Siria: quale Sarin?

Seymour M. Hersh, Global Research, 8 dicembre 2013

560827Barack Obama non ha detto tutto, questo autunno, quando ha cercato di fare sì che Bashar al-Assad venisse indicato quale responsabile dell’attacco di armi chimiche presso Damasco il 21 agosto. In alcuni casi, ha omesso importanti dati d’intelligence, mentre in altri ha presentato delle ipotesi come fatti. Più importante, non è riuscito a riconoscere ciò che era noto alla comunità d’intelligence degli Stati Uniti: l’esercito siriano non è l’unica parte nella guerra civile ad avere accesso al Sarin, l’agente nervino che secondo uno studio delle Nazioni Unite è stato utilizzato, ma senza valutarne la responsabilità nell’attacco missilistico. Nei mesi prima dell’attacco, le agenzie d’intelligence statunitensi produssero una serie di rapporti altamente classificati, culminando in un formale Ordine di Operazioni, un documento per la pianificazione di un’invasione terrestre, citando la prova che il Fronte al-Nusra, un gruppo jihadista affiliato ad al-Qaida, aveva appreso i metodi per produrre il Sarin in grandi quantità. Quando si verificò l’attacco di al-Nusra, se ne sarebbe dovuto sospettare, ma l’amministrazione scelse le informazioni che giustificassero l’attacco contro Assad.
Nel suo discorso televisivo nazionale sulla Siria del 10 settembre, Obama diede la colpa dell’attacco con il gas nervino al quartiere in mano ai ribelli del Ghuta orientale, definitivamente al governo Assad e chiarì di esser pronto a sostenere le sue precedenti dichiarazioni secondo cui un qualsiasi uso di armi chimiche avrebbe violato la ‘linea rossa': ‘il governo di Assad ha gasato più di mille persone‘, disse. ‘Sappiamo che il regime di Assad ne era responsabile… Ed è per questo che, dopo un’attenta riflessione, ho deciso fosse nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti rispondere all’uso di armi chimiche del regime di Assad con un attacco militare mirato.’ Obama  andava in guerra sulla base di un pericolo pubblico, ma lo faceva senza sapere con certezza chi avesse fatto cosa la mattina del 21 agosto. Citò una lista di ciò che sembravano essere delle stentate prove della colpevolezza di Assad: ‘Nei giorni precedenti al 21 agosto, abbiamo saputo che il personale chimico di Assad si era preparato per un attacco nei pressi della zona dove fu usato il gas Sarin. Distribuirono maschere antigas alle loro truppe. Poi spararono razzi da un’area controllata dal regime su 11 quartieri che il regime cercava di ripulire dalle forze dell’opposizione‘. La certezza di Obama riecheggiava quella di Denis McDonough, capo del suo staff, che disse al New York Times: ‘Nessuno con cui ho parlato dubita dell’intelligence che collega direttamente Assad e il suo regime agli attacchi con il Sarin‘. Ma negli ultimi colloqui con agenti dell’intelligence e militari, funzionari e consulenti, passati e presenti, ho trovato intensa preoccupazione e talvolta rabbia, su ciò che più volte veniva visto come deliberata manipolazione dell’intelligence. Un alto ufficiale dell’intelligence, in una e-mail a un collega, definì le rassicurazioni dell’amministrazione sulle responsabilità di Assad un ‘trucco’. L’attacco ‘non era dovuto al regime attuale‘, scrisse. Un ex alto funzionario dell’intelligence mi disse che l’amministrazione Obama aveva alterato le informazioni disponibili, su tempistica e sequenza, per consentire al presidente ed ai suoi consiglieri di usare l’intelligence dopo l’attacco come se fosse stato raccolto e analizzato in tempo reale, mentre era in corso l’attacco. La distorsione, ha detto, gli ricordava il Golfo del Tonchino del 1964, quando l’amministrazione Johnson invertì la sequenza delle intercettazioni della National Security Agency per giustificare i primi bombardamenti del Vietnam del Nord. Lo stesso funzionario disse che vi fu un’immensa frustrazione tra la burocrazia militare e dell’intelligence: ‘I ragazzi alzano le mani dicendo: “Come possiamo aiutarlo“, Obama, “quando lui e i suoi compari alla Casa Bianca fanno dei dati dell’intelligence quel che vogliono?”
Le denunce si concentravano su ciò che Washington non aveva: nessun preavviso sulla presunta origine dell’attacco. La comunità d’intelligence militare da anni produce ogni mattina la sintesi dell’intelligence altamente classificata, noto come Rapporto del mattino per il segretario della Difesa e per il presidente del Joint Chiefs of Staff, copie vanno anche al consigliere per la sicurezza nazionale e al direttore di intelligence nazionale. Il Rapporto del mattino non contiene alcuna informazione politica o economica, ma fornisce una sintesi dei più importanti eventi militari nel mondo, con tutta l’intelligence disponibile al riguardo. Un consulente dell’intelligence mi ha detto che qualche tempo dopo l’attacco, esaminò le relazioni dal 20 agosto al 23 agosto. Per due giorni, 20 e 21 agosto, non vi fu alcuna menzione della Siria. Il 22 agosto il Rapporto del mattino trattava dell’Egitto, un elemento successivo discusse del cambiamento nella struttura di comando di uno dei gruppi ribelli in Siria. Nulla fu osservato circa l’uso di gas nervino a Damasco quel giorno. Non fino al 23 agosto, quando l’uso del Sarin divenne  un tema dominante, anche se centinaia di fotografie e video della strage si erano diffuse in poche ore su YouTube, Facebook e altri social media. A questo punto, l’amministrazione ne sapeva quanto il pubblico. Obama lasciò Washington la mattina del 21 agosto per un frenetico tour di due giorni a New York e Pennsylvania, secondo l’ufficio stampa della Casa Bianca, è fu informato la sera del giorno dell’attacco e del crescente furore del pubblico e dei media. La mancanza di dati d’intelligence immediati fu chiarita il 22 agosto, quando Jen Psaki, portavoce del dipartimento di Stato, disse ai giornalisti: ‘Non possiamo stabilire in modo definitivo che (armi chimiche) siano state utilizzate. Ma ci concentriamo ogni minuto di ogni giorno, da quando questi eventi sono accaduti… per fare tutto il possibile in nostro potere per stabilire i fatti‘. Il tono dell’amministrazione si era indurito il 27 agosto, quando Jay Carney, addetto stampa di Obama, disse ai giornalisti, senza fornire alcuna informazione specifica, che gli eventuali suggerimenti che il governo siriano non ne fosse responsabile ‘sono così assurdi quanto l’idea che l’attacco stesso non si sia verificato‘.
L’assenza di un allarme immediato nella comunità dell’intelligence statunitense dimostra che non vi erano dati dell’intelligence sulle intenzioni siriane nei giorni precedenti l’attacco. E vi sono almeno due modi con cui gli Stati Uniti potevano saperle in anticipo: entrambi sono coperti da uno dei documenti top secret statunitensi resi pubblici in questi ultimi mesi da Edward Snowden, l’ex consulente della NSA. Il 29 agosto, il Washington Post pubblicò estratti del bilancio annuale di tutti i programmi d’intelligence nazionali, agenzia per agenzia, forniti da Snowden. In consultazione con l’amministrazione Obama, il giornale scelse di pubblicare solo una piccola parte del documento di 178 pagine, che aveva una classificazione superiore al top secret, ma fu riassunta e pubblicata una sezione che trattava di aree problematiche. Una parte del problema era il gap nella copertura riguardante l’ufficio di Assad. Il documento disse che in tutto il mondo i servizi d’intercettazione elettronica della NSA potevano ‘monitorare le comunicazioni crittografate tra alti ufficiali riguardanti la guerra civile‘. Ma vi era ‘un vuoto sulle forze del Presidente Bashar al-Assad, a quanto pare riconosciuto in seguito‘. In altre parole, la NSA non aveva più accesso alle conversazioni della leadership militare della Siria, che avrebbe incluso le comunicazioni più importanti di Assad, come ad esempio gli ordini per l’attacco con il gas nervino. (Nelle sue dichiarazioni pubbliche del 21 agosto, l’amministrazione Obama non ha mai affermato di avere informazioni specifiche che collegassero Assad all’attacco.) L’articolo fornì anche la prima indicazione di un sistema di sensori segreto in Siria, progettato per segnalare tempestivamente ogni cambiamento nell’arsenale chimico del regime. I sensori erano controllati dal National Reconnaissance Office, l’agenzia che controlla tutti i satelliti dell’intelligence USA. Secondo la sintesi del Post, la NRO ebbe anche assegnato ‘l’estrazione dei dati dai sensori sul terreno‘ in Siria. L’ex alto funzionario dell’intelligence, che aveva conoscenza diretta del programma, mi disse che i sensori della NRO furono impiantati nei pressi di tutti i siti chimici conosciuti in Siria. Sono progettati per monitorare costantemente i movimenti delle testate chimiche nei depositi militari. Ma molto più importante, in termini di allerta precoce, era la capacità dei sensori d’avvertire  le intelligence di Stati Uniti e Israele quando le testate vengono caricate con Sarin. (Il Paese vicino, Israele è sempre in allerta sui cambiamenti nell’arsenale chimico siriano, e lavora a stretto contatto con l’intelligence statunitensi sui preallarmi.) Una testata chimica, una volta caricata con Sarin, ha una durata di pochi giorni o meno, l’agente nervino inizia a erodere il razzo quasi subito, si tratta di un’arma di distruzione di massa ‘usa e getta’. ‘L’esercito siriano non ha tre giorni per preparare un attacco chimico‘, mi ha detto l’ex alto funzionario dell’intelligence. ‘Abbiamo creato il sistema di sensori per una reazione immediata, come l’allarme aereo o un allarme antiincendio. Non si può avere un preavviso di tre giorni perché tutte le persone coinvolte sarebbero morte. O è ora o sei storia. Non stai tre giorni pronto a sparare gas nervino‘. I sensori non rilevarono alcun movimento nei mesi e giorni precedenti il 21 agosto,  ha detto l’ex funzionario. Naturalmente è possibile che il Sarin sia stato fornito all’esercito siriano con altri mezzi, ma l’assenza dell’allerta ha fatto sì che Washington potesse monitorare gli eventi nel Ghuta orientale, come spiegato. I sensori funzionarono in passato, come sapeva fin troppo bene la leadership siriana. Lo scorso dicembre il sistema di sensori raccolse i segnali di ciò che sembrava essere Sarin presso un deposito di armi chimiche. Non fu immediatamente chiaro se l’esercito siriano stesse simulando il caricamento di Sarin nell’ambito di una esercitazione (tutti i militari effettuano costantemente tali esercitazioni) o addirittura preparando un attacco. Al momento, Obama avvertì pubblicamente la Siria che l’utilizzo del Sarin era ‘totalmente inaccettabile‘, un messaggio simile fu inviato anche per via diplomatica. L’evento successivamente si scoprì essere parte di una serie di esercitazioni, secondo l’ex funzionario dell’intelligence: ‘Se quello che i sensori videro lo scorso dicembre era così importante da far dire al presidente: “Smettetela”, perché il presidente non fece tale stesso avviso tre giorni prima dell’attacco del gas di agosto?’
La NSA ovviamente monitorerebbe l’ufficio di Assad tutto il giorno se potesse, l’ex funzionario ha detto. Altre comunicazioni, da diverse unità dell’esercito in combattimento in tutta la Siria, sarebbero molto meno importanti, e quindi non analizzate in tempo reale. ‘Vi sono letteralmente migliaia di frequenze radio tattiche utilizzate dalle unità sul campo in Siria per le comunicazioni di routine‘,  disse, ‘e ci vorrebbe un numero enorme di crittografi della NSA per ascoltarle, e il ritorno utile sarebbe nullo.’ Ma il ‘chiacchiericcio’ è normalmente memorizzato sui computer. Una volta che la scala degli eventi del 21 agosto fu compresa, la NSA avviò un tentativo globale per cercare eventuali collegamenti all’attacco, analizzando l’archivio completo delle comunicazioni memorizzate. Una parola chiave o due sarebbe stata selezionata e un filtro impiegato per trovare le conversazioni pertinenti. ‘Che cosa è successo qui è che voci dell’intelligence della NSA scovarono  un evento, l’uso del Sarin, e iniziarono a cercare le comunicazioni che potessero riguardarlo‘, ha detto l’ex ufficiale. ‘Ciò non porta a una valutazione dall’elevata fiducia, a meno che non si inizi con la certezza che Bashar Assad l’avesse ordinato, e cercare qualcosa che sostenga tale convinzione.’ La scelta è simile al processo utilizzato per giustificare la guerra in Iraq.
La Casa Bianca ebbe bisogno di nove giorni per assemblare l’accusa contro il governo siriano. Il 30 agosto invitò un gruppo selezionato di giornalisti di Washington (e almeno un giornalista, spesso critico, Jonathan Landay, il corrispondente delle sicurezza nazionale dei McClatchy Newspapers, non fu invitato), e gli consegnarono un documento accuratamente etichettato come ‘valutazione del governo’, piuttosto che come valutazione della comunità d’intelligence. Il documento era essenzialmente un argomento politico per rafforzare l’accusa dell’amministrazione contro il governo Assad. Fu tuttavia più specifico rispetto a Obama, in seguito, nel suo discorso del 10 settembre: l’intelligence statunitense, affermò, sapeva che la Siria aveva iniziato ‘la preparazione di munizioni chimiche tre giorni prima dell’attacco‘. In un discorso aggressivo dopo quel giorno, John Kerry fornì ulteriori dettagli. Disse che ‘personale chimico siriano era sul campo, nella zona, per i preparativi‘ dal 18 agosto. ‘Sappiamo che elementi del regime siriano ebbero l’ordine di prepararsi all’attacco mettendosi maschere antigas e prendendo precauzioni connesse con le armi chimiche.’ La valutazione del governo e i commenti di Kerry facevano sembrare che l’amministrazione avesse scoperto l’attacco del Sarin. Questa versione dei fatti fasulla ma non contestata, fu ampiamente segnalata al momento. Una reazione imprevista avvenne sotto forma di denuncia da parte della leadership dell’esercito libero siriano e di altri, per l’assenza di avvertimenti. ‘E’ incredibile che non abbiano fatto nulla per avvertire le persone o cercare di fermare il regime prima del crimine‘, disse Razan Zaitunah, membro dell’opposizione che abitava in una delle città colpite da Sarin, a Foregin Politcy. Il Daily Mail fu più netto: ‘Il rapporto dell’intelligence afferma che funzionari statunitensi sapevano dell’attacco nervino in Siria, tre giorni prima che venissero uccise oltre 1400 persone, tra cui più di 400 bambini.’ (Il numero dei decessi attribuibili all’attacco varia ampiamente, da 1429, come inizialmente sostenuto dall’amministrazione Obama, a molti meno: un gruppo per i diritti umani siriani ha riportato 502 morti; Medici Senza Frontiere 355 e una relazione francese parla di 281 decessi noti. Il dato sorprendentemente preciso degli Stati Uniti fu poi riportato dal Wall Street Journal non essere basato sul conteggio effettivo dei corpi ma su un’estrapolazione dagli analisti della CIA, che su YouTube scansionarono più di un centinaio di video del Ghuta orientale con  un sistema informatico, alla ricerca delle immagini dei morti. In altre parole, era poco più di una supposizione). Cinque giorni dopo, un portavoce dell’ufficio del direttore della National Intelligence  rispose alle lamentele. Una dichiarazione all’Associated Press disse che l’intelligence dietro le affermazioni dell’amministrazione non era nota al momento dell’attacco, ma fu recuperata solo in seguito: ‘Cerchiamo di essere chiari, gli Stati Uniti non guardavano in tempo reale, quando tale attacco orribile ha avuto luogo. La comunità dell’intelligence poteva raccogliere e analizzare le informazioni dopo il fatto e stabilire che elementi del regime di Assad avevano infatti provveduto a prepararsi in precedenza ad usare armi chimiche‘. Ma da quando la stampa statunitense ebbe la sua storia, la precisazione ebbe scarsa attenzione. Il 31 agosto il Washington Post, basandosi sulla valutazione del governo, aveva vividamente riportato in prima pagina che l’intelligence statunitense poté registrare ‘ogni passo’ dell’attacco dell’esercito siriano, ‘in tempo reale, dagli ampi preparativi per il lancio dei razzi alle valutazioni post-intervento da parte di funzionari siriani‘. Non pubblicò la correzione dell’AP e la Casa Bianca mantenne il controllo della narrazione.
