Muhammad Dayf, capo militare di Hamas e agente di CIA/Mossad

Aanirfan 3 agosto 2014

2367Muhammad Dayf è il comandante dell’ala militare di Hamas. Nel 2006, Deyf aderì ad al-Qaida nella Striscia di Gaza.
Al-Qaida è gestita dalla CIA, come l’ex-ministro degli Esteri inglese Robin Cook spiegò una volta al parlamento del Regno Unito. Al-Qaida: Database. Hamas fa parte della Fratellanza musulmana, creata dagli inglesi e utilizzata da MI6 e CIA per distruggere i Paesi musulmani. L’uso dei Fratelli musulmani da parte del MI6/Chi ama i Fratelli musulmani?

w460L’ultima foto nota di Muhammad Dayf risale a vent’anni fa. Si ritiene che Dayf lavori per il Mossad. Hamas fu creata dal Mossad al fine di indebolire e dividere i palestinesi.

mossad_mottoSecondo Avner Cohen, funzionario israeliano: “Hamas, con mio grande rammarico, è una creazione d’Israele“. Secondo Cohen, Israele per anni ha incoraggiato Hamas come contrappeso ai nazionalisti laici di Fatah di Yasir Arafat. Secondo Cohen, Israele ha collaborato con il capo di Hamas, sceicco Ahmad Yasin. Come Israele ha allevato Hamas – WSJ
Nel 2006, John Loftus, ex-procuratore degli Stati Uniti ed ex ufficiale dei servizi segreti dell’esercito, scrisse: “I Fratelli musulmani sono un’organizzazione fascista ingaggiata dai servizi segreti occidentali poi evolutasi in ciò che oggi conosciamo come al-Qaida… Abbiamo mantenuto la Fratellanza musulmana sul nostro libro paga…Fratellanza Musulmana, CIA, nazisti e al-Qaida
Secondo l’ex-agente del Mossad Victor Ostravsky, il Mossad armò i Fratelli musulmani egiziani con le armi dei mujahadin afghani nel 1986. “Il Mossad indicò anche ai terroristi della Jihad islamica gli obiettivi da colpire… Nell’ottobre 1991, irritato alla volontà dell’amministrazione di Bush sr. di mediare i colloqui di pace a Madrid tra Israele e i palestinesi, secondo Ostrovsky, il Mossad usò tre estremisti di Hamas nel tentativo di assassinare Bush a Madrid...”

6173094-34667184-375bee2a24fde4c357f3bc514bb4753eMorten Storm è l’agente danese usato da CIA e MI5 per finanziare Iqirma, ovvero Abduqadir Muhammad Abduqadir, il cosiddetto ideatore dell’attacco al centro commerciale del Kenya.

osama-bin-laden-5L’attuale capo di al-Qaida è Ayman al-Zawahiri, che combatté per la CIA in Bosnia. Suo fratello Zayman al-Zawahiri combatté per la CIA in Kosovo. Ayman al-Zawahiri è coinvolto nel massacro di Luxor. Secondo una testimonianza al Congresso USA nel gennaio 2000, Ayman al-Zawahiri ricevette la residenza negli Stati Uniti dal Servizio Immigrazione e Naturalizzazione. Uno dei centri operativi di al-Zawahiri era Londra. Il presidente Mubaraq, dopo il massacro di Luxor, dichiarò: “Ci sono persone che hanno commesso crimini e sono state condannate (in Egitto) e che vivono in territorio inglese“. (Zawahiri)

8-9-TLLa prima moglie di Usama, Najwa Ghanim, e il figlio di Usama

Il SIIL opera per conto di Stati Uniti, Francia e Arabia Saudita, secondo Rete Voltaire.
Usama bin Ladin era un ebreo che lavorava per il Mossad e la CIA. La madre di Usama

Abu-Bakr-al-BaghdadiL’ex-agente della NSA e della CIA Edward Snowden ha rivelato che il capo del SIIL, Stato islamico dell’Iraq e Siria, Abu Baqr al-Baghdadi, è stato addestrato in Israele. Il SIIL “è guidato da Abu Baqr al-Baghdadi, a nome del principe Abdul Rahman al-Faysal… l’ambasciatore saudita a Washington. È finanziato e controllato da ufficiali statunitensi, francesi e sauditi. Il problema è che la maggior parte dei terroristi musulmani, da Usama bin Ladin a David Headley, risultano lavorare segretamente per Israele e gli alleati Stati Uniti e NATO”. Il grande segreto – sono tutti ebrei.

abu-omar-al-baghdadi-deadIl vero Abu Baqr al-Baghdadi fu eliminato dalla polizia irachena il 20 aprile 2010. There Are no Sunglasses

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Comunitaristi e neoconservatori: il sostegno francese all’aggressione israeliana

Bourgoin
sergents1François Hollande ha assicurato sostegno al suo amico Benjamin Netanyahu affermando che “il governo israeliano adotta tutte le misure necessarie per proteggere la sua popolazione“. Inutile dire che il messaggio è stato ricevuto dalla persona che va in overdose nel distruggere Gaza, la sua gente e le sue infrastrutture. I morti (e i feriti) non finiscono di affollarsi senza una prospettiva di un cessate il fuoco all’orizzonte. In Francia, il governo non resta inattivo, lungi da ciò, non risparmia sforzi per mettere a tacere le tante voci contro tale aggressione. I raduni a sostegno del popolo palestinese non sono più consentiti e quando ci sono, i manifestanti sono minacciati e picchiati dagli estremisti ebrei del JDL, milizia del governo socialista (uno dei suoi membri è guardia del corpo di Hollande). Più sottile, ma non meno efficace, molte altre strutture non risparmiano tempo nel spezzare la resistenza: associazioni istituzionali contro il razzismo, circoli neconservatori, siti comunitaristi, gruppi identitari e antifa. A volte contrapposti, ma uniti da un obiettivo comune: difendere la politica d’Israele, combattere la Resistenza, equiparare il sionismo con l’antisemitismo, e con lo stesso metodo: disinformare, e se necessario, intimidire e terrorizzare. Nel sostenere incondizionatamente Israele e le sue politiche, in Palestina e nel resto del mondo, tali “neocon con passaporto francese” si comportano come agenti al servizio di una potenza straniera.

