La guerra per procura USA-NATO in Iraq e Siria: gli Stati Uniti finanziano e addestrano i ribelli “moderati” del SIIL in Siria

Shawn Helton, Global Research, 29 giugno 2014

10505604In quest’ultimo ‘incubo terroristico’ di marca occidentale in Iraq e in Siria, scopriamo che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto al Congresso di autorizzare aiuti militari diretti ed attrezzature da inviare ai ‘ribelli’ in Siria. Quest’ultima fase del piano di Washington sulla Siria varrebbe 500 milioni di dollari, ampliando le strutture di addestramento segrete di CIA/ELS  collegate al SIIL in Giordania e Turchia… L’ulteriore addestramento militare e l’invio di altre armi  degli Stati Uniti ai cosiddetti ribelli “moderati” è estremamente deciso e quasi sicuramente fatto in modo che i politici di destra e sinistra degli Stati Uniti possano condividerne le conseguenze, accettando di stanziare fondi per insorti dai comprovati legami con il SIIL, come il gruppo jihadista saudita “Fronte della Vittoria”, il gruppo responsabile degli ‘attacchi al cloro” che Washington sfruttò contro la Siria nel 2013, e i cui fondatori di prima e seconda generazione provengono dallo ‘Stato islamico dell’Iraq’, collegandoli direttamente alle strutture di addestramento in Giordania e  Turchia. La straordinaria tempesta mediatica degli Stati Uniti è incentrata sul SIIL, sollecitata dalle tante immagini drammatiche di esecuzioni di massa come ‘prova’ della loro presa sull’Iraq, e l’uso di tale ennesima crisi come pretesto per aumentare bilanci militari e minacce alla sicurezza interna. La maggior parte delle immagini di ‘esecuzione di massa’ sui nei media si sono dimostrate delle pure montature, anche se ciò non ha scoraggiato gli ‘esperti’ dei media statunitensi ed europei o del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e i funzionari del Foreign Office del Regno Unito.
Mentre la ‘crisi del SIIL’ sembra andare fuori controllo, espone l’agenda governativa occidentale e delle aziende transnazionali, volta ad espandere la guerra per procura in Iraq e nelle nazioni confinanti, finanziando direttamente i ribelli del terrore, questa volta con l’approvazione del Congresso. Mentre molti think-tank e agenzie multimediali proclamano la netta opposizione al terrorismo del ramo di al-Qaida, SIIL, denunciandone pubblicamente le azioni, 500 milioni di dollari vengono stanziati per finanziare la distruzione radicale di Iraq e Siria. La campagna di destabilizzazione in Iraq avrà numerosi esiti imprevisti, tra cui la frattura di Siria e Iraq, e i prevedibili appelli di Irbil per il nuovo ‘Stato curdo’ nel nord dell’Iraq. Se 500 milioni di dollari sono inviati ai gruppi combattenti islamici in Siria (e Iraq), allora a chi esattamente viene consegnato tale denaro, chi gestirà e distribuita tale fortuna dei contribuenti statunitensi per procurarsi le armi sul campo? Molto probabilmente sarà gestito da militari e paramilitari privati statunitensi nel teatro di guerra. È un coinvolgimento diretto, indipendentemente da come Washington vorrebbe presentarlo. Se si seguono i terroristi, il denaro e le armi negli ultimi 4 anni, si arriva ai governi occidentali, ai loro alleati ed alle loro intelligence…

‘Le evasioni dei jihadista’ ricreano la minaccia terroristica globale
Già nel luglio 2013 vi fu un’evasione di terroristi, senza precedenti ed improbabile, in tre luoghi diversi, elevando la minaccia terroristica globale a livelli mai visti dai primi giorni della trasformazione di bin Ladin nell’uomo nero più famoso del mondo. Qui su 21Wire abbiamo riportato delle sensazionali evasioni: “La prima evasione si ebbe il 22 luglio, con più di 500 detenuti fuggiti da due prigioni diverse in Iraq. Al-Qaida rivendicò l’operazione che in qualche modo travolse 120 guardie irachene e le forze SWAT negli attacchi a Taji, a nord di Baghdad, e al famigerato carcere di Abu Ghraib. Cinque giorni dopo, il 28 luglio, l’imbranato portavoce della sicurezza Muhammad Hijazi ammise su Libya Herald che 1200 prigionieri erano fuggiti nel fine settimana dal centro di detenzione Quayfia di Bengasi. La terza evasione avvenne il giorno seguente, il 29 luglio, quando taliban e agenti di al-Qaida scesero sulla città di Dara Ismail Khan e fecero evadere 250 prigionieri taliban, ma non prima di aver ucciso 12 poliziotti pakistani e tagliato la gola a 4 prigionieri sciiti sulla via della fuga. In ogni occasione, le autorità locali ritengono che ci sia stato un certo aiuto ‘interno’. Tutto sommato, tale stringa epica di evasioni di jihadisti scatenò più di 2000 terroristi e killer mercenari. Forse tali tre tempestive evasioni furono compiute con tale precisione… senza l’aiuto e il sostegno di agenzie d’intelligence come CIA, MI6 e Mossad?” Molti critici affermano che tali evasioni avvantaggiarono direttamente gli interessi occidentali, mentre i militanti appena fuggiti potevano essere inviati in Iraq, Siria ed altri luoghi interessanti per la CIA. La tempistica è inquietante.

Gruppi terroristici filo-Stati Uniti e filo-Arabia Saudita spuntano in Siria
Gruppi terroristici operano in Siria da oltre tre anni, in gran parte con la tacita approvazione dei pianificatori bellici di Washington, Londra e Parigi. Spacciati come ‘ribelli siriani’, tali gruppi  terroristici hanno tutti ricevuto il pieno appoggio da NATO (armi) e Stati del Golfo come Qatar e Arabia Saudita (denaro). Comprendono, ma non solo, Jabhat al-Nusra o ‘Fronte al-Nusra’ appoggiato dall’intelligence saudita, Gruppo combattente islamico libico, brigate Abdullah Azam e brigata martire Bara ibn al-Maliq, il gruppo jihadista Ahrar al-Sham, PKK (nel nord-est della Siria) e qataib Mohadzherin del Caucaso russo, per citarne solo alcuni. I precedenti articoli sui criminali  terroristi ceceni infiltratisi in Siria, indicano che già tali salafiti uccisero i leader sufi della Federazione russa. Il Pakistan Christian Post riferisce: “Recentemente in Daghestan il leader spirituale sufi Efendi Chirkeiskij è stato ucciso da un attentatore suicida con alcuni seguaci. Ciò è accaduto a fine agosto e la vicinanza con il recente attacco contro i leader sufi in Tatarstan è un chiaro allarme sul salafismo quale forza potente in regioni della Federazione russa. Pertanto, non sorprende che la Federazione russa sia estremamente allarmata dalle grandi potenze occidentali che ancora una volta collaborano con ELS, al-Qaida e varie organizzazioni terroristiche salafite“.

