Mobilitazione permanente

Nuovo articolo di MV Litvinov sui numerosi tentativi della giunta fascista di effettuare una qualche mobilitazione
MV Litvinov, Cassad 26 luglio 2014
tank-graveyard-6_2840058kAnche se un altro fine settimana di luglio è davanti noi e di conseguenza altri cambiamenti della situazione non possono essere esclusi, alcune conclusioni possono essere fatte. Poiché l’offensiva generale della spedizione punitiva, iniziata subito dopo il cessate il fuoco, s’è spenta già il 15 luglio, il raggiungimento degli obiettivi tattici più vicini può essere discusso. Nel frattempo, i risultati dell’offensiva luglio del corpo di spedizione armato dell’Ucraina nel Donbass ha avuto una conclusione abbastanza ambigua. Da un lato, le truppe della spedizione hanno liquidato due (Slavjansk-Kramatorsk e Severodonetsk-Lisichansk) delle sei grandi regioni della resistenza. Ciò ha portato ad un miglioramento delle condizioni del raggruppamento armato dell’Ucraina che, data la superiorità numerica in generale, ne ha migliorato la situazione operativa. Allo stesso tempo, le truppe della spedizione sono avanzate in maniera significativa isolando la regione della resistenza di Gorlovka da Donetsk e Lugansk e, dopo l’abbandono di Popasnaja e parte di Lisichansk, la minaccia di abbandonare Pervomajsk, Stakhanov e Brjanka ora incombe. Inoltre, le truppe della spedizione hanno migliorato la loro situazione nella zona avvicinando l’assedio a Donetsk e Lugansk e anche stabilendo un collegamento stabile con l’aeroporto di Donetsk. Dall’altra parte, non solo il problema di escludere la milizia dal confine russo resta irrisolto, ma al contrario il gruppo che avrebbe dovuto risolvere tale problema è in rotta. Attualmente, tra Chervonopartizansk e Dmitrovka vi sono 8 roccaforti delle truppe della spedizione. Queste roccaforti sono isolate le une dalle altre e sono gravemente carenti nei rifornimenti. Sono anche regolarmente bombardate dalla milizia. I tentativi di sbloccare tali gruppi non hanno avuto successo, nonostante l’impiego delle ultime riserve meccanizzate del corpo di spedizione, il battaglione della 28.ma brigata meccanizzata, rafforzato dal gruppo tattico della 25.ma brigata aeroportata. Così, circa un quarto delle unità di prima linea delle truppe della spedizione (unità aviotrasportate, meccanizzate e altamente mobili delle Forze Armate dell’Ucraina) sono fuori combattimento. E’ estremamente importante il fatto che la maggior parte dei blindati disponibili sia andata persa. Nel frattempo l’isolamento dell’aeroporto di Lugansk continua, dove forze molto significative della spedizione sono bloccate (gruppi tattici dell’8.vo reggimento delle forze speciali, 25.ma brigata aeroportata, 15.mo reggimento di fanteria da montagna e 80.ma brigata aeroportata). I tentativi del corpo di spedizione di continuare l’offensiva il 20-23 luglio lanciando in battaglia i battaglioni della difesa territoriale con la massima motivazione, anche se ha portato a una serie di successi tattici, sono stati accompagnati dall’aumento significativo delle perdite, innescando numerosi contrattacchi riusciti della milizia. Tutto ciò conferma l’indebolimento del corpo di spedizione nel Donbas. Cercando di migliorare la situazione, la leadership a Kiev ha iniziato la successiva fase della mobilitazione.

Obiettivi della terza fase della mobilitazione
Il motivo principale e cruciale del terzo ordine di mobilitazione è il semplice fatto che l’ordine è l’unico fondamento giuridico per mobilitare unità militari, perché non c’è né guerra né legge marziale. Tuttavia, la durata operativa delle mobilitazioni parziali è limitata a 45 giorni (non il termine del piano, ma esattamente il termine della mobilitazione). Naturalmente, a coloro che sono stati mobilitati è stato detto di firmare il contratto, con le buone o con le cattive. Il motivo fondamentale se c’è la mobilitazione almeno avrete dei soldi. Ciò è dettato dalla disoccupazione nel Paese. Tuttavia, l’intensificarsi dell’azione militare costringe i mobilitati a rivedere le loro opinioni sulla redditività di tale offerta. E la rottura di un contratto in assenza di guerra e azioni militari è, in sostanza, una questione puramente legale. In tal modo, tra il 20 giugno e il 24 luglio 2014, in sostanza, abbandonando le loro unità, i militari mobilitati non possono essere considerati disertori. E se all’inizio l’analfabetismo giuridico e la tregua hanno portato ad ignorare tale possibilità, con l’offensiva di luglio l’ondata di “disertori” e “MIA” ha iniziato a crescere, raggiungendo il punto in cui i militari del raggruppamento armato ucraino hanno iniziato ad abbandonare le posizioni, entrando su convogli di APC in territorio russo, al fine di rompere il contratto e di cedere lo status di militari. Tuttavia, la mobilitazione ha anche obiettivi secondari. Si deve rilevare che l’essenza della mobilitazione è diversa dalle precedenti, questa volta. Nelle precedenti, 71 unità militari furono mobilitate. In maggioranza unità militari, senza contare le 6 unità di frontiera del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina, 3 battaglioni di volontari della riserva e 9 unità della Guardia Nazionale ucraina, 53 unità militari delle Forze Armate dell’Ucraina. Si deve notare che tra le unità militari mobilitate delle FAU, in maggioranza (29) sono battaglioni della difesa territoriale. Le unità di supporto militare (genieri, logistica, riparazioni, comunicazioni, medico-infermieristico) effettivamente non furono mobilitate. Le loro attività furono sostituite da personale non schierato delle unità e dall’uso di strutture oligarchiche e volontari civili. Quindi, l’attività militare delle truppe di spedizione aveva l’aspetto di un’organizzazione commerciale. Da lunedì a venerdì gli impiegati in divisa fecero largo uso di outsourcing, raccogliendo e consegnando il materiale per attuare le operazioni militari, dopo di che, nei fine settimana i raggruppamenti armati ucraini combattevano. Se le risorse venivano lasciate, le azioni militari attive continuavano il lunedì-martedì. Qualsiasi deviazione dal normale funzionamento in tempo di pace, gravi perdite in feriti o materiale danneggiato, creare una testa di ponte o un’importante roccaforte, interrompeva  immediatamente le operazioni. La nuova fase della mobilitazione comprende il dispiegamento di 15 unità militari e 44 unità di supporto alle operazioni, si suppone per compensare l’indebolimento delle capacità da combattimento delle unità ed alte perdite attese, con rinforzi, evacuazione, cure e riparazioni. Si deve notare che le unità sostitutive non sono state dispiegate. Quindi, numerose unità di prima linea sono rimaste nei luoghi di dislocazione permanente per sostituire e compensare le perdite. Questo sistema è promosso da due fattori. Primo, c’è la ragione legittima di evitare di inviare al fronte gli ufficiali e soldati più eccentrici delle unità mobilitati. In secondo luogo, la carenza di materiale da schierare, cosa che verrà descritta di seguito. Naturalmente nelle FAU, a differenza della GNU, è impossibile organizzare una corretta sostituzione, e il problema non è stato ancora indicato. Tuttavia, sostituire correttamente le perdite con tale sistema è anche impossibile. E le perdite aumentano; le perdite sanguinose di luglio hanno superato le perdite di giugno di un terzo.  E luglio è ancora lungi dall’essere finito. Ecco perché le FAU devono aumentare il personale supplementare sostituendo quello eliminato.

