Speculatori, cartelli e miti della scarsità

Dean Henderson 15 aprile 2014

Shell+Sign+LogoMentre ai governi di tutto il mondo viene detto di “stringere la cinghia”, le economie contratte e il mito della scarsità (radice della parola: paura) incoraggiano la corsa al ribasso per le masse globali.  Accanto a tali pretese di austerità, continua la concentrazione storica di potere dell’élite globale ben pasciuta. Il cartello energetico e i trafficanti di petrolio evasori dei Rockefeller/Rothschild a Zug, in Svizzera, diffusero la menzogna del picco del petrolio, sapendo bene che mentre il petrolio si aggira sui 100 dollari al barile sui casinò internazionali, le compagnie petrolifere pagano circa 18 dollari al barile il greggio estratto dalla terra. Big Oil trae il solito utile record trimestrale, mentre gli speculatori guidati da Goldman Sachs e Morgan Stanley strappano altri 50 dollari al barile prima che la gente si piazzi alla pompa di benzina. Nell’aprile 2011, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti riferì che il principale deposito di petrolio degli USA di Cushing, Oklahoma, aveva 41,9 milioni di barili di greggio, molto vicino alla sua capacità di 44 milioni di barili. In altre parole, gli Stati Uniti sono inondati di greggio. Ora siamo un esportatore netto, eppure i prezzi del petrolio rimangono elevati. Nello stesso momento l’USDA annunciava che gli agricoltori del Sud Dakota prevedono di piantare ulteriori 850000 ettari di mais rispetto al 1931. Secondo il bollettino dell’USDA del 10 marzo 2011, il raccolto di mais del Brasile è stato di 2 milioni di tonnellate superiore rispetto allo scorso anno. Eppure, i futures sul mais alla Chicago Mercantile Exchange sono scambiati a prezzi record. I prezzi del cibo sono alti per le stesse ragioni: concentrazione e speculazioni. Secondo lo stesso rapporto dell’USDA, “le ultime scorte di grano statunitense per il 2010/11 balzano in alto questo mese, data la prospettiva di ridotte esportazioni. Le esportazioni si sono abbassate di 25 milioni di bushel date le maggiori forniture mondiali di frumento di alta qualità, in particolare dell’Australia, e il ritmo delle spedizioni commerciali di frumento statunitense, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, è più lento del previsto. “Ma ancora i futures sul grano sono vicini a livelli record”. Non c’è nulla di allarmante nel rapporto sulle forniture di carne bovina, pollame, uova, latte, zucchero o riso. Eppure, i prezzi alimentari continuano a salire alle stelle. Le élite globali sanno che cibo ed energia sono essenziali per la vita. Il controllo su questi due beni elementari significa controllo sui popoli.
Dopo le acquisizioni nel 2008 di Swift, Smithfield e National Beef Packers da parte dell’azienda brasiliana di scatolame JBS, vi sono tre conglomerati che controllano oltre l’80% di carne bovina in scatola negli Stati Uniti: Tyson, Cargill e JBS. Queste stesse aziende controllano la maggior parte della fiorente industria del bestiame allevato concentrata nel Kansas e in Colorado. Dominano anche le industrie dei maiali, polli e tacchini. Cargill è il maggiore processore di grano sul pianeta,  gestendo al completo metà delle forniture globali di cereali. Quattro colossi non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Nel mio libro, Big Oil e i suoi banchieri… li ho definiti i Quattro Cavalieri: Royal Dutch/Shell, Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco. Queste imprese controllano il greggio dal pozzo saudita alla pompa di benzina americana, traendo profitto da ogni fase di lavorazione, trasporto e commercializzazione. Mentre i repubblicani reazionari accusano gli ambientalisti per l’assenza di produzione petrolifera negli Stati Uniti, questi giganti del petrolio hanno chiuso i pozzi consentiti in Texas e Louisiana e spostato la produzione in Medio Oriente, dove i lavoratori bangleshi, filippini e yemeniti sono pagati un dollaro al giorno per lavorare negli impianti petroliferi. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil sono i più integrati verticalmente dei Quattro Cavalieri. Questi colossi guidano la carica all’integrazione orizzontale dell’industria energetica, investendo molto su gas, carbone e uranio.
ExxonMobilCon la caduta del muro di Berlino, Europa dell’est, Russia, Balcani e Asia centrale furono aperti a Big Oil. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri si sono scatenati sui nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, vedendo l’incremento patrimoniale, nel 1988-94, seguente: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. Il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha più che raddoppiato il proprio patrimonio collettivo in sei anni. Russia e Asia Centrale hanno oltre la metà delle riserve di gas naturale del mondo. Royal Dutch/Shell hanno aperto la pista all’estrazione di queste riserve, formando una joint venture con l’Uganskneftegasin per l’enorme giacimento di gas in Siberia in cui Shell detiene una quota del 24,5%. Shell è stato il maggiore produttore mondiale di gas naturale dal 1985, spesso attraverso joint venture con Exxon Mobil. Nel campo del gas naturale al dettaglio negli Stati Uniti, Chevron Texaco possiede Dynegy, mentre Exxon Mobil possiede Duke Energy.  Entrambi sono stati protagonisti, assieme ad Enron, nel 2000 dei picchi sul gas naturale che hanno sconvolto l’economia della California, portando al fallimento del principale ente dello Stato, Pacific Gas & Electric. Exxon Mobil ha vasti interessi negli impianti energetici di tutto il mondo, tra cui la piena proprietà della China Light & Power di Hong Kong.
