I banchieri israeliani e il progetto mediorientale

Dean Henderson – 5 maggio 2013

1245976338sharon_bank_leumi_checkQuesta mattina aerei da guerra israeliani hanno sganciato bombe sui sobborghi di Damasco per la seconda volta negli ultimi giorni. Con l’esercito siriano che avanza nettamente sul terreno contro i ribelli di al-Qaida finanziati dai sauditi e addestrati dagli israeliani, i banchieri Illuminati sono sempre più disperati nel tentativo di salvare la loro fallita operazione segreta. La Siria è un perno fondamentale per il loro tentativo d’imporre un modello neocoloniale per estrarre petrolio nella regione del Medio Oriente, un piano che ha avuto inizio nel periodo successivo alla Guerra del Golfo.

La carota e il bastone
La guerra del Golfo ha fornito un’occasione d’oro agli Stati Uniti per scoprire chi erano i loro amici e, soprattutto, chi erano i loro nemici. Il presidente Bush padre, dopo aver esser stato direttore della CIA, sapeva di dover agire da agente provocatore geopolitico, trascinando fuori dall’armadio tutti i nemici degli Stati Uniti per bersagliarli. Dopo la guerra, i Paesi che sostennero l’impegno furono premiati, spesso con fondi sauditi e kuwaitiani. Coloro che simpatizzarono per l’Iraq furono isolati ed esclusi dalla rete finanziaria globale. Poco dopo l’inizio della guerra del Golfo, l’Egitto, la Siria e gli Stati del GCC firmarono la Dichiarazione di Damasco sollecitata dagli USA. L’accordo è un modello di compensazione finanziaria, politica e militare post-bellica per coloro che hanno sostenuto l’operazione Desert Storm. All’inizio della guerra del Golfo, l’Egitto doveva ai creditori esteri 35 miliardi di dollari. Quando il presidente Hosni Mubarak acconsentì l’invio di truppe egiziane, gli Stati Uniti annunciarono l’intenzione di condonare 6,7 miliardi dollari di debiti ai militari egiziani.[1] I sauditi e i kuwaitiani annunciarono una riduzione del debito di 7 miliardi di dollari. Nell’ambito della transazione, 38.000 truppe egiziane rimasero nella penisola saudita. L’Egitto ricevette 2,2 miliardi di dollari annualmente, in aiuti militari dagli USA, che utilizzò per l’acquisto di Apache, F-16 e missili Hellfire, Stinger e Hawk. L’aiuto militare israeliano arrivò a 3,1 miliardi dollari all’anno. Nel 1993 il Kuwait annunciò la fine del suo 42ennale boicottaggio d’Israele, mentre i sauditi smisero di far rispettare il loro boicottaggio.[2]
Quando la Siria si rifiutò di negoziare con Israele, il principe saudita Bandar intervenne. Israele serve da base avanzata per i succhiapetrolio Rothschild/Rockefeller e i loro amici bancari europei. Ashqelon, in Israele, è fondamentale per il commercio dei diamanti della De Beers, finanziata dall’Unione delle Banche, società controllata dalla Bank Leumi, la più grande banca commerciale d’Israele. Bank Leumi è controllata dall’inglese Barclays, una delle quattro banche britanniche che presiedono il Triangolo d’Argento caraibico del riciclaggio di droga e denaro. La famiglia del presidente della Bank Leumi, Ernst Israel Japhet controlla la Charterhouse Japhet, di cui Barclays detiene anche una quota di grandi dimensioni. Charterhouse monopolizza il commercio di diamanti tra Israele e Hong Kong. I Japhet sono una dinastia bancaria tedesca. Furono coinvolti nelle guerre dell’oppio cinesi con i Keswick, Inchcape e Swire. Il fiduciario della Bank Leumi, barone Stormont Bancroft, un ex lord della Regina Elisabetta II e proprietario della Cunard Lines, è un membro della famiglia Samuel che possiede grandi quote della Royal Dutch/Shell e della Rio Tinto. La famiglia Bancroft possiede una grande partecipazione del Wall Street Journal.
Japhet è stato direttore della BCI di Tibor Rosenbaum, istituita nel 1951 dopo la creazione d’Israele, per operare come lavanderia finanziaria svizzera del Mossad. Rosenbaum è stato importante per la fondazione sionista d’Israele, ma non era un amico del popolo ebraico. Tibor era un associato del dottor Rudolph Kastner, il cui buon amico Adolf Eichmann mandò 800.000 ebrei a morte ad Auschwitz. Un articolo della rivista Life del 1967, affermava che la BCI aveva ricevuto 10 milioni di dollari sporchi dalla World Commerce Bank di Meyer Lansky, nelle Bahamas. La seconda banca d’Israele è la Bank Hapoalim, il cui fondatore e proprietario è il visconte britannico Erwin Herbert Samuel, un altro insider della Royal Dutch/Shell. Samuel dirige la Croce Rossa israeliana, un braccio dell’intelligence britannico, ed è cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme. Anche la Bank Hapoalim è affiliata alla BCI. Un terzo colosso bancario israeliano è l’Israel Discount Bank, al 100% di proprietà della Barclays, che controlla i finanziamenti e i fondi israeliani alla British Broadcasting Corporation (BBC). Sir Harry Oppenheimer, presidente della De Beers dalle origini anglo-americane, siede nel consiglio della Barclay che comprende cinque membri Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme della Regina Elisabetta, più di qualsiasi altra azienda al mondo.[3]
La Paz Oil detiene il monopolio dei settori petrolifero, petrolchimico e armatoriale d’Israele. Paz è controllata dalla famiglia Rothschild, che fu determinante per la fondazione d’Israele. Gli azionisti includono la Banca  commerciale dello svizzero-israeliano Tibor Rosenbaum, il boss di Detroit ed insider della United Brands Max Fischer, e Sir Isaac Wolfson, membro di una vecchia danarosa dinastia europea e consigliere politico del primo ministro britannico Margaret Thatcher. I membri del consiglio della banca commerciale svizzero-israeliana comprendono l’insider della Permindex generale Julius Klein, il banchiere argentino David Graiver e il segretario al Commercio di Carter Phillip Klutznick.[4]
La Siria inviò truppe a combattere in Iraq e ricevette dai sauditi e dal Kuwait il finanziamento per l’acquisto di 48 caccia MiG-29, 300 avanzati carri armati e un nuovo sistema di difesa aerea. Nel febbraio 1991, il presidente siriano Hafiz Assad ricevette 2 miliardi di dollari di aiuti dai sauditi e dai kuwaitiani. Alla Siria venne permesso d’impadronirsi di territori nel nord del Libano, durante la guerra, frantumando la milizia cristiana del generale Michele Aoun. Il 15 ottobre 1990 le truppe siriane presero Beirut.
Il Senegal ebbe 42 milioni di dollari di debito cancellati dagli Stati Uniti, avendo partecipato all’operazione Desert Storm e inviato forze di pace in Liberia, dove il burattino della CIA Samuel Doe era stato messo alle corde dai rivoluzionari di Charles Taylor. Doe, che stava proteggendo le piantagioni di gomma della Firestone e le miniere di diamanti della DeBeers, venne rovesciato, accusato di tradimento e giustiziato. Nel 2003, secondo l’Economist, la CIA inviò aiuti militari alla Guinea, utilizzati per finanziare due gruppi controrivoluzionari liberiani per spingere il nuovo presidente Charles Taylor all’esilio in Nigeria. Gli Stati Uniti quindi emisero un mandato dell’Interpol per Taylor, che la Nigeria si rifiutò di riconoscere.
Marocco e Tunisia inviarono truppe nel Golfo e furono premiati dall’aiuto del Kuwait e saudita. Le nazioni del Maghreb nordafricano, Algeria, Mauritania, Sudan e Libia denunciarono tutte con veemenza il bombardamento statunitense dell’Iraq. Yemen, Giordania e Autorità palestinese fecero lo stesso. Nel 1990, l’Arabia Saudita vietò la vendita di petrolio a Mauritania, Yemen, Sudan e  Giordania. L’Arabia Saudita e il Kuwait cancellarono i 100 milioni di dollari che dovevano consegnare all’Autorità palestinese, mentre continuavano a finanziare la fondamentalista Hamas. Al vertice islamico del dicembre 1991 a Dakar, in Senegal, il principe ereditario saudita Abdullah rispose a un tentativo di abbraccio di Yasser Arafat con un laconico: “Niente baci per favore“. Adbullah si rifiutò anche di parlare con il re di Giordania Hussein.
I membri del Consiglio di Sicurezza che votarono “sì” alla risoluzione 678  furono anch’essi premiati. La Cina ottenne un prestito della Banca Mondiale di 140 milioni di dollari. La Russia ottenne 7 miliardi di dollari dagli Stati del GCC. Il Congo ebbe una grossa fetta del debito estero condonato e ricevette aiuti militari, mentre Colombia ed Etiopia ricevettero gli aiuti della Banca Mondiale. Gli USA prontamente versarono i 187 milioni di dollari ai delinquenti dell’ONU, che gli dovevano.[5]
Il giorno dopo che lo Yemen diede un solitario “no” alla risoluzione 678, gli Stati Uniti gli cancellarono un pacchetto di aiuti di 42 milioni dollari. L’ambasciatore all’ONU dello Yemen si sentì dire da un diplomatico degli Stati Uniti, il giorno in cui lo Yemen votò, “Questo è il voto più costoso mai dato“.  I sauditi punirono il loro vicino meridionale chiedendo a migliaia di lavoratori yemeniti impiegati nel Regno, di trovare sponsor sauditi per non essere  espulsi. Dopo la guerra, i lavoratori yemeniti, palestinesi e giordani furono sostituiti in massa, in tutte i sei Stati del GCC, che inoltre annullarono 28 milioni dollari di aiuti allo Yemen.[6] La Giordania perse 200 milioni di dollari di aiuti sauditi, assistenza che di norma copriva il 15% del bilancio di Amman. Gli Stati Uniti cancellarono un pacchetto di 37 milioni dollari di aiuti alla Giordania che, come principale partner commerciale dell’Iraq, subì ulteriori conseguenze economiche causate dall’embargo ONU.[7]
Per alcuni Paesi le conseguenze per aver criticato la politica estera degli Stati Uniti furono assai più drastiche. In Etiopia, il governo di Mengitsu Haile Mariam aveva cominciato a denunciare la guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq, nonostante il suo precedente “sì” alle Nazioni Unite. Mariam fu rovesciato da una coalizione di ribelli tigrini, eritrei e oromo, che poi sorvegliarono l’ambasciata statunitense a Addis Abeba, davanti cui migliaia di etiopi si riunirono per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti nel colpo di Stato.[8] In Algeria, dove il ministro del petrolio del Paese e presidente dell’OPEC, Sadiq Bussena, accusò i venditori di future energetici statunitensi  di manipolare i prezzi del petrolio durante la Guerra del Golfo, il Gruppo islamico armato fondamentalista (AIG) lanciò una campagna terroristica sanguinaria. L’Algeria era un leader dei falchi del prezzo nell’OPEC e i sauditi volevano togliere Boussena dalla presidenza dell’OPEC. Il presidente algerino Chadli Benjedid accusò i sauditi di finanziare l’AIG. Molti algerini vi videro la mano della CIA. La moneta dell’Algeria fu svalutata e nel gennaio 1992 Benjedid venne dimesso. Il primo ordine del giorno del nuovo governo fu approvare la legge sugli idrocarburi, che aprì i giacimenti di petrolio dell’Algeria ai Quattro Cavalieri. Il petrolio dell’Algeria, ricercato per il suo basso contenuto di zolfo, era storicamente gestito dalla Sonatrach statale. Molti membri dell’AIG riemersero per combattere nella guerra della CIA contro la Jugoslavia.

