Mollare il dollaro? Nascono i fondi sovrani d’oro

Avamposti della Banca centrale BRICS
Jim Willie CB GoldenJackass 11 giugno 2014

E392874C-26A2-48F1-AFFF-E4609C6FE550_mw800_mh600Mentre l’Occidente è ipnotizzato dal caos in Ucraina, certamente sul punto dell’implosione, l’attenzione è rivolta alla politica sui tassi d’interesse negativi in vista, che permetteranno ai banchieri di scremare sui rendimenti, o si è concentrati sull’abdicazione in Spagna, un cambio della guardia della nobiltà nera, Jackass sbadiglia e guarda all’Arabia Saudita, dove un evento significativo è in fondo alle notizie. Annuncia la creazione di un nuovo fondo sovrano indipendente dalla banca centrale, dedicato ad investimenti prudenti. Ovvero investimenti sull’oro. Indicando chiaramente l’allontanamento dalla massa dei buoni del Tesoro in dollari USA. Il divorzio statunitense-saudita accelera dagli uffici legali, dove la ridistribuzione del risparmio è la parola chiave. L’abbandono del petro-dollaro comporta l’inversione di un impegno generazionale, ancora una volta. Si tratta di scaricare i rifiuti in dollari USA accumulatisi per decenni come debito. Potrebbe essere il primo avamposto della banca centrale dei BRICS, passando dai titoli di debito del governo USA dritto ai lingotti d’oro. I sauditi potrebbero favorire giganti come Russia e Cina, il nuovo dinamico duo, avviando il processo di abbandono delle obbligazioni del Tesoro USA convertendoli in lingotti d’oro. Il grande scambio indiretto potrebbe divenire molto più diretto.

Il modulo saudita
Alcune domande sorgono su come i sauditi aderiranno formalmente ai BRICS, nell’ambito della loro alleanza nascente con Pechino. Il rapporto embrionale ha un debutto sotto forma di enorme conferenza multilaterale nella Sala Grande di un paio di mesi prima, seguita da un grande cenno agli Stati Uniti durante una parata militare con missili cinesi. Jackass sospetta che un passaggio va formandosi, liberando i sauditi dalle obbligazioni del Tesoro USA e ricostruendone le riserve di oro. Devono sostituire ciò che Londra e Svizzera hanno rubato. Un’altra questione si pone, se Arabia Saudita ed Iran coordineranno politica energetica e sistemi di pagamento al di fuori del dollaro USA, basandosi sull’oro. Il fondo saudita potrebbe aiutare il processo. Un’ultima domanda si pone, se ci si deve aspettare che una dozzina di tali avamposti della Banca Centrale BRICS, che trasforma le obbligazioni del Tesoro USA in oro, sorgano e prendano forma. Un vasto sistema satellitare di banche centrali BRICS potrebbe sorgere, imitando il sistema occidentale delle banche centrali in franchising come US Federal Reserve, Bank of England, Banca Centrale Europea, Banca del Giappone e altri, come la Banca nazionale svizzera. Jackass ritiene che i sauditi creeranno il modulo, da copiare altrove e che i sauditi presto annunceranno una politica dei pagamenti, che accetti qualsiasi delle principali valute, nel commercio petrolifero e petrolchimico, che l’intera regione del Golfo presto coordinerà una politica volta allo standard del petro-yuan quale veicolo temporaneo, con destinazione il sistema di regolamento commerciale in oro e che Arabia Saudita e Iran collaboreranno non da amici, ma con pieno spirito costruttivo. Liberandosi degli USA assieme a guerre ed altre violenze, con i loro comuni aspetti nazisti. I cinesi si occupano del commercio, dove la stretta di mano è il nuovo modello. La Cina sarà il mediatore della diplomazia globale. L’opportunità c’è e Pechino inizia da casa sia, trattando con nazioni confinanti come il Vietnam, nel Sudest asiatico, con meno sgomitate.

La notizia ufficiale
L’articolo ufficiale era scarso in dettagli, ma pieno di implicazioni. L’osservatore avvisato può leggere tra le righe. Il regno dell’Arabia Saudita stabilirà il suo primo fondo sovrano per gestire le eccedenze di bilancio per un valore di centinaia di miliardi di dollari, secondo l’agenzia stampa del regno. Il consiglio della Shura dovrebbe discutere un progetto di legge sul Fondo di Riserva Nazionale. Il fondo dovrebbe ricevere il controllo dalla banca centrale sugli investimenti del regno. Questo è il nocciolo, l’indipendenza. L’Arabia Saudita rimane il maggiore esportatore di greggio del mondo. Non è stato rivelato se il fondo cambierà la strategia degli investimenti del regno. Negli ultimi quattro decenni, la strategia era riciclare doverosamente i petro-avanzi in obbligazioni del governo USA, ruolo di fondamentale importanza ritagliato dagli anglosassoni. Sotto lo sguardo di gente come Kissinger e Rockefeller, pianificatori de facto dello standard del petro-dollaro che sostituì efficacemente il Gold Standard nel 1973, appena due anni prima, l’accordo di Bretton Woods fu abrogato. Il fondo dovrebbe iniziare con un capitale pari al 30 per cento del bilancio accumulato in un certo numero di anni. Negli ultimi tre anni, il regno ha annunciato avanzi di bilancio per un totale di circa 232 miliardi di dollari. Vedasi l’articolo su Arabian Business.

Altri fondi sovrani
Vladimir_Putin_in_Saudi_Arabia_11-12_February_2007-1 Altri fondi sovrani del Golfo hanno investito in immobili a livello internazionale, soprattutto in Europa. Possiedono molti buoni del Regno Unito ed eurobonds, e probabilmente più di una manciata di obbligazioni del governo giapponese. I sauditi indicano chiaramente una mossa importante sui titoli di Stato USA. Ben presto i sauditi annunceranno di non accettare alcuna valuta principale per il petrolio. L’Iran già trova poca resistenza, come nella vendita di energia a India e Turchia. Il governo USA presto uscirà dalla battaglia delle sanzioni a tutto il mondo. Le fondamenta dei BRICS mostrano segni di rafforzamento, con l’uscita dal petro-dollaro e la sua lenta morte, senza più formazioni in marcia con il passo dell’oca fascista, rompendo con bancarottieri e re della frode anglo-statunitensi. Altri fondi sovrani nella regione del Golfo sono estremamente significativi. I leader sono gli Emirati Arabi Uniti, con il massiccio fondo Abu Dhabi Investment Authority, da 773mld di dollari Ma l’UAE ha anche altri quattro fondi per un totale di altri 286mld di dollari, superando il totale di 1 bilione di dollari, 1059mld di dollari. Il fondo saudita SAMA Foreign Holdings ne ha 737mld, e il Kuwait Investment Authority 410mld. La Qatar Investment Authority 170 miliardi. Il totale dei fondi sovrani del Golfo è 2377 miliardi di dollari. Se solo un quarto dei fondi verrà convertito in lingotti d’oro, la regione del Golfo potrebbe fornire l’equivalente di Fort Knox a sostegno della moneta d’oro Dinar. La fortezza, una volta scintillante nel Kentucky, ospitava 8500 tonnellate di oro fin quando non fu derubato dalla banda Clinton-Rubin. Solo idioti e creduloni credono alla storia ufficiale dei trasferimenti alla FED di New York e West Point per tenerli al sicuro, assieme a concetti folli come il Deep Storage Gold. Si chieda a Germania, Paesi Bassi, Austria e Venezuela come vi furono custodite le proprie partite di oro. Vedasi l’elenco degli istituti dei fondi sovrani e dei dati in dettaglio.
Si conclude così che il fondo finanziario saudita SAMA ha quasi tre quarti di bilione di dollari, pronti e in attesa di uscire dai titoli di Stato tossici e raggiungere lo status di valida riserva aurea. Beh, almeno una parte considerevole svolgerà il nuovo ruolo funzionale di avamposto saudita della Banca Centrale dei BRICS, convertendo carta del debito sovrano tossico occidentale in metalli preziosi.