I capi terroristi favoriti dagli USA liberati a Guantanamo
Vale la pena notare come il nuovo governatore della Libia a Tripoli, Abdal Haqim Belhadj, il capo del gruppo terrorista ceceno della qataib Mohadzherin, Ajrat Vakhitov, fossero sotto la supervisione degli Stati Uniti per anni, imprigionati a Guantanamo Bay, Cuba, dopo essere stati catturati nel 2002 dalle forze statunitensi in Afghanistan. Belhadj e Vakhitov furono rilasciati dal Pentagono solo per essere reinseriti sul campo, ritornando ad organizzare la lotta dei gruppi islamisti di al-Qaida nella regione, attivi nei Paesi in cui Stati Uniti e NATO hanno attivamente operato per il cambio di regime, Libia e Siria rispettivamente. Si traggano le conclusioni su ciò che Guantanamo sia in realtà, un fatto confermato dalle rivelazioni di Penny Lane sull’arruolamento di agenti doppi a Gitmo. Lo stesso articolo del New York Times menziona anche i piani teocratici dei terroristi per creare un califfato nella regione: “Un 56enne operativo di al-Qaida, conosciuto come Abu Thuha che vive nel quartiere Hawija di Kirkuk, in Iraq, ha detto a un giornalista iracheno del New York Times, “Abbiamo esperienza nel combattimento contro gli americani, e ancor più esperienza con la rivoluzione siriana”, ha detto. “La nostra grande speranza è creare uno Stato islamico siriano-iracheno per tutti i musulmani…”” Tutto ciò costituisce un netto crimine di guerra internazionale, direttamente dovuto a Stati Uniti e alleati. Al di là di ogni ragionevole dubbio, l’attuale ‘crisi del SIIL’ è il risultato diretto degli interessi occidentali che alimentano le guerre civili libica e siriana negli ultimi 4 anni.

Israele, Washington e oleodotti curdi
Ci sono anche indicazioni secondo cui l’inerzia apparente degli Stati Uniti nel coinvolgimento militare diretto sia in realtà un piano strategico dei pianificatori di Washington e Tel Aviv per impegnarsi in una guerra occulta infinita per procura, certamente è così nel Medio Oriente di oggi. La copertura mediatica tiene nell’ombra Israele, cosa per nulla insolita considerando il protocollo dei media degli Stati Uniti su qualsiasi sua attività illecita o regolare violazione del diritto internazionale, ma ora è nettamente ovvio che Israele svolga un ruolo centrale in questo teatro. È ancora più evidente se si considerano i recenti attacchi aerei israeliani sulla Siria, volti a fornire copertura aerea occulta ai terroristi dello Stato islamico in Iraq. Ho notato nel mio primo articolo su tale crisi che, per la prima volta, la nave cisterna SCF Altai ha consegnato una grande quantità di petrolio curdo ad Israele, il 20 giugno, e ciò indicherebbe il SIIL quale parziale creazione israeliana se il petrolio curdo proviene dai giacimenti controllati dai terroristi in Iraq. Il ministero dell’Energia israeliano ha rifiutato di commentare il contratto sul greggio con il governo regionale curdo. Va detto che l’Iraq ha boicottato Israele e non ha nessun contratto petrolifero ufficiale con esso. La regione curda ha anche inviato petrolio sul mercato internazionale bypassando il governo centrale di Maliqi a Baghdad. C’è da chiedersi quanto di questo petrolio vada in Israele?

Syria_AlQuaida_1Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quali sono gli obiettivi dell’invasione dell’Iraq da parte del SIIL?

Mouna Alno-Nakhal Reseau International 30 giugno 2014

2799620501. Generale Hoteit, non temete che il SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante) arrivi in Libano?
Considerare gli eventi come sono e non cadiamo nelle trappole mediatiche occidentali, che ci fanno credere che il SIIL sia una forza gigantesca contro cui non possiamo resistere. Non è vero.

2. E com’è?
Abbiamo sufficienti informazioni sulla forza dell’organizzazione. Gli eventi succedutisi mi hanno portato a scrivere, un paio di giorni fa, un articolo intitolato “Mosul: una sceneggiata del SIIL” [1].  Perché abbiamo infatti assistito a una sceneggiata! Lo sapevate che 25000 uomini della polizia e dell’esercito dello Stato iracheno erano presenti a Mosul e il SIIL aveva solo 500 combattenti? Pertanto, ciò che è successo a Mosul non è una guerra, ma tradimento e capitolazione associati a una guerra mediatica condotta dai canali TV al-Jazeera (qatariota) e al-Arabiya (saudita) che annunciarono la capitolazione di Mosul sei ore prima della sua caduta reale! Esattamente come nel procedente di Bab al-Aziziyah in Libia, quando annunciarono la sconfitta di Muammar Gheddafi tre giorni prima della caduta e la morte tre giorni prima dell’assassinio. Nel caso di “guerra psicologica”, la regola è che gran parte della popolazione sia immersa nella “nebbia media”, in attesa di vedere chi sia il più forte per decidere da che parte stare. Era ovvio che se gli iracheni nelle aree sunnite delle quattro province coinvolte (Ninawa, Salah al-Din, Diyala e Anbar) sapevano che le forze attaccanti del SIIL avevano solo 500 elementi di fronte a 25000, non avrebbero mai accettato di essere utilizzati da “incubatori”. Fu necessario “esagerare” le forze del SIIL per ottenere la situazione desiderata prima che la nebbia dei media complici si dissipasse. Il SIIL fu istituito in Iraq nel 2004. Quando l'”incendio arabo” fu attizzato in Tunisia alla fine del 2010, era confinato in Iraq dove raccolse al massimo 5200 elementi. Il SIIL fu inviato in Siria dopo il primo veto sino-russo nell’ottobre 2011 e una volta che Jabhat al-Nusra, appositamente creato per la crisi siriana, si dimostrò incapace di rovesciare il governo. E’ noto che SIIL e Jabhat al-Nusra sono legati ad al-Qaida, creata dal governo statunitense come ammette Hilary Clinton [2]. E’ in Siria che il SIIL passa da 5200 a 7000 elementi nel 2012, mentre ora sono 15000 contro 10000 in Iraq, in totale 25000.