Negli anni ’70 Big Oil investì 2,4 miliardi dollari per l’esplorazione dell’uranio. Controlla ora oltre la metà delle riserve mondiali di uranio, fondamentali per alimentare le centrali nucleari. Chevron Texaco e Shell hanno anche sviluppato una joint venture per costruire reattori nucleari. Exxon Mobil è il primo produttore di carbone negli Stati Uniti e ha le seconde maggiori riserve di carbone dopo la Burlington Resources, l’ex-controllata delle ferrovie BN che nel 2005 fu acquistata dalla Conoco Phillips della famiglia DuPont. Royal Dutch/Shell possiede miniere di carbone nel Wyoming attraverso la controllata ENCOAL e in West Virginia attraverso l’Evergreen Mining. Chevron Texaco possiede Pittsburgh e Midway Coal Mining. Sette dei primi quindici produttori di carbone negli Stati Uniti sono compagnie petrolifere, mentre l’80% delle riserve di petrolio degli Stati Uniti sono controllate dalle nove maggiori aziende. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil stanno frettolosamente comprando altre riserve di carbone. La concentrazione di potere nello spettro  energetico non si limita agli USA. In Colombia, Exxon Mobil possiede enormi miniere di carbone, BP Amoco possiede vasti giacimenti di petrolio e Big Oil controlla tutte le vaste risorse non rinnovabili del Paese. Nel 1990 Exxon Mobil importava il 16% del suo greggio estero dalla Columbia. I Quattro Cavalieri hanno investito pesantemente in altre imprese minerarie. Shell detiene i contratti a lungo termine con diversi governi per la fornitura di stagno attraverso la sua controllata Billiton, che possiede miniere in luoghi come Brasile ed Indonesia, dov’è il maggiore produttore di oro del Paese. Billiton s’è fusa con le Broken Hill Properties in Australia diventando il maggiore conglomerato minerario del mondo: BHP Billiton. Shell gode di calde relazioni con la seconda società mineraria del mondo, Rio Tinto, attraverso direzioni storicamente intrecciate. La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell. Shell ha recentemente iniziato ad investire pesantemente nel settore dell’alluminio. Shell Canada è il primo produttore di zolfo del Canada. Shell gestisce gli interessi del legname in Cile, Nuova Zelanda, Congo e Uruguay e una vasta industria dei fiori con aziende agricole in Cile, Mauritius, Tunisia e Zimbabwe. Recentemente, il ramo della Shell BHP Billiton ha annunciato un tentativo di acquisizione ostile da 38,6 miliardi di dollari della canadese Potash Corp. BHP Billiton già possiede Anglo Potash e Athabasca Potash. La proprietà di Potash Corp. gli darebbe il controllo di oltre il 30% del mercato globale del potassio, componente necessaria in qualsiasi coltura agricola. BP Amoco, attraverso la controllata ARCO, è diventata uno dei sei maggiori produttori mondiali di bauxite, da cui l’alluminio è derivato. Ha miniere in Giamaica e in altre nazioni caraibiche. Chevron Texaco controlla oltre il 20% del grande gruppo minerario AMAX, principale produttore di tungsteno negli Stati Uniti e con grandi aziende agricole in Sud Africa e Australia. Exxon Mobil Oil possiede Superior e Falconbridge Mining, grandi produttori canadesi di platino e nichel. Exxon possiede anche Hecla Mining, uno dei maggiori produttori di rame e argento di tutto il mondo, e Carter Mining, uno dei primi cinque produttori di fosfato al mondo, con miniere in Marocco e Florida. I fosfati sono necessari per raffinare l’uranio, mentre l’acido fosforico è la chiave per la produzione petrolchimica, che sempre i Quattro Cavalieri controllano.
shellUn altro strumento dell’egemonia dei Quattro Cavalieri nel settore energetico è la joint venture. Per decenni prima che Chevron si fondesse con Texaco nel 2001, le società hanno commercializzato prodotti petroliferi in 58 Paesi sotto il marchio Caltex. Hanno inoltre creato le joint venture Amoseas e Topco prima di fondersi. Caltex possiede raffinerie in Sud Africa, Bahrain e Giappone. Nelle Filippine, Caltex e Shell controllano il 58% del settore petrolifero. Quando il dittatore filippino Ferdinand Marcos impose la legge marziale nel 1972, il vicepresidente della Caltex Frank Zingaro commentò: “La legge marziale ha notevolmente migliorato il clima per gli affari”. Exxon e Mobil condivisero molte joint ventures in tutto il mondo, prima della loro fusione nel 1999, tra cui PT Stanvav Indonesia. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil crearono una joint venture sul Mare del Nord chiamata Shell Expro, nel 1964, mentre nel 1972 la Shell si legò con la Mitsubishi in Brunei per la fornitura di petrolio al Giappone. Shell detiene il 34% della Petroleum Development Oman in partnership con Exxon Mobil. Saudi Aramco, Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company, Kuwait Oil Company e ADCO degli Emirati Arabi Uniti sono tutti collusioni dei Quattro Cavalieri. In Iran, Iraq e Libia questi cartelli furono nazionalizzati, ecco perché il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha fatto pagare ai contribuenti degli Stati Uniti l’invasione di Iraq e Libia, continuando a minacciare l’Iran. Il primo contratto petrolifero in Iraq andò a Royal Dutch/Shell, il secondo a BP e il terzo a Exxon Mobil. Così avete il quadro.
Cibo ed energia sono di fondamentali per la vita, ecco perché il Congresso dovrebbe chiudere i casinò degli speculatori come Chicago Mercantile Exchange e NYMEX, e nazionalizzare il monopolio delle industrie alimentari dei Quattro Cavalieri. Dobbiamo formare una Società per l’Energia degli Stati Uniti e una US Food Processing Company che si concentri sulle energie rinnovabili e una dieta diversificata più sana. Tutte cose possibili se mostriamo volontà politica e non siamo spaventati. Dobbiamo rifiutare il “picco del petrolio” e il mito relativo della scarsità di cibo, e affrontare i veri problemi: la concentrazione del potere corporativo e la speculazione.