I neoconservatori: Dreuz.info e il Circolo dell’Oratorio
bhlL’ideologia ufficiale dell’Impero, la teoria dello scontro di civiltà che contrappone il barbaro Islam conquistatore e la civiltà giudaico-cristiana sotto assedio, trova eco mobilitante ed efficace in Francia. Una la linea: la difesa incondizionata d’Israele, testa di ponte dell’imperialismo occidentale in Medio Oriente. L’aggressione contro Gaza, assimilata da Dreuz.info a una “guerra contro il terrore”, viene pienamente giustificata e trova proporzionata la risposta israeliana. E anche lieve, 583 palestinesi morti in 15 giorni “non sono molti”. Soprattutto se si tiene conto della cosiddetta pratica degli scudi umani usati da Hamas, menzogna deliberata d’Israele, che s’è già illustrato nella disinformazione. Ma se Israele “difende solo i propri civili contro razzi e missili di terroristi, criminali e mafiosi“, qual è la ragione della campagna dai media occidentali contro di esso? La risposta ha il pregio della semplicità: perché “odiano questo Paese e vogliono vedere i musulmani europei scendere in piazza e imporre i bazar“, chi dimostra sostegno a Gaza sono gruppi di islamisti radicali. La strategia del vittimismo paga sempre…
Un’altra risorsa neoconservatrice, il Circolo dell’Oratorio, ospita l’avanguardia sionista degli André Glucksmann, Romain Goupil, Cécilia Gabizon, Elisabeth Schemla, Pierre-André Taguieff, Frédéric Encel, Basbous Fadela Amara.. per lo più ex-sinistri divenuti atlantisti furiosi. Tali sostenitori incondizionati d’Israele furono noti per l’intenso lobbying a favore della guerra in Iraq nel 2003, quando dissero: “Da parte nostra, abbiamo scelto il campo del popolo iracheno, la sua libertà ora dipende dalla vittoria degli eserciti anglosassoni…” Senza dubbio mosso dallo stesso altruismo, Frédéric Encel ritiene Hamas così violentemente antisemita che dev’essere neutralizzato, essendo sempre stato “per la politica del peggio e del confronto con Israele” di cui “non riconosce l’esistenza”, con l’obiettivo di prendere il controllo dei palestinesi “nei territori e anche fuori” con la violenza. E infine 95000 morti in 65 anni di occupazione, sono infatti assai ragionevoli, soprattutto se confrontiamo questa cifra alle vittime di altri conflitti, come in Africa. Un cavillo?
Fadela Amara, che considera il velo islamico come una “bara vivente” e si sente “a casa” in Israele, dove ha vissuto la vera diversità senza alcuna pressione razzista, non riesce a trovare parole abbastanza forti nel denunciare l’oscurantismo islamico e il suo corollario, l’antisemitismo: “Purtroppo il problema dell’antisemitismo non è stato completamente risolto nel mio Paese, dove ritorna in forma diversa nelle periferie, dove gli islamisti marciscono i cervelli dei nostri figli. Se avessimo giocato il nostro ruolo in modo corretto ed eliminato l’antisemitismo in Francia, anche nell’amministrazione, non avremmo visto la sua rinascita nei quartieri nella forma islamista, insieme al suo discorso dalle connotazioni fasciste. Tutto per la nostra vigliaccheria, perché non volevamo ammetterlo e non volevamo sapere“. Non sorprendentemente, la sua associazione Né puttane né sottomesse, affiliata al Circolo dell’Oratorio, mira a stigmatizzare la “cultura della città” associata a oscurantismo, sessismo e antisemitismo, anche denunciando il “fascismo verde” musulmano. Ma tali preoccupazioni vanno ben oltre i confini francesi. Insieme a SOS Racisme e Unione degli studenti ebrei di Francia, altre risorse sioniste, ha lanciato un appello comune per la liberazione dei tre membri delle Femen detenute in Tunisia. E al momento dell’operazione Piombo Fuso contro Gaza, non dissero una parola sulle tante vittime palestinesi, unica preoccupazione era “arginare l’ondata di antisemitismo improvviso“, rispondendo alle preoccupazioni dell’Unione degli studenti ebrei di Francia. Preoccupazione che Pierre-André Taguieff condivide per le attuali manifestazioni pro-Gaza, in cui vede l’espressione della Francia “anti-ebraica”. Per non parlare di Rudy Reichstadt membro del Circolo dell’Oratorio e amico di Pierre-André Taguieff, BHL e Caroline Fourest. Sul sito che gestisce, “Conspiracy Watch“, si dedica a denunciare le “teorie del complotto” (in sostanza, le analisi che denunciano l’influenza del sionismo). A geometria variabile, ancora aspettiamo la sua risposta alla tesi di Alexandre Arcady secondo cui molti rapporti o relazioni internazionali sui bambini palestinesi uccisi da bombe e proiettili israeliani, sarebbero una gigantesca cospirazione fomentata dai sostenitori del popolo palestinese.

Islamofobia: Riposte Laïque, Résistance Républicaine e Génération Identitaire
380px-Mossad_seal.svg_Presso l’avamposto del sostegno all’aggressione israeliana, l’associazione di estrema destra Riposta Laica (il cui direttore è anche membro di NPNS), organizza regolarmente azioni contro “l’islamizzazione della Francia” insieme al Blocco Identitario, bersagliando solo i musulmani e le loro pratiche culturali e religiose. Pierre Cassen, uno dei suoi fondatori, ex-trotzkista, promuove regolarmente le tesi di Riposta Laica negli incontri organizzati dal B’nai B’rith. Islamofobo e sionista, considera Dieudonné “islamo-collaborazionista”. Tale associazione promuove la teoria razzista d’Eurabia secondo cui il mondo arabo sarebbe una minaccia demografica e terroristica all’Europa, in particolare, e al “mondo civilizzato” in generale. Abbastanza per giustificare la guerra contro Hamas, “movimento islamico”, d’Israele “che difende solo se stesso” salvando “il più possibile i civili“, secondo Pierre-William Goldnadel, presidente dell’associazione Francia-Israele. E’ vero che dal suo punto di vista, Israele è uno Stato democratico alle prese con un”organizzazione terroristica islamista omofoba ed antisemita“. Inoltre tortura cristiani, minaccia i giornalisti e spara a vista agli abitanti di Gaza, secondo Francia-Israele, che non ha paura di mostrare la corda nel demonizzare l’Islam, e per cui i manifestanti pro-Gaza sono tutti antisemiti e jihadisti. Per tali lobbisti, non c’è nessuno che difenda Israele, neanche France 2, membro della disinformazione pro-palestinese, né i politici francesi, indulgenti nei confronti di Hamas… e verso il criminale, antisemita e cristianofobo islamismo.
Il Blocco identitario è ferocemente islamofobo, nasconde a malapena il suo sostegno a Israele dietro il principio dell’astensione (né kefiah né kippah): “le ultime manifestazioni pro-palestinesi, sostenute da un gran numero di gruppi politicamente orientati a sinistra, ci ricordano tutti i benefici del multiculturalismo e comunitarismo alla francese“, si può leggere sul loro sito di Lione. Per il Blocco Identitario, chi sostiene la Palestina è fondamentalista o di sinistra o antisemita, o anche tutte e tre le cose, mentre “l’antisemitismo in Francia riguarda principalmente musulmani e simpatizzanti di estrema sinistra“. Il sito Français de souche, sempre anti-Islam, ha una visione simile. Stessa storia con Resistenza repubblicana (la cui presidente, Christine Tasin, islamofoba ed antipalestinese patentata, è anche co-presidente di Risposta Laica), che giustifica i tiri dell’artiglieria israeliana contro le ambulanze delle Nazioni Unite con il diritto d’Israele di difendersi contro il terrorismo (come è noto, le ambulanze coprono i terroristi). L’unico responsabile del massacro è comunque Hamasche vuole il massimo di morti a Gaza”, mentre “per Israele la salvaguardia della vita umana è una priorità”. Affermazioni alquanto sorprendenti per un’organizzazione che suona l’allarme sull'”eccessiva presenza di musulmani in Francia” e ritiene Dieudonné (non scherzo) un “agente iraniano sciita“.

Comunitaristi: CRIF e LICRA
ldj10Tale tema xenofobo e razzista identitario si riflette anche sul CRIF che ha recentemente lanciato sul suo sito un documentario israeliano sulla “minaccia islamica” in Europa e che sostiene il giornalista apertamente islamofobo Robert Redeker. La LICRA, nel frattempo, vuole combattere l’antisionismo allo stesso titolo dell’antisemitismo e ritiene che “l’islamofobia sia un diritto“. CRIF e LICRA sono gli avamposti del supporto ad Israele nella guerra contro Hamas. Il CRIF va oltre chiedendo alle autorità francesi di vietare le manifestazioni pro-palestinesi, dicendo che i recenti scontri  preoccupano sulla sorte della comunità ebraica che vive in Francia. Il suo presidente Roger Cuckierman è stato ricevuto da François Hollande per discutere tali questioni e il messaggio passa quando le manifestazioni “antisemite” (secondo la LICRA) vengono vietate in diverse città, con grande sollievo dell’ufficio nazionale di vigilanza sull’antisemitismo, secondo cui ogni sostegno alla Palestina è antisemitismo. Al contrario, il principio di non-importare in territorio francese i conflitti, difeso dal governo e dai sionisti, non sembra applicarsi quando il CRIF fa una dichiarazione alla “riunione unitaria degli amici di Israele” davanti l’ambasciata israeliana, promuovendo “il diritto d’Israele di difendersi dagli attacchi indiscriminati contro la sua popolazione”. Con l’approvazione del governo e, naturalmente, il supporto logistico della JDL, milizia della lobby pro-Israele.