tnSenso e prognosi dei risultati della terza fase della mobilitazione
Si deve notare che le fasi precedenti della mobilitazione non hanno mobilitato tutte le unità militari.  E la nuova fase della mobilitazione non sarà di molto aiuto. Naturalmente, nessuno può impedire un’ulteriore dispiegamento dei battaglioni della difesa territoriale, dotati di autobus scolastici invece che di blindati. E la situazione dei blindati è tale che di fatto una sola brigata del genere è stata mobilitata. Sulla carta, le forze di terra, la marina e le brigate aviotrasportate altamente mobili avevano 723 carri armati e 2426 blindati. Inoltre, 400 semoventi di artiglieria dovrebbero esservi aggiunti. Naturalmente, le informazioni su quanti ne siano operativi resta un importante segreto militare del regime di Kiev, come quanti di essi potrebbero essere effettivamente riparati. Ma ricorrendo agli esempi storici si può avere una stima abbastanza precisa, senza sbirciare nei documenti segreti del regime di Kiev. Si deve capire che la stragrande maggioranza dei blindati ed automezzi ha 23 o più anni (ad esempio, dei 3000 veicoli della GNU, il 70% ha più di 30 anni).  Mantenere operativi motori e telai è sempre più difficile (anche se sono semplicemente depositati). Qui per esempio c’è una testimonianza oculare sullo stato dell’equipaggiamento del battaglione motorizzato in Crimea. “Nel battaglione, su 130 autoveicoli solo 9 erano più o meno operativi (e anche tra essi, durante un viaggio di 50 km, 3 dovettero essere rimorchiati)”. Cioè solo il 7% dei veicoli era operativo. Naturalmente, si trattava di un’unità motorizzata, e i pezzi di ricambio dei veicoli proveniva dal mercato rispetto ai pezzi di ricambio per mezzi corazzati. Naturalmente, era un’unità di base. Tuttavia, ciò dà un’idea della situazione operativa dei materiali. Non ci sono molti esempi di un Paese in guerra pur non avendo effettivamente nessun equipaggiamento militare di età inferiore ai 20 anni, e anche con una piuttosto prolungata manutenzione trascurata. Anche l’esperienza Sovietica nella Grande Guerra Patriottica non va bene, qui. L’arsenale militare in realtà aveva meno di 20 anni ed era circa tre volte più giovane. È molto difficile incolpare la dirigenza dell’URSS per negligenza. Tuttavia, qualcosa si può realmente imparare dalla storia. Ad esempio, i carri francesi Renault F-18 furono accettati nell’esercito francese nel 1918. Ve ne furono 3177. Nel 1940 solo 832 erano operativi, circa un quarto di tutta la flotta, e più di un migliaio di mezzi fu radiato in quel momento. Sulla base di questi fatti, possiamo trarre alcune conclusioni. Queste conclusioni effettivamente penderebbero contro la parte ucraina, perché i francesi ebbero migliore cura del loro equipaggiamento militare tra le due guerre, e 23 anni erano l’età massima, mentre in Ucraina 23 anni sono effettivamente l’età minima.
La flotta corazzata ucraina, dopo il taglio inevitabile per via del Trattato CFE, era pari a 4000 carri armati, 5000 APC e IFV, 1300 semoventi di artiglieria. Di conseguenza, la stima potenziale dei corazzati nei raggruppamenti armati dell’Ucraina è circa 1000 carri armati, 1300 APC e IF, e 350 sistemi di artiglieria semoventi, sarebbe ragionevole. Tuttavia, questa stima è soggetta a determinate correzioni. Prima di tutto sui carri armati. Dei 1300 carri armati T-72, 700 furono venduti all’estero.  Naturalmente, ciò a spese della cannibalizzazione dei restanti 600, soprattutto riguardo ai motori.  Naturalmente è possibile mettere un motore made in Ucraina in un T-72. Tuttavia, l’Ucraina non può che produrre che qualche decina di motori al mese, ed è meglio metterli negli scafi dei corazzati disponibili, i T-64. La situazione dei T-80 con il loro motore a turbina è anche peggiore. Quindi, in realtà si può parlare di circa 550-600 T-64. Riguardo l’artiglieria semovente, si deve rilevare che i Gvozdika sono in disarmo e re-impiegarli richiede altri veicoli. Il fatto è che i mezzi dei depositi non sono effettivamente degni di riparazione ed è necessario parlare di uno vero e proprio restauro, come viene particolarmente evidenziato dal seguente fatto. Il deposito di Artjomovsk ha diverse centinaia di blindati. Il deposito è rimasto in mano alla milizia per più di due mesi, divenendo oggetto di attacchi regolari. In questo periodo, non un singolo veicolo corazzato è stato utilizzato per difendere la base. Il discorso sul recupero dei circa 1000 blindati, presumibilmente nelle fabbriche ucraine, negli ultimi 3 mesi, si abbina perfettamente alla differenza tra veicoli  effettivamente operativi all’inizio della spedizione punitiva e veicoli che possono essere riparati utilizzando risorse interne e l’invio di qualche pezzo di ricambio. Si deve notare che video e foto della zona confermano che l’operazione dell’attuale spedizione delle congregazioni armate dell’Ucraina fa largo uso di vari surrogati di blindati. Quindi, possiamo dire che i distaccamenti di carri armati potrebbero essere rafforzati sulla carta all’80%, quelli meccanizzati e altamente mobili al 55%, d’artiglieria semovente al 90%. Non c’è nulla di sorprendente che in tale stato delle cose si possano usare solo 12 battaglioni meccanizzati su 25 per la spedizione punitiva. E i rimanenti, se saranno probabilmente usati correttamente, combatteranno con una quantità limitata di blindati. Inoltre, si deve notare che una parte significativa di questa flotta corazzata è andata perduta. In Crimea, la marina aveva 40 carri armati, 199 IFV e APC (complessivamente 279 blindati). Secondo i media ucraini, 184 veicoli corazzati della marina ucraina non sono stati poi restituiti dalla Russia. E’ anche vero che la stessa parte ucraina ha annunciato che 121 blindati furono effettivamente trasferiti entro il 27 maggio. Tale informazione è sconcertante, perché i numeri non corrispondono. A quanto pare, tra i 30 e 70 blindati sono stati trasferiti dalla Russia all’Ucraina, di cui vi erano documenti ufficiali. Ma in Ucraina sono andati persi. Qualcuno in Ucraina a quanto pare li ha trovati. Niente di sorprendente per un Paese in cui s’è verificato il collasso dello Stato. Nel frattempo, vi sono insinuazioni secondo cui i veicoli corazzati della Crimea siano stati trasferiti alla parte ucraina tra il 27 maggio e il 17 giugno. È possibile che siano andati persi. Con lo stesso livello di fiducia, si può stabilire il saldo del raggruppamento armato ucraino, con equipaggiamenti per 3 battaglioni meccanizzati, 2 aeroportati, 1 corazzato e 1 squadrone di semoventi d’artiglieria, inviati nei pressi del confine con la Russia. Come risultato, lo stato dei blindati dei battaglioni meccanizzati delle truppe della spedizione si ridurrà al livello dei battaglioni delle forze aviotrasportate, da 42 a 22 AFV. E aumentare tali cifre sarà molto difficile, poiché l’equipaggiamento non solo subirà perdite nei combattimenti, ma verrà utilizzato da equipaggi la cui preparazione è assai al di sotto della norma. Ci sono anche alcuni problemi con i veicoli da trasporto esteri. In primo luogo perché la flotta dei principali veicoli corazzati ucraini è unica. T-64 e BMP-2 non sono presenti in gran numero negli eserciti della NATO. E in luoghi in cui vi sono riserve per i sistemi dell’esercito ucraino, T-72 e BMP-1 sono molto diversi dai mezzi di base sovietici. E così mantenere segrete tali operazioni sarà estremamente difficile.

