In Italia la stampa di sinistra è merda

José Sant Roz Aporrea 25.07.2013

altan_scalfari_espressoChe guerra bestiale oramai conduce la stampa prostituta italiana contro il Venezuela. Attacchi isterici ripresi dai fogliacci spagnoli “El Pais” e del suo Grupo Prisa. Il gruppo editoriale più grande d’Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso” (in teoria di sinistra), non lesinano argomenti di ogni genere per cercare di infangare il Venezuela. Basta prendere due esempi: dopo la vittoria elettorale in Venezuela di Maduro, “La Repubblica” ha parlato apertamente di frode (senza prove) e di “volontà popolare violentata e manipolata“. Inoltre, quando vi è stata la violenza provocata dall’opposizione del Majunche (lo squallido, cioè Capriles Radonski. NdT), ha intitolato semplicemente: “scoppia un’ondata di violenza scatenata dal furto elettorale e dalla forte repressione della polizia“… Evitando di parlare dei morti causati dalle bande impazzite dell’opposizione, istigate dall’appello del dannato Majunche. Questi media, come quelli spagnoli, difendono i propri interessi in America Latina, legati alle transnazionali, insieme a molti gringos. Sono potenti mafie. Tutta l’Europa vive di mafie (che naturalmente fanno le guerre). In quella merda la democrazia è solo uno scherzo  buono a nulla. Ma di solito si tratta della versione delle notizie sul Venezuela di media come The Miami Herald, confezionate dalla SIP.
In 14 anni di governo bolivariano non hanno mai detto niente di buono sul Venezuela. Questa è la strategia. Per loro Chavez era un mostro, un dittatore, un ladro e stupratore di diritti umani. Invece l’Italia, la Grecia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti sono le meraviglie che dovrebbero dettare i modelli del progresso e del benessere sociale a tutto il mondo, ma ogni giorno che passa affondano ulteriormente nella merda. Ogni italiano dovrebbe sottoporsi a un esame copro-rettale per vedere se riesce a cantare come Caruso o a giocare come Mesi, è il meglio che riescono a fare e l’unica cosa che conta per loro in questo mondo: poi li elevano a celebrità, finché non si schiantano contro la verità. Babbioni. Poiché non hanno le palle di vedere la fogna in cui si trovano, nel frattempo vivono ingoiando tutto il miasma che creano i loro media verso il nostro Paese.
Ecco un esempio: ‘L’America contro l’Nsa: da che pulpito viene la predica’

Commento:
8869 L’articolo linkato è un ennesimo articolo-spazzatura, anti-latinoamericano e anti-bolivariano, scribacchiato da tale Maurizio Stefanini, ‘esperto di processi di transizione alla democrazia’ (una qualifica che è un marchio distintivo), per conto della nota rivista di disinformazione Limes (oggi imitata nel suo piattume analitico e nel suo squallore ideologico, anche da certi ex-eurasiatisti scopertisi cheerleader del Pentagono). Inoltre, come ben nota il professor José Sant Roz, questo è il compito degli scribacchini e dei relativi mandanti, cui bisogna includere anche il Fattoquotidiano, parzialmente di proprietà di un ex-dirigente della Lazard Banque, banca specializzata in ‘consulenze internazionali'; ovvero privatizzazione dell’economia e svendita delle risorse dei Paesi del Terzo Mondo per conto del FMI e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Repubblica, il Foglio, Fattoquotidiano mimano una farsa di dibattito sul teatrino della politichetta italidiota, ma come si sarà ben notato, quando si tratta di Medio Oriente, Eurasia e America Latina, cioè degli interessi dei loro veri finanziatori, allora adottano stranamente tutti la stessa posizione: filo-atlantismo sfegatato e pieno supporto agli interessi delle multinazionali e delle grandi banche internazionali anglosassoni e francesi. Ovviamente tutto ciò non è un caso, poiché a dettare la linea degli ‘organi di informazione’ italiana sono le veline dei Consigli di Amministrazione di queste grandi imprese, naturalmente dopo quelle delle ambasciate di USA e Israele.

José Sant Roz, direttore di Ensartaos.com.ve e Professore di matematica presso l’Università de Los Andes (ULA). Autore di oltre venti libri sulla politica e la storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La ‘Primavera araba’ e la seduzione della sinistra occidentale

Fodla32 Mathaba 11/12/2012

304352L’analisi sul fallimento della sinistra occidentale nel riconoscere il nemico e i suoi metodi, da cui volentieri viene sedotta al fine di distruggere il socialismo, la democrazia e la resistenza popolare nel mondo non-bianco. Testo per il primo anniversario della morte del colonnello Muammar al-Gheddafi, presso la sede di Dublino del Partito Repubblicano Socialista irlandese, Dublino,  20 ottobre 2012.