Note
[1] “Power, Poverty and Petrodollars: Arab Economies after the Gulf War”. Yahya Sadowski. Middle East Report. Maggio-Giugno 1991. p.7
[2] “Report Says Bush’s Sons Lobbied for Kuwait Business”. AP. Joplin Globe. 8-30-93. p.3A
[3] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992. p.200
[4] Ibid.
[5] “An Enemy of Mankind”. Storm Warning. Seattle. Gennaio 1992.
[6] Sadowski. p.10
[7] Morning Edition. National Public Radio. 6-20-91
[8] “Birth Pains of a New Ethiopia”. Gayle Smith. The Nation. 7-1-91. p.1

Dean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. È possibile iscriversi gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Argentina si rivolta contro il Mossad

Il destino dell’occidente potrebbe mutare
Maria Poumier, Palestine-solidarité 25 febbraio 2013

482510La presidente Cristina Kirchner fa infuriare i sionisti, perché l’Argentina e l’Iran hanno concordato una commissione congiunta d’inchiesta sull’attentato del 1994 contro il centro ebraico AMIA, che Israele attribuisce a qualsiasi costo all’Iran. La situazione è abbastanza unica e può essere spiegata solo se Obama ha incoraggiato l’Argentina a rivolgersi risolutamente all’Iran. Il presidente Obama su questo tema sostiene un’ampia offensiva contro Israele. Tenendo conto del fatto che sembra  negoziare con l’Iran, la Russia e la Siria una Jalta per ridurre in modo permanente l’influenza in Medio Oriente d’Israele, la cui situazione è estremamente pericolosa, e non si può che applaudire al coraggio e all’audacia del presidente degli Stati Uniti. L’ultimo presidente degli Stati Uniti ad avere affrontato Israele fu J. F. Kennedy…
In attesa di assassinare Obama, di ridurre in cenere l’Iran e scatenare l’apocalisse in tutto il mondo, gli israeliani esprimono con forza la loro rabbia. Comunque sia: il leader della comunità locale Burger ha anche pubblicamente minacciato la presidente di un terzo attentato, dopo quelli del 1994 e del 1992 (contro l’ambasciata israeliana). Lei ha risposto con maestria a ciò che tutta l’Argentina ha interpretato come minaccia di morte contro di lei (dopo Arafat e forse Chavez, cosa più plausibile…) “Oh, bene, e come sapete chi siano i mandanti“, gli organi ebraici si sgolano sul tema ora più consensuale tra di essi: il terzo attentato, accade ora, sotto i nostri occhi, ed è l’attentato culturale, gli ebrei argentini sono violati nella loro vita e nella loro essenza, ecc. ecc. In breve, “l’olocausto argentino”, capitolo 3, avrà luogo sotto i nostri occhi in questo momento, nella totale indifferenza del mondo. Un dettaglio: fu il Mossad ad organizzare i due attentati del 1992 (23 morti) e del 1994 (85 morti), a bloccare l’inchiesta e a porre accuse assurde all’Iran. Ecco lo stato del problema finora, secondo gli stessi specialisti argentini (si veda il contributo di Adrian Salbuchi, Juan Gabriel Labake, José Petrosino del 7 febbraio 2013 da LTV1).

