L’interferenza criminale dei Medici Senza Frontiere in Siria al fianco dei gruppi terroristici

Silvia Cattori – CounterPsyops

Lettera a Medici Senza Frontiere, in risposta ai suoi appelli per le donazioni da una persona di nazionalità siriana. Risposta ai messaggi pubblicitari di appello per le donazioni del febbraio 2013 di Medici Senza Frontiere
Medici Senza Frontiere 8 rue St Sabin 75011 Parigi
Majd Haddad, 15 marzo 2013

haf-as1Siria: L’interferenza di Medici Senza Frontiere (MSF) insieme ai gruppi terroristici è criminale
Infatti, perché i vostri amici, i presunti combattenti dell’esercito libero siriano, armato e finanziato dalle monarchie petrolifere del Golfo (come chiaramente voi stessi in Siria) e dalle potenze occidentali, in stretta collusione con i Fratelli musulmani, prendono di mira i popoli che voi dite “non chiedono”? Ve lo dico io, ma non è sicuro che sentirete il mio messaggio, poiché avete preso partito con le bande armate che danneggiano e odiano il popolo siriano, in modo evidente e senza  scusanti: la destabilizzazione della Siria sovrana è gestita da chi vuole piegare questo anello chiave dell’asse di resistenza a Israele. Se volete sapere che cosa “il popolo ha chiesto”, sappiate che ha sempre chiesto al suo governo e alle sue forze armate di proteggerlo dagli attacchi delle bande armate che si definiscono “opposizione” (soprattutto quando osservatori internazionali circolavano in Siria, e l’esercito non doveva intervenire), il “Popolo”, la grande maggioranza del popolo siriano, ha chiesto la fine delle sanzioni economiche manifestando in maniera massiccia [1] e tutti i giorni contro le interferenze, il “popolo” si è organizzato in comitati di difesa di quartiere, i volontari sono sempre più numerosi. Il popolo siriano, nella sua maggioranza, sostiene il suo governo perché garantisce la stabilità del Paese e la sua varietà
Non dovreste parteggiare,… ma tanto!
Le vostre azioni “umanitarie” in Siria, imbarcate dagli uomini armati dell’ESL, il vostro pregiudizio, la vostra propaganda in favore dell’”opposizione” militarizzata, in maggioranza dei mercenari legati ad al-Qaida e sostenuta da potenze straniere, vi rende complici di questi nemici che causano atroci sofferenze al popolo siriano, così come i media dominanti. [2] I falsi testimoni che dite di avere ascoltato in Libano, e che presentate alla stampa come affidabili, hanno ampiamente utilizzato la propaganda della propria organizzazione in favore di queste bande di estremisti che mettono a ferro e fuoco la Siria. Abbiamo scoperto che nessuno di questi “testimoni che sostenevano di essere stati perseguitati dal governo siriano negli ospedali, in quanto feriti“, parlava con accento siriano! Le vostre affermazioni che nessun giornalista, Silvia Cattori a parte, ha avuto cura di verificare, si rivoltano contro di voi. Le vostre storie sono un’operazione di propaganda, tramite Peillon e Bérès, per accusare il governo siriano di sparare sui civili e di aver distrutto centri sanitari. E per nascondere che ONG e medici arabi ben finanziati e attrezzati dal Qatar erano sul posto [3].
Non c’è nulla di umanitario nel vostro impegno in Siria! [4]
Tutto questo ci porta a credere che voi siete i leader di una ONG canaglia che in certi contesti bellici ha il compito di sostenere l’intervento diretto o indiretto di potenze come la Francia, appoggiandosi sui terroristi, in grande maggioranza mercenari, per raggiungere i propri scopi. La rispettabilità e la simpatia di medici dediti a salvare vite umane è completamente eterodiretta da medici “spioni” come Jacques Beres, finanziati e manipolati da associazioni musulmane, come dimostrato da una discussione con i vostri sponsor, che sottoponiamo alla vostra attenzione qui sotto (*). Pertanto, la definizione delle vostre presunte azioni come “eroiche”, è spregevole. Non soccorrete il popolo siriano, contrariamente a quanto sostenete, ma avvantaggiate coloro che vi pagano. Quindi ritengo che sia così in tutte le vostre operazioni, e non c’è ragione che siate leali altrove, e disonesti solo nel caso della Siria. Bisogna essere chiaroveggenti per sapere che il vostro aiuto va ai cosiddetti ribelli, ai terroristi che distruggono la Siria, il suo popolo, il suo passato e probabilmente il suo futuro? Ai saccheggiatori scatenati dei siti storici? Ai saccheggiatori dell’economia e dell’industria? [5] Ai creatori di orfani e vedove? Ai tagliagole mercanti di terrore? Agli attentatori, ai kamikaze che non esitano a colpire l’Università di Aleppo massacrando centinaia di studenti? Se effettivamente parlate con dei profughi, sappiate che lo sono dall’arrivo di questi pazzi di Allah, drogati e fanatici che voi stessi soccorrete. (Sono gli stessi contro cui la Francia si batterebbe in Mali)?
Gli ospedali sono stati presi di mira” dite, certo, ma anche linee elettriche, scuole, edifici pubblici, l’elenco è lungo, e sempre da parte dei vostri amati liberatori. [6] Bande armate massacrano, assaltano, assassinano, attaccano edifici governativi e sabotano linee ferroviarie. Sul finanziamento: Nel tentativo di distruggere il regime siriano, l’organizzazione dei Fratelli musulmani ha un obiettivo comune con Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, la cui paranoia anti-sciita ha raggiunto il  culmine con le vicende in Bahrain. Wikileaks ha rivelato come l’Arabia Saudita sia ansiosa di vedere gli Stati Uniti attaccare l’Iran. Un riflesso è la distruzione della relazione strategica tra Iran, Hezbollah e Siria. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita potrebbero avere ragioni leggermente diverse nel volere la distruzione del regime baathista dominato dagli alawiti a Damasco… ma ciò che conta è che vogliono distruggerlo… Gli Stati Uniti fanno tutto il possibile per accaparrarsi la Siria. Forniscono sostegno finanziario ai leader dell’opposizione in esilio. [7]
I colpi di mortaio” cadono continuamente ad opera dei cosiddetti “liberatori”! “Le guerre sono sempre sporche” dite, come fosse una fatalità, benché voi siate gli angeli custodi dei guerrafondai!Vi infiltrare in Siria in modo clandestino. In effetti, sembra che sia eccitante e adrenalinico! Ma perché non farlo legalmente, come la Croce Rossa, se volete veramente essere efficaci e fedeli ai vostri presunti principi? La vostra carta costitutiva non permette, per quel che ne so, di entrare illegalmente in Siria, ma ve ne vantate. “Dato lo stato del sistema sanitario siriano dopo quasi due anni di conflitto…” dite? Ma non è normale quando la Siria viene punita con un embargo? Embargo che penalizza e soffoca il popolo, non il governo, di cui volete avere la pelle a tutti i costi. Il governo di uno Stato che è l’ultimo baluardo secolare della regione che questi presunti liberatori vogliono distruggere, e che voi andate a curare nelle zone che occupano con la forza (non nascondendolo e dichiarandolo apertamente). Lo Stato siriano è il garante della libertà religiosa di fronte all’instaurazione dell’intolleranza della Sharia, che quando possono proclamano gli “emirati islamici” nelle zone conquistate, come hanno fatto a Bab Amr, Homs, e in alcuni quartieri di Aleppo. Aderendo a questo campo dei falsi “liberatori”, infiltratisi illegalmente in Siria, come del resto tutti i giornalisti francesi integratisi con i ribelli come voi, avete saturato l’opinione pubblica con una propaganda che dipinge dei terroristi mercenari come una vera e propria resistenza.
“…Per continuare a svolgere questa missione in modo indipendente...” dite. Ma di quale l’indipendenza osate parlare quando, come è stato stabilito da varie fonti, il medico Jacques Bérès e l’anestesista Didier Peillon, per esempio, entravano illegalmente in Siria diverse volte, nel 2012, e con il sostegno di Medici Senza Frontiere, finanziati e accompagnati laddove volevano questi terroristi dell’ELS che osate vergognosamente definire “opposizione”?
Non siete neutrali. Il vostro impegno non è umanitario, ma politico. Ripulite i “ribelli” che violentano le ragazze davanti agli occhi inorriditi delle madri, che sgozzano uomini perché cristiani e alawiti. [8] Vi sono giornalisti onesti che sono andati dalla parte del popolo, che nella sua maggioranza rifiuta questi ribelli che voi angelicate. [9] Non aspettatevi che i patrioti siriani, inorriditi dai vostri “oppositori” terroristi dell’ELS, con cui siete in combutta, vi dicano grazie. I Patrioti siriani che si affiancano nella resistenza del loro governo e dell’esercito siriano contro le barbare bande terroristiche che appoggiate, vi dicono: vergogna su di voi! Coloro che sconfessano il vostro supporto ai criminali in Siria, e credetemi sono sempre più numerosi, dovranno da ora in poi diffidare della vostra azione “umanitaria” politicizzata.

Majd Haddad – 15 Marzo 2015

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Silvia Cattori ha intervistato funzionari di MSF, di MDM, di associazioni musulmane e siriane nell’ambito di un’indagine che ha avuto inizio nel 2012, sospesa a causa di malattia, sul coinvolgimento delle ONG umanitarie nel conflitto siriano e sul supporto “umanitario” che forniscono a cosiddette associazioni musulmane. Due di esse sono risultate strettamente correlate al sionista BHL e asservite alle sue interferenze ideologiche. Ecco cosa risponde, il 27 maggio 2012, M’hammed Henniche, presidente di UAM93 (Unione delle associazioni musulmane della Seine-Saint-Denis), alla giornalista Silvia Cattori che mette in primo piano la missione di Jacques Beres, nel febbraio 2012 a Homs, organizzata e finanziata dalla UAM-93 e dall’associazione Francia-Siria per la democrazia in Siria. E Jacques Beres è tornato a toccare il fondo del supporto umanitario  diffondendo la propaganda dell’ELS. Il convoglio guidato da Beres e Didier Peillon nel marzo 2012, in una zona sotto il “controllo” dell’ELS, era effettivamente stato finanziato da MSF, cosa che uno dei suoi funzionari avevano negato, e le intenzioni di questi medici erano più politiche che umanitarie.