ExxonMobil_SunPhoto_retouch_cropped_959_487_90_c1Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Moria di banchieri: trovato morto l’ex-ad dell’ABN Amro

Moria di banchieri: l’ex amministratore delegato dell’ABN Amro trovato morto con la moglie e la figlia
Avic – Reseau International

normaal-JanPeterSchmittmannBisognerà presto aprire una rubrica speciale sulla morte dei banchieri? È diventato un lavoro rischioso. Jan Peter Schmittmann, ex-capo della grande banca ABN Amro, è stato trovato morto con la moglie e una figlia nella loro casa a Laren, in Olanda. I giornalisti lo definiscono (prudentemente o pudicamente) dramma familiare. Drammatico, naturalmente, e famigliare anche. Ma non ci dice cos’è successo. Ciò non non impedirà a una mente contorta di collegare questa morte alla serie di recenti morti nel mondo bancario e finanziario. È il 13.mo, quest’anno. Si è quasi tentati di dire un altro, ma questo non è cinismo. Suicidi, incidenti e “drammi familiari” ce ne sono ogni giorno. Ma 13 in 3 mesi e nello stesso campo, cominciano ad essere molti. Che succede in tale ambiente? Coloro che lavorano nel mondo bancario e finanziario sono forse i più fragili? Ne dubito. Ricordiamo che Schmittmann fu il CEO del colosso olandese ABN Amro, quando la banca fu acquistata per poco più di 100 miliardi dollari dal consorzio bancario formato da Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander nel 2007. Prima del suo licenziamento nel 2009, vide la banca Fortis sull’orlo del fallimento per via della crisi e la serie di salvataggi della banca da parte del governo olandese.
Prima della morte, possedeva l’azienda 2 Phase 2, una società di investimento e transazioni finanziarie. Fu anche co-fondatore di 5 Park Lane BV e membro del Consiglio di vigilanza della Delta Lloyd Bank.

Elenco dei morti nel mondo della finanza nel 2014
1 – Deutsche Bank, William Broeksmit
2 – il primo di questo anno della JP Morgan, nel Regno Unito, Gabriel Magee
3 – (ex-Federal Reserve) Russell Investments, Mike Dueker
4 – direttore delle comunicazioni della Swiss Re AG, Tim Dickenson
5 – (ex banchiere) Richard Talley, uno strano caso
6 – secondo della JP Morgan, Henry Ryan Crane
7 – terzo della JP Morgan, a Hong Kong, Li Junjie
8 – National Bank of Commerce, James Stuart Jr
9 – quarto della JP Morgan, Jason Alan Salais
10 – commerciale della Vertical Group, Edmund Reilly
11 – quinto della JP Morgan, poi Capital Levy, Kenneth Bellando
12 – sesto della JP Morgan? Biker, avvocato
13 – ex-CEO di ABN Amro Bank (Olanda), Jan Peter Schmittmann

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370 – Inside job Parte III

Aangirfan 1 aprile 2014

1395952528000-XXX-Sarah-BajcPhilip Wood e Sarah Bajc

James R: “Secondo quanto riferito, Philip Wood, un passeggero sull’MH370, ha postato un messaggio e una foto su un forum dopo la scomparsa. Presumibilmente, il messaggio è stato emesso il 19 marzo da un ‘anonimo’ che dice che il suo nome è ‘Philip Wood’, intitola il messaggio ‘aiuto’ e prosegue dicendo: “Sono ostaggio di militari sconosciuti dopo che il mio volo è stato dirottato (bendato). Lavoro per l’IBM e sono riuscito a nascondere il mio cellulare durante il dirottamento. Sono stato separato dagli altri passeggeri e sono in una cella. Il mio nome è Philip Wood. Penso di essere stato drogato e non riesco a pensare con chiarezza.” Messaggio ‘Aiuto’ su Internet afferma che l’aereo è stato dirottato?
Secondo quanto riferito, la foto è completamente nera; le informazioni codificate nella foto appaiono cliccando col tasto destro sul file e selezionando Proprietà e poi Dettagli, forniscono l’accesso a una serie di dettagli su quando e dove la foto sia stata scattata. Ciò indica che la foto è stata scattata in un posto con coordinate quasi identiche a quelle di Diego Garcia. Ma potrebbe essere un falso. Un grosso problema è che la partner di Wood, Sarah Bajc, chiaramente non ci crede, come la famiglia a quanto pare.

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Phillip Wood di Diego GarciaSopra, vediamo i dettagli della foto ‘nera’.

Stroppy Me ha detto: “Wood può aver inviato il messaggio a un contatto telefonico, che l’ha aperto con Photoshop per vedere se riusciva a capire che cosa ci fosse, e poi l’ha postata su 4plebs. Le coordinate GPS della foto portano direttamente a un edificio a Diego Garcia (a sud della pista e nell’entroterra). Naturalmente ciò non esclude il fatto che qualcuno di stanza nella base si stia facendo una risata. Data la riluttanza degli Stati Uniti a partecipare ai soccorsi, e almeno fin quando ogni altro Paese non fornirà i propri dati segreti, tale teoria è ancora la più probabile”.

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Diego Garcia Airport and MH370Matthias Chang, segretario politico e consigliere dell’ex-primo ministro malese Mahathir Muhammad, si chiede: “C’erano armi sul MH370 prima del volo per Pechino? Se sì, quali erano previste per tale missione: armi biologiche, bombe sporche? Pechino/Cina ne erano il bersaglio e se sì perché? All’aereo è stato ordinato di rientrare, se sì chi ha dato l’ordine? Perché alcuna domanda è stata posta se la rotta dell’MH 370 rientrasse nei parametri geografici dell’intelligence di Diego Garcia? Perché gli aerei schierati a Diego Garcia non hanno intercettato l’aereo “non identificato”, che ovviamente poneva  una minaccia alla base militare di Diego Gracia? WantaChinaTimes di Taiwan ha riferito: “Gli Stati Uniti hanno approfittato della ricerca dei dispersi del volo Malaysia Airlines per testare le capacità dei satelliti della Cina e giudicare la minaccia dei missili cinesi contro le loro portaerei… Erich Shih, caporedattore del mensile militare cinese Defense International ha detto che gli Stati Uniti, che hanno più e migliori satelliti, non hanno preso parte alla ricerca del volo MH370… Shih ha affermato che gli Stati Uniti si tengono in disparte perché vogliono vedere quali informazioni i satelliti della Cina avrebbero fornito“. La scomparsa del volo Malaysian Airlines MH370: La domanda da un trilione di dollari degli Stati Uniti e dei loro servizi d’intelligence

borntoloselivetowin-435x390fair-500x21627 marzo, un’operazione del Pentagono che coinvolge un Boeing 777 in volo dall’Asia a Seattle. La coincidenza del Boeing 777

