Moria di banchieri: trovato morto l’ex-ad dell’ABN Amro

Moria di banchieri: l’ex amministratore delegato dell’ABN Amro trovato morto con la moglie e la figlia
Avic – Reseau International

normaal-JanPeterSchmittmannBisognerà presto aprire una rubrica speciale sulla morte dei banchieri? È diventato un lavoro rischioso. Jan Peter Schmittmann, ex-capo della grande banca ABN Amro, è stato trovato morto con la moglie e una figlia nella loro casa a Laren, in Olanda. I giornalisti lo definiscono (prudentemente o pudicamente) dramma familiare. Drammatico, naturalmente, e famigliare anche. Ma non ci dice cos’è successo. Ciò non non impedirà a una mente contorta di collegare questa morte alla serie di recenti morti nel mondo bancario e finanziario. È il 13.mo, quest’anno. Si è quasi tentati di dire un altro, ma questo non è cinismo. Suicidi, incidenti e “drammi familiari” ce ne sono ogni giorno. Ma 13 in 3 mesi e nello stesso campo, cominciano ad essere molti. Che succede in tale ambiente? Coloro che lavorano nel mondo bancario e finanziario sono forse i più fragili? Ne dubito. Ricordiamo che Schmittmann fu il CEO del colosso olandese ABN Amro, quando la banca fu acquistata per poco più di 100 miliardi dollari dal consorzio bancario formato da Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander nel 2007. Prima del suo licenziamento nel 2009, vide la banca Fortis sull’orlo del fallimento per via della crisi e la serie di salvataggi della banca da parte del governo olandese.
Prima della morte, possedeva l’azienda 2 Phase 2, una società di investimento e transazioni finanziarie. Fu anche co-fondatore di 5 Park Lane BV e membro del Consiglio di vigilanza della Delta Lloyd Bank.

Elenco dei morti nel mondo della finanza nel 2014
1 – Deutsche Bank, William Broeksmit
2 – il primo di questo anno della JP Morgan, nel Regno Unito, Gabriel Magee
3 – (ex-Federal Reserve) Russell Investments, Mike Dueker
4 – direttore delle comunicazioni della Swiss Re AG, Tim Dickenson
5 – (ex banchiere) Richard Talley, uno strano caso
6 – secondo della JP Morgan, Henry Ryan Crane
7 – terzo della JP Morgan, a Hong Kong, Li Junjie
8 – National Bank of Commerce, James Stuart Jr
9 – quarto della JP Morgan, Jason Alan Salais
10 – commerciale della Vertical Group, Edmund Reilly
11 – quinto della JP Morgan, poi Capital Levy, Kenneth Bellando
12 – sesto della JP Morgan? Biker, avvocato
13 – ex-CEO di ABN Amro Bank (Olanda), Jan Peter Schmittmann

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370 – Inside job Parte III

Aangirfan 1 aprile 2014

1395952528000-XXX-Sarah-BajcPhilip Wood e Sarah Bajc

James R: “Secondo quanto riferito, Philip Wood, un passeggero sull’MH370, ha postato un messaggio e una foto su un forum dopo la scomparsa. Presumibilmente, il messaggio è stato emesso il 19 marzo da un ‘anonimo’ che dice che il suo nome è ‘Philip Wood’, intitola il messaggio ‘aiuto’ e prosegue dicendo: “Sono ostaggio di militari sconosciuti dopo che il mio volo è stato dirottato (bendato). Lavoro per l’IBM e sono riuscito a nascondere il mio cellulare durante il dirottamento. Sono stato separato dagli altri passeggeri e sono in una cella. Il mio nome è Philip Wood. Penso di essere stato drogato e non riesco a pensare con chiarezza.” Messaggio ‘Aiuto’ su Internet afferma che l’aereo è stato dirottato?
Secondo quanto riferito, la foto è completamente nera; le informazioni codificate nella foto appaiono cliccando col tasto destro sul file e selezionando Proprietà e poi Dettagli, forniscono l’accesso a una serie di dettagli su quando e dove la foto sia stata scattata. Ciò indica che la foto è stata scattata in un posto con coordinate quasi identiche a quelle di Diego Garcia. Ma potrebbe essere un falso. Un grosso problema è che la partner di Wood, Sarah Bajc, chiaramente non ci crede, come la famiglia a quanto pare.

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Phillip Wood di Diego GarciaSopra, vediamo i dettagli della foto ‘nera’.

Stroppy Me ha detto: “Wood può aver inviato il messaggio a un contatto telefonico, che l’ha aperto con Photoshop per vedere se riusciva a capire che cosa ci fosse, e poi l’ha postata su 4plebs. Le coordinate GPS della foto portano direttamente a un edificio a Diego Garcia (a sud della pista e nell’entroterra). Naturalmente ciò non esclude il fatto che qualcuno di stanza nella base si stia facendo una risata. Data la riluttanza degli Stati Uniti a partecipare ai soccorsi, e almeno fin quando ogni altro Paese non fornirà i propri dati segreti, tale teoria è ancora la più probabile”.

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Diego Garcia Airport and MH370Matthias Chang, segretario politico e consigliere dell’ex-primo ministro malese Mahathir Muhammad, si chiede: “C’erano armi sul MH370 prima del volo per Pechino? Se sì, quali erano previste per tale missione: armi biologiche, bombe sporche? Pechino/Cina ne erano il bersaglio e se sì perché? All’aereo è stato ordinato di rientrare, se sì chi ha dato l’ordine? Perché alcuna domanda è stata posta se la rotta dell’MH 370 rientrasse nei parametri geografici dell’intelligence di Diego Garcia? Perché gli aerei schierati a Diego Garcia non hanno intercettato l’aereo “non identificato”, che ovviamente poneva  una minaccia alla base militare di Diego Gracia? WantaChinaTimes di Taiwan ha riferito: “Gli Stati Uniti hanno approfittato della ricerca dei dispersi del volo Malaysia Airlines per testare le capacità dei satelliti della Cina e giudicare la minaccia dei missili cinesi contro le loro portaerei… Erich Shih, caporedattore del mensile militare cinese Defense International ha detto che gli Stati Uniti, che hanno più e migliori satelliti, non hanno preso parte alla ricerca del volo MH370… Shih ha affermato che gli Stati Uniti si tengono in disparte perché vogliono vedere quali informazioni i satelliti della Cina avrebbero fornito“. La scomparsa del volo Malaysian Airlines MH370: La domanda da un trilione di dollari degli Stati Uniti e dei loro servizi d’intelligence

borntoloselivetowin-435x390fair-500x21627 marzo, un’operazione del Pentagono che coinvolge un Boeing 777 in volo dall’Asia a Seattle. La coincidenza del Boeing 777