Implicazioni nello scambio petrolio-oro
La mossa dei fondi sovrani sauditi non viene considerata sottilmente dal regime finanziario degli Stati Uniti, con il suo potere depositato nella Federal Reserve e nel Tesoro, e nei veicoli che operano in dollari USA e nelle riserve dei patrimoni occulti nelle banche globali, sotto forma di buoni del Tesoro USA. Ci si chiede se il debito del saliente del Belgio delle obbligazioni del Tesoro USA occulte, sia in realtà almeno per il 30% saudita, se non esclusivamente russo. I fondi provenienti dalle eccedenze saudite furono prelevati dalla banca centrale saudita, il che significa che i sauditi si ritirano dalla rete di franchising delle banche centrali della FED. I sauditi avvertono chiaramente di volgersi ad oriente. Il divorzio indica che i reali sauditi iniziano ad allontanarsi dai re delle frodi e dai trafficanti di carta anglo-statunitensi. Ci si aspetti maggiore trasparenza in futuro, una diversificazione che allontani dalle obbligazioni del Tesoro USA, la netta e rapida fondazione a tappe del sistema di scambio petrolio-oro che la Cina ha implementato con la Russia. La disposizione potrebbe essere un passo verso la piena adozione del sistema commerciale basato sull’oro quale modello futuro. Tutto ciò che manca è una serie di monete e di note di credito basate sull’oro. Certo, oggi c’è l’acuta esigenza che sorga un vasto sistema satellitare di banche centrali dei BRICS, che potrebbe essere la zona di libero scambio di Shanghai. Una pedata se Francoforte annunciasse la banca centrale dei BRICS nella gestione dei fondi sovrani, parola in codice per diversificazione dalle obbligazioni del Tesoro USA in lingotti d’oro. Francoforte diverrebbe lo snodo globale dello yuan (RMB) tra Asia ed Europa, avviando la conversione all’oro. L’effetto su USA-UK-EU sarebbe la totale tempesta di fango. Il saliente del Belgio cerca sempre garanzie reali sull’oro da sauditi o cinesi. Se venisse fatto altrettanto da sauditi e cinesi, il piano per la banca centrale dei BRICS avrebbe due giocatori chiave, e altri ne seguirebbero. L’integrazione del petro-yuan avrà molti aspetti e la banca centrale saudita sembra svilupparne in futuro. Il petro-yuan ha numerosi elementi del progetto da integrare in futuro. Si potrà assistere alla creazione di un avamposto chiave nel fondo sovrano saudita, elemento importante nello scambio petrolio-oro, con le obbligazioni del Tesoro USA usate come moneta attiva nel ruolo esclusivo di lubrificante del credito. La conversione al sistema di pagamento del petrolio in oro potrebbe essere in vista, con la funzione chiave svolta dal petro-yuan nella conversione delle riserve in investimenti.

Futuri avamposti satellitari
Ogni nazione dei BRICS avrà una banca centrale che convertirà le obbligazioni tossiche del Tesoro USA in lingotti d’oro, come anche altre obbligazioni sovrane. Ci si aspetti che Shanghai e Hong Kong ne abbiano una, come Mosca, Delhi in India e Rio de Janeiro in Brasile, e anche Johannesburg in Sud Africa. Altre nazioni ospiteranno i satelliti delle banche centrali BRICS, come Riyadh in Arabia Saudita e Dubai negli Emirati Arabi Uniti. Alla fine banche centrali BRICS appariranno a Francoforte in Germania, Ankara in Turchia, Tokyo in Giappone e Tehran in Iran. Sarà impossibile fermare il trend della riconversione delle obbligazioni del Tesoro USA in oro, dato che ne sarà la soluzione autentica. A dire il vero, una grande quantità verrà convertita in yuan e rubli, dato che la maggior parte del commercio orientale sarà risolto con queste due valute in crescita. Entrambe le monete si baseranno sull’oro. Ironia della sorte, Cina e Russia possiedono più oro che il flusso delle rispettive valute, yuan e rublo, nell’economia globale. Il commercio di energia si svolgerà presto in yuan e rubli, in risposta alle stupide sanzioni del governo USA che appaiono essere solo dei danni auto-inflitti. Le usuali tattiche saranno utilizzate contro BRICS e Paesi associati, che si sforzano di liberarsi dal tossico dollaro USA. Molti si chiedono perché l’USD sia tossico. La risposta è semplice, si basa sul debito del governo USA, finanziato per l’80% dalla FED tramite una sterile monetizzazione che crea denaro fasullo per coprire il debito, e su una politica di zero tassi d’interesse che distorce i prezzi dei beni. Ciò permette di proteggere la criminalità di Wall Street che pratica una massiccia frode a base di titoli di proprietà fasulli, obbligazioni contraffatte, insider trading, riciclaggio di narcodollari, infinite guerre fasciste a sostegno dell’egemonia, chiarendo come il dollaro USA si basi più sul supporto militare che sull’economia industriale. Le usuali tattiche contro i BRICS e Paesi associati comprendono corruzione, minacce, frodi profitti dal narcotraffico, omicidi (e suicidi assistiti), ostracismo del sistema, sanzioni continue e acquisti in contanti sul mercato dei metalli. Il mondo non può risolvere e riprendersi dalla difficile situazione economica, cancerosa, senza scartare il dollaro USA e liberarsi dalle obbligazioni del Tesoro USA. Molte nazioni vendono i dollari in contanti con uno sconto del 30-35% riscattando le proprie valute, un piccolo brutto segreto assieme ad innumerevoli altri brutti segreti.
Il Gold Standard è la soluzione alla cronica peste finanziaria qual è il dollaro USA tossico che scorre nel sistema economico globale, nelle arterie del commercio e nelle vene della riserva bancaria. Si vedranno i progressi compiuti quando le banche centrali dei BRICS adotteranno un vivace commercio basato sulla conversione in lingotti d’oro, chiudendo il COMEX e subito. Un’importante conferenza avrà presto luogo. Il Gas Exporting Countries Forum (GECF) al prossimo vertice in Qatar, nel Golfo. Sarà chiamato Nat Gas Coop ed eclisserà l’OPEC, comunque. La pressione esercitata sul mercato dell’oro e sulle banche basate sull’oro sarà orribile, venendo chiamata forza maggiore o assalto nel sostituire i lingotti d’oro ipotecati (rubati). I processi potrebbero divenire comuni quanto gli omicidi di banchieri, di gran lunga più diffusi. Lasciate che crescano i funghi dalle tombe, piuttosto che funghi atomici nella sempre più tossica aria trattata dalle scie chimiche.

TofDakTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il momento BRICS di Modi

MK Bhadrakumar, 13 luglio 2014

narendra modi 2 - PTI_0_0_0_0_0 Il manifesto elettorale del Bharatiya Janata Party menzionava i BRICS come priorità della politica estera. Quindi, non c’è motivo di sfatare il prossimo vertice del raggruppamento in Brasile come “eredità” per il primo ministro Narendra Modi, come alcuni detrattori indiani hanno prematuramente detto riguardo l’evento. La dichiarazione di Modi, in viaggio per il Brasile, sottolinea che l’India attribuisce “grande importanza” ai BRICS. La cosa che colpisce dell’affermazione è che Modi non ha evitato di riconoscere che il vertice BRICS in Brasile sarà un evento altamente politico, dato che si svolge “in un momento di agitazione politica, conflitti e crisi umanitaria in varie parti del mondo”. Modi vede il vertice BRICS come un’opportunità per discutere con i suoi omologhi su “come contribuire agli sforzi internazionali nell’affrontare le crisi regionali, le minacce alla sicurezza e ripristinare un clima di pace e stabilità nel mondo” (qui). Basti dire che ha sepolto l’isterismo dei lobbisti anti-BRICS in India secondo cui il raggruppamento dovrebbe limitarsi esclusivamente all’economia e a mantenere a distanza la politica mondiale. Francamente, i lobbisti statunitensi tra noi appaiono sempre più superati. Non riescono a rendersi conto che i Paesi BRICS decollano con le due decisioni storiche formalizzate questa settimana: la creazione della Banca di sviluppo BRICS e il Fondo di riserva contingente. Tutto indica che il presidente russo Vladimir Putin presenterà una terza iniziativa dall’importante natura, la creazione di un’associazione energetica e di un’istituzione politica energetica nell’ambito dei BRICS.
I lobbisti statunitensi a Delhi che osteggiano i BRICS e che vorrebbero che il gruppo sia in qualche modo strangolato nella culla, sono assolutamente giustificati temendo che l’impatto degli ultimi sviluppi permetterà ai Paesi BRICS di guidare il fenomeno della ‘dedollarizzazione’ cioè, in ultima analisi, abbandonare le transazioni in dollari o non accettare la valuta degli Stati Uniti, sfidando il predominio mondiale del dollaro. Infatti, la Cina ne è già il primo motore e l’aspettativa è che entro il prossimo anno, il 30 per cento degli scambi della Cina sarà in renminbi. L’ultima mossa della Cina è stata creare l’Asian Infrastructure Investment Bank, a cui ancora una volta l’India è stata invitata a partecipare, vista anche come piattaforma aperta e inclusiva. La Cina non gradisce chiacchierare e preferisce andare avanti costantemente verso i propri obiettivi, e senza sbagliare c’è lo stretto coordinamento tra Russia e Cina, permettendo ai BRICS di avviare la propria versione delle istituzioni finanziarie globali esistenti, dominate dall’occidente. Naturalmente, “l’ascesa della Cina ha una propria agenda“. Ma chi non ha un ordine del giorno, l’India? Con lo spauracchio della Cina s’innervosisce la leadership indiana sui BRICS, ma non funziona, come vividamente fa notare la decisione, adottata con il consenso di Delhi, di porre la sede dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Shanghai. Sì, la Cina investe più del resto dei BRICS e Pechino avrà una grossa voce sulla gestione della banca. E quindi? Finché l’India può attingervi per i suoi progetti infrastrutturali, lo scopo è raggiunto. La scelta non è tra una banca in cui la Cina potrà essere influente e “quelle ideate dall’occidente”. La scelta è sul modo in cui il denaro sarà erogato dalle banche senza condizioni che incidano sulla sovranità. La scelta è decidere quali programmi di sviluppo siano prioritari per le nostre esigenze. La scelta è sulle nuove fonti per gli investimenti nei nostri progetti infrastrutturali.
ecoSe la Cina avanza i propri interessi sfruttando processi multilaterali, BRICS, Shanghai Cooperation Organization, ASEAN, ecc., allora cerchiamo di emularla. Non abbiamo fatto abbastanza rispetto  alla Cina, e quindi perché non può anche l’India? Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa d’intelligente dal nostro grande concorrente, che eccelle nella diplomazia economica. Cosa impedisce all’India di fare ciò che Russia e Cina fanno ai nostri occhi, trasformando i BRICS in strumento per promuovere i loro “interessi nazionali illuminati”? In realtà, Modi potrà anche combinare un tour latino-americano con il vertice BRICS in Brasile. Quel continente lontano ha grande empatia verso l’India. In ogni caso, qual è la ricetta per l’India della nostra lobby anti-BRICS? L’isolazionismo? Chiaramente un vicolo cieco nel mondo globalizzato. Il G7? Non scherziamo. Questa è la dura realtà. Dobbiamo essere degli idioti non riuscendo a comprendere dove si trovino gli interessi a medio e lungo termine dell’India, Paese in via di sviluppo che aspira ad emergere nello scacchiere finanziario globale. E’ giunto il momento di rendersi conto che l’appartenenza ai BRICS è un privilegio, tanti Paesi fanno la fila per entrarvi, tocca interamente a noi incassare questo privilegio. Per essere sicuri, ciò che i Paesi BRICS fanno è unire le risorse per investirle nel loro sviluppo, in tal modo sfidando gli accordi monetari globali esistenti e segnalando le loro frustrazioni per la mancanza di progressi nella riforma della governance delle istituzioni finanziarie internazionali. Questo è esattamente il motivo per cui l’India appartiene ai BRICS.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trascurata alleanza strategica tra Russia e Cina