Teppisti fascisti: LDJ e Betar
I mercenari del sionismo, LDJ e Betar commettono regolarmente violenze contro i sostenitori della causa palestinese. Attaccano violentemente i dimostranti pro-palestinesi lanciando insulti (“fottiti Palestina”), come si può vedere sul video e dalle numerose testimonianze dei manifestanti present, tra cui quelle dell’Unione ebraica francese per la pace, e sempre sotto la protezione del CRS. Vengono anche utilizzati in combinazione con le forze ausiliarie di polizia, come si vede qui dove caricano i manifestanti di concerto con la polizia. Ma ciò non sorprende dato che la Polizia Nazionale presta i suoi uffici alle truppe della JDL per allenarsi al Krav Maga, l’arte marziale dell’esercito israeliano gestita da consiglieri israeliani… e i cui abusi sono coperti da tutti i politici.

I delatori della disinformazione: JSS News
Nella stessa ottica, la rivista franco-israeliana JSS News ha varato lo scorso inverno una vera e propria caccia all’uomo, vantandosi di “dare in pasto ogni giorno i nomi e qualche volta i dettagli di decine di persone condannate a rovinarsi la vita con la quenelle (sic)”. Con qualche piccolo inconveniente, ma non preoccupante, senza alcuna conseguenza per la rivista che può tranquillamente continuare il suo sporco lavoro. Veri soldati dell’IDF, senza uniformi, (JSS News invita i lettori a fare donazioni online ai militari), i suoi giornalisti vanno oltre la disinformazione, attribuendo ad Hamas i bombardamenti degli ospedali delle Nazioni Unite! In ogni caso, niente disturba abbastanza nel perseguire la “deterrenza”, neanche “radere Gaza” o “sradicare i palestinesi”, leitmotiv della posta dei lettori, in ogni caso; terrorizzare i palestinesi “fino a pisciarsi addosso alla sola menzione del nome d’Israele”. Come ricorda uno dei lettori, “La deterrenza è quando Gaza sarà Groznij e i gazawi liquidati come i ceceni“. L’inenararrabile Frédéric Haziza è andato oltre la sua solita disinformazione, facendo passare un’immagine (del 2009) di un manifestante iraniano che minaccia un poliziotto per un pro-palestinese. Beccato, il giornalista ha ammesso l’errore, ma senza correggersi, a dispetto di ogni etica. E senza attirare le ire dei suoi colleghi.

Falsi amici: antifa e antirazzismo istituzionale
d6fd00909e0f5936f25c8084eGli antifa teorizzano la propria confusione ideologica, mentre hanno la pretesa di sostenere i palestinesi, combattono quasi esclusivamente l’antisionismo, i nemici e i gruppi di attivisti che criticano Israele e la sua politica degli insediamenti: dissidenti, nazionalisti progressisti, sovranisti o veri comunisti, specialmente del Comitato Valmy e il PCRF, vengono qualificati nazional- comunisti. Veri neoconservatori di sinistra, gli antifa concentrano i loro attacchi contro i leader stranieri che resistono all’imperialismo di Stati Uniti o Israele: Assad, Hugo Chavez e Vladimir Putin in particolare, salvando però i sanguinari Stati del Golfo, Israele e l’Ucraina fascista. Un semplice copia/incolla dell’asse del male degli Stati Uniti…
SOS Racisme è sulla stessa lunghezza d’onda, cancellando il colonialismo israeliano. Rivendicando la lotta alla discriminazione razziale in tutte le sue forme, l’organizzazione è completamente mobilitata sul fronte dell’antisemitismo, da 10 anni, risparmiando curiosamente l’islamofobia sulla base del fatto che si tratta di discriminazione religiosa, non di razzismo. In tal modo, SOS Racisme aiuta a banalizzare l’islamofobia che continua a crescere in Francia. Non sorprende se si considera il legame quasi organico con l’UEJF sin dalla sua fondazione, nel 1984. Così, l’avvocato di SOS Racisme è ora Patrick Klugman, ex-presidente dell’UEJF e membro del comitato direttivo del CRIF. L’antirazzismo autentico, a differenza dell’antirazzismo istituzionale, riconosce giustamente l’apartheid israeliano sionista quale forma particolarmente virulenta di discriminazione razziale. L’ONU le aveva all’epoca equiparate. Ancora una volta, la politica dei due pesi e due misure. Così, nel febbraio 2006 SOS-Racisme prese posizione a favore della pubblicazione delle vignette su Muhammad del giornale Jylland-Postens su Charlie Hebdo, firmando una petizione a sostegno. Dominique Sopo, presidente di SOS Racisme, testimoniò anche per Charlie Hebdo nel processo sulle caricature. In tale occasione, SOS Racisme espresse forte impegno alla laicità, ritenuta pilastro fondamentale del vivere insieme e condizione essenziale per l’esistenza di un regime democratico, co-firmando un manifesto contro il fondamentalismo religioso (leggasi musulmano), pubblicato su Libération nel novembre 2011. Al contrario, da brava risorsa sionista, SOS Racisme ha perseguitato inesorabilmente i quenelliers.
Tale indignazione invariabilmente selettiva appare nel trattare i manifestanti di entrambi i lati: tolleranza minima per i rari slogan antisemiti dei filo-palestinesi, utilizzati per vietare le manifestazioni a sostegno di Gaza, e nulla contro gli insulti razzisti della LDJ. Ma le associazioni dell’antirazzismo istituzionale, infine, riprendono la linea pro-Israele dell’UMPS: la ministra degli Interni, come del resto il Partito socialista, Anne Hidalgo e il comunitarista Claude Goasguen, secondo cui i palestinesi sono “un popolo di terroristi selvaggi e terribili“, sono sulla stessa lunghezza d’onda ritenendo che la tranquillità dei coloni israeliani valga il sacrificio di qualche migliaio di bambini palestinesi. Tale unanimità, tale potere schiacciante a favore delle guerra dello Stato ebraico, dimostrano l’efficacia dei sayanim, gli agenti del sionismo in Francia che supportano ad ogni costo l’onnipotenza d’Israele e la sua assoluta impunità.

