che Israele avrebbe assai meno bisogno (o interesse) nel garantirsi un sostegno regionale per l’operazione, Gerusalemme probabilmente si sentirebbe meno motivata ad attendere una provocazione iraniana prima di attaccare. In breve, Israele potrebbe muoversi molto velocemente per implementare questa opzione, se i leader israeliani e statunitensi vogliano che accada. Tuttavia, come osservato nel capitolo precedente, gli stessi attacchi aerei sono in realtà solo l’inizio di questa politica. Anche in questo caso, gli iraniani senza dubbio ricostruirebbero i loro siti nucleari. Avvierebbero probabilmente ritorsioni contro Israele e potrebbero anche rivalersi contro gli Stati Uniti, (che potrebbero creare un pretesto per attacchi aerei o addirittura un invasione statunitensi)”. Pagina 91, “Quale Via per la Persia?”, Brookings Institution?
E in questa affermazione possiamo raccogliere l’intuizione dietro l’altrimenti irrazionale atteggiamento belligerante d’Israele nel corso della sua breve storia, così come nella sua ultima aggressione non provocata contro la Siria. Il ruolo d’Israele è quello del “teppista”. Come  testa di ponte regionale degli interessi aziendali e finanziari occidentali, fornisce il “piede nella porta” per i molti conflitti ricercati dall’occidente. Bombardando la Siria, spera di provocare un grande conflitto e l’intervento dell’occidente voluto e progettato da quando è esploso il violento conflitto in Siria nel 2011.
Per la Siria e i suoi alleati l’obiettivo, ora, deve essere scoraggiare ulteriori aggressioni israeliane ed evitare ad ogni costo che il conflitto si amplifichi. Se le forze terroristiche delegate dalla NATO sono deboli come appaiono, incapaci di vantaggi tattici o strategici, e si estinguono in disperati attacchi terroristici, sarà solo questione di tempo prima che la campagna della NATO sia bloccata. Come detto in precedenza, ad esempio un fallimento parziale della NATO sarà l’inizio della sua fine, e degli interessi occidentali che l’hanno usata come strumento per avere l’egemonia geopolitica.
Israele dovrebbe tentare di compiere atti sempre più disperati per provocare la Siria e l’Iran, essendo la sua leadership un’espressione diretta degli interessi aziendali-finanzieri stranieri, e non del popolo israeliano o dei suoi migliori interessi (tra cui la pace e perfino la sopravvivenza). Il popolo israeliano deve rendersi conto che la sua leadership, in effetti, non lo rappresenta e nenache rappresenta i suoi interessi, poiché vuole e desidera dissiparne vite e risorse al servizio degli interessi e dell’egemonia globale corporativo-finanziari stranieri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il dilemma di Washington: “terroristi buoni” contro “terroristi cattivi”