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 29/05/2014

10170842La visita del presidente russo Vladimir Putin a Shanghai, il 20-21 maggio, ha attirato l’attenzione di tutto il mondo ma per una serie di motivi, il suo significato non è stato ancora pienamente apprezzato. Sembra che l’occidente s’illuda sulla propria supremazia globale e preferisca non vedere l’alternativa emergente nella forma dell’alleanza russo-cinese. A differenza delle pratiche passate però, Mosca e Pechino non vogliono avvisare gli avversari con forti, ma non sempre specificate, dichiarazioni, preferendo lavorare tranquillamente e metodicamente fornendo alle loro relazioni bilaterali un contenuto completo e pratico. La maggior parte delle notizie sulla visita di Putin  è incentrata sul contratto sul gas, mentre gli aspetti militari, politici e strategici del vertice a Shanghai passano per lo più inosservati agli esperti. I critici riducono tutto alla fornitura di materie prime della Russia e alla “penetrazione” della Cina del mercato russo, ma il vero significato della visita è molto più profondo e può essere pienamente apprezzato solo dagli storici futuri.
Se leggiamo attentamente la “Dichiarazione congiunta della Federazione Russa e della Repubblica popolare cinese sulla una nuova fase dell’ampia partnership e delle relazioni strategiche” adottata dai capi di Stato, non è difficile vedere che il documento contiene numerosi elementi simili ad un accordo per la creazione di un’alleanza militare e politica, ma senza attuazione giuridica definitiva.  Dopo tutto, se la procedura di attuazione forse può essere svolta assai rapidamente, è molto più difficile mettersi d’accordo sui principi. Una sorta di accordo in standby è sempre pronto a partire, però. Russia e Cina hanno parlato del “nuovo tipo” di relazioni interstatali, sottolineando che “il risultato di un partenariato globale e della parità nella fiducia e cooperazione strategica ad un livello assai più elevato, sarà un fattore chiave nel garantire gli interessi vitali di entrambi i Paesi nel 21° secolo, con la creazione di un ordine mondiale giusto, armonioso e sicuro”. E questo dovrà ora essere preso in considerazione da tutti. La dichiarazione congiunta delinea la filosofia generale dell’atteggiamento dei due Paesi verso i problemi globali attuali, indicando la natura fondamentalmente sana e biologica, piuttosto che opportunistica, della partnership. Dice, ad esempio, che “entrambi i Paesi continueranno a fornirsi un forte sostegno su questioni relative ad interessi fondamentali come sovranità, integrità territoriale e sicurezza. Si oppongono a qualsiasi attentato e interventismo negli affari interni, e sostengono la stretta aderenza alle disposizioni fondamentali del diritto internazionale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, al rispetto incondizionato dei diritti dei loro partner a scegliere autonomamente la propria via di sviluppo, e al diritto di preservare e difendere i propri valori culturali, storici, etici e morali”. Si tratta del tristemente noto modello liberale ad ogni costo universalmente imposto dall’occidente. Entrambi i Paesi sottolineano la necessità “di respingere il linguaggio delle sanzioni unilaterali, od organizzazione, favoreggiamento, finanziamento o incoraggiamento di attività volte a modificare il sistema costituzionale di un altro Paese oa  trascinarlo in un qualsiasi blocco multilaterale o unione.” In altre parole, il rifiuto categorico delle numerose ‘rivoluzioni colorate’ orchestrate nel mondo dall’occidente e dell’espansione dei blocchi militari e politici tradizionali tipo NATO. Il “nuovo tipo” di rapporti scelti da Mosca e Pechino è anche conveniente, perché non fornsice agli Stati Uniti alcun motivo o giustificazione per espandere il blocco. Nel processo, tuttavia, Cina e Russia permettono l’espansione della propria ‘proto-unione’ attraverso l’inserimento di un’altra potenza  mondiale, l’India. Considerano l’interazione delle tre potenze “un fattore importante per garantire sicurezza e stabilità sia nella regione che nel mondo. Russia e Cina continueranno gli sforzi per rafforzare il dialogo strategico trilaterale aumentando la fiducia reciproca, sviluppando posizioni comuni su importanti questioni regionali e globali, e promuovendo una reciprocamente vantaggiosa cooperazione pratica”. Va notato che il neo-primo ministro dell’India Narendra Modi, a giudicare dalle sue dichiarazioni, è pronto a lavorare in quest’ambito. “Rimane la necessità di riformare l’architettura finanziaria ed economica internazionale, riallineandola alle esigenze dell’economia reale e aumentando rappresentanza e diritto di voto dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo nel sistema di governance economica globale, al fine di ripristinare la fiducia nel sistema”. È stato osservato che i Paesi considerano il ‘G20′ principale forum di cooperazione economica internazionale, piuttosto che il noto ‘G7′, intendendo impegnarsi attivamente per rafforzare l’Unione e aumentare l’efficacia delle sue attività. Manifestazioni come l’espulsione della Russia dal ‘G8′ sono quindi vane. Inoltre si dà una chiara prospettiva a un’altra unione, i BRICS, che Russia e Cina intendono trasformare “in un meccanismo di cooperazione e coordinamento su una vasta gamma di questioni finanziarie, economiche e politiche globali, tra cui l’istituzione di un partenariato economico più stretto, la rapida creazione di una Banca di sviluppo dei BRICS e la formazione di un pool di riserve valutarie”.
Importanti accordi sono stati raggiunti sul corridoio dei trasporti della Via della Seta, la cui creazione anche l’occidente sostiene, credendola un’alternativa alla via di transito eurasiatica della Russia, così come pomo della discordia nelle relazioni russo-cinesi. Questo progetto, che ha preoccupato la Russia a lungo, si rivela vantaggioso per la cooperazione russo-cinese. Mosca ha dichiarato che “considera importante l’iniziativa della Cina per lo sviluppo economico della ‘Silk Road Belt’, e apprezza la volontà della Cina di prendere in considerazione gli interessi russi nei suoi sviluppo e realizzazione. Entrambi i Paesi continueranno a cercare modi possibili per aderire al progetto della cintura economica della Via della Seta e all’Unione economica eurasiatica attualmente in fase di creazione”. Così la nuova Via della Seta non serve gli interessi geopolitici occidentali. Invece, risponderà alle richieste urgenti di entrambi i Paesi, anche in termini di presenza strategica nelle regioni che si affacciano lungo la Via della Seta. Attraverso sforzi congiunti, Mosca e Pechino possono sottrarre la zona all’occidente; ancora un’altra grande sconfitta strategica di Washington. La partecipazione di Putin con il leader cinese Xi Jinping all’avvio delle esercitazioni navali congiunte nella base navale di Woosung, aggiunge una tonalità particolarmente simbolica alla visita di Putin a Shanghai. È opportuno ricordare che qualcosa di simile è avvenuto all’inizio di ciò che divenne l’intesa franco-russa, segnata dall’arrivo della squadra francese a Kronstadt. I Paesi hanno inoltre deciso di effettuare esercitazioni congiunte per commemorare il 70° anniversario della vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese nei teatri europeo ed asiatico della seconda guerra mondiale, così come a continuare la “risoluta opposizione ai tentativi di falsificare la storia e minare l’ordine mondiale del dopoguerra”. Questo problema ha un notevole significato strategico, nonché storico. Effettivamente Mosca e Pechino riconoscono il reciproco ruolo decisivo nella vittoria sulla Germania da parte dell’URSS e del Giappone da parte della Cina. Dopo tutto, l’occidente sminuisce continuamente il ruolo svolto da Russia e Cina nell’ultima guerra. Gli Stati Uniti hanno imposto al mondo la visione secondo cui il loro contributo alla vittoria nella seconda guerra mondiale sia stato decisivo, se non in Europa, certamente in Asia. Tuttavia, le truppe di terra del Giappone furono per lo più decimate in Cina, mentre la Wehrmacht fu decimata sul fronte orientale. Gli statunitensi per lo più spazzarono via le popolazioni civili delle isole giapponesi attraverso i bombardamenti, comprese le bombe atomiche. Non è un mistero il motivo per cui l’esercito giapponese del Kwantungnon di un milione di soldati non avanzò verso la Siberia; non lo fece perché non poteva lasciare la Cina combattere dietro le sue linee. Trentacinque milioni di cinesi morirono in guerra, rispetto al mezzo milione di statunitensi. Gloria a tutti coloro morti per una giusta causa, ma da queste cifre è chiaro che sulle spalle di quali nazioni è stato sostenuto il peso della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Ciò definisce non solo il contenuto della memoria storica, ma anche il ruolo specifico svolto dalle due potenze, Russia e Cina, nel determinare l’ordine mondiale del dopoguerra.
Degli accordi economici concreti sottoscritti dai due Paesi, così come dai piani energetici, l’accordo per lo sviluppo congiunto di aeromobili wide-body a lungo ricercato è di particolare interesse. Si prevede che nell’estate del 2014, la russa United Aircraft Corporation (UAC) e la cinese Commercial Aircraft Corporation, COMAC, presenteranno uno studio di fattibilità del progetto ai loro governi. Gli investimenti dei Paesi nella società mista non sono stati ancora specificati, ma UAC ha sottolineato che sarà paragonabile ai progetti Boeing 787 (quasi 32 miliardi di USD) e Airbus 350. Considerato il fatto che la Russia ha già gestito il jet a corto raggio Sukhoj Superjet 100 e che dovrebbe prossimamente lavorare sull’ala dell’aeromobile intermedio MS-21, Russia e Cina e più tardi forse India, avvieranno la produzione di una serie di aerei passeggeri con motori migliori e un’alta percentuale di materiali compositi avanzati. Inoltre, potranno anche avere un vantaggio competitivo rispetto a Boeing e Airbus, in quanto saranno orientati verso un mercato interno di circa 2,5 miliardi di persone. Inoltre vi sarà lo sviluppo congiunto di un elicottero pesante, successore del già impareggiabile Mi-26. E non è solo il successo commerciale atteso da questi progetti ad essere importante; la loro importanza principale risiede nella creazione di un nuovo centro globale di produzione di tecnologie chiave, indipendente dall’occidente.
L’analista statunitense Robert Parry ha definito storico il riavvicinamento tra Russia e Cina, credendo che la crisi ucraina abbia dato alla Cina, un Paese dalla rapida crescita economica, e alla Russia con la sua abbondanza di risorse naturali, ulteriori impulso e significativo. “Cina e Russia hanno fatto blocco di recente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per impedire le iniziative occidentali. Ciò significa che invece di isolare la Russia alle Nazioni Unite, l’approccio duro del dipartimento di Stato sull’Ucraina ha avuto l’effetto opposto. La Russia ha ora un nuovo e potente alleato”. Ciò significa, però, che Mosca e Pechino uniscono le forze per lanciare una potente controffensiva ad occidente? Difficile, non ne hanno bisogno. Ciò che serve è una concorrenza leale, senza manipolazioni, senza doppi standard e senza attività sovversive. Allora sarà chiaro quale sarà il modello migliore e più riuscito. Al passare di ogni anno, sarà sempre più difficile per l’occidente ignorare le giuste esigenze avanzate dai nuovi poli della politica globale.

