MiG-31: Un caccia in anticipo sui tempi

Ekaterina Turysheva, RIR, 21 febbraio 2014 VPK - Rossijskaja Gazeta

1174718Lo spazio aereo russo è custodito da un aereo unico, in grado di intercettare qualsiasi bersaglio, dai missili da crociera furtivi ai satelliti, con giorno e notte, pioggia o sole, e a qualsiasi velocità. Gli  analisti della difesa ritengono che nessun altro aeromobile potrà competere con ciò che la NATO chiama Foxhound nei prossimi 10 o 15 anni.

Barriera Artica
Il caccia-intercettore biposto supersonico denominato Foxhound dalla NATO, è il primo aereo da combattimento sovietico di quarta generazione. Alla fine degli anni ’60, c’erano due ragioni per costruire questo aereo, interna ed estera. Da un lato, gli Stati Uniti misero in servizio i missili da crociera strategici e il bombardiere FB-111. Questi potevano sorvolare il Polo Nord e raggiungere i confini dell’URSS a bassa quota, seguendo l’orografia ed evitando la sorveglianza dei nostri satelliti. D’altra parte, c’era un vuoto nella barriera radar nel nord della Russia. Al fine di colmare questa lacuna ed intercettare eventuali “ospiti indesiderati”, Mosca decise di costruire un aereo in grado di monitorare lo spazio aereo su un ampio fronte e ad alta quota. Questi aerei furono i nuovi MiG costruiti dall’Artjom Mikojan Experimental Design Bureau (oggi Russian Aircraft Corporation MiG). Dopo la loro assegnazione a compiti operativi, i ricognitori statunitensi volarono meno frequentemente oltre i confini dell’URSS. Ora, quando la questione della tutela degli interessi russi nella regione artica è diventata sempre più importante, l’esperienza “Artica” del MiG-31 può essere di grande aiuto per le formazioni settentrionali dell’esercito russo.
Il MiG-31 può intercettare e distruggere qualsiasi bersaglio dai satelliti a bassa quota ai missili da crociera. Un gruppo di intercettori può controllare una grande porzione di spazio aereo, indirizzando i caccia su qualsiasi bersaglio, così come i missili antiaerei a terra. Questo aereo viene chiamato “radar volante” dai piloti, per le sue capacità avioniche uniche. Questo complesso si basa sul sistema di controllo ‘Barriera’, dotato della prima al mondo antenna phased array. Questa PAA differisce dal classico radar potendo spostare il fascio con un antenna fissa, così da creare il necessario numero di raggi d’inseguimento simultaneo di bersagli multipli. Barriera è in grado di rilevare 24 oggetti ad una distanza di 200 chilometri. Il computer di bordo sceglie i quattro obiettivi più pericolosi e vi punta contro i missili aria-aria a lungo raggio. Altri quattro obiettivi (il numero massimo di obiettivi simultanei che possono essere attaccati è otto) vengono distrutti dai missili a medio raggio e a corto raggio, o le loro coordinate vengono trasmesse ai caccia e ai missili antiaerei a terra.
Gli esperti dicono che nei prossimi 10 o 15 anni non ci sarà nessun sistema aeronautico integrato che possa affrontare il MiG-31. Tutti i caccia moderni (ad eccezione dei caccia di quinta generazione) non sono completamente supersonici, in quanto il loro periodo di volo supersonico è limitato a 5-15 minuti, per via di varie restrizioni nella progettazione della cellula. La durata del volo supersonico del MiG-31 è limitata solo dalla quantità di combustibile. Inoltre, il MiG-31 può superare la barriera del suono in volo livellato e in cabrata, mentre la maggior parte degli aerei supersonici supera la velocità di Mach 1 in leggera picchiata.

1570741Storia a decollo corto
La produzione del MiG-31 è iniziata nel 1981 presso lo stabilimento Sokol di Gorkij (oggi Nizhnij Novgorod). Entro la fine del 1994, più di 500 velivoli furono costruiti, quindi la loro produzione fu ridotta. Oggi circa un centinaio è operativo. La modernizzazione dei MiG-31, avviato nel 1984, portò alla creazione del MiG-31M, considerato la migliore invenzione e creazione nella storia dell’aviazione militare sovietica, con alcune informazioni ancora confidenziali oggi. E’ noto che il MiG-31M, alla velocità massima, è più veloce di qualsiasi aeromobile nel mondo di almeno 500 chilometri all’ora. Nell’agosto 1995, il velivolo fu mostrato al MAKS-95 Air Show di Zhukovskij e fece scalpore. Tuttavia, il MiG-31M non è andato in produzione di serie. Tuttavia, presso l’impianto Sokol e gli impianti di riparazione esiste ancora la capacità di produzione, il personale e la documentazione necessaria per la ripresa del lavoro. I professionisti dell’aviazione ritengono che tutti questi fattori ridurranno di un terzo i costi di produzione e recupero di un così promettente aeromobile.