79-1Usare i risultati della mobilitazione
Dopo aver completato la terza fase della mobilitazione, l’Ucraina non avrà più di 38 battaglioni di fanteria con pochi blindati. E’ possibile aggiungervi altri 29 battaglioni della difesa territoriale senza blindati ed armi pesanti. Non ci saranno più di 50 compagnie carri (di 10 mezzi ciascuna), 14 squadroni di obici semoventi (dai calibri di 122mm e 152mm), uno squadrone di cannoni semoventi di sostegno “Nona” (18 veicoli). Inoltre 10 squadroni di MLRS “Grad”, 3 squadroni di “Uragan” e “Smerch”, 2 squadroni di “Pjon” e “Giatsint” (12 veicoli ciascuno). È più difficile valutare lo stato dell’artiglieria trainata. Ma bisogna considerare che con il pieno dispiegamento del personale delle due brigate d’artiglieria, non ci saranno più di dieci squadroni. Complessivamente, circa 690 pezzi d’artiglieria e tubi lanciarazzi. Le capacità delle FAU sopra descritte sono limitate e ovviamente non saranno complete dopo l’emanazione del prossimo ordine di mobilitazione. Tutto il contrario. Tale emanazione sarà solo un punto di partenza per le suddette misure. Il livello precedentemente descritto si avrà non prima di un mese, come suggerito dall’esperienza delle mobilitazioni precedenti. Nell’immediato la principale fonte delle capacità militari del corpo di spedizione saranno i battaglioni della difesa territoriale che entreranno in prima linea. Oggi 5 battaglioni territoriali sono stati gettati in combattimento (12.mo “Kiev” e 24.mo “Ajdar” a nord di Lugansk, 34.mo “Kirovograd-2″ e 39.mo “Dnipro-2″ a nord di Donetsk, 5.to “Prikarpate” nell’area di Amvrosievka). Inoltre, altri 6 battaglioni sono in servizio (9.no “Vinnitsa” a sud della regione di Donetsk, 40.mo “Krivbass” a ovest della regione di Donetsk, 10.mo, 13.mo, 15.mo e 22.mo a nord della RPL). A giudicare dalla densità delle forze di occupazione a nord della RPL, vi sono motivi per supporre che il numero di battaglioni della difesa territoriale sul territorio della RPD è assai superiore a 2 ed ammonti a 6-8, tenendo presente la necessità probabilmente d’occupare l’area  Slavjansk – Kramatorsk – Artemovsk. Inoltre, occupare l’area Rubezhnoe – Lisichansk – Severodonetsk richiederà non meno di 2 battaglioni, e la zona Popasnaja – Pervomajsk – Stakhanov – Brjanka altri 2. Dopo tali misure, le autorità di Kiev non avranno più di 10 battaglioni a disposizione.
Si deve notare che l’occupazione è effettuata non solo dai battaglioni della difesa territoriale. Effettivamente questi distaccamenti non entrano negli insediamenti, perché si dissolverebbero  immediatamente tra la popolazione locale. Controllano i posti di blocco, circondano i centri urbani e le basi. Ma anche qui il personale delle FAU viene mescolato ai distaccamenti della GNU.  Soprattutto reparti congiunti di unità specializzate motorizzate militari della polizia sono utilizzati per tale scopo. Il loro rapporto è di circa un plotone della GNU per ogni compagnia delle FAU. Gli effettivi complessivi di tali distaccamenti della GNU nella zona d’operazione è circa 3000 elementi o 100 plotoni. A differenza delle FAU, vengono sostituiti regolarmente (un mese e mezzo) e ricevono stipendi e benefici decenti. Garantiscono la sicurezza interna ne posti di blocco e  guarnigioni delle FAU. La sicurezza esterna è data principalmente da fortificazioni e blindati leggeri della GNU. Si deve rilevare che la GNU fornisce non solo il grosso degli effettivi. Queste formazioni operano con gli stessi principi nei posti di blocco e in prima linea. Nelle città e cittadine l’ordine è imposto dai battaglioni speciali. Complessivamente vi sono 27 battaglioni e 5 compagnie con sulla carta 5660 effettivi. E anche se non sono inquadrati, non ci sono motivi per supporre che la terza fase della mobilitazione gli permetterà di raggiungere il pieno organico. Non ci sono informazioni sulla rotazione di tali distaccamenti, oggi, e le loro condizioni sono sufficientemente confortevoli per non richiedere tale rotazione. Tuttavia, la sostituzione dell’unità non può essere esclusa totalmente. In questo momento è noto che 12 battaglioni e 1 compagnia di tali distaccamenti sono stati inviati nella zona di operazioni. Hanno nomi famosi: “Azov”, “Artjomovsk”, “Shakhtjorsk”, “Dnipro-1″, “Shtorm”, “Lugansk”, “Kievshina”, “Slobozhanshina”, “Kiev-1″, “Kharkov-1″, “Chernigov”, “Nikolaev” e “Kharkov-2″. Tali reparti collaborano strettamente con i reparti speciali della SBU nei territori occupati. Incontrarli sul fronte è improbabile (non vogliono esservi per nulla), e per sbaragliarli bisogna compiere incursioni partigiane nelle città da essi occupate, come è stato fatto a Lisichansk. I battaglioni dei volontari di riserva (in totale 3) sono distaccamenti militari della GNU, il primo dei quali attualmente è a riposo. Il terzo battaglione di riserva della GNU era formato da personale del 25.mo battaglione della difesa territoriale “Donbas”. Ora non c’è un tale battaglione nelle FAU, c’è solo una compagnia “Donbas” formato dal 24.mo battaglione della difesa territoriale “Ajdar”. Il nuovo 25.mo battaglione della difesa territoriale è stato costituito nella regione di Kiev e si chiama “Kiev Rus“. Oltre ai 3 battaglioni della riserva, l’operazione militare in prima linea viene svolta anche dai gruppi tattici costituiti dalle forze speciali della Guardia Nazionale ucraina, per un totale di 200 elementi ciascuno. Vengono sostituiti regolarmente ogni mese e mezzo, quindi il loro numero totale in prima linea non supera i 7. In prima linea vi sono 32 battaglioni di fanteria, 25 compagnie carri armati, 15 squadroni di artiglieria, 7 squadroni di MLRS “Grad“, 5 squadroni di artiglieria pesante e 30 compagnie da ricognizione e operazioni speciali; complessivamente l’organico sulla carta è di 35000 effettivi, inclusa la sussistenza. Considerando perdite e disertori, oggi non sarebbero più di 30000, così schierati sul fronte in questo momento:
a nord-ovest di Lugansk – 7 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
aeroporto di Lugansk – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Chervonopartizansk e Djakovo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Marinovka e Starobeshevo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
nord-ovest di Donetsk – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
presso Gorlovka – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
settore di Popasnaja – Lisichansk – Severodonetsk – Krasnij Liman – Jampol – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo.
Mentre i combattimenti si svolgono nell’ampia zona urbana, i battaglioni saranno utilizzati sempre meno. Le compagnie saranno più comuni, con un significativo rinforzo di carri armati. Tuttavia, gestirle non sarà facile, anzi sarà più difficile. Un netto successo potrà essere raggiunto soltanto con un’azione coordinata tra diversi gruppi, reparti da ricognizione e batterie degli squadroni di artiglieria assortiti. È un’operazione a livello di brigata, non di battaglione. Per ora gli sforzi delle truppe della spedizione saranno volti contro i reparti della milizia più deboli e isolati, con l’obiettivo di evitare di vincolare le proprie forze nell’assedio a tali posizioni. I battaglioni possono essere utilizzati per smembrare le comunicazioni della milizia su:
Pervomajsk – Stakhanov – Alchevsk;
Alchevsk – Zorinsk – Debaltsevo – Enakievo;
Khartsitsk – Shakhtjorsk – Torez – Snezhnoe;
Antratsit – Rovenkij – Sverdlovsk;
separare Krasnodon da Lugansk.
Solo la sconfitta della spedizione punitiva nell’assalto alle città indicate può impedire operazioni di tale tipo. Per raggiungere questo obiettivo, in ogni caso, è necessario rischiare gruppi miliziani da  500 elementi, con 50-60 granatieri qualificati e 20 armi da supporto per fanteria (ATGM, MANPADS, AGL, mitragliatrici e mortai pesanti).

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64a037ecc63c0d7ab77291e13645de84Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un think tank statunitense rivela come gli USA hanno inventato la “primavera araba”

Sonia Baker, Algérie PatriotiqueTunisie Secret 14 giugno 2014

Anche se il danno è fatto e certi Paesi arabi sono devastati, non è mai troppo tardi capire come la stupidità e l’arroganza dei tunisini siano state sfruttati per destabilizzare la Tunisia e distruggere altri tre Paesi arabi. Se il rapporto degli Stati Uniti non ci dice nulla di nuovo, dato che siamo stati i primi a denunciare l’impostura della “primavera araba”, è possibile sfidare gli idioti che continuano a celebrare la “rivoluzione” e accusare i cyber-collaborazionisti e i mercenari che hanno sulla coscienza la morte di migliaia di tunisini, libici, egiziani, yemeniti e siriani.

cia2Un documento rilasciato da un think tank statunitense rivela che la “primavera araba” è ben lungi dall’essere un movimento spontaneo di persone desiderose di un cambiamento politico, ma piuttosto una deliberata e orchestrata riconfigurazione da parte dell’amministrazione statunitense. L’organizzazione Middle East Briefing (MEB), basandosi su un rapporto ufficiale del dipartimento di Stato statunitense conferma il coinvolgimento della Casa Bianca nelle “rivoluzioni” che hanno scosso molti Paesi del Medio Oriente e Nord Africa. Il documento del 22 ottobre 2010 intitolato “Middle East Partnership Initiative: Panoramica“, è riservato ma MEB ha potuto visionarlo tramite il Freedom of Information Act. La terra dello Zio Sam ha ideato nei suoi uffici le tante strategie per sconfiggere i regimi nei Paesi mirati, basandosi sulla “società civile”controllata tramite il lavoro profondo delle organizzazioni non governativa (ONG). L’approccio statunitense è manipolare le ONG allineandole alla sua politica estera e ai suoi obiettivi riguardo la sicurezza interna, osserva MEB. “Il Middle East Partnership Initiative (MEPI) è un programma regionale che rafforza i cittadini del Medio Oriente e Nord Africa sviluppando società pluraliste, partecipative e prospere. Come dimostrato dai dati forniti in tale valutazione, il MEPI fu avviato nel 2002 per divenire uno strumento flessibile regionale per trarre un sostegno diretto dalle società civili indigene alla diplomazia del governo degli Stati Uniti nella regione“, si può leggere nella relazione del dipartimento di Stato che usa e abusa del linguaggio diplomatico per mascherare la natura egemonica di tale iniziativa. Nella sezione intitolata “Come funziona il MEPI” viene chiaramente spiegato come i principali obiettivi del MEPI siano “costruire reti di riformatori che condividano  conoscenze e si aiutino a vicenda, catalizzando il cambio nella regione“.