1. Fatti
E’ stato stabilito dal centro di ricerca sugli esplosivi dell’università di Tucuman, che l’esplosione che ebbe luogo nel 1994 avvenne all’interno dell’edificio dell’AMIA. Era sufficiente, del resto, fin dal primo giorno vedere la foto dei danni, i detriti sparsi all’esterno. Diversi testimoni dichiararono che nessun furgone bianco Renault fosse presente sulla scena, contrariamente a quanto affermarono immediatamente gli israeliani. Si stabilì che un agente del Mossad israeliano trasportò in aereo, con la commissione d’inchiesta israeliana, un pezzo del motore che si voleva far credere fosse un relitto dell’autobomba che sarebbe stata guidata da un terrorista arabo. La Renault individuò il pezzo in questione: proveniva da un’auto che non era stata distrutta da una esplosione. Altri detriti “trovati” sulla scena provenivano da altre vetture.
Un testimone argentino vide la persona che, nell’incrocio più vicino, premette il detonatore che provocò l’esplosione. Questa testimonianza fu confermata dalle indagini in Argentina. Il vero terrorista, mai ricercato, era di aspetto europeo, come ad esempio un altro personaggio, il primo a dire agli astanti terrorizzati che l’esplosione era stata causata da un furgone bianco Renault, e che si sfilò dalla scena subito dopo l’esplosione, mettendo a disagio le persone accorse perché non mostrava nessuna emozione e aveva preso tranquillamente il contenuto di una grande borsa, svuotandola e riempiendoa nuovamente sul posto, il tutto indisturbato, a causa della confusione generale e dell’indugio delle autorità nel vietare l’accesso al sito. Una settimana dopo, i servizi israeliani scavarono un buco a terra e annunciarono di aver trovato il cratere corrispondente all’autobomba (che non è mai esistita). Gli inquirenti argentini ne risero.
Il giorno dell’esplosione, dei sacchi di cemento erano appena stati rilasciati all’ingresso dell’edificio, non vi fu alcun indagine su ciò, ma un siriano venne successivamente accusato di aver fornito l’esplosivo… un membro di Hezbollah che non sapeva guidare … e si trovava in Libano all’epoca dei fatti.., venne ucciso dagli israeliani due mesi dopo… ma era così onnipresente che avrebbe commesso un attentato suicida a Buenos Aires, con il successo che sappiamo. Nel 1992, ebbe luogo  la ricostruzione della scena: l’attentato contro l’ambasciata israeliana fu immediatamente presentata dagli israeliani come provocata da una autobomba, inesistente, venuta per consegnare sacchi di “cemento”, come nel 1994, e l’esplosione avvenne all’interno dell’edificio.
A quanto pare, si mise il coperchio perché il presidente Menem non aveva interrotto gli accordi di cooperazione con l’Iran dell’Argentina, dopo il primo attacco. Dopo il secondo, divenne più docile e risarcì senza discutere l’AMIA del milione richiesto.

2. Investigazioni
Il presidente Menem, di origine siriana, cercava di ingraziarsi gli israeliani. Così compì il suo primo viaggio presidenziale a Tel Aviv, e non a Damasco, come aveva promesso per attirare i voti dei mediorientali. Acconsentì a lasciare campo libero agli investigatori israeliani, come nel 1992. Israele lo ringraziò a suo modo qualche anno dopo, accusandolo di essere complice nell’attentato, come capo di una “rete locale” per il contrabbando di armi dalla Siria…
Al giudice Galeano un agente israeliano pretese di accusare un rivenditore di auto di aver fornito l’autobomba (inesistente),  dando 400.000 dollari al concessionario affinché si prestasse al gioco, e a sua volta accusasse la polizia argentina (all’opposizione del partito del presidente Menem). Questa scena fu filmata (da accoliti dei poliziotti coinvolti), all’insaputa delle due persone in questione! Fu trovata nell’agenda del concessionario la parola “Iran”, scritta con una grafia diversa dalla sua, e fu messo sotto sorveglianza alcuni giorni prima dell’attacco. Insomma, fin dall’inizio, fu scelto per il ruolo di capro espiatorio, colpevole di aver fornito l’autobomba. Ma reagì efficacemente fin dall’inizio, e ne uscì vivo! Divenne il leggendario Telledin, che gli argentini chiamano il “Lee Oswald” del caso, facendosi dieci anni di prigione, dopo di che fu scagionato da tutte le accuse e rilasciato, mentre il giudice è stato semplicemente rimosso.
Nel 2002, quando Israele e Siria sembrarono giungere ad un accordo sulla questione del Golan, la pista iraniana venne riattivata. Un avvocato fu incaricato di riprendere da zero le indagini, rispondendo alle richieste d’Israele di perseguire l’ex presidente dell’Iran, l’attuale ministro della Difesa, l’incaricato d’affari presso l’ambasciata iraniana a Buenos e altre persone ugualmente rispettabili. Uno di loro, l’ambasciatore Soleimanpour, fu arrestato dall’Interpol a Londra, e poi venne rilasciato e risarcito perché non c’era uno straccio di prova per accusarlo. L’Argentina dovette pagare 280.000 dollari in spese legali e risarcimento. Il procuratore, ancora attivo, continuò a chiedere l’estradizione di sette iraniani, ma ancora senza fornire uno straccio di prova alle autorità iraniane affinché potessero giudicare e decidere se assicurarli alla giustizia argentina. I cosiddetti testimoni che identificarono gli iraniani, erano 12 mujahidin del movimento terrorista, esplicitamente riconosciuto come tale da molti Paesi, ricercati dall’Iran; uno di loro è un prigioniero della CIA, attualmente in Germania.
Resta inteso che le associazioni delle vittime sono disperate dalla giustizia argentina: l’indagine del primo attentato fu semplicemente abbandonata, non appena la pista del furgone si rivelò solo una bufala d’Israele, ma manipolate a dovere, queste associazioni non considerano ancora un’altra spiegazione per la loro disgrazia se non il locale antisemitismo neo-nazista, che secondo gli studiosi costantemente ordirebbero complotti con il supporto occulto di una serie di governi.

3. Le relazioni Argentina-Iran
L’Argentina aveva ottimi rapporti commerciali con l’Iran, e dagli anni ’90, il volume delle esportazioni argentine verso l’Iran e più che raddoppiato. Ciò ha comportato un periodo continuo tra l’Iran dello Scià e l’Iran di Khomeini, di vendita di armi e tecnologia nucleare. Tuttavia, sotto la pressione degli Stati Uniti, nel 1989, l’Argentina interruppe la cooperazione nucleare con l’Iran, che si rivolse alla Cina. Ecco,  agli israeliani restava insopportabile che gli attentati non avessero modificato per nulla il flusso globale commerciale! Sarebbe stato ovviamente assurdo, da parte dell’Iran, organizzare gli attentati di Buenos Aires, mentre l’Argentina era il suo primo partner commerciale latino-americano.
Nel 2006, nonostante il clamoroso fallimento dell’accusa contro Soleimanpour nel 2003, Israele  ottenne una vittoria quando la presidente Kirchner accusò pubblicamente  il governo iraniano stesso, cosa tanto grave quanto rara. Accettando la costituzione di una commissione congiunta Iran-Argentina, il governo argentino compie veramente una svolta di 180°, dopo vent’anni di obbedienza alle diverse ingiunzioni israeliane, e a proprie spese. Il ministro degli Esteri Hector Timmerman vi svolge un ruolo di primo piano. Ebreo e figlio di un famoso intellettuale di sinistra che ha combattuto la dittatura militare, è diventato assai critico nei confronti d’Israele, tenendo conto del fatto che gli ebrei argentini vivono in Argentina, e gli israeliani non dettano legge in Argentina…
I governi di Argentina e Iran hanno da tempo firmato il trattato internazionale di cooperazione nella lotta contro il terrorismo; gli israeliani non possono ottenere che l’una o l’altro si blocchino, non le leggi nazionali vigenti, pur di provocare un casus belli. Come afferma il professor Juan Gabriel Labaké, gli attentati del 1992 e del 1994 furono gli ultimi di una serie di 17 attentati false flag organizzati e commessi da Israele a partire dagli accordi di Oslo, tutti con simili aspetti tecnici (il primo ad affermarlo, indicandone la logica sionista in azione, fu il ricercatore Nestor Ceresole, morto improvvisamente dopo gravi disturbi gastrici, nel 2003). Il risultato immediato fu un’esperienza traumatica per alcuni argentini, ebrei e non ebrei, che vennero spediti su un “percorso mentale già tracciato” o come ha detto Art Oliver nel contesto dell’11 settembre, in un’”operazione di terrore”.
Non c’è due senza tre: per quasi 20 anni furono paralizzati dalla paura, in attesa di qualcosa di peggiore dei due attentati “antisemiti”. Ma ora il giornale di sinistra Pagina 12 sostiene le iniziative del governo, certamente sostenute a loro volta dall’amministrazione Obama, e il costo politico dei crimini d’Israele contro l’Argentina potrebbe essere enorme… Una responsabilità particolare dei leader della comunità complici nell’assassinio di un centinaio di persone, ebrei e non ebrei, tra cui un prete cattolico (nell’attentato del 1992) e poi dei feriti, rimane da stabilire con precisione. Ma il ministro Timmermam indica Rubén Beraja, il Madoff argentino, condannato e imprigionato per aver suscitato la crisi finanziaria del 2003 in Argentina, per appropriazione indebita della banca da lui fondata e finanziata dai fondi pensione, noto truffatore ma autorità religiosa e presidente del DAIA, all’epoca dei fatti (il CRIF locale responsabile dell’amicizia Argentina-Israele). Il ministro Timmerman ha aggiunto che coloro che si oppongono oggi alla commissione congiunta di indagine, agiscono come il sinistro Beraja… lo stesso che aveva distribuito enormi mazzette per depistare le indagini. Tuttavia, è sorprendente l’aspetto “arabo” di una false flag montata in modo incredibilmente sciatto. Certo, la forza del Mossad non è l’arte del camuffamento, ma l’arte mafiosa dell’uccisione indiscriminata e della corruzione. E l’umanità essendo quella che è, questa arte ha i suoi limiti.
Il Congresso argentino deve approvare la futura costituzione della commissione mista, che sarà occasione per l’Iran d’identificare i veri colpevoli, rimanendo assai poco discreti. La stampa iraniana riporta i punti in comune tra le operazioni di Buenos Aires e il recente attentato false flag in Bulgaria. Uccidere dei comuni ebrei non ha mai fermato il Mossad, presumendo sempre che ciò spingerà verso Israele gli ebrei non abbastanza sionisti per i suoi gusti. “Il recente attentato terroristico contro gli ebrei in Bulgaria, è uno scenario simile, grazie a cui Israele ripete le false accuse contro il movimento di resistenza libanese Hezbollah, chiedendo all’Unione europea di mettere il gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche. Quindi, la commissione Iran-Argentina potrebbe mostrare la verità sulle operazioni terroristiche false-flag e le infide macchinazioni d’Israele degli ultimi 20 anni.” (Tehran Times)
Continua…