Così, quando Obama disse il 10 settembre che la sua amministrazione sapeva che personale chimico di Assad aveva preparato l’attacco in anticipo, si basava non sull’intercettazione colta mentre ciò accadeva, ma sulle comunicazioni analizzate giorni dopo il 21 agosto. L’ex alto funzionario dell’intelligence spiegò che la caccia alle comunicazioni rilevanti risalivano all’esercitazione rilevata nel dicembre precedente, in cui, come più tardi disse Obama, l’esercito siriano aveva mobilitato personale chimico e distribuito maschere antigas alle truppe. La valutazione del governo, della Casa Bianca e il discorso di Obama non descrivevano gli eventi specifici che portarono all’attacco del 21 agosto, ma un resoconto delle sequenze che l’esercito siriano avrebbe seguito per un qualsiasi attacco chimico. ‘Misero insieme una storia‘, ha detto l’ex funzionario, ‘con molti e diversi pezzi e parti. Il modello usato risaliva a dicembre‘. E’ possibile, naturalmente, che Obama non sapesse che il resoconto era tratto da un’analisi del protocollo dell’esercito siriano per condurre un attacco con i gas, piuttosto che da prove dirette. In entrambi i casi, apparve chiaro essere un giudizio affrettato. La stampa doveva seguire l’esempio. Il rapporto delle Nazioni Unite del 16 settembre confermava l’uso del Sarin, ma fu attento nel far notare che l’accesso dei suoi inquirenti ai punti dell’attacco, che avvenne cinque giorni dopo la gassificazione, era controllato dalle forze ribelli. ‘Come in altri siti,’ il rapporto avvertiva, ‘furono trafficati da altre persone prima dell’arrivo della missione… Durante il tempo trascorso in questi luoghi, individui  arrivarono e portarono altre munizioni sospette, indicando che tale prova potenziale era stata spostata ed eventualmente manipolata.’ Eppure, il New York Times nascose la relazione, come fecero i funzionari statunitensi ed inglesi, ed affermò di aver fornito la prova cruciale a sostegno delle affermazioni dell’amministrazione. Un allegato al rapporto delle Nazioni Unite riproduceva le foto su YouTube di alcune munizioni recuperate, tra cui un razzo che ‘indicativamente aveva’ le specifiche di un razzo d’artiglieria del calibro di 330 mm. Il New York Times scrisse che l’esistenza dei razzi, in sostanza, dimostrava che il governo siriano fosse responsabile dell’attacco ‘perché le armi in questione non erano state precedentemente documentate o segnalate in possesso della rivolta’.
Theodore Postol, professore di tecnologia e sicurezza nazionale al MIT, ha esaminato le foto delle Nazioni Unite con un gruppo di suoi colleghi e ha concluso che il razzo dal grande calibro era una munizione improvvisata molto probabilmente prodotta localmente. Mi ha detto che era ‘qualcosa che si potrebbe produrre in una modesta officina‘. Il razzo nelle foto, ha aggiunto, non aveva le specifiche di un razzo simile, ma più piccolo, noto per essere nell’arsenale siriano. Il New York Times, sempre basandosi sui dati del rapporto delle Nazioni Unite, analizzò anche la traiettoria dei due razzi vuoti ritenuti essere armati con il Sarin, e concluse che l’angolo d’impatto ‘puntava direttamente‘ su un base dell’esercito siriano, a più di nove chilometri dalla zona d’impatto. Postol, che fu consulente scientifico per il capo delle operazioni navali del Pentagono, ha detto che le affermazioni del Times e di altrove ‘non erano basate su osservazioni reali‘. Concluse che l’analisi della traiettoria di volo, in particolare, come ha detto in una e-mail, ‘è totalmente assurda‘, perché uno studio approfondito ha dimostrato che la gittata dei razzi  improvvisati ‘difficilmente’ va oltre i due chilometri. Postol e un collega, Richard M. Lloyd, pubblicarono l’analisi due settimane dopo il 21 agosto, in cui correttamente valutarono che i razzi in questione avevano una carico utile in Sarin di gran di lunga maggiore di quanto stimato in precedenza. Il Times riferì tale analisi a lungo, descrivendo Postol e Lloyd come “principali esperti di armi”. Successivamente, lo studio della coppia sulla traiettoria e l’autonomia dei razzi, che contraddiceva la tempistica segnalata dal Time, inviato al giornale la settimana prima, non fu pubblicato.*
Il travisamento della Casa Bianca di ciò che sapeva dell’attacco, e di quando, coincise con la sua disponibilità ad ignorare l’intelligence che compromettesse il racconto. Tali informazioni riguardavano al-Nusra, il gruppo ribelle islamista designato da Stati Uniti e Nazioni Unite organizzazione terroristica. Al-Nusra è nota per aver effettuato decine di attentati suicidi contro cristiani e le altre sette musulmane non sunnite in Siria, e per aver attaccato il suo alleato nominale nella guerra civile, il secolare esercito libero siriano (ELS). Il suo obiettivo dichiarato è rovesciare il regime di Assad e stabilire la legge della sharia. (Il 25 settembre al-Nusra riuniva diversi altri gruppi di ribelli islamici ripudiando l’ELS e l’altra fazione laica, la coalizione nazionale siriana). La serie di interessi statunitensi per al-Nusra e il Sarin derivava da una serie di piccoli attacchi chimici a marzo ed aprile, quando il governo siriano e i ribelli si accusarono della responsabilità. Le Nazioni Unite alla fine conclusero che quattro attacchi chimici furono effettuati, ma non stabilì la responsabilità. Un funzionario della Casa Bianca dichiarò alla stampa, a fine aprile, che la comunità d’intelligence aveva valutato ‘con diversi gradi di fiducia‘ che il governo siriano fosse responsabile degli attacchi. Assad aveva attraversato la ‘linea rossa’ di Obama. La valutazione di aprile fece notizia, ma alcuni passi  significativi furono persi nella traduzione. L’anonimo funzionario del briefing riconobbe che “non sono sufficienti le ‘valutazioni della comunità di intelligence’, vogliamo‘, disse, ‘indagare oltre tali valutazioni dell’intelligence, per raccogliere i fatti, per stabilire una credibile e corroborata serie di informazioni che possano quindi informare il nostro processo decisionale.’ In altre parole, la Casa Bianca non aveva alcuna prova diretta del coinvolgimento dell’esercito o del governo siriani, un fatto solo occasionalmente osservato dalla stampa. Difficile dire se Obama abbia ingannato il pubblico e il Congresso, che vedevano Assad come un assassino spietato.
Due mesi dopo, una dichiarazione della Casa Bianca annunciava il mutamento della valutazione della colpevolezza siriana e dichiarava che l’intelligence aveva ora ‘alta fiducia’ che il governo di Assad fosse responsabile di ben 150 morti negli attacchi con il Sarin. Altri titoli furono generati e la stampa disse che Obama, in risposta alla nuova intelligence, aveva ordinato l’aumento degli aiuti non letali all’opposizione siriana. Ma ancora una volta vi furono avvertimenti significativi. La nuova intelligence includeva un rapporto secondo cui ufficiali siriani avevano pianificato ed eseguito gli attacchi. Non furono forniti dati specifici, né s’identificava chi fornì questi rapporti. La dichiarazione della Casa Bianca disse che analisi di laboratorio avevano confermato l’uso del Sarin, ma anche la constatazione positiva del gas nervino ‘non dice come o dove le persone furono esposte o chi sia stato responsabile della diffusione‘. La Casa Bianca inoltre dichiarava: ‘Non abbiamo nessuna segnalazione corroborata affidabile che indichi che l’opposizione in Siria abbia acquistato o usato armi chimiche.‘ L’affermazione contraddiceva le prove che all’epoca giunsero alle agenzie d’intelligence statunitensi. Già dalla fine di maggio, il consulente dell’intelligence mi disse che la CIA aveva informato l’amministrazione Obama su al-Nusra e il suo lavoro con il Sarin, e aveva mandato rapporti allarmanti su un altro gruppo fondamentalista sunnita attivo in Siria, al-Qaida in Iraq (AQI), che aveva capito come produrre Sarin. A quel tempo, al-Nusra operava nelle zone vicino a Damasco, tra cui il Ghuta orientale. Un documento dell’intelligence rilasciato a metà estate, trattava a lungo di Ziyad Tariq Ahmed, esperto di armi chimiche proveniente dai militari iracheni, che si diceva trasferitosi in Siria e attivo nel Ghuta orientale. Il consulente mi disse che Tariq fu identificato ‘come un tizio di al-Nusra capace di produrre iprite in Iraq ed implicato nella produzione ed uso di Sarin‘. Fu considerato un obiettivo di alto profilo dai militari statunitensi.
Il 20 giugno un cablo top secret di quattro pagine, che riassumeva quanto appreso sulle capacità con il gas nervino di al-Nusra, fu trasmesso a David R. Shedd, vicedirettore della Defense Intelligence Agency.Shedd fu informato ampiamente e in modo completo‘, ha detto il consulente. ‘Non era nel gruppo dei “credenti”.’ Mi ha detto che il cablo non valutava se i ribelli o l’esercito siriano avessero avviato gli attacchi di marzo e aprile, ma confermava rapporti precedenti secondo cui al-Nusra aveva la capacità di acquisire ed usare Sarin. Un campione di Sarin utilizzato fu anche recuperato, con l’aiuto di un agente israeliano, ma secondo il consulente nessuna ulteriore notifica sul campione appare nel traffico dei cabli. Indipendentemente da queste valutazioni, il Joint Chiefs of Staff, nell’ipotesi in cui truppe statunitensi avessero l’ordine di catturare i depositi chimici del governo siriano, chiese un’analisi sull’origine della minaccia potenziale. ‘Il massimo ordine poneva le basi per l’esecuzione di una missione militare, se ordinata‘, spiegò l’ex alto funzionario dell’intelligence. ‘Ciò includeva l’eventuale necessità d’inviare soldati statunitensi in un sito chimico siriano per difenderlo dai ribelli. Se i ribelli jihadisti invadevano il sito, il presupposto era che Assad non li avrebbe combattuti perché stavamo proteggendo le sostanze chimiche dai ribelli. Tutti gli ordini operativi contengono una componente dell’intelligence sulle minacce. Avevamo analisti tecnici di Central Intelligence Agency, Defense Intelligence Agency, dell’esercito e delle I&W (indicazioni e le avvertenze) che lavoravano sul problema… Conclusero che le forze ribelli potevano attaccare una forza statunitense con il Sarin, perché potevano produrlo. L’esame si basava sull’intelligence elettronica ed umana, così come sull’intenzione e la capacità tecnica dei ribelli‘.
Vi sono prove che durante l’estate alcuni membri del Joint Chiefs of Staff fossero turbati dalla prospettiva di un’invasione via terra della Siria, nonché dalla professata volontà di Obama di dare alle fazioni ribelli supporto non letale. A luglio, il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs, diede una valutazione cupa, raccontando al Comitato dei Servizi Armati del Senato, con testimonianza pubblica, che ‘migliaia di elementi per le operazioni speciali e le altre forze di terra‘ fossero necessari per occupare l’arsenale chimico siriano ampiamente disperso, insieme a ‘centinaia di aerei, navi, sottomarini e altri mezzi‘. Le stime del Pentagono parlavano di settantamila truppe, in parte perché le forze USA avrebbero anche custodito i missili siriani: l’accesso a grandi quantità di sostanze chimiche per produrre il Sarin, senza i vettori, sarebbe stato di scarso valore per una forza ribelle. In una lettera al senatore Carl Levin, Dempsey avvertì che la decisione di catturare l’arsenale siriano poteva avere conseguenze indesiderate: ‘Abbiamo appreso negli ultimi dieci anni, tuttavia, che non è sufficiente modificare semplicemente l’equilibrio di potere militare senza un attento esame di quanto è necessario per preservare uno Stato funzionante… Se le istituzioni del regime crollassero, in assenza di un’opposizione valida, inavvertitamente si potenzierebbero gli estremisti o si userebbero le armi chimiche che cerchiamo di controllare‘.
La CIA ha rifiutato di commentare questo articolo. I portavoce della DIA e l’Ufficio del Direttore della National Intelligence hanno detto che non sapevano della relazione a Shedd e che se fornivo i codici dei cablo specifici del documento, dissero che potevano trovarlo. Shawn Turner, responsabile degli affari pubblici dell’ODNI, disse che nessuna agenzia d’intelligence statunitense, tra cui la DIA, ‘ritiene che il Fronte al-Nusra sia riuscito a sviluppare la capacità di produrre Sarin‘.  I funzionari degli Affari pubblici dell’amministrazione non sono così preoccupati dal potenziale militare di al-Nusra come Shedd lo fu nelle sue dichiarazioni pubbliche. Alla fine di luglio, diede un resoconto allarmante sulla forza di al-Nusra, in occasione del Forum annuale sulla sicurezza ad Aspen, in Colorado. ‘Conto non meno di 1200 diversi gruppi dell’opposizione‘, disse Shedd, secondo una registrazione del suo intervento. ‘E dentro l’opposizione, il Fronte al-Nusra è… il più efficace e guadagna forza.’ Questo, disse, ‘è una grave preoccupazione per noi. Se incontrollati, sono assai preoccupato del fatto che gli elementi più radicali“, citava anche al-Qaida in Iraq, ‘vincano’.  La guerra civile, proseguiva, ‘può solo peggiorare… violenze insondabili si devono ancora avere.’ Shedd non fece menzione delle armi chimiche nel suo discorso, ma non gli era permesso: le relazioni del suo ufficio sono altamente classificate.