La “primavera araba” e la seduzione della sinistra occidentale
Desidero affermare, in questo testo, che l’invasione della Libia è un precedente della cooptazione della sinistra occidentale nell’avventurismo imperialista. Sulla base dei lavori di Jean Baudrillard, direi che il metodo utilizzato è il vecchio trucco delle seduzione. Il fallimento dei movimenti contro la guerra nel fermarla, non è una novità. Non c’è mai stato un caso in cui i movimenti di protesta abbiano fermato una guerra. Anche la Guerra del Vietnam, che alla fine ha generato proteste di massa negli Stati Uniti, non è stata fermata dalle proteste, ma solo da una vera sconfitta sul campo della macchina bellica statunitense.
Nel 1912, i partiti socialisti riunitisi a Basilea, Svizzera,  promisero che non avrebbero sostenuto i loro governi se una guerra stesse per iniziare. Ma una volta che i tamburi patriottici della Prima Guerra Mondiale cominciarono a rullare, queste promesse furono dimenticate e la maggior parte dei leader socialisti, o pseudo-tali, spinsero vergognosamente i giovani della classe operaia d’Europa al macello. In tutto questo elenco di fallimenti, si è registrato un consistente e attivo movimento contro la guerra, creato dalla sinistra, in Europa e negli Stati Uniti, per decenni.
Nel 2003, mezzo milione di persone marciò a Washington contro la guerra in Iraq. Quasi un milione di persone marciò a Londra. In molti modi, fu un grande successo. Naturalmente, la guerra non fu fermata, ma si può affermare che la macchina della propaganda imperialista venne gravemente indebolita da tale dimostrazione massiccia di rifiuto pubblico. La prossima volta, gli imperialisti sarebbero stati molto più intelligenti, molto più seducenti, e lo furono.
Naturalmente, una volta che l’attacco alla Libia era cominciato, i media occidentali fecero ciò che da sempre è previsto, diffusero tutta la peggiore propaganda contro il governo della Libia, e il suo leader, che poterono inventarsi. Abbiamo avuto le storie risibili su al-Gheddafi che dava il viagra all’esercito libico, in modo che i soldati libici potessero violentare i pacifici manifestanti, un racconto preso e ripetuto da Amnesty International. Questa storia era come la favola dei soldati tedeschi che mangiavano bambini belgi, o dei soldati iracheni che strappavano 500 bambini dalle incubatrici in Kuwait, anche se c’erano solo circa 50 incubatrici in tutto il Kuwait all’epoca (ancora una volta, una storia presa e ripetuta da Amnesty International.) Queste storie apparvero ridicole col senno di poi, ma durante la frenesia dei media per il sangue nemico, vennero prese sul serio da gran parte della popolazione, e servirono a indebolire ogni tentativo di criticare o opporsi alla guerra.
Dai primi giorni della cosiddetta rivolta di Bengasi, delle storie iniziarono a filtrare nei “migliori” giornali occidentali, come il Guardian, su arresti, tortura, linciaggio e morte per fuoco dei neri. Tuttavia, Susan Rice, ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite iniziò a indicare nelle persone di colore massacrate, dei mercenari sub-sahariani. E che quindi era tutto a posto. I media ebbero la loro foglia di fico nel supportare il genocidio razzista. In tutto questo, ci furono segnalazioni costanti nei migliori giornali (nessuno di loro irlandese) del fatto inquietante che la maggior parte di coloro che venivano uccisi non fossero militari. Erano infatti civili neri, molti dei quali lavoratori migranti.
Allora, qual è stata la reazione della sinistra occidentale a tutto questo? La reazione fu ancora più vergognosa di quella del 1914, quando la classe operaia venne tradita da chi le aveva promesso di seguire i principi. Almeno le varie direzioni socialiste, nel 1914, poterono affermare che le loro nazioni erano sotto attacco. La sinistra occidentale non aveva scuse del genere nel 2011, quando la Libia fu attaccata. Qui c’era una piccola nazione, di soli sei milioni di persone, aggredita dall’alleanza con la più devastante potenza militare mai creata nella storia dell’umanità.
Il potere di uccidere a distanza contro la Libia, nel 2011, era più grande di tutto ciò che era stato messo in campo nelle guerre mondiali o nella guerra del Vietnam. 120 missili cruise lanciati nei primi giorni, e poi più di 25.000 sortite degli aerei militari della NATO, per nove mesi. E tutta la sinistra occidentale applaudiva la distruzione delle infrastrutture dello stato socialista e incitava i linciaggi delle folle razziste. Anche il noto pensatore Noam Chomsky, è diventato una cheerleader dei linciaggi razzisti, sminuendo il ruolo delle bande salafite e sostenendo che la ribellione fosse essenzialmente pacifica. Il movimento contro la guerra irlandese chiese il congelamento dei beni dello Stato libico, utilizzati per pagare scuole, ospedali, ecc., e di utilizzare questi vitali fondi sociali per armare il cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (CNT), un piccolo gruppo di sconosciuti che avevano passato il precedente ventennio negli Stati Uniti, portati dalla CIA a prendere il potere in Libia e a trasformarla in uno stato fantoccio degli Stati Uniti, con un programma di privatizzazione. Come può accadere una cosa simile?
Come può la bussola morale della sinistra occidentale collassare in modo così disastroso, dalle manifestazioni di massa organizzate nel 2003 per opporsi alla guerra contro l’Iraq, uno Stato  infinitamente peggiore sui diritti umani della Libia (che stava per ricevere un premio per Diritti Umani delle Nazioni Unite, solo pochi mesi prima dell’invasione.) Nel caso della guerra in Iraq, tutte le solite manovre della propaganda dei media vennero utilizzate. Saddam era un dittatore brutale. Certamente vero. Saddam era un pericolo per il suo stesso popolo. Molto spesso era vero. E poi, per dirla tutta, Saddam stava per attaccare l’Occidente con armi di distruzione di massa. Stronzate totali, ma abbastanza efficaci sulle menti di coloro che guardano Fox News o CNN che, tragicamente, sono la maggioranza delle persone. Ma in tutto ciò, la sinistra ha mantenuto la calma e ha organizzato proteste di massa contro la guerra.
Quindi, come si può immaginare che nel 2011, questa stessa sinistra sarebbe diventata la cheerleader di una campagna genocida e razzista contro uno Stato socialista, con uno dei più alti standard di vita tra i paesi in via di sviluppo, e con una situazione dei diritti umani elogiata dalle Nazioni Unite? Per non parlare di un avanzato sistema di Democrazia Diretta.