BjrvYcLCMAATlxiYoichi Shimatsu, ex-redattore di The Japan Weekly Times, scrive che un minuscolo microchip sarebbe il motivo probabile per il dirottamento dell’MH370 da parte del Pentagono. Secondo Yoichi Shimatsu: Freescale Semiconductors, in Texas, ha centri di progettazione a Kuala Lumpur e Cina. Nel febbraio 2013, Freescale ha presentato Kinesis KL02, un piccolo dispositivo chiave per le guerre di prossima generazione. Ha anche usi civili e potrebbe portare molti soldi. Kinesis KL02 è prodotto a Kuala Lumpur Il Pentagono non vuole che la Cina o la Russia mettano le mani su Kinesis KL02. Freescale Malaysia si stava preparando a testare Kinesis KL02 in Cina. Freescale ha connessioni con il Carlyle Group, ed è finanziariamente controllato da Blackstone tra i cui maggiori investitori vi sono i Rothschild. A novembre, Joanne Maguire, che ha legami con il Pentagono, è entrata nel Consiglio di Amministrazione di Freescale. “Il gruppo oggetto del dirottamento si restringe sui 20 dipendenti che lavorano per Freescale” a bordo dell’MH370. Un piccolo microchip è il motivo probabile del dirottamento dell’MH370 del Pentagono

Bh-RbL3IYAAyYQlStephen Allen Schwarzman, presidente e amministratore delegato del gruppo Blackstone. Lui e George W. Bush erano entrambi nella Skull and Bones.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rockefeller, Cocaina e schiavitù ad Haiti

