Africa: l’obiettivo dimenticato della NSA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 12.11.2013

Lethal PresencePer i media occidentali, l’Africa è sempre una semplice nota, un continente generalmente dimenticato in materia di spionaggio e sorveglianza elettronica. Tuttavia, come i leader in Europa, America Latina e Asia lamentano le attività di sorveglianza dell’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSA), l’Africa è anch’essa vittima della sorveglianza globale delle comunicazioni dagli Stati Uniti… Anche se l’Africa è al traino del resto del mondo nell’adozione di una maggiore tecnologia dell’informazione, non viene ignorata dalle agenzie di Signals Intelligence (SIGINT) dei Paesi dai Cinque Occhi (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda) e da una delle nazioni dell’alleanza SIGINT dai Nove Occhi, la Francia. Le comunicazioni via satellite, cavi in fibra ottica sottomarini, telefoni cellulari e Internet sono tutte sottoposte allo stesso livello di sorveglianza da parte di NSA, Government Communications Headquarters della Gran Bretagna (GCHQ), Communications Security Establishment del Canada (CSEC) e Defense Signals Directorate dell’Australia contro Paesi in America Latina, Asia, Medio Oriente e Europa orientale. In effetti, le nazioni africane sono da tempo preoccupate per la predisposizione delle loro comunicazioni Internet alle intercettazioni da parte dell’occidente. In un articolo scritto da questo autore, il 1 maggio 1990, per la rivista di computer Datamation, dal titolo “Le Nazioni africane sottolineano la sicurezza”, veniva osservato che i Paesi africani sono indietro di oltre venti anni nella protezione dallo spionaggio dei loro dati sensibili, tra cui Sudafrica, Ghana, Egitto, Senegal, Tanzania, Botswana, Guinea, Costa d’Avorio, Benin e Namibia.
I documenti classificati della NSA rivelati dall’informatore Edward Snowden, sottolineano come le comunicazioni in Africa siano sotto costante sorveglianza da parte della NSA e delle agenzie  SIGINT dei suoi alleati. Il documento TOP SECRET STRAP 1 del GCHQ precisa che i servizi diplomatici di tutti i Paesi utilizzano smart phone e che questi sono gli obiettivi favoriti dello spionaggio. Migliaia di indirizzi e-mail e numeri di telefono cellulare o “selettori” dei funzionari dei governi africani, vengono memorizzati nella rubrica telefonica mondiale e nelle directory di posta elettronica. Banche dati della NSA che contengono informazioni su “selettori” e “contenuti” sono utilizzate dagli intercettatori per concentrarsi su determinate conversazioni in Africa e all’estero. Queste raccolte e memorie di metadati hanno nomi di copertura come Fairview, Blarney, Stormbrew, Oakstar e Pinwale. Un programma di analisi e d’intercettazione globale di email e chiamate telefoniche della NSA, denominato Boundlessinformant, traccia il monitoraggio di telefonia digitale (riconoscimento del numero di composizione o DNR), e-mail e altre comunicazioni testuali digitali (rete digitale d’intelligence o DNI). Una “mappa del calore” generata da Boundlessinformant indica che l’obiettivo numero uno della sorveglianza dei “Cinque Occhi” in Africa era l’Egitto, seguito da Kenya, Libia, Somalia, Algeria, Uganda, Tanzania e Sudan. Nel 2009, il database “selettori” della NSA conteneva indirizzi e-mail, numeri di telefono e altre informazioni personali di 117 clienti della Globalsom, un provider Internet a Mogadiscio. I nomi includevano alti funzionari del governo somalo, un funzionario delle Nazioni Unite residente a Mogadiscio e un funzionario di World Vision, un’organizzazione non governativa (ONG) spesso legata alle attività segrete della CIA. Un certo numero di osservatori informati ha ipotizzato che Snowden, che ha lavorato per la CIA prima di passare alla NSA, possa aver ricevuto la richiesta da funzionari anonimi di Langley, in Virginia, di rendere nota la natura della sorveglianza della NSA. L’onnisciente capacità di sorveglianza della NSA può aver minacciato di esporre agenti sotto copertura all’estero della CIA alla più competitiva e potente agenzia d’intelligence; così uno tentativo sarebbe stato fatto attraverso Snowden per tarpare le ali della NSA che aumentava la sua influenza a scapito della CIA. C’è sempre stata rivalità tra le agenzie di intelligence degli Stati Uniti in Africa. Alla CIA, in particolare durante la guerra fredda, c’era risentimento nei corridoi di Langley verso le crescenti attività della NSA in Africa. Negli anni ’50 e ’60, le operazioni della NSA in Africa furono essenzialmente limitate a tre basi di supporto della Signal Intelligence: Naval Security Group Activity Kenitra (ex Port Lyautey); stazione di ascolto dell’Army Security Agency presso la stazione Kagnew ad Asmara, allora in Etiopia, e supporto aereo SIGINT alla Wheelus US Air Force Base, presso Tripoli, in Libia. La NSA non ha nascosto la sua presenza nelle tre basi ed è stata la paura del nuovo governo rivoluzionario di Zanzibar, nel 1964, che spinse all’espulsione dall’isola-nazione della stazione di monitoraggio del Progetto Mercury della National Aeronautics and Space Administration (NASA), a causa della presenza dei tecnici della Bendix Corporation. La Bendix, oltre a supportare la NASA, forniva supporto tecnico alle basi della NSA che circondavano l’Unione Sovietica. Dopo la chiusura delle tre basi africane e la creazione del Joint Special Collection Service (SCS) di NSA-CIA, avamposti SIGINT della NSA operanti sotto copertura diplomatica, furono istituiti nelle ambasciate degli Stati Uniti, tra cui Nairobi, Lagos, Kinshasa, Cairo, Dakar, Addis Abeba, Monrovia, Abidjan e Lusaka. Negli ultimi venti anni, la NSA ha aumentato le sue operazioni di intercettazione cellulari in Africa. In particolare, durante la prima invasione ruandese della Repubblica democratica del Congo (allora Zaire) negli anni ’90, la NSA  mantenne una stazione d’intercettazione delle comunicazione a Fort Portal, Uganda, che intercettò le comunicazioni militari e governative dello Zaire. Alcune intelligence derivate dal SIGINT furono condivise con le forze armate del capo ruandese Paul Kagame, un dittatore cliente degli Stati Uniti, la cui invasione dello Zaire portò alla cacciata del vecchio alleato degli statunitensi Mobutu Sese Seko.
Durante la Guerra Fredda, le operazioni della NSA in Africa furono in gran parte confinate alla condivisione d’intelligence con il Sudafrica dell’apartheid. La NSA ricevette dati SIGINT dal Sud Africa, per lo più intercettazioni di navi militari e mercantili che navigavano intorno al Capo di Buona Speranza. La NSA aveva segretamente supportato il centro d’intelligence del Sud Africa di Silvermine, all’interno di una montagna della Costanzia Ridge, presso Cape Town. La NSA ha mantenuto il suo rapporto con la Silvermine sotto una copertura totale, per via delle sanzioni internazionali contro il Sudafrica all’epoca. Silvermine venne abbandonata in rovina con i ladri che oggi rubano rame dalle antenne della base. Tuttavia, con il proliferare delle basi dei droni in tutta l’Africa, vi è una rinnovata presenza del SIGINT della NSA sul continente, ricevendo supporto tecnico dai droni dotati di sistemi di raccolta dei segnali e di analisi delle comunicazioni intercettate dalle piattaforme telecomandate d’intelligence. La maggiore permanente presenza NSA in Africa è a Camp Lemonnier, a Gibuti, dove gli analisti della NSA controllano le comunicazioni intercettate da droni e aerei o raccolte direttamente dai satelliti stranieri e dai cavi sottomarini. Aerei di sorveglianza Pilatus PC-12, completi di carichi SIGINT, decollano da Entebbe, in Uganda, nell’ambito dell’Operazione Tusker Sand. Il personale militare e civile della NSA viene assegnato anche agli impianti di sorveglianza degli Stati Uniti dell’aeroporto internazionale di Ouagadougou in Burkina Faso e dell’aeroporto internazionale Diori Hamani a Niamey, Niger. La base di Ouagadougou fa parte dell’Operazione Sand Creek, che impiega carichi SIGINT installati sui velivoli di sorveglianza Pilatus PC-12. Unità mobili della NSA, come quella installata in un’abitazione a Fort Portal, abitualmente opera da terminale per le basi degli Stati Uniti di Obo e Djema, nella Repubblica Centrafricana, e di Kisangani e Dungu, nella Repubblica democratica del Congo. Droni SIGINT decollano dalle basi USA di Arba Minch, Etiopia e dell’aeroporto Victoria sull’isola Malé delle Seychelles. Personale della NSA è stato assegnato a Camp Gilbert, Dire Dawa, Etiopia; a Camp Simba di Manda Bay e a Mombasa in Kenya; a Nzara in Sud Sudan; all’aeroporto internazionale Leopold Senghor di Dakar, in Senegal e all’aeroporto internazionale Boulé di Addis Abeba, Etiopia. Piccole strutture di ascolto della NSA sono situate anche presso le stazioni trasmittenti di Voce dell’America a Sao Tomé, una delle due isole che compongono la nazione di Sao Tomé e Principe, e a Mopeng Hill in Botswana.
Infatti, trovandosi il personale della NSA in diversi luoghi esotici dell’Africa e di altre parti del mondo, un briefing di presentazione della NSA, resa nota da Snowden, dal titolo “Conosci la tua  copertura“, istruisce il personale della NSA in missione segreta all’estero, a “sterilizzare gli effetti personali” vietandogli d’inviare a casa cartoline o di acquistare souvenir locali. In realtà, il più veloce mezzo di comunicazione in Africa rimane il “telegrafo della giungla”, le voci che di bocca in bocca viaggiano di città in città e da villaggio a villaggio, avvertendo i residenti locali che ci sono gli americani tra loro. E’ l’unico mezzo di comunicazione che la NSA non può toccare automaticamente, a meno che gli agenti della NSA origlino le conversazioni e capiscano gli oscuri dialetti africani. Gli insorti somali hanno ostacolato le intercettazioni della NSA con i segnali di fumo codificati delle reti di fusti da 55 galloni da bruciare per avvertire dell’avvicinamento di truppe di Stati Uniti, Kenya, Etiopia e altre straniere. La NSA proclama la sua abilità nell’intercettare qualsiasi comunicazione in qualsiasi parte del mondo. L’Africa ha dimostrato che che l’unica cosa in cui eccelle la vanagloriosa l’agenzia d’intelligence degli Stati Uniti, la NSA, è l’arte dell’esagerazione.