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L’esrrema destra sionista non è mai esistita! “Non sono antisionista, signor agente, sono solo sionista” “Ops! Perdonatemi”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’oligarca del fascismo: Kolomojskij vuole diventare l’unico padrone dell’Ucraina

Danielle Bleitrach Histoire et Societé 9 luglio
1852111_pic_970x641RT spesso molto ben informata ci assicura: l’oligarca ucraino Igor Kolomojskij ha proposto la confisca dei beni, impianti e altre risorse degli imprenditori che finanziano la milizia a est. Ad esempio, in Ucraina, con il pretesto del patriottismo comincia la redistribuzione globale delle proprietà degli oligarchi che per FMI e occidente rappresenta il modo con cui prendere il denaro del Paese, mantenendo un tasso di cambio favorevole a tale esodo, con politiche di austerità,  disoccupazione e privatizzazione. Il massacro del popolo del sud-est, del Donbass, ma anche di Odessa, è per loro un modo per eliminare i concorrenti in tale bottino. Kolomojskij che afferma la propria ebraicità, ha passaporto ucraino ed israeliano, vive a Ginevra ed impiega gli squadroni della morte neo-nazisti di Pravij Sektor anche con l’aiuto degli Stati Uniti, per diventare il padrone e sovrano assoluto dell’Ucraina.
L’idea di Kolomojskij di confiscare le proprietà degli oppositori politici è apparsa sulla pagina facebook di Boris Filatov della regione di Dnepropetrovsk, dov’è governatore, riferendone le  parole: “Lo Stato ora è semplicemente obbligato a confiscare beni, proprietà, azioni dei sostenitori del separatismo. Tutti coloro che hanno sostenuto e continuano a sostenere il terrorismo nel Paese, non solo godono senza motivo e gratuitamente di decine di fabbriche, aziende e servizi di telecomunicazione ucraine, ma ora queste aziende, sulla scia di Janukovich e soci, hanno ordinato l’assassinio dei nostri cittadini“. Kolomojskij ritiene che la proprietà dovrebbe essere trasferita ad una società i cui azionisti siano coloro che finanziano la spedizione punitiva nel sud-est dell’Ucraina, e i parenti dei soldati deceduti. L’idea di Kolomojskij è stata immediatamente sostenuta dall’ultra-nazionalista Pravij Sektor. “Non è liberalismo. E non si può dire che non sia democratico e che non corrisponda ai valori pan-europei“, ha scritto sulla sua pagina facebook Boris Filatov. Il politologo tedesco Guenter Scholz ritiene che Pjotr Poroshenko presto lascerà il posto a Kolomojskij. Secondo lui, l’Ucraina inevitabilmente affronterà una crisi di leadership, e Igor Kolomojskij rientra in tale impasto di appetiti oligarchici e di pseudo nazional-socialismo qual è la confisca di immobili di altri oligarchi. Gunter Scholz spiega: “Vediamo che Poroshenko si comporta come Karzai, ha cercato di negoziare con i clan locali corrotti, mentre la guerra civile rigaurda tutti i nuovi territori dell’Ucraina, spostandone gradualmente i confini occidentali. Questo è esattamente ciò che accade oggi nell’Afghanistan di Karzai. E non possiamo permetterci un secondo Afghanistan ai confini dell’Europa unita. Per evitarlo, sarebbe preferibile che s’installi Kolomojskij che ha dimostrato efficienza e capacità nel gestire la situazione nei territori difficili, dove ora ha autorità”, l’UNN cita l’esperto. “Dovete capire che la situazione in Ucraina peggiora, e qualsiasi ritardo nel prendere le decisioni necessarie (da Poroshenko), minaccia che l’irreversibilità della crisi possa solo aggravarsi“, dice Scholz.

06F08E41-57FD-4FBA-BFE1-C77AE30AA2E7_mw1024_s_nL’oligarca dalle mani insanguinate
In precedenza, gli esperti hanno notato che Igor Kolomoisky è in realtà l’unico che beneficia del cambio di potere in Ucraina. Quando Viktor Janukovich prese il potere, Kolomojskij organizzò  la nomina a governatore della regione di Dnepropetrovsk. La gestione di altri settori fu assegnata ai suoi seguaci. Così, a sua volta, la regione di Donetsk fu diretta da un altro oligarca, Sergej Taruta. La gestione di Odessa andò a un sostenitore e amico di Igor Kolomojskij, Mace. Va notato che Mace poté installarsi dopo la tragedia di Odessa. Il 2 maggio, i sostenitori dell’integrazione europea e gli attivisti “antimajdan” attaccarono la casa dei sindacati. Gli ultranazionalisti lanciarono molotov nell’edificio. Così, secondo i dati ufficiali, 48 persone furono uccise, e altre 48 sarebbero ancora disperse. Il vicesindaco di Odessa Vadim Savenko ritiene che le autorità di Kiev abbiano nascosto la verità sulle vittime. Secondo lui, nell’incendio della “Khatyn di Odessa” sono state uccise 116 persone. L’attacco al campo “antimajdan” fu organizzato e finanziato da Igor Kolomojskij. A Dnepropetrovsk e Odessa si decise che gli assassini degli oppositori di Majdan, a Odessa, si camuffassero da agenti del ministero degli Interni dell’Ucraina, “Est” e “Tempesta“, il cui finanziamento fu assicurato dall’affarista ucraino e politico Igor Kolomojskij, ed anche la candidatura alla presidenza di Petro Poroshenko, l’oligarca re del cioccolato che possedeva numerosi immobili a Sebastopoli.
Igor Kolomojskij creò il suo esercito privato. Hacker hanno scoperto informazioni sul finanziamento dell’oligarca dei battaglioni della Guardia Nazionale “Dnepr-1″, “Doneck-Lugansk”, battaglione speciale PPP Artjomovskij. Grazie agli stretti rapporti con il ministro degli Interni dell’Ucraina Arsen Avakov, Kolomojskij ha legalizzato il suo esercito privato, conferendogli lo status di battaglione della Guardia Nazionale. Gli attivisti hanno non solo il diritto di portare armi, ma le usano nelle regioni recalcitranti dell’Ucraina. Tuttavia, non possiamo dire che la formazione della Guardia Nazionale sia effettuata solo a spese di Kolomojskij. La prima banca ucraina, controllata dall’oligarca, Privat-Bank, a marzo ha ricevuto dalla Banca Nazionale di Ucraina 9 miliardi. Per sostenere il sistema bancario, la BNU ha speso 21 miliardi. In altre parole, “Privat-Bank” ha preso quasi la metà di tale importo. Questo non è il solo denaro ricevuto con il supporto di Kiev. Controllando la “ukrtatnaft” (gas), ha vinto una gara per la fornitura di carburante all’esercito ucraino. Non è un un segreto per la sua cerchia,che il magnate Kolomojskij abbia il monopolio nel Paese. “Il vicecapo dell’amministrazione regionale Gennadij Korban dice che Kolomojskij ha il monopolio sulle forniture di petrolio all’esercito: “Kolomojskij possiede la raffineria petrolifera nazionale ucraina”, e il massacro ad Odessa in realtà mirava a controllare le raffinerie della città. La Privat-Bank, spiega Korban, è anche la prima banca ucraina. Va osservato che in sei mesi in Ucraina sono fallite 5 banche, e secondo gli economisti ucraini, 40 banche hanno chiesto aiuto allo Stato. La BNU ha aiutato Kolomojskij a riprenderle”.