v_dmitrenko_savasleyka_07Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La supremazia statunitense finalmente sepolta

Réseau International 17 gennaio 2014

E’ stato come un pugno allo stomaco del Congresso degli Stati Uniti, che già lamenta i tagli al bilancio per le forze armate. Lo shock è evidente anche tra i giornalisti balbettanti nei loro testi. Nell’articolo che segue, Mike Hoffman non accetta l’idea che gli Stati Uniti abbiano perso il loro vantaggio tecnologico. Ma la verità è piuttosto rude. Il ministro della Difesa cinese ha confermato che il suo Paese ha condotto il test di un missile ipersonico, affrettandosi a rassicurare la compagna paranoica degli Stati Uniti.

1524963Il Congresso reagisce al test del missile ipersonico cinese
L’esercito cinese ha condotto un test missilistico ipersonico la scorsa settimana e tre membri del Congresso già affermano che i cinesi “sembrano averci superato” tecnologicamente. E’ difficile dirlo, dati i pochi dettagli sul test o se sia possibile confrontarlo ai progressi compiuti dai militari degli Stati Uniti, che hanno eseguito diversi test ipersonici negli ultimi anni. Un missile ipersonico deve volare tra Mach 5 e Mach 10 o 6150-12300 km all’ora, per essere considerato ipersonico. Stati Uniti, Cina, India e Russia cercano di sviluppare missili ipersonici per penetrare i sistemi di difesa missilistica incapaci d’intercettare tali veloci missili. I missili cruise volano oggi a circa 800-960 km all’ora. I membri repubblicani della commissione Forze Armate della Camera Howard P. “Buck” McKeon, Randy Forbes e Mike Rogers hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dicendo di essere interessati, alla luce di ciò che hanno sentito del test cinese, alla capacità degli USA nel mantenere il proprio vantaggio tecnologico con gli attuali tagli approvati dal Congresso. “Mentre i tagli al bilancio della difesa continuano minando il vantaggio tecnologico degli statunitensi, cinesi e altri concorrenti avanzano verso la parità militare con gli Stati Uniti e, in alcuni casi, come questo, sembrano avanti“, hanno detto i congressisti nella loro dichiarazione. “Questo non aiuta a mantenere una convivenza pacifica nel Pacifico. L’abbiamo procrastinato per tre decenni, ritardando inappropriatamente la necessaria sostituzione degli equipaggiamenti delle nostre truppe, basate su materiale costruito durante gli anni di Reagan“.
Non si sa quante informazioni sul test siano in possesso dei membri del comitato rispetto alle informazioni dei media, avendo tutti e tre discusso a porte chiuse. Tuttavia, se i cinesi hanno superato gli Stati Uniti nella tecnologia missilistica ipersonica, ciò significa che il loro test missilistico deve aver superato quello che gli Stati Uniti hanno condotto lo scorso maggio. Durante tale prova, il missile ipersonico testato dall’US Air Force raggiunse la velocità di Mach 5,1 a 18300 metri, quando il missile fu sganciato da un B-52H Stratofortress. Denominato X-51 Waverider dalla Boeing, il test fu definito dall’US Air Forceil più lungo volo ipersonico di sempre.” La prova fu  la quarta e ultima di un programma da 300 milioni dollari, in nove anni. Il programma WaveRider è a corto di denaro e l’US Air Force si aspetta di vedere quando sarà approvato il proseguimento del programma missilistico ipersonico. Le autorità dicono che sperano di schierare armi ipersoniche senza pilota già nel 2025.
Il test condotto dai cinesi sembra essere diverso da quello dell’US Air Force di maggio. La Cina avrebbe dei programmi per sviluppare sia un missile supersonico che potrebbe essere lanciato da un bombardiere che un altro lanciato da un missile balistico intercontinentale. Il test effettuato la scorsa settimana dai cinesi riguardava un missile ipersonico lanciato da un missile balistico intercontinentale lanciato dalla Cina. In tale scenario, l’arma ipersonica viene lanciata dall’ICBM prima di rientrare a terra. Non è noto se il missile ipersonico abbia colpito un bersaglio, o abbia la velocità che i cinesi si aspettavano.
Nel 2011, gli statunitensi condussero un test simile lanciando un missile a tre stadi dotato di una Advanced Hypersonic Weapon (Avanzata Arma Ipersonica). Il velivolo raggiunse la velocità ipersonica dopo il lancio dalle Hawaii. Il missile non superò mai l’atmosfera terrestre. Anche in tale caso è difficile dire se i cinesi testassero un arma ipersonica più avanzata, secondo la dichiarazione dei tre congressisti.