BjrvYcLCMAATlxiYoichi Shimatsu, ex-redattore di The Japan Weekly Times, scrive che un minuscolo microchip sarebbe il motivo probabile per il dirottamento dell’MH370 da parte del Pentagono. Secondo Yoichi Shimatsu: Freescale Semiconductors, in Texas, ha centri di progettazione a Kuala Lumpur e Cina. Nel febbraio 2013, Freescale ha presentato Kinesis KL02, un piccolo dispositivo chiave per le guerre di prossima generazione. Ha anche usi civili e potrebbe portare molti soldi. Kinesis KL02 è prodotto a Kuala Lumpur Il Pentagono non vuole che la Cina o la Russia mettano le mani su Kinesis KL02. Freescale Malaysia si stava preparando a testare Kinesis KL02 in Cina. Freescale ha connessioni con il Carlyle Group, ed è finanziariamente controllato da Blackstone tra i cui maggiori investitori vi sono i Rothschild. A novembre, Joanne Maguire, che ha legami con il Pentagono, è entrata nel Consiglio di Amministrazione di Freescale. “Il gruppo oggetto del dirottamento si restringe sui 20 dipendenti che lavorano per Freescale” a bordo dell’MH370. Un piccolo microchip è il motivo probabile del dirottamento dell’MH370 del Pentagono

Bh-RbL3IYAAyYQlStephen Allen Schwarzman, presidente e amministratore delegato del gruppo Blackstone. Lui e George W. Bush erano entrambi nella Skull and Bones.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rockefeller, Cocaina e schiavitù ad Haiti