3. Ed ora SIIL e Jabhat al-Nusra si combattono in Siria!
No… è solo “tattica” del capo che guida il gioco. Così abbiamo appreso questo pomeriggio (25 giugno) che ad Abu Qamal (città di confine tra Siria e Iraq) al-Nusra è stata costretta a dichiarare fedeltà al SIIL [3] per farle “accumulare potenza” e facilitarne l’opera nelle province irachene. E questo perché il terreno principale della guerra s’è spostato in Iraq.

4. Chi controlla il SIIL?
E’ sempre lo stesso capo che pensava che l'”accordo di sicurezza USA-Iraq”, che doveva [4] [5] fare dell’Iraq una colonia statunitense eterodiretta da Washington. Ma si scopre che tre anni dopo il ritiro degli Stati Uniti, l’Iraq ha cercato la sua via dettata dalle condizioni geopolitiche; cioè armonizzarsi con Iran e Siria. Risultato: gli statunitensi sono furiosi per il fatto che l’Iraq sia vicino all’asse della Resistenza, e i Paesi del Golfo sono ancora più furiosi con al-Maliqi che si rifiuta di obbedire ai loro dettami. Ciò che è successo in Iraq è conseguenza del loro fallimento in Siria; soprattutto Obama suona la campana a morto della presunta opposizione siriana (alla CBS) ammettendo pubblicamente che “non v’è opposizione siriana che possa rovesciare il Presidente Assad“. [6] Il governo statunitense ha ammesso il proprio fallimento in Siria, ma non abbandona il suo piano originale. Sfumature! Quindi passa in Iraq, dove i suoi interessi s’intrecciano con quelli dell’Arabia Saudita, da un lato, e del Qatar e Turchia dall’altra, mettendo da parte le differenze essendo tutti di fronte alle stesse catastrofe ed emergenza: impedire che l’Iraq aderisca al fronte del rifiuto e quindi all’asse della Resistenza. La domanda è: come impedirlo? Essendo al-Maliqi parte della “Alleanza Nazionale Irachena” abilitata dalla Costituzione a formare il governo, hanno scatenando l’invasione del SIIL! Ma oggi, la nostra intelligence dice che più di un terzo dei sunniti di Mosul e altrove, s’è opposto in sole 24 ore a tale mossa che ha causato 750000 profughi; cioè un sunnita su sette, essendo i sunniti iracheni 5,5-6 milioni. Tale sceneggiata del SIIL ha così due cause: la sconfitta subita in Siria e la lotta per il potere. Terrorizzando al-Maliqi e la coalizione autorizzata a decidere in merito a Costituzione e governo, per proporre un governo che trascuri i risultati delle ultime elezioni. Da qui la proposta di un “governo di salvezza nazionale” di John Kerry [7] [8]. Ciò implica che la proposta di John Kerry sia, in effetti, ignorare i risultati delle recenti elezioni parlamentari, vinte dal blocco di al-Maliqi. e distribuire equamente il potere tra sciiti, sunniti e curdi; Quindi su base settaria ed etnica! Il che equivarrebbe a un terzo agli sciiti (60-65% della popolazione), un terzo ai sunniti (15-18% della popolazione) e un terzo ai curdi (20% della popolazione). Risultato: i due terzi sunnita e curdo sono nelle mani di Paesi del Golfo e Stati Uniti. E questo lo scopo della sceneggiata in Iraq!

5. Ma allora come dovremmo capire l’appello agli Stati Uniti di al-Maliqi[9]?
È piuttosto intelligente, dato che l'”accordo di sicurezza USA-Iraq” afferma che se un Paese (ovviamente l’Iraq) deve affrontare una minaccia a sua esistenza, confini, unità territoriale… può chiedere all’altro assistenza nei limiti, luogo e momento decisi. Tuttavia, al-Maliqi sa che gli Stati Uniti sono dietro tutto ciò, come sa che né sauditi né turchi avrebbero mai osato incoraggiare l’invasione del SIIL senza la decisione, e non solo l’accordo, degli Stati Uniti. Ha quindi chiesto aiuto! Nel caso in cui gli Stati Uniti decidano di applicare i termini dell’accordo di sicurezza,  invierebbero la loro aviazione. A tal proposito, condivido con voi un fatto che rivelo per la prima volta: quando al-Maliqi ha parlato dei bombardamenti statunitensi sui centri del SIIL nella regione di al-Anbar, non era vero! Ma così costrinse gli Stati Uniti a smentirlo e il capo dell’Iraqi National Alliance, Ibrahim al-Jafari, rinfacciò agli statunitensi di aver preparato l’accordo di sicurezza bilaterale nel loro interesse, poiché si astengono dall’applicarlo alla prima occasione, autorizzando quindi l’Iraq a rivederle e a far fronte da solo ai pericoli che lo minacciano. Di qui la “fatwa” pronunciata dalle autorità religiose sciiti e sunnite contro tale sceneggiata “tramata dagli statunitensi assieme a Turchia, Qatar e Arabia Saudita“…

Durante l’intervista arriva la notizia di un’esplosione durante un raid in un hotel di Beirut: 10 feriti [10]; che porta la questione alla prima domanda di questo estratto.

6. Generale Hoteit, non temete che il SIIL arrivi in Libano?
La risposta del Generale Hoteit a tali atti terroristi in Libano è che il suo sistema di sicurezza subisce colpi, ma non cede! Risposta articolata, inoltre, in un articolo del 26 giugno, dai seguenti punti chiave.
• L’occidente cerca di spezzare l’asse della resistenza fin dal 2000. Ha cominciato con la risoluzione 1559, approvando la guerra del 2006 e provocando discordia in Libano nel 2008 e in Iran nel 2009, per poi affrontare la Siria nel 2011, prima di arrivare all’Iraq di oggi; l’ultima carta sionista-statunitense… Pertanto, ci si può chiedere se la mossa in Iraq, dopo la chiusura della frontiera siriano-libanese, allontani il Libano dall’incendio. O è destinato a svolgere un altro ruolo?
• Ora che l’Iraq è divenuto il principale teatro dell’aggressione, riteniamo che l’occidente stia leggermente arretrando in Siria, divenuta teatro secondario, mentre il Libano è ora “il teatro della pressione” sui componenti dell’asse della Resistenza in generale, e in particolare su Hezbollah. Ma il problema dell’occidente risiede nell’incapacità a penetrare la società della Resistenza, dato lo scudo protettivo formatosi intorno. Questo è il motivo per cui i molti tentativi terroristici sono falliti uno dopo l’altro… (come accaduto).
• Certo, i tentativi si ripetono, ma si nota un forte calo in preparazione e attuazione, soprattutto perché sembra che la produzione sia ora locale da quando i terroristi sono stati privati dalle loro “fabbriche della morte” nel Qalamun.
• A questo punto, possiamo dire che il fallimento di molti altri tentativi terroristici è dovuto alla costante collaborazione tra le istituzioni della sicurezza e l’esercito libanese, da un lato, e i membri della società civile della resistenza e dei cittadini dall’altra. Questo più la complementarità con l’Esercito arabo siriano sull’altro lato del confine. Mentre questa collaborazione continuerà, la sicurezza del Libano non cederà, nonostante i tremori causati da qualche attacco terroristico per cercare di porre fine all’equazione libanese in vigore: “Popolo, Esercito, Resistenza”.