drones-bases-africa-2013La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Kenya: il non detto di un attacco senza sorpresa

Jean-Paul Pougala, Cameroon Voice 27 settembre 2013

map_of_kenyaE’ ancora presto per trarre insegnamenti dall’attacco al supermercato a Nairobi, ma possiamo farci alcune domande senza essere complottisti: Perché ora? Perché accade quando il Kenya veleggia verso est, verso Pechino e Mosca?
Da ora gli scambi tra il Kenya e un certo numero di Paesi sarà in yuan cinesi piuttosto che in dollari. Il Kenya ha scoperto nel suo territorio uno dei più grandi giacimenti d’acqua dolce del mondo. Questa acqua è ambita dall’Europa. Allo stesso tempo, Dakar passa la prima settimana senza acqua potabile. Ci viene detto che l’impianto di depurazione che si trova a 280 chilometri, costruito nel 2004 da una società francese con una garanzia di 30 anni, ha problemi alle tubature. Invece, si propone a Paesi attraversati da tre fiumi (Senegal, Niger, Casamance) di prendere in prestito 50 miliardi di franchi CFA per desalinizzare l’acqua dall’Oceano Atlantico. Se il Senegal rifiuta, siamo certi che il loro attuale amico Macky Sall sarà presto tradotto dal CPI per atrocità che avrebbe commesso quando era ancora nel grembo di sua madre?
Tornando al Kenya. Innanzitutto abbiamo visto l’incendio all’aeroporto, quando il Paese iniziava ad approfittare degli investimenti cinesi, per passare dal turismo, che ha portato nel Paese tutti i pedofili e i predatori sessuali occidentali, all’industria; così riportandoci a 40 anni fa, quando le Brigate Rosse italiane gestite da una frangia dei servizi segreti italiani, rapirono e uccisero il Primo ministro Aldo Moro che ebbe la cattiva idea di voler fare un governo di unità nazionale con  i comunisti, come denunciato da Washington. Non prima degli anni ’90 con la scomparsa del suddetto partito della Democrazia Cristiana a causa della corruzione, le lingue finalmente si sciolsero e le inchieste parlamentari scoprirono per bocca del Presidente della Repubblica Cossiga, che al momento dei fatti era ministro degli Interni, che con gli statunitensi aveva creato una squadra segreta nota come GLADIO per compiere l’impensabile nel proprio Paese. Dovettero fare di tutto per evitare il riavvicinamento con Mosca. Oggi, Mosca raggiunge Pechino.
Ciò che tentano in Africa ha un strumento pronto. In Kenya ci hanno prima provato con il CPI e quando non ha funzionato, sono passati al piano B. La manipolazione è proseguita con false informazioni pubblicate su giornali francesi come Liberation del 24.09.2013, su Israele che avrebbe condotto le operazioni a Nairobi per liberare gli ostaggi del supermercato. Cosa falsa, ovviamente. Com’è possibile che il Kenya, che combatte con successo gli Shabab in Somalia da 10 anni, possa cedere la cattura degli ostaggi ad Israele, che non è presente in Somalia? Mistero. Vi consiglio di trovare il discorso del presidente ai keniani, soprattutto nei ringraziamenti. Capirete tutto. Quando si sentono le dichiarazioni su “C’est dans l’Air” di France 5, del 23/9/2013, dove uno pseudo-esperto di Africa afferma che tutti i capi di Stato africani sono protetti da Israele, e più specificamente il presidente camerunense Biya, si comprende subito il perché di questa menzogna: la Francia e il suo presunto successo del Mali. Si criticava l’UA per il fatto che il presidente dell’ECOWAS, Ouattara, aveva scelto un programma d’intervento africano un anno dopo, per fare entrare la Francia in Mali, piuttosto che etiopi e keniani che hanno 10 anni di esperienza con gli islamisti in Somalia. Con l’attacco a Nairobi, era necessario presentare l’immagine dell’incapacità degli africani di assumersi le proprie responsabilità, convalidando l’insistenza del presidente francese nel convocare a Parigi una conferenza sulla sicurezza in Africa.
Problema: tutti coloro che manipolano tali imbrogli, dimenticano che sono gestiti da una mafia al di sopra di loro stessi, la finanza internazionale anonima. Hollande aveva promesso in campagna elettorale di combatterla, prima di andare a Londra a dire che stava scherzando per spingere il suo popolo ad eleggerlo, rassicurandola che la Francia rimarrà sua terra di conquista.
L’ultima bugia: l’intervento di Kenya ed Etiopia per ripristinare lo Stato di diritto in Somalia sarebbe finanziato da Europa e Stati Uniti. Falso. La disputa tra occidentali e africani su questo tema è finita molto male, perché gli africani non vogliono che una missione in Africa sia controllata da non africani. Gli africani erano disposti ad avere aiuto militare anche europeo, in Somalia, a una condizione: che fosse sotto il comando africano. Gli europei e gli statunitensi si rifiutarono e da allora gli africani affrontano questo problema da soli e con grande successo. Questa favola degli aiuti occidentali alla Somalia assomiglia al racconto degli pseudo-aiuti degli Stati Uniti all’esercito egiziano. Come un esercito può comprare attrezzature da un Paese, con un piano di rimborso, e farlo passare ogni volta come un aiuto?
A che serve a proclamare che siamo un “Paese ricco”, “sviluppato” se alla fine un pugno di banchieri pone le sue pedine su tutti i finanziamenti del Paese. La mediocrità dei politici usciti dalla trappola del suffragio universale, ha permesso la creazione di nazioni deboli in balia dei finanzieri. Chiedetevi come un Paese come la Francia, nei soli cinque anni di Sarkozy, abbia accumulato un debito di 700 miliardi di euro, cioè una volta e mezzo l’aggregato dei debiti di tutti i 54 Paesi africani. Questo perché la vantata “democrazia” è un sistema ben ordinato, dove è possibile ingannare popoli schiavizzati rendendoli molto felici guardando le immagini di repertorio dei bambini malnutriti della guerra del Biafra, facendole passare per l’Africa di oggi. Così Obama stava per spingere Hollande a finanziare una guerra in Siria, alimentando shabab e jihadisti siriani che domani bombarderanno un centro commerciale a Parigi o New York, mentre il 17 ottobre deve riuscire a convincere il Congresso ad aumentare ulteriormente il tetto del debito. Il vecchio tetto approvato l’anno scorso non basta. Gli Stati Uniti continuano a prendere prestiti ogni giorno dalla Cina per pagare le guardie del corpo di Obama e il pasto che gli viene servito ogni giorno.
Guardate questo documentario tramesso su Arte e capirete come tutta l’avanzata democrazia occidentale sia controllata magistralmente dalla mafia. E se vi ostinate a voler portare la democrazia in Cina, non è certamente per renderla un Paese più potente di quanto non lo sia oggi, ma solo affinché gli stessi mafiosi possano mettere le mani anche sul patrimonio di questo Paese. L’Africa deve trovare la propria strada per evitare che gli esperti della democrazia ci consegnino per sempre alle loro mafie finanziarie. Se ci riusciranno, saremo ancora per generazioni e generazioni  sottomessi e in schiavitù, proprio come vediamo oggi in Grecia, Italia o Spagna. Questa è la politica dell’economia al comando e non il contrario, e non capirlo significa continuare a vivere nell’illusione di una politica forte, fondamentalmente un castello di carta senza forza sufficiente per creare ricchezza. Senza ricchezza, tutto il potere viene subordinato alla “mafia democratica” delle potenze del denaro in occidente. Il caso del Mali lo dimostra in modo corretto.
A conclusione di questo scritto, non abbiamo ancora risposto alla domanda: perché il Kenya?
Il Kenya era il simbolo di questa Africa degli animali, senza gli africani che una certa letteratura razzista coloniale del 19.mo secolo aveva descritto. Guardando TV come BBC, il Kenya esiste solo in relazione ai parchi naturali e ai safari. Il Kenya è dove vedremo fauna selvatica, dove troveremo il selvaggio. Perché la Cina e la Russia? Perché sono gli unici ad avere denaro oggi, quando gli altri sono indebitati. I leader keniani hanno soltanto copiato un altro Paese: la Thailandia. Se la Thailandia smette di essere il bordello dell’occidente, sarà grazie soprattutto al capitale russo e anche cinese, soprattutto nel settore immobiliare. Oggi ci sono 30.000 russi stabilitisi in Thailandia, vale a dire una popolazione benestante che ha abbandonato la Costa Azzurra. La Thailandia aveva iniziato con la guerra di Corea e del Vietnam, quando i marines degli Stati Uniti avevano bisogno di trovare un posto con ragazze facili per fare baldoria. Nata come destinazione turistica sessuale, la Thailandia è arrivata al nuovo G2 e non vuole che questi turisti depravati creino altri problemi. I bordelli stanno chiudendo una dopo l’altro, a Pataya, sostituite da ville da sogno per ricchi. È stato creato anche un ministero speciale per lusingare questi nuovi ricchi russi e cinesi che vogliono portare le loro famiglie in vacanza, in hotel o nelle loro tante seconde case, e ciò funziona. Per esempio, molte fabbriche cinesi offrono come premi di produttività viaggi in Thailandia. Il Kenya sta semplicemente cercando di copiare la Thailandia, per lanciare il suo sviluppo e questo a qualcuno non piace. Perché? Perché perderà tutte quelle principali catene alberghiere occidentali così addolcite? Scopritelo guardando il video. Scoprirete il bluff dei politici occidentali e di coloro che li controllano nei retroscena.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Libia scivola sul sentiero della Somalia

