Un altro sospetto incidente aereo in America Latina, aiuta gli interessi statunitensi e globalisti

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/08/2014

Brazilian President Rousseff cancels US visit over spying claimsLe elezioni presidenziali in Brasile, ad ottobre, sarebbero state una passeggiata virtuale per la presidentessa in carica Dilma Rousseff. Questo fino all’incidente aereo che ha ucciso il piuttosto scarso avversario di Rousseff, l’economista ed ex-governatore di Pernambuco Eduardo Campos. Il 13 agosto l’aereo che trasportava Campos, candidato presidenziale centrista liberista brasiliano, terzo dopo il candidato del più conservatore partito socialdemocratico Aécio Neves, economista e campione dell’austerità, si schiantava in una zona residenziale di Santos, nello Stato di Sao Paulo, Brasile. Campos era un candidato dell’ex-sinistro ed ora “liberista” Partito Socialista brasiliano. Come con i partiti laburisti inglese, australiano e neozelandese, quelli liberale e democratico canadesi, e il partito democratico degli Stati Uniti, gli interessi corporativi e sionisti hanno infiltrato il Partito Socialista brasiliano trasformandolo nel partito della “terza via” liberista, conservando in modo fraudolento la denominazione “socialista”. E’ chiaro che, dalla scoperta dello spionaggio dell’US National Security Agency di posta elettronica e cellulari della Presidentessa del Partito dei Lavoratori brasiliani Dilma Rousseff e dei suoi ministri, la conseguente cancellazione di una visita di Stato a Washington di Rousseff e il benvenuto in Brasile al presidente russo Vladimir Putin e agli altri leader del blocco economico BRICS, al vertice di Fortaleza, gli Stati Uniti cercano di destabilizzare il Brasile. Il dipartimento di Stato e la CIA cercano gli anelli deboli del Brasile di Rousseff creando le stesse condizioni d’instabilità che hanno fomentato in altri Paesi dell’America Latina, come Venezuela, Ecuador, Argentina (tramite il credit default nazionale pianificato dall’avvoltoio sionista capitalista Paul Singer), e Bolivia. Tuttavia, Rousseff, che affronta Washington annunciando, assieme agli altri leader dei BRICS a Fortaleza, la creazione della banca di sviluppo dei BRICS competendo con la Banca Mondiale controllata da USA e UE, sembrava imbattibile nella rielezione. Certamente era così fino al 13 agosto, quando Campos e quattro dei suoi consiglieri, insieme a pilota e co-pilota, rimasero uccisi nello schianto del Cessna 560XL. L’incidente ha permesso di promuovere la compare di Campos nella corsa presidenziale, la candidata alla vicepresidenza del partito socialista Marina Silva. Nel 2010 Silva ebbe un sorprendente 20 per cento di voti quale candidata del Partito Verde alle presidenziali. Piuttosto che concorrere come candidata dei verdi, quest’anno Silva ha deciso di unirsi al liberista Campos. Silva è ora vista come la migliore occasione del Partito Socialista di sconfiggere Rousseff alle elezioni presidenziali di ottobre. Silva, cristiana evangelica in un Paese cattolico romano, viene anche vista vicina alla “società civile” globale dell’infrastruttura dei gruppi dell’“opposizione controllata” finanziati dallo speculatore dei fondi hedge George Soros. Come capo dei tentativi di proteggere la foresta pluviale dell’Amazzonia brasiliana, Silva viene lodata dai gruppi ambientali finanziati dall’Open Society Institute di Soros. La propaganda di Silva è piena di frasi in codice sorosiane, come “società sostenibile”, “società della consapevolezza” e “diversità”. Silva sfilò con la squadra brasiliana alla cerimonia di apertura delle olimpiadi del 2012 a Londra. Il ministro dello Sport brasiliano Aldo Rebelo disse che la partecipazione di Silva alle olimpiadi fu approvata dalla famiglia reale inglese, avendo “sempre avuto buoni rapporti con l’aristocrazia europea”. Silva è anche più moderata di Rousseff sulle politiche d’Israele sulla Palestina. Come cristiana pentecostale delle Assemblee di Dio, Silva è membro di una setta al cuore del movimento mondiale dei “cristiani-sionisti”, avidamente pro-Israele, come le organizzazioni ebraiche sioniste B’nai B’rith e Congresso Ebraico Mondiale. Le Assemblee di Dio credono che Israele: “Secondo le Scritture, ha un ruolo importante da svolgere per la fine dei tempi. Per secoli gli studiosi della Bibbia hanno riflettuto sulla profezia di un Israele restaurato. ‘Questo è ciò che dice il Signore Dio: prenderò i figli d’Israele dalle nazioni in cui sono andati. Li radunerò da ogni parte e li riporterò nella loro terra’. Quando la nazione del moderno Israele fu fondata nel 1948, e gli ebrei iniziarono il ritorno da tutto il mondo, gli studiosi della Bibbia sapevano che Dio era al lavoro e che molto probabilmente viviamo gli ultimi giorni”. Nel 1996 Silva ricevette il Goldman Environmental Prize, istituito dal fondatore della Goldman Insurance Company. Richard Goldman e dalla moglie Rhoda Goldman, erede di Levi Strauss, della famosa azienda di abbigliamento. Nel 2010 Silva fu nominata dalla rivista Foreign Policy, diretta da David Rothkopf, ex-amministratore delegato dei Kissinger Associates, tra i “migliori pensatori globali”.
712383 I dettagli completi della causa dell’incidente aereo di Campos non saranno mai noti. Assistono alle indagini il National Transportation Safety Board (NTSB) e la Federal Aviation Administration statunitensi. Gli investigatori di NTSB e FAA saranno stati sicuramente informati ed informeranno, i funzionari della CIA di stanza in Brasilia, desiderosi che la relazione sullo schianto concluda con “tragico incidente”. La CIA è riuscita a nascondere il suo coinvolgimento in altri incidenti aerei latinoamericani che eliminarono gli avversari dell’imperialismo USA in America Latina. Il 31 luglio 1981 il presidente panamense Omar Torrijos fu ucciso quando il suo aereo si schiantò nei pressi di Penonomé, Panama. Dopo l’invasione di Panama di George HW Bush nel 1989, i documenti sull’indagine dell’incidente aereo del governo panamense del generale Manuel Noriega, furono sequestrati dai militari statunitensi e scomparvero. Due mesi prima che Torrijos venisse ucciso, il presidente ecuadoriano Jaime Roldós, leader populista che si oppose agli Stati Uniti, fu ucciso quando il suo aereo Super King Air, convertito in aereo VIP dell’aeronautica ecuadoriana, si schiantò nella montagna Huairapungo nella provincia di Loja. L’aereo trasportava anche la First Lady dell’Ecuador, il ministro della Difesa e la moglie. Furono tutti uccisi nello schianto. L’aereo non aveva il registratore dei dati di volo, noto come “scatola nera”. A Zurigo, la polizia svizzera condusse una propria indagine scoprendo che l’indagine ufficiale del governo ecuadoriano era gravemente viziata. Ad esempio, il rapporto del governo ecuadoriano sull’incidente omise di menzionare che i motori dell’aereo furono spenti prima che l’aeromobile finisse sul fianco della montagna. Come l’aereo di Roldós, il Cessna di Campos non aveva un registratore dei dati di volo. Inoltre, l’aeronautica brasiliana annunciò che le due ore di audio del registratore della cabina del Cessna di Campos non ripresero le conversazioni tra pilota, co-pilota e controllo a terra, il 13 agosto. Il registratore della cabina di volo dello sfortunato Cessna 560XL è prodotto da L-3 Communications, Inc. di New York City. L-3 è un importante contractor dell’intelligence statunitense che rifornisce la National Security Agency della maggior parte dei sistemi di ascolto dei cavi sottomarini tramite un accordo tra NSA e la controllata di L-3, Global Crossing.
Sebbene il candidato alla presidenza brasiliana Campos non fosse nemico degli Stati Uniti, la sua morte sospetta, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, e la sostituzione con una beniamina delle infrastrutture di George Soros, sono una minaccia elettorale per Rousseff, sicuramente considerata una nemica da Washington. Stati Uniti e Soros cercano vari modi per penetrare e perturbare le nazioni BRICS. Il tentativo Soros/CIA di promuovere il membro del Politburo cinese Bo Xilai alla presidenza cinese fallì quando lui e la moglie furono arrestati e incarcerati per corruzione. Con la Russia e Sud Africa off-limits per qualsiasi intrigo del genere, India e Brasile sono al centro dei tentativi di CIA e Soros di spezzare i BRICS. Sebbene il governo di destra di Narendra Modi in India sia nuovo, i primi segni di frattura dei BRICS sono incoraggianti. Ad esempio, con il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj, alleato schietto ed attivo d’Israele. Il Brasile di Rousseff è visto da CIA e Soros quale migliore opportunità di incunearvisi; in tal caso Marina Silva, alla guida di una nazione BRICS, diverrebbe un “cavallo di Troia” contro il blocco economico dalla crescente importanza. L’incidente aereo che ha ucciso Eduardo Campos contribuisce a promuovere un’agente di George Soros al palazzo presidenziale Alvorada di Brasilia.