Dr. Ismail Salami Global Research, 26 dicembre 2012

cia-mossad-mko-alliance-for-iranian-scientists-assassinationIl terrorismo è terrorismo e non può essere definito altrimenti, a meno che una delle parti lo sbilanci contro l’altra; e la dicotomia dei terroristi in Siria in buoni e cattivi, da parte dell’Occidente, mette in dubbio le sue dichiarazioni sulla democrazia. Con cupo tono politico, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito “assolutamente inaccettabile” il sostegno dell’occidente ai terroristi in Siria, nella sua intervista esclusiva con Russia Today. Lavrov ha detto che l’occidente ha diviso i terroristi in “cattivi” e “accettabili”, dando il suo appoggio a questi ultimi. “E’ assolutamente inaccettabile, seguendo questa logica potremmo trovarci in una situazione molto pericolosa, non solo in Medio Oriente, ma in altre parti del mondo, se i nostri partner occidentali dovessero cominciare a qualificare i terroristi in terroristi cattivi e terroristi accettabili“, ha detto il Ministro degli Esteri russo.
La dicotomia dell’occidente su tale grave problema, non è per nulla nuova. Il depennamento della MKO, a lungo ritenuto un gruppo di terroristi, da parte di Washington è in linea con questo processo dell’occidente di ridefinizione di concetti e termini affermati. Paradossalmente, l’MKO è stata sostenuta da Washington anche quando era sulla lista dei terroristi. Ha anche ricevuto addestramento dall’amministrazione Bush. In un articolo illuminante, Seymour Hersh ha dimostrato che il Joint Special Operations Command (JSOC) ha addestrato membri della Mujaheddin-e-Khalq iraniana (MKO) in un sito segreto in Nevada, dal 2005 ad almeno al 2007. Secondo Hersh, i membri della MKO “sono stati addestrati in intercettazione di comunicazioni, crittografia, armi e tattiche per piccole unità presso un sito del Nevada, fino a quando il presidente Obama è entrato in carica.” In un’altra intervista, un ex generale a quattro stelle ha detto che era stato informato, privatamente nel 2005, dell’addestramento dei membri della MKO in Nevada, da uno statunitense coinvolto nel programma. Ha detto che avevano ricevuto “addestramento in comunicazioni, crittografia, tattiche per piccole unità ed armi, per sei mesi. Venivano tenuti in piccole squadre.” Ha anche detto che gli è stato riferito che gli addestratori erano del JSOC e che dal 2005 erano diventati uno strumento importante dell’amministrazione Bush nella guerra globale contro il terrorismo. Per lo sgomento e la delusione di molti, il Dipartimento di Stato degli USA ha deciso, a settembre, di rimuovere la MKO dalle liste terroristiche.
Il Dipartimento di Stato USA ha detto che la sua decisione di depennare il gruppo era dovuta al fatto che il gruppo non avrebbe commesso atti terroristici per un decennio,  cancellando sfacciatamente l’evidenza che il gruppo è stato, a tutti gli effetti, uno strumento per l’omicidio di scienziati nucleari, negli ultimi anni, in Iran. Anche se il gruppo non si è mai ufficialmente assunto la responsabilità degli assassini (cosa abbastanza naturale), ci sono prove evidenti che suggeriscono che è stato complice di questi atti terroristici. Il gruppo terroristico ha compiuto sforzi incessanti, per anni, per essere rimosso dalla lista del terrore ed ha arruolato molti funzionari repubblicani e democratici per fare lobbying in suo favore. Invece di pagare il lobbying, “Gli ha offerto onorari tra i 10.000 e i 50.000 dollari per ogni discorso che criticasse aspramente il governo degli Stati Uniti per il trattamento presuntamente squallido del MEK. Tra coloro che hanno goduto della miniera d’oro del gruppo, vi sono l’ex governatore della Pennsylvania Ed Rendell, Rudy Giuliani, Alan Dershowitz e l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh. Molti di costoro affermano di avere scarso interesse per il denaro che hanno raccolto.” (Richard Silverstein, The Guardian, 22 settembre 2012).
L’MKO è da tempo impegnata in una serie di sabotaggi e attività terroristiche contro la Repubblica islamica iraniana, in combutta con i servizi segreti israeliani. Nel gennaio 2012, Benny Gantz, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, ha detto a una commissione parlamentare: “Per l’Iran, il 2012 è un anno decisivo per la prosecuzione della sua nuclearizzazione, per i cambiamenti interni della leadership iraniana, per la continua e crescente pressione della comunità internazionale, e le cose si svolgeranno in modo innaturale.” Appena 24 ore dopo che il capo militare israeliano aveva parlato di eventi innaturali per l’Iran, lo scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahmadi Roshan veniva assassinato in pieno giorno. Ben presto era emerso che era stata una operazione congiunta Mossad-MKO. L’MKO ha assassinato più di 12.000 cittadini iraniani, sette cittadini americani, e decine di migliaia di cittadini iracheni. In ogni caso, la dicotomia in terroristi “buoni” e “cattivi”, è peggiore di qualsiasi forma di apartheid.
Una storia relativamente simile si ripete in Siria. Washington ha definito il fronte al-Nusra, finanziato dal Qatar, un’organizzazione terroristica. Ma perché? Combatte contro il governo di Bashar al-Assad insieme ad altri militanti, in Siria, principalmente composti da mercenari stranieri. I primi sono considerati terroristi semplicemente perché sono una grossa mosca sulla facciata della retorica politica di Washington verso la Siria. Quindi, è Washington o l’occidente che decide chi è un terrorista e chi non lo è. Non dimentichiamo che la famigerata al-Qaida, che ha seminato estremismo ottuso e settarismo religioso nel mondo, è stata fondata e finanziata negli anni settanta da Washington e dalla CIA, nel tentativo di combattere i sovietici. Robin Cook lamentava la creazione di al-Qaida e disse: “Bin Ladin è stato, però, un prodotto di un monumentale errore di calcolo delle agenzie di sicurezza occidentali. Nel corso degli anni ’80 fu armato dalla CIA e finanziato dai sauditi per la jihad contro l’occupazione russa dell’Afghanistan. Al-Qaida, letteralmente “database”, era in origine i file per computer delle migliaia di mujahidin che furono reclutati e addestrati dalla CIA per sconfiggere i russi. Inspiegabilmente, e con conseguenze disastrose, non sembrano essersi accorti, a Washington, che una volta che la Russia veniva tolta di mezzo, l’organizzazione di bin Ladin avrebbe rivolto la propria attenzione verso ovest.” La creatura di Frankenstein della CIA non è cambiata, ma è cresciuta mostruosamente.
Noto per essere veramente una delle parole più fraintese e abusate, il terrorismo è definito e raffinato dall’occidente a seconda del contesto, in cui si rivela deleterio o vantaggioso per coloro che ne definiscono il termine.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Gli USA riconoscono i terroristi quali rappresentanti dei “siriani”

Gli USA ammettono che al-Qaida sia “tra” i ribelli siriani che riconoscono come “legittimi rappresentanti del popolo siriano.”
Landdestroyer - 12 dic 2012

267239L’esercito siriano combatte al-Qaida
Come previsto, dopo una lunga pausa di finta “riflessione”, gli Stati Uniti hanno riconosciuto i militanti che armano, finanziano, aiutano logisticamente e sostengono diplomaticamente poiché, come già nel 2007, sarebbero i “rappresentanti legittimi del popolo siriano” con l’aggiunta dell’avvertenza “in opposizione al regime di Assad.” Il Wall Street Journal avrebbe riferito che nell’annuncio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, effettivamente si legge: “La Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e di opposizione siriane, che riflette e rappresenta sufficientemente la popolazione siriana, la riteniamo il legittimo rappresentante del popolo siriano in opposizione al regime di Assad.” La bizzarra e incerta formulazione invia un messaggio sia di incertezza che di illegittimità clamorosa, indicando che gli stessi Stati Uniti riconoscono la vera natura della cosiddetta opposizione “siriana”, che appare evidente a un numero crescente di persone, sia pubblici ufficiali che dell’opinione pubblica, e che un certo grado di distanza retorica deve essere mantenuto.
La manifesta natura estremista dei militanti che operano in Siria, è diventata una carta sempre più difficile per l’occidente. Torrenti di video e report confermano e documentano le atrocità dei militanti, tra cui il mitragliamento di prigionieri legati, e un video particolarmente raccapricciante di un bambino armato di una spada dai militanti per decapitare uomini che indossano abiti civili, in ciò confermando i peggiori timori espressi dagli analisti geopolitici e dai governi di tutto il mondo, secondo cui l’opposizione siriana è di fatto al-Qaida. Quindi, si tratta della prova schiacciante che il presidente Obama è stato costretto a riconoscere, infine, affermando: “C’è una piccola parte di coloro che si oppongono al regime di Assad affiliata ad al-Qaida in Iraq… e ci accingiamo a distinguere questi elementi dall’opposizione.
Il Wall Street Journal, nel suo articolo, “Gli USA riconoscono il principale gruppo ribelle della Siria“, segnala anche: “L’amministrazione Obama, martedì ha pubblicato per la prima volta l’intelligence che collega direttamente un potente gruppo ribelle siriano ai comandanti di al-Qaida in Iraq. Funzionari degli Stati Uniti hanno formalmente sancito la milizia, chiamata Jabhat al-Nusra, congelando qualsiasi attività che negli Stati Uniti e nel blocco filo-statunitense possa avere a che fare con essa, a causa dei timori diffusi che possa ottenere un potere sproporzionato sui gruppi ribelli che cercano di rovesciare Assad”. Nonostante ciò, tali sanzioni restano simboliche e applicate selettivamente. Come nel caso del Mujahedeen-e-Khalq (MEK) e del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), che ufficialmente si è fuso con al-Qaida nel 2007, secondo una relazione del Centro per la lotta al terrorismo (CTC) dell’esercito degli Stati Uniti di West Point, “I combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq.” Eppure, nel 2011, la NATO aveva armato, finanziato e fornito supporto aereo al LIFG durante il rovesciamento premeditato del governo libico.