Seduzione
A questo punto, dobbiamo parlare dell’arte della seduzione. Come sottolinea Baudrillard, nel suo libro intitolato La seduzione, la seduzione è un gioco di fantasia. E’ una promessa, una promessa falsa, per dare al sedotto il suo più profondo desiderio, per farne diventare realtà le fantasie. Di solito, come Freud precisa, abbiamo a che fare con fantasmi originari, cioè la fantasia di vedere e di essere parte di quella scena da cui, da bambini, si è stati  crudelmente esclusi, per esempio l’amore dei nostri genitori. E qual’è la scena primaria della sinistra occidentale? Qual’è la scena di gioia e di liberazione da cui è sempre stata esclusa. Niente meno che la presa del Palazzo d’Inverno nel 1917.
Noi siamo sempre sotto l’incantesimo del film sovietico del grande Sergej Eisenstein, Ottobre 1917. I lavoratori che marciano a decine di migliaia, la polizia e i soldati che disobbediscono agli ordini e che si uniscono ai lavoratori, marciando valorosamente sul palazzo del potere dello Zar. Non importa che ben poco di tutto questo sia realmente accaduto, e che Eisenstein abbia creato una visione della presa del Palazzo d’Inverno che è un omaggio al suo genio, piuttosto che ai fatti di quella notte. Niente di ciò conta. Negli ultimi 90 anni abbiamo cercato di ricreare quella scena primaria con i nostri patetici picchetti e cortei, in cui gli organizzatori non hanno nemmeno il coraggio di parlare di rovesciamento dello stato borghese, ed effettivamente non pensano a farlo. Ma poi, tutto ad un tratto, alla sinistra occidentale è stato dato tutto ciò che aveva sempre sognato. Centinaia di migliaia di persone in Tunisia ed Egitto che scendono in piazza, proprio come nel film, che sembrano rovesciare dei dittatori. Che gioia! Per anni ci era stato detto che questo genere di cose era morto con Lenin. Ma qui c’era, e sotto i nostri occhi. E se i paesi arabi potevano farlo, anche noi possiamo. Occupy Wall Street. Certo, non ha funzionato in piazza Tahrir?
E poi arrivò Bengasi sui nostri schermi televisivi. Il popolo insorge contro un dittatore. Era tutto troppo bello per essere vero, ma perché guardare in bocca a un meraviglioso caval donato? Abbiamo bisogno di lavorarci, in modo da poter mostrare alla nostra gente, qui in Europa, che in realtà si può fare. La seduzione non è uno stupro. Ha bisogno della complicità della sua vittima. Ha bisogno di una vittima che vuole essere sedotta. In effetti, è la vittima che detta le condizioni con le quali la seduzione avrà luogo. La primavera araba è un successo, perché è da questo che la sinistra occidentale vuole essere sedotta. Si è spesso notato che i notiziari TV sono diventati popolari solo dopo l’avvento della TV a colori.
La guerra del Vietnam fu una guerra in bianco e nero. La gente non poteva sopportare nel vedere quelle cose. Il bianco e nero seduce. Il bianco e nero è sempre qualcosa di non reale. La seduzione è sempre qualcosa di non reale. Si lascia un po’ desiderare. Non è possibile visualizzare l’immagine, a meno che non colmi le lacune, a meno che non si diventi complici nella creazione dell’immagine. Il bianco e nero vi trascina nell’orrore. Il bianco e nero è sempre orribile, sempre seducente. Il colore non lo è. E’ troppo reale. E’ più della realtà. Non lascia nulla all’immaginazione. Non lascia nulla al desiderio. Ci si può sedere tranquillamente davanti a una TV a colori, guardando corpi mutilati di bambini, mentre si mangia a cena. Poiché non siete coinvolti, non ne siete sedotti, siete esclusi dall’orrore, allontanati  dall’eccesso di informazione.
Baudrillard ha scritto un libro intitolato La guerra del Golfo non ha avuto luogo. Analizzava il modo in cui l’overdose estrema da media lasci il telespettatore con un totale senso di irrealtà. Questa è la guerra ridotta a videogioco. Per lo spettatore occidentale, nessuna persona reale viene uccisa o ferita. Tutto ciò che accade sono immagini ricreate. Anche il sodati degli USA in Iraq raramente vedevano il risultato omicida delle sue azioni. Anche loro hanno visto la guerra attraverso le loro apparecchiature video.