La sovversione finanziata dalle ambasciate statunitensi
L’amministrazione Obama non lesina sui mezzi della sua ingerenza negli affari interni dei Paesi mirati. Le sovvenzioni locali “forniscono un sostegno diretto ai gruppi indigeni che ora rappresentano più della metà dei progetti del MEPI“, osserva il rapporto. “Agenti designati dalle ambasciate statunitensi gestiscono finanziamenti e collegamenti con vari ONG e gruppi della società civile” beneficianti di tali sovvenzioni. “I progetti specifici nei Paesi sono volti a soddisfare le esigenze di sviluppo locale, individuate dalle ambasciate, dai riformatori locali e dalla nostra analisi sul campo. Gli sviluppi politici in un Paese possono portare a nuove opportunità e nuove sfide nel raggiungimento degli obiettivi politici del governo degli Stati Uniti, e il MEPI trasferirà i fondi per soddisfare tali esigenze“, dice ancora. Va da sé che i promotori di tale programma sabotano le istituzioni e i governi locali. Viene infatti indicato che il MEPI ha interlocutori solo tra gli attori della società civile attraverso le ONG interessate negli Stati Uniti e nella regione. “Il MEPI non finanzia governi stranieri e non negozia contratti di assistenza bilaterale“, dice il rapporto. Secondo il MEB, il documento stabilisce un elenco di Paesi prioritari da colpire secondo gli obiettivi della dirigenza statunitense. Sono Yemen, Arabia Saudita, Tunisia, Egitto e Bahrayn. Libia e Siria furono aggiunti un anno dopo la redazione della relazione del dipartimento di Stato. Sull’Egitto si apprende che il governo degli Stati Uniti contattò i Fratelli musulmani considerati compatibili con la politica estera del governo statunitense. L’amministrazione Obama prevede anche un “servizio post-vendita” di tali “rivoluzioni” volte a ridisegnare il “Grande Medio Oriente” secondo la visione statunitense. L’ufficio del coordinatore speciale della transizione in Medio Oriente fu fondato nel settembre 2011. William B. Taylor ne fu nominato a capo. Il diplomatico sapeva di rivoluzioni dato che fu l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina durante la “rivoluzione arancione” del 2006-2009. Secondo il rapporto del dipartimento di Stato, l’Ufficio del coordinatore speciale della transizione nel Medio Oriente coordina l’assistenza del governo degli Stati Uniti presso le “democrazie emergenti” in Medio Oriente e Nord Africa, tra cui Egitto, Tunisia e Libia.

Documento del Middle East Briefing (MEB) “U.S. State Dept. Document Confirms Regime Change Agenda in Middle East

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra tedesca contro Brasile 2014

Itaia Muxaic de Ricart, analista-ricercatore, San Juan/Puerto Rico, novembre 2013 – O Cafezinho