Gli USA supportano consapevolmente al-Qaida da anni
Elementi del LIFG sono dietro l’attacco al consolato statunitense di Bengasi e alla morte dell’ambasciatore Christopher J. Stevens. Sono inoltre confermati l’invio di combattenti e armi attraverso la Turchia, membro della NATO, dove si addestrano prima di impegnarsi nelle operazioni di combattimento in Siria. Nel novembre 2011, il Telegraph, nel suo articolo, “il leader libico islamico ha incontrato il gruppo dell’opposizione armata libera siriana“, citava proprio il LIFG quando segnalava: “Abdulhakim Belhadj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex-leader del gruppo combattente islamico libico, ‘ha incontrato il leader dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia’, ha detto un ufficiale che coopera con Belhadj. ‘Mustafa Abdul Jalil (il presidente ad interim libico) l’aveva inviato lì.” Un altro articolo del Telegraph, “I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani”, ammette: “I ribelli siriani hanno avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, volti a garantirsi armi e denaro per la loro rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad, ha appreso il Daily Telegraph. ‘Nel corso della riunione, che si era tenuta a Istanbul tra funzionari turchi e i siriani, è stato chiesto ‘aiuto’ ai rappresentanti libici che hanno offerto armi e possibilmente volontari. C’è qualcosa in programma per l’invio di armi e anche di combattenti libici in Siria’, ha detto una fonte libica, parlando in condizione di anonimato. ‘C’è un intervento militare in rotta. Nel giro di poche settimane si vedrà.’ Più tardi, quel mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria per iniziare le operazioni di combattimento, invadendo il paese da quel momento.”
Chiaramente non si organizzano “segretamente” centinaia di combattenti sotto il naso del consolato statunitense a Bengasi, in Libia, e di “nascosto” vengono inviati in uno stato membro della NATO per recarsi in Siria. Lo fanno con il supporto della NATO, con la NATO che certamente fornisce sostegno ai militanti lungo il confine della Turchia con la Siria, utilizzando le stesse reti regionali di al-Qaida identificate dai militari statunitensi durante l’occupazione dell’Iraq, spiegando così anche da dove Jabhat al-Nusra proviene. Ulteriori affermazioni sostengono che gli Stati Uniti hanno identificato e tentano di separare dall’”opposizione” gli estremisti settari, con l’ammissione, già fatta nel 2007, che la politica estera degli Stati Uniti cercò esplicitamente di utilizzare ampiamente questi estremisti settari per rovesciare con la violenza il governo siriano.
In effetti, nel 2007, il giornalista vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh, pubblicò un articolo intitolato “The Redirection“, per il New Yorker, in cui funzionari di Stati Uniti, Arabia Saudita e Libano descrivevano il loro complotto. Nella relazione viene specificato: “Per indebolire l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, che è sunnita, nelle operazioni clandestine destinate  ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro Iran e Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam, e che sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida“. “The Redirection“, Seymour Hersh (2007) L’articolo di Hersh continua affermando: “Il governo saudita, con l’approvazione di Washington, avrebbe fornito fondi e aiuti logistici per indebolire il governo del presidente Bashir Assad, in Siria. Gli israeliani credono che mettendo sotto tale pressione il governo di Assad, lo renderebbe più conciliante e aperto ai negoziati.” ”The Redirection“, Seymour Hersh (2007)
Il legame tra gruppi estremisti e finanziamento saudita viene anche menzionato nell’articolo, e riflette le prove presentate dal CTC di West Point che indicano che la maggior parte dei combattenti e dei finanziamenti dietro la violenza settaria in Iraq, proviene dall’Arabia Saudita. L’articolo di Hersh afferma esplicitamente: “…[Il saudita] Bandar e altri sauditi hanno assicurato la Casa Bianca che ‘non mancheranno di tenere sott’occhio i fondamentalisti religiosi’. Il loro messaggio per noi era ‘Abbiamo creato questo movimento, e siamo in grado di controllarlo. ‘ Non è che non vogliamo che i salafiti lancino bombe, ma che non li passino a Hezbollah, Moqtada al-Sadr, all’Iran e ai siriani,  continuando a collaborare con Hezbollah e l’Iran“. ”The Redirection“, Seymour Hersh (2007) L’articolo sembra una profezia, testualmente avveratasi negli ultimi 2 anni.
Il Wall Street Journal segnala apertamente che il conflitto siriano si sta trasformando in una guerra per procura contro l’Iran, così come è stato previsto nel 2007. L’ignoranza simulata, la sorpresa e l’impegno per ridurre i gruppi terroristici degli Stati Uniti sono finzioni, create di proposito soprattutto per l’opinione pubblica. Bande di estremisti settari che distruggono la Siria è un piano stabilito da anni, un piano ormai prossimo all’attuazione.