In bianco e nero
Se la guerra del Golfo è stata una guerra a colori, si potrebbe dire che la primavera araba sia stata in un seducente bianco e nero. Quando le violenze scoppiarono a Bengasi, nel febbraio 2011, il governo libico invitò osservatori e media internazionali a recarsi a Bengasi per vedere cosa stesse succedendo. Pochissimi accettarono l’offerta. Non era questo il piano. Tunisia ed Egitto prepararono per ben la scena, e le potenze imperialiste non avevano alcuna intenzione di turbare quella scena, con la verità sulle bande di violenti e razzisti salafiti collaborazionisti della CIA e delle dittature del Golfo, l’assassinio di poliziotti e soldati, e di qualsiasi persona nera su cui hanno potuto mettere le mani. Come sottolineato da Baudrillard, la seduzione si prende sempre qualcosa dalla scena, la scena del piacere.
La “primavera araba” è un lavoro magistrale, degna di un Don Giovanni. Senza avere alcuna idea reale di chi o cosa questi “ribelli” siano, la sinistra occidentale ne è diventata complice. Ne è stata risucchiata, risucchiata con gioia. Ha riempito gli spazi mancanti con le sue fantasie sui manifestanti democratici, coraggiosamente opposti ai soldati drogati di viagra dell’odiato dittatore. Che un milione di libici scendesse a riempire la Piazza Verde, sotto la minaccia dei bombardamenti della NATO, a dimostrare il loro sostegno a Muammar al-Gheddafi, venne facilmente trascurato. Una persona sedotta, una persona che ama il brivido di essere sedotta, non ha più alcun interesse alla verità o ai fatti. E così, anche dopo il brutale assassinio di Muammar al-Gheddafi, con droni e jet da combattimento all’attacco, e poi da una folla impazzita, la follia della sinistra occidentale è continuata. Ha continuato a sognare piazze Tahrir che spontaneamente scoppiano in tutta Europa e negli Stati Uniti, anche se i fascisti Fratelli musulmani mettono i loro artigli sulle leve del potere in Egitto, per servire gli interessi degli Stati Uniti in misura ancora più servile di Mubaraq.
Ancora oggi, dopo il fallimento totale del Movimento Occupy nel raggiungere qualsiasi cosa, ci sono ancora alcuni illusi, sempre sedotti, idioti della sinistra occidentale, che sostengono le bande settarie della CIA/Mossad in Siria.