(*) Estratti dello scambio tra Silvia Cattori e M’hammed Henniche
(…)
SC: La verità non è che da una parte sola.
MH: Abbiamo dei siriani qui con cui abbiamo avuto una lunga discussione. Vogliono aiuti, come abbiamo fatto con la resistenza libanese e palestinese. Ci hanno portato i video che mostrano un regime duro. Gli abbiamo detto che li aiutiamo. I siriani dicono che preferiscono entrare in un periodo di caos, perché poi si arriva a una democrazia. Il regime è una famiglia, una casta che rappresenta il 7-8% della popolazione siriana, contro il 93%. Si è fatto più di quanto previsto. Si è potuto mediatizzare la situazione con numerosi articoli e passaggi in TV miei e di Jacques Bérès. Abbiamo avuto anche il telegiornale TF1, I-TV, France 2, ecc. Hanno permesso a [Bérès] di entrare, abbiamo sostenuto la sua missione, acquistato attrezzature e soprattutto trovato le reti di siriani per poter entrare in Siria. Era entrato Homs prima che venisse investita dall’esercito, permettendogli di fare interviste e video, al suo ritorno avrebbe potuto parlare come testimone diretto… Poi ci ha provato a marzo, ma vi rimase per poco, la resistenza l’aveva sconsigliato dal restare…
Dopo la sua prima missione, Bérès ha avuto una dozzina di apparizioni televisive, su al-Jazeera tutti i giorni, anche bfmt i-Tele, Canal+, France 5 e TSR l’hanno invitato… mettete il nome di Bérès sul nostro sito e vedrete… anche il New York Times

SC: Siete l’unica associazione che ha sostenuto?
MH: Ci sono molte associazioni siriane in Francia che fanno cene private, raccolgono soldi… Ci siamo concentrati sull’immagine di Bérès e i media.

SC: L’anestesista Didier Peillon ha fatto parte del convoglio di MSF con Beres…?
MH: Alla sua seconda missione, sostenuta in gran parte da MSF, Peillon era con lui. Non era riuscita appieno, perché non poterono andare a Homs… Ci abbiamo guadagnato molto… con Bérès. Ha attaccato molte grandi organizzazioni. Dicendo come sia possibile che piccole organizzazioni come la nostra supportano attività così pesanti, mentre le grandi organizzazioni che dispongono di grandi budget non fanno nulla. Ciò ha smosso le cose, MSF ha finanziato la seconda missione di Bérès e Peillon.

SC: La direzione di MSF è pronta a fornire attrezzature?
MH: hanno spiegato che il loro mandato, o documenti, gli proibivano di tornare in Siria, che potevano farlo solo in un villaggio di confine, costruire un ospedale, ma che MSF dovrebbe attenersi ad operare solo d’accordo con gli Stati… con i regimi vigenti. Non dovrebbero inviare uomini senza l’approvazione del regime… Abbiamo voluto mediatizzarlo, l’abbiamo fatto una volta… tocca ad altri farlo… I media hanno giocato la partita…

[1] Vedasi: Resistere alle milizie armate sostenute all’estero è una questione di sopravvivenza per il popolo siriano.
Per il popolo siriano non è più questione di opposizione politica, ma questione di esistenza! Ciò spiega la grandezza delle manifestazioni spontanee a Damasco contro la sordida decisione della Lega Araba di sospendere la Siria quale Stato membro. Ciò spiega anche le manifestazioni spontanee in tutta la Siria, dopo la grande esplosione di Kafarsouseh. (Francia 23-24 gennaio 2013): In un’intervista, l’OSDH riconosce la creazione delle Forze di difesa nazionale da parte dell’esercito siriano, formazione paramilitare di 50.000 uomini e donne incaricato di difendere i propri quartieri contro le incursioni dei ribelli. Questo nuovo “Esercito di difesa civile” (la frase è dello stesso Rami Abdel Rahman) “ha uomini in tutti i quartieri della Siria” che si addestrano “dall’inizio dell’anno.” L’ AFP ha riportato la formazione di un gruppo di volontarie nella città di Homs, dando voce ad alcune di loro.
[2] Peillon e Bérès sono entrati più volte illegalmente in Siria con un convoglio finanziato da MSF. Erano accompagnati da personale dell’ELS, l’”opposizione” militarizzata e sostenuta dall’estero. Hanno curato i combattenti di questo pseudo-esercito (ELS) portando forniture mediche.
[3] Vedasi il sito di MSF: “In Siria, il farmaco viene usato come arma di persecuzione“. Si guardi la testimonianza faziosa del presidente di MSF a Ginevra.
[4] “Perché il presidente di Medici Senza Frontiere (MSF) aumenta l’intossicazione spacciando come vere le testimonianze di persone anonime, con volti mascherati e alcuni dei quali non hanno un accento siriano, ma probabilmente del Golfo Persico, presentandoli come siriani, che  ovviamente attribuiscono alle forze di al-Assad e ai medici ospedalieri atti di indicibili torture di feriti, bambini, ecc.“, scrisse allora Silvia Cattori? Vedasi qui.
Le vostre ONG, come i “grandi giornalisti” di France Television e Radio France, l’Unione europea, la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, Amnesty International, ecc., hanno deliberatamente ignorato i crimini commessi dal maggio 2011 in Siria dai gruppi terroristici, hanno legittimato i loro crimini chiamandoli “opposizione”, “rivoluzionari” e “resistenza”, mentre ignorano le grandi manifestazioni popolari a sostegno del governo di Assad.
[5] Cfr. Mondialisation. I rappresentanti della “Confindustria di Aleppo” hanno illustrato il saccheggio e/o distruzione di oltre un migliaio di impianti, e che la documentazione di un gran numero di questi casi, ben documentati, è in preparazione per un procedimento penale giudiziario contro “lo Stato turco”, responsabile di aver permesso, organizzato e partecipato allo smantellamento delle fabbriche, trasportandone le  attrezzature in Turchia per un ammontare di perdite che supera i 300.000.000.000 di lire siriane! In realtà, ci sono state migliaia di fabbriche, di qualsiasi dimensione, oggetto di vandalismo e saccheggiate, a cui le scorte di materie prime e di prodotti finiti sono stati rubati, sottratti i macchinari apertamente trasportati oltre il confine turco. Alcune attrezzature dovevano essere “rottamate” e vendute alle fonderie turche. Gli esempi non mancano!
[6] Vedasi: Verità e bugie in Siria.
[7] Vedasi: Nadia Khost denuncia il cinismo dell’Occidente. Qualcuno ha mai visto nella storia umana un “esercito libero” addestrato a far esplodere, distruggere gasdotti, oleodotti, reti elettriche, bruciare edifici pubblici, saccheggiare camion che trasportano zucchero, riso o olio ai danni del proprio popolo? Qualcuno ha mai visto un “esercito libero” uccidere tecnici, medici, scienziati e professori universitari; rapire i propri fratelli e poi chiederne il riscatto ai poveri genitori in cambio della liberazione?
[8] Vedasi: Siria: La prova degli abusi dei “ribelli” contro le minoranze.
[9] Cfr.: Lo sguardo dei siriani su una guerra orchestrata dagli stranieri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucciso per impedire la liberazione dell’Africa dal 2014

La Dépêche d’Abidjan, 11 aprile 2013

66698Quando Gheddafi e suoi figli furono linciati e assassinati, in occidente nessuna voce d’indignazione si alzò. Anzi, gente che si è spacciata come icona progressista e pacifista, come Danilo Zolo o Angelo Del Boca, ululò al fianco del lupo della NATO Amm. Giampaolo di Paola contro la ‘feroce e cocciuta’ resistenza di Gheddafi e della Jamahiriya Libica a Sirte, posta sotto assedio dalla NATO, dai suoi satelliti petro-monarchici e dalle bande di ascari sanguinari integralisti, che intenerivano e inteneriscono i cuoricini del ‘barboncini rossi’ del Pentagono e del social-colonialismo anglo-francese: Da Jean Ziegler, Illan Pappé, Tariq Alì, Rashid Kalili, Samir Amin, giù, fino alle loro locali riproduzioni in sedicesimo, come i già citati Del Boca, Zolo, Rossana Rossanda e ancora giù giù, fino alla gauche-caviar italofona, come la compassionevole e orgogliosa bombardatrice della Libia Laura Boldrini, il vile barbocino rivoluzionario di casa Berlusconi Valerio Evangelisti, la feccia della sinistra radicale italiana rappresentata dalla teppaglia social-colonialista di PCL, PdAC, PRC, Sinistra Radicale, IlManifesto, Utopia, rossa o arancione, Campo antimperialista, tutti indefettibilmente schierati con gli stupratori islamo-atlantisti in Libia e in Siria, e tutti sulla stessa linea del fronte assieme ai reporter-mercenari sostenuti dai soldi del Qatar, che da una parte finanzia i terroristi in Libia e Siria, e dell’altra se ne assicura una favorevole copertura mediatica, accordando finanziamenti alle agenzie di disinformazione strategica, come in Italia l’ANSA (fondata dall’agente dell’intelligence inglese Renato Mieli, legato alla struttura ‘intellettuale’ di Gladio: Interdoc), la RAI, soprattutto RAI-3, TG-3 e RaiNews, gestiti da sgradevoli pupazzi e squallidi buffoncelli, coadiuvati da cosiddetti ‘freelance’ da 6/8000 euro mensili, collegati alle fazioni più screditate dell’intelligence italidiota (come quella che esprime la rivista clandestina Théorema).
Dietro alla verbosità pseudo-rivoluzionaria di questa teppaglia massimalista e dietro i ‘sobri servizi’ di questi ‘reporter-spie’, ufficiali e ufficiosi, dell’apparato di disinformazione pubblico italiano, si nascondono i veri e concreti interessi degli apparati imperialistici e atlantisti, che perseguono i loro spregevoli obiettivi utilizzando financo questa insulsa massa di utili idioti e di laidi ruffiani. Dietro all’antirazzismo manierato e perbenista di una Boldrini, si cela la forma più ripugnante di disprezzo dell’umanità. Il pezzo seguente, semplice e chiaro, mostra quale fosse l’obiettivo reale dell’efferata campagna di disinformazione e bellica condotta contro la Repubblica Popolare Socialista della Jamahiriya Libica.
Il resto è solo mancia per prostitute e galoppini della NATO e dei petromonarchi wahhabiti.