Il Wall Street Journal ammette che in Siria le minoranze lottano per la vita, il leader del CNS ammette di voler creare uno “Stato islamico”
E anche se il presidente americano Obama tenta di assicurare il pubblico e la comunità internazionale affermando che l’occidente espelle gli estremisti, il Wall Street Journal ammette che si stanno formando milizie in tutta la Siria, assemblate dalle minoranze della Siria per proteggersi da quello che è chiaramente un assalto settario, e non un movimento pro-democrazia. Nel descrivere le milizie, il Wall Street Journal riporta: “Molti provengono dalle minoranze religiose della Siria, per lo più dalla setta sciita alawita a cui appartiene la famiglia del presidente, ma anche cristiani e drusi, che sempre più spesso si confrontano in una battaglia contro una rivolta principalmente sunnita.” Naturalmente, il Wall Street Journal tenta di ritrarre le milizie come mercenari al servizio del presidente siriano Bashar al-Assad, pur ammettendo la natura settaria dell’opposizione e ammettendo che è confermato che al-Qaida opera in Siria.
La natura settaria del bagno di sangue era stata già programmata negli Stati Uniti, nel 2007 venne menzionata anche da Seymour Hersh su “The Redirection“. Una previsione venne fornita da un ex ufficiale della CIA in Libano, che aveva dichiarato: “Robert Baer, un ex veterano della CIA in Libano, è un critico severo di Hezbollah e ha messo in guardia dai suoi legami con il terrorismo  sponsorizzato dall’Iran. Ma ora mi ha detto, ‘ci sono gli arabi sunniti che si preparano a un conflitto catastrofico, e avremo bisogno di qualcuno per proteggere i cristiani in Libano. L’avevano fatto i francesi e gli statunitensi, e lo faranno Nasrallah e gli sciiti.’” ”The Redirection”, Seymour Hersh (2007).
Chiaramente, i cristiani in Siria avrebbero bisogno di protezione. E mentre gli Stati Uniti tentano di rassicurare il mondo che la nidiata di terroristi che hanno allevato e ora ufficialmente riconosciuto come “rappresentanti del popolo siriano”, sia “pro-democrazia” in sé, il recentissimo leader creato dagli Stati Uniti a Doha, in Qatar, per guidare la nuova coalizione dell’opposizione, Moaz al-Khatib, ha ammesso in un’intervista ad al-Jazeera che vuole stabilire uno “stato islamico” in tutta la Siria, oggi secolare. Modellato sul regime sempre più dispotico dei Fratelli musulmani guidati da Mohammed Morsi, che attualmente invia bande di stupratori per disperdere i manifestanti che si oppongono alla sua dittatura in ascesa, la visione di al-Khatib del futuro della Siria sarà rifiutata anche da molti sunniti siriani.
Dichiarare questa minoranza violenta, potenziata dai terroristi stranieri volti ad avviare la creazione di una brutale teocrazia, sotto la falsa cartina patinata della “democrazia”, quali “rappresentanti del popolo siriano”, non è un “un grande passo”, come ha dichiarato il presidente Obama. Al contrario, si tratta di un passo tanto illegittimo e immorale quanto disperato. Si tratta di un ulteriore passo falso, e che rischia di far inciampare gli USA su coloro che hanno armato e sostenuto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele contro Hamas: Teatro Mortale

Tony Cartalucci – LandDestroyer

L’Occidente ha creato e gestisce Israele, Hamas, l’”Esercito libero siriano” e la Fratellanza Musulmana, quando il pubblico ha bisogno di essere manipolato, si avvia un balletto mortale

16 novembre 2012 (LD) – L’alleato occidentale, finanziato, armato e diretto da organizzazioni estremiste settarie, vale a dire al-Qaida, la Fratellanza musulmana e le sue controllate Hamas e il cosiddetto “Esercito libero siriano“, sono stati creati, e oggi sono sostenuti specificamente, per contrastare la reale opposizione ai disegni di egemonia occidentale su tutto il mondo musulmano. L’Occidente ha creato e continua a far esistere Israele nello stato attuale, come nazione volutamente provocatoria che funge da testa di ponte per gli obiettivi occidentali in tutta la regione, così come a continuare a costituire le fila dei gruppi estremisti che vengono, poi, scagliati contro i nemici dell’Occidente. Mentre Israele conduce operazioni contro Hamas a Gaza, sostiene i loro affiliati in Siria, appena oltre il confine sulle alture del Golan, anche attraverso un grande coordinamento con Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Arabia Saudita e Qatar. Mentre i rappresentanti degli Stati Uniti spesso si incontrano a Doha, in Qatar, per sostenere e continuare a puntellare il fronte politico che funge da copertura per gli occidentali, i terroristi in Siria sono sostenuti da Arabia Saudita e Qatar.
Il capo assoluto del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, entrando e uscendo da Gaza, ha versato 250 milioni di dollari ad Hamas, poco prima che scoppiasse l’ultimo violento conflitto Israele-Hamas. E’ documentato che dal 2007 Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita sono collusi nell’armare e scatenare gli estremisti settari, sia di al-Qaida che i Fratelli musulmani, contro i loro comuni nemici di tutta la regione. Usando il Qatar come base per le operazioni, l’Occidente non solo sostiene continuamente il cosiddetto “Consiglio nazionale siriano”, ma vi ha insediato il Doha Center, think-tank della Brookings Institution, finanziato dalle corporations. Dobbiamo credere che il Qatar stia, non così segretamente, cercando di distruggere Israele proprio sotto il naso degli Stati Uniti? Senza condanne o proteste dagli Stati Uniti o da uno dei loro compari? Per quanto difficile sia da credere, l’attuale governo di Israele sta deliberatamente mettendo in pericolo la vita dei suoi cittadini e soldati eseguendo una trovata geopolitica, orchestrata e finalizzata ad acquisire quel sostegno popolare che Hezbollah aveva ottenuto difendendo il Libano nel 2006. A differenza del 2006, in cui Hezbollah, secondo fonti occidentali, è stato sostenuto da Siria e Iran, oggi Hamas è, come lo è sempre stato, sostenuto da Arabia Saudita e Qatar, con Israele e gli Stati Uniti che svolgono un ruolo dissimulato finanziando, infiltrando, dirigendo e manipolando l’organizzazione.