Jurij Zinin New Oriental Outlook 14.10.2013

Man gestures in front of burnt vehicles in a state security building in Tobruk east of LibyaLo scandalo in Libia legato alla cattura di Abu Anas al-Libi sembra andare un po’ oltre. L’uomo è accusato dalla Casa Bianca del presunto collegamento con le esplosioni nelle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, che costarono la vita a 224 persone. In un primo momento il governo libico ha chiesto alle autorità statunitensi spiegazioni sul fatto che un suo cittadino sia stato rapito, ma allo stesso tempo conserva la speranza che i legami strategici tra i due Paesi non siano compromessi da questo fatto. Ma con il tempo la posizione libica ha cominciato a cambiare. La National Forces Alliance (NFA), considerata la forza più liberale del parlamento libico, ha censurato l’azione della Delta Force su suolo straniero quale azione che viola la sovranità della Libia e la Carta delle Nazioni Unite. Infine, il Congresso Nazionale Generale (GNC), che interpreta il ruolo del parlamento ad interim, ha chiesto a Washington di rilasciare immediatamente il rapito.
L’attuale posizione dei due poteri è rappresentato dallo sbarramento multimediale proveniente da entrambi i lati del confronto politico. Gli Stati Uniti sono determinati a “perseguire” l’uomo che credono sia il capo di al-Qaida responsabile degli attentati dinamitardi. A loro volta i libici credono che non dovrebbero permettere che loro concittadini possano essere rapiti nei parcheggi e in pieno giorno. Allo stesso tempo, non si possono certo discutere i loro argomenti, il fatto che un cittadino libico sia colpevole può essere stabilito solo in un tribunale libico, è così che funziona nei Paesi democratici. Poiché lo scambio di accuse infuria, improvvisamente le voci degli islamisti sono diventate più forti delle altre. I famigerati “Fratelli musulmani” hanno colpito il governo libico con dure critiche per la sua posizione “morbida”, chiedendo la formazione di un gruppo di avvocati indipendenti che dovrebbe indagare sul caso. Un tale passo può finire in una grande caccia alle streghe che si trasformerebbe lentamente in una faida. Un certo numero di gruppi jihadisti ha rivolto al popolo libico proclami di vendetta violenta contro gli Stati Uniti, da effettuare attraverso attacchi alle infrastrutture petrolifere. Allo stesso tempo, anche i “traditori libici” che aiutano gli Stati Uniti “devono” subire la rabbia jihadista. Il gruppo “Ansar al-Sharia” ha chiesto azioni immediate, affermando che “la gente dovrebbe prendere tutte le misure possibili per liberare Abu Anas al-Libi e gli altri prigionieri libici nelle carceri straniere“.
L’ascesa degli islamisti in Libia oggi appare chiaramente, una volta che il colonnello Gheddafi è andato non c’è nessun che gli impedisce di avere una posizione di rilievo nel panorama politico libico. Nell’era Gheddafi tutti gli islamisti, in particolare il Gruppo combattente islamico libico (LIFG), che terrorizzava la parte orientale del Paese, erano stati soppressi. Abu Anas al-Libi era un membro del LIFG, ma ad un certo punto della sua vita fuggì dalla Libia per evitare la condanna, ma una volta che la rivolta contro Gheddafi era iniziata, rientrò per combattere il regime. Al momento gli islamisti giocarono un ruolo chiave nell’abbattere il governo di Gheddafi. Una volta che le forze armate regolari vennero spazzate via, cosa inimmaginabile senza il sostegno degli Stati Uniti e della NATO, le nuove élite hanno fatto del loro meglio per demolire completamente il sistema di sicurezza esistente. La miscela di élite e di gruppi che ha occupato la Libia non è riuscita a instaurare l’ordine nel Paese, in cui vari gruppi militanti, divisi per regione e per tribù, continuano a fare praticamente ciò che vogliono. Tutto questo ha creato terreno fertile per gli islamisti rientrati  dall’esilio politico. I “Fratelli musulmani” si sono affrettati a creare il “partito Giustizia e Sviluppo”. Secondo alcune fonti, una buona parte degli islamisti occupa gli uffici degli enti libici, oggi. Un certo numero di gruppi militanti costituisce oggi il sistema di sicurezza della Libia, tra cui almeno un paio sono islamisti. Il sopra citato “Ansar al-Sharia” è uno di questi, dal momento che combatté le forze di Gheddafi nella zona di Sirte. Dopo la guerra, questo gruppo ha chiesto al nuovo governo di istituire la sharia in tutta la Libia. Questo grosso gruppo è ritenuto responsabile dell’assalto all’ambasciata statunitense di Bengasi nel settembre del 2012, quando l’ambasciatore degli Stati Uniti fu assassinato.
L’operazione del rapimento di Abu Anas al-Libi ha determinato un importante cambiamento del panorama politico libico, mostrando il grado d’instabilità della Libia post-Gheddafi. C’è la possibilità che esplosioni di sangue e di violenza incontrollata inizino in ogni momento. I militanti islamici che usano il Congresso Nazionale Generale come schermo del loro feudo, possono facilmente spingere la Libia nel sentiero della Somalia.