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Origini della collusione wahhabita-sionista

Numidia 24 novembre 2012

king_abdullah_1439115Alla fine del XVIII.mo secolo, al culmine delle conquiste coloniali, gli imperialisti britannici crearono due forze distruttive apparentemente antagoniste, il sionismo da una parte, il wahhabismo o salafismo dall’altra. Applicavano così il motto “divide et impera“. Se i sionisti sono la spada dell’imperialismo, gli islamisti ne sono gli ausiliari, gli harkis. Il sionismo è una calamità imposta dall’esterno al mondo arabo. Il wahhabismo è una degenerazione endogena inoculata agli arabi in modo che per primo attacchino i musulmani sunniti: turchi e gli altri arabi. Rashid Ghannouchi ha detto che i salafiti sono i “suoi figli”, essendo il padre del salafismo in Tunisia. Quindi evitate di dover distinguere tra salafismo, wahabismo e islamismo: sono la stessa razza.
L’islamismo è per l’Islam ciò che è il sionismo per l’ebraismo: un’ideologia di conquista del potere in nome della religione a scapito del popolo. Allo stesso modo, come non dobbiamo confondere Islam e islamismo, non confondiamo sionismo ed ebraismo. Ma quando si sostiene di essere il protettore dei luoghi santi dell’Islam, come afferma la dinastia saudita, quando finanza e dirige gruppi islamisti, spesso terroristici, e poi nascondendo la propria origine ebraica, ne fa di fatto un “sottomarino” sionista. Secondo i documenti storici pubblicati di recente, questo sarebbe il caso del wahhabismo e della dinastia saudita.

Origini
Nel 1914 inizia la prima guerra mondiale. Avrà un impatto decisivo sul successo del sionismo e del wahhabismo. Gli ottomani entrarono in guerra a fianco della Germania e dell’Austria-Ungheria contro Francia, Regno Unito, Italia e Russia zarista. Ognuna di queste quattro potenze aveva ambizioni territoriali verso l’Impero ottomano che volevano smantellare e spartirsi. Nel 1915, il leader sionista inglese Chaim Weizmann s’impegnò a convincere l’amministrazione britannica dei vantaggi nel sostenere la causa sionista. Nel 1916, l’accordo segreto Sykes-Picot divideva tra la Francia e il Regno Unito l’impero ottomano, in caso di vittoria, assegnando ai britannici le aree che bramavano. Nel 1917, Lord Balfour, rappresentante del governo britannico, inviò a Lord Lionel Walter Rothschild una lettera,  la “Dichiarazione Balfour”, in cui affermava che il Regno Unito era favorevole alla creazione di un “focolare nazionale ebraico” in Palestina.

I sauditi accettarono la creazione d’Israele
In occasione della Conferenza di pace di Parigi del 1919, venne firmato l’accordo Faisal-Weizmann il 3 gennaio 1919, tra l’emiro Feisal ibn Hussein (sceriffo della Mecca e re dell’Hijaz) e Chaim Weizmann (in seguito, nel 1949, primo presidente d’Israele). Grazie a questo accordo, Faisal ibn Hussein accettava, a nome degli arabi, i termini della Dichiarazione di Balfour. Questa affermazione è considerata de facto uno dei primi passi per la creazione dello Stato d’Israele. Nel marzo 1919, l’emiro Faisal inviò la seguente lettera a Felix Frankfurter, giudice statunitense e  sionista sfegatato, insediato presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. “… Il movimento ebraico è nazionale e non imperialista e il nostro movimento (wahhabismo) è nazionale e non imperialista. In  Palestina c’è spazio sufficiente per entrambi i popoli. Penso che entrambi i popoli abbiano bisogno del sostegno dell’altro per avere successo. (…) Guardo con fiducia a un futuro in cui ci aiuteremo a vicenda, in modo che ogni Paese verso cui abbiamo un vivo interesse possa, ancora una volta, ritrovare il proprio posto nella comunità delle nazioni civili del mondo.” Vedasi Renee Neher-Bernheim, La Dichiarazione di Balfour, Julliard 1969.
In seguito, dopo gli accordi di Camp David, l’Arabia Saudita fu uno dei primi Paesi arabi a importare prodotti israeliani. Secondo al-Alam, l’Arabia Saudita ha importato da Israele le attrezzature necessarie per l’estrazione di petrolio, così come pezzi di ricambio per macchine agricole, frutta e verdura; è stato uno dei primi Paesi arabi ad avere forgiato legami economici e commerciali con il regime sionista. E come ben sanno i lavoratori della società “Aramco”, che è il principale operatore petrolifero saudita, in gran parte l’azienda utilizza il cosiddetto “Made in Israel”.