BSMOz-BCIAAZmGo*Una serie di dispacci segreti dalla Siria, nel corso dell’estate riferiva che i membri dell’ELS si lamentavano presso gli operatori dell’intelligence statunitense dei ripetuti attacchi contro le loro forze da parte dei combattenti di al-Nusra e di al-Qaida. Le relazioni, secondo il consulente d’intelligence di alto livello che li lesse, fornivano la prova che l’ELS era ‘più preoccupato dai pazzi che da Assad‘. L’ELS era in gran parte composto da disertori dell’esercito siriano. L’amministrazione Obama, impegnata a farla finita con il regime di Assad e nel continuo sostegno ai ribelli, ha cercato nelle sue dichiarazioni pubbliche dopo l’attacco, di minimizzare l’influenza delle fazioni salafite e wahabite. All’inizio di settembre, John Kerry sbalordì il Congresso con l’improvvisa affermazione che al-Nusra e altri gruppi islamisti erano minoritari nell’opposizione siriana. In seguito lo ritrattò.
Nelle sue comunicazioni pubbliche e private, dopo il 21 agosto, l’amministrazione avrebbe violato l’intelligence disponibile sul potenziale accesso di al-Nusra al Sarin e continuato a sostenere che il governo di Assad fosse l’unico in possesso di armi chimiche. Questo messaggio fu trasmesso nei vari briefing segreti che i membri del Congresso ricevettero nei giorni dopo l’attacco, quando Obama cercava sostegno alla sua offensiva missilistica programmata contro le installazioni militari siriane. Un legislatore con più di venti anni di esperienza in questioni militari, mi ha detto che con tale mole di informazioni fu convinto che ‘solo il governo Assad avesse Sarin e che i ribelli non ne avessero.’ Allo stesso modo, in seguito alla pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite del 16 settembre, a conferma che il Sarin era stato utilizzato il 21 agosto, Samantha Power, l’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, disse in una conferenza stampa: ‘E’ molto importante notare che solo il regime (di Assad) possiede il Sarin, e non abbiamo alcuna prova che l’opposizione lo possieda‘. Non è noto se la segnalazione altamente classificata su al-Nusra sia stata messa a disposizione dell’ufficio di Powers, ma il suo commento riflette l’atteggiamento dell’amministrazione. ‘L’ipotesi immediata fu che Assad l’aveva fatto‘, mi disse l’ex alto funzionario dell’intelligence. ‘Il nuovo direttore della CIA, (John) Brennan, saltò su questa conclusione… si unì alla Casa Bianca dicendo: “Guardate cosa ho”. Erano solo parole, ma sventolava una camicia insanguinata. Vi era una notevole pressione politica per spingere Obama in soccorso dei ribelli, e vi era il pio desiderio che questo (collegare Assad all’attacco del Sarin) avrebbe forzato la mano a Obama: ‘Questo è il telegramma Zimmermann della ribellione siriana e ora Obama può reagire’. Il wishful thinking di Samantha Power aleggiava sull’amministrazione. Purtroppo, alcuni membri del Joint Chiefs, avvisati che stavano per attaccare, non erano così sicuri che fosse una buona cosa.’ La proposta di un attacco missilistico statunitense sulla Siria non convinse mai il pubblico e Obama passò ben presto alle Nazioni Unite e accettò la proposta russa per lo smantellamento del complesso chimico bellico siriano. Qualsiasi possibilità di un’azione militare fu definitivamente scongiurata il 26 settembre, quando l’amministrazione approvò il progetto della Russia di risoluzione dell’ONU, chiedendo al governo di Assad di sbarazzarsi del suo arsenale chimico. La ritirata di Obama sollevò molti alti ufficiali. (Un alto consulente per le operazioni speciali mi disse che l’attacco missilistico statunitense su aeroporti militari e postazioni missilistiche siriani era mal concepito, come inizialmente aveva previsto la Casa Bianca, e avrebbe ‘fornito supporto aereo ravvicinato ad al-Nusra’.)
La distorsione dei fatti sull’attacco del Sarin dell’amministrazione solleva una questione ineludibile: cosa sappiamo della volontà di Obama di allontanarsi dalla sua minaccia della ‘linea rossa’ per bombardare la Siria? Aveva affermato di avere prove ferree, ma improvvisamente decise di portare la questione al Congresso, e poi di accettare l’offerta di Assad di cedere le armi chimiche. Sembra possibile che a un certo punto abbia avuto davanti informazioni contraddittorie, con prove abbastanza forti da convincerlo a cancellare il suo piano di attacco ed accettare le critiche dei repubblicani. La risoluzione delle Nazioni Unite, adottata il 27 settembre dal Consiglio di sicurezza, tratta indirettamente dell’idea che le forze ribelli come al-Nusra debbano disarmare: ‘nessuno in Siria dovrebbe usare, sviluppare, produrre, acquistare, stoccare, trattenere o trasferire armi chimiche‘. La risoluzione chiede anche la notifica immediata del Consiglio di sicurezza nel caso di armi chimiche acquisite da eventuali “attori non statali”. Nessun gruppo viene nominato. Mentre il regime siriano continua il processo di eliminazione del suo arsenale chimico, l’ironia è che, dopo che i depositi degli agenti precursori di Assad saranno distrutti, al-Nusra e i suoi alleati islamisti potrebbero essere l’unica fazione in Siria in possesso degli elementi per produrre il Sarin, arma strategica inutile in qualsiasi altra zona in guerra, ma molto per negoziare.

Ghouta_chemical_attack_map_svgSeymour M. Hersh sta scrivendo una storia alternativa della guerra al terrore. Vive a Washington DC.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi di al-Qaida infiltrati in Siria dalle forze speciali statunitensi e dalla CIA

Tony Cartalucci, Land Destroyer 1 novembre 2013

1150898Un recente articolo del Daily Telegraph rivela che l’esercito terrorista di al-Qaida usa un membro della NATO, la Turchia, come trampolino di lancio per l’invasione della vicina Siria. La NATO  dirige la cosiddetta “guerra al terrore” iniziata nel 2001, dopo che terroristi di al-Qaida avrebbero diretto quattro aerei di linea contro vari obiettivi sulla costa orientale degli Stati Uniti, come le torri del World Trade e il Pentagono. Quasi 3.000 persone morirono in un solo giorno. L’invasione dell’Afghanistan, prontamente seguita, si basava sulla finzione del voler “scovare” i membri di al-Qaida. L’invasione e la quasi decennale occupazione dell’Iraq, seguirono poco dopo. Eppure, nonostante tutto ciò, la Turchia, membro della NATO dai primi anni ’50, sembra essere colpevole del grave crimine che avrebbe causato l’invasione dell’Afghanistan e la sua attuale occupazione, cioè ospitare i terroristi di al-Qaida. L’esercito di al-Qaida (da quasi 3 anni) usa la Turchia meridionale come santuario da cui avviare l’invasione della Siria, che viene maliziosamente ritratta dai media occidentali come “guerra civile”. Peggio, questi terroristi, che letteralmente portano la bandiera di al-Qaida in battaglia, passano dagli avamposti della CIA, dai campi di addestramento per le operazioni speciali statunitensi, inglesi e francesi, e dai campi profughi finanziati dagli occidentali, per poi commettere vaste atrocità in Siria.
Ciò sfida ogni spiegazione, tranne una, la “Guerra al Terrore” è una frode e gli stessi terroristi che hanno ucciso migliaia di soldati occidentali inseguendoli in tutto il pianeta, sono armati, finanziati, addestrati, appoggiati e ricostituiti dall’occidente stesso, per avere la scusa per continuare l’aggressione perpetua, l’occupazione globale e  guerre dagli immensi profitti finanziari e  geopolitici. Il Daily Telegraph, nel suo articolo, “Le reclute di al-Qaida entrano in Siria dai  nascondigli in Turchia“, ha recentemente riportato: “Centinaia di reclute di al-Qaida vengono accolte nei santuari nel sud della Turchia, prima d’infiltrasi oltre confine per condurre “jihad” in Siria, ha appreso il Daily Telegraph. La rete di nascondigli permette il costante flusso di combattenti stranieri, tra cui inglesi, nella guerra civile nel Paese, secondo alcuni volontari. Questi jihadisti stranieri hanno grandemente eclissato l’ala “moderata” dei ribelli dell’esercito libero siriano sostenuto dall’occidente. La capacità di al-Qaida di utilizzare il territorio turco solleva interrogativi sul ruolo che il membro della NATO gioca nella guerra civile in Siria. La Turchia ha sostenuto i ribelli sin dall’inizio, e il suo governo è stato costretto a condividere le preoccupazioni dell’occidente su al-Qaida. Ma gli esperti dicono che vi è la crescente paura che le autorità turche possano aver perso il controllo sulle nuove reclute del movimento di al-Qaida, o forse anche chiuso un occhio”.
Naturalmente, il Telegraph inganna i suoi lettori. L’utilizzo di al-Qaida quale ascaro contro la Siria non è un caso imprevedibile e sfortunato del conflitto siriano, ma rientra invece nel ben documentato piano occidentale, svelato già nel 2007 dal giornalista vincitore del Pulitzer, Seymour Hersh, nel suo articolo “Il reindirizzamento“, dove afferma: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.” Chiaramente, l’unica cosa di cui NATO, Turchia e stampa occidentale hanno “perso il controllo” è la favola usata per ingannare il pubblico.