Dean Henderson 25 marzo 2014

haitiIeri l’alto inviato delle Nazioni Unite ad Haiti Sandra Honorè ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che l’epidemia di colera ad Haiti è la peggiore del mondo. Oltre 8000 persone sono morte di colera dal devastante terremoto di Haiti nel gennaio 2010 e altre 680000 hanno contratto la malattia, che studi scientifici hanno dimostrato introdotto nel Paese da nepalesi infetti delle forze di pace delle Nazioni Unite. Gli Haitiani hanno presentato una raffica di azioni legali collettive contro le Nazioni Unite per la loro condotta illecita, ma l’ONU ha invocato l’immunità diplomatica. Gli haitiani non potranno avere alcun aiuto dal loro presidente Michel Martelly, un ex-musicista e proprietario del club “Sweet Micky“. Martelly ha trascorso la maggior parte dei suoi anni a Miami e sviluppato legami con la dittatura di Duvalier. Il ruolo di Haiti nell’emisfero occidentale di minimo salariale per le multinazionali, combinata con la sua importanza geografica nel traffico di cocaina colombiana, orchestrato dalla CIA, ha indotto la frode elettorale del 28 novembre 2010 che ha messo al potere Martelly in modo fin troppo prevedibile, provocando le proteste. La rotta più breve dall’isola di San Andres della Colombia a Miami passa per Haiti, dove la filiale della Bank of Nova Scotia, Scotiabank, domina la finanza. La banca Nova Scotia controllata dalla famiglia sionista Bronfman è il rivenditore dell’oro nel Triangolo d’Argento nei Caraibi infestato dalla cocaina. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperato dalle macerie del World Trade Center nel 2001. L’oro è la moneta scelta dal narcotraffico mondiale controllato della Corona inglese.
Dal 1970 al 1986 Haiti è stata governata da Jean-Claude (Papa Doc) e dal figlio Baby Doc Duvalier.  I dittatori furono appoggiati dagli Stati Uniti, che inviarono oltre 400 milioni di dollari. Quello che non finiva nelle tasche di Duvalier fu utilizzato dalle società statunitensi per creare impianti per approfittare della super-economica manodopera haitiana. Haiti fu il fulcro della Caribbean Basin Initiative dell’International Basic Economy Corporation di David Rockefeller, che mirava a creare una piattaforma di produzione a basso salario nei Caraibi per i suoi tentacoli multinazionali. I salari reali ad Haiti diminuirono del 56% nel 1983-1991, spingendo la Caribbean Basin Initiative. Le esportazioni haitiane esplosero con aziende come la Rawlings che spediva negli Stati Uniti pezzi da baseball fabbricati a poco prezzo. Il petroliere di Dallas e proprietario degli Intercontinental Hotels Clint Murchison gestiva gli impianti d’inscatolamento della carne di Haiti, che affidò all’occhio vigile dell’agente CIA, poi assassinato, e gestore di Lee Harvey Oswald, George de Mohrenschildt. La devastata industria tessile statunitense in gran parte occupò Haiti. In nessuna parte del mondo il lavoro era più conveniente. Baby Doc Duvalier cadde dopo una rivolta popolare nel 1986 e si ritirò nella Costa Azzurra, insieme ad altri dittatori di latta degli Stati Uniti. Quell’anno la CIA creò il National Intelligence Service (SIN) haitiano. L’acronimo, che condivide con l’intelligence peruviana, è probabilmente un’idea dei massoni dell’M16. Il SIN fu creato con il pretesto della lotta contro il traffico di droga, ma i suoi funzionari semplicemente rilevarono il traffico commerciale di coca colombiana dai compari di Duvalier, i Tonton Macoutes. Le bande haitiane controllavano il traffico di droga in molte città degli Stati Uniti. Nonostante il divieto del Congresso degli Stati Uniti di aiuti ad Haiti, il SIN ricevette un milione di dollari all’anno dalla CIA, mentre la Società addestrava ed equipaggiava il nuovo esercito haitiano. La CIA cercava di mettere un coperchio sulla rivoluzione di sinistra che spazzò Baby Doc via dal potere, il movimento della famiglia Lavalas. Il SIN impose il terrore contro la sinistra haitiana, prendendo il posto lasciato dai Tonton Macoutes di Duvalier.
Nel 1989 il capo del SIN, colonnello Ernesto Prudhomme, guidò un brutale interrogatorio del sindaco progressista di Port-au-Prince Evans Paul. L’ex capo del SIN, colonnello Leopoldo Clerjeune, era presente. Il sindaco Paul ebbe cinque costole rotte e gravi lesioni interne. Un funzionario dell’ambasciata degli Stati Uniti disse del SIN, “Era un’organizzazione militare che distribuiva droga ad Haiti. Il SIN non condusse mai intelligence sulla droga. L’Agenzia gli diede i soldi per l’antidroga e usò il loro addestramento per fare altro in politica“. Una di quelle “altre cose” fu architettare il colpo di Stato che rovesciò il presidente populista Jean Bertrand Aristide, il prete cattolico che vinse le prime elezioni democratiche di Haiti nel 1991. Aristide era un leader del movimento della famiglia Lavalas. Predicava la teologia della liberazione, una tendenza di sinistra cattolica nata nel 1968 a Medellin dopo il concilio Vaticano II, su ispirazione della rivoluzione in America Latina. Aristide era già sfuggito a tre tentativi di assassinio da parte dei Tonton Macoutes di Duvalier. All’atto dell’insediamento, Aristide iniziò ad arrestare i funzionari del SIN coinvolti nel traffico di droga e alzò il salario minimo haitiano da 0,22 dollari a 0,37 all’ora. Le società statunitensi brontolarono e iniziarono una campagna diffamatoria contro Aristide. L’USAID le aiutò, lanciando, con 26,7 milioni di dollari forniti dai contribuenti USA, l’assalto alla proposta del salario minimo di Aristide e alle altre iniziative progressiste che aveva attuato. André Apaid, ricco uomo d’affari di Haiti, fu scelto dall’USAID per guidare la campagna anti-Aristide tramite la sua società d’export Prominex, affiliata alla Permindex, centro del commercio mondiale del traffico di stupefacenti e rete internazionale dei killer nazisti. La Permindex era dietro l’assassinio di JFK e il tentato assassinio del Presidente francese Charles de Gaulle. Era gestita da M16 e Mossad israeliano. I finanziamenti provenivano da ricchi aristocratici europei. La società di Apaid riforniva numerose multinazionali statunitensi, tra cui Honeywell, IBM, Remington e Unisys. Intanto, gli agenti della CIA Brian Latell e James Woolsey, poi con Clinton direttore della CIA, stilarono un rapporto citando “problemi di salute mentale” di Aristide. Il capo della DEA di Miami, Thomas Cash, cercò, senza successo, di collegare Aristide al business della cocaina colombiana.