Hamas è stata creata da Israele: Occidente e USA usano gli estremisti per le proprie macchinazioni
Il Wall Street Journal ha riportato nel suo articolo “Come Israele ha creato Hamas“, che: “‘Hamas, con sommo dispiacere, è una creazione di Israele’, dice il signor Cohen, un ebreo tunisino che lavorava a Gaza da più di due decenni. Responsabile per gli affari religiosi della regione fino al 1994, il signor Cohen guardava il movimento islamista prendere forma, affrontare i rivali laici palestinesi e poi trasformarsi in quello che è oggi, un gruppo militante che ha giurato di distruggere Israele. Invece di cercare di frenare gli islamisti di Gaza fin dall’inizio, dice il signor Cohen, Israele li ha tollerati per anni e, in alcuni casi, li ha incoraggiati come contrappeso ai nazionalisti laici dell’Organizzazione della Liberazione della Palestina e la sua fazione dominante, Fatah di Yasser Arafat. Israele ha collaborato con l’infermo e semicieco chierico sceicco Ahmed Yassin, anche se stava ponendo le basi di ciò  che sarebbe diventata Hamas. Sheikh Yassin continua ad ispirare militanti oggi, durante la recente guerra di Gaza; i combattenti di Hamas affrontano le truppe israeliane con le “Yassin”, lanciagranate primitive nominate in onore del chierico.” Ciò è, infatti, esattamente il compito che Hamas svolge oggi, contrastare l’opposizione reale dividendo e mettendo le une contro le altre le diverse  fazioni ed organizzazioni musulmane e secolari, immergendole nella confusione e negli scontri armati, impedendo la nascita di un grande fronte unito contro l’espansione occidentale e lo sfruttamento di tutta la regione.
I gruppi estremisti strettamente allineati ad Hamas, tra cui al-Qaida e i Fratelli musulmani, si diffusero in Iraq durante l’occupazione degli Stati Uniti,  disgregando “casualmente” la resistenza unita sunnita-sciita, e creando sanguinose lotte interne che spezzarono la schiena dell’opposizione contro l’occupazione straniera. Queste stesse reti utilizzate per inondare l’Iraq di terroristi provenienti da tutta la regione, dal 2007 sono utilizzate dall’Occidente, incluso Israele, per avviare il grande confronto con Hezbollah in Libano, così come con la Siria e l’Iran. Come dimostrato dal vincitore del Premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, in “The Redirection” pubblicato quello stesso anno sul New Yorker, molti di questi estremisti settari sono in realtà direttamente affiliati ad al-Qaida. L’articolo affermava in particolare (il corsivo è mio): “Per indebolire l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’Amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, nelle operazioni clandestine che hanno lo scopo d’indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro l’Iran e la sua alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam, e che sono ostili agli USA e in sintonia con al-Qaida”. “The Redirection“, Seymour Hersh (2007)
L’articolo di Hersh continuava affermando: “Il governo saudita, con l’approvazione di Washington, avrebbe fornito fondi e aiuti logistici per indebolire il governo del presidente Bashir Assad, in Siria. Gli israeliani credono che mettendo sotto una tale pressione il governo di Assad, lo renderà più conciliante e aperto ai negoziati.” “The Redirection“, Seymour Hersh (2007)

Immagine: secondo la relazione di West Point sulla rete di al-Qaida utilizzata per incanalare combattenti stranieri in Iraq, intitolata “Bombers, Bank Accounts and Bleedout: al-Qa’ida’s Road In and Out of Iraq“, viene approfondito ciò che davvero si cela dietro l’afflusso di terroristi, su come è stato realizzato e sulla gamma di opzioni che possono essere applicate per impedire che ciò accada. La relazione fornisce un’ampia visione di come la NATO e gli Stati del Golfo Persico utilizzino al-Qaida per destabilizzare la Siria, oggi, e di come questi interessi, assai probabilmente finanzino, indirizzino e manipolino Hamas. Anche il legame tra gruppi estremisti e finanziamento saudita è stato menzionato nella relazione, e riflette le prove presentate dal Centro West Point per lotta al terrorismo, indicando che la maggior parte dei combattenti e dei finanziamenti dietro la violenza settaria in Iraq, provenga dall’Arabia Saudita.