La CIA non solo supervisiona al-Qaida, ma l’arma
Il New York Times, nel suo articolo del marzo 2013: “Il ponte aereo per armare i ribelli in Siria si espande, con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e turco hanno fortemente aumentato il loro supporto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria, negli ultimi mesi, espandendo il ponte aereo segreto per armare e attrezzare la rivolta contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo dati del traffico aereo, interviste a funzionari di diversi Paesi e resoconti dei comandanti ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012 e proseguito ad intermittenza fino allo scorso autunno, s’è ampliato in un costante e grande flusso alla fine dello scorso anno, indicano i dati. E’ cresciuto fino a più di 160 voli dei cargo militari giordani, sauditi e qatarioti che atterrano a Esenboga vicino Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani”. Il pezzo del New York Times tenta di ridurre il ruolo degli USA nell’armamento dei militanti in Siria. Il Times continua affermando: “Il governo statunitense era coinvolto, ha detto un ex-funzionario, in parte perché c’era la sensazione che altri Stati avrebbero armato i ribelli comunque. Il ruolo della CIA nelle spedizioni, ha detto, ha permesso agli Stati Uniti una certa influenza sul processo, compreso il tentativo di allontanare le armi dai gruppi islamici e di convincere i donatori a trattenere i missili antiaerei portatili che potrebbero essere usati in futuri attacchi terroristici contro aeromobili civili”. Proprio come il Telegraph, il Times mente apertamente ai lettori. I cosiddetti “islamisti” costituiscono il grosso dell’aggressione armata contro il governo siriano, come specificamente delineato dai piani esposti da Hersh nel 2007, oggi attuati dalla CIA nel territorio del membro della NATO Turchia, lungo il confine turco-siriano.

Le forze speciali occidentali addestrano i terroristi di al-Qaida
Oltre alla CIA, le forze speciali occidentali cooperano insieme in Siria. Nel giugno 2013 l’articolo del LA Times intitolato “Gli USA hanno addestrato e armato segretamente i ribelli in Siria fin dal 2012“, ammetteva: “Agenti della CIA e truppe per le operazioni speciali hanno addestrato i ribelli sulle armi anticarro e antiaereo in Giordania e in Turchia”. Il LA Times proseguiva: “Agenti della CIA e truppe speciali degli USA hanno segretamente addestrato i ribelli siriani sulle armi anticarro e antiaeree dalla fine dell’anno scorso, mesi prima che il presidente Obama approvasse l’intenzione di armarli direttamente, secondo funzionari statunitensi e comandanti ribelli. L’addestramento segreto  degli Stati Uniti presso le basi in Giordania e in Turchia, con la decisione di Obama di questo mese d’inviare armi e munizioni ai ribelli, ha risollevato le speranze dell’opposizione siriana assediata, secondo cui infine Washington avrebbe inviato anche armi pesanti. Finora i ribelli dicono di non avere le armi di cui hanno bisogno per riprendere l’offensiva nell’aspra guerra civile nel Paese”.
Il fronte al-Nusra di al-Qaida s’è affermato sui campi di battaglia della Siria presumibilmente grazie alle sue capacità marziali, in contrasto con i maldestri “moderati” presumibilmente addestrati dalle forze speciali statunitensi. Come è possibile che l’occidente e i suoi partner regionali come Arabia Saudita e Qatar, armino, finanzino e certamente addestrino gli eserciti dei “moderati”, mentre al-Qaida riesce a prevalere? Chi l’arma, la finanzia e l’addestra? La risposta è semplice, non ci sono mai stati “moderati”, nonostante le manipolazioni dei media occidentali che insistono sul contrario, è l’occidente che aiuta intenzionalmente al-Qaida, proprio come previsto nel 2007. Migliaia di soldati occidentali sono morti e continuano a morire nella cosiddetta “guerra al terrore”. Molti di più sono stati mutilati e/o psicologicamente segnati. L’evidenza suggerisce che non vi sia stata soluzione di continuità tra l’appoggio degli USA ad al-Qaida nell’Afghanistan degli anni ’80 ed oggi, e che anche se le truppe USA hanno combattuto in Iraq, l’occidente e i suoi partner Arabia Saudita, Qatar e Israele armano e inviano terroristi nel Paese per alimentarne la violenza settaria volta specificamente ad avviare le attività strategiche necessarie per una guerra segreta/per procura contro Iran, Siria e Libano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nell”opposizione siriana’ non ci sono ‘ribelli moderati’

Tony Cartalucci Global Research, 20 settembre, 2013

1010582Le ultime trovate occidentali, che tentano di ritrarre i “ribelli moderati” bloccati nei combattimenti con orde di militanti di al-Qaida, sono un escamotage per giustificare l’ulteriore armamento dei terroristi, e persino l’intervento diretto in Siria. Fermato, poco prima d’intervenire direttamente, dalle manovre geopolitiche siriano-russe, l’occidente tenta di economizzare l’agenda per sovvertire la Siria con una varietà di modi. Gli Stati Uniti ora starebbero infiltrando ufficialmente terroristi in Siria, dopo avervi per anni inviato semi-segretamente migliaia di tonnellate di armi e miliardi in contanti, direttamente e indirettamente, attraverso Arabia Saudita, Turchia, Giordania e Qatar. L’obiettivo, in parte, è sabotare qualsiasi tentativo d’intervento dell’ONU in Siria per verificare e disarmare le armi chimiche della Siria, usate, fallendo, per giustificare presso le Nazioni Unite l’intervento militare diretto.
Inoltre, una nuova narrativa prende forma mentre il governo siriano ristabilisce l’ordine in tutta la sua nazione devastata dalla guerra. L’occidente sostiene che i combattenti “moderati” che ha sponsorizzato dal 2011, sono bloccati in combattimenti contro i terroristi di al-Qaida in tutto il Paese, e questo dopo numerosi tentativi di negare che al-Qaida fosse anche presente in Siria, o presente in numero insignificante. Negli Stati Uniti d’America, l’articolo dal titolo “Kerry: i ribelli siriani non sono deviati dagli estremisti“, riferisce che: “I gruppi estremisti costituiscono tra il 15% e il 25% dei ribelli che combattono contro il leader siriano Bashar Assad, ma le forze moderate sono sempre più forti a causa del sostegno degli alleati regionali, ha detto al Congresso il segretario di Stato John Kerry. “Non sono d’accordo che la maggior parte sia di al-Qaida e pessima”, ha detto Kerry in una testimonianza davanti alla Commissione Affari Esteri della Camera. “Non è vero.” Ma oggi i media occidentali ammettono che sono effettivamente presenti in Siria, e che travolgono i “sempre più forti” militanti armati da USA-Arabia Saudita che, secondo Kerry, costituiscono la stragrande maggioranza della cosiddetta “opposizione”. L’articolo del Washington Post, “I combattenti legati ad al-Qaida conquistano la città siriana di Azaz ai ribelli moderati“, afferma: “I militanti di al-Qaida hanno sequestrato una città chiave settentrionale siriana ai ribelli, mentre aumentano gli attriti tra anti-governativi estremisti e moderati, esplode il conflitto tra le fazioni dell’opposizione filo-occidentale”. Il Post riferisce anche: “‘C’è un enorme espansione dello Stato islamico in Iraq e nel Levante’, ha detto il colonnello Maliq al-Qurdi, comandante dell’esercito libero siriano, secondo cui gli estremisti avevano anche sequestrato la città di Qafarnaje. Con lo Stato islamico ben finanziato e armato, “il potere dell’ELS decresce”, ha detto.”
Ma se il cosiddetto “Esercito libero siriano” (ELS) è stato finanziato, armato, addestrato e sostenuto dalle risorse combinate di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Giordania, Israele e altri membri della NATO, com’è possibile che lo “Stato islamico” e altre fazioni estremiste, come il ramo siriano di al-Qaida, al-Nusra, abbiano ancora più denaro e armi? La risposta, come verrà spiegato più in dettaglio qui di seguito, è che non ci sono mai stati, né vi sono “moderati” che operano in Siria. L’occidente ha intenzionalmente armato e finanziato al-Qaida e altri estremisti settari in quanto, già nel 2007, preparava un bagno di sangue settario a vantaggio degli interessi di USA-Arabia Saudita-Israele. L’ultimo tentativo di ritrarre i terroristi, che operano uniti in Siria, “divisi” dalla linea estremisti/moderati è uno stratagemma per giustificare il continuo flusso di denaro e armi occidentali in Siria, per perpetuare il conflitto, creando così le condizioni in Siria con cui i partner degli occidentali, Israele, Giordania e Turchia, possano giustificare l’intervento militare diretto.