Nel 1991, pochi mesi dopo che Aristide si era insediato, i gruppi finanziati dall’USAID eseguirono un colpo di Stato che insediò la giunta militare guidata dal capo dell’esercito Raoul Cedras. Cedras era un informatore della CIA incaricato dei militari di Haiti. Il SIN fu rinominato FRAPH e intraprese ancora il terrorismo politico contro Lavalas, contadini e sindacati. I salari furono diminuiti ulteriormente, con una ditta di abbigliamento che riforniva i contractor statunitensi che pagava 0,14 dollari all’ora. L’uomo di punta dell’USAID, André Apaid, venne sicuramente ricompensato divenendo un lobbista a Washington del regime di Cedras. Disse a una folla di Miami che se Aristide tornava ad Haiti, “Mi sarebbe piaciuto strangolarlo“. Ma era il FRAPH che faceva il grosso dello strangolamento. Amnesty International denunciò  2000 civili assassinati ad Haiti a diciotto mesi dal colpo di Stato di Cedras. L’agente della CIA Brian Latell, la cui relazione fasulla contribuì a rovesciare Aristide, visitò Haiti nel 1992 elogiando Cedras e dicendo di non aver visto “nessuna prova dell’oppressione o delle stragi del governo“. Amnesty International definì la sua valutazione “assurda”.
Aristide andò in esilio negli Stati Uniti. Infine si accordò con la Banca mondiale che gli permise di tornare ad Haiti. L’operazione comportò il rilascio dei membri del governo FRAPH, la privatizzazione di 300 aziende statali, riduzione delle tariffe e dei dazi all’importazione di Haiti, e la riscrittura delle leggi fiscali d’impresa e d’investimento di Haiti. Il movimento della famiglia Lavalas di Aristide venne bandito e gli stipendi congelati a 0,11-0,18 dollari all’ora, inferiori a quelli della dittatura Duvalier. Haiti su ordine della Banca Mondiale stabilì il salario più basso nell’emisfero occidentale. Una volta siglato l’accordo, il presidente Clinton intervenne ad Haiti per riportare Aristide. Nel 1993 l’USS Harlan County entrò a Port-au-Prince per gettare le basi del ritorno di Aristide. La nave fu accolta da manifestanti violenti guidati da Emmanuel (Toto) Constant, che era sul libro paga della CIA come fondatore e capo dei killer del FRAPH. Toto partecipò al ballo inaugurale di Clinton. Suo padre era il generale Gerard Constant, capo dell’esercito di Papa Doc e “consulente interno” dell’ambasciatore statunitense Alvin Adams. Constant formò il FRAPH dai resti del SIN per volere del colonnello Patrick Collins, addetto militare presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Port-au-Prince. Constant afferma che Collins e il capo della stazione CIA di Haiti erano nel quartier generale militare di Haiti nel 1991, durante il golpe di Cedras. Ora a Toto fu detto di fare il bravo cane e dare il benvenuto al Aristide, riformato dalla Banca Mondiale, di ritorno ad Haiti. In una riunione con il generale dell’US Army Hugh Shelton, a Constant fu detto “Ecco la tua occasione. O lo fai o ti cacciamo come un cane“. Il giorno prima che Constant convocasse una conferenza stampa annunciando che gli haitiani salutavano Aristide, s’incontrò con il capo della stazione della CIA ad Haiti John Kambourian. Gli fu detto che mentre Aristide sarebbe tornato, il FRAPH sarebbe rimasto al potere ad Haiti. La prima missione di Toto fu indottrinare le truppe dell’esercito haitiano sui mali della teologia della liberazione. L’amministrazione Clinton rinnegò le sue promesse ad Aristide. Anthony Lake dell’NSA di Clinton si vantò al Congresso che CIA e USAID si scelsero il nuovo parlamento haitiano per “bilanciare Aristide”. Molti assassini del FRAPH rimasero al potere tra cui il generale Jean-Claude Duperval,  l’uomo della CIA che guidò il colpo di Stato del 1991 accanto all’ex-capo dei Tonton-Macoute. Il  FRAPH continuò il narcotraffico. Nel 1997 il colonnello haitiano Michel Francois, che fu il capo della polizia di Port-au-Prince durante la giunta Cedras, venne estradato dall’Honduras per essere processato per traffico di cocaina ed eroina. Francois fuggì nella Repubblica Dominicana dopo che Aristide scoprì che era anche dietro un complotto per destabilizzare Haiti. Francois lavorò con il prediletto della CIA Pablo Escobar ed utilizzò un aeroporto privato controllato dal colonnello haitiano Jean Claude Paul come punto di trasbordo per Miami della cocaina di Escobar.
La Permindex rapidamente si stancò dell’interferenza di Aristide nel business della droga. Nel 2000, dopo che Aristide vinse di nuovo le elezioni haitiane, gli Stati Uniti decisero che il voto era un broglio e tagliarono tutti gli aiuti, sottoponendo in modo efficace l’isola a una morte lenta. Pochi anni dopo, come un bizzarro fantasma dell’opera, Aristide fu rapito dalla CIA ed esiliato in Africa. Il burattino dell’FMI Rene Preval fu nominato presidente. James Woolsey, che coautore delle menzogne che contribuirono a rovesciare Aristide fu premiato con l’incarico di direttore della CIA, ma ben presto trovò un lavoro più redditizio. La sua Dyn Corporation di Reston, VA, stipulò un contratto con la CIA per addestrare e schierare la nuova polizia nazionale haitiana, che sostituì i militari haitiani nell’ambito della transazione della Banca Mondiale. Quando le truppe delle Nazioni Unite si ritirarono da Haiti, i consiglieri della DynCorp rimasero. Human Rights Watch dice che la polizia nazionale haitiana che la DynCorp ha addestrato era coinvolta in “esecuzioni extragiudiziali, uso inappropriato della forza letale e percosse“. Le barricate tornarono nella nazione di schiavi moderni di Haiti, mentre il popolo da tempo sofferente ancora una volta si ribellava per combattere i monopoli di Rockefeller, della Corona inglese e dei signori della droga e loro finanziatori, i banchieri Illuminati. Forse questa volta gli haitiani scacceranno i bastardi una volta per tutte.
Viva la Revolucion! Viva Haiti!