Jurij Zinin, ricercatore presso il Moscow State Institute e collaboratore della rivista on-line “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: campo di battaglia tra occidente ed Eurasia

Il coinvolgimento dei servizi segreti a Nairobi

Aangirfan 29 settembre 2013

Natalie Faye Webb Samantha Lewthwaite‘Samantha’ – presunta mente dell’attacco al centro commerciale in Kenya.
Samantha Lewthwaite, che si crede sia un’agente dell’MI6, avrebbe sposato un ex ufficiale della marina keniota. Questo secondo gli archivi della polizia nel Regno Unito. L’ex-ufficiale di marina è Abdi Wahid. Nel 2011, Wahid fu arrestato quando la polizia scoprì che la sua casa di Mombasa, in Kenya, “era stata trasformata in una potenziale fabbrica di bombe da Lewthwaite e soci.” Wahid non venne mai accusato di alcun reato, il che suggerisce che lavorasse per l’MI6 e associati. Una indagine del Mail on Sunday rivela che Abdi Wahid “era libero di viaggiare dove vuole, ed attualmente si trova in Europa.” Dailymail.
Samantha Lewthwaite fece 42 telefonate alla ‘zia’, residente a Solihull, Birmingham, nel Regno Unito. “La scorsa settimana la donna, che di recente si è sposata, era in vacanza e non poteva essere contattata.” Ciò suggerisce che Samantha e i suoi amici sono protetti dalle autorità britanniche. MI5 e MI6 sapevano del piano per attaccare il centro commerciale Westgate. Sapevano del piano già 4 anni fa. Secondo quanto riferito, nel 2006, Bilal Berjawi (Abu Omar) ebbe il permesso di viaggiare dal Regno Unito alla Somalia, dove entrò a far parte di al-Shabab, che si ritiene sia gestito da MI5/MI6. Quattro anni fa, Bilal Berjawi (Abu Omar), quindi un cittadino inglese, fu arrestato in Kenya da funzionari dell’antiterrorismo.  I keniani accusavano Berjawi di complotto per far saltare in aria il centro commerciale del Kenya. Dailymail.

0 bBerwaji dell’MI5/MI6?

Purtroppo, gli ufficiali del Kenya che si occupavano di Berwaji “stavano lavorando su istruzione dell’MI5.” Berjawi poté tornare in Gran Bretagna. Dailymail
Secondo quanto riferito, Berjawi ritornò in Somalia nel 2009 e “fu sospettato di essere andato in Uganda nel 2010, dove prese parte agli attacchi di al-Shabab a due bar in cui tifosi guardavano la finale dei Mondiali. Le esplosioni uccisero 74 persone“. Secondo al-Shabaab, Berjawi è stato ucciso nel gennaio 2012 da un drone statunitense. Berjawi sarebbe stato una delle persone che hanno attaccato il centro commerciale in Kenya, nel settembre 2013. Dailymail

05Cittadino britannico e possibile agente dell’MI6, Sharif Ahmed Abdirizak è stato arrestato mentre cercava di fuggire dal Kenya in Gran Bretagna. Il cittadino inglese Sharif Ahmed Abdirizak è stato arrestato dalle autorità kenyane mentre cercava di fuggire dal Kenya dopo l’attacco al Westgate. Presumibilmente aveva le mappe del centro commerciale sul suo computer portatile. “L’arresto è stato sottovalutato dalla Gran Bretagna, l’Alto Commissario a Nairobi Christian Turner l’ha descritta ‘priva di significativo interesse’ per l’inchiesta.” Ciò significa che Sharif Ahmed Abdirizak potrebbe lavorare per l’MI6. Abdirizak rimane in custodia. Abdirizak stava cercando di recarsi a Manchester passando per la Turchia. A Manchester, la zia di Abdirizak afferma di avere visitato la madre morente, Fatima Abdirahman, nell’Ospedale Salama a Nairobi. “L’indagine di The Mail on Sunday ha rivelato che nessuno con il nome di sua madre era mai stato ammesso. In realtà, le fonti hanno detto ieri che, insieme ad altri membri della famiglia, era stato ‘preso’ dalla polizia ad un indirizzo di Eastleigh (in Kenya) ed interrogato dagli investigatori.” Dailymail

07Il segretario agli interni del gabinetto del Kenya, Joseph Ole Lenku, ha detto che otto sospettati del coinvolgimento negli attentati al Westgate sono detenuti. Altri tre sono stati rilasciati. Dailymail

Commenti anonimi:
Diversi soldati d’elite sarebbero capitati sul posto e guarda caso armati, secondo due asiatici. Un altro soldato delle forze speciali sarebbe capitato nel centro commerciale del Kenya per salvare l’elite!

I terroristi di Nairobi aiutati dai militari
Aangirfan 28 settembre 2013

20110202_CIAMBA quanto pare, alcuni delle forze di sicurezza del Kenya erano dalla parte degli aggressori del centro commerciale. “Un team della Recce General Service Unit della polizia del Kenya, all’inizio dell’operazione di salvataggio, si fece strada nel centro commerciale liberandone la maggior parte e abbattendo i terroristi in un punto tra il Nakumatt Supermarket e la Barclays Bank.Tuttavia, la squadra si ritirò quando il suo comandante fu colpito mortalmente da ‘fuoco amico’ dopo l’arrivo dell’Unità KDF (esercito). A ritirarsi, nello stesso tempo, fu anche un piccolo gruppo di poliziotti provenienti da varie unità e dei civili armati, i primi ad entrare nel centro commerciale dal parcheggio sul tetto e dalla porta d’ingresso, mettendo in sicurezza centinaia di acquirenti. Un ufficiale presente ha detto che alcune unità avevano per priorità individuare e salvare un gruppo specifico di vip… E’ anche emerso che la polizia ebbe informazioni prima dell’attacco terroristico pianificato, ma non era riuscita ad agire.” Saricabarile sull’attacco al Westgate

web-kenyaMolte aziende nel centro commerciale sono gestite da israeliani, come Artcaffe di proprietà di Alex Traitenberg.” Connessione israeliana all’attacco terroristico al Westgate Mall

Coloro che furono uccisi:
Da Israele e Stati Uniti: nessuno
Dal Kenya 1. Peter Ldhituachi Simani, presidente del tribunale per le controversie tra partiti politici. 2. Anuj Shah del Sona Shoppe, studio fotografico. 3. Harun Oyieke, docente presso il Cooperative College of Kenya. 4. Ruhila Adatia-Sood, una personalità della TV e radio locali, sposata con Ketan Sood, che lavorava per l’USAID di Nairobi. 5 e 6. Il nipote del Presidente Uhuru Kenyatta, Mbugua Mwangi, e la fidanzata Rosemary Wahito. 7. Shah Mitul: direttore di una rete di vendita e marketing. 8. Nehal Vekaria. 9. Martin Munene Kithinji: l’ufficiale di polizia ucciso dalla Recce GSU. 10. Wilkista Vizengwa Angoro. 11. Crispal Gaitung’u Ng’ang’a: Genesis Office Solutions. 12 – 14. Kennedy Mogaka Mochere, Veronicah Wairimu Kamau e John Mutando Musango: dipendenti di Nakumatt.
Canada 15. Annemarie Desloges: una diplomatica canadese di 29 anni. 16. l’albergatore di Vancouver Naguib Damji, 59 anni
Ghana 17. Kofi Awoonor: un noto poeta.
India 18. Sridhar Natarajan: lavorava per una ditta farmaceutica. 19. Paramshu Jain: figlio di otto anni del direttore della filiale della Banca Baroda.
Perù 20. Juan Jesus Ortiz: medico.
Corea del Sud 21. Kang Moon-hee
Australia e Olanda 22 e 23. Una donna olandese di 33 anni e suo marito australiano. 24 e 25. l’australiano Ross Langdon, della Regional Associates Ltd, e la moglie olandese Elif Yavuz, specialista in malaria.
Cina 26. Una donna di 38 anni.
Francia 27. Una madre e la figlia.
Trinidad e Tobago 28. Ravindra Ramrattan
Suda Africa 29. Un cittadino
30 e 31. Altre vittime identificate dal quotidiano Telegragh sono Zahara Bawa e sua figlia di otto anni Jenah.
Elenco delle vittime del centro commerciale Westgate

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strage in Kenya: trarre “benefici” dalla collaborazione con l’US AFRICOM

Il terrorismo nordafricano della NATO spazza il Kenya
Tony Cartalucci LandDestroyer, 23 settembre 2013
Political-Regional-Horn-Africa-MapValutando come i media occidentali ritraggono l’assedio del centro commerciale Westgate in Kenya, nella capitale Nairobi, sembra che si tratti ancora di un attentato senza senso da parte dei “fanatici religiosi” del ramo somalo di al-Qaida, al-Shabab. Già i politici keniani e occidentali, nonché gli editoriali dei media occidentali, tentano di usare l’attacco come pretesto per lanciare una campagna militare contro la vicina Somalia, mentre alimentano sentimenti anti-musulmani nell’opinione pubblica profondamente ignorante dell’occidente. Come racconta l’articolo di USA Today intitolato, “L’attacco al centro commerciale di Nairobi è un attacco contro tutti noi“, il cui sottotitolo enuncia: “Come l’11/9, i terroristi conducono una guerra contro il nostro moderno modo di vivere democratico. Oggi, siamo tutti keniani”. L’editoriale continua affermando: “Altrettanto importante: la battaglia non è solo keniana o africana. La Somalia potrebbe essere il nuovo Afghanistan. Una Somalia senza legge e fondamentalista potrebbe incubare gli attacchi di un nuovo Usama bin Ladin somalo agli Stati Uniti, proprio come l’Afghanistan ha protetto e nutrito bin Ladin e al-Qaida”. E: “Dopo l’attentato di Nairobi, il messaggio deve essere “siamo tutti keniani”. Non solo per la nostra simpatia. Ma anche per impedire totalmente un altro attacco terroristico. Lasciare la Somalia ad al-Shabab non è un’opzione”.