Non ci sono, né ci sono stati mai ‘moderati’ a combattere in Siria
Con un’ammissione sorprendente, il New York Times confermava, in un articolo dell’aprile 2013, che la cosiddetta “opposizione siriana” è interamente diretta da al-Qaida e letteralmente afferma: “In nessuna zona controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica di cui parlare.” Fin dall’inizio, era chiaro agli analisti geopolitici che il conflitto in Siria non era una manifestazione “pro-democrazia”, ma l’attuazione di una cospirazione ben documentata tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita per armare e dirigere gli estremisti settari, affiliati ad al-Qaida, contro il governo siriano. Ciò fu documentato già nel 2007, ben 4 anni prima che iniziasse la “primavera araba” del 2011, dal premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, nel suo articolo sul New Yorker dal titolo, “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” che dichiarava espressamente: “Per indebolire l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, che è sunnita, nelle operazioni clandestine destinate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro Iran e Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam, e che sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.” Per oltre due anni Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania e Turchia hanno inviato miliardi di dollari e migliaia di tonnellate di armi in Siria, assieme a ben noti terroristi di Libia  Cecenia,  Libano, Giordania e Iraq.
In articolo del Telegraph dal titolo “Stati Uniti ed Europa, ‘il ponte aereo delle armi ai ribelli siriani passa da Zagabria’“, si segnalava: “Ha sostenuto che fin da novembre, 3.000 tonnellate di armi dell’ex-Jugoslavia furono inviate con 75 voli cargo, dall’aeroporto di Zagabria ai ribelli, in gran parte passando dalla Giordania”. L’articolo confermava le origini ex-jugoslave delle armi viste in numero crescente in mano ai ribelli, nei video online, come avevano descritto il mese scorso The Daily Telegraph e altri giornali, ma suggerendo quantità di armi di gran lunga più grandi di quanto precedentemente sospettato. Le spedizioni sarebbero state pagate dall’Arabia Saudita per ordine degli Stati Uniti, con l’assistenza, nell’organizzazione della distribuzione delle armi, di Turchia e Giordania, i confinanti della Siria. L’articolo aggiungeva che oltre dalla Croazia, le armi provenivano “da molti altri Paesi europei, tra cui la Gran Bretagna“, senza specificare se fossero armi fornite o procurate dagli inglesi. Consiglieri militari inglesi, tuttavia, sarebbero operativi nei Paesi confinanti con la Siria, insieme a francesi e statunitensi, addestrando i capi dei ribelli ed ex-ufficiali dell’esercito siriano. Gli statunitensi avrebbero anche fornito addestramento sulla sicurezza dei depositi di armi chimiche in Siria. Inoltre, il New York Times nel suo articolo, “Il ponte aereo delle armi per i ribelli in Siria, si espande con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e la Turchia hanno notevolmente aumentato il loro aiuto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria, negli ultimi mesi, con l’espansione del ponte aereo segreto per armi e attrezzature destinate alla rivolta contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo i dati del traffico aereo, le interviste a funzionari di diversi paesi e i resoconti dei comandanti ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012, e proseguito ad intermittenza nello scorso autunno, si è ampliato in un costante e molto più pesante flusso, alla fine dello scorso anno, come mostrano i dati.  E’ cresciuto fino a comprendere più di 160 voli di aerei cargo militari giordani, sauditi e qataroti, che atterravano a Esenboga presso Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani. Il dipartimento di Stato degli USA aveva anche annunciato l’invio di centinaia di milioni di dollari in più in aiuti, attrezzature e anche veicoli blindati ai militanti che operano in Siria, insieme alle richieste ai loro alleati di “unirsi” al finanziamento per raggiungere l’obiettivo di oltre un miliardo di dollari”. Il NYT avrebbe riferito, nell’articolo “Kerry dice che gli USA raddoppieranno gli aiuti ai ribelli in Siria“, che: “Con la promessa di nuovi aiuti, l’importo totale del contributo non letale da parte degli Stati Uniti alla coalizione dei gruppi civili nel Paese, è di 250 milioni di dollari. Durante l’incontro, Kerry aveva esortato le altre nazioni ad intensificare la loro assistenza, con l’obiettivo di fornire un miliardo di dollari di aiuti internazionali.”
Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno ammesso ufficialmente d’inviare equipaggiamento e terroristi in Siria. L’articolo del Washington Post, “Le armi statunitensi arrivano ai ribelli siriani“, riferiva: “La CIA ha iniziato a consegnare armi ai ribelli in Siria, dopo mesi di ritardo nell’inviare gli aiuti letali promessi dall’amministrazione Obama, secondo i funzionari statunitensi e i dati siriani. Le spedizioni hanno cominciato ad arrivare nel Paese nel corso delle ultime due settimane, insieme con invi separati, del dipartimento di Stato, di veicoli e altri equipaggiamenti; un flusso di materiale che segna la grande escalation del ruolo degli Stati Uniti nella guerra civile in Siria.”

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ammesso che al-Qaida è la principale forza combattente in Siria
E mentre questo torrente astronomico in denaro, armi e attrezzature viene apertamente inviato dall’occidente in Siria, e continua fino ad oggi, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sin dall’inizio delle violenze, sa bene che il più importante gruppo combattente operativo in Siria è al-Qaida, precisamente il fronte al-Nusra. Il comunicato stampa ufficiale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dal titolo “Designazione dei terroristi del Fronte al-Nusra, alias al-Qaida in Iraq“, affermava esplicitamente che: “Dal novembre 2011 il Fronte al-Nusra ha rivendicato quasi 600 attentati, da più di 40 attentati suicidi di piccole dimensioni alle operazioni con ordigni esplosivi improvvisati, nei principali centri urbani di Damasco, Aleppo, Hama, Dara, Homs, Idlib e Dayr al-Zur”. Durante questi attentati sono stati uccisi numerosi civili siriani. Il dipartimento di Stato ammette che, fin dall’inizio al-Qaida ha condotto centinaia di attentati in tutte le principali città della Siria. Chiaramente, per chi legge il pezzo di Hersh sul New Yorker del 2007, e poi vede l’ascesa di al-Qaida in Siria, la spiegazione è abbastanza semplice: l’occidente ha intenzionalmente e sistematicamente finanziato e armato l’avvento di al-Qaida in Siria, per rovesciare il governo siriano con un inaudito bagno di sangue settario e conseguente catastrofe umanitaria, proprio come è stato pianificato anni fa.

Se gli Stati Uniti e i loro alleati finanziano i “moderati”, chi finanzia al-Qaida? (Gli Stati Uniti)
Tuttavia, ora, secondo i leader occidentali, l’opinione pubblica dovrebbe credere che, nonostante Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Siria e Turchia l’inondino di miliardi di dollari e migliaia di tonnellate di armi, tutti inviati esclusivamente ai “moderati laici”, in qualche modo, al-Qaida sia riuscita a conquistare la supremazia nell'”opposizione”. Come può essere? Se un asse di sette nazioni spende notevoli quote delle proprie risorse per sostenere i “moderati laici” nella regione, chi ha maggiori risorse per sostenere al-Qaida? La risposta è semplice. Non ci sono mai stati “moderati laici”, un dato di fatto che il New York Times ha ormai pienamente riconosciuto. Nell’articolo intitolato “I ribelli islamici creano un dilemma politico sulla Siria“, il New York Times ammette: “In tutta la Siria, aree controllate dai ribelli sono infestate da tribunali islamici con avvocati e chierici, e brigate combattenti guidate da estremisti. Anche il Consiglio supremo militare, l’organizzazione ombrello dei ribelli, con la cui formazione l’occidente sperava d’emarginare i gruppi radicali, ha rifornito i comandanti che vogliono instaurare la legge islamica con un futuro governo siriano. In nessuna parte controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica di cui parlare”. Tuttavia, con una spiegazione che sfida la ragione, l’articolo afferma: “Il carattere islamista dell’opposizione riflette la costituzione principale della ribellione, fondata fin dall’inizio sulla maggioranza sunnita della Siria, per lo più in emarginate zone conservatrici.  La discesa nella brutale guerra civile ha indurito le differenze settarie, e il fallimento degli altri gruppi ribelli tradizionali nel garantirsi regolari rifornimenti di armi, ha permesso agli islamisti di riempirne il vuoto e di avere sostenitori.” “Assicurarsi regolari rifornimenti di armi” da chi? Secondo l’occidente, ha rifornito ai “principali gruppi ribelli” miliardi di contanti e migliaia di tonnellate di armi, e ora secondo la BBC, anche l’addestramento. Dove, se non intenzionalmente e direttamente nelle mani di al-Nusra, vanno tutto questo denaro, queste armi e l’addestramento?
Il NYT ammette anche: “Di maggiore preoccupazione per gli Stati Uniti è il Fronte Nusra, il cui leader ha recentemente confermato che il gruppo collabora con al-Qaida in Iraq ed ha promesso fedeltà al capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahri, il vice di Usama bin Ladin. Nusra ha rivendicato una serie di attentati suicidi ed è il gruppo scelto dai jihadisti stranieri che si riversano in Siria.

Non solo il governo siriano combatte dei dichiarati terroristi di al-Qaida, ma terroristi che non sono nemmeno di origine siriana
Più scandaloso, comunque, è il New York Times che ammette pienamente che dai campi petroliferi, a cui l’Unione europea ha revocato le sanzioni e da cui acquista petrolio siriano (vedasi “BBC: L’UE toglie l’embargo petrolifero alla Siria per aiutare l’opposizione“), sono completamente controllati da al-Qaida, il che significa che l’Unione europea scambia volutamente contanti con noti terroristi internazionali colpevoli di atrocità orribili, in cambio del petrolio. Il NYT riferisce: “Altrove, (al-Nusra) ha sequestrato i campi petroliferi del governo, mettendo i dipendenti al lavoro e approfittando del greggio che producono”. E: “Nelle province petrolifere di Deir al-Zur e Hasaqa, i combattenti di Nusra hanno sequestrato i giacimenti petroliferi del governo, mettendone alcuni sotto il controllo delle milizie tribali e gestendone altri loro stessi”. Il Times continua ammettendo: “La mano di Nusra si fa sempre più sentire ad Aleppo, dove il gruppo ha allestito un campo in un ex-ospedale per bambini e ha collaborato con altri gruppi ribelli per istituire una Commissione della Shariah nell’ospedale, per governare i vicini quartieri ribelli della città. La commissione guida una forza di polizia e un tribunale islamico che infligge pene come frustate, anche se non amputazioni o esecuzioni, come fanno alcuni tribunali islamici in altri Paesi. I combattenti di Nusra controllano anche la centrale e distribuiscono la farina per mantenere attivi i panifici della città”. Questo ultimo punto, “e distribuiscono la farina per mantenere attivi i panifici della città“, è di estrema importanza, perché quella “farina” che “distribuiscono” proviene certamente, direttamente dagli Stati Uniti d’America.

Gli USA alimentano al-Qaida…
Un articolo del Washington Post, “Gli USA alimentano i siriani, ma di nascosto“, si sostiene che: “Nel cuore del territorio controllato dai ribelli nella provincia settentrionale siriana di Aleppo, un piccolo gruppo di intrepidi occidentali intraprende una missione in grande clandestinità. Vivono in anonimato in una piccola comunità rurale, viaggiano quotidianamente su auto civette sfidando attacchi aerei, bombardamenti e la minaccia del sequestro di persona per consegnare cibo e altri aiuti ai siriani bisognosi, tutti pagati dal governo degli Stati Uniti”. Il Washington Post sostiene poi che la maggior parte dei siriani crede che al-Qaida/al-Nusra forniscano gli aiuti: “L’America non ha fatto nulla per noi. Niente di niente”, ha detto Muhammad Fuad Waisi, 50 anni, sputando fuori le parole con enfasi nel suo piccolo negozio di alimentari di Aleppo, che confina con una panetteria dove si compra il pane tutti i giorni. Il panificio è completamente rifornito con farina pagata dagli Stati Uniti. Ma Waisi accredita Jabhat al-Nusra, un gruppo di ribelli che gli Stati Uniti hanno designato organizzazione terroristica, per via dei suoi legami con al-Qaida, del rifornimento di farina nella regione, anche se ha ammesso che non era sicuro da dove provenisse”. Chiaramente, il puzzle è completo. Infatti il signor Muhammad Fuad Waisi ha ragione, Jabhat al-Nusra, un’organizzazione terroristica secondo il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, fornisce farina alle persone, ricevendo tonnellate di farina direttamente e intenzionalmente dagli Stati Uniti, in netta contraddizione con le proprie leggi antiterrorismo, quelle internazionali e le frequenti smentite del dipartimento di Stato degli Stati Uniti che starebbe rafforzando i terroristi in Siria.
Chiaramente gli Stati Uniti e i loro alleati puntellano il terrorismo, e peggio ancora l'”aiuto” che forniscono al popolo siriano, sembra essere usato come arma politica da al-Qaida, permettendole di occupare, controllare e soggiogare in modo permanente un territorio siriano. Va notato, ancora una volta, che il New York Time stesso ammette che le fila di al-Nusra sono piene di combattenti stranieri, non siriani. La narrativa degli USA mira a “salvare” degli inesistenti “moderati” da quei terroristi di al-Qaida che volutamente armano. Rivelando una cospirazione così insidiosa, così scandalosa e una rete di bugie così aggrovigliata, i governi occidentali forse contano sul fatto che le loro popolazioni non crederanno che le loro tasse siano utilizzate per finanziare e armare intenzionalmente il terrorismo selvaggio, mentre volutamente alimentano un bagno di sangue settario, dove il numero di morti aumenta ogni giorno fino a livelli astronomici. Le carte sono scoperte, gli Stati Uniti mostrano nel modo più trasparente il loro finanziamento, armamento e  rifornimento di al-Qaida in Siria da oltre due anni, che a sua volta è direttamente responsabile della morte, delle atrocità e delle catastrofi umanitarie che ha provocato in Siria.
Mentre gli Stati Uniti tentano di spacciare l’intervento militare per conto di al-Qaida in Siria, con il fragile pretesto familiare delle “armi chimiche “, sembra che prima ancora che uno stivale statunitense tocchi ufficialmente il suolo siriano, un crimine contro l’umanità, già orribile e dalle storiche proporzioni, sia stato commesso dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro il popolo siriano. Questo è un crimine contro l’umanità che l’occidente intende aggravare pienamente, con la sua nuova favola dei “moderati” che combattono al-Qaida. L’obiettivo è giustificare il continuo torrente di denaro e di armi in Siria, volto ad alimentare il conflitto e, forse, per avere “zone sicure” da imporre in Siria con il pretesto dell'”eliminazione” di al-Qaida. Certo, al-Qaida continuerà ad essere armata e finanziata dagli interessi dei molti “che la gestiscono” sempre più in Siria.
E’ importante capire due innegabili fatti verificati. In primo luogo non ci sono moderati in Siria e, secondo, l’ascesa di al-Qaida in Siria è il risultato diretto della sua intenzionale infiltrazione da parte dell’occidente, che la finanzia, addestra, rifornisce con un supporto logistico tattico e strategico, nonché un finanziamento tramite il commercio con i campi petroliferi controllati da al-Qaida. La comprensione di questi fatti toglie il velo riguardo l’ultima serie di menzogne e falsificazioni dell’occidente, intenzionato a riprendersi l’iniziativa dopo oltre due anni di premeditata aggressione contro la Siria.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sconfitta in Siria rende la NATO pericolosamente disperata