Alessandro Lattanzio, 15 aprile 2013

Ucciso per impedire la liberazione dell’Africa dal 2014
285615Eliminarlo subito o perdere il controllo totale dell’Africa a partire dal 2014, ecco la ragione che ha spinto la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e i loro alleati nella campagna contro Gheddafi. Valuta, Fondo Monetario Africano, Banca Centrale Africana, telecomunicazioni, trasporti, Stati Uniti d’Africa… Muammar Gheddafi aveva abilmente pianificato tutto, ponendosi entro l’anno 2014 la creazione della banca centrale, una base monetaria e molto altro ancora per liberare il continente dopo mezzo secolo d’indipendenza, una parola seguita da nessun atto o “governata senza controllare”. Dopo aver proposto, nel 2000 al vertice dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) a Lomé, di realizzare il sogno di Kwame Nkrumah e di sheikh Anta Diop, e aver ottenuto la creazione dell’Unione africana (UA) pochi anni dopo, il leader libico si spingeva oltre.

Satelliti africani e Afriqiya: Due idee concrete per l’unità
Gheddafi spinse i suoi colleghi a comprare un satellite per l’Africa, l’Africa ha la sua indipendenza nelle comunicazioni, pre-finanziando questo acquisto con centinaia di milioni di dollari. “Seppe spendere generosamente (…) e per acquistare il satellite africano, ci sono voluti trecento milioni di dollari pronti“, dice Moustapha Cissé, ex-ambasciatore senegalese in Libia ed ex-consigliere speciale dell’ex presidente del Senegal Abdiou Diouf, responsabile del mondo arabo-islamico.
La Guida della Jamahiriya libica offrì così RASCOM-QAF1, il primo satellite per telecomunicazioni dedicato al continente africano e alle sue isole. Fu messo in orbita il 20 dicembre 2007! Fu il primo lancio di un satellite nella storia di tutti i Paesi africani.
Gheddafi lanciò anche la compagnia aerea Afriqiyah Airwyas, che assicurava i collegamenti tra le capitali africane e le regioni del continente. La società offriva quattro voli regolari tra Tripoli e Dakar, Abidjan e Cairo… ecc. “Molte persone usarono la linea Afriqiyah per andare a Parigi. Perché potemmo fare Dakar, Tripoli, Parigi, andata e ritorno per 400.000 FCFA (615 euro)“, aggiunge il diplomatico senegalese. “Così Tripoli era diventata la piattaforma di comunicazione tra l’Africa, il mondo arabo e l’Europa.”

Valuta e la Banca centrale africana nel 2014
Gheddafi propose l’istituzione di un’unità monetaria africana (AMU). Aveva versato 30 miliardi (di dollari) per la creazione dell’AMU, che avrebbe avuto sede a Yaoundé (Camerun). Aveva inoltre in programma la creazione di una Banca Centrale Africana (ACB), che avrebbe dovuto installare il suo quartier generale ad Abuja, la capitale federale della Nigeria. La banca africana doveva iniziare ad emettere una moneta africana nel 2014. “Cosa che non piacque all’occidente, perché ci avrebbe permesso di abbandonare il CFA ed altre valute che servono solo a corrompere le nostre economie” dice indignato Cissé

Investitore africano in Africa
Gheddafi aveva una dinamica politica africana. Dal Senegal al Ciad, passando per Guinea, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia, Benin, Togo, Nigeria, Niger, Mali, ecc. La guida libica aveva investito miliardi di dollari nel settore agricolo, nel petrolio, turismo e infrastrutture. In Mali, il più piccolo investimento libico era pari a 50 miliardi (di CFA) nel settore alberghiero. “Gli investimenti libici nel settore alberghiero erano stimati in oltre 50 miliardi di franchi CFA“, ha detto Balla Umar Touré, direttore generale dell’Ufficio del Turismo del Mali. Diverse altre centinaia di miliardi di dollari furono investiti nel settore agricolo. Per i maliani Gheddafi era “un uomo che si era impegnato per la causa d’Africa“.
Il Consiglio nazionale di transizione (CNT) venne considerato in Mali un organo dei ribelli sostenuti dalla comunità internazionale. Fin dall’inizio della rivolta a Bengasi, e dall’arrivo delle  aeronautiche straniere, associazioni musulmane e partiti politici organizzarono manifestazioni a Bamako, a sostegno di Gheddafi, denunciando “l’invasione occidentale“.
Il leader libico aveva, secondo i suoi nemici, versato diversi miliardi di dollari per la creazione delle banche Sahelo-Sahariane in Senegal, Mali, Niger, Mauritania, Ciad, ecc., e per l’acquisizione di diverse società occidentali in Africa, per ridurne l’influenza sulle economie del continente. Questo fu, per esempio, il caso dell’azienda petrolifera Mobile, del gruppo statunitense Exxon-Mobil, che divenne la Oil Libia in gran parte della sub-regione dell’Africa occidentale.
La Guinea-Conakry deve il suo primo canale televisivo a Muammar Gheddafi, che glielo offrì in nome del popolo libico quale regalo al “popolo fratello” della Guinea, nel 1979. Inoltre rifornì l’esercito della Guinea, dalle armi pesanti alle uniformi dei soldati, per diversi decenni. Oltre a un enorme sostegno finanziario. “E ora certi finanzieri dicono che gli investimenti libici nella sub-regione superavano tutti gli altri investimenti“, ha sottolineato l’ambasciatore Mustapha Cissé.

La vita dei libici, con Gheddafi
1 – La Libia era l’ultimo nell’elenco dei Paesi indebitati! Il debito era il 3,3% del PIL! In Francia è l’84,5%! L’88,9% negli Stati Uniti! Il 225,8% in Giappone!
2 – La luce era gratuita!
3 – L’acqua calda era gratuita!
4 – Il prezzo di un litro di benzina era di 0,08 euro!
5 – Le banche libiche prestavano senza interesse!
6 – I cittadini non pagavano tasse e l’IVA non esisteva!
7 – Ogni famiglia libica, su presentazione del libretto di famiglia, riceveva 300 euro di aiuti al mese!
8 – A ogni studente che voleva studiare all’estero, il “governo” dava una borsa di studio di 1627,11 euro al mese!

Wadr.org


Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Honni soit qui Mali y pense: l’Operazione “Serval”

Leo Camus Geopolintel 16 gennaio 2013

20130117-231822L’11 gennaio il Presidente della Repubblica, senza aver preventivamente informato il Parlamento, ha assunto la responsabilità d’impegnare la Francia, da sola, in un intervento militare in Mali. Un’operazione descritta come “guerra contro il terrorismo” dalla cassa di risonanza mediatica.
Nelle prime ore dei bombardamenti e combattimenti a terra, intorno alla città di Konna nel centro del paese, vi sono stati alcuni morti tra le forze governative del Mali e 148 tra i ribelli. Sul versante francese, un pilota di un elicottero da combattimento Gazelle, il tenente Damien Boiteux del 4° Reggimento Elicotteri di Pau, è stato ferito a morte “da un colpo di arma leggera“, dice il comando, durante un raid aereo contro una colonna di veicoli 4×4… nello stesso momento, nella notte tra venerdì e sabato, questa volta in Somalia, una unità d’azione dei servizi della Direzione di sicurezza esterna ha cercato di liberare l’agente francese Denis Allex, ostaggio da quattro anni, dopo la sua cattura a Mogadiscio nel luglio 2009. La disastrosa operazione è costata la perdita di due uomini, i cui corpi sono stati abbandonati a terra alle milizie al-Shabaab.
Cinque giorni dopo, quando il Primo Ministro finalmente accettava di comparire davanti all’Assemblea nazionale, gli islamisti già prendevano l’iniziativa e lanciavano un’offensiva contro la città di Djabli, a 400 km a nord ovest di Bamako. Nel frattempo, il presidente Holland, resosi brutalmente consapevole dell’isolamento materiale e militare della Francia, si presentava il 15 gennaio ad Abu Dhabi, al fine di sollecitare fondi e aiuti dagli Emirati Arabi Uniti, mentre il quotidiano 20 Minuti si chiedeva, già la mattina dopo, quale sia “la strategia che la Francia dovrebbe adottare per evitare il caos.”

Una guerra a basso costo e all’altezza della gloria presidenziale
Il Comando Operazioni Speciali di Ouagadougou, Burkina Faso, aveva anticipato questa nuova “guerra asimmetrica” predisponendo le forze speciali in Mali? Con quanti ha iniziato? 200 o 300 fanti del 1° Reggimento Paracadutisti della Fanteria di Marina e il 13° Reggimento Dragoni Paracadutisti? Con la logistica aerea degli elicotteri del COS (Gazelle, Cougar, Puma, Tiger), tre dei sei Mirage 2000D del dispositivo Sparviero di base a N’Djamena e inoltre due Mirage F-1, tre C-135, un C-130 Hercules e un Transall C-160? Oltre a utilizzare un drone Harfang basato a Niamey, in Niger, e perfino delle missioni sono state apparentemente compiute da Rafale partiti dalla Francia! [Meretmarine.com]. In riserva vi è il 2° Reggimento Paracadutisti della Legione Straniera, 1.200 uomini di base a Calvi, ma di cui si è annunciato un loro imminente salto a Timbuktu! Magre forze, che danno la dimensione di un’operazione ideata in settimana, e l’ampliamento della sbando morale, finanziario e politico della Francia… Utile, inoltre, è misurare la cucina sondaggista su una  Presidenza poco gradita: un sondaggio di Harris Interactive ha dimostrato che la maggioranza dei francesi, il 63%, sosterebbe l’intervento militare nel nord del Mali. Una miopia o una magistrale  disinformazione esagonale, … una delle due, mio capitano!
In confronto, Sarkozy, che non aveva raggiunto così rapidamente l’inferno della disapprovazione collettiva come Hollande, cioè in sei mesi, tuttavia non era riuscito a raddrizzare la barra dei sondaggi indossando gli abiti del signore della guerra, e tanto meno a ridurre la disistima tra i suoi concittadini, nonostante una nascita particolarmente tempestiva e la sua “sporca guerra” libica… la quale sarebbe stata veramente sordida, soprattutto per la lunghezza con cui si trascina dolorosamente. Inoltre l’operazione in Mali, mal progettata e mal calcolata, che doveva rivelarsi da subito una “guerra lampo”. Ma è ormai chiaro, nonostante le notizie trionfalistiche del dipartimento della difesa, il panico comincia a diffondersi tra gli stati maggiori politici, notando l’unanimità della classe politica nel sostenere i passi della presidenza in un percorso tanto tortuoso quanto pericoloso,  preparandosi psicologicamente ad un impegno di lungo termine.
A questo proposito, le forze francesi vengono portare a 800 uomini, e Parigi chiede vanamente l’aiuto dei suoi alleati europei, che non scalpitano certo per dare il loro contributo all’avventura. In realtà ci sono oggi circa 1.700 effettivi coinvolti nell’operazione, un livello che dovrà rapidamente raggiungere la cifra di 2500… come ha appena annunciato senza mezzi termini Hollande, il 15 gennaio. Inoltre sono anche arrivati dei carri armati come rinforzo dalla Costa d’Avorio, nella notte tra lunedì e martedì.
La situazione quindi è lungi dall’essere chiara, e la via liberata, come sembrava in un primo momento. Dato che l’offensiva contro gli islamisti a Djabali dimostra, senza aver subito gravi perdite, che i nemici dello Stato francese si sono semplicemente dispersi. Delle malelingue arrivano anche dire che le perdite esagonali sarebbero di fatto in gran parte sottovalutate e che non sarebbe stato solo un elicottero, ma due, ad essere stati abbattuti il primo giorno, e non con armi da fuoco, ma con l’aiuto dei lanciamissili tratti dall’arsenale di Gheddafi. Ciò cambierebbe la situazione, e a quanto pare in modo imprevisto.