L’ultima battaglia per l’Ucraina
Oggi Kolomojskij ha iniziato ad attaccare le attività dei suoi concorrenti nel sud-est dell’Ucraina e si deve osservare il massacro nel Donbass alla luce di tale attacco tra bande di oligarchi che si azzannano con diverse alleanze, mentre povere vittime ne pagano il conto. Tuttavia, secondo il direttore del centro comunicazione Eurasia Aleksej Pilko (Soros, NdT) il magnate ha voluto perseguire contemporaneamente più obiettivi. Il primo è motivare il suo esercito alla guerra. “Kolomojskij vuole stimolare finanziariamente” la punizione. “Infatti, è una pratica della seconda guerra mondiale che le truppe tedesche praticarono massicciamente quando gli vennero offerti i beni confiscati a coloro che sostenevano i guerriglieri. Spesso ebrei. Ironia della storia è un ebreo che segue tali metodi; Kolomojskij non si fermerà, non è un politico, ma un criminale di guerra“. Il piano di Kolomojskij è impadronirsi del Paese. “Ha già annunciato un piano per istituire un governatorato che includa non solo Dnepropetrovsk ma Donetsk, Lugansk e Zaporozhe. Sì, vuole diventare il Gauleiter dell’Ucraina“. Devo dire che con mia grande sorpresa, durante il mio recente soggiorno in Crimea, tutti sapevano delle mene di Kolomojskij senza la minima riflessione sul paradosso di tale ebreo che applica la strategia nazista con l’aiuto di comprovati sostenitori di Bandera. Non ho che sentito del ruolo dell’oligarca spiegandomi che per 23 anni si sono visti montare orrori come le piaghe d’Egitto. Ma tornando ai piani di Kolomojskij, presentati come nazionalsocialismo che punisce gli oligarchi sequestrandogli i beni, dove avrebbe avuto la parte del leone assieme alle vedove dei suoi sodali. Poroshenko appare una figura più o meno di facciata, già oggi non ha alcun controllo. Cerca di porsi da leader nazionale, ma non ci riesce per nulla. Ha tutte le possibilità di essere un mero capro espiatorio, e presto.
D’accordo con questo parere è il politologo Aleksandr Dugin, che si dice sia consigliere di Putin. Secondo lui, Kolomojskij fa parte del gruppo di oligarchi simili a Boris Berezovskij e altri imprenditori dell’epoca che, per amore del denaro, erano disposti a commettere i crimini peggiori. “La loro posizione è indebolita in Russia e Ucraina, ma purtroppo, avanzano“, ha detto l’esperto. “Penso che Kolomojskij sia beneficiario della carneficina in Ucraina orientale. Sappiamo che ordinò l’eccidio di Odessa. Finanzia la spedizione punitiva della lotta contro il terrorismo. Tali mercenari hanno ucciso bambini, donne e anziani russi nella regione del sud-est. Naturalmente investe non solo soldi nella guerra, ma ne ottiene tutti i dividendi“, ha detto Aleksandr Dugin. Secondo lui, l’obiettivo finale di Kolomojskij è strappare tutte le risorse degli oligarchi ucraini che controllavano il sud-est dell’Ucraina. “Notando che i suoi concorrenti perdono la guerra, è pronto a mettere la zampa su di esse, o ciò che ne resta. Kolomojskij e il complice altro oligarca Poroshenko, condividono tali attività”, pensa l’esperto. Dugin è stato oggetto di una campagna in Francia per presentarlo come grande russo ultranazionalista e quindi sospetto di antisemitismo con il pretesto che denuncia certi oligarchi. Per fortuna o purtroppo, Putin e il suo entourage non se ne curano e non sottolineano mai i legami di Kolomojskij con la comunità ebraica russa ed anche ucraina che, con veemenza, denunciano il personaggio, anche se gli Stati Uniti sono ripetutamente intervenuti per cercare di suscitare  condanne dalla comunità ebraica stessa, arrivando a fabbricare falsi antisemiti nel Donetsk (che sappiamo essere opera degli amici di Kolomojskij), ampiamente distribuiti sulle reti sociali pro-Israele, mentre la destra israeliana si rifiutava di avallare tali campagne. Il vantaggio della situazione ucraina è mostrarci come gli interessi di classe sono molto più potenti di qualsiasi appartenenza con cui cercare di far dimenticare la vera forza dei suddetti interessi… Il fascismo organizza tale confusione per preservare i suddetti interessi.

unnamedTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MH-17: attenzione al “Camaleonte”