Mike Hoffman, Defensetech

La Cina cerca di calmare i timori degli Stati Uniti sul missile
Zhou Wa (China Daily) 16 gennio 2014

darksword_0_0Il Ministero della Difesa Nazionale ha rilasciato una dichiarazione smentendo le notizie secondo cui il recente test del missile ad altissima velocità cinese serva a superare le difese antimissile degli Stati Uniti a testate nucleari. “E’ normale per la Cina condurre esperimenti scientifici entro i suoi confini e secondo i suoi piani. I test non avevano lo scopo di colpire una qualsiasi nazione, né alcun obiettivo specifico“, ha risposto il ministero al China Daily. I media occidentali hanno ripreso l’importante test missilistico del velivolo ipersonico, da quando il sito Washington Free Beacon ha citato un anonimo funzionario del Pentagono dire che il test era stato condotto allo scopo di lanciare testate attraverso le difese missilistiche statunitensi. In un articolo sul test, il sito riferiva che il nuovo missile ipersonico avrebbe viaggiato a velocità estremamente elevate sulla Cina. Il portavoce del Pentagono Jeffrey Pool ha detto al sito, “Monitoriamo regolarmente le attività delle difesa straniere e sappiamo di questo test.”
Gli osservatori hanno detto che le notizie sulla concorrenza militare indicano mancanza di comprensione reciproca tra i militari di Cina e Stati Uniti, ma le idee sbagliate possono essere superate con il dialogo. La mancanza di fiducia strategica reciproca tra le due nazioni è la ragione per cui gli Stati Uniti sono preoccupati dallo sviluppo militare della Cina, ha detto Fan Jishe, esperto di studi americani presso l’Accademia delle Scienze Sociali cinese. “Washington teme che il potere crescente della Cina riduca la propria influenza regionale, minacciando gli interessi di suoi alleati, come Giappone e Filippine… Gli Stati Uniti sono ancora i leader militari negli armamenti strategici e convenzionali“, ha detto Fan. “Gli Stati Uniti si dedicano alla ricerca di armi high-tech da molto tempo, e la Cina è ancora piuttosto indietro in questo campo“, ha detto. La Cina è sufficientemente trasparente sugli sviluppi delle proprie tecnologie militari consentendo lo sviluppo della fiducia reciproca con altre nazioni, ha aggiunto. Li Qingkong, vicesegretario generale del Consiglio per gli Studi di politica della sicurezza nazionale cinese ha detto, “Non vi è alcuna necessità per gli Stati Uniti o qualsiasi altro Paese di preoccuparsi per lo sviluppo delle forze armate cinesi, dato che la spesa militare della Cina è assai più bassa di quella degli Stati Uniti.”
Tali armi utilizzano tecnologie all’avanguardia per il volo e le manovre ad altissima velocità nello spazio e nell’atmosfera terrestre. I vantaggi del velivolo ipersonico includono un puntamento preciso e rapidissimo del carico bellico, e una maggiore sopravvivenza contro le difese missilistiche e spaziali. Il Washington Free Beacon ha detto che Stati Uniti, Russia e Cina sono impegnati nella ricerca sulle armi ipersoniche, mentre l’India sviluppa una variante ipersonica del missile da crociera BrahMos.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan, la SCO e il mondo antipolare