L’occidente gassifica migliaia di persone per salvare la guerra perduta in Siria?
Tony Cartalucci Land Destroyer 25 agosto 2013

63307Già nel 2007, era documentato che l’occidente, compresi gli Stati Uniti e i loro alleati Arabia Saudita e Israele, cospirassero per utilizzare i terroristi appartenenti alle fila dei Fratelli musulmani e di al-Qaida, nel tentativo di rovesciare i governi di Iran e Siria. Il vincitore del premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, nel suo articolo sul New Yorker del 2007, The Redirection, scrisse: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine destinate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte a operazioni clandestine contro l’Iran e la sua alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.”
A partire dal 2011, questa cospirazione è stata catapultata nella guerra totale, sia pure dietro la tenue cortina di fumo degli “attivisti pro-democrazia” e del cosiddetto “Esercito libero siriano”, in lotta per la “libertà” dentro e lungo i confini della Siria. Non solo questa cospirazione è stata svelata, ma è decisamente fallita. Il governo siriano ha spazzato via anche gli ascari terroristici più consolidati, compiendo avanzate irreversibili contro un nemico chiaramente alle strette. Mentre gli Stati Uniti minacciano continuamente di “armare l’opposizione”, è un dato di fatto che tutte le armi, il denaro e il sostegno che gli Stati Uniti avevano, è già stato inviato negli ultimi 3 anni. Compresi miliardi in contanti e letteralmente migliaia di tonnellate di armi trasportate per via aerea da Stati Uniti e Regno Unito. Gli Stati Uniti e i loro alleati regionali hanno anche rastrellato le reti estremiste globali che hanno costruito nel corso di decenni, per raccogliere fino all’ultimo combattente che hanno potuto scovare, e sempre senza alcun risultato. Non c’è altro se non l’intervento militare diretto, che non può essere spacciato come aiuto a un’opposizione oramai chiaramente smascheratasi quale al-Qaida. Ciò significa che l’intervento umanitario, il “diritto di proteggere” (R2P) deve essere accuratamente ripulito dalle menzogne e dai crimini della NATO in Libia e preparato per la Siria. Solo, cosa esattamente potrebbe usare l’occidente per giustificare l’intervento contro il governo siriano che sia peggiore di quanto esso e i suoi ascari hanno già fatto a decine di migliaia di civili siriani?
Con un governo siriano vittorioso che rastrella i fantocci terroristici della NATO e attualmente ospita gli ispettori sulle armi chimiche dell’ONU a Damasco, l’uso di armi chimiche sfida ogni logica, a livello tattico, strategico e politico. Le armi chimiche, secondo la recensione dei militari degli Stati Uniti sul loro ampio uso nella guerra Iran-Iraq, negli anni ’80, che ha rivelato la vera natura della guerra chimica, una verità che i media occidentali hanno del tutto nascosta, nella loro informazione speculativa e volutamente manipolata sul presunto incidente. Un documento prodotto dal Corpo dei Marines degli Stati Uniti, intitolato “Le lezioni apprese: la guerra Iran-Iraq. Appendice B: le armi chimiche“, fornisce una visione completa della guerra chimica che ebbe luogo durante gli otto anni del devastante conflitto iraniano-iracheno. Diversi aspetti sono studiati in dettaglio, rivelando che grandi quantità di agenti chimici vengono diffusi principalmente per creare aree di diniego, e non per infliggere perdite massicce. Alla fine, si afferma che le armi convenzionali sono di gran lunga più efficaci e più preferibili. L’efficacia e la letalità delle armi chimiche è riassunta nel documento seguente: “Le armi chimiche richiedono condizioni climatiche e geografiche molto particolari per la massima efficacia. Data la relativa non-persistenza di tutti gli agenti impiegati durante tale guerra, tra cui il gas mostarda, c’era solo una breve finestra di opportunità d’impiego, giornaliero e stagionale, in cui tali agenti potevano essere utilizzati. Anche se gli iracheni hanno impiegato l’agente mostarda durante la stagione delle piogge e anche nelle paludi, la sua efficacia è stata significativamente ridotta da queste condizioni. Mentre gli iracheni hanno imparato, con loro disappunto, che il gas mostarda non è un buon agente da impiegare in montagna, a meno che non si controllino le alture e il nemico si trovi nelle valli. Siamo incerti dell’efficacia relativa degli agenti nervini impiegati, che sono per natura assai meno persistenti del gas mostarda. Al fine di avere concentrazioni distruttive di questi agenti, gli attacchi prima dell’alba sono i più efficaci, se condotti in aree dove la brezza mattutina è suscettibile di soffiare lontano dalle posizioni amiche. Le armi chimiche hanno scarsa efficacia. Proprio come nella Prima Guerra Mondiale, quando il rapporto di morti tra i feriti dai prodotti chimici era del 2-3 per cento, cifra che sembra essere confermata, ancora una volta, da questa guerra, anche se dati attendibili sul numero delle vittime sono difficilissimi da ottenere. Ci sembra singolare che il tasso di mortalità abbia un livello così basso, anche con l’introduzione di agenti nervini. Se tali dati sono corretti, come dovrebbe essere, ciò rafforza ulteriormente l’idea che non si debbano ritenere le armi chimiche “l’arma nucleare dei poveri.” Mentre tali armi hanno un grande potenziale psicologico, non sono distruttive e mortali quanto le armi nucleari o biologiche.”
Pertanto, il governo siriano avrebbe usato armi chimiche, e in qualche modo sarebbe stato in grado di creare le condizioni ideali per infliggere massicce perdite, ma l’avrebbe fatto al solo scopo di avere un abominevole numero di vittime civili e un pretesto perfetto per l’intervento occidentale, ben sapendo che tali armi sarebbero altrimenti inutili per combattere le formazioni armate. Dal momento che le armi chimiche della Siria, assai probabilmente, sono sigillate e sotto la custodia delle sue forze d’elite, come in Iran, secondo un documento della RAND Corporation, ciò significherebbe che il loro uso è stato approvato dai vertici del governo e dei militari siriani, lo  stesso governo e gli stessi militari che mostrano una moderazione illimitata contro le provocazioni intenzionali e coordinate della Turchia, membro della NATO, e del suo partner regionale Israele, moderazione abbandonata unicamente nell’evitare di fornire all’occidente il pretesto per un intervento militare diretto. Perché allora il governo siriano avrebbe scelto questo momento, dopo tutto, per dare all’occidente esattamente ciò che cerca, proprio mentre si sta chiudendo la finestra  attraverso cui l’occidente persegue i propri obiettivi contro la Siria e l’Iran? La risposta è che il governo siriano non ha usato armi chimiche a Damasco, né altrove. E mentre l’uomo di paglia attualmente viene accusato dai media occidentali, che gli attacchi siano falsi o reali, la cruda realtà è che la NATO e i suoi fantocci terroristici molto probabilmente hanno esposto un gran numero di persone a qualcosa, cercando un massacro nell’ultimo disperato tentativo di salvarsi da ciò che è chiaramente la fine della loro guerra lampo della “primavera araba”.
Come riportato in precedenza, la NATO e i suoi ascari in Siria hanno sia i mezzi che la motivazione per condurre attacchi con armi chimiche. Ciò comprende l’accesso ai depositi di armi chimiche della Libia, oltre alle linee di rifornimento della NATO che inviano combattenti, contanti e le armi dalla Libia alla Siria attraverso il membro della NATO, la Turchia.

LIBYA_Chemical-containers-in-th-007(Dal Guardian) “Contenitori di prodotti chimici nel deserto libico, vi sono preoccupazioni sulle armi incustodite che potrebbero cadere nelle mani dei militanti islamici. Fotografia: David Sperry/AP”

È stato inoltre confermato che gli Stati Uniti hanno fornito ad unità terroriste scelte operanti in Siria, l’addestramento nell’uso di armi chimiche. La CNN aveva riferito, nel dicembre del 2012, in un articolo dal titolo “Fonti: Gli USA forniscono l’addestramento ai ribelli siriani nella protezione dalle armi chimiche“: “Gli Stati Uniti e alcuni alleati europei usano contractors della difesa per addestrare i ribelli siriani su come proteggere i depositi di armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario degli Stati Uniti e diversi diplomatici di alto livello. L’addestramento che si svolge in Giordania e in Turchia, comprende come monitorare e proteggere le scorte e i siti, e come gestire i materiali bellici, secondo le fonti. Alcuni contractors sul terreno in Siria, collaborano con i ribelli nel monitorare alcuni siti, secondo uno dei funzionari.”
La NATO non solo ha assicurato che le armi chimiche in Libia sono rimaste nelle mani del regime fantoccio che ormai apertamente arma, favorisce e invia combattenti in supporto ai terroristi in Siria, ma sembra aver assicurato a questi terroristi il know-how nella gestione e nell’utilizzo di queste armi. Mentre assolutamente nulla arriva dai media sociali aziendali dell’occidente, un’ulteriore notizia allarmante proviene dalle truppe siriane che hanno scoperto agenti chimici contenuti nei tunnel dei terroristi, come riportato dall’articolo della Reuters “Soldati siriani entrano nei tunnel dei ribelli, trovando agenti chimici: la TV di stato“. Ciò a cui assistiamo è il tentativo della dirigenza aziendale-finanziaria occidentale di spingere all’intervento subito dopo, prima che possa emergere ciò che è esattamente accaduto nei pressi di Damasco. Proprio come è avvenuto in Afghanistan, Iraq e Libia, l’occidente spera che le persone diventino abbastanza isteriche, e  abbastanza a lungo, per mettere un “piede nella porta” e così poter iniziare a bombardare. Non riuscirci in questo frangente, segnerebbe la fine assoluta dei piani attuali dell’occidente contro la Siria e l’Iran, e quindi per quanto tenue e screditato possa sembrare quest’ultimo intrigo, aspettiamoci la pericolosa disperazione dall’occidente.
Ora più che mai, la Siria e i suoi alleati devono essere pronti a difendersi dalle provocazioni  militari e diplomatiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I libanesi affiliati ad al-Qaida aprono il fronte libanese nella guerra siriana?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 23 giugno 2013

_68337125_018412604Gli Stati Uniti e i loro alleati lavorano per aprire un nuovo fronte del conflitto siriano in Libano. Il Libano si trova nel limbo per l’assenza di un governo e il rinvio delle elezioni parlamentari. A complicare le cose, molte figure istituzionali e comandanti militari sono andati in pensione e il governo provvisorio non è in grado di sostituirli. L’intervento di Hezbollah nel conflitto siriano ha dato una spinta al governo siriano contro le forze antigovernative che tentano di invadere la Siria. Ciò ha portato l’attenzione degli Stati Uniti e dei loro alleati sul Libano come nuovo campo di battaglia. Razzi vengono lanciati dalle forze antigovernative dalla Siria, e persino dal Libano, contro le roccaforti politiche di Hezbollah e contro i villaggi sciiti. L’obiettivo è accendere le fiamme della sedizione tra sciiti e sunniti in Libano.