marina_silva_youth_blast_0
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un think tank statunitense rivela come gli USA hanno inventato la “primavera araba”

Sonia Baker, Algérie PatriotiqueTunisie Secret 14 giugno 2014

Anche se il danno è fatto e certi Paesi arabi sono devastati, non è mai troppo tardi capire come la stupidità e l’arroganza dei tunisini siano state sfruttati per destabilizzare la Tunisia e distruggere altri tre Paesi arabi. Se il rapporto degli Stati Uniti non ci dice nulla di nuovo, dato che siamo stati i primi a denunciare l’impostura della “primavera araba”, è possibile sfidare gli idioti che continuano a celebrare la “rivoluzione” e accusare i cyber-collaborazionisti e i mercenari che hanno sulla coscienza la morte di migliaia di tunisini, libici, egiziani, yemeniti e siriani.

cia2Un documento rilasciato da un think tank statunitense rivela che la “primavera araba” è ben lungi dall’essere un movimento spontaneo di persone desiderose di un cambiamento politico, ma piuttosto una deliberata e orchestrata riconfigurazione da parte dell’amministrazione statunitense. L’organizzazione Middle East Briefing (MEB), basandosi su un rapporto ufficiale del dipartimento di Stato statunitense conferma il coinvolgimento della Casa Bianca nelle “rivoluzioni” che hanno scosso molti Paesi del Medio Oriente e Nord Africa. Il documento del 22 ottobre 2010 intitolato “Middle East Partnership Initiative: Panoramica“, è riservato ma MEB ha potuto visionarlo tramite il Freedom of Information Act. La terra dello Zio Sam ha ideato nei suoi uffici le tante strategie per sconfiggere i regimi nei Paesi mirati, basandosi sulla “società civile”controllata tramite il lavoro profondo delle organizzazioni non governativa (ONG). L’approccio statunitense è manipolare le ONG allineandole alla sua politica estera e ai suoi obiettivi riguardo la sicurezza interna, osserva MEB. “Il Middle East Partnership Initiative (MEPI) è un programma regionale che rafforza i cittadini del Medio Oriente e Nord Africa sviluppando società pluraliste, partecipative e prospere. Come dimostrato dai dati forniti in tale valutazione, il MEPI fu avviato nel 2002 per divenire uno strumento flessibile regionale per trarre un sostegno diretto dalle società civili indigene alla diplomazia del governo degli Stati Uniti nella regione“, si può leggere nella relazione del dipartimento di Stato che usa e abusa del linguaggio diplomatico per mascherare la natura egemonica di tale iniziativa. Nella sezione intitolata “Come funziona il MEPI” viene chiaramente spiegato come i principali obiettivi del MEPI siano “costruire reti di riformatori che condividano  conoscenze e si aiutino a vicenda, catalizzando il cambio nella regione“.

La sovversione finanziata dalle ambasciate statunitensi
L’amministrazione Obama non lesina sui mezzi della sua ingerenza negli affari interni dei Paesi mirati. Le sovvenzioni locali “forniscono un sostegno diretto ai gruppi indigeni che ora rappresentano più della metà dei progetti del MEPI“, osserva il rapporto. “Agenti designati dalle ambasciate statunitensi gestiscono finanziamenti e collegamenti con vari ONG e gruppi della società civile” beneficianti di tali sovvenzioni. “I progetti specifici nei Paesi sono volti a soddisfare le esigenze di sviluppo locale, individuate dalle ambasciate, dai riformatori locali e dalla nostra analisi sul campo. Gli sviluppi politici in un Paese possono portare a nuove opportunità e nuove sfide nel raggiungimento degli obiettivi politici del governo degli Stati Uniti, e il MEPI trasferirà i fondi per soddisfare tali esigenze“, dice ancora. Va da sé che i promotori di tale programma sabotano le istituzioni e i governi locali. Viene infatti indicato che il MEPI ha interlocutori solo tra gli attori della società civile attraverso le ONG interessate negli Stati Uniti e nella regione. “Il MEPI non finanzia governi stranieri e non negozia contratti di assistenza bilaterale“, dice il rapporto. Secondo il MEB, il documento stabilisce un elenco di Paesi prioritari da colpire secondo gli obiettivi della dirigenza statunitense. Sono Yemen, Arabia Saudita, Tunisia, Egitto e Bahrayn. Libia e Siria furono aggiunti un anno dopo la redazione della relazione del dipartimento di Stato. Sull’Egitto si apprende che il governo degli Stati Uniti contattò i Fratelli musulmani considerati compatibili con la politica estera del governo statunitense. L’amministrazione Obama prevede anche un “servizio post-vendita” di tali “rivoluzioni” volte a ridisegnare il “Grande Medio Oriente” secondo la visione statunitense. L’ufficio del coordinatore speciale della transizione in Medio Oriente fu fondato nel settembre 2011. William B. Taylor ne fu nominato a capo. Il diplomatico sapeva di rivoluzioni dato che fu l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina durante la “rivoluzione arancione” del 2006-2009. Secondo il rapporto del dipartimento di Stato, l’Ufficio del coordinatore speciale della transizione nel Medio Oriente coordina l’assistenza del governo degli Stati Uniti presso le “democrazie emergenti” in Medio Oriente e Nord Africa, tra cui Egitto, Tunisia e Libia.