Dean Henderson 25 marzo 2014

haitiIeri l’alto inviato delle Nazioni Unite ad Haiti Sandra Honorè ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che l’epidemia di colera ad Haiti è la peggiore del mondo. Oltre 8000 persone sono morte di colera dal devastante terremoto di Haiti nel gennaio 2010 e altre 680000 hanno contratto la malattia, che studi scientifici hanno dimostrato introdotto nel Paese da nepalesi infetti delle forze di pace delle Nazioni Unite. Gli Haitiani hanno presentato una raffica di azioni legali collettive contro le Nazioni Unite per la loro condotta illecita, ma l’ONU ha invocato l’immunità diplomatica. Gli haitiani non potranno avere alcun aiuto dal loro presidente Michel Martelly, un ex-musicista e proprietario del club “Sweet Micky“. Martelly ha trascorso la maggior parte dei suoi anni a Miami e sviluppato legami con la dittatura di Duvalier. Il ruolo di Haiti nell’emisfero occidentale di minimo salariale per le multinazionali, combinata con la sua importanza geografica nel traffico di cocaina colombiana, orchestrato dalla CIA, ha indotto la frode elettorale del 28 novembre 2010 che ha messo al potere Martelly in modo fin troppo prevedibile, provocando le proteste. La rotta più breve dall’isola di San Andres della Colombia a Miami passa per Haiti, dove la filiale della Bank of Nova Scotia, Scotiabank, domina la finanza. La banca Nova Scotia controllata dalla famiglia sionista Bronfman è il rivenditore dell’oro nel Triangolo d’Argento nei Caraibi infestato dalla cocaina. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperato dalle macerie del World Trade Center nel 2001. L’oro è la moneta scelta dal narcotraffico mondiale controllato della Corona inglese.
Dal 1970 al 1986 Haiti è stata governata da Jean-Claude (Papa Doc) e dal figlio Baby Doc Duvalier.  I dittatori furono appoggiati dagli Stati Uniti, che inviarono oltre 400 milioni di dollari. Quello che non finiva nelle tasche di Duvalier fu utilizzato dalle società statunitensi per creare impianti per approfittare della super-economica manodopera haitiana. Haiti fu il fulcro della Caribbean Basin Initiative dell’International Basic Economy Corporation di David Rockefeller, che mirava a creare una piattaforma di produzione a basso salario nei Caraibi per i suoi tentacoli multinazionali. I salari reali ad Haiti diminuirono del 56% nel 1983-1991, spingendo la Caribbean Basin Initiative. Le esportazioni haitiane esplosero con aziende come la Rawlings che spediva negli Stati Uniti pezzi da baseball fabbricati a poco prezzo. Il petroliere di Dallas e proprietario degli Intercontinental Hotels Clint Murchison gestiva gli impianti d’inscatolamento della carne di Haiti, che affidò all’occhio vigile dell’agente CIA, poi assassinato, e gestore di Lee Harvey Oswald, George de Mohrenschildt. La devastata industria tessile statunitense in gran parte occupò Haiti. In nessuna parte del mondo il lavoro era più conveniente. Baby Doc Duvalier cadde dopo una rivolta popolare nel 1986 e si ritirò nella Costa Azzurra, insieme ad altri dittatori di latta degli Stati Uniti. Quell’anno la CIA creò il National Intelligence Service (SIN) haitiano. L’acronimo, che condivide con l’intelligence peruviana, è probabilmente un’idea dei massoni dell’M16. Il SIN fu creato con il pretesto della lotta contro il traffico di droga, ma i suoi funzionari semplicemente rilevarono il traffico commerciale di coca colombiana dai compari di Duvalier, i Tonton Macoutes. Le bande haitiane controllavano il traffico di droga in molte città degli Stati Uniti. Nonostante il divieto del Congresso degli Stati Uniti di aiuti ad Haiti, il SIN ricevette un milione di dollari all’anno dalla CIA, mentre la Società addestrava ed equipaggiava il nuovo esercito haitiano. La CIA cercava di mettere un coperchio sulla rivoluzione di sinistra che spazzò Baby Doc via dal potere, il movimento della famiglia Lavalas. Il SIN impose il terrore contro la sinistra haitiana, prendendo il posto lasciato dai Tonton Macoutes di Duvalier.
Nel 1989 il capo del SIN, colonnello Ernesto Prudhomme, guidò un brutale interrogatorio del sindaco progressista di Port-au-Prince Evans Paul. L’ex capo del SIN, colonnello Leopoldo Clerjeune, era presente. Il sindaco Paul ebbe cinque costole rotte e gravi lesioni interne. Un funzionario dell’ambasciata degli Stati Uniti disse del SIN, “Era un’organizzazione militare che distribuiva droga ad Haiti. Il SIN non condusse mai intelligence sulla droga. L’Agenzia gli diede i soldi per l’antidroga e usò il loro addestramento per fare altro in politica“. Una di quelle “altre cose” fu architettare il colpo di Stato che rovesciò il presidente populista Jean Bertrand Aristide, il prete cattolico che vinse le prime elezioni democratiche di Haiti nel 1991. Aristide era un leader del movimento della famiglia Lavalas. Predicava la teologia della liberazione, una tendenza di sinistra cattolica nata nel 1968 a Medellin dopo il concilio Vaticano II, su ispirazione della rivoluzione in America Latina. Aristide era già sfuggito a tre tentativi di assassinio da parte dei Tonton Macoutes di Duvalier. All’atto dell’insediamento, Aristide iniziò ad arrestare i funzionari del SIN coinvolti nel traffico di droga e alzò il salario minimo haitiano da 0,22 dollari a 0,37 all’ora. Le società statunitensi brontolarono e iniziarono una campagna diffamatoria contro Aristide. L’USAID le aiutò, lanciando, con 26,7 milioni di dollari forniti dai contribuenti USA, l’assalto alla proposta del salario minimo di Aristide e alle altre iniziative progressiste che aveva attuato. André Apaid, ricco uomo d’affari di Haiti, fu scelto dall’USAID per guidare la campagna anti-Aristide tramite la sua società d’export Prominex, affiliata alla Permindex, centro del commercio mondiale del traffico di stupefacenti e rete internazionale dei killer nazisti. La Permindex era dietro l’assassinio di JFK e il tentato assassinio del Presidente francese Charles de Gaulle. Era gestita da M16 e Mossad israeliano. I finanziamenti provenivano da ricchi aristocratici europei. La società di Apaid riforniva numerose multinazionali statunitensi, tra cui Honeywell, IBM, Remington e Unisys. Intanto, gli agenti della CIA Brian Latell e James Woolsey, poi con Clinton direttore della CIA, stilarono un rapporto citando “problemi di salute mentale” di Aristide. Il capo della DEA di Miami, Thomas Cash, cercò, senza successo, di collegare Aristide al business della cocaina colombiana.