rosa_luxemburg125_enI brasiliani hanno il diritto di risolvere i propri problemi nazionali senza interferenze o interventi di USA, Gran Bretagna o Germania! Nel 2014 gli avversari geopolitici del Brasile di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania intendono aumentare la loro campagna permanente per destabilizzare il Brasile e por termine al suo ruolo internazionale “indipendente”. Nel 2014 in Brasile si terranno le elezioni nazionali e si ospiterà il Campionato mondiale di Calcio. Già nel 2013, gli avversari del Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, hanno approfittato delle rivendicazioni sociali e politiche di alcuni brasiliani e incoraggiato “improvvise” proteste sincronizzate con le eliminatorie  del campionato di calcio nel 2013. Negli Stati Uniti esistono interessi geopolitici, strategici ed economici nel “frenare” il Brasile. La Gran Bretagna ha interessi geostrategici: un milione di chilometri quadrati di zona economica marittima inglese intorno le sue basi nel Sud Atlantico, che si estendono dai tropici all’Antartico, tra Sud America e Africa. Anche se la Germania non ha alcuna ragione strategica per intervenire contro il Brasile, tuttavia il ministero degli Esteri della Germania (le ambasciate), l’agenzia d’intelligence BND legata alla CIA, le sue forze armate nella NATO, la propaganda TV e dell’agenzia “Deutsche Welle“, e i partiti-fondazioni tedeschi, in particolare la Konrad Adenauer Foundation, ricevono ‘istruzioni’ geopolitiche dall’ambasciata statunitense a Berlino, anche se i cancellieri della Germania fanno finta di avere un completo controllo. Centinaia di ONG tedesche intervengono in Brasile, anche se finanziate principalmente dal governo federale della Germania, molte di tali ONG, come la Heinrich Boell Foundation del Partito dei Verdi e quella del cosiddetto Partito della Sinistra Rosa Luxemburg Foundation, si “ispirano” alle ONG globaliste di Londra. In totale contrasto con l’industria della Germania però, con 1600 filiali in Brasile, oggettivamente contraria alle operazioni geopolitiche tedesche contro il Brasile, che favoriscono solo i concorrenti industriali e agricoli statunitensi.
L’analisi che segue si concentrerà solo su una delle centinaia di ONG tedesche attive contro il Brasile: la Fondazione Rosa Luxemburg, una “false flag” gestita da opportunistici ex-“burocrati” del governo tedesco-orientale ora divenuti utili opportunisti. E’ il “think tank” del Die Linke Partei (Partito della Sinistra) finanziato dal governo federale tedesco, che usa tacitamente la “minaccia rossa” per giustificare la propaganda di destra contro il “socialismo”. La Fondazione Rosa Luxemburg (di seguito “Rosalux”) ha un ruolo di primo piano nelle operazioni tedesche di “falsa ultra-sinistra” per destabilizzare il Brasile. “Rosalux” è stata fondata nel 2000 in Germania “per l’educazione politica e l’analisi sociale” secondo le teorie di Rosa Luxemburg. Il nome “fondazione” è un inganno perché “Rosalux” (come le altre “fondazioni” dei partiti tedeschi) è solo un'”associazione” controllata dai suoi legali 100 “membri” ed è finanziata dal governo federale della Germania, che ha versato a “Rosalux” nel 2011 quasi 40 milioni di dollari, di cui 2 milioni dedicati alle “attività estere”, come la Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo, Brasile, Fundacion Rosa Luxemburg a Quito, Ecuador e Fondazione Rosa Luxemburg a New York, USA. “Rosalux” è la continuazione di un “think tank” post-1989 del PDS, il successore del partito “leader” dell’ex-Germania democratica SED. Nel 2007 il PDS ha cambiato nome in Linke Partei (Partito della Sinistra) e assorbì il piccolo partito tedesco-occidentale “WASG”. Il Linke Partei ha 60000 membri: ex-funzionari e polizipotti di frontiera tedesco-orientali. Notizie della stampa tedesca affermano che Ruth Kampa, una dei leader di Linke Partei sia stata un’informatrice della STASI a livello internazionale. Nel 2013 Linke Partei ebbe solo l’8,3% dei voti nazionali tedeschi, in calo dall’11% essendo colluso nella “privatizzazione” di 65000 appartamenti sociali GSW di Berlino vendendoli a Goldman-Sachs e altri “investitori” di Wall Street, che alla fine trassero un profitto di oltre 800 milioni di dollari! L’attuale presidente della “Rosa Luxemburg Stiftung” di Berlino è Dagmar Enkelmann, prima del 1989 accademico del “Comitato Centrale dell’Accademia per le Scienze Sociali” della Germania democratica.
image001La Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo è stata fondata nel 2003: i suoi metodi: 1) la penetrazione dei dipartimenti di scienze sociali delle università del Brasile fornendo una piattaforma all'”ego” degli accademici di ultra-sinistra (maoista), che a loro volta influenzano la loro “scienza sociale”, i cui studenti a loro volta formano “gruppi di resistenza”. 2) Collegarsi con i partiti di ultra-sinistra PSOL, PSTU, PCB che ricevono circa l’1,3% dei voti nazionali. 3) Compromettere i principali partiti di sinistra della coalizione del governo di centro-sinistra, i loro think tank e sindacati. 4) Finanziare gli organizzatori radicali della “resistenza” e dei gruppi indigeni, trascinandoli nella propaganda per l’Europa. 5) Campagne di propaganda in Europa contro il Brasile. L’agente geopolitico (“Bueroleiter“) di “Rosalux” a San Paolo, tra il 2007 e il 20012, era Kathrin Buhl che divenne prima del 1989 specialista dell’America Latina nelle operazioni estere della Germania democratica. Dopo il 1989 è stata la leader della sola ONG successa alle organizzazioni ufficiali della Germania democratica, ereditando 20 milioni di dollari di fondi della Germania democratica investiti nell’ONG Bruecken Nord-Sued per la quale Kathrin Buhl era principale funzionaria dal 1994 fino a quando fu inviata dalla “Rosalux” come agente politico in Brasile, nel 2007. Nel 2009 Kathrin Buhl pubblicò un compendio degli accademici di ultra-sinistra brasiliani contro l”imperialismo del Brasile’, in particolare le imprese semi-statali parzialmente di proprietà dei fondi pensione dei dipendenti pubblici. Titolo: “Le imprese transnazionali brasiliane nell’America Latina: un dibattito necessario”. Ma il 24 dicembre 2012, Kathrin Buhl morì improvvisamente all’età di 51 anni, per cause ignote a Sao Paulo! (“Janis Joplin”, il suo soprannome tra i gruppi di “resistenza” per via delle somiglianze evidenti, fu elogiata come “donatrice” generosa e incondizionata di fondi, non appariva affatto come un “apparatchik” del blocco sovietico!) “Rosalux” a Berlino nominò subito Gerhard Dilger (54) nuovo “Bueroleiter” (agente geopolitico) a Sao Paulo. Si descrive come “scrittore e maestro”, ma sembra un agente politico e propagandista anti-Brasile delle “ONG falsa bandiera”. Presumibilmente è austriaco, ma molto poco si sa di lui fino al suo arrivo in Colombia nel 1992, dove rimase fino al 1999, “lavorando da giornalista”. Nel 1997-1998 fu inviato da El Tiempo (Bogotà) come corrispondente in Germania: El Tiempo era di proprietà degli oligarchi Santos (Juan Manuel Santos, ministro della Difesa e Francisco Santos Vicepresidente della Colombia nel 2003-2010). Dopo il 1999, Gerhrad Dilger appare in Brasile e risiedette nel 2002-2012 a Porto Alegre, apparentemente “corrispondente” di “Tageszeitung“, un quotidiano dell’ambiente “ultraverde-sinistra liberale” di proprietà di una cooperativa di lettori. Dalla lontana, ma geopoliticamente “interessante” Porto Alegre, Gerhard Dilger invase i media di sinistra, verdi e “neocon-cattolici” di Germania e Austria con una propaganda frenetica contro i presidenti della sinistra nazionalista di Sud America: Dilma Rousseff in Brasile, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Hugo Chavez in Venezuela, contro i loro progetti di sviluppo nazionali, contro ogni sviluppo e agricoltura commerciale in Sud America. Gerhard Dilger viaggiò per conto della Chiesa cattolica in Argentina nel 2011, in Ecuador nel 2008 per sostenere “l’uomo della Germania del posto” Alberto Acosta e la sua “falsa ultra-sinistra” contro il Presidente Correa. Gerhard Dilger, propagandista ossessionato da Hugo Chavez, si recò in Venezuela nel 2010 per sostenere il politico della “falsa ultra-sinistra” M. Lopez Maya contro il Presidente Chavez. Nel settembre 2013 Gerhrad Dilger avviò la sua campagna anti-Brasile negli Stati Uniti, in un evento organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg di New York, che dal 2012 infiltra la sinistra e i movimenti di protesta statunitensi per “farne” dei bersagli della propaganda neocon, quali “influenzati dai comunisti della Germania dell’Est”. Gerhard Dilger si portò dal Brasile gli organizzatori della protesta Eloisa C. Varela, Cosme Felippsen, Joanna Barras e Samuel A. Queiroz S., spacciato nel 2010 dal British Council quale “giovane futuro leader”. (Gerhard Dilger fu negli anni ’80 alla Concordia Institute, di Benmidji, Minnesota, USA). Nei vent’anni in cui Gerhard Dilger riferiva all’Europa del Sud America non ha mai parlato della BND della Germania, affiliata alla CIA (fondata dopo il 1945 dal 45_dilgergenerale nazista R. Gehlen). La BND è attiva in America Latina dai primi anni ’60. Gerhard Dilger menziona contatti con la GTZ, “impresa privata” del governo tedesco nella “cooperazione tecnica”. Gerhard Dilger a Sao Paulo sembra orchestri le operazioni di “Rosalux” contro Brasile 2014, come appare nel documento “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″, insieme a Christian Russau di Berlino, coordinatore in Germania della campagna permanente anti-Brasile. Christian Russau, (senza la “o”) ha studiato le teorie di Hannah Arendt alla Freie Universitaet di Berlino fino al 1995, e agisce da organizzatore generale in Germania della campagna permanente di destabilizzazione del Brasile, l’asse della campagna sono: 1. Il Linke Partei e la sua Rosa Luxemburg Foundation (in Brasile Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo). 2. Gruene (Partito Verde) e la sua Fondazione Heinrich Boell (in Brasile Fundaçao Heinrich Boell di  Rio), 3. I vescovi neocon della Chiesa cattolica in Germania che, per scopi geopolitici, dirigono la CIMI in Brasile quale “teologia della liberazione”, manovrando sul governo di centro-sinistra. 4. Kooperation Brasilien, un ombrello di ONG manipolato dagli accademici tedeschi interventisti geopolitici e alcuni espatriati brasiliani. La conferenza per la strategia di ‘destabilizzazione di Brasile 2014′ si tenne a Berlino il 31.10.2013, preso la Rosa Luxemburg Stiftung di Berlino, con Christian Russau organizzatore in Germania dell’operazione anti-Brasile; Claudia Favaro, architetta e organizzatrice presunta anarchica del Brasile; Carlos Vainer, sociologo di ultra-sinistra del Partito PSOL del Brasile (Vainer era a Colonia, in Germania, il 29/10/2013 facendo scena gridando a un accademico tedesco che aveva difeso il governo di centro-sinistra del Brasile: “appartiene a Dilma”)!; Felipe Bley Follia un giurista brasiliano che collabora con “Rosalux”.
lutzi-2L’agente di contatto tra i gruppi di “resistenza” a Rio de Janeiro e “Rosalux” di Berlino è la tedesca Lucie Matting coinvolta già nel 2012 nei preparativi per le “proteste” del giugno 2013 in Brasile.  Nel 1999 Lucie Matting aveva pubblicato in Germania “Grenztruppen der Deutschen Demokratischen Republik“, un memoriale nostalgico dei 45000 paramilitari delle guardie di frontiera della Germania democratica nel 1961-1989. Fredricke Strack a Rio quale “consulente” per  “organizzare” la prostituzione, legale in Brasile e Germania ma soggetta a restrizioni che nelle sue campagne vuole cambiare in entrambe le nazioni: Fredericke Strack è contraria ai controlli governativi sui bordelli quali aziende private e promuove il “marchio di qualità della prostituta”, sostenuta da una ONG della California con donatori aziendali degli USA. Ha partecipato a una conferenza del fondo George Soros a New York: le ONG degli USA hanno donatori dai grandi nomi di Wall Street, interessati all’influenza geopolitica per sovvertire i movimenti nazionalisti di sinistra! Altri collaboratori di “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″: Martin Ling, che si batte contro ogni sviluppo su “Neues Deutschland“, il quotidiano del “Linke Partei”, Thomas Fatheuer, ex-agente politico e Dawid Danilo Bartlet, l’agente politico attuale della Fundaçao Heinrich Boell di Rio de Janeiro (Partito dei Verdi tedesco), Malte Daniljuk, coeditore del blog “amerika21.de” che con il pretesto della “solidarietà”, incoraggia interventisti e avventurieri contro i governi di centro-sinistra “indipendenti” in America Latina per il fatto che non sarebbero “veri socialisti”, ma “deviazionisti” che collaborano con i capitalisti distruggendo l’ambiente e minacciando le comunità indigene e contadine. (I terroristi della RAF tedesca Lutz Taufer, Eva Haule e Christian Klar sono ora gli analisti sull'”America Latina” di “amerika21.de”: Lutz Taufer è stato graziato nel 1996 in Germania da due ergastoli, poi giunse in Brasile ad organizzare i gruppi di “resistenza” nelle favelas di Rio, nel 1999-2011!), Florian Warweg, un carrierista delle ONG “consulente” di Heike Haensel, ex-teologo, ora specialista parlamentare per l’America Latina del Partito della Sinistra tedesca. Claudia Fix, un'”attivista” professionista dell’ONG tedesca. Gli articoli del documento sono scritti da Julio Delmanto, un radicale di Sao Paulo che si batte per la legalizzazione delle droghe in Brasile. La sua tesi ha per titolo: “La ricerca del rapporto tra droga e partiti e movimenti della sinistra in Brasile”. Ridicolizza i maggiori partiti della sinistra del Brasile,  PT e PCdoB come “patetici” (che hanno in totale 2,5 milioni di aderenti). C’è anche un’intervista di Lucie Matting a Carlos Vainer, e un’intervista di Gilka Resende a Marcelo Freixo (deputato locale di Rio dell’ultra-sinistra PSOL). Gilka Resende “organizza proteste” a Rio. Altre parti sono ri-pubblicazioni di relazioni dei gruppi di protesta locali organizzati su scala nazionale come Comites Populares da Copa e Articulaçao Nacisonal dos Comites Populares.
Importante: i nomi degli attivisti locali in Brasile, le cui posizioni personali sono state ri-pubblicate nel documento della “Rosalux” (“Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9“) e i loro gruppi locali non  sono qui menzionati perché i brasiliani hanno il diritto di esprimere le loro opinioni e richieste. Ma i “partner” degli “oppositori” in America Latina dovrebbero essere denunciati internazionalmente!

manifs-brc3a9sil2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esclusione della Russia dal G7, istituzione superata, inutile e ridicola