Documento del Middle East Briefing (MEB) “U.S. State Dept. Document Confirms Regime Change Agenda in Middle East

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra tedesca contro Brasile 2014

Itaia Muxaic de Ricart, analista-ricercatore, San Juan/Puerto Rico, novembre 2013 – O Cafezinho

rosa_luxemburg125_enI brasiliani hanno il diritto di risolvere i propri problemi nazionali senza interferenze o interventi di USA, Gran Bretagna o Germania! Nel 2014 gli avversari geopolitici del Brasile di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania intendono aumentare la loro campagna permanente per destabilizzare il Brasile e por termine al suo ruolo internazionale “indipendente”. Nel 2014 in Brasile si terranno le elezioni nazionali e si ospiterà il Campionato mondiale di Calcio. Già nel 2013, gli avversari del Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, hanno approfittato delle rivendicazioni sociali e politiche di alcuni brasiliani e incoraggiato “improvvise” proteste sincronizzate con le eliminatorie  del campionato di calcio nel 2013. Negli Stati Uniti esistono interessi geopolitici, strategici ed economici nel “frenare” il Brasile. La Gran Bretagna ha interessi geostrategici: un milione di chilometri quadrati di zona economica marittima inglese intorno le sue basi nel Sud Atlantico, che si estendono dai tropici all’Antartico, tra Sud America e Africa. Anche se la Germania non ha alcuna ragione strategica per intervenire contro il Brasile, tuttavia il ministero degli Esteri della Germania (le ambasciate), l’agenzia d’intelligence BND legata alla CIA, le sue forze armate nella NATO, la propaganda TV e dell’agenzia “Deutsche Welle“, e i partiti-fondazioni tedeschi, in particolare la Konrad Adenauer Foundation, ricevono ‘istruzioni’ geopolitiche dall’ambasciata statunitense a Berlino, anche se i cancellieri della Germania fanno finta di avere un completo controllo. Centinaia di ONG tedesche intervengono in Brasile, anche se finanziate principalmente dal governo federale della Germania, molte di tali ONG, come la Heinrich Boell Foundation del Partito dei Verdi e quella del cosiddetto Partito della Sinistra Rosa Luxemburg Foundation, si “ispirano” alle ONG globaliste di Londra. In totale contrasto con l’industria della Germania però, con 1600 filiali in Brasile, oggettivamente contraria alle operazioni geopolitiche tedesche contro il Brasile, che favoriscono solo i concorrenti industriali e agricoli statunitensi.
L’analisi che segue si concentrerà solo su una delle centinaia di ONG tedesche attive contro il Brasile: la Fondazione Rosa Luxemburg, una “false flag” gestita da opportunistici ex-“burocrati” del governo tedesco-orientale ora divenuti utili opportunisti. E’ il “think tank” del Die Linke Partei (Partito della Sinistra) finanziato dal governo federale tedesco, che usa tacitamente la “minaccia rossa” per giustificare la propaganda di destra contro il “socialismo”. La Fondazione Rosa Luxemburg (di seguito “Rosalux”) ha un ruolo di primo piano nelle operazioni tedesche di “falsa ultra-sinistra” per destabilizzare il Brasile. “Rosalux” è stata fondata nel 2000 in Germania “per l’educazione politica e l’analisi sociale” secondo le teorie di Rosa Luxemburg. Il nome “fondazione” è un inganno perché “Rosalux” (come le altre “fondazioni” dei partiti tedeschi) è solo un'”associazione” controllata dai suoi legali 100 “membri” ed è finanziata dal governo federale della Germania, che ha versato a “Rosalux” nel 2011 quasi 40 milioni di dollari, di cui 2 milioni dedicati alle “attività estere”, come la Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo, Brasile, Fundacion Rosa Luxemburg a Quito, Ecuador e Fondazione Rosa Luxemburg a New York, USA. “Rosalux” è la continuazione di un “think tank” post-1989 del PDS, il successore del partito “leader” dell’ex-Germania democratica SED. Nel 2007 il PDS ha cambiato nome in Linke Partei (Partito della Sinistra) e assorbì il piccolo partito tedesco-occidentale “WASG”. Il Linke Partei ha 60000 membri: ex-funzionari e polizipotti di frontiera tedesco-orientali. Notizie della stampa tedesca affermano che Ruth Kampa, una dei leader di Linke Partei sia stata un’informatrice della STASI a livello internazionale. Nel 2013 Linke Partei ebbe solo l’8,3% dei voti nazionali tedeschi, in calo dall’11% essendo colluso nella “privatizzazione” di 65000 appartamenti sociali GSW di Berlino vendendoli a Goldman-Sachs e altri “investitori” di Wall Street, che alla fine trassero un profitto di oltre 800 milioni di dollari! L’attuale presidente della “Rosa Luxemburg Stiftung” di Berlino è Dagmar Enkelmann, prima del 1989 accademico del “Comitato Centrale dell’Accademia per le Scienze Sociali” della Germania democratica.
image001La Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo è stata fondata nel 2003: i suoi metodi: 1) la penetrazione dei dipartimenti di scienze sociali delle università del Brasile fornendo una piattaforma all'”ego” degli accademici di ultra-sinistra (maoista), che a loro volta influenzano la loro “scienza sociale”, i cui studenti a loro volta formano “gruppi di resistenza”. 2) Collegarsi con i partiti di ultra-sinistra PSOL, PSTU, PCB che ricevono circa l’1,3% dei voti nazionali. 3) Compromettere i principali partiti di sinistra della coalizione del governo di centro-sinistra, i loro think tank e sindacati. 4) Finanziare gli organizzatori radicali della “resistenza” e dei gruppi indigeni, trascinandoli nella propaganda per l’Europa. 5) Campagne di propaganda in Europa contro il Brasile. L’agente geopolitico (“Bueroleiter“) di “Rosalux” a San Paolo, tra il 2007 e il 20012, era Kathrin Buhl che divenne prima del 1989 specialista dell’America Latina nelle operazioni estere della Germania democratica. Dopo il 1989 è stata la leader della sola ONG successa alle organizzazioni ufficiali della Germania democratica, ereditando 20 milioni di dollari di fondi della Germania democratica investiti nell’ONG Bruecken Nord-Sued per la quale Kathrin Buhl era principale funzionaria dal 1994 fino a quando fu inviata dalla “Rosalux” come agente politico in Brasile, nel 2007. Nel 2009 Kathrin Buhl pubblicò un compendio degli accademici di ultra-sinistra brasiliani contro l”imperialismo del Brasile’, in particolare le imprese semi-statali parzialmente di proprietà dei fondi pensione dei dipendenti pubblici. Titolo: “Le imprese transnazionali brasiliane nell’America Latina: un dibattito necessario”. Ma il 24 dicembre 2012, Kathrin Buhl morì improvvisamente all’età di 51 anni, per cause ignote a Sao Paulo! (“Janis Joplin”, il suo soprannome tra i gruppi di “resistenza” per via delle somiglianze evidenti, fu elogiata come “donatrice” generosa e incondizionata di fondi, non appariva affatto come un “apparatchik” del blocco sovietico!) “Rosalux” a Berlino nominò subito Gerhard Dilger (54) nuovo “Bueroleiter” (agente geopolitico) a Sao Paulo. Si descrive come “scrittore e maestro”, ma sembra un agente politico e propagandista anti-Brasile delle “ONG falsa bandiera”. Presumibilmente è austriaco, ma molto poco si sa di lui fino al suo arrivo in Colombia nel 1992, dove rimase fino al 1999, “lavorando da giornalista”. Nel 1997-1998 fu inviato da El Tiempo (Bogotà) come corrispondente in Germania: El Tiempo era di proprietà degli oligarchi Santos (Juan Manuel Santos, ministro della Difesa e Francisco Santos Vicepresidente della Colombia