L’articolo di Hersh afferma esplicitamente: “…Bandar [dell'Arabia Saudita] e altri sauditi hanno assicurato la Casa Bianca che “non mancheranno di tenere sottocchio molto da vicino i fondamentalisti religiosi. Il loro messaggio per noi era ‘Abbiamo creato questo movimento, e siamo in grado di controllarlo.’ Non è che non vogliamo che i salafiti lanciano bombe, ma che li lancino contro Hezbollah, Moqtada al-Sadr, l’Iran e ai siriani, se continuano a cooperare con Hezbollah e l’Iran“. “The Redirection“, Seymour Hersh (2007)
E già nel 2007, il diretto sostegno occidentale alla Fratellanza Musulmana era in corso: “Ci sono prove che la strategia di reindirizzamento dell’Amministrazione abbia già beneficiato la Fratellanza. Il Fronte di Salvezza Nazionale siriano è una coalizione di gruppi di opposizione, i cui principali soci sono una fazione guidata da Abdul Halim Khaddam, ex-vicepresidente siriano che disertò nel 2005, e la Fratellanza. Un ex alto ufficiale della CIA mi ha detto: “Gli statunitensi hanno fornito sostegno politico e finanziario. I sauditi stanno prendendo l’iniziativa con il supporto finanziario, ma vi è il coinvolgimento statunitense.” Ha detto che Khaddam, che ora vive in Parigi, aveva ottenuto finanziamenti dall’Arabia Saudita, con l’assenso della Casa Bianca. (Nel 2005, una delegazione di membri del Fronte si incontrava con funzionari del Consiglio nazionale di sicurezza, secondo la stampa.) Un ex funzionario della Casa Bianca mi ha detto che i sauditi avevano fornito ai membri del Fronte i documenti di viaggio.” “The Redirection“, Seymour Hersh (2007)
Se al-Qaida, i Fratelli musulmani e Hamas sono davvero una minaccia per l’Occidente e i suoi alleati, chiaramente l’Occidente deve incolpare solo se stesso. L’Occidente ha, e fino ad oggi, ancora puntella questi gruppi estremisti finché la loro credibilità in tutto il mondo musulmano ha cominciato a vacillare. Potrebbe essere questo il ragionamento dietro l’ultimo scontro tra Israele e Hamas? Un tentativo di ricostruire una credibilità gravemente danneggiata, dopo quasi due anni di supporto da Stati Uniti, Israele, Arabia e Qatar, nel piano contro la Siria? E’ una versione molto più grande degli assalti alle proprie ambasciate di recente ideate dagli USA, volte a riaffermare la narrativa della “Guerra al Terrore” dopo che la Russia aveva apertamente accusato gli Stati Uniti di armare e finanziare direttamente al-Qaida in Siria? O potrebbe semplicemente essere che Israele “ripulisca” Hamas dagli inevitabili “veri credenti” alla causa, lasciandovi solo agenti doppi cooptati, dopo le violenze? Forse entrambe le cose.
Una cosa è certa, la minaccia che Hamas rappresenta per Israele è direttamente proporzionale al sostegno che dà all’organizzazione, sotto forma di aiuto finanziario e militare segreto, così come continuamente alimenta la sua causa retorica attraverso provocazioni palesi e continue, dirette al popolo della Palestina. E’ chiaro che l’unica vera minaccia esistenziale che Israele e il suo popolo affrontano sono la doppiezza, l’inganno e i piani del loro stesso governo. Mentre il conflitto continua, è assolutamente indispensabile capire e tenere a mente l’illegittimità di Hamas e dei suoi affiliati, sia di al-Qaida che della Fratellanza musulmana, così come di ogni organizzazione attualmente appoggiata dall’Occidente ovunque, dall’Egitto alla Siria e dalla Libia allo Yemen. Mentre delle persone inevitabilmente moriranno su entrambi i lati, nella tentazione di rinvigorire i nostri vecchi pregiudizi pro-palestinesi o pro-israeliani dobbiamo capire che questa divisione è esattamente ciò che l’occidente vuole, un mezzo con cui mira a perseguire i proprio obiettivi di dominio sulla regione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio -  SitoAurora

I Fratelli musulmani dell’Egitto, fantocci dell’occidente, invocano la guerra in Siria