Kenya: un ascaro nell’aggressione degli Stati Uniti all’Africa
Ciò che USA Today omette di menzionare, anche se allude a un intervento militare imminente in Somalia, è che il Kenya ha già partecipato a operazioni militari contro il suo vicino settentrionale, compresa l’invasione militare su vasta scala e completa del supporto militare statunitense e francese, nel 2011. Nell’ottobre 2011 l’articolo dell’inglese The Independent, “L’invasione della Somalia sostenuta dall’occidente, dice il Kenya“, riferiva che: “Il Kenya ha confermato che gli alleati occidentali si sono uniti alla sua guerra contro i militanti islamici di al-Shabab, nonostante le smentite di Stati Uniti e Francia, coinvolti nella lotta nel sud della Somalia. Forze militari straniere hanno effettuato attacchi aerei e un bombardamento navale vicino alla roccaforte dei militanti di Chisimaio, ha detto ieri un portavoce dell’esercito keniano. Ci sono certamente altri attori in questo teatro che effettuano altri attacchi”, ha detto il maggiore keniano Emmanuel Chirchir. L’invasione del Kenya ha già causato una grave frattura tra il primo ministro ad interim e il presidente della Somalia, che ieri ha condannato la presenza di truppe straniere nel suo Paese”.
Mentre gli Stati Uniti tentavano di negare ogni ruolo nell’invasione, certamente effettuarono periodici attacchi aerei e con droni in tutta la Somalia, come riportato nel 2012 dall’articolo della BBC, “L’attacco aereo in Somalia: uccisi dei militanti stranieri di al-Shabab” “L’esercito statunitense, che ha una base nella vicina Gibuti, ha già effettuato attacchi con droni in Somalia. Ha anche lanciato attacchi aerei contro presunti militanti di al-Qaida nel Paese.
Prima di utilizzare il Kenya come ascaro per l’aggressione degli Stati Uniti  all’Africa, in oltre due decenni di operazioni militari unilaterali, segrete, gli Stati Uniti avevano sostenuto due invasioni etiopiche della Somalia. La prima invasione appoggiata dagli USA, sotto l’allora presidente degli Stati Uniti George Bush, fu effettuata nel 2006. USA Today ha riportato nel suo articolo del 2007, “Sostegno chiave degli USA all’invasione dell’Etiopia” che: “Gli Stati Uniti hanno tranquillamente inviato armi e consiglieri militari in Etiopia, la cui recente invasione della Somalia ha aperto un nuovo fronte nella guerra di Bush al terrorismo”. La seconda invasione etiope della Somalia, sostenuta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, avvenne nel 2011, coordinando il sostegno statunitense-francese all’avventura extraterritoriale del Kenya in territorio somalo. L’articolo del dicembre 2011 de The Independent,L’invasione ONU della Somalia termina nel caos“, riferiva che: “L’invasione del Kenya della Somalia, salutata dall’occidente e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, era volta a dare il KO al gruppo militante islamico al-Shabab. Invece ha trascinato la rivale regionale Etiopia ancora in Somalia, fomentato i signori della guerra e riacceso il sostegno popolare ai fondamentalisti, la cui disponibilità a lasciare che i somali morissero di fame, piuttosto che ricevere aiuti esteri, aveva suscitato molto odio nei loro confronti.” Fu infatti quell’invasione militare sostenuta dagli USA, che avrebbe dato una presunta motivazione ai terroristi di al-Shabab che questa settimana hanno attaccato il Kenya Westgate Mall.

Gli stessi terroristi che gli Stati Uniti armano in Siria, uccidono civili in Kenya
A partire dal 2011, gli analisti geopolitici hanno avvertito che l’intervento di Stati Uniti, Regno Unito e Francia in Libia avrebbe creato un emirato terroristico che avrebbe scatenato la destabilizzazione islamista in tutta l’Africa del Nord e oltre. Dal Mali al Kenya, e per quanto riguarda la Siria, la violenza direttamente collegata ai militanti e agli aiuti e alle armi che hanno ricevuto dall’occidente in Libia, ora viene sentita. Poco dopo l’intervento della NATO in Libia, al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), che il dipartimento di Stato ha definito organizzazione terroristica (numero 38 della lista), ha svolto un ruolo centrale nell’invasione del nord del Mali, fornendo il pretesto per l’intervento militare e l’occupazione francese. AQIM, naturalmente, s’è fusa con il Gruppo combattente islamico libico di al-Qaida (LIFG), le truppe di terra utilizzate per il cambio di regime della NATO in Libia nel 2011. In un rapporto del Centro per la lotta al terrorismo (CTC) di West Point del 2007 e in un altro rapporto del CTC del 2011, “Chi sono gli estremisti islamici che lottano con i ribelli in Libia?“, AQIM viene specificamente menzionato lavorare a stretto contatto con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Quest’ultimo rapporto ammette: “Ci sono state anche segnalazioni, negli ultimi anni, su un gruppo di libici che si è recato in Algeria per addestrarsi con al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), anche se tali rapporti non sono confermati. AQIM ha cercato di capitalizzare la situazione in Libia.”
L’analista geopolitico Pepe Escobar ha elaborato, su un articolo per Asia Times: “Come al-Qaida governa Tripoli“, che: “Fondamentalmente, ancora nel 2007, il numero due di al-Qaida, Zawahiri, ha annunciato ufficialmente la fusione tra il LIFG e al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Quindi, a tutti gli effetti, da allora, LIFG/AQIM sono la stessa cosa, e Belhaj era/è il suo emiro“. “Belhaj”, ovvero Hakim Abdul Belhaj, leader del LIFG in Libia, ha condotto con il sostegno, le armi, i finanziamenti e il riconoscimento diplomatico della NATO, il rovesciamento di Muammar Gheddafi e ora ha gettato la nazione in una lotta intestina razzista genocida. Questo intervento ha visto anche l’epicentro della ribellione, Bengasi, staccarsi da Tripoli come semi-autonomo “Emirato del Terrore.” L’ultima campagna di Belhaj si svolge in Siria, dove ha apertamente passato il confine turco-siriano impegnando armi, denaro e combattenti nel cosiddetto “Esercito libero siriano”, ancora una volta sotto gli auspici del sostegno della NATO. Il torrente di militanti e di armi che scorre dalla Libia alla Siria, a sostenere il cambiamento di regime voluto dall’occidente contro il governo siriano, è stato ampiamente documentato nel corso degli ultimi 2 anni. Nel novembre 2011, il Telegraph nel suo articolo “Il capo islamista libico ha incontrato il gruppo dell’opposizione armata siriana“, riferiva: “Abdulhakim Belhadj, capo del consiglio militare di Tripoli ed ex-leader del Gruppo combattente islamico libico ha incontrato i leader dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia“, ha detto un ufficiale che collabora con Belhadj. ‘Mustafa Abdul Jalil (presidente libico ad interim) l’ha mandato lì.” Un altro articolo del Telegraph, “I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani“, ammette che “i ribelli siriani avevano avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, al fine di assicurarsi armi e denaro per la loro insurrezione contro il regime del Presidente Bashar al-Assad, ha appreso il Daily Telegraph. Alla riunione, tenutasi a Istanbul con ufficiali turchi, i siriani hanno chiesto “assistenza” ai rappresentanti libici e sono state offerte armi e potenzialmente volontari”. “C’è in programma d’inviare armi e perfino combattenti libici in Siria“, ha detto una fonte libica, parlando in condizione di anonimato. “C’è un intervento militare in corso. Nel giro di poche settimane si vedrà.” Più tardi, quel mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria per iniziare le operazioni di combattimento e più di recente, il mese scorso, la CNN, di cui Ivan Watson aveva accompagnato i terroristi oltre il confine turco-siriano e ad Aleppo, rivelava che combattenti stranieri erano presenti tra i militanti, soprattutto libici, riconoscendo che: “Nel frattempo, i residenti del villaggio in cui avevano sede i ‘Falchi siriani’, hanno detto che c’erano combattenti di varie nazionalità nordafricane anche nei ranghi della brigata. Un volontario combattente libico aveva anche detto alla CNN che intendeva recarsi dalla Turchia in Siria, entro pochi giorni, per aggiungere un “plotone” di combattenti libici nel movimento armato”. La CNN aveva anche aggiunto: “Mercoledì scorso, il team della CNN aveva incontrato un combattente libico che aveva attraversato il confine con la Siria dalla Turchia con altri quattro libici. Il combattente indossava una mimetica e aveva con sé un  Kalashnikov. Ha detto che altri combattenti libici erano in viaggio. Parte dei combattenti stranieri è chiaramente attratta perché vede tutto ciò come… una jihad. Quindi questa è una calamita per i jihadisti che vi vedono una lotta per i sunniti”. L’articolo della CNN confermava le informazioni del 2011 sulla presenza di un gran numero di terroristi libici, forniti di denaro e armi dalla NATO, diretti in Siria, con noti comandanti terroristici del LIFG che prendevano accordi.
Al-Shabab, ramo somalo di al-Qaida, è anche direttamente collegato ad AQIM e alla miriade di altri filiali estremiste di al-Qaida, come LIFG in Libia, e il più recente fronte al-Nusra in Siria. La BBC, nel suo articolo del 2012 dal titolo “I militanti islamici dell’Africa ‘coordinano gli sforzi‘”, dichiarava: “Tre dei più grandi gruppi islamisti in Africa cercano di coordinare i loro sforzi, avverte il capo del Comando Africa degli Stati Uniti. Il Gen. Carter Ham ha detto, in particolare, che la nordafricana al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) probabilmente condivide esplosivi e fondi con la nigeriana Boko Haram. Parlando a Washington, ha detto che il movimento separatista nel nord del Mali aveva fornito ad AQIM un “rifugio sicuro”. Al-Shabab in Somalia era l’altro gruppo “più pericoloso”, ha detto”.
Questa collaborazione tra AQIM, Boko Haram e al-Shabab fu chiaramente rafforzata dall’immenso flusso di denaro e armi forniti dalla NATO e che scorreva in Libia prima di rovesciare il governo libico, e poi inviati in Siria per rovesciarne il governo. L’assistenza della NATO nell’espansione della capacità operativa di al-Qaida in Nord Africa non può che aver aiutato terroristi, come quelli che hanno assediato il Kenya Westgate Mall, nell’effettuare operazioni transfrontaliere di questa scala. Nonostante i tentativi dell’occidente di fornire altre spiegazioni su dove al-Qaida riceva fondi, reclute e armi per realizzare azioni globali, è chiaro che si tratta di un prodotto sponsorizzato da Stati come Stati Uniti, Regno Unito, Francia , Arabia Saudita, Israele, Qatar, Turchia, Giordania e altri. In effetti, l’attacco di al-Shabab in Kenya è un ripugnante e ingiustificabile terrorismo, tuttavia, ciò che i keniani e il mondo nel suo complesso devono ricordare, è chi li ha armati, continua a sostenerli cedendogli intere nazioni (Libia) come santuari, e ne riempie le fila e gli arsenali con miliardi in contanti e migliaia di tonnellate di armi alla volta, in zone di guerra come la Siria. L’esistenza di al-Shabab, insieme alla sua controparte AQIM in Africa del Nord, LIFG in Libia, Boko Haram in Nigeria e al-Nusra in Siria, è dovuta interamente al sostegno finanziario e militare occidentale, occulto e palese. Il sangue degli innocenti del Kenya è sulle mani di chi, nel governo keniota, volontariamente agisce da ascaro nell’aggressione degli Stati Uniti all’Africa, e di quegli occidentali che usano al-Qaida come strumento geopolitico per raggiungere i propri obiettivi globali.