Jean-Bertrand-AristideTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’unità occidentale contro la Russia è un capolavoro d’illusione

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 27/03/2014

1538749Quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha aperto il suo tour in Europa, questa settimana, ha avuto la coreografia inconfondibile di una sceneggiatura: luci, camera, azione, ecc, La trama è fin tropo familiare. Gli USA, il faro luminoso della democrazia e dei diritti umani, viene in soccorso delle damigelle europee in difficoltà poco prima di essere devastate dalla recidiva bestialità europea della guerra. I politici europei di sempre più basso calibro indulgono in tale parodia statunitense della realtà apparendo uniti intorno all’invito di Obama a sanzioni più severe contro la Russia. Dall’inglese David Cameron ai suoi omologhi tedesco e francese Angela Merkel e Francois Hollande, invitano ad imporre sanzioni economiche a imprese e industrie russe. Molta retorica e melodramma fanno stecca, ma c’è la netta mancanza di coraggio nell’attuarle.
Nella visita europea di Obama questa settimana, è sembrata più che una coincidenza che il presidente facesse la prima dichiarazione pubblica da un museo di Amsterdam. La scelta di un luogo così rarefatto per avviare la spola diplomatica di Obama, potrebbe sembrare a prima vista strana. Come il Washington Post ha riferito: “Il presidente Obama usa il viaggio diplomatico cercando di radunare la comunità internazionale attorno agli sforzi per isolare la Russia dopo la sua incursione in Ucraina”. Eppure il presidente degli Stati Uniti sceglie un museo per iniziare sì apparentemente importante settimana diplomatica? Al Rijksmuseum di Amsterdam ha parlato del diritto internazionale e della necessità di una risposta unitaria nel sanzionare “la violazione della sovranità e dell’integrità territoriale di altre nazioni” russa. Le esternazioni del capo statunitense sono state fatte di fronte al capolavoro di Rembrandt, La ronda di notte. Completato nel 1642, il ritratto a grandezza naturale dei soldati olandesi è considerato tra i capolavori d’arte più belli del mondo. Il dipinto, tra l’altro, fu messo in deposito segreto tra 1939-1945 per salvarlo da eventuali danni durante la seconda guerra mondiale. Obama ha dichiarato: “Europa e America sono unite nel sostenere il governo e il popolo ucraini, siamo decisi ad imporre un prezzo alla Russia per le sue azioni, finora”. Il messaggio subliminale è: Washington arriva in Europa come una forza di raccolta del bene per difendere i principi democratici, valori civili e sconfiggere la barbarie. La presunzione di Obama ha profonda risonanza nella mitologia statunitense dell’”eccezionalismo” e del potere benigno.
Il nuovo film sulla Seconda Guerra Mondiale dell’attore e regista statunitense George Clooney, Monument Men, è un esempio di questa sciropposa vanità e parodia della storia statunitense. L’ultimo film di Clooney, su un team statunitense assegnato specificamente ad una missione per salvare le collezioni d’arte europee saccheggiate dai nazisti, tende a rafforzare il mito statunitense di aver salvato l’Europa dalla guerra selvaggia e dalla distruzione nel 20.esimo secolo. L’intervento statunitense nella Prima e Seconda guerra mondiale è, nella mitologia nazionale “eccezionale” statunitense, ritratto come un sacrificio nobile che salvò l’Europa dal baratro del nichilismo alla luce della democrazia liberale. Facendo eco a questo coro artificioso, i media occidentali indicano la  Russia, guidata da Vladimir Putin, come la maggiore minaccia per la pace in Europa dalla fine della Guerra Fredda, più di 20 anni fa. Non importa il fatto inevitabile che fu la Russia sovietica che in gran parte sconfisse il fascismo tedesco nel 1945. Ma tra le righe semplicistiche, vi è abbondanza di prove che gli alleati di Washington sono tutt’altro che uniti o fiduciosi circa la questione della Russia e del recente sconvolgimento dell’Ucraina. In primo luogo, vi è una crisi di legittimità tra i cosiddetti leader occidentali. Quando i membri del G-7 furono successivamente fotografati a L’Aja rannicchiati intorno a un tavolo con bandierine che ne indicavano la nazionalità, il raduno aveva la gravitas di una mensa scolastica. La dichiarazione del G7 sulla cancellazione del previsto vertice del G8 di Sochi in Russia dice: “Sospenderemo la nostra partecipazione al G8 finché la Russia non cambia rotta e l’ambiente torna al punto in cui al G8 poteva aversi un dibattito significativo”. Non sembra una dichiarazione convinta. “Sospenderemo la nostra partecipazione...”, non “vietiamo alla Russia”, tradisce molta ansia mercanteggiante nel club elitario per avere una dichiarazione “unificata”.
La crisi di legittimità di Washington e della sua cricca alleata deriva dal fatto che tali Paesi non sono più le potenze economiche di una volta. Il centro di gravità dell’economia mondiale si volge verso i BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, tra le altre economie emergenti. Asia, Africa e America Latina sono il futuro, Nord America ed Europa sono il passato. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov non essendo obbligato dai pessimi difetti politici dell’invidia nel declinare il G8 quale entità ridondante, l’ha fatto. Quindi, da tale club occidentale, la minaccia di sanzioni economiche contro la Russia per presunte violazioni all’Ucraina suona decisamente vuota e impotente. La crisi della legittimità politica occidentale si manifesta anche nel proprio pubblico. Questa settimana ha visto il martellamento del partito socialista francese alle elezioni locali e l’ascesa del movimento anti-establishment e profondamente euroscettico del Fronte Nazionale. La popolarità del presidente francese Francois Hollande ha toccato il minimo storico, e questa stessa disaffezione cronica verso la classe politica si vede in altri Stati occidentali. Economie stagnanti e livelli record di povertà e disoccupazione minano l’autorità dei capi e dei governi occidentali. Così, nonostante i tentativi di radunare gravitas e finalità sugli eventi in Ucraina e le presunte irregolarità della Russia, il pubblico occidentale non ha voglia di ascoltare ipocriti sermoni politici. Come possono tali politici trovare urgenza e mezzi finanziari per gettare improvvisamente miliardi di dollari in Ucraina, quando c’è ne così tanto bisogno nella trascurata spesa sociale interna?
La disaffezione del pubblico verso i governi nazionali si estende alla sovranazionale Unione europea. Ciò spiega anche la drammatica avanzata del Fronte Nazionale in Francia e la crescente popolarità dei partiti nazionalisti anti-UE altrove in Europa. Tema comune è il disprezzo per i burocrati europei alienati, interessati più ad allargare l’UE sempre più austera economicamente per i cittadini. L’idea che vituperati personaggi europei come Cameron e Hollande, siano fotografati con gli altrettanto disprezzati burocrati europei Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, e che tale immagine debba rappresentare una specie di solido fronte popolare unitosi alle sanzioni statunitensi  contro la Russia, è ridicola e illusoria. Tale cricca di politici può sembrare unita, ma che senso ha tale “unità” quando sono sempre più screditati agli occhi dei loro popoli e del resto del mondo? Anche in tale cabala, l’apparente unità non convince. Le sanzioni più severe che Washington sostiene non sono state finora adottate dall’Unione Europea, nonostante la retorica. In particolare, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha rifiutato l’idea provocatoria di “escludere” la Russia dal G8, che Washington, Londra e Parigi avrebbero preferito. Merkel ha contraddetto il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che già insisteva sul fatto che la Russia era stata sospesa dal forum. L’atteggiamento meno conflittuale di Merkel è stato ribadito dalla ministra degli Esteri italiana, Frederica Mogherini, che ha ricordato a tutti che la Russia è “un importante partner” e che un forum del dialogo non deve essere chiuso. Lontano dalla cricca G7, i governi finlandese e belga hanno avvertito contro uno scontro diplomatico con Mosca. La Norvegia, membro della NATO e dell’UE, ha detto che annulla gli accordi militari bilaterali con la Russia, ma aggiungendo che altri settori delle relazioni con la Russia dovevano rimanere normali. Il presidente svizzero Didier Burkhalter ha detto che il suo Paese non seguirà le sanzioni USA e UE contro i finanzieri russi.