Il bluff delle sanzioni occidentali contro la Russia sulla Crimea
Parte 3/4: L’esclusione della Russia dal G7, istituzione superata, inutile e ridicola
Jean-Paul Pougala, Babone (Camerun) 06/05//2014
SILVIO_popIeri 4 giugno 2014 s’è tenuta a Bruxelles una cena di lavoro tra i capi di Stato e di governo dei Paesi del G7: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada. Sono anche definiti i Paesi più ricchi del mondo, anche se non è vero. Dal 1974 è una menzogna. Fino al marzo 2014 si chiamavano G8 con la Russia e l’incontro originariamente previsto a Sochi. Dopo la riunione del 20 marzo annunciarono trionfalmente l’esclusione della Russia dal G8 e soprattutto la cancellazione del previsto incontro a Sochi, in Russia, per giugno 2014. Cos’era il G8? Secondo i suoi inventori, il club riuniva i Paesi più potenti della terra. E chi decide chi è potente e chi no? Gli Stati Uniti naturalmente. Basta guardare la composizione del G8. Oltre alla Russia, appena esclusa, tutti i Paesi membri hanno una particolarità: sono indebitati. Si tratta di Paesi che languono sotto il peso del debito pubblico; vi troviamo per esempio Canada e Italia. Domanda: il Canada è dunque più potente della Cina? E l’Italia è più potente del Brasile o dell’India? Mistero!
Questo ci porta al vero problema che manifesta l’inutilità di tale organizzazione: quali sono le decisioni di ciò che è oggi ancora il G7? Nessuna. Sì, avete capito niente. Perché è evidente che queste anatre zoppe non possono prendere decisioni e attuarle, gli mancano quei soldi che non hanno. Peggio, sono pecoroni inconsapevoli di non avere il potere di costringere le potenze reali, come India, Brasile, Messico e Cina, alle loro decisioni. In un articolo del quotidiano economico e finanziario inglese, Financial Times (FT) del 13 giugno 2013, ci si fa grandi beffe dei fannulloni del club. Non lo dico io ma il Financial Times del 17/06/2013 che scriveva: “Il G8 non conta nulla, non rappresenta nessuno e non decide nulla, ma è il simbolo del comitato esecutivo occidentale“. In altre parole, secondo il quotidiano finanziario inglese, per capire come l’occidente ha raggiunto il capolinea è sufficiente ricordare che il suo comitato esecutivo, il suo cervello, è rappresentato da un’organizzazione che non vale e decide nulla, il G7+1. Perché l’ultima, la Russia, non è mai stata accettata pienamente in tale club. Alle riunioni dei ministri dell’economia del G8, la Russia non veniva mai invitata. Questo è il motivo per cui non ho mai creduto nel G8, ma nel G7+1, come molti analisti statunitensi hanno smesso di chiamarla dopo l’entrata della Russia.

Perché il G7+1è un’organizzazione inutile?
A margine della preparazione del G7+1 de L’Aquila, in Italia, il presidente del Consiglio italiano era alla Casa Bianca del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il 15 giugno 2009. Alla conferenza stampa seguente, Obama comunicò i 4 punti all’ordine del giorno del G7+1 de L’Aquila: lotta contro il terrorismo, riduzione degli armamenti nucleari, lotta contro la crisi economica e infine lotta per la sicurezza alimentare e la cancellazione della miseria nel mondo. Basta prendere l’ultimo punto del programma. Sono anatre zoppe che pretendevano per due giorni, in una città in rovina distrutta dal terremoto in Italia, di risolvere il problema della fame nel mondo. Per salvare l’Africa, quando devono salvare se stessi. 6 aprile 2009, 03:32, un terremoto d’intensità 6,3 Mw causa 309 morti, 1500 feriti gravi e circa 10 miliardi di euro di danni. Siamo lontani dai 6000 morti del terremoto del 1703. Durante il 35.mo summit del G8, dall’8 al 10 luglio 2009 a L’Aquila, i 7 capi gareggirono in impegni sulla ricostruzione della città. Fu il presidente Obama a vincere il premio delle promesse più grandi, seguito dal presidente francese Sarkozy che promise 3 milioni di euro per la ricostruzione della Chiesa delle Anime Sante e Angela Merkel promise di ricostruire un’altra chiesa nella città di Onna. Né Obama né Sarkozy si ricorderanno delle loro promesse, tanto meno Merkel. Mi sono chiesto perché tra tutte le chiese distrutte a L’Aquila, la cancelliera tedesca avesse tanto bisogno di parlare della chiesa di un piccolo villaggio vicino L’Aquila? Poi scoprì l’ennesimo cinismo dei Paesi democratici: il 2 giugno 1944, la resistenza italiana uccise un ufficiale tedesco e per rappresaglia i tedeschi presero 25 persone a caso ad Onna e le fucilarono. Il 7 giugno 1944, un altro ufficiale tedesco fu ucciso dai resistenti, per rappresaglia i tedeschi presero a caso 17 adolescenti in questo piccolo villaggio, ragazzi e ragazze, e li fucilarono. Nonostante il peso della storia e delle emozioni, ancora oggi questa chiesa non è stata ricostruita. Nessuno ha visto il becco dei 3 milioni di euro promessi da Sarkozy. Nessuno ha visto il denaro così tanto promesso da Obama. La città è ancora in ginocchio per mancanza di soldi per la ricostruzione.
Quando scrivo queste parole, 6 maggio 2014, a L’Aquila tutto è in rovina come nei giorni del G8, per mancanza di soldi. Quindi se non riuscivano ad aiutare una loro città, livida e distrutta da un terremoto, poche settimane prima della riunione del G8, perché dovrebbero essere più sensibili al problema della fame di persone nel mondo che non conoscono? Euronews nella sua edizione del 10 gennaio 2014, tornava a scoprire cos’era successo alle promesse del G7 per il salvataggio dei 70000 senzatetto del sisma del 6 aprile 2009. Zero! Riferiva tre osservazioni molto interessanti. La prima di un residente, Pierluigi Lo Marco, che si lamentava di aver ricevuto solo le bollette per il  riscaldamento, 5000-7000 euro, senza sapere dove prendere quei soldi, poiché gli edifici sono mal fatti. Questa è la mafia che ha vinto la gara d’appalto e che non ha fatto nulla. Pierluigi riassume la qualità di alcune case prefabbricate con tali parole: “infiltrazioni d’acqua, materiali fragili, scarso isolamento“. Il secondo personaggio è l’eurodeputato Søren Bo Søndergaard, della commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, che in una relazione al Parlamento europeo nel novembre 2013 non era affatto rassicurante. In questo rapporto, scopriamo che gran parte dei 493 milioni di euro dei fondi europei di solidarietà per alloggi di emergenza de L’Aquila fu data ad  imprese legate alla mafia, che usano ampiamente il metodo della sovrafatturazione. Il terzo personaggio è il sindaco de L’Aquila. Prima delle dimissioni poche settimane dopo l’intervista, il sindaco disse ad Euronews che per ricostruire la sua città servirebbero 5 miliardi di euro, e nessuno sa dove trovarli. La cortina fumogena del G7 è di un cinismo sconcertante. “Abbiamo trovato un modo per raccogliere fondi per la ricostruzione, perché ci vogliono molti soldi (…) con un prestito 40ennale da un pool di banche, per esempio“. Ecco in quale scompiglio oggi si trova L’Aquila che ha ospitato il vertice G7+1 nel 2009, nonostante le promesse generose dei presunti più potenti del mondo, che non trovano di meglio che cercare disperatamente prestiti 40ennali dalle banche per ricostruire la città dignitosamente. Se non possono aiutare se stessi, come possono salvare l’umanità? È necessario essere uno scienziato per capire che questa cosa chiamata G7 è un vero bluff mediatico? Torniamo al 2009, al vertice de L’Aquila.
6 presidenti africani furono invitati tra cui il presidente dell’Unione africana Muammar Gheddafi, che promise 20 miliardi di euro in tre anni per fare dell’Africa un continente sviluppato. Appena due anni dopo, i membri di questo G7, incapaci di mantenere le loro false promesse, assassinarono l’allora presidente dell’Unione africana. Nel 2014, cinque anni dopo, si può vede che dei 20 miliardi di euro promessi nulla è stato versato a chicchessia nel continente africano, confermando che il G7 è principalmente un club di bugiardi annoiati. Il più ridicolo del circo era il presidente del Consiglio italiano che durante la stessa conferenza stampa alla Casa Bianca disse: “Gli Stati Uniti metteranno a disposizione di vari Paesi poveri una quantità enorme di moneta per garantire il raggiungimento dell’obiettivo della sicurezza alimentare”. Analizzate bene tali parole, avanzate alla Casa Bianca da un italiano che le attribuisce al presidente degli Stati Uniti, propositi che non mantiene, davanti alla stampa nella conferenza dei due tizi. Se Obama voleva dare ai cosiddetti Paesi poveri una quantità enorme di denaro, perché non si prendeva il piacere di annunciarlo lui stesso? Ma c’è di peggio: cos’è una “quantità enorme di denaro”? Questi sono i due Paesi più indebitati al mondo, che sarebbero lieti di trovare una quantità enorme di denaro per i Paesi africani. Domanda: perché non hanno usato parte di quell’enorme quantità di denaro per ripagare i loro debiti pubblici? O anche per ricostruire L’Aquila. Queste erano promesse del 2009, cinque anni fa. C’è un solo esempio al mondo di Paese che ha risolto il suo problema alimentare con questa presunta enorme quantità di denaro di Obama? Non lo so. È un bluff, ma ha almeno il merito d’impressionare i creduloni. Infatti, al G8 de L’Aquila ci fu una vergognosa processione di certi capi di Stato africani sedotti da false promesse.