7. E cosa ne pensate del pericolo che la Giordania deve attendersi?
Il SIIL ha diffuso la sua mappa corrispondente in realtà all’avvertimento degli Stati Uniti a cinque Paesi, oltre a un sesto per inquinare! Tale mappa include Iraq e Quwayt, a est, Siria e Giordania, al centro, Libano e Palestina occupata ad ovest. Certo, Israele non è preoccupato dal SIIL perché l’alto comando del SIIL è statunitense e consapevole dei propri interessi. Pertanto, né il comando né il SIIL metteranno a repentaglio Israele. Il Quwayt è stato aggiunto alla mappa, poiché alcune notizie indicavano suoi tentativi di avvicinarsi a Siria e Iran dopo il “fallimento del piano”. L’avvertimento gli dice non ti muovere! La Giordania, che era nell’asse della guerra contro la Siria per tutto il periodo in cui Bandar bin Sultan operava, è riluttante. È stata avvertita (ma questa è un’altra storia. NdT). Il Libano è sulla mappa dall’inizio. Coloro che sostengono il contrario devono avere informazioni dirette dalle sale operative di statunitensi, sionisti, giordani e golfini che non abbiamo!

8. Infine, e dato lo scenario appena descritto, non temete una guerra regionale?
La guerra tradizionale in cui Israele farebbe parte, inviando i propri soldati a combattere su tutti i fronti in Libano, Golan o Iran, non è all’orizzonte. Se una tale guerra fosse possibile, Israele non avrebbe aspettato 8 anni per lanciarla!

Ayatollah Ali al-SistaniDottor Amin Hoteit, al-Bina  25/06/2014
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal

Note:
[1] Mosul: sceneggiata del SIIL
[2] Hillary Clinton: abbiamo creato al-Qaida, abbiamo finanziato i mujahidin
[3] Al-Qaida e SIIL si uniscono al confine siriano-iracheno
[4] L’accordo del 17 novembre 2008 istituisce il quadro giuridico per la presenza statunitense in Iraq e la cooperazione tra i due Stati
[5] La truffa dell’accordo di sicurezza USA-Iraq
[6] Obama: ‘Notion that Syrian opposition could overthrow Assad a “fantasy”': “Non c’è opposizione siriana che possa sconfiggere al-Assad… Penso che l’idea che ci sia attualmente una forza di opposizione moderata in grado di sconfiggere al-Assad è semplicemente falsa… Abbiamo passato molto tempo cercando di lavorare con l’opposizione moderata in Siria… l’idea che potessero improvvisamente rovesciare Assad, e non solo, ma anche jihadisti spietati e altamente qualificati, se gli inviamo alcune armi, è fantasia… Penso che sia molto importante che il popolo americano, e probabilmente ancor più importante, che Washington e le agenzie di stampa lo capiscano!
[7] Crisi in Iraq: Kerry ad Irbil per colloqui sulla crisi che imperversa
[8] Kerry chiede un governo di unità nazionale in Iraq
[9] L’Iraq chiede aiuto agli USA
[10] Ancora una volta, una carneficina sventata a Beirut

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico libanese, esperto di strategia militare e generale di brigata in pensione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il caos iracheno: la Waterloo di Obama, lo Yarmuq dell’Iran