Tony Cartalucci, Land Destroyer, 28 maggio 2012

Ci si aspetterebbe che dei presumibilmente “espliciti” critici di Stati Uniti e Israele rappresentino l’antitesi di qualsiasi politica estera congiunta USA-israeliana, soprattutto quando si tratta dei grandi massacri di arabi per espandere l’egemonia occidentale in Medio Oriente. Eppure, la Fratellanza musulmana egiziana ha fatto l’esatto contrario, dopo una lunga campagna di finto anti-americanismo e di finta propaganda anti-israeliana, durante la corsa presidenziale egiziana la Fratellanza musulmana ha aderito alla richiesta di statunitensi, europei ed israeliani per l’intervento  “internazionale” in Siria.
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha recentemente chiesto un intervento internazionale in Siria, citando il presunto massacro di Houla, cosa riecheggiata in Egitto dal portavoce dei Fratelli musulmani Mahmoud Ghozlan, che ha dichiarato la stessa cosa. Il ramo siriano della Fratellanza musulmana vi è coinvolta pesantemente, guidando di fatto la violenza settaria sostenuta da Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita e Qatar che sta devastando la Siria da oltre un anno. In uno articolo del 6 maggio 2012, la Reuters ha affermato:
Lavorando con calma, la Fratellanza ha finanziato i disertori dell’esercito libero siriano in Turchia e ha fornito denaro e rifornimenti in Siria, ravvivando la sua base tra i piccoli agricoltori e la classe media sunniti, dicono le fonti dell’opposizione.”
Se la Reuters non riesce a spiegare il “come” dietro la resurrezione della Fratellanza, ciò viene rivelato in un articolo del 2007 del New Yorker, intitolato The Redirection di Seymour Hersh, secondo cui la Fratellanza era direttamente sostenuta da Stati Uniti e Israele, che stavano incanalando aiuti attraverso i sauditi, in modo da non compromettere la “credibilità” del cosiddetto movimento “islamico”. Hersh ha rivelato che i membri della cricca libanese di Saad Hariri, allora guidata da Fouad Siniora, era stata l’intermediaria tra gli strateghi statunitensi e la Fratellanza musulmana siriana.
Hersh riferisce che la fazione libanese di Hariri aveva incontrato Dick Cheney a Washington e gli aveva riferito personalmente dell’importanza di utilizzare i Fratelli musulmani siriani in ogni mossa contro il governo in carica:
“[Walid] Jumblatt poi mi ha detto che aveva incontrato il vicepresidente Cheney a Washington, lo scorso autunno, per discutere, tra l’altro, della possibilità di minare Assad. Lui e i suoi colleghi avevano consigliato Cheney che, se gli Stati Uniti tentavano di agire contro la Siria, i membri della Fratellanza musulmana siriana sarebbero stati “quelli con cui parlare”, aveva detto Jumblatt.”- The Redirection, Seymour Hersh
L’articolo avrebbe continuato spiegando come già nel 2007, il sostegno da Stati Uniti e Arabia aveva cominciato a dare benefici alla Confraternita:
Ci sono prove che la strategia di reindirizzamento dell’Amministrazione ha già dato dei frutti alla Fratellanza. Il Fronte di Salvezza Nazionale siriano è una coalizione di gruppi di opposizione, i cui principali soci sono una fazione guidata da Abdul Halim Khaddam, ex vicepresidente siriano che disertò nel 2005, e la Fratellanza. Un ex alto ufficiale della CIA mi ha detto: “Gli americani hanno fornito sostegno politico e finanziario. I sauditi stanno prendendo l’iniziativa con il supporto finanziario, ma non vi è coinvolgimento americano.” Ha detto che Khaddam, che ora vive a Parigi, aveva ottenuto denaro dall’Arabia Saudita, con la consapevolezza della Casa Bianca. (Nel 2005, una delegazione di membri del Fronte si era incontrata con funzionari del National Security Council, secondo la stampa.) Un ex funzionario della Casa Bianca mi ha detto che i sauditi avevano fornito ai membri del Fronte i documenti di viaggio.”- The Redirection, Seymour Hersh.
Fu avvertito che tale supporto avrebbe giovato alla Fratellanza nel suo complesso, non solo in Siria, e avrebbe colpito l’opinione pubblica anche per quanto riguarda l’Egitto, dove aveva combattuto una lunga battaglia contro i fautori della linea dura per mantenere il governo laico egiziano.  Chiaramente, la Fratellanza non salirà spontaneamente al potere in Siria, è stata resuscitata da contanti, armi e direttive di Stati Uniti, Israele, Arabia.

Le pubbliche relazioni avviate per orchestrare una guerra regionale
Per il pubblico generale, la violenza in Libano sembra essersi “riversata” dalla Siria, con personaggi come Saad Hariri, una figura di spicco nello sforzo di alimentare la divisione regionale tra musulmani sunniti e sciiti, che vengono improvvisamente “coinvolti” nella violenza in corso. Per il grande pubblico, a causa dei mass media volutamente ingannevoli, la richiesta dell’intervento straniero dei Fratelli musulmani, subito supportata dal fronte USA-Euro-israeliano e dagli Stati del Golfo, sembra una reazione spontanea alla cosiddetta strage di Houla.
In realtà, per coloro che sono informati della vera storia passata del riordino geopolitico del mondo arabo, l’opinione pubblica non è altro che l’attuazione del complotto orchestrato da anni, in cui ogni attore ha a lungo praticato il suo ruolo dietro le quinte, prima di uscire sul palco tutti insieme per essere presentati al pubblico. In effetti, la Fratellanza musulmana e Saad Hariri hanno collaborato con Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita per anni. La resurrezione politica della Fratellanza musulmana è dovuta solo alla “Primavera araba” architettata dagli USA e a torrenti di denaro e di sostegno diplomatico da dietro le quinte. Il Dipartimento di Stato USA si è preparato almeno dal 2008, quando i leader della protesta egiziani volarono a New York per essere addestrati, equipaggiati e finanziati su cortesia dei contribuenti degli Stati Uniti, prima di essere rispediti a destabilizzare l’Egitto all’inizio nel 2010, culminando nella “primavera araba” del 2011.
E mentre i Fratelli musulmani si occupavano di fingere odio e belligeranza verso gli Stati Uniti e Israele, che a loro volta hanno simulato paura e dispiacere per l’avanzata della Fratellanza nella destabilizzazione politica che l’Occidente stesso aveva creato e perpetuato, solo per rimettere al potere la Fratellanza. Questa mossa è forse meglio dimostrata con l’ascesa e la caduta di un altro filooccidentale appoggiato dagli USA, l’egiziano Mohamed al-Baradei.