Molti dei 300 milioni di cittadini europei, nonostante l’atteggiamento ufficiale di alcuni capi, sono ben consapevoli dell’importanza del commercio bilaterale con la Russia. Il commercio dell’UE con la Russia è dieci volte il volume tra Stati Uniti e Russia. Soprattutto il commercio UE-Russia del petrolio e gas, che rappresenta circa un terzo del mercato dell’UE. Nella parte orientale del blocco, la fornitura di gas russo costituisce l’80-100 per cento del consumo totale. Il legame commerciale della Germania con la Russia è d’importanza strategica, non solo per la Germania ma per il resto d’Europa. Le imprese tedesche hanno venduto 60 miliardi dollari di merci in Russia l’anno scorso. Non sorprende che la business class tedesca a gran voce si opponga a qualsiasi ulteriore sanzione contro la Russia. Il gruppo d’esportazione della Germania, BGA, dice che tale mossa sarebbe “catastrofica” per le oltre 6000 imprese tedesche che vi fanno affari. Un’altra figura del mondo degli affari tedesco, Eckhard Cordes, il capo del comitato orientale, potente lobby filo-Russia, ha espresso apprensione per l’impatto delle sanzioni. Ha detto ai media tedeschi: “Abbiamo una partnership strategica… riunendo i nostri popoli. Ed ora vogliamo coprirci con le sanzioni? Lo trovo così difficile da immaginare”. La responsabilità verso la maggiore economia europea è un vincolo oneroso per Merkel. Der Spiegel ha commentato il dilemma di Merkel: “La sua vittoria elettorale lo scorso autunno è in parte il risultato della promessa di proteggere la Germania dalla spiacevole crisi dell’euro. Ciò che ora ci si aspetta da Berlino sulla crisi Ucraina: sicurezza e stabilità”. In tutta Europa, imprenditori, industriali, operai e privati sanno che la spavalderia delle sanzioni economiche contro la Russia, articolate da una classe politica sempre meno rappresentativa e più illegittima, li danneggerà nella vita quotidiana. Il grande pubblico sa che le élite bellicose di Washington, Londra, Parigi e Bruxelles hanno molto meno da perdere perseguendo il confronto con la Russia. Forse nei decenni passati, le nazioni potevano essere radunate attorno una bandiera con discorsi sciovinistici. Nell’economia globalizzata di oggi, tale tipo d’influenza condiscendente è finita e ogni tentativo di rianimarla è vista con ancora più disprezzo.
Paolo Scaroni, il capo del colosso energetico italiano ENI, ha detto al Financial Times in termini netti: “Abbiamo bisogno del gas russo ogni giorno. Hanno bisogno del nostro denaro ogni uno o due anni. Se nel bel mezzo del duro inverno non abbiamo il gas russo, siamo in difficoltà. Ma la Russia non è nei guai se avrà i nostri soldi il giorno dopo”. Scaroni ha anche confermato ciò che altri analisti energetici hanno detto di recente, e cioè che il progetto South Stream del gas naturale dalla Russia all’Europa è nell’incertezza per le tensioni sull’Ucraina tra Mosca e Bruxelles. Tale progetto promette di aumentare le forniture di gas all’UE, che probabilmente abbasserà i costi per i consumatori. Ora, grazie al tintinnare di sciabole di Washington e alla sua piccola squadra di capetti dell’UE, il progetto è in pericolo. Ciò indica l’enorme scollamento tra politici e Washington e la popolazione europea in generale. Tale disconnessione deriva da questioni economiche e sociali profonde, legate alla scomparsa della società capitalistica, ma l’ultima debacle con la Russia sull’Ucraina porta alla ribalta la disaffezione del pubblico. Il pubblico occidentale sa anche che i media occidentali non dicono la verità. Queste ultime sembrano essere più impegnate a spacciare una narrazione auto-allucinata in linea con il programma politico elitario, piuttosto che a rivelare ciò che è veramente in gioco sull’Ucraina.
Le misure di sicurezza russe sul confine con la destabilizzata Ucraina e la riunificazione costituzionale della provincia meridionale di Crimea, vengono distorte ad atti mostruosi d’aggressione. Le legittime misure precauzionali di sicurezza nazionale della Russia sono presentate come spettro malvagio che minaccia di “frantumare l’Europa”, secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Tale ritratto da cartone animato è privo di fatti salienti, fatti noti al pubblico che accede ai media alternativi. Come ad esempio il fatto che Washington e i suoi alleati europei hanno avviato i tumulti in Ucraina supervisionando il golpe a Kiev del 23 febbraio, dopo tre mesi di violenze di strada orchestrate. I governi occidentali hanno violato il diritto internazionale e la sovranità, e non per la prima volta. Il nuovo regime filo-occidentale illegittimo a Kiev è composto da neo-nazisti e altri fascisti che hanno scatenato il caos e le violenze in Ucraina, i più recenti esempi sono l’assalto a funzionari e proprietà di filo-russi, rapine a mano armata di treni diretti in Russia e molestie ai media neutrali. S’invocano stragi e terrorismo contro il popolo russo da parte dei golpisti, tra cui la principessina pro-democrazia cara alle élite occidentali, Julija Timoshenko, recentemente colta assaporando l’idea di “sterminare” i russi e incenerire la Russia con un attacco nucleare. Ma non si rendano chiari i fatti con una buona storia, come le élite occidentali potrebbero dire. E tale storia dice che l’Europa è quasi in guerra di nuovo a causa delle “vecchie abitudini barbariche”. Ma ci sono gli USA, “la coraggiosa America democratica”, che ancora una volta porteranno all’Europa pace e armonia civile, questa volta contro il dispotismo russo, invece del fascismo nazista di prima. Il problema per Washington e i suoi alleati delle élite europee è che il grande pubblico non si beve tale racconto trito e ritrito. Il grande pubblico giustamente vede l’aggressione della NATO e il Lebensraum USA in Europa come un problema, e non il presunto espansionismo russo…
Lo stesso giorno in cui Obama dava lezioni agli europei su diritto internazionale e norme civili, il suo consigliere della sicurezza nazionale per la Russia, Michael McFaul, scriveva sul New York Times. McFaul, ex-ambasciatore in Russia, ha scritto un incredibile falso storico dichiarando che Vladimir Putin è “un leader revisionista autocratico (che) ha istigato questo nuovo scontro… simile alla lotta ideologica tra autocrazia e democrazia del secolo scorso, ora ritornata in Europa. Noi (gli Stati Uniti) siamo pronti a guidare il mondo libero in questa nuova lotta”. Tale narrazione delle élite occidentali abbracciata da Obama e dalla sua squadra di inutili politici falliti europei, ha ormai alienato il pubblico globale, in patria e nel mondo. Certamente non nello stile di Rembrandt, ma la maggior parte dei popoli può ora vedere l’atteggiamento delle élite occidentali quale capolavoro dell’illusione.