Ziad al-Fadil Syrian Perspective
531655_Syrian Perspective ricorda umilmente di essere stata tra i primi a rivelare il ruolo di Izat Ibrahim al-Duri nel disastro in Iraq. Abbiamo seguito al-Duri per anni dopo esser sfuggito ai tribunali illegali istituiti dall’alto commissario statunitense L. Paul Bremer, forse uno dei più completi imbecilli del mondo, nascondendosi nel nord, nella sua città natale di Mosul, svicolando lungo le linee di faglia tra arabi, curdi e turchi. Finalmente arrivato in Turchia, fu adottato da una squadra di spettri statunitensi e inglesi presentatigli dai sicari del MIT di Erdoghan. Da quel momento svolge il ruolo che gioca ora. Attenzione, non credo che il SIIS sia ciò che sembra. Non è un’organizzazione salafita, poiché tali organizzazioni, ripeto, non prendono quali capi ex-baathisti come al-Duri. Alcuni di voi avranno sentito parlare di una recente dichiarazione da Mosul secondo cui il SIIS ha ora un comando unificato con al-Duri. È vero, al-Duri è un ex-militare iracheno salito alla ribalta sotto Sadam, divenendo l’unico uomo capace di sputare in faccia a leader temibili senza nemmeno alzare un sopracciglio. Tuttavia al-Duri non ha alcuna esperienza militare sostanziale come comandante sul campo, e se ne vedrà abbastanza presto il fallimento. È inoltre in cattive condizioni di salute, soffre di gravi condizioni respiratorie e nefrite che lo spacceranno al più presto. Che un naqshbandi/baathista (sufi) come al-Duri si possa alleare con Abu Baqr al-Baghdadi prova che il SIIS è un fantoccio statunitense ingrassato dai soldi sauditi e abbellito dalle banalità dei terroristi jihadisti. La pretesa di Obama di esser disposto ad inviare la propria potenza aerea in Iraq per aiutare al-Maliqi, è un semplice cavallo di Troia o dote di Jalila, un metodo per rimuovere il Primo Ministro al-Maliqi una volta divenuto chiaro che il disgraziato presidente statunitense non è riuscito a spodestare il nostro Dr. Bashar al-Assad. Il piano sionista, inventato e promosso dai traditori neo-con, viole che la Mezzaluna Fatimide sia più una collana di  perle che una vera mezzaluna. Se non è possibile sbarazzarsi del cordone siriano, si passi a quello iracheno. Questo è un piano sionista, reso evidente dal fatto che solo possono profferire una visione così sociopatica da comportare lo sterminio dei cristiani d’Iraq e Siria.
Il piano dei traditori neo-con è questo: Per soffocare Hezbollah è necessario troncarne i legami con l’Iran. Ciò significa distruggere Siria e Iraq. Hanno preso di mira la Siria per prima, dato che sembrava la più debole dei due. Ma la Siria non era la più debole dato l’immenso sostegno ricevuto  da Federazione Russa e Iran. Ciò lascia l’Iraq unico obiettivo per respingere gli iraniani dalla regione e isolare Hezbollah. Se l’Iraq finisse nelle mani di sadamisti come al-Duri, l’Iraq ancora una volta diverrebbe un cuscinetto contro l’Iran e un buco nero per Hezbollah. Voglio qui ricordare, inoltre, che il recente ammonimento dell’Arabia Saudita che le forze straniere dovrebbero rimanere fuori dal conflitto iracheno, serve solo a sviare le accuse sul suo netto coinvolgimento nel finanziamento del mostro SIIS in Siria e Iraq. Tre realtà sono ormai emerse da tutto ciò, per le sanguisughe sioniste: 1. La campagna di Bush contro Sadam fu un disastro di proporzioni storiche, che deve essere corretto; 2. Hezbollah è una delle forze più minacciose che lo Stato-colono sionista deve affrontare nei conflitti futuri; 3. Lo stesso piano disastroso contro la Siria potrebbe ancora funzionare in Iraq con una corretta pianificazione.
Nota: le dichiarazioni del Generale Qasim Ata a Baghdad, ieri, avvertivano i cittadini e l’opinione pubblica a diffidare di articoli faziosi da fonti che vomitano menzogne e propaganda. E’ la stessa situazione della Siria, con la condizione che gli iracheni sono pienamente consapevoli della campagna mediatica in Siria e sono disposti a contrastarla. Il Generale Qasim Ata, portavoce dell’esercito iracheno, cerca di assicurare avvertendo i cittadini su al-Arabiya, al-Jazeera e tutto il resto di ben noti menzognifici già utilizzati contro la Siria. E ancora più interessante notare come SIIS ed alleati del Baath iracheni usino in modo sofisticato internet, manipolando l’opinione popolare. Il modo con cui tali selvaggi utilizzano internet chiaramente indica una tutela di Stati Uniti ed alleati inglesi, turchi e altri. Suggerimento: si guardi attentamente come la BBC copre gli avvenimenti in Iraq e saprete chi c’è dietro tutto ciò.
Con il SIIS che sostiene di controllare le province del nord dell’Iraq contigue alla Turchia, si assicura le aree con i principali impianti petroliferi e basi militari. Ieri ha falsamente affermato di aver invaso la raffineria di petrolio di Bayji, la più grande dell’Iraq. Con tale piano, gli Stati Uniti probabilmente continueranno a sostenere logisticamente il SIIS fino a che al-Maliqi farà ciò che il Presidente Assad doveva fare: dimettersi. Ma ora la palla è nelle mani di Teheran. Potrà sostenere al-Maliqi come ha fatto con Assad? E (un grande E) Mosca interverrà anche qui? L’Iran ha un profondo rapporto storico con Mesopotamia/Iraq. Gli esempi dell’interazione tra i due popoli sono infiniti. Difficilmente si deve risalire ad Artaserse o Barmecide per spiegarlo. Ma oggi, nell’Iran teocratico, i luoghi santi di Najaf e Qarbala ne domineranno il pensiero geo-politico. L’Iran andrà in guerra per proteggere i santuari sciiti e ciò significa centinaia di migliaia di guerrieri Basij pronti ad attraversare il confine iracheno per sradicare le larve supportate dagli statunitensi che operano sotto la bandiera della banda di cannibali finanziati dai sauditi. Il SIIS ha già chiarito l’intenzione di uccidere gli “apostati” e distruggerne i santuari, galvanizzando i volontari iracheni che proteggono i santuari di Sayid Zaynab e Suqayna di Damasco e spingendoli a continuare la lotta in Iraq.  Avvertiamo i politici statunitensi di non permettere che la politica estera statunitense sia diretta dai traditori sionisti neo-con a Washington DC. Il loro movimento deve essere fermato e processato per alto tradimento.
La Russia osserva questi eventi con molta attenzione. L’Iraq è una miniera d’oro per i produttori di armi russi e Mosca non traballerà nel suo approccio. Tuttavia, Putin affronta molte questioni oggi.  La crisi ucraina creata dalla NATO, soprattutto da Obama, potrebbe essere una mossa volta a distrarre i russi, mentre gli Stati Uniti cercano di far risorgere il fallito piano sionista per sloggiare i leader di governi legittimi, soppiantandoli con i loro corrotti adulatori filo-sionisti, le cui vite saranno alquanto effimere. Già i media occidentali si scagliano su al-Maliqi accusandolo di settarismo e brutalità nella guida del suo Paese. Non stupitevi se sentirete parlare di atrocità commesse dai “lealisti pro-Maliqi”. Già delle storie vengono diffuse su prigionieri sunniti a Mosul  giustiziati da guardie sciite mentre il SIIS tentava di liberarli. Nauseanti storie inventate, menzogne e propaganda, ci si può aspettare cose ancor più nauseanti di quelle sentite sulla Siria. Non si arrendono. I sionisti non mollano, a meno che i popoli statunitense, francese, inglese e australiano s’oppongono e si riprendono la propria politica estera, tale rapporto da vampiro parassita continuerà a loro danno. Al-Maliqi deve fare ciò che il Dottor Assad ha fatto in Siria, deve serrare i ranghi e prepararsi a un lungo confronto con la chimera statunitense di Obama. Non è fantasia. La dirigenza sionista è ossessionata dall’Iran e trascinerà nel baratro dell’Inferno gli USA pur di prolungare l’esistenza del fasullo Stato-Ghetto. Al-Maliqi deve tendere la mano, come fa oggi, a tutti i sunniti, unendo le forze per bloccare l’assalto alla cultura semitica irachena arabo-musulmano-cristiana da parte dei coloni ebrei europei e cazari che non hanno portato nulla se non peste e miseria al nostro amato Vicino Oriente. Deve inoltre continuare l’alleanza con il Dr. Assad e utilizzare l’esperienza dell’Esercito siriano nel combattere le orde barbariche di Obama e del sionismo. Più che altro, il Primo Ministro al-Maliqi deve avere ciò che il Dottor George Habash chiamava “chiara visione”.  Non deve permettere che la pletora di trappole e disinformazione l’accechino dalla pura oggettività nel valutare la situazione. Ciò che ha mantenuto lucido il Dr. Assad è la sua formazione scientifica. O come GWF Hegel suggerirebbe nel suo Die Welt Verkehrte (Il mondo capovolto), che al-Maliqi si metta nella posizione dei suoi nemici e veda il loro punto di vista, svelandone i piani come se fossero stati creati dalla sua mente.