nel 2003-2010). Dopo il 1999, Gerhrad Dilger appare in Brasile e risiedette nel 2002-2012 a Porto Alegre, apparentemente “corrispondente” di “Tageszeitung“, un quotidiano dell’ambiente “ultraverde-sinistra liberale” di proprietà di una cooperativa di lettori. Dalla lontana, ma geopoliticamente “interessante” Porto Alegre, Gerhard Dilger invase i media di sinistra, verdi e “neocon-cattolici” di Germania e Austria con una propaganda frenetica contro i presidenti della sinistra nazionalista di Sud America: Dilma Rousseff in Brasile, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Hugo Chavez in Venezuela, contro i loro progetti di sviluppo nazionali, contro ogni sviluppo e agricoltura commerciale in Sud America. Gerhard Dilger viaggiò per conto della Chiesa cattolica in Argentina nel 2011, in Ecuador nel 2008 per sostenere “l’uomo della Germania del posto” Alberto Acosta e la sua “falsa ultra-sinistra” contro il Presidente Correa. Gerhard Dilger, propagandista ossessionato da Hugo Chavez, si recò in Venezuela nel 2010 per sostenere il politico della “falsa ultra-sinistra” M. Lopez Maya contro il Presidente Chavez. Nel settembre 2013 Gerhrad Dilger avviò la sua campagna anti-Brasile negli Stati Uniti, in un evento organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg di New York, che dal 2012 infiltra la sinistra e i movimenti di protesta statunitensi per “farne” dei bersagli della propaganda neocon, quali “influenzati dai comunisti della Germania dell’Est”. Gerhard Dilger si portò dal Brasile gli organizzatori della protesta Eloisa C. Varela, Cosme Felippsen, Joanna Barras e Samuel A. Queiroz S., spacciato nel 2010 dal British Council quale “giovane futuro leader”. (Gerhard Dilger fu negli anni ’80 alla Concordia Institute, di Benmidji, Minnesota, USA). Nei vent’anni in cui Gerhard Dilger riferiva all’Europa del Sud America non ha mai parlato della BND della Germania, affiliata alla CIA (fondata dopo il 1945 dal 45_dilgergenerale nazista R. Gehlen). La BND è attiva in America Latina dai primi anni ’60. Gerhard Dilger menziona contatti con la GTZ, “impresa privata” del governo tedesco nella “cooperazione tecnica”. Gerhard Dilger a Sao Paulo sembra orchestri le operazioni di “Rosalux” contro Brasile 2014, come appare nel documento “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″, insieme a Christian Russau di Berlino, coordinatore in Germania della campagna permanente anti-Brasile. Christian Russau, (senza la “o”) ha studiato le teorie di Hannah Arendt alla Freie Universitaet di Berlino fino al 1995, e agisce da organizzatore generale in Germania della campagna permanente di destabilizzazione del Brasile, l’asse della campagna sono: 1. Il Linke Partei e la sua Rosa Luxemburg Foundation (in Brasile Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo). 2. Gruene (Partito Verde) e la sua Fondazione Heinrich Boell (in Brasile Fundaçao Heinrich Boell di  Rio), 3. I vescovi neocon della Chiesa cattolica in Germania che, per scopi geopolitici, dirigono la CIMI in Brasile quale “teologia della liberazione”, manovrando sul governo di centro-sinistra. 4. Kooperation Brasilien, un ombrello di ONG manipolato dagli accademici tedeschi interventisti geopolitici e alcuni espatriati brasiliani. La conferenza per la strategia di ‘destabilizzazione di Brasile 2014′ si tenne a Berlino il 31.10.2013, preso la Rosa Luxemburg Stiftung di Berlino, con Christian Russau organizzatore in Germania dell’operazione anti-Brasile; Claudia Favaro, architetta e organizzatrice presunta anarchica del Brasile; Carlos Vainer, sociologo di ultra-sinistra del Partito PSOL del Brasile (Vainer era a Colonia, in Germania, il 29/10/2013 facendo scena gridando a un accademico tedesco che aveva difeso il governo di centro-sinistra del Brasile: “appartiene a Dilma”)!; Felipe Bley Follia un giurista brasiliano che collabora con “Rosalux”.
lutzi-2L’agente di contatto tra i gruppi di “resistenza” a Rio de Janeiro e “Rosalux” di Berlino è la tedesca Lucie Matting coinvolta già nel 2012 nei preparativi per le “proteste” del giugno 2013 in Brasile.  Nel 1999 Lucie Matting aveva pubblicato in Germania “Grenztruppen der Deutschen Demokratischen Republik“, un memoriale nostalgico dei 45000 paramilitari delle guardie di frontiera della Germania democratica nel 1961-1989. Fredricke Strack a Rio quale “consulente” per  “organizzare” la prostituzione, legale in Brasile e Germania ma soggetta a restrizioni che nelle sue campagne vuole cambiare in entrambe le nazioni: Fredericke Strack è contraria ai controlli governativi sui bordelli quali aziende private e promuove il “marchio di qualità della prostituta”, sostenuta da una ONG della California con donatori aziendali degli USA. Ha partecipato a una conferenza del fondo George Soros a New York: le ONG degli USA hanno donatori dai grandi nomi di Wall Street, interessati all’influenza geopolitica per sovvertire i movimenti nazionalisti di sinistra! Altri collaboratori di “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″: Martin Ling, che si batte contro ogni sviluppo su “Neues Deutschland“, il quotidiano del “Linke Partei”, Thomas Fatheuer, ex-agente politico e Dawid Danilo Bartlet, l’agente politico attuale della Fundaçao Heinrich Boell di Rio de Janeiro (Partito dei Verdi tedesco), Malte Daniljuk, coeditore del blog “amerika21.de” che con il pretesto della “solidarietà”, incoraggia interventisti e avventurieri contro i governi di centro-sinistra “indipendenti” in America Latina per il fatto che non sarebbero “veri socialisti”, ma “deviazionisti” che collaborano con i capitalisti distruggendo l’ambiente e minacciando le comunità indigene e contadine. (I terroristi della RAF tedesca Lutz Taufer, Eva Haule e Christian Klar sono ora gli analisti sull'”America Latina” di “amerika21.de”: Lutz Taufer è stato graziato nel 1996 in Germania da due ergastoli, poi giunse in Brasile ad organizzare i gruppi di “resistenza” nelle favelas di Rio, nel 1999-2011!), Florian Warweg, un carrierista delle ONG “consulente” di Heike Haensel, ex-teologo, ora specialista parlamentare per l’America Latina del Partito della Sinistra tedesca. Claudia Fix, un'”attivista” professionista dell’ONG tedesca. Gli articoli del documento sono scritti da Julio Delmanto, un radicale di Sao Paulo che si batte per la legalizzazione delle droghe in Brasile. La sua tesi ha per titolo: “La ricerca del rapporto tra droga e partiti e movimenti della sinistra in Brasile”. Ridicolizza i maggiori partiti della sinistra del Brasile,  PT e PCdoB come “patetici” (che hanno in totale 2,5 milioni di aderenti). C’è anche un’intervista di Lucie Matting a Carlos Vainer, e un’intervista di Gilka Resende a Marcelo Freixo (deputato locale di Rio dell’ultra-sinistra PSOL). Gilka Resende “organizza proteste” a Rio. Altre parti sono ri-pubblicazioni di relazioni dei gruppi di protesta locali organizzati su scala nazionale come Comites Populares da Copa e Articulaçao Nacisonal dos Comites Populares.
Importante: i nomi degli attivisti locali in Brasile, le cui posizioni personali sono state ri-pubblicate nel documento della “Rosalux” (“Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9“) e i loro gruppi locali non  sono qui menzionati perché i brasiliani hanno il diritto di esprimere le loro opinioni e richieste. Ma i “partner” degli “oppositori” in America Latina dovrebbero essere denunciati internazionalmente!