Quelli che “odiano” per lo più…
In effetti, la più irragionevole formazione dalla retorica schiumante anti-americana e anti-israeliana, probabilmente ha in effetti collaborato direttamente con l’Occidente, usando la retorica come una cortina di fumo. Mohamed al-Baradei, ad esempio, ha cercato di cavalcare l’onda del sentimento anti-occidentale, sottolineando regolarmente quanto fosse in disaccordo con gli USA sull’Iraq e l’Iran. Israele e Stati Uniti, a loro volta, lo accusavano di essere un agente “iraniano”, e al-Baradei periodicamente minacciava di muovere guerra a Israele, se fosse stato eletto presidente dell’Egitto. Vedremo quanto assurda sia stata tutta questa farsa.
In realtà, al-Baradei siede come fiduciario nel think-tank finanziato dalle aziende finanziarie statunitense, l’International Crisis Group (ICG), assieme al criminale riconosciuto e speculatore miliardario di Wall Street, George Soros, al consigliere in geopolitica Zbigniew Brzezinski, al sospettato criminale finanziario Lawrence “Larry” Summers e al neo-conservatore Richard Armitage. Inoltre, seduti attorno allo stesso tavolo con al-Baradei vi sono il Presidente di Israele, Shimon Peres, Stanley Fischer governatore della Banca d’Israele e l’ex-ministro degli esteri di Israele, Shlomo Ben-Ami.
Al di là di questa prova, e prima che la “primavera araba” esplodesse, un altro finanziere statunitense del think-tank corporativo Council on Foreign Relations, aveva sottolineato la necessità di manipolare l’opinione pubblica per manovrare i regimi clientelari al potere. In un articolo del marzo 2010 intitolato “Al-Baradei è l’eroe dell’Egitto?” pubblicato su “Affari esteri” del CFR, aveva affermato:
Inoltre, la relazione stretta tra Egitto e Stati Uniti è diventato un fattore critico e negativo nella politica egiziana. L’opposizione ha utilizzato questi legami per delegittimare il regime, mentre il governo si è impegnato nei suoi schermi di anti-americanismo per evitare tali accuse. Se al-Baradei in realtà ha una ragionevole possibilità di promuovere la riforma politica in Egitto, allora i politici americani farebbero meglio a sostenere la sua causa non agendo con forza“.
Chiaramente, la stampa occidentale e israeliana ha solo evitato di “agire con forza“, ha finto di avere un dispiacere immenso per l’ascesa nella politica egiziana di al-Baradei, e al tempo stesso ha fatto piovere sui suoi nemici e avversari un supporto con cui ha ingannato gli occhi di un emotivo, e apparentemente facilmente manipolabile, pubblico globale.
In questa luce è difficile prendere i finti sentimenti anti-occidentali di al-Baradei come qualcosa di più di un inganno assoluto, coordinato per mascherare il fatto che è in realtà un rappresentante diretto di questi manipolatori assai insidiosi. Allo stesso modo i Fratelli musulmani fanno il doppio gioco, sfruttando l’odio coltivato con cura verso gli USA e Israele, mentre in realtà questi estremisti settari, piuttosto recalcitranti, portano a compimento le macchinazioni occidentali. Non solo ciò è evidente nel gioco di propaganda svolto sia dalla Confraternita che dalle sue controparti a Washington, Londra, Doha e Tel Aviv, ma dimostra come l’agenda della Fratellanza sia ora apertamente convergente con quella di Stati Uniti e Israele verso la Siria, come nel 2007 aveva affermato accadesse Seymour Hersh.
Sembra quasi inimmaginabile che un qualsiasi arabo, a prescindere dalla sua opinione su Iran, Siria, o Hezbollah in Libano, possa credere che l’eliminazione di questi contrappesi nei confronti dell’Occidente e d’Israele gli sia vantaggioso, soprattutto perché è evidente che i suoi “nuovi” leader installati dalla Primavera araba, stiano infatti lavorando per, e non contro, l’espansione egemonica occidentale su tutto il mondo arabo.

La Primavera araba porta regimi clientelari dell’occidente
Oltre alla crescita della Fratellanza musulmana in Egitto e in Siria, in Tunisia si servono gli interessi occidentali con la recente nomina di Moncef Marzouki, formalmente della Lega tunisina per i diritti umani, membro dell’organizzazione International Federation for Human Rights (FIDH) finanziata dall’US National Endowment for Democracy e dalla Open Society di George Soros. Marzouki, che ha trascorso vent’anni in esilio a Parigi, in Francia, è stato anche il fondatore e capo della Commissione Araba per i Diritti Umani, un istituto che collabora con il World Movement for Democracy (WMD) del NED degli Stati Uniti, anche alla “Conferenza degli Attivisti dei diritti umani in Esilio” e che ha partecipato alla “terza assemblea” del WMD, assieme alla Lega tunisina per i diritti umani di Marzouki, sponsorizzata da NED, Open Society di Soros e USAID.
Nella vicina Libia, la controparte di Marzouki, il primo ministro Abdurrahim al-Keib, installato dalla NATO, viene indicato come “Professore e Presidente” dell’Istituto Petroleum di Abu Dhabi, UAE, e sponsorizzato da British Petroleum (BP), Shell, Total, dall’Oil Development Company del Giappone e dalla Abu Dhabi National Oil Company. Marzouki ed al-Keib sostengono apertamente gli sforzi occidentali di cambio di regime in Siria, e la Libia ha fornito denaro contante, armi e combattenti tratti dall’organizzazione terroristica, secondo il Dipartimento di Stato statunitense,  Gruppo combattente islamico libico (LIFG).
Chiaramente con il cambiamento di regime sul tavolo dalla prima guerra del Golfo del 1990, inviti specifici a un cambiamento di regime furono già fatti nel 2002, e un complotto articolato per  utilizzare i militanti settari per rovesciare la Siria, Hezbollah in Libano e, a sua volta, minare e destabilizzare l’Iran, agisce dal 2007; il tutto imperniato sulla creazione di un fronte di regimi clienti dell’occidente in tutto il mondo arabo. La “Primavera araba” ideata dagli USA, ha dimostrato la creazione di questo fronte, che a sua volta ha contribuito apertamente all’obiettivo di isolare, indebolire e rovesciare violentemente Libano, Siria e Iran.
Per il mondo arabo dovrebbe essere chiaro che il “nemico del mio nemico” non è sicuramente “il mio amico“, soprattutto quando quel “nemico” è il risultato di una strategia della tensione artificiale, creata da coloro che si presentano quali “alleati”. I musulmani sunniti condividono un nemico comune non solo con i loro vicini sciiti, ma con tutti i popoli, razze, religioni dell’Africa e dell’Asia.  Questo nemico è l’imperialismo anglo-statunitense che si perpetuata da secoli, grazie a nient’altro che alla sua capacità di dividere, distruggere, conquistare e spingere le nazioni contro le nazioni, nord contro sud, una religione contro le altre, una tribù contro l’altra. Questo è il modo in cui soggiogano enormi porzioni di Africa, Centro e Sud-Est asiatico, e questo è esattamente il modo con cui stanno ora conquistando il mondo arabo.
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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