L’intelligence irachena svela le origini ebraiche dei wahhabiti sauditi
Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pubblicato, di recente, le traduzioni di alcuni documenti dei servizi segreti iracheni risalenti al regime di Saddam. La relazione si basa sulle memorie di Hempher, che descrivono in dettaglio come questa spia britannica in Medio Oriente, alla metà del XVIII.mo secolo, fosse in contatto con Abdul Wahhab, per creare una versione sovversiva dell’Islam, il wahhabismo, divenendo il culto fondativo del regime saudita. Queste “Memorie di Hempher” sono state pubblicate a episodi sul giornale tedesco Der Spiegel.
Tra i vizi che gli inglesi volevano promuovere tra i musulmani attraverso la setta wahhabita, vi erano il razzismo e il nazionalismo, l’alcool, il gioco d’azzardo, la lussuria (difetti che si possono trovare negli emiri attuali). Ma la strategia più importante si basava sulla “diffusione delle eresie tra i credenti per poi criticare l’Islam come una religione di terroristi“. A tal fine, Hempher trovò in Muhammad Ibn Abdul Wahhab un individuo particolarmente recettivo. Il movimento wahhabita fu temporaneamente sconfitto dall’esercito ottomano a metà del XIX.mo secolo. Ma con l’aiuto degli inglesi, i wahhabiti sauditi tornarono al potere nel 1932. Da allora, i sauditi hanno collaborato strettamente con gli statunitensi, a cui devono la loro considerevole ricchezza petrolifera, che usano per finanziare diverse organizzazioni islamiche fondamentaliste statunitensi e arabe. Allo stesso tempo, i sauditi usarono la loro grande ricchezza per diffondere questa visione deviante e dirompente dell’Islam, in diverse parti del mondo. Questa campagna  propagandistica è considerata dagli esperti la più grande campagna di propaganda della storia.
Queste sette wahhabite che vanno dai salafiti tunisini ai taliban afgani, spargono terrore ed orrore nel mondo islamico, sporcano l’Islam con il loro comportamento e le nefaste fatwa che pubblicano. Inoltre, un famoso scrittore, l’ammiraglio della flotta ottomana, che ha operato nella penisola arabica, Ayoub Sabri Pasha ha scritto la sua versione della storia, come l’ha vissuta nel 1888. Tra i suoi libri, “L’inizio e la diffusione del wahhabismo“, parla dell’associazione tra Abdul Wahhab e la spia inglese Hempher per complottare contro il governo turco-ottomano, al fine di smembrarlo a beneficio degli inglesi e della setta wahhabita. Il fatto che la spia britannica Hempher sia stata responsabile della concretizzazione dei principi estremistici del wahhabismo viene menzionato anche in “Mir’at al-Haramain“, un libro dello stesso Ayoub Sabri Pasha, del 1933-1938.
Abdul Wahhab era lo strumento con cui gli inglesi poterono insinuare una vile idea tra i musulmani dalla penisola arabica: è lecito uccidere altri musulmani con il pretesto dell’apostasia, bastò pubblicare una fatwa in tal senso. Sulla base di ciò, Wahhab sostenne l’idea che i loro fratelli musulmani turchi, offrendo preghiere ai santi, avessero tradito la loro fede e che era lecito ucciderli, e renderne schiavi le mogli e i figli. I wahhabiti distrussero anche tutte le tombe e i cimiteri sacri, tra La Mecca e Medina. Rubarono il tesoro del Profeta, che comprendeva libri sacri, opere d’arte e innumerevoli ex voto inviati alle città sante in mille anni. Il cuoio che rilegava i sacri libri islamici che avevano distrutto, venne utilizzato per farne sandali da parte dei criminali wahhabiti. Oltre a rivelare il contenuto delle memorie di Hempher, la relazione dell’intelligence irachena riporta rivelazioni inedite sulle origini ebraiche di Abdel Wahhab e della famiglia Saud.

Le origini ebraiche di Abdel Wahhab
Un altro scrittore, D. Mustafa Turan scrisse in “Gli ebrei donmeh“, che Muhammad ibn Abdul Wahhab era un discendente di una famiglia di ebrei donmeh turchi. I donmeh erano discendenti dei seguaci del famigerato falso messia dell’ebraismo Shabbatai Zevi, che scioccò il mondo ebraico nel 1666 con la sua conversione all’Islam. Considerato un sacro mistero, i seguaci di Zevi imitarono la sua conversione all’Islam, anche se questi ebrei mantennero in segreto le loro dottrine cabalistiche. Turan sostiene che il nonno di Abdul Wahhab, Sulayman, in realtà si chiamava Shulman e che apparteneva alla comunità ebraica di Bursa in Turchia. Da lì si trasferì a Damasco, dove fece finta di essere un musulmano, ma fu apparentemente espulso per aver praticato la magia cabalistica. Poi fuggì in Egitto, dove di nuovo affrontò un’altra condanna. Poi emigrò in Hijaz dove si sposò e  nacque il figlio Abdul Wahhab. Secondo la relazione irachena, la stessa discendenza è confermata in un altro documento dal titolo “Gli ebrei donmeh e l’origine dei sauditi wahhabiti”, scritto da Salim Qabar Rifaat.

Le origini ebraiche della dinastia saudita
Il fatto che la famiglia saudita sia di origine ebraica è stato reso pubblico dal saudita Muhammad Saqir, che è stato poi eliminato dal regime saudita per aver osato pubblicare le sue rivelazioni. Inoltre, la relazione irachena fa riferimento ad una relazione simile alle rivelazioni di Muhammad Saqir, ma citando fonti diverse. Secondo “Il movimento wahabita: verità e origini”, di Abdul Wahhab Ibrahim al-Shammari, ibn Saud in realtà discende da Mordechai bin Ibrahim bin Mushi, un mercante ebreo di Bassora. Si unì ai membri della tribù araba degli Aniza e si recò con loro nel Najid affermando di essere un membro di questa tribù. Poi cambiò il suo nome in Ibrahim bin Mussa bin Marqan. Tuttavia, secondo Said Nasir, ambasciatore saudita a Cairo, nella sua “Storia della famiglia Saud”, Abdullah bin Ibrahim al-Mufaddal avrebbe dato a Muhammad al-Tamimi 35.000 junayh (sterline), nel 1943, per inventarsi gli alberi genealogici (1) della famiglia saudita e (2) di Abdul Wahhab, per poi fonderli in un unico albero risalente al profeta Maometto.
Nel 1960, la radiostazione “Sawt al-Arab” di Cairo, in Egitto e le trasmissioni della radiostazione di Sanaa, nello Yemen, confermarono l’origine ebraica della famiglia saudita. Infine, il 17 settembre 1969, il re Faisal al-Saud disse al Washington Post: “Noi, la famiglia saudita, siamo cugini dei giudei: non siamo assolutamente d’accordo con le autorità arabe o musulmane che mostrano antagonismo verso gli ebrei, dobbiamo vivere in pace con loro. Il nostro Paese (Arabia Saudita) è la prima sorgente da cui provenne il primo ebreo, i cui discendenti si sono sparsi nel mondo.”

Altri esempi recenti
1) L’eroe del film anti-Islam è Mossaab, figlio di Hassan Yousef, un importante leader di Hamas
Il Partito della Liberazione egiziano ha detto che l’eroe del film blasfemo contro il Profeta, che la benedizione e la salvezza siano con lui, è Mossaab, figlio di un importante leader di Hamas, Hassan Youssef. Due anni prima, Mossaab era un agente del Mossad e fu responsabile dell’omicidio e dell’arresto dei dirigenti dei partiti, tra cui al-Rantisi, Yassin, Marwan al-Barghouthi, ha scritto il partito sul suo sito web. Quando Mossaab si convertì al cristianesimo, Hamas non lo condannò per  tradimento, né per apostasia. Il movimento lo lasciò emigrare negli Stati Uniti e suo fratello si rifiutò di condannarlo. Mossaab svelò i segreti di suo padre e del movimento in un libro intitolato “Il figlio di Hamas“. Mossaab si recò ad al-Quds pochi mesi prima, per partecipare al film. Secondo Wikipedia, Mossaab ibn Hasan ibn Yusuf ibn Khalil, detto Josef, era un grande collaboratore dello Shabak. Riuscì a impedire l’assassinio di importanti personalità israeliane.