Dedefensa 29 novembre 201317524636,pd=7,mxw=720,mxh=528Nella visita in Russia (attualmente in corso), il primo ministro turco Erdogan ha ribadito che il suo Paese è candidato all’adesione alla Shanghai Cooperation Organization. Abbiamo già parlato di tale progetto di Erdogan, inizialmente preso come uno scherzo, e poi gradualmente considerato seriamente da alcuni (vedasi in successione 30 luglio 2012, 2 febbraio 2013, 2 maggio 2013). Novosti ha dato il 22 novembre 2013, un sobrio resoconto di questo problema, discusso nella conferenza stampa congiunta Putin-Erdogan. “La Turchia vuole aderire alla Shanghai Cooperation Organization (CSO) ha detto a San Pietroburgo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, in visita in Russia. “Mentre (dell’adesione) alla Shanghai Cooperation Organization, in precedenza ho parlato di trattative con il signor Presidente (Putin). E ripeto ora che abbiamo tale intenzione”, ha detto il capo del governo turco. Putin ha detto a sua volta che il prestigio di cui gode la Turchia a livello internazionale e la politica indipendente e sovrana perseguita dalla Turchia, sotto la guida di Erdogan, “hanno permesso al Paese di partecipare più attivamente alle organizzazioni regionali e internazionali”. “Siamo interessati”, ha concluso il capo dello Stato russo“.
Bene. Ripetendo l’intenzione di unirsi alla SCO si arriva a una situazione in cui dobbiamo prendere in considerazione seriamente Erdogan su questo punto. (Quindi, in questa strana epoca, in cui alcune dichiarazioni si scontrano con il sistema dei diktat (la Turchia, membro della NATO e quindi agglutinata nel blocco BAO, vuole aderire alla SCO?!) e possibilmente sulla natura capricciosa di qualcuno (Erdogan in questo caso) prima di cedere a vincoli sospettati di quasi totalitarismo dall’evidenza  implicita nella pubblica ripetizione, per tre volte, dello stesso progetto.) Questo è il caso in questione, dove si deve prendere Erdogan sul serio, un po’ commentando la cosa come se, in effetti, fosse il primo intervento di Erdogan in tale senso. Abbiamo scelto due commenti, uno favorevole all’approccio di Erdogan, l’altro negativo, entrambi ci dicono dunque che l’approccio è serio dopo aver agitato le acque delle polemiche.
• Il commentatore franco-russo Alexander Latsa, che vive a Mosca e regolarmente commenta le notizie su Novosti, traccia il 27 novembre 2013 il lusinghiero, in gran parte giustificato, anno diplomatico di Vladimir Putin: un anno trionfale. Ha tracciato un quadro particolarmente edificante delle prestazioni diplomatiche della Russia nel 2013, con un paragrafo che indica l’intenzione di far aderire Erdogan (Turchia) all’OCS, ponendosi nel  più ampio quadro dell’evidente riavvicinamento tra Turchia e Russia, in particolare con questa nuova Turchia interessata a partecipare all’Unione doganale sviluppata dalla Russia con le ex repubbliche dell’URSS indipendenti, ed anche con alcuni altri Stati confinanti. (Si noti che questa prospettiva è stata presentata da alcuni come un altro possibile scherzo della Turchia di Erdogan, ma forse no…) “Più a sud, ulteriori segnali, strani ed inaspettati, provengono dalla Turchia. Il presidente Erdogan in visita in Russia, ha infatti espresso chiaramente l’intenzione di integrare la Turchia nell’OCS, spesso definita la NATO Eurasiatica. Il presidente turco ha inoltre espresso interesse per la partecipazione del suo Paese all’Unione doganale. Allo stesso tempo, la Russia e la Turchia hanno fissato un obiettivo: portare nel 2020 gli scambi economici a un livello superiore a quello Russia-Germania di oggi, pari a 100 miliardi all’anno. Al momento, la Russia è il secondo partner  commerciale della Turchia dopo la Germania, mentre la Turchia è il secondo più grande importatore di gas naturale russo, e la sezione marittima del gasdotto South Stream, la cui costruzione sarà completata nel 2015, passa per la zona economica esclusiva della Turchia…
• La seconda osservazione viene da Murat Belge, assolutamente turco, Wikipedia ci dice: “Uno schietto intellettuale della sinistra liberale turca, accademico, traduttore, critico letterario, giornalista, attivista per i diritti civili e guida turistica occasionale.” Il suo commento, tradotto dal turco sul sito web al-Monitor del 27 novembre 2013, oltre ad essere anti-Erdogan ed implicitamente anti-russo e anti-Putin, come da salotto, agita un appello per l’Europa/UE in stile BHL e compari che lascia interdetti. L’impudenza e l’ingenuità dei suoi commenti, riprendono tutto ciò che può essere ascoltato e letto nei salotti intellettuali delle capitali del BAO, non osiamo immaginare che un sostenitore prezzolato dell’UE possa dire queste cose, per la semplice capacità d’influenzare, anche se diamo il beneficio dell’ingenuità a Belge, la cui motivazione per tali osservazioni è la fede nella globalizzazione dell’UE. Per Belge, l’UE deve affrontare difficoltà potenzialmente catastrofiche, semplicemente perché né le nazioni, né i cittadini, né Dio stesso, probabilmente, hanno ancora capito che questa Unione europea, con la sua logica mercantile e le preoccupazione per le banche, sia il modello perfetto di governo futuro. Ciò spiega il disprezzo furioso verso l’approccio di Erdogan, ma dice anche, ed è la cosa che conta, quanto sia confermato il fatto di considerare tale approccio di Erdogan serissimo… Riguardo la SCO è un’organizzazione sorpassata, tanto che non è nemmeno in grado d’interferire negli affari interni dei suoi membri, o di organizzare in modo metodico disastri finanziari, sociali, culturali e umani, in breve tutto ciò che strutturale, nei soggetti rappresentati. Si comprende che la critica all’iniziativa di Erdogan è fatta in nome dei nostri contributi più brillanti alla storia, dirittumanitarismo o diritto di interferire naturalmente, e con i necessari riferimenti a Sarkozy, che Belge investe di un’immensa popolarità quale rappresentazione fondamentale del sentimento del popolo francese, noto per l’ardente adorazione verso la governance mondiale di Bruxelles.