Al-Qaida: il pretesto perfetto per invadere, l’esercito mercenario perfetto per condurre guerre occulte
Al-Qaida, per l’occidente, è l’ultimo attrezzo geopolitico. Può essere usato come pretesto per invadere, così come esercito mercenario quasi inesauribile per condurre campagne terroristiche indiscriminate e anche grandi guerre, come si è visto in Siria e in Libia, per raggiungere gli scopi dell’occidente. Inoltre, l’onnipresente nebulosa al-Qaida serve a giustificare la spoliazione dei diritti e delle libertà della gente in tutta la civiltà occidentale, perpetuando un clima di paura in cui i semi della guerra, molto redditizi, possano essere seminati e mietuti continuamente. Come redditizi? Un documento della Scuola Kennedy di Harvard, dal titolo “L’eredità finanziaria di Iraq e Afghanistan“, indica un totale delle spese per le guerre in Afghanistan e in Iraq, in circa 4-6 miliardi di dollari. Questi 4-6 miliardi di dollari non sono finiti in un buco nero. Questi 4-6 miliardi di dollari sono andati alle aziende di Fortune 500, che hanno ideato e promosso questi conflitti presso il pubblico statunitense, in primo luogo. Il Washington Post nel suo articolo: “Gli americani chiacchierano tanto sulla ‘Siria’ quasi quanto del ‘twerking’, e anche di più“, celebrava l’ignoranza del pubblico in generale riguardo la geopolitica. Dichiarava: “Il fatto che più persone seguono il twerking che la Siria non è necessariamente una cattiva notizia. Condividono, come nota Pecora Galleggiante, “qualcosa a parte la recente attenzione dei media”: è un fenomeno della cultura pop (più divertente e più accessibile a un’ampia fascia di popolazione) che una complicata e tragica notizia del mondo (di fondamentale importanza, ma non molto divertente, soprattutto su una piattaforma che molti usano per passatempo)”. Continuava affermando: “Naturalmente, anche se contattiamo tutti i 300 milioni di americani sul loro interesse relativo al twerking e alla Siria, il twerking probabilmente vince, e va bene anche così. Ci sono molti validi motivi per cui un individuo o una popolazione non si curi delle notizie dall’estero, cose come la mancanza di istruzione e un accesso limitato al computer o ai giornali”. E’ questa “mancanza di educazione” che il comitato editoriale del Washington Post e gli interessi particolari che lo dirigono, pretende “essere un bene”, permettendo a questi interessi particolari di continuare ad usare al-Qaida sia come male assoluto che ad ingrossare le fila inesauribili dei “combattenti per la libertà” globali.
Il suddetto editoriale di USA Today cerca di sfruttare l’ultima tragedia in Kenya avvertendo: “L’assalto al centro commerciale di Nairobi è straziante, le cui storie possono così facilmente essere storie americane”. I veri interessi che guidano e si approfittano del terrorismo globale di al-Qaida, dovrebbero decidere se queste storie hanno bisogno di essere “americane”, e sarà così, a meno che non si rettifichi la “mancanza di educazione” che questi interessi particolari hanno coltivato con cura e che assicurano essere “okay”.

-
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bagno di sangue in Kenya: disinformazione e motivazione

Il presidente keniano anti-CPI e il suo governo sembrano essere il bersaglio dell’attacco della filo-USA al-Qaida
Tony Cartalucci Land Destroyer 24 settembre 2013