0022190dec451227eb7e3cLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza Russia-Cina contro l’aggressione USA-NATO

Alexander Clackson, Global Research, 26 maggio 2014
10288770Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che il suo incontro con il presidente cinese Xi Jinping, all’inizio di questa settimana a Shanghai, segna una nuova tappa nelle relazioni Russia-Cina, e che i due Paesi estenderanno una piena cooperazione. Cina e Russia hanno firmato un accordo per la fornitura del gas da 400 miliardi di dollari, garantendo al primo utente energetico del mondo una delle principali fonti del combustibile più pulito e l’apertura di un nuovo mercato per Mosca, che rischia di perdere i clienti europei per la crisi in Ucraina. Inoltre, i due Paesi hanno iniziato le esercitazioni militari congiunte nel Mar Cinese orientale, chiara dimostrazione di forza contro il Giappone, alleato occidentale. Il presidente cinese ha anche apertamente dimostrato la volontà di creare un’alleanza contro gli Stati Uniti. Parlando il 20 maggio, il Presidente Xi Jinping ha invocato la creazione di una nuova struttura asiatica per la cooperazione nella sicurezza basata su un gruppo regionale che comprenda Russia e Iran ed escluda gli Stati Uniti. Chiaramente accusa gli Stati Uniti quando definisce la NATO obsoleto pensiero da Guerra Fredda. Secondo lui, “Non possiamo avere la sicurezza solo per uno o pochi Paesi, lasciando gli altri nell’insicurezza“. Nel suo discorso, Xi Jinping ha offerto la visione alternativa di un quadro per la sicurezza regionale completa, piuttosto che alleanze individuali con attori esterni come gli Stati Uniti. La proposta della Cina di portare avanti l’ambiziosa zona di libero scambio dell’Asia-Pacifico ha incontrato un’accoglienza particolarmente fredda dagli Stati Uniti, che si concentra sull’accordo commerciale tra 12 Paesi conosciuto come Trans-Pacific Partnership, escludendo la Cina. La mossa ha chiaramente sconvolto le istituzioni occidentali. L’ex-segretario alla Difesa statunitense Robert Gates ha detto che Cina e Russia sono sempre più aggressive vedendo gli Stati Uniti ritirarsi dagli affari mondiali. In altre parole, Russia e Cina si oppongono all’egemonia statunitense e reagiscono alle aggressioni degli Stati Uniti, a cui il mondo assiste negli ultimi decenni.
L’alleanza Cina-Russia dovrebbe essere accolta come un blocco contrario al fallimentare e disperato  dominio occidentale concentrato a Washington. Dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, gli USA hanno imposto il loro modello economico che favorisce multinazionali ed élite finanziarie, mentre schiaccia i popoli. Qualsiasi Paese che s’è rifiutato di piegarsi alle pressioni statunitensi è stato attaccato militarmente sotto falsi pretesti come “protezione dei civili” e “problemi di sicurezza nazionale”. Purtroppo le potenze regionali come Russia e Cina non poterono impedire agli USA d’imporre il loro autodistruttivo ordine neo-liberista ad altri Paesi. Tuttavia, recentemente la Cina e soprattutto la Russia hanno iniziato a reagire. La Russia ha scongiurato un altro intervento disastroso in Siria e contrasta il colpo di Stato filo-occidentale in Ucraina. Ora, con Cina e Russia strettamente allineate, i due Paesi potranno impedire agli Stati Uniti e alle loro marionette occidentali di portare avanti la loro agenda economica imperialista. Con l’Unione europea che si sgretola sotto il peso dell’euroscetticismo dell’opinione pubblica, come dimostrano i risultati delle elezioni europee, gli Stati Uniti perdono il loro più stretto alleato. L’UE dovrà scegliere se continuare ad essere un burattino di Washington, rischiando così l’ira dei cittadini europei e raggiungendo infine la completa autodistruzione, o costruire legami più stretti con la Cina e la Russia.
La nuova alleanza fermerà l’espansione militare statunitense ed europea, così come le influenze economiche globali. Sarà un passo positivo, mentre il dominio occidentale negli ultimi decenni ha portato solo altra insicurezza e un sistema economico che avvantaggia pochi e punisce i molti. Le nazioni occidentali, e i loro padroni di Washington, dovrebbero riconsiderare la loro dura posizione sulla Russia. Nel prossimo futuro la nuova alleanza detterà le nuove regole del gioco, quindi l’occidente dovrebbe trattare Cina e Russia con rispetto e abbandonare l’atteggiamento arrogante che l’ha dominato per tanti anni.

Xi Jinping, Vladimir PutinAlexander Clackson è fondatore di Global Political Insight, organismo di ricerca e supporto politico. Ha un Master in Relazioni Internazionali. Alexander è consulente politico e spesso collabora con think-tank e media.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: HEARTLAND: Energia e Politica nell’Eurasia del XXI secolo