2) Rashid Ghannouchi e la lobby sionista
La visita del leader del partito islamico di Washington venne organizzata dal WINEP (Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente), un think tank dipendente dall’AIPAC (The American Israel Public Affairs Committee: principale gruppo di pressione operante negli Stati Uniti su interesse della difesa d’Israele). Ricordiamo che i due pilastri che sostengono i sionisti negli Stati Uniti sono AIPAC e WINEP. Sul sito del WINEP, il tema della visita di Rashid Ghannouchi venne pubblicata in formato PDF. Ma ciò sembrò imbarazzante, e quindi venne rimosso 24 ore dopo esser stato inserito online. In occasione della cerimonia organizzata dalla rivista Foreign Policy, R. Ghannouchi ricevette il riconoscimento di uno dei più grandi intellettuali del 2011, assegnato dai più prestigiosi media statunitensi. È interessante notare che tra gli oltre 100 “intellettuali di spicco”, di cui fa parte Rashid Ghannouchi, vi sono anche i sinistri Dick Cheney, Condoleezza Rice, Hillary Clinton, Robert Gates, John McCain, Nicolas Sarkozy, Tayyip Erdogan e il sionista furioso Bernard Henri Levy, oltre a una lunga lista di valletti “arabo-musulmani”. Ghannouchi si trova nella stessa banda di assassini di milioni di iracheni, palestinesi, libici, afghani e altri.
Davanti ad un pubblico di giornalisti, politici e politici che, nella loro maggioranza, sono più interessati agli interessi d’Israele che di quelli degli Stati Uniti, per non parlare di quelli arabi, Rashid Ghannouchi aveva delineato la sua visione del futuro e del ruolo svolto dai Fratelli musulmani in Tunisia, Nord Africa, mondo arabo e della loro cooperazione con gli Stati Uniti. Non contento di mostrare fedeltà e sottomissione al governo degli Stati Uniti, Rashid Ghannouchi aveva rassicurato la lobby sionista sull’articolo secondo cui lui stesso aveva proposto l’inclusione nella Costituzione della Tunisia del rifiuto del governo tunisino a collaborare con Israele. Non sarà mai sancito nella Costituzione tunisina che la Tunisia non allaccerà eventuali rapporti con l’entità sionista. Il suo passaggio al WINEP non fu un momento divertente. Credendo di essere più furbo degli altri, il nostro gianburrasca nazionale-islamista s’è fatto immortalare in un video quando ha negato di aver definito gli Stati Uniti il “Grande Satana”, nel 1989. La vergognosa grossa menzogna di questo presunto grande intellettuale arabo. Con un minimo di orgoglio, chiunque altro avrebbe rinunciato al cosiddetto riconoscimento. Ma non lui. Si disprezza meglio ciò che è ridicolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Messaggio di Mosca agli USA: “Giù le mani” dal Medio Oriente e dall’Africa