856c25c6-f182-11e3-a2da-00144feabdc0.imgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Omicidi e sesso in Belgio: Mossad e CIA

Aangirfan 1 giugno 2014

Screen-Shot-2014-05-26-at-1_56_27-PMIl 24 maggio 2014, a Bruxelles, Emmanuel e Mira Riva furono uccisi. Secondo quanto riferito,  lavoravano per il Mossad. Il 25 maggio 2014 ci sono state le elezioni in Belgio. Il 26 maggio 2014, il primo ministro belga Elio di Rupo ha rassegnato le dimissioni. Elio di Rupo è collegato al Bilderberg e ai ragazzi. Il killer dei Riva sembra un killer professionista. Mistero
Il fatto che il killer sia scappato potrebbe suggerire che fosse aiutato delle autorità del Belgio?  Alcuni politici belgi furono fortemente critici verso Israele. Il 24 maggio, si legge che la polizia aveva arrestato un sospetto sulla scena e che ne ricercava un secondo. Il sospettato è stato rilasciato. La polizia belga detiene un sospetto dell’omicidio al Museo Ebraico – 24 maggio 2014
Il 1° giugno 2014, leggiamo che un capro espiatorio era stato arrestato. Un francese con legami sospetti con islamisti in Siria è stato arrestato per la sparatoria mortale della scorsa settimana presso il Museo Ebraico di Bruxelles. L’uomo armato sospettato, di 29 anni, Mahdi Namush, fu arrestato a Marsiglia per possesso di un Kalashnikov e una pistola simili a quelli usati durante l’attacco del 24 maggio, riferiscono le fonti. E’ stato arrestato con l’accusa di omicidio e tentato omicidio in relazione all’atto terroristico, riferiva una fonte giudiziaria. Sospetto arrestato per la sparatoria al Museo Ebraico di Bruxelles

138750-eric-rassineux1Zev Barkan (Omicidi del Mossad in  Belgio…)
Secondo quanto riferito, Zev Barkan, alias Bruckenstein, un tempo era un agente del Mossad a Bruxelles. Secondo quanto riferito, Barkan coinvolse Bernard Weinstein nell’organizzazione di Marc Dutroux, in modo da ricattarne i clienti. Secondo quanto riferito, Dutroux scoprì cosa facesse Weinstein, e l’uccise. Dutroux fu arrestato nel 1996. Dutroux venne rilasciato dal carcere in anticipo. Secondo quanto riferito, la polizia belga l’ha aiutato a rapire i bambini da far abusare da personalità come poliziotti e giudici. Diversi testimoni nel caso Dutroux, circa 20, sono morti in circostanze strane. Secondo quanto riferito, Barkan ha contribuito a silenziare il caso Dutroux. Nel 2002, il politico belga Alain Van der Biest, legato al caso Dutroux, fu ‘suicidato’. Biest era ministro degli Interni quando Dutroux fu rilasciato dal carcere nel 1991 dopo aver scontato solo 3 anni della condanna a 13 anni per stupro. Biest era sospettato essere il mandante dell’assassinio del politico belga André Cools, nel 1994.

1364296453André Cools, che sapeva troppo dei collegamenti tra politici statunitensi e criminalità belga, venne assassinato a Liegi. Secondo quanto riferito vi sono collegamenti tra il caso Dutroux, l’Operazione Gladio della CIA e le reti di pedofili che operano nel Jersey, Paesi Bassi, Stati Uniti… Il 27 novembre 1995, la polizia belga perquisì i locali utilizzati dal culto di Rajneesh Osho (un culto legato alla CIA). Cercava Eric Mattheeussen, accusato di scattare fotografie di incidenti stradali. La polizia trovò molte scatole. “In queste scatole… trovammo centinaia di immagini di cadaveri di bambini, spesso nelle pose più orribili. Molte delle foto furono fatte da lui stesso, altre furono prese su ordinazione di altri fotografi… In diverse scatole trovammo pornografia infantile… spesso bambini molto piccoli penetrati da adulti, e certe fantasie pedofile assai strane… ritagli di giornale di famose sparizioni“. (De Demmink Doofpot Istituto per lo Studio della Globalizzazione)

0 GLADIONel 2011, ci furono sparatorie in stile Gladio a Liegi, in Belgio; sei persone vi morirono. Secondo il procuratore belga Cedric Visart de Bocarme: “Solo un disturbo mentale come la ricezione di trasmissioni radio della CIA… può spiegare la furia omicida di Liegi”. Strage di Liegi: ciarlataneria politica/L’Operazione Gladio rimbalza in Europa?/Belgio – Nordine Amrani l’assassino belga.
Le Soir riferì che tre uomini eseguirono l’attentato a Liegi. Il giornale riferì che uno dei tre era nascosto nel Palais de Justice. ‘3 uomini eseguirono l’attentato di Liegi, centro dalla città evacuato’
Nell’aprile 2011, il Belgio irritò Israele sostenendo una dichiarazione dell’UE che chiedeva a Israele moderazione negli attacchi dei razzi da Gaza… Nel maggio 2011, Shimon Samuels, direttore del Simon Wiesenthal Center e il  dottor Moshe Kantor, presidente dell’European Jewish Congress (EJC) chiesero che il primo ministro del Belgio Yves Leterme licenziasse il ministro della giustizia Stefaan De Clerck poiché aveva accolto un atto d’accusa di 70 pagine contro i leader israeliani (Ehud Olmert, Ehud Barak e Tzipi Livni, ecc) per crimini di guerra nell’operazione Piombo Fuso a Gaza, nel 2009. “Livni aveva evitato di recarsi in Belgio nel 2009 quando era ministra degli Esteri, per paura di esservi arrestata”. Ai primi del dicembre 2011, il rabbino Marvin Hier del Simon Wiesenthal Center chiese che Hillary Clinton licenziasse il suo ambasciatore ebreo in Belgio, Howard Gutman, per aver accusato Israele di alimentare l’antisemitismo in Europa e nel mondo musulmano”. Il Mossad ha visitato il Belgio?