manifs-brc3a9sil2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il pollo di Kiev: Obama fa marcia indietro sulla Crimea

Mike Whitney Counterpunch 18 marzo 2014

Non ho mai pensato che avrei visto il giorno in cui il dipartimento di Stato degli Stati Uniti rivaluta i neo-nazisti e l’eredità di una banda di teppisti che ha preso il potere con un cruento colpo di Stato. In Iraq, Libia e Siria i politici statunitensi mettono al potere islamisti radicali di un tipo o dell’altro. Già questo è stato abbastanza brutto. Oggi, però, in Ucraina sostengono gli eredi di Adolf Hitler. Non è scandaloso?
Justin Raimondo, Dall’Iraq all’Ucraina: il modello del disastro

1972269

Rispettare la volontà popolare è contrario ai nostri principi

L’amministrazione Obama ha subito la peggiore sconfitta politica estera in 5 anni, quando il popolo della Crimea ha votato in modo netto contro il governo della giunta nazista pro-Washington a Kiev e per aderire alla Federazione russa. Il ballottaggio, in cui oltre il 93 per cento degli elettori “ha approvato la scissione e l’unione alla Russia” riflette i forti legami etnici, culturali e storici del popolo con Mosca, come pure la comprensibile paura che essere “liberati” dagli Stati Uniti comporti povertà da terzo mondo e caos dilagante stile Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. L’amministrazione Obama ha respinto il referendum quasi unanime affermando che non avrebbe accettato i risultati e avrebbe sostenuto sanzioni economiche contro la Russia già il giorno dopo. In risposta, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che il referendum è “conforme al diritto internazionale” e che avrebbe onorato la volontà del popolo. Putin, che frequentava i giochi paraolimpici di Sochi, saggiamente è rimasto al di sopra della mischia per tutta la crisi, spazzando via accuse isteriche e minacce lanciate quasi quotidianamente dal presidente Obama o dalla sua spalla del vaudeville John Kerry, il buffone più incompetente di sempre nel ruolo di segretario di Stato. Tra Obama, Kerry e l’irascibile John McCain, che saltella da un media all’altro gettando strali da guerra fredda, come un vecchio che scaccia dei bambini dal prato di fronte, gli Stati Uniti hanno compiuto uno spettacolare schianto mettendo nei casini la politica estera degli Stati Uniti. Il fiasco della Crimea mostra che, mentre il team di Obama sarà zeppa di fantasisti, spin-doctors e aruspici, è decisamente carente di pragmatisti geopolitici dalla solida comprensione del modo in cui il mondo gira. Obama ogni volta che ha incontrato Putin veniva stracciato. Ecco l’estratto da un articolo di Associated Press: “Mosca… ha invitato l’Ucraina a divenire uno Stato federale per risolvere la polarizzazione tra regioni dell’Ucraina occidentale, favorevoli a legami più stretti con l’UE, e quelle orientali, che hanno solidi legami con la Russia. Una dichiarazione del ministero degli Esteri russo, esorta il parlamento dell’Ucraina ad indire un’assemblea costituzionale che possa redigere una nuova costituzione per la federazione del Paese, consegnando maggior potere alle regioni. Ha anche detto che il Paese dovrebbe adottare uno “status politico e militare neutrale”, una domanda che riflette la preoccupazione di Mosca sulla prospettiva dell”Ucraina nella NATO.” (La Crimea dichiara l’indipendenza, e si prende gli immobili, AP)
Quindi, è così che Putin intende giocare, eh, utilizzando le istituzioni democratiche per impedire a Washington d’attuare il suo piano per installare le basi missilistiche della NATO e USA in Ucraina? Mi sembra una mossa intelligente. Ancora una volta, Putin ha fatto di tutto per minimizzare il suo ruolo nelle decisioni politiche, in modo da non mettere in imbarazzo la claque di pasticcioni di Obama, determinati ad apparire sciocchi e impotenti ad ogni occasione. Ecco come l’analista Michael Scheuer riassume il comportamento di Putin in un articolo sul sito di Ron Paul: “La differenza dell’intervento in Ucraina rispetto alle altre, è che l’occidente è guidato da capi politici bimbiminkia che hanno fatto cozzare l’occidente contro un adulto deciso, realista e nazionalista, Vladimir Putin, e si sentono persi. Apprendono che l’Ucraina non è la Libia o l’Egitto e che Putin non lascerà che l’occidente crei in Ucraina, o almeno in Crimea, la stessa demoniaca confusione che gli ingiustificati interventi precedenti hanno creato in Egitto e Libia. Putin ha una visione molto chiara e genuina degli interessi nazionali della Russia, e l’accesso sicuro alla base di Crimea della Flotta del Mar Nero ne è uno: lo è stato per secoli, e rimarrà tale in futuro… i capi statunitensi ed occidentali dovrebbero fare la fila per ringraziare Vladimir Putin della lezione dolorosa ma profonda su come i leader adulti di una nazione proteggono i veri interessi nazionali del Paese“, (L’annessione della Crimea alla Russia è il costo dell’intervento USA/UE in Ucraina, Michael Scheuer, Ron Paul Institute)
Putin si rende conto che sabotando la strategia di Washington per controllare la Crimea, subirà gravi conseguenze. Ora deve prepararsi alla tipica litania degli attacchi asimmetrici, tra cui operazioni segrete, operazioni speciali, armamento dei jihadisti tartari per istigare le violenze in Crimea, appoggiare le ONG per fomentare disordini a Mosca, ecc., nonché intensificare supporto logistico e militare degli Stati Uniti al fiorente fascismo a Kiev, che s’è già mutato nell’apparato di sicurezza del governo impostore, un pauroso remake della Gestapo di Hitler. Ecco la carrellata di World Socialist Web Site: “Il parlamento ucraino ha votato per creare una guardia nazionale di 60000 elementi reclutati tra gli “attivisti” delle proteste anti-russe e dalle accademie militari. La forza sarà supervisionata dal nuovo capo della sicurezza, Andrej Parubij, fondatore nei primi anni ’90 del Partito Social-Nazionale ucraino neo-nazista. Il suo vice, Dmtrij Jarosh, è il capo dei paramilitari di Fazione Destra, l’equivalente ucraino delle truppe d’assalto di Hitler. Oltre ad aiutare l’occidente nelle sue provocazioni contro Mosca, la responsabilità principale di tali elementi sarà condurre a termine l’attacco sociale contro la classe operaia ucraina per volere del capitale internazionale…” (Quello che il regime filo-occidentale pianifica per i lavoratori ucraini, World Socialist Web Site)
Ed ecco sullo stesso articolo il programma di austerità radicale del FMI, che prevede d’imporre all’Ucraina, tramite il governo, riduzione delle pensioni e taglio dei servizi sociali, lasciando il Paese in uno stato di depressione permanente: “Dietro le incessanti invocazioni retoriche sulla “rivoluzione democratica”, il neogoverno ucraino di ex-banchieri, fascisti e oligarchi predispone misure di austerità draconiane. I piani in corso sono apertamente descritti come “modello greco”, cioè il programma di tagli selvaggi imposto alla Grecia da Fondo monetario internazionale (FMI) e Unione Europea (UE) che ha fatto crollare l’economia della Grecia di quasi il 25 per cento in cinque anni, producendo un’ondata di disoccupazione e povertà...” (Quello che il regime filo-occidentale pianifica per i lavoratori ucraini, World Socialist Web Site)
Certo, Putin ha sicuramente il suo bel da fare, ma fortunatamente sembra essere ben consigliato dai suoi assistenti politici e militari che evitano le inutili spacconate o le sparate incendiarie eruttate ogni giorno da Casa Bianca e dipartimento di Stato. Nonostante il fatto che il Cremlino non vuole che Washington “perda la faccia”, a volte gli eventi lo rendono impossibile, come l’acuto analista politico Moon of Alabama ha sottolineato. Ecco un trafiletto da un post di MoA che mostra come Washington abbia sostanzialmente capitolato verso Mosca accettando il suo piano per risolvere la crisi, tentando d’ingannare il pubblico facendogli credere che sia una sua idea. Ecco l’estratto: “C’è stata un’altra telefonata oggi tra il segretario di Stato Kerry e il ministro degli Esteri russo Lavrov. La chiamata s’è avuta dopo una riunione strategica sull’Ucraina alla Casa Bianca. Durante la chiamata Kerry ha accettato le richieste russe per una federalizzazione dell’Ucraina in cui gli Stati federati avranno una forte autonomia nei confronti del governo centrale e la finlandizzazione dell’Ucraina. Putin aveva offerto questa “via d’uscita” dall’escalation e Obama l’ha presa. L’annuncio russo: (Reuters) – “Lavrov, Kerry è d’accordo a lavorare sulla riforma costituzionale in Ucraina: il ministero russo… Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato USA John Kerry hanno concordato nel cercare una soluzione alla crisi in Ucraina spingendo per le riforme costituzionali, ha detto il ministero degli Esteri russo. Non hanno dettagliato il tipo di riforme necessarie, se non per dire che dovrebbe seguire “una forma generalmente accettabile, tenendo conto degli interessi di tutte le regioni d’Ucraina”. “Sergej Viktorovich Lavrov e John Kerry hanno deciso di continuare a lavorare per trovare una risoluzione sull’Ucraina attraverso la rapida introduzione della riforma costituzionale, con il sostegno della comunità internazionale”, ha detto il ministero in un comunicato.” (Ucraina: gli USA prendono la via d’uscita concordata con la Russia, Moon of Alabama)
Riuscite a crederci? La squadra di fessi di Obama vuole che il pubblico creda che la “riforma costituzionale” sia una sua idea, come se la gente non si accorga che un’amministrazione scalcagnata e un presidente imbelle hanno alzato bandiera bianca battendo in ritirata. È il classico Barack “guardati le spalle” Obama che cerca di fare apparire una sconfitta come una vittoria. Patetico!