Al-Qaida in Libano
La bandiera di al-Qaida ha sventolato in Libano per anni. Recandosi all’aeroporto di Beirut o viaggiando sulla strada per Sidone (Saida) è possibile vedere le bandiere nere di al-Qaida sventolare. Lo stesso vale per Tripoli (Trablos) e alcune aree di Beirut. Dal conflitto siriano è possibile vederle accanto alla bandierina dei ribelli siriani. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno effettivamente chiuso un occhio sul supporto che il partito Futuro di Saad Hariri fornisce ad al-Qaida. Vale la pena notare che l’attuale capo del Dipartimento affari politici del segretario di Stato USA, Jeffrey Feltman, ex ambasciatore USA in Libano prima di essere promosso al dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha chiuso un occhio sul supporto ad al-Qaida del partito Futuro della famiglia Hariri e della sua Alleanza del 14 Marzo.
La famiglia Hariri ha una lunga alleanza con i taqfiristi e i sostenitori di al-Qaida. In Libano sono alleati politicamente con i gruppi che apertamente venerano Usama bin Ladin. Furono la famiglia Hariri e i membri del loro partito Futuro che fecero anche entrare i combattenti che avrebbero formato Fatah al-Islam in Libano. Tale uso delle milizie taqfiriste in Libano da parte della famiglia Hariri era volto ad attaccare Hezbollah. Sul piano regionale, la stessa strategia coinvolge i sovvenzionatori sauditi della famiglia Hariri e l’amministrazione di George W. Bush, che addestravano e armavano queste milizie nella lotta contro la Siria e l’Iran. Gli Hariri s’infuriarono quando Seymour Hersh li smascherò, rimproverandolo pubblicamente. Mesi dopo Fatah al-Islam sarebbe andato fuori controllo. L’Alleanza del 14 Marzo di Hariri  in modo disonesto cercò d’incolpare la Siria e i palestinesi del sostegno e della creazione del gruppo. Seymour Hersh si sarebbe vendicato. I combattimenti in Libano tra i militari libanesi e Fatah al-Islam prefigurava gli eserciti che si ammassavano per il cambiamento di regime in Libia e Siria.

Tripoli e Sidone come estensioni del conflitto siriano
La seconda città del Libano, Tripoli, ha visto intensi combattimenti tra la comunità alawita libanese, rappresentata dal Partito Democratico arabo, e gli alleati taqfiristi della famiglia Hariri. Gli alleati di Hariri a Tripoli sono aperti sostenitori di al-Qaida e delle forze antigovernative in Siria, hanno contrabbandato armi attraverso il confine libanese-siriano e inviato un gran numero di combattenti in Siria per rovesciare il governo di Damasco. Il partito Futuro venne anche coinvolto nel  coordinamento di tutto ciò. La terza città più grande del Libano, Sidone, è stata anche teatro di scontri e tensioni tra Ahmed al-Assir, alleato di Hariri, e sostenitori e alleati di Hezbollah. Gli uomini di al-Assir hanno anche tentato di uccidere uno principali religiosi musulmani sunniti di Sidone, perché ha sempre detto che v’è il tentativo d’innescare un conflitto tra sciiti e sunniti in Libano e nella regione. Un contingente di militari libanesi ha dovuto mantenere la pace in città.
Gli uomini di al-Assir hanno attaccato e ucciso membri delle forze armate libanesi senza nessun motivo apparente, il 23 giugno 2013. Questo ha acceso la battaglia a Sidone. Lo spesso fumo della città poteva essere visto da lontano. E’ stato riportato che membri delle forze antigovernative provenienti dalla Siria vi si erano uniti. L’esercito libanese ha schierato armi pesanti per combattere il gruppo di al-Assir.

L’obiettivo è costringere Hezbollah a ritirarsi dalla Siria colpendo il Libano
Lo Stato libanese è ora preso di mira. Vi è un crescente numero di attentati contro l’esercito libanese dal confine siriano, da quando Hezbollah è intervenuto in Siria. Vi erano già attacchi al Libano prima ancora che Hezbollah intervenisse nel conflitto siriano, ma erano per lo più destinati a provocare Hezbollah. Chi aggredisce lo Stato libanese, approfitta dell’assenza del governo e dell’assenza di leader in diverse istituzioni nazionali, per creare il caos in Libano. Vi sono attacchi contro villaggi sciiti e sunniti nella valle della Beqaa e violenze sono iniziate. E’ chiaro che l’obiettivo è far scontrare sciiti e sunniti. Questo è il motivo per cui Hezbollah ha chiesto agli sciiti della Beqaa di mantenere la calma. Proteste sono scoppiate in Libano.
Le violenze di Sidone sono parte di una strategia. L’attacco non provocato di al-Assir contro l’esercito libanese è destinato a far aumentare la pressione sullo Stato libanese e ad esacerbare le tensioni tra sciiti e sunniti. Hezbollah si rifiuta di farsi coinvolgere in una battaglia confessionale in Libano. Mentre il movimento Amal, partito politico sciita alleato di Hezbollah, ha mobilitato le sue milizie e ha iniziato a presidiare le strade del sud e dell’est di Sidone, Hezbollah mantiene la calma.  I media di Amal hanno riferito ampiamente degli eventi, anche in modo settario, ma i media di Hezbollah hanno dichiarato calma e ne hanno parlato poco.
Il Libano è al centro del mirino, allo scopo di costringere Hezbollah a ritirarsi dalla Siria, ripiegando all’interno. Essenzialmente, ora è il secondo fronte nel conflitto siriano. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno probabilmente chiesto alla famiglia Hariri di chiedere ai loro clienti affiliati ad al-Qaida di avviare le violenze in Libano e approfittare della debolezza dello Stato libanese.

Mahdi Darius Nazemroaya è sociologo e ricercatore associato del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG). Attualmente riferisce dal Libano. Era a Sidone durante gli scontri e il dispiegamento delle forze armate libanesi.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attacco israeliano: disperato tentativo di salvare la fallita campagna siriana

Land Destroyer 31 gennaio 2013

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Israele ha condotto dei raid aerei in Siria sulla base di “sospetti” trasferimenti di armi chimiche, in flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e della sovranità della Siria. The Guardian nel suo articolo “Israele compie un raid aereo sulla Siria“, afferma: “Gli aerei da guerra israeliani hanno attaccato un obiettivo vicino al confine siriano-libanese, dopo che da diversi giorni crescevano gli avvertimenti dei funzionari del governo sui depositi di armi della Siria.” Ha inoltre continuato: “Israele ha avvertito pubblicamente che avrebbe effettuato un’azione militare per impedire che le armi chimiche del regime siriano  cadano nelle mani di Hezbollah, in Libano, o dei “jihadisti globali” che combattono in Siria. L’intelligence militare israeliana dice che monitorava continuamente via satellite la zona in cui possibili convogli trasportano armi.”
In realtà, questi “jihaidisti globali” sono armati e finanziati da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele almeno dal 2007. E sono anche, infatti, i beneficiari diretti della recente aggressione d’Israele. I “sospetti” israeliani sui “trasferimenti di armi”, ovviamente, restano confermati perché lo scopo dell’attacco non era impedire il trasferimento di “armi chimiche” a Hezbollah in Libano, ma provocare un conflitto più ampio volto non a difendere Israele, ma a sostenere le sconfitte forze dei terroristi inviate dall’occidente in Siria per tentare di sovvertire e rovesciare la nazione siriana.
Il silenzio delle Nazioni Unite è assordante. Mentre la Turchia ospita apertamente i terroristi stranieri, armati e finanziati dall’occidente, dall’Arabia Saudita e dal Qatar per condurre incursioni nella vicina Siria, qualsiasi attacco siriano in territorio turco avrebbe come conseguenza immediata la mobilitazione delle Nazioni Unite. Al contrario, alla Turchia viene consentita, da anni, condurre attacchi aerei e persino parziali invasioni terrestri nel vicino Iraq, per attaccare i gruppi curdi accusati di minacciare la sicurezza turca. E’ chiaramente lo stesso doppio standard da tempo applicato in favore d’Israele.

Israele, insieme ad Arabia Saudita e Stati Uniti, è tra i principali sponsor di al-Qaida
Va ricordato che nel lontano 2007, come è stato ammesso da funzionari degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e libanesi che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita hanno intenzionalmente armato, finanziato e organizzato questi “jihadisti globali” con legami diretti con al-Qaida, con l’esplicito scopo di rovesciare i governi di Siria e Iran. Come riportato dal vincitore del premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, nel suo articolo del New Yorker, “The Redirection“: “Per indebolire l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, nelle operazioni clandestine destinate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro Iran e Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida“. Di Israele viene specificamente indicato: “Il cambiamento di politica ha portato l’Arabia Saudita e Israele a un abbraccio strategico, soprattutto perché entrambi i Paesi vedono l’Iran come una minaccia esistenziale. Sono coinvolti in colloqui diretti e i sauditi, che credono che la stabilità maggiore in Israele e Palestina darà una leva regionale in meno per l’Iran, sono sempre più coinvolti in negoziati arabo-israeliani.” Inoltre, funzionari sauditi hanno menzionato l’attento bilanciamento della loro nazione quando deve operare in modo da nascondere il suo ruolo di sostegno alle ambizioni USA-Israele nella regione: “Il saudita ha detto che, secondo il suo Paese, vi è un rischio politico nell’appoggiare gli Stati Uniti contro l’Iran: Bandar viene visto nel mondo arabo come troppo vicino all’amministrazione Bush. “Abbiamo due incubi”, mi ha detto l’ex diplomatico. “L’Iran che acquisisce la bomba e gli Stati Uniti che attaccano l’Iran. Preferirei che gli israeliani bombardino gli iraniani, in modo che possiamo condannarli. Se lo fanno gli USA, non potremmo condannarli“.
Può interessare i lettori sapere che mentre la Francia invade e occupa vaste aree del Mali in Africa, accusando il Qatar di finanziare e armare gruppi terroristici nella regione legati ad al-Qaida,  Francia, Stati Uniti e Israele cooperano con il Qatar per finanziare e armare questi stessi gruppi in Siria. In effetti, il think-tank statunitense Brookings Institution ha letteralmente un “Doha Centre” in Qatar, mentre il “Saban Centre” della Brookings del cittadino USA-israeliano Haim Saban, indice  conferenze e ha molti membri del suo consiglio di amministrazione anch’essi residenti a Doha, in Qatar. Doha è anche sede della più recente invenzione dell’occidente, la “Coalizione siriana” guidata da un sostenitore impassibile di al-Qaida, Moaz al-Qatib.
Tutto ciò fa parte della montatura materiale della cospirazione documentata da Seymour Hersh nel 2007. Il Wall Street Journal, sempre nel 2007, ha riferito dei piani degli Stati Uniti di Bush per creare una partnership con Fratelli musulmani della Siria, gruppo noto per essere d’ispirazione ideologica per le organizzazioni terroristiche collegate, tra cui al-Qaida stessa. Nell’articolo intitolato “Per controllare la Siria, gli Stati Uniti ricercano dei legami con i Fratelli musulmani“, si afferma: “In un pomeriggio umido di fine maggio, circa 100 sostenitori del più grande gruppo d’opposizione in esilio della Siria, il Fronte di Salvezza Nazionale, si riuniscono davanti all’ambasciata di Damasco per protestare contro il regime del presidente siriano Bashar Assad. I partecipanti hanno gridato slogan anti-Assad e alzato striscioni che proclamano: “Modificare il regime adesso”. Il FSN riunisce democratici liberali, curdi, marxisti e ex-funzionari siriani nel tentativo di trasformare il regime dispotico del presidente Assad. Ma la protesta di Washington è anche collegata a un paio di giocatori assai improbabili: il governo degli Stati Uniti e i Fratelli musulmani.” L’articolo segnalava anche: “Diplomatici e politici statunitensi hanno anche incontrato i deputati di partiti collegati ai Fratelli musulmani in Giordania, Egitto e Iraq, negli ultimi mesi, per ascoltare le loro opinioni sulle riforme democratiche in Medio Oriente, dicono i funzionari degli Stati Uniti. Il mese scorso, l’unità dell’intelligence del dipartimento di Stato ha organizzato una conferenza di esperti sul Medio Oriente per esaminare la fondatezza dell’impegno con i Fratelli, in particolare in Egitto e in Siria.” Descrive i legami ideologici e operativi tra la Fratellanza e al-Qaida: “Oggi, il rapporto tra la militanza della Fratellanza islamista e al-Qaida in particolare è la fonte di molte discussioni. Usama bin Ladin e altri leader di al-Qaida citano le opere del massimo intellettuale della Fratellanza, Sayyid Qutb, quale fonte d’ispirazione per la loro crociata contro i dittatori occidentali e arabi. I membri dei rami della Fratellanza egiziano e siriano continuato ad avere ruoli direttivi nel movimento di bin Ladin.”
Eppure, nonostante tutto questo, Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar, insieme a Israele e Turchia cospirano apertamente con essi, e da anni armano e finanziano questi i gruppi estremisti settari e terroristici in tutto il mondo arabo, dalla Libia all’Egitto, e ora in Siria e dintorni. I timori d’Israele che questi terroristi acquisiscano “armi chimiche” sono assurdi. Le hanno già acquisite con l’aiuto di Stati Uniti, NATO, dei britannici, sauditi, qatarioti e anche israeliani, in Libia nel 2011. In realtà, molti di questi terroristi libici guidano i gruppi stranieri militanti che si riversano in Siria attraverso il confine turco-siriano.