article-2074978-0F2D8FC200000578-8_233x423Nordine Amarani fu accusato dell’attentato di Liegi. Nordine Amrani, 33 anni, è nato in Belgio. In giovane età rimase orfano e venne cresciuto in case-famiglia. Amrani non era un musulmano ed era in procinto di sposarsi. Daily Mail
Amrani è stato condannato per possesso illegale di armi e droga, e per violenze sessuali. Secondo Richard Cottrell, ex-parlamentare europeo (conservatore) e autore di Gladio: Il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa: “Amrani è “il capro espiatorio stereotipo… esattamente come Breivik in Norvegia… Nei primi anni ’80, un gruppo di uomini pesantemente armati terrorizzò supermercati e altri negozi nella regione del Brabante nei pressi di Bruxelles. Gli armati sparavano a caso sugli astanti durante una serie di rapine tra il 1982 e il 1985, uccidendo 28 persone e ferendone molte altre. Le vittime includevano clienti sfortunati uccisi a sangue freddo dai mitraglieri nei supermercati affollati e nei parcheggi. L’inchiesta parlamentare belga ufficiale… concluse che i criminali erano collegati ai servizi segreti belgi…” End the Lie

article-2074978-0F2C7A9A00000578-208_468x308Nel 2006, le armi e le munizioni usate nei massacri del Brabante furono infine rintracciate, nel … ramo belga dell’esercito segreto della NATO Stay-behind, chiamato ‘Squadrone d’Intervento Speciale’, conosciuto dal comando della struttura di Gladio come ‘Organizzazione Diana (la cacciatrice)’
Nel 2003, Nordine Amrani ebbe due anni di sospensione della pena per stupro. Nel 2007, la polizia irruppe a casa di Nordine Amrani e trovò lanciarazzi, potenti fucili e munizioni. La polizia trovò  anche migliaia di piante di cannabis. Amrani fu imprigionato nel 2008. Amrani era in libertà vigilata quando la sparatoria di Liegi ebbe luogo. Perché non era sotto stretta sorveglianza? Riuscì ad ottenere un fucile d’assalto belga FAL, granate e altre armi subito dopo il suo rilascio anticipato dalla prigione, nell’ottobre 2010. Daily Mail

p.txtGli attacchi tipo Gladio di Liegi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bagno di sangue di Odessa voluto dai golpisti di Kiev

Antifascista (Ucraina) 14 maggio 2014

Igor Kolomojskij, il mafioso miliardario sinista che finanzia i neonazisti ucraini e la repressione russofoba dei golpisti a Kiev

Igor Kolomojskij, il mafioso miliardario sionista che finanzia i neonazisti ucraini e la repressione russofoba dei golpisti a Kiev

Le informazioni fornite qui di seguito sono state ottenute da un insider delle forze dell’ordine dell’Ucraina, che ha voluto rimanere anonimo per ovvi motivi. E’ chiaro che ci sono persone, anche nell’amministrazione provvisoria di Kiev, contrarie a ciò che è successo a Odessa il 2 maggio e in tutto il Paese.

Il piano
Dopo la perdita della Crimea e la rivolta popolare a Marjupol, Odessa è ora il solo ingresso dell’Ucraina sul mare, rendendola così la città più importante del Paese dopo Kiev. Dieci giorni prima della tragedia, un vertice segreto si svolse a Kiev presieduto dal presidente ad interim Aleksandr Turchinov, per preparare l’operazione speciale a Odessa. Erano presenti il ministro degli Interni Arsen Avakov, il capo del servizio di sicurezza ucraino Valentin Nalivajchenko e il segretario del Consiglio di Difesa della Sicurezza Nazionale Andrej Parubij. L’oligarca ucraino Igor Kolomojskij, il capo dell’amministrazione regionale di Dnepropetrovsk nominato da Kiev, fu consultato in merito all’operazione. Nel corso di tale vertice Arsen Avakov riferì l’idea di usare gli hooligans o “ultras” nell’operazione. Fin da quanto era a capo dell’amministrazione regionale di Kharkov, aveva collaborato a stretto contatto con i capi tifosi, che ha continuato a sponsorizzare anche dalla sua nuova casa, in Italia. Kolomojskij assegnò temporaneamente il suo battaglione privato “Dnepr-1″ al comando dei funzionari della polizia a Odessa e inoltre autorizzò il pagamento in contanti di 5000 dollari per “ogni separatista filo-russo” ucciso nell’operazione speciale. Un paio di giorni prima dell’operazione di Odessa, Andrej Parubij portò decine di giubbotti antiproiettile agli ultra-nazionalisti locali. Questo video mostra la consegna dei giubbotti agli attivisti di Maidan ad Odessa. Si prenda nota della persona che li riceve, è Nikolaj Volkov, un criminale locale che venne ripetutamente filmato durante l’assalto alla Casa dei sindacati mentre spara con la pistola alla gente e riferisce sull'”incidente” via cellulare a un dirigente a Kiev.

Nikolaj Volkov era ricercato dalla polizia ucraina dal 2012 per frode.

Nikolaj Volkov era ricercato dalla polizia ucraina dal 2012 per frode.

Preparativi
Anche i militanti estremisti ultranazionalisti dell’Assemblea Nazionale Ucraina (UNA-UNSO) che poterono essere riconosciuti dalla loro fascia rossa al braccio, furono utilizzati nell’operazione. Ebbero assegnato il ruolo chiave nella messa in scena delle provocazioni: mascherati da difensori della tendopoli di Campo Kulikovo, ne attirarono gli occupanti nella Casa dei Sindacati per essere massacrati. Quindici posti di blocco furono istituiti intorno Odessa, controllati dai militanti al comando diretto del Battaglione “Dnepr-1″ di Kolomojskij, così come dai teppisti di Settore Destro di Dnepropetrovsk e delle regioni occidentali dell’Ucraina. Inoltre, due unità dell’autodifesa di Maidan arrivarono a Odessa, al comando del capo dell’amministrazione del presidente ad interim Sergej Pashinskij, lo stesso uomo ripreso con un fucile da cecchino nel bagagliaio dell’auto, il 18 febbraio, a piazza Indipendenza (Majdan) a Kiev. Pashinskij dichiarò in seguito che non fu pienamente informato dei piani dell’operazione ed aveva inviato i suoi uomini solo a “proteggere la gente di Odessa”. Così c’erano in totale circa 1400 combattenti provenienti da altre regioni dell’Ucraina nei dintorni, al momento,   al contrario dell’idea che siano stati gli “abitanti di Odessa” ad incendiare la Casa dei sindacati.

Il Vicecapo della polizia di Odessa e primo coordinatore dell'operazione Dmitrij Fucheji è misteriosamente svanito subito dopo la tragedia di Odessa.