8440Mike Whitney vive nello Stato di Washington. Coautore di Senza Speranza: Barack Obama e la politica dell’illusione (AK Press). Hopeless è disponibile anche in versione Kindle.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Colpo di Stato in Ucraina occidentale: la primavera araba scatenata in Europa

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 24 gennaio 2014

1601596I rivoltosi hanno occupato il municipio di Lvov e costretto il governatore a dimettersi. Non si sa chi sia attualmente al potere in questa regione, ma un governo fantoccio formato dalle “forze di opposizione” potrebbe presto esservi istituito. Richieste di ‘autonomia’, o molto probabilmente, espliciti flirt separatisti possono dare a Klischko e ai suoi scagnozzi ulteriore potere contrattuale da usare contro il governo democraticamente eletto nel corso dei “negoziati”. E’ probabile che ulteriori attività estremiste si avranno, guidate da Klischko, come ha proclamato il 22 gennaio, “se devo andare (per strada) sotto i proiettili, andrò sotto i proiettili“. Il leader del partito Batkivshchyna Arsenij Jatsenjuk ha espresso la minaccia provocatoria di sprofondare l’Ucraina nella guerra civile de facto, come ha parimenti affermato il 22 gennaio, “domani (23 gennaio) andremo avanti insieme. E se avrò una pallottola in fronte, allora sia una pallottola in fronte ma in modo onesto, equo e coraggioso.” E’ evidente ormai che costoro minacciano d’incoraggiare le rispettive milizie nel scatenare una carneficina nel Paese. Come negli eventi della primavera araba, questi provocatori vogliono che ‘alcuni di loro’ siano uccisi dalle forze governative che cercano di ristabilire il controllo sull’anarchia. Una risposta militare o dei Berkut da parte di Janukovich è esattamente ciò  che Klischko e Jatsenjuk vogliono. Per loro, più “manifestanti” morti ci sono, meglio è. Va tenuto presente che nel 1980 la Polonia fu sottoposta alla legge marziale per torbidi molto meno violenti di quelli cui assistiamo oggi in Ucraina.
Le autorità devono ora prendere una decisione difficile, oltre che cercare di ristabilire l’ordine nella regione irrequieta o tentare di riprendere il controllo della capitale. La situazione è estremamente grave ed è ormai evidente che questo ibrido frankenstein rivoluzione colorata/primavera araba schizofrenicamente assume sempre più le caratteristiche di quest’ultima (nulla di buono, per questo). Il metodo libico è stato apparentemente ‘perfezionato’ al punto in cui attori esterni si sentono a proprio agio nel piazzarsi in tale vaso di Pandora nella stessa Europa. E’ chiaro che fin dalla rivoluzione dei Bulldozer in Serbia, oltre un decennio fa, il modello della rivoluzione colorata s’è evoluto nella primavera araba, e ora i due si sono trasformati in EuroMaidan, un nuovo tipo di guerra del nostro secolo. A causa della facilità con cui le ONG s’infiltrano nelle nazioni prese di mira nel mondo globalizzato di oggi, così come gli anelli del terrorismo e del traffico di armi, vengono sincronizzati dalla forte influenza di varie organizzazioni d’intelligence, la minaccia di questa arma/virus ‘sociale’, diffusa in diversi Paesi, non è mai stata così alta. Non dovrebbe essere un caso che 3000 terroristi mediorientali dovrebbero essere trasferiti in Romania, forse per usarli per addestrare militarmente gli elementi dell”opposizione’ ucraina. Ciò dimostra che potenze estere sono intente adoperarsi da tempo per scatenare il più possibile la destabilizzazione. Gene Sharp è la mente delle apparentemente innocue strategie che sono preludio e ‘fischietto per cani’ di tale epidemia virale, e George Soros n’è il finanziere. Le nazioni devono collaborare per respingere tale lebbra e proteggere se stesse, i loro cittadini e la stabilità globale. Il movimento della primavera araba, come la guerra in Europa, dimostra la fiducia che i coordinatori hanno nell’usare tale arma ovunque a loro piacimento. Oggi, l’Ucraina, domani, qualsiasi altro stato soggettivamente definito ‘non-occidentale e non-liberal-democratico’.
L’Ucraina è stata a lungo al centro dell’ingerenza occidentale nell’ambito di un grande gioco  geostrategico volto a contrastare la Russia. Zbigniew Brzezinski scrisse nel 1994 che “non può essere sottolineato abbastanza fortemente che senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero, ma con l’Ucraina resa subalterna e quindi subordinata, la Russia diventa automaticamente un impero.” Poco più di un anno fa, gli Stati Uniti rilasciarono implicitamente una dichiarazione tramite l’allora segretaria di Stato Hillary Clinton, secondo cui avrebbero fatto tutto ciò che è in suo potere per respingere gli sforzi integrazionisti economici della Russia. Dopo aver descritto i piani per l’Unione Eurasiatica della Russia come “movimento per ri-sovietizzare la regione“, ha  minacciato “sappiamo qual è l’obiettivo e cerchiamo di capire i modi efficaci per rallentarlo o impedirlo.” Senza dubbio, il mondo assiste a ciò che gli USA avevano in mente quando minacciavano di “rallentare” e “impedire” la cooperazione economica tra Ucraina e Russia. Con la stabilità ucraina che s’incrina sotto la pressione del caos continuo e dell’economia sull’orlo del collasso quasi totale, la menzogna degli obiettivi “integrazionisti pro-UE” di EuroMaidan si svela. L’UE non accetterà mai che un futuro Stato fallito ucraino, che si lecca le ferite di una guerra civile prolungata, entri nell’organizzazione o, in coordinamento con i suoi padroni della NATO, pianifica assieme al collasso del Paese una lucrosa ricostruzione sotto l’egida dell’occidente. In entrambi i casi, il leggendario ‘percorso verso l’Europa’ si dimostra la farsa che è, e assolutamente nulla di positivo potrà venirne al cittadino medio da ciò che i militanti fanno al loro Paese in nome dell”euro-integrazione’.
I molto pubblicizzati colloqui di un ‘cessate il fuoco’ non sono altro che un tentativo dei sabotatori di guadagnare tempo e continuare a rovesciare più governi regionali (in Ucraina occidentale) possibile. Sono, purtroppo, null’altro che una farsa, come i colloqui di Ginevra II, in quanto i gruppi d’opposizione non desiderano altro che un cambio di regime e non si fermeranno davanti a nulla per raggiungere tale obiettivo. Ogni azione, ogni parola, non è altro che un trucco per ingannare, disarmare e pacificare ogni resistenza in modo che possano avvicinarsi sempre più al loro golpe nazionale eterodiretto.