Nel 1991, pochi mesi dopo che Aristide si era insediato, i gruppi finanziati dall’USAID eseguirono un colpo di Stato che insediò la giunta militare guidata dal capo dell’esercito Raoul Cedras. Cedras era un informatore della CIA incaricato dei militari di Haiti. Il SIN fu rinominato FRAPH e intraprese ancora il terrorismo politico contro Lavalas, contadini e sindacati. I salari furono diminuiti ulteriormente, con una ditta di abbigliamento che riforniva i contractor statunitensi che pagava 0,14 dollari all’ora. L’uomo di punta dell’USAID, André Apaid, venne sicuramente ricompensato divenendo un lobbista a Washington del regime di Cedras. Disse a una folla di Miami che se Aristide tornava ad Haiti, “Mi sarebbe piaciuto strangolarlo“. Ma era il FRAPH che faceva il grosso dello strangolamento. Amnesty International denunciò  2000 civili assassinati ad Haiti a diciotto mesi dal colpo di Stato di Cedras. L’agente della CIA Brian Latell, la cui relazione fasulla contribuì a rovesciare Aristide, visitò Haiti nel 1992 elogiando Cedras e dicendo di non aver visto “nessuna prova dell’oppressione o delle stragi del governo“. Amnesty International definì la sua valutazione “assurda”.
Aristide andò in esilio negli Stati Uniti. Infine si accordò con la Banca mondiale che gli permise di tornare ad Haiti. L’operazione comportò il rilascio dei membri del governo FRAPH, la privatizzazione di 300 aziende statali, riduzione delle tariffe e dei dazi all’importazione di Haiti, e la riscrittura delle leggi fiscali d’impresa e d’investimento di Haiti. Il movimento della famiglia Lavalas di Aristide venne bandito e gli stipendi congelati a 0,11-0,18 dollari all’ora, inferiori a quelli della dittatura Duvalier. Haiti su ordine della Banca Mondiale stabilì il salario più basso nell’emisfero occidentale. Una volta siglato l’accordo, il presidente Clinton intervenne ad Haiti per riportare Aristide. Nel 1993 l’USS Harlan County entrò a Port-au-Prince per gettare le basi del ritorno di Aristide. La nave fu accolta da manifestanti violenti guidati da Emmanuel (Toto) Constant, che era sul libro paga della CIA come fondatore e capo dei killer del FRAPH. Toto partecipò al ballo inaugurale di Clinton. Suo padre era il generale Gerard Constant, capo dell’esercito di Papa Doc e “consulente interno” dell’ambasciatore statunitense Alvin Adams. Constant formò il FRAPH dai resti del SIN per volere del colonnello Patrick Collins, addetto militare presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Port-au-Prince. Constant afferma che Collins e il capo della stazione CIA di Haiti erano nel quartier generale militare di Haiti nel 1991, durante il golpe di Cedras. Ora a Toto fu detto di fare il bravo cane e dare il benvenuto al Aristide, riformato dalla Banca Mondiale, di ritorno ad Haiti. In una riunione con il generale dell’US Army Hugh Shelton, a Constant fu detto “Ecco la tua occasione. O lo fai o ti cacciamo come un cane“. Il giorno prima che Constant convocasse una conferenza stampa annunciando che gli haitiani salutavano Aristide, s’incontrò con il capo della stazione della CIA ad Haiti John Kambourian. Gli fu detto che mentre Aristide sarebbe tornato, il FRAPH sarebbe rimasto al potere ad Haiti. La prima missione di Toto fu indottrinare le truppe dell’esercito haitiano sui mali della teologia della liberazione. L’amministrazione Clinton rinnegò le sue promesse ad Aristide. Anthony Lake dell’NSA di Clinton si vantò al Congresso che CIA e USAID si scelsero il nuovo parlamento haitiano per “bilanciare Aristide”. Molti assassini del FRAPH rimasero al potere tra cui il generale Jean-Claude Duperval,  l’uomo della CIA che guidò il colpo di Stato del 1991 accanto all’ex-capo dei Tonton-Macoute. Il  FRAPH continuò il narcotraffico. Nel 1997 il colonnello haitiano Michel Francois, che fu il capo della polizia di Port-au-Prince durante la giunta Cedras, venne estradato dall’Honduras per essere processato per traffico di cocaina ed eroina. Francois fuggì nella Repubblica Dominicana dopo che Aristide scoprì che era anche dietro un complotto per destabilizzare Haiti. Francois lavorò con il prediletto della CIA Pablo Escobar ed utilizzò un aeroporto privato controllato dal colonnello haitiano Jean Claude Paul come punto di trasbordo per Miami della cocaina di Escobar.
La Permindex rapidamente si stancò dell’interferenza di Aristide nel business della droga. Nel 2000, dopo che Aristide vinse di nuovo le elezioni haitiane, gli Stati Uniti decisero che il voto era un broglio e tagliarono tutti gli aiuti, sottoponendo in modo efficace l’isola a una morte lenta. Pochi anni dopo, come un bizzarro fantasma dell’opera, Aristide fu rapito dalla CIA ed esiliato in Africa. Il burattino dell’FMI Rene Preval fu nominato presidente. James Woolsey, che coautore delle menzogne che contribuirono a rovesciare Aristide fu premiato con l’incarico di direttore della CIA, ma ben presto trovò un lavoro più redditizio. La sua Dyn Corporation di Reston, VA, stipulò un contratto con la CIA per addestrare e schierare la nuova polizia nazionale haitiana, che sostituì i militari haitiani nell’ambito della transazione della Banca Mondiale. Quando le truppe delle Nazioni Unite si ritirarono da Haiti, i consiglieri della DynCorp rimasero. Human Rights Watch dice che la polizia nazionale haitiana che la DynCorp ha addestrato era coinvolta in “esecuzioni extragiudiziali, uso inappropriato della forza letale e percosse“. Le barricate tornarono nella nazione di schiavi moderni di Haiti, mentre il popolo da tempo sofferente ancora una volta si ribellava per combattere i monopoli di Rockefeller, della Corona inglese e dei signori della droga e loro finanziatori, i banchieri Illuminati. Forse questa volta gli haitiani scacceranno i bastardi una volta per tutte.
Viva la Revolucion! Viva Haiti!