10006103La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della  Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’agente della CIA Stoltenberg guida la NATO

Aangirfan 28 marzo 2014

1283418114615_743Il 28 marzo 2014, l’ex-primo ministro norvegese Jens Stoltenberg è stato nominato nuovo capo della NATO. Cosa fa pensare che Stoltenberg sia una risorsa della CIA?
1. E’ il figlio di un ex-ministro degli Esteri e della Difesa.
2. All’inizio, proprio come Tony Blair, si presentava da uomo di sinistra.
3. Aderì al partito Laburista della Norvegia e spinse per farla aderire alla NATO. La Norvegia aiutò la NATO nel sopprimere i rapporti sui civili afgani uccisi.
4. Ha sostenuto le campagne militari della NATO in Afghanistan e in Libia.
5. E’ un forte sostenitore del programma della Lockheed Martin Corp. Joint Strike Fighter, nonostante i ritardi e i costi elevati.
6. Sembra partecipe dell’operazione false flag e del cover-up ‘Anders Breivik’.
Quando un Paese subisce il terrorismo, il suo leader diventa sempre più popolare? Jens Stoltenberg ha avuto un indice di gradimento del 94% dai norvegesi dopo gli attentati del luglio 2011. “Fuori dalla Norvegia alcuni pensavano che Stoltenberg si meriti il Premio Nobel per la Pace”. Da eroe a fante

article-2019138-0D1F49C900000578-244_468x302C’è una serie di stranezze nel caso Breivik.
1. Gli edifici governativi nel centro di Oslo furono bombardati. Una soffiata indicò le targhe del ‘bombardiere’. ‘L’attentatore’ ha potuto evitare due auto della polizia mentre era diretto all’isola Utoya senza essere fermato.
2. La polizia salì su una barca sovraccarica che affondò. La polizia si recò sull’isola sbagliata. Ci vollero 35 minuti alla polizia per attraversare il canale di 500 metri che separa Utoya dalla terraferma.
3. L’attentato di Oslo avrebbe potuto essere evitato se le misure di sicurezza precedentemente approvate fossero state messe in atto. Sembra che gli elementi della polizia possano essere stati coinvolti negli attentati in Norvegia, che sembrano un’operazione interna che coinvolge, tra gli altri, elementi fascisti delle forze di polizia, militari e di sicurezza norvegesi.

queen-sonjaNel 2008, la regina norvegese ha onorato lo scrittore Knut Hamsun, un famoso fascista norvegese.

Il 1° agosto 2011, James Petras scrisse della Norvegia (Terrorismo politico organizzato):
1. L’autobomba è un’arma estremamente complessa. Sono necessari competenza e coordinamento, del tipo a disposizione dei servizi di sicurezza come il Mossad, specializzato in autobombe. Dilettanti come Breivik di solito si fanno esplodere o mancano dell’abilità necessaria nel collegare i dispositivi di cronometraggio elettronici o i detonatori a distanza.
2. Un fanatico solitario non poteva fare tutte le seguenti operazioni:
A) Trasportare la bomba
B) Rubare un autoveicolo
C) Posizionare la bomba nel sito strategico
D) Farla detonare con successo
E) Vestire una speciale uniforme della polizia. Fuggire con un arsenale di centinaia di munizioni su un altro autoveicolo verso l’isola di Utoya
F) Attendere con pazienza, armato fino ai denti, il traghetto
G) Incrociare gli altri passeggeri nella sua uniforme della polizia
H) Sparare ai giovani attivisti laburisti massacrandone a decine
I) Terminata la caccia ferire coloro che si nascondevano o nuotavano via.
3. Secondo dei testimoni sull’isola di Utoya, furono sentiti i colpi di due armi distinte e da diverse direzioni durante il massacro.
4. Notare ‘la complicità’ degli ufficiali di polizia. La polizia arrivò 90 minuti dopo a Utoya, situata a meno di 20 km da Oslo, 12 minuti in elicottero e 25-30 minuti in auto e in barca. Il capo della polizia, Sveinung Sponheim, diede la scusa più debole, adducendo problemi di trasporto. Un elicottero era disponibile, riuscì a volare su Utoeya e a filmare il massacro. Oltre metà dei norvegesi possiede o ha accesso ad una barca.
5. L’ovvia domanda si pone sul ‘neo-fascismo’ infiltrato nelle forze di polizia e di sicurezza. Sembra che il pensiero neo-fascista ‘influenzi’ il governo.
6. La polizia non ha salvato una sola vita. Quando finalmente arrivò, Breivik si consegnò alla polizia. La polizia non ha dovuto inseguire o catturare l’assassino. Uno scenario quasi coreografato.
7. I militari norvegesi non hanno alcun problema ad inviare ruppe in Afghanistan, dall’altra parte del mondo, e a fornire jet e piloti dell’aeronautica per bombardare e terrorizzare la Libia. E tuttavia non riuscivano a trovare un elicottero o una barca a remi per trasportare i poliziotti per fermare un attacco interno.
8. La destra neofascista ‘invia un messaggio’ al partito Laburista: o accettare l’agenda pro-israeliana e neo-fascista o aspettarsi altri massacri, altri fascisti eletti, altri seguaci di Anders Behring Breivik.

article-2018974-0D21005F00000578-301_634x323La fattoria di Breivik a Rena sarebbe stata usata da una banda di narcotrafficanti. Anders Breivik ha affittato una fattoria a Rena, 90 km da Oslo. L’azienda era legata a narcotrafficanti. Due anni prima, l’azienda fu utilizzata da una banda criminale come una delle maggiori fattorie di marijuana della Norvegia. L’agriturismo affittato da Anders Behring Breivik

Breivik 3Il ‘solitario e fondamentalista cristiano’ Anders Breivik. Ha un doppio? (Daily Mail)
L’agriturismo è anche vicino alla maggior base militare della Norvegia in cui vengono addestrate le forze speciali della Norvegia. La base militare è legata all’Afghanistan da cui la NATO trasporterebbe eroina. (Basi militari ed eroina/I militari inglesi inviano eroina afgana nel Regno Unito su aerei militari?)