kenyatta-chinglyQuali sono le probabilità che i membri della famiglia del presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, fossero in visita al centro commerciale Westgate di Nairobi, quando si ebbe l’inedito attacco internazionale dei terroristi filo-al-Qaida di al-Shabab, e che questi congiunti venissero individuati  e uccisi? La BBC riporta nel suo articolo, “L’attacco al Westgate di Nairobi: le vittime“, che: “Il nipote del Presidente Uhuru Kenyatta, Mbugua Mwangi e la fidanzata Rosemary Wahito, sono tra i tanti keniani uccisi nell’attacco al centro commerciale Westgate”. Quali sono le probabilità che al-Qaida, armata e finanziata dagli Stati Uniti nell’Afghanistan degli anni ’80, in Libia nel 2011 e ora in Siria, per indebolire i nemici di Wall Street e di Londra, e ora in Somalia, di minare il confinante  Kenya, dove il nuovo presidente è stato eletto in parte grazie alla reazione popolare contro la screditata Corte penale internazionale filo-occidentale (CPI)? Infatti, il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta è stato accusato dalla Corte penale internazionale di “crimini contro l’umanità”, anche quando partecipava alle elezioni per la presidenza. Il quotidiano del Kenya, The Standard, ha scritto  “è una storia che si ripete con Uhuru Kenyatta che, come il padre, deve affrontare un processo?“, dove la persecuzione dell’attuale presidente Kenyatta presso la Corte penale internazionale, viene paragonata alla persecuzione del padre, Jomo Kenyatta, da parte del dominio coloniale inglese. Ha dichiarato: “Nell’aprile 2011, Ngengi Muigai, un parente stretto di Uhuru, che ha illustrato le analogie fra le accuse della Corte penale internazionale e il processo, la detenzione e l’incarcerazione illegali di suo padre da parte del governo coloniale britannico. Quanto può sopportare una moglie e una mamma, Le tribolazioni del marito con i colonialisti inglesi, e ora di suo figlio con i neo-colonialisti?”, s’è chiesto Ngengi. Mama Ngina aveva detto nella stessa occasione: “Sono sicura che Uhuru, Ruto e gli altri andranno a L’Aia e ne ritorneranno in modo da continuare la costruzione della nazione”. Disse ciò il giorno in cui benedisse il figlio e Ruto mentre pregava per il loro ritorno sicuro da L’Aia. Aveva detto che le accuse rivolte al figlio e ai suoi co-indagati, erano opera dei neo-colonialisti e aveva esortato i keniani a sostenere Uhuru e a resistere, proprio come avevano resistito al dominio coloniale inglese. “I colonialisti ci hanno causato problemi ed è ormai chiaro che non hanno mai mollato”, ha detto l’ex first lady.
L’ex first lady non è la sola nel vedere nella CPI un moderno successore della vecchia sottomissione  alla colonizzazione europea. La persecuzione del presidente Kenyatta alla Corte penale internazionale è il segno rivelatore di essersi fatto dei nemici in occidente. La CPI è un’istituzione screditata per aver collaborato apertamente con la NATO e, in particolare, con Stati Uniti, Regno Unito e Francia nell’aggressione dei loro nemici politici in tutto il mondo. Ciò emerse nettamente chiaro in Libia, nel 2011, quando la Corte penale internazionale svolse un ruolo cruciale nella propaganda della NATO contro Tripoli, quando il procuratore della CPI, Luis Moreno-Ocampo, “confermò” che il figlio del leader libico Muammar, Saif al-Islam, era stato “catturato” da militanti libici e che era in viaggio per L’Aia. Saif al-Islam sarebbe comparso il giorno dopo, libero e ancora alla guida della difesa di Tripoli, indicando come la Corte penale internazionale avesse mentito nell’ambito della grande operazione psicologica della NATO per ritrarre la capitale della Libia sopraffatta e occupata. La Corte penale internazionale viene totalmente rigettata dall’Unione Africana (UA), come ha fatto notare l’articolo dell’Economist, “Spararsi a un piede“, in cui afferma: “I capi di Stato di tutto il continente si sono riuniti ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, il 27 maggio, per celebrare il 50° anniversario dell’Unione africana e del suo precursore, l’Organizzazione per l’Unità Africana. Si sono congratulati per come avrebbero presumibilmente cooperato nei decenni passati, accompagnandosi con le bordate sparate contro la Corte penale internazionale dell’Aia. Guidati dal primo ministro etiope Hailemariam Desalegn, che presiedeva l’Unione al momento, accusavano la corte di razzismo e di “caccia agli africani“.” The Economist, con la sua solita arroganza neo-imperialista, sosteneva che il rispetto della CPI sarebbe essenziale per la continua crescita dell’Africa, in quanto rientra nelle “norme internazionali”. L’Africa deve seguirle al fine di continuare ad attrarre investimenti esteri.
Quando un mandato di arresto è stato emesso verso il leader libico Muammar Gheddafi dall’istituzione occidentale, l’Unione africana la respinse. AP aveva riportato nel suo articolo, “L’Unione Africana trascura il mandato d’arresto di Gheddafi“, che: “L’organismo che rappresenta le nazioni africane ha chiesto ai suoi membri di ignorare il mandato d’arresto emesso contro il leader libico Muammar Gheddafi, un atto che indebolisce seriamente la capacità della Corte penale internazionale di consegnarlo alla giustizia.” Il crollo delle “istituzioni internazionali” rappresenta il declino dell’influenza globale dell’occidente e della sua capacità di svuotare il terzo mondo delle sue  risorse a proprio beneficio. Chi, nel continente africano e altrove, sfida l’ordine internazionale dell’occidente, la paga con rapide rappresaglie, siano paralizzanti sanzioni economiche, operazioni militari segrete, o nel caso della Libia, l’aperta aggressione militare. L’elezione del nuovo presidente del Kenya potrebbe essere facilmente interpretata come un importante erosione della già traballante legittimità della Corte penale internazionale e degli interessi aziendali-finanziari che l’hanno creata, e che attualmente la perpetuano; ciò sembra essere il motivo più convincente del recente attacco a Nairobi. Se le nazioni si sentono autorizzate a sfidare apertamente ed a erodere lo status dell’occidente quale sedicente arbitro internazionale, il grande castello di carte socioeconomico e geopolitico costruito su questo tavolo traballante, cadrà con esso. Infatti, avendo l’occidente usato organizzazioni terroristiche, come il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) in Libia, e ora il Fronte al-Nusra in Siria, per colpire e rovesciare governi ostili; al-Shabab, che ha legami diretti con queste due organizzazioni terroristiche, sembra aver avuto campo libero in Kenya.
L’attacco a Nairobi ha una portata e un livello di sofisticazione che richiede il supporto e l’intelligence di uno Stato, tale che almeno in Kenya riesca a trovare e ad uccidere dei membri della famiglia del presidente. La sponsorizzazione di uno Stato che certamente non è il vicino settentrionale del Kenya, la Somalia, ma più probabilmente Washington, Londra, Parigi, Tel Aviv, Doha e/o Riyadh. Attaccare un centro commerciale pieno di civili e simbolico, rientra in un miserabile ed ottuso pensiero strategico, tuttavia le dimensioni dell’operazione, considerando che dei membri della famiglia del presidente erano presenti, e furono individuati, indica un livello molto elevato di sofisticazione, un livello tale che facilmente renderebbe utile un attacco del genere nel galvanizzare l’opinione pubblica keniana nel sostenere, piuttosto che contrastare, l’avventurismo militare dell’US AFRICOM in Africa, alla ricerca di “al-Qaida”, Kony e altri.
Mentre i fatti continuano ad emergere, e i leader occidentali invitano il mondo, ancora una volta, a reagire rapidamente e collettivamente sull’onda di rabbia, odio e paura, le questioni fondamentali del “cui bono?” e di chi in realtà possedesse la capacità operativa per eseguire, o almeno evitare, tali attacchi, devono porsi e devono avere una risposta. Se, infatti, al-Shabab ha effettuato questo attacco, è stata armata, finanziata e guidata da interessi particolari dell’occidente, come nel caso dei suoi alleati LIFG e al-Nusra in Libia e Siria? A quali pressioni il Kenya sarà sottoposto sulla scia di questo attacco, da parte dell’occidente, affinché agisca al di fuori dei propri confini, nelle attuali operazioni dell’AFRICOM?
Per il futuro del Kenya, la ragione e i fatti devono prevalere, non le emozioni e la propaganda.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama, Kerry, al-Qaida e al-Shabab: una grande famiglia felice