Stephen Lendman, Global Research, 4 febbraio 2013

12242La Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera si svolge ogni anno. Quest’anno ricorre la 49.ma sessione. Decine di Paesi e centinaia di leader mondiali vi partecipano, tra cui capi di Stato, ministri degli esteri e della difesa, così come altre figure di alto livello. L’impegno attivo è prioritario. Le minacce alla sicurezza attuali e future vengono discusse.
Nel 2007, il Presidente russo Vladimir Putin conquistò la scena, senza risparmiare tirate. Criticò aspramente la politica estera degli Stati Uniti, definendola: “Molto pericolosa (per il suo) incontenibile e ipertrofico uso della forza, forza militare. Nelle relazioni internazionali, la forza sta spingendo il mondo nell’abisso dei conflitti permanenti”. L’imperialismo degli Stati Uniti,  sottolineò, “ha oltrepassato i propri confini nazionali in tutti i sensi. Le azioni unilaterali illegali non hanno risolto nessun problema, divenendo focolaio di ulteriori conflitti. Assistiamo a un sempre più crescente disprezzo per i principi fondamentali del diritto internazionale…. Nessuno si sente al sicuro! Perché nessuno può ritiene che il diritto internazionale sia il muro di pietra che li proteggerà. Naturalmente, una tale politica stimola la corsa agli armamenti. Il dominio della forza incoraggia inevitabilmente una serie di Paesi ad acquisire armi di distruzione di massa.” Putin si era anche rivolto al “mondo unipolare”, definendolo quello “in cui c’è un solo padrone, un solo sovrano. E alla fine, ciò è svantaggioso non solo per tutti quelli dentro questo sistema, ma anche per il governante stesso, perché si distrugge dall’interno.” Aggiunse che “Ci danno costantemente lezioni di democrazia. Ma per qualche ragione, gli stessi che lo fanno, non vogliono impararle.” Gli USA deplorano la democrazia in patria e all’estero. La sua priorità è il predominio incontrastato. Pretende che si faccia ciò che dice. La Russia sostiene la pace, non la guerra, favorendo la risoluzione diplomatica dei conflitti.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha partecipato alla Conferenza di quest’anno. ITAR-TASS ha intitolato “Mosca invita l’occidente a non imporre i suoi valori ai popoli del Medio Oriente e dell’Africa.” Lavrov ha detto ai partecipanti: “Tutti aspiriamo alla stabilità e alle condizioni per lo sviluppo sostenibile nel Medio Oriente e in Africa, vogliamo che i popoli dei Paesi progrediscano verso la democrazia e il benessere, cosi come abbiano garanzie sui diritti umani, l’invio regolare di idrocarburi e di altre risorse vitali. Se questi sono i nostri obiettivi comuni, poi, si può convenire sulle regole trasparenti e chiare che dovrebbero essere utilizzate da tutti gli attori nelle loro azioni pratiche. Concordiamo a che tutti sostengano le riforme democratiche dei paesi in transizione, ma non ad imporre valori estranei, riconoscendo la varietà dei modelli di sviluppo. Che siano d’accordo nel sostenere la soluzione pacifica dei conflitti interni agli Stati e la fine delle violenze, mediante la condizione a un ampio dialogo cui partecipino tutti i gruppi politici nazionali. Bisogna che siano d’accordo nell’astenersi dalle interferenze esterne, in particolare con la forza e senza un chiaro mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU, e da eventuali sanzioni unilaterali. Dovremmo continuamente e con fermezza combattere l’estremismo e il terrorismo in tutte le sue forme, chiedendo l’osservazione dei diritti delle minoranze etniche e confessionali. L’approccio dei nostri omologhi occidentali causa molte perplessità. Supportano il cambiamento dei regimi per giustificare metodi terroristici? E’ possibile combattere in una situazione contro coloro che si supportano in un’altra?” Lavrov ha detto che le risposte alle domande chiave “dovrebbero essere trovare assieme, soprattutto riguardo agli obiettivi finali degli sforzi per risolvere le crisi nei Paesi della regione euro-atlantica, che hanno più aspetti unificanti piuttosto che differenze.” La Russia si oppone categoricamente all’uso della forza. Vuole che siano i siriani da soli a decidere chi li guidi. E non vogliono interferenze esterne. Supporta il diritto internazionale. In precedenza Lavrov espresse preoccupazione per l’aggressione israeliana contro la Siria, definendola “inaccettabile”.
Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak si è anch’egli rivolto ai partecipanti di Monaco di Baviera, ammettendo il coinvolgimento d’Israele, dicendo che “ciò che è successo in Siria qualche giorno fa (è) la prova che quando diciamo qualcosa, vuol dire che è vero…. e noi diciamo che non crediamo che dovrebbe essere consentito l’invio di armi avanzate in Libano.” Israele ha commesso una mera aggressione, che non aveva nulla a che fare con il traffico di armi. Israele non ha obiettivi chiari e potrebbe spingere la Siria al contrattacco. In questo modo si rischierebbe un’altra guerra, che potrebbe diventare regionale o globale. La storia dimostra che piccoli conflitti a volte diventano grandi. Il portavoce del Parlamento iraniano Ali Larijani ha avvertito Israele dicendo: “Il mondo sta assistendo a una vendetta dell’occidente, in particolare degli Stati Uniti, e di alcuni elementi arretrati della regione, contro la Resistenza.” Ha esortato i Paesi della regione a prendere le distanze da Israele, affermando che “il movimento del risveglio islamico nella regione avrebbe dato una risposta adeguata al regime sionista”. Il 3 febbraio, l’agenzia siriana SANA dichiarava: “L’aggressione israeliana rivela il ruolo di Israele nella destabilizzazione della Siria.” Assad ha risposto pubblicamente per la prima volta, dicendo che Israele ha agito in “collaborazione con potenze ostili.” La Siria è in grado di affrontare tali minacce, respingendo l’aggressione. La destabilizzazione della Siria è fallita e l’Iran le offre pieno supporto.
Il 2 febbraio, Konstantin Garibov de La Voce della Russia, intitolava “L’attacco aereo israeliano contro la Siria annuncia nuovi conflitti regionali”, dicendo: “Ciò comporta grandi rischi. Il ministero degli Esteri russo ha condannato l’attacco israeliano, definendolo “un attacco non provocato contro uno Stato sovrano.” La Siria ha dichiarato il diritto di rispondere. Il diritto internazionale consente la legittima autodifesa. Il politologo libanese Imad Rizk ha definito la tempistica dell’attacco “sintomatica”. “Netanyahu è tornato alla grande politica, formando un governo di coalizione e negoziando per strappare un vantaggio strategico. Sarà lui a trattare con il nuovo segretario di Stato di Washington. Sembra che l’attacco sia diventato la dichiarazione di guerra congiunta di Stati Uniti e Israele” contro la Siria. Vladimir Putin ha detto che “Israele continuerà a colpire servizi o forze che partecipano al conflitto siriano, che siano gruppi islamici o truppe leali a Bashar al-Assad. Posso prevedere che la crisi si aggraverà ed Israele potrebbe espandere la sua partecipazione a tali attacchi.” Israele teme presumibilmente gli estremisti islamici. Presumibilmente è preoccupata dai legami di Hamas con  Hezbollah.
L’analista Vladimir Sotnikov dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze  Russa, crede che “sarebbe un incubo per Israele.” E’ probabile che sia ciò che Israele preferisce. Ha bisogno di nemici per giustificare la sua belligeranza. La pace, la calma e la stabilità sconfiggerebbero la sua agenda. Quando era ministro degli Esteri nel 1982, Yitzhak Shamir spiegò perché Israele attaccava il Libano. Esiste un “pericolo terribile”, disse, “non tanto militare, ma politico.” Il 6 giugno 1982, Israele invase il Libano. Gli scontri durarono quasi un anno. Venne fabbricata una false flag israeliana come pretesto. Arafat venne falsamente accusato dell’assassinio,  opera dei militanti di Abu Nidal, dell’ambasciatore israeliano nel Regno Unito, Shlomo Argov. Israele ebbe la guerra che cercava. Circa 18.000 palestinesi furono massacrati. Il sud del Libano rimase occupato fino al maggio 2000. Israele ancora detiene illegalmente le fattorie di Sheba. Si tratta di una zona di 14 miglia quadrate ricche d’acqua, presso il Golan siriano. Fu illegalmente occupata dal 1967, insieme a Ghajar, un villaggio sul confine libanese.
Sabra e Shatila restano i simboli della ferocia israeliana. All’epoca Ariel Sharon era ministro della difesa e ordinò il massacro. Lasciò che i fascisti falangisti facessero il lavoro sporco. Civili palestinesi furono massacrati a sangue freddo. Le donne violentate più volte prima di essere uccise. I bambini furono assassinati come gli adulti. Intere famiglie furono fucilate, pugnalate, bastonate a morte o sepolte, vive o morte, sotto le case. Alcuni furono torturati prima di morire, altri vennero decapitati. Dei cadaveri furono carbonizzati e violati, occhi cavati, i volti resi irriconoscibili. Israele l’aveva programmata con malvagità, e Sharon l’attuò, definendola “liberazione del mondo dal centro del terrorismo internazionale.” Orwell non avrebbe potuto dirlo meglio. Nessuno fino ad oggi è stato punito. Israele compie stragi impunemente.
Gideon Levy su Haaretz ha detto che “Israele fa quello che vuole“, che gli Stati canaglia agiscono in questo modo. Criticarlo significa essere accusati di “eresia e tradimento.” Israele viola impunemente lo spazio aereo del Libano, “dato per scontato“, bombardando tutto ciò che ritiene pericoloso. “Invade qualsiasi luogo, e non risolve mai nulla da nessuna parte. Può fare (quasi) qualsiasi cosa“, compiendo ogni dannata cosa che desideri e Washington gli offre pieno supporto. Sono partner imperiali che hanno intenzioni aggressive, sapendo di farla franca, chi li fermerebbe? “Tutto è consentito nella coscienza israeliana“, ricorrendo a ipotesi in gran parte infondate. L’idea di essere circondato da Paesi arabi ostili non basta, ma la ripetono. Le sole minacce che Israele affronta sono quelle che s’inventa, minacciando i vicini regionali e l’umanità, avendo come priorità il dominio del Medio Oriente. Vuole che i suoi rivali regionali siano eliminati, ricorre solo ad aggressioni non provocate. Israele è il solo che possiede armi di distruzione di massa, ed il loro utilizzo sarebbe immediato, se fosse minacciato. “All’inferno tutte queste domande fastidiose“, ha detto Levy. Solo ciò che Israele vuole conta, mentre lo stato di diritto si applica agli altri. “Ad Israele è permesso fare qualsiasi cosa“, perpetra stragi e molto altro ancora. É suo diritto divino, afferma, non importa quel che dicono gli altri, contano solo gli interessi israeliani. Dicendo così sostiene l’eccezionalità, la particolarità e l’unicità ebraica. Gli estremisti israeliani dicono di essere il “popolo eletto” di Dio, che ha il diritto divino di aggredire senza motivi, e scacciando i diritti umani dai territori che occupa. Possono fare qualsiasi maledetta cosa vogliano, svilendo valori morali e principi etici. Minacciando ebrei e non ebrei e mettendo in pericolo l’umanità. Devono essere fermati prima che uccidano di nuovo.
In risposta al massacro di Israele del maggio 2010, sulla Mavi Marama, l’ex membro del Congresso Dennis Kucinich chiese ai colleghi di firmare una lettera a Obama, che affermava: “Non è accettabile violare ripetutamente il diritto internazionale. Non è accettabile sparare su e uccidere civili. Non è accettabile commettere un atto di aggressione contro un altro alleato degli Stati Uniti. Non è accettabile continuare il blocco che vieta gli aiuti umanitari. Non è accettabile aumentare le tensioni in una regione, mentre gli Stati Uniti continuano a pagare con così tanto sangue e denaro. Nessuno mette in discussione il diritto di Israele a difendere le sue frontiere, ma questo non vuol dire sparare su civili inermi in tutto il mondo, in qualsiasi momento si voglia. Israele deve contare sul nostro sostegno, sulla vita dei nostri soldati, sull’investimento dei miliardi dei nostri contribuenti. Israele scarica sugli Stati Uniti le sue peggiori violenze pre-meditate scatenate contro persone innocenti.” E’ difficile immaginare qualcuno del Congresso così schietto, oggi.
E’ probabile che ciò sia il motivo per cui Kucinich non è stato rieletto nelle primarie del marzo 2012, le forze oscure l’hanno preso di mira e la lobby israeliana ha voluto cacciarlo. Hanno fatto a Cynthia McKinney la stessa cosa. Fare la cosa giusta è costoso e la lobby israeliana l’ha esclusa dal Congresso due volte, rovinandone la carriera politica. Praticamente nessuno in Congresso critica Israele. Farlo significa rischiare la carriera, ma per McKinney il principio conta di più, la sua anima non è in vendita. Speriamo che Kucinich la pensi  allo stesso modo. È libero di continuare a fare ciò che è giusto. Le voci per la verità e la giustizia sono estremamente necessarie, nel momento più pericoloso nella storia del mondo è necessario parlare. L’umanità in pericolo dipende da ciò.

Stephen Lendman vive a Chicago. Il suo nuovo libro s’intitola “Banker Occupation: Waging Financial War on Humanity.” Visitate il suo blog SJLendman.blogspot.com e ascoltate le sue interessanti discussioni con ospiti illustri sul Progressive Radio News Hour del Progressive Radio Network, giovedì alle 10 ora centrale degli Stati Uniti, e sabato e domenica a mezzogiorno. Tutti i programmi vengono archiviati per facilitarne l’ascolto. 