Durante la sua visita in Russia, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha ribadito il desiderio della Turchia di aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). La prima volta che pronunciò tale desiderio fu in gran parte ridimensionato. Ma la sua ripetizione suggerisce che la questione è seria e che l’idea del primo ministro di partecipare a questo particolare club è genuina. [...] Coloro che si sono riuniti a Shanghai formano un’alleanza internazionale tipica del vecchio mondo. I loro obiettivi limitati non possono nemmeno paragonarsi a quelli dell’UE. La SCO è fondamentalmente un’organizzazione di sicurezza senza alcun obiettivo “democratico”. Quindi, la non interferenza negli affari interni degli altri membri è un principio essenziale. In Turchia, è stato detto per anni che l’Unione europea interferiva nei nostri affari interni. Ma questa è esattamente la stessa minaccia che fa dell’UE il modello di unione futura. Essendo l’organizzazione di coloro che aspirano a vivere in una vera democrazia, nel pieno rispetto dei diritti umani, l’UE ha il diritto di dire “Non puoi farlo!” a coloro che non agiscono di conseguenza. Ha usato questa autorità fino al punto d’impedire al partito fascista in Austria dall’andare al potere. In questo contesto, la reiterazione di Erdogan del suo desiderio di fare parte della SCO, accoppiata alla nozione di “salvarsi dalle difficoltà dell’Europa”, assume un significato più ampio. Ci dice in quale mondo Erdogan vuole vivere. Come ho già detto, l’UE sottovaluta le potenzialità che rappresenta. Un settore che illustra chiaramente questa lacuna è l’opposizione di alcuni membri all’adesione della Turchia. I pregiudizi degli europei e altre inibizioni vi sono cristallizzati. Tuttavia, la tendenza generale del processo opera ancora su questo tema. Ma cosa succede se l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy si avvicinasse e dicesse: “Non ve l’ho detto? Come può un Paese aderire all’Unione europea quando il suo primo ministro continua a supplicare l’adesione al gruppo di Shanghai?” Come potremmo rispondere a questa domanda? Altre persone possono facilmente esprimere tali opinioni, ma la persona in questione ha un livello record di consenso elettorale e grande popolarità. Quindi, si potrebbe supporre che ha il sostegno pubblico anche su questo tema. Così come potrebbe una nazione avere un posto in Europa, quando si lamenta “del problema dell’Europa”, mentre non ha alcun problema in un sentire comune con l’Uzbekistan? Erdogan può essere orgoglioso del cameratismo con l’Uzbekistan e il Tagikistan, ma questo spetta a lui. Non ha in alcun modo titolo, tuttavia, di deviare la Turchia dal suo percorso storico, solo per soddisfare i suoi gusti personali.
Con queste osservazioni siamo pronti, oltre sulle serie intenzioni di Erdogan, sulle testimonianze che inizieranno ad accompagnare il suo approccio all’OCS e, naturalmente, alla battaglia ideologica degli intellettuali del sistema contro questi approcci. Tuttavia, questo non risolve ciò che rimane il misterioso approccio di Erdogan, da tempo amico della Russia e amico personale di Putin, ma che trova un nemico giurato nella Russia di Putin sulla questione siriana, e che si ritrova amico più che mai della Russia e di Putin durante la sua visita a Mosca, e che collega l’accento sul caso dell’adesione alla SCO, in contrasto alla direzione della storia rappresentata da UE e NATO, al fianco dei quali ancora si trova sulla vicenda siriana. Naturalmente, sappiamo ora quanto Erdogan sia notevole nella sua stravaganza, visto soprattutto le sue diverse posizioni, prima e durante la crisi siriana. Tuttavia, vorremmo offrire un’altra spiegazione ipotetica su tale approccio di Erdogan, il suo carattere unico e i suoi possibili cambiamenti di umore. Questa spiegazione ipotetica riguarda la progettazione di un mondo polare o antipolare (10 novembre 2013 e 16 novembre 2013), che rifiuti egemonie ed influenze intrusive inerenti ai “modelli” unipolari e multipolari. Questa posizione antipolare si libera in gran parte di vari vincoli, compresi quelli istituzionali, creando una nuova situazione, morbida, elastica e commovente, soprattutto rispetto ai vincoli istituzionali precedenti, sia unipolari che multipolari. Per questo motivo, saremmo portati a considerare con occhio diverso ciò che ci sembrava molto improbabile diciotto mesi o un anno fa, cioè che i Paesi membri della NATO possono anche aderire all’OCS. (Naturalmente, la NATO di certo non ci sentirà da questo orecchio, se la candidatura della Turchia diventasse ufficiale e formale, e quindi dovremo vedere giochi interessanti, perché in questo caso il carattere testardo e furioso di Erdogan avrà un suo ruolo contro le sicure pretese della NATO.) D’altra parte, questa stessa situazione antipolare di nuovo tipo favorisce il riavvicinamento con Mosca e con la SCO. Sappiamo che la Russia e la sua diplomazia sono perfettamente adattate a tale nuova situazione, e abbiamo notato (cfr. 16 novembre 2013), che gli attori principali sono stati colpiti da questa oscillazione verso un mondo antipolare, ma “Un solo Paese tra i principali attori sfugge a questi giudizi catastrofici, e non dubitiamo che questa sia la Russia“, perché (v. 10 novembre 2013) “i russi sembrano (…) un “isola di stabilità” (piuttosto che l’espressione troppo strutturata “di polo di stabilità”), la cui vicinanza non è veramente pericolosa, a differenza degli Stati Uniti, la cui instabilità potrebbe da un momento all’altro travolgervi…” Questo significa che nessuno ha davvero da temere un’influenza, tanto meno un’egemonia russa, essendo ogni diplomazia basata sulla sovranità quale riferimento di principio presente nel mondo antipolare. D’altro canto, contrariamente alla visione pienamente compatibile al sistema di Belge, il “modello” SCO non è un “vecchio modello”, ma è invece un modello completamente innovativo per la sua capacità di adattarsi al mondo antipolare, proprio perché attento a non interferire nella sovranità dei suoi membri.
Pertanto, il campo è aperto a sviluppi inaspettati carichi di contropiedi, per un Erdogan. Ma è chiaro che l’orientamento Nord-Est ed Est, che passa necessariamente da Mosca e tralascia dinosauri e altre fabbricazioni congelati dalle delizie dell’unipolarità dell’UE e della NATO, è molto più favorevole a questo tipo di percorso, assai adatto al nostro momento molto antipolare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Unione economica eurasiatica e la sua rilevanza internazionale