Statistiche comparative dei debiti per Paese
Secondo i dati più recenti del CIA World Factbook 2011, ecco la situazione dei debiti dei G7+1:
Giappone: 205,50% del PIL (243,20% nel 2013)
Italia: 120,10% del PIL (132,5% nel 2013)
Canada: 87,40% del PIL (89,10% nel 2013)
Francia: 86,10% del PIL (93,90% nel 2013)
Regno Unito 85,30% del PIL (90,10% nel 2013)
Germania 80,60% del PIL (78,10% nel 2013)
USA: 67,80% del PIL (104,50% nel 2013)
Russia: 8,30% del PIL (9,10% nel 2013)
Possiamo scoprire che secondo i dati diffusi dai servizi segreti statunitensi (CIA) da Washington, la Russia è il Paese meno indebitato e ha 8 volte meno debito rispetto al più virtuoso del circolo, gli Stati Uniti. I dati 2013 vennero forniti da ciascuno Stato nei primi mesi del 2014 e confermano la tendenza prevista dalla CIA. Rispetto al famoso G7, secondo la stessa fonte e lo stesso anno, la Guinea Equatoriale ha un debito del 5,10% rispetto al PIL, l’Algeria dell’8,30% , il Camerun dell’13,90%, la Nigeria del 17,80% e l’Angola del 18,10%. Come possono Paesi il cui debito pubblico è maggiore della loro ricchezza totale pretendere di decidere il futuro del mondo e dirigerlo? Sono Paesi con una cattiva gestione delle finanze pubbliche, invece di nascondersi e tacere pretendono d’insegnare il buon governo ai Paesi più virtuosi. Come può un Paese come l’Italia, che dal 2001 ha visto la scomparsa di 120000 aziende in tutti i settori, pretendere di essere più potente della Cina che languisce sotto le enormi riserve valutarie derivanti dalle esportazioni in tutto il mondo? In conclusione, l’annullamento della riunione del G8 del giugno 2014 a Sochi è l’annullamento della nullità. E poiché per definizione se si moltiplica qualsiasi variabile per zero, si ottiene zero, se si divide un numero per zero, è fantastico si ha sempre zero. Non tenere il G7+1 a Sochi non influisce sul mondo. Escludere la Russia dal G8 non fa né freddo né caldo al cittadino russo, tanto meno a quello della Crimea. E sulle dichiarazioni di Obama al suo arrivo a Bruxelles, il 6 giugno, che non potrà mai abbandonare la Crimea, possiamo solo chiederci se non deliri. O è solo accecato dall’odio anti-russo?

Obama e l’odio anti-russo
Noi africani conosciamo la discriminazione basata sul colore della pelle. Quello che non sappiamo è che in Europa c’è una discriminazione ancora più forte non basata sulla razza o tribù, ma sulla lingua. Così il problema ucraino è sostanzialmente l’epilogo della discriminazione dei russofoni in tutta l’Unione europea. Sì, si capisce che nei Paesi dell’Unione europea parlare russo è un crimine. Parlare russo è peggio del deicidio ebraico. La discriminazione contro gli ebrei in Europa si basa sulle bugie della Bibbia secondo cui gli ebrei uccisero il figlio di Dio. Basti notare che non c’è un Dio per capire che si tratta di discriminazione basata su menzogne. Per i russi è anche peggio. L’accusa non esiste, ma se parlate russo siete per forza il demonio. E l’Unione europea lascia fare, che dico? L’UE incoraggia la discriminazione, dato che chiude gli occhi e fa finta di non vedere. In Lettonia, ad esempio, quando il Paese proclamò l’indipendenza dalla Russia nel 1991, quest’ultima non si oppose. Ma ciò che fece per ringraziare la non interferenza della Russia, è stupefacente: il Paese neo-indipendente conferiva la nuova cittadinanza lettone a tutti coloro che non parlano russo. E i russofoni? Senza diritti. Sì oggi nel 2014 con l’approvazione dell’Unione Europea, la popolazione russofona della Lettonia non ha cittadinanza, né passaporto e non può lasciare il Paese per recarsi all’estero. A meno che non ci s’infila in un percorso ad ostacoli per dimostrare di meritarsi il titolo di lettone. Ciò è certamente quello che è accaduto all’attuale sindaco della capitale Riga, Nils Usakovs. La sua storia sembra presa da un film dell’orrore. Questo giovane molto intelligente e attivo è il più giovane sindaco della Lettonia. Dice  nella sua biografia che aveva solo 23 anni quando ottenne la cittadinanza lettone. Ma il peggio è che sua madre, fino ad oggi, non ha la cittadinanza; le autorità lettoni non la trovano abbastanza in forma per essere una lettone. Risultato, è un’apolide. Il suo unico difetto: parla lettone non molto chiaramente, con accento russo. Perché la Russia non può darle un passaporto russo? Risposta: perché l’Unione Europea e la NATO insorgerebbero immediatamente accusandola d'”interferenza negli affari di un Paese democratico, membro dell’Unione europea e della NATO“. Scrive nella sua biografia: “Mio padre era apolide, mia madre non ha ancora la cittadinanza lettone, questo problema è qualcosa di molto personale per me“. Nel 2009, il partito politico che ha creato vinse le elezioni, ma non sarà mai Primo ministro della Lettonia, perché tutti gli altri partiti politici lettoni, che hanno perso le elezioni, saranno d’accordo per escluderlo dal potere. Così si accontenta del consiglio municipale di Riga, dove tali accordi non sono previsti dalla legge. In tale città, il 60% della popolazione parla russo. Così vinse le elezioni comunali e divenne il sindaco più giovane del Paese. C’era la crisi economica e per salvare la sua città, aveva bisogno di fondi, si rivolge a Mosca, dove si reca regolarmente per esaltare le virtù della sua città a turisti e funzionari russi. I turisti russi si affollano, le casse municipali si riempiono e si creano gelosie. Viene quindi accusato di essere una spia di Putin. Nella stampa lettone, venne pubblicata la sua corrispondenza con un dipendente dell’ambasciata della Federazione Russa in Lettonia, un certo Aleksandr Gapilov, chiedendo di favorire l’arrivo dei turisti russi in città. Ecco ciò che dice nella sua biografia: “Chi altro dovrebbe partecipare? Non c’erano alternative alla Russia (…) Il mio compito era pubblicizzare Riga e creare un clima politico favorevole, facendo arrivare i turisti e il denaro degli imprenditori russi, e questo era utile alla città“. Se tutte queste calunnie non hanno funzionato, è solo perché ha potuto condurre una gestione finanziaria molto sana e rigorosa del comune. Onestà che anche i suoi più duri avversari gli riconoscono. E’ chiaro che l’Unione europea che assegna il premio Sakharov a vincitori da Paesi dittatoriali non potrà mai dare il premio al giovane Nils Usakovs: svolge una buona azione nel Paese sbagliato. Se fosse stato in Russia, Repubblica Democratica del Congo, Cina o Zimbabwe, non c’è dubbio che avrebbe avuto oggi il Premio Nobel per la Pace. E il sostegno di tutte le cosiddette ONG per i diritti umani. In un articolo dedicatogli da due giornalisti: Tomas Ancytis e Vaidas Saldziunas della rivista “Lietuvos Rytas” di Vilnius, si legge: “Allora, da dove provengono le lamentele di certi lettoni verso il politico russofono? Ovviamente, la “lealtà”. Questo termine appare frequentemente nelle discussioni dei lettoni. Non si fidano dei politici russi, e questo è tutto (…) ma sembra che tali sospetti siano meno necessari. Nils Usakovs è un politico il cui nome non è mai stato associato ad alcun scandalo”.

Conclusione
L’esclusione della Russia dal G7 è meno importante della rivincita della lotta contro il razzismo che il presidente russo Vladimir Putin lancia in Europa per riconquistare la dignità di coloro che morirono per la leggendaria democrazia. L’occidente ha la sfortuna di affrontare il 21° secolo con dei capi politici del tutto sfasati rispetto ai vari conflitti. Gli abbiamo visti sostenere in Siria gli stessi che al ritorno compiono attentati in Belgio. Hollande minacciava di bombardare la Siria, senza mai chiedersi se potesse sopportare la potenza di fuoco della Russia in Siria. Finiremo per rimpiangere la guerra fredda. C’era più tensione, ma almeno avevamo anche dei leader molto bravi e coriacei per affrontarla. Oggi i capi occidentali non conoscono nemmeno i problemi che pretendono di risolvere. La catastrofe libica ci ha svegliato su ciò. Il G7 è un’organizzazione troppo inutile, anacronistica e composta da Stati indebitati per spaventare anche una mosca. Deve semplicemente sparire al più presto. La Russia è soprattutto un Paese europeo. Ho l’impressione, quando ascolto il presidente degli Stati Uniti Obama parlare dei russi, che parli di un Paese di Marte. Si può essere indulgenti verso Obama sapendo che gli statunitensi non sono bravi in geografia; ma che dire di François Hollande e David Camerun che s’arrabattano nell’incomprensione totale della palude politica internazionale che loro e i loro consiglieri non capiscono, per quanto è complicata.

Babone (Camerun) 06/05/2014
Jean-Paul Pougala, ex-cameriere

G8:LEADER OSSERVERANNO MINUTO DI SILENZIO PER VITTIME SISMATraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Algeria nel mirino degli Stati Uniti

Charles Francis L’Autre Afrique 13 febbraio 2014

algeria-mapDa diversi mesi gli Stati Uniti hanno classificato l’Algeria un “Paese a rischio sicurezza per i diplomatici” e posto installazioni militari con contingenti navali nel meridione della Spagna, senza nascondere le intenzioni interventiste in Africa settentrionale. Si sa inoltre che gli Stati Uniti puntano alla zona di confine tra il sud della Tunisia e l’Algeria, “segno che gli Stati Uniti sono determinati ad agire, il Pentagono ha appena occupato, nel sud della Tunisia, una base in disuso da ristrutturare per intervenire nel teatro libico, ha detto una fonte diplomatica a Tunisi” (LeFigaro, 1 febbraio 2014). Il minimo che possiamo dire, anche se si tratta per il momento d’intervenire in Libia, è che l’orco si avvicina… Minacce punitive per non aver sufficientemente sostenuto l’intervento militare francese in Mali? Una piano di destabilizzazione dell’ultimo bastione indipendente dall’influenza degli Stati Uniti? Il fatto è che dopo il Mali e lo stato di tensione in tutta la sub-regione, gli algerini hanno il diritto ad avere gravi preoccupazioni.