Il nodo Libia/Mali
E infine di cosa ci lamentiamo? Le armi nelle mani degli islamisti maliani non sono cadute dal cielo: se Parigi, su iniziativa dell’agitatore BH Levy, non avesse condotto la guerra contro la Jamahiriya libica, la guerra del forte contro il debole con l’aiuto dei suoi accoliti euratlantisti, le armi usate contro le nostre truppe, oggi sarebbero sapientemente rimaste chiuse nei loro bunker.
Indubbiamente non bisogna dimenticare che “il movimento separatista del Mali, noto come MNLA, è stato creato in fretta e furia da Mohamed Ag Najem, che controllava un migliaio di mercenari tuareg al servizio del regime di Gheddafi, e che era stato arruolato dai servizi francesi poche settimane prima della caduta di Tripoli. Ag Najem avrebbe tradito Gheddafi accettando di tornare in Mali, non senza avere l’assicurazione da Parigi di rientrare a casa con armi e bagagli pieni di oro e dollari, per svolgere il nuovo ruolo che gli è stato assegnato?” [Oumma.com, 14 gennaio 2013].
E’ importante capire come tutte le guerre occidentaliste contro l’oriente in questi 23 anni, formino un insieme, una sorta di “ingranaggio” di cui converrebbe fermare la sinistra meccanica. Ogni cosa crea e prepara la seguente. La nascita di al-Qaida, e quindi le conseguenti guerre in Afghanistan e in Iraq, è il prodotto diretto della prima guerra del Golfo, che si configurò dall’agosto 1990 con il concentramento di forze statunitensi in Arabia Arabia sulla “sacra terra dell’Islam!“. La Libia, ieri, il Mali, la Siria, non sono che le varie battaglie della stessa guerra che si estende dall’Atlantico all’Indo, dal Mali al Waziristan, le aree tribali del Pakistan, passando per il Darfur e la Somalia…
Ascoltate l’avvertimento dell’ex primo ministro Villepin, l’uomo che ha avuto l’ardire di opporsi alla guerra al Consiglio di Sicurezza, nella primavera del 2003, che ha scritto un articolo pubblicato sul Journal du Dimanche: “Non cedete all’abitudine della guerra per la guerra. L’unanimità nell’andare in guerra, la chiara fretta e gli stantii argomenti della “guerra contro il terrorismo” mi preoccupano. Questa non è la Francia. Impariamo dal decennio di guerre perse in Afghanistan, Iraq, Libia… queste guerre non hanno mai costruito uno Stato forte e democratico. Al contrario,  promuovono il separatismo, il fallimento degli Stati, la legge di ferro delle milizie armate. Queste guerre non hanno aiutato a battere il terrorismo… Dobbiamo porvi fine.” [JDD 13 gennaio].

Incoerenza, contraddizione, arroganza
Per il momento, “il governo francese pretende che questa sia una guerra contro i jihadisti che controllano il nord del Mali, minacciando il paese e l’Europa … In realtà il movimento Ansar al-Din, da non confondere con i veri gruppi terroristici e del jihadismo come AQIM e Mujao, che viene preso di mira dall’intervento, è prima di tutto un movimento di liberazione tuareg. I suoi membri fondatori e i suoi responsabili, a partire dal loro leader Iyad ag Ghali, provengono tutti dal movimento di liberazione tuareg che ha combattuto con le armi in mano, durante gli anni ’80, contro il governo centrale di Bamako. Il movimento aveva deposto le armi nel quadro dell’accordo di Algeri nel 1991.” [Oumma.com 14 gennaio].
Riecheggiando la retorica della “guerra al terrore”, i mass medi esagonali danno uno spettacolo di scarso discernimento e persino di cecità totale: non è la Francia che ha armato, addestrato e controllato il salafismo libico? Chi oggi finanza, addestra e consiglia i fondamentalisti che si battono per la “democrazia” in Siria? Chi pensano di prendere in giro il governo e queste persone della stampa, sostenendo che in Mali combattono quel fanatismo religioso che sostengono e incoraggiano altrove? E’ comunque vero che ora, dopo l’avvio dell’offensiva francese, i briganti islamisti minacciano apertamente di colpire la Francia. Ma possono farlo da soli?
Il DCRI è allertato e deve effettuare retate preventive negli ambienti musulmani radicali: nessuna rete di sostegno, nessun attacco. Si comprenderà che la guerra dell’Eliseo punta a cose molto diverse. Vuole proteggere gli interessi strategici della Francia e, perché no?, i giacimenti di uranio in Niger, ad esempio… o da un punto di vista geopolitico, non è l’Algeria che attraverso il conflitto in Mali viene presa di mira? La protezione di sei mila “cittadini” francesi in Mali costituisce al massimo un fine secondario, e nel peggiore dei casi una comoda scusa, per non parlare dei nostri sette sfortunati ostaggi, già messi tra le perdite e le vittorie!
In definitiva, “i servizi francesi non mantengono regolari contatti con i gruppi terroristici salafiti, come ha recentemente rivelato uno dei leader di AQIM in Mali, Abdelhamid Abou Zeid, certamente al fine di ottenere la liberazione dei loro ostaggi francesi… in cambio di un riscatto sostanziale, utilizzabile per finanziare i gruppi terroristici nelle loro azioni contro il nemico non dichiarato della Francia nella regione: l’Algeria. Nulla impedisce a questo punto di pensare che i servizi francesi non guardino con compiacenza al gioco che altri giocatori regionali giocano attraverso il narcoterrorismo del Mujao, per indebolire l’ingombrante vicina Algeria!” [Oumma.com 14 gennaio].
Domande ovviamente inquietanti. Ma nello sconcertante labirinto degli sporchi trucchi e delle strategie indirette, così come nelle condizioni generali di una zona di guerra, che riguardano l’area islamica “occidentale”, tutto diventa possibile, spiegando un fatto altrimenti incomprensibile: anche il “finanziamento” di elementi in Mali che le nostre truppe devono combattere.

Il triste isolamento della Francia
Washington, Londra e Berlino approvano come si dovrebbe l’intervento francese, ma in realtà nessuno si impegna. Londra “appoggia la decisione francese di fornire assistenza al governo del Mali contro i ribelli“, ha annunciato William Hague, ministro degli esteri di sua disgraziata Maestà, scrive sul suo account Twitter! Restando al “supporto puramente politico” a prescindere dagli aerei cargo prestati pro forma.
Riguardo “la Germania, una settimana prima delle celebrazioni a Berlino dei 50 anni del Trattato dell’Eliseo, non può intervenire perché l’esercito tedesco è senza fondi e senza fiato“… è esaurito dalle “operazioni in Afghanistan, che non sono però neanche una guerra esse stesse. Gli unici paesi europei che hanno ancora la capacità di compiere questo tipo di intervento sono la Gran Bretagna e la Francia… Berlino ha fatto il massimo del possibile fornendo a Parigi un ampio sostegno politico (1)”. [AFP 15 gennaio 2013]. La cancelliera Merkel, “spesso definita la regina d’Europa“, s’è murata dietro un notevole silenzio fin dall’inizio delle operazioni. Credendo che le questioni della “sicurezza europea”, perché è da ciò che proviene la domanda: si contrasta una “minaccia terroristica”?, probabilmente non la riguardino.
Da parte loro, gli Stati Uniti prevedono di fornire supporto logistico… In realtà dei droni dell’AFRICOM, il Comando Africa degli Stati Uniti basato a Stoccarda, che sorvolano le sabbie a sud del Sahara. Tuttavia, nonostante l’arrivo annunciato dei primi soldati nigeriani, ne sono previsti 900, le forze dell’ECOWAS non dovrebbero essere operative prima di settembre! Un totale di 3000 soldati deve provenire da Nigeria, Niger, Burkina Faso, Togo, Senegal, Ghana, Guinea, Benin e forse Ciad e Mauritania, sì … ma quando? A questo punto la Francia è destinata a essere sola e a scontare un conflitto di cui ovviamente non ha ben valutato la dimensione reale, e che non è ovviamente in grado di finanziare da sola… tranne che sovraccaricando un po’ più le tasse e le imposte sulle imposte, così splendidamente illustrate dal “prezzo del carburante alla pompa!”