Il Vertice Russia-Cina di Shanghai: innegabile successo

Aleksandr Salitzki Strategic Culture Foundation 24/05/2014
xijinping-putin-0520-netLa visita del Presidente Putin in Cina è finita. Senza dubbio è stato un evento d’importanza storica.  I leader russi e cinesi dovrebbero conoscersi meglio, hanno una lunga strada da percorrere nel rafforzare la cooperazione bilaterale. Il livello di comprensione reciproca è senza precedenti. Le prospettive per l’Eurasia sono potenziate in modo incredibile dalla cooperazione globale tra la Russia e la Cina…
I progressi nello sviluppo delle relazioni bilaterali sono parte dell’estremamente complicato processo internazionale che prevede il passaggio dal mondo occidentocentrico a uno mondo policentrico. Sono passati 20 anni dal crollo dell’Unione Sovietica. Ora la Russia apre una nuova pagina della sua storia. Chiunque abbia giudizio si rende conto che questo passo è obbligato. Il rapporto Russia-Cina è un altro passo per fare vedere all’occidente la realtà e tornare al dialogo costruttivo. Uno degli obiettivi perseguiti dalla politica estera russa è facilitare la creazione di relazioni internazionali tra Russia, Stati Uniti e Cina sulla base di obblighi reciproci, tra cui il controllo degli armamenti e la gestione delle crisi in cooperazione con altri Stati. Ad esempio, la comparsa dell’alleanza dei “tre grandi” Russia, Stati Uniti e Cina servirebbe allo scopo. Il “triangolo dell’amicizia USA-Russia-Cina” a vantaggio di tutto il mondo era il sogno ambito di Franklin Delano Roosevelt. La Russia persegue una politica estera equilibrata, che presuppone relazioni normali con Stati Uniti, Unione europea e Giappone. India, Corea del Sud e ASEAN sono interessati. Il rapporto speciale con la Cina facilita l’attuazione di questo concetto. Il corso in linea di massima corrisponde alla politica di Pechino. L’apparizione degli Stati falliti sottolinea l’importanza della completa cooperazione internazionale nel superare gli aspetti negativi della globalizzazione. La profonda crisi della statualità dell’Ucraina è probabilmente una delle sfide internazionali più pericolose. E’ importante per Russia e Cina allineare le posizioni sulla questione.
La visita ha portato alla tanto attesa svolta nella cooperazione energetica bilaterale. Gazprom aiuta il drago cinese afflitto dallo smog del carbone. La Cina avvia un grande sforzo per ripulire la propria aria. Prevede di cambiare drasticamente la situazione in 20 anni. Aleksej Miller, a capo di Gazprom, ha detto che è solo l’inizio, “Grande impulso sarà dato ad interi settori economici, in particolare metallurgia, gasdotti e metalmeccanica. Oggi abbiamo iniziato la prima pagina di un grande libro, la storia affascinante della cooperazione russo-cinese nell’industria del gas, e molti capitoli essenziali devono ancora essere scritti”. Riempire le pagina significa creare circa 12 mila nuovi posti di lavoro nel territorio russo, a est degli Urali, 55 miliardi di dollari di investimenti nello sviluppo dei nuovi giacimenti di gas e nuovi contratti nella metallurgia, ingegneria e costruzione di gasdotti russi.
Pepe Escobar ha coniato il termine Pipelineistan nella sua relazione dedicata al corridoio energetico (gasdotto chiave) dal Mar Caspio all’Europa attraverso Georgia e Turchia, e il Grande Gioco di accordi, diplomazia e guerra per procura tra Russia e Stati Uniti che l’accompagna. Oggi la Pipelineistan dell’Eurasia lega saldamente i membri della Shanghai Cooperation Organization e un processo di ulteriore integrazione è in pieno svolgimento. I flussi degli investimenti cinesi nell’economia russa sono intensificati. La casa automobilistica di Tula avrà oltre mezzo miliardo di dollari di investimenti da Chancheng. Il maggiore accordo energetico della storia prevede investimenti nelle infrastrutture economiche della parte orientale della Russia. Le case automobilistiche russe trarranno grandi vantaggi dalla cooperazione con la Cina. La società petrolchimica russa Sibur ha firmato l’accordo sul secondo progetto di ampia cooperazione per stabilire una joint venture nella produzione di nitrile e gomma isoprene nella zona di Shanghai, in Cina. La joint venture utilizzerà brevetti e tecnologie della Sibur. Non ci sono dubbi, la cooperazione Russia-Cina ha un grande futuro. La Russia deve proteggersi dall’espansione commerciale dei produttori asiatici. L’amicizia presuppone lo scambio di osservazioni critiche e  rimostranze giustificate. L’industria russa è troppo debole in alcuni aspetti e deve essere protetta. Un problema più acuto va notato quando aspetti sfavorevoli influiscono sul rapporto. Le agenzie cinesi incontrano difficoltà nel trovare controparti in Russia. Ad esempio, la Commissione Nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina non riesce a trovare un interlocutore. Vi sono altri organi dello Stato che si occupano di scienza e industria che possono indicare con chi stabilire contatti. La Banca della Cina popolare ha una controparte russa, formalmente un ente indipendente anche se è difficile dire cosa significhi questa indipendenza e da chi esattamente sia indipendente. La lista può andare avanti. La Russia ha bisogno di modifiche per cogliere le opportunità offerte dalla rapida crescita della collaborazione con il suo partner numero uno.
La pianificazione e la capacità di fare valutazioni e previsioni, ciò di cui il mondo contemporaneo ha bisogno e di cui è privo, laddove la Russia ha ancora molta strada da fare. L’esperienza della Cina in questo campo ne fa un leader e un’alternativa al caos che imperversa in altri Paesi. Da tempo la Cina ha abbandonato la politica di distinzione tra aziende pubbliche e private o tra economie amministrativamente pianificata e di mercato. E’ tutto passato e dimenticato. Uno Stato forte, pianificazione ed economia di mercato sviluppata possono ben coesistere, ma è opportuno agevolare il progresso delle grandi imprese nazionali, mentre la supervisione delle loro attività deve renderle funzionali agli interessi dell’economia nazionale.
Il mondo avanza rapidamente a grandi passi nel XXI secolo. Il modello costruito sulla base “centro-periferia” è spezzato lasciando larghe crepe che possono influenzare negativamente l’occidente. Ciò incrementerà il ruolo degli Stati nazionali e dello loro relazioni, rendendo l’umanità più responsabile. Può essere opportuno guardare ciò che furono i venti anni del secondo dopo-guerra. Giorni di forte crescita economica, aiuti ai Paesi con economie deboli e concorrenza tra progetti sociali di diverso tipo. Con tutte le irregolarità, era un modello equilibrato di progresso comune.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

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Gazprom firma con la Cina un contratto 30ennale da 400 miliardi di dollari
Aleksej Lossan, RIR, 22 maggio 2014

GETTY_52114_RussiaChinaLa visita in Cina di questa settimana della delegazione russa, s’è rivelata un enorme successo, portando alla firma di decine di accordi economici. I titoli sono dominati dall’enorme contratto stipulato da Pechino e il gigante del gas russo Gazprom, ma i colloqui hanno prodotto anche piani per creare un concorrente di Boeing e Airbus, la costruzione di un primo grande ponte e forniture energetiche record. Ma è stato l’enorme accordo con Gazprom che ha avuto i maggiori titoli. Durante la visita della delegazione russa a Shanghai, il 21 maggio, Gazprom e CNPC hanno firmato un accordo 30ennale del valore di 400 miliardi di dollari per l’acquisto e la vendita di gas naturale. Le esportazioni dovrebbero iniziare nel 2018, e vedranno 38 miliardi di metri cubi all’anno inviati  in Cina a 350 dollari per 1000 metri cubi. “Questo è il più grande contratto della Gazprom. Un contratto del genere non è mai stato firmato da alcuna società“, ha detto il capo esecutivo del gigante gasifero russo Aleksej Miller, secondo Interfax.

Co-produzione nel settore del trasporto aereo
L’accordo più importante dopo l’affare della Gazprom è il progetto congiunto russo-cinese per la realizzazione congiunta di un aeromobile a lungo raggio, futuro concorrente di Boeing e Airbus. Secondo i partecipanti ai negoziati, il progetto richiederà un investimento di 10 miliardi di dollari, ma è ancora nelle prime fasi di sviluppo. I dati di base preliminari del progetto saranno presentati ai ministeri dell’economia dei due Paesi nell’estate del 2014. Il progetto dovrebbe svilupparsi in joint venture, in cui le quote dei diritti verranno distribuite equamente tra Russia e Cina. La Russia ha già maturato esperienza nella collaborazione internazionale per la realizzazione di nuovi aerei passeggeri: il Sukhoj SuperJet 100 prodotto da una joint-venture russo-italiana con la Finmeccanica, gruppo aziendale italiano. Un altro progetto congiunto prevede il lancio di un impianto in Russia. Nel 2017, un produttore cinese di autoveicoli fuoristrada, Great Wall Motors, lancerà un impianto nella parte europea della Russia, nella regione di Tula. Gli investimenti nel progetto ammonteranno a 18 miliardi di rubli (522 milioni dollari) all’anno, e la società potrà produrre fino a 150000 veicoli con il marchio Haval. Inoltre, il nuovo impianto creerà 2500 posti di lavoro. Un’altra iniziativa in cantiere riguarda la costruzione di una fabbrica di gomma in Cina. La società petrolchimica russa Sibur e la compagnia petrolifera cinese Sinopec apriranno un impianto di produzione di gomma a Shanghai, con una capacità produttiva di 50000 tonnellate all’anno. La quota maggiore del progetto sarà di proprietà della Sinopec (74,9 per cento), mentre Sibur avrà una quota del 25,1 per cento.
Nella joint venture, la società russa fornirà principalmente tecnologia. Nel 2013, i partner hanno aperto una joint venture a Krasnojarsk per la produzione di gomma in Siberia: la partecipazione di Sinopec nel progetto è del 25 per cento più una azione del patrimonio netto. Al momento, la gomma prodotta dall’impianto viene fornita al mercato cinese.