La rinnovata conquista dell’Africa
Allora, che cosa ci resta ora? Nel 1873, il sistema capitalista occidentale era schiacciato da un massiccio crollo finanziario. Nulla all’interno di tale sistema poteva fornire la grande quantità di ricchezza reale necessaria per ripristinare quel sistema. La risposta fu molto semplice. Nel 1873, pochissimo di Africa, Asia e Nord America era sotto il dominio imperialista. Nei successivi dieci anni si vide l’espansione dell’imperialismo più genocida mai conosciuto. Tutto il Nord America fu conquistato e l’ingenua popolazione sterminata. La corsa per l’Africa comprese l’orrore indicibile dello stupro belga del Congo, con almeno 13 milioni di persone uccise, e anche la conquista genocida del Sud Africa per mano di Cecil Rhodes, finanziato dalla famiglia criminale dei Rothschild, in nome del sanguinario impero britannico.
Nel 1890, il crollo del capitalismo occidentale si era stato trasformato in un boom senza precedenti, e la scena era pronta per la Prima Guerra Mondiale, con gli imperi in ascesa che avidamente volevano conquistare gli altri. Nel 1930, la Germania e il Giappone cercarono di tirarsi fuori dalla paralizzante depressione economica intraprendendo conquiste coloniali. La Seconda Guerra Mondiale ne fu il risultato. E ricordiamoci che la Grande Depressione negli Stati Uniti non finì che con l’entrata nella Seconda Guerra Mondiale, e il trasferimento di tutta la riserva aurea dell’impero britannico negli Stati Uniti, come pagamento delle armi, ecc.
Oggi, il capitalismo occidentale affronta un crollo ancora più catastrofico che nel 1873. Ancora una volta, ha intrapreso la conquista dell’Africa e la sottomissione della Cina, come risposta alla sua crisi. Il primo passo è stato l’omicidio di un uomo, che più di tutti gli altri, era per l’unità africana di fronte al dominio imperialista: il colonnello Muammar al-Gheddafi. La Siria è sotto attacco, un passo verso l’invasione dell’Iran, un passo che la Russia e la Cina non possono permettere senza accettare la propria distruzione imminente. In effetti, ci troviamo di fronte all’inizio della Terza Guerra Mondiale, che sarà combattuta esattamente per la stessa ragione per cui le prime due guerre mondiali sono state combattute, vale a dire, per sfuggire al collasso finanziario del sistema capitalista.
Possiamo guardare ai leader della sinistra occidentale con fiducia? In cosa consisterebbe una leadership? Sembra ovvio che abbiamo bisogno di dirigenti che siano in grado di superare la loro catastrofica seduzione del 2011. Dobbiamo ammettere apertamente che la sinistra ha completamente sbagliato la sua analisi, ed è stata raggirata da un nemico con competenze enormemente superiori alle sue quella che essa oggi possiede, in generale. Dobbiamo cominciare a estirpare il marcio dal buono. Abbiamo bisogno di persone che capiscano che questa è una lotta all’ultimo sangue contro un nemico che non si fermerà mai, fino a quando non sarà fermato per sempre. Abbiamo bisogno di persone che non siano spinte dall’isteria della maggioranza. Che affermino apertamente che la maggioranza, spesso se non di solito, sbaglia completamente.
La superstiziosa riverenza verso la democrazia rappresentativa deve finire, e una guerra totale contro i media borghesi deve iniziare. La chiesa è finita come potere politico, ma i media borghesi ne hanno preso il posto. E’ questo ambito che deve essere distrutto, non solo l’ultimo detentore di esso. Soprattutto, dobbiamo collegarci con i rivoluzionari autentici in India, Nepal, Sud America e Africa. La loro lotta è la nostra lotta. Le marionette che la seconda “primavera araba” ha portato al potere (la prima primavera araba fu usata per distruggere l’impero ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale, e installare i burattini degli inglesi e degli Stati Uniti nel mondo arabo), queste ultime marionette devono essere distrutte. Dobbiamo continuare il grande lavoro iniziato dal colonnello Muammar al-Gheddafi.
La Bandiera Verde deve sventolare a fianco della Bandiera Rossa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La riconquista della Libia e la putrefazione morale della sinistra europea