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 21/07/2014
USS_Vella_Gulf_CG-72_01L’esercitazione NATO nel Mar Nero, di 10 giorni, denominata in codice “Sea Breeze 2014” è finita.  L’esercitazione, che comprendeva l’uso di aeromobili da guerra elettronica ed intelligence elettronica come il Boeing EA-18G Growler e il Boeing E-3 Sentry Airborne Warning and Control System (AWACS), è coincisa con l’abbattimento del volo MH17 delle Malaysian Airlines nella parte orientale dell’Ucraina, a 40 miglia dal confine russo. Navi e aerei della NATO avevano posto sotto totale sorveglianza radar ed elettronica le regioni di Donetsk e Lugansk. MH-17 è stato abbattuto sulla regione dove le forze separatiste russofone combattono contro l’alleanza tra forze armate ucraine e forze mercenarie private che rispondono a un oligarca miliardario ucraino-ebraico. L’esercito statunitense ha rivelato che l’esercitazione di 10 giorni ha coinvolto “il monitoraggio del traffico commerciale”. A causa della sofisticazione della guerra elettronica e d’intelligence di Sea Breeze, si può presumere che il monitoraggio del traffico commerciale includesse anche il monitoraggio della rotta del MH-17. In passato le esercitazioni NATO-Ucraina in Crimea furono chiamate “Sea Breeze”. L’esercitazione Sea Breeze di quest’anno con l’Ucraina, approvata da un Parlamento ucraino allo sbando, era avvolta nel mistero con il Pentagono che affermava che fosse solo “programmata e di non poterne annunciare ancora le date”. Tuttavia, 200 effettivi dell’US Army normalmente assegnati alle basi in Germania, si trovavano in Ucraina durante il volo del MH-17. Partecipavano a Rapid Trident II della NATO. Il ministero della Difesa dell’Ucraina guidava l’esercitazione. Sea Breeze includeva l’incrociatore lanciamissili USS Vella Gulf. Il radar AEGIS AN/SPY1 dell’incrociatore “può tracciare tutti i velivoli su una vasta regione. Ad esempio, il centro dei test degli AEGIS a Moorestown, New Jersey, poteva vedere il Boeing 747 del volo TWA 800, quando scomparve dagli schermi radar nel 1996, nei pressi di East Moriches Bay, Long Island. Secondo il personale della Lockheed Martin che operava nel centro di prova AEGIS del New Jersey, la marina ordinò di spegnere il radar SPY1 per “manutenzione” poco prima dell’abbattimento del TWA 800. Dal Mar Nero, il Vella Gulf poteva monitorare il Malaysian Airlines MH17 ed eventuali missili sparati contro l’aereo. Anche gli aeromobili AWACS e d’intelligence elettronica (ELINT) statunitensi sorvolavano la regione del Mar Nero, al momento del sorvolo del MH-17 dell’Ucraina. I velivoli Growler possono bloccare i sistemi radar di tutte le minacce terra-aria.
L’annuncio degli Stati Uniti delle manovre militari Sea Breeze e Rapid Trident II si ebbe il 21 maggio 2014, anche sul sito dell’ufficio del vicepresidente Joe Biden. Il figlio di Biden, Hunter Biden, è stato appena nominato direttore della società del gas e petrolio ucraino Burisma Holdings, Ltd., di proprietà di Igor Kolomojskij, l’oligarca mafioso ucraino-israeliano, noto come il “Camaleonte”. Kolomojskij ha creato un suo esercito di mercenari, i cui missili Buk sarebbero stati utilizzati per abbattere l’MH-17. Kolomojskij, governatore dell’Oblast di Dnepropetrovsk nella parte orientale dell’Ucraina, ha minacciato attacchi terroristici contro i funzionari russofoni dell’Ucraina orientale, anche l’omicidio. Burisma è una tipica operazione RUIM (mafia russo-ucraina-israeliana), con filiali in paradisi fiscali come Cipro e Isole Vergini inglesi. Fa parte della grande holding di Kolomojskij chiamata Privat Group. Kolomojskij sarebbe il secondo uomo più ricco dell’Ucraina, ed ha forti legami presso l’aeroporto internazionale Borispol di Kiev, dove le truppe del ministero degli Interni ucraini avrebbero assaltato la torre di controllo del traffico aereo, poco prima che l’MH-17 venisse abbattuto. Un controllore del traffico aereo spagnolo, che sapeva del coinvolgimento del ministero degli Interni ucraino nell’abbattimento del MH-17, sarebbe stato minacciato da individui descritti come truppe di “Majdan”, un riferimento alla rivolta di piazza Majdan che ha rovesciato il governo ucraino all’inizio dell’anno. Il controllore spagnolo, identificato solo come “Carlos”, ha sentito che l’abbattimento del MH-17 è stata opera dei sostenitori dell’ex-prima ministra ucraina Julija Timoshenko e del ministro degli Interni Arsen Avakov. Kolomojskij è un alleato politico di Timoshenko e Avakov. Kolomojskij, fino al 2012, possedeva le Aerosvit Airlines, che utilizzavano Borispol come hub, e Donbassaero, nell’aeroporto di Donetsk. Aerosvit affittava i suoi aerei, tra cui un Boeing 767, dalla Boeing Capital. Dopo la dichiarazione di fallimento, Aerosvit e Donbassaero cessarono le attività nell’aprile 2013. Tra le altre compagnie aeree di Kolomojskij vi sono Skyways Express, presso l’aeroporto Arland di Stoccolma, City Express, nell’aeroporto di Göteborg in Svezia, e Cimber Sterling, negli aeroporti di Sønderborg e Copenaghen Kastrup, in Danimarca, tutti presentarono istanza di fallimento nel 2012. Kolomojskij continua ad essere attivo nell’aviazione commerciale. Il suo gruppo privato possiede Dniproavia, che ha sede presso l’aeroporto di Dnepropetrovsk. Kolomojskij ha contatti con la sicurezza israeliana ottenendo pieno accesso alle infrastrutture di sicurezza aeroportuali in Europa e nel mondo.
igor-kolomoisky-wants-splash-80m-fence-ukraine-keep-russians-awayLe forze di Kolomojskij sono dotate di armi avanzate, ottenute dalle scorte ucraine e dal mercato nero. Le forze di Kolomojskij avrebbero il sistema missilistico superficie-aria Buk che sarebbe stato usato per abbattere l’MH-17. Le forze di Kolomojskij comprendono militari regolari ucraini; unità di neo-nazisti dall’ovest ucraino, mercenari stranieri, tra cui georgiani, romeni e suprematisti bianchi di Svezia e Germania; ed ex-commando baschi blu dell’Israeli Defense Force, divisi principalmente in quattro battaglioni: battaglione Azov; battaglione Ajdar, battaglione Donbass e battaglione Dnepr-1 (o Dnipro-1) di 2000 effettivi, responsabile delle persone intrappolate e bruciate vive all’interno del palazzo dei sindacati del 2 maggio a Odessa, e del mortale bombardamento della stazione di polizia di Marjupol il 9 maggio. Dnipro-1 ha anche una forza di riserva di 20000 membri. Il nucleo dell’esercito di Kolomojskij sono i fedelissimi di Kolomojskij, ardenti camicie brune naziste che usano pistole, sbarre di ferro e bastoni per prendere il controllo di fabbriche ed uffici ucraini che Kolomojskij ha espropriato ai cosiddetti simpatizzanti dei “separatisti”. Alcuni georgiani dell’esercito di Kolomojskij si sarebbero addestrati all’uso dei sistemi missilistici Buk, precedentemente venduti dall’Ucraina alla Georgia del presidente Mikheil Saakashvili. Kolomojskij ha utilizzato “le consulenze” dell’ex-presidente Saakashvili a Dnepropetrovsk nella campagna militar-politica contro le repubbliche popolari separatiste di Donetsk e Luhansk. Kolomojskij ha messo una taglia di un milione di dollari sul parlamentare ucraino Oleg Tsarjov, fuggito in Russia dopo essere stato picchiato da elementi di destra a Kiev. Kolomojskij ha scelto di “comandare” il suo esercito dalla sicura Svizzera, lontano dal fronte e relativamente protetto dall’arresto, se i suoi legami con gli attacchi terroristici saranno mai perseguiti dalle autorità governative legittime. Kolomojskij ha una potente “polizza di assicurazione” contro eventuali procedimenti legali. Conta sulla potente lobby israeliana negli Stati Uniti a sostegno della sua causa. Kolomojskij ha pubblicamente detto che l’Ucraina è la “seconda patria” del popolo ebraico. E con “la lobby” dalla sua, Kolomojskij ha accesso ai vertici del dipartimento della Difesa, NATO e US Intelligence Community.
Un Boeing 777 delle Malaysian Airlines, dello stesso tipo del volo MH-17 e del volo 370 delle Malaysian Airlines, scomparso dall’8 marzo sulla rotta Kuala Lumpur – Pechino, è conservato in un hangar presso il Ben Gurion International Airport di Tel Aviv. Il Boeing 777 israeliano, con numero di serie 28416, porta la registrazione di coda 9M-MRI della Malaysia, è stato venduto alla GA Telesis LLC di Fort Lauderdale, in Florida, il 21 ottobre 2013. Il Boeing 777 è stato ri-registrato con il numero di coda N105GT degli Stati Uniti e fu prima conservato presso l’aeroporto di Tarbes Lourdes, nei Pirenei, e il 4 novembre 2013 è stato trasferito a Tel Aviv, dove è stato avvistato l’ultima in un hangar. GA Telesis è stata fondata dal suo CEO, Abdol Moabery. GA Telesis è una società globale di leasing per aeromobili ed ora è di proprietà di Bank of America Merrill Lynch e Century Tokyo Leasing. Moabery, un ex-ufficiale della Marina degli Stati Uniti, in precedenza ha lavorato per l’Aviation Systems International, Inc. come vicepresidente esecutivo, e per la CS Aviation Services, Inc. come direttore vendite e marketing. Entrambe le ex-società di Moabery sono parzialmente di proprietà di George Soros, in parte autore del colpo di Stato ucraino che ha spodestato il Presidente Viktor Janukovich. CS (Chatterjee-Soros) Aviation Services, Inc. è in comproprietà con Purnenda Chatterjee, che gestisce il Gruppo Chaterjee, un’impresa di investimenti. Chatterjee Group possiede Winston Partners di Alexandria, in Virginia, un’impresa di investimenti co-fondata da Marvin Bush, figlio di George HW Bush. Winston possiede entità aziendali nelle Isole Cayman, Isola di Man, Curacao e Delaware. Una delle entità della Winston, Winston Capital Fund, ha un altro investitore della famiglia Bush, l’ex-governatore della Florida Jeb Bush. È interessante notare che Marvin Bush fu consigliere della HCC Insurance Holdings Ltd, un ri-assicuratore del World Trade Center di New York. I rapporti d’affari di Marvin riguardano anche l’acquisto e l’affitto di aeromobili commerciali. Il presidente esecutivo della GA Telesis Composite Repair Group LLC, che sarebbe responsabile del retrofit del Boeing 777 malese a Tel Aviv, è Aviv Tzur, cittadino israeliano già presidente dell’Ultimate Aircraft Composites (UAC), ditta israeliana fusasi con GA Telesis. UAC, come GA Telesis, è specializzata in riparazione e retrofit di aeromobili. UAC ha avuto anche contratti con il governo israeliano.
La presenza di un Boeing 777 delle Malaysian Airlines a Tel Aviv, la misteriosa scomparsa di un secondo Boeing 777 malese in volo da Kuala Lumpur a Pechino, e l’attacco a un terzo Boeing 777 delle Malaysian tra Amsterdam a Kuala Lumpur, sull’Ucraina orientale, è più di una coincidenza. Schiphol di Amsterdam è un centro delle attività del Mossad in Europa occidentale. La ICTS, di proprietà israeliana, controlla la sicurezza a Schiphol per passeggeri e merci. La ICTS permise al cittadino nigeriano Umar Farouk Abdulmutallah di superare la normalmente rigorosa sicurezza di Schiphol, nel Natale 2009, salendo su un Airbus delle Northwest Airlines diretto a Detroit. Mentre si avvicinava a Detroit, Abdulmutallah, che venne fatto salire a bordo dalla ICTS ad Amsterdam senza un passaporto o visto degli Stati Uniti, cercò di far esplodere materiale esplosivo cucito nelle mutande. L’occupazione del centro di controllo del traffico aereo a Borispol degli alleati di Kolomojskij, poco prima dell’abbattimento del MH-17, e i forti legami di Kolomojskij con Israele, che beneficia immensamente dall’abbattimento del MH-17 perché allontana l’attenzione dei media mondiali dall’invasione via terra di Gaza iniziata proprio quando le prime notizie sulla sorte di MH-17 venivano trasmesse, potrebbe essere la verità della fine del volo MH17 delle Malaysian Airlines e della morte orribile dei suoi 298 passeggeri ed equipaggio.