Forniture per la Cina
Nonostante l’ampliarsi della cooperazione bilaterale in vari settori, l’esportazione principale della Russia in Cina continuerà ad essere l’energia, principalmente petrolio e gas. Pechino è già il maggiore acquirente di petrolio russo: nel 2009-2038, Rosneft, la prima compagnia petrolifera pubblica del mondo, consegnerà circa 665 milioni di tonnellate di petrolio alla Cina. Inoltre con l’accordo blockbuster della Gazprom, la Russia fornirà alla Cina anche gas liquefatto. Jamal LNG ha siglato un accordo con CNPC per la fornitura di 3 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Il progetto prevede la costruzione dell’impianto GNL nel nord russo, con una capacità produttiva di 16,5 milioni di tonnellate, e lo sviluppo del giacimento di Sud Tambejskoe. Come base, Gazprom prevede di concentrarsi sui prezzi del GNL fornito al Giappone attraverso lo sviluppo di Sakhalin-2, nell’Estremo Oriente russo. Lo scorso anno il prezzo del GNL in Giappone era circa 512 dollari per 1000 metri cubi. Inoltre, Gazprom ha offerto alle imprese cinesi la partecipazione a un altro simile progetto russo, Vladivostok GNL, e contratti per acquistare gas naturale liquefatto. Il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg TV che gli investitori cinesi possono anche partecipare alla privatizzazione della statale Rosneft. Tuttavia, la dimensione del pacchetto che può essere acquistato deve ancora essere divulgata. Gli investitori cinesi sono già inclusi nel capitale di Rosneft dal 2006, quando CNPC acquistò una quota dello 0,6 per cento nella società russa durante l’offerta pubblica iniziale.

Ponti e strade
Uno dei principali settori della cooperazione con la Cina attrarrà le imprese cinesi nei progetti infrastrutturali. Nel 2013, il volume annuale del traffico attraverso i valichi di frontiera tra Russia e Cina è aumentato dell’8 per cento, per un totale di 30,5 milioni di tonnellate. Nei prossimi mesi inizierà la costruzione del primo ponte sul fiume Amur, in Siberia, tra la Russia e la Cina. Sarà il primo collegamento di questo tipo tra Russia e Cina: non ci sono ponti tra i due Paesi, né su strada né per ferrovia. Secondo la parte russa, il nuovo ponte consentirà il trasporto di 21 milioni di tonnellate di merci ogni anno e accorcerà le distanze di 700 chilometri. A sua volta, il monopolio russo sul mercato ferroviario, le Ferrovie Russe, e l’operatore ferroviario dello Stato cinese, la China Railway Corporation, hanno concordato la costruzione di centri logistici, lo sviluppo del traffico passeggeri e la riduzione delle tariffe.
La Cina aiuterà la Russia a ridurre la dipendenza dal dollaro nei pagamenti: i Paesi prevedono di aumentare i pagamenti in valuta nazionale secondo l’accordo firmato dalla VTB Bank russa e dalla corporation bancaria cinese Bank of China. Attualmente, i banchieri cinesi hanno emesso prestiti per la Rosneft in rubli, riducendo la dipendenza dell’economia russa dai tassi di cambio. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, il volume totale dei progetti congiunti russo-cinesi nei settori prioritari è di circa 40 miliardi di dollari. Tuttavia, il Paese prevede di aumentare questa cifra a 200 miliardi entro il 2020.

china russia flagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La SCO vuole la stabilità dell’Afghanistan

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 23 aprile 2014

13738925681Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sugli sviluppi in Ucraina, la riunione dei funzionari della SCO, la scorsa settimana nella capitale tagika Dushanbe, ha ricevuto una relativamente scarsa attenzione. Ma uno sguardo all’ordine del giorno della riunione ne amplifica il significato. La questione chiave su cui il gruppo ha deliberato è il conflitto afgano e le prospettive di pace dopo il ritiro delle forze dell’International Security Assistance Force (ISAF). La pace e la stabilità regionale, che affrontano minacce tradizionali e non tradizionali come terrorismo e traffico di droga, e la creazione di un centro di sicurezza della SCO, sono alcuni dei problemi emersi durante l’incontro. L’Afghanistan è certamente una delle principali preoccupazioni dei membri della SCO, data la loro vicinanza geografica al Paese. Forse la SCO è uno dei forum più appropriati per discutere la questione, in quanto ha la sicurezza quale logica chiave della sua esistenza. L’International Security Assistance Force (ISAF) ha trovato davvero difficile far incontrare le fazioni rivali in Afghanistan. Il fallimento dell’ISAF nel realizzare la pace è senza dubbio preoccupante. Allo stesso modo, le sue prospettive alla partenza e dopo, sono questioni d’interesse. Il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo Nikolaj Patrushev, che ha partecipato alla riunione, osserva “la Russia e i suoi partner nella SCO condividono le preoccupazioni per un possibile sviluppo negativo della situazione in Afghanistan, dopo il previsto ritiro di quest’anno delle forze della coalizione internazionale“. La rinascita dei taliban, la soppressione dei diritti individuali, la proliferazione di estremismo religioso, terrorismo e traffico di droga nelle regioni vicine, sono alcune delle prospettive pesantemente emerse dalle previsioni dei membri della SCO. L’ulteriore discesa dell’Afghanistan nel caos dipenderà anche dal tipo di regime che gli afgani eleggeranno. Un leader come Abdullah Abdullah può essere incline a sostenere le politiche per contrastare i taliban. L’evoluzione della situazione afghana, quindi, dipenderà da fattori interni ed esterni e di come si rapporteranno. Per citare Patrushev, “Molto dipenderà anche dall’esito delle elezioni presidenziali (della repubblica)“.
L’affermazione della SCO secondo cui la forza non è uno strumento efficace per affrontare la crisi afghana, è certamente uno sviluppo positivo. L’applicazione della forza estera ha piuttosto indurito lo spirito indomito dei più duri. I segretari della SCO nella loro dichiarazione “hanno espresso sostegno agli sforzi del popolo afghano verso la riconciliazione nazionale, la riabilitazione della pace e la rinascita del Paese sotto la guida del popolo afghano“. In un certo senso, gli ultimi errori delle varie potenze hanno impartito una lezione ai membri della SCO. Allo stesso tempo, i membri saranno interessati a collaborare con i leader e il popolo afghani instaurando una società pacifica. La posizione dell’Afghanistan e la sua composizione etnica, le relazioni storiche e culturali con i Paesi della regione eurasiatica, ne fanno una zona di interesse per i membri della SCO e i suoi osservatori, come India e Pakistan. In un libro recentemente pubblicato dal Centro Studi della SCO di Shanghai, dal titolo ‘La Shanghai Cooperation Organization: evoluzione e prospettive’, gli autori sostengono che la SCO si è evoluta negli ultimi 13 anni trascendendo il ruolo tradizionalmente concepito di garante della sicurezza. Il libro ha giustamente sottolineato che oltre la sicurezza, i membri devono concentrarsi sulla cooperazione economica, politica e culturale. Inoltre sostengono che “anche se il corso principale della SCO è ancora la cooperazione, non può essere ulteriormente approfondito senza prestare attenzione, studiare e risolvere gli attuali problemi“. La Cina ha ventilato l’idea di creare un centro per affrontare le minacce alla sicurezza, tra cui il cyber-terrorismo di cui sostiene di essere vittima. Il rappresentante cinese ha affermato la necessità “di studiare, insieme a tutti gli Stati membri della SCO, la possibilità di istituire un centro della SCO per la lotta alle sfide e minacce alla sicurezza“.
Sull’ordine e la stabilità in Afghanistan, India e Pakistan hanno un ruolo chiave da giocare. Entrambi sono attualmente osservatori della SCO. La loro piena integrazione con l’ente eurasiatico sarà utile non solo a essi ma anche ai membri attuali e all’Afghanistan. La storia dimostra ampiamente come la via della seta dall’India all’Asia centrale e alla Persia, passasse per ciò che oggi sono Pakistan e Afghanistan. L’integrazione di India, Pakistan e Afghanistan con la SCO non solo arricchirebbe conoscenze e idee emanate dalle passate associazione di questi Paesi dell’organizzazione, ma anche li aiuterebbe ad affrontare pacificamente il conflitto, come l’organizzazione apertamente ormai patrocina. L’integrazione di India e Pakistan con la SCO comporterà anche molti altri vantaggi per tutti. Si avranno enormi opportunità di cooperazione, contribuendo a definire le politiche energetiche dal nord al sud, dalla Russia a India e Pakistan, e dalla Russia alla Cina. Contribuirà ad attivare i piani delle pipeline IPI e TAPI, oggi ostaggio delle differenze geopolitiche. Aiuterà anche l’ISAF a partire, sia attraverso le reti viarie del nord o del sud, passando per il Pakistan, o anche per l’India. Permetterà inoltre alla Russia di espandere la propria rete dall’Asia Centrale e dal Pakistan al Mar Arabico e all’Oceano Indiano. Non sarebbe azzardato sostenere che la cooperazione reciproca aprirà all’Eurasia la via per emergere come zona economica integrata.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. I suoi interesse includono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo nell’Asia meridionale e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MiG-31: Un caccia in anticipo sui tempi