Jean-Bertrand-AristideTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’unità occidentale contro la Russia è un capolavoro d’illusione

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 27/03/2014

1538749Quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha aperto il suo tour in Europa, questa settimana, ha avuto la coreografia inconfondibile di una sceneggiatura: luci, camera, azione, ecc, La trama è fin tropo familiare. Gli USA, il faro luminoso della democrazia e dei diritti umani, viene in soccorso delle damigelle europee in difficoltà poco prima di essere devastate dalla recidiva bestialità europea della guerra. I politici europei di sempre più basso calibro indulgono in tale parodia statunitense della realtà apparendo uniti intorno all’invito di Obama a sanzioni più severe contro la Russia. Dall’inglese David Cameron ai suoi omologhi tedesco e francese Angela Merkel e Francois Hollande, invitano ad imporre sanzioni economiche a imprese e industrie russe. Molta retorica e melodramma fanno stecca, ma c’è la netta mancanza di coraggio nell’attuarle.
Nella visita europea di Obama questa settimana, è sembrata più che una coincidenza che il presidente facesse la prima dichiarazione pubblica da un museo di Amsterdam. La scelta di un luogo così rarefatto per avviare la spola diplomatica di Obama, potrebbe sembrare a prima vista strana. Come il Washington Post ha riferito: “Il presidente Obama usa il viaggio diplomatico cercando di radunare la comunità internazionale attorno agli sforzi per isolare la Russia dopo la sua incursione in Ucraina”. Eppure il presidente degli Stati Uniti sceglie un museo per iniziare sì apparentemente importante settimana diplomatica? Al Rijksmuseum di Amsterdam ha parlato del diritto internazionale e della necessità di una risposta unitaria nel sanzionare “la violazione della sovranità e dell’integrità territoriale di altre nazioni” russa. Le esternazioni del capo statunitense sono state fatte di fronte al capolavoro di Rembrandt, La ronda di notte. Completato nel 1642, il ritratto a grandezza naturale dei soldati olandesi è considerato tra i capolavori d’arte più belli del mondo. Il dipinto, tra l’altro, fu messo in deposito segreto tra 1939-1945 per salvarlo da eventuali danni durante la seconda guerra mondiale. Obama ha dichiarato: “Europa e America sono unite nel sostenere il governo e il popolo ucraini, siamo decisi ad imporre un prezzo alla Russia per le sue azioni, finora”. Il messaggio subliminale è: Washington arriva in Europa come una forza di raccolta del bene per difendere i principi democratici, valori civili e sconfiggere la barbarie. La presunzione di Obama ha profonda risonanza nella mitologia statunitense dell’”eccezionalismo” e del potere benigno.
Il nuovo film sulla Seconda Guerra Mondiale dell’attore e regista statunitense George Clooney, Monument Men, è un esempio di questa sciropposa vanità e parodia della storia statunitense. L’ultimo film di Clooney, su un team statunitense assegnato specificamente ad una missione per salvare le collezioni d’arte europee saccheggiate dai nazisti, tende a rafforzare il mito statunitense di aver salvato l’Europa dalla guerra selvaggia e dalla distruzione nel 20.esimo secolo. L’intervento statunitense nella Prima e Seconda guerra mondiale è, nella mitologia nazionale “eccezionale” statunitense, ritratto come un sacrificio nobile che salvò l’Europa dal baratro del nichilismo alla luce della democrazia liberale. Facendo eco a questo coro artificioso, i media occidentali indicano la  Russia, guidata da Vladimir Putin, come la maggiore minaccia per la pace in Europa dalla fine della Guerra Fredda, più di 20 anni fa. Non importa il fatto inevitabile che fu la Russia sovietica che in gran parte sconfisse il fascismo tedesco nel 1945. Ma tra le righe semplicistiche, vi è abbondanza di prove che gli alleati di Washington sono tutt’altro che uniti o fiduciosi circa la questione della Russia e del recente sconvolgimento dell’Ucraina. In primo luogo, vi è una crisi di legittimità tra i cosiddetti leader occidentali. Quando i membri del G-7 furono successivamente fotografati a L’Aja rannicchiati intorno a un tavolo con bandierine che ne indicavano la nazionalità, il raduno aveva la gravitas di una mensa scolastica. La dichiarazione del G7 sulla cancellazione del previsto vertice del G8 di Sochi in Russia dice: “Sospenderemo la nostra partecipazione al G8 finché la Russia non cambia rotta e l’ambiente torna al punto in cui al G8 poteva aversi un dibattito significativo”. Non sembra una dichiarazione convinta. “Sospenderemo la nostra partecipazione...”, non “vietiamo alla Russia”, tradisce molta ansia mercanteggiante nel club elitario per avere una dichiarazione “unificata”.
La crisi di legittimità di Washington e della sua cricca alleata deriva dal fatto che tali Paesi non sono più le potenze economiche di una volta. Il centro di gravità dell’economia mondiale si volge verso i BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, tra le altre economie emergenti. Asia, Africa e America Latina sono il futuro, Nord America ed Europa sono il passato. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov non essendo obbligato dai pessimi difetti politici dell’invidia nel declinare il G8 quale entità ridondante, l’ha fatto. Quindi, da tale club occidentale, la minaccia di sanzioni economiche contro la Russia per presunte violazioni all’Ucraina suona decisamente vuota e impotente. La crisi della legittimità politica occidentale si manifesta anche nel proprio pubblico. Questa settimana ha visto il martellamento del partito socialista francese alle elezioni locali e l’ascesa del movimento anti-establishment e profondamente euroscettico del Fronte Nazionale. La popolarità del presidente francese Francois Hollande ha toccato il minimo storico, e questa stessa disaffezione cronica verso la classe politica si vede in altri Stati occidentali. Economie stagnanti e livelli record di povertà e disoccupazione minano l’autorità dei capi e dei governi occidentali. Così, nonostante i tentativi di radunare gravitas e finalità sugli eventi in Ucraina e le presunte irregolarità della Russia, il pubblico occidentale non ha voglia di ascoltare ipocriti sermoni politici. Come possono tali politici trovare urgenza e mezzi finanziari per gettare improvvisamente miliardi di dollari in Ucraina, quando c’è ne così tanto bisogno nella trascurata spesa sociale interna?
La disaffezione del pubblico verso i governi nazionali si estende alla sovranazionale Unione europea. Ciò spiega anche la drammatica avanzata del Fronte Nazionale in Francia e la crescente popolarità dei partiti nazionalisti anti-UE altrove in Europa. Tema comune è il disprezzo per i burocrati europei alienati, interessati più ad allargare l’UE sempre più austera economicamente per i cittadini. L’idea che vituperati personaggi europei come Cameron e Hollande, siano fotografati con gli altrettanto disprezzati burocrati europei Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, e che tale immagine debba rappresentare una specie di solido fronte popolare unitosi alle sanzioni statunitensi  contro la Russia, è ridicola e illusoria. Tale cricca di politici può sembrare unita, ma che senso ha tale “unità” quando sono sempre più screditati agli occhi dei loro popoli e del resto del mondo? Anche in tale cabala, l’apparente unità non convince. Le sanzioni più severe che Washington sostiene non sono state finora adottate dall’Unione Europea, nonostante la retorica. In particolare, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha rifiutato l’idea provocatoria di “escludere” la Russia dal G8, che Washington, Londra e Parigi avrebbero preferito. Merkel ha contraddetto il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che già insisteva sul fatto che la Russia era stata sospesa dal forum. L’atteggiamento meno conflittuale di Merkel è stato ribadito dalla ministra degli Esteri italiana, Frederica Mogherini, che ha ricordato a tutti che la Russia è “un importante partner” e che un forum del dialogo non deve essere chiuso. Lontano dalla cricca G7, i governi finlandese e belga hanno avvertito contro uno scontro diplomatico con Mosca. La Norvegia, membro della NATO e dell’UE, ha detto che annulla gli accordi militari bilaterali con la Russia, ma aggiungendo che altri settori delle relazioni con la Russia dovevano rimanere normali. Il presidente svizzero Didier Burkhalter ha detto che il suo Paese non seguirà le sanzioni USA e UE contro i finanzieri russi.