Bahar Kimyonpur Michel Collon.info 5 dicembre 2011 – La Voix de la Libye

Come è possibile che il movimento contro la guerra abbia lasciato fare? Come è possibile che degli scaltri attivisti siano arrivati ad inghiottire tutto ciò che Sarkozy, TF1, Le Monde, France 24 e BBC hanno rovesciato su Gheddafi? Come è possibile che esseri dotati di coscienza e di acuta intelligenza non abbiano imparato la lezione della tragedia che tuttora si sta svolgendo sotto i loro occhi in Afghanistan e in Iraq? Come è possibile che l’estrema sinistra europea abbia potuto applaudire la coalizione militare più predatrice al mondo? Come è possibile che il linciaggio di un capo del terzo mondo, torturato a calci, pugni e calci di fucile, sodomizzato con un cacciavite; il supplizio di un nonno di 69 anni, che ha visto quasi tutta la sua famiglia spazzata via, compresi dei neonati, abbia riunito nel medesimo coro gli “Allah o Akbar” dei teppisti jihadisti, il “Mazel Tov” del filosofo Legion d’honore franco-israeliano Bernard-Henri Lévy, il cin-cin dei signori della NATO, l’esplosione di gioia cinica di Hillary Clinton sulla CBS e gli applausi dei pacifisti europei?
Ricordiamoci che per evitare l’invasione dell’Iraq, il cui regime era molto più dispotico di quello di Muammar Gheddafi, eravamo  dieci milioni in tutto il mondo. Da Jakarta a New York, da Istanbul a Madrid, da Caracas a New Delhi, da Londra a Pretoria, avevamo messo da parte la nostra ostilità nei confronti della dittatura baathista, per fermare l’atto più irreparabile, più distruttivo, più vergognoso, più terroristico e barbaro, e cioè la guerra.
A parte le molte espressioni di sostegno alla Jamahiriya libica, organizzate nel continente africano e, in misura minore, in America Latina e in Asia, la solidarietà con il popolo libico è stata quasi inesistente. Questo popolo composto da una miriade di tribù, di costumi e di volti, questo popolo che ha commesso il crimine di amare il suo dirigente e “dittatore”, di appartenere alla parte sbagliata, alla tribù cattiva, alla zona sbagliata o al quartiere sbagliato, non ha ricevuto alcuna compassione.
I media allineati hanno ignorato l’esistenza di questo popolo che, il 1° luglio, di nuovo, era un milione per le strade di Tripoli a difendere la propria sovranità nazionale, la sua vera rivoluzione autentica, e questo in barba ai cacciabombardieri della NATO. Allo stesso tempo, un altro popolo, quasi identico a quello di Tripoli, un popolo altrettanto innocente, che non aveva raccolto più di poche decine di migliaia di manifestanti, anche con l’appoggio schiacciante dei commandos del Qatar [1], dei propagandisti della Jihad di Egitto, Siria e Giordania [2], anche con le ingannevoli tecniche di ripresa di al-Jazeera per amplificare l’effetto della folla, vennero scelti nel ruolo di “unico popolo.”
Questo popolo godette di ogni favori e attenzione. Anche di ogni armi e ogni impunità. L’umanesimo paternalistico e interessato della NATO verso questi poveracci, ha commosso i nostri sinistri, al punto di  fargli dire: “Per una volta, la NATO ha fatto bene a intervenire“.
Non c’è dubbio che il miraggio degli sconvolgimenti sociali, chiamati abusivamente “Primavera araba“, ha contribuito a confondere le acque, probabilmente l’inversione di tendenza (in coincidenza con le dimissioni di molti giornalisti indipendenti), dei canali satellitari arabi come al-Jazeera, che ora sono i giocattoli delle monarchie del Golfo e degli strateghi statunitensi, ha creato confusione, non c’è dubbio che la guerra di propaganda questa volta era meglio preparata, probabilmente le farneticazioni di Muammar Gheddafi e del figlio Saif al-Islam, deliberatamente tradotte male dalle agenzie stampa internazionali, hanno aiutato la propaganda occidentale a rendere questi uomini odiosi. Tuttavia, questo può spiegare l’incredibile silenzio di approvazione dei movimenti alternativi europei, che sostenevano il cambiamento sociale.