Jurij Baranchik, Strategic Culture Foundation, 25.10.2013

f7018db9d8ae64515270140764385be9Il 18 novembre 2011, i presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakhstan firmavano la Dichiarazione d’integrazione economica eurasiatica, e il 29 maggio 2012 a Astana, al vertice dei capi degli Stati membri dell’Unione doganale, veniva approvato il programma per l’elaborazione del progetto del Trattato dell’Unione economica eurasiatica. Nell’aprile 2014, il progetto di trattato sarà presentato per l’approvazione alla sessione della Commissione Economica Eurasiatica (CEE) del Consiglio.  La fase finale della creazione della nuova unione economica sarà la firma del Trattato, nel maggio 2014, dei presidenti degli Stati membri della nuova Unione. Nella seconda metà del 2014, il trattato sulla creazione dell’Unione economica eurasiatica deve essere ratificato dai parlamenti degli Stati aderenti al trattato, e il 1° gennaio 2015 entrerà in vigore…
Attualmente, esperti dei tre Paesi lavorano duramente per eliminare tutti gli ostacoli alla libera circolazione di beni, servizi, capitali e manodopera tra i Paesi membri dell’Unione e trasformare completamente lo spazio doganale unico in uno spazio economico unico. Il concetto di politica agro-industriale coordinata e di spazio economico unico degli Stati membri dell’Unione doganale, è già stata approvata. Sono state determinate le misure per la creazione e lo sviluppo di un sistema informativo integrato per il commercio interno ed estero dell’Unione doganale. Un accordo di cooperazione informativa nella Statistica è stato firmato. Il massimo organo di governo della Unione economica eurasiatica sarà il Consiglio Supremo, composto dai capi di Stato dei Paesi membri dell’Unione. Il Consiglio Supremo si riunirà almeno due volte l’anno. Un altro organo di governo della nuova unione economica sarà il Consiglio dell’Unione, composto dai primi ministri di Bielorussia, Kazakhstan e Russia. Le riunioni del Consiglio, che tratteranno una vasta gamma di questioni socio-economiche, si terranno quattro volte l’anno. Le questioni relative alla revoca o  modifica degli atti della CEE, potranno essere considerate anche in occasione delle riunioni del consiglio, ma la Commissione stessa sarà il corpo unico regolamentare costantemente attivo, le cui funzioni comprendono l’attuazione degli atti in forma di delibere, decreti e raccomandazioni riguardanti le attività dell’Unione.
L’organo parlamentare dell’Unione economica eurasiatica sarà l’Assemblea interparlamentare eurasiatica. Sarà un organo unicamerale che gestirà il fondamento giuridico dell’opratività dell’Unione. L’Assemblea sarà composta da membri scelti tra le camere dei parlamenti di Bielorussia, Kazakistan e Russia. Ogni membro dell’Assemblea avrà un voto. Le sessioni dell’Assemblea si terranno una volta l’anno a San Pietroburgo. L’ideologia della futura Unione economica eurasiatica prevede la parità di voti in caso di decisioni, distinguendo la nuova Unione dall’Unione europea, in cui le decisioni vengono prese in conformità alle quote, e il blocco delle azioni è detenuto da alcuni Paesi leader della ‘vecchia Europa’ che, di regola, tengono lontani dal processo decisionale gli elementi ‘recenti’ o ‘inattendibili’ della struttura dell’Unione europea, come Grecia o Portogallo.
La trasformazione dell’unione doganale in Unione economica eurasiatica, così come i piani di Kirghizistan ed Armenia di far parte della ‘trojka’ doganale, rende il futuro dell’integrazione particolarmente significativo dal punto di vista internazionale. La nuova Unione, che occupa il territorio al centro del Vecchio Mondo, in futuro diventerà il principale collegamento tra il sud-est industriale del continente eurasiatico e la penisola occidentale dell’Eurasia, l’Europa. I tiranti d’acciaio dell’Eurasia, sotto forma delle due linee ferroviarie che dalla Cina attraversano i territori della Russia e della Turchia verso l’Europa, saranno completati da una serie di oleodotti tra Russia,  Cina e Corea del Sud e di gasdotti tra i Paesi dell’Asia centrale e Cina, Pakistan e