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 24.09.2013

164406L’attacco da parte di un gruppo di islamisti di al-Shabaab al centro commerciale di proprietà israeliana Westgate, a Nairobi, concentra l’attenzione, ancora una volta, sui legami statunitensi e inglesi con gruppi terroristici islamici, dal fronte al-Nusra ai terroristi dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante che combattono il governo di Bashar al-Assad in Siria, al governo somalo di Hussein Sheik Muhammad, simpatizzante dei Fratelli musulmani nel Paese in cui al-Shabab ha le sue radici politiche e religiose… Il presidente Obama e la sua squadra politica della “responsabilità di proteggere” dell’ambasciatrice all’ONU Samantha Power, della consigliere della Sicurezza Nazionale Susan Rice e del viceconsigliere della sicurezza nazionale Ben Rhodes, non solo hanno fatto causa comune con i terroristi affiliati ad al-Qaida di Jabhat al-Nusra e dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante in Siria, ma facendo pressioni del governo del Kenya, hanno indebolito a livello internazionale il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e il suo vice William Ruto, nella battaglia contro i terroristi di al-Shabab infiltratisi in Kenya dalla vicina Somalia.
Come per le oscure connessioni di Tamerlan e Dzokhar Tsarnaev, gli accusati dell’attentato alla maratona di Boston, con la CIA tramite lo zio Ruslan Tsarni (Tsarnaev), ex genero e attuale partner commerciale del vecchio provocatore della CIA nella nazione musulmana Graham Fuller, vi sono anche i collegamenti tra gli assalitori di al-Shabab al centro commerciale, con le intelligence occidentali. Gli assalitori di al-Shabaab al centro commerciale di Nairobi, sarebbero guidati da Samantha Lewthwaite, una bianca 29enne inglese figlia di un militare. Gli assalitori della Lewthwaite comprenderebbero tre statunitensi e cittadini di Finlandia, Kenya, Gran Bretagna e Canada. Lewthwaite era sposata con il giamaicano Germaine Lindsay, uno degli attentatori di Londra uccisi il 7 luglio 2005, nell’attacco terroristico contro autobus e metro di Londra.  Lewthwaite aveva incontrato Lindsay nella Scuola di Studi Orientali e Africani di Londra, un’istituzione che ha diplomato buona parte degli agenti dell’MI-6 inglese.
Lewthwaite è ora nota come la “Vedova bianca” e leader della cellula suicida di al-Shabab che ha effettuato l’attacco al centro commerciale di Nairobi. Secondo dei messaggi su twitter, presumibilmente inviati da Lewthwaite, si rivendica l’uccisione in Somalia di jihadisti rivali ad opera dal suo secondo marito, Osama al-Britani, un cittadino inglese noto anche come Habib Ghani, e da uno statunitense di nome Omar al-Hammani, anche noto come il “rapper jihadista”, un nativo dell’Alabama chiamato anche “al-Amriqi”, l’americano. L’assalto del gruppo della “Vedova bianca” e del rapper jihadista assomiglia al tipo di guerra per bande dilagante in alcune città statunitensi. L’assalto da parte di al-Shabab al centro commerciale Westgate, fa seguito a un incendio doloso che ha devastato il terminal internazionale del Jomo Kenyatta International Airport. Molti keniani ritengono che l’attacco incendiario sia opera di al-Shabab; un attacco psicologico ad Uhuru Kenyatta, incriminato dalla Corte penale internazionale (CPI), figlio del fondatore del Kenya dal quali l’aeroporto prende il nome. L’anziano Kenyatta era disprezzato da Barack Obama Sr. per non averlo nominato ministro delle finanze, a causa del fatto che Obama pagava per la discriminazione di Kenyatta dei membri della tribù Luo. Obama avrebbe potuto rafforzare il governo del Kenya, visitando il Paese di origine del presunto padre, durante il suo recente viaggio in Africa. Tuttavia, Obama ha sostenuto il processo per genocidio del CPI contro Kenyatta e Ruto, accusati di essere gli ispiratori delle violenze contro i sostenitori del lontano cugino di Obama, Raila Odinga, nel corso delle violenze elettorali del 2007 e del 2008, dove i membri della tribù di Ruto, Kalenjin, si scontrarono contro la tribù di Odinga, Luo. I kalenjin, la cui lealtà oscillava tra Odinga e Kenyatta, si allearono con la tribù Kikuyu di Kenyatta contro Odinga e i Luo. Obama proviene dai Luo.
Odinga perse le elezioni presidenziali del 2007 e il presidente in carica fu Mwai Kibaki, sostenuto da Ruto e Kenyatta. Odinga, che ha studiato nella Repubblica democratica tedesca, divenne Primo ministro con un accordo per la condivisione del potere con Kibaki, nel 2008. Odinga e la sua rivoluzione ‘arancione’, ispirata ‘alle rivoluzioni a tema’ di George Soros altrove, come in Ucraina, Georgia e Kirghizistan, perse a favore di Kenyatta le elezioni del 2013. Odinga, in un impeto di ripicca, boicottò la nomina di Kenyatta. Odinga ha il sostegno non solo del cugino Obama, ma anche del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del presidente Shimon Peres. Circa dieci israeliani si diceva fossero stati intrappolati nel centro commerciale Westgate, ma fuggirono nelle prime fasi dell’assedio di al-Shabab, con un solo ferito leggero. Le forze speciali israeliane entrarono presto in scena e apparentemente per assistere le truppe keniane nello scontro con i guerriglieri di al-Shabab. Alcuni keniani, dentro e fuori il governo, hanno detto che alla sicurezza israeliana è stato consentito di condurre l’operazione contro i terroristi di al-Shabab nel centro commerciale. Israele ha una forte presenza militare, finanziaria e d’intelligence in Kenya. Il nipote di Uhuru Kenyatta, insieme con la sua fidanzata, sono stati uccisi durante l’attacco, insieme a  cittadini inglesi, canadesi, peruviani, olandesi, francesi, così come un diplomatico ghanese, durante l’attacco. Ruto è riuscito ad avere un aggiornamento del processo del CPI in modo che potesse tornare in Kenya da L’Aia per seguire l’attacco terroristico al Westgate. Molti leader africani, tra cui Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, il Procuratore generale della Tanzania Frederick Mwita; il Primo ministro dell’Etiopia Hailemariam Desalegn e i ministri degli Esteri di Ruanda, Burundi ed Eritrea hanno lamentato che le prove del CPI nel processo a Ruto, e in quello pianificato a Kenyatta per novembre, danneggiano il Kenya. Aggiungendo al danno la beffa, Obama ha bypassato il Kenya nel suo recente viaggio in Africa, scegliendo di fermarsi in Tanzania invece che nella nazione di origine di suo padre, un chiaro atto di sfiducia verso il Kenya e un segnale ad al-Shabab, nella vicina Somalia, che il Kenya non avrebbe avuto il sostegno degli Stati Uniti.
Il processo del CPI contro funzionari kenioti è considerato uno scherzo, in Kenya e altrove in Africa. Vi sono accuse, da parte dei leader africani, contro la Corte penale internazionale che andrebbe a ‘caccia’ di leader africani. Ruto e l’ex giornalista radiofonico Joshua Arap Sang hanno chiesto alla Corte penale internazionale di trasferire la competenza del processo in Kenya, ma la banda R2P di Soros ha categoricamente rifiutato, persino rigettando una domanda da parte dell’Unione africana per trasferire il procedimento in Kenya o Tanzania. Alcuni testimoni dell’accusa si sono scoperti essere fasulli. L’ex procuratore della CPI Luis Moreno Ocampo, che in origine aveva accusato di genocidio Kenyatta, Ruto e altri quattro, è a sua volta accusato di stupro in Sudafrica e di proteggere pedofili in Argentina. Ocampo ha perseguito i leader del Kenya con uno zelo particolare e l’appoggio di Obama e dei suoi aficionados della R2P. Ma finora la Corte penale internazionale non è riuscita a ottenere una sola condanna. Inoltre, la voce di Wikipedia di Ocampo è stata epurata da tutte le notizie negative sul suo passato in Argentina e le sue indiscrezioni sessuali in Sud Africa. Il ministro dell’Industria keniota Henry Kogsei, il Segretario di gabinetto Frank Mauthara e il commissario di polizia Muhammad Hussein Ali, tre keniani accusati da Ocampo, divenuti noti come ‘I sei di Ocampo’, sono stati assolti. Le cause pendenti contro Ruto, Kenyatta e Sang sono deboli come quelle rivolte contro gli assolti. Il procuratore aggiunto di Ocampo, Fatou Bensouda del Gambia, ha sostituito Ocampo come procuratore capo, nel 2012. Bensouda è un apologeta del dittatore del suo Paese, Yahya Jammeh. A causa dello zelo di Bensouda nel perseguire Ruto, Kenyatta e Sang, questi sono ora chiamati ‘I tre di Bensouda’.
Il segretario di Stato John Kerry ha recentemente ospitato l’autoproclamato presidente della Somalia Hussein Sheik Muhammad a Washington. Muhammad è legato ai Fratelli musulmani in Somalia, che a loro volta hanno collegamenti con al-Shabab. Kerry ha ottenuto un forte appoggio da Muhammad nel sostegno dell’amministrazione Obama ai ribelli siriani, tra cui i ribelli legati ad al-Qaida nota alleata di al-Shabab. Muhammad cerca di espandere l’influenza islamista in Somalia nella regione laica autonomista del Puntland e nella Repubblica indipendente del Somaliland, che s’è separata dalla Somalia nel 1991, in un ‘quadro federale’. Non vi è alcuna indicazione in nessuna parte del mondo che gli islamisti radicali favoriscano il federalismo, in qualsiasi forma, ma invece la totale sottomissione a una ‘umma’ o nazione islamista radicale operante sotto le interpretazioni più radicali della sharia. L’Islam peculiare di al-Shabab si mostrava al centro commerciale Westgate, quando chiedevano ai clienti il nome della madre del profeta Maometto o di recitare una nota preghiera musulmana in arabo. Se il cliente non era in grado di rispondere alle domande poste, veniva ucciso all’istante.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 350 follower