Difendere i deboli contro i forti
Sin dagli albori dell’umanità, è una virtù che da sempre ha sollevato l’uomo, il senso della giustizia. Quando la giustizia è assente, a volte, gli uomini sono presi da una sete inestinguibile e lottano per essa, a costo della loro vita. Nel corso della storia, diversi movimenti filosofici e sociali hanno preso la causa della giustizia.
Oggi e nei nostri paesi, le donne e gli uomini che bruciano per Dame Themis, si dicono spesso di essere di sinistra. Hanno fatto della difesa dei deboli contro i potenti la loro lotta, a volte, il loro scopo. Rifiutano categoricamente la legge della giungla. Scrutando la storia, questi amanti della giustizia si pongono quasi per riflesso dalla parte degli Spartani contro le truppe del re persiano Serse, dalla parte dei Galli e dei Daci contro le legioni romane, dalla parte degli Aztechi o degli Incas contro i conquistadores di Pizarro o Cortes, o dalla parte dei Cheyenne contro la Cavalleria USA del colonnello Chivington o del Generale Custer [3].
Il giusto non si lascia ingannare. Sa che è in nome delle nobili cause come civiltà, modernità o diritti umani, che il colonizzatore ha ridotto i “barbari” in stato di schiavitù e distrutto quasi 80 milioni di indiani americani.
Sa anche che difendendo il diritto alla vita degli amerindi, ad esempio, indirettamente avvalla società che erano impegnate in conflitti fratricidi e in guerre di annessione, che praticavano sacrifici umani o lo scalpo. Il Giusto è consapevole che se si opponeva alla guerra in Iraq, riconosceva implicitamente la sovranità nazionale dell’Iraq e, quindi, la continuazione del potere di Saddam Hussein. Questo paradosso non ha impedito la giusta indignazione del trattamento da parte del regime iracheno baathista o dalla Jamahiriya libica, dei loro avversari. Ha giustamente denunciato l’abuso di potere e alcuni privilegi del sistema Gheddafi, a cominciare dalla Guida stessa, dalla sua famiglia e dal suo clan, torture e esecuzioni sommarie perpetrate dai servizi di sicurezza libici, le operazioni di seduzione che il regime aveva lanciato verso le potenze imperialiste corrompendone i capi di Stato.
Ma quando i dissidenti libici si sono compromessi coi peggiori nemici del genere umano, quando divennero dei volgari agenti dell’Impero e si sono a loro volta impegnati in tali atti barbarici contro i lealisti, le loro famiglie, i libici neri e i migranti sub-sahariani, i nostri giusti non hanno fatto marcia  indietro. Non hanno denunciato l’impostura. Avrebbero potuto dire “piuttosto che  fare la guerra in Libia, salviamo il Corno d’Africa sacrificato dai mercati finanziari“.
Distruggendo il paese più prospero e più solidale dell’Africa, mentre il Corno d’Africa muore di fame e di siccità, l’Impero ci ha dato un’opportunità unica per schiaffeggiarlo. Ma invece di richiamare la realtà crudele ma anche intelligibile e concreta di un semplice slogan di lotta, il nostro giusto si sono rifugiati nel silenzio, accontentandosi di rivangare gli stessi vecchi luoghi comuni sul regime libico, per sentirsi bene e giustificare la loro codardia.
Eppure il giusto non sta mai zitto con gli stolti, come non ulula mai con i lupi. Non accosta mai indietro il piccolo e il grande tiranno. Non che lui apprezzi il piccolo tiranno, ma sente che in un mondo in cui il Leviatano atlantista è caratterizzato da avidità, violenza e criminosità senza pari, sia indegno di unire le forze con esso per schiacciare il piccolo tirano, in questo caso Gheddafi.
Se la resistenza anti-regime, che ha avuto inizio in Cirenaica, roccaforte dei monarchici, dei salafiti e di altri funzionari filo-occidentali, avesse rilevato un qualche slogan anti-imperialista, se fosse un poco patriottico, progressista, onesto, coerente e organizzato, allora la questione del sostegno non si sarebbe postam perché con un tale programma e un tale profilo, non riuscendo a corromperla, la NATO avrebbe almeno cercato di sostenere l’altra parte, cioè quella di Gheddafi.
Ma dall’inizio della rivolta, era ovvio che la presenza al suo interno di alcuni intellettuali e cyber-dissidenti vuoti, ricevessero un eccezionale sostegno multimediale (anche se, ovviamente, non rappresentavano che se stessi e i loro protettori occidentali), non ne facevano un movimento democratico e rivoluzionario.
Pertanto, in Libia, il Giusto doveva difendere Gheddafi, nonostante Gheddafi. Doveva difenderlo non per simpatia per la sua ideologia o le sue pratiche, ma per realismo. Perché, nonostante alcuni aspetti discutibili delle sue manovre diplomatiche e del suo governo, in Libia, in Africa e nel Terzo Mondo, Gheddafi rappresentava con i suoi investimenti economici, programmi sociali, il suo sistema secolare, il tentativo (anche se senza successo) di creare una democrazia diretta garantita dalla Carta verde del 1988, la sua politica monetaria che sfidava la dittatura del franco CFA e, infine, le sue forze armate, l’unica alternativa reale e pratica al dominio coloniale, in assenza di qualcosa di meglio in una regione dominata da correnti oscurantiste e servili.