Un contesto per l’intervento piuttosto torbido, al limite della legalità internazionale
Il presidente Holland ha giustificato la sua decisione di intervenire in Mali rispondendo all’appello del governo del Mali. E infatti il presidente ad interim del Mali, Dioncounda Traore, ha chiesto alla Francia di fermare i ribelli di Ansar al-Din che avanzando occupavano Konna. Ciò che il governo e i media francesi hanno dimenticato di dire è che questo presidente del Mali non ha alcuna legittimità per richiedere un qualsiasi intervento militare da parte di una potenza straniera sul suolo del Mali. Perché è solo un presidente ad interim, nominato di concerto con l’Unione africana e gli Stati dell’Africa occidentale, e soltanto per restaurare rapidamente l’ordine costituzionale, dopo il colpo di stato del capitano Amadou Sanogo.” [Oumma.com 14 gennaio].
Nella vecchia Africa, la storia non balbetta più, divaga… I leader eletti del Mali (solo la stampa e il Quai d’Orsay ancora parlano di “governo legittimo”) sono stati rovesciati da un colpo di stato militare. Il presidente facente funzione, Dioncounda Traoré, che ha chiamato in soccorso le forze francesi, non ha che una legittimità di facciata… ma comunque sufficiente affinché Parigi  s’imbarchi in questa nuova galera.
Un (presidente) interinale messo al potere con l’unica ragione dell’incapacità del colpo di stato militare di bloccare la partizione del paese, “l’accordo firmato dal capo della giunta, il capitano Amadou Sanogo e dal ministro degli esteri burkinabé Djibril Bassolé, rappresentante di ECOWAS, prevede che la Corte costituzionale constati la vacanza della presidenza e il potere di investire ad interim il Presidente dall’Assemblea nazionale.” Soggetto disponibile a “misure legislative che accompagnino la transizione, tra cui un’amnistia generale per i membri del CNRDRE [la giunta] e loro associati, nonché la revoca delle sanzioni dell’ECOWAS.” Il Mali era apparentemente, dopo la caduta di Moussa Traoré nel 1991, considerato un modello di democrazia in Africa. Infatti “la presunta democrazia del Mali era più costosa della dittatura di Moussa Traoré. L’ingiustizia, la corruzione, l’impunità, l’arricchimento illecito erano  istituzionalizzati con la democrazia. Lo Stato è uscito completamente screditato. L’epoca della dittatura del partito costituzionale ha lasciato il posto ad una moltitudine di partiti costruiti intorno a singole ambizioni individuali, senza avere funzioni democratiche. In sintesi, una coalizione di interessi più o meno sordidi! L’era democratica… è stata il festival dei briganti (3)”!
Che la democrazia sia il grembo fertile del caos non mette in dubbio ciò che abbiamo tratto dalle nostre esperienze, o peggio, da ciò che è stato imposto con la forza in Afghanistan, Iraq, Libia, e presto, forse molto presto… in Siria (Non ci sperare! NdT). Rimane una domanda, interessante quanto fastidiosa, grazie a Hollande, il destino del Mali sarà diventare una nuova Somalia? La risposta nei prossimi mesi…

Note
(1) Oumma.com 14 gennaio 2013 “Le menzogne della propaganda nella guerra francese in Mali.”
(2) ECOWAS – Comunità economica dell’Africa occidentale. Organizzazione economica stabilita dal trattato di Lagos del 28 maggio 1975, che riunisce quindici Stati dell’Africa occidentale: Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. Il suo obiettivo principale è promuovere l’integrazione economica e del mercato intra-regionale. Nell’aprile 1990, ECOWAS si è dotata di una forza di interposizione, ECOMOG, per intervenire in Liberia, Guinea-Bissau e Sierra Leone (Encyclopædia universalis).
(3) Issa Ndiaye ex ministro dell’istruzione del presidente Amadou Toumani Toure ed ex ministro della cultura e ricerca scientifica del primo governo del presidente Alpha Konaré – L’intelligent d’Abidjan 16 ottobre 2012

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ‘Primavera araba’ e la seduzione della sinistra occidentale

Fodla32 Mathaba 11/12/2012

304352L’analisi sul fallimento della sinistra occidentale nel riconoscere il nemico e i suoi metodi, da cui volentieri viene sedotta al fine di distruggere il socialismo, la democrazia e la resistenza popolare nel mondo non-bianco. Testo per il primo anniversario della morte del colonnello Muammar al-Gheddafi, presso la sede di Dublino del Partito Repubblicano Socialista irlandese, Dublino,  20 ottobre 2012.

La “primavera araba” e la seduzione della sinistra occidentale
Desidero affermare, in questo testo, che l’invasione della Libia è un precedente della cooptazione della sinistra occidentale nell’avventurismo imperialista. Sulla base dei lavori di Jean Baudrillard, direi che il metodo utilizzato è il vecchio trucco delle seduzione. Il fallimento dei movimenti contro la guerra nel fermarla, non è una novità. Non c’è mai stato un caso in cui i movimenti di protesta abbiano fermato una guerra. Anche la Guerra del Vietnam, che alla fine ha generato proteste di massa negli Stati Uniti, non è stata fermata dalle proteste, ma solo da una vera sconfitta sul campo della macchina bellica statunitense.
Nel 1912, i partiti socialisti riunitisi a Basilea, Svizzera,  promisero che non avrebbero sostenuto i loro governi se una guerra stesse per iniziare. Ma una volta che i tamburi patriottici della Prima Guerra Mondiale cominciarono a rullare, queste promesse furono dimenticate e la maggior parte dei leader socialisti, o pseudo-tali, spinsero vergognosamente i giovani della classe operaia d’Europa al macello. In tutto questo elenco di fallimenti, si è registrato un consistente e attivo movimento contro la guerra, creato dalla sinistra, in Europa e negli Stati Uniti, per decenni.
Nel 2003, mezzo milione di persone marciò a Washington contro la guerra in Iraq. Quasi un milione di persone marciò a Londra. In molti modi, fu un grande successo. Naturalmente, la guerra non fu fermata, ma si può affermare che la macchina della propaganda imperialista venne gravemente indebolita da tale dimostrazione massiccia di rifiuto pubblico. La prossima volta, gli imperialisti sarebbero stati molto più intelligenti, molto più seducenti, e lo furono.
Naturalmente, una volta che l’attacco alla Libia era cominciato, i media occidentali fecero ciò che da sempre è previsto, diffusero tutta la peggiore propaganda contro il governo della Libia, e il suo leader, che poterono inventarsi. Abbiamo avuto le storie risibili su al-Gheddafi che dava il viagra all’esercito libico, in modo che i soldati libici potessero violentare i pacifici manifestanti, un racconto preso e ripetuto da Amnesty International. Questa storia era come la favola dei soldati tedeschi che mangiavano bambini belgi, o dei soldati iracheni che strappavano 500 bambini dalle incubatrici in Kuwait, anche se c’erano solo circa 50 incubatrici in tutto il Kuwait all’epoca (ancora una volta, una storia presa e ripetuta da Amnesty International.) Queste storie apparvero ridicole col senno di poi, ma durante la frenesia dei media per il sangue nemico, vennero prese sul serio da gran parte della popolazione, e servirono a indebolire ogni tentativo di criticare o opporsi alla guerra.
Dai primi giorni della cosiddetta rivolta di Bengasi, delle storie iniziarono a filtrare nei “migliori” giornali occidentali, come il Guardian, su arresti, tortura, linciaggio e morte per fuoco dei neri. Tuttavia, Susan Rice, ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite iniziò a indicare nelle persone di colore massacrate, dei mercenari sub-sahariani. E che quindi era tutto a posto. I media ebbero la loro foglia di fico nel supportare il genocidio razzista. In tutto questo, ci furono segnalazioni costanti nei migliori giornali (nessuno di loro irlandese) del fatto inquietante che la maggior parte di coloro che venivano uccisi non fossero militari. Erano infatti civili neri, molti dei quali lavoratori migranti.
Allora, qual è stata la reazione della sinistra occidentale a tutto questo? La reazione fu ancora più vergognosa di quella del 1914, quando la classe operaia venne tradita da chi le aveva promesso di seguire i principi. Almeno le varie direzioni socialiste, nel 1914, poterono affermare che le loro nazioni erano sotto attacco. La sinistra occidentale non aveva scuse del genere nel 2011, quando la Libia fu attaccata. Qui c’era una piccola nazione, di soli sei milioni di persone, aggredita dall’alleanza con la più devastante potenza militare mai creata nella storia dell’umanità.
Il potere di uccidere a distanza contro la Libia, nel 2011, era più grande di tutto ciò che era stato messo in campo nelle guerre mondiali o nella guerra del Vietnam. 120 missili cruise lanciati nei primi giorni, e poi più di 25.000 sortite degli aerei militari della NATO, per nove mesi. E tutta la sinistra occidentale applaudiva la distruzione delle infrastrutture dello stato socialista e incitava i linciaggi delle folle razziste. Anche il noto pensatore Noam Chomsky, è diventato una cheerleader dei linciaggi razzisti, sminuendo il ruolo delle bande salafite e sostenendo che la ribellione fosse essenzialmente pacifica. Il movimento contro la guerra irlandese chiese il congelamento dei beni dello Stato libico, utilizzati per pagare scuole, ospedali, ecc., e di utilizzare questi vitali fondi sociali per armare il cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (CNT), un piccolo gruppo di sconosciuti che avevano passato il precedente ventennio negli Stati Uniti, portati dalla CIA a prendere il potere in Libia e a trasformarla in uno stato fantoccio degli Stati Uniti, con un programma di privatizzazione. Come può accadere una cosa simile?
Come può la bussola morale della sinistra occidentale collassare in modo così disastroso, dalle manifestazioni di massa organizzate nel 2003 per opporsi alla guerra contro l’Iraq, uno Stato  infinitamente peggiore sui diritti umani della Libia (che stava per ricevere un premio per Diritti Umani delle Nazioni Unite, solo pochi mesi prima dell’invasione.) Nel caso della guerra in Iraq, tutte le solite manovre della propaganda dei media vennero utilizzate. Saddam era un dittatore brutale. Certamente vero. Saddam era un pericolo per il suo stesso popolo. Molto spesso era vero. E poi, per dirla tutta, Saddam stava per attaccare l’Occidente con armi di distruzione di massa. Stronzate totali, ma abbastanza efficaci sulle menti di coloro che guardano Fox News o CNN che, tragicamente, sono la maggioranza delle persone. Ma in tutto ciò, la sinistra ha mantenuto la calma e ha organizzato proteste di massa contro la guerra.
Quindi, come si può immaginare che nel 2011, questa stessa sinistra sarebbe diventata la cheerleader di una campagna genocida e razzista contro uno Stato socialista, con uno dei più alti standard di vita tra i paesi in via di sviluppo, e con una situazione dei diritti umani elogiata dalle Nazioni Unite? Per non parlare di un avanzato sistema di Democrazia Diretta.