India, e tra Iran, Afghanistan e Pakistan. Tutti questi progetti richiederanno investimenti di miliardi di dollari e, naturalmente, una situazione politica stabile. È per questo che gli Stati maggiori dell’Eurasia sono fondamentalmente contrari ai tentativi delle potenze extracontinentali di vedere il continente come una sorta di ‘Grande Scacchiera’. Una testimonianza del fatto che il progetto di Unione economica eurasiatica diventa attraente per molti Paesi eurasiatici è la dichiarazione della presidentessa sudcoreana Park Geun-Hye, in cui ha suggerito di attuare l’idea della Grande Via della Seta in modo nuovo, unendo strade e ferrovie di Corea del Sud, Corea del Nord e Cina, continuandole in Russia e negli Stati dell’Asia centrale per infine, raggiungere l’Europa. “La creazione della una nuova Eurasia non è semplicemente un sogno. Si tratta di un obiettivo che può essere raggiunto. Una nuova Eurasia fornirà un nuovo afflusso di investimenti e posti di lavoro. E’ essenziale trasformare ancora una volta l’Eurasia in un continente veramente unito, aprendo così una nuova era”, ha dichiarato Park Geun-Hye. Agli occhi della presidentessa della Repubblica di Corea, una rete di trasporto unita deve essere creata nel continente, una “La Via della seta express” che collegherà Corea del Sud e del Nord, Cina, Russia e Asia centrale. E’ anche possibile, secondo il parere della presidentessa della Corea del Sud, poi unire le reti energetiche di questi Paesi. E soprattutto vale la pena notare che oggi, a Seul e in altre capitali eurasiatiche, l’Eurasia è vista come il continente del mondo.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attacco USA alla Siria: perché la Russia è dalla parte giusta

Vladimir Radjukhin Global Research, 6 settembre 2013

CSTO leaders meet in Kremlin La calibrata risposta di Mosca agli sviluppi nel Paese mediorientale nasce dalla consapevolezza di trarre vantaggi da qualsiasi azione adottino gli Stati Uniti. “Correndo attraverso un campo minato, è saggio lasciare che gli altri corridori ti sorpassino“, ha commentato un esperto di Medio Oriente russo spiegando perché Mosca ha adottato un atteggiamento di basso profilo nella crisi in rapida escalation in Siria. Il commento fotografa in modo abbastanza accurato la posizione di Mosca. La Russia ha protestato con veemenza con gli Stati Uniti, che prevedono di attaccare la Siria, ma ha anche messo in chiaro che non sarebbe entrata in guerra con l’occidente per il Paese mediorientale.
La Russia, naturalmente, non è l’ex Unione Sovietica. Ma Mosca ha dato alla Siria un cruciale appoggio diplomatico e militare fin dallo scoppio della guerra civile nel Paese. Ha opposto il veto a tutte le risoluzioni occidentali nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condannavano il governo siriano. La Russia, principale fornitrice di armi alla Siria dal 1973, ha intensificato le sue forniture negli ultimi due anni. “La Russia ha fatto tutto il possibile per armare la Siria“, ha detto Ruslan Pukhov, direttore del Centro per l’analisi di strategie e tecnologie (CAST), un think tank di  analisi militare.
Nella sua intervista al quotidiano russo Izvestia, la scorsa settimana, il presidente siriano Bashar al-Assad ha confermato che la Russia ha onorato “tutti i contratti” firmati con la Siria. “La Russia continua a rifornire la Siria di ciò che richiede per difendere se stessa e il suo popolo“, ha detto il leader siriano. Allo stesso tempo, la risposta del Cremlino alle minacce degli Stati Uniti di attaccare la Siria, è stata distintamente misurata. Il Presidente Vladimir Putin ha aspettato 10 giorni per commentare la minaccia statunitense di punire la Siria per il presunto attacco chimico vicino  Damasco del 21 agosto. Ha rigettato le accuse degli statunitensi che sostengono che il governo siriano sia dietro l’attacco e ha messo in guardia gli Stati Uniti dal prendere le armi e commettere un altro “errore” attaccando la Siria. Ma quando gli venne chiesto cosa la Russia avrebbe fatto se gli Stati Uniti intervenissero, ha solo detto che questo sarebbe stato “molto triste”.