Ekaterina Turysheva, RIR, 21 febbraio 2014 VPK - Rossijskaja Gazeta

1174718Lo spazio aereo russo è custodito da un aereo unico, in grado di intercettare qualsiasi bersaglio, dai missili da crociera furtivi ai satelliti, con giorno e notte, pioggia o sole, e a qualsiasi velocità. Gli  analisti della difesa ritengono che nessun altro aeromobile potrà competere con ciò che la NATO chiama Foxhound nei prossimi 10 o 15 anni.

Barriera Artica
Il caccia-intercettore biposto supersonico denominato Foxhound dalla NATO, è il primo aereo da combattimento sovietico di quarta generazione. Alla fine degli anni ’60, c’erano due ragioni per costruire questo aereo, interna ed estera. Da un lato, gli Stati Uniti misero in servizio i missili da crociera strategici e il bombardiere FB-111. Questi potevano sorvolare il Polo Nord e raggiungere i confini dell’URSS a bassa quota, seguendo l’orografia ed evitando la sorveglianza dei nostri satelliti. D’altra parte, c’era un vuoto nella barriera radar nel nord della Russia. Al fine di colmare questa lacuna ed intercettare eventuali “ospiti indesiderati”, Mosca decise di costruire un aereo in grado di monitorare lo spazio aereo su un ampio fronte e ad alta quota. Questi aerei furono i nuovi MiG costruiti dall’Artjom Mikojan Experimental Design Bureau (oggi Russian Aircraft Corporation MiG). Dopo la loro assegnazione a compiti operativi, i ricognitori statunitensi volarono meno frequentemente oltre i confini dell’URSS. Ora, quando la questione della tutela degli interessi russi nella regione artica è diventata sempre più importante, l’esperienza “Artica” del MiG-31 può essere di grande aiuto per le formazioni settentrionali dell’esercito russo.
Il MiG-31 può intercettare e distruggere qualsiasi bersaglio dai satelliti a bassa quota ai missili da crociera. Un gruppo di intercettori può controllare una grande porzione di spazio aereo, indirizzando i caccia su qualsiasi bersaglio, così come i missili antiaerei a terra. Questo aereo viene chiamato “radar volante” dai piloti, per le sue capacità avioniche uniche. Questo complesso si basa sul sistema di controllo ‘Barriera’, dotato della prima al mondo antenna phased array. Questa PAA differisce dal classico radar potendo spostare il fascio con un antenna fissa, così da creare il necessario numero di raggi d’inseguimento simultaneo di bersagli multipli. Barriera è in grado di rilevare 24 oggetti ad una distanza di 200 chilometri. Il computer di bordo sceglie i quattro obiettivi più pericolosi e vi punta contro i missili aria-aria a lungo raggio. Altri quattro obiettivi (il numero massimo di obiettivi simultanei che possono essere attaccati è otto) vengono distrutti dai missili a medio raggio e a corto raggio, o le loro coordinate vengono trasmesse ai caccia e ai missili antiaerei a terra.
Gli esperti dicono che nei prossimi 10 o 15 anni non ci sarà nessun sistema aeronautico integrato che possa affrontare il MiG-31. Tutti i caccia moderni (ad eccezione dei caccia di quinta generazione) non sono completamente supersonici, in quanto il loro periodo di volo supersonico è limitato a 5-15 minuti, per via di varie restrizioni nella progettazione della cellula. La durata del volo supersonico del MiG-31 è limitata solo dalla quantità di combustibile. Inoltre, il MiG-31 può superare la barriera del suono in volo livellato e in cabrata, mentre la maggior parte degli aerei supersonici supera la velocità di Mach 1 in leggera picchiata.

1570741Storia a decollo corto
La produzione del MiG-31 è iniziata nel 1981 presso lo stabilimento Sokol di Gorkij (oggi Nizhnij Novgorod). Entro la fine del 1994, più di 500 velivoli furono costruiti, quindi la loro produzione fu ridotta. Oggi circa un centinaio è operativo. La modernizzazione dei MiG-31, avviato nel 1984, portò alla creazione del MiG-31M, considerato la migliore invenzione e creazione nella storia dell’aviazione militare sovietica, con alcune informazioni ancora confidenziali oggi. E’ noto che il MiG-31M, alla velocità massima, è più veloce di qualsiasi aeromobile nel mondo di almeno 500 chilometri all’ora. Nell’agosto 1995, il velivolo fu mostrato al MAKS-95 Air Show di Zhukovskij e fece scalpore. Tuttavia, il MiG-31M non è andato in produzione di serie. Tuttavia, presso l’impianto Sokol e gli impianti di riparazione esiste ancora la capacità di produzione, il personale e la documentazione necessaria per la ripresa del lavoro. I professionisti dell’aviazione ritengono che tutti questi fattori ridurranno di un terzo i costi di produzione e recupero di un così promettente aeromobile.

v_dmitrenko_savasleyka_07Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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