Seduzione
A questo punto, dobbiamo parlare dell’arte della seduzione. Come sottolinea Baudrillard, nel suo libro intitolato La seduzione, la seduzione è un gioco di fantasia. E’ una promessa, una promessa falsa, per dare al sedotto il suo più profondo desiderio, per farne diventare realtà le fantasie. Di solito, come Freud precisa, abbiamo a che fare con fantasmi originari, cioè la fantasia di vedere e di essere parte di quella scena da cui, da bambini, si è stati  crudelmente esclusi, per esempio l’amore dei nostri genitori. E qual’è la scena primaria della sinistra occidentale? Qual’è la scena di gioia e di liberazione da cui è sempre stata esclusa. Niente meno che la presa del Palazzo d’Inverno nel 1917.
Noi siamo sempre sotto l’incantesimo del film sovietico del grande Sergej Eisenstein, Ottobre 1917. I lavoratori che marciano a decine di migliaia, la polizia e i soldati che disobbediscono agli ordini e che si uniscono ai lavoratori, marciando valorosamente sul palazzo del potere dello Zar. Non importa che ben poco di tutto questo sia realmente accaduto, e che Eisenstein abbia creato una visione della presa del Palazzo d’Inverno che è un omaggio al suo genio, piuttosto che ai fatti di quella notte. Niente di ciò conta. Negli ultimi 90 anni abbiamo cercato di ricreare quella scena primaria con i nostri patetici picchetti e cortei, in cui gli organizzatori non hanno nemmeno il coraggio di parlare di rovesciamento dello stato borghese, ed effettivamente non pensano a farlo. Ma poi, tutto ad un tratto, alla sinistra occidentale è stato dato tutto ciò che aveva sempre sognato. Centinaia di migliaia di persone in Tunisia ed Egitto che scendono in piazza, proprio come nel film, che sembrano rovesciare dei dittatori. Che gioia! Per anni ci era stato detto che questo genere di cose era morto con Lenin. Ma qui c’era, e sotto i nostri occhi. E se i paesi arabi potevano farlo, anche noi possiamo. Occupy Wall Street. Certo, non ha funzionato in piazza Tahrir?
E poi arrivò Bengasi sui nostri schermi televisivi. Il popolo insorge contro un dittatore. Era tutto troppo bello per essere vero, ma perché guardare in bocca a un meraviglioso caval donato? Abbiamo bisogno di lavorarci, in modo da poter mostrare alla nostra gente, qui in Europa, che in realtà si può fare. La seduzione non è uno stupro. Ha bisogno della complicità della sua vittima. Ha bisogno di una vittima che vuole essere sedotta. In effetti, è la vittima che detta le condizioni con le quali la seduzione avrà luogo. La primavera araba è un successo, perché è da questo che la sinistra occidentale vuole essere sedotta. Si è spesso notato che i notiziari TV sono diventati popolari solo dopo l’avvento della TV a colori.
La guerra del Vietnam fu una guerra in bianco e nero. La gente non poteva sopportare nel vedere quelle cose. Il bianco e nero seduce. Il bianco e nero è sempre qualcosa di non reale. La seduzione è sempre qualcosa di non reale. Si lascia un po’ desiderare. Non è possibile visualizzare l’immagine, a meno che non colmi le lacune, a meno che non si diventi complici nella creazione dell’immagine. Il bianco e nero vi trascina nell’orrore. Il bianco e nero è sempre orribile, sempre seducente. Il colore non lo è. E’ troppo reale. E’ più della realtà. Non lascia nulla all’immaginazione. Non lascia nulla al desiderio. Ci si può sedere tranquillamente davanti a una TV a colori, guardando corpi mutilati di bambini, mentre si mangia a cena. Poiché non siete coinvolti, non ne siete sedotti, siete esclusi dall’orrore, allontanati  dall’eccesso di informazione.
Baudrillard ha scritto un libro intitolato La guerra del Golfo non ha avuto luogo. Analizzava il modo in cui l’overdose estrema da media lasci il telespettatore con un totale senso di irrealtà. Questa è la guerra ridotta a videogioco. Per lo spettatore occidentale, nessuna persona reale viene uccisa o ferita. Tutto ciò che accade sono immagini ricreate. Anche il sodati degli USA in Iraq raramente vedevano il risultato omicida delle sue azioni. Anche loro hanno visto la guerra attraverso le loro apparecchiature video.

In bianco e nero
Se la guerra del Golfo è stata una guerra a colori, si potrebbe dire che la primavera araba sia stata in un seducente bianco e nero. Quando le violenze scoppiarono a Bengasi, nel febbraio 2011, il governo libico invitò osservatori e media internazionali a recarsi a Bengasi per vedere cosa stesse succedendo. Pochissimi accettarono l’offerta. Non era questo il piano. Tunisia ed Egitto prepararono per ben la scena, e le potenze imperialiste non avevano alcuna intenzione di turbare quella scena, con la verità sulle bande di violenti e razzisti salafiti collaborazionisti della CIA e delle dittature del Golfo, l’assassinio di poliziotti e soldati, e di qualsiasi persona nera su cui hanno potuto mettere le mani. Come sottolineato da Baudrillard, la seduzione si prende sempre qualcosa dalla scena, la scena del piacere.
La “primavera araba” è un lavoro magistrale, degna di un Don Giovanni. Senza avere alcuna idea reale di chi o cosa questi “ribelli” siano, la sinistra occidentale ne è diventata complice. Ne è stata risucchiata, risucchiata con gioia. Ha riempito gli spazi mancanti con le sue fantasie sui manifestanti democratici, coraggiosamente opposti ai soldati drogati di viagra dell’odiato dittatore. Che un milione di libici scendesse a riempire la Piazza Verde, sotto la minaccia dei bombardamenti della NATO, a dimostrare il loro sostegno a Muammar al-Gheddafi, venne facilmente trascurato. Una persona sedotta, una persona che ama il brivido di essere sedotta, non ha più alcun interesse alla verità o ai fatti. E così, anche dopo il brutale assassinio di Muammar al-Gheddafi, con droni e jet da combattimento all’attacco, e poi da una folla impazzita, la follia della sinistra occidentale è continuata. Ha continuato a sognare piazze Tahrir che spontaneamente scoppiano in tutta Europa e negli Stati Uniti, anche se i fascisti Fratelli musulmani mettono i loro artigli sulle leve del potere in Egitto, per servire gli interessi degli Stati Uniti in misura ancora più servile di Mubaraq.
Ancora oggi, dopo il fallimento totale del Movimento Occupy nel raggiungere qualsiasi cosa, ci sono ancora alcuni illusi, sempre sedotti, idioti della sinistra occidentale, che sostengono le bande settarie della CIA/Mossad in Siria.

La rinnovata conquista dell’Africa
Allora, che cosa ci resta ora? Nel 1873, il sistema capitalista occidentale era schiacciato da un massiccio crollo finanziario. Nulla all’interno di tale sistema poteva fornire la grande quantità di ricchezza reale necessaria per ripristinare quel sistema. La risposta fu molto semplice. Nel 1873, pochissimo di Africa, Asia e Nord America era sotto il dominio imperialista. Nei successivi dieci anni si vide l’espansione dell’imperialismo più genocida mai conosciuto. Tutto il Nord America fu conquistato e l’ingenua popolazione sterminata. La corsa per l’Africa comprese l’orrore indicibile dello stupro belga del Congo, con almeno 13 milioni di persone uccise, e anche la conquista genocida del Sud Africa per mano di Cecil Rhodes, finanziato dalla famiglia criminale dei Rothschild, in nome del sanguinario impero britannico.
Nel 1890, il crollo del capitalismo occidentale si era stato trasformato in un boom senza precedenti, e la scena era pronta per la Prima Guerra Mondiale, con gli imperi in ascesa che avidamente volevano conquistare gli altri. Nel 1930, la Germania e il Giappone cercarono di tirarsi fuori dalla paralizzante depressione economica intraprendendo conquiste coloniali. La Seconda Guerra Mondiale ne fu il risultato. E ricordiamoci che la Grande Depressione negli Stati Uniti non finì che con l’entrata nella Seconda Guerra Mondiale, e il trasferimento di tutta la riserva aurea dell’impero britannico negli Stati Uniti, come pagamento delle armi, ecc.
Oggi, il capitalismo occidentale affronta un crollo ancora più catastrofico che nel 1873. Ancora una volta, ha intrapreso la conquista dell’Africa e la sottomissione della Cina, come risposta alla sua crisi. Il primo passo è stato l’omicidio di un uomo, che più di tutti gli altri, era per l’unità africana di fronte al dominio imperialista: il colonnello Muammar al-Gheddafi. La Siria è sotto attacco, un passo verso l’invasione dell’Iran, un passo che la Russia e la Cina non possono permettere senza accettare la propria distruzione imminente. In effetti, ci troviamo di fronte all’inizio della Terza Guerra Mondiale, che sarà combattuta esattamente per la stessa ragione per cui le prime due guerre mondiali sono state combattute, vale a dire, per sfuggire al collasso finanziario del sistema capitalista.
Possiamo guardare ai leader della sinistra occidentale con fiducia? In cosa consisterebbe una leadership? Sembra ovvio che abbiamo bisogno di dirigenti che siano in grado di superare la loro catastrofica seduzione del 2011. Dobbiamo ammettere apertamente che la sinistra ha completamente sbagliato la sua analisi, ed è stata raggirata da un nemico con competenze enormemente superiori alle sue quella che essa oggi possiede, in generale. Dobbiamo cominciare a estirpare il marcio dal buono. Abbiamo bisogno di persone che capiscano che questa è una lotta all’ultimo sangue contro un nemico che non si fermerà mai, fino a quando non sarà fermato per sempre. Abbiamo bisogno di persone che non siano spinte dall’isteria della maggioranza. Che affermino apertamente che la maggioranza, spesso se non di solito, sbaglia completamente.
La superstiziosa riverenza verso la democrazia rappresentativa deve finire, e una guerra totale contro i media borghesi deve iniziare. La chiesa è finita come potere politico, ma i media borghesi ne hanno preso il posto. E’ questo ambito che deve essere distrutto, non solo l’ultimo detentore di esso. Soprattutto, dobbiamo collegarci con i rivoluzionari autentici in India, Nepal, Sud America e Africa. La loro lotta è la nostra lotta. Le marionette che la seconda “primavera araba” ha portato al potere (la prima primavera araba fu usata per distruggere l’impero ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale, e installare i burattini degli inglesi e degli Stati Uniti nel mondo arabo), queste ultime marionette devono essere distrutte. Dobbiamo continuare il grande lavoro iniziato dal colonnello Muammar al-Gheddafi.
La Bandiera Verde deve sventolare a fianco della Bandiera Rossa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La “guerra all’umanità” dell’occidente