Che cosa significa davvero l’attacco d’Israele
In effetti, la spiegazione del perché Israele abbia colpito la vicina Siria è debole come non mai, non considerando la sua lunga relazione con la realtà documentata del finanziamento e armamento di molti “jihaidisti globali” di cui teme che possano impossessarsi di armi. I suoi timori su Hezbollah sono parimenti infondati. Se Hezbollah, i siriani o gli iraniani fossero stati interessati a inviare armi chimiche in Libano, l’avrebbero già fatto, e certamente l’avrebbero fatto con mezzi diversi dai grandi convogli che semplicemente “attraversano il confine”. Hezbollah ha già dimostrato di essere capace di sconfiggere l’aggressione di Israele con armi convenzionali, come dimostrato durante l’estate del 2006.
In realtà, la pressione esercitata sulle frontiere della Siria sia da Israele che dal suo partner la Turchia del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, a nord, fa parte di un piano documentato per alleviare la pressione sui terroristi armati e finanziati da sauditi, qatarioti occidentali ed israeliani che operano in Siria. Il già menzionato think-tank in politica estera degli Stati Uniti finanziato da Fortune 500, il Brookings Institution, ha stilato dei progetti per un cambiamento di regime in Libia così come per  la Siria e l’Iran, e l’ha pubblicato in particolare nel suo rapporto intitolato “Valutazioni per le opzioni di un cambio di regime“.
La Brookings descrive come gli sforzi israeliani nel sud della Siria, in combinazione con la Turchia che allinea grandi quantità di armi e truppe lungo il confine a nord, potrebbe contribuire a un violento cambiamento del regime in vigore in Siria: “Inoltre, i servizi segreti d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele può posizionare forze su o vicino le alture del Golan e così facendo, potrebbe deviare le forze del regime dalla repressione dell’opposizione. Questa posizione può evocare delle paure nel regime di Assad su una guerra su più fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana viene rifornita costantemente di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservarsi. Consiglieri sostengono che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano in modo corretto“. Pagina 6, “Valutazione delle opzioni per un cambio di regime”, Brookings Institution.
Naturalmente, gli attacchi aerei sulla Siria vanno oltre gli “atteggiamenti” e indica forse il livello di disperazione in occidente, che sembra aver scelto il suo teppista preferito, Israele, per incrementare gli “interventi”, proprio come aveva previsto in riferimento a un attacco all’Iran, anch’esso documentato in un rapporto della Brookings dal titolo “Quale Via per la Persia?
Per quanto riguarda l’Iran, la relazione “Quale Via per la Persia?” della Brookings afferma specificamente: “Israele sembra aver effettuato accuratamente pianificazione e addestramento per un attacco, ed i suoi aerei si sono probabilmente già posizionati il più vicino possibile all’Iran. Quindi  Israele potrebbe essere in grado di lanciare l’attacco nel giro di settimane o addirittura giorni, a seconda del tempo e delle condizioni d’intelligence di cui necessita. Inoltre, dal momento che Israele avrebbe assai meno bisogno (o interesse) nel garantirsi un sostegno regionale per l’operazione, Gerusalemme probabilmente si sentirebbe meno motivata ad attendere una provocazione iraniana prima di attaccare. In breve, Israele potrebbe muoversi molto velocemente per implementare questa opzione, se i leader israeliani e statunitensi vogliano che accada. Tuttavia, come osservato nel capitolo precedente, gli stessi attacchi aerei sono in realtà solo l’inizio di questa politica. Anche in questo caso, gli iraniani senza dubbio ricostruirebbero i loro siti nucleari. Avvierebbero probabilmente ritorsioni contro Israele e potrebbero anche rivalersi contro gli Stati Uniti, (che potrebbero creare un pretesto per attacchi aerei o addirittura un invasione statunitensi)”. Pagina 91, “Quale Via per la Persia?”, Brookings Institution?
E in questa affermazione possiamo raccogliere l’intuizione dietro l’altrimenti irrazionale atteggiamento belligerante d’Israele nel corso della sua breve storia, così come nella sua ultima aggressione non provocata contro la Siria. Il ruolo d’Israele è quello del “teppista”. Come  testa di ponte regionale degli interessi aziendali e finanziari occidentali, fornisce il “piede nella porta” per i molti conflitti ricercati dall’occidente. Bombardando la Siria, spera di provocare un grande conflitto e l’intervento dell’occidente voluto e progettato da quando è esploso il violento conflitto in Siria nel 2011.
Per la Siria e i suoi alleati l’obiettivo, ora, deve essere scoraggiare ulteriori aggressioni israeliane ed evitare ad ogni costo che il conflitto si amplifichi. Se le forze terroristiche delegate dalla NATO sono deboli come appaiono, incapaci di vantaggi tattici o strategici, e si estinguono in disperati attacchi terroristici, sarà solo questione di tempo prima che la campagna della NATO sia bloccata. Come detto in precedenza, ad esempio un fallimento parziale della NATO sarà l’inizio della sua fine, e degli interessi occidentali che l’hanno usata come strumento per avere l’egemonia geopolitica.
Israele dovrebbe tentare di compiere atti sempre più disperati per provocare la Siria e l’Iran, essendo la sua leadership un’espressione diretta degli interessi aziendali-finanzieri stranieri, e non del popolo israeliano o dei suoi migliori interessi (tra cui la pace e perfino la sopravvivenza). Il popolo israeliano deve rendersi conto che la sua leadership, in effetti, non lo rappresenta e nenache rappresenta i suoi interessi, poiché vuole e desidera dissiparne vite e risorse al servizio degli interessi e dell’egemonia globale corporativo-finanziari stranieri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dilemma di Washington: “terroristi buoni” contro “terroristi cattivi”

Dr. Ismail Salami Global Research, 26 dicembre 2012

cia-mossad-mko-alliance-for-iranian-scientists-assassinationIl terrorismo è terrorismo e non può essere definito altrimenti, a meno che una delle parti lo sbilanci contro l’altra; e la dicotomia dei terroristi in Siria in buoni e cattivi, da parte dell’Occidente, mette in dubbio le sue dichiarazioni sulla democrazia. Con cupo tono politico, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito “assolutamente inaccettabile” il sostegno dell’occidente ai terroristi in Siria, nella sua intervista esclusiva con Russia Today. Lavrov ha detto che l’occidente ha diviso i terroristi in “cattivi” e “accettabili”, dando il suo appoggio a questi ultimi. “E’ assolutamente inaccettabile, seguendo questa logica potremmo trovarci in una situazione molto pericolosa, non solo in Medio Oriente, ma in altre parti del mondo, se i nostri partner occidentali dovessero cominciare a qualificare i terroristi in terroristi cattivi e terroristi accettabili“, ha detto il Ministro degli Esteri russo.
La dicotomia dell’occidente su tale grave problema, non è per nulla nuova. Il depennamento della MKO, a lungo ritenuto un gruppo di terroristi, da parte di Washington è in linea con questo processo dell’occidente di ridefinizione di concetti e termini affermati. Paradossalmente, l’MKO è stata sostenuta da Washington anche quando era sulla lista dei terroristi. Ha anche ricevuto addestramento dall’amministrazione Bush. In un articolo illuminante, Seymour Hersh ha dimostrato che il Joint Special Operations Command (JSOC) ha addestrato membri della Mujaheddin-e-Khalq iraniana (MKO) in un sito segreto in Nevada, dal 2005 ad almeno al 2007. Secondo Hersh, i membri della MKO “sono stati addestrati in intercettazione di comunicazioni, crittografia, armi e tattiche per piccole unità presso un sito del Nevada, fino a quando il presidente Obama è entrato in carica.” In un’altra intervista, un ex generale a quattro stelle ha detto che era stato informato, privatamente nel 2005, dell’addestramento dei membri della MKO in Nevada, da uno statunitense coinvolto nel programma. Ha detto che avevano ricevuto “addestramento in comunicazioni, crittografia, tattiche per piccole unità ed armi, per sei mesi. Venivano tenuti in piccole squadre.” Ha anche detto che gli è stato riferito che gli addestratori erano del JSOC e che dal 2005 erano diventati uno strumento importante dell’amministrazione Bush nella guerra globale contro il terrorismo. Per lo sgomento e la delusione di molti, il Dipartimento di Stato degli USA ha deciso, a settembre, di rimuovere la MKO dalle liste terroristiche.
Il Dipartimento di Stato USA ha detto che la sua decisione di depennare il gruppo era dovuta al fatto che il gruppo non avrebbe commesso atti terroristici per un decennio,  cancellando sfacciatamente l’evidenza che il gruppo è stato, a tutti gli effetti, uno strumento per l’omicidio di scienziati nucleari, negli ultimi anni, in Iran. Anche se il gruppo non si è mai ufficialmente assunto la responsabilità degli assassini (cosa abbastanza naturale), ci sono prove evidenti che suggeriscono che è stato complice di questi atti terroristici. Il gruppo terroristico ha compiuto sforzi incessanti, per anni, per essere rimosso dalla lista del terrore ed ha arruolato molti funzionari repubblicani e democratici per fare lobbying in suo favore. Invece di pagare il lobbying, “Gli ha offerto onorari tra i 10.000 e i 50.000 dollari per ogni discorso che criticasse aspramente il governo degli Stati Uniti per il trattamento presuntamente squallido del MEK. Tra coloro che hanno goduto della miniera d’oro del gruppo, vi sono l’ex governatore della Pennsylvania Ed Rendell, Rudy Giuliani, Alan Dershowitz e l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh. Molti di costoro affermano di avere scarso interesse per il denaro che hanno raccolto.” (Richard Silverstein, The Guardian, 22 settembre 2012).
L’MKO è da tempo impegnata in una serie di sabotaggi e attività terroristiche contro la Repubblica islamica iraniana, in combutta con i servizi segreti israeliani. Nel gennaio 2012, Benny Gantz, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, ha detto a una commissione parlamentare: “Per l’Iran, il 2012 è un anno decisivo per la prosecuzione della sua nuclearizzazione, per i cambiamenti interni della leadership iraniana, per la continua e crescente pressione della comunità internazionale, e le cose si svolgeranno in modo innaturale.” Appena 24 ore dopo che il capo militare israeliano aveva parlato di eventi innaturali per l’Iran, lo scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahmadi Roshan veniva assassinato in pieno giorno. Ben presto era emerso che era stata una operazione congiunta Mossad-MKO. L’MKO ha assassinato più di 12.000 cittadini iraniani, sette cittadini americani, e decine di migliaia di cittadini iracheni. In ogni caso, la dicotomia in terroristi “buoni” e “cattivi”, è peggiore di qualsiasi forma di apartheid.
Una storia relativamente simile si ripete in Siria. Washington ha definito il fronte al-Nusra, finanziato dal Qatar, un’organizzazione terroristica. Ma perché? Combatte contro il governo di Bashar al-Assad insieme ad altri militanti, in Siria, principalmente composti da mercenari stranieri. I primi sono considerati terroristi semplicemente perché sono una grossa mosca sulla facciata della retorica politica di Washington verso la Siria. Quindi, è Washington o l’occidente che decide chi è un terrorista e chi non lo è. Non dimentichiamo che la famigerata al-Qaida, che ha seminato estremismo ottuso e settarismo religioso nel mondo, è stata fondata e finanziata negli anni settanta da Washington e dalla CIA, nel tentativo di combattere i sovietici. Robin Cook lamentava la creazione di al-Qaida e disse: “Bin Ladin è stato, però, un prodotto di un monumentale errore di calcolo delle agenzie di sicurezza occidentali. Nel corso degli anni ’80 fu armato dalla CIA e finanziato dai sauditi per la jihad contro l’occupazione russa dell’Afghanistan. Al-Qaida, letteralmente “database”, era in origine i file per computer delle migliaia di mujahidin che furono reclutati e addestrati dalla CIA per sconfiggere i russi. Inspiegabilmente, e con conseguenze disastrose, non sembrano essersi accorti, a Washington, che una volta che la Russia veniva tolta di mezzo, l’organizzazione di bin Ladin avrebbe rivolto la propria attenzione verso ovest.” La creatura di Frankenstein della CIA non è cambiata, ma è cresciuta mostruosamente.
Noto per essere veramente una delle parole più fraintese e abusate, il terrorismo è definito e raffinato dall’occidente a seconda del contesto, in cui si rivela deleterio o vantaggioso per coloro che ne definiscono il termine.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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