Andrew Korybko è studente del Master presso l’Università Statale di Relazioni Internazionali di Mosca (MGIMO).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Olimpiadi di Sochi: gli occidentali iniziano con gli Stati Uniti che puntano all’Oro della propaganda

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 01/10/2014

TO GO WITH AFP STORY BY BENOIT FINCK (FIDopo l’orribile doppio attentato nella città meridionale russa di Volgograd che ha ucciso 34 persone e ferito decine di altre, gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali hanno condannato solennemente gli attentati. “Gli Stati Uniti sono solidali con il popolo russo contro il terrorismo”, ha prontamente dichiarato la Casa Bianca, aggiungendo: “Il governo statunitense offre il pieno sostegno al governo russo nei preparativi per la sicurezza dei Giochi Olimpici di Sochi”. C’erano anche condanne dall’Unione Europea e dalla NATO degli attentati terroristici suicidi del 29-30 dicembre, che hanno causato orribili carneficine nel centro di Volgograd, uccidendo diverse donne e bambini. Eppure, nonostante queste espressioni d’indignazione e solidarietà internazionale, sembra strano che gli Stati Uniti e gli altri governi occidentali ancora persistano nel loro affronto politico sui Giochi Olimpici Invernali che dovrebbero iniziare a Sochi il 7 febbraio. Il presidente Barack Obama e altri leader occidentali, tra cui il primo ministro canadese Stephen Harper ed i presidenti francese e tedesco Francois Hollande e Joachim Gauck, non hanno cambiato i loro piani, in effetti, di boicottaggio dei Giochi…
I leader occidentali hanno detto che non avrebbero partecipato all’evento quadriennale, e la loro assenza viene ampiamente vista come protesta ufficiale sulle presunte preoccupazioni sui diritti umani russi, in particolare per la legge contro la “propaganda omosessuale” che Mosca ha emanato lo scorso anno. L’affronto dei leader occidentali verso i Giochi di Sochi è senza precedenti. Certo, vi furono i boicottaggi di Paesi nelle Olimpiadi passate. Nel 1980, gli Stati Uniti boicottarono le Olimpiadi estive di Mosca, durante l’intervento dell’Unione Sovietica in Afghanistan, e nel 1984 l’Unione Sovietica si vendicò boicottando le Olimpiadi di Los Angeles. Ma il mezzo boicottaggio occidentale del prossimo evento di Sochi è una novità. Stati Uniti, Canada e Unione europea si uniranno ad 88 altre nazioni partecipanti agli eventi sportivi, ma i loro capi di Stato se ne staranno lontano. Ciò suggerisce che l’occidente usa i giochi politici contro la nazione russa ospitante. Sembrando grossolani e in malafede, i governi occidentali innalzano la bandiera dei “diritti di gay e lesbiche”, soprattutto alla luce dell’orrore perpetrato a Volgograd. Sembra che ci sia una netta mancanza di priorità morale e politica. Se dovessimo seguire la strada dei diritti umani privilegiati, allora la Russia poteva facilmente scegliere d’impedire alla delegazione ufficiale di recarsi alle Olimpiadi invernali canadesi del 2010, preoccupandosi per la repressione e il maltrattamento dei popoli della Nazione Ottawa. In qualche modo il disdegno occidentale verso Sochi non convince. Ma la prova delle preoccupazioni occidentali, o meglio mancanza di preoccupazioni, per le loro obiezioni dichiarate sui diritti umani in Russia sono di un’incongruenza lampante rispetto alla recente atrocità a Volgograd. Gli attentati ovviamente erano destinati ad infliggere un colpo devastante ai Giochi di Sochi. La dichiarazione della Casa Bianca lo riconosce. Nessun gruppo ne ha rivendicato la responsabilità, ma è inconfutabile che gli aggressori appartengano al cosiddetto califfato Caucaso, nelle vicine regioni del Caucaso del Nord di Cecenia e Daghestan. Il gruppo jihadista fondamentalista guidato da Doku Umarov aveva già avvertito l’intenzione di usare “tutti i mezzi necessari per sabotare” l’evento olimpico. Tali minacce terroristiche non sono vane minacce. Prima dell’ultima doppia esplosione, Volgograd fu colpita ad un attentatore suicida ad ottobre, quando sei persone furono uccise su un autobus. Tale massacro fu attribuito ai jihadisti di Umarov. Anche se Volgograd è a circa 700 chilometri a nordest della località del Mar Nero di Sochi, è uno snodo chiave dei trasporti tra Mosca e la regione meridionale. Rappresenta quindi un obiettivo primario dei seguaci di Umarov per colpire da vicino la sede olimpica. In precedenza, la stessa rete jihadista effettuò attentati suicidi mortali al sistema dei trasporti di Mosca, nel 2010 e 2011, uccidendo decine di persone.
Il dirompente evento di Sochi viene visto come un’opportunità per infliggere un potente colpo politico all’immagine internazionale della Russia. Il Presidente Vladimir Putin ha investito molto sul prestigio dei Giochi, e il terrorismo sarà un modo per sminuire l’autorità di Mosca. Innegabilmente poi, gli attentati terroristici di Volgograd sono un attacco alla sovranità della Russia e alla sua capacità di ospitare le Olimpiadi invernali. Qualsiasi sia la definizione lessicale ufficiale occidentale, le Olimpiadi invernali sono nel mirino della Guerra al Terrore. Eppure i leader occidentali, che sostengono di combattere una Guerra al Terrore, dimostrano una disdicevole mancanza di solidarietà verso la Russia scegliendo di usare “i diritti dei gay” per decidere di non presenziare ai Giochi del mese prossimo. Tale abbandono del sostegno politico di fronte a un terrorismo sfrenato contro un altro Stato è, nella migliore delle ipotesi, fuori luogo, e nella peggiore, tradisce un ulteriore inconcepibile motivo. Infatti, settimane prima dell’ultimo attentato terroristico di Volgograd, la Casa Bianca annunciò che la sua delegazione secondaria a Sochi sarà preceduta dall’ex-giocatore di tennis ed icona gay Billie Jean King. Un altro membro della delegazione ufficiale degli Stati Uniti è il giocatore di hockey Caitlin Cahow, sostenitore dei diritti dei gay. Mentre l’inglese Guardian osservava che con la scelta della Casa Bianca: “Barack Obama invia alla Russia un messaggio chiaro circa il trattamento di gay e lesbiche, con la sua scelta dei rappresentanti degli Stati Uniti alle Olimpiadi invernali di Sochi”. Così, contrariamente all’adagio di non mescolare sport e politica, Washington e i suoi alleati sembrano intenzionati ad usare i Giochi di Sochi per fare propaganda politica volta a minare Mosca. Ciò s’inserisce nell’ampia agenda politica occidentale di aggressione a bassa intensità della Russia. Nonostante le vantate affermazioni di ricercare il “Reset” nei rapporti tra Stati Uniti e Russia con Obama, Washington dimostra di voler fare di tutto per aumentare le tensioni con Mosca. La legge Magnitsky sanziona i funzionari russi per presunte violazioni dei diritti umani, il rinnegamento degli obblighi sul disarmo nucleare, la palese interferenza negli affari Russia-Ucraina sul partenariato con l’UE e il trionfalismo per il rilascio dell’oligarca Mikhail Khodorkovskij, sono solo alcune delle questioni che Washington e i suoi alleati europei rinfacciano a Mosca negli ultimi mesi.
Nelle prossime settimane, ci si può aspettare altro dal gioco politico dagli Stati Uniti con l’avvicinarsi delle Olimpiadi di Sochi, data la dichiarata agenda di cercare vantaggi propagandistici contro la Russia. C’è più del vago sentimento che Washington stia annaspando per battere il  Presidente Putin su una serie di altre questioni, tra cui la vicenda di Edward Snowden e il fallimento occidentale nel cambio di regime in Siria. Come segno di ciò che ci aspetta, vi sono le affermazioni dei media statunitensi secondo cui Putin avrebbe ordinato il divieto di proteste pubbliche a Sochi durante i Giochi Olimpici e dopo gli attentati di Volgograd. La mossa per limitare le manifestazioni è del tutto comprensibile dato il grave rischio di attentati terroristici e l’orrore che ha colpito Volgograd. Ma gli articoli negli Stati Uniti hanno scelto di evidenziare tali misure di sicurezza russe come “un giro di vite sui diritti degli omosessuali”. Tale crassa insensibilità dimostra che se ci fosse lo sport dello slalom della “propaganda” a Sochi, gli Stati Uniti sicuramente prenderebbero l’oro. Si potrebbe anche ricordare che se Washington dovesse essere veramente sincera nella sua solidarietà verso la Russia e nella sua disponibilità a fornire “pieno appoggio al governo russo nei preparativi per la sicurezza dei Giochi Olimpici di Sochi”, allora potrebbe dare questo contributo pratico: consegnare tutti i dossier segreti militari sulle reti jihahiste coperte che gli Stati Uniti e il suo alleato saudita finanziano e armano nel Caucaso del Nord dagli ultimi 20 anni.