La libertà è schiavitù, il sostegno popolare è autoritarismo
La neolingua del Washington Post
Lizzie Phelan Information Clearing House 26 luglio 2012

Un recente articolo sul Washington Post di Juan Forero, intitolato ‘I nuovi autoritari dell’America Latina‘, è solo l’ultimo esempio di come la macchina mediatica degli imperialisti sia costantemente impegnata nella guerra mediatica contro le nazioni sovrane nel Sud, al fine di fertilizzare il terreno per una nuova o maggiore aggressività economica e militare contro di esse. Tali campagne di psy-op cercano anche d’influenzare gli eventi sul campo nei paesi presi di mira, in questo caso nel Venezuela in vista delle elezioni di ottobre, in cui tutti i segni puntano a un’altra clamorosa vittoria dell’attuale presidente Hugo Chávez Frías.
L’articolo fa parte dell’ala psicologica di ciò che il sito web nicaraguense ‘Tortilla con sal’ definisce “guerra all’umanità” dell’Occidente, al fine di convincere il mondo della superiorità morale di una minoranza (l’élite occidentale/imperialista) sulla maggioranza, in modo da ridurre al minimo la minaccia di uno sforzo di massa organizzato per contestare i tentativi della minoranza, sempre più volti a raggiungere una totale egemonia globale.
Nella sua morale, la minoranza sostiene attraverso la sua vasta rete di propaganda, che mentre bombarda la maggioranza, è superiore in quanto universale e quindi deve difendersi e vincere a qualsiasi costo, compresa la distruzione di intere nazioni, per non parlare dei milioni e milioni di vite, i cui governi si mettono di traverso, come il caso della Libia ha dimostrato ultimamente. Fatti scomodi, come l’impareggiabile record di crimini delle potenze  NATO/imperialiste che sostengono la loro superiorità morale, deve inesorabilmente essere legittimato attraverso i media imperialisti (compreso il Washington Post) e la rappresentazione dello spettacolo dei crimini della NATO come atti di libertà, mentre gli atti di resistenza e l’autodifesa dei loro avversari che mettono a repentaglio le pretese sulla superiorità morale e l’obiettivo dell’egemonia totale, sono presentati come crimini contro l’umanità. E così guardando attraverso la lente di Forero, le nazioni sovrane dell’America Latina, che stanno consolidando la loro libertà dal dominio occidentale attraverso l’unificazione crescente del continente, sono il male emergente contro cui il governo degli Stati Uniti dovrebbe fare qualcosa.
Il suo gancio è il recente assalto di Human Rights Watch contro il Venezuela nella sua relazione intitolata “Tightening the Grip” che, come urla il titolo, è un documento che sostiene che Chavez sia diventato più autoritario che mai. E in un colpo solo Forero trascina tutti i leader eletti dal popolo delle nazioni sovrane e progressiste del continente nella relazione su Chavez, focalizzandosi su coloro con il sostegno più grande: Rafael Correa in Ecuador e il nicaraguense Daniel Ortega.

Forero/HRW e il malvagio uomo di paglia della magistratura venezuelana
In Venezuela il punto cruciale del velenoso articolo, in linea con il rapporto di HRW, è puntato contro il sistema giudiziario del paese. Né l’articolo né la relazione menzionano che il governo venezuelano ha recentemente pubblicato un piano, per i prossimi sei anni, di cui una sezione è interamente dedicata al sistema giudiziario, che ribadisce l’intenzione del governo di affrontare questo sistema dal “carattere razzista e classista … e l’impunità“. In Occidente, tali omissioni avvengono dopo lunghe, fasulle e costose inchieste pubbliche. Questi governi non si sognerebbero mai di riconoscere il razzismo, il classismo e l’impunità diffusa in modo palese nei propri sistemi, senza, ad esempio, le decine di imbarazzanti omicidi razzisti e una sostenuta pressione dell’opinione pubblica da parte delle famiglie delle vittime, come è accaduto quando una pubblica inchiesta ha “scoperto” che la polizia britannica era istituzionalmente razzista, sulla scia dello scandaloso processo agli assassini di Stephen Lawrence.
Nel suo caso Forero cita due ex giudici che hanno accusato il governo venezuelano di dirottare il sistema giudiziario. Alti funzionari del governo, dice, avrebbero chiesto all’ex-magistrato Eladio Aponte, che nel frattempo ha cercato asilo negli Stati Uniti, dei “favori”. Forero evita convenientemente d’informare il lettore che Aponte è stato licenziato perché accusato di accettare denaro da trafficanti di droga e di fornire all’infame barone della droga, ora in carcere, Walid Makled, una carta d’identità. Durante il processo, Makled asseriva che aveva dato circa 70.000 dollari ad Aponte. Né l’articolo ricorda che Aponte prima era fuggito in Costa Rica, per eludere il processo, da dove si è recato negli Stati Uniti su un aereo dell’US Drug Enforcement Administration, niente di meno. Aponte ha negato le accuse, ma non ha fornito prove a sostegno della sua smentita. Le autorità venezuelane hanno detto che presenteranno le prove delle loro accuse contro Aponte.
Forero dedica una sola frase per ricordare che l’ex giudice Maria Lourdes Afiuni è sotto processo dopo aver “fatto infuriare Chavez con una delle sue decisioni“. Se più di 23 parole sono state dedicate al caso di Afiuni, è forse perché alcuni fatti avrebbero avuto il senso di una buona storia, come dice il vecchio adagio. Perché Afiuni, dopo aver emesso una sentenza in cui non erano presenti i procuratori (in contrasto con la legge) con cui Eligio Cedeño, un finanziere che è stato accusato di essersi appropriato di milioni di dollari e di aver avuto un ruolo in altri enormi casi di corruzione, veniva liberato, per poi subito dopo scortarlo fuori dall’aula e vedergli prendere una motocicletta su cui ha iniziato la sua fuga che, infine, l’ha portato a Miami. Indipendentemente dalla legittimità della sentenza, Afiuni ha violato unilateralmente la normale procedura di invio alla parte convenuta al centro di detenzione della corte, mentre le procedure amministrative, per quanto riguarda il suo rilascio venivano completate. E’ questo scandalo di proporzioni così gravi che fece infuriare l’opinione pubblica venezuelana e il governo, ed è per questo che Afiuni è sotto processo.
Il Washington Post comprende un paragrafo liberatorio che ammette che i leader “filo-americani“, come in Colombia, hanno “indebolito la governance democratica“. Così la Colombia è una democrazia debole, ma Venezuela, Nicaragua ed Ecuador sono regimi autoritari? Questa è un altra inversione totale della realtà. La Colombia, destinatario principale degli aiuti militari statunitensi del continente (e uno del mondo) che vanta sette basi militari statunitensi, detiene attualmente circa 5.700 prigionieri politici e ha una vista annebbiata sui 3,6 milioni di profughi interni. Tale situazione desolante è totalmente incomparabile con la realtà negli stati non-clienti degli USA, come quelli su cui Washington Post e HRW hanno concentrato la loro ira.
E in effetti il quadro più abissale globalmente, in termini di abuso interno del sistema giudiziario, è nelle mani del regime degli Stati Uniti. A differenza di Venezuela, Nicaragua ed Ecuador, negli Stati Uniti si può essere detenuti a tempo indeterminato senza accusa. Uno ogni 48 uomini in età lavorativa, si trova dietro le sbarre e la cifra non comprende le decine di migliaia di immigrati che affrontano la deportazione e le persone in attesa di condanna. Gli Stati Uniti imprigionano cinque volte più persone del Venezuela, sei volte del Nicaragua e otto volte dell’Ecuador. Mentre gli Stati Uniti sono in cima alla lista globale della popolazione carceraria, gli altri tre sono molto indietro, rispettivamente 98, 122 e 160.mo posto.
Le condizioni nelle carceri degli Stati Uniti non hanno eguali, soprattutto considerando che circa 2,3 milioni di persone vi languono. I tassi di abuso sessuale sono impressionanti e le aziende utilizzano i detenuti a buon mercato, come fonti gratuite di lavoro. Questo è il 21° secolo della schiavitù sistematica del mondo “sviluppato”, e tale fenomeno pericoloso significa che vi è in realtà un enorme incentivo monetario per l’elite aziendale, che tira le fila del sistema politico degli Stati Uniti, per incarcerare sempre di più.
Mentre il Venezuela si è impegnato ad affrontare il carattere razzista del suo sistema giudiziario, e ha sostenuto la creazione di una serie di gruppi di origine africana, che fungeranno da gruppi di pressione per garantire la lotta contro il razzismo, gli Stati Uniti hanno storicamente compiuto un giro di vite contro le organizzazioni afro-americane che lottano veramente per tali progressi. Non c’è posto in questo pianeta dove il trattamento dei neri sia peggiore, che non nel regime statunitense, come esemplificato dal fatto che dei 2,3 milioni di detenuti degli Stati Uniti, il 46 per cento sia nero, nonostante che i neri costituiscono appena il 13 per cento della popolazione degli Stati Uniti.
Ma né il Washington Post, né HRW dedicano un rapporto per scrutare lo stato dei diritti umani negli Stati Uniti, come fanno con il loro rapporto dal titolo sexy “Tightening the Grip” per il Venezuela, e la menzione sugli abusi interni negli Stati Uniti restano sepolti nelle loro relazioni annuali mondiali. Così sono i cinesi a farlo ogni anno.
Mentre HRW si adopera per propagandare la caduta del governo siriano, basandosi su una serie di traballanti video di YouTube, che pretendono di mostrare le forze di sicurezza siriane usare armi contro dei manifestanti pacifici, al riguardo il capo della Commissione ONU per i diritti umani che indaga sulla Siria, Paulo Pinheiro, ha detto: “YouTube non è un mezzo affidabile di indagine … C’è la manipolazione dei media.”, non ci sarebbe modo di montare una campagna per un cambiamento di regime negli Stati Uniti sulla base di quei video molto reali, e che dicono molto al riguardo, sulla polizia degli Stati Uniti che apre il fuoco sui manifestanti disarmati nella città della California di Anaheim.