Il Vicecapo della polizia di Odessa e primo coordinatore dell’operazione Dmitrij Fucheji è misteriosamente svanito subito dopo la tragedia di Odessa.

L’azione delle forze di polizia Odessa nell’operazione fu diretta personalmente dal capo della polizia regionale, Pjotr Lutsjuk, e dal suo vice Dmitrij Fucheji. Lutsjuk ebbe il compito di neutralizzare il governatore regionale di Odessa, Vladimir Nemirovskij, impedendogli di attuare una strategia indipendente che potesse interferire con l’operazione. Fucheji guidò i militanti di destra a piazza Greca dove fu presumibilmente “ferito” (per sottrarsi dalle responsabilità degli eventi successivi). L’operazione era originariamente prevista per il 2 maggio, il giorno della partita di calcio, giustificando la presenza di un gran numero di tifosi (“ultras”) nel centro, e ciò significava anche la presenza di un numero minimo di abitanti per le strade di Odessa, che non fossero coinvolti nell’operazione, poiché la maggioranza della popolazione della città sarebbe stata fuori a godersi le vacanze del primo maggio.

Operazione
Il treno da Kharkov arrivò a Odessa il 2 maggio alle 08:00, trasportando i tifosi della squadra di calcio Metallist, tra cui alcuni “ultras” che presero parte all’operazione. Inoltre, i militanti del  Battaglione “Dnepr-1″ e di Settore destro, allo stesso tempo entrarono nella città in piccoli gruppi.  Anche alcuni militanti dell’autodifesa di Majdan arrivarono da Kiev, la maggior parte di loro sulle auto. Quel giorno la polizia di Odessa ebbe l’ordine tassativo di non fermare le auto con targhe di Kiev, Dnepropetrovsk e Lvov. Nel pomeriggio, alcuni degli squadristi si diressero verso piazza Sobornaja, dove i partecipanti alla “Marcia per l’Ucraina unita” dovevano radunarsi. Il loro compito era organizzare la folla e condurla sulle barricate di piazza Greca. Un gruppo delle “operazioni speciali”, decorato con nastri di San Giorgio, indossò i passamontagna e marciò verso corso Aleksandrovskij. Erano gli “attivisti filo-russi” visti in numerose foto e video. I provocatori indossavano bracciali rossi per distinguersi dai veri attivisti di Odessa. Allo stesso modo, la polizia che aveva informazioni di prima mano sui dettagli dell’operazione sfoggiava anch’essa bracciali rossi. Sfortunatamente alcuni dei veri attivisti, ignari, cedettero alle insistenze dei provocatori “di precipitarsi a fermare i fascisti”.
Molti testimoni oculari hanno registrato ciò che è successo dopo. Con il sostegno della polizia, i presunti provocatori “filo-russi” si misero in fila presso il centro commerciale “Afina“, tra via Greca e via Viceammiraglio Zhukov, dove provocatori scelti tra i tifosi di calcio, comprendenti elementi di Settore destro e UNA-UNSO, li attaccarono (cosa confermata anche da osservatori pro-Majdan). Armi da fuoco furono utilizzate da entrambi le parti, subendo delle perdite. Il compito di distrarre i tifosi “reali” dalla partita e dirigerli verso Campo Kulikovo fu pienamente adempiuto. I provocatori che avevano incitato la folla, quindi si ritirarono nel centro commerciale “Afina“, dove furono successivamente portati via dalla polizia. Ebbero dei feriti, ma nessun morto. Mentre gli scontri erano in corso a piazza Greca, un gruppo di teppisti di Settore destro preparava la fase principale dell’operazione, nome in codice “Ha’ola“, dalla frase “Mizbeach Ha’ola“, che in ebraico significa “altare degli olocausti”. Entrarono nella Casa dei Sindacati attraverso l’entrata posteriore e fortificarono le loro posizioni in cantina e soffitta. Tale gruppo comprendeva solo i combattenti provati esperti assassini. Mentre la massa si muoveva nel centro della città da piazza Greca a Campo Kulikovo, alcuni provocatori giunsero con le auto prima della folla, correndo nella tendopoli e creando il panico gridando “il Settore destro è in arrivo!” e “Vengono ad uccidervi!” e così via. Guidati dai provocatori, molti attivisti entrarono nella Casa dei sindacati invece di disperdersi per la città. Alcuni di loro scesero in cantina da cui nessuno uscì vivo, ci furono torturati, uccisi e massacrati a colpi di machete. Altri si diressero ai piani superiori. La benzina miscelata con napalm creò il mortale monossido di carbonio. Questi cocktail micidiali furono prodotti dai chimici di piazza Indipendenza, ma non furono utilizzati lì. A Odessa, la miscela fu impiegata per la prima volta e non per caso: la strage era necessaria per terrorizzare l’intero Paese. La “battaglia” per la Casa dei Sindacati durò parecchie ore, durante cui alcuni militanti finsero una resistenza lanciando bottiglie molotov dal tetto, mentre altri metodicamente massacravano, strangolavano e incenerivano le loro vittime. Per assicurarsi che il fuoco non venisse estinto, l’acqua venne chiusa in tutto l’edificio. Dopo che “Ha’ola” fu completata, gli assassini di Settore destro fuggirono dall’edificio dalle uscite posteriori e laterali, lasciando la città. La polizia quindi entrò nell’edificio. Il numero del bilancio ufficiale, 46 morti, include solo i morti ai piani superiori. La maggior parte delle vittime, nel seminterrato, non è stata contata. Il numero esatto dei morti difficilmente sarà mai conosciuto, ma la maggior parte delle fonti sostengono che tra 120 e 130 persone furono uccise.

146401_originalLa verità non può essere nascosta
La giunta privatizzò il servizio di sicurezza di polizia, ma dimenticò l’ufficio del procuratore. E il procuratore generale facente funzione, Oleg Makhnitskij, dichiarò: “Tale azione (a Odessa) non fu preparata a livello locale, ma è un’azione ben pianificata e coordinata in cui i rappresentanti delle autorità hanno preso parte“. È improbabile che gli sarà consentito nominare i veri responsabili della tragedia. Ma la giunta a Kiev non potrà nascondere completamente la verità su ciò che è successo a Odessa. Questa tragedia deve essere accuratamente studiata e i colpevoli dovranno essere processati a livello internazionale per crimini contro l’umanità. Norimberga-2 è in attesa di Turchinov & Co.

Fonte in russo: Antifascista
Tradotto e adattato da Oriental Review

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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