1455351962f9741ccf887899086La spettrale famiglia reale norvegese. Notare il rosso e nero.

Il corvo di Odino ci ricorda (High Crimes) che lo Stato può operare come un’impresa criminale… I governi di gran parte del mondo sono quasi sempre coinvolti in crimini come il traffico di droga. Secondo quanto riferito, il Mossad ha suggerito che la CIA, con l’aiuto di Monzar al-Qasar, contrabbandasse eroina dal Libano negli Stati Uniti. (BBC World News Lockerbie: Le teorie del complotto) Secondo quanto riferito, Monzar al-Qasar, era un siriano agente della CIA. Secondo quanto riferito, i profitti dell’eroina libanese furono utilizzati dalla CIA per finanziare l’11 settembre. Secondo quanto riferito, Muhammad Atta (o il suo doppio ebraico) trasportarono eroina per la CIA in Florida. (Aangirfan: Lockerbie e il finanziamento dell’11 settembre)

0000 4Nini Stoltenberg. Notare il rosso e nero e la stella di David.

Nini Stoltenberg è un personaggio televisivo norvegese e sorella di Jens Stoltenberg, attuale primo ministro della Norvegia. (Nini Stoltenberg). E’, tuttavia, meglio nota come tossicodipendente. Nini Stoltenberg ha avuto una relazione di lunga data con Karl John Sivertzen di Odda, un ex-tossicodipendente condannato per una rapina in banca negli anni ’70. Nini era una tossicodipendente per via endovenosa. Alla fine degli anni ’90 fu sul punto di morire. In un’intervista, Nini Stoltenberg racconta di un ragazzo che la sottopose a punizioni, terrore psicologico e molta paura.
In Norvegia vi sono molti satanisti che amano i colori rosso e nero. Musicisti e appassionati del black metal norvegese incendiarono oltre 50 chiese in Norvegia dal 1992 al 1996.

9150113542_418f1d1d4a_bMette-Marit in rosso e nero

“Il principe Haakon ha sposato Mette-Marit Tjessem Hoeiby. Mette-Marit è (presumibilmente) una drogata che frequentava diversi narcotrafficanti e criminali, dormendo con alcuni e girando un video porno con un altro, ed ha avuto un figlio con un altro uomo...” (Informazioni di un anonimo)  (Haakon, principe ereditario di Norvegia)
L’addetto alla sicurezza Trond Berntsen fu ucciso negli attacchi in Norvegia. Trond Bernsten era il fratellastro di Mette-Marit. Il padre di Trond Berntsen, Rolf, divenne il patrigno di Mette-Marit quando sposò la madre divorziata Marit Tjessem. Mette-Marit incontrò il principe Haakon ad un festival rock qualche anno dopo.

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article-2018974-0D28E4CA00000578-37_634x505Rosso e nero

Anonimo scrive: “Chiaramente un’operazione falsa bandiera della NATO probabilmente pianificata non appena il governo norvegese cominciò a vacillare sul suo ruolo in Libia. Spiegherebbe perché i profili online di Breivik erano così recenti. Interessante che abbiano scelto come storia di copertura un cristiano fondamentalista per tale lavoro, piuttosto che il solito capro espiatorio musulmano. Ho il sospetto che l’élite globale presenti “cristiani e nazionalisti come alter ego minacciosi” per far avanzare ulteriormente la repressione in occidente. Le élite globali sono chiaramente prive di fantasia e usano lo stesso stanco copione della “strategia della tensione della NATO”.

KronprinsHaakon2011Il principe ereditario Haakon di Norvegia discende dall’illuminato di Baviera duca Ernesto II di Sassonia-Gotha-Altenburg (1745-1804) (Discendenti degli Illuminati)

TheUSembassyinOslo-largeA. Dal 2000, gli ex-capi della polizia di Oslo, del servizio di sicurezza della polizia norvegese e della Kripos furono impiegati dagli Stati Uniti per operazioni segreteUbisurv
B. Un gruppo che avrebbe potuto essere armato era la Surveillance Detection Unit (SDU) dell’ambasciata statunitense di Oslo, istituita dopo l’11 settembre per spiare i norvegesi. TheForeigner/Defence.pk/VeteransToday

85253455-ambassadr-barryL’ambasciatore statunitense Barry White e il cicerone della giornata, il deputato Trygve Slagsvold Vedum (Partito di Centro) in visita a Rena. L’ambasciatore White visita Rena
Rena è il sito della fattoria di Anders Breivik, dove la polizia crede abbia pianificato gli attentati del  2011. La valle di Oesterdalen, dove Rena si trova, viene utilizzata dai militari per l’addestramento delle forze speciali; la base militare di Rena dell’esercito norvegese si trova nelle vicinanze. (Rena, Norvegia)
Secondo la Reuters, la fattoria di Breivik è vicino a una base militare che ospita il battaglione di  2000 uomini TelemarkBreivik in tribunale: Le autorità possono avere qualcosa da nascondere

OmG8A84AO6vdNHmTfLJOGAA4fwy5IyV2aQ8TXmlRoVYQL’ambasciatore White ha visitato la base dell’esercito norvegese di Rena nel maggio 2011. L’ambasciatore White visita Rena
L’ambasciatore degli Stati Uniti in Norvegia ha visitato Rena nel maggio 2011. “Il 20 maggio 2011, l’ambasciatore White s’è recato in visita nella contea di Hedmark, ospite del parlamentare del partito di Centro di Hedmark Trygve Slagsvold Vedum“. White ha visitato alcune aziende agricole e nel  pomeriggio è stato nella base di Rena a visitare il battaglione Telemark e le Forze Speciali norvegesi.

Telemark_battalion_insignia
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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