Molti dei 300 milioni di cittadini europei, nonostante l’atteggiamento ufficiale di alcuni capi, sono ben consapevoli dell’importanza del commercio bilaterale con la Russia. Il commercio dell’UE con la Russia è dieci volte il volume tra Stati Uniti e Russia. Soprattutto il commercio UE-Russia del petrolio e gas, che rappresenta circa un terzo del mercato dell’UE. Nella parte orientale del blocco, la fornitura di gas russo costituisce l’80-100 per cento del consumo totale. Il legame commerciale della Germania con la Russia è d’importanza strategica, non solo per la Germania ma per il resto d’Europa. Le imprese tedesche hanno venduto 60 miliardi dollari di merci in Russia l’anno scorso. Non sorprende che la business class tedesca a gran voce si opponga a qualsiasi ulteriore sanzione contro la Russia. Il gruppo d’esportazione della Germania, BGA, dice che tale mossa sarebbe “catastrofica” per le oltre 6000 imprese tedesche che vi fanno affari. Un’altra figura del mondo degli affari tedesco, Eckhard Cordes, il capo del comitato orientale, potente lobby filo-Russia, ha espresso apprensione per l’impatto delle sanzioni. Ha detto ai media tedeschi: “Abbiamo una partnership strategica… riunendo i nostri popoli. Ed ora vogliamo coprirci con le sanzioni? Lo trovo così difficile da immaginare”. La responsabilità verso la maggiore economia europea è un vincolo oneroso per Merkel. Der Spiegel ha commentato il dilemma di Merkel: “La sua vittoria elettorale lo scorso autunno è in parte il risultato della promessa di proteggere la Germania dalla spiacevole crisi dell’euro. Ciò che ora ci si aspetta da Berlino sulla crisi Ucraina: sicurezza e stabilità”. In tutta Europa, imprenditori, industriali, operai e privati sanno che la spavalderia delle sanzioni economiche contro la Russia, articolate da una classe politica sempre meno rappresentativa e più illegittima, li danneggerà nella vita quotidiana. Il grande pubblico sa che le élite bellicose di Washington, Londra, Parigi e Bruxelles hanno molto meno da perdere perseguendo il confronto con la Russia. Forse nei decenni passati, le nazioni potevano essere radunate attorno una bandiera con discorsi sciovinistici. Nell’economia globalizzata di oggi, tale tipo d’influenza condiscendente è finita e ogni tentativo di rianimarla è vista con ancora più disprezzo.
Paolo Scaroni, il capo del colosso energetico italiano ENI, ha detto al Financial Times in termini netti: “Abbiamo bisogno del gas russo ogni giorno. Hanno bisogno del nostro denaro ogni uno o due anni. Se nel bel mezzo del duro inverno non abbiamo il gas russo, siamo in difficoltà. Ma la Russia non è nei guai se avrà i nostri soldi il giorno dopo”. Scaroni ha anche confermato ciò che altri analisti energetici hanno detto di recente, e cioè che il progetto South Stream del gas naturale dalla Russia all’Europa è nell’incertezza per le tensioni sull’Ucraina tra Mosca e Bruxelles. Tale progetto promette di aumentare le forniture di gas all’UE, che probabilmente abbasserà i costi per i consumatori. Ora, grazie al tintinnare di sciabole di Washington e alla sua piccola squadra di capetti dell’UE, il progetto è in pericolo. Ciò indica l’enorme scollamento tra politici e Washington e la popolazione europea in generale. Tale disconnessione deriva da questioni economiche e sociali profonde, legate alla scomparsa della società capitalistica, ma l’ultima debacle con la Russia sull’Ucraina porta alla ribalta la disaffezione del pubblico. Il pubblico occidentale sa anche che i media occidentali non dicono la verità. Queste ultime sembrano essere più impegnate a spacciare una narrazione auto-allucinata in linea con il programma politico elitario, piuttosto che a rivelare ciò che è veramente in gioco sull’Ucraina.
Le misure di sicurezza russe sul confine con la destabilizzata Ucraina e la riunificazione costituzionale della provincia meridionale di Crimea, vengono distorte ad atti mostruosi d’aggressione. Le legittime misure precauzionali di sicurezza nazionale della Russia sono presentate come spettro malvagio che minaccia di “frantumare l’Europa”, secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Tale ritratto da cartone animato è privo di fatti salienti, fatti noti al pubblico che accede ai media alternativi. Come ad esempio il fatto che Washington e i suoi alleati europei hanno avviato i tumulti in Ucraina supervisionando il golpe a Kiev del 23 febbraio, dopo tre mesi di violenze di strada orchestrate. I governi occidentali hanno violato il diritto internazionale e la sovranità, e non per la prima volta. Il nuovo regime filo-occidentale illegittimo a Kiev è composto da neo-nazisti e altri fascisti che hanno scatenato il caos e le violenze in Ucraina, i più recenti esempi sono l’assalto a funzionari e proprietà di filo-russi, rapine a mano armata di treni diretti in Russia e molestie ai media neutrali. S’invocano stragi e terrorismo contro il popolo russo da parte dei golpisti, tra cui la principessina pro-democrazia cara alle élite occidentali, Julija Timoshenko, recentemente colta assaporando l’idea di “sterminare” i russi e incenerire la Russia con un attacco nucleare. Ma non si rendano chiari i fatti con una buona storia, come le élite occidentali potrebbero dire. E tale storia dice che l’Europa è quasi in guerra di nuovo a causa delle “vecchie abitudini barbariche”. Ma ci sono gli USA, “la coraggiosa America democratica”, che ancora una volta porteranno all’Europa pace e armonia civile, questa volta contro il dispotismo russo, invece del fascismo nazista di prima. Il problema per Washington e i suoi alleati delle élite europee è che il grande pubblico non si beve tale racconto trito e ritrito. Il grande pubblico giustamente vede l’aggressione della NATO e il Lebensraum USA in Europa come un problema, e non il presunto espansionismo russo…
Lo stesso giorno in cui Obama dava lezioni agli europei su diritto internazionale e norme civili, il suo consigliere della sicurezza nazionale per la Russia, Michael McFaul, scriveva sul New York Times. McFaul, ex-ambasciatore in Russia, ha scritto un incredibile falso storico dichiarando che Vladimir Putin è “un leader revisionista autocratico (che) ha istigato questo nuovo scontro… simile alla lotta ideologica tra autocrazia e democrazia del secolo scorso, ora ritornata in Europa. Noi (gli Stati Uniti) siamo pronti a guidare il mondo libero in questa nuova lotta”. Tale narrazione delle élite occidentali abbracciata da Obama e dalla sua squadra di inutili politici falliti europei, ha ormai alienato il pubblico globale, in patria e nel mondo. Certamente non nello stile di Rembrandt, ma la maggior parte dei popoli può ora vedere l’atteggiamento delle élite occidentali quale capolavoro dell’illusione.

10006103La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della  Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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