Resistere per avanzare
Gli esperti dicono che la calibrata reazione di Mosca deriva in gran parte dalla constatazione che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si sia intrappolato nella sua stessa retorica sulle “linee rosse”, e tutto ciò che farà dipenderà dalla Russia. “La Russia non deve fare nulla, basta sedersi e rilassarsi, e saremo la parte vincente“, ha detto il Prof. Georgij Mirskij dell’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali di Mosca. Mosca guadagnerebbe qualunque corso prenda Obama, dicono gli esperti. “Se Obama attacca la Siria verrà visto combattere al fianco di al-Qaida, i cui militanti costituiscono un terzo delle forze dell’opposizione, anche secondo i vertici  militari statunitensi“, ha detto l’analista Julia Latynina.
Se l’attacco degli Stati Uniti è “limitato” e “breve”, come Obama ha dichiarato, può anche rafforzare il Presidente Assad, che sarà in grado di dire di aver resistito perfino alla nazione più potente del mondo. Gli analisti, tuttavia, ritengono che gli Stati Uniti potrebbero sprofondare nel pericoloso sentiero dell’intervento a grande scala in Siria. “Dopo aver iniziato a prendere parte a questa campagna, gli Stati Uniti non saranno in grado di uscirne senza rimuovere Bashar al-Assad. e le considerazioni di prestigio supereranno tutti i dubbi di chi teme il caos dopo il cambio di regime“, ha detto il dottor Fjodor Lukjanov, presidente del Consiglio sulla politica estera e la difesa.
Nel corso di una recente conferenza stampa sulla Siria, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha lamentato la mancanza di “pensiero strategico” nella politica estera degli Stati Uniti. Al contrario, la Russia ha ripetutamente dimostrato di avere una visione strategica, che la situazione in Iraq, Libia e Siria dimostra essere corretta. Lavrov ha detto che la Russia non ha “alcuna intenzione di entarre in guerra” per la Siria, ma non ha detto che la Russia non avrebbe reagito.

Fattore Cina
La Russia continuerà a bloccare le mosse anti-siriane al Consiglio di sicurezza dell’ONU, esponendo la natura illegale dell’interferenza degli Stati Uniti e la stoltezza nel schierarsi con i radicali islamici in Siria. Mosca cementerà anche i suoi legami con l’Iran e la Cina. Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha telefonato a Putin la scorsa settimana, i due leader hanno fatto appello a risolvere la crisi siriana “esclusivamente attraverso mezzi politici e diplomatici.” I presidenti russo e iraniano avranno il loro primo incontro a margine del vertice dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai, in Kirghizistan, a metà settembre. Inoltre, la settimana scorsa, l’ambasciatore cinese in Russia, Li Hui, ha invitato il viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov, uomo di punta della Russia per il Medio Oriente, a discutere di “ulteriori interazioni politiche e diplomatiche russo-cinesi, in connessione con il netto peggioramento della situazione sulla Siria.
Ultimo, ma non meno importante, la Russia continuerà ad armare la Siria. “La Russia e l’Iran hanno molte più possibilità di aiutare Assad che gli altri di aiutare i ribelli“, ha detto il Prof. Mirskij. “Possiamo inviare ancor più armi di cui si ha bisogno, mentre gli iraniani possono inviare altri volontari delle Guardie della Rivoluzione islamica. Gli USA non hanno alcuna possibilità di vincere questa guerra“. L’unica cosa che la Russia non può fare è impedite agli Stati Uniti di correre nel campo minato impiantato in Siria.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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