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SONY DSCLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele cerca solo di guadagnare tempo!

Nasser Kandil Global Research, 16 luglio 2014

GazaBigWar1. Secondo lei, signor Kandil, fino a che punto Israele potrebbe spingere il suo assalto a Gaza?
Penso che Israele sia in difficoltà perché non può permettersi la pace che legittimerebbe la sua esistenza, come non può permettersi una guerra che gli consenta di tornare al “periodo delle iniziative”. Questo è il motivo per tale ennesima aggressione a Gaza, distruggendo tutto ciò che può colpire, armi, capi, combattenti e infrastrutture, ritenendo che ciò gli darebbe notevoli benefici nella prossima fase del conflitto. Guadagnare tempo sembra essere “l’unica strategia del momento” di fronte alla nuova mappa regionale che si delinea, dove non è più un fattore decisivo. Questo è anche il motivo per cui retrocede sulla creazione dello Stato curdo, che all’inizio ha incoraggiato [1], il clima internazionale e regionale è dominato da avvertimenti contro i pericoli delle partizione dell’Iraq.

2. Altre guerre d’Israele sono dunque in vista?
Quello che posso assicurare è che se Israele decide di impegnarsi in una guerra aperta e totale, troverà una Resistenza pronta ad andare fino in fondo e senza alcuna intenzione di lasciare porte aperte agli “aggiustamenti” che continua a pretendere ogni giorno [...]

3. Dice che Israele non ha una strategia chiara e che cerca solo di guadagnare tempo. Perché?
Penso che tutto ciò che la nostra regione ha vissuto dalla guerra d’Israele contro il Libano, nel luglio 2006, sia il risultato del rapporto intitolato “Baker-Hamilton” presentato al presidente George W. Bush il 6 dicembre 2006 [2] [3]. In realtà, sono passati otto anni, il Libano era sull’orlo di una guerra memorabile che ha imposto una nuova equazione regionale dopo “l’erosione della deterrenza israeliana“. Per cui è nato il nuovo approccio statunitense, presentato in tale famosa relazione firmata e supervisionata dai due pilastri democratico e repubblicano alla guida dei servizi segreti e degli Esteri, e Consiglieri della Sicurezza Nazionale… In breve, la relazione invita gli Stati Uniti a fare tutto il possibile per risolvere il conflitto israelo-palestinese, implicitamente riconoscendo:
• la sconfitta del progetto statunitense in Iraq e in Afghanistan,
• il fallimento del ruolo regionale d’Israele,
• l’emergere di potenze regionali concordi con gli Stati Uniti nel salvare l’Iraq e stabilizzare la regione.
Ciò sulla base del ritiro statunitense da Afghanistan e Iraq, con:
• l’accettazione di una partnership USA-Russia per gestire la stabilizzazione della regione,
• il riconoscimento del ruolo centrale dell’Iran, Stato nucleare, su Afghanistan, Iraq e Stati del Golfo,
• riconoscimento del ruolo influente della Siria nel Levante.
Ma la cosa più importante di tale relazione è spingere Israele ad attuare le risoluzioni delle Nazioni Unite sul conflitto arabo-israeliano, tra cui:
• uno Stato palestinese nei territori occupati nel 1967 con capitale Gerusalemme est
• una giusta soluzione al problema dei profughi sulla base della “risoluzione 194″ garantendo il diritto al ritorno e al risarcimento,
• la restituzione del Golan siriano occupato alla linea del 4 giugno,
• il ritorno ai libanesi delle fattorie Shaba.
Dal dicembre 2006 viviamo le conseguenze della denigrazione del rapporto Baker-Hamilton con  una serie di guerre per procura e conflitti che insanguinano l’asse della Resistenza. Nessuno conosce la portata della cooperazione tra Israele e Stati del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, per contrastare le raccomandazioni della relazione strategica degli Stati Uniti, o trovare alternative e quindi ignorare la Roadmap che raccomanda di garantire la necessaria stabilità regionale. Tali imbrogli si sono complicati passo passo. Per iniziare, c’erano le elezioni iraniane del 2008 con il piano di rovesciare il Presidente Ahmadinejad ed imporre Muhammad Khatami al potere con la promessa di permettere all’“Impero iraniano il suo dossier nucleare” contro l’abbandono della causa palestinese. All’epoca, Martin Indyk aveva parlato di “rovesciare l’Iran in Palestina”. Tale scommessa fallì, e la prima guerra contro Gaza ebbe luogo, ancora con lo stesso slogan di Indyk: “rovesciare l’Iran in Palestina”. Consacrata la sconfitta d’Israele, la ripresa del percorso di pace fu ridotta ad imporre all’Autorità palestinese ulteriore obbedienza. Quindi nel 2010 il piano di Hillary Clinton per una pace israelo-palestinese “parziale” fatta di concessioni minime degli israeliani. Ma l’estremismo israeliano è responsabile della distruzione del piano di Clinton, il piano d’Israele è una pace che si traduca nell'”alleanza arabo-israeliana contro l’Iran“. In altre parole, i sionisti hanno scelto di costruire tale alleanza invece di accettare il basso costo che avrebbe rappresentato lo smantellamento del 10% degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, per garantire la continuità territoriale tra le parti del residuale mini-Stato palestinese.