OLY2014-RUS-TORCHLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

In Italia la stampa di sinistra è merda

José Sant Roz Aporrea 25.07.2013

altan_scalfari_espressoChe guerra bestiale oramai conduce la stampa prostituta italiana contro il Venezuela. Attacchi isterici ripresi dai fogliacci spagnoli “El Pais” e del suo Grupo Prisa. Il gruppo editoriale più grande d’Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso” (in teoria di sinistra), non lesinano argomenti di ogni genere per cercare di infangare il Venezuela. Basta prendere due esempi: dopo la vittoria elettorale in Venezuela di Maduro, “La Repubblica” ha parlato apertamente di frode (senza prove) e di “volontà popolare violentata e manipolata“. Inoltre, quando vi è stata la violenza provocata dall’opposizione del Majunche (lo squallido, cioè Capriles Radonski. NdT), ha intitolato semplicemente: “scoppia un’ondata di violenza scatenata dal furto elettorale e dalla forte repressione della polizia“… Evitando di parlare dei morti causati dalle bande impazzite dell’opposizione, istigate dall’appello del dannato Majunche. Questi media, come quelli spagnoli, difendono i propri interessi in America Latina, legati alle transnazionali, insieme a molti gringos. Sono potenti mafie. Tutta l’Europa vive di mafie (che naturalmente fanno le guerre). In quella merda la democrazia è solo uno scherzo  buono a nulla. Ma di solito si tratta della versione delle notizie sul Venezuela di media come The Miami Herald, confezionate dalla SIP.
In 14 anni di governo bolivariano non hanno mai detto niente di buono sul Venezuela. Questa è la strategia. Per loro Chavez era un mostro, un dittatore, un ladro e stupratore di diritti umani. Invece l’Italia, la Grecia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti sono le meraviglie che dovrebbero dettare i modelli del progresso e del benessere sociale a tutto il mondo, ma ogni giorno che passa affondano ulteriormente nella merda. Ogni italiano dovrebbe sottoporsi a un esame copro-rettale per vedere se riesce a cantare come Caruso o a giocare come Mesi, è il meglio che riescono a fare e l’unica cosa che conta per loro in questo mondo: poi li elevano a celebrità, finché non si schiantano contro la verità. Babbioni. Poiché non hanno le palle di vedere la fogna in cui si trovano, nel frattempo vivono ingoiando tutto il miasma che creano i loro media verso il nostro Paese.
Ecco un esempio: ‘L’America contro l’Nsa: da che pulpito viene la predica’

Commento:
8869 L’articolo linkato è un ennesimo articolo-spazzatura, anti-latinoamericano e anti-bolivariano, scribacchiato da tale Maurizio Stefanini, ‘esperto di processi di transizione alla democrazia’ (una qualifica che è un marchio distintivo), per conto della nota rivista di disinformazione Limes (oggi imitata nel suo piattume analitico e nel suo squallore ideologico, anche da certi ex-eurasiatisti scopertisi cheerleader del Pentagono). Inoltre, come ben nota il professor José Sant Roz, questo è il compito degli scribacchini e dei relativi mandanti, cui bisogna includere anche il Fattoquotidiano, parzialmente di proprietà di un ex-dirigente della Lazard Banque, banca specializzata in ‘consulenze internazionali'; ovvero privatizzazione dell’economia e svendita delle risorse dei Paesi del Terzo Mondo per conto del FMI e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Repubblica, il Foglio, Fattoquotidiano mimano una farsa di dibattito sul teatrino della politichetta italidiota, ma come si sarà ben notato, quando si tratta di Medio Oriente, Eurasia e America Latina, cioè degli interessi dei loro veri finanziatori, allora adottano stranamente tutti la stessa posizione: filo-atlantismo sfegatato e pieno supporto agli interessi delle multinazionali e delle grandi banche internazionali anglosassoni e francesi. Ovviamente tutto ciò non è un caso, poiché a dettare la linea degli ‘organi di informazione’ italiana sono le veline dei Consigli di Amministrazione di queste grandi imprese, naturalmente dopo quelle delle ambasciate di USA e Israele.

José Sant Roz, direttore di Ensartaos.com.ve e Professore di matematica presso l’Università de Los Andes (ULA). Autore di oltre venti libri sulla politica e la storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 351 follower