L’intervento militare annunciato
500 marines w otto caccia degli Stati Uniti sono stati schierati dall’estate del 2013, una sostanziale forza d’intervento militare, nella piccola città di Moron, Spagna. Se la presenza militare degli Stati Uniti su suolo spagnolo non è uno scoop, ciò che è nuovo è lo scopo specifico di tale nuovo schieramento. La confessione del governo spagnolo in merito a ciò è davvero notevole: “consentire ai militari degli Stati Uniti d’intervenire in Africa settentrionale in caso di gravi perturbazioni“. Non si può infatti essere più chiari! Oggi, mentre gli Stati Uniti hanno appena fatto la richiesta formale al governo Rajoy di aumentare l’attuale presenza di marines, chiamata “Forza di risposta alle crisi in Africa“, apprendiamo dal quotidiano spagnolo El Pais, di grandi movimenti della marina degli Stati Uniti sulle coste spagnole: “L’11 febbraio, il cacciatorpediniere USS Donald Cook arriverà con il suo equipaggio di 338 uomini nella base navale di Cadice. Una seconda nave, l’USS Ross, arriverà a giugno e altri due, USS Porter e USS Carney, nel 2015. In totale, 1100 marines con le loro famiglie, che si sistemeranno nella base di Cadice.” Alla domanda su tutte queste manovre e schieramenti militari, Gonzalo de Benito, segretario di Stato agli Esteri spagnolo ha solo commento: “Quali operazioni compiranno questi marines super-equipaggiati? Non posso dirlo perché queste forze non sono qui per operazioni specifiche, ma per per dei possibili imprevisti…
Tra minacce e gerghismi, misuriamo come il suono degli stivali dev’essere preso molto sul serio. Che siano in Italia o in Spagna, nel nord del Mali o del Niger, francesi o statunitensi, è chiaro che le basi militari aumentano intorno al Maghreb.

Innanzitutto umanitari e poi la guerra…
Tutti gli interventi esteri che presiedono, e tendono ancora, al processo di disgregazione territoriale e politico delle nazioni, in particolare dell’Africa… sono sempre stati preceduti da campagne ultra-mediatiche sul piano “umanitario”. Si conosce lo svolgersi delle operazioni: “umanitari” e ONG segnalano, di solito dove gli viene detto, una situazione drammatica per i civili, denunciando carestie attuali o future, individuando moltitudini sottoposte a genocidio (o a rischio di), inondando il pubblico con immagini shock e opinioni, infine … le grandi potenze sono “costrette” a difenderli s’intende.. intervenendo a favore del “diritto alla vita dei popoli interessati”. Come in Libia, Costa d’Avorio, Africa Centrale, Mali… disintegrando, tagliando e infine dividendo tutto. Così, dopo averlo rodato da tempo in Biafra e in Somalia, entrambi disintegrati (1), il “buon” dottore Kouchner, ministro francese di destra e di sinistra, s’inventava nell’ex-Jugoslavia, anch’essa disintegrata, la versione finale del “diritto di intervento”! Invenzione che, dopo aver dimostrato la propria efficacia nell’implosione dei Balcani, prospera nel pianeta soggetto alla globalizzazione imperiale. Dalle “armi di distruzione di massa” irachene al “sanguinario” Gheddafi in Libia, “migliore amico della Francia”, dalla Siria al Mali, dalla Costa d’Avorio all’Africa Centrale… notando che si tratta di numerose guerre condotte in suo nome nel continente, si misurano i risultati di tale politica “umanitaria”.

Nord Africa, Algeria e Tunisia chiaramente nel mirino
Non dimentichiamo che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha recentemente classificato l’Algeria tra i Paesi “a rischio sicurezza per i diplomatici.” Inoltre, allo stesso tempo, nel Congresso degli Stati Uniti sono state discusse nuovamente modifiche alla legge antiterrorismo, con l’obiettivo dell’intervento delle forze armate, senza previa consultazione… del Nord Africa! In questo modo… le ONG umanitarie, che hanno già espresso la volontà di “chiamare in aiuto le grandi potenze” e i loro eserciti, sono da tempo all’opera in Algeria. Secondo il sindacato centrale UGTA (Unione generale dei lavoratori algerini) queste ONG operano per dividere e contrapporre le popolazioni: Nord contro Sud, arabi contro berberi, lavoratori contro disoccupati… in cima a queste ONG “umanitarie” vi sono Freedom House, Canvas, NED… i cui legami con la CIA non sono un segreto.(2) L’UGTT ne accusa così l’infiltrazione nei movimenti sociali per “ingannarli e trascinarli in violenze, cercando di creare una crisi che possa giustificare l’intervento” e ancora “mentre i giovani manifestano legittimamente per i posti di lavoro, contro la precarietà e lo sfruttamento, i leader giovanili di Canvas li sfruttano per trascinare la questione dell’occupazione nel contesto del separatismo del sud dell’Algeria, cioè laddove si trovano le grandi ricchezze in minerali, petrolio e gas. “Casualmente, si è tentati di aggiungere o meglio… come al solito”. (3)
Insicurezza e disagio sociale suscitati al di qua delle frontiere, diffusa insicurezza suscitata aldilà. Il metodo è noto. Gli Stati Uniti, che già si affidano alla destabilizzazione regionale per giustificare il dispiegamento militare nel Mediterraneo, domani non mancheranno di cogliere il pretesto dei disordini sociali o del “pericolo per i diplomatici” per intervenire direttamente. Non sarebbe legittimo, tuttavia, chiedersi della responsabilità delle grandi potenze, soprattutto degli Stati Uniti, nella proliferazione del terrorismo in questa regione dell’Africa? Non lo è, e non è l’ultimo dei paradossi che, in nome dell’insicurezza, gli Stati Uniti tramite NATO e Francia decidessero di far saltare la Libia nel 2011? Non è per la stessa ragione che l’esercito francese entrò in guerra in Mali nel 2012. Due interventi, si ricordi, lungi dal portare la pace, aggravando la  destabilizzazione, facendo del Sahel e dell’intera sub-regione una polveriera.
Queste nuove minacce degli Stati Uniti, che rientrano nella cosiddetta strategia del “domino” tanto cara alla precedente amministrazione Bush, devono essere prese molto sul serio. Visto che tanti falsi pretesti non mancano e non mancheranno, nel prossimo futuro, a motivare l’intervento militare estero. Le grandi potenze non si fermeranno, al contrario, rischiano la disintegrazione regionale e relative conseguenze letali per i popoli. Già questa è la regione che subisce l’incredibile proliferazione di armi per via dell’esplosione dello Stato libico e del continuo flusso di armi di ogni  tipo, totalmente irresponsabile, per gli estremisti islamici in Siria. Le onde d’urto di tale situazione si sono viste in Mali dove una Francia militarmente obsoleta si mostra molto (troppo) amichevole verso dei separatisti assai ben equipaggiati che spuntano in Algeria, dove si pensava che il terrorismo islamico fosse stato sradicato, e in Tunisia, dove sciamano gruppi paramilitari che pretendono di rappresentare l’Islam e dove, allo stesso tempo, il potere lascia impuniti l’omicidio degli oppositori politici.
Appare sempre più chiaro alle popolazioni colpite che tali minacce verso gli Stati sovrani hanno per obiettivo di lasciarle in nazioni indebolite dirette da ascari impotenti e divisi, incapaci di resistere alla cupidigia delle multinazionali. Ecco perché gli Stati da cui provengono le multinazionali vanno così d’accordo, nonostante i loro interessi e quel che dicono, con i peggiori islamisti, sia oggi in Sahel e Siria che in Libia ieri. In altre parole, a ognuno il suo spazio, i suoi profitti e il suo bottino. Certo, mai come oggi le “vecchie chimere” ideate dai fondatori dell’Indipendenza come il “Panafricanismo” o “l’Africa agli africani”…, gettate nella pattumiera della storia, sembrano avere tanta attualità. Ad ogni modo e qualunque siano i discorsi urgenti imposti dalla drammatica situazione nel continente, l’attualità impone che l’Algeria non si faccia dettare le proprie azioni dall’intervento militare.cnvs1. Dopo il Biafra, Bernard Kouchner spiegò che bisognava “convincere” prima l’opinione pubblica, e poi seguono le operazioni spettacolari come “sacchetti di riso per la Somalia”, “barche per il Vietnam”… i disaccordi con MSF, la sua dipartita e la creazione di Medici del Mondo.
2. UGTA, Algeri 28 giugno 2013, sul giornale del PT algerino Fraternité
3. Sul ruolo nefasto di “umanitari”, ONG e destabilizzazione delle nazioni, vedasi “Banca Mondiale e ONG destabilizzano gli Stati

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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