La stupidità del “né-né”
Né la NATO né Slobodan. Né Saddam né gli USA. Né gli Stati Uniti né i taliban. In ogni guerra, ci servono la stessa ricetta. Di fronte a un predatore che l’umanità non ha mai sperimentato prima, che ora controlla terra, mare e cielo, un nemico senza legge che ha giurato di mettere l’umanità in ginocchio e di far dominare il secolo americano, il loro motto è un vibrante “né-né”. Mentre il vaso di ferro ha polverizzato il vaso di coccio, ciò che trovano da dire è semplicemente un “né-né”. Questa posizione di apparente innocenza, serve solo a scoraggiare e a smobilitare le forze della democrazia e della pace. Offre quindi un assegno in bianco alle forze che dirigono le operazioni di conquista della Libia.
Tra i “né-né” alcuni intellettuali che si pretendono trotskisti come Gilbert Achcar, che ha tristemente applaudito la guerra di conquista della NATO. [4]
Altri, come il Nuovo Partito Anticapitalista (NPA), hanno adottato un atteggiamento schizofrenico, che va dalla critica “formale” della NATO (quando comunque non passano che per dei pro-imperialisti, in ogni caso) e l’approvazione delle sue missioni per eliminare Gheddafi. [5]
Altri attivisti vicini allo stesso movimento [6], sono giunti a chiedere di lanciare armamenti ai mercenari jihadisti al soldo della NATO, quegli stessi fanatici che vogliono combattere il nazionalismo di Gheddafi considerato una minaccia al loro progetto pan-islamico, bruciando il suo Libro Verde, tacciato di essere una “opera perversa”, “comunista e atea“, volta a “sostituire il Corano“.
Secondo alcuni membri di una IV Internazionale tanto ipotetica quanto inoffensiva, il CNT sarebbe malgrado tutto ancora una “forza rivoluzionaria”. Poco importa se il CNT è composto da ex torturatori di Gheddafi, da mafiosi e  islamisti sgozzatori di “miscredenti laici”, poco importa che il CNT sia nostalgico del fascismo e del colonialismo italiano [7] e che desideri consegnare la Libia all’Impero su un piatto d’argento, se il CNT è finanziato e armato dalla CIA, dai commandos britannici delle SAS, dai regni del Qatar e dell’Arabia Saudita e anche dal presidente sudanese Omar al-Bashir, perseguito dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, indipendentemente dal fatto che la NATO abbia commesso crimini contro la popolazione civile della Jamahiriya, i nostri amici trotzkisti hanno deciso: il CNT è l’avanguardia rivoluzionaria…
Nostalgici della guerra civile spagnola come sempre, alcuni di loro mi hanno detto che bisognava offrire ai ribelli libici delle nuove brigate internazionali. Senza dubbio erano contenti quando il bullo dei salotti, il grande amatore delle tirate anti-franchiste, il rinomato BHL li ha dato ascolto. Brandendo la clava della libertà che riflette la sua sacra immagine e con la bandiera fregiata con l’invincibile rosa dei venti, il Durruti miliardario ha sbaragliato le truppe di Gheddafi battendosi il suo petto glabro. Entrò a Tripoli senza fretta alla testa della sua Brigata Internazionale, a cavallo di un missile Tomahawk
Non è forse alquanto ridicolo, per dei sinistri che non hanno mai toccato una pistola nella loro vita e che sputano su tutti i guerriglieri marxisti del mondo, perché sono stalinisti, fare campagna per la consegna di armi prodotti dalla fabbrica bellica belga FN di Herstal, destinate ai mercenari indigeni al soldo della nostra élite?
Compagni trotzkisti, diteci allora quante armi avete inviato ai “vostri” liberatori? Quanti brigatisti avete inviato sul campo di battaglia? Quanti corrieri avete reclutato? Onestamente, tra gli ausiliari barbuti della NATO e i soldati dell’esercito di Gheddafi arruolati sotto la bandiera del panafricanismo, chi assomiglia di più alle Brigate Internazionali? Come una tale cecità, un tale decadimento ideologico e morale si sono potuti verificare tra le forze che si pretendono radicali e progressiste?
Dopo averci scioccato e, a volte disgustato, per le sue scappatelle, il suo orgoglio e la sua eccentricità, Muammar Gheddafi, al termine della sua vita, ha almeno avuto il merito di riconnettersi con il suo passato rivoluzionario. Al momento più critico della sua vita, ha resistito alla NATO. E’ rimasto nel suo paese, sapendo che l’esito della battaglia sarebbe stato fatale. Ha visto i suoi figli e i suoi nipoti essere massacrati, e tuttavia non ha tradito le sue convinzioni e il suo popolo.
Possiamo sperare che un giorno un terzo del quarto del coraggio, dell’umiltà e della sincerità di Gheddafi, sia nei nostri compagni della sinistra europea, nella loro lotta contro il comune nemico del genere umano?

Note
[1] Su ammissione del generale Hamad bin Ali al-Attiya, Capo di Stato Maggiore del Qatar. Fonte: Libération, 26 ottobre 2011
[2] Ribelli “libici” che parlavano dialetti provenienti da diversi paesi arabi, sono stati regolarmente mostrati sui canali satellitari arabi.
[3] In tutti questi casi, tribù in lotta con i loro fratelli nemici hanno chiamato o si sono alleati con gli invasori. L’alleanza CNT-NATO è l’episodio finale della lunga storia di guerre di conquista supportate dai popoli indigeni.
[4] Intervista a Gilbert Achcar di Tom Mills sul sito britannico New Left Project, 26 agosto 2011. Versione in francese dell’intervista disponibile su Alencontre.org
[5] Comunicato della NPA del 21 agosto e 21 ottobre 2011.
[6] Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (VI Internazionale), Partito Operaio argentino…
[7] L’8 ottobre 2011, il Presidente del Consiglio nazionale di transizione (CNT) libico, Mustafa Abdel Jalil ha celebrato il centenario della colonizzazione italiana della Libia assieme al ministro della difesa italiano Ignazio La Russia, del Movimento sociale italiano (MSI), un partito neofascista. Questo periodo di deportazioni, esecuzioni e saccheggi per Abdel Jalil era l'”era dello sviluppo“. Fonte: Manlio Dinucci, Il Manifesto, 11 ottobre 2011

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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