4. Israele continuerà a guadagnare tempo iniziando altre guerre di logoramento, senza esaurirsi?
Dalla sconfitta d’Israele nella sua guerra contro il Libano, nel luglio 2006, riteniamo che non sia più questione di guerra aperta israeliana o statunitense. Ma la negazione di nuove realtà sul terreno  riempirebbe il vuoto strategico dopo il ritiro degli Stati Uniti da Iraq e Afghanistan. Pertanto, dal dicembre 2006, cioè negli ultimi otto anni, Israele cerca di evitare di pagare il conto della Baker-Hamilton, creando ogni sorta di problema per paralizzare l’Asse della Resistenza formato da Iran, Siria, Hezbollah e anche Hamas. Opportunamente, l’esplosione della cosiddetta “primavera araba” certamente nata dalla rabbia popolare contro i loro governanti, è stata l’occasione per Stati Uniti, Turchia e Qatar d’ adottare la loro idea di affidare il potere regionale ai Fratelli nusulmani, con l’idea che l”impero ottomano’ avrebbe ereditato il potere in Tunisia ed Egitto, con alla sola condizione di abbandonare la Siria. La guerra “universale” contro la Siria ha avuto quindi luogo, ma è fallita, mentre la strategia del caos ha creato un ambiente favorevole al terrorismo e al suo radicamento, con il rischio che il califfato del SIIL divida l’Iraq ed altre entità della regione…
Nel frattempo, Hamas ha perso l’illusione che l’identità condivisa con i Fratelli musulmani prevalesse sull’appartenenza alla resistenza palestinese. Ma dopo il fallimento delle vittorie in Egitto e Siria, ha rivisto i conti. I neo-ottomani sono stati sconfitti e il “Fronte del Rifiuto” si avvicina alla vittoria, Hamas non riesce a trovare il suo posto che rientrando nella trincea della resistenza all’occupazione israeliana. Israele ha fallito nonostante i ripetuti tentativi di minare la Resistenza.  Indipendentemente dalle posizioni assunte da certi capi di Hamas, qualsiasi siano i disaccordi con Fatah. Ciò che conta è che le Brigate al-Qasam (ramo militare di Hamas) operino e siano pienamente impegnate nella lotta contro l’aggressione israeliana a Gaza. Israele ha scommesso sulla sconfitta della Siria, e sulla sconfitta di Hezbollah in Siria, sostenendo i vari rami di al-Qaida con i suoi raid aerei [4] su Jamraya [Centro di ricerca scientifica a nord ovest di Damasco], nella speranza che vincessero la guerra ad al-Qusayr [maggio 2013], i raid su Janta affinché vincessero a Yabrud, e i raid su al-Qunaytra per imporre la cintura di sicurezza alla cosiddetta opposizione siriana complice. Ma tutti questi piani sono falliti, uno dopo l’altro. Israele oggi è in ansia perché incapace di scatenare una guerra ma anche di aspettare. Questo mentre il mondo assiste alla cristallizzazione di due campi, uno che rappresenta le crescenti forze di Russia, Cina, Brasile e altri Paesi BRICS, l’altro guidato da Washington, sconfitto in Ucraina e Siria e che si prepara ad altre sconfitte in Yemen e Iraq…
Israele si trova ad affrontare una nuova equazione basata sulla previsione di ciò che potrebbe derivare dal ritiro statunitense dall’Afghanistan, alla fine dell’anno, ora che l’Iraq è alleato di Siria e Iran, con un accordo tra occidente ed Iran si profila all’orizzonte e segnali indicanti la vittoria siriana che appaiono, mentre l’opposizione a uno Stato curdo nato dalla partizione dell’Iraq è quasi unanime, nonostante il suo dichiarato sostegno. Sa che le condizioni per una nuova guerra saranno diverse da quelle della guerra del 1973, come previsto da una relazione del Shabak [servizio di sicurezza interna d'Israele] nel 2010… Israele non potrà vincere una nuova guerra contro una resistenza che si prepara ad ogni evenienza, soffrendo dello stesso deficit strutturale che ha causato le sue sconfitte precedenti. Tutto ciò che ottiene da tale nuovo assalto su Gaza, è reindirizzare la bussola sulla “causa prima”: la lotta contro l’occupazione e la colonizzazione della Palestina.

5. Cosa ne pensate della nomina di Staffan de Mistura a successore di Laqdar al-Brahimi[5]?
Ad ogni fase della guerra contro la Siria, corrisponde un inviato con una specifica missione. Kofi Annan alla fine si dissociò con dimissioni storiche. Laqdar Brahimi, la cui unica missione era condurre colloqui politici, fece ciò che poteva. Qui siamo nella fase della scelta di De Mistura, probabilmente per le sue competenze tecniche e diplomatiche. Tecnicamente curò la prima missione dell’ONU di lancio di aiuti alimentari [Ciad – 1973], fu vicedirettore del Programma alimentare mondiale [2009-2010]. Diplomaticamente, ha ricoperto vari incarichi presso le Nazioni Unite [6], in particolare come rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan [2010-2011], Iraq [2007-2009] e Libano [2001 - 2004]. Pertanto, la sua nomina suggerisce l’esistenza di una nuova mappa regionale dall’Afghanistan al Libano, dove per anni ha gestito il conflitto tra Hezbollah e Israele e lo Stato libanese. In altre parole, ha le chiavi del conflitto arabo-israeliano. Probabilmente  non controlla sufficientemente il dossier siriano, ma può essere compensato dalle sue numerose relazioni con personalità regionali, che si precipiteranno, come dovrebbero, per renderlo edotto dei più piccoli dettagli.

6. Secondo Voi, qual è la missione di De Mistura?
Preparare il tavolo per la nuova mappa regionale. Come mediatore delle Nazioni Unite nel conflitto siriano, può passare dalla Siria a Iraq, Afghanistan e Libano. Penso che sarà il partner principale del presidente egiziano al-Sisi.

7. Tale nuova carta regionale richiede la partizione dell’Iraq?
Non credo assolutamente.

8. Eppure molti dicono il contrario, prevedendone la partizione in tre Stati: sunnita, sciita e curdo.  Alcuni parlano anche di uno “Stato del SIIL!”
In sostanza, l’idea di partizione, non solo dell’Iraq, si basa sulla tesi di Bernard Lewis, il famoso storico statunitense [7], la cui tesi venne discussa sotto l’egida della NATO a Francoforte nel novembre 2012. La domanda era: “Dovremmo mantenere i confini tracciati da Sykes-Picot, o dovremmo riprogettarli sulla base dei dati demografici regionali?“, cioè in base alle popolazioni sunnita, sciita, curda, alawita, ecc… tale partizione in linea di principio sarebbe più facile in Iraq che altrove. Se dovesse avvenire, il secondo passo dovrebbe portare alla partizione della Turchia, creando uno Stato curdo nei suoi territori orientali, e non dell’Iran, al 90% dalla stessa confessione. Ciò spiega l’immediata ritirata dei capi turchi che iniziano a rendersi conto che pagheranno per l’aggressione alla Siria, soprattutto per Qasab e Aleppo. Da parte loro, i sauditi hanno finalmente capito che rischiano grosso vedendo gli Houthi alla periferia di Sana, e la minaccia della creazione di uno Stato sciita sulle coste petrolifere orientali del loro regno. Ecco perché credo che la decisione sarà altra che non la partizione, ed è per questo motivo che quattro dichiarazioni dicono NO ad uno Stato curdo in Iraq! Di Ban ki Moon [8], del Presidente al-Sisi [9], dal comunicato congiunto Stati Uniti e Russia, del numero due della sicurezza nazionale alla Casa Bianca, Tony Blinken, che ha dichiarato che “l’unità dell’Iraq è l’obiettivo da difendere“. E quando si dice ciò, s’intende NO alla partizione dell’Iraq!

Nasser Kandil 11/07/2014, sintesi di due interventi:
Video di al-Mayadin, MN Kandil è intervistato da Diya Sham e articolo su al-Bina;
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

ISIS TerritoryNote:
[1] Il premier israeliano è a favore di un Kurdistan indipendente
[2] Baker-Hamilton Report 2006
[3] Baker-Hamilton/Wikipedia
[4] VIDEO. Raid israeliano in Siria uccide almeno 42 soldati, bilancio incerto
[5] Staffan de Mistura successore di Brahimi come mediatore
[6] Staffan de Mistura/Wikipedia
[7] Bernard Lewis/Wikipedia
[8] L’Iraq deve avere uno Stato unito, secondo Ban Ki-moon
[9] Egitto: Sisi, un referendum nel Kurdistan iracheno sarebbe una “catastrofe”

Nasser Kandil è un ex-deputato libanese ed direttore di TopNews-Nasser-Kandil e del quotidiano libanese al-Bina
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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