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Ritratto dei padri della ‘rivoluzione siriana’

Armin Akopjan (Armenia), N-Idea 26 gennaio 2013
Tradotto dal russo da Oriental Review

2742955150Durante tutta la “primavera araba”, e la guerra siriana in particolare, la stampa araba ha tenuto sotto tiro le azioni dell’emiro del Qatar, della famiglia reale dell’Arabia Saudita e dei leader di Israele e Turchia. Di fronte alle notizie pubblicate, è possibile credere che non uno solo di questi attori agisca da solo, ma che siano uniti da obiettivi e interessi comuni e dal loro raggiungimento, e che il popolo del Medio Oriente stia pagando con il proprio sangue e il proprio futuro.
In riferimento a fonti d’informazione siriane, il Times of Islam riferisce delle attività di un gruppo di agenti stranieri in Siria. Questo gruppo è al servizio degli interessi di Arabia Saudita, Qatar, Israele e Turchia ed è composto da 16 membri, tutti i cittadini di Israele, Turchia, Qatar o Arabia Saudita. Agenti stranieri hanno operato travestiti da militanti terroristi e dell’esercito libero siriano, rapendo e assassinando scienziati ed esperti in vari campi, sia siriani così come palestinesi. L’esercito siriano ha recentemente annunciato che sette membri di questa banda sono stati arrestati ed interrogati. Una seconda banda di predoni ha contrabbandato rari reperti da un museo dalla Siria sul mercato nero internazionale. Naturalmente, tutto questo è stato fatto attraverso la Turchia. Le fabbriche vengono smantellate e inviate in territorio turco. Un commercio di organi umani è stato stabilito in Turchia, come lo era stato in Kosovo all’inizio degli anni 2000. I donatori sono riluttanti profughi siriani, senza mezzi per mantenere le famiglie nei campi profughi turchi.
Il capo dell’agenzia d’intelligence saudita, principe Bandar bin Sultan, insieme con il leader del partito di opposizione libanese e membro della coalizione anti-siriana “14 marzo”, Samir Farid Geagea, gioca un ruolo importante nella destabilizzazione e nell’inasprimento della situazione in Siria e nel vicino Libano. Invia gruppi armati di terroristi per combattere in Siria e, una volta che la Siria cadesse, sarebbe il turno degli sciiti libanesi. Inoltre, la pubblicazione online araba Islam Times cita anche altre attività del principe Bandar bin Sultan come ambasciatore saudita negli Stati Uniti nel 1983-2005, che è riuscito a farsi nominare capo dell’agenzia di intelligence saudita dopo aver organizzato diversi mortali attentati terroristici nei confronti di alti ufficiali siriani. Il principe  ora sogna di ascendere al trono regale nel suo paese, e potrà riuscirci soltanto se il Presidente siriano Bashar Assad venisse assassinato.
L’oppositore libanese Samir Geagea punta anche lui a una posta più alta, la poltrona presidenziale, e il solo modo con cui potrà arrivarci è rimuovere la sciita Hezbollah. Perciò la pubblicazione sottolinea che Israele e gli Stati Uniti spingono alla “collaborazione reciproca” di entrambi. L’unico modo efficace per ottenere se non l’assassinio di Assad ma almeno la sua rovina, è il terrorismo. Al-Qaida e la sua filiazione Jabhat an-Nusra, sono proprio il tipo di strumenti utili che possono aiutare le parti interessate a rovesciare un sistema statale, prima o poi. E’ stato riportato che due istruttori di Jabhat an-Nusra hanno conseguito l’addestramento in Israele. Il piano è che in futuro non combatteranno solo contro Hezbollah, ma anche contro i salafiti libanesi. Tra i militanti vi sono anche dei curdi, che sono sotto il comando del leader curdo di al-Qaida. Samir Geagea vede un vantaggio in più per se stesso nella guerra siriana: la concentrazione di profughi cristiani siriani in Libano potrebbe portare a un cambiamento politico in termini religiosi, e preparare la propria strada  alla presidenza.
Dal 2010, gli statunitensi e il Qatar acquistarono delle armi da tribù nel sud dell’Afghanistan. Questo fu segnalato alla stampa iraniana dall’intermediario afghano Habibullah Kandahari e soci, gli statunitensi avevano anche ordinato armi da sette altri afgani. Kandahari riferisce che lui personalmente aveva fornito 4.000 pezzi in sei mesi. Tra questi, pistole e altri tipi di armi da fuoco, per le quali i precedenti proprietari erano stati pagati con grandi somme di denaro. Gli intermediari afgani consegnarono le armi acquistate per gli statunitensi all’aeroporto di Kandahar e non gli dissero nulla sulla destinazione di esse. Per non suscitare alcuna curiosità o sospetto inutile, gli statunitensi dissero che le armi venivano acquistate per garantire la sicurezza dei propri soldati nei confronti della popolazione locale. Secondo Habibullah Kandahari, egli aveva notato in privato che gli statunitensi non erano mai stati attaccati da civili, ma solo da gruppi armati. Le armi dall’Afghanistan furono caricate su aerei del Qatar e quindi inviate attraverso la Giordania in Siria, dove finirono nelle mani dei terroristi.
Gli aerei del Qatar, come gli aerei statunitensi, poterono  atterrare negli aeroporti in Afghanistan senza difficoltà e anche senza che le autorità locali ne sapessero nulla. Durante una delle riunioni del Consiglio di sicurezza nazionale, il presidente del Paese aveva anche ordinato che la totale mancanza di autorità verso gli statunitensi dovesse essere esaminata e chiarì che si doveva dare il consenso agli aerei qatarioti e statunitensi che atterravano in Afghanistan senza previo accordo, e come questo doveva essere fatto. Un esperto di sicurezza afghana osserva che, nel 2010 nessuno aveva apertamente acquistato grandi quantitativi di armi, spedendole in Giordania, ma dopo le prime proteste e manifestazioni pacifiche in Siria nel 2011, le armi vennero apertamente acquistate.
Le elezioni per la 19.ma Knesset si sono svolte in Israele il 21 gennaio e sono state vinte dal partito dell’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu. Il politico israeliano, per la sua campagna elettorale è stato finanziato dall’emiro del Qatar. La leader del partito di opposizione Kadima ed ex ministra degli esteri nel gabinetto di Ehud Olmert, Tzipi Livni, ha detto ai giornalisti che aveva ricevuto circa 3 milioni di dollari. Ha anche aggiunto che era molto amico della moglie dell’emiro.
Sbarazzandosi di leader e scienziati palestinesi ritenuti indesiderabili sia nella stessa Palestina che in Siria, e adesso pagando la campagna elettorale di un politico israeliano di estrema destra, il Qatar cerca una volta per tutte di chiudere la questione palestinese, agli occhi di tutti gli arabi, sottoponendola al controllo vigile dei Fratelli musulmani o del governo egiziano, in altre parole. Affronterà anche la questione della Giordania, in futuro, se il regime monarchico potrà essere rovesciato e il potere trasferito alla Fratellanza. Ciò vorrebbe dire che la questione palestinese sarà sepolta per sempre, in quanto in futuro, parte della popolazione palestinese sarà reinsediata in Giordania e una parte nel Sinai. Cosa in realtà su cui gli USA cercano di accordasi con Israele.
La coalizione libanese del “14 Marzo” ha ancora una volta dimostrato che non persegue gli interessi del Libano, e neanche gli interessi dei cristiani, ma di quelli di centri completamente estranei e alieni al Libano. Le attività della coalizione sono particolarmente dannose, sullo sfondo della guerra siriana, dove il sentimento anti-siriano di una parte della popolazione libanese si sta aggravando a un tale livello che potrebbe passare dalla scena politica al conflitto armato e alla guerra civile.
Per quanto riguarda tutto ciò che è stato detto in questa sede, si ricordi una citazione di Yitzak Rabin: “Vorrei che Gaza affondi in mare, ma questo non accadrà, e una soluzione deve essere trovata”. Sembra che l’emiro del Qatar e Netanyahu siano giunti alla stessa soluzione. E non solo per la Palestina…

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

QATAR. L’assolutismo del XXI.mo secolo

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