Leader popolare o autoritario repressivo?
Continuando con questa corsa per distogliere l’attenzione su chi siano i più grandi nemici dell’umanità, il sottotono dell’articolo di Forero è che le masse venezuelane che appoggiano Chavez non sono, in qualche modo, nel pieno controllo delle propri capacità mentali, e questo è quindi un altro segno di come il governo venezuelano affamato di potere inganni il suo popolo. E così cita un giudice venezuelano che parla della sua fedeltà alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e a Chavez, come esempio di come i sostenitori di Chavez siano ovunque, anche nelle istituzioni più importanti del paese. La logica ridicola sembra essere che la popolarità è pericolosa perché, con persone in tutto il mondo che sostengono il governo, ci saranno meno persone che seguiranno il suo ordine del giorno, indipendentemente dal fatto che tale ordine del giorno sia migliorare il destino di tutti i venezuelani, come ha dimostrato finora di avere fatto.
Forero ritrae con condiscendenza le masse di poveri venezuelani come pecore sotto l’incantesimo di un “accattivante leader messianico”, come se  sostenessero Chavez per nessun altro motivo se non il lavaggio del cervello del suo carisma. Ancora più aberrante, è l’uso dell’accademico Javier Corrales, autore di un libro su Chavez con il titolo apertamente razzista di Dragon in the Tropics, come fonte per aggiungere le stridule voci che sostengono che Chavez stia abusando della sua popolarità.
Non importa allora che la popolarità sia una conseguenza diretta del fatto che, da quando Chavez ha vinto la sua prima elezione nel 1999, il paese che aveva uno dei più ampi squilibri al mondo tra ricchi e poveri, abbia visto la povertà  ridursi di oltre il 50 per cento, l’analfabetismo sradicato, decine di milioni di persone ormai in grado di accedere all’assistenza sanitaria gratuita, altri milioni di persone entrare nell’istruzione superiore, cui partecipano gratuitamente, la creazione di decine di migliaia di consigli comunali che danno alla popolazione l’opportunità di partecipare al sistema politico, l’emergere di 200.000 cooperative, l’emergere di una serie di organizzazioni di donne, indigeni, di già indicati discendenti africani, e molto altro ancora. Queste sono le ragioni per le quali, come per il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, Chavez, quando parla alle piazze, cosa che gli imperialisti non avrebbero mai il coraggio di sognare, milioni di persone accorrono per sentirli parlare. Questo è il motivo per cui, nuovamente, giunsero a milioni per difenderlo dal fallito colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti nel 2002, ed è per questo che l’hanno ripetutamente votato a milioni.
Lontani dal potere consolidato in poche mani, sia il Nicaragua che il Venezuela sono in costante movimento per rafforzare e ampliare gli organi di democrazia diretta. I consigli comunali del Venezuela sono stati citati sopra, mentre in Nicaragua, il modello di potere del cittadino continua a migliorare i modi in cui le comunità locali possono decidere come il denaro pubblico venga speso nei loro comuni. Il collegamento tra questo modello e le recenti statistiche che hanno mostrato l’FSLN riuscire a dimezzare la povertà estrema nel secondo paese più povero delle Americhe, dopo Haiti, è chiaro. E’ la gente del posto che conosce al meglio le esigenze della propria comunità e, come tali, sono loro che decidono dove gli investimenti pubblici dovrebbero avere la priorità, per uno sviluppo infrastrutturale enorme, vale a dire strade, case, tetti e lo sviluppo di energia elettrica, e le iniziative sociali che sono state rivolte, in particolare, a consentire alle donne più povere del Nicaragua a diventare autosufficienti. Il partito al governo dell’FSLN ha inoltre ampliato il numero dei rappresentanti dei governi locali, pur non aumentando il budget per i loro stipendi. Questa è una mossa che garantisce una rappresentanza più equilibrata e taglierà lo stipendio dei dipendenti pubblici, per migliorare il servizio di incentivazione monetaria/sociale di tale posizione a favore di questi ultimi.
Rivolgersi ai bisogni materiali e spirituali della maggioranza povera e degli emarginati, come le nazioni insultate da Forero hanno fatto e stanno facendo, è la chiave per garantire che godano delle condizioni che gli consentano di partecipare alla costruzione della democrazia. Nel frattempo, negli Stati Uniti e in Inghilterra per esempio, l’idea che i cittadini dovrebbero poter avere più voce in capitolo sulle politiche che riguardano le loro comunità locali, al di là di scegliere ogni tre o quattro anni, tra due o tre partiti che rappresentano tutti gli stessi interessi corporativi, che per davvero hanno voce in capitolo, è inaudito.
In Libia, lo stile preferito dall’Occidente di “democrazia” è arrivato in groppa al fosforo bianco e ai missili da crociera Tomahawk, a spese del sistema di democrazia diretta che vi si stava costruendo, per non parlare delle decine di migliaia di vite, di milioni esistenze, di una stabilità e un livello di sviluppo che avevano portato il popolo libico al più alto standard di vita in Africa.

Smascherare il missionario
Ma HRW ha una preferenza per la propaganda a favore della distruzione tali progressi nei paesi in cui, l’equilibrio di potere, non è a favore delle potenze della NATO. Dalla sua fondazione nel 1978 come Helsinki Watch, ad opera della Fondazione Ford, HRW ha costantemente promosso l’intervento umanitario nei paesi considerati avversari dall’Occidente. Più di recente in Libia, HRW è stato uno dei firmatari del documento che ha portato alla sospensione della Libia dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, in violazione delle procedure delle Nazioni Unite, e alle successive risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che hanno portato a nove mesi di attacchi aerei supportati da circa 40 paesi della NATO.
Nella sua lunga e sporca storia, HRW nel 2010 annunciò che avrebbe accettato 100 milioni dollari da George Soros, che è il vaso di miele dietro cui vi sono alcune dei più potenti think-tank, gruppi di pressione e ONG degli Stati Uniti, e che perciò gode di un peso notevole nell’influenzare la politica estera imperialista degli Stati Uniti. Nella lunga lista di malvagi sostenitori di HRW  vi è la Fondazione Sandler, che ha dato circa 30 milioni di dollari al gruppo. La fondazione è una creatura di Herb e Marion Sandler, che sono stati i donatori principali dei democratici e che hanno contribuito a fondare una serie di think-tank e gruppi di pressione, tra cui il Center for American Progress, anch’esso finanziato da Soros e guidato da John Podesta, il capo di stato maggiore della Casa Bianca sotto la presidenza Clinton. Non sorprende perciò che la fondazione abbia costantemente promosso l’ingerenza degli Stati Uniti nel sud, compreso il sostegno alla saga KONY2012 che faceva appello a un intervento militare in Uganda con un pretesto completamente fasullo.
In breve, se si segue il denaro dei paesi della NATO nella vasta rete di think-tank, lobbisti, ONG, giornali, siti web, canali di notizie, musica e industria del cinema, Washington Post e HRW inclusi, quasi sempre può essere riconducibile a una élite aziendale o “filantropica”, che ha interesse nel promuovere l’agenda dell’egemonia globale dei paesi della NATO.
Ho notato una certa sorpresa da parte di persone che scoprono il ruolo delle organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International. Il discorso dell’intervento umanitario, tuttavia, è forse uno dei più vecchi trucchi nel libro dell’impero occidentale, ma si è solo evoluto il suo travestimento. Questo articolo di Global Research ha fatto bene a chiamare le ONG occidentali moderni “Missionari dell’Impero” o come Black Agenda Report ha etichettato HRW, “Guerrieri dei diritti umani per l’impero“. I resoconti della prima presenza inglese in Africa, come quelli indicati in Things Fall Apart di Chinua Achebe, mostrano il modo insidioso con cui i missionari, in seguito alla prima spartizione dell’Africa alla Conferenza di Berlino, s’infiltrarono nelle comunità africane e usarono alcuni punti di tensione come opportunità per promuovere l’idea, a sezioni delle minoranze di quelle comunità, che le loro rimostranze verso la loro comunità erano esempi di grave sofferenza, la cui causa era l’arretratezza morale della loro società e che poteva essere risolta abbracciando l’unico percorso morale corretto, la chiesa inglese. Questa scissione della comunità ha fatto sì che, sul momento, le conseguenze disastrose divenissero chiare a tutti, mentre le assai più gravi sofferenze venissero sentite quando era troppo tardi.
Le ONG operano più o meno allo stesso modo oggi, facilitando i disegni imperiali che portano solo a guerra, instabilità e miseria alla maggioranza dei popoli del Sud, dietro la maschera delle persone dei “diritti umani“. E’ una maschera, tuttavia, che viene strappata, prima con l’appello di ALBA ai paesi membri a espellere l’USAID e i suoi rappresentanti, e poi questa settimana con il presidente russo Vladimir Putin che firma un disegno di legge che obbligherà tutte le ONG che ricevono finanziamenti esteri, a registrarsi come agenti stranieri, e più recentemente con Chavez che ha espulso dal Venezuela l’Inter-American Human Rights Court dell’OSA. L’OSA è naturalmente un altro strumento di dominio occidentale sulla regione, un corpo che dovrebbe promuovere la democrazia che è di per sé antidemocratico e continua a violare la volontà della maggioranza dei suoi membri di porre fine al blocco criminale contro Cuba.
La decisione di Chavez di ritirarsi, ha detto, proviene “dalla dignità, e li accusiamo di fronte al mondo di essere inadatti a definirsi un gruppo per i diritti umani.” Non è inaudito che tali gruppi siano banditi dai governi del  Sud dai loro paesi, quando si trovano ad affrontare un’effettiva aggressione militare. Ma la guerra contro tali paesi sovrani comincia molto tempo prima di un’azione militare diretta. Inizia con articoli come quello di Forero.

Phelan è una giornalista freelance specializzata nelle lotte dei popoli che difendono il loro paese contro le violazioni alla sua sovranità. Attualmente in Nicaragua, ha fatto corrispndeza dalla Siria e dalla Libia per PressTV e Russia Today. Il suo blog.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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